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SOMMARIO

Editoriale:

Lettera aperta al Ministro dell’Istruzione................3

L’intervista:

SIMONA MOLINARI E’

“LA FELICITA’” .........4-5

Mai fidarsi di chi dispensa consigli senza

rifletterci troppo..............................................6

A TONI SERVILLO IL

XIV FESCENNINO

D’ORO DEDICATO A

VINCENZO CERAMI....7

ESTATE ROMANA 2013....................................8

Roma che se n’è andata:

Santa Maria in Cosmedin.

La Bocca della Verità.....................................10-11

Suonare Suonare:

Osanna & Banco del Mutuo Soccorso..............12-13

Non chiamateli anti-Google!.........................14

Per vivere il periodo estivo con serenità,

ascoltando bene!............................................15

Una “Fabrica di ricordi”:

Serenata con fuga.............................................16

Pannolini a metà prezzo!...............................17

Ecologia e ambiente:

Il Decreto del fare non mi convince... soprattutto

sui problemi ambientali......................................18

Autori Ebook. La nuova casa editrice

on line.............................................................20

La commissione invalidi civili della ASL

non è depositaria della verità........................21

Può finire il tempo?.......................................22

L’Angolo del Piacere:

La cultura e la storia del Sigaro...........................23

Come eravamo:

Mario “Gallina” - Mario Corteselli.........................24

Il Grand Tour: antiche esperienze di giovani

rampolli..........................................................25

Ass. Artistica IUNA:

L’opera d’arte di Omero Ammannato...................26

Cine Parade:

Non lo so ancora...............................................27

Se il conflitto non ci fosse stato. Niente

guerra per Coppi e Bartali........................28-29

La storia della Roma - Civita Castellana -

Viterbo............................................................30

Per una storia di Piazza San Clemente:

19 Aprile 1949................................................31

Abbronzare ... Mangiando... .........................32

FINNEGANS WAKE

Intervista al gruppo

muscale italiano che ama

suonare la musica

irlandese................34-35

Le auto della nostra infanzia. Fiat 500/A

“Topolino” 569 cc - 1936 .........................36-37

Il centro sociale di Civita Castellana.............38

Nel cuore........................................................38

Il Fumetto:

Manga Bomber..................................................39

LA ZANZARA IMPERTINENTE .......................39

Un tempo era... Bassanello............................40

ANPS sezione di Fabrica di Roma.

26 anni ricchi di belle iniziative....................41

Le proposte editoriali di Campo de’ fiori......42

I nostri amici..................................................44

Roma com’era................................................45

News................................................46-47-48-49

MESSAGGI.................................................50-51

Agenda.......................................................52-53

Album dei ricordi....................54-55-56-57-58-59

Annunci gratuiti........................................60-61

Oroscopo........................................................62

Selezione offerte immobiliari ..................63-64

Foto di copertina di Giorgio Biagiola

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Campo de’ fiori 3

LETTERA APERTA AL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE,

DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA.

AI LETTORI DELLE UNIVERSITA’ ITALIANE (piccole e grandi)

Inizierò con una domanda: “Se al giorno d’oggi vivesse tra noi un altro Galileo Galilei, un Einstein, un Kant, un S. Agostino,

quale sarebbe il suo destino?” Io, sulla base dell’esperienza che ho accumulato, credo di poter rispondere così:

- verrebbe sistematicamente ignorato;

- non troverebbe alcuna casa editrice disposta a pubblicare i suoi lavori;

- verrebbe attaccato e sminuito sistematicamente e da più parti;

- verrebbe espulso dalle accademie (ammesso che sia riuscito ad entrarvi);

- verrebbe perseguitato dai pubblici poteri.

In poche parole, al giorno d’oggi e nella nostra società, una persona del calibro di quelle citate, verrebbe emarginata. Capita puntualmente.

E mi domando: quali sono allora i progressi fatti dall’uomo se cade sempre negli stessi errori? Che cosa insegna la

di Sandro Anselmi

storia? E a chi? L’emarginazione o la marginalizzazione delle menti più acute e feconde reca un grave danno per la società tutta.

Impedisce alle nuove idee di rigenerare il tessuto sociale rinnovandolo. Impedisce il progresso culturale e scientifico. Grave colpa hanno le università

in tutto questo. Già perché possiamo ammettere che l’uomo della strada, l’uomo comune, possa anche dire “non so che farmene delle idee di Galilei,

di Kant, di S. Agostino”, ma gli uomini di cultura dovrebbero sapere quali ricadute abbiano le idee buone, giuste e vere sulla intera collettività. E dovrebbero

accoglierle con slancio. O almeno prestare ad esse la giusta attenzione. È di questi giorni un discorso del Presidente della Repubblica ove dice

che bisogna prestare attenzione alla cultura e rilanciarla. Ma anche i suoi appelli, non di rado, cadono nel vuoto. Già in passato e con lo stesso risultato,

menti fervide come Luigi Einaudi hanno propugnato l’importanza della cultura, asserendo che essa è il miglior investimento per uno Stato.

Qualcuno mi vorrà argomentare che almeno oggi, questi personaggi non rischiano il processo per eresia, l’indice

o, come Giordano Bruno, il rogo. Al che risponderei: “Che cos’è l’emarginazione sistematica? La mancanza

di riconoscimenti. Uno stipendio da maniscalco. L’impossibilità di farsi una famiglia… Non è forse tutto

questo un lento processo, un indice, un rogo?”

Aprite le università, riformatele. Riformate i criteri di reclutamento dei docenti. Vigano la ricerca svolta e documentata

e il merito, quali unici criteri per l’ingresso in esse e per la permanenza. Già, perché “se trattate così

il legno verde, che ne farete del secco?”. Questa affermazione evangelica vale per tutti, credenti e non credenti.


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Campo de’ fiori

SIMONA MOLINARI È “LA FELICITÁ"

Dopo il successo di Sanremo 2013, le si prospetta un’estate ricca di appuntamenti

Dopo il successo della partecipazione

al Festival di Sanremo,

Simona Molinari è richiestissima

per i concerti dal vivo e sicuramente

l'estate 2013 la vedrà

come protagonista.

La incontriamo a Roma nel fantastico scenario

di Villa Ada nell'ambito della manifestazione

"Roma incontra il mondo". Ancora

non è calata la sera e lei ci viene incontro

nel retro palco con quel sorriso straordinario

che l'ha sempre contraddistinta. Napoletana,

trasferitasi a L'Aquila, ma cittadina del

mondo: infatti Simona, scoperta

la passione del canto fin

dall'età di 8 anni, ha esplorato

anche i mondi confinanti

quali teatro e musical

interpretando tra l'altro

"Jekyll & Hyde" nel 2007 a

cui è molto legata tanto da

cantare "Dr. JeKyll & Mr.

Hide" un brano di Sanremo

scritto da Lelio Luttazzi,

brano che ha dato il titolo

al suo 4° ed ultimo cd.

La Tua prima partecipazione al Festival

di Sanremo risale al 2009 quando

fu proprio Bonolis a volerti nella categoria

Proposte.

“...Quell'anno presentai il brano Egocentrica,

la prima canzone scritta da me che

da quel giorno mi ha portato tanta fortuna

facendomi ricevere molti premi con partecipazioni

a numerosi festival e facendomi

conoscere anche al mondo jazzistico".

E poi?

"Anche il secondo disco era improntato sul

jazz mentre per il terzo e quarto ho dirottato

proprio sull' elettro-swing e quest'estate

porteremo in tournee questo genere

così particolare ma che sta piacendo molto

e mi regala molte soddisfazioni".

Ma come è nato questo genere?

"Devo dire che ad un certo punto ho messo

insieme tutto quello che mi piaceva : lo

swing prima di tutto che volevo lo as-


coltassero le nuove generazioni... io sono

entrata in contatto con questo genere

tramite i vinili di mia nonna ed oggi vorrei

riportare tramite l'elettronica ai giovani

quella musica".

Da Egocentrica a La Felicità, a Sanremo

si è notata la tua gioia nel proporre

quel brano insieme a Peter

Cincotti...

"A volte il Jazz è visto un po’ come una musica

di elite od una musica lenta, in realtà

c'è invece questa parte del jazz che è nata

Campo de’ fiori

per far ballare la gente e farla divertire

ed io volevo proprio che la canzone

di Sanremo in questo

momento storico portasse divertimento."

Hai partecipato al Concertone

tutto femminile

dedicato alla ricostruzione del

L'Aquila, cosa ricordi di quel periodo?

"Il momento più strano della mia

vita, difficile ma costruttivo : da una

parte c'era il dopo Sanremo, tanti

impegni nuovi e dall'altra c'era

questo grande dramma che vivevo

attraverso i miei genitori che in quei

momenti abitavano in tendopoli, e

devo dire che anche lì ero sdoppiata

come Dr. JeKyll & Mr. Hide ho imparato

che l'istinto di sopravvivenza

dell'uomo è più forte di ogni cosa e

la vita è più forte di qualsiasi morte e quindi

l'uomo riesce sempre a sopravvivere..."

E' arrivata l'estate che ti vedrà protagonista...

"Un’ estate piena che devo incorniciare perché

farò dei palchi che ho sempre sognato

e sono veramente gratificata in quanto tutto

quello che ho fatto mi ha portato a suonare

davanti a tanta gente che conosce e canta

con me le mie canzoni e penso questa sia

la cosa più bella del mondo".

Dopo "Egocentrica" (2009), "Croce e

Delizia" (2010) e "Tua" (2011) con il

quarto album "Dr. Jekyll Mr. Hide" Simona

Molinari sembra aver raggiunto

quella maturità artistica che porterà lei

ed il suo genere preferito, l'elettroswing,

ad essere conosciuti in tutto il

mondo arrivando anche a tanti giovani

che mai avevano conosciuto lo swing e

quei tempi lontani.

Sandro Alessi

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PER ASCOLTARE LINTERVISTA INTEGRALE A SIMONA MOLINARI VAI SU

http://www.spreaker.com/user/4565553/simona_molinari


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Campo de’ fiori

Mai fidarsi di chi dispensa

consigli senza rifletterci troppo

Sabato 4 Agosto a Soriano nel Cimino la presentazione del libro Non dite alla mamma

che faccio la segretaria, della giornalista Debora Attanasio

Questo potrebbe essere oggi il

motto di Debora Attanasio, che

per tanto tempo si è sentita

dire da amici e parenti che doveva

lasciare quel posto di

lavoro prima di rovinarsi la reputazione.

Ma facciamo un passo indietro.

Siamo nel 1992 e Debora, ventenne romana

squattrinata e disoccupata, si incaponisce a

voler comprare una casa nella provincia di

Viterbo, che ama dai tempi in cui vi trascorreva

le vacanze da bambina. Il mutuo le

viene concesso miracolosamente, Debora

trasloca dalla Capitale, ma la rate cominciano

a incalzare da subito. La ragazza inizia

un giro di colloqui di lavoro dove riceve solo

proposte ridicole, spesso anche maliziose.

Quando un imprenditore a piazzale Flaminio,

a metà colloquio, chiude la porta dell’ufficio

e si cala i pantaloni davanti a lei,

Debora decide di provare anche l’ultimo

degli appuntamenti in lista, quello in

un’agenzia porno. Tanto, peggio di quello

Da sx: Riccardo Schicchi, padron delle luci

rosse all’italiana, la giovanissima segretaria

Debora Attanasio e la pornostar Moana Pozzi

che ha già visto e rifiutato, cosa potrà mai

accaderle? Si trova così faccia a faccia con

Riccardo Schicchi, il patron delle luci rosse

all’italiana creatore di Cicciolina, Moana

Pozzi e, più avanti, di Eva Henger. Rigorosamente

dandole del lei, Schicchi le fa le

domande di rito - «Che studi ha fatto, signorina?

Che lingue parla?» - poi la attira

in una stanzetta e chiude la porta. «Ci risiamo»,

pensa Debora indispettita. Invece,

quello che di lì a un minuto sarebbe diventato

il suo capo, apre la finestra e lascia entrare

ventidue gatti persiani che si

accalcano intorno alle sue gambe in cerca

di carezze. Il test finale consisteva solo nel

valutare l’amore della candidata per gli animali,

un requisito che Schicchi riteneva fondamentale.

Debora rimarrà a lavorare in quell’ufficio

strampalato per nove anni che descrive

come «I più divertenti e liberi della mia

vita». Fa di tutto, nutre di quaglie il pitone

aziendale, consola le stelline innamorate, risponde

alle lettere dei fan, ma mai le viene

chiesto di spogliarsi, perché come le dice un

giorno Schicchi stesso «È più facile trovare

una pornostar che una brava segretaria».

In breve, il suo capo si rivela

essere quello che nel modo di dire comune

viene definito “un brav’uomo”, corretto nei

pagamenti e con un indole da folletto sempre

pronto allo scherzo. «Soprattutto», ricorda

Attanasio, «non si prendeva mai sul

serio, nonostante da fuori lo immaginassero

come un potente ed efficientissimo manager».

Come tutte le cose belle, anche

quell’avventura ebbe una fine nove anni

dopo, a causa dei tanti problemi legali e di

salute a cui Schicchi è andato incontro con

incoscienza. Ma i due non hanno mai reciso

il legame.

Tre anni fa Debora Attanasio, ormai giornalista

trapiantata a Milano, ha ritirato fuori gli

undici diari scritti meticolosamente in quel

periodo «Perché sapevo di vivere qualcosa

di speciale e non volevo dimenticare nulla»,

e inizia a tradurre tutto in un libro straordinario,

comico, imprevedibile, che smonta (e

sbugiarda un po’) l’immaginario collettivo

dell’hard core rendendolo per quello che è:

un grande circo sgangherato dove si rideva

tanto e si lavorava molto, e dove ci si voleva

tutti bene come in una famigliola allargata

e disfunzionale.

Alla fine dello scorso maggio Debora ha

pubblicato il suo memoriale col titolo Non

dite alla mamma che faccio la segretaria

(Sperling & Kupfer) facendo gridare al miracolo

testate come Vanity Fair, Marie Claire,

Il Fatto quotidiano, la gazzetta dello sport,

Cosmopolitan, Gioia e tante altre. Da allora,

l’autrice è in tour come una rockstar nelle

librerie di tutta Italia per incontrare i lettori,

e il 4 agosto sarà a Soriano nel Cimino,

(citato in un passaggio del libro), dove verrà

intervistata alle 18 nella sala consiliare dal

sindaco Fabio Menicacci (Piazza Umberto I,

28).

Paolo Bombara


Foto di Mario Santoro

A TONI SERVILLO

IL XIV FESCENNINO D’ORO

DEDICATO A VINCENZO CERAMI

Sul palco, Venerdì 19 Luglio, insieme al Maestro Nicola Piovani, anche il regista Paolo Taviani

Da sx: il Sindaco di Corchiano

Bengasi Battisti, la condutrice Norma

Martelli e il Presidente dell’Ass.

Arnies Onlus Geltrude Profili.

Da sx: il Maestro Nicola Piovani, l’attore Toni Servillo, il regista

Paolo Taviani e la conduttrice Norma Martelli, al momento della

Un temporale pomeridiano, di

quelli a cui questa estate 2013

ci ha, ormai, abituati, aveva gettato

incertezza sulla XIV edizione

dell’atteso Premio

Fescennino d’oro, istituito nel 2000 dal Comune

di Corchiano e dal Maestro Nicola Piovani,

originario del piccolo borgo della

Tuscia. La pioggia, caduta fino ad un paio

d’ore prima, ha causato un lieve ritardo sull’inizio

della serata ed ha sicuramente scoraggiato

tanti possibili spettatori che hanno

rinunciato, però, ad una piacevole ed esclusiva

serata di musica firmata Nicola Piovani.

“Viaggi di Ulisse”, questo il titolo del concerto

mitologico per strumenti e voci registrate

scritto e diretto dal Premio Oscar, che

ha voluto musicare uno dei racconti più antichi

e più noti della letteratura mondiale,

approfondendo la figura dell’eroe mitologico

Ulisse, a cui Manara a voluto dare il volto

del regista Pier Paolo Pasolini. Un Fescennino

d’oro ombrato, purtroppo, dalla recentissima

scomparsa del Maestro Vincenzo

Cerami, a cui è stata doverosamente dedicata

questa edizione, e

che tante volte, in questi

quattordici anni, aveva

calcato le tavole di quel

palco, in qualità di membro

della giuria del premio.

“La storia del

Fescennino d’oro è

anche la storia di Vincenzo

Cerami”, così ha

detto il Sindaco Bengasi

Battisti ricordandolo affettuosamente.

Anche

l’ospite d’onore della serata,

il grande attore italiano

Toni Servillo, al

quale è stato assegnato

questo Fescennino 2013,

ha voluto rendere omaggio

all’amico scomparso,

leggendo con tutta la sua bravura di attore

di grande esperienza teatrale e cinematografica,

un brano tratto da “La gente” dello

scrittore e sceneggiatore Cerami. Proprio

nel pomeriggio si sono svolti i funerali nella

chiesa degli artisti di Piazza del

Popolo a Roma, a cui hanno partecipato

anche lo stesso Piovani

e Norma Martelli, presentatrice

dello spettacolo, che dopo l’ultimo

addio commosso all’amico,

si sono precipitati a Corchiano

per la serata in programma. Presentato

al pubblico da un bellissimo

video che ha brevemente

ripercorso la sua carriera di arti-

consegna del Premio.

sta internazionale, con alcuni spezzoni tratti

dai film più importanti ai quali ha partecipato,

non da ultimo Gomorra ed il recente

La grande bellezza, attualmente nelle sale

cinematografiche italiane, Toni Servillo è

stato premiato dal regista Paolo Taviani,

anche lui membro della giuria del premio,

che si è rivolto all’attore definendolo uno di

quegli “in più” che il teatro italiano ogni

tanto regala e che nella sua lunga carriera

ha avuto l’onore di conoscere. Nonostante

il tempo poco favorevole, la quattordicesima

edizione del Fescennino d’oro si è dimostrata,

ancora una volta, una serata non

solo di grande spettacolo, ma anche e soprattutto

di grande cultura, grazie alla musica

inconfondibile del maestro Piovani, che

ci ha tuffato in un passato ancora moderno!

Ermelinda Benedetti


8

Campo de’ fiori

ESTATE ROMANA 2013

Tantissimi gli appuntamenti offerti dal Comune

ai romani che restano nella capitale

Ormai votate al risparmio le manifestazioni

dell’ estate romana

non si fermano ma fa bene il

Comune a regalare ai tantissimi

romani che restano nella città

eterna serate così belle. Iniziamo a ricordarvi

di una tra le più longeve: “All’ Ombra

del Colosseo”, giunta ormai al 25° anno,

la classica rassegna di comicità e cabaret

in scena fino all’ 8 settembre

vedrà sul palco Antonio Giuliani, Dario

Cassini, Pablo&Pedro, Enzo Salvi e

Mariano D’Angelo, Dado, Luciano

Lembo e tantissimi altri artisti provenienti

da Zelig. Atmosfera particolare come ormai

da 10 stagioni si può provare nello scenario

del Giardino degli Aranci dove quest’anno

il Maestro Paolo Gatti presenta

“All’ Osteria dei Magnaccioni“ insieme

ad un nutrito cast di attori divagando sulle

tradizioni della Roma di una volta fino al 1

Settembre ricordando che sempre nell’ambito

della manifestazione è inserita la “I

Rassegna di Teatro/Varietà“ presentando

tutti i lunedì testi inediti e giovani attori

ed autori quali “Grazie Le Faremo

Sapere...” di e con Marco Zadra, “E’ Tutto

Femmina!... O Quasi!” con Tommaso Zevola,

Monica Cetti e Paola Russo, “Napoli

E’ ‘Na Parola” con Marco Simeoli, Giuseppe

Auletta e Andrea Bianchi e “Sketc ce

Frega” con Francesca Milani e Danilo De

Santis. Fino al 18 Agosto potremmo tornare

indietro nel tempo recandoci a “Roma Vintage“

di Parco San Sebastiano

giunta alla V edizione contenitore

di rappresentanze teatrali, concerti

dal vivo, mostre e discoteca tutto

rigorosamente dedicato al passato.

Da segnalare i concerti di David

Knopfler, Brusco, Maurizio Solieri...

Il “Gay Village“ è giunto invece

alla 12 edizione e dopo il record di

oltre trecentomila visitatori dell’anno

scorso, ospitato nel parco

del Ninfeo all’Eur terminerà il 14

Settembre ed ospiterà tra gli altri

Virginia Raffaele, Lina Wertmuller,

Paolo Ruffini, Renzo

Rubino e Paola Turci. Terminiamo

le nostre segnalazioni

quest’anno trasferendoci sul litorale

laziale e precisamente a Cerenova

dove da alcuni anni l’imprenditore

Giuseppe Grando investe nel “Gran

Caffè Tirreno” portando il meglio del divertimento

e della musica anni 60. Arriveranno

Jimmy Fontana, Mal e Wilma

Goich oltre a numerose serate comiche

(Filippo Roma, il moralizzatore direttamente

da Le Jene il 16 agosto) ed altre dedicate

al ballo ed al karaoke.

Buona Estate a tutti !

Sandro Alessi


10 Campo de’ fiori

Roma che se n’è andata: luoghi, figure, personaggi

Santa Maria in Cosmedin

La Bocca della Verità

di Riccardo

Consoli

In sponda destra del

Tevere, sull’antica

area del Velabro, un

luogo in cui la sua

famiglia aveva

grandi possedimenti, Papa

Gregorio I Magno, 590 -

604, all’inizio del VII secolo,

fece edificare una

prima piccola chiesa.

Verso la fine del secolo successivo, Adriano

I, 772 - 795, volle ricostruirla all’interno

della struttura di quella che era stata l’antica

sede della “Statio Annonae”, istituzione che

curava la distribuzione gratuita di cibo alla

cittadinanza romana, della quale, incorporò

alcuni muri e il Colonnato. A lavori ultimati

la chiesa, già ricca di splendide decorazioni,

fu affidata alle cure di una colonia di monaci

greci che si erano rifugiati a Roma stabilendosi

su questa sponda del Tevere e, proprio

da questi monaci, la chiesa prese il nome di

Santa Maria in Schola Graeca, per diventare,

successivamente, Santa Maria in Cosmedin,

dal greco “kosmidion”, termine

riferito allo splendore delle decorazioni.

Altri Pontefici contribuirono a modificare e

abbellire questa chiesa: Nicolò I, 858 - 867,

aggiunse Sagrestia e Oratorio; Gelasio II,

Giovanni Caetani, 1118- 1119, fece riparare

i danni subiti dalla struttura, cento anni

prima, a seguito dell’invasione dei Normanni

di Roberto il Guiscardo; Callisto II,

Guido di Borgogna, 1119 - 1124, realizzò il

Portico e, sei secoli dopo, nel 1718, su progetto

di Giuseppe Sardi, fu nuovamente restaurata

con la trasformazione dello stile

romanico in rococò, ma nel 1899, Giovanni

Battista Giovenale, la riportò al suo aspetto

originario che la struttura, ancora oggi, conserva;

nel 1715, Clemente XI, Giovanni

Francesco Albani, 1700 - 1721, fece risistemare

la zona ed erigere la fontana dei Tritoni,

che ancor oggi si trova davanti la

chiesa. In questo luogo furono eletti al Soglio

Pontificio Gelasio II, Celestino III, Giacinto

Bobone, 1191 - 1198 nonché

l’antipapa Benedetto XIII, Pietro de Luna,

1394 - 1423.

L’attuale facciata è costituita da

un Portico ad arcate, sovrastato

da finestre, sulla destra

il Campanile romanico a

sette piani, uno dei più

belli di Roma, sotto il

Portico, sulla sinistra,

la celeberrima “Bocca

della Verità”, un “mascherone”

in marmo

che, fin dal 1485, cominciò

ad essere

identificato con l’attuale

nome. Originariamente

collocato

all’esterno della

chiesa, fu spostato

sotto il portico in occasione

dei lavori di restauro

eseguiti nel 1631,

per volere di Urbano VIII,

Maffeo Barberini, 1623 - 1644.

Davanti a questo “mascherone”,

lunghe file di turisti e non solo, attendono il

proprio turno per farsi fotografare con una

mano dentro la

fessura. Giuseppe Gioachino Belli, nel sonetto

dal titolo “La Bbocca de la Verità”,

scriveva:

In d’una cchiesa sopra a ‘na piazzetta

un po’ ppiú ssù dde Piazza Montanara

pe la strada che pporta a la Salara,

c’è in nell’entrà una cosa benedetta

Pe ttutta Roma cuant’è llarga e stretta

nun poterai trovà ccosa ppiú rrara.

È una faccia de pietra che tt’impara

chi ha ddetta la bbuscía, chi nnu l’ha

ddetta.

S’io mo a sta faccia, c’ha la bbocca uperta,

je sce metto una mano, e nu la strigne,

la verità dda mé ttiella pe ccerta.

Ma ssi fficca la mano uno in buscía,

èssi sicuro che a ttirà nné a spigne

cuella mano che llí nnun viè ppiú vvia.

Come ricordato in altra occasione, Piazza

Montanara non esiste più essendo stata

spazzata via dalle demolizioni degli anni

Trenta e dei primissimi anni quaranta del

Novecento per consentire la realizzazione

della c.d. “Via del Mare”, ma esiste ancora

oggi l’antico “mascherone” in marmo “… E’

una faccia de pietra che tt’impara / chi ha

ddetta la bbuscía, chi nnu l’ha ddetta…” fissato

a una delle pareti sotto il portico della

chiesa di Santa Maria in Cosmedin.

Un volto barbuto con occhi, naso e bocca

forati per fare defluire l’acqua, al quale, nel

corso di secoli, si sono date diverse inter-


Campo de’ fiori 11

pretazioni, alternativamente, è stato: il volto

di Giove, quello del dio Oceano, un Oracolo

piuttosto che un Fauno.

Sembrerebbe che nell’antica Roma questo

“mascherone” non fosse altro che un semplice

tombino, a quell’epoca, infatti, i tombini

riportavano molto spesso l’effigie di una

divinità fluviale che aveva lo scopo dichiarato

di “inghiottire” l’acqua piovana.

Quel che è certo è che questo “mascherone”

a tutti noto come “Bocca della verità”,

gode di una fama tanto antica, quanto leggendaria,

si presume, infatti, che in epoca

medioevale, una guida per pellegrini gli attribuisse

il potere di pronunciare oracoli.

Diceva quella guida: “Ad sanctam Mariam in

Fontana, templum Fauni; quod simulacrum

locutum est Iuliano et decepit eum” -

“Presso la chiesa di Santa Maria in Fontana

si trova il tempio di Fauno; tale simulacro

parlò a Giuliano e lo ingannò”.

Sempre nel Medioevo si fece strada un’altra

leggenda secondo cui, tale Virgilio Grammatico,

un erudito del VI secolo, con fama di

praticare la magia, avesse fatto costruire la

“Bocca della verità” ad uso di quei mariti e,

naturalmente di quelle mogli, che nutrivano

Vacanze romane

dubbi sulla fedeltà del proprio coniuge.

Una ulteriore leggenda che circolava nei

racconti popolari, citava una donna infedele

che, condotta dal marito sospettoso alla

“Bocca della Verità” per essere sottoposta

alla “prova”, riuscì a salvare la sua mano

grazie ad un’astuzia, la donna incriminata si

accordò, infatti, con il suo amante e questi,

il giorno della “prova”, si fece trovare sul

posto fingendosi fuori di senno e l’abbracciò

davanti a tutti. La donna, al momento in cui

infilò la sua mano nella “Bocca”, poté giurare

di essere stata abbracciata in vita sua

soltanto da suo marito e, naturalmente, da

quel folle che tutti avevano potuto vedere.

In tal modo, avendo detto la verità, benché

colpevole di adulterio, la donna riuscì a ritirare

indenne la sua mano dalla tremenda

“Bocca”.

Categorico, a tale riguardo il Belli che, nel

sonetto sopra ricordato afferma: “… S’io mo

a sta faccia, c’ha la bbocca uperta, / je sce

metto una mano, e nu la strigne, / la verità

dda mé ttiella pe ccerta./ Ma ssi fficca la

mano uno in buscía, / èssi sicuro che a ttirà

nné a spigne / cuella mano che llí nnun viè

ppiú vvia … “; appartenendo tale affermazione

al poeta di Roma, converrai con me

che non possiamo nutrire alcun dubbio in

proposito.

Leggenda o realtà che sia, le lunghe file di

turisti, che pazientemente attendono per

poter essere fotografati con la mano nella

“magica bocca”, attestano quale curiosità e

interesse essa incuta nell’immaginario dei

molti viaggiatori.

Naturalmente, la “Bocca della verità” non

poteva sfuggire al cinema. Correva l’anno

1953, quando il regista William Wyler, girava

a Roma il film “Vacanze romane”, protagonisti:

Gregory Peck e Audrey Hepburn,

due indimenticabili attori. Il film racconta la

storia di una principessa di uno Stato non

meglio identificato che, sfinita dalla serie di

obblighi che il suo ruolo le impone, una

notte decide di fuggire iniziando a vagabondare

per Roma. Sfinita si addormenta in una

strada dove viene trovata da un giornalista

statunitense che lavora per un’agenzia di

stampa il quale, credendola ubriaca, non ha

il coraggio di lasciarla da sola e la porta a

casa sua.

Il mattino seguente scopre la vera identità

della giovane che ha ospitato e capisce che,

inaspettatamente, gli si è presentata l’opportunità

di scrivere un articolo sensazionale,

un grande scoop, si direbbe oggi.

La principessa, intanto gira per le strade

della città comportandosi come una normale

turista; si lascia trasportare dai suoni

e dai rumori, in un mercato acquista un paio

di sandali, compra un gelato, decide di entrare

da un parrucchiere per farsi accorciare

i capelli e quando, stanca, siede sulle scalinate

di Piazza di Spagna, il giornalista finge

di incontrarla per caso. I due giovani iniziano

a parlare e decidono di fare un giro in

Vespa, la principessa fuma la sua prima sigaretta,

visita il Colosseo e, naturalmente la

“Bocca della verità” un luogo che, da allora,

anche grazie a questo film, è entrato a far

parte dell’immaginario turistico, perchè,

come dice il Belli: “… Pe ttutta Roma

cuant’è llarga e stretta / nun poterai trovà

ccosa ppiú rrara..”


12

Campo de’ fiori

di Carlo

Cattani

OSANNA & BANCO DEL MUTUO SOCCORSO

Cavea Auditorium Parco Della Musica /Lunedì 24 giugno 2013

Tutti insieme ……progressivamente !

mezzanotte di un giorno feriale

e sui viali del LungoTevere

c’è traffico di “runners”, tra loro,

E’la

probabilmente, studenti universitari

che svagano la mente e tonificano la

muscolatura “acciaccata” dalle lunghe sessioni

di studio diurno, dedicandosi a del

sano jogging nel “cuore” della Città Eterna,

in questa notte di inizio estate sferzata da

un fresco venticello … e vorrei aggregarmi,

stare al loro passo …tum... tump... tum...

tump…. ma devo spingere sull’acceleratore

della mia “car” …vroomm… vroommm...

perché si è fatto tardi e domani si timbra!

Con la radio accesa cerco di fronteggiare

le avanguardie del sonno, gli sbadigli…

aahhhhh…, ma, a quest’ora, la programmazione

è, perlopiù, loro alleata, con musica

e parole che “gently & softly”…

abbassano le palpebre ….sss rrrr ssss rrrr…

attento all’albero!!!! Sono di ritorno da

una bella serata di musica che ha visto protagonisti

nello spazio all’aperto della Cavea

dell’Auditorium “Parco della Musica”, due

formazioni che nei primi anni settanta con

le loro produzioni discografiche hanno fortemente

contribuito ad affermare nel

mondo e a consegnare alla storia il rock

progressivo “made in Italy” gli OSANNA e

il Banco Del Mutuo Soccorso! I concerti

delle due band erano inseriti nel più ampio

programma del progetto culturale “Per voi

giovani”, una rassegna di musica, cinema,

ascolti, immagini fotografiche, dibattiti, centrata,

sin dal titolo, su di una storica trasmissione

radiofonica diffusa dal secondo

canale radio della RAI nel decennio 1966-

1976, con gli scopi, per quei tempi coraggiosi,

di diffondere, dalle onde medie di

Radio Due Rai, musica rock “dal mondo”,

accompagnata dalle parole di personaggi

del calibro di Renzo Arbore, Paolo Giaccio,

Carlo Massarini, Mario Luzzatto Fegiz, solo

per citare quelli più presenti nel nostro immaginario

collettivo, voci che, nel corso di

quel decennio, si alternarono a quelle di

altre conduttori provenienti dal mondo

della musica e del giornalismo. Nel manipolo

degli animatori di quella storica trasmissione

c’era anche Claudio Rocchi,

musicista milanese, membro degli Stormy

Six e autore di alcuni pregevoli album solistici,

scomparso proprio alla vigilia di questa

manifestazione di cui era uno degli ideatori.

Alle 21.05, quando le mani della notte sono

ormai ben stese sulla città,fanno il loro ingresso

sul palco gli Osanna, band Napoletana

costituitasi nel 1971 qui condotta da

Lino Vairetti, il leader ed unico elemento

della formazione delle origini. Vairetti, voce

e chitarra, è al centro del palco, ha l’ovale

del viso dipinto di bianco e i suoi occhi si

perdono all’interno di gocce di colore nero

e rosso, un make up, il suo, portato nel

segno della continuità con il look teatrale

mostrato dai volti degli Osanna della line up

storica. Della folta capigliatura dei ’70 non

c’è più traccia ma la verve e la tenuta in

scena di Lino Vairetti, nonostante gli anni

trascorsi, tengono duro! Sul fondo della

scena, in alto, c’è uno schermo sul quale


sono proiettate immagini “vintage”

di Claudio Rocchi e l’apertura del concerto

è affidata proprio ad un ricordo

musicale di questo artista con l’esecuzione,

molto partecipata, da parte degli Osanna di

uno dei suoi brani più noti, “La realtà non

esiste”, una ballad contenuta nel lp di Rocchi

“Volo Magico N° 1” del 1971; alla fine

del brano, Lino annuncia: …

ed un lungo scrosciante applauso si leva

dalle gradinate e ci sono ancora le parole di

Vairetti a marcare il commiato al musicista

scomparso: Qualche istante per riprendersi e riprenderci

e si parte in quarta con la performance

degli Osanna, che infilano un

grintosissimo meedley di tre brani, ”Animale

senza respiro-Mirror train e Taka

boom” , una sequenza che ”arroventa” in

pochi minuti i tanti presenti sulle gradinate.

Vicino a me siede un signore …tornato ragazzotto

per l’occasione … che “batte il

tempo” con piedi e mani , canta e incita a

pieni polmoni i musicisti …temo per lui l’infarto…

ma… tranquilli… sopravviverà e troverà

il tempo di raccontarmi di aver visto

gli Osanna e il Banco nel 72 al Pop Festival

di Villa Pamphilj …lui aveva 16 anni e i suoi

sono ricordi precisi …senza incertezza... e

son trascorsi oltre 40 anni da quell’evento

… è un fiume in piena di aneddoti ...peggio…un

vulcano in eruzione …e, sarà il venticello

che sferza leggero la cavea... ma, a

me, i suoi occhi paiono “luccicare”!... La

Campo de’ fiori

performance è tirata tra ritmi hard rock, chitarre

serrate, suoni di tastiere tipiche degli

anni settanta, linee di basso articolate e ficcanti

assoli di fiati “pendenti” dalle labbra

del mitico David Jackson, si proprio lui, il

sessantaseienne… ma sembra più “pressato”

dagli anni… ex Van Der Graaf Generator,

che spesso raggiunge gli Osanna su

qualche palco per ripercorrere con il sax o

il flauto, quelle parti ”fiatistiche” presenti

largamente nel repertorio Osanna e originariamente

affidate a Elio D’Anna. C’è spazio

per altri classici del gruppo che,

immancabilmente ricevono l’ovazione ai

primi accordi da parte dei più… ”anzianianotti”

tra noi… e c’è la ribalta anche per

Gianni Leone, ex di un altro storico gruppo

prog Italiano, ”Il balletto di bronzo”, già sodale

di Vairetti in una formazione pre-

Osanna, i “Città frontale”, che si scatena e

dimena come al suo solito, picchiando e

strusciando le tastiere “vintage”, inguainato

in un vestito di pelle nera e avvolto da un

foulard rosso che in più di un’occasione si

impiglierà nella paletta della chitarra del suo

vicino di palco. Davvero 45 minuti strascinanti

… Osanna eh Osanna eh!

Qualora voleste

conoscere meglio gli Osanna e i loro dintorni

,acquistate il libro scritto dal giornalista

Carmine Aymone, pubblicato nel 2001 per

le edizioni Afraka e dal titolo “Osanna –

Naples in the world”. Ma torniamo alla

serata, dove, in pochi minuti, i tecnici, con

velocità e perizia da formichine operose, riconfigurano

il palco per le esigenze tecniche

del Banco Del Mutuo Soccorso. E’ tutto

pronto per l’avvio del secondo set e dallo

schermo posto in alto in fondo alla scena

parte il video di “Imago Mundi” un brano

scritto di recente dalla coppia Di Giacomo-

Nocenzi che vede la partecipazione alla

voce e in video anche di Franco Battiato.

Questo pezzo è incluso in “Darwin!”, un

progetto discografico pubblicato dalla Sony

e previsto in doppio CD e triplo vinile, contenente

l’album “Darwin”del 1972 re-mixato

e rimasterizzato, più la registrazione

integrale di un concerto del 2012 svoltosi

all’Anfiteatro Romano di Cassino proprio

per festeggiare i 40 anni dalla pubblicazione

di quell’album e, ancora, contenente un libretto

di 32 pagine con la storia del disco e

foto inedite del gruppo in quel periodo. Termina

il video e salgono lentamente sul

palco Vittorio Nocenzi e (mooolto lentamente)

Francesco Di Giacomo che accolti

13

da un lungo, caloroso applauso ed affettuosi

incitamenti, si dilungano nei saluti sul

fronte della scena mentre il resto della band

si predispone dietro i rispettivi strumenti.

Alle 22.00 inizia il viaggio nel mondo musicale

del “Banco” con l’esecuzione di brani

storici tratti da ”Darwin” del 1972, “Io sono

nato libero” del 1973, ”B.M.S.” del 1972, alternandosi

le composizioni musicali caratterizzate

dagli intensi interventi vocali

dell’ancor strepitoso “Big” Francesco Di Giacomo

ad esecuzione di pezzi con lunghi momenti

strumentali dove dominano le tastiere

di Vittorio Nocenzi. L’acme della performance

si raggiunge verso la metà del concerto

quando Di Giacomo invita Rodolfo

Maltese ad unirsi alla band sul palco e il

chitarrista storico del “Banco”, un grande

della chitarra, che ha diradato l’attività concertistica

per motivi di salute, avvolto da un

fragoroso applauso della Cavea, imbraccia

la sua chitarra nera per dare il proprio contributo

qua e là al resto del programma

musicale della serata. Sono sforate abbondantemente

le 23 ma il ”Banco” è richiesto

fragorosamente in scena per deliziarci ancora

con un frammento della sua arte…

Nocenzi attraversa di corsa il palco e raggiunge

le sue tastiere, rimette la bandana

antisudore e si parte per “R.I.P.-Requiescant

in pacem”… e la Cavea rischia il crollo

per le vibrazioni generate dall’entusiasmo di

tutti noi! Finale di concerto con la band

immersa in una strameritata “standing

ovation”… direttamente dal cuore del

migliaio di intervenuti!

Carlo Cattani©words&pics-Luglio2013


14

Campo de’ fiori

Non chiamateli anti-Google!

Non tutte le informazioni si possono trovare solo sul buon vecchio motore di ricerca,

ne sono nati anche di nuovi

di Patrizia

Caprioli

Qualche anno

fa avevo

scritto più di

un articolo

s u l l ’ a r g o -

mento di come utilizzare

al meglio il motore di

ricerca Google e sulla presenza

in rete di altre risorse

simile a questo che

potevano essere utilizzate per la ricerca di

risorse specifiche! Oggi c’è un aggiornamento

in atto riguardante questi sistemi automatici

che partendo da determinate

parole chiavi consentono di trovare le relative

informazioni presenti in Rete! Per domare

la mole sterminata delle informazioni

presenti in rete, si calcola che ad oggi siano

presenti 600 milioni di siti e circa 3 miliardi

di pagine web, alcuni specialisti

dell’Information Tecnology hanno sfidato il

buon vecchio Google ed hanno realizzato a

loro volta sistemi di recupero di risorse in

rete. Con il risultato che oggi davvero si può

dire: non è tutto su Google!

Il primo motore di ricerca di cui vogliamo

scrivere è quello sviluppato da un ricercatore

italiano, Renato Soru, che ha realizzato

Istella, che si legge come si visualizza e

non aistella ( http://www.istella.it/ ), la cui

particolarità sta nel fatto che gli utenti possono

incrementare le informazioni presenti

nel sistema con l’immissione di loro dati e

risorse, e lo stesso possono fare istituzioni

ed enti che inseriscono archivi digitalizzati

non presenti sul web. In effetti si presenta

diviso in tre menu ben distinti: Ricerca,

Contribuisci e Condividi!

Quag ( http://www.quag.com/ ) è un motore

di ricerca che ha come particolarità

quella di metterci in contatto con altri utenti

che hanno effettuato le nostre stesse ricerche

e che hanno quindi gli stessi nostri interessi

relativi a determinate tematiche o

argomenti, ma le pagine non si presentano

solo come una lunga lista di links, c’è condivisione

ed interazione, naturalmente nel

rispetto della privacy! L’home page si presenta

con uno spazio per immettere le nostre

ricerche e sotto una serie di spazi con

le ricerche effettuate dagli altri utenti dove

noi possiamo rispondere se abbiamo la soluzione

giusta per loro e lo stesso può accadere

con le nostre ricerche che vengono

messe in relazione con le ricerche e risposte

degli altri internauti del motore di ricerca!

Volunia ( http://www.volunia.com/ ) restituisce

come risultato di ricerca una pagina

che si presenta sotto forma di un vero

e proprio social network e dove si può effettuare

la ricerca nel Web, per Immagini,

Video, News, Documenti e Persone!

Qwant ( http://www.qwant.com/ ) è

tutto in francese, creato da francesi e si presenta

con una grafica innovativa e molto

caotica, quando andate ad effettuare la ricerca

i risultati non si presentano sotto

forma di un semplice elenco ma in una

prima fila sotto forma di una serie di immagini

e video, al di sotto del quale c’è una divisione

in più gruppi relativi rispettivamente

a Web, Live, Social e Shopping, tanto per

gradire! Provare per credere!

Insomma, dopo queste breve carrellata

possiamo dire che oggi le informazioni sono

soprattutto condivisione, c’è tanta fratellanza

nello scambiarsi informazioni a livello

mondiale e forse questo potrebbe rappresentare

l’inizio di una nuova e sana generazione

di essere umani!

Buona ricerca con risultati a tutti!


Campo de’ fiori 15

Per vivere il periodo estivo

con serenità, ascoltando bene!

del Dott.

Stefano

Tomassetti

Dopo tanta

pioggia e

freddo finalmente

l’estate

sembra arrivata

e con la bella stagione

anche il caldo

che a volte è fastidioso

più del

freddo.

L’estate porta

a stare fuori la sera a parlare

con gli amici in piazza, per le

strade, e a partecipare alle

bellissime feste che si organizzano

nelle varie cittadine.

Sono momenti che si aspettano

e che si ripetono ogni

anno con gioia perché molte

volte significano rivedere

amici e parenti che vivono in

altri.

Queste serate più lunghe fatte di

conversazioni e risate però non

sempre sono così piacevoli per i

deboli di udito.

Quando si soffre di difficoltà uditive

ci si sente sempre un po’

isolati, come in una bolla, esclusi

e dopo un po’ ci si estranea dagli

altri con dispiacere di tutti.

È qui che allora si rimpiange di

non aver provveduto, magari utilizzando

quei nuovi apparecchi

acustici di cui si parla tanto e che

qualche nostro amico o conoscente

già usa.

Come spesso avete letto in questo giornale

e in questi articoli mi sforzo di spiegare

che sentire meglio è possibile, che le

persone soddisfatte dell’acquisto di

apparecchi acustici, secondo una ricerca

nazionale, sono il 90%.

Ma allora quali sono i motivi che ancora

oggi fanno dubitare dall’utilizzare una soluzione

per l’udito - per chi ne avesse bisogno

- che consenta di vivere meglio e con più

serenità?

I nuovi apparecchi

acustici sono

invisibili e possono

essere acquistate in

piccole rate.

Perchè aspettare?

Fate un semplice

controllo gratuito.

Vivere meglio si

può...

Spesso si dice che uno dei fattori

di non utilizzo degli apparecchi

acustici sia il costo.

Al riguardo, secondo una recente

indagine internazionale,

il prezzo non è certo il primo

fattore del mancato adattamento

degli apparecchi acustici,

semmai è al

settimo/ottavo posto. Prima ci

sono: la negazione di aver

bisogno di apparecchio acustico, il fattore

estetico e la paura che qualcuno

noti che portiamo qualcosa all’orecchio,

e il timore che questo dispositivo

dia fastidio.

In realtà oggi tutte queste difficoltà non ci

sono più.

I nuovi apparecchi acustici sono piccolissimi

e praticamente invisibili, sono

facili da usare, riescono a controllare che il

rumore non sia mai forte, non fischiano, si

regolano automaticamente, e si collegano

al telefono cellulare e alla televisione;

insomma sono dei veri gioielli tecnologici.

E il prezzo? Non è un vero

problema. L’acquisto da

noi può essere eseguito

senza finanziaria e con

piccole rate alla portata

di tutti anche in 24

mesi.

Inoltre nel periodo estivo è

particolarmente vantaggioso

perché stiamo attuando

particolari sconti e

agevolazioni di cui vale la

pena approfittare.

La qualità dei nostri apparecchi

è altissima. Infatti sono

scelti tra le migliori marche mondiali

produttrici che ci consente sempre di

avere le ultime novità in termini di estetica

e nuovi ritrovati con una assistenza sia in

Italia sia in tutto il mondo.

Il nostro servizio di assistenza e controllo

è continuo per stare vicino a chi ha

bisogno di maggiore attenzione per sfruttare

al massimo il potenziale uditivo che è

rimasto.

Vivere meglio dipende dall’agire, dal coraggio

e dal non rassegnarsi alle difficoltà.

Sentire bene è possibile e tornare a partecipare

pienamente si può.

E allora perché non provate a fissare una visita

chiamando uno dei nostri centri ai numeri

di telefono in basso ora?

Forza non ve ne pentirete e la visita è gratuita!


16 Campo de’ fiori

Una “Fabrica” di ricordi

Personaggi, storie ed immagini di Fabrica di Roma

Serenata con fuga

di Sandro

Anselmi

Erano calde le

sere d’estate

quando le stelle,

a migliaia, trapuntavano

il

cielo, e la luna d’argento

faceva capolino da dietro

la collina. Le cicale frinivano

all’infinito, unisone.

La brezza lieve accarezzava

le foglie tremule e la pelle arsa dal

sole. I vecchi, seduti in circolo davanti agli

usci di casa, ricordavano le cose passate e,

intorno alle 22:30 massimo, si ritiravano per

riposare. Anche le ragazze, che erano uscite

per una passeggiata e avevano approfittato

dell’oscurità per scambiarsi qualche abbraccio

con il loro amoroso, a quell’ora dovevano,

loro malgrado, rientrare. Molte erano

all’ora le ragazze di Roma che d’estate venivano

a villeggiare con le loro famiglie a

Fabrica e, fra queste, ce n’era una particolarmente

timida e riservata della quale s’era

perdutamente innamorato un mio amico.

Piccola ma carina, non aveva praticamente

amiche, ed usciva soltanto con i genitori. La

madre, a lei simile di fattezze e statura, doveva

essere completamente

sottomessa al marito che, invece,

era alto e robusto.

L’uomo doveva aver superato

di poco la quarantina e, al suo

aspetto imponente, s’accompagnava

una voce stentorea,

che incuteva soggezione.

Quella sera Giorgio, questo

era il nome del mio amico,

aveva organizzato una serenata

per dichiarare il suo

amore ad Angela (così si chiamava

la giovane) e, per l’amicizia

che ci legava e per la

mia passione nel canto, mi

aveva invitato a fare la serenata

alla sua bella. S’erano

aggregati a noi anche quattro

o cinque amici, con i quali

c’eravamo, così, appostati vicino

alle finestre della camera

da letto di Angela. La casa

era su alla Rocca e non era

stato difficile mimetizzarsi

negli anfratti di quei vicoli

storici.

Alla fine dei dodici rintocchi

della campana dell’orologio

del Comune, iniziavo con la mia chitarra ad

intonare, per primi, i successi del omento,

adatti ad una serenata, come “La prima

cosa bella e Chitarra suona più piano, brani

di successo del melodico Nicola Di Bari. Seguiva,

poi, nel mio repertorio da serenate,

qualcosa di più ricercato come Nina, si voi

dormite e Il cielo è una coperta ricamata.

Quest’ultimo brano lo avevo imparato ascoltando

un vecchietto del paese che strimpellava

la chitarra, certo “Giuvanni de

Carminella”. Finivo sempre con una brevissima

canzone, che ha me piaceva tanto e

che immaginavo arrivasse dritta al cuore

dell’amata, e diceva: “buonanotte mio amor

– buenas noces tanti sogni – non scordarti

mai di me – amore senza fine”.

Era andato tutto bene. Io ero soddisfatto

dell’esecuzione e gli amici si congratulavano

con me sotto voce, mentre aspettavamo, se

non un applauso, che almeno

si schiudesse, anche per

poco, la finestra dell’amata,

che immaginavamo commossa

e contenta… Si udì, invece,

quel vocione del padre

che riprendeva la figlia e le

intimava di andare a letto, poi, d’improvviso,

si aprì la porta di casa e l’uomo, che

evidentemente non aveva gradito la sorpresa,

s’avviò, così com’era vestito, in pantaloncini

e canottiera, verso di noi. A quel

punto, come sincronizzati, ci precipitammo

tutti giù verso la piazza, fin dove, per fortuna,

l’uomo non se l a sentì di seguirci. Ci

sciogliemmo in una risata isterica e liberatoria,

ma solo allora mi accorsi di aver lascito

su la chitarra, per la fretta e per la

paura. Fortunatamente la nonna di Angela,

che sicuramente intercesse in nostro favore,

la salvò e me la restituì il giorno dopo.

Solo alla fine dell’estate il padre di Angela

si convinse della sincerità dei sentimenti e

della serietà di Giorgio ed i due innamorati

poterono finalmente iniziare a frequentarsi.

In cielo c’è ‘na coperta ricamata,

la luna co’ le stelle fa la spia.

Io so’ venuto a fa’ ‘sta serenata

co’ li strumenti e co’ la compagnia.

Dormi dormi angelo mio

non so che sia sento un so che.

C’avrei ‘na smania d’averti accanto

angelo santo falla dormi’.

Co’ i suoi capelli sparsi sul cuscino

mi sembra di vedere un angiolino.

La sua boccuccia rosa addormentata

accompagna con un sussurro ‘sta serenata.

Dormi dormi angelo mio

non so che sia sento un so che.

C’avrei ‘na smania d’averti accanto

angelo santo falla dormi’.

La mia versione dell’antica serenata “Il cielo è una coperta

ricamata”, di un anonimo romano,

da me appresa da “Giuvanni de Carminella”.


Campo de’ fiori 17

PANNOLINI A META’ PREZZO!

A Civita Castellana apre “Bimbobimba.it”, il primo rivenditore ufficiale del Lazio Nord

dei pannolini Pillo, che offrono ottima qualità ad un prezzo imbattibile.

In questo periodo di crisi la parola

d’ordine è diventata RISPAMIO, RI-

SPARMIO, RISPARMIO, ma non per

poter fare poi chissà cosa, ma semplicemente

per cercare di arrivare a

fine mese. Ci sono alcuni prodotti, però, sui

quali non si può risparmiare, come ad

esempio quelli che riguardano i più piccini.

E ci capita spesso di sentir dire da giovani

coppie, da poco diventate genitori, quanto

sia costoso mantenere un figlio appena

nato e quanti sacrifici in più si debbano fare

per non fargli mancare nulla, ma, anzi, dargli

il meglio. Oggi, però, è possibile coniugare

l’irrinunciabile prerogativa della

migliore qualità a quella, divenuta altrettanto

irrinunciabile, del miglior prezzo, grazie

alla nuova marca di pannolini Pillo,

interamente prodotti in Italia, precisamente

a Pero (Milano). I Pillo sono facilmente acquistabili

in una neonata, è il caso di dirlo,

attività commerciale di Civita Castellana,

“Bimbobimba.it”, aperta da poco più di

due mesi presso la Cittadella della salute, in

Via F. Petrarca.

A conti fatti, ogni singolo

pannolino costa esattamente

la metà di uno di

quelli delle migliori marche.

Allo stesso prezzo di

una confezione dei più noti

pannolini in circolazione sul

mercato, è possibile avere il

doppio della quantità di pannolini

Pillo, clinicamente testati

e realizzati con prodotti

naturali ed anallergici. Perché

continuare a spendere il doppio

quando è possibile avere

la stessa qualità alla metà del

prezzo? Il segreto sta, ovviamente,

anche nel fatto che

viene meno la trafila dei vari

importatori e rivenditori. I

pannolini Pillo, infatti, passano

direttamente dalla fabbrica

al negozio e “Bimbo

bimba.it” può vantare di essere

il primo rivenditore ufficiale

ed esclusivo per tutto il

Lazio Nord.

Ma da “Bimbobimba.it” è

anche possibile trovare tutto

l’occorrente per bambini

da 0 a 6 anni. Ottime sono

le offerte su passeggini e carrozzine.

“Bimbo bimba” offre

anche la possibilità di prenotare liste di

nascita e di battesimo. Un’attività che

vuole veramente aiutare le giovani mamme

ed i giovani papà ad affrontare la crisi senza

trascurare l’importanza della qualità, indispensabile

soprattutto per i più piccini!

Prossimamente sarà attiva anche la vendita

on –line sul sito www.bimbobimba.it.

Ermelinda Benedetti


18

Campo de’ fiori

Ecologia e Ambiente

Il decreto del fare, non mi convince...

soprattutto sui problemi ambientali

Chi inquina non

dovrà più pagare?

Si manda

forse a farsi benedire

il principio

su cui si fonda la

politica dell’ Unione europea

in materia ambien-

di Giovanni

Francola tale, con il decreto così

detto “del fare” che a

breve sarà all’esame del Parlamento?

Ad allarmare molte associazioni ambientaliste

e non solo, è larticolo 41, una norma

di modifica del Testo Unico dell’Ambiente

(decreto legislativo 152/2006), con conseguenze

preoccupanti in

materia di bonifiche di

siti contaminati, nei

casi in cui le acque di

falda contaminate determinano

una situazione

di rischio

sanitario – recita l’articolo

41 del decreto del

fare, che sostituisce l’

articolo 243 del T. U

dell’Ambiente – oltre

Stando all’articolo 41

del Decreto del fare, di

fronte ad un elevato

rischio sanitario le

esigenze economiche di

una azienda (che ha

inquinato e contaminato

immense risorse naturali)

vengono prima di

ogni altra cosa.

all’eliminazione della

fonte di contaminazione

“ove possibile ed

economicamente sostenibile”,

si dovranno adottare misure per

attenuare la diffusione della contamina-

zione.

In poche parole, se l’azienda

coinvolta non possiede risorse

economiche per bonificare

il sito, basterà

un’autocertificazione per dimostrare

l’indigenza? Si ridurrà

il tutto, semplicemente

limitandosi alla diffusione

della contaminazione, senza

operare per eliminare del

tutto il rischio sanitario?

Come dire se non è possibile

eliminare, occorre ridurre.

Con questo nuovo articolo,

l’azienda può

anche scegliere

un’altra

strada economicamente

sostenibile,

quella del trattamento delle

acque di falda contaminate,

depurarle, emungerle e

reimmetterle “nello stesso

acquifero da cui sono state

emunte? Non mancano

certo interrogativi di questo

nuovo decreto. Insomma “si

interviene sui sintomi e non

sulla cura della malattia”.

Il pericolo maggiore è nel

fatto che di fronte ad un elevato rischio sanitario

le esigenze economiche di una

azienda (che ha inquinato e contaminato

immense risorse naturali) vengono prima di

ogni altra cosa.

Ritengo che applicare questa norma si

avrebbe su tutto il territorio nazionale un

impatto devastante, sono molti i siti inquinati,

basta pensare a Taranto, Priolo, Bussi,

Marghera, ma sono più di quattromila i siti

contaminati e altri quindicimila quelli potenzialmente

inquinati, come è possibile

pensare che chi li ha ridotti in quello stato,

potrebbe non essere più costretto a bonificarli?


20

Campo de’ fiori

Autori Ebook.

La nuova casa editrice on line

Fondata da Stefania Natalino, ha uno staff tutto al femminile under 35 anni

Siamo ormai immersi in un realtà

multitecnologica, dove l’on-line ha

semplificato e, soprattutto, velocizzato

molte delle nostre vecchie

abitudini. In internet si può trovare

tutto o quasi, e l’e-commerce negli ultimi

anni è cresciuto in maniera

esponenziale. Nemmeno l’editoria, ovviamente,

poteva essere esentata dal fare i

conti con questo nuovo stile di vita ed all’acquisto

on line della carta stampata si è

affiancata, negli ultimi tempi, la pubblicazione

di e-book, libri elettronici da sfogliare

su pc, tablet e smartphone. Proprio di questo

si occupa la neo casa editrice on line

fondata da Stefania Natalino, Autori Ebook,

presentata al pubblico venerdì 12 Luglio al

Parco della Musica di Roma, in occasione

del Fringe Festival di Roma, dedicato a tutte

le donne che ogni giorno instancabilmente

vivono con coraggio la propria vita. Lo staff

della giovane casa editrice è, infatti, composto

da sole donne under 35, giovani ragazze

che si affacciano al mondo del lavoro

con entusiasmo. Abbiamo rivolto qualche

breve domanda alla trentenne romana Stefania

Natalino,fondatrice dell’Autori Ebook

ed impegnata a promuovere la sua lodevole

iniziativa.

Come è nata questa

idea?

È nata dalla fusione

della passione per il

leggere e per il viaggiare.

Qualche giorno

prima della partenza

per un mio viaggio in

Cina, infatti, mentre

preparavo le mie valige,

mi sono trovata a

dover scegliere tra

quattro libri da portare

con me. Non potevo

portarli tutti e la scelta

non è stata facile.

Pensavo: “E se questo

poi non mi piace? Non

mi coinvolge?”. Quando sono arrivati a Pechino

mi sono resa conto che tutti, grandi e

piccoli, leggevano in metropolitana, sul

treno, sull’autobus, al bar grazie a tablet e

smartphone. Potevano leggere ovunque

senza dover scegliere tra quattro libri!

Quando è stata fondata effettivamente

la casa editrice?

Nel Gennaio del 2013.

Qual è l’obiettivo?

L’obiettivo è quello di mettere in evidenza

inediti ed esordienti di qualità e portarli all’estero,

traducendo e vendendo online il

libro italiano. Opere di scrittori inglesi e

americani hanno conquistato le top ten dei

libri più venduti nel mondo…. perché non

può succedere anche ad un autore italiano?

Per il momento sicuramente abbiamo voglia

di investire sugli scrittori esordienti.

Come selezionate le opere sulle quali

si decide di puntare?

Attraverso il concorso “Uno nessuno centomila...

Autori 2013”. Vincitore di questa

prima edizione, che si è svolta all’inizio di

quest’anno, è stato il libro di Giancarlo Bufacchi,

“Il trio Lescano e il mistero del

gatto”, che dall’8 Luglio sarà distribuito sul

sito della casa editrice (autoriebook.com) e

su tantissime piattaforme di vendita online,

come Amazon Kindle Store, Apple IBook

Store, IBS, La Feltrinelli, Libreria Rizzoli,

Book Republic e Webster.

Che libro è questo di Bufacchi?

“Il trio Lescano e il mistero del gatto” è un

giallo facile e leggero da cui si potrebbe tirar

fuori anche una sceneggiatura. Al centro del

racconto vi è un uomo deluso, strano, preoccupato

per la moglie, donna dal carattere

forte, ricca e di 20 anni più giovane di lui,

che è, invece, un debole, un uomo che non

guida la sua vita e che si ritroverà a fare i

conti con un piccolo mistero: delle telefonate

anonime che stravolgeranno la sua

monotona vita quotidiana.

Qual è, secondo lei, la differenza tra

l’e-book ed il libro stampato?

L’e-book è il futuro e può arrivare davvero

in tutte le case del mondo, ma sono convinta

che non riuscirà mai a cancellare la

carta stampata!

Facciamo un grosso in bocca al lupo alla Natalino

ed a tutto il suo splendido team rosa

e rifacendoci a quest’ultima affermazione

dell’editrice e concordiamo sul fatto che e-

book ed i libri tradizionali continueranno a

convivere ancora per molto tempo, proprio

come segno tangibile di coesistenza tra generazioni

oramai abituate a consuetudini diverse

fra loro.

Ermelinda Benedetti


Campo de’ fiori 21

La commissione invalidi civili della ASL

non è depositaria della verità

Leggi a tutela del cittadino che regolano le controversie legali e medicolegali

del Prof.

Sergio

Funicello

dell’Avv.

Margherita

Corriere

La concessione dell’invalidità civile è

regolamentata da una serie di leggi

a tutela del cittadino e della comunità,

permettendo una valutazione

precisa e severa da parte delle

commissioni senza tralasciare la possibilità

di ricorso da parte del periziato.

Dopo aver visto in un precedente articolo la

via per ottenere la visita per eventuale riconoscimento

dello status di invalido civile,

vediamo, maggiormente dal punto di vista

legale e medico legale, di analizzare la controversia

o le controversie.

La commissione invalidi civili della ASL

(come quella dal me presieduta) non è la

depositaria della verità e come essa, non lo

è quella dell’INPS (di verifica) potendo il cittadino

ricorrere ampiamente ovviamente

contro l’INPS, essendo di secondo grado

anche laddove i giudizi della prima e della

seconda commissione non dovessero essere

in accordo tra loro.

L’ art. 38, comma 1, del d.l. 6 luglio 2011,

n. 98, convertito con modifiche nella legge

15 luglio 2011, n. 111, ha inserito nel codice

di procedura civile l’art. 445-bis, che prevede,

quale condizione di procedibilità nelle

controversie in materia di invalidità civile,

cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità,

nonché di pensione di inabilità e di

assegno di invalidità, disciplinati dalla legge

12 giugno 1984, n. 222, l’esperimento di un

accertamento tecnico preventivo obbligatorio.

Tale disposizione è entrata in vigore dal

primo gennaio 2012.

Attualmente, pertanto, colui che vuole

agire in giudizio per il riconoscimento dei

propri diritti in materia di invalidità civile,

cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità,

nonché di pensione di inabilità e di

assegno di invalidità, deve preliminarmente

proporre, ai sensi dell’art. 445 bis c.p.c .,

davanti al Tribunale del Lavoro nel cui circondario

risiede, istanza di accertamento

tecnico per la verifica delle condizioni sanitarie

legittimanti la pretesa fatta valere.

L’espletamento dell’accertamento tecnico

preventivo obbligatorio costituisce condizione

di procedibilità della domanda proposta

ed è rilevabile, come indica l’avv.

Margherita Corriere, su istanza di parte o

d’ufficio, a pena di decadenza, non oltre la

prima udienza. Il giudice del lavoro, allorché

rilevi che lo stesso non è stato promosso

ovvero che è iniziato e non si è

concluso, assegna alle parti il termine di

quindici giorni per la presentazione della relativa

istanza o per il relativo compimento.

Al procedimento si applica l’articolo 696 bis

c.p.c. inerente la consulenza tecnica preventiva

ai fini della composizione della lite,

in quanto compatibile, nonché le disposizioni

che regolano l’accertamento peritale

di cui all’art. 195 c.p.c. e all’art. 10 co. 6 bis,

del d.l. 30 settembre 2005 n. 203, come

convertito dalla l. 2 dicembre 2005 n. 248.

Il magistrato, ultimate le operazioni di consulenza,

con decreto comunicato alle parti,

fissa un termine perentorio non superiore a

trenta giorni, entro il quale le medesime

devono dichiarare, con atto scritto

depositato in cancelleria, se intendono contestare

le conclusioni del consulente tecnico

d’ufficio.

In mancanza di contestazione, il giudice,

se non intende procedere ex articolo 196

c.p.c. (rinnovazione della c.t.u. o sostituzione

del consulente), entro 30 giorni dalla

scadenza del termine di cui sopra, con decreto

pronunciato fuori udienza, omologa

l’accertamento del requisito sanitario secondo

le risultanze indicate nella relazione

del consulente tecnico dell’ufficio, provvedendo

sulle spese.

Il decreto, non impugnabile né modificabile,

è notificato agli enti competenti, che provvedono,

dopo la verifica di tutti gli ulteriori

requisiti previsti dalla normativa vigente, al

pagamento delle relative prestazioni, entro

120 giorni.

Nei casi di disaccordo, la parte, che abbia

dichiarato di contestare le conclusioni del

consulente tecnico dell’ufficio, deve depositare,

presso la cancelleria del giudice di cui

al comma primo, entro il termine perentorio

di trenta giorni dalla formulazione della dichiarazione

di dissenso, il ricorso introduttivo

del giudizio, specificando, a pena di

inammissibilità, i motivi della contestazione.

Ricordiamo che la sentenza che definisce

tale giudizio è inappellabile.


22 Campo de’ fiori

Può finire il tempo?

Scomparendo l’uomo cesserebbe anche l’idea stessa del tempo,

giacchè nessuno potrebbe più misurarlo né significarlo

del Prof.

Massimo

Marsicola

Tutte le cose che

hanno un’origine

hanno necessariamente

anche una fine.

Ma la domanda circa la

possibilità che il tempo finisca

ha un sapore diverso

dal momento che il tempo

è una dimensione immateriale

che accompagna la

materia. Per potersi intendere, almeno in

parte, data la complessità della questione,

è necessario svolgere un preliminare ragionamento.

Se “un oggetto” non è presente non ha uno

spazio e non è nello spazio. I fisici direbbero

semplicemente che “non c’è”. Il “non c’è” significa

che l’oggetto non è presente nel

mondo fisico insieme agli altri, non ha

una forma, non ha sostanza, non

occupa uno spazio, non ha un

tempo suo proprio, non è nel

tempo. Il che significa ancora

che l’oggetto non ha una sua

struttura atomica, né chimico

molecolare; non ha una funzione

né una finalità. L’oggetto

semplicemente non c’è. Di che

stiamo parlando, allora? Del fatto

che dal non esserci potrebbe passare

all’esserci. Si perché l’oggetto

può comparire. Un oggetto inesistente

potrebbe, ad un certo punto,

passare all’esistenza. Passare dalla non

consistenza alla consistenza; dalla non-temporalità

alla temporalità; dalla non-struttura

alla struttura, dall’immaterialità alla materialità.

“Il passare” è frutto di un atto creativo

dell’uomo. La prima sedia, prima di

esser tale, semplicemente non era. Ma ad

un certo punto, preso il materiale e lavorato

secondo un’idea, l’uomo l’ha portata dall’inesistenza

all’esistenza. Dalla non tempo-

ralità alla temporalità, dall’immaterialità

dell’idea alla materialità dell’ente finito. Ma

dov’era la sedia prima di diventare sedia?

Era, dopo essere stata concepita, nella

mente dell’uomo presente come idea. Ora,

poichè è passata dall’immaterialità dell’idea

alla materialità, si può dire che ‘prima di

passare’, la sedia, rigorosamente, non

fosse? Ed ancora: come idea, era nel tempo

o non vi era ancora? Questo paragone mi

era necessario per suggerire al lettore che

poiché anche l’uomo è capace di creare

qualche cosa che prima non c’èra, è del

tutto plausibile supporre l’esistenza di Dio

creatore, anch’Egli, evidentemente, capace

di creare.

E’ l’uomo infatti ad esser fatto ad immagine

e somiglianza di Dio e non il contrario. Ma

detto ciò, torniamo alla domanda iniziale:

“Dov’è un oggetto qualsiasi prima della sua

comparsa nel mondo fisico?” E’, come idea,

nella mente di Dio. Lì, ha già un tempo suo

proprio? No. Vive nell’Eterno presente. Acquisisce

il tempo, che diventa anche un suo

limite, solo nel momento in cui diviene “oggetto

fisico”; passa cioè dalla dimensione

metafisica alla dimensione fisica: acquisisce

un tempo suo proprio ed è posto nel tempo

dal momento in cui viene alla presenza nel

mondo fisico, come ‘una cosa’ accanto alle

altre.

Ma c’è un’altra questione che dev’essere

considerata: “ ha senso parlare di tempo

fintantoché c’è qualcuno in grado di misurarlo;

qualcuno per il quale il tempo riveste

importanza ed ha significato”. La dimensione

temporale è legata all’esistente, ma

ancor più si lega alla possibilità di dare un

senso all’esistente, senso che prende corpo

a partire dalla funzione ordinatrice cui la

temporalità dà luogo.

Adesso, alla luce di queste considerazioni,

potremo tentare di rispondere alla domanda:

“il tempo è destinato a finire?”

Si, il tempo può finire qualora

non ci fossero più i fenomeni. Ma

poiché i fenomeni potranno continuare

ad essere anche senza la

presenza dell’uomo, il tempo sparisce

se sparisce colui per il quale il

tempo è significativo. E poiché s’interroga

sul tempo soltanto l’uomo

(almeno da quello che si sa), scomparendo

l’uomo cesserebbe anche

l’idea stessa del tempo giacchè nessuno

potrebbe più misurarlo né significarlo

né localmente né a livello cosmico

generale. La questione del tempo interessa

l’uomo perché riguarda l’uomo. Se scompare

l’uomo scompare anche la questione.

Si, ma il tempo dove va a finire? Nelle singolarità,

nei buchi neri - come ipotizzano alcuni

fisici? - Oppure torna alla sua origine,

a Colui cioè che è la matrice di tutte le cose,

all’Eterno, il cui significato, è bene qui ricordarlo,

è “Colui che ha in sé tutto il tempo”.

Visita il nostro sito

www.campodefiori.biz


Campo de’ fiori

L’Angolo del Piacere

La cultura e la storia del Sigaro

23

Anche oggi il signor

Fabio ci

permetterà di

proseguire, grazie

alla sua

esperienza ed alle sue conoscenze,

il nostro viaggio

Fabio Ventura nell’affascinante mondo

del sigaro, portandoci all’interno

delle manifatture. Terminata l’operazione

del raccolto, tutte le foglie vengono

trasportate nelle case del tabacco (tipica

casa fatta di canne e paglia), dove, infilate

a due a due e appese su delle rastrelliere

che mano a mano si alzano progressivamente

verso la parte superiore della casa

del tabacco, vengono mantenute ad una

costante ventilazione, luce e a variazioni naturali

di temperatura ed umidità (per la durata

di 25 giorni).

Completato l’affinamento delle foglie, i contadini

vendono il tabacco alla Empresa de

Acopio y Beneficio del Tabaco. Le foglie

ormai secche sono legate a mazzi chiamati

gavillas, e collocate in pile coperte da tele,

segue un processo naturale di fermentazione,

essenziale per eliminare le sostanze

ammoniacali e ridurre l’acidità, il catrame e

la nicotina (circa 30 giorni).

Le foglie vengono classificate in foglie di rivestimento

per la capa, inumidite ed essiccate

per una maggiore manipolazione, e

suddivise in più di cinquanta categorie distinte,

per assicurare che solo le migliori avvolgeranno

un HABANO. Quelle impiegate

per il ripieno, tripa e capote, si raggruppano

in tre categorie principali, ligero, raccolte

dalla parte superiore della pianta, che

hanno maggior forza, seco, raccolte dal

centro della pianta, hanno un buon aroma

ed una media forza e volado, raccolte nella

parte inferiore della pianta, di minor forza.

Selezionate, tutte le foglie vengono imballate

nella juta e lasciate invecchiare, come

il migliore dei vini.

Le foglie da fascia subiranno una sola fermentazione

in quanto più fini e delicate,

mentre le foglie da ripieno saranno prima

scostolate (despalillo), operazione che toglie

la venatura centrale della foglia, e poi

sottoposte ad una seconda fermentazione.

Le pile sono alte ed il tempo di fermentazione

è più lungo, la temperatura di fermentazione

deve essere controllata con

attenzione e quando risulterà troppo alta,

bisognerà riordinare le pile in modo che i

mazzi che si trovano sotto arrivino in superficie

e viceversa.

Tutto il fogliame viene confezionato in pacchi

chiamati tercio, fatti di juta e corteccia

di palma reale, su di essi si applica un etichetta

che riporta informazioni sulla misura

della foglia, sull’anno di raccolta e la data di

imballaggio. Il tempo ha realizzato il suo

compito e la foglia è ormai pronta per essere

lavorata per confezionare HABANO.

Gli Habanos, costruiti interamente a mano,

con tripa formata da foglie intere (tripa

larga), ma ne esistono anche di fatti a mano

con tripa corta, ossia con spezzature di foglie

nel ripieno, e tipi meccanizzati (importante

conoscere le differenze produttive per

definirne le qualità).

Per i prodotti nobili, costruiti a mano, il

compito primario spetta al LIGADOR, colui

che crea la ricetta necessaria per dare vita

ad un sigaro, rispettando tradizione ed

aromi caratteristici di quel determinato marchio.

Egli consegna ai TORCEDOS le quantità

e le qualità esatte per il

confezionamento di un marchio e formato

specifico. Sul loro banco di lavoro è presente

una tavoletta di legno, due taglierine,

una ghigliottina, una bottiglia di colla vegetale

naturale senza sapore e colore, il cepo

(per verificare la larghezza del sigaro) e,

cosa più importante, l’abilità delle loro mani.

Per iniziare il TORCEDOS pone davanti a se,

due o tre mezze foglie per la sottofascia o

capote, raggruppa sapientemente le foglie

per il ripieno e le piega a fisarmonica, mettendo

al centro il ligero che conferirà al sigaro

forza e linearità nella combustione,

crea poi il cilindro, arrotolando la tripa nel

capote e mettendolo in compressione in

uno stampo per dare al sigaro la forma desiderata.

Dopo circa trenta minuti ai cilindri

viene applicata la foglia da fascia, fase

molto delicata che determina la raffinatezza

estetica del sigaro. Un buon TORCEDOS in

un giorno, può preparare tra i 60 e i 150 sigari,

a seconda della misura e della complessità

della forma.

Molteplici sono i controlli di qualità, tra cui

la prova peso, la prova campione, la prova

tiraggio, da specifico macchinario ed infine

la prova degustativa, effettuata da degustatori

professionisti.

Prima di collocare i sigari nelle scatole è necessario

farli riposare in armadi di cedro, più

tempo restano in questo luogo, migliore

sarà il risultato. Prima dell’inscatolamento i

prodotti vengono suddivisi per colorazione,

in quanto in ogni scatola dovrà esser presente

una sola tonalità di colore. Successiva

operazione è l’applicazione dell’anilla, di ciò

se ne occupa una donna, che ha il nome di

ANILLADORA.

Cuba fu la prima nazione ad introdurre la

classica scatola di sigari, le originali decorazioni

sono tutte collocate a mano e prima di

chiudere la scatola c’è sempre un controllo

da parte del REVISOR. Ogni scatola deve

essere provvista del sigillo di garanzia della

Repubblica Cubana, del sigillo degli importatori

locali e del sigillo di Denominazione

d’Origine Controllata. Sul fondo della scatola

deve essere stampata a caldo la sigla

HECHO EN CUBA e TOTALMENTE A MANO

(per i sigari a tripa larga fatti a mano), inoltre

deve essere presente una sigla che ne

identifica la fabbrica, il mese e l’anno di produzione.

Una delle caratteristiche degli HA-

BANO, è quella di avere una vastissima

gamma di scelte tra le 33 marche con più

di 240 formati differenti. DIFFIDATE DALLE

IMITAZIONI!!!

L’argomento del prossimo incontro tratterà

dei sigari caraibici extra CUBA.

“L AMORE E’ COME UN SIGARO:

SE SI SPEGNE, LO PUOI

RIACCENDERE, MA NON HA PIU’

LO STESSO SAPORE”

Il fumo nuoce gravemente alla

salute, i minori non devono fumare.

AVVISO IMPORTANTE

APERTURA DEL

CIGAR CLUB

BACCO&TABACCO

CREATO PER UNIRE APPASSIONATI

ED AMICI DEL LENTO FUMO E DEI DI

STILLATI D’ECCELLENZA.

PER INFO:RIVOLGERSI ALLA TABAC

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EMAIL:fabioventura@libero.it


24

Campo de’ fiori

Come eravamo

Mario “Gallina” - Mario Corteselli

di Alessandro

Soli

Mi trovo un po’

in difficoltà

nel parlare di

questo nostro

concittadino

Mario Corteselli, che

ci ha lasciato poco tempo

fa, perchè oltre ai sentimenti

di puro campanilismo,

ci legava una

profonda amicizia. E’ stato per anni l’araldo

del Carnevale civitonico, lo ricordo in piazza

Matteotti negli anni ‘60 aprire appunto il

carnevale, con tanto di pergamena e vestito

per l’occasione, annunciare ai civitonici quel

periodo di feste e bagordi, che da sempre

hanno caratterizzato la nostra cittadina.

Personaggio poliedrico che spaziava dal carnevale,

all’azione cattolica, colonna dell’UNITALSI,

per quarant’anni ha

accompagnato i malati a Loreto con il treno

bianco, poeta, scrittore e ricercatore nella

città che lo ha accolto nella seconda parte

della sua vita: Tarquinia. I ricordi sono tanti,

a cominciare dalla sua partecipazione a

Campanile sera fine anni ’50, (programma

ideato da Enzo Tortora che si svolgeva sulle

piazze d’Italia), quando appunto in piazza

Matteotti, Mario imitò con movenze impeccabili

una “gallina”, forse il suo soprannome

venne coniato in quella occasione. Io ero

piccolo, ma ricordo benissimo quella serata

con i civitonici protagonisti del programma,

oltre a Mario c’era Magario Nesta con i suoi

giochi di equilibrismo. Quella sera un altro

civitonico si mise in luce, quel Gianfranco

Pistola che vinse nella rubrica

“L’oggetto misterioso”, rispondendo

esattamente al presentatore

Silvio Noto. Ma

torniamo a Mario, dipendente

dell’Ufficio delle imposte ,

venne trasferito a Tarquinia,

dove si ambientò subito, grazie

al suo carattere, gioviale e un

po’ burlone, che lo ha contraddistinto

per tutta la sua vita.

Tornava spesso a Civita a trovare i suoi parenti,

a ritrovare le sue radici, ma soprattutto

ritornava a Carnevale, quando,

qualche volta, tornava a mascherarsi e si

mischiava tra i gruppi, con la speranza di

rinverdire gli antichi fasti di questa manifestazione.

Come dicevo sopra, Tarquinia divenne

la sua seconda Civita, e nel 1993

Civita Castellana - anni ‘50. I ragazzi dell’Azione Cattolica.

Da sx: Libero Cicconi, Mario Corteselli, Alberico Tomei,

Domenico Ruggeri.

pubblicò con Antonio Pardi, sotto l’egida del

comune stesso, “Memorie istoriche della

città di Corneto” e “ I personaggi delle memorie

istoriche della città di Corneto”.

Quando andavo a Tarquinia, almeno una

volta a settimana, lo vedevo costantemente,

perché abitava nel palazzo accanto

a mia figlia, allora era uno scambiarsi di ricordi

e buone nuove, gli consegnavo la

copia del “Campo de Fiori” (che lo rendeva

felice perché ritrovava la sua Civita, specialmente

nelle vecchie foto), sempre preciso,

forbito nel parlare, con in testa

l’aggraziata coppola, e al braccio l’immancabile

borsello anni ’60.

Fin da giovane in Mario, ho visto sempre la

figura di un celebre personaggio televisivo,

quel Gianluigi Mariannini campione di Lascia

o raddoppia, esperto di moda e di bon ton:

stessa barba, stessi modi, stessa saccenza.

La sua scomparsa pochi mesi fa, ha lasciato

in me un senso di scoramento, ed ogni volta

che tornerò a Tarquinia, passando in quell’androne,

udendo dei passi, non potrò far

a meno di voltarmi, e magari rivederlo come

in un miraggio, mentre recita le filastrocche

del suo “Anghingò”.


Campo de’ fiori

25

Il Grand Tour:

antiche esperienze di giovani rampolli

di Fabiana

Poleggi

finalmente

la

bella stagione

e con

E’arrivata

essa la voglia

di partire in vacanza,

ma i nostri tour come li conosciamo

noi, quelli che ci

propongono le agenzie di

viaggi, hanno un’origine

antica e precisamente ci giungono dal Gran

Tour il “ grande giro” che prese piede nell’aristocrazia

inglese del XXVII° secolo.

Quando i ragazzi di buona famiglia raggiungevano

l’età giusta (intorno ai venti anni),

era d’obbligo che completassero la loro

istruzione con un viaggio che li portasse a

conoscere la politica, la cultura, l’arte e le

antichità dei paesi europei, dove potevano

anche liberasi del loro comportamento grossolano

imparando la raffinatezza e il savoirfaire.

Il Tour non durava meno di due anni,

così i giovani rampolli facoltosi si organizzavano

portandosi dietro un precettore, alcuni

domestici e naturalmente una scorta armata

per difendersi dai numerosi assalti dei

predoni che avrebbero potuto incontrare

lungo la strada, poi il bagaglio comprendeva

oltre i vestiti e gli effetti personali anche generi

alimentari, letti e tende da campo per

sopperire all’eventuale mancanza di alberghi.

Il Tour toccava naturalmente la Francia che

rappresentava all’epoca il vertice dello stile

e della sofisticazione, qui i giovani inglesi

imparavano i comportamenti raffinati che li

avrebbero distinti poi nei salotti della Gran

Bretagna. A Parigi sotto l’occhio attento dei

tutori, aiutati dai valletti, il primo passo im-

Johann Wolfgang Von Goethe - 1775

portante dei giovani inglesi era quello

di rifornirsi di un nuovo guardaroba

completamente francese, così rimessi

a nuovo erano pronti per essere introdotti

nell’alta società francese. Dopo

Parigi, le altre città della Francia inserite

nel tour erano Digione, Lione e

Marsiglia. Subito dopo si passava in

Italia con la visita dei suoi tanti monumenti,

Firenze, Venezia e ovviamente

Roma antica che divenne la

meta più popolare da visitare. Durante

il viaggio i giovani acquistavano,

secondo le loro possibilità, numerose

opere d’arte e di antiquariato, compravano

quadri di paesaggi da riportare

in patria, un po’ come facciamo

oggi con le cartoline, i più facoltosi si

facevano ritrarre da uno dei pittori più

in vista al momento con alle spalle

una qualche bella veduta italiana, a ricordo

del viaggio come noi facciamo

oggi con le foto. Passavano il tempo

studiando e facendo acquisti, gli studenti

d’arte imparavano dalle nostre

architetture, gli stili e gli antichi modelli

dei grandi artisti italiani. Tra le

altre città da visitare c’erano anche

Pompei ed Ercolano che erano state

recentemente riscoperte. Anche la Grecia e

le sue antichità era una delle mete più ambite

del Gran Tour.

E’ inutile dire che durante questi viaggi i ragazzi

facevano anche altri tipi di esperienze,

diciamo pure che la loro conoscenza amorosa

e sessuale veniva inclusa nelle tante

esperienze da riportare in patria e che andava

ad arricchire il loro curriculum quando

in seguito avrebbero dovuto scegliere una

sposa, l’aver avuto altre esperienza infatti

costituiva una garanzia di successo in

campo sessuale.

L’espressione Grand Tour, sembra aver fatto

la sua comparsa sulla guida “The Voyage of

Italy” di Richard Lassels, edita nel 1670, ed

i tanti libri che parlarono di questi affascinanti

viaggi come “Coryat’s Crudities” il

grande successo di Thomas Coryat, scatenarono

una vera e propria mania per questo

viaggio. Durante il XIX secolo, la maggior

parte dei giovani istruiti fecero il Grand Tour.

Più tardi, divenne alla moda anche per le

donne giovani, un viaggio in Italia con la

zia nubile in qualità di chaperon faceva

parte della formazione della signora d’alto

ceto. Al Grand Tour, specie verso l’Italia,

non erano estranei i giovani degli altri paesi

europei, come la Germania e la Francia.

Anche Johann Wolfgang von Goethe effettuò

il suo Grand Tour in Italia

dal 1786 al 1788 di cui scrisse nel suo famoso

diario di viaggio: “Viaggio in Italia”

Preparazione del Grand Tour” dell’artista tedesco

Emil Brack 1860-1905.

passando anche per Civita Castellana prima

di giungere a Roma e descrivendola così:

“Appena passato il ponte, ci si trova su un

suolo vulcanico, che può essere sia di vera

lava sia di minerale più antico, trasformato

per calcinazione e fusione. Si sale lungo le

pendici di un monte che si direbbe di lava

grigia; vi si trovano parecchi cristalli bianchi

granatiformi. La strada che dal termine

della salita conduce a Civita Castellana è

della medesima pietra, resa ben liscia dal

passaggio delle ruote; la città è costruita su

tufo vulcanico, nel quale m’è parso di ravvisare

cenere, pomice e frammenti di lava.

Bellissima la vista del castello: il monte Soratte

una massa calcarea che probabilmente

fà parte della catena appenninica, si

erge solitario e pittoresco, le zone vulcaniche

sono molto più basse degli Appennini e

solo i corsi d’acqua, scorrendo impetuosi, le

hanno incise creando rilievi e dirupi in forme

stupendamente plastiche, roccioni a precipizio

e un paesaggio tutto discontinuità e

fratture. Dunque, domani sera a Roma! Non

riesco ancora a crederci e se questo mio

voto sarà appagato, che cosa potrei desiderare

ancora? Null’ altro, penso, che approdare

felicemente a casa con la mia barca

piena di faggiani e ritrovarvi tutti i miei

amici sani, lieti e ben disposti.”

Una descrizione sublime e romantica che attraverso

il tempo ci ha riportato le emozioni

di un antico viaggiatore del Grand Tour.


26

Campo de’ fiori

Associazione Artistica Ivna

L’OPERA D’ARTE DI

OMERO AMMANNATO

della Prof. ssa

Maria Cristina

Bigarelli

alla “Scuola” di suoi amici muratori, dall’Accademia

alla Fonderia, la stessa dove fa

fondere una scultura per il cimitero dopo la

morte del fratello Piero. Interessante l’affermazione

“filosofica”, che per Omero Ammannato

è al pari di una norma di vita, del

rapporto tra arte visiva e musica grazie al

quale si possono raggiungere le Dimensioni

e l’Armonia, che legano i volumi e le linee

costituenti l’Opera, come fosse uno spartito.

L’Armonia deve essere tale, da provocare

emozione all’osservatore, come la

buona musica la provoca nell’ascoltatore, ci

istruisce il Maestro d’Arte. Numerose sono

le opere di diverse espressioni che possiamo

ammirare e davanti alle quali possiamo

emozionarci. Uno degli esempi

eccelsi dei suoi splendidi lavori è l’Altare situato

nella cattedrale di Ischia di Castro. Si

tratta della sua prima e ultima opera, cosi

grande, in pietra di Travertino, scolpito interamente

a mano, senza l’utilizzo di mar-

Omero Ammannato

intraprende

la

sua formazione

e il suo

percorso come esperienza

personale già nella scuola

dell’obbligo che per lui,

come per molti, in quel

periodo consisteva nella

scuola d’arte ceramica,

parificata alla terza media. Frequenta il

Liceo Artistico, nel quale ha studiato anche

suo fratello Piero. Deciderà successivamente

di trasferirsi all’Istituto d’Arte di Civita

Castellana, evitando il viaggio

quotidiano verso la Capitale. Consegue il Diploma,

si iscrive all’Accademia di Belle Arti

di Roma. Sicuramente alla sua formazione

hanno contribuito periodi di lavoro presso

una fabbrica di piastrelle decorate a mano,

sita a Prima Porta in provincia di Roma ed

anche le sue attività lavorative presso gli

studi di artisti, quali Meli Salvatore, ceramista

e scultore, che aveva lo studio sulla

via Appia presso Brooks Mel, anch’egli ceramista

e scultore il cui studio d’Arte era

ubicato a Via Margutta. Si impegna a produrre

e a creare nello studio di ceramica di

Paolelli di Roma per conto terzi , diretto

dall’esperto ceramista “Leonida”. La formazione

ha avuto ulteriore sviluppo nel seguire

suo fratello Piero, il quale si dedica

per tutta la vita all’Arte pittorica, raggiungendo

notevoli traguardi. In questi ambiti si

specializza e approfondisce la tecnica del

marmo, del bronzo, del cemento armato

(dato il costo notevole della fusione), della

formatura in gesso, spaziando dall’Istituto

telli o scalpelli pneumatici.

Gli stessi scalpelli sono costruiti

in loco, nella fucina

di un fabbro locale, che gli

ha dato la rigorosa e fondamentale

assistenza tecnica.

L’Altare è scolpito su

un monoblocco del peso di

13,50 tonnellate provenienti

dalla locale cava di

travertino. Il bozzetto in

gesso viene presentato

alla Curia Vescovile di Montefiascone,

da cui dipende

l’ Arcipretura di Ischia di

Castro e successivamente

alla soddisfazione espressa

per tale proposta scultorea, il monoblocco

viene collocato nel Duomo e lì scolpito. L’incarico

di eseguire il lavoro viene dato da

S.E. mons. LUIGI BOCCADORO all’epoca

Vescovo di Montefiascone ed il promotore

di quest’ opera è l’Arciprete di Ischia di Castro,

Don Antonio Papacchini che segue

con cura la realizzazione dell’Opera per tutti

i sei mesi impiegati da Ammannato fino

alla conclusione della stessa nel giugno del

1963. L’Altare rappresenta la Redenzione

dell’umanità dal peccato originale. Il titolo

“ la Redenzione”, infatti, vede al centro la

crocefissione con ai lati Mosè che presenta

le tavole della legge verso cui tende l’umanità,

incarnata da Adamo ed Eva, dall’altra

parte la Madonna che supportata dalla

Chiesa aiuta la stessa ad avvicinarsi alla

salvezza. “La Redenzione” di Ammannato

è ancora oggi inevitabilmente contemporanea,

sia nella fattura,che nel suo profondo

significato umano e spirituale.


Campo de’ fiori 27

di Catello

Masullo

Levanto, mese di settembre: nel parcheggio

dell’ ospedale, Giulia, una giovane

donna, attraversa sovrappensiero

e viene lievemente investita dall’auto condotta

dall’80enne Ettore, il quale si offre subito di soccorrerla,

e, dopo il rifiuto, almeno di accompagnarla. Giulia accetta

un passaggio alla stazione ferroviaria, dove scopre,

però, che i treni della giornata sono sospesi e che è costretta

a restare sino al giorno dopo. D’altra parte sarebbe comunque

dovuta tornare per ritirare un referto molto importante,

per dirimere i dubbi dei medici sui suoi sintomi, che potrebbero essere la desiderata

gravidanza, oppure una tragica menopausa precoce. Anche Ettore

aspetta dei risultati di analisi cliniche determinanti per la sua salute. Spontaneamente

i due si ritrovano a trascorrere assieme la giornata, e l’attesa...…

Opera prima di Fabiana Sargentini. Che si era distinta come pluripremiata

documentarista. Dopo la laurea in Lettere (Storia e Critica del Cinema) con

una tesi su Robert Altman, inizia a lavorare come assistente e aiuto regia nel

cinema e nella pubblicità. Dal 1994 inizia a girare vari cortometraggi e documentari

sia musicali che d’arte. Nel 1998 partecipa al Sacher Festival di Nanni

Moretti con il cortometraggio in Super8 “Se perdo te”, racconto tragicomico e

autobiografico della fine di una storia d’amore. Da allora ha realizzato altri

cortometraggi e documentari musicali e d’arte per canali satellitari. Il documentario

“Sono incinta” (presentato per la prima volta al Torino Film Festival

2003), ha vinto il Bellaria Film Festival 2004 ed è stato mandato in onda in

DOC3 (RaiTre). Il successivo “Di madre in figlia” (presentato al Torino Film

Festival e al Festival dei Popoli 2004) ha vinto nel 2005 Sguardi Altrove Festival

di Cinema Femminile a Milano e il Bellaria Film Festival. Proprio al festival di

Bellaria, nel 2004, fa l’incontro che ha dato origine a questo suo film d’esordio.

Con Morando Morandini , il celeberrimo critico cinematografico, che di quella

edizione era direttore. Morandini ebbe una bella impressione del modo di fare

cinema della vincitrice del festival e diede luogo con la stessa una fitta corrispondenza

epistolare. Fino a proporre alla Sargentini di scrivere assieme un

film. Dopo pochi giorni di riflessioni, la giovane regista concluse che non poteva

che raccontare la storia del loro incontro. Di una giovane donna con un

uomo maturo. Mandò a Morandini una mezza pagina. Morandini aggiunse

qualcosa e gliela rispedì. E così via è cresciuto questo film. Con la complicità

di una scrittura a sei mani, essendosi aggiunto alla regista ed al grande critico

anche Carlo Pizzati. Per una gestazione piuttosto lunga, circa 6 anni per la

scrittura. Un film riuscito. Con atmosfere intimiste. Doppiamente crepuscolari.

Il protagonista maschile per età. La protagonista femminile per l’incombente

menopausa precoce. Tutto giocato nello strepitoso duetto di due grandi interpreti.

L’inossidabile e vitale Giulio Brogi e la deliziosa e sempre più brava

Donatella Finocchiaro. Qualche piccola sbavatura nei passaggi logici (come

ad esempio lei che ha il costume sotto il vestito e se lo porta per tutto il giorno

dopo aver fatto il bagno a mare e lui che lascia che sia lei a pagare la spesa

al supermercato) è ampiamente perdonata dalla cura pregevole della messa

in scena. Dalle inquadrature talentuose dei primi piani ravvicinatissimi, ai dettagli

di sole calzature nel lungo incipit. E dalla pregevole scansione del film,

realizzato mediante bellissimi acquarelli che si materializzano sullo schermo,

ad anticipare la scena, quasi uno story board nel tempo reale della proiezione,

che esprime al meglio la magia e la poeticità della sospensione temporale di

questa giornata settembrina. Il film, nonostante abbia ben figurato al recente

festival di Pesaro, non ha ancora trovato una distribuzione italiana, e rischia

di andare ad ingrossare il novero dei film italiani invisibili. Un vero peccato.

Curiosità: i notevoli acquarelli sono realizzati da Luca Padroni, compagno

nella vita di Fabiana Sargentini, padre del loro ragazzino, che ha sorpreso,

messo in apprensione ed infine inorridito Nanni Moretti, quando ha rischiato

di sfiorare lo schermo del suo Sacher, mentre lo stesso intervistava la regista

sul palco, dopo la prima romana alla nota manifestazione di opere prime italiane

“Bimbi Belli”. L’intervento risolutivo del padre pittore, che ha portato via

il recalcitrante bimbo, ha impedito il materializzarsi di una incipiente “sindrome

di Erode…” che stava per scatenarsi nel noto regista, operatore culturale e

mecenate romano…

Non lo so ancora

TITOLO: NON LO SO ANCORA

REGIA: Fabiana Sargentini

INTERPRETI PRINCIPALI:

Giulio Brogi - Donatella Finocchiaro - Orietta Notari

Alessandra Frabetti - Pierluigi Pasino

ORIGINE: ITALIA

PRODUZIONE: MARCO LEDDA E GIANLUCA ARCOPINTO

PER SETTEMBRINI FILMS

DURATA: 80’

SOGGETTO: COMMEDIA AGRODOLCE E CREPUSCOLARE

FRASI DAL CINEMA: “Non si preoccupi, signora, la vita è

troppo breve per viverla di paure!

Grazie per la sensibilità!”. (il medico, fuori campo, e Donatella

Finocchiaro).

“Quanti anni ha?

Non ne ho più. Li ho finiti!”. (Donatella Finocchiaro e Giulio

Brogi).

“Non c’ero mai. Tutto accadeva in mia assenza.

Lei era uno di quei padri trasparenti in technicolor!”. (Giulio

Brogi e Donatella Finocchiaro).

“Non so chiedere aiuto. È che ho sempre paura che se

chiedo aiuto a qualcuno, qualcuno che amo, magari l’aiuto

te lo da . ma poi se ne va. Come ha fatto mio padre quando

ero piccola!”. (Donatella Finocchiaro a Giulio Brogi).

“Dicono che le lacrime delle donne siano segno di fragilità.

Io dico che sono un segno di forza.

E allora io sono fortissima!”. (Giulio Brogi e Donatella Finocchiaro).

“L’heure entre le chien et le loup.

Che significa?

I francesi chiamano così il momento del tramonto : l’ora tra

il cane ed il lupo!”. (Giulio Brogi e Donatella Finocchiaro).(è

l’equivalente italiano di “tra il lusco ed il brusco”, dal latino

“luscus”, che è guercio, cieco + brusco nel senso di oscuro.

La versione francese, peraltro già presente nel tardo latino,

si riferisce ad una condizione di luminosità incerta in cui è

difficile distinguere un cane da un lupo, ndr.)

VALUTAZIONE SINTETICA (in decimi) 7

Leggenda:

CAPOLAVORO ****quattro stelle: equivalente in decimi: 10

DA NON PERDERE ***tre stelle : equivalente in decimi: 8

DISCRETO ** due stelle : equivalente in decimi: 6

DA EVITARE *una stella: equivalente in decimi: insufficiente:

meno di 6


NIENTE GUERRA PER

28

Campo de’ fiori

Se il conflitto no

Nessun appassionato

di ciclismo

d’una

certa età non

avrà pensato,

almeno per una volta nella

sua vita, a quanti successi

di Secondiano avrebbero conseguito

Zeroli

Coppi e Bartali se non ci

fosse stata la seconda

guerra mondiale. L’ esercizio è retorico, lo

so bene, trasuda nostalgia, regala nient’altro

che effimeri trionfi, induce a facili risolini

di supponenza, ma a me è piaciuto tentarlo

e, con buona pace di chi ci riderà su, voglio

provare a spiegarlo a chi avrà la pazienza di

seguire il filo onirico della mia “passionale

razionalità”. Siamo dunque nel 1940 con

Coppi che ha appena conquistato il suo

primo Giro d’ Italia e con Bartali che

schiuma rabbia e medita di andarsi a prendere

la rivincita in terra di Francia. Al Tour

“Ginettaccio” ha sostanzialmente due avversari

che gli contrasteranno il passo: il

francese René Vietto (classe 1914, la stessa

di Bartali) e lo spagnolo Julian Berrendero

(1912) scalatore dalle notevoli capacità e

già vincitore della classifica del Gran Premio

della Montagna nel Tour del ’36. Coppi è ovviamente

assente per via della sua giovanissima

età; per quest’anno gli dovrà

bastare di aver assaporato la gioia della vittoria

nel Giro d’ Italia. Bartali si aggiudica

pertanto il Tour del 1940, superando nell’

ordine proprio il beniamino locale Vietto e

l’ iberico Berrendero. Ma a questo punto

una domanda sorgerà spontanea: chi sono

all’inizio degli anni ’40 i ciclisti più forti in circolazione?

Cercherò di rispondere facendo

innanzitutto un elenco dei ciclisti migliori divisi

per nazionalità. Cominciamo da casa

nostra. In Italia abbiamo: Gino Bartali(14)

Fausto Coppi(19) Fiorenzo Magni (20) Mario

Vicini (13) Ezio Cecchi (13) Giordano Cottur

(14) Vito Ortelli (21) Enrico Mollo (13) Aldo

Ronconi (18) Salvatore Crippa (14) Severino

Canavesi (11) Giovanni Valetti (13) Adolfo

Leoni (17) Alfredo Martini (21) Olimpio Bizzi

(16). Passiamo ora ai francesi: René

Vietto(14) Victor Cosson (15) Jean Robic

(21) Pierre Brambilla (19) Edouard Fachleitner

(21) Guy Lapebie (16) Lucien Teissère

(19). Più numerosi sono i belgi. Abbiamo:

Stan Ockers (20) Romain Maes (13) Sylvère

Maes (09) Lucien Vlaeminck (14) Alberic

Schotte (19) Félicien Vervaecke (07) Achiel

Buysse (18)Désiré Keteleer (20) Gustaaf

Deloor (13) Marcel Kint (14) Georges Claes

(20) Richard Depoorter (15). Pochi gli svizzeri

di un certo livello, se si fa eccezione per

Ferdy Kubler (19); gli altri sono : Leo Am-

Fausto Coppi

berg (12) Hans Knecht (10) e Paul Egli (11).

Si riduce a due la pattuglia d’un certo peso

degli spagnoli. C’è il già citato Julian Berrendero

(12) e Dalmacio Langarica (19). Di

nessuna consistenza la rappresentanza a livello

internazionale di olandesi, tedeschi ,

inglesi e portoghesi. Occorre a questo

punto notare come non siano presenti in

questo elenco avversari storici di Bartali e

Coppi come Hugo Koblet, Louison Bobet e

Rik Van Steenbergen ma la spiegazione è

semplice: essi sono troppo giovani in quel

periodo di tempo, essendo lo svizzero e il

francese del ’25 ed il belga del ’24. Sono ancora

troppo giovani gli spagnoli Ruiz(25) e

Lorono (26), il belga Impanis (25) e lo svizzero

Schar (26). La nostra storia può dunque

riprendere dal 1941, non senza però

prima precisare che dalle mie analisi previsionali

ho inserito soltanto i nomi dei possibili

protagonisti delle sole due grandi corse

a tappe : il Tour de France e il Giro d’Italia.

Sarebbe ancora più impossibile voler ipotizzare

vincitori e piazzati nelle grandi classiche

internazionali, come ad esempio la

Sanremo o la Roubaix. E a questo proposito

c’è da rilevare come le cosiddette “ classiche-monumento”

di oggi non corrispondano

a quelle dell’ epoca di Coppi e Bartali, perché

non si spiegherebbe altrimenti come lo

stesso Fausto non abbia mai partecipato al

Giro delle Fiandre, una sola volta alla Freccia

Vallone (ha vinto nel ’50) e una sola

volta alla Liegi(ritiro per una caduta). Di

fatto in quegli anni rivestivano una grande

importanza le classiche italiane, come il Giro

dell’Appennino, la Tre Valli Varesine, il Giro

del Piemonte, della Toscana e perfino la

Roma- Napoli- Roma che si correva in parte

dietro motori. Sulla Vuelta di Spagna occorre

essere molto chiari. A quei tempi non

valeva nulla ed oltretutto veniva disputata

a singhiozzo. Debuttò nel 1935 e si corse

anche l’anno successivo ma si fermò per

quattro anni in coincidenza con la guerra

civile, riprese nel biennio ’41-’42, ma si

Gino Bartali

fermò ancora nel ’43 e nel ’44 per poi arrivare

al ’48. Non si corse nel ’49 e per altri

quattro anni dal ’51 al ’54. Riprese regolarmente

con cadenza annuale soltanto dal

1955. Ecco perché mi fa rabbia quando

sento dire che soltanto tre atleti( Hynault,

Merckx e Gimondi) hanno vinto le tre grandi

corse a tappe… Ma lasciamo perdere e ritorniamo

piuttosto nel mio stravagante

sogno. Nel 1941 Gino Bartali è letteralmente

scatenato. JACQUES Goddet gli ha

appena detto che lui sarà il più grande della

storia del Tour ed il toscano che cosa fa?

Comincia col vincere il Giro, profittando di

un improvviso calo di forma del suo giovane

rivale Fausto Coppi e della superiorità palesata

sulle grandi montagne nei confronti dei

belgi Sylvère Maes e Félicien Vervaecke. I

due fiamminghi non sono tanto teneri da

domare. Il primo ha già vinto due Tours,

con nove vittorie di tappa e vestendo per

ben 26 giorni la maglia gialla, il secondo,

scalatore puro, si è imposto per due volte

nella classifica del Tour quale miglior scalatore,

imponendosi anche in sei tappe. Al

Tour del ’41 Ginettaccio appare letteralmente

scatenato e domina la classifica finale

vincendo con oltre dieci minuti sul

francese Victor Cosson, un passista già

giunto terzo al Tour del ’38, mentre è ancora

terzo l’inossidabile belga Vervaecke.Il

1941 è dunque ricordato come l’anno in cui

un ciclista, cioè Bartali, sia riuscito a conquistare

per la prima volta nella storia e la

maglia rosa e quella gialla nello stesso

anno. L’ anno successivo un ritrovato Fausto

Coppi, al pieno d’una rivalità con Bartali che

spacca in due la penisola, ormai nella maturità

dei suoi 23 anni, vince il Giro superando

proprio Bartali ed il talentuoso belga

Sylvère Maes che all’età di 33 anni è ancora

in grado di dire la sua in una grande corsa

a tappe. Al tour del ’42 l’armata “italienne”

è inarrestabile. Vince Coppi ancora su Bartali,

mentre al terzo posto troviamo Ezio

Cecchi “lo scopino di Monsummano”, abile


n ci fosse stato

Campo de’ fiori 29

R COPPI E BARTALI

Julian Berrendero

René Vietto

scalatore, già secondo al Giro del ’38 e sempre

ben piazzato nella grande corsa italiana.

Il 1943 non è un buon anno per gli italiani.

Lo svizzero Ferdy Kubler, che ha vestito la

maglia gialla che ha la stessa età di Coppi,

vince il Giro su Giovanni Valetti, già vincitore

dei Giri del ’38 e del ’39 ed in grado di

contrastare, soprattutto in salita, il forte

corridore elvetico. Al terzo posto si affaccia

sulla ribalta internazionale Fiorenzo Magni,

discesista provetto, buon passista e discreto

cronomen. Il Tour ’43 torna dopo qualche

anno a parlare francese perché René Vietto,

tenace scalatore-passista che ha già vinto

otto tappe al Tour e che ha vestito la maglia

gialla per ben otto giorni nel 1939, riesce a

frenare le ambizioni di Bartali, comunque

indomito fino a Parigi, mentre al terzo posto

troviamo uno sgraziato scalatore, appena

ventiduenne che si chiama Jean Robic.

L’anno successivo segna la consacrazione di

Fiorenzo Magni che supera all’ultimo tuffo

il sorprendente svizzero Hans Knecht, vincitore

sei anni prima d’un campionato mondiale

dilettanti su strada, ottimo passista e

buon sprinter. Un belga, Stan Ockers si

piazza al terzo posto dopo aver vinto tre

tappe. Nella “Grande Boucle” Fausto Coppi

non ha rivali e sia Kubler che Schotte giungono

a distanze siderali dall’ormai consacrato

“Campionissimo”. Il 1945 certifica la

indiscussa caratura internazionale dei nostri

campioni. Il Giro lo vince Coppi su Bartali

e Magni, mentre il Tour e appannaggio

Félicien Vervaecke

d’un Bartali dominatore assoluto della montagna

ed in grado di mettere tra se e Kubler,

ancora secondo un ampio margine di minuti.

Sulla parte bassa del podio di Parigi si

posiziona il belga Ockers, mai domo anche

se poco competitivo sulle grandi salite. Il

Giro del ’46 non è un sogno giacché Bartali

ha realmente superato Coppi, mentre le

braccia di Morfeo mi riprendono per qualche

istante con il Tour vinto da un Coppi desideroso

di rivalsa, sul belga Schotte ed il redivivo

francese René Vietto, ormai al

classico canto del cigno. E a proposito di

Vietto, ricorderete come il transalpino sia

nato lo stesso anno di Gino Bartali, ma a

marcare la differenza tra i due c’è da rilevare

che Vietto si ritirò appena passata la

guerra mentre Bartali iniziò proprio dal

primo dopoguerra la sua titanica battaglia

con Coppi. Nel ’46 il toscano aveva infatti

già 32 anni, guarda caso la stessa età di

Eddy Merckx e di Bernard Hynault, quando

i due campioni decisero di attaccare la biciletta

al classico chiodo…La grandezza di

Bartali è davvero incommensurabile e nella

sua leggendaria ed interminabile sfida con

Coppi certamente il peso dell’età ha giocato

negativamente solo per lui. Comunque ora

che siamo arrivati al termine di questa “carrellata

onirica” io credo che di una cosa si

possa essere certissimi e che cioè, senza la

guerra, Bartali e Coppi avrebbero profittato

d’un quinquennio senza grandissimi avversari

sul proscenio internazionale. Non sarebbero

certamente stati i vari Vietto, i

Robic, gli Ockers, i Maes, i Kubler ad impedire

ai due nostri fuoriclasse di fare incetta

di Giri e di Tours e magari anche di cogliere

affermazioni in certe classiche belghe e

francesi e (soltanto per Coppi) di aggiungere

altri titoli mondiali di inseguimento su

pista. Ma sarebbe viceversa da superficiali

non considerare che se la guerra non ci

fosse stata davvero difficilmente Bartali

avrebbe potuto vincere il Tour anche nel ’48

dieci anni dopo la sua prima affermazione

nella “Grande Boucle” e anche Coppi probabilmente

non avrebbe vinto il Giro del ’53,

tredici anni dopo il suo esordio vittorioso del

1940. Ipotesi sicuramente, giacché senza il

grande conflitto mondiale le carriere dei due

assi italiani non sarebbero potute durare,

come sono invece durate nella realtà, ben

venti anni. Ma è fantastico poter pensare

che Fausto Coppi avrebbe potuto vincere 7

Giri d’Italia e 5 Tours de France e Gino Bartali

4 Giri e 5 Tours…Tra i due si inserirebbero

in una ipotetica classifica senza tempo

Eddy Merckx con 5 Giri e 5 Tours e Bernard

Hynault con 3 Giri e 5 Tours. Dalla voce mitica

di Mario Ferretti sarebbe davvero incredibile

poter udire (con il cognome detto

prima del nome, come ascoltavo alla radio

da bambino) questo ordine d’arrivo : 1°

Coppi Fausto 2° Merckx Eddy 3° Bartali

Gino 4° Hynault Bernard… Nel sogno si ha,

talvolta, la possibilità di evocare tante belle

e commoventi verità.


30 Campo de’ fiori

LA STORIA DELLA ROMA -

CIVITA CASTELLANA - VITERBO

Civita Castellana. Anni ‘40. La tramvia passava per via V. Ferretti. In questa cartolina originale dell’archivio del Sig. Roberto Felicetti, si vede bene

il vecchio Ospedale Andosilla sulla sinistra, ed un piccolo, ma ben curato, giardino nell’edificio di fronte, oggi attuale sede delle scuole elementari.

di Francesca

Pelinga

... continua dal numero 104

Nel 1928 la

S.R.F.N. presentò

il progetto

definitivo

per l’adozione

delle scartamento ordinario

sull’intera linea e nel

1930 ci fu l’autorizzazione

per l’esecuzione dei lavori di allargamento

della sede stradale. Con l’entrata dell’Italia

in guerra, vennero emanate le norme da rispettare

in caso di allarme aereo e impartite

disposizioni in merito alla riduzione dell’illuminazione

sui treni e nelle stazioni.

Generi alimentari e abbigliamento furono

razionati e fu quindi abolita la distribuzione

di divise al personale che si ridussero al solo

berretto, ci fu il divieto di allontanarsi dal

posto di lavoro in caso di incursione aerea

e i treni in arrivo a Viterbo si dovevano fermare

a Bagnaia, ritenuta più sicura.

Venne poi disposta la militarizzazione di

tutto il personale della ferrovia ad eccezione

delle donne e dei minori di 17 anni: lo stato

di militarizzazione era quello di indossare un

bracciale azzurro.

Il servizio era comunque assicurato, ma nel

1944, data la scarzezza dei carburati, le

corse furono ridotte a solo tre giorni la settimana.

Ai soldati tedeschi, su alcuni treni,

venivano riservati otto posti in prima classe

e quattordici in classe terza.

A causa dei bombardamenti aerei nel 1944

e delle distruzioni effettuate dalle truppe tedesche,

la linea ferroviaria subì notevoli

danni: i fabbricati di Civita e l’officina di Catalano

furono distrutti.

Nel 1946 fu dato l’avvio alla loro ricostruzione.

Nel 1953 fu inaugurata la nuova stazione

di Viterbo poiché nel 1944 i ripetuti

bombardamenti aerei avevano raso al suolo

il fabbricato, erano stati feriti cinque agenti

e la signora della biglietteria era stata colpita

a morte sul posto di lavoro.

La ferrovia ha compiuto un secolo di vita e,

nonostante tutti gli interventi di ammodernamento,

dimostra abbastanza gli anni che

ha.

Molti di noi, me compresa, hanno dei ricordi

bellissimi legati al tempo della scuola

quando, per andarvi, prendevamo il treno.

Purtroppo, poi, lo sviluppo dell’automobile

ha relegato il servizio ferroviario a funzioni

secondarie condannandolo ad un lento declino.


Campo de’ fiori 31

PER UNA STORIA DI PIAZZA

DI SAN CLEMENTE: 19 APRILE 1949.

del Prof. Architetto Enea Cisbani

... continua dal numero 103

Nel 1957 l’amministrazione comunale

guidata dal Sindaco e

Senatore Enrico MINIO, dà

l’avvio ad una serie di importanti

opere pubbliche – illuminazione

stradale, rifacimento delle principali

arterie cittadine, fognature, acqua potabile

nelle abitazioni, scuole rurali e scuola media

- che modificheranno totalmente l’immagine

urbanistica della città, tra cui i Bagni Pubblici

in largo Cavour, al piano terra del palazzo

comunale e in piazza di San Clemente,

quest’ultimo demolito verso la fine degli

anni’80.

In quel periodo non tutte le abitazioni del

centro storico disponevano del servizio igienico

e non tutti i locali pubblici allora esistenti

erano dotati del bagno.

Oggi tutte le abitazioni del centro antico dispongono

del locale igienico e come da normativa

vigente tutti i locali commerciali ne

sono provvisti, quale requisito fondamentale

per ottenere il permesso di agibilità e

l’autorizzazione per la vendita al consumo.

Il 18 febbraio 1957 la ditta incaricata dei lavori,

nelle operazioni di scavo del manufatto

- in quanto totalmente interrato e con terrazzo

superiore al livello della piazza a

quota +50 cm. - rinviene un ossario e numerosi

resti scheletrici: praticamente un Cimitero,

legato alla presenza nella piazza,

anche se non più officiata dal 1833, della

chiesa di San Clemente.

Alcuni bambini, per gioco, prendono alcune

ossa e le portano in Cattedrale a Don Gino

CONTI, allora Vicario Parroco, il quale relaziona

immediatamente l’accaduto al Vescovo

Mons. Roberto MASSIMILIANI.

Il giorno seguente, il Vescovo scrive una circostanziata

lettera circa l’accaduto sia alla

Prefettura di Viterbo che alle Belle Arti di

Roma.

E’ anche l’avvio ad una nutrita serie di lettere

tra lo stesso Vescovo e il Senatore

Minio.

Mons. Roberto Massimiliani ed Enrico Minio:

due titaniche e gloriose figure della storia

moderna di Civita Castellana.

Diversi per formazione culturale e politica:

Mons. Massimiliani si forma a Roma nell’importante

Collegio Capranica, successivamente

nell’Università Gregoriana e infine

parroco di San Gregorio e insegnante di Religione

nell’Istituto Industriale “Montani” di

Fermo, mentre Minio, essenzialmente

un’autodidatta, è dapprima operaio e poi attivista

politico negli anni ’30 nelle file del

Partito Comunista d’Italia dopo la scissione

di Livorno del 1921.

Un elemento li accomuna: entrambi gli zii

paterni erano Monsignori.

Mons. Massimiliani aveva una zio Vescovo a

Falerone, mentre Enrico Minio era il nipote

di Mons. Filippo MINIO, Rettore per 25

anni del Seminario Vescovile di Civita Castellana

e poi del Seminario Romano.

Oggi, a livello locale, i rapporti tra potere civile

e religioso sono improntati alla cordialità

e al reciproco rispetto, ma nel 1957 – in

piena guerra fredda – con la città roccaforte

del Partito Comunista Italiano e dominata

dal Sindaco Minio, ogni avvenimento è motivo

di contrasto e aspra lotta politica.

Il Vescovo Massimiliani invia a Minio due lettere:

la prima del 20 febbraio e la seconda

del 4 marzo 1957.

Nella lettera del 4 marzo 1957, leggiamo:

On. Sig. Sindaco di Civita Castellana, rispondo

alla sua del 2 scorso, mandatami a

mano, circa i lavori della piazza San Clemente

per i quali avevo scritto la mia del 20

febbraio: Ella si lagna della mia lettera perché

ho scritto che si sta facendo un cesso a

Civita C., nella piazza di San Clemente,

senza riguardi a sentimenti di pietà e religione

e mi accusa di ingiuria e calunnia: ciò

che io chiami Cesso, ella più sotto Gabinetto,

il che se io comprendo qualcosa del

suo italiano, è l’equivalente; ma senza voler

discutere sulla parola, è certo che ivi si costruisce

un gabinetto di decenza. Nella mia

lettera, più che a parlare a mio nome, io mi

feci eco delle lamentele e proteste della popolazione

del quartiere e del Clero, che vivamente

disapprovano quella iniziativa. E la

pregavo di desistere. Il motivo: perché nello

scavare era stato rinvenuto un cimitero.

Erano state rinvenute molte ossa umane:

tombe e un ossario. Difatti ivi era l’antica

chiesa di San Clemente ed è noto che nelle

chiese o presso di esse, per molti secoli, si

sono seppelliti i morti. Come Lei osa dire

che non vi era cimitero, né tombe, né ossario?Ragazzi

che giocavano con le ossa

umane sono giunti fino alla Cattedrale e il

Parroco venne a notificarmi la cosa. Per

questo mi recai la mattina dopo sul posto.

Ov’è la calunnia? Ov’è l’ingiuria?Fare un gabinetto

di decenza lì, a me e non a me solo,

è sembrato atto che offende sentimenti di

pietà e religione. Ella si lagna che io avrei

preso e conservato verso l’Amministrazione

Comunale una posizione di ostilità, malgrado

quanto si è fatto per il benessere del

paese e il progresso. Quando Ella nell’aprile

1953, il 22 precisamente, in pubblica piazza

si permise di dire che manifestazioni religiose

onorate anche della presenza di un

Cardinale erano manifestazioni politiche, le

disapprovò e giunse a boicottarle, fu quella

una manifestazione di rispetto e deferenza

verso la mia persona? Giacchè mi preme

dire che io non sono qui per me e la mia privata

persona: io sono qui a rappresentare

la Chiesa...

... continua sul prossimo numero

ERRATA CORRIGE

Sul precedente numero di Campo de fiori (104, Giugno 2013), nellarticolo del Prof. Enea Cisbani,

a pagina 31, è stato erroneamente riportato il nome dellartista Viola Cima in luogo di VIOLA

CARABELLI. Ci scusiamo con la protagonista dellequivoco per quanto accaduto e con tutti

i nostri lettori che hanno prontamente segnalato lerrore. Abbiamo immediatamente cercato

di porre rimedio al fatto, pubblicando correttamente sul notro sito www.campodefiori.biz, larticolo

con il cognome corretto.Chiediamo nuovamente venia a tutti.


32

Campo de’ fiori

ABBRONZARE… MANGIANDO…

Si può, grazie alle vitamine antiossidanti che si trovano in frutta e

verdura, ma non solo! Scoprite quali... per avere una abbronzatura facile e duratura!

di Josiane

Marchand

Naturopata

Non c’è solo un

bel cappellino,

una

buona crema

abbronzante

e quant’altro per proteggersi

dal sole e dai …colpi

di sole! Potete abbronzarvi

senza rischi con l’alimentazione,

un certo tipo

di alimentazione, che aiuterà

la vostra pelle a resistere al meglio al

sole cocente e che la preparerà ad acquistare

un colore invidiabile.

E’ ovvio che occorre prediligere i buoni alimenti


Allora, fate il pieno di anti ossidanti! Voi

sapete che i raggi ultravioletti del sole vi

fanno abbronzare attivando la produzione

di melanina, ma nello stesso momento attivano

lo sviluppo dei radicali liberi proprio

all’interno delle cellule della pelle. Da qui,

un invecchiamento accelerato di quest’ultima

e il rischio di cancro della pelle.

Ma se consumate abbastanza vitamine

antiossidanti: A, C e E, la vera arma contro

i danni dei radicali liberi, siete a posto.

Aumentando anche l’apporto di selenio,

altro antiossidante molto efficace e rinforzando

il consumo di beta-carotene e pro-vitamina

A, la vostra pelle resisterà meglio ai

raggi solari e comincerà a colorarsi leggermente

senza danni!

Dove trovare le vitamine pro-sole?

Vitamina C e Beta-carotene in frutta e

verdura fresche dell’estate. Consumatele

preferibilmente crudi o sotto forma di succhi,

per avere un valore vitaminico ottimale.

Le migliori fonti di Vit. C: fragole, peperoni,

crescione, pomodori.

Per il beta-carotene: il mango, albicocche,

melone, carote, pesche gialle, spinaci,

crescione, anguria.

Per la Vitamina A: fegato, uovo (tuorlo)

pesce grasso, burro e formaggi.

Per la Vitamina E: oli vegetali (girasole e

mais) da utilizzare per cucinare e per condire.

Presente anche nelle mandorle e le

nocciole (perfette per l’aperitivo) e le verdure

fresche.

Il Selenio: crostacei, frutti di mare, e i

pesci, ma anche nei funghi, aglio e cipolla

e nei cereali integrali.

Attenzione al finocchio e al sedano: contengono

psoraleni che sensibilizzano la pelle e

favoriscono i colpi di sole!

Dovete pensare anche ad idratare la vostra

pelle dall’interno. Come? Bevendo!

Quando ci si espone regolarmente al sole,

gli acidi grassi della membrana cellulare cutanea

vengono aggrediti e distrutti. La pelle

perde morbidezza e si disidrata. Allora? Bevete,

bevete, fino ad arrivare ad una idratazione

sufficiente dell’organismo. Apportate

all’organismo anche sufficienti corpi

grassi come l’olio vegetale e pesci ricchi in

acidi grassi essenziali alfa-linoleici della famiglia

degli Omega-3.

L’acqua è la migliore bevanda. La più adatta

per reidratare, soprattutto quando fa caldo.

Acqua liscia o gassata, di rubinetto e in bottiglia,

naturale o aromatizzata ma non zuccherata,

da bere ben fresca (ma non

ghiacciata!) Berne almeno 1 litro al

giorno, senza aspettare di avere sete.

Se volete sapere come reintegrare l’acido

alfa-linoleico, sappiate che da 1 a 2 cucchiai

da minestra di olio di noce, di colza o di soia

con una porzione di pesce grasso (salmone,

sardine, tono, maccarello) vi basteranno. Gli

altri oli vegetali, le noci, l’avocado, i germi

di grano possono completare l’apporto così

come le verdure “ a foglie” come spinaci,

crescione, cavoli…

Ricordate però che tabacco e alcool sono i

nemici della buona salute della pelle: la rendono

fragile e spenta. Non dimenticate che

l’alcool porta calorie… Se ne consumerete

troppo, rischiate di non poter più indossare

il vostro costume già nel bel mezzo delle vostre

vacanze! Ricordatevi di aver cura di

voi...sempre


Foto Antoneta


34

Campo de’ fiori

Finnegans Wake

Intervista al gruppo musicale italiano che ama suonare la musica irlandese

L

Whistle, il Bouzouki e l’Armonica a bocca».

Mirko:« Io ho preso lezioni base di chitarra,

anzi colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente

il mio maestro Fabrizio Mancini,

detto “Marietto”, che mi ha fatto innamorare

di questo strumento e del “metal estremo”,

negli ultimi tempi, sono migliorato tecnicamente

e questo grazie al fatto che sono entrato

nel gruppo e per non farmi mancare

nulla, canto!».

Marta frequenta il conservatorio, Gabriele è

diplomato in clarinetto, l’altro Paolo studia

da autodidatta e suona musica Irlandese

con alcune delle band più importanti del

Centro Italia e anche dell’estero.

Da come ho potuto finora capire, il vostro

è un genere molto particolare,

avete molto seguito?

Paolo:« In generale, quando suoniamo,

siamo apprezzati, anche se possiamo dire

che la nostra musica è un po’ di nicchia»,

interviene Jacopo:« Confermo ciò che dice

Paolo, la differenza però la fa l’ambiente in

cui suoni, un conto è girare per i locali, un

altro è partecipare ad eventi importanti

come i Festival di Guidonia, Montelago e

Casperia dove ci sono molti gruppi che arrivano

da tutto il mondo».

Mirko:« Concordo anche io sul genere di

nicchia, non ci sono molti gruppi che fanno

questo genere di musica! Per la nostra

esperienza possiamo però dire che essere

ragazzi, fa sì che la nostra musica venga apa

Via prosegue senza fine

Lungi dall’uscio dal quale parte.

Ora la Via è fuggita avanti,

Devo inseguirla ad ogni costo

Rincorrendola con i piedi alati

Sin all’incrocio con una più larga

Dove si uniscono piste e sentieri.

E poi dove andrò? Nessuno lo sa.

di

Letizia Chilelli

(J.R.R. TOLKIEN, Il Signore degli Anelli)

del collezionista,

la

rubrica che

sono solita curare

sulle pa-

L’angolo

gine di questa rivista, in

questo incontro estivo lascia

merletti e naftalina in

soffitta per vestirsi, di

Verde!

Verde come la meravigliosa Irlanda che ci

viene descritta e “raccontata” dai Finnegans

Wake, un gruppo composto da 6 ragazzi

che suonano musica folk irlandese, tradizionale

e acustica.

Ho scelto di aprire questo nostro appuntamento

con i versi raccontati da Frodo, protagonista

de “Il Signore degli Anelli”, poiché

è proprio questa l’atmosfera che si respira

incontrando Paolo, Jacopo e Mirko, tre dei

sei componenti di questo gruppo così speciale

nel loro genere. La loro può essere

considerata una piccola “Compagnia dell’Anello”soprattutto

per quanto riguarda la

loro amicizia e le atmosfere che evocano

con la loro musica.

Come è nato questo gruppo?

Paolo, il “saggio” del gruppo ci racconta che

tutto nasce 5/6 anni fa da lui, appunto,

chitarrista, da un altro ragazzo,

Francesco (che ora non fa

più parte del gruppo), appassionato

di letteratura Irlandese e da

Jacopo, violinista; il nome del

gruppo, deriva dall’opera più famosa

di Joyce ma evoca anche

una canzone comica irlandese in

cui viene raccontata la storia di un

tizio che ubriaco, durante il suo

turno di lavoro, cade da una impalcatura

di un palazzo, tutti credono

che sia morto, ma lui grazie

ad alcune gocce di whisky che gli

cadono sul viso mentre è deposto

nella bara, si risveglia durante la

veglia per il suo funerale.

Da qualche anno fa parte di questo

gruppo anche Mirko, come elemento di

supporto alla chitarra, che ricorda così il suo

“esordio”:« Ho ascoltato un po’ di canzoni

da Jacopo, il quale mi ha proposto di andare

a vedere le loro prove e di provare a fare

musica e così, quasi senza volerlo, ho iniziato

questo cammino!». Recentemente alla

“Compagnia” si sono uniti un altro Paolo

che suona il Bodhran e il Cajon, Marta che

suona il contrabbasso e Gabriele che suona

il flauto traverso Irlandese e il Tin Whistle.

Dove reperite testi e musiche?

«Le musiche ed i testi sono di origine remota

e non hanno autori, anche se quello

che proponiamo noi oggi è una rivisitazione

di musiche che si suonavano negli Anni Sessanta».

Suonate molti strumenti “inconsueti”,

quali studi avete fatto, musicalmente

parlando?

Paolo:« Io suono la Mandola e sto cominciando

lo studio del Banjo da autodidatta,

ho preso lezioni di chitarra e non nascondo

che faccio molta fatica poiché sono mancino

e quindi, spesso trovo parecchia difficoltà a

reperire gli strumenti, che sono pensati,

quasi sempre, per i destrorsi».

Jacopo:« Suono il violino da quando sono

bambino, sto imparando a suonare il Tin


Campo de’ fiori 35

prezzata anche dai giovani

che, curiosi, vengono volentieri

a sentirci per la

prima volta e che poi ci

chiedono dove potranno di

nuovo venire a vederci;

non nascondiamo però che

il piacere di ascoltarci è

condiviso da persone di

ogni età, ed è bello vedere

la gente che ci ascolta con

interesse, partecipando,

anche se non capisce i testi

delle canzoni a causa della

lingua!».

Avete un sito o una pagina

facebook dove è possibile seguirvi?

«Abbiamo la nostra pagina Facebook:

https://www.facebook.com/finneganswakeirishmusic

e un profilo su Youtube:

http://www.youtube.com/channel/UC5px2h

pT0T7dDWVJaSA1O8A».

Ora un pochino di pubblicità: perché i

nostri lettori dovrebbero venire ad

ascoltarvi?

Jacopo:« Per ascoltare la musica! Perché

suoniamo musica allegra e divertente, abbiamo

una buona carica, tanto entusiasmo

e non per ultimo i ragazzi della nostra età

hanno la possibilità di venire a vedere e

sentire strumenti che non si vedono e non

si sentono tutti i giorni!».

Paolo:« Possiamo dire che la nostra musica

è diversa dal panorama che c’è in giro ed è

proprio per questo che ci accontentiamo di

fare qualche serata in meno, ma non vogliamo

essere uguali a nessuno!». Mirko:«

Per passare una serata in allegria, con una

musica che ti prende subito come sottofondo!».

Parlando con voi traspare che tra di

voi c’è anche una bella amicizia, cosa

apprezzate l’uno dell’altro?

Paolo:« Di Jacopo apprezzo una la sua sincerità,

anche se a volte essere troppo diretto

diventa un difetto! E poi è eclettico e

disponibile. Mirko è caparbio, infatti anche

se suona da poco, si è buttato a capofitto

in questo progetto; anche di lui apprezzo la

sincerità. Mi faccio portavoce di Jacopo e

Mirko anche per ciò che apprezziamo di Gabriele,

molto preparato ed un vero avventuriero,

che si è dedicato anima e corpo al

nostro gruppo anche con tutte le difficoltà

logistiche che può incontrare una persona

che non vive nel tuo stesso paese, infatti lui

è di Roma; e di Marta che si è inserita con

molta facilità nel gruppo. Paolo è disponibile

e ci ha aperto al genere (ci fa da coach) ha

molta pazienza ed è una persona che anche

se ha suonato davanti a pubblici vasti non

si è montato la testa».

Jacopo:« Paolo, il saggio, ha un carattere

mite e funge spesso da mediatore, riesce a

mitigare anche le situazioni più spigolose,

ha molta esperienza, è la persona a cui

diamo più retta! Mirko, anche essendo l’ultimo

arrivato, come abbiamo già detto ha

puntato molto sul gruppo».

Mirko:« Con Paolo, il saggio, mi trovo bene

anche se lo conosco da poco, apprezzo

molto il suo carattere! Con Jacopo ci “sopportiamo”

da tanto tempo! Ho sempre apprezzato

la sua sincerità e il fatto che mi ha

chiesto di entrare nel gruppo».

Jacopo:« Tengo a precisare

che ci frequentiamo anche

quando non suoniamo, non

amiamo la discoteca, preferiamo

vederci in ambienti

più intimi come i pub , le

enoteche e spesso ci portiamo

dietro gli strumenti

con i quali “accompagniamo”

le nostre serate».

Progetti futuri?

Paolo:« Incidere demo e

fare pezzi nostri».

Mirko:« Migliorare sempre

di più l’esecuzione dei pezzi

in modo da avvicinarsi al modo di suonare

degli Irlandesi, soprattutto per quello che

mi riguarda nel suonare la chitarra e poi c’è

il sogno di poter un giorno suonare in Irlanda».

Siete nell’ “angolo del collezionista”,

la domanda viene da se, collezionate

qualcosa?

Paolo:« Colleziono vinili, mi piacciono la

musica anni ’70 e i cantautori italiani».

Jacopo:« Adoro e colleziono libri»

Mirko:« Colleziono le locandine delle nostre

serate».

Ragazzi, siamo in chiusura, c’è qualcuno

che volete ringraziare pubblicamente?

Mirko:« Tutte le persone che ci supportano

durante le nostre serate».

Jacopo:« I nostri amici che ormai ci chiedono

di loro spontanea volontà, quando potranno

risentirci, mentre prima eravamo noi

a dover “sponsorizzare” le nostre serate!».

Paolo:« Gli Shire, un gruppo di Roma che

suona musica Irlandese, una vera e propria

guida per noi!».

Lasciamo quindi Paolo, Jacopo, Mirko,

Marta, Gabriele e Paolo sulla Via descritta

da Frodo in apertura, con l’augurio più

grande di uno splendido futuro ricco di successi!


36 Campo de’ fiori

LE AUTO DELLA NOSTRA INFANZIA

Fiat 500/A “Topolino” 569 cc - 1936

Questa piccola

automobile

fu progettata

da un allora,

giovane ma

già apprezzato

ingegnere della Fiat:

di Arnaldo Ricci l’ing. Dante Giacosa (lo

arnaldo_ric @yahoo.it stesso ingegnere che

vent’anni dopo progettò

la nuova Fiat 500, centrando finalmente

l’obiettivo della motorizzazione di massa).

Le autorità di quei tempi, avevano già tentato

di far costruire alla Fiat un’ auto di

massa (nel 1932 con la Balilla) come scritto

negli articoli precedenti; il prezzo di vendita

però, fece fallire l’intenzione di dare un’auto

alla maggioranza degli italiani! Nel 1936 con

la 500/A Topolino si tentò di nuovo; sulla

falsa riga di quello che l’Ing. Porsche stava

realizzando in Germania (alcuni storici affermano

che erano i tedeschi che stavano

copiando gli italiani!). Infatti l’Ing. Porche

realizzò quanto richiesto dal Reich; la famosa

Maggiolino del 1936, la quale venne

messa in vendita a 1000 marchi che corrispondeva

a 5 stipendi medi di un operaio

specializzato tedesco.

Anche il governo italiano di allora (considerando

fra l’altro la capacità produttiva della

Fiat, di gran lunga inferiore alla Porsche,

che la materia prima non la doveva importare!)

chiese alla Fiat di contenere il costo

della Topolino entro le 5.000 lire! (circa 12

stipendi medi di un operaio italiano di quei

tempi ). La direzione della Fiat convocò tutti

i suoi progettisti più bravi per discutere il

problema; dopo mesi di discussioni e riunioni,

alla fine l’incarico di capo progetto fu

assegnato al giovanissimo Ing. Dante Giacosa.

Giacosa sapeva che doveva risparmiare su

tutto! E trovò delle geniali soluzioni, per eliminare

alcune parti meccaniche nonchè

della carrozzeria; fra l’altro eliminò da questa

vetturetta, sia la pompa dell’acqua che

quella dell’olio. Il radiatore venne posizionato

al di sopra del motore, consentendo la

circolazione dell’acqua con il principio del

termosifone, l’acqua fredda va in basso e

quella calda in alto; la lubrificazione venne

ottenuta invece per sbattimento dell’olio,

senza la necessità di avere una pompa; i

posti dell’abitacolo compreso il conducente

ridotti a due.

Anche nella realizzazione del telaio vennero

ottenute semplificazioni impiegando meno

materiale possibile.

1938 - L’ing. Dante Giacosa appoggiato

ad una Topolino

Quando il 15 giugno del 1936 fu presentata

al salone di Torino la Fiat 500/A chiamata

anche Topolino, essa costava al pubblico

ben 9.800 lire! (26 stipendi medi di un operaio

di allora!) circa il doppio di quanto avevano

richiesto le autorità governative. La

motorizzazione di massa auspicata in Italia,

non fu raggiunta neanche questa volta! Comunque

anche se ancora lontana, si stava

lentamente avvicinando.

Questa vetturetta era però adatta solo a

brevi viaggi, la sua affidabilità era di lunga

inferiore alla Balilla e sui lunghi percorsi in

salita era soggetta irrimediabilmente a surriscaldamento,

considerando la non perfetta

lubrificazione e raffreddamento del motore.

La Topolino fu acquistata anche dalle forze

armate che la impiegarono solo in percorsi

cittadini; essa non fu costruita in versione

militare proprio per la sua scarsa affidabilità

in percorsi fuori strada.

Allo scoppio della 2° guerra mondiale, la

produzione della Topolino iniziò a rallentare,

fino a fermarsi completamente dopo i disastrosi

bombardamenti di Torino; inoltre ovviamente,

la capacità produttiva della Fiat

nonché dell’Alfa Romeo e della Lancia, fu

maggiormente concentrata verso autocarri,

aerei ed armamenti in genere!

Nel 1948, a tre anni dalla fine della guerra,

riprese con slancio la produzione automobilistica;

fu realizzata anche la versione familiare

della Topolino, il cui nome ufficiale

era Fiat 500/B ma da tutti chiamata Giardiniera

a 4 posti, con le portiere in legno.

Questa vettura familiare ebbe molto successo

per l’aumentato spazio interno disponibile.

Fiat 500/B chiamata Giardiniera

Una Fiat 500/A presso l’officina Camponi

di Civita Castellana nel 1950

(la foto è stata messa gentilmente

a disposizione dalla famiglia Camponi)


Cartelli pubblicitari della Fiat 500/ C presso

autoricambi Camponi a Civita Castellana

nel 1950 (la foto è stata messa gentilmente

a disposizione dalla famiglia Camponi)

Campo de’ fiori 37

Questa Nuova Topolino

ebbe un notevole successo,

anche perché furono

introdotti

accorgimenti meccanici al

motore che ne aumentarono

notevolmente l’affidabilità

rispetto alla versione

precedente. Anche la

500/C fu costruita in versione

familiare chiamata

sempre Giardiniera ma alcuni

la chiamarono Giardinetta;

al momento di

presentazione al salone di

Torino, essa costava al

pubblico circa 750.000 lire.

Nel 1952 terminò la produzione della Giardinetta

con portiere in legno ed iniziò quella

con portiere metalliche.

La produzione della Topolino nata nel 1936

e modificata negli anni successivi rimase in

essere fino al 1954 (ben 18 anni); quando

essa terminò, ne erano state prodotte circa

500.000 unità (comprese tutte le versioni)…

Si stava profilando la motorizzazione di

massa!

La 500/A nonché la B, rimasero in produzione

fino al 1949; in questo stesso anno la

Fiat rivoluzionò completamente il progetto,

modificando radicalmente lo stile ed il design.

Esattamente nel marzo del 1949

venne presentata al pubblico la cosidetta

Nuova Topolino con nome ufficiale Fiat

500/C.

Fiat 500/C del 1949 Nuova Topolino

Fiat 500/C Giardiniera del 1950

portiere in legno

Fiat 500/C

del 1952

Giardiniera

con portiere

metalliche

Civita Castellana 1950 – alcune Topolino

posteggiate in Piazza Matteotti

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38

Campo de’ fiori

Il centro sociale di Civita Castellana

Tante opportunità per i soci, nel cuore della cittadina...

Da qualche

mese, sto frequentando

il

centro sociale

anziani di Civita

Castellana, sito proprio

in piazza Matteotti,

di Sergio Piano detta anche Piazza del Comune,

in pieno centro storico.

La struttura comprende al piano terra una

sala adibita a bar, due stanze ed un bagno,

oltre a due magazzini per il deposito delle

merci. Al piano superiore si accede tramite

una scala posta tra l’ingresso ed il bar, che

immette in un grandissimo salone con

bagno annesso, dove troviamo anche un

piccolo ufficio che funge da segreteria.

Naturalmente il mio giudizio non può che

essere positivo, perché oltre alle varie attività

che si svolgono nel centro, come giochi

di carte e tombolate varie, per le signore, il

Presidente Arnaldo Picchetto ed i suoi collaboratori,

hanno stipulato delle convenzioni

con molte ditte locali che

propongono sconti interessanti per tutti i

soci tesserati.

Il programma delle attività per il 2013 è

molto ricco e prevede anche corsi di ginna-

stica dolce (presso il centro) e di acqua gym

(presso la piscina comunale).

Dal 24 Gennaio sono iniziati i sei incontri salute

con medici specialisti in cardiologia,

urologia, neurologia, ortopedia, alimentazione,

psicologia e oncologia.

E’ stato attivato anche il corso di informatica

- posta elettronica e facebook.

L’8 Marzo (festa della donna) è stato organizzato

un bellissimo prando al ristorante

per festeggiare degnamente tutte le iscritteil

pranzo al ristorante. Ad Aprile si è svolta

una seguitissima estemporanea di pittura.

Tra Maggio e Giugno, invece, i soci hanno

avuto l’opportunità di spostarsi con varie

gite e soggiorni, tra cui quello marino, sia

in Italia che all’estero.Nel mese di Agosto si

svolgerà la cena di fine estate e nel mese

di Settembre ci sarà una gita di fine estate

con tour in Sicilia o in Puglia. Ad Ottobre ancora

una gita di un giorno in una località da

stabilire e l’8 Dicembre cena sociale in un

ristorante del posto.

Come potete vedere tantissime iniziative

per i soci e non solo! Devo riconoscere che

sono rimasto piacevolmente sorpreso dai

tanti riguardi che il presidente Arnaldo Picchetto

ed il suo staff riservano ai soci ma

anche a tutte quelle persone che, anche se

non soci, frequentano il centro.

Devo inoltre dire che mi ha colpito molto

l’integrazione di diverse nazionalità con culture

e religioni diverse.

Un altro degli aspetti positivi di questo centro

sono la professionalità, la disponibilità,

la simpatia delle due bariste che si alternano

nel servire i soci e tutti i clienti.

Tirando le somme, insomma, questa mia

esperienza presso il centro anziani di Civita

Castellana è più che positiva, anche se tutto

può essere migliorato, ma siamo sulla

buona strada.

N e l c u o r e

I familiari

ringraziano

di cuore

tutti coloro

che si

sono uniti

al dolore

per la

scomparsa del proprio caro

Franco e che hanno contribuito

generosamente alla raccolta di

fondi devoluta dai familiari stessi

allAssociazione Italiana Ricerca

Cancro.

Franco Simoni

n. 22.7.1935 - m. 31.5.2013


Campo de’ fiori 39

“Il Fumetto”

LETTERATURA PER IMMAGINI CHE EMOZIONA

MANGA BOMBER di Kazuhiko Shimamoto

edito da Starcomics – 13 volumi, conclusa

Il mestiere più pericoloso del mondo? Disegnare fumetti in

Giappone! Assolutamente sconsigliato vecchi barbogi, musi

lunghi e a chiunque sia privo di ironia: MANGA BOMBER – IL

PENNINO DI FUOCO racconta le pazzesche vicende di un autore

di manga che combatte la sua battaglia contro date di

consegna impossibili, famelici redattori, editori assassini, cacciatori

di autografi, rivali che ne insidiano la popolarità, massacranti fiere

di

del fumetto e, non ultimo, parenti e collaboratori! A completare il

Daniele Vessella tutto, in fondo a ogni volume, i consigli per imparare le migliori tecniche

di disegno e sceneggiatura! Sicché volevate diventare fumettisti,

eh? Ah ah ah! Avrete modo di ripensarci! (Trama tratta dal sito dell’editore).

Esilarante e demenziale. Una commedia parodiata all’ennesima potenza. Il protagonista

sembra uno di quei piloti alla guida di un robottone degli anni 70-80 e non si può

che patteggiare per lui nel seguire le sue (dis)avventure per portare a termine un numero

di un manga. È una guerra da vincere ad ogni costo, se si vuol sopravvivere nel

mondo dei fumetti. Ogni volume di quest’opera racconta un aneddoto che porta alla

creazione di un manga, esasperando i toni della demenzialità, ma anche nelle scene

più assurde c’è un fondo di verità e questo fa riflettere il lettore sul fatto che la vita di

un fumettista non è così semplice, come molti pensano. Per chi volesse conoscere

come passa le giornate un fumettista, facendosi due risate, questo manga fa per voi.

Lascio l’indirizzo del mio blog: http://danielevessella.blogspot.com/

ZZZZZZZZZZZZ

ZZZZZ..............

LA ZANZARA

IMPERTINENTE

Buone

vacanze


40 Campo de’ fiori

Un tempo era ... Bassanello

Nostalgie di un modo di vivere ormai scomparso

di Piero

Mecocci

La vita nel piccolo

paese di Vasanello,

quando io

ero ancora piccolo,

era segnata

da piccole ed usuali abitudini

che cadenzavano le

stagioni e gli anni.

Le campane suonavano

tutti i giorni, al vespro, dei

lenti rintocchi solo per avvertire gli stanchi

contadini che la loro giornata lavorativa era

terminata e che potevano raccogliere i loro

arnesi, caricarli sul somaro o sul cavallo, ma

solo per quelli che se lo potevano permettere,

e tornare lentamente a casa. A parte

le domeniche pomeriggio, dove nelle sere

d’estate si andava a ballare nel pergolato

dietro al bar di Torquato ed al suono della

fisarmonica, c’erano i giorni di festa, ma

erano pochi: il Natale, la Pasqua e la festa

di S. Lanno, ma in quei giorni sì che si era

tutti uniti. La mattina non ci si alzava molto

più tardi del solito, solo mezz’ora dopo l’ora

abituale, perché non c’era l’abitudine a restare

nel letto dopo le sei del mattino d’inverno

e dopo le cinque d’estate. Si resisteva

(con il materasso fatto con le scorze delle

pannocchie) quei trenta minuti in più , ma

era per lo più un “dovere” e valeva quel piccolo

sacrificio, altrimenti che giorno di festa

era!

All’inizio della primavera i prati si vestivano

di papaveri rossi e di margheritine bianche

che, con l’erba folta del prato, formavano

una bandiera tricolore. Era un bello spettacolo

e credo che i Vasanellesi ne andavano

fieri perché sicuramente erano i prati più

belli del circondario, sicuramente più festosi

di quelli di Orte. Non poteva che essere così

perché quello, che poi sarebbe stato chiamato

anche il paese dei balocchi, cominciava

a nascere all’insaputa di tutti, ed era

normale, perché l’indole festaiola era già insita

anche nel paesaggio. I girasoli lo testimoniavano,

sorridevano e si riposavano di

notte per essere poi splendenti durante il

giorno molto assolato e così cocente da

creare delle crespe nel terreno arido. E sì,

asciutto perché i pozzi erano solo piovani e

se non pioveva da un mese, si prosciugavano

perché, nonostante il parlarne tutte le

sere in piazza invocando San Lanno ed il

vice San Rocco, la pioggia quando non gradiva

di arrivare non c’era verso di farla atterrare,

non come oggi che giunge

regolarmente, potenza del benessere!

La giornata iniziava dal mattino presto che

principiava con una robusta colazione formata

dai residui della cena della sera prima.

Ma che non era avanzata, perché la nonna

Vasanello 1958 - 1959. Archivio fotografico Giuseppe Purchiaroni.

aveva cucinato abbondantemente poiché

doveva essere sufficiente anche per la colazione

del mattino. La colazione era una

cosa seria, non come quella di oggi, fatta di

cappuccino che sa tanto di chiericato, e del

cornetto asciutto ed indigeribile. Era costituita

della pasta asciutta all’uovo e rigorosamente

fatta in casa, sempre al ragù, e

con una robusta fetta di pane; o dalla minestra

con i quadrucci che si erano riposati

nel tegame di coccio nella vecchia madia.

Poi un bolo (tazzone per i cittadini) colmo

di latte cremoso che era stato munto la sera

prima (non pietosamente scremato o reso

non intollerante come si usa oggi) e con un

po’ di orzo che era chiamato caffè per tacito

accordo. Si sistemava il pane nel latte e si

usava il cucchiaio da minestra perché i cucchiaini,

quelli detti da caffè, erano roba da

città, la gente di campagna aveva la bocca

grande e affamata.

Alla fine della colazione si svuotava della

mollica la mezza pagnotta di pane casareccio

e si riempiva con il cibo disponibile, e

questo era il pranzo che sarebbe stato consumato

in campagna al rintocco del mezzogiorno

che giungeva dalla chiesa di Santa

Maria.

Quando cresceva il grano era già segno di

festa, perché le spighe nuotavano nell’aria

e suonavano una musica da violino, ma così

dolce e sottile che la poteva ascoltare solo

chi aveva seminato a che avrebbe provato

la gioia del raccolto. La raccolta era la vera

festa, era sempre abbondante, i carri trainati

dai buoi, procedevano lenti ma con un

passo costante, non una spiga di grano poteva

essere sprecata, tutta la fatica era su

quei carri. Dopo la macina, la farina doveva

essere portata dal fornaio Gianmaria che

per tutto l’anno, giornalmente, ci aveva

dato il pane segnandone la quantità sul

quaderno di colore grigio, fidandosi di noi e

del buon raccolto. C’era molta festa nell’aria

e tutti aspettavano il pranzo, all’aperto nel

campo, con l’arrivo delle donne che recavano

enormi cesti sulla testa in perfetto

equilibrio e grandi boccioni di vino. Non

aveva importanza se faceva molto caldo

perché quel vinello fresco ed anche troppo

abbondante ripagava di tanta fatica e ritemprava

le membra. Anche gli uccelli avevano

la loro parte di cibo, per ringraziarli di aver

lasciato crescere il grano senza consumarne

troppo. Gli spaventapasseri andavano riposti

nel deposito degli attrezzi per entrare nel

meritato letargo e per ritornare efficienti

nella primavera successiva. Quando nel

cielo c’erano le nuvole, queste assumevano

delle forme precise: visi di persone, animali

di campagna, prodotti campestri. Restavano

solo per poco perché poi si mettevano in

cammino ed in fila, dirigendosi nei paesi vicini

per farsi ammirare anche dagli abitanti,

poiché ne avevano anche diritto. Se il buon

Dio, pressato anche da Don Mario, non

avesse concesso finanche a loro qualche

specchio di bellezza, credo che probabilmente

sarebbero diventati miscredenti.

... continua sul prossimo numero


Campo de’ fiori 41

ANPS sezione di Fabrica di Roma,

26 anni ricchi di belle iniziative

Fabrica di Roma - Rappresentanti croati e della Polizia di Stato italiana, davanti al monumento

di San Michele. Tra loro Donato Fersini, Consiliere Nazionale dell’ANPS.

La cittadina di Fabrica di Roma

vanta una assai attiva sezione locale

dell’Associazione Nazionale

della Polizia di Stato, che ha festeggiato,

quest’anno, il suo XXVI

anniversario. La sezione, intitolata al Prefetto

Vincenzo Parisi, infatti, è stata fondata

il 24 Maggio del 1987, per volontà di alcuni

ex poliziotti fabrichesi. La sua sede iniziale

era sita in Via San Rocco e venne, poi, spostata

in quella attuale, grazie a Nicola Caparucci,

che mise a disposizione un locale

di sua proprietà in quella che è stata, conseguentemente,

nominata Via Lanari Scravaglieri,

due ex poliziotti uccisi dalle Brigate

Rosse a Roma il 14 Febbraio del 1986.

La sezione, grazie al suo Presidente Mariano

Mariani, al Segretario Massimo Ricci ed a

tutti i membri del direttivo, soprattutto negli

ultimi anni, ha promosso una serie di iniziative

molto importanti, rivolte, in particolar

modo, agli alunni delle scuole elementari e

medie di Fabrica di Roma. Tra il 13 e 14

Febbraio di quest’anno, ad esempio, circa

cento studenti hanno avuto la possibilità di

visitare il museo delle auto della Polizia di

Stato. I ragazzi sono stati accompagnati

dagli autobus della Polizia stessa in Via Arcadia

a Roma, dove il personale del museo

ha illustrato loro i mezzi vecchi e nuovi del

corpo militare. I giovani sono rimasti particolarmente

affascinati dalla Ferrari nera guidata

dal poliziotto Spadafora, che al volante

di quell’auto riuscì ad arrestare, in maniera

rocambolesca, un ladruncolo fuggito in

moto, attraversando i vicoli intorno a Piazza

Campo de’ fiori. Nelle due giornate del 5 e

7 Marzo, invece, presso l’aula magna della

scuola media locale, è stata organizzata, a

cura dell’Ispettore Pietro Corinti della Questura

di Viterbo, un’interessante lezione

sulla legalità, in cui è stata focalizzata l’attenzione

sul fenomeno del bullismo nelle

scuole. A distanza di una settimana, nello

stesso luogo, si è tenuta una conferenza

sul Codice della strada per gli alunni delle

classi III medie, argomento nel quale si

sono cimentati anche gli alunni delle classi

II elementari, che hanno messo in pratica

le regole del codice attraverso un percorso

stradale disegnato su di un tappeto in

p.v.c.. Idea molto originale che è stata riproposta

dalla Polizia di Stato anche nell’ultima

edizione di Caffeina Cultura a

Viterbo. Di grande interesse per i ragazzi

delle scuole di Fabrica di Roma è stata, inoltre,

la visita all’Istituto di Polizia reparto cinofilo

di Nettuno e alla Polizia marittima di

Anzio, a cui è stato legato un piccolo concorso,

attraverso il quale sono stati premiati

i tre temi che hanno saputo meglio raccontare

questa esperienza. Ai vincitori

Mirko Cencelli, Alice Bobini

e Alessandro Culotta è

stato assegnato dalla sezione

ANPS di Fabrica di Roma un

piccolo riconoscimento in denaro.

Nella prima settimana di Giugno,

la sezione è solita festeggiare

l’anniversario della

fondazione, per il quale vengono

proposte varie iniziative.

Quest’anno gli ex poliziotti fabrichesi

si sono gemellati con

la Polizia di Stato della Croazia,

grazie all’arrivo di una delegazione

di Funzionari croati, ed

hanno allestito una mostra

delle divise storiche della Polizia

di Stato, nel salone parrocchiale,

che ha riscosso grande

successo. Anche per questa

occasione, un occhio di riguardo

è rivolto ai più giovani,

con l’ormai consueto Trofeo di

Calcio Agenti Lanari Scravaglieri,

una quadrangolare patrocinata

dal Presidente della

Repubblica.

Un plauso ed un incoraggiamento

vanno a tutti i membri

della sezione ANPS di Fabrica

di Roma, per quanto sono riusciti

a fare e per quanto faranno

in futuro, perché siamo

certi che con il loro impegno

organizzeranno ancora tante belle iniziative.

Da parte loro un ringraziamento sentito è

rivolto alla Questura di Viterbo, all’Amministrazione

Comunale di Fabrica di Roma ed

alla Polizia di Stradale, che li affiancano e li

Delegazione croata presso il Comune di Fabrica di Roma.

Da sx: Mariano Mariani, Presidente della sezione ANPS di

Fabrica di Roma, Maria Rosaria Parisi, moglie del Prefetto

a cui è intitolata la sezione e Massimo Ricci, Segretario della

sezione.

sostengono nella realizzazione dei loro progetti.

Ermelinda Benedetti


42

Campo de’ fiori

LE PROPOSTE EDITORIALI DELLE COLLANE DI CAMPO DE’ FIORI

ARRIVA “LA PORTA DEL FUTURO”

Così si chiude la trilogia di Massimo Marsicola

Questo libro contiene idee innovative, di svolta. Sono tenuti a conoscerle

tutti coloro che hanno a cuore il futuro e che vorranno dare il loro contributo

all’edificazione di una nuova civiltà.

Si tratta di una filosofia che dopo aver interpretato la realtà nella quale viviamo,

indica la strada universale da percorrere per uscire da ogni tipo di crisi.

Vostro a soli 5,00 - Info e prenotazioni 0761.513117 - info@campodefiori.biz

IDENTITA’ E VALORE

IL SECONDO TASSELLO DELLA TRILOGIA DEL

PROF. MARSICOLA

Perché si nientifica? Perché si sminuisce? Perché si tende sempre a sottovalutare

quello che l’altro pensa, dice o fa? Perché vogliamo apparire più intelligenti, più ricchi,

più importanti ed influenti degli altri? Prima risposta: “perché nonostante gli sforzi che

ciascuno fa, non approda che difficilmente a un’idea dell’intero”. Stabilire le motivazioni

di questi comportamenti che, peraltro, sono assai diffusi, almeno nel nostro Paese, è

certamente propedeutico al discorso che ho voluto affrontare e svolgere, ma è anche

decisivo per aiutare tutti e ciascuno a fare il punto della situazione. La prima cosa che

mi viene da rispondere a tutte le domande che sopra ho posto è la seguente: si vuole

apparire quel che non si è perché si teme comunque di essere inadeguati....

SOLO 1

Un dialogo filosofico-politico sulla crisi, che può anche essere

rappresentato a teatro (commedia in atto unico).

Il primo di una serie di discorsi volti a dare un nuovo impulso al

dibattito culturale nel nostro Paese, giusto viatico per una ripresa in ogni

campo e settore produttivo.Utile per chi avesse a cuore un reale

rinnovamento della Politica e delle Istituzioni.

OMAGGIO

Il bullismo. Come riconoscerlo e combatterlo

è un libro unico nel suo genere.

Un manuale guida per cercare di arginare questo male dilagante!

E’ possibile averne una copia acquistandolo nelle librerie della zona, nelle edicole

o presso la nostra redazione. Potete anche ordinarlo versando l’importo di

10.00,

sul c/c postale n. 42315580, intestato ad Associazione Accademia Internazionale

d’Italia. E’ un’occasione da non perdere, soprattutto per gli insegnanti, che

possono inserirlo nel P.O.F. d’Istituto e nella programmazione educativa annuale

del docente, ma anche per i genitori e per tutti gli educatori sociali.


44 Campo de’ fiori

BELLA nata a Maggio 2012... Salvata dalla

catena quando ancora era piccola, non

riusciva a camminare, non sapeva giocare,

era terrorizzata... Adesso è una cagna

allegra e socievole, educata e ubbidiente e

come vera amica da la zampa, naturalmente

vaccinata, sterilizzata e avrà

microchip. Taglia media, 16 kg. T

el. 0761.574291 Franco o 393.3120915

Tania. Attualmente si trova a Ferrara in

stallo (in zona non c’era posto!).Negativa

a leishmania. Da tre mesi sta in gabbia e aspetta... ASPETTA!!!!!!

LEON MASCHIO INCROCIO

MAREMMANO di pochi mesi....

Questo sguardo racconta un

MONDO, un mondo fatto di

privazione, di NON carezze. Il

non conoscere una palla con

cui giocare o cibo “buono” da

mangiare. Dopo la segnalazione

alle Autorità Competenti

sono stati recuperati. Sono in un recinto di fortuna, certo

sono quattro pali infilati in un terreno e una cuccia usata.

Non li lasciamo marcire lì! Si affidano con regolare preaffido,

firma moduli di adozione e OBBLIGO alla sterilizzazione.

Per info e adozione Anna 347/6113511

AMBER FEMMINA INCROCIO

MAREMMANO

Amber e Leon TRE mesi e una

paura che dura da una vita!!

Sono stati trovati legati ad un

palo della luce nelle campagne di

MAGLIANO SABINA. Il loro de

stino?? Nella migliore delle ipo

tesi a guardia delle pecore. Attualmente sono in un recinto di

fortuna, certo sono quattro pali infilati in un terreno e una cuc

cia usata. Ma per loro inizia la VITA , quella vita che ogni essere

senziente ha diritto di avere. Si affidano con regolare preaffido ,

firma moduli di adozione e OBBLIGO alla sterilizzazione. Per

info e adozione Anna Garrioli 347/6113511

Siamo una “famiglia” di

taglia piccola piccola:

Mamma Lady (quella

bianca) Papà Balù lo York,

e Nanetto il loro figlioletto...Presto

non avremo

più una casa e il canile è

impensabile...Siamo abituati

agli umani e vogliamo anche noi una famiglia

DEFINITIVA. Certo non pretendiamo di essere adottati

insieme...Siamo in provincia di Viterbo. 339.1123663

Tolti da chi voleva

privarli della vita!

Mamma maremmana

con la

zampa anteriore

sinistra amputata

ospitata gentilmente da un signore in un casale, tra

poco avranno 40 giorni... Futura taglia medio-grande.

Fabrica di Roma. Federica 327.6645195

ROMA

Lei è Asia 5 anni. Boxer PURA...

dolcissima!!

SANA e socievole con TUTTI.

NON sappiamo come va con i gatti.

Per info

Valeria 333/2123282

GRAZIE!


Campo de’ fiori 45

Roma com’era

Campo de’ fiori

Roma. Primi del ‘900.

Una veduta di Piazza Madama prima che venissero demoliti i palazzi sullo sfondo a destra.

Il nuovo assetto ha concesso una ben più ampia visione della chiesa di Sant’Andrea della Valle,

di cui, da questa prospettiva, all’epoca, si poteva scorgere solo la cupola.


46

Campo de’ fiori

WS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS

Scuola materna Collodi: primo impianto fotovoltaico in funzione

Civita Castellana ha il primo impianto fotovoltaico pubblico. Con l’allaccio alla rete

Enel è entrato ufficialmente in funzione, infatti, l’impianto fotovoltaico della scuola

materna “Collodi” della potenza di 20 KW, il primo vero impianto pubblico del Comune

di Civita Castellana dopo quello sperimentale del “Sole a Scuola”: una pensilina presso

la media Dante Alighieri della potenza di 1,38 KW. Il fotovoltaico della Collodi fa parte

di un progetto che coinvolge ulteriori due scuole: elementare “Gianni Rodari” e media

“Dante Alighieri”. Anche su questi edifici i lavori sono in fase di completamento.

Gli impianti sono stati finanziati con fondi del POR FESR Lazio 2007/2013 e finalizzati

all’attivazione di un “programma di interventi” nel campo delle energie rinnovabili,

con caratteristiche di omogeneità nella realizzazione e accomunati dalla finalità di migliorare l’ efficienza energetica degli edifici scolastici.

La soluzione scelta, segue due principi fondamentali: il primo è quello di non operare stravolgimenti architettonici prospettici dell’immobile;

mentre il secondo opera una drastica soluzione di nuova copertura, in questo caso anche fotovoltaica, che vada a coprire e proteggere

definitivamente il solaio. Il bando pubblico ha previsto un cofinanziamento pari all’ 80% da parte di Sviluppo Lazio mentre l’amministrazione

comunale ha coperto il 20% residuo. Il progetto esecutivo è stato approvato ad ottobre 2012 ed appaltato a novembre 2012 alla

Ingegneria Solare srl di Fabrica di Roma con un ribasso del 15%.

LE MAJORETTES DI FABRICA DI ROMA AL 3° RADUNO BANDISTICO

CITTA’ DI MENTANA

Un’esperienza di sfilata importante e ricca di emozioni: questo il

positivo bilancio per il Gruppo Folcloristico Majorettes di Fabrica di

Roma dopo la recente trasferta a Mentana, in provincia di Roma.

Domenica 23 giugno, infatti, il gruppo di ragazze fabrichesi ha partecipato

con successo al 3° raduno Bandistico città di Mentana. All’iniziativa,

patrocinata dal comune di Mentana – Ass. alla Cultura e

dalla locale Associazione Bandistica, hanno aderito numerose bande

musicali accompagnate dalle coreografiche esibizioni di Majorettes.

Per il giovane gruppo folcloristico, formato solamente un anno fa

per volere dell’Amministrazione Comunale di Fabrica di Roma, l’esibizione

di Mentana è stata

un’importante occasione

per acquisire tecniche e migliorare il coordinamento dei movimenti. “E’ stato bellissimo – commenta

una majorettes fabrichese – perché abbiamo potuto confrontarci con altri gruppi che

hanno esperienza di sfilate nazionali e internazionali. All’inizio della passerella per vie cittadine

eravamo composte ed eleganti ma anche emozionate: il calore e gli applausi del pubblico alle

nostre coreografie presentate in piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa, ci ha reso particolarmente

felici e soddisfatte. Desidero ringraziare – termina la ragazza – il Sindaco Mario Scarnati e il

Cons. Gianni Celeste che hanno fondato e sostengono questa nostra attività di sport e spettacolo”.

Il raduno bandistico “Città di Mentana”, dopo le esibizioni delle Bande Musicali e dei gruppi

Majorettes, è terminato a tarda serata sulle emozionanti note dell’inno di Mameli eseguito dalla

Fanfara Bersaglieri in Congedo “M.O. Fascetti” di Guidonia Montecelio.

La pittura telepatica di Pietro Sarandrea varca l’ oceano

Il giorno 7 Luglio, presso il centro culturale ‘“CASA BIANCA’’ a Bracciano, diretto dal musicista Roland

Ricaurte e da sua moglie Katerina Peric, l’artista Pietro Sarandrea si è cimentato in una nuova strabiliante

performance di pittura telepatica, questa volta a distanza. Si è infatti collegato via internet con una sua

amica Irene Mirci, nell’ Ohio, in America, che attraverso la web cam poteva comunicare in tempo reale

(nonostante le 5 ore di differenza del fuso orario). Con un grande schermo collegato al computer le

persone presenti potevano vedere e sentire la conversazione e una postazione per la pittura era stata

collocata al centro della sala. Dopo la connessione e un breve dialogo Pietro chiede alla sua amica di

concentrasi su una immagine di suo gradimento, contemporaneamente comincia a dipingere al centro

della sala con una tranquilla musica di sottofondo, dello stesso Roland Ricaurte, e con il pubblico che

assisteva all’evento. Dopo circa 30 minuti Pietro Sarandrea finisce il quadro e inizia tramite web cam la

nuova comunicazione con la sua amica in America, dalla quale si deduce che il quadro dipinto altro non

è che il momento psicologico che Irene stava vivendo. La comunicazione continua tramite chat (era caduta la linea web cam), Pietro e

Irene cominciano a scriversi, domande e risposte che si susseguono fino a giungere ad una soluzione finale. Posso così concludere che

l’artista Pietro Sarandrea non smette mai di regalarci nuove e sensazionali prove del suo talento.

Dott. Paola Lamonica

8.000 per le nuove attvità commerciali del centro storico di Civita Castellana

La giunta comunale di Civita Castellana ha confermato anche per l’anno 2013 il contributo da destinare a nuove attività nel centro storico,

aperte da giovani sotto ai 35 anni. Le domande per un contributo economico per nuove attività economiche nel settore “pubblico esercizio

per la somministrazione di alimenti e bevande, cocktails- aperitivi- caffetteria- sala da tè, nonché nella attività di pinacoteca, negozio di souvenir

di artigianato locale” con localizzazione nel centro storico si possono presentare fino al 31 luglio. Possono partecipare persone fisiche, società

e cooperative, fermo restando che sia i soggetti fisici che quelli componenti una società o una cooperativa abbiano una età anagrafica compresa

tra i 18 e i 35 anni e che risiedano nel Comune di Civita Castellana. L’attività può assumere, tra le altre, le seguenti denominazioni: ristorante,

trattoria, osteria con cucina, esercizi con cucina tipica laziale, pizzerie, bar gastronomici, bar-caffè, bar pasticceria, bar gelateria, cremeria, creperia,

wine bar, birrerie, pub, enoteche, caffetterie, sala da the, picanoteca, negozio di souvenir di artigianato locale. La domanda dovrà pervenire

in busta chiusa e sigillata all’Ufficio Protocollo generale ubicato in Via SS. Marciano e Giovanni 4/6. Sul sito è pubblicata come d’uso Deliberazione

di Giunta Comunale n. 142 del 27.05.2013, con cui la giunta comunale ha approvato l’iniziativa anche per il corrente anno, si trova nella sezione

albo pretorio.


Campo de’ fiori 47

S NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS

“CUCCIO’ E LA PIETRA FILOSOFALE” - PRESENTATO A RONCIGLIONE

IL ROMANZO DI ROBERTO RAGONE

Sabato 22 giugno, alle ore 17,30, a Ronciglione, nella suggestiva cornice

del Palazzo delle Maestranze, Presenti il sindaco Giovagnoli e gli assessori

alla Cultura Sangiorgi e al Turismo Troncarelli, si è tenuta la presentazione

al pubblico del romanzo di Roberto Ragone, dal titolo ‘Cucciò e la Pietra

Filosofale’ , editore Meligrana. L’autore, affiancato da Silvano Boldrini, presidente

del Centro Ricerche e Studi che ha patrocinato l’evento, e dalla

bravissima Stefania Marcelli, che ha letto alcuni passi scelti, ha raccontato

la genesi della storia di Cucciò, un adolescente che si trova a fare una

scelta di vita che lo trasformerà e gli consentirà, in età avanzata, di diventare

lui stesso guida spirituale di altri. “Ma insomma, cosa c’è di te nel

romanzo?” è stato chiesto all’autore. “Tutto” ha risposto questi “E’ il racconto

della mia vita parallela, quella che ognuno di noi vive per sottrarsi

alle cure della vita quotidiana e contingente, per non rimanerne soffocato.

Da sx l'autore Roberto Ragone, Silvano Boldrini,

Stefania Marcelli

Naturalmente è narrata in modo allegorico. Lo strano è che mi sono reso conto a posteriori del fatto che raccontando la storia di Cucciò,

una storia di fantasia, in realtà avevo raccontato la mia storia, e che Cucciò ero io.”

Ragone ha precisato che non bisogna confondere questa Pietra Filosofale con quella di racconti magici da cui l’autore rifugge.

“Non esiste una magia buona e una cattiva” dice Ragone “La magia, per la sua genesi, è tutta cattiva, ed è un inganno volerla trasformare

in gioco. La festa di Halloween, per esempio, deriva dalla celebrazione, ogni anno in quei giorni, di un sabba infernale, in cui ‘dolcetto o

scherzetto’ era in realtà ‘dammi o ti lancio una fattura’. Dalla storia di Cucciò sarà presto tratta la sceneggiatura di un lavoro teatrale indirizzato

ai bambini. Il libro è disponibile nelle librerie o in versione e-book on line.

UNA PALA D’ALTARE DI ANNIBALE CARRACCI NELLA CHIESA DELLA

MADONNA DELLA CONSOLAZIONE A CAPRAROLA

La scoperta ad opera di due storici locali, Esposito e Passini. In un’intervista a Claudio Strinati tutte le fasi del lavoro

Una pala d’altare di Annibale Carracci della fine del Cinquecento nella chiesa della Madonna della

Consolazione a Caprarola (VT). L’eccezionale scoperta è stata fatta da Gennaro Esposito e Luciano

Passini, due storici locali che, seguiti dal professor Claudio Strinati - uno degli storici dell’arte più importanti

d’Italia ed esperto del Carracci - hanno approfondito gli studi fino ad arrivare allo straordinario

risultato. Lo stesso Strinati, tra l’altro, ha pubblicato un’intervista ad Esposito e Passini sul sito specializzato

News-art.it (http://www.news-art.it/news/una-nuova-pala-d-altare-di-annibale-carracci.htm) in

cui i due rivelano alcuni degli aspetti più salienti emersi durante lo studio del dipinto. Si tratta di una

pala d’altare che rappresenta un episodio poco noto della vita di San Francesco: quello detto del Perdono

di Assisi. Al centro del dipinto è raffigurato San Francesco in ginocchio, accompagnato da un angelo

mentre implora Cristo, apparsogli insieme alla Madonna, affinché conceda le indulgenze ai

pellegrini che si fossero recati a visitare la Porziuncola. La scena è collocata in uno splendido paesaggio.

Il dipinto seppur integro, versa in precarie condizioni conservative; sotto uno strato di sporco e vernici

ossidate si percepiscono tuttavia gli splendidi toni della pittura carraccesca. Annibale Carracci, nato a

Bologna nel 1560 e morto a Roma nel 1609, iniziò la sua carriera proprio a Bologna lavorando insieme

al fratello Agostino e al cugino Ludovico creando la famosa Accademia degli Incamminati. Furono suoi

allievi artisti del calibro di Guido Reni, Francesco Albani, Domenichino. Si trasferì a Roma nel 1595 chiamato

da uno dei più potenti mecenati dell’epoca: il cardinale Odoardo Farnese, a cui rimase legato nel bene e nel male fino al termine

della sua vita. Ci ha lasciato una delle opere più importanti e maestose della pittura italiana: la famosa decorazione della volta della

Galleria di Palazzo Farnese a Roma, opera che si colloca in scia ai capolavori del Rinascimento italiano di Raffaello e Michelangelo e che

costituirà un punto saldo per lo sviluppo del nuovo classicismo seicentesco. Carracci rappresentò uno dei riferimenti più importanti per

la cultura pittorica del Seicento in Italia insieme a Caravaggio, con il quale imbastirà un dialogo a distanza caratterizzato, pur nella diversa

cultura pittorica, da reciproci rimandi. Sepolto al Pantheon, fu definito, già subito dopo la sua morte, “il nuovo Raffaello”, pittore accanto

al quale volle essere sepolto. Esposito e Passini, mentre studiavano i dipinti della chiesa al fine di ultimare la monografia sull’artista maceratese

Giuseppe Bastiani, anche lui pittore di corte di Odoardo Farnese (l’opera è in corso di pubblicazione) si erano resi conto di

essere di fronte ad un’opera eccezionale e avevano ipotizzato che potesse trattarsi di un dipinto di Annibale Carracci, ma non essendo

in possesso della prova regina in grado di confermare tale ipotesi, si erano astenuti dal rendere pubblica la loro tesi. Finalmente, circa

un anno fa, presso il museo del Louvre, Esposito ha ritrovato il disegno della pala, attribuito proprio ad Annibale Carracci. I due hanno

inoltre manifestato l’intenzione di presentare pubblicamente, probabilmente a luglio, l’opera e le conclusioni a cui sono giunti nel corso

del loro lavoro, presso il Palazzo Farnese di Caprarola, in occasione di uno specifico evento appositamente organizzato. Questa scoperta

testimonia ancora un a volta la ricchezza del territorio e nello specifico di Caprarola, per certi aspetti ancora da esplorare, in grado di riservare

grosse soddisfazioni a chi ha il coraggio di rischiare nell’affrontare lo studio di settori del patrimonio ancora inesplorati.

Civita Castellana. Contributi per neo mamme: fino a 300 al mese per sei mesi.

Il Comune di Civita Castellana aderisce alla misura sperimentale introdotta dalla Legge sulla riforma del mercato del lavoro, al fine di sostenere

la genitorialità. Per questo l’asilo nido comunale è stato iscritto nell’elenco delle strutture eroganti servizi per l’infanzia istituito dall’INPS.

L’Inps pubblica, sul sito www.inps.it, un bando nel quale sono stabiliti tempi e modalità di presentazione della domanda da parte

delle lavoratrici madri, e tutte le informazioni relative alla procedura concorsuale. La presentazione delle domande sarà consentita

dalle ore 11:00 del giorno 1 luglio 2013 fino al giorno 10 luglio 2013. La domanda va presentata all’INPS in modo esclusivo attraverso

il canale WEB servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto (www.inps.it) attraverso

il seguente percorso: Al servizio del cittadino – Autenticazione con PIN – Invio domande di prestazioni a sostegno del reddito –

Voucher o contributo per l’acquisto dei servizi per l’infanzia. L’Inps redigerà una graduatoria delle lavoratrici ammesse. La graduatoria è definita

tenendo conto dell’ISEE con ordine di priorità per i nuclei familiari con ISEE di valore inferiore e, a parità di ISEE, secondo l’ordine di

presentazione della domanda.


48

Campo de’ fiori

NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NE

Comuni Ricicloni 2013. 10 Comuni nel Lazio superano il 65% di differenziata.

Bene i piccoli centri, nessun capoluogo laziale e Roma ferma al 24%. Menzione speciale per 3 comuni laziali “Rifiuti Free”

Sono Castelnuovo di Porto (VT), Oriolo Romano (RM), Sermoneta (LT), Gallese (VT), Alatri (FR),

Nepi (VT), Allumiere (RM), Cave (RM), Canepina (VT) e Campodimele (LT) i Comuni Ricicloni 2013

di Legambiente, quelli che nel 2012 hanno superato il 65% di raccolta differenziata. Non c’è nessun

capoluogo nel Lazio e nel centro Italia che abbia raggiunto questa soglia, richiesta per legge entro il 2012.

Roma altra grande assente, rimane ferma al 24%. Riconoscimento speciale per Castelnuovo di Porto, Oriolo

Romano e Sermoneta che si aggiudicano anche il nuovo prezioso titolo di questa XX edizione come comuni “Rifiuti

Free”, per essere riusciti a ridurre di circa il 90% la quantità di rifiuti da smaltire. Cresce lentamente nel

Lazio il numero dei ricicloni, che passa da 6 a 10 Comuni che hanno intrapreso una corretta gestione dei rifiuti. Dei 378 Comuni totali, rappresentano

appena il 2,6% ma sono in crescita di un +1,06% rispetto allo scorso anno. Sono i piccoli e medi comuni a tenere alto il valore

nel Lazio, con metà dei comuni che è sotto i 5.000 abitanti, 8 su 10 sotto i 10.000 e tutti comunque sotto i 30.000 abitanti. Tra i comuni

del Centro Italia sopra i 10.000 abitanti che hanno intrapreso una corretta gestione dei rifiuti troviamo Alatri, new entry

di quest’anno, al 14° posto nazionale con una percentuale di raccolta differenziata pari al 65,7% e un indice di buona gestione

-non legato solo alla differenziata, ma l’azione a tutto campo nella gestione dei rifiuti, dalla produzione, a riduzione e riciclo- di 54,07 punti.

Due posizioni più in basso troviamo Cave, il secondo comune laziale nella classifica, con una differenziata che raggiunge il 66% e un

indice pari a 52,49. Castelnuovo di Porto, già incoronato il migliore della Provincia di Roma nell’edizione locale del premio,

occupa la seconda posizione fra i comuni del Centro Italia con meno di 10.000 abitanti con il 79,3% di differenziata e un

indice di buona gestione di 70,27. In 8° posizione Oriolo Romano che differenzia il 72,4% dei rifiuti e ha un indice pari a 67,68. Sermoneta

si piazza in decima posizione con una differenziata dell’81,3% e con un indice di 63,64, seguita da Gallese (22° posto) che raccoglie

in maniera differenziata il 67,5% dei materiali dopo il consumo e ha un indice di 58,39. Nepi al 35° posto, raggiunge quota 65,4% di differenziata

e ha un indice di 53,90. Allumiere ha raccolta differenziata pari al 65,4% e indice 53,63. Infine al 41° posto troviamo Canepina

con differenziata pari a 62,2% e un indice di 51,62 e subito dopo Campodimele con differenziata al 66,2% e indice di 51,10.

La Goletta dei Laghi sul Lago di Vico

Stato di salute del LagoFaggeta, bonifiche e alga rossa: tre battaglie da vincere.

Lasciare integro il patrimonio naturale che circonda le sponde del Lago di Vico, preservarne la biodiversità, mettere

in campo azioni per ridurre il livello di eutrofizzazione delle acque, monitorarne la qualità ed effettuare i necessari

interventi di bonifica del territorio. Sono queste le tre priorità ambientali evidenziate oggi a Caprarola da

Goletta dei Laghi, la campagna di Legambiente, realizzata con il contributo di Coou e Novamont e per le tappe

romane con il contributo della Provincia di Roma. I rappresentanti del cigno azzurro hanno fatto il punto sullo

stato di salute del bacino lacustre, coinvolgendo volontari, istituzioni e cittadini in una giornata ricca di iniziative.

“Già dal 2006, da quando si è iniziato l’iter per l’approvazione del dibattuto Piano di Gestione e Assestamento Forestale di tutti i boschi all’interno

della caldera del Lago di Vico, siamo stati in molti a farci avanti contro qualsiasi intervento che andasse ad impattare l’integrità

del patrimonio boschivo – dichiara Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio. E’ prioritario puntare su una tutela sostenibile, per

tanto ci fa ben sperare l’impegno preso da un gruppo di consiglieri regionali al fine di evitare operazioni che possano in qualsiasi modo

compromettere questo prezioso presidio di biodiversità.” Un’ulteriore criticità per il Lago di Vico è rappresentata dalla presenza nello specchio

d’acqua della temuta alga rossa, o alga tossica, che costituisce un pericolo per la salute dell’ecosistema del lago ed un potenziale

rischio per quella degli abitanti. A tal riguardo, dei significativi passi avanti sono stati fatti grazie all’approvazione dei novi PUA, Piani Urbani

Agricoli, grazie ai quali si è riuscito a minimizzare l’uso dei fertilizzanti nei terreni adiacenti al Lago, riducendo così l’apporto si sostanze

chimiche che aumentano il processo di eutrofizzazione e di conseguenza la presenza delle alghe. Se per il momento quest’ultimo problema

sembra essere contenuto, rimane aperta la spinosa questione delle bonifiche del territorio, che ha sollevato numerose polemiche. Al lago

di Vico c’era infatti uno dei più importanti bunker-laboratorio dove, nel corso dell’ultima guerra, il regime fascista aveva concentrato

le ricerche sugli ordigni NBC, (Nucleare, Batteriologico, Chimico) mettendo in piedi un magazzino per materiale di difesa.

Passati più di sessanta anni, nel marzo 2010, un documento del Centro Tecnico Logistico Interforze NBC del Ministero della Difesa, attestava

ancora “la presenza di masse metalliche e non metalliche”, ma anche che in un paio di campioni di terreno si riscontrava la presenza di

livelli di arsenico superiori ai valori di Concentrazione Soglia di Contaminazione. Lanciamo un appello al Ministero della Difesa, alla Prefettura

e all’ARPAL, affinché si forniscano in tempi brevi informazioni certe sullo stato di avanzamento delle operazioni di monitoraggio e bonifica,

rispetto ai progetti poco trasparenti, iniziati e non portati a termine che fino ad oggi sono stati condotti senza l’opportuna comunicazione

alla cittadinanza.”

FLASH MOB E ZUMBA PER LE VIE DI CIVITA CASTELLANA

Impazza la moda dello zumba ed anche quella dei flash mob. Che c’è

di meglio, allora, se non unire le due cose? Ci hanno pensato le Zin

(Zumba instructor network) Eleonora Comite, Jeannette Andrea Righi,

Silvia Agostini, Norma Mariani, Federica Lupino e Cristina Antonaci,

che sabato 6 Luglio, al Parco Ivan Rossi di Civita Castellana hanno improvvisato

un flash mob contro l’abbandono estivo degli animali domestici,

problema

che, purtroppo, si

ripropone ogni

anno. Subito dopo

il flash mob, il

gruppo di giovani istruttrici di zona si è spostato nel centro storico della cittadina, in

Corso Bruno Buozzi, dove si erano appena aperte le porte della lunghissima ed affollata

notte bianca. Su di un palco, messo completamente a loro disposizione, hanno animato

la serata con una lezione aperta di zumba. Tanti i curiosi che, divertiti, si sono fermati

a guardare la ragazze in preda all’euforia che la zumba infonde.

E.B.

Foto di Giorgio Biagiola


Campo de’ fiori

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IV° MEMORIAL OSVALDO PROSPERI. COMITE SPORT SI CONFERMA CAMPIONE

Domenica 14 luglio presso la palestra comunale di Corchiano si è concluso il

IV° MEMORIAL OSVALDO PROSPERI. Vincitrice del torneo per il secondo anno

consecutivo è il COMITE SPORT ,squadra ben attrezzata ma soprattutto affiatata,

che ha dimostrato di adeguarsi a qualsiasi situazione. Le sette squadre

partecipanti sono state divise in due gironi. Le prime due di ogni girone sono

approdate alle semifinali. Il COMITE SPORT, arrivata prima nel girone B, superando

per 7 a 2 QUELLI DEL MERCOLEDI, arrivati secondi nel girone A,

mentre l’altra finalista, TRUCK SERVICE, arrivata seconda nel girone B, ha

prevalso sulla MASA GROP con un sofferto 3 a 2. Le perdenti delle semifinale,

MASA GROUP e QUELLI DEL MERCOLEDI, hanno disputato la finale per il 3°

e 4° posto, terminata 7 a 1 in favore della MASA GROUP; mentre TRUCK

SERVICE e COMITE SPORT si sono affrontate per il 1° e 2° posto. E’ stata

una finale intensa, dove non sono mancati momenti di tensione, con il risultato

sempre in bilico. Solo a 10 minuti dalla fine, grazie al goal di AZIZ, la

Il Comite Sport, vincitore del torneo e la famiglia di Osvaldo

LA LIBRERIA DELLA LOGGIA DI S. TOMMASO A PIAZZA DELLA MORTE, VITERBO

A Viterbo, nel cuore del caratteristico quartiere di S. Pellegrino – lo scenario che si offre al turista

o al passante curioso appare irreale nella sua bellezza e autenticità, quasi una scenografia da film

gotico – sono da poco approdati Enza e Claudio, giovane coppia romana, già esperti librai, con una

iniziativa tanto lodevole quanto coraggiosa. Aprire una libreria di questi tempi, un negozio che

vende cultura a tutto tondo, è di sicuro una iniziativa controcorrente. Particolare è anche la scelta

della sede, in Piazza della Morte, nello stesso edificio in cui aveva il suo indirizzo la Confraternita

della Buona Morte. Nell’ambito dell’attività si inquadrano attività collaterali, volte a creare movimento

di interesse letterario e culturale in genere. Il 6 di luglio, in concomitanza con la manifestazione

di Caffeina, è stato presentato al pubblico il libro di Marco Guglielmi - eclettico artista e

coniatore viterbese – ‘Ecce Agnus Dei. Ho trovato il Santo Graal’, pubblicato da Albatros – Il Filo.

Durante la presentazione, l’autore, con l’ausilio di diapositive, ha potuto svolgere un ampio excursus

Da sx a dx l’artista Marco Guglielmi,

relativo alla sua fatica letteraria. Guglielmi non è nuovo a fatiche del genere, avendo già pubblicato

Claudio Bombelli e la moglie Enza.

un interessante fantaromanzo dal titolo ‘La Panata di S. Rosa’, vincitore del primo Concorso Letterario indetto dalla Casa Editrice Archeoares

di Viterbo. Dal 12 al 18 luglio, in libreria, nell’ambito delle varie iniziative culturali che si svilupperanno in modo complementare alla vendita

di libri, mostra delle opere fotografiche di Filippo Patrese.

Roberto Ragone

49

squadra COMITE SPORT ha prevalso sugli avversari. Al triplice fischio è cominciata

la festa. Le squadre partecipanti sono state premiate dalla famiglia

di Osvaldo Prosperi, alla quale vanno i più sinceri ringraziamenti per il sostegno dato all’organizzazione. Riconoscimenti extra sono stati assegnati

a Igor Giurato, capocannoniere ed a Federico Angeletti, miglior giocatore, entrambi della MASA GROUP, la quale si è aggiudicata

anche il premio fairplay. A Michael Boccia, del TRUCK SERVICE, è andato il premio di miglior portiere.

Una serata emozionante che ha voluto tener vivo il ricordo di un ragazzo che purtroppo la morte ha strappato prematuramente al nostro

affettoi…. Grazie a tutti i partecipanti e a tutte le persone che hanno contribuito allo svolgimento della manifestazione.

Massimo Benedetti

Paternesi inaugura il Civitafestival 2013. Tripudio per Lina Sastri e Giovanni

Tommaso con il Consonanti quartet.

Ha avuto inizio ufficialmente il venticinquesimo Civitafestival, la manifestazione artistica di

maggior rilievo della bassa Tuscia, con la vernice della mostra di Alessio Paternesi. Nella

Cappella Papale del Forte Sangallo di Civita Castellana erano presenti per l’inaugurazione

oltre al noto artista Paternesi, la direttrice del Museo, dott.ssa Marinella De Lucia, il direttore

artistico del Civitafestival, Fabio Galadini, l’assessore Giancarlo Contessa e il sindaco,

Gianluca Angelelli. All’inaugurazione della mostra molti presenti che hanno voluto omaggiare

l’artista nato a Civita Castellana. La direttrice del Forte Sangallo, dott.ssa De Lucia

ha espresso la sua soddisfazione per il fatto che anche il Museo Archeologico dell’Agro Falisco

abbia iniziato a proporre un’offerta più ampia ospitando mostre come quelle di Giorgi

e Paternesi. La mostra inaugurata giovedì 11 luglio sarà aperta tutti i giorni, escluso il lunedì,

dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18 presso il Forte Sangallo. Una piazza Duomo gremita ha fatto da cornice alla splendida interpretazione

di Lina Sastri nel suo recital “Appunti di viaggio” per la serata di apertura del Civitafestival

2013. Nella sua esibizione in prima nazionale Lina Sastri ha raccontato la sua vita di attrice, autrice

e cantante attraverso le canzoni e i personaggi interpretati nel corso della sua carriera.

Dopo il grande jazz di Giovanni Tommaso con il Consonanti quartet di venerdì 12 alle 21,30

in Piazza Matteotti, il Civitafestival si apre all’Open Space nella serata di sabato 13 luglio.

A partire dalle 21 il festival entra nelle vie e nelle piazze con lo spirito della street music:

Titubanda, Refectory Brass Band e Funkallisto sono le street band di area romana, che meglio

rappresentano il panorama nazionale di questo genere, che si esibiranno nelle vie e piazze del centro

storico. Il repertorio va dal funky, alla musica balcanica, alla klezmer, alla musica di tradizione romana.

Domenica 14 luglio, in piazza del Duomo la lezione- spettacolo “Le Cattive Strade”, scritta

e interpretata da Giulio Casale e Andrea Scanzi. In cento minuti, si è ripercorsa la carriera di

Fabrizio De André. Scanzi, giornalista e scrittore, ha raccontato gli snodi del percorso artistico del

poeta e cantautore ligure. Alla sua narrazione si sono alternate le interpretazioni del cantautore e attore

Giulio Casale, capace di personalizzare - con rispetto ed eclettismo – il repertorio di Faber.

Gli appuntamenti proseguono fino al 27 Luglio, tutti da non perdere.


50 Campo de’ fiori

LA REDAZIONE DI CAMPO DE FIORI SI ASSOCIA A TUTTI GLI AUGURI!!!

Il 31 Luglio compio

50 anni...

Orgogliosissima di

festeggiare questa

data con amici e parenti

e condividerla con

voi miei compaesani...

Il giorno 7 Giugno ho

ricevuto il Sacramento

del Battesimo, accompagnata

dai miei genitori, i

padrini, i nonni, gli zii ed

il mio cuginetto

Alexandru Catalin

Tantissimi auguri alla classe 1953 di Civita Castellana che ha festeggiato i suoi splendidi 60 anni.

Claudio Chiodi, Ettore Racioppa, Erminio Magnanti, Vasco Menichelli, Silvano Giuliani,

Angelo Castellucci, Alberto Cossio, Marco Granatelli, Claudio Bruziches, Vittorio Tronti,

Franco Manzorin, Ivo Angeletti, Tonina Piermaria, Ornella Ricci, Andreina Sciarrini, Rosanna

Del Priore, Luciana Valeriani, Fabrizio Maiolati, Ilia Melone, Danilo Alessandrini, Maria Rita

Scardocci, Lucia Valentini, Ivana Soli, Marcella Colopardi, Stefania Mariani, Paola Mezzanotte,

Franco Finesi, Nanda Smargiassi, Tonino Parroccini, Mario Piatesi, Carlo Gioacchini, Rossana Di

Niccola, Angelo Basilotta, Sandro Tribolati, Gianna Coracci, Mauro Chiodi, Rita Cirioni,

Maria Mancini, Viviana Bravini, Nando Carvetti, Patrizia Filippetti.

Alla piccola Marta che il

22 Luglio compie 5 anni,

un forte abbraccio e

tantissimi auguri dai

nonni Tonino e Lilla e dal

cuginetto Flavio.

Tanti auguri per il suo

primo compleanno alla

piccola Ginevra... da

mamma Silvia, papà

Patrizio, dai nonni e da

tutti gli zii... con tanto,

tanto affetto.

INVIATE I VOSTRI MESSAG

AL NOSTRO INDIRIZZO DI POSTA ELET


Campo de’ fiori 51

Buon compleanno al

nostro piccolo

angioletto Sau

Matia Nicola. Che tu

possa crescere sano

e forte, con tanto

amore, come quello

che hanno i genitori

per te... Auguri da

mamma e papà

Auguri alla mia Sister

Samanta che il 13 Agosto

compie 22 anni!

Ti voglio bene!

Nadia

Lei è la mia

splendida nipotina

di 4 anni e mezzo:

uno dei più bei

regali che la vita

mi ha donato...

Tantissimi auguri al piccolo

Valerio Papini, che il

10 Agosto compie 2 anni!!! Dalla

mamma Sonia, il papà Aldo, i

nonni, gli zii e tutta la redazione di Campo de’ fiori

Tanti auguri di buon anniversario

al mio grande

amore Palmiro da Tatiana

Tanti auguri a

Manuela Petroni

che compie gli anni

il 24 Agosto

da Antonietta,

Tania, Luana,

Daniel ed David

Tanti auguri a Tiziano

che il 13 Luglio ha compiuto

3 anni, dalla mamma, il papà, i

nonni e i cuginetti.

A Emma Pisani che il

17 Luglio

ha compiuto 3 anni.

Tanti auguri dai nonni,

gli zii, e da mamma e

papà

Tantissimi

auguri alla

piccola Giulia

Morelli che il

4 Agosto

festeggia il

suo primo

compleanno!

Con affetto

zia Flavia, e i

nonni

Costanza e

Giancarlo

GGI DAUGURI SPECIALI

TTRONICA info@campodefiori.biz!

Tantissimi

auguri di

buon

compleanno

a Flavia

Cascioli che

l’11 Agosto

compie 23

anni.

Un caloroso

abbraccio dal fidanzato Cristian e

dai suoi suoceri Silvano e Paola.


52

Campo de’ fiori

AGENDA

Tutti gli appuntamenti più importanti


Campo de’ fiori 53

AGENDA

Tutti gli appuntamenti più importanti

Centro Donna Comunale Bracciano: a settembre nuove attività

La segreteria del Centro Donna comunale di Bracciano chiuderà il 9 Luglio per riaprire a settembre. Anche quest’anno sono state molteplici

le attività svolte all’interno del Centro che, definitivamente, ha la sua sede in Piazza Mazzini,5 al secondo piano nell’aula intitolata a Giuliana

Serano vignettista e collaboratrice del Centro, recentemente scomparsa e dove all’interno è stata allestita una mostra permanente dei suoi

disegni. La collaborazione tra l’Associazione Pandora e la Banca del Tempo Trova il Tempo è stata proficua: 236 ore di attività formative, culturali,

informative e di consulenza da Gennaio 2013 a Giugno 2013,più 60 ore di attività linguistica proposte dal Comitato di Gemellaggio per

i propri associati. In particolare è stata attivata una biblioteca permanente per i soci della Banca del Tempo e postazioni internet utilizzabili

su richiesta. La struttura aprirà nuovamente i suoi battenti a settembre con il nuovo programma che sarà consultabile dopo la metà di settembre

sul sito del Comune e sul sito dell’Associazione Pandora. L’Associazione di donne Pandora onlus ringrazia tutte le volontarie e le professioniste.


Album de

54

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Civita Castellana. Squadra di Rugby - anni 1976/’77.

In piedi da sx: Sanna, Cimarra, ..., Scopetti, Scatolini, Alessandrini, Carluccio, Cipriani, Meloni, Rossetti, Caon.

In basso da sx: Rossi, Orizio, Di Niccola, Angeletti, Mancini, De Antonis, Belfi, Romano.


Campo de’ fiori

55

ei ricordi

2 3

4

1

5

11

6 7

8

9

10

Campo de’ fiori

Civita Castellana. Anno 1961. Scuola elementare - classe I.

1. Antonio Matteucci, 2. Marco Basili, 3. Giuseppe Rossetti, 4. Giancarlo Contessa, 5. Franco Morselli, 6. Antonio Mossi,

7. ... Gorini, 8. ... Costantini, 9. ... Menichelli, 10. Sergio Tontoni, 11. Sandro Andreucci. Foto del Sig. Franco Morselli.

Campo de’ fiori

Civita Castellana. Anno 1965. Squadra di calcio di don Giacomo Pulcini.

In piedi da sx: Marco Millozzi, ..., Danilo Manocchio, Marco Fasoli, Ermanno Giordani, Piero Dobboloni.

In basso da sx: Claudio Placidi, ... Fiorani, Roberto Mancini (Guaiolino), Domenico Pressi (Beccacciò), Domenico Gemma (Mego).


Album de

56

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Fabrica di Roma. Anni ‘50 - Pranzo di matrimonio presso il Ristorante 5 Stelle di Fabrica.

Si riconoscono da sinistra: Lucia Anetrini, Piramo Scorcella, Vittoria Bedini, Domenico Ceccarelli, Vinicio Francola.

Foto dalla Sig.ra Ornella Scorcella,

L’Album dei ricordi fa rivivere ogni mese

tante belle emozioni del passato!

Buone

vacanze!

Inviateci le vostro vecchie foto allindirizzo

info@campodefiori.biz

oppure recapitatele presso la nostra redazione in

Piazza della Liberazione, 2 a Civita Castellana,

vi verranno immediatamente restituite.


Campo de’ fiori 57

ei ricordi

Campo de’ fiori

Fabrica di Roma. Cresima di Massimo Ricci. Anno 1961. Da sx: Dante Ricci, Luigi Ricci, Marisa Ianni, Sante Ricci,

Elide Stefanucci, Giuseppa Tabacchini, Marinella Stefanucci, Roberto Stefanucci, Pierino Stefanucci, don Mario Mastrocola.

Campo de’ fiori

Fabrica di Roma. Anno 1935. Scolaresca in divisa da Balilla con il maestro Luigi Lotti.

Francesco Pancotti è il primo da sinistra nella seconda fila.


58

Campo de’ fiori

Album de

Campo de’ fiori

Carbognano,

anno 1911.

Cesare e Regina

Nardocci con i figli

Emerenziana

(Mirina)

Filippo, Abbondio,

Silio (Tarquinio),

Ennio, e Quirino

Foto della Sig.ra

Verena Baldassi.

Campo de’ fiori

Carbognano. Piazza S. Filippo. 1962. Foto scattata durante le riprese del film “Gli eroi del doppio gioco” di Camillo Mastrocinque.


Campo de’ fiori 59

ei ricordi

Civitavecchia.

Anni ‘60.

Corchianesi in gita.

Foto del Sig.

Prospero Prosperi.

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Corchiano.

Anni ‘70. Da sx: Giovanna Ridolfi e Maria Nardone

sulla mitica Vespa Piaggio.


60

Campo de’ fiori

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Oroscopo di Agosto

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Cosmo

Ariete Il mese annuncia

folate di novità, forse un

matrimonio, una promozione,

un nuovo amore.

Chissà! Non ci sono ostacoli

o barriere insormontabili ma solo discese

dalle alte vette. Il periodo in salita è

finito, le stelle sono dalla tua parte. Coraggio,

la fortuna aiuta gli audaci!

Toro Un vertice di emozioni

contrastanti ti fa

oscillare. Questo è il mese

della passione incontrollata,

dell’estate che

esplode e porta calore, vigore

ed energia fisica anche per un pigrone

come te! Una bella corsetta sulla spiaggia

di prima mattina è un vero toccasana!

Nuovi incontri in vista.

Gemelli Un agosto capriccioso,

ti fa dondolare su e

giù. Ami le altalene o preferisci

i cavalli a dondolo

dell’infanzia?

Sei in balia delle tempeste

ormonali, un amore non corrisposto o semplicemente

una bella sbronza.

Suvvia, capita a tutti di perdere la testa talvolta!

Cerca di dimostrare tutte le qualità

in campo lavorativo... i successi arriveranno

presto.

Cancro Un mese carico di

romanticismo, di tenera

complicità, di un nuovo

amore finalmente. Un’amicizia

si trasforma in un

sentimento più forte. Coraggio! Buttatevi

se non volete perdere l’occasione di una

brillante vita di coppia. Al calar del sole non

sono sole le lucciole che sfavillano nella

notte.

Leone Estate, caldo, sole,

mare…Il tuo sguardo felino

si perde nel suo! Finalmente

l’amore vero dopo

una lunghissima attesa?

Prima però devi fare i conti con il

passato che ancora ti intristisce. Ma il libro

della vita ti attende con un nuovo capitolo.

Il sole ti riscalda finalmente dopo un anno

di duro lavoro.

Vergine Ti fai rincorrere

e non ti fermi mai. Una

breve sosta a volte è necessaria

per riflettere e

fare il punto della situazione.

Forse la persona che ti rincorre è migliore

di quello che appare, a volte

l’apparenza inganna. Se cerchi la verità il

cristallo di rocca può portare la luce nei tuoi

pensieri e guidare il tuo cammino.

Bilancia Il profumo della

lavanda ti circonda e ti

porta verso lidi lontani. Il

cuore non cessa di battere

per l’ultimo indimenticato

amore. Forse è

giunto il momento di guardare avanti e

pensare al futuro con più ottimismo. Si presenteranno

opportunità di lavoro da valorizzare,

mentre tutti sono in vacanza.

Scorpione Forse ti ci

vuole una bella doccia

fredda per sbollire la

passione incontrollata.

Agosto, il mese delle vacanze

al mare in campeggio

o nelle rinfrescanti vette alpine. Non

badare troppo però vicini di ombrellone, la

gelosia è una brutta malattia. Negli affari

rimanda a settembre, con la mente fresca

si pensa meglio.

Sagittario Attendi prima

di colpire con il tuo languido

sguardo un nuovo

amore. Il sole d’agosto a

volte fa prendere degli abbagli.

Lontano dal lavoro

finalmente respiri aria nuova. Se sei sposato,

una vacanza al mare con i bimbi ci voleva

proprio anche se in compagnia della

suocera. Cerca quindi di tener lontano i

battibecchi famigliari.

Capricorno Forse è il caso

di far decidere al partner

quest’anno dove andare in

vacanza. Per alleggerire la

tensione accumulata durante

l’anno una settimana

in una romantica baita di montagna o in un

rilassante centro termale potrebbe essere

ideale. Attenti ad emicrania e gambe gonfie.

Acquario Gli screzi con il

partner si sono appianati

per ora. E’ tempo di pensare

al futuro e programmare

un nuovo lavoro per

l’autunno, una trasferta o un trasloco. Una

gita al lago può decidere le sorti di un

nuovo amore o rinsaldare le coppie spente

riaccendendo il fuoco della passione.

Pesci Un amore dimenticato

o un’amica d’infanzia

con qualche segreto da

svelare bussano alla tua

porta. Sei sempre stato

molto romantico, non dimenticare

però che a volte l’empatia può

essere pericolosa. Qualcuno potrebbe approfittare

della tua gentilezza. Cerca quindi

di valutare attentamente la situazione.

Buone vacanze a tutti i nostri lettori

Foto di Paolo Antonini

dalla redazione di

Campo de’ fiori...

Arrivederci

a Settembre


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Arte, Cultura, Spettacolo

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(A.I.D.I.)

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Reg.Trib. VT n. 351

del 2/6/89

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Fondatore:

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Direttore Editoriale:

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Responsabile:

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Consulente

Editoriale:

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Caporedattore

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