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PSR versione con modifiche - Agricoltura - Regione Lazio

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ASSESSORATO PER LE POLITICHE<br />

DELL’AGRICOLTURA<br />

DIPARTIMENTO SVILUPPO AGRICOLO E MONDO<br />

RURALE<br />

Piano Regionale di Sviluppo Rurale 2000 – 2006<br />

per<br />

“CONSOLIDARE LO SVILUPPO DELLE<br />

AREE RURALI DEL LAZIO”<br />

in attuazione del Reg. CE n.1257/99<br />

GIUGNO 2000<br />

1


PREMESSA<br />

1.Titolo del Piano di sviluppo rurale. (Punto 1 all. Reg. 1750/99)<br />

2. Stato Membro e regione amministrativa. (Punto 2 all. Reg. 1750/99)<br />

3. Area geografica coperta dal piano. (Punto 3 all. Reg. 1750/99)<br />

4. Programmazione ad un’area geografica ritenuta più idonea. (P.to 4 all. Reg. 1750/99)<br />

5 Descrizione della situazione attuale (Punto 5 all. Reg. 1750/99)<br />

5.1. IL QUADRO SOCIO-ECONOMICO REGIONALE (PUNTO 5.1 ALL. REG. 1750/99)<br />

5.1.1. Popolazione e demografia<br />

5.1.2. Il quadro macro-e<strong>con</strong>omico ( Occupazione – Risorse umane)<br />

5.1.3. Il sistema agro-industriale<br />

PUNTI DI FORZA<br />

PUNTI DI DEBOLEZZA<br />

OPPORTUNITÀ<br />

RISCHI<br />

ANALISI SWOT - FILIERA LATTIERO-CASEARIA<br />

ANALISI SWOT - FILIERA CARNI<br />

ANALISI SWOT - FILIERA VITIVINICOLA<br />

ANALISI SWOT - FILIERA OLIVICOLA<br />

ANALISI SWOT - FILIERA ORTOFRUTTA<br />

ANALISI SWOT - FILIERA FLOROVIVAISTICA<br />

ANALISI SWOT - LA FILIERA CEREALICOLA<br />

ANALISI SWOT - FILIERA PRODOTTI DEL SOTTOBOSCO<br />

ZONE SVANTAGGIATE.<br />

5.1.4. L’e<strong>con</strong>omia rurale<br />

PUNTI DI FORZA<br />

PUNTI DI DEBOLEZZA<br />

OPPORTUNITÀ<br />

RISCHI<br />

ANALISI SWOT<br />

5.1.5 Lo stato dell’ambiente<br />

ANALISI SWOT<br />

5.2 I RISULTATI DEL PRECEDENTE PERIODO DI PROGRAMMAZIONE (PUNTO 5.2 ALL. REG.<br />

1750/99)<br />

5.2.1 I programmi attivati nella fase 94/99<br />

6. La strategia proposta, gli obbiettivi, le priorità individuate. (Punto 6 all. Reg. 1750/99)<br />

6.1 L'OBIETTIVO GLOBALE DEL <strong>PSR</strong> E L'ARTICOLAZIONE IN ASSI PRIORITARI (PUNTO 6.1 - 1°E 2 TRATTINO ALL.<br />

REG. 1750/99)<br />

6.1.1.La Struttura del Piano di Sviluppo Rurale<br />

ASSE 1<br />

ASSE 2<br />

ASSE 3<br />

6. 1.2 Parità uomo-donna (Punto 6.1 – 6° trattino – all. Reg. 1750/99)<br />

6.1.3.Obblighi rilevanti che derivano dalle politiche ambientali (Punto 6.1 – 7° trattino – all.<br />

Reg.1750/99)<br />

6.3 LA ZONIZZAZIONE (PUNTO 6.3 ALL. REG.1750/99)<br />

6.3.1. L’individuazione degli indici per la zonizzazione del territorio<br />

6.3.2. L’individuazione delle zone in base ad un indice finale sintetico<br />

6.4 CALENDARIO ED ESECUZIONE (PUNTO 6.4 ALL. REG.1750/99)<br />

7. Valutazione degli impatti e<strong>con</strong>omici, sociali e ambientali<br />

7.1. LO SCHEMA LOGICO DI RIFERIMENTO<br />

7.2. L’IDENTIFICAZIONE DEGLI INDICATORI E LA RELATIVA QUANTIFICAZIONE<br />

7.3. LA STIMA DEGLI IMPATTI<br />

7.3.1. Il tipo di impatto di ciascuna misura e Asse prioritario<br />

7.3.2. La quantificazione degli impatti sul settore agricolo<br />

7.3.3. La quantificazione degli impatti sulla popolazione rurale (ASSE II)<br />

7.4. MOTIVAZIONE DELLA METODOLOGIA APPLICATA<br />

8. Tabella finanziaria<br />

9. Descrizione delle misure <strong>con</strong>template ai fini dell’attuazione del Piano<br />

MISURA I.1 Investimenti aziendali<br />

2


MISURA I.2 Insediamento giovani<br />

MISURA I.3 Formazione<br />

MISURA I.4 Trasformazione e commercializzazione<br />

MISURA II.1 Diversificazione<br />

MISURA II.2 Attività turistiche ed artigianali<br />

MISURA II.3 Commercializzazione prodotti qualità<br />

MISURA II.4 Gestione risorse idriche<br />

MISURA II.5 Infrastrutture rurali<br />

MISURA II.6 Servizi alle popolazioni rurali<br />

MISURA II.7 Rinnovamento villaggi<br />

MISURA II.8 Miglioramento fondiario<br />

MISURA III.1 Agroambientali<br />

MISURA III.2 Zone svantaggiate<br />

MISURA III.3 Imboschimento terreni agricoli<br />

MISURA III.4 Altre forestali<br />

MISURA III.5 Tutela dell’ambiente<br />

MISURA IV.1 Valutazione<br />

10. Provvedimenti che garantis<strong>con</strong>o l’attuazione efficace e corretta del piano, compresi<br />

<strong>con</strong>trollo e valutazione. (Punti 11 e 12 all. Reg.1750/99)<br />

10.1.1 Indicazione delle autorità competenti e degli organismi regionali<br />

10.1.2 Circuito finanziario<br />

10.1.3 Regole di gestione e accesso ai benefici<br />

10.1.4 Il Sistema procedurale e dei <strong>con</strong>trolli<br />

10.1.5 Monitoraggio, sorveglianza e valutazione<br />

10.1.6 Relazioni annuali e documenti di valutazione<br />

10.1.7. Pubblicità e informazione<br />

11 Risultati delle <strong>con</strong>sultazioni e indicazioni delle autorità e organismi associati, nonché delle<br />

parti e<strong>con</strong>omiche e sociali (Punto 13 all. Reg.1750/99)<br />

12. Equilibrio tra le varie misure di sostegno. (Punto 14 all.Reg.1750/99)<br />

13. La coerenza del Piano <strong>con</strong> la Politica Agricola Comune e le altre politiche europee e<br />

nazionali<br />

13.1 LA COERENZA CON LE POLITICHE COMUNITARIE<br />

13.2 LA COERENZA CON GLI ORIENTAMENTI DELLA POLITICA AGRICOLA NAZIONALE<br />

13.3 L’APPLICAZIONE DELLE MISURE AGROAMBIENTALI SUL TERRITORIO<br />

13.4 RICHIESTA DI ECCEZIONE ALL’ART. 37 PARAGRAFO 3 DEL REG. CE 1257/99<br />

14 Aiuti di Stato aggiuntivi<br />

3


L’elaborazione del Piano di Sviluppo Rurale 2000/2006 è stata curata dal gruppo di lavoro di<br />

seguito specificato, <strong>con</strong> il coordinamento del Dr. Armando Ferlicca, Direttore del<br />

Dipartimento Sviluppo Agricolo e Mondo Rurale, e del Dirigente dell’ufficio Speciale<br />

Coordinamento Piani, Studi e Programmi, Paolo Vacca:<br />

Dr. Roberto Aleandri;<br />

Dr. Salvador Lagrutta;<br />

Dr. Alessio Leonelli;<br />

Dr. Alberto Sasso D’Elia;<br />

Dr. Stefano Sbaffi.<br />

Per gli aspetti di carattere ambientale ha fattivamente collaborato il Dipartimento Ambiente e<br />

Protezione Civile.<br />

4


PREMESSA<br />

La regione <strong>Lazio</strong>, dopo un percorso di approfondimento e studio durato un biennio,<br />

durante il quale sono stati anche approntati momenti di <strong>con</strong>fronto <strong>con</strong> le forze produttive e<br />

sociali del mondo agricolo, si è dotata di uno strumento di indirizzo per il rilancio del sistema<br />

agroindustriale regionale, il “Programma pluriennale di sviluppo rurale ed agroindustriale” del<br />

<strong>Lazio</strong>, a copertura del periodo 1999-2003.<br />

Si è trattato dell’esplicitazione delle volontà dell’Amministrazione a definire un<br />

approccio integrato per lo sviluppo del territorio e delle e<strong>con</strong>omie locali, che <strong>con</strong>sideri sia le<br />

dinamiche endogene alla regione, che i più vasti fenomeni di trasformazione e cambiamento<br />

sociale, rapportandoli <strong>con</strong> le dinamiche dei mercati nazionali, europei ed internazionali.<br />

Anche <strong>con</strong> il supporto scientifico dell’INEA si è voluto affrontare il lavoro <strong>con</strong> un<br />

“taglio comunitario”, che scaturisce dalle esperienze maturate nella fase di <strong>con</strong>certazione e<br />

nell’applicazione della pratica del partenariato sperimentate nella predisposizione prima, e<br />

nella attuazione quotidiana poi, dei Programmi Operativi inerenti i diversi regolamenti<br />

comunitari relativi ai fondi strutturali (2078/92, 2079/92, 2080/92, 950/97, 951/97, 952/97,<br />

866/90 e 867/90 e DOCUP ob. 5b 94-99)<br />

Si è voluto adottare questo “approccio europeo”, attraverso un itinerario che ha<br />

previsto procedure di <strong>con</strong>sultazioni delle forze sociali ed una metodologia e tipologia di<br />

analisi, compiute principalmente tramite l’individuazione dei punti di forza e debolezza del<br />

sistema, arrivando a formulare gli obbiettivi strategici articolati in interventi per Assi<br />

prioritari, sotto-programmi e misure, così da avere un riferimento assimilabile a quello<br />

classico di un DOCUP, e che oggi di fatto corrisponde a quella che il nuovo Reg. (CE)<br />

1257/99 ha voluto individuare come metodologia di programmazione degli interventi<br />

strutturali per lo Sviluppo Rurale 2000/2006.<br />

La scelta di Agenda 2000 di traguardare a sette anni la durata del periodo di attuazione<br />

dei nuovi regolamenti strutturali, ricercando una coerenza globale tra i tanti strumenti di<br />

politica rurale ora esistenti, finalizzando quest’ultima alternativamente a costruire od a<br />

rafforzare la competitività delle zone rurali, mantenendo l’occupazione in questi territori, va<br />

quindi ora recepita <strong>con</strong>iugandola <strong>con</strong> lo sforzo programmatico <strong>con</strong>tenuto nel programma<br />

regionale.<br />

Occorre in sostanza stilare, sulla base del dettato dei regolamenti comunitari del<br />

Consiglio e della Commissione, un nuovo documento fedele alle linee di indirizzo già<br />

individuate che, rispettoso del principio dell’addizionalità, preveda una batteria di interventi<br />

capaci di CONSOLIDARE lo sviluppo sostenibile nelle aree rurali della regione <strong>Lazio</strong>.<br />

Il “programma Pluriennale di Sviluppo rurale ed agroindustriale” che è stato<br />

ufficialmente presentato il 17 giugno 1999, quindi 10 giorni prima della pubblicazione del<br />

Reg. (CE) n.1275/1999 del Consiglio del 17 maggio 1999, costituisce perciò il punto di<br />

riferimento programmatico che <strong>con</strong>tiene le coerenze, le unicità di orientamento e le certezze<br />

delle politiche che la regione <strong>Lazio</strong> si è voluta dare nel comparto agricolo, forestale ed<br />

agroindustriale, <strong>con</strong> definizione delle attenzioni da porre in essere rispetto ai temi<br />

agroambientali, di ecocompatibilità nonché di salvaguardia e sviluppo dell’ambiente rurale<br />

nel suo complesso, e che si trova perfettamente coerente <strong>con</strong> le impostazioni che stanno alla<br />

base dei compiti di programmazione che la regolamentazione comunitaria affida alle singole<br />

regioni.<br />

5


Va infine ri<strong>con</strong>osciuto ed evidenziato come le analisi relative alla situazione attuale,<br />

sia macro e<strong>con</strong>omica che agricola della regione <strong>Lazio</strong>, ed il loro raffronto <strong>con</strong> la situazione<br />

nazionale, si basano in larga misura sull’analogo sforzo analitico compiuto dall’INEA,<br />

<strong>con</strong>giuntamente alle strutture regionali, nell’elaborazione del citato “Programma pluriennale<br />

di sviluppo rurale ed agroindustriale” del <strong>Lazio</strong> utilizzando anche, per i temi specifici, lo<br />

studio dell’Osservatorio sul mercato del lavoro della <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>. Altra fonte di dati e<br />

riflessioni è stato il rapporto CENSIS-<strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> sulle “Aree rurali della regione <strong>Lazio</strong>”,<br />

del quale sono state adottate alcune definizioni e tipologie di aree ai fini della individuazione<br />

di particolari criteri di zonizzazione degli interventi.<br />

6


1.Titolo del Piano di sviluppo rurale. (Punto 1 all. Reg. 1750/99)<br />

“Consolidare lo sviluppo nelle aree rurali del <strong>Lazio</strong>”<br />

2. Stato Membro e regione amministrativa. (Punto 2 all. Reg. 1750/99)<br />

Italia - REGIONE LAZIO<br />

3. Area geografica coperta dal piano. (Punto 3 all. Reg. 1750/99)<br />

Intero territorio della regione <strong>Lazio</strong>, incluse i territori proposti per l’eleggibilità ai benefici<br />

dell’ob.2 2000/2006 e i territori in phasing-out.<br />

4. Programmazione ad un’area geografica ritenuta più idonea. (P.to 4 all. Reg.<br />

1750/99)<br />

Non vengono individuate aree di programmazione differenziata agendo invece sulla<br />

zonizzazione nell’applicazione delle diverse misure, per raggiungere il risultato del rispetto<br />

delle peculiarità territoriali nell’impostazione delle azioni tese a supportare lo sviluppo rurale<br />

7


5 Descrizione della situazione attuale (Punto 5 all. Reg. 1750/99)<br />

5.1. Il quadro socio-e<strong>con</strong>omico regionale (Punto 5.1 all. Reg. 1750/99)<br />

5.1.1. Popolazione e demografia<br />

Nel 1998, risiedono nel <strong>Lazio</strong> 5.181.000 persone, il 9% circa del totale Italia, distribuite sul<br />

territorio regionale <strong>con</strong> una densità media di 304 abitanti per Kmq. Il rilevante peso della<br />

popolazione laziale sul totale nazionale dipende soprattutto da Roma e provincia. Nel 1998, la<br />

sola città di Roma <strong>con</strong>centra più del 50% della popolazione residente laziale. Questo<br />

fenomeno è legato alla presenza dell’amministrazione centrale e delle diverse organizzazioni<br />

internazionali nel capoluogo e, in generale, allo sviluppo del terziario, molto più marcato che<br />

in altre regioni italiane. Tutte le province laziali, compresa quella di Roma 1 , comunque, sono<br />

interessate da un fenomeno di <strong>con</strong>tro-esodo, che determina una riduzione della popolazione<br />

residente nei capoluoghi di provincia a vantaggio dei comuni limitrofi di minori dimensioni in<br />

termini di abitanti. Tra i fattori che <strong>con</strong>corrono alla riduzione della capacità di attrazione dei<br />

poli urbani vi sono la dislocazione delle imprese fuori dalle città, la <strong>con</strong>gestione urbana, la<br />

carenza e il costo delle abitazioni e l’elevato costo della vita.<br />

La popolazione residente, nel periodo '80-'95, aumenta di 4,4 punti percentuali, in linea <strong>con</strong><br />

quanto si verifica nelle regioni meridionali <strong>con</strong>siderate nel loro complesso (+4,5%). Più<br />

<strong>con</strong>tenuto, è l'incremento della popolazione residente verificatosi, nello stesso periodo, a<br />

livello nazionale (graf. 1).<br />

Il tendenziale aumento della popolazione residente nella regione è il risultato dell’interazione<br />

di diversi fattori. In primo luogo, un’incidenza del numero delle nascite su quello delle morti<br />

superiore al 100%, in tutto il periodo <strong>con</strong>siderato, a differenza di quanto accade nelle altre<br />

regioni dell’Italia Centrale (che mostrano tutte un’incidenza del numero delle nascite su<br />

quello delle morti inferiore all’80%).<br />

Graf.1 - Evoluzione dell’indice della popolazione residente per <strong>Lazio</strong>,<br />

circoscrizione territoriale e Italia (%; 1980 = 100; 1980-’95)<br />

107<br />

106<br />

105<br />

104<br />

103<br />

102<br />

101<br />

100<br />

99<br />

98<br />

1980<br />

1981<br />

1982<br />

1983<br />

1984<br />

1985<br />

1986<br />

1987<br />

1988<br />

1989<br />

1990<br />

1991<br />

1992<br />

1993<br />

1994<br />

1995<br />

<strong>Lazio</strong> Nord Centro Sud Italia<br />

Fonte: Elaborazioni INEA su dati ISTAT (annate varie)<br />

1 Dal 1991 al 1995 le residenze nel comune di Roma si ridu<strong>con</strong>o di 121.000 unità (-4,4%), mentre la provincia registra un<br />

incremento demografico del 13%.<br />

8


Si nota, comunque, che, dal 1980 al 1995, tale indice, sebbene caratterizzato da lievi<br />

oscillazioni cicliche, si riduce dal 127,2% al 104,5%. La <strong>con</strong>trazione del numero delle nascite<br />

si traduce nella riduzione del tasso di fe<strong>con</strong>dità, legato alla posticipazione dell’età al<br />

matrimonio e del parto. Ciò, a sua volta, dipende dal forte aumento della partecipazione delle<br />

donne alle attività sociali e al mercato del lavoro e dall’innalzamento del livello di istruzione<br />

femminile, fenomeni particolarmente evidenti nel <strong>Lazio</strong>, che sembra recuperare molto<br />

velocemente le posizioni che ancora lo distanziano dalle regioni del Nord nel processo di<br />

emancipazione dai ruoli femminili tradizionali.<br />

Se<strong>con</strong>do le ultime previsioni demografiche pubblicate dall’Istat (1996), la popolazione laziale<br />

è destinata a subire, nei prossimi anni, importanti modificazioni riguardanti la sua struttura per<br />

classi d’età e, in misura minore, la sua composizione per sesso.<br />

Le dinamiche naturali (le nascite e le morti) e i flussi migratori (nazionali e internazionali)<br />

determinano il livello e la struttura per sesso ed età della popolazione.<br />

I fenomeni più rilevanti che emergono dal <strong>con</strong>fronto tra la popolazione laziale prevista per il<br />

2010 e quella al 1997 sono:<br />

• una forte riduzione delle classi d’età giovanile (15-29 anni), che perdono ben 300.328<br />

unità (-27%);<br />

• una crescita altrettanto sensibile degli anziani (+65 anni), <strong>con</strong> un aumento di 202.358<br />

unità (+24%)2;<br />

• una espansione della fascia intermedia (30-64 anni), <strong>con</strong> +212.103 unità (+8%).<br />

Nel complesso la popolazione laziale aumenterà di 164.698 unità (+3%).<br />

Il motore di questa crescita sarà costituito dai flussi migratori, <strong>con</strong> saldi sempre positivi che si<br />

aggireranno intorno 11-13 mila unità l’anno. La componente estera dei flussi migratori sarà<br />

predominante (<strong>con</strong> un saldo netto di circa +8.000 unità l’anno) e si manterrà costante per tutto<br />

il periodo <strong>con</strong>siderato, mentre l’afflusso netto di nuovi residenti dalle altre regioni italiane è<br />

previsto in lenta ma costante riduzione.<br />

Il saldo naturale, attualmente appena positivo (circa +2 mila unità l’anno), si ridurrà<br />

velocemente sino a diventare negativo nel 2006 e ad annullare quasi completamente l’apporto<br />

positivo dei saldi migratori al 2010.<br />

Da notare che, nelle classi d’età centrali (25-44 anni), il peso degli uomini tenderà ad<br />

aumentare (perché a migrare sono soprattutto i giovani maschi), mentre, nella classe di età<br />

<strong>con</strong> più di 65 anni, si rafforzerà ulteriormente la prevalenza femminile (perché le donne<br />

vivono, mediamente, più a lungo degli uomini).<br />

A partire dal 1992, nel <strong>Lazio</strong>, come pure nelle diverse circoscrizioni territoriali, cresce l'indice<br />

di dipendenza 3 della popolazione, raggiungendo nel 1995 il 75%. Tale fenomeno è sintomo di<br />

un processo di invecchiamento della popolazione, che nel <strong>Lazio</strong> così come nel resto d'Italia,<br />

pone due ordini di problemi, ovvero l’aumento della spesa sanitaria e la necessità di<br />

revisionare integralmente i sistemi previdenziali, data la forte riduzione della popolazione in<br />

età lavorativa che si dovrà far carico del mantenimento di quella non attiva (essenzialmente<br />

giovani e pensionati).<br />

Nel <strong>Lazio</strong> l’indice di attrattività del mercato del lavoro 4 relativo al 1991 risulta uguale al 95%,<br />

indicando che non tutti gli occupati ivi residenti sono impiegati nella regione e che la stessa<br />

non costituisce un centro di attrazione per le regioni circostanti. Il grado di attrattiva dei<br />

comuni laziali riguardo alle possibilità lavorative è, comunque, fortemente disomogeneo da<br />

un punto di vista sia della sua distribuzione territoriale che della sua ampiezza, oscillando da<br />

3 L’indice di dipendenza è dato dal rapporto percentuale tra la somma della popolazione residente <strong>con</strong> età tra 0 e 14 anni e<br />

quella <strong>con</strong> età oltre i 65 anni sulla popolazione residua.<br />

4 L’indice di attrattività è dato dal rapporto percentuale tra il numero di addetti, risultanti dal censimento dell’industria e dei<br />

servizi, e quello degli occupati, rilevato <strong>con</strong> il censimento della popolazione. Dal numero di occupati, quindi, è stato sottratto il<br />

numero complessivo di giornate di lavoro in agricoltura diviso per quello delle giornate mediamente effettuate in un anno da<br />

un occupato in agricoltura, ovvero 270, ottenendo così una stima del numero di occupati in agricoltura.<br />

9


un minimo del 30% (Santopadre, FR) a un massimo del 679% (Piedimonte San Germano,<br />

FR). Nel complesso, sono 96 i comuni laziali <strong>con</strong> indice non inferiore a 100, il 26% dei<br />

comuni della regione.<br />

Il tasso di attività, ovvero l'incidenza delle forze lavoro (occupati e persone in cerca di<br />

occupazione) sul totale della popolazione residente, è caratterizzato nel <strong>Lazio</strong>, come nelle<br />

diverse circoscrizioni territoriali, da un andamento crescente fino al 1992 5 , anno in cui subisce<br />

una brusca in<strong>versione</strong> di tendenza, dovuta probabilmente alla crisi e<strong>con</strong>omica che ha investito<br />

l'Italia e molti altri paesi occidentali. Successivamente, l'andamento del tasso di attività<br />

relativo alla regione <strong>Lazio</strong> sembra ricalcare più o meno fedelmente quello del tasso di attività<br />

calcolato per l'Italia nel suo complesso, tanto che, nel 1995, tale indice assume lo stesso<br />

valore (39.7%). Nel complesso, sono le regioni del Nord a presentare il tasso di attività più<br />

elevato, seguite da quelle centrali che mostrano, in media, valori più elevati di quelli rilevati<br />

per il <strong>Lazio</strong>.<br />

Tra il 1995 e il 1998, il tasso di attività nel <strong>Lazio</strong> (Graf.2) cresce di circa mezzo punto<br />

percentuale, rimanendo in linea <strong>con</strong> la media nazionale (40,3% <strong>con</strong>tro 40,4%). Nel 1998, il<br />

tasso di attività maschile si colloca leggermente al di sopra del dato nazionale (51,9% <strong>con</strong>tro<br />

51,2%). Nello stesso anno il tasso di attività femminile (29,4%) risulta, invece, al di sotto<br />

della media italiana (30,2%).<br />

Graf. 2 - Evoluzione del tasso di attività per <strong>Lazio</strong>, circoscrizione territoriale e<br />

Italia (%; 1980-’95)<br />

46<br />

45<br />

44<br />

43<br />

42<br />

41<br />

40<br />

39<br />

38<br />

37<br />

36<br />

35<br />

34<br />

1980<br />

1981<br />

1982<br />

1983<br />

1984<br />

1985<br />

1986<br />

1987<br />

1988<br />

1989<br />

1990<br />

1991<br />

1992<br />

1993<br />

1994<br />

1995<br />

<strong>Lazio</strong> Nord Centro Sud Italia<br />

Fonte: Elaborazioni INEA su dati ISTAT (annate varie)<br />

5.1.2. Il quadro macro-e<strong>con</strong>omico ( Occupazione – Risorse umane)<br />

Gli occupati, nel <strong>Lazio</strong>, stimati a fine 1998, sono 1.831.000 ed aumentano rispetto all’anno<br />

precedente di 14 mila unità (+0,8%), <strong>con</strong> una “performance” lievemente migliore di quella<br />

nazionale (+110 mila unità, pari a +0,5%): i <strong>con</strong>tributi all'incremento ris<strong>con</strong>trato provengono<br />

esclusivamente dall’occupazione femminile (+14 mila unità, pari a +2,2% nei <strong>con</strong>fronti<br />

dell'anno precedente).<br />

Se si valuta l’andamento degli occupati negli ultimi quindici anni, nella regione si nota una<br />

crescita pressoché costante dal 1981 al 1991 (+16% rispetto al 1981), un arretramento<br />

<strong>con</strong>nesso alla crisi del 1992, che si protrae fino al 1995, e un primo tenue segnale di ripresa<br />

5 In particolare, nella regione, l’aumento del tasso di attività fino al 1992 è stato determinato da una flessione degli inattivi,<br />

soprattutto donne.<br />

10


nel 1996, <strong>con</strong>fermato nel 1998. Complessivamente, nel 1998 si registra un incremento di nove<br />

punti rispetto al 1981.<br />

L’andamento nazionale degli occupati assume, per il periodo 1981/1991, caratteri analoghi a<br />

quello laziale (anche se l’incremento è di misura nettamente inferiore); successivamente la<br />

perdita di occupati è molto più <strong>con</strong>sistente. Nel 1998 si registra un decremento di tre punti<br />

rispetto al 1981 (Tab.1).<br />

Tabella 1 – Andamento degli occupati per settore (1981=100)<br />

Totale <strong>Agricoltura</strong> Industria Altre<br />

attività<br />

<strong>Lazio</strong> Italia <strong>Lazio</strong> Italia <strong>Lazio</strong> Italia <strong>Lazio</strong> Italia<br />

1981 100 100 100 100 100 100 100 100<br />

1991 116 104 64 66 101 90 128 125<br />

1993 109 99 62 60 99 87 119 118<br />

1994 108 97 62 57 97 85 117 117<br />

1995 106 96 57 54 95 84 116 117<br />

1996 107 97 58 51 91 84 118 119<br />

1997 107 94 57 50 91 83 119 120<br />

1998 109 97 55 49 89 84 121 121<br />

Valutando gli andamenti nei macro settori, risulta evidente che la migliore tenuta del <strong>Lazio</strong> è<br />

dovuta all’andamento dell’occupazione nel terziario, che ha compensato le rilevanti perdite in<br />

agricoltura (<strong>Lazio</strong>: -45 punti; Italia: -51 punti nel 1998 rispetto al 1981) e quelle, più<br />

<strong>con</strong>tenute, dell’industria (<strong>Lazio</strong>: -11 punti; Italia: -16 punti nel periodo <strong>con</strong>siderato).<br />

Infatti, la percentuale degli occupati in agricoltura sul totale degli occupati nella regione<br />

<strong>Lazio</strong>, tra l'80 e il ‘98, subisce una <strong>con</strong>trazione di 4 punti percentuali, passando dall'8.3% al<br />

4.2% (tab. 2).<br />

Tabella 2 -<br />

Incidenza del numero di occupati per settore sul numero<br />

di occupati totale per <strong>Lazio</strong> e Italia (1980 e 1995)<br />

<strong>Lazio</strong> Italia<br />

1980 1998 1980 1998<br />

Industria 24,5 19,3 37,6 32,0<br />

Servizi 67,2 76,5 48,3 61,3<br />

<strong>Agricoltura</strong> 8,3 4,2 14,1 6,6<br />

Fonte: ISTAT (1982 e 1999)<br />

Lo stesso fenomeno si verifica a livello nazionale, dove, nel 1998, la quota degli occupati nel<br />

settore agricolo è uguale al 6.6% del totale, <strong>con</strong>tro il 14.1% relativo al 1980. Benché il divario<br />

tenda a ridursi nel tempo, nel <strong>Lazio</strong> risulta più elevata, rispetto alla media nazionale, la<br />

percentuale di occupati nel settore dei servizi. Questi dati sono fortemente influenzati dal fatto<br />

che nella provincia di Roma si <strong>con</strong>centra il 73% circa della popolazione e che nella stessa si<br />

localizzano le strutture amministrative, sia statali che regionali, e le organizzazioni<br />

internazionali. A livello nazionale e regionale, comunque, è evidente la diffusione del<br />

fenomeno della terziarizzazione dell'e<strong>con</strong>omia, a scapito sia dell'industria che dell'agricoltura.<br />

Se passiamo a <strong>con</strong>siderare la composizione degli occupati suddivisa tra lavoro alle<br />

dipendenze e quello indipendente, si noterà che nel 1981 gli occupati indipendenti<br />

costituivano, nel <strong>Lazio</strong>, il 24,7% del totale: divengono il 26,3% nel 1998, mentre nel Paese,<br />

nel quindicennio, rimangono stazionari (1981: 28,5%; 1998: 28,4%).<br />

11


Tabella 3 – Distribuzione degli occupati indipendenti,<br />

<strong>Lazio</strong> e Italia (annate varie; %)<br />

<strong>Agricoltura</strong> Industria Altre Totale<br />

attività<br />

<strong>Lazio</strong><br />

1981 25,3 14,1 61,1 100<br />

1996 11,8 16,7 71,4 100<br />

1997 11,4 17,3 71,3 100<br />

1998 11.0 16.0 72.8 100<br />

Italia<br />

1981 29,4 20,1 50,5 100<br />

1996 15,2 21,1 63,7 100<br />

1997 15,1 21,1 63,8 100<br />

1998 14.7 21.2 64.2 100<br />

Fonte: Elaborazioni <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> su dati ISTAT (annate varie)<br />

La distribuzione degli occupati indipendenti (tab. 3) per il <strong>Lazio</strong>, indica che il peso esercitato<br />

dagli quelli agricoli (che nel 1981, rispetto agli occupati nell’industria, risultava<br />

preponderante) diminuisce.<br />

Pur rimanendo evidente la netta vocazione terziaria della regione, l’aspetto che va sottolineato<br />

è costituito dall’occupazione indipendente industriale: nel <strong>Lazio</strong> la quota di occupati<br />

indipendenti nell’industria, tra il 1981 ed il 1998, cresce di quasi due punti, mentre in Italia<br />

cresce di un punto. Ciò è spiegabile in base al fatto che Roma, pur non avendo una tradizione<br />

industriale alle spalle oggi è la terza città industriale d’Italia, risultando cir<strong>con</strong>data da una<br />

fascia di migliaia di piccole imprese, spesso di altissimo livello tecnico.<br />

Tabella 4 –Distribuzione degli occupati<br />

dipendenti, <strong>Lazio</strong> e Italia (annate varie; %)<br />

<strong>Agricoltura</strong> Industria Altre Totale<br />

attività<br />

<strong>Lazio</strong><br />

1981 2,7% 26,5% 70,7% 100%<br />

1996 1,9% 21,2% 76,9% 100%<br />

1997 2% 20,8% 77,2% 100%<br />

1998 1.8% 20.5% 77.8% 100%<br />

Italia<br />

1981 6,9% 44,1% 49,0% 100%<br />

1996 3,7% 36,8% 59,6% 100%<br />

1997 3,5% 36,5% 60.0% 100%<br />

1998 3.4% 36.3% 60.2% 100%<br />

Fonte: Elaborazioni <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> su dati ISTAT (annate varie)<br />

Nel caso dell’industria, il <strong>Lazio</strong> evidenzia un peso decrescente degli occupati dipendenti sul<br />

complesso degli occupati nel settore e, a questo proposito, un differenziale notevole tra dato<br />

regionale e dato nazionale (Tab.4).Con riferimento ai dati riguardanti gli addetti in<br />

agricoltura, che nel loro valore complessivo sono in linea <strong>con</strong> l’andamento nazionale, è da<br />

rilevare ed interpretare il differente andamento degli occupati dipendenti rispetto agli<br />

indipendenti. La drastica flessione di questi ultimi <strong>con</strong>fermerebbe, infatti, il fenomeno di<br />

espulsione dal settore primario di un rilevantissimo numero di aziende (in quanto è possibile<br />

identificare i lavoratori indipendenti <strong>con</strong> i titolari di aziende agricole familiari), mentre la<br />

12


iduzione di molto più <strong>con</strong>tenuta degli occupati dipendenti lascerebbe intendere, rimanendo<br />

pressoché costante il numero di aziende che si avvalgono di mano d’opera extra familiare,<br />

che si stanno <strong>con</strong>solidando processi produttivi a basso impiego di mano d’opera nelle aziende<br />

che utilizzano prevalentemente personale alle dipendenze.<br />

Nel <strong>Lazio</strong>, nonostante l’ampliamento della base occupazionale dovuto soprattutto all’entrata<br />

delle donne nel mercato del lavoro, il tasso di disoccupazione (calcolato come rapporto tra le<br />

persone in cerca di occupazione e le forze lavoro) evidenzia un trend crescente fino al 1989,<br />

per poi ridursi fino al 1993, anno in cui ricomincia a crescere a tassi superiori a quelli<br />

registrati, in media, per le regioni centrali. Il 1995 risulta essere l’anno <strong>con</strong> i valori più elevati<br />

di tutto il periodo <strong>con</strong>siderato (12.7%). Nel 1998 il tasso di disoccupazione si attesta sullo<br />

stesso valore medio nazionale (12,3%). Tra le regioni del Centro, il <strong>Lazio</strong> sembra risentire<br />

maggiormente della crisi e<strong>con</strong>omica degli anni ‘90 e solo le regioni meridionali mostrano, nel<br />

1998, tassi di disoccupazione più elevati. Per questa affinità <strong>con</strong> le regioni del Sud già si parla<br />

di meridionalizzazione del mercato del lavoro laziale 6 .<br />

Il tasso di disoccupazione complessivo nel <strong>Lazio</strong> è determinato in larga parte dagli elevati<br />

livelli di quello femminile. Infatti, nel 1998 il tasso di disoccupazione femminile regionale,<br />

nonostante il sensibile decremento fatto registrare rispetto al 1997 (dal 17,2% al 16,4%), si<br />

colloca al di sopra dei livelli relativi sia alle regioni del Nord che alle altre regioni centrali.<br />

D’altro canto, nello stesso anno, anche il tasso di disoccupazione maschile nel <strong>Lazio</strong> (9,9%) si<br />

colloca al di sopra del valore medio nazionale (9,5%).<br />

Il <strong>con</strong>tributo dell'agricoltura laziale in termini di valore aggiunto è ancora meno rilevante che<br />

nel caso dell'occupazione (tab. 5); nel 1996, infatti, il valore aggiunto prodotto in agricoltura<br />

costituisce solo l'1.7% del totale, <strong>con</strong>tro il 2,9% rilevato per l'Italia nel suo complesso. Cresce<br />

di quasi sette punti percentuali, invece, il <strong>con</strong>tributo del settore dei servizi, in particolare<br />

quelli destinabili alla vendita, alla formazione del valore aggiunto regionale.<br />

Tabella 5- Composizione settoriale del<br />

valore aggiunto per <strong>Lazio</strong> e Italia (%;<br />

1980 e 1996)<br />

<strong>Lazio</strong> Italia<br />

1980 1996 1980 1996<br />

Industria 22,3 17,7 37,7 24,4<br />

Servizi 73,8 80,6 56,1 72,6<br />

<strong>Agricoltura</strong> 3,9 1,7 6,2 2,9<br />

Fonte: ISTAT (1998)<br />

Nonostante l’evoluzione negativa dell’occupazione, il <strong>con</strong>tributo del <strong>Lazio</strong> alla formazione<br />

del PIL nazionale, dal 1980 al 1996, aumenta di 11,7 punti percentuali, <strong>con</strong>trariamente a tutte<br />

le altre regioni del Centro, che vedono diminuire la loro partecipazione alla formazione del<br />

reddito complessivo. Da notare, inoltre, che, nel 1996, l’incidenza del PIL laziale su quello<br />

nazionale risulta inferiore solo alla quota relativa alla Lombardia, <strong>con</strong>tribuendo enormemente<br />

all’andamento dell’e<strong>con</strong>omia nazionale. Prestando attenzione all'evoluzione dell'indice del<br />

PIL calcolato a prezzi costanti, infatti, si nota che il <strong>Lazio</strong> si colloca dopo il Veneto e il<br />

Trentino Alto Adige tra le regioni a cui sono associati gli incrementi più elevati (+39%).<br />

La situazione laziale, comunque, non appare così positiva come potrebbe sembrare alla luce<br />

della breve analisi sin qui svolta. La crescita del PIL marcatamente più sostenuta rispetto a<br />

quella registrata mediamente in Italia o nelle diverse circoscrizioni territoriali dipende dal<br />

fatto che l’e<strong>con</strong>omia del <strong>Lazio</strong>, trainata soprattutto dal terziario (in particolare i servizi<br />

destinabili alla vendita) e caratterizzata da un peso <strong>con</strong>tenuto del settore industriale e un<br />

6 Nel 1995, gli iscritti al collocamento superano le 633.000 unità; di questi il 45% è costituito da disoccupati in senso stretto.<br />

13


minor grado di apertura verso l’estero rispetto alla media nazionale, non ha risentito<br />

enormemente della forte inflazione e della politica di rigorosa stabilità monetaria che hanno<br />

<strong>con</strong>traddistinto gli anni ’80 e che, in generale, hanno influito negativamente soprattutto sul<br />

settore manifatturiero e sulle esportazioni italiani. Questo fenomeno potrebbe essere indice di<br />

una certa arretratezza dell’e<strong>con</strong>omia regionale che si sostanzia in una sua minore sensibilità<br />

all’andamento del ciclo e<strong>con</strong>omico, ma anche in una sua ridotta capacità di ripresa nelle fasi<br />

<strong>con</strong>giunturali positive. E’ ciò che si è verificato, in effetti, nel biennio 1994-’95, anni in cui il<br />

<strong>Lazio</strong> <strong>con</strong>tinua a evidenziare <strong>con</strong>trazioni del PIL, <strong>con</strong>trariamente a quanto si registra a livello<br />

nazionale.<br />

Altra variabile macro-e<strong>con</strong>omica che risulta importante <strong>con</strong>siderare, per avere un idea della<br />

capacità di un’e<strong>con</strong>omia non solo di sostituire il capitale soggetto a logorio fisico ma anche e<br />

soprattutto di svilupparsi tecnologicamente, è costituita dagli investimenti fissi netti, di cui è<br />

stata calcolata l’incidenza rispetto al valore aggiunto al lordo dei servizi bancari imputati<br />

(graf. 3).<br />

I dati dimostrano la maggiore propensione della <strong>Regione</strong> a investire rispetto alle altre, tanto<br />

che il <strong>Lazio</strong> si distingue perché, a partire dal 1985, presenta valori sempre superiori al dato<br />

nazionale. Allo sviluppo degli investimenti ha <strong>con</strong>tribuito soprattutto il comparto dei servizi<br />

destinabili all vendita, la cui importanza in termini relativi è aumentata a scapito di<br />

agricoltura, industria e servizi non destinabili alla vendita.<br />

Graf. 3 -Evoluzione dell’incidenza degli investimenti fissi netti sul<br />

valore aggiunto al lordo dei servizi bancari imputati per<br />

regione, circoscrizione territoriale e Italia (%; 1980-’93)<br />

30<br />

29<br />

28<br />

27<br />

26<br />

25<br />

24<br />

23<br />

22<br />

21<br />

20<br />

19<br />

18<br />

17<br />

16<br />

15<br />

1980<br />

1981<br />

1982<br />

1983<br />

1984<br />

1985<br />

1986<br />

1987<br />

1988<br />

1989<br />

1990<br />

1991<br />

1992<br />

1993<br />

<strong>Lazio</strong> Nord Centro Sud Italia<br />

Fonte: Elaborazioni INEA su dati ISTAT (1996)<br />

L'andamento dell’indice dei <strong>con</strong>sumi totali delle famiglie, espressi a prezzi 1985, è simile in<br />

tutte le circoscrizioni territoriali e ricalca più o meno fedelmente quello del PIL (graf. 4); in<br />

particolare, i <strong>con</strong>sumi aumentano, prima a tassi crescenti e poi decrescenti, fino al 1992, anno<br />

in cui si verifica un'in<strong>versione</strong> di tendenza, sempre in coincidenza <strong>con</strong> la crisi e<strong>con</strong>omica. Ciò<br />

che cambia da una circoscrizione a un'altra è il tasso a cui tali <strong>con</strong>sumi aumentano. Più<br />

<strong>con</strong>tenuti, infatti, sono gli aumenti registrati nelle regioni del Nord, mentre gli incrementi più<br />

ampi si verificano in quelle meridionali, indice di un ritardo nello sviluppo delle se<strong>con</strong>de<br />

rispetto alle prime. Nel <strong>Lazio</strong>, i tassi di crescita dei <strong>con</strong>sumi familiari si avvicinano più a<br />

quelli delle regioni del Sud che non a quelle del Centro.<br />

14


Graf. 4 -Evoluzione dell’indice dei <strong>con</strong>sumi a prezzi 1985 per <strong>Lazio</strong>, circoscrizione<br />

territoriale e Italia (%; 1980=100; 1980-’93)<br />

145<br />

140<br />

135<br />

130<br />

125<br />

120<br />

115<br />

110<br />

105<br />

100<br />

95<br />

1980<br />

1981<br />

1982<br />

1983<br />

1984<br />

1985<br />

1986<br />

1987<br />

1988<br />

1989<br />

1990<br />

1991<br />

1992<br />

1993<br />

<strong>Lazio</strong> Nord Centro Sud Italia<br />

Fonte: Elaborazioni INEA su dati ISTAT (1996)<br />

Diversamente dalle tre circoscrizioni territoriali, nel <strong>Lazio</strong>, la quota di <strong>con</strong>sumi sul PIL è<br />

caratterizzata da un trend decrescente <strong>con</strong> oscillazioni di lieve entità, per cui si riduce dal 62%<br />

del 1980 al 55% del 1993 (graf. 5). Tale indicatore, invece, evidenzia in media un andamento<br />

tendenzialmente costante nelle restanti regioni italiane. Sono le regioni meridionali, infine, a<br />

presentare i valori più elevati, indice di un'e<strong>con</strong>omia più povera, caratterizzata da una bassa<br />

propensione al risparmio.<br />

Graf. 5 - Evoluzione dell’incidenza dei <strong>con</strong>sumi totali delle famiglie sul<br />

PIL per <strong>Lazio</strong>, circoscrizione territoriale e Italia (%; 1980-<br />

’93)<br />

74<br />

72<br />

70<br />

68<br />

66<br />

64<br />

62<br />

60<br />

58<br />

56<br />

54<br />

52<br />

1980<br />

1981<br />

1982<br />

1983<br />

1984<br />

1985<br />

1986<br />

1987<br />

1988<br />

1989<br />

1990<br />

1991<br />

1992<br />

1993<br />

<strong>Lazio</strong> Nord Centro Sud Italia<br />

Fonte: Elaborazioni INEA su dati ISTAT (1996)<br />

Se si analizza poi l'andamento della quota dei <strong>con</strong>sumi alimentari delle famiglie sul PIL, in<br />

tutte le regioni italiane, risulta evidente la validità della legge di Engel, che determina una<br />

riduzione della loro incidenza all'aumentare del reddito, indice, questo, di un miglioramento<br />

delle <strong>con</strong>dizioni medie degli italiani (graf. 6).<br />

15


Graf. 6 -Evoluzione dell’incidenza dei <strong>con</strong>sumi alimentari sul PIL per <strong>Lazio</strong>,<br />

circoscrizione territoriale e Italia (%; 1980-’93)<br />

30<br />

29<br />

28<br />

27<br />

26<br />

25<br />

24<br />

23<br />

22<br />

21<br />

20<br />

19<br />

18<br />

17<br />

16<br />

15<br />

1980<br />

1981<br />

1982<br />

1983<br />

1984<br />

1985<br />

1986<br />

1987<br />

1988<br />

1989<br />

1990<br />

1991<br />

1992<br />

1993<br />

<strong>Lazio</strong> Nord Centro Sud Italia<br />

Fonte: Elaborazioni INEA su dati ISTAT (1996)<br />

Nel <strong>Lazio</strong>, la percentuale dei <strong>con</strong>sumi alimentari sul reddito si mantiene il linea <strong>con</strong> quella<br />

relativa alle regioni centrali <strong>con</strong>siderate nel loro complesso; questa, infatti, passa dal 17% del<br />

1980 al 10,6% del 1993, <strong>con</strong>tro i valori, rispettivamente, del 16,3% e dell’11% relativi al<br />

Centro. Molto superiore al dato rilevato per l’Italia si presenta la quota dei <strong>con</strong>sumi alimentari<br />

sul PIL nelle regioni meridionali uguale, nel 1993, al 15.7%, mentre i valori più <strong>con</strong>tenuti si<br />

rilevano sempre per il Nord 7 .<br />

Poco <strong>con</strong>fortante si presenta la situazione del <strong>Lazio</strong> circa i suoi rapporti <strong>con</strong> l'estero,<br />

evidenziando, nel 1994, un passivo della bilancia commerciale di 10.454.756 milioni di lire<br />

correnti. Sia il tasso di copertura (percentuale delle esportazioni sulle importazioni), che<br />

quello normalizzato (rapporto del saldo tra esportazioni ed importazioni sul volume del<br />

commercio <strong>con</strong> l'estero) indicano invariabilmente che, nel periodo 1985-’94, il valore delle<br />

esportazioni rappresenta una piccola percentuale di quello delle importazioni laziali (53% nel<br />

1993); tale quota, infatti, è sensibilmente più ridotta di quella relativa alle altre regioni italiane<br />

(graf.7).<br />

7 Se, invece, la quota dei <strong>con</strong>sumi alimentari delle famiglie viene calcolata rispetto ai <strong>con</strong>sumi totali, si rileva che il <strong>Lazio</strong> mostra<br />

sempre valori leggermente superiori a quelli del Centro di circa un punto percentuale e che passano dal 27.4% del 1980 al 19.4%<br />

del 1993.<br />

16


Graf. 7 -Evoluzione del tasso di copertura e del saldo normalizzato per<br />

<strong>Lazio</strong>, circoscrizione territoriale e Italia (%; 1985-’94)<br />

Tasso di copertura<br />

130<br />

120<br />

110<br />

100<br />

90<br />

80<br />

70<br />

60<br />

50<br />

40<br />

30<br />

20<br />

10<br />

1985 1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994<br />

Saldo normalizzato<br />

20<br />

10<br />

0<br />

-10<br />

-20<br />

-30<br />

-40<br />

-50<br />

-60<br />

-70<br />

-80<br />

1985 1986 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994<br />

<strong>Lazio</strong> Nord Centro Sud Italia<br />

Fonte: Elaborazioni INEA su dati ISTAT (annate varie)<br />

Il deficit della bilancia commerciale laziale dipende soprattutto dalla predominanza del settore<br />

dei servizi in termini sia di occupati che di valore aggiunto, rispetto a quello industriale e<br />

agricolo. Mentre a livello nazionale, inoltre, il saldo negativo della bilancia commerciale negli<br />

anni ’80 e nei primi anni ‘90 dipende essenzialmente dall’importazione di prodotti energetici,<br />

per il <strong>Lazio</strong> ciò deriva soprattutto dalle importazioni, oltre che di quelli energetici, di prodotti<br />

agro-alimentari e mezzi di trasporto.<br />

5.1.3. Il sistema agro-industriale<br />

L’agricoltura laziale si colloca idealmente come ponte tra l’agricoltura del Centro-Nord,<br />

generalmente orientata a processi produttivi di tipo intensivo e ad alta redditività, e quella<br />

meridionale, caratterizzata da rilevanti livelli di integrazione e<strong>con</strong>omico-territoriale, peso<br />

rilevante dei processi estensivi e <strong>con</strong> redditività medio-bassa. In termini di redditività del<br />

lavoro in agricoltura questa regione presenta valori più vicini alla media meridionale che a<br />

quella del Centro-Nord. I diversi risultati e<strong>con</strong>omici <strong>con</strong>seguiti da questa regione rispetto al<br />

resto della circoscrizione sono il riflesso di differenze in termini di modelli produttivi, grado<br />

17


di ammodernamento delle strutture, sviluppo tecnologico, struttura delle aziende agricole e<br />

specializzazione produttiva (vedi tabelle 6 e 7).<br />

Sul fronte delle caratteristiche strutturali interne al settore agricolo l’aspetto che <strong>con</strong>diziona<br />

maggiormente l’agricoltura laziale è la forte presenza di micro-aziende, in termini sia<br />

e<strong>con</strong>omici che di superficie. Tale fenomeno, che assume nel <strong>Lazio</strong> dimensioni persino<br />

superiori alla media meridionale, costituisce una delle principali difficoltà che si in<strong>con</strong>trano<br />

nel sostenere processi di razionalizzazione del comparto agricolo. L’inadeguatezza delle<br />

dimensioni rende, infatti, estremamente complesso il perseguimento della competitività di<br />

costo e necessario affiancarlo <strong>con</strong> misure di differenziazioni di reddito oltre che, in<br />

determinate aree, di sostegno al reddito stesso.<br />

Non manca nel <strong>Lazio</strong> un nucleo forte di aziende <strong>con</strong> reddito superiore ai 12 UDE,<br />

classificabili come “professionali” composto nel 1996 da poco più di 16mila unità che<br />

produ<strong>con</strong>o il 72% del reddito lordo totale della regione. Il reddito medio di questa categoria di<br />

aziende è superiore alla media del Centro-Nord (57,9 UDE <strong>con</strong>tro 45,8). In termini numerici<br />

esse rappresentano, tuttavia, una percentuale modesta del tessuto produttivo laziale (9%),<br />

decisamente inferiore rispetto alla media circoscrizionale (19%).<br />

D’altro canto, molte aziende anche di piccole dimensioni nel processo di adattamento al<br />

<strong>con</strong>testo e<strong>con</strong>omico locale hanno imparato a fondare la propria capacità di sopravvivenza sul<br />

ricorso ad una molteplicità di fonti di reddito, finendo col rispondere a esigenze sociali ed<br />

e<strong>con</strong>omiche diverse.<br />

Nell’ambito delle unità produttive di ridotte dimensioni, dunque, è possibile individuare una<br />

grande varietà di tipologie aziendali, che vanno dall’azienda marginale vera e propria a quella<br />

che, negli attuali <strong>con</strong>testi competitivi, fonda la propria capacità di sopravvivenza<br />

sull’inserimento in particolari segmenti del mercato e sul ricorso a una molteplicità di fonti di<br />

reddito.<br />

Tra i fattori di debolezza dell’agricoltura, non solo laziale, inoltre, vi è l’elevata incidenza<br />

percentuale di aziende <strong>con</strong>dotte da anziani (39% <strong>con</strong>tro il 36% del Centro-Nord), soprattutto<br />

se si <strong>con</strong>sidera che, in una parte <strong>con</strong>sistente dei casi, esse non raggiungono dimensioni<br />

e<strong>con</strong>omiche tali da <strong>con</strong>sentire una loro permanenza sul mercato se non a costo dell’adozione<br />

di rinnovate metodologie gestionali e d’impresa, che possono essere garantite da rinnovo<br />

generazionale degli operatori.<br />

Nel <strong>Lazio</strong> l'incidenza dei <strong>con</strong>sumi intermedi sulla produzione vendibile, indicativa del grado<br />

di intensità delle tecniche produttive utilizzate, si attesta nel 1997 (32%) su livelli superiori a<br />

quelli del Mezzogiorno (26%) ma inferiori rispetto al Centro-Nord (37%). La più bassa<br />

intensità dell'agricoltura implica da un lato una minore integrazione <strong>con</strong> i settori a monte<br />

rispetto alle regioni più avanzate, e dall'altro un minore impatto dell'attività produttiva<br />

sull'ambiente e sulla salubrità delle produzioni.<br />

Un ulteriore elemento che caratterizza il settore primario laziale è la bassa incidenza degli<br />

investimenti realizzati in agricoltura rispetto al VA settoriale (nel 1995 pari al 27,2%, <strong>con</strong>tro<br />

il 40% del Centro-Nord e il 23% del Mezzogiorno), indice della scarsa capacità di attivare un<br />

processo duraturo di ammodernamento delle strutture. Tra i fattori che determinano tale<br />

situazione sicuramente ci sono la difficoltà di accesso al credito delle imprese agricole,<br />

l'incertezza di collocamento dei prodotti, il peggioramento delle ragioni di scambio tra<br />

prodotti agricoli e beni di investimento.<br />

La ridotta capacità di produrre reddito e di gestire in maniera efficiente i rapporti <strong>con</strong> il<br />

mercato di parte delle aziende laziali, oltre che alle ridotte dimensioni fisiche, alla<br />

senilizzazione dell’occupazione agricola e alla mancanza di ricambio generazionale, è<br />

imputabile anche a carenze di tipo organizzativo e gestionale e all’incapacità di promuovere<br />

adeguate strategie di valorizzazione/differenziazione delle produzioni.<br />

Infatti, un altro elemento di debolezza strutturale del comparto agricolo è costituito dalla<br />

scarsa capacità degli operatori di organizzare la loro offerta, soprattutto mediante la<br />

18


costituzione di associazioni di produttori in grado di offrire un reale servizio di aggregazione,<br />

valorizzazione e vendita della produzione.<br />

Nel comparto ortofrutticolo sono solo tre, alla data del 1997, le associazioni di produttori<br />

ri<strong>con</strong>osciute. Nello stesso anno risultano operanti, in comparti diversi da quello ortofrutticolo,<br />

32 AP, di cui tuttavia, solo 12 hanno ottenuto i finanziamenti comunitari ai sensi del Reg.<br />

1360/78. Tale circostanza indica che in realtà numerose AP non sono operative.<br />

La scarsa capacità delle associazioni di produttori laziali di organizzare l’offerta dei prodotti<br />

agricoli si traduce in una bassa incidenza del valore della produzione organizzata laziale sulla<br />

PLV regionale. L’incapacità delle AP laziali di offrire ai propri associati <strong>con</strong>dizioni<br />

particolarmente vantaggiose di vendita dei prodotti agricoli, inoltre, fa sì che i produttori,<br />

associati, singoli o cooperative, vendano la loro produzione in proprio senza il tramite delle<br />

AP a cui appartengono.<br />

In definitiva si rileva una diversificazione nella struttura interna del settore agricolo della<br />

regione <strong>Lazio</strong> abbastanza accentuata e legata alle caratteristiche e<strong>con</strong>omiche delle aziende<br />

stesse e alle <strong>con</strong>dizioni del <strong>con</strong>testo locale. Se da un lato si rileva la presenza di alcune<br />

componenti vitali e dinamiche sia in termini di territori che di comparti produttivi, dall’altro<br />

esiste ancora una larga fascia del tessuto produttivo che presenta evidenti caratteri di<br />

inefficienza e arretratezza.<br />

19


Tabella 6 - Il sistema agro-industriale: caratteristiche strutturali<br />

Indicatori strutturali <strong>Lazio</strong> Italia Centro-Nord Mezzogiorno<br />

Consumi alimentari / PIL (1995; %) 10,7 11,0 9,5 15,5<br />

Consumi alimentari / Consumi totali (1995; %) 18,6 17,6 16,1 21,4<br />

Valore Aggiunto (VA) industria agroalimentare 38,0 35,3 42,6 20,2<br />

/ VA sistema agroalimentare (1996; %)<br />

VA agricoltura / VA totale (1996; %) 1,7 3,5 2,8 5,8<br />

Unità di lavoro agricoltura / Unità di lavoro 5,0 7,9 5,6 13,5<br />

totali (1996; %)<br />

VA industria agroalimentare / VA industria 6,0 6,6 6,5 7,0<br />

(1996; %)<br />

VA agricoltura regione (circoscrizione) / VA 5,0 100,0 59,7 40,3<br />

Italia (1996; %)<br />

VA industria agroalimentare regione<br />

(circoscrizione) / VA Italia (1996; %)<br />

5,6 100,0 81,3 18,7<br />

Superficie Agricola Utilizzata (SAU)/ Superficie 70 72 67,03 79,03<br />

Agricola Totale (SAT) 1996 (%)<br />

SAU/azienda 1996 (ettari) 4,4 6,0 7,0 5,2<br />

Dimensione media degli allevamenti suini 1996 5,2 31,4 60,6 7,6<br />

(n. di capi)<br />

Dimensione media degli allevamenti bovini e/o 19,2 31,3 36,4 21,6<br />

bufalini 1996 (n. di capi)<br />

Aziende agricole di dimensione inferiore a 5 85,9 78,3 74,2 81,7<br />

ettari 1996 (% sul totale regionale)<br />

Superficie delle aziende agricole di dimensione 26,9 19,2 16,3 22,5<br />

inferiore a 5 ettari 1996 (% sul totale regionale)<br />

Aziende agricole di dimensione e<strong>con</strong>omica 90,8 85,8 81,1 89,9<br />

inferiore a 12 UDE 1996 (% sul totale regionale)<br />

Reddito prodotto dalle aziende agricole di 27,6 27,0 20,1 38,1<br />

dimensione e<strong>con</strong>omica inferiore a 12 UDE 1996<br />

(% sul totale regionale)<br />

RLS (Centro-Nord=100) 10,7 62,4<br />

RLS medio per azienda 7,3 8,2 10,9 5,8<br />

RLS medio aziende >12 UDE 57,9 41,9 45,8 35,6<br />

% di aziende <strong>con</strong> <strong>con</strong>duttore di età >65 anni 38,9 37,4 36,3 38,3<br />

SAU/UL 5,6 8,4 8,9 7,9<br />

SAU per UL agricoltura (1996; ha) 5,7 7,0 7,1 6,9<br />

Superficie irrigabile/SAU 1991 19,3 25,8 34,5 16,2<br />

SAU in pianura/SAU totale 1991 20,6 30,4 38,8 21,1<br />

Produzione vendibile (PV) regione<br />

5,2 100,0 62,9 37,1<br />

(circoscrizione) / PV Italia (1997; %)<br />

PV viticoltura / PV totale (1997; %) 6,4 7,3 6,6 8,5<br />

PV olivicoltura / PV totale (1997; %) 5,6 6,3 15,3 0,9<br />

PV frutticoltura /PV totale (1997; %) 5,0 5,4 4,3<br />

PV allevamenti / PV totale (1997; %) 29,1 32,6 40,6 18,9<br />

20


Tabella 7 - Il sistema agro-industriale: indicatori di performance<br />

Indicatori di performance <strong>Lazio</strong> Italia Centro-Nord Mezzogiorno<br />

VA agricoltura per ettaro di SAU (1996; milioni 4,3 4,0 4,7 3,3<br />

di lire)<br />

VA agricoltura per UL (1996; milioni di lire) 29,8 35,0 41,5 28,5<br />

VA Industria agroalimentare per Unità di<br />

Lavoro (1996; milioni di lire)<br />

95,6 94,7 95,9 89,6<br />

Investimenti fissi lordi agricoltura / VA 27,2 32,9 40,0 22,6<br />

agricoltura (1995; %)<br />

Investimenti fissi lordi agricoltura / Investimenti 2,1 6,2 5,8 7,6<br />

fissi lordi totali (1995; %)<br />

Investimenti fissi lordi industria agroalimentare / 22,3 24,4 25,0 21,5<br />

Va industria agroalimentare (1995; %)<br />

Finanziamenti oltre il breve termine agli 9,1 100,0 80,0 20,0<br />

investimenti in agricoltura per regione<br />

(circoscrizione) / totale Italia (1997; %)<br />

Consumi intermedi agricoltura / PV (1997; %) 31,9 32,8 36,8 26,2<br />

Trattrici e motoperatrici acquistate nuove di<br />

fabbrica per 1000 ettari di SAU (1996; n.)<br />

4,7 3,5 4,2 2,7<br />

Esportazioni agricoltura regione (circoscrizione) 3,5 100,0 69,2 30,7<br />

/ Esportazioni agricoltura Italia (1998; %)<br />

Esportazioni industria alimentare regione 2,5 100,0 82,0 18,0<br />

(circoscrizione) / Esportazioni industria<br />

alimentare Italia (1998; %)<br />

Importazioni agricoltura regione (circoscrizione) 5,1 100,0 83,0 17,0<br />

/ Importazioni agricoltura Italia (1998; %)<br />

Importazioni industria alimentare regione 6,8 100,0 87,2 12,7<br />

(circoscrizione) / Importazioni industria<br />

alimentare Italia (1998; %)<br />

Saldo Normalizzato bilancia agroalimentare -55,2 -22,0 -25,7 -4,4<br />

(1998; %)<br />

Spesa per l’attività di ricerca e sperimentazione 0,9 100,0 65,6 34,4<br />

in agricoltura delle Regioni e degli Istituti a<br />

carattere sperimentale / Totale Italia (1997; %)<br />

Fonte: Elaborazioni INEA su fonti varie<br />

Il raggiungimento di livelli soddisfacenti di efficienza delle aziende agricole è un elemento<br />

cruciale ai fini della competitività del sistema agroalimentare nel suo complesso. A questo<br />

deve accompagnarsi un comparto industriale in grado di svolgere una funzione trainante<br />

sull'organizzazione delle strutture agricole e un moderno settore distributivo capace di<br />

stimolare un processo di razionalizzazione dell'offerta.<br />

Nel <strong>Lazio</strong> l'industria alimentare produce il 38% del VA generato dal sistema agro-alimentare<br />

nel suo complesso, valore solo di poco inferiore a quello registrato per il Centro-Nord (43%).<br />

Si tratta di un elemento che testimonia la presenza di un comparto industriale più avanzato<br />

che nel Mezzogiorno, dove tale percentuale non supera il 20%.<br />

Non mancano anche qui i fattori di vulnerabilità; primo fra tutti la frammentazione della<br />

struttura produttiva dell'industria alimentare e delle bevande laziale. Nella regione si rileva,<br />

21


infatti, la presenza di numerose imprese di piccole dimensioni, impegnate in diversi comparti<br />

dove spiccano rare unità più ampie dal punto di vista del fatturato e, talvolta, del numero di<br />

dipendenti.<br />

Benché soggetta a un fenomeno di <strong>con</strong>centrazione produttiva, quindi, la struttura dell'industria<br />

agro-alimentare laziale appare ancora notevolmente polverizzata, caratterizzata dalla presenza<br />

di numerose piccole imprese che produ<strong>con</strong>o 'in bianco' (senza un proprio marchio) oppure<br />

come <strong>con</strong>to terziste della GDO o di imprese alimentari più grandi (il cui giro di affari<br />

<strong>con</strong>sente di investire in promozione e pubblicità). Tale pratica, se da un lato assicura la<br />

sopravvivenza di molte piccole imprese, dall'altro comporta dei rischi: oltre a uno scarso<br />

potere <strong>con</strong>trattuale, non godendo di una propria autonomia, è facile che, venute meno le<br />

commissioni esterne, le piccole imprese siano costrette a uscire dal mercato, data la scarsa<br />

notorietà dei propri prodotti e la mancanza di risorse da investire in comunicazione.<br />

D'altro canto la cooperazione, che in presenza dei problemi di vulnerabilità appena descritti<br />

rappresenta uno strumento chiave per raggiungere adeguati livelli di aggregazione dell'offerta<br />

sul mercato, nel <strong>Lazio</strong> stenta a prendere piede. Benché nel 1996 le cooperative agroalimentari<br />

laziali registrate presso il Registro delle Ditte fossero 1.541, il 7,4% del totale nazionale, il<br />

tessuto cooperativo di questa regione presenta evidenti segni di debolezza: una notevole<br />

percentuale di cooperative inattive (44,3% <strong>con</strong>tro il 20,6% del totale Italia), una<br />

predominanza degli addetti a tempo determinato su quelli a tempo indeterminato (9.974<br />

<strong>con</strong>tro 3.587), una più <strong>con</strong>tenuta dimensione media in termini di addetti rispetto alla media<br />

italiana.<br />

Rispetto a quelle laziali, le imprese agroalimentari delle altre regioni centro-settentrionali<br />

evidenziano, inoltre, una maggiore capacità di effettuare investimenti, che, negli anni<br />

Novanta, si <strong>con</strong>centrano sulle innovazioni di processo, in risposta alle nuove norme stabilite<br />

dalla U.E in materia di igienicità e <strong>con</strong>trollo dei prodotti alimentari.<br />

Le imprese di trasformazione dovrebbero puntare invece a inserire un sistema di qualità<br />

previsto dalla normativa europea sulla certificazione. In questo modo aumenterebbe il potere<br />

<strong>con</strong>trattuale delle piccole imprese nella gestione dei rapporti sia <strong>con</strong> la grande distribuzione<br />

organizzata che <strong>con</strong> i mercati nazionali ed esteri, assicurando prodotti di un determinato<br />

livello qualitativo e <strong>con</strong>segne regolari nel tempo.<br />

Sia per i prodotti trasformati che per quelli agricoli, inoltre, il ri<strong>con</strong>oscimento della tipicità da<br />

parte della UE mediante l'attribuzione di DOP e IGP potrebbe costituire un elemento<br />

significativo per favorire un incremento delle quote di mercato nazionali ed estere e ridurre,<br />

quindi, il deficit della bilancia agro-alimentare.<br />

A questo riguardo, è il settore agricolo a incidere più pesantemente sul deficit della bilancia<br />

commerciale regionale. Solo pochi comparti (“altra frutta fresca” e prodotti forestali<br />

commestibili”), infatti, fanno registrare un saldo normalizzato positivo, grazie soprattutto alla<br />

<strong>con</strong>sistente produzione di nocciole che dalla provincia di Viterbo viene avviata verso i mercati<br />

esteri.<br />

Più numerosi sono i prodotti alimentari trasformati che presentano un saldo normalizzato<br />

positivo (“acque minerali, gassose, ghiaccio”; “<strong>con</strong>serva di pomodoro e pelati”, “vino”, “carni<br />

preparate”, “farina di frumento”, “acquaviti e liquori”, “riso semigreggio e lavorato” e paste<br />

di frumento).<br />

Le potenzialità di sviluppo del sistema agro-alimentare laziale vanno, inoltre, valutate in<br />

relazione alle specificità territoriali e di comparto e alle tendenze evolutive che sembrano<br />

prevalere nei singoli comparti produttivi. Laddove l'industria di trasformazione si specializza<br />

negli stessi comparti in cui esiste una specializzazione produttiva agricola (misurata in termini<br />

di incidenza della PV di comparto su quella totale dell'area), testimoniando una forte<br />

specificità di comparto e territoriale dell'industria alimentare, si <strong>con</strong>figura la possibilità di uno<br />

sviluppo agro-industriale basato su filiere territoriali e distretti produttivi.<br />

22


PUNTI DI FORZA<br />

• presenza di un nucleo forte di aziende<br />

agricole professionali, ad alta redditività;<br />

• presenza di un alto numero di aziende<br />

medio-piccole suscettibili di sviluppo<br />

differenziato nel reddito;<br />

• presenza di svariate produzioni laziali,<br />

soprattutto trasformate, <strong>con</strong> buona<br />

visibilità sui mercati internazionali;<br />

• coincidenza per alcune produzioni tra<br />

specializzazione produttiva agricola e<br />

agro- industriale.<br />

OPPORTUNITÀ<br />

• diversificazione delle fonti di reddito<br />

nelle aziende agricole;<br />

• plurifunzionalità delle aziende agricole<br />

• possibilità di valorizzazione di alcuni<br />

prodotti tipici laziali;<br />

• aumento del potere <strong>con</strong>trattuale delle<br />

piccole imprese di trasformazione<br />

attraverso l’introduzione di sistemi di<br />

qualità ;<br />

• possibilità di uno sviluppo agroindustriale<br />

basato su filiere territoriali;<br />

PUNTI DI DEBOLEZZA<br />

• forte presenza di aziende di piccolissime<br />

dimensioni ;<br />

• forte presenza di aziende agricole<br />

<strong>con</strong>dotte da anziani;<br />

• bassa incidenza degli investimenti<br />

realizzati in agricoltura rispetto al VA<br />

settoriale;<br />

• carente gestione dell’offerta da parte delle<br />

associazioni produttori;<br />

• basso potere <strong>con</strong>trattuale e scarsa<br />

autonomia di molte piccole imprese di<br />

trasformazione <strong>con</strong>toterziste e senza<br />

marchio;<br />

RISCHI<br />

• rischio di perdita del vantaggio<br />

competitivo acquisito in alcuni comparti in<br />

assenza di un tempestivo adeguamento al<br />

sistema di qualità previsto dalla normativa<br />

europea sulla certificazione;<br />

• la riduzione della protezione del mercato<br />

UE dalle importazioni e riduzione dei<br />

sussidi alle esportazioni determina un<br />

rischi di peggioramento della bilancia<br />

commerciale;<br />

• la riduzione del sostegno per alcune<br />

“produzioni mediterranee” derivante dalla<br />

PAC può rappresentare un ostacolo alla<br />

crescita della competitività del settore;<br />

Punti di Forza<br />

L’esistenza all’interno del sistema agro-alimentare laziale di componenti vitali e dinamiche<br />

sia in termini di territori che di comparti produttivi è sicuramente un elemento potenzialmente<br />

in grado di innestare processi di innovazione e di crescita, suscettibili di propagare i propri<br />

effetti positivi anche su quella fascia del tessuto produttivo che presenta segni di inefficienza<br />

o debolezza strutturale. All’interno dei comparti di maggiore rilevanza per l’agricoltura e<br />

l’agro-industria laziale (latte e suoi derivati, carne, ortofrutta), infatti, operano imprese,<br />

singole o organizzate in sistemi di rete, integrate sul territorio e/o all’interno di filiere di<br />

dimensione nazionale, che rappresentano realtà dinamiche e suscettibili di ulteriore<br />

potenziamento.<br />

A livello di settore agricolo la presenza di in gruppo di aziende “professionali”, <strong>con</strong> un reddito<br />

medio superiore a quello delle aziende ricadenti nella stessa categoria localizzate nelle altre<br />

regioni centro-settentrionali, può rappresentare l’elemento catalizzatore per l’avvio di un<br />

processo di razionalizzazione e <strong>con</strong>solidamento della presenza sul mercato anche dei prodotti<br />

delle aziende così dette “marginali”.<br />

23


Nel comparto della trasformazione si distinguono svariate produzioni laziali che sono riuscite<br />

a <strong>con</strong>quistarsi una buona visibilità sul mercato internazionale come dimostrano i saldi<br />

normalizzati positivi fatti registrare delle rispettive bilance commerciali (“acque minerali,<br />

gassose, ghiaccio”; “<strong>con</strong>serva di pomodoro e pelati”, “vino”, “carni preparate”, “farina di<br />

frumento”, “acquaviti e liquori”, “riso semigreggio e lavorato” e paste di frumento). Si tratta<br />

di posizioni <strong>con</strong>quistate in alcuni casi grazie ai risultati positivi di alcune grandi imprese,<br />

spesso facenti capo a multinazionali, (es. Italaquae BSN, idrominerali e bevande; Cesare<br />

Fiorucci, BSN, salumi), ma a cui <strong>con</strong>tribuis<strong>con</strong>o anche produzioni <strong>con</strong> forti <strong>con</strong>notazioni di<br />

tipicità realizzate da imprese medio-piccole.<br />

Sono, inoltre, presenti aree territoriali di specializzazione produttiva ormai <strong>con</strong>solidate che si<br />

sono <strong>con</strong>quistate degli sbocchi sui mercati sia nazionali che esteri. In particolare, nel<br />

comparto ortofrutticolo si distingue la <strong>con</strong>sistente produzione di nocciole <strong>con</strong>centrata per il<br />

97% (q.li, annata 1994-95) nel Viterbese. Grazie alle nocciole viterbesi l’aggregato frutta<br />

secca dà origine ad un <strong>con</strong>sistente saldo positivo negli scambi <strong>con</strong> l’estero (il saldo<br />

normalizzato era pari nel 1995 a 49,1%).<br />

Non mancano anche esempi di produzione tipiche, valorizzate attraverso il ri<strong>con</strong>oscimento di<br />

DOP, IGP (DOC e IG nel caso dei vini), legate a segmenti produttivi e territori che sono<br />

riusciti a <strong>con</strong>quistarsi un mercato di sbocco a livello nazionale insieme ad una notevole<br />

visibilità in ambito internazionale. A questo riguardo va richiamata l’attenzione sulla<br />

produzione di mozzarella di bufala in alcune aree del basso <strong>Lazio</strong>, dove si ris<strong>con</strong>tra una forte<br />

<strong>con</strong>centrazione di allevamenti bufalini, rientranti nel comprensorio del <strong>con</strong>sorzio per la tutela<br />

della mozzarella di bufala campana, sul pecorino romano, su alcune produzioni di vini DOC<br />

quali l’Est! Est! Est! Di Montefias<strong>con</strong>e, nella provincia di Viterbo o il Frascati nella provincia<br />

di Roma.<br />

Punti di debolezza<br />

Esistono nel quadro del sistema agro-alimentare laziale svariati elementi di vulnerabilità.<br />

A livello di comparto agricolo sono quattro i principali vincoli alla razionalizzazione del<br />

tessuto produttivo:<br />

• la presenza di aziende di piccole dimensioni in termini sia e<strong>con</strong>omici che di superficie che<br />

rende estremamente complesso il perseguimento della competitività di costo;<br />

• la forte presenza di aziende <strong>con</strong>dotte da anziani che nella maggior parte dei casi non<br />

raggiungono dimensioni e<strong>con</strong>omiche tali da <strong>con</strong>sentire una loro permanenza sul mercato.<br />

La senilizzazione dei <strong>con</strong>duttori, insieme al basso livello di istruzione, non facilita<br />

l’introduzione di innovazioni di processo e di prodotto, finendo per costituire un freno al<br />

processo di ammodernamento del settore;<br />

• la scarsa capacità del primario di attivare un processo duraturo di ammodernamento, come<br />

testimoniato dalla bassa incidenza degli investimenti realizzati in agricoltura rispetto al VA<br />

settoriale. Si tratta di un fenomeno legato in parte ai due fattori già richiamati e aggravato<br />

dalla difficoltà di accesso al credito delle aziende agricole, dall’incertezza di collocamento<br />

dei prodotti, dal peggioramento delle ragioni di scambio tra prodotti agricoli e beni di<br />

investimento;<br />

• la scarsa capacità degli operatori di organizzare la loro offerta, legata soprattutto alle<br />

carenze di tipo organizzativo e gestionale che caratterizzano le associazioni dei produttori<br />

laziali e che si <strong>con</strong>cretizzano nella incapacità di queste ultime di promuovere adeguate<br />

strategie di valorizzazione/differenziazione delle produzioni.<br />

Sul fronte dell’industria agro-alimentare desta preoccupazione la forte diffusione delle piccole<br />

imprese che spesso produ<strong>con</strong>o in bianco (senza un proprio marchio), oppure come<br />

<strong>con</strong>toterziste della GDO o di imprese alimentari più grandi. Tale fenomeno assicura la<br />

24


sopravvivenza della piccola dimensione di impresa ma rappresenta allo stesso tempo un<br />

elemento di vulnerabilità nella gestione dei rapporti sia <strong>con</strong> i mercati nazionali ed esteri che<br />

<strong>con</strong> la grande distribuzione organizzata. Infatti, questa tipologia di imprese, che rappresenta la<br />

stragande maggioranza del tessuto produttivo agro-industriale, detiene uno scarso potere<br />

<strong>con</strong>trattuale, non godendo di una propria autonomia e possiede un giro d’affari che non gli<br />

<strong>con</strong>sente di investire in promozione e pubblicità. Venute meno, dunque, le commissioni<br />

esterne potrebbero essere costrette ad uscire dal mercato.<br />

Opportunità<br />

Gli attuali orientamenti comunitari in tema di sviluppo rurale rendono ampiamente<br />

percorribile la possibilità di favorire l’adattamento delle aziende agricole al <strong>con</strong>testo<br />

e<strong>con</strong>omico locale attraverso il ricorso ad una pluralità di fonti di reddito. La diversificazione<br />

delle attività nelle aziende agricole ha una duplice valenza: da un lato, nella misura in cui le<br />

aziende iniziano a rispondere ad una pluralità di funzioni e<strong>con</strong>omiche e sociali, <strong>con</strong>sente di<br />

sviluppare il ruolo multifunzionale del settore agricolo che comprende anche la fondamentale<br />

funzione di tutela del territorio; dall’altro dà a molte unità produttive collocate in zone<br />

marginali la possibilità di costruire e <strong>con</strong>solidare una loro realtà reddituale adeguata,<br />

<strong>con</strong>tinuando a svolgere la indiretta funzione di presidio del territorio. In quest’ottica, a titolo<br />

esemplificativo, la diffusione di attività agrituristiche nelle aziende può rappresentare<br />

un’ottima opportunità di diversificazione dei redditi agricoli.<br />

Un’ulteriore opportunità è rappresentata dalla valorizzazione di produzioni locali tipiche e di<br />

qualità attraverso piccole strutture di trasformazione e commercializzazione da realizzare in<br />

azienda. La diversificazione delle attività nelle aziende agricole attraverso il rafforzamento<br />

dell’offerta agrituristica, da un lato e la diffusione di attività di trasformazione e<br />

commercializzazione in azienda dei prodotti tipici locali dall’altro possono rappresentare<br />

un’ottima opportunità di integrazione verticale e orizzontale per le imprese del settore e,<br />

creando un’offerta integrata sul territorio, un’occasione di valorizzazione del <strong>con</strong>testo<br />

territoriale in cui esse si collocano.<br />

Le produzioni tipiche e di qualità rappresentano una valida alternativa anche per molte<br />

imprese di trasformazione industriale.<br />

L’introduzione di sistemi di qualità previsti dalla normativa europea sulla certificazione può<br />

<strong>con</strong>tribuire all’aumento del potere <strong>con</strong>trattuale delle piccole imprese di trasformazione che nel<br />

<strong>Lazio</strong> costituis<strong>con</strong>o la stragrande maggioranza del tessuto produttivo industriale. Puntando<br />

sulla qualità, infatti, la possibilità di ottenere commissioni dalle imprese di maggiori<br />

dimensioni e della GDO sarebbero più elevate, ma soprattutto aumenterebbe il potere<br />

<strong>con</strong>trattuale delle piccole imprese, assicurando prodotti di un determinato livello qualitativo e<br />

<strong>con</strong>segne regolari nel tempo.<br />

D’altro canto l’inserimento nel segmento della tipicità, laddove possibile, può assicurare alla<br />

piccola dimensione la <strong>con</strong>quista di nicchie di mercato.<br />

Gli andamenti dei <strong>con</strong>sumi e l’organizzazione del sistema distributivo sia nazionale che<br />

internazionale offrono delle ulteriori opportunità che vanno valutate a livello di singolo<br />

comparto produttivo.<br />

Rischi<br />

La riduzione della protezione del mercato UE dalle importazioni mette a rischio la possibilità<br />

di mantenere le attuali quote di mercato. Inoltre, ulteriori ripercussioni negative sulla<br />

competitività delle produzioni laziali possono derivare dalla riduzione dei sussidi alle<br />

esportazioni per alcuni prodotti trasformati. In particolare, negli ultimi tre anni la riduzione<br />

dei sussidi alle esportazioni per il pecorino romano, una delle produzioni di punta di questa<br />

25


egione, ne ha ridotto drasticamente il livello. Tale circostanza, scoraggiando nuove adesioni<br />

di produttori, può influire negativamente sulla possibilità di un ulteriore sviluppo di questa<br />

produzione.<br />

L’azione combinata di questi fattori può determinare un peggioramento della bilancia<br />

commerciale agroalimentare laziale.<br />

D’altro canto, la riduzione del sostegno per alcune “produzioni mediterranee” (per il <strong>Lazio</strong> tra<br />

le più rilevanti si ritrovano la vite e l’olivo), derivante dalla Politica Agricola Comune, può<br />

divenire un ostacolo alla crescita di competitività del settore.<br />

All’interno della crescente <strong>con</strong>correnza internazionale, inoltre, l’incapacità di adeguarsi<br />

tempestivamente al sistema di qualità previsto dalla normativa europea sulla certificazione di<br />

molta parte del tessuto produttivo laziale rischia di determinare la perdita del vantaggio<br />

competitivo acquisito dalle produzioni laziali in alcuni comparti, finendo <strong>con</strong> il frenare lo<br />

sviluppo del settore agro-industriale nel suo complesso.<br />

Inoltre, si individuano comparti produttivi e territori per cui il fattore cruciale è rappresentato<br />

dall’adeguamento alla normativa europea in tema di <strong>con</strong>dizioni igienico sanitarie. E’ questo il<br />

caso degli allevamenti ovi-caprini localizzati nelle zone più marginali del <strong>Lazio</strong>. Una loro<br />

eventuale dismissione a causa del mancato rispetto della normativa comunitaria in tema di<br />

<strong>con</strong>dizioni igienico sanitarie, <strong>con</strong>tribuirebbe a creare problemi di spopolamento in quelle aree<br />

dove le possibilità di svolgere attività e<strong>con</strong>omiche sono già relativamente ridotte.<br />

Analisi swot - filiera lattiero-casearia<br />

PUNTI DI FORZA<br />

• Forte rilevanza del patrimonio bufalino e<br />

di quello ovino laziali nel <strong>con</strong>testo<br />

nazionale<br />

• Tendenza verso un aumento delle<br />

dimensioni degli allevamenti bovini e<br />

ovini in alcune provincie<br />

• Elevata partecipazione del <strong>Lazio</strong> alla<br />

produzione industriale di latte nazionale<br />

• Ri<strong>con</strong>oscimento di due DOP (pecorino<br />

romano e mozzarella di bufala campana)<br />

• Esistenza di numerose produzioni<br />

suscettibili di valorizzazione tramite<br />

l’ottenimento del DOP o dell’IGP<br />

• Vicinanza geografica <strong>con</strong> le aree campane<br />

di specializzazione produttiva della<br />

mozzarella di bufala campana e <strong>con</strong> le aree<br />

a forte vocazione turistica<br />

OPPORTUNITÀ<br />

• Ampliamento dei mercati di sbocco della<br />

mozzarella di bufala campana<br />

• Mancanza di un regime di quote latte nel<br />

comparto bufalino<br />

PUNTI DI DEBOLEZZA<br />

• Polverizzazione degli allevamenti<br />

• Dotazioni tecniche degli allevamenti<br />

ovicaprini insufficienti<br />

• Scarsissima presenza di centri di raccolta<br />

del latte<br />

• Ridotta dimensione delle imprese casearie<br />

• Scarso peso delle cooperative di<br />

trasformazione<br />

• Presenza di un elevato numero di AP nel<br />

comparto bovino di dimensione ridotta in<br />

termini di produzione commercializzata<br />

• Scarsa presenza della grande<br />

distribuzione nella commercializzazione<br />

dei prodotti lattiero-caseari<br />

• Proliferazione di prodotti <strong>con</strong> marchi di<br />

piccole industrie<br />

• Bilancia lattiero-casearia fortemente<br />

deficitaria<br />

RISCHI<br />

• Incapacità di rispondere alla necessità di<br />

adeguamento alle norme igienico-sanitarie<br />

degli allevamenti ovicaprini<br />

• Riduzione del <strong>con</strong>sumo di latte e<br />

formaggi nel <strong>Lazio</strong><br />

• Riduzione delle restituzioni alle<br />

esportazioni del pecorino romano<br />

26


La filiera lattiero-casearia riveste una sostanziale importanza nel panorama della produzione<br />

di beni alimentari laziali. Nel 1996, infatti, la PV latte, pari a 468.107 milioni di lire,<br />

rappresenta il 13,7% della PV regionale. La produzione industriale di latte, invece, costituisce<br />

il 9% circa di quella nazionale. In particolare, il <strong>Lazio</strong> si distingue soprattutto per la<br />

produzione di latte ovicaprino e per quello di bufala, occupando, nel caso del primo, il terzo<br />

posto a livello nazionale e producendo circa il 16% del latte di bufala complessivamente<br />

prodotto in Italia. Per quanto riguarda la trasformazione, invece, nel periodo 1981-’96, si è<br />

assistito a un aumento del numero delle imprese lattiero-casearie (+30,7%) e a una riduzione<br />

di quello degli addetti, implicando una <strong>con</strong>trazione delle dimensioni medie in termini di<br />

addetti. Nel complesso, le unità produttive locali operanti nel settore (69), nel 1997,<br />

costituis<strong>con</strong>o il 3,3% del totale nazionale. La filiera lattiero-casearia laziale, quindi, riveste un<br />

ruolo fondamentale soprattutto <strong>con</strong> riferimento alla produzione di latte.<br />

Tuttavia, numerosi sono i fattori di debolezza da <strong>con</strong>siderare a livello dei diversi segmenti<br />

della filiera.<br />

In primo luogo, gli allevamenti sono caratterizzati da un elevato grado di polverizzazione,<br />

soprattutto nelle provincie di Rieti e Frosinone. Negli ultimi anni, però, in generale, si sta<br />

assistendo a un aumento delle dimensioni medie degli allevamenti sia bovini che ovicaprini in<br />

termini di capi allevati. Problemi maggiori, comunque, si ris<strong>con</strong>trano nel comparto ovicaprino,<br />

dove numerosi allevamenti s<strong>con</strong>tano ancora una forte arretratezza dal punto di vista<br />

delle dotazioni tecniche (mancanza di ricoveri per animali, impianti di refrigerazione del latte,<br />

mungitrici meccaniche) e dei servizi <strong>con</strong> cui sono serviti (mancanza di energia elettrica).<br />

Poiché tali allevamenti sono localizzati soprattutto nelle zone più marginali del <strong>Lazio</strong>, una<br />

loro eventuale dismissione, a causa del mancato rispetto della normativa europea in tema di<br />

<strong>con</strong>dizioni igienico sanitarie (Dir. 92/46), <strong>con</strong>tribuirebbe a creare problemi di spopolamento<br />

in quelle aree dove le possibilità di svolgere attività e<strong>con</strong>omiche sono già relativamente<br />

ridotte.<br />

Come anticipato, il <strong>Lazio</strong> evidenzia alcune inefficienze anche dal punto di vista della raccolta<br />

e della trasformazione del latte. Nel 1997, un solo centro di raccolta del latte è localizzato<br />

nella regione e, nel complesso, le unità produttive preposte al suo trattamento igienico e alla<br />

sua trasformazione rappresentano poco più del 2% del totale nazionale. Ciò crea rilevanti<br />

problemi logistici alle aziende produttrici, soprattutto quelle situate nelle provincie di Rieti e<br />

Frosinone, in fase di collocamento del prodotto sul mercato.<br />

Sempre riguardo alla trasformazione, si evidenzia una ridotta dimensione delle imprese<br />

casearie in termini di addetti. Costituis<strong>con</strong>o una eccezione le provincie di Roma e Latina,<br />

dove sono localizzate alcune imprese che impiegano più di 100 addetti. In tale <strong>con</strong>testo, il<br />

settore della cooperazione svolge un ruolo piuttosto blando, mostrando, nel 1991, la presenza<br />

di solo otto imprese cooperative.<br />

Dal punto di vista della commercializzazione dei prodotti lattiero-caseari, si rileva,<br />

innanzitutto, la presenza di un elevato numero di AP, soprattutto nel comparto bovino, che,<br />

tuttavia, commercializzano quantità ridotte di latte, limitando il potere <strong>con</strong>trattuale delle stesse<br />

e lo sviluppo delle proprie capacità organizzative.<br />

27


Ridotta, inoltre, è la presenza della GDO nel segmento della commercializzazione di prodotti<br />

lattiero-caseari che, pur <strong>con</strong>sentendo la sopravvivenza delle imprese di dimensioni ridotte, ne<br />

limita le possibilità di sviluppo tramite un miglioramento della qualità dei prodotti, da questa<br />

incentivato, e l’ampliamento dei mercati di sbocco che la stessa può garantire.<br />

Ciò <strong>con</strong>tribuisce ad alimentare il fenomeno della proliferazione di prodotti <strong>con</strong> marchi di<br />

piccole imprese che spesso, però, non ries<strong>con</strong>o ad affermarsi sul mercato.<br />

Nel complesso, la filiera lattiero-casearia laziale deve <strong>con</strong>solidarsi anche tramite un<br />

miglioramento della sua bilancia commerciale che evidenza una saldo di copertura<br />

(percentuale di importazioni coperta dalle esportazioni) piuttosto <strong>con</strong>tenuto (44% nel 1996).<br />

A ciò ha <strong>con</strong>tribuito anche la riduzione dei sussidi alle esportazioni per il pecorino romano,<br />

che, negli ultimi tre anni, ne ha drasticamente ridotto il livello.<br />

Riguardo a questo particolare prodotto, inoltre, è da segnalare che la localizzazione del<br />

relativo <strong>con</strong>sorzio di tutela in Sardegna può influire negativamente sulle possibilità di un suo<br />

ulteriore sviluppo, ostacolando nuove adesioni di produttori.<br />

Tuttavia, oltre al pecorino romano, anche la mozzarella di bufala prodotta in alcune aree del<br />

basso <strong>Lazio</strong> gode del marchio DOP e altri prodotti lattiero-caseari laziali, se<strong>con</strong>do una<br />

indagine <strong>con</strong>dotta dalla <strong>Regione</strong>, sono suscettibili di valorizzazione attraverso il<br />

ri<strong>con</strong>oscimento di DOP o IGP 8 .<br />

In particolare, nel caso della mozzarella di bufala campana, l’ampliamento dei mercati di<br />

sbocco, anche esteri, costituisce una valida opportunità di sviluppo per le aziende che allevano<br />

bufale e le imprese che ne trasformano il latte, benché sia ancora da risolvere il problema<br />

della mancata coincidenza tra il periodo di maggior richiesta di mozzarelle, quello estivo, e il<br />

periodo in cui si produ<strong>con</strong>o i maggiori quantitativi di latte. Va ricordato, inoltre, che,<br />

diversamente dal comparto bovino, quello bufalino non è soggetto a <strong>con</strong>tingentamento<br />

mediante l’applicazione di quote latte. Sempre in questo comparto, un ulteriore punto di forza<br />

è costituito dalla vicinanza geografica alle aree di specializzazione produttiva della Campania<br />

e a quelle a forte vocazione turistica, <strong>con</strong> particolare riguardo al capoluogo e alle stazioni<br />

balneari della costa laziale localizzate a Sud del Circeo.<br />

Un altro fattore che, infine, potrebbe frenare un ulteriore sviluppo della filiera lattiero-casearia<br />

è la riduzione del <strong>con</strong>sumo, nel <strong>Lazio</strong>, di latte e formaggi che, tuttavia, potrebbe essere<br />

incentivato, soprattutto nel caso dei se<strong>con</strong>di, tramite adeguate politiche di promozione che ne<br />

esaltino le forti caratteristiche di genuinità e tipicità legate alla tradizione locale e regionale.<br />

8 Le produzioni individuate sono le seguenti: caciotta Amatriciana e pecorino di Amatrice, in alcuni comuni della provincia di<br />

Rieti; caciotta Romana e formaggio di capra, in alcuni comuni della provincia di Roma; marzolina, pecorino ciociaro e pecorino<br />

affumicato, in alcuni comuni della provincia di Frosinone; marzolina (fresca o stagionata) in alcuni comuni della provincia di<br />

Latina.<br />

28


Indicatori di sintesi della filiera lattiero casearia (annate varie)<br />

Indicatore<br />

Unità di Valore<br />

misura<br />

Comparto zootecnico<br />

PLV del latte a prezzi correnti (1994, ISTAT) Mln di lire 381.905<br />

Allevamenti bovini da latte <strong>con</strong> <strong>con</strong>segne (1997/’98, N. 6.620<br />

AIMA)<br />

Vacche da latte (1997/’98, AIMA) N. 106.175<br />

Bufalini (1998, Camera di Commercio) N. 22.018<br />

Aziende <strong>con</strong> allevamenti ovini - pecore (1996, <strong>Regione</strong> N. 2.526<br />

<strong>Lazio</strong>)<br />

Pecore (1996, <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>) N. 599.399<br />

Aziende <strong>con</strong> allevamenti caprini - capre (1990, ISTAT) N. 5.746<br />

Capre (1998, Camera di Commercio) N. 34.826<br />

Aziende che hanno beneficiato del premio ovi-caprini N. 4.775<br />

(1998, <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>)<br />

Latte prodotto vaccino (1997/’98, <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>) Q.li 4.541.020<br />

Trasformazione<br />

Imprese (1991, ISTAT) N. 98<br />

Addetti (1991, ISTAT) N. 3.005<br />

Produzione industriale di latte alimentare (1994, ISTAT) Q.li 2.639.474<br />

Produzione industriale di burro e formaggi (1994, Q.li 493.017<br />

ISTAT)<br />

Tasso di copertura prodotti lattiero-caseari (1996, % 43,9<br />

ISTAT)<br />

Tasso di copertura di altri prodotti zootecnici* (1996, % 0,06<br />

ISTAT)<br />

• L’aggregato altri prodotti zootecnici, oltre agli scambi di latte liquido e panna,<br />

include quelli relativi al miele e alla cera d’api<br />

29


Analisi swot - filiera carni<br />

PUNTI DI FORZA<br />

• tendenza verso un aumento delle<br />

dimensioni medie degli allevamenti<br />

soprattutto avicunicoli<br />

• Presenza di produzioni tipiche di salumi<br />

suscettibili di valorizzazione tramite il<br />

ri<strong>con</strong>oscimento di un marchio DOP o IGP<br />

• Presenza della razza maremmana e<br />

dell’abbacchio romano suscettibili di<br />

valorizzazione tramite il ri<strong>con</strong>oscimento<br />

dell’IGP<br />

•<br />

PUNTI DI DEBOLEZZA<br />

• Ridotta partecipazione alla formazione<br />

della PLV carni nazionale<br />

• Dimensione media degli allevamenti<br />

bovini, bufalini, ovini inferiore alla media<br />

nazionale<br />

• Basso grado di specializzazione degli<br />

allevamenti<br />

• Prevalenza di imprese di produzione,<br />

lavorazione e <strong>con</strong>servazione di carne e<br />

prodotti a base di carne di piccole<br />

dimensioni in termini di addetti<br />

• Debolezza del tessuto cooperativo<br />

• Scarsa capacità di sviluppare forme di<br />

integrazione verticale tra i vari segmenti<br />

della filiera<br />

• Forte ricorso ad intermediari per gli<br />

scambi tra la fase agricola e quella della<br />

trasformazione<br />

• Scarsa uniformità di obiettivi tra i diversi<br />

attori della filiera<br />

• OPPORTUNITÀ • RISCHI<br />

• Presenza di un grande bacino di domanda • Tendenza alla riduzione del <strong>con</strong>sumo<br />

rappresentato dal capoluogo della regione regionale di carne<br />

Raggiungendo, nel 1995, i 653.034 milioni di lire, la PV di carne laziale partecipa per il solo<br />

4% alla formazione della PV nazionale. Sul fronte degli scambi <strong>con</strong> l’estero, inoltre, la<br />

bilancia commerciale si presenta strutturalmente deficitaria, in quanto le esportazioni si<br />

attestano sul 20% delle importazioni.<br />

Benché nell’ultimo periodo intercensuario si sia assistito a un aumento della dimensione degli<br />

allevamenti in termini di capi allevati, soprattutto nel caso di quelli avicunicoli (dovuto per lo<br />

più a una riduzione del numero di aziende), questa si mantiene ancora al di sotto della media<br />

nazionale in diversi comparti (bovini, bufalini, ovini, suini, avicoli).<br />

Nelle diverse province laziali, ma soprattutto in quella di Frosinone, inoltre, si rileva una<br />

mancanza di specializzazione territoriale in particolari tipologie di allevamento. Benché<br />

questa rappresenti un vantaggio in situazioni <strong>con</strong>giunturali avverse, impedendo che l’intero<br />

comparto produttivo locale entri in crisi, la stessa costituisce un punto di debolezza, in quanto<br />

diventa più difficile organizzare e aggregare l’offerta e, quindi, rafforzare la posizione degli<br />

allevatori nei <strong>con</strong>fronti degli operatori dei segmenti a valle della fase produttiva e perseguire<br />

obiettivi comuni.<br />

Tuttavia, elementi di debolezza caratterizzano anche i segmenti della trasformazione delle<br />

carni e della commercializzazione.<br />

Il 74% delle imprese di produzione, lavorazione e <strong>con</strong>servazione di carne e prodotti a base di<br />

carne, infatti, impiega meno di 9 addetti, anche se, proprio in questo comparto, si individuano<br />

numerose imprese che si collocano tra i primi posti nel <strong>Lazio</strong> per numero di dipendenti e<br />

fatturato.<br />

30


Sempre riguardo alla trasformazione delle carni, si deve sottolineare la debolezza del tessuto<br />

cooperativo, che evidenzia insufficienti livelli di capitalizzazione, un numero ridotto di soci<br />

per cooperativa e bassi livelli di fatturato.<br />

Nel complesso, la filiera carni laziale si caratterizza per una ridotta capacità di sviluppare<br />

forme di integrazione tra i vari segmenti e, quindi, di perseguire obiettivi comuni.<br />

Chiaramente, ciò ha effetti negativi soprattutto sulla possibilità di promuovere politiche della<br />

qualità, intesa in senso sia di tipicità che di raggiungimento di elevati standard qualitativi<br />

tramite l’applicazione di sistemi di certificazione, che coinvolgano tutti gli operatori di filiera<br />

e su cui il <strong>Lazio</strong> potrebbe costituire un valido vantaggio competitivo. A questo proposito, è da<br />

ricordare la presenza di razze autoctone pregiate, quali la Maremmana, nel caso dei bovini, e<br />

la Sopravissana, in quello degli ovini, e il fatto che diverse produzioni laziali a base di carne<br />

sono suscettibili di valorizzazione attraverso il ri<strong>con</strong>oscimento di DOP o IGP (ad es.<br />

abbacchio romano, vitellone bianco dell’Appennino). Il perseguimento di obiettivi comuni,<br />

inoltre, implicando una riorganizzazione dei rapporti tra i diversi segmenti della filiera,<br />

porterebbe a una razionalizzazione degli scambi tra la fase produttiva e quella relativa alla<br />

trasformazione, in particolare. La presenza di un numero troppo elevato di intermediari a<br />

questo livello, infatti, spesso si traduce in una erosione del margine di profitto a scapito<br />

soprattutto degli allevatori.<br />

Benché i produttori laziali possano <strong>con</strong>tare su un ampio bacino di domanda, rappresentato<br />

soprattutto dal capoluogo regionale, per la collocazione dei propri prodotti, in questi ultimi<br />

anni gli stessi si stanno <strong>con</strong>frontando <strong>con</strong> una tendenza alla riduzione dei <strong>con</strong>sumi di carne e<br />

di altri prodotti della macellazione. Tale tendenza potrebbe essere <strong>con</strong>trastata attraverso<br />

adeguate politiche di promozione che diffondano presso i <strong>con</strong>sumatori la <strong>con</strong>oscenza delle<br />

diverse produzioni regionali.<br />

Alcuni indicatori di sintesi della filiera carni (annate varie)<br />

Indicatore<br />

Unità di<br />

misura<br />

Valore<br />

Comparto zootecnico<br />

PLV di carne (peso vivo; 1995, ISTAT) Mln di lire 653.034<br />

Quantità vendibili di carne (peso vivo; 1995, ISTAT) .000 q.li 1.620<br />

Aziende <strong>con</strong> allevamenti (1990, ISTAT) N. 83.990<br />

Capi allevati (1990, ISTAT)<br />

Bovini e bufalini N. 342.334<br />

di cui: vacche da latte N. 126.391<br />

Ovini N. 880.453<br />

Caprini N. 50.943<br />

Equini N. 30.292<br />

Suini N. 177431<br />

Conigli N. 1.400.718<br />

Avicoli (polli da carne) N. 1.488.481<br />

Trasformazione<br />

Imprese (1991, ISTAT) N. 151<br />

Addetti (1991, ISTAT) N. 3.380<br />

Tasso di copertura di carne e altri prodotti della<br />

macellazione (1996, ISTAT)<br />

% 20<br />

31


Analisi swot - filiera vitivinicola<br />

PUNTI DI FORZA<br />

• Esistenza di produzioni DOC/DOCG che<br />

hanno una visibilità a livello internazionale<br />

• Esistenza di numerosi vitigni antichi<br />

autoctoni<br />

• Alto grado di integrazione delle imprese di<br />

trasformazione <strong>con</strong> il settore agricolo<br />

• Saldo positivo della bilancia vitivinicola<br />

OPPORTUNITÀ<br />

• Miglioramento qualitativo della<br />

produzione viticola sostenuto dalla nuova<br />

OCM Vino<br />

PUNTI DI DEBOLEZZA<br />

• Dimensione media della superficie vitata<br />

estremamente ridotta<br />

• Diffusa presenza di vitigni in declino<br />

• Frazionamento dell’offerta di uva<br />

• Bassa qualità di una parte <strong>con</strong>sistente della<br />

produzione viticola laziale<br />

• Scarso potere <strong>con</strong>trattuale degli<br />

imprenditori viticoli<br />

• Proliferazioni di imprenditori improvvisati<br />

scarsamente formati<br />

• Mancanza di un catasto viticolo<br />

• Ridotta dimensione media delle cantine<br />

sociali in termini di numero di soci<br />

• Sovradimensionamento degli impianti<br />

cooperativi<br />

• Scarso sviluppo delle fasi successive alla<br />

trasformazione<br />

• Arretratezza del sistema distributivo<br />

RISCHI<br />

• Possibilità che non tutte le realtà<br />

produttive riescano ad adeguarsi ai dettati<br />

della nuova OCM Vino<br />

Il comparto vitivinicolo è uno dei più importanti a livello regionale: nel 1994, infatti, la sua<br />

PLV si attesta sul 9% della PLV agricola laziale, costituendo il 5% della PLV vitivinicola<br />

nazionale.<br />

Nel 1990, le aziende <strong>con</strong> vite rappresentano quasi il 9% del totale italiano; ridotta, quindi,<br />

risulta la superficie vitata media, uguale a 0,47 ettari. Tuttavia, la superficie vitata media delle<br />

aziende che produ<strong>con</strong>o uva destinata alla produzione di vino DOC/DOCG è sensibilmente<br />

superiore, attestandosi sugli 1,8 ettari.<br />

Il frazionamento dell’offerta di uva, <strong>con</strong>nesso alle ridotte dimensioni della superficie vitata<br />

media per azienda, comporta notevoli difficoltà per le aziende acquirenti che spesso non<br />

ries<strong>con</strong>o a regolare i rapporti di fornitura in base alle esigenze di lavorazione.<br />

Sempre riguardo alla fase produttiva di uva, si rileva un forte invecchiamento dei vigneti (i<br />

vigneti in declino costituis<strong>con</strong>o il 42% del totale), al quale non corrisponde un ritmo di<br />

reimpianto adeguato.<br />

Da rilevare, inoltre, il basso livello qualitativo di gran parte della produzione viticola laziale.<br />

Fino alla riforma dell’OCM Vino, infatti, i produttori europei hanno potuto <strong>con</strong>tare su una<br />

forma di ritiro assicurato della produzione di uva in esubero, basata sulla possibilità di<br />

destinare la stessa alla distillazione. Nel <strong>Lazio</strong> ciò si è tradotto in un ostacolo all’innesco di un<br />

processo di miglioramento qualitativo del vino prodotto, che garantisse la formazione di<br />

vantaggi competitivi a favore delle diverse produzioni regionali. Spesso, infatti, si è preferito<br />

produrre uve di bassa qualità ma a più alte rese, non rispondendo alla <strong>con</strong>trazione del<br />

<strong>con</strong>sumo di vino e all’orientamento della domanda che predilige sempre più vini di qualità. La<br />

nuova OCM sembra <strong>con</strong>trastare l’inclinazione dei produttori laziali, riducendo fortemente la<br />

possibilità di ricorrere a questa forma di sostegno garantito e incentivando, al <strong>con</strong>tempo, le<br />

produzioni di uva e vini di qualità. Il rischio, d’altronde, è quello che non tutte le realtà<br />

produttive riescano a trarre vantaggio dai dettati della recente riforma, soprattutto là dove la<br />

32


quota di superficie vitata DOC/DOCG rispetto alla superficie vitata totale risulta esigua, così<br />

come si verifica nelle province di Viterbo e Frosinone, e nel caso in cui gli imprenditori<br />

viticoli difettino di formazione e/o professionalità.<br />

Le ridotte dimensioni medie delle superfici vitate e la bassa qualità delle uve, associate alla<br />

proliferazione di imprenditori improvvisati e, quindi, scarsamente formati, ridu<strong>con</strong>o<br />

fortemente il potere <strong>con</strong>trattuale dei produttori agricoli nei <strong>con</strong>fronti delle imprese di<br />

trasformazione. Alla soluzione di questo problema <strong>con</strong>corre la presenza, nel <strong>Lazio</strong>, di<br />

numerose cantine sociali che, tuttavia, si caratterizzano per un numero medio di soci inferiore<br />

al dato nazionale (323, nel 1994, <strong>con</strong>tro i 495 soci relativi alla media italiana), per una più<br />

bassa percentuale di uva vinificata (37% <strong>con</strong>tro il 43% circa rilevato per l’Italia nel suo<br />

complesso) e per un sovradimensionamento degli impianti di trasformazione, che incide<br />

pesantemente sui costi di gestione. I <strong>con</strong>trolli sulla qualità e sulla quantità delle uve, inoltre,<br />

sono quasi inesistenti e il <strong>con</strong>ferimento dei soci è <strong>con</strong>dizionato dalla notevole variabilità<br />

legata alle cause climatiche e alla <strong>con</strong>segna parziale delle uve.<br />

Un ulteriore elemento di debolezza della filiera vitivinicola laziale riguarda le fasi successive<br />

a quella della trasformazione, ovvero finissaggio, imbottigliamento e commercializzazione,<br />

che si presentano scarsamente sviluppate. Gran parte del vino, infatti, viene ancora venduto<br />

sfuso (36%), benché il 57% venga commercializzato <strong>con</strong> marca propria, <strong>con</strong> punte massime<br />

nella provincia di Rieti e Viterbo (89%).<br />

Così come a livello nazionale, anche il sistema distributivo si presenta piuttosto arretrato,<br />

vedendo una scarsa utilizzazione del canale della distribuzione moderna e organizzata per la<br />

vendita del vino laziale.<br />

Estremamente positiva è la situazione della bilancia vitivinicola, dove le esportazioni<br />

rappresentano il 1.162% delle importazioni. Ciò dipende soprattutto dalle esportazioni di<br />

alcuni vini DOC, quali, in particolare, Frascati, Colli Albani e Est! Est!! Est!!!. Pressoché<br />

s<strong>con</strong>osciuti, invece, risultano gli altri vini DOC/DOCG laziali.<br />

Tuttavia, la frammentazione dell’offerta ha degli effetti sfavorevoli anche sul lato dei rapporti<br />

<strong>con</strong> l’estero in quanto da questa scaturis<strong>con</strong>o normalmente prezzi non omogenei che, oltre a<br />

creare un’immagine negativa del prodotto, determina una corsa al ribasso a tutto vantaggio<br />

dell’importatore, implicando la necessità di realizzare azioni di coordinamento delle aziende<br />

così da disporre di un’offerta <strong>con</strong>sistente e diversificata, a prezzi competitivi e remunerativi.<br />

Alcuni indicatori di sintesi della filiera vitivinicola (annate varie)<br />

Indicatore<br />

Unità di Valore<br />

misura<br />

Comparto viticolo<br />

PLV vitivinicola (ISTAT, 1994) Mln di lire 269.067<br />

Quantità vendibili vitivinicole (ISTAT, 1994) 000 hl. 3.193<br />

Aziende <strong>con</strong> vite (ISTAT, 1990) N. 109.288<br />

Superficie vitata (ISTAT, 1990) Ha 51.485<br />

Trasformazione<br />

Cantine sociali (ARSIAL, 1994) N. 28<br />

Soci (ARSIAL, 1994) N. 9.061<br />

Produzione vini DOC (ISMEA, campagna 1993/’94) Hl. 363.774<br />

Saldo di copertura comparto vinicolo (ISTAT, 1995) % 1.162,8<br />

33


Analisi swot - filiera olivicola<br />

PUNTI DI FORZA<br />

• Crescente partecipazione del <strong>Lazio</strong> alla<br />

formazione della PV del comparto olivicolo<br />

nazionale<br />

• Presenza di olivi di recente impianto,<br />

guidati, potati e trattati, in pianura o bassa<br />

collina, su terreni profondi e<br />

meccanizzabili, prevalentemente litoranei<br />

• Tendenza all’aumento della quantità media<br />

di olive lavorate nei frantoi<br />

• Produzione di una quota elevata di olio<br />

extra-vergine di oliva sul totale regionale<br />

• Ri<strong>con</strong>oscimento di due DOC all’olio di<br />

oliva laziale<br />

OPPORTUNITÀ<br />

• Aumento del <strong>con</strong>sumo di olio di oliva<br />

PUNTI DI DEBOLEZZA<br />

• Eccessiva frammentazione della struttura<br />

fondiaria<br />

• Incremento dei costi di produzione più<br />

elevato di quello dei prezzi dell’olio di<br />

oliva<br />

• Scarsa diffusione del <strong>con</strong>toterzismo<br />

• Presenza di olivi di vecchio impianto e a<br />

portamento squilibrato e sfilato, nelle aree<br />

di alta collina, su terreni ricchi di scheletro,<br />

a volte terrazzati e <strong>con</strong> forte acclività e<br />

spesso abbandonati<br />

• Esistenza di problemi <strong>con</strong>nessi al costoso<br />

smaltimento delle acque di vegetazione<br />

• Debolezza del sistema cooperativo<br />

• Scarso ruolo delle AP<br />

• Scarsa valorizzazione dell’olio laziale<br />

• Disavanzo della bilancia commerciale<br />

RISCHI<br />

Nel 1994, la PV del comparto olivicolo laziale, pari a 148 miliardi di lire, rappresenta il 6,2%<br />

della PV realizzata in Italia, quasi il doppio della quota relativa al 1980, uguale al 3,3%.<br />

Nel <strong>Lazio</strong>, infatti, la coltivazione dell’olivo è estremamente diffusa, <strong>con</strong> ben il 53% delle<br />

aziende interessate da questa produzione. Tuttavia, la superficie media per azienda degli<br />

oliveti si presenta piuttosto ridotta, essendo inferiore ad un ettaro.<br />

Oltre che dalla frammentazione della struttura fondiaria, un problema deriva dall’aumento dei<br />

costi di produzione che non risulta bilanciato dai prezzi dell’olio d’oliva.<br />

Diverse, tuttavia, si presentano le caratteristiche degli oliveti a se<strong>con</strong>da che questi siano<br />

localizzati in zone pianeggianti o di bassa collina o in zone di alta collina.<br />

Nel primo caso, di tratta di oliveti di nuovo impianto, guidati, potati e trattati <strong>con</strong> tecniche<br />

moderne, situati in terreni profondi e meccanizzabili, prevalentemente litoranei. Tali<br />

caratteristiche, chiaramente, determinano un <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione, incidendo<br />

positivamente sulla competitività del prodotto finale.<br />

Differente è la situazione degli oliveti localizzati in zone di alta collina, i cui terreni, ricchi di<br />

scheletro, a volte terrazzati e <strong>con</strong> forte acclività, non si prestano ad essere meccanizzati. Molti<br />

di questi oliveti, talvolta abbandonati, svolgono prevalentemente una funzione estetica,<br />

paesaggistica e di protezione idrogeologica, pur tuttavia da salvaguardare.<br />

Anche nelle zone maggiormente vocate alla coltura dell’olivo, comunque, problemi derivano<br />

dal fatto che il <strong>con</strong>toterzismo risulta ancora non sufficientemente sviluppato, mentre una sua<br />

maggiore diffusione sarebbe auspicabile per agevolare la meccanizzazione delle tecniche<br />

colturali.<br />

Per quanto riguarda la trasformazione, un segnale positivo deriva dall’aumento dei<br />

quantitativi di olive lavorate. Tuttavia, soprattutto nella provincia di Frosinone, la struttura di<br />

prima lavorazione risulta ancora estremamente frammentata, ostacolando il raggiungimento di<br />

adeguate e<strong>con</strong>omie di scala e rendendo ancora più pesante il problema dello smaltimento delle<br />

acque di vegetazione, che incide fortemente sui costi di gestione. Diversa, invece, è la<br />

34


situazione della provincia di Latina, dove sono localizzati gli impianti di maggiori dimensioni<br />

e le quantità di olive trasformate sono tali da ottimizzarne l’utilizzazione. Insieme alla<br />

provincia di Roma, Latina trasforma più del 50% della produzione di olive regionale e nelle<br />

stesse province sono localizzati il 75% circa dei <strong>con</strong>fezionatori di olio laziale.<br />

Riguardo al settore cooperativo, è da segnalare una drastica riduzione degli impianti nel<br />

periodo 1985-’91, che passano da 89 a 53. Tuttavia, questo numero risulta ancora troppo<br />

elevato, dal momento che permane la presenza di impianti “gemelli”, sovra-dimensionati<br />

rispetto ai quantitativi lavorati. Alla riduzione del numero di impianti, infatti, è seguita una<br />

<strong>con</strong>trazione del quantitativo di olive lavorate (-40%), provenienti per il 90% circa dal<br />

<strong>con</strong>ferimento dei soci. In tale <strong>con</strong>testo, un elemento di forza è costituito dal fatto che il 95%<br />

dell’olio ottenuto è extra-vergine, percentuale sensibilmente superiore alla quota di olio extravergine<br />

d’oliva complessivamente prodotto in regione, pari a circa un terzo della produzione<br />

olivicola totale. Il settore cooperativo, però, non risulta in grado di promuovere politiche di<br />

valorizzazione dell’olio prodotto. Questo, infatti, opera limitatamente alla trasformazione del<br />

prodotto, mentre la vendita è realizzata privatamente. Ciò si riflette sui canali di<br />

commercializzazione adottati, soprattutto formule di vendita all’ingrosso e diretta al <strong>con</strong>sumo,<br />

nonché sulle modalità di vendita, dove prevale quella allo stato sfuso di prodotto destinato al<br />

taglio di oli imbottigliati <strong>con</strong> marchio nazionale.<br />

Pur <strong>con</strong>tando circa il 9% dei soci rispetto al totale nazionale, anche le Associazioni di<br />

produttori non svolgono un ruolo incisivo nel panorama della produzione olivicola laziale, sul<br />

piano sia della capacità di organizzare e <strong>con</strong>centrare l’offerta che della sua valorizzazione.<br />

Sarebbe auspicabile, invece, che le stesse attuassero programmi di commercializzazione,<br />

<strong>con</strong>giuntamente a trasformatori e commercianti, per il ri<strong>con</strong>oscimento di denominazioni,<br />

l’apposizione di marchi e, più in generale, la promozione della qualità della produzione<br />

regionale.<br />

Nel complesso, la bilancia olivicola laziale presenta un deficit di circa 20 miliardi di lire.<br />

Tuttavia, un segnale positivo deriva dall’aumento dei <strong>con</strong>sumi di olio di oliva sia in Europa<br />

che nel resto del Mondo e dal maggiore orientamento dei <strong>con</strong>sumatori verso l’acquisto di oli<br />

di qualità, entrambe valide opportunità di sviluppo e di sbocco per la produzione olivicola<br />

regionale.<br />

Indicatori di sintesi della filiera olivicola (annate varie)<br />

Indicatore<br />

Unità di<br />

misura<br />

Valore<br />

Comparto olivicolo<br />

PLV di olio a prezzi correnti (ISTAT, 1994) Mln di lire 148.000<br />

Aziende <strong>con</strong> oliveto (ISTAT, 1990) N. 125.344<br />

Superficie investita a olivo (Unione Reg. Camere di Ha 76.266<br />

Commercio IIA, 1991)<br />

Produzione di olive totale (Unione Reg. Camere di Q.li 1.794.800<br />

Commercio IIA, 1991)<br />

Trasformazione<br />

Frantoi (AGECONTROL, campagna 1995/’96) N. 397<br />

Impianti cooperativi (Unione Reg. Camere di<br />

N. 53<br />

Commercio IIA, 1991)<br />

Produzione di olio (Unione Reg. Camere di Commercio Q.li 317.300<br />

IIA, 1991)<br />

Saldo commerciale olio di oliva (ISTAT, 1995) Mld -22<br />

35


Analisi swot - filiera ortofrutta<br />

PUNTI DI FORZA<br />

• Forte rilevanza della produzione orticola<br />

nel panorama dell’agricoltura laziale<br />

• Forte vocazione pedoclimatica<br />

• Disponibilità irrigua nelle principali zone<br />

di produzione<br />

• Consolidata tradizione culturale negli<br />

agricoltori<br />

• Presenza del mercato di Fondi, se<strong>con</strong>da<br />

piazza all’ingrosso a livello nazionale<br />

PUNTI DI DEBOLEZZA<br />

• Frammentazione della struttura produttiva<br />

• Debolezza dell’associazionismo<br />

• Mancanza di uniformità di obiettivi tra le<br />

varie forme associative<br />

• Debole ruolo dell’industria di<br />

trasformazione<br />

• Deficit della bilancia ortofrutticola<br />

Nel 1995, la PLV ortofrutticola laziale si attesta sui 1.283 miliardi di lire. In particolare, la PV<br />

orticola costituisce il 9,2% di quella nazionale, mentre quella frutticola rappresenta il 4,5%<br />

del totale Italia. Elevata, quindi, è l’incidenza della superficie investita a ortive laziale rispetto<br />

a quella nazionale, raggiungendo una quota del 10%. Mentre in Italia, inoltre, solo il 2,5%<br />

della SAU è destinata alle ortive, nel <strong>Lazio</strong> tale quota sale al 4,5%. Da qui l’enorme<br />

importanza del comparto orticolo nel panorama dell’agricoltura laziale.<br />

Il rilevante ruolo giocato dal <strong>Lazio</strong> soprattutto <strong>con</strong> riguardo alle produzioni ortive dipende da<br />

una serie di fattori, quali la forte vocazione pedoclimatica, che crea le <strong>con</strong>dizioni favorevoli<br />

all’ampliamento del calendario di raccolta, permettendo di ottenere produzioni precoci e<br />

tardive, e la disponibilità irrigua nelle principali zone di produzione, la <strong>con</strong>solidata tradizione<br />

colturale negli agricoltori e la presenza del mercato di Fondi, se<strong>con</strong>da piazza all’ingrosso a<br />

livello nazionale.<br />

Nel comparto frutticolo, invece, il <strong>Lazio</strong> si distingue a livello nazionale per la produzione di<br />

actinidia e di nocciole, in termini sia quantitativi che, soprattutto per le nocciole, qualitativi.<br />

Tuttavia, anche nel caso della filiera ortofrutta, si s<strong>con</strong>ta una eccessiva frammentazione della<br />

struttura produttiva che, chiaramente, rende più difficoltosa l’organizzazione e la<br />

<strong>con</strong>centrazione dell’offerta.<br />

Il tessuto associazionistico, infatti, si presenta piuttosto debole, evidenziando, oltre a una<br />

modesta capacità di aggregare l’offerta, la mancanza di piani di sviluppo orientati se<strong>con</strong>do<br />

criteri di mercato e una strategia spesso <strong>con</strong>trastante delle varie forme associative.<br />

Tali carenze assumono una forte rilevanza se si <strong>con</strong>sidera che l’OCM ortofrutta, riformata nel<br />

1996, ri<strong>con</strong>osce nelle organizzazioni dei produttori il perno centrale dell’intero sistema,<br />

affidando ad esse il ruolo cruciale di produzione, se<strong>con</strong>do le moderne tecniche a basso<br />

impatto ambientale, e di commercializzazione dell’intera produzione realizzata dai soci.<br />

Riguardo alla trasformazione dei prodotti ortofrutticoli, si evidenzia un suo scarso peso<br />

rispetto all’intero settore delle attività industriali alimentari e delle bevande laziale. Le<br />

imprese operanti nel comparto ortofrutticolo (nel complesso, 69 nel 1991), infatti,<br />

rappresentano il 2% circa delle imprese alimentari regionali, mentre gli addetti il 3,6% del<br />

relativo totale.<br />

La scarsa diffusione delle forme di organizzazione orizzontale della base agricola che si<br />

ris<strong>con</strong>tra nel <strong>Lazio</strong> può annoverarsi fra le cause di debolezza dell’industria di trasformazione<br />

36


ortofrutticola regionale. Le attività di trasformazione industriale, infatti, richiedono la<br />

standardizzazione delle materie prime e la programmazione dei cicli di produzione, due<br />

requisiti non facili da raggiungere nel caso di prodotti agricoli. Si tratta, tuttavia, di difficoltà<br />

superabili, almeno in parte, tramite un forte coordinamento tra produzione e trasformazione e<br />

all’interno dell’offerta agricola stessa e la <strong>con</strong>centrazione della parte agricola. La elevata<br />

deperibilità degli ortofrutticoli e la rapida alterazione delle caratteristiche organolettiche e<br />

chimico-fisiche, inoltre, amplificano i problemi <strong>con</strong>nessi all’approvvigionamento per<br />

l’industria, rendendo ancora più urgente i meccanismi di collaborazione fra le due <strong>con</strong>troparti.<br />

Nel complesso, la bilancia ortofrutticola regionale presenta un saldo negativo, benché non<br />

troppo elevato. Le esportazioni, infatti, rappresentano il 90% circa delle importazioni. Uno dei<br />

prodotti che <strong>con</strong>tribuis<strong>con</strong>o maggiormente ad affermare il <strong>Lazio</strong> sui mercati esteri sono le<br />

nocciole prodotte, per la quasi totalità, nel viterbese.<br />

Indicatori di sintesi della filiera ortofrutticola (annate varie)<br />

Indicatore<br />

Unità di Valore<br />

misura<br />

Comparto ortofrutticolo<br />

PLV ortofrutticola (ISTAT, 1995) Mld. di lire 1.283<br />

Superficie investita a ortive (Ass. Svil. Sist. Agric. e Ha 37.777<br />

Mondo Rurale, annata 1994-‘95)<br />

Produzioni orticole in campo (Ass. Sviluppo. Sistema Q.li 9.644.939<br />

Agricolo e Mondo Rurale, 1995)<br />

Superficie orticola in serra (1994) Ha 2.243,2<br />

Produzioni orticole in serra (1994) Q.li 1.103.113<br />

Superficie arboree da frutto (Ass. Svil. Sist. Agric. e Ha 35.873<br />

Mondo Rur., annata 1994-‘95)<br />

Produzioni frutticole (Ass. Sviluppo. Sistema Agricolo e Q.li 2.267.328<br />

Mondo Rurale, 1995)<br />

Trasformazione<br />

Imprese (ISTAT, 1990) N. 69<br />

Addetti (ISTAT, 1990) N. 873<br />

Saldo di copertura prodotti ortofrutticoli (ISTAT, 1995) % 89,5<br />

Analisi swot - filiera florovivaistica<br />

PUNTI DI FORZA<br />

• Favorevole ambiente pedoclimatico<br />

• Buona preparazione professionale<br />

• Diffusa presenza di istituzioni scientifiche<br />

• Vicinanza di un grande mercato al<br />

<strong>con</strong>sumo<br />

• Buone infrastrutture di comunicazione<br />

PUNTI DI DEBOLEZZA<br />

• Debolezza strutturale del comparto<br />

produttivo<br />

• insufficiente organizzazione commerciale<br />

• Inadeguatezza infrastrutture<br />

• Bassa propensione all’export<br />

• Bassi standard qualitativi<br />

Nel 1995, la PLV di fiori e piante ornamentali laziale si attesta sui 190.170 milioni di lire,<br />

rappresentando il 5% di quella nazionale. Analizzando i quantitativi prodotti, invece,<br />

37


l’importanza della filiera risulta maggiore, poiché la produzione di fiori regionale costituisce<br />

l’8% di quella nazionale, mentre la produzione di piante ornamentali il 7%.<br />

Nel 1990, la superficie complessiva investita a colture florovivaistiche risulta uguale a 1.437<br />

ettari. Le aziende florovivaistiche superano di poche unità il migliaio e la maggior parte di<br />

queste è specializzata in un numero limitato di produzioni, in genere 5, al fine di ridurre i costi<br />

e adeguare tempestivamente le strutture produttive dal punto di vista tecnologico. Nel<br />

complesso, queste presentano una struttura produttiva piuttosto frammentata che, oltre a<br />

creare difficoltà sul fronte della commercializzazione di piante e fiori ornamentali, determina<br />

una scarsa propensione all’innovazione tecnologica. Questa si osserva a livello sia di strutture<br />

di produzione e, in modo particolare, relativamente alle colture protette, sia di prodotti e<br />

mezzi tecnici di base. Ciò si traduce in un aumento dei costi di produzione (che rimangono<br />

sensibilmente più elevati rispetto a quelli di altre aree produttive) e all’impiego di materiali di<br />

propagazione spesso non adatti alle <strong>con</strong>dizioni pedoclimatiche regionali e alle potenzialità<br />

derivanti dalle stesse. La competizione tra gli operatori, quindi, avviene a livello di prezzo e<br />

non di qualità del prodotto, a beneficio degli operatori commerciali, che <strong>con</strong>centrano gran<br />

parte dei ricavi.<br />

La frammentazione della produzione influisce negativamente sul sistema commerciale,<br />

invece, in quanto, a fronte di un elevato numero di piccoli produttori, operano pochi grossisti,<br />

impedendo un <strong>con</strong>tatto trasparente e finalizzato tra produzione e <strong>con</strong>sumo, fasi tra cui si<br />

interpongono, invece, canali lunghi e indiretti. Ciò determina alcune <strong>con</strong>seguenze negative:<br />

polverizzazione e dis<strong>con</strong>tinuità dell’offerta, assortimento merceologico insufficiente, standard<br />

qualitativi ignorati o poco diffusi, modesto livello di servizi aggiunti. A ciò si aggiungano le<br />

carenze strutturali, simboleggiate dalle insufficienze del Mercato dei Fiori di Roma. Le<br />

in<strong>con</strong>trate che caratterizzano la fase di commercializzazione sono ben evidenziate dalla ridotta<br />

propensione regionale all’export, se rapportata alle potenzialità produttive.<br />

La bilancia florovivaistica, infatti, si presenta fortemente negativa, dal momento che le<br />

esportazioni coprono solo il 20% delle importazioni.<br />

Tuttavia, le potenzialità di sviluppo della filiera floricola regionale sono notevoli. I fattori di<br />

maggiore impulso si possono identificare nel mercato - regionale, nazionale ed estero - e nelle<br />

favorevoli <strong>con</strong>dizioni pedoclimatiche per la produzione che, insieme alla preparazione<br />

professionale degli operatori, rendono possibile la coltivazione di un gran numero di specie,<br />

<strong>con</strong> fabbisogni energetici inferiori a quelli del Nord Italia o dei paesi del Nord Europa.<br />

La diffusa presenza di istituzioni scientifiche e le buone infrastrutture di comunicazione<br />

presenti nel <strong>Lazio</strong>, inoltre, creano un <strong>con</strong>testo favorevole a un effettivo sviluppo della filiera.<br />

Indicatori di sintesi della filiera florovivaistica (annate varie)<br />

Indicatore<br />

Unità di Valore<br />

misura<br />

PLV di fiori e piante ornamentali (ISTAT, 1995) Mln di lire 190.170<br />

Produzione di fiori (ISTAT, 1994) .000 pezzi 365.070<br />

Produzione di piante ornamentali (ISTAT, 1994) .000 pezzi 20.037<br />

Aziende florovivaistiche (ISTAT, 1990) N. 1.023<br />

Superficie florovivaistica (ISTAT, 1990) Ha 1.437<br />

Saldo di copertura filiera floricola (ISTAT, 1994) % 20,2<br />

38


Analisi swot - la filiera cerealicola<br />

PUNTI DI FORZA<br />

• Vocazione pedoclimatica della Maremma<br />

per il grano duro<br />

• Dimensione aziendale media superiore ai<br />

10 ettari<br />

• Forte presenza delle forme di<br />

coordinamento orizzontale della fase<br />

agricola.<br />

• Esiti positivi degli interventi della<br />

Pubblica Amministrazione a favore del<br />

comparto, che ne hanno favorito lo<br />

sviluppo<br />

OPPORTUNITÀ<br />

• Ampliamento dei mercati di sbocco e del<br />

<strong>con</strong>sumo di frumento biologico<br />

PUNTI DI DEBOLEZZA<br />

• Scarso sviluppo della cerealicoltura a Rieti<br />

e a Frosinone<br />

• Frammentazione della struttura produttiva<br />

• Sovradimensionamento del parco<br />

macchine che <strong>con</strong>traddistingue l’areale<br />

della Maremma<br />

• Imprese di trasformazione di ridotte<br />

dimensioni in termini di addetti<br />

RISCHI<br />

Il <strong>Lazio</strong> non si caratterizza come una regione a vocazione cerealicola. Nel 1994, infatti, la PV<br />

cereali, uguale a 207.775 milioni di lire, rappresenta il 3,7% di quella nazionale. La<br />

produzione, soprattutto quella di grano duro, si <strong>con</strong>centra nella provincia di Viterbo. Nel<br />

complesso, la superficie a grano duro regionale si estende su 77.747 ettari, realizzando più di<br />

2,5 milioni di quintali di prodotto. Inferiore è la produzione di grano tenero che, nel 1995,<br />

raggiunge 1.401.849 quintali, prodotti su una superficie di quasi 50.000 ettari.<br />

Alcune province laziali risultano specializzate in produzioni cerealicole particolari, come<br />

Viterbo, in quella di grano duro, distinguendosi a livello non solo regionale ma anche<br />

nazionale, e Latina, in quella di mais. Nel complesso, il frumento, duro e tenero, e il mais<br />

ibrido da foraggio rappresentano l’88% dell’intera produzione cerealicola regionale.<br />

Trascurabile, quindi, è la produzione di orzo e avena.<br />

In particolare, il clima e, più precisamente, le temperature medie rappresentano il fattore<br />

discriminante per la coltivazione di grano duro, suscettibile alle basse temperature, a<br />

differenza del tenero, che resiste maggiormente al freddo. La distribuzione della produzione<br />

fra le diverse provincie laziali testimonia la criticità del clima per la produzione di grano duro,<br />

costituendo un elemento di forza per il viterbese e la provincia di Latina. Tuttavia, gli<br />

agricoltori di questa ultima preferis<strong>con</strong>o investire le superfici a colture più intensive e<br />

redditizie, quali, in particolare, le ortive.<br />

Ulteriori elementi di forza <strong>con</strong>nessi alla produzione di grano duro sono rappresentati dalle<br />

relativamente ampie dimensioni medie aziendali, superiori ai 10 ettari, dal fatto che gli<br />

agricoltori, riunendosi in cooperative, sono stati in grado di organizzare delle forme di<br />

coordinamento orizzontale della fase agricola piuttosto efficaci e dagli esiti positivi degli<br />

interventi della Pubblica Amministrazione a favore del comparto, che ne hanno favorito lo<br />

sviluppo. Una forma di coordinamento verticale, invece, è presente solo fra cerealicoltori e<br />

produttori di semente certificata, collegati in una struttura <strong>con</strong>sortile.<br />

Tuttavia, un elemento di debolezza è rappresentato dal sovra-dimensionamento del parco<br />

macchine che <strong>con</strong>traddistingue l’areale della maremma. Il ricorso diffuso all’acquisto in<br />

proprio delle mietitrebbie e delle altre macchine specializzate per i diversi seminativi<br />

denuncia una scarsa ponderazione dei costi/benefici che questa scelta comporta. Una delle<br />

39


cause da indicare è l’insufficiente <strong>con</strong>sapevolezza del reale costo finanziario che questo<br />

genere di investimento comporta, probabilmente dovuta a un approccio al credito distorto<br />

dall’abitudine alla <strong>con</strong>cessione di agevolazioni garantite al comparto e favorita<br />

dall’intermediazione della struttura cooperativistica. Manca, quindi, una trasparente<br />

informazione su questo genere di operazioni e sui costi reali a esso associati, <strong>con</strong>siderando<br />

che un parco macchine specializzato irrigidisce l’impresa agricola nei <strong>con</strong>fronti delle<br />

innovazioni e dei mutamenti di mercato.<br />

E’ assente, invece, la diversificazione verticale della fase agricola verso la prima<br />

trasformazione industriale, in quanto le dimensioni delle produzioni aziendali non sono<br />

ancora tali da giustificare un impianto di macinazione del frumento dal punto di vista<br />

e<strong>con</strong>omico.<br />

Nel caso del grano tenero, invece, la produzione ottenuta viene molita nei circa trenta molini<br />

regionali e per lo più destinata alla panificazione. A questo proposito, si ricordi che il pane di<br />

Genzano ha ottenuto il ri<strong>con</strong>oscimento di IGP. Tuttavia, il disciplinare per sua la produzione<br />

non prevede l’obbligo di utilizzare farine prodotte localmente, per cui è venuta a mancare una<br />

valida opportunità per sviluppare efficaci forme di integrazione verticale tra i diversi segmenti<br />

della filiera.<br />

Nel complesso, la filiera cerealicola laziale, diversamente da quanto si verifica a livello<br />

nazionale, evidenzia un deficit per quanto riguarda gli scambi <strong>con</strong> l’estero, presentando un<br />

saldo di copertura del 38%.<br />

Indicatori di sintesi della filiera cerealicola(annate varie)<br />

Indicatore<br />

Unità di Valore<br />

misura<br />

PLV cereali (ISTAT, 1994) Mln di lire 207.775<br />

Produzione di grano duro (<strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>, 1995) Q.li 79.076<br />

Superficie investita a grano duro (<strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>, 1995) Ha 2.519.190<br />

Produzione di grano tenero (<strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>, 1995) Q.li 47.829<br />

Superficie investita a grano tenero (<strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>, 1995) Ha 1.401.849<br />

Saldo di copertura (ISTAT, 1995) % 38<br />

Analisi swot - filiera prodotti del sottobosco<br />

PUNTI DI FORZA<br />

PUNTI DI DEBOLEZZA<br />

• Forte peso di alcuni prodotti • Riduzione della raccolta di tartufi e<br />

fragole.<br />

I prodotti del sottobosco costituis<strong>con</strong>o una nuova realtà produttiva che si sta valorizzando in<br />

questi ultimi anni, diversa, comunque, a se<strong>con</strong>da dei prodotti <strong>con</strong>siderati. La serie storica delle<br />

quantità di prodotti eduli rilevate nel periodo 1988-’93 (tab. 8) indica un aumento dei funghi<br />

(261%) e una riduzione di tartufi (-52%) e fragole (-87%). Si ridu<strong>con</strong>o, quindi, le quantità di<br />

quei prodotti del sottobosco che si possono ottenere anche in ambienti <strong>con</strong>trollati.L'analisi dei<br />

risultati e<strong>con</strong>omici indica che funghi registrano, nello stesso periodo, un incremento di valore<br />

in termini reali 296%, mentre tartufi e fragole evidenziano una <strong>con</strong>trazione del -48% e -84%.<br />

Riguardo a ghiande, sugherone e sughero gentile, il <strong>con</strong>tributo laziale é piuttosto esiguo. Al<br />

quadro dei prodotti finora analizzati, mancano quelli ottenuti praticando la caccia, il pascolo,<br />

l'apicoltura, etc. e quelli derivati dalla loro trasformazione. Questi ultimi stanno acquisendo<br />

un interesse crescente presso i gestori delle aziende pubbliche e private, al fine di aumentare<br />

le fonti generatrici di reddito se<strong>con</strong>do una logica di gestione polifunzionale del sistema<br />

forestale.<br />

40


La coltivazione del sottobosco può divenire una rilevante fonte di reddito per la vendita dei<br />

prodotti sia trasformati che non. Si ritiene, pertanto, che essa si potrà avvantaggiare dallo<br />

sviluppo di programmi di ricerca specifici in campo, finalizzati alla definizione di moduli<br />

colturali e<strong>con</strong>omicamente più razionali, alla riscoperta delle tradizioni locali e alla messa a<br />

punto di un’attività di promozione dei prodotti.<br />

41


Tab. 8 Prodotti non legnosi forestali raccolti nei boschi e nelle altre colture per regione<br />

Anno Castagne Pinoli Funghi<br />

(Kg)<br />

Tartufi<br />

(Kg)<br />

Mirtilli<br />

(Kg)<br />

Fragole<br />

(Kg)<br />

Lamponi<br />

(Kg)<br />

Ghiande Sughero<br />

gentile<br />

Sughero<br />

ne<br />

a) Quantità in qli, oppure, Kg<br />

1988 55.160,00 4.462,00 40.449,00 17.061,00 89,00 6.048,00 90,00 30,00<br />

1989 52.596,50 4.351,50 47.752,00 15.176,00 - 451,50 - 6.213,00 45,00 15,00<br />

1990 50.033,00 4.241,00 55.055,00 13.291,00 414,00 6.378,00<br />

1991 141.700,00 3.720,00 42.825,00 4.541,00 573,00 7.596,00 40,00<br />

1992 151.820,50 5.010,00 94.475,50 6.330,50 250,00 319,00 2,50 7.151,00 739,50 02,50<br />

1993 161.941,00 6.300,00 146.126,00 8.120,00 500,00 65,00 5,00 6.706,00 1.439,00 115,00<br />

Saldo 106.781,00 1.838,00 105.677,00 8.941,00 500,00 424,00 5,00 658,00 1.349,00 85,00<br />

1993/88<br />

?%<br />

1993/’8<br />

8<br />

193,58% 41,19% 261,26% -52,41% -86,71% 10,88% 1498,89% 283,33%<br />

b) Valore £/qli,<br />

oppure, Kg<br />

1988 11.678.988 1.049.326 1.019.103 3.725.249 0 8.181 0 372.541 1.606 595<br />

1989 10.937.732 1.259.234 1.345.892 3.102.642 0 5.517 0 399.232 753 279<br />

1990 10.292.788 1.445.999 1.636.070 2.555.162 0 3.167 0 423.207 0 0<br />

1991 30.839.671 1.113.755 1.289.826 1.176.245 0 5.910 0 497.166 791 1.790<br />

1992 31.364.600 1.331.773 2.714.090 1.570.160 1.824 3.462 47 489.770 28.333 3.272<br />

1993 32.121.927 1.542.120 4.034.906 1.942.766 3.500 1.265 90 487.400 53.660 4.650<br />

Saldo<br />

1993/88 20.442.938,9<br />

0<br />

?%<br />

1993/’8<br />

8<br />

492.794,10<br />

-<br />

3.500,00 -6.915,81 90,00<br />

52.053,72 4.055,08<br />

3.015.803,3 1.782.483,4<br />

114.858,6<br />

4 0<br />

7<br />

175,04% 46,96% 295,93% -47,85% -84,54% 30,83% 3240,63% 681,62%<br />

Fonte: ISTAT (annate varie)<br />

42


Zone svantaggiate.<br />

Le zone agricole svantaggiate di cui si tiene <strong>con</strong>to nel <strong>PSR</strong>, che sono state individuate dalla<br />

<strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> ai sensi della direttiva CEE n. 268/75 e riportate nell’apposito allegato (All.4 e<br />

All.7, TAV.4) a livello comunale, sono classificate in tre principali tipologie a se<strong>con</strong>do della<br />

natura degli svantaggi e più precisamente (Tab. 9 ):<br />

1. Zone svantaggiate di montagna<br />

2. Zone svantaggiate<br />

3. Zone assimilate.<br />

Le zone svantaggiate di montagna sono particolarmente importanti sia per la <strong>con</strong>servazione<br />

dell’ambiente naturale e della biodiversità in genere e sia per la protezione di questi territori<br />

da fenomeni d’erosione.<br />

Le zone di montagna individuate sono composte da comuni o parti di comuni che sono<br />

caratterizzati da forti limitazioni sull’utilizzo delle terre agricole e <strong>con</strong> costi di produzione<br />

notevolmente alti.<br />

Tali caratteristiche sono <strong>con</strong>sequenziali a due fondamentali aspetti. Infatti, nello<br />

specifico abbiamo:<br />

• Condizioni climatiche difficili, che si tradu<strong>con</strong>o in limitazioni produttive molto sensibili e<br />

scarse disponibilità d’alternative produttive;<br />

• Territori generalmente caratterizzati da forti pendii, che si traduce in forti limitazioni fino<br />

ad arrivare all’impossibilità di far ricorso alla meccanizzazione, <strong>con</strong> effetti diretti sui costi<br />

di produzione.<br />

Per quanto <strong>con</strong>cerne le zone svantaggiate, queste risultano generalmente caratterizzate da<br />

fenomeni di spopolamento, dovuto a territori agricoli omogenei ma poco produttivi o poco<br />

adatti alle coltivazioni intensive.<br />

A causa della scarsa produttività, dovuta alla correlazione di più fattori, la popolazione che<br />

dipende in modo molto marcato dalle attività agricole è costantemente sottoposta a fenomeni<br />

di regressione demografica.<br />

Infine per quanto riguarda i territori ri<strong>con</strong>ducibili alle zone assimilate, questi sono<br />

caratterizzati da svantaggi specifici e nei quali l’attività agricola è necessaria sia per la<br />

<strong>con</strong>servazione dell’ambiente naturale e sia per la vocazione turistica o per motivi di<br />

protezione costiera. Questa ultima classificazione riguarda esclusivamente le isole di Ponza e<br />

Ventotene.<br />

Tabella 9 -<br />

Estensione territoriale per svantaggi specifici.<br />

(Dir. CEE 268/75 art.3, par.3,4 e 5).<br />

SVANTAGGIO SUPERFICI Kmq. COMUNI TOT. DELIMITATI COMUNI PARZ. DELIMITATI<br />

MONTAGNA 5.826 160 42<br />

SVANTAGGIATE 1.470 27 18<br />

ASSIMILATE 11 2 0<br />

La politica volta al mantenimento dell’attività produttiva agricola associata al mantenimento<br />

di una popolazione attiva nelle zone rurali assume quindi un’importanza prioritaria al fine di<br />

evitare forme di degrado ambientale associabili ai fenomeni di abbandono delle terre<br />

43


marginali. Inoltre, il processo di abbandono rischia di compromettere anche la sopravvivenza<br />

di una parte importante del patrimonio storico-culturale e delle tradizioni popolari che sono<br />

giunte ad oggi nell’arco di secoli. La ricca storia della regione, infatti, ha lasciato segni<br />

evidenti nel paesaggio, modellato dall’attività dell’uomo e quasi ovunque caratterizzato da<br />

resti storico archeologici. Tale patrimonio non può essere <strong>con</strong>siderato separatamente da quello<br />

ambientale e, al pari di questo, necessita di interventi di ripristino e di tutela.<br />

FABBISOGNI E ORIENTAMENTI D’INTERVENTO<br />

L’analisi svolta <strong>con</strong>duce ad individuare interventi orientati a promuovere la creazione, lo<br />

sviluppo ed il <strong>con</strong>solidamento delle aziende agricole anche di <strong>con</strong>tenute dimensioni ed a<br />

gestione familiare, favorire l’impreditorialità ed il lavoro femminile anche agendo sui servizi<br />

e le reti locali, promuovere le attività e<strong>con</strong>omiche integrative anche valorizzando le<br />

caratteristiche ambientali peculiari delle singole aree, incentivare il ricambio generazionale.<br />

I fabbisogni di intervento possono essere così sintetizzati:<br />

• per la componente agricola, interventi sulle imprese agricole orientati sia al favorire gli<br />

investimenti per la razionalizzazione dei processi produttivi delle aziende “professionali”,<br />

che a incentivare investimenti che <strong>con</strong>sentano il raggiungimento di redditi aziendali<br />

comparabili per le aziende a dimensioni medio piccole ed a struttura familiare. Interventi<br />

per la ricomposizione fondiaria saranno di supporto a questi ultimi obiettivi, unitamente<br />

alla diversificazione delle attività agricole ed allo sviluppo delle attività affini generatrici di<br />

fonti alternative di reddito comunque legate all’azienda. La tutela ambientale sarà<br />

anch’essa utilizzata come occasione di sviluppo per le aziende agricole.<br />

• per la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, - prioritariamente legati<br />

alle materie prime regionali – si individua la necessità di privilegiare gli investimenti volti<br />

alla razionalizzazione dei processi produttivi, alla valorizzazione della qualità,<br />

all’espansione del mercato del “biologico”, e l’integrazioni di filiera. Per questo ultimo<br />

aspetto nuovo e determinante impulso dovrà essere dato per incentivare l’integrazione fra<br />

fase produttiva e di trasformazione, fattore questo, che in associazione <strong>con</strong> gli altri, risulta<br />

decisivo per il raggiungimento di più elevati livelli di competitività complessiva<br />

La riduzione del deficit agro-alimentare, quindi, sarà perseguita facendo leva sui prodotti ed i<br />

trasformati più tipici della <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>, da promuovere soprattutto mediante l’attuazione di<br />

specifiche azioni di marketing, la promozione per la creazione di <strong>con</strong>sorzi per gestire<br />

eventuali marchi di qualità, l’introduzione di procedure di certificazione, oltre che<br />

incentivando la <strong>con</strong>oscenza ed il <strong>con</strong>sumo dei prodotti di nicchia e tipici. In questo caso non<br />

vengono posti limiti territoriali mediante zonizzazione, ritenendo che sia opportuno <strong>con</strong>sentire<br />

che ogni area territoriale esprima le proprie tipicità <strong>con</strong>frontandosi <strong>con</strong> il mercato<br />

5.1.4. L’e<strong>con</strong>omia rurale<br />

In base all’individuazione delle aree omogenee sotto il profilo socio-e<strong>con</strong>omico effettuata a<br />

livello regionale sono state individuati dei territori rurali su cui la <strong>Regione</strong> intende <strong>con</strong>centrare<br />

gli interventi per lo sviluppo rurale.<br />

Si tratta di aree dove il tessuto e<strong>con</strong>omico locale è nel complesso poco sviluppato e non riesce<br />

a remunerare adeguatamente nessun settore. In queste aree sia il reddito pro-capite che la<br />

redditività del settore primario (misurata in termini di valore aggiunto agricolo per unità di<br />

lavoro - VA/ULA) sono inferiori alla media comunitaria.<br />

In queste aree risiede una percentuale rilevante della popolazione regionale (quasi l’8%). Il<br />

territorio si caratterizza per un'elevata incidenza della superficie montana (65%), una<br />

<strong>con</strong>tenuta densità abitativa (67 abitanti per kmq) oltre che per una variazione demografica<br />

negativa (-0,6%). La popolazione è inoltre relativamente più anziana e la partecipazione al<br />

44


mercato del lavoro è inferiore alla media. Tutto ciò implica che in queste aree è ancora<br />

possibile <strong>con</strong>tare sul capitale umano, che potrebbe depauperarsi in ragione delle scarse<br />

possibilità offerte dal mercato del lavoro.<br />

Queste aree si localizzano in prevalenza nelle provincie di Frosinone e di Rieti, quasi<br />

identificandosi <strong>con</strong> la dorsale appenninica. Alcune aree s’in<strong>con</strong>trano anche nella parte<br />

settentrionale della regione, ma si tratta di una piccola enclave di comuni, inseriti in aree<br />

diversamente sviluppate <strong>con</strong> caratteri di marginalità all'interno del sistema rurale.<br />

Questo aspetto viene <strong>con</strong>fermato allorquando si osservano le informazioni relative al sistema<br />

agricolo. Esso, rivestendo in termini di occupazione un peso superiore alla media regionale,<br />

presenta caratteristiche di marginalità: una scarsa produttività della terra si accompagna a<br />

forme estensive di produzione. Le aziende sono di piccolissime dimensioni e l'irrigazione è<br />

poco diffusa, così come il ricorso a salariati.<br />

All’interno delle aree rurali caratterizzate da difficoltà nel processo di sviluppo, è inoltre<br />

possibile individuare due diverse zone se<strong>con</strong>do il livello di specializzazione produttiva<br />

agricola. Nelle aree a basso sviluppo ma specializzate, a fronte di alcuni problemi di carattere<br />

strutturale collegati agli elevati valori presentati dall'indice di dipendenza e dal tasso di<br />

disoccupazione, l'agricoltura presenta alcuni elementi di potenzialità legati ad un utilizzo<br />

piuttosto intensivo della terra. Nello stesso tempo, tuttavia, desta qualche preoccupazione la<br />

perdita di redditività del settore cui si è assistito tra il 1991 e 1982: la crescita del reddito<br />

lordo per unità di lavoro è avvenuta a tassi inferiori rispetto alle altre tipologie di aree. Gli<br />

orientamenti produttivi di queste aree sono evidenti: l'agricoltura è indirizzata verso gli<br />

allevamenti ovi-caprini. Anche l’olivicoltura presenta un buon grado di specializzazione. Le<br />

aree che fanno parte della prima tipologia si localizzano per lo più nelle zone montane del<br />

reatino, nonché in alcune zone del viterbese. Le possibilità di sviluppo di questa tipologia<br />

territoriale sono strettamente collegate al sistema agro-industriale: la crescita della<br />

competitività per le produzioni specializzate e la valorizzazione delle produzioni tipiche.<br />

Le aree a basso sviluppo e non specializzate presentano i caratteri più evidenti di marginalità:<br />

elevata percentuale di territorio montano, più bassa densità di popolazione, elevato tasso di<br />

spopolamento e pochi sbocchi del mercato di lavoro. Anche il settore primario si presenta<br />

debole: scarsi sono i risultati in termini di produttività della terra, le aziende sono<br />

polverizzate, l'irrigazione non copre più del 10% della SAU, ed il ricorso al lavoro salariato è<br />

molto ridotto. Queste aree si localizzano principalmente nel reatino e nel frusinate.<br />

Le possibilità di sopravvivenza e di crescita di queste aree provengono dall'integrazione dei<br />

redditi agricole <strong>con</strong> le attività di diversificazione e<strong>con</strong>omica e produttiva: si tratta di zone di<br />

una certa rilevanza ambientale, che potrebbe tratte grande vantaggio dallo sviluppo<br />

dell'agriturismo o del turismo rurale.<br />

Punti di forza<br />

Esiste in diverse aree rurali del <strong>Lazio</strong> una ricchezza in termini di produzioni tipiche agroalimentari<br />

e di artigianato tradizionale, già opportunamente valorizzati, unitamente alla<br />

presenza di <strong>con</strong>sistenti risorse dal punto di vista naturalistico e paesaggistico oltre che storico<br />

architettonico. Tale circostanza rende percorribile una valorizzazione integrata del territorio<br />

ed è stata occasione di sviluppo e<strong>con</strong>omico per alcune aree rurali, attraverso il potenziamento<br />

delle attività agrituristiche e di “ospitalità” rurale, di offerta di prodotti agroalimentari tipici e<br />

di attività collaterali.<br />

Inoltre la presenza di un forte legame tra agricoltura e territorio è un fattore strategico per la<br />

creazione di una valorizzazione reciproca; la spinta verso una maggiore caratterizzazione<br />

qualitativa delle produzioni favorisce il perseguimento di una strategia di aumento della<br />

competitività delle produzioni sui mercati.<br />

45


Si sta assistendo, inoltre, ad un fenomeno di <strong>con</strong>tro esodo che si sostanzia in una <strong>con</strong>trazione<br />

dei residenti di Roma a vantaggio dei comuni limitrofi di minori dimensioni. Si tratta,<br />

d’altronde, di un aspetto comune a tutti i capoluoghi delle diverse province laziali, anche se<br />

celato da fenomeni migratori in entrata. Potrebbe essere opportuno approntare strumenti in<br />

grado di volgere detto fenomeno a favore delle e<strong>con</strong>omie rurali delle aree limitrofe a quelle<br />

interessate, favorendo interventi su viabilità e trasporti, ma anche sui servizi, valorizzazione e<br />

recupero delle attività artigianali tipiche dei luoghi.<br />

La formazione ed il <strong>con</strong>solidamento di nuove aree di sviluppo produttivo e d’imprenditorialità<br />

diffusa costituis<strong>con</strong>o ormai un fenomeno ampiamente acquisito. Agendo sui fattori materiali<br />

ed immateriali della dinamica produttiva regionale, sarà possibile accrescere la competitività<br />

dei sistemi locali che oggi esprimono maggiori potenzialità di sviluppo.<br />

Punti di debolezza<br />

Accanto a un fenomeno di <strong>con</strong>tro esodo che sta interessando gran parte dei comuni limitrofi ai<br />

capoluoghi di provincia si individua nel <strong>Lazio</strong> la persistenza di aree rurali marginali<br />

caratterizzate da calo demografico e da alti tassi di invecchiamento della popolazione.<br />

In molte aree rurali al declino demografico si associa una forte carenza d’infrastrutture e di<br />

servizi di base che tende ad aggravarsi <strong>con</strong> il progressivo spopolamento di queste aree. In<br />

particolare l’inadeguatezza delle reti dei servizio aggiunge alla “marginalità” e<strong>con</strong>omica<br />

l’isolamento fisico che si sostanzia per le popolazioni rurali in una accentuata difficoltà di<br />

accesso ai servizi.<br />

Esistono, inoltre, nelle aree rurali meno sviluppate carenze strutturali in termini sia di<br />

disponibilità e qualità delle strutture ricettive turistiche (esercizi complementari) che di<br />

professionalità degli operatori.<br />

Opportunità<br />

Le possibilità di crescita per le aree rurali laziali provengono dall’integrazione dei redditi<br />

agricoli <strong>con</strong> le attività di diversificazione produttiva e più in generale dalla diversificazione<br />

e<strong>con</strong>omica delle attività svolte in <strong>con</strong>testi rurali.<br />

La presenza di un notevolissimo patrimonio storico-architettonico, ambientale, culturale,<br />

enogastronomico diffuso capillarmente su tutto il territorio può divenire una occasione di<br />

sviluppo e<strong>con</strong>omico per molte aree rurali attraverso la valorizzazione ed il potenziamento<br />

delle attività agrituristiche e di “ospitalità rurale”, di offerta di prodotti agroalimentari tipici e<br />

di attività collaterali.<br />

Infatti, se è vero che il turismo di provenienza nazionale ed internazionale si rivolge<br />

maggiormente alla fruizione del patrimonio archeologico, data la presenza di Roma quale<br />

principale polo d’attrazione, le risorse turistiche possono <strong>con</strong>tare anche su attrattive legate alla<br />

fruizione delle coste, della montagna e del termalismo.<br />

In questo <strong>con</strong>testo il turismo nell’ambiente rurale può essere uno strumento di<br />

diversificazione dell’offerta, da gestire se<strong>con</strong>do modelli professionali ed integrato <strong>con</strong> i flussi<br />

e le risorse più <strong>con</strong>venzionali. A questo riguardo è opportuno tenere presente che la natura e<br />

le caratteristiche del patrimonio storico-architettonico delle aree rurali rendono necessaria la<br />

creazione di adeguati supporti informatici e logistici al fine di poter offrire ai flussi turistici<br />

internazionali e nazionali un patrimonio diffuso ma talvolta difficile da individuare e<br />

raggiungere.<br />

Inoltre, le produzioni agroalimentari tipiche insieme alle attività legate all’artigianato tipico,<br />

se supportate da un adeguato sistema di distribuzione e di promozione del prodotto,<br />

in<strong>con</strong>trano un interesse crescente da parte del mercato sia nazionale sia estero <strong>con</strong> buone<br />

prospettive di sviluppo non solo a livello locale.<br />

46


Rischi<br />

In presenza di una mancata valorizzazione delle risorse turistiche e delle specificità produttive<br />

locali, valorizzazione che trova sicuramente degli ostacoli nella carenza, che caratterizza<br />

molte aree rurali, di servizi di base e nella mancanza di organizzazione e coordinamento delle<br />

aziende dedite alle produzioni tipiche, all’agriturismo ed alle attività ricreative, la progressiva<br />

perdita di competitività delle aree rurali più marginali può aggravare la tendenza al calo<br />

demografico ed all’invecchiamento della popolazione, innescando così un circolo vizioso di<br />

progressivo degrado delle risorse umane ed ambientali.<br />

Un rischio ulteriore per le produzioni tipiche laziali è rappresentato dalla <strong>con</strong>correnza dei<br />

produttori di altre regioni che in mancanza di una tempestiva risposta alle esigenze di<br />

organizzazione delle fasi di promozione e distribuzione dei prodotti locali può portare alla<br />

perdita di quote di mercato.<br />

Lo spopolamento delle aree rurali ed il <strong>con</strong>seguente abbandono dell’attività agricola, oltre ad<br />

essere un punto di debolezza di molte aree laziali, rappresentano uno degli elementi di rischio<br />

per la difesa del suolo e della biodiversità; la crisi dei sistemi agricoli tradizionali <strong>con</strong>tribuisce<br />

altresì al progressivo degrado del paesaggio e degli assetti idrogeologici. Il razionale impiego<br />

delle risorse idriche disponibili rende necessaria l’attuazione d’importanti investimenti e<br />

d’interventi di razionalizzazione gestionale.<br />

Analisi swot<br />

PUNTI DI FORZA<br />

• Presenza di produzioni tipiche agroalimentari<br />

e artigianato tradizionale<br />

• Ricchezza di risorse dal punto di vista<br />

naturalistico e paesaggistico, storico e<br />

architettonico<br />

• Il mercato rappresentato dall’utenza<br />

romana<br />

• Contro esodo da aree urbane<br />

OPPORTUNITÀ<br />

• Possibilità di diversificazione e<strong>con</strong>omica<br />

delle aree rurali (reti agrituristiche e<br />

turismo rurale; attività legate<br />

all’artigianato tipico)<br />

• Possibilità di valorizzazione di produzioni<br />

agroalimentari tipiche<br />

PUNTI DI DEBOLEZZA<br />

• Trend demografico negativo in vaste aree<br />

• La mancanza di servizi, in particolare di<br />

tipo informativo<br />

• La modesta professionalità degli<br />

operatori<br />

• Carenze in termini di strutture ricettive<br />

• Senilizzazione<br />

• Collegamenti alle reti di trasporto<br />

•<br />

RISCHI<br />

• Perdite di quote di mercato delle<br />

produzioni locali<br />

• Progressivo degrado del paesaggio e<br />

degli assetti idrogeologici<br />

• Impoverimento delle risorse umane e<br />

degrado di quelle ambientali<br />

47


FABBISOGNI E ORIENTAMENTI D’INTERVENTO<br />

Gli interventi per lo sviluppo rurale dovranno essere rivolti ad alcune tipologie di aree che,<br />

per motivi diversi, presentano difficoltà nel processo di sviluppo, pur avendo risorse endogene<br />

da valorizzare. La strategia di sviluppo che s’intende perseguire deve essere, quindi,<br />

differenziata in relazione ai <strong>con</strong>testi territoriali.<br />

E’ necessario approntare un sistema di zonizzazione per l’applicazione delle diverse misure<br />

che tenga nel dovuto <strong>con</strong>to i differenti processi che influis<strong>con</strong>o sullo sviluppo delle aree<br />

<strong>con</strong>siderate. L’analisi delle dinamiche demografiche, integrata dalle informazioni relative ai<br />

collegamenti delle diverse aree al sistema dei trasporti, da quelle relative alla distribuzione<br />

della popolazione in nuclei e case sparse, nonché al patrimonio edilizio-abitativo inutilizzato,<br />

deve servire ad orientare la programmazione verso la promozione dello sviluppo rurale che<br />

passi attraverso la creazione di <strong>con</strong>dizioni socio – e<strong>con</strong>omiche in grado di legare le<br />

popolazioni alle aree oggi in declino demografico in senso lato, affrontando anche la<br />

problematica della senilizzazione della popolazione, offrendo opportunità e<strong>con</strong>omiche e<br />

professionali <strong>con</strong>nesse <strong>con</strong> la valorizzazione della ruralità nella sua accezione più vasta.<br />

Inoltre, il fenomeno di <strong>con</strong>tro-esodo cui si sta assistendo e che si sostanzia in una <strong>con</strong>trazione<br />

dei residenti di Roma a vantaggio dei comuni limitrofi di minori dimensioni (fenomeno<br />

comune a tutti i capoluoghi delle diverse province laziali, anche se celato da fenomeni<br />

migratori in entrata), suggerisce di approntare strumenti in grado di volgere detto fenomeno a<br />

favore delle e<strong>con</strong>omie rurali delle aree limitrofe a quelle ad esso interessate. Interventi su<br />

viabilità e trasporti, ma anche sui servizi, valorizzazione e recupero del patrimonio edilizio<br />

abitativo inutilizzato, valorizzazione e recupero delle attività artigianali tipiche dei luoghi<br />

potranno costituire linee guida nell’attuazione delle singole misure. Per la creazione di dette<br />

opportunità saranno messi in campo tutti gli interventi che rendano possibile recuperare o<br />

costruire la redditività delle aziende agricole, principalmente legata alla funzione produttiva<br />

primaria ma anche supportata <strong>con</strong> attività complementari capaci di creare reddito dalla<br />

“risorsa ambientale”. Il P.S.R. non si dovrà, poi, limitare agli interventi nel settore primario,<br />

ma dovrà affrontare le problematiche <strong>con</strong>nesse <strong>con</strong> il sostegno delle e<strong>con</strong>omie delle zone<br />

rurali, favorendo l’insediamento ed il <strong>con</strong>solidamento d’attività ri<strong>con</strong>ducibili ad altri comparti<br />

e<strong>con</strong>omici quali a titolo esemplificativo, il turismo e l’artigianato. Nelle aree definite<br />

(rapporto CENSIS) di agricoltura marginale, interstiziale, complementare – che non definisce<br />

l’e<strong>con</strong>omia aziendale ma quella di area – si agirà anche e fortemente sulle infrastrutture rurali<br />

e sui servizi alle popolazioni per la creazione di <strong>con</strong>testi favorevoli all’espansione delle<br />

attività agricole. La riduzione del deficit agroalimentare, quindi, sarà perseguita facendo leva<br />

sui prodotti ed i trasformati più tipici della regione <strong>Lazio</strong>, da promuovere soprattutto mediante<br />

l’attuazione di specifiche azioni di marketing, la promozione per la creazione di <strong>con</strong>sorzi per<br />

gestire eventuali marchi di qualità, l’introduzione di procedure di certificazione, oltre che<br />

incentivando la <strong>con</strong>oscenza ed il <strong>con</strong>sumo di prodotti di nicchia e tipici. In questo senso il<br />

coordinamento <strong>con</strong> le strategie proprie del DOCUP Ob.2 dovrà dispiegare tutte le sinergie<br />

possibili. Interventi sulla formazione e sulle pari opportunità fanno da complemento agli<br />

interventi specifici.<br />

48


5.1.5 Lo stato dell’ambiente.<br />

L’analisi <strong>con</strong>dotta per descrivere lo stato dell’ambiente si basa, essenzialmente,<br />

sull’esperienza diretta e su una serie di documenti di lavoro specifici per argomento (flora,<br />

vegetazione, fauna, aree protette, ecc), nonché sui risultati analitici e le riflessioni desunte dal<br />

“Rapporto sullo stato dell’ambiente e del territorio” realizzato dall’Assessorato regionale<br />

Utilizzo, Tutela e Valorizzazione delle Risorse Ambientali alla fine del 1999.<br />

Dal punto di vista fisico e geomorfologico il <strong>Lazio</strong> è una delle regioni italiane meno<br />

omogenee in dipendenza della sua storia geologica, che vede grandi apparati vulcanici a<br />

stretto <strong>con</strong>tatto <strong>con</strong> pianure alluvionali e <strong>con</strong> imponenti rilievi preappenninici ed appenninici<br />

carbonatici o calcareo-marnoso arenacei (All.n.7, TAV. 10).<br />

La superficie territoriale laziale, pari a oltre 17.200 Kmq, è distribuita tra zone di montagna e<br />

di collina rispettivamente per il 26 e per il 54%, mentre il restante 20% si trova collocato in<br />

pianura (Tab.10 e All. n.7, TAV.2)).<br />

I rilievi propriamente detti, <strong>con</strong>siderando tali quelli che superano i 700 m. s.l.m., sono<br />

prevalentemente dislocati nella fascia centro-sud orientale e sono interessati da copertura<br />

forestale. Il resto del territorio si distribuisce su aree collinari e pianeggianti, <strong>con</strong> prevalenza<br />

di queste ultime nella fascia costiera, ma presenza anche di pianure interne per lo più<br />

coincidenti <strong>con</strong> la rete fluviale maggiore.<br />

Tabella 10 – Estensione territoriale per fasce altimetriche<br />

ISTAT<br />

Fasce<br />

altimetriche<br />

Kmq<br />

N<br />

comu<br />

ni<br />

Percentua<br />

li<br />

1: < 300 3.433 16 19,95<br />

2: >300 /< 9.279 239 53,95<br />

700<br />

3: > 700 4.489 120 26,10<br />

TOTALI 17.201 375 100<br />

L’idrografia del <strong>Lazio</strong> è dominata dall’imponente reticolo idrografico del fiume Tevere e dei<br />

suoi affluenti tra cui i più importanti sono l’Aniene, il Nera, il Paglia, il Treja e il Farfa che,<br />

tutti insieme, caratterizzano la parte centro-settentrionale della regione. Il <strong>Lazio</strong> meridionale è<br />

invece caratterizzato dal bacino del fiume Garigliano formato dalla <strong>con</strong>fluenza del Liri (<strong>con</strong> i<br />

suoi affluenti Sacco, Melfa e Fibreno) e del Gari. Numerosi sono, inoltre, i corsi d’acqua che<br />

versano le loro portate direttamente nel mar Tirreno come il Fiora, il Marta, il Mignone,<br />

l’Arrone, l’Astura, l’Amaseno, ecc (All.n.7, TAV.11).<br />

Se si <strong>con</strong>siderano anche gli ambienti lacustri (laghi costieri, bacini vulcanici e risorgive) il<br />

<strong>Lazio</strong> è classificabile quale regione estremamente ricca di risorse idriche di alta qualità la cui<br />

tutela è determinante per fare fronte al crescente fabbisogno di acque potabili e di acque<br />

idonee per l’irrigazione, nonché ai fini della salvaguardia delle specificità ambientali in<br />

generale ed in particolare faunistiche e botaniche. Notevole è, quindi, il patrimonio idrico sia<br />

superficiale che sotterraneo; ciononostante, le risorse idriche regionali sono sempre più<br />

soggette a diverse forme di pressione, per lo più ri<strong>con</strong>ducili all’attività antropica e alla<br />

49


<strong>con</strong>seguente crescente richiesta di acqua per <strong>con</strong>sumi umani e non. I problemi relativi alla<br />

scarsità delle risorse idriche non sono soltanto di tipo quantitativo, ma anche qualitativo,<br />

ovvero si manifestano problemi di inadeguatezza delle caratteristiche delle risorse ai diversi<br />

scopi d’uso (potabile, irriguo, balneabilità ecc.).<br />

A questo proposito, purtroppo, si registra una frammentarietà di informazioni sulla qualità<br />

delle acque e sul ruolo dei diversi “impatti”, <strong>con</strong> una eccezione per il bacino del fiume Tevere<br />

per il quale sono disponibili informazioni più dettagliate raccolte attraverso l’applicazione<br />

dell’indice biotico esteso (I.B.E.).<br />

Questa indagine, <strong>con</strong>dotta attraverso una serie di campagne di rilevamento, ha permesso di<br />

tracciare un quadro sullo stato di salute di tale corso d’acqua per la parte che attraversa la<br />

regione <strong>Lazio</strong>.<br />

Il Tevere arriva nel territorio laziale dopo aver attraversato un territorio prevalentemente<br />

agricolo nel tratto alto del bacino idrografico e aver <strong>con</strong>vogliato scarichi di natura anche<br />

zootecnica nel tratto medio ; nonostante ciò i valori dell’I.B.E. e gli indicatori biologici<br />

individuano un ambiente che è ancora reattivo alla pressione degli inquinanti, capacità questa<br />

che permane anche per l’inizio del medio tratto; la situazione diventa più critica procedendo<br />

nel medio tratto e fino alla città di Roma quando il fiume ha recepito la quasi totalità dei reflui<br />

prodotti dagli abitanti residenti nel suo bacino; a valle della città di Roma la situazione è tale<br />

da non <strong>con</strong>sentire un recupero delle caratteristiche qualitative per autodepurazione (All.n.7,<br />

TAV.12).<br />

E’ per tale ragione che la realizzazione di opere di collettamento e di depurazione degli<br />

scariche fognari civili ed industriali nonché il <strong>con</strong>trollo dell’apporto di sostanze inquinanti<br />

provenienti dall’attività agricola (fertilizzanti e prodotti fitosanitari), riveste un ruolo<br />

importantissimo per la salvaguardia delle risorse idriche sotterranee e superficiali e del mare.<br />

In questo <strong>con</strong>testo è scelta programmatica e strategica del presente piano prevedere una<br />

priorità per gli interventi che abbiano riflessi specifici nella salvaguardia delle acque<br />

superficiali, oltre che favorire ed ottimizzare l’utilizzazione di acque di risorgive ad uso<br />

potabile.<br />

Per quanto riguarda l’utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura, disciplinato dal D.Lgs.<br />

99/92 che ha recepito la Direttiva 86/278, l’ultima indagine Istat sugli impianti di depurazione<br />

delle acque reflue urbane (1993) riporta che nel <strong>Lazio</strong> la quantità di fanghi prodotti ammonta<br />

a circa 185.000 t./anno; di questi, la quasi totalità è destinata in discarica per lo smaltimento<br />

finale e solo 5.000 t. sono destinate a impianti di compostaggio; pertanto, sono praticamente<br />

nulle le quantità di fango proveniente da impianti di depurazione destinate all’utilizzo diretto<br />

in agricoltura.<br />

Per quanto riguarda il patrimonio forestale il <strong>Lazio</strong> ha una superficie interessata da foreste che<br />

ammonta a circa 3.820 kmq, pari al 22% dell’intero territorio; inoltre, l’inventario forestale<br />

nazionale somma alle superfici forestali vere e proprie altre formazioni (arbusteti, macchia<br />

mediterranea, vegetazioni riparie), che portano la copertura forestale complessiva al 27%<br />

circa dell’intero territorio regionale. A tutto ciò si debbono aggiungere i circa 4.000 ettari<br />

imboschiti negli ultimi 10 anni, quale risultato dell’applicazione dei precedenti regolamenti<br />

comunitari in materia di foreste. Le formazioni boschive naturali del <strong>Lazio</strong> sono molto<br />

differenziate in relazione alla grande variabilità climatica, geomorfologica e pedologica che<br />

caratterizza la <strong>Regione</strong>. Le superfici forestali risultano quasi equamente distribuite tra<br />

montagna e collina, dove si colloca oltre il 91% delle foreste. Tra i diversi tipi di bosco,<br />

prevalgono i cedui semplici, sebbene in montagna anche le fustaie rappresentino una quota di<br />

rilievo (34%), mentre la macchia mediterranea assume importanza soprattutto nelle zone di<br />

pianura. In particolare, per quanto riguarda i cedui si rileva che, la carente pianificazione, le<br />

50


mutate <strong>con</strong>dizioni del mercato ed i regimi vincolistici antichi e recenti sono stati negli ultimi<br />

decenni fattori di modificazioni dei turni di utilizzazione che hanno avuto come risultato<br />

quello di generare una naturale tendenza a formazioni composte sempre più diffuse.<br />

Assumono pertanto grande importanza gli interventi per la salvaguardia del patrimonio<br />

forestale e per lo sviluppo della corretta gestione, valorizzazione e<strong>con</strong>omica e sociale, oltre<br />

che per una efficace protezione dagli incendi; è in questo <strong>con</strong>testo che si colloca la L.R. 4/99<br />

<strong>con</strong> la quale sono state approvate le nuove prescrizioni di massima e di polizia forestale al<br />

fine di favorire una razionale gestione delle risorse forestali attraverso la regolamentazione<br />

delle utilizzazioni boschive. Da rilevare, infine, che la normativa regionale sulle aree protette<br />

ha sottoposto a misure di salvaguardia l’intero demanio forestale regionale articolato in 12<br />

aree forestali (A.F.) che rappresentano circa 18.000 ettari di territorio (All.5).<br />

Il clima e la vegetazione regionali sono definite e descritte nella “Carta del Fitoclima del<br />

<strong>Lazio</strong>” che, utilizzando i dati di stazioni termopluviometriche integrati <strong>con</strong> informazioni<br />

derivate da alcuni indici bioclimatici e dal censimento delle specie legnose, individua 15 unità<br />

fitoclimatiche distribuite nelle regioni: Temperata, Temperata di transizione, Mediterranea di<br />

transizione e Mediterranea. (Tab.11 e All.n.7,TAV.13 ).<br />

51


Tabella 11 – Sintesi unità fitoclimatiche<br />

U.F. TERMOTIPO OMBROTIPO AREA VEG. PREVALENTE<br />

1 Sub alpino inf. Iperumido inf. Alto Appennino Faggio<br />

2 Montano inf. Umido sup. Pedemonte rilievi Faggio- boschi misti<br />

3 Collinare sup. Umido sup. Valli intramont. Querce- boschi misti<br />

4 Collinare sup. Iperumido inf. Valli intramont.<br />

Antiappennino<br />

Querce – Faggi- boschi<br />

misti<br />

5 Collinare inf.-sup. Umido sup.<br />

iperumido inf.<br />

Antiappennino<br />

Merid. – Ernici<br />

Querce – Faggi- boschi<br />

misti<br />

6 Collinare inf-sup. Subumido sup. <strong>Lazio</strong> nord-occ. Castagno - querceto misto<br />

Umido inf. Pedem. Sabino<br />

7 Collinare inf.sup.<br />

Mesomedit. Sup.<br />

Umido inf. Alta valle Tevere Cerro – Roverello -<br />

Pioppo<br />

8 Collinare inf. Umido Inf. Valle del Sacco Querceto misto<br />

Mesomedit. Medio<br />

9 Mesomedit. Med. Subumido sub. Maremma laziale Querceto misto<br />

Collinare inf.<br />

Camp. Romana<br />

10 Mesomedit. Inf. Umido inf. Antiappennino Querceto misto<br />

Termocollinare<br />

11 Mesomedit. Med. Subumido sup.<br />

Umido inf.<br />

meridionale<br />

Tolfetana -<br />

Sabatina – C.<br />

Albani<br />

Querceto misto –<br />

Castagno<br />

12 Mesomedit. Inf. Subumido sup. Agro Pontino Querceto misto<br />

Macchia Mediterranea<br />

13 Mesomedit. Inf. Secco sup.<br />

Subumido inf.<br />

Litorale prov. di<br />

Viterbo e Roma<br />

Querceto misto<br />

Macchia mediterranea<br />

14 Termomedit. Sup. Umido inf.<br />

Subumido sup.<br />

Promontori merid.<br />

Piana di Fondi<br />

Querceto misto<br />

Macchia mediterranea<br />

15 Termomedit. Sup. Subumido inf. Isole Ponziane Macchia mediterranea<br />

Le specie vegetali ed animali presenti nel <strong>Lazio</strong>, così come gli habitat, trovano un importante<br />

strumento di tutela nella rete di aree protette costituite in regione che, se si comprendono i<br />

territori inclusi nei parchi nazionali, rappresentano complessivamente oltre il 10% dell’intera<br />

superficie (184.672 ha).<br />

In questa logica un importante strumento programmatico è costituito dalla Legge Regionale<br />

n.29/97, recante “Norme in materia di aree naturali protette”, che in attuazione della legge<br />

quadro nazionale sulle aree naturali protette (Legge 394/91), approva uno stralcio dello<br />

“Schema di Piano Regionale dei Parchi e delle Riserve”. Queste ultime sono individuate, in<br />

particolare, tra i biotopi segnalati nel territorio regionale nell’ambito del Progetto Bioitaly del<br />

Ministero dell’Ambiente per l’individuazione dei Siti di Importanza Comunitaria (SIC)<br />

previsti dalla “Direttiva Habitat” (92/43 CEE) e delle Zone di Protezione Speciale (Z.P.S.)<br />

previste dalla “Direttiva Uccelli” (79/409 CEE).<br />

La legge regionale individua nel sistema delle aree naturali protette del <strong>Lazio</strong> i Parchi Naturali<br />

(PN), le Riserve Naturali (RN), i Monumenti Naturali (MN) e i Siti di Importanza<br />

Comunitaria (SIC), detta le norme per l’organizzazione, la gestione e la salvaguardia delle<br />

aree protette e, infine, definisce il programma di promozione e<strong>con</strong>omica e sociale.<br />

Quest’ultimo stabilisce che debbono essere previsti interventi per rendere compatibili le<br />

52


attività agro-silvo-pastorali <strong>con</strong> le esigenze di tutela dell’area naturale protetta (agriturismo,<br />

agricoltura biologia e/o compatibile), e <strong>con</strong> la gestione del patrimonio forestale (taglio dei<br />

boschi, <strong>con</strong>versioni cedui/fustaie, uso civico di legnatico, tutela dagli incendi). A questo<br />

proposito la regione <strong>Lazio</strong> nel corso del 1999 ha istituito l’Agenzia Regionale dei Parchi<br />

(A.R.P.) <strong>con</strong> lo scopo di promuovere il sistema delle aree protette anche attraverso interventi<br />

di sviluppo sostenibile che trovano nell’agricoltura un naturale campo di azione.<br />

Il sistema delle aree protette regionali (parchi, riserve, SIC, ZPS) è stato oggetto di una<br />

ulteriore zonizzazione relativa alla copertura del suolo (Corine Land Cover), tesa ad<br />

individuare le “Aree Protette di rilevanza agricola”; tali aree sono state assimilate ai Comuni<br />

di classe 1, in ambito di zonizzazione, oltreché destinatarie preferenziali delle azioni F1<br />

“Produzione integrata” e F2 “Produzione biologica” della misura Agroambientale (III.1).<br />

In allegato si riportano le elaborazioni del Sistema Informativo Regionale Ambientale (SIRA)<br />

relativamente a:<br />

- elenco aree protette, SIC, ZPS <strong>con</strong> evidenziate le aree protette di rilevanza agricola (all.5);<br />

- cartografia sistema regionale delle aree naturali protette (all.7, TAV.5);<br />

- cartografia aree di rilevanza internazionale (SIC e ZPS) (all.7, TAV.6 );<br />

- cartografia copertura del suolo nelle aree naturali protette (all.7, TAV.7);<br />

- cartografia copertura del suolo nelle aree di rilevanza internazionale (all.7, TAV.8 ).<br />

Un altro importante strumento di gestione è rappresentato dal “Piano Faunistico Venatorio<br />

Regionale” elaborato ai sensi della L.R. 17/95 recante “Norme per la tutela della fauna<br />

selvatica e la gestione programmata dell’esercizio venatorio”.<br />

Tale piano, nel rispetto della Direttiva 79/409 CEE (Direttiva uccelli) e di Convenzioni<br />

internazionali (Parigi, Ramsar, Washington, Bonn, Berna), definisce le modalità per la tutela<br />

degli habitat naturali, programma l’uso del territorio <strong>con</strong> riferimento alle esigenze ecologiche<br />

della fauna selvatica e disciplina l’attività venatoria. Il piano faunistico venatorio suddivide il<br />

territorio regionale in dieci comprensori intercomunali di riferimento (2 per ogni provincia)<br />

all’interno dei quali ricadono i diversi istituti faunistici e faunistico-venatori tra cui i Parchi e<br />

le Riserve naturali, le Oasi di protezione <strong>con</strong> funzione di rifugio, riproduzione e sosta della<br />

fauna selvatica, le Zone di ripopolamento e cattura <strong>con</strong> funzioni di riproduzione della stessa<br />

allo stato naturale nonché cattura per la sua diffusione nel territorio, gli Ambiti territoriali di<br />

Caccia per la gestione programmata dell’attività venatoria e le Aziende faunistico-venatorie<br />

(vedi allegato n.7, TAV.9 cartografia piano faunistico venatorio regionale).<br />

E’ in questo <strong>con</strong>testo che il Piano di Sviluppo Rurale promuove misure specifiche, quali ad<br />

esempio la pratica delle “colture a perdere” che risulteranno essere di supporto allo sforzo di<br />

protezione e salvaguardia della fauna e dell’ambiente che anima il piano faunistico venatorio.<br />

In <strong>con</strong>siderazione del notevole interesse naturalistico che rivestono le specie animali e<br />

vegetali presenti in regione, che complessivamente rappresentano un vero e proprio<br />

patrimonio ambientale, sembra opportuno attivare sul territorio ulteriori strumenti per<br />

<strong>con</strong>trastare il processo di impoverimento della biodiversità regionale. In tal senso, le misure<br />

che incentivano la ricostruzione di habitat naturali e la <strong>con</strong>servazione, soprattutto in situ, di<br />

specie animali e vegetali locali costituis<strong>con</strong>o gli strumenti privilegiati per invertire questa<br />

pericolosa tendenza all’estinzione delle specie.<br />

In relazione alla gestione e salvaguardia delle risorse acqua e della risorsa suolo il P.S.R,<br />

nell’elaborazione delle misure agroambientali per le zone che saranno individuate come<br />

vulnerabili da nitrati, tiene <strong>con</strong>to delle indicazioni <strong>con</strong>tenute nel Codice di buona pratica<br />

53


agricola (D.M. 19.04.1999), emanato dal Ministro per le politiche agricole in applicazione<br />

della direttiva del <strong>con</strong>siglio 91/676/CEE, relativa alla protezione delle acque<br />

dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole.<br />

La regione <strong>Lazio</strong>, in linea <strong>con</strong> le disposizioni recate dal Decreto Legislativo 152/99, attuativo<br />

tra l’altro della Dir. 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento<br />

provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole, sta attivando le procedure per<br />

l’individuazione delle “zone vulnerabili” da nitrati. A riguardo la regione si impegna a<br />

compiere progressi significativi entro il 31 dicembre 2001 nell’individuazione delle zone<br />

vulnerabili e nell’attuazione dei piani di azione ai sensi della predetta Direttiva. Inoltre, va<br />

ricordato che, negli ultimi anni, i Servizi di Sviluppo Agricolo della <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> hanno<br />

affrontato gli aspetti relativi alla gestione della risorse suolo e acqua attraverso il “Servizio<br />

divulgativo di analisi dei terreni e predisposizione dei piani di fertilizzazione” e la<br />

realizzazione di numerose attività tra cui l’aggiornamento dei divulgatori agricoli pubblici e<br />

dei tecnici privati, seminari divulgativi per agricoltori, prove di compostaggio <strong>con</strong> residui<br />

aziendali, analisi dei terreni, analisi fogliari, piani di fertilizzazione per colture erbacee e<br />

arboree, realizzazione dell’opuscolo divulgativo “Guida alla corretta gestione della fertilità<br />

del suolo” e l’istituzione del Registro regionale dei laboratori di analisi del suolo e fogliare.<br />

Il P.S.R. si innesta quindi su queste attività avendo cura di renderle organiche al complesso<br />

del piano e agendo in particolare sulla formazione degli operatori agricoli per favorire la<br />

diffusione di <strong>con</strong>oscenze e comportamenti relativi alla corretta gestione delle acque e dei<br />

suoli.<br />

I Servizi di Sviluppo hanno attivato anche una serie di iniziative tese al <strong>con</strong>tenimento e al<br />

corretto impiego dei prodotti fitosanitari attraverso il Programma regionale di lotta guidata,<br />

integrata e biologica, i corsi per il patentino di agricoltori e venditori e la realizzazione degli<br />

opuscoli divulgativi “Guida al corretto impiego dei prodotti fitosanitari” e “Guida al corretto<br />

impiego delle macchine per la difesa delle colture. E’ stato inoltre realizzato il “Servizio di<br />

taratura e <strong>con</strong>trollo delle macchine irroratrici” inizialmente divulgativo e dimostrativo,<br />

attraverso l’Unità mobile, e ora permanente <strong>con</strong> la creazione dei Centri di taratura e <strong>con</strong>trollo<br />

funzionale.<br />

Inoltre, ai sensi del D.Lgs 194/95 attuativo della Dir 91/414/CEE, la <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> adotta<br />

annualmente il Piano di <strong>con</strong>trollo ufficiale sul commercio e l’impiego dei prodotti fitosanitari,<br />

<strong>con</strong> l’obiettivo di verificare l’attuazione delle norme specifiche, la rispondenza tra prodotti<br />

autorizzati e venduti, l’utilizzo in sicurezza, l’osservanza degli intervalli di sicurezza, il<br />

<strong>con</strong>trollo dei residui negli alimenti allo scopo di tutelare la salute di agricoltori e <strong>con</strong>sumatori,<br />

assicurare l’igiene e la tutela dei luoghi di vita e di lavoro, oltre che garantire la salubrità degli<br />

alimenti.<br />

L’istituzione dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (ARPA <strong>Lazio</strong>)<br />

apporterà un notevole <strong>con</strong>tributo al monitoraggio generale dello stato dell’ambiente e alla<br />

valutazione degli impatti delle diverse attività, compresa l’agricoltura, sulle risorse acqua,<br />

aria, suolo, biodiversità e paesaggio.<br />

54


Analisi swot<br />

PUNTI DI FORZA<br />

• Ricco patrimonio forestale (22-27% della<br />

ST regionale)<br />

• Varietà di ambienti e <strong>con</strong>dizioni<br />

climatiche e grande numerosità di habitat<br />

• Notevole patrimonio di biodiversità<br />

animale e vegetale<br />

• Rete di aree protette <strong>con</strong>sistente (10%<br />

della ST regionale)<br />

• Importante patrimonio idrico superficiale<br />

e sotterraneo<br />

• Disponibilità di suoli di qualità elevata<br />

• Paesaggio caratteristico, arricchito da beni<br />

storico-culturali<br />

OPPORTUNITA’<br />

• Conservazione in situ di specie locali<br />

suscettibili di futura valorizzazione<br />

e<strong>con</strong>omica<br />

• Buon livello di diffusione delle misure<br />

agroambientali nella precedente<br />

programmazione<br />

• Completamento del Piano Regionale dei<br />

Parchi e delle Riserve<br />

• Piano Faunistico Venatorio Regionale<br />

• Diversificazione delle opportunità di<br />

sfruttamento delle risorse idriche<br />

• Maggiore attenzione dei <strong>con</strong>sumatori alla<br />

qualità ambientale e alla salubrità degli<br />

alimenti<br />

• Esperienza maturata dai Servizi di<br />

Sviluppo Agricolo regionali in materia di<br />

gestione del suolo e di impiego dei<br />

prodotti fitosanitari e in materia di<br />

<strong>con</strong>trolli<br />

PUNTI DI DEBOLEZZA<br />

• Scarsa programmazione nella gestione<br />

delle risorse forestali<br />

• Esiguità numerica di alcune specie<br />

animali e vegetali locali<br />

• Habitat minacciati da processi di<br />

antropizzazione<br />

• Mancata completa attuazione del Piano<br />

Regionale dei Parchi e delle Riserve<br />

• Problemi <strong>con</strong>nessi all’inquinamento<br />

idrico<br />

• Competizione per usi alternativi sui suoli<br />

di qualità più elevata<br />

RISCHI<br />

• Degrado del patrimonio forestale dal<br />

punto di vista e<strong>con</strong>omico e ambientale<br />

• Rischi di incendio<br />

• Intensificazione dei processi produttivi e<br />

dei processi di antropizzazione <strong>con</strong> effetti<br />

dannosi sulla biodiversità, sulla qualità<br />

delle acque e del suolo<br />

• Inadeguatezza delle acque a scopi d’uso<br />

alternativi<br />

• Aggravio dei processi di spopolamento<br />

• Perdita di <strong>con</strong>notati tipici del paesaggio<br />

agrario e <strong>con</strong>seguente minor valore<br />

turistico<br />

55


FABBISOGNI E ORIENTAMENTI D’INTERVENTO.<br />

Il Piano di Sviluppo Rurale (<strong>PSR</strong>) della <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> tiene in <strong>con</strong>siderazione gli aspetti<br />

generali legati allo stato dell’ambiente, nonché le scelte strategiche e programmatiche già fatte<br />

in materia ambientale. Si è quindi scelto di operare se<strong>con</strong>do una linea strategica finalizzata al<br />

superamento del dualismo agricoltura-ambiente, puntando ad esaltare il ruolo multifunzionale<br />

dell’attività agricola e il ruolo delle risorse ambientali come uno dei principali punti di forza<br />

delle aree rurali. Si ritiene, inoltre, che vada smentita la “separazione” fra aziende<br />

professionali e quindi e<strong>con</strong>omicamente vitali e produttive, e aziende alle quali è unicamente<br />

affidato e richiesto il presidio del territorio e quindi la salvaguardia dell’ambiente.<br />

Ciò si sostanzia nel rifiuto di aderire a logiche puramente “assistenzialiste”, fondate<br />

unicamente sul sostegno ai redditi, programmando e favorendo, invece, interventi che siano<br />

in grado di valorizzare principalmente le potenzialità produttive aziendali e che <strong>con</strong>sentano la<br />

differenziazione delle occasioni di reddito fondate, soprattutto, sulla valorizzazione della<br />

risorsa ambiente. Si tratta perciò di favorire ed incentivare l’insediamento e <strong>con</strong>solidamento<br />

delle realtà produttive agricole rispettose dell’ambiente, valorizzandone le produzioni e<br />

favorendo la loro trasformazione e commercializzazione a partire dai territori di origine,<br />

esaltando anche il valore della biodiversità associato al recupero delle tradizioni produttive<br />

locali. In questo senso, le indennità compensative recuperano il loro significato di<br />

“ammortizzatore” delle <strong>con</strong>dizioni socio-ambientali sfavorevoli, divenendo “motore”<br />

e<strong>con</strong>omico di sviluppo.<br />

Il <strong>PSR</strong> indirizza, quindi, i propri sforzi verso forme di salvaguardia e protezione dell’ambiente<br />

che siano produttive di occasioni di differenziazione di reddito, che si affianchino alla<br />

vocazione agricola, che rimane tuttavia quella predominante. In questo senso vanno intese le<br />

misure agroambientali, necessariamente collegate a quelle che <strong>con</strong>sentono la valorizzazione<br />

dei prodotti ottenuti se<strong>con</strong>do i criteri di ecocompatibilità dettati dall’agricoltura integrata e<br />

biologica.<br />

Gli interventi in materia forestale sono tesi ad accrescere le occasione di reddito diretto<br />

derivato dalle produzioni legnose e dallo sfruttamento dei prodotti del bosco, ma sono fonte<br />

indiretta di reddito ove la salvaguardia del patrimonio foresta incentiva la fruizione turisticoricreativo-sociale<br />

delle relative aree. Per questo, si ritiene opportuno potenziare le misure<br />

relative agli interventi di imboschimento delle superfici agricole, che già hanno riscosso un<br />

certo interesse nella precedente programmazione.<br />

Il rafforzamento della presenza delle attività agricole nelle aree protette e la sua<br />

diversificazione, rivolta ad attività integrative legate alla fruizione turistica del territorio,<br />

costituisce anch’essa fonte di <strong>con</strong>solidamento della struttura e<strong>con</strong>omica rurale. L’utilizzazione<br />

di interventi a tutela degli habitat naturali e della biodiversità persegue l’obiettivo di dare<br />

all’attività agricola quest’ulteriore finalità.<br />

56


5.2 I RISULTATI DEL PRECEDENTE PERIODO DI PROGRAMMAZIONE (Punto<br />

5.2 all. Reg. 1750/99)<br />

5.2.1 I programmi attivati nella fase 94/99<br />

Nella fase di programmazione ‘94-‘99 nelle aree rurali del <strong>Lazio</strong> sono stati attivati interventi a<br />

finalità strutturale, cofinanziati dal FEOGA, a titolo:<br />

- dell'Obiettivo 5b (DocUP regione <strong>Lazio</strong>)<br />

- del Regolamento 950/97 (ex Reg. 2328/91)<br />

- del Regolamento 951/97 (Programma Operativo)<br />

- del Regolamento 867/90<br />

- delle Misure di accompagnamento.<br />

Di seguito vengono illustrati i principali risultati dell’attuazione di tali interventi, cercando di<br />

evidenziare i principali risultati da essi <strong>con</strong>seguiti e gli eventuali aspetti problematici emersi<br />

nel corso della loro realizzazione.<br />

Il DocUP Ob. 5b – parte FEOGA<br />

Gli interventi più rilevanti dal punto di vista finanziario sono stati quelli realizzati a titolo<br />

dell'obiettivo 5b, per i quali sono stati previsti investimenti complessivi (quota pubblica e<br />

privata) pari a circa 437 milioni di ecu.<br />

Tab. 2.1 - Programmazione finanziaria per il<br />

DOC.UP <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> (ecu)<br />

Costo totale 437.264.181<br />

Costo pubblico totale 305.344.446<br />

Contributo comunitario<br />

Totale 126.518.000<br />

FESR 43.522.000<br />

FSE 19.302.000<br />

FEOGA 63.694.000<br />

Contributo nazionale<br />

Totale 178.826.446<br />

FESR 81.099.334<br />

FSE 23.535.112<br />

FEOGA 74.192.000<br />

Settore Privato 131.919.735<br />

L’attuazione finanziaria<br />

L’attuazione finanziaria del programma evidenzia un livello di avanzamento degli interventi<br />

Feoga complessivamente più elevato rispetto a quelli cofinanziati dal Fesr e dal Fse. Infatti, al<br />

31 ottobre ’99, il livello degli impegni e dei pagamenti, rispetto al costo totale previsto, è<br />

risultato pari, rispettivamente, al 91% ed al 54% di <strong>con</strong>tro al 92% e al 43% del Fesr ed al 68%<br />

e al 10% del Fse (tabella 2.2)<br />

57


Tab. 2.2 - DocUP ob.5b <strong>Lazio</strong>. Attuazione finanziaria per Fondo (situazione al 31 ottobre<br />

1999 – ecu)<br />

Costo totale Impegni Pagamenti Impegni/costo<br />

totale (%)<br />

Pagamenti/costo<br />

totale (%)<br />

Pagamenti/<br />

Impegni (%)<br />

FEOGA 173.442.904 158.390.355 93.003.801 91,3 53,6 58,7<br />

FESR 230.591.844 212.427.530 99.211.065 92,1 43,0 46,7<br />

FSE 46.061.763 31.337.199 4.473.717 68,0 9,7 14,3<br />

Se si <strong>con</strong>siderano i due sottoprogrammi che includono gli interventi cofinanziati dal Feoga - il<br />

sottoprogramma I.1., relativo alla diversificazione e valorizzazione delle produzioni agricole;<br />

e il sottoprogramma I.2, relativo alle infrastrutture di base e miglioramento dell’habitat<br />

naturale - il livello degli impegni sul costo totale è pari, per la sola parte pubblica, al 98% per<br />

il sottoprogramma I.1 e all’85% per il sottoprogramma I.2. Il livello dei pagamenti, invece, si<br />

attesta, rispettivamente, al 52% ed al 41%.<br />

Non si evidenziano particolari problemi, dunque, per il completamento degli impegni entro il<br />

dicembre ’99, mentre per quanto riguarda i pagamenti, l’avanzamento fatto osservare nel<br />

corso del ’98, prima, e ancor di più nel corso del ’99, <strong>con</strong>sentono di effettuare previsioni<br />

abbastanza ottimistiche rispetto all’obiettivo del loro completamento entro il 2001.<br />

In relazione al livello di avanzamento per tipologie omogenee di investimento, si può<br />

osservare come gli investimenti a favore della diversificazione delle attività aziendali – che<br />

prevedono essenzialmente investimenti a favore delle attività agrituristiche – mostrano un<br />

livello degli impegni, relativamente alla spesa pubblica, superiore al 100%. I pagamenti,<br />

invece, si attestano intorno al 42%. Molto positiva appare l’attuazione degli interventi<br />

classificati “di filiera”, che mostrano una capacità di impegno prossima al 100% ed un livello<br />

dei pagamenti pari al 60%.<br />

Tab. 2.3 - DocUP obiettivo 5B <strong>Lazio</strong> - Stato di avanzamento per tipologie omogenee di<br />

investimento (situazione al 31 ottobre 1999; valori in euro)<br />

Costo totale Impegni Pagamenti Impegni Pagamenti Pagamenti<br />

Costo Costo Impegni<br />

totale totale<br />

Totale Feoga 173.442.904 158.390.355 93.003.801 91,3 53,6 58,7<br />

Infrastrutture 64.085.208 55.689.313 27.539.031 86,9 43,0 49,5<br />

Ambiente 26.974.306 20.603.435 11.177.628 76,4 41,4 54,3<br />

Filiere 54.471.953 52.642.615 32.526.932 96,6 59,7 61,8<br />

Diversificazione 9.982.716 11.756.308 4.229.188 117,8 42,4 36,0<br />

(agriturismo)<br />

Altri 17.928.721 17.698.684 17.531.023 98,7 97,8 99,1<br />

Fonte: elaborazioni INEA su dati <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong><br />

58


L’analisi procedurale evidenzia un buon livello della domanda espressa dai destinatari degli<br />

interventi. Infatti, il numero di domande di finanziamento pervenute all’amministrazione<br />

regionale è piuttosto elevato. A fine ’98 le domande finanziate rispetto a quelle presentate<br />

oscillavano tra un minimo del 28% (per la misura valorizzazione delle risorse forestali) ad un<br />

massimo del 100% (per le misure agroforestali nelle aree protette e per le infrastrutture rurali).<br />

Di seguito viene <strong>con</strong>siderata l’attuazione delle singole misure, <strong>con</strong> un’analisi del loro<br />

avanzamento finanziario e fisico.<br />

Tab. 2.4 - DocUP obiettivo 5B <strong>Lazio</strong> - Stato di avanzamento per misura (situazione al 31<br />

ottobre 1999; valori in euro)<br />

Misura Costo totale Impegni Pagamenti Impegni/<br />

Costo totale<br />

%<br />

Pagamenti/<br />

Costo totale<br />

%<br />

Pagamenti/<br />

Impegni<br />

%<br />

1.1.1 Diversif. e qualità prod. veget. 29.747.184 28.393.959 20.300.496 95,5 68,2 71,5<br />

1.1.2 Val. prod. animali 24.724.769 24.248.656 12.226.436 98,1 49,5 50,4<br />

1.1.3 Val. risorse forestali 24.226.138 18.364.278 10.606.828 75,8 43,8 57,8<br />

1.1.4 Diversificaz. fonti reddito aziende 416178 416.178 340.040 100,0 81,7 81,7<br />

1.1.5 Sviluppo sistema agrituristico 9.566.538 11.340.131 3.889.148 118,5 40,7 34,3<br />

1.2.1 Valorizzazione risorse idriche 36.815.740 32.365.399 17.084.325 87,9 46,4 52,8<br />

1.2.2 Misure agroforestali aree protette 2.748.168 2.239.156 570.800 81,5 20,8 25,5<br />

1.2.3 Infrastrutture rurali 27.269.468 23.323.914 10.454.706 85,5 38,3 44,8<br />

Misura 1.1 “Diversificazione e qualità delle produzioni vegetali”<br />

La misura si è posta l’obiettivo di incentivare e valorizzare la qualità delle produzioni vegetali<br />

non eccedentarie, la salvaguardia ambientale e lo sviluppo di iniziative rivolte alla<br />

valorizzazione e alla commercializzazione dei prodotti <strong>con</strong>siderati.<br />

L’avanzamento finanziario della misura mostra una capacità di impegno (il livello degli<br />

impegni in rapporto al costo totale) e di pagamento (i pagamenti sul costo totale) pari,<br />

rispettivamente, al 95% e al 68%. Se si <strong>con</strong>sidera soltanto la spesa pubblica, invece, il livello<br />

degli impegni in relazione al costo totale (pubblico) è superiore al 100%, mentre i pagamenti<br />

si sono attestati sul 68% (tabella 5.4). Il livello degli impegni e dei pagamenti calcolati<br />

rispetto al costo totale si attestano rispettivamente intorno al 95% e al 68%.<br />

In base ai risultati emersi dalla relazione annuale di valutazione relativa all’anno ’98, i dati del<br />

monitoraggio risultano coerenti <strong>con</strong> il quadro attuativo generale della misura e <strong>con</strong>figurano<br />

una prospettiva di completamento del tutto compatibile <strong>con</strong> il tempo disponibile.<br />

59


INDICATORI FISICI DI REALIZZAZIONE Progetti finanziari Realizzazione al 31.12.1998<br />

Ettari di reimpianto vigneti 8,7 2,5<br />

Ettari di ammodernamento di oliveti da olio 295 68,4<br />

Ettari di ammodernamento di oliveti da mensa - -<br />

Ettari di susino e albicocco (nuovi impianti) 3,9 -<br />

Ettari di ciliegio dolce realizzati (nuovi impianti) 2,5 1<br />

Num. di fungaie (nuove realizzaz./ammodernamento) 4 -<br />

Ettari di piccoli frutti e piante officinali (nuovi impianti) 5,7 -<br />

Num. strutture per colt. florovivaistiche 8 2<br />

Num. macchine ed attrezz. innovative 34 3<br />

Num. interventi di Ass. Tecnica 15 1<br />

Num. Programmi sperimentali 34 1<br />

Num. attività di dimostraz. e promoz 12 1<br />

Num. studi prelim. per marchi di qualità 8 -<br />

Num. strut. per lavoraz., commercializz. e<br />

44 19<br />

trasformazione (ammodernam.)<br />

Num. strut. per lavoraz. commercializz. e<br />

7 1<br />

trasformazione (nuove strutt.)<br />

Fonte: Rapporto annuale di valutazione (1999)<br />

I dati relativi all’avanzamento procedurale evidenziano un notevole numero di domande<br />

pervenute all’amministrazione (403) che, in relazione alle risorse disponibili, sono state<br />

soddisfatte solo in parte.<br />

Misura 1.1.1. – Analisi dell’avanzamento procedurale ed amministrativo dei progetti<br />

INDICATORI<br />

Unità<br />

ANNUALITA’<br />

TOTALE<br />

PROCEDURALI<br />

di misura 1994-95 1996 1997 1998 1994-99<br />

Domande presentate (numero) 60 134 110 99 403<br />

Progetti finanziati (numero) 30 22 65 60 177<br />

Progetti <strong>con</strong>clusi (numero) 13 9 3 0 25<br />

Progetti rinunciati o revocati (numero) 5 2 2 0 9<br />

Avanzamento procedura effettivo<br />

(progetti <strong>con</strong>clusi/progetti approvati al<br />

netto delle revoche)<br />

(%) 52,0 45,0 4,8 0,0 14,9<br />

Fonte: Rapporto annuale di valutazione (1999)<br />

Misura I.1.2 “Valorizzazione delle produzioni animali”<br />

L’obiettivo della misura è stato quello di incentivare l’allevamento di specie alternative alla<br />

bovinicoltura da latte; favorire l’integrazione della filiera, attraverso il collegamento del<br />

sistema produttivo alle fasi di trasformazione e valorizzazione della produzioni; salvaguardare<br />

le specie autoctone.<br />

Anche in questo caso, come già rilevato per la misura precedente, l’avanzamento finanziario<br />

fa osservare una capacità di impegno, calcolata sulla spesa pubblica, superiore al 100%,<br />

mentre la capacità di spesa risulta pari a poco meno del 60%. Il livello degli impegni e dei<br />

pagamenti rispetto al costo totale sono pari rispettivamente al 98% e 46%.<br />

60


Come per la misura precedente, i dati del monitoraggio per quel che riguarda le realizzazioni<br />

effettuate risultano, nel complesso, coerenti <strong>con</strong> il quadro attuativo generale della misura e<br />

indicano una prospettiva di completamento del tutto compatibile <strong>con</strong> il tempo disponibile per<br />

l’esecuzione del programma.<br />

INDICATORI FISICI DI REALIZZAZIONE<br />

Progetti<br />

finanziati<br />

Realizzazione al<br />

31.12.1998<br />

Ricoveri, impianti di mungitura, attrezzature informatiche, apiari 500 260<br />

Centri per la produzione di seme 2 2<br />

Impianti di lavorazione prodotti apistici 3 3<br />

Centro interprofessionale e <strong>con</strong>trattaz. Merceologiche per prodotti - -<br />

Centri <strong>con</strong>sortili ii di <strong>con</strong>trollo e certificazione qualità dei prodotti<br />

- -<br />

Impianti ii aziendali di lavoraz/trasformaz. Di prodotti dell'allevam. 11 6<br />

Reti i di distribuzione i<br />

- -<br />

UBA inserite in programmi di miglioramento genetico 2.430 2.430<br />

Programmi sperimentali finalizzati 10 5<br />

Piani di assistenza tecnica integrati per filiera 3 3<br />

Consorzi per la valorizzazione e la tutela delle produzioni<br />

- -<br />

Costituzione ih reti di distribuzione annesse agli impianti <strong>con</strong>sortili - -<br />

Fonte: Rapporto annuale di valutazione (1999)<br />

Dallo stato di avanzamento procedurale risulta come il numero di domande presentate (359, in<br />

totale) sia stato tale da <strong>con</strong>sentire di soddisfare <strong>con</strong> le risorse finanziare attribuite solo il 56%<br />

della domanda di investimento espressa dagli operatori.<br />

Misura 1.1.2. – Analisi dell’avanzamento procedurale ed amministrativo dei progetti<br />

INDICATORI PROCEDURALI<br />

Unità<br />

ANNUALITA’<br />

TOTALE<br />

di misura 1994-95 1996 1997 1998 1994-99<br />

Domande presentate (numero) 99 113 84 63 359<br />

Progetti finanziati (numero) 43 60 58 41 202<br />

Progetti <strong>con</strong>clusi (numero) 37 41 14 0 92<br />

Progetti rinunciati o revocati (numero) 5 8 3 0 16<br />

Avanzamento procedura effettivo (progetti<br />

<strong>con</strong>clusi/progetti approvati al netto delle<br />

revoche)<br />

(%) 97,4 78,8 25,5 0,0 49,5<br />

Misura I.1.3 “Valorizzazione delle risorse forestali”<br />

Obiettivo di questa misura è stato recuperare e sviluppare la funzione delle foreste nel<br />

<strong>con</strong>testo dei fattori e delle risorse delle aree rurali, attraverso una serie di interventi mirati al<br />

miglioramento della funzione ecologica e delle potenzialità e<strong>con</strong>omiche, ivi compresa la<br />

funzione ricreativa delle aree boscate.<br />

Per questa misura, diversamente da quanto rilevato per le prime due analizzate,<br />

l’avanzamento finanziario fa registrare un livello degli impegni pari al 76% del costo totale<br />

previsto, mentre la capacità di spesa risulta pari al 44%.<br />

61


I dati del monitoraggio fisico indicano un livello di realizzazione molto avanzato. Si prospetta<br />

per questa misura la possibilità di superare, per molte tipologie di intervento, i risultati fisici<br />

attesi sulla base dei progetti effettivamente finanziati.<br />

INDICATORI FISICI DI REALIZZAZIONE<br />

Progetti Realizzazione al<br />

finanziati 31.12.1998<br />

Superficie forestale migliorata (ha) 11.648 10.000<br />

- di cui per miglioramenti forestali in senso stretto<br />

1.375 493<br />

(ha)<br />

- di cui per protezione da incendi (ha) 9.851 9.226<br />

- di cui per diradamenti (ha) 266 178<br />

- di cui per rinfoltimenti 156 103<br />

Superfici imboschite (ha) 980 926<br />

Superfici forestali interessate da piani di gestione (ha) - -<br />

Viabilità forestale migliorata (Km) 165 172<br />

Servizi informatici (numero) - -<br />

L’analisi dell’avanzamento procedurale rivela un numero particolarmente <strong>con</strong>sistente di<br />

domande presentate (609), a <strong>con</strong>ferma del successo ris<strong>con</strong>trato dalla misura presso i<br />

beneficiari degli interventi. Tuttavia, le risorse finanziarie attribuite hanno <strong>con</strong>sentito di<br />

soddisfare solo 83 progetti (il 14% della domanda espressa dagli operatori).<br />

Misura 1.1.3. – Analisi dell’avanzamento procedurale ed amministrativo dei progetti<br />

INDICATORI PROCEDURALI<br />

Unità<br />

ANNUALITA’<br />

TOTALE<br />

di misura 1994-95 1996 1997 1998 1994-99<br />

Domande presentate (numero) 117 139 149 204 609<br />

Progetti finanziati (numero) 31 8 18 26 83<br />

Progetti <strong>con</strong>clusi (numero) 29 8 2 0 39<br />

Progetti rinunciati o revocati (numero) 1 0 0 0 1<br />

Avanzamento procedura effettivo<br />

(progetti <strong>con</strong>clusi/progetti approvati al<br />

netto delle revoche)<br />

(%) 96,7 100,0 11,1 0,0 47,6<br />

Misura I.1.4 “Diversificazione delle fonti di reddito nelle aziende agricole”<br />

Questa misura si è posta come obiettivi il miglioramento dell’habitat e della gestione della<br />

fauna selvatica; il miglioramento dell’ambiente e la creazione di stimoli per attività turistiche<br />

(bird watching); l’incremento della <strong>con</strong>sistenza faunistica sul territorio regionale; la<br />

diversificazione e integrazione produttiva delle aziende agricole; l’utilizzazione delle risorse<br />

idriche minori a fini produttivi; l’aumento dell’occupazione.<br />

Per quel riguarda l’attuazione finanziaria, questa misura fa registrare al 31 ottobre 1999 un<br />

livello degli impegni pari al 100% dell’ammontare complessivo degli investimenti<br />

programmati. Il livello dei pagamenti supera, inoltre, l’80%.<br />

Va sottolineato che per questa misura, nel quadro di una riprogrammazione complessiva del<br />

DocUP è stato proposto un ridimensionamento delle risorse ad essa destinate.<br />

I dati fisici sono coerenti <strong>con</strong> il nuovo quadro attuativo della misura e <strong>con</strong>figurano una<br />

prospettiva di completamento del tutto compatibile <strong>con</strong> il tempo disponibile.<br />

62


INDICATORI FISICI DI REALIZZAZIONE<br />

Progetti Realizzazione al<br />

finanziati<br />

31.12.1998<br />

Soggetti beneficiari (numero) 2 2<br />

Superficie migliorate <strong>con</strong> impianti arborei ed arbustivi - -<br />

Apprestamenti pabulari (numero) 4 4<br />

Superfici attrezzate per allevamenti (ha) 0,24 0,24<br />

Zone umide (ha) - -<br />

Impianti per allevamento ittico (numero) 1 1<br />

I dati relativi all’avanzamento procedurale della misura indicano che un <strong>con</strong>tenuto numero di<br />

domande presentate. Va osservato, che le domande finanziate risultano tutte completate.<br />

Misura 1.1.4. – Analisi dell’avanzamento procedurale ed amministrativo dei progetti<br />

INDICATORI PROCEDURALI<br />

Unità<br />

ANNUALITA’ TOTALE<br />

di misura 1994-95 1996 1997 1998 1994-99<br />

Domande presentate (numero) 7 1 4 4 16<br />

Progetti finanziati (numero) 1 1 0 0 2<br />

Progetti <strong>con</strong>clusi (numero) 1 0 0 0 1<br />

Progetti rinunciati o revocati (numero) 0 0 0 0 0<br />

Avanzamento procedura effettivo<br />

(progetti <strong>con</strong>clusi/progetti approvati al<br />

netto delle revoche)<br />

(%) 100,0 0,0 non calc. non calc. 50,0<br />

Misura I.1.5 “Sviluppo sistema agrituristico”<br />

Questa misura è stata rivolta a migliorare e qualificare il sistema di offerta agrituristica delle<br />

aree rurali; integrare l’offerta agrituristica delle aree interne <strong>con</strong> quella delle aree costiere e<br />

metropolitane; fornire occasioni di integrazione del reddito delle famiglie rurali; promuovere<br />

e diffondere la <strong>con</strong>oscenza dell’offerta agrituristica sul mercato regionale e nazionale;<br />

interessare gli operatori alla salvaguardia del territorio ed alla valorizzazione del paesaggio;<br />

garantire una maggiore funzionalità delle strutture agrituristiche esistenti; aumentare il<br />

numero complessivo dei posti-letto per adeguare l’offerta alla domanda di ospitalità.<br />

L’avanzamento finanziario della misura fa registrare la capacità di impegno più elevata tra le<br />

misure finanziate dal Feoga (superiore al 100%), mentre il livello dei pagamenti si attesta sul<br />

41%. Il livello relativamente <strong>con</strong>tenuto dei pagamenti è giustificato dalla notevole<br />

<strong>con</strong>centrazione degli investimenti nelle ultime annualità della misura e dalle e<strong>con</strong>omie<br />

ris<strong>con</strong>trate in fase di collaudo finale dei progetti completati.<br />

I dati fisici mostrano che l’entità globale delle realizzazioni supera le previsioni iniziali. Si<br />

può prevedere che l’entità di tale superamento si attesterà su valori <strong>con</strong>sistenti, determinando<br />

un impatto decisivo della misura sullo sviluppo agrituristico nelle aree rurali del <strong>Lazio</strong>.<br />

63


INDICATORI FISICI DI REALIZZAZIONE<br />

Progetti finanziati<br />

Realizzazione al<br />

31.12.1998<br />

Aziende agricole agrituristiche finanziate (num.) 82 57<br />

Posti letto realizzati (num.) 512 260<br />

Agenzie di promozione e commercializzazione finanziate (num.) 1 1<br />

Punti di ristoro (num.) 32 16<br />

Punti vendita (num.) 3 3<br />

I dati relativi all’avanzamento procedurale testimoniano il notevole interesse suscitato dalla<br />

misura nei potenziali beneficiari. Le risorse disponibili hanno <strong>con</strong>sentito di soddisfare solo il<br />

52% delle domande presentate dai vari operatori (167). L’avanzamento procedurale effettivo<br />

<strong>con</strong> riferimento ai progetti delle prime due annualità è pari al 100%.<br />

Misura 1.1.5. – Analisi dell’avanzamento procedurale ed amministrativo dei progetti<br />

INDICATORI PROCEDURALI<br />

Unità<br />

ANNUALITA’<br />

TOTALE<br />

di misura 1994-95 1996 1997 1998 1994-99<br />

Domande presentate (numero) 30 52 42 43 167<br />

Progetti finanziati (numero) 19 13 29 25 86<br />

Progetti <strong>con</strong>clusi (numero) 16 9 16 0 41<br />

Progetti rinunciati o revocati (numero) 3 4 5 0 12<br />

Avanzamento procedura effettivo<br />

(progetti <strong>con</strong>clusi/progetti approvati al<br />

netto delle revoche)<br />

(%) 100,0 100,0 66,7 0,0 55,4<br />

Misura I.2.1 “Valorizzazione delle risorse idriche”<br />

Questa misura si è posta l’obiettivo di prevenire e ridurre i processi di erosione e trasporto<br />

solido <strong>con</strong>seguenti a situazioni di dissesto o di non adeguata sistemazione dei terreni e dei<br />

versanti ed a sistemi di irrigazione non efficienti; migliorare la capacità di risposta dei terreni<br />

agrari ed eventi metereologici critici (punte di piena) migliorando ed ampliando i periodi di<br />

coltivazione; <strong>con</strong>tribuire <strong>con</strong> ciò a dare maggior stabilità e<strong>con</strong>omica alle aziende agricole ed<br />

alle popolazioni residenti nelle aree rurali.<br />

L’avanzamento finanziario mostra una buona capacità di impegno, <strong>con</strong> un livello degli<br />

impegni pari all’88%. Tuttavia, il livello dei pagamenti supera di poco il 46%.<br />

L’assenza di una rilevazione delle realizzazioni fisiche è da porre in relazione all’assenza di<br />

progetti completati e collaudati alla data del 31 dicembre 1998. Infatti, i progetti finanziati a<br />

valere sulle annualità 1996 e 1997 risultavano all’epoca ancora tutti in fase di cantiere.<br />

64


INDICATORI FISICI DI REALIZZAZIONE<br />

Progetti<br />

finanziati<br />

Realizzazione al<br />

31.12.1999<br />

Ettari di aree di razionalizzazione irrigua 1.075 n.d.<br />

Corsi d’acqua regimati (Km) n.d. n.d.<br />

Ettari di aree <strong>con</strong> migliore drenaggio dei terreni - n.d.<br />

Reti di irrigazione primaria e se<strong>con</strong>daria 1.569 ha n.d.<br />

Per lo stesso motivo l’avanzamento procedurale effettivo risulta ancora pari a zero. Ad ogni<br />

modo, la mole di domande presentata è stata tale da <strong>con</strong>sentire di soddisfare <strong>con</strong> le risorse<br />

finanziarie attribuite solo l’11% della domanda di investimento espressa dagli operatori.<br />

Misura 1.2.1. – Analisi dell’avanzamento procedurale ed amministrativo dei progetti<br />

INDICATORI PROCEDURALI<br />

Unità<br />

ANNUALITA’ TOTALE<br />

di misura 1994-95 1996 1997 1998 1994-99<br />

Domande presentate (numero) 6 71 32 57 166<br />

Progetti finanziati (numero) 0 7 7 4 18<br />

Progetti <strong>con</strong>clusi (numero) 0 0 0 0 0<br />

Progetti rinunciati o revocati (numero) 0 0 0 0 0<br />

Avanzamento procedura effettivo<br />

(progetti <strong>con</strong>clusi/progetti approvati al<br />

netto delle revoche)<br />

(%) non calc. 0,0 0,0 0,0 0,0<br />

Misura I.2.2 “Misure agro-forestali specifiche nelle aree protette”<br />

L’obiettivo di questa misura è recuperare e incrementare le risorse ambientali attraverso il<br />

miglioramento e la valorizzazione delle risorse faunistiche, vegetazionali e del suolo,<br />

caratteristiche degli ecosistemi protetti, per garantirne la <strong>con</strong>servazione futura ed una corretta<br />

utilizzazione anche a fini didattici, educativi e ricreativi.<br />

L’avanzamento finanziario della misura mostra un livello degli impegni superiore all’80% del<br />

costo totale, mentre il livello dei pagamenti si attesta sul 21%. I dati fisici evidenziano<br />

un’attivazione solo parziale della misura.<br />

INDICATORI FISICI DI REALIZZAZIONE<br />

Progetti<br />

finanziati<br />

Realizzazione al<br />

31.12.1999<br />

Centri di produzione e reintroduzione della fauna (num.) 2 -<br />

Superficie aree di intervento piani di assestamento forestale<br />

- -<br />

(ha)<br />

Superficie aree degradate recuperate (ha) 61 58<br />

I dati relativi all’avanzamento procedurale evidenziano un numero abbastanza <strong>con</strong>tenuto di<br />

domande presentate (66). Le risorse finanziarie attribuite hanno <strong>con</strong>sentito il finanziamento<br />

del 50% dei progetti presentati.<br />

65


Misura 1.2.2. – Analisi dell’avanzamento procedurale ed amministrativo dei progetti<br />

INDICATORI PROCEDURALI<br />

Unità<br />

ANNUALITA’ TOTALE<br />

di misura 1994-95 1996 1997 1998 1994-99<br />

Domande presentate (numero) 8 19 6 33 66<br />

Progetti finanziati (numero) 4 12 5 11 32<br />

Progetti <strong>con</strong>clusi (numero) 2 0 0 0 2<br />

Progetti rinunciati o revocati (numero) 0 0 0 0 0<br />

Avanzamento procedura effettivo<br />

(progetti <strong>con</strong>clusi/progetti approvati al<br />

netto delle revoche)<br />

(%)<br />

50,0 0,0 0,0 0,0 6,3<br />

Misura I.2.3 “Infrastrutture rurali”<br />

La misura si è posta l’obiettivo di migliorare globalmente l’habitat delle zone rurali <strong>con</strong><br />

interventi di qualificazione delle <strong>con</strong>dizioni di vita civile, <strong>con</strong> particolare riguardo alle<br />

infrastrutturazioni di accesso ai fondi agricoli, di comunicazione, infrastrutture di servizio alle<br />

aziende e di adeguamento agli standard antinfortunistici, al fine di incoraggiare la permanenza<br />

delle popolazioni nelle aree rurali che soffrono di gravi problemi di spopolamento.<br />

L’avanzamento finanziario della misura mostra una capacità di impegno pari all’85%, mentre<br />

il livello dei pagamenti raggiunge solo il 38%.<br />

I dati <strong>con</strong>cernenti le realizzazioni effettuate al 31 dicembre 1998 risultano coerenti <strong>con</strong> il<br />

quadro attuativo generale della misura e <strong>con</strong>figurano una prospettiva di completamento del<br />

tutto compatibile <strong>con</strong> il tempo disponibile.<br />

INDICATORI FISICI DI REALIZZAZIONE<br />

Progetti Realizzazione al<br />

finanziati<br />

31.12.1998<br />

Strade rurali (Km) non disp. 95,8<br />

Acquedotti rurali (Km) non disp. 10,6<br />

Abbeveratoi e fontanili (num.) - -<br />

Serbatoi montani (num.) - -<br />

Adduzioni idriche, elettriche, telefoniche (num.) - -<br />

Aziende interessate da interventi di adeguamento strutturale <strong>con</strong> finalità 2 -<br />

Impianti adeguanti a norma (num.) non disp. -<br />

Terreni oggetto di interventi di sistemazione (ha) non disp. -<br />

Consistenza delle opere sistematorie realizzate (mi.) non disp. -<br />

Lo stato di avanzamento procedurale evidenzia una mole davvero notevole di domande<br />

presentate (556); le risorse finanziarie disponibili hanno <strong>con</strong>sentito di soddisfare solo il 26%<br />

della domanda di investimento.<br />

66


Misura 1.2.3. – Analisi dell’avanzamento procedurale ed amministrativo dei progetti<br />

INDICATORI PROCEDURALI<br />

Unità<br />

ANNUALITA’<br />

TOTALE<br />

di misura 1994-95 1996 1997 1998 1994-99<br />

Domande presentate (numero) 103 136 108 209 556<br />

Progetti finanziati (numero) 27 42 28 49 146<br />

Progetti <strong>con</strong>clusi (numero) 22 0 0 0 22<br />

Progetti rinunciati o revocati (numero) 0 0 0 0 0<br />

Avanzamento procedura effettivo<br />

(progetti <strong>con</strong>clusi/progetti approvati al<br />

netto delle revoche)<br />

(%) 81,5 0,0 0,0 0,0 15,1<br />

Il Regolamento 950/97<br />

L’attuazione degli interventi attivati a titolo del Reg. 950/97 è risultata <strong>con</strong>dizionata dai ritardi<br />

accumulati nella fase di avvio degli interventi. Tali ritardi sono stati determinati, in una prima<br />

fase, da problemi legati alla disponibilità delle risorse finanziarie per la parte di<br />

cofinanziamento nazionale. Inoltre, è stato necessario un ulteriore lasso di tempo perché lo<br />

stanziamento assegnato alla <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> venisse iscritto nel Bilancio regionale e venisse<br />

<strong>con</strong>cretamente avviata la realizzazione del programma.<br />

Tale situazione ha fatto sì che nel 1994 e 1995 l’amministrazione procedesse per lo più al<br />

completamento degli interventi previsti per la fase di programmazione precedente (nel ’94,<br />

soprattutto, gli investimenti si attestano su un livello accettabile) e gli impegni su competenze<br />

relative all'attuale fase di programmazione, nella maggior parte dei casi, avessero luogo<br />

soltanto a partire dal '96<br />

Non appena gli interventi sono entrati a regime, la capacità di utilizzo delle risorse disponibili<br />

ha subìto una brusca accelerazione. Infatti, oltre il 60% della spesa complessiva è stato<br />

erogato tra il ’97 e il ’98.<br />

Considerata la natura degli interventi, ormai in vigore da diversi anni - e per i quali, pertanto,<br />

l'iter burocratico di attuazione risulta <strong>con</strong>solidato sia sul fronte delle procedure di<br />

implementazione che della capacità di diffusione delle informazioni ai beneficiari finali, delle<br />

risorse umane addette alla ricezione, all'istruttoria e all'espletamento delle pratiche relative<br />

alle domande di finanziamento - il repentino incremento osservato nei pagamenti, in special<br />

modo nel corso del '97, può essere interpretato come un importante segnale positivo riguardo<br />

alla capacità di utilizzo delle risorse disponibili, e di realizzazione degli interventi nella futura<br />

fase di programmazione.<br />

Bisogna tuttavia rilevare che sono presenti pochi elementi per valutare i risultati del<br />

programma, non essendo al momento disponibili dati sull’avanzamento fisico e procedurale<br />

degli interventi.<br />

L’attuazione finanziaria<br />

Nel periodo ‘94-’99, agli investimenti aziendali sono stati destinati complessivi 16 milioni di<br />

ecu, <strong>con</strong> una quota di partecipazione del Feoga pari a circa 5 milioni di ecu (cui va sommata<br />

la quota di partecipazione privata agli investimenti).<br />

Come si può osservare dal Graf. 2.1, dopo i problemi iniziali 8nei primi anni il livello della<br />

spesa è risultato <strong>con</strong>tenuto), nel ’97 e nel ’98 si è assistito a una brusca accelerazione<br />

dell’attuazione. In questi ultimi due anni, infatti, la spesa pubblica è stata pari, in complesso, a<br />

circa 10 milioni di ecu.<br />

67


Graf. 2.1 - Reg. 950/97. Investimenti nelle aziende agricole: spesa pubblica annua (milioni di ecu)<br />

7,0<br />

6,0<br />

5,0<br />

6,0<br />

4,0 3,2<br />

3,7<br />

3,0<br />

2,9<br />

2,0<br />

1,0<br />

0,0<br />

0,5<br />

1994 1995 1996 1997 1998 1999<br />

La misura a favore degli aiuti al primo insediamento dei giovani agricoltori ha riscosso<br />

nella regione un buon successo. Infatti nel periodo ‘94-’99 sono stati <strong>con</strong>cessi aiuti per oltre<br />

13 milioni di ecu. Un ammontare di risorse superiore a quanto la stessa amministrazione<br />

regionale inizialmente si attendeva. Come già osservato per la misura relativa agli<br />

investimenti nelle aziende agricole, un deciso avanzamento della misura si osserva a partire<br />

dal ’97, anno in cui si registra un vero picco nell’attuazione (Graf. 2.2), <strong>con</strong> un ammontare dei<br />

premi pari a circa 8 milioni di ecu, per poi ritornare su livelli normali nel ’98 <strong>con</strong> 2,6 milioni<br />

di ecu di premi erogati.<br />

Graf. 2.2 - Reg. 950/97. Insediamento giovani agricoltori: spesa pubblica annua (milioni di ecu)<br />

9,0<br />

8,0<br />

7,0<br />

6,0<br />

5,0<br />

4,0<br />

3,0<br />

2,0<br />

1,0<br />

0,0<br />

1,1 1,9 0,1<br />

7,8<br />

2,6<br />

1994 1995 1996 1997 1998 1999<br />

Anche per la misura relativa alle indennità compensative per le aree svantaggiate si assiste<br />

ad una decisa progressione negli anni che vanno dal ’94 al ’99. Infatti l’importo complessivo<br />

delle indennità <strong>con</strong>cesse è passato da meno di 1 milione di ecu del ’94 agli oltre 2,2 milioni di<br />

ecu (circa 4,3 miliardi di lire) del ’99 (Graf. 2.3).<br />

68


Graf. 2.3 - Reg. 950/97. Indennità compensative: spesa pubblica annua (milioni di ecu)<br />

2,5<br />

2,2<br />

2,0<br />

1,5<br />

1,0<br />

0,5<br />

0,8<br />

1,5<br />

1,4<br />

1,5<br />

1,7<br />

0,0<br />

1994 1995 1996 1997 1998 1999<br />

Tra gli anni che vanno dal ’96 al ’99 i beneficiari sono stati pari, in media, a oltre 3.000 in<br />

ciascun anno, oscillando tra i 2.700 del ’96 ai 3.800 del ’99 (Tab. 2.5).<br />

Tab. 2.5 - Indennità compensative: beneficiari e premi ‘95-‘99.<br />

Anno<br />

Beneficiari<br />

Superficie foraggera<br />

Sup. non<br />

Superficie totale<br />

totale premi erogati<br />

ha<br />

UBA<br />

foraggera<br />

ha<br />

(000. lire)<br />

ha<br />

1995 2.951 n.d. n.d. n.d. n.d. 3.084.043<br />

1996 2.708 29.127.09.07 13.495 7.115.37.41 36.242.46.48 2.871.473<br />

1997 2.783 11.708.84.20 14.952 7.643.00.20 19.351.84.40 3.038.234<br />

1998 3.304 13.979.55.62 62.593 8.299.60.41 22.279.16.03 3.446.592<br />

1999 3.800 19.234.31.92 20.302 9.311.76.51 28.546.08.43 4.382.397<br />

tot. 95/99 12.325 74.049.80.81 111.344 32.369.74.53 106.419.55.34 13.738.697<br />

Fonte: <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong><br />

Alla misura relativa agli incentivi per la tenuta della <strong>con</strong>tabilità aziendale, infine, sono stati<br />

destinati nel periodo ‘94-’98 circa 1,5 milioni di euro.<br />

Il numero complessivo di domande ammesse a finanziamento relativamente a questa misura è<br />

stato idi 1.514, <strong>con</strong> una quota Feoga erogata pari a 880 milioni di lire, a cui è corrisposta<br />

un’analoga quota nazionale.<br />

L’applicazione del programma agroambientale nel quinquennio 1994 – 1998<br />

I <strong>con</strong>tenuti del programma agroambientale<br />

Il Programma agroambientale della <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>, reso attuativo a decorrere dall’annualità<br />

1994, prevede l’attivazione di 10 misure: (A1) sensibile riduzione dei <strong>con</strong>cimi e fitofarmaci;<br />

(A2) mantenimento delle riduzioni già effettuate nell’impiego di <strong>con</strong>cimi e fitofarmaci; (A3)<br />

introduzione dei metodi di produzione biologica; (B) introduzione delle produzioni vegetali<br />

estensive; (C) riduzione della densità del patrimonio bovino e ovino per unità di superficie;<br />

(D1) impiego di altri metodi si produzione compatibili <strong>con</strong> le esigenze dell’ambiente; (D2)<br />

allevamento di specie animali in pericolo di estinzione; (E) cura dei terreni agricoli e forestali<br />

abbandonati; (F) ritiro dei seminativi dalla produzione; (G) gestione dei terreni per l’accesso<br />

al pubblico per le attività ricreative.<br />

69


Il programma prevedeva una zonizzazione che teneva <strong>con</strong>to , sostanzialemten, di due cirteri di<br />

riferimento in particoalre l’altimetria, sull abase del quale il territorio regionale è stato<br />

differenziato in tre zone omogenee: montagna, collina e pianura, e le aree protette, delimitate<br />

dallo schema di piano regionale dei parchi e delle riserve tracciato nel 1993.<br />

Il livello di adesione<br />

Le adesioni al programma agroambientale nel <strong>Lazio</strong> sono state accolte a partire dal 1994 e<br />

hanno presentato tassi di crescita positivi, ma decrescenti, nel corso del quinquennio di<br />

applicazione (tab. 2.6). Analoga progressione si nota nel caso delle superfici impegnate,<br />

mentre il numero di UBA ha presentato una notevole impennata nel corso dell’ultimo anno.<br />

La <strong>con</strong>tinua crescita degli impegni ha comportato un parallelo aumento degli importi liquidati,<br />

che nel 1998 sono risultati pari a 85,4 miliardi di lire.<br />

Tab. 2.6 - Applicazione del regolamento 2078 nel <strong>Lazio</strong>, 1994-98.<br />

Domande Superficie (ha) UBA Importi (000 lire)<br />

1994 221 3.143,1 522 2.941.147<br />

1995 1.771 26.769,8 1.067 19.331.738<br />

1996 3.923 48.708,9 1.504 39.668.970<br />

1997 7.534 87.025,6 1.681 61.201.821<br />

1998 10.993 126.737,2 5.164 85.444.422<br />

Fonte: dati Assessorato Sviluppo del Sistema Agricolo e del Mondo Rurale – <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong><br />

La misura per la quale si è registrato il maggior livello di adesione (tab. 1.2) è quella relativa<br />

al <strong>con</strong>tenimento dell’uso di prodotti chimici (A1+A2) che alla fine del quinquennio<br />

rappresentava l’80,4% delle superfici e il 76,4% dei finanziamenti. Se<strong>con</strong>da in ordine di<br />

importanza è stata la misura relativa alla <strong>con</strong><strong>versione</strong> al biologico (A3) che copre il 16,2%<br />

delle superfici, assorbendo il 17,4% dei finanziamenti complessivamente erogati nell’ambito<br />

del programma. Le rimanenti misure hanno interessato solo una quota marginale del totale<br />

delle adesione e, <strong>con</strong>seguentemente, degli importi finanziati.<br />

Tab. 2.7 - Distribuzione della superficie impegnata e degli importi erogati<br />

Superficie impegnata nel<br />

periodo 1994-98<br />

Importi erogati al<br />

1998*<br />

% %<br />

A) A1+A2 80,4 76,5<br />

A3 16,2 17,4<br />

B1 1,5 1,1<br />

D1 0,3 0,6<br />

D2 1,4<br />

E 0,4 0,3<br />

F 1,1 2,4<br />

G 0,1 0,1<br />

Totale 100,0 100,0<br />

Fonte: elaborazioni INEA su dati della regione <strong>Lazio</strong><br />

70


Ad esclusione degli importi erogati per l’art.6.<br />

Al fine di meglio comprendere se e quanto il programma sia riuscito a raggiungere gli<br />

obiettivi previsti si possono <strong>con</strong>frontare i risultati, in termini di superfici sottoposte ad<br />

impegno, ottenuti nelle prime quattro campagne <strong>con</strong> le previsioni inizialmente indicate in<br />

programma, e quelli relativi all’annualità 1998 <strong>con</strong> le previsioni pubblicate nell’ultima<br />

<strong>versione</strong> del programma (tab. 1.3). In particolare, in un solo anno di applicazione la misura<br />

A1 era arrivata quasi a raggiungere l’obiettivo previsto; mentre la misura A3, alla fine del<br />

quadriennio 1994-97, aveva interessato circa la metà delle superfici indicate come obiettivo.<br />

La situazione si ribalta quando si guarda all’ultima annualità: gli impegni relativi a tutte le<br />

misure, ad eccezione della D1 e G, hanno di fatto oltrepassato le dimensioni previste nella<br />

recente revisione del programma. Questo fenomeno è particolarmente accentuato nel caso<br />

della misura A3, sebbene lo sforamento degli obiettivi si è avuto, <strong>con</strong> entità minore, anche nel<br />

caso della misura F e in quello della B. E’ infine importante notare che lo sforamento delle<br />

previsioni nel caso della misura A1, seppure abbastanza <strong>con</strong>tenuto in termini percentuali, ha<br />

di fatto interessato oltre 10.000 ettari. Questo dato dimostra le ottime potenzialità di questo<br />

tipo di intervento rispetto al coinvolgimento di quote crescenti di agricoltori nell’uso di<br />

tecniche produttive che permettono un <strong>con</strong>tenimento dell’impatto inquinante dell’agricoltura.<br />

Per quanto riguarda, infine, le misure D1 e G si osserva ancora uno scarso coinvolgimento<br />

degli agricoltori, nonostante la revisione al ribasso delle previsioni.<br />

Infine, emerge che l’attuale distribuzione delle superfici sottoposte ad impegno è abbastanza<br />

distante dall’immagine fornita dalle previsioni iniziali, infatti, l’interesse degli agricoltori si è<br />

<strong>con</strong>centrato nelle prime due misure. La revisione delle previsioni apportata nell’ultima<br />

annualità, se da una parte ha sicuramente permesso un riallineamento dei risultati alle<br />

previsioni, dall’altra riflette la difficoltà a coinvolgere maggiormente gli agricoltori rispetto<br />

alle misure diverse dall’agricoltura integrata e biologica.<br />

Tab. 2.8 - Indicatori di monitoraggio (%)<br />

Applicazione Previsioni Applicazione<br />

al 1994-97 al 1997 / previs.<br />

(superficie) (superficie) 1994-97<br />

A1+A<br />

Applicazion<br />

e nel 1998<br />

Previsioni<br />

1998<br />

Applicazione<br />

/ previsioni<br />

1998<br />

81,4 51,1 94,5 77,6 82,6 131,8<br />

2<br />

A3 15,7 17,0 54,5 17,2 9,9 245,3<br />

B 1,1 24,3 2,8 2,4 2,0 165,3<br />

D1 0,4 0,9 23,7 0,8 3,1 35,8<br />

D2 - - 12,9 - - 116,1<br />

E 0,4 1,6 15,2 0,3 0,4 116,5<br />

F 1,0 1,4 40,8 1,4 1,1 187,8<br />

G 0,0 3,7 0,4 0,3 0,9 39,3<br />

Totale 100,0 100,0 59,3 100,0 100,0 140,4<br />

Fonte: elaborazioni INEA su dati della regione <strong>Lazio</strong><br />

Dal <strong>con</strong>fronto tra le previsioni e l’applicazione, inoltre, si può verificare che per la misura<br />

A1 sono certamente stati raggiunti gli obiettivi operativi fissati in fase di programmazione. A<br />

fronte della realizzazione di quanto prefissato sul piano operativo resta da verificare se <strong>con</strong><br />

un’applicazione così <strong>con</strong>sistente siano stati raggiunti anche gli obiettivi di fondo, ovvero<br />

quelli posti alla base di ciascun intervento. Per le altre misure, che hanno rivestito un ruolo<br />

marginale, si può rilevare che lo scarso livello di attivazione fa supporre che gli obiettivi<br />

individuati non siano stati raggiunti, o che almeno non sia stato realizzato l’impatto previsto.<br />

71


Ciononostante, anche <strong>con</strong> queste misure sono stati ottenuti risultati che non vanno trascurati,<br />

ma che anzi rappresentano una buona base di partenza per la futura programmazione.<br />

Nel complesso, si può <strong>con</strong>cludere che l’obiettivo generale di promozione e diffusione di<br />

pratiche agricole ecocompatibili sia stato raggiunto. Tuttavia rimangono ancora<br />

insoddisfacenti i risultati <strong>con</strong>seguiti rispetto ad alcuni obiettivi specifici.<br />

Indicazioni emerse dalle precedenti valutazioni<br />

Di seguito si riportano in maniera sintetica, alcune indicazioni emerse in fase di valutazione<br />

relative alle varie misure di intervento del Programma Regionale Agroambientale. Per<br />

maggiori dettagli ed approfondimenti relativi agli argomenti in questione si rimanda al<br />

rapporto valutativo, elaborato dall’INEA, inerente il primo quinquennio di applicazione del<br />

Programma Regionale Agroambientale del <strong>Lazio</strong> attuativo del Reg. (CEE) n. 2078/92.<br />

Misura A1+A2: sensibile riduzione dei <strong>con</strong>cimi e/o fitofarmaci<br />

Sulla base della <strong>con</strong>sistente diffusione della misura si può affermare che in buona parte sono<br />

stati raggiunti gli obiettivi che il Programma si era posto in relazione all’impatto sul settore<br />

agricolo. Infatti le previsioni sulla diffusione di “metodi di produzione agricola che<br />

<strong>con</strong>sentono la diminuzione dell’impiego dei <strong>con</strong>cimi di sintesi e dei fitofarmaci” sono state<br />

superate. La verifica del raggiungimento degli obiettivi ambientali (“limitare i rischi<br />

dell’inquinamento di origine agricola” e “azione di tutela ambientale e delle risorse naturali”),<br />

invece, appare piuttosto problematica, anche a causa della loro eccessiva genericità.<br />

Il <strong>con</strong>seguimento degli obiettivi ambientali potrebbe essere favorito da una zonizzazione più<br />

attenta alle caratteristiche degli agroecosistemi, associata ad una formulazione più elastica dei<br />

disciplinari, che <strong>con</strong>templi vincoli rigidi soltanto laddove la fragilità ambientale è<br />

particolarmente elevata (INEA, 1999). Una tale zonizzazione, sulla base della vulnerabilità<br />

del territorio richiede il parziale superamento dei <strong>con</strong>fini amministrativi degli enti locali. Il<br />

rischio è però di complicare l’applicazione, che già risente di un forte onere burocratico, e di<br />

rendere più difficile il <strong>con</strong>trollo.<br />

Inoltre, l’organizzaizone di un sistema di monitoraggio, oltre a fornire un valido insieme di<br />

elementi per la valutazione dell’impatto socio-e<strong>con</strong>omico e ambientale della misura,<br />

<strong>con</strong>sentirebbe di seguire l’evoluzione della sua applicazione e di effettuare eventuali<br />

adeguamenti. Sarebbe pertanto opportuno selezionare un insieme di indicatori socioe<strong>con</strong>omici<br />

e ambientali da calcolare se<strong>con</strong>do determinate cadenze temporali a livello di<br />

azienda e a livello più ampio, in funzione del tipo di fenomeno di cui si intende seguire<br />

l’andamento. Ad esempio, di estrema utilità per il monitoraggio ambientale potrebbe rivelarsi<br />

l’analisi del terreno da effettuarsi se<strong>con</strong>do tempi e modalità ben definite, oppure l’analisi dei<br />

residui sui prodotti agroalimentari.<br />

Misura A3: introduzione dei metodi di produzione biologica<br />

I dati esposti precedentemente dimostrano che la misura ha avuto complessivamente un<br />

buon livello di accoglienza nella regione, infatti, più dei tre quarti delle superfici biologiche<br />

regionali godono del <strong>con</strong>tributo previsto dal 2078.<br />

Per garantire un ulteriore sviluppo delle produzioni agricole biologiche sembra necessario<br />

prevenire la formazione di strozzature nelle fasi a valle della filiera biologica, attualmente<br />

ancora poco sviluppate. Da questo punto di vista potrebbe risultare interessante l’estensione<br />

del sostegno alla fase trasformazione industriale in modo da <strong>con</strong>sentire al crescente volume di<br />

prodotti biologici offerti sul mercato un più rapido adeguamento degli sbocchi e, allo stesso<br />

tempo, creare le <strong>con</strong>dizioni per il mantenimento delle pratiche agricole biologiche anche alla<br />

fine del periodo di pagamento dei premi per l’introduzione delle tecniche ecocompatibili.<br />

72


Risulterebbe, inoltre, molto utile se la <strong>Regione</strong> attivasse un’attività di studio e<br />

monitoraggio dell’impatto e<strong>con</strong>omico e sull’ambiente della <strong>con</strong><strong>versione</strong> al biologico, per lo<br />

meno delle colture maggiormente presenti negli ordinamenti colturali delle aziende <strong>con</strong>vertite<br />

a biologico. Tali studi <strong>con</strong>sentirebbero, da una parte, di valutare più attentamente i benefici<br />

prodotti sull’ambiente e i costi sostenuti per il loro ottenimento, dall’altra a studiare eventuali<br />

miglioramenti che <strong>con</strong>sentano di incrementare ulteriormente tali benefici.<br />

Misura B: introduzione delle produzioni vegetali estensive<br />

I dati sullo stato di applicazione hanno fatto emergere che, sebbene ritenuta importante<br />

nell’ambito della strategia di programmazione regionale, tale misura non ha ottenuto il livello<br />

di attivazione sperato. Il crescente interesse per questa misura farebbe presupporre,<br />

comunque, la possibilità di un suo ulteriore sviluppo nella futura applicazione, soprattutto per<br />

quanto riguarda l’azione di <strong>con</strong><strong>versione</strong> dei seminativi. L’ulteriore espansione potrebbe essere<br />

incoraggiata anche dalla rimozione di quegli ostacoli che, come si è visto, ne hanno rallentato<br />

l’evoluzione. In generale la <strong>con</strong>trapposizione <strong>con</strong> la misura A, che viene recepita come più<br />

<strong>con</strong>veniente, potrebbe essere risolta prevedendo forme di possibili combinazioni tra i due<br />

interventi superando il limite della non cumulabilità.<br />

Inoltre, nell’ipotesi di riproporre tale tipologia di intervento, bisognerebbe trovare soluzioni<br />

alla mancata individuazione dell’elenco delle cultivar meno produttive e rimuovere il vincolo<br />

della partecipazione obbligatoria a due forme di estensivizzazione.<br />

Misura C: riduzione delle densità del patrimonio bovino e ovino per unità di superficie<br />

A fronte delle 12.000 UBA previste nel programma regionale per il periodo 1994-97 la<br />

misura è rimasta totalmente inattuata. La necessità di rispettare il vincolo della densità<br />

massima di accesso (4,5 UBA per ettaro) ha rappresentato un fattore decisamente<br />

penalizzante, che ha limitato pesantemente le possibilità di adesione. Anche la successiva<br />

eliminazione di tale vincolo all’ingresso, a fronte del fatto che è rimasto invariato il sistema di<br />

calcolo del premio, non ha migliorato la <strong>con</strong>venienza e<strong>con</strong>omica all’adesione.<br />

In un’ottica futura, se ritenuto opportuno promuovere tale misura, potrebbe favorirsi la<br />

combinazione <strong>con</strong> gli altri interventi previsti nell’ambito delle misure agroambientali. La<br />

combinazione di più misure, infatti, potrebbe <strong>con</strong>sentire di rendere più competitiva la misura<br />

di estensivizzazione che, <strong>con</strong> il livello attuale dei premi, non ha trovato un’adeguata<br />

<strong>con</strong>venienza e<strong>con</strong>omica all’adesione. Tale combinazione, inoltre, avrebbe il pregio di<br />

incentivare la gestione ecocompatibile dell’intero sistema produttivo aziendale, dalla quale<br />

allo stato attuale la zootecnia è rimasta esclusa.<br />

Misura D1: impiego di altri metodi compatibili <strong>con</strong> le esigenze dell’ambiente<br />

A questa misura è stata assegnata, già in fase di programmazione, una dimensione<br />

marginale rispetto al complesso del programma agroambientale regionale. Di fatto, in<br />

<strong>con</strong>siderazione della sempre maggiore enfasi che viene attribuita al carattere multifunzionale<br />

dell’azienda agraria sembra opportuno che in futuro venga riservata maggiore rilevanza agli<br />

impegni per la <strong>con</strong>servazione del paesaggio e della biodiversità. Pertanto, sarebbe opportuno<br />

incentivare l’adesione a questi interventi attraverso un’adeguata remunerazione degli impegni<br />

assunti dagli agricoltori e la partecipazione <strong>con</strong>giunta a più misure. La combinazione di più<br />

misure, infatti, potrebbe costituire l’opportunità per una maggiore diffusione di questi<br />

interventi, che altrimenti rischiano di mantenere anche nel futuro un ruolo marginale. In tal<br />

senso, un forte impulso potrebbe derivare dal vincolare il livello massimo dei premi previsti<br />

nell’ambito delle misure per l’incentivazione dei metodi a minor impatto ambientale (A1+A2)<br />

73


e per la diffusione del biologico (A3), alla <strong>con</strong>dizione che i beneficiari si impegnino<br />

<strong>con</strong>testualmente anche su uno o più degli interventi per la produzione di esternalità positive,<br />

previsti dalla misura D1.<br />

Oltre agli interventi sui premi, un’azione che permetterebbe di accrescere l’interesse delle<br />

aziende per la produzione di servizi a carattere ambientale è individuabile nella promozione e<br />

diffusione tra gli operatori agricoli delle informazioni sui benefici ecologici ed e<strong>con</strong>omici<br />

prodotti a livello aziendale dal recupero degli elementi paesaggistici indicati nella misura<br />

(siepi, muretti, boschetti, ecc.).<br />

Misura E: cura dei terreni agricoli e forestali<br />

I dati di applicazione nel quinquennio 1994-97 mostrano l’insuccesso della misura, che ha<br />

riguardato tanto i terreni agricoli, che quelli forestali. Una maggiore diffusione dell’intervento<br />

sarebbe auspicabile anche al fine di realizzare quegli obiettivi di tutela ambientale e<br />

mantenimento della popolazione nelle aree marginali, che caratterizzano la misura. A tale<br />

riguardo è particolarmente importante favorire l’adesione alla misura nelle zone montane e<br />

collinari, dove maggiori sono i rischi di degrado delle risorse naturali dovute all’abbandono<br />

dell’attività agricola e al <strong>con</strong>seguente spopolamento. Per una maggiore efficacia<br />

dell’intervento sarebbe pertanto opportuno inserire la misura in un più ampio <strong>con</strong>testo di<br />

sviluppo rurale, collegandola ad altri strumenti di piano ed estendendo l’area di applicazione<br />

anche alle aree collinari e svantaggiate.<br />

Una maggiore diffusione potrebbe essere favorita da una revisione verso l’alto del livello<br />

degli incentivi, soprattutto in relazione all’obiettivo del mantenimento della popolazione nelle<br />

aree marginali. Andrebbero pure riviste le categorie dei possibili beneficiari, affrontando il<br />

problema della gestione dei terreni di proprietà pubblica. Una migliore calibrazione degli<br />

obiettivi potrebbe essere ottenuta <strong>con</strong> una indagine accurata dei terreni abbandonati, in<br />

particolare attraverso un censimento specifico delle superfici agricole e forestali abbandonate.<br />

Infine, il divieto di commercializzare gli eventuali prodotti ottenuti dalla cura dei terreni<br />

abbandonati andrebbe eliminato. Si tratta infatti di una limitazione incoerente <strong>con</strong> gli obiettivi<br />

della misura, dal momento che una delle cause di abbandono è proprio ri<strong>con</strong>ducibile alla<br />

mancanza di sbocchi di mercato e alla <strong>con</strong>seguente perdita di <strong>con</strong>venienza della coltivazione.<br />

Sarebbe pertanto opportuno, e in linea <strong>con</strong> gli obiettivi della misura, il superamento di questo<br />

vincolo, in quanto l’attivazione di canali di commercializzazione per gli eventuali prodotti<br />

ottenuti potrebbe <strong>con</strong>tribuire al recupero dei terreni abbandonati.<br />

Misura F: ritiro dei seminativi dalla produzione<br />

Il periodo di applicazione della misura è ancora troppo breve per <strong>con</strong>sentire una<br />

valutazione degli effetti ambientali prodotti, anche se non vanno trascurati alcuni segnali<br />

positivi: sono stati infatti registrati aumenti della numerosità della fauna, ed è stata segnalata<br />

in alcune aree la presenza di alcune specie ormai scomparse. Si tratta di un risultato<br />

comunque apprezzabile e certamente coerente <strong>con</strong> la tipologia di intervento adottata nel primo<br />

quinquennio di applicazione.<br />

Il vincolo dell’ammissione alle sole aree protette pone un serio ostacolo alla diffusione<br />

della misura, riducendone le potenzialità di impatto ambientale positivo. Tuttavia è opportuno<br />

osservare che <strong>con</strong>centrare l’intervento nelle aree più vulnerabili dal punto di vista ambientale,<br />

in una <strong>con</strong>dizione di risorse limitate, migliora l’efficacia dell’intervento e, quindi, l’efficienza<br />

della spesa. Si potrebbe pertanto valutare la possibilità di estendere l’ammissibilità solo a<br />

quelle aree, ritenute fragili da un punto di vista ambientale, ma che non sono incluse nello<br />

schema di parco della regione.<br />

74


Un’ultima osservazione riguarda i vincoli di rigidità e lunghezza dell’impegno, i quali,<br />

sebbene necessari al perseguimento degli obiettivi ambientali, richiederebbero degli<br />

allentamenti. L’introduzione di elementi di flessibilità potrebbe infatti favorire una maggiore<br />

diffusione della misura. Ad esempio, si potrebbero prevedere premi crescenti nel tempo, o<br />

<strong>con</strong>sentire agli agricoltori di recedere dall’impegno dopo un certo numero di anni.<br />

Misura G: gestione dei terreni per l’accesso al pubblico per le attività ricreative<br />

Alla fine del primo quinquennio di applicazione non resta che rilevare il totale insuccesso<br />

ottenuto dall’intervento. A parziale spiegazione della mancata realizzazione degli obiettivi<br />

prefissati nel programma regionale si può rilevare la distanza tra obiettivi assegnati<br />

all’intervento e azioni previste. In tal senso, sarebbe necessaria una maggiore finalizzazione<br />

delle azioni previste agli obiettivi prefissati (valorizzazione del turismo, dei prodotti tipici,<br />

salvaguardia dell’ambiente e delle tradizioni locali). Inoltre, gli interventi dovrebbero essere<br />

indirizzati non soltanto alle aziende ricadenti in aree protette, ma dovrebbero essere estesi a<br />

tutte quelle che offrono servizi di vario tipo, in particolare nel settore del turismo rurale.<br />

L’incentivazione delle combinazione <strong>con</strong> altre misure sembra un fattore di determinante<br />

importanza per lo sviluppo di questo intervento, che <strong>con</strong>sentirebbe di innalzare la <strong>con</strong>venienza<br />

e<strong>con</strong>omica dell’adesione, inoltre, la <strong>con</strong>temporanea presenza di più misure amplificherebbe<br />

l’impatto degli interventi.<br />

Inoltre, il sistema di calcolo del premio attuale, basato unicamente sulla SAU interessata<br />

dall’opera, non prevedendo aiuti per gli investimenti appare eccessivamente penalizzante per<br />

suscitare un interesse <strong>con</strong>sistente da parte degli agricoltori.<br />

Infine, in <strong>con</strong>siderazione del vasto patrimonio culturale presente in regione sarebbe<br />

opportuno includere tra gli obiettivi previsti per la realizzazione della sentieristica anche alla<br />

valorizzazione di aree di interesse storico e archeologico.<br />

Regolamento 951/97<br />

L’attuazione degli interventi a favore della trasformazione e commercializzazione dei prodotti<br />

agricoli (Reg. 951/97) - attivati a titolo dell’obiettivo 5a – risulta piuttosto attardata, a causa<br />

dei problemi che l’Amministrazione regionale ha ris<strong>con</strong>trato nella fase di avvio del<br />

programma.<br />

Infatti, il Programma Operativo del <strong>Lazio</strong>, inserito nel QCS 866, è stato approvato soltanto<br />

nell’ottobre ’96 e il primo avviso pubblico per la ricezione delle domande è stato emanato<br />

soltanto nel maggio del ’97. Le fasi di raccolta delle domande, istruttoria, approvazione dei<br />

progetti, <strong>con</strong> relativa delibera di impegno, sono state completate soltanto nell’agosto del ’98.<br />

Inoltre, poiché le domande di finanziamento si sono distribuite tra i comparti produttivi<br />

interessati in modo diverso da quanto previsto nel programma originario, la <strong>Regione</strong> si è vista<br />

costretta a chiedere una rimodulazione del piano finanziario originario, la cui approvazione è<br />

intervenuta solo nel settembre ’99.<br />

75


Tab. 2.9 –<br />

Reg. 951/97. Programma Operativo <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>. Piano finanziario previsto<br />

e distribuzione delle risorse tra comparti produttivi<br />

Settori Costo totale Spesa pubblica<br />

totale<br />

Contributo Feoga Stato Privati<br />

000 lire 000 lire % 000 lire % 000 lire % 000 lire %<br />

carni 10.570.379 5.066.497 47,9 2.534.249 24,0 2.534.249 24,0 5.501.882 52,05<br />

latte e prodotti 20.252.322 9.710.966 47,9 4.855.484 24,0 4.855.484 24,0 10.541.354 52,05<br />

lattiero-caseari<br />

oleaginose 8.824.655 4.231.422 47,9 2.115.711 24,0 2.115.711 24,0 4.593.233 52,05<br />

Vino 9.709.551 4.460.558 47,9 2.230.279 24,0 2.230.279 24,0 5.248.993 52,05<br />

ortofrutta 37.191.143 17.833.154 47,9 8.916.577 24,0 8.916.577 24,0 19.357.989 52,05<br />

sementi 3.195.038 1.532.021 47,9 766.011 24,0 766.011 24,0 1.663.017 52,05<br />

altri prodotti vegetali 396.319 190.035 47,9 95.018 24,0 95.018 24,0 206.284 52,05<br />

totale 90.139.407 43.026.655 47,9 21.513.328 24,0 21.513.328 24,0 47.112.752 52,05<br />

Al dicembre ’99, tuttavia, risultano impegnate tutte le risorse disponibili mentre i pagamenti<br />

effettuati ammontano a circa il 10% del costo totale previsto.<br />

Tab. 2.10 – Progetti pervenuti alla <strong>Regione</strong> <strong>con</strong> il primo bando di selezione<br />

spesa proposta spesa ammessa <strong>con</strong>tributo quota Feoga<br />

pubblico<br />

progetti cantierati 58.020.119 49.378.149 23.481.032 11.740.816<br />

progetti immediatamente cantierabili 27.574.118 23.222.810 11.135.337 5.567.669<br />

progetti non immediatamente cantierabili 19.899.164 17.538.447 8.409.665 4.204.843<br />

Totale 105.493.401 90.139.406 43.026.035 21.513.327<br />

Alla <strong>Regione</strong>, inoltre, sono stati successivamente assegnati ulteriori 18 miliardi sulla base del<br />

cosiddetto programma “Agrimonetario”, e sono stati raccolti progetti per oltre 45 miliardi.<br />

Pertanto, è presente in <strong>Regione</strong> un parco progetti, non finanziato per mancanza di risorse, per<br />

un ammontare complessivo (comprensivo della quota di <strong>con</strong>tribuzione pubblica e della<br />

partecipazione privata) che si aggira intorno ai 27 miliardi di lire.<br />

Regolamento 867/90<br />

Agli interventi attivati a titolo del Reg. 867/90 sono stati destinati poco più di 5 miliardi di<br />

lire. La spesa pubblica è stata prevista in 2,7 miliardi (di cui 1,4 di quota Feoga), mentre il<br />

<strong>con</strong>tributo dei privati è stato stimato in 2,5 miliardi.<br />

76


Tab. 2.11 – Reg. 867/90. Avanzamento finanziario al 30/11/99 (000 lire).<br />

Programmazione Costo totale Spesa pubblica Quota Feoga Quota Stato Privati<br />

zone Obiettivo 5b 1.854.349 1.019.892 556.305 463.588 834.457<br />

zone fuori Obiettivo 3.337.811 1.668.904 834.453 834.451 1.668.906<br />

totale 5.192.160 2.668.797 1.390.758 1.298.039 2.503.363<br />

Attuazione<br />

zone Obiettivo 5b 1.650.251 905.769 487.761 418.008 744.482<br />

zone fuori Obiettivo 3.173.624 1.585.430 787.133 798.297 1.588.194<br />

totale 4.823.875 2.491.199 1.274.894 1.216.305 2.332.676<br />

Avanzamento %<br />

zone Obiettivo 5b 89,0 88,8 87,7 90,2 89,2<br />

zone fuori Obiettivo 95,1 95,0 94,3 95,7 95,2<br />

totale 92,9 93,3 91,7 93,7 93,2<br />

Fonte: <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong><br />

Al novembre 1999, i dati relativi all’attuazione finanziaria mostrano un buon livello di<br />

avanzamento. Infatti, le spese sostenute ammontano a 4,8 miliardi complessivi pari al 93% del<br />

costo totale degli interventi previsti. La quota di spesa pubblica ammonta a circa 2,5 miliardi<br />

di lire (il 94% di quella disponibile), di cui 1,2 miliardi di quota Feoga. La partecipazione<br />

privata agli investimenti è pari a 2,5 miliardi di lire (Tab. 2.11).<br />

Per le zone interessate dagli interventi ricadenti in area 5b sono stati effettuati interventi per<br />

1,6 miliardi di lire (<strong>con</strong>tro ai circa 3 miliardi di lire delle zone fuori obiettivo), <strong>con</strong> un livello<br />

di spesa pubblica pari a poco meno di un miliardo (487 milioni di quota Feoga).<br />

Il numero di domande complessivamente pervenute (anche in questo caso, come già<br />

evidenziato in precedenza per altri casi, il programma ha preso avvio nel ’97) è stato pari a<br />

116, di cui 82 dichiarate ammissibili e 50 ammesse a finanziamento – di cui 31 già ultimate (i<br />

progetti ammissibili, ma non finanziati, risultano essere 42).<br />

Tab. 2.12 – Reg. 867/90. Dati di avanzamento fisico (al 30/11/99)<br />

Aspetti procedurali<br />

Numero domande pervenute 116<br />

Numero domande ammissibili 82<br />

Numero domande ammesse a finanziamento 40<br />

- di cui finanziate 31<br />

Progetti ammissibili non finanziati<br />

Dati fisici<br />

n. argani, caricatori, forche per tronchi, gru 26<br />

n. trattori forestali 30<br />

n. rimorchi 13<br />

n. cippatrici 1<br />

n. motoseghe 93<br />

n. verricelli 11<br />

n. attrezzature antinfortunistiche 60<br />

n. minisegherie, decespugliatori, altro 40<br />

Regolamento 2080/92<br />

La <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> ha approvato nel ’93 il programma Regionale relativo al Reg.- 2080 – che<br />

istituisce un regime comunitario di aiuti al settore forestale – per il periodo ‘94-’96 e ha<br />

prorogato tale programma anche per il 1997. Con successiva deliberazione, nel ’98, il<br />

Consiglio regionale ha approvato il programma per gli anni ’98 e ’99.<br />

Gli obiettivi prefissati per entrambi i programmi sono stati quelli di sviluppare le funzioni<br />

protettive e ambientali dei boschi, le funzioni plurime di nuovi impianti forestali. Tali nuovi<br />

77


impianti, come previsto dal Regolamento, sono stati effettuati esclusivamente nei terreni<br />

agricoli precedentemente coltivati.<br />

I programmi regionali <strong>con</strong>sentono sia l’imboschimento che il miglioramento delle superfici<br />

boscate. Tuttavia, <strong>con</strong>siderato che sia per i lavori di miglioramento boschivo che per<br />

l’imboschimento <strong>con</strong> specie a rapido accrescimento è richiesta la qualifica di imprenditore<br />

agricolo a titolo principale, le domande intese ad ottenere benefici per tali interventi sono state<br />

quasi nulle.<br />

Sotto il profilo finanziario, le risorse complessivamente disponibili per le tipologie di<br />

intervento sono state pari a circa 13 miliardi di lire, mentre per il biennio 98-99 sono stati<br />

assegnati alla <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> 7,6 miliardi di lire.<br />

Poiché il programma relativo alle annualità 98-99 è stato approvato dalla Commissione UE<br />

solo nell’aprile ’99 e, pertanto, non è stato ancora attuato, i dati di seguito riportati si<br />

riferis<strong>con</strong>o alle annualità che vanno dal ’94 al ’97.<br />

In complesso, le domande presentate risultano pari a 1.015, mentre quelle già approvate sono<br />

456. La stragrande maggioranza di queste riguarda l’imboschimento, soltanto 27 domande<br />

riguardano il miglioramento e solo un progetto prevede entrambe le tipologie di intervento.<br />

Nelle provincie di Rieti e Viterbo si <strong>con</strong>centra il maggior numero di richieste (oltre il 70%).<br />

E’ da evidenziare il significativo numero di rinunce effettuate da singoli beneficiari già<br />

autorizzati ad eseguire i lavori. Queste, infatti, sono state in totale 153, un numero pari al 33%<br />

dei progetti già approvati. Le cause possono essere individuate sia nell’eccessiva gravosità<br />

dell’impegno costituito dalla rinuncia alla coltivazione del terreno agricolo per un così lungo<br />

numero di anni (talvolta superiore anche ai 40 anni); che nell’incertezza della durata dei<br />

vincoli <strong>con</strong>seguenti all’impianto dei boschi, che nel ritardo dei pagamenti e delle<br />

comunicazioni di inizio lavori rispetto alla domanda iniziale.<br />

Tab. 2.13 – Reg. 2080/92 – avanzamento procedurale e spesa sostenuta<br />

I. Imboschimento privato<br />

num. autorizzazioni 349<br />

ha interessati 1.636<br />

Aiuti per l'imboschimento privato<br />

num. beneficiari ai quali è stato ri<strong>con</strong>osciuto il diritto di pagamento 256<br />

ha interessati 1.020<br />

costo totale ammissibili a cofinanziamento (milioni di lire) 5.900<br />

Premio manutenzioni superfici sottoposte a imboschimento<br />

num. beneficiari ai quali è stato ri<strong>con</strong>osciuto il diritto di pagamento 230<br />

ha interessati 954<br />

costo totale ammissibili a cofinanziamento (milioni di lire) 1.648<br />

Premio volto a compensare le perdite di reddito<br />

num. beneficiari ai quali è stato ri<strong>con</strong>osciuto il diritto di pagamento 249<br />

ha ammessi a premio 999<br />

costo totale ammissibili a cofinanziamento (milioni di lire) 2.043<br />

II. Aiuti agli investimenti per miglioramento superfici boschive<br />

num. domande di adesione al regime 107<br />

num. di autorizzazioni dei lavori <strong>con</strong>cesse 26<br />

num. beneficiari ai quali è stato ri<strong>con</strong>osciuto il diritto di pagamento 14<br />

costo totale ammissibile a cofinanziamento (milioni di lire) 919<br />

Gli ettari imboschiti ammontano a 1.075 ha, prevalentemente a noce (470 ha circa) e a noceciliegio<br />

(274 ha). L’importo totale degli investimenti ammessi a <strong>con</strong>tributo è pari a oltre 23<br />

miliardi di lire, <strong>con</strong> un <strong>con</strong>tributo <strong>con</strong>cesso di poco meno di 12 miliardi di lire. La quota<br />

comunitaria è pari a circa 5,9 miliardi di lire.<br />

I progetti ultimati ammontano a 304 e si riferis<strong>con</strong>o interamente a beneficiari privati.<br />

78


6. La strategia proposta, gli obbiettivi, le priorità individuate. (Punto 6 all. Reg.<br />

1750/99)<br />

6.1 L'obiettivo globale del <strong>PSR</strong> e l'articolazione in Assi prioritari (Punto 6.1 - 1°e 2 trattino<br />

all. Reg. 1750/99)<br />

Il Regolamento sul sostegno allo sviluppo rurale ha innovato fortemente l’approccio che la<br />

PAC ha nel rendere disponibili gli strumenti di intervento per il sostegno e lo sviluppo delle<br />

e<strong>con</strong>omie agricole. Si è infatti voluto raccogliere tutti gli strumenti preesistenti in un unico<br />

quadro normativo che inserisca il problema del sostegno al settore e<strong>con</strong>omico primario in un<br />

<strong>con</strong>testo e logica di sviluppo complessivo delle aree rurali, in tutte le loro componenti<br />

e<strong>con</strong>omiche e sociali. Con questa innovativa impostazione gli strumenti di intervento insiti nel<br />

Regolamento vogliono affrontare le principali emergenze che rischiano di compromettere i<br />

processi legati allo sviluppo rurale, individuandole nella marginalità e<strong>con</strong>omico – produttiva<br />

dell’agricoltura e delle attività industriali <strong>con</strong>nesse, nel degrado ambientale del territorio, nella<br />

sua utilizzazione non sostenibile, nel degrado del paesaggio, nella carenza delle pari<br />

opportunità, che tutte insieme hanno decisiva e negativa influenza sui livelli occupazionali.<br />

Nel delineare il quadro degli interventi possibili la regolamentazione Comunitaria ha lasciato<br />

ampi spazi di programmazione alle realtà regionali della Comunità, <strong>con</strong>sentendo di plasmare<br />

gli specifici programmi in aderenza a quelle che vengono individuate come le problematiche<br />

dei singoli territori.<br />

Il Piano di Sviluppo Rurale (<strong>PSR</strong>) della <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>, nel rispetto degli orientamenti<br />

comunitari in materia di politiche strutturali e di sviluppo rurale e in una logica di sviluppo<br />

integrato delle aree rurali, si pone in un rapporto di <strong>con</strong>tinuità e coerenza <strong>con</strong> gli interventi del<br />

precedente periodo di programmazione, tenendo fermo, al <strong>con</strong>tempo, quale suo presupposto<br />

programmatico, il Piano Agricolo Regionale (PAR) che la <strong>Regione</strong> ha approvato nel giungo<br />

del '99 e che delinea le principali linee di intervento per l'ammodernamento dei sistemi<br />

agricoli e lo sviluppo delle aree rurali regionali per il periodo 1999-2003.<br />

Sulla base, dunque, della esperienza della passata fase di programmazione e degli indirizzi<br />

programmatici precedentemente definiti dalla <strong>Regione</strong>, le direttrici principali per la<br />

definizione della strategia complessiva di sviluppo sono individuati ne:<br />

- il sostegno alla funzione produttiva ed e<strong>con</strong>omica delle aziende agricole di ogni<br />

dimensione e struttura;<br />

- il rafforzamento e la razionalizzazione delle strutture di trasformazione e<br />

commercializzazione dei prodotti agricoli,<br />

- l'orientamento dei processi produttivi verso obiettivi di qualità e sostenibilità ambientale,<br />

- la valorizzazione e la difesa del patrimonio ambientale,<br />

- il rafforzamento dell’offerta di servizi nelle aree rurali,<br />

- il miglioramento della qualità della vita delle popolazioni rurali,<br />

ritenendo che la combinazione delle sopra richiamate direttrici di intervento sia in grado di<br />

offrire soluzioni, se pure parziali, al problema occupazionale.<br />

Poiché la regione <strong>Lazio</strong> presenta disomogeneità territoriali sotto il profilo socio-e<strong>con</strong>omico<br />

(<strong>con</strong> la <strong>con</strong>temporanea presenza di aree sviluppate accanto a territori che presentano forti<br />

caratteri di marginalità), si evidenzia la necessità di <strong>con</strong>solidare il proprio sistema produttivo,<br />

di valorizzare le aree rurali più interne, di recuperare il divario regionale e nazionale nelle<br />

zone maggiormente depresse.<br />

79


Obiettivo globale del <strong>PSR</strong>, pertanto, è il <strong>con</strong>solidamento dello sviluppo delle aree rurali,<br />

inteso come obiettivo di crescita armonica sotto il profilo e<strong>con</strong>omico e sociale, in una logica<br />

attenta alle esigenze di tutela e valorizzazione delle risorse ambientali.<br />

Tale obiettivo viene perseguito mediante una strategia complessiva che risulta coerente <strong>con</strong> le<br />

priorità individuate dall'analisi dei fabbisogni di intervento, vale a dire:<br />

♦ rafforzare la centralità dell’impresa e dell’azienda agricola nel processo di sviluppo rurale;<br />

♦ sostenere le popolazioni e i sistemi territoriali rurali, sia in termini di fruibilità dei servizi<br />

che di offerta di opportunità per la realizzazione di un modello di sviluppo integrato e<br />

diversificato;<br />

♦ garantire il rispetto e la salvaguardia dell’ambiente esaltandone il valore di ricchezza<br />

territoriale e fonte di sviluppo e qualità della vita per la collettività regionale.<br />

A maggiore evidenziazione della strategia generale che anima ed attraversa il P.S.R., si<br />

sottolinea che il comune denominatore per tutti, nell’ambito degli assi “Efficienza del sistema<br />

agricolo ed agroindustriale” e “ agroambiente e tutela del territorio ”, è rappresentato dalla<br />

loro sostenibilità agricola ed ambientale ottenibile gestendo forme di razionalizzazione dei<br />

processi produttivi e di valorizzazione della qualità, quest’ultima fondata preminentemente<br />

sulle tecniche produttive integrate e biologiche, sull’individuazione delle indicazioni di<br />

provenienza, ma anche sulla “ri<strong>con</strong><strong>versione</strong>” qualitativa dei “momenti agroindustriali”. Il<br />

rimanente asse, “diversificazione e<strong>con</strong>omica e qualità della vita nelle aree rurali ”, si fonda<br />

sulla irrinunciabilità dello sviluppo integrato delle aree rurali, quale garanzia di duraturo<br />

equilibrio e<strong>con</strong>omico dei territori.<br />

Il <strong>PSR</strong> si articola quindi nei seguenti tre Assi principali:<br />

Asse 1: efficienza del sistema agricolo e agro-industriale;<br />

Asse 2: diversificazione e<strong>con</strong>omica e qualità della vita nelle aree rurali;<br />

Asse 3: agroambiente e tutela del territorio.<br />

II primo Asse persegue in linea prioritaria obiettivi legati alle esigenze di ammodernamento<br />

del sistema agro-industriale regionale, <strong>con</strong> una forte caratterizzazione settoriale, nel senso che<br />

gli interventi previsti si <strong>con</strong>centrano prevalentemente all'interno delle filiere di interesse<br />

strategico per la regione.<br />

L’intervento, nelle diverse filiere, dovrà essere focalizzato sui punti di seguito elencati:<br />

FILIERA LATTIERO CASEARIA:<br />

sostegno alle strutture aziendali negli allevamenti ovicaprini e predisposizione delle relative<br />

infrastrutture funzionali all’esercizio delle attività produttive;<br />

aumento della competitività e della qualità nelle aziende impegnate nella produzione di latte<br />

alimentare bovino ed incentivazione e razionalizzazione delle produzioni di latte bovino<br />

destinate alla trasformazione in prodotti tipici e di qualità;<br />

promozione e sostegno degli allevamenti bufalini e caratterizzazione dei relativi trasformati;<br />

incentivazione per la strutturazione di linee di trasformazione “di qualità” e “biologica”,<br />

trasversale a tutti i “prodotti latte”.<br />

FILIERA CARNE:<br />

miglioramento delle strutture di produzione;<br />

valorizzazione dei trasformati tipici nel settore suinicolo;<br />

tipicizzazione dei prodotti degli allevamenti bovini e ovicaprini;<br />

razionalizzazione del sistema dei macelli;<br />

incentivazione delle produzioni “biologiche”;<br />

80


FILIERA VITIVINICOLA:<br />

rivalutazione di vitigni autoctoni e caratterizzazione dei vini laziali;<br />

innovazione tecnologica, servizi alla commercializzazione;<br />

FILIERA OLIVICOLA:<br />

incentivazioni per la riduzione dei costi di raccolta attraverso la variazione delle tecniche<br />

colturali e l’adozione delle tecnologie applicabili;<br />

sostegno ai processi di trasformazione di qualità e differenziazione del prodotto per aree<br />

produttive;<br />

incentivi al sistema di “partite cumulative”;<br />

valorizzazione del significato “paesaggistico” e di difesa idrogeologica degli oliveti;<br />

FILIERA ORTOFRUTTA:<br />

sostegno all’adozione di tecniche colturali finalizzate alla riduzione dei costi e per<br />

l’ampliamento dei calendari, nel rispetto della sostenibilità e privilegiando i processi “Work<br />

intensive”;<br />

impulso alle produzioni biologiche e sostegno alla loro “visibilità” commerciale;<br />

FILIERA FLOROVIVAISTICA:<br />

sostegno alle strutture produttive, prioritariamente nelle aree di tradizione;<br />

incentivazione per l’utilizzazione di materiale vivaistico certificati;<br />

sostegno per la riorganizzazione del sistema distributivo;<br />

FILIERA CEREALICOLA:<br />

diffusione delle colture biologiche negli areali vocati;<br />

razionalizzazione del parco macchine nelle strutture produttive;<br />

incentivazione del <strong>con</strong>to terzismo;<br />

AGRITURISMO:<br />

interventi di assistenza progettuale alle aziende, diffusione di un sistema di standardizzazione<br />

dell’offerta, formazione degli operatori;<br />

sostegno agli interventi territoriali, strutturando l’offerta in pacchetti di turismo rurale (offerta<br />

di servizi e prodotti interaziendali, costituzione di <strong>con</strong>sorzi o altre forme associative);<br />

incentivi finalizzati alla standardizzazione dell’offerta, valorizzazione dei prodotti aziendali,<br />

riqualificazione dell’ambiente aziendale, sia ri<strong>con</strong>vertendo colture e superfici sia curando<br />

l’ambiente destinato ad accogliere gli ospiti.<br />

I restanti due assi, invece, prevedono interventi <strong>con</strong> una più marcata articolazione territoriale,<br />

che tengono <strong>con</strong>to delle specifiche caratteristiche socio-e<strong>con</strong>omiche dei territori omogenei<br />

identificati a livello regionale.<br />

Anche in questo caso si indicano quelle che saranno le direttrici fondamentali di intervento,<br />

<strong>con</strong> specifico riferimento agli aspetti “produttivi” del terzo asse:<br />

81


FILIERA FORESTALE:<br />

innovazione tecnologica per una migliore collocazione sul mercato dei prodotti della legna da<br />

ardere e promozione di forme di associazionismo tra privati e pubblici;<br />

assistenza tecnica e formazione agli agricoltori che aderis<strong>con</strong>o al reg. 2080/92.<br />

AGRICOLTURA BIOLOGICA:<br />

Pur avendo richiamato il valore di “denominatore comune” che caratterizza la sostenibilità, e<br />

quindi l’agricoltura biologica, si ritiene di richiamare i principali compiti individuati dal<br />

P.S.R., <strong>con</strong>siderando che molti interventi sono stati disegnati superando, in un’ottica di<br />

"sistema”, la mera logica dell’incentivo orizzontale alla produzione:<br />

l’attivazione di interventi in grado di favorire l’integrazione orizzontale e soprattutto verticale<br />

e l’aggregazione e la promozione dell’offerta;<br />

obiettivo della qualità da perseguire mediante la ri<strong>con</strong>oscibilità dei prodotti biologici regionali<br />

attraverso la definizione di appositi label;<br />

l’incentivazione di nuove forme di <strong>con</strong>sumo.<br />

l’adozione, in ambito aziendale e della trasformazione, di sistemi di <strong>con</strong>trollo e di standard di<br />

qualità del prodotto finale, creando sinergie <strong>con</strong> la certificazione di processo;<br />

diversificazione e<strong>con</strong>omica da perseguire soprattutto nelle aziende delle aree a più basso<br />

sviluppo, mediante l’integrazione della produzione di prodotti biologici <strong>con</strong> politiche di<br />

valorizzazione aziendale quali ad esempio l’agriturismo, la trasformazione e<br />

commercializzazione in azienda;<br />

Descrizione degli Assi<br />

L'ASSE 1 è relativo all'incremento dell'efficienza del sistema agricolo e agroindustriale<br />

regionale, <strong>con</strong> un'attenzione specifica alle filiere produttive più rilevanti.<br />

Esso comprende interventi volti:<br />

alla valorizzazione e al potenziamento delle strutture aziendali di produzione, <strong>con</strong> attenzione<br />

specifica al miglioramento della qualità dei prodotti, all'ammodernamento della <strong>con</strong>duzione<br />

aziendale, alla diversificazione della attività aziendali;<br />

• all'introduzione di innovazioni tecnologiche e organizzative finalizzate alla riduzione dei<br />

costi unitari di produzione e/o al miglioramento qualitativo della produzione, nonché alla<br />

riduzione dell’impatto ambientale dei processi produttivi in ogni fase della filiera;<br />

• all'incremento della competitività delle imprese di trasformazione e commercializzazione<br />

dei prodotti agricoli attraverso la diffusione dell'innovazione tecnologica, favorendo sia la<br />

valorizzazione e tutela della qualità delle materie prime e dei prodotti finiti che<br />

rafforzando la capacità <strong>con</strong>trattuale dei produttori delle materie prime all’interno della<br />

filiera, in modo da accrescere la quota di valore aggiunto che perviene alla produzione di<br />

base.<br />

• al miglioramento e alla riqualificazione delle risorse umane mediante azioni mirate di<br />

formazione, <strong>con</strong> particolare riguardo alla formazione dei giovani e delle donne, alla<br />

formazione per l'introduzione di metodi di produzione eco-compatibili, di salvaguardia<br />

delle risorse paesaggistiche e ambientali del territorio.<br />

L'ASSE 2 comprende interventi più esplicitamente mirati a compensare difficoltà nei processi<br />

di sviluppo a carattere locale, legate a svantaggi specifici, a una debolezza e<strong>con</strong>omica o<br />

strutturale delle aree più interne, alla marginalità territoriale.<br />

L'Asse assume, pertanto, una <strong>con</strong>notazione più spiccatamente territoriale. Infatti tutte le<br />

misure (ad eccezione di quella relativa alo miglioramento della commercializzazione dei<br />

82


prodotti agricoli di qualità) vengono applicate, <strong>con</strong> priorità, ai comuni definiti nella<br />

zonizzazione "a deficit di sviluppo" e "a sviluppo <strong>con</strong>tenuto".<br />

In questo Asse sono inserite le misure a favore della diversificazione e<strong>con</strong>omica e il<br />

miglioramento della qualità della vita nelle aree rurali, <strong>con</strong> l'obiettivo di valorizzare le<br />

risorse endogene dei territori rurali, le specificità locali e garantire servizi più efficienti alle<br />

popolazioni residenti, in un'ottica di rafforzamento dell'integrazione tra attività più<br />

propriamente agricole e attività extra-agricole.<br />

Esso prevede interventi volti a sviluppare attività capaci di generare fonti di reddito<br />

complementari e/o alternative all'attività agricola, tramite incentivi per il rafforzamento delle<br />

attività agrituristiche (per le quali si tenta di stimolare un'organizzazione di "rete"), il<br />

<strong>con</strong>solidamento e l'insediamento di nuove attività nel settore turistico e artigianale, la<br />

valorizzazione della commercializzazione dei prodotti di qualità, il potenziamento delle<br />

infrastrutture rurale.<br />

Inoltre, particolare importanza è attribuita al rafforzamento dei servizi essenziali per le<br />

popolazioni residenti (<strong>con</strong> un'attenzione particolare ai servizi per la popolazione femminile),<br />

al rinnovamento dei villaggi e alla tutela del patrimonio rurale ed al riordino fondiario.<br />

Nell'ASSE 3 sono inclusi interventi finalizzati alla diffusione di metodi di produzione<br />

agricola compatibili <strong>con</strong> le esigenze di tutela e miglioramento dell'ambiente, nonché di azioni<br />

volte alla cura dello spazio rurale. Esso comprende, inoltre, gli interventi per l'imboschimento<br />

delle superfici agricole e lo sviluppo delle silvicoltura, a favore della razionale gestione delle<br />

aree boschive, in chiave prevalentemente ambientale e di salvaguardia del territorio.<br />

Particolare rilevanza all'interno dell'Asse è assunta dalle misure agroambientali, che<br />

costituis<strong>con</strong>o un insieme estremamente articolato di azioni, ciascuna mirata al <strong>con</strong>seguimento<br />

di specifici obiettivi (diffusione di metodi di produzione a basso impatto, riduzione<br />

dell'utilizzo di inputs chimici, diffusione dei metodi di produzione biologica, <strong>con</strong>trastare i<br />

fenomeni di erosione del suolo, ecc.). La loro applicazione, pertanto, deve essere favorita sia<br />

nelle aree di pianura, nelle quali la prevalenza di ordinamenti intensivi pone rilevanti<br />

problemi di eccessivo impiego di fattori produttivi, sia nelle aree interne, dove è fondamentale<br />

la <strong>con</strong>servazione del tradizionale paesaggio agrario, la tutela del territorio e della biodiversità.<br />

6.1.1.La Struttura del Piano di Sviluppo Rurale<br />

Le misure attivate nel <strong>PSR</strong> sono in complesso 18. Tra queste è compresa anche una misura<br />

orizzontale per la valutazione e il monitoraggio. La distribuzione delle misure all'interno dei<br />

tre Assi prioritari è illustrata nel prospetto di seguito riportato:<br />

83


ASSE 1: efficienza del sistema agricolo e agroindustriale regionale:<br />

N.<br />

Misura<br />

Ord.<br />

1 I.1. Investimenti nelle aziende<br />

agricole<br />

2 I.2 Insediamento dei giovani<br />

agricoltori<br />

Articoli Reg. classificazione Zona di<br />

1257/99 comunitaria applicazione<br />

4-7 a intero territorio<br />

8 b intero territorio<br />

3 I.3 Formazione 9 c intero territorio<br />

4 I.4 Miglioramento delle <strong>con</strong>dizioni<br />

di trasformazione e<br />

commercializzazione dei prodotti<br />

agricoli<br />

25,26,27,28 g intero territorio<br />

ASSE 2:diversificazione e<strong>con</strong>omica e qualità della vita nelle aree rurali<br />

N.<br />

Misura<br />

Ord.<br />

5 II.1 Diversificazione delle attività<br />

agricole e delle attività affini<br />

6 II.2 Incentivazioni delle attività<br />

turistiche e artigianali<br />

7 II.3 Miglioramento<br />

commercializzazione dei prodotti<br />

agricoli di qualità<br />

Articoli Reg.<br />

1257/99<br />

classificazione<br />

comunitaria<br />

Zona di<br />

applicazione<br />

33 7° trattino p az. P1 intero<br />

territorio<br />

az. p.2 classi 1,2<br />

33 10° trattino s classi 1,2<br />

33 4° trattino m intero territorio<br />

8 II.4 Gestione delle risorse idriche 33 8° trattino q classi 1,2<br />

9 II.5 Sviluppo e miglioramento delle<br />

infrastrutture rurali <strong>con</strong>nesse allo<br />

sviluppo dell'agricoltura<br />

10 II.6 Servizi essenziali per<br />

l'e<strong>con</strong>omia e la popolazione rurale<br />

11 II.7 Rinnovamento e miglioramento<br />

dei villaggi e protezione e tutela del<br />

patrimonio rurale<br />

'33 9° trattino r classi 1,2<br />

33 5° trattino n classi 1,2<br />

33 6° trattino o classi 1,2<br />

12 II.8 – Miglioramento fondiario 33 1° trattino j intero territorio<br />

84


ASSE 3: agroambiente e tutela del territorio:<br />

N.<br />

Misura<br />

Articoli Reg. classificazione Zona di<br />

Ord.<br />

1257/99 comunitaria applicazione<br />

13 III.1 Misure agroambientali 22,23,24 f intero territorio<br />

14 III.2 Zone svantaggiate 13,14,15,16,17<br />

,18,19,20,21<br />

e zone ex 268/75<br />

15 III.3 Imboschimento delle superfici 31 h intero territorio<br />

agricole<br />

16 III.4 Altre misure forestali art. 30 trattini , i intero territorio<br />

2°, 3°, 5°e 6°,<br />

art. 32<br />

1° e 2° trattino<br />

17 III.5 Tutela dell'ambiente in<br />

relazione all'agricoltura, alla<br />

selvicoltura, alla <strong>con</strong>servazione<br />

delle risorse naturali nonché al<br />

benessere degli animali<br />

33 11° trattino t intero territorio<br />

Misura orizzontale<br />

18 IV.1 Valutazione, 49<br />

L'articolazione degli Obiettivi<br />

Obiettivi del <strong>PSR</strong> e degli Assi<br />

La strategia per il raggiungimento dell’obiettivo globale del <strong>PSR</strong> si articola in tre priorità di<br />

intervento, che coincidono <strong>con</strong> gli obiettivi globali dei singoli assi. Gli obiettivi globali degli<br />

assi, a loro volta, vengono perseguiti medianti obiettivi specifici, il cui <strong>con</strong>seguimento si<br />

ottiene mediante la realizzazione degli interventi previsti all'interno delle singole misure<br />

incluse negli assi. A ciascuna misura corrispondono uno o più obiettivi operativi, in una<br />

logica "a cascata" della struttura del Piano.<br />

Pertanto, per ogni livello della programmazione (<strong>PSR</strong>, Asse, Misura) vengono definiti<br />

obiettivi globali e obiettivi specifici. Gli obiettivi specifici di un livello corrispondono agli<br />

obiettivi globali del livello inferiore.<br />

L'obiettivo globale del <strong>PSR</strong> della <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> - il <strong>con</strong>solidamento dello sviluppo delle<br />

aree rurali viene <strong>con</strong>seguito mediate tre obiettivi specifi, che corrispondono agli obiettivi<br />

globali dei tre Assi prioritari di intervento, vale a dire:<br />

1. Incremento della competitività del sistema agro-industriali (obiettivo globale dell'Asse 1)<br />

2. Sviluppo delle aree rurali, mediante la valorizzazione delle risorse dei territori e la migliore<br />

qualità della vita delle popolazioni residenti (obiettivo globale dell'Asse 2)<br />

3. Salvaguardia e valorizzazione delle risorse naturali, mediante il sostegno delle attività<br />

agricole in chiave ambientale, la valorizzazione delle risorse forestali e la tutela del territorio<br />

(obiettivo globale dell'Asse 3).<br />

Gli obiettivi globali degli Asse (obiettivi specifici del <strong>PSR</strong>) sono perseguiti mediante un<br />

insieme di obiettivi specifici, che per ciascun asse sono i seguenti:<br />

85


Asse 1<br />

- Aumento della competitività aziendale<br />

- Miglioramento della qualità della produzione<br />

- Valorizzazione delle produzioni tipiche<br />

- Aumento degli investimenti aziendali<br />

- Aumento del reddito aziendale<br />

- Cambiamento degli ordinamenti produttivi<br />

- Aumento degli sbocchi commerciali<br />

- Aumento dei vantaggi ai produttori di base<br />

- Diversificazione delle attività nelle aziende<br />

Asse 2<br />

- Crescita della diversificazione e<strong>con</strong>omica nelle aree rurali<br />

- Valorizzazione delle risorse turistiche locali<br />

- Valorizzazione dei prodotti ad alta tipizzazione (biologici e tipici)<br />

- Aumento della qualità della produzione<br />

- Miglioramento del reddito delle popolazioni rurali<br />

- Miglioramento della competitività dei territori rurali<br />

- Ridurre i costi sociali delle carenze infrastrutturali e del mancato accesso ai servizi<br />

- Valorizzazione del patrimonio storico-culturale e architettonico delle aree rurali a fini<br />

sociali e turistici<br />

Asse 3<br />

- Favorire la diffusione di metodi di produzione agricola finalizzati al <strong>con</strong>tenimento degli<br />

impatti ambientali negativi<br />

- Contribuire alla tutela della salute dei <strong>con</strong>sumatori e degli operatori agricoli;<br />

- Favorire la tutela e la <strong>con</strong>servazione degli habitat naturali e seminaturali, della<br />

biodiversità, del paesaggio e del benessere degli animali<br />

- Favorire la tutela del patrimonio forestale, nonché il suo utilizzo produttivo, in un'ottica<br />

eco-compatibile.<br />

I collegamenti e l'interazione tra l'obiettivo globale del Piano e gli obiettivi globali e specifici<br />

degli assi vengono illustrati nel seguente schema 6.1.<br />

86


Schema 6.1: Obiettivi globali e obiettivi specifici del <strong>PSR</strong> a livello di Assi prioritari di<br />

intervento<br />

PIANO DI<br />

SVILUPPO RURALE<br />

Obiettivo<br />

GLOBALE<br />

Asse I Asse II Asse III<br />

Obiettivo<br />

SPECIFICO<br />

Obiettivo<br />

GLOBALE<br />

Obiettivo<br />

GLOBALE<br />

Obiettivo<br />

GLOBALE<br />

Obiettivo<br />

SPECIFICO<br />

Obiettivo<br />

SPECIFICO<br />

Obiettivo<br />

SPECIFICO<br />

PIANO DI<br />

SVILUPPO RURALE<br />

Consolidamento dello<br />

sviluppo delle aree rurali,<br />

in un'ottica di tutela e<br />

valorizzazione delle<br />

risorse ambientali<br />

Asse I<br />

efficienza del sistema agricolo<br />

e agroindustriale regionale<br />

Aumento della competitività del<br />

sistema agricolo e agroindustriale<br />

regionale<br />

Asse II<br />

diversificazione e<strong>con</strong>omica e<br />

qualità della vita nelle aree<br />

rurali<br />

Sviluppo delle aree rurali,<br />

mediante la valorizzazione<br />

delle risorse dei territori e il<br />

miglioramento della qualità<br />

della vita delle popolazioni<br />

Asse III<br />

agroambiente e tutela del<br />

territorio<br />

Salvaguardia e valorizzazione<br />

delle risorse naturali, mediante il<br />

sostegno delle attività agricole in<br />

chiave ambientale, la<br />

valorizzazione delle risorse<br />

forestali e la tutela del territorio<br />

Aumento della competitività<br />

aziendale<br />

Crescita della diversificazione<br />

e<strong>con</strong>omica nelle aree rurali<br />

Miglioramento della qualità<br />

della produzione<br />

Valorizzazione delle produzioni<br />

tipiche<br />

Aumento degli investimenti<br />

aziendali<br />

Valorizzazione delle risorse<br />

turistiche locali<br />

Valorizzazione dei prodotti ad<br />

alta tipizzazione (biologici e<br />

tipici)<br />

Aumento della qualità delle<br />

produzioni<br />

Favorire la diffusione di metodi<br />

di produzione agricola finalizzati<br />

al <strong>con</strong>tenimento degli impatti<br />

ambientali negativi<br />

Contribuire alla tutela della<br />

salute dei cnsumatori e degli<br />

operatori agricoli<br />

Aumento del reddito aziendale<br />

Cambiamento degli<br />

ordinamenti produttivi<br />

Aumento degli sbocchi<br />

commerciali<br />

Aumento dei vantaggi ai<br />

produttori di base<br />

Miglioramento del reddito delle<br />

popolazioni rurali<br />

Miglioramento della<br />

competitività dei territori rurali<br />

Riduzione dei costi sociali delle<br />

carenze infrastrutturali e del<br />

mancato accesso ai servizi<br />

Valorizzazione del patrimonio<br />

storico-culturale e<br />

architettonico<br />

Favorire la tutela e la<br />

<strong>con</strong>servazione degli habitat<br />

naturali e seminaturali, della<br />

biodiversità, del paesaggio e del<br />

benessere degli animali<br />

Favorire la tutela del patrimonio<br />

forestale, nonchè l'utilizzo delle<br />

risorse forestali, in un'ottica ecocompatibile<br />

87


Il collegamento tra gli obiettivi degli assi e le misure<br />

Gli obiettivi specifici degli Assi prioritari vengono perseguiti attraverso gli interventi previsti<br />

all'interno delle singole misure. Queste ultime, a loro volta, hanno propri obiettivi globali<br />

(che, nel rispetto della coerenza della strategia, corrispondono agli obiettivi specifici degli<br />

Assi) e operativi. Ciascuna misura può avere più obiettivi globali e, all'interno di ciascun asse,<br />

può presentare uno o più obiettivi in comune <strong>con</strong> altre misure, <strong>con</strong>correndo insieme a queste<br />

al <strong>con</strong>seguendo dell'obiettivo specifico dell'asse.<br />

Nello schema 6.2 sono illustrati i collegamenti diretti tra gli obiettivi dei singoli assi e le<br />

misure previste. Ciascuna delle misure <strong>con</strong>tribuisce al <strong>con</strong>seguimento di uno o più obiettivi<br />

specifici dell'Asse in cui essa è inserita. Se si <strong>con</strong>sidera, ad esempio, l'obiettivo specifico<br />

"aumento della competitività aziendale", previsto per l'Asse 1, si può osservare come al suo<br />

<strong>con</strong>seguimento <strong>con</strong>tribuiscano sia la misura Investimenti aziendali, che quella a favore<br />

dell'insediamento giovani agricoltori, che gli interventi di formazione (si veda lo Schema<br />

6.2). All'obiettivo "crescita della diversificazione e<strong>con</strong>omica nelle aree rurali", dell'Asse 2,<br />

<strong>con</strong>tribuis<strong>con</strong>o sia la misura diversificazione della attività del settore agricolo, che quella<br />

incentivazioni delle attività turistiche e artigianali, che quella relativa al rinnovamento e<br />

miglioramento dei villaggi.<br />

I legami causali tra gli obiettivi globali e operativi di ciascuna misura e gli obiettivi specifici e<br />

globali dell'asse sono evidenziati nello Schema 6.3, nel quale per ogni misura e tipologia di<br />

azione (ove prevista all'interno delle singole misure) viene schematicamente esplicitato il<br />

legame logico esistente tra il sistema di obiettivi previsto a livello più basso (misura e azione)<br />

e il sistema di priorità individuato a livello più alto (Asse e <strong>PSR</strong>).<br />

Si veda schemi 6.2 e 6.3 di seguito allegati.<br />

88


6. 1.2 Parità uomo-donna (Punto 6.1 – 6° trattino – all. Reg. 1750/99)<br />

L’esigenza di garantire una gestione del piano che privilegiasse politiche favorevoli alle<br />

donne ha indotto, a livello di programmazione, all’individuazione di alcuni obiettivi specifici<br />

relativi alla situazione propria regionale.<br />

In primo luogo si è ritenuto opportuno incentivare l’imprenditoria femminile in agricoltura,<br />

favorendo un fenomeno già in atto di femminilizzazione della compagine imprenditoriale.<br />

Tale obiettivo ha ris<strong>con</strong>tro nella misura I.2 attraverso la predisposizione di una quota aperta di<br />

riserva per la <strong>con</strong>cessione del premio di primo insediamento dei giovani agricoltori a giovani<br />

donne, nella misura almeno del 20%.<br />

Ciò garantirà l’acceso ai premi in via prioritaria a imprenditrici donne.<br />

Altrettanto è stato fatto per la creazione di nuove imprese nel settore artigianale nella misura<br />

dell’asse diversificazione e<strong>con</strong>omica.<br />

Da queste due iniziative ci si attende un impulso alla creazione di imprese al femminile, <strong>con</strong><br />

l’obiettivo di mantenere nelle zone rurali una presenza qualificata di donne impegnate in<br />

attività produttive.<br />

Una ulteriore azione a favore delle pari opportunità è stata messa in programma attraverso<br />

misure indirette, nella misura sui servizi alle popolazioni rurali, prevedendo l’incentivo<br />

all’acquisto di automezzi per servizi (ad esempio scuola bus), che favoriscano una migliore<br />

qualità della vita a tutto vantaggio delle donne.<br />

Infine è stato prevista la partecipazione in seno al comitato di sorveglianza di una componente<br />

del comitato regionale per le pari opportunità, <strong>con</strong> particolare attenzione che nella<br />

costituzione del comitato stesso vi sia una presenza equilibrata tra i due sessi.<br />

6.1.3.Obblighi rilevanti che derivano dalle politiche ambientali (Punto 6.1 – 7° trattino –<br />

all. Reg.1750/99)<br />

La strategia del Piano di Sviluppo Rurale tiene <strong>con</strong>to degli impegni e degli obblighi che<br />

derivano dalle politiche ambientali internazionali , comunitarie e nazionali, in particolare per<br />

quanto riguarda quelle di seguite elencate:<br />

⇒ Convenzione di Rio dei Janeiro del 1992 sull’attuale della biodiversità;<br />

⇒ Convenzione di Kyoto del 1997sui cambiamenti climatici;<br />

⇒ trattato di Amsterdam del 1997 per quanto riguarda il rafforzamento del principio di<br />

integrazione della politica ambientale <strong>con</strong> le altre politiche comunitarie;<br />

⇒ <strong>con</strong>siglio dei capi di Stato di Cardiff del 1998 per quanto riguarda l’integrazione delle<br />

<strong>con</strong>siderazioni ambientali e dello sviluppo sostenibile in ogni decisione e area di<br />

intervento;<br />

⇒ accordo internazionale quadro sulle risorse genetiche agricole – FAO - <strong>versione</strong> 1999.<br />

Il Piano di Sviluppo Rurale ha inserito nelle misure agroambientali due azioni specifiche a<br />

favore della <strong>con</strong>servazione della biodiversità animale e vegetale.<br />

Inoltre nella misura III.5 (articolo 33 – XI° trattino del reg (CE) n. 1257/99) sulla tutela<br />

dell’ambiente sono previsti <strong>con</strong>tributi ad investimenti di rinsaldamento e rinaturazione delle<br />

dune costiere, ripristino e salvaguardia delle zone umide, forre, boschetti relittuali,<br />

regimentazione dei corsi d’acqua <strong>con</strong> tecniche naturalistiche e di bonifica delle sorgenti.<br />

89


6.3 La Zonizzazione (Punto 6.3 all. Reg.1750/99)<br />

Le analisi fin qui proposte, <strong>con</strong> riferimento in particolare a quelle riguardanti il sistema<br />

produttivo primario, hanno evidenziato un sistema variegato, policentrico, ricco di peculiarità,<br />

che comunque presenta livelli di sviluppo diversificati determinati anche da dotazioni di<br />

partenza significativamente differenti oltre che da multiformi caratteristiche territoriali ed<br />

ambientali..<br />

Il ri<strong>con</strong>oscimento delle diversità territoriale ha significato anche l’evidenziazione di palesi<br />

disparità su cui le politiche regionali debbono intervenire.<br />

Appare opportuno pertanto identificare un criterio complessivo di classificazione del territorio<br />

della <strong>Regione</strong>, <strong>con</strong> un livello di lettura minimo individuato nel Comune.<br />

Una tale classificazione ha l’obiettivo di fornire un’immagine di partenza da cui il Piano<br />

muoverà nell’articolazione delle diverse direttrici guida degli interventi.<br />

Allo stesso tempo una zonizzazione di partenza, di primo livello, che sia poi modificata in<br />

funzione degli obiettivi da perseguire, capace quindi di essere utilizzata in maniera flessibile,<br />

è un elemento di coerenza interna al piano e costituisce una sorta di filo rosso che lega gli<br />

obiettivi, i territori, gli interventi.<br />

6.3.1. L’individuazione degli indici per la zonizzazione del territorio<br />

Per accentuare il grado di coerenza tra la zonizzazione complessiva del territorio e le tre<br />

priorità strategiche di intervento si sono individuati inizialmente tre indici territoriali,<br />

ciascuno dei quali risulta correlabile <strong>con</strong> una delle priorità, <strong>con</strong>globati poi in un unico indice<br />

di sintesi.<br />

Primo indice territoriale e<strong>con</strong>omico.<br />

Si è scelto di proporre una lettura delle tipologie di sviluppo territoriale basata su criteri<br />

numerici che hanno assunto come parametri di riferimento:<br />

il reddito pro-capite comunale <strong>con</strong>frontato <strong>con</strong> quello medio comunitario;<br />

il valore aggiunto agricolo per unità di lavoro rilevato a livello comunale rapportato anch’esso<br />

alla media comunitaria.<br />

I dati disponibili sono datati ma sono gli unici disponibili e restituis<strong>con</strong>o comunque un<br />

quadro coerente <strong>con</strong> altre classificazioni.<br />

La lettura proposta, derivata da uno studio precedentemente <strong>con</strong>dotto, ha permesso di<br />

individuare un indice di natura e<strong>con</strong>omica che delinea, applicato ai singoli comuni, cinque<br />

differenti sistemi :<br />

comuni capoluogo di provincia, dove si <strong>con</strong>centrano la maggior parte dei servizi,<br />

infrastrutture e opportunità di occupazione. Le caratteristiche di questi comuni sono<br />

fortemente influenzate dalla presenza di Roma, che, come capitale, attira ingenti flussi<br />

giornalieri di popolazione provenienti dalle zone circostanti;<br />

aree a sviluppo agricolo ed extra-agricolo, in cui reddito procapite e la redditività del settore<br />

primario (inteso come rapporto valore aggiunto agricolo per unità di lavoro) è superiore<br />

alla media comunitaria. In queste aree si è in presenza di uno sviluppo "diffuso" a tutti i<br />

settori;<br />

aree a sviluppo prevalentemente agricolo, dove l'e<strong>con</strong>omia locale è ancorata al settore<br />

primario poiché esso riesce a raggiungere elevati livelli di redditività (superiore alla media<br />

90


comunitaria). Questo fattore, tuttavia, non riesce a compensare le carenze in termini di<br />

reddito procapite, che risulta inferiore alla media comunitaria;<br />

aree a sviluppo prevalentemente extra-agricolo, in cui le attività extra-agricole costituis<strong>con</strong>o<br />

l'elemento centrale dell'e<strong>con</strong>omia locale, garantendo elevati livelli di reddito procapite<br />

(superiore alla media comunitaria). Il settore primario risulta poco sviluppato a causa della<br />

sua bassa redditività;<br />

aree a basso sviluppo, dove il tessuto e<strong>con</strong>omico locale è nel complesso poco sviluppato e<br />

non riesce a remunerare adeguatamente nessun settore. In queste aree sia il reddito<br />

procapite che la redditività del settore primario sono inferiori alla media comunitaria.<br />

I comuni capoluogo di provincia raccolgono quasi il 55% della popolazione regionale.<br />

La città di Roma da sola accoglie ben il 50 % della popolazione regionale e risente di tutta<br />

una serie di fenomeni tipici delle grandi metropoli (riduzione della popolazione residente,<br />

elevata densità, terziarizzazione dell'e<strong>con</strong>omia, ecc.) che non si ris<strong>con</strong>trano <strong>con</strong> la medesima<br />

intensità negli altri quattro capoluoghi di provincia. Questi ultimi chiaramente presentano una<br />

elevata densità (la più alta dopo Roma) a cui si associano tassi di variazione demografica più<br />

<strong>con</strong>tenuti rispetto alle altre tipologie di sviluppo territoriale. L'elevato tasso di attività insieme<br />

<strong>con</strong> un minore livello di disoccupazione mostrano un certo grado di dinamismo nel mercato<br />

del lavoro. Comunque, le principali attività sono quelle legate ai servizi e alla Pubblica<br />

Amministrazione, che da sole assorbono i due terzi della popolazione attiva.<br />

L'agricoltura, coinvolgendo solo il 5% della popolazione attiva, risulta essere abbastanza<br />

intensiva ed alta produttività della terra, grazie anche ad un'elevata incidenza della superficie<br />

irrigata.<br />

Nelle aree a sviluppo agricolo ed extra-agricolo risiede appena il 3% della popolazione<br />

laziale. I pochi comuni che rientrano in questa tipologia (13) sono localizzati in prevalenza nel<br />

viterbese (tra di essi si ricorda Montalto di Castro). Sono aree di pianura in cui la crescita<br />

della popolazione è stata molto <strong>con</strong>sistente (+16% nel periodo intercensuario). Il dinamismo<br />

di queste aree è <strong>con</strong>fermato dal fatto che la popolazione è composta soprattutto da giovani<br />

(l'indice di invecchiamento presenta i valori più bassi) e la partecipazione al mercato del<br />

lavoro è elevata (il tasso di attività supera il 60%). La diversificazione dell'e<strong>con</strong>omia si<br />

evidenzia anche dalla ripartizione degli attivi per settore, che sembrano essere quasi<br />

equodistribuiti.<br />

Il sistema agricolo in queste aree risulta essere molto sviluppato: sia per l'elevata produttività<br />

della terra che per l'intensità delle unità di lavoro per ettaro. Il grado di strutturazione del<br />

settore primario si evince anche dal fatto che esso si avvale di quasi il 20% di giornate di<br />

lavoro salariato. La specializzazione produttiva è orientata verso le coltivazioni ortive e<br />

frutticole e verso gli allevamenti bovini.<br />

Le aree a sviluppo prevalentemente agricolo, in cui risiede il 7% della popolazione regionale,<br />

si collocano essenzialmente nelle zone di pianura e di bassa collina. Esse si localizzano<br />

nell'agro pontino e nel viterbese, anche se non mancano alcuni comuni che ricadono nella<br />

parte est della provincia di Roma. Gli indicatori demografici non rivelano particolari<br />

fenomeni di senilizzazione della popolazione, ed anzi le aree appaiono abbastanza dinamiche.<br />

Tuttavia, l'e<strong>con</strong>omia locale risente di alcuni problemi legati agli elevati tassi di<br />

disoccupazione.<br />

Il settore primario, che impiega l'8% della popolazione attiva, presenta i caratteri di<br />

un'agricoltura intensiva, <strong>con</strong> un buon margine di redditività che tra il 1982 e il 1991 è<br />

cresciuta a tassi molto elevati. Le aziende agricole sono medio-grandi, ed i loro <strong>con</strong>duttori<br />

91


ies<strong>con</strong>o anche a <strong>con</strong>ciliare le attività agricole <strong>con</strong> quelle extra-agricole. La specializzazione<br />

produttiva agricola è costituita dalla frutticoltura e, in parte, dalle orticole.<br />

La popolazione residente nelle aree a sviluppo prevalentemente extra-agricolo rappresenta il<br />

4% del totale regionale. Si tratta di zone che si localizzano principalmente nella zona orientale<br />

della <strong>Regione</strong>. In particolare molti comuni si collocano a ridosso dell'arteria stradale Salaria.<br />

Non mancano, comunque, alcuni comuni periurbani nella provincia di Roma e di Viterbo, ed<br />

alcuni dei più importanti centri della provincia di Frosinone (Anagni, Cassino, ecc.).<br />

Le variabili demografiche indicano che queste aree sono affette da fenomeni di<br />

invecchiamento della popolazione, che potrebbero penalizzarle per i problemi legati al<br />

ricambio generazionale.<br />

Il terziario, che impiega il 47% degli attivi, è il settore che più di altri <strong>con</strong>tribuisce<br />

all'e<strong>con</strong>omia locale. L'agricoltura si presenta povera, soprattutto in relazione alla produttività<br />

della terra: lo scarso grado di irrigazione e la <strong>con</strong>formazione orografica dei terreni non<br />

permettono di raggiungere elevati livelli di reddito. Per questo motivo anche le giornate di<br />

lavoro salariato incidono per l'8% rispetto al totale. La produzione si incentra sugli<br />

allevamenti bovini.<br />

Nelle aree a basso sviluppo, che quindi presentano parametri reddituali inferiori alla media<br />

comunitaria, risiede una buona fetta della popolazione regionale, quasi il 27%. Nonostante il<br />

territorio si caratterizzi per un'elevata incidenza della superficie montana (il 40%), la densità<br />

si presenta piuttosto elevata, anche se i tassi di crescita della popolazione sono più <strong>con</strong>tenuti<br />

rispetto alle altre tipologie di aree. La popolazione è relativamente più anziana e la<br />

partecipazione al mercato del lavoro è di poco inferiore alla media. Tutto ciò implica che in<br />

queste aree è ancora possibile <strong>con</strong>tare sul capitale umano, che potrebbe depauperarsi in<br />

ragione delle scarse possibilità offerte dal mercato del lavoro (il tasso di disoccupazione<br />

raggiunge il 22%).<br />

Queste aree si localizzano in prevalenza nelle provincie di Frosinone, di Roma e di Rieti,<br />

quasi identificandosi <strong>con</strong> la dorsale appenninica. Alcune aree si in<strong>con</strong>trano anche nella parte<br />

settentrionale della regione, ma si tratta di piccoli enclave di comuni, inseriti in aree<br />

diversamente sviluppate.<br />

Il sistema agricolo offrendo lavoro al 9% della popolazione attiva, presenta caratteristiche di<br />

marginalità: una scarsa produttività della terra si accompagna a forme estensive di<br />

produzione, eccezioni fatta per gli allevamenti zootecnici che presentano un elevato carico di<br />

bestiame per ettaro di superficie foraggiera. Le aziende sono di piccolissime dimensioni (non<br />

raggiungono i 3 ha) e sono per lo più <strong>con</strong>centrate nelle classi di SAU più basse. L'irrigazione<br />

è poco diffusa, come lo è del resto il ricorso a salariati. La specializzazione produttiva è<br />

evidente per gli allevamenti caprini.<br />

Altrettanto interessante ed utile ai fini di una programmazione legata a livelli di<br />

specializzazione produttiva agricola, anche come vocazione territoriale a determinate<br />

produzioni di base e <strong>con</strong>seguentemente all’indotto in altri termini di trasformazione e<br />

commercializzazione, è uno studio commissionato dalla regione che sulla base di un<br />

indicatore denominato “ indice di specializzazione produttiva” (ISP) individua delle aree<br />

vocate a determinati comparti.<br />

In base all’ISP si evidenziano alcune localizzazioni riassumibili principalmente in:<br />

• l'orientamento delle aree a Sud di Roma nel comparto viticolo;<br />

• la frutticoltura <strong>con</strong>centrata nel viterbese, dove la nocciolicoltura <strong>con</strong>tribuisce in maniera<br />

rilevante all'e<strong>con</strong>omia locale;<br />

92


• le ortive trovano collocazione essenzialmente nell'agro pontino, in cui si è in presenza di<br />

produzioni altamente intensive. L'orticoltura del viterbese (Tarquinia, Montalto di Castro)<br />

seppure sviluppata mostra indici di specializzazione inferiori a quelli dell'agro pontino;<br />

• l'olivo si localizza sul <strong>con</strong>fine delle provincie di Roma e Rieti, dove questa coltura ha<br />

antiche tradizioni ed ha ottenuto il ri<strong>con</strong>oscimento DOC. Anche in questo caso l'area del<br />

viterbese (si ricorda l'olio DOP "Canino") presenta una minore specializzazione rispetto<br />

alla Sabina;<br />

• la specializzazione negli allevamenti bovini si ris<strong>con</strong>trano in due aree: Centro-Sud dove la<br />

produzione ottenuta è quella lattiero-casearia, e a Nord-Est in cui gli allevamenti sono da<br />

carne;<br />

• infine gli allevamento ovi-caprini si ritrovano in tutte le provincie, ma si <strong>con</strong>centrano in<br />

particolar modo nella provincia di Rieti nelle zone di montagna; nelle aree di <strong>con</strong>fine fra<br />

Latina e Frosinone e a Nord-Ovest di Viterbo.<br />

Se<strong>con</strong>do indice territoriale sociale.<br />

Una ulteriore elementare classificazione del territorio è legata alla <strong>con</strong>sistenza degli abitanti<br />

per singolo comune che se particolarmente <strong>con</strong>tenuta è già da sola un indice grezzo di<br />

abbandono o di sofferenza territoriale. Le indicazioni che scaturis<strong>con</strong>o dalla semplice<br />

<strong>con</strong>sistenza sono state corrette basandosi sul trend demografico di ogni comune, al fine di<br />

avere indicazioni attendibili circa i processi di spopolamento o di <strong>con</strong>centrazione della<br />

popolazione.<br />

Terzo indice territoriale fisico<br />

Una prima codificazione, la più semplice, basata sulla classificazione comunale se<strong>con</strong>do fasce<br />

altimetriche evidenzia una regione costituita da tre segmenti omogenei che longitudinalmente<br />

caratterizzano il territorio:<br />

• la pianura litoranea<br />

• la fascia collinare<br />

• la fascia montana interna aggregata all’appennino centro meridionale.<br />

Questa prima articolazione territoriale ha <strong>con</strong>nessioni e gradi di correlazione <strong>con</strong> i livelli di<br />

sviluppo dei singoli territori, è infatti sulla pianura litoranea sia essa Nord come Maremma<br />

viterbese che al centro nell’agro romano , o a Sud nell’agro pontino che si ris<strong>con</strong>trano i livelli<br />

più alti di agricoltura intensiva e <strong>con</strong> livelli di redditività più elevati e questi parametri vanno<br />

diminuendo in valore, come è logico che sia man mano che ci si sposta nell’entroterra<br />

montano, <strong>con</strong> peculiari eccezioni individuate più avanti.<br />

6.3.2. L’individuazione delle zone in base ad un indice finale sintetico<br />

A <strong>con</strong>clusione si è proceduto <strong>con</strong> metodologie lineari ad indicizzare i comuni ottenendone una<br />

classificazione se<strong>con</strong>do i tre ambiti strategici che supportano la filosofia del <strong>PSR</strong>:<br />

• la centralità dell’impresa agricola nel processo di sviluppo rurale ( indice e<strong>con</strong>omico<br />

elaborato sulla base di uno studio regionale)<br />

• il sostegno alle popolazioni rurali ( indice sociale parametrato alla <strong>con</strong>sistenza degli<br />

abitanti)<br />

• il rispetto e la salvaguardia dell’ambiente (indice fisico legato alla altimetria )<br />

Dal prodotto di questi tre parametri scaturisce un nuovo indice di sintesi definito come di<br />

suscettività dello sviluppo rurale, che anche se <strong>con</strong> un grado di approssimazione elevato, e<br />

che individua aree omogenee e misura il livello di sviluppo tout court (All.7, TAV.1 ).<br />

93


Il risultato finale del percorso di zonizzazione è l’individuazione di cinque classi di comuni :<br />

1 - Comuni <strong>con</strong> deficit di sviluppo<br />

2 - Comuni <strong>con</strong> sviluppo <strong>con</strong>tenuto<br />

3 - Comuni <strong>con</strong> sviluppo medio<br />

4 - Comuni <strong>con</strong> sviluppo sostenuto<br />

5 - Comuni <strong>con</strong> sviluppo urbano e capoluoghi<br />

Le cinque classi appaiono omogenee al loro interno, equilibrate tra loro, rispondenti a una<br />

lettura complessiva del sistema regionale sotto il profilo della ruralità dei territori. Si è inoltre<br />

ritenuto di associare ai comuni di classe 1 (<strong>con</strong> deficit di sviluppo) le Aree protette di<br />

rilevante interesse agricolo in quanto è stato valutato decisivo che anche in dette aree siano<br />

”<strong>con</strong>vogliati” tutti quegli interventi in grado di offrire spunti di valorizzazione e sviluppo<br />

rurale.<br />

Si riportano nella tabella a seguire l’elencazione dei comuni rientranti nelle diverse classi.<br />

La suddivisioni in classi comunali di suscettività allo sviluppo è propedeutica a scelte di<br />

orientamento generale nella gestione anche finanziaria degli interventi. A questa<br />

“zonizzazione” di valenza generale è stata quindi affiancata una zonizzazione di dettaglio cui<br />

alcune singole misure si devono <strong>con</strong>frontare e che è rilevabile all’interno delle relative<br />

schede di misura sotto forma di priorità territoriale di intervento. Questa se<strong>con</strong>da zonizzazione<br />

non porta mai, in linea di principio, all’esclusione di porzioni di territorio da tipologie di<br />

intervento, ma ne indirizza e ne governa l’utilizzazione mediante lo strumento delle priorità,<br />

che proprio sulla zonizzazione “di misura” si fonda. Si è voluto, in questo modo, tentare di<br />

utilizzare al meglio le limitate risorse finanziarie disponibili indirizzando gli interventi nelle<br />

aree territoriali ove più favorevole si valuta il rapporto costi/benefici.<br />

Per quanto attiene l’elencazione delle zone svantaggiate e sottoposte a vincoli ambientali<br />

(artt.16/21 Reg.(CE) 1257/99), delimitazioni che costituis<strong>con</strong>o anch’esse zonizzazione per<br />

alcune tipologie di intervento, si rimanda all’allegato n.4 al presente piano, nonché<br />

all’allegato n.7, TAV.4.<br />

94


COMUNI CON DEFICIT DI SVILUPPO ZONA 1<br />

Nome Comune Popolazione Superficie Densità<br />

Kmq<br />

(1998) (1991)<br />

PROVINCIA DI VITERBO (ZONA 1)<br />

Cellere 1.341 37,16 36,09<br />

Latera 1.068 22,65 47,15<br />

Onano 1.205 24,63 48,92<br />

PROVINCIA DI RIETI (ZONA 1)<br />

Accumoli 742 86,89 8,54<br />

Antrodoco 2.944 64,00 46,00<br />

Ascrea 291 14,41 20,19<br />

Belmonte in Sabina 610 23,61 25,84<br />

Borbona 728 46,34 15,71<br />

Borgo Velino 908 17,33 52,39<br />

Cantalice 2.808 37,71 74,46<br />

Castel di Tora 314 15,66 20,05<br />

Castel Sant'Angelo 1.313 31,31 41,94<br />

Cittareale 511 58,97 8,67<br />

Collalto Sabino 510 22,18 22,99<br />

Colle di Tora 400 14,16 28,25<br />

Collegiove 193 10,76 17,94<br />

Concerviano 391 21,47 18,21<br />

Nome Comune Popolazione Superficie Densità<br />

Kmq<br />

(1998) (1991)<br />

Configni 711 22,69 31,34<br />

Cottanello 596 36,53 16,32<br />

Fiamignano 1.743 100,70 17,31<br />

Leonessa 2.770 204,85 13,52<br />

Longone Sabino 699 34,05 20,53<br />

Marcetelli 150 11,02 13,61<br />

Micigliano 135 37,44 3,61<br />

Montenero Sabino 354 22,63 15,64<br />

Monte San Giovanni in<br />

729 30,70 23,75<br />

Sabina<br />

Morro Reatino 378 15,82 23,89<br />

Nespolo 257 8,66 29,68<br />

Orvinio 440 24,55 17,92<br />

Paganico 184 9,20 20,00<br />

Pescorocchiano 2.494 94,58 26,37<br />

Petrella Salto 1.412 102,16 13,82<br />

Poggio Bustone 2.187 22,33 97,94<br />

Posta 872 66,20 13,17<br />

Pozzaglia Sabina 465 25,22 18,44<br />

Rocca Sinibalda 926 49,41 18,74<br />

Turania 276 8,60 32,09<br />

Varco Sabino 270 24,64 10,96<br />

95


Nome Comune Popolazione Superficie Densità<br />

Kmq<br />

(1998) (1991)<br />

PROVINCIA DI ROMA (ZONA 1)<br />

Affile 1.711 15,03 113,84<br />

Anticoli Corrado 933 16,28 57,31<br />

Arcinazzo Romano 1.420 28,27 50,23<br />

Arsoli 1.580 12,13 130,26<br />

Camerata Nuova 498 40,19 12,39<br />

Canterano 397 7,32 54,23<br />

Capranica Prenestina 360 20,20 17,82<br />

Carpineto Romano 5.035 84,48 59,60<br />

Cerreto Laziale 1.082 11,77 91,93<br />

Cervara di Roma 482 31,63 15,24<br />

Ciciliano 1.151 19,03 60,48<br />

Cineto Romano 586 10,54 55,60<br />

Filacciano 460 5,74 80,14<br />

Gerano 1.215 10,09 120,42<br />

Gorga 751 26,38 28,47<br />

Jenne 520 31,52 16,50<br />

Licenza 914 17,66 51,76<br />

Mandela 745 13,26 56,18<br />

Marano Equo 759 7,65 99,22<br />

Monteflavio 1.398 17,20 81,28<br />

Montelanico 1.900 34,99 54,30<br />

Percile 248 17,62 14,07<br />

Riofreddo 765 12,46 61,40<br />

Rocca Canterano 266 15,79 16,85<br />

Roccagiovine 288 8,82 32,65<br />

Rocca Santo Stefano 1.009 9,71 103,91<br />

Nome Comune Popolazione Superficie Densità<br />

Kmq<br />

(1998) (1991)<br />

Roiate 829 10,38 79,87<br />

Roviano 1.426 8,38 170,17<br />

Sambuci 904 8,23 109,84<br />

Saracinesco 153 11,01 13,90<br />

Vallepietra 406 51,73 7,85<br />

Vallinfreda 313 16,82 18,61<br />

Vivaro Romano 227 12,50 18,16<br />

PROVINCIA DI LATINA (ZONA 1)<br />

Roccagorga 4.360 23,98 181,82<br />

Ventotene 661 1,54 429,22<br />

PROVINCIA DI FROSINONE (ZONA 1)<br />

Acquafondata 341 25,25 13,50<br />

Acuto 1.854 13,40 138,36<br />

Alvito 3.085 52,01 59,32<br />

Belmonte Castello 790 14,25 55,44<br />

Campoli Appennino 1.839 33,37 55,11<br />

Casalattico 710 28,34 25,05<br />

Collepardo 910 25,07 36,30<br />

Colle San Magno 861 44,66 19,28<br />

Filettino 601 77,66 7,74<br />

Fumone 2.168 14,76 146,88<br />

Gallinaro 1.217 17,59 69,19<br />

Guarcino 1.662 42,26 39,33<br />

96


Nome Comune Popolazione Superficie Densità<br />

Kmq<br />

(1998) (1991)<br />

Picinisco 1.415 62,02 22,82<br />

Posta Fibreno 1.318 9,11 144,68<br />

San Biagio Saracinisco 415 31,06 13,36<br />

San Donato Val di Comino 2.229 35,77 62,31<br />

Sant'Andrea del Garigliano 1.600 16,86 94,90<br />

Settefrati 872 50,56 17,25<br />

Sgurgola 2.569 19,32 132,97<br />

Terelle 628 31,67 19,83<br />

Torre Cajetani 1.321 11,59 113,98<br />

Trivigliano 1.426 12,71 112,20<br />

Vallemaio 1.096 19,53 56,12<br />

Vallerotonda 1.959 59,65 32,84<br />

Villa Latina 1.330 17,02 78,14<br />

Viticuso 451 21,05 21,43<br />

97


Borgorose 4.832 148,93 32,44<br />

Collevecchio 1.528 27,21 56,16<br />

Greccio 1.465 17,88 81,94<br />

Montebuono 924 19,62 47,09<br />

Monteleone Sabino 1.294 18,86 68,61<br />

COMUNI CON SVILUPPO CONTENUTO ZONA 2<br />

Nome Comune Popolazione Superficie Densità<br />

Kmq<br />

(1998) (1991)<br />

PROVINCIA DI VITERBO (ZONA 2)<br />

Arlena di Castro 889 22,32 39,83<br />

Barbarano Romano 943 37,34 25,25<br />

Canepina 3.077 20,96 146,80<br />

Canino 5.192 123,49 42,04<br />

Capodimonte 1.740 61,25 28,41<br />

Civitella d'Agliano 1.767 32,89 53,72<br />

Farnese 1.780 52,95 33,62<br />

Gradoli 1.529 37,51 40,76<br />

Grotte di Castro 3.018 39,29 76,81<br />

Ischia di Castro 2.530 104,73 24,16<br />

Lubriano 943 16,56 56,94<br />

Piansano 2.222 26,45 84,01<br />

Proceno 644 41,87 15,38<br />

San Lorenzo Nuovo 2.121 28,00 75,75<br />

Sutri 502 60,85 8,25<br />

Villa San Giovanni in<br />

Tuscia<br />

1.194 5,25 227,43<br />

Nome Comune Popolazione Superficie Densità<br />

Kmq<br />

(1998) (1991)<br />

Scandriglia 2.425 63,06 38,46<br />

Selci 995 7,76 128,22<br />

Tarano 1.191 20,08 59,31<br />

PROVINCIA DI ROMA (ZONA 2)<br />

Agosta 1.672 9,48 176,37<br />

Casape 794 5,33 148,97<br />

Castel San Pietro Romano 752 15,06 49,93<br />

Gavignano 1.702 14,89 114,30<br />

Nazzano 1.279 12,24 104,49<br />

Pisoniano 835 13,20 63,26<br />

Ponzano Romano 1.045 19,34 54,03<br />

Rocca di Cave 358 11,11 32,22<br />

San Gregorio da Sassola 1.508 35,25 42,78<br />

San Polo dei Cavalieri 2.270 42,73 53,12<br />

Segni 8.855 61,03 145,09<br />

Subiaco 9.116 63,44 143,69<br />

Torrita Tiberina 918 10,80 85,00<br />

Vicovaro 4.008 36,12 110,96<br />

Zagarolo 12.321 51,54 239,06<br />

PROVINCIA DI RIETI (ZONA 2)<br />

98


Colfelice 1.895 14,21 133,36<br />

Coreno Ausonio 1.793 26,04 68,86<br />

Esperia 4.296 108,75 39,50<br />

Fiuggi 8.787 33,10 265,47<br />

Fontana Liri 3.185 15,98 199,31<br />

Fontechiari 1.340 16,21 82,67<br />

Giuliano di Roma 2.319 33,99 68,23<br />

Nome Comune Popolazione Superficie Densità<br />

Kmq<br />

(1998) (1991)<br />

PROVINCIA DI LATINA (ZONA 2)<br />

Bassiano 1.599 31,63 50,55<br />

Campodimele 809 38,24 21,16<br />

Castelforte 4.633 31,42 147,45<br />

Maenza 3.055 42,57 71,76<br />

Ponza 3.405 9,85 345,69<br />

Prossedi 1.316 36,08 36,47<br />

Rocca Massima 1.153 18,07 63,81<br />

Roccasecca dei Volsci 1.206 23,62 51,06<br />

Sonnino 6.943 63,79 108,84<br />

Sperlonga 3.400 18,00 188,89<br />

PROVINCIA DI FROSINONE (ZONA 2)<br />

Alatri 26.975 96,84 278,55<br />

Arce 6.135 39,50 155,32<br />

Arnara 2.467 12,33 200,08<br />

Atina 4.762 29,80 159,80<br />

Ausonia 2.569 19,51 131,68<br />

Casalvieri 3.164 27,09 116,80<br />

Castelnuovo Parano 859 9,95 86,33<br />

Castro dei Volsci 5.094 58,24 87,47<br />

Nome Comune Popolazione Superficie Densità<br />

Kmq<br />

(1998) (1991)<br />

Morolo 3.106 26,48 117,30<br />

Pastena 1.706 42,02 40,60<br />

Pescosolido 1.562 44,55 35,06<br />

Piglio 4.775 35,12 135,96<br />

Pignataro Interamna 2.583 24,56 105,17<br />

Pofi 4.454 30,71 145,03<br />

Ripi 5.285 31,43 168,15<br />

Rocca d'Arce 1.065 11,79 90,33<br />

San Giorgio a Liri 3.109 15,47 200,97<br />

Sant'Ambrogio sul<br />

1.030 8,95 115,08<br />

Garigliano<br />

Santopadre 1.700 21,48 79,14<br />

Serrone 2.984 15,43 193,39<br />

Sora 27.260 71,84 379,45<br />

Strangolagalli 2.549 10,47 243,46<br />

Supino 4.909 35,24 139,30<br />

Vallecorsa 3.243 39,71 81,67<br />

Veroli 20.052 118,91 168,63<br />

Vicalvi 815 8,24 98,91<br />

Vico nel <strong>Lazio</strong> 2.125 45,75 46,45<br />

99


Villa Santo Stefano 1.780 20,27 87,81<br />

Vasanello 3.855 28,58 134,88<br />

Vejano 2.142 44,33 48,32<br />

Vignanello 4.776 20,53 232,64<br />

Vitorchiano 3.002 29,83 100,64<br />

COMUNI CON SVILUPPO MEDIO ZONA 3<br />

Nome Comune Popolazione Superficie Densità<br />

Kmq<br />

(1998) (1991)<br />

PROVINCIA DI VITERBO (ZONA 3)<br />

Acquapendente 5.837 130,28 44,80<br />

Bagnoregio 3.840 72,62 52,88<br />

Bassano in Teverina 1.142 12,10 94,38<br />

Bolsena 4.177 63,92 65,35<br />

Calcata 885 7,67 115,38<br />

Carbognano 1.974 17,25 114,43<br />

Castel Sant'Elia 2.168 23,98 90,41<br />

Civita Castellana 15.941 83,28 191,41<br />

Fabrica di Roma 6.389 34,73 183,96<br />

Gallese 2.818 37,30 75,55<br />

Marta 3.488 33,34 104,62<br />

Monte Romano 1.996 86,00 23,21<br />

Oriolo Romano 2.827 19,23 147,01<br />

Soriano nel Cimino 8.283 78,48 105,54<br />

Tessennano 482 14,65 32,90<br />

Valentano 2.925 43,29 67,57<br />

Vallerano 2.470 15,48 159,56<br />

Nome Comune Popolazione Superficie Densità<br />

Kmq<br />

(1998) (1991)<br />

PROVINCIA DI RIETI (ZONA 3)<br />

Amatrice 2.877 174,43 16,49<br />

Cantalupo in Sabina 1.581 10,53 150,14<br />

Colli sul Velino 468 13,08 35,78<br />

Labro 347 11,41 30,41<br />

Montasola 367 12,64 29,03<br />

Poggio Moiano 2.481 26,81 92,54<br />

Rivodutri 1.296 26,85 48,27<br />

Va<strong>con</strong>e 259 9,14 28,34<br />

PROVINCIA DI ROMA (ZONA 3)<br />

Albano Laziale 34.412 23,80 1445,88<br />

Allumiere 4.291 92,30 46,49<br />

Anguillara Sabazia 13.183 74,91 175,98<br />

Ariccia 18.410 18,36 1002,72<br />

Artena 11.372 54,35 209,24<br />

Bellegra 3.069 18,77 163,51<br />

Campagnano di Roma 8.550 46,07 185,59<br />

Canale Monterano 3.238 36,89 87,77<br />

Capena 5.889 29,45 199,97<br />

100


Castel Gandolfo 8.129 14,71 552,62<br />

Castel Madama 6.679 28,46 234,68<br />

Montelibretti 4.874 44,03 110,70<br />

Monte Porzio Catone 8.151 9,36 870,83<br />

Monterotondo 33.172 40,54 818,25<br />

Mori<strong>con</strong>e 2.397 20,14 119,02<br />

Morlupo 6.776 23,86 283,99<br />

Nemi 1.770 7,36 240,49<br />

Nerola 1.435 18,64 76,98<br />

Olevano Romano 6.279 26,12 240,39<br />

Palestrina 17.338 46,85 370,07<br />

Poli 2.177 21,39 101,78<br />

Nome Comune Popolazione Superficie Densità<br />

Kmq<br />

(1998) (1991)<br />

Cerveteri 25.400 125,57 202,28<br />

Ciampino 36.466 11,00 3315,09<br />

Civitella San Paolo 1.546 20,52 75,34<br />

Colleferro 21.520 27,48 783,11<br />

Colonna 3.312 3,50 946,29<br />

Fiano Romano 7.620 41,41 184,01<br />

Frascati 20.840 22,41 929,94<br />

Gallicano nel <strong>Lazio</strong> 4.253 26,03 163,39<br />

Genazzano 5.374 32,04 167,73<br />

Genzano di Roma 22.230 18,15 1224,79<br />

Ladispoli 25.135 26,00 966,73<br />

Lanuvio 9.255 43,91 210,77<br />

Lariano 9.649 27,00 357,37<br />

Magliano Romano 1.315 21,14 62,20<br />

Marcellina 5.372 15,27 351,80<br />

Marino 35.850 26,10 1373,56<br />

Mentana 37.393 42,26 884,83<br />

Montecompatri 8.091 24,38 331,87<br />

Nome Comune Popolazione Superficie Densità<br />

Kmq<br />

(1998) (1991)<br />

Rignano Flaminio 6.680 38,77 172,30<br />

Rocca di Papa 12.751 40,18 317,35<br />

Rocca Priora 9.806 28,07 349,34<br />

Sant'Angelo Romano 2.911 21,45 135,71<br />

Sant'Oreste 3.446 43,96 78,39<br />

San Vito Romano 3.343 12,72 262,81<br />

Tivoli 52.827 68,50 771,20<br />

Tolfa 4.949 167,76 29,50<br />

Trevignano Romano 4.404 39,44 111,66<br />

Valmontone 12.697 40,87 310,67<br />

Velletri 48.580 113,21 429,11<br />

PROVINCIA DI LATINA (ZONA 3)<br />

Cori 10.572 86,01 122,92<br />

Gaeta 22.845 28,47 802,42<br />

Itri 8.911 101,15 88,10<br />

Lenola 4.190 45,70 91,68<br />

Minturno 18.382 42,07 436,94<br />

101


Monte San Biagio 6.201 66,43 93,35<br />

Norma 3.912 30,82 126,93<br />

Priverno 13.782 56,81 242,60<br />

Santi Cosma e Damiano 6.622 30,20 219,27<br />

Spigno Saturnia 2.679 38,68 69,26<br />

Piedimonte San Germano 5.097 17,36 293,61<br />

Pontecorvo 13.458 88,21 152,57<br />

Roccasecca 7.590 42,95 176,72<br />

San Giovanni Incarico 3.652 24,84 147,02<br />

Sant'Apollinare 1.980 17,02 116,33<br />

Sant'Elia Fiumerapido 6.418 40,84 157,15<br />

San Vittore del <strong>Lazio</strong> 2.665 27,12 98,27<br />

Torrice 4.499 18,17 247,61<br />

Trevi nel <strong>Lazio</strong> 1.972 54,44 36,22<br />

Villa Santa Lucia 2.663 17,70 150,45<br />

Nome Comune Popolazione Superficie Densità<br />

Kmq<br />

(1998) (1991)<br />

PROVINCIA DI FROSINONE (ZONA 3)<br />

Amaseno 4.257 77,18 55,16<br />

Aquino 5.470 19,23 284,45<br />

Arpino 7.905 55,97 141,24<br />

Boville Ernica 8.879 28,13 315,64<br />

Broccostella 2.634 11,94 220,60<br />

Castelliri 3.608 15,51 232,62<br />

Castrocielo 3.773 27,89 135,28<br />

Ceccano 22.598 60,43 373,95<br />

Cervaro 7.404 39,17 189,02<br />

Ferentino 20.251 80,52 251,50<br />

Isola del Liri 12.768 15,98 799,00<br />

Monte San Giovanni<br />

12.913 48,51 266,19<br />

Campano<br />

Paliano 7.664 70,12 109,30<br />

Patrica 2.863 26,99 106,08<br />

Pico 3.151 32,64 96,54<br />

102


Orte 7.852 70,19 111,87<br />

Ronciglione 7.852 52,28 150,19<br />

Tuscania 7.920 208,04 38,07<br />

PROVINCIA DI RIETI (ZONA 4)<br />

Casaprota 695 14,55 47,77<br />

Casperia 1.097 25,35 43,27<br />

Castelnuovo di Farfa 917 9,03 101,55<br />

Cittaducale 6.792 70,95 95,73<br />

Contigliano 3.347 53,51 62,55<br />

Fara in Sabina 10.395 54,88 189,41<br />

Forano 2.504 17,55 142,68<br />

COMUNI CON SVILUPPO SOSTENUTO ZONA 4<br />

Nome Comune Popolazione Superficie Densità<br />

Kmq<br />

(1998) (1991)<br />

PROVINCIA DI VITERBO (ZONA 4)<br />

Blera 3.264 92,79 35,18<br />

Bomarzo 1.554 39,89 38,96<br />

Capranica 5.552 40,74 136,28<br />

Caprarola 5.229 57,47 90,99<br />

Castiglione in Teverina 2.323 19,96 116,38<br />

Celleno 1.307 24,59 53,15<br />

Corchiano 3.293 32,90 100,09<br />

Faleria 1.871 25,70 72,80<br />

Graffignano 2.289 29,12 78,61<br />

Monterosi 2.283 10,75 212,37<br />

Nome Comune Popolazione Superficie Densità<br />

Kmq<br />

(1998) (1991)<br />

Frasso Sabino 601 4,41 136,28<br />

Magliano Sabina 3.741 43,69 85,63<br />

Mompeo 589 10,89 54,09<br />

Poggio Catino 1.225 15,00 81,67<br />

Poggio Mirteto 5.105 26,45 193,01<br />

Poggio Nativo 2.026 16,39 123,61<br />

Poggio San Lorenzo 528 8,67 60,90<br />

Rieti 45.983 206,52 222,66<br />

Roccantica 591 16,69 35,41<br />

Salisano 553 17,48 31,64<br />

Stimigliano 1.902 11,37 167,28<br />

103


Toffia 868 11,18 77,64<br />

Torricella in Sabina 1.220 25,78 47,32<br />

Torri in Sabina 1.204 26,15 46,04<br />

PROVINCIA DI FROSINONE (ZONA 4)<br />

Falvaterra 615 12,77 48,16<br />

PROVINCIA DI ROMA (ZONA 4)<br />

Bracciano 13.665 142,52 95,88<br />

Cave 9.396 17,75 529,35<br />

Civitavecchia 51.008 71,95 708,94<br />

Formello 9.176 31,11 294,95<br />

Guidonia Montecelio 66.884 81,04 825,32<br />

Labico 3.264 11,79 276,84<br />

Manziana 5.875 23,79 246,95<br />

Nome Comune Popolazione Superficie Densità<br />

Kmq<br />

(1998) (1991)<br />

Mazzano Romano 2.490 28,84 86,34<br />

Montorio Romano 1.936 23,03 84,06<br />

Nettuno 38.632 71,46 540,61<br />

Palombara Sabina 10.260 75,19 136,45<br />

PROVINCIA DI LATINA (ZONA 4)<br />

Fondi 33.056 142,26 232,36<br />

Pontinia 12.837 112,24 114,37<br />

Sermoneta 6.740 44,93 150,01<br />

Sezze 22.475 101,38 221,69<br />

Terracina 38.536 136,40 282,52<br />

104


Montefias<strong>con</strong>e 12.903 104,75 123,18<br />

Nepi 7.612 84,02 90,60<br />

Tarquinia 15.017 279,50 53,73<br />

Vetralla 12.197 113,01 107,93<br />

Viterbo 60.239 406,27 148,27<br />

PROVINCIA DI RIETI (ZONA 5)<br />

Montopoli di Sabina 3.727 37,60 99,12<br />

PROVINCIA DI ROMA (ZONA 5)<br />

Anzio 42.041 43,43 968,02<br />

Ardea 27.668 50,90 543,58<br />

Castelnuovo di Porto 7.026 30,84 227,82<br />

Grottaferrata 17.921 18,36 976,09<br />

Pomezia 45.495 107,34 423,84<br />

Riano 6.321 25,35 249,35<br />

Roma 2.646.408 1.507,60 1755,38<br />

Sacrofano 5.627 28,49 197,51<br />

Santa Marinella 16.005 49,20 325,30<br />

COMUNI CON SVILUPPO URBANO/CAPOLUOGHI ZONA 5<br />

Nome Comune Popolazione Superficie Densità<br />

Kmq<br />

(1998) (1991)<br />

PROVINCIA DI VITERBO (ZONA 5)<br />

Bassano Romano 4.290 37,46 114,52<br />

Montalto di Castro 7.572 189,67 39,92<br />

Nome Comune Popolazione Superficie Densità<br />

Kmq<br />

(1998) (1991)<br />

PROVINCIA DI LATINA (ZONA 5)<br />

Aprilia 56.715 177,70 319,16<br />

Cisterna di Latina 32.515 142,82 227,66<br />

Formia 36.626 73,50 498,31<br />

105


Latina 113.270 277,78 407,77<br />

Sabaudia 15.908 144,29 110,25<br />

San Felice Circeo 8.734 32,09 272,17<br />

PROVINCIA DI FROSINONE (ZONA 5)<br />

Anagni 19.964 113,15 176,44<br />

Cassino 35.044 82,85 422,98<br />

Ceprano 8.609 37,93 226,97<br />

Frosinone 47.742 47,01 1015,57<br />

106


I Comuni eventualmente non ricompresi nella zonizzazione sopra riportata saranno classificati<br />

in fase di elaborazione dei bandi per l’accesso ai benefici previsti nelle singole misure.<br />

In maniera analoga revisioni della delimitazione prevista nell’elenco sopra riportato saranno<br />

<strong>con</strong>siderate in fase di elaborazione dei citati bandi<br />

107


6.4 Calendario ed esecuzione (Punto 6.4 all. Reg.1750/99)<br />

Ciascuna misura presenta nella propria scheda l’indicazione dei tempi di attuazione.<br />

Nello specifico tutte le misure saranno attivate <strong>con</strong> bandi pubblici compatibilmente <strong>con</strong> i tempi di<br />

approvazione del presente piano.<br />

A se<strong>con</strong>do delle tipologie di spesa nel piano finanziario è stata prevista una attivazione della spesa<br />

pubblica differenziata per cui nelle misure <strong>con</strong> investimenti specie se a carico di soggetti pubblici i<br />

primi anni di attuazione vedono una spesa assente o <strong>con</strong>tenuta.<br />

Per tutta la durata del piano è stata prevista l’attuazione della misura agroambientale che riguarderà<br />

anche gli impegni assunti nella passata programmazione che hanno compimento nel nuovo periodo<br />

programmatorio.<br />

Si riportano i grafici dell’andamento per anno della spesa pubblica del <strong>PSR</strong> e di ciascun asse<br />

prioritario.<br />

108


7. Valutazione degli impatti e<strong>con</strong>omici, sociali e ambientali<br />

7.1. Lo schema logico di riferimento<br />

La valutazione ex-ante è finalizzata, tra gli altri obiettivi, a:<br />

- identificare i principali tipi di indicatori associati ai diversi obiettivi del <strong>PSR</strong>;<br />

- quantificare gli indicatori di realizzazione fisica e di risultato.;<br />

- stimare l’impatto delle misure, <strong>con</strong> riferimento agli obiettivi globali.<br />

Pertanto, la valutazione del <strong>PSR</strong> <strong>Lazio</strong> ha identificato, per ciascuna misura e asse prioritario, tre<br />

tipologie di indicatori:<br />

a) di realizzazione fisica;<br />

b) di risultato;<br />

c) di impatto.<br />

L’identificazione degli indicatori è stata <strong>con</strong>dotta di <strong>con</strong>certo tra il valutatore ed i funzionari<br />

responsabili di ciascuna misura. Lo schema logico assunto come riferimento per la identificazione<br />

dei diversi tipi di indicatori segue la scala di obiettivi riportata di seguito:<br />

PIANO DI<br />

SVILUPPO RURALE<br />

Obiettivo<br />

GLOBALE<br />

Asse<br />

Obiettivo<br />

SPECIFICO<br />

Indicatore di<br />

IMPATTO FINALE<br />

Obiettivo<br />

GLOBALE<br />

Indicatore di<br />

IMPATTO FINALE<br />

Misura<br />

Obiettivo<br />

SPECIFICO<br />

Indicatore di<br />

IMPATTO<br />

INTERMEDIO<br />

Obiettivo<br />

GLOBALE<br />

Indicatore di<br />

IMPATTO<br />

INTERMEDIO<br />

Obiettivo<br />

SPECIFICO<br />

Indicatore di<br />

RISULTATO<br />

Obiettivo<br />

OPERATIVO<br />

Indicatore FISICO di<br />

REALIZZAZIONE<br />

La quantificazione degli indicatori di realizzazione fisica e di risultato è stata <strong>con</strong>dotta di <strong>con</strong>certo<br />

tra il valutatore ed i funzionari responsabili di ciascuna misura. Per stimare l’impatto delle misure,<br />

<strong>con</strong> riferimento agli obiettivi globali, è stata seguita una metodologia che verrà descritta più avanti.<br />

109


7.2. L’identificazione degli indicatori e la relativa quantificazione<br />

Ai fini dell’identificazione dei principali tipi di indicatori sono stati seguiti gli orientamenti<br />

metodologici <strong>con</strong>tenuti nel documento STAR VI/8865/99 – Rev., in particolare per ciò che<br />

<strong>con</strong>cerne la differenziazione tra i <strong>con</strong>cetti di realizzazione, risultato e impatto.<br />

Seguendo tali indicazioni, si individuano tre principali tipi di indicatori:<br />

a) indicatori di realizzazione, per la quantificazione degli obiettivi operativi di una misura;<br />

b) indicatori di risultato, per la quantificazione degli obiettivi specifici di una misura e la<br />

rappresentazione degli effetti immediati sui destinatari della misura stessa;<br />

c) indicatori di impatto intermedio, per la quantificazione degli obiettivi dell’Asse prioritario e<br />

comunque di livello superiore alla misura. Tali indicatori identificano tutti quegli effetti che<br />

vanno al di là del breve periodo sui diretti destinatari e su una popolazione più ampia.<br />

Per la quantificazione degli indicatori di realizzazione e di risultato ci si è basati sul presumibile<br />

ammontare di domande di finanziamento e sulla dotazione finanziaria globale di ciascuna misura.<br />

Mediante l’identificazione e la quantificazione ex-ante degli indicatori vengono determinate le<br />

<strong>con</strong>dizioni per:<br />

- il monitoraggio degli interventi;<br />

- la valutazione dell’efficacia e dell’efficienza degli interventi.<br />

Riguardo alla coerenza della griglia di indicatori prevista nel <strong>PSR</strong> della <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> rispetto al<br />

sistema di indicatori in corso di elaborazione da parte della Commissione appaiono opportune<br />

alcune <strong>con</strong>siderazioni.<br />

La griglia di indicatori prevista nel <strong>PSR</strong> è stata definita a partire dalle specifiche azioni finanziate<br />

nel Piano e tenendo <strong>con</strong>to dei collegamenti esistenti tra i diversi livelli di obiettivi e le diverse<br />

tipologie di indicatori. Seguendo l’approccio metodologico suggerito dal documento STAR Rev.<br />

VI/8565/99 “Evaluation of rural development programmes 2000-2006”, l’individuazione degli<br />

indicatori è stata effettuata a partire dalla struttura logica del programma e quindi dai seguenti<br />

elementi:<br />

1. identificazione dei diversi obiettivi (operativi, globali, specifici) del programma;<br />

2. identificazione dei principali effetti associati agli obiettivi;<br />

3. identificazione degli indicatori più adatti ad esprimere gli effetti del programma<br />

Dal punto di vista metodologico la suddetta griglia appare coerente <strong>con</strong> quanto previsto nel<br />

documento del Comitato STAR sugli indicatori per la sorveglianza dei <strong>PSR</strong> (Rev. VI/12006/99).<br />

Inoltre, dal punto di vista operativo, dalla suddetta griglia e dalla scheda di monitoraggio, che sarà<br />

utilizzata per la rilevazione delle informazioni necessarie sia alla redazione della relazione annuale<br />

che alla costruzione degli indicatori di monitoraggio, sarà senz’altro possibile far fronte alle<br />

esigenze <strong>con</strong>oscitive del succitato documento STAR. La scheda di monitoraggio sarà utilizzata fin<br />

dalla data di presentazione delle domande da parte dei beneficiari.<br />

La griglia di indicatori risulta, infine, coerente <strong>con</strong> le indicazioni del documento del Comitato<br />

STAR Rev. VI/12004/00: on common evaluation questions, criteria and indicators for the rural<br />

development programmes 2000-2006; infatti, tali indicatori <strong>con</strong>sentono di rispondere alle questioni<br />

valutative comuni rilevanti nell’ambito degli obiettivi fissati dal <strong>PSR</strong> <strong>Lazio</strong>.<br />

Gli indicatori di realizzazione e di risultato, <strong>con</strong> relativa quantificazione, vengono illustrati dai<br />

prospetti di seguito allegati (pagine 124a/124i):<br />

7.3. La stima degli impatti<br />

La metodologia adottata per la stima degli impatti prevede:<br />

- l’analisi multicriteri per valutare qualitativamente il tipo di impatto di ciascuna misura ed Asse;<br />

- l’utilizzazione di coefficienti tecnici per la quantificazione degli impatti su produzione, valore<br />

aggiunto, occupazione agricola e popolazione rurale a livello regionale.<br />

110


Per ciò che riguarda l’emissione di CO2 nella misura I.1 sono previsti <strong>con</strong>tributi a favore del<br />

risparmio energetico e dell’abbattimento delle emissioni di anidride carbonica a seguito di processi<br />

produttivI<br />

Qui di seguito si espongono in dettaglio la metodologia utilizzata ed i risultati <strong>con</strong>seguiti.<br />

7.3.1. Il tipo di impatto di ciascuna misura e Asse prioritario<br />

Ai fini di questa valutazione, la metodologia impiegata si basa su l’analisi multicriteri. Tale<br />

metodologia prevede l’utilizzo di un questionario da somministrare ai funzionari regionali, che sono<br />

stati direttamente coinvolti nella redazione delle schede previste per ciascuna misura. Tali<br />

funzionari sono stati <strong>con</strong>siderati dei “testimoni privilegiati” sia degli effetti degli interventi<br />

programmati sia delle capacità di risposta dei possibili destinatari delle misure stesse.<br />

Il questionario impiegato prevede la formulazione di una serie di quesiti sul potenziale impatto di<br />

ciascuna misura sulle seguenti variabili, gran parte delle quali corrispondono agli obiettivi globali<br />

del <strong>PSR</strong> e degli Assi previsti al suo interno:<br />

- occupazione agricola e non agricola;<br />

- reddito pro capite, sia nelle aree rurali <strong>con</strong> spopolamento che nelle altre aree;<br />

- diversificazione dei redditi;<br />

- tasso di variazione della popolazione, sia nelle aree rurali <strong>con</strong> spopolamento che nelle altre aree;<br />

- qualità della vita nei territori rurali, in termini di qualità e organizzazione del lavoro, dotazione<br />

di servizi, dotazione infrastrutturale;<br />

- reddito netto aziendale;<br />

- costi di produzione aziendali;<br />

- sbocchi commerciali;<br />

- creazione di nuove imprese in attività extragricole;<br />

- pari opportunità tra uomini e donne.<br />

Il questionario prevede altresì uno specifico quesito circa gli effetti attesi sull’ambiente, in<br />

particolare sulle seguenti componenti ambientali:<br />

- aria;<br />

- acqua;<br />

- suolo;<br />

- paesaggio;<br />

- biodiversità, in termini di flora, fauna ed ecosistema;<br />

- salute umana;<br />

- altro, ad esempio l’inquinamento acustico.<br />

All’intervistato, di volta in volta, è stato richiesto di esprimere un giudizio riguardo all’effetto delle<br />

misure sulle suddette variabili, giudizio cui è stato associato un punteggio così articolato:<br />

- effetto negativo (-2);<br />

- effetto nullo (0), inteso come neutralità della misura rispetto ai possibili effetti sulla variabile;<br />

- effetto di mantenimento (+2);<br />

- effetto di aumento <strong>con</strong>tenuto (+4);<br />

- effetto di aumento <strong>con</strong>sistente (+6).<br />

Sommando gli effetti sulle diverse variabili, si ottiene l’effetto complessivo della misura. Tali effetti<br />

sono stati successivamente ponderati <strong>con</strong> il peso della misura sulla spesa pubblica totale del piano<br />

finanziario. Tale ponderazione è basata pertanto sulle “preferenze rivelate” dalla priorità perseguite<br />

dal decisore pubblico.<br />

111


Nella tabella 7.1 vengono riportati, per ciascuna misura e per ciascuna variabile, i punteggi, già<br />

ponderati, assegnati in base alle risposte dei responsabili di misura.<br />

Nella tabella 7.2, per agevolare la lettura delle elaborazioni, sono state riportate le intensità di<br />

impatto globale di ciascuna misura, corrispondente agli impatti sui macro-obiettivi del <strong>PSR</strong><br />

(obiettivi globali): sviluppo del territorio, competitività del settore agricolo, miglioramento<br />

ambientale 9 .<br />

Nella tabella 7.3 viene <strong>con</strong>siderata l’intensità di impatto su obiettivi specifici degli Assi del <strong>PSR</strong>:<br />

reddito (agricolo ed extragricolo), occupazione (agricola ed extragricola), tasso di variazione della<br />

popolazione in zone rurali, dotazione di servizi e infrastrutture.<br />

Le intensità di impatto indicano come ciascuna misura <strong>con</strong>corre in maniera predominante agli<br />

obiettivi di Asse, stabiliti in sede di definizione della strategia, e parzialmente anche ad obiettivi di<br />

altri Assi. Infatti, le misure dell’Asse I che presentano ovviamente un impatto medio-alto sulla<br />

competitività settoriale (tab.7.2), mostrano allo stesso tempo un impatto non trascurabile sul<br />

miglioramento ambientale e sullo sviluppo del territorio e su obiettivi specifici quali il<br />

mantenimento della popolazione nelle zone rurali (tab.7.3).<br />

Si vedano anche le tabelle .1a (Pag. 126a) e 1b (Pag. 126b)<br />

9 Tali macro-obiettivi derivano dall’aggregazione dell’impatto sulle variabili elementari. Ad es. l’impatto sulla competitivià settoriale<br />

deriva dall’aggregazione dell’impatto su redditi agricoli, occupazione agricola, costi di produzione, sbocchi commerciali. L’intensità<br />

dell’impatto è misurato <strong>con</strong> riferimento ad un impatto medio globale delle misure.<br />

112


Tabella 7.2 – Intensità degli impatti globali delle misure del <strong>PSR</strong> <strong>Lazio</strong><br />

Sviluppo<br />

territorio<br />

Impatti globali del <strong>PSR</strong><br />

Efficienza<br />

settoriale<br />

Miglioramento<br />

ambientale<br />

Asse I<br />

a) Investimenti nelle aziende agricole ++ +++ ++<br />

b) Insediamento giovani agricoltori ++ +++ ++<br />

c) Formazione + + ++<br />

g) Miglioramento delle <strong>con</strong>dizioni di trasformaz. e comm. + +++ °<br />

Asse II<br />

p) Diversificazione delle attività agricole e delle attività affini +++ + °<br />

s) Incentivazione delle attività turistiche e artigianali ++ + +<br />

m) Commercializzazione dei prodotti agricoli di qualità + + °<br />

q) Gestione delle risorse idriche ++ +++ ++<br />

r) Infrastrutture rurali +++ + +<br />

n) Servizi per la popolazione rurale + ° °<br />

o) Tutela del patrimonio rurale + ° °<br />

Asse III<br />

e) Zone svantaggiate e zone soggette a vincoli ambientali ° + ++<br />

f) Misure agroambientali ° + +++<br />

h) Imboschimento delle superfici agricole ° ° +++<br />

i) Altre misure forestali ° ° +++<br />

t) Tutela dell'ambiente in relazione all'agricoltura ... ° ° +++<br />

Legenda:<br />

alto +++<br />

medio ++<br />

basso +<br />

molto basso o nullo °<br />

Le misure dell’Asse II <strong>con</strong>corrono prevalentemente allo sviluppo del territorio e mostrano, in pochi<br />

casi, un impatto discreto sull’efficienza settoriale (tab. 7.2). Le misure di questo Asse, inoltre,<br />

presentano un impatto mediamente elevato su obiettivi più specifici, strumentali allo sviluppo<br />

territoriale, quali la dotazione di servizi e infrastrutture (tab. 7.3).<br />

Le misure dell’Asse III hanno, come è logico, l’impatto più elevato sul miglioramento ambientale<br />

(tab. 7.2), e solo alcune <strong>con</strong>corrono in maniera limitata, anche se non trascurabile, ad obiettivi più<br />

specifici (tab. 7.3). Così è per esempio per le misure “zone svantaggiate e soggette a vincoli<br />

ambientali” e “agroambientali”, che rivelano un impatto discreto sul mantenimento della<br />

popolazione nelle aree rurali.<br />

113


Tabella 7.3 – Intensità degli impatti specifici delle misure del <strong>PSR</strong> <strong>Lazio</strong><br />

Impatti specifici del <strong>PSR</strong><br />

Reddito Occupazione Popolazione<br />

Dotazione servizi<br />

e infrastrutture<br />

Asse I<br />

a) Investimenti nelle aziende agricole +++ +++ +++ +<br />

b) Insediamento giovani agricoltori ++ +++ ++ +<br />

c) Formazione ++ ° ++ °<br />

g) Miglioramento delle <strong>con</strong>dizioni di trasformaz. e comm. ++ ++ ° °<br />

Asse II<br />

p) Diversificazione delle attività agricole e delle attività affini +++ ++ ++ ++<br />

s) Incentivazione delle attività turistiche e artigianali +++ ++ ++ +<br />

m) Commercializzazione dei prodotti agricoli di qualità + + ++ +<br />

q) Gestione delle risorse idriche + ++ ++ +++<br />

r) Infrastrutture rurali ++ ++ ++ +++<br />

n) Servizi per la popolazione rurale ° ° ° +++<br />

o) Tutela del patrimonio rurale ° ° ° °<br />

Asse III<br />

e) Zone svantaggiate e zone soggette a vincoli ambientali ° ° ++ °<br />

f) Misure agroambientali ° ° + °<br />

h) Imboschimento delle superfici agricole ° + ° °<br />

i) Altre misure forestali ° + ° °<br />

t) Tutela dell'ambiente in relazione all'agricoltura ... ° ° ° ++<br />

Legenda:<br />

alto +++<br />

medio ++<br />

basso +<br />

molto basso o nullo °<br />

7.3.2. La quantificazione degli impatti sul settore agricolo<br />

Per la quantificazione degli impatti si è proceduto attraverso le fasi seguenti:<br />

a) si è determinata, in prima fase, la “platea” dei potenziali destinatari delle risorse e delle misure<br />

previste dal Piano. Tale “platea” è stata stimata, anche grazie agli indicatori di realizzazione e di<br />

risultato, in termini di n. di imprese, di superficie agricola e forestale e di popolazione<br />

interessata dalle misure del Piano;<br />

b) la “platea” dei potenziali destinatari è stata distinta per tipologia di aiuto, nell’ipotesi che la<br />

tipologia di aiuto abbia un impatto differenziato a se<strong>con</strong>da che si tratti di aiuti agli investimenti,<br />

aiuti alla realizzazione di servizi e infrastrutture, infine, di aiuti alle imprese (premi e/o<br />

sovvenzioni al reddito). Pertanto, le misure del <strong>PSR</strong> sono state riclassificate se<strong>con</strong>do queste<br />

tipologie di aiuto, come risulta dalla tabella 7.4;<br />

114


Tabella 7.4 – Classificazione delle misure per tipologia di aiuto<br />

TIPOLOGIA DI AIUTI<br />

AIUTI AGLI SERVIZI E AIUTI DIRETTI<br />

INVESTIMENTI INFRASTRUTTURE ALLE IMPRESE<br />

MISURA A)<br />

ASSE I MISURA C) MISURA B)<br />

MISURA G)<br />

ASSE II<br />

MISURA P)<br />

MISURA S) MISURA N)<br />

MISURA M) MISURA Q)<br />

MISURA R)<br />

MISURA O)<br />

MISURA J)<br />

MISURA I1) MISURA I2) MISURA E)<br />

MISUA I.4) MISURA I5) MISURA F)<br />

ASSE III MISURA I3) MISURA H)<br />

MISURA I5)<br />

c) la stima della platea dei potenziali destinatari (tab. 7.5) può essere calcolata entro degli<br />

intervalli, come nel caso del n. di imprese, in quanto il valore effettivo può essere soggetto<br />

all’influsso di molti fattori esogeni (complessità procedura, tendenze di mercato, etc.);<br />

TIPOLOGIA DI AIUTI<br />

AIUTI AGLI SERVIZI E AIUTI DIRETTI<br />

INVESTIMENTI INFRASTRUTTURE ALLE IMPRESE<br />

min max min max min max<br />

N° IMPRESE (1) 3.835,0 5.400,0 1.031,0 1.693,0 38.610,0 46.930,0<br />

% su totale regione 2,09 2,94 - - 21,05 25,59<br />

SUPERFICIE (ettari)<br />

% su totale regione<br />

24.600,0<br />

3,09<br />

11.600,0<br />

1,46<br />

187.300,0<br />

23,54<br />

POPOLAZIONE 150.000 396.173<br />

% su totale regione 2,89 7,63<br />

% su totale zone 1 e 2 37,86 100,00<br />

(1) Per gli aiuti per servizi e infrastrutture si intende n° di progetti<br />

Tabella 7.5 – Platea dei potenziali destinatari delle misure del <strong>PSR</strong> <strong>Lazio</strong> per tipologia di aiuti<br />

d) sulla base di coefficienti tecnici ricavati da fonti se<strong>con</strong>darie, in particolare dalla <strong>con</strong>tabilità<br />

nazionale (ISTAT) e dalla banca dati RICA (INEA) sulle <strong>con</strong>tabilità aziendali, è stato possibile<br />

giungere ad una stima della produzione agricola e forestale, del valore aggiunto agricolo,<br />

forestale e agroalimentare e, infine, dell’occupazione agricola, afferenti alla “platea” di<br />

potenziali beneficiari delle misure del <strong>PSR</strong>. Tali stime rivelano che il Piano può, <strong>con</strong> le diverse<br />

misure in esso <strong>con</strong>tenute, interessare una discreta percentuale di produzione vendibile (tra il 4%<br />

e il 5% della PLV regionale) e una quota di valore aggiunto e occupazione non trascurabili (tab.<br />

7.6). Tali valori si riferis<strong>con</strong>o al peso e<strong>con</strong>omico della quota di settore agricolo interessato<br />

115


direttamente dal <strong>PSR</strong>, ma non <strong>con</strong>siderano quella quota che può essere interessata dagli effetti<br />

indiretti del Piano;<br />

Tabella 7.6 – Stima del peso e<strong>con</strong>omico della quota di settore agricolo interessato<br />

direttamente dal <strong>PSR</strong><br />

TIPOLOGIA DI AIUTI<br />

AIUTI AGLI<br />

INVESTIMENTI<br />

min max<br />

PLV agricola e forestale (miliardi di lire) 121.702,0 151.167,4<br />

% su totale regione 3,87 4,80<br />

VA agricolo, forestale e agroalimentare (miliardi di lire) 127.949,3 138.186,0<br />

% su totale regione 3,13 3,38<br />

OCCUPAZIONE agricola e agroindustriale 1.446,6 1.797,5<br />

% su totale regione 1,18 1,46<br />

e) la stima del peso e<strong>con</strong>omico della quota di settore agricolo interessata direttamente dal <strong>PSR</strong> è<br />

stata, quindi, utilizzata come base per stimare l’entità del potenziale impatto del Piano sulle<br />

tendenze di lungo periodo dello stesso settore, valutate in termini di tasso medio annuo di<br />

variazione della Produzione vendibile, Valore aggiunto totale, Valore aggiunto per unità di<br />

lavoro e Occupazione agricola e agroindustriale.<br />

La tabella 7.7 illustra il <strong>con</strong>fronto tra andamento tendenziale di tali variabili in assenza di <strong>PSR</strong> e in<br />

presenza di <strong>PSR</strong>.<br />

Tabella 7.7 – Stima dell’andamento tendenziale delle principali variabili di impatto sul settore agricolo<br />

Tasso medio di variazione annuo<br />

Situazione<br />

attuale<br />

senza <strong>PSR</strong><br />

Ipotesi di impatto<br />

<strong>con</strong> <strong>PSR</strong><br />

min max<br />

Va sistema agro-industriale (media 88/90 – media 94/96) 0,700 0,722 0,724<br />

VA/UL sistema agro-industriale (media 88/90 – media 94/96) 4,6<br />

UL sistema agro-industriale (media 88/90 – media 94/96) -3,700 -3,656 -3,646<br />

PLV 96/93 -0,0100 -0,0096 -0,0095<br />

7.3.3. La quantificazione degli impatti sulla popolazione rurale (ASSE II)<br />

Il raggiungimento dell’obiettivo di sviluppo delle aree rurali, perseguito dall’ASSE II, dovrebbe<br />

<strong>con</strong>sentire grazie al miglioramento della qualità della vita, all’aumento del reddito e alla crescita<br />

della diversificazione e<strong>con</strong>omica il mantenimento della popolazione in loco. Nella <strong>con</strong>vinzione,<br />

dunque, che l’efficacia degli interventi del Piano si <strong>con</strong>cretizzi in un rallentamento della tendenza<br />

allo spopolamento che caratterizza molte aree rurali, il tasso di variazione demografica può essere<br />

utilizzato per la quantificazione degli impatti dell’ASSE II sulla popolazione rurale interessata dagli<br />

interventi.<br />

Le fasi che hanno <strong>con</strong>dotto alla quantificazione degli impatti sono le seguenti:<br />

nella prima fase si è determinata la “platea” dei potenziali destinatari delle risorse e delle misure<br />

previste dall’ASSE II del Piano. La regione <strong>Lazio</strong> <strong>con</strong>centra la maggior parte degli interventi<br />

dell’ASSE II (ad eccezione delle misure p, azione p1, e m) su di una zona specifica (i comuni delle<br />

classi 1 e 2, individuati nella zonizzazione messa a punto dalla <strong>Regione</strong>). Il Piano può interessare<br />

<strong>con</strong> le misure <strong>con</strong>tenute in tale Asse una percentuale della popolazione laziale al massimo pari a<br />

quella residente in queste zone (7,6% del totale regionale);<br />

116


la stima della “platea” dei potenziali destinatari può essere calcolata entro degli intervalli (tabella<br />

7.5); infatti, la popolazione effettivamente interessata può variare a causa dell’influsso di fattori<br />

esogeni. In base a quanto emerso in fase di quantificazione degli indicatori di realizzazione fisica e<br />

di risultato relativi alle misure dell’ASSE II, la percentuale della popolazione interessata dagli<br />

interventi nelle zone individuate dovrebbe essere almeno pari al 37,9% (2,9% della popolazione<br />

totale regionale). Tali valori si riferis<strong>con</strong>o a quella quota di popolazione rurale interessata<br />

direttamente dalle misure di sviluppo rurale <strong>con</strong>tenute nell’ASSE II;<br />

la stima della quota di popolazione delle zone rurali interessate direttamente dalle misure dell’ASSE<br />

II è stata, quindi, utilizzata come base per stimare l’entità del potenziale impatto del Piano sulle<br />

tendenze demografiche di lungo periodo, valutate in termini di tasso medio annuo di variazione<br />

della popolazione.<br />

La tabella 7.8 illustra il <strong>con</strong>fronto tra andamento tendenziale di tale variabile in assenza di <strong>PSR</strong> e in<br />

presenza di <strong>PSR</strong>.<br />

Tabella 7.8 - Stima dell’andamento tendenziale delle principali variabili di impatto sulla popolazione<br />

rurale<br />

Tasso medio di variazione annuo<br />

Situazione<br />

attuale<br />

senza <strong>PSR</strong><br />

Ipotesi di impatto<br />

<strong>con</strong> <strong>PSR</strong><br />

min<br />

max<br />

Popolazione zone 1 e 2 (1998/1991) -0,082 -0,051 0,00<br />

7.4. Motivazione della metodologia applicata<br />

L'obiettivo globale del <strong>PSR</strong> della <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> - il <strong>con</strong>solidamento dello sviluppo delle aree rurali,<br />

in un'ottica di tutela e valorizzazione delle risorse ambientali – viene perseguito mediate tre<br />

obiettivi specifici, che corrispondono agli obiettivi globali dei tre Assi prioritari di intervento, vale a<br />

dire:<br />

- Incremento della competitività del sistema agro-industriale (obiettivo globale dell'Asse 1);<br />

- Sviluppo delle aree rurali, mediante la valorizzazione delle risorse dei territori e la migliore<br />

qualità della vita delle popolazioni residenti (obiettivo globale dell'Asse 2);<br />

- Salvaguardia e valorizzazione delle risorse naturali, mediante il sostegno delle attività agricole<br />

in chiave ambientale, la valorizzazione delle risorse forestali e la tutela del territorio (obiettivo<br />

globale dell'Asse 3).<br />

La disponibilità di statistiche ufficiali appropriate ha <strong>con</strong>sentito di procedere ad una quantificazione<br />

dell’impatto previsto della prima priorità di intervento: “Incremento della competitività del sistema<br />

agro-industriale” (obiettivo globale dell'Asse 1). A questo riguardo, partendo dal presupposto che<br />

un incremento in termini di valore aggiunto del sistema agro-industriale nel suo complesso, un trend<br />

crescente in termini di PLV e la <strong>con</strong>temporanea diminuzione del tasso di fuoriscita di manodopera<br />

dal settore sono chiari indicatori di un miglioramento in termini di “competitività del sistema”, si è<br />

proceduto alla stima del peso e<strong>con</strong>omico della quota di settore agricolo direttamente interessato dal<br />

<strong>PSR</strong> e quindi dell’andamento tendenziale a seguito dell’attuazione del <strong>PSR</strong> delle seguenti variabili:<br />

117


1. Valore aggiunto agro-industriale (media 88/90 – media 94/96);<br />

2. Unità di lavoro sistema agro-industriale (media 88/90 – media 94/96);<br />

3. Produzione Lorda Vendibile 96/93.<br />

Per la quantificazione dell’impatto previsto della se<strong>con</strong>da priorità di intervento: “Sviluppo delle<br />

aree rurali” si è proceduto, adottando una metodologia analoga, alla stima del peso della<br />

popolazione rurale direttamente interessata dal <strong>PSR</strong> e quindi dell’andamento tendenziale a seguito<br />

dell’attuazione del <strong>PSR</strong> della popolazione residente nelle aree rurali.<br />

Per quanto riguarda la quantificazione dell’impatto previsto della terza priorità di intervento è stata<br />

effettuata una ricognizione delle statistiche ufficiali attualmente disponibili. Tale ricognizione ha<br />

evidenziato l’impossibilità a valutare in termini quantitativi e sulla base di informazioni attendibili<br />

gli impatti previsti dalle priorità del Piano sull’ambiente.<br />

In ogni caso, una valutazione qualitativa degli impatti globali per ciascuna misura e Asse prioritario<br />

è stata effettuata nel Piano. A questo scopo, è stata utilizzata una metodologia di tipo qualitativo<br />

(European Commission, “Evaluating socio-e<strong>con</strong>omic programmes – Means Collection, 1999) che<br />

prevede:<br />

- l’analisi multicriteri per valutare qualitativamente il tipo di impatto di ciascuna misura ed Asse;<br />

L’applicazione di tale metodologia ha <strong>con</strong>sentito di pervenire alla costruzione di una matrice degli<br />

impatti ambientali e una matrice degli impatti socio-e<strong>con</strong>omici del <strong>PSR</strong> e ad una quantificazione ,su<br />

scala qualitativa, delle intensità degli impatti globali e specifici delle misure del <strong>PSR</strong> <strong>Lazio</strong>.<br />

Nel loro insieme le stime presentate in questa sezione hanno <strong>con</strong>sentito il raggiungimento di due<br />

risultati principali:<br />

- giungere ad una rappresentazione sintetica del potenziale impatto del <strong>PSR</strong> sulle principali<br />

variabili del settore;<br />

- pervenire ad una accettabile quantificazione degli obiettivi globali del Piano, che andranno<br />

verificati in fase di valutazione intermedia e successivamente di valutazione ex-post.<br />

118


-<br />

119


9. Descrizione delle misure <strong>con</strong>template ai fini dell’attuazione del Piano.<br />

Le misure individuate nel capitolo delle strategia sono proposte in apposite schede omogenee.<br />

Ciascuna scheda individua:<br />

1. la codificazione comunitaria di cui al punto 8 dell’allegato al reg.1750/99;<br />

2. il riferimento normativo all’articolo del regolamento 1257/99 che da luogo alla misura;<br />

3. le agevolazioni previste in termini di<br />

- tipologia d’aiuto<br />

- intensità di spesa pubblica intesa come percentuale di <strong>con</strong>tribuzione massima<br />

sull’investimento progettuale ammissibile;<br />

- eventuali massimali d’investimento<br />

- tasso di partecipazione del Feoga garanzia inteso come percentuale di <strong>con</strong>tributo<br />

comunitario sull’investimento ammissibile<br />

- costo totale della misura quale valore indicativo della spesa totale di misura comprensivo<br />

della quota di partecipazione del beneficiario finale;<br />

- spesa pubblica della misura intesa come <strong>con</strong>tributo totale cocedibile <strong>con</strong> le azioni della<br />

misura comprendente le quote dei tre cofinanziatori ( Comunità, Stato, <strong>Regione</strong>)<br />

4. gli obiettivi della misura articolati in obiettivi specifici ed operativi collegati in via diretta al<br />

sistema degli indicatori di realizzazione e indicatori di risultato<br />

5. collegamenti <strong>con</strong> altre misure che descrive le sinergie esistenti ed individuate <strong>con</strong> altre<br />

misure dello stesso asse o di assi diversi quale elemento di coerenza interna del piano<br />

6. descrizione tecnica della misura che individua sinteticamente l’ambito delle azioni proposte<br />

nella misura e più specificatamente:<br />

- la tipologia degli interventi ;<br />

- i settori produttivi d’applicazione;<br />

- i requisiti minimi d’accesso dei beneficiari finali<br />

- le <strong>con</strong>dizioni di ammissibilità<br />

- la localizzazione quale ambito territoriale d’intervento esclusivo o prioritario della misura;<br />

7. durata della misura che individua il periodo di applicazione dalla data presunta di<br />

emanazione dei bandi pubblici all’anno finale per l’assunzione delle obbligazioni <strong>con</strong> i<br />

beneficiari finali<br />

8. descrizione dei <strong>con</strong>tratti in corso della precedente programmazione che segnala eventuali<br />

obbligazioni derivanti dalla passata programmazione che in base alla normativa di<br />

transizione possono gravare sulle spese del presente <strong>PSR</strong><br />

9. procedure articolate in<br />

- ufficio responsabile che individua la struttura regionale che presiede al procedimento<br />

complessivo di <strong>con</strong>cessione e <strong>con</strong>trollo degli aiuti <strong>con</strong>cessi<br />

- modalità di attuazione che descrive lo strumento individuato per la raccolta delle richieste<br />

dei finanziamenti<br />

10. priorità che individuano i beneficiari finali che hanno una precedenza nell’assegnazione dei<br />

fondi<br />

11. indicatori che individuano sulla base della valutazione ex ante gli indici fisici di<br />

realizzazione e di risultato che sono quantificati nel capitolo sul sistema degli indicatori e<br />

che sono ri<strong>con</strong>ducibili in via diretta agli obiettivi della misura<br />

Seguono le schede delle misure proposte.<br />

120


MISURA I.1 Investimenti aziendali<br />

ASSE I. Efficienza del sistema agricolo ed agroindustriale<br />

Misura I.1 Investimenti nelle aziende agricole<br />

Articoli regolamento 1257/99 n. 4 -7<br />

Classificazione comunitaria misura a<br />

Costo totale della misura 244.43 MEuro<br />

Costo pubblico della misura 105.11 MEuro<br />

Azioni:<br />

A.1 :Investimenti nelle aziende agricole;<br />

A.2 :Commercializzazione e prima trasformazione di prodotti agricoli in azienda;<br />

1. Obiettivi della misura, collegamenti e coerenza <strong>con</strong> la strategia<br />

A) Obiettivi specifici<br />

Sviluppare iniziative mirate all’efficienza delle aziende agricole anche attraverso il<br />

miglioramento delle dotazioni strutturali, sostenere i redditi aziendali anche mediante<br />

diversificazione delle fonti, favorire ri<strong>con</strong>versioni colturali, ampliare le occasioni di accesso al<br />

mercato per i prodotti tipici e di qualità.<br />

B) Obiettivi operativi<br />

• Incentivare gli investimenti strutturali nelle aziende agricole anche attraverso la<br />

razionalizzazione ed ottimizzazione dei processi produttivi incentivando, in particolare, la<br />

diffusione di quelli a bassi <strong>con</strong>sumi intermedi ed orientati ad elevati livelli di qualità;<br />

• favorire la realizzazione di interventi di ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> colturali o varietali della produzione<br />

in modo da adeguarla a nuove esigenze di mercato ed al miglioramento della qualità;<br />

• incentivare gli interventi mirati a migliorare l’ambiente naturale, le <strong>con</strong>dizioni di igiene e il<br />

benessere degli animali, le <strong>con</strong>dizioni di vita e di lavoro;<br />

• migliorare e valorizzare le produzioni tipiche e di qualità attraverso interventi sulla prima<br />

trasformazione e commercializzazione dei prodotti realizzabili a livello aziendale;<br />

• incentivare l’utilizzazione di strumenti informatici per la gestione e <strong>con</strong>trollo delle attività<br />

aziendali;<br />

C) Collegamento <strong>con</strong> le altre misure<br />

Il collegamento <strong>con</strong> le altre misure dell’asse è diretto per la misure I.2 in quanto<br />

l’ammissione al premio per il primo insediamento sarà prioritaria per il giovane che<br />

presenta un piano di miglioramento <strong>con</strong> la presente misura.. Anche per la misura I.3 il<br />

collegamento è diretto in quanto quest’ultima agisce in senso trasversale su tutto il<br />

programma mentre il collegamento <strong>con</strong> la I.4 è di integrazione <strong>con</strong> la parte relativa alla<br />

commercializzazione e la prima trasformazione.<br />

Per le misure relative all’asse due, in particolare per la misure II.1 e II.2 è di supporto<br />

<strong>con</strong> le attività legate all’azione A2), come pure per la misura II.3 per l’azione A2) relativa<br />

alla commercializzazione di prodotti di qualità.<br />

121


Per quanto <strong>con</strong>cerne l’asse III relativo all’ambiente, la misura si integra grazie alla<br />

razionalizzazione ed ottimizzazione dei processi produttivi e all’incentivazione degli<br />

interventi mirati sia a migliorare l’ambiente naturale e sia le <strong>con</strong>dizioni di igiene e il<br />

benessere degli animali.<br />

2. Descrizione tecnica della misura<br />

La misura introduce un regime di sostegno per gli investimenti nelle aziende, mirati in<br />

particolare al miglioramento dell’efficienza del sistema agricolo ed alla razionalizzazione<br />

dei processi produttivi nelle aziende e<strong>con</strong>omicamente vitali e, mantenendo ferma la<br />

centralità dell’impresa agricola.<br />

Nella misura sono previsti finanziamenti esclusivamente a favore di imprese agricole che<br />

realizzano investimenti mirati al raggiungimento degli obiettivi esplicitati nella presente<br />

misura.<br />

Azione A1) Investimenti nelle aziende agricole.<br />

A) Settori interessati:<br />

Per tutte le azioni della misura, sono possibili investimenti aziendali nei seguenti settori<br />

di produzione:<br />

• Viticolo;<br />

Titolo 1996 1997 1998 1999 aumento di capacità<br />

produttiva<br />

Superficie 48778 47907 47708<br />

regionale a vite<br />

(ha)<br />

Produzione 486630,7 426114,6 478415,6<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi 124,25 103,46 108,49 100<br />

Base 1999<br />

prezzo 1999<br />

7510<br />

a ettogrado<br />

Consumi vino pro 43,2<br />

capite<br />

investimenti che<br />

No<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità<br />

produttiva<br />

122


A. criteri di scelta a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

investimenti ammissibili<br />

1. , tutti gli investimenti finalizzati alla protezione dell'ambiente, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di<br />

produzione ed al risparmio energetico che non comportano un incremento della superficie<br />

vitata aziendale;<br />

investimenti non ammissibili<br />

1. gli investimenti relativi agli interventi di ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> o di ristrutturazione, compreso i<br />

reimpianti, del vigneto, nonché altri investimenti previsti nell’ambito della OCM vitivinicola<br />

di cui al reg. CE 1493/99;<br />

• Olivicolo;<br />

Titolo 1996 1997 1998 1999 aumento di capacità<br />

produttiva<br />

Superficie 84700 84727 84758<br />

regionale a olivo<br />

(ha)<br />

Produzione 116365,1 182468,2 156968<br />

regionale olive(T)<br />

Indice prezzi 160,68 117,86 88,01 100<br />

Base 1999<br />

Consumi spesa<br />

5<br />

media mensile in<br />

migliaia di lire<br />

per famiglia<br />

investimenti che<br />

No<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità<br />

produttiva<br />

A. criteri di scelta a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

investimenti ammissibili<br />

1. gli investimenti finalizzati al miglioramento della qualità, alla ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> varietale, alla<br />

protezione dell'ambiente, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione ed al risparmio energetico<br />

che non comportano un incremento del numero di piante.<br />

investimenti ammissibili a determinate <strong>con</strong>dizioni<br />

1. impianto di nuovi oliveti e reimpianto solo a <strong>con</strong>dizione che un uguale numero di piante<br />

esistenti sia ritirato dalla produzione a seguito di una compensazione effettuata a livello<br />

regionale, ed i nuovi impianti potranno essere realizzati esclusivamente in aree DOC;<br />

investimenti non ammissibili<br />

1. impianto di nuovi oliveti in aree non DOC ;<br />

123


• Ortofrutticolo<br />

elenco delle principali specie oggetto degli investimenti<br />

MELO Titolo 1996 1997 1998 1999 aumento di capacità<br />

produttiva<br />

Superficie 1103 1050 1068<br />

regionale (ha)<br />

Produzione 21711,1 21227,2 22285,4<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi 133,8 104,97 98,97 100<br />

Base 1999<br />

Consumi spesa<br />

17,4<br />

media mensile in<br />

migliaia di lire per<br />

famiglia<br />

investimenti che<br />

no<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità<br />

produttiva<br />

PESCHE Superficie 3635 3402 3473<br />

regionale (ha)<br />

Produzione 53908,7 50366,4 49275,6<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi 125,06 180,65 200,35 100<br />

Base 1999<br />

Consumi spesa<br />

17,4<br />

media mensile in<br />

migliaia di lire per<br />

famiglia<br />

investimenti che<br />

no<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità<br />

produttiva<br />

ACTINIDIA Superficie 5141 5233 5315<br />

regionale (ha)<br />

Produzione 100841,7 101377,5 97076<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi 71,64 78,83 106,08 100<br />

Base 1999<br />

prezzo 1999<br />

1074<br />

al kg<br />

Consumi spesa<br />

17,4<br />

media mensile in<br />

migliaia di lire per<br />

famiglia<br />

investimenti che<br />

no<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità<br />

produttiva<br />

124


NOCCIOLO<br />

Previsione<br />

superficie nel<br />

investimenti<br />

incremento<br />

ASPARAGO<br />

CARCIOFO<br />

Titolo 1996 1997 1998 1999 aumento di capacità<br />

produttiva<br />

Superficie 19075 19057 18758<br />

regionale (ha)<br />

Produzione 32810,9 24005,1 40093,9<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi 55,03 79,1 95,2 100<br />

Base 1999<br />

prezzo 1999<br />

3220<br />

al kg<br />

Consumi spesa<br />

17,4<br />

media mensile in<br />

migliaia di lire per<br />

famiglia<br />

aumento<br />

3% pari a 562 Ha<br />

periodo2000/2006<br />

che comportano<br />

si<br />

della capacità<br />

produttiva<br />

Superficie 232 240 217<br />

regionale (ha)<br />

Produzione 1897,4 2040 1931<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi 118,08 102,91 102,27 100<br />

Base 1999<br />

Consumi spesa<br />

17,4<br />

media mensile in<br />

migliaia di lire<br />

per famiglia<br />

Investimenti che<br />

si<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità<br />

produttiva<br />

Superficie 928 956 1151<br />

regionale (ha)<br />

Produzione 17285 10418 22111<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi 62,64 68,98 94,74 100<br />

Base 1999<br />

prezzo<br />

837<br />

1999 a<br />

pezzo<br />

Consumi spesa<br />

17,4<br />

media mensile in<br />

migliaia di lire<br />

per famiglia<br />

Investimenti che<br />

Si<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità<br />

125


CAROTA<br />

CAVOLI e<br />

CAVOLFIORI<br />

COCOMERI<br />

Produttiva<br />

Superficie<br />

regionale (ha)<br />

Produzione<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi<br />

Base 1999<br />

prezzo<br />

1999 al kg<br />

Variazione % sul<br />

valore dei<br />

<strong>con</strong>sumi periodo<br />

99/98<br />

Ritiro produzione<br />

in T<br />

Investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità<br />

produttiva<br />

Superficie<br />

regionale (ha)<br />

Produzione<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi<br />

Base 1999<br />

prezzo<br />

1999 al kg<br />

Variazione % sul<br />

valore dei<br />

<strong>con</strong>sumi periodo<br />

99/98<br />

investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità<br />

produttiva<br />

Superficie<br />

regionale (ha)<br />

Produzione<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi<br />

Base 1999<br />

prezzo<br />

1999 al kg<br />

Consumi spesa<br />

media mensile in<br />

migliaia di lire<br />

per famiglia<br />

investimenti che<br />

comportano un<br />

1493 1583 1834<br />

53682,7 69481,5 86242<br />

83,15 70,25 80,86 100<br />

291<br />

+5%<br />

184,28<br />

360 1203 1126<br />

8265 28525 27241<br />

119,28 122,78 120,01 100<br />

342<br />

+4%<br />

2799 2104 2346<br />

105021,8 71694 85195<br />

51,28 85,95 99,64 100<br />

17,4<br />

Si<br />

Vedi allegato<br />

Sbocchi di mercato<br />

si<br />

si<br />

126


FINOCCHI<br />

FRAGOLA<br />

LATTUGA<br />

incremento della<br />

capacità<br />

produttiva<br />

Superficie<br />

regionale (ha)<br />

Produzione<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi<br />

Base 1999<br />

prezzo<br />

1999 al kg<br />

Variazione % sul<br />

valore dei<br />

<strong>con</strong>sumi periodo<br />

99/98<br />

investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità<br />

produttiva<br />

Superficie<br />

regionale (ha)<br />

Produzione<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi<br />

Base 1999<br />

prezzo<br />

1999 al kg<br />

Consumi spesa<br />

media mensile in<br />

migliaia di lire<br />

per famiglia<br />

investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità<br />

produttiva<br />

Superficie<br />

regionale (ha)<br />

Produzione<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi<br />

Base 1999<br />

prezzo<br />

1999 al kg<br />

Consumi spesa<br />

media mensile in<br />

migliaia di lire<br />

per famiglia<br />

investimenti che<br />

comportano un<br />

1788 1788 1824<br />

21245,8 41839 44294,3<br />

198,84 161,53 127,1 100<br />

285<br />

+10,2 %<br />

310 359 352<br />

8507 9486 9428<br />

103,26 87,91 92,1 100<br />

17,4<br />

1482 1452 1457<br />

28565,6 31489,6 32510<br />

151,33 112,93 116,03 100<br />

413<br />

17,4<br />

si<br />

si<br />

si<br />

127


incremento della<br />

capacità<br />

produttiva<br />

MELANZANA Superficie<br />

regionale (ha)<br />

Produzione<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi<br />

Base 1999<br />

Consumi spesa<br />

media mensile in<br />

migliaia di lire<br />

per famiglia<br />

investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità<br />

produttiva<br />

MELONE Superficie<br />

regionale (ha)<br />

Produzione<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi<br />

Base 1999<br />

Consumi spesa<br />

media mensile in<br />

migliaia di lire<br />

per famiglia<br />

investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità<br />

produttiva<br />

SPINACIO Superficie<br />

regionale (ha)<br />

Produzione<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi<br />

Base 1999<br />

prezzo<br />

1999 al kg<br />

Consumi spesa<br />

media mensile in<br />

migliaia di lire<br />

per famiglia<br />

investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità<br />

produttiva<br />

948 959 934<br />

24917 26373 25905<br />

145,03 107,67 128,7 100<br />

17,4<br />

1578 1514 1655<br />

40916,1 39961,5 44674<br />

68,67 121,49 111,06 100<br />

17,4<br />

802 460 739<br />

13507,2 6009 11544<br />

115,65 115,16 101,78 100<br />

689<br />

17,4<br />

si<br />

si<br />

si<br />

128


PEPERONE<br />

POMODORO<br />

IN SERRA<br />

ZUCCHINA<br />

Superficie<br />

regionale (ha)<br />

Produzione<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi<br />

Base 1999<br />

Consumi spesa<br />

media mensile in<br />

migliaia di lire<br />

per famiglia<br />

investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità<br />

produttiva<br />

Superficie<br />

regionale (ha)<br />

Produzione<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi<br />

Base 1999<br />

Variazione % sul<br />

valore dei<br />

<strong>con</strong>sumi periodo<br />

99/98<br />

Investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità<br />

produttiva<br />

Superficie<br />

regionale (ha)<br />

Produzione<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi<br />

Base 1999<br />

prezzo<br />

1999 al kg<br />

Consumi spesa<br />

media mensile in<br />

migliaia di lire<br />

per famiglia<br />

Ritiro produzione<br />

in T<br />

investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità<br />

produttiva<br />

1314 1358 1368<br />

33103,8 34311.5 35733<br />

111,43 114,99 109,81 100<br />

17,4<br />

760 721 731<br />

44460 51574 51757,2<br />

120,6 115,81 126,23 100<br />

+2,9 %<br />

1532 1578 1628<br />

37255,1 39601 41723<br />

141,4 92,98 157,74 100<br />

1608<br />

17,4<br />

291 571,5<br />

Si<br />

No<br />

Si<br />

Vedi allegato<br />

Sbocchi di mercato<br />

129


A. criteri di scelta a livello di PRODUZIONE AGRICOLA<br />

Investimenti ammissibili<br />

1. Investimenti finalizzati al miglioramento della qualità, alla ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> varietale, alla<br />

protezione dell'ambiente, al risparmio energetico, compatibilmente <strong>con</strong> quanto previsto<br />

dall'OCM. Sono possibili interventi anche nel settore dell’uva da tavola, senza aumento di<br />

capacità produttiva;<br />

2. Investimenti finalizzati alla produzioni biologica;;<br />

Investimenti non ammissibili<br />

1. nuovi impianti di specie frutticole, quali melo, pero, pesche e nettarine, per le quali sono stati<br />

operativi regimi di sostegno per l’estirpazione, e per l’actinidia <strong>con</strong> esclusione dei nuovi<br />

impianti coltivati <strong>con</strong> il metodo dell’agricoltura biologica.<br />

2. investimenti aziendali per agricoltori soci di Organizzazione dei produttori ri<strong>con</strong>osciute ai sensi<br />

del Reg. CE 2200/96, relativi ad interventi (misure individuali), previsti anche in una o più<br />

delle misure di cui si compone il Programma Operativo<br />

• Piante industriali;<br />

Titolo 1996 1997 1998 1999 aumento di<br />

capacità<br />

produttiva<br />

BARBABIETOLA Superficie 6341 6261 6268<br />

DA ZUCCHERO regionale (ha)<br />

Produzione 288855,2 282857,7 288226,6<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi 122,6 123,93 111,98 100<br />

Base 1999<br />

Consumi spesa<br />

7,2<br />

media mensile in<br />

migliaia di lire<br />

per famiglia<br />

investimenti che<br />

no<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità<br />

produttiva<br />

PATATA Superficie 6040 5724 5717<br />

regionale (ha)<br />

Produzione 165997,2 156035,5 151034,5<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi 63,16 64,47 84,4 100<br />

Base 1999<br />

prezzo 1999<br />

278<br />

al kg<br />

Variazione % sul<br />

+ 13,8 %<br />

valore dei<br />

<strong>con</strong>sumi periodo<br />

99/98<br />

investimenti che<br />

no<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità<br />

130


POMODORO<br />

produttiva<br />

Superficie<br />

regionale (ha)<br />

Produzione<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi<br />

Base 1999<br />

Consumi spesa<br />

media mensile in<br />

migliaia di lire<br />

per famiglia<br />

investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità<br />

produttiva<br />

4800 4198 4304<br />

238486 223340 226795<br />

101,04 101,05 100 100<br />

no<br />

A. criteri di scelta a livello di PRODUZIONE AGRICOLA<br />

Investimenti ammissibili<br />

1. investimenti finalizzati al miglioramento della qualità, alla ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> varietale, alla<br />

protezione dell'ambiente, al risparmio energetico, compatibilmente <strong>con</strong> quanto previsto<br />

dall'OCM;<br />

2. investimenti finalizzati alla produzioni biologica;;<br />

Investimenti non ammissibili<br />

1. investimenti aziendali per agricoltori soci di Organizzazione dei produttori ri<strong>con</strong>osciute ai sensi<br />

del Reg. CE 2200/96, relativi ad interventi (misure individuali), previsti anche in una o più<br />

delle misure di cui si compone il Programma Operativo<br />

• Florovivaismo;<br />

Tipologia Specie Produzione<br />

1998 in serra<br />

Produzione<br />

1998 in<br />

campo<br />

Da foglia Felci 81560 1000<br />

Ficus 144300 1500<br />

Palme 3930 195000<br />

Pothos 68820<br />

Da fiore Azalea 168500 42000<br />

Begonia 180200<br />

Bouganville 76720 22000<br />

Camelia 65200 94000<br />

Ciclamino 588000 100000<br />

Crisantemo 112900 132000<br />

Gardenia 116800 15000<br />

Geranio 11165000<br />

Impatiens 1123000<br />

Poinsettia 1013000 2500<br />

Saintpaulia 931500 300000<br />

Kalanchoe 194500<br />

aumento di<br />

capacità<br />

produttiva<br />

131


Piante grasse 4660000 150000<br />

Indice prezzi 100,61<br />

Base 1999<br />

anno 1997<br />

Indice prezzi 110,3<br />

Base 1999<br />

anno 1998<br />

investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità<br />

produttiva<br />

Previsione aumento<br />

superficie a serre nel periodo<br />

2000/2006<br />

si<br />

Ha 25<br />

A. criteri di scelta a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

investimenti ammissibili<br />

1. gli investimenti finalizzati alla riduzione dei costi di produzione, all’aumento della<br />

competitività e al miglioramento della qualità, alla tutela dell’ambiente naturale e al<br />

risparmio energetico;<br />

2. gli investimenti volti a favorire la valorizzazione di materiale da riproduzione e materiale di<br />

propagazione;<br />

• Allevamenti zootecnici per la produzione del latte nei comparti bovini, ovi-caprini e<br />

bufalini;<br />

Titolo 1998 1999 aumento di<br />

capacità<br />

produttiva<br />

Vacche da latte n° 103716<br />

Bufale da latte n° 22018<br />

Pecore e agnelle da latte 643472<br />

Produzione latte di vacca 572302,9<br />

(T)<br />

Produzione latte di e 46894,5<br />

bufala (T)<br />

Produzione latte di pecora 66727,8<br />

(T)<br />

Indice prezzi Base 1999 100,9 100<br />

latte di vacca<br />

Indice prezzi Base 1999 100 100<br />

latte di pecora<br />

Consumi spesa media<br />

mensile in migliaia di lire<br />

per famiglia<br />

13<br />

investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della capacità<br />

produttiva<br />

No, <strong>con</strong><br />

esclusione<br />

del latte<br />

bufalino<br />

132


A. criteri di scelta a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

Investimenti ammissibili<br />

1. tutti gli investimenti finalizzati al miglioramento della qualità, all'adeguamento degli<br />

impianti alle norme sanitarie e comunitarie, alla protezione dell'ambiente, al <strong>con</strong>tenimento<br />

dei costi di produzione ed al risparmio energetico;<br />

jInvestimenti non ammissibili<br />

1. gli investimenti che implicano un aumento della produzione complessiva di latte bovino,<br />

non coperti dalla relativa quota di produzione legalmente attribuita e posseduta.<br />

• Allevamenti zootecnici per la produzione di carne nel comparto delle carni bovine,<br />

bufaline, equine, ovi-caprine., avicunicole ,suinicole;<br />

Titolo 1998 1999 aumento di<br />

capacità<br />

produttiva<br />

Bovini età inferiore a 1 56917<br />

anno<br />

Bovini da 1 a 2 anni 60429<br />

Bovini oltre 2 anni 54347<br />

Tori 2679<br />

Altri bovini 12520<br />

Vitelli bufalini 4376<br />

Altri bufalini 2640<br />

Agnelli 222145<br />

Pecore non da latte 48947<br />

Altri ovini 78233<br />

Capretti 5487<br />

Altri caprini 1972<br />

Suini 141793<br />

Indice prezzi Base 1999 99,29 100<br />

bovini da carne<br />

Indice prezzi Base 1999 101,47 100<br />

ovicaprini<br />

Indice prezzi Base 1999 111,28 100<br />

suini<br />

Consumi spesa media 24,7<br />

mensile in migliaia di<br />

lire per famiglia<br />

investimenti che<br />

no<br />

comportano un<br />

incremento della capacità<br />

produttiva<br />

133


COMPARTO BOVINI DA CARNE<br />

A.criteri di scelta a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

investimenti ammissibili<br />

1. gli investimenti finalizzati al miglioramento della qualità, alla protezione dell'ambiente,<br />

dell'igiene e del benessere degli animali, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione ed al<br />

risparmio energetico;<br />

2. gli investimenti nelle aziende in regime di agricoltura biologica (Reg Ce 1804/99) a<br />

<strong>con</strong>dizione di ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> di allevamenti <strong>con</strong>dotti <strong>con</strong> tecniche tradizionali;;<br />

investimenti non ammissibili<br />

1. tutti gli investimenti nelle aziende <strong>con</strong> un carico di animali di bestiame superiore al limite di<br />

15 = (UBA/s.f.)<br />

2. gli investimenti che non rispondono alle norme relative alla protezione dell'ambiente,<br />

dell'igiene e del benessere degli animali e che comportano un aumento delle capacità<br />

produttive;<br />

COMPARTO SUINO<br />

B. criteri di scelta a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

investimenti ammissibili<br />

1. gli investimenti finalizzati al miglioramento della qualità, alla protezione dell'ambiente,<br />

dell'igiene e del benessere degli animali, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione ed al<br />

risparmio energetico;<br />

2. gli investimenti nelle aziende in regime di agricoltura biologica (Reg Ce 1804/99), a<br />

<strong>con</strong>dizione di ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> di allevamenti <strong>con</strong>dotti <strong>con</strong> tecniche tradizionali;<br />

investimenti non ammissibili<br />

1. gli investimenti che non rispondono alle norme relative alla protezione dell'ambiente,<br />

dell'igiene e del benessere degli animali e che comportano un aumento delle capacità<br />

produttive;<br />

COMPARTO OVICAPRINO<br />

C. criteri di scelta a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

investimenti ammissibili<br />

1. gli investimenti finalizzati al miglioramento della qualità, alla protezione dell'ambiente,<br />

dell'igiene e del benessere degli animali, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione ed al<br />

risparmio energetico;<br />

2. gli investimenti nelle aziende in regime di agricoltura biologica (Reg Ce 1804/99) a<br />

<strong>con</strong>dizione di ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> di allevamenti <strong>con</strong>dotti <strong>con</strong> tecniche tradizionali;;<br />

investimenti non ammissibili<br />

1. gli investimenti che non rispondono alle norme relative alla protezione dell'ambiente,<br />

dell'igiene e del benessere degli animali e che comportano un aumento delle capacità<br />

produttive;<br />

134


COMPARTO AVICOLO<br />

D. criteri di scelta a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

investimenti ammissibili<br />

gli investimenti finalizzati al miglioramento della qualità, alla protezione dell'ambiente,<br />

dell'igiene e del benessere degli animali, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione ed al<br />

risparmio energetico;<br />

gli investimenti nelle aziende in regime di agricoltura biologica (Reg Ce 1804/99) a<br />

<strong>con</strong>dizione di ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> di allevamenti <strong>con</strong>dotti <strong>con</strong> tecniche tradizionali;<br />

investimenti non ammissibili<br />

1. allevamenti che comportano un aumento della capacità produttiva<br />

2. gli investimenti che non rispondono alle norme relative alla protezione dell'ambiente,<br />

dell'igiene e del benessere degli animali e che comportano un aumento delle capacità<br />

produttive;<br />

Per quanto <strong>con</strong>cerne i sotto elencati settori produttivi che presentano uno spiccato carattere di<br />

“nicchia” gli sbocchi di mercato vengono assunti come esistenti essendo estremamente<br />

limitato il numero dei progetti attesi e la loro portata mercantile <strong>con</strong>figurandosi come<br />

investimenti a forte valenza qualitativa senza impatti negativi <strong>con</strong> le dinamiche di mercato e di<br />

<strong>con</strong>correnza.<br />

• Cerealicoltura biologica a <strong>con</strong>dizione che le superfici interessate rientrino tra quelle<br />

eleggibili al regime di compensazione al reddito istituito nell’ambito della P.A.C. ;<br />

• Ciliegio, susino, mandorlo, castagno da frutto, noce da frutto;<br />

• Nuovi impianti di frutteti allevati <strong>con</strong> metodo biologico;<br />

• Prodotti del sottobosco (lamponi, mirtilli, mora e ribes);<br />

• Apicoltura, allevamenti minori compreso quello degli struzzi ed allevamenti di selvaggina;<br />

• funghi e tartufi coltivati ( 8942,8 t di funghi coltivati massimo incremento previsto 2 %);<br />

• produzioni no-food, (canapa e lino);<br />

• piante officinali;<br />

Nel settore della cerealicoltura e della foraggicoltura è <strong>con</strong>sentita, senza aumento della<br />

capacità produttiva, la realizzazione di piani di miglioramento aziendali, in particolare, per<br />

interventi di meccanizzazione o di sistemazione fondiaria<br />

B) Tipologia degli interventi ammissibili<br />

In base ai criteri di scelta della produzione agricola riportati per i singoli settori d’intervento e<br />

coerentemente <strong>con</strong> essi sono ritenuti ammissibili investimenti materiali per:<br />

1. la costruzione, l’ammodernamento ed il miglioramento o la ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> di beni immobili<br />

dell’azienda per la razionalizzazione e ottimizzazione dei processi produttivi (riduzione dei<br />

costi di produzione, miglioramento della qualità, <strong>con</strong>dizioni di lavoro, ecc), <strong>con</strong> esclusione<br />

dell’acquisto di fabbricati agricoli esistenti ;<br />

2. acquisto di macchine e attrezzature nuove comprese quelle informatiche ed i relativi<br />

programmi;<br />

3. interventi <strong>con</strong>nessi all’attuazione di ri<strong>con</strong>versioni colturali e di allevamento (introduzione di<br />

nuove cultivar e varietà, sesti d’impianto, sistemi di allevamento e raccolta nelle colture<br />

135


arboree, introduzione di nuove cultivar, varietà, specie e sistemi di coltivazione e raccolta<br />

nelle colture erbacee, comprese le colture destinate alla trasformazione industriale,<br />

introduzione di nuove specie, razze e sistemi di allevamento nelle attività zootecniche<br />

anche minori).<br />

4. ammodernamento o introduzione in azienda di tecnologie, macchinari e attrezzature nuove<br />

volte <strong>con</strong>seguimento del risparmio energetico;<br />

5. interventi per la realizzazione, ad esclusivo uso aziendale, di piccoli impianti per la<br />

produzione di energia elettrica, basata su fonti rinnovabili (energia idroelettrica, solare,<br />

eolica e biomasse);<br />

6. interventi per l’adeguamento a nuove normative su igiene e benessere degli animali nel<br />

rispetto dei requisiti minimi in materia di ambiente, igiene o benessere degli animali ed in<br />

particolare alle normative vigente al momento dell’approvazione del presente Piano di<br />

Sviluppo Rurale, di cui in allegato si riporta l’elenco (allegato 3).<br />

7. Investimenti atti a ridurre l’emissione di CO2.<br />

8. le spese generali e di progettazione quali onorari di <strong>con</strong>sulenti (agronomi, architetti,<br />

ingegneri, ecc.) studi di fattibilità, acquisto di brevetti/licenze, per un massimo pari al 12%<br />

degli investimenti realizzati;<br />

Limitazioni e vincoli per tipologia di intervento:<br />

In base ai criteri di scelta della produzione agricola riportati per i singoli settori d’intervento e<br />

coerentemente <strong>con</strong> essi non sono ammissibili investimenti materiali riportati di seguito.<br />

• Acquisto dei terreni<br />

• Non possono beneficiare degli aiuti previsti <strong>con</strong> la presente misura tutte le imprese agricole<br />

che produ<strong>con</strong>o o utilizzano prodotti geneticamente modificati;<br />

• E’ escluso l’acquisto di animali ad eccezione del primo acquisto di riproduttori maschi e<br />

femmine di qualità pregiata registrato nei libri genealogici la cui introduzione rappresenta<br />

un miglioramento genetico significativo del patrimonio zootecnico. Sono esclusi gli<br />

interventi che comportano un aumento della capacità produttiva non coperta da quota di<br />

produzione. E’ escluso l’acquisto di quote di produzione;<br />

• nei comparti produttivi nei quali sussistono regimi di <strong>con</strong>tingentamento alla produzione od<br />

alla trasformazione sono esclusi gli aiuti ad interventi la cui produzione non è garantita<br />

dalla disponibilità di quote alla produzione od alla trasformazione rientranti nello specifico<br />

plafond nazionale.<br />

Azione A2) Commercializzazione e prima trasformazione di prodotti agricoli in azienda.<br />

B) Tipologia degli interventi ammissibili<br />

In base ai criteri di scelta della produzione agricola riportati per i singoli settori d’intervento e<br />

coerentemente <strong>con</strong> essi sono ritenuti ammissibili investimenti materiali per:<br />

1. Realizzazione di punti vendita aziendali per la commercializzazione dei prodotti agricoli<br />

aziendali di qualità;<br />

2. Strutture e macchinari nuovi per il <strong>con</strong>dizionamento e la trasformazione di prodotti agricoli,<br />

comprese le attrezzature informatiche ed i relativi programmi e le attrezzature inerenti<br />

selezione, lavaggio e <strong>con</strong>fezionamento ;<br />

3. Gli investimenti nel settore vitivinicolo finalizzati al miglioramento della qualità sono<br />

ammissibili nel caso di cantina aziendale già esistente o realizzata utilizzando immobili<br />

aziendali già in possesso dell’azienda. In quest’ultimo caso l’azienda agricola deve<br />

136


disporre di uve di qualità (DOC, DOCG o IGT) ottenute da vigneti legalmente impiantati,<br />

per un periodo non inferiore ai tre anni precedenti la domanda di aiuto. L’Autorità<br />

responsabile provvederà affinché la realizzazione di tali interventi non comprometta o<br />

rechi grave pregiudizio per il funzionamento e l’attività delle cantine preesistenti;<br />

4. le spese generali e di progettazione quali onorari di <strong>con</strong>sulenti (agronomi, architetti,<br />

ingegneri, ecc.) studi di fattibilità, acquisto di brevetti/licenze, per un massimo pari al 12%<br />

degli investimenti realizzati;<br />

Limitazioni e vincoli per tipologia di intervento<br />

In base ai criteri di scelta della produzione agricola riportati per i singoli settori d’intervento e<br />

coerentemente <strong>con</strong> essi non sono ammissibili investimenti materiali riportati di seguito:<br />

• Acquisto dei terreni<br />

• Non possono beneficiare degli aiuti previsti <strong>con</strong> la presente misura tutte le imprese agricole<br />

che produ<strong>con</strong>o o utilizzano prodotti geneticamente modificati;<br />

C) Beneficiari:<br />

Possono beneficiare degli aiuti le persone fisiche e giuridiche titolari di imprese agricole.<br />

D) Condizioni di ammissibilità e requisiti:<br />

Per quanto <strong>con</strong>cerne le <strong>con</strong>dizioni di ammissibilità vale quanto segue:<br />

• possesso di adeguate <strong>con</strong>oscenze professionali; per le persone giuridiche detto requisito<br />

deve essere posseduto dal responsabile tecnico della società;<br />

• per le persone fisiche età non superiore a 65 anni. Tuttavia, nel caso di aziende agricole<br />

situate in zone rurali caratterizzate da problemi strutturali possono essere <strong>con</strong>cessi aiuti<br />

anche a favore di persone fisiche <strong>con</strong> età superiore a 65 anni. In tal caso è previsto un<br />

massimale del costo totale dell’investimento di 200.000 euro;<br />

• iscrizione ai registri della C.C.I.A.A., nell’apposita sezione per le imprese agricole;<br />

• sufficiente livello di redditività;<br />

• possesso dei requisiti minimi in materia di ambiente, igiene e benessere degli animali;<br />

• raggiungimento della capacità occupazionale di almeno una U.L.U. a fine piano;<br />

•<br />

Il beneficiario deve, inoltre, impegnarsi, a :<br />

• <strong>con</strong>durre l’azienda per un periodo minimo di cinque anni a decorrere dal momento<br />

dell’erogazione dell’aiuto;<br />

• tenere per almeno un quinquennio la <strong>con</strong>tabilità aziendale se<strong>con</strong>do gli standard della<br />

R.I.C.A., e rendere disponibili, a fini statistici, i relativi dati;<br />

• a non variare la destinazione d’uso dei beni strutturali oggetti di <strong>con</strong>tributo per 10 anni ed<br />

a non alienare i beni strumentali oggetto di <strong>con</strong>tributo per 5 anni.<br />

Per quanto <strong>con</strong>cerne i requisiti:<br />

• per il requisito relativo alle <strong>con</strong>oscenze professionali l’imprenditore deve dimostrare:<br />

• un’esperienza professionale di <strong>con</strong>duzione aziendale di almeno tre anni;<br />

oppure<br />

• di aver <strong>con</strong>seguito la qualifica professionale prevista per i giovani agricoltori al primo<br />

insediamento quali <strong>con</strong>duttori di azienda agricola;<br />

2 per la dimostrazione della redditività:<br />

La dimostrazione della redditività si basa sul rapporto tra il reddito netto (RN) e il volume di<br />

lavoro, definiti come di seguito indicato:<br />

137


• per reddito netto aziendale si intende il reddito, determinato sulla base di un bilancio<br />

aziendale comprensivo dei premi PAC, da redigersi in <strong>con</strong>formità alla modulistica riportata<br />

nei relativi bandi;<br />

• il volume di lavoro è rappresentato dal numero di ULU complessive impiegate in azienda.<br />

L’ULU è pari a 2000 ore lavorative/anno;<br />

Il rapporto RN/ULU non può essere inferiore al 50% del reddito di riferimento ( Reddito di<br />

riferimento = lire 38.062.000 per il 1999) come determinato annualmente dall’ISTAT, a livello<br />

nazionale, qualora l’azienda assorba al momento della presentazione della richiesta di<br />

<strong>con</strong>tributo almeno un ULU.<br />

Qualora l’azienda non assorba al momento della presentazione della richiesta di <strong>con</strong>tributo<br />

almeno un ULU il RN dell’azienda comprensivo dei redditi derivanti da attività <strong>con</strong>nesse<br />

all’impresa agricola non può essere comunque inferiore a 13.000.000 di lire.<br />

I parametri standard di ore lavoro/coltura/ettaro/allevamento nel caso di coltivazioni ed<br />

allevamenti biologici, vanno incrementati del 20%.<br />

La dimostrazione del regolare svolgimento delle attività e<strong>con</strong>omiche dell’impresa e di una<br />

adeguata stabilità e solidità finanziaria avverrà attraverso l’applicazione al bilancio aziendale<br />

di specifici indici di valutazione.<br />

3. per i requisiti minimi in materia di ambiente, igiene o benessere degli animali:<br />

l’azienda deve dimostrare il rispetto dei requisiti minimi in materia di ambiente, igiene o<br />

benessere degli animali ed in particolare alle normative vigente al momento dell’approvazione<br />

del presente Piano di Sviluppo Rurale, di cui in allegato si riporta l’elenco (allegato 3). Il<br />

possesso del requisito dovrà essere attestato mediante perizia asseverata redatta da un tecnico<br />

abilitato o autocertificazione. L’adeguamento alla normativa igienico-sanitaria di recente<br />

introduzione è <strong>con</strong>cesso a <strong>con</strong>dizione che il tempo previsto per lo stesso non sia scaduto.<br />

L’aiuto può essere <strong>con</strong>cesso per tale periodo di adeguamento a <strong>con</strong>dizione che lo stesso<br />

avvenga entro i limiti temporali che <strong>con</strong>sentano di rispettare il termine ultimo previsto per la<br />

scadenza.<br />

Qualora sia necessario un periodo di adattamento per agevolare l'insediamento del giovane<br />

agricoltore o l'adattamento strutturale della sua azienda (Misura I.2), i requisiti per<br />

l'adempimento delle suddette <strong>con</strong>dizioni possono essere soddisfatti comunque entro un periodo<br />

non superiore a tre anni a decorrere dall'insediamento.<br />

Il dettaglio della valutazione dell’esistenza dei normali sbocchi di mercato, è riportato in<br />

allegato al Piano per i settori interessati.<br />

E) Criteri di priorità.<br />

Sono individuati i seguenti criteri di priorità, relativamente agli investimenti realizzati nelle<br />

aziende agricole:<br />

• Il cui <strong>con</strong>duttore sia imprenditore agricolo a titolo principale;<br />

• Il cui <strong>con</strong>duttore sia giovane agricoltore ;<br />

• Che ricadono in zone svantaggiate;<br />

• Che ricadono in aree protette di rilevante interesse agricolo;<br />

• Il cui piano sia orientato al miglioramento e salvaguardia dell’ambiente, compresa<br />

l’agricoltura biologica;<br />

F) Localizzazione<br />

La misura si applica su tutto il territorio regionale<br />

138


3. Agevolazioni previste<br />

A) Tipologie di aiuto<br />

Sono previsti finanziamenti in <strong>con</strong>to capitale da calcolarsi in percentuale, sul costo totale<br />

ammissibile dell’intervento, nel rispetto dei criteri di seguito specificati.<br />

B) Massimali di investimento cofinanziabili.<br />

Per l’azione A1) e A2)<br />

Sono individuati i seguenti massimali di investimento ammissibili all’aiuto pubblico, di<br />

cui un’azienda può beneficiare nell’intero periodo di programmazione 2000-2006, che<br />

potranno essere raggiunti <strong>con</strong> un massimo di numero due piani di investimento:<br />

• 700.000 Euro per azienda<br />

• 1.400.000 Euro nel caso di aziende associate<br />

In entrambi i casi è previsto un massimale di 200.000 Euro/ULU per azienda.<br />

C) Intensità di spesa pubblica:<br />

Tassi di aiuto massimi applicabili in percentuale sul volume degli investimenti<br />

strutturali per le azioni A1 e A2<br />

aziende beneficiarie<br />

livello<br />

massimo<br />

aiuto<br />

non ricadenti in zone svantaggiate 35%<br />

ricadenti in zone svantaggiate 45%<br />

non ricadenti in zone svantaggiate e <strong>con</strong>dotte da giovani agricoltori (^) 40%<br />

ricadenti in zone svantaggiate e <strong>con</strong>dotte da giovani agricoltori (^) 50%<br />

di<br />

Tassi di aiuto massimi applicabili in percentuale sul volume degli investimenti per nuove<br />

macchine ed attrezzature per le azioni A1 e A2<br />

aziende beneficiarie<br />

Livello<br />

massimo di<br />

aiuto<br />

non ricadenti in zone svantaggiate 30%<br />

ricadenti in zone svantaggiate 40%<br />

non ricadenti in zone svantaggiate e <strong>con</strong>dotte da giovani agricoltori (^) 35%<br />

ricadenti in zone svantaggiate e <strong>con</strong>dotte da giovani agricoltori (^) 45%<br />

(^) come definiti nella misura I.2<br />

L’incremento per i giovani agricoltori è applicabile fino a cinque anni a decorrere<br />

dall’insediamento.<br />

L’Amministrazione, nell’ambito della definizione degli avvisi pubblici per la raccolta ed<br />

istruttoria delle domande, si riserva di stabilire, qualora ritenuto opportuno, livelli di aiuti<br />

inferiori a quelli indicati nel prospetto sopra riportato.<br />

D) Tasso di partecipazione comunitario<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA su tutte le azioni della misura è pari al 15% del costo totale<br />

dell’investimento ammissibile.<br />

139


4. Durata della misura<br />

La presente misura si applica nel periodo 2000-2006<br />

A livello indicativo si precisa che le disponibilità finanziarie per la spesa pubblica prevista <strong>con</strong><br />

la presente misura, saranno prioritariamente destinate se<strong>con</strong>do le seguenti percentuali di<br />

programmazione:<br />

- per l’azione A1) 80 %<br />

- per l’azione A2) 20 %<br />

La regione si riserva, a se<strong>con</strong>da del parco progetti ammissibili, di modificare le sopracitate<br />

percentuali di riparto.<br />

5. Descrizione <strong>con</strong>tratti in corso dalla precedente programmazione<br />

Non sussistono <strong>con</strong>tratti in corso.<br />

6. Procedure<br />

A) Autorità responsabile:<br />

Dipartimento Sviluppo Agricolo e Mondo Rurale<br />

B) Modalità di attuazione:<br />

Bando pubblico.<br />

7. Indicatori fisici di realizzazione, di risultato<br />

A) indicatori fisici di realizzazione:<br />

- numero di piani di miglioramento realizzati;<br />

- ettari di superficie agricola interessata agli investimenti ( sommatoria delle superfici<br />

complessive delle aziende interessate);<br />

- numero progetti di trasformazione e commercializzazione aziendale realizzati;<br />

- numero di aziende informatizzate;<br />

- numero di progetti orientati a migliorare l’ambiente naturale, le <strong>con</strong>dizioni di igiene e<br />

benessere degli animali, le <strong>con</strong>dizioni di vita e di lavoro.<br />

- Numero piani di miglioramento realizzati da giovani.<br />

B) indicatori di risultato:<br />

- capitali investiti in macchinari per ettaro di superficie;<br />

- numero piani di miglioramento realizzati da giovani su totale piani di miglioramento;<br />

- produzione trasformata e commercializzata (valore);<br />

- numero aziende informatizzate su totale aziende <strong>con</strong> piano di miglioramento;<br />

- % di superficie interessata a ri<strong>con</strong>versioni colturali su superficie totale delle aziende<br />

ammesse agli interventi della misura.<br />

140


MISURA I.2 Insediamento giovani<br />

ASSE I. Efficienza del sistema agricolo ed agroindustriale<br />

Misura I.2 Insediamento dei giovani agricoltori<br />

Articolo 8 regolamento 1257/99<br />

Classificazione comunitaria misura b<br />

Costo totale della misura 35.04 Meuro<br />

Costo pubblico della misura 35.04 MEuro<br />

1. Obiettivi della misura, collegamenti e coerenze <strong>con</strong> la strategia:<br />

A) Obiettivi specifici:<br />

• Promuovere e favorire il ricambio generazionale nella gestione delle attività imprenditoriali<br />

agricole.<br />

• Favorire l’imprenditorialità e l’occupazione giovanile in agricoltura;<br />

B) Obiettivi operativi:<br />

• Incentivazione all’insediamento dei giovani agricoltori, <strong>con</strong> particolare riguardo alle<br />

aziende ricadenti nelle delimitazioni di cui alla Dir. 75/268;<br />

• Promozione ed incentivazione degli investimenti aziendali da parte dei giovani al primo<br />

insediamento.<br />

• Favorire l’imprenditorialità giovanile in aree svantaggiate.<br />

C) Collegamenti <strong>con</strong> le altre misure:<br />

Parte degli obiettivi operativi sono raggiungibili in relazione allo stretto collegamento della<br />

presente misura <strong>con</strong> le misure I.1 in quanto l’ammissione al premio per il primo insediamento<br />

sarà prioritaria per il giovane che presenta un piano di miglioramento, e la I.3 in quanto la<br />

formazione risulta propedeutica all’insediamento. Le misure del II° asse del pari si<br />

avvantaggiano degli effetti dell’insediamento di rinnovate imprenditorialità in area agricola,<br />

come pure il III° asse si integra e implementa <strong>con</strong> gli interventi oggetto di questa misura.<br />

2. Descrizione tecnica della misura.<br />

La misura si sostanzia nella corresponsione di un premio che agevoli il primo insediamento dei<br />

giovani imprenditori nella <strong>con</strong>duzione di imprese agricole. L’agevolazione è rafforzata dalla<br />

possibilità di copertura dei costi derivanti dal reperimento sul mercato dei capitali necessari<br />

all’insediamento. Ulteriore agevolazione è offerta dal collegamento <strong>con</strong> la misura I.1, ove la<br />

partecipazione pubblica alle spese di investimenti per piani di miglioramento è incrementata di<br />

10 punti percentuali se effettuata da giovani.<br />

A) Tipologia di interventi ammissibili:<br />

• premio unico per l’insediamento;<br />

• abbuono di interessi per prestiti <strong>con</strong>tratti per la copertura dell spese derivanti<br />

dall’insediamento. L’importo equivalente del valore capitalizzato di tale abbuono non può<br />

essere superiore al valore del premio unico;<br />

141


B) Beneficiari:<br />

• giovani di età compresa tra i 18 e i 40 anni non ancora compiuti al momento della decisione<br />

di <strong>con</strong>cessione del premio, che si insediano, per la prima volta in qualità di capo<br />

dell’azienda agricola <strong>con</strong> funzioni di responsabilità esclusiva. Non sono ammesse al premio<br />

forme di corresponsabilità;<br />

C) Condizioni di ammissibilità e requisiti:<br />

Il giovane agricoltore, per accedere agli aiuti previsti nella misura, deve essere in possesso dei<br />

seguenti requisiti:<br />

• adeguata <strong>con</strong>oscenze e competenze professionali:<br />

Tali <strong>con</strong>oscenze sono attestate:<br />

- dal possesso di un titolo di studio <strong>con</strong>seguito in discipline agrarie ;<br />

- dalla certificazione di partecipazione ad uno specifico corso di formazione professionale<br />

appositamente istituito dall’Amministrazione regionale<br />

- dal possesso di una esperienza lavorativa, dopo aver assolto all’obbligo scolastico, di<br />

almeno tre anni in qualità di coadiuvante o collaboratore familiare ovvero di lavoratore<br />

agricolo documentata dall’iscrizione al relativo regime previdenziale.<br />

Gli Uffici istruttori provvedono ad accertare il reale possesso del requisito richiesto.<br />

L’azienda agricola dovrà dimostrare:<br />

• sufficienti redditività. Per la verifica di tale requisito si rimanda ai criteri individuati nella<br />

misura I.1. “investimenti nelle aziende agricole”;<br />

• requisiti minimi in materia di ambiente, igiene o benessere degli animali, stabiliti dalla<br />

normativa in vigore al momento dell’approvazione del presente Piano di Sviluppo Rurale.<br />

Per la verifica di tale requisito si rimanda ai criteri individuati nella misura I.1.<br />

“investimenti nelle aziende agricole”<br />

• di impiegare almeno una ULU, per la definizione della quale si rimanda alla richiamata<br />

misura I.1. Detto requisito può essere raggiunto a <strong>con</strong>clusione di un eventuale piano di<br />

miglioramento (Misura I.1);<br />

• l’iscrizione dell’azienda nei registri della C.C.I.A.A., nell’apposita sezione per le imprese<br />

agricole;<br />

Per quanto riguarda il possesso dei requisiti soggettivi, nonché delle sopraindicate <strong>con</strong>dizioni<br />

riguardanti l’azienda agricola, qualora sia necessario <strong>con</strong>sentire un periodo di adattamento, per<br />

il raggiungimento di tali requisiti è previsto un periodo massimo di tre anni a decorrere dalla<br />

data dell’insediamento. I requisiti per la definizione della data del primo insediamento<br />

saranno stabiliti dalla <strong>Regione</strong>.<br />

Il beneficiario si impegna a:<br />

• <strong>con</strong>durre l’azienda per un periodo minimo di cinque anni a decorrere dal momento<br />

dell’erogazione dell’aiuto;<br />

• a tenere per almeno un quinquennio a decorrere dal momento dell’erogazione dell’aiuto la<br />

<strong>con</strong>tabilità aziendale se<strong>con</strong>do gli standard della R.I.C.A., e rendere disponibili, a fini<br />

statistici, i relativi dati.<br />

142


D) Localizzazione:<br />

La misura si applica a tutto il territorio regionale.<br />

E) Criteri di priorità:<br />

• giovani che presentano un piano di miglioramento aziendale;<br />

• giovani che si insediano in aziende ricadenti nelle zone delimitate dalla Dir. 75/268;<br />

• il 20% delle disponibilità finanziarie è prioritariamente riservata al primo insediamento di<br />

giovani imprenditrici. La regione si riserva, in caso di carenza di istanze ricevute da parte<br />

di imprenditrici, di modificare la sopracitata percentuale di riserva.<br />

3. Agevolazioni previste:<br />

A) Tipologie di aiuto<br />

• premio unico al primo insediamento;<br />

• abbuono di interessi relativi a prestiti per le spese derivanti dall’insediamento.<br />

B) Intensità di spesa pubblica:<br />

• per il premio unico al primo insediamento un importo massimo di 25.000 Euro nelle zone<br />

svantaggiate Dir.75/268, e massimo 20.000 Euro nelle altre zone.<br />

• per gli abbuoni di interessi relativi a prestiti e spese derivanti dall’insediamento, aiuti per<br />

l’equivalente massimo di 25.000 Euro nelle zone svantaggiate Dir.75/268, e massimo<br />

20.000 Euro nelle altre zone.<br />

C) Tasso di partecipazione comunitario:<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA sarà pari al 50 % della spesa pubblica.<br />

4. Durata della misura:<br />

La presente misura si applica nel periodo 2000-2006<br />

5. Descrizione <strong>con</strong>tratti in corso dalla precedente programmazione.<br />

Non sussistono<br />

6. Procedure:<br />

A) Autorità responsabile:<br />

Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale.<br />

B) Modalità di attuazione:<br />

Bando Pubblico.<br />

7. Indicatori fisici di realizzazione, di risultato:<br />

A) indicatori fisici di realizzazione:<br />

- numero di giovani al primo insediamento;<br />

- numero di giovani al primo insediamento in aziende ricadenti nelle aree delimitate dalla<br />

Dir. 75/268;<br />

- numero piani di miglioramento realizzati da giovani su totale primi insediamenti;<br />

B) indicatori di risultato<br />

- % aziende <strong>con</strong>dotte da giovani su totale aziende <strong>con</strong>dotte da giovani al 1° gennaio 2000;<br />

- % incremento superficie <strong>con</strong>dotta da giovani su superficie <strong>con</strong>dotta da giovani al 1°<br />

gennaio 2000;<br />

- età media dei giovani al primo insediamento<br />

143


MISURA I.3 Formazione<br />

ASSE I. Efficienza del sistema agricolo ed agroindustriale<br />

Misura I.3 Formazione<br />

Articoli regolamento 1257/99 n.9<br />

Classificazione comunitaria misura c<br />

Costo totale della misura 5.84 Meuro<br />

Spesa pubblica della misura 5.84 MEuro<br />

1. Obiettivi della misura, collegamenti e coerenza <strong>con</strong> la strategia<br />

A) Obiettivi specifici:<br />

Promuovere la formazione e l’aggiornamento professionale degli imprenditori agricoli e<br />

forestali finalizzate al miglioramento dell’efficienza delle aziende agricole, <strong>con</strong> particolare<br />

attenzione alla sensibilizzazione degli imprenditori verso le problematiche ambientali, ed in<br />

particolare a quelle legate all’applicazione delle misure agroambientali e forestali previste nel<br />

presente Piano di Sviluppo Rurale, anche attraverso l’uso di applicazioni informatiche e<br />

telematiche.<br />

B) Obiettivi operativi:<br />

• Strutturazione di corsi di base per giovani al primo insediamento;<br />

• Strutturazione di corsi di formazione professionale inclusi quelli a valenza gestionale,<br />

informatica e di tutela ambientale.<br />

C) Collegamenti <strong>con</strong> altre misure:<br />

La misura è propedeutica alla applicazione della I.2, ma anche di supporto alla I.1 e I.4 in<br />

quanto fa maturare <strong>con</strong>oscenze e competenze professionali necessarie alla realizzazione del<br />

miglioramento della efficienza delle aziende agricole ed agroindustriali. L’asse III si<br />

avvantaggia della presente misura a causa della diffusione delle <strong>con</strong>oscenze e necessità<br />

collegate alle tematiche ambientali.<br />

2. Descrizione tecnica della misura<br />

Attività di formazione professionale a favore di imprenditori agricoli, forestali e di altri soggetti<br />

coinvolti in attività agricole, forestali, per preparli al primo insediamento e/o al riorientamento<br />

e alla ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> qualitativa della produzione, all'applicazione delle misure agroambientali e<br />

più in generale ai metodi di produzione compatibili <strong>con</strong> la <strong>con</strong>servazione e il miglioramento del<br />

paesaggio, <strong>con</strong> la tutela dell'ambiente, <strong>con</strong> l'igiene e <strong>con</strong> il benessere degli animali, nonché a<br />

impartire loro la formazione necessaria per gestire un'azienda agricola e<strong>con</strong>omicamente<br />

redditizia e a preparare gli imprenditori forestali e le altre persone coinvolte in attività forestali<br />

all'applicazione di pratiche di gestione forestale allo scopo di migliorare le funzioni<br />

e<strong>con</strong>omiche, ecologiche o sociali delle foreste. Interventi formativi per l’utilizzazione dei<br />

sistemi informatici, anche di rete, in aderenza agli interventi specifici previsti dal P.S.R..<br />

144


A)Tipologia degli interventi ammissibili<br />

• Corsi di formazione per giovani agricoltori, compresi stage formativi;<br />

• Corsi di formazione professionale, comprese attività seminariali.<br />

Come previsto all’art 6 del Reg. (CE) n. 1750/99, il sostegno alla formazione professionale non<br />

comprende i corsi od i tirocini che rientrano in programmi di istruzione o in cicli normali<br />

dell’insegnamento agro-silvicolo medio o superiore. già compresi nel normale ordinamento<br />

scolastico.<br />

B) Destinatari dell’intervento:<br />

fruis<strong>con</strong>o dell’intervento i soggetti di seguito elencati:<br />

1. imprenditori agricoli, e imprenditori forestali<br />

2. giovani agricoltori<br />

3. coadiuvanti, tecnici, operai delle aziende agricole e forestali.<br />

C) Condizioni di ammissibilità e requisiti dei destinatari:<br />

• per i giovani agricoltori al primo insediamento, età compresa tra i 18 e i 40 anni non ancora<br />

compiuti;<br />

• per tutti gli altri soggetti destinatari della formazione, dimostrazione di essere stabilmente<br />

impegnati in attività agricole e forestali.<br />

D) Beneficiari:<br />

I corsi di formazione sono realizzati da enti e strutture di formazione professionale ri<strong>con</strong>osciuti<br />

legalmente dallo Stato o dalla <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>.<br />

E) Criteri di priorità:<br />

Corsi per l’ottenimento della capacità professionale quale requisito per il primo insediamento.<br />

F) Localizzazione<br />

La misura si applica in tutti i comuni della <strong>Regione</strong>.<br />

3. Agevolazioni previste<br />

A) Tipologia di aiuto<br />

Il finanziamento è un <strong>con</strong>tributo in <strong>con</strong>to capitale.<br />

B) Intensità di spesa pubblica:<br />

Il <strong>con</strong>tributo pubblico <strong>con</strong>cedibile è pari al 100% delle spese di realizzazione dei corsi.<br />

C) Tasso di partecipazione comunitario:<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA alla spesa ammissibile è il 50 %.<br />

4. Durata della misura<br />

La presente misura si applica nel periodo 2000 al 2006<br />

5. Descrizione <strong>con</strong>tratti in corso dalla precedente programmazione<br />

Non sussistono <strong>con</strong>tratti in corso.<br />

145


6. Procedure<br />

A) Autorità responsabile<br />

Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale, ferme restando le responsabilità e le<br />

funzioni del Dipartimento Scuola, Formazione e Politiche del Lavoro attribuite sulla base<br />

delle proprie competenze.<br />

B) Modalità di attuazione<br />

Bando pubblico per l’assegnazione di corsi a presentazione di programmi didattici, espletato<br />

nel rispetto delle disposizioni Comunitarie e Nazionali in materia di appalti pubblici di servizi.<br />

7. Indicatori fisici di realizzazione, di risultato<br />

A) Indicatori fisici di realizzazione:<br />

- numero di corsi realizzati;<br />

B) Indicatori di risultati:<br />

- % di giovani che hanno frequentato i corsi su totale giovani al 1° insediamento;<br />

- diplomi di corso rilasciati su numero di iscritti ai corsi.<br />

146


MISURA I.4 Trasformazione e commercializzazione<br />

ASSE I. Efficienza del sistema agricolo ed agroindustriale<br />

Misura I.4. Miglioramento delle <strong>con</strong>dizioni di trasformazione e commercializzazione dei<br />

prodotti agricoli<br />

Articoli regolamento 1257/99 n. 25,26,27,28<br />

Classificazione comunitaria misura g<br />

Costo totale della misura . 102,19 Meuro<br />

Costo pubblico della misura . 40,87 MEuro<br />

1. Obiettivi della misura, collegamenti e coerenza <strong>con</strong> la strategia:<br />

A): Obiettivi specifici:<br />

• Migliorare l’efficienza delle imprese agroindustriali e di commercializzazione;<br />

• Aumentare il volume di prodotti trasformati e commercializzati garantendo una<br />

partecipazione adeguata dei produttori agricoli di base ai vantaggi e<strong>con</strong>omici che ne<br />

derivano<br />

• Incrementare la qualità e salubrità dei prodotti agroalimentari.<br />

B) Obiettivi operativi:<br />

• investimenti finalizzati al miglioramento ed al <strong>con</strong>trollo della qualità;<br />

• investimenti finalizzati alla creazione di linee di trasformazione e commercializzazione dei<br />

prodotti di qualità certificati, dei prodotti dell’agricoltura biologica, dei prodotti a origine e<br />

tipicità garantita;<br />

• applicare nuove tecnologie e investimenti innovativi in sintonia <strong>con</strong> l’ambiente;<br />

• migliorare la presentazione e il <strong>con</strong>fezionamento dei prodotti, <strong>con</strong>tribuire ad un migliore<br />

impiego ed ad un’eliminazione dei sottoprodotti o dei rifiuti;<br />

C) Collegamenti <strong>con</strong> le altre misure:<br />

Gli effetti della presente misura si intersecano direttamente <strong>con</strong> quelli di altre misure sia del<br />

medesimo asse (misura I.1) che di altri assi ( misura II.2 o III.1 ad es.) in quanto ne completano<br />

e valorizzano il significato. L’offerta di prodotti freschi o trasformati <strong>con</strong> certificazione di<br />

qualità o biologica, riferita all’intero processo, non possono che valorizzare la fruizione<br />

turistica dei territori dando al <strong>con</strong>tempo risposte commerciali agli sforzi di investimenti e,<br />

<strong>con</strong>seguentemente, produttivi compiuti in detta direzione. L’approdo al bal<strong>con</strong>e del grande<br />

<strong>con</strong>sumo dei prodotti di qualità e biologici, freschi e trasformati, valorizza in senso e<strong>con</strong>omico i<br />

relativi processi.<br />

2. Descrizione tecnica della misura:<br />

Gli investimenti previsti <strong>con</strong> la presente misura sono indirizzati verso il miglioramento e la<br />

razionalizzazione delle <strong>con</strong>dizione di lavorazione, trasformazione e commercializzazione dei<br />

prodotti agricoli a favore delle imprese agroindustriali, aumentandone la competitività e<br />

soprattutto <strong>con</strong>sentendo una più equa distribuzione del valore aggiunto fra trasformazione e<br />

commercializzazione da un lato e produzione dall’altro. Nell’ambito degli interventi è quindi<br />

necessario finalizzare il sostegno sia sulle strutture di trasformazione e commercializzazione,<br />

ricorrendo ad una più efficace diffusione di innovazioni tecnologiche, sia favorendo la<br />

valorizzazione e la tutela della qualità delle materie prime ed il rispetto dell’ambiente.<br />

147


A) Settori interessati:<br />

Sono possibili investimenti, ai sensi della presente misura, nei seguenti settori di produzione<br />

• vino<br />

Produzione vinicola hl del 1998 3305000<br />

Produzione regionale DOC<br />

515000<br />

DOCG 1996 hl<br />

Export ( quantità) regionale<br />

+ 12,3<br />

variazione % 97/96<br />

Prezzo in lire 1999 a ettogrado 7510<br />

Consumo pro capite l del 1996 43,2<br />

Investimenti che comportano un<br />

no<br />

incremento della capacità<br />

produttiva<br />

E. criteri di scelta a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

investimenti ammissibili:<br />

Gli investimenti finalizzati al miglioramento tecnologico, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di<br />

produzione, al miglioramento e <strong>con</strong>trollo della qualità, alla protezione dell'ambiente, al<br />

risparmio energetico ed al miglioramento delle <strong>con</strong>dizioni igienico sanitarie nazionali e<br />

comunitarie. Tutti gli investimenti sono ammissibili a <strong>con</strong>dizione che per l’impianto si<br />

dimostri la lavorazione di uve di qualità quali DOC, DOCG, IGT, VQPRD, nonché le uve<br />

proveniteti da agricoltura biologica, per almeno il 51% dell’intera capacità lavorativa. Nel<br />

caso in cui l’impianto lavori uve di qualità per una quota maggiore di quella minima<br />

stabilita, il <strong>con</strong>tributo viene <strong>con</strong>cesso “pro quota;<br />

Investimenti ammissibili a determinate <strong>con</strong>dizioni<br />

Nuovi impianti solo in sostituzione di impianti esistenti da dismettere in quanto obsoleti o<br />

non più funzionali<br />

Investimenti non ammissibili 10<br />

1. Investimenti che comportano un aumento della capacità produttiva<br />

2. Investimenti finalizzati alla trasformazione e commercializzazione di materie prime e<br />

semilavorati di origine extra comunitaria.<br />

10 Deroghe a tale divieto potranno essere accolte solo per limitati quantitativi di materie prime di origine extra-comunitaria<br />

(valutati in percentuale sul totale lavorato) e nel caso in cui sia dimostrata l'impossibilità di reperire tali prodotti sul mercato<br />

comunitario.<br />

148


• olio di oliva<br />

Produzione olio 1998 t 23246<br />

Imbottigliato 1998 t 19980<br />

N° frantoi 398<br />

Prezzo 1998 lire/kg olio extra<br />

5044<br />

vergine<br />

Consumi pro capite 1998 kg 12,6<br />

Investimenti che comportano un<br />

incremento della capacità<br />

produttiva<br />

No se non per ridurre i tempi di<br />

attesa di molitura al fine di<br />

migliorare la qualità del<br />

prodotto<br />

A. criteri di scelta a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

investimenti ammissibili:<br />

1. gli investimenti finalizzati al miglioramento tecnologico, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di<br />

produzione, al miglioramento e <strong>con</strong>trollo della qualità, alla protezione dell'ambiente, al<br />

risparmio energetico ed al miglioramento delle <strong>con</strong>dizioni igienico sanitarie nazionali e<br />

comunitarie; sono ammessi impianti che comportano un aumento della capacità produttiva<br />

giornaliera, senza incremento della capacità produttiva complessiva calcolata su base<br />

annuale.<br />

Investimenti ammissibili a determinate <strong>con</strong>dizioni<br />

1 nuovi impianti solo se in sostituzione di impianti esistenti da dismettere, in quanto obsoleti o<br />

non più funzionali;<br />

Investimenti non ammissibili<br />

1. gli investimenti che comportano un aumento della capacità produttiva<br />

2. investimenti relativi all’estrazione o alla raffinazione dell’olio di sanse<br />

3. investimenti finalizzati alla trasformazione e commercializzazione di materie prime di<br />

origine extra comunitaria.<br />

149


• ortofrutticolo (prodotti freschi e trasformati)<br />

Produzione lorda vendibile Frutta nel 1997 (milioni 325302,25<br />

lire costanti 1990)<br />

Produzione lorda vendibile Ortaggi e patate nel 1997 840839,63<br />

(milioni lire costanti 1990)<br />

Consumi spesa media mensile in migliaia di lire per<br />

17,4<br />

famiglia<br />

Acquisti pro capite 1997 kg di frutta fresca 55,1<br />

Acquisti pro capite 1997 kg di ortaggi freschi 40,5<br />

Acquisti pro capite 1997 kg di ortaggi <strong>con</strong>fezionati<br />

8,7<br />

pronti<br />

Variazione % quantità acquisti 1999/1998 ortaggi<br />

+ 2,2<br />

freschi<br />

Indice prezzi alla produzione frutta Base 1999 = 100 1998 109,4<br />

1997 106,9<br />

1996 103,4<br />

Indice prezzi alla produzione ortaggi Base 1999 =<br />

100<br />

1998 100,9<br />

1997 93,54<br />

1996 97,8<br />

Indice prezzi alla produzione patata Base 1999 = 100 1998 84,4<br />

1997 64,4<br />

1996 63,1<br />

Investimenti che comportano un incremento della<br />

capacità produttiva<br />

si<br />

Produzione pomodoro <strong>con</strong>centrato e pelato 1999 (t) Concen. Pelato<br />

52181 5863<br />

Variazione % quantità acquisti 1999/1998 pomodori + 2,9<br />

Indice prezzi alla produzione pomodoro da industria<br />

Base 1999 = 100<br />

Investimenti che comportano un incremento della<br />

capacità produttiva<br />

1998 100<br />

1997 101,5<br />

1996 101,4<br />

no<br />

150


A. criteri di scelta a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

Investimenti ammissibili :<br />

investimenti finalizzati al miglioramento tecnologico, al <strong>con</strong>tenimento dei costi<br />

di produzione, al miglioramento e <strong>con</strong>trollo della qualità, alla protezione<br />

dell'ambiente, al risparmio energetico, al miglioramento delle <strong>con</strong>dizioni<br />

igienico sanitarie nazionali e comunitarie<br />

Investimenti ammissibili a determinate <strong>con</strong>dizioni:<br />

nuovi impianti relativi a prodotti vincolati da quote solo in sostituzione di<br />

impianti esistenti da dismettere, in quanto obsoleti o non più funzionali<br />

Investimenti non ammissibili<br />

1. investimenti relativi a prodotti vincolati da quote, quali il pomodoro<br />

trasformato, che comportano un aumento della capacità produttiva<br />

dell’impresa, salvo i casi di dismissione di impianti obsoleti o non più<br />

funzionali<br />

2. investimenti collettivi per la realizzazione di interventi di commercializzazione<br />

dei prodotti a favore delle Organizzazioni dei produttori ri<strong>con</strong>osciute ai sensi<br />

del Reg. (CE) 2200/96 nel rispetto delle <strong>con</strong>dizioni previste nella richiesta di<br />

eccezione di cui all’art 37 (3) del reg. CE 1257/99 (capitolo 13.4 del <strong>PSR</strong>)<br />

3. investimenti finalizzati alla trasformazione e commercializzazione di materie<br />

prime di origine extra comunitaria.<br />

151


• latte e prodotti lattiero-caseari bovino, bufalino ed ovi-caprino;<br />

Produzione latte di vacca (t) 1998 472302,9<br />

Produzione latte di e bufala (t) 1998 46894,5<br />

Produzione latte di pecora (t)1998 66727,8<br />

Produzione lorda vendibile 1997 milioni lire<br />

470968<br />

correnti<br />

Destinazione latte vaccino alimentazione diretta(t) 228000<br />

latte vaccino trasformato (t) 295000<br />

Consumo pro capite 1996 (l) di latte 76,8<br />

Produzione pecorino romano 1997 (t) 28359<br />

Consumo pro capite 1996 (kg) di formaggio 12,8<br />

Dinamica dei <strong>con</strong>sumi pro capite per il latte base<br />

98<br />

1990 / 1996<br />

Dinamica dei <strong>con</strong>sumi pro capite per il formaggio<br />

111<br />

base 1990 / 1996<br />

Variazione % delle quantità 1999/1998 acquisto di<br />

+ 11,7<br />

pecorino romano<br />

Prezzo 1999 lire/kg pecorino romano 9192<br />

Indice dei prezzi alla produzione base 1999 di latte 1997 1998 1999<br />

e derivati<br />

Investimenti che comportano un incremento della<br />

capacità produttiva<br />

107,1 101,7 100<br />

No<br />

F. criteri di scelta a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

Investimenti ammissibili<br />

1. Tutti gli investimenti devono essere finalizzati alla protezione dell'ambiente, al<br />

miglioramento tecnologico, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione, al miglioramento e<br />

<strong>con</strong>trollo della qualità, al risparmio energetico ed al miglioramento delle <strong>con</strong>dizioni igienico<br />

sanitarie nazionali e comunitarie;<br />

Investimenti ammissibili a determinate <strong>con</strong>dizioni<br />

Nuovi impianti solo se in sostituzione di impianti esistenti da dismettere, in quanto obsoleti<br />

o non più funzionali;<br />

Investimenti non ammissibili<br />

1. investimenti riguardanti il trattamento termico del latte liquido per la <strong>con</strong>servazione di lunga<br />

durata<br />

2. investimenti riguardanti i seguenti prodotti : burro, siero in polvere, latte in polvere,<br />

butteroil, lattosio, caseina e caseinati<br />

3. investimenti riguardanti l’elaborazione di prodotti freschi , <strong>con</strong> esclusione di quelli derivati<br />

dal latte bufalino e ovicaprino, che comportano un aumento delle capacità produttive<br />

4. Investimenti riguardanti l’elaborazione di formaggi tipici di lunga <strong>con</strong>servazione (tipo<br />

formaggio pecorino romano) e comunque tutti i formaggi che possono rientrare nell’ambito<br />

di applicazione dell’articolo 9 del Reg. CE n.1255/99<br />

5. gli investimenti per la commercializzazione o la trasformazione di prodotti provenienti da<br />

Paesi terzi;<br />

6. gli investimenti a livello di commercio al dettaglio.<br />

152


• carne (macellazione taglio-trasformazione-sottoprodotti) bovina, bufalina, suina,<br />

equina, ovicaprina ed avicunicola;<br />

Produzione lorda vendibile<br />

Milioni di lire 1995<br />

Consumi pro capite di carne<br />

bovine kg 1997<br />

Consumi pro capite di carne<br />

ovicaprina kg 1997<br />

Consumi pro capite di pollame<br />

kg 1997<br />

Consumi pro capite di <strong>con</strong>iglio<br />

kg 1997<br />

Consumi pro capite di carne<br />

suina kg 1997<br />

Consumi pro capite di carne<br />

equina kg 1997<br />

Variazione % <strong>con</strong>sumo carne<br />

97/96 delle famiglie<br />

Variazione % 97/96 vendita<br />

salumi<br />

Acquisto annuo pro capite Kg<br />

di salumi<br />

Investimenti che comportano un<br />

incremento della capacità<br />

produttiva<br />

357243<br />

24 Prezzo al Kg di vitelli 1999 lire<br />

5937; Prezzo al Kg di vitelloni<br />

1999 lire 3650<br />

1,75 Prezzo al Kg di agnelli 1999<br />

lire 5805;<br />

19 Prezzo al Kg di polli 1999 lire<br />

1531;<br />

4,5 Prezzo al Kg di <strong>con</strong>iglio 1999<br />

lire 2945;<br />

30 Prezzo al Kg di suini 1999 lire<br />

2021;<br />

1,1<br />

+1,5<br />

+1,4<br />

5,5<br />

No se non alle <strong>con</strong>dizioni<br />

previste<br />

COMPARTO BOVINO<br />

A. criteri di scelta a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

investimenti ammissibili<br />

1. gli investimenti finalizzati al miglioramento tecnologico compreso i sistemi di gestione<br />

informatizzata, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione, al miglioramento e <strong>con</strong>trollo della<br />

qualità, alla protezione dell'ambiente, al risparmio energetico ed al miglioramento delle<br />

<strong>con</strong>dizioni igienico sanitarie nazionali e comunitarie. In ogni caso gli investimenti relativi a<br />

nuovi impianti, laddove <strong>con</strong>sentito, dovranno essere dotati di una capacità lavorativa di<br />

almeno 20.000 q.li/anno;<br />

investimenti ammissibili a determinate <strong>con</strong>dizioni<br />

1. nuovi impianti di macellazione e taglio, esclusivamente in zone ricadenti nell’ambito di<br />

comunità montane, <strong>con</strong> una capacità lavorativa minima di 10.000 q.li/anno;<br />

investimenti non ammissibili<br />

1. nuovi impianti di macellazione e taglio che determinino un aumento della capacità<br />

complessiva di macellazione.<br />

2. investimenti finalizzati alla trasformazione e commercializzazione di materie prime di<br />

origine extra comunitaria.<br />

153


COMPARTO SUINO<br />

B. criteri di scelta a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

investimenti ammissibili<br />

1. gli investimenti finalizzati al miglioramento tecnologico compreso i sistemi di gestione<br />

informatizzata, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione, al miglioramento e <strong>con</strong>trollo della<br />

qualità, alla protezione dell'ambiente, al risparmio energetico ed al miglioramento delle<br />

<strong>con</strong>dizioni igienico sanitarie nazionali e comunitarie. In ogni caso gli investimenti relativi a<br />

nuovi impianti, laddove <strong>con</strong>sentito, dovranno essere dotati di una capacità lavorativa di<br />

almeno 20.000 q.li/anno;<br />

investimenti non ammissibili<br />

1. nuovi impianti di macellazione e taglio che determinino un aumento della capacità<br />

complessiva di macellazione.<br />

2. investimenti finalizzati alla trasformazione e commercializzazione di materie prime di<br />

origine extra comunitaria.<br />

COMPARTO OVICAPRINO<br />

C. criteri di scelta a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

investimenti ammissibili<br />

1. gli investimenti finalizzati al miglioramento tecnologico compreso i sistemi di gestione<br />

informatizzata, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione, al miglioramento e <strong>con</strong>trollo della<br />

qualità, alla protezione dell'ambiente, al risparmio energetico ed al miglioramento delle<br />

<strong>con</strong>dizioni igienico sanitarie nazionali e comunitarie. In ogni caso gli investimenti relativi a<br />

nuovi impianti, laddove <strong>con</strong>sentito, dovranno essere dotati di una capacità lavorativa di<br />

almeno 20.000 q.li/anno;<br />

investimenti ammissibili a determinate <strong>con</strong>dizioni<br />

1. nuovi impianti di macellazione e taglio, esclusivamente in zone ricadenti nell’ambito di<br />

comunità montane, <strong>con</strong> una capacità lavorativa minima di 10.000 q.li/anno;<br />

investimenti non ammissibili<br />

1. nuovi impianti di macellazione e taglio che determinino un aumento della capacità<br />

complessiva di macellazione.<br />

2. investimenti finalizzati alla trasformazione e commercializzazione di materie prime di<br />

origine extra comunitaria.<br />

154


COMPARTO AVICOLO<br />

D. criteri di scelta a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

investimenti ammissibili<br />

1. gli investimenti finalizzati al miglioramento tecnologico compreso i sistemi di gestione<br />

informatizzata, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione, al miglioramento e <strong>con</strong>trollo della<br />

qualità, alla protezione dell'ambiente, al risparmio energetico ed al miglioramento delle<br />

<strong>con</strong>dizioni igienico sanitarie nazionali e comunitarie. In ogni caso gli investimenti relativi a<br />

nuovi impianti, laddove <strong>con</strong>sentito, dovranno essere dotati di una capacità lavorativa di<br />

almeno 20.000 q.li/anno;<br />

investimenti non ammissibili<br />

1. nuovi impianti di macellazione e taglio che determinino un aumento della capacità<br />

complessiva di macellazione.<br />

2. investimenti finalizzati alla trasformazione e commercializzazione di materie prime di<br />

origine extra comunitaria.<br />

155


• florovivaismo<br />

Tipologia Specie Produzione<br />

1998 in serra<br />

Produzione<br />

1998 in campo<br />

Da foglia Felci 81560 1000<br />

Ficus 144300 1500<br />

Palme 3930 195000<br />

Pothos 68820<br />

Da fiore Azalea 168500 42000<br />

Begonia 180200<br />

Bouganville 76720 22000<br />

Camelia 65200 94000<br />

Ciclamino 588000 100000<br />

Crisantemo 112900 132000<br />

Gardenia 116800 15000<br />

Geranio 11165000<br />

Impatiens 1123000<br />

Poinsettia 1013000 2500<br />

Saintpaulia 931500 300000<br />

Kalanchoe 194500<br />

Piante grasse 4660000 150000<br />

N° imprese operanti<br />

nella distribuzione<br />

di prodotti floricoli<br />

nel <strong>Lazio</strong> 1994<br />

Previsione<br />

produzione<br />

2000-2006<br />

Produzione lorda<br />

vendibile 1997<br />

Milioni di lire<br />

Indice prezzi Base<br />

1999<br />

anno 1997<br />

Indice prezzi Base<br />

1999<br />

anno 1998<br />

181300<br />

100,61<br />

110,3<br />

aumento capacità<br />

produttiva<br />

550 fiorai<br />

600 ambulanti<br />

Gardencenter 30<br />

G. distrib. 35<br />

Produttori 50<br />

aumento % di<br />

nel periodo 0,5 %<br />

Investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità produttiva<br />

si<br />

156


A. criteri di scelta a livello di LAVORAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

investimenti ammissibili<br />

1. gli investimenti volti a migliorare o razionalizzare i circuiti di commercializzazione,<br />

applicare nuove tecnologie, favorire investimenti innovativi;<br />

2. tutti gli investimenti volti a migliorare e <strong>con</strong>trollare la qualità e a migliorare la presentazione<br />

e il <strong>con</strong>fezionamento dei prodotti;<br />

3. tutti gli investimenti volti alla riorganizzazione e alla razionalizzazione delle strutture di<br />

commercializzazione all’ingrosso esistenti;<br />

investimenti non ammissibili<br />

1. tutti gli investimenti a livello di commercio al dettaglio;<br />

2. tutti gli investimenti per la commercializzazione o la lavorazione di prodotti provenienti da<br />

paesi terzi.<br />

Per quanto <strong>con</strong>cerne i sotto elencati settori produttivi che presentano uno spiccato carattere di<br />

“nicchia” gli sbocchi di mercato vengono assunti come esistenti essendo estremamente limitato<br />

il numero dei progetti attesi e la loro portata mercantile <strong>con</strong>figurandosi come investimenti a<br />

forte valenza qualitativa senza impatti negativi <strong>con</strong> le dinamiche di mercato e di <strong>con</strong>correnza.<br />

• cereali biologici;<br />

• funghi e tartufi coltivati;<br />

• prodotti dell’apicoltura, prodotti sottobosco;<br />

• piante officinali;<br />

• nuovi impianti di macellazione esclusivamente per animali allevati <strong>con</strong> il metodo<br />

dell’agricoltura biologica.<br />

Sono esclusi investimenti materiali e immateriali nei seguenti settori :<br />

tabacco;<br />

zucchero;<br />

oleaginose<br />

B) Tipologia degli interventi ammissibili:<br />

In base ai criteri di scelta di trasformazione e commercializzazione riportati per i singoli settori<br />

d’intervento e coerentemente <strong>con</strong> essi sono ritenuti ammissibili investimenti materiali per:<br />

1. la realizzazione, ristrutturazione ed adeguamento delle strutture di <strong>con</strong>dizionamento,<br />

trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli ed agroindustriali nel rispetto e<br />

nella tutela dell’ambiente;<br />

2. la realizzazione di linee di trasformazione e <strong>con</strong>fezionamento di prodotti agricoli ed<br />

agroindustriali di qualità certificata od ottenuti <strong>con</strong> processi produttivi biologici;<br />

3. recupero ed smaltimento dei residui di lavorazione e dei sottoprodotti di provenienza<br />

agroalimentare, anche favorendo l’utilizzazione di imballaggi riciclabili o biodegradabili<br />

nelle aziende agroalimentari;<br />

4. introduzione di moderne e innovative tecnologie volte ad:<br />

• razionalizzare il ciclo di lavorazione dei prodotti agroalimentari;<br />

• aumentare gli standard di sicurezza per i lavoratori superando i limiti previsti dalla<br />

normativa nazionale e comunitaria vigente;<br />

• migliorare la qualità igienico-sanitario delle produzioni ;<br />

5. l’introduzione di sistemi volontari di certificazione della qualità;<br />

157


Nel’ambito delle tipologie di intervento previste sono ritenute ammissibili le seguenti spese:<br />

⇒ la costruzione, l’acquisizione o il miglioramento di beni immobili. Per le <strong>con</strong>dizioni di<br />

ammissibilità relativamente all’acquisto di beni immobili si fa riferimento alle<br />

disposizioni recate in materia dal reg. CE 1685/2000;<br />

⇒ le macchine ed attrezzature nuove, attrezzature informatiche ed i relativi programmi ;<br />

⇒ le spese generali e di progettazione quali onorari di <strong>con</strong>sulenti (agronomi, architetti,<br />

ingegneri, ecc.) studi di fattibilità, acquisto di brevetti/licenze, per un massimo pari al 12%<br />

degli altri investimenti realizzati;<br />

Limitazioni e vincoli per tipologie di intervento:<br />

In base ai criteri di scelta di trasformazione e commercializzazione riportati per i singoli settori<br />

d’intervento e coerentemente <strong>con</strong> essi non sono ammissibili investimenti materiali riportati di<br />

seguito:<br />

• Non possono beneficiare degli aiuti previsti dalla presente misura tutte le imprese di<br />

trasformazione e commercializzazione che utilizzano e lavorano prodotti geneticamente<br />

modificati.<br />

• per l’acquisto dei terreni<br />

• a livello di commercio al dettaglio;<br />

• per la commercializzazione o la trasformazione di prodotti provenienti da paesi terzi;<br />

• abrogato<br />

• nei comparti produttivi nei quali sussistono regimi di <strong>con</strong>tingentamento alla trasformazione<br />

sono esclusi gli aiuti ad interventi la cui produzione non è garantita dalla disponibilità di<br />

quote alla trasformazione rientranti nello specifico plafond nazionale.<br />

C) Beneficiari:<br />

Possono accedere ai benefici previsti tutti i soggetti, singoli o associati che operano nel campo<br />

della lavorazione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli in qualsiasi<br />

forma giuridica.<br />

Il beneficiario è tenuto a non variare la destinazione d’uso dei beni strutturali oggetti di<br />

<strong>con</strong>tributo per 10 anni ed a non alienare i beni strumentali oggetto di <strong>con</strong>tributo per 5 anni<br />

D) Condizioni di ammissibilità:<br />

Il sostegno agli investimenti è <strong>con</strong>cesso ai beneficiari che dimostrino per la propria impresa:<br />

• una sufficiente redditività;<br />

• il rispetto dei requisiti minimi in materia di ambiente igiene e benessere degli animali;<br />

• che gli investimenti <strong>con</strong>corrono al miglioramento della situazione del settore di produzione<br />

agricola di base interessato e che garantiscano una partecipazione adeguata dei produttori<br />

agricoli di base ai vantaggi e<strong>con</strong>omici che ne derivano.<br />

Per i requisiti minimi in materia di ambiente, igiene o benessere degli animali:<br />

l’azienda deve dimostrare il rispetto dei requisiti minimi in materia di ambiente, igiene o<br />

benessere degli animali ed in particolare alle normative vigente al momento dell’approvazione<br />

del presente Piano di Sviluppo Rurale, di cui in allegato si riporta l’elenco (allegato 3). Il<br />

possesso del requisito dovrà essere attestato mediante perizia asseverata redatta da un tecnico<br />

abilitato o autocertificazione. L’adeguamento alla normativa igienico-sanitaria di recente<br />

introduzione è <strong>con</strong>cesso a <strong>con</strong>dizione che il tempo previsto per lo stesso non sia scaduto.<br />

L’aiuto può essere <strong>con</strong>cesso per tale periodo di adeguamento a <strong>con</strong>dizione che lo stesso<br />

avvenga entro i limiti temporali che <strong>con</strong>sentano di rispettare il termine ultimo previsto per la<br />

scadenza.<br />

158


Il dettaglio della valutazione dell’esistenza dei normali sbocchi di mercato, è riportato in<br />

allegato al Piano per i settori interessati.<br />

La valutazione dei vantaggi e<strong>con</strong>omici per i produttori primari sarà garantita attraverso la<br />

presentazione di accordi di fornitura registrati <strong>con</strong> valenza giuridica.<br />

La redditività nonché la stabilità e solidità finanziaria dei beneficiari saranno valutate attraverso<br />

l’esame del bilancio dell’esercizio immediatamente precedente alla data dell’istanza,<br />

raffrontato <strong>con</strong> adeguati indici finanziari.<br />

E) Criteri di priorità:<br />

• iniziative riguardanti prodotti ad origine e tipicità garantita, biologici;<br />

• investimenti innovativi in sintonia <strong>con</strong> l’ambiente;<br />

F) Localizzazione:<br />

La misura si applica in tutti i comuni della <strong>Regione</strong>.<br />

3. Agevolazioni previste:<br />

A) Tipologie di aiuto.<br />

previsti finanziamenti in <strong>con</strong>to capitale da calcolarsi in percentuale sul costo totale ammissibile<br />

dell’intervento, nel rispetto dei criteri sotto specificati.<br />

B) Intensità di spesa pubblica:<br />

Il <strong>con</strong>tributo massimo <strong>con</strong>cedibile è pari al 40% dell’investimento finanziabile.<br />

C) Tasso di partecipazione comunitaria.<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA massimo sull’investimento totale è pari al 15%<br />

4. Durata della misura:<br />

La misura si applica nel periodo 2001-2006<br />

5. Descrizione <strong>con</strong>tratti in corso dalla precedente programmazione<br />

Non sussistono <strong>con</strong>tratti in corso.<br />

6. Procedure.<br />

A) Autorità responsabile:<br />

Dipartimento Sviluppo Sistema Agricolo e Mondo Rurale;<br />

B) Modalità di attuazione:<br />

La <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> procederà all’attribuzione dei finanziamenti sulla base di avvisi pubblici di<br />

gara.<br />

159


6.Indicatori fisici di realizzazione, risultato.<br />

A) indicatori fisici di realizzazione;<br />

- numero imprese di commercializzazione beneficiarie;<br />

- numero imprese di trasformazione beneficiarie;<br />

- numero progetti realizzati per la certificazione della qualità;<br />

- numero progetti per linee di qualità o biologiche;<br />

- numero progetti innovativi;<br />

- valore produzione trasformata e commercializzata<br />

B) indicatori di risultato;<br />

- produzione delle imprese beneficiarie;<br />

- produzione commercializzata sotto <strong>con</strong>tratto;<br />

- produzione di qualità commercializzata.<br />

160


ASSE I. Efficienza del sistema agricolo ed agroindustriale<br />

Misura I.5 ricomposizione fondiaria<br />

Articoli regolamento 1257/99 n. 33 trattino I1°<br />

Classificazione comunitaria misura k<br />

Costo totale della misura Meuro 5.25<br />

Spesa pubblica della misura Meuro 2.05<br />

1. Obiettivi della misura, collegamenti e coerenza <strong>con</strong> la strategia<br />

A) Obiettivi specifici<br />

Aumento del substrato territoriale a servizio dell’impresa agricola<br />

B) Obiettivi operativi<br />

Miglioramento della gestione dell’attività agricola attraverso la riduzione dei costi fissi aziendali<br />

C) Collegamenti <strong>con</strong> altre misure<br />

La misura presenta netta <strong>con</strong>nessione <strong>con</strong> le misure I.1 (a)“Investimenti aziendali”<br />

e I.2 (b) “Insediamento giovani agricoltori” del Piano<br />

2. Descrizione tecnica della misura<br />

L’obiettivo generale è quello di attuare una in<strong>versione</strong> alla depressione fondiaria, prioritariamente<br />

collegata all’imprenditoria giovanile, per meglio garantire attività e <strong>con</strong>servazione dell’ambiente<br />

agro-forestale.<br />

Gli interventi previsti sono volti a:<br />

agevolare gli acquisti di aziende e/o di appezzamenti atti all’arrotondamento e/o<br />

accorpamento di aziende già preesistenti. Gli acquisti del terreno dovranno ricadere<br />

nell’ambito di un piano organico di ricomposizione fondiaria;<br />

agevolare le permute, a fini di accorpamento, tra aziende diverse;<br />

A) Tipologia delle azioni ammissibili<br />

La misura prevede le seguenti tipologie di azione :<br />

1. Predisposizione di un piano di riordino fondiario relativo ad una adeguata estensione territoriale<br />

interessante anche più comuni limitrofi, che tenga <strong>con</strong>to delle caratteristiche della zona<br />

interessata, della loro delimitazione, del loro indice di frammentazione, delle potenzialità di<br />

crescita delle aziende allocate, del livello di disoccupazione, delle possibili sinergie <strong>con</strong> altre<br />

politiche di sviluppo. Tali indicatori potranno essere rappresentati anche attraverso la<br />

predisposizione di una specifica cartografia.<br />

2. acquisto di superfici agro-forestali idonee alla formazione di aziende agricole e/o all’ampliamento<br />

o accorpamento di aziende già esistenti. Gli aiuti per l’acquisto del terreno possono essere <strong>con</strong>cessi<br />

se previsti nei piani di riordino fondiario di cui al punto precedente ed a <strong>con</strong>dizione che<br />

l’intervento ricada nell’ambito di un più ampio progetto di ricomposizione fondiaria<br />

interaziendale. In questo caso gli importi inerenti l’acquisto di terreni dovranno inserirsi nel<br />

<strong>con</strong>testo di una razionale ricomposizione fondiaria interaziendale e l’ammontare dei costi relativi<br />

a tali interventi non dovrà oltrepassare la soglia del 25%.;<br />

3. accorpamenti aziendali tramite permute di superfici agro-forestali, anche al di fuori degli<br />

interventi previsti nei suddetti piani di riordino fondiario;<br />

161


B) Settori interessati<br />

Tutti<br />

C) Beneficiari<br />

a) Tipologia 1 - Enti pubblici;<br />

b) Tipologie 2 e 3 - Imprenditori agricoli singoli o associati<br />

Priorità<br />

Per le tipologie 2 e 3<br />

o giovani imprenditori agricoli al primo insediamento<br />

o imprenditori agricoli a titolo principale;<br />

o Cooperative di produzione e lavoro formate in maggioranza da imprenditori agricoli a titolo<br />

principale;<br />

D) Localizzazione<br />

La misura si applica nell’intero territorio regionale<br />

3) Durata della misura<br />

La misura si applica per la restante durata residua del periodo di programmazione<br />

4) Agevolazioni previste<br />

A) Tipologie di aiuto<br />

Gli aiuti saranno articolate come segue:<br />

Tipologia 1 – Sono ammesse spese per indagini e studi per la predisposizione del<br />

programma di riordino fondiario, <strong>con</strong>siderato nella sua complessità, fino al 100% dei costi<br />

sostenuti ;<br />

Tipologia 2 – Per l’acquisto di terreni, nell’ambito di accorpamenti e/o ampliamenti<br />

aziendali, <strong>con</strong>cessione di un <strong>con</strong>tributo in <strong>con</strong>to capitale fino ad un massimo del 30%,<br />

elevabile al 40% per le zone svantaggiate ed i giovani agricoltori insediati da non oltre<br />

cinque anni, sugli interessi attualizzati di un mutuo quindicennale al tasso di riferimento<br />

per operazioni di credito agrario, al momento dell’atto di <strong>con</strong>cessione al finanziamento. La<br />

<strong>con</strong>gruità del prezzo dei terreni ed il relativo importo del mutuo è verificato e definito dagli<br />

Organi tecnici della <strong>Regione</strong>.<br />

Tipologia 3 - Per l’attuazione delle permute <strong>con</strong>cessione di un <strong>con</strong>tributo in <strong>con</strong>to capitale<br />

fino ad un massimo del 100% sulle spese notarili, legali e professioanli sostenute.<br />

B) Tasso di partecipazione comunitaria.<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA sull’investimento totale è pari al 15 %”<br />

5) Procedure<br />

A) Autorità responsabile<br />

Dipartimento Sviluppo Agricolo e Mondo Rurale<br />

B) Modalità di attuazione<br />

Bando pubblico<br />

6) indicatori fisici di realizzazione, di risultato<br />

A) Indicatori fisici di realizzazione<br />

n. beneficiari<br />

B) Indicatori di risultato<br />

Riduzione del numero dei corpi aziendali<br />

162


MISURA II.1 Diversificazione<br />

ASSE II.Diversificazione e<strong>con</strong>omica e qualità della vita nelle aree rurali<br />

Misura II.1 Diversificazione delle attività agricole e delle attività affini<br />

Articoli regolamento 1257/99 n.33 7° trattino<br />

Classificazione comunitaria misura p<br />

Costo totale della misura 19,46 MEuro<br />

Spesa pubblica della misura 8,76 MEuro<br />

Azioni:<br />

P.1: Diversificazione dell’attività agricola, reti agrituristiche, turismo verde, percorsi blu,<br />

fattorie didattiche.<br />

P.2: Ippoterapia , maneggi e centri di equitazione.<br />

1. Obiettivi della misura, collegamenti e coerenza <strong>con</strong> la strategia<br />

A) Obiettivi specifici<br />

- Incentivare iniziative finalizzate alla creazione di opportunità di differenziazione di reddito<br />

per le imprese agricole e per i territori rurali.<br />

- Incentivare la <strong>con</strong>oscenza presso i <strong>con</strong>sumatori dei prodotti enogastronomici di qualità,<br />

biologici e di origine certificata di provenienza regionale, ri<strong>con</strong>osciuti ai sensi dei<br />

regolamenti comunitari n.2081/92, 2082/92 e 2092/91 ;<br />

- Qualificare e valorizzare l’offerta agrituristica.<br />

B) Obiettivi operativi<br />

• Creazione di strutture, infrastrutture e servizi che rendano accessibili e qualifichino le<br />

iniziative aziendali di differenziazione dei redditi;<br />

• Creazione di canali di informazione relativi all’offerta di attività ricreativo-turisticoambientali-didattiche<br />

collegate alle attività agricole;<br />

• incentivare e promuovere la diversificazione delle attività nell’azienda agricola, <strong>con</strong><br />

particolare attenzione alle attività agrituristiche;<br />

• incentivare l’utilizzazione di strumenti informatici per la gestione e <strong>con</strong>trollo delle attività<br />

di diversificazione aziendale<br />

C) Collegamenti <strong>con</strong> altre misure<br />

Gli interventi previsti sono sinergici <strong>con</strong> gli investimenti aziendali previsti nella misura I.1 e I.2<br />

permettendo alle singole imprese anche di giovani agricoltori di usufruire di servizi collettivi,<br />

facilitando processi di diversificazione del reddito aziendale e del reddito delle popolazioni<br />

rurali. La misura ha evidenti collegamenti anche <strong>con</strong> l’asse III.<br />

Gli interventi previsti nella presente misura non sono finanziati dal FESR nelle zone Obiettivo<br />

2 e nelle zone coperte dal sostegno transitorio.<br />

2. Descrizione tecnica della misura<br />

La misura è articolata in due distinte azioni d’intervento che rappresentano altrettante<br />

opportunità di diversificazione di reddito anche attraverso l’ammodernamento o<br />

l’introduzione di attività imprenditoriali, differenziate rispetto all’attività agricole.<br />

163


Azione P1) Reti agrituristiche, turismo verde, percorsi blu, fattorie didattiche.<br />

A)Tipologia degli interventi ammissibili<br />

Aiuti agli investimenti materiali, anche nelle aziende agricole, per:<br />

a) Realizzazione di sentieri agrituristici aziendali o interaziendali , segnaletica e punti<br />

sosta;<br />

b) Realizzazione dei percorsi blu (ad es. percorsi di collegamento tra corsi d’acqua , laghi e<br />

punti del litorale significativi , segnaletica <strong>con</strong> riferimenti territoriali non aziendali,<br />

chioschi informatici informativi sui percorsi , sulle tradizioni ecc., non sono ammesse<br />

promozioni di prodotti aziendali );<br />

c) Percorsi enogastronomici ( ad es. strade dei vini e strade degli olii, segnaletica <strong>con</strong><br />

riferimenti territoriali non aziendali, chioschi informatici informativi sui percorsi , sui<br />

disciplinari, sulle tradizioni ecc., non sono ammesse promozioni di prodotti agricoli );<br />

d) Supporti informatici e multimediali (acquisizione hardware e software) e costituzione di<br />

reti immateriali funzionali ai servizi agrituristici territoriali o di altri servizi di<br />

diversificazione dell’azienda agricola;<br />

e) Miglioramento e riattazione delle strutture utilizzate per l’attività agrituristica, il tempo<br />

libero e per l’ampliamento dell’offerta di posti letto o la sua la creazione compreso<br />

l’acquisto degli arredi per la recettività e per le attività di ristorazione;<br />

f) Realizzazione di punti di ristoro aziendali ;<br />

g) Interventi per il recupero e miglioramento del “paesaggio aziendale”;<br />

h) Investimenti finalizzati alla realizzazione di strutture che rendano l’azienda fruibile<br />

quale “fattoria didattica” ;<br />

Sono ammesse:<br />

Spese per la creazione di reti informatiche di transazione commerciale, del tipo “business to<br />

business” e “utenza to business”, <strong>con</strong> esclusione dei costi di gestione. Non sono ammesse<br />

attività promozionali a favore di singole aziende agrituri<br />

B) Beneficiari<br />

sono ammessi a <strong>con</strong>tributo i soggetti di seguito elencati:<br />

1. imprenditori agricoli singoli (persone fisiche o giuridiche) o associati<br />

2. associazioni agrituristiche nazionali operanti nel territorio della regione <strong>Lazio</strong>.<br />

3. Comuni e loro associazioni, Comunità montane, Università Agrarie.<br />

I beneficiari hanno l’obbligo di assumere l’impegno di destinazione di almeno 10 anni per<br />

fabbricati e di 5 per i macchinari oggetto di finanziamento.<br />

C) Localizzazione<br />

L’azione si applica su tutto il territorio regionale.<br />

3. Agevolazioni previste<br />

A) Tipologie di aiuto:<br />

L’aiuto è un <strong>con</strong>tributo in <strong>con</strong>to capitale.<br />

B) Intensità di spesa pubblica:<br />

Per le tipologie a) , b), c), e), f), g), h).<br />

− il <strong>con</strong>tributo in <strong>con</strong>to capitale è del 40 %, nel caso in cui i beneficiari siano soggetti privati<br />

fino ad un massimo di 100.000 Euro,nel rispetto della regola de minimis di cui alla<br />

164


decisione della Commissione 96/C68/06, <strong>con</strong>cedibile per massimo due volte nel periodo di<br />

attuazione del presente <strong>PSR</strong><br />

− il <strong>con</strong>tributo in <strong>con</strong>to capitale è del 75%, senza massimale, nel caso in cui il beneficiario sia<br />

un ente pubblico e qualora l’investimento sia di interesse pubblico e non aziendale;<br />

Per la tipologia d)<br />

− il <strong>con</strong>tributo in <strong>con</strong>to capitale è dell’75% fino ad un massimo di 100.000 Euro, nel rispetto<br />

della regola de minimis di cui alla decisione della Commissione 96/C68/06, <strong>con</strong>cedibile per<br />

massimo due volte nel periodo di attuazione del presente <strong>PSR</strong><br />

C) Tasso di partecipazione comunitario:<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA massimo sull’investimento totale è pari al 15% .<br />

4. Durata della azione<br />

L’azione si applica nel periodo dal 2000 al 2006<br />

5. Descrizione <strong>con</strong>tratti in corso dalla precedente programmazione:<br />

Non sussistono <strong>con</strong>tratti in corso.<br />

6. Procedure<br />

A) Autorità responsabile:<br />

Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale<br />

B) Modalità di attuazione:<br />

Bando pubblico<br />

Azione P2) Ippoterapia , maneggi e centri di equitazione<br />

A)Tipologia degli interventi ammissibili<br />

Investimenti materiali per l’ammodernamento o la realizzazione di centri per la gestione<br />

dell’ippoterapia (costruzione, ammodernamento, miglioramento o ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> di beni<br />

immobili, <strong>con</strong> l’esclusione dell’acquisto di fabbricati agricoli esistenti, acquisto di macchine e<br />

attrezzature nuove comprese quelle informatiche ed i relativi programmi).<br />

Investimenti materiali per l’ammodernamento o la realizzazione di centri per l’offerta di attività<br />

di equitazione (costruzione, acquisizione, ammodernamento, miglioramento o ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> di<br />

beni immobili, <strong>con</strong> l’esclusione dell’acquisto di fabbricati agricoli esistenti, acquisto di<br />

macchine e attrezzature nuove comprese quelle informatiche ed i relativi programmi).<br />

B) Beneficiari<br />

sono ammessi a <strong>con</strong>tributo i soggetti di seguito elencati:<br />

• Per la tipologia 1 le piccole imprese, le cooperative sociali, le associazioni di volontariato<br />

abilitate allo svolgimento delle attività di ippoterapia.<br />

• Per la tipologia 2 le Università Agrarie, gli imprenditori agricoli associati, le piccole<br />

imprese, gli enti privati <strong>con</strong> finalità sportive<br />

I beneficiari hanno l’obbligo di assumere l’impegno di destinazione di almeno 10 anni per<br />

fabbricati e di 5 per i macchinari oggetto di finanziamento.<br />

165


C) Condizioni di ammissibilità e requisiti<br />

I beneficiari, per la tipologia 1, dovranno essere abilitati allo svolgimento della attività di<br />

ippoterapia, attraverso una certificazione della ASL in merito alle capacità terapeutiche del<br />

centro.<br />

D) Localizzazione<br />

la misura si applica nei comuni delle classi 1,2, ed anche nei comuni di classe 3, qualora la<br />

<strong>Regione</strong> ritenga che tale ampliamento dell’ambito territoriale di intervento <strong>con</strong>tribuisca al<br />

migliore raggiungimento degli obiettivi e delle finalità previste nella misura. In ogni caso<br />

saranno applicate, in ordine decrescente, le seguenti priorità : comuni di classe 1, di classe<br />

2 ed eventualmente di classe 3<br />

3. Agevolazioni previste<br />

A) Tipologia di aiuto:<br />

L’aiuto è un <strong>con</strong>tributo in <strong>con</strong>to capitale sugli investimenti ammissibili.<br />

B) Intensità di spesa pubblica:<br />

Per le tipologia 1 e 2, la spesa pubblica rappresenta il 40 % delle spese ammissibili fino ad un<br />

massimo di 100.000 Euro di <strong>con</strong>tributo, nel rispetto della regola de minimis di cui alla<br />

decisione della Commissione 96/C68/06, <strong>con</strong>cedibile per massimo due volte nel periodo di<br />

attuazione del presente <strong>PSR</strong><br />

.<br />

C) Tasso di partecipazione comunitario:<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA massimo sull’investimento totale è pari al 15% .<br />

4. Durata della azione<br />

L’azione si svolge nel periodo dal 2000 al 2006<br />

5. Descrizione <strong>con</strong>tratti in corso dalla precedente programmazione:<br />

Non sussistono <strong>con</strong>tratti in corso<br />

6. Procedure<br />

A) Autorità responsabile :<br />

Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale<br />

B) Modalità di attuazione:<br />

Bando pubblico<br />

7. Indicatori fisici di realizzazione di risultato:<br />

A) indicatori fisici di realizzazione:<br />

- numero progetti finanziati;<br />

- numero di reti realizzate;<br />

B) Indicatori di risultato:<br />

- numero di aziende archiviate in rete;<br />

- numero di aziende collegate in rete;<br />

- numero nuove attività su totale progetti strutturali finanziati;<br />

- numero accessi alle reti informatiche.<br />

- numero posti letto creati e migliorati su disponibili al 1° gennaio 2000<br />

166


MISURA II.2 Attività turistiche ed artigianali<br />

ASSE II.Diversificazione e<strong>con</strong>omica e qualità della vita nelle aree rurali<br />

Misura II.2 Incentivazioni delle attività turistiche e artigianali<br />

Articoli regolamento 1257/99 n.33 10° trattino<br />

Classificazione comunitaria misura s<br />

Costo totale della misura 21.9 Meuro<br />

Spesa pubblica della misura 8,76 MEuro<br />

Azioni:<br />

S.1: Incentivazione delle attività turistiche in ambito rurale.<br />

S.2: Incentivazione delle attività artigianali<br />

1. Obiettivi della misura, collegamenti e coerenza <strong>con</strong> la strategia<br />

A) Obiettivi specifici<br />

- Incentivare la fruizione turistica del territorio;<br />

- Recupero e valorizzazione delle attività artigianali tradizionali del territorio;<br />

B) Obiettivi operativi<br />

• Incentivazione per la creazione e l’ammodernamento di strutture recettive turistiche<br />

complementari;<br />

• Ammodernamento e razionalizzazione delle imprese artigiane;<br />

• Favorire l’utilizzazione di prodotti e sottoprodotti agricoli per fini artigianali.<br />

C ) Collegamenti <strong>con</strong> altre misure<br />

La misura è strettamente collegata <strong>con</strong> le iniziative proposte nelle altre misure dell’asse II ed è<br />

volta stimolare il tessuto produttivo per lo sviluppo dei territori rurali, attraverso l’ampliamento<br />

delle capacità di accoglienza locali, in funzione dell’uso delle risorse e<strong>con</strong>omiche presenti, e<br />

mira ad incentivare le opportunità occupazionali delle popolazioni rurali e la diversificazione<br />

delle fonti di reddito, nei settori turistico e artigianale.<br />

2. Descrizione tecnica della misura<br />

La misura è articolata in due distinte azioni d’intervento che rappresentano altrettante<br />

opportunità di diversificazione di reddito anche attraverso l’ammodernamento o<br />

l’introduzione di attività imprenditoriali, non rientranti nel campo degli investimenti aziendali<br />

agricoli e non rientrano nell’ambito di applicazione di altre misure di cui al titolo II del<br />

regolamento CE 1257/99 .<br />

Le attività artigianali previste nell’azione S2 sono limitate a prodotti non compresi<br />

nell’Allegato I del Trattato ( prodotti agricoli)<br />

167


Azione S1) Incentivazione delle attività turistiche<br />

A) Tipologia degli interventi ammissibili<br />

Investimenti materiali per il miglioramento, ristrutturazione delle unità immobiliari utilizzate<br />

e utilizzabili per l’attività di affittacamere, ostelli per la gioventù, ed alloggio e prima colazione<br />

(bed and breakfast) (ammodernamento, miglioramento o ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> di beni immobili). E’<br />

ammesso acquisto di macchine e attrezzature nuove comprese quelle informatiche ed i relativi<br />

programmi, nonché di arredi. E’ escluso l’acquisto di fabbricati agricoli esistenti,).;<br />

B) Beneficiari<br />

Sono ammessi a <strong>con</strong>tributo i soggetti muniti di attestato di classificazione ed autorizzazione<br />

all’esercizio di affittacamere, ostelli per la gioventù ed alloggio e prima colazione, o che<br />

ottengono detto attestato antecedentemente alla erogazione del <strong>con</strong>tributo.<br />

I beneficiari hanno l’obbligo di assumere l’impegno di destinazione di almeno 10 anni per<br />

fabbricati e di 5 per i macchinari oggetto di finanziamento.<br />

C) Localizzazione<br />

la misura si applica nei comuni delle classi 1,2, ed anche nei comuni di classe 3, qualora la<br />

<strong>Regione</strong> ritenga che tale ampliamento dell’ambito territoriale di intervento <strong>con</strong>tribuisca al<br />

migliore raggiungimento degli obiettivi e delle finalità previste nella misura. In ogni caso<br />

saranno applicate, in ordine decrescente, le seguenti priorità : comuni di classe 1, di classe<br />

2 ed eventualmente di classe 3<br />

3.Agevolazioni previste<br />

A) Tipologia di aiuto<br />

L’aiuto è un <strong>con</strong>tributo in <strong>con</strong>to capitale sui costi degli investimenti.<br />

B) Intensità di spesa pubblica:<br />

la spesa pubblica rappresenta il 40 % delle spese ammissibili.<br />

Il limite massimo del <strong>con</strong>tributo è stabilito in 100.000 Euro, per i progetti riguardanti gli ostelli<br />

per la gioventù, in 50.000 Euro per i progetti di esercizio di affittacamere, di 25.000 Euro per i<br />

progetti di alloggio e prima colazione (bed and breakfast) nel rispetto della regola de minimis<br />

di cui alla decisione della Commissione 96/C68/06, <strong>con</strong>cedibile per massimo due volte nel<br />

periodo di attuazione del presente <strong>PSR</strong>.<br />

C) Tasso di partecipazione comunitario:<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA massimo sull’investimento totale è pari al 15% .<br />

4. Durata della azione<br />

L’azione è applicata per il periodo dal 2001 al 2006<br />

5. Descrizione <strong>con</strong>tratti in corso precedente periodo di programmazione:<br />

Non sussistono <strong>con</strong>tratti in corso.<br />

6. Procedure<br />

A) Autorità responsabile :<br />

Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale, ferme restando le responsabilità e le<br />

funzioni del Dipartimento Cultura, Spettacolo, Turismo e Sport attribuite sulla base delle<br />

proprie competenze.<br />

168


B) Modalità di attuazione:<br />

Bando pubblico<br />

Azione S2) Incentivazione delle attività artigianali<br />

A) Tipologia degli interventi ammissibili<br />

• Investimenti materiali per l’acquisto di macchinari e attrezzature nuove per le attività<br />

artigianali e il riutilizzo dei prodotti se<strong>con</strong>dari agricoli non compresi nell’allegato I del<br />

Trattato;<br />

• Investimenti materiali per il recupero e la rivitalizzazione di imprese artigiane impegnate<br />

nella produzione di manufatti tradizionali tipici non compresi nell’allegato I del Trattato;<br />

• Investimenti per il recupero e ristrutturazione dei locali destinati alle attività artigianali.<br />

B) Beneficiari<br />

sono ammessi a <strong>con</strong>tributo i soggetti di seguito elencati:<br />

• le imprese artigiane singole o associate;<br />

• Imprese artigiane singole od associate definite come P.M.I. e situate all’interno dei centri<br />

rurali.<br />

I beneficiari hanno l’obbligo di assumere l’impegno di destinazione di almeno 10 anni per<br />

fabbricati e di 5 per i macchinari oggetto di finanziamento.<br />

C) Priorità:<br />

• il 20% delle disponibilità finanziarie è prioritariamente riservata alle imprese artigiane<br />

<strong>con</strong>dotte da donne. La regione si riserva, in caso di carenza di istanze ricevute da parte di<br />

donne, di modificare la sopracitata percentuale di riserva.<br />

D) Localizzazione<br />

la misura si applica nei comuni delle classi 1,2, ed anche nei comuni di classe 3, qualora la<br />

<strong>Regione</strong> ritenga che tale ampliamento dell’ambito territoriale di intervento <strong>con</strong>tribuisca al<br />

migliore raggiungimento degli obiettivi e delle finalità previste nella misura. In ogni caso<br />

saranno applicate, in ordine decrescente, le seguenti priorità : comuni di classe 1, di classe<br />

2 ed eventualmente di classe 3<br />

3.Agevolazioni previste<br />

A) Tipologia di aiuto<br />

L’aiuto è un <strong>con</strong>tributo in <strong>con</strong>to capitale sui costi acquisto di attrezzature e macchinari; Sono<br />

altresì ammissibili i costi di ristrutturazione dei locali sede dell’attività artigiana, se situate<br />

all’interno dei centri rurali.<br />

B) Intensità di spesa pubblica:<br />

La spesa pubblica rappresenta il 40 % delle spese ammissibili <strong>con</strong> il limite massimo del<br />

<strong>con</strong>tributo stabilito in 100.000 Euro nel rispetto della regola de minimis di cui alla decisione<br />

della Commissione 96/C68/06, <strong>con</strong>cedibile per massimo due volte nel periodo di attuazione del<br />

presente <strong>PSR</strong>.<br />

169


C) Tasso di partecipazione comunitario:<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA massimo sull’investimento totale è pari al 15% .<br />

4. Durata della azione<br />

L’azione è applicata per il periodo dal 2001 al 2006<br />

5. Descrizione <strong>con</strong>tratti in corso precedente periodo di programmazione:<br />

Non sussistono <strong>con</strong>tratti in corso.<br />

6. Procedure<br />

A) Autorità responsabile :<br />

Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale, ferme restando le responsabilità e le<br />

funzioni del Dipartimento Sviluppo industriale attribuite sulla base delle proprie competenze.<br />

B) Modalità di attuazione:<br />

Bando pubblico<br />

7. Indicatori fisici di realizzazione, di risultato.<br />

A) Indicatori fisici di realizzazione:<br />

- numero di aziende artigiane beneficiarie;<br />

- numero di posti letto migliorati e creati;<br />

- numero di imprese create;<br />

- numero progetti realizzati.<br />

B) Indicatori di risultato:<br />

- incremento posti letto su disponibilità al 1° gennaio 2000;<br />

- nuove aziende artigiane create su totale aziende artigiane < a 5 addetti (per comune);<br />

- numero aziende artigiane ammodernate su totale interventi.<br />

170


MISURA II.3 Commercializzazione prodotti qualità<br />

ASSE II. Diversificazione e<strong>con</strong>omica e qualità della vita nelle aree rurali<br />

Misura II.3 Miglioramento commercializzazione dei prodotti agricoli di qualità<br />

Articolo regolamento 1257/99 n. 33 - 4° trattino<br />

Classificazione comunitaria misura m<br />

Costo totale della misura 29,2 MEuro.<br />

Spesa pubblica della misura 11,68 MEuro<br />

1. Obiettivi della misura, collegamenti e coerenza <strong>con</strong> la strategia<br />

A) Obiettivi specifici<br />

Incentivare la commercializzazione dei prodotti agricoli freschi e trasformati di qualità.<br />

B) Obiettivi operativi<br />

• Strutturazione di reti, anche informatiche, di informazione e per le transazioni<br />

commerciali.<br />

• Strutturazione di servizi per la certificazione della qualità, della tipicità, della<br />

ecocompatibilità dei prodotti agroalimentari;<br />

• Favorire la creazione di <strong>con</strong>sorzi di tutela dei prodotti di qualità;<br />

• Favorire investimenti per la realizzazione di strutture di commercializzazione.<br />

C) Collegamenti <strong>con</strong> altre misure<br />

Gli interventi previsti sono sinergici <strong>con</strong> gli investimenti aziendali previsti nella misura<br />

I.1 e I.2 permettendo alle singole imprese anche di giovani agricoltori di usufruire di<br />

servizi collettivi e di attivare in questo campo e<strong>con</strong>omie di scala, offrendo l’opportunità<br />

di <strong>con</strong>vogliare le produzioni di qualità in appositi canali di vendita .<br />

Inoltre la presente misura è di supporto agli investimenti previsti dalla misura I.4 sulla<br />

trasformazione dei prodotti agricoli quando questi siano ri<strong>con</strong>osciuti di qualità.<br />

2. Descrizione tecnica della misura<br />

La misura intende sviluppare iniziative per la valorizzazione dei prodotti agricoli e<br />

agroalimentari di qualità attraverso interventi e servizi finalizzati alla commercializzazione e<br />

alla certificazione della qualità stessa. Gli interventi previsti non rientrano nel campo degli<br />

investimenti aziendali agricoli e nell’ambito di applicazione di altre misure di cui al titolo II<br />

del regolamento CE 1257/99 .<br />

A) Settori interessati<br />

Possono beneficiare del <strong>con</strong>tributo in <strong>con</strong>to capitale tutti i prodotti agricoli e agroalimentari di<br />

qualità prodotti o trasformati nella regione <strong>Lazio</strong>.<br />

Per prodotti agricoli e agroalimentari di qualità si intendono:<br />

• I prodotti biologici realizzati <strong>con</strong>formemente al regolamento 2092/91 e successive<br />

modificazioni ed integrazioni;<br />

• I prodotti tipici ai quali è stata ri<strong>con</strong>osciuta la certificazione DOP, IGP, AS in base ai<br />

regolamenti comunitari vigenti.<br />

171


• I prodotti VQRPD intesi come DOC, DOCG e IGT, ai sensi della legge 10 febbraio 1992<br />

n. 164;<br />

• I prodotti di cui ai reg. (CE) n. 1760/2000 (etichettatura carni bovine) e reg. (CEE) n.<br />

1538/91 (commercializzazione delle carni di pollame)<br />

• Marchi di qualità ri<strong>con</strong>osciuti dalla normativa comunitaria<br />

Non sono ammessi a <strong>con</strong>tributo gli interventi che non escludono l’utilizzazione di organismi<br />

geneticamente modificati nonché tutti i prodotti per i quali vi sia un obbligo in materia di<br />

certificazione della qualità derivante da specifica regolamentazione comunitaria<br />

B)Tipologia degli interventi ammissibili<br />

Interventi per la realizzazione di azioni di informazione dei <strong>con</strong>sumatori e diffusione della<br />

<strong>con</strong>oscenza dei prodotti tipici ri<strong>con</strong>osciuti a livello comunitario, <strong>con</strong> esclusione delle forme<br />

promozionali, attraverso:<br />

1. Investimenti materiali per la costituzione di reti informatiche e archivi per le attività di<br />

commercializzazione dei prodotti di qualità svolte da soggetti associati, <strong>con</strong> esclusione<br />

delle spese di gestione (acquisizione hardware, software e costituzione di reti<br />

immateriali, non a livello di singola azienda agricola e complementari agli investimenti<br />

informatici aziendali)<br />

Sono ammesse:<br />

• Spese per la creazione di reti informatiche (transazione commerciale) “business to<br />

business” e “utenza to business” provinciali e regionale, non sono ammesse tipologie di<br />

interventi che prevedano la vendita al dettaglio;<br />

• Non sono in alcun caso eleggibili costi di gestione.<br />

2. Investimenti per la strutturazione dei servizi telematici di collegamento <strong>con</strong> il programma<br />

nazionale “AGRO WEB” per la borsa merci telematica <strong>con</strong> esclusione delle spese di<br />

gestione (in particolare si precisa che per <strong>con</strong>sentire l’ingresso delle produzioni agricole<br />

regionali nella borsa merci telematica nazionale è necessario che si provveda alla creazione<br />

di appositi SW regionali inseriti in rete e che fungano da collegamento tra le singole<br />

aziende e il mercato nazionale);<br />

3. Investimenti per la realizzazione di servizi volti all’introduzione di auto<strong>con</strong>trollo od alla<br />

implementazione di sistemi di qualità dei prodotti agricoli ed agroalimentari come difiniti<br />

al precedente paragrafo A) “Settori interessati”; per le spese ammissibili si fa riferimento<br />

a quelle previste nel se<strong>con</strong>do trattino del punto 13.2 degli Orientamenti comunitari per gli<br />

aiuti di Stato nel settore agricolo ( 2000/C 28/02 G.U. CE n° C28 dell’1/2/2000;<br />

4. spese di avviamento di “Consorzi di tutela” per la valorizzazione dei prodotti tipici,<br />

limitatamente agli investimenti, per le spese ammissibili si fa riferimento ai punti 10.5 e<br />

10.7 degli Orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato nel settore agricolo ( 2000/C 28/02<br />

G.U. CE n° C28 dell’1/2/2000);<br />

5. lavori di preparazione per l’applicazione dei reg. (CEE) n. 2081/92 e n. 2082/92 nonché<br />

delle alter normative comunitarie relative ai prodotti agricoli di qualità. Possono essere<br />

<strong>con</strong>cessi aiuti anche per le ricerche di mercato, ideazione e progettazione del prodotto,<br />

redazione e/o revisione dei disciplinari di produzione, divulgazione dei risultati, ecc.)<br />

6. realizzazione ed allestimento di spazi vendita interaziendali di prodotti agricoli di qualità,<br />

come precedentemente definiti;<br />

Sono ammesse le seguenti spese:<br />

172


º l’acquisizione, la costruzione e la ristrutturazione di beni immobili, escluso l’acquisto<br />

del terreno;<br />

º l’acquisto di nuove machine ed attrezzature, compresi i programmi e le attrezzature<br />

informatiche per la creazione e lo sviluppo di sistemi di supporto alla vendita;<br />

º le spese generali, come onorari di architetti, ingegneri e <strong>con</strong>sulenti, studi di fattibilità,<br />

fino ad un massimo del 12% degli investimenti realizzati;<br />

7. creazione di un sito Web regionale dei prodotti di qualità per un migliore informativa<br />

sulle tradizioni culturali ed enogastronomiche regionali così da promuovere azioni di<br />

marketing del territorio regionale. Non potranno in alcuno modo essere svolte attività di<br />

promozione di prodotti, imprese o marchi.<br />

Sono ammesse le seguenti spese:<br />

º costituzione, organizzazione e aggiornamento del sito;<br />

º acquisto di impianti attrezzature e macchinari finalizzati al funzionamento del sito;<br />

º spese di registrazione presso i vari motori di ricerca ed acquisto di a”banner”<br />

Sono escluse le spese di gestione e funzionamento<br />

C) Beneficiari<br />

sono ammessi a <strong>con</strong>tributo i soggetti di seguito elencati:<br />

1. Agricoltori associati<br />

2. Associazione di produttori<br />

3. Cooperative agricole e loro <strong>con</strong>sorzi<br />

4. altre forme giuridiche societarie rappresentative dei produttori agricoli o dell’intera<br />

filiera produttiva<br />

5. Consorzi di tutela<br />

6. imprese agricole singole, esclusivamente per gli interventi di cui alla tipologia 3<br />

7. <strong>Regione</strong> o Enti locali anche in <strong>con</strong>venzione <strong>con</strong> altri soggetti per gli interventi di cui alla<br />

tipologia 7<br />

I beneficiari hanno l’obbligo di assumere l’impegno di destinazione di almeno 10 anni per<br />

fabbricati e di 5 per i macchinari oggetto di finanziamento.<br />

D) Localizzazione<br />

La misura si applica sull’intero territorio regionale<br />

3. Agevolazioni previste:<br />

A) Tipologia di aiuto<br />

L’aiuto è un <strong>con</strong>tributo in <strong>con</strong>to capitale sui costi eleggibili.<br />

B) Intensità della spesa pubblica<br />

La spesa pubblica rappresenta il 50 % delle spese ammissibili, il limite massimo del <strong>con</strong>tributo<br />

è stabilito in 100.000 Euro in tre anni, ad eccezione della tipologia di intervento di cui ai punti<br />

6 e 7, laddove eventuali massimali di aiuto saranno stabiliti nelle disposizioni operative<br />

(avvisi pubblici) adottate per l’attuazione della misura. In ogni caso per gli investimenti<br />

materiali è <strong>con</strong>cesso <strong>con</strong>tributo pubblico massimo del 40%.<br />

173


C) Tasso di partecipazione comunitario<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA massimo sull’investimento totale è pari al 15% .<br />

4. Durata della misura<br />

La misura si applica nel periodo dal 2001 al 2006<br />

5. Descrizione <strong>con</strong>tratti in corso precedente periodo di programmazione:<br />

Non sussistono <strong>con</strong>tratti in corso.<br />

6. Procedure<br />

A) Autorità responsabile :<br />

Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale;<br />

B) Modalità di attuazione:<br />

Bando pubblico.<br />

7. Indicatori fisici di realizzazione, di risultato<br />

A) Indicatori fisici di realizzazione:<br />

- numero nuovi <strong>con</strong>sorzi di tutela;<br />

- numero reti informatiche create.<br />

- numero servizi per la certificazione realizzati.<br />

B) indicatori di risultato:<br />

- numero aziende associate a <strong>con</strong>sorzi di tutela;<br />

- numero di accessi alla rete;<br />

- valore produzione commercializzata.<br />

174


MISURA II.4 Gestione risorse idriche<br />

ASSE II.Diversificazione e<strong>con</strong>omica e qualità della vita nelle aree rurali<br />

Misura II.4 Gestione delle risorse idriche<br />

Articolo regolamento 1257/99 n. 33, trattino 8<br />

Classificazione comunitaria misure q,<br />

Costo totale della misura 10,95 Meuro<br />

Spesa pubblica della misura 8,76 Meuro<br />

1. Obiettivi della misura, collegamenti e coerenza <strong>con</strong> la strategia.<br />

A) Obiettivi specifici<br />

Razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse idriche nei territori rurali, preservazione delle<br />

<strong>con</strong>sistenze delle acque di falda.<br />

B) Obiettivi operativi<br />

Razionalizzazione delle reti irrigue, costituzione di riserve idriche interaziendali superficiali<br />

multifunzionali.<br />

C) Collegamenti <strong>con</strong> altre misure<br />

La misura è collegata in prima istanza <strong>con</strong> la misura II.5 e III.5 in quanto ha un impatto<br />

positivo sulla gestione del territorio e dell’ambiente rurale, in se<strong>con</strong>da analisi <strong>con</strong> la misura I.1<br />

perché costituisce un supporto agli investimenti aziendali che si possono agevolare di una<br />

migliore gestione delle risorse sia in termini d’impresa che di un migliore assetto delle risorse<br />

idriche locali.<br />

Gli interventi previsti non sono finanziati dal FESR nelle zone Obiettivo 2<br />

2. Descrizione tecnica della misura<br />

La misura prevede aiuti agli investimenti per l’ammodernamento ed il completamento delle reti<br />

idriche collettive per scopi agricoli, al fine di massimizzare l’utilizzo della risorsa idrica in<br />

azienda limitando il prelievo dalle acque di falda e la dispersione delle acque. I laghetti<br />

interaziendali potranno costituire importante riserva idrica per il <strong>con</strong>tenimento degli incendi<br />

boschivi. Gli interventi previsti non rientrano nel campo degli investimenti aziendali agricoli e<br />

nell’ambito di applicazione di altre misure di cui al titolo II del regolamento CE 1257/99.<br />

A)Tipologia degli interventi ammissibili<br />

Investimenti materiali per l’ammodernamento e ristrutturazione di impianti irrigui collettivi:<br />

1. completamento delle opere irrigue di accumulo e di distribuzione sostituendo l’irrigazione<br />

<strong>con</strong> prelievo dalla falda <strong>con</strong> quella <strong>con</strong> acqua derivata dai bacini di ritenuta;<br />

2. trasformazione degli impianti <strong>con</strong>sortili ;<br />

Tali investimenti (punti 1 e 2 ) <strong>con</strong>sistono in infrastrutture pubbliche realizzabili unicamente da<br />

Enti pubblici o semi-pubblici<br />

3. Investimenti collettivi materiali per la realizzazione di laghetti collinari interaziendali a<br />

carattere multifunzionale;<br />

175


B) Beneficiari<br />

sono ammessi a <strong>con</strong>tributo i soggetti di seguito elencati:<br />

Consorzi di bonifica e Consorzi privati;<br />

Imprenditori agricoli associati;<br />

I beneficiari hanno l’obbligo di assumere l’impegno di destinazione di almeno 10 anni per<br />

fabbricati e di 5 per i macchinari oggetto di finanziamento.<br />

Gli interventi n.1 e 2 sono realizzabili esclusivamente dai Consorzi di bonifica, Comuni e<br />

Comunità montane..<br />

C) Priorità:<br />

Consorzi privati.<br />

Imprenditori agricoli associati.<br />

D) Localizzazione<br />

la misura si applica nei comuni delle classi 1,2, ed anche nei comuni di classe 3, qualora la<br />

<strong>Regione</strong> ritenga che tale ampliamento dell’ambito territoriale di intervento <strong>con</strong>tribuisca al<br />

migliore raggiungimento degli obiettivi e delle finalità previste nella misura. In ogni caso<br />

saranno applicate, in ordine decrescente, le seguenti priorità : comuni di classe 1, di classe<br />

2 ed eventualmente di classe 3<br />

3. Agevolazioni previste<br />

A) Tipologia di aiuto<br />

L’aiuto è un <strong>con</strong>tributo in <strong>con</strong>to capitale sui costi eleggibili.<br />

B) Massimale di investimento cofinanziabile:<br />

Il limite massimo dell’investimento è stabilito in 700.000 Euro nel caso di Consorzi privati<br />

quali beneficiari privati.<br />

C) Intensità di spesa pubblica:<br />

La spesa pubblica rappresenta il 90 % delle spese ammissibili nel caso in cui i beneficiari siano<br />

Consorzi di Bonifica, Comuni e Comunità Montane, e si tratti di infrastrutture pubbliche.<br />

La spesa pubblica rappresenta il 40% delle spese ammissibili per i soggetti privati titolari di<br />

investimenti collettivi, e per investimenti che non si <strong>con</strong>figurano come infrastrutture ,<br />

ricadenti in zone svantaggiate, tale percentuale scende al 35% per le altre zone.<br />

D) Tasso di partecipazione comunitario:<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA all’investimento totale è del 35% in caso di Enti pubblici e investimenti<br />

in infrastrutture e 15% in caso di privati. .<br />

4. Durata della misura:<br />

La misura si applica per il periodo dal 2001 al 2006<br />

5. Descrizione <strong>con</strong>tratti in corso precedente periodo di programmazione:<br />

Non sussistono <strong>con</strong>tratti in corso.<br />

176


6. Procedure:<br />

A) Autorità responsabile :<br />

Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale, ferme restando le responsabilità e le<br />

funzioni del Dipartimento competente in materia di opere e reti attribuite sulla base delle<br />

proprie competenze.<br />

B) Modalità di attuazione:<br />

Bando pubblico<br />

7. Indicatori fisici di realizzazione, di risultato:<br />

A) Indicatori fisici di realizzazione:<br />

- numero laghetti collinari realizzati;<br />

- Km. rete irrigua ammodernata.<br />

B) Indicatori di risultato:<br />

- superficie irrigabile servita dagli interventi.<br />

- superficie irrigabile servita dagli invasi artificiali realizzati su totale superficie irrigabile<br />

oggetto di interventi.<br />

177


MISURA II.5 Infrastrutture rurali<br />

ASSE II.Diversificazione e<strong>con</strong>omica e qualità della vita nelle aree rurali<br />

Misura II.5 Sviluppo e miglioramento delle infrastrutture rurali <strong>con</strong>nesse<br />

allo sviluppo dell'agricoltura<br />

Articoli regolamento 1257/99 n.33 trattino 9<br />

Classificazione comunitaria misura r<br />

Costo totale della misura 15,57 Meuro<br />

Spesa pubblica della misura 11,68 Meuro<br />

Azioni<br />

R.1: Miglioramento della viabilità rurale.<br />

R.2: Miglioramento delle dotazioni idriche rurali<br />

1. Obiettivi della misura, collegamenti e coerenza <strong>con</strong> la strategia<br />

A) Obiettivi specifici<br />

- Agevolazione nelle possibilità di spostamento e collegamento <strong>con</strong> la viabilità ordinaria;<br />

- Eliminazione dei disagi legati alle carenze di disponibilità dell’acqua idropotabile.<br />

B) Obiettivi operativi<br />

- Ripristino di reti stradali rurali;<br />

- Costruzione e ammodernamento di acquedotti idropotabili;<br />

- Razionalizzazione ed aumento delle disponibilità idriche per usi produttivi zootecnici.<br />

C) Collegamenti <strong>con</strong> altre misure<br />

La misura è collegata in prima istanza <strong>con</strong> la misura II.4 e III.6 in quanto ha un impatto<br />

positivo sulla gestione del territorio e dell’ambiente rurale, in se<strong>con</strong>da analisi <strong>con</strong> la misura I.1<br />

perché costituisce un supporto agli investimenti aziendali che si possono agevolare di una<br />

migliore gestione della viabilità e disponibilità di acqua ad uso umano e produttivo.<br />

Gli interventi previsti nella presente misura non sono finanziati dal FESR nelle zone Obiettivo<br />

2 e nelle zone coperte dal sostegno transitorio.<br />

2. Descrizione tecnica della misura<br />

Investimenti e interventi a favore del miglioramento della qualità della vita e delle infrastrutture<br />

nelle aree rurali, riguardante la viabilità e le dotazioni idriche rurali pubbliche. Gli interventi<br />

previsti non rientrano nel campo degli investimenti aziendali agricoli e nell’ambito di<br />

applicazione di altre misure di cui al titolo II del regolamento CE 1257/99.<br />

Azione R1) Miglioramento della viabilità rurale<br />

A) Tipologia degli interventi ammissibili<br />

Realizzazione di investimenti materiali di ripristino di reti stradali rurali pubbliche, funzionali a<br />

più aziende agricole. In particolare si prevedono lavori di ampliamento e di adeguamento del<br />

fondo stradale, compresa la pavimentazione ecologica. Tutti gli interventi saranno realizzati nel<br />

rispetto dell'ambiente e del paesaggio.<br />

178


B) Beneficiari<br />

sono ammessi a <strong>con</strong>tributo i soggetti di seguito elencati:<br />

Comunità Montane, Comuni<br />

I beneficiari hanno l’obbligo di assumere l’impegno di destinazione di almeno 10 anni per<br />

fabbricati e di 5 per i macchinari oggetto di finanziamento.<br />

C) Localizzazione<br />

la misura si applica nei comuni delle classi 1,2, ed anche nei comuni di classe 3, qualora la<br />

<strong>Regione</strong> ritenga che tale ampliamento dell’ambito territoriale di intervento <strong>con</strong>tribuisca al<br />

migliore raggiungimento degli obiettivi e delle finalità previste nella misura. In ogni caso<br />

saranno applicate, in ordine decrescente, le seguenti priorità : comuni di classe 1, di classe<br />

2 ed eventualmente di classe 3.<br />

3. Agevolazioni previste<br />

A) Tipologia di aiuto<br />

L’aiuto è un <strong>con</strong>tributo in <strong>con</strong>to capitale sui costi eleggibili.<br />

B) Intensità di spesa pubblica:<br />

il <strong>con</strong>tributo rappresenta il 75 % delle spese ammissibili;<br />

D) Tasso di partecipazione comunitario:<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA all’investimento totale è del 40 %<br />

4. Durata della azione<br />

L’azione si applica per il periodo dal 2000 al 2006<br />

5. Descrizione <strong>con</strong>tratti in corso precedente periodo di programmazione:<br />

Non sussistono <strong>con</strong>tratti in corso.<br />

6. Procedure<br />

A) Autorità responsabile :<br />

Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale<br />

B) Modalità di attuazione:<br />

Bando pubblico<br />

Azione R2) Miglioramento delle dotazioni idriche rurali<br />

A) Tipologia degli interventi ammissibili<br />

Investimenti materiali per la ristrutturazione e potenziamento della rete idrica rurale esistente,<br />

costruzione di acquedotti idropotabili rurali nonché fontanili, serbatoi ed abbeveratoi per il<br />

bestiame allevato allo stato brado e semi-brado non rientranti in progetti organici di<br />

miglioramento dei pascoli.<br />

Tutti gli investimenti materiali di cui sopra si <strong>con</strong>figurano quali interventi per infrastrutture<br />

pubbliche.<br />

B) Beneficiari<br />

sono ammessi a <strong>con</strong>tributo i soggetti di seguito elencati:<br />

Comunità Montane, Comuni<br />

179


I beneficiari hanno l’obbligo di assumere l’impegno di destinazione di almeno 10 anni per<br />

fabbricati e di 5 per i macchinari oggetto di finanziamento.<br />

C) Localizzazione<br />

la misura si applica nei comuni delle classi 1,2, ed anche nei comuni di classe 3, qualora la<br />

<strong>Regione</strong> ritenga che tale ampliamento dell’ambito territoriale di intervento <strong>con</strong>tribuisca al<br />

migliore raggiungimento degli obiettivi e delle finalità previste nella misura. In ogni caso<br />

saranno applicate, in ordine decrescente, le seguenti priorità : comuni di classe 1, di classe<br />

2 ed eventualmente di classe 3.<br />

3. Agevolazioni previste<br />

A) Tipologia di aiuto<br />

L’aiuto è un <strong>con</strong>tributo in <strong>con</strong>to capitale sui costi eleggibili.<br />

B) Intensità di spesa pubblica:<br />

la spesa pubblica rappresenta il 75 % delle spese ammissibili<br />

D) Tasso di partecipazione comunitario:<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA massimo sull’investimento totale è pari al 40% .<br />

4. Durata della azione<br />

L’azione si applica per il periodo dal 2000 al 2006<br />

5. Descrizione <strong>con</strong>tratti in corso precedente periodo di programmazione:<br />

Non sussistono <strong>con</strong>tratti in corso.<br />

6. Procedure<br />

A) Autorità responsabile :<br />

Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale d’intesa <strong>con</strong> il Dipartimento competente in<br />

materia di opere e reti.<br />

B) Modalità di attuazione:<br />

Bando pubblico<br />

7. Indicatori fisici di realizzazione, di risultato<br />

A) Indicatori fisici di realizzazione:<br />

- numero progetti totali finanziati;<br />

- Km. di strade ripristinate;<br />

- numero fontanili, serbatoi ed abbeveratoi per il bestiame realizzati.<br />

B) Indicatori di risultato:<br />

- numero aziende destinatarie degli interventi di miglioramento della viabilità;<br />

- numero aziende servite dal miglioramento della rete idropotabile.<br />

180


MISURA II.6 Servizi alle popolazioni rurali<br />

ASSE II.Diversificazione e<strong>con</strong>omica e qualità della vita nelle aree rurali<br />

Misura II.6 Servizi essenziali per l'e<strong>con</strong>omia e la popolazione rurale<br />

Articoli regolamento 1257/99 n.33 trattino 5<br />

Classificazione comunitaria misura n<br />

Costo totale della misura 6,49Meuro<br />

Spesa pubblica della misura 5,84 Meuro<br />

1. Obiettivi della misura, collegamenti e coerenza <strong>con</strong> la strategia<br />

A) Obiettivi specifici<br />

Migliorare le <strong>con</strong>dizioni di accesso e la disponibilità di servizi essenziali per le popolazioni<br />

rurali.<br />

B) Obiettivi operativi<br />

Incentivare la creazione di servizi specifici alle popolazioni rurali.<br />

C) Collegamenti <strong>con</strong> altre misure<br />

La misura rappresenta una serie di interventi di carattere orizzontale a supporto sia del presente<br />

asse che dell’asse I. Si evidenzia come vi sia una stretta <strong>con</strong>nessione <strong>con</strong> le misure II.1 e ll.2<br />

soprattutto per il sostegno agli sportelli informativi integrati e come completi la misura II5 nella<br />

realizzazione del miglioramento delle <strong>con</strong>dizioni di vita.<br />

Gli interventi previsti nella misura non sono finanziati dal FESR nelle zone Obiettivo 2<br />

2. Descrizione tecnica della misura<br />

Creazione di strutture e servizi che rendano fruibile il territorio e migliorino la qualità della<br />

vita. La creazione di punti informativi integrati, che mettano a disposizione delle popolazioni<br />

locali, notizie nel campo dei servizi sanitari attivi sul territorio (guardie mediche, pronti<br />

soccorsi ed ospedali), sui servizi di trasporto, sulle opportunità occupazionali nel territorio si<br />

<strong>con</strong>figurano quali servizi indispensabili allo sviluppo rurale in quanto capaci di <strong>con</strong>tribuire alla<br />

permanenza delle popolazioni nei rispettivi territori. .<br />

Diffusione nel territorio rurale di servizi primari.<br />

Gli interventi previsti non rientrano nel campo degli investimenti aziendali agricoli e<br />

nell’ambito di applicazione di altre misure di cui al titolo II del regolamento CE 1257/99.<br />

A) Tipologia degli interventi ammissibili<br />

1. acquisto di automezzi destinati ai trasporti ad uso collettivo in aree rurali, per facilitare la<br />

fruizione di servizi alla popolazione. I mezzi finanziati saranno esclusivamente destinati ai<br />

servizi essenziali (scuola, sanità, trasporti);<br />

2. Investimenti per la creazione di punti informativi integrati, <strong>con</strong> esclusione delle spese di<br />

gestione.<br />

3. Investimenti materiali necessari per <strong>con</strong>sentire l’allaccio o il potenziamento ad uso<br />

domestico alle reti idriche per uso potabile, elettriche, telefoniche, fognarie e per impianti di<br />

riscaldamento ad uso domestico.<br />

181


B) Beneficiari<br />

sono ammessi a <strong>con</strong>tributo i soggetti di seguito elencati:<br />

per la tipologia 1: Comuni, associazioni fra comuni <strong>con</strong>tigui, Comunità Montane o<br />

associazioni onlus (a titolo esemplificativo le associazioni di volontariato operanti nell’ambito<br />

dell’assistenza ai disabili che non si <strong>con</strong>figurino quali imprese PMI) ;<br />

per la tipologia 2: Comuni, associazioni fra comuni <strong>con</strong>tigui, Comunità Montane;<br />

per la tipologia 3: Tutti i soggetti stabilmente residenti in nuclei e case sparse che si impegnino<br />

a destinare i servizi al solo ambito domestico. Possono, altresì, accedere agli aiuti tutti gli<br />

imprenditori agricoli anche se non stabilmente residenti.<br />

I beneficiari hanno l’obbligo di assumere l’impegno di destinazione di almeno 10 anni per<br />

fabbricati e di 5 per i macchinari oggetto di finanziamento.<br />

C)Priorità<br />

Punti informativi integrati<br />

Interventi di allaccio<br />

D) Localizzazione<br />

la misura si applica nei comuni delle classi 1,2, ed anche nei comuni di classe 3, qualora la<br />

<strong>Regione</strong> ritenga che tale ampliamento dell’ambito territoriale di intervento <strong>con</strong>tribuisca al<br />

migliore raggiungimento degli obiettivi e delle finalità previste nella misura. In ogni caso<br />

saranno applicate, in ordine decrescente, le seguenti priorità : comuni di classe 1, di classe<br />

2 ed eventualmente di classe 3.<br />

3. Agevolazioni previste<br />

A) Tipologia di aiuto<br />

L’aiuto per tutte le tipologie è un <strong>con</strong>tributo in <strong>con</strong>to capitale sui costi eleggibili.<br />

B) Intensità di spesa pubblica:<br />

Per la tipologia 1 la spesa pubblica rappresenta il 75 % delle spese ammissibili <strong>con</strong> una<br />

<strong>con</strong>tribuzione massima pari a 50.000 Euro;<br />

Per la tipologia 2 la spesa pubblica rappresenta il 100 % <strong>con</strong> una <strong>con</strong>tribuzione massima pari a<br />

20.000 Euro ed è escluso il costo del personale addetto agli sportelli.<br />

Per la tipologia 3 la spesa pubblica rappresenta il 75 % delle spese ammissibili <strong>con</strong> una<br />

<strong>con</strong>tribuzione massima pari a 25.000 Euro;<br />

C) Tasso di partecipazione comunitario:<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA massimo sull’investimento totale è pari al 35% .<br />

4. Durata della azione<br />

L’azione si applica per il periodo dal 2000 al 2006<br />

5. Descrizione <strong>con</strong>tratti in corso precedente periodo di programmazione:<br />

Non sussistono <strong>con</strong>tratti in corso.<br />

182


6. Procedure<br />

A) Autorità responsabile :<br />

Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale<br />

B) Modalità di attuazione:<br />

Bando pubblico<br />

7. Indicatori fisici di realizzazione, di risultato<br />

A) Indicatori fisici di realizzazione<br />

- Numero automezzi acquistati,<br />

- Numero sportelli creati;<br />

- Numero di allacci alle reti.<br />

B) Indicatori di risultato:<br />

- bacini di utenza serviti (popolazione).<br />

183


MISURA II.7 Rinnovamento villaggi<br />

ASSE II.Diversificazione e<strong>con</strong>omica e qualità della vita nelle aree rurali<br />

Misura II.7 Rinnovamento e miglioramento dei villaggi e protezione e<br />

tutela del patrimonio rurale<br />

Articoli regolamento 1257/99 33 6° trattino<br />

Classificazione comunitaria misura o<br />

Costo totale della misura 6,87 Meuro<br />

Spesa pubblica della misura 5,84 Meuro<br />

1. Obiettivi della misura, collegamenti e coerenza <strong>con</strong> la strategia<br />

A) Obiettivi specifici<br />

Incentivare l’attrattività turistica delle aree rurali che favorisca la realizzazione di occasioni di<br />

reddito differenziato.<br />

B) Obiettivi operativi<br />

- Migliorare l’ambiente dei villaggi e dei territori rurali;<br />

- Recupero e valorizzazione del patrimonio architettonico di pregio.<br />

C) Collegamenti <strong>con</strong> altre misure<br />

La misura è strettamente collegata <strong>con</strong> le altre dell’asse II per gli aspetti di miglioramento del<br />

sistema territoriale nel suo insieme inteso come fruibilità da parte degli abitanti o di potenziali<br />

visitatori e ha ricadute importanti <strong>con</strong> l’azione C) della misura I.1.<br />

Gli interventi previsti non sono finanziati dal FESR nelle zone Obiettivo 2 e nelle zone coperte<br />

dal sostegno transitorio.<br />

2. Descrizione tecnica della misura<br />

Interventi per <strong>con</strong>trastare il degrado dei centri storici dei comuni rurali, e del patrimonio<br />

edilizio di pregio, e per valorizzare le tradizioni culturali locali<br />

Gli interventi previsti non rientrano nel campo degli investimenti aziendali agricoli e<br />

nell’ambito di applicazione di altre misure di cui al titolo II del regolamento CE 1257/99.<br />

A) Tipologia degli interventi ammissibili:<br />

Contributi per:<br />

1. Investimenti materiali nei centri rurali degradati attraverso il <strong>con</strong>solidamento, restauro,<br />

manutenzione straordinaria, nonché loro valorizzazione ( anche attraverso progetti<br />

innovativi di illuminazione, arredo urbano, progettazione del verde pubblico, ripristino<br />

delle strutture architettoniche , e segnaletica culturale) di immobili pubblici;<br />

2. Investimenti materiali per il recupero, attraverso il <strong>con</strong>solidamento, restauro e<br />

manutenzione straordinaria degli edifici rurali di pregio <strong>con</strong> caratteristiche architettoniche<br />

tradizionali, nel rispetto di quanto previsto al punto 4.1.2.2. degli Orientamenti comunitari<br />

per gli aiuti di Stato nel settore agricolo (2000/C 28/02 G.U. CE n° c 28 DEL 1.02.2000) ;<br />

3. realizzazione di itinerari culturali limitatamente al patrimonio rurale (segnaletica <strong>con</strong><br />

riferimenti e toponomastica relativa a siti e monumenti di valore storico artistico, chioschi<br />

informatici informativi sui siti e i monumenti ), investimenti materiali infrastrutturali che ne<br />

facilitino la fruizione.<br />

184


B) Beneficiari<br />

sono ammessi a <strong>con</strong>tributo i soggetti di seguito elencati:<br />

per le tipologie 1 ,2 e 3 Comuni, associazioni fra comuni limitrofi, Comunità Montane,<br />

Università Agrarie<br />

per la tipologia 2 anche privati proprietari di immobili<br />

I beneficiari hanno l’obbligo di assumere l’impegno di destinazione di almeno 10 anni per<br />

fabbricati e di 5 per i macchinari oggetto di finanziamento.<br />

C)Priorità<br />

Interventi di <strong>con</strong>solidamento, manutenzione e restauro eseguiti <strong>con</strong> tecniche di bioarchitettura.<br />

Soggetti privati.<br />

D) Localizzazione<br />

la misura si applica nei comuni delle classi 1,2, ed anche nei comuni di classe 3, qualora la<br />

<strong>Regione</strong> ritenga che tale ampliamento dell’ambito territoriale di intervento <strong>con</strong>tribuisca al<br />

migliore raggiungimento degli obiettivi e delle finalità previste nella misura. In ogni caso<br />

saranno applicate, in ordine decrescente, le seguenti priorità : comuni di classe 1, di classe<br />

2 ed eventualmente di classe 3<br />

3. Agevolazioni previste<br />

A) Tipologia di aiuto<br />

L’aiuto è un <strong>con</strong>tributo in <strong>con</strong>to capitale sui costi eleggibili,<br />

B) Intensità di spesa pubblica:<br />

La spesa pubblica rappresenta il 85 % delle spese ammissibili quando il beneficiario è un ente<br />

pubblico,<br />

La spesa pubblica rappresenta il 50% delle spese ammissibili <strong>con</strong> un massimale di<br />

<strong>con</strong>tribuzione pari a 100.000 Euro, quando il beneficiario è un privato, ridotto al 40% nel caso<br />

di investimenti di cui alla tipologia 2.<br />

C) Tasso di partecipazione comunitario:<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA sull’investimento totale è pari al 45%, ed in particolare il FEOGA<br />

interviene al massimo del 50% nel caso di soggetti beneficiari pubblici e massimo 15% nel<br />

caso di soggetti beneficiari privati<br />

4. Durata della misura<br />

L’azione si applica per il periodo dal 2000 al 2006.<br />

5. Descrizione <strong>con</strong>tratti in corso precedente periodo di programmazione:<br />

Non sussistono <strong>con</strong>tratti in corso.<br />

6. Procedure<br />

A) Autorità responsabile :<br />

Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale.<br />

B) Modalità di attuazione:<br />

Bando pubblico<br />

185


7 Indicatori fisici di realizzazione, di risultato<br />

A) Indicatori fisici di realizzazione:<br />

- numero progetti finanziati<br />

- numero itinerari culturali realizzati;<br />

- numero interventi su patrimonio architettonico.<br />

B) Indicatori di risultato:<br />

- popolazione residente nei centri rurali oggetto di interventi;<br />

- numero di siti ricompresi negli itinerari culturali;<br />

- estensione aree ricadenti in itinerari culturali.<br />

186


MISURA II.8 Miglioramento fondiario<br />

ASSE II.Diversificazione e<strong>con</strong>omica e qualità della vita nelle aree rurali<br />

Misura II.8 Miglioramento fondiario<br />

Articoli regolamento 1257/99 n.33 trattino 1°<br />

Classificazione comunitaria misura j<br />

Costo totale della misura 11,68 Meuro<br />

Spesa pubblica della misura 5,84 MEuro<br />

1. Obiettivi della misura, collegamenti e coerenza <strong>con</strong> la strategia<br />

A) Obiettivi specifici<br />

- Razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse idriche in terreni di uso collettivo,<br />

preservazione delle <strong>con</strong>sistenze delle acque di falda.<br />

- Incentivare gli investimenti infrastrutturali in terreni di uso collettivo<br />

B) Obiettivi operativi<br />

- Sistemazione e attrezzatura di pascoli sfruttati in comune;<br />

- Realizzazione e ammodernamento di punti d’acqua;<br />

- Razionalizzazione ed aumento delle disponibilità idriche per usi produttivi zootecnici<br />

collettivi.<br />

- Sistemazione strade d’accesso immediato ai pascoli;<br />

C) Collegamenti <strong>con</strong> altre misure<br />

La misura è collegata in prima istanza <strong>con</strong> la misura II.4 e II.6 in quanto ha un impatto positivo<br />

sulla gestione del territorio e dell’ambiente rurale.<br />

2. Descrizione tecnica della misura<br />

Investimenti infrastrutturali e interventi a favore del miglioramento della qualità della vita nei<br />

terreni di uso collettivo non a livello aziendale ma per la fruizione del territorio.<br />

A) Tipologia degli interventi ammissibili<br />

º Investimenti collettivi materiali per la realizzazione di laghetti collinari interaziendali a<br />

carattere multifunzionale;<br />

º Investimenti per la sistemazione ed attrezzatura di pascoli sfruttati in comune, compresa la<br />

realizzazione e miglioramento di strutture atte al ricovero del bestiame;<br />

º Ammodernamento punti d’acqua;<br />

º Sistemazione strade d’accesso immediato ai pascoli.<br />

“Gli investimenti di cui sopra possono comprendere finanziamenti per interventi<br />

interaziendali per misure idrauliche agricole di piccole entità (sistemazioni idraulicheagrarie,<br />

drenaggio, regimazione delle acque superficiali, ripulitura di scoline e/o fossi di<br />

raccolta, ecc. ) compatibili <strong>con</strong> la protezione dell’ambiente, nonché la costruzione di piccoli<br />

impianti di irrigazione.<br />

187


B) Beneficiari<br />

Sono ammessi a <strong>con</strong>tributo i soggetti di seguito elencati:<br />

Comuni, Università Agrarie o enti simili ed imprese agricole associate .<br />

C) Localizzazione<br />

La misura si applica nei terreni di uso collettivo nell’intera regione, nonché nei territori<br />

ricadenti in aree svantaggiate classificate ai sensi della direttiva CEE/268/76.<br />

3. Agevolazioni previste<br />

A) Tipologia di aiuto<br />

L’aiuto è un <strong>con</strong>tributo in <strong>con</strong>to capitale sui costi eleggibili.<br />

B) Intensità di spesa pubblica:<br />

il <strong>con</strong>tributo rappresenta il 50 % delle spese ammissibili;<br />

C) Tasso di partecipazione comunitaria.<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA sull’investimento totale è pari al 15%”<br />

D) Massimali di investimento<br />

Sono individuati i seguenti massimali di investimento ammissibili all’aiuto pubblico: 500.000<br />

Euro per intervento, <strong>con</strong> un <strong>con</strong>tributo ad ettaro per gli interventi sui pascoli attrezzati di 2.500<br />

Euro e di 10.000 Euro ad ettaro per le altre tipologie di intervento.<br />

4. Durata della azione<br />

L’azione si applica per il periodo dal 2000 al 2006<br />

5. Descrizione <strong>con</strong>tratti in corso precedente periodo di programmazione:<br />

Non sussistono <strong>con</strong>tratti in corso.<br />

6. Procedure<br />

A) Autorità responsabile :<br />

Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale<br />

B) Modalità di attuazione:<br />

Bando pubblico<br />

7. Indicatori fisici di realizzazione, di risultato<br />

A) Indicatori fisici di realizzazione:<br />

- numero progetti totali finanziati;<br />

- ha di pascolo attrezzato;<br />

- punti d’acqua realizzati.<br />

188


MISURA III.1 Agroambientali<br />

ASSE III Agroambiente e tutela del territorio<br />

Misura III.1 Misure agroambientali<br />

Articoli Regolamento 1257/99 n. 22-24<br />

Classificazione comunitaria : misura f<br />

Costo totale (FEOGA) della misura 116.78 Meuro<br />

Costo pubblico della misura 233.56 MEuro<br />

Azioni:<br />

• F.1. “Produzione integrata”<br />

• F.2. “<strong>Agricoltura</strong> biologica”<br />

• F.3. “Inerbimento delle superfici arboree”<br />

• F.4 “Ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> dei seminativi in prati, prati-pascoli e pascoli”<br />

• F.5. “Altri metodi di produzione compatibili <strong>con</strong> le esigenze dell’ambiente”<br />

• F.6 “Coltivazioni a perdere”<br />

• F.7 “Gestione dei sistemi pascolativi a bassa intensità”<br />

• F.8 “Tutela della biodiversività animale<br />

• F.9 “Tutela della biodervisità vegetale”<br />

1. Obiettivi della misura, collegamenti e coerenza <strong>con</strong> le strategie:<br />

A) Obiettivi specifici di misura:<br />

1. favorire la diffusione di metodi di produzione finalizzati al <strong>con</strong>tenimento degli impatti<br />

ambientali;<br />

2. <strong>con</strong>tribuire alla tutela della salute dei <strong>con</strong>sumatori e degli operatori agricoli<br />

3. favorire la tutela e la <strong>con</strong>servazione degli habitat naturali e seminaturali, della biodervisità,<br />

del paesaggio e del benessere degli animali.<br />

B) Collegamenti <strong>con</strong> altre misure :<br />

• per favorire l’ottenimento di produzioni di qualità si interviene sull’intera filiera<br />

produttiva, <strong>con</strong> particolare riferimento a quella relativa ai prodotti biologici. Si evidenziano<br />

a riguardo le sinergie <strong>con</strong> le misure I.1. “investimenti nelle aziende agricole”, e I.4<br />

“Miglioramento delle <strong>con</strong>dizioni di trasformazione e commercializzazioni dei prodotti”, nel<br />

cui ambito applicativo gli interventi inerenti la produzione o la lavorazione di tali prodotti<br />

assumono valenza prioritaria, nonché <strong>con</strong> la misura II.3. “Miglioramento<br />

commercializzazione dei prodotti di qualità” dove sono previsti specifici interventi;<br />

• al fine di favorire la presenza sul territorio di aziende e<strong>con</strong>omicamente vitali capaci di<br />

prevenire fenomeni di abbandono delle terre si evidenzia il collegamento <strong>con</strong> la misura<br />

III.2. “zone svantaggiate e zone soggette a vincoli ambientali” ;<br />

• nell’ottica di un approccio integrato mirato alla protezione dell’ambiente ed alla<br />

<strong>con</strong>servazione del paesaggio e delle risorse naturali sinergie possibili possono realizzarsi<br />

<strong>con</strong> gli interventi relativi alle misure forestali<br />

189


2.Descrizione tecnica della misura:<br />

A) Tipologia degli interventi<br />

B) Beneficiari e <strong>con</strong>dizioni di ammissibilità<br />

Possono partecipare alla presente misura tutti gli imprenditori agricoli singoli e associati che<br />

gestis<strong>con</strong>o sotto la loro responsabilità diretta, a qualsiasi titolo, le superfici agricole che si<br />

intendono assoggettare agli impegni previsti in una o più delle azioni di cui si compone la<br />

presente misura.<br />

Le superfici dichiarate nella domanda iniziale dovranno essere assoggettate per l’intera durata<br />

dell’impegno. Ciò sta a significare che per ciascuna superficie aziendale impegnata,<br />

individuabile sulla base dei riferimenti catastali dichiarati, l’agricoltore dovrà garantire la<br />

<strong>con</strong>tinuità del rispetto dell’impegno assunto, pena la restituzione di eventuali somme<br />

corrisposte a favore delle medesime superfici in precedenti annualità.<br />

L’agricoltore ai sensi della presente misura è tenuto a presentare un’unica domanda,<br />

distinguendo nell’ambito della stessa, l’azione/i alle quali intende partecipare, anche nel caso in<br />

cui l’adesione a diverse azioni avvenga in annualità distinte. Tuttavia il richiedente può<br />

presentare una domanda di adesione per ciascuna provincia nel cui ambito territoriale ricadono<br />

i fondi agricoli che si intendono assoggettare all’impegno.<br />

In ogni caso l’agricoltore è tenuto, anche nelle superfici non assoggettate agli impegni previsti<br />

in una o più delle azioni della presente misura, al rispetto della “Buona Pratica Agricola<br />

Normale (BPAn)”, così come descritta nell’apposito documento allegato alla presente misura .<br />

C) Localizzazione – descrizione della copertura geografica della misura<br />

In ciascuna azione della misura è prevista una specifica individuazione delle aree nelle quali è<br />

<strong>con</strong>sentita, in maniera preclusiva, l’applicazione degli interventi previsti. Nell’ambito di<br />

ciascuna azione sono state individuate delle zone omogenee che in virtù delle proprie<br />

caratteristiche pedoclimatiche, dell’e<strong>con</strong>omia agricola e del potenziale impatto ambientale sono<br />

state ritenute eleggibili all’applicazione delle pratiche agroambientali previste nelle varie azioni<br />

della misura. Vista la stretta correlazione che sussiste tra gli interventi attuati nel precedente<br />

periodo di programmazione (Reg. Cee 2078/92) e quanto previsto nella presente misura, per<br />

l’individuazione dei comprensori geografici, come anche dei settori produttivi di intervento, si<br />

è tenuto <strong>con</strong>to dei risultati emersi nel rapporto valutativo nonché dell’esperienza acquisita nel<br />

primo quinquennio di applicazione del Programma Regionale Agroambientale attuativo del<br />

Reg. Cee 2078/92. A riguardo si richiama l’attenzione sulla limitazione territoriale introdotta<br />

per l’azione F. 1 “Produzione integrata”, a livello della quale è stata prevista una copertura<br />

geografica limitata che esclude l’applicazione nelle zone di montagna, sono stati individuati nel<br />

<strong>con</strong>tempo specifici settori produttivi, privilegiando <strong>con</strong> più alti livelli di aiuto le tipologie<br />

colturali <strong>con</strong> un alto grado di intensività. Di <strong>con</strong>tro, alcune aree marginali e svantaggiate, sono<br />

state selezionate in maniera preclusiva, in rapporto alle loro caratteristiche intrinseche, per<br />

l‘applicazione di interventi agroambientali rivolti alla <strong>con</strong>servazione del paesaggio e delle<br />

risorse naturali, o più in particolare ad una razionale gestione di sistemi produttivi a bassa<br />

intensità quale è il caso, ad esempio, degli interventi previsti nell’azione F.7.<br />

Nell’ambito della copertura geografica individuata per ciascuna azione sono state selezionate,<br />

laddove ritenuto necessario, delle aree preferenziali, sempre ri<strong>con</strong>ducibili a precisi<br />

comprensori territoriali in possesso di particolari requisiti ambientali e nel cui ambito si è<br />

stabilito che la realizzazione degli interventi previsti sia prioritaria e maggiormente efficace e<br />

comunque in grado di <strong>con</strong>tribuire in maniera sostanziale al raggiungimento degli obiettivi<br />

perseguiti. Per gli interventi realizzati in tali aree preferenziali sono previsti, quale incentivo,<br />

190


livelli di premio più elevati. Inoltre le stesse aree saranno ritenute prioritarie, nel caso in cui<br />

le risorse finanziarie non siano sufficienti per soddisfare le richieste pervenute .<br />

Nella individuazione delle aree di intervento si è sempre posta particolare attenzione alle aree<br />

protette istituite a livello regionale, ai Siti di Interesse Comunitario (SIC) ed alle Zone di<br />

Protezione Speciale (ZPS) . Riguardo le aree protette, in <strong>con</strong>siderazione della notevole<br />

eterogeneità che in termini di caratteristiche morfologiche, pedoclimatiche ed ambientali le<br />

<strong>con</strong>traddistingue, si è ritenuto opportuno, per alcune particolari tipologie di intervento,<br />

effettuare una ulteriore suddivisione, mirata ad estrapolare le aree protette rilevanti da un punto<br />

di vista agricolo. Per la selezione di tali zone si è fatto riferimento a moderni strumenti<br />

cartografici, basati su sistemi informativi territoriali, tramite i quali è stato possibile effettuare<br />

analisi comparate di vari tematismi e il cui risultato è stato quello di enucleare, tra le aree<br />

protette regionali, quelle dove l’attività agricola riveste un ruolo importante ed ha un potenziale<br />

impatto ambientale. In queste aree è intenzione dell’Amministrazione incentivare<br />

l’applicazione di alcuni interventi previsti nella misura così da limitare, per quanto possibile,<br />

l’impatto ambientale ri<strong>con</strong>ducibile a pratiche legate all’agricoltura.<br />

La <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>, in linea <strong>con</strong> le disposizioni recate dal D. Lgs 152/99 attuative, tra l’altro,<br />

della direttiva 91/676/CEE (direttiva nitrati), sta attivando le procedure per l’individuazione<br />

delle zone vulnerabili da nitrati di origine agricola. A riguardo la <strong>Regione</strong> si impegna a<br />

compiere progressi significativi entro il 31 dicembre 2001 nell’individuazione delle zone<br />

vulnerabili e nell’attuazione di piani di azione ai sensi della predetta Direttiva. In tale arco<br />

temporale si procederà, come indicato dall’allegato tecnico n. 7 del citato D. Lgs 152/99<br />

“Criteri per l’individuazione delle zone vulnerabili – Aspetti metodologici”, ad un’indagine<br />

preliminare di ri<strong>con</strong>oscimento a larga scala, a cui seguirà l’individuazione dettagliata delle aree<br />

vulnerabili, sulla base del monitoraggio delle stazioni di campionamento. In ottemperanza alle<br />

disposizioni vigenti per tali zone saranno definite delle indicazioni e misure per i programmi di<br />

azione obbligatori, che come tali, costituiranno un impegno nell’ambito delle pratiche<br />

agronomiche previste nella Buona Pratica Agricola normale (BPAn) il cui rispetto, in<br />

<strong>con</strong>seguenza, non potrà essere remunerato <strong>con</strong> gli aiuti previsti nell’ambito di questa misura.<br />

Per accedere al sostegno agroambientale l’agricoltore, quindi, dovrà assumere un impegno<br />

aggiuntivo che vada oltre le BPAn: gli impegni aggiuntivi saranno dettagliati nell’ambito delle<br />

varie azioni della misura. E’ evidente l’importanza di realizzare in tali zone degli interventi<br />

agroambientali per la tutela e salvaguardia del territorio. A ciò <strong>con</strong>segue che le stesse aree<br />

sono incluse, di sovente, tra le aree preferenziali e prioritarie.<br />

Come già in parte accennato un altro elemento che si è tenuto in <strong>con</strong>siderazione, sia per<br />

l’individuazione di zone omogenee per l’applicazione degli interventi agroambientali che per<br />

l’eleggibilità quale area preferenziale, è l’altitudine. Tale parametro, infatti, è strettamente<br />

correlato al grado di intensità dei sistemi produttivi ed, linea generale, alle diverse esigenze di<br />

tutela e salvaguardia ambientale sia in termini di riduzione del potenziale impatto che quale<br />

elemento di <strong>con</strong>servazione dello spazio naturale. In base a tale criterio sono state definite le<br />

zone di montagna, collina e pianura per la cui individuazione sono stati utilizzati i criteri<br />

usualmente presi a riferimento dall’ISTAT e già utilizzati nel precedente periodo di<br />

programmazione.<br />

191


3. Durata della misura<br />

La misura sarà operativa per l’intero periodo di programmazione 2000/2006<br />

Gli impegni previsti per ciascuna azione della presente misura hanno durata di cinque anni.<br />

In linea <strong>con</strong> il regolamento della Commissione n. 2603/99 recante “norme transitorie relative<br />

per il sistema di sostegno allo sviluppo rurale istituito dal reg. CE 1257/99”, questa <strong>Regione</strong>,<br />

come previsto all’art. 3, paragrafo 3 del reg. (CE) n. 2603/99 si avvale della facoltà di<br />

<strong>con</strong>sentire agli agricoltori laziali, in maniera <strong>con</strong>forme a quanto stabilito dall’art 3 paragrafo 1,<br />

e che hanno inoltrato specifica domanda di adesione non oltre la data del 31 dicembre 1999, di<br />

proseguire per un ulteriore anno, l’impegno agroambientale assunto ai sensi del Reg. Cee<br />

2078/92, qualora lo stesso sia stato ultimato nell’annualità 1999.<br />

4. Agevolazioni previste:<br />

A) Tipologie di aiuti:<br />

La misura prevede a fronte dell’impegno assunto dal beneficiario per una o più delle azioni<br />

previste, la corresponsione di aiuti, da erogarsi annualmente, per l’intero durata del periodo di<br />

impegno.<br />

B) Intensità di aiuto pubblico:<br />

Prescindendo dal tipo di combinazione che il beneficiario può attuare in applicazione delle<br />

possibilità operative previste nella presente misura, il livello di aiuto massimo erogabile, in<br />

linea <strong>con</strong> quanto indicato nell’allegato al reg. CEE 1257/99, non può oltrepassare i limiti di<br />

seguito specificati:<br />

colture annuali - 600 euro/ha<br />

colture perenni specializzate - 900 euro/ha<br />

altri usi dei terreni - 450 euro/ha<br />

Nel caso di combinazione di azioni che, nella medesima azienda, interessano superfici distinte<br />

ed in particolare nel caso di azioni che si realizzano sulla SAU e su superfici non classificabili<br />

come SAU, come ad esempio la combinazione dell’azione F.1 o F.2 <strong>con</strong> l’azione F.5, il premio<br />

massimo erogabile per azienda deve essere comunque ri<strong>con</strong>dotto alla SAU, ed in particolare<br />

alle tipologie colturali sulla stessa coltivate. Ciò sta a significare che a prescindere dagli importi<br />

derivanti dalla sommatoria delle azioni <strong>con</strong>siderate singolarmente, l’azienda non può percepire<br />

un premio che sia superiore all’importo calcolato come il risultato del prodotto tra la SAU<br />

complessiva aziendale, la relativa tipologia colturale ed il massimale previsto per la stesse<br />

colture (allegato reg. (CE) 1257/99) .<br />

C) Tasso di partecipazione comunitario<br />

il <strong>con</strong>tributo FEOGA è pari al 50% dell’importo complessivo del premio<br />

5. Descrizione <strong>con</strong>tratti in corso dal precedente periodo di programmazione:<br />

Gli impegni assunti dal beneficiario ai sensi del Programma Regionale Agroambientale<br />

attuativo del reg. CEE 2078/92 antecedentemente al 31 dicembre 1999, <strong>con</strong>siderata la loro<br />

durata poliennale, transitano nella nuova fase programmatoria 2000/2006. Ciò sta a significare<br />

che i premi da erogare per l’impegno in corso, se relativi ad annualità comprese tra il<br />

192


2000/2006, graveranno sulle risorse finanziarie del presente Piano di Sviluppo Rurale. L’entità<br />

della spesa, relativamente alla quota comunitaria, è di 41.757462 Euro, pari al 50%<br />

dell’importo totale. L’importo così determinato è comprensivo della spesa relativa alla<br />

prosecuzione degli impegni scaduti come previsto all’art. 3, comma 1 del reg. CE 2063/99 e<br />

già descritto nel capitolo “durata”.<br />

Nella tabella A sono riportati gli importi finanziari, suddivisi per quota comunitaria, quota<br />

nazionale e totale complessivo, distinti per annualità.<br />

TABELLA A – CONTRATTI IN CORSO DI IMPEGNO<br />

REG. (CEE) N. 1257/99<br />

PIANO SVILUPPO RURALE – REGIONE LAZIO<br />

MISURA F –<br />

AGROAMBIENTE<br />

Anno<br />

presentazione<br />

n. domande importo totale<br />

EURO<br />

quota nazionale<br />

EURO<br />

quota comunitaria<br />

EURO<br />

1994 221 1.518.976 759.488 759.488<br />

1995 1.771 9.984.009 4.992.005 4.992.005<br />

1996 3.897 20.495.071 10.247.536 10.247.536<br />

1997 7.528 31.728.559 15.864.279 15.864.279<br />

1998 11.147 45.392.510 22.696.255 22.696.255<br />

1999 11.131 43.832.166 21.916.083 21.916.083<br />

2000 11.131 43.832.166 21.916.083 21.916.083<br />

2001 7.234 23.337.095 11.668.547 11.668.547<br />

2002 3.603 12.103.607 6.051.804 6.051.804<br />

2003 73 1.060.514 530.257 530.257<br />

2004 73 1.060.514 530.257 530.257<br />

2005 73 1.060.514 530.257 530.257<br />

2006 73 1.060.514 530.257 530.257<br />

TOTALE TRASCINAMENTO QUOTA<br />

41.757.462<br />

COMUNITARIA<br />

PERIODO 2000-2006<br />

193


6. Procedure<br />

A) Autorità responsabile:<br />

Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale<br />

B) Modalità di attuazione<br />

L’Amministrazione regionale provvederà a definire le disposizioni operative relativamente alle<br />

modalità ed ai criteri per la presentazione, l’accoglimento e l’istruttoria delle domande, per le<br />

quali saranno adottate le procedure necessarie per <strong>con</strong>sentire un’adeguata informazione e<br />

divulgazione delle stesse.<br />

7. Indicatori di impatto intermedio<br />

• % di territorio interessato ⇒ SAU aziende integrate + biologiche/ SAU regionale;<br />

• impiego fitofarmaci<br />

⇒ n. campioni irregolari/totale campioni<br />

• impiego di prodotti fitosanitari classi T+, T e Xn ⇒ tasso di variazione prodotti<br />

fitosanitari classi T+. T e Xn / totale prodotti fitosanitari (^);<br />

• % territorio interessato ⇒ SAU azioni F5, F.6, F.7, F.9 / SAU regionale<br />

• % UBA interessate<br />

⇒ UBA azione F.8/UBA regionali<br />

(^) ai sensi del D. Lgs 194/95 per “T+” si intendono i prodotti fitosanitari classificati come<br />

“molto tossici”, <strong>con</strong> “T” i prodotti “Tossici” e <strong>con</strong> “Xn” i prodotti “Nocivi<br />

194


AZIONE F.1 – PRODUZIONE INTEGRATA<br />

1.Obiettivi<br />

A) Obiettivi operativi:<br />

• Favorire la diffusione di metodi di produzione integrata<br />

B) Obiettivi specifici:<br />

1. una sensibile riduzione, quantitativa e/o del livello di tossicità, degli input chimici, ed in<br />

particolare dei <strong>con</strong>cimi e dei fitofarmaci;<br />

2. una razionalizzazione ed una ottimizzazione delle pratiche <strong>con</strong>nesse alla gestione della<br />

fertilità del suolo;<br />

2. Descrizione dell’azione<br />

Condizioni di ammissibilità e modalità di accesso<br />

La presente azione prevede due distinte modalità di accesso, così individuate:<br />

“Mantenimento delle riduzioni già effettuate” (azione F.1.a.)<br />

“Introduzione della produzione integrata” (azione F.1.b)<br />

Gli agricoltori che aderis<strong>con</strong>o alla presente azione e che hanno assunto un analogo impegno<br />

agroambientale nel Programma Regionale Agroambientale (PRA) attuativo del Reg. CEE<br />

2078/92, ed in particolare nella misura A1 “Sensibile riduzione dei <strong>con</strong>cimi e dei fitofarmaci“ o<br />

A3 “Introduzione dell’agricoltura biologica”, accedono obbligatoriamente all’azione se<strong>con</strong>do la<br />

modalità F.1.a “Mantenimento delle riduzioni già effettuate”.<br />

Gli agricoltori che non hanno mai assunto un impegno agroambientale analogo ai sensi del reg.<br />

CEE 2078/92 accedono alla presente azione se<strong>con</strong>do la modalità F.1.b “Introduzione della<br />

produzione integrata”.<br />

L’adesione alla presente azione può avvenire tramite un’azione coordinata, ossia una richiesta<br />

di partecipazione <strong>con</strong>giunta promossa da un qualificato Organismo operante nel settore<br />

agricolo, formalmente costituito (associazione di produttori, cooperativa agricola di servizio,<br />

cooperativa di tecnici agricoli laureati o diplomati, ecc..), interessante una parte rilevante di<br />

un’area territoriale omogenea. Anche nell’ambito dell’azione coordinata, fermo restando<br />

l’attività di coordinamento, supervisione ed eventuale fornitura di servizi all’agricoltore da<br />

parte dell’Organismo proponente, la singola azienda è tenuta alla presentazione di una specifica<br />

domanda di adesione <strong>con</strong> la quale l’agricoltore assoggetta la propria azienda alle <strong>con</strong>dizioni di<br />

impegno previste nell’azione. All’Organismo responsabile dell’azione coordinata non viene<br />

ri<strong>con</strong>osciuto, ai sensi della presente azione, alcun <strong>con</strong>tributo (compenso pubblico) per lo<br />

svolgimento della attività di coordinamento, supervisione o fornitura di altri servizi. Si<br />

specifica inoltre, che tali attività non sostituis<strong>con</strong>o le normali funzioni di <strong>con</strong>trollo che<br />

rimangono di competenza degli organi predisposti allo scopo. La <strong>Regione</strong>, altresì, ritiene<br />

importante l'azione aggregante svolta da tali organismi in quanto favoris<strong>con</strong>o la <strong>con</strong>centrazione<br />

degli interventi così da esaltare l’efficacia dell’azione agroambientale in ragione di una<br />

razionalizzazione ed ottimizzazione del servizio di <strong>con</strong>sulenza tecnica fornito agli agricoltori,<br />

di una minore incidenza dei fenomeni di deriva dei presidi fitosanitari e di una più incisiva<br />

195


azione di sensibilizzazione della popolazione rurale del luogo riguardo le problematiche legate<br />

alla tutela dell’ambiente.<br />

3. Tipologia dell’intervento:<br />

L’azione prevede, sia nella modalità di accesso “Mantenimento delle riduzioni effettuate”<br />

(azione F.1.a.)“ che in quella “Introduzione della produzione integrata“ (azione F.1.b.):<br />

• l’azienda richiedente è obbligata a partecipare <strong>con</strong> tutte le superfici che a qualsiasi titolo<br />

sono gestite dalla stessa, anche nel caso che l’azienda sia composta da più fondi situati in<br />

comuni diversi. Tuttavia, qualora l’azienda si componga di corpi aziendali, spazialmente<br />

separati e non <strong>con</strong>tigui, ricadenti in provincie diverse è <strong>con</strong>sentita la partecipazione<br />

all’azione solo <strong>con</strong> la parte dell’azienda ricadente nella stessa provincia, per la quale dovrà<br />

essere attuata una <strong>con</strong>tabilità separata, distinta da quella effettuata nella quota parte<br />

aziendale non assoggettata all’impegno;<br />

• la superficie minima da destinare all’impegno, da intendersi come superficie effettivamente<br />

coltivata, è di 2 ha. Ciascuna Autorità competente a livello provinciale ha facoltà - a<br />

seguito della presentazione di una relazione particolareggiata riguardante le caratteristiche<br />

morfo-strutturali del proprio territorio di competenza e previo il parere vincolante dei<br />

Servizi del Dipartimento “Sviluppo del Sistema Agricolo e Mondo Rurale - di ridurre la<br />

superficie minima per l’accesso alla misura. Ad ogni modo questa non può in alcun caso<br />

essere inferiore alla superficie di 1 ha o di 0.5 ha nel caso di aziende <strong>con</strong> una superficie<br />

coperta <strong>con</strong> serre o tunnel di almeno 3000 mq. Nel caso di azioni coordinate tale limite è<br />

ridotto ad 1 ha;<br />

• applicazione di un piano di rotazione colturale elaborato da un tecnico qualificato<br />

responsabile del servizio di assistenza tecnica aziendale che dovrà tener <strong>con</strong>to dei criteri e<br />

delle prescrizioni riportate in apposite schede colturali predisposte dall’Amministrazione<br />

competente. In tali schede dovranno essere specificate, distinte per colture o per gruppi<br />

omogenei di colture nonché, se necessario, per ambito territoriale di intervento, le<br />

disposizioni inerenti gli specifici intervalli e le limitazioni alle successioni colturali. In<br />

ogni caso sono previsti i singoli vincoli:<br />

o Divieto di monosuccessioni colturali;<br />

o Razionale alternanza tra colture miglioratrici e depauperanti ed in particolare non è<br />

<strong>con</strong>sentita la successione tra cereali autunno-vernini (frumento tenero, frumento<br />

duro, orzo, farro, avena, segale e criticale);<br />

• in materia di difesa fitosanitaria e <strong>con</strong>trollo delle erbe infestanti, l’obbligo di rispettare per<br />

le colture presenti in azienda le norme e le prescrizione previste nelle schede fitosanitarie di<br />

cui alla deliberazione della Giunta Regionale n. 411 del 15 febbraio 2000, publicate nel<br />

sup. ord. n. 3 al BURL n. 14 del 20 maggio 2000. La scelta dei principi attivi e le modalità<br />

di intervento sono stabilite sulla base dei “criteri per la definizione delle norme tecniche di<br />

difesa delle colture” di cui al documento che si riporta in allegato alla presente misura<br />

(allegato B). I criteri individuati sono coerenti <strong>con</strong> quelli già adottati e resi operativi nel<br />

Programma Regionale Agroambientale attuativo del Reg. (CEE) n. 2078/92. Eventuali<br />

successive <strong>modifiche</strong> o integrazioni da apportare alle citate schede fitosanitarie (D.G.R.<br />

411/99) dovranno essere in linea ai principi individuati nel richiamato documento “criteri<br />

per la definizione delle norme tecniche di difesa delle colture”. Le richieste di modifica,<br />

che potranno essere avanzate esclusivamente dalla <strong>Regione</strong>, dovranno essere valutate e<br />

verificate per della loro approvazione, da un Comitato Tecnico Scientifico appositamente<br />

196


istituito. Tale Comitato, se istituito a livello regionale, sarà composto esclusivamente da<br />

rappresentanti di istituzioni pubbliche competenti in materia. La loro individuazione,<br />

<strong>con</strong>testualmente ai compiti ed alle procedure di funzionamento, sarà definito <strong>con</strong><br />

successivo provvedimento. Qualora il Comitato sia costituito ed operi a livello nazionale si<br />

rimanda alle disposizioni adottate dalla competente Autorità nazionale. Le macchine<br />

irroratrici utilizzate in azienda per la distribuzione dei prodotti fitosanitari dovranno essere<br />

sottoposte a <strong>con</strong>trollo e verifica funzionale per almeno una volta nell’arco dell’impegno<br />

quinquennale. Nel caso di trattamenti effettuati da <strong>con</strong>toterzisti l’agricoltore dovrà<br />

dichiararlo <strong>con</strong>servando in azienda copia dell’attestazione di verifica effettuata dal<br />

proprietario dell’attrezzatura impiegata per i trattamenti. Sono esonerate dal <strong>con</strong>trollo le<br />

macchine irroratrici <strong>con</strong> meno di due anni di età, nonché quelle già sottoposte a verifica<br />

funzionale nell’ambito delle attività svolte dai Servizi di Sviluppo Agricolo regionali nei tre<br />

anni antecedenti la presentazione della domanda; anche per le macchine certificate<br />

CO.NA.MA l’esenzione è relativa alle macchine irroratrici che abbiano meno di tre anni;<br />

• in materia di fertilizzazione sono definiti, come indicato nelle schede colturali (allegato A),<br />

dei limiti massimi di <strong>con</strong>cimazione azotata, calcolati sulla base di una riduzione<br />

percentuale di circa il 30% dei quantitativi ordinari stabiliti sulla base della definizione<br />

delle tecniche di Buona Pratica Agricola normale (BPAn). Per ogni coltura le dosi di<br />

ciascun macroelemento (azoto, fosforo e potassio) devono comunque essere definite<br />

se<strong>con</strong>do uno specifico piano di fertilizzazione redatto sulla base delle asportazioni e delle<br />

dotazioni, per la cui elaborazione si dovrà fare riferimento ad un’analisi del terreno. Il<br />

piano di fertilizzazione, tra l’altro, dovrà prevedere le epoche e le modalità di<br />

somministrazione del fertilizzante e dovrà privilegiare il frazionamento della <strong>con</strong>cimazione<br />

azotata. Per quanto riguarda gli apporti derivanti da deizioni di animali al pascolo<br />

l’apporto di azoto non può in ogni caso oltrepassare la soglia di 170 kg/ha, comprensivo<br />

anche di eventuali apporti provenienti da fertilizzazioni <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimi minerali od organici.<br />

Nelle zone vulnerabili individuate ai sensi del D.lgs 152/99 attuativo della direttiva<br />

91/676/CEE (direttiva nitrati) tale limite è ridotto a 155 kg/ha, che l’agricoltore è tenuto in<br />

ogni caso a rispettare se la propria azienda ricade in una delle citate zone vulnerabili, anche<br />

se l’individuazione è successiva alla presentazione della domanda iniziale di impegno. Nel<br />

caso di coltivazione erbacee per le quali non risulta possibile una netta separazione della<br />

superficie destinata ad ogni singola essenza (erbai o prati polifiti, pascoli permanenti, ecc.),<br />

la dose massima di <strong>con</strong>cimazione <strong>con</strong>sentita dovrà calcolarsi facendo riferimento sia ai<br />

limiti indicati per ciascuna essenza vegetale <strong>con</strong>siderata come se fosse principale, che alla<br />

percentuale <strong>con</strong> la quale la medesima specie è rappresentata nel miscuglio ;<br />

• oltre ai divieti ed alle limitazioni d’uso previste per i <strong>con</strong>cimi ed i prodotti fitosanitari,<br />

nonché in materia di avvicendamenti colturali, obbligo del rispetto delle prescrizioni e dei<br />

vincoli previsti nella tecnica agronomica, qualora previsti ed indicati nelle allegate schede<br />

colturali (allegato A);<br />

• le superfici destinate a prato, prato-pascolo e pascolo permanente, <strong>con</strong> esclusione delle<br />

colture foraggere avvicendate, non sono in alcun caso eleggibili a premio;<br />

• le superfici destiante a colture foraggere avvicendate sono eleggibili a premio per una<br />

quota massima del 40%, da calcolarsi sull abase del rapporto tra le colture foraggere<br />

presenti in azienda e l’intera SAU aziendale, ovvero, possono essere liquidate anche in una<br />

misura maggiore del 40% nel caso che sia dimostrato, <strong>con</strong> adeguata documentazione<br />

giustificativa, l’utilizzo di tali colture foraggere per l’alimentazione di bestiame aziendale,<br />

197


fermo restando un rapporto UBA aziendali/superficie foraggera almeno superiore ad 1 e<br />

comunque non oltre 2, ed una <strong>con</strong>sistenza aziendale almeno pari a 3 UBA;<br />

• divieto di utilizzo di Organismi Geneticamente Modificati (OGM);<br />

• in ogni caso l’agricoltore è tenuto in tutte le superfici aziendali, comprese anche quelle<br />

non assoggettate a questa azione, al rispetto degli impegni previsti nella “Buona Pratica<br />

Agricola Normale (BPAn)”<br />

Condizioni ed impegni del beneficiario<br />

I beneficiari, sia nell’azione F.1.a che nell’azione F.1.b, al fine di fruire degli aiuti previsti<br />

nella presente azione sono tenuti:<br />

⇒ alla compilazione del “quaderno di campagna”, appositamente istituito per l’applicazione<br />

della presente azione. Sul quaderno di campagna dovranno essere registrate<br />

cronologicamente ed in maniera sistematica tutte le operazioni che riguardano i<br />

fitofarmaci ed i fertilizzanti, la raccolta e le relative rese ottenute, nonché le altre<br />

operazioni colturali sottoposte a vincolo. Sullo stesso quaderno dovranno essere effettuate<br />

le registrazioni relative alla gestione del magazzino (giacenza iniziale e finale, acquisti,<br />

ecc. ). Le registrazioni effettuate dovranno essere supportate da titoli giustificativi,<br />

fiscalmente validi, che l’agricoltore è tenuto a <strong>con</strong>servare unitamente al quaderno di<br />

campagna ;<br />

⇒ alla presentazione di un piano di coltivazione aziendale, comprensivo del piano di<br />

fertilizzazione, redatto e sottoscritto da un tecnico <strong>con</strong> adeguata qualifica professionale;<br />

⇒ ad individuare, in via obbligatoria, un tecnico aziendale <strong>con</strong> adeguata qualifica<br />

professionale, annualmente rinominato, che sarà responsabile del servizio di assistenza<br />

tecnica, che lo stesso dovrà fornire all’azienda quale supporto per l’adempimento ed il<br />

rispetto degli impegni assunti dall’imprenditore agricolo;<br />

4. Agevolazioni previste<br />

A) Intensità dell’aiuto<br />

E’ prevista la corresponsione di un aiuto annuale, distinto in base alla modalità di accesso<br />

(F.1.a e F.1.b), come riportato in Tabella A.<br />

198


TABELLA A - AZIONE F.1 “AGRICOLTURA INTEGRATA”<br />

ZONA<br />

INTERVENTO<br />

RIPARTIZIONE DEI PREMI DISTINTI PER GRUPPI DI COLTURE E ZONE DI<br />

INTERVENTO. PREMI ESPRESSI IN EURO/HA/ANNO<br />

AZIONE F.1.a. – “MANTENIMENTO DELLA PRODUZIONE INTEGRATA”<br />

COLTURE GRUPPO A GRUPPO B GRUPPO C GRUPPO D<br />

(1)<br />

(2)<br />

(3)<br />

(4)<br />

GRUPPO E<br />

(5)<br />

ALTRE AREE 100 210 410 270 470<br />

AREE<br />

PREFERENZIALI<br />

120 250 460 290 550<br />

AZIONE F.1.b. – “INTRODUZIONE DELLA PRODUZIONE INTEGRATA”<br />

COLTURE GRUPPO A<br />

(1)<br />

GRUPPO B<br />

(2)<br />

GRUPPO C<br />

(3)<br />

GRUPPO D<br />

(4)<br />

GRUPPO E<br />

(5)<br />

ZONA<br />

INTERVENTO<br />

ALTRE AREE 110 230 450 300 520<br />

AREE PREFERENZIALI 130 270 500 330 600<br />

(1): ESSENZE VEGETALI INCLUSE NEL GRUPPO A<br />

CEREALI : Frumento duro e tenero, altro frumento (grano e frumento segalato), Orzo,<br />

Segale, Avena, Grano saraceno, Miglio e Scagliola, Farro, Sorgo.<br />

SEMI OLEOSI: Colza, Ravizzone, Girasole, Soia.<br />

PIANTE PROTEICHE: Piselli, Fave e favette, Lupini dolci.<br />

FORAGGERE: Erba medica trifoglio , Sulla, Lupinella, Erbaio di graminacee, Erbaio<br />

di leguminose, Erbaio misto ed altre foraggere avvicendate<br />

PIANTE OLEIFERE: arachidi, ricino<br />

(2) : ESSENZE VEGETALI INCLUSE NEL GRUPPO B<br />

CEREALI: Mais,<br />

COLTURE INDUSTRIALI: Barbabietola, Pomodoro, Tabacco, Patata<br />

199


(3) : ESSENZE VEGETALI INCLUSE NEL GRUPPO C<br />

Colture orticole in pieno campo e protette<br />

(4) ESSENZE VEGETALI INCLUSE NEL GRUPPO D<br />

Actinidia, Olivo, Albicocco, Ciliegio<br />

(5) ESSENZE VEGETALI INCLUSE NEL GRUPPO E<br />

Nocciolo, Vite da tavola e da vino, Pesco, Melo, Pero, Susino, Agrumi<br />

Gli aiuti si limitano esclusivamente alle colture incluse in uno dei gruppi sopra indicati<br />

ri<strong>con</strong>ducibili alle relative tabelle dei premi, ed a <strong>con</strong>dizione che per le medesime siano previste<br />

le norme tecniche in materia di fertilizzanti e fitofarmaci.<br />

Le e<strong>con</strong>omie di scala che si realizzano nella fase applicativa dell’azione comportano, a<br />

livello aziendale, una riduzione dei costi aggiuntivi direttamente proporzionale all’aumento<br />

della superficie agricola impegnata. In ragione di ciò è introdotto un coefficiente di regressione<br />

che, sulla base di scaglioni di ampiezza predefiniti, comporta una riduzione percentuale del<br />

premio complessivo spettante all’azienda per azione, così come di seguito specificato:<br />

sino a 50 ettari 0%<br />

da 50 a 100 ettari -5%<br />

da 100 a 150 ettari -10%<br />

da 150 a 200 ettari -15%<br />

oltre 200 ettari -20%<br />

5. Localizzazione<br />

L’azione è applicabile esclusivamente nei comuni di pianura e collina, come da<br />

classificazione ISTAT e nei comuni di Rieti, Labro (RI), Contigliano (RI) e Colli sul Velino<br />

(RI), limitatamente alle superfici di quest’ultimi non incluse nell’ambito delle zone delimitate<br />

ai sensi della direttiva 75/268/CEE (art. 3 – par. 3).<br />

Nell’ambito di tali aree sono individuate le seguenti aree preferenziali:<br />

1. comuni di pianura e collina, <strong>con</strong> il più alto rapporto tra la superficie investita a mais (^) e<br />

l’intera superficie comunale, o comunque <strong>con</strong> alti valori, in termini assoluti, di superficie<br />

complessiva coltivata a mais.<br />

2. comuni di pianura come da classificazione ISTAT (°);<br />

3. aree protette, di rilevanza agricola. Le zone così individuate sono riportate nella<br />

cartografia allegata;<br />

4. aree sensibili individuate ai sensi del D. Lgs 152/99 in attuazione della direttiva<br />

91/676/CEE, quando la <strong>Regione</strong>, in virtù dell’impegno assunto, le avrà individuate ed<br />

adeguatamente perimetrate;<br />

(^)<br />

Tale criterio di zonizzazione scaturisce dalla necessità di individuare, nel <strong>con</strong>testo agricolo<br />

laziale, degli omogenei comprensori di intervento <strong>con</strong>traddistinti da un elevato grado di<br />

intensività colturale. Il mais, in ragione delle proprie caratteristiche botaniche e nutrizionali a<br />

cui è associata una spiccata potenzialità produttiva, è la tipologia colturale che meglio<br />

rappresenta gli ordinamenti produttivi intensivi, <strong>con</strong> un più alto rischio di impatto ambientale.<br />

200


(°) L’individuazione dei comuni di pianura tra le arre preferenziali è relativa alle<br />

caratteristiche produttive delle zone ricadenti in tali ambiti di intervento. In particolare i<br />

comuni di pianura, tutti ubicati lungo la fascia costiera regionale, sono caratterizzati da una<br />

agricoltura di tipo intensivo <strong>con</strong> colture ad alto reddito, spesso ortive, caratterizzate da un uso<br />

massiccio di input chimici. In tali comprensori, in <strong>con</strong>siderazione anche dell’elevato grado di<br />

antropizzazione, assume importanza strategica la riduzione degli impatti inquinanti.<br />

6. Criteri di priorità<br />

Nell’ambito delle aree preferenziali sono individuate le seguenti priorità, indicate di seguito in<br />

ordine di importanza:<br />

<br />

<br />

<br />

<br />

<br />

<br />

<br />

comuni come selezionati al punto 1 della zonizzazione;<br />

comuni come selezionati al punto 2 della zonizzazione;<br />

aree protette di rilevanza agricola, così come individuato al punto 3 della zonizzazione;<br />

aree vulnerabili ai sensi della direttiva 92/676/CEE (direttiva nitrati);<br />

domande presentate nell’ambito di “azioni coordinate”;<br />

aziende che aderis<strong>con</strong>o all’azione F.1.b “Introduzione della produzione integrata”<br />

aziende che applicano <strong>con</strong>giuntamente gli interventi previsti nella presente azione <strong>con</strong> altri<br />

relativi ad altre azioni della presente misura<br />

7. Combinazioni degli aiuti<br />

Gli aiuti previsti <strong>con</strong> la presente azione possono essere cumulati <strong>con</strong> quelli delle azioni di<br />

seguito specificate:<br />

F.3 “Inerbimento delle superfici arboree”;<br />

F.5 “altri metodi di produzione compatibili <strong>con</strong> le esigenze dell’ambiente;<br />

F.6 “coltivazioni a perdere”<br />

F.8 “Tutela della biodiversività animale”<br />

F.9 “Tutela della biodiversività vegetale”<br />

Nella medesima azienda, ma su superfici distinte, sono possibili le combinazioni di seguito<br />

indicate:<br />

F.4 “Ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> dei seminativi in prati, prati-pascoli e pascoli”, alla quale azione si<br />

rimanda per i dettagli operativi che regolamentano tale specifica combinazione.<br />

Prescindendo dal tipo di combinazione che il beneficiario può attuare in applicazione delle<br />

possibilità operative previste nella presente misura, il livello di aiuto massimo erogabile, in<br />

linea <strong>con</strong> quanto indicato nell’allegato al reg. CEE 1257/99, non può oltrepassare i limiti di<br />

seguito specificati:<br />

colture annuali - 600 euro/ha<br />

colture perenni specializzate - 900 euro/ha<br />

altri usi dei terreni - 450 euro/ha<br />

Nel caso di combinazione della presente azione <strong>con</strong> gli interventi dell’azione F.5, e quindi <strong>con</strong><br />

impegni che interessano superfici distinte, o meglio di superfici classificabili come SAU (F.1)<br />

e non (F.5), il premio massimo erogabile per azienda deve essere comunque ri<strong>con</strong>dotto alla<br />

SAU, ed in particolare alle tipologie colturali sulla stessa coltivate. Ciò sta a significare che a<br />

prescindere dagli importi derivanti dalla sommatoria delle azioni <strong>con</strong>siderate singolarmente,<br />

201


l’azienda non può percepire un premio che sia superiore all’importo calcolato come il risultato<br />

del prodotto tra la SAU complessiva aziendale, la relativa tipologia colturale ed il massimale<br />

previsto per la stessa coltura (allegato reg. (CE) n. 1257/99).<br />

8. Indicatori fisici di realizzazione:<br />

• territorio interessato ⇒ SAU interessata<br />

• aziende ⇒ n° di aziende<br />

9. Indicatori di risultato<br />

• impiego di fitofarmaci ⇒ tasso di variazione di kg di fitofarmaci/SAU trattabile<br />

• impiego dei fertilizzanti ⇒ tasso di variazione kg di fertilizzanti (per elemento<br />

minerale)/SAU trattabile<br />

• fertilità del suolo ⇒ tasso di variazione del <strong>con</strong>tenuto di sostanza organica<br />

202


AZIONE F. 2<br />

AGRICOLTURA BIOLOGICA<br />

1. Obiettivi<br />

A) obiettivi operativi:<br />

• favorire la diffusione dei metodi di produzione biologica;<br />

B) obiettivi specifici:<br />

1. favorire produzioni agricole <strong>con</strong> elevato grado di salubrità;<br />

2. una razionalizzazione ed una ottimizzazione delle pratiche <strong>con</strong>nesse alla gestione della<br />

fertilità del suolo;<br />

3. una sensibile riduzione dell’uso dei <strong>con</strong>cimi e di altri input chimici.<br />

2. Descrizione dell’azione :<br />

Condizioni di ammissibilità e modalità di accesso:<br />

Possono partecipare alla presente misura tutti gli imprenditori agricoli singoli e associati in<br />

possesso dei requisiti per l’iscrizione nell’Albo Regionale degli Operatori dell’<strong>Agricoltura</strong><br />

Biologica. L’Organismo di <strong>con</strong>trollo prescelto dall’operatore deve effettuare la “prima visita<br />

ispettiva” non oltre i tre mesi successivi a decorrere dalla chiusura dei termini utili fissati per<br />

la presentazione delle domande. Tale periodo può essere prorogato, comunque non oltre i tre<br />

mesi successivi, qualora siano ris<strong>con</strong>trabili elementi oggettivi che rendano inattuabile o<br />

inefficace lo svolgimento del <strong>con</strong>trollo. In ogni caso qualora l’esito della visita ispettiva<br />

<strong>con</strong>datta dall’Organismo autorizzato comporti il mancato assoggettamento dell’azienda al<br />

sistema dei <strong>con</strong>trolli previsto per il metodo di produzione biologica, l’impegno assunto<br />

dall’agricoltore decade.<br />

L’azione prevede due distinte modalità di accesso, così individuate:<br />

“Mantenimento dell’agricoltura biologica” (azione F.2.a.)<br />

“Introduzione dell’agricoltura biologica” (azione F.2.b.)<br />

Gli agricoltori che aderis<strong>con</strong>o alla presente azione e che hanno assunto un analogo impegno<br />

agroambientale nel Programma Regionale Agroambientale (PRA) attuativo del reg. Cee<br />

2078/92, ed in particolare nella misura A3 “Introduzione dell’agricoltura biologica”, accedono<br />

obbligatoriamente all’azione se<strong>con</strong>do la modalità F.2.a. “Mantenimento della produzione<br />

biologica”.<br />

Gli agricoltori che non hanno mai assunto un impegno agroambientale analogo ai sensi del reg.<br />

CEE 2078/92 accedono alla presente azione se<strong>con</strong>do la modalità F.2.b “Introduzione<br />

dell’agricoltura biologica”.<br />

L’adesione alla presente azione può avvenire tramite un’azione coordinata, ossia una richiesta<br />

di partecipazione <strong>con</strong>giunta promossa da un qualificato Organismo operante nel settore<br />

agricolo, formalmente costituito (associazione di produttori, cooperativa agricola di servizio,<br />

cooperativa di tecnici agricoli laureati o diplomati, ecc..), interessante una parte rilevante di<br />

un’area territoriale omogenea. Anche nell’ambito dell’azione coordinata, fermo restando<br />

l’attività di coordinamento, supervisione ed eventuali fornitura di servizi all’agricoltore da parte<br />

dell’Organismo proponente, la singola azienda è tenuta alla presentazione di una specifica<br />

203


domanda di adesione <strong>con</strong> la quale l’agricoltore assoggetta la propria azienda alle <strong>con</strong>dizioni di<br />

impegno previste nell’azione. All’Organismo responsabile dell’azione coordinata non viene<br />

ri<strong>con</strong>osciuto ai sensi della presente azione alcun <strong>con</strong>tributo (compenso pubblico) per lo<br />

svolgimento della attività di coordinamento, supervisione o fornitura di altri servizi. Si<br />

specifica inoltre, che tali attività non sostituis<strong>con</strong>o le normali funzioni di <strong>con</strong>trollo che<br />

rimangono di competenza degli organi predisposti allo scopo. La <strong>Regione</strong>, altresì, ritiene<br />

importante l'azione aggregante svolta da tali organismi in quanto favorisce la <strong>con</strong>centrazione<br />

degli interventi così da esaltare l’efficacia dell’azione agroambientale in ragione di una<br />

razionalizzazione ed ottimizzazione del servizio di <strong>con</strong>sulenza tecnica fornito agli agricoltori,<br />

di una minore incidenza dei fenomeni di deriva dei presidi fitosanitari e di una più incisiva<br />

azione di sensibilizzazione della popolazione rurale del luogo riguardo le problematiche legate<br />

alla tutela dell’ambiente.<br />

3. Tipologia degli interventi<br />

L’azione prevede, sia nella modalità di accesso “ Mantenimento dell’agricoltura biologica“<br />

(azione F.2.a), che in quella “Introduzione dell’agricoltura biologica” (azione F.2.b):<br />

• l’azienda richiedente è obbligata a partecipare <strong>con</strong> tutte le superfici che a qualsiasi titolo<br />

sono gestite dalla stessa e che risultano notificate dall’operatore ed incluse nel sistema dei<br />

<strong>con</strong>trolli gestito da uno degli Organismi ri<strong>con</strong>osciuti ed autorizzato, ai sensi delle<br />

normativa vigente, allo svolgimento delle attività di certificazione, anche nel caso che<br />

l’azienda sia composta da più fondi situati in comuni diversi. Le superfici notificate<br />

dall’operatore possono essere assoggettate agli impegni previsti nella presente azione solo<br />

se sulle stesse è stata effettuata da parte dell’Organismo di Controllo la “prima visita<br />

ispettiva”. Tuttavia, qualora l’azienda si componga di corpi aziendali, spazialmente separati<br />

e non <strong>con</strong>tigui, ricadenti in provincie diverse è <strong>con</strong>sentita la partecipazione all’azione solo<br />

<strong>con</strong> la parte dell’azienda ricadente nella stessa provincia, per la quale dovrà essere attuata<br />

una <strong>con</strong>tabilità separata, distinta da quella effettuata nella quota parte aziendale non<br />

assoggettata all’impegno;<br />

• la superficie minima da destinare all’impegno, da intendersi come superficie effettivamente<br />

coltivata, è di 2 ha. Ciascuna Autorità competente a livello provinciale ha facoltà - a<br />

seguito della presentazione di una relazione particolareggiata riguardante le caratteristiche<br />

morfo-strutturali del proprio territorio di competenza e previo il parere vincolante dei<br />

Servizi del Dipartimento “Sviluppo del Sistema Agricolo e Mondo Rurale”, di ridurre la<br />

superficie minima per l’accesso alla misura. Ad ogni modo questa non può in alcun caso<br />

essere inferiore alla superficie di 1 ha o di 0.5 ha nel caso di aziende <strong>con</strong> una superficie<br />

coperta <strong>con</strong> serre o tunnel di almeno 3000 mq. Nel caso di azioni coordinate la superficie<br />

minima è ridotta ad 1 ha;<br />

• applicazione di un avvicendamento che rispetti la razionale alternanza tra colture<br />

miglioratrici e depauperanti. Non è <strong>con</strong>sentita la successione tra cereali autunno-vernini<br />

(frumento tenero, frumento duro, orzo, farro, avena, segale e triticale), né che la<br />

medesima coltura segua a se stessa. Per le colture intercalari utilizzate per il sovescio o la<br />

pacciamatura, che garantis<strong>con</strong>o un’adeguata copertura del suolo soprattutto nel periodo<br />

invernale, non si applicano le richiamate limitazioni previste in materia di avvicendamenti<br />

colturali; il premio è comunque commisurato alla coltura principale, intendendo <strong>con</strong> questa<br />

quella che occupa il terreno per il maggior arco temporale. Per le colture orticole possono<br />

essere previste rotazioni colturali in deroga alle disposizioni indicate nel presente punto,<br />

204


fatte salve eventuali osservazioni da parte dei servizi provinciali di questa Amministrazione<br />

che dovranno ris<strong>con</strong>trare, nelle verifiche istruttorie, l’applicazione delle razionali pratiche<br />

agronomiche. Tuttavia l’operatore biologico può proporre ai Servizi provinciali un<br />

avvicendamento colturale non <strong>con</strong>forme alle prescrizioni indicate nel presente punto. In tal<br />

caso la richiesta dovrà essere adeguatamente documentata e sottoposta all’approvazione<br />

dei competenti uffici tecnici provinciali;<br />

• in materia di difesa fitosanitaria l’obbligo di attenersi ai vincoli ed alle <strong>con</strong>dizioni previste<br />

nel Reg. (Cee) n. 2092/91 e successive <strong>modifiche</strong> ed integrazioni. Le macchini irroratrici<br />

utilizzate in azienda per la distribuzione dei prodotti fitosanitari dovranno essere sottoposte<br />

a <strong>con</strong>trollo e verifica funzionale per almeno una volta nell’arco dell’impegno<br />

quinquennale. Sono esonerate dal <strong>con</strong>trollo le nuove macchine irroratrici a <strong>con</strong>dizione che<br />

le stesse siano <strong>con</strong>formi agli standard minimi previsti. Nel caso di trattamenti effettuati da<br />

<strong>con</strong>toterzisti l’agricoltore dovrà dichiararlo, <strong>con</strong>servando in azienda copia dell’attestazione<br />

di verifica effettuata dal proprietario dell’attrezzatura impiegata per i trattamenti. Sono<br />

esonerate dal <strong>con</strong>trollo le macchine irroratrici <strong>con</strong> meno di due anni di età, nonché quelle<br />

già sottoposte a verifica funzionale, nell’ambito delle attività svolte dai Servizi di Sviluppo<br />

regionale, nei tre anni antecedenti la presentazione della domanda; anche per le macchine<br />

certificate CO.NA.M.A. (Consorzio Nazionale Macchine Agricole) l’esenzione può essere<br />

relativa alle irroratrici che abbiano meno di tre anni;<br />

• in materia di fertilizzazione l’obbligo di attenersi ai vincoli ed alle <strong>con</strong>dizioni previste nel<br />

Reg. (Cee) n. 2092/91 e successive <strong>modifiche</strong> ed integrazioni. L’operatore biologico è<br />

tenuto alla presentazione di uno specifico piano di fertilizzazione redatto in base al<br />

bilancio tra le asportazioni e le risorse, per la cui elaborazione si dovrà fare riferimento ad<br />

un’analisi del terreno. Il piano di fertilizzazione, tra l’altro, dovrà necessariamente<br />

prevedere le epoche e le modalità di somministrazione del fertilizzante, e dovrà privilegiare<br />

il frazionamento della <strong>con</strong>cimazione azotata. Per quanto riguarda gli apporti derivanti da<br />

deizioni di animali al pascolo l’apporto di azoto non può in ogni caso oltrepassare la soglia<br />

di 170 kg/ha, comprensivo anche di eventuali apporti provenienti da fertilizzazioni <strong>con</strong><br />

<strong>con</strong>cimi minerali od organici;<br />

• le superfici destinate a prato, prato-pascolo e pascolo permanente non avvicendate,<br />

sono eleggibili a premio solo nel caso in cui l’azienda disponga di bestiame aziendale e<br />

che lo stesso sia allevato <strong>con</strong> il metodo biologico di cui al Reg. (CE) n. 1804/99. Tali<br />

superfici saranno inoltre eleggibili a premio a <strong>con</strong>dizione che:<br />

tutto il bestiame aziendale sia allevato <strong>con</strong> il metodo della zootecnia biologica;<br />

il rapporto UBA aziendali/superficie foraggera dovrà essere almeno pari a 0.5 e<br />

comunque non superiore a 2, e la <strong>con</strong>sistenza del bestiame aziendale almeno pari a 3<br />

UBA;<br />

i fondi coltivati siano in possesso di adeguati requisiti agronomici che dimostrino<br />

l’effettivo utilizzo per l’alimentazione del bestiame;<br />

Nella <strong>con</strong>siderazione che l’attuazione del Reg. CE 1804/99 decorre successivamente al 24<br />

agosto 2000, per la prima annualità del Piano di Sviluppo Rurale o comunque sino a quando<br />

le Autorità competenti non abbiano attivato le procedure per l’avvio delle attività <strong>con</strong>nesse<br />

all’allevamento <strong>con</strong> tecniche biologiche, l’agricoltore, al fine di beneficiare dei premi<br />

previsti nell’ambito della presente azione, è tenuto a presentare una dichiarazione dalla<br />

quale si evinca in maniera chiara l’impegno ad assoggettare il proprio bestiame aziendale<br />

alle <strong>con</strong>dizioni previste nel metodo della zootecnia biologica. La notifica di<br />

assoggettamento dev’essere comunque inoltrata entro i 90 giorni successivi dall’entrata in<br />

vigore del reg. (CE) n. 1804/99 o comunque delle norme che ne disciplineranno l’attuazione.<br />

205


• le superfici coltivate <strong>con</strong> colture foraggere avvicendate sono eleggibili a premio per una<br />

quota massima del 60%, da calcoalarsisulla base del rapporto tra le colture foraggere<br />

presenti in azienda e l’intera SAU aziendale, ovvero, possono essere liquidate anche in una<br />

misura maggiore del 60% nel caso che sia dimostrato, <strong>con</strong> adeguata documentazione<br />

giustificativa, l’utilizzo di tali colture foraggere per l’alimentazione di bestiame aziendale,<br />

fermo restando un rapporto UBA aziendali/superficie foraggera almeno superiore ad 1 e<br />

comunque non oltre 2 ed una <strong>con</strong>sistenza aziendale almeno pari a 3 UBA. Nel caso che<br />

tutto il bestiame aziendale sia allevato <strong>con</strong> il metodo della zootecnica biologica (Reg. (CE)<br />

n. 1804/99), il premio per tali colture è elevabile ai livelli previsti nel “Gruppo B” della<br />

tabella B del capitolo “Intensità dell’aiuto” della presente azione;<br />

• in ogni caso l’agricoltore è tenuto in tutte le superfici aziendali, comprese anche quelle<br />

non assoggettate a questa azione, al rispetto degli impegni previsti nella “Buona Pratica<br />

Agricola Normale (BPAn)” .<br />

Condizioni ed impegni del beneficiario<br />

I beneficiari al fine di fruire degli aiuti previsti nella presente azione sono tenuti:<br />

⇒ alla compilazione dei registri aziendali previsti nell’ambito della normativa vigente in<br />

materia di agricoltura biologica;<br />

⇒ presentazione di un piano di coltivazione aziendale, dal quale sia possibile evincere le<br />

colture presenti in azienda e la loro localizzazione nell’ambito dell'azienda, comprensivo<br />

del piano di fertilizzazione, redatto e sottoscritto da un tecnico <strong>con</strong> adeguata qualifica<br />

professionale;<br />

⇒ ad individuare, in via obbligatoria, un tecnico aziendale <strong>con</strong> adeguata qualifica<br />

professionale, annualmente rinominato, che sarà responsabile del servizio di assistenza<br />

tecnica, che lo stesso dovrà fornire all’azienda quale supporto per l’adempimento ed il<br />

rispetto degli impegni assunti dall’imprenditore agricolo;<br />

4. Agevolazioni previste<br />

A) Intensità dell’aiuto<br />

E’ prevista la corresponsione di un aiuto annuale, distinto in base alla modalità di accesso<br />

(F.2.a e F.2.b), come riportato in Tabella B<br />

206


TABELLA B – AZIONE F.2 AGRICOLTURA BIOLOGICA<br />

RIPARTIZIONE DEI PREMI DISTINTI PER GRUPPI DI COLTURE E ZONE DI<br />

INTERVENTO. PREMI ESPRESSI IN EURO/HA/ANNO<br />

AZIONE F.2.a. – MANTENIMENTO AGRICOLTURA BIOLOGICA<br />

COLTURE<br />

GRUPPO A<br />

(1)<br />

GRUPPO B<br />

(2)<br />

GRUPPO C<br />

(3)<br />

GRUPPO D<br />

(4)<br />

GRUPPO E<br />

(5)<br />

ZONA<br />

INTERVENTO<br />

ALTRE AREE 150 300 550 355 695<br />

AREE PREFERENZIALI 178 358 550 420 730<br />

AZIONE F.2.b – “INTRODUZIONE AGRICOLTURA BIOLOGICA”<br />

COLTURE GRUPPO A<br />

(1)<br />

GRUPPO B<br />

(2)<br />

GRUPPO C<br />

(3)<br />

GRUPPO D<br />

(4)<br />

ZONA<br />

INTERVENTO<br />

GRUPPO E<br />

(5)<br />

ALTRE AREE 165 330 600 390 770<br />

AREE PREFERENZIALI 195 380 600 460 810<br />

(1): ESSENZE VEGETALI INCLUSE NEL GRUPPO A<br />

CEREALI : Frumento duro e tenero, altro frumento (grano e frumento segalato), Orzo,<br />

Segale, Avena, Grano saraceno, Miglio e Scagliola, Farro, Sorgo.<br />

SEMI OLEOSI: Colza, Ravizzone, Girasole, Soia.<br />

PIANTE PROTEICHE: Piselli, Fave e favette, Lupini dolci.<br />

FORAGGERE: Erba medica trifoglio , Sulla, Lupinella, Erbaio di graminacee, Erbaio<br />

di leguminose, Erbaio misto, altre foraggere avvicendati, prati prati-pascoli e pascoli<br />

non avvicendati<br />

PIANTE OLEIFERE: arachidi, ricino<br />

207


(2) : ESSENZE VEGETALI INCLUSE NEL GRUPPO B<br />

CEREALI: Mais,<br />

COLTURE INDUSTRIALI: Barbabietola, Pomodoro, Patata<br />

foraggiere avvicendate <strong>con</strong> zootecnica biologica<br />

(3) : ESSENZE VEGETALI INCLUSE NEL GRUPPO C<br />

Colture orticole in pieno campo e protette<br />

(4) ESSENZE VEGETALI INCLUSE NEL GRUPPO D<br />

Actinidia, Olivo, Albicocco, Ciliegio.<br />

(5) ESSENZE VEGETALI INCLUSE NEL GRUPPO E<br />

Nocciolo, Vite da tavola e da vino, Pesco, Susino, Melo, Pero, Agrumi<br />

Gli aiuti si limitano esclusivamente alle colture incluse in uno dei gruppi indicati nella Tabella<br />

B<br />

Le e<strong>con</strong>omie di scala che si realizzano nella fase applicativa dell’azione comportano, a<br />

livello aziendale, una riduzione dei costi aggiuntivi direttamente proporzionale all’aumento<br />

della superficie agricola impegnata. In ragione di ciò è introdotto un coefficiente di regressione<br />

che, sulla base di scaglioni di ampiezza predefiniti, comporta una riduzione percentuale del<br />

premio complessivo spettante all’azienda per l’azione, così come di seguito specificato:<br />

sino a 50 ettari 0%<br />

da 50 a 100 ettari -5%<br />

da 100 a 150 ettari -10%<br />

da 150 a 200 ettari 5%<br />

oltre 200 ettari -20%<br />

Per le aziende iscritte nella sezione “aziende in <strong>con</strong><strong>versione</strong>” dell’Albo regionale degli<br />

operatori dell’<strong>Agricoltura</strong> biologica il premio è pari al 100% di quello previsto nella tabella B,<br />

sia per l’azione F.2.a che per la F.2.b. Ad ogni modo, a prescindere dal tempo in cui<br />

un’azienda rimane iscritta a tale sezione, il premio è erogabile al 100% dell’entità prevista per<br />

un periodo non superiore a due anni, nel caso di colture erbacee, e non più di tre anni nel caso<br />

di colture arboree. Oltre il periodo indicato, si applicano le <strong>con</strong>dizioni previste nel paragrafo<br />

che segue.<br />

Per le aziende iscritte nelle sezioni “aziende miste” e “aziende biologiche”, fermo<br />

restando l’obbligo di rispettare tutte le <strong>con</strong>dizioni di impegno indicate nell’azione per<br />

l’eleggibilità agli aiuti previsti, il premio è erogabile in misura pari al 100% di quello riportato<br />

nella tabella B solo nel caso in cui i prodotti ottenuti siano collocati sul mercato, da attestare<br />

sulla base delle certificazioni o delle etichettature rilasciate dall’Organismo di <strong>con</strong>trollo cui<br />

risulta assoggettata l’azienda o, in alternativa riutilizzate per l’alimentazione di bestiame<br />

allevato <strong>con</strong> il metodo della zootecnia biologica (Reg. CE 1804/99). In tutti i casi in cui non<br />

ricorrano tali <strong>con</strong>dizioni, anche se l’agricoltore rispetta tutti gli obblighi ed i vincoli previsti<br />

dall’azione, il premio, relativo alle superfici coltivate se<strong>con</strong>do il metodo biologico, sarà<br />

ridotto di una percentuale pari al 20%. Il premio, comunque, non sarà mai inferiore al livello<br />

di aiuto previsto nell’azione F.1 “Produzione integrata” in analoghe <strong>con</strong>dizioni di intervento,<br />

208


sia in termini localizzazione (area preferenziale o altre aree) che di modalità di accesso<br />

(introduzione o mantenimento).<br />

5. Localizzazione<br />

La misura è applicabile sull’intero territorio regionale.<br />

Sono individuate le seguenti aree preferenziali :<br />

1. comuni, intesi come competenze amministrative territoriali, <strong>con</strong>traddistinti <strong>con</strong> il più alto<br />

rapporto tra il numero di capi bovini o ovi-caprini e la superficie comunale, o comunque<br />

<strong>con</strong> alti valori, in termini assoluti, del numero di capi presenti sul territorio comunale (‘);<br />

2. aree protette, di rilevanza agricola. Le zone così individuate sono riportate nella<br />

cartografia allegata;<br />

3. aree sensibili individuate ai sensi del D. Lgs 152/99 in attuazione della direttiva<br />

91/676/CEE ,quando la <strong>Regione</strong>, in virtù dell’impegno assunto, le avrà individuate ed<br />

adeguatamente perimetrate;<br />

(‘) Tale criterio di zonizzazione è stato individuato in quanto oltreché rappresentativo di<br />

comprensori omogenei <strong>con</strong> un’agricoltura ad alto potenziale di impatto ambientale si <strong>con</strong>figura<br />

come un elemento a carattere incentivante e strategico per lo sviluppo e la diffusione della<br />

zootecnica biologica laziale.<br />

6. Criteri di priorità’<br />

Nell’ambito delle aree preferenziali sono individuate le seguenti priorità, indicate di seguito in<br />

ordine di importanza:<br />

comuni come selezionati al punto 1 della zonizzazione;<br />

aree protette di rilevanza agricola<br />

aree vulnerabili ai sensi della direttiva 92/676/CEE (direttiva nitrati)<br />

aziende che aderis<strong>con</strong>o ad “azioni coordinate”<br />

aziende che aderis<strong>con</strong>o all’azione F.2.b “Introduzione dell’agricoltura biologica” ;<br />

aziende che applicano <strong>con</strong>giuntamente gli interventi previsti nella presente azione <strong>con</strong> altri<br />

relativi ad altre azioni della presente misura<br />

7. Combinazione degli aiuti<br />

Gli aiuti previsti <strong>con</strong> la presente azione possono essere cumulati <strong>con</strong> quelli delle azioni di<br />

seguito specificate:<br />

F.3 “Inerbimento delle superfici arboree”;<br />

F.5 “altri metodi di produzione compatibili <strong>con</strong> le esigenze dell’ambiente;<br />

F.8 “Tutela della biodiversività animale”<br />

F.9 “Tutela della biodiversività vegetale”<br />

Nella medesima azienda, ma su superfici distinte, sono possibili le combinazioni di seguito<br />

indicate:<br />

F.4 “Ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> dei seminativi in prati, prati-pascoli e pascoli”, alla quale azione si<br />

rimanda i dettagli operativi che regolamentano tale specifica combinazione;<br />

F.7 “Gestione dei sistemi pascolivi a bassa intensità” ;<br />

209


F.6 “coltivazioni a perdere”<br />

Prescindendo dal tipo di combinazione che il beneficiario può attuare in applicazione delle<br />

possibilità operative previste nella presente misura, il livello di aiuto massimo erogabile, in<br />

linea <strong>con</strong> quanto indicato nell’allegato al reg. CEE 1257/99, non può oltrepassare i limiti di<br />

seguito specificati:<br />

colture annuali - 600 euro/ha<br />

colture perenni specializzate - 900 euro/ha<br />

altri usi dei terreni - 450 euro/ha<br />

Nel caso di combinazione della presente azione <strong>con</strong> gli interventi dell’azione F.5, e quindi<br />

impegni che interessano superfici distinte, o meglio di superfici classificabili come SAU (F.2) e<br />

non (F.5), il premio massimo erogabile per azienda deve essere comunque ri<strong>con</strong>dotto alla<br />

SAU, ed in particolare alle tipologie colturali sulla stessa coltivate. Ciò sta a significare che a<br />

prescindere dagli importi derivanti dalla sommatoria delle azioni <strong>con</strong>siderate singolarmente,<br />

l’azienda non può percepire un premio che sia superiore all’importo calcolato come il risultato<br />

del prodotto tra la SAU complessiva aziendale, la relativa tipologia colturale ed il massimale<br />

previsto per la stessa coltura (allegato reg. (CE) n. 1257/99).<br />

8. Indicatori fisici di realizzazione:<br />

• territorio interessato ⇒ SAU interessata<br />

• aziende ⇒ n° di aziende<br />

9. Indicatori di risultato<br />

• produzione biologica ⇒ produzione biologica certificata o etichettata<br />

• incidenza della produzione biologica ⇒ tasso di variazione della produzione biologica /<br />

produzione complessiva regionale<br />

• fertilità del suolo ⇒ tasso di variazione del <strong>con</strong>tenuto di sostanza organica.<br />

• impiego di fitofarmaci ⇒ tasso di variazione di kg di fitofarmaci/SAU trattabile<br />

• impiego dei fertilizzanti ⇒ tasso di variazione kg di fertilizzanti (per elemento<br />

minerale)/SAU trattabile<br />

210


AZIONE F 3 – INERBIMENTO DELLE SUPERFICI ARBOREE<br />

1. Obiettivi<br />

A) Obiettivi operativi:<br />

promuovere la diffusione dell’inerbimento delle superfici arboree<br />

B) Obiettivi specifici:<br />

1. salvaguardare e migliorare la qualità del suolo attraverso una limitazione dei fenomeni<br />

erosivi, la riduzione dell’uso dei diserbanti ed una migliore gestione della fertilità del suolo<br />

2. Descrizione dell’azione e tipologia degli interventi<br />

L’impegno iniziale per la presente azione può essere assunto solo a <strong>con</strong>dizione che la superficie<br />

da assoggettare sia nel <strong>con</strong>tempo sottoposta agli impegni previsti nelle azioni F.1 “Produzione<br />

integrata” o F.2 “<strong>Agricoltura</strong> biologica”. L’impegno, a prescindere dal momento in cui viene<br />

assunto ha comunque durata quinquennale.<br />

L’azione prevede:<br />

la realizzazione o il mantenimento di un cotico erboso permanente attraverso la semina di<br />

essenze, sia in coltivazione monofita che polifita, o la gestione della vegetazione spontanea,<br />

<strong>con</strong> l’obbligo di garantire la completa copertura della superficie assoggettata ad impegno,<br />

sia nelle interfile che sulla fila;<br />

il divieto di utilizzare diserbanti chimici;<br />

l’obbligo di partecipare <strong>con</strong> le superfici arboree per una superficie minima di almeno 1 Ha,<br />

in ogni caso l’agricoltore è tenuto in tutte le superfici aziendali, comprese anche quelle non<br />

assoggettate a questa azione, al rispetto degli impegni previsti nella “Buona Pratica Agricola<br />

Normale (BPAn)”<br />

Si può partecipare alla presente azione esclusivamente <strong>con</strong> superfici effettivamente<br />

coltivate <strong>con</strong> colture arboree.<br />

Condizioni ed impegni del beneficiario<br />

I beneficiari al fine di fruire degli aiuti previsti nella presente azione sono tenuti:<br />

a riportare sul quaderno di campagna previsto nell’azione F.1 o nei registri aziendali (D.<br />

Lgs 220/95) per quanto <strong>con</strong>cerne l’azione F.2, le operazioni colturali inerenti la<br />

realizzazione, la cura e la gestione del cotico erboso;<br />

ad indicare nel piano di coltivazione, presentato per l’adesione alle azioni F.1 o F.2, le<br />

modalità e le operazioni colturali <strong>con</strong> le quali si intende adempiere agli interventi previsti<br />

nella presente azione<br />

211


3. Agevolazioni previste<br />

Intensità dell’aiuto<br />

Per le aziende che aderis<strong>con</strong>o all’azione è previsto un premio annuale di 100 euro/ha. elevabile<br />

a 120 euro/ha nelle aree preferenziali, cumulabile <strong>con</strong> quello previsto nelle azioni combinate.<br />

Tale premio è ridotto a 90 euro/ha, elevabile a 108 euro/ha nelle aree preferenziali, nel caso di<br />

combinazione della presente azione <strong>con</strong> la F.1<br />

Le e<strong>con</strong>omie di scala che si realizzano nella fase applicativa dell’azione comportano, a<br />

livello aziendale, una riduzione dei costi aggiuntivi direttamente proporzionale all’aumento<br />

della superficie agricola impegnata. In ragione di ciò è introdotto un coefficiente di regressione<br />

che, sulla base di scaglioni di ampiezza predefiniti, comporta una riduzione percentuale del<br />

premio complessivo spettante all’azienda per l’azione, così come di seguito specificato:<br />

sino a 50 ettari 0%<br />

da 50 a 100 ettari -5%<br />

da 100 a 150 ettari -10%<br />

da 150 a 200 ettari -15%<br />

oltre 200 ettari -20%<br />

4. Localizzazione<br />

L’azione è applicabile esclusivamente nelle aree individuate rispettivamente nell’azione F.1 e<br />

nell’azione F.2.<br />

Nell’ambito di ciascuna azienda sono eleggibili ad aree preferenziali gli appezzamenti declivi<br />

soggetti a fenomeni erosivi, ad elevata pendenza ed a una giacitura almeno superiore al 10%.<br />

Tale <strong>con</strong>dizione dovrà essere dichiarata dal richiedente e validata dal tecnico aziendale.<br />

5. Combinazione degli aiuti<br />

Come già specificato, l’azione può essere applicata esclusivamente in combinazione <strong>con</strong> le<br />

azioni F.1 ed F.2 , alle quali si rimanda per le modalità ed i criteri che regolano le<br />

combinazioni possibili <strong>con</strong> altre azioni della misura.<br />

6. Indicatori fisici di realizzazione:<br />

• territorio interessato ⇒ SAU interessata<br />

• aziende ⇒ n° di aziende<br />

7. Indicatori di risultato<br />

• incidenza superficie interessata ⇒ SAU interessata / SAU potenzialmente interessata<br />

(azioni F.1 e F.2)<br />

212


AZIONE F.4 – RICONVERSIONE DEI SEMINATIVI IN PRATI, PRATI-<br />

PASCOLI E PASCOLI<br />

1. Obiettivi<br />

A) obiettivi specifici<br />

• Salvaguardia e miglioramento della qualità del suolo;<br />

B) obiettivi operativi<br />

1. Favorire la ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> dei seminativi in prati, prati-pascoli e pascoli attraverso la<br />

riduzione dell’uso dei <strong>con</strong>cimi e dei fitofarmaci, il ripristino e il miglioramento della<br />

fertilità del suolo e la riduzione dei fenomeni erosivi<br />

2. Descrizione dell’azione e tipologia degli interventi<br />

Tipologia di intervento e modalità di accesso<br />

Sulla superficie assoggettata, l’azione prevede, per l’intera durata quinquennale dell’impegno,<br />

la realizzazione di un prato, prato-pascolo o pascolo.<br />

L’azione prevede due distinte modalità d’accesso :<br />

- azione F.4.a. “Mantenimento superficie ri<strong>con</strong>vertita”, quando la medesima superficie è già<br />

stata sottoposta ad impegno ai sensi della misura B.1.2 “Con<strong>versione</strong> dei seminativi in prati,<br />

prati-pascoli e pascoli” del Programma Regionale Agroambientale attuativo del Reg. (CEE) n.<br />

2078/92 (<br />

oppure<br />

- Azione F.4.b. “Introduzione superficie ri<strong>con</strong>vertita” quando la superficie non è mai stata<br />

assoggettata agli impegni previsti nella misura B.1.2. del Programma Regionale<br />

Agroambientale attuativo del Reg. (CEE) n. 2078/92. In tal caso la superficie da assoggettare<br />

all’impegno dev’essere stata inserita, nel quinquennio antecedente alla presentazione della<br />

domanda, nelle ordinarie rotazioni colturali praticate in azienda, ed a <strong>con</strong>dizione che in tale<br />

quinquennio sia dimostrabile che per almeno due annate agrarie di cui una relativa alla<br />

campagna precedente l’assunzione dell’impegno, la coltura effettuata sia un seminativo incluso<br />

tra quelli oggetto di compensazione al reddito.<br />

Sulle superfici da destinare all’impegno:<br />

• non è <strong>con</strong>sentito l’uso di fertilizzanti e fitofarmaci, ad eccezione della <strong>con</strong>cimazione di<br />

impianto che in ogni caso non può prevedere un apporto azotato che superi la soglia di 30<br />

kg/ha, elevabile a 60 kg/ha nel caso di <strong>con</strong>cimazione di impianto effettuata <strong>con</strong> letame<br />

maturo ;<br />

• è <strong>con</strong>sentito il pascolamento a <strong>con</strong>dizione che l’apporto azotato derivante dalle deizioni<br />

animali non superi la soglia di 170 kg/ha, comprensivo anche di eventuali apporti<br />

provenienti da fertilizzazioni <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimi minerali od organici;<br />

è obbligatorio effettuare il pascolamento e/o eseguire degli interventi di fienagione, raccolta e<br />

stoccaggio del foraggio;<br />

è vietata l’irrigazione;<br />

il carico di bestiame per ettaro di superficie ri<strong>con</strong>vertita, da calcolarsi su un periodo di 12<br />

mesi, non può in ogni caso superare 1,4 UBA/superficie foraggera .<br />

213


La superficie minima da destinare all’impegno, da intendersi come superficie effettivamente<br />

coltivata e <strong>con</strong>vertita , è di 2 ha.<br />

In ogni caso l’agricoltore è tenuto in tutte le superfici aziendali, comprese anche quelle non<br />

assoggettate a questa azione, al rispetto degli impegni previsti nella “Buona Pratica Agricola<br />

Normale (BPAn)”<br />

Condizioni ed impegni del beneficiario<br />

I beneficiari al fine di fruire degli aiuti previsti nell’azione sono tenuti:<br />

⇒ alla presentazione di un piano di coltivazione aziendale sul quale dovranno essere riportati:<br />

◊ la tipologia degli interventi<br />

◊ la planimetria aziendale <strong>con</strong> indicazioni delle superfici interessate all’impegno <strong>con</strong> la<br />

relativa individuazione dei fogli e delle particelle catastali.<br />

⇒ alla compilazione del “quaderno di campagna ” sul quale riportare cronologicamente ed in<br />

maniera sistematica tutte le operazioni colturali relative all’intera superficie aziendale .<br />

3. Localizzazione<br />

La misura è applicabile sull’intero territorio regionale.<br />

4. Agevolazioni previste<br />

Intensità dell’aiuto<br />

L’aiuto annuale per ettaro di superficie ri<strong>con</strong>vertita è così distinto:<br />

• 240 euro/ha per l’azione F.4.a “Mantenimento superficie ri<strong>con</strong>vertita”<br />

• 300 euro/ha per l’azione F.4.b. “Introduzione superficie ri<strong>con</strong>vertita” .<br />

5. Combinazione degli aiuti<br />

Gli aiuti previsti nella presente azione, se riferiti alla medesima superficie, non sono<br />

cumulabili <strong>con</strong> quelli delle azioni<br />

F.1 “Produzione integrata”,<br />

F.2 “<strong>Agricoltura</strong> biologica”,<br />

F.3 “Inerbimento delle superfici arboree”<br />

F.6 “Coltivazioni a perdere”,<br />

F.7 “Gestione dei sistemi pascolativi a bassa intensità”;<br />

F.8 “Tutela della biodiversività animale”<br />

F.9 “Tutela della biodiversività vegetale”<br />

.<br />

Nell’ambito della stessa azienda agricola la presente azione può essere applicata in maniera<br />

<strong>con</strong>testuale alle azioni F.1 e F.2. A riguardo si specifica che superfici inizialmente assoggettate<br />

alle azioni F.1 o F.2 od all’azione F.4 non possono essere oggetto di trasformazione<br />

dell’impegno, ossia non è possibile <strong>con</strong>vertire l’impegno iniziale assunto per le stesse. Nel caso<br />

di aziende agricole che attuano <strong>con</strong>testualmente le azioni F.1 o F.2 <strong>con</strong> l’azione F.4, le<br />

superfici agricole impegnate ai sensi dell’azione F.4 non rientrano nel computo delle superfici<br />

foraggere (avvicendate) aziendali, per le quali è prevista una limitazione degli aiuti nell’ambito<br />

delle azioni F.1 (40% max della SAU) e F.2 (60% max della SAU)<br />

214


La presente azione è cumulabile <strong>con</strong> gli aiuti previsti nella azione F.5 “Altri metodi di<br />

produzione compatibili <strong>con</strong> le esigenze dell’ambiente”.<br />

Prescindendo dal tipo di combinazione che il beneficiario può attuare in applicazione delle<br />

possibilità operative previste nella presente misura, il livello di aiuto massimo erogabile per le<br />

superfici assoggettate alla presente azione, in linea <strong>con</strong> quanto indicato nell’allegato al reg. CE<br />

1257/99, non può oltrepassare il limite di 450 euro/ha.<br />

Nel caso di combinazione della presente azione <strong>con</strong> gli interventi dell’azione F.5, e quindi<br />

impegni che interessano superfici distinte (SAU (F.4) e superfici non classificabili come<br />

SAU(F.5)), il premio massimo erogabile per azienda deve essere comunque ri<strong>con</strong>dotto alla<br />

SAU , ed in particolare alle tipologie colturale sulla stessa coltivate. Ciò sta a significare che a<br />

prescindere dagli importi derivanti dalla sommatoria delle azioni <strong>con</strong>siderate singolarmente,<br />

l’azienda non può percepire un premio che sia superiore all’importo calcolato come il risultato<br />

del prodotto tra la SAU complessiva aziendale ed il massimale previsto (450 euro/ha).<br />

6. Indicatori fisici di realizzazione:<br />

• territorio interessato ⇒ SAU interessata<br />

• aziende ⇒ n° di aziende<br />

7. Indicatori di risultato<br />

• incidenza aziende interessate ⇒ aziende partecipanti all’azione / aziende totali <strong>con</strong><br />

seminativi<br />

215


AZIONE F.5 – ALTRI METODI DI PRODUZIONE COMPATIBILI CON<br />

LE ESIGENZE DELL’AMBIENTE<br />

1. Obiettivi<br />

A) Obiettivi operativi:<br />

favorire l’attuazione di interventi atti a favorire una <strong>con</strong>servazione ed un miglioramento<br />

dell’ambiente<br />

B) obiettivi specifici:<br />

favorire la creazione o il mantenimento di habitat naturali, seminaturali e di elementi a<br />

valenza paesaggistica<br />

2. Descrizione dell’azione e tipologia degli interventi<br />

Per l’applicazione della misura sono ammessi i seguenti interventi colturali:<br />

1. ripristino (recupero vuoti e fallanze) e/o realizzazione e/o mantenimento di siepi cespugliate<br />

e/o arboree. Per siepe si intende una formazione mista arbustiva e/o arborea, di origine<br />

naturale o antropica, <strong>con</strong> lunghezza minima di 25 metri, larghezza massima di 10 metri,<br />

formata da specie vegetali caratteristiche del territorio regionale, avente le funzione di:<br />

- frangivento<br />

- riduzione evapotraspirazione<br />

- prevenzione e <strong>con</strong>tenimento erosione idrica<br />

- aumento biodiversità animale e vegetale<br />

- area di rifugio e di alimentazione per la fauna selvatica<br />

- habitat preferenziale per insetti pronubi e per insetti predatori o parassitoidi di insetti<br />

nocivi alle colture agrarie;<br />

Gli interventi di ripristino o di realizzazione ex-novo dovranno essere effettuati <strong>con</strong> piante<br />

autoctone <strong>con</strong> elevato valore naturalistico in sintonia <strong>con</strong> le caratteristiche vegetazionali del<br />

paesaggio. A tal fine sono utilizzabili esclusivamente le essenze botaniche riportate<br />

nell’elenco (allegato C). Le piante, a sviluppo ultimato, non devono essere inferiori ad<br />

un’altezza di 2 ml, quando trattasi di siepi cespugliate, o presentare una ricca vegetazione<br />

oltre i 2 ml nel caso di siepi arboree. Per la salvaguardia ed il mantenimento della piantagione<br />

è prevista un’area, non coltivabile, pari alla proiezione della chioma maggiorata di<br />

una fascia di rispetto di m 1,50 per lato;<br />

2. ripristino (recupero vuoti e fallanze) e/o realizzazione e/o mantenimento di alberi sparsi, o in<br />

filare, o a “macchie di campo”, utilizzando le specie botaniche riportate nell’elenco allegato<br />

(allegato C). Gli interventi di ripristino o di realizzazione ex-novo dovranno essere effettuati<br />

<strong>con</strong> piante autoctone <strong>con</strong> elevato valore naturalistico in sintonia <strong>con</strong> le caratteristiche<br />

vegetazionali del paesaggio. A tal fine sono utilizzabili esclusivamente le essenze botaniche<br />

riportate nell’elenco (allegato B). Per la <strong>con</strong>servazione della piantagione è prevista un’area,<br />

non coltivabile, pari alla proiezione della chioma maggiorata di una fascia di rispetto di m<br />

1,50;<br />

3 ripristino e/o mantenimento di boschetti, quando questi siano definiti catastalmente e non<br />

abbiano una dimensione maggiore di 0,5 ha. Gli interventi di ripristino dovranno essere<br />

effettuati <strong>con</strong> piante autoctone <strong>con</strong> elevato valore naturalistico in sintonia <strong>con</strong> le<br />

caratteristiche vegetazionali del paesaggio. A tal fine sono utilizzabili esclusivamente le<br />

essenze botaniche riportate nell’elenco allegato. Non è ammessa la realizzazione di<br />

boschetti ex-novo, ma solo la risistemazione e l’adeguamento di boschetti preesistenti<br />

216


(recupero vuoti e fallanze). Inoltre, dovrà essere prevista una fascia perimetrale di rispetto di<br />

almeno 1,5 m dove non sono <strong>con</strong>sentiti interventi chimici di alcun genere;<br />

4. ripristino e/o realizzazione e/o mantenimento della viabilità poderale, attraverso interventi<br />

di ripristino o realizzazione di fasce inerbite, di siepi o di alberate ai lati delle strade <strong>con</strong><br />

funzioni di rifugio per l’entomofauna utile, nonché di scoline su uno o entrambi i lati delle<br />

strade per il deflusso delle acque. Gli interventi dovranno essere effettuati <strong>con</strong> piante<br />

autoctone <strong>con</strong> elevato valore naturalistico in sintonia <strong>con</strong> le caratteristiche vegetazionali del<br />

paesaggio A tal fine sono utilizzabili esclusivamente le essenze botaniche riportate<br />

nell’elenco allegato C;<br />

5. mantenimento di terrazze e lunette sorrette da muri a secco, e/o ripiani sorretti da ciglioni<br />

inerbiti o cespugliati o alberati. Il premio sarà corrisposto, in terreni declivi soggetti a<br />

fenomeni erosivi, solo se l’estensione lineare delle opere ritenute tecnicamente valide è<br />

commisurata ad almeno 400 ml per ettaro di muri e/o di ciglioni.<br />

In ogni caso gli interventi di cui ai precedenti punti non dovranno originare prodotti vendibili.<br />

Gli interventi devono essere realizzati su una superficie pari ad almeno il 5% dell’intera<br />

S.A.U. aziendale e comunque non inferiore ad ettari 0,2 e, come limite massimo, non superiore<br />

al 10% della intera SAU aziendale, elevabile al 18% nel caso di interventi di cui al punto 5. La<br />

tipologia degli interventi realizzabili nella presente azione (punti da 1 a 5 ) possono essere<br />

effettuati in maniera autonoma od in combinazione tra di loro.<br />

Ai fini dell’individuazione della superficie eleggibile al premio si fa riferimento ai criteri di<br />

seguito specificati:<br />

per gli interventi di cui ai punti 1, 2, 3 la superficie relativa alla proiezione della chioma<br />

maggiorata delle relative aree di rispetto.;<br />

per l’intervento di cui al punto 4 si farà riferimento all’area occupata dalle fasce inerbite,<br />

dalle siepi o alberi, dalle scoline, eventualmente maggiorate delle aree di rispetto, <strong>con</strong><br />

esclusione delle superfici stradali;<br />

per gli interventi previsti al punto 5 si farà riferimento alla superficie occupata dal muro e/o<br />

dal ciglione, maggiorata di una fascia di rispetto a monte o a valle di 1 ml di larghezza<br />

ciascuna;<br />

nel calcolo delle superficie sono da escludere gli elementi arborei od arbustivi presenti in orti<br />

o giardini familiari.<br />

nel caso di realizzazione ex-novo di siepi il premio è calcolato per metro lineare di nuova<br />

siepe realizzata<br />

L’adesione all’azione può essere realizzata anche tramite azioni coordinate <strong>con</strong> le stesse<br />

modalità già descritte in altre azioni della misura. In tal caso la superficie minima di accesso<br />

negli interventi di cui al punto 5 può essere ridotta a 0,1 ha,<br />

In ogni caso l’agricoltore è tenuto in tutte le superfici aziendali, comprese anche quelle non<br />

assoggettate a questa azione, al rispetto degli impegni previsti nella “Buona Pratica Agricola<br />

Normale (BPAn)”<br />

Condizioni ed impegni del beneficiario<br />

L’imprenditore al fine di ottenere gli aiuti previsti, deve attenersi alle seguenti <strong>con</strong>dizioni ed<br />

impegni:<br />

217


1- presentazione di un piano di intervento, elaborato da un tecnico <strong>con</strong> adeguata qualifica<br />

professionale, sul quale dovranno essere riportati:<br />

la tipologia, le modalità ed i tempi di realizzazione degli interventi;<br />

la planimetria aziendale <strong>con</strong> individuazione dei fogli e delle particelle catastali riportante<br />

l’esatta localizzazione degli interventi che si intendono realizzare;<br />

2- compilazione del “quaderno di campagna” sul quale riportare cronologicamente ed in<br />

maniera sistematica tutte le operazioni colturali relative all’intera superficie aziendale.<br />

3. Agevolazioni previste<br />

Intensità dell’aiuto<br />

Il premio, commisurato alla superficie destinata all’impegno, è previsto come segue:<br />

per gli interventi di cui ai precedenti punti da 1 a 4, 0,15 euro/mq, per le aree preferenziali<br />

0,13 euro/mq, per le restanti aree. Nel caso di realizzazione ex-novo di siepi viene<br />

ri<strong>con</strong>osciuto un aiuto di supplementare di 1 euro/ml, da calcolarsi per l’intero quinquennio;<br />

per l’intervento del precedente punto 5, 0,24 euro/mq.<br />

In ogni caso il premio massimo erogabile è di 450 euro/ha da calcolarsi sull abase dell’intera<br />

SAU aziendale<br />

4. Localizzazione<br />

La misura è applicata su tutto il territorio regionale.<br />

Sono individuate le seguenti aree preferenziali:<br />

- comuni di pianura da classificazione ISTAT,<br />

- aree protette,<br />

- Siti di interesse Comunitario (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS),<br />

- oasi di tutela, zone di ripopolamento e cattura, aziende faunistico-venatorie, così come<br />

individuati nel piano faunistico-venatorio regionale;<br />

- Aree vulnerabili individuate ai sensi del d. Lgs 152/99 in attuazione della direttiva<br />

91/676/CEE (direttiva nitrati), quando la <strong>Regione</strong> in virtù dell’impegno assunto, le<br />

avrà individuate ed adeguatamente perimetrate.<br />

5. Combinazione degli aiuti<br />

I premi previsti in questa azione sono cumulabili <strong>con</strong> quelli di tutte le altre azioni della presente<br />

misura, ad eccezione dell’azione F.7 “Gestione dei sistemi pascolativi a bassa intensità”.<br />

Nel caso di combinazione della presente azione <strong>con</strong> altre azioni della misura, e quindi impegni<br />

che interessano superfici distinte (SAU nel caso di F.1, F.2, F.4, ecc.) e superfici non<br />

classificabili come SAU (F.5), il premio massimo erogabile per azienda deve essere comunque<br />

ri<strong>con</strong>dotto alla SAU, ed in particolare alle tipologie colturali sulla stessa coltivate. Ciò sta a<br />

significare che a prescindere dagli importi derivanti dalla sommatoria delle azioni <strong>con</strong>siderate<br />

singolarmente, l’azienda non può percepire un premio che sia superiore all’importo calcolato<br />

come il risultato del prodotto tra la SAU complessiva aziendale, la relativa tipologia colturale<br />

ed il massimale previsto per la stessa coltura.<br />

6. Indicatori fisici di realizzazione:<br />

• territorio interessato ⇒ SAU interessata<br />

• aziende ⇒ n° di aziende<br />

7. Indicatori di risultato<br />

• mq per tipologia di intervento<br />

218


AZIONE F.6 – COLTIVAZIONI A PERDERE<br />

1. Obiettivi<br />

A) Obiettivi operativi:<br />

• promuovere le coltivazioni a perdere.<br />

B) Obiettivi specifici:<br />

1. favorire l’alimentazione della fauna selvatica<br />

2. Descrizione dell’azione e tipologia degli interventi<br />

L’azione prevede la realizzazione, sulle superfici oggetto di impegno, di coltivazioni a perdere<br />

da destinare all’alimentazione naturale della fauna selvatica utilizzando un’area pari ad almeno<br />

il 2% dell’intera SAU aziendale e comunque non inferiore a 1000 mq, e non superiore al 15%<br />

della SAU aziendale elevabile al 30% nelle “aree <strong>con</strong>tigue” ai parchi . Tale pratica dovrà essere<br />

ripetuta per l’intera durata dell’impegno, e potrà effettuarsi anche su appezzamenti distinti<br />

dell’azienda. La coltura dovrà mantenersi in campo almeno fino al 28 febbraio dell’anno<br />

seguente l’impianto. Le <strong>con</strong>sociazioni coltivate dovranno prevedere almeno due delle seguenti<br />

specie: sorgo, saggina, mais, miglio, panico, girasole e veccia .<br />

L’adesione all’azione può essere realizzata anche tramite azioni coordinate <strong>con</strong> le stesse<br />

modalità già descritte in altre azioni della misura.<br />

Possono partecipare alla presente azione esclusivamente le superfici inserite nelle ordinarie<br />

rotazioni colturali praticate in azienda. Le coltivazioni a perdere non si possono effettuare su<br />

terreni ritirati dalla produzione e posti a riposo nell’ambito di regimi di sostegno, siano essi<br />

facoltativi che obbligatori.<br />

Non è <strong>con</strong>sentito l’uso di <strong>con</strong>cimi o di qualsiasi altro presidio fitosanitario nella pratica<br />

agronomica. In ogni caso la coltivazione a perdere non può essere utilizzata per<br />

l’alimentazione del bestiame aziendale, né generare redditi derivanti dalla vendita diretta.<br />

In ogni caso l’agricoltore è tenuto in tutte le superfici aziendali, comprese anche quelle non<br />

assoggettate a questa azione, al rispetto degli impegni previsti nella “Buona Pratica Agricola<br />

Normale (BPAn)”<br />

Condizioni ed impegni del beneficiario<br />

L’imprenditore al fine di ottenere gli aiuti previsti, deve attenersi alle seguenti <strong>con</strong>dizioni ed<br />

impegni:<br />

1- presentazione di un piano di intervento, elaborato da un tecnico <strong>con</strong> adeguata qualifica<br />

professionale, sul quale dovranno essere riportati:<br />

la tipologia, le modalità ed i tempi di realizzazione degli interventi;<br />

la planimetria aziendale <strong>con</strong> individuazione dei fogli e delle particelle catastali riportante<br />

l’esatta localizzazione degli interventi che si intendono realizzare;<br />

2- alla compilazione del “quaderno di campagna” sul quale riportare cronologicamente ed in<br />

maniera sistematica tutte le operazioni colturali relative all’intera superficie aziendale.<br />

219


3. Agevolazioni previste<br />

Intensità dell’aiuto<br />

L’aiuto annuale, commisurato alla superficie destinata all’impegno, è di 450 euro/ha<br />

Le e<strong>con</strong>omie di scala che si realizzano nella fase applicativa dell’azione comportano, a<br />

livello aziendale, una riduzione dei costi aggiuntivi direttamente proporzionale all’aumento<br />

della superficie agricola impegnata. In ragione di ciò è introdotto un coefficiente di regressione<br />

che, sulla base di scaglioni di ampiezza predefiniti, comporta una riduzione percentuale del<br />

premio complessivo spettante all’azienda per l’azione, così come di seguito specificato:<br />

sino a 50 ettari 0%<br />

da 50 a 100 ettari -5%<br />

da 100 a 150 ettari -10%<br />

da 150 a 200 ettari -15%<br />

oltre 200 ettari -20%<br />

4. Localizzazione<br />

La misura sarà applicata esclusivamente nelle aree di seguito specificate:<br />

- aree protette istituite<br />

- Siti di Interesse Comunitario (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS);<br />

- oasi di tutela, zone di ripopolamento e cattura, Ambiti Territoriali di Caccia (A.T.C.),<br />

così come individuati nel piano faunistico venatorio regionale;<br />

5. Combinazione degli aiuti<br />

Gli aiuti previsti nella presente azione, se riferiti alla medesima superficie,<br />

non sono cumulabili <strong>con</strong> quelli delle altre azioni previste nella misura.<br />

La presente azione è cumulabile <strong>con</strong> gli aiuti previsti nella azione F 5 “altri metodi di<br />

produzione compatibili <strong>con</strong> le esigenze dell’ambiente” e <strong>con</strong> le azioni F.8 e F.9 relative all<br />

abiodiversità.<br />

Il premio massimo erogabile per le superfici assoggettate agli impegni della presente azione è<br />

pari a 450 euro/ha/anno.<br />

Nel caso di combinazione della presente azione <strong>con</strong> altre azioni della misura, e quindi impegni<br />

che interessano superfici distinte (SAU o su superfici non classificabili come SAU), il premio<br />

massimo erogabile per azienda deve essere comunque ri<strong>con</strong>dotto alla SAU. Ciò sta a significare<br />

che a prescindere dagli importi derivanti dalla sommatoria delle azioni <strong>con</strong>siderate<br />

singolarmente, l’azienda non può percepire un premio che sia superiore all’importo calcolato<br />

come il risultato del prodotto tra la SAU complessiva aziendale ed il massimale previsto per gli<br />

altri usi del terreno (450 euro/ha/anno).<br />

220


6. Indicatori fisici di realizzazione:<br />

• territorio interessato ⇒ SAU interessata<br />

• aziende ⇒ n° di aziende<br />

7. Indicatori di risultato<br />

• incidenza aziende interessate ⇒ n. aziende partecipanti / n. aziende totali<br />

221


AZIONE F.7 – GESTIONE DEI SISTEMI PASCOLATIVI A BASSA<br />

INTENSITÀ’<br />

1. Obiettivi<br />

A) Obiettivi operativi:<br />

• promuovere forme di gestione dei sistemi pascolativi a bassa intensità;<br />

B) obiettivi specifici:<br />

1. tutela del paesaggio e della qualità del suolo attraverso la salvaguardia del paesaggio, la<br />

presenza sul territorio e la limitazione dell’inquinamento organico, chimico e dei fenomeni<br />

erosivi<br />

2. Descrizione dell’azione e tipologia degli interventi<br />

L’azione prevede, per le superfici a pascolo da sottoporre ad impegno:<br />

• il mantenimento e/o la ricostituzione, attraverso adeguati interventi agronomici, di un cotico<br />

erboso permanente che garantisca l’omogenea copertura della superficie a pascolo;<br />

• il divieto d’uso di <strong>con</strong>cimi e prodotti fitosanitari;<br />

• l’apporto azotato derivante dalle deizioni animali non può superare la soglia di 170 kg/ha.<br />

Nelle zone vulnerabili individuate ai sensi del D.lgs 152/99 attuativo della direttiva<br />

91/676/CEE (direttiva nitrati) tale limite è ridotto a 155 kg/ha;<br />

• il carico di bestiame per superficie foraggera, da calcolarsi per un periodo di 12 mesi, non<br />

può superare il rapporto di 1,4 UBA/superficie foraggera;<br />

• l’adeguata gestione agronomica del pascolo attraverso interventi di pulizia da erbe ed<br />

arbusti infestanti, ricorrendo esclusivamente a mezzi naturali (taglio o sfalcio);<br />

• l’effettuazione delle necessarie operazione di regimazione delle acque superficiali per<br />

limitare i fenomeni erosivi;<br />

• l’effettuazione dei necessari interventi per il miglioramento del cotico erboso legate alla<br />

fruibilità del pascolo quali, a titolo di esempio, lo spietramento, il decespugliamento, ecc.;<br />

• la presenza e la cura delle strutture necessarie per lo svolgimento delle operazioni di<br />

pascolo, quali a titolo di esempio, i punti di abbeveraggio, le recinzioni fisse o mobili, i<br />

ricoveri, ecc.;<br />

• la garanzia della custodia del bestiame;<br />

• il pascolo dell’erba dovrà essere effettuato nel periodo migliore per <strong>con</strong>sentire il ricaccio;<br />

Possono beneficiare degli aiuti previsti nella presente azione esclusivamente i beneficiari che<br />

dimostrino di possedere bestiame aziendale, <strong>con</strong> un rapporto UBA/s.f. non inferiore a 0,5.<br />

L’allevatore può partecipare alla presente azione anche <strong>con</strong> superfici demaniali o destinate ad<br />

uso civico. Nel caso di superficie collettive relative a pascoli sfruttati in comune, il richiedente<br />

può beneficiare esclusivamente del premio relativo alla quota parte di superficie assegnata allo<br />

stesso da parte dell’autorità <strong>con</strong>cedente, che dovrà predisporre uno specifico piano di riparto<br />

dal quale si evinca in maniera chiara la superficie di cui l’agricoltore può disporre <strong>con</strong><br />

indicazione del relativo periodo di utilizzazione. Una medesima superficie può essere attribuita<br />

222


e dichiarata nello stesso periodo di riferimento da un unico beneficiario, anche se la stessa<br />

superficie in annualità diverse può essere utilizzata da agricoltori distinti. Fermo restando<br />

quanto previsto nel piano di riparto predisposto dall’Autorità <strong>con</strong>cedente, la disponibilità di<br />

superficie del singolo agricoltore potrà essere attestata annualmente anche mediante<br />

autocertificazione.<br />

In ogni caso l’agricoltore è tenuto in tutte le superfici aziendali, comprese anche quelle non<br />

assoggettate a questa azione, al rispetto degli impegni previsti nella “Buona Pratica Agricola<br />

Normale (BPAn)”<br />

Condizioni ed impegni del beneficiario<br />

Il beneficiario, ai fini della corresponsione dell’aiuto, è tenuto:<br />

alla presentazione di un piano di coltivazione aziendale sul quale dovranno essere riportati:<br />

◊ la tipologia degli interventi<br />

◊ la planimetria aziendale <strong>con</strong> indicazioni delle superfici interessate all’impegno <strong>con</strong> la<br />

relativa individuazione dei fogli e delle particelle catastali.<br />

alla compilazione del “quaderno di campagna” sul quale riportare cronologicamente ed in<br />

maniera sistematica tutte le operazioni colturali relative all’intera superficie aziendale.<br />

3. Agevolazioni previste<br />

Intensità dell’aiuto<br />

Gli aiuti, corrisposti annualmente previsti nell’ambito della presente azione sono pari a 90<br />

euro/ha, elevabili a 108 euro/ha nel caso di aree preferenziali.<br />

Le e<strong>con</strong>omie di scala che si realizzano nella fase applicativa dell’azione comportano, a<br />

livello aziendale, una riduzione dei costi aggiuntivi direttamente proporzionale all’aumento<br />

della superficie agricola impegnata. In ragione di ciò è introdotto un coefficiente di regressione<br />

che, sulla base di scaglioni di ampiezza predefiniti, comporta una riduzione percentuale del<br />

premio complessivo spettante all’azienda per l’azione, così come di seguito specificato:<br />

sino a 50 ettari 0%<br />

da 50 a 100 ettari -5%<br />

da 100 a 150 ettari -10%<br />

da 150 a 200 ettari -15%<br />

oltre 200 ettari -20%<br />

223


4. Localizzazione<br />

La misura è applicabile esclusivamente nelle zone individuate ai sensi della direttiva<br />

75/268/CEE.<br />

Sono individuate le seguenti aree preferenziali:<br />

- aree protette istituite<br />

- Siti di Interesse Comunitario (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS),<br />

- oasi di tutela, zone di ripopolamento e cattura, aziende faunistico-venatorie e Ambiti<br />

territoriali di Caccia (A.T.C.) così come individuati dal piano faunistico venatorio<br />

regionale.<br />

5. Combinazione degli aiuti<br />

Gli aiuti previsti nella presente azione, se riferiti alla medesima superficie, non sono<br />

cumulabili <strong>con</strong> nessun altro di quelli previsti nella presente misura, ad eccezione delle azioni<br />

F.8 e F.9 relative alla tutela della biodiversità . E’ possibile, viceversa, cumulare tale aiuto <strong>con</strong><br />

quello previsto per le medesime superfici pascolive eleggibili a premio ai sensi della misura<br />

III.1.2. “Zone svantaggiate” (indennità compensative)<br />

6. Indicatori fisici di realizzazione:<br />

• territorio interessato ⇒ SAU interessata<br />

• aziende ⇒ n° di aziende<br />

7. Indicatori di risultato<br />

• incidenza della SAU interessata ⇒ SAU interessata / SAU potenzialmente interessata<br />

224


AZIONE F.8 – TUTELA DELLA BIODIVERSITA’ ANIMALE<br />

1. Obiettivi<br />

A) Obiettivi operativi :<br />

• favorire l’allevamento e la riproduzione di animali le cui risorse genetiche sono minacciate<br />

da erosione genetica.<br />

B) obiettivi specifici:<br />

1. tutela specie animali minacciate da erosione genetica.<br />

2. Descrizione dell’azione e tipologia degli interventi<br />

L’azione prevede la corresponsione di aiuti per gli agricoltori che allevano capi animali<br />

appartenenti ad una le razze minacciate da erosione genetica di seguito specificate, di cui si<br />

riporta in allegato una sintetica descrizione (allegato D.1):<br />

Equini : Maremmano, Tolfetano, Tipo pesante Rapido, Pony d’Esperia,<br />

Asinini : Asino Ragusano, Asino di Martina Franca, Asino dell’Amiata;<br />

Bovini: Maremmana<br />

Ovini: Sopravissana Vissana<br />

Avicoli: razza “An<strong>con</strong>a”<br />

L’azione comporta la corresponsioni di aiuti per gli allevatori che si impegnano a:<br />

• allevare le specie animali per un periodo di almeno cinque anni. Sono previste riduzioni del<br />

numero di UBA iniziali, comunque non oltre il 15% della <strong>con</strong>sistenza dichiarata al momento<br />

dell’assunzione dell’impegno o di almeno un capo. Il premio è sempre erogato sulla base<br />

degli animali effettivamente allevati in azienda;<br />

• effettuare la riproduzione animale in purezza;<br />

• provvedere a fare iscrivere ai rispettivi libri genealogici o registri anagrafici, ove attivati,<br />

oppure produrre un’attestazione di appartenenza alla razza, rilasciata da un esperto di un<br />

ente autorizzato, dei soggetti del proprio allevamento appartenenti alle razze di cui in<br />

allegato;<br />

• l’allevamento, <strong>con</strong> riferimento agli animali minacciati, dovrà avere una <strong>con</strong>sistenza<br />

minima di :<br />

bovini: gruppo non inferiore a tre femmine di oltre un anno di età;<br />

ovini: gruppo di 20 pecore più montone;<br />

caprini: almeno 20 capre più un becco;<br />

equini: almeno 3 capi oltre 6 mesi di età;<br />

asinini: 1 capo di oltre 6 mesi di età,<br />

In ogni caso l’agricoltore è tenuto in tutte le superfici aziendali, comprese anche quelle non<br />

assoggettate a questa azione, al rispetto degli impegni previsti nella “Buona Pratica Agricola<br />

Normale (BPAn)”<br />

L’agricoltore è tenuto alla compilazione del “quaderno di campagna” sul quale riportare<br />

cronologicamente ed in maniera sistematica tutte le operazioni colturali relative all’intera<br />

superficie aziendale.<br />

225


L’Amministrazione regionale si riserva di effettuare ulteriori indagini mirate alla ricerca di<br />

ulteriore razze animali autoctone minacciate di erosione genetica, così da istituire un catalogo<br />

regionale ed una rete di <strong>con</strong>servazione e sicurezza. Le razze minacciate incluse nel catalogo<br />

regionale saranno sottoposte ai Servizi della Commissione per la relativa approvazione e la<br />

<strong>con</strong>seguente eleggibilità ai premi previsti nella presente azione.<br />

3. Agevolazioni previste<br />

intensità dell’aiuto<br />

Il premio annuale, commisurato ad UBA, è pari a 150 euro/UBA/anno<br />

In ogni caso l’importo massimo erogabile per azienda non può superare la soglia di<br />

450/ha/anno, da calcoalrsi sulla base dell’intera SAU aziendale<br />

4. Localizzazione<br />

La misura si applica sul tutto territorio regionale<br />

5. Combinazione degli aiuti e tipologia degli interventi<br />

I premi erogati ai sensi della presente azione sono cumulabili <strong>con</strong> quelli previsti in tutte le altre<br />

azioni della misura.<br />

Nel caso di combinazione della presente azione <strong>con</strong> altre azioni della misura, il massimale di<br />

aiuto erogabile per azienda va calcolato sulla base della SAU aziendale e della sua<br />

utilizzazione. Ossia, il premio massimo erogabile scaturisce dal prodotto tra la SAU aziendale<br />

e:<br />

- 600 o 900 euro/ha qualora la combinazione interessa azioni applcaibili su superfici<br />

coltivate <strong>con</strong> colture annuali o perenni,<br />

oppure<br />

- 450 euro/ha nel caso di combinazione <strong>con</strong> azioni che prevedono interventi ri<strong>con</strong>ducibili ad<br />

“altri usi del terreno”.<br />

6. Indicatori fisici di realizzazione<br />

• UBA interessate ⇒ n° di UBA allevate distinte per specie e razza minacciata;<br />

• aziende ⇒ n° di aziende<br />

7. Indicatori di risultato<br />

• n° di razze animali fuoriuscite dalle liste di emergenza<br />

226


AZIONE F.9 – TUTELA DELLA BIODIVERSITA’ VEGETALE<br />

1. Obiettivi<br />

A) Obiettivi operativi :<br />

• favorire la <strong>con</strong>servazione e la coltivazione di vegetali le cui risorse genetiche sono<br />

minacciate da erosione genetica.<br />

B) obiettivi specifici:<br />

tutela del materiale vegetale minacciato da erosione genetica.<br />

2. Descrizione dell’azione e tipologia degli interventi<br />

L’azione prevede la corresponsione di aiuti a favore degli agricoltori che si impegnano a<br />

<strong>con</strong>servare in situ od a coltivare nell’ambito della propria azienda del materiale vegetale<br />

minacciato da erosione genetica, così come riportato nel prospetto in allegato (allegato D).<br />

Per <strong>con</strong>servazione in situ di piante o animali di particolare importanza per la tutela della<br />

biodiversità ed il cui patrimonio genetico è minacciato di erosione, si intende il materiale<br />

vegetale presente all’interno dell’azienda da almeno un quinquennio.<br />

Per coltivazione di materiale vegetale minacciato di erosione genetica, si intende quello che<br />

l’agricoltore coltiva ex-novo all’interno dell’azienda.<br />

La rispondenza del materiale vegetale ai requisiti individuati per l’appartenenza al materiale<br />

vegetale minacciato di erosione genetica, dovrà essere attestata e certificata dall’autorità<br />

regionale competente.<br />

I beneficiari al fine di fruire degli aiuti previsti nella presente azione sono tenuti:<br />

• a coltivare le specie erbacee fino al compimento del ciclo colturale;<br />

• a coltivare le specie arboree per un periodo non inferiore ad anni cinque;<br />

• in caso di <strong>con</strong>servazione per specie vegetali arboree, l’impegno a mantenere detto<br />

materiale per anni cinque;<br />

• ogni caso a non utilizzare organismi geneticamente modificati (O.G.M.)<br />

In ogni caso l’agricoltore è tenuto in tutte le superfici aziendali, comprese anche quelle non<br />

assoggettate a questa azione, al rispetto degli impegni previsti nella “Buona Pratica Agricola<br />

Normale (BPAn)”<br />

L’agricoltore è tenuto alla compilazione del “quaderno di campagna” sul quale riportare<br />

cronologicamente ed in maniera sistematica tutte le operazioni colturali relative all’intera<br />

superficie aziendale.<br />

L’Amministrazione regionale si riserva di effettuare ulteriori indagini mirate alla ricerca di<br />

ulteriore germoplasma vegetale autoctono minacciato di erosione genetica, così da istituire un<br />

catalogo regionale ed una rete di <strong>con</strong>servazione e sicurezza. I materiali vegetali inclusi nel<br />

catalogo regionale saranno sottoposti ai Servizi della Commissione per la relativa approvazione<br />

e la <strong>con</strong>seguente eleggibilità ai premi previsti nella presente azione.<br />

227


3. Agevolazioni previste<br />

Intensità dell’aiuto<br />

Nel caso di <strong>con</strong>servazione l'aiuto annuale è commisurato a singole unità e sarà pari ad un<br />

importo di 45 euro/pianta fino ad un massimo di 10 unità per le colture arboree, e 5 euro/mq<br />

per una superficie complessiva coltivata comunque non superiore a 50 mq. In ogni caso per il<br />

medesimo materiale vegetale è possibile la realizzazione di un unico campo di <strong>con</strong>servazione<br />

per azienda. Per l’erogazione dell’aiuto nel caso di coltivazioni arboree si dovrà tener <strong>con</strong>to del<br />

coefficiente di <strong>con</strong><strong>versione</strong> sulla base del quale il premio dovrà essere ragguagliato, ossia<br />

ridotto proporzionalmente, in base al valore dell’indice.<br />

Si riportano di seguito i vari indici di <strong>con</strong>versioni distinti per tipologica colturale:<br />

⇒ olivo = 1;<br />

⇒ melo, pero e simili, nocciolo = 0.8;<br />

⇒ actinidia, pesco, nettarine e susino = 0.70;<br />

⇒ vite = 0.50<br />

Nel caso di coltivazione, l’aiuto annuale è riferito ad ha di superficie coltivata ed in particolare<br />

per le colture arboree sarà pari a 450 euro/ha e per le erbacee 250 euro/ha.<br />

In ogni caso l’importo massimo erogabile per azienda non può superare la soglia di 450<br />

euro/ha/anno, da calcoalrsi sulla base dell’intera SAU aziendale.<br />

4. Localizzazione<br />

La misura si applica su tutto territorio regionale<br />

5. Combinazione degli aiuti<br />

Nel caso di combinazione della presente azione <strong>con</strong> altre azioni della misura, il massimale di<br />

aiuto erogabile per azienda va calcolato sulla base della SAU aziendale assoggettata ad<br />

impegno e della sua utilizzazione. Ossia, il premio massimo erogabile scaturisce dal prodotto<br />

tra la SAU aziendale impegnata e:<br />

- 600 o 900 euro/ha qualora la combinazione interessa azioni applicabili su superfici<br />

coltivate <strong>con</strong> colture annuali o perenni,<br />

oppure<br />

- 450 euro/ha nel caso di combinazione <strong>con</strong> azioni ri<strong>con</strong>ducibile ad “altri usi del terreno”.<br />

6. Indicatori fisici di realizzazione<br />

territorio interessato ⇒ ha di superficie <strong>con</strong>servata o coltivata distinta per specie e varietà<br />

minacciate<br />

• aziende ⇒ n° di aziende<br />

7. Indicatori di risultato<br />

• n° di specie o varietà fuoriuscite dalle liste di emergenza<br />

228


MISURA F – AGROAMBIENTE - AZIONE F.1 “PRODUZIONE INTEGRATA”<br />

SCHEDE COLTURALI - COLTURE ERBACEE<br />

ALLEGATO A - Livelli massimi di azoto somministrabili per anno, distinti per<br />

coltura. Descrizioni degli interventi agronomici non <strong>con</strong>sentiti o<br />

<strong>con</strong>sigliati<br />

COLTURA<br />

AZOTO<br />

Interventi agronomici<br />

Kg/ha/anno<br />

FRUMENTO TENERO 110 Vietati : irrigazione, bruciatura delle stoppie ;<br />

Consigliati : <strong>con</strong>cimazioni azotate frazionate ;<br />

FRUMENTO DURO 100 Vietati : irrigazione, bruciatura delle stoppie ;<br />

Consigliati : <strong>con</strong>cimazioni azotate frazionate ;<br />

ORZO 90 Vietati : irrigazione, bruciatura delle stoppie ;<br />

Consigliati : <strong>con</strong>cimazioni azotate frazionate ;<br />

AVENA 70 Vietati : irrigazione, bruciatura delle stoppie ;<br />

Consigliati : <strong>con</strong>cimazioni azotate frazionate<br />

SEGALE 50<br />

TRITICALE 70<br />

FARRO 50<br />

MAIS (^) 185 Vietati : bruciatura delle stoppie ;<br />

Consigliati : <strong>con</strong>cimazioni minerali localizzate <strong>con</strong> fertilizzanti a lenta<br />

cessione ; <strong>con</strong>cimazioni organiche, ; trinciatura ed residui colturali<br />

integrati <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimazione azotata ; introduzione o mantenimento della<br />

sarchiatura ;<br />

SORGO 80 Vietati : bruciatura delle stoppie ; non più di un trattamento irriguo di<br />

soccorso ;<br />

Consigliati : <strong>con</strong>cimazioni organiche ; trinciatura ed interramento dei<br />

residui colturali integrati <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimazione azotata ; introduzione o<br />

mantenimento della sarchiatura ;<br />

GIRASOLE 70 Vietati : bruciatura delle stoppie ; non più di un intervento irriguo di<br />

soccorso ;<br />

Consigliati : <strong>con</strong>cimazioni organiche ; trinciatura ed interramento dei<br />

residui colturali integrati <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimazione azotata ; introduzione o<br />

mantenimento della sarchiatura ;<br />

PATATA 100 Consigliati : <strong>con</strong>cimazioni organiche ; fertilizzazione minerale frazionata<br />

utilizzando <strong>con</strong>cimi azotati a lento rilascio dell’elemento minerale ;<br />

BARBABIETOLA DA 80 Consigliati : <strong>con</strong>cimazioni organiche ; introduzione o mantenimento della<br />

sarchiatura ; preparazione di un accurato letto di semina<br />

ZUCCHERO<br />

SOIA 0 Consigliati : <strong>con</strong>cimazioni organiche ; introduzione o mantenimento della<br />

sarchiatura<br />

COLZA 100 Vietati : irrigazione ;<br />

Consigliati : rullatura dopo la semina ;<br />

TABACCO (VAR.<br />

Kentucky)<br />

TABACCO (VAR.<br />

BRIGHT)<br />

POMODORO DA<br />

INDUSTRIA<br />

- Consigliati : introduzione o mantenimento della sarchiatura e della<br />

rincalzatura ;<br />

- Consigliati : introduzione o mantenimento della sarchiatura e della<br />

rincalzatura ;<br />

110 Consigliati : <strong>con</strong>cimazioni organiche ; introduzione o mantenimento della<br />

sarchiatura ; fertilizzazione minerale frazionata ;<br />

(^) Per gli agricoltori che operano in zone individuate come vulnerabili ai nitrati ai sensi del D.<br />

Lgs 152/99, in appicazione della direttiva 91/676/CEE (direttiva nitrati) il limite di<br />

fertilizzazione azotata è ridotto a 155 kg/ha, comprensivo oltrechè degli effluenti animali,<br />

anche di eventuali apporti effettuati <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimi minerali od organici.<br />

229


COLTURA<br />

AZOTO<br />

Interventi agronomici<br />

Kg/ha/anno<br />

SULLA 0 Vietati : trattamenti antiparassitari ; trattamenti diserbanti ; Consigliati :<br />

<strong>con</strong>cimazioni organiche ;<br />

FAVA - Vietati : trattamenti antiparassitari ; trattamenti diserbanti ; Consigliati :<br />

introduzione o mantenimento della sarchiatura ;<br />

ERBA MEDICA<br />

20 Vietati : trattamenti antiparassitari ; trattamenti diserbanti ;<br />

(ANNO DI<br />

IMPIANTO)<br />

ERBA MEDICA (anni - Consigliati : <strong>con</strong>cimazioni organiche ;<br />

successivi)<br />

LUPINELLA 0 Vietati : trattamenti antiparassitari ; trattamenti diserbanti ; Consigliati :<br />

<strong>con</strong>cimazioni organiche ;<br />

ALTRE FORAGGERE 50 Vietati : trattamenti antiparassitari ; trattamenti diserbanti;<br />

GRAMINACEE<br />

ALTRE FORAGGERE<br />

LEGUMINOSE<br />

0 Vietati : trattamenti antiparassitari ; trattamenti diserbanti ;<br />

230


MISURA F – AGROAMBIENTE - AZIONE F.1 “PRODUZIONE INTEGRATA”<br />

SCHEDE COLTURALI - COLTURE ORTICOLE<br />

ALLEGATO A - Livelli massimi di azoto somministrabili per anno, distinti per<br />

coltura. Descrizioni degli interventi agronomici non <strong>con</strong>sentiti o <strong>con</strong>sigliati<br />

COLTURA<br />

AZOTO<br />

Kg/ha/anno<br />

Interventi agronomici<br />

LENTICCHIA - Vietati : trattamento antiparassitari e diserbanti ;<br />

CECE - Vietati : trattamento antiparassitari e diserbanti<br />

FAGIOLO -<br />

PISELLO 20 Consigliati : <strong>con</strong>cimazioni organiche ;<br />

CARCIOFO 140 Consigliati : introduzione o mantenimento della<br />

sarchiatura ;<br />

COCOMERO 100 Consigliati : pacciamatura <strong>con</strong> prodotti altamente<br />

biodegradabili ; introduzione o mantenimento della<br />

sarchiatura ; irrigazione localizzata ; <strong>con</strong>cimazione<br />

organica ;<br />

MELONE 100 Consigliati : pacciamatura <strong>con</strong> prodotti altamente<br />

biodegradabili ; introduzione o mantenimento della<br />

sarchiatura ; irrigazione localizzata ; <strong>con</strong>cimazione<br />

organica ;<br />

CETRIOLO 120 Consigliati : introduzione o mantenimento della<br />

sarchiatura ; irrigazione localizzata ; <strong>con</strong>cimazione<br />

organica ;<br />

ZUCCHINO 140 Consigliati : introduzione o mantenimento della<br />

sarchiatura ; irrigazione localizzata ; <strong>con</strong>cimazione<br />

organica ;<br />

PEPERONE 120 Consigliati : introduzione o mantenimento della<br />

sarchiatura ; irrigazione localizzata ; <strong>con</strong>cimazione<br />

organica ;<br />

MELANZANA 120 Consigliati : introduzione o mantenimento della<br />

sarchiatura ; irrigazione localizzata ; <strong>con</strong>cimazione<br />

organica ;<br />

INSALATA LATTUGA 70 Consigliati : irrigazione localizzata ;<br />

INSALATA INDIVIA 70 Consigliati : irrigazione localizzata ;<br />

SPINACIO 90<br />

CAVOLFIORE 110 Consigliati : introduzione o mantenimento della<br />

sarchiatura ;<br />

CAVOLO VERZA E CAP 140<br />

CAVOLO BROCCOLO 110<br />

FINOCCHIO 120 Consigliati: introduzione o mantenimento della rincal<br />

AGLIO 100<br />

ASPARAGO 130<br />

CAROTA 120<br />

CIPOLLA 90<br />

FRAGOLA 100<br />

RADICCHIO 80<br />

BIETOLA 90<br />

CICORIA 126<br />

231


MISURA F – AGROAMBIENTE - AZIONE F.1 “PRODUZIONE INTEGRATA”<br />

SCHEDE COLTURALI - COLTURE ARBOREE<br />

ALLEGATO A - Livelli massimi di azoto somministrabili per anno, distinti<br />

per coltura. Descrizioni degli interventi agronomici non<br />

<strong>con</strong>sentiti o <strong>con</strong>sigliati<br />

COLTURA<br />

AZOTO<br />

Kg/ha/anno<br />

Interventi agronomici<br />

ACTINIDIA 100 Consigliati : <strong>con</strong>cimazioni azotate frazionate<br />

DRUPACEE 100 Consigliati : <strong>con</strong>cimazioni azotate frazionate<br />

NOCCIOLO 90 Consigliati : <strong>con</strong>cimazioni azotate frazionate<br />

OLIVO 50 Consigliati : <strong>con</strong>cimazioni azotate frazionate<br />

POMACEE 70 Consigliati : <strong>con</strong>cimazioni azotate frazionate<br />

VITE 70 Consigliati : <strong>con</strong>cimazioni azotate frazionate<br />

AGRUMI 100 Consigliati : <strong>con</strong>cimazioni azotate frazionate<br />

232


REG. (CE) N. 1257/99<br />

PIANO SVILUPPO RURALE - REGIONE LAZIO<br />

livelli massimi di azoto somministrabili (valori in kg/ha/anno)<br />

Comparazione tra la Buona Pratica Agricola normale e l'azione F.1 (produzione integrata)<br />

COLTURA<br />

azoto max azoto per la<br />

BPAn<br />

limite di azoto previsto<br />

azione F.1<br />

riduzione % rispetto<br />

alla BPAn<br />

aglio 120 100 17%<br />

asparago 180 130 28%<br />

avena 100 70 30%<br />

barbabietola 150 80 47%<br />

bietola 130 90 31%<br />

carciofo 200 140 30%<br />

carota 150 120 20%<br />

cavolfiore 200 110 45%<br />

cavolo broccolo 150 110 27%<br />

cavolo verza e<br />

200 140 30%<br />

cappuccio<br />

cetriolo 150 120 20%<br />

cicoria 180 126 30%<br />

cipolla 120 90 25%<br />

cocomero 100 100 0%<br />

colza 180 100 44%<br />

fagiolo 20 0 100%<br />

fava 20 0 100%<br />

finocchio 180 120 33%<br />

fragola 150 100 33%<br />

frumento duro 140 100 29%<br />

frumento tenero 180 110 39%<br />

girasole 100 70 30%<br />

lattuga e insalata<br />

120 70 42%<br />

indivia<br />

Mais 280 185 34%<br />

melanzana 200 120 40%<br />

melone 120 100 17%<br />

orzo 120 90 25%<br />

patata 150 90 40%<br />

peperone 180 120 33%<br />

pisello 20 20 0%<br />

pomodoro 160 110 31%<br />

rapa 120 84 30%<br />

riso 160 112 30%<br />

sedano 200 150 25%<br />

233


COLTURA<br />

azoto max azoto per la<br />

BPAn<br />

limite di azoto previsto<br />

azione F.1<br />

riduzione % rispetto<br />

alla BPAn<br />

segale 80 50 38%<br />

soia 20 0 100%<br />

spinacio 120 90 25%<br />

zucchina 200 140 30%<br />

triticale 91 70 23%<br />

farro 80 50 38%<br />

sorgo 120 80 33%<br />

erba medica -<br />

50 20 60%<br />

impianto<br />

erba medica - anni<br />

0 0<br />

successivi<br />

lupinella 30 0 100%<br />

sulla 30 0 100%<br />

lenticchia 30 0 100%<br />

cece 30 0 100%<br />

radicchio 130 80 38%<br />

tabacco 0 0 0%<br />

altre foraggere<br />

20 0 100%<br />

leguminose<br />

altre foraggere<br />

graminacee<br />

70 50 29%<br />

actinidia 140 100 29%<br />

drupacee 130 90 31%<br />

nocciolo 90 50 44%<br />

pomacee 120 70 42%<br />

olivo 80 50 38%<br />

vite 120 70 42%<br />

agrumi 140 100 29%<br />

234


MISURA F – AGROAMBIENTE - AZIONE F.1 “PRODUZIONE INTEGRATA”<br />

ALLEGATO B - “CRITERI PER LA DEFINIZIONE DELLE NORME TECNICHE<br />

DI DIFESA DELLE COLTURE”<br />

PRINCIPI GENERALI<br />

Le norme tecniche per la difesa fitosanitaria devono essere elaborate facendo riferimento ai<br />

principi della lotta integrata inseriti nel <strong>con</strong>testo più ampio della produzione integrata.<br />

Nella individuazione dei mezzi di intervento dovranno essere privilegiati i seguenti aspetti:<br />

- scelta di varietà resistenti o tolleranti alle avversità<br />

- utilizzazione di materiale di moltiplicazione sano<br />

- adozione di pratiche agronomiche in grado di creare <strong>con</strong>dizioni sfavorevoli agli organismi<br />

dannosi (es. ampie rotazioni, <strong>con</strong>cimazioni equilibrate, irrigazioni localizzate, adeguate<br />

lavorazioni del terreno, ecc)<br />

- mezzi fisici ( es. solarizzazione del terreno)<br />

- mezzi biologici ( bacillus t., insetti e acari utili, feromoni, ecc)<br />

- prodotti di origine naturali a basso impatto ambientale<br />

Il ricorso ai prodotti fitosanitari deve avvenire solo quando necessario e in funzione della stima<br />

del rischio di danno.<br />

La valutazione di tale rischio avviene attraverso adeguati sistemi di accertamento e di<br />

monitoraggio che dipendono dalle variabili bio-epidemiologiche e di pericolosità degli agenti<br />

dannosi; la giustificazione degli interventi è <strong>con</strong>seguenza di osservazioni aziendali e di<br />

valutazioni di carattere zonale per aree omogenee.<br />

L’eventuale impiego di fitofarmaci deve essere effettuato scegliendo il principio attivo ritenuto<br />

più idoneo in relazione a:<br />

- efficacia verso il patogeno da <strong>con</strong>trollare<br />

- effetti tossici su uomo, animali domestici, fauna selvatica e insetti utili<br />

- impatto sull’ambiente<br />

- e<strong>con</strong>omicità dell’intervento.<br />

E’ necessario, altresì, attenersi scrupolosamente a quanto riportato in etichetta in particolare per<br />

quanto riguarda:<br />

- dosi e tempi di impiego<br />

- periodo di carenza e rispetto dei limiti di residui negli alimenti<br />

- tempi di rientro e dispositivi individuali di protezione.<br />

Inoltre, le macchine irroratrici utilizzate in azienda per la distribuzione dei prodotti fitosanitari,<br />

devono essere sottoposte a <strong>con</strong>trollo e verifica funzionale, nel rispetto di quanto previsto<br />

nell’azione F.1.<br />

235


CRITERI PER LA DIFESA DAI FITOFAGI<br />

- per ogni coltura è necessario individuare i fitofagi-chiave, maggiormente pericolosi, e i<br />

fitofagi se<strong>con</strong>dari, di minore importanza in quanto a diffusione occasionale o circoscritta a<br />

specifici territori;<br />

- in particolare per i fitofagi-chiave è necessario definire gli stadi dannosi alle coltivazioni<br />

(larva, neanide, adulto) e le relative soglie e<strong>con</strong>omiche di intervento; tali soglie sono riferite<br />

a <strong>con</strong>dizioni standard delle colture relativamente a vigore vegetativo, produzioni, tecnica<br />

colturale, eventi parassitari degli anni precedenti, ecc.;<br />

- è necessario esaltare la presenza e la funzione di eventuali antagonisti naturali delle specie<br />

fitofaghe (insetti utili), anche attraverso l’uso di principi attivi selettivi e rispettosi<br />

dell’acaroentomofauna utile;<br />

- qualora si decida di intervenire è indispensabile individuare il momento più opportuno in<br />

relazione all’andamento delle infestazioni, allo stadio di sviluppo della specie dannosa e al<br />

suo grado di pericolosità, alla presenza <strong>con</strong>temporanea di più specie dannose, alle<br />

caratteristiche dei principi attivi, in particolare per quanto riguarda efficacia e meccanismo<br />

di azione verso i diversi stadi di sviluppo dei fitofagi, all’andamento meteorologico e alle<br />

previsioni del tempo.<br />

CRITERI PER LA DIFESA DALLE CRITTOGAME<br />

Il <strong>con</strong>trollo delle malattie crittogamiche comporta la messa in atto di valutazioni previsionali in<br />

quanto, in particolare per i patogeni più pericolosi, è difficile subordinare i trattamenti<br />

all’accertamento dei sintomi macroscopici e <strong>con</strong>clamati sulla pianta; diverse sono, quindi, le<br />

possibili strategie di difesa:<br />

- modelli previsionali: sono basati su <strong>con</strong>siderazioni e calcoli riferiti essenzialmente alla<br />

sensibilità fenologica della coltura e agli eventi meteoclimatici necessari per la<br />

manifestazione dei processi infettivi; diversi sono i modelli previsionali utilizzabili, alcuni<br />

in grado di stimare il livello di rischio (es. mod. PIP per la peronospora del pomodoro) e<br />

altri il momento ottimale per l’esecuzione dell’intervento anticrittogamico (es. Tabelle di<br />

Mills per la ticchiolatura del melo e la Regola dei tre dieci per la peronospora della vite);<br />

- valutazioni previsionali empiriche: per quei patogeni per i quali non sono disponibili<br />

precise correlazioni fra eventi meteoclimatici e processi infettivi, si possono effettuare delle<br />

valutazioni empiriche, meno puntuali, ma comunque basate sull’influenza che l’andamento<br />

climatico esercita sul decorso della maggior parte delle malattie crittogamiche (moniliosi,<br />

muffa grigia, ecc.); strumenti fondamentali per l’applicazione di tali strategie sono la<br />

disponibilità di previsioni agrometeorologiche attendibili e di efficaci strumenti per la<br />

diffusione delle informazioni;<br />

- accertamento dei sintomi delle malattie: questa strategia, basata sull’accertamento dei<br />

sintomi della malattia <strong>con</strong>clamati sulla pianta, sarebbe risolutiva per la riduzione dei<br />

trattamenti cautelativi ma, nel <strong>con</strong>creto, trova applicazione solo per quei patogeni<br />

caratterizzati da un’azione dannosa limitata e non troppo repentina (es. oidio sulle colture<br />

erbacee, ruggini, cercosporiosi, alternariosi, septoriosi); lo sviluppo di tali strategie è<br />

rappresentato dalla definizione di metodiche di campionamento e delle relative soglie di<br />

intervento che <strong>con</strong>sentono un’ulteriore ottimizzazione dei programmi di difesa.<br />

236


CRITERI PER IL CONTROLLO DELLE INFESTANTI<br />

Anche per il <strong>con</strong>trollo delle infestanti è necessario orientare gli interventi nei <strong>con</strong>fronti di<br />

bersagli individuati qualitativamente e valutati per i loro potenziali effetti sulle coltivazioni; per<br />

fare ciò si possono adottare due metodi di valutazione:<br />

- previsione della flora infestante: si basa su osservazioni fatte nelle annate precedenti e/o su<br />

valutazioni zonali relative alle infestanti maggiormente diffuse sulle colture in atto; <strong>con</strong><br />

questo metodo si dovrebbe definire la probabile flora infestante nei <strong>con</strong>fronti della quale<br />

impostare le strategie di diserbo più opportune; tale approccio è indispensabile per gli<br />

eventuali interventi di diserbo nelle fasi di pre-semina e di pre-emergenza;<br />

- valutazione della effettiva composizione floristica della flora infestante: è da porre in<br />

relazione alla previsione e serve per verificare il tipo di infestazione effettivamente presente<br />

e per la scelta delle soluzioni da adottare e dei prodotti da impiegare, in particolare per<br />

quanto riguarda gli interventi diserbanti in post-emergenza.<br />

237


MISURA F – AGROAMBIENTE –<br />

AZIONE F.5 “ALTRI METODI DI PRODUZIONE COMPATIBILI CON LE<br />

ESIGENZE DELL’AMBIENTE”<br />

ALLEGATO C - ELENCO DELLE SPECIE BOTANICHE UTILIZZABILI<br />

- Biancospino Crataegus monogyna, C. oxyacantha<br />

- Ciliegio selvatico Prunus avium<br />

- Ciliegio canino Prunus mahaleb<br />

- Pero selvatico Pyrus pyraster<br />

- Melo selvatico Malus sylvestris<br />

- Gelso Morus alba<br />

- Ligustro Ligustrum vulgare,<br />

- Prugnolo Prunus spinosa<br />

- Sorbo degli uccellatori Sorbus aucuparia<br />

- Sorbo torminale Sorbus torminalis<br />

- Sorbo domestico Sorbus domestica<br />

- Rosa selvatica Rosa canina<br />

- Rovo Rubus ulmifolius<br />

- Cotonastro Cotoneaster<br />

- Spinocervino Rhamnus cathartica<br />

- Corniolo Cornus mas, C. sanguinea<br />

- Ginestra Genista jamensis, Spartium junceum<br />

- Ginestra dei carbonai Cytisus scoparius<br />

- Lentisco Pistacia lentiscus<br />

- Terebinto Pistacia terebinthus<br />

- Mirto Myrtus communis<br />

- Fillirea Phillyrea latifolia<br />

- Bosso Buxus sempervirens<br />

- Erica Erica arborea, E. scoparia<br />

- Alloro Laurus nobilis<br />

- Corbezzolo Arbutus unedo<br />

- Acero campestre Acer campestris<br />

- Frassino Fraxinus excelsior<br />

- Olmo Ulmus minor, glabra<br />

- Quercia Quercus pubescens, ilex, suber, cerris, petrae<br />

238


ALLEGATO D – Il valore e<strong>con</strong>omico della biodiversità<br />

Elementi per la dimostrazione dell’erosione genetica e del rischio di<br />

estinzione di razze animali o di specie o varietà vegetali<br />

La teoria e<strong>con</strong>omica ortodossa ri<strong>con</strong>osce che il sistema dei prezzi non è in grado di tener <strong>con</strong>to<br />

delle interazioni fra e<strong>con</strong>omia ed ambiente, in particolare nell’interazione <strong>con</strong> gli<br />

agroecosistemi, i cui effetti vengono identificati come esternalità.<br />

.In questo <strong>con</strong>testo ancora più difficile è l’attribuzione di un valore e<strong>con</strong>omico alla biodiversità.<br />

“La scienza e<strong>con</strong>omica non riesce ancora a dare una interpretazione al suo valore perché il<br />

modello classico della legge della domanda e dell’offerta…non riesce a darne una definizione<br />

compiuta del valore…” (fonte. A. Ciani, S. Cocco in “ Università degli studi di Perugia –<br />

Annali della Facoltà di Agraria – La <strong>con</strong>servazione della biodiversità in Umbria: situazione<br />

attuale e prospettive. Supplemento al volume L – 1996).<br />

Nazioni e imprese fanno a gara per accedere e godere dei benefici del germoplasma mondiale<br />

quindi la biodiversità come risorsa e<strong>con</strong>omica ha un valore a se stante diverso da quello delle<br />

singole risorse naturali e biologiche inteso nel senso ampio del termine. Si evidenzia, quindi,<br />

che “un uso sostenibile della biodiversità ha un valore e<strong>con</strong>omico positivo e che quest’ultimo<br />

può…essere spesso maggiore di quello derivante da un uso alternativo di quelle risorse che<br />

minacciano la biodiversità stessa” (cfr. Pearche , Moran, 1994)<br />

Riteniamo fondamentale ricordare che la valutazione e<strong>con</strong>omica della biodiversità - in<br />

particolare quella d’interesse agricolo – assurge al ruolo fondamentale specialmente nella scelta<br />

delle opzioni di sviluppo <strong>con</strong>trapposte all’opzione dell’uso sostenibile o della <strong>con</strong>servazione<br />

della biodiversità – come nel caso del <strong>PSR</strong> .<br />

Abbiamo assunto come valore teorico di riferimento a sostegno delle nostre scelte il <strong>con</strong>cetto<br />

che il valore e<strong>con</strong>omico totale di una risorsa ambientale sia dato dalla sommatoria tra valore<br />

d’uso e valore di non uso. Se è chiaro che il rilevantissimo valore d’uso delle risorse genetiche<br />

locali e/o autoctone per la creazione varietale, vogliamo sottolineare come il valore di non uso,<br />

anche a livello di e<strong>con</strong>omia agricola regionale, sia dato dal valore di lascito o eredità e dal<br />

valore di esistenza. Il primo misura il beneficio che una collettività o un sistema di produzione<br />

ottiene nel sapere che altri potranno usufruire di una risorsa in futuro. Il valore di esistenza<br />

deriva dalla natura particolare del bene <strong>con</strong>servato. “Qualunque incentivo per la creazione<br />

varietale dovrebbe essere bilanciato da pari sforzo per incoraggiare la <strong>con</strong>servazione l’uso<br />

sostenibile delle varietà tradizionali” (IPGRI – “Decision tools – Rome, october 1999)<br />

In fine si può <strong>con</strong>cludere “Il valore della biodiversità (d’interesse agricolo) può essere<br />

misurato come la differenza tra il valore attuale o futuro di un insieme diversificato di geni;<br />

specie ed ecosistemi ed il valore di un insieme meno diversificato” (cfr. Flint, 1992). Benché<br />

<strong>con</strong>cettualmente fattibile, le notevoli difficoltà pratiche per una struttura come<br />

l’Amministrazione regionale nel cercare il valore numerico della biodiversità di un territorio<br />

dato e delle sue complesse interrelazioni <strong>con</strong> i sistemi di produzione agricoli <strong>con</strong>creti, ci<br />

<strong>con</strong>vince l’idea di precedere alla sua salvaguardia – come suggerito da David Pearche (1994) –<br />

in attesa di poterne valutare numericamente le sue dirette ricadute e<strong>con</strong>omiche.<br />

239


Funzioni ambientali della agrobiodiversità.<br />

In merito alla dimostrazione che le singole varietà vegetali o razze animali <strong>con</strong>tribuis<strong>con</strong>o alla<br />

salvaguardia dell’ambiente nella <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>, si precisa quanto segue.<br />

In via generale è ri<strong>con</strong>osciuto il valore ambientale della difesa della agrobiodiversità, così come<br />

risulta dai lavori della FAO – Sustaining Agricultural Biodiversity and Agro-ecosystem<br />

Functions - International Technical Workshop organized jointly by the Food and Agriculture<br />

Organization of the United Nationsand the Secretariat of the Convention on Biological<br />

Diversity, with the support of the Government of the Netherlands 2 - 4 December 1998, FAO<br />

Headquarters, Rome, Italy, è così riassunto:<br />

“Some of the key functions for maintaining stable, robust, productive and sustainable agroecosystems<br />

may include the following:<br />

• breakdown of organic matter and recycling of nutrients to maintain soil fertility and<br />

sustain plant and <strong>con</strong>sequently animal growth;<br />

• breakdown of pollutants and maintenance of a clean and healthy atmosphere;<br />

• moderation of climatic effects such as maintaining rainfall patterns and modulation of<br />

the water cycle and the absorption of solar energy by the land and its subsequent<br />

release;<br />

• maintenance and stability of productive vegetative, fish and animal populations and the<br />

limitation of invasion by harmful or less useful species;<br />

• protection and <strong>con</strong>servation of soil and water resources, for example through a<br />

vegetative cover and appropriate management practices, and the <strong>con</strong>sequent<br />

maintenance of the integrity of landscapes and habitats;<br />

• sequestration of CO 2 by plants.”<br />

240


ALLEGATO D.1 - MISURA F – AGROAMBIENTE<br />

AZIONE F.8 – TUTELA DELLA BIODIVERSITA’ ANIMALE<br />

Misura F8. Biodiversità animale. chiarimenti su:<br />

a. necessità di dimostrare l’origine nelle zone e la minaccia di estinzione (animali a rischio,<br />

su documentazione scientifica)<br />

b. <strong>con</strong>sistenza del patrimonio totale e regionale<br />

c. dimostrare che <strong>con</strong>tribuis<strong>con</strong>o alla salvaguardia dell’ambiente<br />

In riferimento al punto a) riteniamo che una delle più accreditate base di dati sia da <strong>con</strong>siderare<br />

il sistema informativo della FAO:<br />

Domestic Animal Diversity Information System (DAD-IS 2.0)<br />

The Domestic Animal Diversity Information System (DAD-IS) is the<br />

country-secure, virtual structure supporting the development and uptake of<br />

the Global Strategy for the Management of Farm Animal Genetic Resources<br />

(AnGR) for avian and mammalian species used by farmers for food and<br />

agriculture, a multiple language communication and information tool for use<br />

by countries and a clearing house mechanism for information and data.<br />

DAD-IS requires registration which is free of charge. DAD-IS ....... (AGA)<br />

English: http://dad.fao.org/dad-is/Home.htm<br />

French: http://dad.fao.org/dad-isfr/home.htm<br />

Spanish: http://dad.fao.org/dad-issp/home.htm<br />

La base di dati della FAO riporta le seguenti <strong>con</strong>sistenze per le razze italiane di animali:<br />

Italia<br />

Especies<br />

Número de<br />

razas<br />

Asno 6<br />

Caballo 20<br />

Cabra 31<br />

Cerdo 13<br />

Gallina 6<br />

Oveja 55<br />

Vaca 31<br />

Content-type: text/html X-Script-name: Visual Basic CGI for Scharfenberg E. 7131<br />

241


EQUINI<br />

Tolfetano<br />

Razza autoctona originaria dell’area dei Monti della Tolfa situata in provincia di Roma. Nel<br />

1998 era allevata in 134 aziende <strong>con</strong> una <strong>con</strong>sistenza totale di 1089 capi di cui 472 puledri, 786<br />

fattrici, 38 stalloni. Appartenente al Registro anagrafico delle popolazioni equine ri<strong>con</strong>ducibili<br />

a gruppi etnici locali gestito dall’Associazione Italiana Allevatori per <strong>con</strong>to dello Stato Italiano.<br />

Confronta: FAO - Script-name: Visual Basic CGI for Matassino 208<br />

Confronta FAO – “Lista mundial de vigilancia para la diversidad de los animales domesticos”<br />

2a. edicion – Roma, 1997. – Lista de razas en peligro, pag.53<br />

Pony d’Esperia<br />

Razza autoctona originaria della Provincia di Frosinone allevata, al 31/12/1998, in 32 aziende<br />

<strong>con</strong> una <strong>con</strong>sistenza complessiva di 624 capi di cui 232 puledri 376 fattrici e 16 stalloni.<br />

Appartenente al Registro anagrafico delle popolazioni equine ri<strong>con</strong>ducibili a gruppi etnici<br />

locali gestito dall’Associazione Italiana Allevatori per <strong>con</strong>to dello Stato Italiano.<br />

Confronta FAO – “Lista mundial de vigilancia para la diversidad de los animales domesticos”<br />

2a. edicion – Roma, 1997. – Lista de razas en peligro, pag.53<br />

Tiro pesante Rapido ( Cavallo Agricolo Italiano)<br />

Razza diffusa in tutto il territorio nazionale, utilizzata in passato per le lavorazioni agricole e<br />

oggi ri<strong>con</strong>vertita per la produzione della carne ed allevata prevalentemente in aree interne<br />

collinari e montane. A livello nazionale, al 31/12 1998, la razza risulta allevata in 944 aziende<br />

<strong>con</strong> un numero complessivo di 6338 capi di cui 2976 fattrici, 3.019 puledri e 343 stalloni.<br />

Appartengono al Libro Genealogico del Cavallo agricolo Italiano gestito dall’omonima<br />

Associazione Nazionale di Razza.<br />

Confronta: Organization Monitoring Breed – FAO : Organization/University/Name of<br />

company Associazione Nazionale Allevatori del Cavallo Agricolo Italiano da Tiro Pesante<br />

Rapido Street/P.O. Box Via Locatelli 20 City/Town Verona Country Italy Contact/user class<br />

Breed Society /<br />

242


Maremmano<br />

Razza che trae origine dall’omonimo territorio del <strong>Lazio</strong> e della Toscana, un tempo utilizzata<br />

come razza da lavoro per cavalcature degli addetti alle mandrie, oggi ri<strong>con</strong>vertita per la carne e<br />

il turismo.<br />

A livello nazionale, al 31/12 1998, la razza risulta allevata in 1203 aziende <strong>con</strong> un numero<br />

complessivo di 3952 capi di cui 2278 fattrici, 1493 puledri e 181 stalloni . Appartengono al<br />

Libro Genealogico del Cavallo Maremmano gestito dall’omonima Associazione Nazionale di<br />

Razza .<br />

Confronta : Domestic Animal Diversity Information System (DAD-IS<br />

2.0)<br />

ASININI<br />

Ci si trova di fronte ad una specie ad elevato rischio di estinzione in quanto non trova utilizzi<br />

adeguati nelle attività agricole se non rivolti al turismo ed all’affezione. Si riportano le<br />

<strong>con</strong>sistenze al 31/12/1998 delle razze <strong>con</strong>siderate:<br />

Razza Allevamenti Puledri Fattrici Stalloni Totali<br />

Ragusano 53 77 192 27 296<br />

Martina Franca 27 106 88 30 224<br />

Amiata 62 67 149 9 225<br />

Le suddette razze appartengono al Registro anagrafico delle popolazioni equine ri<strong>con</strong>ducibili a<br />

gruppi etnici locali gestito dall’Associazione Italiana Allevatori per <strong>con</strong>to dello Stato Italiano.<br />

Confronta FAO – “Lista mundial de vigilancia para la diversidad de los animales domesticos”<br />

2a. edicion – Roma, 1997. – Lista de razas criticas, pag.49<br />

BOVINI<br />

Maremmana<br />

Razza autoctona allevata prevalentemente nella Maremma Tosco Laziale da cui prende il<br />

nome, è in costante diminuzione in quanto c’è la tendenza ad incrociarla <strong>con</strong> altre razze<br />

specializzate per la carne. La <strong>con</strong>sistenza dei capi iscritti al Libro Genealogico al 31/12/1998<br />

era la seguente:<br />

47 aziende <strong>con</strong> 4284 capi di cui 2517 vacche, 851 giovenche e manze, 803 giovane bestiame<br />

sotto l’anno, 113 tori. Il Libro genealogico è tenuto dall’Associazione Nazionale Allevatori<br />

Bovini da Carne.<br />

Si specifica che per la razza bovina Maremmana anche se inclusa tra le razze eleggibili<br />

all’aiuto previsto nell’ambito applicativo del Programma Regionale agroambientale attuativo<br />

del Reg. CEE 2078/92, i finanziamenti previsti sono stati attivati solo a decorrere<br />

dall’annualità 1998.<br />

243


LIBRO GENEALOGICO<br />

CONSISTENZE AL 31.12.1998<br />

MAREMMANA<br />

A.P.A. Allev. Vacche Gioven. Giov. Tori Totali<br />

GROSSETO 12 560 216 294 45 1115<br />

LATINA 4 133 48 39 6 226<br />

PESARO 1 23 7 0 0 30<br />

RIETI 3 69 9 0 2 80<br />

ROMA 19 1326 383 299 53 2061<br />

VITERBO 8 406 188 171 7 772<br />

TOTALE 47 2517 851 803 113 4284<br />

TOTALI per REGIONE<br />

LAZIO 34 1934 628 509 68 3139<br />

MARCHE 1 23 7 0 0 30<br />

TOSCANA 12 560 216 294 45 1115<br />

TOTALE 47 2517 851 803 113 4284<br />

Confronta: Domestic Animal Diversity Information System (DAD-IS 2.0)<br />

OVINI<br />

Sopravissana<br />

Razza originaria del Centro Italia, a triplice attitudine, è da <strong>con</strong>siderarsi per eccellenza la razza<br />

autoctona della <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> dove negli anni 60 <strong>con</strong>tava oltre un milione di capi allevati.<br />

Oggi è a serio rischio di estinzione in quanto al 31/12/1997 risultano iscritti al Libro<br />

genealogico 15 allevamenti per un totale di 2.441 capi di cui 2176 pecore, 291 agnelle, 15<br />

agnelli, 49 arieti.<br />

Sopravissana: Also Known By: Upper Visso<br />

The Sopravissana is found in the Central Apennines, Latium of central Italy. It is a fine<br />

to medium wooled breed kept for milk and meat production. The breed originated from<br />

Vissana crossed with Spanish Merino and Rambouillet in the 18th and early 19th<br />

century. American and Australian Merinos were used during the early 20th century for<br />

additional improvement of the breed.<br />

Sopravissana rams are horned and the females are polled.<br />

Reference: Mason, I.L. 1996. A World Dictionary of Livestock Breeds, Types and Varieties.<br />

Fourth Edition. C.A.B International. 273 pp. - http://www.ansi.okstate.edu/BREEDS/SHEEP/<br />

Department of Animal Science - Oklahoma State University<br />

http://www.tiho-hannover.de/Forschung/Zucht/eaap/descript/634.htm<br />

Vissana.<br />

244


Razza originaria del Centro Italia, a triplice attitudine (cfr. FAO)<br />

Content-type: text/html X-Script-name: Visual Basic CGI for Guest 468<br />

Espèce:<br />

Nom le plus courant (entre parenthèses<br />

langue en abrégé):<br />

Classification taxonomique:<br />

Etat actuel de domestication:<br />

Pays:<br />

Principale localisation de la race dans<br />

le pays:<br />

Utilisation principale :<br />

Etat de risque (1998):<br />

Moutons<br />

Vissana (it.)<br />

Race<br />

domestique<br />

Italie<br />

Marches<br />

1- alimentation: lait<br />

2- alimentation: viande<br />

3- fibre: laine<br />

en danger<br />

Population:<br />

Année de collecte des données: 1998 1994 1991<br />

Etat de risque: en danger en danger en danger<br />

Effectif total : > 1000<br />

Effectifs basés sur: - - -<br />

Fiabilité des données de population: - - -<br />

Nombre total de reproducteurs (mâles<br />

1100 1000<br />

et femelles):<br />

Tendance d'évolution de la population: - stable stable<br />

Origine:<br />

Organisme <strong>con</strong>trôlant la race<br />

croisement de différentes races<br />

du groupe Apennin<br />

Assonapa<br />

Qualités particulières de la race:<br />

Adaptabilité à un environnement<br />

particulier:<br />

La race est adaptée à<br />

l'environnement local (coteaux).<br />

Conservation in situ et <strong>con</strong>servation ex situ:<br />

Aucune donnée disponible<br />

245


Animali da cortile.<br />

“ Puesto que para nosotros la idea del patron de la raza no es en nigun modo trascendal”<br />

(Fernando Orozco Pinan - "Razas de gallinas españolas" Editorial Mundi-Prensa Libros –<br />

Madrid, 1989)<br />

La reintroduzione in allevamento aziendale di tipo familiare o a terra se<strong>con</strong>do le metodiche<br />

biologiche o biodinamiche di animali da cortile adatti richiede il recupero di alcune razze<br />

tradizionali dell’Italia centrale oggi completamente scomparse o minacciate di sparizione.<br />

In particolare una razza di polli, la “An<strong>con</strong>a” di cui esistono a livello nazionale meno di 200<br />

esemplari e di cui pochi <strong>con</strong>servati preso l’Università di Perugia, è ben adattata alle esigenze<br />

locali.<br />

Confronta: An<strong>con</strong>a<br />

The An<strong>con</strong>a originated near the city of An<strong>con</strong>a, Italy, from early Leghorns and other breeds.<br />

Its mixed ancestry gives it extreme hardiness and prolificacy. An<strong>con</strong>as were originally known<br />

as Black Leghorns because of their color, which is black with evenly white-tipped feathers. As<br />

with Leghorns, An<strong>con</strong>as are known primarily for egg-laying and produce large numbers of<br />

white eggs. They were once one of the prime egg-producing breeds in Europe, and joined<br />

American farm flocks in the 19th century. Active and busy birds, they are good foragers and<br />

said to be indifferent to climate.<br />

Varieties: Single Comb, Rose Comb.<br />

Standard Weights: Cock-6 pounds; hen-4-1/2 pounds; cockerel 5 pounds; pullet-4 pounds.<br />

Use: A small fowl that lays a fair number of rather small eggs.<br />

Status: Rare.<br />

Reference:<br />

Chicken Breeds and Varieties (A2880), John L. Skinner, University of Wis<strong>con</strong>sin-Madison<br />

The American Livestock Breeds Conservancy, Box 477, Pittsboro, N.C. 27312<br />

246


ALLEGATO D.2 - MISURA F – AGROAMBIENTE –<br />

AZIONE F.9 – TUTELA DELLA BIODERVISITÀ VEGETALE<br />

Premessa.<br />

“In situ <strong>con</strong>servation is <strong>con</strong>cerned with maintaining species’ populations in the natural<br />

habitats where they occur, whether as uncultivated plant communities or in farmers’ fields as<br />

part of existing agro-ecosystems. In situ <strong>con</strong>servation of crop plants involves the <strong>con</strong>servation<br />

on-farm of local crop cultivars (or landraces) with the active participation of farmers.” (cfr:<br />

onfarmsummary.htm" - http://www.cgiar.org/ipgri")<br />

Con questa definizione l’IPGRI inquadra l’itera problematica relativa alla validità della<br />

<strong>con</strong>servazione della diversità vegetale direttamente in azienda.<br />

Particolare valore, poi, queste pratiche acquistano nel bacino del Mediterraneo che è uno dei<br />

Centri d’Origine della biodiversità (Vavilov). In effetti “…The Mediterranean is one of the<br />

richest areas in biodiversity in the world. Cradle of the Occidental Civilization, it has a long<br />

history of agricultural exploitation of its endemic species. The region is home to a great plant<br />

diversity that which has played a major role in plant domestication pursuits. More than 360<br />

species are reported to have their primary or se<strong>con</strong>dary centres of origin in the Mediterranean,<br />

such estimates not taking into account additional hundreds of useful species harvested directly<br />

from the wild and not yet domesticated. “(cfr. IPGRI)<br />

In particolare, relativamente ai processi di erosione genetica nella <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>, che<br />

rappresenta un effettivo campione del bacino del Mediterraneo, ci preme ricordare che<br />

“…Such unique array of biodiversity is however in danger of disappearing for ever<br />

threatened by the introduction of exotic species, agricultural practices that encourage the<br />

cultivation over very large areas of one single crop genotype, land erosion, abandon of<br />

traditionally cultivated agricultural lands, or because of their over-exploitation from their<br />

natural habitats.” (cfr. IPGRI)<br />

La <strong>con</strong>servazione in azienda trova la sua validazione scientifica in molti testi, in particolare “…<br />

In situ <strong>con</strong>servation is <strong>con</strong>cerned with maintaining species’ populations in the natural habitats<br />

where they occur, whether as uncultivated plant communities or in farmers’ fields as part of<br />

existing agro-ecosystems” (IPGRI. 1997)<br />

247


MISURA F – AGROAMBIENTE –<br />

AZIONE F.9 – TUTELA DELLA BIODERVISITÀ VEGETALE<br />

ALLEGATO D.2 – ELENCO SPECIE E VARIETA’ DI MATERIALE VEGETALE A<br />

RISCHIO DI ESTINZIONE NEL LAZIO<br />

Specie legnose da frutto<br />

• Melo – Malus domestica Bork (Rif bibliografia I, II ,III ,IV e V).<br />

Agre (LT)<br />

Agre (VT)<br />

Appia (RI)<br />

Capo d’Asino (LT)<br />

Cocoine (LT)<br />

Dolce (LT)<br />

Francesca (VT)<br />

Gaetana (RI)<br />

Maiolina (RI)<br />

Mela fragola VT)<br />

Mela nana (LT)<br />

Paoluccia (RI)<br />

Paradisa (VT)<br />

Pontella (RI)<br />

Prata (RI)<br />

Rosetta/Rosone (VT)<br />

S.Agostino (LT)<br />

Tonnorella (LT)<br />

• Vite – Vitis vinifera L. (Rif. bibliografia IX, XV e XVI)<br />

Cannaiola di Marta (VT)<br />

• Azzeruolo – Crataegus azarolus L.(Rif. bibliografia VI, VII e VIII)<br />

Azzeruolo rosso (VT)<br />

Specie erbacee<br />

• Cereali (Rif. bibliografia X, XI e XII)<br />

Triticum dicoccum L. Farro dell’alta Valle del Tronto (Rieti e piana di Leonessa)<br />

Triticum dicoccum L Farro dell’alta valle del Tuarno e della valle dell’Aniene<br />

• Leguminose da granella (Rif. bibliografia XIII)<br />

Fagiolo – Phaseolus vulgaris L. Fagioli di Gradoli<br />

Ciavattone piccolo<br />

Gialli<br />

Solfarino<br />

248


Solfarino scuro<br />

Tondino<br />

Verdolino<br />

• Specie orticole (Rif. bibliografia XIV)<br />

Pomodoro – Lycopersicum esculentum L.<br />

Scatolone di Bolsena (VT)<br />

249


ELENCO SPECIE E VARIETA’ DI MATERIALE VEGETALE A RISCHIO DI<br />

ESTINZIONE NEL LAZIO – ELEMENTI GIUSTIFICATIVI<br />

Specie legnose da frutto <strong>con</strong> areali limitati allo spazio regionali. Si noti che spesso le singole<br />

varietà hanno adattamenti specifici ad zone di ambito provinciale o più ristretto.<br />

A questo proposito si veda la documentazione scientifica prodotta dal “The European<br />

Information Platform on Crop Genetic Resources” realizzata dal “European Cooperative<br />

Programme for Crop Genetic Resources Networks “(ECP/GR).<br />

In particolare sostengono che “…ultimate objective is to promote the utilization and most<br />

effective <strong>con</strong>servation of these resources”“(ECP/GR).<br />

Melo – Malus domestica Bork<br />

Agre (LT)<br />

Agre (VT)<br />

Appia (RI)<br />

Capo d’Asino (LT)<br />

Cocoine (LT)<br />

Dolce (LT)<br />

Francesca (VT)<br />

Gaetana (RI)<br />

Maiolina (RI)<br />

Mela fragola VT)<br />

Mela nana (LT)<br />

Paoluccia (RI)<br />

Paradisa (VT)<br />

Pontella (RI)<br />

Prata (RI)<br />

Rosetta/Rosone (VT)<br />

S.Agostino (LT)<br />

Tonnorella (LT)<br />

Descrizione.<br />

Nonostante la coltura del melo abbia nel <strong>Lazio</strong> una limitata importanza e<strong>con</strong>omica rispetto al<br />

resto d’Italia, il territorio collinare e montano di alcune provincie laziali si è rivelato ricco di<br />

germoplasma. Dove l’agricoltura ha carattere marginale o ha subito l’abbandono negli ultimi<br />

decenni o, ancora, dove <strong>con</strong>serva un carattere familiare, è stato possibile reperire circa 36<br />

varietà locali.<br />

Le località di individuazione e prelevamento del germoplasma, sono situate nella fascia<br />

collinare (400-500 m di altitudine) nelle provincie di Latina, Viterbo e Roma e nella fascia<br />

montana (800-1000 m di altitudine) in provincia di Rieti.<br />

Molte varietà sono rappresentate da esemplari isolati, in campi o piccoli frutteti non più<br />

coltivati, solo alcune sono presenti in piccoli frutteti familiari.<br />

Delle 36 accessioni individuate solo 29 sono state completamente descritte e di queste 18<br />

risultano essere nuove accessioni rispetto “all’Elenco delle cultivar di melo” compilato dal<br />

250


“Gruppo di difesa risorse genetiche delle piante legnose” (C.N.R. 1988).<br />

Pertanto nel 1987 e 1988 queste varietà sono state innestate su portainnesto nanizzante M26 e<br />

impiantate presso l’azienda agricola dell’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo, in un<br />

campo collezione.<br />

Indicatori.<br />

Nel campo collezione presso l’azienda agricola dell’Università degli Studi della Tuscia di<br />

Viterbo sono state <strong>con</strong>dotte osservazioni e analisi per la classificazione e la caratterizzazione<br />

delle fasi fenologiche, dal germogliamento all’allegagione, la valutazione degli aspetti<br />

podologici quali produzione, peso, forma, colore, <strong>con</strong>sistenza della buccia e <strong>con</strong>sistenza della<br />

buccia, infine è stato valutato il <strong>con</strong>tenuto in zuccheri e l’acidità.<br />

Bibliografia<br />

• Bignami C., 1990. Preliminary observation on a collection of old apple cultivars, XXIII<br />

International Horticoltural Congress, Firenze 27 agosto – 1 settembre.<br />

• Bignami C., Natali S., 1992. Variabilità del germoplasma di melo nell’italia centrale:<br />

crescita, fenologia, e produzione di alcune varietà. Atti del Convegno sul germoplasma<br />

frutticolo, salvaguardia delle risorse genetiche, Alghero: 127-132.<br />

• Bignami C., 1992. Germoplasma di piante da frutto nell’Italia centrale, problematiche per il<br />

reperimento e la <strong>con</strong>servazione. Atti del Convegno sul germoplasma frutticolo,<br />

salvaguardia delle risorse genetiche, Alghero: 723-726.<br />

• Bignami C., 1998. Characterisation and exploitation of minor Pomoideae in Italy. Annual<br />

meeting of the Society for E<strong>con</strong>omic Botany. Aarhus, July 1998 – Abstrat.<br />

Vite – Vitis vinifera L<br />

Cannaiola di Marta (VT)<br />

Descrizione.<br />

Cannaiola di Marta è un vitigno minore ad uva nera coltivato su pochi ettari in provincia di<br />

Viterbo, nei territori dell’omonimo villaggio situato sul lago di Bolsena, fornisce un vino da<br />

fine pasto apprezzato localmente e oggetto di una crescente richiesta, ma pressoché introvabile.<br />

Per la limitata espansione in coltura, la produzione annuale di uva non supera i 250 q<br />

(Papacchini, 1992).<br />

Indicatori.<br />

Sono state <strong>con</strong>dotte in un triennio osservazioni sulle caratteristiche biometriche di foglia,<br />

grappolo e acini e su alcuni caratteri fenologici ed agronomici. Sono state inoltre effettuate<br />

analisi preliminari per la caratterizzazione genetica dei due biotipi, ricorrendo ad alcuni<br />

marcatori microsatelliti.<br />

Bibliografia<br />

• Bignami C., Filippetti I., Moretti G., 1999. Caratterizzazione di un vitigno minore dell’alto<br />

<strong>Lazio</strong>: La Cannaiola di Marta. Atti del 5° Convegno sulla Biodiversità. Caserta, 9-10<br />

settembre, in corso di stampa<br />

• Natali S., Bignami C., 1988. Stato attuale e prospettive della viticoltura nell’alto <strong>Lazio</strong>.<br />

Informatore Agrario, 1: 59-65.<br />

• Papacchini G., 1992. La Cannaiola di Marta. Tuscia e<strong>con</strong>omica<br />

251


Azzeruolo – Crataegus azarolus L.<br />

Azzeruolo rosso (VT)<br />

Descrizione.<br />

Come altre pomacee minori, l’azzeruolo (Crataegus azarolus L)ha goduto di un buon<br />

apprezzamento in passato per il frutto ed ha poi subito un processo di abbandono. In Italia la<br />

specie è rara: poche piante sparse possono essere ancora rintracciate nelle siepi o in parchi e<br />

giardini, nelle aree in cui la pianta veniva coltivata in passato. Il gradevole gusto del frutto, il<br />

valore ornamentale della pianta e le proprietà medicinali dei fiori fanno dell’azzeruolo un<br />

fruttifero minore meritevole di essere <strong>con</strong>servato e valorizzato. Nel 1996 è stata avviata la<br />

caratterizzazione di alcune accessioni individuate negli anni precedenti.<br />

Indicatori.<br />

Le accessioni sono state classificate in base a caratteri morfolocigi di foglie, fiori e frutti e sulla<br />

base dell’analisi cromatografia del pattern di flavonoidi nelle foglie e nei fiori essiccati.<br />

Bibliografia.<br />

• Bignami C., Kurzmann M., 1998. Recupero e caratterizzazione di germoplasma di<br />

azzeruolo (Crataegus azarolus L). Atti del Congresso Nazionale sulla Biodiversità:<br />

germoplasma locale e sua valorizzazione. Alghero, settembre 1998, in stampa.<br />

• Bignami C., Kurzmann M., 1998. The azarole Workshop on “Conservation and<br />

utilisation of minor fruit tree species in Europe” Florence, 27-28 november 1998.<br />

Abstrat<br />

• Bignami C., 1999. L’azzeruolo. L’Informatore agrario, in corso di stampa.<br />

Cereali (Rif. bibliografia X, XI e XII)<br />

Triticum dicoccum L. Farro dell’alta Valle del Tronto<br />

Triticum dicoccum L Farro dell’alta valle del Tuarno e della valle dell’Aniene<br />

Descrizione.<br />

Tra le specie agrarie minori, il farro è, probabilmente una delle meno note. Coltivato nel nostro<br />

paese fin dall’antichità stà lentamente scomparendo riuscendo a sopravvive soltante in alcune<br />

limitate zone. Le accessioni individuate sono tutti e due tetraploidi e prendono il nome dagli<br />

areali in cui si sono trovate e precisamente:<br />

• Farro dell’alta valle del Tuarno e della valle dell’Aniene<br />

I comuni interessati sono Cineto Romano, Rifreddo, Vallinfreda e Vivaro. La quota di<br />

coltivazione varia tra I 550 e gli 850 metri. Le superfici investite sono stimate in 20-25 ha.<br />

• Farro dell’alta Valle del Tronto<br />

Le zone interessate da questo ecotipo sono Rieti e la piana di Leonessa <strong>con</strong> una superficie<br />

coltivata stimata in circa 15-20 ha. La quota di coltivazione è situata ad un altitudine<br />

compresa tra gli 850 e i 1.100 metri.<br />

Indicatori.<br />

Le accessioni sono state classificate in base a caratteri morfolocigi quali taglia, elasticità del<br />

culmo e suscettibilità all’allettamento, spiga e <strong>con</strong>sistenza del rachide, endosperma.<br />

Bibliografia.<br />

• D’Antuono L.F.,1989. Il farro: areali di coltivazione, caratteristiche agronomiche,<br />

utilizzazione e prospettive colturali. L’Informatore agrario, 45, 24:49-57.<br />

252


• D’Antuono L.F., 1994. Obsolete wheats in Italy: an overview on coltivation, use and<br />

perpspectives for their <strong>con</strong>servation, pp.41-48, in “Report of the IPGRI workshop on<br />

<strong>con</strong>servation and use of underutilized mediterranean species”, Padulosi S., Ager H. and<br />

Frison E., International Plant Genetic Resources Istitute.<br />

Fagioli di Gradoli<br />

Ciavattone piccolo<br />

Gialli<br />

Solfarino<br />

Solfarino scuro<br />

Tondino<br />

Verdolino<br />

Fagiolo – Phaseolus vulgaris L.<br />

Descrizione.<br />

Alla fine degli anni 80 è stata <strong>con</strong>dotta una indagine volta a impostare un lavoro di inventario e<br />

classificazione delle colture agrarie “minori” nel nostro paese. I risultati <strong>con</strong>dotti per le<br />

leguminose da granella hanno permesso di individuare diversi ecotipi locali di fagiolo trovati<br />

nell’alto viterbese , soprattutto nelle aree <strong>con</strong> agricoltura meno intensiva. Gli ecotipi segnalatiti<br />

sono particolarmente interessanti sia per le caratteristiche qualitative di pregio e sia per il<br />

notevolo interesse come prodotto tipico.<br />

Indicatori.<br />

Gli ecotipi individuati sono stati classificati in base a caratteri morfolocigi quali altezza della<br />

pianta, caratteristiche delle foglie e dei fiori peso, forma e colore dei semi.<br />

Bibliografia.<br />

• D’Antuono L.F., 1990. Le colture erbacee minori: inventario, <strong>con</strong>servazione e<br />

valorizzazione. Monti e Boschi, 4 : 33-40<br />

• D’Antuono L.F., Bignami C., 1995. Diversità delle specie agrarie: evoluzione,<br />

utilizzazione e <strong>con</strong>servazione. Atti del Convegno “Biodiversità: <strong>con</strong>servazione e<br />

sviluppo”, Modena, 13 ottobre 1995 :31-39<br />

Scatolone di Bolsena (VT)<br />

Pomodoro – Lycopersicum esculentum L.<br />

Descrizione.<br />

Lo Scatolone di Bolsena è una varietà locale di pomodoro da mensa, a sviluppo indeterminato e<br />

bacche di forma globosa, costolute, <strong>con</strong> calibro di 7-8 cm. La caratteristica saliente di questo<br />

prodotto è la presenza , all’interno delle logge della bacca, di una piccola cavità tra mesocarpo<br />

ed endocarpo (scatolatura). Questo carattere, ritenuto di pregio per motivi estetici e culinari,<br />

assieme ad eccellenti qualità organolettiche, faceva dello Scatolone un prodotto molto<br />

apprezzato. La notevole sensibilità al marciume apicale ha progressivamente portato alla<br />

scomparsa di questa varietà locale.<br />

Indicatori.<br />

Le progenie derivanti dalle 42 piante individuate nelle aziende di alcuni agricoltori sono state<br />

253


classificate e caratterizzate sulla base delle seguenti caratteristiche morfologiche e<br />

merceologiche: altezza della pianta,produzione complessiva, produzione commerciale, peso<br />

della bacca, numero di logge nella bacca, percentuale di scatolatura ed entità della scatolatura.<br />

Inoltre all’interno delle progenie sono state rilevate mutazioni a base genetica semplice, di cui<br />

tre di tipo clorofilliano.<br />

Bibliografia.<br />

• Mazzuccato A., Pepponi F., Chioccia G., Soressi G.P., 1998. Il pomodoro “Scatolone di<br />

Bolsena”: interventi genetici diretti alla sua valorizzazione.<br />

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• Trinh, LN (1999). Socio-e<strong>con</strong>omic data collection and analysis in the process of site<br />

selection and farmer household selection of the project implementation in Vietnam. In<br />

Proceedings of the Third Participants Workshop to develop tools and procedures (in press)<br />

• Trinh, LN, Ha, NP, Hue, NN, Cuong, PH (1999). Diversity fairs in Vietnam; A method for<br />

raising public awareness and locating diversity and custodians of local crop diversity.<br />

• Upadhaya, MP and Subedi, A. (1999). Methods used to create a framework for<br />

implementation and management of in situ <strong>con</strong>servation on-farm in Nepal. In Proceedings<br />

of the Third Participants Workshop to develop tools and procedures (in press)<br />

• Visser, B., jarvis D.I. (1999). Sclaing-up novel on farm approaches, In Proceedings of the<br />

Baarlo Workshop, Baarlo, The Netherlands (in press).<br />

265


MISURA III.2 Zone svantaggiate<br />

ASSE III Agroambiente e tutela del territorio<br />

Misura III.2 Zone svantaggiate<br />

Articoli Regolamento 1257/99, n.13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21.<br />

Classificazione comunitaria: misura e<br />

Costo totale della misura 11,68 Meuro<br />

Costo pubblico della misura 11,68 MEuro<br />

1.Obiettivi della misura, collegamenti e coerenza <strong>con</strong> la strategia:<br />

A) Obiettivi specifici:<br />

Favorire il mantenimento di una comunità rurale e<strong>con</strong>omicamente vitale nelle zone soggette<br />

a svantaggi naturali.<br />

B) Obiettivi operativi:<br />

Sostenere l’attività agricola nelle zone a svantaggio naturale.<br />

C) Collegamenti <strong>con</strong> altre misure<br />

• La misura è in sintonia <strong>con</strong> gli obiettivi generali del programma ed in particolare <strong>con</strong> la<br />

necessità di favorire la presenza umana sul territorio <strong>con</strong>sentendo in tal modo di<br />

salvaguardare e sostenere aziende e<strong>con</strong>omicamente vitali, nonché alla necessità di<br />

tutelare lo spazio naturale e salvaguardare il paesaggio. Il sostegno previsto <strong>con</strong> tale<br />

misura interagisce <strong>con</strong> quello previsto nelle misure agroambientali e forestali, ma anche<br />

<strong>con</strong> gli investimenti aziendali e più in senso lato <strong>con</strong> tutti gli interventi strutturali.<br />

• Una specifica correlazione sussiste <strong>con</strong> l’azione F.7 “Gestione dei sistemi pascolativi a<br />

bassa intensità” della misura III.1 , dove agli impegni previsti in tale azione si associa<br />

l’aiuto corrisposto ai sensi della presente misura, aiuti erogati a fronte di una situazione<br />

di naturale svantaggio<br />

2. Descrizione tecnica della misura :<br />

A) Settori interessati:<br />

E’ corrisposto un premio per le superfici destinate alla coltivazione di una delle tipologie<br />

colturali e nelle superfici di seguito specificate:<br />

colture foraggiere, sia avvicendate che permanenti, a <strong>con</strong>dizione che il beneficiario<br />

dimostri l’utilizzazione delle stesse per il bestiame aziendale bovino, bufalino, equino od<br />

ovicaprino. Tali superficie sono eleggibili a premio se il rapporto UBA/superficie<br />

foraggiera aziendale è compreso nell’intervallo tra 0,5 e 1,4 , <strong>con</strong> una <strong>con</strong>sistenza<br />

aziendale minima di 3 UBA;<br />

colture erbacee, che entrano nei normali avvicendamenti colturali, <strong>con</strong> esclusione delle<br />

colture industriali, ortive da industria e mais, nella superficie minima complessiva di ha.<br />

1,5;<br />

colture arboree specializzate nella superficie minima di ha. 0,5;<br />

oliveto specializzato, ossia <strong>con</strong> una densità di investimento pari ad almeno a n. 150 piante<br />

ad ettaro (densità di riferimento). Nel caso di oliveti <strong>con</strong> un numero di piante inferiore e<br />

comunque non al di sotto di 50 piante/ha le superfici sono ragguagliate, ossia sono ridotte<br />

proporzionalmente rispetto alla densità di riferimento. Al di sotto della densità minima di<br />

50 piante/ettaro non è prevista la corresponsione di alcun premio.<br />

266


La scelta delle colture è in sintonia <strong>con</strong> gli obiettivi e le finalità della misura nonché <strong>con</strong> la<br />

strategia di tutto il Piano di Sviluppo Regionale. Infatti sono state individuate le colture<br />

foraggiere in quanto rappresentano un imprescindibile elemento di <strong>con</strong>nessione <strong>con</strong> l’attività<br />

zootecnica svolta a livello aziendale, l’olivo in quanto la coltura costituisce uno degli aspetti<br />

più tipici dell’agricoltura e del paesaggio laziale, le colture erbacee ed arboree che, soprattutto<br />

in alcuni comprensori agricoli fortemente svantaggiati, caratterizzano un’agricoltura poco<br />

redditizia ed in alcuni casi marginale, ma in grado di originare redditi oltre che prodotti tipici<br />

di alta qualità.<br />

In ogni caso l’agricoltore è tenuto in tutte le superfici aziendali, comprese anche quelle non<br />

assoggettate a questa azione, al rispetto degli impegni e degli obblighi previsti nella “Buona<br />

Pratica Agricola Normale (BPAn)”, riportata in allegato al presente Piano di Sviluppo Rurale.<br />

B) Tipologie degli interventi ammissibili:<br />

E’ prevista la corresponsione di un premio quale indennità compensativa.<br />

C) Beneficiari<br />

Possono partecipare alla presente azione tutti gli imprenditori agricoli singoli o associati che<br />

gestis<strong>con</strong>o sotto la loro responsabilità diretta, a qualsiasi titolo, le superfici agricole per le quali<br />

si richiedono le indennità previste nella presente azione.<br />

I premi previsti sono erogati a seguito della presentazione di una domanda iniziale, che dovrà<br />

essere annualmente aggiornata per l’intera durata quinquennale dell’impegno. L’imprenditore<br />

agricolo dovrà garantire la <strong>con</strong>tinuità dell’impegno assunto, pena la restituzione di eventuali<br />

somme corrisposte a favore dello stesso in precedenti annualità. In ogni caso non è possibile la<br />

corresponsione del premio a favore di una medesima superficie, identificabile sulla base dei<br />

riferimenti catastali dichiarati.<br />

Nel caso di superficie collettive relative a pascoli sfruttati in comune, il richiedente può<br />

beneficiare esclusivamente del premio relativo alla quota parte di superficie assegnata allo<br />

stesso da parte dell’autorità <strong>con</strong>cedente, che dovrà predisporre uno specifico piano di riparto<br />

dal quale si evinca in maniera chiara la superficie di cui l’agricoltore può disporre, <strong>con</strong><br />

indicazione del relativo periodo di utilizzazione. Una medesima superficie può essere attribuita<br />

e dichiarata nello stesso periodo di riferimento da un unico beneficiario, anche se la stessa<br />

superficie in annualità diverse può essere utilizzata da agricoltori distinti. Fermo restando<br />

quanto previsto nel piano di riparto predisposto dall’Autorità <strong>con</strong>cedente, la disponibilità di<br />

superficie del singolo agricoltore potrà essere attestata annualmente anche mediante<br />

autocertificazione. La corresponsione dell’aiuto all’agricoltore per le superfici, di cui lo stesso<br />

a qualsiasi titolo ne dispone, è subordinato al rispetto delle <strong>con</strong>dizioni di impegno previste<br />

nella misura; nel caso di quote di superfici collettive coltivate a pascolo il computo della<br />

superficie foraggera aziendale da utilizzarsi per il rapporto UBA/sf, dovrà comprendere anche<br />

tali superfici come sopra verificate .<br />

D)Condizioni di ammissibilità e requisiti:<br />

Il premio è corrisposto agli agricoltori che:<br />

si impegnino a proseguire l’attività agricola in zona svantaggiata per almeno cinque anni<br />

a decorrere dal primo pagamento dell'indennità compensativa;<br />

dispongano di una superficie agricola effettivamente coltivata non inferiore a 2 ettari;<br />

rispettano le Buone Pratiche Agricole normali (BPAn).<br />

Per la partecipazione all’azione l’imprenditore agricolo deve dimostrare:<br />

di essere stabilmente residente in una delle zone svantaggiate incluse tra quelle individuare<br />

nell’ambito di applicazione della presente azione;<br />

abrogato<br />

267


F) criteri di priorità:<br />

Nell’ambito delle zone eleggibili è definito il seguente ordine prioritario:<br />

1. Zone svantaggiate di montagna;<br />

2. zone svantaggiate<br />

3. zone assimilate<br />

E) Localizzazione:<br />

L’azione è applicabile esclusivamente nelle zone delimitate ai sensi della direttiva 75/268/CEE<br />

3. Agevolazioni previste:<br />

A) Tipologia dell’aiuto:<br />

L’aiuto si sostanzia in premi erogabili per unità di superficie effettivamente coltivata.<br />

B) Intensità di spesa pubblica:<br />

Sono previsti, suddivisi per scaglioni di ampiezza aziendale, i seguenti livelli massimi di<br />

premio:<br />

1. azienda da 2 ha fino a 10 ha 150 Euro/ha;<br />

2. aziende da 10 ha fino a 20 ha 120 Euro/ha<br />

3. aziende da 20 fino a 30 ha 80 Euro/ha<br />

Il premio previsto nella presente azione è erogabile, in ogni caso, per un massimo di 30 ettari<br />

per azienda.<br />

C) Tasso di partecipazione comunitario:<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA è pari al 50% della spesa ammissibile .<br />

4. Durata della azione:<br />

La misura si applica nel periodo dal 2000 al 2006<br />

5. Descrizione <strong>con</strong>tratti in corso dalla precedente programmazione:<br />

Non sussistono.<br />

6. Procedure<br />

A) Autorità responsabile:<br />

Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale<br />

B) Modalità di attuazione<br />

Bando pubblico<br />

7. Indicatori fisici di realizzazione e di risultato.<br />

A) Indicatori fisici di risultato:<br />

SAU (ha) nelle zone svantaggiate<br />

n ° aziende<br />

B) Indicatori di risultato<br />

% aziende oggetto di premio in zone svantaggiate su totale aziende in zone svantaggiate<br />

268


MISURA III.3 Imboschimento terreni agricoli<br />

ASSE III Agroambiente e tutela del territorio<br />

Misura III.3 Imboschimento delle superfici agricole<br />

Articoli Regolamento 1257/99, art. 31<br />

Classificazione comunitaria: misura h<br />

Costo totale della misura 33,78 Meuro<br />

Costo pubblico della misura 32,10 MEuro<br />

1. Obiettivi della misura, collegamenti e coerenza della misura.<br />

A) Obiettivi specifici<br />

La misura intende sviluppare la superficie boscata sottraendo territorio alle produzioni agricole;<br />

B) Obiettivi operativi.<br />

finalizzare la funzione prevalentemente produttiva delle foreste nelle aree a forte<br />

caratterizzazione agricola;<br />

finalizzare la funzione prevalentemente ricreativa, paesaggistica, ambientale delle foreste nelle<br />

aree fortemente antropizzate e nelle aree collinari.<br />

C) Collegamenti <strong>con</strong> le altre misure:<br />

Gli imboschimenti realizzati ai sensi della presente misura si rapportano alla sfera d’azione di<br />

alcune tipologie di intervento previste nelle altre misure forestali, e realizzano sinergie anche<br />

<strong>con</strong> le misure II.1. e II.2.<br />

2. Descrizione tecnica della misura:<br />

La misura prevede la realizzazione di nuovi imboschimenti da realizzarsi su terreni agricoli.<br />

L’imboschimento dei terreni agricoli sarà accordato purché sia adeguato alle <strong>con</strong>dizioni locali e<br />

compatibile <strong>con</strong> l’ambiente.<br />

“Gli interventi attuati nell’ambito della misura rispettano quanto previsto nel Piano di<br />

protezione delle foreste <strong>con</strong>tro gli incendi, elaborato ai sensi del Reg. (CEE) n. 2158/92,<br />

attualmente in vigore. Gli stessi interventi saranno adeguati alle <strong>modifiche</strong> che eventualmente<br />

venissero apportate al Piano, come approvato dalla Commissione Europea”<br />

La misura, infatti, persegue gli obiettivi indicati nel documento COM (1998) 649 def.<br />

“Strategia forestale dell’Unione Europea”, nonché quelli definiti nel Piano Forestale Nazionale<br />

di cui alla Deliberazione CIPE 2 dicembre 1987, nello schema di Piano Forestale Regionale di<br />

cui alla deliberazione di Giunta Regionale n. 11409 del 23.12.1988 e nel Programma<br />

Pluriennale di Sviluppo Rurale ed Agroindustriale del <strong>Lazio</strong> approvato <strong>con</strong> D.C.R. n.593 del 1<br />

dicembre 1999.<br />

Tale misura, inoltre, <strong>con</strong>tribuisce a ridurre i rischi di incendi boschivi associandosi a sistemi di<br />

protezione specifici previsti nei Programmi annuali, l’ultimo relativo al 1999 è stato approvato<br />

<strong>con</strong> deliberazione di Giunta Regionale n. 2820 del 25 maggio 1999, di interventi di prevenzione<br />

e lotta agli incendi boschivi emanati dalla <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> ai sensi delle LL.RR. n. 5/74 e n.<br />

47/75.<br />

269


A) Tipologia degli interventi ammissibili:<br />

Con la presente misura sono <strong>con</strong>sentiti:<br />

imboschimenti protettivi e multifunzionali compresi gli impianti tartufigeni e la castanicoltura<br />

da frutto;<br />

arboricoltura da legno <strong>con</strong> latifoglie pregiate a ciclo lungo;<br />

arboricoltura da legno <strong>con</strong> latifoglie pregiate a ciclo breve (inferiore a 15 anni);<br />

arboricoltura a ciclo breve per produzione di biomassa.<br />

I lavori suscettibili di essere oggetto di finanziamento per l’imboschimento stesso sono i<br />

seguenti:<br />

lavori di preparazione e sistemazione del terreno;<br />

<strong>con</strong>cimazioni;<br />

tracciamento filari;<br />

acquisto, trasporto, preparazione e messa a dimora delle piante;<br />

lavori complementari (recinzioni, pacciamature, assistenza tecnica ed altri interventi<br />

tecnicamente motivati).<br />

Le operazioni colturali che determinano i costi ammissibili per il computo dell’aiuto per la<br />

manutenzione delle superfici imboschite sono le seguenti:<br />

rimpiazzo delle fallanze;<br />

ripulitura, falciatura, fresatura;<br />

taglio di formazione e di allevamento;<br />

<strong>con</strong>cimazioni;<br />

irrigazioni;<br />

difesa fitosanitaria;<br />

diradamenti.<br />

Gli interventi dovranno essere realizzati nel rispetto della legislazione ambientale e forestale<br />

vigente, adatti alle <strong>con</strong>dizioni locali, compatibili <strong>con</strong> l’ambiente e preservando un equilibrio fra<br />

silvicoltura e fauna selvatica. In particolare dovranno essere utilizzate specie che verranno<br />

riportate in un apposito elenco regionale redatto <strong>con</strong>formemente alle tipologie <strong>con</strong>sigliate nei<br />

tipi climatici individuati nella “CARTA FITOCLIMATICA” del <strong>Lazio</strong> redatta a seguito di uno<br />

studio effettuato dall’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. In questo modo viene<br />

garantita la compatibilità ed il positivo effetto ambientale degli interventi di imboschimento,<br />

<strong>con</strong>iugando la tipologia <strong>con</strong> l’indicazione territoriale. Nei Parchi, nelle Riserve naturali e nelle<br />

aree protette individuate dalla legge n. 394/91 e nel piano regionale delle aree protette è fatto<br />

divieto di impiego di specie esotiche.<br />

B) Beneficiari:<br />

persone fisiche o giuridiche;<br />

Comuni o associazioni di Comuni, Università Agrarie.<br />

Per l’imboschimento <strong>con</strong> specie a rapido accrescimento è necessaria la qualifica di imprenditori<br />

agricoli o associazioni di imprenditori agricoli .<br />

Per imprenditore agricolo si intende colui che dedica alle attività agricole almeno il 25% del<br />

proprio tempo di lavoro e ne ricava almeno il 25% del proprio reddito.<br />

270


C) Condizioni di ammissibilità:<br />

La misura si applica esclusivamente su terreni agricoli classificabili come S.A.U. aziendale,<br />

sulla cui superficie sia stata attuata una produzione agricola come elemento formante il reddito<br />

dell’imprenditore, e coltivata in modo stabile quantomeno nel triennio precedente. Sono esclusi<br />

i terreni agricoli destinati alla coltivazione di prato, prato–pascolo e pascolo permanente non<br />

avvicendati.<br />

La superficie minima dell’imboschimento è pari a 1 ettaro, nel caso di un corpo unico, ed a 2<br />

ettari nel caso di più corpi. Ciascuna azienda può imboschire fino ad un massimo di 30 ettari<br />

annui.<br />

D) Localizzazione:<br />

La misura è applicabile sull’intero territorio regionale.<br />

3. Agevolazioni previste:<br />

A) Tipologie di aiuto<br />

I <strong>con</strong>tributi per gli investimenti possono essere ascritti a tre tipologie di aiuto:<br />

<strong>con</strong>tributo alle spese di imboschimento;<br />

premio annuo per i costi di manutenzione delle superfici imboschite per un periodo non<br />

superiore ai cinque anni;<br />

premio annuo di compensazione delle perdite di reddito derivanti dall’imboschimento per un<br />

periodo non superiore ai venti anni.<br />

A 2) Massimali di investimento cofinanziabili:<br />

L’importo del <strong>con</strong>tributo per le spese di imboschimento viene <strong>con</strong>cesso sulla base dei costi<br />

effettivamente sostenuti e non può comunque superare il massimale di 5000 EURO/ettaro. Tale<br />

importo viene ridotto a 2500 Euro/ettaro per gli impianti a ciclo breve per produzione di<br />

biomassa.<br />

Per gli impianti realizzati dagli Enti pubblici, nei limiti del massimale di 5000 EURO/ettaro,<br />

viene ri<strong>con</strong>osciuta una maggiorazione del 10% della spesa sostenuta per l’imboschimento per le<br />

successive operazioni di risarcimento delle piantine morte.<br />

Il sostegno per l’imboschimento di superfici agricole non viene accordato:<br />

- ad agricoltori che beneficiano del sostegno al prepensionamento;<br />

per l’impianto di abeti natalizi.<br />

L’imboschimento <strong>con</strong> specie a rapido accrescimento, a ciclo breve e per la produzione di<br />

biomassa può essere effettuato esclusivamente da imprenditori agricoli o associazioni di<br />

imprenditori agricoli che avranno diritto alle sole spese di impianto.<br />

Il premio per la manutenzione della superficie imboschita viene <strong>con</strong>cesso unicamente a coloro<br />

che realizzano impianti <strong>con</strong> specie a ciclo lungo, per un periodo non superiore ai cinque anni e<br />

per un importo pari ai 600 EURO/ettaro per i primi due anni ed ai 350 EURO/ettaro per gli<br />

ultimi tre, e comunque nei limiti delle spese effettivamente sostenute e rientranti nelle tipologie<br />

ammissibili . Gli importi sopra riportati derivano da una media delle spese che devono essere<br />

sostenute dal beneficiario per tutte le operazioni di manutenzione.<br />

Il premio per la manutenzione della superficie imboschita non viene accordato:<br />

- a coloro che effettuano impianti <strong>con</strong> specie a rapido accrescimento o per la produzione di<br />

biomassa;<br />

271


- ai Comuni o associazioni di Comuni ed alle Università Agrarie.<br />

Il premio destinato a compensare le perdite di reddito viene <strong>con</strong>cesso, per i periodi così<br />

specificati:<br />

a coloro che realizzano impianti <strong>con</strong> turni superiori ai 50 anni, per un periodo non superiore ai<br />

20 anni;<br />

a coloro che realizzano impianti <strong>con</strong> specie a turno compreso fra i 30 e i 50 anni, per un periodo<br />

di 15 anni;<br />

a coloro che realizzano impianti tartufigeni e castanicoli per 10 anni.<br />

Il premio destinato a compensare le perdite di reddito non viene accordato:<br />

- a coloro che effettuano impianti <strong>con</strong> specie a rapido accrescimento o per la produzione di<br />

biomassa;<br />

- ai Comuni o associazioni di Comuni ed alle Università agrarie.<br />

Il premio è modulato sulla base della colture precedenti all’imboschimento. La misura del<br />

premio, il cui importo massimo è riportato nella tabella seguente differenziato per coltura e per<br />

beneficiario, è determinata come media triennale degli importi relativi alle colture praticate<br />

sulle superfici da imboschire nel triennio precedente l’imboschimento.<br />

BENEFICIARIO TIPO DI COLTURA IMPORTO MASSIMO<br />

Imprenditore agricolo o ortive, patate, grano duro, mais, 720<br />

associazioni di imprenditori piante industriali<br />

Altri beneficiari<br />

Imprenditore agricolo o<br />

associazioni di imprenditori<br />

Altri beneficiari<br />

Imprenditore agricolo o<br />

associazioni di imprenditori<br />

ortive, patate, grano duro, mais,<br />

piante industriali<br />

grano tenero, erbai, prati<br />

avvicendati,<br />

grano tenero, erbai, prati<br />

avvicendati,<br />

Leguminose da granella ed altri<br />

cereali<br />

180<br />

600<br />

180<br />

480<br />

Altra persona fisica o<br />

giuridica di diritto privato<br />

Leguminose da granella ed altri<br />

cereali<br />

180<br />

Imprenditore agricolo o<br />

associazione di imprenditori<br />

Altri beneficiari<br />

frutteti a fine turno<br />

frutteti a fine turno<br />

240<br />

90<br />

Nell’ambito degli imprenditori agricoli richiedenti così come precedentemente definiti<br />

(beneficiari) sarà <strong>con</strong>siderato prioritario l’intervento proposto da imprenditori che dedicano<br />

alle attività agricole il 50 % del tempo e ne ricavano il 50% del reddito.<br />

272


B) Intensità di spesa pubblica:<br />

La percentuale di <strong>con</strong>tributo pubblico per le spese di imboschimento, distinta per categoria di<br />

beneficiari, è la seguente:<br />

tipologia di intervento beneficiari % di<br />

<strong>con</strong>tributo<br />

imboschimenti protettivi e multifunzionali<br />

giuridiche 100<br />

Enti pubblici 100<br />

persone fisiche o<br />

Arboricoltura da legno <strong>con</strong> latifoglie<br />

persone fisiche o<br />

pregiate a ciclo lungo giuridiche 80<br />

Enti pubblici 100<br />

Tartuficoltura e castanicoltura da frutto persone fisiche o<br />

giuridiche 80<br />

Enti pubblici 100<br />

Arboricoltura da legno <strong>con</strong> latifoglie<br />

imprenditori agricoli o<br />

a ciclo breve associazioni di impr. agr. 80<br />

Arboricoltura a ciclo breve per produzione imprenditori agricoli o<br />

di biomassa associazioni di impr. agr. 80<br />

La percentuale di <strong>con</strong>tributo per i premi per la manutenzione e per la perdita di reddito è<br />

sempre pari al 100%. (Sono esclusi da questi premi gli Enti pubblici e gli imprenditori agricoli<br />

o associazioni di imprenditori agricoli che effettuano l’imboschimento <strong>con</strong> specie a rapido<br />

accrescimento o per la produzione di biomassa).<br />

C) Tasso di partecipazione comunitario:<br />

il <strong>con</strong>tributo FEOGA è pari al 50% dell’investimento totale e dell’importo relativo alle perdite<br />

di reddito e alle manutenzioni .<br />

4. Durata della misura:<br />

La misura si applica nel periodo dal 2000 al 2006.<br />

5. Descrizione <strong>con</strong>tratti in corso dalla precedente programmazione:<br />

Gli impegni assunti dal beneficiario ai sensi del Reg. CEE 2080/99 transitano nella nuova fase<br />

programmatoria 2000/2006, sulla quale graveranno in termini di risorse finanziarie. Si specifica<br />

che gli importi riportati sono stati calcolati tenendo <strong>con</strong>to dei progetti che l’Amministrazione<br />

Regionale ha istruito positivamente <strong>con</strong>siderando per gli stessi, sulla base dell’esperienza<br />

acquisita, un indice di mortalità pari a circa il 30% dei progetti realizzati rispetto a quelli<br />

ammessi ed anche l’eventuale minore spesa derivante da costi effettivamente sostenuti minori<br />

delle spese ri<strong>con</strong>osciute. A tale importo deve sommarsi quello relativo ai premi per le perdite<br />

di reddito e la manutenzione, sia di progetti già realizzati che da realizzare.<br />

Gli importi così calcolati sono riportati, distinti per annualità, nel prospetto che segue.<br />

273


CONTRATTI IN CORSO<br />

DI IMPEGNO<br />

Reg. (CE) n. 1257/99 - Piano di Sviluppo<br />

Rurale<br />

misura III.3 - imboschimento dei terreni<br />

agricoli<br />

(valori espressi in migliaia di EURO)<br />

anno<br />

quota UE manutenzione<br />

p. reddito p. reddito IMPORTO QUOTA<br />

investimenti<br />

manutenzione<br />

totale quota UE totale quota UE totale quota UE TOTALE COMUNITARIA<br />

(a) (b) (C) (a+b+c)<br />

2000 2.169,1 1.085 516 258 620 310 3.305 1.653<br />

2001 2.582 1.291 516 258 671 336 3.770 1.885<br />

2002 - 620 310 671 336 1.291 646<br />

2003 - 516 258 671 336 1.188 594<br />

2004 - 413 207 671 336 1.085 542<br />

2005 - 362 181 671 336 1.033 516<br />

2006 - 258 129 671 336 930 465<br />

4.751 4.751 3.202 1.601 4.648 2.324 12.602 6.301<br />

6. Procedure<br />

A) Autorità responsabile:<br />

Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale<br />

B) Modalità di attuazione<br />

L’Amministrazione regionale provvederà a definire le disposizioni operative relativamente alle<br />

modalità ed ai criteri per la presentazione, l’accoglimento e l’istruttoria delle domande, per le<br />

quali saranno adottate le procedure necessarie per <strong>con</strong>sentire un’adeguata informazione e<br />

divulgazione delle stesse.<br />

7. Indicatori fisici di realizzazione di risultato<br />

A) Indicatori fisici di realizzazione<br />

• ha di SAU imboschita<br />

• n. beneficiari<br />

• ha imboschiti <strong>con</strong> fini ricreativi e paesaggistici<br />

B) Indicatori di risultato<br />

SAU imboschita / SAU regionale<br />

274


ESSENZE ARBOREE AMMESSE<br />

L’imboschimento dei terreni agricoli può essere effettuato esclusivamente se adeguato alle<br />

<strong>con</strong>dizioni locali e compatibile <strong>con</strong> l’ambiente. A questo proposito sono ammissibili a<br />

finanziamento le specie sottoelencate:<br />

SPECIE A RAPIDO ACCRESCIMENTO<br />

Eucaliptus globulus Labill.<br />

Eucaliptus viminalis Labill.<br />

Eucaliptus x trabutii Vilm.<br />

Populus nigra L.<br />

Populus deltoides Bertr.<br />

Populus x euroamericana Guinier<br />

Populus alba L.<br />

Pseudotsuga menziesii Franco. Douglasia<br />

Pinus radiata D. Don. Pino radiata<br />

Paulonia Fortunei (*)<br />

SPECIE A CICLO LUNGO<br />

Juglans regia L. Noce comune<br />

Juglans nigra L. Noce nero<br />

Prunus avium L. Ciliegio<br />

Fraxinus excelsior L. Frassino maggiore<br />

Fraxinus oxycarpa Bieb. Frassino ossifillo<br />

Fraxinus ornus L. Orniello<br />

Fraxinus oxiphilla Bieb. Frassino meridionale<br />

Acer pseudoplatanus L. Acero montano<br />

Acer platanoides L. Acero riccio<br />

Acer opalus Mill. Acero opalo<br />

Acer monspessulanum L. Acero minore<br />

Acer campestre L. Acero campestre<br />

Sorbus aucuparia L. Sorbo degli uccellatori<br />

Sorbus torminalis Crants. Ciavardello<br />

Sorbus domesica L. Sorbo domestico<br />

Tilia sp. tiglio<br />

Tilia platyphillos Scop. Tiglio nostrale<br />

Tilia cordata Miller. Tiglio selvatico<br />

Alnus cordata Loisel. Ontano napoletano<br />

Alnus glutinosa L. Ontano nero<br />

Eleagnus angustifolia L. Eleagno<br />

Celtis australis L. Bagolaro<br />

Quercus suber L. Sughera<br />

Quercus cerris L. Cerro<br />

Quercus pubescens Nill. Roverella<br />

Quercus petraea Lieb. Rovere<br />

Quercus robur L. Farnia<br />

Quercus frainetto Ten. Farnetto<br />

Quercu ilex L. Leccio<br />

Pinus pinaster Ait. Pino marittimo<br />

Pinus pinea L. Pino domestico<br />

275


Pinus halepensis Mill. Pino d’Aleppo<br />

Ostrya carpinifolia Scop. Carpino nero<br />

Carpinus orientalis Miller Carpinella<br />

Carpinus betulus L. Carpino bianco<br />

Cornus mas L. Corniolo<br />

Castanea sativa Mill. Castagno<br />

Fagus selvatica L. Faggio<br />

Betula alba L. Betulla<br />

Populus tremula L. Pioppo temolo<br />

Populus alba L. Pioppo bianco<br />

Salix alba L. Salice bianco<br />

Salix caprea L. Sali<strong>con</strong>e<br />

Le specie sopraelencate dovranno essere utilizzate se<strong>con</strong>do le tipologie individuate nei tipi<br />

climatici previsti dalla “Carta Fitoclimatica” del <strong>Lazio</strong>, in modo tale da <strong>con</strong>iugare la tipologia<br />

<strong>con</strong> l’indicazione territoriale, favorendo il positivo effetto e compatibilità ambientale. Inoltre<br />

l’uso di piante idonee alle caratteristiche climatiche e pedologiche locali sono indispensabili per<br />

una buona riuscita degli impianti.<br />

276


MISURA III.4 Altre forestali<br />

ASSE III Agroambiente e tutela del territorio<br />

Misura III.4 Altre misure forestali<br />

Articoli regolamento 1257/99 art.29, art. 30 trattini 2°, 3°, 5°e 6°, art.32<br />

trattini 1° e 2°.<br />

classificazione comunitaria: misura i<br />

Costo totale della misura 37,77 Meuro<br />

Spesa pubblica della misura 32,11 Meuro<br />

Azioni:<br />

I.1) Raccolta, trasformazione e commercializzazione prodotti della selvicoltura;<br />

I.2) Associazionismo forestale;<br />

I.3) Miglioramento ecologico, sociale ed e<strong>con</strong>omico delle foreste ;<br />

I.4) Ricostituzione boschi danneggiati e prevenzione;<br />

I.5) Mantenimento e miglioramento della stabilità ecologica delle foreste<br />

1. Obiettivi della misura, collegamenti e coerenza <strong>con</strong> la strategia.<br />

A) Obiettivi specifici:<br />

• Sviluppare la filiera forestale e le attività silvocolturali.<br />

• Favorire una corretta gestione del bosco nel senso produttivo e socio-ambientale.<br />

• Migliorare la stabilità ecologica delle foreste esaltandone il significato di serbatoio di<br />

biodiversità.<br />

• Favorire l’adozione di adeguati sistemi di prevenzione e tutela.<br />

B) Obiettivi operativi:<br />

• Promuovere una razionale gestione dei boschi nell’ambito di un uso sostenibile delle<br />

foreste;<br />

• Migliorare la quantità e qualità delle produzioni legnose anche attraverso la<br />

specializzazione ed innovazione tecnologica del parco macchine e la realizzazione di<br />

strutture di raccolta, vendita e stoccaggio;<br />

• Favorire interventi che garantiscano elevati livelli di biodiversità e/o naturalità e di<br />

autoperpetuazione degli ecosistemi forestali;<br />

• Interventi volti allo sviluppo di strutture forestali più complesse e mature (avviamento<br />

all’alto fusto, interventi silvicolturali nelle fustaie già esistenti volti a favorire la stabilita’<br />

del soprassuolo e una sua progressiva evoluzione, interventi di naturalizzazione di impianti<br />

forestali artificiali.<br />

• Favorire l’associazionismo forestale.<br />

• Favorire la ricostituzione dei boschi danneggiati da eventi straordinari e introduzione di<br />

idonee misure di prevenzione in terreni <strong>con</strong> scarso equilibrio idrogeologico e in aree a<br />

rischio di incendio, potenziando le funzioni protettive delle foreste e dal pascolo brado.<br />

• accrescere in misura significativa il valore e<strong>con</strong>omico, ecologico e sociale delle foreste<br />

attraverso idonei investimenti;<br />

• migliorare e razionalizzare la viabilità forestale e le operazioni di esbosco del legname.<br />

277


C) Collegamenti <strong>con</strong> altre misure:<br />

La misura si integra <strong>con</strong> gli interventi della III.5 nella gestione complessiva del patrimonio<br />

forestale, esaltandone ed organizzandone la valenza e<strong>con</strong>omico-produttiva, è di supporto agli<br />

assi I e II nell’utilizzazione sostenibile del territorio ed in parte nella costituzione di fonti<br />

aggiuntive di reddito.<br />

2. Descrizione tecnica della misura<br />

La misura persegue gli obiettivi indicati nel documento COM (1998) 649 def. “Strategia<br />

forestale dell’Unione Europea”, nonché quelli definiti nel Piano Forestale Nazionale di cui alla<br />

Deliberazione CIPE 2 dicembre 1987, nello schema di Piano Forestale Regionale di cui alla<br />

deliberazione di Giunta Regionale n. 11409 del 23.12.1988 e nel Programma Pluriennale di<br />

Sviluppo Rurale ed Agroindustriale del <strong>Lazio</strong> approvato <strong>con</strong> D.C.R. n.593 del 1 dicembre<br />

1999.<br />

Gli interventi attuati nell’ambito della misura rispettano quanto previsto nel Piano di protezione<br />

delle foreste <strong>con</strong>tro gli incendi, elaborato ai sensi del Reg. (CEE) n. 2158/92, attualmente in<br />

vigore. Gli stessi interventi saranno adeguati alle <strong>modifiche</strong> che eventualmente venissero<br />

apportate al Piano, come approvato dalla Commissione Europea<br />

Tale misura, inoltre, <strong>con</strong>tribuisce a ridurre i rischi di incendi boschivi associandosi a sistemi di<br />

protezione specifici previsti nei Programmi annuali, l’ultimo relativo al 1999 è stato approvato<br />

<strong>con</strong> deliberazione di Giunta Regionale n. 2820 del 25 maggio 1999, di interventi di prevenzione<br />

e lotta agli incendi boschivi emanati dalla <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> ai sensi delle LL.RR. n. 5/74 e n.<br />

47/75.<br />

La misura è articolata in cinque diverse azioni che rappresentano altrettante opportunità di<br />

intervento. In generale si vuole porre l’attenzione sulla necessità di garantire una corretta<br />

gestione del bosco nel complesso delle sue funzioni che vanno da quella ricreativa-ambientale a<br />

quella di tutela della biodiversità, della capacità di rigenerazione e della vitalità delle foreste,<br />

nonché della sua funzione produttiva. Particolare rilievo talune azioni nell’ambito della<br />

protezione dei suoli dal rischio dei fenomeni erosivi<br />

In particolare si prevedono investimenti per il miglioramento della trasformazione e<br />

commercializzazione dei prodotti della silvicoltura, investimenti per mantenere e migliorare la<br />

stabilità ecologica delle foreste in zone nelle quali la funzione protettiva ed ecologica sia di<br />

interesse pubblico, investimenti per la salvaguardia e la tutela ambientale attraverso azioni di<br />

prevenzione nonché <strong>con</strong> interventi straordinari da effettuarsi a seguito di disastri naturali.<br />

A livello indicativo si precisa che le disponibilità finanziarie per la spesa pubblica prevista <strong>con</strong><br />

la presente misura, saranno prioritariamente destinate se<strong>con</strong>do le seguenti percentuali di<br />

programmazione:<br />

- per l’azione I1) 30 %<br />

- per l’azione I2) 7 %<br />

- per l’azione I3) 21%<br />

- per l’azione I4) 21%<br />

- per l’azione I5) 21%<br />

La regione si riserva, a se<strong>con</strong>da del parco progetti ammissibili, di modificare le sopracitate<br />

percentuali di riparto.<br />

278


2.bis Descrizione tecnica dell’azione<br />

Azione I.1 : Raccolta, trasformazione e commercializzazione prodotti della selvicoltura<br />

rif. art 30 del reg. (CE) n. 1257/99, III° trattino<br />

A) Tipologie degli interventi ammissibili:<br />

acquisto nuovi macchinari e nuove attrezzature per le operazioni di abbattimento, esbosco,<br />

scortecciamento, taglio, immagazzinamento, trattamento di protezione e stagionatura dei<br />

legnami indigeni, nonché per l’insieme delle operazioni che precedono la segatura industriale<br />

del legname in fabbrica, anche in funzione di garantire le ottimali <strong>con</strong>dizioni di sicurezza sui<br />

luoghi di lavoro e nel rispetto dell’ecosistema forestale ;<br />

Investimenti materiali volti a<br />

realizzazione e ristrutturazione di strutture di raccolta, commercializzazione e vendita del<br />

legname;<br />

realizzazione e ristrutturazione di aree di stoccaggio, di trattamento e di stagionatura del<br />

legname;<br />

produzione, raccolta, stoccaggio, <strong>con</strong>fezionamento, trasporto e fornitura di biomassa di origine<br />

forestale destinata ad impieghi energetici.<br />

Nell’ambito degli investimenti materiali sono ammissibili le spese per la costruzione,<br />

l’acquisizione o il miglioramento di beni immobili nonchè le spese generali, quali onorari di<br />

<strong>con</strong>sulenti, studi di fattibilità, acquisizione di brevetti e licenze, fino ad un massimo pari al 12%<br />

degli investimenti materiali realizzati.<br />

Gli investimenti realizzati ai sensi della presente azione potranno interessare esclusivamente<br />

superfici che siano proprietà di privati o di loro associazioni, ovvero di comuni o loro<br />

associazioni. A riguardo il beneficiario ai fini della corresponsione del <strong>con</strong>tributo dovrà<br />

impegnarsi, <strong>con</strong> un proprio atto, al rispeto di tale <strong>con</strong>dizione. Sarà cura dell’Amministrazione<br />

effettuare dei <strong>con</strong>trolli a campione per accertare l’osservanza di tale vincolo.<br />

La <strong>Regione</strong>, al fine del ri<strong>con</strong>oscimento del <strong>con</strong>tributo, avrà cura di verificare la redditività<br />

e<strong>con</strong>omica delle imprese beneficiarie”<br />

B) Beneficiari:<br />

le imprese boschive regolarmente iscritte presso le Camere di Commercio Industria,<br />

<strong>Agricoltura</strong> e Artigianato;<br />

<strong>con</strong>sorzi, cooperative.<br />

C) Condizioni di ammissibilità e requisiti:<br />

Per l’accesso ai finanziamenti è previsto:<br />

il beneficiario si impegna a non alienare o distogliere dall’uso cui sono destinati i macchinari di<br />

uso forestale acquistati <strong>con</strong> il beneficio pubblico per un periodo di almeno cinque anni, ed i<br />

beni immobili per un periodo di almeno 10 anni;<br />

279


i beneficiari non devono risultare cancellati dall’elenco/albo regionale degli operatori agricoloforestali<br />

per inadempienze o violazioni alle prescrizioni di massima e di polizia forestale,<br />

violazione delle norme sul lavoro o aver riportato <strong>con</strong>danne penali per reati in materia<br />

ambientale negli ultimi tre anni;<br />

i beneficiari ammessi agli investimenti relativi a produzioni da destinare agli impieghi<br />

energetici devono fornire preventivamente impegni preliminari di fornitura<br />

D) Priorità:<br />

Priorità è prevista per gli Imprenditori che svolgono l’attività di utilizzazioni boschive a titolo<br />

principale .<br />

E) Localizzazione:<br />

L’azione è applicabile sull’intero territorio regionale<br />

3. Agevolazioni previste:<br />

A) Tipologie di aiuto:<br />

Per i beneficiari è previsto un <strong>con</strong>tributo in <strong>con</strong>to capitale.<br />

B) Intensità di spesa pubblica:<br />

40% del costo totale dell’investimento;<br />

C) Tasso di partecipazione comunitario<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA alla spesa totale ammissibile è il 15%.<br />

4. Durata dell’azione:<br />

L’azione si applica nel periodo dal 2000 al 2006.<br />

5. Procedure:<br />

A) Autorità responsabile :<br />

Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale.<br />

B) Modalità di attuazione:<br />

Bando pubblico<br />

6. Indicatori fisici di realizzazione e di risultato<br />

A) Indicatori fisici di realizzazione<br />

n. e tipologia delle macchine acquistate<br />

valore delle macchine<br />

metri cubi di legname utilizzato;<br />

B) Indicatori di risultato<br />

incremento nelle utilizzazioni forestali (mc/anno)<br />

280


2. bis Descrizione tecnica dell’azione<br />

Azione I.2 Associazionismo forestale;<br />

rif. art 30 del reg. (CE) n. 1257/99, V° trattino<br />

A) Tipologie degli interventi ammissibili:<br />

costituzione di associazioni di imprenditori proprietari di boschi;<br />

costituzione di associazioni di imprese boschive.<br />

Sono ammissibili al finanziamento: l’affitto dei locali, l’acquisto di attrezzatura da ufficio,<br />

compresi i materiali e i programmi informatici, i costi del personale, i costi di esercizio e le<br />

spese giuridiche e amministrative. Qualora i locali vengano acquistati le spese ammissibili sono<br />

limitate al costo della locazione ai tassi di mercato, se<strong>con</strong>do quanto previsto al punto 10.5<br />

degli Orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato per il settore agricolo (2000/C 28/02: G.U.<br />

CE n. C28 del 01/02/2000)<br />

Ai fini dell’erogazione del <strong>con</strong>tributo è necessaria la presenza del piano di gestione per la cura<br />

del territorio da parte della associazione. L’intervento dovrà interessare una superficie minima<br />

di almeno 100 ettari.<br />

B) Beneficiari:<br />

associazioni di proprietari privati di boschi;<br />

associazioni di imprese boschive, in possesso di boschi privati;<br />

C) Localizzazione:<br />

L’azione è applicabile sull’intero territorio regionale<br />

3.Agevolazioni previste:<br />

A) Tipologie di aiuto:<br />

Per i beneficiari è previsto un <strong>con</strong>tributo in <strong>con</strong>to capitale.<br />

B) Massimali di investimento cofinanziabili<br />

Nel rispetto delle limitazioni previste per il ri<strong>con</strong>oscimento delle spese ammissibili, di cui al<br />

successivo paragrafo C) “Intensità della spesa pubblica”, in ogni caso non è <strong>con</strong>sentita la<br />

corresponsione di aiuti per un importo superiore a 200 Euro/ettaro, da calcolarsi sull’intera<br />

superficie associata.<br />

C) Intensità di spesa pubblica:<br />

Gli aiuti sono ri<strong>con</strong>osciuti per i primi cinque anni successivi alla costituzione e sono pari al<br />

100% dei costi sostenuti nel primo anno. Tale percentuale, da applicarsi sulle spese sostenute<br />

nell’annualità di riferimento, è ridotta del 20% per ciascun anno successivo di esercizio in<br />

maniera tale che al quinto anno sia limitato al 20% dei costi effettivi di quell’anno. In ciascuno<br />

dei cinque anni il <strong>con</strong>tributo non può superare l’importo derivante dal prodotto ottenuto tra il<br />

massimale previsto (200 euro/ha) e gli ettari di superficie forestale complessivamente<br />

rappresentata dalle Associazioni, <strong>con</strong> esclusione dei demani statali o regionali (art. 29 par. 3<br />

del reg. (CE) n. 1257/99). Non possono essere <strong>con</strong>cessi aiuti in relazione a spese sostenute<br />

dopo il quinto anno né dopo sette anni dal ri<strong>con</strong>oscimento dell’associazione forestale.<br />

281


D) Tasso di partecipazione comunitario<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA alla spesa totale è il 25 %.<br />

4. Durata dell’azione:<br />

L’azione si applica nel periodo dal 2000 al 2006.<br />

5.Descrizione <strong>con</strong>tratti in corso dalla precedente programmazione.<br />

Non sussistono <strong>con</strong>tratti in corso<br />

6. Procedure:<br />

A) Autorità responsabile :<br />

Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale, ferme restando le responsabilità e le<br />

funzioni del Dipartimento Ambiente e Protezione Civile attribuite sulla base delle proprie<br />

competenze.<br />

B) Modalità di attuazione:<br />

Bando pubblico<br />

7. Indicatori fisici di realizzazione e di risultato<br />

A) Indicatori fisici di realizzazione<br />

n. di associazioni create;<br />

ha gestiti in forma associativa;<br />

mc di legname utilizzato dalle associazioni dei produttori.<br />

B) Indicatori di risultato<br />

rendimento (mc/unità di lavoro) nelle fasi di utilizzazione forestale<br />

282


2. bis Descrizione tecnica dell’azione<br />

Azione I.3) Miglioramento ecologico, sociale ed e<strong>con</strong>omico delle foreste<br />

Rif. art.30, I paragrafo, II trattino, Reg.CE 1257/99<br />

A ) Tipologia degli interventi ammissibili<br />

Investimenti materiali per :<br />

<strong>con</strong>versioni di bosco ceduo in alto fusto;<br />

diradamenti e potatura di impianti artificiali di <strong>con</strong>ifere per favorire l’insediamento di specie<br />

autoctone;<br />

stabilizzazione e miglioramento della copertura arbustiva e/o arborea naturale già esistente<br />

(diradamenti e altri interventi colturali, tagli fitosanitari, rinfoltimenti, bonifica del bosco dai<br />

rifiuti, recinzioni);<br />

adeguamento razionale della viabilità forestale;<br />

l’adozione e <strong>con</strong>servazione di materiale forestale di base per una forestazione sostenibile.<br />

Tale sostegno è accordato soltanto riguardo alle foreste e alle superfici che siano di proprietà di<br />

privati o di loro associazioni ovvero di comuni o loro associazioni<br />

B) Beneficiari:<br />

Comuni o loro Associazioni nonché privati o loro Associazioni, proprietari di boschi<br />

o di superfici assimilabili ai boschi.<br />

Università Agrarie;<br />

Comunità Montane, in qualità di ente gestore di progetti che interessano superfici di proprietà<br />

dei comuni;<br />

C) Spese ammissibili<br />

Nell’ambito degli investimenti sono ammissibili le spese sostenute dal beneficiario per, lavori,<br />

acquisti nonchè le spese generali, quali onorari di <strong>con</strong>sulenti, studi di fattibilità, fino ad un<br />

massimo pari al 12% degli investimenti realizzati. Sono escluse le spese di gestione e<br />

manutenzione ordianria del bosco.<br />

Ai sensi dell’art.27 del Reg. 1750/99 le superfici che beneficiano degli aiuti <strong>con</strong> la presente<br />

azione, non possono essere ammesse al sostegno <strong>con</strong> la misura III.3 del presente piano. Nel<br />

pianificare gli interventi della presente azione, saranno privilegiati quelli previsti nei piani di<br />

assestamento forestale, specie se ricadenti in aree protette, di cui agli artt.nn.36 e 38 - Allegato<br />

A alla L.R. 20.01.1999,n.4.<br />

D) Localizzazione:<br />

la misura si applica alle aree boscate presenti su tutto il territorio della <strong>Regione</strong>.<br />

283


3 ) Agevolazioni previste:<br />

A) Tipologia di aiuto:<br />

L’aiuto si sostanzia in un <strong>con</strong>tributo in <strong>con</strong>to capitale.<br />

B) Intensità di spesa pubblica:<br />

Il <strong>con</strong>tributo sull’investimento totale ammissibile è del 90% nel caso di comuni o loro<br />

associazioni e del 80% per tutti gli altri beneficiari<br />

C) Tasso di partecipazione comunitario:<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA sull’investimento totale ammissibile è del 25%.<br />

4) Durata della azione:<br />

L’azione si applica per il periodo dal 2000 al 2006.<br />

5) Descrizione <strong>con</strong>tratti in corso dalla precedente programmazione:<br />

Non sussistono<br />

6) Procedure:<br />

Autorità responsabile:<br />

Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale, ferme restando le responsabilità e le<br />

funzioni del Dipartimento Ambiente e Protezione Civile attribuite sulla base delle proprie<br />

competenze.<br />

B) Modalità di attuazione:<br />

Bando pubblico.<br />

7) Indicatori fisici di realizzazione, di risultato:<br />

A) Indicatori fisici di realizzazione:<br />

ha sottoposti ad interventi di miglioramento;<br />

B) Indicatori di risultato:<br />

superficie interessata da, ricostituzione e miglioramento della stabilità ecologica /superficie<br />

forestale regionale.<br />

284


2. bis Descrizione tecnica dell’azione<br />

Azione I.4: Ricostituzione boschi danneggiati e prevenzione.<br />

Rif. art. 30, I paragrafo, VI trattino, Reg. CE 1257/99<br />

A) Tipologia degli interventi ammissibili<br />

Investimenti per:<br />

Interventi di ricostituzione della copertura arborea e/o arbustiva su superfici oggetto di disastri<br />

e danni ambientali o a rischio di dissesto idrogeologico o percorse da incendi effettuati<br />

utilizzando, a se<strong>con</strong>da delle caratteristiche stazionali e delle <strong>con</strong>dizioni di stabilita’ dei<br />

versanti, specie autoctone arboree e/o arbustive tali da edificare popolamenti arbustivi e/o<br />

arborei in armonia <strong>con</strong> la vegetazione potenziale della zona; su versanti a forte pendenza ed a<br />

rischio di dissesto idrogeologico e/o di frane è opportuno che l’imbrigliamento del suolo<br />

avvenga prioritariamente attraverso l’impianto di specie arboree e/o arbustive autoctone;<br />

realizzazione di punti d’acqua e di piazzole di atterraggio per elicotteri antincendio.<br />

interventi di prevenzione degli incendi boschivi:<br />

creazione di fasce tagliafuoco;<br />

avviamento all’alto fusto ai lati della viabilità stradale;<br />

ripristino della viabilità forestale <strong>con</strong> interventi mirati che non inneschino fenomeni di<br />

erosione;<br />

miglioramento dell’assetto idrogeologico di aree soggette a rischio di dissesto <strong>con</strong> il ricorso<br />

anche a tecniche di ingegneria naturalistica;<br />

interventi di sistemazione idraulico-forestale anche <strong>con</strong> tecniche di ingegneria naturalistica;<br />

ripristino delle opere <strong>con</strong> interventi sistematori sulle opere esistenti;<br />

interventi di lotta fitopatologica nei boschi attaccati da parassiti.<br />

Tale sostegno è accordato soltanto riguardo alle foreste ed alle superfici che siano proprietà di<br />

privati o di loro associazioni ovvero di Comuni o loro associazioni<br />

B) Beneficiari:<br />

Comuni o loro Associazioni;<br />

Università Agrarie;<br />

Comunità Montane;<br />

Proprietari privati di terreni boschivi danneggiati da disastri naturali o da incendi o che<br />

necessitano di adeguati strumenti di prevenzione.<br />

C) Spese ammissibili:<br />

Nell’ambito degli investimenti sono ammissibili le spese sostenute dal beneficiario per, lavori,<br />

acquisti nonchè le spese generali, quali onorari di <strong>con</strong>sulenti, studi di fattibilità fino ad un<br />

massimo pari al 12% degli investimenti realizzati.<br />

D) Localizzazione :<br />

La misura si applica su tutto il territorio della <strong>Regione</strong>. Nel pianificare gli interventi di<br />

miglioramento e ricostituzione boschiva saranno privilegiate le aree a rischio di dissesto<br />

idrogeologico individuate dalle Autorita’ di Bacino (Regionale, Tevere, Liri-Garigliano, Fiora,<br />

285


Tronto) a livello dei Piani di Bacino e in particolare nei piani stralcio relativi al rischio<br />

idrogeologico.<br />

3) Agevolazioni previste:<br />

A) Tipologia di aiuto:<br />

L’aiuto si sostanzia in un <strong>con</strong>tributo in <strong>con</strong>to capitale.<br />

B) Intensità di spesa pubblica:<br />

L’aiuto prevede un <strong>con</strong>tributo pari al 90% nel caso di ente pubblico ridotto a 80% nel caso di<br />

privati, del costo dell’investimento totale ammissibile.<br />

C) Tasso di partecipazione comunitario:<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA alla spesa totale è il 25 %<br />

4) Durata della azione:<br />

L’azione si applica per il periodo dal 2000 al 2006.<br />

5) Descrizione <strong>con</strong>tratti in corso dalla precedente programmazione:<br />

Non sussistono<br />

6) Procedure:<br />

A) Autorità responsabile:<br />

Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale, ferme restando le responsabilità e le<br />

funzioni del Dipartimento Ambiente e Protezione Civile attribuite sulla base delle proprie<br />

competenze.<br />

B) Modalità di attuazione:<br />

Bando pubblico.<br />

7) Indicatori fisici di realizzazione, di risultato:<br />

A) Indicatori fisici di realizzazione:<br />

Ha ricostituiti;<br />

Numero punti d’acqua realizzati;<br />

Numero di piazzole realizzate.<br />

Ha soggetti a misure di prevenzione.<br />

B) Indicatori di risultato:<br />

Superficie forestale servita dagli interventi di protezione/ superficie<br />

286


2. bis Descrizione tecnica dell’azione<br />

Azione I.5 : Mantenimento e miglioramento della stabilità ecologica delle foreste.<br />

Rif. art. 32, I paragrafo, I e II trattino, Reg. CE 1257/99<br />

1. Tipologia degli interventi ammissibili<br />

Gli interventi dovranno essere tesi a mantenere e migliorare la stabilità ecologica delle foreste<br />

la cui funzione protettiva ed ecologica sia di interesse pubblico e qualora le spese <strong>con</strong>nesse <strong>con</strong><br />

le misure di prevenzione o ripristino di tali foreste superino il prodotto dell’azienda. Ciò sta a<br />

significare che tali interventi non si <strong>con</strong>figurano come remunerativi e di <strong>con</strong>seguenza il<br />

<strong>con</strong>tributo ri<strong>con</strong>osciuto è un premio corrisposto a fronte delle spese sostenute.<br />

Azioni legate al miglioramento boschivo attraverso:<br />

interventi colturali volti all’evoluzione strutturale dei boschi che esercitino funzione di<br />

protezione o ecologica;<br />

interventi volti a favorire la rinnovazione naturale;<br />

manutenzione della sentieristica in bosco ;<br />

manutenzione dei reticoli idrografici superficiali;<br />

sfalcio e ripuliture scarpate stradali;<br />

ripuliture fasce tagliafuoco anche mediante pascolo circoscritto e <strong>con</strong>trollato;<br />

riduzione del materiale combustibile (erba e arbusti secchi) ai margini di strade adiacenti a<br />

zone boscate (esclusa viabilità forestale) e nelle aree ove è frequente il rischio di incendio di cui<br />

alla DGR 29.2.2000, n. 581,<strong>con</strong>cernente la predisposizione del piano antincendio regionale e le<br />

deliberazioni annuali di Giunta regionale <strong>con</strong>cernenti l’individuazione del periodo di massima<br />

pericolosità degli incendi boschivi.<br />

B) Beneficiari:<br />

Comuni o loro Associazioni ;<br />

singoli proprietari privati di boschi o loro associazioni;<br />

C) Localizzazione :<br />

Tutto il territorio regionale.<br />

D) Priorità<br />

Nel pianificare gli interventi di miglioramento e mantenimento della stabilità ecologica delle<br />

foreste saranno privilegiate le superfici boscate aventi funzione protettiva o ecologica:che siano<br />

incluse negli strumenti di pianificazione forestale di cui agli articoli 36 e 38 dell’ allegato A<br />

alla L.R. 20.1.1999, n. 4;<br />

che siano incluse nel sistema dei parchi e delle aree protette regionali di cui alla L.R.<br />

6.10.1997, n. 29, nonchè in ambiti di particolare rilevanza ambientale. Per quanto <strong>con</strong>cerne<br />

altresì il mantenimento delle fasce tagliafuoco anche attraverso misure agricole, nonché la<br />

ripulitura di strame lungo le scarpate e i margini delle strade adiacenti a boschi (<strong>con</strong> esclusione<br />

della viabilità forestale) oltre quanto previsto negli strumenti di pianificazione forestale di cui<br />

al precedente capoverso, essi potranno essere ammessi a <strong>con</strong>tributo sulla base di piani di<br />

coltura pluriennali redatti da tecnici abilitati e <strong>con</strong> priorità per le aree maggiormente soggette a<br />

rischi di incendio se<strong>con</strong>do la DGR 29.2.2000, n. 581, <strong>con</strong>cernente la predisposizione del piano<br />

antincendio regionale e le deliberazioni annuali di Giunta regionale <strong>con</strong>cernenti<br />

l’individuazione del periodo di massima pericolosità degli incendi boschivi (per l’annualità<br />

2000 è la DGR 22.2.2000 n.529)<br />

287


3. Agevolazioni previste:<br />

A) Tipologia di aiuto:<br />

Non è <strong>con</strong>sentito il cumulo dei <strong>con</strong>tributi dell’azione <strong>con</strong> altri <strong>con</strong>tributi previsti nella misura o<br />

già esistenti aventi le medesime finalità. I pagamenti ai beneficiari sono compresi tra un<br />

minimo pari a 40 euro/ettaro/anno e un massimo pari a 120 euro/ettaro/anno, in funzione degli<br />

interventi da porre in essere ed in base ad un <strong>con</strong>tratto nel quale sia precisata la dotazione<br />

finanziaria .<br />

B) Intensità di spesa pubblica:<br />

L’importo del <strong>con</strong>tributo è pari al 100% delle spese effettivamente sostenute dal beneficiario,<br />

ri<strong>con</strong>osciute ammissibili, <strong>con</strong> riferimento alle tipologie come sopra individuate in<br />

<strong>con</strong>siderazione che gli interventi previsti rivestono carattere di utilità sociale e non produ<strong>con</strong>o<br />

alcun reddito.<br />

C) Tasso di partecipazione comunitario:<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA alla spesa totale è il 25%<br />

4) Durata della azione:<br />

L’azione si applica per il periodo dal 2000 al 2006.<br />

5. Descrizione <strong>con</strong>tratti in corso dalla precedente programmazione:<br />

Non sussistono<br />

6. Procedure:<br />

A) Autorità responsabile:<br />

Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale, ferme restando le responsabilità e le<br />

funzioni del Dipartimento Ambiente e Protezione Civile attribuite sulla base delle proprie<br />

competenze.<br />

B) Modalità di attuazione:<br />

Bando pubblico.<br />

7. Indicatori fisici di realizzazione, di risultato:<br />

A) Indicatori fisici di realizzazione:<br />

Superfici boscate migliorate o ricostituite misurate in ettari;<br />

Ripulitura scarpate, fasce tagliafuoco, bordi stradali lungo i boschi e sentieristica se<strong>con</strong>do il<br />

loro sviluppo in metri lineari;<br />

Ha soggetti a misure di prevenzione.<br />

B) Indicatori di risultato:<br />

Superficie forestale servita dagli interventi miglioramento, manutenzione e prevenzione/<br />

superficie totale.<br />

288


MISURA III.5 Tutela dell’ambiente<br />

ASSE III. Agroambiente e tutela del territorio<br />

Misura III.5 Tutela dell'ambiente in relazione all'agricoltura, alla selvicoltura, alla<br />

<strong>con</strong>servazione delle risorse naturali nonché al benessere degli animali<br />

Articoli regolamento 1257/99, 33 11° trattino.<br />

Classificazione comunitaria misura t<br />

Costo totale della misura 18,44 Meuro<br />

Costo pubblico della misura 17,52 MEuro<br />

1. Obiettivi della misura, collegamenti e coerenza <strong>con</strong> la strategia.<br />

A) Obiettivi specifici:<br />

Interventi orientati alla tutela dell’ambiente ed alla <strong>con</strong>servazione delle risorse naturali.<br />

B) Obiettivi operativi:<br />

Il complesso degli interventi della presente misura vuole favorire l’adozione di adeguati sistemi<br />

di prevenzione e tutela dell’ambiente per la difesa delle attività agricole e forestali, la stabilità<br />

dei versanti, la valorizzazione delle acque di risorgiva, l’integrazione<br />

ambiente/vegetazione/fauna..<br />

C) Collegamenti <strong>con</strong> le altre misure:<br />

La misura si integra <strong>con</strong> le azioni previste dalla III.4 nella gestione complessiva del patrimonio<br />

forestale, è di supporto agli assi I e II nell’utilizzazione sostenibile del territorio.<br />

2. Descrizione tecnica della misura:<br />

L’interesse di tale azione è rivolto principalmente alla salvaguardia e alla tutela dell’ambiente<br />

rurale e forestale attraverso azioni di prevenzione nonché di interventi straordinari.<br />

L’azione è compatibile e coerente <strong>con</strong> gli obiettivi indicati da norme e direttive europee sulla<br />

<strong>con</strong>servazione dell’ambiente e della vita selvatica nonché dalla programmazione nazionale<br />

(Piano Forestale Nazionale, legge quadro sui Parchi , L. 11.2.1992, n.157), e regionale (L.R.<br />

6.10.1997, n. 29, sulle aree protette, L.R.n.48/82 : Piano pluriennale per la tutela e la difesa<br />

della fauna autoctona in via di estinzione.<br />

A) Tipologia degli interventi ammissibili.<br />

Investimenti materiali per:<br />

1. Rinsaldamento e rinaturazione delle dune costiere <strong>con</strong> criteri naturalistici, per la tutela<br />

paesistica e ambientale dei terreni agricoli retrostanti;<br />

2. Regimentazione dei corsi d’acqua <strong>con</strong> tecniche naturalistiche, creazione di fasce “cuscinetto”<br />

a vegetazione autoctona lungo i corsi d’acqua;<br />

3. Bonifica e salvaguardia delle aree <strong>con</strong> presenza di sorgenti.<br />

4. Ripristino e salvaguardia di zone umide, forre, boschetti relittuali di valore naturalistico o<br />

paesaggistico ambientale;<br />

289


Nel caso di intervento che riguardano le foreste il sostegno è accordato soltanto riguardo<br />

superfici che siano di proprietà di privati o di loro associazioni ovvero di comuni o loro<br />

associazioni<br />

B) Spese ammissibili:<br />

Nell’ambito degli investimenti sono ammissibili le spese sostenute dal beneficiario per, lavori,<br />

acquisti nonchè le spese generali, quali onorari di <strong>con</strong>sulenti, studi di fattibilità fino ad un<br />

massimo pari al 12%, dell’investimento realizzato .<br />

C) Beneficiari.<br />

Comuni o Associazioni di Comuni .<br />

Università Agrarie;<br />

Comunità Montane;<br />

Enti gestori delle aree protette.<br />

- Singoli proprietari privati o loro asasociazioni.<br />

D) Localizzazione:<br />

La misura si applica su tutto il territorio della <strong>Regione</strong>.<br />

3.Agevolazioni previste:<br />

A) Tipologia di aiuto:<br />

L’aiuto si sostanzia in un <strong>con</strong>tributo in <strong>con</strong>to capitale a fondo perduto.<br />

B) Intensità di spesa pubblica:<br />

L’aiuto prevede un <strong>con</strong>tributo pari al 90% dell’investimento totale ammissibile nel caso di ente<br />

pubblico e del 80% nel caso di privati .<br />

C) Tasso di partecipazione comunitario:<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA alla spesa totale è pari al 25%.<br />

4. Durata della misura:<br />

L’azione si applica per il periodo dal 2000 al 2006.<br />

5. Descrizione <strong>con</strong>tratti in corso dalla precedente programmazione:<br />

Non sussistono.<br />

6. Procedure:<br />

A) Autorità responsabile:<br />

Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale, ferme restando le responsabilità e le<br />

funzioni del Dipartimento Ambiente e Protezione Civile attribuite sulla base delle proprie<br />

competenze.<br />

B) Modalità di attuazione:<br />

Bando pubblico.<br />

290


7. Indicatori fisici di realizzazione, di risultato:<br />

A) Indicatori fisici di realizzazione:<br />

ettari di interventi realizzati;<br />

Km. di sponde regimentate.<br />

n. di sorgenti e ettari di superficie bonificata e salvaguardata;<br />

B) Indicatori di risultato:<br />

Ha di superficie territoriale protette dai pericoli di esondazioni;<br />

portata (mc/min) sorgenti bonificate e valorizzate<br />

291


MISURA IV.1 Valutazione<br />

Misura VALUTAZIONE<br />

Articoli regolamento 1257/99 art 49<br />

Classificazione comunitaria misura<br />

Costo totale della misura 2,94<br />

Spesa pubblica della misura 2,94<br />

1. Obiettivi della misura, collegamenti e coerenza <strong>con</strong> la strategia<br />

A) Obiettivi specifici<br />

Ottemperare agli obblighi regolamentari in materia di valutazione ex ante , in itinere, ex post<br />

B) Obiettivi operativi<br />

Supportare il Comitato di sorveglianza<br />

2. Descrizione tecnica della misura<br />

Il sistema di sorveglianza e valutazione si baserà sulle relazioni e valutazioni redatte ai sensi<br />

degli articoli 48 e 49 del regolamento 1257/99 e degli articoli 41,42,43,44,45 del regolamento<br />

1750/99.<br />

La regione affiderà le valutazioni in itinere ed ex-post ai sensi degli articoli 42 e 43 del<br />

regolamento 1260/99 a valutatori indipendenti scelti in base a gare pubbliche nel rispetto delle<br />

normative degli appalti sulla fornitura di servizi.<br />

La valutazione ex ante è stata affidata in via diretta all’Istituto nazionale di E<strong>con</strong>omia Agraria,<br />

in maniera <strong>con</strong>forme alle norme nazionali e comunitarie vigenti in materia di appalti pubblici<br />

dei servizi, in forza dell’urgenza e delle competenze specifiche nella materia e del lavoro svolto<br />

quale supporto scientifico alla stesura del Programma pluriennale di sviluppo rurale ed<br />

agroindustriale del <strong>Lazio</strong> 1999/2003. I costi della valutazione ex ante sono proposti al<br />

cofinanziamento come da previsione di spesa. e sono pari indicativamente a 38735 euro (lire<br />

75.000.000).<br />

A) Tipologia degli interventi ammissibili:<br />

Spese per la reaslizzazione delle relazioni e valutazioni redatte ai sensi degli articoli 48 e 49 del<br />

regolamento 1257/99 e degli articoli 41,42,43,44,45 del regolamento 1750/99.<br />

B) Beneficiari<br />

Soggetti indipendenti abilitati a partecipare a gare pubbliche nel rispetto delle normative degli<br />

appalti sulla fornitura di servizi.<br />

3. Agevolazioni previste<br />

A) Intensità di spesa pubblica:<br />

La spesa pubblica rappresenta il 100 % delle spese ammissibili.<br />

B) Tasso di partecipazione comunitario:<br />

Il <strong>con</strong>tributo FEOGA massimo sull’investimento totale è pari al 50% .<br />

4. Durata della misura<br />

L’azione si applica per il periodo dal 2000 al 2006 e si <strong>con</strong>cluderà nel 2008 <strong>con</strong> la trasmissione<br />

della relazione ex post alla Commissione Europea.<br />

292


5. Procedure<br />

A) Autorità responsabile :<br />

Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale.<br />

B) Modalità di attuazione:<br />

Bando pubblico<br />

7 Indicatori fisici di realizzazione, di risultato<br />

B) Indicatori fisici di realizzazione:<br />

Relazioni annuali<br />

Valutazioni ex ante , in itinere, ex post<br />

10. Provvedimenti che garantis<strong>con</strong>o l’attuazione efficace e corretta del piano,<br />

compresi <strong>con</strong>trollo e valutazione. (Punti 11 e 12 all. Reg.1750/99)<br />

10.1.1 Indicazione delle autorità competenti e degli organismi regionali<br />

L'autorità responsabile e competente per la gestione del presente piano di sviluppo rurale è la<br />

<strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>.<br />

Il Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale, attraverso le sue strutture centrali e<br />

periferiche, ha il ruolo di attuazione, coordinamento, indirizzo, <strong>con</strong>trollo e vigilanza del Piano.<br />

I documenti di indirizzo strategico e di variazioni programmatiche, nonché i bandi pubblici di<br />

gara sono adottati <strong>con</strong> propri atti dalla Giunta regionale e/o dal Consiglio regionale. Le<br />

direttive attuative inerenti la gestione amministrativa, gli atti procedurali, le modalità operative<br />

ed organizzative sono emanati dal Dipartimento d'intesa <strong>con</strong> le strutture regionali di pari livello,<br />

competenti per materia.<br />

Le verifiche istruttorie, il <strong>con</strong>trollo amministrativo e l’attuazione delle attività inerenti i<br />

<strong>con</strong>trolli sul posto saranno svolte da strutture della <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>, nella sua articolazione<br />

centrale e periferica. La regione può anche avvalersi di strutture <strong>con</strong>venzionate, nel rispetto<br />

delle modalità, dei criteri e delle procedure previste nel presente capitolo, nonché in maniera<br />

<strong>con</strong>forme alle disposizioni recate dal Reg. (CE) n. 1663/95 .<br />

Qualora in attuazione del decentramento amministrativo alcune competenze inerenti<br />

l’applicazione e l’operatività del presente Piano siano trasferite dalla <strong>Regione</strong> ad altri Enti<br />

locali a carattere sub-regionale, sarà cura del Dipartimento Sviluppo agricolo e mondo rurale,<br />

in qualità del proprio ruolo di coordinamento, definire le procedure necessarie per adeguare il<br />

sistema di gestione e dei <strong>con</strong>trolli alle eventuali variazioni intervenute, che saranno comunque<br />

<strong>con</strong>formi al Reg. (CE) n. 1663/95.<br />

10.1.2 Circuito finanziario<br />

La <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> previa intesa <strong>con</strong> AIMA in liquidazione (cui subentrerà AGEA), organismo<br />

pagatore ri<strong>con</strong>osciuto in base ai regolamenti comunitari 729/70 e 1663/95, assicurerà il<br />

pagamento del sostegno al beneficiario finale sulla base di elenchi dei soggetti ammessi a<br />

beneficiare degli aiuti previsti, accompagnati da una dichiarazione di ammissibilità<br />

293


La <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> iscrive su un apposito capitolo del proprio bilancio annuale e pluriennale le<br />

quote di competenza regionale per ciascun anno di attuazione del Piano <strong>con</strong> l'indicazione delle<br />

relative quote dello Stato e del FEOGA.<br />

La quota annuale di competenza regionale sarà trasferita presso l’organismo pagatore, , in base<br />

allo stato di avanzamento della spesa complessiva del Piano <strong>con</strong> modalità che permetteranno<br />

come disposto dall’art 32 del Reg. (CE) n. 1750/99 che i pagamenti nell’ambito delle varie<br />

misure del Piano siano versati integralmente al beneficiario.<br />

L'organismo pagatore provvederà ad erogare l'intero <strong>con</strong>tributo ai beneficiari se<strong>con</strong>do un<br />

sistema di erogazioni di anticipi, ac<strong>con</strong>ti per stati di avanzamento e di saldi finali.<br />

Fermo restando quanto indicato nelle singole misure del Piano nel caso di finanziamenti<br />

<strong>con</strong>cessi in <strong>con</strong>to capitale per interventi a carattere strutturale o dotazionale è possibile<br />

procedere all’erogazione di anticipi, a favore di soggetti beneficiari pubblici e privati, anche<br />

nel rispetto delle vigenti normative regionali, del <strong>con</strong>tributo ritenuto ammissibile a<br />

finanziamento, previo presentazione di idonea garanzia fideiussoria<br />

Nel caso di finanziamenti in <strong>con</strong>to capitale per interventi a carattere strutturale e dotazionale<br />

possono essere erogati ac<strong>con</strong>ti, anche nel rispetto delle vigenti normative regionali, del<br />

<strong>con</strong>tributo totale ritenuto ammissibile a finanziamento, sulla base della certificazione da parte<br />

delle strutture preposte dell’effettivo avanzamento dei lavori e degli acquisti, al netto delle<br />

somme già erogate a titolo di anticipo. Il saldo finale del <strong>con</strong>tributo è disposto a seguito<br />

dell’acquisizione di idonea certificazione attestante la regolare esecuzione dei lavori e di<br />

effettuazione degli acquisti. In base alle disposizioni regionali vigenti i progetti potranno essere<br />

sottoposti a collaudo finale od in corso d’opera.<br />

La <strong>Regione</strong> intende relativamente a finanziamenti <strong>con</strong>cessi a titolo di interventi realizzati in<br />

<strong>con</strong>formità a quanto disposto in materia di aiuti di stato aggiuntivi previsti nell’ambito del<br />

presente piano (art. 52 del Reg. (CE) 1257/99 - cap. 14 “aiuti di stato aggiuntivi”) e nel caso<br />

specifico quando tale regime di sostegno è <strong>con</strong>forme e del tutto analogo a quello previsto per le<br />

misure cofinanziate, sia in termini di tipologie di interventi ammissibili che di intensità dei tassi<br />

di intervento che di beneficiari finali, utilizzare questi progetti realizzati e finanziati quale<br />

avanzamento del livello di spesa del <strong>PSR</strong> specie nel caso in cui sia necessario incrementare gli<br />

importi di spesa certificati per raggiungere gli obiettivi finanziari previsti annualmente,<br />

regolamentando tali situazioni d’accordo <strong>con</strong> l’organismo pagatore .<br />

Inoltre previa intesa <strong>con</strong> lo Stato membro tali finanziamenti potranno se del caso essere<br />

utilizzati , per realizzare la cosiddetta tecnica dell’overbooking.<br />

10.1.3 Regole di gestione e accesso ai benefici<br />

La procedura di <strong>con</strong>cessione dei <strong>con</strong>tributi e dei premi ai beneficiari finali avverrà, per<br />

ciascuna misura o azione, <strong>con</strong> periodicità annuale o pluriennale tramite l’emanazione di<br />

bandi pubblici per la raccolta delle istanze di finanziamento.<br />

294


Il bando <strong>con</strong>terrà:<br />

le indicazioni relative alle tipologie di spesa messe a bando e ai requisiti dei<br />

beneficiari ammessi al finanziamento, il regime di aiuti <strong>con</strong> indicazione delle<br />

agevolazione previste e dei massimali d’intervento, i territori d'intervento esclusivi<br />

e/o prioritari;<br />

la tempistica (data di apertura e chiusura dei termini), le modalità per la<br />

presentazione delle domande, gli uffici e le strutture competenti, nonché<br />

l’indicazione dei tempi necessari per lo svolgimento delle istruttorie tecnico<br />

amministrative;<br />

la documentazione da presentare<br />

la descrizione delle <strong>con</strong>dizioni di impegni, gli obblighi ed i vincoli da parte del<br />

beneficiario finale;<br />

le indicazioni relative al sistema sanzionatorio e dei <strong>con</strong>trolli, comprese le Autorità<br />

presso le quali è possibile ricorrere nel caso di non ammissibilità al finanziamento<br />

richiesto;<br />

l’indicazione delle priorità di ammissione ai finanziamenti, da effettuarsi sulla base<br />

di idonei parametri oggettivi predeterminati, nonché i criteri per la definizione delle<br />

graduatorie, in base ai quali procedere alle autorizzazioni a finanziamento;<br />

ogni altro elemento ritenuto necessario per <strong>con</strong>sentire una efficace applicazione degli<br />

interventi.<br />

La richiesta di adesione ad una o più delle misure dello sviluppo rurale previste nel Piano<br />

dovrà essere effettuata sulla base di una specifica modulistica che l’Amministrazione<br />

regionale <strong>con</strong>corderà <strong>con</strong> l’Organismo pagatore, e sarà comunque <strong>con</strong>forme al disposto<br />

dell’art. 46 del Reg. Ce 1750/97.<br />

In ogni caso i richiedenti che gestis<strong>con</strong>o sotto la propria responsabilità diretta aziende<br />

agricole, per le quali intendono usufruire dei benefici previsti nel Piano dovranno fornire,<br />

in sede di presentazione delle domande, dettagli riguardo le superfici disponibili ed il<br />

bestiame aziendale, comprese anche quelli per i quali non viene richiesto alcun sostegno,<br />

nonché altre informazioni aggiuntive ritenute necessarie: le stesse informazioni saranno<br />

utilizzate per la costituzione del fascicolo aziendale previsto dal D. Lgs. 173/98, che<br />

istituisce l’Anagrafe delle aziende agricole e la loro identificazione sulla base del Codice<br />

Unico di Identificazione Aziendale (CUAA), costituito dal codice fiscale<br />

10.1.4 Il Sistema procedurale e dei <strong>con</strong>trolli<br />

Procedimento di ammissione al <strong>con</strong>tributo<br />

L'istruttoria per l’ammissione delle domande di partecipazione al Piano verrà effettuata<br />

dalle strutture regionali competenti, se<strong>con</strong>do le norme sui procedimenti amministrativi di<br />

cui alla L. 241/97. Per ciascuna domanda di <strong>con</strong>tributo verrà individuato un responsabile<br />

del procedimento di ammissione.<br />

La <strong>Regione</strong> è organismo responsabile delle fasi procedurali fino all’autorizzazione del<br />

pagamento.<br />

Pertanto, la <strong>Regione</strong> provvede a:<br />

- ricezione e protocollazione standardizzate delle domande di aiuto e dei relativi allegati;<br />

- informatizzazione dei dati delle domande;<br />

- gestione delle istruttorie;<br />

295


- esecuzione dei <strong>con</strong>trolli oggettivi e amministrativi;<br />

- predisposizione degli elenchi di liquidazione;<br />

- archiviazione dei documenti.”<br />

La <strong>Regione</strong> individua per ciascuna misura o azione un iter istruttorio e dei <strong>con</strong>trolli<br />

relativo alle domande di <strong>con</strong>tributo e poi a ciascun progetto ammesso a finanziamento .<br />

L’Organismo pagatore supporterà l’attività della <strong>Regione</strong> nell’ambito dell’attuazione del Piano<br />

tramite:<br />

- definizione <strong>con</strong>cordata delle modalità di interscambio dati;<br />

- esecuzione di <strong>con</strong>trolli informatici nell’ambito del sistema integrato di gestione e <strong>con</strong>trollo.<br />

A seguito delle richieste di <strong>con</strong>tributo per ciascuna domanda verrà effettuato un <strong>con</strong>trollo<br />

amministrativo e una istruttoria tecnica, mirati alla verifica della documentazione<br />

pervenuta e del possesso dei requisiti minimi per l’accesso ai finanziamenti previsti,<br />

nonché la verifica della compatibilità delle iniziative <strong>con</strong> gli obiettivi e le finalità del<br />

Piano.<br />

Le verifiche istruttorie, per l’ammissione al regime, tengono <strong>con</strong>to anche dei ris<strong>con</strong>tri<br />

incrociati da effettuarsi sulla base dei dati disponibili nel sistema integrato di gestione dei<br />

<strong>con</strong>trolli istituito ai sensi del Reg. CE 3508/92. In particolare il sistema integrato di<br />

<strong>con</strong>trollo sarà utilizzato nelle misure che prevedono l’erogazione di un <strong>con</strong>tributo<br />

correlato alla superficie ed agli animali.<br />

Relativamente a ciascuna misura di intervento, saranno effettuati, per ogni annualità di<br />

riferimento, ivi compresi gli impegni pluriennali, dei <strong>con</strong>trolli sul posto su un campione<br />

di almeno il 5% delle aziende, da calcolarsi sulla base delle domande pervenute e ritenute<br />

ricevibili<br />

I <strong>con</strong>trolli sul posto saranno mirati alla verifica della <strong>con</strong>formità tra quanto dichiarato dal<br />

beneficiario nella domanda di partecipazione al Piano e quanto accertato in sede di<br />

sopralluogo, al possesso dei requisiti per l’accesso ai finanziamento nonché al rispetto<br />

degli impegni assunti, ivi compresi quelli pluriennali. I <strong>con</strong>trolli sul posto, per quanto è<br />

possibile <strong>con</strong>trollare al momento della visita, dovranno essere esaustivi e vertere su tutti<br />

gli impegni e gli obblighi assunti dal beneficiario. I <strong>con</strong>trolli dovranno essere effettuati<br />

<strong>con</strong>formemente alle disposizioni recate agli articoli 6 e 7 del Reg. (CEE) n. 3887/92. Nel<br />

caso in cui i requisiti minimi in materia di ambiente, igiene e benessere degli animali<br />

siano stati attestati dal beneficiario a mezzo di autocertificazione, queste ultime saranno<br />

comunque sottoposte a verifica nella misura minima del 5%. Per ciascuna visita di<br />

<strong>con</strong>trollo deve essere redatto uno specifico rapporto, sul quale dovranno essere riportate,<br />

in maniera dettagliata, le informazioni acquisite in sede di accertamento, <strong>con</strong>formemente<br />

all’art. 12 del Reg. (CEE) n. 3887/92. L’individuazione del campione di aziende presso<br />

le quali eseguire il <strong>con</strong>trollo in loco sarà effettuato sulla base di analisi dei rischi<br />

<strong>con</strong>dotta nel rispetto dei criteri riportati all’art. 6 del reg. (CEE) 3887/92, come anche la<br />

data di svolgimento del <strong>con</strong>trollo che dovrà essere definita in funzione di un’analisi dei<br />

rischi.<br />

Le disposizioni recate all’art. 9, par. 1 e 2 del reg. (CEE) n. 3887/92 si applicano in tutti i<br />

casi di aiuti erogati per superficie. Il par. 2 dell’art. 10 del Reg. (CEE) n. 3887/92 si<br />

applica per gli aiuti <strong>con</strong>cessi a favore degli animali. Le disposizioni dell’art. 11 dello<br />

stesso Reg. (CEE) n. 3887/92 si applicano sia per gli aiuti per superfici che per animali.<br />

296


Nel caso di misure che prevedono l’assunzione di impegni da parte del beneficiario, le<br />

disposizioni operative per l’attuazione della misura potranno prevedere la distinzione tra<br />

impegni essenziali ed accessori, al cui mancato rispetto, potranno essere associate<br />

ripetitivamente decadenze totali o parziali degli aiuti. Nelle more della introduzione a<br />

livello nazionale di un provvedimento che disciplini la materia dei <strong>con</strong>trolli e delle<br />

sanzioni per l’attuazione dei Piani di Sviluppo Rurale saranno vigenti, per le misure<br />

agroambientali (Misura F), le norme introdotte dal D.M. n. 159/98 e per gli interventi<br />

relativi all’imboschimento delle superfici agricole (misura H) quelle previste nel D. M<br />

494/98.<br />

Specificatamente per le azioni F.1(produzione integrata) e F.2 (agricoltura biologica)<br />

della misura F (agroambiente), che prevedono impegni relativi a divieto o limitazione<br />

d’uso di input chimici, sarà attivato un servizio di analisi di laboratorio su campioni di<br />

parti vegetali (frutti, analisi fogliari, ecc.) e se necessario di terreno, per la verifica<br />

dell’eventuale presenza di residui relativi a prodotti chimici non <strong>con</strong>sentiti.<br />

Per quanto <strong>con</strong>cerne gli operatori dell’agricoltura biologica, così come definito dal Reg.<br />

(CEE) n. 2092/91 e successive <strong>modifiche</strong> ed integrazioni, si terrà <strong>con</strong>to, relativamente al<br />

rispetto del metodo di produzione biologico,, delle visite ispettive effettuate dagli<br />

Organismi di <strong>con</strong>trollo e certificazione autorizzati a livello nazionale ai sensi del D. Lgs<br />

220/95 attuativo degli articoli 8 e 9 del citato Reg. (CEE) 2092/91. Ciascun Organismo di<br />

certificazione, relativamente alle aziende assoggettate al proprio sistema dei <strong>con</strong>trolli, è<br />

tenuto a comunicare <strong>con</strong> tempestività all’amministrazione regionale eventuale<br />

inadempienze, infrazioni o irregolarità ris<strong>con</strong>trate in azienda. L’Organismo di <strong>con</strong>trollo,<br />

inoltre, dovrà tener <strong>con</strong>to anche dell’esito di eventuali accertamenti svolti presso gli<br />

operatori da strutture dell’Amministrazione regionale.<br />

Al termine del procedimento istruttorio di ammissione ai <strong>con</strong>tributi , tenuto <strong>con</strong>to delle<br />

verifiche tecnico- amministrative nonché degli eventuali <strong>con</strong>trolli in loco, sarà redatto un<br />

apposito verbale di ammissibilità.<br />

A livello di misura o di azione verrà definito <strong>con</strong> apposito atto il parco progetti<br />

ammissibili e sulla base di una graduatoria e delle disponibilità finanziarie, l’elenco dei<br />

beneficiari finali ammessi a <strong>con</strong>tributo, e l’elenco delle domande non idonee al<br />

finanziamento.<br />

L’elenco delle domande ammesse a <strong>con</strong>tributo sarà inoltrato all’ente pagatore al fine<br />

dell’emissione del relativo ordinativo di pagamento.<br />

A ciascun richiedente sarà data comunicazione dell’esito dell’istruttoria di ammissione.<br />

Nel caso di domande relative alla <strong>con</strong>cessione di premi la comunicazione sull’esito<br />

istruttorio sarà effettuata esclusivamente per le domande, che in sede di procedimento<br />

istruttorio, sono state ritenute non ammissibili.<br />

Per i progetti <strong>con</strong> investimenti materiali o immateriali ammessi a finanziamento verrà<br />

disposto uno specifico provvedimento di <strong>con</strong>cessione. Nell'atto di <strong>con</strong>cessione saranno<br />

previsti gli impegni e le prescrizioni per la realizzazione del progetto approvato<br />

comprendenti tra l'altro, l'investimento ammesso, il <strong>con</strong>tributo <strong>con</strong>cesso, il cronogramma<br />

di realizzazione e di spesa, l'obbligo di fornire i dati di avanzamento finanziario e di<br />

risultato, l'elenco degli indicatori fisici di progetto.<br />

297


In tutti i casi di istanze ritenute non ammissibili al <strong>con</strong>tributo sarà data comunicazione al<br />

richiedente, <strong>con</strong> apposito provvedimento che dovrà riportare le risultanze delle<br />

valutazioni tecniche dell’intervento richiesto, dei <strong>con</strong>trolli amministrativi e/o in loco<br />

svolti sulla stessa istanza.<br />

Per ciascun progetto o domanda ammessa a finanziamento sarà individuato un<br />

funzionario responsabile dei <strong>con</strong>trolli o degli stati di avanzamento della spesa<br />

progettuale, diverso dal responsabile del procedimento istruttorio di ammissione.<br />

Nel caso di realizzazione di progetti relativi ad investimenti sarà effettuato un<br />

accertamento in loco finale su ciascun intervento, effettuato in maniera esaustiva in<br />

ordine alla realizzazione fisica dell’intervento ed alla documentazione finanziaria, e<br />

laddove ritenuto necessario, anche dei <strong>con</strong>trolli sul posto relativi agli stati di<br />

avanzamento.<br />

Per l’erogazione dei <strong>con</strong>tributi relativi ad impegni pluriennali ( misure III.1 e III.2) si<br />

effettueranno <strong>con</strong>trolli inerenti anche le successive domande annuali di pagamento. Per<br />

ciascuna annualità, l’estrazione del campione terrà <strong>con</strong>to delle domande per le quali si è<br />

già effettuato un pagamento ed inoltre, il campione di aziende sarà composto, se<br />

necessario, di una percentuale minima di aziende sulle quali ripetere l’accertamento in<br />

loco, già effettuato in precedenti annualità di impegno.<br />

.<br />

Per ciascuna domanda dovrà essere compilata e redatta apposita check-list, sottoscritta da<br />

ciascun funzionario responsabile di una o più fasi del procedimento istruttorio. La checklist<br />

dovrà essere riepilogativa delle verifiche svolte a carico della domanda ed in<br />

particolare:<br />

⇒ delle informazioni anagrafiche del richiedente;<br />

⇒ delle verifiche istruttorie tecnico-amministrative<br />

⇒ dell’attuazione dei <strong>con</strong>trolli in loco;<br />

⇒ delle informazioni relative alle modalità <strong>con</strong> le quali è stato calcolato il <strong>con</strong>tributo e<br />

delle modalità di pagamento.<br />

Per ogni intervento relativamente all’esito del <strong>con</strong>trollo in loco, viene definita la spesa<br />

ammissibile ed il relativo <strong>con</strong>tributo <strong>con</strong>cedibile.<br />

Nei casi ove si ris<strong>con</strong>trino i presupposti per la pronunzia della decadenza dalla<br />

<strong>con</strong>cessione degli aiuti, saranno attivate le procedure per il recupero delle somme<br />

indebitamente percepite dal beneficiario. La restituzione delle somme dovrà essere<br />

comprensiva della maggiorazione degli interessi, da computarsi in funzione del termine<br />

trascorso tra la data di pagamento (o di riscossione) e il rimborso da parte del<br />

beneficiario, calcolati al tasso ufficiale di s<strong>con</strong>to (o legale). Gli interessi non sono dovuti<br />

nel caso di restituzioni legati ad errori imputabili alla pubblica Amministrazione Tuttavia,<br />

invece del rimborso, l’importo da restituire può essere detratto dal primo ac<strong>con</strong>to o dal<br />

primo pagamento effettuato a favore dell’imprenditore dopo la data della decisione del<br />

rimborso. Non si procede al recupero per rimborsi inferiori o uguali a 20 euro per<br />

imprenditore e anno civile<br />

La mancata restituzione delle somme indebitamente percepite comporta la sospensione di<br />

ogni pagamento previsto a favore dello stesso beneficiario, anche per altre misure del<br />

presente Piano.<br />

298


La <strong>Regione</strong> ove accerti che chiunque mediante l’esposizione di dati o notizie false,<br />

<strong>con</strong>segue indebitamente, per sé o per gli altri, <strong>con</strong>tributi, premi o indennità, procede,<br />

oltreché alla pronuncia della decadenza totale dell’istanza o della revoca del <strong>con</strong>tributo<br />

<strong>con</strong>cesso, all’applicazione della sanzione amministrativa nel rispetto delle procedure<br />

previste, se<strong>con</strong>do quanto disposto dalla normativa vigente (L. 689/81 e L. 898/96).<br />

Qualora risulti una falsa dichiarazione per negligenza grave, il beneficiario interessato è<br />

escluso per l'anno civile in questione da tutte le misure di sviluppo rurale comprese nel<br />

corrispondente capo del Regolamento (CE) n. 1257/99. Nel caso di falsa dichiarazione<br />

resa intenzionalmente egli è escluso anche per l’anno successivo.<br />

Il recupero coatto delle somme è competenza dell’organismo pagatore.<br />

Nell’ambito della struttura organizzativa del Dipartimento responsabile dell’attuazione<br />

del Piano, nella sua articolazione centrale e periferica, saranno effettuati, su un campione<br />

di beneficiari di almeno il 5% definito annualmente dei <strong>con</strong>trolli ex post finalizzati anche<br />

alla verifica del rispetto di impegni pluriennali assunti dal beneficiario finale in termini di<br />

vincoli alla destinazione degli interventi realizzati attraverso i <strong>con</strong>tributi <strong>con</strong>cessi.<br />

La <strong>Regione</strong> provvederà ad organizzare un sistema ispettivo dei <strong>con</strong>trolli come sopra<br />

descritti articolato su due livelli:<br />

• I° livello - periferico, coincidente <strong>con</strong> l’ambito territoriale e la struttura della regione<br />

a livello provinciale, inerente lo stato di attuazione finanziaria ( accertamenti riguardo<br />

la parte <strong>con</strong>tabile, quietanza dei pagamenti) e la realizzazione fisica dei progetti<br />

ammessi a finanziamento, le cui attività di <strong>con</strong>trollo saranno espletate nel rispetto delle<br />

regole di gestione descritte nel presente capitolo.<br />

• II° livello – centrale, di verifica dell'avanzamento e delle realizzazioni finali del Piano<br />

di sviluppo rurale e di sorveglianza nelle modalità operative del primo livello di<br />

<strong>con</strong>trollo e che effettuerà il 5% dei <strong>con</strong>trolli .<br />

10.1.5 Monitoraggio, sorveglianza e valutazione.<br />

Il monitoraggio costituisce lo strumento privilegiato per dare vita ad un efficace sistema<br />

di sorveglianza del Piano di sviluppo rurale.<br />

Il Dipartimento <strong>con</strong> una propria struttura, svolgerà compiti di organizzazione e<br />

coordinamento del monitoraggio.<br />

Il monitoraggio sarà organizzato a livello di singolo progetto o domanda, quindi per<br />

azione, per misura ed asse e <strong>con</strong>sisterà nella raccolta di dati di indicatori individuati nel<br />

<strong>PSR</strong> nelle successive schede di misura e nell’allegato sugli indicatori ulteriormente<br />

specificati per le peculiarità del singolo progetto.<br />

Per ciascun progetto nell'atto di <strong>con</strong>cessione del <strong>con</strong>tributo verranno precisati gli<br />

indicatori finanziari e materiali individuati per ciascuna misura nonché gli obblighi di<br />

fornitura e la tempistica a carico del beneficiario. I dati saranno raccolti direttamente<br />

presso il beneficiario finale attraverso un sistema di autocertificazione <strong>con</strong> scadenze<br />

periodiche compatibili <strong>con</strong> le richieste del sistema IGRUE e comunitario e verranno<br />

gestiti su un'apposita B.D. informatizzata.<br />

299


Il sistema di monitoraggio per l'individuazione degli indicatori terrà <strong>con</strong>to<br />

dell'indicazione del valutatore esterno.<br />

Sarà svolta un'opera di verifica tra lo stato di avanzamento finanziario e fisico<br />

autocertificato dai beneficiari finali e le certificazioni della spesa derivanti dall'attività<br />

procedurale effettuata dagli uffici per l'erogazione dei <strong>con</strong>tributi.<br />

Allo scopo di gestire il sistema di monitoraggio e sorveglianza sarà istituito il Comitato di<br />

sorveglianza del Piano di sviluppo rurale del <strong>Lazio</strong>. Il comitato sarà <strong>con</strong>vocato e<br />

presieduto dall'Assessore allo sviluppo rurale<br />

Fanno parte del Comitato di sorveglianza:<br />

• l'Assessore in qualità di Presidente o suo delegato<br />

• il Direttore del Dipartimento<br />

• un rappresentante del Ministero delle Politiche Agricole e Forestale<br />

• un rappresentante del Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione<br />

E<strong>con</strong>omica<br />

• un rappresentate dell’Ente pagatore<br />

• un rappresentante dell'Autorità Ambientale regionale<br />

• un rappresentante dei dipartimenti coinvolti la cui partecipazione è limitata agli<br />

argomenti di competenza<br />

• un rappresentante dell'ANCI laziale<br />

• rappresentanti delle parti sociali nominati dalla giunta su designazione delle<br />

associazioni di categoria<br />

• un rappresentante delle Commissioni Pari opportunità<br />

• un rappresentante nominato dalla Commissione UE che partecipa ai lavori <strong>con</strong> voto<br />

<strong>con</strong>sultivo.<br />

• altri soggetti, fra cui un rappresentante di organismi ambientali<br />

Il Comitato di Sorveglianza provvede a disciplinare le modalità di assolvimento dei<br />

compiti affidatigli, in particolare per quanto <strong>con</strong>cerne il <strong>con</strong>trollo e le valutazioni<br />

intermedie del piano e le modalità di informazione dei partner istituzionali e sociali sullo<br />

stato di attuazione del Piano. Come regola generale detta informazione avrà luogo in<br />

occasione del Comitato di sorveglianza.<br />

Il Comitato di Sorveglianza è assistito da una segreteria, da nominare <strong>con</strong> atto<br />

dell’amministrazione regionale, incaricata di organizzare il Comitato, preparare la<br />

documentazione per i lavori di sorveglianza, le relazioni, gli ordini del giorno ed i verbali<br />

delle riunioni.<br />

Il Comitato di Sorveglianza ha i seguenti compiti:<br />

a) garantisce la sorveglianza sullo svolgimento del Piano per il <strong>con</strong>seguimento degli<br />

obiettivi prefissati;<br />

b) esamina i risultati dell’esecuzione del Piano, <strong>con</strong> particolare riferimento al<br />

<strong>con</strong>seguimento degli obiettivi quantificati a livello di misura, nonché la valutazione<br />

intermedia;<br />

c) propone alla regione eventuali azioni da porre in essere per garantire l’efficacia<br />

dell’attuazione delle misure del Piano;<br />

d) organizza ed esamina i lavori delle valutazioni intermedie del piano sulla base degli<br />

indicatori finanziari, di realizzazione fisica e di impatto definiti nel piano stesso;<br />

300


e) propone alla <strong>Regione</strong> le misure necessarie ad accelerare l’esecuzione del piano, nel<br />

caso in cui, in seguito ai risultati delle operazioni di sorveglianza e delle valutazioni<br />

intermedie, dovessero ris<strong>con</strong>trarsi ritardi nell’attuazione dello stesso;<br />

f) propone alla <strong>Regione</strong> qualsiasi eventuale adattamento o revisione degli strumenti di<br />

programmazione che si rendessero opportuni per favorire il proseguimento degli<br />

obiettivi del piano o un miglioramento nella gestione anche sotto il profilo finanziario;<br />

g) esamina ed approva la relazione annuale entro li 30 aprile di ogni anno prima che sia<br />

trasmessa alla Commissione.<br />

Su proposta della <strong>Regione</strong>, il Comitato di Sorveglianza approva il proprio regolamento<br />

interno comprendente le disposizioni circa le modalità e le regole procedurali.<br />

Nella fase di costituzione del Comitato di sorveglianza si porrà l’attenzione affinché la<br />

partecipazione ad esso di uomini e donne sia il più possibile equilibrata.<br />

Possono partecipare alle riunioni come osservatori funzionari, invitati dal Presidente, il<br />

<strong>con</strong>sulente valutatore, il <strong>con</strong>sulente incaricato dell’assistenza tecnica e monitoraggio del<br />

Piano e/o altri esperti.<br />

10.1.6 Relazioni annuali e documenti di valutazione<br />

Il sistema di sorveglianza si baserà sulle relazioni annuali redatte ai sensi dell’art. 48 del reg.<br />

1257/99 e dell’art.41 del regolamento 1750/99<br />

La regione affiderà le valutazioni intermedia ed ex-post da effettuarsi ai sensi degli articoli 42<br />

e 43 del regolamento 1260/99 a valutatori indipendenti scelti in base ad una gara pubblica .<br />

La valutazione ex ante è stata affidata in via diretta all’Istituto Nazionale di E<strong>con</strong>omia Agraria<br />

in forza delle competenze specifiche nella materia e del lavoro svolto quale supporto scientifico<br />

alla stesura del Programma pluriennale di sviluppo rurale ed agroindustriale del <strong>Lazio</strong> 1999-<br />

2003.<br />

10.1.7. Pubblicità e informazione<br />

La regione <strong>Lazio</strong> intende dare l’opportuna informazione per la divulgazione delle misure<br />

di sviluppo rurale affinché l’intera collettività regionale possa avere adeguata <strong>con</strong>oscenza<br />

delle opportunità proposte e delle regole di accesso ai finanziamenti.<br />

Allo scopo è previsto l’utilizzo del sito Internet dell’assessorato allo sviluppo rurale che<br />

proporrà il testo integrale del Piano nella <strong>versione</strong> più aggiornata, i testi di tutti gli avvisi<br />

pubblici e le norme relative alle sanzioni amministrative.<br />

Tutti i bandi pubblici verranno pubblicati sul bollettino ufficiale della <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong><br />

parimenti alle graduatorie di ammissione ai finanziamenti.<br />

Dei bandi pubblici sarà data notizia anche attraverso la pubblicazione di avvisi sui<br />

principali giornali regionali.<br />

Il bollettino dell’assessorato allo sviluppo rurale ospiterà degli inserti monotematici sugli<br />

stati di attuazione del piano e sui lavori del comitato di sorveglianza.<br />

I servizi di informazione socioe<strong>con</strong>omica e divulgazione agricola regionali saranno<br />

impegnati in apposito progetto per la diffusione nel territorio delle opportunità proposte<br />

dal piano svolgendo anche un opera di assistenza tecnica ai potenziali richiedenti,<br />

assicurando al <strong>con</strong>tempo la partecipazione alle iniziative promosse dalle forze sociali di<br />

pubblicità e informazione presso i propri associati e le popolazioni interessate.<br />

301


11 Risultati delle <strong>con</strong>sultazioni e indicazioni delle autorità e organismi<br />

associati, nonché delle parti e<strong>con</strong>omiche e sociali (Punto 13 all.<br />

Reg.1750/99)<br />

Il presente piano di sviluppo rurale rappresenta per la regione <strong>Lazio</strong> la naturale <strong>con</strong>tinuazione,<br />

in termini programmatori e di politiche di intervento, del “Programma pluriennale di sviluppo<br />

rurale e agroindustriale 1999-2003”, approvato nel corso del 1999.<br />

Detto Programma <strong>con</strong>tiene tutte le tipologia di spesa presenti nelle misure del piano di<br />

sviluppo rurale elaborato ai sensi del Reg 1257/99.<br />

L’elaborazione del Programma ha visto un forte coinvolgimento delle parti sociali sia<br />

e<strong>con</strong>omiche che sindacali, oltre che delle organizzazione di rappresentanza dei <strong>con</strong>sumatori e le<br />

associazioni ambientaliste che nell’ottica della <strong>con</strong>certazione e del partenariato hanno espresso<br />

indicazioni, giudizi, approvazioni sui <strong>con</strong>tenuti del programma stesso.<br />

Allo stesso modo si è proceduto nell’elaborazione del presente piano.<br />

A tale scopo sono stati <strong>con</strong>vocati per due volte i sottoscrittori del “Patto per l’agricoltura e lo<br />

sviluppo rurale del <strong>Lazio</strong>” formato da organizzazioni professionali agricole, sindacati di<br />

categoria, associazioni di produttori e allevatori, associazioni di cooperative, associazioni<br />

venatorie, associazioni dei <strong>con</strong>sumatori, associazioni ambientaliste.<br />

A dette riunioni del “Patto” sono stati altresì invitati il Presidente della Giunta regionale, gli<br />

Assessori regionali, i Presidenti delle commissioni <strong>Agricoltura</strong>, Ambiente e Urbanistica del<br />

Consiglio regionale, il Presidente dell’ARSIAL, gli Assessori all’<strong>Agricoltura</strong> delle Provincie<br />

laziali di Frosinone, Latina, Rieti, Roma e Viterbo e il Preside della facoltà di Agraria<br />

dell’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo.<br />

Durante le riunioni del “Patto” è stata <strong>con</strong>segnata e illustrata una bozza preliminare del piano di<br />

sviluppo rurale sulla base della quale sono state formulate osservazioni scritte.<br />

Di seguito si riporta l’elenco dettagliato delle osservazioni pervenute, corredato da una sintetica<br />

descrizione del <strong>con</strong>tenuto di tali osservazioni:<br />

- Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti - Federazione Regionale <strong>Lazio</strong>; osservazioni<br />

specifiche per le singole misure del piano relativamente ai beneficiari delle iniziative e ai<br />

settori produttivi interessati agli interventi; esigenza di valutare il piano finanziario.<br />

- Confederazione Generale dell’<strong>Agricoltura</strong> Italiana - Confagricoltura <strong>Lazio</strong>; esigenza di<br />

valutare il piano finanziario e approfondire gli aspetti legati agli aiuti di stato; osservazioni<br />

sulla zonizzazione, osservazioni sulle singole misure e in particolare sulle azioni della<br />

misura agroambientale.<br />

- Confederazione Italiana Agricoltori - Regionale <strong>Lazio</strong>; riflessione sulla <strong>con</strong>certazione <strong>con</strong> il<br />

DOCUP Ob.2 ed esigenza di certezze sul paino finanziario; osservazioni sulle singole<br />

misure relativamente all’autocertificazione dei requisiti minimi in materia di igiene,<br />

ambiente e benessere degli animali, alle categorie di beneficiari e ai settori produttivi<br />

interessati dagli interventi.<br />

- Amministrazione Provinciale di Rieti; osservazioni sulle singole misure relativamente ai<br />

beneficiari, ai settori produttivi interessati, all’autocertificazione dei requisiti minimi in<br />

materia di igiene, ambiente e benessere degli animali e proposta di creazione dei Centri di<br />

innovazione.<br />

- Amministrazione Provinciale di Latina; osservazioni di carattere generale e osservazioni<br />

specifiche sulle misure I.1, I.2, I.4, II.1 e sulla misura III.1 in particolare per l’azione F1 ed<br />

F2.<br />

- Comune di Vallecorsa (FR); osservazioni specifiche sulle azioni F5, F6 e F7 della misura<br />

agroambientale.<br />

302


- Facoltà di Agraria Università degli Studi della Tuscia di Viterbo; apprezzamenti per la<br />

metodologia di elaborazione del P.S.R e osservazioni specifiche sulla misura IV.1 e sulla<br />

misura della formazione relativamente all’inclusione dell’Università tra i soggetti<br />

beneficiari.<br />

- Associazione Regionale Allevatori; osservazioni specifiche sulla misura degli investimenti<br />

aziendali, sulla formazione e sull’azione F9 della misura agroambientale.<br />

- Unione Nazionale Incremento Razze Equine; riflessioni sulle potenzialità del comparto<br />

equino nella programmazione dei fondi strutturali.<br />

- Ente Produttori Selvaggina (EPS); osservazioni specifiche per le azioni F5, F6, F7, F8 della<br />

misura agroambientale e per la misura sulla stabilità ecologica delle foreste, relativamente<br />

alla richiesta di inserire le aziende faunistico-venatorie tra le aree di localizzazione degli<br />

interventi e osservazioni sui SIC.<br />

- LegaCoop <strong>Lazio</strong>; osservazioni sulle singole misure del piano relativamente ai beneficiari e<br />

ai settori produttivi, proposta di inserimento delle fattorie didattiche tra le tipologie di<br />

intervento ammesse, criteri per gli accordi agroambientali.<br />

- Federazione Lavoratori dell’Agroindustria Regionale <strong>Lazio</strong> CGIL; apprezzamento per il<br />

metodo di lavoro e osservazioni sull’occupazione agricola e l’imprenditoria agricola<br />

- Comitato Regionale <strong>Lazio</strong> Utenti e Consumatori; riflessioni relative ai comparti produttivi<br />

della zootecnia da latte, della zootecnia da carne, della vitivinicoltura e<br />

dell’ortofrutticoltura e osservazioni specifiche sulle misure I.4, II.1 e II.3.<br />

- Università Agraria di Allumiere e di Tolfa; richiesta di inserimento delle università agrarie<br />

tra le categorie di soggetti beneficiari delle misure in cui sono previsti gli imprenditori<br />

agricoli.<br />

- Associazione Laziale Aziende Agricole, Biologiche e Biodinamiche (ASSOLAB);<br />

osservazioni specifiche sulle azioni F2 e F6 della misura agroambientale.<br />

- Ente regionale per la gestione delle aree protette del Comune di Roma (RomaNatura);<br />

osservazioni alla parte generale del piano e alle singole misure relativamente<br />

all’inserimento delle aree protette tra i beneficiari; proposta di inserimento dell’azione sulle<br />

fattorie scuola e proposta di una misura specifica per le aree protette di rilevanza agricola<br />

presenti nel Comune di Roma.<br />

- WWF Fondo Mondiale per la Natura - Italia - Sezione regionale <strong>Lazio</strong>; osservazioni alla<br />

parte generale del piano e alla zonizzazione e osservazioni specifiche per le singole misure;<br />

<strong>con</strong>divisione dell’intero impianto della misura agroambientale; proposte di interventi per<br />

gestione rifiuti, fattorie scuola, sistemi di auto<strong>con</strong>trollo e misura specifica per le aree<br />

protette di rilevanza agricola presenti nel Comune di Roma.<br />

Tra le proposte di modifica e/o integrazione recepite all’interno del Piano risultano, in<br />

particolare, alcune relative ai beneficiari ammissibili ai <strong>con</strong>tributi delle misure dell’asse I,<br />

tipologie di spesa relative alla diversificazione e<strong>con</strong>omica nelle zone rurali, modalità attuative<br />

delle misure agroambientali.<br />

E’ stata prevista infine nella compagine del Comitato di sorveglianza la presenza delle parti<br />

sociale e degli enti locali.<br />

Per quanto riguarda il partenariato più specifico in materia ambientale si è proceduto alla<br />

stesura del piano sottoponendolo all’autorità regionale per l’ambiente, il Dipartimento ambiente<br />

e protezione civile, e recependo le indicazione programmatiche ed attuative.<br />

Il Dipartimento ambiente e protezione civile ha poi valutato complessivamente il Piano di<br />

Sviluppo Rurale esprimendo il proprio parere (vedi allegato n.6 ).<br />

303


12. Equilibrio tra le varie misure di sostegno. (Punto 14 all.Reg.1750/99)<br />

L’analisi del piano finanziario evidenzia la dislocazione delle risorse nei diversi livelli in cui si<br />

articola la struttura del piano.<br />

Una valutazione relativamente all’equilibrio dell’allocazione dei fondi rispetto agli obiettivi<br />

può essere proposta sia in termini di spesa pubblica (S.P.) intesa come <strong>con</strong>tributo <strong>con</strong>cedibile<br />

per le differenti azioni programmate che di spesa totale (S.T.) intesa come investimento<br />

complessivo attivato dalla spesa pubblica in base ai tassi di <strong>con</strong>tribuzione previsti.<br />

Si reputa opportuno, quindi proporre una disamina per singolo asse di questi due valori,<br />

soffermandosi sulle diverse misure che li compongono.<br />

L’asse I rappresenta il 45,6% della spesa totale del <strong>PSR</strong> ed ha dedicato il 32% della spesa<br />

pubblica, <strong>con</strong>sumando il 28,4 % del <strong>con</strong>tributo comunitario disponibile.<br />

Nell’asse è predominante la misura d’investimento nelle aziende agricole che assorbe il 18 %<br />

dell’intera S.P. del <strong>PSR</strong>, seguita dalla misura a favore delle imprese di trasformazione che ha<br />

ricevuto una dotazione del 7%.<br />

L’asse risulta interamente destinato a favore dell’impresa privata, infatti anche le altre due<br />

misure proposte riguardano aspetti peculiari legati all’imprenditorialità, sotto il profilo della<br />

qualità professionale ( corsi di formazione per una S.P. dell’1% ) e dell’età, favorendo il primo<br />

insediamento di giovani agricoltori dando in sostanza una prospettiva nel tempo al settore.<br />

La forte allocazione delle risorse su quest’ultima misura , il 6% della S.P. <strong>con</strong>iugata alla quota<br />

riservata alle imprenditrici destina ad una azione positiva per le pari opportunità circa l’1,2%<br />

della S.P. disponibile.<br />

L’asse II rappresenta il 14,3 % dell’investimento totale ( S.T.) e l’11,5 % dei <strong>con</strong>tributi<br />

<strong>con</strong>cedibili ( S.P.) ed il 10,7% delle risorse UE.<br />

Tale quota di finanziamenti risulta <strong>con</strong>centrata quasi unicamente su meno del 50% dei comuni<br />

laziali, e soprattutto destinata unicamente al 7,6% della popolazione regionale e al 34,3% del<br />

territorio.<br />

Una <strong>con</strong>centrazione degli interventi così significativa fa sì che la percentuale di S.P. destinata a<br />

questo asse vada ri<strong>con</strong>siderata non solo in termini assoluti, ma rapportata ai territori e alle<br />

popolazioni destinatarie delle misure.<br />

Gli effetti di una così forte localizzazione delle risorse vanno ri<strong>con</strong>dotti alla volontà di<br />

promuovere nelle aree più svantaggiate processi di diversificazione tesi a vitalizzare le zone<br />

stesse.<br />

Le singole misure hanno dotazioni finanziarie non particolarmente distanti tra loro.<br />

La tipologie di investimenti risultano particolarmente articolate prevedendo interventi ad opera<br />

di soggetti pubblici destinate alle infrastrutture in genere , che assorbono il 5% della S.P.<br />

orientando quindi una quota significativa a interventi volti al miglioramento del sistema<br />

territoriale.<br />

Nell’asse vengono riservate risorse anche per soggetti privati soprattutto per iniziative di nuova<br />

imprenditorialità e innovazioni di prodotto e di processo, nel campo del turismo e<br />

dell’artigianato assorbendo il 2,5 % della S.P..<br />

L’asse III rappresenta il 39,5 % dell’investimento totale e ben il 56 % della Spesa Pubblica.<br />

304


Le percentuali testimoniano la volontà regionale di porre i problemi ambientali legati al<br />

territorio rurale e all’attività imprenditoriale agricola come prioritari e meritevoli di uno sforzo<br />

particolare.<br />

Il forte assorbimento di spesa pubblica è dovuto alla presenza di misure <strong>con</strong> percentuali di<br />

intervento molto alte spesso del 100% si tratta della misura agroambientale che da sola assorbe<br />

il 40% della S.P. dell’intero <strong>PSR</strong>.<br />

Tale assegnazione deriva dalla necessità di mantenere gli impegni assunti nella passata<br />

programmazione e al <strong>con</strong>tempo permettere lo svilupparsi di una politica ambientale nelle<br />

aziende agricole regionali ad un livello e <strong>con</strong> incrementi uguali e costanti rispetto al passato.<br />

La misura a favore delle zone svantaggiate rappresentando in sostanza una indennità<br />

compensativa e quindi non potendo essere <strong>con</strong>siderata un investimento va valutata come<br />

sostegno ad alcune particolari zone e situazioni produttive.<br />

Ciò sta a significare che il 2 % di spesa pubblica destinatole è di per sé stesso uno sforzo non<br />

indifferente in quanto <strong>con</strong>centrato territorialmente, <strong>con</strong> risorse leggermente superiori che in<br />

passato.<br />

Le misure che interessano le foreste e la silvicoltura complessivamente rappresentano quasi il<br />

11 % della S.P. sviluppando una politica che vede in primo luogo supportati i soggetti privati<br />

destinatari in queste due misure delle principali risorse, pur se va tenuto <strong>con</strong>to che il 65 % delle<br />

risorse delle altre misure forestali sarà gestito dal dipartimento della tutela dell’ambiente e<br />

protezione civile <strong>con</strong> azioni rivolte a soggetti pubblici o misti.<br />

La misura dell’articolo 33 a favore della tutela dell’ambiente presenta beneficiari e autorità di<br />

gestione simili a quella delle altre misure forestali e assorbe il 3 % della S.P.<br />

Una lettura dei finanziamenti disposti per le misure di accompagnamento previste,<br />

agroambientali, zone svantaggiate, imboschimenti dei terreni agricoli ai sensi dell’art. 31 del<br />

reg 1257/99 evidenzia una spesa totale di 279,02 meuro pari al 33,3% <strong>con</strong> una Spesa pubblica<br />

pari al 47,5% di 277,36 meuro.<br />

Le misure previste dall’art. 33 del regolamento 1257/99 attivate dal presente <strong>PSR</strong><br />

complessivamente sviluppano 140,55 meuro, il 16,6 % della spesa totale e assorbono 84,67<br />

meuro di Spesa pubblica ( 14,5%).<br />

Vanno <strong>con</strong>siderate in fine tre aspetti :<br />

gli investimenti a favore dei soggetti privati e a favore dei soggetti pubblici;<br />

lo sviluppo nel tempo della spesa<br />

la <strong>con</strong>centrazione degli interventi a favore delle zone rurali elette ai <strong>con</strong>tributi dell’ob 2 per gli<br />

anni 2000-2006 e i territori in phasing-out che nel <strong>Lazio</strong> sono pressoché tutti di derivazione ex<br />

ob. 5b legati alle misure di derivazione dell’art.33 del reg.1257/99.<br />

Per il primo aspetto è possibile quantificare in 446,22 meuro la spesa totale presumibilmente<br />

sviluppata da investimenti di soggetti privati ( il 53,2 % della S.T. del <strong>PSR</strong>) ed in 95,62 meuro<br />

quella legata ad investimenti pubblici, mentre 297,18 meuro sono Spesa totale derivante da<br />

premi, indennità compensative, misure agroambientali.<br />

La spesa pubblica assorbita dai privati è stimata in 204,08 meuro pari al 35 % , mentre per i<br />

soggetti pubblici sono destinati 83,50 meuro pari al 14,2 % della S.P. infine per le misure<br />

agroambientali misure per l’insediamento dei giovani, indennità compensative o compensazioni<br />

di reddito, sono previsti 296,34 meuro pari al 50,8% della S.P.<br />

Per il se<strong>con</strong>do aspetto vista la natura della spesa per le singole misure, in cui le misure di<br />

investimento hanno una partenza nella erogazione e nella realizzazione più lenta, mentre per le<br />

misure agroambientali ed altre tipo di misura è presente un trascinamento degli impegni assunti<br />

305


nel periodo della passata programmazione si ha una maggior spesa nei primi anni , risulta un<br />

piano finanziario <strong>con</strong> una spesa annuale crescente.<br />

Vale a questo proposito quanto descritto nel capitolo calendario ed esecuzione ed evidenziato<br />

nei grafici relativi.<br />

Infine per quanto riguarda le risorse destinate ai territori eletti nell’ob 2 ed in phasig-out, per gli<br />

interventi previsti dal’ art. 33 del reg. 1257/99 esse sono <strong>con</strong>centrate nell’asse II e nella misura<br />

III.5 dell’asse III e si stima che siano circa il 40 % delle disponibilità programmate in queste<br />

misure, anche perché allo stato della programmazione regionale ricade per intero sul Feoga il<br />

peso degli interventi infrastrutturali e di investimento altrimenti finanziabili in alternativa <strong>con</strong><br />

il FESR.<br />

Riguardo l’ambito di applicazione territoriale delle misure agroambientali, come già dettagliato<br />

nella scheda descrittiva della misura, gli interventi previsti, in ragione delle proprie<br />

caratteristiche e peculiarità e soprattutto in relazione agli obiettivi ed alle finalità che intendono<br />

perseguire, saranno attuati nel rispetto di una specifica zonizzazione, che prevede per ciascun<br />

intervento agroambientale un definito e circoscritto ambito di competenza geografica.<br />

A ciascuna delle azioni previste sono associati degli obiettivi specifici ed operativi che<br />

possono, in linea generale, sintetizzarsi in un <strong>con</strong>tenimento dell’impatto ambientale derivante<br />

dall’applicazione di sistemi intensivi di coltivazione da correlare all’ottenimento di<br />

produzioni agricole di qualità <strong>con</strong>traddistinte da un elevato grado di salubrità e in interventi<br />

rivolti alla tutela ed alla <strong>con</strong>servazione del paesaggio e dello spazio naturale.<br />

In <strong>con</strong>seguenza per il raggiungimento dei diversi obiettivi esplicitati per ciascuna azione, tenuto<br />

<strong>con</strong>to della strategia complessiva del Piano di Sviluppo ed in <strong>con</strong>seguenza in maniera coerente<br />

<strong>con</strong> l’analisi effettuata in merito ai punti di forza, ai bisogni ed alle potenzialità delle<br />

problematiche ambientali legate all’attività agricola, sono stati individuati diversi comprensori<br />

territoriali di intervento dove è possibile, in maniera preclusiva o sulla base della definizione di<br />

aree preferenziali , applicare gli interventi agroambientali. In particolare, per le azioni<br />

<strong>con</strong>nesse alle attività prevalentemente produttive, sono stati individuati i comprensori agricoli<br />

regionali dove maggiore è la pressione dovuta ad attività agricole di tipo intensivo e dove, in<br />

<strong>con</strong>seguenza, è più elevata la potenzialità di impatto ambientale, ma anche dove maggiore è<br />

l’opportunità, in termini e<strong>con</strong>omici e di capacità produttiva, di associare all’ottenimento di<br />

prodotti salubri e comunque di qualità la relativa valorizzazione sul mercato. Di <strong>con</strong>tro, per gli<br />

interventi <strong>con</strong> più spiccate finalità ambientali dove prioritaria è la salvaguardia del paesaggio,<br />

sono stati individuati delle zone omogenee di intervento, anche qui a carattere preclusivo o<br />

tramite la definizione di aree preferenziali. In questi <strong>con</strong>testi si è ritenuto che l’attivazione di<br />

misure di sostegno all’attività agricola, associate ad azioni di diversificazione del reddito,<br />

possono offrire valide opportunità per il <strong>con</strong>solidamento della struttura e<strong>con</strong>omica rurale, ed in<br />

particolare rappresentare un valido strumento per <strong>con</strong>trastare quei processi di<br />

marginalizzazione dell’agricoltura che sono alla base dei fenomeni di spopolamento ed<br />

abbandono delle terre.<br />

306


13. La coerenza del Piano <strong>con</strong> la Politica Agricola Comune e le altre politiche<br />

europee e nazionali<br />

13.1 La coerenza <strong>con</strong> le politiche comunitarie<br />

Il Piano di Sviluppo Rurale della <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> incorpora nelle sue linee guida i principali<br />

obiettivi della Politica agricola comune.<br />

Formulati nel documento programmatico “Agenda 2000”, presentato dalla Commissione nel<br />

luglio del 1996, gli obiettivi politici della PAC all’avvio della nuova fase di programmazione<br />

sono stati individuati nei seguenti:<br />

- migliorare la competitività dell’agricoltura dell’Unione sui mercati sia interni che esterni;<br />

- garantire la sicurezza e la qualità delle derrate;<br />

- garantire un equo livello di vita per la popolazione agricola e <strong>con</strong>tribuire alla stabilità dei<br />

redditi agricoli;<br />

- assicurare l’integrazione degli obiettivi ambientali nella PAC e il potenziamento del ruolo<br />

degli agricoltori per quel che riguarda la gestione delle risorse naturali e della salvaguardia<br />

del paesaggio;<br />

- favorire la creazione di fonti di reddito e occupazione complementari o alternative per gli<br />

agricoltori e le loro famiglie, sia nell’ambito dell’azienda agraria che al di fuori di essa;<br />

La strategia e gli interventi proposti nel <strong>PSR</strong> della <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> risultano coerenti <strong>con</strong> i<br />

suddetti obiettivi. In particolare, le principali direttrici di sviluppo enunciate nel Piano possono<br />

essere individuate nelle seguenti:<br />

- il sostegno alla funzione produttiva ed e<strong>con</strong>omica delle aziende agricole;<br />

- il rafforzamento e la razionalizzazione delle strutture di trasformazione e<br />

commercializzazione dei prodotti agricoli,<br />

- l'orientamento dei processi produttivi verso obiettivi di qualità e sostenibilità ambientale,<br />

- la valorizzazione e la difesa del patrimonio ambientale,<br />

- il rafforzamento dell’offerta di servizi nelle aree rurali<br />

- il miglioramento della qualità della vita delle popolazioni rurali.<br />

Il sostegno alla funzione produttiva ed e<strong>con</strong>omica delle aziende agricole e il rafforzamento e la<br />

razionalizzazione delle strutture di trasformazione delle aziende agricole vengono perseguiti<br />

nell’ASSE I del <strong>PSR</strong>, coerentemente <strong>con</strong> gli obiettivi della PAC, al fine di: migliorare la<br />

competitività dell’agricoltura laziale, migliorare la qualità delle produzioni, intesa sia in termini<br />

di qualità differenziale (produzioni tipiche) sia come raggiungimento di standard qualitativi<br />

adeguati e di livelli igienico-sanitari in linea <strong>con</strong> le normative comunitarie in materia; garantire<br />

la stabilità dei redditi agricoli.<br />

L’ASSE II si ripropone di <strong>con</strong>tribuire al miglioramento della qualità della vita delle<br />

popolazioni rurali attraverso la creazione di fonti di reddito e occupazione complementari o<br />

alternative per le popolazioni rurali al di fuori dell’azienda agricola.<br />

La difesa del patrimonio ambientale viene perseguita prioritariamente nell’ASSE III, in<br />

<strong>con</strong>formità agli indirizzi comunitari.<br />

Preso atto delle disparità in termini di sviluppo esistenti tra aree avanzate e aree rurali marginali<br />

in termini e<strong>con</strong>omici e talvolta, in relazione alle caratteristiche territoriali, fisici, la <strong>Regione</strong><br />

indirizza alcuni interventi verso le aree rurali più interne e a minore sviluppo, individuate<br />

attraverso una zonizzazione del territorio regionale (effettuata dalla <strong>Regione</strong>) basata su una<br />

serie di indicatori socio-e<strong>con</strong>omici. Specificamente, le misure volte alla diversificazione<br />

e<strong>con</strong>omica e al miglioramento della qualità della vita nelle aree rurali, <strong>con</strong>tenute nell’ASSE II<br />

si rivolgono, in misura prevalente, ai comuni laziali più marginali individuati nella<br />

zonizzazione (definiti a “deficit di sviluppo” e a sviluppo <strong>con</strong>tenuto”). L’obiettivo è quello<br />

recuperare il divario delle zone depresse rispetto alla situazione regionale.<br />

307


Rispetto a quanto previsto dagli articoli 3 e 4 del Reg. (CE) n. 1259/1999 (che stabilisce norme<br />

comuni relative ai regimi di sostegno diretto nell'ambito della politica agricola comune), infine,<br />

non si pone, al momento attuale, un problema di coerenza in quanto il disposto dei citati articoli<br />

non ha ancora trovato applicazione alcuna a livello nazionale.<br />

Per quanto riguarda la coerenza e la compatibilità <strong>con</strong> le politiche ambientali comunitarie e <strong>con</strong><br />

le eventuali obbligazioni in materia ambientale assunte in ambito internazionale o nazionale, la<br />

<strong>Regione</strong> prevede, in linea generale, il rispetto della normativa vigente in materia e dichiara che,<br />

in fase di <strong>con</strong>trollo dell'attuazione del <strong>PSR</strong>, verrà verificato il rispetto dei requisiti minimi e<br />

delle obbligazioni vigenti in materia ambientale.<br />

Nel <strong>PSR</strong> si ris<strong>con</strong>tra il rispetto dei principi di pari opportunità. Esso si sostanzia sia nell'assenza<br />

di discriminazioni nei <strong>con</strong>fronti delle donne che nel prevedere, nell’ambito di singoli interventi,<br />

talune priorità per l’accesso ai finanziamenti di iniziative proposte da donne o aventi per<br />

beneficiari donne.<br />

Per quanto riguarda la coerenza <strong>con</strong> le politiche di <strong>con</strong>correnza, si osserva che il <strong>PSR</strong> della<br />

<strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> risulta coerente <strong>con</strong> i principi espressi da tali politiche, rispettando tutte le<br />

prescrizioni e i vincoli posti a tutela dei mercati e dei produttori all’interno dell’Unione, così<br />

come risulta dalla descrizione dei regimi di aiuto e di tutti gli interventi a sostegno delle<br />

imprese inclusi nelle singole misure previste (si veda la sezione del <strong>PSR</strong> relativa alla<br />

descrizione particolareggiata dei regimi di aiuto inseriti nel Piano).<br />

Le misure del Piano, inoltre, risultano in generale coerenti rispetto ai criteri di ammissibilità<br />

fissati dal Reg. (CE) 1257/99.<br />

La <strong>con</strong>formità alla normativa comunitaria, per quanto riguarda questo aspetto, viene assicurata<br />

nel piano come segue:<br />

a) per quanto <strong>con</strong>cerne il requisito relativo alle <strong>con</strong>oscenze professionali:<br />

• l’imprenditore deve dimostrare un esperienza professionale di <strong>con</strong>duzione aziendale di<br />

almeno tre anni;<br />

oppure<br />

• possedere un titolo di studio <strong>con</strong>seguito in discipline agrarie;<br />

o in alternativa<br />

• possedere la certificazione relativa alla partecipazione ad uno specifico corso di formazione<br />

professionale appositamente istituito dall’Amministrazione regionale.<br />

b) Il possesso del requisito relativo alla redditività per le aziende agricole viene accertato sulla<br />

base del rapporto tra Reddito Netto aziendale (RN) e volume di lavoro.<br />

c) il possesso del requisito relativo alla redditività per le imprese di trasformazione e<br />

commercializzazione verrà accertato attraverso appositi indici di bilancio.<br />

d) il possesso dei requisiti minimi in materia di ambiente, igiene o benessere degli animali<br />

viene attestato:<br />

• mediante perizia asseverata redatta da un tecnico abilitato;<br />

oppure<br />

• mediante autocertificazione;<br />

e) al fine di garantire la coerenza delle misure <strong>con</strong>tenute nel Piano <strong>con</strong> gli strumenti previsti<br />

dalle Organizzazioni Comuni di Mercato la <strong>Regione</strong> prevede l’esclusione dal finanziamento:<br />

• degli investimenti nei comparti produttivi nei quali sussistono regimi di <strong>con</strong>tingentamento<br />

alla produzione o alla trasformazione, se relativi a produzioni non garantite dalla<br />

disponibilità di quote alla produzione o alla trasformazione;<br />

.<br />

Un’ulteriore rilevante richiesta di eccezione viene avanzata per la <strong>con</strong>cessione del sostegno agli<br />

investimenti effettuati nel comparto ortofrutticolo, sia dai produttori soci di Organizzazioni dei<br />

Produttori ri<strong>con</strong>osciute, che da quelli che non appartengono ad alcuna OP. Infatti, la regione<br />

chiede di poter finanziarie tutti i progetti relativi agli investimenti aziendali nel comparto<br />

attraverso il <strong>PSR</strong>.<br />

308


f) Riguardo all’esistenza dei normali sbocchi di mercato, l’Amministrazione si riserva di<br />

valutare, per ciascun comparto, caso per caso la possibilità o meno di collocare sul mercato<br />

le produzioni oggetto di sostegno, anche in <strong>con</strong>siderazione delle indicazioni che perverranno<br />

alla <strong>Regione</strong> da parte del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali, responsabile del<br />

coordinamento a livello nazionale. Pertanto, si ritiene che non sia al momento possibile<br />

avanzare valutazioni in merito a tale questione, assumendo tale aspetto un carattere<br />

interlocutorio nel Piano.<br />

g) Le misure adottate a norma del sesto, settimo e nono trattino dell’articolo 33 del Reg. (CE)<br />

1257/99 non formano oggetto di finanziamento a carico del FESR nelle zone rurali<br />

dell’obiettivo 2 e nelle regioni in via di transizione.<br />

13.2 La coerenza <strong>con</strong> gli orientamenti della Politica Agricola Nazionale<br />

Il Piano di Sviluppo Rurale della <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> aderisce, inoltre, a quelli che sono i principali<br />

indirizzi della politica agricola nazionale. Gli orientamenti della politica nazionale a questo<br />

riguardo si sostanziano nell’individuazione di alcuni obiettivi da perseguire in via prioritaria e<br />

precisamente:<br />

- l’accrescimento della capacità <strong>con</strong>correnziale del sistema agroalimentare italiano mediante la<br />

valorizzazione delle produzioni e la tutela del <strong>con</strong>sumatore;<br />

- la promozione di politiche di sviluppo e di salvaguardia del mondo rurale, sostenendo<br />

l'e<strong>con</strong>omia multifunzionale;<br />

- la riforma e<strong>con</strong>omica, sociale e strutturale del settore agricolo;<br />

Risultano perfettamente coerenti rispetto a tali obiettivi le direttrici principali che hanno<br />

ispirato la definizione della strategia complessiva proposta dal <strong>PSR</strong>. Infatti, molta enfasi viene<br />

posta nel Piano sul <strong>con</strong>solidamento strutturale del settore agricolo, da realizzarsi attraverso la<br />

razionalizzazione delle strutture e dei processi produttivi, l’aumento del reddito aziendale,<br />

l’orientamento dei processi produttivi verso obiettivi di qualità (Asse I). La valorizzazione delle<br />

produzioni tipiche e di qualità viene inoltre perseguita a livello di sistema territoriale <strong>con</strong><br />

interventi volti ad aumentare l’accesso al mercato delle produzioni tipiche locali. D’altro canto<br />

il Piano mira al rafforzamento del ruolo multifunzionale dell’agricoltura, perseguito nell’Asse<br />

I, e al sostegno, realizzato principalmente attraverso le misure <strong>con</strong>tenute nell’Asse II, delle aree<br />

rurali più marginali, da <strong>con</strong>seguirsi attraverso un processo di diversificazione produttiva che<br />

prenda le mosse dalla valorizzazione delle risorse endogene del territorio.<br />

Il piano non solo è coerente rispetto agli orientamenti della politica nazionale ma incorpora<br />

nelle sue linee operative molti degli elementi che hanno ispirato l’emanazione dei più recenti<br />

provvedimenti rivolti al settore agricolo.<br />

A questo riguardo molta enfasi è stata posta su: la centralità dell'azienda e la figura<br />

professionale dell'imprenditore agricolo a titolo principale, la necessità di stimolare il ricambio<br />

generazionale e il rafforzamento dell'imprenditorialità giovanile, l'ammodernamento delle<br />

strutture aziendali, favorendo il riordino fondiario, l'accesso ai capitali per l'innovazione e<br />

l'export, la promozione di una politica per la qualità e la valorizzazione delle tipicità, la<br />

riduzione dei costi di produzione e la riforma degli strumenti finanziari di intervento sulle<br />

imprese.<br />

13.3 L’applicazione delle misure agroambientali sul territorio<br />

L’applicazione delle misure agroambientali sul territorio presenta un’articolazione per azione,<br />

nell’ambito della quale sono state individuate aree omogenee dal punto di vista delle<br />

caratteristiche pedoclimatiche, dell’e<strong>con</strong>omia agricola e del <strong>con</strong>seguente potenziale impatto. La<br />

zonizzazione è stata effettuata sulla base di:<br />

309


a) variabili altimetriche;<br />

b) vulnerabilità del territorio.<br />

La scelta dei criteri alla base di questo tipo di zonizzazione si rivela appropriata alle finalità<br />

della misura in quanto <strong>con</strong>sente di tenere <strong>con</strong>to della diversità dei sistemi produttivi, delle<br />

caratteristiche geomorfologiche e delle <strong>con</strong>dizioni biofisiche del paesaggio regionale, elementi<br />

di fondamentale importanza nella determinazione delle complesse relazioni tra agricoltura e<br />

ambiente, e dei <strong>con</strong>seguenti impatti, sia positivi che negativi, generati dall’attività agricola sulle<br />

risorse naturali.<br />

Nell’ambito delle aree omogenee individuate per ciascuna azione, sono state selezionate le aree<br />

preferenziali, ovvero le aree nelle quali l’efficacia ambientale dell’intervento risulta maggiore.<br />

Tra le zone preferenziali, notevole importanza è stata attribuita alle aree vulnerabili ai sensi del<br />

D.Lgs. 152/99 in attuazione della Direttiva 91/676/CEE, e alle aree protette, nel cui ambito<br />

sono state selezionate quelle rilevanti da un punto di vista agricolo. La definizione così<br />

articolata delle aree preferenziali appare una risposta adeguata a garantire una maggiore<br />

finalizzazione degli interventi.<br />

Priorità è stata inoltre attribuita alle aree oggetto di “azioni coordinate”, <strong>con</strong>sentendo così di<br />

superare il problema della polverizzazione della struttura fondiaria che in passato ha<br />

rappresentato un notevole ostacolo alla razionale applicazione degli interventi agroambientali.<br />

Relativamente alle azioni che mirano a ridurre gli impatti ambientali negativi dovuti<br />

prevalentemente all’uso intensivo di input chimici, l’applicazione è stata limitata alle aree di<br />

pianura e di collina, <strong>con</strong> preferenza per le aree a maggiore fragilità ambientale e per quelle a<br />

maggiore intensità colturale, dove gli impatti negativi risultano particolarmente rilevanti.<br />

L’obiettivo di favorire la massima diffusione dell’agricoltura biologica è stato assicurato<br />

<strong>con</strong>sentendo l’applicazione su tutto il territorio regionale, pur attribuendo la priorità alle aree<br />

ambientalmente sensibili. Le azioni dirette a favorire impatti ambientali positivi, quali la tutela<br />

e la <strong>con</strong>servazione delle risorse naturali del paesaggio e della biodiversità, sono applicate<br />

preferibilmente nelle aree a maggiore fragilità ambientale.<br />

L’applicazione della misura, se<strong>con</strong>do una zonizzazione basata sulle caratteristiche altimetriche<br />

e di fragilità ambientale, e su criteri di priorità, risulta quindi articolata in modo tale da<br />

garantire la coerenza tra tipologia di intervento e problema ambientale, nel rispetto degli<br />

obiettivi prefissati.<br />

310


13.4 Richiesta di eccezione all’art. 37 paragrafo 3 del Reg. CE 1257/99<br />

La <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> chiede che sia accolta la eccezione a quanto stabilito al paragrafo 3 – II<br />

capoverso – I° trattino dell’art. 37 del Reg. CE 1257/99, allo scopo di evitare che le misure<br />

rientranti nei regimi di sostegno delle organizzazioni comuni di mercato abbiano delle<br />

limitazioni attuative rispetto alle misure previste nel Piano di Sviluppo Rurale, tale da<br />

pregiudicare il raggiungimento degli obiettivi previsti dallo stesso Piano.<br />

In <strong>con</strong>siderazione del fatto che i Programmi Operativi attuativi della Organizzazione Comune<br />

di Mercato nel settore ortofrutticolo disciplinata dal reg. (CE) n 2200/96, intervengono a livello<br />

della produzione primaria e della commercializzazione, ed in <strong>con</strong>seguenza le misure strutturali<br />

previste per il sostegno degli investimenti relativi alla fase di trasformazione non sono<br />

<strong>con</strong>template nell’ambito attuativo della richiamata OCM, la predetta richiesta eccezione<br />

<strong>con</strong>cerne:<br />

⇒ le misure <strong>con</strong>cernenti investimenti aziendali realizzati dalle imprese agricole individuali<br />

appartenenti ad organizzazioni di produttori ri<strong>con</strong>osciute ai sensi della OCM ortofrutta si<br />

realizzano ai sensi degli articoli da 4 a 7 del Reg. (CE) n. 1257/99 nell’ambito delle misure<br />

del presente Piano di Sviluppo Rurale;<br />

⇒ le misure collettive inerenti interventi per la commercializzazione relativamente alle<br />

tipologie di investimento di seguito specificate e la cui realizzazione comporti, in merito a<br />

ciascun intervento, una spesa complessiva superiore ad un importo di 250.000 euro, sono<br />

realizzate ai sensi degli articoli da 25 a 28 del Reg. (CE) n. 1257/99 nell’ambito delle<br />

misure del presente del <strong>PSR</strong>:<br />

• acquisizione, realizzazione e ristrutturazioni di strutture di commercializzazione dei<br />

prodotti agricoli ed agroindustriali;<br />

• introduzione di nuove linee di produzione e/o <strong>con</strong>fezionamento innovative;<br />

• smaltimento residui di lavorazione e dei sottoprodotti di provenienza agroalimentare;<br />

• imballaggi e <strong>con</strong>fezioni di pregio per il prodotto finalizzato al miglioramento qualitativo;<br />

• investimenti per le spedizioni ed il trasporto dei prodotti ortofrutticoli finalizzati alla<br />

commercializzazione o distribuzione.<br />

Sarà cura dell’Amministrazione regionale, responsabile sia della gestione del <strong>PSR</strong> che<br />

dell’approvazione dei Programmi operativi presentati ai sensi del Reg. CE 2200/96, garantire:<br />

• che gli interventi realizzati a livello di aziende agricole individuali appartenenti ad OP siano<br />

coerenti <strong>con</strong> le strategie perseguite dall’Organizzazione dei produttori ri<strong>con</strong>osciute, e più<br />

in generale che per tutti gli investimenti realizzati presso le aziende agricole, soci OP e<br />

non soci, sia garantita la coerenza <strong>con</strong> gli obiettivi e le finalità definite nell’ambito delle<br />

misure attuate <strong>con</strong> la OCM;<br />

• che la stessa azienda agricola per il medesimo intervento non usufruisca di più aiuti<br />

comunitari. A riguardo la <strong>Regione</strong> attuerà delle misure di <strong>con</strong>trollo per la verifica del<br />

rispetto di tale <strong>con</strong>dizione.<br />

I programmi operativi in corso di attuazione, attualmente in numero di sette, <strong>con</strong>cludono la<br />

propria fase realizzativa nel rispetto delle <strong>con</strong>dizioni previste nelle misure approvate in ciascun<br />

programma operativo. E’ tuttavia <strong>con</strong>cessa la possibilità alle Organizzazioni dei produttori<br />

ri<strong>con</strong>osciute, di adeguare il proprio programma operativo ai principi di cui alla presente<br />

richiesta di eccezione. Nel caso in cui il programma operativo non venga adeguato, rimane<br />

fermo che il produttore agricolo socio della OP, non potrà accedere per la medesima tipologia<br />

di investimenti alle opportunità di intervento previste nel <strong>PSR</strong>.<br />

311


Motivazioni<br />

L’azione di ammodernamento e razionalizzazione degli impianti per la lavorazione e la<br />

commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli avviata <strong>con</strong> il programma operativo relativo al<br />

reg. CE 951/97 subirebbe un arresto nel caso che le spese dovessero rientrare nell’ambito dei<br />

programmi operativi delle Organizzazioni dei Produttori Ortofrutticoli.<br />

Infatti le risorse in cofinanziamento che sono giustificabili ai termini del reg. CE 2200/96, che<br />

peraltro non possono superare il 4,5 % della produzione lorda vendibile commercializzata, non<br />

sono sufficienti a coprire le richieste di aiuto pubblico agli investimenti aziendali per la<br />

produzione di ortaggi e frutta e gli investimenti per la lavorazione e commercializzazione dei<br />

prodotti ortofrutticoli.<br />

Negli ultimi tre anni tali aiuti hanno raggiunto all’incirca 15 miliardi/anno riferiti agli<br />

interventi attuati <strong>con</strong> il Reg. CE 950/97, <strong>con</strong> il Reg. CE 951/97 ed anche <strong>con</strong> il Reg. CE<br />

2200/96. Se si tiene <strong>con</strong>to che la quota UE relativa ai Programmi operativi delle<br />

Organizzazioni dei Produttori operanti nel <strong>Lazio</strong> ammonta mediamente a circa 3 miliardi /anno<br />

si comprende come la possibilità di intervento subirebbe un forte <strong>con</strong>dizionamento.<br />

Si aggiunge che le disposizioni applicative del Reg. CE 2200/96, <strong>con</strong>dizionando l’importo delle<br />

disponibilità finanziarie per l’attuazione dei programmi operativi all’andamento della<br />

produzione delle Organizzazioni dei Produttori ed alla situazione del bilancio dell’UE, non<br />

<strong>con</strong>sentono di programmare <strong>con</strong> sufficiente approssimazione gli investimenti specialmente<br />

quando queste <strong>con</strong>cernono interventi di rilevante entità. Viceversa, la programmazione degli<br />

interventi è possibile nell’ambito dell’art.25 del Reg. CE 1257/99.<br />

Tuttavia, sarà richiesto l’assenso delle Organizzazioni dei produttori ortofrutticole ri<strong>con</strong>osciute<br />

quando gli interventi di cui si tratta sono avanzati dai soci, al fine di accertare la coerenza degli<br />

interventi proposti <strong>con</strong> gli obiettivi fissati dalle medesime organizzazioni. Ciò è possibile in<br />

quanto la <strong>Regione</strong> dispone di tutti gli elenchi dei soci aderenti. Attraverso questa vi è possibile<br />

avere ulteriori garanzie circa la non duplicazione degli interventi.<br />

Le procedure previste nell’ambito applicativo del Reg. CE 2200/96 sono caratterizzate da un<br />

andamento incostante correlato sia alla produzione che alle disponibilità finanziari e del<br />

bilancio UE. Ciò, in <strong>con</strong>seguenza, non <strong>con</strong>sente di attivare un’efficace azione di<br />

programmazione degli interventi, a differenza di quanto è possibile realizzare <strong>con</strong> le risorse<br />

finanziarie previste nel presente Piano di Sviluppo rurale.<br />

312


14 Aiuti di Stato aggiuntivi<br />

Articolo 52 del regolamento n.1257/99<br />

La <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong> attiverà finanziamenti supplementari, nel rispetto delle medesime <strong>con</strong>dizioni<br />

previste nelle misure cofinanziate del presente Piano di Sviluppo, tramite aiuti di stato <strong>con</strong><br />

risorse proprie iscritte nel proprio bilancio su appositi capitoli di spesa sui seguenti assi:<br />

Asse 2000 2001 2002<br />

I. efficienza del sistema agricolo 7,17 7,31 7,31<br />

e agroindustriale regionale<br />

II. diversificazione e<strong>con</strong>omica e<br />

qualità della vita nelle aree rurali<br />

III agroambiente e tutela del<br />

territorio<br />

6,72 10,37 10,37<br />

1,75 1,75 1,75<br />

N.B. le risorse sono espresse in milioni di euro e sono quantificate sino al 2002 in quanto il<br />

bilancio regionale pluriennale ha una programmazione <strong>con</strong>tabile triennale.<br />

313


Misura<br />

2000 <strong>PSR</strong><br />

Spesa<br />

pubblica<br />

Contributo<br />

UE<br />

Aiuti di<br />

Stato 2000 2001<br />

Spesa<br />

pubblica<br />

Contributo<br />

UE<br />

Aiuti di<br />

Stato 2001 2002<br />

Spesa<br />

pubblica<br />

Contributo<br />

UE<br />

Aiuti di<br />

Stato<br />

2002<br />

Totale<br />

2000-<br />

2002<br />

Spesa<br />

pubblica<br />

Contributo<br />

UE<br />

Aiuti di Stato<br />

Asse 1 Efficienza del sistema<br />

agricolo e agroindustriale regionale<br />

I.1 Investimenti nelle aziende agricole - - 4,17 16,69 5,82 4,25 17,01 5,93 4,25 33,70 11,75 12,67<br />

I.2 Insediamento dei giovani<br />

6,00 3,00 1,14 4,56 2,28 1,17 4,67 2,34 1,17 15,23 7,62 3,48<br />

agricoltori<br />

I.3 Formazione - - 0,23 0,93 0,46 0,24 0,95 0,47 0,24 1,88 0,93 0,71<br />

I.4 Miglioramento delle <strong>con</strong>dizioni di<br />

trasformazione e commercializzazione<br />

dei prodotti agricoli<br />

- - 1,62 6,49 2,43 1,65 6,62 2,48 1,65 13,11 4,91 4,93<br />

Totale Asse 1 6,00 3,00 7,17 28,67 10,99 7,31 29,25 11,22 7,31 63,92 25,20 21,78<br />

Asse 2 Diversificazione e<strong>con</strong>omica e<br />

qualità della vita nelle aree rurali<br />

II.1 Diversificazione delle attività<br />

agricole e delle attività affini<br />

II.2 Incentivazioni delle attività<br />

turistiche e artigianali<br />

- - 0,88 1,39 0,46 1,39 1,42 0,47 1,39 2,81 0,93 3,66<br />

- - 0,88 1,39 0,52 1,39 1,42 0,53 1,39 2,81 1,05 3,66<br />

II.3 Miglioramento<br />

- - 1,17 1,85 0,70 1,85 1,89 0,71 1,85 3,74 1,41 4,87<br />

commercializzazione dei prodotti<br />

agricoli di qualità<br />

II.4 Gestione delle risorse idriche - - 0,88 1,39 0,52 1,39 1,42 0,53 1,39 2,81 1,05 3,66<br />

II.5 Sviluppo e miglioramento delle<br />

infrastrutture rurali <strong>con</strong>nesse allo<br />

sviluppo dell'agricoltura<br />

II.6 Servizi essenziali per l'e<strong>con</strong>omia e<br />

la popolazione rurale<br />

II.7 Rinnovamento e miglioramento<br />

dei villaggi e protezione e tutela del<br />

patrimonio rurale<br />

1,75 0,93 1,17 1,56 0,83 1,56 1,60 0,85 1,56 4,91 2,61 4,29<br />

- - 0,58 0,93 0,36 0,93 0,95 0,37 0,93 1,88 0,73 2,44<br />

- - 0,58 0,93 0,49 0,93 0,95 0,50 0,93 1,88 0,99 2,44<br />

II.8 Miglioramento fondiario - - 0,58 0,93 0,28 0,93 0,95 0,28 0,93 1,88 0,56 2,44<br />

Totale Asse 2 1,75 0,93 6,72 10,37 4,16 10,37 10,60 4,24 10,37 22,72 9,33 27,46<br />

Asse 3 Agroambiente e tutela del<br />

territorio<br />

III.5 Tutela dell'ambiente in relazione<br />

all'agricoltura, alla selvicoltura, alla<br />

<strong>con</strong>servazione delle risorse naturali<br />

nonché al benessere degli animali<br />

- - 1,75 2,78 0,73 1,75 2,84 0,75 1,75 5,62 1,48 5,25<br />

314


315


ASSESSORATO PER LE POLITICHE<br />

DELL’AGRICOLTURA<br />

DIPARTIMENTO SVILUPPO AGRICOLO E MONDO<br />

RURALE<br />

Piano Regionale di Sviluppo Rurale 2000 – 2006<br />

per<br />

“CONSOLIDARE LO SVILUPPO DELLE<br />

AREE RURALI DEL LAZIO”<br />

in attuazione del Reg. CE n.1257/99<br />

ALLEGATI AL PIANO<br />

GIUGNO 2000<br />

316


317


Allegato n. 1<br />

Allegato n. 2<br />

Allegato n. 3<br />

Allegato n. 4<br />

Allegato n. 5<br />

Allegato n. 6<br />

Allegato n. 7<br />

All. n. 8.1<br />

All. n. 8.2<br />

All. n. 8.3<br />

All. n. 8.4<br />

All. n. 8.5<br />

All. n. 8.6<br />

All. n. 8.7<br />

Buona Pratica Agricola normale<br />

Giustificazione e<strong>con</strong>omica degli aiuti<br />

Requisiti Minimi<br />

Elenco zone svantaggiate<br />

Elenco Aree Naturali Protette S.I.C., Z.P.S. e rilevanza agricola<br />

Parere di <strong>con</strong>tabilità ambientale<br />

Cartografie<br />

Sbocchi mercato vitivinicolo<br />

Sbocchi mercato olivicolo<br />

Sbocchi mercato ortofrutta<br />

Sbocchi mercato florovivaistico<br />

Sbocchi mercato lattiero - caseario<br />

Sbocchi mercato carni<br />

Sbocchi mercato foreste<br />

318


Allegato n.1 Buona Pratica Agricola normale<br />

Piano di Sviluppo Rurale – Reg. (CE) 1257/99<br />

BUONA PRATICA AGRICOLA NORMALE (BPAn)<br />

PREMESSA:<br />

Il Regolamento CE n.1257/99 stabilisce che gli impegni agroambientali e le indennità<br />

compensative debbano tenere <strong>con</strong>to delle ordinarie pratiche agricole che sono individuate come<br />

“…l’insieme dei metodi colturali che un agricoltore diligente impiegherebbe in una regione<br />

interessata”.<br />

Infatti tutte le misure agroambientali (misura III.1) devono prevedere impegni che oltrepassano la<br />

buona pratica agricola “normale” (art. 23, comma 2, del Reg. CE n. 1257/99) mentre gli agricoltori<br />

che ricevono l’indennità compensativa in quanto operanti in zone svantaggiate (misura III.2) sono<br />

tenuti ad osservare almeno le buone pratiche agricole <strong>con</strong>suete (art. 14 del Reg. CE n. 1257/99). Di<br />

<strong>con</strong>seguenza gli agricoltori che assumono impegni agroambientali ricevono un premio calcolato<br />

facendo riferimento alla buona pratica agricola normale (art. 17 del Reg. CE n. 1750/99) e sono<br />

tenuti a rispettare sull’intera azienda le buone pratiche agricole normali anche se l’impegno è<br />

limitato a parte di essa.<br />

Il presente documento, in <strong>con</strong>seguenza, definisce in maniera analitico-descrittiva la “buona pratica<br />

agricola normale” (BPAn) ossia gli impegni di base che l’agricoltore sottoscrive ed è tenuto ad<br />

osservare, per l’insieme delle superfici aziendali, qualora richiede di usufruire del regime di aiuti<br />

previsto nell’ambito della misura F (III.1) “agroambiente” nonché per beneficiare delle indennità<br />

compensative di cui alla misura E (III.2) “ zone svantaggiate”, del presente Piano di Sviluppo<br />

Rurale.<br />

Come previsto all’art. 28 del Reg. (CE) n. 1750/99 la buona pratica agricola normale presuppone<br />

l’osservanza delle prescrizioni generali vincolanti in materia ambientale. Ciò sta a significare che<br />

la pratica agronomica dev’essere necessariamente <strong>con</strong>forme alla normativa vigente in materia<br />

ambientale, specificando che anche il rispetto di tali impegni costituisce un requisito di base<br />

preliminare all’ammissione a beneficiare di qualsivoglia aiuto in applicazione delle misure<br />

agroambientali (misura III.1) o delle indennità compensative (misura III.2). A riguardo è stata<br />

effettuata una ricognizione delle norme applicative vigenti a livello nazionale e regionale che<br />

discendono da disposizioni comunitarie in materia di ambiente. Nella tabella 1 che segue sono<br />

indicati i riferimenti legislativi che la BPAn prende in <strong>con</strong>siderazione. Ciò sta a significare che i<br />

vincoli e gli obblighi previsti da tale normativa che hanno <strong>con</strong>nessione diretta <strong>con</strong> la pratica<br />

agronomica, costituis<strong>con</strong>o parte integrante della BPAn, e come tali costituis<strong>con</strong>o un vincolo ed un<br />

obbligo che l’agricoltore è tenuto a rispettare sull’intera azienda per usufruire del regime di aiuti<br />

previsto per le misure agroambientali e per beneficiare delle “indennità compensative”.<br />

319


TABELLA 1 – BUONA PRATICA AGRICOLA NORMALE (BPAn)<br />

QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO IN MATERIA DI AMBIENTE<br />

OGGETTO<br />

NORMA<br />

COMUNITARIA<br />

NORMA<br />

NAZIONALE<br />

NORMA<br />

REGIONALE<br />

Tutela delle acque<br />

dall’inquinamento<br />

(scarichi di acque reflue<br />

industriali e domestiche,<br />

scarichi di effluenti di<br />

allevamento)<br />

Dir 91/271 CEE sulle<br />

acque reflue urbane<br />

Dir 91/676 CEE<br />

sull’inquinamento da<br />

nitrati di origine agricola<br />

Dir 98/15/CEE recante<br />

modifica alla Dir 91/271<br />

CEE sulle acque reflue<br />

urbane<br />

Legge 36/94<br />

(Legge Galli)<br />

DM Mipa<br />

19.04.1999<br />

(Codice BPA)<br />

D.Lgs 152/99<br />

D.P.R. 470/82<br />

D.P.R. 236/88<br />

L.R. 41/82<br />

L.R. 34/83<br />

L.R. 6/96<br />

Uso dei fanghi di<br />

depurazione<br />

Dir 86/278/CEE D.Lgs 99/92<br />

Acquisto e impiego dei<br />

prodotti fitosanitari<br />

Dir 91/414 CEE<br />

e successive <strong>modifiche</strong><br />

DPR 1255/68<br />

DPR 424/74<br />

DPR 223/88<br />

D.Lgs 194/95<br />

Procedure regionali<br />

per il rilascio delle<br />

autorizzazioni<br />

(patentino<br />

D.Lgs 22/97<br />

Tutela della natura e<br />

benessere degli animali<br />

Dir 92/43/CEE<br />

Dir 79/409/CEE<br />

DM Sanità<br />

22/01/1998<br />

(limiti residui)<br />

DPR 357/97<br />

DM 3 aprile 2000<br />

Come definita nel presente documento la BPAn rappresenta quindi la pratica agricola normale,<br />

ovvero i comportamenti tradizionalmente diffusi, non solo rispettosi delle norme, ma coerenti <strong>con</strong><br />

queste e, più in generale, ispirati a pratiche razionali dal punto di vista tecnico-ambientale.<br />

Una definizione universale di pratica agricola normale è operazione difficile e poco realistica, in<br />

quanto le variabili di natura agricola, ambientale o relative al sistema organizzativo aziendale<br />

rendono particolarmente difficoltoso tale procedimento; ciò malgrado sono state descritte e<br />

definite operazioni colturali “standard” che assumono il significato di parametri di riferimento nella<br />

valutazione dell’aderenza delle singole tecniche agronomiche <strong>con</strong> la BPAn. +<br />

320


Individuati alcuni impegni a valenza comune, è stata delineata una prima importante distinzione tra<br />

le colture erbacee ed arboree. Successivamente sono stati individuati gruppi omogenei di colture<br />

aggregate in base alla strette analogia che <strong>con</strong>traddistingue le pratiche agronomiche usualmente<br />

effettuate su tali coltivazioni, al fabbisogno di fattori produttivi e dei mezzi tecnici necessari per le<br />

stesse, nonché correlate dagli usuali rapporti di avvicendamenti e successioni colturali. Nell’ambito<br />

di ciascun gruppo sono state individuate le colture maggiormente rappresentative per l’agricoltura<br />

laziale, ossia quelle <strong>con</strong> la maggiore incidenza sia in termini di diffusione territoriale che di peso<br />

e<strong>con</strong>omico, nonché di potenziale impatto ambientale<br />

La <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>, nel rispetto della metodologia individuata dal D.lgs 152/99 attuativa tra l’altro<br />

della direttiva 91/676/CEE (direttiva nitrati), sta attivando le procedure per l’individuazione delle<br />

zone vulnerabili da nitrati di origine agricola. A riguardo la <strong>Regione</strong> si impegna a compiere<br />

progressi significativi entro il 31 dicembre 2001 nell’individuazione delle zone vulnerabili e<br />

nell’attuazione dei piani di azione ai sensi della predetta Direttiva.. Entro tale termine saranno<br />

circostanziatamente definiti i “piani di azione” <strong>con</strong>tenenti le prescrizioni cui si dovranno attenere le<br />

aziende ricadente nelle zone delimitate quali Aree vulnerabili. Ad ogni modo, già in questa sede, si<br />

definis<strong>con</strong>o i vincoli e gli impegni specifici che i “piani di azione” dovranno prevedere a carico<br />

degli agricoltori operanti nelle zone ricadenti in tali aree e che assumono carattere vincolante a<br />

titolo della presente buona pratica agricola normale. Nello specifico in queste zone, in linea <strong>con</strong> le<br />

disposizioni recate dal D. lgs. 152/99, non sarà possibile intervenire <strong>con</strong> delle fertilizzazioni azotate<br />

che prevedono apporti superiori a 170 kg/ha, fermi restando i limiti più restrittivi fissati dalla BPAn<br />

per ogni singola coltura e riportati nella tabella A in allegato al presente documento. Tali<br />

quantitativi devono intendersi riferiti a tutti gli apporti di fertilizzante, comprensivi dei <strong>con</strong>cimi<br />

minerali ed organici, nonché degli apporti derivanti dalle deiezioni degli animali al pascolo.<br />

Per tali zone vulnerabili il Programma di azione obbligatorio, tenuto <strong>con</strong>to delle prescrizioni<br />

<strong>con</strong>tenute nel codice di Buona Pratica Agricola approvato dal Ministero per le Politiche Agricole<br />

<strong>con</strong> D.M. 19 aprile 1999 pubblicato sul supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale n. 102 del 4<br />

maggio 1999, dovrà obbligatoriamente prevedere almeno gli impegni relativi a:<br />

• il periodo in cui è proibita l’applicazione al terreno di determinati tipi di fertilizzanti, così come<br />

di seguito esplicitato:<br />

colture autunno primaverili (tipicamente frumento, cereali affini, colza, erbai di<br />

graminacee): vietata la <strong>con</strong>cimazione azotata alla semina. La <strong>con</strong>cimazione azotata va<br />

effettuata in copertura, in corrispondenza dei momenti di forte fabbisogno, durante la fase<br />

di differenziazione delle infiorescenze e poco prima della ripresa vegetativa primaverile<br />

(levata).<br />

colture perenni (prati, pascoli arboreti ortive perenni): gli apporti azotati devono precedere<br />

<br />

di poco la ripresa vegetativa primaverile che segna l’inizio di forte assorbimento.<br />

colture a semina primaverile (barbabietola, girasole, mais, sorgo, pomodoro, peperone,<br />

melone, anguria, ecc, ): la <strong>con</strong>cimazione azotata alla semina è accettabile purché una<br />

limitata piovosità in questo periodo renda il dilavamento poco probabile; qualora la<br />

piovosità media del periodo primaverile sia invece elevata occorre prevedere il<br />

frazionamento dei quantitativi oppure utilizzare fertilizzanti a lenta cessione e additivi di<br />

inibitori della nitrificazione.<br />

colture a ciclo breve (ortive): nel caso di colture a ciclo breve come la maggior parte delle ortive da<br />

foglia, da frutto o da radice (insalate, cavoli, zucchine, ravanelli, ecc. ) il momento di esecuzione<br />

della <strong>con</strong>cimazione passa in se<strong>con</strong>do piano come misura di <strong>con</strong>tenimento delle perdite per<br />

dilavamento dei nitrati, rispetto al rischio ben maggiore di un irrazionale eccesso di <strong>con</strong>cimazione<br />

azotata molto ricorrente in questo tipo di colture. Tale rischio dovrà essere esattamente circoscritto a<br />

partire dai quantitativi di apporti di azoto massimi <strong>con</strong>sentiti, evidenziati nella presente BPAn e<br />

riportati nella tabella A allegata.<br />

nel caso di utilizzo di effluenti zootecnici occorre pianificare la distribuzione in funzione del<br />

fabbisogno fisiologico della coltura e delle epoche idonee di distribuzione; è <strong>con</strong>sigliata<br />

321


l’applicazione ai terreni di effluenti zootecnici tra la fine dell’inverno e l’inizio dell’estate.<br />

L’applicazione degli effluenti è inoltre possibile in estate o in autunno solo dopo il raccolto e solo se<br />

si prevede una coltura che possa utilizzare l’azoto nel periodo invernale (cereali autunno-vernini,<br />

colture intercalari, cover-crops, ecc.);<br />

la capacità dei depositi di stoccaggio per effluenti di allevamento deve essere garantita da adeguati<br />

<strong>con</strong>tenitori in grado di assicurare un volume di stoccaggio pari ad almeno 1/3 della produzione<br />

media annuale di effluenti prodotti a livello dell’azienda in modo tale da garantire il rispetto dei<br />

periodi di spandimento fissati nei piani d’azione, senza incorrere nella “necessità di disfarsi” di<br />

effluenti in esubero.<br />

La buona pratica agricola normale rappresenta l’elemento di riferimento iniziale in base al quale è<br />

stato calcolato il livello degli aiuti previsto nella misura agroambientale, in particolare modo per le<br />

azioni relative all’agricoltura integrata e a quella biologica. In analogia <strong>con</strong> gli interventi previsti in<br />

tali azioni, i gruppi omogenei di colture sono i medesimi di quelli utilizzati per l’attribuzione dei<br />

livelli di aiuti e per la loro giustificazione. Per ciascun gruppo omogeneo sono state individuate le<br />

seguenti “colture guida”:<br />

Gruppo “A”: frumento duro – girasole<br />

Gruppo “B”: mais – pomodoro da industria<br />

Gruppo “C”: zucchino in pieno campo<br />

Gruppo “D”: olivo – actinidia<br />

Gruppo “E”: vite da vino - nocciolo<br />

Per <strong>con</strong>sentire la verificabilità degli impegni previsti nella buona pratica agricola normale,<br />

l’agricoltore dovrà adottare e tenere costantemente aggiornato un apposito quaderno di campagna.<br />

Su tale quaderno dovranno essere effettuate le registrazioni relative alla gestione del magazzino dei<br />

presidi fitosanitari e prodotti fertilizzanti (giacenza iniziale, acquisti, utilizzazioni), supportate da<br />

titoli giustificativi fiscalmente validi che l’agricoltore è tenuto a <strong>con</strong>servare unitamente al quaderno<br />

stesso. Sul quaderno di campagna dovranno essere inoltre registrate cronologicamente ed in<br />

maniera sistematica tutte le operazioni colturali svolte in azienda, comprendendovi quantomeno le<br />

somministrazioni di fertilizzanti e di presidi fitosanitari (periodi e quantità), le lavorazioni<br />

meccaniche, le irrigazioni.<br />

CARICO DI BESTIAME<br />

Il carico di bestiame che ciascuna azienda può sopportare per non incorrere in rischi di eccessivi<br />

apporti azotati ai terreni, <strong>con</strong> il <strong>con</strong>nesso pericolo di provocare inquinamenti da nitrati, deve essere<br />

definito prendendo in <strong>con</strong>siderazione i quantitativi di effluenti che ogni specie animale mediamente<br />

è in grado di produrre nel corso dell’anno, e del relativo “titolo” di azoto che detti differenti<br />

effluenti <strong>con</strong>tengono. Le acquisizioni tecnico-scientifiche in questo campo sono molteplici e<br />

notevolmente <strong>con</strong>traddittorie, cosa che rende difficile assumere parametri certi. I dati esposti nella<br />

seguente tabella sono ricavati da lavori <strong>con</strong>dotti nell’ambito di un progetto di ricerca del C.N.R., ed<br />

assumono, ai fini della presente BPAn, valore indicativo di riferimento:<br />

BESTIAME<br />

DEIEZIONI<br />

(Kg/gg/capo)<br />

Prodotto totale<br />

Anno<br />

(Kg/anno)<br />

% SS AZOTO<br />

(%SS)<br />

Bovini Carne 21 7.665 12 5 46<br />

Bovini Latte 46,5 16.973 12 3,5 71,3<br />

Suini 4,5 1.643 9,2 6,5 9,8<br />

Ovicaprini 1,3 474,5 11 10 5,2<br />

Avicoli 0,04 15 0,01 12 0,4<br />

AZOTO<br />

(Kg/anno)<br />

322


Dalla tabella sopra riportata si ricava che il carico di bestiame compatibile <strong>con</strong> la BPAn dovrebbe<br />

essere definito per singola tipologia di allevamento per “centrare” il risultato di puntuale <strong>con</strong>trollo<br />

degli effettivi apporti di azoto al terreno <strong>con</strong>seguenti la <strong>con</strong>duzione dei diversi allevamenti<br />

zootecnici.<br />

La necessità di mantenere un impianto semplificato nella valutazione e <strong>con</strong>trollo degli interventi,<br />

nonché di assumere valori che tengano <strong>con</strong>to della <strong>con</strong>traddittorietà dei dati sopra richiamati, porta<br />

a definire il carico di bestiame compatibile <strong>con</strong> la BPAn quale rapporto tra numero di UBA e Ha di<br />

superficie foraggiera (s.f.) disponibili nelle singole aziende definita come superficie aziendale<br />

investita a colture utilizzabile per le esigenze alimentari degli allevamenti, mediando quindi i valori<br />

di apporto di azoto realizzato dalle singole tipologie di allevamento.<br />

Un ulteriore elemento, da valutare per la misura agroambientale, attiene alle diverse caratteristiche<br />

territoriali della regione. In questo senso non si può non tenere <strong>con</strong>to delle caratteristiche delle<br />

strutture produttive zootecniche in relazione alle caratteristiche territoriali. Per la definizione del<br />

carico di bestiame in ambito di BPAn si distinguono quindi le aziende ricadenti in zone classificate<br />

montane e svantaggiate ai sensi della Dir. CEE n.268/75 (art.3, paragrafi 3, 4 e 5), quelle ricadenti<br />

in altre zone, e quelle ricadenti nelle “zone vulnerabili”. La tabella che segue distingue i diversi<br />

carichi di bestiame compatibili <strong>con</strong> la BPAn:<br />

BESTIAME<br />

Rapporto<br />

UBA/sf<br />

Zone<br />

svantaggiate<br />

Rapporto<br />

UBA/sf<br />

Altre zone<br />

U B A 3 4 2,5<br />

Rapporto<br />

UBA/sf<br />

Zone<br />

vulnerabili<br />

Nelle aree vulnerabili ai nitrati individuate ai sensi del D.lgs 152/98 in ogni caso non è <strong>con</strong>sentito<br />

un carico di bestiame per unità di superficie foraggiera superiore a 2,5 UBA. Per superficie<br />

foraggiera deve intendersi tutta la superficie aziendale investita in colture utilizzabili per<br />

l’alimentazione del bestiame.<br />

323


COLTURE ERBACEE ED ORTICOLE<br />

GESTIONE DEL SUOLO<br />

Lavorazioni:<br />

le lavorazioni debbono essere effettuate, per quanto possibile, <strong>con</strong> il terreno in stato di “tempera”,<br />

utilizzando attrezzi di varia natura, <strong>con</strong> la finalità di ripristinare la porosità del suolo;<br />

Regimazione delle acque superficiali:<br />

deve realizzarsi attraverso:<br />

una adeguata manutenzione delle scoline e dei canali collettori permanenti;<br />

realizzazione, nelle zone declivi, di solchi acquaioli temporanei trasversali rispetto alla massima<br />

pendenza.<br />

AVVICENDAMENTO DELLE COLTURE<br />

L’avvicendamento colturale ha sempre rappresentato una pratica agronomica che <strong>con</strong>sente il<br />

mantenimento di un adeguato livello di fertilità del terreno, di limitare la diffusione di fitopatie e<br />

<strong>con</strong>trollare, nel <strong>con</strong>tempo, lo sviluppo delle erbe infestanti. Da ciò discende che il rispetto della<br />

BPAn deve prevedere la limitazione delle monosuccessioni colturali intese come ritorno della<br />

medesima coltura sul medesimo terreno per più di due campagne produttive <strong>con</strong>secutive. Inoltre, è<br />

necessario che gli avvicendamenti colturali prevedano una razionale alternanza tra colture<br />

“depauperanti” e colture “miglioratrici”, che si traduce nel vincolo di inserire obbligatoriamente una<br />

coltura miglioratrice dopo due anni di colture depauperanti. A tal fine sono <strong>con</strong>siderate colture<br />

depauperanti i cereali autunno-vernini (frumento duro, frumento tenero, avena, orzo, farro, segale e<br />

triticale), mentre sono <strong>con</strong>siderate “miglioratrici” le colture foraggere nel loro complesso e quelle<br />

da rinnovo (mais, girasole, sorgo, patata, barbabeitola, pomodoro.<br />

SCELTA VARIETALE<br />

Dovranno essere utilizzate sementi certificate nel rispetto della normativa vigente. La scelta del<br />

materiale genetico dovrà tenere <strong>con</strong>to, per quanto possibile, della capacità produttiva, degli aspetti<br />

qualitativi della produzione, della resistenza alle avversità nonché dell’adattabilità alla zona di<br />

riferimento<br />

FERTILIZZAZIONE<br />

La pratica della fertilizzazione deve tenere in debita <strong>con</strong>siderazione le effettive esigenze nutritive<br />

della coltura. L’esperienza dell’agricoltore nonché l’eventuale ausilio della <strong>con</strong>sulenza effettuata<br />

dai tecnici operanti nell’ambito dei servizi di assistenza tecnica, dovranno <strong>con</strong>sentire di tenere nel<br />

dovuto <strong>con</strong>to gli effetti derivanti dai fattori che <strong>con</strong>dizionano il livello dei nutrienti nel terreno ma<br />

che sono indipendenti dalla volontà dell’agricoltore. Ad ogni modo la fertilizzazione di ciascuna<br />

coltura, relativamente agli apporti effettuati sia <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimi chimici di sintesi che di origine animale<br />

(effluenti zootecnici in senso lato), non dovrà in alcun caso superare le soglie previste nella tabella<br />

A di seguito riportata.<br />

Sono auspicate le fertilizzazioni organiche effettuate a base di letame maturo.<br />

E’ <strong>con</strong>sentito l’uso dei reflui e dei liquami, fermo restando il rispetto dei vincoli e degli obblighi<br />

posti dalla normativa vigente e nella <strong>con</strong>siderazione che gli apporti in elementi minerali ed in<br />

particolare dell’azoto, da calcolarsi sulla base dei fattori di <strong>con</strong><strong>versione</strong> di cui alla precedente<br />

tabella, non siano superiori alle soglie massime <strong>con</strong>sentite; si ribadisce che in tale computo<br />

dovranno essere compresi anche le quantità distribuite <strong>con</strong> i <strong>con</strong>cimi minerali di sintesi.<br />

324


Per quanto <strong>con</strong>cerne le zone ricadenti nell’ambito delle aree vulnerabili ai nitrati individuate ai sensi<br />

del D. lgs 152/99’ in applicazione della direttiva 91/676/CEE (direttiva nitrati) non è <strong>con</strong>sentito in<br />

alcun caso una somministrazione di azoto al terreno che oltrepassi la soglia 170 kg/ha, comprensiva<br />

degli apporti minerali ed organici, nonché di quelli derivanti dalle deiezioni degli animali al<br />

pascolo, fermi restando i limiti più restrittivi riportati, per singola coltura, nella ripetuta tabella A.<br />

DIFESA FITOSANITARIA E CONTROLLO DELLE ERBE INFESTANTI<br />

La difesa fitosanitaria ed il diserbo devono essere effettuati a seguito dell’identificazione del<br />

fitofago, del patogeno o dell’infestante, utilizzando i mezzi di difesa più idonei.<br />

L’impiego dei fitofarmaci o dei diserbanti deve prevedere l’uso di principi attivi registrati ed<br />

autorizzati per la coltura e i trattamenti dovranno essere eseguiti nel rispetto delle <strong>con</strong>dizioni<br />

riportate nell’etichetta del prodotto commerciale. La raccolta del prodotto, inoltre, dovrà essere<br />

effettuata solo dopo la scadenza dei tempi di carenza dei prodotti fitosanitari eventualmente<br />

utilizzati.<br />

IRRIGAZIONE<br />

Dovranno essere impiegati, per quanto possibile, metodi irrigui che tendano a migliorare<br />

l’efficienza del tipo di terreno, della disponibilità idrica, del clima e delle colture, privilegiando i<br />

sistemi che <strong>con</strong>sentono di limitare i volumi idrici per adacquamento.<br />

GESTIONE DEI PRATI PERMANENTI E DEI PASCOLI<br />

La gestione del suolo e del cotico erboso dovrà prevedere::<br />

la manutenzione delle scoline e dei canali collettori permanenti;<br />

la limitazione dei danni dal compattamento;<br />

l’effettuazione di idonee pratiche colturali per eliminare le malerbe che peggiorano la qualità del<br />

suolo.<br />

325


COLTURE ARBOREE<br />

GESTIONE DEL SUOLO<br />

La gestione degli interfilari dovrà tenere in debita <strong>con</strong>siderazione l’attuazione di pratiche idonee per<br />

ridurre i fenomeni erosivi normalmente in uso a se<strong>con</strong>da delle colture e delle aree <strong>con</strong>siderate.<br />

Dovrà essere prevista una adeguata manutenzione delle scoline e dei canali collettori permanenti.<br />

SCELTA VARIETALE<br />

Dovranno essere utilizzate sementi certificate nel rispetto della normativa vigente. La scelta del<br />

materiale genetico dovrà tenere <strong>con</strong>to, per quanto possibile, della capacità produttiva, degli aspetti<br />

qualitativi della produzione, della resistenza alle avversità nonché dell’adattabilità alla zona di<br />

riferimento<br />

FERTILIZZAZIONE<br />

La pratica della fertilizzazione deve tenere in debita <strong>con</strong>siderazione le effettive esigenze nutritive<br />

della coltura. L’esperienza dell’agricoltore nonché l’eventuale ausilio della <strong>con</strong>sulenza effettuata<br />

dai tecnici operanti nell’ambito dei servizi di assistenza tecnica dovranno <strong>con</strong>sentire di tenere nel<br />

dovuto <strong>con</strong>to gli effetti derivanti dai fattori che <strong>con</strong>dizionano il livello dei nutrienti nel terreno ma<br />

che sono indipendenti dalla volontà dell’agricoltore. Ad ogni modo la fertilizzazione di ciascuna<br />

coltura, relativamente agli apporti effettuati sia <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimi chimici di sintesi che di origine animale<br />

(effluenti zootecnici in senso lato), non dovrà in alcun caso superare le soglie previste nella tabella<br />

A di seguito riportata.<br />

Sono auspicate le fertilizzazioni organiche effettuate a base di letame maturo.<br />

E’ <strong>con</strong>sentito l’uso dei reflui e dei liquami, fermo restando il rispetto dei vincoli e degli obblighi<br />

posti dalla normativa vigente e nella <strong>con</strong>siderazione che gli apporti in elementi minerali ed in<br />

particolare dell’azoto, da calcolarsi sulla base dei fattori di <strong>con</strong><strong>versione</strong> di cui alla precedente<br />

tabella, non siano superiori alle soglie massime <strong>con</strong>sentite; si ribadisce che in tale computo<br />

dovranno essere compresi anche le quantità distribuite <strong>con</strong> i <strong>con</strong>cimi minerali di sintesi.<br />

Per quanto <strong>con</strong>cerne le zone ricadenti nell’ambito delle aree vulnerabili ai nitrati individuate ai sensi<br />

del D. lgs 152/99’ in applicazione della direttiva 91/676/CEE (direttiva nitrati) non è <strong>con</strong>sentito in<br />

alcun caso una somministrazione di azoto al terreno che oltrepassi la soglia di 210 kg/ha nel<br />

biennio successivo all’individuazione delle zone e 170 kg/ha dopo tale periodo, comprensiva degli<br />

apporti minerali ed organici, nonché di quelli derivanti dalle deiezioni degli animali al pascolo,<br />

fermi restando i limiti più restrittivi riportati, per singola coltura, nella ripetuta tabella A.<br />

DIFESA FITOSANITARIA E CONTROLLO DELLE ERBE INFESTANTI<br />

La difesa fitosanitaria deve essere effettuata a seguito dell’identificazione del fitofago, utilizzando<br />

i mezzi di difesa più idonei.<br />

L’impiego dei fitofarmaci o dei diserbanti deve prevedere l’uso di principi attivi registrati ed<br />

autorizzati per la coltura e i trattamenti dovranno essere eseguiti nel rispetto delle <strong>con</strong>dizioni<br />

riportate nell’etichetta dl prodotto commerciale. La raccolta del prodotto, inoltre, dovrà essere<br />

effettuata solo dopo la scadenza dei tempi di carenza dei prodotti fitosanitaria eventualmente<br />

utilizzati.<br />

IRRIGAZIONE<br />

Dovranno essere impiegati, per quanto possibile, metodi irrigui che tendano a migliorate<br />

l’efficienza del tipo di terreno, della disponibilità idrica, del clima e delle colture, privilegiando i<br />

sistemi che <strong>con</strong>sentono di limitare i volumi idrici per adacquamento.<br />

326


CURE COLTURALI<br />

La potatura dovrà prevedere degli interventi cesori effettuati se<strong>con</strong>do un giusto equilibrio tra entità<br />

di vegetazione e della produzione. L’eliminazione delle parti secche dovrà essere effettuata, laddove<br />

necessario, per evitare ulteriori focolai di infezione o altri danni delle parti parassitate e malate<br />

REG. (CE) N. 1257/99<br />

PIANO SVILUPPO RURALE - REGIONE LAZIO<br />

TABELLA A - BUONA PRATICA AGRICOLA normale<br />

livelli massimi di azoto somministrabili (valori in kg/ha/anno)<br />

COLTURA<br />

azoto max BPAn<br />

erbacee<br />

aglio 120<br />

asparago 180<br />

avena 100<br />

barbabietola 150<br />

bietola 130<br />

carciofo 200<br />

carota 150<br />

cavolfiore 200<br />

cavolo broccolo 150<br />

cavolo verza e cappuccio 200<br />

cetriolo 150<br />

cicoria 180<br />

cipolla 120<br />

cocomero 100<br />

colza 180<br />

fagiolo 20<br />

fava 20<br />

finocchio 180<br />

fragola 150<br />

frumento duro 140<br />

frumento tenero 180<br />

girasole 100<br />

lattuga e insalata indivia 120<br />

Mais 280<br />

melanzana 200<br />

melone 120<br />

orzo 120<br />

patata 150<br />

peperone 180<br />

pisello 20<br />

pomodoro 160<br />

rapa 120<br />

riso 160<br />

sedano 200<br />

segale 80<br />

327


COLTURA<br />

azoto max BPAn<br />

soia 20<br />

spinacio 120<br />

zucchina 200<br />

triticale 0<br />

farro 80<br />

sorgo 120<br />

erba medica - impianto 50<br />

erba medica - anni successivi 0<br />

lupinella 30<br />

sulla 30<br />

lenticchia 30<br />

cece 30<br />

radicchio 130<br />

tabacco 0<br />

altre foraggere leguminose 20<br />

altre foraggere graminacee 70<br />

arboree<br />

actinidia 140<br />

drupacee 130<br />

nocciolo 130<br />

pomacee 120<br />

olivo 90<br />

vite 120<br />

agrumi 140<br />

N.B. – Nelle aree vulnerabili da nitrati individuate ai sensi del D.lgs. 152/99, in ogni caso, a<br />

prescindere dal valore riportato nella tabella relativamente all’azoto massimo somministrabile, non<br />

è <strong>con</strong>sentito distribuire apporti azotati oltre la soglia di di 170 kg(ha/anno. A riguardo si richiama<br />

l’attenzione, in particolare, ai valori indicati in tabella <strong>con</strong> il carattere grassetto che si intende<br />

debbano essere comunque riportati a dette soglie massime nei rispettivi periodi.<br />

328


Allegato n.2 Giustificazione e<strong>con</strong>omica degli aiuti<br />

Piano di Sviluppo Rurale – Reg. (CE) 1257/99<br />

Misura III.1<br />

Misure agroambientali - Misura F<br />

GIUSTIFICAZIONE ECONOMICA DEGLI AIUTI<br />

In ottemperanza a quanto previsto nel Reg. CE 1257/99 <strong>con</strong> il presente documento si fornis<strong>con</strong>o gli<br />

elementi e le informazioni che giustificano il livello degli aiuti per quanto <strong>con</strong>cerne le azioni di<br />

intervento inserite nell’ambito di applicazione della Misura III.1(agroambiente) .<br />

Dalle valutazioni effettuate è emerso, sostanzialmente, che i livelli di aiuti previsti nella precedente<br />

programmazione, se <strong>con</strong>siderati nell’ambito di ciascuna tipologia colturale, hanno garantito in<br />

alcuni casi l’esatta remunerazione dei mancati redditi o dei costi aggiuntivi derivanti<br />

dall’applicazione delle tecniche ecocompatibili, mentre in altri sono risultati inadeguati in quanto<br />

sovrastimati o insufficienti per remunerare l’impegno.<br />

Ciò ha comportato una diversa aggregazione delle colture alle quali attribuire un medesimo livello<br />

di finanziamento; infatti, rispetto al Programma Regionale Agroambientale attuativo del Reg. CEE<br />

2078/92, le classi di aiuto individuate nelle misure A1 “Sensibile riduzione dei <strong>con</strong>cimi e dei<br />

fitofarmaci” e A3 “Introduzione dell’agricoltura biologica” sono state, nell’attuale<br />

programmazione, riviste e aggiornate. In <strong>con</strong>seguenza, nelle azioni F1 e F2, sono stati definiti dei<br />

gruppi omogenei nel cui ambito sono state incluse delle colture ri<strong>con</strong>ducibili a comparti produttivi<br />

simili sia in termini di tecniche agronomiche necessarie per la loro coltivazione che in merito alle<br />

esigenze pedoclimatiche, nutrizionali e fitoiatriche.<br />

I gruppi omogenei sono così classificati:<br />

- GRUPPO A erbacee a bassa intensità colturale<br />

- GRUPPO B erbacee ad alta intensità colturale<br />

- GRUPPO C ortive in pieno campo ed in serra<br />

- GRUPPO D arboree a bassa intensità colturale<br />

- GRUPPO E arboree ad alta intensità colturale<br />

Per il calcolo del premio si è tenuto <strong>con</strong>to delle buone pratiche agricole normali (BPAn) a cui sono<br />

state ri<strong>con</strong>dotte, laddove necessario, le pratiche agricole tradizionali, che hanno rappresentano il<br />

livello di comparazione iniziale cui si è fatto riferimento per la determinazione dei mancati redditi<br />

e dei costi aggiuntivi.<br />

Per la giustificazione e<strong>con</strong>omica degli aiuti sono stati definiti degli specifici livelli di riferimento<br />

individuati nelle tecniche di produzione tipiche della BPAn, integrate e biologiche, dal cui<br />

<strong>con</strong>fronto è stata ottenuta la quantificazione del premio.<br />

Per il calcolo dell’aiuto sono stati presi in <strong>con</strong>siderazione i dati e<strong>con</strong>omici delle colture<br />

maggiormente rappresentative di ciascun gruppo omogeneo. La giustificazione dei premi, che<br />

viene effettuata sulla base dei dati analitici di alcune colture ma che ha valenza per l’intero gruppo<br />

329


omogeneo, ha quale presupposto metodologico quello di <strong>con</strong>siderare l’azienda nella sua complessità<br />

organizzativa e gestionale. Infatti emergono alcune voci di costo, di carattere più generale e non<br />

direttamente ri<strong>con</strong>ducibili ad un singola coltura, che sfuggono o che comunque risultano di difficile<br />

quantificazione, ma che di <strong>con</strong>tro costituis<strong>con</strong>o per l’azienda un elemento di costo imprescindibile.<br />

Infatti, nel momento in cui vengono introdotte le tecniche agroambientali previste nella misura,<br />

l’operatore agricolo è tenuto necessariamente a riorganizzare l’intera gestione aziendale nonché ad<br />

acquisire alcuni elementi <strong>con</strong>oscitivi dai quali non può prescindere per l’adempimento degli<br />

impegni assunti. Quanto rappresentato per evidenziare la necessità di <strong>con</strong>siderare <strong>con</strong> la giusta<br />

attenzione alcune voci di costo o mancato reddito che da una prima analisi, limitata esclusivamente<br />

ai bilanci delle singole colture, apparentemente non emergono, ma che viceversa sono<br />

effettivamente sostenute a livello aziendale.<br />

A titolo di esempio possono essere citati i costi di ammortamento relativi ad una ristrutturazione<br />

aziendale, quale può essere la necessità di acquistare nuove macchine o attrezzature o<br />

l’impossibilità di utilizzare quelle già presenti in azienda o, <strong>con</strong> un’accezione più ampia, i costi<br />

<strong>con</strong>seguenti alla sotto-utilizzazione di fattori produttivi. Oltre a ciò si può citare anche il cosiddetto<br />

“costo ombra” ossia la necessità di adeguare l’ordinamento produttivo e gli avvicendamenti<br />

colturali agli adempimenti previsti nel Piano, che si <strong>con</strong>cretizza come una rinuncia alla coltivazione<br />

delle colture più redditizie od anche alla necessità di introdurre nuove coltivazioni per il quale<br />

l’agricoltore non è adeguatamente preparato.<br />

Nella determinazione dell’importo dell’aiuto è stata effettuata una distinzione tra gli operatori<br />

agricoli che introdu<strong>con</strong>o ex-novo un impegno agroambientale e quelli che mantengono un impegno<br />

già assunto e scaduto nella precedente programmazione (Reg. CEE 2078/92). Ciò in quanto si è<br />

ritenuto che l’agricoltore che ha già introdotto nella propria azienda le tecniche agroambientali ha in<br />

parte superato quella fase di adattamento necessaria per gli operatori che si apprestano ad introdurre<br />

le nuove tecniche. In dettaglio, nel caso delle azioni F.1 “Produzione integrata “ e F.2 “<strong>Agricoltura</strong><br />

biologica”, il risultato complessivo che scaturisce dal procedimento analitico adottato per la<br />

quantificazione dell’aiuto è relativo all’ipotesi di introduzione ex-novo dell’impegno, ossia alla<br />

sommatoria dei mancati redditi e dei costi aggiuntivi che l’agricoltore sostiene per adeguare la<br />

propria azienda alle nuove tecniche di produzione. Dal risultato così ottenuto è decurtata un’entità<br />

stimata in circa il 10%, relativa alle minori difficoltà di adattamento dell’azienda che è già nel<br />

sistema delle produzioni ecocompatibili e biologiche, così da computare l’aiuto nel caso delle<br />

azioni F.1.a “Mantenimento della riduzione già effettuate ” e F.2.a. “Mantenimento dell’agricoltura<br />

biologica”. Con riferimento alle azioni F.1 e F.2 , inoltre, al premio calcolato nel rispetto dei criteri<br />

sopra esposti è stata prevista una maggiorazione, a carattere incentivante comunque mai superiore<br />

al 20%, per le superfici ricadenti in aree preferenziali, ossia nelle zone dove si ritiene sia più<br />

importante ed efficace l’attuazione degli interventi.<br />

330


METODOLOGIA D’INDAGINE<br />

Come già illustrato, per la quantificazione dell’aiuto delle azioni F.1 e F.2 si è operato per gruppi<br />

omogenei, ossia le colture sono state aggregate per tipologie colturali <strong>con</strong> analoghe caratteristiche<br />

tecnico-agronomiche, alle quali è stato attribuito un medesimo livello di <strong>con</strong>tributo. Nell’ambito di<br />

ciascun gruppo omogeneo sono state individuate la/e coltura/e maggiormente rappresentativa/e,<br />

ponendo a <strong>con</strong>fronto le tecniche <strong>con</strong>venzionali ri<strong>con</strong>dotte al <strong>con</strong>cetto di buona pratica agricola<br />

normale, <strong>con</strong> le tecniche di produzione integrata e quelle biologiche.<br />

Per ciascuna delle colture individuate sono riportati dei prospetti sui quali sono indicati, sulla base<br />

della descrizione degli impegni assunti dal beneficiario, elementi inerenti le produzioni ottenibili, i<br />

prezzi di vendita, l’incidenza delle nuove tecniche agroambientali introdotte <strong>con</strong> la misura<br />

(integrato o biologico) sia in termini di fertilizzazione sia di difesa fitosanitaria, nonchè le spese<br />

relative alla manodopera ed alla meccanizzazione.<br />

In merito ai dati utilizzati si è fatto riferimento, per quanto <strong>con</strong>cerne i <strong>con</strong>ti colturali, alle indagini<br />

ed ai risultati emersi nel rapporto valutativo INEA. Su tali dati i Servizi di Sviluppo Agricolo<br />

Regionale <strong>con</strong> il supporto di <strong>con</strong>sulenti esterni, hanno effettuato successive elaborazioni e ris<strong>con</strong>tri<br />

per verificare, in particolare, il livello di coerenza della tecnica tradizionale <strong>con</strong> la buona pratica<br />

agricola normale (BPAn), nonché l’esatta quantificazione di alcune voci di costo o mancato reddito<br />

relative alla gestione ecocompatibile o biologica dell’azienda.<br />

La metodologia di indagine ha preso in <strong>con</strong>siderazioni i parametri di seguito specificati:<br />

Produzione lorda<br />

Vengono in questa voce evidenziate le variazioni derivanti dall’introduzione delle tecniche<br />

produttive previste dall’impegno. Concorrono alla costituzione della produzione lorda tutte le<br />

entrate aziendali, di fatto dunque tutte le vendite e le eventuali integrazioni P.A.C.. Sono messe in<br />

evidenza le variazioni delle quantità in termini di diminuzione di produzione ottenibile, che si<br />

verifica <strong>con</strong> l’utilizzo ridotto di <strong>con</strong>cimi e fitofarmaci, nonché <strong>con</strong> l’applicazione del metodo<br />

biologico. Infatti <strong>con</strong> la “buona pratica agricola normale” le dosi e i tipi di prodotti chimici che<br />

vengono distribuiti in campo sono quelli che assicurano una produzione agricola stabile che tende<br />

verso medie in crescita; riducendo il loro impiego ed utilizzando quelli a minor impatto ambientale<br />

tale trend tende a non essere più costante <strong>con</strong> oscillazioni maggiori soprattutto a favore di una<br />

diminuzione della produzione ottenibile. In aggiunta il prodotto che si ottiene utilizzando le<br />

tecniche previste dall’impiego di misure agroambientali, ha sicuramente un maggiore grado di<br />

scarto sia a livello di produzione che a tutti i livelli seguenti riferiti alle fasi di trasporto,<br />

<strong>con</strong>servazione e trasformazione; per <strong>con</strong>tro, in particolare per i prodotti biologici, il prezzo al<br />

mercato dovrebbe essere maggiore, anche se la vendita del prodotto biologico ad un prezzo<br />

superiore è una componente del bilancio auspicabile, ma non sempre raggiungibile, soprattutto nella<br />

realtà agricola regionale dove la valorizzazione sul mercato delle produzioni biologiche non è<br />

ancora <strong>con</strong>solidata a causa soprattutto della mancanza di adeguati canali di commercializzazione,<br />

vendita e ri<strong>con</strong>oscibilità del prodotto.<br />

Oltre a ciò, per le produzioni ecocompatibili ed in particolare per quelle biologiche sussiste un<br />

fattore di rischio legato alla minore copertura che il prodotto ha rispetto a quello <strong>con</strong>venzionale.<br />

L’agricoltore che introduce le tecniche agroambientale, infatti, risulta molto meno cautelato a<br />

fronte di avvenimenti eccezionali che potrebbero costituire forte elemento di <strong>con</strong>trazione della<br />

produzione o di deprezzamento del prodotto ottenuto. Nella quantificazione del mancato reddito si<br />

è cercato di tener <strong>con</strong>to di tali fattori aggiuntivi, stimando l’incidenza di questi in relazione alle<br />

diverse tipologie colturali.<br />

331


Fertilizzazione, difesa fitosanitaria, altre operazioni, manodopera e macchine<br />

Tali voci sono state computate in base alle effettive differenze tra i costi sostenuti adottando delle<br />

tecniche <strong>con</strong>venzionali di produzione, coerenti <strong>con</strong> la buona pratica agricola normale, e le tecniche<br />

integrate e biologiche. In queste voci compaiono i costi derivanti dall’utilizzo dei fertilizzanti, dei<br />

mezzi di difesa, delle macchine agricole e della manodopera.<br />

Quando il valore riportato in corrispondenza di una specifica voce di costo è negativo, sottintende<br />

che la tecnica agroambientale ha comportato una riduzione delle spese necessarie per l'attuazione<br />

dello specifico intervento . A titolo di esempio possono citarsi i minori costi risultanti da una<br />

minore somministrazione di elementi fertilizzanti a seguito delle limitazioni imposte nell’azione.<br />

Adeguamento operatore agricolo<br />

E’ relativo alla stima dei costi che l’operatore agricolo sostiene per acquisire la necessaria capacità<br />

professionale e le adeguate <strong>con</strong>oscenze per l’applicazione delle nuove tecniche agroambientali.<br />

Sono in definitiva i costi derivanti dall’impegno dell’imprenditore nell’apprendere le nuove<br />

tecniche relative sia alla produzione che alla gestione; sono rappresentati, essenzialmente, dal<br />

tempo impiegato per tali attività e dunque distolto dall’attività produttiva, nonché dalle perdite di<br />

produzione per le prove applicative di adattamento alla realtà aziendale.<br />

Adempimenti obbligatori<br />

I costi riportati in tale voce sono relativi alle spese che l’agricoltore deve sostenere per far fronte<br />

agli adempimenti obbligatori previsti per la partecipazione alla misura.<br />

In particolare possono citarsi i costi relativi alla certificazione delle produzioni biologiche, i costi<br />

necessari per la realizzazione delle analisi del terreno e della relativa elaborazione del piano di<br />

fertilizzazione, i costi inerenti il <strong>con</strong>trollo delle macchine irroratrici ai fini della verifica funzionale<br />

prevista nel programma, i costi amministrativi per l’inoltro dell’istanza, ecc.<br />

Risultato complessivo del processo di adeguamento aziendale<br />

Rappresenta la somma algebrica dei mancati redditi e dei costi aggiuntivi derivanti<br />

dall’introduzione ex-novo delle tecniche agroambientali<br />

Prospetto riepilogativo degli aiuti<br />

Nei prospetti riepilogativi sono riportati distinti per gruppi omogenei e i livelli dell’aiuto sono<br />

differenziati per zona di intervento. Come già specificato, dal valore risultante dal procedimento<br />

analitico, relativo all’aiuto per la modalità F.1.b o F.2.b. inerente l’introduzione ex-novo<br />

dell’impegno agroambientale, è decurtata una quota pari a circa il 10% per la modalità F.1.a e<br />

F.2.a. <strong>con</strong>cernente il mantenimento, ed è effettuata una maggiorazione di circa il 20% per le aree<br />

preferenziali.<br />

Zootecnica biologica<br />

Nell’azione F.2 “<strong>Agricoltura</strong> biologica” sono previsti aiuti per i prati, prati-pascoli e pascoli, nonché<br />

una maggiorazione dell’aiuto per le foraggere avvicendate, qualora l’azienda allevi il proprio<br />

bestiame nel rispetto del metodo biologico disciplinato dal reg. Ce 1804/99. Appare evidente, da<br />

332


un’analisi delle disposizioni recate dal citato Reg. CE 1804/99, che l’applicazione delle tecniche di<br />

allevamento biologico, soprattutto nella fase introduttiva, comporta un importante processo di<br />

adeguamento aziendale. Essendo l’aiuto commisurato alla superficie e <strong>con</strong>siderato che le colture<br />

foraggere sono quelle maggiormente correlate alla zootecnia biologica, si è ritenuto di associare a<br />

tali tipologie colturali l’incidenza dei mancati redditi e dei costi aggiuntivi.<br />

La quantificazione dell’importo è stata stimata e non calcolata sulla base di un procedimento<br />

analitico in ragione dell’impossibilità di disporre di dati certi e validati su tale metodo di<br />

allevamento.<br />

333


AZIONE F1 “Produzione integrata” - GIUSTIFICAZIONE DELL’AIUTO (in euro)<br />

GRUPPO OMOGENEO “A”<br />

Composto da:<br />

CEREALI : Frumento duro e tenero, altro frumento (grano e frumento segalato), Orzo, Segale,<br />

Avena, Grano saraceno, Miglio e Scagliola, Farro, Sorgo.<br />

SEMI OLEOSI: Colza, Ravizzone, Girasole, Soia.<br />

PIANTE PROTEICHE: Piselli, Fave e favette, Lupini dolci.<br />

FORAGGERE: Erba medica trifoglio , Sulla, Lupinella, Erbaio di graminacee, Erbaio di<br />

leguminose, Erbaio misto ed altre foraggiere avvicendate<br />

PIANTE OLEIFERE: arachidi, ricino<br />

PROSPETTO GIUSTIFICATIVO ANALITICO<br />

VOCI DI BILANCIO MANCATI REDDITI COSTI AGGIUNTIVI<br />

Produzione lorda 101<br />

Fertilizzazione -24<br />

Difesa fitosanitaria 2<br />

Altre operazioni colturali<br />

Manodopera e macchine -9<br />

Adempimenti obbligatori,<br />

adeguamento aziendale e<br />

dell’operatore<br />

40<br />

Risultato del processo di adeguamento aziendale (RT)<br />

110 euro<br />

PROSPETTO RIEPILOGATIVO DEGLI AIUTI<br />

F1a – mantenimento<br />

Gruppo A<br />

a ALTRE AREE 100<br />

b AREE PREFERENZIALI 120<br />

F1b – introduzione<br />

c ALTRE AREE 110<br />

d AREE PREFERENZIALI 130<br />

334


AZIONE F.2 “<strong>Agricoltura</strong> biologica” - GIUSTIFICAZIONE DELL’AIUTO (in euro)<br />

Composto da:<br />

GRUPPO OMOGENEO “A”<br />

CEREALI : Frumento duro e tenero, altro frumento (grano e frumento segalato), Orzo, Segale,<br />

Avena, Grano saraceno, Miglio e Scagliola, Farro, Sorgo.<br />

SEMI OLEOSI: Colza, Ravizzone, Girasole, Soia.<br />

PIANTE PROTEICHE: Piselli, Fave e favette, Lupini dolci.<br />

FORAGGERE: Erba medica trifoglio , Sulla, Lupinella, Erbaio di graminacee, Erbaio di<br />

leguminose, Erbaio misto, altre foraggiere avvicendati, prati prati-pascoli e pascoli non<br />

avvicendati<br />

PIANTE OLEIFERE: arachidi, ricino<br />

PROSPETTO GIUSTIFICATIVO ANALITICO<br />

VOCI DI BILANCIO MANCATI REDDITI COSTI AGGIUNTIVI<br />

Produzione lorda 90<br />

Fertilizzazione 22<br />

Difesa fitosanitaria - 67<br />

Altre operazioni colturali<br />

Manodopera e macchine 50<br />

Adempimenti obbligatori,<br />

adeguamento aziendale e<br />

dell’operatore<br />

Risultato del processo di adeguamento aziendale (RT)<br />

70<br />

165 euro<br />

PROSPETTO RIEPILOGATIVO DEGLI AIUTI<br />

F.2.a – mantenimento<br />

Gruppo A<br />

a ALTRE AREE 150<br />

b AREE PREFERENZIALI 178<br />

F2.b – introduzione<br />

c ALTRE AREE 165<br />

d AREE PREFERENZIALI 195<br />

335


RISULTATI ECONOMICI - FRUMENTO DURO<br />

Dati medi per ettaro<br />

TECNICA COLTURALE<br />

INDICATORI U.M. BPAn F.1 F.2<br />

Prodotto principale (P.P.) Q.li 40 35 32<br />

Sottoprodotti (Sp.) Q.li 47 41 31<br />

Prezzo medio P.P. L/q 28.000 28.000 32.000<br />

Prezzo medio Sp. L/q 4.000 4.000 4.000<br />

Valore totale L (.000) 1.308 1.144 1.148<br />

Integrazione PAC L (.000) 955 955 955<br />

Produzione Lorda (PL) L (.000) 2.263 2.099 2.103<br />

Fertilizzanti (1) L (.000) 345 380 0<br />

- di cui biologici L (.000) - - 437<br />

Difesa (2) L (.000) 163 141 0<br />

- di cui mezzi biologici L (.000) - - 0<br />

Altre spese L (.000) 173 173 173<br />

Totale spese specifiche L (.000) 681 694 610<br />

Margine Lordo (ML) L (.000) 1.582 1.405 1.493<br />

Manodopera in complesso ore 14 13 15<br />

Macchine in complesso ore 12 11 14<br />

Totale spese manod. e mecc. L (.000)<br />

541<br />

468 435<br />

Risultato Operativo (RO) L (.000) 1.114 970 952<br />

(1) Fertilizzazione :<br />

- BPAn - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede la somministrazione delle seguenti dosi di<br />

fertilizzante: 140 kg/ha di azoto, 90 kg/ha di fosforo e 80 kg/ha di potassio, distribuite<br />

interamente <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimi chimici di sintesi, <strong>con</strong> due interventi uno alla semina ed uno in<br />

copertura<br />

- Azione F.1 - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede la somministrazione delle seguenti dosi di<br />

fertilizzante: 100 kg/ha di azoto, 60 kg/ha di fosforo e 40 kg/ha di potassio, distribuite<br />

interamente <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimi chimici di sintesi, <strong>con</strong> tre interventi, di cui uno alla semina e<br />

due in copertura. E' previsto l'uso di <strong>con</strong>cimi caratterizzati da un lento rilascio dell'azoto<br />

che comportano rispetto alla BPAn, un maggior costo dell'Unita Fertilizzante (UF)<br />

- Azione F.2 - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede, nel rispetto della norma, esclusivamente l'uso di<br />

<strong>con</strong>cimi organici, caratterizzati da un costo per UF molto più alto rispetto ai <strong>con</strong>cimi<br />

chimici utilizzati nella BPAn. Relativamente ai quantitativi apportati risulta difficile<br />

esprimersi in termini di apporti di elementi minerali, in quanto nel metodo di produzione<br />

biologico è più corretto fare riferimento alla fertilità del terreno. In ragione di ciò i costi<br />

riportati nel prospetto sono relativi a dosi di <strong>con</strong>cime organico che si ritiene <strong>con</strong>sentano di<br />

mantenere o ripristinare un adeguato livello di fertilità A riguardo si è stabilito che il<br />

<strong>con</strong>tenuto di sostanza organica nel terreno sia almeno pari al 2%.<br />

(2) Difesa<br />

- BPAn - Gli interventi di difesa prevedono due interventi di diserbo da effettuarsi, uno in preemergenza<br />

e l'altro in post-emergenza.<br />

- Azione F.1 Gli interventi fitosanitari prevedono, come nella BPAn, un unico intervento di<br />

diserbo in post-emergenza.<br />

- Azione F.2 Nell'agricoltura biologica il <strong>con</strong>trollo delle infestanti si realizza unicamente <strong>con</strong><br />

interventi agronomici. Questo comporta un maggiore onere, e quindi dei costi aggiuntivi,<br />

per le macchine e la manodopera nel loro complesso<br />

336


RISULTATI ECONOMICI - GIRASOLE<br />

Dati medi per ettaro<br />

TECNICA COLTURALE<br />

INDICATORI U.M. BPAn F.1 F.2<br />

Prodotto principale (P.P.) Q.li 26 20 19<br />

Sottoprodotti (Sp.) Q.li<br />

Prezzo medio P.P. L/q 38.000 38.000 42.000<br />

Prezzo medio Sp. L/q<br />

Valore totale L (.000) 988 760 798<br />

Integrazione PAC L (.000) 800 800 800<br />

Produzione Lorda (PL) L (.000) 1.788 1.560 1.598<br />

Fertilizzanti (1) L (.000) 291 162<br />

- di cui biologici L (.000) 245<br />

Difesa (2) L (.000) 100 130<br />

- di cui mezzi biologici L (.000) 0<br />

Altre spese L (.000) 100 100 100<br />

Totale spese specifiche L (.000) 491 392 345<br />

Margine Lordo (ML) L (.000) 1.297 1.168 1.253<br />

Manodopera in complesso ore 16 16 19<br />

Macchine in complesso ore 13 13 17<br />

Totale spese manod. e mecc. L (.000) 519 519 646<br />

Risultato Operativo (RO) L (.000) 778 649 607<br />

(1) Fertilizzazione :<br />

- BPAn - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede la somministrazione delle seguenti dosi di fertilizzante 100<br />

kg/ha di azoto, 90 kg/ha di fosforo e 50 kg/ha di potassio, distribuite interamente <strong>con</strong>:<br />

<strong>con</strong>cimi chimici di sintesi, in unica dose<br />

- Azione F.1 - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede la somministrazione delle seguenti dosi di fertilizzante:<br />

70 kg/ha di azoto, 40 kg/ha di fosforo e 20 kg/ha di potassio, distribuite interamente <strong>con</strong><br />

chimici di sintesi, <strong>con</strong> due interventi al 2%.<br />

- Azione F.2 - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede, nel rispetto della norma, esclusivamente l'uso di<br />

<strong>con</strong>cimi organici, caratterizzati da un costo per UF molto più alto rispetto ai <strong>con</strong>cimi<br />

chimici utilizzati nella BPAn. Relativamente ai quantitativi apportati risulta difficile<br />

esprimersi in termini di apporti di elementi minerali, in quanto nel metodo di produzione<br />

biologico è più corretto fare riferimento alla fertilità del terreno. In ragione di ciò i costi<br />

riportati nel prospetto sono relativi a dosi di <strong>con</strong>cime organico che si ritiene <strong>con</strong>sentano di<br />

mantenere o ripristinare un adeguato livello di fertilità A riguardo si è stabilito che il<br />

<strong>con</strong>tenuto di sostanza organica nel terreno sia almeno pari al 2%.<br />

(2) Difesa<br />

- BPAn - Gli inter venti di difesa prevedono un intervento di diserbo da effettuarsi in pre-emergenza<br />

- Azione F.1 Gli interventi fitosanitari prevedono, come nella BPAn, un unico intervento di diserbo in<br />

pre-emergenza. In questo caso vengono utilizzati dei prodotti <strong>con</strong> un più basso livello di<br />

tossicità e <strong>con</strong> un minor impatto ambientale, che giustificano il costo leggermente più alto del<br />

prodotto utilizzato.<br />

- Azione F.2 Nell'agricoltura biologica il <strong>con</strong>trollo delle infestanti si realizza unicamente <strong>con</strong> interventi<br />

agronomici. Questo comporta un maggiore onere, e quindi dei costi aggiuntivi, per le<br />

macchine e la manodopera nel loro complesso<br />

337


AZIONE F1 “Produzione integrata” - GIUSTIFICAZIONE DELL’AIUTO (in euro)<br />

GRUPPO OMOGENEO “B”<br />

composto da:<br />

CEREALI: Mais,<br />

COLTURE INDUSTRIALI: Barbabietola, Pomodoro, Tabacco, Patata<br />

PROSPETTO GIUSTIFICATIVO ANALITICO<br />

VOCI DI BILANCIO MANCATI REDDITI COSTI AGGIUNTIVI<br />

Produzione lorda 197<br />

Fertilizzazione 12<br />

Difesa fitosanitaria - 29<br />

Altre operazioni colturali<br />

Manodopera e macchine 10<br />

Adempimenti obbligatori,<br />

Adeguamento aziendale e<br />

adeguamento operatore<br />

Risultato del processo di adeguamento aziendale (RT)<br />

40<br />

230 euro<br />

PROSPETTO RIEPILOGATIVO DEGLI AIUTI<br />

F1a – mantenimento<br />

Gruppo A<br />

a ALTRE AREE 210<br />

b AREE PREFERENZIALI 250<br />

F1b – introduzione<br />

c ALTRE AREE 230<br />

d AREE PREFERENZIALI 270<br />

338


AZIONE F.2 “<strong>Agricoltura</strong> biologica” - GIUSTIFICAZIONE DELL’AIUTO (in euro)<br />

GRUPPO OMOGENEO “B”<br />

composto da:<br />

CEREALI: Mais,<br />

COLTURE INDUSTRIALI: Barbabietola, Pomodoro, Tabacco, Patata<br />

foraggiere avvicendate <strong>con</strong> zootecnica biologica<br />

PROSPETTO GIUSTIFICATIVO ANALITICO<br />

VOCI DI BILANCIO MANCATI REDDITI COSTI AGGIUNTIVI<br />

Produzione lorda 134<br />

Fertilizzazione 75<br />

Difesa fitosanitaria - 107<br />

Altre operazioni colturali<br />

Manodopera e macchine 158<br />

Adempimenti obbligatori,<br />

adeguamento aziendale e<br />

dell’operatore<br />

Risultato del processo di adeguamento aziendale (RT)<br />

70<br />

330 euro<br />

PROSPETTO RIEPILOGATIVO DEGLI AIUTI<br />

F.2.a – mantenimento<br />

Gruppo A<br />

a ALTRE AREE 300<br />

b AREE PREFERENZIALI 358<br />

F2.b – introduzione<br />

c ALTRE AREE 330<br />

d AREE PREFERENZIALI 380<br />

339


RISULTATI ECONOMICI - MAIS<br />

Dati medi per ettaro<br />

TECNICA COLTURALE<br />

INDICATORI U.M. BPAn F.1 F.2<br />

Prodotto principale (P.P.) Q.li 110 95 85<br />

Sottoprodotti (Sp.) Q.li<br />

Prezzo medio P.P. L/q 27.000 27.000 30.000<br />

Prezzo medio Sp. L/q<br />

Valore totale L (.000) 2.970 2.565 2.550<br />

Integrazione PAC L (.000) 588 588 588<br />

Produzione Lorda (PL) L (.000) 3.558 3.153 3.138<br />

Fertilizzanti (1) L (.000) 645 668<br />

- di cui biologici L (.000) 710<br />

Difesa (2) L (.000) 90 45<br />

- di cui mezzi biologici L (.000) 0<br />

Altre spese L (.000) 250 250 250<br />

Totale spese specifiche L (.000) 985 963 960<br />

Margine Lordo (ML) L (.000) 2.573 2.190 2.178<br />

Manodopera in complesso ore 28 28 32<br />

Macchine in complesso ore 35 35 37<br />

Totale spese manod. e mecc. L (.000) 1.206 1.206 1.309<br />

Risultato Operativo (RO) L (.000) 1.367 984 869<br />

(1) Fertilizzazione :<br />

- BPAn - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede la somministrazione delle seguenti dosi di fertilizzante: 280<br />

kg/ha di azoto, 120 kg/ha di fosforo e 100 Kg/ha di potassio, distribuite interamente <strong>con</strong><br />

<strong>con</strong>cimi chimici di sintesi, <strong>con</strong> due interventi uno alla semina e l'altro in copertura<br />

- Azione F.1 - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede la somministrazione delle seguenti dosi di fertilizzante:<br />

185 kg/ha di azoto, 90 kg/ha di fosforo e 60 kg/ha di potassio, distribuite interamente <strong>con</strong><br />

<strong>con</strong>cimi chimici di sintesi, <strong>con</strong> tre interventi, di cui uno alla semina e due in copertura. E'<br />

previsto l'uso di <strong>con</strong>cimi caratterizzati da un lento rilascio dell'azoto che comportano rispetto<br />

alla BPAn, un maggior costo dell'Unita Fertilizzante (UF)<br />

- Azione F.2 - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede, nel rispetto della norma, esclusivamente l'uso di <strong>con</strong>cimi<br />

organici, caratterizzati da un costo per UF molto più alto rispetto ai <strong>con</strong>cimi chimici utilizzati<br />

nella BPAn. Relativamente ai quantitativi apportati risulta difficile esprimersi in termini di<br />

apporti di elementi minerali, in quanto nel metodo di produzione biologico è più corretto fare<br />

riferimento alla fertilità del terreno In ragione di ciò i costi riportati nel prospetto sono relativi<br />

a dosi di <strong>con</strong>cime organico che si ritiene <strong>con</strong>sentano di mantenere o ripristinare un adeguato<br />

livello di fertilità. A riguardo si è stabilito che il <strong>con</strong>tenuto di sostanza organica nel terreno<br />

sia almeno pari al 2%.<br />

(2) Difesa<br />

- BPAn - Gli interventi di difesa prevedono due interventi, uno in pre-semina per la disinfestazione del<br />

terreno ed uno di diserbo in pre-emergenza per il <strong>con</strong>trollo delle infestanti<br />

- Azione F.1- Gli interventi fitosanitari prevedono un unico intervento di diserbo in pre-emergenza<br />

- Azione F.2 - Nell'agricoltura biologica il <strong>con</strong>trollo delle infestanti si realizza unicamente <strong>con</strong> interventi<br />

meccanici. Questo comporta un maggiore onere, e quindi dei costi aggiuntivi, per le le<br />

macchine e la manodopera nel loro complesso<br />

340


RISULTATI ECONOMICI - BARBABIETOLA<br />

dati medi per ettaro<br />

INDICATORI U.M. BPAn F.1<br />

Prodotto principale (P.P.) Q.li 535 495<br />

Sottoprodotti (Sp.) Q.li<br />

Prezzo medio P.P. L/q 9.000 9.000<br />

Prezzo medio Sp. L/q<br />

Valore totale L (.000) 4.815 4.455<br />

Integrazione PAC L (.000)<br />

Produzione Lorda (PL) L (.000) 4.815 4.455<br />

Fertilizzanti (1) L (.000) 345 370<br />

- di cui biologici L (.000)<br />

Difesa (2) L (.000) 390 320<br />

- di cui mezzi biologici L (.000)<br />

Altre spese L (.000) 312 312<br />

Totale spese specifiche L (.000) 1.047 1.002<br />

Margine Lordo (ML) L (.000) 3.768 3.453<br />

Manodopera in complesso Ore 29 30<br />

Macchine in complesso Ore 44 46<br />

Totale spese manod. e mecc. L (.000) 1.448 1.490<br />

Risultato Operativo (RO) L (.000) 2.320 1.963<br />

(1) Fertilizzazione :<br />

- BPAn - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede la somministrazione delle seguenti dosi di fertilizzante: 150<br />

kg/ha di azoto, 90 kg/ha di fosforo e 150 Kg/ha di potassio, distribuite interamente <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimi<br />

chimici di sintesi, <strong>con</strong> due interventi uno alla semina e l'altro in copertura<br />

- Azione F.1 - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede la somministrazione delle seguenti dosi di fertilizzante80<br />

kg/ha di azoto, 70 kg/ha di fosforo e 120 kg/ha di potassio, distribuite interamente <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimi<br />

chimici di sintesi, <strong>con</strong> due interventi, di cui uno alla semina ed uno in copertura. E' previsto<br />

l'uso di <strong>con</strong>cimi caratterizzati da un lento rilascio dell'azoto che comportano rispetto alla BPAn,<br />

un maggior costo dell'Unita Fertilizzante (UF)<br />

(2) Difesa<br />

- BPAn - Gli interventi di difesa prevedono 9 trattamenti, di cui tre diserbanti (pre-semina e postemergenza),<br />

uno per la disinfestazione del terreno, tre anticrittogamici e due insetticidi<br />

- Azione F.1 Gli interventi fitosanitari prevedono 5 trattamenti di cui uno diserbante, uno per la<br />

disinfestazione del terreno, due anticrittogamici ed uno insetticida.<br />

341


RISULTATI ECONOMICI - PATATA<br />

Dati medi per ettaro<br />

TECNICA COLTURALE<br />

INDICATORI U.M. BPAn F.1 F.2<br />

Prodotto principale (P.P.) Q.li 320 300 270<br />

Sottoprodotti (Sp.) Q.li<br />

Prezzo medio P.P. L/q 29.000 29.000 34.000<br />

Prezzo medio Sp. L/q<br />

Valore totale L (.000) 9.280 8.700 9.180<br />

Integrazione PAC L (.000)<br />

Produzione Lorda (PL) L (.000) 9.280 8.700 9.180<br />

Fertilizzanti (1) L (.000) 613 570<br />

- di cui biologici L (.000) 842<br />

Difesa (2) L (.000) 630 410<br />

- di cui mezzi biologici L (.000) 302<br />

Altre spese L (.000) 2.240 2.240 2.240<br />

Totale spese specifiche L (.000) 3.483 3.220 3.384<br />

Margine Lordo (ML) L (.000) 5.797 5.480 5.796<br />

Manodopera in complesso ore 40 40 56<br />

Macchine in complesso ore 50 54 63<br />

Totale spese manod. e mecc. L (.000) 1.730 1.820 2.247<br />

Risultato Operativo (RO) L (.000) 4.067 3.660 3.549<br />

(1) Fertilizzazione :<br />

- BPAn - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede la somministrazione delle seguenti dosi di fertilizzante: 150<br />

kg/ha di azoto, 100 kg/ha di fosforo e 250 Kg/ha di potassio, distribuite interamente <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimi<br />

chimici di sintesi, <strong>con</strong> tre interventi di uno alla semina e due in copertura<br />

- Azione F.1 - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede la somministrazione delle seguenti dosi di fertilizzante: 100<br />

kg/ha di azoto, 70 kg/ha di fosforo e 150 kg/ha di potassio, distribuite interamente <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimi<br />

chimici di sintesi, <strong>con</strong> due interventi, di cui uno alla semina ed uno in copertura. E' previsto l'uso<br />

di <strong>con</strong>cimi caratterizzati da un lento rilascio dell'azoto che comportano rispetto alla BPAn, un<br />

maggior costo dell'Unita Fertilizzante (UF)<br />

- Azione F.2 - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede, nel rispetto della norma, esclusivamente l'uso di <strong>con</strong>cimi<br />

organici, caratterizzati da un costo per UF molto più alto rispetto ai <strong>con</strong>cimi chimici utilizzati nella<br />

BPAn. Relativamente ai quantitativi apportati risulta difficile esprimersi in termini di apporti di<br />

elementi minerali, in quanto nel metodo di produzione biologico è più corretto fare riferimento alla<br />

fertilità del terreno In ragione di ciò i costi riportati nel prospetto sono relativi a dosi di <strong>con</strong>cime<br />

organico che si ritiene <strong>con</strong>sentano di mantenere o ripristinare un adeguato livello di fertilità. A<br />

riguardo si è stabilito che il <strong>con</strong>tenuto di sostanza organica nel terreno sia almeno pari al 2%.<br />

(2) Difesa<br />

- BPAn - Gli interventi di difesa prevedono 10 trattamenti, di cui uno diserbante ( in pre-emergenza uno<br />

per la disinfestazione del terreno, cinque anticrittogamici (in particolare per il <strong>con</strong>trollo della<br />

peronospera) e tre insetticidi (in particolare <strong>con</strong>tro la dorifora)<br />

- Azione F.1 Gli interventi fitosanitari prevedono 5 trattamenti di cui uno diserbante, uno per la<br />

disinfestazione del terreno, due anticrittogamici ed uno insetticida -<br />

- Azione F.2 Nell'agricoltura biologica il <strong>con</strong>trollo delle infestanti si realizza unicamente <strong>con</strong> interventi<br />

meccanici. Questo comporta un maggiore onere, e quindi dei costi aggiuntivi, per le le macchine e<br />

la manodopera nel loro complesso. La lotta <strong>con</strong>tro le crittogame viene effettuata esclusivamente<br />

<strong>con</strong> prodotti di copertura, e prevede almeno 4 trattamenti. Il <strong>con</strong>trollo degli insetti dannosi, in<br />

particoalre la dorifora viene effettuata <strong>con</strong> un trattamento biologico a base di BT<br />

342


AZIONE F1 “Produzione integrata” - GIUSTIFICAZIONE DELL’AIUTO (in euro)<br />

GRUPPO OMOGENEO “C”<br />

composto da:<br />

Colture orticole in pieno campo e protette<br />

PROSPETTO GIUSTIFICATIVO ANALITICO<br />

VOCI DI BILANCIO MANCATI REDDITI COSTI AGGIUNTIVI<br />

Produzione lorda 329<br />

Fertilizzazione 110<br />

Difesa fitosanitaria -151<br />

Altre operazioni colturali<br />

Manodopera e macchine 122<br />

Adempimenti obbligatori e<br />

adeguamento aziendale e<br />

dell’operatore<br />

Risultato del processo di adeguamento aziendale (RT)<br />

40<br />

450 euro<br />

PROSPETTO RIEPILOGATIVO DEGLI AIUTI<br />

F1a – mantenimento<br />

Gruppo A<br />

a ALTRE AREE 410<br />

b AREE PREFERENZIALI 460<br />

F1b – introduzione<br />

c ALTRE AREE 450<br />

d AREE PREFERENZIALI 500<br />

343


AZIONE F.2 “<strong>Agricoltura</strong> biologica” - GIUSTIFICAZIONE DELL’AIUTO (in euro)<br />

GRUPPO OMOGENEO “C”<br />

composto da:<br />

Colture orticole in pieno campo e protette<br />

PROSPETTO GIUSTIFICATIVO ANALITICO<br />

VOCI DI BILANCIO MANCATI REDDITI COSTI AGGIUNTIVI<br />

Produzione lorda 110<br />

Fertilizzazione 88<br />

Difesa fitosanitaria 0<br />

Altre operazioni colturali<br />

Manodopera e macchine 332<br />

Adempimenti obbligatori,<br />

adeguamento aziendale e<br />

dell’operatore<br />

Risultato del processo di adeguamento aziendale (RT)<br />

70<br />

600 euro<br />

PROSPETTO RIEPILOGATIVO DEGLI AIUTI<br />

F.2.a – mantenimento<br />

Gruppo A<br />

a ALTRE AREE 540<br />

b AREE PREFERENZIALI 540<br />

F2.b – introduzione<br />

c ALTRE AREE 600<br />

d AREE PREFERENZIALI 600<br />

344


RISULTATI ECONOMICI - INSALATA<br />

Dati medi per ettaro<br />

TECNICA COLTURALE<br />

INDICATORI U.M. BPAn F.1 F.2<br />

Prodotto principale (P.P.) Q.li 225 210 180<br />

Sottoprodotti (Sp.) Q.li<br />

Prezzo medio P.P. L/q 50.000 50.000 60.000<br />

Prezzo medio Sp. L/q<br />

Valore totale L (.000) 11.250 10.500 10.800<br />

Integrazione PAC L (.000)<br />

Produzione Lorda (PL) L (.000) 11.250 10.500 10.800<br />

Fertilizzanti (1) L (.000) 453 710<br />

- di cui biologici L (.000) 820<br />

Difesa (2) L (.000) 851 421<br />

- di cui mezzi biologici L (.000) 580<br />

Altre spese L (.000) 2.175 2.175 2.175<br />

Totale spese specifiche L (.000) 3.479 3.306 3.575<br />

Margine Lordo (ML) L (.000) 7.771 7.194 7.225<br />

Manodopera in complesso ore 155 165 205<br />

Macchine in complesso ore 54 75 85<br />

Totale spese manod. e mecc. L (.000) 3.609 3.850 4.585<br />

Risultato Operativo (RO) L (.000) 4.162 3.344 2.640<br />

(1) Fertilizzazione :<br />

- BPAn - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede la somministrazione delle seguenti dosi di fertilizzante: 120<br />

kg/ha di azoto, 90 kg/ha di fosforo e 120 Kg/ha di potassio, distribuite interamente <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimi<br />

chimici di sintesi, <strong>con</strong> due interventi uno alla semina e l'altro in copertura<br />

- Azione F.1 - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede la somministrazione delle seguenti dosi di fertilizzante: 70<br />

kg/ha di azoto, 70 kg/ha di fosforo e 90 kg/ha di potassio, distribuite interamente <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimi<br />

chimici di sintesi, <strong>con</strong> tre interventi, di cui uno alla semina e due in copertura. E' previsto l'uso di<br />

<strong>con</strong>cimi caratterizzati da un lento rilascio dell'azoto che comportano rispetto alla BPAn, un<br />

maggior costo dell'Unita Fertilizzante (UF)<br />

- Azione F.2 - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede, nel rispetto della norma, esclusivamente l'uso di <strong>con</strong>cimi<br />

organici, caratterizzati da un costo per UF molto più alto rispetto ai <strong>con</strong>cimi chimici utilizzati<br />

nella BPAn. Relativamente ai quantitativi apportati risulta difficile esprimersi in termini di<br />

apporti di elementi minerali, in quanto nel metodo di produzione biologico è più corretto fare<br />

riferimento alla fertilità del terreno. In ragione di ciò i costi riportati nel prospetto sono relativi a<br />

dosi di <strong>con</strong>cime organico che si ritiene <strong>con</strong>sentano di mantenere o ripristinare un adeguato livello<br />

di fertilità. A riguardo si è stabilito che il <strong>con</strong>tenuto di sostanza organica nel terreno sia almeno<br />

pari al 2%.<br />

(2) Difesa<br />

- BPAn - Gli interventi di difesa prevedono otto interventi, di cui 4 anticrittogamici e 4 insetticidi<br />

- Azione F.1Gli interventi fitosanitari prevedono sei interventi, di cui 3 anticrittogamici e 3 insetticidi<br />

- Azione F.2 Nell'agricoltura biologica il <strong>con</strong>trollo delle infestanti si realizza unicamente <strong>con</strong> interventi<br />

meccanici. Questo comporta un maggiore onere, e quindi dei costi aggiuntivi, per le le macchine<br />

e la manodopera nel loro complesso. La difesa fitosanitaria si effettua <strong>con</strong> cinque trattamenti di<br />

cui tre insetticidi e due anticrittogamici<br />

345


RISULTATI ECONOMICI - FINOCCHIO<br />

Dati medi per ettaro<br />

TECNICA COLTURALE<br />

INDICATORI U.M. BPAn F.1 F.2<br />

Prodotto principale (P.P.) Q.li 300 285 240<br />

Sottoprodotti (Sp.) Q.li<br />

Prezzo medio P.P. L/q 35.000 35.000 43.000<br />

Prezzo medio Sp. L/q<br />

Valore totale L (.000) 10.500 9.975 10.320<br />

Integrazione PAC L (.000)<br />

Produzione Lorda (PL) L (.000) 10.500 9.975 10.320<br />

Fertilizzanti (1) L (.000) 370 545<br />

- di cui biologici L (.000) 510<br />

Difesa (2) L (.000) 386 231<br />

- di cui mezzi biologici L (.000) 650<br />

Altre spese L (.000) 1.325 1.325 1.325<br />

Totale spese specifiche L (.000) 2.081 2.101 2.485<br />

Margine Lordo (ML) L (.000) 8.419 7.874 7.835<br />

Manodopera in complesso ore 44 51 90<br />

Macchine in complesso ore 55 61 68<br />

Totale spese manod. e mecc. L (.000) 1.903 2.137 2.780<br />

Risultato Operativo (RO) L (.000) 6.516 5.737 5.055<br />

(1) Fertilizzazione :<br />

- BPAn - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede la somministrazione delle seguenti dosi di fertilizzante: 180<br />

kg/ha di azoto, 90 kg/ha di fosforo e 120 Kg/ha di potassio, distribuite interamente <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimi<br />

chimici di sintesi, <strong>con</strong> due interventi uno alla semina e l'altro in copertura<br />

- Azione F.1 - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede la somministrazione delle seguenti dosi di fertilizzante: 120<br />

kg/ha di azoto, 70 kg/ha di fosforo e 80 kg/ha di potassio, distribuite interamente <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimi<br />

chimici di sintesi, <strong>con</strong> tre interventi, di cui uno alla semina e due in copertura. E' previsto l'uso di<br />

<strong>con</strong>cimi caratterizzati da un lento rilascio dell'azoto che comportano rispetto alla BPAn, un<br />

maggior costo dell'Unita Fertilizzante (UF)<br />

- Azione F.2 - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede, nel rispetto della norma, esclusivamente l'uso di <strong>con</strong>cimi<br />

organici, caratterizzati da un costo per UF molto più alto rispetto ai <strong>con</strong>cimi chimici utilizzati<br />

nella BPAn. Relativamente ai quantitativi apportati risulta difficile esprimersi in termini di<br />

apporti di elementi minerali, in quanto nel metodo di produzione biologico è più corretto fare<br />

riferimento alla fertilità del terreno In ragione di ciò i costi riportati nel prospetto sono relativi a<br />

dosi di <strong>con</strong>cime organico che si ritiene <strong>con</strong>sentano di mantenere o ripristinare un adeguato livello<br />

di fertilità. A riguardo si è stabilito che il <strong>con</strong>tenuto di sostanza organica nel terreno sia almeno<br />

pari al 2%.<br />

(2) Difesa<br />

- BPAn - Gli interventi di difesa prevedono sei interventi di cui tre anticrittogamici e due insetticidi<br />

- Azione F.1 Gli interventi fitosanitari prevedono quattro interventi di cui due anticrittogamici e due<br />

insetticidi<br />

- Azione F.2 Nell'agricoltura biologica il <strong>con</strong>trollo delle infestanti si realizza unicamente <strong>con</strong> interventi<br />

meccanici. Questo comporta un maggiore onere, e quindi dei costi aggiuntivi, per le macchine e<br />

la manodopera nel loro complesso. Per quanto <strong>con</strong>cerne la difesa fitosanitaria si realizzano<br />

quattro trattamenti di cui due di copertura anticrittogamici e due insetticidi biologici-<br />

346


AZIONE F1 “Produzione integrata” - GIUSTIFICAZIONE DELL’AIUTO (in euro)<br />

GRUPPO OMOGENEO “D”<br />

composto da:<br />

Actinidia, Olivo, Albicocco, Ciliegio<br />

PROSPETTO GIUSTIFICATIVO ANALITICO<br />

VOCI DI BILANCIO MANCATI REDDITI COSTI AGGIUNTIVI<br />

Produzione lorda 465<br />

Fertilizzazione 36<br />

Difesa fitosanitaria - 31<br />

Altre operazioni colturali<br />

Manodopera e macchine - 210<br />

Adempimenti obbligatori,<br />

adeguamento aziendale e<br />

dell’operatore<br />

Risultato del processo di adeguamento aziendale (RT)<br />

40<br />

300 euro<br />

PROSPETTO RIEPILOGATIVO DEGLI AIUTI<br />

F1a – mantenimento<br />

Gruppo A<br />

a ALTRE AREE 270<br />

b AREE PREFERENZIALI 290<br />

F1b – introduzione<br />

c ALTRE AREE 300<br />

d AREE PREFERENZIALI 330<br />

347


AZIONE F.2 “<strong>Agricoltura</strong> biologica” - GIUSTIFICAZIONE DELL’AIUTO (in euro)<br />

GRUPPO OMOGENEO “D”<br />

composto da:<br />

Actinidia, Olivo, Albicocco, Ciliegio.<br />

PROSPETTO GIUSTIFICATIVO ANALITICO<br />

VOCI DI BILANCIO MANCATI REDDITI COSTI AGGIUNTIVI<br />

Produzione lorda 284<br />

Fertilizzazione 27<br />

Difesa fitosanitaria -44<br />

Altre operazioni colturali<br />

Manodopera e macchine 53<br />

Adempimenti obbligatori,<br />

adeguamento aziendale e<br />

dell’operatore<br />

70<br />

Risultato del processo di adeguamento aziendale (RT)<br />

390 euro<br />

PROSPETTO RIEPILOGATIVO DEGLI AIUTI<br />

F.2.a – mantenimento<br />

Gruppo A<br />

a ALTRE AREE 355<br />

b AREE PREFERENZIALI 420<br />

F2.b – introduzione<br />

c ALTRE AREE 390<br />

d AREE PREFERENZIALI 460<br />

348


RISULTATI ECONOMICI - OLIVO<br />

Dati medi per ettaro<br />

TECNICA COLTURALE<br />

INDICATORI U.M. BPAn F.1 F.2<br />

Prodotto principale (P.P.) Q.li 34 30 26<br />

prodotto trasformato kg 612 540 450<br />

principale<br />

Prezzo medio prodotto trasf.. L/kg 12.000 12.000 16.000<br />

Prezzo medio<br />

L/q<br />

Valore totale L (.000) 7.344 6.480 7.200<br />

Integrazione al prezzo L (.000) 1.530 1.350 1.125<br />

Produzione Lorda (PL) L (.000) 8.874 7.830 8.325<br />

Fertilizzanti (1) L (.000) 296 363 0<br />

- di cui biologici L (.000) 348<br />

Difesa (2) L (.000) 124 47<br />

- di cui mezzi biologici L (.000) 40<br />

Altre spese L (.000) 83 83 83<br />

Totale spese specifiche L (.000) 503 493 471<br />

Margine Lordo (ML) L (.000) 8.371 7.337 7.854<br />

Manodopera in complesso ore 260 240 264<br />

Macchine in complesso ore 55 44 57<br />

Totale spese manod. e mecc. L (.000) 4.493 3.985 4.595<br />

Risultato Operativo (RO) L (.000) 3.878 3.352 3.259<br />

(1) Fertilizzazione :<br />

- BPAn - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede la somministrazione delle seguenti dosi di fertilizzante: 90<br />

kg/ha di azoto, 50 Kg/ha di fosforo e 50 Kg/ha di potassio, distribuite interamente <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimi<br />

chimici di sintesi, <strong>con</strong> due interventi in copertura<br />

- Azione F.1 - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede la somministrazione delle seguenti dosi di fertilizzante:<br />

50 kg/ha di azoto, 30 kg/ha di fosforo e 50 Kg/ha di potassio, distribuite interamente <strong>con</strong><br />

<strong>con</strong>cimi chimici di sintesi, <strong>con</strong> due interventi in copertura. E' previsto l'uso di <strong>con</strong>cimi<br />

caratterizzati da un lento rilascio dell'azoto che comportano rispetto alla BPAn, un maggior<br />

costo dell'Unita Fertilizzante (UF)<br />

Azione F.2 - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede, nel rispetto della norma, esclusivamente l'uso di <strong>con</strong>cimi<br />

organici, caratterizzati da un costo per UF molto più alto rispetto ai <strong>con</strong>cimi chimici utilizzati<br />

nella BPAn Relativamente ai quantitativi apportati risulta difficile esprimersi in termini di<br />

apporti di elementi minerali, in quanto nel metodo di produzione biologico è più corretto fare<br />

riferimento alla fertilità del terreno. In ragione di ciò i costi riportati nel prospetto sono relativi a<br />

dosi di <strong>con</strong>cime organico che si ritiene <strong>con</strong>sentano di mantenere o ripristinare un adeguato livello<br />

di fertilità. A riguardo si è stabilito che il <strong>con</strong>tenuto di sostanza organica del terreno sia pari ad<br />

almeno il 2%<br />

(2) Difesa<br />

- BPAn - Gli interventi di difesa prevedono cinque interventi fitosanitari, di cui due anticrittogamici, due<br />

insetticidi per la lotta alla mosca dell'olivo ed un diserbo.<br />

- Azione F.1 - Gli interventi fitosanitari prevedono tre interventi, di cui 2 anticrittogamici ed uno<br />

insetticida.<br />

- Azione F.2 - Nell'agricoltura biologica sono previsti due trattamenti anticrittogamici, <strong>con</strong> i prodotti di<br />

copertura <strong>con</strong>sentiti<br />

349


RISULTATI ECONOMICI - ACTINIDIA<br />

Dati medi per ettaro<br />

TECNICA COLTURALE<br />

INDICATORI U.M. BPAn F.1<br />

Prodotto principale (P.P.) Q.li 280 272<br />

Sottoprodotti<br />

kg<br />

Prezzo medio pp L/q 95.000 95.000<br />

Prezzo medio<br />

L/q<br />

Valore totale L (.000) 26.600 25.840<br />

Integrazione al prezzo L (.000)<br />

Produzione Lorda (PL) L (.000) 26.600 25.840<br />

Fertilizzanti (1) L (.000) 376 450<br />

- di cui biologici L (.000)<br />

Difesa (2) L (.000) 145 100<br />

- di cui mezzi biologici L (.000)<br />

Altre spese L (.000) 320 320<br />

Totale spese specifiche L (.000) 841 870<br />

Margine Lordo (ML) L (.000) 25.759 24.970<br />

Manodopera in complesso ore 626 620<br />

Macchine in complesso ore 210 200<br />

Totale spese manod. e mecc. L (.000) 12.765 12.460<br />

Risultato Operativo (RO) L (.000) 12.994 12.510<br />

(1) Fertilizzazione :<br />

- BPAn - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede la somministrazione delle seguenti dosi di fertilizzante: 140<br />

kg/ha di azoto, 100 Kg/ha di fosforo e 130 Kg/ha di potassio, distribuite interamente <strong>con</strong><br />

<strong>con</strong>cimi chimici di sintesi, <strong>con</strong> un unico intervento in copertura<br />

- Azione F.1 - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede la somministrazione delle seguenti dosi di fertilizzante: 100<br />

kg/ha di azoto, 40 kg/ha di fosforo e 130 Kg/ha di potassio, distribuite interamente <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimi<br />

chimici di sintesi, <strong>con</strong> un unico intervento in copertura. E' previsto l'uso di <strong>con</strong>cimi<br />

caratterizzati da un lento rilascio dell'azoto che comportano rispetto alla BPAn, un maggior costo<br />

dell'Unita Fertilizzante (UF)<br />

(2) Difesa<br />

- BPAn - Gli interventi di difesa prevedono tre interventi fitosanitari, di cui uno anticrittogamico, un<br />

insetticida ed un diserbo. -<br />

- Azione F.1 - Gli interventi fitosanitari prevedono due interventi, di cui 1 <strong>con</strong> anticrittogamici ed uno<br />

insetticida.<br />

350


AZIONE F.1 “Produzione integrata” - GIUSTIFICAZIONE DELL’AIUTO (in euro)<br />

GRUPPO OMOGENEO “E”<br />

composto da:<br />

• Nocciolo, Vite da tavola e da vino, Pesco, Melo, Pero, Susino, Agrumi<br />

PROSPETTO GIUSTIFICATIVO ANALITICO<br />

VOCI DI BILANCIO MANCATI REDDITI COSTI AGGIUNTIVI<br />

Produzione lorda 520<br />

Fertilizzazione -16<br />

Difesa fitosanitaria - 44<br />

Altre operazioni colturali<br />

Manodopera e macchine 20<br />

Adempimenti obbligatori,<br />

adeguamento aziendale e<br />

dell’operatore<br />

Risultato del processo di adeguamento aziendale (RT)<br />

40<br />

520 euro<br />

PROSPETTO RIEPILOGATIVO DEGLI AIUTI<br />

F1a – mantenimento<br />

Gruppo A<br />

a ALTRE AREE 470<br />

b AREE PREFERENZIALI 550<br />

F1b – introduzione<br />

c ALTRE AREE 520<br />

d AREE PREFERENZIALI 600<br />

351


AZIONE F.2 “<strong>Agricoltura</strong> biologica” - GIUSTIFICAZIONE DELL’AIUTO (in euro)<br />

GRUPPO OMOGENEO “E”<br />

composto da<br />

Nocciolo, Vite da tavola e da vino, Pesco, Susino, Melo, Pero, Agrumi<br />

PROSPETTO GIUSTIFICATIVO ANALITICO<br />

VOCI DI BILANCIO MANCATI REDDITI COSTI AGGIUNTIVI<br />

Produzione lorda 634<br />

Fertilizzazione 29<br />

Difesa fitosanitaria - 98<br />

Altre operazioni colturali<br />

Manodopera e macchine 135<br />

Adempimenti obbligatori,<br />

adeguamento aziendale e<br />

dell’operatore<br />

Risultato del processo di adeguamento aziendale (RT)<br />

70<br />

770 euro<br />

PROSPETTO RIEPILOGATIVO DEGLI AIUTI<br />

F.2.a – mantenimento<br />

Gruppo A<br />

a ALTRE AREE 695<br />

b AREE PREFERENZIALI 730<br />

F2.b – introduzione<br />

c ALTRE AREE 770<br />

d AREE PREFERENZIALI 810<br />

352


RISULTATI ECONOMICI - VITE DOC<br />

Dati medi per ettaro<br />

TECNICA COLTURALE<br />

INDICATORI U.M. BPAn F.1 F.2<br />

Prodotto principale (P.P.) Q.li 90 90 80<br />

(DOC)<br />

Sottoprodotti (Sp.) (non DOC) Q.li 15 -<br />

Prezzo medio P.P. L/q 90.000 90.000 98.000<br />

Prezzo medio non DOC. L/q 60.000<br />

Valore totale L (.000) 9.000 8.100 7.840<br />

Integrazione al prezzo L (.000)<br />

Produzione Lorda (PL) L (.000) 9.000 8.100 7.840<br />

Fertilizzanti (1) L (.000) 320 342 0<br />

- di cui biologici L (.000) 345<br />

Difesa (2) L (.000) 411 350 0<br />

- di cui mezzi biologici L (.000) 360<br />

Altre spese L (.000) 104 104 104<br />

Totale spese specifiche L (.000) 835 796 809<br />

Margine Lordo (ML) L (.000) 8.165 7.304 7.031<br />

Manodopera in complesso ore 370 375 380<br />

Macchine in complesso ore 110 110 112<br />

Totale spese manod. e mecc. L (.000) 5.674 5.750 5.854<br />

Risultato Operativo (RO) L (.000) 2.491 1.554 1.177<br />

(1) Fertilizzazione :<br />

- BPAn - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede la somministrazione delle seguenti dosi di fertilizzante: 120<br />

kg/ha di azoto, 75Kg/ha di fosforo e 135 Kg/ha di potassio, distribuite interamente <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimi<br />

chimici di sintesi, <strong>con</strong> un intervento in copertura<br />

Azione F.1 - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede la somministrazione delle seguenti dosi di fertilizzante:70<br />

kg/ha di azoto, 30 kg/ha di fosforo e 90 Kg/ha di potassio, distribuite interamente <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimi<br />

chimici di sintesi, <strong>con</strong> un intervento in copertura E' previsto l'uso di <strong>con</strong>cimi caratterizzati da un<br />

lento rilascio dell'azoto che comportano rispetto alla BPAn, un maggior costo dell'Unita<br />

Fertilizzante (UF)<br />

- Azione F.2 - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede, nel rispetto della norma, esclusivamente l'uso di <strong>con</strong>cimi<br />

organici, caratterizzati da un costo per UF molto più alto rispetto ai <strong>con</strong>cimi chimici utilizzati<br />

nella BPAn. Relativamente ai quantitativi apportati risulta difficile esprimersi in termini di<br />

apporti di elementi minerali, in quanto nel metodo di produzione biologico è più corretto<br />

esprimersi in termini di fertilità del terreno. In ragione di ciò i costi riportati nel prospetto sono<br />

relativi a dosi di <strong>con</strong>cime organico che si ritiene <strong>con</strong>sentano di mantenere o ripristinare un<br />

adeguato livello di fertilità. A riguardo si è preso a riferimento un <strong>con</strong>tenuto di sostanza organica<br />

del terreno pari ad almeno il 2%<br />

(2) Difesa<br />

- BPAn - Gli interventi di difesa prevedono tredici interventi fitosanitari, di cui nove anticrittogamici, tre<br />

insetticidi ed un diserbo.<br />

- Azione F.1 - Gli interventi fitosanitari prevedono tredici interventi, di cui 11 anticrittogamici, uno<br />

insetticida ed un diserbo.Il maggior numero degli interventi anticrittogamici è dovuto alle<br />

limitazioni previste per l'uso dei prodotti sistemici ed il <strong>con</strong>seguente maggiore ricorso ai<br />

prodotti di copertura.<br />

- Azione F.2 - Nell'agricoltura biologica sono previsti 17 trattamenti, di cui tredici anticrittogamici e tre <strong>con</strong><br />

insetticidi biologici (BTK). Anche in questo caso il numero di trattamenti anticrittogamici è<br />

giustificato dall'esclusivo ricorso ai prodotti di copertura, gli unici <strong>con</strong>sentiti<br />

353


RISULTATI ECONOMICI - NOCCIOLO<br />

Dati medi per ettaro<br />

TECNICA COLTURALE<br />

INDICATORI U.M. BPAn F.1 F.2<br />

Prodotto principale (P.P.) Q.li 25 21 19<br />

Sottoprodotti (Sp.) Q.li<br />

Prezzo medio P.P. L/q 280.000 280.000 300.000<br />

Prezzo medio L/q<br />

Valore totale L (.000) 7.000 5.880 5.700<br />

Integrazione al prezzo L (.000)<br />

Produzione Lorda (PL) L (.000) 7.000 5.880 5.700<br />

Fertilizzanti (1) L (.000) 335 255 0<br />

- di cui biologici L (.000) 423<br />

Difesa (2) L (.000) 375 275 0<br />

- di cui mezzi biologici L (.000) 45<br />

Altre spese L (.000) 143 143 143<br />

Totale spese specifiche L (.000) 853 673 611<br />

Margine Lordo (ML) L (.000) 6.147 5.207 5.089<br />

Manodopera in complesso ore 85 85 93<br />

Macchine in complesso ore 30 30 40<br />

Totale spese manod. e mecc. L (.000) 1.770 1.770 2.114<br />

Risultato Operativo (RO) L (.000) 4.377 3.437 2.975<br />

(1) Fertilizzazione :<br />

- BPAn - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede la somministrazione delle seguenti dosi di fertilizzante: 130<br />

kg/ha di azoto, 50 Kg/ha di fosforo e 50 Kg/ha di potassio, distribuite interamente <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimi<br />

chimici di sintesi, <strong>con</strong> un unico intervento in copertura<br />

- Azione F.1 - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede la somministrazione delle seguenti dosi di fertilizzante: 90<br />

kg/ha di azoto, 40 kg/ha di fosforo e 50 Kg/ha di potassio, distribuite interamente <strong>con</strong> <strong>con</strong>cimi<br />

chimici di sintesi, <strong>con</strong> un intervento in copertura E' previsto l'uso di <strong>con</strong>cimi caratterizzati da un<br />

lento rilascio dell'azoto che comportano rispetto alla BPAn, un maggior costo dell'Unita<br />

Fertilizzante (UF)<br />

- Azione F.2 - Il piano di <strong>con</strong>cimazione prevede, nel rispetto della norma, esclusivamente l'uso di <strong>con</strong>cimi<br />

organici, caratterizzati da un costo per UF molto più alto rispetto ai <strong>con</strong>cimi chimici utilizzati<br />

nella BPAn. Relativamente ai quantitativi apportati risulta difficile esprimersi in termini di apporti<br />

di elementi minerali, in quanto nel metodo di produzione biologico è più corretto esprimersi in<br />

termini di fertilità del terreno. In ragione di ciò i costi riportati nel prospetto sono relativi a dosi di<br />

<strong>con</strong>cime organico che si ritiene <strong>con</strong>sentano di mantenere o ripristinare un adeguato livello di<br />

fertilità. A riguardo si è preso a riferimento un <strong>con</strong>tenuto di sostanza organica del terreno pari ad<br />

almeno il 2%<br />

(2) Difesa<br />

- BPAn - Gli interventi di difesa prevedono dodici interventi fitosanitari, di cui quattro anticrittogamici,<br />

sette insetticidi ed un diserbo. -<br />

- Azione F.1 - Gli interventi fitosanitari prevedono cinque interventi, di cui 2 anticrittogamici e tre<br />

insetticidi. Il minor numero degli interventi anticrittogamici e più ancora di quelli insetticidi è<br />

relativo alle limitazioni previste per la lotta agli insetti chiave della specie<br />

(balanino e cimice)<br />

- Azione F.2 - Nell'agricoltura biologica sono previsti due trattamenti anticrittogamici. Si precisa che la<br />

difesa fitosanitaria ed in particoalre la lotta <strong>con</strong>tro gli insetti chiave è effettuata <strong>con</strong> mezzi<br />

meccanici e più in generale <strong>con</strong> metodi di lotta agronomici.<br />

354


COSTI ANNUI RELATIVI AL RISPETTO DEGLI ADEMPIMENTI OBBLIGATORI<br />

PREVISTI PER L’ADESIONE ALLE AZIONI, ALLA CONSULENZA TECNICA<br />

Voce di spesa<br />

• costi relativi alla preparazione e presentazione della domanda euro/ha 5<br />

• analisi del terreno euro/ha 15<br />

• <strong>con</strong>trollo e taratura delle macchine irroratricie euro/ha 3<br />

• <strong>con</strong>sulenza tecnica euro/ha 10<br />

• costi di certificazione del prodotto (solo per le produzioni biologiche) euro/ha 20<br />

• installazione e gestione interventi difesa fitosanitari<br />

(es. installazione trappole per il monitoraggio),<br />

euro/ha 7 (15 per la F.2)<br />

• formazione operatore euro/ha 2<br />

355


AZIONE F3 - INERBIMENTO SUPERFICI ARBOREE - giustificazione dell’aiuto<br />

Il premio proposto fa riferimento alle spese che si devono sostenere al fine della costituzione del<br />

cotico erboso (essenze miste). I costi sono riferiti ad ha.<br />

PROSPETTO GIUSTIFICATIVO ANALITICO<br />

OPERAZIONE COLTURALE<br />

COSTO AGGIUNTIVO (in euro)<br />

acquisto sementi 31<br />

lavorazioni (aratura, erpicata, semina, sfalcio,<br />

ecc.) (circa 5 ore di macchine) 68<br />

manodopera (circa 6 ore) 36<br />

minori costi per riduzione trattamenti di diserbo<br />

e fertilizzazione<br />

- 35<br />

Risultato del processo di adeguamento<br />

aziendale (RT)<br />

100 euro<br />

PROSPETTO RIEPILOGATIVO DEGLI AIUTI<br />

F.3 – Inerbimento superfici arboree<br />

a ALTRE AREE 100 (90)<br />

b AREE PREFERENZIALI 120 (108)<br />

(^) Il valore compreso tra le parentesi è riferito al caso di combinazione tra l’azione F.1 e la F.3,<br />

dove in <strong>con</strong>siderazione del disposto dell’art. 16 del Reg. (CE) n. 1750/99, è prevista una riduzione<br />

per le “altre aree” di 10 euro relativa ai minori costi aggiuntivi che si realizzano nell’ambito<br />

dell’azione F.1 relativamente alla riduzione dell’uso dei diserbanti per il <strong>con</strong>trollo delle infestanti, a<br />

cui <strong>con</strong>segue una riduzione a108 euro per le aree preferenziali.<br />

356


AZIONE F.4 – RICONVERSIONE DEI SEMINATIVI IN PRATI, PRATI-PASCOLI E PASCOLI -<br />

giustificazione dell’aiuto<br />

Per la giustificazione del premio sono stati presi a riferimento i margini lordi delle principali colture<br />

a seminativo soggette a regolamentazione di mercato, riportati nel rapporto valutativo INEA,<br />

capitolo 2 - paragrafo 4.3 “Congruità del premio”, al quale si rimanda per le indicazioni di<br />

dettaglio. Un’analisi ponderata relativa alle differenze di margine lordo dei “cereali <strong>con</strong> aiuto UE” e<br />

dei “semi oleosi <strong>con</strong> aiuti UE”” poste a <strong>con</strong>fronto <strong>con</strong> quello delle colture foraggere “prati e<br />

pascoli” fa emergere in maniera chiara il differenziale di reddito tra la tipologia dei seminativi da<br />

ri<strong>con</strong>vertire e la coltura foraggiera da introdurre. Il differenziale assume ancora maggiore<br />

significatività nel momento in cui sono comparate le colture cerealicole, il frumento e l’orzo in<br />

particolare, <strong>con</strong> le colture foraggere. Ciò in ragione dell’importanza che tali colture rivestono in<br />

termini di diffusione territoriale e di caratteristiche pedoclimatiche dei comprensori potenzialmente<br />

interessati all’introduzione di sistemi estensivi di ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> dei seminativi<br />

MARGINI LORDI COLTURALI<br />

Media ponderata dei margini lordi seminativi<br />

compensati<br />

VALORI (in euro)<br />

915<br />

Media ponderata margini lordi colture foraggere 615<br />

Differenza tra margini lordi 300<br />

Importo dell’aiuto : 300 euro<br />

Per la modalità di acceso F.4.a “Mantenimento superficie ri<strong>con</strong>vertita” in virtù di un processo di<br />

adattamento già realizzato nell’ambito dell’azienda il premio è ridotto di un’entità stimata<br />

nell’ordine del 20%, e quindi pari a 240 euro/ha/anno<br />

In <strong>con</strong>clusione:<br />

F.4.a. – mantenimento<br />

F.4.b. – introduzione<br />

Ha superficie mantenuta<br />

Euro/ha/anno 240<br />

Ha superficie ri<strong>con</strong>vertita<br />

Euro/ha/anno 300<br />

357


AZIONE F.5 – ALTRI METODI DI PRODUZIONE COMPATIBILI CON L’AMBIENTE -<br />

giustificazione dell’aiuto<br />

Per il calcolo del premio proposto si è <strong>con</strong>siderato:<br />

⇒ nel caso degli interventi previsti dai punti da 1 a 4 dell’azione per il calcolo dell’aiuto si è<br />

ipotizzato di ripristinare una siepe arbustiva di 100 metri di lunghezza e 1 m di larghezza <strong>con</strong><br />

un’area di rispetto di 1 m per ogni lato. Il totale quindi della superficie eleggibile risulta essere<br />

di 300mq<br />

PROSPETTO ANALITICO GIUSTIFICATIVO<br />

operazione colturale fabbisogno importo (in euro)<br />

Manutenzione siepe (ripulitura,<br />

potatura, etc.)<br />

Mantenimento sup. relativa all’area<br />

di rispetto (sfalciatura erbe<br />

spontanee, lavorazione del terreno,<br />

etc.)<br />

4 ore/anno x 6.19 euro 24.76<br />

2.5 ore/anno x 6.19 euro 15.47<br />

risultato operativo complessivo 40.23<br />

Il totale delle spese da sostenere risulta essere indicativamente pari a 40.23 euro che ripartiti per i<br />

300mq di superficie eleggibile all’aiuto è circa pari a 0.13 euro/m 2 elevabile, a carattere di<br />

incentivo, nelle aree preferenziali 0.15 euro/m 2 .<br />

⇒ nel caso di realizzazione ex-novo della siepe la giustificazione dell’aiuto è la seguente:<br />

costo calcolato su una siepe lunga 100 ml di media grandezza realizzata <strong>con</strong> una delle specie<br />

<strong>con</strong>sentite nell’azione. Il costo è relativo unicamente alle spese di realizzazione:<br />

operazione colturale<br />

importo (in euro)<br />

preparazione del terreno (aratura, fresatura, ripuntatura, ecc.) 75<br />

letamazione 25<br />

acquisto piantine 212<br />

trasporto materiale 45<br />

messa a dimora 159<br />

costo complessivo di impianto 516<br />

Il costo complessivo di impianto relativo ai 100 ml di siepi, ripartito nei cinque anni di impegno<br />

comportano una quota annuale di 103.2 euro, che equivalgono a 1.03 euro/ha/anno per metro<br />

lineare, ossia l’importo dell’aiuto previsto in caso di realizzazione ex-novo di siepi<br />

⇒ nel caso degli interventi previsti al punto 5 dell’azione, il riferimento preso come parametro è<br />

costituito da un muretto a secco o di ciglione di 100 m di lunghezza che impegna una fascia di<br />

terreno di 3 m comprese le aree di rispetto per complessivi 300 m 2<br />

358


PROSPETTO ANALITICO GIUSTIFICATIVO<br />

operazione colturale fabbisogno importo (in euro)<br />

Manutenzione, ripristino, riattamento<br />

del muretto a secco o del ciglione<br />

Mantenimento sup. relativa all’area<br />

di rispetto (sfalciatura erbe<br />

spontanee, lavorazione del terreno,<br />

etc.)<br />

7.5 ore/anno x 6.19 euro 46.42<br />

4 ore/anno x 6.19 euro 24.76<br />

risultato operativo complessivo 71.18<br />

Il totale delle spese da sostenere risulta essere indicativamente pari a 71.18 euro che ripartiti per i<br />

300mq di superficie eleggibile all’aiuto è circa pari a 0.24 euro/m2<br />

359


AZIONE F.6 – COLTIVAZIONI A PERDERE - giustificazione dell’aiuto<br />

La proposta fa riferimento alle spese da sostenere per la messa a coltura delle suddette coltivazioni:<br />

PROSPETTO ANALITICO GIUSTIFICATIVO<br />

OPERAZIONE COLTURALE<br />

IMPORTO (in euro)<br />

Aratura e preparazione del letto di semina<br />

(12 ore di macchine)<br />

155<br />

Semina e semente 170<br />

Cure colturali di massima (8 ore/anno) 50<br />

Ripulitura del terreno a fine stagione<br />

(di cui 6 ore di manodopera e 3 di macchine)<br />

75<br />

risultato operativo complessivo 450<br />

Il totale delle spese da sostenere ammonta a 450 Euro.<br />

360


AZIONE F.7 - GESTIONE DEI SISTEMI PASCOLATIVI A BASSA<br />

INTENSITÀ’ – giustificazione dell’aiuto<br />

Si riporta di seguito il prospetto analitico dei costi aggiuntivi derivanti dall’applicazione dell’azione.<br />

derivanti. Le pratiche agronomiche previste nella giustificazione dell’aiuto sono inerenti interventi<br />

straordinari mirati sostanzialmente al recupero, al miglioramento e più in generale ad una razionale e corretta<br />

gestione di sistemi di fondi agricoli destinati ad uso pascolativo<br />

OPERAZIONE COLTURALE<br />

IMPORTO (in euro)<br />

Interventi agronomici (risemina, acquisto sementi, ecc.)<br />

(ore di manodopera e macchine nel complesso: h)<br />

87<br />

interventi di ripulitura e manutenzione<br />

(ore di manodopera e macchine nel complesso: h)<br />

54<br />

Interventi di recupero e/o miglioramento del pascolo<br />

ore di manodopera e macchine nel complesso: h)<br />

38<br />

adempimenti obbligatori 15<br />

Redditi aggiuntivi – premio per estensivizzazione PAC<br />

bovini (^) - 104<br />

risultato operativo complessivo 90<br />

La giustificazione dell’aiuto riportata nel prospetto riepilogativo è stata calcolata <strong>con</strong>siderando,<br />

prendendo come riferimento, un intervento tipo che può realizzarsi nell’ambito dell’azione.<br />

(^) La presente voce è relativa alla possibilità da parte del beneficiario di percepire il premio di<br />

estensivizzazione previsto nell’ambito operativo della nuova PAC zootecnia (reg. CE n. 1254/99).<br />

L’entità del premio, che ai fini della giustificazione dell’aiuto dovrà essere detratto dai mancati<br />

redditi e dai costi aggiuntivi derivanti dall’applicazione dell’azione, è stato stabilito sulla base del<br />

differenziale che, in termini di carico di bestiame aziendale, sussiste tra la BPAn e le <strong>con</strong>dizioni di<br />

impegno della misura, ossia si è <strong>con</strong>siderato quale livello di riferimento iniziale un carico UBA/sf di<br />

3 (BPAn) e come carico in corso in impegno un rapporto UBA/sf almeno inferiore a 1,4. Per il<br />

calcolo della detrazione, calcolata ad ettaro su base annuale, si è tenuto <strong>con</strong>to dell’entità del premio<br />

pari 66 euro/capo elevato 80 euro/capo, a decorrere dal 2002.<br />

361


AZIONE F.8 - TUTELA DELLA BIODIVERSITA’ ANIMALE –<br />

giustificazione dell’aiuto<br />

La giustificazione del premio per le razze individuate nell’ambito della misura trova la sua<br />

sostanziale giustificazione nella minore produttività che caratterizza tali razze rispetto ad altre più<br />

produttive. E’ evidente che tale ha rappresentato uno dei principali, se non il più importante,<br />

motivo di forte <strong>con</strong>trazione del numero di capi presenti a cui è inevitabilmente <strong>con</strong>seguito il rischio<br />

di estinzione.<br />

Il premio previsto per gli allevatori che si impegnano per il quinquennio ad allevare le razze<br />

individuate come minacciate di estinzione va in parte a ridurre il margine di produzione lorda<br />

vendibile che è possibile ottenere dalle razze in questione, posta a <strong>con</strong>fronto <strong>con</strong> quella ricavabile<br />

da altre razze molto più produttive, ormai stabilmente insediate nel nostro territorio.<br />

Di seguito si riporta una comparazione effettuata tra la razza bovina maremmana ed una media dei<br />

costi e delle rese ottenibili da altre razze da carne:<br />

Costi: Sono stati riferiti a vacche dal peso di Kg 600, in un allevamento linea vacca-vitello,<br />

<strong>con</strong>dotto allo stato brado. I costi dell’alimentazione per le razze da carne normali sono pari a 2400<br />

U.F. per un costo medio di £ 300, mentre per la Maremmana, in <strong>con</strong>siderazione della minore<br />

esigenza alimentare, è stato ridotto a £ 270. Il fabbisogno di manodopera è quello <strong>con</strong>siderato<br />

dall’INPS. L’assicurazione è pari al 2% del valore medio della vacca. Non sono stati <strong>con</strong>siderati i<br />

costi relativi agli immobili in genere perché trattandosi di <strong>con</strong>duzione brada si tratta di investimenti<br />

ridotti e quindi <strong>con</strong> costi trascurabili.<br />

Razza da Carne<br />

Maremmana<br />

Alimentazione £ 720.000 £ 648.000<br />

Assicurazioni £ 50.000 £ 40.000<br />

Veterinarie £ 80.000 £ 80.000<br />

Manodopera £ 200.000 £ 200.000<br />

Totale £ 1.050.000 £ 968.000<br />

Produzioni: Le produzioni fanno riferimento a rese di 0,70 vitelli anno per vacca, al netto della<br />

quota di rimonta pari al 8% annuo. I prezzi di riferimento sono desunti dai mercati locali e fanno<br />

riferimento a vitelli da ristallo del peso medio di 250 kg A £ 6.500 per le razze comuni e £ 4.500<br />

per le maremmane. Le vacche di scarto delle razze comuni da carne sono <strong>con</strong>siderate di I° categoria<br />

a £ 1.800; per la razza Maremmana di II° categoria a £ 900.<br />

Queste valutazioni tengono <strong>con</strong>to del minore accrescimento, nella razza maremmana dei quarti<br />

posteriori e della resa al macello che nella Maremmana è minore di circa 10 punti percentuali.<br />

Vitelli da ristallo £ 1.137.500 £ 787.500<br />

Vacche da scarto £ 86.400 £ 43.200<br />

Totale produzioni £ 1.223.900 £ 830.700<br />

Risultato operativo + £ 173.900 - £ 137.300<br />

Il margine che sussiste tra le due le due tipologie simulate è pari a lire 311.200, che giustifica il<br />

premio di 150 euro/ha/anno<br />

362


Per quanto <strong>con</strong>cerne le razze equine previste nell’azione la giustificazione dell’aiuto, in<br />

<strong>con</strong>siderazione delle caratteristiche produttive di tali razze, può essere effettuata sulla base di una<br />

comparazione tra un allevamento equino ed uno bovino da carne, entrambi <strong>con</strong> un sistema di<br />

allevamento brado o semi-brado. Come già visto nell’esempio precedente per la razza bovina<br />

Maremmana, una fattrice bovina di una razza da carne allevata allo stato brado può generare un<br />

reddito di lire 1.050.000. Una fattrice equina prendendo a riferimento un uguale periodo di tempo e<br />

sulla base di una media che può ottenersi tra le razze individuate tra quelle minacciate di estinzione,<br />

può garantire un reddito di lire 850.000, ottenuto <strong>con</strong>siderando una resa alla macellazione di 230-<br />

300 kg per un prezzo di vendita di circa 3000 lire/kg, oltreché alla normale attività di riproduzione,<br />

(n. parti /anno 0.8 e circa 1.5 puledri).<br />

Dalla comparazione dei redditi si ottiene:<br />

Razza bovina da carne = £ 1.050.000<br />

Razza equina = £ 850.000.<br />

DIFFERENZA = £ 1.050.000 - £ 850.000 = £ 300.000, pari a 154.9 euro che giustifica il premio di<br />

150 euro/UBA previsto nell’azion<br />

363


AZIONE F.9 - TUTELA DELLA BIODIVERSITA’ VEGETALE –<br />

giustificazione dell’aiuto<br />

Come già illustrato nel caso della biodervisità animale il rischio di estinzione delle varietà locali<br />

individuate nell’azione è legata alla mancanza di competitività di tali varietà rispetto alle attuali<br />

molto più produttive. Risulta evidente l’importanza di <strong>con</strong>servare tale patrimonio genetico e per<br />

raggiungere questo obiettivo, in analogia a quanto già indicato nella biodiversità animale, il premio<br />

cerca di ridurre, per quanto possibile, il margine che sussiste tra la capacità produttiva di tali varietà<br />

(o specie) rispetto a quella di altre di più moderna <strong>con</strong>cezione.<br />

A titolo esemplificativo si riporta un prospetto nel quale sono indicate le Produzioni lorde vendibili<br />

di una varietà locale di vite (Cannaiola di Marta) in pericolo estinzione individuata tra quelle<br />

previste nell’azione, posta a <strong>con</strong>fronto <strong>con</strong> una media ottenuta sulla base di valori medi derivanti da<br />

varietà di uva vino comunemente coltivate nel territorio laziale. La giustificazione si limita a<br />

comparare unicamente la produzione totale in quanto si presuppone che la coltivazione della varietà<br />

in pericolo di estinzione comporta i medesimi costi e spese che richiedono le altre varietà.<br />

Valori medi vite doc<br />

Valori Cannaiola di Marta<br />

Prodotto principale q.li 90 q.li 75<br />

Prodotto non DOC q.li 15<br />

Prezzo medio/q.le Doc £ 90.000<br />

Prezzo medio/q.li non Doc £ 60.000 £ 90.000<br />

Valore totale £ 9.000.000 £ 7.200.000<br />

La differenza di produzione lorda vendibile è pari a lire 1.800.000, superiore al premio previsto per<br />

la coltivazione di varietà arboree in pericolo di estinzione pari a 450 euro/ha/anno<br />

Per quanto <strong>con</strong>cerne la giustificazione dei premi corrisposti per la <strong>con</strong>servazione in situ di piante, il<br />

calcolo dell’aiuto non può esser ri<strong>con</strong>dotto a quello di una usuale e ordinaria coltivazione in<br />

quanto trattasi di piante isolate. In questo caso si ritiene più opportuno quantificare le specifiche<br />

operazioni colturali che vengono effettuate sulla pianta per garantirne il suo mantenimento. Di<br />

seguito viene riportato un prospetto riepilogativo nel quale sono indicate le cure colturali necessarie<br />

per una pianta di melo, specie nell’ambito della quale sono state individuate delle varietà a rischio<br />

di estinzione, e la relativa quantificazione:<br />

• potatura (ore 1,5 di manodopera) ……………………………………….. 9.3 euro<br />

• lavorazioni ordinarie del terreno (ore 2 di manodopera) …………. 12.4 “<br />

• trattamenti antiparassitari (1 di manodopera + acquisto prodotti) ……. 8 “<br />

• potatura verde (ore 0.5 di manodopera) ………………………………… 3 “<br />

• altre cure colturali ……………………………………………………… 3.3 “<br />

TOTALE COSTO CONSERVAZIONE PIANTA<br />

………….. 36 euro<br />

364


Per quanto <strong>con</strong>cerne le razze equine previste nell’azione la giustificazione dell’aiuto, in<br />

<strong>con</strong>siderazione delle caratteristiche produttive di tali razze, può essere effettuata sulla base di una<br />

comparazione tra un allevamento equino ed uno bovino da carne, entrambi <strong>con</strong> un sistema di<br />

allevamento brado o semi-brado. Come già visto nell’esempio precedente per la razza bovina<br />

Maremmana, una fattrice bovina di una razza da carne allevata allo stato brado può generare un<br />

reddito di lire 1.050.000. Una fattrice equina prendendo a riferimento un uguale periodo di tempo e<br />

sulla base di una media che può ottenersi tra le razze individuate tra quelle minacciate di estinzione,<br />

può garantire un reddito di lire 850.000, ottenuto <strong>con</strong>siderando una resa alla macellazione di 230-<br />

300 kg per un prezzo di vendita di circa 3000 lire/kg, oltreché alla normale attività di riproduzione,<br />

(n. parti /anno 0.8 e circa 1.5 puledri).<br />

Dalla comparazione dei redditi si ottiene:<br />

Razza bovina da carne = £ 1.050.000<br />

Razza equina = £ 850.000.<br />

DIFFERENZA = £ 1.050.000 - £ 850.000 = £ 300.000, pari a 154.9 euro che giustifica il premio di<br />

150 euro/UBA previsto nell’azion<br />

365


Misura III.3 “Imboschimento dei terreni agricoli”<br />

GIUSTIFICAZIONE ECONOMICA DEGLI AIUTI<br />

In <strong>con</strong>siderazione della stretta analogia che sussiste tra gli interventi attuati nel precedente periodo<br />

di programmatorio in applicazione del Programma operativo regionale attuativo del reg. CEE<br />

2080/92 e gli interventi previsti nell’ambito della presente misura III.3 “Imboschimento dei terreni<br />

agricoli, si ripropongono, per quanto <strong>con</strong>cerne le perdite di reddito, i medesimi livelli di aiuto già<br />

approvati dai Servizi della Commissione Europea <strong>con</strong> le decisioni n. C(94) 953/10 del 27.IV.1994 e<br />

n. C(99) 580/6 del 10.III. 1999.<br />

Si precisa che le perdite di reddito stimate rispetto alle tipologie aziendali dei potenziali beneficiari<br />

dei premi comunitari, sono modulate in funzione dei Redditi Lordi Standard 1986 pubblicati<br />

dall’ISTAT sul fascicolo regionale del <strong>Lazio</strong> “caratteristiche tipologiche delle aziende agricole”,<br />

nell’ultimo censimento agricolo risalente al 1990.<br />

I dati dei R.L.S. sono calcolati dall’INEA in collaborazione <strong>con</strong> l’ISTAT nell’ambito della gestione<br />

della RICA-ITALIA.<br />

Occorre precisare che la metodologia utilizzata <strong>con</strong>sente la giustificazione dell’aiuto più elevato,<br />

ossia quello pari ad un importo di 720 euro, erogabile esclusivamente a favore degli agricoltori<br />

definiti nel piano sulla base delle disposizioni recate dall’art.26 del Reg. CE n. 1750/99. In<br />

<strong>con</strong>seguenza risultano giustificati i livello di aiuto inferiori.<br />

Per la determinazione dell’importo erogabile è stato proposto di non far variare il premio in<br />

funzione delle singole colture alternate sui seminativi in quanto nell’Italia centrale le normali<br />

pratiche agronomiche applicate si basano fondamentalmente su rotazioni. In questa situazione, la<br />

misura massima proposta risulta essere la soluzione media che più si avvicina alla reale perdita di<br />

reddito subita dall’imprenditore. Si precisa inoltre che i livelli di 720 Euro sono intesi come livelli<br />

massimi e che, entro tale limiti, la misura effettiva del premio verrà determinata sulla base della<br />

media delle colture praticate, sulle superfici agricole imboschite, nel triennio precedente alla<br />

presentazione della domanda.<br />

366


In relazione a quanto sopra esposto si riporta il seguente prospetto riepilogativo inerente il livello<br />

degli aiuti nel caso di perdite di reddito:<br />

BENEFICIARIO TIPO DI COLTURA IMPORTO MASSIMO<br />

Imprenditore agricolo o<br />

associazioni di imprenditori<br />

(art. 26 reg. CE 1750/99)<br />

ortive, patate grano duro, mais,<br />

piante industriali<br />

720<br />

altri beneficiari<br />

ortive, patate grano duro, mais,<br />

piante industriali<br />

180<br />

Imprenditore agricolo o<br />

associazioni di imprenditori<br />

grano tenero, erbai, prati avvicendati 600<br />

altri beneficiari grano tenero, erbai, prati avvicendati 180<br />

Imprenditore agricolo o<br />

associazioni di imprenditori<br />

leguminose da granella ed altri<br />

cereali<br />

480<br />

altri beneficiari<br />

leguminose da granella ed altri<br />

cereali<br />

180<br />

Imprenditore agricolo o<br />

associazioni di imprenditori<br />

frutteti a fine turno 240<br />

altri beneficiari frutteti a fine turno 90<br />

367


Allegato n.3. Requisiti Minimi.<br />

REQUISITI MINIMI IN MATERIA DI AMBIENTE, IGIENE E BENESSERE<br />

DEGLI ANIMALI<br />

OGGETTO<br />

NORMA<br />

COMUNITARIA<br />

NORMA<br />

NAZIONALE<br />

NORMA<br />

REGIONALE<br />

Tutela delle acque<br />

dall’inquinamento<br />

Dir 91/271 CEE sulle<br />

acque reflue urbane<br />

Dir 91/676 CEE<br />

sull’inquinamento da<br />

nitrati di origine<br />

agricola<br />

Legge 36/94<br />

(Legge Galli)<br />

DM Mipa<br />

19.04.1999<br />

(Codice BPA)<br />

D.Lgs 152/99<br />

L.R. 41/82<br />

L.R. 34/83<br />

L.R. 6/96<br />

Dir 98/15/CEE recante<br />

modifica alla Dir<br />

91/271 CEE sulle acque<br />

reflue urbane<br />

D.P.R. 470/82<br />

D.P.R. 236/88<br />

Qualità dell’aria ed<br />

emissioni in atmosfera<br />

Dir 96/71/CEE<br />

DPR 203/88<br />

D. Lgs 372/99<br />

LR 14/99<br />

Uso dei fanghi di<br />

depurazione<br />

Dir 86/278/CEE D.Lgs 99/92<br />

Gestione dei rifiuti<br />

Dir 91/156 CEE<br />

(rifiuti)<br />

Dir 91/689 CEE<br />

(rifiuti pericolosi)<br />

Dir 94/62 CEE<br />

(imballaggi)<br />

D.Lgs 22/97<br />

(D. Ronchi)<br />

D.Lgs 389/97<br />

D.Lgs 173/98<br />

L egge 426/98<br />

LR 27/98<br />

368


OGGETTO<br />

NORMA<br />

COMUNITARIA<br />

NORMA<br />

NAZIONALE<br />

NORMA<br />

REGIONALE<br />

DPR 1255/68<br />

Acquisto e impiego dei<br />

prodotti fitosanitari<br />

Dir 91/414 CEE<br />

e successive <strong>modifiche</strong><br />

DPR 424/74<br />

DPR 223/88<br />

D.Lgs 194/95<br />

D.Lgs 22/97<br />

Procedure<br />

regionali per il<br />

rilascio delle<br />

autorizzazioni<br />

(patentino)<br />

Dir 86/113 CEE<br />

Dir 88/166 CEE<br />

Dir 99/74 CE<br />

(galline ovaiole)<br />

DM Sanità<br />

22/01/1998<br />

(limiti residui)<br />

DPR 233/88<br />

Dir 91/628 CEE<br />

Dir 95/29 CE<br />

(trasporto animali)<br />

D.Lgs 532/92<br />

D.Lgs 388/99<br />

Benessere degli animali<br />

Dir 91/629 CEE<br />

Dir 97/2 CE<br />

Dir 97/182 CE<br />

(protez. vitelli)<br />

D.Lgs 533/92<br />

D.Lgs 331/98<br />

Dir 91/630 CEE<br />

(protez. suini)<br />

D.Lgs 534/92<br />

Dir 93/119 CE<br />

(macellaz. abbatt.)<br />

D.Lgs 333/98<br />

Dir 96/22 CE<br />

(divieto ormoni)<br />

Dir 96/23 CE<br />

(residui negli alim.)<br />

D.Lgs 336/99<br />

369


OGGETTO<br />

NORMA<br />

COMUNITARIA<br />

NORMA<br />

NAZIONALE<br />

NORMA<br />

REGIONALE<br />

Produzione,<br />

trasformazione e<br />

commercializzazione del<br />

latte<br />

Dir 92/46/CE D.P.R. 54/97<br />

Produzione e<br />

commercializzazione carni<br />

fresche rosse<br />

Dir 91/497/CE D. Lgs 286/94<br />

Pollame e avicoli Dir 92/116/CE D.P.R. 495/97<br />

Conigli e selvaggina<br />

allevata<br />

Dir 91/495/CE D.P.R. 559/92<br />

Prodotti a base di carne<br />

Dir 92/5/CE<br />

Dir 94/64/CE<br />

D.P.R. 537/92<br />

D.P.R. 309/98<br />

Uova e ovoprodotti Dir 89/437/CE D.Lgs 65/93<br />

Tutela della natura e<br />

benessere degli animali<br />

Dir 92/43/CEE<br />

Dir 79/409/CEE<br />

DPR 357/97<br />

DM 3 aprile 2000<br />

370


Allegato n.4 Elenco<br />

zone svantaggiate<br />

COMUNI<br />

TOTALMENTE<br />

MONTANI<br />

DIR. 75/268<br />

Art.3, par.3<br />

PROV. DI RIETI Orvinio Cerreto Laziale<br />

Accumoli Paganico Cervara di Roma<br />

Amatrice Pescorocchiano Ciciliano<br />

Antrodoco Petrella Salto Cineto Romano<br />

Ascrea Poggio Bustone Colonna<br />

Belmonte in Sabina Poggio Catino Gerano<br />

Borbona Poggio Moiano Gorga<br />

Borgorose Posta Jenne<br />

Borgo Velino Pozzaglia Sabina Licenza<br />

Cantalice Rivodutri Mandela<br />

Casperia Roccantica Marano Equo<br />

Castel di Tora Rocca Sinibalda Marcellina<br />

Castel Sant'Angelo Salisano Monteflavio<br />

Cittaducale Scandriglia Montelanico<br />

Cittareale Torricella in Sabina Monte Porzio Catone<br />

Collalto Sabino Turania Montorio Romano<br />

Colle di Tora Va<strong>con</strong>e Nerola<br />

Collegiove Varco Sabino Percile<br />

Concerviano<br />

PROV. DI ROMA<br />

Pisoniano<br />

Configni Affile Poli<br />

Cottanello Agosta Riofreddo<br />

Fiamignano Anticoli Corrado Rocca Canterano<br />

Greccio Arcinazzo Romano Rocca di Cave<br />

Leonessa Arsoli Roccagiovine<br />

Longone Sabino Bellegra Rocca Santo Stefano<br />

Marcetelli Camerata Nuova Roiate<br />

Micigliano Canterano Roviano<br />

Montasola Capranica Prenestina Sambuci<br />

Montenero Sabino Carpineto Romano San Gregorio da Sassola<br />

Monte San Giovanni in Sabina Casape San Polo dei Cavalieri<br />

Morro Reatino Castel Madama San Vito Romano<br />

Nespolo Castel San Pietro Romano Saracinesco<br />

Segni<br />

371


Subiaco<br />

Vallepietra<br />

Vallinfreda<br />

Vicovaro<br />

Vivaro Romano<br />

PROV. DI LATINA<br />

Bassiano<br />

Cori<br />

Maenza<br />

Norma<br />

Roccagorga<br />

Rocca Massima<br />

PROV. DI FROSINONE<br />

Acquafondata<br />

Acuto<br />

Alatri<br />

Alvito<br />

Amaseno<br />

Arpino<br />

Atina<br />

Belmonte Castello<br />

Campoli Appennino<br />

Casalattico<br />

Casalvieri<br />

Castelliri<br />

Castelnuovo Parano<br />

Castro dei Volsci<br />

Collepardo<br />

Colle San Magno<br />

Filettino<br />

Fiuggi<br />

Fontana Liri<br />

Fontechiari<br />

Fumone<br />

Gallinaro<br />

Giuliano di Roma<br />

Guarcino<br />

Morolo<br />

Pastena<br />

Patrica<br />

Pescosolido<br />

Picinisco<br />

Pico<br />

Piglio<br />

Posta Fibreno<br />

Rocca d'Arce<br />

San Biagio Saracinisco<br />

San Donato Val di Comino<br />

Santopadre<br />

San Vittore del <strong>Lazio</strong><br />

Serrone<br />

Settefrati<br />

Sgurgola<br />

Sora<br />

Supino<br />

Terelle<br />

Torre Cajetani<br />

Trevi nel <strong>Lazio</strong><br />

Trivigliano<br />

Vallecorsa<br />

Vallerotonda<br />

Veroli<br />

Vicalvi<br />

Vico nel <strong>Lazio</strong><br />

Villa Latina<br />

Villa Santo Stefano<br />

Viticuso


COMUNI<br />

PARZIALMENTE<br />

MONTANI<br />

DIR. 75/268<br />

Art.3, par.3<br />

PROV. DI RIETI<br />

Casaprota<br />

Colli sul Velino<br />

Contigliano<br />

Labro<br />

Mompeo<br />

Montebuono<br />

Monteleone Sabino<br />

Poggio Mirteto<br />

Rieti<br />

Torri in Sabina<br />

PROV. DI ROMA<br />

Frascati<br />

Gallicano nel <strong>Lazio</strong><br />

Grottaferrata<br />

Guidonia Montecelio<br />

Marino<br />

Montecompatri<br />

Olevano Romano<br />

Palestrina<br />

Palombara Sabina<br />

Rocca di Papa<br />

Rocca Priora<br />

Roma<br />

Sant'Angelo Romano<br />

Tivoli<br />

Zagarolo<br />

PROV. DI LATINA<br />

Sermoneta<br />

Sezze<br />

Sperlonga<br />

Terracina<br />

PROV. DI FROSINONE<br />

Anagni<br />

Arce<br />

Boville Ernica<br />

Cassino<br />

Castrocielo<br />

Cervaro<br />

Colfelice<br />

Ferentino<br />

Monte San Giovanni Campano<br />

Piedimonte San Germano<br />

Roccasecca<br />

Sant'Elia Fiumerapido<br />

Villa Santa Lucia


COMUNI<br />

TOTALMENTE<br />

SVANTAGGIATI<br />

DIR. 75/268<br />

Art.3, par.4<br />

PROV. DI VITERBO PROV. DI LATINA PROV. DI FROSINONE<br />

Canepina Campodimele Ausonia<br />

Cellere Itri Broccostella<br />

Farnese Lenola Coreno Ausonio<br />

Gradoli Monte San Biagio Esperia<br />

Grotte di Castro Prossedi Falvaterra<br />

Latera Roccasecca dei Volsci Isola del Liri<br />

Onano Sonnino Sant'Andrea del Garigliano<br />

Proceno Spigno Saturnia Vallemaio<br />

Tessennano<br />

PROV. DI ROMA<br />

Allumiere<br />

Gavignano


COMUNI<br />

PARZIALMENTE<br />

SVANTAGGIATI<br />

DIR. 75/268<br />

Art.3, par.4<br />

PROV. DI VITERBO<br />

Acquapendente<br />

Caprarola<br />

Ronciglione<br />

Soriano nel Cimino<br />

Valentano<br />

Vetralla<br />

Viterbo<br />

Vitorchiano<br />

PROV. DI ROMA<br />

Tolfa<br />

PROV. DI LATINA<br />

Castelforte<br />

Fondi<br />

Formia<br />

Gaeta<br />

Minturno<br />

Priverno<br />

Santi Cosma e Damiano<br />

PROV. DI FROSINONE<br />

Ceccano<br />

Pontecorvo<br />

COMUNI ASSIMILATI<br />

DIR. 75/268<br />

Art.3, par.5<br />

PROV. DI LATINA<br />

Ponza<br />

Ventotene<br />

I comuni classificabili quali<br />

“Altre zone” ai sensi della<br />

Dir. CEE 75/268 sono tutti<br />

quelli non compresi nel<br />

presente elenco


Allegato n.5 Elenco Aree Naturali Protette, S.I.C., Z.P.S. e rilevanza agricola.<br />

PARCHI NATURALI REGIONALI:<br />

- PN Monti Lucretili ( 18.204 ha)<br />

- PN Monti Simbruini (29.990 ha)<br />

- PN Archeologico Inviolata (535 ha) (rilevanza agricola)<br />

- PN Veio (14.985 ha) (rilevanza agricola)<br />

- PN Monti Aurunci (19.374 ha)<br />

RISERVE NATURALI REGIONALI:<br />

- RN Macchiatonda (244 ha)<br />

- RN Tor Caldara (43 ha)<br />

- RN Monte Rufeno (2.893 ha)<br />

- RN Selva del Lamone (2.002 ha)<br />

- RN Lago di Vico (3.346 ha) (rilevanza agricola)<br />

- RN Monterano (1.076 ha)<br />

- RN Nazzano Tevere Farfa (704 ha) (rilevanza agricola)<br />

- RN Montagne della Duchessa (3.543 ha)<br />

- RN Monte Navegna e Cervia (2.915 ha)<br />

- RN Laghi Lungo e Ripasottile (2.942 ha) (rilevanza agricola)<br />

- RN Lago di Posta Fibreno (345 ha)<br />

- RN Monte Soratte (444 ha)<br />

- RN Monte Catillo (1.319 ha)<br />

- RN Antiche Città di Fregellae. (715 ha)<br />

- RN Nomentum (824 ha)<br />

- RN Macchia di Gattaceca e del Barco (996 ha)<br />

- RN Tuscania (1.901 ha) (rilevanza agricola)<br />

- RN Marcigliana (4.729 ha) (rilevanza agricola)<br />

- RN Laurentino Acqua Acetosa (168 ha)<br />

- RN Decima Malafede (6.107 ha) (rilevanza agricola)<br />

- RN Tenuta dei Massimi (868 ha)<br />

- RN Monte Mario (206 ha)<br />

- RN Tenuta di Acquafredda (254 ha)<br />

- RN Valle dei Casali (466 ha)<br />

- RN Insugherata (740 ha) (rilevanza agricola)<br />

- RN Valle dell’Aniene (650 ha)<br />

- RN Lago di Canterno (1.824 ha)<br />

- RN Casoli di Bomarzo (175 ha)<br />

- RN Villa Borghese di Nettuno (36 ha)<br />

- RN Bracciano – Martignano (16.500 HA) (rilevanza agricola)


MONUMENTI NATURALI<br />

- MN Caldara di Manziana (89 ha)<br />

- MN Campo Soriano (974 ha) (rilevanza agricola)<br />

- MN Valle delle Cannuccete (20 ha)<br />

- MN Pantane di Trevignano (104 ha)<br />

- MN Palude di Torre Flavia (43 ha)<br />

- MN Galeria antica<br />

PARCHI URBANI<br />

- PU Monte Orlando (58 ha)<br />

- PU Antichissima Città di Sutri (7 ha)<br />

- PU Pineto (240 ha)<br />

- PU Aguzzazno (57 ha)<br />

PARCHI SUBURBANI<br />

- PS Gianola e Monte di Scauri (285 ha)<br />

- PS Marturanum (1.240 ha)<br />

- PS Valle del Treja (628 ha)<br />

- PS Appia Antica (3.296 ha)<br />

- PS Castelli Romani (9.108 ha)<br />

TOTALE GENERALE AREE PROTETTE REGIONALI Ha.141.532 pari al 8,2% dell’intero<br />

territorio regionale.<br />

A tale dato va aggiunto quello relativo alle aree naturali protette nazionali: Parco Nazionale<br />

del Circeo (8.300 ha), Riserva Naturale Saline di Tarquinia (170 ha), Riserva Naturale<br />

Litorale Romano (16.170 ha) (rilevanza agricola), Riserva Naturale Ventotene e Santo<br />

Stefano, propaggini laziali del Parco Nazionale d’Abruzzo (7.500 ha), propaggini laziali del<br />

Parco Nazionale Gran Sasso Monti della Laga (11.000 ha), per un totale di Ha. 43.140, che<br />

portano il dato di superficie interessata da aree protette a Ha. 184.672, pari al 10,7% del<br />

territorio regionale.<br />

Allo stato attuale risultano inoltre individuati i seguenti Siti di Interesse Comunitario e Zone<br />

di Protezione Speciale (queste ultime sono <strong>con</strong>testualmente anche S.I.C):<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

Medio corso del Fiume Paglia<br />

Monte Rufeno<br />

Fosso dell'Acqua Chiara<br />

Valle del Fossatello<br />

Lago di Bolsena<br />

Lago di Mezzano<br />

Selva del Lamone<br />

Il Crostoletto<br />

Vallerosa<br />

Monti di Castro


SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

Sistema Fluviale Fiora - Olpeta<br />

Litorale a NW delle foci del Fiora<br />

Pian dei Cangani<br />

Fiume Marta (alto corso)<br />

Monte Cimino (versante Nord)<br />

Monte Fogliano e Monte Venere<br />

Lago di Vico<br />

Saline di Tarquinia<br />

Litorale tra Tarquinia e Montalto di Castro<br />

Necropoli di Tarquinia<br />

Gole del Torrente Biedano<br />

Area di S. Giovenale e Civitella Cesi<br />

Lago di Monterosi<br />

Mola di Oriolo<br />

Faggete di Monte Raschio e Oriolo<br />

Fiume Mignone ( basso corso) (rilevanza agricola)<br />

Sughereta di Tuscania (rilevanza agricola)<br />

Il "Quarto" di Barbarano Romano<br />

Travertini di Bassano in Teverina<br />

Acropoli di Tarquinia<br />

Monterozzi<br />

Isole Bisentina e Martana<br />

Piano dei Pantani<br />

Lago Secco e Agro Nero<br />

Valle Avanzana - Fuscello<br />

Vallone del Rio Fuggio<br />

Gruppo Monte Terminillo<br />

Monte Fausola<br />

Bosco Vallonina<br />

Lago di Ventina<br />

Piana di S. Vittorino - Sorgenti del Peschiera<br />

Gole del Velino (ZPS)<br />

Piana di Rascino<br />

Complesso del Monte Nuria<br />

Bosco Pago<br />

Monti della Duchessa (area sommitale)<br />

Monte Duchessa - Vallone Cieco e Bosco Cartore<br />

Inghiottitoio di Val di Varri<br />

Grotta La Pila<br />

Lecceta del Convento Francescano di Greccio<br />

Monti della Laga (area sommitale)<br />

Forre alveali dell'Alta Sabina<br />

Formazioni a Buxus sempervirens del reatino<br />

Monte Cagno e Colle Pratoguerra<br />

Pareti rocciose del Salto e del Turano<br />

Fiume Mignone (medio corso)<br />

Macchiatonda<br />

Boschi mesofili di Allumiere


SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

Valle di Rio Fiume<br />

Monte Tosto<br />

Monte Paparano<br />

Macchia di Manziana<br />

Caldara di Manziana<br />

Valle del Cremera - Zona del Sorbo<br />

Riserva Naturale Tevere – Farfa (rilevanza agricola)<br />

Monte Soratte<br />

Macchia di S. Angelo Romano (rilevanza agricola)<br />

Antica Lavinium - Pratica di Mare<br />

Maschio dell'Artemisio<br />

Cerquone - Doganella<br />

Sughereta del Sasso<br />

Bosco di Palo Laziale<br />

Macchia Grande di Focene e Macchia dello Stagneto<br />

Isola Sacra<br />

Macchia Grande di Ponte Galeria<br />

Castel Porziano (fascia costiera)<br />

Castel Porziano (querceti igrofili)<br />

Monte Gennaro (versante SW)<br />

Monte Pellecchia<br />

Torrente Licenza ed affluenti<br />

Travertini Acque Albule (Bagni di Tivoli)<br />

Valle delle Cannuccete<br />

Monte Guadagnolo<br />

Grotta dell'Arco - Bellegra<br />

Monti Ruffi (versante SW)<br />

Albano (località Miralago)<br />

Monte Autore e Monti Simbruini - centrali<br />

Monte Semprevisa e Pian della Faggeta<br />

Alta Valle del Torrente Rio<br />

Macchia della Spadellata e Fosso S. Anastasio<br />

Lido dei Gigli<br />

Tor Caldara (zona solfatare e fossi)<br />

Bosco di Foglino<br />

Litorale di Torre Astura<br />

Zone umide a W del Fiume Astura<br />

Grotta dell'Inferniglio<br />

Basso corso del Rio Fiumicino<br />

Villa Borghese e Villa Pamphili<br />

Sughereta di Castel di Decima<br />

Grotta degli Ausi<br />

Ninfa (ambienti acquatici)<br />

Laghi Gricilli<br />

Bosco Polverino<br />

Sugherete di S. Vito e Valle Marina<br />

Monti Ausoni meridionali


SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

SIC<br />

Monte Leano<br />

Canali in disuso della bonifica pontina<br />

Monte S. Angelo (rilevanza agricola)<br />

Lago Lungo<br />

Laghi Fogliano, Monaci, Caprolace e Pantani dell'Inferno<br />

Lago di Sabaudia<br />

Foresta demaniale del Circeo<br />

Promontorio del Circeo (Quarto caldo)<br />

Promontorio del Circeo (Quarto freddo)<br />

Dune del Circeo<br />

Isole di Palmarola e Zannone<br />

Duna di Capratica<br />

Rio S. Croce<br />

Fiume Garigliano (tratto terminale)<br />

Monte Petrella (area sommitale)<br />

Monte Redentore (versante Sud)<br />

Forcelle di Campello e di Fraile<br />

Versante meridionale del Monte Scalambra<br />

Monte Porciano (versante Sud)<br />

Castagneti di Fiuggi<br />

Monte Viglio (area sommitale)<br />

Alta valle del Fiume Aniene<br />

Grotta dei Bambocci di Collepardo<br />

Monte Tarino e Tarinello (area sommitale)<br />

Campo Catino<br />

Valle dell'Inferno<br />

Monte Passeggio e Pizzo Deta (versante Sud)<br />

Monte Passeggio e Pizzo Deta (area sommitale)<br />

Vallone Lacerno (fondovalle)<br />

Monte Ortara e Monte La Monna<br />

Pendici di Colle Nero<br />

Cime del Massiccio della Meta<br />

Val Canneto<br />

Monte Caccume<br />

Grotta di Pastena<br />

Fiume Amaseno (alto corso)<br />

Monte Calvo e Monte Calvilli<br />

Bosco Selvapiana di Amaseno<br />

Parete del Monte Fammera<br />

Sorgenti dell'Aniene


ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

ZPS<br />

Bosco del Sasseto<br />

Monte Rufeno<br />

Monti Vulsini (rilevanza agricola)<br />

Calanchi di Civita di Bagnoregio<br />

Lago di Alviano<br />

Caldera di Latera (rilevanza agricola)<br />

Monte Romano<br />

Saline di Tarquinia<br />

Fosso Cerreto<br />

Lago di Bolsena, Isole Bisentina e Martana<br />

Selva del Lamone e Monti di Castro<br />

Lago di Vico (rilevanza agricola)<br />

M. Venere e M.Fogliano<br />

Monti della Laga<br />

Monti Reatini<br />

Laghi Lungo e Ripasottile (rilevanza agricola)<br />

Monte Tancia e Monte Pizzuto<br />

Fiume Farfa (corso medio - alto)<br />

Monte degli Elci e Monte Grottone<br />

Riserva Naturale Montagne della Duchessa<br />

Comprensorio meridionale dei Monti della Tolfa<br />

Lago di Bracciano<br />

Riserva Naturale Tevere - Farfa (rilevanza agricola)<br />

Macchiatonda<br />

Torre Flavia<br />

Lago di Traiano<br />

Monti Lucretili<br />

Lago Albano<br />

Monti Lepini centrali<br />

Castel Porziano (tenuta presidenziale)<br />

Lago di Fondi (rilevanza agricola)<br />

Laghi costieri del Parco Nazionale del Circeo<br />

Isole di Ponza, Palmarola, Zannone, Ventotene, S. Stefano<br />

Costa rocciosa tra Sperlonga e Gaeta<br />

Promontorio di Gianola e Monte di Scauri<br />

Parco Naturale Monti Aurunci<br />

Monti Simbruini ed Ernici<br />

Monte Cornacchia - Tre Confini<br />

Lago di Posta Fibreno<br />

Monti della Meta<br />

Gole del Fiume Melfa<br />

Massiccio del Monte Cairo (aree sommitali)


AREE FORESTALI (Tot. circa 18.000 ha).<br />

- AF Tiburtina<br />

- AF Valpara<br />

- AF Mazzamorra<br />

- AF Carpinetana<br />

- AF S.Arcangelo<br />

- AF Campello<br />

- AF Sala<br />

- AF Matricetta<br />

- AF Torricella<br />

- AF Monte Raschio<br />

- AF Laghi del Vescovo- Gricilli<br />

- AF Lago esterna


Allegato n.6: Parere di compatibilità ambientale<br />

Si riporta in allegato la nota n. 1461/DD del 20 dicembre 1999 - Assessorato Utilizzo, Tutela e<br />

Valorizzazione delle Risorse Ambientali <strong>con</strong> la quale, a firma del Direttore del dipartimento<br />

Ambiente e Protezione Civile, si esprime la <strong>con</strong>formità del P.S.R. agli indirizzi in tema di<br />

salvaguardia e tutela ambientale.


Allegato n.7: Cartografie<br />

Tavola n. 1: Zonizzazione del Piano di Sviluppo Rurale<br />

Tavola n. 2: Zone altimetriche ISTAT<br />

Tavola n. 3: Zonizzazione ob.2 (Annullata in attesa approvazione zone Ob.2)<br />

Tavola n. 4: Delimitazione zone svantaggiate (Dir.75/268 CEE)<br />

Tavola n. 5: Sistema regionale delle Aree Naturali Protette<br />

Tavola n. 6: Aree di valore naturalistico di rilevanza internazionale (SIC e ZPS)<br />

Tavola n. 7: Copertura del suolo aree naturali protette<br />

Tavola n. 8: Copertura del suolo SIC e ZPS<br />

Tavola n. 9: Piano Faunistico Venatorio regionale<br />

Tavola n.10: Litologia<br />

Tavola n.11: Acque interne e marine<br />

Tavola n.12: Qualità biologica fiumi<br />

Tavola n.13: Fitoclima


All. n. 8.1 Sbocchi mercato vitivinicolo<br />

SBOCCHI DI MERCATO DEL SETTORE VITIVINICOLO<br />

Premessa<br />

La definizione degli sbocchi di mercato è rappresentata da uno studio, riportato di seguito per<br />

sommi capi, elaborato sulla base di dati ed indagini già in possesso dei servizi regionali e da una<br />

tabella di sintesi che presenta i dati del momento produttivo, dell’andamento dei prezzi, della<br />

variazione dei <strong>con</strong>sumi relativi agli anni più recenti e dall’indicazione della possibilità o meno di<br />

ammettere a finanziamento incrementi di produzione.<br />

La tabella riportata anche nelle misure I.1 e l.4 precede l’elenco delle tipologie di investimenti<br />

ammissibili.<br />

L'importanza e<strong>con</strong>omica del comparto.<br />

Il comparto vitivinicolo è decisamente uno dei più importanti a livello regionale rappresentando il<br />

9% della PLV del <strong>Lazio</strong> (1994). Tuttavia, nel periodo 1990-‘94, la quantità vendibile e soprattutto<br />

la PLV sono caratterizzate entrambe da un trend negativo, attestandosi, nel 1994, sui 3.193 quintali<br />

la prima e sui 269.067 milioni di lire la se<strong>con</strong>da (tab. 1).<br />

In termini di valore, la produzione è andata diminuendo più che proporzionalmente rispetto alle<br />

quantità che, mediamente, si attestano sui 98 quintali per ettaro di uva da vino e sui 170 nel caso<br />

dell’uva da tavola.<br />

Nel 1994, la PLV vitivinicola laziale rappresenta il 5% circa di quella nazionale, percentuale<br />

sostanzialmente stabile in tutto il periodo <strong>con</strong>siderato. La <strong>con</strong>trazione della PLV regionale, quindi,<br />

rispecchia l'andamento del comparto a livello nazionale.<br />

Analizzando il dato provinciale, <strong>con</strong>trazioni in termini di quantità vendibile si sono registrate a<br />

Latina, Rieti e Roma, mentre Frosinone e soprattutto Viterbo evidenziano un aumento. Tuttavia, va<br />

segnalato che i vini di qualità mostrano incrementi produttivi.<br />

Tab. 1. -<br />

Quantità vendibili e PLV vitivinicole e relativi indici nel <strong>Lazio</strong> e in Italia (000 hl.; Mln di lire<br />

correnti; 1990=100; %; 1990-’94)<br />

<strong>Lazio</strong><br />

Italia<br />

Anno Quantità Numero indice PLV Numero indice PLV Numero indice<br />

1990 3.362 100 304.132 100 6.043.744 100<br />

1991 3.496 104 315.257 104 5.999.094 99<br />

1992 4.011 119 332.652 109 6.445..353 107<br />

1993 3.481 103 266.853 88 5.472.966 91<br />

1994 3.193 95 269.067 88 5.535.182 92<br />

Fonte: ISTAT (1995).<br />

La superficie vitivinicola regionale si estende, nel 1994, su 53.652 ettari (di cui 51.807 di uva da<br />

vino e 1.845 di uva da tavola), segnando delle <strong>con</strong>trazioni più <strong>con</strong>tenute, nell'ultimo quinquennio,<br />

rispetto alla diminuzione che caratterizza la PLV: l'estirpazione dei vigneti, incentivata dalle<br />

politiche comunitarie, e la <strong>con</strong>trazione delle coltivazioni per uva da tavola sono le cause principali a<br />

cui ascrivere tale riduzione. Questa ha investito tutta la regione, ma in modo limitato la provincia di<br />

Roma che mantiene pressoché costante la superficie.<br />

La quantità di vino prodotta dagli impianti collettivi di trasformazione nella campagna vinicola<br />

1993/'94 è stata di 339.247 ettolitri di vini comuni, 589.013 di vini <strong>con</strong> Indicazione Geografica e<br />

363.774 di vino <strong>con</strong> Denominazione di Origine Controllata. L'80% del vino totale prodotto è<br />

rappresentato dai vini bianchi, <strong>con</strong> 53 tipologie, e il restante 20% dai rossi e rosati, <strong>con</strong> 59 tipologie.


Caratteristiche delle imprese agricole.<br />

Se<strong>con</strong>do l’ultima rilevazione censuaria, le aziende agricole <strong>con</strong> vite nel <strong>Lazio</strong> sono 109.288, pari<br />

all'8,8% del totale nazionale, per una superficie investita a vite di 51.485 ettari che rappresenta il<br />

5,5% della superficie vitata italiana. Tali aziende rappresentano il 46% del totale regionale, mentre<br />

la superficie vitata il 6% della SAU totale. La <strong>con</strong>centrazione maggiore di aziende <strong>con</strong> vite si rileva<br />

in collina. Nel complesso, la superficie vitata media per azienda nella <strong>Regione</strong> è piuttosto<br />

<strong>con</strong>tenuta, 0,47 ha, evidenziando una elevata polverizzazione fondiaria.<br />

Le aziende <strong>con</strong> uva da tavola sono 2.725 <strong>con</strong> una superficie investita di 1.963,33 ha. Altri 586,7 ha,<br />

localizzati in 878 aziende, sono interessati da una produzione viticola <strong>con</strong> destinazione diversa dalle<br />

precedenti.<br />

Tab. 2 -<br />

Aziende <strong>con</strong> vite e superficie investita a vite per classe di SAU nel<br />

<strong>Lazio</strong> (n; ha; %; 1990)<br />

Classe di SAU Aziende % Superficie vitata %<br />

Meno di 1 ha 52.952 48 10.384 20<br />

1-2 23.329 21 8.525 17<br />

2-5 21.941 20 12.216 24<br />

5-50 10.668 9 16.390 32<br />

50 e oltre 398 2 3.968 8<br />

Fonte: ISTAT (1993)<br />

109.288 100 51.485 100<br />

Le aziende <strong>con</strong> produzioni DOC/DOCG costituis<strong>con</strong>o il 5% delle aziende <strong>con</strong> vite e il 42% di<br />

queste investe meno di un ettaro a vite. La superficie DOC/DOCG costituisce il 20% del totale a<br />

vite, assai vicino al dato nazionale pari al 22,1%.<br />

Le aziende <strong>con</strong> indicazione geografica, infine, sono 4.117 (3,8% del totale), <strong>con</strong> 3.626,73 ha (7%<br />

del totale).<br />

Tab.3 -<br />

Aziende <strong>con</strong> vite e superficie vitata per classe di SAU per tipo di<br />

produzione (n.; ha; %; 1990)<br />

Aziende % Superficie vitata %<br />

DOC/DOCG<br />

Meno di 1 ha 2.362 41,8 991 9,8<br />

1-2 1.186 21,0 1.135 11,2<br />

2-5 1.199 21,2 2.199 21,7<br />

5-50 853 15,1 4.451 43,9<br />

50 e oltre 56 1,0 1.362 13,4<br />

Totale 5.657 100,0 10.136 100,0<br />

Atri vini<br />

Meno di 1 ha 49.720 48,5 9.104 23,5<br />

1-2 21.923 21,4 7.106 18,3<br />

2-5 20.670 20,2 9.591 24,7<br />

5-50 9.843 9,6 10.664 27,5<br />

50 e oltre 360 0,4 2.333 6,0<br />

Totale 102.516 100,0 38.799 100,0<br />

Fonte: ISTAT (1993)<br />

Il 91% del totale delle aziende ha meno di 1 ettaro di SAU (di questo il 45% ne ha meno di 0,20 ha),<br />

rappresentando il 47% della superficie regionale investita a vite.


Oltre il 40% della superficie vitata laziale si <strong>con</strong>centra nella provincia di Roma (quella dell’uva da<br />

tavola supera il 50%), mentre l’incidenza più bassa si ris<strong>con</strong>tra in quella di Rieti (7%); la restante si<br />

distribuisce nella misura compresa tra il 16% e il 19% tra Latina, Viterbo e Frosinone.<br />

In base ai dati ufficiali, risulta che la resa più alta per ha dell’uva da vino si raggiunge nella<br />

provincia di Latina (109 q.li/ha), mentre la più bassa in quella di Frosinone (60 q.li/ha).<br />

Nel 1990, le giornate di lavoro aziendale per il settore viticolo sono circa 2,6 milioni e<br />

<strong>con</strong>tribuis<strong>con</strong>o positivamente al grado di occupazione regionale, rappresentando il 10% del totale<br />

delle giornate rilevate in agricoltura nel <strong>Lazio</strong>. La manodopera occupata nel settore vitivinicolo,<br />

come avviene per la maggior parte del settore agricolo, è rappresentata da forza lavoro familiare. Il<br />

98% di questa, infatti, è impiegata in aziende <strong>con</strong> <strong>con</strong>duzione diretta del coltivatore e la restante<br />

parte in aziende <strong>con</strong> <strong>con</strong>duzione <strong>con</strong> salariati.<br />

Caratteristiche delle imprese di trasformazione<br />

Le imprese di trasformazione laziali, per ragioni strutturali ed organizzative, presentano un alto<br />

grado di integrazione <strong>con</strong> il settore agricolo. In particolare, ciò risulta vero soprattutto nelle<br />

organizzazioni di tipo cooperativo, dove <strong>con</strong>fluisce la maggior parte delle uve destinate alla<br />

vinificazione, mentre nel caso dei gruppi industriali i legami <strong>con</strong> il primario sono più deboli. Rare<br />

eccezioni si ris<strong>con</strong>trano relativamente alle produzioni tipiche, per le quali un elevato grado di<br />

integrazione tra imprese industriali e primario si rende necessario per <strong>con</strong>trollare meglio la qualità<br />

del prodotto.<br />

Nel <strong>Lazio</strong>, la tendenza a riprodurre per ogni cooperativa l’intero processo produttivo (dalla<br />

ricezione delle uve all’imbottigliamento del vino) in propri stabilimenti, sovradimensionati rispetto<br />

ai quantitativi attualmente lavorati, ha influito negativamente sulla competitività del comparto. La<br />

scarsa propensione ad accorpare le produzioni (favorita in passato anche dalla elevata disponibilità<br />

al finanziamenti da parte di enti pubblici), infatti, ha portato a una moltiplicazione delle strutture sul<br />

territorio, indipendentemente dall’effettivo potenziale produttivo di ogni singola zona. Ne<br />

<strong>con</strong>seguono regimi di utilizzazione molto bassi, <strong>con</strong> elevati costi di gestione.<br />

Benché la situazione delle cooperative presenti un quadro negativo, non si può tralasciare il ruolo<br />

che esse svolgono sul piano sociale. Esse aggregano migliaia di piccoli produttori che altrimenti<br />

non avrebbero sbocchi per le loro uve; sul piano culturale <strong>con</strong>tribuis<strong>con</strong>o a rafforzare l’identità delle<br />

produzioni <strong>con</strong> il territorio e la tradizione (specialmente nelle zone a più alto valore vitivinicolo) e a<br />

salvaguardare l’ambiente e il paesaggio di ampie zone collinari. Si rende comunque necessaria una<br />

radicale trasformazione del sistema cooperativo regionale per rispondere adeguatamente a un<br />

mercato in rapida evoluzione. La fusione di cantine sociali e gli accorpamenti produttivi in zone<br />

omogenee permetterebbero di svincolare la trasformazione dei prodotti dalla necessità di disporre di<br />

un proprio stabilimento. In questo modo potrebbe essere sviluppata razionalmente la pianificazione<br />

delle produzioni di una stessa zona, <strong>con</strong> riflessi positivi sulla riqualificazione dei prodotti stessi e<br />

sui costi di produzione. Le singole cooperative potrebbero mantenere le loro produzioni peculiari e<br />

unificare quelle degli altri vini in base alle esigenze dei <strong>con</strong>sumatori.<br />

Tab.5 - Principali Cantine e relativo vino prodotto nel<br />

<strong>Lazio</strong> (hl.; 1994)<br />

Principali cantine laziali Vino prodotto<br />

Colli Albani 330.000<br />

Consorzio Co.pro.vi 300.000<br />

Cerveteri 240.000<br />

Gotto d’Oro di Marino 150.000<br />

Tres Tabernae 148.000<br />

Cincinnato 100.000<br />

Pontina San Luca 80.000<br />

Totale 1.348.000<br />

Fonte: ISMEA (1996)


Nel 1994, la quantità di uva lavorata dagli impianti collettivi di trasformazione, la cui forma più<br />

frequente è quella cooperativa, è pari al 37,1% dell'uva destinata alla vinificazione, <strong>con</strong>tro il 42,7%<br />

rilevato a livello nazionale. In particolare, il 97% di tale uva è <strong>con</strong>ferito dai soci e il restante 3%<br />

acquistato sul mercato. La trasformazione realizzata negli impianti industriali e quella svolta in<br />

forma diretta assumono un ruolo minoritario.<br />

Le cantine, soprattutto quelle sociali, rappresentano una grossa quota del vino lavorato totale. Le<br />

principali cantine laziali, che produ<strong>con</strong>o il 40% del vino complessivamente prodotto nella <strong>Regione</strong>,<br />

sono riportate nella tabella 3.3.3.5 insieme ai quantitativi di vino ottenuti.<br />

Oltre a queste produzioni, di qualità più o meno elevata, ci sono altre realtà, di dimensioni<br />

produttive minori, sia cooperative che private, a cui normalmente si associa un'immagine di alta<br />

qualità dell’offerta. Tra queste vi sono Fontana Candida (Frascati), Principe Pallavicini e Colle<br />

Picchioni (entrambe in zona Castelli) e Casale del Giglio (Nettuno) (ISMEA, 1996).<br />

Nel <strong>Lazio</strong>, nel 1994, si <strong>con</strong>tano 28 Cantine Sociali, <strong>con</strong> una capacità di incantinamento di 2,6<br />

milioni di ettolitri e 9.061 soci. Benché il numero delle cantine sia diminuito rispetto al precedente<br />

decennio, rimane ancora basso il numero medio di soci per cantina, uguale a 323 <strong>con</strong>tro i 495 soci<br />

relativi alla media nazionale. La capacità di incantinamento media delle cantine regionali, invece, è<br />

superiore a quella italiana: 92.420 <strong>con</strong>tro 81.000 ettolitri. La maggiore frequenza assoluta di cantine<br />

(7), inoltre, è associata alle classi di capacità di incantinamento degli impianti tra 70.000 e 100.000<br />

ettolitri.<br />

La maggiore <strong>con</strong>centrazione di queste strutture si ris<strong>con</strong>tra nella provincia di Roma (specie nella<br />

zona dei Castelli <strong>con</strong> 17 cantine) e nella provincia di Latina (10).<br />

Caratteristiche dei canali di commercializzazione.<br />

La vinificazione dell’uva avviene nelle stesse aziende viticole o mediante il <strong>con</strong>ferimento a<br />

stabilimenti enologici privati o cooperativi, <strong>con</strong> capacità lavorative notevolmente superiori rispetto<br />

a quelle delle prime e in grado di seguire anche l’attività di commercializzazione. Le imprese<br />

cooperative hanno acquisito un ruolo primario nella fase di prima trasformazione delle uve, mentre<br />

in quella di commercializzazione si caratterizzano soprattutto come fornitori di vino sfuso. In<br />

generale, infatti, a quello della trasformazione non ha fatto seguito un adeguato sviluppo delle fasi<br />

successive, quali finissaggio, imbottigliamento e commercializzazione. Anche nella fase di<br />

trasformazione delle uve, peraltro, le cooperative in<strong>con</strong>trano diversi ostacoli, dovuti soprattutto alla<br />

difficoltà di pianificare la produzione: i <strong>con</strong>trolli sulla qualità e sulla quantità delle uve prodotte<br />

sono quasi inesistenti e il <strong>con</strong>ferimento dei soci è <strong>con</strong>dizionato dalla notevole variabilità legata alle<br />

cause climatiche e alla <strong>con</strong>segna parziale delle uve.<br />

Molti coltivatori, inoltre, per ridurre i costi fissi e aumentare i profitti complessivi, preferis<strong>con</strong>o<br />

produrre uve di bassa qualità ma a più alte rese. In questo modo, però, si influisce negativamente sul<br />

mercato, determinando un incremento dell’offerta indifferenziata e poco adatta alla domanda che,<br />

oltre a evidenziare una <strong>con</strong>trazione in termini quantitativi, si orienta maggiormente verso i vini di<br />

qualità<br />

Nella maggior parte dei casi, le aziende che acquistano uva per la vinificazione si rivolgono a<br />

produttori ubicati in zone più o meno circoscritte, localizzate nei pressi dell'impianto di<br />

trasformazione. E’ questa una strategia comune a tutte le province laziali, volta a risolvere problemi<br />

logistici <strong>con</strong>nessi ai trasporti, all'esigenza di ridurre i costi di approvvigionamento e soprattutto alla<br />

segmentazione geografica del mercato del vino. Molto numerosi, infatti, sono i <strong>con</strong>sumatori<br />

orientati all'acquisto di vini delle proprie zone. Il fattore e<strong>con</strong>omico assume particolare rilevanza<br />

soprattutto per le imprese che produ<strong>con</strong>o vini comuni: la vicinanza della materia prima determina<br />

una riduzione dei costi e, quindi, la possibilità di offrire un prodotto competitivo in termini di<br />

prezzo.<br />

Per la produzione di vini DOC, di <strong>con</strong>tro, le aziende orientate al mantenimento di un elevato<br />

standard qualitativo si rivolgono a forniture di viticoltori delle zone limitrofe soprattutto per potersi<br />

presentare sul mercato <strong>con</strong> marchi e prodotti tipici della zona. La vicinanza delle aziende ai fornitori<br />

favorisce, inoltre, l'instaurazione di rapporti di fiducia e la possibilità di effettuare <strong>con</strong>trolli nelle


diverse fasi produttive. Diversa è la situazione relativa all'approvvigionamento di mosto e di vino;<br />

in questo caso, infatti, le distanze si allungano in maniera rilevante e gli acquisti si spostano anche<br />

in altre regioni.<br />

Il mercato del vino laziale è caratterizzato da una presenza massiccia di prodotto venduto sfuso<br />

(36%), anche se la maggior parte di esso viene venduto <strong>con</strong> marca propria (57%). La vendita del<br />

prodotto in grandi <strong>con</strong>tenitori (damigiane per lo più) risulta marginale (4,3%) così come quella di<br />

vino <strong>con</strong> marca del distributore (2,7%). La vendita <strong>con</strong> marca propria è più o meno diffusa in tutte<br />

le province, <strong>con</strong> punte massime in quelle di Rieti e Viterbo (89%); Latina, Roma e Frosinone,<br />

invece, immettono sul mercato circa la metà del loro prodotto <strong>con</strong> marca propria.<br />

La scelta di produrre vino <strong>con</strong> o senza marca dipende dalle strategie adottate dall’imprenditore, in<br />

alcune zone orientate al prodotto piuttosto che al mercato. La vendita <strong>con</strong> marchio, infatti, può<br />

avere un reale successo se supportata da elevati investimenti promozionali e/o pubblicitari,<br />

sostenibili solo dalle imprese di dimensioni più ampie, e se inserita in una più complessa strategia di<br />

marketing.<br />

Il mercato nazionale del vino laziale prevede diverse categorie di acquirenti la cui importanza varia<br />

a se<strong>con</strong>da delle tipologie di vino <strong>con</strong>siderate. Riguardo ai vini comuni, i maggiori acquirenti sono,<br />

nell’ordine, i grossisti (26%), i <strong>con</strong>sumatori finali (18%), i dettaglianti (17%), la ristorazione (10%)<br />

e la grande distribuzione (8%). Diversa la situazione dei vini IGP, dove prevalgono i grossisti<br />

(37%), seguiti da grande distribuzione (12%), <strong>con</strong>sumatori finali (8%) e ristorazione (6%). I vini<br />

DOC, infine, oltre a trovare il principale canale di sbocco nella vendita all’ingrosso, sono destinati<br />

soprattutto alla ristorazione/catering (13%) e alla vendita al dettaglio.<br />

Per quanto riguarda il mercato estero, risulta come i vini DOC e IGP, in particolare, siano<br />

commercializzati soprattutto attraverso grossisti stranieri, mentre assumono scarsa importanza gli<br />

altri canali di vendita. I vini comuni, invece, trovano acquirenti di rilievo anche nei grossisti italiani<br />

e nel canale industriale.<br />

I vini DOC e IG<br />

Nella campagna vinicola 1993/'94 la produzione di vini DOC, <strong>con</strong> 363.774 ettolitri, rappresenta il<br />

28% circa del vino trasformato in impianti collettivi regionali e il 9% dei vini DOC prodotti a<br />

livello nazionale. Il 94% circa di tale produzione è rappresentato dai vini bianchi e il resto dai rossi<br />

e rosati.<br />

Le aziende iscritte all'Albo dei vigneti DOC sono circa 9.500 e il maggior numero di iscrizioni si<br />

rileva nella provincia di Roma (77%), seguita, nell’ordine, da quelle di Latina, Viterbo e Frosinone.<br />

La superficie totale ri<strong>con</strong>osciuta a DOC si estende su 17.706 ettari, localizzati soprattutto nella<br />

provincia di Roma (66%), Latina (25%), Viterbo (7%) e, infine, Frosinone (2%).<br />

Nella provincia di Roma, il vino DOC maggiormente prodotto è il Frascati che, nel periodo '90-'93,<br />

subisce delle oscillazioni comprese tra i 177 mila e i 195 mila ettolitri; seguono il Marino e il Colli<br />

Albani, entrambi <strong>con</strong> una produzione media di circa 80 mila ettolitri, ma caratterizzata da un<br />

andamento <strong>con</strong>trapposto, negativo per il primo e positivo per il se<strong>con</strong>do. Tendenze negative si<br />

ris<strong>con</strong>trano per il Velletri bianco e rosso.<br />

Nella provincia di Viterbo, si distinguono le produzioni di Est! Est!! Est!!! di Montefias<strong>con</strong>e e di<br />

Orvieto, mentre in quella di Latina si produce il Trebbiano di Aprilia che, nel periodo <strong>con</strong>siderato,<br />

registra una produzione media di 14.600 ettolitri (ISMEA, 1996).<br />

Le tipologie di vini DOC si ripartis<strong>con</strong>o nelle diverse provincie laziali se<strong>con</strong>do quanto riportato<br />

nella tabella successiva.


tab. 6- Tipologie di vini DOC per provincia nel <strong>Lazio</strong> (n.; 1994)<br />

Bianchi DOC Rossi DOC<br />

Viterbo 6 3<br />

Rieti - -<br />

Roma 10 6<br />

Latina 5 3<br />

Frosinone - 1<br />

<strong>Lazio</strong> 18 13<br />

Fonte: ISMEA (1996)<br />

I vini ad Indicazione Geografica rappresentano il 45% circa della produzione regionale totale ed il<br />

6,6% di quella nazionale. Di questi il 75% circa è costituito dai vini bianchi e la quota restante da<br />

quelli rossi e rosati per un totale di 9 tipologie.<br />

I vini da tavola, <strong>con</strong> 31 tipologie, invece, costituis<strong>con</strong>o la quota di produzione minore,<br />

rappresentando il 26% della produzione totale del <strong>Lazio</strong> e solo il 2,6% della produzione nazionale<br />

della medesima tipologia. Questi sono assai numerosi nelle provincie di Roma (15) e Viterbo (7).<br />

Il panorama varietale<br />

L’attuale piattaforma ampelografica del <strong>Lazio</strong>, frutto di una evoluzione varietale avvenuta in<br />

quest’ultimo secolo, è basata prevalentemente su pochi vitigni o biotipi d’elevata produttività, ma<br />

spesso di scarsa o mediocre qualità.<br />

Frequentemente, i vitigni più diffusi sono frutto di selezioni che tendono a individuare le attitudini<br />

produttive in relazione alle caratteristiche pedologiche e climatiche, al fine di ottenere uve e vini di<br />

pregio.<br />

Sebbene in presenza di un’ampia base ampelografica (165 vitigni), i principali vitigni presenti nel<br />

<strong>Lazio</strong> sono ri<strong>con</strong>ducibili a 4 tipi: la Malvasia di Candia, il Trebbiano Toscano, la Malvasia del<br />

<strong>Lazio</strong> e il Bellone, che rappresentano oltre il 58% del totale. Di se<strong>con</strong>daria importanza sono il<br />

Trebbiano Giallo, gli uvaggi del Cesanese e il Bombino bianco; tra gli uvaggi minori troviamo il<br />

Merlot (circa il 2% sul totale), presente soprattutto negli areali pontini. Si ricordi che, negli ultimi<br />

anni, è stato dato avvio a un'attività di sperimentazione regionale riguardante sia i vitigni autoctoni,<br />

che quelli di provenienza nazionale ed estera (Chardonnay, Sauvignon, Cabernet-Sauvignon e<br />

Sirah). Si è ris<strong>con</strong>trato, pertanto, che gli areali produttivi a maggior vocazione sono ubicati nella<br />

zona dei Castelli Romani, nell'Alto Viterbese e nel Cir<strong>con</strong>dario di Cerveteri. Nell'areale pontino si é<br />

sviluppata una viticoltura più intensiva rispetto a quella di altre parti, anche se ciò non compromette<br />

il valore e la qualità delle produzioni.<br />

VALUTAZIONE DELLE OPPORTUNITA’ DI SBOCCO<br />

I problemi più ricorrenti derivano dalla frammentazione delle aziende agricole, che rispecchia<br />

ancora, soprattutto in alcune province, la situazione di piccola proprietà esistente fin dal<br />

dopoguerra, e dalla tendenza di molti produttori viticoli a preferire rese elevate rispetto a uve<br />

qualitativamente migliori, sollecitati dal meccanismo delle distillazioni che garantisce la<br />

collocazione del prodotto. Per migliorare la qualità si deve puntare al miglioramento della materia<br />

prima, essendo già le tecniche di trasformazione utilizzate tecnologicamente avanzate.<br />

Accanto a questi problemi vi sono altri aspetti da <strong>con</strong>siderare come l'esigenza di attuare<br />

<strong>con</strong>cretamente un piano per aumentare la competitività del settore, la proliferazione di operatori<br />

improvvisati, l'inesistenza di un vero e proprio catasto vinicolo, la <strong>con</strong>fusa applicazione della<br />

legislazione in materia di denominazioni.<br />

Gli elementi di freno del comparto nell'area laziale, in gran parte analoghi a quelli identificabili a<br />

livello nazionale, possono così sintetizzarsi:


a) Frammentazione dell'offerta di uva. Il frazionamento dell'offerta agricola comporta, come noto,<br />

notevoli dise<strong>con</strong>omie per le imprese acquirenti, oltre a una serie di difficoltà nell’organizzazione<br />

dei rapporti di fornitura in funzione delle esigenze di lavorazione.<br />

b) Insufficienza degli interventi di valorizzazione dell'offerta. Le forme di cooperazione attualmente<br />

diffuse nel comparto vinicolo laziale, non prevedendo, nella maggior parte dei casi, alcuna forma<br />

di <strong>con</strong>trollo qualitativo sulle produzioni dei <strong>con</strong>ferenti e, delegando spesso all'esterno le fasi<br />

successive a quelle di prima trasformazione della materia prima, hanno avuto effetti positivi<br />

molto <strong>con</strong>tenuti in termini di maggiore potere <strong>con</strong>trattuale e di orientamento al mercato della<br />

parte agricola.<br />

c) Arretratezza del sistema distributivo. Lo scarso ricorso alla distribuzione moderna e organizzata<br />

é comunque un fenomeno che caratterizza, sebbene <strong>con</strong> motivazioni differenziate, l'intero<br />

comparto vitivinicolo nazionale, ad eccezione di alcune particolari tipologie di prodotto e di<br />

imprese.<br />

Alcune misure da adottare per valorizzare il vino laziale potrebbero essere:<br />

1. Ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> delle superfici investite a Malvasia di Candia, vitigno molto produttivo ma di<br />

qualità mediocre.<br />

2. Impostazione di sistemi di allevamento che garantiscano una produzione di qualità e una più<br />

ampia utilizzazione dei mezzi meccanici così da ridurre i costi.<br />

3. Rivalutazione dei vitigni antichi autoctoni, ora pressoché abbandonati, come il Bombino, il<br />

Cacchione, il Grechetto, la Malvasia Puntinata, il Trebbiano verde, il Trebbiano giallo ecc.<br />

Alcuni di questi vitigni possono <strong>con</strong>tribuire a migliorare la qualità dei vini laziali e a<br />

<strong>con</strong>traddistinguerli sul mercato.<br />

4. Introduzione di vitigni migliorativi che vantano maggiore carattere qualitativo e rese minori<br />

rispetto a quelli preferiti in passato dai viticoltori.<br />

5. Rivalutazione delle produzioni di vini rossi, attraverso un’estensione delle superfici nelle aree<br />

maggiormente vocate come Ciociaria e Viterbese. Il Cesanese e il Sangiovese, ad esempio, si<br />

sono dimostrati ottimi vitigni dal punto di vista qualitativo. L’obiettivo deve essere quello di<br />

puntare alla produzione non di grossi vini da invecchiamento, per i quali esistono difficoltà<br />

climatiche e ambientali, ma di ottimi vini rossi di pronta beva e <strong>con</strong> caratteristiche apprezzabili,<br />

da <strong>con</strong>sumarsi nei 2/3 anni, pur non escludendo la produzione di vini di pregio in casi specifici.<br />

Si tratta di passaggi da effettuare <strong>con</strong> gradualità e in successione logica, per un indirizzo ai nuovi<br />

impianti senza mettere in difficoltà quelli già esistenti, e da favorire attraverso un cambiamento<br />

normativo dei disciplinari di produzione.<br />

Per quanto riguarda gli scambi <strong>con</strong> l'estero, le aziende esportatrici dovrebbero dedicare un maggiore<br />

impegno soprattutto alla ricerca di nuovi sbocchi che, quantunque marginali, potrebbero costituire,<br />

nel futuro, importanti canali di smercio. Spesso, infatti, la maggior parte delle ditte esportatrici<br />

laziali ha un interesse per l’estero occasionale e limitato a un ristretto numero di mercati. Molte<br />

aziende, inoltre, operano <strong>con</strong> l’estero per una quota limitata di fatturato; si può affermare, quindi,<br />

che le imprese esportatrici vere e proprie, qualificate e presenti sui mercati esteri <strong>con</strong> <strong>con</strong>tinuità<br />

sono poco più di una decina.<br />

Dalla frammentazione dell’offerta scaturis<strong>con</strong>o normalmente prezzi non omogenei; oltre a creare un<br />

effetto negativo sull’immagine del prodotto, ne <strong>con</strong>segue una corsa al ribasso a tutto vantaggio<br />

dell’importatore. Se si vuole impostare una corretta e duratura presenza all’estero del vino laziale,<br />

quindi, si devono promuovere azioni di coordinamento delle aziende in modo da disporre di<br />

un’offerta <strong>con</strong>sistente e diversificata a prezzi competitivi e remunerativi.<br />

Sarebbe necessario porre in essere, inoltre, una oculata politica di marketing che, prestando la<br />

massima attenzione all’andamento e alle tendenze dei <strong>con</strong>sumi nei diversi mercati, attivi un<br />

processo tale da ampliare il numero dei paesi di destinazione e da qualificare i vini laziali sui<br />

mercati esteri.


3. FATTORI CRITICI DELLA FILIERA<br />

I fattori critici della filiera vitivinicola possono essere distinti in:<br />

1. fattori critici a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

• adeguamento dei vitigni alle richieste del mercato, che attualmente tende a preferire le uve<br />

nere e le tipologie autoctone o varietà alloctone quali Chardonnay e Merlot;<br />

• necessità di migliorare la competitività attraverso la riduzione dei costi di produzione da<br />

perseguire <strong>con</strong> l'ammodernamento degli impianti, delle tecniche di coltura e di raccolta;<br />

• miglioramento del livello qualitativo della produzione, ottenibile anche sacrificando le rese<br />

produttive;<br />

• valorizzazione del prodotto;<br />

• maggiore coordinamento verticale <strong>con</strong> la fase di trasformazione e commercializzazione;<br />

2. fattori critici a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

• approvvigionamento di prodotto <strong>con</strong> standard qualitativi aderenti alle esigenze dei diversi<br />

mercati;<br />

• efficacia ed efficienza della rete distributiva;<br />

• rapporto qualità - prezzo;<br />

• promozione e pubblicità del prodotto;<br />

• miglioramento qualitativo delle fasi di trasformazione e di stoccaggio.<br />

• maggiore valorizzazione delle produzioni attraverso la riduzione delle quantità di vino<br />

commercializzate sfuse<br />

PUNTI DI FORZA 11<br />

I punti di forza della filiera vitivinicola possono essere distinti in:<br />

• Esistenza di produzioni DOC/DOCG che hanno una visibilità a livello internazionale<br />

• Esistenza di numerosi vitigni antichi autoctoni<br />

• Alto grado di integrazione delle imprese di trasformazione <strong>con</strong> il settore agricolo<br />

• Saldo positivo della bilancia vitivinicola<br />

e più in generale:<br />

a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

• Caratteristiche pedoclimatiche particolarmente favorevoli per la vitivinicoltura.<br />

• Ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> varietale. È in atto nelle aziende integrate a valle <strong>con</strong> le attività di<br />

trasformazione/imbottigliamento, un processo di ri<strong>con</strong>oscimento delle possibilità qualitative di<br />

alcuni vitigni autoctoni e allo stesso tempo la diffusione di alcune varietà alloctone che<br />

rispondono alle richieste del mercato (Chardonnay, Pinot bianco, Sauvignon, Riesling, Merlot,<br />

Cabernet Sauvignon, ecc.). In particolare, rispetto ai vitigni autoctoni, necessari per ottenere la<br />

tipicità, si è intensificata negli ultimi anni la ricerca volta a una loro selezione per il<br />

miglioramento delle capacità produttive.<br />

• In risposta alle nuove richieste del mercato, si sta assistendo a una ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> delle varietà<br />

bianche verso le varietà nere.<br />

11 Nell’elencare i punti di forza e di debolezza bisogna <strong>con</strong>siderare che la presenza di<br />

realtà molto diversificate fa sì che i fattori che compaiono tra i punti di debolezza<br />

possano essere presenti, ribaltati, anche tra i punti di forza. Ad esempio, insieme<br />

alla presenza di una quota ancora eccessiva di prodotto commercializzato allo stato<br />

sfuso si rileva sempre nel Sud una produzione (ancorché limitata) di vini imbottigliati<br />

di ottima immagine.


• Riduzione del grado alcolico medio dei prodotti vinicoli meridionali. Ciò rendendo più adatti<br />

al <strong>con</strong>sumo corrente e sganciandoli dalla definizione di “vini da taglio”.<br />

• Ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> dei forme di allevamento. Per quanto riguarda i sistemi di allevamento è in atto<br />

una ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> dalle forme poco funzionali all’impiego della meccanizzazione (ad esempio<br />

tendone) verso quelle (spalliera bassa) che, insieme alla meccanizzazione (specialmente in fase<br />

di raccolta), <strong>con</strong>sentono di diminuire i costi colturali. La modifica dei sistemi di allevamento<br />

<strong>con</strong>durrebbe anche a una riduzione delle rese, <strong>con</strong> <strong>con</strong>seguente miglioramento delle<br />

caratteristiche qualitative della materia prima.<br />

• Si sta diffondendo la pratica dell’irrigazione, che <strong>con</strong>sente di sganciare almeno in parte i<br />

risultati produttivi dalle <strong>con</strong>dizioni meteorologiche. Sono infatti le elevate temperature estive (e<br />

non le gelate o l’umidità) il fattore climatico in grado di <strong>con</strong>dizionare la produzione vinicola<br />

locale.<br />

a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

• Nonostante il grado abbastanza elevato di dispersione produttiva, si registra un processo di<br />

<strong>con</strong>centrazione industriale dovuto soprattutto a fenomeni di espulsione dal settore (cessazione<br />

dell’attività), ma anche a fenomeni di fusione o acquisizione.<br />

• Esiste una produzione di vini in bottiglia di ottima immagine, posizionata sulla fascia medio-alta<br />

e già affermata sui mercati nazionale ed estero.<br />

• Innovazione di prodotto e di processo. Esistono imprese orientate all’innovazione di prodotto e<br />

di processo (termo<strong>con</strong>dizionamento, uso di lieviti selezionati, macerazione carbonica).<br />

• È stato riscoperto il legame tra vino e arte, storia, cultura, prodotti tipici, tradizioni e<br />

gastronomia: ne è un emblema la nascita e diffusione delle “Strade del vino”, che hanno<br />

<strong>con</strong>tribuito ad innescare un processo di valorizzazione del prodotto in relazione al territorio,<br />

ricollegando l’enologia al turismo.<br />

• Un volano per la vitivinicoltura meridionale è rappresentato dagli investimenti e accordi che<br />

grandi imprese enologiche del resto della penisola stanno realizzando in quest’area. Particolare<br />

interesse è stato ris<strong>con</strong>trato nei riguardi della vitivinicoltura siciliana12.<br />

• Lo sviluppo dei <strong>con</strong>sumi di vino in brick ha offerto nuove prospettive per le regioni produttrici<br />

di vino da tavola, anche se l’apertura di questo canale ha in qualche modo legittimato la tendenza<br />

a produrre vino anonimo, venduto allo stato sfuso e sfruttato commercialmente da altri operatori.<br />

Il segmento dei brick è in fase di espansione in quanto risponde a un’esigenza di <strong>con</strong>sumo facile<br />

e veloce.<br />

12 Nel 1997 Zonin, azienda leader sul mercato italiano del vino, ha acquistato la tenuta<br />

del Feudo del principe di Riesi, un’azienda agricola di 210 ettari in provincia di<br />

Caltanissetta Al momento dell’acquisto la coltivazione principale era quella cerealicola,<br />

ma la Zonin si è riproposta di ri<strong>con</strong>vertire la superficie a vigneti utilizzando i diritti<br />

di reimpianto. D’altro canto i vigneti, oltre a far parte del paesaggio agricolo di<br />

Caltanissetta, erano presenti in passato nella stessa tenuta. L'operazione di<br />

acquisizione è inquadrabile nella politica di espansione produttiva e commerciale<br />

dell'azienda che mira a impiantare o migliorare i vigneti nelle zone vocate, producendo<br />

in loco. L’azienda si è riproposta in particolare di privilegiare vitigni autoctoni come<br />

il Nero d’Avola e l’Inzolia, e di puntare per i vitigni alloctoni su Cabernet, Merlot,<br />

Syrah e Chardonnay.<br />

Nell’ultimo scorcio del ‘98 Giv (Gruppo Italiano Vini) ha deciso di estendere la sua presenza nel Sud, costituendo la<br />

holding Giv Sud Spa che realizzerà iniziative in Sicilia, Puglia, Campania e Basilicata. Nell’ambito di questo programma<br />

è stato raggiunto in Sicilia un accordo <strong>con</strong> Rapitalà (Camporeale-Palermo), di cui Giv sud ha acquistato il 51% del<br />

patrimonio, restando alla famiglia fondatrice la quota restante. La collaborazione tra Gruppo Italiano Vini e questa<br />

azienda è partita <strong>con</strong> la vendemmia ‘98 e dal 1° gennaio ‘99 è iniziata la nuova gestione. Sono già stati programmati<br />

lavori per la ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> dei vigneti, l’ammodernamento delle strutture di cantina e il rilancio commerciale del<br />

marchio.


PUNTI DI DEBOLEZZA<br />

I punti di debolezza della filiera vitivinicola possono essere distinti in:<br />

• Dimensione media della superficie vitata estremamente ridotta<br />

• Diffusa presenza di vitigni in declino<br />

• Frazionamento dell’offerta di uva<br />

• Bassa qualità di una parte <strong>con</strong>sistente della produzione viticola laziale<br />

• Scarso potere <strong>con</strong>trattuale degli imprenditori viticoli<br />

• Proliferazioni di imprenditori improvvisati scarsamente formati<br />

• Mancanza di un catasto viticolo<br />

• Ridotta dimensione media delle cantine sociali in termini di numero di soci<br />

• Sovradimensionamento degli impianti cooperativi<br />

• Scarso sviluppo delle fasi successive alla trasformazione<br />

• Arretratezza del sistema distributivo<br />

e più in generale:<br />

a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

• Scarsa diffusione della meccanizzazione. La diffusione della meccanizzazione è a tutt’oggi<br />

limitata essendo ostacolata dalla polverizzazione della struttura produttiva a livello agricolo,<br />

nonché, a volte, dall’inadeguatezza degli impianti (permangono sistemi di allevamento poco<br />

funzionali all’impiego della meccanizzazione) e da una scarsa diffusione delle informazioni<br />

presso gli operatori dei settore.<br />

a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

• Ritardo nell’adeguamento delle tecnologie. Durante gli ultimi anni le imprese trasformatrici<br />

hanno introdotto presse pneumatiche, termo<strong>con</strong>dizionamento, lieviti selezionati. Ma il processo è<br />

stato più accelerato nel Centro-Nord, mentre nel Sud lo stato delle tecnologie è risultato spesso<br />

carente e inadatto a sostenere la <strong>con</strong>correnza sui mercati nazionali e esteri. In particolare, la<br />

tecnologia degli impianti di vinificazione e <strong>con</strong>servazione è spesso obsoleta, soprattutto nelle<br />

aziende di media e piccola dimensione.<br />

• Esubero della capacità di trasformazione. Anche a seguito della riduzione dei volumi produttivi,<br />

in atto ormai da diversi anni, si ris<strong>con</strong>tra spesso localmente un eccesso di capacità produttiva<br />

nelle strutture di trasformazione (cantine sociali o cantine private).<br />

• Permane nel Sud un eccessivo orientamento ai volumi, <strong>con</strong> rese elevate a scapito della qualità.<br />

Mentre il Centro-Nord è più orientato verso le Doc-Docg, la produzione di quest’area <strong>con</strong>tinua<br />

infatti ad essere nettamente rivolta verso i vini da tavola. Inoltre nel Sud le Doc-Docg<br />

rappresentano solo il 5% della produzione complessiva di vino, mentre nel Centro-Nord la quota<br />

corrispondente risulta del 31%. Abruzzo e Sardegna rappresentano in questo senso delle<br />

eccezioni, <strong>con</strong> un’incidenza abbastanza <strong>con</strong>sistente delle denominazioni d’origine sulla<br />

produzione regionale, pari al 16% nel primo caso e al 22% nel se<strong>con</strong>do. Anche prescindendo da<br />

un <strong>con</strong>fronto basato sui quantitativi prodotti, resta il fatto che la produzione di vini Doc-Docg del<br />

Sud non è sufficientemente valorizzata rispetto a quanto accade nel Centro Nord.<br />

• Scarsa propensione al <strong>con</strong>fronto diretto <strong>con</strong> il mercato e alla comprensione delle dinamiche dei<br />

processi di acquisto e di <strong>con</strong>sumo. D’altro canto vi è anche la difficoltà, da parte degli operatori,<br />

di attuare una politica promozionale comune in grado di rivitalizzare il settore. In altri termini è<br />

ancora poco rappresentato un gruppo strategico di aziende in grado di realizzare azioni di<br />

marketing di lungo periodo, di instaurare rapporti efficienti <strong>con</strong> la distribuzione, di elaborare<br />

strategie complesse di penetrazione sui mercati internazionali per operarvi <strong>con</strong> stabilità e<br />

<strong>con</strong>tinuità nelle forniture, e di organizzarsi per introdursi nelle aree in cui esistono potenzialità di<br />

sviluppo futuro della domanda.


SBOCCHI E CRITERI DI SCELTA DEGLI INVESTIMENTI<br />

• Viticolo;<br />

Titolo 1996 1997 1998 1999 aumento di capacità<br />

produttiva<br />

Superficie regionale a vite 48778 47907 47708<br />

(ha)<br />

Produzione regionale (T) 486630,7 426114,6 478415,6<br />

Indice prezzi Base 1999 124,25 103,46 108,49 100<br />

Prezzo 1999 a<br />

7510<br />

ettogrado<br />

Consumi vino pro capite 43,2<br />

Investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della capacità<br />

produttiva<br />

No<br />

G. criteri di scelta a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

investimenti ammissibili<br />

2. , tutti gli investimenti finalizzati alla protezione dell'ambiente, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione<br />

ed al risparmio energetico che non comportano un incremento della superficie vitata aziendale;<br />

investimenti non ammissibili<br />

2. gli investimenti relativi agli interventi di ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> o di ristrutturazione, compreso i reimpianti,<br />

del vigneto, nonché altri investimenti previsti nell’ambito della OCM vitivinicola di cui al reg. CE<br />

1493/99;<br />

• vino<br />

Produzione vinicola hl del 1998 3305000<br />

Produzione regionale DOC DOCG<br />

515000<br />

1996 hl<br />

Export ( quantità) regionale<br />

+ 12,3<br />

variazione % 97/96<br />

Prezzo in lire 1999 a ettogrado 7510<br />

Consumo pro capite l del 1996 43,2<br />

Aumento di produzione<br />

no


H. criteri di scelta a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

investimenti ammissibili:<br />

Gli investimenti finalizzati al miglioramento tecnologico, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di<br />

produzione, al miglioramento e <strong>con</strong>trollo della qualità, alla protezione dell'ambiente, al<br />

risparmio energetico ed al miglioramento delle <strong>con</strong>dizioni igienico sanitarie nazionali e<br />

comunitarie. Tutti gli investimenti sono ammissibili a <strong>con</strong>dizione che per l’impianto si<br />

dimostri la lavorazione di uve di qualità quali DOC, DOCG, IGT, VQPRD, nonché le uve<br />

proveniteti da agricoltura biologica, per almeno il 51% dell’intera capacità lavorativa. Nel<br />

caso in cui l’impianto lavori uve di qualità per una quota maggiore di quella minima<br />

stabilita, il <strong>con</strong>tributo viene <strong>con</strong>cesso “pro quota;<br />

j<br />

Investimenti ammissibili a determinate <strong>con</strong>dizioni<br />

Nuovi impianti solo in sostituzione di impianti esistenti da dismettere in quanto obsoleti o<br />

non più funzionali<br />

Investimenti non ammissibili 13<br />

3. Investimenti che comportano un aumento della capacità produttiva<br />

4. Investimenti finalizzati alla trasformazione e commercializzazione di materie prime e<br />

semilavorati di origine extra comunitaria.<br />

13 Deroghe a tale divieto potranno essere accolte solo per limitati quantitativi di materie prime di origine extra-comunitaria (valutati in<br />

percentuale sul totale lavorato) e nel caso in cui sia dimostrata l'impossibilità di reperire tali prodotti sul mercato comunitario.


All. n. 8.2 Sbocchi mercato olivicolo<br />

SBOCCHI DI MERCATO DEL SETTORE DELL’OLIO DI OLIVA<br />

Premessa<br />

La definizione degli sbocchi di mercato è rappresentata da uno studio, riportato di seguito per<br />

sommi capi, elaborato sulla base di dati ed indagini già in possesso dei servizi regionali e da una<br />

tabella di sintesi che presenta i dati del momento produttivo, dell’andamento dei prezzi, della<br />

variazione dei <strong>con</strong>sumi relativi agli anni più recenti e dall’indicazione della possibilità o meno di<br />

ammettere a finanziamento incrementi di produzione.<br />

La tabella riportata anche nelle misure I.1 e l.4 precede l’elenco delle tipologie di investimenti<br />

ammissibili.<br />

L'importanza e<strong>con</strong>omica del comparto<br />

La Produzione Lorda Vendibile del comparto olivicolo laziale negli ultimi anni si è accresciuta in<br />

modo notevole passando dai 51 miliardi del 1980 ai 148 miliardi del 1994. L'incremento che si è<br />

registrato nel <strong>Lazio</strong> è assai più <strong>con</strong>sistente di quello avvenuto a livello nazionale: nel 1980 la PLV<br />

laziale rappresentava, infatti, solamente il 3,3% di quella italiana, <strong>con</strong>tro il 6,2% del 1994.<br />

Tab. 1 -<br />

Produzione lorda vendibile di olio nel <strong>Lazio</strong> e in Italia e incidenza percentuale della PLV laziale<br />

su quella nazionale (milioni di lire correnti; 1980, 1985, 1990, 1993-’94)<br />

Anno <strong>Lazio</strong> Italia <strong>Lazio</strong>/Italia<br />

1980 51.392 1.533.600 3,3<br />

1985 55.584 2.478.435 2,2<br />

1990 33.810 739.296 4,6<br />

1993 116.000 2.500.000 4,6<br />

1994 148.000 2.400.000 6,2<br />

Fonte: ISTAT (annate varie).<br />

Caratteristiche delle imprese agricole<br />

Nel ventennio '70-'90, il numero di aziende <strong>con</strong> oliveto ha fatto osservare un aumento in tutte le<br />

provincie laziali, seppure <strong>con</strong> ritmo diverso.


Tab. 2 -<br />

Aziende <strong>con</strong> oliveto e <strong>con</strong> SAU e relativa superficie e incidenza percentuale delle aziende<br />

<strong>con</strong> oliveto sulle aziende <strong>con</strong> SAU e della superficie <strong>con</strong> oliveto sulla SAU per provincia nel<br />

<strong>Lazio</strong> (n.; ha.; %, 1970, 1982 e 1990)<br />

Frosino<br />

ne<br />

Aziende <strong>con</strong> oliveto Aziende <strong>con</strong> SAU %<br />

1970 1982 1990 1970 1982 1990 1970 1982 1990<br />

Aziende<br />

24.374 31.000 33.863 67.282 66.628 66.005 36,2 46,5 51,3<br />

Latina 12.519 16.041 18.677 34.189 37.626 36.994 36,6 42,6 50,5<br />

Rieti 9.314 11.518 11.003 26.189 24.659 23.642 35,6 46,7 46,5<br />

Roma 26.816 38.209 40.527 71.291 73.277 71.018 37,6 52,1 57,1<br />

Viterbo 10.757 21.918 21.274 39.975 39.040 39.018 26,9 56,1 54,5<br />

<strong>Lazio</strong> 83.780 118.686 125.344 238.926 241.230 236.677 35,1 49,2 53,0<br />

Frosino<br />

ne<br />

Superficie<br />

16.897 15.639 16.628 172.390 148.350 143.581 9,8 10,5 11,6<br />

Latina 13.348 12.537 11.993 133.035 110.969 107.143 10,0 11,3 11,2<br />

Rieti 15.730 12.167 11.332 130.717 120.969 110.744 12,0 10,1 10,2<br />

Roma 31.055 25.420 24.014 307.971 269.782 248.705 10,1 9,4 9,7<br />

Viterbo 14.142 14.123 12.297 239.329 229.169 223.977 5,9 6,2 5,5<br />

<strong>Lazio</strong> 91.171 79.886 76.266 983.444 879.242 834.151 9,3 9,1 9,1<br />

Fonte: ISTAT (annate varie)<br />

Per quanto riguarda la superficie investita è da notare come la presenza dell'olivo in coltura<br />

principale è andata diminuendo negli ultimi anni, evidenziando una perdita di interesse da parte<br />

degli agricoltori per l'oliveto inteso come coltura specializzata. La ripartizione delle aziende<br />

se<strong>con</strong>do la tipologia di olive prodotte, inoltre, denota la netta prevalenza di aziende <strong>con</strong> olive da<br />

olio piuttosto che da tavola, soprattutto a Rieti, ove vi è un numero esiguo di situazioni di<br />

compresenza delle colture.<br />

Latina si discosta dalle altre due province per una discreta presenza di aziende <strong>con</strong> olive da tavola,<br />

che assorbono il 14% della superficie totale investita ad oliveto nella provincia.<br />

Tab. 3 -<br />

Superficie investita a olivo, produzione di olive totale, raccolta e per destinazione e<br />

produzione di olio di pressione nel <strong>Lazio</strong> (ha; q.li; 1987-’91)<br />

Ann<br />

o<br />

Superficie<br />

Produzione di olive<br />

Totale<br />

Raccolta<br />

Olive destinate<br />

al <strong>con</strong>sumo alla<br />

diretto oleificazione<br />

Olio<br />

1987 1174874 35823 34574 10034 33540 6756<br />

1988 1165231 23184 22181 873 21309 4306<br />

1989 1153802 31944 30558 1222 29336 5781<br />

199 1148972 10318 9125 445 8680 1633<br />

0<br />

199 1133735 38170 37390 1295 36095 7039<br />

1<br />

Fonte: Unione Regionale delle Camere di Commercio I.A.A.


Il settore olivicolo laziale si caratterizza per le ridotte dimensioni medie delle aziende: queste sono<br />

<strong>con</strong>centrate soprattutto nella classe di superficie inferiore ad un ettaro, in particolare nella provincia<br />

di Roma. Inoltre, nella classe di superficie inferiore ai 5 ettari è presente la quasi totalità delle<br />

aziende nell’ambito di ciascuna provincia, in specie a Latina ove le aziende di tali dimensioni<br />

costituis<strong>con</strong>o il 94% del totale. Le dimensioni medie aziendali variano dagli 1,7 ettari di Rieti a<br />

poco più di mezzo ettaro a Frosinone, <strong>con</strong> una media regionale di 1,09 ettari.<br />

L'estrema frammentazione aziendale - ris<strong>con</strong>trabile, del resto, anche in molte aree italiane -<br />

unitamente alla perdita di interesse dell'olivo come coltura specializzata, incide fortemente sulla<br />

struttura dell'offerta e sul processo di trasformazione.<br />

Interventi di riordino fondiario, seppur auspicabili, non sembrano comunque ipotizzabili nel breve<br />

periodo e, pertanto, sembrerebbe opportuno ricorrere a forme di intervento che incentivino la<br />

<strong>con</strong>centrazione dell'offerta, quali la cooperazione e la diffusione di un <strong>con</strong>toterzismo efficiente<br />

Tab. 4 - Dimensione media delle aziende <strong>con</strong> oliveto (ha.; 1970,<br />

1982 e 1990)<br />

Provincie 1970 1982 1990<br />

Frosinone 0,49 0,50 0,69<br />

Latina 0,64 0,78 1,07<br />

Rieti 1,03 1,06 1,69<br />

Roma 0,59 0,67 1,16<br />

Viterbo 0,58 0,64 1,31<br />

<strong>Lazio</strong> 0,61 0,67 1,09<br />

Fonte: Unione Regionale delle Camere di Commercio I.A.A.<br />

Il numero di giornate di lavoro aziendali per il settore olivicolo, se<strong>con</strong>do dati ISTAT, nel 1990 era<br />

di circa 1,88 milioni, pari al 7% del totale regionale, di cui 1,85 milioni <strong>con</strong> <strong>con</strong>duzione diretta del<br />

coltivatore e 37.000 circa <strong>con</strong> <strong>con</strong>duzione <strong>con</strong> salariati.<br />

Le aree di produzione olivicole<br />

Le aree di produzione olivicola più tipiche della <strong>Regione</strong> sono qui di seguito sintetizzate nei loro<br />

parametri rilevanti e distinte in aree di produzione DOC e le altre aree.<br />

a) Le aree DOC.<br />

1. La Sabina.<br />

La presenza della coltura dell'olivo risale ad oltre 2000 anni fa, inizialmente in forma sub-spontanea<br />

e comprende il territorio della Sabina romana e quello della Sabina reatina.<br />

Le zone in cui viene coltivato l'olivo sono generalmente marginali; si tratta di terreni posti in<br />

collina, poco profondi, di pendenza anche elevata, <strong>con</strong> pedologia derivante dal disfacimento di<br />

dolomia, quindi ricchi di calcio. Circa il clima, si tratta di zone umide dove è raro il rischio di<br />

gelate.<br />

Le varietà presenti sono: Leccino, Frantoio, Carboncella, Roscola, Salviana.<br />

La coltivazione è integralmente manuale, su appezzamenti di dimensioni variabili a livello zonale, a<br />

<strong>con</strong>duzione prevalentemente familiare.<br />

La forma d'allevamento è generalmente a vaso e vaso cespugliato, raramente a globo o mono<strong>con</strong>o.<br />

La produzione è <strong>con</strong>centrata per il 35% a livello di oleifici sociali, per il 20% presso produttori<br />

singoli e per il 45% presso frantoi.<br />

La produzione disponibile è di circa 50.000 q.li in provincia di Rieti e 60-80.000 q.li in provincia di<br />

Roma.


2. Canino.<br />

La coltivazione nella zona risulta secolare; basti pensare che la tradizione della coltura affonda le<br />

sue origini all'epoca degli etruschi ai quali era pervenuta attraverso i greci ed i fenici.<br />

Fino al 1956, anno in cui si verificò un'intensa e prolungata gelata che determinò un generalizzato<br />

danneggiamento dell'olivicoltura <strong>con</strong> la <strong>con</strong>seguente forte diminuzione produttiva, la coltivazione<br />

dell'olivo poteva ancora essere <strong>con</strong>siderata ad alto reddito per la zona.<br />

Attualmente sono presenti circa 1,5 milioni di piante su una superficie vicina a 35.000 ettari che si<br />

estende nell'intero areale del nord della provincia di Viterbo (Arlena di Castro, Bolsena, Canino,<br />

Cellere, Faleria, Farnese, Ischia di Castro, Montalto di Castro, Montefias<strong>con</strong>e, Tessennano,<br />

Tuscania, Viterbo).<br />

Le zone in cui viene coltivato l'olivo interessano una fascia collinare compresa tra un'altitudine<br />

minima di 250 m ed una massima di 450 m. I terreni sono tipici della collina Vulsina e Cimina, di<br />

origine vulcanica, poggiante su tufi di varia natura e <strong>con</strong>sistenza e caratterizzati da scioltezza ed<br />

incoerenza, limitata profondità, reazione sub-acida, bassi <strong>con</strong>tenuti di sostanza organica, calcare e<br />

fosfati, elevata dotazione potassica. Il clima ricalca in maniera fedele quello mediterraneo tipico.<br />

Le varietà presenti sono: Canino, Frantoio, Moraiolo, Leccino, Pendolino.<br />

La coltivazione è integralmente manuale, su appezzamenti di modeste dimensioni, a <strong>con</strong>duzione<br />

prevalentemente familiare. La cultivar Canino, maggiormente presente, caratterizza l'olivicoltura<br />

della zona, presentando un portamento assurgente - <strong>con</strong> dimensioni che possono superare anche i 10<br />

m d'altezza e di cir<strong>con</strong>ferenza della chioma - ed una spiccata alternanza produttiva; inoltre, essendo<br />

una varietà tardiva si sottrae agli attacchi della mosca olearia e all'occhio di pavone.<br />

La forma d'allevamento è generalmente a vaso e vaso cespugliato, raramente a globo, mono<strong>con</strong>o.<br />

L'organizzazione della produzione è <strong>con</strong>centrata per il 50% circa a livello cooperativo, l'altra metà<br />

presso i produttori singoli.<br />

La produzione disponibile è di circa 20-30.000 q.li.<br />

Caratteristiche delle imprese di trasformazione.<br />

Il numero di frantoi è rimasto abbastanza stabile negli ultimi anni. Esso, infatti, era pari a 400 nella<br />

campagna 1992/93 e a 399 e 393, rispettivamente, nelle due annate succesive. Nella campagna<br />

1995/96, se<strong>con</strong>do le rilevazioni dell'Age<strong>con</strong>trol, i frantoi operanti nel <strong>Lazio</strong> erano 397, distribuiti in<br />

185 Comuni, e rappresentavano il 6,2% del totale nazionale, <strong>con</strong> una quantità molita di olive di<br />

circa 190.000 tonnellate.<br />

Il maggior numero di unità produttive è situato nella provincia di Frosinone <strong>con</strong> circa 103 frantoi<br />

(25% del totale regionale).<br />

La produzione di olio, invece, è più elevata nelle province di Roma e Latina che trasformano<br />

complessivamente circa il 53% delle olive prodotte in regione.<br />

La provincia in cui sono presenti le aziende di maggiori dimensioni è quella di Latina, in cui gli<br />

operatori ries<strong>con</strong>o a ridurre i costi di trasformazione e ottimizzare l'utilizzo degli impianti, al<br />

<strong>con</strong>trario di quanto si ris<strong>con</strong>tra per la provincia di Frosinone, in cui la struttura di prima<br />

trasformazione risulta estremamente frammentata.<br />

Per quanto riguarda la lavorazione per <strong>con</strong>to terzi, il 95% circa della produzione regionale viene<br />

ritirata dal committente. Tale percentuale raggiunge il 100% nella provincia di Latina, mentre a<br />

Rieti quasi il 60% dell'olio prodotto in <strong>con</strong>toterzismo resta allo stabilimento molitorio.<br />

La media dell'olio lavorato per frantoio è andata crescendo negli ultimi anni, passando dai 55.000<br />

kg dell'annata 1992/93 ai 97.000 kg del 1995/96. In tale periodo il coefficiente medio di utilizzo è<br />

passato dal 106% al 109%, essendo la potenzialità globale delle strutture pari a circa 177.000<br />

tonnellate.<br />

Il 44% dei frantoi si colloca nella classe media di potenzialità produttiva, <strong>con</strong> una quantità di olive<br />

molite nelle 8 ore che varia da 4.000 a 10.000 kg, coprendo il 46,5% del totale del prodotto. Tali<br />

percentuali salgono entrambe al 60% se si aggiungono anche i frantoi operanti dai 2.000 ai 4.000<br />

kg.<br />

Da tali dati si desume che la produttività scende molto al diminuire delle dimensioni aziendali e,<br />

quindi, potrebbe rivelarsi importante una ristrutturazione del settore di prima trasformazione, che


possa <strong>con</strong>sentire agli operatori di sfruttare i vantaggi derivanti dalle e<strong>con</strong>omie di scala. L'aumento<br />

della media dell'olio lavorato, comunque, appare come il segnale di una positiva tendenza in atto nel<br />

settore.<br />

La distribuzione mensile del numero dei frantoi operanti vede il punto di massimo nei mesi di<br />

Dicembre (389 su 397) e di Novembre (363). Tale picco va via via diminuendo, sino a raggiungere<br />

il minimo nel mese di Maggio (22).Tale distribuzione rivela la tendenza degli operatori a<br />

<strong>con</strong>centrare l'attività di raccolta e molitura in un periodo molto breve <strong>con</strong> <strong>con</strong>seguenze negative<br />

sulla qualità. Un "allungamento" delle operazioni di raccolta, associato ad un <strong>con</strong>ferimento più<br />

frequente, infatti, evitando l'eccesso di maturità dell'oliva, <strong>con</strong>sentirebbe di raggiungere livelli<br />

qualitativi superiori.<br />

La forza lavoro dei frantoi è per la quasi totalità stagionale, a causa del breve periodo di attivazione<br />

degli impianti, che per il <strong>Lazio</strong> si attesta su una media di 70 giornate/anno per frantoio.<br />

Le Associazioni di produttori sono 17 e <strong>con</strong>tano 131.000 soci circa, pari al 9,5% del totale<br />

nazionale.<br />

Oltre il 75% dei <strong>con</strong>fezionatori laziali è localizzato nelle province di Roma e Latina, che <strong>con</strong>tano<br />

entrambe 14 aziende per un totale di olio imbottigliato pari ad oltre 21.000 tonnellate. Di scarso<br />

rilievo appare la struttura di imbottigliamento nelle restanti tre province.<br />

L’attività di trasformazione cooperativa nel <strong>Lazio</strong> <strong>con</strong>tava 53 impianti nel 1991 <strong>con</strong> una drastica<br />

riduzione rispetto agli 89 impianti del 1985 e un decremento di oltre il 40% del quantitativo di olive<br />

lavorate, che si è attesta attestato intorno ai 127.000 quintali.<br />

La materia prima lavorata proviene in massima parte (93%) dal <strong>con</strong>ferimento dei soci.<br />

L’olio prodotto negli impianti cooperativi è prevalentemente di qualità elevata: il 95,6% del<br />

quantitativo ottenuto è olio extra vergine d’oliva.<br />

Nella carta delle produzioni olivicolo-olearie redatta dall'ARSIAL in appendice sono riportate le<br />

superfici olivicole e la localizzazione dei frantoi e degli stabilimenti oleari.<br />

Caratteristiche dei canali di commercializzazione<br />

Più della metà del prodotto destinato alla oleificazione nei frantoi laziali viene <strong>con</strong>ferita<br />

direttamente dai soci delle cooperative. Tale fenomeno assume rilevanza notevole nella provincia di<br />

Viterbo e in quella di Frosinone, dove la quasi totalità della produzione viene <strong>con</strong>ferito dai soci<br />

delle cooperative. Meno rilevante è il fenomeno nelle altre province.<br />

Vi è una scarsa mobilità del prodotto che viene trasformato per la maggior parte nello stesso<br />

comune di produzione. Tale caratteristica appare più spiccata nella provincia di Rieti.<br />

La struttura di trasformazione regionale mostra una scarsa propensione alla commercializzazione<br />

del prodotto trasformato ed i quantitativi venduti direttamente risultano mediamente pari a circa 241<br />

q.li annui di olio extra vergine, pari a circa un terzo della produzione totale.<br />

Le modalità di commercializzazione dei prodotti variano notevolmente, dalla vendita <strong>con</strong> marchio<br />

proprio a quella senza etichettatura.<br />

Assai diffuso, specialmente nell'interland romano, è il fenomeno della vendita diretta di prodotto<br />

sfuso, <strong>con</strong> standard qualitativi elevati ed elevato valore aggiunto.<br />

VALUTAZIONE DELLE OPPROTUNITA’ DI SBOCCO<br />

La struttura della produzione olivicola laziale si presenta differenziata per diverse ragioni legate alla<br />

vetustà degli impianti, alla loro localizzazione, ai sesti, alle varietà, alle tecnologie adottate.<br />

In generale si possono distinguere alcune differenziazioni di massima:<br />

A) zone a produttività medio alta di recente impianto, in pianura, o bassa collina, su terreni profondi<br />

e meccanizzabili, prevalentemente litoranee, <strong>con</strong> piante guidate, potate e trattate,<br />

B) zone a produttività bassa di vecchio o vecchissimo impianto, in alta collina, su terreni ricchi di<br />

scheletro, a volte terrazzati, o <strong>con</strong> forte acclività spesso abbandonati e <strong>con</strong> piante a portamento<br />

squilibrato e sfilato.<br />

Per la zona A la più alta redditività della coltura, attuale e potenziale, può <strong>con</strong>sentire a minor costo<br />

(pubblico) interventi di esaltazione della qualità del prodotto, di miglioramento delle rese, di più


facile e puntuale lavorazione delle olive, di più immediata ed efficace riorganizzazione della<br />

produzione, mentre per la zona B il quadro è profondamente diverso (vedasi la carta delle<br />

produzioni olivicolo-olearie in appendice).<br />

Tra i punti di fragilità del comparto oleario del <strong>Lazio</strong> sono da includere le carenze strutturali che<br />

interessano sia la fase di produzione che quella di commercializzazione. In particolare, i problemi<br />

principali possono essere ri<strong>con</strong>dotti alle seguenti questioni:<br />

− l'eccessiva frammentazione della struttura fondiaria e l’incremento dei costi di produzione che<br />

non risulta bilanciato dall’andamento dei prezzi dell’olio di oliva;<br />

− lo smaltimento delle acque di vegetazione, che rappresentano sempre più un'esternalità negativa<br />

per la società, <strong>con</strong> i <strong>con</strong>seguenti impatti negativi a livello e<strong>con</strong>omico aziendale;<br />

− la modesta incisività del sistema della cooperazione, che andrebbe ristrutturato in modo da<br />

evitare l'eccessiva presenza di impianti "gemelli";<br />

− il ruolo delle Associazioni dei produttori, che ad oggi non ha avuto l'incisività attesa;<br />

− la valorizzazione del prodotto, che non ha ricevuto la giusta tipicizzazione se non nel caso delle<br />

due DOC.<br />

Esistono indiscussi elementi di sviluppo, primo fra tutti quello legato al fattore “qualità”, motivato<br />

dall'esigenza del <strong>con</strong>sumatore di <strong>con</strong>oscere i <strong>con</strong>tenuti nutrizionali del prodotto e la provenienza.<br />

Tenendo <strong>con</strong>to delle caratteristiche del mercato degli oli di oliva e, soprattutto, delle tendenze del<br />

<strong>con</strong>sumatore verso il prodotto di “qualità”, la strategia per ottenere risultati razionali ed e<strong>con</strong>omici<br />

dovrebbe perseguire: il miglioramento delle tecniche di produzione, la creazione di una vera politica<br />

di “marketing" del prodotto, l'applicazione dei piani di settore (nazionali e regionali).<br />

Per questo fine è necessario adottare i mezzi per <strong>con</strong>centrare l’offerta e per creare “stock” regolatori<br />

gestiti dalle associazioni di produttori. Risulta positiva la promozione del prodotto <strong>con</strong><br />

“denominazioni” e “marchi di origine” sulla base di programmi di commercializzazione elaborati e<br />

presentati <strong>con</strong>giuntamente dalla associazioni di trasformatori e commercianti.<br />

Il sistema della cooperazione opera limitatamente alla trasformazione del prodotto mentre la vendita<br />

è realizzata privatamente; il che si riflette sui canali di commercializzazione adottati,<br />

prevalentemente le formule di vendita all’ingrosso e diretta al <strong>con</strong>sumo, nonché sulle modalità di<br />

vendita, per il peso rilevante che assume la vendita allo stato sfuso di prodotto destinato al taglio di<br />

oli imbottigliati <strong>con</strong> marchio nazionale. Queste ultime <strong>con</strong>siderazioni si ricollegano ad un problema<br />

avvertito per tutta la produzione agro-alimentare regionale, quello della valorizzazione del prodotto<br />

locale, problema la cui soluzione è affidata fortemente alla definizione di un marchio.<br />

La valorizzazione di un prodotto non si riduce all’approssimazione di un logo ma implica una<br />

ridefinizione dell’intera strategia aziendale nell’ottica di un investimento, materiale ed immateriale,<br />

a medio-lungo termine.<br />

Dall’illustrazione della situazione dell’olivicoltura regionale è possibile ipotizzare gli interventi<br />

necessari per ridare e<strong>con</strong>omicità e competitività al comparto:<br />

1. Riduzione dei costi di produzione.<br />

E’ indispensabile per dare competitività rispetto alle produzioni olivicole degli altri paesi produttori.<br />

Tale fenomeno può trovare valide soluzioni in determinati interventi, sia di natura agronomica che<br />

e<strong>con</strong>omica.<br />

I primi debbono essere indirizzati alla meccanizzazione delle tecniche colturali e all’aumento della<br />

produttività unitaria, a <strong>con</strong>dizione che tali azioni vengano accompagnate da iniziative tendenti alla<br />

valorizzazione del prodotto, da interessare l’intero ciclo produttivo. I nostri più alti costi di<br />

produzione sono dovuti, infatti, essenzialmente al più elevato costo della manodopera.<br />

Ma la meccanizzazione trova obiettive difficoltà in alcuni fattori strutturali negativi fra cui:<br />

− la grande frammentazione fondiaria non supportata da diffuse forme di cooperazione,<br />

associazionismo e <strong>con</strong>toterzismo. Non essendo ipotizzabili nel breve-medio periodo grossi<br />

interventi di riordino fondiario, risulta inderogabile pensare al potenziamento della cooperazione<br />

e del <strong>con</strong>toterzismo per <strong>con</strong>sentire alle moltissime piccole e medie aziende olivicole un<br />

e<strong>con</strong>omico impiego delle macchine;


− la difficoltà o l'impossibilità a meccanizzare molti impianti per la acclività dei terreni o per la<br />

vetustà delle piante. Molti oliveti non meccanizzabili sono destinati all’abbandono (processo già<br />

avviato da alcuni decenni), per altri, <strong>con</strong> finalità multiple (paesaggistica e di protezione<br />

idrogeologica) si possono ipotizzare interventi pubblici mirati alla <strong>con</strong>servazione e a dare un sia<br />

pur ridotto reddito ai <strong>con</strong>duttori; laddove le difficoltà non superabili si possono attuare interventi<br />

di sistemazione del terreno e di ristrutturazione o rinnovamento delle piante.<br />

2. Miglioramento della qualità delle produzioni<br />

Occorre produrre olive sane, raccoglierle dalle piante nell’epoca ottimale e molirle razionalmente.<br />

I <strong>con</strong>sumatori richiedono sempre più un prodotto di qualità. A tali richieste è necessario adeguarsi<br />

per riuscire a <strong>con</strong>servare, e se possibile espandere, le quote di mercato.<br />

Si pensa che l’avvio operativo della tutela e della disciplina delle produzioni di origine <strong>con</strong>trollata<br />

degli oli vergini ed extravergini possa servire molto bene allo scopo.<br />

4. Promozione della commercializzazione e valorizzazione delle produzioni.<br />

Ricordando le elevate qualità biologiche dell’olio di oliva, il limitato <strong>con</strong>sumo che si registra in<br />

molte regioni italiane e l’ancora ridottissimo uso a livello mondiale, si ritiene possibile un<br />

<strong>con</strong>sistente aumento dei <strong>con</strong>sumi.<br />

Ciò necessita però di regolari e organiche operazioni di marketing e campagne pubblicitarie e di<br />

divulgazione delle caratteristiche e della qualità del prodotto.<br />

Le azioni promozionali necessarie per il lancio dei diversi DOC potranno risultare anche qui<br />

funzionali e positive.<br />

Una valorizzazione efficace della sansa, inoltre, <strong>con</strong>sentirebbe alla struttura trasformatrice di<br />

incrementare il reddito. Nel <strong>Lazio</strong> esistono notevoli margini di recupero legati soprattutto al<br />

miglioramento delle vie di comunicazione ed ad una più razionale localizzazione dei sansifici.<br />

In sintesi, una coerente politica di intervento dovrebbe porsi i seguenti obiettivi:<br />

• razionalizzazione dell'attività frantoiana;<br />

• maggiore <strong>con</strong>centrazione dell'offerta;<br />

• creazione di strutture in grado di gestire strategicamente l'offerta aggregata riorganizzandola e<br />

valorizzandola;<br />

• differenziazione dei canali di sbocco delle produzioni;<br />

• valorizzazione del prodotto <strong>con</strong> creazione di marchi ed imbottigliamento a livello di cooperativa<br />

al fine della caratterizzazione della provenienza.<br />

FATTORI CRITICI DI SUCCESSO:<br />

3. fattori critici a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

• necessità di riduzione dei costi di produzione da perseguire attraverso un ammodernamento<br />

degli impianti, delle tecniche di coltura e di raccolta;<br />

• miglioramento del livello qualitativo della produzione;<br />

• <strong>con</strong>centrazione dell’offerta e valorizzazione del prodotto;<br />

• maggiore coordinamento verticale <strong>con</strong> la fase di trasformazione e commercializzazione;<br />

4. fattori critici a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

• approvvigionamento del prodotto <strong>con</strong> standard qualitativi costanti;<br />

• efficacia ed efficienza della rete distributiva;<br />

• prezzo;<br />

• promozione e pubblicità del prodotto;<br />

• miglioramento qualitativo delle fasi di trasformazione e di stoccaggio


PUNTI DI FORZA<br />

I punti di forza della filiera oleicola possono essere distinti in:<br />

• Crescente partecipazione del <strong>Lazio</strong> alla formazione della PV del comparto olivicolo nazionale<br />

• Presenza di olivi di recente impianto, guidati, potati e trattati, in pianura o bassa collina, su<br />

terreni profondi e meccanizzabili, prevalentemente litoranei<br />

• Tendenza all’aumento della quantità media di olive lavorate nei frantoi<br />

• Produzione di una quota elevata di olio extra-vergine di oliva sul totale regionale<br />

• Ri<strong>con</strong>oscimento di due DOC all’olio di oliva laziale<br />

e più in generale<br />

a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

• presenza di aree vocate alla coltivazione dell’olivo sia per quantità sia per qualità di prodotto;<br />

• elevata potenzialità di differenziazione delle produzioni;<br />

• elevato valore ambientale, paesaggistico, storico, culturale ed antropologico;<br />

• potenzialità di miglioramento della qualità dal punto di vista della tipicità;<br />

• presenza di numerose soluzioni tecnologiche a livello di prodotto;<br />

• possibilità di stabilizzare le produzioni, limitando le oscillazioni e razionalizzando e<br />

ampliando le superfici irrigabili;<br />

• buona immagine del prodotto presso il <strong>con</strong>sumatore nazionale ed internazionale<br />

a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

• forte capacità di penetrazione nei mercati esteri;<br />

• forte immagine del “made in Italy”;<br />

• ampia base di approvvigionamento della materia prima (paesi mediterranei);<br />

• <strong>con</strong>solidato know-how nella capacità di soddisfare le richieste provenienti dal mercato estero<br />

e dalla distribuzione;<br />

• globalizzazione dei mercati.<br />

PUNTI DI DEBOLEZZA<br />

• Eccessiva frammentazione della struttura fondiaria<br />

• Incremento dei costi di produzione più elevato di quello dei prezzi dell’olio di oliva<br />

• Scarsa diffusione del <strong>con</strong>toterzismo<br />

• Presenza di olivi di vecchio impianto e a portamento squilibrato e sfilato, nelle aree di alta<br />

collina, su terreni ricchi di scheletro, a volte terrazzati e <strong>con</strong> forte acclività e spesso abbandonati<br />

• Esistenza di problemi <strong>con</strong>nessi al costoso smaltimento delle acque di vegetazione<br />

• Debolezza del sistema cooperativo<br />

• Scarso ruolo delle AP<br />

• Scarsa valorizzazione dell’olio laziale<br />

• Disavanzo della bilancia commerciale<br />

e più in generale:<br />

a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

• forti oscillazioni delle produzioni in termini qualitativi e quantitativi;<br />

• ritardo nel recepimento delle innovazioni tecnologiche;


a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

• basso livello di coordinamento verticale;<br />

• utilizzo del “made in Italy” non coordinato <strong>con</strong> il livello produttivo;<br />

• presenza sul mercato estero di imprese di piccole dimensioni <strong>con</strong> fenomeni di <strong>con</strong>correnza<br />

sleale;<br />

• difficoltà logistiche e finanziarie per il rispetto della normativa vigente.<br />

SBOCCHI E CRITERI DI SCELTA DEGLI INVESTIMENTI<br />

• Olivicolo;<br />

Titolo 1996 1997 1998 1999 aumento di capacità<br />

produttiva<br />

Superficie regionale a 84700 84727 84758<br />

olivo (ha)<br />

Produzione regionale 116365,1 182468,2 156968<br />

(T)<br />

Indice prezzi Base 160,68 117,86 88,01 100<br />

1999<br />

Consumi spesa media<br />

5<br />

mensile in migliaia di<br />

lire per famiglia<br />

Investimenti che<br />

No<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità produttiva<br />

B. criteri di scelta a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

investimenti ammissibili<br />

1. gli investimenti finalizzati al miglioramento della qualità, alla ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> varietale, alla<br />

protezione dell'ambiente, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione ed al risparmio energetico che non<br />

comportano un incremento del numero di piante.<br />

investimenti ammissibili a determinate <strong>con</strong>dizioni<br />

2. impianto di nuovi oliveti e reimpianto solo a <strong>con</strong>dizione che un uguale numero di piante esistenti sia<br />

ritirato dalla produzione a seguito di una compensazione effettuata a livello regionale, ed i nuovi<br />

impianti potranno essere realizzati esclusivamente in aree DOC;<br />

investimenti non ammissibili<br />

2. impianto di nuovi oliveti in aree non DOC ;<br />

• olio di oliva<br />

Produzione olio 1998 t 23246<br />

Imbottigliato 1998 t 19980<br />

N° frantoi 398<br />

Prezzo 1998 lire/kg olio extra<br />

5044<br />

vergine<br />

Consumi pro capite 1998 kg 12,6<br />

Aumento di produzione<br />

No se non per ridurre i tempi di<br />

attesa di molitura al fine di<br />

migliorare la qualità del prodotto


B. criteri di scelta a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

investimenti ammissibili:<br />

1. gli investimenti finalizzati al miglioramento tecnologico, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione, al<br />

miglioramento e <strong>con</strong>trollo della qualità, alla protezione dell'ambiente, al risparmio energetico ed al<br />

miglioramento delle <strong>con</strong>dizioni igienico sanitarie nazionali e comunitarie; sono ammessi impianti<br />

che comportano un aumento della capacità produttiva giornaliera, senza incremento della capacità<br />

produttiva complessiva calcolata su base annuale.<br />

Investimenti ammissibili a determinate <strong>con</strong>dizioni<br />

1 nuovi impianti solo se in sostituzione di impianti esistenti da dismettere, in quanto obsoleti o non più<br />

funzionali;<br />

Investimenti non ammissibili<br />

4. gli investimenti che comportano un aumento della capacità produttiva<br />

5. investimenti relativi all’estrazione o alla raffinazione dell’olio di sanse<br />

6. investimenti finalizzati alla trasformazione e commercializzazione di materie prime di origine extra<br />

comunitaria.


All. n. 8.3 Sbocchi mercato ortofrutta<br />

SBOCCHI DI MERCATO NEL SETTORE DELL’ ORTOFRUTTA<br />

Premessa<br />

La definizione degli sbocchi di mercato è rappresentata da uno studio, riportato di seguito per<br />

sommi capi, elaborato sulla base di dati ed indagini già in possesso dei servizi regionali e da una<br />

tabella di sintesi che presenta i dati del momento produttivo, dell’andamento dei prezzi, della<br />

variazione dei <strong>con</strong>sumi relativi agli anni più recenti e dall’indicazione della possibilità o meno di<br />

ammettere a finanziamento incrementi di produzione.<br />

La tabella riportata anche nelle misure I.1 e l.4 precede l’elenco delle tipologie di investimenti<br />

ammissibili.<br />

Negli anni 1988-94, il <strong>Lazio</strong> ha <strong>con</strong>corso a formare la PLV ortofrutticola nazionale <strong>con</strong> una quota<br />

media del 7,2%. Appare interessante disaggregare il dato di comparto per evidenziare la diversa<br />

rilevanza di ortive e frutta: gli ortaggi laziali hanno inciso mediamente per il 9,2% sulla PLV<br />

orticola nazionale, mentre la frutta laziale ha pesato mediamente per il 4,5% sulla PLV frutticola<br />

italiana. Tale situazione è osservabile nel grafico n.1 dove viene riportata l’incidenza della PLV<br />

regionale generata dai due aggregati e dal comparto sui rispettivi valori nazionali negli anni 1988 -<br />

94.<br />

Graf. n.1 - Incidenza PLV ortive, frutta e ortofrutta <strong>Lazio</strong> su rispettive PLV Italia (%;<br />

1988-’94)<br />

10%<br />

9%<br />

8%<br />

7%<br />

6%<br />

5%<br />

4%<br />

ortive<br />

frutta<br />

OF<br />

3%<br />

2%<br />

1%<br />

0%<br />

1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994<br />

Nel 1994, le ortive laziali hanno generato una PLV pari a circa 914 miliardi, valore che ha permesso<br />

al <strong>Lazio</strong> di classificarsi come 4 a regione produttrice di ortaggi <strong>con</strong> una quota del 9,1%, alle spalle di<br />

Puglia (17,4%), Sicilia (13,4) e Campania (13,3%) e prima dell’Emilia Romagna (8,2%). La frutta<br />

regionale ha invece creato un valore pari a 369 miliardi <strong>con</strong> un peso sulla PLV frutticola nazionale<br />

di 5,1%.<br />

Una prima panoramica sul comparto nel suo complesso è osservabile nel grafico n.2 in cui viene<br />

riportata l’incidenza percentuale della PLV ortofrutticola di ciascuna delle 5 provincie sulla PLV<br />

ortofrutticola regionale. Tre provincie, Latina, Roma e Viterbo <strong>con</strong>tribuis<strong>con</strong>o per il 93%, mentre<br />

Frosinone e Rieti danno un apporto molto <strong>con</strong>tenuto. La <strong>con</strong>figurazione territoriale, climatica e le<br />

caratteristiche pedologiche possono essere indicate come determinanti delle differenti performance<br />

ortofrutticole delle provincie laziali.


Graf. n.2 - Composizione % della PLV ortofrutticola del <strong>Lazio</strong> (1994)<br />

Frosinone<br />

4,0%<br />

Viterbo<br />

27,0%<br />

Latina<br />

34,6%<br />

Roma<br />

31,5%<br />

Rieti<br />

2,9%<br />

Le produzioni frutticole<br />

Nel grafico n.3 viene presentata l’incidenza delle PLV frutticole provinciali su quella regionale: il<br />

quadro ottenuto differisce sostanzialmente da quello analogo evidenziato per le ortive. Latina e<br />

Viterbo, infatti, manifestano una composizione della PLV ortofrutticola fortemente sbilanciata sulle<br />

ortive la prima e sulla frutta la se<strong>con</strong>da. Il capoluogo dell’Alto <strong>Lazio</strong> genera oltre il 50% della PLV<br />

frutticola regionale, mentre quello pontino <strong>con</strong>tribuisce solo per il 10,5%.<br />

Graf. n.3 - Composizione PLV frutta del <strong>Lazio</strong> (1994)<br />

Frosinone<br />

3,0%<br />

Latina<br />

10,5%<br />

Rieti<br />

6,6%<br />

Viterbo<br />

52,4%<br />

Roma<br />

27,6%


Utilizzazione della superficie territoriale ai fini agricoli<br />

Nella tabella A viene presentato un quadro di sintesi della utilizzazione del territorio ai fini agricoli<br />

in Italia, nel <strong>Lazio</strong> e nelle 5 provincie laziali. La quota della SAU sulla superficie regionale è pari al<br />

48,5%, valore sostanzialmente simile all’analogo dato nazionale (49,6%); fra le 5 provincie, solo<br />

Viterbo si discosta sensibilmente dal valore regionale <strong>con</strong> il 61,7% del territorio utilizzato ai fini di<br />

produzione agricola, mentre Rieti rappresenta la provincia in cui l’attività dell’agricoltura viene<br />

svolta solo sul 40,2% della superficie globale provinciale.<br />

Tab.A - Utilizzazione territoriale nel <strong>Lazio</strong> ed in Italia<br />

Roma Latina Rieti Viterbo Frosinone <strong>Lazio</strong> Italia <strong>Lazio</strong>/Italia<br />

SAU/Sup.Ter. 46,2% 47,5% 40,2% 61,7% 44,3% 48,5% 49,6%<br />

frutta 3,1% 7,3% 0,9% 8,6% 0,3% 4,3% 5,0% 4,8%<br />

ortive 3,6% 16,2% 1,3% 3,4% 1,7% 4,5% 2,5% 10,0%<br />

totale 6,7% 23,5% 2,2% 12,0% 2,0% 8,8% 7,6% 6,5%<br />

SAU 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 5,6%<br />

Fonte: ISTAT, 4° Censimento dell'<strong>Agricoltura</strong>; <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>, Assessorato Sviluppo del Sistema Agricolo e del Mondo Rurale<br />

Le aziende agricole<br />

Nelle tabelle B e C sono riportati i dati della <strong>Regione</strong> inerenti le superfici destinate nell’annata<br />

agraria 1994/95 alla produzione di ortofrutticoli <strong>con</strong> il dettaglio sulle diverse specie coltivate. Gli<br />

ettari investiti ad ortive superano di circa 2.000 unità quelli investiti a fruttiferi, ma sono molto più<br />

produttivi e garantis<strong>con</strong>o redditi molto più elevati, come si è visto precedentemente.<br />

Tab. B- Superfici orticole <strong>Lazio</strong> (ha; 1995)<br />

Roma Latina Rieti Viterbo Frosinone Totale<br />

pomodoro 824 1.000 0 1.962 435 4.221<br />

cocomero 659 2.085 0 231 15 2.990<br />

cavoli 1.278 980 26 337 326 2.947<br />

fagiolo fresco 208 1.050 0 239 161 1.658<br />

finocchio 532 250 0 827 17 1.626<br />

melone 432 920 0 228 0 1.580<br />

zucchine 298 1.100 0 93 35 1.526<br />

lattuga 559 700 6 200 41 1.506<br />

carota 633 850 0 13 0 1.496<br />

carciofo 755 444 0 181 0 1.380<br />

peperoni 234 700 0 220 151 1.305<br />

pisello fresco 157 720 0 103 96 1.076<br />

indivia 522 400 7 74 32 1.035<br />

ravanello 20 1.000 0 0 0 1.020<br />

rapa 84 850 0 38 40 1.012<br />

fava fresca 344 220 180 71 135 950<br />

melanzane 228 520 0 108 80 936<br />

spinaci 322 450 0 124 35 931<br />

cipolla 106 430 0 42 58 636<br />

asparago 12 230 0 310 0 552<br />

cetriolo 216 210 0 80 3 509<br />

radicchio 181 230 6 8 11 436<br />

sedano da costa 25 300 0 13 10 348<br />

fragola 59 160 0 0 8 227<br />

prezzemolo 26 20 0 0 0 46<br />

patata 272 1.500 1.200 2.105 751 5.828<br />

Totale 8.986 17.319 1.425 7.607 2.440 37.777<br />

Fonte: <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>, Assessorato Sviluppo del Sistema Agricolo e del Mondo Rurale


Tab. C - Superficie arboree da frutto <strong>Lazio</strong> (ha; 1995)<br />

Roma Latina Rieti Viterbo Frosinone Totale<br />

Actinidia 1.758 2.900 0 517 7 5.182<br />

Pesco 1.982 597 261 544 144 3.528<br />

Uva da tavola 644 713 0 35 23 1.415<br />

Arancio 0 1.260 0 0 18 1.278<br />

Susino 162 840 16 104 8 1.130<br />

Ciliegio 699 15 252 62 32 1.060<br />

Nettarine 471 410 0 98 18 997<br />

Melo 234 432 96 121 37 920<br />

Pero 210 410 53 93 40 806<br />

Albicocco 66 100 0 0 0 166<br />

Clementine 0 45 0 0 0 45<br />

Mandarino 0 27 0 0 0 27<br />

Limone 0 10 0 0 2 12<br />

Nocciolo 1.224 0 280 17.508 109 19.121<br />

Noce 100 70 0 0 16 186<br />

Totale 7.550 7.829 958 19.082 454 35.873<br />

Fonte: <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>, Assessorato Sviluppo del Sistema Agricolo e del Mondo Rurale<br />

Le produzioni sotto serra<br />

Le produzioni di orticole in serra nel <strong>Lazio</strong> interessano tutte le provincie ad esclusione di Rieti, per<br />

cui l’ISTAT non riporta nessun dato; nel 1994 la superficie totale regionale ammontava a 2.243<br />

ettari, di cui ben 1.795 ubicati in provincia di Latina. Dal 1990 al 1994 le superfici serricole sono<br />

cresciute del 22% circa, come riportato in tabella 3.3.5.9, mentre le singole colture hanno mostrato<br />

andamenti diversi.<br />

Tab. 3.3.5.9 - Serre: superfici e produzioni (ha; q.li; 1994)<br />

ettari q.li totali<br />

Latina 1.795 850.200<br />

Roma 391 216.263<br />

Frosinone 31,7 25.086<br />

Viterbo 26 11.564<br />

LAZIO 2.243,2 1.103.113<br />

Fonte: ISTAT, Statistiche dell'<strong>Agricoltura</strong><br />

L’Industria di trasformazione<br />

L’industria di trasformazione degli ortaggi e della frutta risulta composta se<strong>con</strong>do la nuova<br />

classificazione delle attività e<strong>con</strong>omiche utilizzata dall’ISTAT nel Censimento dell’Industria del<br />

1991, da tre segmenti: lavorazione e <strong>con</strong>servazione delle patate (cod. 15.31), produzione di succhi<br />

di frutta e di ortaggi (cod.15.32), lavorazione e <strong>con</strong>servazione di frutta ed ortaggi non classificata<br />

altrove (15.33). Quest’ultimo raggruppa un insieme composito di attività di trasformazione che<br />

spaziano dalle marmellate e <strong>con</strong>fetture, al <strong>con</strong>gelamento, alla salamoia, all’appertizzazione, ecc., ed<br />

infatti è generalmente quello più <strong>con</strong>sistente per numero di imprese ed addetti rispetto agli altri due.<br />

Come si può vedere in tabella D, in Italia rispetto all’industria alimentare e delle bevande, le attività<br />

di trasformazione ortofrutticola pesano per il 7,9% in termini di addetti e il 2,6% in termini di<br />

numero di imprese. Nel <strong>Lazio</strong>, l’incidenza dell’industria di lavorazione e <strong>con</strong>servazione della frutta<br />

e degli ortaggi sul totale delle attività industriali alimentari e delle bevande, è decisamente più<br />

<strong>con</strong>tenuta: solo il 2,1% in termini di imprese e 3,6% in termini di addetti.


Tab. D - Imprese ed addetti industria agroalimentare e comparto (n.; 1991)<br />

ITALIA<br />

LAZIO<br />

Codice Descrizione Imprese Addetti Imprese Addetti<br />

15 Industrie Alimentari e delle Bevande 61.903 100,0% 466.146 100,0% 3.323 100,0% 24.172 100,0%<br />

15.3 Lavorazione e <strong>con</strong>servazione di Frutta ed Ortaggi 1.588 2,6% 36.913 7,9% 69 2,1% 873 3,6%<br />

15.31 Lavorazione e <strong>con</strong>servazione delle patate 121 0,2% 2.876 0,6% 5 0,2% 154 0,6%<br />

15.32 Produzione di succhi di Frutta e di ortaggi 206 0,3% 6.610 1,4% 9 0,3% 110 0,5%<br />

15.33 Lavorazione e <strong>con</strong>servazione di frutta e ortaggi n.c.a. 1.261 2,0% 27.427 5,9% 55 1,7% 609 2,5%<br />

Fonte: ISTAT, 7° Censimento dell'Industria e dei Servizi<br />

All’interno del comparto industriale (tab. E), l’incidenza del numero di imprese per ciascun gruppo<br />

di attività è pressoché identica sia a livello nazionale che regionale, mentre una sensibile differenza<br />

è osservabile nella distribuzione degli addetti. La lavorazione e <strong>con</strong>servazione delle patate infatti nel<br />

<strong>Lazio</strong> assorbe il 17,6% del totale degli addetti del comparto <strong>con</strong>tro il 7,8% del Paese;<br />

<strong>con</strong>seguentemente gli altri due segmenti di attività a livello regionale occupano percentuali inferiori<br />

di circa un 5% rispetto all’Italia.<br />

Tab. E - Composizione comparto trasformazione ortofrutta (%; 1991)<br />

ITALIA<br />

LAZIO<br />

Codice Descrizione Imprese Addetti Imprese Addetti<br />

15.31 Lavorazione e <strong>con</strong>servazione delle patate 7,6% 7,8% 7,2% 17,6%<br />

15.32 Produzione di succhi di Frutta e di ortaggi 13,0% 17,9% 13,0% 12,6%<br />

15.33 Lavorazione e <strong>con</strong>servazione di frutta e ortaggi n.c.a. 79,4% 74,3% 79,7% 69,8%<br />

15.3 Lavorazione e <strong>con</strong>servazione di Frutta ed Ortaggi 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%<br />

Fonte: ISTAT, 7° Censimento dell'Industria e dei Servizi<br />

Per quanto riguarda la dimensione media aziendale (numero di addetti per impresa), presentata in<br />

tabella F, il <strong>Lazio</strong>, se si fa riferimento all’industria alimentare e delle bevande, mostra una<br />

sostanziale identità <strong>con</strong> l’Italia (7 vs. 8). A livello di comparto, invece, il <strong>Lazio</strong> è caratterizzato da<br />

una media dimensionale sensibilmente inferiore a quella nazionale <strong>con</strong> l’unica eccezione<br />

rappresentata dal segmento delle patate, le cui imprese occupano mediamente 31 addetti <strong>con</strong>tro una<br />

media nazionale di 24.<br />

Tab.F -<br />

Numero medio di addetti delle imprese di trasformazione del<br />

comparto ortofrutta e alimentari (n.; 1991)<br />

ITALIA LAZIO<br />

Codice Descrizione<br />

15.31 Lavorazione e <strong>con</strong>servazione di Frutta ed Ortaggi 23 13<br />

15.32 Lavorazione e <strong>con</strong>servazione delle patate 24 31<br />

15.33 Produzione di succhi di Frutta e di ortaggi 32 12<br />

15.3 Lavorazione e <strong>con</strong>servazione di frutta e ortaggi n.c.a. 22 11<br />

15 Industrie Alimentari e delle Bevande 8 7<br />

Fonte: ISTAT, 7° Censimento dell'Industria e dei Servizi<br />

La commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli<br />

La commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli sempre più sta spostando il suo baricentro dai<br />

mercato all’ingrosso alla GDO, <strong>con</strong> <strong>con</strong>seguente ridimensionamento dell’attività dei grossisti e dei<br />

commercianti al dettaglio tradizionale, seguendo la tendenza di tutti i beni agroalimentari. Se<strong>con</strong>do<br />

dati ISMEA, infatti, nel Centro Italia, super ed ipermercati rappresentano il canale d’acquisto per la<br />

frutta e gli ortaggi preferito dai <strong>con</strong>sumatori <strong>con</strong> una quota di circa il 43% del totale degli acquisti di<br />

prodotti ortofrutticoli, seguiti dal dettaglio tradizionale specializzato nella vendita di ortofrutticoli<br />

<strong>con</strong> una quota del 25%.<br />

I mercati fissi si caratterizzano per un peso diverso negli acquisti di frutta e verdura: sono luogo di<br />

acquisto del 13% circa di frutta e del 18% circa di ortaggi. Gli ambulanti registrano all’incirca l’8%<br />

delle vendite, i discount, fenomeno emergente soprattutto per l’ortofrutta, il 5% circa.


Il peso sempre crescente che assume la GDO implica la recessione degli altri canali non solo di<br />

acquisto, ma anche di commercializzazione. La GDO, infatti, preferisce acquistare direttamente e<br />

per proprio <strong>con</strong>to gli ortofrutticoli, privilegiando i <strong>con</strong>tratti di fornitura <strong>con</strong> cooperative, <strong>con</strong>sorzi o<br />

associazioni di produttori in grado di soddisfare le esigenze di qualità e quantità, nonché di logistica<br />

delle <strong>con</strong>segne. La motivazione di tale scelta risiede nella necessità, avvertita dalla GDO, di<br />

<strong>con</strong>trollare la merce in entrata, per non incorrere in infrazioni legate, ad esempio, ai residui dei<br />

principi fitosanitari. Inoltre la soddisfazione del cliente è percepita come un’istanza ineludibile e<br />

quindi la costanza nel tempo delle caratteristiche fisiche ed organolettiche del prodotto è un<br />

requisito indispensabile.<br />

Nel <strong>Lazio</strong> sono però presenti due mercati all’ingrosso di grande rilievo: Roma e Fondi (LT) che,<br />

dati gli elevati volumi di merce trattata annualmente, rappresentano insieme <strong>con</strong> Milano le realtà di<br />

spicco italiane. Il mercato di Roma, nonostante le dimensioni di scambio esplica la sua influenza<br />

quasi esclusivamente sulla piazza della capitale ed è infatti classificato come un mercato al<br />

<strong>con</strong>sumo.<br />

Fondi, invece, estende il suo impatto sull’intera regione ed in parte sulla Campania, Napoli<br />

specialmente, sulla Toscana, sull’Umbria e sulle Marche. Le merci nazionali affluis<strong>con</strong>o a Fondi<br />

per il 35% dalla provincia di Latina, per il 45% dal Centro-Sud ed isole (Sicilia, Puglia, Abruzzo,<br />

Campania e Calabria), per il restante 20% dal Nord- Italia. A queste vanno aggiunte le produzioni<br />

estere provenienti da Spagna, Grecia, ma anche dall’America Latina (<strong>con</strong>trostagionalità) e da<br />

Israele, Cipro e Marocco. La destinazione dei prodotti è in prevalenza il Nord ed il Centro, ma<br />

anche il Sud. Per il mercato di Fondi gli ortaggi rappresentano i due terzi circa dell’offerta globale e<br />

sono il punto di forza del sistema, a <strong>con</strong>ferma della maggiore rilevanza delle ortive per l’agricoltura<br />

della <strong>Regione</strong> rispetto alla frutta.<br />

VALUTAZIONI DELLE OPPORTUNITÀ’ DI SBOCCO<br />

Dall’analisi della filiera ortofrutticola nel <strong>Lazio</strong> emerge:<br />

• la notevole rilevanza del comparto per l’agricoltura della <strong>Regione</strong>, mentre appare decisamente<br />

debole il ruolo dell’industria di trasformazione sull’e<strong>con</strong>omia regionale.<br />

• il comparto poggia su tre provincie, Roma, Viterbo e Latina. Rieti e Frosinone <strong>con</strong>tribuis<strong>con</strong>o in<br />

modo quasi trascurabile.<br />

• all’interno del comparto, gli ortaggi rappresentano il punto di forza, anche se non si può<br />

dimenticare il peso delle nocciole, pur se sbilanciato a favore di Viterbo.<br />

• le produzioni sono destinate per lo più al mercato interno per il <strong>con</strong>sumo fresco.<br />

• la struttura produttiva che caratterizza la fase agricola è frammentata in piccoli operatori, che<br />

nella maggior parte dei casi inseris<strong>con</strong>o le colture ortive in rotazione <strong>con</strong> i seminativi. Questo<br />

permette la ripartizione del rischio di impresa su produzioni diverse, <strong>con</strong>siderando che gli<br />

ortofrutticoli non godono di nessun premio di produzione.<br />

1. FATTORI CRITICI DI SUCCESSO<br />

I fattori critici della filiera ortofrutticola possono essere distinti in:<br />

1. fattori critici a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

• raggiungimento di più elevati standard qualitativi;<br />

• forte competizione dei Paesi del Bacino del Mediterraneo e del Sud Africo in relazione<br />

all'aspetto quali-quantitativo;<br />

• riduzione dei costi di produzione attraverso l'uso di fonti energetiche alternative e rinnovabili,<br />

nuove tecniche colturali;


• difficoltà nell'applicazione dell'OCM relativamente alla costituzione delle OP - sia su base<br />

territoriale sia in relazione ai volumi di produzione organizzata -, rispetto a quanto avvenuto<br />

negli altri paesi comunitari;<br />

• presenza di un'imprenditoria giovanile disposta alla innovazioni;<br />

2. fattori critici a livello di TRASFORMAZIONE E COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

• accentuato dualismo strutturale e territoriale dell'industria di trasformazione italiana;<br />

• dimensione aziendale e livello tecnologico mediamente utilizzato;<br />

• ammodernamento degli impianti;<br />

• forte competizione delle materie prime dei paesi magrebini e del Sud Africa (qualità/prezzo);<br />

• strategie di marchio per la valorizzazione delle produzioni nazionali;<br />

• nuovi livelli di efficienza della rete distributiva: sistemi di trasporto intermodale;<br />

• coesistenza di canali distributivi moderni <strong>con</strong> quelli tradizionali (ottimizzazione dei sistemi<br />

logistici);<br />

• moderne piattaforme commerciali polifunzionali tese ad agevolare tutte le attività<br />

commerciali;<br />

• implementazione strategie di marketing.<br />

I punti di forza del comparto sono:<br />

⇒ la forte vocazione pedoclimatica che <strong>con</strong>sente, tra l’altro, l’ottenimento di produzioni di elevata<br />

qualità;<br />

⇒ la disponibilità irrigua nelle principali zone di produzione<br />

⇒ la <strong>con</strong>solidata tradizione colturale negli agricoltori ed una elevata diversificazione del prodotto;<br />

⇒ la notevole diffusione di metodi di produzione biologica o ecocompatibili;<br />

⇒ I vantaggi logistici derivanti dalla centralità della <strong>Regione</strong> rispetto al resto di Italia e dalla<br />

facilità di accesso alle principali arterie stradali;<br />

⇒ la presenza del mercato di Fondi, se<strong>con</strong>da piazza all’ingrosso a livello nazionale.<br />

I punti di debolezza possono essere individuati:<br />

⇒ nel carente ricorso a forme di <strong>con</strong>creto associazionismo della base agricola;<br />

⇒ nella <strong>con</strong>seguente scarsa <strong>con</strong>centrazione dell’offerta agricola;<br />

⇒ nella strategia spesso <strong>con</strong>trastante delle varie forme associative;<br />

⇒ nella mancanza di piani di sviluppo orientati se<strong>con</strong>do i criteri di mercato.<br />

⇒ forte polverizzazione delle aziende agricole;<br />

⇒ carenza di un buon grado di standardizzazione produttiva;<br />

⇒ presenza di una <strong>con</strong>sistente fascia di aziende di trasformazione di dimensioni medio-piccole<br />

che si avvale di sistemi tecnologici non troppo avanzati;<br />

⇒ difficoltà di approvvigionamento dalla produzione nazionale, insufficiente e/o inadeguata per i<br />

requisiti qualitativi richiesti dall'industria;<br />

⇒ scarsa innovazione di alcuni prodotti che non rispondono alle attuali richieste del mercato;<br />

⇒ offerta dei prodotti trasformati appare piuttosto polverizzata: fragilità della posizione<br />

<strong>con</strong>trattuale delle singole imprese nei <strong>con</strong>fronti dei maggiori distributori (GDO) o dei grandi<br />

mercati;<br />

⇒ carenza di servizi e mancanza dell'applicazione delle leve del marketing;<br />

⇒ difficoltà nel realizzare un’azione <strong>con</strong>giunta fra le imprese finalizzata alle attività di promozione<br />

e commercializzazione delle produzioni regionali;<br />

⇒ mancanza di notorietà dei marchi del prodotto italiano presso il <strong>con</strong>sumatore finale


Le carenze sopra enunciate assumono una forte rilevanza anche in <strong>con</strong>siderazione dell’emanazione<br />

della nuova OCM (Reg. UE 2200/96 e seguenti regolamenti applicativi) ri<strong>con</strong>osce nelle<br />

organizzazioni dei produttori il perno centrale dell’intero sistema, affidando ad esse il ruolo cruciale<br />

di produzione, se<strong>con</strong>do le moderne tecniche a basso impatto ambientale, e di commercializzazione<br />

dell’intera produzione realizzata dai soci. Dato che la <strong>Regione</strong> riveste delle specifiche competenze<br />

in materia di OCM ortofrutta, può e deve svolgere un importante ruolo di coordinamento fornendo<br />

quelle garanzie necessarie per un’applicazione coerente degli interventi possibili nell’ambito della<br />

stessa OCM, ricercando, laddove possibili, delle sinergie <strong>con</strong> gli interventi previsti nel <strong>PSR</strong>.<br />

Per lo sviluppo del settore un ruolo importante è anche quello relativo all’accesso alle informazioni<br />

visto in un’ottica da stretta inter<strong>con</strong>nessione fra i mercati, il <strong>con</strong>seguente aumento della<br />

competizione e la necessità di valutare il numero crescente di fattori che influenzano la<br />

commercializzazione e quindi di riflesso la produzione in campo. Nell’attuale <strong>con</strong>testo di mercato,<br />

quindi, la gestione dell’informazione rappresenta un fattore strategico determinante per il<br />

<strong>con</strong>seguimento di risultati e<strong>con</strong>omici.. Sfruttando le competenze sviluppate in questo ambito, si<br />

potrebbe creare e gestire una rete informativa tematica attraverso cui diffondere le informazioni al<br />

fine di stimolare l’interattività <strong>con</strong> gli utenti.<br />

L’ortofrutticoltura laziale, infatti, sembra soffrire di una sorta di miopia che comporta un approccio<br />

alla produzione perlopiù basato sui risultati e<strong>con</strong>omici pregressi e sulle sollecitazioni delle<br />

<strong>con</strong>troparti di mercato. L’impostazione di una rete informativa, che veicoli tempestivamente quanto<br />

accade sui mercati di riferimento, <strong>con</strong> opportune letture critiche dei fatti, rappresenta uno strumento<br />

<strong>con</strong> elevata potenzialità per avvicinare gli operatori agricoli al mercato.<br />

Il clima mite che caratterizza le zone di produzione ortofrutticola regionale crea le <strong>con</strong>dizioni<br />

favorevoli all’ampliamento del calendario di raccolta permettendo di ottenere produzioni precoci e<br />

tardive che generalmente spuntano prezzi più alti sul mercato. Questa opportunità, già in parte<br />

raccolta dai produttori ortofrutticoli laziali, meriterebbe un’ulteriore attenzione curando tutti i<br />

passaggi dal campo al mercato, senza dimenticare le fasi precedenti la coltivazione. Si fa<br />

riferimento ad una corretta scelta delle varietà, sia per le specie arboree da frutto - che nel <strong>Lazio</strong><br />

richiederebbero un aggiornamento varietale - sia per le specie ortive. In quest’ultimo caso, la<br />

precocità o tardività della cultivar, dovrebbe essere accompagnata da idoneità all’ambiente laziale e<br />

da resistenza ai diversi patogeni permettendo così una riduzione dei trattamenti e, quindi, dei costi<br />

di produzione, <strong>con</strong> incremento della competitività delle produzioni regionali in termini di qualità e<br />

di prezzo. L’ampliamento del calendario di raccolta, permetterebbe inoltre la complementarità delle<br />

produzioni laziali <strong>con</strong> quelle delle regioni settentrionali, favorendo così l’instaurarsi di rapporti di<br />

collaborazione commerciale <strong>con</strong> realtà produttive extra regionali in un’ottica di rete di imprese, già<br />

sperimentata nel <strong>con</strong>testo agricolo <strong>con</strong> risultati positivi.


SBOCCHI E CRITERI DI SCELTA DEGLI INVESTIMENTI<br />

• Ortofrutticolo<br />

elenco delle principali specie oggetto degli investimenti<br />

MELO Titolo 1996 1997 1998 1999 aumento di<br />

capacità<br />

produttiva<br />

Superficie regionale 1103 1050 1068<br />

(ha)<br />

Produzione 21711,1 21227,2 22285,4<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi Base 133,8 104,97 98,97 100<br />

1999<br />

Consumi spesa<br />

17,4<br />

media mensile in<br />

migliaia di lire per<br />

famiglia<br />

investimenti che<br />

no<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità produttiva<br />

PESCHE Superficie regionale 3635 3402 3473<br />

(ha)<br />

Produzione 53908,7 50366,4 49275,6<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi Base 125,06 180,65 200,35 100<br />

1999<br />

Consumi spesa<br />

17,4<br />

media mensile in<br />

migliaia di lire per<br />

famiglia<br />

investimenti che<br />

no<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità produttiva<br />

ACTINIDIA Superficie regionale 5141 5233 5315<br />

(ha)<br />

Produzione 100841,7 101377,5 97076<br />

regionale (T)<br />

Indice prezzi Base 71,64 78,83 106,08 100<br />

1999<br />

prezzo 1999<br />

1074<br />

al kg<br />

Consumi spesa<br />

media mensile in<br />

migliaia di lire per<br />

famiglia<br />

17,4


investimenti che<br />

no<br />

comportano un<br />

incremento della capacità<br />

produttiva<br />

Titolo 1996 1997 1998 1999 aumento di capacità<br />

produttiva<br />

NOCCIOLO Superficie regionale (ha) 19075 19057 18758<br />

Produzione regionale (T) 32810,9 24005,1 40093,9<br />

Indice prezzi Base 1999 55,03 79,1 95,2 100<br />

prezzo 1999 al kg 3220<br />

Consumi spesa media<br />

17,4<br />

mensile in migliaia di lire<br />

per famiglia<br />

Previsione superficie aumento<br />

3% pari a 562 Ha<br />

nel<br />

periodo2000/2006<br />

investimenti che comportano della<br />

si<br />

incremento<br />

capacità produttiva<br />

ASPARAGO Superficie regionale (ha) 232 240 217<br />

Produzione regionale (T) 1897,4 2040 1931<br />

Indice prezzi Base 1999 118,08 102,91 102,27 100<br />

Consumi spesa media<br />

17,4<br />

mensile in migliaia di<br />

lire per famiglia<br />

Investimenti che<br />

si<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità produttiva<br />

Superficie regionale (ha) 928 956 1151<br />

CARCIOFO<br />

Produzione regionale (T) 17285 10418 22111<br />

Indice prezzi Base 1999 62,64 68,98 94,74 100<br />

prezzo 1999 a<br />

837<br />

pezzo<br />

Consumi spesa media<br />

17,4<br />

mensile in migliaia di<br />

lire per famiglia<br />

Investimenti che<br />

Si<br />

comportano un<br />

incremento capacità<br />

Produttiva<br />

CAROTA Superficie regionale (ha) 1493 1583 1834<br />

Produzione regionale (T) 53682,7 69481,5 86242<br />

Indice prezzi Base 1999 83,15 70,25 80,86 100<br />

prezzo 1999 al kg 291<br />

Variazione % sul valore<br />

+5%<br />

dei <strong>con</strong>sumi periodo<br />

99/98<br />

Ritiro produzione in T 184,28<br />

Investimenti che<br />

Si<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità produttiva


CAVOLI e<br />

CAVOLFIORI<br />

Superficie regionale (ha) 360 1203 1126<br />

Produzione regionale (T) 8265 28525 27241<br />

Indice prezzi Base 1999 119,28 122,78 120,01 100<br />

prezzo 1999 al kg 342<br />

Variazione % sul valore<br />

+4%<br />

dei <strong>con</strong>sumi periodo<br />

99/98<br />

Investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento capacità<br />

produttiva<br />

COCOMERI Superficie regionale (ha) 2799 2104 2346<br />

Produzione regionale (T) 105021,8 71694 85195<br />

Indice prezzi Base 1999 51,28 85,95 99,64 100<br />

prezzo 1999 al kg<br />

Consumi spesa media<br />

mensile in migliaia di<br />

lire per famiglia<br />

Investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità produttiva<br />

FINOCCHI Superficie regionale (ha) 1788 1788 1824<br />

Produzione regionale (T) 21245,8 41839 44294,3<br />

Indice prezzi Base 1999 198,84 161,53 127,1 100<br />

prezzo 1999 al kg 285<br />

Variazione % sul valore<br />

dei <strong>con</strong>sumi periodo<br />

99/98<br />

Investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità produttiva<br />

FRAGOLA Superficie regionale (ha) 310 359 352<br />

Produzione regionale (T) 8507 9486 9428<br />

Indice prezzi Base 1999 103,26 87,91 92,1 100<br />

prezzo 1999 al kg<br />

Consumi spesa media<br />

mensile in migliaia di<br />

lire per famiglia<br />

investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità produttiva<br />

LATTUGA Superficie regionale (ha) 1482 1452 1457<br />

Produzione regionale (T) 28565,6 31489,6 32510<br />

Indice prezzi Base 1999 151,33 112,93 116,03 100<br />

prezzo 1999 al kg 413<br />

Consumi spesa media<br />

mensile in migliaia di<br />

lire per famiglia<br />

investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità produttiva<br />

17,4<br />

17,4<br />

17,4<br />

+10,2 %<br />

si<br />

si<br />

si<br />

si<br />

si


MELANZANA Superficie regionale (ha) 948 959 934<br />

Produzione regionale (T) 24917 26373 25905<br />

Indice prezzi Base 1999 145,03 107,67 128,7 100<br />

Consumi spesa media<br />

17,4<br />

mensile in migliaia di<br />

lire per famiglia<br />

investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità produttiva<br />

MELONE Superficie regionale (ha) 1578 1514 1655<br />

Produzione regionale (T) 40916,1 39961,5 44674<br />

Indice prezzi Base 1999 68,67 121,49 111,06 100<br />

Consumi spesa media<br />

17,4<br />

mensile in migliaia di<br />

lire per famiglia<br />

investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità produttiva<br />

SPINACIO Superficie regionale (ha) 802 460 739<br />

Produzione regionale (T) 13507,2 6009 11544<br />

Indice prezzi Base 1999 115,65 115,16 101,78 100<br />

prezzo 1999 al kg 689<br />

Consumi spesa media<br />

17,4<br />

mensile in migliaia di<br />

lire per famiglia<br />

investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità produttiva<br />

PEPERONE Superficie regionale (ha) 1314 1358 1368<br />

Produzione regionale (T) 33103,8 34311.5 35733<br />

Indice prezzi Base 1999 111,43 114,99 109,81 100<br />

Consumi spesa media<br />

17,4<br />

mensile in migliaia di<br />

lire per famiglia<br />

investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

POMODORO IN<br />

SERRA<br />

capacità produttiva<br />

Superficie regionale (ha) 760 721 731<br />

Produzione regionale (T) 44460 51574 51757,2<br />

Indice prezzi Base 1999 120,6 115,81 126,23 100<br />

Variazione % sul valore<br />

+2,9 %<br />

dei <strong>con</strong>sumi periodo<br />

99/98<br />

Investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità produttiva<br />

si<br />

si<br />

si<br />

Si<br />

No


ZUCCHINA Superficie regionale (ha) 1532 1578 1628<br />

Produzione regionale (T) 37255,1 39601 41723<br />

Indice prezzi Base 1999 141,4 92,98 157,74 100<br />

prezzo 1999 al kg 1608<br />

Consumi spesa media<br />

mensile in migliaia di<br />

lire per famiglia<br />

17,4<br />

Ritiro produzione in T 291 571,5<br />

investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità produttiva<br />

Si<br />

Per quanto riguarda le produzioni di carote e zucchine che presentano negli ultimi anni dei ritiri dal<br />

mercato da parte dell’organismo d’intervento, viste le esigue quantità di prodotto ritirato e<br />

<strong>con</strong>siderato che tali ritiri sono avvenuti per motivi <strong>con</strong>tingenti ed eccezionali e comunque non legati<br />

alle dinamiche di mercato, <strong>con</strong>siderati gli andamenti dei prezzi e dei <strong>con</strong>sumi si reputa che esistano<br />

margini adeguati per incrementi di produzione.<br />

La previsione di aumento delle superfici investite e delle relative produzioni, per quanto riguarda i<br />

prodotti orticoli di cui alla tabella che precede sono così quantificati in termini complessivi:<br />

Superficie per colture in pieno campo ha 310<br />

Produzioni dalle colture di pieno campo t 10360<br />

Superficie per colture in serra ha 110<br />

Produzione dalle colture in serra t 3200<br />

La <strong>Regione</strong> ritiene, sulla base della situazione di mercato di cui alla valutazione degli sbocchi, che<br />

per queste nuove capacità di produzione vi siano sufficienti sbocchi di mercato.<br />

Per quanto riguarda il settore della trasformazione e della commercializzazione dei prodotti<br />

ortofrutticoli l’aumento delle capacità è limitato agli incrementi sopra indicati a livello della<br />

produzione.<br />

B. criteri di scelta a livello di PRODUZIONE AGRICOLA<br />

Investimenti ammissibili<br />

3. Investimenti finalizzati al miglioramento della qualità, alla ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> varietale, alla protezione<br />

dell'ambiente, al risparmio energetico, compatibilmente <strong>con</strong> quanto previsto dall'OCM;<br />

4. Investimenti finalizzati alla produzioni biologica;;<br />

Investimenti non ammissibili<br />

3. nuovi impianti di specie frutticole, quali melo, pero, pesche e nettarine, per le quali sono stati operativi<br />

regimi di sostegno per l’estirpazione, e per l’actinidia <strong>con</strong> esclusione dei nuovi impianti coltivati <strong>con</strong> il<br />

metodo dell’agricoltura biologica.<br />

4. investimenti aziendali per agricoltori soci di Organizzazione dei produttori ri<strong>con</strong>osciute ai sensi del Reg.<br />

CE 2200/96, relativi ad interventi (misure individuali), previsti anche in una o più delle misure di cui<br />

si compone il Programma Operativo


• Piante industriali;<br />

Titolo 1996 1997 1998 1999 aumento di<br />

capacità<br />

produttiva<br />

BARBABIETOLA Superficie regionale 6341 6261 6268<br />

DA ZUCCHERO (ha)<br />

Produzione regionale 288855,2 282857,7 288226,6<br />

(T)<br />

Indice prezzi Base 122,6 123,93 111,98 100<br />

1999<br />

Consumi spesa media<br />

7,2<br />

mensile in migliaia di<br />

lire per famiglia<br />

investimenti che<br />

no<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità produttiva<br />

PATATA Superficie regionale 6040 5724 5717<br />

(ha)<br />

Produzione regionale 165997,2 156035,5 151034,5<br />

(T)<br />

Indice prezzi Base 63,16 64,47 84,4 100<br />

1999<br />

prezzo 1999 al kg 278<br />

Variazione % sul valore<br />

+ 13,8 %<br />

dei <strong>con</strong>sumi periodo<br />

99/98<br />

investimenti che<br />

no<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità produttiva<br />

POMODORO Superficie regionale 4800 4198 4304<br />

(ha)<br />

Produzione regionale 238486 223340 226795<br />

(T)<br />

Indice prezzi Base 101,04 101,05 100 100<br />

1999<br />

Consumi spesa media<br />

mensile in migliaia di<br />

lire per famiglia<br />

investimenti che<br />

no<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità produttiva


B. criteri di scelta a livello di PRODUZIONE AGRICOLA<br />

Investimenti ammissibili<br />

3. investimenti finalizzati al miglioramento della qualità, alla ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> varietale, alla protezione<br />

dell'ambiente, al risparmio energetico, compatibilmente <strong>con</strong> quanto previsto dall'OCM;<br />

4. investimenti finalizzati alla produzioni biologica;;<br />

Investimenti non ammissibili<br />

2. investimenti aziendali per agricoltori soci di Organizzazione dei produttori ri<strong>con</strong>osciute ai sensi del Reg.<br />

CE 2200/96, relativi ad interventi (misure individuali), previsti anche in una o più delle misure di cui<br />

si compone il Programma Operativo<br />

• ortofrutticolo (prodotti freschi e trasformati)<br />

Produzione lorda vendibile Frutta nel 1997 (milioni lire<br />

325302,25<br />

costanti 1990)<br />

Produzione lorda vendibile Ortaggi e patate nel 1997<br />

840839,63<br />

(milioni lire costanti 1990)<br />

Consumi spesa media mensile in migliaia di lire per<br />

17,4<br />

famiglia<br />

Acquisti pro capite 1997 kg di frutta fresca 55,1<br />

Acquisti pro capite 1997 kg di ortaggi freschi 40,5<br />

Acquisti pro capite 1997 kg di ortaggi <strong>con</strong>fezionati pronti 8,7<br />

Variazione % quantità acquisti 1999/1998 ortaggi freschi + 2,2<br />

Indice prezzi alla produzione frutta Base 1999 = 100 1999 109,4<br />

1999 106,9<br />

1996 103,4<br />

Indice prezzi alla produzione ortaggi Base 1999 = 100 2000 100,9<br />

1999 93,54<br />

1996 97,8<br />

Indice prezzi alla produzione patata Base 1999 = 100 2000 84,4<br />

1999 64,4<br />

1996 63,1<br />

Investimenti che comportano un incremento della<br />

capacità produttiva<br />

si<br />

Produzione pomodoro <strong>con</strong>centrato e pelato 1999 (t) Concen. Pelato<br />

52181 5863<br />

Variazione % quantità acquisti 1999/1998 pomodori + 2,9<br />

Indice prezzi alla produzione pomodoro da industria Base<br />

1999 = 100<br />

Investimenti che comportano un incremento della<br />

capacità produttiva<br />

2000 100<br />

1998 101,5<br />

1996 101,4<br />

no


A. criteri di scelta a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

Investimenti ammissibili :<br />

investimenti finalizzati al miglioramento tecnologico, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di<br />

produzione, al miglioramento e <strong>con</strong>trollo della qualità, alla protezione dell'ambiente, al<br />

risparmio energetico, al miglioramento delle <strong>con</strong>dizioni igienico sanitarie nazionali e<br />

comunitarie<br />

Investimenti ammissibili a determinate <strong>con</strong>dizioni:<br />

nuovi impianti relativi a prodotti vincolati da quote solo in sostituzione di impianti<br />

esistenti da dismettere, in quanto obsoleti o non più funzionali<br />

Investimenti non ammissibili<br />

4. investimenti relativi a prodotti vincolati da quote, quali il pomodoro trasformato, che<br />

comportano un aumento della capacità produttiva dell’impresa, salvo i casi di<br />

dismissione di impianti obsoleti o non più funzionali<br />

5. investimenti collettivi per la realizzazione di interventi di commercializzazione dei<br />

prodotti a favore delle Organizzazioni dei produttori ri<strong>con</strong>osciute ai sensi del Reg. (CE)<br />

2200/96 nel rispetto delle <strong>con</strong>dizioni previste nella richiesta di eccezione di cui all’art<br />

37 (3) del reg. CE 1257/99 (capitolo 13.4 del <strong>PSR</strong>)<br />

6. investimenti finalizzati alla trasformazione e commercializzazione di materie prime di<br />

origine extra comunitaria.


All. n. 8.4 Sbocchi mercato florovivaismo<br />

SBOCCHI DI MERCATO DEL SETTORE FLOROVIVAISMO<br />

Premessa<br />

La definizione degli sbocchi di mercato è rappresentata da uno studio, riportato di seguito per<br />

sommi capi, elaborato sulla base di dati ed indagini già in possesso dei servizi regionali e da una<br />

tabella di sintesi che presenta i dati del momento produttivo, dell’andamento dei prezzi, della<br />

variazione dei <strong>con</strong>sumi relativi agli anni più recenti e dall’indicazione della possibilità o meno di<br />

ammettere a finanziamento incrementi di produzione.<br />

La tabella riportata anche nelle misure I.1 e l.4 precede l’elenco delle tipologie di investimenti<br />

ammissibili<br />

La filiera florovivaistica, che comprende la produzione di fiori e fronde recise e quella di piante in<br />

vaso, riveste, nella regione <strong>Lazio</strong>, una importanza non se<strong>con</strong>daria sotto il profilo sia e<strong>con</strong>omico che<br />

tecnologico. Le produzioni florovivaistiche, spesso realizzate in ambiente protetto, sono, infatti, tra<br />

quelle a più alto <strong>con</strong>tenuto tecnologico, soggette a un <strong>con</strong>tinuo processo di innovazione scientifica e<br />

tendenti ad adottare metodi di produzione che le assimilano più all’industria che non all’agricoltura<br />

tradizionale. In un’ottica di filiera, ciò rende particolarmente importanti e significativi i rapporti che<br />

si instaurano tra la fase della produzione e quelle della fornitura di mezzi tecnici e servizi il cui peso<br />

e<strong>con</strong>omico è maggiore di quello che si ris<strong>con</strong>tra mediamente in agricoltura. D’altra parte, a valle<br />

della produzione, viene a mancare la fase della trasformazione, in quanto il prodotto agricolo è<br />

anche quello destinato al <strong>con</strong>sumo finale. Assumono importanza, invece, tutte le attività, molto<br />

articolate, di distribuzione del prodotto.<br />

Struttura e localizzazione del comparto<br />

Per valutare la filiera florovivaistica del <strong>Lazio</strong>, si deve <strong>con</strong>siderare come la stessa si inserisca in un<br />

<strong>con</strong>testo nazionale ed internazionale, caratterizzato da un’elevata competitività fra i paesi produttori<br />

tra i quali l’Italia assume una posizione di rilievo. A sua volta, la posizione della regione <strong>Lazio</strong> nel<br />

<strong>con</strong>testo nazionale è rilevante, collocandosi al quinto posto per l’offerta, espressa in quantità, di<br />

piante ornamentali e al sesto per quella di fiori e fronde recise in particolare, la produzione<br />

vendibile floricola regionale rappresenta il 5% circa del totale nazionale. Di medesimo ordine è<br />

l’incidenza della produzione di fiori e piante ornamentali sulla produzione agricola regionale.<br />

Se<strong>con</strong>do l’ultima rilevazione censuaria, nel <strong>Lazio</strong>, le aziende interessate alle colture florovivaistiche<br />

sono 1.023, <strong>con</strong> una superficie investita di 1.464 ettari; in particolare, 654 aziende, <strong>con</strong> una SAU<br />

complessiva superiore a 900 ettari, operano in coltura protetta e quasi il 60% delle aziende non<br />

supera i 2 ettari.<br />

VALUTAZIONE DELLE OPPORTUNITA’ DI SBOCCO<br />

La struttura commerciale del comparto floricolo regionale ha come canali il Mercato dei Fiori di<br />

Roma che intercetta il 35% della produzione regionale, mentre il 60% circa è avviato al mercato dai<br />

grossisti; quote minori sono commercializzate attraverso i Garden center (10%) ed i raccoglitori<br />

(5%). La lunghezza del circuito e le modalità di commercializzazione sono abbastanza differenziate<br />

in relazione al tipo di prodotto e all’area di produzione. In genere, per i fiori recisi si osserva un<br />

circuito più lungo che dal floricoltore al dettagliante passa attraverso il grossista ed eventuali agenti<br />

e procacciatori. Per le piante ornamentali invece il produttore vende direttamente, o passando<br />

attraverso un agente, al dettaglio (negozio, Garden center, grande distribuzione).<br />

Le potenzialità di sviluppo della filiera floricola regionale sono notevoli. I fattori di maggiore<br />

impulso possono essere identificati nel mercato - regionale, nazionale ed estero - e nelle favorevoli


<strong>con</strong>dizioni per la produzione, in particolare quelle pedoclimatiche che, unite alla preparazione<br />

professionale degli addetti, rendono possibile la coltivazione di un gran numero di specie <strong>con</strong><br />

fabbisogni energetici inferiori a quelli del nord Italia o dei paesi del nord Europa.<br />

Tuttavia, gli ostacoli allo sviluppo del comparto floricolo sembrano di portata ancora maggiore. Sul<br />

versante produttivo, si <strong>con</strong>statano seri limiti strutturali dovuti alla ridotta estensione aziendale e alla<br />

<strong>con</strong>seguente frammentazione produttiva. Oltre ai limiti commerciali, ciò <strong>con</strong>duce a una modesta<br />

propensione verso l’innovazione tecnologica. Questa si osserva a livello sia delle strutture di<br />

produzione e, in modo particolare, nel caso delle colture protette, sia dei prodotti e dei mezzi tecnici<br />

di base. Le <strong>con</strong>seguenze si sostanziano in un aumento dei costi di produzione (che rimangono<br />

sensibilmente più elevati rispetto a quelli di altre aree produttive) e nell’impiego di materiali di<br />

propagazione spesso non adatti alle <strong>con</strong>dizioni pedoclimatiche regionali o limitati rispetto alle<br />

potenzialità delle stesse.<br />

La frammentazione della produzione costituisce una delle cause più gravi dell’arretratezza del<br />

sistema commerciale. A fronte di numerosi piccoli produttori, operano pochi grossisti, impedendo<br />

un <strong>con</strong>tatto trasparente tra produttori e <strong>con</strong>sumatori, tra i quali si interpongono canali di<br />

intermediazione lunghi e indiretti. Ciò determina numerose <strong>con</strong>seguenze negative: polverizzazione<br />

e dis<strong>con</strong>tinuità dell’offerta, assortimento merceologico insufficiente, standard qualitativi ignorati o<br />

poco diffusi, modesto livello di servizi aggiunti. A ciò si sommino le carenze strutturali,<br />

simboleggiate da quelle del Mercato dei Fiori di Roma. I limiti del sistema commerciale sono ben<br />

evidenziati dalla ridotta propensione regionale all’esportazione a fronte delle enormi potenzialità<br />

produttive.<br />

FATTORI CRITICI DI SUCCESSO<br />

A livello regionale i punti di forza e di debolezza sono individuabili nei seguenti:<br />

Punti di forza<br />

Favorevole ambiente pedoclimatico<br />

Buona preparazione professionale<br />

Diffusa presenza di istituzioni scientifiche<br />

Vicinanza di un grande mercato al <strong>con</strong>sumo<br />

Buone infrastrutture di comunicazione<br />

Punti di debolezza<br />

Debolezza strutturale del comparto produttivo<br />

Insufficiente organizzazione commerciale<br />

Inadeguatezza infrastrutture<br />

Bassa propensione all’export<br />

Bassi standard qualitativi<br />

Più in generale i fattori critici della filiera fiori e piante possono essere distinti in:<br />

5. fattori critici a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

• comparto poco strutturato a causa dello scollamento tra produzione e <strong>con</strong>sumo dovuto ai<br />

numerosi passaggi effettuati dal prodotto;<br />

• elevati costi di produzione;<br />

• basso livello di investimenti nella ricerca;<br />

6. fattori critici a livello di LAVORAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

• assenza di politiche commerciali incisive a livello regionale, nazionale ed estero che possano<br />

promuovere l’acquisto di prodotti florovivaistici italiani;


SBOCCHI E CRITERI DI SCELTA DEGLI INVESTIMENTI<br />

• Florovivaismo;<br />

Tipologia Specie Produzione<br />

1998 in serra<br />

Produzione<br />

1998 in<br />

campo<br />

Da foglia Felci 81560 1000<br />

Ficus 144300 1500<br />

Palme 3930 195000<br />

Pothos 68820<br />

Da fiore Azalea 168500 42000<br />

Begonia 180200<br />

Bouganville 76720 22000<br />

Camelia 65200 94000<br />

Ciclamino 588000 100000<br />

Crisantemo 112900 132000<br />

Gardenia 116800 15000<br />

Geranio 11165000<br />

Impatiens 1123000<br />

Poinsettia 1013000 2500<br />

Saintpaulia 931500 300000<br />

Kalanchoe 194500<br />

Piante grasse 4660000 150000<br />

Previsione<br />

superficie a<br />

Indice prezzi Base<br />

1999<br />

anno 1997<br />

Indice prezzi Base<br />

1999<br />

anno 1998<br />

investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della<br />

capacità produttiva<br />

aumento<br />

serre nel periodo<br />

2000/2006<br />

100,61<br />

110,3<br />

aumento di<br />

capacità<br />

produttiva<br />

si<br />

Ha 25<br />

B. criteri di scelta a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

investimenti ammissibili<br />

3. gli investimenti finalizzati alla riduzione dei costi di produzione, all’aumento della competitività e al<br />

miglioramento della qualità, alla tutela dell’ambiente naturale e al risparmio energetico;<br />

4. gli investimenti volti a favorire la valorizzazione di materiale da riproduzione e materiale di<br />

propagazione;


• florovivaismo<br />

Tipologia Specie Produzione<br />

1998 in serra<br />

Produzione 1998<br />

in campo<br />

Da foglia Felci 81560 1000<br />

Ficus 144300 1500<br />

Palme 3930 195000<br />

Pothos 68820<br />

Da fiore Azalea 168500 42000<br />

Begonia 180200<br />

Bouganville 76720 22000<br />

Camelia 65200 94000<br />

Ciclamino 588000 100000<br />

Crisantemo 112900 132000<br />

Gardenia 116800 15000<br />

Geranio 11165000<br />

Impatiens 1123000<br />

Poinsettia 1013000 2500<br />

Saintpaulia 931500 300000<br />

Kalanchoe 194500<br />

Piante grasse 4660000 150000<br />

N° imprese operanti<br />

nella distribuzione di<br />

prodotti floricoli nel<br />

<strong>Lazio</strong> 1994<br />

Produzione lorda<br />

vendibile 1997<br />

Milioni di lire<br />

Indice prezzi Base<br />

1999<br />

anno 1997<br />

Indice prezzi Base<br />

1999<br />

anno 1998<br />

investimenti <strong>con</strong><br />

incremento<br />

produzione<br />

181300<br />

100,61<br />

110,3<br />

aumento capacità<br />

produttiva<br />

550 fiorai<br />

600 ambulanti<br />

Gardencenter 30<br />

G. distrib. 35<br />

Produttori 50<br />

si<br />

nei limiti delle<br />

nuove produzioni<br />

A. criteri di scelta a livello di LAVORAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

investimenti ammissibili<br />

4. gli investimenti volti a migliorare o razionalizzare i circuiti di commercializzazione, applicare nuove<br />

tecnologie, favorire investimenti innovativi;<br />

5. tutti gli investimenti volti a migliorare e <strong>con</strong>trollare la qualità e a migliorare la presentazione e il<br />

<strong>con</strong>fezionamento dei prodotti;<br />

6. tutti gli investimenti volti alla riorganizzazione e alla razionalizzazione delle strutture di<br />

commercializzazione all’ingrosso esistenti;<br />

investimenti non ammissibili<br />

1. tutti gli investimenti a livello di commercio al dettaglio;<br />

2. tutti gli investimenti per la commercializzazione o la lavorazione di prodotti provenienti da paesi<br />

terzi.<br />

La <strong>Regione</strong> ritiene, sulla base della situazione di mercato di cui alla valutazione degli sbocchi, che<br />

per queste nuove capacità di produzione vi siano sufficienti sbocchi di mercato.


All. n. 8.5 Sbocchi mercato lattiero - caseario<br />

SBOCCHI DI MERCATO NEL SETTORE<br />

LATTIERO-CASEARIO<br />

Premessa<br />

La definizione degli sbocchi di mercato è rappresentata da uno studio, riportato di seguito per<br />

sommi capi, elaborato sulla base di dati ed indagini già in possesso dei servizi regionali e da una<br />

tabella di sintesi che presenta i dati del momento produttivo, dell’andamento dei prezzi, della<br />

variazione dei <strong>con</strong>sumi relativi agli anni più recenti e dall’indicazione della possibilità o meno di<br />

ammettere a finanziamento incrementi di produzione.<br />

La tabella riportata anche nelle misure I.1 e l.4 precede l’elenco delle tipologie di investimenti<br />

ammissibili.<br />

L'importanza e<strong>con</strong>omica del comparto<br />

In base ai dati riportati dall'Ismea in un'indagine sul sistema agro-industriale nel <strong>Lazio</strong> (Ismea,<br />

Rapporto statistico-e<strong>con</strong>omico 1994 sul sistema agro industriale del <strong>Lazio</strong>, 1994, pag. 149), nel<br />

1994, le principali regioni fornitrici di latte sono la Lombardia (36%), l'Emilia Romagna (15%) e il<br />

Veneto (11%). Il <strong>Lazio</strong> si colloca al quinto posto tra le regioni italiane per la produzione di latte<br />

bovino (5%) e al terzo (11%) per la produzione di quello ovi-caprino. Tra il 1989 ed il 1994, la PLV<br />

latte del <strong>Lazio</strong> ha rappresentato in media il 6% circa della PLV latte nazionale.<br />

Indicatori di sintesi della filiera lattiero casearia (annate varie)<br />

Indicatore<br />

Unità di Valore<br />

misura<br />

Comparto zootecnico<br />

PLV del latte a prezzi correnti (1994, ISTAT) Mln di lire 381.905<br />

Allevamenti bovini da latte <strong>con</strong> <strong>con</strong>segne (1997/’98, AIMA) N. 6.620<br />

Vacche da latte (1997/’98, AIMA) N. 106.175<br />

Bufalini (1998, Camera di Commercio) N. 22.018<br />

Aziende <strong>con</strong> allevamenti ovini - pecore (1996, <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>) N. 2.526<br />

Pecore (1996, <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>) N. 599.399<br />

Aziende <strong>con</strong> allevamenti caprini - capre (1990, ISTAT) N. 5.746<br />

Capre (1998, Camera di Commercio) N. 34.826<br />

Aziende che hanno beneficiato del premio ovi-caprini (1998, N. 4.775<br />

<strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>)<br />

Latte prodotto vaccino (1997/’98, <strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>) Q.li 4.474.403<br />

Trasformazione<br />

Imprese (1991, ISTAT) N. 98<br />

Addetti (1991, ISTAT) N. 3.005<br />

Produzione industriale di latte alimentare (1994, ISTAT) Q.li 2.639.474<br />

Produzione industriale di burro e formaggi (1994, ISTAT) Q.li 493.017<br />

Tasso di copertura prodotti lattiero-caseari (1996, ISTAT) % 43,9<br />

Tasso di copertura di altri prodotti zootecnici* (1996, ISTAT) % 0,06<br />

L'eccessiva frammentazione produttiva e distributiva dell’offerta sono caratteristiche che il settore<br />

lattiero-caseario laziale <strong>con</strong>divide <strong>con</strong> quello nazionale. Il comparto regionale si caratterizza per<br />

l'esistenza di zone, come il basso <strong>Lazio</strong>, in cui il settore soffre di una grave carenza di competenze<br />

manageriali, della mancanza di e<strong>con</strong>omicità della gestione e dell’assenza di qualsiasi tipo di<br />

strategia commerciale.


La PLV latte nel <strong>Lazio</strong>, in base a dati provvisori forniti dall'ISTAT, rappresenta nel 1995 il 12,2%<br />

della PLV agricola totale regionale. In ambito nazionale questa regione assume una discreta<br />

importanza come produttrice di latte: nel 1994, infatti, l'incidenza della PLV regionale sul totale<br />

Italia è pari al 4,8%, per quel che riguarda il latte di vacca e di bufala, mentre la produzione di latte<br />

ovi-caprino regionale ammonta all'11,2% di quella nazionale .<br />

Dopo il 1991 la PLV latte si riduce (a prezzi costanti) sia a livello regionale che nazionale, ma la<br />

flessione produttiva nel <strong>Lazio</strong> (-14,9%) appare decisamente più accentuata rispetto a quella media<br />

italiana (-4,3%).<br />

In base a stime Ismea relative al 1994 la PLV per questo tipo di latte sarebbe stata nel 1994 pari a<br />

42 miliardi, l'incidenza sulla PLV nazionale sarebbe invece del 16%. Si tratta dunque di un<br />

segmento abbastanza importante nella produzione di latte regionale.<br />

La zootecnia da latte: la struttura aziendale e delle aree di produzione.<br />

In base ai dati dell'ultimo censimento ISTAT, il 12,7% delle aziende agricole presenti nel <strong>Lazio</strong><br />

include un allevamento bovino. Nel caso di Frosinone e Rieti la percentuale di aziende che allevano<br />

bovini sale al 23,5% e al 14,5%, rispettivamente. Più del 50% degli allevamenti bovini regionali<br />

sono, almeno parzialmente, destinati alla produzione di latte. Le province in cui l'incidenza degli<br />

allevamenti bovini da latte su quelli totali é maggiore sono Latina e Frosinone, seguite nell'ordine<br />

da Viterbo, Roma e Rieti.<br />

Nella regione, l'11,5% delle aziende agricole possiede un allevamento ovino, mentre solo il 3,1%<br />

delle unità produttive alleva caprini. In entrambi i casi, si tratta prevalentemente di allevamenti<br />

destinati alla produzione di latte. Non sempre la situazione media regionale é indicativa di quanto<br />

accade a livello provinciale. Frosinone, ad esempio, si colloca di gran lunga al di sopra della media<br />

regionale per quel che riguarda la presenza di allevamenti ovi-caprini. Tuttavia, se si guarda alla<br />

percentuale degli allevamenti di ovi-caprini dediti alla produzione di latte, c'é una grande<br />

omogeneità tra le diverse province.<br />

In <strong>con</strong>clusione la numerosità degli allevamenti da latte suggerisce una importanza non trascurabile<br />

del comparto della zootecnia da latte nell'ambito del tessuto produttivo agricolo regionale.


Tab. 3 -<br />

Aziende agricole, numerosità degli allevamenti zootecnici e incidenza<br />

percentuale delle aziende <strong>con</strong> allevamenti rispetto al totale delle aziende<br />

e degli allevamenti da latte sul totale degli allevamenti per provincia nel<br />

<strong>Lazio</strong> (n.; %; 1990)<br />

Aziende<br />

agricole<br />

Allevamenti totali Allevamenti da latte<br />

n. n. % n. %<br />

Bovini<br />

Viterbo 35.008 1580 4,51 791 50,06<br />

Rieti 19.198 2783 14,50 896 32,20<br />

Roma 54.835 3566 6,50 1.565 43,89<br />

Latina 31.140 3983 12,79 2.936 73,71<br />

Frosinone 54.323 12766 23,50 6.775 53,07<br />

<strong>Lazio</strong> 194.504 24678 12,69 12963 52,53<br />

Ovini<br />

Viterbo 35.008 2185 6,24 2162 98,95<br />

Rieti 19.198 2748 14,31 2710 98,62<br />

Roma 54.835 2502 4,56 2.463 98,44<br />

Latina 31.140 1374 4,41 1.354 98,54<br />

Frosinone 54.323 11576 21,31 11.434 98,77<br />

<strong>Lazio</strong> 194.504 20385 10,48 20123 98,71<br />

Caprini<br />

Viterbo 35.008 421 1,20 409 97,15<br />

Rieti 19.198 520 2,71 493 94,81<br />

Roma 54.835 750 1,37 718 95,73<br />

Latina 31.140 1091 3,50 999 91,57<br />

Frosinone 54.323 3244 5,97 3.127 96,39<br />

<strong>Lazio</strong> 194.504 6026 3,10 5746 95,35<br />

Fonte: elaborazioni ARSIAL su dati ISTAT (1993)<br />

L'incidenza sul totale nazionale della dotazione regionale di pecore è pari, nel 1993, al 13%. La<br />

quota sul totale Italia in termini di <strong>con</strong>sistenza di vacche da latte ammonta invece al 6%, una cifra<br />

ragguardevole che però non regge il <strong>con</strong>fronto <strong>con</strong> regioni quali la Lombardia (39%) e l'Emilia<br />

Romagna (19%)<br />

Si noti, inoltre, che il patrimonio bufalino regionale, che risulta <strong>con</strong>centrato per il 96,76% nelle due<br />

sole province di Latina e Frosinone, rappresenta il 17,54% del totale nazionale per questa categoria<br />

di bestiame.


Numero medio di capi per azienda <strong>con</strong> allevamenti da latte e zootecnici<br />

per provincia, <strong>Lazio</strong> e Italia (n.; 1982; 1990)<br />

Specie di Allevamenti da latte Tipo di Allevamenti<br />

zootecnici<br />

bestiame 1982 1990 allevamento 1982 1990<br />

Viterbo<br />

Vacche da<br />

9,8 17,6 Bovini e 20,1 27,0<br />

latte<br />

bufalini<br />

Pecore 106,4 118,0 Ovini 120,6 130,8<br />

Capre 9,2 11,2 Caprini 9,3 12,3<br />

Rieti<br />

Vacche da<br />

5,6 9,6 Bovini e 8,7 12,3<br />

latte<br />

bufalini<br />

Pecore 45,4 32,4 Ovini 49,6 36,4<br />

Capre 9,0 8,9 Caprini 9,6 9,4<br />

Roma<br />

Vacche da<br />

14,0 21,6 Bovini e 24,0 28,6<br />

latte<br />

bufalini<br />

Pecore 114,5 104,8 Ovini 116,1 133,2<br />

Capre 16,0 13,4 Caprini 14,7 14,7<br />

Latina<br />

Vacche da<br />

7,8 14,3 Bovini e 14,2 22,7<br />

latte<br />

bufalini<br />

Pecore 28,3 31,5 Ovini 31,7 33,0<br />

Capre 9,8 11,6 Caprini 10,2 11,7<br />

Frosinone<br />

Vacche da<br />

2,5 4,1 Bovini e 4,0 5,7<br />

latte<br />

bufalini<br />

Pecore 8,8 9,2 Ovini 9,8 10,0<br />

Capre 4,7 5,0 Caprini 5,0 5,3<br />

<strong>Lazio</strong><br />

Vacche da<br />

5,7 9,7 Bovini e 10,1 13,9<br />

latte<br />

bufalini<br />

Pecore 37,5 37,2 Ovini 41,9 43,2<br />

Capre 7,3 8,0 Caprini 7,7 8,5<br />

Italia<br />

Vacche da<br />

7,9 12,8 Bovini e 17,4 24,3<br />

latte<br />

bufalini<br />

Pecore 33,9 47,8 Ovini 38,7 54,9<br />

Capre 8,3 13,1 Caprini 9,1 14,3<br />

Fonte: Elaborazioni ARSIAL su dati ISTAT (1993)<br />

Il generalizzato aumento delle dimensioni medie in termini di capi cui si è assistito, per quel che<br />

riguarda il segmento dei bovini da latte, va ricollegato principalmente ad una accentuata <strong>con</strong>trazione<br />

nella numerosità degli allevamenti, a fronte di un incremento nella dotazione regionale di vacche da<br />

latte .


In <strong>con</strong>clusione, la generalizzata diminuzione del numero di aziende e l'aumento del numero di capi,<br />

per quel che riguarda il comparto delle vacche da latte, fanno pensare ad un processo di<br />

ristrutturazione in atto. Infatti, anche se la dimensione media regionale per azienda rimane inferiore<br />

alla media nazionale, nelle province di Roma, Viterbo e Latina le dimensioni medie degli<br />

allevamenti bovini da latte la superano.<br />

I dati del censimento, pur rappresentando la principale fonte di informazioni sugli allevamenti<br />

attualmente disponibile, non <strong>con</strong>sentono di ricostruire i cambiamenti che hanno recentemente<br />

interessato la zootecnia da latte. A riguardo, tuttavia, altre fonti fornis<strong>con</strong>o informazioni utili, anche<br />

se non direttamente comparabili <strong>con</strong> i dati ISTAT. In base a dati UNALAT (Annuario Latte, 1997)<br />

nel 1995/96 gli allevamenti bovini da latte nel <strong>Lazio</strong> erano 6.925, il 7% del totale nazionale. Il<br />

numero di imprese in produzione, inoltre, sarebbe diminuito del 2% rispetto alla campagna<br />

precedente, a fronte di una diminuzione che a livello nazionale si attesta sul 5,3%. Al calo del<br />

numero di stalle si <strong>con</strong>trappone un aumento della produzione media per azienda che è pari al 2,6% a<br />

livello regionale e all'8,2% a livello nazionale. In sostanza la tendenza nel <strong>Lazio</strong> alla <strong>con</strong>centrazione<br />

degli allevamenti, già evidenziata dall'analisi dei dati censuari, sembra persistere anche in anni più<br />

recenti. Tale tendenza è, inoltre, in linea <strong>con</strong> quanto sta accadendo a livello nazionale.<br />

L'analisi della variazione della distribuzione degli allevamenti bovini da latte per classi di ampiezza<br />

intervenuta tra il 1988/89 ed il 1995/96 (<strong>con</strong>dotta dall'Osservatorio Latte suddividendo le imprese in<br />

base alla produzione di latte in nove classe dimensionali) evidenzia più chiaramente i tratti<br />

essenziali del processo di <strong>con</strong>centrazione in atto in Italia e nel <strong>Lazio</strong>.<br />

Per il <strong>Lazio</strong> il tasso di variazione del numero di aziende passa dal -58,2% della classe dimensionale<br />

più piccola, al 50% della classe maggiore. Il passaggio dei tassi di crescita da positivi a negativi si<br />

verifica per una produzione di 200 tonnellate per azienda. Un analogo andamento lo si registra a<br />

livello nazionale.<br />

Distribuzione e variazione percentuale del numero di allevamenti bovini da latte per<br />

classe di dimensione nel <strong>Lazio</strong> e in Italia (n.; t.; %; 1995-’96; 1995-’96 / 1988-’89)<br />

da t.<br />

a t.<br />

0,1<br />

10,0<br />

<strong>Lazio</strong> 1.46<br />

7<br />

10,1<br />

20,0<br />

1.35<br />

8<br />

20,1<br />

50,0<br />

50,1<br />

100,0<br />

100,1<br />

200,0<br />

200,1<br />

500,0<br />

500,1<br />

1000,0<br />

1000,1<br />

2000,0<br />

0ltre<br />

2000<br />

Totale<br />

1.895 1.111 686 288 82 29 9 6.925<br />

var. % -58,2 -56,8 -45,2 -34,5 -6,5 7,1 10,8 45,0 50,0 -46,3<br />

Italia 21.4<br />

96<br />

18.0<br />

53<br />

22.372 14.227 11.037 8.376 2.925 1.104 214 99.804<br />

var. % -61,4 -50,0 -46,4 -39,1 -21,4 6,0 39,5 73,3 76,9 -45,1<br />

Fonte: Elaborazioni Osservatorio Latte su dati UNALAT<br />

Con tutta probabilità la logica <strong>con</strong> cui vengono gestiti gran parte degli allevamenti laziali è quella<br />

dell'“azienda-famiglia”, definita come quella realtà in cui si verifica «coincidenza fra unità di<br />

produzione (azienda) e unità di <strong>con</strong>sumo e di allocazione della risorsa lavoro (famiglia)» (Corsi,<br />

1990). Infatti, tra le aziende <strong>con</strong> allevamenti la forma di <strong>con</strong>duzione prevalente, sia a livello<br />

regionale che provinciale, è, in base ai dati dell'ultimo censimento ISTAT, quella diretta del<br />

coltivatore (tab. 9). La percentuale di allevamenti a <strong>con</strong>duzione diretta del coltivatore varia tra il<br />

95,6% ed il 99,7%, a se<strong>con</strong>da delle province e della specie di bestiame allevata. La maggior parte<br />

delle aziende appartenenti a questa categoria, inoltre, utilizza solo manodopera familiare, mentre<br />

risulta generalmente bassissima (al di sotto del 2%) la percentuale di allevamenti in cui prevale l'uso<br />

di manodopera extra-familiare.


Il numero delle aziende che possiedono impianti di trasformazione è molto basso in tutte le<br />

province. Ciò non sorprende: si intuisce infatti dall'analisi svolta che la gran parte degli allevamenti<br />

ha una dimensione in termini di capi tale da non rendere e<strong>con</strong>omica la scelta di svolgere all'interno<br />

dell'azienda questa fase del processo produttivo.<br />

Aziende che utilizzano impianti per il trattamento e/o la<br />

trasformazione del latte e rispettiva capacità lavorativa per provincia<br />

(n.; ettolitri; 1990)<br />

Refrigerazione e/o Trasformazione<br />

trattamento<br />

Totale n. Capacità n. Capacità lavorativa<br />

lavorativa<br />

Viterbo 838 829 1.071.238 14 11.782<br />

Rieti 522 450 335.388 78 12.456<br />

Roma 1.196 1.172 5.938.708 42 881.978<br />

Latina 2.174 2.157 2.617.020 26 26.441<br />

Frosinone 2.689 2.663 1.355.821 28 11.729<br />

<strong>Lazio</strong> 7.419 7.271 11.318.175 188 944.386<br />

Fonte: Elaborazioni INEA su dati ISTAT (1993)<br />

Ovi-caprini<br />

In base ai dati del censimento il 60,2% dei capi hanno come destinazione produttiva la produzione<br />

di latte, solo il 6% quella di carne ed il rimanente 33,8% sono capi utilizzabili per entrambe le<br />

destinazioni. Inoltre, il patrimonio ovino risulta composto per l'88,8% di agnelli di tipo leggero<br />

(agnelli da latte) e per l'11,2% di agnelli di tipo pesante (agnelli da carne). Inoltre, il 44% delle<br />

pecore sono di razza sarda ed il 23,6% di razza comisana. Gli incroci rappresentano una percentuale<br />

abbastanza <strong>con</strong>sistente del totale (12,7%). Scarsamente rappresentata, infine, risulta la razza<br />

sopravvissana (2,1%), razza, una volta molto più diffusa nel <strong>Lazio</strong>, che si caratterizza per l'elevato<br />

livello qualitativo del latte prodotto.<br />

Sempre in base a questa indagine inoltre solo il 25% delle aziende ovicaprine, cui afferisce il<br />

28,3%, dei capi risulta ubicata in pianura. Gli allevamenti di collina sono il 38,10%, <strong>con</strong> una<br />

percentuale in termini di capi del 33,5%, mentre quelli di montagna raggiungono il 36,9% <strong>con</strong><br />

un'incidenza ancora maggiore in termini di capi (38,1%). Il 5, 3% delle aziende effettuano la<br />

transumanza. La percentuale di <strong>con</strong>duttori <strong>con</strong> età superiore ai 55 anni, infine, risulta<br />

particolarmente elevata.<br />

Il censimento ha rivelato inoltre che, tra gli allevamenti laziali <strong>con</strong> più di 10 capi, quasi il 30% non<br />

dispone di energia elettrica, circa il 25% non include ricoveri per animali e il 68% non ha un<br />

impianto di refrigerazione. Solo il 9% delle aziende ha un impianto per la mungitura meccanica .<br />

In sostanza, in base a questi dati, la strada verso l'adeguamento delle strutture alla direttiva<br />

comunitaria 46/92 è per molte strutture produttive di questo comparto ancora lunga.<br />

Caratteristiche dell’impresa di trasformazione lattiero-casearia.<br />

In base ai dati dell'ultimo censimento ISTAT l'incidenza regionale sul totale nazionale è del 2,9% in<br />

termini di imprese e del 7,8% in termini di addetti. Nel 1991, inoltre, le imprese di trasformazione<br />

localizzate nel <strong>Lazio</strong> sono 98.<br />

In base ai dati finora presentati, sembra plausibile l'ipotesi di una ristrutturazione in atto nel settore<br />

che avrebbe determinato, in alcune province, un aumento delle dimensioni medie delle imprese.


All'epoca del censimento del 1991 la maggior parte delle imprese laziali (87%) sono a diffusione<br />

comunale. Si <strong>con</strong>sideri, inoltre, che, in tutto il <strong>Lazio</strong>, sono presenti solo 6 imprese a diffusione<br />

regionale e 3 a diffusione nazionale<br />

Il 70% delle imprese laziali è rappresentato da società, mentre le ditte individuali sono solo il 26,5%<br />

del totale. Nell'ambito delle società prevalgono quelle a responsabilità limitata (31), le società in<br />

nome collettivo (11) e quelle in accomandita (9). Sono inoltre presenti nella regione sia le società<br />

per azioni che le cooperative, entrambe in numero di otto. La società è la forma giuridica prevalente<br />

anche a livello di singola provincia. La forma più diffusa di società è rappresentata, anche a livello<br />

provinciale, da quella a responsabilità limitata.<br />

Per quel che riguarda le cooperative va sottolineato che un'indagine effettuata dall'Arsial (Arsial,<br />

1996) ha rivelato una forte presenza cooperativa tra i produttori laziali di latte alimentare. Basti<br />

pensare che le cooperative raccolgono il 75% del totale delle quote latte prodotte ed utilizzate nella<br />

regione. Nella fase di trasformazione, tuttavia, il peso delle cooperative è risultato meno rilevante,<br />

mentre assumono un peso preponderante le aziende private. L'inadeguatezza del tessuto cooperativo<br />

laziale a gestire la trasformazione e la vendita del prodotto finito potrebbe essere dovuto a carenze<br />

strutturali e organizzative. Ad ogni modo l'analisi effettuata dall'Arsial (alla quale rimandiamo per<br />

ulteriori dettagli) sulle maggiori cooperative di trasformazione ha bene evidenziato i punti di<br />

debolezza e le potenzialità di sviluppo delle strutture produttive esaminate.<br />

Caratteristiche dei canali di commercializzazione.<br />

I dati disponibili derivano per lo più da indagini campionarie. Si fa qui riferimento ad un indagine<br />

<strong>con</strong>dotta dall'Ismea (1995) su di un campione di 51 imprese lattiero casearie distribuite per<br />

provincia .<br />

In base all'indagine campionaria <strong>con</strong>dotta dall'Ismea, la commercializzazione di prodotti lattierocaseari<br />

nel 1994 sarebbe avvenuta per il 98% <strong>con</strong> marca propria, per l'1,3% senza marchio e solo<br />

per lo 0,5% <strong>con</strong> marchio del distributore. Benché l'87,5% delle aziende analizzate provveda, almeno<br />

parzialmente, al trasporto della merce <strong>con</strong> mezzi propri, solo il 60,8% dispone di una rete di<br />

vendita. Le produzioni ottenute vengono vendute per il 94% sul mercato interno e solo per il 6%<br />

all'estero. Il 60,8% delle imprese smercia più dell'81% dei prodotti ottenuti in ambito regionale. Il<br />

23,6% delle imprese realizzano vendite nelle altre regioni del Centro-Nord, mentre solo il 15,7%<br />

delle aziende ha tra i propri mercati di sbocco il Sud ed il Nord Italia.<br />

L'analisi dei canali di vendita <strong>con</strong>dotta dall'Ismea ha interessato 6 prodotti e precisamente: il latte<br />

pastorizzato, il latte uht, i formaggi freschi, i formaggi a pasta semidura, i formaggi a pasta dura e il<br />

burro. Mentre nel caso del latte il canale maggiormente utilizzato è risultato quello diretto industriadettagliante,<br />

per i formaggi assumono una rilevanza maggiore sia gli operatori all'ingrosso che la<br />

grande distribuzione.<br />

I canali di vendita utilizzati dalle imprese quindi variano da prodotto a prodotto.<br />

In base all'indagine Ismea le esportazioni laziali nel 1994 sono composte per il 48,5% di formaggi<br />

freschi, per il 43,1% di formaggi a pasta dura e per il 6% di formaggi a pasta semidura. La<br />

rimanente quota Ë costituita da formaggi a pasta molle e panna. I principali paesi di destinazione<br />

sono: la Francia (31,9%), “altri paesi europei” (48%) e gli Stati Uniti (19,5%) nel caso dei formaggi<br />

freschi; la Francia (50%), la Germania (4,7%) e gli altri paesi europei (29%) per i formaggi a pasta<br />

semidura; gli Stati Uniti (97%) per i formaggi a pasta dura. Per tutti i prodotti <strong>con</strong>siderati le<br />

esportazioni vengono per lo più collocate servendosi di grossisti esteri esportatori. Alcune delle<br />

aziende che operano nel segmento dei formaggi freschi fanno ricorso, tuttavia, a grossisti italiani<br />

esportatori.


Si noti, infine, che nella campagna 1995/96 operano nel <strong>Lazio</strong> ben nove associazioni di produttori<br />

(APL). La loro dimensione media espressa in tonnellate di latte commercializzato dalle imprese che<br />

le costituis<strong>con</strong>o è pari a 53 mila tonnellate. In sostanza le APL laziali presentano delle dimensioni<br />

medie ancora troppo basse per potere essere in grado di <strong>con</strong>centrare l'offerta di latte dei produttori<br />

agricoli in maniera adeguata alle esigenze di mercato.<br />

I principali prodotti ottenuti<br />

La produzione regionale di latte bovino è stata caratterizzata da una tendenza alla diminuzione<br />

quantitativa. Tra il 1993 ed il 1994 la flessione in termini di quantitativi prodotti è stata per questo<br />

tipo di latte del -7,4<br />

L'incidenza regionale sul totale nazionale è in media del 5,59%. Questo dato è la sintesi di<br />

situazioni abbastanza differenziate in relazione alle diverse tipologie di latte. Infatti, mentre la<br />

produzione di latte ovi-caprino pesa in media sul totale nazionale per l'11,97%, il <strong>con</strong>tributo medio<br />

del latte bovino è solo del 5,21%.<br />

La produzione laziale di latte nel 1995 ammontava, in base ad un indagine estimativa <strong>con</strong>dotta<br />

dall'ISTAT, a 6.489 migliaia di quintali, di cui più dell'81%, pari a 5307 migliaia di quintali, sono<br />

costituiti da latte di vacca. La produzione regionale di questo tipo di latte sarebbe dunque in crescita<br />

rispetto all'anno precedente.<br />

La produzione di latte alimentare da parte dell'industria lattiero-casearia laziale rappresenta in<br />

media il 9,21% del totale nazionale Nel complesso la produzione regionale di latte alimentare<br />

rimane grosso modo stabile fino al 1993. I dati relativi ai singoli aggregati indicano una tendenza<br />

alla crescita dei quantitativi prodotti per quel che riguarda il latte parzialmente scremato e il latte<br />

scremato, a partire dal 1990, probabilmente legata ad un cambiamento nella composizione dei<br />

<strong>con</strong>sumi di latte alimentare. Nel 1994 tuttavia la produzione di latte intero diminuisce in maniera<br />

<strong>con</strong>sistente, sia in termini assoluti, che relativi al totale nazionale. Nello stesso anno, inoltre, si<br />

registra una flessione nei quantitativi prodotti anche per quel che riguarda il latte parzialmente<br />

scremato. Tale circostanza si ricollega alla caduta nei quantitativi di latte raccolto verificatasi nel<br />

1994 .<br />

La produzione laziale di burro e formaggi, in termini quantitativi, incide in media per il 4,95% sul<br />

totale nazionale.<br />

L'unica eccezione è rappresentata dal segmento dei formaggi a pasta semidura, che a partire dal<br />

1991 fa registrare una non trascurabile flessione dei volumi produttivi. Va sottolineato infine che tra<br />

il 1993 ed il 1994 la produzione di formaggi a pasta dura è cresciuta dell'11,8%. In <strong>con</strong>clusione le<br />

produzioni lattiero-casearie laziali, almeno in termini quantitativi, appaiono in netta ripresa.<br />

Tra le produzioni tipiche laziali vanno ricordate la caciotta ed il pecorino romano. In base ai dati<br />

riportati dall'Ismea la produzione di pecorino romano nel 1994 sarebbe stata di 36.100 tonnellate,<br />

di cui circa 30.000 provenienti dalla Sardegna.<br />

Il <strong>Lazio</strong>, per potere sfruttare appieno le potenzialità di questa produzione, dovrà necessariamente<br />

compiere uno sforzo nella direzione del rafforzamento dell'immagine del pecorino romano, non solo<br />

in Italia, ma anche all'estero. A questo scopo potrebbe rivelarsi utile la creazione di <strong>con</strong>sorzi per la<br />

tutela della tipicità delle produzioni lattiero-casearie laziali.<br />

Non sono comunque mancati negli ultimi anni dei segnali di rafforzamento di alcune produzioni<br />

tipiche laziali. Tali segnali provengono dall'andamento dei prezzi oltre che del pecorino romano di<br />

quelli della caciotta. In particolare il prezzo della caciotta prodotta <strong>con</strong> latte ovino è passato dalle<br />

8.000 L/kg del 1992 alle 10.000 dei primi nove mesi del 1995. Tendenze positive si rilevano inoltre


anche sul fronte della domanda di questa tipologia di formaggio, in particolare per i formaggi<br />

freschi ovicaprini per i quali è previsto un aumento della capacità di produzione. Il prezzo del<br />

pecorino romano, d'altro canto, è salito del 13,7% tra il 1993 ed il 1994, passando da 9.000 L/kg a<br />

10.800 L/kg. Questa tendenza al rialzo ha caratterizzato anche i primi mesi del 1995. Inoltre sia nel<br />

1993 che nel 1994 l'indice dei prezzi del pecorino (ottenuto come media degli indici relativi alla<br />

varietà sarda e a quella romana) ha assunto un valore più alto dell'indice dei prezzi alla produzione<br />

del comparto lattiero caseario nel suo complesso. In sintesi l'andamento dei prezzi di questo<br />

prodotto farebbe pensare ad un <strong>con</strong>sumo senz'altro non in crisi. Negli ultimi anni tuttavia è emerso<br />

un fenomeno di cui sarebbe opportuno investigare le cause. Si tratta di una tendenza, manifestatasi a<br />

partire dal 1993, alla diminuzione della domanda di pecorino durante i periodi estivi (Ismea, 1995).<br />

Un'altra produzione che sembra assumere un certo rilievo in alcune zone delle province di<br />

Frosinone (Valle dell'Amaseno) e di Latina è quella della mozzarella di bufala (Unione Regionale<br />

delle Camere di Commercio, Aspetti e Problemi della Filiera Agro Alimentare nel <strong>Lazio</strong>: Filiera<br />

Lattiero Casearia, 1996). Parte di queste aree rientrano nel comprensorio del Consorzio per la<br />

Tutela della Mozzarella di Bufala Campana. Benchè non vi siano molti dati ufficiali per queste<br />

prodotti, la regione ritiene, sulla base delle indicazioni del mercato, che vi siano sufficienti margini<br />

per aumentare la capacità di produzione.<br />

Un’indagine effettuata dalla regione <strong>Lazio</strong> nel 1995 (<strong>Regione</strong> <strong>Lazio</strong>, 1996) ha, inoltre, rilevato la<br />

presenza, nelle zone rurali del <strong>Lazio</strong>, di una serie di produzioni lattiero casearie suscettibili di<br />

valorizzazione attraverso l’ottenimento del ri<strong>con</strong>oscimento di Dop o Ipg (Reg. CEE, 2081/92).


FATTORI CRITICI DI SUCCESSO<br />

PUNTI DI FORZA<br />

• Forte rilevanza del patrimonio bufalino e<br />

di quello ovino laziali nel <strong>con</strong>testo<br />

nazionale<br />

• Tendenza verso un aumento delle<br />

dimensioni degli allevamenti bovini e<br />

ovini in alcune provincie<br />

• Elevata partecipazione del <strong>Lazio</strong> alla<br />

produzione industriale di latte nazionale<br />

• Ri<strong>con</strong>oscimento di due DOP (pecorino<br />

romano e mozzarella di bufala campana)<br />

• Esistenza di numerose produzioni<br />

suscettibili di valorizzazione tramite<br />

l’ottenimento del DOP o dell’IGP<br />

• Vicinanza geografica <strong>con</strong> le aree campane<br />

di specializzazione produttiva della<br />

mozzarella di bufala campana e <strong>con</strong> le aree<br />

a forte vocazione turistica<br />

OPPORTUNITÀ<br />

• Ampliamento dei mercati di sbocco della<br />

mozzarella di bufala campana<br />

• Mancanza di un regime di quote latte nel<br />

comparto bufalino<br />

- filiera lattiero-casearia<br />

PUNTI DI DEBOLEZZA<br />

• Polverizzazione degli allevamenti<br />

• Dotazioni tecniche degli allevamenti<br />

ovicaprini insufficienti<br />

• Scarsissima presenza di centri di raccolta<br />

del latte<br />

• Ridotta dimensione delle imprese casearie<br />

• Scarso peso delle cooperative di<br />

trasformazione<br />

• Presenza di un elevato numero di AP nel<br />

comparto bovino di dimensione ridotta in<br />

termini di produzione commercializzata<br />

• Scarsa presenza della grande<br />

distribuzione nella commercializzazione<br />

dei prodotti lattiero-caseari<br />

• Proliferazione di prodotti <strong>con</strong> marchi di<br />

piccole industrie<br />

• Bilancia lattiero-casearia fortemente<br />

deficitaria<br />

RISCHI<br />

• Incapacità di rispondere alla necessità di<br />

adeguamento alle norme igienicosanitarie<br />

degli allevamenti ovicaprini<br />

• Riduzione del <strong>con</strong>sumo di latte e<br />

formaggi nel <strong>Lazio</strong><br />

• Riduzione delle restituzioni alle<br />

esportazioni del pecorino romano


SBOCCHI E CRITERI DI SCELTA DEGLI INVESTIMENTI<br />

• Allevamenti zootecnici per la produzione del latte nei comparti bovini, ovi-caprini e<br />

bufalini;<br />

Titolo 1998 1999 aumento di<br />

capacità<br />

produttiva<br />

Vacche da latte n° 103716<br />

Bufale da latte n° 22018<br />

Pecore e agnelle da latte 643472<br />

Produzione latte di vacca 572302,9<br />

(T)<br />

Produzione latte di e 46894,5<br />

bufala (T)<br />

Produzione latte di pecora 66727,8<br />

(T)<br />

Indice prezzi Base 1999 100,9 100<br />

latte di vacca<br />

Indice prezzi Base 1999 100 100<br />

latte di pecora<br />

Consumi spesa media 13<br />

mensile in migliaia di lire<br />

per famiglia<br />

investimenti che<br />

comportano un<br />

incremento della capacità<br />

produttiva<br />

no<br />

B. criteri di scelta a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

Investimenti ammissibili<br />

2. tutti gli investimenti finalizzati al miglioramento della qualità, all'adeguamento degli impianti alle<br />

norme sanitarie e comunitarie, alla protezione dell'ambiente, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione<br />

ed al risparmio energetico;<br />

Investimenti non ammissibili<br />

2. gli investimenti che implicano un aumento della produzione complessiva di latte bovino, non coperti<br />

dalla relativa quota di produzione.


latte e prodotti lattiero-caseari bovino, bufalino ed ovi-caprino;<br />

Produzione latte di vacca (t) 1998 572302,9<br />

Produzione latte di e bufala (t) 1998 46894,5<br />

Produzione latte di pecora (t)1998 66727,8<br />

Produzione lorda vendibile 1997 milioni lire correnti 470968<br />

Destinazione latte vaccino alimentazione diretta(t) 228000<br />

latte vaccino trasformato (t) 295000<br />

Consumo pro capite 1996 (l) di latte 76,8<br />

Produzione pecorino romano 1997 (t) 28359<br />

Consumo pro capite 1996 (kg) di formaggio 12,8<br />

Dinamica dei <strong>con</strong>sumi pro capite per il latte base 1990 / 98<br />

1996<br />

Dinamica dei <strong>con</strong>sumi pro capite per il formaggio base 111<br />

1990 / 1996<br />

Variazione % delle quantità 1999/1998 acquisto di + 11,7<br />

pecorino romano<br />

Prezzo 1999 lire/kg pecorino romano 9192<br />

Indice dei prezzi alla produzione base 1999 di latte e 1997 1998 1999<br />

derivati<br />

Investimenti che comportano un incremento della<br />

capacità produttiva<br />

107,1 101,7 100<br />

No<br />

I. criteri di scelta a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

Investimenti ammissibili<br />

1. Tutti gli investimenti devono essere finalizzati alla protezione dell'ambiente, al miglioramento<br />

tecnologico, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione, al miglioramento e <strong>con</strong>trollo della qualità, al<br />

risparmio energetico ed al miglioramento delle <strong>con</strong>dizioni igienico sanitarie nazionali e comunitarie;<br />

Investimenti ammissibili a determinate <strong>con</strong>dizioni<br />

Nuovi impianti solo se in sostituzione di impianti esistenti da dismettere, in quanto obsoleti o non più<br />

funzionali;<br />

Investimenti non ammissibili<br />

1. investimenti riguardanti il trattamento termico del latte liquido per la <strong>con</strong>servazione di lunga durata<br />

2. investimenti riguardanti i seguenti prodotti : burro, siero in polvere, latte in polvere, butteroil,<br />

lattosio, caseina e caseinati<br />

3. investimenti riguardanti l’elaborazione di prodotti freschi , <strong>con</strong> esclusione di quelli derivati dal latte<br />

bufalino e ovi-caprino, che comportano un aumento delle capacità produttive<br />

4. Investimenti riguardanti l’elaborazione di formaggi tipici di lunga <strong>con</strong>servazione (tipo formaggio<br />

pecorino romano) e comunque tutti i formaggi che possono rientrare nell’ambito di applicazione<br />

dell’articolo 9 del Reg. CE n.1255/99<br />

5. gli investimenti per la commercializzazione o la trasformazione di prodotti provenienti da Paesi<br />

terzi;<br />

6. gli investimenti a livello di commercio al dettaglio.<br />

L’aumento di produzione dei formaggi freschi ovicaprini e bufalini, è previsto complessivamente<br />

nell’ordine di 3.500 t.


All. n. 8.6 Sbocchi mercato carni<br />

SBOCCHI DI MERCATO NEL SETTORE DELLE CARNI<br />

Premessa<br />

La definizione degli sbocchi di mercato è rappresentata da uno studio, riportato di seguito per<br />

sommi capi, elaborato sulla base di dati ed indagini già in possesso dei servizi regionali e da una<br />

tabella di sintesi che presenta i dati del momento produttivo, dell’andamento dei prezzi, della<br />

variazione dei <strong>con</strong>sumi relativi agli anni più recenti e dall’indicazione della possibilità o meno di<br />

ammettere a finanziamento incrementi di produzione.<br />

La tabella riportata anche nelle misure I.1 e l.4 precede l’elenco delle tipologie di investimenti<br />

ammissibili.<br />

Nel <strong>Lazio</strong> il peso del comparto nell'ambito del settore agricolo è più basso rispetto alla media<br />

nazionale, ma rimane comunque rilevante: la PV del comparto carni è pari nel 1995 a 653.034<br />

milioni di lire, il 19,6% della PV agricola regionale<br />

In termini di PV, il peso sul totale nazionale delle produzioni laziali di carne non è trascurabile. Nel<br />

1995, infatti, il <strong>Lazio</strong> ha prodotto carni per un valore di 653.034 milioni di lire, pari al 4,03% della<br />

PV carne italiana che, nello stesso anno, ammontava a 16.199.396 milioni di lire. Il comparto che<br />

presenta la più alta incidenza sulla PV complessiva regionale è quello bovino (49,85%), seguito dal<br />

segmento relativo al pollame e ai <strong>con</strong>igli (27,87%) e dalle carni suine (14,63%). Un certo rilievo<br />

assumono anche le carni ovine e caprine, che incidono per il 6,36% sulla PV regionale. In valore le<br />

carni equine, pur incidendo sul totale regionale per solo l'1,29%, rappresentano il 9,67% del totale<br />

nazionale per questo comparto. La produzione regionale di carni ovine e caprine rappresenta circa il<br />

10% del totale nazionale. Più <strong>con</strong>tenuto, infine, risulta il <strong>con</strong>tributo in termini di PV degli altri tipi<br />

di carne.<br />

Alcuni indicatori di sintesi della filiera carni (annate varie)<br />

Indicatore Unità di Valore<br />

misura<br />

Comparto zootecnico<br />

PLV di carne (peso vivo; 1995, ISTAT) Mln di lire 653.034<br />

Quantità vendibili di carne (peso vivo; 1994, ISTAT) .000 q.li 1.620<br />

Aziende <strong>con</strong> allevamenti (1990, ISTAT) N. 83.990<br />

Capi allevati (1990, ISTAT)<br />

Bovini e bufalini N. 342.334<br />

di cui: vacche da latte N. 126.391<br />

Ovini N. 880.453<br />

Caprini N. 50.943<br />

Equini N. 30.292<br />

Suini N. 177431<br />

Conigli N. 1.400.718<br />

Avicoli (polli da carne) N. 1.488.481<br />

Trasformazione<br />

Imprese (1991, ISTAT) N. 151<br />

Addetti (1991, ISTAT) N. 3.380<br />

Tasso di copertura di carne e altri prodotti della macellazione % 20<br />

(1996, ISTAT)


In base ai dati dell'ultimo censimento ISTAT, il 43,18% delle aziende agricole laziali include un<br />

allevamento zootecnico. Il dato medio regionale nas<strong>con</strong>de una situazione abbastanza differenziata a<br />

livello delle singole province. A Frosinone e a Rieti gli allevamenti incidono maggiormente sul<br />

tessuto produttivo provinciale; in queste due province, infatti, il 72,99% ed il 53,38% delle aziende<br />

agricole, rispettivamente, alleva almeno una specie di bestiame. Diversa la situazione in provincia<br />

di Roma e Viterbo, dove la numerosità degli allevamenti rispetto al totale delle aziende agricole,<br />

appare molto più ridotta. A Latina sono 11.746 le aziende <strong>con</strong> allevamenti e rappresentano il<br />

37,72% delle imprese presenti sul territorio provinciale. Se si guarda ai dati relativi alla numerosità<br />

degli allevamenti per specie di bestiame il dato che subito colpisce è l'elevata presenza, in provincia<br />

di Frosinone, di quasi tutte le tipologie di allevamenti. Tale dato fa supporre l'esistenza di un tessuto<br />

produttivo frammentato caratterizzato da bassi livelli di specializzazione. Questo sembra essere<br />

vero in una certa misura anche per le altre province laziali. Si noti infine come nella provincia di<br />

Frosinone sia particolarmente elevata l'incidenza di aziende <strong>con</strong> allevamenti di suini, di <strong>con</strong>igli e di<br />

polli da carne sul totale delle aziende <strong>con</strong> allevamenti<br />

Se si presta attenzione alla classificazione delle aziende in base alla dimensione e<strong>con</strong>omica, emerge<br />

che solo l’11% circa delle aziende specializzate in uno dei diversi tipi di allevamento ha un reddito<br />

superiore a 16 UDE, mentre il 62% presenta una dimensione e<strong>con</strong>omica compresa tra 1 e 4 UDE.<br />

In base all'ultimo censimento ISTAT, nel <strong>Lazio</strong>, le imprese di produzione, lavorazione e<br />

<strong>con</strong>servazione di carne e prodotti a base di carne sono 151, pari al 4% del totale nazionale, mentre<br />

gli addetti sono 3.380, costituendo una quota del 6%.<br />

Il 74% delle imprese di produzione, lavorazione e <strong>con</strong>servazione di carne e prodotti a base di carne,<br />

infatti, impiega meno di 9 addetti, anche se, proprio in questo comparto, si individuano numerose<br />

imprese che si collocano tra i primi posti nel <strong>Lazio</strong> per numero di dipendenti e fatturato.<br />

Sempre riguardo alla trasformazione delle carni, si deve sottolineare la debolezza del tessuto<br />

cooperativo, che evidenzia insufficienti livelli di capitalizzazione, un numero ridotto di soci per<br />

cooperativa e bassi livelli di fatturato.<br />

Nel complesso, la filiera carni laziale si caratterizza per una ridotta capacità di sviluppare forme di<br />

integrazione tra i vari segmenti e, quindi, di perseguire obiettivi comuni. Chiaramente, ciò ha effetti<br />

negativi soprattutto sulla possibilità di promuovere politiche della qualità, intesa in senso sia di<br />

tipicità che di raggiungimento di elevati standard qualitativi tramite l’applicazione di sistemi di<br />

certificazione, che coinvolgano tutti gli operatori di filiera e su cui il <strong>Lazio</strong> potrebbe costituire un<br />

valido vantaggio competitivo. A questo proposito, è da ricordare la presenza di razze autoctone<br />

pregiate, quali la Maremmana, nel caso dei bovini, e la Sopravissana, in quello degli ovini, e il fatto<br />

che diverse produzioni laziali a base di carne sono suscettibili di valorizzazione attraverso il<br />

ri<strong>con</strong>oscimento di DOP o IGP (ad es. abbacchio romano, vitellone bianco dell’Appennino). Il<br />

perseguimento di obiettivi comuni, inoltre, implicando una riorganizzazione dei rapporti tra i diversi<br />

segmenti della filiera, porterebbe a una razionalizzazione degli scambi tra la fase produttiva e quella<br />

relativa alla trasformazione, in particolare. La presenza di un numero troppo elevato di intermediari<br />

a questo livello, infatti, spesso si traduce in una erosione del margine di profitto a scapito soprattutto<br />

degli allevatori.<br />

Nel 1995, la quantità vendibile di carne prodotta nel <strong>Lazio</strong> ammonta a 1.620 migliaia di quintali, il<br />

3,21% della produzione totale di carni in Italia. L'incidenza sul totale Italia varia notevolmente a<br />

se<strong>con</strong>da del tipo di carne. La produzione di carne ovi-caprina e di quella equina pesano sul totale<br />

nazionale per il 10,6% ed il 9,5%, rispettivamente, mentre più ridotta è quella delle carni bovine<br />

(4,2%). I comparti meno importanti in termini quantitativi sono quello dei suini (2,2%) e quello<br />

degli avicoli e dei cunicoli (2,8%).<br />

L'analisi degli andamenti produttivi regionali negli ultimi dieci anni rivela una tendenza alla<br />

crescita relativamente a tutti i tipi di carne <strong>con</strong>siderati, a partire dal 1989.


Quantità vendibili per tipo di carne nel <strong>Lazio</strong> (peso vivo; migliaia di quintali; 1985-’95)<br />

Anni Bovini Equini Suini Ovini e Caprini Pollame e <strong>con</strong>igli Totale<br />

1985 618 23 317 86 470 1.513<br />

1986 563 27 310 88 467 1.455<br />

1987 575 26 308 88 482 1.479<br />

1988 579 25 318 85 490 1.497<br />

1989 563 24 320 88 453 1.448<br />

1990 614 23 328 89 456 1.510<br />

1991 526 24 333 87 463 1.433<br />

1992 630 29 343 96 471 1.569<br />

1993 648 29 306 104 471 1.558<br />

1994 640 31 348 99 474 1.592<br />

1995* 661 31 346 102 480 1.620<br />

* Dati provvisori<br />

Fonte: Elaborazioni INEA su dati ISTAT (annate varie)<br />

Il comparto caratterizzato dalla crescita maggiore è quello degli equini (+29%), seguito da quelli dei<br />

bovini (+17%) e degli ovini e caprini (+16%). Una dinamica evolutiva di questo tipo, anche se<br />

meno accentuata, è osservabile negli altri due comparti.<br />

I dati relativi alla macellazione possono essere interpretati come una stima per eccesso delle<br />

quantità vendibili di carne. Il peso morto, infatti, è comprensivo della percentuale di grasso<br />

<strong>con</strong>tenuto nella carcassa degli animali, percentuale che non va inclusa nelle quantità vendibili. Pur<br />

rappresentando solo una stima delle quantità prodotte, questi dati <strong>con</strong>sentono di valutare<br />

l'importanza relativa delle diverse produzioni e il peso assunto dalle diverse province in ambito<br />

regionale.<br />

In termini quantitativi, la produzione più importante è quella di carni suine, seguita da quelle bovine<br />

e bufaline. Rispetto al totale nazionale, le quantità macellate nel <strong>Lazio</strong> assumono un peso rilevante<br />

solo riguardo agli ovi-caprini (13,63%). Va inoltre sottolineato che la maggior parte della<br />

produzione laziale di carni ovi-caprine sembra provenire dalla provincia di Viterbo. Particolarmente<br />

elevato, invece, appare il peso del capoluogo per la macellazione di carni suine ed equine. I dati<br />

relativi alla macellazione di bovini e bufalini indicano l'esistenza di un maggiore equilibrio in<br />

termini di quantità macellate tra le diverse province laziali, a dispetto delle differenze<br />

interprovinciali in termini di struttura degli allevamenti e <strong>con</strong>sistenza del bestiame.<br />

Macellazione per specie animale e per provincia e <strong>Lazio</strong> (peso morto; q.li; %; 1993)<br />

Bovini e Bufalini Suini Ovini e Caprini Equini<br />

Viterbo/<strong>Lazio</strong> 13,73 3,75 81,28 4,08<br />

Rieti/<strong>Lazio</strong> 16,95 8,99 5,70 0,53<br />

Roma/<strong>Lazio</strong> 22,45 67,99 9,83 91,90<br />

Latina/<strong>Lazio</strong> 24,77 11,91 0,69 0,99<br />

Frosinone/<strong>Lazio</strong> 22,10 7,36 2,50 2,49<br />

Totale <strong>Lazio</strong> 208.371 522.673 110.156 16.329<br />

% <strong>Lazio</strong>/Italia 1,75 3,81 13,63 2,71<br />

Fonte: Elaborazioni INEA su dati ISTAT (1994)


Benché i produttori laziali possano <strong>con</strong>tare su un ampio bacino di domanda, rappresentato<br />

soprattutto dal capoluogo regionale, per la collocazione dei propri prodotti, in questi ultimi anni gli<br />

stessi si stanno <strong>con</strong>frontando <strong>con</strong> una tendenza alla riduzione dei <strong>con</strong>sumi di carne e di altri prodotti<br />

della macellazione.<br />

Il <strong>con</strong>sumo<br />

I dati sul <strong>con</strong>sumo pro-capite di carne nel <strong>Lazio</strong>, nel periodo 1987-’95, evidenziano una<br />

generalizzata tendenza alla diminuzione relativamente ai diversi tipi di carne <strong>con</strong>siderati. Riguardo<br />

alla carne bovina, il trend discendente nei <strong>con</strong>sumi si instaura a partire dal 1991, determinando una<br />

<strong>con</strong>trazione di quasi il 22% tra il 1991 e il 1995. Nel caso del pollame e degli altri tipi di carne, il<br />

calo in termini di <strong>con</strong>sumi pro-capite si manifesta già a partire dal 1989: rispetto ai livelli del 1988,<br />

infatti, nel 1995 i <strong>con</strong>sumi risultano più bassi, rispettivamente, del 32% e del 41%. Tra il 1993 ed il<br />

1995, tuttavia, per il <strong>con</strong>sumo di “altre carni”, si registra un in<strong>versione</strong> di tendenza che ne determina<br />

un aumento del 18% circa.<br />

Va infine sottolineato che, nel corso del periodo <strong>con</strong>siderato, il <strong>con</strong>sumo pro-capite di carne nel<br />

<strong>Lazio</strong> si riduce anche in termini relativi rispetto ai livelli medi italiani. Posto uguale a 100 l'indice<br />

del <strong>con</strong>sumo medio pro-capite di carne bovina relativo all'Italia, infatti, l'indice per il <strong>Lazio</strong> risulta<br />

uguale al 111%, nel 1987, e a solo il 107%, nel 1995. Per il pollame l'indice passa dal 133% al<br />

104%. Il <strong>con</strong>sumo pro-capite degli altri tipi di carne, che nel 1987 si pone al di sopra della media<br />

nazionale, <strong>con</strong> un indice del 117%, si riduce drasticamente, raggiungendo l’84% del dato nazionale.


FATTORI CRITICI DI SUCCESSO<br />

filiera carni<br />

PUNTI DI FORZA<br />

PUNTI DI DEBOLEZZA<br />

• tendenza verso un aumento delle dimensioni<br />

medie degli allevamenti soprattutto avicunicoli<br />

• Ridotta partecipazione alla formazione della<br />

PLV carni nazionale<br />

• Presenza di produzioni tipiche di salumi<br />

suscettibili di valorizzazione tramite il<br />

• Dimensione media degli allevamenti bovini,<br />

bufalini, ovini inferiore alla media nazionale<br />

ri<strong>con</strong>oscimento di un marchio DOP o IGP • Basso grado di specializzazione degli<br />

• Presenza della razza maremmana e<br />

allevamenti<br />

dell’abbacchio romano suscettibili di<br />

valorizzazione tramite il ri<strong>con</strong>oscimento<br />

dell’IGP<br />

• Prevalenza di imprese di produzione,<br />

lavorazione e <strong>con</strong>servazione di carne e prodotti<br />

a base di carne di piccole dimensioni in termini<br />

di addetti<br />

• Debolezza del tessuto cooperativo<br />

• Scarsa capacità di sviluppare forme di<br />

integrazione verticale tra i vari segmenti della<br />

filiera<br />

• Forte ricorso ad intermediari per gli scambi tra<br />

la fase agricola e quella della trasformazione<br />

• Scarsa uniformità di obiettivi tra i diversi attori<br />

della filiera<br />

• OPPORTUNITÀ • RISCHI<br />

• Presenza di un grande bacino di domanda<br />

rappresentato dal capoluogo della regione<br />

• Tendenza alla riduzione del <strong>con</strong>sumo<br />

regionale di carne<br />

1. fattori critici a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

• la presenza di un elevato numero di aziende di piccole dimensioni, localizzate<br />

soprattutto nelle aree marginali, che genera un'eccessiva polverizzazione anche nelle<br />

fasi più a valle della filiera;<br />

• il potere <strong>con</strong>trattuale limitato degli allevatori di carne bovina e suina;<br />

• il deterioramento del ruolo svolto dai mercati all’origine, appare <strong>con</strong>nesso all’assenza<br />

di operatori importanti quali GD e DO e alla scarsità di servizi offerti;<br />

2. fattori critici a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

• aumento degli scarti di lavorazione - derivanti da un minore <strong>con</strong>sumo del quinto quarto<br />

- e <strong>con</strong>seguenti difficoltà di smaltimento;<br />

• attività di macellazione stagionale (ovicaprini);<br />

• crescente la diffusione dei prodotti a marchio commerciale che comportano un grosso<br />

impegno organizzativo finalizzato ad assicurare la garanzia della qualità;<br />

• la minaccia rappresentata da prodotti succedanei della carne.


SBOCCHI E CRITERI DI SCELTA DEGLI INVESTIMENTI<br />

• Allevamenti zootecnici per la produzione di carne nel comparto delle carni bovine,<br />

bufaline, equine, ovi-caprine, avicunicole ,suinicole;<br />

Titolo 1998 1999 aumento di<br />

capacità<br />

produttiva<br />

Bovini età inferiore a 1 anno 56917<br />

Bovini da 1 a 2 anni 60429<br />

Bovini oltre 2 anni 54347<br />

Tori 2679<br />

Altri bovini 12520<br />

Vitelli bufalini 4376<br />

Altri bufalini 2640<br />

Agnelli 222145<br />

Pecore non da latte 48947<br />

Altri ovini 78233<br />

Capretti 5487<br />

Altri caprini 1972<br />

Suini 141793<br />

Indice prezzi Base 1999 99,29 100<br />

bovini da carne<br />

Indice prezzi Base 1999 101,47 100<br />

ovicaprini<br />

Indice prezzi Base 1999 111,28 100<br />

suini<br />

Consumi spesa media mensile 24,7<br />

in migliaia di lire per famiglia<br />

investimenti che comportano<br />

no<br />

un incremento della capacità<br />

produttiva<br />

COMPARTO BOVINI DA CARNE<br />

A.criteri di scelta a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

investimenti ammissibili<br />

1. gli investimenti finalizzati al miglioramento della qualità, alla protezione dell'ambiente, dell'igiene e<br />

del benessere degli animali, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione ed al risparmio energetico;<br />

2. gli investimenti nelle aziende in regime di agricoltura biologica (Reg Ce 1804/99) a <strong>con</strong>dizione di<br />

ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> di allevamenti <strong>con</strong>dotti <strong>con</strong> tecniche tradizionali;;<br />

investimenti non ammissibili<br />

1. tutti gli investimenti nelle aziende <strong>con</strong> un carico di animali di bestiame superiore al limite di 15 =<br />

(UBA/s.f.)<br />

2. gli investimenti che non rispondono alle norme relative alla protezione dell'ambiente, dell'igiene e<br />

del benessere degli animali e che comportano un aumento delle capacità produttive;<br />

COMPARTO SUINO<br />

A. criteri di scelta a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

investimenti ammissibili<br />

1. gli investimenti finalizzati al miglioramento della qualità, alla protezione dell'ambiente, dell'igiene e<br />

del benessere degli animali, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione ed al risparmio energetico;<br />

2. gli investimenti nelle aziende in regime di agricoltura biologica (Reg Ce 1804/99), a <strong>con</strong>dizione di<br />

ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> di allevamenti <strong>con</strong>dotti <strong>con</strong> tecniche tradizionali;<br />

investimenti non ammissibili<br />

1. gli investimenti che non rispondono alle norme relative alla protezione dell'ambiente, dell'igiene e<br />

del benessere degli animali e che comportano un aumento delle capacità produttive;


COMPARTO OVICAPRINO<br />

B. criteri di scelta a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

investimenti ammissibili<br />

1. gli investimenti finalizzati al miglioramento della qualità, alla protezione dell'ambiente, dell'igiene e<br />

del benessere degli animali, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione ed al risparmio energetico;<br />

2. gli investimenti nelle aziende in regime di agricoltura biologica (Reg Ce 1804/99) a <strong>con</strong>dizione di<br />

ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> di allevamenti <strong>con</strong>dotti <strong>con</strong> tecniche tradizionali;;<br />

investimenti non ammissibili<br />

1. gli investimenti che non rispondono alle norme relative alla protezione dell'ambiente, dell'igiene e<br />

del benessere degli animali e che comportano un aumento delle capacità produttive;<br />

COMPARTO AVICOLO<br />

C. criteri di scelta a livello di PRODUZIONE AGRICOLA:<br />

investimenti ammissibili<br />

gli investimenti finalizzati al miglioramento della qualità, alla protezione dell'ambiente, dell'igiene e<br />

del benessere degli animali, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione ed al risparmio energetico;<br />

gli investimenti nelle aziende in regime di agricoltura biologica (Reg Ce 1804/99) a <strong>con</strong>dizione di<br />

ri<strong>con</strong><strong>versione</strong> di allevamenti <strong>con</strong>dotti <strong>con</strong> tecniche tradizionali;<br />

investimenti non ammissibili<br />

1. allevamenti che comportano un aumento della capacità produttiva<br />

2. gli investimenti che non rispondono alle norme relative alla protezione dell'ambiente, dell'igiene e<br />

del benessere degli animali e che comportano un aumento delle capacità produttive;<br />

• carne (macellazione taglio-trasformazione-sottoprodotti) bovina, bufalina, suina, equina,<br />

ovicaprina ed avicunicola;<br />

Produzione lorda vendibile Milioni<br />

di lire 1995<br />

Consumi pro capite di carne<br />

bovine kg 1997<br />

357243<br />

Consumi pro capite di carne<br />

ovicaprina kg 1997<br />

Consumi pro capite di pollame kg<br />

1997<br />

Consumi pro capite di <strong>con</strong>iglio kg<br />

1997<br />

Consumi pro capite di carne suina<br />

kg 1997<br />

Consumi pro capite di carne<br />

equina kg 1997<br />

Variazione % <strong>con</strong>sumo carne<br />

+1,5<br />

97/96 delle famiglie<br />

Variazione % 97/96 vendita salumi +1,4<br />

Acquisto annuo pro capite Kg di<br />

5,5<br />

salumi<br />

Investimenti che comportano un No a livello regionale<br />

incremento della capacità<br />

produttiva<br />

24 Prezzo al Kg di vitelli 1999 lire<br />

5937; Prezzo al Kg di vitelloni<br />

1999 lire 3650<br />

1,75 Prezzo al Kg di agnelli 1999 lire<br />

5805;<br />

19 Prezzo al Kg di polli 1999 lire<br />

1531;<br />

4,5 Prezzo al Kg di <strong>con</strong>iglio 1999 lire<br />

2945;<br />

30 Prezzo al Kg di suini 1999 lire<br />

2021;<br />

1,1


COMPARTO BOVINO<br />

A. criteri di scelta a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

investimenti ammissibili<br />

1. gli investimenti finalizzati al miglioramento tecnologico compreso i sistemi di gestione<br />

informatizzata, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione, al miglioramento e <strong>con</strong>trollo della qualità,<br />

alla protezione dell'ambiente, al risparmio energetico ed al miglioramento delle <strong>con</strong>dizioni igienico<br />

sanitarie nazionali e comunitarie. In ogni caso gli investimenti relativi a nuovi impianti, laddove<br />

<strong>con</strong>sentito, dovranno essere dotati di una capacità lavorativa di almeno 20.000 q.li/anno;<br />

investimenti ammissibili a determinate <strong>con</strong>dizioni<br />

1. nuovi impianti di macellazione e taglio, esclusivamente in zone ricadenti nell’ambito di comunità<br />

montane, <strong>con</strong> una capacità lavorativa minima di 10.000 q.li/anno;<br />

investimenti non ammissibili<br />

1. nuovi impianti di macellazione e taglio che determinino un aumento della capacità complessiva di<br />

macellazione.<br />

2. investimenti finalizzati alla trasformazione e commercializzazione di materie prime di origine extra<br />

comunitaria.<br />

COMPARTO SUINO<br />

B. criteri di scelta a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

investimenti ammissibili<br />

1. gli investimenti finalizzati al miglioramento tecnologico compreso i sistemi di gestione<br />

informatizzata, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione, al miglioramento e <strong>con</strong>trollo della qualità,<br />

alla protezione dell'ambiente, al risparmio energetico ed al miglioramento delle <strong>con</strong>dizioni igienico<br />

sanitarie nazionali e comunitarie. In ogni caso gli investimenti relativi a nuovi impianti, laddove<br />

<strong>con</strong>sentito, dovranno essere dotati di una capacità lavorativa di almeno 20.000 q.li/anno;<br />

investimenti non ammissibili<br />

1. nuovi impianti di macellazione e taglio che determinino un aumento della capacità complessiva di<br />

macellazione.<br />

2. investimenti finalizzati alla trasformazione e commercializzazione di materie prime di origine extra<br />

comunitaria.<br />

COMPARTO OVICAPRINO<br />

C. criteri di scelta a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

investimenti ammissibili<br />

1. gli investimenti finalizzati al miglioramento tecnologico compreso i sistemi di gestione<br />

informatizzata, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione, al miglioramento e <strong>con</strong>trollo della qualità,<br />

alla protezione dell'ambiente, al risparmio energetico ed al miglioramento delle <strong>con</strong>dizioni igienico<br />

sanitarie nazionali e comunitarie. In ogni caso gli investimenti relativi a nuovi impianti, laddove<br />

<strong>con</strong>sentito, dovranno essere dotati di una capacità lavorativa di almeno 20.000 q.li/anno;<br />

investimenti ammissibili a determinate <strong>con</strong>dizioni<br />

1. nuovi impianti di macellazione e taglio, esclusivamente in zone ricadenti nell’ambito di comunità<br />

montane, <strong>con</strong> una capacità lavorativa minima di 10.000 q.li/anno;<br />

investimenti non ammissibili<br />

1. nuovi impianti di macellazione e taglio che determinino un aumento della capacità complessiva di<br />

macellazione.<br />

2. investimenti finalizzati alla trasformazione e commercializzazione di materie prime di origine extra<br />

comunitaria.


COMPARTO AVICOLO<br />

D. criteri di scelta a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

investimenti ammissibili<br />

1. gli investimenti finalizzati al miglioramento tecnologico compreso i sistemi di gestione<br />

informatizzata, al <strong>con</strong>tenimento dei costi di produzione, al miglioramento e <strong>con</strong>trollo della qualità,<br />

alla protezione dell'ambiente, al risparmio energetico ed al miglioramento delle <strong>con</strong>dizioni igienico<br />

sanitarie nazionali e comunitarie. In ogni caso gli investimenti relativi a nuovi impianti, laddove<br />

<strong>con</strong>sentito, dovranno essere dotati di una capacità lavorativa di almeno 20.000 q.li/anno;<br />

investimenti non ammissibili<br />

1. nuovi impianti di macellazione e taglio che determinino un aumento della capacità complessiva di<br />

macellazione.<br />

2. investimenti finalizzati alla trasformazione e commercializzazione di materie prime di origine extra<br />

comunitaria.


All. n. 8.7 Sbocchi mercato foreste<br />

SBOCCHI DI MERCATO PER LE FORESTE<br />

Il sistema forestale della regione <strong>Lazio</strong> interessa una superficie territoriale pari a circa 1/4 di quella<br />

regionale, localizzata prevalentemente nelle zone interne e più impervie, assolvendo le funzioni<br />

proprie degli ecosistemi forestali quali la produzione di beni per il mercato (esempio legname) e di<br />

servizi ambientali a favore della collettività e del sistema e<strong>con</strong>omico-produttivo a valle (ad esempio,<br />

regimazione delle acque, salvaguardia del paesaggio, ecc.).<br />

La superficie forestale<br />

Il trend della superficie forestale nazionale nel periodo 1981-‘94 indica chiaramente un<br />

ampliamento <strong>con</strong>tinuo di questo patrimonio (tab. 1) che raggiunge, nel 1994, 6.779.213 ettari.<br />

L'incremento di 394.644 ettari dipende, per quasi l'80%, dal perfezionamento della metodologia di<br />

rilievo adottata dall'ISTAT nel 1985, mentre, per la quota rimanente, dall'espansione dei complessi<br />

forestali in ex-terreni agricoli marginali.<br />

Tab.1 -<br />

Superficie forestale per zona altimetrica e incidenza percentuale della<br />

superficie forestale su quella territoriale in Italia e nel <strong>Lazio</strong> (ha; %; 1981, 1991<br />

e 1994)<br />

Anno Montagna Collina Pianura Totale %<br />

Italia<br />

1981 3.823.954 2.229.460 331.155 6.384.569 21,2<br />

1991 4.049.956 2.378.160 335.832 6.763.948 22,4<br />

1994 4.058.521 2.384.231 336.461 6.779.213 22,5<br />

<strong>Lazio</strong><br />

1988 171.704 178.090 32.120 381.914 22,2<br />

Fonte: ISTAT (annate varie)<br />

Successivamente a tale data, grazie agli interventi dell'Unione Europea previsti nel quadro dell’Ob.<br />

5/b e dei Regg. 797/85, 1064/88 e 2080/92, la superficie forestale è aumentata. L'Assessorato per lo<br />

Sviluppo del Sistema Agricolo e Mondo Rurale ha stimato che, nella regione, attualmente esistono<br />

2.000-2.500 ettari di nuovi boschi di proprietà pubblica. Vi sono, inoltre, altri 568 ettari di colture<br />

fuori foresta, realizzate <strong>con</strong> le misure di accompagnamento alla Politica Agricola Comunitaria.<br />

La superficie forestale del <strong>Lazio</strong>, uguale a 381.914 ettari, costituisce il 5,64% di quella nazionale<br />

Il patrimonio forestale<br />

Il patrimonio forestale regionale si compone di fustaie (97.473 ettari), cedui (265.974 ettari) e<br />

macchia mediterranea (18.445 ettari; ).<br />

La maggior parte delle superfici a fustaie (oltre il 53%) sono ubicate nel frusinate e nel reatino e<br />

costituite da soprassuoli sia di <strong>con</strong>ifere che di latifoglie. La provincia di Roma detiene il 19% della<br />

superficie ad alto fusto <strong>con</strong> prevalenza di latifoglie. A Latina, invece, è <strong>con</strong>centrata la maggior parte<br />

dei boschi misti <strong>con</strong>ifere-latifoglie della regione. Per ciò che riguarda i cedui, che costituis<strong>con</strong>o<br />

quasi il 70% del patrimonio forestale totale, essi sono in prevalenza semplici e matricinati. Vi é,<br />

infine, la macchia mediterranea, che rappresenta il 4,8% del patrimonio forestale regionale ed é<br />

ubicata prevalentemente nella provincia di Latina (88%).<br />

La proprietà forestale<br />

Gli Enti Pubblici detengono oltre il 60% della proprietà forestale regionale (graf.1), <strong>con</strong>trariamente<br />

a quanto si verifica a livello nazionale, dove il 60% è in mano ai privati.


1 Ripartizione della superficie forestale per tipologia di proprietà nel <strong>Lazio</strong> (%; 1990)<br />

Privati<br />

39.69%<br />

Stato e Regioni<br />

3.64%<br />

Comuni<br />

46.51%<br />

Altri Enti<br />

10.15%<br />

Fonte: Elaborazioni INEA su dati ISTAT (1995)<br />

Interessanti sono le forme di governo che caratterizzano queste proprietà. Gli Enti Pubblici, infatti,<br />

possiedono sia cedui (114.945 ettari) che boschi ad alto fusto (65.191 ettari), soprattutto di faggio<br />

(32.259 ettari), e circa il 75% della macchia mediterranea regionale (11.185 ettari). Il patrimonio<br />

forestale dei privati, invece, è costituito per l’80% da cedui (124.011 ettari; i semplici e i matricinati<br />

ne rappresentano il 75%), e per il 14% da fustaie (il 40% di queste è rappresentato da castagneti).<br />

Le produzioni<br />

L’ISTAT riporta come produzioni il legname da lavoro, da ardere e da carbone; non rileva, invece,<br />

il volume abbandonato in bosco, costituito dai cimali e ramaglia.<br />

Tab. 2 - Serie storica della produzione di legname per specie legnosa nella regione <strong>Lazio</strong> (m 3 ;<br />

1987-’93)<br />

Specie legnose<br />

Anno Pini Querce Castagn<br />

o<br />

Faggio Pioppi Altre<br />

latifoglie<br />

Totale<br />

latifoglie<br />

Totale<br />

resinose<br />

e<br />

latifoglie<br />

1987 5.637 6.870 92.233 171 1.610 3.590 104.974 110.611<br />

1988 145.259 5.125 92.854 385 240 4.950 103.554 248.813<br />

1989 2.524 1.356 129.487 200 3.027 134.079 136.603<br />

1990 5.238 1.781 86.598 156 160 8.326 97.021 102.259<br />

1991 1.322 2 68.564 94 326 3.393 72.379 73.701<br />

1992 3.750 720 81.258 100 1.271 3.450 86.799 90.549<br />

1993 9.531 86 131.761 1.089 9.575 142.511 152.042<br />

Fonte: ISTAT (1995)<br />

Nel <strong>Lazio</strong>, la produzione da opera, la più nobile e remunerata dal mercato, ammonta<br />

complessivamente a m 3 152.042; superiore risulta il volume della legna da ardere (stimata in m 3<br />

437.525), mentre quello della legna da carbone é uguale ad appena m 3 350. La produzione di<br />

legname da ardere regionale costituisce circa il 74% di quella globale, mentre quella nazionale<br />

ammonta a circa il 56%.<br />

Complessivamente, oltre il 50% della produzione legnosa proviene dai boschi di proprietà privata<br />

(tab. 3.).


Tab. 3 - Produzione legnosa per categoria di proprietà e destinazione e<strong>con</strong>omica (m 3 ; 1993)<br />

Legname da<br />

Legname da<br />

lavoro ardere carbone Totale lavoro ardere carbone Totale<br />

Stato e regioni<br />

Comuni<br />

<strong>Lazio</strong> 3.224 1.315 4.539<br />

42.580 92.721 135.301<br />

Italia 110.004 64.148 115 174.267<br />

13.008<br />

640.279 599.958<br />

1.253.24<br />

5<br />

Altri enti<br />

Privati<br />

<strong>Lazio</strong> 43.217 78.127 350 121.694<br />

63.021 265.362 328.383<br />

Italia 167.839 199.035 1.368 368.242<br />

19.879<br />

2.467.05<br />

9<br />

3.370.94<br />

3<br />

5.857.88<br />

1<br />

Fonte: ISTAT (1993)<br />

Alla formazione della massa legnosa prodotta, <strong>con</strong>tribuis<strong>con</strong>o soprattutto le utilizzazioni dei cedui<br />

semplici (m 3 408.049); <strong>con</strong>tenuti sono i <strong>con</strong>tributi delle fustaie (m 3 31.387) e dei cedui composti<br />

(m 3 9.720). Relativamente alle produzioni dei cedui laziali, quella di legname da opera ne<br />

costituisce il 25%, percentuale superiore a quella nazionale (16%). Con riferimento all’intero<br />

sistema forestale, invece, la situazione si capovolge, essendo tali percentuali uguali, rispettivamente,<br />

al 25% e al 44%.<br />

Relativamente al ceduo di castagno, si evidenziano 2 aree a produzione privilegiata, i Colli Albani e<br />

i Monti Cimini, ubicate, rispettivamente, nelle provincie di Roma e Viterbo, dove sembrano<br />

sussistere le <strong>con</strong>dizioni tipiche dei distretti industriali.<br />

Il legname da lavoro di castagno prodotto nel <strong>Lazio</strong> rappresenta il 20% della produzione nazionale.<br />

Esso presenta una vasta gamma di assortimenti dove prevalgono il "travame asciato", che <strong>con</strong> m 3<br />

9.789, costituisce l'82% della produzione nazionale, la "paleria grossa" (circa m 3 48.000), il<br />

"tondame da sega" (m 3 11.881) e, infine, altre produzioni non classificate (m 3 21.274).<br />

Circa la qualità delle produzioni, in particolare del legname da opera, gli operatori del mercato<br />

ritengono che essa sia mediamente buona; tuttavia, occorre segnalare l’incidenza della cipollatura e<br />

del cancro corticale, la cui eliminazione impone la sezionatura in sottomisure del legname prodotto.<br />

Tab.4 -<br />

Utilizzazioni legnose fuori foresta per assortimento e specie legnosa nel <strong>Lazio</strong> e in Italia e<br />

incidenza percentuale delle utilizzazioni laziali sui rispettivi totali nazionali (m 3 ; 198?)<br />

Tondame da<br />

sega, trancia e<br />

per<br />

compensati<br />

Legname<br />

per traverse<br />

ferroviarie<br />

Legname<br />

per pasta<br />

e pannelli<br />

Puntellame<br />

da miniera<br />

Altri<br />

assortimenti Totale<br />

Legna per<br />

combustibile<br />

Totale<br />

<strong>Lazio</strong> 5.930 1.190 1.882 290 1.610 11.902 34.429 46.331<br />

Italia 445.780 4.439 188.448 2.313 93.519 734.499 428.767 1.163.266<br />

% 1,3 26,8 1,0 12,5 1,7 1,6 8,0 4,0<br />

Fonte: IFN (1985)<br />

A fianco di queste produzioni, vi sono quelle ottenute fuori foresta (tab. 3.3.8.9). In questo caso, il<br />

<strong>con</strong>tributo della regione alla formazione della produzione nazionale è piuttosto esiguo (4%). Il<br />

<strong>Lazio</strong>, comunque, si distingue per la produzione del legname per traverse ferroviarie (27%; ormai in<br />

disuso) e per il puntellame da miniera (12%).


Le imprese di utilizzazione forestale<br />

Uno dei momenti più importanti e qualificanti della gestione forestale é l'utilizzazione del<br />

soprassuolo che si effettua a coronamento di un iter tecnico-amministrativo particolarmente<br />

complesso e impegnativo e spesso in un arco temporale piuttosto lungo.<br />

Le imprese di utilizzazione rappresentano l'anello di <strong>con</strong>giunzione tra il momento della produzione<br />

e quello della trasformazione del legno. Malgrado questo ruolo strategico, esse presentano<br />

situazioni strutturali, tecnologiche e organizzative difficili e antiquate, rilevandosi l'anello debole<br />

della filiera foresta legno (Merlo, 1991).<br />

Alla fine del 1996, presso l'Ufficio Anagrafico delle Imprese del <strong>Lazio</strong>, si registrano ben 474 ditte,<br />

la cui attività principale è costituita dalle utilizzazioni forestali; di tali ditte 416 risultano attive.<br />

Queste ultime sono localizzate soprattutto nelle provincie di Rieti (121), Frosinone (103) e Viterbo<br />

(102) . La maggioranza, poco meno dell'85%, è costituita da ditte individuali, mentre solo il 4% è<br />

rappresentato da società di capitale .<br />

A fianco di queste imprese è stata segnalata la formazione di nuove ditte, temporanee e non iscritte<br />

ai pubblici registri delle imprese, che si costituis<strong>con</strong>o in periodi di crisi occupazionale e operano nel<br />

settore privato.<br />

- Ditte di utilizzazione forestale<br />

operanti nelle provincie laziali alla fine<br />

del 1996<br />

VT<br />

24,52%<br />

FR<br />

24,76%<br />

LT<br />

4,33%<br />

RM<br />

29,09%<br />

RI<br />

17,31%<br />

Fonte: Elaborazioni INEA su dati CERVED (1997)<br />

Circa la loro struttura, i dati raccolti indicano che raramente le imprese forestali si dedicano<br />

esclusivamente al taglio dei boschi; normalmente esse abbinano anche la segheria per la prima<br />

trasformazione e un buon numero di attività extra-forestali tipo giardinaggio ed edilizia (CERVED,<br />

1997).<br />

Le dimensioni sono piuttosto <strong>con</strong>tenute: solo 18 imprese hanno 5 o più addetti, mentre 2 superano<br />

le 20 unità. Tra gli addetti prevale la manodopera familiare.<br />

Dal censimento dell'industria, si evince che la loro struttura organizzativa è di tipo elementare;<br />

pochissime fanno ricorso a unità tecniche/amministrative specifiche, mentre nella quasi totalità<br />

dell'universo il proprietario assolve funzioni operative e amministrative. L'indagine campionaria<br />

può fornire un quadro più dettagliato le imprese campionate sono dotate di strumenti di base<br />

(motoseghe e trattori), ma non di macchinari più complessi e specifici. Altre, infine, utilizzano<br />

ancora i muli per l'esbosco.<br />

La situazione delle imprese forestali laziali dipende soprattutto dalla polverizzazione fondiaria e<br />

dalla esiguità dei lotti sottoposti al taglio. In alcune aree, si é <strong>con</strong>statato che le imprese di maggiori<br />

dimensioni stanno <strong>con</strong>centrando i loro sforzi sulla fase della commercializzazione di legname,<br />

garantendosi l'approvvigionamento di materiale locale dai tagli effettuati dalle piccole imprese.


VALUTAZZIONI DELLE OPPORTUNITA’ DI SBOCCO<br />

Complessivamente, il mercato premia soprattutto la produzione regionale di legname di latifoglie da<br />

ardere, mentre penalizza quello da lavoro. Probabilmente, le produzioni <strong>con</strong>seguite a livello<br />

regionale risultano inadeguate alle esigenze della filiera legno-arredo, soprattutto per il tipi di<br />

assortimenti <strong>con</strong>seguito. Sarebbe auspicabile verificare dal punto di vista tecnico-e<strong>con</strong>omico l'utilità<br />

di posticipare l'età del taglio finale del soprassuolo, così da innalzare la qualità della produzione<br />

(Carbone, Ribaudo, 1995).<br />

Per il settore forestale non sono disponibili dati statistici relativi al commercio dei prodotti<br />

disaggregati per regione. Le <strong>con</strong>siderazioni di seguito riportate, quindi, scaturis<strong>con</strong>o soprattutto da<br />

informazioni fornite dagli operatori del settore.<br />

Si é visto in precedenza che, nel <strong>Lazio</strong>, le imprese di sola utilizzazione forestale sono in numero<br />

molto esiguo. Prevalgono, invece, le imprese organizzate verticalmente <strong>con</strong> segheria e rivendita del<br />

legname all’ingrosso o al minuto. Data questa struttura dell’impresa forestale, il prodotto ottenuto<br />

<strong>con</strong> il taglio del bosco solo occasionalmente viene venduto all’imposto; generalmente, esso viene<br />

trasportato in segheria e sottoposto a ulteriori trasformazioni.<br />

Complessivamente, questo materiale si compone di legname da lavoro e legna da ardere. Il primo,<br />

quasi esclusivamente di castagno, può essere distinto ulteriormente in legname da opera e paleria.<br />

Il legname da opera, a meno di difetti (esempio cipollature e cancro), trova facilmente collocazione<br />

sul mercato sia come tondo che come segato. Diversa é la situazione della paleria che, avendo un<br />

impiego pressoché esclusivo nel settore agricolo, trova scarse alternative di mercato. La legna da<br />

ardere, infine, trova uno sbocco commerciale soprattutto nel mercato locale, a fronte di una<br />

domanda limitata al solo periodo autunno-invernale.<br />

FATTORI CRITICI DI SUCCESSO<br />

3. fattori critici a livello di PRODUZIONE SILVICOLA:<br />

• qualità dei boschi;<br />

• progressivo abbandono dell’agricoltura di montagna, anche per l’invasione da parte del bosco<br />

di prati e pascoli di montagna e di collina;<br />

• selvicoltura frammentata ed estremamente differenziata;<br />

• <strong>con</strong>tenimento dei costi dei fattori di produzione;<br />

• sviluppo su larga scala dell’arboricoltura da legno;<br />

• garanzia di standard qualitativi;<br />

• miglioramento della politica dell’offerta favorendo la diffusione dell’associazionismo e del<br />

<strong>con</strong>to-terzismo e accrescendo l’integrazione <strong>con</strong>trattuale fra produttori forestali ed<br />

utilizzatori-trasformatori;<br />

• variabilità e <strong>con</strong>tenimento del prezzo del legname.<br />

4. fattori critici a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

• <strong>con</strong>tenimento dei costi di trasformazione e commercializzazione;<br />

• potenziamento dei processi di distribuzione degli assortimenti legnosi grezzi e semilavorati;<br />

• adozione di nuove tecnologie e sviluppo di tecnologie più ecologiche.


PUNTI DI FORZA<br />

I punti di forza del comparto possono essere distinti in:<br />

1. punti di forza a livello di PRODUZIONE SILVICOLA:<br />

• pluriattività delle imprese agricole ubicate in comuni montani;<br />

• scarsa competitività interna delle imprese di utilizzazione legata alla elevata dispersione delle<br />

stesse sul territorio regionale;<br />

2. punti di forza a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE (a livello industriale):<br />

• sfruttamento di e<strong>con</strong>omie esterne all’impresa e derivanti da <strong>con</strong>tiguità <strong>con</strong> altre aziende, sia<br />

<strong>con</strong>correnti che impegnate in attività produttive complementari;<br />

PUNTI DI DEBOLEZZA<br />

I punti di debolezza della filiera silvicola possono essere distinti in:<br />

punti di debolezza a livello di PRODUZIONE SILVICOLA:<br />

• elevata frammentazione soprattutto della proprietà privata e dall’assenza di una vera e propria<br />

gestione;<br />

• offerta di materia prima scarsa, frammentata ed eterogenea;<br />

• bassa produttività legnosa delle foreste regionali;<br />

• bassa produttività giornaliera per addetto;<br />

• dis<strong>con</strong>tinuità dell’attività, assenza di rapporti durevoli di lavoro e debolezza nella definizione<br />

dei <strong>con</strong>tratti per l’acquisto delle piante in piedi;<br />

• imprese boschive caratterizzate da esiguità numerica, da piccola dimensione e <strong>con</strong>duzione, in<br />

prevalenza, artigianale;<br />

• bassa capitalizzazione delle imprese boschive e scarsa specializzazione delle strutture e delle<br />

attrezzature;<br />

• dotazione di macchinari/impianti e attrezzature, per il taglio e la raccolta del legname, spesso<br />

obsoleti e non adeguati (soprattutto in funzione delle norme di sicurezza vigenti).<br />

1. punti di debolezza a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

• tessuto industriale frammentato e composto prevalentemente da imprese di piccole e medie<br />

dimensioni<br />

• scarsa integrazione tra i processi produttivi e quelli distributivi;<br />

• struttura del comparto chiusa (in termini di attivazione ricevuta dagli altri settori<br />

dell’e<strong>con</strong>omia)<br />

• impianti obsoleti e scarso impiego di nuove tecnologie per quanto riguarda le fasi di prima<br />

lavorazione;<br />

• carenza di aree di stoccaggio e trattamento del legname grezzo;<br />

• carenza di centri di raccolta e vendita del legname grezzo;


SBOCCHI E CRITERI DI SCELTA DEGLI INVESTIMENTI<br />

SILVICOLTURA<br />

D. criteri di scelta a livello di PRODUZIONE SILVICOLA:<br />

investimenti ammissibili<br />

1. imboschimento di foreste e superfici di proprietà di privati o loro associazioni ovvero di comuni o<br />

loro associazioni finalizzato alla crescita significativa del valore e<strong>con</strong>omico, ecologico o sociale;<br />

2. imboschimento di foreste e superfici di proprietà di privati o loro associazioni ovvero di comuni o<br />

loro associazioni finalizzato alla ricostituzione del potenziale produttivo silvicolo danneggiato da<br />

disastri naturali e da incendi e finalizzato all’introduzione di adeguati strumenti di prevenzione;<br />

3. imboschimento di foreste e superfici di proprietà di privati o loro associazioni ovvero di comuni o<br />

loro associazioni finalizzato all’impianto di specie a rapido accrescimento coltivate a breve durata;<br />

4. imboschimento di superfici agricole intrapreso da autorità pubbliche;<br />

investimenti ammissibili a determinate <strong>con</strong>dizioni<br />

1. imboschimento di foreste e superfici di proprietà delle autorità pubbliche a <strong>con</strong>dizione che gli<br />

investimenti siano mirati alla ricostituzione del potenziale produttivo silvicolo danneggiato da<br />

disastri naturali e da incendi e siano mirati all’introduzione di adeguati strumenti di prevenzione;<br />

2. imboschimento di superfici agricole purché le specie impiantate siano adatte alle <strong>con</strong>dizioni locali e<br />

compatibili <strong>con</strong> l’ambiente;<br />

Imboschimento di superfici boschive classificate ad alto o medio rischio di incendio a <strong>con</strong>dizione<br />

della esistenza di <strong>con</strong>formità ai piani nazionali di protezione delle foreste;<br />

investimenti non ammissibili<br />

1. impianto di abeti natalizi;<br />

2. imboschimento di foreste o terreni boschivi appartenenti al demanio statale o regionale;<br />

E. criteri di scelta a livello di TRASFORMAZIONE e COMMERCIALIZZAZIONE:<br />

investimenti ammissibili<br />

1. Investimenti diretti a migliorare e a razionalizzare il raccolto, la trasformazione e la<br />

commercializzazione dei prodotti della silvicoltura;<br />

2. Investimenti finalizzati alla promozione di nuovi sbocchi per l’uso e la commercializzazione dei<br />

prodotti della silvicoltura;<br />

investimenti non ammissibili<br />

7. Non sono ammessi investimenti la produzione e la commercializzazione di alberi di Natale

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