camminare insieme - Diocesi Altamura - Gravina - Acquaviva delle ...
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CAMMINARE INSIEME Nuova Serie • N° 1 • Anno 2002<br />
RIVISTA TRIMESTRALE DELLA DIOCESI<br />
DI ALTAMURA • GRAVINA<br />
ACQUAVIVA DELLE FONTI<br />
UFFICIALE PER GLI ATTI<br />
DEL VESCOVO E DELLA CURIA<br />
Nuova Serie • N° 1 • Anno 2002
RIVISTA TRIMESTRALE DELLA DIOCESI<br />
DI ALTAMURA • GRAVINA<br />
ACQUAVIVA DELLE FONTI<br />
UFFICIALE PER GLI ATTI<br />
DEL VESCOVO E DELLA CURIA<br />
Nuova Serie • nn. 2-3-4 • Anno 2002
CAMMINARE INSIEME<br />
RIVISTA TRIMESTRALE DELLA DIOCESI<br />
DI ALTAMURA - GRAVINA - ACQUAVIVA DELLE FONTI<br />
UFFICIALE PER GLI ATTI DEL VESCOVO E DELLA CURIA<br />
Nuova Serie - Anno VIII (2002) nn. 2-3-4<br />
Registrazione Tribunale di Bari n. 1384 del 06.08.1998<br />
Direttore Responsabile: Sac. Luigi Dimarno<br />
Redazione: Segreteria della Curia Diocesana<br />
Amministrazione:<br />
Curia Diocesana di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> <strong>delle</strong> Fonti<br />
Arco Duomo, 1 – 70022 ALTAMURA (BA)<br />
Tel. e Fax 080/3117024 – e-mail: curiadiocesana@libero.it<br />
Impianti e Stampa:<br />
Grafiche Grilli srl<br />
Via Manfredonia Km 2.200 – 71100 FOGGIA<br />
Tel. 0881/568034-568040 – Fax 0881/755525
Giovanni Paolo II
<strong>Gravina</strong> 15 gennaio 2002. Cattedrale, conferenza di don Luigi Ciotti sulla legalità.
5<br />
Telegramma augurale<br />
al Santo Padre Giovanni Paolo II<br />
nel 24° anniversario di Pontificato<br />
16 ottobre 2002<br />
SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II<br />
00120 CITTÀ DEL VATICANO<br />
A NOME MIO PERSONALE, PRESBITERIO ET COMUNITÀ<br />
TUTTA DIOCESI ALTAMURA-GRAVINA-ACQUAVIVA DELLE<br />
FONTI FORMULO VOTI AUGURALI VENTIQUATTRESIMO AN-<br />
NIVERSARIO VOSTRA ELEZIONE SOMMO PONTIFICATO ET<br />
RINNOVANDO FILIALE OBBEDIENZA SUPREMO MAGISTERO<br />
PETRINO IMPLORO DAL SIGNORE ABBONDANTI DONI VO-<br />
STRO MINISTERO NELLA CHIESA.<br />
MARIO PACIELLO<br />
VESCOVO DI ALTAMURA-GRAVINA-<br />
ACQUAVIVA DELLE FONTI
6<br />
SEGRETERIA DI STATO<br />
________<br />
PRIMA SEZIONE - AFFARI GENERALI<br />
Dal Vaticano, 24 ottobre 2002<br />
N. 519.800<br />
Eccellenza Reverendissima,<br />
con devota premura, Ella, anche a nome di codesta Comunità diocesana,<br />
ha voluto indirizzare al Sommo Pontefice fervide espressioni augurali<br />
nella ricorrenza della Sua elezione, che segna l’inizio del 25° anno<br />
di Pontificato, assicurandoGli spirituale vicinanza con l’affetto e la preghiera.<br />
Il Santo Padre ha accolto con viva riconoscenza questo segno di comunione<br />
e, mentre ricambia il ricordo al Signore invocando per Vostra<br />
Eccellenza l’abbondanza dei celesti favori, di cuore Le invia la Benedizione<br />
Apostolica, che volentieri estende a quanti sono affidati alle sue<br />
cure pastorali.<br />
Profitto della circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio<br />
dell’Eccellenza Vostra Rev.ma<br />
dev.mo nel Signore<br />
Mons. Pedro López Quintana<br />
Assessore<br />
_______________________________<br />
A Sua Eccellenza Reverendissima<br />
Mons. MARIO PACIELLO<br />
Vescovo di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> <strong>delle</strong> Fonti<br />
Arco Duomo, 1<br />
70022 ALTAMURA (BA)
7<br />
Rosarium Virginis Mariae<br />
Lettera Apostolica sul Santo Rosario<br />
INTRODUZIONE<br />
1. Il Rosario della Vergine Maria, sviluppatosi gradualmente nel secondo<br />
Millennio al soffio dello Spirito di Dio, è preghiera amata da numerosi<br />
Santi e incoraggiata dal Magistero. Nella sua semplicità e<br />
profondità, rimane, anche in questo terzo Millennio appena iniziato,<br />
una preghiera di grande significato, destinata a portare frutti di santità.<br />
Essa ben s’inquadra nel cammino spirituale di un cristianesimo che, dopo<br />
duemila anni, non ha perso nulla della freschezza <strong>delle</strong> origini, e si<br />
sente spinto dallo Spirito di Dio a «prendere il largo» («duc in altum!»)<br />
per ridire, anzi “gridare” Cristo al mondo come Signore e Salvatore, come<br />
«la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6), come «traguardo della storia<br />
umana, il fulcro nel quale convergono gli ideali della storia e della civiltà»<br />
1 .<br />
Il Rosario, infatti, pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana, è<br />
preghiera dal cuore cristologico. Nella sobrietà dei suoi elementi, concentra<br />
in sé la profondità dell’intero messaggio evangelico, di cui è quasi<br />
un compendio 2 . In esso riecheggia la preghiera di Maria, il suo perenne<br />
Magnificat per l’opera dell’Incarnazione redentrice iniziata nel suo<br />
grembo verginale. Con esso il popolo cristiano si mette alla scuola di<br />
Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del<br />
volto di Cristo e all’esperienza della profondità del suo amore. Mediante<br />
il Rosario il credente attinge abbondanza di grazia, quasi ricevendola<br />
dalle mani stesse della Madre del Redentore.<br />
I Romani Pontefici e il Rosario<br />
2. A questa preghiera hanno attribuito grande importanza tanti miei<br />
_________________<br />
1<br />
CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et<br />
spes, 45.<br />
2<br />
Cfr. PAOLO VI, Esort. ap. Marialis cultus (2 febbraio 1974), 42: AAS 66 (1974), 153.
8<br />
Predecessori. Particolari benemerenze ebbe, al riguardo, Leone XIII<br />
che il 1º settembre 1883 promulgava l’Enciclica Supremi apostolatus<br />
officio 3 , alto pronunciamento col quale inaugurava numerosi altri interventi<br />
su questa preghiera indicandola come efficace strumento spirituale<br />
di fronte ai mali della società. Tra i Papi più recenti che, in epoca conciliare,<br />
si sono distinti nella promozione del Rosario desidero ricordare<br />
il Beato Giovanni XXIII 4 e soprattutto Paolo VI, che nell’Esortazione<br />
apostolica Marialis cultus sottolineò, in armonia con l’ispirazione del<br />
Concilio Ecumenico Vaticano II, il carattere evangelico del Rosario ed<br />
il suo orientamento cristologico.<br />
Io stesso, poi, non ho tralasciato occasione per esortare alla frequente<br />
recita del Rosario. Fin dai miei anni giovanili questa preghiera ha avuto<br />
un posto importante nella mia vita spirituale. Me lo ha ricordato con forza<br />
il mio recente viaggio in Polonia, e soprattutto la visita al Santuario<br />
di Kalwaria. Il Rosario mi ha accompagnato nei momenti della gioia e<br />
in quelli della prova. Ad esso ho consegnato tante preoccupazioni, in esso<br />
ho trovato sempre conforto. Ventiquattro anni fa, il 29 ottobre 1978,<br />
ad appena due settimane dall’elezione alla Sede di Pietro, quasi aprendo<br />
il mio animo così mi esprimevo: «Il Rosario è la mia preghiera prediletta.<br />
Preghiera meravigliosa! Meravigliosa nella sua semplicità e nella<br />
sua profondità. [...] Si può dire che il Rosario è, in un certo modo, un<br />
commento-preghiera dell’ultimo capitolo della Costituzione Lumen<br />
gentium del Vaticano II, capitolo che tratta della mirabile presenza della<br />
Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa. Difatti, sullo sfondo<br />
<strong>delle</strong> parole Ave Maria passano davanti agli occhi dell’anima i principali<br />
episodi della vita di Gesù Cristo. Essi si compongono nell’<strong>insieme</strong> dei<br />
misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, e ci mettono in comunione viva<br />
con Gesù attraverso – potremmo dire – il Cuore della sua Madre. Nello<br />
stesso tempo il nostro cuore può racchiudere in queste decine del Rosario<br />
tutti i fatti che compongono la vita dell’individuo, della famiglia,<br />
della nazione, della Chiesa e dell’umanità. Vicende personali e vicende<br />
del prossimo e, in modo particolare, di coloro che ci sono più vicini, che<br />
ci stanno più a cuore. Così la semplice preghiera del Rosario batte il rit-<br />
_________________<br />
3<br />
Cfr. Acta Leonis XIII, 3 (1884), 280-289.<br />
4<br />
Degna di nota è, in particolare, la sua Epistola apostolica sul Rosario Il religioso convegno<br />
(29 settembre 1961): AAS 53 (1961), 641-647.<br />
5<br />
Angelus: Insegnamenti I (1978), 75-76.
9<br />
mo della vita umana» 5 .<br />
Con queste parole, miei cari fratelli e sorelle, immettevo nel ritmo<br />
quotidiano del Rosario il mio primo anno di Pontificato. Oggi, all’inizio<br />
del venticinquesimo anno di servizio come Successore di Pietro, desidero<br />
fare altrettanto. Quante grazie ho ricevuto in questi anni dalla Vergine<br />
Santa attraverso il Rosario: Magnificat anima mea Dominum! Desidero<br />
elevare il mio grazie al Signore con le parole della sua Madre Santissima,<br />
sotto la cui protezione ho posto il mio ministero petrino: Totus tuus!<br />
Ottobre 2002 - ottobre 2003: Anno del Rosario<br />
3. Per questo, sull’onda della riflessione offerta nella Lettera apostolica<br />
Novo millennio ineunte, nella quale ho invitato il Popolo di Dio, dopo l’esperienza<br />
giubilare, a «ripartire da Cristo» 6 , ho sentito il bisogno di sviluppare<br />
una riflessione sul Rosario, quasi a coronamento mariano della stessa<br />
Lettera apostolica, per esortare alla contemplazione del volto di Cristo in<br />
compagnia e alla scuola della sua Madre Santissima. Recitare il Rosario,<br />
infatti, non è altro che contemplare con Maria il volto di Cristo. A dare<br />
maggiore rilevanza a questo invito, prendendo occasione dal prossimo centoventesimo<br />
anniversario della menzionata Enciclica di Leone XIII, desidero<br />
che questa preghiera nel corso dell’anno venga particolarmente proposta<br />
e valorizzata nelle varie comunità cristiane. Proclamo, pertanto, l’anno<br />
che va dall’ottobre di quest’anno all’ottobre del 2003 Anno del Rosario.<br />
Affido questa indicazione pastorale all’iniziativa <strong>delle</strong> singole comunità<br />
ecclesiali. Con essa non intendo intralciare, ma piuttosto integrare e consolidare<br />
i piani pastorali <strong>delle</strong> Chiese particolari. Ho fiducia che essa venga<br />
accolta con generosità e prontezza. Il Rosario, se riscoperto nel suo pieno<br />
significato, porta al cuore stesso della vita cristiana ed offre un’ordinaria<br />
quanto feconda opportunità spirituale e pedagogica per la contemplazione<br />
personale, la formazione del Popolo di Dio e la nuova evangelizzazione.<br />
Mi piace ribadirlo anche nel ricordo gioioso di un altro anniversario: i 40<br />
anni dall’inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II (11 ottobre 1962), la<br />
_________________<br />
6<br />
AAS 93 (2001), 285.<br />
7<br />
Giovanni XXIII negli anni di preparazione del Concilio non aveva mancato di invitare<br />
la comunità cristiana alla recita del Rosario per la riuscita di questo evento ecclesiale:<br />
cfr. Lettera al Cardinale Vicario del 28 settembre 1960: AAS 52 (1960), 814-817.
10<br />
«grande grazia» predisposta dallo spirito di Dio per la Chiesa del nostro<br />
tempo 7 .<br />
Obiezioni al Rosario<br />
4. L’opportunità di tale iniziativa emerge da diverse considerazioni.<br />
La prima riguarda l’urgenza di fronteggiare una certa crisi di questa preghiera<br />
che, nell’attuale contesto storico e teologico, rischia di essere a<br />
torto sminuita nel suo valore e perciò scarsamente proposta alle nuove<br />
generazioni. C’è chi pensa che la centralità della Liturgia, giustamente<br />
sottolineata dal Concilio Ecumenico Vaticano II, abbia come necessaria<br />
conseguenza una diminuzione dell’importanza del Rosario. In realtà,<br />
come precisò Paolo VI, questa preghiera non solo non si oppone alla Liturgia,<br />
ma le fa da supporto, giacché ben la introduce e la riecheggia,<br />
consentendo di viverla con pienezza di partecipazione interiore, raccogliendone<br />
frutti nella vita quotidiana.<br />
Forse c’è anche chi teme che essa possa risultare poco ecumenica, per<br />
il suo carattere spiccatamente mariano. In realtà, essa si pone nel più<br />
limpido orizzonte di un culto alla Madre di Dio, quale il Concilio l’ha<br />
delineato: un culto orientato al centro cristologico della fede cristiana,<br />
in modo che «quando è onorata la Madre, il Figlio [...] sia debitamente<br />
conosciuto, amato, glorificato» 8 . Se riscoperto in modo adeguato, il Rosario<br />
è un aiuto, non certo un ostacolo all’ecumenismo!<br />
Via di contemplazione<br />
5. Ma il motivo più importante per riproporre con forza la pratica del<br />
Rosario è il fatto che esso costituisce un mezzo validissimo per favorire<br />
tra i fedeli quell’impegno di contemplazione del mistero cristiano che<br />
ho proposto nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte come vera<br />
e propria “pedagogia della santità”: «C’è bisogno di un cristianesimo<br />
che si distingua innanzitutto nell’arte della preghiera» 9 . Mentre nella<br />
cultura contemporanea, pur tra tante contraddizioni, affiora una nuova<br />
esigenza di spiritualità, sollecitata anche da influssi di altre religioni, è<br />
_________________<br />
8<br />
Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 66.<br />
9<br />
N. 32: AAS 93 (2001), 288.<br />
10<br />
Ibid., 33, l.c., 289.
11<br />
più che mai urgente che le nostre comunità cristiane diventino «autentiche<br />
“scuole” di preghiera» 10 .<br />
Il Rosario si pone nella migliore e più collaudata tradizione della contemplazione<br />
cristiana. Sviluppatosi in Occidente, esso è preghiera tipicamente<br />
meditativa e corrisponde, in qualche modo, alla «preghiera del<br />
cuore» o «preghiera di Gesù» germogliata sull’humus dell’Oriente cristiano.<br />
Preghiera per la pace e per la famiglia<br />
6. A dare maggiore attualità al rilancio del Rosario si aggiungono alcune<br />
circostanze storiche. Prima fra esse, l’urgenza di invocare da Dio il<br />
dono della pace. Il Rosario è stato più volte proposto dai miei Predecessori<br />
e da me stesso come preghiera per la pace. All’inizio di un Millennio,<br />
che è cominciato con le raccapriccianti scene dell’attentato dell’11<br />
settembre 2001 e che registra ogni giorno in tante parti del mondo nuove<br />
situazioni di sangue e di violenza, riscoprire il Rosario significa immergersi<br />
nella contemplazione del mistero di Colui che «è la nostra pace»<br />
avendo fatto «dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione<br />
che era frammezzo, cioè l’inimicizia» (Ef 2, 14). Non si può quindi<br />
recitare il Rosario senza sentirsi coinvolti in un preciso impegno di<br />
servizio alla pace, con una particolare attenzione alla terra di Gesù, ancora<br />
così provata, e tanto cara al cuore cristiano.<br />
Analoga urgenza di impegno e di preghiera emerge su un altro versante<br />
critico del nostro tempo, quello della famiglia, cellula della società,<br />
sempre più insidiata da forze disgregatrici a livello ideologico e pratico,<br />
che fanno temere per il futuro di questa fondamentale e irrinunciabile<br />
istituzione e, con essa, per le sorti dell’intera società. Il rilancio del Rosario<br />
nelle famiglie cristiane, nel quadro di una più larga pastorale della<br />
famiglia, si propone come aiuto efficace per arginare gli effetti devastanti<br />
di questa crisi epocale.<br />
«Ecco la tua madre!» (Gv 19, 27)<br />
7. Numerosi segni dimostrano quanto la Vergine Santa voglia anche oggi<br />
esercitare, proprio attraverso questa preghiera, la premura materna alla
12<br />
quale il Redentore moribondo affidò, nella persona del discepolo prediletto,<br />
tutti i figli della Chiesa: «Donna, ecco il tuo figlio!» (Gv 19, 26). Sono<br />
note le svariate circostanze, tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo,<br />
nelle quali la Madre di Cristo ha fatto in qualche modo sentire la sua<br />
presenza e la sua voce per esortare il Popolo di Dio a questa forma di<br />
orazione contemplativa. Desidero in particolare ricordare, per l’incisiva<br />
influenza che conservano nella vita dei cristiani e per l’autorevole riconoscimento<br />
avuto dalla Chiesa, le apparizioni di Lourdes e di Fatima 11 , i<br />
cui rispettivi santuari sono meta di numerosi pellegrini, in cerca di sollievo<br />
e di speranza.<br />
Sulle orme dei testimoni<br />
8. Sarebbe impossibile citare lo stuolo innumerevole di Santi che hanno<br />
trovato nel Rosario un’autentica via di santificazione. Basterà ricordare<br />
san Luigi Maria Grignion de Montfort, autore di una preziosa opera<br />
sul Rosario 12 , e, più vicino a noi, Padre Pio da Pietrelcina, che ho avuto<br />
recentemente la gioia di canonizzare. Uno speciale carisma poi, quale<br />
vero apostolo del Rosario, ebbe il beato Bartolo Longo. Il suo cammino<br />
di santità poggia su un’ispirazione udita nel profondo del cuore: «Chi<br />
propaga il Rosario è salvo!» 13 . Su questa base, egli si sentì chiamato a<br />
costruire a Pompei un tempio dedicato alla Vergine del Santo Rosario<br />
sullo sfondo dei resti dell’antica Città, appena lambita dall’annuncio<br />
cristiano prima di essere sepolta nel 79 dall’eruzione del Vesuvio, ed<br />
emersa secoli dopo dalle sue ceneri a testimonianza <strong>delle</strong> luci e <strong>delle</strong><br />
ombre della civiltà classica.<br />
Con l’intera sua opera e, in particolare, attraverso i «Quindici Sabati»,<br />
Bartolo Longo sviluppò l’anima cristologica e contemplativa del Rosario,<br />
trovando particolare incoraggiamento e sostegno in Leone XIII, il<br />
«Papa del Rosario».<br />
_________________<br />
11<br />
È noto e va ribadito che le rivelazioni private non sono della stessa natura della rivelazione<br />
pubblica, normativa per tutta la Chiesa. È compito del Magistero discernere e<br />
riconoscere l’autenticità ed il valore <strong>delle</strong> rivelazioni private per la pietà dei fedeli.<br />
12<br />
Il segreto meraviglioso del Santo Rosario per convertirsi e salvarsi: Opere, 1, Scritti<br />
Spirituali, Roma 1990, pp. 729-843.<br />
13<br />
B. BARTOLO LONGO, Storia del Santuario di Pompei, Pompei 1990, p. 59.
13<br />
CAPITOLO I<br />
CONTEMPLARE CRISTO CON MARIA<br />
Un volto splendido come il sole<br />
9. «E apparve trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole»<br />
(Mt 17, 2). La scena evangelica della trasfigurazione di Cristo, nella<br />
quale i tre apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni appaiono come rapiti<br />
dalla bellezza del Redentore, può essere assunta ad icona della contemplazione<br />
cristiana. Fissare gli occhi sul volto di Cristo, riconoscerne il<br />
mistero nel cammino ordinario e doloroso della sua umanità, fino a coglierne<br />
il fulgore divino definitivamente manifestato nel Risorto glorificato<br />
alla destra del Padre, è il compito di ogni discepolo di Cristo; è<br />
quindi anche compito nostro. Contemplando questo volto ci apriamo ad<br />
accogliere il mistero della vita trinitaria, per sperimentare sempre nuovamente<br />
l’amore del Padre e godere della gioia dello Spirito Santo. Si<br />
realizza così anche per noi la parola di san Paolo: «Riflettendo come in<br />
uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima<br />
immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore»<br />
(2 Cor 3, 18).<br />
Maria modello di contemplazione<br />
10. La contemplazione di Cristo ha in Maria il suo modello insuperabile.<br />
Il volto del Figlio le appartiene a titolo speciale. È nel suo grembo<br />
che si è plasmato, prendendo da Lei anche un’umana somiglianza che<br />
evoca un’intimità spirituale certo ancora più grande. Alla contemplazione<br />
del volto di Cristo nessuno si è dedicato con altrettanta assiduità<br />
di Maria. Gli occhi del suo cuore si concentrano in qualche modo su di<br />
Lui già nell’Annunciazione, quando lo concepisce per opera dello Spirito<br />
Santo; nei mesi successivi comincia a sentirne la presenza e a presagirne<br />
i lineamenti. Quando finalmente lo dà alla luce a Betlemme, anche<br />
i suoi occhi di carne si portano teneramente sul volto del Figlio, mentre<br />
lo avvolge in fasce e lo depone nella mangiatoia (cfr. Lc 2, 7).<br />
Da allora il suo sguardo, sempre ricco di adorante stupore, non si staccherà<br />
più da Lui. Sarà talora uno sguardo interrogativo, come nell’epi-
14<br />
sodio dello smarrimento nel tempio: «Figlio, perché ci hai fatto così?»<br />
(Lc 2, 48); sarà in ogni caso uno sguardo penetrante, capace di leggere<br />
nell’intimo di Gesù, fino a percepirne i sentimenti nascosti e a indovinarne<br />
le scelte, come a Cana (cfr. Gv 2, 5); altre volte sarà uno sguardo<br />
addolorato, soprattutto sotto la croce, dove sarà ancora, in certo senso,<br />
lo sguardo della “partoriente”, giacché Maria non si limiterà a condividere<br />
la passione e la morte dell’Unigenito, ma accoglierà il nuovo figlio<br />
a Lei consegnato nel discepolo prediletto (cfr. Gv 19, 26-27); nel mattino<br />
di Pasqua sarà uno sguardo radioso per la gioia della risurrezione e,<br />
infine, uno sguardo ardente per l’effusione dello Spirito nel giorno di<br />
Pentecoste (cfr. At 1, 14).<br />
I ricordi di Maria<br />
11. Maria vive con gli occhi su Cristo e fa tesoro di ogni sua parola:<br />
«Serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2, 19; cfr. 2,<br />
51). I ricordi di Gesù, impressi nel suo animo, l’hanno accompagnata in<br />
ogni circostanza, portandola a ripercorrere col pensiero i vari momenti<br />
della sua vita accanto al Figlio. Sono stati quei ricordi a costituire, in<br />
certo senso, il “rosario” che Ella stessa ha costantemente recitato nei<br />
giorni della sua vita terrena.<br />
Ed anche ora, tra i canti di gioia della Gerusalemme celeste, i motivi<br />
del suo grazie e della sua lode permangono immutati. Sono essi ad ispirare<br />
la sua materna premura verso la Chiesa pellegrinante, nella quale<br />
Ella continua a sviluppare la trama del suo “racconto” di evangelizzatrice.<br />
Maria ripropone continuamente ai credenti i ‘misteri’ del suo Figlio,<br />
col desiderio che siano contemplati, affinché possano sprigionare<br />
tutta la loro forza salvifica. Quando recita il Rosario, la comunità cristiana<br />
si sintonizza col ricordo e con lo sguardo di Maria.<br />
Rosario, preghiera contemplativa<br />
12. Il Rosario, proprio a partire dall’esperienza di Maria, è una preghiera<br />
spiccatamente contemplativa. Privato di questa dimensione, ne<br />
uscirebbe snaturato, come sottolineava Paolo VI: «Senza contemplazione,<br />
il Rosario è corpo senza anima, e la sua recita rischia di divenire
15<br />
meccanica ripetizione di formule e di contraddire all’ammonimento di<br />
Gesù: “Quando pregate, non siate ciarlieri come i pagani, che credono<br />
di essere esauditi in ragione della loro loquacità” (Mt 6, 7). Per sua natura<br />
la recita del Rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso,<br />
che favoriscano nell’orante la meditazione dei misteri della vita<br />
del Signore, visti attraverso il Cuore di Colei che al Signore fu più vicina,<br />
e ne dischiudano le insondabili ricchezze» 14 .<br />
Mette conto di soffermarci su questo profondo pensiero di Paolo VI,<br />
per far emergere alcune dimensioni del Rosario che meglio ne definiscono<br />
il carattere proprio di contemplazione cristologica.<br />
Ricordare Cristo con Maria<br />
13. Il contemplare di Maria è innanzitutto un ricordare. Occorre tuttavia<br />
intendere questa parola nel senso biblico della memoria (zakar), che<br />
attualizza le opere compiute da Dio nella storia della salvezza. La Bibbia<br />
è narrazione di eventi salvifici, che hanno il loro culmine in Cristo<br />
stesso. Questi eventi non sono soltanto un “ieri”; sono anche l’“oggi”<br />
della salvezza. Questa attualizzazione si realizza in particolare nella Liturgia:<br />
ciò che Dio ha compiuto secoli or sono non riguarda soltanto i testimoni<br />
diretti degli eventi, ma raggiunge con il suo dono di grazia l’uomo<br />
di ogni tempo. Ciò vale, in certo modo, anche di ogni altro devoto<br />
approccio a quegli eventi: «farne memoria», in atteggiamento di fede e<br />
di amore, significa aprirsi alla grazia che Cristo ci ha ottenuto con i suoi<br />
misteri di vita, morte e risurrezione.<br />
Per questo, mentre va ribadito con il Concilio Vaticano II che la Liturgia,<br />
quale esercizio dell’ufficio sacerdotale di Cristo e culto pubblico, è<br />
«il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, <strong>insieme</strong>, la fonte da<br />
cui promana tutta la sua forza» 15 , occorre anche ricordare che la vita spirituale<br />
«non si esaurisce nella partecipazione alla sola sacra Liturgia. Il<br />
cristiano chiamato alla preghiera in comune, nondimeno deve anche entrare<br />
nella sua camera per pregare il Padre nel segreto (cfr. Mt 6, 6); anzi,<br />
deve pregare incessantemente come insegna l’Apostolo (cfr. 1Ts 5,<br />
_________________<br />
14<br />
Esort. ap. Marialis cultus (2 febbraio 1974), 47: AAS 66 (1974), 156.<br />
15<br />
Cost. sulla sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, 10.<br />
16<br />
Ibid., 12.
16<br />
17)» 16 . Il Rosario si pone, con una sua specificità, in questo variegato<br />
scenario della preghiera “incessante”, e se la Liturgia, azione di Cristo e<br />
della Chiesa, è azione salvifica per eccellenza, il Rosario, quale meditazione<br />
su Cristo con Maria, è contemplazione salutare. L’immergersi infatti,<br />
di mistero in mistero, nella vita del Redentore, fa sì che quanto<br />
Egli ha operato e la Liturgia attualizza venga profondamente assimilato<br />
e plasmi l’esistenza.<br />
Imparare Cristo da Maria<br />
14. Cristo è il Maestro per eccellenza, il rivelatore e la rivelazione.<br />
Non si tratta solo di imparare le cose che Egli ha insegnato, ma di “imparare<br />
Lui”. Ma quale maestra, in questo, più esperta di Maria? Se sul<br />
versante divino è lo Spirito il Maestro interiore che ci porta alla piena<br />
verità di Cristo (cfr. Gv 14, 26; 15, 26; 16, 13), tra gli esseri umani, nessuno<br />
meglio di Lei conosce Cristo, nessuno come la Madre può introdurci<br />
a una conoscenza profonda del suo mistero.<br />
Il primo dei “segni” compiuto da Gesù – la trasformazione dell’acqua<br />
in vino alle nozze di Cana – ci mostra Maria appunto nella veste di maestra,<br />
mentre esorta i servi a eseguire le disposizioni di Cristo (cfr. Gv 2,<br />
5). E possiamo immaginare che tale funzione Ella abbia svolto per i discepoli<br />
dopo l’Ascensione di Gesù, quando rimase con loro ad attendere<br />
lo Spirito Santo e li confortò nella prima missione. Il passare con Maria<br />
attraverso le scene del Rosario è come mettersi alla ‘scuola’di Maria<br />
per leggere Cristo, per penetrarne i segreti, per capirne il messaggio.<br />
Una scuola, quella di Maria, tanto più efficace, se si pensa che Ella la<br />
svolge ottenendoci in abbondanza i doni dello Spirito Santo e <strong>insieme</strong><br />
proponendoci l’esempio di quella «peregrinazione della fede» 17 , nella<br />
quale è maestra incomparabile. Di fronte a ogni mistero del Figlio, Ella<br />
ci invita, come nella sua Annunciazione, a porre con umiltà gli interrogativi<br />
che aprono alla luce, per concludere sempre con l’obbedienza<br />
della fede: «Sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai<br />
detto» (Lc 1, 38).<br />
_________________<br />
17<br />
CONC. ECUM. VAT. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 58.
17<br />
Conformarsi a Cristo con Maria<br />
15. La spiritualità cristiana ha come suo carattere qualificante l’impegno<br />
del discepolo di conformarsi sempre più pienamente al suo Maestro<br />
(cfr. Rm 8, 29; Fil 3, 10. 21). L’effusione dello Spirito nel Battesimo inserisce<br />
il credente come tralcio nella vite che è Cristo (cfr. Gv 15, 5), lo<br />
costituisce membro del suo mistico Corpo (cfr. 1Cor 12, 12; Rm 12,5).<br />
Aquesta unità iniziale, tuttavia, deve corrispondere un cammino di assimilazione<br />
crescente a Lui, che orienti sempre più il comportamento del<br />
discepolo secondo la “logica” di Cristo: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti<br />
che furono in Cristo Gesù» (Fil 2, 5). Occorre, secondo le parole<br />
dell’Apostolo, «rivestirsi di Cristo» (cfr. Rm 13, 14; Gal 3, 27).<br />
Nel percorso spirituale del Rosario, basato sulla contemplazione incessante<br />
– in compagnia di Maria – del volto di Cristo, questo ideale esigente<br />
di conformazione a Lui viene perseguito attraverso la via di una<br />
frequentazione che potremmo dire “amicale”. Essa ci immette in modo<br />
naturale nella vita di Cristo e ci fa come ‘respirare’i suoi sentimenti. Dice<br />
in proposito il beato Bartolo Longo: «Come due amici, praticando<br />
frequentemente <strong>insieme</strong>, sogliono conformarsi anche nei costumi, così<br />
noi, conversando familiarmente con Gesù e la Vergine, nel meditare i<br />
Misteri del Rosario, e formando <strong>insieme</strong> una medesima vita con la Comunione,<br />
possiamo divenire, per quanto ne sia capace la nostra bassezza,<br />
simili ad essi, ed apprendere da questi sommi esemplari il vivere<br />
umile, povero, nascosto, paziente e perfetto» 18 .<br />
Per questo processo di conformazione a Cristo, nel Rosario, noi ci affidiamo<br />
in particolare all’azione materna della Vergine Santa. Colei che di<br />
Cristo è la genitrice, mentre è essa stessa appartenente alla Chiesa quale<br />
«membro eccelso e del tutto eccezionale» 19 , è al tempo stesso la “Madre<br />
della Chiesa”. Come tale continuamente “genera” figli al Corpo mistico del<br />
Figlio. Lo fa mediante l’intercessione, implorando per essi l’effusione inesauribile<br />
dello Spirito. Ella è l’icona perfetta della maternità della Chiesa.<br />
Il Rosario ci trasporta misticamente accanto a Maria impegnata a seguire<br />
la crescita umana di Cristo nella casa di Nazareth. Ciò le consente<br />
_________________<br />
18<br />
I Quindici Sabati del Santissimo Rosario, 27 a ed., Pompei 1916, p. 27.<br />
19<br />
CONC. ECUM. VAT. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 53.
18<br />
di educarci e di plasmarci con la medesima sollecitudine, fino a che Cristo<br />
non «sia formato» in noi pienamente (cfr. Gal 4, 19). Questa azione<br />
di Maria, totalmente fondata su quella di Cristo e ad essa radicalmente<br />
subordinata, «non impedisce minimamente l’unione immediata dei credenti<br />
con Cristo, ma la facilita» 20 . È il luminoso principio espresso dal<br />
Concilio Vaticano II, che ho sperimentato tanto fortemente nella mia vita,<br />
facendone la base del mio motto episcopale: Totus tuus 21 . Un motto,<br />
com’è noto, ispirato alla dottrina di San Luigi Maria Grignion de<br />
Montfort, che così spiegava il ruolo di Maria nel processo di conformazione<br />
a Cristo di ciascuno di noi: «Tutta la nostra perfezione consiste<br />
nell’essere conformi, uniti e consacrati a Gesù Cristo. Perciò la più perfetta<br />
di tutte le devozioni è incontestabilmente quella che ci conforma,<br />
unisce e consacra più perfettamente a Gesù Cristo. Ora, essendo Maria<br />
la creatura più conforme a Gesù Cristo, ne segue che, tra tutte le devozioni,<br />
quella che consacra e conforma di più un’anima a Nostro Signore<br />
è la devozione a Maria, sua santa Madre, e che più un’anima sarà consacrata<br />
a lei, più sarà consacrata a Gesù Cristo» 22 . Mai come nel Rosario la<br />
via di Cristo e quella di Maria appaiono così profondamente congiunte.<br />
Maria non vive che in Cristo e in funzione di Cristo!<br />
Supplicare Cristo con Maria<br />
16. Cristo ci ha invitati a rivolgerci a Dio con insistenza e fiducia per<br />
essere esauditi: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi<br />
sarà aperto» (Mt 7, 7). Il fondamento di questa efficacia della preghiera è<br />
la bontà del Padre, ma anche la mediazione presso di Lui da parte di Cristo<br />
stesso (cfr. 1Gv 2, 1) e l’azione dello Spirito Santo, che «intercede per<br />
noi» secondo i disegni di Dio (cfr. Rm 8, 26-27). Noi infatti «nemmeno<br />
sappiamo che cosa sia conveniente domandare» (Rm 8, 26) e talvolta non<br />
veniamo esauditi perché «chiediamo male» (cfr. Gc 4, 2-3).<br />
A sostegno della preghiera, che Cristo e lo Spirito fanno sgorgare nel<br />
_________________<br />
20<br />
Ibid., 60.<br />
21<br />
Cfr. Primo radiomessaggio Urbi et orbi (17 ottobre 1978): AAS 70 (1978), 927.<br />
22<br />
Trattato della vera devozione a Maria, 120: Opere, 1, Scritti spirituali, Roma 1990,<br />
p. 430.<br />
23<br />
Catechismo della Chiesa Cattolica, 2679.
19<br />
nostro cuore, interviene Maria con la sua intercessione materna. «La<br />
preghiera della Chiesa è come sostenuta dalla preghiera di Maria» 23 .<br />
In effetti, se Gesù, unico Mediatore, è la Via della nostra preghiera, Maria,<br />
pura trasparenza di Lui, mostra la Via, ed «è a partire da questa singolare<br />
cooperazione di Maria all’azione dello Spirito Santo, che le<br />
Chiese hanno sviluppato la preghiera alla santa Madre di Dio, incentrandola<br />
sulla persona di Cristo manifestata nei suoi misteri» 24 . Alle<br />
nozze di Cana il Vangelo mostra appunto l’efficacia dell’intercessione<br />
di Maria, che si fa portavoce presso Gesù <strong>delle</strong> umane necessità: «Non<br />
hanno più vino» (Gv 2, 3).<br />
Il Rosario è <strong>insieme</strong> meditazione e supplica. L’insistente implorazione<br />
della Madre di Dio poggia sulla fiducia che la sua materna intercessione<br />
può tutto sul cuore del Figlio. Ella è «onnipotente per grazia» 25 ,<br />
come, con audace espressione da ben comprendere, diceva nella sua<br />
Supplica alla Vergine il beato Bartolo Longo. Una certezza, questa, che,<br />
a partire dal Vangelo, si è andata consolidando per via di esperienza nel<br />
popolo cristiano. Il sommo poeta Dante la interpreta stupendamente,<br />
nella linea di san Bernardo, quando canta: «Donna, se’ tanto grande e<br />
tanto vali, / che qual vuol grazia e a te non ricorre, / sua disianza vuol volar<br />
sanz’ali» 26 . Nel Rosario Maria, santuario dello Spirito Santo (cfr. Lc<br />
1, 35), mentre è supplicata da noi, si pone per noi davanti al Padre che<br />
l’ha colmata di grazia e al Figlio nato dal suo grembo, pregando con noi<br />
e per noi.<br />
Annunciare Cristo con Maria<br />
17. Il Rosario è anche un percorso di annuncio e di approfondimento,<br />
nel quale il mistero di Cristo viene continuamente ripresentato ai diversi<br />
livelli dell’esperienza cristiana. Il modulo è quello di una presentazione<br />
orante e contemplativa, che mira a plasmare il discepolo secondo il<br />
_________________<br />
24<br />
Ibid., 2675.<br />
25<br />
La Supplica alla Regina del Santo Rosario, che si recita solennemente due volte<br />
l’anno, in maggio e ottobre, fu composta dal beato Bartolo Longo nel 1883, come adesione<br />
all’invito del Papa Leone XIII ai cattolici, nella sua prima Enciclica sul Rosario,<br />
per un impegno spirituale volto a fronteggiare i mali della società.<br />
26<br />
Divina Commedia, Par. XXXIII, 13-15.
20<br />
cuore di Cristo. In effetti, se nella recita del Rosario tutti gli elementi per<br />
un’efficace meditazione vengono adeguatamente valorizzati, ne nasce,<br />
specialmente nella celebrazione comunitaria nelle parrocchie e nei santuari,<br />
una significativa opportunità catechetica che i Pastori devono saper<br />
cogliere. La Vergine del Rosario continua anche in questo modo la<br />
sua opera di annuncio di Cristo. La storia del Rosario mostra come questa<br />
preghiera sia stata utilizzata specialmente dai Domenicani, in un<br />
momento difficile per la Chiesa a motivo del diffondersi dell’eresia.<br />
Oggi siamo davanti a nuove sfide. Perché non riprendere in mano la Corona<br />
con la fede di chi ci ha preceduto? Il Rosario conserva tutta la sua<br />
forza e rimane una risorsa non trascurabile nel corredo pastorale di ogni<br />
buon evangelizzatore.<br />
CAPITOLO II<br />
MISTERI DI CRISTO - MISTERI DELLA MADRE<br />
Il Rosario «compendio del Vangelo»<br />
18. Alla contemplazione del volto di Cristo non ci si introduce che<br />
ascoltando, nello Spirito, la voce del Padre, perché «nessuno conosce il<br />
Figlio se non il Padre» (Mt 11, 27). Nei pressi di Cesarea di Filippo, di<br />
fronte alla confessione di Pietro, Gesù preciserà la fonte di una così limpida<br />
intuizione della sua identità: «Né la carne né il sangue te l’hanno rivelato,<br />
ma il Padre mio che sta nei cieli» (Mt 16, 17). È necessaria dunque<br />
la rivelazione dall’alto. Ma per accoglierla, è indispensabile mettersi<br />
in ascolto: «Solo l’esperienza del silenzio e della preghiera offre l’orizzonte<br />
adeguato in cui può maturare e svilupparsi la conoscenza più<br />
vera, aderente e coerente, di quel mistero» 27 .<br />
Il Rosario è uno dei percorsi tradizionali della preghiera cristiana applicata<br />
alla contemplazione del volto di Cristo. Così lo descrisse il Papa<br />
Paolo VI: «Preghiera evangelica, incentrata nel mistero dell’incarnazione<br />
redentrice, il Rosario è,dunque, preghiera di orientamento nettamente<br />
cristologico. Infatti, il suo elemento caratteristico – la ripetizione litanica<br />
del «Rallegrati, Maria» – diviene anch’esso lode incessante a Cri-<br />
_________________<br />
27<br />
GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio ineunte (6 gennaio 2001), 20: AAS 93<br />
(2001), 279.
21<br />
sto, termine ultimo dell’annuncio dell’Angelo e del saluto della madre<br />
del Battista: “Benedetto il frutto del tuo seno” (Lc 1, 42). Diremo di più:<br />
la ripetizione dell’Ave Maria costituisce l’ordito, sul quale si sviluppa la<br />
contemplazione dei misteri: il Gesù che ogni Ave Maria richiama, è<br />
quello stesso che la successione dei misteri ci propone, a volta a volta,<br />
Figlio di Dio e della Vergine» 28 .<br />
Una opportuna integrazione<br />
19. Dei tanti misteri della vita di Cristo, il Rosario, così come si è consolidato<br />
nella pratica più comune avvalorata dall’autorità ecclesiale, ne<br />
addita solo alcuni. Tale selezione è stata imposta dall’ordito originario<br />
di questa preghiera, che si venne organizzando sul numero 150 corrispondente<br />
a quello dei Salmi.<br />
Ritengo tuttavia che, per potenziare lo spessore cristologico del Rosario,<br />
sia opportuna un’integrazione che, pur lasciata alla libera valorizzazione<br />
dei singoli e <strong>delle</strong> comunità, gli consenta di abbracciare anche i<br />
misteri della vita pubblica di Cristo tra il Battesimo e la Passione. È infatti<br />
nell’arco di questi misteri che contempliamo aspetti importanti della<br />
persona di Cristo quale rivelatore definitivo di Dio. Egli è Colui che,<br />
dichiarato Figlio diletto del Padre nel Battesimo al Giordano, annuncia<br />
la venuta del Regno, la testimonia con le opere, ne proclama le esigenze.<br />
È negli anni della vita pubblica che il mistero di Cristo si mostra a titolo<br />
speciale quale mistero di luce: «Finché sono nel mondo, sono la luce del<br />
mondo» (Gv 9, 5).<br />
Affinché il Rosario possa dirsi in modo più pieno “compendio del<br />
Vangelo”, è perciò conveniente che, dopo aver ricordato l’incarnazione<br />
e la vita nascosta di Cristo (misteri della gioia), e prima di soffermarsi<br />
sulle sofferenze della passione (misteri del dolore), e sul trionfo della risurrezione<br />
(misteri della gloria), la meditazione si porti anche su alcuni<br />
momenti particolarmente significativi della vita pubblica (misteri della<br />
luce). Questa integrazione di nuovi misteri, senza pregiudicare nessun<br />
aspetto essenziale dell’assetto tradizionale di questa preghiera, è destinata<br />
a farla vivere con rinnovato interesse nella spiritualità cristiana,<br />
_________________<br />
28<br />
Esort. ap. Marialis cultus (2 febbraio 1974), 46: AAS 66 (1974), 155.
22<br />
quale vera introduzione alla profondità del Cuore di Cristo, abisso di<br />
gioia e di luce, di dolore e di gloria.<br />
Misteri della gioia<br />
20. Il primo ciclo, quello dei “misteri gaudiosi”, è effettivamente caratterizzato<br />
dalla gioia che irradia dall’evento dell’Incarnazione. Ciò è<br />
evidente fin dall’Annunciazione, dove il saluto di Gabriele alla Vergine<br />
di Nazareth si riallaccia all’invito alla gioia messianica: «Rallegrati,<br />
Maria». Aquesto annuncio approda tutta la storia della salvezza, anzi, in<br />
certo modo, la storia stessa del mondo. Se infatti il disegno del Padre è<br />
di ricapitolare in Cristo tutte le cose (cfr. Ef 1, 10), è l’intero universo<br />
che in qualche modo è raggiunto dal divino favore con cui il Padre si<br />
china su Maria per renderla Madre del suo Figlio. A sua volta, tutta l’umanità<br />
è come racchiusa nel fiat con cui Ella prontamente corrisponde<br />
alla volontà di Dio.<br />
All’insegna dell’esultanza è poi la scena dell’incontro con Elisabetta,<br />
dove la voce stessa di Maria e la presenza di Cristo nel suo grembo fanno<br />
«sussultare di gioia» Giovanni (cfr. Lc 1, 44). Soffusa di letizia è la<br />
scena di Betlemme, in cui la nascita del Bimbo divino, il Salvatore del<br />
mondo, è cantata dagli angeli e annunciata ai pastori proprio come «una<br />
grande gioia» (Lc 2, 10).<br />
Ma già i due ultimi misteri, pur conservando il sapore della gioia, anticipano<br />
i segni del dramma. La presentazione al tempio, infatti, mentre<br />
esprime la gioia della consacrazione e immerge nell’estasi il vecchio Simeone,<br />
registra anche la profezia del «segno di contraddizione» che il<br />
Bimbo sarà per Israele e della spada che trafiggerà l’anima della Madre<br />
(cfr. Lc 2, 34-35). Gioioso e <strong>insieme</strong> drammatico è pure l’episodio di<br />
Gesù dodicenne al tempio. Egli qui appare nella sua divina sapienza,<br />
mentre ascolta e interroga, e sostanzialmente nella veste di colui che<br />
“insegna”. La rivelazione del suo mistero di Figlio tutto dedito alle cose<br />
del Padre è annuncio di quella radicalità evangelica che pone in crisi anche<br />
i legami più cari dell’uomo, di fronte alle esigenze assolute del Regno.<br />
Gli stessi Giuseppe e Maria, trepidanti e angosciati, «non compresero<br />
le sue parole» (Lc 2, 50).<br />
Meditare i misteri “gaudiosi” significa così entrare nelle motivazioni<br />
ultime e nel significato profondo della gioia cristiana. Significa fissare<br />
lo sguardo sulla concretezza del mistero dell’Incarnazione e sull’oscuro<br />
preannuncio del mistero del dolore salvifico. Maria ci conduce ad ap-
23<br />
prendere il segreto della gioia cristiana, ricordandoci che il cristianesimo<br />
è innanzitutto euanghelion, “buona notizia”, che ha il suo centro,<br />
anzi il suo stesso contenuto, nella persona di Cristo, il Verbo fatto carne,<br />
unico Salvatore del mondo.<br />
Misteri della luce<br />
21. Passando dall’infanzia e dalla vita di Nazareth alla vita pubblica di<br />
Gesù, la contemplazione ci porta su quei misteri che si possono chiamare,<br />
a titolo speciale, “misteri della luce”. In realtà, è tutto il mistero di<br />
Cristo che è luce. Egli è «la luce del mondo» (Gv 8, 12). Ma questa dimensione<br />
emerge particolarmente negli anni della vita pubblica, quando<br />
Egli annuncia il vangelo del Regno. Volendo indicare alla comunità<br />
cristiana cinque momenti significativi – misteri “luminosi” – di questa<br />
fase della vita di Cristo, ritengo che essi possano essere opportunamente<br />
individuati: 1. nel suo Battesimo al Giordano, 2. nella sua auto-rivelazione<br />
alle nozze di Cana, 3. nell’annuncio del Regno di Dio con l’invito<br />
alla conversione, 4. nella sua Trasfigurazione e, infine, 5. nell’istituzione<br />
dell’Eucaristia, espressione sacramentale del mistero pasquale.<br />
Ognuno di questi misteri è rivelazione del Regno ormai giunto nella<br />
persona stessa di Gesù. È mistero di luce innanzitutto il Battesimo al<br />
Giordano. Qui, mentre il Cristo scende, quale innocente che si fa “peccato”<br />
per noi (cfr. 2 Cor 5, 21), nell’acqua del fiume, il cielo si apre e la voce<br />
del Padre lo proclama Figlio diletto (cfr. Mt 3, 17 e par.), mentre lo<br />
Spirito scende su di Lui per investirlo della missione che lo attende. Mistero<br />
di luce è l’inizio dei segni a Cana (cfr. Gv 2, 1-12), quando Cristo,<br />
cambiando l’acqua in vino, apre alla fede il cuore dei discepoli grazie all’intervento<br />
di Maria, la prima dei credenti. Mistero di luce è la predicazione<br />
con la quale Gesù annuncia l’avvento del Regno di Dio e invita alla<br />
conversione (cfr. Mc 1, 15), rimettendo i peccati di chi si accosta a Lui<br />
con umile fiducia (cfr. Mc 2, 3-13; Lc 7, 47-48), inizio del ministero di<br />
misericordia che Egli continuerà ad esercitare fino alla fine del mondo,<br />
specie attraverso il sacramento della Riconciliazione affidato alla sua<br />
Chiesa (cfr. Gv 20, 22-23). Mistero di luce per eccellenza è poi la Trasfigurazione,<br />
avvenuta, secondo la tradizione, sul Monte Tabor. La gloria<br />
della Divinità sfolgora sul volto di Cristo, mentre il Padre lo accredita<br />
agli Apostoli estasiati perché lo ascoltino (cfr. Lc 9, 35 e par.) e si dispon-
24<br />
gano a vivere con Lui il momento doloroso della Passione, per giungere<br />
con Lui alla gioia della Risurrezione e a una vita trasfigurata dallo Spirito<br />
Santo. Mistero di luce è, infine, l’istituzione dell’Eucaristia, nella quale<br />
Cristo si fa nutrimento con il suo Corpo e il suo Sangue sotto i segni<br />
del pane e del vino, testimoniando «sino alla fine» il suo amore per l’umanità<br />
(Gv 13, 1), per la cui salvezza si offrirà in sacrificio.<br />
In questi misteri, tranne che a Cana, la presenza di Maria rimane sullo<br />
sfondo. I Vangeli accennano appena a qualche sua presenza occasionale<br />
in un momento o nell’altro della predicazione di Gesù (cfr. Mc 3, 31-35;<br />
Gv 2, 12) e nulla dicono di un’eventuale presenza nel Cenacolo al momento<br />
dell’istituzione dell’Eucaristia. Ma la funzione che svolge a Cana<br />
accompagna, in qualche modo, tutto il cammino di Cristo. La rivelazione,<br />
che nel Battesimo al Giordano è offerta direttamente dal Padre ed<br />
è riecheggiata dal Battista, sta a Cana sulla sua bocca, e diventa la grande<br />
ammonizione materna che Ella rivolge alla Chiesa di tutti i tempi:<br />
«Fate quello che vi dirà» (Gv 2, 5). È ammonizione, questa, che ben introduce<br />
parole e segni di Cristo durante la vita pubblica, costituendo lo<br />
sfondo mariano di tutti i “misteri della luce”.<br />
Misteri del dolore<br />
22. Ai misteri del dolore di Cristo i Vangeli danno grande rilievo. Da<br />
sempre la pietà cristiana, specialmente nella Quaresima, attraverso la<br />
pratica della Via Crucis, si è soffermata sui singoli momenti della Passione,<br />
intuendo che è qui il culmine della rivelazione dell’amore ed è<br />
qui la sorgente della nostra salvezza. Il Rosario sceglie alcuni momenti<br />
della Passione, inducendo l’orante a fissarvi lo sguardo del cuore e a riviverli.<br />
Il percorso meditativo si apre col Getsemani, lì dove Cristo vive<br />
un momento particolarmente angoscioso di fronte alla volontà del Padre,<br />
alla quale la debolezza della carne sarebbe tentata di ribellarsi. Lì<br />
Cristo si pone nel luogo di tutte le tentazioni dell’umanità, e di fronte a<br />
tutti i peccati dell’umanità, per dire al Padre: «Non sia fatta la mia, ma la<br />
tua volontà» (Lc 22, 42 e par.). Questo suo “sì” ribalta il “no” dei progenitori<br />
nell’Eden. E quanto questa adesione alla volontà del Padre debba<br />
costargli emerge dai misteri seguenti, nei quali, la salita al Calvario, con<br />
la flagellazione, la coronazione di spine, la morte in croce, Egli è gettato<br />
nella più grande abiezione: Ecce homo!
25<br />
In questa abiezione è rivelato non soltanto l’amore di Dio, ma il senso<br />
stesso dell’uomo. Ecce homo: chi vuol conoscere l’uomo, deve saperne<br />
riconoscere il senso, la radice e il compimento in Cristo, Dio che si abbassa<br />
per amore «fino alla morte, e alla morte di croce» (Fil 2, 8). I misteri<br />
del dolore portano il credente a rivivere la morte di Gesù ponendosi<br />
sotto la croce accanto a Maria, per penetrare con Lei nell’abisso dell’amore<br />
di Dio per l’uomo e sentirne tutta la forza rigeneratrice.<br />
Misteri della gloria<br />
23.«La contemplazione del volto di Cristo non può fermarsi all’immagine<br />
di Lui crocifisso. Egli è il Risorto!» 29 . Da sempre il Rosario<br />
esprime questa consapevolezza della fede, invitando il credente ad andare<br />
oltre il buio della Passione, per fissare lo sguardo sulla gloria di<br />
Cristo nella Risurrezione e nell’Ascensione. Contemplando il Risorto il<br />
cristiano riscopre le ragioni della propria fede (cfr. 1 Cor 15, 14), e rivive<br />
la gioia non soltanto di coloro ai quali Cristo si manifestò – gli Apostoli,<br />
la Maddalena, i discepoli di Emmaus –, ma anche la gioia di Maria,<br />
che dovette fare un’esperienza non meno intensa della nuova esistenza<br />
del Figlio glorificato. A questa gloria che, con l’Ascensione, pone<br />
il Cristo alla destra del Padre, Ella stessa sarà sollevata con l’Assunzione,<br />
giungendo, per specialissimo privilegio, ad anticipare il destino<br />
riservato a tutti i giusti con la risurrezione della carne. Coronata infine<br />
di gloria – come appare nell’ultimo mistero glorioso – Ella rifulge quale<br />
Regina degli Angeli e dei Santi, anticipazione e vertice della condizione<br />
escatologica della Chiesa.<br />
Al centro di questo percorso di gloria del Figlio e della Madre, il Rosario<br />
pone, nel terzo mistero glorioso, la Pentecoste, che mostra il volto<br />
della Chiesa quale famiglia riunita con Maria, ravvivata dall’effusione<br />
potente dello Spirito, pronta per la missione evangelizzatrice. La contemplazione<br />
di questo, come degli altri misteri gloriosi, deve portare i<br />
credenti a prendere coscienza sempre più viva della loro esistenza nuova<br />
in Cristo, all’interno della realtà della Chiesa, un’esistenza di cui la<br />
scena della Pentecoste costituisce la grande “icona”. I misteri gloriosi<br />
_________________<br />
29<br />
GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio ineunte (6 gennaio 2001), 28: AAS 93<br />
(2001), 284.
26<br />
alimentano così nei credenti la speranza della meta escatologica verso<br />
cui sono incamminati come membri del Popolo di Dio pellegrinante<br />
nella storia. Ciò non può non spingerli ad una coraggiosa testimonianza<br />
di quel «lieto annunzio» che dà senso a tutta la loro esistenza.<br />
Dai “misteri” al “Mistero”: la via di Maria<br />
24. Questi cicli meditativi proposti nel Santo Rosario non sono certo<br />
esaustivi, ma richiamano l’essenziale, introducendo l’animo al gusto di<br />
una conoscenza di Cristo che continuamente attinge alla fonte pura del<br />
testo evangelico. Ogni singolo tratto della vita di Cristo, com’è narrato<br />
dagli Evangelisti, rifulge di quel Mistero che supera ogni conoscenza<br />
(cfr. Ef 3, 19). È il Mistero del Verbo fatto carne, nel quale «abita corporalmente<br />
tutta la pienezza della divinità» (Col 2, 9). Per questo il Catechismo<br />
della Chiesa Cattolica insiste tanto sui misteri di Cristo, ricordando<br />
che «tutto nella vita di Gesù è segno del suo Mistero» 30 . Il «duc in<br />
altum» della Chiesa nel terzo Millennio si misura sulla capacità dei cristiani<br />
di «penetrare nella perfetta conoscenza del mistero di Dio, cioè<br />
Cristo, nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza»<br />
(Col 2, 2-3). A ciascun battezzato è rivolto l’ardente auspicio della<br />
Lettera agli Efesini: «Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così,<br />
radicati e fondati nella carità, siate in grado di [...] conoscere l’amore<br />
di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la<br />
pienezza di Dio» (3, 17-19).<br />
Il Rosario si pone a servizio di questo ideale, offrendo il “segreto” per<br />
aprirsi più facilmente a una conoscenza profonda e coinvolgente di Cristo.<br />
Potremmo dirlo la via di Maria. È la via dell’esempio della Vergine<br />
di Nazareth, donna di fede, di silenzio e di ascolto. È <strong>insieme</strong> la via di<br />
una devozione mariana animata dalla consapevolezza dell’inscindibile<br />
rapporto che lega Cristo alla sua Madre Santissima: i misteri di Cristo<br />
sono anche, in certo senso, i misteri della Madre, persino quando non vi<br />
è direttamente coinvolta, per il fatto stesso che Ella vive di Lui e per Lui.<br />
Facendo nostre nell’Ave Maria le parole dell’angelo Gabriele e di<br />
sant’Elisabetta, ci sentiamo spinti a cercare sempre nuovamente in Maria,<br />
tra le sue braccia e nel suo cuore, il «frutto benedetto del suo grem-<br />
_________________<br />
30<br />
N. 515.
27<br />
bo» (cfr. Lc 1, 42).<br />
Mistero di Cristo, ‘mistero’ dell’uomo<br />
25. Nella già ricordata testimonianza del 1978 sul Rosario quale mia<br />
preghiera prediletta, espressi un concetto sul quale desidero ritornare.<br />
Dissi allora che «la semplice preghiera del Rosario batte il ritmo della<br />
vita umana» 31 .<br />
Alla luce <strong>delle</strong> riflessioni finora svolte sui misteri di Cristo, non è difficile<br />
approfondire questa implicazione antropologica del Rosario.<br />
Un’implicazione più radicale di quanto non appaia a prima vista. Chi si<br />
pone in contemplazione di Cristo ripercorrendo le tappe della sua vita,<br />
non può non cogliere in Lui anche la verità sull’uomo. È la grande affermazione<br />
del Concilio Vaticano II, che fin dalla Lettera enciclica Redemptor<br />
hominis ho fatto tante volte oggetto del mio magistero: «In<br />
realtà, il mistero dell’uomo si illumina veramente soltanto nel mistero<br />
del Verbo incarnato» 32 . Il Rosario aiuta ad aprirsi a questa luce. Seguendo<br />
il cammino di Cristo, nel quale il cammino dell’uomo è «ricapitolato»<br />
33 , svelato e redento, il credente si pone davanti all’immagine dell’uomo<br />
vero. Contemplando la sua nascita impara la sacralità della vita,<br />
guardando alla casa di Nazareth apprende la verità originaria sulla famiglia<br />
secondo il disegno di Dio, ascoltando il Maestro nei misteri della<br />
vita pubblica attinge la luce per entrare nel Regno di Dio e, seguendolo<br />
sulla via del Calvario, impara il senso del dolore salvifico. Infine, contemplando<br />
Cristo e sua Madre nella gloria, vede il traguardo a cui ciascuno<br />
di noi è chiamato, se si lascia sanare e trasfigurare dallo Spirito<br />
Santo. Si può dire così che ciascun mistero del Rosario, ben meditato,<br />
getta luce sul mistero dell’uomo.<br />
Al tempo stesso, diventa naturale portare a questo incontro con la santa<br />
umanità del Redentore i tanti problemi, assilli, fatiche e progetti che<br />
segnano la nostra vita. «Getta sul Signore il tuo affanno, ed egli ti darà<br />
sostegno» (Sal 55, 23). Meditare col Rosario significa consegnare i nostri<br />
affanni ai cuori misericordiosi di Cristo e della Madre sua. A distanza<br />
di venticinque anni, ripensando alle prove che non sono mancate<br />
nemmeno nell’esercizio del ministero petrino, mi sento di ribadire, qua-<br />
_________________<br />
31<br />
Angelus del 29 ottobre 1978: Insegnamenti I (1978), 76.<br />
32<br />
Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 22.<br />
33<br />
S. IRENEO DI LIONE, Contro le eresie, III, 18, 1: PG 7, 932.
28<br />
si come un caldo invito rivolto a tutti perché ne facciano personale esperienza:<br />
sì, davvero il Rosario «batte il ritmo della vita umana», per armonizzarla<br />
col ritmo della vita divina, nella gioiosa comunione della<br />
Santa Trinità, destino e anelito della nostra esistenza.<br />
CAPITOLO III<br />
PER ME VIVERE È CRISTO<br />
Il Rosario, via di assimilazione del mistero<br />
26. La meditazione dei misteri di Cristo è proposta nel Rosario con un<br />
metodo caratteristico, atto per sua natura a favorire la loro assimilazione.<br />
È il metodo basato sulla ripetizione. Ciò vale innanzitutto per l’Ave<br />
Maria, ripetuta per ben dieci volte ad ogni mistero. Se si guarda superficialmente<br />
a questa ripetizione, si potrebbe essere tentati di ritenere il<br />
Rosario una pratica arida e noiosa. Ben altra considerazione, invece, si<br />
può giungere ad avere della Corona, se la si considera come espressione<br />
di quell’amore che non si stanca di tornare alla persona amata con effusioni<br />
che, pur simili nella manifestazione, sono sempre nuove per il sentimento<br />
che le pervade.<br />
In Cristo, Dio ha assunto davvero un «cuore di carne». Egli non ha<br />
soltanto un cuore divino, ricco di misericordia e di perdono, ma anche<br />
un cuore umano, capace di tutte le vibrazioni dell’affetto. Se avessimo<br />
bisogno in proposito di una testimonianza evangelica, non sarebbe difficile<br />
trovarla nel toccante dialogo di Cristo con Pietro dopo la Risurrezione:<br />
«Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Per ben tre volte è posta la<br />
domanda, per ben tre volte è data la risposta: «Signore, tu lo sai che ti<br />
voglio bene» (cfr. Gv 21, 15-17). Al di là dello specifico significato del<br />
brano, così importante per la missione di Pietro, a nessuno sfugge la bellezza<br />
di questa triplice ripetizione, in cui l’insistente richiesta e la relativa<br />
risposta si esprimono in termini ben noti all’esperienza universale<br />
dell’amore umano. Per comprendere il Rosario, bisogna entrare nella<br />
dinamica psicologica che è propria dell’amore.<br />
Una cosa è chiara: se la ripetizione dell’Ave Maria si rivolge direttamente<br />
a Maria, con Lei e attraverso di Lei è in definitiva a Gesù che va<br />
l’atto di amore. La ripetizione si alimenta del desiderio di una conformazione<br />
sempre più piena a Cristo, vero “programma” della vita cristiana.
29<br />
San Paolo ha enunciato questo programma con parole infuocate: «Per<br />
me il vivere è Cristo e il morire un guadagno» (Fil 1, 21). E ancora: «Non<br />
sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2, 20). Il Rosario ci aiuta<br />
a crescere in questa conformazione fino al traguardo della santità.<br />
Un metodo valido...<br />
27. Che il rapporto con Cristo possa avvalersi anche dell’aiuto di un<br />
metodo non deve stupire. Iddio si comunica all’uomo rispettando il modo<br />
di essere della nostra natura ed i suoi ritmi vitali. Per questo la spiritualità<br />
cristiana, pur conoscendo le forme più sublimi del silenzio mistico,<br />
nel quale tutte le immagini, le parole e i gesti sono come superati<br />
dall’intensità di una unione ineffabile dell’uomo con Dio, è normalmente<br />
segnata dal coinvolgimento totale della persona, nella sua complessa<br />
realtà psico-fisica e relazionale.<br />
Questo appare in modo evidente nella Liturgia. I Sacramenti e i sacramentali<br />
sono strutturati con una serie di riti, che chiamano in causa le diverse<br />
dimensioni della persona. Anche la preghiera non liturgica esprime<br />
la stessa esigenza. Lo conferma il fatto che, in Oriente, la più caratteristica<br />
preghiera della meditazione cristologica, quella centrata sulle parole:<br />
«Gesù, Cristo, Figlio di Dio, Signore, abbi pietà di me peccatore»<br />
34 , è tradizionalmente legata al ritmo del respiro, che, mentre favorisce<br />
la perseveranza nell’invocazione, assicura quasi una densità fisica<br />
al desiderio che Cristo diventi il respiro, l’anima e il “tutto” della vita.<br />
... che tuttavia può essere migliorato<br />
28. Ho ricordato, nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte, che<br />
c’è oggi anche in Occidente una rinnovata esigenza di meditazione, che<br />
trova a volte in altre religioni modalità piuttosto accattivanti 35 . Non<br />
mancano i cristiani che, per la poca conoscenza della tradizione contemplativa<br />
cristiana, si lasciano allettare da quelle proposte. Esse tuttavia,<br />
pur avendo elementi positivi e talvolta integrabili con l’esperienza<br />
_________________<br />
34<br />
Catechismo della Chiesa Cattolica, 2616.<br />
35<br />
Cfr. n. 33: AAS 93 (2001), 289.
30<br />
cristiana, nascondono spesso un fondo ideologico inaccettabile. Anche<br />
in quelle esperienze è molto in voga una metodologia che, mirando al<br />
traguardo di un’alta concentrazione spirituale, si avvale di tecniche di<br />
carattere psico-fisico, ripetitive e simboliche. Il Rosario si pone in questo<br />
quadro universale della fenomenologia religiosa, ma si delinea con<br />
caratteristiche proprie, che rispondono alle esigenze tipiche della specificità<br />
cristiana.<br />
In effetti, esso non è che un metodo per contemplare. Come metodo,<br />
va utilizzato in relazione al fine e non può diventare fine a se stesso.<br />
Tuttavia, essendo frutto di secolare esperienza, anche il metodo non va<br />
sottovalutato. Milita a suo favore l’esperienza di innumerevoli Santi.<br />
Ciò non toglie, però, che esso possa essere migliorato. Proprio a questo<br />
mira l’integrazione, nel ciclo dei misteri, della nuova serie dei mysteria<br />
lucis, unitamente ad alcuni suggerimenti relativi alla recita che propongo<br />
in questa Lettera. Con essi, pur rispettando la struttura ampiamente<br />
consolidata di questa preghiera, vorrei aiutare i fedeli a comprenderla<br />
nei suoi risvolti simbolici, in sintonia con le esigenze della vita quotidiana.<br />
Senza questo, c’è il rischio che il Rosario non solo non produca<br />
gli effetti spirituali auspicati, ma persino che la corona, con la quale si è<br />
soliti recitarlo, finisca per essere sentita alla stregua di un amuleto o di<br />
un oggetto magico, con un radicale travisamento del suo senso e della<br />
sua funzione.<br />
L’enunciazione del mistero<br />
29. Enunciare il mistero, e magari avere l’opportunità di fissare contestualmente<br />
un’icona che lo raffiguri, è come aprire uno scenario su cui<br />
concentrare l’attenzione. Le parole guidano l’immaginazione e l’animo<br />
a quel determinato episodio o momento della vita di Cristo. Nella spiritualità<br />
che si è sviluppata nella Chiesa, sia la venerazione di icone che le<br />
molte devozioni ricche di elementi sensibili, come anche lo stesso metodo<br />
proposto da sant’Ignazio di Loyola negli Esercizi Spirituali, hanno<br />
fatto ricorso all’elemento visivo e immaginativo (la compositio loci), ritenendolo<br />
di grande aiuto per favorire la concentrazione dell’animo sul<br />
mistero. È una metodologia, del resto, che corrisponde alla logica stessa<br />
dell’Incarnazione: Dio ha voluto prendere, in Gesù, lineamenti umani.<br />
È attraverso la sua realtà corporea che noi veniamo condotti a pren-
31<br />
dere contatto con il suo mistero divino.<br />
A questa esigenza di concretezza risponde anche l’enunciazione dei<br />
vari misteri del Rosario. Certo, essi non sostituiscono il Vangelo e neppure<br />
richiamano tutte le sue pagine. Il Rosario, pertanto, non sostituisce<br />
la lectio divina, al contrario la suppone e la promuove. Ma se i misteri<br />
considerati nel Rosario, anche con il completamento dei mysteria lucis,<br />
si limitano alle linee fondamentali della vita di Cristo, da essi l’animo<br />
può facilmente spaziare sul resto del Vangelo, soprattutto quando il Rosario<br />
è recitato in particolari momenti di prolungato raccoglimento.<br />
L’ascolto della Parola di Dio<br />
30. Per dare fondamento biblico e maggiore profondità alla meditazione,<br />
è utile che l’enunciazione del mistero sia seguita dalla proclamazione<br />
di un passo biblico corrispondente che, a seconda <strong>delle</strong> circostanze,<br />
può essere più o meno ampio. Le altre parole, infatti, non raggiungono<br />
mai l’efficacia propria della parola ispirata. Questa va ascoltata con<br />
la certezza che è Parola di Dio, pronunciata per l’oggi e «per me».<br />
Accolta così, essa entra nella metodologia di ripetizione del Rosario<br />
senza suscitare la noia che sarebbe causata dal semplice richiamo di<br />
un’informazione ormai ben acquisita. No, non si tratta di riportare alla<br />
memoria un’informazione, ma di lasciar “parlare” Dio. In qualche occasione<br />
solenne e comunitaria, questa parola può essere opportunamente<br />
illustrata da qualche breve commento.<br />
Il silenzio<br />
31. L’ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. È opportuno che,<br />
dopo l’enunciazione del mistero e la proclamazione della Parola, per un<br />
congruo periodo di tempo ci si fermi a fissare lo sguardo sul mistero meditato,<br />
prima di iniziare la preghiera vocale. La riscoperta del valore del<br />
silenzio è uno dei segreti per la pratica della contemplazione e della meditazione.<br />
Tra i limiti di una società fortemente tecnologizzata e massmediatica,<br />
c’è anche il fatto che il silenzio diventa sempre più difficile.<br />
Come nella Liturgia sono raccomandati momenti di silenzio, anche nella<br />
recita del Rosario una breve pausa è opportuna dopo l’ascolto della Paro-
32<br />
la di Dio, mentre l’animo si fissa sul contenuto di un determinato mistero.<br />
Il «Padre nostro»<br />
32. Dopo l’ascolto della Parola e la focalizzazione del mistero è naturale<br />
che l’animo si innalzi verso il Padre. Gesù, in ciascuno dei suoi misteri,<br />
ci porta sempre al Padre, a cui Egli continuamente si rivolge, perché<br />
nel suo “seno” riposa (cfr. Gv 1, 18). Nell’intimità del Padre Egli ci<br />
vuole introdurre, perché diciamo con Lui «Abbà, Padre» (Rm 8, 15; Gal<br />
4, 6). È in rapporto al Padre che Egli ci fa fratelli suoi e fratelli tra di noi,<br />
comunicandoci lo Spirito che è suo e del Padre <strong>insieme</strong>. Il Padre nostro,<br />
posto quasi come fondamento alla meditazione cristologico-mariana<br />
che si sviluppa attraverso la ripetizione dell’Ave Maria, rende la meditazione<br />
del mistero, anche quando è compiuta in solitudine, un’esperienza<br />
ecclesiale.<br />
Le dieci «Ave Maria»<br />
33. È questo l’elemento più corposo del Rosario e <strong>insieme</strong> quello che<br />
ne fa una preghiera mariana per eccellenza. Ma proprio alla luce dell’Ave<br />
Maria ben compresa, si avverte con chiarezza che il carattere mariano<br />
non solo non si oppone a quello cristologico, ma anzi lo sottolinea e<br />
lo esalta. La prima parte dell’Ave Maria, infatti, desunta dalle parole rivolte<br />
a Maria dall’angelo Gabriele e da sant’Elisabetta, è contemplazione<br />
adorante del mistero che si compie nella Vergine di Nazareth. Esse<br />
esprimono, per così dire, l’ammirazione del cielo e della terra e fanno,<br />
in certo senso, trapelare l’incanto di Dio stesso nel contemplare il suo<br />
capolavoro – l’incarnazione del Figlio nel grembo verginale di Maria –,<br />
nella linea di quel gioioso sguardo della Genesi (cfr. Gn 1, 31), di quell’originario<br />
«pathos con cui Dio, all’alba della creazione, guardò all’opera<br />
<strong>delle</strong> sue mani» 36 . Il ripetersi, nel Rosario, dell’Ave Maria, ci pone<br />
sull’onda dell’incanto di Dio: è giubilo, stupore, riconoscimento del più<br />
grande miracolo della storia. È il compimento della profezia di Maria:<br />
«D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1, 48).<br />
Il baricentro dell’Ave Maria, quasi cerniera tra la prima e la seconda<br />
_________________<br />
36<br />
GIOVANNI PAOLO II, Lettera agli artisti (4 aprile 1999), 1: AAS 91 (1999), 1155.
33<br />
parte, è il nome di Gesù. Talvolta, nella recitazione frettolosa, questo baricentro<br />
sfugge, e con esso anche l’aggancio al mistero di Cristo che si<br />
sta contemplando. Ma è proprio dall’accento che si dà al nome di Gesù e<br />
al suo mistero che si contraddistingue una significativa e fruttuosa recita<br />
del Rosario. Già Paolo VI ricordò, nell’Esortazione apostolica Marialis<br />
cultus, l’uso praticato in alcune regioni di dar rilievo al nome di<br />
Cristo, aggiungendovi una clausola evocatrice del mistero che si sta meditando<br />
37 . È un uso lodevole, specie nella recita pubblica. Esso esprime<br />
con forza la fede cristologica, applicata ai diversi momenti della vita del<br />
Redentore. È professione di fede e, al tempo stesso, aiuto a tener desta la<br />
meditazione, consentendo di vivere la funzione assimilante, insita nella<br />
ripetizione dell’Ave Maria, rispetto al mistero di Cristo. Ripetere il nome<br />
di Gesù – l’unico nome nel quale ci è dato di sperare salvezza (cfr. At<br />
4, 12) – intrecciato con quello della Madre Santissima, e quasi lasciando<br />
che sia Lei stessa a suggerirlo a noi, costituisce un cammino di assimilazione,<br />
che mira a farci entrare sempre più profondamente nella vita di<br />
Cristo.<br />
Dallo specialissimo rapporto con Cristo, che fa di Maria la Madre di<br />
Dio, la Theotòkos, deriva, poi, la forza della supplica con la quale a Lei<br />
ci rivolgiamo nella seconda parte della preghiera, affidando alla sua materna<br />
intercessione la nostra vita e l’ora della nostra morte.<br />
Il «Gloria»<br />
34. La dossologia trinitaria è il traguardo della contemplazione cristiana.<br />
Cristo è infatti la via che ci conduce al Padre nello Spirito. Se<br />
percorriamo fino in fondo questa via, ci ritroviamo continuamente di<br />
fronte al mistero <strong>delle</strong> tre Persone divine da lodare, adorare, ringraziare.<br />
È importante che il Gloria, culmine della contemplazione, sia messo bene<br />
in evidenza nel Rosario. Nella recita pubblica potrebbe essere cantato,<br />
per dare opportuna enfasi a questa prospettiva strutturale e qualifi-<br />
_________________<br />
37<br />
Cfr. n. 46: AAS 66 (1974), 155. Quest’uso è stato anche recentemente lodato dalla<br />
Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti nel Direttorio su<br />
pietà popolare e liturgia. Principi e orientamenti (17 dicembre 2001), 201, Città del<br />
Vaticano, 2002, p. 165.
34<br />
cante di ogni preghiera cristiana.<br />
Nella misura in cui la meditazione del mistero è stata attenta, profonda,<br />
ravvivata – di Ave in Ave – dall’amore per Cristo e per Maria, la glorificazione<br />
trinitaria ad ogni diecina, lungi dal ridursi ad una rapida conclusione,<br />
acquista il suo giusto tono contemplativo, come per elevare<br />
l’animo all’altezza del Paradiso e farci rivivere, in qualche modo, l’esperienza<br />
del Tabor, anticipazione della contemplazione futura: «È bello<br />
per noi stare qui» (Lc 9, 33).<br />
La giaculatoria finale<br />
35. Nella pratica corrente del Rosario, dopo la dossologia trinitaria segue<br />
una giaculatoria, che varia a seconda <strong>delle</strong> consuetudini. Senza nulla<br />
togliere al valore di tali invocazioni, sembra opportuno rilevare che la<br />
contemplazione dei misteri potrà meglio esprimere tutta la sua fecondità,<br />
se si avrà cura di far sì che ciascun mistero si concluda con una preghiera<br />
volta ad ottenere i frutti specifici della meditazione di quel mistero.<br />
In questo modo il Rosario potrà esprimere con maggiore efficacia il<br />
suo legame con la vita cristiana. Lo suggerisce una bella orazione liturgica,<br />
che ci invita a chiedere di poter giungere, meditando i misteri del<br />
Rosario, ad «imitare ciò che contengono e ad ottenere ciò che promettono»<br />
38 .<br />
Tale preghiera finale potrà ispirarsi, come già succede, a una legittima<br />
varietà. Il Rosario acquista in tal modo anche una fisionomia più adeguata<br />
alle varie tradizioni spirituali e alle varie comunità cristiane. In<br />
questa prospettiva, è auspicabile che si diffondano, col debito discernimento<br />
pastorale, le proposte più significative, magari sperimentate in<br />
centri e santuari mariani particolarmente attenti alla pratica del Rosario,<br />
in modo che il Popolo di Dio possa avvalersi di ogni autentica ricchezza<br />
spirituale, traendone nutrimento per la propria contemplazione.<br />
_________________<br />
38<br />
« ... concede, quaesumus, ut haec mysteria sacratissimo beatae Mariae Virginis Rosario<br />
recolentes, et imitemur quod continent, et quod promittunt assequamur »: Missale<br />
Romanum 1960, In festo B.M. Virginis a Rosario.
35<br />
La “corona”<br />
36. Strumento tradizionale per la recita del Rosario è la corona. Nella<br />
pratica più superficiale, essa finisce per essere spesso un semplice strumento<br />
di conteggio per registrare il succedersi <strong>delle</strong> Ave Maria. Ma essa<br />
si presta anche ad esprimere un simbolismo, che può dare ulteriore spessore<br />
alla contemplazione.<br />
A tal proposito, la prima cosa da notare è come la corona converga<br />
verso il Crocifisso, che apre così e chiude il cammino stesso dell’orazione.<br />
In Cristo è centrata la vita e la preghiera dei credenti. Tutto parte da<br />
Lui, tutto tende a Lui, tutto, mediante Lui, nello Spirito Santo, giunge al<br />
Padre.<br />
In quanto strumento di conteggio, che scandisce l’avanzare della preghiera,<br />
la corona evoca l’incessante cammino della contemplazione e<br />
della perfezione cristiana. Il beato Bartolo Longo la vedeva anche come<br />
una “catena” che ci lega a Dio. Catena, sì, ma catena dolce; tale sempre<br />
si rivela il rapporto con un Dio che è Padre. Catena “filiale”, che ci pone<br />
in sintonia con Maria, la «serva del Signore» (Lc 1, 38), e, in definitiva,<br />
con Cristo stesso, che, pur essendo Dio, si fece «servo» per amore nostro<br />
(Fil 2, 7).<br />
Bello è anche estendere il significato simbolico della corona al nostro<br />
rapporto reciproco, ricordando con essa il vincolo di comunione e di<br />
fraternità che tutti ci lega in Cristo.<br />
Avvio e chiusa<br />
37. Sono vari, nella prassi corrente, i modi di introdurre il Rosario nei<br />
diversi contesti ecclesiali. In alcune regioni, si suole iniziare con l’invocazione<br />
del Salmo 69: «O Dio, vieni a salvarmi; Signore, vieni presto in<br />
mio aiuto», quasi ad alimentare nell’orante l’umile consapevolezza della<br />
propria indigenza; altrove, invece, l’avvio avviene con la recita del<br />
Credo, quasi a mettere la professione di fede a fondamento del cammino<br />
contemplativo che si intraprende. Questi e simili modi, nella misura<br />
in cui ben dispongono l’animo alla contemplazione, sono usi ugualmente<br />
legittimi. La recita è poi conclusa con la preghiera secondo le intenzioni<br />
del Papa, per allargare lo sguardo di chi prega sull’ampio orizzon-
36<br />
te <strong>delle</strong> necessità ecclesiali. È proprio per incoraggiare questa proiezione<br />
ecclesiale del Rosario che la Chiesa ha voluto arricchirlo di sante indulgenze<br />
per chi lo recita con le debite disposizioni.<br />
In effetti, se vissuto così, il Rosario diventa veramente un percorso<br />
spirituale, in cui Maria si fa madre, maestra, guida, e sostiene il fedele<br />
con la sua intercessione potente. Come stupirsi se l’animo sente il bisogno,<br />
alla fine di questa preghiera, in cui ha fatto intima esperienza della<br />
maternità di Maria, di sciogliersi nelle lodi per la Vergine Santa, sia nella<br />
splendida preghiera della Salve Regina, che in quella <strong>delle</strong> Litanie<br />
lauretane? È il coronamento di un cammino interiore, che ha portato il<br />
fedele a contatto vivo con il mistero di Cristo e della sua Madre Santissima.<br />
La distribuzione nel tempo<br />
38. Il Rosario può essere recitato integralmente ogni giorno, e non<br />
manca chi lodevolmente lo fa. Esso viene così a riempire di orazione le<br />
giornate di tanti contemplativi, o a tener compagnia ad ammalati ed anziani<br />
che dispongono di tempo abbondante. Ma è ovvio – e ciò vale a<br />
maggior ragione, se si aggiunge il nuovo ciclo dei mysteria lucis – che<br />
molti non potranno recitarne che una parte, secondo un certo ordine settimanale.<br />
Questa distribuzione settimanale finisce per dare alle varie<br />
giornate della settimana un certo “colore” spirituale, analogamente a<br />
quanto la Liturgia fa con le varie fasi dell’anno liturgico.<br />
Secondo la prassi corrente, il lunedì e il giovedì sono dedicati ai «misteri<br />
della gioia», il martedì e il venerdì ai «misteri del dolore», il mercoledì,<br />
il sabato e la domenica ai «misteri della gloria». Dove inserire i<br />
«misteri della luce»? Considerando che i misteri gloriosi sono riproposti<br />
di seguito il sabato e la domenica e che il sabato è tradizionalmente<br />
un giorno a forte carattere mariano, sembra consigliabile spostare al sabato<br />
la seconda meditazione settimanale dei misteri gaudiosi, nei quali<br />
la presenza di Maria è più pronunciata. Il giovedì resta così libero proprio<br />
per la meditazione dei misteri della luce.<br />
Questa indicazione non intende tuttavia limitare una conveniente libertà<br />
nella meditazione personale e comunitaria, a seconda <strong>delle</strong> esigenze<br />
spirituali e pastorali e soprattutto <strong>delle</strong> coincidenze liturgiche che<br />
possono suggerire opportuni adattamenti. Ciò che è veramente impor-
37<br />
tante è che il Rosario sia sempre più concepito e sperimentato come itinerario<br />
contemplativo. Attraverso di esso, in modo complementare a<br />
quanto si compie nella Liturgia, la settimana del cristiano, incardinata<br />
sulla domenica, giorno della risurrezione, diventa un cammino attraverso<br />
i misteri della vita di Cristo, e questi si afferma, nella vita dei suoi discepoli,<br />
come Signore del tempo e della storia.<br />
CONCLUSIONE<br />
«Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci rannodi a Dio»<br />
39. Quanto fin qui s’è detto, esprime ampiamente la ricchezza di questa<br />
preghiera tradizionale, che ha la semplicità di una preghiera popolare,<br />
ma anche la profondità teologica di una preghiera adatta a chi avverte<br />
l’esigenza di una contemplazione più matura.<br />
A questa preghiera la Chiesa ha riconosciuto sempre una particolare<br />
efficacia, affidando ad essa, alla sua recita corale, alla sua pratica costante,<br />
le cause più difficili. In momenti in cui la cristianità stessa era<br />
minacciata, fu alla forza di questa preghiera che si attribuì lo scampato<br />
pericolo e la Vergine del Rosario fu salutata come propiziatrice della<br />
salvezza.<br />
Oggi all’efficacia di questa preghiera consegno volentieri – l’ho accennato<br />
all’inizio – la causa della pace nel mondo e quella della famiglia.<br />
La pace<br />
40. Le difficoltà che l’orizzonte mondiale presenta in questo avvio di<br />
nuovo Millennio ci inducono a pensare che solo un intervento dall’Alto,<br />
capace di orientare i cuori di quanti vivono situazioni conflittuali e di<br />
quanti reggono le sorti <strong>delle</strong> Nazioni, può far sperare in un futuro meno<br />
oscuro.<br />
Il Rosario è preghiera orientata per sua natura alla pace, per il fatto<br />
stesso che consiste nella contemplazione di Cristo, Principe della pace e<br />
«nostra pace» (Ef 2,14). Chi assimila il mistero di Cristo – e il Rosario<br />
proprio a questo mira –, apprende il segreto della pace e ne fa un progetto<br />
di vita. Inoltre, in forza del suo carattere meditativo, con il tranquillo
38<br />
succedersi <strong>delle</strong> Ave Maria, il Rosario esercita sull’orante un’azione pacificante<br />
che lo dispone a ricevere e sperimentare nella profondità del<br />
suo essere e a diffondere intorno a sé quella pace vera che è dono speciale<br />
del Risorto (cfr. Gv 14, 27; 20, 21).<br />
È poi preghiera di pace anche per i frutti di carità che produce. Se ben<br />
recitato come vera preghiera meditativa, il Rosario, favorendo l’incontro<br />
con Cristo nei suoi misteri, non può non additare anche il volto di<br />
Cristo nei fratelli, specie in quelli più sofferenti. Come si potrebbe fissare,<br />
nei misteri gaudiosi, il mistero del Bimbo nato a Betlemme senza<br />
provare il desiderio di accogliere, difendere e promuovere la vita, facendosi<br />
carico della sofferenza dei bambini in tutte le parti del mondo? Come<br />
si potrebbero seguire i passi del Cristo rivelatore, nei misteri della<br />
luce, senza proporsi di testimoniare le sue beatitudini nella vita di ogni<br />
giorno? E come contemplare il Cristo carico della croce e crocifisso,<br />
senza sentire il bisogno di farsi suoi «cirenei» in ogni fratello affranto<br />
dal dolore o schiacciato dalla disperazione? Come si potrebbe, infine,<br />
fissare gli occhi sulla gloria di Cristo risorto e su Maria incoronata Regina,<br />
senza provare il desiderio di rendere questo mondo più bello, più<br />
giusto, più vicino al disegno di Dio?<br />
Insomma, mentre ci fa fissare gli occhi su Cristo, il Rosario ci rende<br />
anche costruttori della pace nel mondo. Per la sua caratteristica di petizione<br />
insistente e corale, in sintonia con l’invito di Cristo a pregare<br />
«sempre, senza stancarsi» (Lc 18,1), esso ci consente di sperare che, anche<br />
oggi, una “battaglia” tanto difficile come quella della pace possa essere<br />
vinta. Lungi dall’essere una fuga dai problemi del mondo, il Rosario<br />
ci spinge così a guardarli con occhio responsabile e generoso, e ci ottiene<br />
la forza di tornare ad essi con la certezza dell’aiuto di Dio e con il<br />
proposito fermo di testimoniare in ogni circostanza «la carità, che è il<br />
vincolo di perfezione» (Col 3, 14).<br />
La famiglia: i genitori...<br />
41. Preghiera per la pace, il Rosario è anche, da sempre, preghiera<br />
della famiglia e per la famiglia. Un tempo questa preghiera era particolarmente<br />
cara alle famiglie cristiane, e certamente ne favoriva la comunione.<br />
Occorre non disperdere questa preziosa eredità. Bisogna tornare<br />
a pregare in famiglia e a pregare per le famiglie, utilizzando ancora que-
39<br />
sta forma di preghiera.<br />
Se nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte ho incoraggiato la<br />
celebrazione della Liturgia <strong>delle</strong> Ore anche da parte dei laici nella vita<br />
ordinaria <strong>delle</strong> comunità parrocchiali e dei vari gruppi cristiani 39 , altrettanto<br />
desidero fare per il Rosario. Si tratta di due vie non alternative, ma<br />
complementari, della contemplazione cristiana. Chiedo pertanto a<br />
quanti si dedicano alla pastorale <strong>delle</strong> famiglie di suggerire con convinzione<br />
la recita del Rosario.<br />
La famiglia che prega unita, resta unita. Il Santo Rosario, per antica<br />
tradizione, si presta particolarmente ad essere preghiera in cui la famiglia<br />
si ritrova. I singoli membri di essa, proprio gettando lo sguardo su<br />
Gesù, recuperano anche la capacità di guardarsi sempre nuovamente<br />
negli occhi, per comunicare, per solidarizzare, per perdonarsi scambievolmente,<br />
per ripartire con un patto di amore rinnovato dallo Spirito di<br />
Dio.<br />
Molti problemi <strong>delle</strong> famiglie contemporanee, specie nelle società<br />
economicamente evolute, dipendono dal fatto che diventa sempre più<br />
difficile comunicare. Non si riesce a stare <strong>insieme</strong>, e magari i rari momenti<br />
dello stare <strong>insieme</strong> sono assorbiti dalle immagini di un televisore.<br />
Riprendere a recitare il Rosario in famiglia significa immettere nella vita<br />
quotidiana ben altre immagini, quelle del mistero che salva: l’immagine<br />
del Redentore, l’immagine della sua Madre Santissima. La famiglia<br />
che recita <strong>insieme</strong> il Rosario riproduce un po’ il clima della casa di<br />
Nazareth: si pone Gesù al centro, si condividono con lui gioie e dolori,<br />
si mettono nelle sue mani bisogni e progetti, si attingono da lui la speranza<br />
e la forza per il cammino.<br />
... e i figli<br />
42. A questa preghiera è anche bello e fruttuoso affidare l’itinerario di<br />
crescita dei figli. Non è forse, il Rosario, l’itinerario della vita di Cristo,<br />
dal concepimento, alla morte, fino alla resurrezione e alla gloria? Diventa<br />
oggi sempre più arduo per i genitori seguire i figli nelle varie tappe<br />
della vita. Nella società della tecnologia avanzata, dei mass media e<br />
_________________<br />
39<br />
Cfr. n. 34: AAS 93 (2001), 290.
40<br />
della globalizzazione, tutto è diventato così rapido e la distanza culturale<br />
tra le generazioni si fa sempre più grande. I più diversi messaggi e le<br />
esperienze più imprevedibili si fanno presto spazio nella vita dei ragazzi<br />
e degli adolescenti, e per i genitori diventa talvolta angoscioso far<br />
fronte ai rischi che essi corrono. Si trovano non di rado a sperimentare<br />
delusioni cocenti, constatando i fallimenti dei propri figli di fronte alla<br />
seduzione della droga, alle attrattive di un edonismo sfrenato, alle tentazioni<br />
della violenza, alle più varie espressioni del non senso e della disperazione.<br />
Pregare col Rosario per i figli, e ancor più con i figli, educandoli fin<br />
dai teneri anni a questo momento giornaliero di «sosta orante» della<br />
famiglia, non è, certo, la soluzione di ogni problema, ma è un aiuto spirituale<br />
da non sottovalutare. Si può obiettare che il Rosario appare preghiera<br />
poco adatta al gusto dei ragazzi e dei giovani d’oggi. Ma forse<br />
l’obiezione tiene conto di un modo di praticarlo spesso poco accurato.<br />
Del resto, fatta salva la sua struttura fondamentale, nulla vieta che per i<br />
ragazzi e i giovani la recita del Rosario – tanto in famiglia quanto nei<br />
gruppi – si arricchisca di opportuni accorgimenti simbolici e pratici,<br />
che ne favoriscano la comprensione e la valorizzazione. Perché non<br />
provarci? Una pastorale giovanile non rinunciataria, appassionata e<br />
creativa – le Giornate Mondiali della Gioventù me ne hanno dato la<br />
misura! – è capace di fare, con l’aiuto di Dio, cose davvero significative.<br />
Se il Rosario viene ben presentato, sono sicuro che i giovani stessi<br />
saranno capaci di sorprendere ancora una volta gli adulti, nel far propria<br />
questa preghiera e nel recitarla con l’entusiasmo tipico della loro<br />
età.<br />
Il Rosario, un tesoro da riscoprire<br />
43. Carissimi fratelli e sorelle! Una preghiera così facile, e al tempo<br />
stesso così ricca, merita davvero di essere riscoperta dalla comunità cristiana.<br />
Facciamolo soprattutto in questo anno, assumendo questa proposta<br />
come un rafforzamento della linea tracciata nella Lettera apostolica<br />
Novo millennio ineunte, a cui i piani pastorali di tante Chiese particolari<br />
si sono ispirati nel programmare l’impegno per il prossimo futuro.<br />
Mi rivolgo in particolare a voi, cari Confratelli nell’Episcopato, sacerdoti<br />
e diaconi, e a voi, operatori pastorali nei diversi ministeri, perché,
41<br />
facendo esperienza personale della bellezza del Rosario, ne diventiate<br />
solerti promotori.<br />
Confido anche in voi, teologi, perché praticando una riflessione al<br />
tempo stesso rigorosa e sapienziale, radicata nella Parola di Dio e sensibile<br />
al vissuto del popolo cristiano, facciate scoprire, di questa preghiera<br />
tradizionale, i fondamenti biblici, le ricchezze spirituali, la validità<br />
pastorale.<br />
Conto su di voi, consacrati e consacrate, chiamati a titolo particolare a<br />
contemplare il volto di Cristo alla scuola di Maria.<br />
Guardo a voi tutti, fratelli e sorelle di ogni condizione, a voi, famiglie<br />
cristiane, a voi, ammalati e anziani, a voi giovani: riprendete con fiducia<br />
tra le mani la corona del Rosario, riscoprendola alla luce della Scrittura,<br />
in armonia con la Liturgia, nel contesto della vita quotidiana.<br />
Che questo mio appello non cada inascoltato! All’inizio del venticinquesimo<br />
anno di Pontificato, affido questa Lettera apostolica alle mani<br />
sapienti della Vergine Maria, prostrandomi spiritualmente davanti alla<br />
sua immagine nello splendido santuario a Lei edificato dal beato Bartolo<br />
Longo, apostolo del Rosario. Faccio volentieri mie le parole toccanti<br />
con le quali egli chiude la celebre Supplica alla Regina del Santo<br />
Rosario: «O Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci rannodi a<br />
Dio, vincolo di amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli<br />
assalti dell’inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo<br />
mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora dell’agonia. A te l’ultimo bacio<br />
della vita che si spegne. E l’ultimo accento <strong>delle</strong> nostre labbra sarà il<br />
nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o<br />
Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti. Sii ovunque benedetta,<br />
oggi e sempre, in terra e in cielo».<br />
Dal Vaticano, il 16 ottobre dell’anno 2002, inizio del venticinquesimo di<br />
Pontificato.<br />
GIOVANNI PAOLO II
42<br />
Discorso al Parlamento Italiano<br />
riunito in seduta pubblica comune<br />
nel Palazzo di Montecitorio<br />
14 novembre 2002<br />
Signor Presidente della Repubblica Italiana,<br />
Onorevoli Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato,<br />
Signor Presidente del Consiglio dei Ministri,<br />
Onorevoli Deputati e Senatori!<br />
1. Mi sento profondamente onorato per la solenne accoglienza che mi<br />
viene oggi tributata in questa sede prestigiosa, nella quale l’intero popolo<br />
italiano è da voi degnamente rappresentato. A tutti ed a ciascuno rivolgo<br />
il mio saluto deferente e cordiale, ben consapevole del forte significato<br />
della presenza del Successore di Pietro nel Parlamento Italiano.<br />
Ringrazio il Signor Presidente della Camera dei Deputati ed il Signor<br />
Presidente del Senato della Repubblica per le nobili parole con cui hanno<br />
interpretato i comuni sentimenti, dando voce anche ai milioni di cittadini<br />
del cui affetto ho quotidiane attestazioni nelle molte occasioni in<br />
cui mi è dato di incontrarli. È un affetto che mi ha accompagnato sempre,<br />
fin dai primi mesi della mia elezione alla sede di Pietro. Per esso voglio<br />
esprimere a tutti gli italiani, anche in questa circostanza, la mia viva<br />
gratitudine.<br />
Già negli anni degli studi a Roma e poi nelle periodiche visite che facevo<br />
in Italia come Vescovo, specialmente durante il Concilio Ecumenico<br />
Vaticano II, è venuta crescendo nel mio animo l’ammirazione per<br />
un Paese in cui l’annuncio evangelico, qui giunto fin dai tempi apostolici,<br />
ha suscitato una civiltà ricca di valori universali ed una fioritura di<br />
mirabili opere d’arte, nelle quali i misteri della fede hanno trovato<br />
espressione in immagini di bellezza incomparabile. Quante volte ho<br />
toccato, per così dire, con mano le tracce gloriose che la religione cristiana<br />
ha impresso nel costume e nella cultura del popolo italiano, concretandosi<br />
anche in tante figure di Santi e di Sante il cui carisma ha esercitato<br />
un influsso straordinario sulle popolazioni d’Europa e del mondo.<br />
Basti pensare a San Francesco d’Assisi ed a Santa Caterina da Siena,<br />
Patroni d’Italia.
43<br />
2. Davvero profondo è il legame esistente fra la Santa Sede e l’Italia!<br />
Ben sappiamo che esso è passato attraverso fasi e vicende tra loro assai<br />
diverse, non sfuggendo alle vicissitudini e alle contraddizioni della storia.<br />
Ma dobbiamo al tempo stesso riconoscere che, proprio nel susseguirsi<br />
a volte tumultuoso degli eventi, esso ha suscitato impulsi altamente<br />
positivi sia per la Chiesa di Roma, e quindi per la Chiesa Cattolica,<br />
sia per la diletta Nazione italiana.<br />
A quest’opera di avvicinamento e di collaborazione, nel rispetto della<br />
reciproca indipendenza e autonomia, hanno molto contribuito i grandi<br />
Papi che l’Italia ha dato alla Chiesa ed al mondo nel secolo scorso: basti<br />
pensare a Pio XI, il Papa della Conciliazione, ed a Pio XII, il Papa della<br />
salvezza di Roma, e, più vicini a noi, ai Papi Giovanni XXIII e Paolo VI,<br />
dei quali io stesso, come Giovanni Paolo I, ho voluto assumere il nome.<br />
3. Tentando di gettare uno sguardo sintetico sulla storia dei secoli trascorsi,<br />
potremmo dire che l’identità sociale e culturale dell’Italia e la<br />
missione di civiltà che essa ha adempiuto ed adempie in Europa e nel<br />
mondo ben difficilmente si potrebbero comprendere al di fuori di quella<br />
linfa vitale che è costituita dal cristianesimo.<br />
Mi sia pertanto consentito di invitare rispettosamente voi, eletti Rappresentanti<br />
di questa Nazione, e con voi tutto il popolo italiano, a nutrire<br />
una convinta e meditata fiducia nel patrimonio di virtù e di valori trasmesso<br />
dagli avi. È sulla base di una simile fiducia che si possono affrontare<br />
con lucidità i problemi, pur complessi e difficili, del momento<br />
presente, e spingere anzi audacemente lo sguardo verso il futuro, interrogandosi<br />
sul contributo che l’Italia può dare agli sviluppi della civiltà<br />
umana.<br />
Alla luce della straordinaria esperienza giuridica maturata nel corso<br />
dei secoli a partire dalla Roma pagana, come non sentire l’impegno, ad<br />
esempio, di continuare ad offrire al mondo il fondamentale messaggio<br />
secondo cui, al centro di ogni giusto ordine civile, deve esservi il rispetto<br />
per l’uomo, per la sua dignità e per i suoi inalienabili diritti? A ragione<br />
già l’antico adagio sentenziava: Hominum causa omne ius constitutum<br />
est. È implicita, in tale affermazione, la convinzione che esista una<br />
“verità sull’uomo”, che si impone al di là <strong>delle</strong> barriere di lingue e culture<br />
diverse.<br />
In questa prospettiva, parlando davanti all’Assemblea <strong>delle</strong> Nazioni<br />
Unite nel 50° anniversario di fondazione, ho ricordato che vi sono dirit-
44<br />
ti umani universali, radicati nella natura della persona, nei quali si rispecchiano<br />
le esigenze oggettive di una legge morale universale. Ed aggiungevo:<br />
«Ben lungi dall’essere affermazioni astratte, questi diritti ci<br />
dicono anzi qualcosa di importante riguardo alla vita concreta di ogni<br />
uomo e di ogni gruppo sociale. Ci ricordano che non viviamo in un<br />
mondo irrazionale o privo di senso, ma che, al contrario, vi è una logica<br />
morale che illumina l’esistenza umana e rende possibile il dialogo tra<br />
gli uomini e tra i popoli» (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol.<br />
XVIII/2, 1995, p. 732).<br />
4. Seguendo con attenzione amica il cammino di questa grande Nazione,<br />
sono indotto inoltre a ritenere che, per meglio esprimere le sue doti<br />
caratteristiche, essa abbia bisogno di incrementare la sua solidarietà e<br />
coesione interna. Per le ricchezze della sua lunga storia, come per la<br />
molteplicità e vivacità <strong>delle</strong> presenze e iniziative sociali, culturali ed<br />
economiche che variamente configurano le sue genti e il suo territorio,<br />
la realtà dell’Italia è certamente assai complessa e sarebbe impoverita e<br />
mortificata da forzate uniformità.<br />
La via che consente di mantenere e valorizzare le differenze, senza che<br />
queste diventino motivi di contrapposizione ed ostacoli al comune progresso,<br />
è quella di una sincera e leale solidarietà. Essa ha profonde radici<br />
nell’animo e nei costumi del popolo italiano e attualmente si esprime,<br />
tra l’altro, in numerose e benemerite forme di volontariato. Ma di essa si<br />
avverte il bisogno anche nei rapporti tra le molteplici componenti sociali<br />
della popolazione e le diverse aree geografiche in cui essa è distribuita.<br />
Voi stessi, come responsabili politici e rappresentanti <strong>delle</strong> Istituzioni,<br />
potete dare su questo terreno un esempio particolarmente importante ed<br />
efficace, tanto più significativo quanto più la dialettica dei rapporti politici<br />
spinge invece ad evidenziare i contrasti. La vostra attività, infatti, si<br />
qualifica in tutta la sua nobiltà nella misura in cui si rivela mossa da un<br />
autentico spirito di servizio ai cittadini.<br />
5. Decisiva è, in questa prospettiva, la presenza nell’animo di ciascuno<br />
di una viva sensibilità per il bene comune. L’insegnamento del Concilio<br />
Vaticano II in materia è molto chiaro: «La comunità politica esiste<br />
(...) in funzione di quel bene comune nel quale essa trova significato e<br />
piena giustificazione e dal quale ricava il suo ordinamento giuridico,<br />
originario e proprio» (Gaudium et spes, 74).
45<br />
Le sfide che stanno davanti ad uno Stato democratico esigono da tutti<br />
gli uomini e le donne di buona volontà, indipendentemente dall’opzione<br />
politica di ciascuno, una cooperazione solidale e generosa all’edificazione<br />
del bene comune della Nazione. Tale cooperazione, peraltro, non<br />
può prescindere dal riferimento ai fondamentali valori etici iscritti nella<br />
natura stessa dell’essere umano. Al riguardo, nella Lettera enciclica Veritatis<br />
splendor mettevo in guardia dal «rischio dell’alleanza fra democrazia<br />
e relativismo etico, che toglie alla convivenza civile ogni sicuro<br />
punto di riferimento morale e la priva, più radicalmente, del riconoscimento<br />
della verità» (n. 101). Infatti, se non esiste nessuna verità ultima<br />
che guidi e orienti l’azione politica, annotavo in un’altra Lettera enciclica,<br />
la Centesimus annus, «le idee e le convinzioni possono essere facilmente<br />
strumentalizzate per fini di potere. Una democrazia senza valori<br />
si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come<br />
dimostra la storia» (n. 46).<br />
6. Non posso sottacere, in una così solenne circostanza, un’altra grave<br />
minaccia che pesa sul futuro di questo Paese, condizionando già oggi la<br />
sua vita e le sue possibilità di sviluppo. Mi riferisco alla crisi <strong>delle</strong> nascite,<br />
al declino demografico e all’invecchiamento della popolazione.<br />
La cruda evidenza <strong>delle</strong> cifre costringe a prendere atto dei problemi<br />
umani, sociali ed economici che questa crisi inevitabilmente porrà all’Italia<br />
nei prossimi decenni, ma soprattutto stimola – anzi, oso dire, obbliga<br />
– i cittadini ad un impegno responsabile e convergente, per favorire<br />
una netta inversione di tendenza.<br />
L’azione pastorale a favore della famiglia e dell’accoglienza della vita,<br />
e più in generale di un’esistenza aperta alla logica del dono di sé, sono<br />
il contributo che la Chiesa offre alla costruzione di una mentalità e di<br />
una cultura all’interno <strong>delle</strong> quali questa inversione di tendenza diventi<br />
possibile. Ma sono grandi anche gli spazi per un’iniziativa politica che,<br />
mantenendo fermo il riconoscimento dei diritti della famiglia come società<br />
naturale fondata sul matrimonio, secondo il dettato della stessa<br />
Costituzione della Repubblica Italiana (cfr. art. 29), renda socialmente<br />
ed economicamente meno onerose la generazione e l’educazione dei figli.<br />
7. In un tempo di cambiamenti spesso radicali, nel quale sembrano diventare<br />
irrilevanti le esperienze del passato, aumenta la necessità di una
46<br />
solida formazione della persona. Anche questo, illustri Rappresentanti<br />
del popolo italiano, è un campo nel quale è richiesta la più ampia collaborazione,<br />
affinché le responsabilità primarie dei genitori trovino adeguati<br />
sostegni. La formazione intellettuale e l’educazione morale dei<br />
giovani rimangono le due vie fondamentali attraverso le quali, negli anni<br />
decisivi della crescita, ciascuno può mettere alla prova se stesso, allargare<br />
gli orizzonti della mente e prepararsi ad affrontare la realtà della vita.<br />
L’uomo vive di un’esistenza autenticamente umana grazie alla cultura.<br />
È mediante la cultura che l’uomo diventa più uomo, accede più intensamente<br />
all’“essere” che gli è proprio. È chiaro, peraltro, all’occhio<br />
del saggio che l’uomo conta come uomo per ciò che è più che per ciò<br />
che ha. Il valore umano della persona è in diretta ed essenziale relazione<br />
con l’essere, non con l’avere. Proprio per questo una Nazione sollecita<br />
del proprio futuro favorisce lo sviluppo della scuola in un sano clima di<br />
libertà, e non lesina gli sforzi per migliorarne la qualità, in stretta connessione<br />
con le famiglie e con tutte le componenti sociali, così come del<br />
resto avviene nella maggior parte dei Paesi europei.<br />
Non meno importante, per la formazione della persona, è poi il clima<br />
morale che predomina nei rapporti sociali e che attualmente trova una<br />
massiccia e condizionante espressione nei mezzi di comunicazione: è<br />
questa una sfida che chiama in causa ogni persona e famiglia, ma che interpella<br />
a titolo peculiare chi ha maggiori responsabilità politiche e istituzionali.<br />
La Chiesa, per parte sua, non si stancherà di svolgere, anche<br />
in questo campo, quella missione educativa che appartiene alla sua stessa<br />
natura.<br />
8. Il carattere realmente umanistico di un corpo sociale si manifesta<br />
particolarmente nell’attenzione che esso riesce ad esprimere verso le<br />
sue membra più deboli. Guardando al cammino percorso dall’Italia in<br />
questi quasi sessant’anni dalle rovine della seconda guerra mondiale,<br />
non si possono non ammirare gli ingenti progressi compiuti verso una<br />
società nella quale siano assicurate a tutti accettabili condizioni di vita.<br />
Ma è altrettanto inevitabile riconoscere la tuttora grave crisi dell’occupazione<br />
soprattutto giovanile e le molte povertà, miserie ed emarginazioni,<br />
antiche e nuove, che affliggono numerose persone e famiglie italiane<br />
o immigrate in questo Paese. È grande, quindi, il bisogno di una<br />
solidarietà spontanea e capillare, alla quale la Chiesa è con ogni impegno<br />
protesa a dare di cuore il proprio contributo.
47<br />
Tale solidarietà, tuttavia, non può non contare soprattutto sulla costante<br />
sollecitudine <strong>delle</strong> pubbliche Istituzioni. In questa prospettiva, e<br />
senza compromettere la necessaria tutela della sicurezza dei cittadini,<br />
merita attenzione la situazione <strong>delle</strong> carceri, nelle quali i detenuti vivono<br />
spesso in condizioni di penoso sovraffollamento. Un segno di clemenza<br />
verso di loro mediante una riduzione della pena costituirebbe<br />
una chiara manifestazione di sensibilità, che non mancherebbe di stimolarne<br />
l’impegno di personale ricupero in vista di un positivo reinserimento<br />
nella società.<br />
9. Un’Italia fiduciosa di sé e internamente coesa costituisce una grande<br />
ricchezza per le altre Nazioni d’Europa e del mondo. Desidero condividere<br />
con voi questa convinzione nel momento in cui si stanno definendo<br />
i profili istituzionali dell’Unione Europea e sembra ormai alle<br />
porte il suo allargamento a molti Paesi dell’Europa centro-orientale,<br />
quasi a suggellare il superamento di una innaturale divisione. Coltivo la<br />
fiducia che, anche per merito dell’Italia, alle nuove fondamenta della<br />
“casa comune” europea non manchi il “cemento” di quella straordinaria<br />
eredità religiosa, culturale e civile che ha reso grande l’Europa nei secoli.<br />
È quindi necessario stare in guardia da una visione del Continente che<br />
ne consideri soltanto gli aspetti economici e politici o che indulga in<br />
modo acritico a modelli di vita ispirati ad un consumismo indifferente ai<br />
valori dello spirito. Se si vuole dare durevole stabilità alla nuova unità<br />
europea, è necessario impegnarsi perché essa poggi su quei fondamenti<br />
etici che ne furono un tempo alla base, facendo al tempo stesso spazio<br />
alla ricchezza e alla diversità <strong>delle</strong> culture e <strong>delle</strong> tradizioni che caratterizzano<br />
le singole nazioni. Vorrei anche in questo nobile Consesso rinnovare<br />
l’appello che in questi anni ho rivolto ai vari Popoli del Continente:<br />
«Europa, all’inizio di un nuovo millennio, apri ancora le tue porte<br />
a Cristo!».<br />
10. Il nuovo secolo da poco iniziato porta con sé un crescente bisogno<br />
di concordia, di solidarietà e di pace tra le Nazioni: è questa infatti l’esigenza<br />
ineludibile di un mondo sempre più interdipendente e tenuto <strong>insieme</strong><br />
da una rete globale di scambi e di comunicazioni, in cui tuttavia<br />
spaventose disuguaglianze continuano a sussistere. Purtroppo le speranze<br />
di pace sono brutalmente contraddette dall’inasprirsi di cronici
48<br />
conflitti, a cominciare da quello che insanguina la Terra Santa. A ciò<br />
s’aggiunge il terrorismo internazionale con la nuova e terribile dimensione<br />
che ha assunto, chiamando in causa in maniera totalmente distorta<br />
anche le grandi religioni. Proprio in una tale situazione le religioni sono<br />
invece stimolate a far emergere tutto il loro potenziale di pace, orientando<br />
e quasi “convertendo” verso la reciproca comprensione le culture e<br />
le civiltà che da esse traggono ispirazione.<br />
Per questa grande impresa, dai cui esiti dipenderanno nei prossimi decenni<br />
le sorti del genere umano, il cristianesimo ha un’attitudine e una<br />
responsabilità del tutto peculiari: annunciando il Dio dell’amore, esso<br />
si propone come la religione del reciproco rispetto, del perdono e della<br />
riconciliazione. L’Italia e le altre Nazioni che hanno la loro matrice storica<br />
nella fede cristiana sono quasi intrinsecamente preparate ad aprire<br />
all’umanità nuovi cammini di pace, non ignorando la pericolosità <strong>delle</strong><br />
minacce attuali, ma nemmeno lasciandosi imprigionare da una logica di<br />
scontro che sarebbe senza soluzioni.<br />
Illustri Rappresentanti del Popolo italiano, dal mio cuore sgorga spontanea<br />
una preghiera: da questa antichissima e gloriosa Città – da questa<br />
«Roma onde Cristo è Romano», secondo la ben nota definizione di<br />
Dante (Purg. 32, 102) – chiedo al Redentore dell’uomo di far sì che l’amata<br />
Nazione italiana possa continuare, nel presente e nel futuro, a vivere<br />
secondo la sua luminosa tradizione, sapendo ricavare da essa nuovi<br />
e abbondanti frutti di civiltà, per il progresso materiale e spirituale del<br />
mondo intero.<br />
Dio benedica l’Italia!
49<br />
Messaggio ai Vescovi italiani<br />
in occasione della 50ª Assemblea Generale della CEI<br />
Carissimi Vescovi italiani!<br />
1. “La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione<br />
dello Spirito Santo siano con tutti voi” (2Cor, 13, 13).<br />
Aciascuno di voi, riuniti a Collevalenza presso il Santuario dell’Amore<br />
Misericordioso per la vostra 50ª Assemblea Generale, giunga il mio<br />
saluto più cordiale, accompagnato dall’augurio di intense e fruttuose<br />
giornate di preghiera e di lavoro comune. Saluto, in particolare, il Cardinale<br />
Presidente Camillo Ruini, i tre Vicepresidenti e il Segretario Generale,<br />
e tutti coloro che si dedicano con passione al servizio della vostra<br />
Conferenza.<br />
Vi sono, come sempre, assai vicino nella vostra quotidiana sollecitudine<br />
di Pastori, per il bene <strong>delle</strong> Chiese particolari a voi affidate e di tutta<br />
la diletta Nazione Italiana.<br />
2. La principale attenzione della vostra Assemblea sarà dedicata a<br />
quella grande sfida che si sta sviluppando in questi anni intorno alla domanda<br />
cruciale, già evidenziata dal Concilio Vaticano II (cfr. Gaudium<br />
et spes, 12): “Chi è l’uomo?”. Una sfida antica e però anche nuova, poiché<br />
le tendenze, mai spente, a negare o dimenticare l’unicità del nostro<br />
essere e della nostra vocazione, di creature fatte a immagine di Dio, ricevono<br />
oggi nuovo impulso dalla pretesa di poter spiegare adeguatamente<br />
l’uomo con i soli metodi <strong>delle</strong> scienze empiriche. E ciò avviene<br />
quando è invece più che mai necessario aver chiara e salda la convinzione<br />
della dignità inviolabile della persona umana, per far fronte ai rischi<br />
di radicale manipolazione, che si avrebbero se le risorse <strong>delle</strong> tecnologie<br />
venissero applicate all’uomo prescindendo dai fondamentali parametri<br />
e criteri antropologici ed etici iscritti nella sua stessa natura.<br />
Questa coscienza della dignità che ci appartiene per natura è inoltre<br />
l’unico principio su cui possono essere costruite una società e una civiltà<br />
realmente umanistiche, in un tempo nel quale gli interessi economici<br />
e i messaggi della comunicazione sociale agiscono su scala planetaria,<br />
mettendo a repentaglio quei patrimoni di valori culturali e morali<br />
che rappresentano la prima ricchezza <strong>delle</strong> Nazioni.
50<br />
3. Fate bene perciò, carissimi Fratelli Vescovi, ad approfondire <strong>insieme</strong><br />
questi fondamentali problemi, in vista di un impegno pastorale e<br />
culturale che coinvolga tutte le energie dei cattolici italiani.<br />
Compirà così un nuovo e particolarmente significativo passo in avanti<br />
quel progetto culturale orientato in senso cristiano attraverso il quale<br />
cercate giustamente di dare un più forte e incisivo profilo culturale all’opera<br />
di evangelizzazione, che è al centro della vostra sollecitudine di<br />
Pastori.<br />
Nella medesima prospettiva, desidero esprimervi il mio plauso e incoraggiamento<br />
per l’impegno che dedicate a promuovere una qualificata<br />
presenza cristiana nell’ambito, tanto importante e influente quanto controverso<br />
e difficile, della comunicazione sociale. Mi rallegro, in particolare,<br />
per l’impegno posto nell’elevare il livello qualitativo ed il pubblico<br />
prestigio del quotidiano “Avvenire” e vedo con piacere i progressi che si<br />
stanno compiendo anche nell’ambito dell’emittenza radio-televisiva. È<br />
forte l’auspicio che i cattolici italiani sappiano a loro volta approfittare<br />
ampiamente di questi strumenti, che vengono messi a loro disposizione<br />
per una lettura e comprensione della realtà sociale il più possibile onesta<br />
e attenta agli autentici valori.<br />
4. Carissimi Fratelli nell’Episcopato, pochi giorni or sono, accogliendo<br />
un gentile invito, ho reso visita al Parlamento italiano. È stato sottolineato<br />
così, in maniera molto significativa, quel legame assai profondo e<br />
davvero speciale che si è stabilito, attraverso i secoli, tra l’Italia e la<br />
Chiesa Cattolica, e che anche oggi, nel pieno rispetto della reciproca autonomia,<br />
può essere fonte di preziose collaborazioni, a vantaggio del<br />
Popolo italiano.<br />
So bene quanto costante sia l’attenzione che dedicate, sia come singoli<br />
Vescovi, sia riuniti nella C.E.I. e nelle vostre Conferenze Regionali,<br />
alle sorti di questa diletta Nazione. Condivido con voi, in particolare, la<br />
sollecitudine e la preoccupazione per la famiglia, riconosciuta da sempre<br />
come la struttura portante della vita sociale. L’impegno della Chiesa<br />
nella pastorale della famiglia, che auspico sempre più convinto e capillare,<br />
è dunque anche un grande contributo al bene del Paese.<br />
La medesima attenzione siamo chiamati a dedicare all’educazione<br />
<strong>delle</strong> nuove generazioni e quindi alla scuola. Non possiamo pertanto<br />
non sollecitare concreti e doverosi passi in avanti nell’attuazione della<br />
parità scolastica.
51<br />
In un periodo difficile sotto il profilo economico e sociale, guardiamo<br />
poi con particolare preoccupazione e fattiva solidarietà alle condizioni<br />
di vita di molte persone e famiglie, segnate in vario modo dalla povertà<br />
o minacciate dalla perdita del posto di lavoro.<br />
Per questo e per tanti altri motivi appare sempre più importante e necessario<br />
che nei rappresentanti della politica e dell’economia, della cultura<br />
e della comunicazione, come in tutto il tessuto sociale italiano, si<br />
rafforzino gli atteggiamenti di solidarietà e di responsabilità verso il bene<br />
comune della Nazione.<br />
5. La sollecitudine per il proprio Paese oggi non può mai prescindere<br />
dal più ampio contesto internazionale. Esprimo pertanto il mio compiacimento<br />
per l’impegno con cui la vostra Conferenza segue le vicende<br />
dell’Unione Europea, in un momento particolarmente importante e delicato<br />
per la definizione dei suoi assetti istituzionali e in vista del suo allargamento<br />
alle Nazioni dell’Europa centro-orientale. In proposito, desidero<br />
ancora una volta sottolineare il ruolo che l’Italia e i cattolici italiani<br />
possono svolgere per salvaguardare e promuovere la matrice cristiana<br />
della civiltà europea.<br />
Nei nostri cuori e nelle nostre preghiere è forte, soprattutto, la preoccupazione<br />
per la pace. Chiediamo <strong>insieme</strong> al Dio ricco di misericordia e<br />
di perdono che spenga i sentimenti di odio negli animi <strong>delle</strong> popolazioni,<br />
faccia cessare l’orrore del terrorismo e guidi i passi dei responsabili<br />
<strong>delle</strong> Nazioni sulle strade della comprensione reciproca, della solidarietà<br />
e della riconciliazione.<br />
Carissimi Fratelli, da poco tempo voi e l’Italia tutta siete stati provati<br />
da un grande dolore, che anch’io ho profondamente condiviso, per le<br />
tante vittime, soprattutto bambini, del terremoto nel Molise. La nostra<br />
comune e commossa preghiera sale a Dio anzitutto per loro e per le loro<br />
famiglie. Preghiamo anche per l’Italia tutta e per ciascuna <strong>delle</strong> Chiese<br />
affidate alla vostra cura pastorale, affinché la loro grande eredità di fede,<br />
di carità, di cultura cristiana sia conservata e sempre di nuovo vivificata.<br />
Con questi sentimenti imparto a voi e alle vostre Chiese una speciale<br />
Benedizione Apostolica, con la quale intendo raggiungere anche clero,<br />
religiosi e fedeli a voi affidati.<br />
Dal Vaticano, 15 novembre 2002
Cattedrale di <strong>Acquaviva</strong> <strong>delle</strong> Fonti, 29 giugno 2002. Ordinazione presbiterale di don<br />
Rocco Scalera.
Santa Sede
30 giugno 2002. Festa del 50° di sacerdozio di don Peppino Ciccarone e dell’ordinazione<br />
sacerdotale di don Rocco Scalera.
55<br />
CONGREGAZIONE PER IL CLERO<br />
Istruzione<br />
Il presbitero, pastore e guida<br />
della comunità parrocchiale<br />
Si riporta di seguito il testo della presentazione alla stampa fatta dal<br />
Cardinale Prefetto, Sua Eminenza Darío Castrillón Hoyos e da Sua Eccellenza<br />
Mons. Csaba Ternyák, Arcivescovo Segretario, il 18 ottobre<br />
2002, alla Sala Stampa della Santa Sede.<br />
PRESENTAZIONE<br />
DEL CARDINALE PREFETTO<br />
1. Il Documento che oggi presentiamo, dal titolo “Il presbitero pastore<br />
e guida della comunità parrocchiale”, è concepito in continuità dinamica<br />
con altri importanti Documenti come il Direttorio per il ministero<br />
e la vita dei presbiteri (anno 1994), l’Istruzione elaborata da otto Dicasteri<br />
con approvazione specifica del Papa, dal titolo Ecclesiae de mysterio<br />
(anno 1997) che tratta della collaborazione dei laici al ministero dei<br />
sacerdoti, e la Lettera di questo Dicastero ai sacerdoti dal titolo Il presbitero<br />
maestro della parola, ministro dei sacramenti, guida della comunità<br />
in vista del Terzo Millennio cristiano pubblicata in occasione del<br />
Grande Giubileo. Tutti questi Documenti, come è normale, fanno riferimento<br />
al decreto conciliare sui presbiteri, Presbyterorum Ordinis, e all’Esortazione<br />
post-sinodale Pastores dabo vobis.<br />
Innanzi all’azione pastorale nel nuovo millennio risulta prioritaria una<br />
nuova riflessione sulla natura e la missione del sacerdozio ministeriale.<br />
2. Questo Documento, Istruzione, potrebbe definirsi una ripresentazione<br />
e un puntuale approfondimento della dottrina del Concilio Vaticano<br />
II sulla vita e il ministero dei presbiteri chiamati ad essere pastori e<br />
guide <strong>delle</strong> comunità parrocchiali. Sull’argomento c’è una ricca tradizione<br />
che va dal Concilio Lateranense fino al Concilio di Trento e da<br />
questo al Vaticano II.
56<br />
Lo scopo principale di questa Istruzione è di far risaltare, davanti alla<br />
comunità ed al clero, il ruolo di pastore, leader sacramentale, che dalla<br />
parrocchia anima e conduce verso Cristo, Via al Padre.<br />
Abbiamo voluto aiutare i parroci a vivere meglio i loro compiti pastorali<br />
e a collaborare fruttuosamente per il bene della comunità, ed a far sì<br />
che questa scopra meglio l’importanza insostituibile del proprio parroco.<br />
Alla luce dell’intenso magistero pontificio viene centrato il posto del<br />
presbitero nella parrocchia, unitamente agli obiettivi missionari prioritari,<br />
alla metodologia di lavoro più idonea e ai mezzi necessari per l’impegno<br />
dei ministri sacri nelle parrocchie.<br />
Il Documento ha una prima parte dottrinale, quasi compendio dell’argomento<br />
che abbiamo ritenuto utile ribadire, presentandola con la novità<br />
che richiedono le circostanze.<br />
Era giusto e doveroso dedicare un Documento specificamente al parroco<br />
e, per analogia, a tutti quei sacerdoti che, in qualche modo, potrebbero<br />
essere a lui comparati e, in parte, a quelli che collaborano con lui.<br />
3. Il parroco in mezzo ai suoi fedeli è presenza del Cristo storico. È da<br />
sottolineare come prioritaria l’esigenza della configurazione a Cristo in<br />
quanto il sacerdote è abilitato ad agire “in persona Christi Capitis”, nella<br />
persona di Cristo Capo.<br />
Il parroco deve essere uno specialista del “sensus Ecclesiae”, del senso<br />
della Chiesa. È l’uomo della comunione, con la Chiesa particolare e<br />
con la Chiesa universale. Pertanto deve essere un modello di adesione al<br />
Magistero della Chiesa e sentirsi veramente padre della comunità e dei<br />
singoli membri che la compongono. Egli, infatti, è una autentica guida<br />
<strong>delle</strong> anime. Nella attuale crisi vocazionale la direzione spirituale dei<br />
giovani è più che mai “luogo teologico” dell’orientamento vocazionale.<br />
Il parroco è un sacerdote consacrato a tempo pieno e, da tale consacrazione,<br />
scaturisce la dedizione paterna a tutta la famiglia parrocchiale.<br />
Dal dopo-guerra si è presentata all’opinione pubblica una tipologia<br />
multiforme di sacerdoti: dal sociologo al terapeuta, all’operaio, al “pensionato”<br />
che, in taluni luoghi, si ritira non solo dall’ufficio ma addirittura<br />
dal ministero.<br />
L’identità del presbitero è tutt’altro; essa va ricercata nella grazia pastorale,<br />
che deriva dal conferimento dell’Ordine. Perciò il parroco – e il<br />
presbitero in generale – dovrebbe occuparsi di tutto ciò che riguarda la<br />
dilatazione del Regno di Cristo e, conseguentemente, della salvezza
57<br />
eterna <strong>delle</strong> anime. Molte cose poi dovrà compiere direttamente o indirettamente<br />
connesse con tale fine; altre dovrà fare, in talune circostanze,<br />
per supplenza ma, essenzialmente, deve saper fare tutto e sempre in<br />
quanto prete. Come affermava San Giovanni Bosco: prete all’altare,<br />
prete al confessionale, prete a scuola, prete per strada.<br />
Lo si deve poter riconoscere dal modo di essere; lo si deve poter vedere<br />
dal modo di fare, dal modo di esprimersi, dallo stile di vita, dal modo<br />
di presentarsi anche esternamente. Si tratta, infatti, di una consacrazione<br />
che assume tutto l’uomo e per sempre e non soltanto di una professione<br />
che può anche coinvolgere fortemente la persona ma che rimane<br />
al di fuori di essa.<br />
Non si “fa” il prete ma si “è” prete! Le implicanze sono facili ad intuirsi.<br />
Si comprende allora la logica degli assoluti evangelici che lo riguardano,<br />
della disciplina ecclesiastica e di tutto il resto.<br />
È proprio il parroco il sacerdote che, normalmente, tutti incontrano<br />
nella loro vita. È lui, infatti, che vive quanto mai immerso fra la gente,<br />
nel mezzo dei quartieri, fra i problemi di ogni giorno e con tutti i ceti di<br />
persone, giovani e adulti, bambini ed anziani, fra chiesa, case, luoghi di<br />
lavoro, ambienti ricreativi, luoghi di sofferenza; è lui che visita tanto le<br />
ville di gran lusso quanto i tuguri e le baracche, con lo stesso cuore; è lui<br />
accanto alla vita nascente e in crescita con i sacramenti dell’iniziazione<br />
cristiana, come accanto agli sposi o alle vocazioni ed infine accanto agli<br />
agonizzanti. Sempre per recare la parola di verità, per accendere e far<br />
crescere la vita sacramentale, per essere strumento dell’amore misericordioso<br />
del Signore.<br />
4. La presenza dei parroci – ricchezza inestimabile della Chiesa – è capillare<br />
fino a coprire, praticamente, l’intera superficie del mondo.<br />
È principalmente – se non certo esaustivamente – nella parrocchia che<br />
risiede la vitalità della Chiesa; è lì che essa si fa comunemente presente.<br />
Pertanto, sotto quel campanile, anche il più modesto e sperduto, sta la<br />
grande speranza del futuro, sia della nuova evangelizzazione, sia del<br />
conseguente impegno per la pace e l’unità autentiche del genere umano.<br />
Mi riferisco – come è ovvio – alla parrocchia nella guida della quale ci<br />
si apre doverosamente all’autentica creatività dello Spirito Santo che,<br />
fra l’altro, si manifesta anche attraverso la multiformità dell’aggregarsi.<br />
Penso alle associazioni, ai movimenti, alle confraternite, ai vari tipi di<br />
aggregazioni; tutte realtà complementari, mai esclusiviste ma che, inco-
58<br />
raggiate ed intelligentemente coordinate dal parroco, possono costituire<br />
una formidabile risorsa per l’opera missionaria di nuova evangelizzazione.<br />
Sono doni particolari e, come tali, vanno valorizzati e sapientemente<br />
armonizzati nell’<strong>insieme</strong>.<br />
5. L’Istruzione, così concreta, può aiutare a far sì che il ministero del<br />
parroco come guida della comunità e la sua specifica funzione di governo<br />
pastorale, non spariscano o non vengano snaturate in mezzo ad altre<br />
strutture che vorrebbero prendere o, di fatto, prendono il suo posto di<br />
guida; anche se si tratta di strutture valide e rispettabili.<br />
In situazioni di scarsità di clero possono essere poste in atto tutte le soluzioni<br />
possibili, in conformità con la normativa canonica nell’orientamento<br />
chiaramente esposto dall’Istruzione “Ecclesiae de mysterio”, tenendo<br />
sempre ben presente che il presbitero-parroco non è semplicemente<br />
il “coordinatore” o l’“animatore” ma è il “pastore” proprio, tanto<br />
è vero che a nessun altro può essere conferito legittimamente tale titolo.<br />
Egli rende presente la paternità del Vescovo fra quella determinata porzione<br />
di popolo.<br />
Ci possono essere fedeli non ordinati molto più colti, molto più capaci<br />
e galvanizzanti del presbitero che rende il servizio di parroco ma il Corpo<br />
ecclesiale ha una colonna vertebrale sulla quale si regge che non è di<br />
tipo “managiariale” bensì misterico-sacramentale.<br />
Sia questa un’opportunità per esprimere ai parroci del mondo l’affetto<br />
e l’ammirazione per il loro lavoro nell’edificazione del Regno!<br />
* * *<br />
PRESENTAZIONE<br />
DELL’ARCIVESCOVO SEGRETARIO<br />
1. L’Istruzione presentata ora da Sua Eminenza il Cardinale Castrillón<br />
è frutto di una Assemblea Plenaria della Congregazione per il Clero, riunitasi<br />
nel mese di novembre dello scorso anno. A sua volta la Plenaria è<br />
stata preceduta da una lunga consultazione a livello universale, di vescovi,<br />
di parroci particolarmente rappresentativi <strong>delle</strong> diverse situazioni,<br />
di specialisti in materia pastorale, di teologi, di canonisti. C’è poi l’esperienza<br />
quotidiana della Congregazione che, nel suo lavoro ordinario,<br />
ha presenti le tematiche pastorali attinenti alla parrocchia, alla figura e
59<br />
al ruolo del parroco e, comunque, del presbitero come guida <strong>delle</strong> comunità.<br />
La stesura del testo è frutto di tutto questo “iter”; ha avuto tappe di confronto<br />
e di revisione, di rilettura collegiale. La bozza è stata inviata a tutti<br />
i Membri della Congregazione, è stata discussa in sede di Plenaria, è<br />
stata sottoposta all’attenzione di altri Dicasteri della Curia Romana per<br />
gli aspetti che potevano, in qualche modo, interessare anche altre specifiche<br />
competenze ed è stata, infine, sottoposta al Santo Padre. Ecco che<br />
siamo addivenuti così finalmente alla presentazione di questa mattina.<br />
2. Siamo sulla linea di un servizio che la Congregazione per il Clero,<br />
ben conscia <strong>delle</strong> attuali circostanze, pone in atto con l’intento di evidenziare<br />
sempre più l’identità sacerdotale, la natura, la connotazione e<br />
la fecondità del ministero pastorale proprio dei ministri ordinati, l’assoluta<br />
insostituibilità di essi. Anche la redazione di una rivista semestrale<br />
(Sacrum Ministerium), un corso annuale per quei presbiteri che potranno<br />
seguire la formazione permanente dei confratelli del proprio presbiterio,<br />
un sito Internet continuamente arricchito, la trasmissione di videoconferenze<br />
mensili in collegamento con i diversi continenti, sono altrettanti<br />
aspetti promozionali per venire incontro alle attuali circostanze,<br />
tenendo presente la situazione a raggio mondiale, sapendo che i presbiteri,<br />
uniti ai loro vescovi, costituiscono l’ossatura della nuova evangelizzazione<br />
e che la santità specifica del presbitero – e la santità mostra<br />
in pienezza l’identità e il conseguente stile del ministero – costituisce il<br />
primo, essenziale propellente per una pastorale vocazionale realistica.<br />
È in questo quadro globale che va letta, compresa ed applicata la presente<br />
Istruzione.<br />
3. Nel lavoro di redazione si è cercato di offrire nuovamente alla riflessione<br />
dei sacerdoti quei valori teologici fondamentali che spingono alla<br />
missione e che, talvolta, vengono offuscati. Si è cercato altresì di porre in<br />
evidenza la relazione tra la dimensione ecclesiologico-pneumatica, che<br />
tocca l’essenza del ministero sacerdotale, e la dimensione ecclesiologica,<br />
che aiuta a comprendere il significato della sua funzione specifica.<br />
Attesi non pochi disorientamenti, con conseguenti abusi, al proposito<br />
della stessa identità sacerdotale, del suo fondamento sacramentale – come<br />
ha chiaramente esposto il Cardinale Prefetto – in considerazione anche<br />
di numerose richieste provenienti da più parti, è sembrato necessa-
60<br />
rio riproporre una parte dottrinale rispondente alle diffuse esigenze di<br />
chiarezza ancora anche nella distinzione essenziale fra sacerdozio battesimale<br />
e ordinato.<br />
Poiché la maggior parte di talune situazioni di abuso, si verificano in<br />
circostanziate aree di circoscrizioni ecclesiastiche, il testo si è proposto<br />
di rispondere in una prospettiva realisticamente costruttiva. Attualmente<br />
la facilità <strong>delle</strong> comunicazioni e degli interscambi – come documenta<br />
l’esperienza – favorisce, <strong>insieme</strong> con il bene, anche la rapida “esportazione”<br />
<strong>delle</strong> idee e <strong>delle</strong> prassi pastoralmente nocive. Per questo, taluni<br />
potrebbero dirsi attualmente non interessati, ma la comune responsabilità<br />
pastorale richiede motivazione ed attenta opera di prevenzione.<br />
L’occasione della Plenaria, con la convergenza di esperienze diversificate,<br />
ha certamente giovato alla completezza del quadro e ad un impulso<br />
sempre più fortemente missionario.<br />
4. Non mancherà forse chi, scorrendo qualche parte, potrebbe dire che<br />
si tratta anche di elementi evidenti (si pensi al fatto che si chiede al parroco<br />
di curare la confessione dei bambini in preparazione alla prima comunione).<br />
Desidero allora chiarire, al proposito, che questa è una obiezione<br />
che spesso si muove a molti documenti della Santa Sede perché<br />
non si pensa al fatto che qui si deve avere uno sguardo universale e quello<br />
che è evidente qui, non sempre lo è ovunque. La necessità di servire<br />
sul piano universale è la ragione di talune scelte redazionali.<br />
Per quanto riguarda la natura del documento, si tratta di una Istruzione<br />
e, come tale, non imparte nuove normative ma si prefigge di chiarire e di<br />
favorire l’esecuzione <strong>delle</strong> leggi esistenti.<br />
Per i presbiteri in genere, come sapete, è già in vigore, dal Giovedì<br />
Santo del 1994 un Direttorio per il loro ministero e la loro vita. Un Direttorio<br />
costituisce una sorta di legge quadro, per cui Direttorio ed Istruzione<br />
sono complementari.<br />
Oggi, tutti i chierici hanno opportuni testi di riferimento, guide autorevoli<br />
per la loro vita e per il loro agire ministeriale. È fondamentale, pertanto,<br />
che tali testi vengano presentati ovunque, approfonditi, diffusi, applicati<br />
e vengano a far parte sostanziale di qualsiasi programma di formazione<br />
permanente, in connessione con la formazione previa all’ordinazione.<br />
5. Dalla lettura del testo si coglie come un filo che lo percorre interamente<br />
e che costituisce il fine dell’Istruzione stessa: fare emergere il
61<br />
ruolo di “guida sacramentale”, proprio del presbitero-parroco. Ciò non<br />
intende minimamente sottovalutare il ruolo attivo e propositivo dei fedeli<br />
laici all’interno della comunità parrocchiale. Esso sta a cuore a tutti<br />
ed è chiaro che verrà tanto più promosso quanto più rifulgerà l’identità<br />
del presbitero e verrà esercitato integralmente il suo specifico ministero<br />
pastorale.<br />
Non mancherà chi osserverà che già i precedenti documenti citati da<br />
Sua Eminenza (“Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri”,<br />
Istruzione interdicasteriale “Ecclesiae de mysterio”, Lettera “Il Presbitero<br />
maestro della parola, ministro dei sacramenti, guida della comunità<br />
in vista del terzo Millennio cristiano”) hanno toccato l’argomento ma,<br />
poiché i problemi permangono, sembra pastoralmente urgente ribadire<br />
gli stessi concetti sotto diverse rifrazioni.<br />
6. Infine, il documento ora presentato, costituisce anche un atto di<br />
omaggio agli innumerevoli parroci che, in ogni parte del mondo, svolgono<br />
silenziosamente e fedelmente il loro ministero, anche fra difficoltà,<br />
incomprensioni ed umiliazioni.<br />
La Congregazione intende valutare al massimo tutti i sacerdoti impegnati<br />
nella cura d’anime ed incoraggiarli nell’essere icone del Buon Pastore<br />
per il popolo al quale l’obbedienza li ha inviati.<br />
Poiché il Vangelo ci insegna che c’è più gioia nel dare che nel ricevere,<br />
auguro a tutti i parroci e loro confratelli collaboratori, questa gioia<br />
profonda!
62<br />
PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI<br />
N. 1865/02/COM-8/2<br />
Vaticano, 18 ottobre 2002<br />
Eccellenza,<br />
durante la Veglia a Downsview Park, di fronte a più di 500.000 giovani,<br />
Giovanni Paolo II ha voluto esprimere il senso più profondo della celebrazione<br />
della Giornata Mondiale della Gioventù con queste parole:<br />
“Quando, nell’ormai lontano 1985, ho voluto dare inizio alle Giornate<br />
Mondiali della Gioventù, avevo nel cuore le parole dell’Apostolo Giovanni<br />
che abbiamo ascoltato stasera: «Ciò che noi abbiamo udito, ciò<br />
che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato<br />
e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita…<br />
noi lo annunziamo anche a voi» (cf. 1 Gv 1, 1.3). E immaginavo le Giornate<br />
Mondiali come un momento forte nel quale i giovani del mondo<br />
avrebbero potuto incontrare Cristo, 1’eternamente giovane, e imparare<br />
da Lui a divenire gli evangelizzatori degli altri giovani” (27 luglio<br />
2002).<br />
Puntualmente, la Provvidenza ha fatto sì che l’incontro di Toronto rinnovasse<br />
l’esperienza di fede, unica e straordinaria, che ogni volta richiama<br />
moltitudini di giovani da ogni angolo del pianeta. Il “popolo <strong>delle</strong><br />
Beatitudini”, come lo ha affettuosamente chiamato il Papa, è ripartito<br />
dal Canada “deciso a fidarsi di Cristo” e ad accoglierne l’invito diventando<br />
“il sale della terra e la luce del mondo”(cf. Angelus, 4 agosto<br />
2002).<br />
Se questi sono i frutti della Giornata Mondiale, lo si deve certamente<br />
anche all’impegno pastorale dei vescovi: primi catechisti nella Chiesa<br />
in virtù della loro stessa missione, essi portano ai giovani pellegrini<br />
l’annuncio chiaro e diretto del messaggio di Cristo attraverso le sessioni<br />
di catechesi e testimoniano con la propria presenza la sollecitudine della<br />
Chiesa nei loro confronti. Numerosi organizzatori hanno infatti riferito<br />
al nostro Dicastero che il tempo dedicato alle catechesi a Toronto è<br />
stato particolarmente significativo per i giovani partecipanti, sia per la
63<br />
ricchezza dei contenuti sia per l’atteggiamento caloroso e spontaneo dei<br />
vescovi catechisti.<br />
Desidero quindi esprimere a Vostra Eccellenza la sincera gratitudine<br />
di questo Pontificio Consiglio per aver accettato di partecipare alla<br />
XVII Giornata Mondiale della Gioventù – probabilmente anche a costo<br />
di qualche sacrificio –, ma soprattutto per aver contribuito con la Sua<br />
parola a rispondere alle domande e alle attese più profonde dei giovani<br />
pellegrini, incoraggiandoli all’incontro personale con Cristo. Grazie al<br />
Suo accompagnamento, numerosi giovani hanno anche potuto riscoprire<br />
i sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia nella pienezza del<br />
loro significato.<br />
Benedico dunque il Signore per l’abbondanza dei suoi doni e Lo invoco<br />
affinché ispiri il nostro ministero in mezzo ai giovani, indicandoci<br />
costantemente la strada che conduce a Lui.<br />
InvitandoLa a far pervenire al nostro Dicastero il testo della Sua catechesi,<br />
qualora non lo avesse già fatto, colgo volentieri l’occasione per<br />
assicurarLa del mio fraterno ricordo e della mia cordiale comunione in<br />
Cristo.<br />
✠ James Francis Card. Stafford<br />
Presidente<br />
____________________________<br />
S. E. R. Mons. Mario PACIELLO<br />
Vescovo di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> <strong>delle</strong> Fonti
64<br />
PENITENZIERIAAPOSTOLICA<br />
Lettera circolare<br />
riguardante la non ammissibilità<br />
dei moderni mezzi di comunicazione<br />
nei ricorsi riguardanti materie tutelate<br />
dal sigillo sacramentale<br />
Prot. N. 500/02<br />
L’uso dei mezzi tecnologici (fax, internet, posta elettronica, ecc.) i<br />
quali consentono la massima rapidità nelle comunicazioni e nello scambio<br />
di notizie a distanza, si è allargato al campo, che non deve ammetterli,<br />
del segreto della coscienza: tale preclusione è tanto più doverosa<br />
quando si tratta del sacramento della Penitenza, tutelato dal sigillo sacramentale.<br />
Gli inconvenienti, derivanti da tale lamentato uso, sono di prima evidenza,<br />
ma gioverà considerare in particolare che tale abuso potrebbe degenerare<br />
nella violazione degli stessi elementi costitutivi o connaturali<br />
del sacramento della Penitenza (sacramentalità, immediatezza fisica dei<br />
soggetti, dialogicità, conseguente efficacia anche psicologica), e comunque<br />
degli specialissimi riguardi doverosi nei suoi confronti.<br />
Il problema si pone in termini di speciale urgenza e delicatezza a proposito<br />
della Penitenzieria Apostolica, che ex professo tratta materie affidate<br />
alla Chiesa mediante il quarto Sacramento. È peraltro ovvio che anche<br />
altri oggetti da deferire alla Santa Sede esigono rigorose cautele.<br />
La Penitenzieria Apostolica ritiene necessario attirare l’attenzione di<br />
codesto Episcopato e dei Superiori Religiosi Maggiori affinché essi diano<br />
opportune istruzioni ai sacerdoti di loro giurisdizione in modo che<br />
sia completamente escluso l’uso dei mezzi sopra indicati e ci si avvalga<br />
solo del mezzo epistolare nelle comunicazioni alla Penitenzieria Apostolica<br />
su tutte le materie coperte dal sigillo sacramentale, dal segreto di<br />
coscienza e/o da altre ragioni prudenziali.<br />
Roma, 23 ottobre 2002
65<br />
CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE<br />
Nota dottrinale<br />
circa alcune questioni<br />
riguardanti l’impegno e il comportamento<br />
dei cattolici nella vita politica<br />
I. Un insegnamento costante<br />
1. L’impegno del cristiano nel mondo in duemila anni di storia si è<br />
espresso seguendo percorsi diversi. Uno è stato attuato nella partecipazione<br />
all’azione politica: i cristiani, affermava uno scrittore ecclesiastico<br />
dei primi secoli, «partecipano alla vita pubblica come cittadini» 1 . La<br />
Chiesa venera tra i suoi Santi numerosi uomini e donne che hanno servito<br />
Dio mediante il loro generoso impegno nelle attività politiche e di governo.<br />
Tra di essi, S. Tommaso Moro, proclamato Patrono dei Governanti<br />
e dei Politici, seppe testimoniare fino al martirio la «dignità inalienabile<br />
della coscienza» 2 . Pur sottoposto a varie forme di pressione psicologica,<br />
rifiutò ogni compromesso, e senza abbandonare «la costante<br />
fedeltà all’autorità e alle istituzioni legittime» che lo distinse, affermò<br />
con la sua vita e con la sua morte che «l’uomo non si può separare da<br />
Dio, né la politica dalla morale» 3 .<br />
Le attuali società democratiche, nelle quali lodevolmente tutti sono<br />
resi partecipi della gestione della cosa pubblica in un clima di vera libertà<br />
4 , richiedono nuove e più ampie forme di partecipazione alla vita<br />
pubblica da parte dei cittadini, cristiani e non cristiani. In effetti, tutti<br />
possono contribuire attraverso il voto all’elezione dei legislatori e dei<br />
governanti e, anche in altri modi, alla formazione degli orientamenti politici<br />
e <strong>delle</strong> scelte legislative che a loro avviso giovano maggiormente<br />
_________________<br />
1<br />
LETTERA A DIOGNETO, 5, 5. Cfr. anche Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2240.<br />
2<br />
GIOVANNI PAOLO II, Lett. Apost. Motu Proprio data per la proclamazione di San Tommaso<br />
Moro Patrono dei Governanti e dei Politici, n. 1, AAS 93 (2001) 76-80.<br />
3<br />
Ibid., n. 4.<br />
4<br />
Cfr. CONCILIO VATICANO II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 31; Catechismo della<br />
Chiesa Cattolica, n. 1915.
66<br />
al bene comune 5 . La vita in un sistema politico democratico non potrebbe<br />
svolgersi proficuamente senza l’attivo, responsabile e generoso<br />
coinvolgimento da parte di tutti, «sia pure con diversità e complementarità<br />
di forme, livelli, compiti e responsabilità» 6 .<br />
Mediante l’adempimento dei comuni doveri civili, «guidati dalla coscienza<br />
cristiana» 7 , in conformità ai valori che con essa sono congruenti,<br />
i fedeli laici svolgono anche il compito loro proprio di animare cristianamente<br />
l’ordine temporale, rispettandone la natura e la legittima<br />
autonomia 8 , e cooperando con gli altri cittadini secondo la specifica<br />
competenza e sotto la propria responsabilità 9 . Conseguenza di questo<br />
fondamentale insegnamento del Concilio Vaticano II è che «i fedeli laici<br />
non possono affatto abdicare alla partecipazione alla “politica”, ossia<br />
alla molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa<br />
e culturale destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente<br />
il bene comune» 10 , che comprende la promozione e la difesa di<br />
beni, quali l’ordine pubblico e la pace, la libertà e l’uguaglianza, il rispetto<br />
della vita umana e dell’ambiente, la giustizia, la solidarietà, ecc.<br />
La presente Nota non ha la pretesa di riproporre l’intero insegnamento<br />
della Chiesa in materia, riassunto peraltro nelle sue linee essenziali nel<br />
Catechismo della Chiesa Cattolica, ma intende soltanto richiamare alcuni<br />
principi propri della coscienza cristiana che ispirano l’impegno sociale<br />
e politico dei cattolici nelle società democratiche 11 . E ciò perché in<br />
_________________<br />
5<br />
Cfr. CONCILIO VATICANO II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 75.<br />
6<br />
GIOVANNI PAOLO II, Esort. Apost. Christifideles laici, n. 42, AAS 81 (1989) 393-521.<br />
Questa nota dottrinale si riferisce ovviamente all’impegno politico dei fedeli laici. I<br />
Pastori hanno il diritto e il dovere di proporre i principi morali anche sull’ordine sociale;<br />
“tuttavia, la partecipazione attiva nei partiti politici è riservata ai laici” (GIOVANNI<br />
PAOLO II, Esort. Apost. Christifideles laici, n. 60). Cfr. anche CONGREGAZIONE PER IL<br />
CLERO, Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri, 31.03.1994, n. 33.<br />
7<br />
CONCILIO VATICANO II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 76.<br />
8<br />
Cfr. ibid., n. 36.<br />
9<br />
Cfr. CONCILIO VATICANO II, Decr. Apostolicam actuositatem, n. 7; Cost. Dogm. Lumen<br />
gentium, n. 36 e Cost. Past. Gaudium et spes, nn. 31 e 43.<br />
10<br />
GIOVANNI PAOLO II, Esort. Apost. Christifideles laici, n. 42.<br />
11<br />
Negli ultimi due secoli, più volte il Magistero pontificio si è occupato <strong>delle</strong> principali<br />
questioni riguardanti l’ordine sociale e politico. Cfr. LEONE XIII, Lett. Enc. Diuturnum<br />
illud, ASS 14 (1881/82) 4 ss; Lett. Enc. Immortale Dei, ASS 18 (1885/86) 162 ss;<br />
Lett. Enc. Libertas praestantissimum, ASS 20 (1887/88) 593 ss; Lett. Enc. Rerum novarum,<br />
ASS 23 (1890/91) 643 ss; BENEDETTO XV, Lett. Enc. Pacem Dei munus pul-
67<br />
questi ultimi tempi, spesso per l’incalzare degli eventi, sono emersi<br />
orientamenti ambigui e posizioni discutibili, che rendono opportuna la<br />
chiarificazione di aspetti e dimensioni importanti della tematica in questione.<br />
II. Alcuni punti nodali nell’attuale dibattito culturale e politico<br />
2. La società civile si trova oggi all’interno di un complesso processo<br />
culturale che mostra la fine di un’epoca e l’incertezza per la nuova che<br />
emerge all’orizzonte. Le grandi conquiste di cui si è spettatori provocano<br />
a verificare il positivo cammino che l’umanità ha compiuto nel progresso<br />
e nell’acquisizione di condizioni di vita più umane. La crescita di<br />
responsabilità nei confronti di Paesi ancora in via di sviluppo è certamente<br />
un segno di grande rilievo, che mostra la crescente sensibilità per<br />
il bene comune. Insieme a questo, comunque, non è possibile sottacere i<br />
gravi pericoli a cui alcune tendenze culturali vorrebbero orientare le legislazioni<br />
e, di conseguenza, i comportamenti <strong>delle</strong> future generazioni.<br />
È oggi verificabile un certo relativismo culturale che offre evidenti segni<br />
di sé nella teorizzazione e difesa del pluralismo etico che sancisce la<br />
decadenza e la dissoluzione della ragione e dei principi della legge morale<br />
naturale. A seguito di questa tendenza non è inusuale, purtroppo, riscontrare<br />
in dichiarazioni pubbliche affermazioni in cui si sostiene che<br />
tale pluralismo etico è la condizione per la democrazia 12 . Avviene così<br />
che, da una parte, i cittadini rivendicano per le proprie scelte morali la<br />
più completa autonomia mentre, dall’altra, i legislatori ritengono di rispettare<br />
tale libertà di scelta formulando leggi che prescindono dai prin-<br />
_________________<br />
cherrimum, AAS 12 (1920) 209 ss; PIO XI, Lett. Enc. Quadragesimo anno, AAS 23<br />
(1931) 190 ss; Lett. Enc. Mit brennender Sorge, AAS 29 (1937) 145-167; Lett. Enc.<br />
Divini Redemptoris, AAS 29 (1937) 78 ss; PIO XII, Lett. Enc. Summi Pontificatus,<br />
AAS 31 (1939) 423 ss; Radiomessaggi natalizi 1941-1944; GIOVANNI XXIII, Lett.<br />
Enc. Mater et magistra, AAS 53 (1961) 401-464; Lett. Enc. Pacem in terris AAS 55<br />
(1963) 257-304; PAOLO VI, Lett. Enc. Populorum progressio, AAS 59 (1967) 257-<br />
299; Lett. Apost. Octogesima adveniens, AAS 63 (1971) 401-441.<br />
12<br />
Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Lett. Enc. Centesimus annus, n. 46, AAS 83 (1991) 793-<br />
867; Lett. Enc. Veritatis splendor, n. 101, AAS 85 (1993) 1133-1228; Discorso al Parlamento<br />
Italiano in seduta pubblica comune, n. 5, in: L’Osservatore Romano,<br />
15.11.2002.
68<br />
cipi dell’etica naturale per rimettersi alla sola condiscendenza verso<br />
certi orientamenti culturali o morali transitori 13 , come se tutte le possibili<br />
concezioni della vita avessero uguale valore. Nel contempo, invocando<br />
ingannevolmente il valore della tolleranza, a una buona parte dei cittadini<br />
– e tra questi ai cattolici – si chiede di rinunciare a contribuire alla<br />
vita sociale e politica dei propri Paesi secondo la concezione della persona<br />
e del bene comune che loro ritengono umanamente vera e giusta,<br />
da attuare mediante i mezzi leciti che l’ordinamento giuridico democratico<br />
mette ugualmente a disposizione di tutti i membri della comunità<br />
politica. La storia del XX secolo basta a dimostrare che la ragione sta<br />
dalla parte di quei cittadini che ritengono del tutto falsa la tesi relativista<br />
secondo la quale non esiste una norma morale, radicata nella natura<br />
stessa dell’essere umano, al cui giudizio si deve sottoporre ogni concezione<br />
dell’uomo, del bene comune e dello Stato.<br />
3. Questa concezione relativista del pluralismo nulla ha a che vedere<br />
con la legittima libertà dei cittadini cattolici di scegliere, tra le opinioni<br />
politiche compatibili con la fede e la legge morale naturale, quella che<br />
secondo il proprio criterio meglio si adegua alle esigenze del bene comune.<br />
La libertà politica non è né può essere fondata sull’idea relativista<br />
che tutte le concezioni sul bene dell’uomo hanno la stessa verità e lo<br />
stesso valore, ma sul fatto che le attività politiche mirano volta per volta<br />
alla realizzazione estremamente concreta del vero bene umano e sociale<br />
in un contesto storico, geografico, economico, tecnologico e culturale<br />
ben determinato. Dalla concretezza della realizzazione e dalla diversità<br />
<strong>delle</strong> circostanze scaturisce generalmente la pluralità di orientamenti e<br />
di soluzioni che debbono però essere moralmente accettabili. Non è<br />
compito della Chiesa formulare soluzioni concrete – e meno ancora soluzioni<br />
uniche – per questioni temporali che Dio ha lasciato al libero e<br />
responsabile giudizio di ciascuno, anche se è suo diritto e dovere pronunciare<br />
giudizi morali su realtà temporali quando ciò sia richiesto dalla<br />
fede o dalla legge morale 14 . Se il cristiano è tenuto ad «ammettere la<br />
legittima molteplicità e diversità <strong>delle</strong> opzioni temporali» 15 , egli è<br />
ugualmente chiamato a dissentire da una concezione del pluralismo in<br />
_________________<br />
13<br />
Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Lett. Enc. Evangelium vitae, n. 22, AAS 87 (1995) 401-522.<br />
14<br />
Cfr. CONCILIO VATICANO II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 76.<br />
15<br />
Ibid., n. 75.
69<br />
chiave di relativismo morale, nociva per la stessa vita democratica, la<br />
quale ha bisogno di fondamenti veri e solidi, vale a dire, di principi etici<br />
che per la loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale<br />
non sono “negoziabili”.<br />
Sul piano della militanza politica concreta, occorre notare che il carattere<br />
contingente di alcune scelte in materia sociale, il fatto che spesso<br />
siano moralmente possibili diverse strategie per realizzare o garantire<br />
uno stesso valore sostanziale di fondo, la possibilità di interpretare<br />
in maniera diversa alcuni principi basilari della teoria politica, nonché<br />
la complessità tecnica di buona parte dei problemi politici, spiegano il<br />
fatto che generalmente vi possa essere una pluralità di partiti all’interno<br />
dei quali i cattolici possono scegliere di militare per esercitare – particolarmente<br />
attraverso la rappresentanza parlamentare – il loro dirittodovere<br />
nella costruzione della vita civile del loro Paese 16 . Questa ovvia<br />
constatazione non può essere confusa però con un indistinto pluralismo<br />
nella scelta dei principi morali e dei valori sostanziali a cui si fa riferimento.<br />
La legittima pluralità di opzioni temporali mantiene integra<br />
la matrice da cui proviene l’impegno dei cattolici nella politica e questa<br />
si richiama direttamente alla dottrina morale e sociale cristiana. È su<br />
questo insegnamento che i laici cattolici sono tenuti a confrontarsi<br />
sempre per poter avere certezza che la propria partecipazione alla vita<br />
politica sia segnata da una coerente responsabilità per le realtà temporali.<br />
La Chiesa è consapevole che la via della democrazia se, da una parte,<br />
esprime al meglio la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte politiche,<br />
dall’altra si rende possibile solo nella misura in cui trova alla sua<br />
base una retta concezione della persona 17 . Su questo principio l’impegno<br />
dei cattolici non può cedere a compromesso alcuno, perché altrimenti<br />
verrebbero meno la testimonianza della fede cristiana nel mondo<br />
e la unità e coerenza interiori dei fedeli stessi. La struttura democratica<br />
su cui uno Stato moderno intende costruirsi sarebbe alquanto fragile se<br />
non ponesse come suo fondamento la centralità della persona. È il rispetto<br />
della persona, peraltro, a rendere possibile la partecipazione democratica.<br />
Come insegna il Concilio Vaticano II, la tutela «dei diritti<br />
della persona umana è condizione perché i cittadini, individualmente o<br />
_________________<br />
16<br />
Cfr. ibid., nn. 43 e 75.<br />
17<br />
Cfr. ibid., n. 25.
70<br />
in gruppo, possano partecipare attivamente alla vita e al governo della<br />
cosa pubblica» 18 .<br />
4. A partire da qui si estende la complessa rete di problematiche attuali<br />
che non hanno avuto confronti con le tematiche dei secoli passati. La<br />
conquista scientifica, infatti, ha permesso di raggiungere obiettivi che<br />
scuotono la coscienza e impongono di trovare soluzioni capaci di rispettare<br />
in maniera coerente e solida i principi etici. Si assiste invece a tentativi<br />
legislativi che, incuranti <strong>delle</strong> conseguenze che derivano per l’esistenza<br />
e l’avvenire dei popoli nella formazione della cultura e dei comportamenti<br />
sociali, intendono frantumare l’intangibilità della vita umana.<br />
I cattolici, in questo frangente, hanno il diritto e il dovere di intervenire<br />
per richiamare al senso più profondo della vita e alla responsabilità<br />
che tutti possiedono dinanzi ad essa. Giovanni Paolo II, continuando il<br />
costante insegnamento della Chiesa, ha più volte ribadito che quanti sono<br />
impegnati direttamente nelle rappresentanze legislative hanno il<br />
«preciso obbligo di opporsi» ad ogni legge che risulti un attentato alla<br />
vita umana. Per essi, come per ogni cattolico, vige l’impossibilità di<br />
partecipare a campagne di opinione in favore di simili leggi né ad alcuno<br />
è consentito dare ad esse il suo appoggio con il proprio voto 19 . Ciò<br />
non impedisce, come ha insegnato Giovanni Paolo II nella Lettera Enciclica<br />
Evangelium vitae a proposito del caso in cui non fosse possibile<br />
scongiurare o abrogare completamente una legge abortista già in vigore<br />
o messa al voto, che «un parlamentare, la cui personale assoluta opposizione<br />
all’aborto fosse chiara e a tutti nota, potrebbe lecitamente offrire il<br />
proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge e<br />
a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità<br />
pubblica» 20 .<br />
In questo contesto, è necessario aggiungere che la coscienza cristiana<br />
ben formata non permette a nessuno di favorire con il proprio voto l’attuazione<br />
di un programma politico o di una singola legge in cui i contenuti<br />
fondamentali della fede e della morale siano sovvertiti dalla presentazione<br />
di proposte alternative o contrarie a tali contenuti. Poiché la<br />
fede costituisce come un’unità inscindibile, non è logico l’isolamento di<br />
_________________<br />
18<br />
CONCILIO VATICANO II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 73.<br />
19<br />
Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Lett. Enc. Evangelium vitae, n. 73.<br />
20<br />
Ibid.
71<br />
uno solo dei suoi contenuti a scapito della totalità della dottrina cattolica.<br />
L’impegno politico per un aspetto isolato della dottrina sociale della<br />
Chiesa non è sufficiente ad esaurire la responsabilità per il bene comune.<br />
Né il cattolico può pensare di delegare ad altri l’impegno che gli proviene<br />
dal vangelo di Gesù Cristo perché la verità sull’uomo e sul mondo<br />
possa essere annunciata e raggiunta.<br />
Quando l’azione politica viene a confrontarsi con principi morali che<br />
non ammettono deroghe, eccezioni o compromesso alcuno, allora l’impegno<br />
dei cattolici si fa più evidente e carico di responsabilità. Dinanzi a<br />
queste esigenze etiche fondamentali e irrinunciabili, infatti, i credenti<br />
devono sapere che è in gioco l’essenza dell’ordine morale, che riguarda<br />
il bene integrale della persona. È questo il caso <strong>delle</strong> leggi civili in materia<br />
di aborto e di eutanasia (da non confondersi con la rinuncia all’accanimento<br />
terapeutico, la quale è, anche moralmente, legittima), che<br />
devono tutelare il diritto primario alla vita a partire dal suo concepimento<br />
fino al suo termine naturale. Allo stesso modo occorre ribadire il dovere<br />
di rispettare e proteggere i diritti dell’embrione umano. Analogamente,<br />
devono essere salvaguardate la tutela e la promozione della famiglia,<br />
fondata sul matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso<br />
e protetta nella sua unità e stabilità, a fronte <strong>delle</strong> moderne leggi sul<br />
divorzio: ad essa non possono essere giuridicamente equiparate in alcun<br />
modo altre forme di convivenza, né queste possono ricevere in quanto<br />
tali un riconoscimento legale. Così pure la garanzia della libertà di educazione<br />
ai genitori per i propri figli è un diritto inalienabile, riconosciuto<br />
tra l’altro nelle Dichiarazioni internazionali dei diritti umani. Alla<br />
stessa stregua, si deve pensare alla tutela sociale dei minori e alla liberazione<br />
<strong>delle</strong> vittime dalle moderne forme di schiavitù (si pensi ad esempio,<br />
alla droga e allo sfruttamento della prostituzione). Non può essere<br />
esente da questo elenco il diritto alla libertà religiosa e lo sviluppo per<br />
un’economia che sia al servizio della persona e del bene comune, nel rispetto<br />
della giustizia sociale, del principio di solidarietà umana e di<br />
quello di sussidiarietà, secondo il quale «i diritti <strong>delle</strong> persone, <strong>delle</strong> famiglie<br />
e dei gruppi, e il loro esercizio devono essere riconosciuti» 21 . Come<br />
non vedere, infine, in questa esemplificazione il grande tema della<br />
pace. Una visione irenica e ideologica tende, a volte, a secolarizzare il<br />
_________________<br />
21<br />
CONCILIO VATICANO II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 75.
72<br />
valore della pace mentre, in altri casi, si cede a un sommario giudizio<br />
etico dimenticando la complessità <strong>delle</strong> ragioni in questione. La pace è<br />
sempre «frutto della giustizia ed effetto della carità» 22 ; esige il rifiuto radicale<br />
e assoluto della violenza e del terrorismo e richiede un impegno<br />
costante e vigile da parte di chi ha la responsabilità politica.<br />
III. Principi della dottrina cattolica su laicità e pluralismo<br />
5. Di fronte a queste problematiche, se è lecito pensare all’utilizzo di<br />
una pluralità di metodologie, che rispecchiano sensibilità e culture differenti,<br />
nessun fedele tuttavia può appellarsi al principio del pluralismo<br />
e dell’autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano<br />
o che attenuino la salvaguardia <strong>delle</strong> esigenze etiche fondamentali<br />
per il bene comune della società. Non si tratta di per sé di «valori<br />
confessionali», poiché tali esigenze etiche sono radicate nell’essere<br />
umano e appartengono alla legge morale naturale. Esse non esigono in<br />
chi le difende la professione di fede cristiana, anche se la dottrina della<br />
Chiesa le conferma e le tutela sempre e dovunque come servizio disinteressato<br />
alla verità sull’uomo e al bene comune <strong>delle</strong> società civili. D’altronde,<br />
non si può negare che la politica debba anche riferirsi a principi<br />
che sono dotati di valore assoluto proprio perché sono al servizio della<br />
dignità della persona e del vero progresso umano.<br />
6. Il richiamo che spesso viene fatto in riferimento alla “laicità” che<br />
dovrebbe guidare l’impegno dei cattolici, richiede una chiarificazione<br />
non solo terminologica. La promozione secondo coscienza del bene comune<br />
della società politica nulla ha a che vedere con il “confessionalismo”<br />
o l’intolleranza religiosa. Per la dottrina morale cattolica la laicità<br />
intesa come autonomia della sfera civile e politica da quella religiosa ed<br />
ecclesiastica – ma non da quella morale – è un valore acquisito e riconosciuto<br />
dalla Chiesa e appartiene al patrimonio di civiltà che è stato<br />
raggiunto 23 . Giovanni Paolo II ha più volte messo in guardia contro i pericoli<br />
derivanti da qualsiasi confusione tra la sfera religiosa e la sfera<br />
politica. «Assai delicate sono le situazioni in cui una norma specifica-<br />
_________________<br />
22<br />
Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2304.<br />
23<br />
Cfr. CONCILIO VATICANO II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 76.
73<br />
mente religiosa diventa, o tende a diventare, legge dello Stato, senza che<br />
si tenga in debito conto la distinzione tra le competenze della religione e<br />
quelle della società politica. Identificare la legge religiosa con quella civile<br />
può effettivamente soffocare la libertà religiosa e, persino, limitare<br />
o negare altri inalienabili diritti umani» 24 . Tutti i fedeli sono ben consapevoli<br />
che gli atti specificamente religiosi (professione della fede,<br />
adempimento degli atti di culto e dei Sacramenti, dottrine teologiche,<br />
comunicazioni reciproche tra le autorità religiose e i fedeli, ecc.) restano<br />
fuori dalle competenze dello Stato, il quale né deve intromettersi né può<br />
in modo alcuno esigerli o impedirli, salve esigenze fondate di ordine<br />
pubblico. Il riconoscimento dei diritti civili e politici e l’erogazione dei<br />
pubblici servizi non possono restare condizionati a convinzioni o prestazioni<br />
di natura religiosa da parte dei cittadini.<br />
Questione completamente diversa è il diritto-dovere dei cittadini cattolici,<br />
come di tutti gli altri cittadini, di cercare sinceramente la verità e<br />
di promuovere e difendere con mezzi leciti le verità morali riguardanti<br />
la vita sociale, la giustizia, la libertà, il rispetto della vita e degli altri diritti<br />
della persona. Il fatto che alcune di queste verità siano anche insegnate<br />
dalla Chiesa non diminuisce la legittimità civile e la “laicità” dell’impegno<br />
di coloro che in esse si riconoscono, indipendentemente dal<br />
ruolo che la ricerca razionale e la conferma procedente dalla fede abbiano<br />
svolto nel loro riconoscimento da parte di ogni singolo cittadino. La<br />
“laicità”, infatti, indica in primo luogo l’atteggiamento di chi rispetta le<br />
verità che scaturiscono dalla conoscenza naturale sull’uomo che vive in<br />
società, anche se tali verità siano nello stesso tempo insegnate da una religione<br />
specifica, poiché la verità è una. Sarebbe un errore confondere la<br />
giusta autonomia che i cattolici in politica debbono assumere con la rivendicazione<br />
di un principio che prescinde dall’insegnamento morale e<br />
sociale della Chiesa.<br />
Con il suo intervento in questo ambito, il Magistero della Chiesa non<br />
vuole esercitare un potere politico né eliminare la libertà d’opinione dei<br />
cattolici su questioni contingenti. Esso intende invece – come è suo proprio<br />
compito – istruire e illuminare la coscienza dei fedeli, soprattutto di<br />
quanti si dedicano all’impegno nella vita politica, perché il loro agire sia<br />
_________________<br />
24<br />
GIOVANNI PAOLO II, Messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale della<br />
Pace 1991: “Se vuoi la pace, rispetta la coscienza di ogni uomo”, IV, AAS 83 (1991)<br />
410-421.
74<br />
sempre al servizio della promozione integrale della persona e del bene<br />
comune. L’insegnamento sociale della Chiesa non è un’intromissione<br />
nel governo dei singoli Paesi. Pone certamente un dovere morale di coerenza<br />
per i fedeli laici, interiore alla loro coscienza, che è unica e unitaria.<br />
«Nella loro esistenza non possono esserci due vite parallele: da una<br />
parte, la vita cosiddetta “spirituale”, con i suoi valori e con le sue esigenze;<br />
e dall’altra, la vita cosiddetta “secolare”, ossia la vita di famiglia,<br />
di lavoro, dei rapporti sociali, dell’impegno politico e della cultura. Il<br />
tralcio, radicato nella vite che è Cristo, porta i suoi frutti in ogni settore<br />
dell’attività e dell’esistenza. Infatti, tutti i vari campi della vita laicale<br />
rientrano nel disegno di Dio, che li vuole come “luogo storico” del rivelarsi<br />
e del realizzarsi dell’amore di Gesù Cristo a gloria del Padre e a<br />
servizio dei fratelli. Ogni attività, ogni situazione, ogni impegno concreto<br />
– come, ad esempio, la competenza e la solidarietà nel lavoro, l’amore<br />
e la dedizione nella famiglia e nell’educazione dei figli, il servizio<br />
sociale e politico, la proposta della verità nell’ambito della cultura – sono<br />
occasioni provvidenziali per un “continuo esercizio della fede, della<br />
speranza e della carità”» 25 . Vivere ed agire politicamente in conformità<br />
alla propria coscienza non è un succube adagiarsi su posizioni estranee<br />
all’impegno politico o su una forma di confessionalismo, ma l’espressione<br />
con cui i cristiani offrono il loro coerente apporto perché attraverso<br />
la politica si instauri un ordinamento sociale più giusto e coerente<br />
con la dignità della persona umana.<br />
Nelle società democratiche tutte le proposte sono discusse e vagliate<br />
liberamente. Coloro che in nome del rispetto della coscienza individuale<br />
volessero vedere nel dovere morale dei cristiani di essere coerenti con<br />
la propria coscienza un segno per squalificarli politicamente, negando<br />
loro la legittimità di agire in politica coerentemente alle proprie convinzioni<br />
riguardanti il bene comune, incorrerebbero in una forma di intollerante<br />
laicismo. In questa prospettiva, infatti, si vuole negare non solo<br />
ogni rilevanza politica e culturale della fede cristiana, ma perfino la<br />
stessa possibilità di un’etica naturale. Se così fosse, si aprirebbe la strada<br />
ad un’anarchia morale che non potrebbe mai identificarsi con nessuna<br />
forma di legittimo pluralismo. La sopraffazione del più forte sul debole<br />
sarebbe la conseguenza ovvia di questa impostazione. La margina-<br />
_________________<br />
25<br />
GIOVANNI PAOLO II, Esort. Apost. Christifideles laici, n. 59. La citazione interna è del<br />
Concilio Vaticano II, Decreto Apostolicam actuositatem, n. 4.
75<br />
lizzazione del Cristianesimo, d’altronde, non potrebbe giovare al futuro<br />
progettuale di una società e alla concordia tra i popoli, ed anzi insidierebbe<br />
gli stessi fondamenti spirituali e culturali della civiltà 26 .<br />
IV. Considerazioni su aspetti particolari<br />
7. È avvenuto in recenti circostanze che anche all’interno di alcune associazioni<br />
o organizzazioni di ispirazione cattolica, siano emersi orientamenti<br />
a sostegno di forze e movimenti politici che su questioni etiche<br />
fondamentali hanno espresso posizioni contrarie all’insegnamento morale<br />
e sociale della Chiesa. Tali scelte e condivisioni, essendo in contraddizione<br />
con principi basilari della coscienza cristiana, non sono<br />
compatibili con l’appartenenza ad associazioni o organizzazioni che si<br />
definiscono cattoliche. Analogamente, è da rilevare che alcune Riviste e<br />
Periodici cattolici in certi Paesi hanno orientato i lettori in occasione di<br />
scelte politiche in maniera ambigua e incoerente, equivocando sul senso<br />
dell’autonomia dei cattolici in politica e senza tenere in considerazione<br />
i principi a cui si è fatto riferimento.<br />
La fede in Gesù Cristo che ha definito se stesso «la via, la verità e la<br />
vita» (Gv 14, 6) chiede ai cristiani lo sforzo per inoltrarsi con maggior<br />
impegno nella costruzione di una cultura che, ispirata al Vangelo, riproponga<br />
il patrimonio di valori e contenuti della Tradizione cattolica. La<br />
necessità di presentare in termini culturali moderni il frutto dell’eredità<br />
spirituale, intellettuale e morale del cattolicesimo appare oggi carico di<br />
un’urgenza non procrastinabile, anche per evitare il rischio di una diaspora<br />
culturale dei cattolici. Del resto lo spessore culturale raggiunto e<br />
la matura esperienza di impegno politico che i cattolici in diversi paesi<br />
hanno saputo sviluppare, specialmente nei decenni posteriori alla seconda<br />
guerra mondiale, non possono porli in alcun complesso di inferiorità<br />
nei confronti di altre proposte che la storia recente ha mostrato<br />
deboli o radicalmente fallimentari. È insufficiente e riduttivo pensare<br />
che l’impegno sociale dei cattolici possa limitarsi a una semplice trasformazione<br />
<strong>delle</strong> strutture, perché se alla base non vi è una cultura in<br />
grado di accogliere, giustificare e progettare le istanze che derivano dal-<br />
_________________<br />
26<br />
Cfr. GIOVANNI PAOLO II, Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa<br />
Sede, in: L’Osservatore Romano, 11.01.2002.
76<br />
la fede e dalla morale, le trasformazioni poggeranno sempre su fragili<br />
fondamenta.<br />
La fede non ha mai preteso di imbrigliare in un rigido schema i contenuti<br />
socio-politici, consapevole che la dimensione storica in cui l’uomo<br />
vive impone di verificare la presenza di situazioni non perfette e spesso<br />
rapidamente mutevoli. Sotto questo aspetto sono da respingere quelle<br />
posizioni politiche e quei comportamenti che si ispirano a una visione<br />
utopistica la quale, capovolgendo la tradizione della fede biblica in una<br />
specie di profetismo senza Dio, strumentalizza il messaggio religioso,<br />
indirizzando la coscienza verso una speranza solo terrena che annulla o<br />
ridimensiona la tensione cristiana verso la vita eterna.<br />
Nello stesso tempo, la Chiesa insegna che non esiste autentica libertà<br />
senza la verità. «Verità e libertà o si coniugano <strong>insieme</strong> o <strong>insieme</strong> miseramente<br />
periscono», ha scritto Giovanni Paolo II 27 . In una società dove<br />
la verità non viene prospettata e non si cerca di raggiungerla, viene debilitata<br />
anche ogni forma di esercizio autentico di libertà, aprendo la via<br />
ad un libertinismo e individualismo, dannosi alla tutela del bene della<br />
persona e della società intera.<br />
8. A questo proposito è bene ricordare una verità che non sempre oggi<br />
viene percepita o formulata esattamente nell’opinione pubblica corrente:<br />
il diritto alla libertà di coscienza e in special modo alla libertà religiosa,<br />
proclamato dalla Dichiarazione Dignitatis humanae del Concilio<br />
Vaticano II, si fonda sulla dignità ontologica della persona umana, e in<br />
nessun modo su di una inesistente uguaglianza tra le religioni e tra i sistemi<br />
culturali umani 28 . In questa linea il Papa Paolo VI ha affermato<br />
che «il Concilio, in nessun modo, fonda questo diritto alla libertà religiosa<br />
sul fatto che tutte le religioni, e tutte le dottrine, anche erronee,<br />
_________________<br />
27<br />
GIOVANNI PAOLO II, Lett. Enc. Fides et ratio, n. 90, AAS 91 (1999) 5-88.<br />
28<br />
Cfr. CONCILIO VATICANO II, Dich. Dignitatis humanae, n. 1: “Il Sacro Concilio anzitutto<br />
professa che Dio stesso ha fatto conoscere al genere umano la via, attraverso la<br />
quale gli uomini, servendolo, possono in Cristo divenire salvi e beati. Crediamo che<br />
questa unica vera religione sussista nella Chiesa cattolica”. Ciò non toglie che la Chiesa<br />
consideri con sincero rispetto le varie tradizioni religiose, anzi riconosce presenti in<br />
esse “elementi di verità e di bontà”. Cfr. CONCILIO VATICANO II, Cost. Dogm. Lumen<br />
gentium, n. 16; Decr. Ad gentes, n. 11; Dich. Nostra aetate, n. 2; GIOVANNI PAOLO II,<br />
Lett. Enc. Redemptoris missio, n. 55, AAS 83 (1991) 249-340; CONGREGAZIONE PER LA<br />
DOTTRINA DELLA FEDE, Dich. Dominus Iesus, nn. 2; 8; 21, AAS 92 (2000) 742-765.
77<br />
avrebbero un valore più o meno uguale; lo fonda invece sulla dignità<br />
della persona umana, la quale esige di non essere sottoposta a costrizioni<br />
esteriori che tendono ad opprimere la coscienza nella ricerca della vera<br />
religione e nell’adesione ad essa» 29 . L’affermazione della libertà di<br />
coscienza e della libertà religiosa non contraddice quindi affatto la condanna<br />
dell’indifferentismo e del relativismo religioso da parte della dottrina<br />
cattolica 30 , anzi con essa è pienamente coerente.<br />
V. Conclusione<br />
9. Gli orientamenti contenuti nella presenta Nota intendono illuminare<br />
uno dei più importanti aspetti dell’unità di vita del cristiano: la coerenza<br />
tra fede e vita, tra vangelo e cultura, richiamata dal Concilio Vaticano<br />
II. Esso esorta i fedeli a «compiere fedelmente i propri doveri terreni,<br />
facendosi guidare dallo spirito del vangelo. Sbagliano coloro che,<br />
sapendo che qui noi non abbiamo una cittadinanza stabile ma che cerchiamo<br />
quella futura, pensano di poter per questo trascurare i propri doveri<br />
terreni, e non riflettono che invece proprio la fede li obbliga ancora<br />
di più a compierli, secondo la vocazione di ciascuno». Siano desiderosi<br />
i fedeli «di poter esplicare tutte le loro attività terrene, unificando gli<br />
sforzi umani, domestici, professionali, scientifici e tecnici in una sola<br />
sintesi vitale <strong>insieme</strong> con i beni religiosi, sotto la cui altissima direzione<br />
tutto viene coordinato a gloria di Dio» 31 .<br />
_________________<br />
29<br />
PAOLO VI, Discorso al Sacro Collegio e alla Prelatura Romana, in: “Insegnamenti<br />
di Paolo VI” 14 (1976), 1088-1089.<br />
30<br />
Cfr. PIO IX, Lett. Enc. Quanta cura, ASS 3 (1867) 162; LEONE XIII, Lett. Enc. Immortale<br />
Dei, ASS 18 (1885) 170-171; PIO XI, Lett. Enc. Quas primas, AAS 17 (1925)<br />
604-605; Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2108; CONGREGAZIONE PER LA DOT-<br />
TRINA DELLA FEDE, Dich. Dominus Iesus, n. 22.<br />
31<br />
CONCILIO VATICANO II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 43. Cfr. anche GIOVANNI<br />
PAOLO II, Esort. Apost. Christifideles laici, n. 59.
78<br />
Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II nell’Udienza del 21 novembre<br />
2002 ha approvato la presente Nota, decisa nella Sessione Ordinaria di<br />
questa Congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione.<br />
Roma, dalla sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, il 24<br />
novembre 2002, Solennità di N.S. Gesù Cristo Re dell’Universo.<br />
✠ Joseph Card. RATZINGER<br />
Prefetto<br />
✠ Tarcisio BERTONE, S.D.B.<br />
Arcivescovo emerito di Vercelli<br />
Segretario
79<br />
NUNZIATURAAPOSTOLICA<br />
IN ITALIA<br />
Roma, 23 dicembre 2002<br />
Prot. N. 2214/02<br />
Eccellenza Reverendissima,<br />
Con Suo cortese biglietto Ella mi ha voluto gentilmente trasmettere<br />
l’agenda pastorale 2002-2003 della diocesi di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong><br />
<strong>delle</strong> Fonti.<br />
Nel ringraziarLa per questo gentile segno di fraterna stima e di comunione<br />
pastorale, mi è gradita la circostanza per assicurare il mio ricordo<br />
nella preghiera, mentre auspico che i numerosi impegni pastorali previsti<br />
nella diocesi affidata al Suo delicato ministero possano fruttificare in<br />
abbondanti grazie nell’anno nuovo 2003.<br />
Con sensi di cordiale e fraterno saluto, mi confermo<br />
dell’Eccellenza Vostra Reverendissima<br />
dev.mo nel Signore<br />
✠ Paolo Romeo<br />
Nunzio Apostolico<br />
_____________________________<br />
A Sua Eccellenza Reverendissima<br />
Mons. Mario PACIELLO<br />
Vescovo di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> <strong>delle</strong> Fonti<br />
GRAVINA DI PUGLIA
Santuario Incoronata, 14 settembre 2002. Assemblea Pastorale Diocesana. “Declaratio”<br />
di Massimiliano Santoro e Giuseppe Cifarelli.
Conferenza Episcopale Italiana
82<br />
Santuario Incoronata, 14 settembre 2002. Assemblea Pastorale Diocesana. La celebrazione<br />
penitenziale.
83<br />
Rendiconto,<br />
previsto dall’art. 44 della legge n. 222,<br />
circa l’utilizzo <strong>delle</strong> somme IRPEF<br />
pervenute all’I.C.S.C. e alla C.E.I.<br />
nell’anno 2001<br />
L’articolo 44 della legge 20 maggio 1985, n. 222, dispone che la Conferenza<br />
Episcopale Italiana trasmetta annualmente all’autorità statale<br />
competente il rendiconto relativo alla effettiva utilizzazione <strong>delle</strong> somme<br />
di cui agli articoli 46, 47 e 50, terzo comma, della stessa legge e lo<br />
pubblichi nel Notiziario ufficiale della stessa Conferenza.<br />
In adempimento a tale disposizione, si pubblica il rendiconto relativo<br />
all’anno 2001, con allegate alcune annotazioni illustrative, inviato con<br />
lettera n. 718/02 del 5 luglio 2002, dal Presidente della C.E.I., Card.<br />
Camillo Ruini, al Ministro dell’Interno, On. Beppe Pisanu.<br />
Nell’indicare i singoli dati si segue l’ordine <strong>delle</strong> lettere del comma<br />
secondo dell’art. 44:<br />
Lettera a) - Numero dei sacerdoti a favore dei quali si è provveduto nell’anno<br />
2000:<br />
- sacerdoti abili a prestare un servizio a tempo pieno in favore <strong>delle</strong><br />
diocesi n. 35.781<br />
- sacerdoti non abili a prestare un servizio a tempo pieno in favore <strong>delle</strong><br />
diocesi n. 3.245<br />
Lettera b) - Somma stabilita dalla Conferenza Episcopale Italiana per il<br />
dignitoso sostentamento dei sacerdoti (al netto dei contributi previdenziali<br />
dovuti al Fondo Clero dell’INPS e al lordo <strong>delle</strong> ritenute fiscali):<br />
- sacerdoti abili a prestare un servizio a tempo pieno:<br />
da un minimo di £. 19.200.000 (£. 1.600.000 mensili x 12 mensilità)<br />
ad un massimo di £. 35.760.000 (£. 2.980.000 mensili x 12 mensilità)<br />
- sacerdoti non abili a prestare un servizio a tempo pieno:<br />
sacerdoti: £. 25.680.000 (£. 2.140.000 mensili x 12 mensilità)<br />
Vescovi emeriti: £. 31.200.000 (£. 2.600.000 mensili x 12 mensilità)
84<br />
Lettera c) - Ammontare complessivo <strong>delle</strong> somme di cui agli articoli 46<br />
e 47 destinate al sostentamento del clero:<br />
- erogazioni liberali pervenute all’Istituto Centrale per il sostentamento<br />
del clero e deducibili a termini dell’art. 46 £. 38.784.630.931<br />
- importo destinato dalla C.E.I. a valere sull’anticipo dell’8 per mille<br />
IRPEF £. 562.000.000.000<br />
Lettera d) - Numero dei sacerdoti a cui è stata assicurata l’intera remunerazione:<br />
n. 113<br />
Lettera e) - Numero dei sacerdoti a cui è stata assicurata un’integrazione:<br />
n. 35.573<br />
Lettera f) - Ammontare <strong>delle</strong> ritenute fiscali e dei contributi previdenziali<br />
operati ai sensi dell’art. 25:<br />
- ritenute fiscali £. 107.564.253.000<br />
- contributi previdenziali £. 48.577.248.988<br />
Lettera g) - Interventi finanziari dell’Istituto Centrale a favore dei singoli<br />
Istituti per il sostentamento del clero £. 487.403.670.633<br />
Lettera h) - Interventi operati per le altre finalità previste dall’art. 48:<br />
1. ESIGENZE DI CULTO DELLA POPOLAZIONE<br />
La somma destinata a questa finalità è stata pari a<br />
£. 626.438.220.185.<br />
In particolare, essa è stata così ripartita:<br />
- per la costruzione di nuovi edifici di culto e centri parrocchiali:<br />
£. 160.438.220.185;<br />
- alle diocesi, per il sostegno <strong>delle</strong> attività di culto e pastorale:<br />
£. 260 miliardi;<br />
- per interventi di rilievo nazionale definiti dalla C.E.I.:£. 56 miliardi;<br />
- per la salvaguardia dei beni culturali ecclesiastici: £. 50 miliardi;<br />
- per il “fondo speciale” finalizzato alla promozione della catechesi e<br />
dell’educazione cristiana:<br />
£. 90 miliardi;
85<br />
- per l’attività dei Tribunali ecclesiastici regionali per le cause matrimoniali:<br />
£. 10 miliardi;<br />
2. INTERVENTI CARITATIVI IN ITALIA E NEI PAESI DEL TERZO MONDO.<br />
La somma destinata a questa finalità è stata pari a<br />
£. 288.517.784.335.<br />
In particolare, essa è stata così ripartita:<br />
- alle diocesi, per interventi caritativi a favore della collettività nazionale:<br />
£. 133 miliardi;<br />
- per interventi caritativi di rilievo nazionale definiti dalla C.E.I.:<br />
£. 30.079.564.150;<br />
- per interventi caritativi a favore di paesi del terzo mondo:<br />
£. 125.438.220.185.<br />
ANNOTAZIONI<br />
L’art. 44 della legge 20 maggio 1985, n. 222 dispone che “la Conferenza<br />
Episcopale Italiana trasmetta annualmente all’autorità statale<br />
competente un rendiconto relativo alla effettiva utilizzazione <strong>delle</strong> somme<br />
di cui agli articoli 46, 47 [e 50, terzo comma]”, e indica gli elementi<br />
che “tale rendiconto deve comunque precisare”.<br />
SOSTENTAMENTO DEL CLERO CATTOLICO<br />
1. Quanto al dato di cui alla lett. a) dell’art. 44, comma secondo<br />
Il numero di 39.026 (35.781 + 3.245) individua i sacerdoti inseriti nel<br />
sistema di sostentamento nel corso del 2001, compresi coloro che tra il 2<br />
gennaio e il 31 dicembre dello stesso anno sono deceduti.<br />
I primi (35.781) sono coloro che hanno avuto titolo ad una remunerazione<br />
per il ministero svolto a tempo pieno in servizio <strong>delle</strong> diocesi (cf.<br />
art. 24); i secondi (3.245) sono coloro a cui si è provveduto a titolo di<br />
previdenza integrativa (cf. art. 27, comma primo), non essendo essi più<br />
in grado di svolgere un servizio a tempo pieno.
86<br />
2. Quanto ai dati di cui alla lettera b)<br />
L’esistenza di un importo minimo e di un importo massimo di remunerazione<br />
assicurato ai sacerdoti deriva dalle scelte operate nella definizione<br />
del sistema remunerativo.<br />
A ciascun sacerdote spetta un numero X di punti; ogni anno la C.E.I.<br />
determina il valore monetario del singolo punto (per il 2001: £. 20.000);<br />
la remunerazione assicurata corrisponde al prodotto del numero dei<br />
punti per il valore del punto.<br />
Il numero dei punti varia in concreto per ciascun sacerdote, perché a<br />
partire da un numero-base uguale per tutti (nel 2001: 80 punti mensili)<br />
sono attribuiti punti ulteriori (che, a partire dal 1998, possono raggiungere<br />
un massimo di 149 punti mensili) al verificarsi di circostanze previste<br />
dalla normativa data dalla C.E.I. ai sensi dell’art. 75 della legge n.<br />
222/1985 e secondo gli indirizzi del can. 281 del codice di diritto canonico<br />
(oneri particolari connessi con l’esercizio di taluni uffici; anzianità<br />
nell’esercizio del ministero sacerdotale; spese per alloggio in mancanza<br />
di casa canonica; condizioni di speciale difficoltà).<br />
3. Quanto ai dati di cui alla lettera c)<br />
Le offerte deducibili previste dall’art. 46, destinate al sostentamento<br />
del clero cattolico nel 2001, sono state pari a £. 38.784.630.931.<br />
Si tratta dell’importo complessivo <strong>delle</strong> erogazioni liberali versate nel<br />
corso del 2000 dai donanti sui conti correnti postale e bancari dell’Istituto<br />
Centrale oppure presso gli Istituti diocesani per il sostentamento<br />
del clero all’uopo delegati, del quale l’Istituto Centrale ha avuto conoscenza<br />
esauriente soltanto dopo la chiusura dell’esercizio 2000, al ricevimento<br />
<strong>delle</strong> rendicontazioni degli enti collettori; conseguentemente<br />
detto importo è stato destinato al sostentamento del clero nell’esercizio<br />
successivo (2001).<br />
La somma di £. 562.000.000.000 corrisponde all’importo trasmesso<br />
dalla C.E.I. all’Istituto Centrale prelevandolo dal versamento complessivo<br />
di £. 1.476.956.004.520 effettuato dallo Stato nell’anno 2001 ai<br />
sensi dell’ultimo comma dell’art. 47.
87<br />
4. Quanto ai dati di cui alle lettere d) ed e)<br />
Come è noto, il sistema di sostentamento del clero cattolico è impostato<br />
secondo i seguenti criteri:<br />
A. I sacerdoti che svolgono servizio in favore della diocesi “comunicano<br />
annualmente all’Istituto diocesano per il sostentamento del<br />
clero:<br />
a) la remunerazione che, secondo le norme stabilite dal Vescovo<br />
diocesano, sentito il Consiglio presbiterale, ricevono dagli enti<br />
ecclesiastici presso i quali esercitano il ministero;<br />
b) gli stipendi eventualmente ad essi corrisposti da altri soggetti”<br />
(art. 33).<br />
B. “L’Istituto verifica, per ciascun sacerdote, i dati ricevuti a norma<br />
dell’art. 33. Qualora la somma dei proventi di cui al medesimo articolo<br />
non raggiunga la misura determinata dalla Conferenza Episcopale<br />
Italiana a norma dell’articolo 24, primo comma, l’Istituto<br />
stabilisce l’integrazione spettante, dandone comunicazione all’interessato”<br />
(art. 34, comma primo).<br />
C. “Gli Istituti diocesani per il sostentamento del clero provvedono<br />
all’integrazione di cui all’art. 34 con i redditi del loro patrimonio.<br />
Qualora tali redditi risultino insufficienti, gli Istituti richiedono all’Istituto<br />
Centrale la somma residua necessaria ad assicurare ad<br />
ogni sacerdote la remunerazione nella misura stabilita” (art. 35,<br />
comma primo e secondo).<br />
In pratica possono dunque verificarsi tre situazioni:<br />
- Taluni sacerdoti non ricevono alcuna remunerazione dall’ente ecclesiastico,<br />
perché questo è impossibilitato a intervenire in loro favore<br />
per mancanza totale di mezzi; se il sacerdote non ha altre entrate<br />
computabili, gli si deve l’intera remunerazione.<br />
I sacerdoti versanti in questa condizione sono stati 113.<br />
- Altri sacerdoti ricevono una remunerazione da enti ecclesiastici o<br />
godono di altre entrate computabili; se con queste risorse non raggiungono<br />
la misura di remunerazione loro attribuita (cf. quanto annotato<br />
più sopra alla lettera B.) hanno diritto di ricevere una integrazione<br />
fino alla concorrenza di tale misura.<br />
I sacerdoti versanti in questa condizione sono stati 35.573.<br />
- Altri sacerdoti, infine, che ricevono una remunerazione da enti ec-
88<br />
clesiastici o godono di altre entrate computabili, raggiungono con<br />
questi apporti o addirittura superano la misura di remunerazione loro<br />
attribuita; in questo caso non è dovuta loro alcuna integrazione.<br />
I sacerdoti versanti in questa condizione sono stati 3.340.<br />
5. Quanto al dato di cui alla lettera f)<br />
A proposito <strong>delle</strong> ritenute fiscali è opportuno ricordare che si tratta di<br />
quelle operate dall’Istituto Centrale su due possibili componenti della<br />
remunerazione dei sacerdoti:<br />
- la remunerazione ricevuta da enti ecclesiastici;<br />
- la remunerazione totale o l’integrazione ricevuta dagli Istituti per il<br />
sostentamento del clero.<br />
È da sottolineare, peraltro, che il carico fiscale complessivo che è gravato<br />
sui sacerdoti nel 2001 è maggiore dell’importo indicato: quando,<br />
per esempio, a comporre la remunerazione attribuita al sacerdote concorre<br />
uno stipendio (insegnamento della religione cattolica nelle scuole,<br />
assistenza spirituale negli ospedali o nelle carceri, ecc.) le ritenute sul<br />
medesimo sono operate direttamente dallo Stato. È noto inoltre che lo<br />
Stato effettua le ritenute sulle pensioni di cui eventualmente i sacerdoti<br />
godono.<br />
A proposito dei contributi previdenziali si precisa che si tratta di quelli<br />
dovuti, ai sensi della legge 22 dicembre 1973, n. 903, per il fondo speciale<br />
clero costituito presso l’INPS, l’iscrizione al quale è obbligatoria<br />
per ogni sacerdote secolare.<br />
6. Quanto alla lettera g)<br />
Se si confrontano i dati relativi al primo e terzo comma del precedente<br />
punto 3 <strong>delle</strong> presenti Annotazioni (£. 600.784.630.931) e la somma<br />
erogata dall’Istituto Centrale ai singoli Istituti diocesani per il sostentamento<br />
del clero (£. 487.403.670.633) si constata una differenza positiva<br />
di £. 113.380.960.298, che merita un chiarimento.<br />
Parte di tale differenza, ed esattamente £. 44.757.273.435, è stata utilizzata<br />
per finanziare gli assegni di previdenza integrativa erogati a fa-
89<br />
vore dei 3.245 sacerdoti inabili allo svolgimento del ministero a tempo<br />
pieno, di cui alla lettera a).<br />
La somma residua (£. 68.623.686.863) è stata utilizzata dall’Istituto<br />
Centrale, in parte, per il pagamento del premio di una polizza sanitaria<br />
integrativa stipulata in favore del clero (pari a £. 19.790.075.000), e per<br />
la parte restante (£. 48.833.611.863) è stata destinata dal medesimo alle<br />
esigenze del sostentamento del clero dell’anno successivo.<br />
7. Quanto alla lettera h)<br />
ESIGENZE DI CULTO DELLA POPOLAZIONE<br />
A) Una quota di £. 160.438.220.185 è stata destinata per la costruzione<br />
di edifici di culto cattolico e <strong>delle</strong> pertinenti opere parrocchiali.<br />
B) Una quota di £. 260 miliardi è stata destinata alle 227 diocesi italiane,<br />
per il sostegno <strong>delle</strong> attività di culto e di pastorale.<br />
La ripartizione della somma tra le diocesi è avvenuta secondo i seguenti<br />
criteri: una quota base (£. 584.500.000) eguale per ciascuna<br />
diocesi (per quelle aventi una popolazione inferiore ai 20 mila abitanti:<br />
£. 194.833.333), una quota variabile a seconda del numero degli<br />
abitanti (£. 2.216 per abitante).<br />
L’individuazione <strong>delle</strong> finalità di culto e di pastorale alle quali destinare<br />
la somma ricevuta è stata fatta in un’apposita circolare inviata<br />
dalla C.E.I. ai Vescovi diocesani, tenendo come punto di riferimento<br />
la descrizione <strong>delle</strong> attività di religione e di culto contenuta nell’art.<br />
16, lett. a) della legge 20 maggio 1985, n. 222: attività dirette all’esercizio<br />
del culto e alla cura <strong>delle</strong> anime, alla formazione del clero e dei<br />
religiosi, a scopi missionari, alla catechesi, all’educazione cristiana.<br />
Agli stessi criteri ci si è attenuti nel fornire ai Vescovi gli schemi per<br />
il rendiconto annuale.<br />
C) Una quota di £. 56 miliardi è stata destinata a sostegno di attività di<br />
culto e di pastorale a rilievo nazionale, individuate in concreto dalla<br />
Presidenza della C.E.I., sentito il Consiglio Episcopale Permanente.<br />
Le modalità di impiego di tale quota sono state molto simili a quelle<br />
degli anni precedenti.<br />
D) Una quota di £. 50 miliardi è stata destinata per la salvaguardia dei<br />
beni culturali ecclesiastici.
90<br />
E) Una quota di £. 90 miliardi è stata destinata per il “fondo speciale”,<br />
costituito presso la C.E.I., finalizzato alla promozione della catechesi<br />
e dell’educazione cristiana.<br />
F) Una quota di £. 10 miliardi è stata destinata per l’attività dei Tribunali<br />
ecclesiastici regionali per le cause matrimoniali.<br />
INTERVENTI CARITATIVI<br />
A FAVORE DELLA COLLETTIVITÀ NAZIONALE<br />
A) Una quota di £. 133 miliardi è stata destinata alle 227 diocesi italiane<br />
per interventi caritativi a favore della collettività nazionale.<br />
La ripartizione della somma tra le diocesi è avvenuta secondo i seguenti<br />
criteri: una quota base (£. 300.000.000) uguale per ciascuna<br />
diocesi (per quelle aventi una popolazione inferiore ai 20 mila abitanti:<br />
£. 100.000.000), una quota variabile a seconda del numero degli<br />
abitanti (£. 1.133 per abitante).<br />
B) Una quota di 30.079.564.150 è stata destinata per interventi caritativi<br />
in Italia aventi rilievo nazionale, individuati in concreto dalla Presidenza<br />
della C.E.I., sentito il Consiglio Episcopale Permanente.<br />
INTERVENTI CARITATIVI<br />
A FAVORE DI PAESI DEL TERZO MONDO<br />
Nell’anno 2001 una quota di lire 125.438.220.185 è stata destinata<br />
agli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo.<br />
Le assegnazioni vengono definite da un apposito Comitato, costituito<br />
per un triennio dal Consiglio Episcopale Permanente in data 5 giugno<br />
1990, rinnovato in data 25 marzo 1993, nuovamente rinnovato in data<br />
29 marzo 1996 e confermato a tempo indeterminato in data 14 maggio<br />
2001.<br />
Relativamente ai fondi dell’anno 2001 sono pervenuti n. 898 progetti,<br />
di cui quelli finora approvati sono 327.<br />
Molti progetti sono stati respinti perché non rientravano negli ambiti<br />
previsti dalla legge 222/85, oppure perché la loro realizzazione è stata<br />
giudicata meno urgente o non in linea con il Regolamento applicativo,<br />
approvato dalla Presidenza della Conferenza Episcopale ed indicante il<br />
quadro dei criteri generali di intervento e le priorità contenutistiche e<br />
geografiche.
Come ricordato in precedenti occasioni, i progetti finanziati con l’otto<br />
per mille promuovono la formazione in tutti gli ambiti: dall’alfabetizzazione<br />
alla formazione professionale in campo sanitario, agricolo-ambientale,<br />
economico, cooperativo e <strong>delle</strong> comunicazioni sociali; non si<br />
trascura il sostegno alle associazioni locali per l’acquisizione di competenze<br />
gestionali, né si tiene in minor considerazione la formazione universitaria<br />
e la promozione della donna.<br />
Oltre al sostegno dato a questa tipologia di progetti prioritari occorre<br />
ricordare anche alcuni interventi consistenti per emergenze che ricorrentemente<br />
insorgono nelle stesse aree che il Comitato segue (l’entità<br />
degli stanziamenti può variare nel caso di grave calamità nazionale rispetto<br />
a interventi più mirati per emergenze locali).<br />
Ecco di seguito alcuni tra i progetti maggiormente significativi che il<br />
Comitato sta attuando:<br />
In ambito scolastico: integrazione scolastica bambini audiolesi (Albania);<br />
formazione insegnanti (Albania); corsi di specializzazione universitaria<br />
e attività culturali (Brasile); formazione insegnanti indigeni<br />
(Ecuador); produzione materiali didattici (Haiti); aggiornamento insegnanti<br />
(Sudan); formazione personale insegnante e medico (Rep. Democratica<br />
del Congo).<br />
In ambito sanitario: scuola di formazione professionale in scienze infermieristiche<br />
(Angola); clinica medica a Dubbo (Etiopia); formazione<br />
in pediatria (Guatemala); formazione personale in chirurgia cardiotoracica<br />
e cardiologia invasiva (India); acquisto attrezzature e materiale<br />
scolastico (Kenya); formazione di operatori socio-sanitari per assistenza<br />
domiciliare (Mozambico); dispensario socio-sanitario (Tanzania).<br />
Nel settore della promozione umana: scuola polivalente di formazione<br />
professionale (Angola); alfabetizzazione e prevenzione della salute e<br />
dell’ambiente presso le minoranze (Bangladesh); educazione, formazione,<br />
prevenzione e cura per il controllo della lebbra e <strong>delle</strong> malattie a<br />
trasmissione sessuale (Brasile); avvio al lavoro e creazione di unità di<br />
produzione in microcooperative (Brasile); sviluppo agro-forestale a favore<br />
degli indios (Brasile); scuola agricola (Colombia); corsi di formazione<br />
professionale e conservazione alimenti (Filippine); formazione in<br />
giornalismo e tecnologie dell’informazione (India); progetto di assistenza<br />
e riabilitazione dei reclusi (Kenya); promozione della donna e<br />
sviluppo dell’economia domestica (Madagascar); rimboschimento contro<br />
la desertificazione (Mali); radio cattolica di formazione e promozio-<br />
91
92<br />
ne integrale (Papua Nuova Guinea); progetto idroelettrico per lo sviluppo<br />
sociale (Tanzania); nuove tecnologie di allevamento (Uganda).<br />
Tra le emergenze alle quali la C.E.I. ha potuto dar risposta nel 2001 ricordiamo:<br />
Afganistan (profughi)<br />
3 miliardi<br />
India (terremoto)<br />
3 miliardi<br />
Honduras (terremoto)<br />
1.5 miliardi<br />
Terra Santa (profughi)<br />
1.5 miliardi<br />
Corea del Nord (alimentare)<br />
500 milioni<br />
Libano (profughi ed alimentare)<br />
300 milioni<br />
Ciad (carestia)<br />
100 milioni<br />
Resta fermo che, come negli anni passati, tutta la somma destinata agli<br />
interventi caritativi verrà comunque erogata per i progetti approvati.<br />
A questo proposito si segnala che la somma di lire 105.000.000.000<br />
destinata nell’anno 2000 è stata interamente erogata per finanziare 471<br />
progetti sui 1052 presentati.
93<br />
Determinazione<br />
riguardante l’adeguamento<br />
del valore monetario del punto<br />
per il 2003<br />
Il Consiglio Episcopale Permanente, nella sessione del 16-19 settembre<br />
2002, ai sensi dell’art. 6 del Testo Unico <strong>delle</strong> disposizioni di attuazione<br />
<strong>delle</strong> norme relative al sostentamento del clero, che svolge servizio<br />
in favore <strong>delle</strong> diocesi (cf. Notiziario della C.E.I., n. 6/1991, p. 152),<br />
ha approvato la seguente determinazione riguardante l’adeguamento<br />
del valore monetario del punto a decorrere dal 1° gennaio 2003.<br />
DETERMINAZIONE<br />
Il Consiglio Episcopale Permanente<br />
- VISTO l’articolo 2, §§ 1, 2 e 3 della delibera della C.E.I. n. 58 (Testo<br />
unico <strong>delle</strong> disposizioni di attuazione <strong>delle</strong> norme relative al sostentamento<br />
del clero che svolge servizio in favore <strong>delle</strong> diocesi);<br />
- VISTO l’art. 6 della medesima delibera;<br />
approva<br />
la seguente determinazione<br />
1. Il valore monetario del punto a decorrere dal 1° gennaio 2003 è elevato<br />
a EURO 10,70.
94<br />
Schema-tipo<br />
di Regolamento <strong>delle</strong> biblioteche ecclesiastiche<br />
Con l’Accordo di modificazione del Concordato lateranense, firmato<br />
il 18 febbraio 1984, la Santa Sede e la Repubblica italiana si sono impegnate<br />
“nel rispettivo ordine” a collaborare “per la tutela del patrimonio<br />
storico e artistico”, concordando “opportune disposizioni per la salvaguardia,<br />
la valorizzazione e il godimento dei beni culturali d’interesse<br />
religioso appartenenti a enti e istituzioni ecclesiastiche” (art. 12, n. 1,<br />
in “Notiziario della Conferenza Episcopale Italiana” n. 3/1984, p. 81).<br />
In particolare, per favorire la “conservazione” e la “consultazione” di<br />
archivi di interesse storico e biblioteche appartenenti ai medesimi enti e<br />
istituzioni, hanno previsto la stipulazione di intese “tra i competenti organi<br />
<strong>delle</strong> due Parti”(art. 12, n. 1, comma terzo).<br />
Una prima Intesa di ordine prevalentemente procedurale fu sottoscritta<br />
il 13 settembre 1996 dal Presidente della C.E.I. e dal Ministro<br />
per i beni culturali e ambientali (cf. “Notiziario della Conferenza Episcopale<br />
Italiana” n. 9/1996, p. 337-342). Una nuova Intesa concernente<br />
specificamente gli archivi di interesse storico e le biblioteche<br />
ecclesiastiche è stata sottoscritta dal Presidente della C.E.I. e dal Ministro<br />
per i beni e le attività culturali il 18 aprile 2000 (cf. “Notiziario<br />
della Conferenza Episcopale Italiana” n. 6/2000, p. 169-180). La<br />
C.E.I. si è impegnata ad approntare uno schema-tipo di regolamento,<br />
in base al quale l’autorità ecclesiastica territoriale competente predisporrà<br />
il regolamento di ciascun archivio storico diocesano e di ciascuna<br />
biblioteca di particolare rilevanza (cf art. 2, comma 2 e art. 6,<br />
comma 2), disciplinandone tra l’altro le modalità di accesso e di fruizione.<br />
Per gli archivi di interesse storico uno schema-tipo di regolamento<br />
era già stato approvato dal Consiglio Episcopale Permanente nella<br />
sessione del 27-30 marzo 1995 (cf. “Notiziario della Conferenza Episcopale<br />
Italiana” n. 8/1997, pp. 227-237).<br />
Per poter dare completa esecuzione agli impegni assunti nell’Intesa<br />
del 2000 e meglio disciplinare tutte le istituzioni interessate, si è predisposto,<br />
in collaborazione con l’Associazione Bibliotecari Ecclesiastici<br />
Italiani (A.B.E.I.), uno schema-tipo di regolamento per le biblioteche<br />
ecclesiastiche, presentato in prima lettura nella sessione del Consiglio
95<br />
Episcopale Permanente dell’11-14 marzo 2002 e definitivamente approvato<br />
nella sessione del 16-19 settembre 2002.<br />
A livello locale spetta ora al Vescovo diocesano:<br />
a) identificare tra le biblioteche ecclesiastiche aperte al pubblico e<br />
soggette alla sua giurisdizione la biblioteca diocesana: si tratta di<br />
una biblioteca di particolare rilevanza per il patrimonio posseduto<br />
e per il servizio offerto; essa costituisce il punto di riferimento centrale<br />
per l’<strong>insieme</strong> <strong>delle</strong> biblioteche ecclesiastiche esistenti nel territorio<br />
diocesano;<br />
b) dopo aver apportato eventuali integrazioni, tradurre in pratica il<br />
testo approvato dal Consiglio Episcopale Permanente, emanando,<br />
attraverso un proprio decreto, il regolamento diocesano <strong>delle</strong> biblioteche<br />
ecclesiastiche. Ciascuna biblioteca si doterà poi di disposizioni<br />
applicative del regolamento diocesano.<br />
PROEMIO<br />
La Chiesa, “segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità<br />
del genere umano” (LG 1), manifesta significativamente il Vangelo e<br />
contribuisce in forme molteplici all’autentica promozione umana. Attraverso<br />
le biblioteche ecclesiastiche, nelle quali sono custodite testimonianze<br />
eloquenti del suo essere e del suo operare, si documenta la<br />
missione della Chiesa di edificare il regno di Dio (cf. GS 40 e anche<br />
PONTIFICIA COMMISSIONE PER I BENI CULTURALI ECCLESIASTICI, lettera<br />
circolare Le biblioteche ecclesiastiche nella missione della Chiesa, 19<br />
marzo 1994) e il suo impegno di costruire, <strong>insieme</strong> agli uomini di buona<br />
volontà, una società più rispettosa della persona umana e dei valori di<br />
bellezza, cultura, libertà e giustizia. Le biblioteche ecclesiastiche hanno<br />
anche “un eccezionale valore nella evangelizzazione, nella catechesi,<br />
nella promozione della “cultura della solidarietà” e del dialogo con il<br />
mondo contemporaneo” (C.E.I., I beni culturali della Chiesa in Italia.<br />
Orientamenti, 9 dicembre 1992, n. 19).<br />
Tale duplice valenza assume un significato peculiare per le biblioteche<br />
ecclesiastiche italiane, in quanto i beni culturali in esse conservati<br />
costituiscono una testimonianza di primaria importanza per la storia religiosa<br />
e civile del nostro paese. Le Chiese che sono in Italia devono<br />
avere pertanto viva consapevolezza di essere custodi, attraverso le isti-
96<br />
tuzioni canoniche e gli enti ecclesiastici proprietari, di un cospicuo patrimonio<br />
culturale e storico acquisito, incrementato e conservato nel<br />
tempo, da offrire alla consultazione degli studiosi.<br />
La regolamentazione concernente le biblioteche ecclesiastiche richiede<br />
di essere armonizzata con le disposizioni contenute nell’Intesa circa<br />
la conservazione e la consultazione degli archivi storici e <strong>delle</strong> biblioteche<br />
degli enti e <strong>delle</strong> istituzioni ecclesiastiche, firmata il 18 aprile 2000<br />
dal Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (in seguito C.E.I.) e<br />
dal Ministro per i beni e le attività culturali (cf. il decreto del Presidente<br />
della Repubblica 16 maggio 2000, n. 189, e il decreto del Presidente<br />
della C.E.I. 15 luglio 2000, n. 904).<br />
Il presente regolamento, predisposto come schema dalla C.E.I. anche<br />
ai sensi dell’art. 6, 2 della predetta Intesa, intende integrare le norme canoniche<br />
vigenti e le norme emanate in materia di biblioteche ecclesiastiche<br />
con le disposizioni dell’Intesa stessa. Esso è destinato alle biblioteche<br />
dipendenti dall’autorità del Vescovo diocesano (come la biblioteca<br />
della curia, del capitolo della cattedrale, del seminario, <strong>delle</strong> parrocchie,<br />
<strong>delle</strong> confraternite), il quale ne dispone gli opportuni adattamenti e<br />
lo rende esecutivo attraverso apposito decreto. Esso viene anche proposto<br />
come paradigma per le biblioteche di enti ecclesiastici pubblici o<br />
privati, formalmente eretti o che di fatto vivono e operano nella Chiesa<br />
(istituti di vita consacrata, associazioni, movimenti, gruppi).<br />
È opportuno che ciascuna biblioteca venga dotata di ulteriori disposizioni<br />
operative per l’esecuzione del regolamento diocesano approvato<br />
dal Vescovo.<br />
Titolo I<br />
NATURA, FINALITÀ E TIPOLOGIA DELLE BIBLIOTECHE<br />
Art. 1<br />
§ 1. La biblioteca ecclesiastica è una raccolta ordinata di documenti<br />
manoscritti, stampati o elaborati con altro mezzo finalizzato alla trasmissione<br />
di testi e immagini, di proprietà di istituzioni approvate o di<br />
enti eretti nell’ordinamento canonico.<br />
§ 2. Essa nasce e si sviluppa a servizio dell’istituzione o ente che la<br />
possiede.
97<br />
§ 3. La biblioteca, in quanto bene culturale, è accessibile anche agli<br />
studiosi esterni, secondo le disposizioni emanate dalla competente autorità<br />
ecclesiastica.<br />
§ 4. La biblioteca può essere di conservazione o di aggiornamento, ovvero<br />
adempiere a entrambe le esigenze, anche con settori circoscritti di<br />
specializzazione.<br />
Art. 2<br />
§ 1. La biblioteca diocesana è una biblioteca di particolare rilevanza<br />
per il patrimonio posseduto e il servizio offerto (cf. art. 6, comma 2 dell’Intesa).<br />
Essa è individuata dal Vescovo diocesano quale punto di riferimento<br />
centrale per il sistema bibliotecario diocesano, che collega le<br />
biblioteche esistenti nel territorio della diocesi.<br />
§ 2. La biblioteca diocesana è aperta alla consultazione in un numero<br />
di giorni e di ore stabilmente determinato.<br />
§ 3. Il responsabile della biblioteca diocesana è scelto tra le persone<br />
che hanno specifica competenza e adeguata preparazione in materia.<br />
Egli di norma coordina anche le biblioteche ecclesiastiche esistenti nella<br />
diocesi ed è membro di diritto della Consulta diocesana per i beni culturali<br />
e l’arte sacra.<br />
§ 4. È conveniente che il responsabile della biblioteca diocesana sia<br />
socio dell’Associazione dei bibliotecari ecclesiastici italiani (A.B.E.I.)<br />
e partecipi alle sue attività.<br />
Titolo II<br />
ORDINAMENTO INTERNO<br />
CAPITOLO I<br />
ACQUISIZIONE E CONFLUENZA DI FONDI DIVERSI<br />
Art. 3<br />
§ 1. La biblioteca incrementa il proprio patrimonio attraverso acquisti,<br />
donazioni, scambi, legati, conferimento ex officio di fondi librari dipendenti<br />
da persone o uffici connessi al soggetto proprietario.
98<br />
§ 2. All’atto dell’acquisizione i singoli volumi sono contrassegnati<br />
con il timbro o altro marchio indelebile della biblioteca, evitando in<br />
ogni caso alterazioni e danneggiamenti; sono altresì registrati nell’apposito<br />
registro di ingresso con l’annotazione del numero progressivo e<br />
della provenienza.<br />
Art. 4<br />
§ 1. Proprietario e responsabile della biblioteca è, ai sensi dell’ordinamento<br />
canonico, l’istituzione o l’ente che la possiede.<br />
§ 2. Devono essere opportunamente distinti i libri di proprietà dell’istituzione<br />
o dell’ente da quelli dei titolari degli uffici a essa connessi.<br />
§ 3. Quando un ufficio resta vacante per morte del titolare, è opportuno<br />
che i libri dello stesso confluiscano in raccolte librarie ecclesiastiche.<br />
§ 4. È possibile collocare in tutto o in parte, in deposito temporaneo o<br />
permanente, presso la biblioteca diocesana patrimoni librari di altre istituzioni<br />
o enti ecclesiastici, nel caso in cui l’autorità ecclesiastica competente<br />
lo ritenga necessario per motivi di sicurezza o per facilitarne la<br />
consultazione. In tal caso si redige un verbale, con allegato un dettagliato<br />
inventario del materiale consegnato, nel quale deve essere annotato<br />
che nulla viene mutato quanto alla proprietà dei fondi depositati.<br />
§ 5. I fondi librari aventi carattere storico di particolare specializzazione<br />
o di pregio concessi in deposito devono conservare di norma la loro<br />
individualità e integrità. I volumi, debitamente contrassegnati, non<br />
devono essere mescolati, per quanto possibile, con quelli della biblioteca<br />
ricevente, né con quelli di altre raccolte librarie in deposito.<br />
Art. 5<br />
§ 1. Le biblioteche <strong>delle</strong> istituzioni e degli enti che per qualunque motivo<br />
cessano l’attività, se non esistono altre disposizioni, sono trasferite<br />
in custodia e in amministrazione all’ente superiore, il quale ne avrà cura<br />
e, per quanto possibile, ne manterrà l’integrità secondo le disposizioni<br />
dell’articolo 4, paragrafo 5. Le biblioteche di enti territoriali accorpati<br />
sono trasferite all’ente che subentra.<br />
§ 2. È auspicabile che le aggregazioni laicali, i movimenti, i gruppi<br />
informali e i fedeli che svolgono particolari mansioni nella Chiesa non<br />
disperdano il proprio patrimonio librario, disponendo che a tempo debi-
99<br />
to esso confluisca nella biblioteca diocesana o comunque in una biblioteca<br />
ecclesiastica che ne avrà cura e, per quanto possibile, ne manterrà<br />
l’integrità secondo quanto disposto dell’articolo 4, paragrafo 5.<br />
CAPITOLO II<br />
CATALOGHI<br />
Art. 6<br />
§ 1. I testi conservati nella biblioteca devono essere catalogati secondo<br />
un criterio che ne faciliti il reperimento e favorisca lo scambio di<br />
informazioni bibliografiche con altre biblioteche, in primo luogo con<br />
quelle ecclesiastiche.<br />
§ 2. A tal fine si devono predisporre uno o più cataloghi, che moltiplichino<br />
le chiavi di accesso al materiale posseduto.<br />
Art. 7<br />
§ 1. Il catalogo è predisposto secondo le regole aggiornate della biblioteconomia<br />
e nel rispetto della natura dei fondi e <strong>delle</strong> esigenze di<br />
documentazione del soggetto proprietario e dei possibili fruitori.<br />
§ 2. Il catalogo viene costantemente aggiornato in modo da facilitare<br />
la gestione del materiale e le ricerche.<br />
Art. 8<br />
§ 1. Il catalogo generale della biblioteca può essere utilmente integrato<br />
da cataloghi per materia o per temi specifici, da repertori e da altri<br />
strumenti utili alla consultazione e alla ricerca, liberamente accessibili<br />
agli studiosi.<br />
§ 2. Copia dei cataloghi <strong>delle</strong> biblioteche soggette alla giurisdizione<br />
del Vescovo è conservata nella biblioteca diocesana o presso l’Ufficio<br />
diocesano per i beni culturali.<br />
Art. 9<br />
§ 1. I bibliotecari utilizzano i mezzi di catalogazione e di ricerca offerti<br />
dall’informatica sulla base <strong>delle</strong> indicazioni e usando gli strumenti
100<br />
concordati tra la C.E.I. e il Ministero per i beni e le attività culturali (cf.<br />
art. 5, comma 3 dell’Intesa).<br />
Art. 10<br />
§ 1. Se nella biblioteca si rinvengono tracce di precedenti classificazioni<br />
e catalogazioni, si abbia cura di annotarne le caratteristiche e l’estensione<br />
al fine di documentare la storia della biblioteca, la sua evoluzione,<br />
la provenienza dei fondi.<br />
CAPITOLO III<br />
AGGIORNAMENTO, CONSERVAZIONE, RESTAURO, SCARTO<br />
Art. 11<br />
§ 1. Il patrimonio bibliografico deve essere conservato e custodito<br />
con la massima diligenza, avendo cura per quanto possibile di incrementarlo.<br />
Art. 12<br />
§ 1. Il patrimonio bibliografico deve essere costantemente aggiornato,<br />
avendo particolare riguardo alle pubblicazioni inerenti alla specializzazione<br />
o all’indirizzo della biblioteca, e alle opere di più frequente consultazione.<br />
§ 2. La biblioteca acquisisce copia <strong>delle</strong> diverse edizioni o ristampe<br />
<strong>delle</strong> opere di autori legati al soggetto proprietario della biblioteca medesima.<br />
In particolare, la biblioteca diocesana acquisisce copia di tutte<br />
le pubblicazioni concernenti la propria Chiesa particolare.<br />
Art. 13<br />
§ 1. La biblioteca, con il relativo patrimonio bibliografico e documentario,<br />
deve essere protetta mediante sistemi antifurto e di protezione antincendio;<br />
l’impianto elettrico deve essere conforme alle vigenti norme<br />
di sicurezza.<br />
§ 2. Se necessario, devono essere installate apparecchiature per la regolazione<br />
della temperatura e dell’umidità.
101<br />
§ 3. Il materiale più prezioso dev’essere conservato in armadi di sicurezza.<br />
§ 4. Dev’essere garantita la sicurezza degli utenti, facilitando l’accesso<br />
ai volumi in sala. L’uso di scale e di sgabelli è riservato al personale.<br />
Art. 14<br />
§ 1. In ogni biblioteca si esegua, per quanto possibile, una riproduzione<br />
in fotografia, microfilm o formato digitale dei libri più rari e preziosi,<br />
o di parti di essi, da utilizzare per evitare l’usura degli originali, per facilitare<br />
la ricerca e per soddisfare le richieste di riproduzione.<br />
Art. 15<br />
§ 1. Si esegua periodicamente la spolveratura, la disinfezione e la disinfestazione<br />
degli ambienti della biblioteca, avvalendosi di personale<br />
specializzato.<br />
Art. 16<br />
§ 1. Si sottopongano a restauro conservativo i volumi che necessitano<br />
di tale intervento. Effettuato il restauro, i volumi siano conservati in<br />
condizioni ambientali adatte e con le debite precauzioni.<br />
Art. 17<br />
§ 1. Ove si renda necessario lo scarto di volumi, si deve evitare la loro<br />
distruzione e si deve provvedere al loro scambio o alla vendita ad altre<br />
biblioteche interessate, dando la precedenza alla biblioteca diocesana e<br />
alle altre biblioteche ecclesiastiche del territorio. Analogo criterio è seguito<br />
per i doppi. Se la collocazione presso altre biblioteche risulta impossibile<br />
ovvero se si tratta di materiale non direttamente pertinente alla<br />
specializzazione della biblioteca, si deve ricorrere al mercato dell’antiquariato,<br />
nel rispetto della normativa in materia di tutela del materiale<br />
antico e di particolare pregio.<br />
§ 2. Qualora la distruzione si renda necessaria per motivi igienici o per<br />
grave deperimento dei pezzi, si deve avere cura, nei limiti del possibile,<br />
di riprodurre le parti superstiti a scopo di documentazione.
102<br />
CAPITOLO IV<br />
PERSONALE<br />
Art. 18<br />
§ 1. La biblioteca diocesana e quelle <strong>delle</strong> principali istituzioni o enti<br />
ecclesiastici devono essere affidate a personale qualificato, e possono<br />
avvalersi di collaboratori per la custodia, la vigilanza e le altre mansioni<br />
a livello esecutivo. Se le circostanze lo consigliano, in presenza di idonea<br />
preparazione, si può ricorrere alla collaborazione di personale volontario.<br />
§ 2. La biblioteca diocesana promuove la formazione e l’aggiornamento<br />
periodico del personale <strong>delle</strong> biblioteche ecclesiastiche della diocesi,<br />
compresi i collaboratori volontari, facendo riferimento anche alle<br />
iniziative promosse ai sensi dell’art. 8, comma 2 dell’Intesa.<br />
§ 3. Il personale dev’essere dotato di adeguate conoscenze del materiale<br />
bibliografico ecclesiastico, in modo da catalogarlo e conservarlo<br />
correttamente e da coglierne la funzione e il significato, per poter offrire<br />
valida consulenza a chi intende consultarlo.<br />
Titolo III<br />
CONSULTAZIONE<br />
CAPITOLO I<br />
CONDIZIONI GENERALI<br />
Art. 19<br />
§ 1. La consultazione dei volumi a scopo di studio o di ricerca è consentita<br />
con ampia libertà, adottando le necessarie cautele sia nell’ammissione<br />
degli studiosi sia nell’accesso al materiale.<br />
§ 2. All’interno del patrimonio librario il responsabile può selezionare<br />
un <strong>insieme</strong> di documenti la cui consultazione è esclusa o circoscritta a<br />
persone che conducono ricerche di un determinato livello scientifico<br />
ovvero al personale dell’ufficio o del soggetto proprietario.
103<br />
Art. 20<br />
§ 1. L’apertura al pubblico è regolata da apposite norme emanate dalla<br />
competente autorità ecclesiastica, in giorni e ore ben definiti, costanti e<br />
regolari; saranno ugualmente stabiliti i periodi di chiusura.<br />
§ 2. Eventuali sospensioni del servizio devono essere notificate per<br />
tempo.<br />
Art. 21<br />
§ 1. Nei locali della biblioteca sono opportunamente distinti la sala di<br />
studio ed eventualmente di consultazione, la direzione, i laboratori per<br />
il personale e le riproduzioni e gli ambienti di deposito. La sala di studio<br />
dev’essere accuratamente sorvegliata.<br />
Art. 22<br />
§ 1. Per accedere alla biblioteca occorre compilare l’apposito modulo<br />
di ammissione, specificando le generalità, l’indirizzo e il recapito telefonico,<br />
nonché il tipo di materiale che si intende consultare. La domanda<br />
è valutata e accettata dalla direzione, che può esigere una quota<br />
di iscrizione, eventualmente proporzionata al periodo di frequenza. L’utente<br />
è tenuto a comunicare eventuali variazioni dell’indirizzo e del recapito<br />
telefonico.<br />
I dati personali devono essere trattati nel rispetto <strong>delle</strong> disposizioni vigenti<br />
in materia.<br />
§ 2. L’utente che chiede di accedere alla biblioteca deve prendere visione<br />
<strong>delle</strong> norme del regolamento che regolano l’accesso, la consultazione<br />
e i servizi, e impegnarsi a osservarne integralmente le disposizioni<br />
e le successive eventuali integrazioni e/o modifiche, notificate mediante<br />
semplice affissione nei locali della biblioteca.<br />
§ 3. L’ammissione degli studiosi alla consultazione, che deve essere in<br />
ogni modo facilitata, è comunque riservata al responsabile della biblioteca,<br />
il quale valuta le domande sulla base dei requisiti del richiedente.<br />
La consultazione può essere negata quando vi siano pericoli per la conservazione<br />
dei documenti.<br />
§ 4. L’utente si impegna a consegnare alla biblioteca una copia <strong>delle</strong><br />
pubblicazioni da lui prodotte con riferimento al materiale conservato
104<br />
presso la biblioteca stessa. Si assicuri la dovuta riservatezza e tutela alle<br />
tesi di dottorato depositate presso la biblioteca.<br />
Art. 23<br />
§ 1. La richiesta di materiale per la consultazione si effettua mediante<br />
compilazione di apposita scheda prestampata. Il responsabile può fissare<br />
un numero massimo di pezzi consultabili giornalmente e l’orario limite<br />
oltre il quale non è più consentita la richiesta, tenendo presente il<br />
numero degli utenti presenti, l’ubicazione dei volumi, il personale di<br />
servizio disponibile al momento.<br />
§ 2. L’utente che desidera proseguire la consultazione nei giorni successivi<br />
può chiedere che il materiale consultato rimanga disponibile e<br />
non venga ritirato.<br />
Art. 24<br />
§ 1. La consultazione di materiale manoscritto o antico a stampa è riservata<br />
a coloro che abbiano compiuto la maggiore età e può essere soggetta<br />
a specifiche limitazioni, quali, ad esempio, la verifica <strong>delle</strong> effettive<br />
capacità del richiedente di leggerne o decifrarne il contenuto, la presentazione<br />
scritta del rispettivo docente nel caso di studenti universitari<br />
che devono condurre ricerche specifiche, il deposito di un documento di<br />
identità durante la permanenza in sala.<br />
Art. 25<br />
§ 1. Il materiale archivistico eventualmente posseduto dalla biblioteca<br />
è soggetto ai vincoli di consultazione vigenti nella legislazione canonica<br />
e civile in materia di documenti d’archivio.<br />
Art. 26<br />
§ 1. Il materiale dato in consultazione deve essere maneggiato con cautela<br />
per prevenire ogni forma di deterioramento. Chi danneggia o smarrisce<br />
il materiale a lui affidato in consultazione o in prestito deve procurare<br />
un esemplare integro e in buone condizioni, ovvero rifondere una cifra<br />
pari al doppio del valore aggiornato del pezzo danneggiato o smarrito.
105<br />
§ 2. Agli utenti può essere revocato l’accesso alla biblioteca nel caso<br />
in cui dimostrino di non maneggiare con la debita cura il materiale in<br />
consultazione.<br />
Art. 27<br />
§ 1. L’utente non può accedere ai depositi librari per la ricerca e il prelievo<br />
diretto dei volumi né può avere in consultazione il medesimo manoscritto<br />
o libro antico contemporaneamente ad altro utente.<br />
§ 2. Nella consultazione dei manoscritti si può fare uso solamente della<br />
matita cancellabile.<br />
Art. 28<br />
§ 1. Per nessun motivo è permesso portare i volumi fuori della biblioteca,<br />
fatta eccezione per il prestito, quando previsto.<br />
CAPITOLO II<br />
NORME DISCIPLINARI<br />
Art. 29<br />
§ 1. Nella sala di studio e nei locali adiacenti sono prescritti il silenzio,<br />
un comportamento consono alla natura del luogo e un modo di vestire<br />
adeguato all’ambiente.<br />
Nelle sale è vietato fumare e consumare cibi o bevande.<br />
Prima di accedere alle sale di studio, gli utenti depositano in apposito<br />
guardaroba cappotti, soprabiti, giubbotti, borse, ombrelli e altri oggetti<br />
ingombranti.<br />
§ 2. La sala di lettura non può essere adibita come spazio per attività di<br />
studio che prescindano dalla consultazione di volumi appartenenti alla biblioteca.<br />
L’uso di libri personali, che dovranno in ogni caso essere verificati<br />
dal personale all’ingresso e all’uscita dalla sala, è consentito solo come<br />
ausilio per lo studio di documenti effettivamente consultati nella biblioteca.<br />
§ 3. Non si devono introdurre nella sala di studio apparecchi fotografici,<br />
registratori, scanner, telefoni cellulari, radioline, cibi, bevande, liquidi<br />
coloranti, forbici e simili.
106<br />
A giudizio insindacabile della direzione può essere ammesso l’uso di<br />
computer portatili, per i quali la biblioteca fornisce l’energia elettrica,<br />
declinando però ogni responsabilità per eventuali danneggiamenti arrecati<br />
agli apparecchi e/o ai dati in essi contenuti dalla connessione all’impianto<br />
elettrico.<br />
I singoli utenti sono in ogni caso responsabili dei danni arrecati dai loro<br />
apparecchi a persone o a cose.<br />
Titolo IV<br />
SERVIZI<br />
CAPITOLO I<br />
RIPRODUZIONI<br />
Art. 30<br />
§ 1. Dietro compilazione di apposito modulo di domanda e nel rispetto<br />
della normativa vigente la direzione può concedere la riproduzione<br />
fotostatica di parte dei volumi, esclusi i manoscritti, gli stampati del<br />
fondo antico e quelli preziosi o deperibili.<br />
§ 2. La microfilmatura e altri tipi di riproduzione possono essere consentiti<br />
su presentazione di domanda scritta, con le cautele e le restrizioni<br />
di cui al paragrafo 1.<br />
Art. 31<br />
§ 1. Le spese per qualunque tipo di riproduzione sono a totale carico<br />
del richiedente, il quale, nei casi previsti dall’articolo 30, paragrafo 2, è<br />
tenuto a fornire, a proprie spese, copia <strong>delle</strong> riproduzioni eseguite.<br />
§ 2. Se la biblioteca non è dotata di strumenti o di operatori in grado di<br />
effettuare le riproduzioni richieste, si può ricorrere, a giudizio della direzione,<br />
a un operatore esterno di riconosciuta competenza.<br />
Art. 32<br />
§ 1. Le riproduzioni di ogni tipo sono concesse esclusivamente per<br />
motivi di studio personale, con le limitazioni e nel rispetto <strong>delle</strong> norme
107<br />
nazionali e internazionali vigenti in materia di diritti d’autore e di proprietà.<br />
Chi ha ottenuto di realizzare le riproduzioni di cui all’articolo 30 si<br />
impegna a rispettare dette norme e si assume ogni responsabilità derivante<br />
dall’uso illecito <strong>delle</strong> medesime riproduzioni, operato anche da<br />
terzi.<br />
§ 2. Si tutelino adeguatamente i diritti propri della biblioteca, richiedendo<br />
eventuali corrispettivi per i servizi resi e imponendo vincoli di<br />
utilizzo dei testi e <strong>delle</strong> illustrazioni di cui la biblioteca ha la proprietà<br />
esclusiva.<br />
CAPITOLO II<br />
PRESTITO<br />
Art. 33<br />
§ 1. La biblioteca può concedere il prestito del materiale bibliografico,<br />
restando esclusi i manoscritti, i libri del fondo antico, il materiale anche<br />
moderno raro e di pregio, le opere di consultazione, i periodici e il materiale<br />
d’archivio.<br />
Per accedere al prestito deve essere compilata apposita scheda/tessera<br />
e può essere richiesto il deposito di una somma a titolo di cauzione.<br />
La direzione fissa le condizioni e la durata del prestito. Eventuali ritardi<br />
nella riconsegna possono comportare pene pecuniarie proporzionali<br />
e, nei casi più gravi, l’esclusione dal servizio.<br />
§ 2. Il prestito per mostre ed esposizioni dev’essere concesso di volta<br />
in volta, dopo aver verificato attentamente lo stato di conservazione del<br />
materiale richiesto, le garanzie di sicurezza nel trasporto e nella sede di<br />
esposizione, l’adeguata copertura assicurativa, e deve avvenire nel rispetto<br />
<strong>delle</strong> norme canoniche e civili vigenti in materia.<br />
§ 3. Per l’uscita dalla biblioteca di materiale manoscritto o a stampa<br />
anteriore al XVIII secolo è comunque necessaria l’autorizzazione scritta<br />
del rappresentante legale dell’ente e dell’eventuale proprietario depositante;<br />
per il materiale del XVIII secolo è necessaria l’autorizzazione<br />
del responsabile della biblioteca.
108<br />
Titolo V<br />
COLLABORAZIONE, INIZIATIVE COLLATERALI E FINANZIAMENTO<br />
Art. 34<br />
§ 1. Il responsabile della biblioteca collabora con l’incaricato diocesano<br />
per i beni culturali e con il responsabile della biblioteca diocesana affinché<br />
il patrimonio affidato alle sue cure venga adeguatamente conservato<br />
e valorizzato.<br />
Art. 35<br />
§ 1. La biblioteca promuove periodicamente, per quanto possibile,<br />
manifestazioni (mostre, conferenze, seminari, ecc.) finalizzate a far conoscere<br />
il proprio patrimonio, nonché tematiche particolari documentabili<br />
attraverso il materiale conservato.<br />
§ 2. La biblioteca collabora con le iniziative culturali e pastorali promosse<br />
dalla Chiesa locale e con le attività programmate dalle istituzioni<br />
culturali e scientifiche presenti nel territorio.<br />
Art. 36<br />
§ 1. Nel rispetto della propria autonomia, la biblioteca instaura con le<br />
altre biblioteche esistenti sul territorio forme di collaborazione, quali,<br />
ad esempio, la condivisione dei dati catalografici, il prestito interbibliotecario,<br />
la programmazione differenziata <strong>delle</strong> acquisizioni nel caso di<br />
biblioteche operanti nel medesimo luogo, lo scambio di doppi.<br />
§ 2.La biblioteca inoltre partecipa alle attività promosse dall’A.B.E.I.<br />
§ 3. La biblioteca si interessa alle iniziative proposte dagli enti locali,<br />
dalle Regioni e dal Ministero competente, ricercando un cordiale rapporto<br />
di collaborazione in conformità con le disposizioni dell’Intesa e<br />
con le direttive degli uffici diocesani e regionali per i beni culturali ecclesiastici.<br />
Art. 37<br />
§ 1. L’istituzione o ente proprietario destina adeguate risorse al funzionamento<br />
della biblioteca e alla conservazione e custodia del patrimo-
nio librario, avvalendosi anche <strong>delle</strong> provvidenze disposte dall’Ordinario,<br />
dalla Conferenza episcopale regionale, dalla C.E.I., dagli enti locali,<br />
dalle Regioni e dal Ministero per i beni e le attività culturali.<br />
§ 2. A tale scopo viene utilizzato anche quanto incassato dall’erogazione<br />
di servizi agli utenti e per diritti di riproduzione, nonché dalle iniziative<br />
di cui all’articolo 36.<br />
§ 3. Si promuovano gruppi o associazioni di sensibilizzazione con lo<br />
scopo, tra l’altro, di favorire donazioni da parte di privati destinate al finanziamento<br />
di specifiche iniziative (come il restauro e l’acquisto di<br />
suppellettile o di materiale librario).<br />
109
110<br />
Delibera<br />
circa il conseguimento del titolo di qualificazione<br />
da parte di taluni insegnanti<br />
di religione cattolica<br />
Taluni insegnanti, che svolgono da tempo l’attività di docenza, pur essendo<br />
privi dei titoli ecclesiastici di qualificazione professionale, di cui<br />
al punto 4, comma 3 dell’Intesa sottoscritta il 14 dicembre 1985 e successive<br />
modificazioni, non potrebbero partecipare al primo concorso<br />
per l’immissione in ruolo proprio per il mancato possesso del titolo di<br />
qualificazione. Al fine di eliminare questo impedimento è stato ipotizzato<br />
un percorso preferenziale che consenta ai docenti che si trovano nella<br />
condizione accennata di conseguire in tempi brevi il titolo di qualificazione<br />
richiesto dalla normativa vigente; e ciò per partecipare al primo<br />
concorso, secondo quanto previsto dal disegno di legge sullo stato<br />
giuridico degli insegnanti di religione cattolica.<br />
Considerato che i titoli di qualificazione attengono alla competenza<br />
della Santa Sede, sia per il profilo pattizio, che per quello strettamente<br />
canonico connesso con il disposto del can. 804, § 1 del codice di diritto<br />
canonico, il Card. Camillo Ruini ha richiesto preliminarmente l’autorizzazione<br />
a procedere alla Segreteria di Stato con lettera del 25 ottobre<br />
2002, prot. n. 1092/02. La Segreteria di Stato, in data 12 novembre<br />
2002, prot. 8723/02/RS, ha comunicato che il Santo Padre aveva accordato<br />
l’autorizzazione richiesta.<br />
La 50ª Assemblea Generale della CEI ha quindi discusso e approvato<br />
con la prescritta maggioranza dei due terzi dei membri aventi diritto a<br />
voto deliberativo (pari a voti 176) la relativa delibera. Il risultato della<br />
votazione è stato il seguente: votanti 185; schede valide 185; schede<br />
bianche: 3; schede nulle: 0; placet 177; non placet. 5.<br />
La delibera entra in vigore attraverso la promulgazione della medesima;<br />
infatti l’autorizzazione specifica del Sommo Pontefice esime dal richiedere<br />
ai competenti organi della Santa Sede la recognitio prevista<br />
ordinariamente in queste circostanze.<br />
Spetterà successivamente al Comitato CEI per gli Istituti di Scienze<br />
Religiose determinare gli indirizzi in base ai quali predisporre le prove<br />
della sessione speciale di esami.
111<br />
Promulgazione della delibera<br />
Prot. n. 1197/02<br />
DECRETO<br />
La Conferenza Episcopale Italiana, nella 50 a Assemblea Generale del<br />
18-21 novembre 2002, ha esaminato e approvato con la prescritta maggioranza<br />
dei due terzi la delibera concernente l’effettuazione di una sessione<br />
speciale per il conseguimento del titolo di qualificazione da parte<br />
di insegnanti di religione cattolica in possesso dei requisiti e alle condizioni<br />
previste nel testo della delibera medesima.<br />
Con il presente decreto, nella mia qualità di Presidente della Conferenza<br />
Episcopale Italiana, per mandato della medesima Assemblea Generale,<br />
avendo ottenuto dalla Segreteria di Stato, con lettera n.<br />
8723/02/RS del 12 novembre 2002, l’autorizzazione a deliberare in merito,<br />
a norma del can. 455, § 3 del codice di diritto canonico, ai sensi dell’art.<br />
27, lett. f) dello statuto e dell’art. 72 del regolamento della C.E.I.,<br />
promulgo la delibera annessa al presente decreto, stabilendo che tale<br />
promulgazione sia fatta attraverso la pubblicazione nel “Notiziario della<br />
Conferenza Episcopale Italiana”.<br />
La delibera, a norma dell’art. 16, § 3 dello statuto della C.E.I., diventerà<br />
esecutiva un mese dopo la pubblicazione.<br />
Roma, 25 novembre 2001<br />
✠ GIUSEPPE BETORI<br />
Segretario Generale<br />
CAMILLO Card. RUINI<br />
Vicario di Sua Santità<br />
per la diocesi di Roma<br />
Presidente<br />
della Conferenza Episcopale Italiana
112<br />
Testo della delibera<br />
La 50ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana<br />
- VISTI gli impegni sottoscritti nell’Intesa tra Autorità scolastica e<br />
Conferenza Episcopale Italiana per l’insegnamento della religione<br />
cattolica nelle scuole pubbliche in data 14 dicembre 1985, con successive<br />
modifiche e integrazioni in data 13 giugno 1990, circa i titoli<br />
di qualificazione professionale degli insegnanti di religione cattolica<br />
nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado;<br />
- CONSIDERATO che a tutt’oggi alcuni insegnanti di religione cattolica<br />
in servizio non hanno conseguito i titoli di cui al punto 4, comma 3,<br />
dell’Intesa;<br />
- INTENDENDO regolarizzare in modo definitivo e nello spirito dell’Intesa<br />
la situazione degli insegnanti non provvisti di valido titolo di<br />
qualificazione;<br />
- VISTO il can. 804, § 1 del codice di diritto canonico;<br />
- AI SENSI del can. 455 del codice di diritto canonico e dell’art. 16 dello<br />
statuto della C.E.I.,<br />
approva<br />
la seguente delibera<br />
§. 1. Gli insegnanti di religione cattolica in servizio nell’anno scolastico<br />
2002/2003 nella scuola italiana di ogni ordine e grado, privi di un titolo<br />
di qualificazione di cui al punto 4, comma 3, dell’Intesa del 14 dicembre<br />
1985, sono ammessi al conseguimento del titolo di qualificazione<br />
alle seguenti condizioni:<br />
a. siano in possesso di un diploma di laurea valido nell’ordinamento<br />
italiano;<br />
b. abbiano esercitato per almeno dieci anni l’insegnamento di religione<br />
cattolica, con un orario complessivo di almeno dodici ore settimanali<br />
nelle scuole materne ed elementari o di almeno nove ore settimanali<br />
nelle scuole secondarie di primo o di secondo grado;<br />
c. superino la prova d’esame di cui al § 2.<br />
§. 2. Gli Istituti di Scienze Religiose riconosciuti dalla Conferenza<br />
Episcopale Italiana attivano, entro sei mesi dalla promulgazione della
113<br />
presente delibera, una sessione straordinaria di esame consistente in una<br />
prova articolata in due momenti, concernente temi indicati dal Consiglio<br />
di Istituto, secondo gli indirizzi del “Comitato per gli Istituti di<br />
Scienze Religiose” della Conferenza Episcopale Italiana:<br />
- un esame scritto su tematiche di carattere interdisciplinare;<br />
- un esame orale su tematiche afferenti in particolare le discipline teologiche.<br />
§. 3. Agli allievi che abbiano superato le prove di cui al comma precedente<br />
viene conferito il “Diploma in Scienze religiose” di cui al punto 4,<br />
comma 3, lettera d, dell’Intesa.
114<br />
Orientamenti<br />
a seguito di richieste di cancellazione<br />
dal libro dei battezzati<br />
Sono pervenute alla Segreteria Generale della CEI richieste di chiarimenti<br />
circa la procedura da adottare, nel caso in cui un fedele chieda di<br />
essere cancellato dal registro dei battezzati, in genere, almeno fin ad<br />
ora, per motivi ideologici specificati con particolare riferimento all’adesione<br />
a movimenti atei e nazionalistici.<br />
La presente comunicazione intende fornire alcuni orientamenti sulle<br />
modalità di risposta a siffatte istanze, le quali devono propriamente intendersi<br />
come richiesta di annotare sul registro dei battezzati la volontà<br />
del soggetto di non fare più parte della Chiesa Cattolica. Tale comunicazione<br />
anticipa le disposizioni più complete che saranno contenute nel regolamento<br />
previsto dall’art. 2 del decreto generale del 30 ottobre 1999<br />
recante “Disposizioni per la tutela del diritto alla buona fama e alla riservatezza”<br />
che non è stato ancora ultimato in quanto, soprattutto in considerazione<br />
della novità della materia, sembrava opportuno un periodo di<br />
sperimentazione ulteriore rispetto a quello originariamente previsto.<br />
In sede preliminare sembra doveroso rilevare che è stata data scarsa<br />
diffusione al decreto generale di cui sopra, che rimane del tutto vigente,<br />
con la conseguenza che, di fronte a richieste come quelle esemplificate,<br />
i parroci manifestano imbarazzo o disagio e talora adottano decisioni<br />
del tutto inadeguate, se non addirittura errate.<br />
Si sollecitano, pertanto, gli Ecc.mi Ordinari, qualora non si fosse già<br />
provveduto in tal senso, a disporre la pubblicazione del testo integrale<br />
del decreto sull’organo ufficiale della diocesi e a dare adeguata pubblicità<br />
ai presenti orientamenti.<br />
Non è superfluo ricordare da un lato che la materia del trattamento dei<br />
dati personali trova particolarmente attenta l’opinione pubblica e che<br />
sull’osservanza <strong>delle</strong> norme civili vigila un Autorità garante, dotata di<br />
poteri di intervento a tutela del trattamento di tutti i dati, fra cui in particolare,<br />
quelli cosiddetti sensibili, ossia, fra gli altri, quelli idonei a rivelare<br />
le convinzioni religiose (art. 22, commi 1 e 1 bis della legge n.<br />
675/1996): dall’altro, che il mancato riscontro alle richieste in questione<br />
può dar luogo a procedimenti amministrativi e anche giudiziari dall’esito<br />
estremamente incerto.
115<br />
Tutto ciò premesso passo all’esposizione <strong>delle</strong> indicazioni procedurali:<br />
ISTANZA DEL RICHIEDENTE<br />
Fino ad oggi essa è formulata, attraverso moduli standard che l’interessato<br />
si limita a completare con i propri dati e a trasmettere per raccomandata<br />
con ricevuta di ritorno. Tale istanza deve essere inviata al Parroco<br />
della Parrocchia dove è stato ricevuto il Battesimo e deve essere<br />
corredata dalle generalità complete del richiedente, ivi compresa, ovviamente,<br />
l’indicazione della data del Battesimo.<br />
RICHIESTA DEL PARROCO ALL’ORDINARIO DIOCESANO<br />
E AUTORIZZAZIONE DA PARTE DI QUEST’ULTIMO<br />
A PROCEDERE ALL’ANNOTAZIONE<br />
Ricevuta l’istanza e verificata l’esattezza dei dati, il Parroco richiede<br />
all’Ordinario Diocesano, l’autorizzazione ad annotare la volontà dell’istante<br />
in calce al registro dei battezzati, attraverso un documento, del<br />
quale si fornisce uno specimen (allegato A).<br />
COMUNICAZIONE ALL’INTERESSATO<br />
Eseguita l’annotazione e allegata al registro dei battezzati la relativa<br />
documentazione, il Parroco ne dà comunicazione all’interessato, attraverso<br />
una raccomandata con ricevuta di ritorno, allegando una fotocopia<br />
autenticata del decreto dell’Ordinario diocesano.<br />
Nella comunicazione devono essere richiamate anche le conseguenze<br />
e gli effetti teologico canonistici dell’annotazione (cfr. allegato A).<br />
ADEMPIMENTI ULTERIORI<br />
Contestualmente alla comunicazione all’interessato, il Parroco cancella<br />
il nominativo della persona in questione dagli eventuali elenchi<br />
nei quali figura, così da non considerarlo ai fini statistici e per evitare di<br />
inviargli materiale o corrispondenza.<br />
Lo stesso provvedimento può essere richiesto dall’interessato, attraverso<br />
esibizione della copia del decreto, ai legali rappresentanti di altri<br />
enti ecclesiastici.
116<br />
Nei casi dubbi si può richiedere l’assistenza dell’Ufficio nazionale per<br />
i problemi giuridici della Conferenza Episcopale Italiana.
Conferenza Episcopale Pugliese
Santuario Incoronata, 14 settembre 2002. Assemblea Pastorale Diocesana.
119<br />
Verbale<br />
della riunione straordinaria<br />
14 ottobre 2002<br />
Martedì 14 ottobre 2002 alle ore 10.30 presso l’Oasi Santa Maria di<br />
Cassano Murge, prima dell’inizio degli esercizi spirituali annuali dei<br />
Vescovi pugliesi, Mons. Cosmo Francesco Ruppi, Arcivescovo Metropolita<br />
di Lecce e Presidente della CEP, introduce la riunione straordinaria<br />
della Conferenza, convocata con lettera del 7 ottobre 2002 (prot.<br />
41/02) per assumere alcune urgenti decisioni in merito al Seminario Regionale<br />
ed altri provvedimenti.<br />
Questo l’ordine del giorno, comunicato agli Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi:<br />
• comunicazioni del Presidente;<br />
• Commissione Episcopale di vigilanza per il Seminario Regionale;<br />
• Anno propedeutico;<br />
• varie ed eventuali.<br />
Sono presenti gli Arcivescovi e Vescovi della Regione: Mons. Cosmo<br />
Francesco Ruppi, Presidente; Mons. Francesco Cacucci, Vice presidente;<br />
Mons. Michele Seccia, Segretario; Mons. Domenico Caliandro,<br />
Mons. Domenico D’Ambrosio, Mons. Vito De Grisantis, Mons. Felice<br />
di Molfetta, Mons. Donato Negro, Mons. Mario Paciello, Mons. Domenico<br />
Padovano, Mons. Giovanni Battista Pichierri, Mons. Martino Scarafile,<br />
Mons. Marcello Semeraro, Mons. Rocco Talucci, Mons. Francesco<br />
Zerrillo.<br />
Sono altresì presenti gli Arcivescovi emeriti: Mons. Carmelo Cassati,<br />
Mons. Vincenzo Franco e Mons. Settimio Todisco.<br />
Sono assenti per impegni pastorali: Mons. Benigno Papa, Mons. Luigi<br />
Martella, Mons. Raffaele Calabro, Mons. Riccardo Ruotolo.<br />
Dopo la recita della preghiera, il Presidente saluta tutti i Confratelli<br />
presenti e porge a tutti il saluto di S. Ecc. Mons. Vincenzo D’Addario,<br />
già Arcivescovo di Manfredonia-Vieste, recentemente trasferito alla<br />
<strong>Diocesi</strong> di Teramo. Mons. Martella è assente per la coincidenza con la<br />
visita alla comunità molfettese in Argentina.
120<br />
1. Comunicazioni del Presidente<br />
Il Presidente, Mons. Ruppi, spiega il motivo che ha reso indispensabile<br />
questo incontro, prima dell’inizio degli esercizi spirituali che saranno<br />
predicati da Mons. Aldo Giordano, segretario <strong>delle</strong> Conferenze Episcopali<br />
Europee. La necessità di provvedere ad alcuni adempimenti relativi<br />
al Seminario Regionale di Molfetta e alla prossima assemblea CEI di<br />
Collevalenza.<br />
A seguito della elezione di Mons. Papa a vice-presidente della CEI, si<br />
dovrà eleggere un vescovo delegato per la Commissione Episcopale per<br />
il clero e i religiosi, a seguito <strong>delle</strong> indicazioni emerse dalle singole<br />
Conferenze regionali. Il Segretario propone di indicare Mons. Negro,<br />
vescovo delegato per la commissione regionale pugliese. I presenti approvano<br />
all’unanimità.<br />
Per quanto concerne alcune osservazioni fatte alla nostra Commissione<br />
regionale perché riunisce <strong>insieme</strong> sacerdoti diocesani e religiosi,<br />
contrariamente a quanto avviene in altre Regioni, Mons. Negro fa notare<br />
che a suo tempo si optò di seguire la modalità usata dalla CEI (commissione<br />
mista) e questo ha comportato una migliore possibilità di confronto<br />
e dialogo pastorale sui temi di comune interesse per la Regione,<br />
specie per la formazione permanente. In seguito, in occasione di votazioni<br />
o argomenti specifici, si potranno prevedere incontri separati. La<br />
necessità di seguire questa linea è dettata dall’esigenza di un maggior<br />
dialogo e coinvolgimento dei religiosi nel cammino pastorale della Regione.<br />
Un cammino proficuo ma difficoltoso che vede i religiosi ancora<br />
assenti da proposte formative promosse, dalla stessa commissione mista,<br />
come fa osservare Mons. Semeraro. I Vescovi condividono la proposta<br />
di proseguire nella modalità mista, non escludendo alcuni incontri<br />
distinti per singoli problemi.<br />
Mons. Negro comunica ai Vescovi che tra poco farà richiesta di due<br />
sacerdoti diocesani eletti dal Consiglio Presbiterale, al fine di segnalare<br />
i loro nomi per la formazione del Consiglio Presbiterale nazionale.<br />
2. Seminario Regionale. Commissione Episcopale di vigilanza<br />
Il Presidente, Mons. Ruppi, fa presente la necessità di nominare il Vescovo<br />
responsabile della Commissione di vigilanza per il Seminario Regionale<br />
in sostituzione di Mons. D’Addario. Alcuni Vescovi presenti
121<br />
(Semeraro, Caliandro, Negro) propongono di rimandare ad un prossimo<br />
incontro perché si dovrebbe provvedere a rinnovare tutta la Commissione<br />
di vigilanza, composta da tre Vescovi delegati rispettivamente<br />
per la formazione, il curriculum degli studi e l’economia. Nelle more il<br />
compito può essere svolto dal Presidente.<br />
I vescovi approvano la proposta.<br />
Anno propedeutico<br />
Nei giorni scorsi, comunica il Presidente, il Rettore del Seminario Regionale<br />
ha inviato una lettera per chiedere alla Conferenza di provvedere<br />
alla nomina del sacerdote responsabile dell’Anno propedeutico, che<br />
dovrebbe iniziare nelle prossime settimane. Infatti, le indicazioni emerse<br />
a Nardò non sono attuabili. Mons. Ruppi sottolinea la necessità di dare<br />
inizio a questa nuova esperienza nella nostra Regione, dopo averne<br />
discusso a lungo. Alcuni Vescovi (Semeraro, Negro, ...) fanno notare<br />
quanto sia importante partire nel modo migliore, con sacerdoti ben preparati<br />
a tale compito; nel caso di indisponibilità di tali formatori sarebbe<br />
meglio rinviare di un altro anno. Molti altri Vescovi ritengono che, dopo<br />
tanta preparazione e discussione, non sarebbe bello disattendere le attese<br />
<strong>delle</strong> <strong>Diocesi</strong>. In tale direzione vengono avanzate diverse proposte risolutive<br />
all’interno dell’equipe degli animatori già presenti nel Seminario.<br />
Infine, viene trovata la soluzione: Mons. Zerrillo metterà a disposizione<br />
per un anno il sac. Don Franco Apollonio, già rettore del Seminario<br />
Minore di Lucera, di età matura e con buona esperienza di discernimento<br />
vocazionale. I Vescovi concordano e approvano la nomina di don<br />
Apollonio a responsabile dell’Anno propedeutico.<br />
3. Varie<br />
Istituto Pastorale Pugliese. Mons. Semeraro consegna ai Vescovi una<br />
relazione scritta sui due laboratori formativi proposti dall’Istituto ed accolti<br />
con favore da tutte le <strong>Diocesi</strong> Pugliesi, che hanno risposto con una<br />
qualificata presenza di sacerdoti: il “percorso di formazione per guide di<br />
comunità” ed il “seminario di studio su Cristianesimo e Islam”. Una nota<br />
non positiva è la completa assenza dei religiosi, nonostante l’iniziativa<br />
sia stata proposta e discussa dalla Commissione regionale mista clero<br />
– religiosi nell’ambito della formazione permanente dei sacerdoti. Il
122<br />
Presidente esprime apprezzamento per le iniziative sia a nome dei Vescovi,<br />
sia degli stessi partecipanti.<br />
Congresso Eucaristico Nazionale a Bari. Mons. Cacucci comunica<br />
che il COP intende celebrare il Convegno annuale del 2003 a Foggia sul<br />
tema dell’Eucaristia. Informazioni più complete sulla preparazione e la<br />
celebrazione del Congresso Eucaristico saranno date ai Vescovi in un<br />
prossimo incontro.<br />
Nomine. Mons. Padovano, vescovo delegato della Commissione<br />
Tempo libero Sport e Turismo, comunica che don Totò Mileti ha lasciato<br />
l’incarico di coordinatore regionale, avendo assunto altri impegni, e<br />
propone la nomina di don Gino Romanazzi della <strong>Diocesi</strong> di Taranto.<br />
Sentito il parere dell’Arcivescovo di Taranto, la Conferenza approva.<br />
AGESCI. I Responsabili regionali dell’Agesci hanno comunicato al<br />
Presidente che, essendo scaduto il mandato dell’Assistente Ecclesiastico,<br />
don Salvatore De Pascale, propongono la nomina di don Jean Paul<br />
Lieggi, dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto. Sentito il parere dell’Arcivescovo<br />
interessato, la Conferenza approva.<br />
Basilica Minore. Il Presidente Mons. Ruppi, comunica ai presenti che<br />
Mons. Scarafile, Vescovo di Castellaneta, ha chiesto il parere previo<br />
della CEP per inoltrare alla Santa Sede la richiesta di elevazione a Basilica<br />
Minore della Cattedrale di Castellaneta, illustrandone le motivazioni<br />
storiche e pastorali. I Vescovi approvano all’unanimità.<br />
Calendario. La prossima riunione della Conferenza avrà luogo il giorno<br />
11 dicembre presso il Seminario Regionale di Molfetta.<br />
Per la sessione invernale di tre giorni si propone di fissare come data i<br />
giorni 3-4-5 febbraio 2003, e la sede presso il Centro di Spiritualità di<br />
Ostuni. La data sarà confermata durante l’Assemblea CEI di Collevalenza,<br />
nel prossimo mese di novembre.<br />
Messaggio. Il Presidente comunica ai presenti che la CEP dovrebbe<br />
preparare un Messaggio in vista <strong>delle</strong> celebrazioni centenarie in onore<br />
di San Giuseppe da Copertino. Si decide di affidare a P. Giuseppe Piemontese,<br />
Provinciale dei Conventuali, il compito di preparare una bozza<br />
da sottoporre ai Vescovi.<br />
Nel corso <strong>delle</strong> giornate trascorse a Cassano, i Vescovi si sono ritrovati<br />
per altri due brevi momenti significativi: il 15 e il 16 dopo cena.<br />
Nel primo incontro il Presidente ha invitato Mons. Todisco a dare lettura<br />
di una lettera indirizzata al Presidente come contributo fraterno ai<br />
lavori della Conferenza. Copia della lettera è stata poi consegnata a tutti
123<br />
i Vescovi per una ulteriore riflessione.<br />
La seconda sera i Vescovi hanno avuto un incontro fraterno con S.<br />
Ecc. Mons. Gualtiero Bassetti, Vescovo di Arezzo-Cortona-San Sepolcro,<br />
che nella qualità di Visitatore Apostolico, ha visitato in questi giorni<br />
il Seminario Regionale di Molfetta.<br />
Il Segretario<br />
✠ Michele Seccia
124<br />
Comunicato Stampa<br />
della riunione ordinaria<br />
11 dicembre 2002<br />
Impegno di fede e solidarietà con i poveri, soprattutto con i disoccupati,<br />
sono i punti salienti della riflessione dei Vescovi di Puglia, riuniti in<br />
assemblea a Molfetta nel Seminario regionale.<br />
Dopo aver ascoltato una relazione del presidente dalla Conferenza<br />
episcopale pugliese mons. Cosmo Francesco Ruppi, i Vescovi hanno a<br />
lungo riflettuto sul cammino preparatorio del XXIV Congresso Eucaristico<br />
Nazionale, che si terrà a Bari dal 21 al 29 maggio 2005.<br />
Dopo aver ascoltato un’ampia relazione dell’arcivescovo di Bari,<br />
mons. Francesco Cacucci, nella quale sono state delineate le tappe preparatorie<br />
dell’importante assise eucaristica nazionale, i Vescovi hanno<br />
convenuto sulla necessità di coinvolgere il clero e le comunità cristiane,<br />
perché sia compreso e vissuto l’evento della Risurrezione del Signore,<br />
che costituisce il centro e il fondamento della domenica.<br />
“Dobbiamo far prendere coscienza a tutti che la domenica, giorno del<br />
Signore, giorno della Chiesa e giorno dell’uomo – hanno detto i Vescovi<br />
– trova il fondamento teologico nell’evento pasquale, che va accolto<br />
non solo come memoriale, ma anche come testimonianza della presenza<br />
di Cristo Risorto nella comunità e nella vita dei credenti”.<br />
In preparazione al Congresso Eucaristico Nazionale, la Conferenza<br />
episcopale italiana e il Comitato nazionale dei Congressi stanno già<br />
analizzando un programma che prevede una serie di convegni teologici<br />
nazionali, da tenere nei cinque capoluoghi di provincia pugliesi, tra<br />
cui: un Convegno del centro di orientamento pastorale (COP), un<br />
Convegno ecumenico, un Convegno dei rettori dei santuari italiani, un<br />
Convegno degli operatori del turismo, sport e tempo libero e un Convegno<br />
unitario degli uffici CEI, da tenere a Lecce in ricordo del 50°<br />
anniversario del Congresso Eucaristico Nazionale che si tenne in tale<br />
città.<br />
I Vescovi di Puglia hanno elogiato il lavoro preparatorio svolto finora<br />
dal Comitato Nazionale dei Congressi e dal Comitato di Bari, offrendo<br />
indicazioni, suggerimenti e proposte, che servano ad una migliore preparazione<br />
dell’evento nazionale, che vedrà convenire a Bari fedeli da
ogni parte d’Italia e la partecipazione dei rappresentanti di tutte le diocesi<br />
italiane, con l’auspicata presenza del Papa.<br />
I mesi prossimi serviranno per mettere a fuoco il programma preparatorio<br />
regionale con il coinvolgimento non solo degli Istituti accademici<br />
teologici, ma anche dell’Istituto pastorale pugliese, che in piena collaborazione<br />
con le Commissioni regionali della CEP, dovrà occuparsi soprattutto<br />
della preparazione e formazione teologica del clero e degli<br />
operatori pastorali pugliesi.<br />
“I Vescovi di Puglia – ha detto il presidente mons. Ruppi – sono strettamente<br />
uniti all’arcivescovo di Bari e assicurano la più ampia collaborazione,<br />
convinti, come sono, che il Congresso Eucaristico Nazionale<br />
approfondirà la comunione ecclesiale non solo tra Clero e Laici, ma tra<br />
tutte le Chiese locali di Puglia”.<br />
Nel corso dei lavori, i Vescovi di Puglia hanno ascoltato una relazione<br />
dei Vescovi della Daunia sui danni del recente terremoto, che ha fatto<br />
sentire i suoi effetti in molti paesi della provincia di Foggia, convenendo<br />
sulla necessità di coordinare, con l’apporto della Caritas regionale,<br />
interventi ed aiuti per una migliore soluzione dei problemi relativi agli<br />
edifici di culto gravemente danneggiati. A tale proposito, il presidente<br />
regionale della Caritas, mons. Mario Paciello, che ha riferito sul recente<br />
convegno regionale di Casa San Paolo di Martina Franca, è stato pregato<br />
di operare in stretto contatto con i Vescovi di Foggia, Lucera e San<br />
Severo, perché gli interventi di carità siano coordinati nel miglior modo<br />
possibile. I Vescovi hanno colto la presente occasione per ribadire la necessità<br />
di interventi organici da parte del Governo e della Regione Puglia<br />
nei paesi del subappennino dauno, spesso trascurati nella mappa dei<br />
paesi colpiti dal sisma.<br />
Nel corso dei lavori, i Vescovi hanno poi sottolineato la gravità della<br />
disoccupazione che affligge la popolazione pugliese e, non di rado,<br />
esplode in manifestazioni pubbliche, che rischiano di compromettere la<br />
pace sociale e lo stesso vivere civile. Ricordato l’impegno costante <strong>delle</strong><br />
Chiese di Puglia nell’accoglienza a profughi ed immigrati e i sacrifici,<br />
spesso eroici, compiuti da alcune diocesi e dal Volontariato cristiano,<br />
i Vescovi hanno auspicato, da parte di tutti, interventi organici non solo<br />
a favore dei lavoratori socialmente utili, ma di tutte le fasce sociali afflitte<br />
dal crescente fenomeno della disoccupazione.<br />
“Leviamo forte il nostro grido di dolore di fronte al chiudersi di fabbriche<br />
ed opifici – hanno dichiarato i Vescovi di Puglia – e manifestia-<br />
125
126<br />
mo la viva speranza che il prossimo Natale si celebri con qualche segno<br />
di speranza per le popolazioni che più soffrono l’emarginazione e la disoccupazione”.<br />
Nella loro riunione i Vescovi di Puglia hanno ricordato il decennale<br />
della morte di mons. Bello, che ha lasciato un segno profondo nel cuore<br />
della nostra gente, riservandosi di dedicare nei prossimi mesi un ricordo<br />
collegiale dell’amato Confratello nelle forme che saranno definite nella<br />
prossima riunione dei Vescovi, fissata per i primi di febbraio nella città<br />
di Ostuni.
del Vescovo Atti
Santuario Incoronata, 14 settembre 2002. Assemblea Pastorale Diocesana.
129<br />
LINEE DI SVILUPPO<br />
DEL PROGRAMMA PASTORALE DIOCESANO<br />
Anno Pastorale 2002 - 2003<br />
INTRODUZIONE<br />
L’Assemblea Pastorale Diocesana del 2002, cioè questo nostro incontro<br />
nella casa di Maria, Madre di Dio e della Chiesa, non nasce dal bisogno<br />
di presentare o ricevere nuovi programmi pastorali.<br />
Il programma che avete ricevuto lo scorso anno, e che abbiamo racchiuso<br />
nell’invocazione “Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo<br />
volto” si concludeva con queste parole: “La strada è lunga, impegnativa<br />
e non percorribile in dieci mesi; per cui, il prossimo anno, non dovremo<br />
fare che verifiche, precisazioni, correzioni di quanto saremo riusciti a<br />
costruire <strong>insieme</strong>”.<br />
C’è bisogno di tempo per far penetrare nel terreno <strong>delle</strong> Comunità parrocchiali<br />
le scelte fatte e gli impegni presi, perché portino frutto nelle<br />
coscienze.<br />
Tutto il lavoro degli Uffici di Curia e <strong>delle</strong> Parrocchie, in questo nuovo<br />
anno, 2002-2003, deve concretizzarsi nello sforzo di far diventare<br />
vita e azione pastorale le scelte, le proposte e i suggerimenti del programma<br />
2001-2002.<br />
Vi ricorderete che, lo scorso anno, alla luce <strong>delle</strong> indicazioni magisteriali,<br />
facemmo <strong>delle</strong> scelte pastorali precise a livello diocesano e parrocchiale.<br />
La <strong>Diocesi</strong> si impegnò a preparare, o istituire o perfezionare:<br />
1. il Catecumenato degli adulti;<br />
2. un seminario di formazione per laici;<br />
3. la scuola di formazione teologico-pastorale;<br />
4. la formazione metodologica dei catechisti;<br />
5. la formazione dei presbiteri, dei diaconi, dei laici impegnati.<br />
Questi cinque punti volevano e vogliono essere un modo concreto come<br />
dare risposta alla scelta di fondo della nostra Chiesa locale: formare<br />
i formatori: i sacerdoti e i diaconi, i laici impegnati, specialmente i gio-
130<br />
vani e le giovani famiglie, perché le comunità diventino scuola di santità,<br />
luogo di testimonianza di unità, di evangelizzazione, di pastoralità.<br />
Pertanto, nulla di quanto è stato suggerito alle parrocchie lo scorso anno<br />
deve ritenersi superato. Piuttosto, nel mettere a punto il nuovo programma,<br />
si verifichi attentamente che cosa si è fatto, cosa bisogna riprendere,<br />
sviluppare o migliorare.<br />
Consapevoli che poco è stato fatto e molto è il lavoro che ci attende, rileggiamo<br />
gli impegni presi lo scorso anno alla luce <strong>delle</strong> indicazioni ricevute<br />
durante la Visita pastorale, e di quanto ci viene suggerito e offerto<br />
quest’anno.<br />
INIZIAZIONE CRISTIANA<br />
DEGLI ADULTI<br />
È compito del Vescovo, non solo accogliere la domanda del battesimo<br />
da parte degli adulti, ma anche farla diventare evento ecclesiale e impegno<br />
comunitario.<br />
L’abito multi-etnico e multi-religioso che stanno rivestendo le nostre<br />
città ci pone sempre più frequentemente davanti a richieste di conversione<br />
alla fede cattolica e a domande di ricevere i sacramenti dell’iniziazione.<br />
Purtroppo, la mancanza di un servizio diocesano per il catecumenato e<br />
di persone preparate; la difficoltà di spostamento e di orari di lavoro;<br />
l’imminenza di celebrazioni matrimoniali; la poca conoscenza del catecumenato,<br />
finora sono state cause di cammini di iniziazione affrettati,<br />
approssimativi, forse superficiali, e di celebrazioni con riti sintetizzati o<br />
mutilati.<br />
La scelta fatta dalla <strong>Diocesi</strong> di privilegiare la formazione dei Laici,<br />
esige che si dia primaria attenzione a coloro che chiedono il Battesimo<br />
per entrare a far parte della Chiesa Cattolica.<br />
Pertanto, dopo diversi incontri di riflessione e di lavoro, di tutti i responsabili<br />
della pastorale diocesana col Vescovo, sulla scia <strong>delle</strong> indicazioni<br />
del RICA, della Nota Pastorale del Consiglio Episcopale permanente<br />
della C.E.I. “L’Iniziazione cristiana” e del confronto con studi e ricerche<br />
sul tema, impostiamo e formalizziamo nel modo seguente il<br />
cammino verso i Sacramenti dell’Iniziazione, nella nostra <strong>Diocesi</strong>.
131<br />
I - STRUTTURA DELL’INIZIAZIONE DEGLI ADULTI<br />
A- PRE-CATECUMENATO<br />
- Il pre-catecumenato è il tempo della conoscenza del simpatizzante,<br />
del racconto <strong>delle</strong> sue esperienze religiose passate, dell’incontro, dell’amicizia,<br />
della frequentazione del pastore e della comunità con chi<br />
ha chiesto di diventare cristiano, per verificare le motivazioni della<br />
scelta e precisarle.<br />
- È il tempo dell’EVANGELIZZAZIONE, cioè dell’annuncio di Dio, di Cristo,<br />
dello Spirito, perché il cuore si apra alla fede e alla conversione,<br />
si avverta il bisogno di abbandonare il peccato, e maturi una seria volontà<br />
di seguire Cristo.<br />
- Durante il PRE-CATECUMENATO, al SIMPATIZZANTE:<br />
• si legge e si spiega il Vangelo di Marco per presentare Cristo il Figlio<br />
di Dio crocifisso, uomo e salvatore;<br />
• si offrono segni di simpatia e di accoglienza specie durante le riunioni<br />
della Comunità;<br />
• si fanno fare esperienze di preghiera, di penitenza, di comunità;<br />
• si affianca una PERSONA, COPPIA, FAMIGLIA (GARANTE) che lo accompagni<br />
lungo tutto il cammino.<br />
• Il SIMPATIZZANTE, quando ritiene di essere pronto, chiede al parroco<br />
l’iscrizione al CATECUMENATO.<br />
• La COMUNITÀ prende CONTATTO col SERVIZIO DIOCESANO per il CATE-<br />
CUMENATO.<br />
B - CATECUMENATO<br />
- Il CATECUMENATO ha inizio con il rito di ammissione al catecumenato<br />
(I passaggio) che inserisce il simpatizzante nell’ordine dei catecumeni.<br />
- Con il rito di ammissione il catecumeno manifesta pubblicamente la<br />
sua volontà, e la Chiesa ammette coloro che vogliono diventare suoi<br />
figli.<br />
- Spetta ai pastori, con l’aiuto dei “Garanti”, dei Diaconi e dei Catechisti<br />
giudicare i segni di idoneità per l’ammissione.
132<br />
- Il rito di ammissione al catecumenato si fa in Parrocchia, la Iª Domenica<br />
di Avvento; il catecumenato dura fino alla seconda Quaresima,<br />
dopo l’ammissione.<br />
- Dopo il rito di ammissione i nomi dei catecumeni sono scritti nel registro<br />
parrocchiale dei catecumeni.<br />
- Quattro sono le vie di crescita nella fede dei catecumeni:<br />
a) cammino di catechesi (fatta dai Presbiteri, Diaconi, Catechisti):<br />
1. Con incontri biblici su:<br />
- la vocazione di Abramo;<br />
- la vocazione di Mosè, l’alleanza;<br />
- Davide e i Salmi;<br />
- i profeti e la loro missione;<br />
- il Vangelo di Matteo, di Luca, Giovanni, gli Atti, le Lettere.<br />
2. Con la spiegazione del Credo, dal Catechismo degli Adulti “La<br />
Verità vi farà liberi”: Gesù Cristo, Chiesa, Sacramenti, vita morale,<br />
vita eterna.<br />
b) L’esempio dei Garanti, dei catechisti, della Comunità: nella preghiera,<br />
nella testimonianza della fede, dell’amore al prossimo, dello<br />
sforzo di conformazione della mentalità e della vita al Vangelo.<br />
c) Le preghiere del cristiano, l’ascolto della Parola, la partecipazione<br />
alle celebrazioni della Parola, ai riti di benedizione e ai sacramentali.<br />
d) La collaborazione apostolica nella Comunità.<br />
C - PURIFICAZIONE E ILLUMINAZIONE<br />
- Il periodo della illuminazione è più breve rispetto al precedente. Ha<br />
inizio la I DOMENICA della seconda QUARESIMA con la ELEZIONE o<br />
ISCRIZIONE DEL NOME nel LIBRO DEGLI ELETTI, in CATTEDRALE, da parte<br />
del Vescovo.<br />
1. L’elezione, cardine di tutto il catecumenato, è la scelta dei catecumeni<br />
idonei a ricevere il Battesimo.<br />
- Per essere eletti si richiede cambiamento di mentalità e di vita, e<br />
sufficiente conoscenza della Dottrina cristiana.<br />
- Durante il rito dell’Elezione sono resi pubblici la dichiarazione<br />
dell’eletto e il giudizio del Vescovo.
133<br />
- Con l’elezione i catecumeni sono chiamati Eletti o Illuminandi,<br />
poiché sono eletti da Dio a ricevere il sacramento della illuminazione.<br />
- L’ELETTO intensifica la preghiera, approfondisce i testi biblici e i<br />
riti della Veglia pasquale in riferimento al battesimo, alla cresima<br />
e all’Eucaristia.<br />
2. Nella Messa della III - IV - V Domenica di Quaresima, in Parrocchia,<br />
il Sacerdote celebra gli SCRUTINI degli Eletti, usando le letture<br />
del ciclo “A”.<br />
- In un giorno feriale della III settimana di Quaresima, cioè dopo<br />
il primo scrutinio, alla presenza dei fedeli, si fa la CONSEGNA del<br />
SIMBOLO, che l’eletto imparerà a memoria.<br />
- In un giorno feriale della V settimana, cioè dopo il terzo scrutinio,<br />
si fa la consegna della PREGHIERA del SIGNORE.<br />
- Il Sabato Santo gli ELETTI si riuniscono per un giorno di ritiro, in<br />
cui si fa la RICONSEGNA del SIMBOLO, il RITO dell’ “EFFATA”, LA<br />
SCELTA del NOME CRISTIANO, l’UNZIONE con l’OLIO dei CATECU-<br />
MENI.<br />
D - I SACRAMENTI DELL’INIZIAZIONE<br />
- La Notte di Pasqua, in Cattedrale, nella Solenne Veglia Pasquale, gli<br />
ELETTI ricevono i SACRAMENTI della INIZIAZIONE CRISTIANA.<br />
E - LA MISTAGOGIA<br />
- La Mistagogia, che abbraccia tutto il tempo pasquale, e possibilmente<br />
tutto l’anno, fino alla nuova Pasqua, è tempo di esperienza e di partecipazione<br />
ai sacramenti, di approfondimento e di impegno cristiano.<br />
- Il Neofita, nella catechesi, approfondisce la vita della Chiesa, i sacramenti,<br />
particolarmente il Sacramento della Riconciliazione, la vocazione<br />
e i carismi.<br />
- La seconda domenica di Pasqua si fa la DEPOSIZIONE dell’ABITO<br />
BIANCO.<br />
Si può aggiungere un semplice rito di mandato missionario e di proclamazione<br />
<strong>delle</strong> Beatitudini.
134<br />
- È altamente educativo riprendere la tradizione della celebrazione della<br />
“Pasqua ANNÒTINA”, il sabato in albis della Pasqua seguente al Battesimo,<br />
per celebrare l’Eucaristia in favore dei Neofiti, e fare festa<br />
con i familiari, per festeggiare il primo anniversario del Battesimo.<br />
II - MINISTERI E UFFICI<br />
1. La COMUNITÀ deve accompagnare e aiutare i catecumeni dal pre-catecumenato<br />
alla mistagogia.<br />
- La Comunità, in ogni tempo, ma particolarmente nel pre-catecumenato:<br />
• mostra spirito di accoglienza da parte <strong>delle</strong> famiglie, e senso di<br />
ospitalità;<br />
• interviene in modo attivo alle celebrazioni per i catecumeni;<br />
• solennizza il giorno dell’elezione;<br />
• in quaresima partecipa ai riti di illuminazione, agli scrutini, alle<br />
consegne;<br />
•nella solenne Veglia partecipa con la rinnovazione cosciente <strong>delle</strong><br />
promesse battesimali;<br />
• cerca di proporsi come modello.<br />
2. Il GARANTE è un uomo o una donna che ha conosciuto il CATECUMENO,<br />
lo ha accolto, accompagnato, aiutato a <strong>camminare</strong> nella fede, e testimonia<br />
per lui.<br />
3. Il PADRINO: scelto dal catecumeno per esempio di vita, delegato dalla<br />
Comunità, approvato dal Sacerdote, accompagna il candidato all’elezione<br />
e ai sacramenti e si prende cura del neofita.<br />
4. DIACONI e CATECHISTI: curano la catechesi, prendono parte attiva nei<br />
riti. Per delega del Vescovo possono fare gli esorcismi pre-battesimali,<br />
negli scrutini.<br />
5. Il SACERDOTE: ha la cura personale e pastorale dei catecumeni; provvede<br />
alla catechesi, con l’aiuto di Diaconi e Catechisti; approva la<br />
scelta dei padrini e li prepara; cura il perfetto svolgimento dei riti.<br />
6. Il VESCOVO: regola l’istruzione pastorale; presiede l’elezione; celebra<br />
i sacramenti; affida a catechisti degni e preparati la celebrazione degli<br />
esorcismi minori.
135<br />
III - TEMPO E LUOGO DELL’INIZIAZIONE<br />
I Domenica di Avvento Ammissione al catecumenato In Parrocchia<br />
(pag. 56 - RICA)<br />
I Domenica di Quaresima Elezione In Cattedrale<br />
dell’anno seguente<br />
(pag. 85 - RICA)<br />
III Domenica di Quaresima Primo scrutinio e esorcismo In Parrocchia<br />
(pag. 96 - RICA)<br />
Mercoledì III sett. di Quaresima Consegna del Simbolo In Parrocchia<br />
(pag. 112 - RICA)<br />
IV Domenica di Quaresima Secondo scrutinio e esorcismo In Parrocchia<br />
(pag. 102 - RICA)<br />
V Domenica di Quaresima Terzo scrutinio e esorcismo In Parrocchia<br />
(pag. 107 - RICA)<br />
Mercoledì della V sett. di Quaresima Cons. della preghiera del Signore In Parrocchia<br />
(pag. 116- RICA)<br />
Sabato Santo Ritiro - riconsegna del simbolo - Tutti gli eletti<br />
rito dell’effatà - scelta del nome - <strong>insieme</strong><br />
unzione dei catecumeni<br />
nello stesso luogo<br />
(pag. 119- RICA)<br />
Veglia Pasquale Sacramenti dell’iniziazione In Cattedrale<br />
(pag. 124 - RICA)<br />
Domenica in Albis Deposizione dell’abito bianco In Parrocchia<br />
Sabato in Albis Pasqua Annòtina In Cattedrale<br />
dell’anno seguente<br />
N.B. - Il RICA per l’INIZIAZIONE DEI FANCIULLI in età del CATECHISMO prevede<br />
riti particolari (pag. 183).
136<br />
SEMINARIO DI FORMAZIONE<br />
PER I LAICI<br />
Il Seminario per i Laici, lo scorso anno, è stato oggetto di attento studio<br />
per ricercare modi, mezzi e vie per realizzarlo.<br />
Alla fine si è giunti alla conclusione che il seminario per Laici acquisterà<br />
un volto, dei contenuti e un itinerario formativo, man mano che se<br />
ne fa esperienza. Per questo motivo è importante, per ora, cominciare<br />
col:<br />
1. valorizzare tutte le offerte di formazione che sono nel programma<br />
diocesano e nei programmi parrocchiali e associativi;<br />
2. sensibilizzare capillarmente i laici, specie se giovani, in coppia,<br />
impegnati, perché avvertano sempre più il bisogno di partecipare<br />
con fedeltà e perseveranza ai momenti formativi.<br />
Col Seminario per Laici ci si augura di giungere a un gruppo stabile di<br />
persone a cui possono unirsi partecipanti occasionali. Alcuni diaconi e<br />
ministri istituiti, avranno la responsabilità di collaborare con la Curia<br />
per l’organizzazione degli incontri.<br />
Sono “Seminario per Laici”:<br />
1. la Scuola di Formazione Teologico-Pastorale;<br />
2. la formazione metodologica dei catechisti;<br />
3. la Scuola di Preghiera per giovani.<br />
4. Da quest’anno è momento di formazione per laici: l’appuntamento<br />
mensile chiamato il “Pozzo di Giacobbe” (Gv 4, 6).<br />
Il “Pozzo di Giacobbe” è un incontro che si svolgerà il II lunedì del<br />
mese, dalle ore 18.00 alle 21.00, in Seminario.<br />
• È un incontro di sacerdoti giovani di anni o di spirito e di laici<br />
giovani e adulti, uomini e donne, coppie e singoli, desiderosi di<br />
incontro col Signore nel silenzio, nell’adorazione, nell’ascolto,<br />
nella condivisione del pane della parola e della luce dello<br />
Spirito.<br />
• Un incontro nel quale i sacerdoti sono presenti non per svolgere<br />
il ministero della confessione o della direzione, ma per essere discepoli<br />
tra i discepoli; fratelli tra fratelli e sorelle; adoratori tra<br />
adoratori.
• Un incontro in cui i Laici e i sacerdoti, di volta in volta cercano,<br />
anche se con fatica e senza grandi soddisfazioni sensibili, di instaurare<br />
un rapporto più intimo e personale con Dio, con la Sua<br />
Parola, con la sua presenza eucaristica.<br />
• Un incontro dal quale deve scaturire, man mano, una nuova linfa<br />
di fraternità sacerdotale e laicale e una carità pastorale sempre<br />
più aperta alla missionarietà.<br />
5. “Seminario per Laici” sarà anche la ricerca e la formazione di catechisti<br />
per il catecumenato degli adulti, di persone o famiglie disposte<br />
a fare da garanti.<br />
6. “Seminario per Laici” saranno anche i week-end aperti a tutti nei<br />
tempi forti e in preparazione <strong>delle</strong> grandi solennità.<br />
7. “Seminario per laici” sarà la creazione della “consulta diocesana<br />
per l’apostolato dei laici”: un organismo già presente a livello nazionale<br />
e in tante <strong>Diocesi</strong>, per formare i laici al senso di unità, di<br />
appartenenza alla Chiesa, di corresponsabilità nell’impegno pastorale.<br />
La ricca presenza sul territorio diocesano di associazioni, movimenti,<br />
gruppi ecclesiali, rende possibile, utile e necessaria l’istituzione<br />
o ricostruzione della Consulta, per inculcare in tutte le aggregazioni<br />
ecclesiali il senso della diocesanità, per inserirle e valorizzarle<br />
nel cammino pastorale della <strong>Diocesi</strong>, per approfondire il<br />
dialogo dei laici associati tra di loro, con la Curia e le Parrocchie.<br />
La Consulta dell’apostolato dei laici è il “luogo” dell’incontro e<br />
della conoscenza dei diversi carismi; della condivisione <strong>delle</strong> specifiche<br />
peculiarità culturali, pastorali, sociali, spirituali; del confronto<br />
della Chiesa Locale col mondo in cui le diverse associazioni<br />
operano.<br />
Invito, pertanto, tutti i responsabili <strong>delle</strong> diverse espressioni del<br />
laicato cattolico associato, ad accogliere con le migliori disposizioni<br />
la proposta e a dare la più entusiastica adesione.<br />
Si sta preparando una bozza di statuto e una mappa <strong>delle</strong> aggregazioni,<br />
per far pervenire al più presto a tutte le associazioni, gruppi<br />
e movimenti, l’invito a un incontro di conoscenza, di riflessione,<br />
di dichiarazione di adesione.<br />
8. “Seminario per Laici” dovrà essere un rinnovato impegno:<br />
- per portare ogni giorno o la domenica, almeno nelle case degli<br />
operatori pastorali, dei cattolici impegnati e degli Insegnanti di<br />
137
138<br />
Religione la voce della Chiesa attraverso il giornale Avvenire;<br />
- per formare un gruppo redazionale che renda la pagina diocesana<br />
attuale, attenta al territorio, strumento di formazione e di<br />
dialogo tra le Comunità, mezzo di informazione e di cultura;<br />
- per rendere “naturale” l’acquisto e agile la distribuzione, senza<br />
accumuli di copie invendute e debiti per le parrocchie.<br />
9. “Seminario per Laici” sarà l’impegno di evangelizzazione, formazione<br />
e testimonianza degli uffici pastorali diocesani e <strong>delle</strong> parrocchie,<br />
nel dare concretezza alle proposte ricevute nel programma<br />
consegnato lo scorso anno.<br />
10. “Seminario per Laici” sarà l’attenzione privilegiata che si darà in<br />
tutte le parrocchie per evangelizzare il sacramento della riconciliazione<br />
e per creare spazi più ampi e frequenti per la celebrazione<br />
individuale e comunitaria del Sacramento.<br />
11. “Seminario per Laici” sarà la testimonianza di presbiteri e diaconi,<br />
di unità, di disponibilità, di obbedienza e di adesione convinta e<br />
fattiva agli orientamenti pastorali diocesani e alle iniziative della<br />
Chiesa Locale.<br />
A seguito della visita pastorale, dei campi scuola unitari, <strong>delle</strong> conoscenze<br />
ed esperienze offerte da Scuola di Formazione Teologico-Pastorale,<br />
ritiri, convegni e partecipazione alla vita diocesana, i<br />
Laici si aspettano molto di più da coloro che sono preposti ad essere<br />
guide, modelli, servi e pastori.<br />
Per questo, il Vescovo, conclusa la visita pastorale, incontrerà i sacerdoti<br />
e i diaconi, paese per paese, per rileggere <strong>insieme</strong> l’esperienza<br />
vissuta, i problemi emersi, le questioni aperte, nel tentativo<br />
di avviare un cammino nuovo.<br />
Dato a Foggia, presso il Santuario della Madre di Dio Incoronata,<br />
14 settembre 2002, III Assemblea Pastorale Diocesana<br />
✠ Mario Paciello<br />
Vescovo
139<br />
RITIRI DEL CLERO<br />
15 novembre 2002<br />
20 dicembre 2002<br />
17 gennaio 2003<br />
21 febbraio 2003<br />
21 marzo 2003<br />
16 maggio 2003<br />
AGGIORNAMENTO DEL CLERO<br />
22 novembre 2002<br />
28 febbraio 2003<br />
28 marzo 2003<br />
23 maggio 2003<br />
IL POZZO DI GIACOBBE<br />
11 novembre 2002<br />
9 dicembre 2002<br />
13 gennaio 2003<br />
10 febbraio 2003<br />
10 marzo 2003<br />
7 aprile 2003<br />
12 maggio 2003<br />
9 giugno 2003<br />
RIUNIONI UFFICI DI CURIA<br />
28 ottobre 2002<br />
25 novembre 2002<br />
27 gennaio 2003<br />
24 febbraio 2003<br />
24 marzo 2003<br />
28 aprile 2003<br />
26 maggio 2003<br />
23 giugno 2003
140<br />
ASSEMBLEE CONSIGLIO PASTORALE DIOCESANO<br />
9 novembre 2002<br />
24 maggio 2003<br />
RIUNIONI CONSIGLIO PRESBITERALE<br />
8 novembre 2002<br />
14 febbraio 2003<br />
INCONTRI CITTADINI DEL CLERO<br />
7 ottobre 2002 - <strong>Gravina</strong>-Poggiorsini<br />
21 ottobre 2002 - <strong>Altamura</strong><br />
4 novembre 2002 - <strong>Acquaviva</strong><br />
11 novembre 2002 - Santeramo<br />
9 dicembre 2002 - Spinazzola<br />
APPUNTAMENTI MENSILI DIOCESANI<br />
II lunedì: ore 20.00: “Al Pozzo di Giacobbe”;<br />
III venerdì: ore 9.30: Ritiro del Clero - Centro Giovanile - <strong>Gravina</strong>;<br />
IV lunedì: ore 16.00: incontro Uffici di Curia - Curia <strong>Altamura</strong>;<br />
IV venerdì: ore 9.30: aggiornamento del Clero - Centro Giovanile<br />
<strong>Gravina</strong>.<br />
SETTIMANA DEL VESCOVO<br />
Salvo gli impegni fissati in agenda, quelli derivanti dal calendario liturgico,<br />
dai rapporti con la CEI, con la CEP, da incarichi extra-diocesani,<br />
da avvenimenti o circostanze non programmabili, la settima del Vescovo<br />
è così distribuita:<br />
domenica: Celebrazioni<br />
lunedì:<br />
Curia - in ascolto dei Sacerdoti e Diaconi (mattina)<br />
Incontro con gli Uffici di Curia - Seminario Laici<br />
(pomeriggio)
141<br />
martedì:<br />
Preghiera - studio - ritiro personale (tutto il giorno)<br />
mercoledì: Lavoro in Curia (mattina)<br />
giovedì:<br />
venerdì:<br />
sabato:<br />
Udienze Curia - <strong>Altamura</strong> (mattina)<br />
Ritiro - aggiornamento - consigli - riunioni (mattina)<br />
visite malati - religiose - sacerdoti - seminaristi<br />
(pomeriggio)<br />
Udienze in Episcopio <strong>Gravina</strong> (mattina)<br />
Celebrazioni (pomeriggio)
142<br />
Catechesi<br />
Voi siete il sale della terra (Mt 5, 13)<br />
Catechesi<br />
in occasione della XVII Giornata Mondiale della Gioventù<br />
(Toronto, 23 - 28 luglio 2002)<br />
Saint Clare’s Parish - Toronto, 24 luglio 2002<br />
Saluto<br />
Benvenuti, giovani! Sono felice di trascorrere questa mattinata con<br />
voi.<br />
Siete venuti alla Giornata Mondiale della Gioventù per vivere tre incontri:<br />
uno con tutti i giovani del mondo; l’altro, il più importante, con<br />
Cristo, nel segno della persona del Santo Padre e nella parola dei Vescovi;<br />
il terzo, altrettanto importante: l’incontro di ognuno di voi con se<br />
stesso, nell’esperienza dell’ascolto e della riconciliazione.<br />
Ho visto, ieri, la vostra partecipazione alla celebrazione di apertura:<br />
c’era tanto raccoglimento, si notavano tanti segni che rivelavano il vostro<br />
essere “dentro”.<br />
Questo mi ha edificato, commosso, incoraggiato e convinto che voi<br />
siete a Toronto non per una vacanza, ma per cercare il Signore.<br />
Vi ringrazio per il dono di potermi mettere al vostro servizio.<br />
Siete giovani di oggi e siete le famiglie e i responsabili di domani; c’è<br />
il presente e il futuro in voi, per cui servire la vostra crescita è far progredire<br />
il mondo, far <strong>camminare</strong> l’umanità.<br />
Vi abbraccio con lo sguardo, col cuore e con ogni parola che cercherò<br />
di dirvi. Non vi comunicherò parole mie, ma quelle che ho ascoltate<br />
stando alla presenza del Signore.<br />
Introduzione<br />
Quando leggiamo le Beatitudini nel Vangelo di Matteo, in appendice,<br />
quasi come una sintesi, troviamo due affermazioni scultoree, due detti
143<br />
solenni di Gesù:“Voi siete il sale della terra” (Mt 5, 13); “Voi siete la luce<br />
del mondo” (Mt 5, 14).<br />
Due affermazioni che ci fanno istintivamente chiedere: che cosa dobbiamo<br />
fare per essere sale, luce?<br />
Non credo che Gesù si è servito di queste due immagini soltanto per<br />
ricordarci che abbiamo un compito da svolgere, una missione da compiere.<br />
Lo sposo che dice alla sua donna: “Tu sei il mio amore” non glielo<br />
ripete per chiederle di lavargli la camicia. Davanti a una dichiarazione<br />
così insolita: “Voi siete il sale”, e di così vaste dimensioni: “della terra”,<br />
dobbiamo chiederci innanzitutto perché Gesù ci ha definiti “sale”;<br />
su che cosa ha fondato questa definizione, che vuol dire essere sale, chi,<br />
quando e come ci ha resi sale.<br />
“Siete il sale”<br />
Gesù non ha detto: “Voi siete come il sale”, “Voi siete simili al sale”.<br />
Quando parla del Regno di Dio, lo descrive simile a una rete gettata in<br />
mare, come il lievito messo nella massa di farina, come il seme di senapa,<br />
che diventa un grande albero.<br />
Ai discepoli, invece, dice: “Voi siete il sale”. Dunque, siamo realmente<br />
sale: il sale dell’umanità!<br />
C’è un sale per dare sapore ai cibi e per preservarli dalla corruzione;<br />
c’è un altro sale vero, non simbolico, che serve per rendere vera, gioiosa,<br />
riuscita, bella, significativa l’esistenza.<br />
Sale! Perché?<br />
Credo che non è ancora chiaro perché Gesù ci ha definiti “sale”.<br />
Comprendiamo Gesù quando ci definisce: luce del mondo.<br />
Di sé diceva: “Io sono la luce del mondo”, “la luce vera che illumina<br />
ogni uomo, (Gv 1),“chi segue me non cammina nelle tenebre”.<br />
È ovvio che, se Egli è la luce e noi lo seguiamo, diventiamo luce con<br />
Lui e in Lui.<br />
Ma Gesù di se stesso non ha mai detto: “Io sono il sale della terra”.<br />
Afferma di essere venuto a portare il fuoco, la spada, la divisione; a dare<br />
la pace; non dice di essere venuto a portare il sale. Dà di sé, invece,<br />
un’altra definizione: dice di essere Acqua Viva.
144<br />
Nel tempio, l’ultimo giorno della festa <strong>delle</strong> capanne, “Gesù, levatosi<br />
in piedi esclamò ad alta voce: “chi ha sete venga a me e beva” (Gv 7,<br />
37). Gesù è acqua che sazia ogni sete e ogni assetato.<br />
Presentandosi alla Samaritana (Gv 4), le confida di essere “Sorgente<br />
di acqua viva”; una sorgente tale da fare sgorgare zampilli anche in chi<br />
crede in lui (cfr. Gv 7, 38).<br />
“Voi siete il sale”, lo ha detto a noi, e giustamente, perché il sale viene<br />
dalla profondità del mare. Siamo nati nella profondità infinita ed eterna<br />
dell’Oceano di Dio. Siamo nati nell’Acqua Viva del Fonte Battesimale.<br />
Lì lo Spirito ci ha fatti diventare quasi incarnazione di Dio; ci ha fatti<br />
nascere da Dio, ci ha resi figli di Dio.<br />
Giovani, siamo giunti al cuore della catechesi di oggi.<br />
È importantissimo, cercare di comprendere questa verità, perché un<br />
cristiano che non ne ha chiara consapevolezza, che non prende coscienza<br />
di che cosa è avvenuto nel suo battesimo, non può diventare un vero<br />
cristiano; avrà sempre un concetto servile del suo rapporto con Dio.<br />
La sposa non è quella che lava le camicie. La sposa è la sposa! Essere<br />
stati battezzati significa essere stati immersi nell’immensità dell’Amore<br />
del Padre che ci ha resi “figli” suoi, quasi cristallizzazione visibile della<br />
Sua Santità e del Suo Amore. E in questo Oceano infinito di santità, di<br />
Amore e di Grazia, dobbiamo tornare a realizzare una comunione perfetta<br />
ed eterna, dopo essere stati sale buono e forte sulla terra.<br />
La felicità di ogni persona, la realizzazione della sua missione, è inscritta<br />
in un circuito di grazia: veniamo dalla santità di Dio; a Lui dobbiamo<br />
tornare santi, cercando di essere sale e luce nel nostro cammino.<br />
Tutto questo, giovani, non è frutto della mia immaginazione. Lo insegna<br />
diffusamente la Parola di Dio.<br />
Sale! Come?<br />
L’apostolo Giovanni, nella prima <strong>delle</strong> sue tre lettere, scrive: “Voi siete<br />
da Dio, figlioli”; “Siamo nati dalla verità”; “Egli ci ha fatto dono del<br />
suo Spirito”; “Chiunque è nato da Dio…un germe divino dimora in lui”;<br />
“Noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma saremo simili a Lui perché lo vedremo<br />
così come Egli è” (1Gv 4, 4; 3, 19; 4, 13; 3 ,9; 3, 3).<br />
Questa irruzione della santità di Dio in noi, è dono del Battesimo; questa<br />
immersione della natura peccatrice dell’uomo nella santità della Na-
145<br />
tura Divina è dono del Battesimo; questa elevazione alla dignità di figli<br />
di Dio, è dono del Battesimo.<br />
Il Battesimo è stato per ognuno di noi un evento accaduto gratuitamente<br />
che ci ha modificati sostanzialmente. Ce lo ricorda Giovanni<br />
Paolo II nel Messaggio di questa GMG: “mediante il Battesimo, tutto il<br />
nostro essere è stato profondamente trasformato” ( n. 2).<br />
Nella S. Scrittura questo dono gratuito della Vita Divina dato all’uomo<br />
è chiamato “GRAZIA”.<br />
San Paolo nelle sue lettere, scrive che in forza del Battesimo si è verificata<br />
in noi una: “nuova creazione” (2Cor 5, 17; Gal 6, 5; Ef 2, 10), una<br />
“rigenerazione” (Tt 3, 5) di noi stessi; ci è stata data una “vita nuova”<br />
(Rom 5, 4), una “nuova nascita” (Gv 1, 13; 2, 29; 3, 9). Siamo stati<br />
“adottati” da Dio (Ef 1, 4-5 ); si è verificata una vera “filiazione” (1Cor<br />
15, 49); si è instaurata una “inabitazione dello Spirito Santo” (Rom 8, 9).<br />
Sale! Chi?<br />
Attenzione, giovani, queste realtà possono apparirci troppo scontate,<br />
astratte; e invece sono un mistero che non faremo mai abbastanza per<br />
cercare di capire. Tutto l’impegno cristiano è proporzionato alla coscienza<br />
che abbiamo, di essere espressione e dono della santità di Dio.<br />
Che cosa è avvenuto nel battesimo e come ci è stato dato tutto questo,<br />
Paolo cerca di spiegarlo con verbi coniati da lui stesso: afferma che siamo<br />
stati “Co-innestati” - “connaturati” “completamente uniti” a Cristo<br />
(Rom 6).<br />
Siamo “Con-morti” (2Tim 2, 11 ) con Gesù. Siamo stati “Con-sepolti”<br />
(Rom 6, 4) con Gesù. Siamo stati “Con-resuscitati” (Ef 2, 6 ) con Gesù.<br />
Con Lui siamo “Con-seduti alla Destra del Padre” (Ef 2, 16).<br />
S. Agostino, col suo stile inconfondibile, riassume tutto quello che abbiamo<br />
detto, così: “Siamo di Cristo - Siamo Cristo” (En. in Ps. 22, 11). Ognuno<br />
di voi provi a ripetere nel suo cuore: “Sono di Cristo; Sono Cristo”. Lentamente,<br />
silenziosamente, fate sciogliere nel vostro cuore, come si fa con<br />
una caramella, questa contemplazione: “Sono di Cristo - Sono Cristo”.<br />
Se comprendiamo questa verità, comprenderemo la nostra fede cristiana,<br />
la nostra vocazione alla santità, la missione della Chiesa. Hanno<br />
senso la morale, l’impegno, la pastorale, la vita sacramentale. Tutto diventa<br />
significativo, importante e necessario.
146<br />
Sale! Dove?<br />
Mediante il Battesimo, siamo stati rigenerati nell’amore di Dio: lo afferma<br />
l’apostolo Giovanni, nella prima lettera: “Noi amiamo perché<br />
Egli ci ha amati per primo” (4, 19).<br />
Come dal grembo di una donna viene alla luce, non una scimmietta,<br />
ma una creatura razionale, un essere umano, uomo o donna, dotato di<br />
corpo e di anima, di intelligenza e libertà, che si comporterà da essere<br />
umano; così dal fonte battesimale, che è il grembo della Chiesa, vengono<br />
alla luce figli santi di Dio, che vivranno secondo Cristo.<br />
Ora che abbiamo capito questo, è giusto e doveroso chiederci: che cosa<br />
dobbiamo fare, per essere “sale della terra”.<br />
Dobbiamo acquisire la consapevolezza che avevano i primi cristiani<br />
di essere stati costituiti in una oggettiva condizione di santità, e di essere<br />
“chiamati per essere santi”.<br />
Dobbiamo convincerci che vivere “da Santi” non è un hobby, un privilegio<br />
di alcuni, ma un dovere, una naturale conseguenza dell’essere costituiti<br />
santi nel Battesimo; come è naturale vivere da “umani” essendo<br />
nati dall’amore di un uomo e una donna. Sotto questa luce si coglie meglio<br />
il contrasto di una vita che fa a pugni col Vangelo, l’assurdità di un<br />
modo di interpretare la vita cristiana, che non ha nulla a che vedere con<br />
l’insegnamento e l’esempio di Gesù.<br />
Non mi fermo ora a considerare i modi, i mezzi del cammino di santificazione<br />
personale, perché saranno messi in luce nelle catechesi dei<br />
prossimi giorni. Passo, invece, a mostrarvi altri significati concreti dell’essere<br />
sale.<br />
Per essere sale occorre rifiutare l’esistenza insulsa di una vita piena di<br />
vuoto, fatta di niente, vissuta per arrabattare tutto quello che si può<br />
prendere, senza sapere a che serve, e passando da una frustrazione all’altra,<br />
verso un crescente “non senso”, in un aprioristico rifiuto di regole,<br />
di sacrifici, di impegno, di fedeltà al dovere.<br />
Essere sale significa vivere con i piedi per terra. Penetrare nei problemi<br />
del mondo, della politica, dell’economia, dei rapporti internazionali,<br />
nei problemi della cultura, dell’etica, della scienza, del lavoro.<br />
Se vogliamo essere sale, non possiamo vivere ai margini. Ma è difficile<br />
trovare giovani interessati alle problematiche locali e planetarie. Nelle<br />
maglie <strong>delle</strong> realtà terrene dobbiamo starci da cristiani, cioè non illudendosi<br />
di contribuire alla soluzione dei mali che affliggono gran parte
147<br />
dell’umanità, contestando, sfasciando, facendo violenza; ma assumendo<br />
responsabilità ben precise.<br />
Testimonianze<br />
Don Primo Mazzolari ha scritto: “Se mi apparto, non sono un cristiano;<br />
se non soffro <strong>insieme</strong> a tutti, non sono un cristiano. Se cerco di giustificarmi<br />
col Vangelo, di non amare il mio tempo e di non patire per la<br />
sua salvezza, so che bestemmio il Vangelo” (“Tempo di credere”).<br />
Sentite questa affermazione: “Compito del cristiano non è solo quello di<br />
occuparsi <strong>delle</strong> vittime di una violenza, ma anche di cercare di impedire<br />
che ciò avvenga”. Una dichiarazione simile, lanciata in un salotto, può essere<br />
una frase ad effetto, per suscitare ammirazione. Ma fatta da un giovane<br />
di 39 anni, mentre è processato e condannato all’impiccagione nel<br />
campo di sterminio nazista di Flossemburg (9-4-1945), è una tremenda e<br />
coraggiosa condanna che l’accusato fa dei suoi accusatori. Quel giovane<br />
era Dietrich Bonhoeffer, Teologo e Pastore Luterano polacco (nato a Breslavia,<br />
odierna Wroclaw, il 6-2-1906) trasferitosi a Berlino, nella cui Università,<br />
ancora giovanissimo, era professore di Teologia.<br />
Tanta fermezza coerente e coraggiosa era il frutto maturo di una giovinezza<br />
impegnata e di una fede coltivata.<br />
Aveva viaggiato in Italia, in Libia, in Spagna; si era occupato di emigrati<br />
tedeschi e di povera gente.<br />
Diceva: “Non comprendiamo Cristo se gli lasciamo solamente una<br />
provincia della nostra vita spirituale. La religione di Cristo non è una<br />
leccornia, dopo il pane, ma è il pane, o non è niente”.<br />
Sua idea fissa era il rapporto tra fede e realtà terrena, tra dimensione<br />
spirituale e dimensione operativa. E poiché si sentiva un credente immerso<br />
nella storia, non poteva non impegnarsi nella lotta contro in nazismo.<br />
In una <strong>delle</strong> ultime lettere scrive: “Dobbiamo tornare all’aria aperta<br />
del confronto spirituale col mondo”. Non dobbiamo avere paura di annunciare<br />
Gesù Cristo, di gridare al mondo quello che siamo.<br />
“Dobbiamo rischiare di dire anche cose contestabili, se ciò permette<br />
di sollevare questioni di importanza vitale”. Il nostro silenzio, il disinteresse,<br />
l’indifferenza sono colpevoli quando abbiamo il dovere di parlare.
148<br />
“Io temo che i cristiani che stanno sulla terra con un solo piede, staranno<br />
con un solo piede anche in paradiso” (lettera alla fidanzata Maria<br />
Van Wedemeyer, 12-8-1943).<br />
Scusate la battuta, ma: quelli che non hanno per niente piedi per terra,<br />
come staranno in paradiso?<br />
Avete conosciuto tutti Indro Montanelli. In un articolo scritto molti<br />
anni fa, Montanelli dice di sé che era nato in una famiglia di laici arrabbiati,<br />
e cresciuto nella esecrazione del nome di Don Luigi Sturzo. Di<br />
questo sacerdote, padre della democrazia, reduce dall’esilio, Montanelli<br />
scriveva che quello che Don Luigi Sturzo diceva “Pioveva dall’alto di<br />
una statura morale a cui nessun uomo politico italiano, salvo Einaudi,<br />
poteva contrapporre la propria”.<br />
“In lui c’era uno zelo, un impeto missionario, una fede profonda nel<br />
bene e nella redimibilità degli uomini”.<br />
Sale per il Terzo Millennio<br />
Giovani, la scelta di queste due testimonianze non è casuale.<br />
Mi sembra che farei un discorso incompleto e non del tutto attuale se<br />
non accennassi, senza alcuno spirito polemico, al fenomeno crescente<br />
dei “No-Global” o dei “New-Global” cristiani.<br />
A Genova, a Porto Alegre e altrove, forse più della metà dei manifestanti<br />
erano espressione di associazioni di ispirazione cristiana.<br />
Le loro intenzioni sono certamente dettate da sensibilità verso i gravi<br />
problemi del mondo e da spirito di solidarietà nei confronti dei più deboli<br />
della terra.<br />
Tuttavia bisogna stare attenti ad evitare prevalentemente due rischi:<br />
• il pericolo di cadere nella rete <strong>delle</strong> strumentalizzazioni e <strong>delle</strong><br />
ideologie, che nulla hanno a che vedere con lo spirito del Vangelo;<br />
• la presunzione di risolvere i problemi manifestando, contestando,<br />
agitandosi, sfasciando, facendo violenza. Non si risolvano i mali e i<br />
danni, procurandone altri.<br />
I giovani che si sentono veramente “sale” e hanno coscienza che non<br />
possono disinteressarsi dei problemi del mondo, devono avere come modelli<br />
e ispiratori quell’esercito di missionari laici e religiosi, di volontari,<br />
di professionisti senza frontiere, di famiglie aperte, di tecnici e operai ge-
149<br />
nerosi, di giovani studenti volenterosi che si mettono a disposizione di<br />
un mondo che ha bisogno di essere istruito, elevato, formato; che ha bisogno<br />
di imparare, di essere socialmente e culturalmente promosso, di<br />
essere aiutato ad acquistare con la propria mente e le proprie mani una dignità.<br />
Siate giovani in prima linea. Provate la gioia di donare tutto ciò che<br />
vorreste avere il piacere di possedere. Un mese di lavoro in terra di missione<br />
non è paragonabile con due o tre noiose settimane al mare.<br />
“L’annunzio è sempre più importante della denuncia” ha scritto Giovanni<br />
Paolo II nella “Sollicitudo Rei Socialis” (n. 41).<br />
E l’annunzio deve essere fatto innanzitutto con la solidarietà, il servizio,<br />
l’istruzione, la formazione, l’offerta di braccia e di lavoro. Gli uomini<br />
hanno bisogno di Gesù, e vogliono sentirselo annunciare con gesti<br />
di amore, di vederlo incarnato nell’impegno solidale di tutti coloro che<br />
credono in Lui.<br />
Voi, giovani, siete il sale dell’umanità del terzo millennio.<br />
Un giovane<br />
APPROFONDIMENTI<br />
In questo anno abbiamo meditato più volte sull’essere sale della terra<br />
e luce del mondo. Sono parole bellissime che sottolineano una realtà<br />
presente: siamo già sale, non dobbiamo diventarlo. La mia paura è che,<br />
come siamo bravi a cogliere il messaggio, lo siamo anche nella prontezza<br />
di dimenticarlo. Cosa fare per non “abituarci” tanto da perdere la<br />
consapevolezza di essere sale e luce?<br />
Vescovo<br />
Più volte, lungo la conversazione fatta, ho ripetuto: “Attenzione, giovani,<br />
a non ascoltare con l’atteggiamento di chi già ha sentito e sa”. La<br />
Parola, non basta che sia letta, detta; deve essere “ascoltata”, e la prova<br />
dell’ascolto è ciò che germoglia nel cuore e nella vita.<br />
Forse tante esperienze di deserto, di ritiro, di preghiera sono soltanto<br />
un dire, sentire, rispondere e cantare, non un ruminare, interiorizzare,<br />
verificare, decidere.
150<br />
Il segreto è ascoltare sempre la Parola come se fosse la prima volta,<br />
come chi non sa o non ha ancora capito; con la convinzione che il Signore<br />
sta parlando personalmente a me ora, e attende la mia risposta.<br />
Forse qualche esempio può aiutarvi a capire meglio ciò che sto dicendo.<br />
Ogni volta che dite “ti amo”, usate un’espressione antica e universalmente<br />
pronunciata; eppure per voi è sempre nuova; sempre capace di<br />
esprimere stima, fiducia, amore, felicità, affetto.<br />
La Parola di Dio deve coinvolgerci così.<br />
Ogni volta che mangiamo cibi o dolci molte volte gustati, proviamo<br />
un piacere unico, irripetibile e sempre nuovo: perché quando preghiamo,<br />
celebriamo, ci comunichiamo, è come se facessimo cose stantie, ripetitive,<br />
formali?<br />
Forse dobbiamo verificare più attentamente la freschezza della nostra<br />
fede.<br />
Michele<br />
Lei ci ha messo davanti alla bellezza della vocazione cristiana, e il nostro<br />
cuore “si muove”, perché è quello che noi desideriamo.<br />
Un rischio può falsare la nostra vocazione: credere che ci chieda immediatamente<br />
di realizzare qualcosa.<br />
Il primato non è dell’impegno, della vita attiva, ma del silenzio, della<br />
preghiera, dell’ascolto che approfondisce, interiorizza e produce frutto.<br />
È la Parola di Dio che può cambiare il mondo, non il nostro sforzo. Ci<br />
aiuti a capire questo.<br />
Vescovo<br />
Michele, merita un applauso di approvazione e di ringraziamento.<br />
Il suo intervento è già una risposta e un messaggio a tutti. Volutamente<br />
non ho parlato dello sviluppo e della crescita della vita interiore, perché<br />
sarà oggetto <strong>delle</strong> prossime catechesi.<br />
Ho cercato di farvi riflettere sulla grandezza del dono del Battesimo,<br />
perché facilmente ci sfugge. È vero! La prima domanda che dobbiamo<br />
porci, non è “cosa dobbiamo fare”, ma “chi siamo” e chi dobbiamo essere<br />
nel mondo; perché più siamo “cristiani”, cioè animati da spirito<br />
evangelico, più siamo “uomini”.
151<br />
Per realizzare la perfezione umana, la meta da raggiungere è quella indicata<br />
da Cristo nel Vangelo.<br />
Non dimenticatelo mai, giovani: Il Vangelo, i sacramenti, la preghiera,<br />
l’impegno ascetico non sono francobolli sulle cartoline di saluti da<br />
Toronto. Sono il nutrimento che fanno crescere la personalità umana e<br />
cristiana.<br />
È primario “Essere”, perché “ciò che sei rimbomba così forte, che non<br />
sento quello che dici”.<br />
Se ognuno scoprisse la beatitudine dello “stare” con Dio e <strong>delle</strong> pause<br />
di silenzio, il mondo proverebbe la felicità di cui gode la terra quando,<br />
dopo lunghi periodi di calura e di aridità, scende una pioggia ristoratrice.<br />
Ignazio<br />
Sono contentissimo di avere ascoltato e non mi sono stancato.<br />
Ho una preoccupazione e una difficoltà.<br />
La preoccupazione: i mezzi di comunicazione non permettono ai giovani<br />
di farsi un’idea precisa dei fenomeni e dei problemi socio-politici,<br />
perché possano assumere atteggiamenti giusti (es. no-global).<br />
La difficoltà: trovare giovani che si impegnino in politica, nella società,<br />
nel mondo imprenditoriale.<br />
Nella mia città i giovani hanno paura di parlare del principale problema:<br />
la mafia.<br />
Vorrei che da parte dei giovani si levasse un grido di liberazione nei<br />
confronti <strong>delle</strong> tante ingiustizie che ci circondano.<br />
Vescovo<br />
Purtroppo molta informazione è vera disinformazione tendenziosa e<br />
strumentale.<br />
I giovani cristiani spesso peccano di pregiudizio e di chiusura nei confronti<br />
della verità.<br />
Forse sottovalutiamo lo scarso impegno e la poca rilevanza che diamo<br />
alla lettura della stampa cattolica e alle iniziative culturali della Chiesa<br />
che è in Italia.
152<br />
I problemi scottanti e attuali sollevati da Ignazio non sono senza via di<br />
uscita; se ci scoraggiamo, la causa è nella debolezza della fede, nella<br />
fragilità della comunione, nella passività rispetto all’impegno missionario<br />
di tutta la comunità cristiana.<br />
Dobbiamo riscoprire la necessità di essere un solo pensiero e una sola<br />
voce; ma anche di essere capaci di mettere al primo posto, non gli interessi<br />
propri, ma quelli altrui, e rimboccarsi le maniche per dare il primo<br />
colpo di piccone. Insieme è possibile!<br />
Don Massimo<br />
Ho goduto per quanto ho ascoltato, e la ringrazio.<br />
Non pongo domande; manifesto un proposito che lei ha suscitato in<br />
me con la sua catechesi.<br />
Delle volte preparando l’omelia mi sembra che la Parola di Dio dica<br />
già tutto e non ci sia nulla da aggiungere. Mi sono accorto, ascoltando,<br />
che vivo con i due piedi alzati da terra, perché non faccio caso ai problemi<br />
spiccioli e concreti che vive la nostra gente.<br />
Il proposito è di cercare di capire di più i problemi e i bisogni del popolo<br />
che mi è stato affidato.<br />
Vescovo<br />
Il momento dell’omelia e della catechesi è il momento massimo della<br />
fedeltà del nostro ministero a Dio e agli uomini.<br />
Il servizio della Parola deve essere il momento in cui versiamo nel cuore<br />
di chi ci ascolta, ciò che a lungo abbiamo centellinato, ruminato e assimilato<br />
davanti al Signore, non solo per noi stessi ma anche per coloro ai<br />
quali Egli ci manda. Non basta spiegare e fare esegesi. Bisogna cogliere il<br />
messaggio di Dio, oggi, a questa assemblea, e inciderlo nel cuore di tutti.<br />
Enzo<br />
Sono toccato ed emozionato dalle sue parole, anche se faccio teatro.<br />
La capacità di meravigliarsi <strong>delle</strong> cose belle e semplici è altamente
153<br />
minacciata dalla confusione, dalla banalità dei media e della moda. È il<br />
più grande rischio che corrono i giovani; anch’io sento che mi sto imborghesendo,<br />
che uso parole che non hanno più musica.<br />
Eppure gli altri, specie quelli che soffrono, hanno bisogno di essere<br />
consolati dalla gioia che viene da Cristo.<br />
Grazie a ciò che ho provato, sento che questo è ancora possibile.<br />
Vescovo<br />
Comunicare è giungere al cuore; ma si raggiunge l’obiettivo se si parte<br />
dal profondo del proprio cuore.<br />
Se non c’è interiorità non può esserci né contemplazione della bellezza<br />
di Dio nel Creato, né capacità di mostrarla agli altri.<br />
Quelli che blaterano, litigano, si affannano sono tanti, quasi tutti.<br />
Ciò che non si fa è andare alla Sorgente.<br />
Placido<br />
Grazie vivamente <strong>delle</strong> parole che fanno vibrare il cuore.<br />
Lei ha detto “più sono cristiano, più sono perfetto”. Per noi giovani<br />
cosa è la perfezione?<br />
Vescovo<br />
I leaders, le star, i creatori di mode, i divi, i cantanti, lanciano modi di<br />
acconciarsi, vestirsi, cantare, gesticolare, pensare, che fanno di milioni<br />
di giovani <strong>delle</strong> marionette senza cervello, <strong>delle</strong> fotocopie spersonalizzanti,<br />
dei robots fatti in serie.<br />
Cristo da duemila anni è studiato, contemplato, ascoltato, imitato: mai<br />
nessuno è diventato fotocopia di Cristo, ognuno è pienamente se stesso<br />
in quanto ad autenticità, libertà, riuscita.<br />
Ma la perfezione non è una realtà statica, bensì un processo spirituale<br />
evolutivo, dinamico, È un perfetto metabolismo dello spirito che ben si<br />
coniuga con il massimo momento del metabolismo fisico, proprio dei<br />
giovani. Il segreto è non accontentarsi mai di come si è di quello che si dà.
154<br />
Voi siete la luce del mondo (Mt 5, 14)<br />
Catechesi<br />
in occasione della XVII Giornata Mondiale della Gioventù<br />
(Toronto, 23 - 28 luglio 2002)<br />
Saint Wilfrid’s Parish - Toronto, 25 luglio 2002<br />
Saluto<br />
Il vostro numero, la pluralità <strong>delle</strong> provenienze, la responsabilità che<br />
mi è stata affidata, mi spaventano: mi sento molto peggio di Paolo nell’areopago<br />
di Atene.<br />
Ma voi, non siete sofisti o seguaci di Epicuro; siete giovani, giovani<br />
cristiani, e questo mi riempie il cuore di indicibile gioia, di sconfinata fiducia.<br />
Siete giovani che cercano Cristo, che credono in Lui e lo amano.<br />
Nel prestarvi il mio umile servizio mi sento portato da voi. Un dono<br />
grandioso mi fa il Signore, dandomi la Grazia di incontrarvi, di parlarvi,<br />
di ascoltarvi, di abbracciarvi con lo sguardo e col cuore.<br />
Dal cuore di questa GMG, voglio benedire con voi i genitori che vi<br />
hanno portati alla luce e vi hanno trasmesso il dono della fede, facendovi<br />
diventare luce. Grazie, genitori!<br />
Introduzione<br />
Immagino Gesù attorniato da una marea di popolo, su uno dei declivi<br />
<strong>delle</strong> rive del lago di Genezaret.<br />
Il suo sguardo spazia sulla folla muta e anonima; ma egli penetra nel<br />
cuore dei singoli e vede persone umili, semplici, povere, afflitte, miti,<br />
docili; persone che soffrono o subiscono angherie, che non contano<br />
niente.<br />
Nel grande “discorso della montagna”, e particolarmente nelle “Beatitudini”,<br />
Gesù dà loro speranza, dignità; fa prendere loro coscienza che<br />
non sono i più sfortunati; ma i beati della storia, i più disponibili per il<br />
Regno.
155<br />
E, mentre presenta loro le mete, le vie, le esigenze della perfezione di<br />
chi vuole essere suo discepolo, il suo pensiero va ai credenti di tutti i tempi,<br />
ai discepoli sparsi in tutto il mondo, e li immagina come una rugiada<br />
di sale che copre la terra, come un cielo stellato nella notte del mondo.<br />
Pensa a Gerusalemme, la città posta sul monte Sion, che per l’Antico<br />
Israele era chiamata ad essere un centro irradiatore di luce; ma che rifiutava<br />
la Luce; e proclama forte, perché una grande folla, in ambiente<br />
aperto, potesse sentirlo: “Voi siete il sale della terra” “Voi siete la luce<br />
del mondo”; “Voi siete la città posta sul monte” “Voi siete la lampada<br />
posta in alto”.<br />
“La luce”<br />
Tutti i battezzati, anche la vecchietta sola, la persona impedita e bisognosa<br />
di tutto, sono luce. Ma il Papa, in questa GMG, applica particolarmente<br />
a voi giovani questa parola.<br />
Cerchiamo, allora, di capire cosa voleva dire Gesù, quando affermava:<br />
“Voi siete la luce del mondo”. Questa espressione non è un accostamento<br />
poetico, non è una frase di circostanza, non è un pubblico riconoscimento<br />
dei meriti di uomini che hanno compiuto un’impresa straordinaria;<br />
non è un’espressione accattivante; è la definizione del cristiano, è<br />
il riconoscimento di una identità. Dire “Tu sei luce” è come dire al pane:<br />
“Tu sei pane”, e all’acqua: “Tu sei acqua”. E se sei pane devi nutrire; se<br />
sei acqua devi dissetare; se sei luce devi illuminare.<br />
Gesù non ha detto: “Voi siete “come” la luce”; ha detto: “Voi, siete la<br />
luce”.<br />
Dunque ci sono due generi di luce: la luce che illumina i corpi, gli spazi,<br />
le cose materiali, e la luce che illumina gli occhi del cuore, della<br />
mente, che viene da Dio e risplende in noi.<br />
“Del mondo”<br />
“Voi siete la luce del mondo”: quindi l’umanità senza di voi non ha luce,<br />
siete una presenza insostituibile, necessaria. Il mondo per “vedere”<br />
conta su di voi: non ha altri punti luce; siete la luce del mondo, non per i<br />
18 - 20 - 30 anni di età; ma perché credenti in Cristo.
156<br />
Il Battesimo<br />
Quando siamo diventati luce? Chi ci ha resi luce?<br />
Il Battesimo è stato il momento della solenne accensione della nostra<br />
luce.<br />
Sei luce perché sei stato immerso nella luce: sei entrato morto nel fonte<br />
battesimale e ne sei uscito rivestito dello stesso splendore del Cristo<br />
risorto. Sei luce con quello che sei; sei luce per quello che hai ricevuto e<br />
per quello che riesci a dare; tu sei luce anche quando non ci pensi; anche<br />
quando non te ne accorgi.<br />
Eri un ferro arrugginito; ma sei stato immerso nella fornace del cuore<br />
di Cristo, nel Battesimo, e sei diventato incandescente; sei risorto con<br />
Cristo, sei stato innestato nella sua risurrezione.<br />
Santa Teresa di Lisieux dice di se stessa che se si fosse allontanata dalla<br />
Fornace Divina sarebbe diventata un “povero, piccolo detrito di ferro<br />
inutile”.<br />
Sei luce perché sei cristificato, perché tu sei in Cristo, e Cristo è in te.<br />
Le tenebre<br />
Se tu sei luce, vuol dire che altri sono tenebre o al buio. Se tu sei luce,<br />
vuol dire che c’è uno spazio di tenebre da illuminare.<br />
Ma che significa essere nelle tenebre?<br />
È nelle tenebre ogni persona che non ha incontrato Gesù, che non è<br />
stata salvata da Cristo, non perché Egli non abbia fatto nulla per lei, ma<br />
perché nessuno le ha portato i doni della salvezza.<br />
Essere nelle tenebre non significa essere peggiori, cattivi, persone da<br />
tenere a distanza; predestinati alla perdizione, ma significa avere diritto<br />
alla luce; molti sbagliano perché non conoscono la strada, perché non<br />
incontrano nessuno che indichi loro la strada giusta. Voi che avete avuto<br />
la grazia di incontrarvi con la luce, non potete non tenere presenti quelli<br />
che sono ancora nelle tenebre.<br />
Se tu sei luce, non puoi non attirare l’attenzione verso il Cristo che vive<br />
in te.<br />
Cristo, che è “luce del mondo”, la vera luce che illumina ogni uomo,<br />
irradia la sua luce per mezzo tuo.<br />
In ogni conversione, c’è sempre qualcuno che ha fatto luce.
157<br />
Una testimonianza<br />
Charles De Foucauld, dopo una vita giovanile intemperante e spendacciona;<br />
dopo anni di carriera militare e viaggi di esplorazione in Marocco,<br />
a 28 anni (ottobre 1886) approda a una radicale conversione. All’inizio<br />
del cammino di ripensamento della sua vita, ascoltando una predica,<br />
resta colpito dalla scoperta che Gesù ha scelto talmente l’ultimo<br />
posto, che non ce ne era un altro dopo di quello.<br />
Capirlo e scoprire il vero senso della sua vita fu un tutt’uno: “Non appena<br />
ho creduto che esiste un Dio, ho capito che non potevo fare altro<br />
che vivere per Lui: la mia vocazione religiosa risale al momento stesso<br />
della mia fede”. E comincia a diventare luce, liberandosi di tutto ciò che<br />
in lui non era secondo il Vangelo.<br />
Sceglie il nascondimento, la preghiera, la solitudine, l’accoglienza e<br />
l’ascolto dei Tuareg del Sahara, per essere un raggio di luce, un fratello<br />
accogliente e universale.<br />
Muore martire a 58 anni (1 dicembre 1916).<br />
Luce e tenebre<br />
Giovani, abbiamo noi coscienza di essere luce?<br />
Dove non c’è fede, dove si bestemmia e si rinnega Cristo: Voi siete la<br />
luce?<br />
Dove c’è droga, ecstasy, alcool, dominio della carne, violenza di ogni<br />
genere: ci sono tenebre. Occorre accendere la luce; ma la luce sei tu, siete<br />
voi.<br />
Dove c’è l’esaltazione dell’egoismo e della pigrizia: tu sei la luce. Se<br />
sei luce, tu mostri la strada giusta anche a chi non vuole percorrerla.<br />
Fra gli innumerevoli comportamenti tenebrosi che ti circondano, sei<br />
luce rispettando il corpo tuo e quello altrui. Sei luce nello svago, nel divertimento,<br />
nel modo di adornare o custodire la tua persona, tempio dello<br />
Spirito Santo. Sei luce nel modo di compiere il tuo dovere, di rispettare<br />
i genitori, la fidanzata. Nel mondo non ci sarebbe tanto male, non ci<br />
sarebbe tanto smarrimento morale, se coloro che dicono di credere in<br />
Gesù, fossero veramente coerenti con la loro fede.<br />
La prima responsabilità della presenza del peccato nel mondo è di coloro<br />
che, dopo essere stati immersi nella luce, non splendono come luce.
158<br />
L’amore, il tuo amore di fidanzato o fidanzata, di marito o di moglie,<br />
come lo vivi?<br />
Una testimonianza<br />
Dietrich Bonhoeffer, un giovane pastore protestante, che viene accusato<br />
di lottare contro il Nazismo e davanti ai giudici che lo stanno processando<br />
per impiccarlo, ha il coraggio di dire che è compito del cristiano lottare<br />
contro gli autori della violenza, era fidanzato con Maria Van Wedemeyer.<br />
Vi leggo qualche brano della sua ultima lettera alla fidanzata (12 agosto<br />
1943), per farvi notare come vedevano e vivevano il loro amore.<br />
“Tu non sai che cosa nella mia attuale situazione significa l’avere te.<br />
Sono sicuro che qui c’è la guida speciale di Dio […]” Sono sicuro che il<br />
Signore ti ha fatta entrare nella mia vita per fare di te un dono a me.<br />
“Ogni giorno resto sorpreso per quanto immeritatamente io abbia ricevuto<br />
questa felicità, e ogni giorno sono profondamente commosso<br />
pensando a quale dura scuola Dio ti abbia condotto in questo ultimo<br />
anno […] Quando dunque penso alla situazione del mondo, alla totale<br />
oscurità che circonda il nostro destino personale e alla mia attuale detenzione”<br />
(tutte cose che mi porterebbero a dubitare dell’esistenza di<br />
Dio, a disperare, a rinnegare la mia fede) “allora credo che la nostra<br />
unione può essere solo un segno della grazia e della bontà di Dio, che ci<br />
chiama alla fede”. Cioè: tu Maria, sei per me il modo come Dio mi dimostra<br />
il suo amore nelle tenebre di questo momento. E io sono il dono<br />
che Dio ha fatto a te, per dimostrarti il suo amore, quando tutto ti porterebbe<br />
a perdere la fiducia e la fede.<br />
Come vivono i giovani il loro amore? Continua Bonhoeffer, sperando<br />
che sarebbe arrivato al matrimonio: “Il nostro matrimonio sarà un sì alla<br />
terra di Dio”. In questo inferno che è il nazismo, noi, unendoci, dobbiamo<br />
lavorare la terra di Dio. “Esso irrobustirà il nostro coraggio ad<br />
agire e a compiere qualcosa sulla terra”. La nostra unione non soddisferà<br />
solo le nostre legittime aspirazioni; ma metteremo <strong>insieme</strong> le forze<br />
per compiere il disegno di Dio con più vigore e maggiore efficacia.<br />
L’amore dei giovani cristiani, è una luce per i giovani che non credono?<br />
È diverso dal modo come credono di amare quelli che non hanno fede,<br />
o è un consumismo sfrenato di sensi? Che differenza c’è tra una coppia<br />
cristiana e una che non crede?
159<br />
In un mondo in cui ci sono le tenebre terribili e mortifere della negazione<br />
aprioristica di ogni principio morale; l’affermazione della libertà<br />
come potere individuale assoluto di autonomia di comportamento; il rigetto<br />
di ogni senso del dovere, della responsabilità; la pretesa di sperimentare<br />
tutto quello che si desidera o piace; in un mondo che ha l’orgoglio<br />
come principio, l’egoismo come norma e il piacere come criterio, la<br />
violenza come metodo, l’indifferenza come rapporto, siete chiamati ad<br />
essere luce, cioè ad essere diversi, ad avere il coraggio di remare controcorrente.<br />
Ci è stato affidato l’alto compito, la grande missione di testimoniare<br />
con la vita al mondo intero, che la gioia, la libertà, la verità, la giustizia,<br />
la pace, la felicità, la speranza sono beni che solo Cristo può dare.<br />
Chiunque si fa maestro di vita e non attinge da Cristo la verità, vende<br />
bigiotteria, illusioni, falsità.<br />
Vocazione: chiamata a essere luce<br />
Se vuoi essere luce, devi entrare nella categoria del donare; devi salire<br />
al piano superiore, dove si allarga l’orizzonte e si sceglie di vivere “per<br />
essere”, “per-dare”. “Dare luce” è un ideale di vita, è lo scopo più alto<br />
per cui vale la pena di vivere; è essere investiti da un riflesso accecante<br />
di felicità. È bello vivere per dare luce, per far incontrare con Cristo. È<br />
meravigliosa la felicità di donare, di servire, di “essere-per” gli altri.<br />
È un modo talmente alto di vivere che, dice Gesù, c’è bisogno di una<br />
chiamata per capirlo. La vocazione, infatti, non è nient’altro che la chiamata<br />
ad essere luce.<br />
Missione: responsabilità di dare luce<br />
La missione è nella natura stessa della vocazione cristiana. La missione<br />
non è qualcosa da fare, una iniziativa o un servizio da assolvere, come<br />
andare a pagare le tasse o la bolletta del telefono. La missione che ha<br />
l’acqua di dissetare è tutta nella sua chiamata ad essere acqua buona che<br />
si dona.<br />
Il fuoco riscalda semplicemente cercando di essere un buon fuoco.<br />
Siete missionari e fari di luce con la genuinità della vostra gioia, con la
160<br />
limpidezza dei vostri occhi, con la generosità del vostro cuore, con la<br />
coerenza della vostra vita, doveste avere contro il mondo intero.<br />
Non importa se siete chiamati ad essere “fari” <strong>delle</strong> grandi occasioni,<br />
o lucette notturne per far compagnia a chi non dorme: ciò che conta è essere<br />
luce sempre e dovunque.<br />
Tempi di ricarica<br />
Ma per essere luce così, sono indispensabili i tempi di ricarica, altrimenti<br />
non si può irradiare nulla. Quando la batteria del cellulare o della<br />
telecamera accenna a calare di livello, la si collega alla sorgente di energia.<br />
La nostra ricarica quotidiana è Gesù. Senza di Lui non possiamo essere<br />
luce.<br />
Un testimone di luce<br />
Giovanni Paolo II, il 20-5-1990, ha proclamato beato Pier Giorgio<br />
Frassati; e a conclusione del centenario della nascita (6-4-1901), lo ha<br />
indicato come modello per la Giornata Mondiale della Gioventù di Toronto:<br />
“Cercate di conoscerlo, perché a lui affido il vostro impegno missionario”.<br />
Pier Giorgio era un giovane piemontese, di famiglia ricca, borghese e di<br />
spirito liberale; è morto a 24 anni, alla vigilia della laurea in ingegneria.<br />
Aveva carattere gioioso, esuberante, amante della natura; era impegnato<br />
in politica e nel sociale. Verso i poveri, i malati, gli emarginati è<br />
stato il S. Alfonso dei Liguori del XX secolo: se ne prendeva cura personalmente<br />
e di nascosto.<br />
Era un normalissimo giovane, ma aveva un segreto: si comunicava<br />
ogni giorno, non si vergognava di “dire il Rosario”. Diceva: “Gesù mi fa<br />
visita con la comunione ed io gliela restituisco visitando i suoi poveri”.<br />
La sorgente della sua esuberanza spirituale e della sua irradiazione<br />
apostolica era Cristo Parola, Eucaristia, Amico.<br />
Cari giovani, non potreste essere voi i Pier Giorgio Frassati, la Teresina<br />
di Lisieux del XXI secolo?<br />
Non avete pensato che siete proprio voi quei giovani chiamati oggi a<br />
partecipare con crescente consapevolezza all’Eucaristia quotidiana, ad
avere un direttore spirituale per fare un cammino di vita interiore e di<br />
impegno apostolico?<br />
Io non so se sulle strade della vita ci incontreremo ancora; permettetemi,<br />
a conclusione di questa conversazione, di lasciarvi un piccolo messaggio<br />
personale, come segno dell’amore con cui vi porto nel cuore e<br />
della preghiera con cui vi seguo ogni giorno.<br />
Giovani, per essere “luce del mondo”,<br />
credete in Gesù!<br />
Fidatevi di Lui sempre, arrendetevi a Lui.<br />
Non abbiate la stolta pretesa di essere più saggi di Lui.<br />
Lasciatelo spaziare nella vostra vita.<br />
Lasciategli il comando.<br />
Alzate il capo, incrociate i Suoi occhi crocifissi, pieni di amore e lasciatevi<br />
guardare da Lui.<br />
Apritevi alla Sua luce e alla Sua grazia.<br />
Solo Gesù sa modellare uomini veri.<br />
Solo Gesù può plasmare i Santi, di cui il mondo ha bisogno, e che noi<br />
siamo chiamati ad essere.<br />
Solo Gesù unisce i cuori degli amici, dei fratelli, del gruppo, della parrocchia,<br />
della <strong>Diocesi</strong>, del mondo.<br />
Solo Gesù ci fa Chiesa e ci mette in comunione.<br />
Solo Gesù dà senso alla vita; solo Gesù dà gioia profonda.<br />
Solo Gesù dà scopo, felicità, stabilità alla nostra vita.<br />
Solo Lui dà ragione ad ogni nostra scelta e ci rende fedeli in ogni nostro<br />
passo.<br />
Per amore di Gesù lottate, soffrite, perseverate, scegliete il meglio, date<br />
di più.<br />
Per amore di Gesù rinunziate a voi stessi e fatevi dono gioioso e generoso.<br />
Seguite Gesù: Egli è la luce.<br />
“Fate tutto quello che Egli vi dirà” e sarete luce.<br />
Gesù é il cuore del mondo: più entrate in Lui, più diventate creature<br />
universali.<br />
Gesù è il traguardo della storia personale di ognuno.<br />
Gesù, solo Lui, è la via.<br />
Gesù, solo Lui, è la vita.<br />
Gesù, solo Lui, è la luce.<br />
161
162<br />
Egli è la consolazione e il rifugio, la chiarezza e la forza, il consiglio e<br />
il sostegno, la presenza e la pace.<br />
Egli è Dio; Egli è la Luce, e noi con Lui e in Lui siamo la “luce del<br />
mondo”.<br />
Morena<br />
APPROFONDIMENTI<br />
Grazie a nome di tutti per la bellissima catechesi.<br />
Ascoltandola mi è sorta una domanda: la consapevolezza di essere luce<br />
può farci insuperbire? Come evitare questo pericolo?<br />
Vescovo<br />
Morena teme che la presa di coscienza di essere un dono di luce possa<br />
farci cadere nella presunzione di essere “intoccabili” come i Farisei. Essere<br />
luce significa tre cose: renditi conto del dono che hai ricevuto. Non<br />
è da te essere luce; è Dio, che vive in te, la fonte della tua luce.<br />
Hai la grande responsabilità di alimentare questa luce con un rapporto<br />
stretto con Cristo nella Parola, nell’Eucaristia, nella riconciliazione,<br />
nella preghiera.<br />
Devi servire la luce, come ce la stanno servendo questi fari. Essere luce<br />
è una responsabilità, non un guardare gli altri dall’alto in basso. Ricordate<br />
cosa dice Paolo, di Gesù: Non considerò un tesoro geloso la sua<br />
uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso e prese la forma di servo (Fil<br />
2). È Lui il modello e la via per essere luce.<br />
Fra’ Nicola<br />
Da due anni faccio catechesi in carcere. Incontro spesso detenuti che<br />
hanno subìto traumi e violenze.<br />
Un ragazzo mi ha raccontato la sua storia: “all’età di quattro anni, orfano<br />
di padre; a cinque anni, orfano di madre e in orfanotrofio; a otto<br />
anni spacciavo droga con amichetti appartenenti a famiglie di delin-
163<br />
quenti; a dieci anni andavo in giro con la pistola. Sono in carcere da<br />
quando ero minorenne. C’è Dio per me?”.<br />
Dia una risposta non solo a me, ma anche ai giovani chiamati ad essere<br />
luce del mondo.<br />
Vescovo<br />
Durante la guerra in Kosovo, una ragazza violentata sotto gli occhi dei<br />
familiari ha gridato: “Dio dove sei?”. In un articolo sulla pagina diocesana<br />
di Avvenire le risposi: “Dio era accanto a te ed era violentato <strong>insieme</strong><br />
con te”. Per capire questo ragazzo e tutti i giovani che sono nel tunnel<br />
della droga, della malavita, della devianza, dobbiamo guardarli dall’inizio<br />
della loro storia.<br />
Chi è stato accanto a loro, ai loro genitori? Chi ha reso presente Dio,<br />
facendosi Sua mano, segno del Suo amore?<br />
Di solito acquietiamo la coscienza leggendo qualche distaccata domanda<br />
di giustizia e di pace durante la preghiera dei fedeli.<br />
Da credenti, dobbiamo chiederci se è davvero un male più grave la<br />
morte dei genitori o l’indifferenza, la burocrazia, il disservizio <strong>delle</strong> istituzioni,<br />
la superficialità, il malcostume, i pessimi esempi, la solitudine<br />
in cui viene a trovarsi un bambino.<br />
E anche quando si sono percorse vie tortuose e sbagliate, c’è da essere<br />
certi che Dio aspetta che qualcuno vada incontro a chi ha deviato per<br />
portarlo sulla retta via.<br />
Come Cristiani, non possiamo assumere l’atteggiamento salottiero ed esibizionista<br />
di tanti che si sprecano in parole inutili senza muovere un dito.<br />
Ecco l’importanza di essere “Chiesa”, del mettersi <strong>insieme</strong>, di unire<br />
intenti e forze per permettere a Cristo di salvare l’uomo.<br />
Don Paolo<br />
La luce del Battesimo è una fragile fiammella di candela.<br />
Intorno vediamo potenti fari laser fendere il cielo per segnalare luoghi<br />
di divertimento.<br />
Coloro che, secondo noi, sono nelle tenebre, in realtà sentono di essere<br />
nella luce. Come dare luce a chi è convinto di possederla?
164<br />
Vescovo<br />
La sproporzione tra la fiammella battesimale e i laser <strong>delle</strong> discoteche<br />
è perfettamente in linea con la logica del Vangelo. Siamo piccolo gregge;<br />
non siamo scaltri come i figli <strong>delle</strong> tenebre; da noi non possiamo far<br />
nulla.<br />
È vero che il raggio laser, con tutto quello che significa e rappresenta,<br />
attira masse ingenti; è sbagliata invece la nostra presunzione di avere in<br />
mano un faro e non una candela. Uscendo di metafora: noi siamo convinti<br />
che i mali del mondo sono invincibili, perché noi non abbiamo la<br />
forza di affrontarli.<br />
E poiché contiamo sulle nostre forze, non ci resta che scoraggiarci, desistere<br />
e rassegnarci. Forse non confessiamo mai di peccare contro la<br />
speranza.<br />
Quando ci decidiamo a credere nella potenza della fiammella e a contare<br />
su di essa, le cose cambiano.<br />
È Cristo che salva il mondo, non noi. Ma senza di noi Egli non può far<br />
nulla.<br />
Che poi nel mondo non ci siano solo tenebre, lo ha riconosciuto Gesù<br />
quando ha detto ai discepoli: “chi non è contro di noi, è con noi”; lo riconosce<br />
la “Gaudium et Spes”; ne è pienamente convinto Giovanni<br />
Paolo II.<br />
Jhonny<br />
Non dobbiamo essere luce fredda, che illumina e non riscalda. Non<br />
bastano i gesti, le parole, le acclamazioni: occorre qualcosa in più.<br />
Vescovo<br />
Parafrasando Paolo VI, rispondo a Jhonny che se i maestri non sono<br />
innanzitutto testimoni, non sono nemmeno veri maestri.<br />
Il maestro impara, insegna e istruisce; il testimone vive, edifica, converte<br />
e mette in movimento.
165<br />
Fabio<br />
Se una persona si comporta bene, è impegnata nel volontariato, ma<br />
non è praticante, è nelle tenebre?<br />
Vescovo<br />
Essere nelle tenebre non significa essere cattivi, ma avere diritto a incontrare<br />
la luce, che è Cristo.<br />
Chi non conosce e non segue Cristo, non è stato ancora illuminato: in<br />
questo senso è nelle tenebre.<br />
Tante persone cristianamente non praticanti sono pacifiche, oneste, rispettose,<br />
aperte alla solidarietà.<br />
Ma se il disegno del Padre è di ricapitolare in Cristo tutte le cose, purtroppo<br />
chi consapevolmente rifiuta Cristo, resta nelle tenebre.<br />
Salvatore<br />
Desidero condividere con tutti un’esperienza e porre una domanda a<br />
don Mario.<br />
All’aeroporto di Filadelfia siamo stati malamente rifiutati, perché il<br />
nostro aereo era stato soppresso.<br />
Abbiamo dormito sulla moquette; abbiamo mangiato quanto ci era rimasto;<br />
abbiamo subìto gli sguardi indagatori e distaccati dei passanti;<br />
abbiamo perso l’incontro di inizio e la prima catechesi della GMG. Mi<br />
chiedevo che senso avesse tutto questo.<br />
La risposta mi è venuta da don Mario, quando ha presentato Pier Giorgio<br />
Frassati come apostolo degli ultimi e di chi non ha voce.<br />
Ho capito che avevo bisogno di vivere sulla mia pelle questa esperienza<br />
per comprendere gli altri. Quindi ora sono felice di aver fatto questa<br />
esperienza.<br />
Passo alla domanda.<br />
Come la luce è composta da vari colori, così uniti da non distinguersi,<br />
pur essendoci tutti e sette, così la Comunità parrocchiale è<br />
formata da varie realtà, spesso però scomposte tra loro fino a non essere<br />
luce.
166<br />
Come fondere i vari colori della Comunità in modo che fuori si veda la<br />
luce e non i singoli colori?<br />
Vescovo<br />
Grazie a Salvatore per la testimonianza data.<br />
La risposta alla sua domanda dovrebbe essere molto articolata, per essere<br />
esauriente. Faccio solo qualche affermazione. In qualsiasi associazione,<br />
gruppo, movimento o comunità, se non si vive nell’unità e non si<br />
testimonia la carità, è falsa la fede, non servono né preghiere, né canti,<br />
né riti, né iniziative pastorali. In ogni contesto ecclesiale in cui non si fa<br />
annuncio e non lo si conferma con la testimonianza della carità, si gioca<br />
alla religione. È indispensabile avere l’umiltà e il coraggio di riconoscerlo.<br />
Alessandra<br />
I giovani hanno bisogno dell’amore di Cristo, ma lo cercano in altro.<br />
Anch’io frequentavo discoteche e divertimenti; facevo anche volontariato,<br />
ma mi mancava Gesù.<br />
Aiutiamo i giovani a riempire il proprio cuore con l’amore del Signore.<br />
Vescovo<br />
Sulla testimonianza di Alessandra, vi confido una convinzione, che è<br />
tutto l’impegno della mia vita.<br />
Il modo più alto per testimoniare a una persona che la si ama è aiutarla<br />
ad incontrare, conoscere, amare Gesù. Al contrario, il massimo male<br />
che le si può fare è rubarle la grazia e l’innocenza.
167<br />
Messaggi<br />
Messaggio<br />
per la Giornata del Seminario diocesano<br />
8 dicembre 2002<br />
Sotto lo sguardo materno di Maria, contemplata e invocata nel fulgore<br />
della sua luce immacolata, si svolge ogni anno nella nostra <strong>Diocesi</strong> la<br />
Giornata del Seminario.<br />
Un appuntamento sempre nuovo, significativo: stimolante occasione<br />
di riflessione per le comunità, le famiglie, i giovani sull’evento sempre<br />
attuale della Divina Chiamata. Animato da questa consapevolezza, il<br />
nostro Seminario Diocesano è in incessante ricerca, non solo di linguaggi<br />
e metodi pedagogici incisivi, ma anche di forme di animazione vocazionale<br />
e di dialogo con le famiglie e con le Comunità parrocchiali.<br />
Ai 24 giovani e ragazzi che formano la Comunità “interna” del Seminario,<br />
si aggiungono i ragazzi del Gruppo “Samuel” e i ragazzi del “Time-out”,<br />
che periodicamente si incontrano per un cammino di conoscenza<br />
reciproca, di discernimento e di formazione.<br />
Il bisogno di incontro, di dialogo e di scoperta è una dimensione fondamentale<br />
della crescita della personalità umana e cristiana, per questo<br />
gli educatori hanno riassunto nello slogan “COMUNICARE” il progetto formativo<br />
di quest’anno.<br />
Dopo aver aiutato i ragazzi a “ricordare”, cioè a scoprire la propria<br />
storia e la propria identità, li accompagnano nella difficile impresa di<br />
aprirsi a un rapporto libero e amicale con Cristo, e a un atteggiamento di<br />
accoglienza, di dono e di servizio verso gli altri.<br />
In questo contesto, anche la Giornata del Seminario assume una connotazione<br />
di domanda di dialogo dei seminaristi con le singole comunità<br />
parrocchiali e con ogni famiglia della <strong>Diocesi</strong>.<br />
È necessario, infatti, che tutte le Comunità della <strong>Diocesi</strong> curino con<br />
amore il vivaio, e che le pianticelle sentano di essere oggetto <strong>delle</strong> preghiere<br />
e dei sacrifici, dell’affetto e della sollecitudine di tutta la Chiesa:<br />
è questo il primo effetto che la Giornata del Seminario intende ottenere.<br />
Che nessuna <strong>delle</strong> speranze dei Seminaristi e dei loro educatori, del<br />
Vescovo, dei Presbiteri e del Popolo di Dio, resti disattesa, perché sacer-
168<br />
doti santi, missionari zelanti, guide sagge occorrono alla Chiesa che è in<br />
<strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong> <strong>delle</strong> Fonti e al mondo intero.<br />
Sia questa giornata un “evento di famiglia” che coinvolge tutti, chiama<br />
ognuno a fare la sua parte, e rende più saldi i vincoli di un impegno<br />
comune per la promozione, la crescita e la formazione <strong>delle</strong> vocazioni al<br />
sacerdozio.<br />
Dal Palazzo Vescovile, 11 novembre 2002<br />
* * *<br />
Natale! Nuova umanità<br />
Messaggio in occasione del Santo Natale<br />
✠ Mario, Vescovo<br />
Natale!<br />
Qualcuno chiede di entrare. Occorre offrirgli spazio, tempo, attenzione,<br />
accoglienza.<br />
È Dio stesso che bussa al cuore dei credenti. Domanda ospitalità per<br />
offrire pace, salvezza, luce, verità, liberazione.<br />
Chiede per dare. Chiede di essere accolto per accogliere, perché il vero<br />
pellegrino smarrito non è Dio, ma l’uomo.<br />
Natale!<br />
In ogni angolo della terra, in ogni città, in molte case ci sono occhi inconsolabili,<br />
volti terrorizzati, stomaci raggrinziti dalla fame o gonfi per<br />
infezioni e dissenterie, corpi consumati da AIDS, vite stroncate dalla droga,<br />
futuri di gioia cancellati da coppie frantumate, amori amari perché<br />
non veri, stragi di innocenti neppure nati, milioni di “cittadini invisibili”<br />
perché senza diritti e senza voce.<br />
Natale!<br />
Un esercito di centinaia di migliaia di volontari <strong>delle</strong> Parrocchie e <strong>delle</strong><br />
Associazioni, sparsi sul territorio nazionale e sul pianeta, nelle case<br />
per anziani, nelle comunità terapeutiche, tra terremotati e alluvionati,<br />
nelle case alloggio per minori, nelle strutture di prima accoglienza, nel-
169<br />
le carceri, nei tuguri dei poveri e degli anziani soli, nei centri di ascolto e<br />
nelle case famiglia per disabili; uno stormo di pacifiche colombe che<br />
ogni giorno cercano di rendere presente il volto paterno di Dio e di accendere<br />
fiammelle di speranza e di grazia.<br />
Natale!<br />
Perché la sua luce sia più potente dei bagliori <strong>delle</strong> armi, e il suo messaggio<br />
di pace sia più fragoroso <strong>delle</strong> deflagrazioni di guerra, occorrono<br />
uomini e donne che, rinnovati interiormente, ricoprano il mondo di orme<br />
di pace, di solidarietà, di giustizia; di orme che vanno verso i piccoli<br />
e i deboli, non per renderli schiavi, ma per liberarli dallo sfruttamento e<br />
dal degrado.<br />
Natale!<br />
Nuova umanità, che deve popolare le nostre città, animare le nostre<br />
case, insegnare nelle scuole, curare con amore negli ospedali, occupare<br />
con dignità ogni posto di impegno e di lavoro, perché sia pace in terra<br />
tra gli uomini e gloria a Dio nel più alto dei cieli.<br />
8 dicembre 2002<br />
(Pubblicato in Avvenire - 5 gennaio 2003)<br />
Nella gora immensa,<br />
dove giaceva, perduta,<br />
l’umanità,<br />
promesso dal Padre,<br />
annunciato dai Profeti,<br />
dagli ultimi atteso,<br />
* * *<br />
Messaggio augurale<br />
in occasione del Santo Natale<br />
✠ Mario Paciello<br />
Vescovo
170<br />
deposto dallo Spirito<br />
nelle mani aperte<br />
di tenera Fanciulla,<br />
come meteora infuocata,<br />
dal Cielo dell’Amore,<br />
sei sprofondato,<br />
trasformando in luce l’abisso<br />
e sollevando verso Dio<br />
miriadi di gocce incandescenti,<br />
e dal suolo non più intristito<br />
dal male che l’opprimeva,<br />
è germogliata la Vita.<br />
✠ Mario, Vescovo
171<br />
Omelie<br />
Omelia<br />
nella Solennità dell’Assunzione<br />
della Beata Vergine Maria<br />
Cattedrale di <strong>Altamura</strong>, 15 agosto 2002<br />
Ap 11, 19;12, 1-6.10<br />
Sal 44<br />
1Cor 15, 20-26<br />
Lc 1, 39-56<br />
SCHEMA<br />
Nel Vangelo ascoltato, è prefigurata, annunziata, anticipata profeticamente<br />
la Solennità che celebriamo.<br />
1. In Luca<br />
Maria:<br />
- si mette in viaggio verso la montagna;<br />
- entra in casa di Elisabetta;<br />
- canta le glorie del Signore: “L’anima mia...”;<br />
- si mette a servizio della cugina.<br />
Elisabetta:<br />
- gioisce, e con lei il bimbo che ha in grembo;<br />
- proclama Maria “Benedetta fra le donne...”;<br />
- “Beata colei che ha creduto...”.<br />
2. Nella Solennità dell’Assunzione<br />
Maria:<br />
- sale al cielo;<br />
- entra nella gloria del Padre;<br />
- entra per lodare, intercedere, mediare, servire l’umanità.<br />
Gli Angeli e i Santi esultano.<br />
3. Nel Prefazio della Liturgia di oggi, è spiegato perché Dio ha fatto<br />
questo:
172<br />
- Maria è primizia e immagine della Chiesa;<br />
- Dio, accogliendola in anima e corpo nella gloria: rivela qual è la<br />
sorte e il traguardo della salvezza; dà a noi, pellegrini sulla terra,<br />
un segno di consolazione e di speranza.<br />
- Dio ha fatto questo con Maria per insegnarci a <strong>camminare</strong> nel<br />
mondo come Maria:<br />
• Maria ha tenuto i piedi per terra, ma gli occhi costantemente rivolti<br />
ai beni eterni (cf. Orazione Colletta);<br />
• Maria è stata una pellegrina nella fede: per la sua fede è benedetta<br />
da Elisabetta; per la sua fede è glorificata da Dio e ammirata<br />
e venerata dalla Chiesa.<br />
4. In che senso Maria ha camminato nella fede? Come ha vissuto di fede?<br />
In che consisteva la fede di Maria?<br />
Il segreto della grandezza di Maria è la sua fede (“Beata colei che ha<br />
creduto”), cioè:<br />
- il suo rapporto con Dio;<br />
- la sua vita centrata in Dio;<br />
- il suo prendere ordini da Dio;<br />
- il suo totale abbandonarsi a Lui;<br />
- il suo amore a Lui;<br />
- il suo bisogno crescente di testimoniare amore a Lui;<br />
- il suo restarGli fedele nonostante tutto;<br />
- il suo non dubitare della Sua Parola quando tutto andava in senso<br />
contrario alle promesse;<br />
- l’aver cantato la gloria di Dio in casa di Elisabetta e sotto la croce;<br />
- l’aver detto “Eccomi” nell’Annunciazione, a Betlemme, a Gerusalemme<br />
nel Tempio e davanti al Figlio crocifisso.<br />
Questo rapporto con Dio non le ha impedito di <strong>camminare</strong> con i piedi<br />
per terra, di vivere tutti gli eventi gioiosi e dolorosi della sua famiglia,<br />
del suo tempo, del suo Figlio, della Chiesa nascente.<br />
La fede non è un impedimento ad entrare nelle realtà terrene; ma,<br />
senza di essa, ogni impegno umano diventa problematico, difficile,<br />
esposto all’errore.<br />
5. Di una fede che si modella su quella di Maria ha bisogno il terzo millennio.
173<br />
Oggi – anche se non fa notizia – tanti giovani, famiglie, missionari,<br />
contemplativi, malati, anziani, camminano nella scia di fede e di impegno<br />
di Maria.<br />
Il mondo è pieno di risposte alla vocazione, generose come quella di<br />
Maria.<br />
Ma c’è anche tanto abbrutimento, c’è tanta sfrenata violenza, c’è una<br />
minaccia di morte al pianeta Terra, non da meteoriti o corpi celesti,<br />
ma dal dissesto ecologico, causato consapevolmente e colpevolmente<br />
da una tecnologia messa unicamente a servizio di un vorace sfruttamento<br />
<strong>delle</strong> risorse da parte di Governi, Multinazionali e imprenditori<br />
senza scrupoli.<br />
C’è l’abbattimento a tappeto di tutti gli argini morali e di tutte le regole<br />
di onesto e umano comportamento.<br />
Se non si guarda il cielo, è impossibile <strong>camminare</strong> sulla terra senza<br />
finire in buche, pozzanghere e burroni, e senza sbagliare strada.<br />
6. Fra un mese: il terzo grande Pellegrinaggio all’Incoronata di Foggia<br />
per ripartire per il nuovo cammino pastorale; per ricominciare il<br />
cammino di formazione; per riprendere l’impegno di evangelizzazione,<br />
di servizio, di testimonianza della carità.<br />
Chiediamo alla Vergine Assunta, tutti, di prendere coscienza della responsabilità<br />
che abbiamo di dare ognuno risposte fedeli e generose<br />
come la sua.<br />
Jacques Benigne Bossuet (1627-1704), scriveva che la causa della<br />
morte di Maria è stata la crescita, l’ampiezza, la perfezione, la vitalità<br />
della sua fede, del suo amore, della sua tensione verso Dio. Tutti<br />
gli istanti della vita di Maria sono stati altrettante eternità.<br />
Noi, ad ogni istante, purtroppo, rischiamo di perdere l’intera eternità.<br />
Beati noi se, quando il Signore ci chiamerà, non la malattia spezzerà<br />
i legami col corpo, ma un amore ardente e forte per il Signore (cf.<br />
Orazione sulle offerte).<br />
* * *
174<br />
Omelia<br />
nella Festa della Beata Vergine Maria<br />
di Costantinopoli<br />
Concattedrale di <strong>Acquaviva</strong> <strong>delle</strong> Fonti, 3 settembre 2002<br />
Gdt 13, 18-20; 15, 9-10<br />
Sal Lc 1, 46-55<br />
Gal 4, 4-7<br />
Lc 1, 39-56<br />
SCHEMA<br />
Il “viaggio” raccontato da Luca, per Maria non si è mai concluso.<br />
1) Maria ha camminato:<br />
1. accanto a Gesù come madre, educatrice, protettrice; ha condiviso<br />
la Sua sorte, la Sua passione, la Sua gloria;<br />
2. con gli Apostoli e con le prime Comunità cristiane di Gerusalemme<br />
e di Efeso, divenendo punto di riferimento, consolatrice;<br />
3. lungo i secoli con la Chiesa, facendosi apostola, missionaria,<br />
evangelizzatrice, mediatrice; impegnandosi per riportare l’umanità<br />
sulla retta via; andando a cercare i peccatori; intervenendo<br />
anche prodigiosamente in momenti di calamità, di persecuzioni,<br />
di guerre.<br />
2) La visita di Maria a Elisabetta è continuata in questi giorni in <strong>Acquaviva</strong>:<br />
1. i cristiani di <strong>Acquaviva</strong> hanno visto Maria mettersi in cammino;<br />
l’hanno accolta in casa loro, in tutte le parrocchie;<br />
2. voi, come Elisabetta, Le siete andati incontro; l’avete accolta: non<br />
siete stati spettatori sui marciapiedi, ma avete camminato con Lei;<br />
3. come Elisabetta, avete gioito della Sua visita; l’avete lodata, esaltata<br />
e ringraziata;<br />
4. Maria, come alla cugina, ha fatto sentire, con la Sua venuta, la<br />
presenza di Gesù;<br />
5. nel suo pellegrinaggio, tutte le Comunità hanno accolto la Madre<br />
di Dio e la propria Madre; intorno a Lei, tutte le parrocchie si sono
175<br />
sentite appartenenti alla stessa Madre: incontrando Lei, si sono ritrovate<br />
“una cosa sola”.<br />
3) Maria, mettendosi in cammino, ha messo in cammino tutti i veri cristiani<br />
di <strong>Acquaviva</strong>.<br />
Mai, come in questa esperienza, <strong>Acquaviva</strong> si era scoperta “città mariana”,<br />
“popolo di Maria”. Come Elisabetta accolse in casa Maria,<br />
così questa Cattedrale, Madre di tutte le chiese di questa città, ha dedicato<br />
a Lei, in modo stabile, una cappella, da dove Maria può incontrare<br />
e ascoltare ogni giorno i suoi figli.<br />
4) Oggi, nel momento culminante della festa, a conclusione del pellegrinaggio<br />
nelle parrocchie, dopo il restauro della Cattedrale, la “casa<br />
del Re” e della Teothocos, questo popolo ha voluto rimettere sul capo<br />
della Madre e del Figlio le corone d’oro, che già i Padri in due circostanze<br />
avevano messo.<br />
Non due corone nuove, ma le stesse, per dire che questa generazione<br />
del popolo di <strong>Acquaviva</strong> riconosce gli stessi titoli, ridà lo stesso onore,<br />
manifesta la stessa fede e devozione <strong>delle</strong> precedenti generazioni.<br />
5) Nel Vangelo proclamato, Elisabetta ha detto: “A che debbo che la<br />
Madre del mio Signore venga a me?”. E Maria ha esclamato: “Grandi<br />
cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome” ... “Tutte<br />
le generazioni mi chiameranno beata”.<br />
Noi, mettendoLe la corona sul capo,<br />
- La riconosciamo Madre di Dio e Madre nostra;<br />
- vogliamo essere parte di quelle generazioni che La benedicono e<br />
La esaltano;<br />
- vogliamo riconoscere le grandi cose che Maria ha fatto per questo<br />
popolo.<br />
Ella è la nostra Castellana, la nostra Consigliera, la nostra Confortatrice,<br />
il nostro Modello, il nostro Rifugio.<br />
Grazie ai Sacerdoti, al Comitato, al Sindaco, alle Forze dell’ordine,<br />
all’Azione Cattolica, ai Laici, che hanno reso possibile questa storica<br />
esperienza di fede.<br />
* * *
176<br />
Omelia<br />
durante la Veglia di preghiera<br />
nel I Anniversario degli attentati terroristici<br />
negli Stati Uniti dell’11 settembre 2001<br />
Concattedrale di <strong>Gravina</strong>, 11 settembre 2002<br />
SCHEMA<br />
Grazie a Don Saverio e a quanti hanno organizzato questa Veglia.<br />
1) Perché ci siamo radunati?<br />
1. Non per rivivere momenti di sgomento e di terrore. Faremmo<br />
gioire Ben Laden e i suoi.<br />
2. Non per rivedere all’infinito crolli apocalittici. È ciò che vuole il<br />
terrorismo; è come se le torri crollassero miliardi di volte, quanti<br />
sono i televisori nel mondo; è la migliore propaganda allo strapotere<br />
del terrorismo.<br />
2) Perché ci siamo radunati?<br />
Per non sentirci estranei a tante manifestazioni di solidarietà? Sarebbe<br />
come pregare per la fame nel mondo e non privarsi di un centesimo.<br />
3) Perché questa Veglia?<br />
1. Per accrescere paure, insicurezza? Sarebbe andare contro la speranza<br />
cristiana.<br />
2. Per piangere per i morti? È un gesto cristiano, ma ce ne saranno<br />
altri.<br />
4) Una Veglia non è un rito magico; mille Veglie non sono una magia<br />
più potente: quando usciremo di chiesa troveremo lo stesso mondo<br />
che abbiamo lasciato, entrando. Al prossimo telegiornale ci parleranno<br />
di altri attentati e guerre.<br />
Le parole udite, lette, cantate, non impediranno al terrorismo di far<br />
penetrare ovunque i suoi tentacoli. Attentati, bombe, kamikaze continueranno<br />
a uccidere e distruggere.<br />
Di fronte a chi, in pochi secondi, ha la capacità di mettere in ginocchio<br />
la pace, la vita, la civiltà, il progresso, gli affetti, i vincoli di san-
177<br />
gue, i progetti, il futuro, noi cosa offriamo per arginare questo ciclone<br />
di dimensioni planetarie? ... Parole udite e canti che non ci appartengono?<br />
5) Non sto dicendo che è inutile ciò che stiamo facendo: una Veglia è<br />
una supplica comunitaria a Dio Padre dell’umanità, perché illumini<br />
con la Sua sapienza eterna e divina le menti e i cuori degli uomini.<br />
Ma come possiamo alzare lo sguardo sul male che è nel mondo, se<br />
non abbiamo l’onestà di rivolgere l’attenzione al male che è dentro di<br />
noi?<br />
6) Una Veglia è fruttuosa, efficace, se è momento di riflessione, di presa<br />
di coscienza, di riconoscimento dei nostri personali attentati alla pace,<br />
all’amore fraterno, alla verità, alla giustizia.<br />
Non ha senso preoccuparsi e pregare per le vittime del fondamentalismo<br />
islamico, basco, irlandese, iracheno, se non ci facciamo scrupolo<br />
di non essere “nella carità” verso tutti.<br />
Se è vero che “ne uccide più la lingua che la spada”, ognuno di noi ha<br />
fatto più vittime dei due aerei contro le torri. La carica di disistima, di<br />
cattiveria, di falsità, di disprezzo che ci portiamo nel cuore è più pesante<br />
dei cinturoni imbottiti di tritolo dei kamikaze.<br />
7) Come cristiani, abbiamo il dovere di “credere all’amore”; di crederci<br />
tanto da essere, come Gesù, disposti a morire, pur di salvare il fratello.<br />
In famiglia, nei rapporti di qualunque genere e ambito, portiamo solo,<br />
sempre, dovunque e comunque, “carità”.<br />
Solo così la nostra preghiera può essere ascoltata; solo così cresce la<br />
speranza di un mondo migliore.<br />
* * *
178<br />
Omelia<br />
per l’Ordinazione diaconale di<br />
Giovanni Giove<br />
Chiesa Madre di Santeramo in Colle, 22 settembre 2002<br />
XXV Domenica del Tempo Ordinario - A<br />
Is 55, 6-9<br />
Sal 144<br />
Fil 1, 20-27<br />
Mt 20, 1-16<br />
“O Padre, apri il nostro cuore all’intelligenza <strong>delle</strong> parole del Figlio<br />
tuo, perché possiamo comprendere l’onore di lavorare nella tua vigna<br />
fin dal mattino” (Colletta).<br />
Avevamo proprio bisogno di pregare così, perché è difficile comprendere,<br />
con una semplice veduta umana, un giovane che rinunzia a progetti<br />
umani, a ideali umani, a interessi personali, a hobby e gusti, a desideri<br />
propri, a una vita tutta sua e vissuta per sé, per dire questa sera: “Eccomi,<br />
sono il servo del Signore, mi metto totalmente a sua disposizione”.<br />
È difficile capire questo; e Dio, che è Padre, ci ha donato questa sera una<br />
Parola che ci dà tanta luce e ci aiuta a comprendere il gesto di Giovanni:<br />
consacrarsi al Signore e svolgere nella Chiesa il compito di ministro<br />
nell’Ordine del diaconato.<br />
Avevamo bisogno di questa Parola, per comprendere questo gesto; e<br />
noi siamo grati a Giovanni perché, con la sua presenza qui questa sera,<br />
col suo mettersi nelle mani della Chiesa, con la risposta che egli dà, rende<br />
quasi concreta, manifesta, attuale e presente la Parola che il Signore<br />
ci ha data.<br />
Vorrei fermarmi con voi, cari fratelli e sorelle, particolarmente sul<br />
brano del Vangelo che è stato proclamato, perché contiene tanti insegnamenti<br />
per il Vescovo, per questa bella corona di Presbiteri qui presenti,<br />
per i Diaconi, i Ministri istituiti, i Seminaristi, per tutta la Comunità<br />
cristiana, perché questa Parola non serve solo a noi che stiamo qui,<br />
ma ad ognuno di voi. Vorrei fare con voi <strong>delle</strong> riflessioni molto semplici,<br />
ma anche coinvolgenti, per aiutare ognuno a comprendere che è protagonista<br />
di quel brano del Vangelo che è stato proclamato.
Dice il Vangelo che Gesù, che è il padrone di casa, uscì in diverse ore<br />
del giorno a chiamare operai nella sua vigna: all’alba, alle nove, a mezzogiorno,<br />
alle cinque del pomeriggio. Queste diverse uscite che senso<br />
hanno? Che cosa dobbiamo comprendere dalla parabola che Gesù ci ha<br />
narrata?<br />
Uscì tante volte, per dirci che chi non ha avuto l’attenzione, la possibilità,<br />
l’occasione di incontrare il Signore che lo chiamava all’alba o alla<br />
prima ora del mattino, non è dispensato, esonerato dal chiedersi: “Signore<br />
cosa vuoi che io faccia?”; chi non si è impegnato per Cristo sin<br />
dal mattino della vita, non vuol dire che è condannato a non seguirlo;<br />
chi non ha accolto questo invito dall’inizio della sua vita cosciente, non<br />
è un viaggiatore che ha perso l’unico treno, e non può più <strong>camminare</strong>,<br />
non può continuare a vivere da sfaccendato e rassegnato.<br />
Attenzione: quando dico la “voce” del Signore, la chiamata, il passaggio<br />
del Signore, l’invito del Signore, non parlo soltanto della vocazione<br />
al sacerdozio, ma della vocazione battesimale, che tutti abbiamo ricevuto.<br />
Questo padrone di casa, che esce in diverse ore del giorno, ci fa comprendere<br />
che ogni stagione della vita è giusta per rispondere alla chiamata;<br />
che non c’è un’ora uguale per tutti per dare a Dio una risposta, per<br />
convertirsi, per impegnarsi, per cominciare a vivere un’autentica vita<br />
cristiana, per seguire Cristo in modo più costante, coerente e perseverante:<br />
ogni ora è buona!<br />
Francesco d’Assisi, chissà quante volte non ha ascoltato la chiamata<br />
del Signore; Camillo de Lellis, dopo una vita disordinata, peccaminosa,<br />
sbandata, dopo esperienze di delinquenza autentica, ha sentito che Cristo<br />
passava nella sua vita: è diventato San Camillo de Lellis; Charles de<br />
Foucauld, Agostino di Ippona, …l’elenco potrebbe non finire. Nella vita<br />
di ognuno di noi, il padrone di casa passa e invita ad entrare e lavorare<br />
nella sua vigna. Questo è avvenuto e avviene per ognuno di noi. Questo<br />
padrone di casa, che esce in diverse ore del giorno, ci dice che la<br />
chiamata non è un evento di un momento, avvenuta una volta nella vita,<br />
che poi si allontana nel tempo e non ha nessun rapporto con il presente.<br />
Il nostro fratello Giovanni non è stato chiamato nel momento in cui ha<br />
scoperto che Dio aveva progettato per lui la vita sacerdotale; è stato chiamato<br />
ogni giorno, come è chiamato in questo momento e sarà chiamato<br />
ogni giorno della sua vita. La vocazione, l’invito ad entrare, a lavorare<br />
nella vigna del Signore, è costante, è continuo, è perseverante: il Signore<br />
chiama costantemente; la chiamata è un evento di ogni ora della vita.<br />
179
180<br />
Questo Signore, che esce a tutte le ore, ci dice anche un’altra cosa: che<br />
a tutti deve giungere la chiamata del Signore; nessuno può ritenersi<br />
escluso e dispensato dall’andare a lavorare nella vigna del Signore; nessuno<br />
può ritenersi dispensato dal dare la sua testimonianza cristiana; nessuno<br />
può sentirsi dispensato dal compito, in quanto battezzato, in quanto<br />
figlio di Dio, in quanto credente, di annunciare Gesù Cristo. San Paolo:<br />
“Per me vivere è Cristo […] vivete da cittadini degni del Vangelo”.<br />
Il padrone di casa, incontrando persone in piazza, li invita dicendo:<br />
“Andate nella mia vigna”. Vorrei sottolineare questo “mia vigna”: nella<br />
parabola dei vignaioli perfidi, quei vignaioli che uccidono i servi che il<br />
padrone manda, poi alla fine uccidono pure il figlio del padrone, per impossessarsi<br />
della vigna; in questa parabola, Gesù mette in evidenza la<br />
tentazione e la pretesa dell’operaio di diventare padrone della vigna.<br />
“Andate a lavorare nella mia vigna”: nella vigna fatta non di viti e di<br />
terra, ma di uomini, può avvenire di trasformarsi da servo e amico del<br />
padrone a padrone; può succedere al ministro di Dio, può succedere ai<br />
collaboratori in una Comunità parrocchiale, può avvenire a chi svolge<br />
un compito nella Comunità questa tentazione. Questo pericolo, di dimenticarsi<br />
che si è servi della vigna del Signore, purtroppo, è alle porte,<br />
e le conseguenze, quando anche inconsciamente si pensa così, sono veramente<br />
disastrose: un Prete che non fosse disponibile a lasciare quel<br />
ministero e a prenderne un altro; un collaboratore in parrocchia che crede<br />
di essersi fatto il suo piccolo mondo e nessuno ci deve mettere mano,<br />
è una difficoltà all’obbedienza.<br />
“Andate nella mia vigna”, significa che tutti, nella vigna del Signore,<br />
nella Comunità parrocchiale, nella <strong>Diocesi</strong>, nella Chiesa, tutti siamo<br />
chiamati a svolgere ministeri, compiti, lavori diversi: quanti lavori,<br />
quante necessità, quanti bisogni, quanti compiti e mansioni ci sono nella<br />
Comunità cristiana! I ministeri, i servizi, i lavori possono essere tanti,<br />
ma la vigna è una sola, ed è quella del Signore.<br />
“Andate a lavorare nella mia vigna”: non in mille orticelli, ma nell’unica<br />
vigna del Signore.<br />
Al termine della giornata, quando il padrone vuole dare la ricompensa<br />
agli operai, sappiamo che cosa avvenne: furono pagati tutti alla stessa<br />
maniera, pur non avendo lavorato per la stessa durata. Dicono gli operai<br />
della prima ora: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto, noi abbiamo<br />
portato tutto il peso della giornata e la calura della giornata”. Dice<br />
il Salmo: “Mille anni sono come il giorno di ieri che è passato”.
Anche un Prete che stesse 60-70 anni, o in una parrocchia o nel servizio<br />
pastorale; anche una persona che lavorasse per 90 anni nella Comunità<br />
cristiana a servizio del Signore, è come se lavorasse un’ora sola.<br />
Siamo tutti operai di un’ora soltanto davanti a Dio: sbagliamo se pensiamo<br />
di accumulare diritti, man mano che si prolunga il tempo di un servizio<br />
o di una permanenza; sbagliamo se lavoriamo per la ricompensa che<br />
deve scaturire da quel servizio. Siamo tutti operai di un’ora soltanto,<br />
perché ora per ora siamo chiamati dal Signore, e noi possiamo offrirgli<br />
soltanto il momento che stiamo vivendo. Abbiamo fragili mani: quello<br />
gli possiamo dare.<br />
Gesù propone come modelli, nella parabola, gli operai dell’ultima ora:<br />
li propone come modelli da imitare, perché gli operai chiamati alle cinque<br />
del pomeriggio accettano di andare nella vigna, sapendo che con un’ora di<br />
lavoro potevano sperare ben poco come ricompensa; eppure vanno, perché<br />
apprezzano l’onore di essere chiamati: “O Padre, facci comprendere<br />
l’onore di lavorare nella tua vigna” (Colletta); comprendono l’onore di<br />
essere chiamati, di essere stati oggetto di attenzioni, di essere oggetto di<br />
fiducia da parte del padrone, e vanno nella vigna con gratuità. Gesù li presenta<br />
come modelli, per insegnarci la gratuità del servizio del Signore e<br />
della Comunità. E, pur lavorando un’ora sola, pur facendo poco, quell’ora<br />
che potevano perdere, sprecare, la rendono utile e fruttuosa.<br />
Quanti insegnamenti per tutti noi, cari fratelli e sorelle: quanto tempo<br />
sprechiamo, quante cose non facciamo per il Signore, per gli altri, perché<br />
pensiamo, “Ormai, tanto non serve più; è tardi; non serve a niente;<br />
pazienza”.<br />
Vorrei avviarmi a conclusione. Per il nostro fratello Giovanni, per il<br />
Vescovo che gli sta parlando, per noi Sacerdoti, per tutti voi, caro popolo<br />
di Dio, questa Parola che abbiamo ascoltata, che cosa ci chiede? Innanzitutto,<br />
di scoprire e capire il dono della gratuità della chiamata a lavorare<br />
per il Signore. E lavorare per il Signore significa non soltanto<br />
svolgere un servizio, ma vivere per Lui, vivere di Lui.<br />
La conseguenza, caro Giovanni, di questa sequela, quale deve essere?<br />
La luce che deve venire fuori da questa presa di coscienza è un grande<br />
senso di responsabilità, un grande senso del dovere, di servire. Sei stato<br />
chiamato per servire i tuoi fratelli, per servire il Signore nei suoi fratelli,<br />
per servire l’amore di Dio ai tuoi fratelli.<br />
Il secondo insegnamento che dobbiamo dedurre da questa Parola è<br />
che dobbiamo, caro Giovanni, essere coscienti sempre della sproporzio-<br />
181
182<br />
ne tra il servizio che noi prestiamo e il frutto che otteniamo: Paolo,<br />
Apollo, Pietro zappano, arano, irrigano, ma è solo Dio che fa crescere.<br />
Diceva giustamente il tuo Animatore: “Chi potrebbe ritenersi degno di<br />
essere chiamato dal Signore a svolgere compiti così alti, così rischiosi,<br />
così al di sopra <strong>delle</strong> forze umane?”. Il Signore ha bisogno della nostra<br />
piccolezza, della nostra debolezza, della nostra incapacità; ha bisogno<br />
dei nostri limiti, della nostra incapacità di ottenere frutti con le nostre<br />
forze; ma si serve di questi limiti, di questa pochezza, di questa povertà<br />
per salvare gli uomini, per convertire i cuori.<br />
Perciò, la conseguenza di questa presa di coscienza della propria nullità<br />
nelle mani del Signore, è il bisogno di alimentare il rapporto con<br />
Dio, di vivere in intimità con Dio, come Gesù prima di incontrare le folle;<br />
il bisogno di curare una seria, forte, ferma vita spirituale.<br />
Un’altra conseguenza, un’altra presa di coscienza che dobbiamo tirare<br />
dalla Parola che abbiamo ascoltata, è che dobbiamo vivere il presente,<br />
caro Giovanni, ogni momento, ogni attimo, come un istante di eternità,<br />
come quando si va dal fotografo a fare una foto. Una vita diaconale, e<br />
poi sacerdotale – quando fra alcuni mesi Cristo ti renderà tale – deve essere<br />
vissuta come ci ha detto Paolo, in Cristo, di Cristo e per Cristo:<br />
“Per me vivere è Cristo”.<br />
Solo così, chi è chiamato da Dio ad essere suo ministro nella Chiesa,<br />
può esortare autorevolmente i fratelli, come ha fatto oggi Paolo: “Fratelli,<br />
comportatevi da cittadini del cielo e cercate di imitare me, come io<br />
cerco di imitare Cristo”.<br />
* * *
183<br />
Omelia<br />
per il XXV Anniversario di Sacerdozio<br />
di Mons. Michele Castoro<br />
Cattedrale di <strong>Altamura</strong>, 5 ottobre 2002<br />
XXVII Domenica del Tempo Ordinario - A<br />
Is 5, 1-7<br />
Sal 79<br />
Fil 4, 6-9<br />
Mt 21, 33-43<br />
SCHEMA<br />
“Canterò per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna”<br />
(Is 5, 1).<br />
Come risuonano appropriate queste parole, in una Celebrazione nella<br />
quale il sentimento comune è il bisogno di lodare il Signore e di ringraziarlo<br />
per i 25 anni di vita e di ministero sacerdotale di Don Michele Castoro.<br />
1. Le parole di Isaia erano l’inizio di un canto di lavoro dei vignaioli<br />
in autunno: gioivano e ringraziavano per il frutto del lavoro.<br />
Don Michele, come Sacerdote, è stato chiamato ad essere operaio<br />
nel campo del Signore: oggi è qui a cantare con noi la sua<br />
gioia ed il suo grazie al Signore.<br />
2. “Canterò per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna”<br />
era un canto di amore: la vigna, nell’antico Oriente, era<br />
simbolo della donna amata. La sposa del Cantico dei Cantici è<br />
definita “vigna in fiore”.<br />
Il Presbitero, come ogni persona consacrata, vive con Cristo uno<br />
speciale ed esclusivo rapporto sponsale.<br />
Don Michele, che da 25 anni vive la sua vita in Cristo, con Cristo<br />
e per Cristo, oggi è con noi per cantare a Cristo il suo amore e la<br />
sua fedeltà.
184<br />
3. “Canterò per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna”<br />
era un canto religioso: la vigna, nella Bibbia, era il simbolo<br />
di Israele, del popolo che Dio amava e aveva prescelto.<br />
Per la vigna del Signore, che è la Chiesa, Don Michele dona tutto<br />
se stesso con umiltà, discrezione e amore.<br />
Per essere stato ritenuto degno dal Signore di essere Sacerdote<br />
nella Chiesa e per il mondo, oggi è qui, quasi per chiedere a tutti<br />
noi di amplificare il suo inno di gratitudine al Signore.<br />
Ma questa gioiosa e solenne circostanza, motivo di letizia per tutti,<br />
non deve farci perdere di vista il messaggio che Dio, “Padre giusto e misericordioso,<br />
che veglia incessantemente sulla Chiesa” (Orazione Colletta),<br />
vuole darci.<br />
La conclusione amara e delusa del cantico di Isaia, e la minaccia di castighi<br />
ai vignaioli assassini della parabola, non devono portarci fuori<br />
strada.<br />
Il vero protagonista e l’unico attore della Parola proclamata è l’amore<br />
misericordioso del Padre.<br />
In quel vignaiolo che scommette tutto nel piantare la sua vigna; nel<br />
dotarla di recinto, di frantoio, di torre, di operai; nell’umiltà e nel rispetto<br />
con cui chiede i frutti; nella fiducia che gli operai non si comporteranno<br />
male una seconda ed una terza volta; nella disponibilità a mandare il<br />
figlio, nonostante tutto; nel non distruggere la vigna, ma nell’affidarla<br />
ad altri:<br />
1) c’è la testimonianza dell’amore sconfinato e gratuito con cui Dio<br />
ci ama;<br />
2) c’è la fiducia, la speranza, la capacità di aspettare di Dio nei nostri<br />
confronti;<br />
3) c’è la sintesi di tutto il mistero della salvezza: Dio crea e parla perché<br />
ama; manda il suo Figlio perché, per la sua morte e risurrezione,<br />
potessimo entrare nella vita.<br />
La Chiesa, a cui è stata affidata la salvezza del mondo, per non scoraggiarsi,<br />
per non venir meno al suo compito, per non contare su mezzi e<br />
certezze inadeguate, deve sempre tener presente che è fondata su Cristo,<br />
Figlio di Dio e Salvatore, ma anche “pietra scartata”.<br />
Nella vigna del Signore, tutti, preti e laici, siamo tutti vignaioli, non<br />
padroni.
Ci è stato affidato il mondo per servirlo, amarlo, salvarlo, non per possederlo.<br />
Siamo vignaioli chiamati a portare frutto, non ad avere. Siamo seminatori<br />
e piantatori, non mietitori e proprietari.<br />
L’impegno nella vigna del Signore, qualunque esso sia, è un dovere di<br />
cui è impossibile fare a meno, non un vanto.<br />
Ecco perché abbiamo sentito il bisogno di pregare così: “Padre giusto<br />
e misericordioso, …non abbandonare la tua vigna; ma coltivala e arricchiscila<br />
di scelti germogli, perché innestata nella vite che è Cristo, porti<br />
frutti di vita eterna”.<br />
185
186<br />
Preghiere<br />
Intenzioni<br />
affidate all’Apostolato della Preghiera<br />
per l’anno 2002-2003<br />
OTTOBRE 2002<br />
Perché le sofferenze dei disabili, degli innocenti, dei malati, le preghiere<br />
degli umili e dei semplici, le umiliazioni e i disagi dei poveri, l’amore<br />
ardente di quanti seguono Cristo, ottengano per la nostra <strong>Diocesi</strong> il dono<br />
essenziale ed irrinunciabile dell’unità, della comunione e della missionarietà.<br />
NOVEMBRE 2002<br />
Perché tutti coloro che si riconoscono cristiani avvertano la necessità di<br />
crescere nella fede, per vivere una religiosità sempre più autentica e dare<br />
testimonianza di rettitudine, di carità, di servizio e di perdono, per essere<br />
segno della presenza di Dio nel mondo.<br />
DICEMBRE 2002<br />
Perché in ogni parrocchia si sviluppi un serio cammino di catecumenato<br />
per accompagnare gli adulti che cercano Cristo e chiedono il battesimo,<br />
e si trovino famiglie disposte a prepararsi per essere catechiste, garanti,<br />
madrine dei catecumeni.<br />
GENNAIO 2003<br />
Perché le famiglie, chiamate a essere luogo in cui si fa esperienza della<br />
paternità di Dio, della presenza fraterna di Cristo, della maternità della<br />
Chiesa, attingano nella Parola e nell’Eucaristia la luce e la forza per costruire<br />
con amore l’unità nella diversità <strong>delle</strong> persone e dei compiti.<br />
FEBBRAIO 2003<br />
Perché i laici di Azione Cattolica, nelle Comunità parrocchiali, siano<br />
modelli di fedeltà ai momenti formativi e di condivisione <strong>delle</strong> responsabilità<br />
pastorali e, nella società, si distinguano per testimonianza di vita<br />
e apertura ai problemi del mondo.
187<br />
MARZO 2003<br />
Perché, attraverso una catechesi incessante, si aiutino le famiglie a scoprire<br />
la misericordia del Padre e l’amore di Cristo Crocifisso, e a credere<br />
nel perdono di Dio verso i pentiti di cuore.<br />
APRILE 2003<br />
Perché la paterna disponibilità dei sacerdoti e i frutti di santità di quanti<br />
si confessano facciano cadere i pregiudizi contro il Sacramento della<br />
Riconciliazione, che portano molti a non confessarsi e a crearsi una<br />
propria religione o morale.<br />
MAGGIO 2003<br />
Perché nelle parrocchie si riscopra la grandezza, la gratuità e la necessità<br />
del Sacramento della Riconciliazione e si creino spazi sempre più<br />
ampi per evangelizzarlo e celebrarlo.<br />
GIUGNO 2003<br />
Perché sacerdoti e religiosi, genitori e figli, giovani e anziani, sani e malati,<br />
vivano con intensità di amore il presente, per renderlo “istante di<br />
eternità” e per collaborare con tutti gli uomini e le donne di buona volontà<br />
a costruire il pezzo di storia di salvezza che ci è stato affidato.<br />
LUGLIO 2003<br />
Perché i giovani, definiti “sentinelle del mattino”, “sale della terra”,<br />
“luce del mondo”, traducano in fedeltà quotidiana a Cristo, in generosa<br />
risposta alla vocazione, in concreto impegno per il mondo, l’esperienza<br />
forte e entusiasmante <strong>delle</strong> Giornate Mondiali della Gioventù.<br />
AGOSTO 2003<br />
Perché le Associazioni, i Gruppi e i Movimenti presenti in <strong>Diocesi</strong> siano<br />
luoghi di conoscenza più profonda del Cristo, di intensa formazione<br />
cristiana e di più intima comunione ecclesiale.<br />
SETTEMBRE 2003<br />
Perché tutti i cristiani, consapevoli di essere sale della terra e luce del<br />
mondo, riscoprano il senso del peccato e si accostino frequentemente e<br />
con frutto al Sacramento della Confessione.
188<br />
Preghiera a S. Lucia<br />
Purissima Lucia,<br />
splendore di Siracusa<br />
e gloria della Chiesa,<br />
sposa fedele<br />
del Re dell’Universo<br />
e angelo di carità<br />
verso i poveri, gli orfani e le vedove,<br />
tu hai amato Gesù<br />
fino a offrirgli in dote<br />
il sacrificio di te stessa.<br />
Riempi di luce i nostri occhi<br />
perché seguiamo la via della Verità;<br />
illumina i nostri cuori<br />
per <strong>camminare</strong> nella carità.<br />
Sii per i giovani<br />
modello di castità;<br />
per i coniugi,<br />
esempio di fedeltà;<br />
per i cristiani,<br />
specchio di fortezza.<br />
Fa’ che anche noi,<br />
sul tuo esempio,<br />
desideriamo solo<br />
di piacere al Signore,<br />
per preparargli una lieta<br />
dimora nel nostro cuore,<br />
e divenire “luce del mondo”. Amen.<br />
✠ Mario, Vescovo<br />
* * *
189<br />
Preghiera della Famiglia<br />
Dio,<br />
Comunione di Amore,<br />
Beatitudine Eterna di Unità,<br />
Tu hai amato tanto l’uomo e la donna<br />
da modellare il loro rapporto<br />
sulla perfetta intimità<br />
<strong>delle</strong> Tre Divine Persone.<br />
Cristo,<br />
Sposo della Chiesa,<br />
Tu hai sacrificato te stesso per santificarla<br />
e per dare alla coppia cristiana<br />
l’esempio e la grazia di amarsi<br />
con amore indissolubile, gratuito e fedele.<br />
Spirito Santo,<br />
Bacio Increato del Padre e del Figlio,<br />
Alito Divino di Vita,<br />
Tu hai ispirato l’amore di Giuseppe e di Maria,<br />
hai reso materno<br />
il grembo verginale della Sposa,<br />
hai plasmato il loro cuore<br />
di educatori del Cristo,<br />
hai illuminato il cammino<br />
della Santa Famiglia di Nazareth.<br />
Beata e Indivisa Trinità,<br />
fa’ che ogni famiglia cristiana,<br />
consapevole dell’alta missione che le affidi,<br />
sia riflesso della tua unità di amore,<br />
eco del tuo dialogo di grazia,<br />
segno della tua fecondità creatrice.<br />
Nessuna coppia credente<br />
ceda alla tentazione<br />
di edificare la famiglia a propria immagine,
190<br />
di sostituirla con rovinosi surrogati,<br />
di ridurla a provvisoria<br />
e opportunistica scelta dei sensi,<br />
di snaturarla nella sua più sacra<br />
ed essenziale inviolabilità,<br />
di privarla della grazia<br />
del sigillo sacramentale.<br />
Maria,<br />
Madre di Dio,<br />
Madre della Famiglia,<br />
custodisci, educa, difendi<br />
tutte le famiglie cristiane,<br />
perché siano,<br />
agli occhi dei governi e dei popoli,<br />
immagine fulgida<br />
del progetto originario<br />
di Dio Creatore,<br />
segno di salvezza<br />
del futuro dell’umanità.<br />
✠ Mario Paciello<br />
Vescovo
191<br />
Lettere<br />
Ai Sacerdoti e Diaconi<br />
Diocesani e Religiosi<br />
Carissimi,<br />
fra un mese, e precisamente il 14 settembre 2002, vivremo per la terza<br />
volta, come Chiesa Diocesana, una meravigliosa Giornata Mariana,<br />
presso il Santuario della Madre di Dio Incoronata, di Foggia.<br />
Possiamo ormai considerare non solo una tradizione, ma anche un bisogno,<br />
dare ufficiale inizio al cammino e alle attività del nuovo anno pastorale<br />
riunendoci ai piedi di Maria e partendo dalla sua casa, dopo esserci<br />
affidati a Lei.<br />
Voi sapete che questo grande appuntamento di tutte le parrocchie, dei<br />
presbiteri, <strong>delle</strong> famiglie, i consacrati, le associazioni, gli organismi pastorali,<br />
con Maria, è fissato da un anno; per cui vi prego non solo di essere<br />
presenti, ma anche di dare ampia informazione, e di rivolgere calorosi<br />
inviti a tutti di partecipare.<br />
La giornata del 14 settembre<br />
si articolerà nel seguente modo:<br />
ore 10.00<br />
ore 11.00<br />
ore 13.00<br />
ore 15.30<br />
ore 17.00<br />
ore 19.00<br />
Cammino di preghiera intorno al Santuario e saluto alla<br />
Gran Madre di Dio Incoronata, con la recita del Rosario.<br />
Assemblea Diocesana per l’approfondimento <strong>delle</strong> linee<br />
pastorali dell’anno 2002-2003.<br />
Pranzo - tempo libero.<br />
Celebrazione comunitaria del Sacramento della Riconciliazione.<br />
Solenne Concelebrazione - Preghiera di affidamento a Maria.<br />
Ritorno a casa.
192<br />
I Parroci e gli organizzatori di pullman:<br />
1. comunichino a don Luigi Dimarno (Tel 080/311 70 24 - 311 36 38 -<br />
311 51 44) il numero dei pullman prenotati e richiedano i cartelloni<br />
per l’identificazione degli autobus;<br />
2. comunichino entro il 10 settembre il numero dei pellegrini che intendono<br />
usufruire del servizio mensa del Santuario (prezzo del pranzo Z<br />
10,00);<br />
3. prendano in Curia i Pass per coloro che intendono raggiungere il<br />
Santuario con mezzo proprio.<br />
I Sacerdoti, i Diaconi, i Ministri istituiti, i Seminaristi portino le vesti<br />
liturgiche proprie per la concelebrazione.<br />
Con la fiducia che il cuore Materno di Maria esulterà nel vederci più<br />
numerosi e maggiormente coinvolti e partecipi, in attesa di incontrarvi,<br />
cordialmente vi abbraccio.<br />
Dal Palazzo Vescovile, 15 agosto 2002, Assunzione della B. V. Maria<br />
* * *<br />
✠ Mario, Vescovo<br />
- Ai Reverendissimi Parroci<br />
- A tutti i membri dei Consigli<br />
Parrocchiali per gli Affari Economici<br />
Carissimi,<br />
domenica 24 novembre p.v., ricorre la Giornata Nazionale di sensibilizzazione<br />
per il sostentamento del clero.<br />
In vista di questo appuntamento, desidero incontrare per la prima volta<br />
tutti i membri dei Consigli Parrocchiali per gli Affari Economici, al<br />
fine di:<br />
1. richiamare il dovere di sensibilizzare i fedeli al sostegno economico<br />
alla Chiesa;
193<br />
2. incoraggiare i laici per una presenza più fattiva e corresponsabile all’interno<br />
degli organismi di partecipazione ecclesiale.<br />
L’incontro avrà luogo lunedì 4 novembre, alle ore 19.30, presso il<br />
Seminario Diocesano.<br />
Confidando nella Vostra partecipazione, Vi saluto cordialmente.<br />
<strong>Altamura</strong>, 10 ottobre 2002<br />
✠ Mario Paciello<br />
Vescovo<br />
P.S.: I Rev.mi Parroci sono pregati di trasmettere la presente comunicazione<br />
ai membri del Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici<br />
della propria Parrocchia.<br />
* * *<br />
Ai Presbiteri e Diaconi<br />
diocesani e religiosi<br />
Carissimi,<br />
vi è già noto che il terzo e il quarto venerdì di novembre ripartono i nostri<br />
incontri mensili di Ritiro Spirituale e di Aggiornamento (ore 9.30,<br />
Centro Giovanile - <strong>Gravina</strong>).<br />
Non vi scrivo per ricordarvi un impegno del calendario, ma per invitarvi<br />
fraternamente a predisporre il vostro animo ad essere interiormente<br />
e attivamente partecipe.<br />
Don Luigi Telesca, che ci aiuterà a metterci in ascolto, segue il metodo<br />
della Lectio; il suo impegno potrebbe restare sterile, se non fosse seguito<br />
dalla nostra riflessione personale e accolto nel silenzio.<br />
Per aiutarci reciprocamente a creare l’ambiente migliore, da tutti auspicato,<br />
faremo attenzione a quanto segue:<br />
1. chi desidera il caffè, lo prenderà all’arrivo, prima che inizi il Ritiro;
194<br />
2. lettere, plichi, manifesti, avvisi, pubblicazioni saranno distribuiti<br />
solo al termine del Ritiro;<br />
3. ognuno cerchi di fermarsi per l’Adorazione fino al termine del Ritiro,<br />
conservando il silenzio, rispettando il raccoglimento di chi<br />
prega, provvedendo, se crede, alla Confessione personale;<br />
4. per evitare slittamenti di orario, cerchiamo di essere puntuali.<br />
Riguardo agli incontri di Aggiornamento, mi permetto di ricordarvi<br />
che non sono facoltativi, né riservati ad alcuni o a chi non ha altro da fare:<br />
sono preziosi momenti di dialogo e di confronto, che fanno bene non<br />
solo dal punto di vista teologico o culturale, ma ci fanno sentire operai<br />
della stessa vigna.<br />
Vi prego, pertanto, di non prendere impegni alternativi.<br />
La partecipazione al “Pozzo di Giacobbe” è affidata alla sensibilità di<br />
ognuno verso la propria interiorità, verso i Confratelli, verso i laici desiderosi<br />
di crescere nell’esperienza del Cristo (11 novembre 2002, ore<br />
19.00 - Centro Giovanile).<br />
In attesa degli incontri, vi saluto fraternamente.<br />
Dal Palazzo Vescovile, 1 novembre 2002, Solennità di Tutti i Santi<br />
✠ Mario Paciello<br />
Vescovo
195<br />
Decreti<br />
Prot. n. 27/2002<br />
“La responsabilità primaria e diretta del Vescovo nell’iniziazione cristiana<br />
della propria Chiesa può trovare efficace attuazione attraverso il<br />
“Servizio diocesano al catecumenato”, un organismo formato da sacerdoti,<br />
religiosi e laici, con la finalità di promuovere e coordinare in tutta<br />
la <strong>Diocesi</strong> idonei itinerari di iniziazione cristiana” (L’iniziazione cristiana<br />
– Nota CEI – EDB 1997).<br />
La domanda crescente di battesimi da parte di immigrati, di adulti e<br />
fanciulli non battezzati, ha messo in evidenza la necessità di definire<br />
tappe, contenuti e impegni dell’iniziazione cristiana nella nostra <strong>Diocesi</strong>,<br />
e di affidarne la cura a un apposito organismo diocesano, da collocare<br />
nel settore pastorale Evangelizzazione e Catechesi della Curia.<br />
Pertanto, con il presente Decreto,<br />
ISTITUISCO<br />
IL SERVIZIO DIOCESANO AL CATECUMENATO<br />
i cui compiti specifici e primari sono:<br />
- far conoscere ai sacerdoti e agli operatori pastorali il RICA e le linee<br />
pastorali della <strong>Diocesi</strong> per il catecumenato;<br />
- sostenere la formazione di tutte le persone coinvolte nel cammino di<br />
iniziazione;<br />
- elaborare tracce più ampie di catechesi catecumenali;<br />
- dare suggerimenti e direttive per riti di ammissione, elezione, scrutini,<br />
consegne;<br />
- proporre o verificare criteri di discernimento per valutare la preparazione<br />
dei candidati ai diversi passaggi e al Battesimo;<br />
- aiutare le parrocchie suggerendo iniziative ascetiche, penitenziali,<br />
caritative da proporre ai catecumeni.<br />
Il SERVIZIO DIOCESANO AL CATECUMENATO è formato da:<br />
un Delegato Vescovile:<br />
una Segretaria:<br />
Diacono permanente;<br />
una Consacrata;
196<br />
Membri:<br />
Direttore Ufficio Catechistico;<br />
Direttore Ufficio Liturgico;<br />
Direttore Ufficio Famiglia;<br />
Direttore Ufficio Migranti;<br />
Delegato per l’Ecumenismo;<br />
Direttore Ufficio Missionario.<br />
Ogni Direttore può farsi rappresentare in modo stabile e operativo da<br />
un suo collaboratore.<br />
Chiedo paternamente al “Servizio” di incontrarsi con sollecitudine e<br />
di prendere contatto con le parrocchie per una conoscenza dettagliata<br />
<strong>delle</strong> attese, <strong>delle</strong> situazioni, dei referenti, e per avviare e seguire il cammino.<br />
San Giovanni Battista, sotto il cui patrocinio metto il Servizio, interceda<br />
per i catecumeni e per quanti li accompagnano alla conoscenza del<br />
Cristo.<br />
Dal Palazzo Vescovile, 14 settembre 2002, Festa della Esaltazione<br />
della Croce<br />
Il Cancelliere Vescovile<br />
Mons. Diego Carlucci<br />
✠ Mario Paciello<br />
Vescovo
197<br />
Prot. n. 32/2002<br />
Il sottoscritto Mons. Mario Paciello, Vescovo della <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong><br />
<strong>delle</strong> Fonti,<br />
- ESAMINATA l’istanza presentata dal Rev. Pietroforte Giuseppe, Parroco<br />
dell’Ente Ecclesiastico Parrocchia S. Domenico di <strong>Acquaviva</strong><br />
<strong>delle</strong> Fonti, diretta ad ottenere l’autorizzazione per poter alienare<br />
l’immobile sito nel Comune di <strong>Acquaviva</strong> <strong>delle</strong> Fonti, distinto nel<br />
N.C.E.U. sotto la partita n. 21532, Fog. 52, p. 670;<br />
- CONSIDERATA l’utilità che dalla richiesta alienazione ne potrà derivare<br />
all’ente interessato, il quale intende devolvere la somma che ricaverà<br />
dalla vendita per edificare opere destinate al ministero pastorale;<br />
- RAVVISATA l’utilità di accogliere la domanda di cui sopra;<br />
- VISTO il Codex Juris Canonici, Can. 1291-1295;<br />
- RICHIESTO ED OTTENUTO, a norma del Can. 1292, il consenso del<br />
Consiglio Diocesano per gli Affari Economici e del Collegio dei<br />
Consultori;<br />
AUTORIZZO<br />
il Rev. Pietroforte Giuseppe, Parroco dell’Ente Ecclesiastico Parrocchia<br />
S. Domenico di <strong>Acquaviva</strong> <strong>delle</strong> Fonti, a procedere all’alienazione<br />
dell’immobile sopra descritto all’espressa condizione che la somma ricavata<br />
venga interamente spesa per i lavori di ristrutturazione del piano<br />
terra e di edificazione del primo piano dell’Oratorio parrocchiale sito in<br />
<strong>Acquaviva</strong> alla Via Francavilla.<br />
<strong>Gravina</strong> in Puglia, 7 ottobre 2002<br />
Il Cancelliere Vescovile<br />
Mons. Diego Carlucci<br />
✠ Mario Paciello<br />
Vescovo
198<br />
Prot. n. 48/2002<br />
- VISTE le Deliberazioni nn. 2 e 3 della Conferenza Episcopale Italiana in<br />
materia tributaria canonica, promulgate il 19 gennaio 1987, riguardanti<br />
rispettivamente il Tributo ordinario sui redditi degli Istituti diocesani<br />
per il sostentamento del Clero e la Tassa in occasione di autorizzazioni<br />
rilasciate dal Vescovo agli Istituiti diocesani per il sostentamento del<br />
Clero per il compimento di atti di straordinaria amministrazione;<br />
- CONSIDERATE le modificazioni apportate alle stesse con Deliberazione<br />
della XXXVII Assemblea Generale della Conferenza Episcopale<br />
Italiana;<br />
- VISTO il Tariffario stabilito dalla Conferenza Episcopale Pugliese, approvato<br />
dalla Congregazione per il Clero in data 6 giugno 2000 e promulgato<br />
con nostro Decreto in data 30 ottobre 2000 (prot. n. 22/2000) e<br />
successiva precisazione in data 30 novembre 2001 (prot. n. 56/2001);<br />
- A NORMA del can. 1263 del CJC,<br />
con il presente<br />
DECRETO<br />
dispongo che l’Istituto diocesano per il sostentamento del Clero, Ente<br />
ecclesiastico civilmente riconosciuto, regolarmente iscritto nel Registro<br />
<strong>delle</strong> Persone Giuridiche del Tribunale di Bari il 27 luglio 1988 al n.<br />
537, versi in favore della <strong>Diocesi</strong>:<br />
1. un Tributo ordinario annuo del 3% sulla base imponibile dei propri<br />
redditi;<br />
2. una Tassa in occasione di autorizzazioni rilasciate dal Vescovo per<br />
il compimento di atti di straordinaria amministrazione:<br />
a. del 15% sul valore del bene oggetto del negozio giuridico, al<br />
netto di altri oneri, per acquisti a titolo gratuito (donazioni, eredità,<br />
legati);<br />
b. del 10% sul valore del bene oggetto del negozio giuridico, al<br />
netto degli oneri, per alienazioni o permute.<br />
Il presente Decreto ha valore immediato.<br />
Dal Palazzo Vescovile, 7 dicembre 2002<br />
Il Cancelliere Vescovile<br />
✠ Mario Paciello<br />
Mons. Diego Carlucci<br />
Vescovo
199<br />
Prot. n. 50/2002<br />
Esaminata l’istanza presentata dal Rev. Cassese Vito, Parroco della<br />
Parrocchia SS. Pietro e Paolo in <strong>Gravina</strong> in Puglia, in data 17 dicembre<br />
2002, diretta ad ottenere l’autorizzazione per poter alienare gli immobili<br />
siti nel Comune di <strong>Gravina</strong> in Puglia, alla contrada Murgetta, identificati<br />
in catasto in ditta alla Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, foglio di<br />
mappa 86, particelle 289, 291 sub 2 sub 3 e sub 9 con ogni relativa pertinenza<br />
e 293, di proprietà della suddetta Parrocchia, il cui valore risulta<br />
dall’esibite perizie redatte dal geometra Iacoviello Francesco e dal geometra<br />
Paterno Giovanni;<br />
- CONSIDERATA l’utilità che dalla richiesta alienazione ne potrà derivare<br />
all’Ente interessato, il quale intende devolvere la somma che ricaverà<br />
dalla vendita a beneficio del “POR - PUGLIA2000-2006 - Mis.<br />
2.2 - Progetto di ristrutturazione - Struttura parrocchiale SS. Pietro e<br />
Paolo; Borgo La Murgetta - <strong>Gravina</strong> in Puglia;<br />
- RAVVISATA l’utilità di accogliere la domanda di cui sopra;<br />
- VISTO il Codex Juris Canonici, cann. 1291-1295;<br />
- RICHIESTO ED OTTENUTO il consenso del Consiglio Parrocchiale degli<br />
Affari Economici della Parrocchia dei SS. Pietro e Paolo in data 10<br />
ottobre 1999;<br />
- CONSIDERATA l’urgenza ed avvalendomi dei poteri concessomi dal<br />
Codex Juris Canonici e dalla Delibera C.E.I. così come sopra menzionati;<br />
AUTORIZZO<br />
il Rev. Cassese Vito, Parroco della Parrocchia dei SS. Pietro e Paolo in<br />
<strong>Gravina</strong> in Puglia, a procedere all’alienazione dell’immobile sopra descritto,<br />
all’espressa condizione che il ricavato venga interamente speso<br />
per il Progetto di cui sopra.<br />
Dal Palazzo Vescovile, 18 dicembre 2002<br />
Il Cancelliere Vescovile<br />
Mons. Diego Carlucci<br />
✠ Mario Paciello<br />
Vescovo
200<br />
Nomine<br />
Mons. Vescovo ha nominato:<br />
31 agosto 2002: il Rev.do Mons. Oronzo SIMONE, Assistente<br />
Ecclesiastico dell’Associazione Italiana Amici<br />
del Presepio, Sezione di <strong>Altamura</strong> (Prot. n.<br />
25/2002).<br />
1 settembre 2002: il Rev.do P. Carlo LAVELLI, cmf, Vicario parrocchiale<br />
di S. Maria del Carmine in <strong>Altamura</strong><br />
(Prot. n. 26/2002).<br />
14 settembre 2002: il Rev.do Mons. Felice POSA, Direttore dell’Osservatorio<br />
giuridico-legislativo e Consulente<br />
giuridico della Curia Diocesana (Prot. n.<br />
28/2002).<br />
29 settembre 2002: il Rev.do Sac. Michele LOMBARDI, Vicario<br />
parrocchiale del SS. Crocifisso in Santeramo<br />
(Prot. n. 29/2002).<br />
1 ottobre 2002: il Rev.do Sac. Dennis OKECHUKWU<br />
EKWUGHA, del Clero della <strong>Diocesi</strong> di Orlu (Nigeria),<br />
Vicario parrocchiale di Sant’Agostino<br />
in <strong>Altamura</strong> (Prot. n. 30/2002);<br />
il Rev.do Sac. Luigi DIMARNO, Economo Diocesano,<br />
per cinque anni (Prot. n. 31/2002).<br />
7 ottobre 2002: il Rev.do P. Pasquale CENCIARELLI, cmf, Vicario<br />
Episcopale per la Liturgia e la Santificazione,<br />
per cinque anni (Prot. n. 33/2002);<br />
il Rev.do Diac. Leonardo FERRULLI, Direttore<br />
dell’Ufficio diocesano di Pastorale Giovanile<br />
(Prot. n. 34/2002);<br />
l’Ing. Domenico FRANCHINI, Direttore dell’Ufficio<br />
diocesano per i Beni Culturali e l’Arte<br />
Sacra (Prot. n. 35/2002).
201<br />
15 ottobre 2002: il Rev.do Sac. Domenico GIANNUZZI, Direttore<br />
dell’Ufficio diocesano Cultura e dell’Ufficio<br />
diocesano Comunicazioni Sociali (Prot. n.<br />
36/2002);<br />
il Prof. Francesco COLACICCO, Vice Direttore<br />
dell’Ufficio Catechistico diocesano (Prot. n.<br />
37/2002);<br />
il Rev.do Sac. Vito Antonio RAIMONDI, Assistente<br />
diocesano di A.C. Settore Giovani (Prot.<br />
n. 38/2002);<br />
il Rev.do Sac. Giuseppe CREANZA, Assistente<br />
diocesano dell’Azione Cattolica Ragazzi (Prot.<br />
n. 39/2002);<br />
il Rev.do Sac. Vincenzo MAZZOTTA, Consigliere<br />
Spirituale della Pia Unione Femminile<br />
“San Francesco Saverio” in <strong>Gravina</strong> (Prot. n.<br />
40/2002).<br />
20 ottobre 2002: il Rev.do Sac. Vito Antonio RAIMONDI, Parroco<br />
di Santa Lucia in <strong>Acquaviva</strong> <strong>delle</strong> Fonti, per<br />
nove anni (Prot. n. 41/2002).<br />
1 novembre 2002: il Rev.do P. Leonardo F. A. PINNELLI, ofm-<br />
Conv, Vicario parrocchiale di S. Francesco<br />
d’Assisi in <strong>Gravina</strong> (Prot. n. 42/2002);<br />
il Rev.do Sac. Tommaso LERARIO, Assistente<br />
Spirituale diocesano dell’Associazione Italiana<br />
Maestri Cattolici (Prot. n. 43/2002).<br />
14 novembre 2002: il Rev.do Sac. Domenico GIANNUZZI, Assistente<br />
Spirituale del Gruppo Scout “<strong>Acquaviva</strong> 1”<br />
(Prot. n. 45/2002).<br />
5 dicembre 2002: il Rev.do Sac. Vincenzo PANARO, Assistente<br />
Spirituale dell’Istituto Secolare Missionarie<br />
della Regalità di N.S. Gesù Cristo, per il triennio<br />
2002-2005 (Prot. n. 47/2002).
202<br />
30 dicembre 2002: il Rev.do Sac. Michele LORUSSO, Delegato<br />
diocesano A.N.S.P.I. (Prot. n. 51/2002).<br />
In data 1 ottobre 2002, previo assenso di Mons. Vescovo, il Segretario<br />
Generale della Conferenza Episcopale Italiana ha nominato il Rev.do<br />
Sac. Alessandro AMAPANI, Aiutante di Studio presso il Servizio Nazionale<br />
per la Pastorale Giovanile, per il triennio 2002-2005.<br />
Licenze<br />
In data 7 dicembre 2002, Mons. Vescovo ha concesso la Licenza a S.E.<br />
Mons. Francesco Cacucci, Arcivescovo di Bari-Bitonto, di conferire il<br />
Ministero dell’Accolitato al Seminarista Giuseppe CIFARELLI (Prot. n.<br />
49/2002).<br />
Consensi<br />
In data 5 novembre 2002, Mons. Vescovo ha dato il nulla osta al Rev.do<br />
Sac. Saverio PATERNOSTER, Presidente della Fondazione “Benedetto<br />
XIII” in <strong>Gravina</strong>, di promuovere iniziative atte a raccogliere offerte per<br />
il Centro, nei termini e nei modi previsti dalla legge (Prot. n. 44/2002).<br />
In data 14 novembre 2002, Mons. Vescovo ha dato il nulla osta affinché<br />
l’Opera dell’Amore Sacerdotale operi in questa <strong>Diocesi</strong> (Prot. n.<br />
46/2002).
203<br />
Ordinazione<br />
Il 22 settembre 2002, nella Chiesa Madre di Santeramo in Colle, Mons.<br />
Vescovo ha conferito l’Ordine del DIACONATO al Seminarista Giovanni<br />
GIOVE, della medesima Comunità parrocchiale, incardinandolo nel<br />
Clero diocesano.<br />
Ministeri<br />
Il 22 settembre 2002, nella Parrocchia Mater Ecclesiae in <strong>Gravina</strong>,<br />
Mons. Vescovo ha AMMESSO TRA I CANDIDATI ALL’ORDINE SACRO il Seminarista<br />
Giuseppe LOVIGLIO, della medesima Comunità parrocchiale.<br />
Il 31 ottobre 2002, nella Parrocchia del SS. Rosario di Pompei in <strong>Altamura</strong>,<br />
Mons. Vescovo ha conferito il Ministero dell’ACCOLITATO al Seminarista<br />
Nunzio FALCICCHIO, della medesima Comunità parrocchiale.<br />
Il 14 dicembre 2002, nella Parrocchia di San Sepolcro in <strong>Altamura</strong>,<br />
Mons. Vescovo ha conferito il Ministero dell’ACCOLITATO al Seminarista<br />
Massimiliano SANTORO, della medesima Comunità parrocchiale.<br />
Il 15 dicembre 2002, nella Cappella maggiore del Seminario Regionale<br />
Teologico “Pio XI” di Molfetta, S.E. Mons. Francesco Cacucci, Arcivescovo<br />
di Bari-Bitonto, previe lettere dimissorie del Vescovo diocesano,<br />
ha conferito il Ministero dell’ACCOLITATO al Seminarista Giuseppe<br />
CIFARELLI, della Parrocchia di S. Agostino in <strong>Altamura</strong>.
5 ottobre 2002. Cattedrale di <strong>Altamura</strong>. XXV di sacerdozio di Mons. Michele Castoro.
della Atti Curia
5 ottobre 2002. Cattedrale di <strong>Altamura</strong>. XXV di sacerdozio di Mons. Michele Castoro.
207<br />
VICARIO GENERALE<br />
Ai Direttori<br />
degli Uffici di Curia<br />
LORO SEDI<br />
Carissimi,<br />
nei giorni dal 17 al 21 giugno u.s., la nostra Chiesa locale ha vissuto,<br />
presso l’Oasi “S. Maria” di Cassano Murge, un momento significativo<br />
di unità e di comune esperienza spirituale tra Vescovo, Sacerdoti e Laici,<br />
attraverso gli Esercizi Spirituali, che quest’anno hanno sostituito il<br />
Convegno Pastorale Diocesano.<br />
Per il nuovo Anno Pastorale 2002-2003 non c’è da stilare un altro Programma<br />
Pastorale, ma occorre definire e approfondire linee pastorali<br />
concernenti il Servizio diocesano per il Catecumenato degli adulti, il<br />
Seminario per laici, l’aggiornamento del Clero e dei laici.<br />
Per questo scopo, i Direttori degli Uffici di Curia sono convocati per<br />
lunedì 2 settembre p.v., alle ore 10.00, e mercoledì 4 settembre p.v.,<br />
alle ore 16.00, presso la Curia Diocesana.<br />
Confidando già fin d’ora nella Vostra fattiva collaborazione, colgo<br />
l’occasione per salutarVi fraternamente nel Signore.<br />
<strong>Altamura</strong>, 14 agosto 2002<br />
* * *<br />
Sac. Vito Colonna<br />
Vicario Generale
208<br />
Ai Reverendi<br />
Presbiteri e Diaconi<br />
della <strong>Diocesi</strong><br />
Carissimi,<br />
nei giorni 10 e 11 ottobre p.v., presso il Centro Giovanile “Benedetto<br />
XIII” di <strong>Gravina</strong> si svolgerà il Convegno di studio, organizzato dal Servizio<br />
diocesano di Pastorale Giovanile, in collaborazione con l’Ufficio<br />
Catechistico, l’Ufficio Scuola e l’Ufficio Famiglia, sul tema “Generazione<br />
Y”: lettura e analisi dei dati dell’indagine sociologica su adolescenti<br />
e religiosità.<br />
Relatore del Convegno sarà il Prof. Franco Garelli, Docente di Sociologia<br />
dei processi culturali e comunicativi presso l’Università di Torino.<br />
Dalla comune esperienza pastorale, verifichiamo ogni giorno la fatica<br />
di stare con i giovani e di dialogare con loro. Pertanto, Vi chiedo di essere<br />
tutti presenti alle due giornate di Convegno e di fare tesoro della opportunità<br />
che ci viene offerta di confronto e di approfondimento.<br />
La mattina dell’11 ottobre, inoltre, alle ore 10.00, il Prof. Garelli è disponibile<br />
per un ulteriore, specifico dialogo sul tema, esclusivamente<br />
con i Sacerdoti e i Diaconi.<br />
In attesa di incontrarVi, Vi saluto cordialmente.<br />
<strong>Altamura</strong>, 13 settembre 2002<br />
* * *<br />
Sac. Vito Colonna<br />
Vicario Generale
209<br />
Indirizzo augurale<br />
a S.E. Mons. Vescovo<br />
in occasione della 3ª Assemblea Diocesana<br />
Santuario dell’Incoronata - Foggia, 14 settembre 2002<br />
Eccellenza Reverendissima,<br />
come è consuetudine da tre anni, in occasione di questo appuntamento<br />
diocesano presso il Santuario della Madre di Dio Incoronata di Foggia,<br />
a nome di tutti i convenuti dalle diverse città della <strong>Diocesi</strong>, Le porgo gli<br />
auguri più veri per le ricorrenze che di qui a poco La riguarderanno, in<br />
particolare per:<br />
• l’XI anniversario dell’Ordinazione Episcopale, che si celebrò in<br />
questo luogo benedetto il 29 settembre 1991;<br />
• il V anniversario dell’ingresso nella <strong>Diocesi</strong>, il 25 ottobre 1997;<br />
• il Suo compleanno, il prossimo 26 ottobre.<br />
Siamo all’inizio di un nuovo anno pastorale, un altro tempo di grazia<br />
da vivere in pienezza e che ci proietta verso l’infinito Amore di Dio. E<br />
abbiamo ancora negli occhi le immagini della recente Visita Pastorale<br />
(2001-2002), che l’ha portata nelle nostre Parrocchie come pellegrino<br />
di pace e testimone di speranza, per riaffermare le motivazioni della nostra<br />
vocazione di cristiani in missione nella Chiesa e nel mondo e per<br />
aiutarci a crescere nella fede in Cristo.<br />
È giunta fino a noi l’eco <strong>delle</strong> parole ispirate con cui Lei ha guidato le<br />
riflessioni dei giovani partecipanti alla XVII Giornata Mondiale della<br />
Gioventù a Toronto in Canada, nel luglio scorso.<br />
“Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo”, ha ripetuto<br />
loro più volte, meditando le parole di Gesù nel Vangelo di Matteo<br />
(5, 13-14).<br />
Attraverso la Sua persona, che oggi ci ha invitato a riscoprire il significato<br />
del Battesimo nella dimensione del continuo bisogno di conversione,<br />
anche a noi il Signore rivolge la stessa esortazione, affinché ci lasciamo<br />
trasformare dallo Spirito Santo nella LUCE che rischiara la vita<br />
di tanti uomini nostri fratelli immersi nelle tenebre, nel SALE che dà sapore<br />
ad ogni nostra azione e parola.
210<br />
E noi ringraziamo Dio per il dono che ha fatto alla nostra Chiesa locale,<br />
inviandoci Lei come Pastore affidabile, dal cui sguardo affettuoso ci<br />
sentiamo compresi, dal cuore trepidante amati e da ogni parola appassionata<br />
spronati a testimoniare la perenne novità del Vangelo.<br />
Le chiediamo perdono per le sofferenze che Le arrechiamo, a causa<br />
della lentezza dei nostri cuori nel credere alla Parola di Dio e della sordità<br />
<strong>delle</strong> nostre orecchie alla correzione fraterna; parafrasando un’affermazione<br />
dello scrittore francese A. Camus nel libro “La Caduta”, i<br />
martiri (testimoni) devono scegliere fra essere dimenticati, scherniti o<br />
ridotti a strumenti. Quanto a essere capiti, questo mai!<br />
Lo Spirito della Consolazione La ricolmi della sua dolcezza e non La<br />
faccia tentennare nel proposito di continuare ad educarci alla conoscenza<br />
e all’amore di Cristo, alla cui Madre Incoronata affidiamo fiduciosi<br />
tutti i desideri più belli del Suo cuore premuroso di Pastore.<br />
Auguri, carissimo Vescovo Mario.<br />
Don Vito Colonna<br />
Vicario Generale
211<br />
SEGRETERIA<br />
Verbali <strong>delle</strong> Riunioni<br />
degli Uffici di Curia<br />
Verbale n. 6<br />
Lunedì 2 e mercoledì 4 settembre 2002 si è svolta, presso la Curia<br />
Diocesana, la riunione degli Uffici di Curia, convocata con lettera del<br />
Vicario Generale in data 14 agosto 2002 (prot. n. 196/02), per definire le<br />
linee programmatiche per il prossimo Anno Pastorale 2002-2003.<br />
I diversi interventi e le diverse proposte sono confluite, armonicamente<br />
sintetizzate, nelle linee di sviluppo del Programma Pastorale Diocesano<br />
per l’Anno Pastorale 2002-2003, presentate dal Vescovo il 14 settembre<br />
2002, durante la 3ª Assemblea Pastorale Diocesana al Santuario<br />
dell’Incoronata di Foggia.<br />
* * *<br />
Verbale n. 7<br />
don Vincenzo Panaro<br />
Segretario<br />
Lunedì 28 ottobre 2002, alle ore 16.30, si è svolta presso la Curia Diocesana<br />
la riunione mensile degli Uffici di Curia, convocata con lettera<br />
del Vicario Generale in data 21 ottobre 2002 (prot. n. 242/02), per discutere<br />
il seguente ordine del giorno:<br />
1. avvio Programma Pastorale 2002-2003;<br />
2. varie ed eventuali.<br />
Risultano assenti giustificati: don V. Cassese (Ufficio Catechistico),<br />
don V. Lorusso (Ufficio Formazione Permanente), diac. G. Angelillo (Ufficio<br />
Caritas), diac. L. Ferrulli (Ufficio Pastorale Giovanile) e don R. Scalera<br />
(Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa).<br />
Il Vescovo saluta i presenti, dando loro alcune notizie circa le nomine<br />
da lui fatte all’inizio del nuovo Anno Pastorale.
212<br />
Quindi, introduce il primo punto all’ordine del giorno, ricordando<br />
che, dopo l’istituzione del Servizio diocesano al Catecumenato, è urgente<br />
avviare concretamente il lavoro, per aiutare le parrocchie soprattutto<br />
nella formazione dei catechisti e dei garanti. È importante avere<br />
una mappa della situazione <strong>delle</strong> varie parrocchie, per non lasciare queste<br />
da sole durante la prima fase dell’itinerario catecumenale. Sarebbe<br />
necessario, pertanto, che i membri del Servizio si incontrassero tra di loro<br />
quanto prima, per definire <strong>delle</strong> linee-guida in questo senso.<br />
Viene presentato il nuovo Direttore dell’Ufficio Cultura e dell’Ufficio<br />
Comunicazioni Sociali, nella persona di don Domenico Giannuzzi, al<br />
quale viene chiesto di illustrare le proposte che intende porre in atto per<br />
la ripresa della pubblicazione della pagina settimanale di Avvenire.<br />
Don Giannuzzi informa che, per quanto riguarda la distribuzione del<br />
giornale, è stata chiesta una collaborazione diretta all’Azione Cattolica<br />
diocesana, la quale si farà promotrice, attraverso i Presidenti parrocchiali,<br />
di una campagna di abbonamenti, per evitare di tornare a proporre<br />
l’acquisto ogni settimana. Inoltre, sarà dedicata una domenica alla<br />
promozione di Avvenire, sia a livello diocesano, sia a livello parrocchiale,<br />
anche attraverso la distribuzione di copie omaggio promozionali.<br />
Quanto alla redazione, bisogna pensare la pagina come strumento di<br />
formazione e di informazione, attraverso una rubrica di notizie brevi<br />
dalle parrocchie, poiché queste hanno bisogno di ritrovarsi in Avvenire.<br />
Il Vescovo sottolinea che non si può caricare tutto sull’Azione Cattolica,<br />
esonerando le stesse Comunità parrocchiali, altri gruppi e movimenti<br />
da questo impegno di sensibilizzazione, che deve essere di tipo culturale<br />
e pastorale: chiedendo un minimo alle parrocchie e lasciando il resto<br />
all’Azione Cattolica, forse si potrebbe chiedere alla Redazione centrale<br />
qualche copia in più rispetto a quelle ritirate finora.<br />
I presenti si auspicano che il giornale venga diffuso in tutti quegli ambienti<br />
dove potrebbe essere apprezzato (Enza Paternoster); chiedono di<br />
insistere di più sull’abbonamento da parte dei Sacerdoti (don Lazzari);<br />
ribadiscono un maggior interessamento da parte degli Uffici di Curia<br />
(don Monitillo).<br />
Circa la proposta del “Pozzo di Giacobbe” (2° lunedì del mese), il Vescovo<br />
chiede che, a partire dall’identità e dagli obiettivi tracciati nel<br />
Programma Pastorale, vengano ora suggerite le modalità di svolgimento,<br />
evitando di creare doppioni con altre iniziative già in atto.<br />
Viene proposto lo stile della Lectio Divina, così come già si fa in altre
213<br />
<strong>Diocesi</strong> (don Panaro), magari arricchito dalla revisione di vita (don M.<br />
Lorusso). Quanto ai contenuti, si potrebbe sviluppare il Vangelo di Marco<br />
(don Dimarno), oppure scegliere brani biblici a tema (don G. Lorusso).<br />
L’intervento del Vescovo dovrebbe collocarsi nella seconda parte<br />
dell’incontro, per dare la possibilità di ascoltarlo a coloro che arrivano<br />
in ritardo (Vicario Generale).<br />
Nelle intenzioni del Vescovo, questa dovrebbe essere un’occasione<br />
per fare esperienza completa di Lectio Divina, dal momento che, il più<br />
<strong>delle</strong> volte, nelle nostre Comunità risulta essere incompleta; è importante<br />
favorire un’adeguata preparazione, che permetta di creare un clima<br />
esteriore ed interiore di ascolto e di accoglienza della Parola di Dio, in<br />
vista di una condivisione comunitaria. In tutto questo, non va sottovalutata<br />
la cura dell’ambiente in cui si svolge l’incontro (don Cianciotta).<br />
Dopo un’ampia discussione, il Vescovo chiede soprattutto ai Sacerdoti<br />
giovani di incontrarsi con lui il prossimo 4 novembre, alle ore 10.15,<br />
per meglio definire i dettagli, sulla base dei suggerimenti emersi.<br />
L’incontro si conclude con un momento di preghiera alle ore 18.30.<br />
* * *<br />
Verbale n. 8<br />
don Vincenzo Panaro<br />
Segretario<br />
Lunedì 25 novembre 2002, alle ore 16.00, si è svolta presso la Curia<br />
Diocesana la riunione ordinaria mensile degli Uffici di Curia, convocata<br />
con lettera del Vicario Generale in data 18 novembre 2002 (prot. n.<br />
257/02), per discutere il seguente ordine del giorno:<br />
1. verifica dell’esperienza del “Pozzo di Giacobbe”;<br />
2. indicazioni per i preventivi di spesa dei vari Uffici di Curia;<br />
3. varie ed eventuali.<br />
Risultano assenti giustificati: don G. Lofrese (Vicario Episcopale),<br />
don G. Pietroforte (Vicario Episcopale), don N. Laterza (Ufficio Missionario),<br />
don D. Giannuzzi (Ufficio Cultura e Comunicazioni Sociali),<br />
don V. Lorusso (Ufficio Formazione Permanente), don G. Fiore (Ufficio<br />
Famiglia), diac. G. Angelillo (Ufficio Caritas), don V. Confetti (Uf-
214<br />
ficio Pastorale Sanitaria) e don R. Scalera (Servizio per la promozione<br />
del sostegno economico alla Chiesa).<br />
Il verbale della riunione precedente, fatto pervenire dal Segretario a<br />
tutti i Sacerdoti già nei giorni prima del presente incontro, viene confermato<br />
e approvato.<br />
1. Il Vicario Generale, che presiede la riunione in assenza del Vescovo,<br />
introduce il primo punto all’ordine del giorno, chiedendo ai presenti<br />
di fare una verifica dell’esperienza del “Pozzo di Giacobbe”, dopo il<br />
primo incontro, svoltosi lo scorso 11 novembre.<br />
I presenti concordano nell’affermare la validità dell’esperienza, che<br />
rappresenta una novità dai risvolti positivi sulle stesse Comunità parrocchiali.<br />
Tuttavia, sarebbero auspicabili maggiori spazi di silenzio ed<br />
una preparazione previa dell’assemblea alle parti comunitarie, al fine di<br />
favorire una partecipazione veramente piena ed evitare che si dia l’impressione<br />
di dover improvvisare.<br />
Sarebbe utile, inoltre, predisporre un foglio, che contenga il testo biblico<br />
di riferimento, con eventuali brani paralleli, facendo attenzione a<br />
rispettare una certa proporzione tra i vari momenti della Lectio ed alla<br />
condivisione. Atal proposito, è necessario che qualcuno curi la regia generale,<br />
sia per dare maggiore rilevanza all’intervento del Vescovo, sia<br />
perché questi non può badare ad ogni cosa.<br />
Infine, si auspica da parte di tutti una maggiore partecipazione da parte<br />
dei Sacerdoti, anche come stimolo e modello per i laici, nonché un<br />
coinvolgimento più capillare di tutte le Comunità parrocchiali, sia attraverso<br />
l’annuncio nelle chiese, sia mediante apposite locandine che pubblicizzino<br />
maggiormente questo appuntamento mensile.<br />
2. Introducendo il secondo punto all’ordine del giorno, circa i preventivi<br />
di spesa che ciascun Ufficio di Curia dovrebbe presentare all’Economo<br />
all’inizio dell’Anno Pastorale, il Vicario Generale ricorda che in<br />
passato c’è stato sempre qualche Ufficio che ha ricevuto molto e qualche<br />
altro che non ha ricevuto niente: i preventivi dei singoli Uffici dovrebbero<br />
servire proprio a fornire un quadro generale <strong>delle</strong> spese in programma,<br />
per garantire a tutti il necessario per il proprio lavoro.<br />
L’Economo diocesano, don Luigi Dimarno, ricorda ai presenti che, fino<br />
a questo momento, sono pervenuti solo pochissimi preventivi: chi<br />
non dovesse consegnarlo, rischia di non ricevere contributi in futuro.<br />
Alla richiesta di aumentare la percentuale di contributo da parte della<br />
<strong>Diocesi</strong> per le spese di partecipazione ai Convegni, che attualmente è
215<br />
del 50% (diac. Ferrulli), il Vicario risponde che sarà valutato caso per<br />
caso, anche in rapporto al numero dei partecipanti per ogni singolo Ufficio.<br />
3. Tra le varie ed eventuali all’ordine del giorno, l’incaricato dell’Ufficio<br />
diocesano per i Beni culturali e l’Arte Sacra, don Tommaso Lerario,<br />
ha proposto ed illustrato le richieste di finanziamento da presentare<br />
alla C.E.I. per l’anno finanziario 2002.<br />
Esaminate e valutate le domande di contributo, con i relativi progetti,<br />
è stato approvato di presentare alla C.E.I., per l’anno finanziario 2002,<br />
domanda di contributo:<br />
a. per il progetto di restauro e consolidamento statico della torre campanaria<br />
della chiesa parrocchiale di S. Maria Maggiore in <strong>Acquaviva</strong><br />
<strong>delle</strong> Fonti;<br />
b. per il progetto di restauro e consolidamento statico della chiesa di<br />
S. Michele, sita in Corso Federico II di Svevia in <strong>Altamura</strong>;<br />
c. per la dotazione di attrezzature dell’Archivio Diocesano, sito presso<br />
la Curia Diocesana in <strong>Altamura</strong>;<br />
d. per la dotazione di attrezzature della Biblioteca Diocesana, sita<br />
presso la Curia Diocesana in <strong>Altamura</strong>;<br />
e. per la progettazione e realizzazione del museo diocesano.<br />
Circa la richiesta di restauro e consolidamento statico per la chiesa di<br />
S. Teresa in <strong>Altamura</strong> (BA), presentata per l’anno finanziario 2001, si è<br />
ancora in attesa del decreto di assegnazione dei fondi.<br />
Il Direttore dell’Ufficio diocesano Pellegrinaggi, don Luigi Dimarno,<br />
informa i presenti circa il pellegrinaggio diocesano in Polonia, previsto<br />
dal 4 all’8 agosto p.v.: i dettagli saranno forniti successivamente.<br />
L’incontro si conclude con un momento di preghiera alle ore 17.15.<br />
don Vincenzo Panaro<br />
Segretario
216<br />
CONSIGLIO PRESBITERALE<br />
Verbale del 08.11.2002<br />
Il giorno 8 novembre 2002, alle ore 10.00, si tiene nella Curia di <strong>Altamura</strong><br />
il Consiglio Presbiterale. Risultano assenti giustificati don Mimmo<br />
Giannuzzi e don Saverio Colonna.<br />
Dopo la preghiera iniziale, il Vescovo sottolinea l’importanza di questo<br />
organo diocesano per la crescita della comunione presbiterale e diocesana,<br />
chiamato ad accogliere e testimoniare l’invito di Fil 3, 17.<br />
L’ordine del giorno prevede una prima valutazione del cammino pastorale<br />
appena avviato e l’esame del Rendiconto dell’assegnazione e<br />
piano di distribuzione dei fondi della CEI per il corrente Anno Pastorale.<br />
Prima di iniziare la discussione, il Vescovo comunica le nuove nomine:<br />
l’Ufficio Cultura e quello <strong>delle</strong> Comunicazioni sociali affidati a don<br />
Mimmo Giannuzzi; il ruolo di Assistente dell’ACR a don Peppino<br />
Creanza; quello di Assistente dei giovani di ACI a don Antonio Raimondi.<br />
Informa altresì che è stato accolto come ospite nella parrocchia di S.<br />
Agostino di <strong>Altamura</strong>, per la durata degli studi di specializzazione presso<br />
l’Istituto Teologico di Molfetta, il Sacerdote Dennis Okechukwu<br />
Ekwugha, proveniente dalla Nigeria. Riferisce ancora dell’approvazione<br />
del finanziamento da parte della CEI della costruzione della nuova<br />
chiesa della parrocchia della SS. Trinità di <strong>Altamura</strong>. Spiega al Consiglio<br />
l’iniziativa del “Pozzo di Giacobbe” del secondo lunedì del mese,<br />
iniziativa finalizzata alla crescita della comunione tra presbiteri e laici.<br />
Quanto al Camposcuola di ACI, rileva i problemi logistici e la varietà di<br />
attese dei partecipanti.<br />
Don Carlo Caputo domanda che si espliciti meglio il ruolo del Consiglio<br />
Presbiterale e suggerisce che, di volta in volta, si individuino tematiche<br />
specifiche, come ad esempio la formazione in Seminario, l’ACI e<br />
il suo ruolo nella diocesi. Vengono letti i nn. 24 e 18 dello Statuto del<br />
Consiglio Presbiterale, che esplicitano i fini e le modalità di preparazione<br />
degli incontri.<br />
Don Giacomo Fiore, a commento dell’incontro dei responsabili degli<br />
affari economici parrocchiali del 4 novembre scorso, richiama lo scarso<br />
utilizzo della possibilità di donazioni alla CEI come offerte deducibili.
217<br />
Circa il Progetto Pastorale, P. Luigi Colleoni ritiene che il problema<br />
sia la mediazione piuttosto che la sua concretezza. La gente rischia di<br />
perdere il senso di Dio, di qui la necessità di avere un Progetto Pastorale<br />
che sottolinei l’importanza dell’attenzione alle famiglie e all’ascolto<br />
<strong>delle</strong> persone.<br />
Il Vescovo, da parte sua, coglie l’occasione per riproporre la necessità<br />
di un capovolgimento dei criteri e metodi pastorali sin qui usati, per parlare<br />
di Cristo all’uomo di oggi con nuovi linguaggi. Le difficoltà sono<br />
causate dall’incapacità ad essere attenti al territorio, dal dialogo carente<br />
tra presbiteri (di ogni città e della diocesi, tra sacerdoti più giovani e più<br />
anziani), il fatto che non si avverta il bisogno dell’aggiornamento.<br />
P. Giuseppe Rolli si fa portavoce <strong>delle</strong> difficoltà della Comunità di<br />
Spinazzola, che chiede maggiore attenzione da parte degli Uffici di Curia,<br />
affinché le comunicazioni giungano per tempo, evitando l’accavallamento<br />
di iniziative. Per quanto riguarda il Camposcuola di ACI, suggerisce<br />
che esso sia gestito dall’ACI, ma che sia aperto anche alla partecipazione<br />
di tutti i gruppi presenti in diocesi.<br />
Don Giuseppe Pietroforte propone di riprendere e rivivere l’esperienza<br />
della Missione del 2000.<br />
Don Luigi Dimarno pone l’accento sulle responsabilità dei Presbiteri<br />
nell’esercizio del ministero del Sacramento della Riconciliazione, evitando<br />
posizioni divergenti dal Magistero in materia di morale, e ancora<br />
sulla responsabilità pastorale da vivere a favore dell’intera Comunità<br />
parrocchiale e non solo di specifici Gruppi o Movimenti. Sottolinea la<br />
necessità di adempiere ai propri doveri economici (binazioni, tasse parrocchiali,<br />
ecc.) nei confronti della Curia.<br />
Infine il Vescovo presenta il Rendiconto dell’assegnazione dei fondi<br />
CEI del 2001-2002 e la previsione di spesa per il 2002-2003. Il Consiglio<br />
approva.<br />
L’incontro termina alle 12.30 con la preghiera di rito.<br />
don Giacomo Lorusso<br />
Segretario
218<br />
CONSIGLIO PASTORALE DIOCESANO<br />
Verbale di Assemblea n. 2<br />
L’anno 2002 addì 09 del mese di novembre, alle ore 17.00 presso il<br />
Centro Giovanile “Benedetto XIII” in <strong>Gravina</strong> in Puglia, previa convocazione<br />
con lettera del 31 ottobre 2002 del Vicario Generale Sac. Vito<br />
Colonna, si è riunito il Consiglio Pastorale Diocesano per la trattazione<br />
del seguente argomento all’ordine del giorno:<br />
• confronto sulla valorizzazione <strong>delle</strong> linee di sviluppo della programmazione<br />
diocesana nella pastorale parrocchiale.<br />
Verificata la presenza della maggioranza dei membri del Consiglio,<br />
come da elenco allegato, il Presidente introduce i lavori e passa alla trattazione<br />
dell’argomento all’ordine del giorno.<br />
Il Vescovo sottolinea preliminarmente come la convocazione del<br />
Consiglio Pastorale Diocesano risponde all’esigenza di individuazione<br />
<strong>delle</strong> attività da svolgere, piuttosto che semplice rituale burocratico. Accennando<br />
al significato da dare al Piano Pastorale nell’ambito di una<br />
parrocchia, evidenzia come lo stesso possa essere considerato un piccolo<br />
tratto di strada della vita parrocchiale, uno strumento di pianificazione<br />
dell’impegno parrocchiale durante l’anno ed elemento di comunione<br />
con le altre parrocchie e la stessa diocesi.<br />
Quindi, ritornando sul ruolo del Consiglio Pastorale Diocesano, sottolinea<br />
come lo stesso sia un forte segno di Chiesa, anche se non ci sono<br />
grandi celebrazioni o prime pagine, sia come luogo di incontro di tutte<br />
le associazioni presenti nella diocesi, che per il ruolo propositivo in ordine<br />
alle attività pastorali, assume particolare responsabilità nei confronti<br />
della Chiesa.<br />
Il Consiglio Pastorale Diocesano è il segno che evidenzia a quale impegno<br />
porta la vocazione battesimale.<br />
Il Consiglio Pastorale Parrocchiale, nel momento in cui si riunisce, diventa<br />
segno di comunione ecclesiale e di partecipazione dei fedeli nel<br />
sostegno e nella promozioni dell’attività pastorale della diocesi.<br />
Il momento critico di ogni Programma Pastorale diocesano è proprio<br />
quello del passaggio dello stesso dalle mani del Vescovo alle comunità<br />
parrocchiali: il rischio è che rimanga carta scritta. Il Piano Pastorale diocesano<br />
è quel locomotore che porta con sé i vagoni raffigurati dalle par-
occhie, l’uno il gancio, le altre i respingenti. Il Consiglio Pastorale Diocesano<br />
deve guardare alle realtà parrocchiali in tutti gli aspetti per poter<br />
essere non solo ascoltatore ma portavoce in primo luogo di tutte quelle<br />
realtà.<br />
Indi, si passa alla discussione con gli interventi di seguito sintetizzati<br />
di alunni membri del Consiglio che illustrano la situazione nelle rispettive<br />
parrocchie.<br />
Il Vicario Generale, Sac. Don Vito Colonna, ed il rappresentante della<br />
parrocchia S. Sepolcro - <strong>Altamura</strong> evidenziano quelli che sono stati i<br />
punti su cui si è soffermata la discussione in ambito parrocchiale, tra cui<br />
figurano l’iniziazione cristiana degli adulti, precatecumenato, seminario<br />
di formazione dei laici.<br />
Don Vito Incampo, in relazione al catecumenato degli adulti, ritiene<br />
opportuno formare alcune persone per fare questo cammino ed evidenzia<br />
il desiderio di una famiglia albanese di approfondire il Vangelo di<br />
Marco attraverso incontri settimanali.<br />
Padre Pasquale Cenciarelli (parrocchia del Carmine - <strong>Altamura</strong>) riferisce<br />
<strong>delle</strong> difficoltà di trovare laici preparati per le diverse attività parrocchiali<br />
ed esorta i laici a partecipare ai seminari di formazione.<br />
Don Giacomo Lorusso (parrocchia S. Domenico - <strong>Gravina</strong>) propone<br />
la costituzione di un corpo di persone disponibili a realizzare attività ulteriori<br />
rispetto a quelle diocesane.<br />
Don Nicola Laterza (Ufficio Missionario) sottolinea la necessità di<br />
una maggiore attenzione verso gli altri attraverso un atteggiamento missionario.<br />
Vito Raguso (parrocchia S. Domenico - <strong>Gravina</strong>) interviene per comunicare<br />
che il Programma Pastorale Diocesano è stato accolto con favore<br />
e discusso in vari incontri.<br />
Rosa Petruzzelli (parrocchia Sacro Cuore - <strong>Altamura</strong>) riferisce che il<br />
Programma Pastorale viene seguito e particolare attenzione viene riservata<br />
alla formazione e alla cura <strong>delle</strong> famiglie di extracomunitari.<br />
Lina Chiarulli (parrocchia S. Agostino - <strong>Acquaviva</strong>) riferisce che non ci<br />
sono casi concreti di catecumenato e che comunque gli adulti della parrocchia<br />
sono preparati ad accogliere eventuali richieste di formazione.<br />
Seguono interventi di laici in rappresentanza di alcune parrocchie della<br />
diocesi dai quali, in sintesi, è emerso che il Piano Pastorale diocesano<br />
è stato accolto con fervore e che, per rispondere al bisogno di formazione<br />
sentito dal Vescovo, è stato assunto l’impegno ad una maggiore ade-<br />
219
220<br />
sione ai momenti formativi previsti a livello diocesano, quali le diverse<br />
scuole di formazione (teologico-pastorale, metodologica dei catechisti,<br />
di preghiera per giovani), l’iniziativa di preghiera “Al pozzo di Giacobbe”,<br />
la diffusione della stampa cattolica, nonché la necessità di una<br />
maggiore attenzione alle nuove zone residenziali lungo i confini parrocchiali.<br />
Seguono alcune brevi considerazioni del Vescovo, il quale ringrazia<br />
per gli interventi e i contributi apportati al dibattito. Esorta tutti a ringraziare<br />
il Signore perché parla al suo popolo, che non ha abbandonato, con<br />
risposte diverse come le 12 tribù di Israele, sottolineando come sia difficile<br />
avere una parrocchia in costante tensione di vita pastorale.<br />
Dopo la benedizione del Vescovo, alle ore 18.30 hanno termine i lavori<br />
del Consiglio.<br />
Del che si è redatto, ai sensi dell’art.7, comma 2, dello Statuto, il presente<br />
verbale che viene sottoscritto dal Presidente e dal segretario.<br />
Il Segretario<br />
Avv. Massimo Marvulli<br />
Il Presidente<br />
✠ Mario Paciello<br />
Vescovo
221<br />
UFFICIO MISSIONARIO<br />
- Ai Rev.mi Parroci<br />
- Agli Animatori dei Gruppi missionari<br />
Parrocchiali<br />
- Ai Responsabili di Gruppi missionari<br />
cittadini<br />
e p. c. A S.E. Mons. Mario Paciello<br />
Oggetto: Convocazione in preparazione all’ottobre missionario<br />
Rev.mo Parroco, carissimo Animatore,<br />
nell’intraprendere il nuovo anno sociale, affidati all’azione dello Spirito<br />
Santo, ci riconosciamo Chiesa viva sotto la paterna guida del Vescovo.<br />
Gli orizzonti universali della Missione ci fanno respirare il senso della<br />
cattolicità; animati come sempre da questi sentimenti vogliamo riprendere<br />
il nostro cammino con rinnovato impegno ed entusiasmo:<br />
Martedì 24 Settembre (per la città di <strong>Altamura</strong>), alle ore 19.30, presso<br />
la parrocchia della Trinità in <strong>Altamura</strong>;<br />
Venerdì 27 Settembre (per le città di <strong>Gravina</strong> - Poggiorsini - Spinazzola),<br />
alle ore 19.30, presso il Seminario diocesano in <strong>Gravina</strong>;<br />
Sabato 28 Settembre (per la città di <strong>Acquaviva</strong>), alle ore 19.30, presso<br />
la parrocchia di San Domenico in <strong>Acquaviva</strong>.<br />
Durante i tre incontri sarà distribuito il materiale per l’ottobre missionario<br />
e saranno presentati i sussidi per l’itinerario annuale.<br />
Certi dell’accoglienza, auguriamo a tutte le parrocchie una crescita<br />
nella dinamica missionaria.<br />
Vi salutiamo in Cristo, con i Santi protettori della missione, San Francesco<br />
Saverio e Santa Teresa di Gesù Bambino.<br />
<strong>Altamura</strong>, 12 settembre 2002<br />
La Delegata Diocesana<br />
Sig.ra Maria Teresa Liotti<br />
Il Direttore<br />
Don Nicola Laterza
222<br />
UFFICIO SCUOLA<br />
La Commissione incaricata per la graduatoria-elenco degli Insegnanti<br />
di Religione Cattolica, presieduta da don Peppino Lofrese, ha<br />
deliberato quanto segue:<br />
1. la graduatoria-elenco degli Insegnanti di Religione ha validità biennale.<br />
2. L’attuale graduatoria, essendo stata stilata nel giugno 2001, rimane<br />
ancora valida fino al 30 giugno 2003.<br />
3. È in riferimento ad essa che sono stati assegnati gli incarichi quest’anno<br />
e sarà questa graduatoria ad essere utilizzata per le supplenze<br />
che andranno a maturare nel corso dell’anno scolastico 2002-2003.<br />
4. È possibile attualmente solo qualche movimento interno alla stessa<br />
graduatoria, derivante da eventuali altri titoli (Laurea, Corso di Specializzazione,<br />
Abilitazione…) acquisiti nell’anno passato dai docenti<br />
e anche da coloro che, pur essendo in graduatoria, non hanno mai<br />
avuto supplenze.<br />
5. Pertanto, coloro che avessero nuova documentazione da presentare<br />
all’Ufficio sono pregati di farlo entro il 20 settembre p.v.<br />
6. Dopo questa data, la graduatoria-elenco verrà affissa all’albo della<br />
Curia di <strong>Altamura</strong>.<br />
7. Tutte le nuove domande di immissione in graduatoria, pervenute entro<br />
il 20 settembre p.v., faranno parte di un secondo elenco a cui<br />
eventualmente ricorrere in caso di necessità.<br />
La Commissione si incontrerà prossimamente per studiare una bozza<br />
di Regolamento per l’insegnamento della Religione Cattolica, da sottoporre<br />
al Vescovo per la sua approvazione. Tornerà poi ad incontrarsi a<br />
giugno del prossimo anno, per stilare una nuova graduatoria biennale,<br />
che andrà in vigore dal 1 luglio 2003.<br />
<strong>Gravina</strong>, 27 agosto 2002<br />
Per la Commissione<br />
Leonardo Ferrulli<br />
N.B. Termine scadenza nuove domande di immissione in graduatoria:<br />
30 giugno 2003
223<br />
UFFICIO CULTURA<br />
UFFICIO COMUNICAZIONI SOCIALI<br />
e p.c.<br />
Ai Rev.mi Sacerdoti<br />
e Diaconi<br />
A S. E. Mons. Mario Paciello<br />
Rev. mi Confratelli,<br />
nel Programma Pastorale, la <strong>Diocesi</strong> ha scelto di promuovere il quotidiano<br />
Avvenire quale strumento di comunione e comunicazione nella<br />
nostra Chiesa locale.<br />
Perciò dal 5 gennaio 2003 riprenderemo la diffusione e promozione<br />
del quotidiano d’ispirazione cristiana.<br />
È opportuno offrire ai laici l’Avvenire come strumento di lettura e discernimento<br />
della realtà in cui viviamo. Tocca a noi innanzitutto riprendere<br />
un percorso interrotto.<br />
L’esiguo numero chiesto dalla diocesi non permetterebbe di usufruire<br />
di tale servizio, ma grazie all’impegno e al lavoro di don Angelo Casino<br />
siano riusciti a conservare per il primo semestre dell’anno (gennaio -<br />
giugno) lo stesso numero di copie assicurando un aumento per il prossimo<br />
anno sociale!<br />
Ho chiesto, perciò, all’Azione Cattolica Diocesana una collaborazione<br />
nella promozione e diffusione dell’Avvenire domenicale. Perciò al più<br />
presto l’AC, in collaborazione con i parroci, promuoverà un “Abbonamento<br />
diocesano” per assicurare un numero di copie per ogni parrocchia.<br />
In tal modo ci auguriamo di aumentare la diffusione. Ovviamente le copie<br />
degli abbonati saranno defalcate dal numero richiesto dalla parrocchia.<br />
Ho allegato alla presente una scheda in cui è chiesto:<br />
A. di confermare o segnalare eventuali variazioni (possibilmente in eccesso!)<br />
sulle copie di Avvenire;<br />
B. di segnalare un collaboratore per la promozione e diffusione di<br />
Avvenire (può coincidere con il presiedente parrocchiale o un suo delegato);<br />
C. di suggerire nomi (laici, religiosi/e o sacerdoti) a cui chiedere una<br />
collaborazione nelle redazioni cittadine e diocesana;
224<br />
D. di individuare associazioni o enti a cui proporre l’Avvenire.<br />
Vi ringrazio per la disponibilità e la collaborazione necessarie per<br />
continuare il lavoro nell’ambito della cultura e comunicazioni sociali,<br />
già precedentemente avviato con entusiasmo e competenza da don Angelo<br />
Casino e don Vito Incampo ai quali esprimo la mia gratitudine.<br />
<strong>Altamura</strong>, 13 novembre 2002<br />
Don Domenico Giannuzzi<br />
Direttore Ufficio<br />
Cultura e Comunicazioni sociali
225<br />
UFFICIO LITURGICO<br />
e p.c.<br />
Agli Animatori parrocchiali<br />
di Musica Sacra<br />
Ai Reverendissimi Parroci<br />
e Rettori dei Santuari<br />
LORO SEDI<br />
Carissimi,<br />
riprendiamo i nostri incontri di formazione per gli Animatori parrocchiali<br />
di Musica Sacra, all’insegna anche <strong>delle</strong> ultime indicazioni emerse<br />
nel recente Convegno nazionale per i Direttori degli Uffici Liturgici<br />
diocesani, tenutosi a San Marino dal 21 al 24 u.s., sul tema “La vita liturgica<br />
in Parrocchia tra mobilità spaziale e rapidità temporale”, dove<br />
è stata richiamata una maggiore attenzione alla bellezza, alla significatività<br />
ed alla ecclesialità <strong>delle</strong> nostre azioni liturgiche.<br />
Gli incontri si terranno:<br />
- ad <strong>Altamura</strong>, martedì 5 novembre, alle ore 20.00, presso la parrocchia<br />
di S. Sepolcro;<br />
- a <strong>Gravina</strong> (anche per gli Animatori di Spinazzola e Poggiorsini),<br />
mercoledì 6 novembre, alle ore 19.30 presso la parrocchia del SS.<br />
Crocifisso;<br />
- a Santeramo (anche per gli Animatori di <strong>Acquaviva</strong>), martedì 19 novembre,<br />
alle ore 19.30, presso la Chiesa Madre (S. Erasmo).<br />
All’ordine del giorno vi saranno i seguenti punti:<br />
1. riscoperta del ministero dell’Animatore di Musica Sacra;<br />
2. informazioni sulle indicazioni del su citato Convegno nell’ambito<br />
della Musica Sacra;<br />
3. riformazione <strong>delle</strong> Commissioni cittadine di Musica Sacra;<br />
4. riformulazione dell’Albo diocesano degli Animatori di Musica Sacra<br />
(vedi scheda allegata) e nuove indicazioni a riguardo;
226<br />
5. indicazioni e suggerimenti per il presente Anno Pastorale;<br />
6. varie ed eventuali.<br />
In attesa di incontrarVi, cordialmente Vi saluto.<br />
<strong>Altamura</strong>, 26 ottobre 2002<br />
* * *<br />
Don Luigi Lazzari<br />
Responsabile per la Musica Sacra<br />
e p.c.<br />
Ai Ministri straordinari della Comunione<br />
A S.E. Mons. Mario Paciello<br />
Ai Rev.mi Parroci<br />
LORO SEDI<br />
Carissimi,<br />
in sintonia con quanto emerso nel recente Convegno nazionale per i Direttori<br />
degli Uffici Liturgici diocesani, tenutosi a San Marino dal 21 al<br />
24 u.s. sul tema “La vita liturgica in Parrocchia tra mobilità spaziale e<br />
rapidità temporale”, in questo Anno Pastorale vogliamo concentrare<br />
l’attenzione sulla nostra presenza ed il nostro impegno in Parrocchia.<br />
Durante l’anno, gli incontri di formazione si svolgeranno per singoli<br />
paesi, sotto la responsabilità dei Ministri istituiti; solo il primo incontro<br />
si terrà, come è ormai consuetudine, a livello diocesano, quale occasione<br />
per vivere la nostra appartenenza all’unica realtà diocesana.<br />
L’appuntamento è per lunedì, 4 novembre 2002, alle ore 18.30, presso<br />
la Curia Diocesana in <strong>Altamura</strong>. Sarà presentato il recente Direttorio,<br />
pubblicato dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina<br />
dei Sacramenti, su pietà popolare e liturgia.<br />
Mi permetto di ricordarVi che, ai fini del rinnovo annuale del ministero<br />
straordinario della Comunione, è necessario consegnare il tesserino<br />
al proprio Parroco, il quale provvederà a farlo pervenire in Curia. Quanti<br />
non lo avessero presentato negli anni scorsi, sono invitati a regolarizzare<br />
quanto prima la propria situazione.
227<br />
RingraziandoVi per il lavoro che svolgete nelle diverse Comunità, in<br />
attesa di incontrarVi personalmente, Vi saluto cordialmente.<br />
<strong>Altamura</strong>, 29 ottobre 2002<br />
Il Direttore<br />
Don Vincenzo Panaro<br />
* * *<br />
Ai Reverendissimi Presbiteri<br />
diocesani e religiosi<br />
Carissimi,<br />
quest’anno la Solennità dell’Immacolata Concezione (8 dicembre) cade<br />
nella 2ª Domenica di Avvento e, secondo le norme liturgiche, dovrebbe<br />
essere trasferita al lunedì seguente.<br />
Tuttavia, particolari motivi pastorali suggeriscono di mantenere la Solennità<br />
al giorno proprio, derogando dalle norme liturgiche, tenuto conto<br />
anche del fatto che tale ricorrenza in Italia è di precetto.<br />
Pertanto, su richiesta della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana,<br />
la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti<br />
ha concesso pro hac vice che la Solennità dell’Immacolata Concezione<br />
sia celebrata in tutta la Chiesa italiana il giorno 8 dicembre, raccomandando<br />
di conservare in qualche modo il senso della domenica di Avvento.<br />
In concreto, ci si attenga alle seguenti indicazioni:<br />
1. si utilizzi il formulario proprio della Solennità dell’Immacolata, con<br />
le letture previste dal Lezionario per la Solennità;<br />
2. si sostituisca la seconda lettura con 2Pt 3, 8-14 (seconda domenica<br />
di Avvento, anno B);<br />
3. si faccia menzione del tema dell’Avvento nell’omelia e nella preghiera<br />
dei fedeli, che si concluderà con la Colletta propria della seconda<br />
domenica di Avvento.<br />
RingraziandoVi per la Vostra collaborazione, fraternamente Vi saluto.<br />
<strong>Altamura</strong>, 18 novembre 2002<br />
Il Direttore<br />
Don Vincenzo Panaro
228<br />
UFFICIO MIGRANTI<br />
e p.c.<br />
Ai Rev.mi Sacerdoti e Collaboratori<br />
A S.E. Mons. Mario Paciello<br />
Carissimi,<br />
è mio dovere alleggerire il Vostro lavoro per la Giornata Nazionale<br />
<strong>delle</strong> Migrazioni, che si celebrerà il prossimo 17 novembre. Vi invio,<br />
pertanto, con molta modestia, un po’ di materiale che potrebbe servirVi<br />
per l’omelia (e non solo!) di quel giorno.<br />
Il tema proposto per quest’anno è: “Accoglietevi come Cristo ha accolto<br />
voi” (Rom 15, 7).<br />
Gli ultimi decenni sono stati testimoni di un rapido e progressivo<br />
acuirsi del fenomeno migratorio, fino ad assumere dimensioni effettivamente<br />
planetarie, con proporzioni prima inimmaginabili.<br />
Ai soliti circensi, agli zingari e ad un ristretto numero di persone determinate<br />
ad emigrare nel desiderio di crearsi una condizione di vita<br />
economicamente più accettabile, si sono aggiunti nel flusso di mobilità<br />
enormi strati di popolazioni costrette ad allontanarsi dalle loro terre per<br />
istinto di sopravvivenza, per motivi politici o anche per acquisire una<br />
formazione culturale e scientifica qualificata.<br />
La nostra penisola si è vista in breve tempo diventare non solo crocevia<br />
del flusso migratorio, ma anche seconda patria di oltre due milioni di<br />
extracomunitari, con tendenza alla crescita. Di qui il lievitare dell’interesse<br />
per questa Giornata.<br />
Come comunità cristiana e come singoli avvertiamo un naturale bisogno<br />
di riflettere, alla luce della Parola di Dio, su un problema che investe<br />
direttamente tanti nostri fratelli, ma che diventa per riflesso un problema<br />
che tocca tutti noi e che ci costringe a dare risposte concrete.<br />
Nel disporci ad una accoglienza autentica degli immigrati, siamo tutti<br />
invitati a lasciarci interpellare dalle virtù soprannaturali della prudenza,<br />
ma soprattutto di una fede coerente e della carità. È nell’amore che ogni<br />
concreta espressione o iniziativa di accoglienza deve trovare la sua sorgente,<br />
perché non si riduca a sterile retorica o ad un atteggiamento puramente<br />
umanitario di facciata.
229<br />
Quando ci verrà chiesto: “Che hai fatto ... di tuo fratello?” (Gn 4, 10),<br />
la risposta che saremo in grado di dare ci possa ottenere dalla misericordia<br />
di Dio l’invito alla beatitudine eterna: “Venite, benedetti del Padre<br />
mio” (Mt 25, 34).<br />
<strong>Altamura</strong>, 1 novembre 2002<br />
Il Direttore<br />
Sac. Giuseppe Chironna
230<br />
UFFICIO PASTORALE GIOVANILE<br />
Ai Direttori diocesani Caritas<br />
Ai Responsabili nazionali SCF<br />
LORO SEDI<br />
Gentilissimo Direttore,<br />
il Servizio di Pastorale Giovanile, l’Ufficio Scuola, l’Ufficio Catechistico<br />
e l’Ufficio Famiglia della <strong>Diocesi</strong> di <strong>Altamura</strong>-<strong>Gravina</strong>-<strong>Acquaviva</strong><br />
<strong>delle</strong> Fonti, in collaborazione con il prof. Franco Garelli, Sociologo<br />
dell’Università di Torino, nell’anno scolastico e pastorale 2001-2002,<br />
hanno realizzato una ricerca socio-religiosa sulla realtà adolescenziale<br />
del nostro territorio.<br />
Questo lavoro sarà presentato, dopo un’attenta analisi, dallo stesso<br />
Prof. Garelli durante il Convegno diocesano, dal titolo “Generazione<br />
Y”, che si svolgerà nei giorni 10 e 11 ottobre p.v., come da programma<br />
allegato.<br />
Il nostro Convegno studi è frutto di un grande lavoro di ricerca e di<br />
analisi sul territorio ed è stato curato dal Servizio diocesano di Pastorale<br />
Giovanile e dal Servizio Civile Femminile. Per questo, <strong>insieme</strong> all’équipe<br />
diocesana di Pastorale Giovanile, abbiamo pensato di invitare, in<br />
rappresentanza del Servizio Civile Femminile, un gruppo di ragazze<br />
che prestano attualmente servizio.<br />
Questo straordinario momento vuole essere altresì un’occasione di<br />
scambio e un confronto di esperienze, vista anche la presenza dei responsabili<br />
nazionali del “Progetto Servizio Civile Femminile”.<br />
Nell’attesa di incontrarLa, La saluto fraternamente in Cristo.<br />
<strong>Altamura</strong>, 18 settembre 2002<br />
Il Direttore<br />
Don Alessandro Amapani
231<br />
AZIONE CATTOLICA<br />
Lettera di ringraziamento<br />
a S.E. Mons. Vescovo<br />
a conclusione del 4° Camposcuola Diocesano unitario<br />
Roccaraso (AQ), 27-31 agosto 2002<br />
Eccellenza Reverendissima,<br />
il quarto campo-scuola unitario di A.C., svoltosi dal 27 al 31 agosto<br />
2002 a Roccaraso, si è appena concluso, e noi avvertiamo che non si è<br />
trattato della semplice ripetizione <strong>delle</strong> edizioni precedenti o della mera<br />
riproposizione di una consuetudine, per quanto bella e costruttiva, ma di<br />
un dono tanto più prezioso quanto più accolto e vissuto come nuovo,<br />
inatteso e immeritato.<br />
Condotti dallo Spirito, che ha parlato in questi giorni ad ognuno di<br />
noi, abbiamo preso maggiore consapevolezza della straordinaria tenerezza<br />
della misericordia di Dio e della necessità di riscoprire l’esame di<br />
coscienza, la liturgia penitenziale e il sacramento della riconciliazione<br />
come occasioni e strumenti indispensabili per incontrare il Signore, lasciandoci<br />
da Lui mettere in crisi, perdonare e trasformare in creature<br />
nuove.<br />
Anche se ogni volta che cerchiamo di dirLe sinceramente e con semplicità<br />
il nostro grande grazie Vostra Eccellenza ci risponde di aver fatto<br />
solo e soltanto il proprio dovere, noi avvertiamo con chiarezza che ci sono<br />
diversi modi per compierlo, e che in casi come questo si constata<br />
chiaramente la sproporzione tra la nostra pochezza e l’impegno, la cura,<br />
l’attenzione, la generosità e la paternità posti senza risparmio a nostro<br />
servizio nell’ardente desiderio di essere per noi strumento dell’incontro<br />
con il Signore.<br />
Sappiamo che il modo più bello per dirLe la nostra gratitudine è darLe<br />
la gioia di verificare che il Suo lavoro non è stato vano, che ha colpito nel<br />
segno ed ha trovato in noi ascoltatori attenti, pronti, pur con i nostri innegabili<br />
limiti e con le nostre povertà, a trasformare quanto appreso e assimilato<br />
in uno stile di vita cristiana degno di laici di Azione Cattolica. Sentiamo<br />
la responsabilità di tornare nelle nostre comunità parrocchiali e ne-
232<br />
gli ambienti quotidiani di vita trasformati dall’incontro con Cristo e impegnati<br />
a guardare tutte le cose con lo sguardo nuovo che Egli ci dona.<br />
Pur consci dei nostri limiti, Le chiediamo di continuare a pensare ai<br />
Suoi laici di A.C. come a collaboratori sinceri, leali e affidabili, su cui<br />
contare sempre e specialmente nei momenti più difficili e nelle situazioni<br />
più ardue. Le promettiamo di accompagnare quotidianamente il Suo<br />
non facile ministero di Maestro e di Pastore della nostra comunità diocesana<br />
con la preghiera, con la vicinanza e con la stima.<br />
<strong>Acquaviva</strong> <strong>delle</strong> Fonti, 12 settembre 2002<br />
IL CONSIGLIO DIOCESANO DI A.C.
233<br />
Rendiconto<br />
relativo alla assegnazione<br />
<strong>delle</strong> somme attribuite alla <strong>Diocesi</strong><br />
dalla Conferenza Episcopale Italiana<br />
ex art. 47 della legge 222/1985<br />
per l’anno 2002<br />
Atto formale del Vescovo diocesano in data 7 novembre 2002<br />
I. PER ESIGENZE DI CULTO E PASTORALE<br />
- CONTRIBUTO RICEVUTO DALLA C.E.I. NEL 2002 521.198,78<br />
- INTERESSI MATURATI SUI DEPOSITI BANCARI E SUGLI INVESTIMENTI:<br />
al 30.09.2001 10.039,32<br />
al 31.12.2001 3.080,49<br />
al 31.03.2002 1.664,55<br />
al 30.06.2002 1.359,25 16.143,61<br />
- FONDO DIOCESANO DI GARANZIA RELATIVO<br />
AGLI ESERCIZI PRECEDENTI 86.248,30<br />
- SOMME IMPEGNATE PER INIZIATIVE PLURIENNALI<br />
ESERCIZI PRECEDENTI 0,00<br />
- SOMME ASSEGNATE NELL’ESERCIZIO 2001 E NON EROGATE<br />
AL 31.03.2002 153.197,71<br />
a) TOTALE DELLE SOMME DA ASSEGNARE<br />
PER L’ANNO 2002 776.788,40<br />
A. Esercizio del culto:<br />
1. Nuovi complessi parrocchiali 78.911,42<br />
2. Conservazione o restauro edifici<br />
di culto già esistenti o altri beni culturali<br />
ecclesiastici 0,00<br />
3. Arredi sacri <strong>delle</strong> nuove parrocchie 20.829,14<br />
4. Sussidi liturgici 0,00<br />
5. Studio, formazione e rinnovamento<br />
<strong>delle</strong> forme di pietà popolare 0,00<br />
6. Formazione di operatori liturgici 0,00<br />
7. Centro Giovanile 50.000,00 149.740,56
234<br />
B. Esercizio e cura <strong>delle</strong> anime:<br />
1. Attività pastorali straordinarie 12.021,50<br />
2. Curia diocesana e centri pastorali<br />
diocesani 15.000,00<br />
3. Tribunale ecclesiastico diocesano 0,00<br />
4. Mezzi di comunicazione sociale a<br />
finalità pastorale 32.500,65<br />
5. Istituto di scienze religiose 8.000,00<br />
6. Contributo alla facoltà teologica 0,00<br />
7. Archivi e biblioteche di enti ecclesiastici 0,00<br />
8. Manutenzione straordinaria di case canoniche<br />
e/o locali di ministero pastorale 33.000,00<br />
9. Consultorio familiare diocesano 2.500,00<br />
10. Parrocchie in condizioni<br />
di straordinaria necessità 10.000,00<br />
11. Enti ecclesiastici per il sostentamento<br />
dei sacerdoti addetti 6.239,49<br />
12. Clero anziano e malato 5.000,00<br />
13. Istituti di vita consacrata in straordinaria<br />
necessità 9.000,00<br />
14. Rimborso spese collaboratori laici 5.000,00 138.261,64<br />
C. Formazione del clero:<br />
1. Seminario diocesano, interdiocesano,<br />
regionale 75.664,57<br />
2. Rette di seminaristi e sacerdoti studenti a Roma<br />
o presso altre facoltà ecclesiastiche 0,00<br />
3. Borse di studio per seminaristi 0,00<br />
4. Formazione permanente del clero 8.600,00<br />
5. Formazione al diaconato permanente 625,00<br />
6. Pastorale vocazionale 0,00<br />
7. Restauro Seminario Diocesano 140.479,30 225.368,87<br />
D. Scopi missionari:<br />
1. Centro missionario diocesano e animazione<br />
missionaria 6.000,00<br />
2. Volontari missionari laici 0,00
235<br />
3. Cura pastorale degli immigrati<br />
presenti in diocesi 10.000,00<br />
4. Sacerdoti Fidei Donum 0,00 16.000,00<br />
E. Catechesi ed educazione cristiana:<br />
1. Oratori e patronati per ragazzi e giovani 4.697,00<br />
2. Associazioni ecclesiali<br />
(per la formazione dei membri) 6.000,00<br />
3. Iniziative di cultura religiosa<br />
nell’ambito della diocesi 7.000,00<br />
4. Istituti e Centri Religiosi 4.110,00 21.807,00<br />
F. Contributo al servizio diocesano per la promozione<br />
del sostegno economico alla Chiesa<br />
2.362,03 2.362,03<br />
G. Altre assegnazioni:<br />
1. San Lorenzo (restauro) 20.000,00<br />
2. Parrocchia Sacro Cuore - Santeramo<br />
(ampliamento) 20.000,00<br />
3. Fitto parrocchia Spirito Santo 15.000,00<br />
4. Terreno Dongione 30.000,00 85.000,00<br />
H. Somme impegnate per iniziative pluriennali:<br />
1. Fondo diocesano di garanzia (fino al 10%<br />
del contributo dell’anno 2002) 52.000,00<br />
2. Fondo diocesano di garanzia relativo<br />
agli esercizi precedenti 86.248,30<br />
3. Somme impegnate per nuove iniziative<br />
pluriennali 0,00<br />
4. Somme impegnate per iniziative pluriennali<br />
negli esercizi precedenti 0,00 138.248,30<br />
b) TOTALE DELLE ASSEGNAZIONI 776.788,40<br />
II. PER INTERVENTI CARITATIVI<br />
- CONTRIBUTO RICEVUTO DALLA C.E.I. NEL 2002 261.898,92
236<br />
- INTERESSI MATURATI SUI DEPOSITI BANCARI<br />
E SUGLI INVESTIMENTI:<br />
al 30.09.200 1 4.757,75<br />
al 31.12.200 1 1.560,11<br />
al 31.03.2002 828,42<br />
al 30.06.2002 638,88 7.785,16<br />
- SOMME IMPEGNATE PER INIZIATIVE PLURIENNALI<br />
ESERCIZI PRECEDENTI 0,00<br />
- SOMME ASSEGNATE NELL’ESERCIZIO 2001<br />
E NON EROGATE AL 31.03.2002 123.217,19<br />
a) TOTALE DELLE SOMME DA ASSEGNARE<br />
PER L’ANNO 2002 392.901,27<br />
A. Distribuzione a persone bisognose:<br />
1. Da parte della diocesi 37.902,35<br />
2. Da parte <strong>delle</strong> parrocchie 25.000,00<br />
3. Da parte di altri enti ecclesiastici 30.164,57 93.066,92<br />
B. Opere caritative diocesane:<br />
1. In favore di extracomunitari 13.289,81<br />
2. In favore di tossicodipendenti 5.000,00<br />
3. In favore di anziani 0,00<br />
4. In favore di portatori di handicap 3.898,92<br />
5. In favore di altri bisognosi 11.236,46<br />
6. Fondo antiusura<br />
(diocesano o regionale) 25.329,14 58.754,33<br />
C. Opere caritative parrocchiali:<br />
1. In favore di extracomunitari 0,00<br />
2. In favore di tossicodipendenti 0,00<br />
3. In favore di anziani 0,00<br />
4. In favore di portatori di handicap 0,00<br />
5. In favore di altri bisognosi 0,00<br />
6. Caritas parrocchiali 25.000,00 25.000,00
237<br />
D. Opere caritative di altri enti ecclesiastici:<br />
1. Centro accoglienza<br />
Benedetto XIII 131.645,69<br />
2. Opere caritative religiose 35.000,00<br />
3. Opere assistenziali Loglisci 39.434,33 206.080,02<br />
E. Altre assegnazioni:<br />
1. Gemellaggio <strong>Diocesi</strong> Awasa 10.000,00 10.000,00<br />
F. Somme impegnate per iniziative pluriennali:<br />
1. Somme impegnate per nuove<br />
iniziative pluriennali 0,00<br />
2. Somme impegnate per iniziative pluriennali<br />
negli esercizi precedenti 0,00 0,00<br />
b) TOTALE DELLE ASSEGNAZIONI 392.901,27<br />
1. Il parere del Consiglio diocesano per gli affari economici è stato<br />
espresso nella riunione tenutasi in data 21 settembre 2002.<br />
2. Il parere del Collegio dei consultori è stato espresso nella riunione tenutasi<br />
in data 21 settembre 2002.<br />
3. L’incaricato diocesano per la promozione del sostegno economico<br />
alla Chiesa è stato sentito dal Vescovo in data 27 settembre 2002.<br />
4. Il direttore della Caritas diocesana è stato sentito dal Vescovo in merito<br />
agli interventi caritativi in data 31 ottobre 2002.<br />
<strong>Altamura</strong>, 15 novembre 2002<br />
IL VESCOVO DIOCESANO<br />
✠ Mario Paciello
238<br />
RENDICONTO DELLE COLLETTE<br />
PER LE GIORNATE OBBLIGATORIE 2002<br />
ALTAMURA<br />
Infanzia Lebbrosi Luoghi Santi Università Carità del Migranti Giornata Seminario Terremoto<br />
miss.ria Cattolica Papa miss.ria Molise<br />
Cattedrale 258,23 206,58 100,00 200,00 200,00 100,00 350,00 600,00<br />
Sacro Cuore 154,94 258,23 100,00 100,00 100,00 100,00 800,00 600,00 3.200,00<br />
S. Agostino 75,00 150,00 125,00 75,00 250,00 1.250,00 400,00 800,00<br />
S. Anna 50,00 51,65 110,00 15,00 102,00 50,00 900,00 230,00<br />
S. Giovanni Bosco 500,00 100,00 50,00 80,00 150,00 750,00 1.100,00 1.100,00<br />
Carmine 438,99 110,00 40,00 150,00 250,00 900,00 450,00 450,00<br />
Consolazione 315,30 200,00 140,00 200,00 100,00 100,00 1.200,00 400,00 900,00<br />
S. Michele A. 129,11 100,00 120,00 105,00 120,00 115,00 200,00 315,00<br />
S. Nicola 361,52 103,29 74,00 125,00 350,00 90,00 455,00 270,00 1.200,00<br />
SS. Rosario 103,29 100,00 40,00 30,00 80,00 725,00 386,00 70,00<br />
S. Sabino 50,00 50,00 100,00 50,00 100,00 50,00 175,00 150,00 100,00<br />
S. Sepolcro 154,94 51,65 200,00 50,00 200,00 250,00 1.250,00 750,00 1.500,00<br />
S. Teresa 304,71 284,05 260,00 206,50 216,00 206,00 785,00 516,87 1.451,00<br />
SS. Trinità 100,00 160,00 200,00 200,00 250,00 1.655,00 300,00 1.120,00<br />
Buoncammino 40,00 105,00 870,00 520,00 675,00<br />
Cimitero 113,62 70,00 137,00 80,00 75,00 350,00<br />
Madonna d. Croce 35,00 141,00 60,00 101,00
239<br />
Infanzia Lebbrosi Luoghi Santi Università Carità del Migranti Giornata Seminario Terremoto<br />
miss.ria Cattolica Papa miss.ria Molise<br />
Ospedale 30,00 15,00 25,00 70,00 65,00 95,00<br />
S. Antonio 22,72 50,86 50,00 50,00<br />
S. Chiara 100,00<br />
S. Domenico 40,00 58,00 70,00 74,00 300,00 70,00<br />
S. Francesco di P. 51,65 35,00 40,00 60,00 60,00 36,00<br />
S. Lucia 150,00 105,00 40,00 75,00 550,00 150,00<br />
Annunziata 23,50 35,00 49,00<br />
Suore Divino Zelo 50,00<br />
Confr. SS. Rosario 300,00<br />
N.N. 100,00<br />
3.132,37 1.507,10 2.049,86 1.706,50 2.446,50 2.336,00 13.315,00 8.651,87 12.773,00<br />
GRAVINA<br />
Buon Pastore 500,00 400,00 620,00<br />
Madonna d. Grazia 20,00 20,00 20,00 20,00 70,00 250,00<br />
Mater Ecclesiae 100,00 500,00 515,00 700,00<br />
S. Domenico 2.200,11 200,00 350,00 100,00 3.721,00 1.550,00 300,00<br />
S. Francesco 519,04 200,00 140,00 125,00 205,00 170,00 560,00 300,00 1.120,00<br />
S. Giovanni Batt. 98,00 220,00 800,00 1.550,00 2.570,00<br />
S. Giovanni Ev. 25,82 25,00 25,00 25,00 25,00 500,00 245,00 350,00
240<br />
Infanzia Lebbrosi Luoghi Santi Università Carità del Migranti Giornata Seminario Terremoto<br />
miss.ria Cattolica Papa miss.ria Molise<br />
S.S. Nicola e Cec. 110,00 1.000,00 350,00 3.150,00<br />
S.S. Pietro e Paolo 140,00 500,00<br />
Spirito Santo 160,00 775,00 520,00 516,00<br />
SS. Crocifisso 1.500,00 800,00 2.150,00<br />
SS. Nome di Gesù 100,00 65,00 100,00<br />
Cattedrale<br />
S. Emidio 50,00<br />
S. Felice<br />
Sacro Costato 50,00<br />
Confr. S. Antonio 50,00<br />
Confr. Annunziata<br />
Confr. Addolorata<br />
Confr. S. Rocco<br />
Confr. S. Croce<br />
Confr. S. Michele<br />
Confr. Carmine<br />
Confr. SS. Crocif.<br />
3° Circ. Didattico 54,00<br />
Masc 430,00<br />
Sc. M. Santomasi
241<br />
Infanzia Lebbrosi Luoghi Santi Università Carità del Migranti Giornata Seminario Terremoto<br />
miss.ria Cattolica Papa miss.ria Molise<br />
Sc. S. Dom. Savio 720,00<br />
2.854,97 200,00 583,00 390,00 760,00 315,00 10.026,00 6.835,00 13.280,00<br />
ACQUAVIVA<br />
S. Eustachio<br />
S. Agostino<br />
Sacro Cuore 760,00 105,00 190,00 50,00 50,00 1.050,00 516,00 985,00<br />
S. Domenico 600,00 100,00 100,00 150,00 20,00 1.000,00 700,00 2.500,00<br />
S. Francesco 400,00 350,00<br />
S. Lucia 40,00 80,00<br />
S. Maria Maggiore 100,00 200,00 600,00 700,00 650,00<br />
Addolorata<br />
Immacolata<br />
S. Anna<br />
S. Benedetto 100,00<br />
S. Chiara<br />
Suore “Cirielli” 258,23 330,00 100,00 1.050,00<br />
Osp. “Miulli” 100,00 220,00<br />
Osp. “Collone”<br />
Vol. Vincenziano
242<br />
Infanzia Lebbrosi Luoghi Santi Università Carità del Migranti Giornata Seminario Terremoto<br />
miss.ria Cattolica Papa miss.ria Molise<br />
Gr. Giov. S. Cuore 170,00<br />
1.618,23 0,00 345,00 570,00 200,00 70,00 3.480,00 2.686,00 5.355,00<br />
SANTERAMO<br />
S. Erasmo 259,26 103,29 200,00 300,00 400,00 300,00 550,00 605,13 980,00<br />
Sacro Cuore 100,00 50,00 480,00 400,00 400,00<br />
SS. Crocifisso 843,37 200,00 222,00 195,00 100,00 1.200,00 904,00 380,00<br />
Annunziata 59,00 100,00 60,00<br />
Carmine 19,63 48,00 51,00 64,00 100,00<br />
Monfortani 83,57 70,00 125,00 160,00<br />
Ospedale<br />
Pietà 143,06 80,00 60,00<br />
S. Giuseppe 52,00 95,00 32,00<br />
S. Lucia 15,49 15,00<br />
Salesiani 75,00 50,00<br />
Confr. SS. Sacram. 35,00 50,00<br />
1.280,81 103,29 500,00 605,57 660,00 553,00 2.722,00 2.378,13 2.012,00<br />
SPINAZZOLA<br />
S. Pietro Apostolo 30,00 30,00 30,00 30,00 30,00 30,00 315,00 200,00 385,00
243<br />
Infanzia Lebbrosi Luoghi Santi Università Carità del Migranti Giornata Seminario Terremoto<br />
miss.ria Cattolica Papa miss.ria Molise<br />
SS. Annunziata 50,00 120,00 225,00 250,00 100,00 500,00 200,00 2.000,00<br />
80,00 30,00 150,00 255,00 280,00 130,00 815,00 400,00 2.385,00<br />
POGGIORSINI<br />
M. SS. Addolorata 150,00 250,00 300,00<br />
0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 0,00 150,00 250,00 300,00<br />
TOTALE 8.966,38 1.840,39 3.627,86 3.527,07 4.346,50 3.404,00 30.508,00 21.201,00 36.105,00<br />
Aggiornato al 09.12.2003
BIANCA
del Diario Vescovo
BIANCA
247<br />
LUGLIO 2002<br />
3 Udienze<br />
4 Udienze<br />
5 Benedizione e posa della prima gettata del nuovo Ospedale “F.<br />
Miulli”<br />
6 Consiglio Affari Economici - Ospedale “F. Miulli”<br />
Collegio dei Consultori e Consiglio Affari Economici - Curia - <strong>Altamura</strong><br />
8 Partenza per New York<br />
17 Partenza per Toronto (GMG)<br />
21 Celebrazione Eucaristica nella Parrocchia di S. Carlo Borromeo -<br />
Toronto<br />
24 Catechesi ai giovani della GMG - Parrocchia Saint Clare’s - Toronto<br />
25 Catechesi ai giovani della GMG nella Parrocchia Saint Wilfrid’s -<br />
Toronto<br />
29 Udienze<br />
30 Inaugurazione di un campetto con giardino - S. Agostino - <strong>Altamura</strong><br />
AGOSTO 2002<br />
1-9 Viaggio in Polonia<br />
10 Inaugurazione campanile - Poggiorsini<br />
11 Celebrazione Eucaristica - Monastero della Clarisse - <strong>Altamura</strong><br />
Celebrazione Eucaristica Festa Patronale - Poggiorsini<br />
12 Udienze<br />
13 Udienze<br />
Celebrazione Eucaristica Madonna del Bosco - Spinazzola<br />
Incontro con i Preti di <strong>Acquaviva</strong><br />
14 Udienze<br />
15 Celebrazione Eucaristica Maria SS. Assunta - Cattedrale - <strong>Altamura</strong><br />
Processione Festa Patronale - <strong>Altamura</strong><br />
17-21 Predicazione Esercizi Spirituali - Trani<br />
21 Udienze<br />
22 Udienze<br />
23 Udienze<br />
25 Udienze<br />
26 Udienze
248<br />
27-31 Camposcuola Diocesano di A.C. - Roccaraso (AQ)<br />
31 Incontro Delegazione Caritas<br />
SETTEMBRE 2002<br />
1 Celebrazione Eucaristica - Oasi “San Giovanni” - <strong>Altamura</strong><br />
2 Incontro di Curia - <strong>Altamura</strong><br />
Celebrazione Matrimonio - Paolisi (BN)<br />
3 Udienze<br />
Celebrazione Eucaristica e Processione S. Maria di Costantinopoli<br />
- <strong>Acquaviva</strong><br />
4 Incontro di Curia - <strong>Altamura</strong><br />
7 Celebrazione Eucaristica Madonna del Buoncammino - <strong>Altamura</strong><br />
8 Assistenza alla Messa del Card. De Giorgi per i 400 anni della<br />
chiesa Madonna della Grazia - <strong>Gravina</strong><br />
9 Celebrazione Eucaristica per Esequie del papà di don Saverio Colonna<br />
- Fornello - <strong>Altamura</strong><br />
Udienze<br />
10 Celebrazione Eucaristica con le Juniores <strong>delle</strong> Suore Oblate del<br />
Sacro Cuore di Gesù - Potenza<br />
11 Udienze<br />
Veglia di Preghiera per la pace - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />
Curia<br />
12 Udienze<br />
Incontro con i Parroci e i Seminaristi - Seminario Diocesano -<br />
<strong>Gravina</strong><br />
14 Assemblea Pastorale Diocesana - Santuario dell’Incoronata -<br />
Foggia<br />
15 Celebrazione Eucaristica Festa di S. Maria Goretti - Dolcecanto -<br />
<strong>Gravina</strong><br />
Celebrazione Eucaristica Festa del Crocifisso - Santeramo<br />
16 Udienze<br />
Incontro con i Sacerdoti di <strong>Acquaviva</strong> per verifica Festa Patronale<br />
- <strong>Acquaviva</strong><br />
Visita lavori di ristrutturazione - Sacro Cuore - Santeramo<br />
17 Udienze<br />
Incontro di catechesi - Parrocchia dell’Annunciazione - Foggia<br />
18 Udienze<br />
Collegio dei Consultori<br />
19 Consulta Pastorale della Sanità - Domus Marie - Roma<br />
Incontro con la Segreteria C.E.I. per l’Ospedale “F. Miulli”
249<br />
20 Udienze<br />
Conversazione per Inizio anno del Rotary di <strong>Altamura</strong> - Hotel<br />
Svevia - <strong>Altamura</strong><br />
21 Saluto all’AVULSS - Ospedale “F. Miulli” - <strong>Acquaviva</strong><br />
Consiglio Affari Economici<br />
22 Celebrazione Eucaristica con l’Ammissione del Seminarista Giuseppe<br />
Loviglio - Mater Ecclesiae - <strong>Gravina</strong><br />
Udienze<br />
Ordinazione Diaconale di Giovanni Giove - Chiesa Madre - Santeramo<br />
23 Celebrazione Eucaristica ed elezione Madre Priora - Monastero<br />
Domenicane - <strong>Gravina</strong><br />
Udienze - Curia - <strong>Altamura</strong><br />
Celebrazione Eucaristica per San Pio - <strong>Altamura</strong><br />
24 Udienze<br />
25 Udienze<br />
26 Celebrazione Eucaristica Festa dei Santi Medici - S.M. della Consolazione<br />
- <strong>Altamura</strong><br />
27 Udienze<br />
28 Celebrazione Eucaristica con Primi Vespri San Michele - Cattedrale<br />
- <strong>Gravina</strong><br />
29 Celebrazione Eucaristica - San Michele - <strong>Altamura</strong><br />
Celebraz. Eucaristica Solennità di S. Michele - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />
Processione Festa Patronale - <strong>Gravina</strong><br />
30 Curia<br />
OTTOBRE 2002<br />
1 Consulta Pastorale della Salute - Bari<br />
2 Curia<br />
Udienze<br />
Incontro con i giovani della <strong>Diocesi</strong> che hanno partecipato alla<br />
G.M.G. a Toronto - Seminario Diocesano - <strong>Gravina</strong><br />
3 Udienze<br />
Celebrazione Eucaristica - San Nicola - <strong>Altamura</strong><br />
Marcia della Pace - <strong>Acquaviva</strong><br />
4 Udienze<br />
Celebrazione Eucaristica - San Francesco - <strong>Gravina</strong><br />
5 Udienze<br />
Celebrazione Eucaristica per XXV di Sacerdozio di Mons. Michele<br />
Castoro - Cattedrale - <strong>Altamura</strong>
250<br />
6 Celebrazione Eucaristica con benedizione Via Crucis - S. Maria<br />
del Carmine - <strong>Altamura</strong><br />
Celebrazione Eucaristica a conclusione del Convegno su un compositore<br />
benedettino di <strong>Gravina</strong> - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />
7 Celebrazione Eucaristica - SS. Rosario - <strong>Altamura</strong><br />
Udienze<br />
Riunione del Clero di <strong>Gravina</strong>-Poggiorsini - Episcopio - <strong>Gravina</strong><br />
8-9 Riunione dell’A.R.I.S.<br />
10 Udienze<br />
12 Udienze<br />
Presentazione del Volume “Luci ed ombre del Rinascimento in<br />
Puglia” - Scuola Media “Ingannamorte” di <strong>Gravina</strong> - Cattedrale -<br />
<strong>Gravina</strong><br />
13 Visita in Ospedale a don Giacomino Lorusso - <strong>Acquaviva</strong><br />
Cresime Adolescenti - Sacro Cuore - <strong>Acquaviva</strong><br />
Celebrazione Eucaristica per 20° della FIDAS - Cattedrale - <strong>Altamura</strong><br />
14-18 Esercizi Spirituali dei Vescovi della Puglia - Oasi “Santa Maria” -<br />
Cassano<br />
20 Udienze<br />
Riunione per l’Ospedale “F. Miulli”<br />
Kairos - Bari<br />
21 Udienze<br />
22 Udienze<br />
23 Curia - <strong>Altamura</strong><br />
Udienze<br />
Celebrazione Eucaristica - Madonna della Grazia - <strong>Gravina</strong><br />
25 Partecipazione al Convegno sulla “Centralità del paziente nei<br />
trattamenti oncologici” - Bari<br />
26 Udienze<br />
Convegno “Costruire <strong>insieme</strong> la città della legalità” - <strong>Gravina</strong><br />
27 Cresime Adolescenti - S. Maria Maggiore - <strong>Acquaviva</strong><br />
Udienze<br />
Cresime Adolescenti - San Nicola - <strong>Altamura</strong><br />
28 Udienze<br />
Riunione Uffici di Curia - Curia - <strong>Altamura</strong><br />
29 C.E.I. - Roma<br />
30 Udienze<br />
31 Udienze<br />
Celebrazione Eucaristica per Accolitato di Nunzio Falcicchio -
251<br />
SS. Rosario - <strong>Altamura</strong><br />
NOVEMBRE 2002<br />
1 Celebrazione Eucaristica - Seminario Diocesano - <strong>Gravina</strong><br />
Celebrazione Eucaristica - Cimitero - <strong>Gravina</strong><br />
Udienze<br />
2 Celebrazione Eucaristica - Cimitero - <strong>Altamura</strong><br />
Celebrazione Eucaristica - Cimitero - <strong>Acquaviva</strong><br />
Udienze<br />
3 Udienze<br />
4 Udienze<br />
Riunione del Clero di <strong>Acquaviva</strong><br />
Riunione Consigli Parrocchiali per gli Affari Economici - Centro<br />
Giovanile - <strong>Gravina</strong><br />
5 Visita Colonia Hanseniana - Gioia del Colle<br />
7 Udienze<br />
8 Consiglio Presbiterale<br />
Ordo Virginum - Episcopio - <strong>Gravina</strong><br />
Riunione Consiglio di Amministrazione “Buoncammino” - San<br />
Sepolcro - <strong>Altamura</strong><br />
9 Incontro con i Sacerdoti del Seminario - <strong>Gravina</strong><br />
Consiglio Pastorale Diocesano - Centro Giovanile - <strong>Gravina</strong><br />
10 Celebrazione Eucaristica - San Domenico - <strong>Gravina</strong><br />
Incontro unitario con la Presidenza di A.C. - Centro Giovanile -<br />
<strong>Gravina</strong><br />
11 Pozzo di Giacobbe<br />
12 Udienze<br />
Catechesi - Parrocchia San Paolo - Foggia<br />
13 Udienze<br />
14 Udienze<br />
15 Ritiro del Clero<br />
Celebrazione del Battesimo di un adulto - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />
Incontro con il Gruppo di Preghiera di San Pio e di Santa Chiara -<br />
<strong>Altamura</strong><br />
16 Celebrazione del Matrimonio di anziani in casa - <strong>Gravina</strong><br />
Celebrazione del Battesimo - Cattedrale - <strong>Acquaviva</strong><br />
17 Ritiro USMI - Ancelle - <strong>Altamura</strong><br />
Celebrazione Eucaristica per riapertura Chiesa del Sacro Cuore -<br />
Santeramo<br />
18-21 Assemblea Generale Straordinaria C.E.I. - Collevalenza<br />
22 Aggiornamento del Clero
252<br />
23 Rito di benedizione Crocifisso - Cattedrale - <strong>Acquaviva</strong><br />
25 Riunione Uffici di Curia<br />
Udienze<br />
26 Celebrazione Eucaristica - Cattedrale - <strong>Acquaviva</strong><br />
29-30 Convegno Regionale Caritas - Ostuni<br />
DICEMBRE 2002<br />
1 Celebrazione Eucaristica con Mandato ai Catechisti - Buon Pastore<br />
- <strong>Gravina</strong><br />
2 Visita Ospedale - <strong>Altamura</strong><br />
Incontro con il Clero di Santeramo<br />
7 Rinnovazione dei Voti Missionari del Samaritano - Episcopio -<br />
<strong>Gravina</strong><br />
Cresime Adolescenti - SS. Trinità - <strong>Altamura</strong><br />
8 Celebrazione Eucaristica - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />
9 Visita al Carcere - <strong>Altamura</strong><br />
Pozzo di Giacobbe<br />
10 Celebrazione Eucaristica Madonna di Loreto (UNITALSI) - Santa<br />
Teresa - <strong>Altamura</strong><br />
11 Consegna della Bibbia ai Neocatecumenali - SS. Crocifisso - <strong>Gravina</strong><br />
14 Celebrazione Eucaristica per Accolitato di Massimiliano Santoro<br />
- San Sepolcro - <strong>Altamura</strong><br />
15 Cresime Adolescenti - San Domenico - <strong>Acquaviva</strong><br />
Celebrazione Eucaristica per la Fraternità dell’Alleanza - Cattedrale<br />
- <strong>Gravina</strong><br />
19 Incontro con i genitori dei Seminaristi - Seminario Diocesano -<br />
<strong>Gravina</strong><br />
20 Ritiro del Clero<br />
22 Celebrazione Eucaristica per gli Artigiani - Seminario Diocesano<br />
- <strong>Gravina</strong><br />
24 Natale del Signore: Santa Messa della notte - Cattedrale - <strong>Altamura</strong><br />
25 Natale del Signore: Celebrazione Eucaristica - Cattedrale - <strong>Gravina</strong><br />
Natale del Signore: Celebrazione Eucaristica - Cattedrale - <strong>Acquaviva</strong>
SUSSIDIO PER L’ANNUNCIO LITURGICO<br />
DELLA PAROLA DI DIO<br />
temi di predicazione<br />
OMELIE<br />
Periodico mensile<br />
Abbonamento da novembre 2003<br />
per l’Anno liturgico 2003-2004<br />
9 numeri nell’anno liturgico: 7 dedicati ai commenti liturgici<br />
2 monografici<br />
Italia: B 40,00<br />
Effettuare il pagamento con:<br />
CCP n. 24794802 intestato a: Editrice Domenicana Italiana<br />
Bonifico bancario su Poste Italiane, intestato a:<br />
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ABI 07601 - CAB 03400 - N. Conto 24794802
Indice<br />
GIOVANNI PAOLO II<br />
Telegramma augurale al Santo Padre Giovanni Paolo II<br />
nel 24° anniversario di Pontificato . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .5<br />
Risposta della Segreteria di Stato . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .6<br />
Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .7<br />
Discorso al Parlamento Italiano riunito in seduta pubblica comune<br />
nel Palazzo di Montecitorio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .42<br />
Messaggio ai Vescovi italiani in occasione<br />
della 50ª Assemblea Generale della CEI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .49<br />
SANTA SEDE<br />
Congregazione per il Clero<br />
Istruzione Il presbitero, pastore e guida della comunità parrocchiale . . . .55<br />
Pontificio Consiglio per i Laici<br />
Lettera di ringraziamento a Mons. Mario Paciello<br />
dopo la XVII Giornata Mondiale della Gioventù . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .62<br />
Penitenzieria Apostolica<br />
Lettera circolare riguardante la non ammissibilità dei moderni mezzi<br />
di comunicazione nei ricorsi riguardanti materie tutelate dal sigillo<br />
sacramentale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .64<br />
Congregazione per la Dottrina della Fede<br />
Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti<br />
l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita pubblica . . . . . . . . . .65
255<br />
Nunziatura Apostolica in Italia<br />
Lettera di ringraziamento per il dono dell’agenda pastorale diocesana . . . .79<br />
CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA<br />
Rendiconto previsto dall’art. 44 della legge n.222,<br />
circa l’utilizzo <strong>delle</strong> somme IRPEF pervenute all’I.C.S.C.<br />
e alla C.E.I. nell’anno 2001 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .83<br />
Determinazione riguardante l’adeguamento del valore monetario<br />
del punto per il 2003 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .93<br />
Schema-tipo di Regolamento <strong>delle</strong> biblioteche ecclesiastiche . . . . . . . . . .94<br />
Delibera per il conseguimento del titolo di qualificazione<br />
da parte di taluni insegnanti di religione cattolica . . . . . . . . . . . . . . . . . . .110<br />
Orientamenti a seguito di richieste di cancellazione<br />
dal libro dei battezzati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .114<br />
CONFERENZA EPISCOPALE PUGLIESE<br />
Verbale della Riunione straordinaria del 14 ottobre 2002 . . . . . . . . . . . . .119<br />
Comunicato Stampa della riunione ordinaria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .124<br />
ATTI DEL VESCOVO<br />
Linee di sviluppo del Programma Pastorale Diocesano<br />
nell’anno 2002-2003 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .129<br />
Catechesi<br />
Catechesi in occasione della XVII Giornata Mondiale<br />
della Gioventù a Toronto: “Voi siete il sale della terra (Mt 5, 13)” . . . . . .142<br />
Catechesi in occasione della XVII Giornata Mondiale<br />
della Gioventù a Toronto “Voi Siete la luce del mondo (Mt 5, 14)” . . . . . .154<br />
Messaggi<br />
Messaggio per la Giornata del Seminario diocesano . . . . . . . . . . . . . . . . .167<br />
“Natale ! Nuova umanità”. Messaggio in occasione<br />
del Santo Natale 2002……………… . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .168<br />
Messaggio augurale in occasione del Santo Natale 2002 . . . . . . . . . . . . .169<br />
Omelie<br />
Omelia nella Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria . . . . .171<br />
Omelia nella Festa della Beata Vergine Maria di Costantinopoli . . . . . . .174
256<br />
Omelia durante la Veglia di preghiera nel I Anniversario degli attentati<br />
terroristici negli Stati Uniti dell’11 settembre 2001 . . . . . . . . . . . . . . . . .176<br />
Omelia per l’Ordinazione diaconale di Giovanni Giove . . . . . . . . . . . . . .178<br />
Omelia per il XXV Anniversario di Sacerdozio<br />
di Mons. Michele Castoro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .183<br />
Preghiere<br />
Intenzioni affidate all’Apostolato della Preghiera per l’anno 2002-2003 .186<br />
Preghiera a S. Lucia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .188<br />
Preghiera della Famiglia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .189<br />
Lettere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .191<br />
Decreti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .195<br />
Nomine - Licenze - Consensi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .200<br />
Ordinazioni e Ministeri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .203<br />
ATTI DELLA CURIA<br />
Vicario Generale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .207<br />
Segreteria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .211<br />
Consiglio Presbiterale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .216<br />
Consiglio Pastorale Diocesano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .218<br />
Ufficio Missionario . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .221<br />
Ufficio Scuola . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .222<br />
Ufficio Cultura - Ufficio Comunicazioni Sociali . . . . . . . . . . . . . . . . . . .223<br />
Ufficio Liturgico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .225<br />
Ufficio Migranti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .228<br />
Ufficio Pastorale Giovanile . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .230<br />
Azione Cattolica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .231<br />
Rendiconto relativo alla assegnazione <strong>delle</strong> somme attribuite<br />
alla <strong>Diocesi</strong> dalla Conferenza Episcopale Italiana ex art. 47<br />
della Legge 222/1985 per l’anno 2002 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .233<br />
Rendiconto <strong>delle</strong> collette per le Giornate obbligatorie 2002 . . . . . . . . . . .238<br />
DIARIO DEL VESCOVO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .245