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Strumenti per la formazione 10 - Trentino Salute

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Capitolo 7 hanno effetto

Capitolo 7 hanno effetto saziante. Un grammo di glicogeno può contenere sino a 4 grammi di acqua, pertanto gran parte del calo ponderale è ottenuto con la perdita dell’acqua contenuta nelle cellule. Per questi motivi, chi segue una dieta iperproteica ha, nei primi mesi, un calo ponderale rapido, più efficace rispetto ad una dieta ipocalorica bilanciata. Tuttavia, ad intervalli di tempo più lunghi i risultati sono tra loro sovrapponibili. Nel riquadro sottostante vengono riportati vantaggi e svantaggi delle diete iperproteiche a basso tenore di carboidrati, in particolare vengono riportati i possibili effetti collaterali nel caso in cui queste diete vengano seguite per molto tempo. Va ad ogni modo precisato che seguire questi regimi alimentari è altamente sconsigliato in gravidanza ed allattamento, per il rischio di carenze nutrizionali e in tutti i casi in cui esistono problemi renali, ad esempio nei soggetti affetti da diabete. Vantaggi: 1. Calo ponderale più rapido 2. La riduzione dei trigliceridi nel sangue è maggiore Possibili effetti collaterali: 1. Danno renale da iperfiltrazione, causata da una quota proteica maggiore 2. Bassi apporti di frutta e verdura e un maggior consumo di carne e derivati possono aumentare il rischio per alcune forme di tumore (colon-retto) 3. Calcolosi renale, a causa dell’aumento dell’acidità e del contenuto di calcio nelle urine Per quanto riguarda la dieta a zona, basti sottolineare che la sua efficacia nel calo ponderale è dovuto a contenuti calorici molto bassi, calcolati e ottenuti a partire dalla quota di proteine (30% del totale), in particolare con grassi al 30% e zuccheri al 40%, a fronte del 55-60% consigliato per una dieta bilanciata. 7.2. La dieta vegetariana I vegetariani sono sempre esistiti, li troviamo in molte culture e popolazioni, sia nel mondo greco (Pitagora, Plutarco e molti altri filosofi), che in quello orientale, in particolare in India. La sua diffusione nella storia e nel mondo contemporaneo è legata da un lato alla libera scelta dei singoli, dall’altro alla necessità: la produzione dei cibi tipici di una dieta vegetariana, infatti, richiede un dispendio di minori risorse rispetto a quelle necessarie per produrre i cibi che stanno alla base di una dieta onnivora (lo si è già ribadito nel capitolo sul- 84

Capitolo 7 la storia dell’Alimentazione). Quali esempi di sostenitori del vegetarianismo contemporanei basti ricordare Albert Einstein, negli ultimi anni di vita, ed il Mahatma Gandhi, che considerava la non-violenza come un valore da non limitare ai rapporti tra esseri umani. Benjamin Franklin definiva il mangiar carne “un delitto ingiustificato”; era diventato vegetariano a sedici anni perchè si era accorto che, grazie ad un’alimentazione priva di carne “apprendeva più in fretta e aveva maggior acume intellettuale”. Ma era il 1847 quando a Ramsgate, una cittadina del Kent (Regno Unito) dove l’anno prima era stato aperto un ospedale vegetariano, un gruppo formato da medici e sostenitori decise di associarsi allo scopo di promuovere e divulgare i vantaggi dell’alimentazione priva di carne. Tali vantaggi sono riassunti proprio nella scelta del nome vegetarian, che si ricollega direttamente al significato originario del termine latino vegetus, ossia vitale, vigoroso. In Italia bisognerà aspettare fino al 1952 per la fondazione della “Società italiana vegetariana”, in seguito divenuta “Associazione vegetariana italiana” (Avi). Statistiche alla mano, la direzione sembra essere quella di una lenta ma inequivocabile vegetarianizzazione della popolazione mondiale, soprattutto negli stati occidentali. I vegetariani nel mondo sono sempre di più e, soprattutto, aumentano all’interno delle nuove generazioni. Negli U.S.A. i vegetariani sono il 2,5%. In Inghilterra la prevalenza dei vegetariani è intorno al 5%. Anche in Italia il vegetarismo ha sempre annoverato importanti esponenti fra cui Seneca, Lucrezio, Giovenale, San Francesco, Leonardo da Vinci, Tommaso Campanella, Giordano Bruno, Piero Martinetti, Aldo Capitini per arrivare ai contemporanei Umberto Veronesi, Margherita Hack. Nel nostro Paese, secondo le ultime statistiche, segue un’alimentazione vegetariana circa il 5% della popolazione. Possiamo identificare due grandi gruppi di diete vegetariane: quelle cosiddette “strette” o “restrittive” e quelle definite invece “permissive”. Le prime si rifanno al regime detto vegetaliano (dal latino vegetalis, appartenente al regno vegetale) o vegano. Chi abbraccia una dieta vegetaliana evita completamente ogni cibo di origine animale; l’alimentazione del vegano, di conseguenza, è basata su cereali, legumi, frutta fresca e secca, verdure, semi ed alghe. A volte, i vegetaliani rifiutano persino indumenti o cosmetici confezionati con fibre o prodotti di origine animale; oltre a latte, latticini, uova, miele, possono quindi escludere anche stoffe in lana e seta, indumenti e calzature in pelle. Nella categoria delle diete vegetariane “strette” troviamo regimi alimentari ancora più restrittivi, abbracciati da un numero molto limitato di persone; tali diete sono decisamente sbilanciate e rischiose per la salute. È il caso delle diete fruttariane: i fruttariani scelgono di nutrirsi esclusivamente di frutta, fresca o secca; alcuni consumano anche gli ortaggi che sotto il profilo botanico vengono considerati frutti (pomodori, melanzane…). Alla base di questa scelta, generalmente c’è il desiderio di rispettare quanto più possibile la natura rifacendosi ad un’alimentazione simile a quella primitiva, quando l’uomo viveva perlopiù raccogliendo ciò che la terra produceva 85

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