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Strumenti per la formazione 10 - Trentino Salute

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Capitolo 2 2.3.

Capitolo 2 2.3. Sovrappeso e Obesità: la classificazione del peso e le sue complicanze Il peso corporeo di un soggetto è il risultato di varie componenti: la somma del tessuto scheletrico, la massa muscolare e il tessuto adiposo. È evidente che il solo valore espresso dalla bilancia non può farci capire la composizione corporea di un individuo e se il suo peso dipenda da un tessuto muscolare ipertrofico o da un accumulo di adipe o da uno scheletro estremamente solido. La quantità di tessuto adiposo di un adulto è legata all’alimentazione e a fattori ereditari e tende ad aumentare con il passare degli anni per diminuzione delle richieste energetiche dell’organismo e dell’attività fisica. È formato dagli adipociti, il cui numero aumenta fisiologicamente nel primo anno di vita e durante la pubertà per rimanere invariato nell’età adulta. Le cellule adipose in caso di un’alimentazione troppo ricca in grassi tendono a replicarsi soprattutto in età giovanile. Quindi se un individuo ha un numero di adipociti elevato per ereditarietà o per essere ingrassato nell’infanzia potrà essere più predisposto all’obesità nell’età adulta. Un uomo adulto viene definito normopeso se ha una percentuale di grasso che varia dal 10 al 20% della propria struttura corporea: nelle donne si osservano, invece, valori superiori che oscillano tra il 15 e il 25%. Facendo riferimento a questi parametri, un soggetto viene considerato in sovrappeso quando presenta una percentuale in tessuto adiposo del 25-30% del peso corporeo e decisamente obeso con valori superiori al 30%. Il tipo di obesità maggiormente osservata è quella definita di tipo primitivo o essenziale le cui cause sono da attribuire a un elevato apporto energetico e/o a un basso dispendio energetico. L’obesità secondaria è invece da associarsi a patologie di tipo endocrinologico (ad esempio nell’ipotiroidismo). Quella di tipo iperplastico si caratterizza per un aumentato numero e volume degli adipociti che in un soggetto normopeso oscillano tra 25-30 miliardi contro i 40-120 miliardi di un obeso (disordini del cortisolo). La condizione, infine, caratterizzata da un aumentato volume degli adipociti, che possono raggiungere il 40% del peso, viene definita come obesità ipertrofica. In riferimento al rischio di malattie cardiovascolari, l’OMS e le Linee Guida Italiane sottolineano l’importanza della distribuzione dell’adipe attraverso la valutazione del rapporto tra la misura della circonferenza della vita e dei fianchi (tab. 3). Tab. 3. Rapporto vita fianchi (valori normali). Rapporto vita/fianchi (W/H) Uomini < 1 Donne < 0,85 30

Capitolo 2 Attualmente tale distribuzione viene definita prevalentemente dalla misura della circonferenza addominale (tab. 4), valori superiori a 88 cm per le donne e 102 cm per gli uomini indicano un aumentato rischio per patologie cardiovascolari anche in presenza di un indice di massa corporea nella norma. Tab. 4. Valori della circonferenza addominale suddivisi per sesso e classi di rischio. Grado di rischio Uomini cm Donne cm Normale 110 Queste misurazioni consentono di classificare l’obesità come androide o centrale (fig. 2) e ginoide o periferica (fig. 3). La prima, più frequente ma non esclusiva dell’uomo, è caratterizzata da una più abbondante distribuzione del tessuto adiposo in corrispondenza del tronco, della radice degli arti, della nuca e del collo. La seconda, più frequente ma non esclusiva delle donne, si caratterizza per una distribuzione del tessuto adiposo a livello dei fianchi, dei glutei, delle cosce e delle gambe. Questa diversa distribuzione può essere spiegata dal differente effetto che gli ormoni steroidei hanno sul tessuto adiposo: il testosterone negli uomini riduce il numero di adipociti, mentre gli estrogeni con la loro azione fanno aumentare sia il numero che il volume delle cellule lipidiche nella parte bassa dell’organismo, a differenza del cortisolo che fa aumentare il numero degli adipociti nella parte alta. Fig. 2. Obesità androide. Fig. 3. Obesità ginoide. 31

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