SPECIALE Trasporto e riduzione CO2 - Corrente - Gse

corrente.gse.it

SPECIALE Trasporto e riduzione CO2 - Corrente - Gse

Tariffa Regime Libero - Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - DCB Roma

Corrado Antonio Clini Tajani

Ridurremo Mercato Ue le dell’energia? emissioni di CO2

C’è ancora tanto da fare

Philip Lowe

Winfried Hoffmann

Gli Stati UE applichino

la Il fotovoltaico legislazione verso concordata nuovi mercati

Connie Alemanno Hedegaard vs Piasapia

Clima, Roma-Milano, regime vincolante è gara per tutti

Alberto su energia Biancardi e ambiente

Gas, separazione delle reti

e

Focus

un mercato

elettricità

spot

e gas:

più libero

è liberalizzazione incompiuta?

Stefano Dialogo Caldoro tra: Davide Tabarelli,

Vittorio Chiesa, Carlo Rienzi

Le fonti energetiche volano

di sviluppo e di crescita

Paolo Savona

Nicola Zingaretti

Così non si esce dalla crisi

Rinnovabili, tutela dell’ambiente,

meno Pietrangelo CO2, Buttafuoco è la nostra sfida

Il futuro è ai piedi delle madri

Francesco Ferrante/Stefano Saglia

Le scelte per un efficiente

sistema energetico

Elementi

Periodico del GSE Dicembre 2012 - Marzo 2013

Il mondo di Corrente SPECIALE

Le eccellenze italiane Trasporto

27

e riduzione CO2

Giordano Bruno Guerri

Analisi e prospettive del settore

Creatività, voglia di

Interventi

bello di

di

cultura.

Corrado Clini

La rinascita dell’Italia parte

e Rocco

da

Colicchio

qui


Strategia energetica nazionale

Il GSE pronto

a fare la sua parte

E in Italia cosa sta accadendo? Il Governo ha deciso di

elaborare una Strategia Energetica Nazionale per individuare

le aree nelle quali devono essere ricercate le risposte per

un futuro di crescita economica sostenibile, con bollette

più economiche, sicurezza degli approvvigionamenti e

riduzione delle importazioni. In particolare, la SEN indica

quattro grandi leve: fonti rinnovabili elettriche e termiche,

efficienza energetica e sviluppo sostenibile della produzione

nazionale di idrocarburi. I primi tre punti interessano molto

da vicino l’attività del Gestore dei Servizi Energetici, da anni

impegnato a favorire la green economy. Da tempo, infatti,

la nostra società promuove e incentiva la produzione di

energia elettrica da fonti rinnovabili, con numeri e risultati

di assoluto rilievo. Ma dal prossimo anno, in attuazione del

D.lgs. 28/2011, al GSE potrebbero essere attribuite anche le

competenze sull’emissione dei titoli di efficienza energetica e

sull’incentivazione delle rinnovabili termiche. In particolare,

è proprio l’efficienza energetica che può trasformarsi in un

volàno fondamentale per la ripresa economica del nostro

Paese, innescando comportamenti virtuosi sui consumi e

garantendo lo sviluppo di un comparto destinato a crescere

sotto l’aspetto dell’innovazione tecnologica e sotto quello

economico-occupazionale. E non mi riferisco solo al settore

degli immobili, dove il Governo è intervenuto prorogando

fino al 30 giugno 2013 le detrazioni fiscali al 55%. Per

i prossimi dieci anni, anche l’importanza strategica dei

Certificati Bianchi è destinata a crescere. Basti pensare che nel

cosiddetto “sesto anno d’obbligo” (1 giugno 2010 - 31 maggio

2011) il volume dei Certificati scambiati ha toccato quota

4 milioni, per un controvalore di 344 milioni di euro.

Il sistema energetico italiano si trova a dover attuare

soluzioni strategiche che condizioneranno il futuro del

settore e del Paese. L’imponente produzione di energia non

programmabile, l’abbondante sovraccapacità di energia

elettrica e gas (accentuata ancor di più dalla crisi economica),

gli obiettivi sempre più vicini del pacchetto europeo climaenergia

e il crescente costo delle bollette per imprese e

consumatori, impongono una seria riflessione da parte

degli addetti ai lavori, che conduca a una sintesi concreta

dei problemi in corso. Del resto, sono molti (e tra loro

contrastanti) gli scenari prospettati dalle più autorevoli fonti,

che si sono spinti fino a elaborare ipotesi da qui al 2050.

Dall’Agenzia Internazionale per l’Energia, che nell’ultimo

World Energy Outlook ha parlato di una futura “età dell’oro

del gas”, in particolare dovuta allo sviluppo di quello non

convenzionale (shale gas), alla Commissione europea, che

esattamente un anno fa ha tracciato una road map al 2050,

con un taglio delle emissioni di gas serra dell’80% e una

produzione elettrica a zero emissioni di carbonio.

Il GSE da tempo mette al servizio del comparto delle

rinnovabili tutta l’esperienza e le conoscenze acquisite in

anni di attività e anche in futuro è pronto a fare la sua parte,

nell’ambito della Strategia Energetica Nazionale, per aiutare

i settori dell’efficienza energetica e delle Fer termiche

a proseguire sulla strada della crescita tecnologica, economica

e occupazionale.

l’Editoriale di Nando Pasquali / Presidente e Ad GSE

Elementi 27 3


Anno 2012 n. 27

Dicembre 2012

Marzo 2013

Direttore Responsabile

Romolo Paradiso

Redazione

e Amministrazione

Viale M.llo Pilsudski, 92

00197 Roma

Editore

GSE

Segreteria di

redazione e pubblicità

Gabriella Busia

gabriella.busia@gse.it

tel. 06. 80114648

Collaborazione

redazionale

Mauro De Vincentiis

Comitato di redazione

Romolo Paradiso

Gabriella Busia

Livia Catena

Natascia Falcucci

Maurizio Godart

Piergiorgio Liberati

Guido Pedroni

Luca Speziale

Editing

Maria Pia Terrosi

Progetto grafico

e impaginazione

Imaginali

Realizzazione

impianti e stampa

Arti grafiche Tilligraf

Via del Forte Bravetta, 182

00164 Roma

Direttore Editoriale

Fabrizio Tomada

Registrazione presso

il Tribunale di Roma

n.105/2001 del 15.03.2001

GSE

Viale M.llo Pilsudski, 92

00197 Roma

T +39 0680111

F +39 0680114392

info@gse.it

www.gse.it

Foto

Fototeca Elementi

Fototeca Andrea Amato

iStockphoto.com

Fotolia.it

123RF

Hanno collaborato

a questo numero

Simone Aiello

Andrea Amato (La Foto)

Roberto Antonini

Edoardo Borriello

Alessandro Buttà

(Illustrazione E+ e Bizzarre

energie )

Fausto Carioti

Federica Ceccaroni

Valter Cirillo

Filippo Colzi

Maurizio Cuppone

Mauro De Vincentiis

Vittorio Esposito

Iva Gianinoni

Jacopo Giliberto

Paola Liberali

Piergiorgio Liberati

Carlo Maciocco

Fabrizio Mariotti

(La vignetta di Fama)

Gabriele Masini

Romina Maurizi

Giusi Miccoli

Estella Pancaldi

Michele Panella

Alberto Pela

Sallie Sangallo

Gabriele Sorace

Maria Pia Terrosi

Riccardo Toxiri

Si ringraziano

per la collaborazione

alla realizzazione

di Elementi

Ansa

Archimede SRL

Attackit

Axpo Italia

Banca Intesa San Paolo

Banca Popolare di Sondrio

Bosch

E-On

Enel

Eni

Hfv

I Casco

Jinko Solar

Leitwind

Monte dei Paschi di Siena

Punto Com

Sogin

Studio Bartucci S.r.l

Yingli Solar

Zero Emission

4-noks

Un particolare

ringraziamento a

Monia Hedhli

Silvia Morelli

Sandro Renzi

Per le riproduzioni dei testi,

anche se parziali, è fatto

obbligo di citare la fonte

Rivista ad Impatto Zero®.

Compensate le emissioni di CO2 generate

per la produzione e stampa.

In copertina Acquerello 1985 senza titolo

Lascaux su carta di Turi Sottile

Chiuso in redazione

il 19 novembre 2012

AU

Guidubaldo Del Monte, 72

00197 Roma

T +39 0680101

F +39 0680114391

info@acquirenteunico.it

www.acquirenteunico.it

GME

Largo Giuseppe Tartini, 3/4

00198 Roma

T +39 0680121

F +39 0680124524

info@mercatoelettrico.org

www.mercatoelettrico.org

Elementi è visibile in internet

ai siti www.gse.it

corrente.gse.it

RSE

Via R. Rubattino 54

20134 Milano

T +39 0239921

F +39 0239925370

www.rse-web.it

Elementi

27

L’uomo, la natura, l’ambiente

MERAVIGLIOSO!

La vita è meraviglia e così l’umanità

e la natura che ne sono l’essenza.

Fa male chi pensa il contrario.

O chi non lo pensa affatto.

Fa male e dimostra di aver sprecato il tempo che gli è stato

concesso, di non essere stato in grado di carpire il sapore,

il profumo, il vigore, la bellezza che stanno nelle cose del

mondo e farne viatico per un tempo foggiato dall’ottimismo,

dalla speranza, dalla voglia di essere parte fattiva di quel

tutto e di comportarsi di conseguenza.

Pur nella debolezza, pur nel limite che nell’uomo albergano,

ma che l’uomo può superare se ha in sé il propellente

della sensibilità, la consapevolezza che senza la capacità

di osservare, ascoltare, comprendere e aiutare chi intorno

a noi vive e si esprime nei modi più diversi, non saremmo

che anemici esseri assetati sempre e solo di un consumo

finalizzato al momento. Meccanici spettri di un’umanità

non realizzata.

L’interrogativo è se siamo anche noi, come il protagonista

della canzone di Modugno e Pazzaglia, a cui fa riferimento

il titolo di questo articolo, su di un ponte a guardare l’acqua

scura che passa sotto, protesi verso il baratro.

La risposta è: forse sì!

E quel che preoccupa non è lo stare sospeso sul ponte a picco

sull’acqua, ma lo starci senza la coscienza di quel che può

significare.

Senza neppure un palpito interiore che scuota il pensiero,

che risvegli il cuore e ci riporti alla realtà. Al senso di ciò

che si è diventati, alla strada che si è intrapresa, alla meta

verso cui, distrattamente, immersi in un sonnambulismo

patologico, ci stiamo dirigendo.

Non ci dicono più nulla le maree, il sole, le stelle, il fiore che

si fa spazio tra l’aridità del cemento, lo sguardo di un bimbo,

il sorriso di chi ci incontra per caso, l’espressione affettuosa

di un amico, la carezza di chi ci ama?

Non ci scuotono le parole degli umili, i volti di chi sta nel

dolore, la febbre di vita di chi la sta per perdere, l’angoscia di

chi vive nell’incertezza di un lavoro, e di un futuro?

Non ci fanno riflettere le ribellioni della natura, le sue grida

ora silenti ora più rumorose alle ferite che le impartiamo

per il gusto di sopraffare, di sottomettere tutto alla nostra

volontà, al nostro potere?

Non ci pongono dubbi gli sconquassi che vengono da un uso

irresponsabile di una finanza aliena da scrupoli, dedita solo

a ossequiare le logiche di un profitto incalzante, bulimico,

tirannico?

Fermiamoci un attimo. Guardiamoci dentro. Ritroviamo

il pensiero.

Forse percepiremo una sensazione di freddo. Forse ci

sentiremo soli. Forse avremo paura.

Ripartiamo da qui. Dalla debolezza. Ascoltata, vissuta,

temuta.

Chissà che non sia lei quell’angelo

vestito da passante che squarci di luce

le tenebre e ci spinga finalmente a

esclamare: MERAVIGLIOSO!

Virgolette di Romolo Paradiso

Elementi 27 5


ubriche

03 l’E

l’Editoriale

05 “

Virgolette

08 P°

il Punto

70 Mc

il Mondo di Corrente

78 En

Elementi Normativi

82 Be

Bizzarre Energie

94 Bi

Biblioteca

96 Mp

Mondo Piccolo

96 Fn

Filo di Nota

99 E+

Energia, letteratura, umanità

100 Fo

La Foto di Andrea Amato

102 Co

la Copertina

Elementi 27

primo piano

10 Il

punto di vista di Antonio Tajani

Mercato UE dell’energia?

C’è ancora tanto da fare

faccia a faccia

14

Confronto

tra Alemanno e Pisapia su efficienza

energetica, rinnovabili, mobilità urbana

Roma vs Milano, è gara

a chi fa meglio

forum

18 Elettricità e gas.

è liberalizzazione incompiuta?

Ne parliamo con Vittorio Chiesa, Carlo Rienzi

e Davide Tabarelli

speciale trasporto e riduzione CO2

24

Intervista

al Ministro dell’Ambiente

Corrado Clini

Auto elettrica? Crediamoci di più

26 Intervento

di Rocco Colicchio (AEEG)

Lo sviluppo della mobilità elettrica

fra sostenibilità e green-white

economy

29 Cosa chiede l’Europa

32 Traffico e inquinamento

urbano, quali danni?

34 Verso il miglioramento

delle emissioni

38 L'impatto sul sistema

energetico

42 Guida all'acquisto.

Ibrido, gpl o metano

44 Best practice e

sviluppi futuri

48 Confronto sull’auto

del futuro

Dibattono Pietro Perlo e Bruno Dardani

50 La mobilità sostenibile

entra in Corrente

energia rinnovabile

52 Dialogo

con Winfried Hoffmann

Il fotovoltaico verso

nuovi mercati

54 Parla

Clara de Braud

Biomasse, potenzialità

di sviluppo industriale.

Ma che difficoltà!

57 Intervista

a Piergiuseppe Maranesi

Contro corruzione nelle

rinnovabili. C'è Green Clean

Market

60 Cresce l’impulso

alle rinnovabili

mercato elettrico

64 Incontro

con Paolo Vigevano

AU con il consumatore

per il mercato

energia

66 A

colloquio con Vittorio Cogliati Dezza

Arrivare presto alla Grid Parity

68 A

tu per tu con Guy Verhofstadt

Dalle rinnovabili tre milioni

di posti di lavoro

efficienza energetica

75 Intervista

a Luca Dal Fabbro

Ridurre la propria bolletta si può,

anzi si deve

storie dal mondo dell'energia

80 Giuseppe

Tecco racconta

Io che ho anticipato il futuro

energia del pensiero

84 Un

caffé con Pietrangelo Buttafuoco

Il futuro è ai piedi delle madri

lavoro

92 Il

pensiero di Paolo Savona

Così non si esce dalla crisi

Sommario


Mio “cuggino”

e la cospirologia applicata

La folla si riunisce e si scioglie di lato al Louvre, ognuno porta

di bocca in bocca una sua verità. Re Luigi, anzi il cittadino

Luigi Capeto, è fuggito dalle Tuilleries; no, il re non è fuggito:

si è alleato con i girondini e prepara la vendetta; non sapete

l’ultima, Luigi Capeto sta aspettando l’arrivo delle armate

prussiane.

Così accadeva duecentovent’anni fa a Parigi. Ogni voce,

anche la più stravagante, era la verità; e veniva smentita,

fischiata, derisa la voce ufficiale. Perché ormai l’abbiamo

capito: la voce ufficiale ci nasconde la verità.

Una storia minima di complottologia, che pochi conoscono

accadde in Italia durante la prima guerra mondiale. In tutto il

Paese, mentre i maschi erano sul Carso, c’erano le campagne

di vaccinazione dei bambini. Nelle campagne si diffuse la

voce che il Governo aveva deciso di far uccidere i bambini

per risparmiare sul pane e sulle razioni alimentari. Strage

al fronte – dicevano – e strage a casa. Appena il medico

condotto entrava nelle scuole e radunava i bambini, la notizia

volava e le contadine lasciavano i campi e correvano a ritirare

i loro figli; nella vallata tutti sapevano che nel paese vicino

il medico stava tentando di uccidere tutti i bambini perché

il pane doveva andare al fronte. Il povero medico condotto

cercava di spiegare, ma la scienza, si sa, ci nasconde la verità.

teleriscaldamento migliaia di caldaie domestiche inquinanti,

migliorando la qualità dell’aria, diventano “tumorifici”.

Il rigassificatore quando esploderà farà crollare perfino la

torre di Pisa.

Le trivellazioni producono i terremoti.

Le perforazioni a mare distruggeranno le nostre splendide

coste e il turismo (al quale s’associano case abusive, barcaioli

abusivi, spiagge abusive, rifiuti abusivi: ma questo non conta).

Gli stoccaggi sotterranei di metano – giacimenti che hanno

resistito a ogni evento per milioni d’anni – sono bombe

innescate.

I biocarburanti tolgono spazio alla coltura di derrate

alimentari (chi si veste di lino e cotone, assai più coltivati dei

prodotti energetici, è un affamatore dei popoli?).

L’alta tensione fa venire la leucemia.

L’Ilva massacra i tarantini (l’Ilva inquina in modo pazzesco, e

questo purtroppo è stravero; ma quelli “che mio cuggino”

non vogliono sapere che mortalità e tumori a Taranto sono in

calo da anni o che a Massa-Carrara oppure a Orbetello i tassi

di mortalità e cancro sono assai più alti che a Taranto).

Vicino a Treviso c’è la soluzione “rifiuti zero”.

Chi ha i capelli grigi ricorda che fino agli anni

’60-’70 le spiagge e gli scogli erano sempre

incatramati da gromme di bitume orrendo.

Oggi il fenomeno è quasi scomparso. Il catrame

c’è ancora, ma è una vera rarità da intenditori.

Le petroliere erano a scafo unico. Quando

scaricavano il greggio a Genova o Marghera,

diventavano leggere e altissime. Difficili da

gestire, così alte e squilibrate, se c’era un po’

di mare agitato. Quindi, usciti dal porto di

consegna del petrolio, le petroliere riempivano

di acqua di mare le cisterne per zavorrare la

nave durante il viaggio di ritorno verso il porto

dove caricare altro greggio. Lungo il Tirreno

o l’Adriatico le cisterne venivano vuotate

dall’acqua sporca e dal petrolio, lasciando

dietro la poppa decine di chilometri di scia bitumosa. I residui

sul fondo delle cisterne venivano scrostati e messi in fusti

d’acciaio che, oplà, finivano in mare (quest’operazione in

genere si svolgeva zigzagando a sud di Malta). Ogni viaggio

un lavaggio.

Con le petroliere a doppio scafo di oggi, l’acqua di zavorra

non entra mai nelle cisterne del greggio. È “segregata”. Per

bilanciare la nave, entra acqua di mare pulita, esce acqua di

mare pulita.

Il problema è più forte con le navi chimichiere. Quando

cambiano il tipo di prodotto che viene caricato nelle

cisterne, devono togliere ogni traccia del prodotto chimico

precedente. I noleggiatori più attenti (e sono molti)

preferiscono usare una sola nave per il trasporto di una

sola tipologia di sostanza, sempre la stessa, così che non c’è

bisogno di lavare le cisterne a ogni viaggio. Ma non tutti

sono attenti e solerti.


il Punto di Jacopo Giliberto

Nella società paritaria di oggi, dove la rete mette a

La centrale a biomasse in realtà vuole bruciare rifiuti.

disposizione di tutti qualsiasi informazione, tutti possono dire

Lo shale gas e il fracking producono terremoti (pare che

la loro opinione e l’asserzione del geometra e della cassiera

qualche scossa localissima sia stata rilevata in prossimità di

vale quanto quella del ricercatore di laboratorio, il medico

faglie sensibili).

di solida esperienza vale quanto il liceale dallo spirito ribelle,

il politico fumoso della casta vale quanto il negoziante di

Le navi da crociera distruggono Venezia, e il Mose pure.

tessuti. Siamo tutti uguali nella democrazia della rete. È giusto.

I pannelli solari tolgono spazio all’agricoltura (coltivare

Così la fonte principale d’informazione diventa quella che,

granturco sitibondo usando sementi incrociate e diserbanti

scherzando serissimo, chi lavora nell’informazione definisce

ammazzatutto è più ecologico di coltivare il sole?)

“mio cuggino”, con due “g”. I cospirologi, edotti da decenni

Queste frasi non sono inventate.

e secoli di bugie da parte dell’autorità, dicono: “È vero perché

me l’ha detto mio cuggino”. Chi sa e smentisce l’informazione

Ma si continua a usare l’automobile, a coprire i campi con

del “cuggino” viene deriso.

capannoni orrendi e villette a schiera, a chiamare “mo

“La scienza (la politica, la tecnologia, il potere, i poteri forti,

cuggino” con il telefonino per parlare di cose inutili.

il complotto) ci nasconde la verità”.

È la democrazia perfetta. Ogni testa, un parere. E a chi

Così gli inceneritori dei rifiuti che spengono con il propone risposte difficili da capire, cicuta.

8 Elementi 27 Elementi 27

9


primo piano

Mercato UE

dell'energia?

C'è ancora tanto

da fare

Un mercato interno aperto e integrato dell’energia, con prezzi concorrenziali, interconnessioni, interoperabilità e

armonizzazione di regole e standard, è uno dei presupposti per avere un’industria competitiva.

L’elettricità in Europa costa il 21% in più rispetto agli Usa e il 197% in più rispetto alla Cina. I rischi? La delocalizzazione delle

attività produttive. Individuate sei aree ad alta potenzialità di crescita e sviluppo tecnologico, con ricadute su tutti i comparti

industriali: manifatturiero avanzato; tecnologie chiave abilitanti; biotecnologie; veicoli puliti; edilizia sostenibile e materie

prime; reti intelligenti.

di Fausto Carioti

Antonio Tajani

il punto di vista

di Antonio Tajani

Vicepresidente della

Commissione Ue

e commissario europeo

per l’Industria

e Imprenditoria

“Malgrado l’azione per promuovere un vero mercato

dell’energia intrapresa dalla Commissione fin dagli anni

Novanta, vi è ancora del lavoro da fare. Anche per colpa delle

resistenze di alcuni Stati Ue”. Antonio Tajani, vicepresidente

della Commissione Ue e commissario europeo per l’Industria e

Imprenditoria, va subito al cuore del problema: il costo delle

bollette e il rischio d’impresa per le aziende continentali.

“Un mercato interno aperto e integrato dell’energia, con

prezzi concorrenziali, interconnessioni, interoperabilità e

armonizzazione di regole e standard,

è uno dei presupposti per avere un’industria competitiva”.

Ma è un presupposto ancora lontano da realizzarsi. “Il costo

dell’energia nella Ue dovrebbe essere in linea con quello dei

concorrenti. Invece l’elettricità costa il 21% in più rispetto

agli Usa e addirittura il 197% in più rispetto alla Cina. Queste

divergenze”, avverte Tajani, “creano rischi di delocalizzazione

delle attività produttive”.

E: Quali iniziative sta adottando la Commissione per risolvere

il problema e integrare il mercato dell’energia nel più rapido

tempo possibile?

AT: Nell’ambito della nuova politica per l’energia e il clima

presentata all’inizio del 2007, la Commissione ha promosso

l’adozione del cosiddetto “Terzo pacchetto”, che contiene

misure mirate a completare l’apertura e l’integrazione del

mercato dell’energia. Ne fanno parte anche la separazione

tra il fornitore e il gestore della rete, standard comuni per

garantire l’interoperabilità, la creazione di un’Autorità per

l’Energia europea per coordinare l’azione delle autorità

nazionali e un piano d’infrastrutture di rete moderno. Il

completamento del mercato dell’energia è, inoltre, tra

le azioni prioritarie raccomandate dalla Commissione

nell’esercizio del “Semestre europeo”. Agli inizi di ottobre,

poi, la Commissione ha adottato il “Single Market Act II”,

con dodici iniziative per accelerare il completamento del

mercato unico in settori nevralgici. Tra queste figurano

misure per integrare le reti di un settore chiave quale quello

dell’energia.

E: Resta il nodo delle risorse necessarie per completare il

sistema di infrastrutture e integrare, anche fisicamente, il

mercato. Come intendete scioglierlo?

AT: Occorre reperire più fondi. L’Europa ha stimato in circa

200 miliardi di euro gli investimenti necessari nei prossimi

dieci anni per reti di alta tensione, gasdotti, impianti di

stoccaggio e reti intelligenti. La realizzazione di queste

infrastrutture è una priorità su cui convogliare parte delle

risorse del nuovo bilancio europeo 2014-2020, anche con

l’utilizzo di nuovi strumenti, quali i project bond e un ruolo

maggiore della Banca europea per gli investimenti, per fare

>

10 Elementi 27 Elementi 27

11


da volano a investitori privati e cofinanziamenti nazionali.

L’azione Ue sarà essenziale anche per accelerare il processo

di ottenimento delle licenze, ostacolo numero uno alla

modernizzazione della rete europea. Attualmente per una

licenza servono anche più di dieci anni.

E: La sfida energetica coglie l’Europa nel mezzo della crisi: i

fondi pubblici e privati scarseggiano e si rendono necessari

nuovi investimenti per avviare il volano della green economy.

Sarà importante scegliere bene dove allocare le risorse

disponibili. Quali le priorità?

AT: Tutti i comparti industriali sono essenziali. La proposta di

bilancio UE 2014-2020 prevede più fondi per l’innovazione

sia per la ricerca (da 54 a 80 miliardi) che nei fondi strutturali.

Oltre a maggiori risorse, è essenziale avere ricadute

industriali con una quota maggiore di fondi destinata a

ricerca applicata, progetti dimostrativi, clusters con Università

e centri di ricerca. La Commissione vuole sostenere allo

stesso modo gli sforzi di ogni settore. Ma per essere leader

tecnologici nella rivoluzione in atto dobbiamo concentrare

forze e risorse su alcune priorità. Per questo nella nuova

strategia di politica industriale che ho presentato ad ottobre

abbiamo individuato sei aree ad alta potenzialità di crescita

e sviluppo tecnologico, con ricadute su tutti i comparti

industriali: Manifatturiero avanzato; Tecnologie chiave

abilitanti; Biotecnologie; Veicoli puliti; Edilizia sostenibile e

materie prime; Reti intelligenti. Settori che fanno da volano

alla green economy.

Un divario da colmare, un paese alimentato a gas

Differente mix di produzione elettrica 2010 (%)

26

Nucleare

4

2

E: Rendere più efficienti gli edifici da un punto di vista

energetico è un passo obbligato, ma comporta investimenti

onerosi. Servono provvedimenti per rendere più conveniente

l’“edilizia verde”?

AT: Il 40% dell’energia viene consumato negli edifici. La

nuova edilizia dovrà, in linea con gli obblighi della direttiva

sull’efficienza energetica in vigore da luglio 2012, essere

molto più sostenibile e sicura. Le opportunità d’investimento

e per la creazione di nuovo lavoro sono enormi e possono

ripagarsi riducendo la bolletta energetica. Solo in Germania,

leader nel settore, il mercato vale oltre 400 miliardi l’anno

e 4 milioni di posti. Secondo la Commissione, l’attuazione

della direttiva creerà fino a mezzo milione di occupati con

un risparmio annuo di 5 miliardi di energia. Nella strategia

europea dello scorso luglio sono evidenziate le enormi

potenzialità del settore edilizio e la necessità di un sostegno,

sia con fondi Ue e prestiti Bei, sia con misure d’incentivo

nazionale.

E: La dipendenza dal gas importato mette l’Europa in una

posizione delicata dal punto di vista geopolitico. Sinora i

singoli Paesi europei si sono mossi nei confronti dei fornitori

spinti da interessi nazionali, senza adottare strategie

comunitarie. Sarà possibile un atteggiamento più coordinato

nei prossimi anni?

AT: Il processo di riforme avviato per uscire dalla crisi dell’euro

deve ricomprendere anche una vera politica estera che

consenta all’Unione di parlare con una voce unica autorevole.

Solo così riusciremo a tutelare davvero interessi vitali per la

nostra economia, quali l’accesso effettivo all’energia e alle

materie prime a condizione eque e competitive.

E: Intanto il governo italiano vara la Sen, la Strategia

energetica nazionale. Quali debbono essere le priorità per il

nostro Paese?

AT: L'Italia ha grande bisogno di una politica energetica

ambiziosa che sappia bilanciare la green economy con uno

sfruttamento sostenibile e innovativo delle fonti tradizionali,

in linea con i target europei di riduzioni delle emissioni e

di maggiore sicurezza energetica. Con politiche industriali

coerenti, maggiore apertura dei mercati e un quadro

normativo stabile si possono attirare, anche da noi, gli

investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi indicati.

3

25

Petrolio

Carbone

27

21

Rinnovabili

51

24

Gas

1 Altro

2

Fonte: GSE

UE

Italia

12

Elementi 27


faccia a faccia

Gianni Alemanno

Sindaco di Roma

Giuliano Pisapia

Sindaco di Milano

Roma vs Milano,

è gara a chi fa meglio

di Roberto Antonini

Roma-Milano, Milano-Roma: su questa direttrice si può

leggere la storia d'Italia. Le due teste e i due cuori di un Paese

così diverso e così uguale, anche nel campo delle necessarie

e troppo spesso rimandate misure ambientali. Ecco quindi

un 'Faccia a Faccia' tra i due primi cittadini del Cupolone e

del Duomo: Gianni Alemanno e Giuliano Pisapia. Efficienza

energetica, rinnovabili, mobilità urbana: ecco alcuni aspetti

qualificanti delle due capitali d'Italia.

Efficienza energetica,

rinnovabili, mobilità urbana

E: Efficienza è la parola chiave del futuro energetico

prossimo: quali le migliori prospettive di applicazione nella

sua città?

Alemanno: L’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che

nel 2030 le città saranno responsabili del 73% dei consumi

energetici, e conseguentemente delle emissioni di gas serra.

Dalla capacità delle Amministrazioni Locali di fronteggiare

la sfida della riduzione dei consumi energetici e delle

emissioni di gas serra dipende parte del raggiungimento

degli obiettivi che l’Unione Europea si è posta da qui al 2020

nel pacchetto integrato clima – energia. Roma è stata tra

le prime città metropolitane a firmare il Patto dei Sindaci

(Covenant of Mayors), con cui si impegnava a ridurre più del

20% le emissioni climalteranti operando a 360 gradi: per

la mobilità sostenibile, la riqualificazione energetica degli

edifici pubblici e privati, la produzione di energia da fonti

rinnovabili e la sensibilizzazione dei cittadini sul tema dei

consumi energetici. In linea con le indicazioni del Patto dei

Sindaci, con l’Osservatorio per l’Ambiente di Roma Capitale

abbiamo predisposto un Piano di Azione per l’Energia

Sostenibile la cui realizzazione prevede l’impegno di tutta

l’amministrazione, delle imprese e dei cittadini.

Pisapia: Il Comune di Milano ha rinnovato lo scorso giugno

la propria adesione al Patto dei Sindaci, un impegno

concreto nato a livello europeo, con lo scopo di andare

oltre gli obiettivi fissati dall’Unione Europea per il 2020. A

questo proposito l’Amministrazione è impegnata a sviluppare

programmi che contribuiscono a dare sostanza a questa

adesione. Tra questi: l’approvazione del PGT (Piano di Governo

del Territorio) modificato grazie all’accoglimento di molte delle

osservazioni di cittadini e associazioni, l’adozione a breve del

Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, la sperimentazione

di Area C e la congestion charge. La nuova amministrazione

milanese ha aderito anche all’iniziativa europea “Smart Cities

and Communities” per avere città più efficienti e sostenibili dal

punto di vista dell’energia, dei trasporti, dell’informazione e

delle tecnologie di comunicazione. Complessivamente, la Città

di Milano si è presentata alla Commissione Europea con cinque

progetti: uno sulla pianificazione urbana, uno sull’efficienza

energetica e tre sui trasporti. “European cities serving as Green

Urban Gate towards Leadership in sustainable Energy” è il

primo di questi tre progetti ed è stato presentato nel quadro

del bando “Energy Efficient Buildings”.

E: L'ecobonus del 55% è stato un impulso nella sua città?

Crede che dovrebbe essere reso stabile dall'esecutivo?

Pisapia: Sicuramente la possibilità di defiscalizzazione

del 55% delle spese per i lavori di efficienza energetica

degli edifici è un grande segnale di fiducia nella green

economy. A Milano stiamo raggiungendo un alto numero di

allacciamento degli edifici al teleriscaldamento, anche edifici

14 Elementi 27 Elementi 27

15

>


pubblici come il Tribunale. Penso che mantenere stabile

l’Ecobonus possa essere la strada giusta per incentivare gli

interventi in questa direzione.

Alemanno: L’ecobonus del 55% per la riqualificazione

energetica degli edifici deve certamente essere stabilizzato

dall’esecutivo perché per Roma e per l’Italia rappresenta

un’opportunità unica di rilanciare l’edilizia sostenibile,

tassello fondamentale della green economy che la Capitale

insieme alle forze sociali ed economiche sta provando ad

incentivare in ogni settore di sviluppo. Il nostro auspicio

è che queste defiscalizzazioni rimangano vigenti ben

oltre il termine ultimamente fissato. Il settore dell’edilizia

residenziale pubblica e privata è di fondamentale rilevanza

per la lotta alla CO2 e all’inquinamento atmosferico.

E: Lei amministra una città nella quale la mobilità urbana

è tema centrale e quotidiano, caratteristico dell'immagine

stessa della Metropoli: come si 'spinge' il ricorso al trasporto

pubblico? Più offerta o più obblighi e divieti?

Alemanno: La chiave è rendere l’utilizzo del trasporto

pubblico più conveniente per il cittadino rispetto all'uso

del mezzo privato, sia in termini di comfort che di velocità.

Per questo stiamo lavorando in due direzioni: portare a

termine quelle infrastrutture che la miopia delle precedenti

amministrazioni ha colpevolmente omesso di realizzare e

innalzare ulteriormente gli standard qualitativi del servizio

erogato. A Roma, per la prima volta nella storia della città,

il tema è stato affrontato in maniera complessiva e organica

grazie alla stesura e all’applicazione di un Piano Strategico

della Mobilità Sostenibile. Le interdizioni, come le zone

pedonali o a traffico limitato o le corsie riservate al trasporto

pubblico, devono essere lette non come misure meramente

repressive, ma come parti di un progetto più ampio che mira

a migliorare la qualità della vita di ciascuno di noi.

Pisapia: Il trasporto pubblico a Milano ha avuto un forte

incremento con l’avvio di Area C. Per motivi che ormai

conosciamo siamo stati costretti ad aumentare il costo

del biglietto singolo dell’Atm, ma abbiamo mantenuto

invariati i costi degli abbonamenti. Anzi, abbiamo esteso

l’abbonamento ridotto studenti a tutti i giovani under

26, abbiamo dato la gratuità agli over 65 con redditi

Isee inferiori a 16mila euro, nonché ai disoccupati e

cassaintegrati. Un grande segnale di equità che ha

incentivato l’utilizzo delle metropolitane e dei mezzi di

superficie.

E: Efficienza energetica e mobilità ecologica si incontrano

nella mobilità elettrica. Come è messa la sua città da questo

punto di vista? Avremo una 'vera' mobilità elettrica in Italia?

Pisapia: Con l’avvio di Area C è aumentato l’utilizzo dei

veicoli elettrici e questo è un grande risultato. Milano,

inoltre, è entrata a far parte del Programma Operativo

Generale della Regione Lombardia, legato al Fondo Europeo

di Sviluppo Regionale, con il progetto Electric City Movers

che ha come obiettivo l’affermazione di una nuova cultura

della mobilità urbana. Quello che faremo nei prossimi mesi è

incrementare i punti di ricarica per i veicoli elettrici in città.

Stiamo facendo anche un lavoro sulla logistica merci. Per

le colonnine di ricarica ci stiamo impegnando per costruire

una procedura chiara perché tutti possano avere degli spazi.

Poi sta agli operatori trovare un sistema per differenziare

l'offerta.

Alemanno: Per la mobilità elettrica insieme ad Acea ed

Enel, con le quali abbiamo siglato un accordo nell’aprile di

quest’anno, stiamo costruendo il sistema per l’infrastruttura

di ricarica e contiamo, entro la fine del 2012, di posizionare

300 colonnine. Abbiamo inoltre azzerato i costi di ingresso

nelle zone a traffico limitato e di parcheggio per i possessori

di veicoli elettrici. Infine, abbiamo cominciato a dotarci di una

flotta veicoli elettrica: ad esempio per i vigili urbani, per Ama,

Atac e Acea.

ROMA

Sintesi delle principali azioni per l'edilizia sostenibile

Intervento Responsabile Risultati ottenibili (riduzione Periodo di implementazione Attori coinvolti

tonnellate di CO2/anno)

Riqualificazione energetica

del patrimonio edilizio

residenziale

Riqualificazione energetica

dell’edilizia residenziale

pubblica

Teleriscaldamento EUR

Installazione impianti di

cogenerazione ospedali

Efficientamento scuole

Riqualificazione energetica

delle strutture ricettive

Efficientamento

dell’illuminazione interna

degli edifici pubblici comunali

Roma Capitale 600.000 2011 - 2020 Roma Capitale, ESCO,

Proprietari privati riuniti,

Italgas

Roma Capitale, ERP 28.000 2011 - 2020 Roma Capitale, ESCO, ATER,

Italgas

Eurpower (Ecogena e EUR 25.000 2011 - 2013 Eurpower, Eur Spa

Spa)

ASL, Aziende ospedaliere,

Regione Lazio

50.000 2011 - 2020 ASL territoriale e Regione

Lazio

Roma Capitale, Società di

(Isolam. termico)45.000

servizi energetici, società del

Roma Capitale

2011 - 2020

settore costruzioni, ESCO,

(sost. Lampade) 9.600

progettisti, certificatori

energetici

Roma Capitale, Gestori di 48.000 2011 - 2020 Roma Capitale, Albergatori,

strutture alberghiere

Federalberghi

ACEA 34.000 2011 - 2020 ACEA Reti e Servizi

Energetici, Municipalizzate,

Amministrazione Comunale

MILANO

Confronto della media mensile degli ingressi di veicoli elettrici

nei giorni feriali

2012 Media ingressi % rispetto al totale degli ingressi giornalieri

GENNAIO 1.091 1,9%

FEBBRAIO 1.396 2,9%

MARZO 1.418 2,8%

APRILE 1.289 2,6%

MAGGIO 1.392 2,7%

GIUGNO 1.352 3,2%

LUGLIO 1.227 2,6%

Cogenerazione degli

impianti natatori con motori

a combustione interna

alimentati a gas metano

Installazione di 1GW

fotovoltaico in regime di

scambio sul posto

Impianti fotovoltaici per le

scuole comunali

Impianti fotovoltaici nelle

infrastrutture delle aziende

comunali

Roma Capitale e privati 9.400 2011 - 2015 Roma Capitale, CONI, FIN,

gruppi di privati

Tutte le figure presenti sul 650.000 2011 - 2020 Tutti gli stakeholder della

territorio comunale pubbliche

città

e private

Roma Capitale 27.486 2011 - 2015 Provveditorato agli Studi,

Società energetiche, ESCO

Roma Capitale, ATAC, ACEA 31.200 2011 - 2020 ATAC, Trambus,

Metropolitane

16

Elementi 27

Elementi 27 17


forum

Elettricità e gas. è liberalizzazione

Nonostante i settori

elettricità e gas siano

stati liberalizzati,

restano molti nodi

da sciogliere: bollette

troppo care, peso degli

incumbent, basso

tasso di switching da

parte dei consumatori

incompiuta?

Vittorio Chiesa Carlo Rienzi Davide Tabarelli

Ne parliamo con:

Vittorio Chiesa, Carlo Rienzi

e Davide Tabarelli

di Piergiorgio Liberati

Parlare di liberalizzazioni in Italia significa avventurarsi

in un campo lastricato da nodi sistemici difficili da sciogliere,

da logiche stataliste complicate da superare e da altre

questioni endemiche abbastanza ostiche legate alla storia

italiana. Come ogni anno, l’Istituto Bruno Leoni pochi

mesi fa ha presentato il suo rapporto sull’indice delle

liberalizzazioni in Italia, che per quanto riguarda il settore

elettrico, prendendo a confronto il mercato britannico è

passato dal 72% del 2011 al 77% del 2012 e quello del gas

dal 62% al 64% di quest’anno. Risultati tutto sommato

positivi, ma lontani dal risolvere il problema delle bollette

salate per imprese e clienti domestici, del basso tasso di

switching (di migrazione da un operatore all’altro da parte

dei consumatori) e il reale sdoganamento del mercato dal

peso degli incumbent. Qualcosa inizia a muoversi, però,

e la separazione proprietaria di Snam Rete Gas dall’Eni e

il Disegno di legge presentato dal Governo per riportare

l’energia tra le materie di esclusiva competenza dello Stato

rappresentano un concreto passo in avanti.

Su questi ed altri problemi, Elementi ha cercato di fare il

punto sentendo la voce di esperti di diverse aree, da quella

tecnica e strategica, nella persona del Professor Vittorio

Chiesa, Direttore dell’Energy&Strategy Group del Politecnico

di Milano, passando per un noto esperto di economia, il

fondatore e Presidente di Nomisma Energia Davide Tabarelli,

fino a sentire le ragioni dei clienti domestici, rappresentati

dal Presidente del Codacons, Carlo Rienzi. Ne è emerso un

quadro a tinte fosche, caratterizzato da luci e ombre: c’è la

positiva crescita delle fonti rinnovabili, ma che tanti problemi

sta creando alla rete elettrica e agli impianti a ciclo combinato,

sempre più in difficoltà vista la sovrabbondanza di capacità

e la crisi economica che morde. Si è assistito all’evidente calo

del Pun, del Prezzo unico nazionale dell’energia elettrica che

si forma sul mercato italiano (Ipex), controbilanciato però da

un forte squilibrio sulla tariffa bioraria, cresciuta per varie

alchimie nelle fasce serali. Infine, stiamo sì raggiungendo (e

in alcuni casi superando) gli obiettivi del pacchetto climaenergia,

ma a un prezzo salatissimo dovuto al peso degli oneri

generali di sistema ed in particolare della componente A3

della bolletta, sulla quale più di tutte pesa la voce del Conto

Energia, che si appresta a raggiungere il tetto dei 6,7 miliardi.

A questi, inoltre, va sommato quello dei 5,7 miliardi per le altre

rinnovabili, per un totale che a regime toccherà i 12,4 miliardi

di euro, dei quali più di 10 miliardi finiranno in bolletta.

>

18

Elementi 27 Elementi 27 19


forum

Gioie e dolori delle rinnovabili

Se è vero che una ricetta definitiva a queste spinose tematiche

non esiste, è altrettanto certo che la direzione intrapresa

dall’Italia verso una decarbonizzazione del settore elettrico

in linea con i principi europei, oltre a trovare conforto nella

nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN), è stata ben

accolta dalla maggior parte degli operatori. Si tratta di “una

scelta per le generazioni future, sostenuta doverosamente

dai sussidi, altrimenti nessun produttore avrebbe perseguito

questa strada”, spiega il Professor Chiesa, aggiungendo che

l’ingresso delle Fer nel nostro sistema ha prodotto il primo

effetto benefico nel “taglio del Pun, di circa il 20%, nelle ore

di picco dalle 11 alle 13, proprio quando il kWh costava di più

per via della maggiore richiesta”. Effetti sulle bollette, però,

non se ne vedono. “Ciò è dovuto - prosegue Chiesa - al fatto

che l’ingente mole di energia da Fer, unita al calo dei consumi,

ha creato problemi ai cicli combinati i quali, non riuscendo più

a rientrare dei loro investimenti, hanno iniziato, come emerso

nelle audizioni del Governo e dell’Autorità per l’energia, a

ripianare i costi del kWh nelle ore serali, quando il mercato

è ristretto, recuperando quello che si è perso di giorno”. Il

risultato è stato uno sconquasso della tariffa bioraria, con un

prezzo che ormai di sera è quasi identico a quello del giorno.

Dunque, una domanda sulla produzione da fonti rinnovabili,

che alla fine del 2012 potrebbe superare gli 88 TWh (con

una potenza fotovoltaica a 17 GW ed eolica a 7,5) è lecito

porsela. “Se parliamo di costo di CO2 evitata con il fotovoltaico

siamo sui 1.000 euro per tonnellata, quando il prezzo di una

tonnellata di CO2 sul mercato è di 7 euro”, ammonisce Davide

Tabarelli, aggiungendo però che “il nuovo record di rinnovabili

sarà quest’anno di 27 milioni di tonnellate equivalenti

petrolio, che è un raddoppio in dieci anni: questo è positivo,

perché ci consente di risparmiare circa 10 milioni di tonnellate

equivalenti petrolio di fonti fossili pari a 8 miliardi di euro

risparmiati sull’importazione di combustibili fossili”.

Indipendenza energetica

dall’Italia

Le Fer, dunque, aiutano l’Italia nel cammino verso

l’indipendenza energetica, grazie al risparmio sulle

importazioni, che però - specialmente da Russia e Algeria

- restano ancora alte. Ed è proprio questo uno dei punti – per

Tabarelli il più importante – che va ad incidere sulla mancanza

di concorrenza e quindi sul costo delle bollette.

In Italia, spiega l’economista, non si è mai posto mano al

grande problema del mercato elettrico e cioè alla volatilità del

prezzo delle materie prime, in particolare a quello del barile di

petrolio. Quando siamo partiti con le liberalizzazioni nel 1999

avevamo molto olio combustibile, ora invece andiamo a gas,

il cui prezzo è legato a quello del barile”. E la speculazione fa

il resto: “un barile di petrolio costa al produttore al massimo

15 dollari, ma viene scambiato sul mercato a 100”. A fare

eco al Presidente di Nomisma Energia, è Carlo Rienzi, per il

quale “l’aumento abnorme delle quotazioni internazionali

del petrolio ha ripercussioni dirette sulle bollette del nostro

paese, con aggiornamenti costanti delle tariffe al rialzo.

E spesso si dimentica che tali rincari hanno un peso fortissimo

sui bilanci delle famiglie numerose o dei nuclei a reddito

medio-basso”.

Smart-Grid, accumuli e

autoconsumo

Alla luce di quanto detto, è necessario chiedersi come

sfruttare al meglio questa ingente quantità di energia da

fonti rinnovabili, per ridurre la dipendenza energetica

dell’Italia e il costo delle bollette, senza gravare sugli equilibri

della rete. In particolare, sul tema degli sbilanciamenti gli

esperti si dividono tra sostenitori degli accumuli (tramite

batterie o pompaggi) e coloro i quali invece insistono sulla

necessità di rivedere la rete elettrica, puntando sulle smartgrid.

Chiesa, su questo tema, elabora una terza proposta,

molto cara all’economista Jeremy Rifkin. “Bisognerà capire

se queste fonti saranno in grado di raggiungere presto la

grid-parity, anche se il fotovoltaico ha già dimostrato che una

riduzione fortissima dei costi è possibile”, spiega il Direttore

dell’Energy&Strategy Group del Politecnico, aggiungendo

che “una delle proposte più valide per risolvere il tema

degli sbilanciamenti è quella dell’autoconsumo da parte

di una ristretta comunità o tramite impianti asserviti a siti

produttivi e realizzati su terreni industriali con relativa

alimentazione”. Rendendo l’utente un produttore di energia

autonomo, “l’impatto sulla rete sarà minimo, perché quasi

il 100% dell’energia rinnovabile prodotta sarà consumata

e la quantità che finirà in rete sarà talmente bassa, da non

intaccare gli equilibri della rete stessa”. Insomma, il passaggio

alla generazione distribuita potrebbe aiutare. Ma anche

dal punto di vista dell’indipendenza? Per Chiesa da sola

non basterebbe: “Il giusto mix di efficienza energetica, Fer

elettriche e termiche dovrebbe aiutare ad abbassare il costo

della bolletta energetica e quindi della dipendenza del Paese

dall’estero, che passerebbe dall’attuale 84% all’obiettivo

indicato dalla SEN del 67%. Il traguardo al 2020”, ricorda

Chiesa, “è che si arrivi ad una produzione elettrica da Fer

di 130/140 TWh, che sarebbe un bel risultato in termini di

riduzione delle importazioni di materie prime”. Sul tema

dell’indipendenza Tabarelli è molto più cauto e ritiene, invece,

che “puntare sulle reti intelligenti e sugli accumuli tramite

batterie o pompaggi, non solo potrebbe risolvere i problemi

di squilibrio, ma favorire lo sviluppo della ricerca e di nuove

opportunità di business, quindi di nuova occupazione”.

Prezzo del'elettricità per uso domestico (tasse incluse)

Prezzo medio per 100 kWh secondo semestre 2011

moneta corrente in euro in PPA*

cambio dei prezzi 2° semestre

2011 2° semestre 2010 in %

EU27 - 18.4p 18.4p 6.3p

Euro area 19.3p 19.3p - 6.2p

Belgio 21.2 21.2 18.7 7.3

Bulgaria 17.1 8.7 18.8 5.4

Repubblica Ceca 364.0 14.7 19.9 5.2

Danimarca 221.5 29.8 21.8 9.8

Germania 25.3 25.3 24.2 3.8

Estonia 10.4 10.4 15.0 3.8

Irlanda 20.9 20.9 19.1 11.3

Grecia 12.4 12.4 13.5 2.2

Spagna 20.9 20.9 22.4 12.8

Francia 14.2 14.2 12.6 5.4

Italia 20.8p 20.8p 20.0p 8.5p

Cipro 24.1 24.1 26.7 19.4

Lettonia 9.5 13.4 20.3 27.5

Lituania 42.2 12.2 20.0 0.4

Lussemburgo 16.6 16.6 13.8 -4.9

Ungheria 4493.1 15.5 26.4 2.3

Malta 17.0 17.0 23.0 0.0

Olanda 18.4 18.4 16.9 8.4

Austria 19.7 19.7 17.6 1.8

Polonia 57.9 13.5 23.5 5.1

Portogallo 18.8 18.8 22.7 12.9

Romania 46.6 10.9 21.0 3.7

Slovenia 14.9 14.9 18.2 4.6

Slovacchia 17.1 17.1 24.9 4.5

Finlandia 13.7 13.7 11.4 0.0

Svezia 186.4 20.4 15.9 2.4

Regno Unito 13.7 15.8 15.8 12.1

Norvegia 145.2 18.7 12.2 -4.8

Croazia 85.7 11.5 16.8 1.7

Turchia 28.2 11.5 21.1 4.1

Albania 1620.0 11.6 nd nd

Bosnia Erzegovina 15.4 7.9 nd 6.8

* Il prezzo dell'uso domestico dell'elettricità fa riferimento a un consumo annuale che va dai 2500 ai 5000 kWh

** Prezzo basato sulla moneta corrente

- non applicabile

p temporaneo

nd dati non disponibili

Fonte: Eurostat

segue a pagina 22 >

>

20 Elementi 27 Elementi 27

21


forum

Nel settore del gas le cose

non vanno meglio

Sul settore del gas cambiano i termini, ma non i risultati. La

liberalizzazione è partita nel 2003, ma restano molti nodi

da sciogliere. Su questo settore il Governo è recentemente

intervenuto decretando il passaggio di Snam Rete Gas alla

Cassa Depositi e Prestiti, nell’ottica di liberalizzare il settore

e di eliminare il “conflitto d’interessi” di Eni, allo stesso

tempo produttore-distributore, ma anche controllore della

rete attraverso Snam. Questo servirà davvero a migliorare

il mercato e ad abbassare i prezzi delle bollette? Tabarelli

parla di “architetture finanziarie che possono far contenta

l’alta finanza, ma non credo che il consumatore possa

essere contento dell’indebolimento dei nostri principali

importatori, Russia, Algeria, Olanda”. Per il presidente

di Nomisma Energia, infatti, indebolendo Eni attraverso

l’operazione Snam s’indeboliscono anche i principali fornitori

di metano, con la conseguenza che “non ci saranno benefici

dal punto di vista dei prezzi. Oggi ci salviamo per il fatto che,

purtroppo, a causa della crisi, c’è un calo della domanda del

gas e quindi un calo del prezzo”. Se il mercato oggi è più

“competitivo”, conclude Tabarelli, “non è tanto per l’assetto

del mercato stesso (separazione Snam), quanto perché è

crollata la domanda e c’è più offerta”. A fare da sfondo a

questo quadro, c’è sempre il problema del costo del barile e

dell’assenza di alternative vere al metano. Almeno in Italia.

“Il problema è a monte e riguarda l’approvvigionamento

dell’energia. In Italia i consumatori pagano speculazione

e destrutturazione delle reti distributive e la mancanza di

rigassificatori. Il gas che Usa e Canada vendono a Giappone

e Cina costa pochissimo all’estrazione e se fosse possibile

trasportarlo in Italia e lavorarlo in adeguati rigassificatori,

anche agli italiani costerebbe almeno il 30% in meno di

quel che lo paga il nostro paese e l’Europa in generale”,

ammonisce il Presidente del Codacons Rienzi.

E pochi cambiano fornitore

di elettricità e gas

Alla fine, come anticipato, sia che si parli del gas, che di

elettricità, resta un quadro a tinte fosche sul quale la nebbia

stenta a diradarsi. E a farne le spese sono sempre i consumatori

finali, se è vero che, come sottolinea Tabarelli, “da quando

nel 1999 è partita la liberalizzazione nel settore elettrico, le

bollette sono aumentate del 30%”. Ma allora come mai non si

cambia operatore? Per Rienzi “i consumatori hanno capito che

se passano da un operatore all’altro l’unica cosa che per loro

cambierà è l’intestazione della bolletta. Diversi studi hanno

dimostrato che chi ha scelto di cambiare operatore non ha

riscontrato alcun vantaggio economico, anzi spesso l’importo

della bolletta è aumentato”. E al di là delle molte truffe che

in questi tempi sono proliferate resta il punto insormontabile:

con un prezzo della bolletta formato da costi fissi per circa il

60%, gli operatori hanno ben poco margine per effettuare

proposte vantaggiose. Ed è così che si chiude il cerchio: poca

flessibilità sull’approvvigionamento, mix energetico limitato,

problemi sulla rete, nodi strutturali come quelli degli oneri

generali di sistema e pochi operatori in campo per una fetta di

torta troppo piccola. E a pagare sempre il cliente finale.

Prezzo del gas a uso domestico (tasse incluse)

Prezzo medio per 100 kWh secondo semestre 2011

moneta corrente in euro in PPA

cambio dei prezzi 2° semestre

2011 2° semestre 2010 in %

Euro area 7.1 7.1 - 11.0

Belgio 7.3 7.3 6.5 21.0

Bulgaria 9.2 4.7 10.1 9.5

Repubblica Ceca 147.8 6.0 8.1 15.0

Danimarca 80.8 10.9 7.9 0.0

Germania 6.4 6.4 6.1 12.1

Estonia 4.4 4.4 6.3 9.0

Irlanda 6.2 6.2 5.7 17.3

Grecia*** nd nd nd nd

Spagna 5.4 5.4 5.8 0.0

Francia 6.5 6.5 5.7 12.3

Italia 8.8 8.8 8.4 11.2

Cipro*** nd nd nd nd

Lettonia 3.2 4.8 6.9 11.8

Lituania 18.6 5.4 8.8 19.1

Lussemburgo 5.8 5.8 4.8 22.4

Ungheria 1647.6 5.7 9.7 6.7

Malta*** nd nd nd nd

Olanda 7.4 7.4 6.8 3.8

Austria 7.2 7.2 6.5 19.8

Polonia 21.5 5.0 8.7 6.5

Portogallo 7.4 7.4 8.9 17.1

Romania 11.9 2.8 5.4 -0.1

Slovenia 7.9 7.9 9.6 17.7

Slovacchia 5.1 5.1 7.5 14.8

Finlandia*** nd nd nd nd

Svezia 106.3 11.7 9.1 7.7

Regno Unito 4.5 5.2 5.2 27.2

Croazia 27.8 3.7 5.5 0.1

Turchia 7.2p 2.9p 5.4p 9.4p

Bosnia Erzegovina 10.5 5.4 nd 19.8

* Il prezzo dell'uso del gas si riferisce a un consumo tra 5600 e 56000 kWh

** Prezzo basato sulla moneta corrente

*** Grecia, Cipro e Finlandia non hanno un importante mercato del gas nell'uso domestico, per cui non vengono riportati i prezzi

- non applicabile

p temporaneo

nd dati non disponibili

Fonte: Eurostat

Elementi 27

Elementi 27

22

23


speciale trasporto urbano e riduzione CO2

Auto elettrica?

Crediamoci

di più

INTERVISTA A CORRADO CLINI

Ministro dell'Ambiente

L’industria italiana sta perdendo il treno delle auto elettriche

e delle ibride, nonostante le numerose risorse pubbliche

stanziate negli ultimi quindici anni.

Stiamo cercando di colmare almeno in parte il gap attraverso,

per esempio, la promozione di una ‘piattaforma nazionale’

dell’auto elettrica.

Biocarburanti? è un driver di crescita per le imprese italiane.

di Romina Maurizi

Per una mobilità urbana sostenibile si deve lavorare

soprattutto a livello locale. Auto elettrica? Bene i nuovi

incentivi, serve però un ragionamento più organico. Ma se

poi l’unica azienda nazionale non ci crede...Parla il ministro

dell’Ambiente, Corrado Clini.

E: L’ultimo rapporto della Agenzia Ue per l’Ambiente vede

l’Italia in maglia nera per la qualità dell’aria. Sul banco degli

imputati anche le emissioni del trasporto locale.

Cosa c’è nel cronoprogramma del governo per rendere

sostenibile la mobilità urbana?

CC: è necessario considerare l’estensione prolungata della

limitazione del traffico nei sistemi urbani, attraverso il

rafforzamento del trasporto ferroviario locale e dei trasporti

pubblici urbani a trazione elettrica, l’incentivazione di misure

Corrado Clini

volontarie come il car pooling e il trasporto aziendale e il

car sharing con auto elettriche. Misure che renderanno più

friubili evivibili le nostre ciittà. Il ministero dell’Ambiente

invita a camminare di più e a usare la bicicletta e i mezzi

pubblici, sui quali però devono investire sia le istituzioni

nazionali sia quelle locali. Recentemente ho presentato a

Roma, a Villa Borghese, con il sindaco Gianni Alemanno il

progetto pilota ‘Libertà in movimento’ che prevede l’uso

di bici a pedalata assistita in due parchi romani. è una

tappa significativa di un percorso che unisce la necessità

di affermare e diffondere sistemi di mobilità sostenibile

nei centri urbani (che stiamo sviluppando con l’Anci) alla

necessità di promuovere le innovazioni tecnologiche per

rendere sempre più fruibile e agevole la mobilità alternativa.

Le nuove soluzioni, frutto della ricerca e dell’imprenditoria

italiana, possono rappresentare un viatico d’avanguardia

per una modalità di trasporto individuale da diffondere

nelle città italiane, ma anche da esportare come eccellenze

nazionali in altri paesi con le stesse esigenze.

E: Ha siglato un patto con Ferrovie dello Stato per spostare

sempre più su rotaia il trasporto merci. Si può pensare a un

impegno analogo per la mobilità civile?

CC: Il 90% delle merci viaggia su gomma. Dunque, soltanto il

10% viene trasportato su rotaia, la metà della media europea.

è necessario, allora, sviluppare e incrementare il trasporto

merci su rotaia anche per una maggiore competitività del

sistema produttivo italiano. Inoltre, bisogna rafforzare il

trasporto pubblico su rotaia, in modo da disincentivare

l’uso dei mezzi più inquinanti. A risentirne positivamente

sarebbero anche i costi sostenuti dalle famiglie. Ma non si

può pensare che queste debbano essere virtuose dal punto

di vista ambientale, se le amministrazioni locali non sono in

grado di creare un contesto favorevole. E per questa ragione

si deve lavorare su livelli di governo soprattutto locale. Spero

che l’accordo con Ferrovie dello Stato sia da stimolo per tutta

la filiera della mobilità.

E: Nella Legge crescita ci sono norme per incentivare il ricorso

all’auto elettrica: basteranno per smuovere un mercato che

tarda a decollare?

CC: Gli incentivi sono senz’altro positivi, ma la misura

attuativa dovrebbe essere più organica: per l’auto elettrica

bisogna fare un ragionamento più articolato. Purtroppo

l’industria italiana sta perdendo il treno delle auto elettriche

e delle ibride, nonostante le numerose risorse pubbliche

stanziate negli ultimi quindici anni. Prima di tutto perché

l’unica azienda nazionale dell’auto, nonostante le flotte

pilota realizzate nel corso degli anni con il supporto pubblico

e con ottime performance tecniche, ritiene che questo

segmento industriale non sia strategico e conveniente. Poi

perché - forse di conseguenza - non sono state create in Italia

le infrastrutture utili alla diffusione delle auto elettriche o

ibride. Stiamo cercando di colmare almeno in parte il gap

attraverso, per esempio, la promozione di una ‘piattaforma

nazionale’ dell’auto elettrica proposta dalla Regione Emilia

Romagna, con la partecipazione sinergica delle imprese

italiane che hanno tecnologie di punta nella motoristica,

nell’elettronica, nelle batterie, nei materiali, nella produzione

di veicoli elettrici.

E: I biocarburanti finiscono spesso sotto accusa per il loro

impatto sui prezzi alimentari. La Ue ha annunciato un cambio

di marcia per contenere l’apporto di biofuel “convenzionali”

puntando su quelli di seconda e terza generazione. Le

imprese italiane sapranno cogliere la sfida?

CC: Quella dei biocarburanti è un driver di crescita per le

imprese italiane. A maggio ho partecipato a San Paolo del

Brasile alla firma di un accordo tra la nostra Mossi & Ghisolfi

e la brasiliana Graalbio per la produzione di carburante

di seconda generazione in Brasile con tecnologia italiana.

Un tassello verso la chimica verde. è necessario guardare

ai biocarburanti di seconda generazione che usano residui

agricoli e terre abbandonate e non entrano così in conflitto

con la produzione alimentare. Purtroppo in Italia la

produzione di biocarburanti non arriva all’1% e diventa il

3-4% se consideriamo l’importazione. Il vincolo Ue del 10%

di biocarburanti al 2020 va letto, allora, come un’opportunità

industriale da non farsi sfuggire.

Elementi 27 Elementi 27

24 25


speciale trasporto urbano e riduzione CO2

Lo sviluppo della mobilità

Gli obiettivi europei di riduzione dell’impatto climatico

al 2020 e la strategia europea “Europa 2020” hanno reso

il tema dei “veicoli verdi” rilevante nell’agenda sia della

Commissione europea che dei governi nazionali e regionali.

Lo sviluppo della mobilità elettrica infatti è un esempio di

sostenibilità e di green-white economy, capace di attivare

maggior efficienza white e circuiti virtuosi di rinnovabilità

green (deliberazione AEEG ARG/elt 56/10).

Proprio per la valenza strategica e le prospettive di

questo settore l’Autorità per l’energia italiana è stata

fra le prime Autorità in Europa ad approvare iniziative a

sostegno della mobilità elettrica, per garantire un contesto

di regole stabili e incentivazioni capaci di stimolare la

sperimentazione di tecnologie innovative. Come più volte

ribadito anche in Parlamento (deliberazione AEEG ARG/

elt 56/10), la mobilità sostenibile può fornire un contributo

essenziale al raggiungimento degli obiettivi europei e di

politica energetica, ambientale e industriale del Paese,

sostenendo il sistema elettrico nazionale e lo sviluppo

delle reti intelligenti. Anche in questo settore lo sviluppo

sarà reale solo se accompagnato da una concreta crescita

infrastrutturale e, per questo, gli interventi dell’Autorità

hanno puntato alla realizzazione di infrastrutture di ricarica

adeguate, con soluzioni il più possibile pratiche ed efficienti,

in attesa che maturino scelte tecnologiche che minimizzino

i costi per i consumatori. In questo contesto, un primo

intervento ha riguardato la ricarica nei luoghi o spazi

privati, approvando una misura che ha permesso di installare

contemporaneamente due contatori, uno per l’abitazione

e uno dedicato alla ricarica della propria auto elettrica,

ricevendo due distinte bollette, anche con forniture

effettuate da operatori diversi. In futuro la ricarica “privata”

nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro, con sosta prolungata

del veicolo, potrà estendersi anche agli spazi privati di sosta

aperti al pubblico, ad esempio i parcheggi della grande

distribuzione o altri luoghi commerciali e di svago (si

registrano già i primi casi di offerta di ricarica gratuita da

parte di alcune catene commerciali di primaria importanza,

come strumento di attrazione per un consumatore attento

elettrica fra sostenibilità

e green-white

economy

INTERVENTO DI ROCCO COLICCHIO

Membro dell’Autorità per l’Energia

Elettrica e il Gas

Rocco Colicchio

agli aspetti ambientali). Per quanto riguarda la ricarica in

spazi pubblici tre i possibili modelli: il modello distributore,

nel quale le infrastrutture di ricarica vengono realizzate

dall’impresa distributrice di energia nella propria area

di concessione; il modello service provider in esclusiva,

nel quale lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica viene

affidato ad un soggetto in regime di esclusiva a seguito di

gara o concessione, su un’area definita dalla Regione, dal

Comune o da altro Ente locale; il modello service provider

in concorrenza, simile al modello service provider in

esclusiva ma sviluppato in regime di concorrenza, seppure

regolata a livello locale, come avviene per le stazioni di

rifornimento dei carburanti. Partendo da queste tre opzioni

l’Autorità ha poi voluto dare un concreto sostegno allo

sviluppo di innovative infrastrutture di ricarica pubblica

tecnologicamente all’avanguardia. Con la delibera ARG/

elt 242/10 è stato deciso di selezionare - per ciascuno

dei modelli gestionali citati - specifici progetti-pilota da

incentivare. I progetti pilota sono stati scelti sulla base di

criteri qualitativi, quantitativi, di efficienza ed efficacia, con

particolare attenzione alle tecnologie, alla minimizzazione

dell’agevolazione richiesta, all’utilizzo ottimale delle

infrastrutture. Tali iniziative divengono così un’occasione

preziosa non solo per sperimentare “sul campo” soluzioni

tecnologiche e organizzative diversificate - utili per

costituire una solida base di conoscenze per la futura

regolazione - ma anche per valutare l’efficacia e l’efficienza

dei modelli gestionali individuati. La partecipazione ai

progetti di una pluralità di soggetti (non solo imprese

distributrici o venditori retail, ma anche nuovi service

providers indipendenti) rappresenta poi un valore aggiunto

delle sperimentazioni in corso, fondamentale in un’ottica

di apertura alla concorrenza. L’intervento dell’Autorità ha

inoltre consentito la creazione di un quadro regolatorio

all’interno del quale possono operare altre iniziative

industriali non comprese nei progetti pilota incentivati.

Va inoltre ricordato che è stata introdotta una nuova tariffa

di rete, applicabile ai clienti in bassa tensione, dedicata

specificamente all’alimentazione delle infrastrutture di

ricarica pubblica per veicoli elettrici, prevedendo anche un

meccanismo di protezione per i clienti finali, ai quali – oltre

al costo dell’elettricità prelevata – non potrà essere richiesta

una tariffa per i costi di rete e delle infrastrutture di ricarica

superiore ad un limite massimo.

Alla luce di tali elementi, all’interno della normativa appare

opportuno introdurre elementi di flessibilità e gradualità che

privilegino lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica nelle aree

con più alto potenziale di utilizzo, responsabilizzando gli attori

rispetto al rischio tecnologico ed escludendo che la tariffa elettrica

possa essere utilizzata per “coprire” eventuali costi di ricarica

divenuti irrecuperabili. Infine, in prospettiva pro-competitiva,

è importante garantire la compatibilità delle infrastrutture

di ricarica, che vanno realizzate con la logica dell’accesso non

discriminatorio a tutti i venditori di energia elettrica.

Elementi 27 Elementi 27

26 27


speciale trasporto urbano e riduzione CO2

Cosa chiede

l'Europa

A cura di Estella Pancaldi, Riccardo Toxiri e Simone Aiello

Il Protocollo di Kyoto, strumento di complemento della

Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento

Climatico, annovera il settore dei trasporti tra le principali

fonti emissive di gas climalteranti.

A livello europeo, il Pacchetto Clima–Energia individua

al 2020 tre obiettivi prioritari per la decarbonizzazione

dell’economia (-20% delle emissioni, +20% efficienza

energetica, quota FER al 20%, con obiettivo al 10% dei

combustibili del settore trasporti da fonti rinnovabili).

Per l’Italia, nel 2010, il contributo delle rinnovabili nei trasporti

si è attestato al 4,8%. Nel 2011 si stima un risultato superiore

al 5,5%, fattore cui contribuirebbero gli effetti della negativa

congiuntura economica.

Il settore dei trasporti (incluso il marittimo) pesa per quasi un

quarto delle emissioni complessive di gas serra nella UE ed è

il settore più emissivo dopo quello energetico. Nel periodo

1990-2007, la UE-27 ha registrato un incremento del 27%

rispetto ai livelli del 1990, con una crescita delle emissioni non

paragonabile a quella degli altri settori. In tale contesto, il White

Paper on Trasport lancia un chiaro messaggio di riduzione di

emissioni.

La UE sta migliorando la propria performance in termini emissivi

del parco auto e veicoli commerciali leggeri, in linea con gli

obiettivi di medio termine.

Le auto alimentate a combustibile alternativo (GPL, gas

naturale liquefatto, biocombustibili, idrogeno) costituiscono

il 5% di tutti i veicoli nel 2009, mentre i veicoli elettrici sono

lo 0,02% del totale. Tra il 2004 ed il 2009 il numero di bus

alimentati a gas è passato da 0,5 a 1% della flotta totale

(EEA, TERM 2011).

La transizione verso una mobilità sostenibile è dunque

un obiettivo che l’Unione europea intende raggiungere

attraverso una pluralità di strumenti.

28 Elementi 27 Elementi 27 29

>


speciale trasporto urbano e riduzione CO2

Il quadro regolatorio e gli

obiettivi nel medio-lungo

termine

Il White Paper - Roadmap to a Single European Transport

Area (2011) e la comunicazione A Roadmap for moving to a

competitive low carbon economy (2011) indicano un obiettivo

di riduzione delle emissioni nel settore trasporti (escluso

quello marittimo) del 20% al 2030 rispetto ai livelli emissivi

del 2008 e del 60% al 2050 rispetto ai livelli emissivi del 1990.

Il quadro normativo europeo si compone di diversi strumenti.

La Direttiva 2003/87/CE (Direttiva ETS) include a partire dal

1° gennaio 2012, il trasporto aereo, non senza polemiche,

all’interno del sistema europeo di scambio di quote di

emissione (EU ETS): allo studio vi è la possibilità di includere

anche il trasporto marittimo.

La Direttiva 2009/28/EC sulle fonti rinnovabili (Direttiva RES)

indica un obiettivo del 10% di rinnovabili nel settore dei

trasporti sul consumo finale di ciascun Stato membro.

In terzo luogo, in tema di intensità emissiva nei combustibili,

l’Impact Assessment associato al White Paper sui trasporti

pone l’obiettivo per la riduzione del 70% nel consumo medio

di petrolio, quale fonte d’energia primaria per il settore

trasporti, dai livelli del 2009, entro il 2050.

Si è inoltre intervenuti sul lato standard di efficienza. Tali

parametri, stabiliti per la flotta di auto e veicoli commerciali

leggeri di nuova immatricolazione nel territorio della UE,

definiscono specifici target di emissione vincolanti per

i costruttori. Il regolamento n.443/2009 definisce per le

automobili un obiettivo di 130 gCO2/Km nel triennio 2012-

2015 (95 gCO2/Km nel 2020), mentre per i veicoli commerciali

leggeri l’obiettivo è fissato a 175 gCO2/Km nel triennio

2014-17 (147 gCO2/Km al 2020) dal Regolamento n. 510/2011.

Sul tema, la Commissione ha avanzato a luglio di quest’anno

due proposte di emendamento volte a definire modalità

operative per il raggiungimento degli obiettivi al 2020. Lo

stato dell’arte indica, per il parco auto, emissioni medie di

CO2 nella UE-27 pari a circa 140 gCO2/Km (EEA, 2011).

Le stime 2011 indicano emissioni medie pari a 135,7 gCO2/Km.

(EC-DG Climate Action, 2012).

Infine, accanto alla definizione di standard emissivi

per le auto e veicoli commerciali leggeri (van) di nuova

immatricolazione nel territorio dell’Unione europea, il Fuel

Economy Labelling rende disponibili ai consumatori i dati

relativi al consumo di combustibile e le emissioni di CO2

associate, presso i punti vendita e noleggio. Inoltre, con

riferimento al trasporto pesante (Heavy Duty Vechicle),

seconda fonte emissiva del settore, nel 2010, la Commissione

europea ha lanciato la Clean and Energy Efficient Vechicle.

Il ruolo degli Stati

e delle Comunità Locali

Ruolo importante è riconosciuto agli Stati membri, Regioni

e Città. Un’azione da portare avanti a livello locale riguarda

l’attuazione dell’obiettivo di dimezzare l’uso delle auto a

combustibile convenzionale nel trasporto urbano entro il

2030, per una completa dismissione entro il 2050 (White

Paper, 2011). Sarà fondamentale il ruolo delle nuove

tecnologie per il raggiungimento dell’obiettivo, che dovrà

esser ancor più pronunciato dopo il 2030: elettrificazione del

trasporto e un maggior uso di bio combustibili di seconda

generazione, oltre naturalmente a un cambio di condotta.

Le azioni condotte nel contesto del settimo Programma

Quadro dell’Unione Europea, in particolare nell’ambito

dei bandi Smart City and Communities, sono una via per

lo sviluppo delle città verso modelli innovativi, secondo

paradigmi che integrano uso efficiente delle risorse, ITC ed

energie rinnovabili e mobilità sostenibile.

Elementi 27 Elementi 27

30 31


speciale trasporto urbano e riduzione CO2

Traffico e

inquinamento

urbano quali

danni?

di Valter Cirillo

Lo sviluppo umano è sempre stato

direttamente legato alla capacità di far

viaggiare merci e persone.

Tale capacità ha conosciuto un’accelerazione

impressionante a partire dalla seconda

guerra mondiale, grazie al boom del

traffico privato su strada, che tutt’oggi

sta continuando a crescere in modo

vertiginoso e si prevede che continuerà

a farlo per almeno un paio di decenni.

Infatti, alimentata dallo sviluppo

demografico, dalla riduzione dei costi

degli spostamenti e dalla progressione

economica dei grandi Paesi in via di

sviluppo, la domanda di mobilità è

destinata ad aumentare con incrementi

che solo la congestione delle

infrastrutture e la saturazione delle vie

percorribili potranno frenare.

In Cina, per esempio, dove nel 2009

circolava più o meno lo stesso numero

di autoveicoli dell’Italia, si stima che

tale numero raddoppi ogni 3 anni!

L’impatto ambientale

del traffico stradale…

Tutto ciò rende il sistema dei trasporti un settore cruciale

nello scenario energetico e un campo di azione decisivo per

le sorti dell’ambiente. Dalla movimentazione quotidiana di

merci e persone discendono, infatti, impatti ambientali che

hanno assunto una rilevanza assoluta sullo scenario mondiale.

Secondo il Gruppo intergovernativo di esperti delle Nazioni

Unite sui cambiamenti climatici (IPCC) il settore dei trasporti

è responsabile di circa il 22% delle emissioni mondiali di gas

serra, di cui il 75% è da attribuire al traffico stradale.

Nell’Unione Europea l’incidenza del trasporto stradale è

ancora più pesante. Nei 27 Paesi UE, dove il settore dei

trasporti assorbe circa il 30% dei consumi finali di energia

(per l’83% a carico del trasporto stradale), poco meno del

25% delle emissioni di CO2 è dovuto al solo trasporto su

gomma.

Il problema è difficilmente risolvibile. Perché l’innovazione

tecnologica rappresenta certamente una risorsa preziosa

cui far ricorso, ma puntare alla riduzione delle emissioni

unitarie dei veicoli non può bastare in uno scenario in cui il

numero dei mezzi in circolazione è destinato a moltiplicarsi.

La soluzione finale va cercata in un insieme complesso e

diversificato di azioni che deve prevedere un riequilibrio

generale del sistema trasporti e lo sviluppo di veicoli a

zero emissioni. Cose che in ogni caso potranno avere una

incidenza significativa solo in tempi molto lunghi.

….e quello sanitario

Nel frattempo va detto che l’attenzione che da qualche anno

è concentrata sulle emissioni di CO2, in relazione ai rischi

del riscaldamento globale, sta facendo pericolosamente

trascurare il fatto che il traffico stradale costituisce la più

grave emergenza ambientale delle aree urbane. Dove le

altre sorgenti di inquinamento – compreso il riscaldamento,

che assume particolare rilevanza nelle stagioni invernali –

incidono in misura nettamente inferiore sul peggioramento

della qualità dell’aria: circa il 70% delle sostanze inquinanti

diffuse in ambito urbano derivano in modo diretto dal

traffico.

In particolare, i gas di scarico degli autoveicoli sono i

maggiori responsabili dell’accumulo nelle città di monossido

di carbonio, ossidi di azoto, polveri sottili e composti

organici volatili. Inoltre, contribuiscono in via esclusiva

all’inquinamento da benzene, in parte alle emissioni di

biossido di zolfo e, indirettamente, anche alla formazione di

ozono (che si produce per effetto della radiazione solare in

presenza di inquinanti come gli ossidi di azoto e i composti

organici volatili).

Tutte queste sostanze sono nocive per la qualità

dell’ambiente e per la salute umana. L’allarme maggiore,

tuttavia, riguarda la presenza delle polveri sottili, che

numerosi studi epidemiologici ritengono cancerogene,

anche perché, date le ridottissime dimensioni (fino a meno

di 2,5 millesimi di millimetro) possono entrare in profondità

nell’apparato respiratorio al livello degli alveoli polmonari.

Uno studio (2005) dell’OMS realizzato in collaborazione

con l’ISPRA su 13 aree urbane italiane con oltre 200.000

abitanti (per un totale di 9 milioni di persone, pari al 16%

della popolazione nazionale) ha portato a conclusioni che

rappresentano una sorta di bollettino di guerra. Lo studio ha

infatti stimato che gli effetti della concentrazione a lungo

termine delle polveri sottili sono la causa prima in Italia di

una media di 8.220 decessi l’anno, corrispondente al 9% di

tutte le cause di mortalità sopra i 30 anni di età, esclusi gli

incidenti stradali.

Un aspetto trascurato:

l’aggressione al patrimonio

monumentale

Ma l’inquinamento atmosferico da traffico costituisce una

grave minaccia anche per le testimonianze storiche e le opere

artistiche esposte all’aperto, che costituiscono uno degli

aspetti più rilevanti dell’identità e del patrimonio culturale di

una nazione.

La presenza nell’aria di alcuni inquinanti, infatti, (in

particolare ossidi di azoto, composti dello zolfo e polveri)

determina una forte accelerazione e amplificazione del

degrado dei monumenti.

La cosa è di particolare rilievo soprattutto in Italia, dove

si concentra gran parte dell’intero patrimonio culturale

mondiale, coinvolgendo anche rilevanti interessi economici,

per l’ovvia ragione che il buono stato di conservazione del

patrimonio monumentale rappresenta un forte motivo di

attrazione per i flussi turistici.

Elementi 27 Elementi 27

32 33


speciale trasporto urbano e riduzione CO2

Verso il miglioramento

di Iva Gianinoni e Filippo Colzi

I motori dei mezzi di trasporto costituiscono le principali

sorgenti di inquinamento atmosferico nelle aree urbane

a intenso traffico. Nei gas di scarico sono contenute

diverse tipologie di inquinanti, tra cui ossido di carbonio

(CO), ossidi di azoto (NOx), idrocarburi derivanti dalla

combustione parziale del combustibile (HC), particolato

e prodotti derivanti da impurità del combustibile (SOx).

La combustione di idrocarburi genera la produzione di

anidride carbonica (CO2) che pur non essendo classificata

come inquinante è responsabile dei sempre più gravi

problemi di effetto serra e di alterazione del clima.

Per porre un freno all’acuirsi di questi problemi, già dal

1991 l’Unione Europea ha emanato le note direttive

“Euro” (da Euro 1, in vigore dal 1 gennaio 1993, sino a

Euro 6, prevista dal 1 gennaio 2014), che hanno fissato

limiti sempre più severi alle emissioni nocive dei motori.

La presenza dei vincoli comunitari ha imposto al settore

automobilistico un’imponente attività di Ricerca e Sviluppo,

finalizzata allo studio di tecniche di alimentazione,

combustione e controllo dei motori e abbattimento

degli inquinanti sempre più sofisticate ed efficaci. Negli

ultimi venti anni, i risultati sono stati molto soddisfacenti,

permettendo di ridurre di oltre il 95% le emissioni allo

scarico, grazie ad importanti modifiche ai componenti

motoristici, quali l’inserimento del catalizzatore, (Tab.1)

della “sonda lambda” e l’abbandono dei sistemi a

carburatore.

In particolare, l’attività sviluppata negli ultimi anni ha

portato a ulteriori soluzioni innovative, quali:

• il generale “downsizing” dei motori (riduzione

di cilindrata a parità di prestazioni), reso possibile

dall’adozione combinata di sistemi di sovralimentazione

a turbocompressore e sistemi avanzati di alimentazione

ad aria e combustibile, controllati da centraline elettroniche

sempre più sofisticate in termini di parametri monitorati

e di possibilità e rapidità di retroazione e controllo;

delle emissioni

degli inquinanti (controllo avanzato

della combustione), sia a livello di

abbattimento post-combustione,

con l’uso di catalizzatori e filtri

antiparticolato sempre più efficienti e

di reattori a urea per l’abbattimento

Tab.1

degli NOx. La combinazione di queste

tecnologie ha consentito di ridurre

l’emissione di inquinanti “classici” e

di CO2 - fonte: Laboratorio Mobilità

Sostenibile – Energy Lab, 2011 (Tab. 2).

L’anidride carbonica rappresenta un

Normativa Data CO HC HC+NOx NOx Particolato

Benz Dies Benz Dies Benz Dies Benz Dies Benz Dies

“Euro 0” pre-1990 30.0 25.0 - - 10.0 6.0 - - - 0.0

Euro 1 1992 3.16 3.16 - - 1.13 1.13 - - - 0.18

Euro 2 1996 2.2 1.0 - - 0.5 0.7 - - - 0.10

Euro 3 2000 2.3 0.64 0.2 - - 0.56 0.15 0.50 - 0.05

Euro 4 2005/2008 1.0 0.50 0.1 - - 0.30 0.08 0.025 - 0.025

Euro 5 2009/2011 1.0 0.50 0.1 - - 0.23 0.06 0.18 0.005 0.005

Euro 6 2014 1.0 0.50 0.1 - - 0.17 0.06 0.08 0.005 0.005

Rispetto “Euro 0” 3% 2% - - - 2.8% - - - 1.7%

Fonte: Laboratorio Mobilità Sostenibile – EnergyLab

Autoveicoli: Km percorsi ed emissione di inquinanti

Tab. 2

160

140

120

100

80

60

40

tema particolare. La sua produzione

è infatti indissolubilmente legata alla

combustione degli idrocarburi e non

esistono a oggi sistemi di abbattimento

o cattura che possano essere installati su

un veicolo. Per raggiungere il previsto

• l’adozione di sistemi di gestione intelligente del motore

quali i dispositivi “start/stop”, combinati con l’uso di

alternatori che ricaricano le batterie del veicolo in fase di

frenata;

20

0

1990

1991

1992

1993

1994

1995

1996

1997

1998

1999

2000

2001

2002

2003

2004

2005

2006

2007

• l’adozione di sistemi di contenimento delle emissioni

sempre più avanzati, sia a livello di riduzione della formazione

Veic_km CO2 NOX SOX PM2.5

Fonte: elaborazione RSE su dati ISPRA

Elementi 27

Elementi 27 35

34

35

>


obiettivo, in fase di approvazione a livello europeo di 95

gCO2/km al 2020 (rispetto agli attuali 135 gCO2/km medi) non

sarà sufficiente affinare la tecnologia dei motori odierni e

ridurne il consumo di combustibile, ma si renderà necessario

aprirsi a nuovi paradigmi. Tra questi:

• impiego di biocarburanti (bioetanolo, biodiesel) e di altri

combustibili sintetici, capaci di abbassare le emissioni di CO2

nel ciclo di produzione ed utilizzo finale a bordo del veicolo;

• impiego di combustibili gassosi, a partire dal gas naturale

fino alle miscele gas naturale – idrogeno e all’impiego di

idrogeno puro;

• incremento dell’integrazione “elettrica” nei veicoli ibridi e

in quelli elettrici puri.

In particolare, i veicoli elettrici puri e quelli ibridi (soprattutto

di tipo plug-in), con l’uso dell’elettricità di rete come

fonte energetica singola o addizionale, sono gli unici a

rappresentare un cambiamento fondamentale rispetto ai

sistemi di propulsione convenzionali e offrono le maggiori

potenzialità di riduzione delle emissioni.

Il sistema di trazione si avvantaggia infatti in questo caso

del motore elettrico, efficiente e capace di convertire

l’elettricità in energia meccanica con rendimento fino al

90%; considerando tutte le trasformazioni energetiche

(perdite di ricarica e autoscarica della batteria, rendimento

di trasmissione, rendimento medio del parco di generazione

termoelettrico), è possibile calcolare un’efficienza di

conversione globale dall’energia primaria (combustibile

a base di idrocarburi) all’energia utile alla ruota, del 28 –

37%, circa doppia rispetto a quella di un sistema di trazione

tradizionale (15 – 20%) [fonte: elaborazione RSE].

Ne consegue, a parità di chilometri percorsi, una minore

quantità di combustibile utilizzato e una minore quantità

di CO2 emessa. I risultati ottenuti da RSE nell’ambito

del Progetto di Ricerca di Sistema “Impatto sul sistema

elettrico della potenziale diffusione dei veicoli elettrici”,

prevedono per il 2030 emissioni specifiche di CO2 comprese

tra 54 e 79 gCO2/km, dimezzando i valori medi dei veicoli a

combustione.

Lo spostamento del processo di combustione dal veicolo

alla centrale elettrica apre ulteriori prospettive di

miglioramento, vista la possibilità di installare, sui grandi

impianti di generazione, sistemi di sequestro e cattura della

CO2. Inoltre, lo sviluppo delle fonti rinnovabili e di impianti

ad alta efficienza permetterà di produrre energia elettrica

sempre più pulita, riducendo le emissioni globali. L’analisi

di scenario condotta da RSE ha permesso di identificare,

ancora al 2030, un tasso di riduzione per ciascun inquinante

compreso tra il 15 e il 30% (Tab. 3).

La mobilità elettrica rappresenta oggi una soluzione

praticabile e promettente, nonostante le criticità ancora

presenti (costi elevati delle batterie, autonomia limitata,

standard e infrastrutture per la ricarica). L’importante spinta

normativa a livello europeo e l’interesse da parte di molti

costruttori di autoveicoli, potranno contribuire alla scelta di

questa tecnologia per un concreto e sensibile miglioramento

della qualità dell’aria e della vita nelle nostre città.

Emissioni totali dei principali inquinanti negli scenari con e senza i veicoli elettrici nel 2030

Tab. 3

Tecnologia

Senza mobilità

elettrica

Con mobilità

elettrica

Percorrenze

(Mv*km)

CO (ton) SO2 (ton) PM ex* (ton) NOx (ton) NMVOC**

(ton)

NH3 (ton)

CO2 (ton)

499.688 250.532 1.052 848 58.634 24.618 9.566 53.602.315

499.688 210.203 727 714 44.855 20.800 7.079 40.314.439

Differenza - -40.329 -325 -134 -13.778 -3.818 -2.487 -13.287.876

Differenza % - -16,1 % -30,9% -15,8% -23,5% -15,5% -26,0% -24,8%

Fonte: Elaborazione RSE

* Particolato al condotto di scarico

** Componenti organici volatili non metanici

Elementi 27 Elementi 27

36 37


speciale trasporto urbano e riduzione CO2

Trasporti

L' impatto sul

sistema

efficienza energetica induStriale - certificati Bianchi

innovazione di proceSSo - audit energetici

S trategic carB on & energy M anageM ent

www.esicomm.it

energetico

di I.G. e F.C.

Il settore dei trasporti copre una fetta

significativa nei consumi di energia

primaria in Europa, rappresentando il

31,7% del totale, con l’impiego di circa

365 milioni di tonnellate equivalenti

di petrolio (Mtep). Il trasporto su

gomma è responsabile di più dell’82%

dei consumi, circa il 14% è dovuto al

trasporto aereo e piccole percentuali,

dell’ordine del 2% ciascuna, al trasporto

ferroviario e navale.

La situazione è simile in Italia, salvo

un leggero aumento delle componenti

stradale e navale a discapito del

trasporto aereo. In termini di

combustibili, nel trasporto merci si

registra una notevole prevalenza

dell’uso del gasolio (69%) rispetto alla

benzina, mentre i combustibili gassosi

(GPL e gas naturale) coprono solo pochi

punti percentuali (fonte: European

Union – Statistical Pocketbook 2012).

La panoramica presentata evidenzia

la forte preponderanza del trasporto

su gomma e una quasi totale

dipendenza del settore da fonti di

derivazione petrolifera, cui si legano i

noti problemi di emissioni inquinanti/

climalteranti e di dipendenza da Paesi

spesso geopoliticamente instabili.

La razionalizzazione del trasporto

merci (con spostamento parziale

su ferro), la produzione di veicoli

più efficienti e l’integrazione di

combustibili di diversa origine e della

mobilità elettrica possono contribuire

ad alleviare la “bolletta” del comparto,

con benefici sul sistema energetico.

Facendo particolare riferimento

alla mobilità elettrica, uno studio di

scenario condotto da RSE mostra

che con la presenza di 10 milioni di

auto elettriche e ibride “plug-in” nel

2030 (circa ¼ del circolante) sarebbe

necessaria una produzione aggiuntiva

di energia elettrica pari a 3,1 Mtep.

A fronte di ciò, i consumi delle auto

convenzionali sostituite sarebbero

però pari a 3,4 Mtep (immaginando

peraltro un forte miglioramento dei

motori rispetto agli attuali), con un

risparmio netto di 0,3 Mtep. Tale

soluzione permetterebbe, oltre alla

riduzione di energia primaria, un

risparmio economico in acquisto dei

combustibili stimabile in più di 1,8

miliardi di euro (moneta corrente).

Studi specifici, condotti ancora

da RSE, hanno permesso infine di

dimostrare che il sistema elettrico

italiano, sia in termini di generazione

sia di distribuzione, è perfettamente

in grado di sopportare l’ipotizzata

consistente penetrazione di veicoli

elettrici/ibridi, a patto di adottare

alcuni accorgimenti di telecontrollo

della ricarica in ottica “smart grid”.

segue a pagina 40>

E = metodo • competenza 2

Studio Bartucci è una Società e.S.co. accreditata

con 50 progetti di efficienza energetica induStriale

approvati preSSo l’aeeg e oltre 200 Siti induStriali

Seguiti con Strategic carBon ManageMent

Soave 045 6190818

Roma 06 85303003

Elementi 27 Elementi 27

38 39

Milano 02 6700364 www.studiobartucci.it


speciale trasporto urbano e riduzione CO2

Le infrastrutture

necessarie

Un corretto approccio alla mobilità sostenibile in ambito urbano prevede l’integrazione e l’interoperabilità

di molteplici soluzioni. Minimo comune denominatore di tutte le alternative è l’esigenza di adeguate

dotazioni infrastrutturali, siano esse fisiche, tecnologiche o virtuali. In particolare, si possono ipotizzare tre

macroaree:

1. Gestione del trasporto persone

• Parcheggi di scambio ad alta integrazione tecnologica/informatica e corsie dedicate per agevolare

l’utilizzo del trasporto pubblico nell’area cittadina;

• Postazioni diffuse di servizi di “sharing” (car&bike);

• Corsie dedicate ai velocipedi per permettere il raggiungimento in sicurezza dell’area urbana.

2. Gestione del trasporto merci

• Nodi di interscambio per il trasferimento delle merci da mezzi tradizionali a mezzi a basso impatto,

adatti alla circolazione in area urbana.

3. Adozione di veicoli elettrici o a basso impatto

ambientale

• Veicoli a gas naturale

> Distributori di carburante in numero adeguato (a oggi 914, rispetto a 23.120 benzina/diesel)

• Veicoli a biocombustibile

> Sistemi di adeguamento dei distributori tradizionali

• Veicoli elettrici

> Colonnine di ricarica, da localizzarsi presso:

- Zone residenziali, per permettere la ricarica notturna a utenti non dotati di box auto;

- Zone commerciali/ricreative/culturali, per permettere la ricarica durante lo svolgimento

di attività diurne;

- Zone produttive, per permettere la ricarica diurna durante l’orario di lavoro.

> Sistemi di controllo e gestione ottimale della rete di distribuzione.

La mobilità elettrica prevede l’impegno tendenzialmente più significativo e si scontra con l’attuale

difficoltà a definire le opzioni ottimali tra le varie modalità di ricarica delle batterie: lenta, rapida, super

rapida, extra rapida, swap (sostituzione in una stazione di scambio). Un’adeguata integrazione tra le

opportunità tecnologiche e la pianificazione logistico-infrastrutturale sarà fondamentale per permettere

l’effettivo diffondersi dei veicoli elettrici.

Elementi 27 Elementi 27

40 41


speciale trasporto urbano e riduzione CO2

Guida all'acquisto

Ibrido, GPL

o metano

risparmiare inquinando meno

di Michele Panella e Gabriele Sorace

Al riguardo, è interessante la sperimentazione della

sostituzione “robotizzata” del pacco batterie, in luogo della

ricarica, con tempi che si aggirano intorno ai 40 secondi:

ovvero meno di quello impiegato per un pieno di benzina!

Altra frontiera della sperimentazione è rappresentata dalle

batterie tipo flow: per la ricarica, invece di effettuare il lento

processo di trasformazione dell’energia elettrica in energia

chimica, vengono sostituiti direttamente gli elementi (elettroliti)

che contengono energia in forma chimica.

C’è, poi, tutto il settore “più collaudato” delle auto a Gas da

Petrolio Liquefatti (GPL) e a metano, che presentano minori

emissioni inquinanti rispetto a quelle a benzina e sono più

economiche in termini di rifornimento. Di contro, però, il GPL

essendo più pesante dell’aria, in caso di fuoriuscite può

accumularsi con pericolo di esplosioni. Per questo le auto

a GPL sono parcheggiabili ai primi piani interrati solo se dotate

di sistemi di sicurezza rispondenti a precise norme.

Anche per questa ragione è preferibile un’auto a GPL omologata

dalla fabbrica.

Sotto quest’aspetto il metano, essendo più leggero dell’aria,

è più sicuro ed è quindi possibile parcheggiare le auto senza

limitazioni particolari.

Il numero di queste vetture è in crescita, sebbene resti

il problema della realizzazione di una rete capillare di

distributori, ancora pochi nel caso del metano: circa 914

contro i quasi 2.900 del GPL e i 23.120 di benzina e gasolio.

In definitiva, la strada verso una mobilità sostenibile è ancora

lunga e certamente non è fatta solo di veicoli a ridotto

impatto ambientale ma anche di cambiamenti culturali e del

modello infrastrutturale e organizzativo delle nostre città.

Si parla spesso di mobilità sostenibile, trasporti intelligenti

e veicoli ecologici. Ma cosa significano in concreto questi

termini? Sicuramente muoversi con tempi e costi ragionevoli,

avere impatti ridotti sull’ambiente, aumentare l’efficienza

energetica e limitare i consumi di fonti energetiche fossili.

Ebbene, per raggiungere questi obiettivi da qualche anno

molte case automobilistiche, spinte da una normativa europea

sempre più stringente riguardo ai limiti di emissioni di CO2

e da strategie di mercato condizionate dal costo dei carburanti,

hanno immesso sul mercato automobili “ecologiche”.

Le auto ibride rispondono al criterio dell’aumento dell’efficienza

energetica: si tratta di auto con un motore termico

“tradizionale”, affiancato da una parte elettrica più o meno

sviluppata, a supporto del propulsore termico. Il cosiddetto

ibrido “mild” o leggero ha una parte elettrica minima, limitata

al recupero dell’energia in frenata, per ricaricare le batterie,

e alla funzione Start&Stop: il motore termico, cioè, lascia il passo

a quello elettrico durante le soste al semaforo. In questo modo,

si risparmia fino al 5-10% di carburante.

Poi c’è l’ibrido “full”, dove i due propulsori hanno potenze

fra loro paragonabili. I due motori si avvicendano in base

al regime di funzionamento dell’auto: sotto i 50 km/h, cioè

quando il propulsore termico è poco efficiente, funziona

il propulsore elettrico. In questo caso i risparmi di carburante

e di emissioni vanno dal 20 al 30%. Trattandosi

di automobili con due sistemi di propulsione, hanno

dimensioni simili a quelle di macchine medio-grandi.

Anche le ibride “plug-in” o bimodali hanno potenze

dei propulsori confrontabili fra di loro, e sono dotate di

caricabatteria che consente la ricarica dalla presa di casa

o da apposite colonnine. Queste auto permettono, per brevi

tratti (40 km) di viaggiare solo in modalità elettrica:

in sostanza si tratta di due auto in una.

E, infine, c’è il “range extended”, un’auto ibrida molto

vicina all’elettrico completo, in cui il propulsore termico

funge da carica batterie: è solo il motore elettrico, infatti,

a essere accoppiato alle ruote.

Ovviamente, queste auto presentano ancora alcuni punti

deboli. Sono più costose di quelle a benzina, anche perché

i costruttori non possono contare sulle stesse economie di

scala. Le percorrenze vanno da poche decine di Km per

le auto più piccole, fino a un massimo di circa 250 km per

quelle più grandi, i tempi di ricarica sono lunghi (anche

6-8 ore a 230 V).

È evidente, allora, che buona parte del successo dell’auto

elettrica è legato all’evoluzione della tecnologia delle batterie,

in tema di costi, dimensioni, durata e tempi di ricarica.

Alimentazione 1 Percorrenza 2

(km/10 ¤)

Costo (¤/km) 3

Consumo medio

(l/100 km) 4

Emissioni CO2

(g/km)

Prezzo 5 (¤)

Benzina 91 0,491 6,4 145 13.805

Gasolio 141 0,548 4,2 110 15.505

Benzina/GPL 169 0,520 7,8 127 15.555

Benzina/Metano 253 0,497 4,2 115 14.850

Ibrida Plug-in 154 0,659 3,8 89 22.500

Fonte: Assogasliquidi (inizio 2012)

Alimentazione

Autonomia

(km)

Costo medio

(Wh/km)

Elaborazioni su dati costruttori veicoli e dati RSE (2012)

Costo medio ricarica

(¤/kWh) 7

Costo “combustibile”

(energia elettrica)

(¤/km) 9

Percorrenza

(km/10 ¤)

Note

1) Sono state considerate auto di case diverse (1.400 -1.800 cc, 70 - 130 CV)

2) Percorrenza con 10 € di rifornimento

3) Graduatoria ACI, basata sull’ammortamento dei principali costi (su una percorrenza di 10.000 km/anno)

4) 1kg di CH= 1,5 litri di benzina

5) Prezzo medio

6) Valori per vetture di fascia media

7) Ricarica domestica, potenza impegnata 4,5 kW, consumo annuo (domestico+EV) 4.000 kWh, Tariffa D3 (fonte: AU, III

trimestre 2012)

8) Ipotesi di ricarica notturna, completamente alimentata dal parco termoelettrico (non si considerano le F.E.R.)

9) Non viene considerato l’ammortamento del veicolo

Emissioni

Prezzo (¤)

CO2

(gCO2/km) 8

Elettrica 6 150 130 0,279 0,036 276 81,9 34.000

Elementi 27 Elementi 27

42 43


speciale trasporto urbano e riduzione CO2

Best practice

e sviluppi futuri

a cura di Simone Aiello e Riccardo Toxiri

Il progetto Ventotene isola a emissioni zero 1 e 2,

il Programma Ariamia della Provincia di Reggio Emilia,

le intese Comune di Firenze-Renault, la stazione di

ricarica dell’Iper di Monza, l’impegno di Mossi&Ghisolfi

nella produzione di bioetanolo di seconda generazione,

le collaborazioni del Gruppo Pininfarina oltreconfine

ed i risultati di Fiamm, Iveco e Micro-vett nella mobilità

sostenibile, l’impegno di Fcs Group, Scame Parre spa

e Valtellina spa per la mobilità elettrica della Cooperativa

radio Taxi 3570 a Roma, la collaborazione Enel–Poste

Italiane. Questi sono solo alcuni dei significativi esempi

dell’eccellenza italiana nella mobilità sostenibile.

L’auto elettrica è uno degli strumenti più importanti

per lo sviluppo di un modello urbano a basso contenuto

di carbonio, in un quadro che integra trasporto pubblico,

trasporto su ferro e uso di carburanti alternativi.

Ventotene isola a emissioni zero 1 e 2 è un progetto pilota di

smart city ad emissioni zero e figura tra le esperienze della

società civile italiana nel contesto “Rio+20”, Best practice

ed iniziativa finanziata dalla Commissione europea, con il

coinvolgimento del Polo per la Mobilità Sostenibile (POMOS),

Regione Lazio ed Università di Roma "La Sapienza". L’obiettivo

è l’integrazione di rinnovabili, efficienza energetica ed opzioni

di trasporto a basso impatto ambientale, monitoraggio e

gestione della flotta. Allo scopo sono stati aggiunti sette

veicoli elettrici alla flotta comunale (modello Piaggio Porter) a

pura trazione elettrica.

Nell'ottobre 2011 il Comune di Firenze e Renault hanno

firmato un‘intesa per promuovere la mobilità elettrica,

programmando un piano di adeguamento delle colonnine di

ricarica, l’accesso e la circolazione dei veicoli elettrici nella ztl,

car e van sharing di veicoli elettrici.

Molto interessante anche il progetto Ariamia della Provincia

di Reggio Emilia che ha permesso di raggiungere il target di

un veicolo a batteria ogni 487 abitanti. Già nel 2003, Reggio

Emilia riceveva il titolo di città europea con il maggior numero

di veicoli a zero emissioni: importante in tale contesto il

contributo fornito da Micro-vett Spa, tra le primissime aziende

in Europa per la progettazione e costruzione di veicoli a

trazione elettrica, con la fornitura di 371 veicoli elettrici.

Inoltre, anche la città di Roma è attiva nella promozione

del trasporto elettrico: grazie all’azione di Fcs Group, Scame

Parre spa e Valtellina spa, la Centrale Radiotaxi 3570 di Roma

si è dotata di un sistema integrato di pannelli fotovoltaici

e colonnine di ricarica per veicoli elettrici. Infine, occorre

ricordare l’intesa Enel – Poste italiane per l’avvio di progetti

pilota a Milano, Pisa e Roma per lo svolgimento del servizio

postale tramite veicoli elettrici.

Tra le eccellenze emerge il supermercato Iper di Monza che ha

inaugurato la prima stazione di ricarica veloce a livello nazionale

per i mezzi elettrici, prevedendo il calcolo della CO2 risparmiata

ad ogni rifornimento, la prenotazione delle colonnine e l’avviso

di ricarica tramite sms o posta elettronica. Interessante la

partecipazione del Gruppo Pininfarina al progetto car sharing

a zero emissioni a Parigi insieme al Gruppo Bolloré, con la sua

Bluecar. Anche Fiamm, azienda italiana leader nella produzione

di batterie, sviluppando le batterie AGM per le auto micro

ibride e le batterie al sodio cloruro di nickel (SoNick), è entrata

nel settore della mobilità sostenibile. Le batterie SoNick, 100%

riciclabili, sono fornite per i furgoni Iveco Daily elettrici: modello

insignito in Germania dell’European Award for Sustainability in

Transport, mentre in Spagna il Nuovo Daily Iveco ha ottenuto il

Premios Europa del Transporte.

Una punta d’eccellenza è rappresentata dall’impianto

dimostrativo del Gruppo Mossi&Ghisolfi per la produzione di

bioetanolo di seconda generazione. L’AIE riteneva una tale

realizzazione non fattibile prima del 2015: M&G lo costruirà

entro l’anno a Crescentino e si tratterà del primo impianto al

mondo, con produzione di 6o milioni di litri di bioetanolo annui.

Smart City e nuove

opportunità

La vera rivoluzione consisterà nel considerare l’auto elettrica

parte della piattaforma Smart City, integrandola all’interno del

sistema energetico urbano e superando così la concezione di

auto quale mero mezzo di locomozione.

È imprescindibile, infatti, la considerazione delle opportunità

racchiuse a livello europeo. I bandi Smart Cities and

Communities, pubblicati a luglio 2012, stanziano 114 milioni

di euro con particolare rilevanza per il tema della mobilità

sostenibile.

Smart Cities rientra tra le European Industrial Initiatives che

costituiscono le linee guida nel quadro dello Strategic Energy

Technology Plan, il pilastro tecnologico per le politiche UE in

materia clima-energia, con l’obiettivo di indirizzare il sistema

economico ed energetico europeo verso tecnologie a basso

contenuto di carbonio. Vincitrici del bando Smart City 2012 sono

le città di Genova, Firenze e Milano. I partner italiani si sono

nel complesso aggiudicati il 12.3% del budget disponibile, per

progetti pilota volti a promuovere lo sviluppo sostenibile e una

riduzione significativa delle emissioni di gas climalteranti.

Elementi 27 Elementi 27

44 45

>


Aspetti

normativi

Scorre nuova energia

Per le aziende italiane Axpo Italia offre la più ampia

gamma di soluzioni e prodotti per la fornitura di

energia elettrica e gas.

axpoenergia.it

800.199.978

Il 23 maggio 2012 le Commissioni Trasporti e Attività produttive della Camera dei Deputati

hanno unificato tre proposte legislative in tema di mobilità sostenibile.

La Camera dei Deputati ha quindi integrato le disposizioni sulla mobilità sostenibile nel Decreto

Legge Sviluppo ed il 3 agosto il Senato lo ha convertito in legge.

Tre gli obiettivi strumentali: reti infrastrutturali per la ricarica dei veicoli elettrici; diffusione

di flotte pubbliche e private di veicoli a basse emissioni; infine la ricerca nel settore.

Per il primo obiettivo, presso il Ministero delle Infrastrutture saranno stanziati 50 milioni di euro

nel triennio 2013-15; per incentivare l’acquisto di veicoli a basse emissioni, nello stesso periodo,

saranno stanziati presso il Ministero dello Sviluppo Economico 140 milioni di euro; per la ricerca,

è prevista l’attivazione di una linea di finanziamento a valere del “Fondo rotativo a sostegno

delle imprese”.

Eleggibili per incentivo i «veicoli a basse emissioni complessive», includendo dunque veicoli

a trazione elettrica, ibrida, a GPL, a metano, a biometano, a biocombustibili e ad idrogeno, con

emissioni di CO2 inferiori ai 120 grammi per chilometro.

In particolare, i progetti infrastrutturali per la ricarica dei veicoli, presentati da Regioni ed Enti

locali saranno cofinanziati fino al 50% dallo Stato. Finanziamenti per l’acquisto dei suddetti

veicoli di nuova immatricolazione varieranno a seconda del contributo in termini emissivi

e dell’anno d’acquisto, per coprire, a titolo di esempio, fino al 20% del prezzo di vendita e sino

a 5.000 euro per veicoli con emissioni inferiori a 50 g CO2 per gli anni 2013-14.

Elementi 27 Elementi 27

46 47


speciale trasporto urbano e riduzione CO2

Confronto sull' auto del futuro

Perché ci credo

Il 2015 sarà l’anno

dell’auto elettrica

Perché sono scettico

Più che all’auto del futuro

pensiamo alle infrastrutture

del settore trasporto

a cura di

Piergiorgio Liberati

Pietro Perlo

Presidente della Interactive Fully Electrical Vehicles

Bruno Dardani

Direttore di Capo Horn

È uno dei protagonisti della mobilità elettrica in Italia,

da tempo impegnato a sviluppare un progetto che,

il prossimo anno, dovrebbe vedere la luce con l’avvio dei

primi stabilimenti. Pietro Perlo, presidente della Interactive

Fully Electrical Vehicles è convinto che “entro 10 anni questo

tipo di veicoli sarà per prestazioni e prezzo competitivo con

le auto tradizionali”.

E: Ad oggi, però, la diffusione dei veicoli elettrici sembra

relegata a una ridotta nicchia.

PP: Anche il cellulare al suo esordio era un oggetto per pochi.

Quindici anni fa c’erano le prime auto elettriche. Ma allora la

produzione, la trasmissione in rete, l’elettronica di potenza,

le batterie, avevano un’efficienza così bassa che i loro consumi

risultavano del 30% - o più - superiori a quelli dell’auto

tradizionale. Con la tecnologia di oggi, questo rapporto si è

ribaltato.

E: Le grandi aziende, però, investono ancora sul motore a

combustione interna...

PP: Non si cambia radicalmente dalla mattina alla sera.

Per arrivare a qualcosa che sia realmente affidabile ed

economicamente appetibile, l’aspetto tecnologico deve

essere consolidato. Molti Paesi hanno capito però i vantaggi

della mobilità elettrica e hanno iniziato a investire somme di

denaro importanti.

E: Quali, tra questi fattori, contribuirà ad accelerare il

processo di sostituzione dei veicoli tradizionali: tecnologico,

economico o culturale?

PP: Tutti e tre avranno un loro peso, ma quello tecnologico

avrà un’importanza maggiore. Da non sottovalutare l’aspetto

della salute. A livello globale muoiono circa 1,6 milioni

di persone ogni anno per incidenti stradali. Secondo l’OMS,

le morti legate all’inquinamento delle città, dovuto alle

macchine, sono circa il triplo.

E: Parliamo di costi e tempi. A quando un'auto elettrica

competitiva?

PP: Attualmente il prezzo medio di una batteria è

di circa 10 euro al chilo, comprensivo di litio, rame,

alluminio, grafite ecc... Gli esperti ritengono che, con

la produzione di massa, le batterie costeranno circa

150 euro al kWh. Per quanto riguarda i tempi, stimiamo

che l’equivalente elettrico di una Mercedes Classe S

potrà essere commercializzato non prima di 10 anni,

mentre tra i modelli più piccoli già tra qualche anno

si creerà

un mercato competitivo.

E: Cosa intende tra qualche anno?

PP: Il 2015 sarà l’anno in cui inizierà la vera produzione

in Europa.

Reputa che uno scenario fatto di auto ecologiche sia

ancora lontano. Ritiene che quando saranno commercializzati

veicoli realmente alternativi – per prestazioni e prezzo –

a quelli tradizionali, sarà cambiato il modo di intendere

gli spostamenti in città. Crede che senza interventi pesanti

da parte dei governi il ricambio del parco auto mondiale

è distante dal concretizzarsi. Bruno Dardani, ex inviato

speciale del Sole24Ore e direttore del magazine Capo Horn

è categorico: “Comprerei l’auto elettrica solo se ci fosse

l’obbligo di usarla in città, ma fuori mai”.

E: Perché il futuro dell’auto ecologica è lontano?

BD: Le maggiori compagnie stanno investendo la marginalità

sulla cosiddetta auto ecologica. Significa che un motore

competitivo non sarà pronto prima di 7 anni. Considerando

i tempi di commercializzazione, ritengo che in assenza di

scelte drastiche da parte della politica (es. il divieto di usare

auto a benzina o diesel non Euro5), il processo di sostituzione

sia lontano dal concretizzarsi.

E: Si spieghi meglio.

BD: Per capire basta guardare due dati. Dalle immatricolazioni

si evince che il processo di sostituzione dei veicoli

più vecchi in Europa c’è stato, ma solo una piccola parte

delle auto sostituite viene demolita. Se si guarda ad alcuni

paesi come l’Africa Subsahariana, si capisce che nel settore

auto sono a uno starting point che l’Europa ha vissuto venti

anni fa. è un fattore di condizionamento per gli investimenti

delle compagnie. Risultato: oggi circolano poche vetture

alternative, alcune in modalità elettrica sono efficienti,

ma quando superata una certa velocità entra il motore,

inquinano come, se non di più, di un’auto tradizionale.

E: Cosa accadrà in futuro?

BD: Più che ragionare sulle auto, bisognerà concentrarsi sulle

infrastrutture. Stiamo andando verso una saturazione dei nodi

urbani. Penso ad esempio al Gra di Roma o alla tangenziale di

Milano. Il livello di saturazione è tale che si imporranno scelte

più avanzate rispetto all’utilizzo dell’auto privata. Si punterà,

come hanno fatto Copenhagen e Dublino, a grandi piattaforme

da dove partono solo mezzi elettrici per la consegna delle merci,

o come ha fatto Londra che ha messo al bando tutti i furgoni

non ecologici. Credo che si arriverà a scelte del genere sui

mezzi pubblici. A quel punto, quando arriverà l’auto elettrica

competitiva, sarà tardi.

Elementi 27

Elementi 27

48

49


speciale trasporto urbano e riduzione CO2

Il progetto Corrente e la green mobility

La mobilità

sostenibile entra

in Corrente

di Maurizio Cuppone, Alberto Pela e Paola Liberali

Le politiche elaborate dall’UE hanno determinato negli ultimi

anni grandi mutamenti culturali in merito alla mobilità.

A tali politiche, che hanno il fine di raggiungere una

mobilità sostenibile efficiente e rispettosa dell’ambiente,

sono legati obiettivi vincolanti, quali l’utilizzo del 10% di

biocarburanti sul totale trasporti entro il 2020 e lo sviluppo

di reti europee di trasporto. Gli obiettivi comunitari e una

crescente consapevolezza dei cittadini stanno portando a uno

sviluppo del sistema-trasporti nel nostro Paese. Si è verificata

- infatti - una diminuzione nelle vendite di auto “tradizionali”

e un incremento dell’uso di trasporti pubblici e di sistemi di

mobilità alternativi quali il car-sharing, il car-pooling, l’uso

di automobili e biciclette elettriche. I cambiamenti non

investono solo le abitudini dei cittadini, ma coinvolgono anche

i settori produttivi che sempre più investono nello sviluppo

e nell’offerta di veicoli ibridi o elettrici, sulla produzione di

componenti quali accumulatori e infrastrutture di ricarica.

Così come il settore delle consulenze, con importanti contributi

a livello di mobility management e di realizzazione di piani

di mobilità sostenibile a livello locale.

La crescita dell’offerta di prodotti e servizi per la green

mobility ha portato il Progetto del GSE Corrente, attivo

nell’aggregazione e valorizzazione della filiera italiana

della Green Economy, a dedicare uno spazio on-line alle

imprese attive nella mobilità sostenibile per promuovere

in Italia e all’estero le buone pratiche di cui possiamo farci

portatori e innovatori. Le eccellenze nazionali nella ricerca,

nella produzione o nella distribuzione di componenti per

la mobilità sostenibile, possono registrarsi al sito web del

GSE Corrente (http://corrente.gse.it), per essere coinvolti

in iniziative e missioni strategiche dedicate a promuovere

la filiera italiana di settore, in sinergia con i tanti partner

istituzionali del progetto Corrente. Obiettivo è cogliere

quelle opportunità di crescita e di sviluppo industriale,

commerciale e scientifico offerte dai mercati nazionali e

esteri.

Giornate informative e di formazione, iniziative di B2B e di

matchmaking (incontro tra consumatori, aziende, investitori

e centri di ricerca), diffusione dei principali bandi di gara e

pubblicazione on-line dei profili degli oltre 1600 aderenti per

valorizzare la loro attività: questi alcuni dei servizi offerti dal

Progetto Corrente alle imprese e ai centri di ricerca nazionali

delle rinnovabili e ora anche a quelli della green mobility.

Elementi 27 Elementi 27

50 51


energia rinnovabile

Il Fotovoltaico verso nuovi

Dialogo con Winfried Hoffmann

Presidente EPIA

mercati

di Gabriele Masini

Riduzione degli incentivi, dumping,

concorrenza con il termoelettrico:

il fotovoltaico dovrà affrontare nei

prossimi anni le sfide tipiche di un

settore ormai maturo. Ne parliamo

con Winfried Hoffmann, Presidente

di Epia, l’associazione industria

fotovoltaica europea.

E: Mr. Hoffmann, la rivoluzione

fotovoltaica volge al termine o

è soltanto una crisi di crescita?

WH: La rivoluzione non è finita.

Siamo in una nuova fase in cui la

tecnologia dovrà diventare più matura

e “mainstream”. E la tecnologia

fotovoltaica dovrà diffondersi a

livello globale. Per molto tempo

è stata l’Europa a trainare il mercato,

a trascinare la notevole crescita di

questa tecnologia. Ora l’industria deve

trovare nuovi mercati, nuovi sbocchi

a livello globale. In molti Paesi c’è un

enorme potenziale ancora inesplorato

per la diffusione del fotovoltaico.

E non dobbiamo dimenticare che

anche in Europa c’è un grosso

potenziale, anche se qui l’industria

dovrà affrontare un paio di anni

difficili. È normale che in un momento

di crisi economica i governi, alle

prese con problemi di bilancio, stiano

riconsiderando la questione degli

incentivi pubblici. E anche nel settore

privato c’è meno certezza dal punto

di vista finanziario: gli investitori sono

nervosi e le banche concedono prestiti

con difficoltà. Per ristabilire

la fiducia degli investitori sarà

importante recuperare la certezza

del quadro legislativo e regolatorio,

soprattutto in Italia. Quanto alla

questione commerciale con la Cina,

Epia ha assunto una posizione

assolutamente neutrale. Speriamo

che l’indagine Ue sia portata avanti

con rapidità, così da ridurre al minimo

l’incertezza degli operatori.

E: Quando sarà raggiunta la grid parity

in Europa?

WH: L’espressione “grid parity” non

è corretta. Noi preferiamo parlare

di competitività rispetto ad altre fonti.

Grazie al crollo dei prezzi registrato

negli ultimi anni il fotovoltaico ha

imboccato con decisione la strada

della competitività in tutta Europa,

per quanto con velocità diverse tra

Paese e Paese. Secondo le nostre analisi

questo percorso di avvicinamento

sta procedendo tuttora, anche se

gli obblighi legati alla necessità di

integrare gli impianti nella rete elettrica

fanno nascere nuove voci di costo.

E: In Italia invece?

WH: Già il prossimo anno in alcune aree

si raggiungerà la piena competitività

Winfried Hoffmann

per quanto riguarda gli impianti

residenziali e commerciali. Quanto

a quelli industriali, prevediamo di

raggiungere il traguardo nel 2016.

E: Cosa possono fare le istituzioni

europee per sostenere il fotovoltaico?

WH: Stabilire degli obiettivi vincolanti

per le rinnovabili sarebbe un grosso

passo in avanti. Nella Roadmap al 2050

la Commissione europea ha sottolineato

il ruolo centrale che l’elettricità

generata dal fotovoltaico giocherà nel

mix energetico. Se le istituzioni europee

introdurranno un obiettivo vincolante

di produzione elettrica da rinnovabili

del 45% al 2030, questo rafforzerebbe

la fiducia degli investitori nei confronti

della nostra tecnologia.

E: Cosa c’è nel prossimo futuro del

fotovoltaico?

WH: L’integrazione nelle reti elettriche

è la prossima fase dell’evoluzione

del fotovoltaico. Diventando sempre

più matura e diffusa, la tecnologia

fotovoltaica dovrà integrarsi meglio

nelle reti elettriche. Ciò richiederà uno

sforzo da parte degli operatori delle

reti, dei decisori politici e della stessa

industria fotovoltaica. Ma non sono

sfide insormontabili. Come abbiamo

illustrato nel rapporto “Connecting the

Sun: Solar photovoltaics on the road

to large-scale” le soluzioni per rendere

possibile una massiccia penetrazione del

fotovoltaico sono a portata di mano e,

in molti casi, già esistono.

Tutti, al di là delle critiche, dovrebbero

convenire sul fatto che il fotovoltaico

rappresenterà una parte importante

del mix elettrico mondiale, quale che

Evoluzione degli impianti fotovoltaici in Italia

MW

20.000

452.844

18.000 450.000

16.000 400.000

14.000

12.000

10.000

8.000

6.000

4.000

2.000

0

Potenza Installata (MW) Numero Impianti

*Dati al 22-10-2012

Fonte: GSE

87

2007

7.647

431

2008

32.018

1.144

2009

71.288

sia lo scenario prefigurato. Per questo

è importante affrontare le implicazioni

di una maggiore penetrazione del

fotovoltaico nelle reti elettriche. Nel

rapporto sopra citato illustriamo le

opzioni realistiche per risolverle e

formuliamo delle raccomandazioni

di policy per facilitare questo processo.

E: È possibile che la perdita di

competitività dell’Europa nel

3.470

155.977

2010

330.196

12.773

2011

16.629

2012*


500.000

350.000

300.000

250.000

200.000

150.000

100.000

50.000

0

fotovoltaico sia dovuta anche al fatto

che gli operatori si sono un po’ cullati

sugli allori, senza investire il necessario

in ricerca?

WH: L’Europa è stata leader a livello

mondiale nella produzione e nello

sviluppo dell’energia fotovoltaica a

livello commerciale. Oggi l’industria

si è globalizzata e l’Europa si trova

ad affrontare un’accresciuta

concorrenza. L’Ue deve mettere a punto

una politica industriale che incoraggi

e rafforzi gli investimenti. C’è bisogno

di misure specifiche che consentano

di mantenere e sviluppare un tessuto

manifatturiero competitivo: un quadro

di politiche favorevoli a lungo termine

per le energie rinnovabili; un sostegno

specifico agli investimenti nell’industria

manifatturiera; un forte impegno

nell’innovazione continua; un migliore

accesso al credito; una maggiore

standardizzazione; politiche ambiziose

per lo sviluppo di competenze.

E: L' Italia è ancora in grado di attirare

investimenti nel settore?

WH: Certo. La tecnologia fotovoltaica

ha imboccato la strada verso la

competitività con le altre fonti.

Ora serve coerenza e stabilità delle

politiche. Se così sarà, l’Italia e il

resto dell’Europa potranno sfruttare

appieno il potenziale del fotovoltaico

per rendere più luminoso il futuro

del nostro ambiente e della nostra

economia.

52 Elementi 27 Elementi 27

53


energia rinnovabile

Biomasse

Potenzialità di

sviluppo

industriale.

Ma che difficoltà!

Clara de Braud

Parla Clara de Braud

Segretario Generale Aicb,

Docente Università Cattolica

di Milano

di Carlo Maciocco

Le biomasse, in particolare quelle

legnose, sono un’opportunità

di investimento non ancora

sufficientemente sfruttata in Italia.

Clara de Braud, segretario generale

dell’Associazione italiana Corporate

& Investment Banking - collegata

all’Università Cattolica di Milano -

traccia alcune coordinate per ottenere

i giusti ritorni. Ma sottolinea anche

l’esistenza di criticità non indifferenti:

prima fra tutte la scarsa attitudine

delle banche a finanziare progetti in un

settore nuovo, dove il rischio di impresa

è ancora elevato.

E: L’Aicb ha pubblicato uno studio

sulle opportunità di investimento

nelle biomasse legnose, indicando

anche le aree geografiche italiane

dove il rendimento può essere più

elevato. Anche alla luce della revisione

degli incentivi sulle Fer, questa fonte

può essere più attraente rispetto alle

altre fonti rinnovabili?

CDB: Lo studio che abbiamo effettuato

sulle biomasse nasceva dall’esigenza

di analizzare un aspetto del sistema

di generazione di energia non

completamente approfondito, perché

più piccolo come segmento di mercato

e relativamente recente, rispetto

ad esempio agli impianti fotovoltaici.

L’esito dello studio non portava

alla conclusione che le biomasse

sono preferibili ad altre realtà, ma

evidenziava la disponibilità di materia

prima esistente sul territorio e la

potenzialità dello sviluppo industriale.

Va precisato che le biomasse vanno

suddivise tra combustibili solidi (scarti

agroforestali e agricoli, rifiuti solidi

urbani e industriali), di natura gassosa

(liquami) e liquidi (olii vegetali).

Il settore si caratterizza per impianti

di piccole-medie dimensioni (inferiori

a 5 MW) in grado con il circuito di

teleriscaldamento di essere altamente

competitivi per piccole realtà urbane.

Agli inizi di quest’anno c’erano in Italia

250 reti di teleriscaldamento alimentate

a biomasse legnose. Trattandosi di

materia prima il cui costo di trasporto

può incidere significativamente sulla

redditività dell’impianto, è evidente

che l’installazione di caldaie a

biomasse risulta conveniente se situate

in aree favorevoli per la raccolta e

trasformazione. Ciò riduce la geografia

degli impianti, in quanto in molte realtà

la materia prima è altamente

disponibile, ma in pratica non

utilizzabile.

E: Filiera corta quindi. Ma quali altri

aspetti rendono conveniente investire

nelle biomasse?

E perché non puntare invece sul più

“collaudato” fotovoltaico?

CDB: Nelle biomasse l’investimento è

interessante quando il circuito caloreelettricità

è a “circuito chiuso” e

consente di realizzare forti risparmi.

E poi con impianti medio piccoli

(sotto i 5 MW) e solo se le fonti di

approvvigionamento sono a distanza

ravvicinata, per cui il trasporto non

rappresenti un costo aggiuntivo e

la continuità di fornitura è garantita.

Attenzione perché questi aspetti

(continuità e costo a tonnellata)

rappresentano la criticità del sistema

a biomasse. Non è quasi mai possibile

– manca la cultura d’impresa - fare

accordi quadro per il periodo stimato

del finanziamento (più di 5 anni).

Ogni anno la trattativa sui costi

e la fornitura, per motivi contingenti

e legati alla natura, non è mai certa.

Riguardo al fotovoltaico, attualmente

può essere interessante su un mercato

relativamente scoperto: quello del

pubblico (Comuni), che può ottenere

forti vantaggi con coperture di strutture

di proprietà (scuole-piscine etc). Ma il

finanziamento in project financing crea

ancora molti problemi, sempre per la

scarsa abitudine a gestire tali prodotti

finanziari.

E: A ciò si aggiunge la ben nota stretta

al credito dovuta alla crisi. In queste

condizioni i progetti nelle biomasse

o anche nel fotovoltaico

sono sufficientemente “bancabili”?

CDB: Purtroppo no. Il fotovoltaico

non è più un mercato in fase di sviluppo

e le biomasse sono nuove. Risultato:

tutti poco bancabili. L’osservatorio

rinnovabili dell’Abi ha evidenziato

che nel periodo 2007-2011 il sistema

bancario ha investito a vario titolo nelle

rinnovabili circa 20 miliardi di euro.

Le banche non sono particolarmente

orientate a investire in comparti in cui

si possa prevedere un rischio d’impresa,

e il settore delle rinnovabili per l’alto

tasso di innovazione è uno di questi.

In aggiunta, trattandosi di temi nuovi

e con un alto tasso di evoluzione, non

sempre le banche hanno degli esperti

in grado di seguirne gli aggiornamenti

e di fare le corrette valutazioni. A oggi

i principali finanziamenti sono legati

agli incentivi, fenomeno che crea una

bolla speculativa: investo in rinnovabili

per gli incentivi, ma appena decadono

chiudo perché non sono in grado di

generare massa critica.

E: Quindi che prospettive di sviluppo

ci sono in Italia?

CDB: Nel settore delle biomasse esistono

alcune eccellenze rappresentate ad

esempio dalle caldaie a pellet, che

crescono costantemente di circa 150.000

unità annue. Tutto il mondo del

teleriscaldamento – invece – è in fase

stagnante, anche perché ovviamente

i costi di investimento cambiano.

E cambiano anche i tempi di pay back

degli investimenti, variabile critica

nella valutazione, massimamente

rappresentata dalle caldaie a pellet

e dagli impianti di caldaie a biomasse

solo nelle dimensioni piccole.

E: Con le biomasse c’è l’opportunità di

creare una filiera italiana, al contrario

di quanto avvenuto nel fotovoltaico e

nell’eolico?

CDB: Temo di no. Troppi piccoli produttori,

troppo dispersa sul territorio la materia

prima.

Elementi 27 Elementi 27

54 55


In tutto il mondo, Bosch

Soluzioni innovative

che migliorano la vita

energia rinnovabile

Prevenzione della corruzione nelle rinnovabili

Ci pensa

Green Clean

Market

Bosch è fornitore leader a livello internazionale di tecnologie e servizi,

volti a migliorare la qualità della vita. Questo è reso possibile grazie agli oltre

300.000 collaboratori in tutto il mondo, ai 4 miliardi di euro investiti in

ricerca e sviluppo e ai 4.100 brevetti registrati ogni anno. I prodotti e le

soluzioni innovative che ne derivano hanno un obiettivo comune: quello di

rendere migliore, giorno dopo giorno, la vita delle persone.

www.bosch.com

Piergiuseppe Maranesi

Intervista a Piergiuseppe Maranesi

Presidente RSE

di Aurora Caridi e Guido Pedroni

56 Elementi 27 Elementi 27

57

>


energia rinnovabile

E: Prof. Maranesi, lei si è fatto

promotore nell’ambito del gruppo GSE,

di cui RSE fa parte, di una iniziativa per

la prevenzione di frode e corruzione nel

campo delle energie rinnovabili.

PM: Ho favorito il coinvolgimento

del gruppo in un progetto che fa

riferimento a Transparency International

Italia e si propone di prevenire questi

fenomeni nella green economy.

E: Cos’è Transparency International

Italia?

PM: È il capitolo italiano di Transparency

International – TI, l’organizzazione non

governativa leader a livello mondiale

per le azioni di contrasto alla corruzione

e di promozione dell’etica.

TI (www.transparency.org) è stata

fondata a Berlino nel 1993, mentre il

capitolo italiano - attivo dal 1996 - ha

sede a Milano. Lo strumento più noto

a livello internazionale elaborato

da Transparency International per

la misurazione della corruzione è il

Corruption Perception Index, in base

al quale ogni anno viene elaborata una

classifica della trasparenza nel settore

pubblico di diversi Paesi del mondo.

Nell’ultima edizione dell’Indice l’Italia

figura al 69° posto su 182 Paesi.

È nella consapevolezza delle

opportunità e dei rischi della green

economy che Transparency International

Italia ha partecipato al Bando Siemens

Integrity Initiative presentando il

progetto “Green Clean Market:

Protecting the green sector market

from corruption and fraud”. È risultato

uno dei 36 progetti finanziati su oltre

300 candidati.

E: In cosa consiste il progetto Green

Clean Market?

PM: Il progetto condotto e coordinato

da Transparency International Italia,

affronta il tema del rischio criminale

di corruzione e di frode nel mercato

emergente della Green Economy, con

particolare attenzione al settore delle

energie rinnovabili. Il progetto punta:

• a sensibilizzare verso queste tematiche

i soggetti pubblici e privati coinvolti

e la stessa opinione pubblica.

• a promuovere azioni comuni e

coordinate tra i diversi stakeholders

(istituzioni, aziende, associazioni di

categoria, Università e Istituti di

ricerca), con l'obiettivo di favorire

la prevenzione del rischio di frode

e di corruzione.

E: Quale ruolo per GSE-RSE?

PM: Come membro dell’Advisory

Board del progetto, coordino insieme

all’Amministratore Delegato di Siemens

Italia Ing. Federico Golla, il Tavolo

Tematico “Sistema Energetico”.

Il Tavolo ha messo in evidenza le

criticità del sistema energetico

nazionale. In particolare la complessità

delle procedure autorizzative per

l’installazione degli impianti di

energie rinnovabili, il meccanismo

delle incentivazioni e l’importanza

del monitoraggio degli impatti sul

territorio. GSE ha informato sullo

svolgimento di un’analisi delle ricadute

nella filiera delle rinnovabili condotta

in collaborazione con Università e

Istituti di ricerca i cui risultati saranno

pubblicati nel 2013.

Dal contributo di ENEA, è emerso

quanto e come le biomasse, settore in

crescita, siano esposte a rischi futuri di

frode e corruzione. RSE, presente in vari

comitati nazionali e internazionali,

è in condizione di suggerire procedure

che ostacolino i tentativi di trarre

profitti illeciti dall’applicazione delle

fonti rinnovabili. Gli studi di scenari

di RSE inoltre contribuiscono alle

previsioni di lungo termine in materia

di fabbisogno energetico e di impatto

delle rinnovabili. I contributi portati

al Tavolo tematico da GSE e RSE

costituiranno una base importante

per le raccomandazioni conclusive

del progetto.

E: In prospettiva quali sono i settori

più critici per l’Italia?

PM: In un futuro assai prossimo i rifiuti

e le biomasse in generale. Occorrono

soluzioni strumentali per il controllo

da remoto degli impianti sul territorio

e una revisione del meccanismo

di incentivazione delle tecnologie

rinnovabili, attualmente eccessivamente

concentrato sulle rinnovabili elettriche.

E: Quali azioni di diffusione dei risultati

sono previste?

PM: A novembre c'è stato il Forum

Nazionale FNL, a Milano, presso la sede

della Federazione delle Associazioni

Scientifiche e Tecniche - FAST, a seguire

la Conferenza Internazionale 2013.

Piergiuseppe

Maranesi

Piergiuseppe Maranesi è Presidente

di "Ricerca sul Sistema Energetico -

RSE S.p.A.". Dal settembre 2011

è sub-Commissario di ENEA -

Agenzia nazionale per le nuove

tecnologie, l'energia e lo sviluppo

economico sostenibile.

Fino al 2010 è stato Professore

Ordinario di Elettronica all'Università

degli Studi di Milano. È “fellow”

dell’Institute of Electrical and

Electronic Engineers – IEEE per le

sue ricerche in Elettronica analogica

e Elettronica di potenza.

Ha svolto numerosi incarichi per

conto della Power Electronics

Society dell'IEEE, tra cui quello

di “Distinguished Lecturer”

e per AEIT (Federazione

italiana di Elettrotecnica,

Elettronica, Automazione,

Informatica eTelecomunicazioni,

Semiconduttori) quello di

Consigliere nazionale.Ha presieduto

la fondazione di Transparency

International Italia nel 1996.

58

Elementi 27


energia rinnovabile

Con il DM 6 Luglio 2012

Cresce l'impulso

di Federica Ceccaroni

alle rinnovabili

Il decreto interministeriale del 6 luglio 2012, attuativo

dell’art. 24 del decreto legislativo n. 28/2011, definisce

i nuovi regimi di sostegno per la produzione di energia

elettrica da fonti rinnovabili - diverse dal fotovoltaico -

destinati agli impianti nuovi, integralmente ricostruiti,

riattivati, oggetto di intervento di potenziamento o di

rifacimento, con potenza non inferiore a 1 kW e che

entrano in esercizio dopo il 31 dicembre 2012.

Esso rappresenta un momento di discontinuità con i

meccanismi di incentivazione vigenti (certificati verdi)

previsti dal DM 18 dicembre 2008, poiché continua a

sviluppare le energie rinnovabili, raggiungendo gli obiettivi

europei al 2020, con un approccio alla crescita più virtuoso

e allineato ai livelli europei, basato sull’efficienza dei

costi per i consumatori finali e sulla massimizzazione del

ritorno economico e ambientale per il Paese. A tale scopo,

la spesa per gli incentivi a fonti rinnovabili elettriche non

fotovoltaiche dovrà crescere in modo graduale e non potrà

superare i 5,8 miliardi di euro all’anno.

Il decreto per assicurare uno sviluppo ordinato e sostenibile

del settore introduce meccanismi di competizione e

governo dei volumi di sviluppo delle rinnovabili, basati

sulla definizione di contingenti annuali di potenza (per ora

fissati solo per gli anni 2013-2015) che possono accedere agli

incentivi, definiti per ciascuna tecnologia. Nel caso di impianti

con potenza superiore a 5 MW (ad eccezione di quelli

idroelettrici e geotermoelettrici per cui tale soglia è elevata

rispettivamente a 10 e 20 MW) l’accesso ai meccanismi di

incentivazione è subordinato alla partecipazione a procedure

d’asta, ovvero all’iscrizione a registri nazionali per gli impianti

di potenza inferiore. Per gli interventi di rifacimento, l’accesso

ai meccanismi di incentivazione è subordinato, nel caso di

impianti la cui potenza è superiore a quella massima ammessa

per l’accesso diretto, all’ iscrizione a un registro distinto

rispetto a quello previsto per le altre tipologie di intervento

(non sono altresì previste procedure concorsuali

al di sopra di una determinata potenza di soglia).

L’incentivazione riconosciuta per una vita utile di 20

anni, fatto salvo alcune eccezioni, agli impianti ammessi

direttamente, ovvero risultanti aggiudicatari dei registri

o della procedura d’asta, è determinata con riferimento

all’energia prodotta netta da impianti a fonti rinnovabili

e immessa in rete, ovvero al minor valore fra la produzione

netta e l’energia effettivamente immessa in rete, e può

assumere il connotato di:

una tariffa incentivante omnicomprensiva (To) per gli

impianti di potenza non superiore a 1 MW; un incentivo

per gli impianti di potenza superiore ad 1 MW e per quelli

di potenza non superiore a 1 MW che non optano per la

tariffa omnicomprensiva, calcolato come differenza tra un

valore fissato (ricavo complessivo) e il prezzo zonale orario

dell’energia (riferito alla zona in cui è immessa in rete

l’energia elettrica prodotta dall’impianto).

Nel caso di tariffa omnicomprensiva, il corrispettivo erogato

comprende la remunerazione dell’energia che viene ritirata

dal GSE. Nel caso di incentivo, invece, l’energia resta nella

disponibilità del produttore.

Il livello della tariffa incentivante viene stabilito a partire

dalla data di entrata in esercizio dell’impianto, mentre

l’incentivazione decorre a partire dalla data di entrata in

esercizio commerciale (che può ritardare al massimo 18 mesi

da quella di entrata in esercizio). L’Allegato 1 del decreto

6 luglio 2012 individua le tariffe incentivanti di riferimento

per l’anno 2013 (decrescenti in funzione della potenza

degli impianti) e stabilisce che dette tariffe subiscono una

decurtazione del 2% (salvo casi particolari) nel caso gli

impianti entrassero in esercizio negli anni successivi.

I piccoli impianti e quelli appartenenti ad alcune categorie

specifiche (es. progetti di riconversione del settore bieticolosaccarifero,

impianti geotermici con tecnologie avanzate, etc.)

possono accedere direttamente agli incentivi, contribuendo

comunque alla riduzione del contingente di potenza

incentivabile per la tecnologia di appartenenza, per quell’ anno.

Elementi 27

Elementi 27

60

61

>


energia rinnovabile

Inoltre il decreto definisce specifici premi per applicazioni

e tecnologie avanzate (ad esempio biomasse da filiera,

cogenerazione ad alto rendimento, biogas con tecnologie

avanzate, etc.), che incrementano i livelli di incentivazione

previsti per ciascuna tipologia di fonte ed impianto.

Nel passaggio dal vecchio al nuovo regime di incentivazione

è previsto un regime transitorio per gli impianti già

autorizzati alla data di entrata in vigore del provvedimento:

pertanto chi entrerà in esercizio entro aprile 2013 potrà

optare, in luogo dei nuovi meccanismi di incentivazione,

per la percezione dei certificati verdi e per le tariffe

omnicomprensive, ridotti del 3% per ogni mese a partire

da gennaio 2013.

Il 24 agosto scorso il GSE, in ottemperanza a quanto previsto

dal decreto e quale soggetto erogatore dei meccanismi

di sostegno alla produzione di energia elettrica da fonti

rinnovabili, ha pubblicato le procedure applicative che

forniscono informazioni dettagliate sulle diverse fasi

dell’accesso e della gestione degli incentivi: dai regolamenti

per l’iscrizione ai registri e alle procedure d’asta, alla richiesta

di concessione della tariffa incentivante, alle modalità di

calcolo e di erogazione degli incentivi, comprese le modalità

di riconoscimento dei premi, e ai controlli e alle verifiche sugli

impianti. Le procedure contengono anche una serie di allegati,

tra cui i modelli di dichiarazioni sostitutive che i produttori

dovranno trasmettere telematicamente sull’applicazione

informatica, denominata Portale FER-E disponibile sul sito

GSE (https://applicazioni.gse.it), per presentare la richiesta di

iscrizione ai registi e alle procedure d’asta.

L’8 settembre è stato pubblicato il primo bando per

l’iscrizione ai registri e per la partecipazione alle Procedure

d'Asta, riferito al contingente di potenza assegnabile per

l’anno 2013. è possibile presentare la richiesta di iscrizione ai

registri e alle procedure d’asta a partire dallo scorso 8 ottobre

e fino al 6 dicembre.

Alla chiusura delle procedure il GSE ha 60 giorni per formare

le graduatorie per i registri e per la procedura d’asta, sulla

base dei dati dichiarati dai Soggetti Responsabili, in accordo

ai criteri di priorità individuati dal decreto interministeriale

6 luglio 2012 e nel rispetto dei contingenti di potenza

assegnabili.

La strada per garantire uno sviluppo sostenibile alla

produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili diverse

dalla fonte fotovoltaica è ormai tracciata.

PUBBLIREDAZIONALE

Il Finanziamento

di impianti per la

produzione di

energia da biomasse

Fra le numerose tematiche relative alla salvaguardia

dell’ambiente, gli interventi a favore dell’energia pulita

e del risparmio energetico assumono un crescente interesse

sociale ed economico. In questo ambito, il Gruppo

Montepaschi si è particolarmente distinto attraverso

l’approntamento di prodotti di finanziamento a sostegno

delle imprese, quali Welcome Energy e Montepaschi Energie

Pulite, direttamente attraverso le banche commerciali come

pure attraverso MPS Capital Services, mediante operazioni

finanziarie ad hoc su specifici progetti di investimento.

Riportiamo di seguito un caso concreto di finanziamento

di un impianto per la produzione di energia elettrica da

biomasse di origine agricola e deiezioni di animali.

La produzione di energia elettrica da biomasse di origine

agricola avviene mediante un impianto che sfrutta particolari

processi di trasformazione. Attraverso il processo biologico

di digestione anaerobica, la sostanza organica viene

elaborata da speciali microorganismi (batteri) che la

trasformano in biogas e calore. Questi prodotti vengono

quindi avviati ad ulteriori processi di trasformazione oppure

agli utilizzatori finali. Il biogas infatti potrà essere impiegato

per la cogenerazione di energia elettrica e calore.

Il progetto recentemente finanziato riguarda un impianto

di cogenerazione alimentato a biogas derivante dalla

digestione anaerobica di biomasse agricole della potenza

di 999 kW. Tra i vari soggetti coinvolti, oltre ai promotori

del progetto stesso e all’EPC Contractor, vi sono anche terzisti

coltivatori di terreni limitrofi per la fornitura della materia

prima, soggetti utilizzatori dell’energia termica ed esponenti

del mondo ambientalista. Il fabbisogno dell’impianto è

pari a 19.000 t/anno di biomassa (sorgo/mais e triticale),

normalmente prodotti da circa 200 ettari di terreno seminati

a mais. Il digestato è utilizzato come fertilizzante sui terreni

coltivati dalla Società ed in parte anche su terreni agricoli

limitrofi. L’impianto, sulla base di un funzionamento previsto

di 8.000 ore/anno ed al netto di autoconsumi del 6,5%,

produce ca. 7.530 MWh/anno (di cui ca. 7.000 garantiti dal

contratto O&M); una parte dell’energia termica prodotta

(4.100 MWht) è venduta ad una azienda vivaistica confinante

per riscaldamento delle serre.

L’esempio riportato rappresenta una concreta testimonianza

dell’attenzione del Gruppo Montepaschi che va al di là del

semplice intervento creditizio, puntando in particolare sulla

conoscenza del processo e del cliente al fine di fornire una

più compiuta e tempestiva assistenza finanziaria.

Elementi 27

Elementi 27 63

62

63


mercato elettrico

AU con il

consumatore

e per il mercato

INCONTRO CON

Paolo Vigevano

Presidente e Amministratore

delegato di AU

Paolo Vigevano

Il settore energetico vive una costante evoluzione all’interno del quale gli scenari, soprattutto in questi ultimi anni per

gli effetti della liberalizzazione, sono decisamente cambiati. In questo contesto Acquirente Unico ha sviluppato le proprie

competenze e funzioni al fine di accrescere l'impegno per i consumatori finali, lavorando insieme alle istituzioni e agli operatori.

Abbiamo sentito Paolo Vigevano, da poco riconfermato alla guida di Acquirente Unico, per fare il punto della situazione.

di Luca Speziale

E: La liberalizzazione del settore elettrico a che punto

è arrivata?

PV: I risultati raggiunti sono positivi e di ciò ne sono un esempio

sia le opportunità per i consumatori che l’entrata di nuovi

operatori. In Italia, però, i mercati energetici hanno ancora

molta strada da fare, soprattutto quando si parla di riduzione

del divario di prezzo dell’energia elettrica, se confrontato con

gli altri principali paesi europei, nonostante il forte sviluppo

concorrenziale.

E: Sempre in tema di liberalizzazione, come agiscono le

Istituzioni per far sì che questo processo sia più aperto alla

concorrenza?

PV: Il lavoro svolto dalle Istituzioni è complesso in quanto

le dinamiche di mercato richiedono la definizione di strategie

sempre più efficaci. L’impegno richiede notevoli sforzi per

stabilire gli indirizzi ai quali devono adeguarsi gli operatori

nel mercato, sia per il rispetto delle regole che per definire

azioni sanzionatorie, oltre che per provvedere alla risoluzione

delle controversie tra esercenti e consumatori. Proprio per

questo l’Autorità per l’energia elettrica e il gas si adopera

con molteplici iniziative, per rafforzare le capacità e il potere

negoziale dei consumatori.

E: Liberalizzazione e concorrenza sono una legata all’altra.

Quanto incide quest’ultima a favore del consumatore?

PV: La concorrenza è tra i primi fattori di tutela del

consumatore e si esplica attraverso l’esercizio consapevole

del diritto di scelta. Per questo non ci si è limitati a conferire

all’utente solo la facoltà di cambiare fornitore, ma si è voluta

promuovere anche la sua capacità di valutare correttamente

le opportunità derivanti da tale processo. Per questo

l’Autorità ha avviato un’indagine conoscitiva sui mercati per

capire quale sia il reale grado di consapevolezza dei clienti

nella scelta di un'offerta, oltre a verificare se i prezzi sul

mercato libero siano effettivamente più elevati rispetto

a quelli del mercato tutelato.

E: L’avvio dell’indagine evidenzia che il consumatore non

è realmente consapevole delle opportunità che il mercato

offre. Cosa si sta facendo per migliorare l’attuale contesto ?

PV: Nell’immediato futuro, grazie ai dati che deriveranno

dall’indagine, si valuteranno quali potranno essere le

azioni più indicate per introdurre una regolazione mirata

alla maggiore informazione del consumatore. In questo

senso l’Autorità ha già definito numerose attività: mi limito

a ricordare quelle che vedono direttamente coinvolto

l’Acquirente Unico, ovvero il Sistema Informativo Integrato

e il “nuovo” Sportello per il consumatore di energia.

E: Quali sono stati gli input che hanno portato a rinnovare

il progetto operativo dello Sportello?

PV: I rapporti tra Istituzioni, Associazioni e consumatori sono

mutati grazie ad una maggiore interazione. Si è voluto così

potenziare e innovare questo strumento. Il rilancio dello

Sportello consolida i risultati positivi ottenuti in questi anni.

L'Autorità ha messo a disposizione dei consumatori e degli

operatori uno strumento prer la risoluzione dei problemi.

Con il nuovo Sportello aumenterà l’efficacia della nostra

azione, ad esempio riducendo ancora di più i tempi di

lavorazione dei reclami e migliorando la comunicazione

al consumatore.

E: Alla luce di quanto detto, qual è il ruolo di AU nel mercato

e per i consumatori?

PV: Grazie alla nostra attività i piccoli consumatori

beneficiano di prezzi che si formano direttamente nel

mercato all’ingrosso. Infatti, nel mercato di maggior tutela,

le condizioni economiche e contrattuali sono stabilite

dall’Autorità, sulla base dei costi di approvvigionamento

di AU. Inoltre, il prezzo dell’energia del regime di maggior

tutela è un utile riferimento per i venditori del mercato

libero, a vantaggio della competitività. L’esperienza di questi

anni indica che il sistema di tutela non è in contraddizione

con la promozione della concorrenza, anzi contribuisce

a dare un ruolo attivo al consumatore e alimenta le

dinamiche competitive sul mercato.

E: Se dovessimo tracciare delle linee guida per il prossimo

futuro del settore energetico, quali sono gli obiettivi da

raggiungere?

PV: Nell’attuale contesto di crisi economica, sarebbe

indispensabile indirizzare gli sforzi per contenere la spesa

energetica per famiglie e Pmi nel breve-brevissimo termine.

Certamente il tema dell’efficienza energetica è una leva

strategica con molti benefici, anche per quanto riguarda i

possibili risparmi per le bollette dei consumatori. Altro nodo

rilevante è la regolazione del settore del gas naturale che

deve accompagnare l’evoluzione del mercato all’ingrosso.

Inoltre va aggiunto lo sviluppo delle infrastrutture del settore

energetico e il miglioramento del processo autorizzativo per

la loro realizzazione, che ad oggi risulta ancora articolato.

Infine la crescente complessità del sistema elettrico, dovuta

alla proliferazione della generazione di energia da fonte

rinnovabile presso le utenze domestiche e lo sviluppo

esponenziale degli scambi di informazione tra distributori

e venditori, rendono necessario promuovere un utilizzo

progressivamente più esteso delle tecnologie digitali per

un sistema elettrico complessivamente più efficiente.

64 Elementi 27 Elementi 27

65


energia

Arrivare presto alla Grid Parity

A colloquio

con Vittorio Cogliati Dezza

Presidente di Legambiente

di Edoardo Borriello

troviamo di fronte alla strozzatura provocata dall’isolamento

della rete siciliana che garantisce a centrali vetuste e

inefficienti di pesare sulla borsa nazionale, mentre sul piano

delle rinnovabili si rallenta la possibilità di fare investimenti.

Alta Dipendenza dall'Estero

L'import energetico sul totale del fabbisogno

Vittorio Cogliati Dezza

E: La Strategia Energetica Nazionale va nella direzione

giusta?

84%

Nata nel 1980, Legambiente è l'erede dei primi nuclei ecologisti e del movimento antinucleare che si sviluppò in Italia

e nel mondo occidentale nella seconda metà degli anni '70. Con oltre 115.000 sostenitori e 1000 circoli locali, è la più

grande associazione ambientalista italiana.

In oltre 30 anni di attività Legambiente ha organizzato grandi campagne di educazione ambientale, ha promosso

mobilitazioni contro lo smog, ha sconfitto il nucleare, ha combattuto contro l'abusivismo edilizio, ha alzato il velo sulle

discariche abusive di rifiuti e sull'azione delle ecomafie.

Alla sua guida c'è Vittorio Cogliati Dezza, professore di storia e filosofia.

VCD: Si, con obiettivi condivisibili per rinnovabili ed efficienza

e propone una visione che sta all’interno di uno scenario

europeo. Ha però due difetti. Le strategie e le azioni per

rinnovabili e efficienza sono inadeguate, per cui i risultati

previsti al 2020 con molta probabilità rimarranno sulla carta.

Inoltre il rilievo dato a petrolio e carbone rappresenta

una scelta antistorica. Che senso ha parlare di trivellazioni,

quando tutte le riserve ipotizzate potrebbero coprire i bisogni

nazionali per non più di un anno e mezzo e il petrolio serve

solo per l’autotrasporto e per il riscaldamento, settori investiti

dall’urgente necessità di innovazione?

Ue Italia

53%

+31%

Fonte: Gme; Gse; Mise; Eurostat

E: Presidente, la liberalizzazione del settore energetico

appare incompiuta. Cosa fare per completarla?

VCD: La liberalizzazione indubbiamente ha cambiato il

volto del sistema energetico italiano, con la nascita di nuovi

operatori, in particolare nelle fonti rinnovabili. D’altra

parte scontiamo il fallimento di un'idea in base alla quale

realizzare centrali su centrali avrebbe ridotto il prezzo

dell'energia e garantito la sicurezza. Il risultato: le centrali

a gas più efficienti lavorano poco. Forse il vizio di fondo

della liberalizzazione sta nel fatto che è stata avviata in

assenza di un piano energetico nazionale che stabilisse

priorità e obiettivi modulando gli incentivi in funzione del

loro raggiungimento. Oggi serve aprire la liberalizzazione

del mercato elettrico per le fonti rinnovabili e della

cogenerazione alla vendita diretta a cittadini e imprese, per

arrivare prima alla Grid Parity. Da qui passa il futuro delle

fonti rinnovabili e dell'efficienza. Sarebbe poi opportuno

riflettere sul ruolo dell’Authority che dovrebbe controllare

che non si facciano "cartelli" sui prezzi e fare pulizia nelle

bollette, alleggerendole dei tanti costi che vi gravano,

estranei al costo dell’energia.

E: Quali sono i punti deboli dell'attuale sistema energetico

italiano?

VCD: La mancanza di uno scenario definito per i prossimi

anni e adeguato alle sfide dei cambiamenti climatici e della

dipendenza energetica. Questo determina le incertezze,

le contraddizioni. Poi, l’assenza di una politica strutturale

a sostegno dell’efficienza energetica e del potenziamento

e integrazione delle reti (Smart Grid) che garantiscano alle

energie rinnovabili sia l’immissione in rete che la possibilità

– grazie ai sistemi di accumulo - di superare il limite

dell’intermittenza, dando stabilità al sistema e accrescendo

l’autonomia energetica del Paese. Per il settore fossile, ci

Capitolo carbone: per una produzione elettrica intorno al

14%, le emissioni di CO2 superano il 30% di quelle nazionali.

I costi sociali, anche per le multe internazionali, li pagherebbe

la comunità. Se usassimo le tecnologie della cattura e stoccaggio

i costi del carbone non sarebbero più competitivi con le altre

produzioni.

E: Quali le infrastrutture necessarie per veicolare bene

l'energia rinnovabile?

VCD: Ci stiamo avviando rapidamente verso la grid parity.

Questo fatto da un lato richiede stabilizzazione delle politiche

di incentivazione per dare certezza ai consumatori e al mercato,

dall’altro apre agli investimenti nei sistemi di accumulo e

nelle reti per rendere il sistema in grado di gestire l’energia

prodotta in modo distribuito sul territorio e non più da poche

mega centrali. Occorre avere una rete nazionale efficiente e

integrata con l'Europa per gestire una produzione più diffusa

e rinnovabile.

E: Cosa occorre per dare vita a una filiera delle fonti

energetiche rinnovabili competitiva?

VCD: Bisogna ragionare di energia non come MW installati

e da installare, ma come risposta alla domanda di energia.

Significa immaginare una nuova prospettiva per l'edilizia,

l'industria e l'agricoltura con minori consumi, più efficiente

e integrata con le rinnovabili. In futuro avremo bisogno

di sistemi di produzione di energia elettrica e termica

differenziati a seconda della tipologia di territorio e delle

potenzialità di approvvigionamento.

Elementi 27 Elementi 27

66 67


energia

Entro il 2030

Dalle rinnovabili tre milioni di

A tu per tu con

Guy Verhofstadt

ex primo ministro Belga

posti di lavoro

di Maurizio Godart

Guy Verhofstadt

E: Onorevole Verhofstadt, l'Europa politica è realmente

sensibile allo sviluppo delle energie rinnovabili?

GV: L'Unione Europea ha una politica ambiziosa in materia

di energie rinnovabili. Nel vertice europeo del 2007, l'Ue si è

impegnata a produrre entro il 2020 almeno il 20% della propria

energia da fonti rinnovabili e a ridurre le emissioni di gas serra

del 20% rispetto al 1990. Impegni convertiti in normative

nel 2009, determinando un quadro giuridico vincolante che

impone all'Ue di aumentare la sua quota di energie rinnovabili.

A parte questi obiettivi, ci sono poi politiche europee volte

a migliorare lo sviluppo di infrastrutture energetiche nell'Ue

per consentire il pieno sviluppo delle rinnovabili. Con queste

non solo l'Ue potrà ridurre le emissioni dei gas a effetto serra,

ma diversificherà il proprio approvvigionamento energetico

riducendo la dipendenza dai combustibili fossili importati da

paesi terzi. Inoltre, rafforzando l'industria delle rinnovabili, si

promuove l'innovazione tecnologica e l’occupazione. Pertanto,

investendo in energie rinnovabili potremo migliorare la nostra

competitività, creare nuove industrie e posti di lavoro, favorire la

crescita economica e aumentare le esportazioni. La Commissione

Di ispirazione liberal-democratica, Guy Verhofstadt è stato tre volte Primo

Ministro del Belgio. Dopo essere stato eletto al Parlamento europeo,

nel giugno 2009 diventa presidente del gruppo Alleanza dei Democratici

e dei Liberali per l'Europa (ADLE).

Con Daniel Cohn-Bendit, ha formato nel 2010 il Gruppo Spinelli, per

il rilancio dell'integrazione europea.

europea ha stimato che la crescita di energie rinnovabili entro

il 2030 potrebbe creare più di 3 milioni di posti di lavoro.

L'energia pulita può e deve essere parte della nostra strategia

per uscire dalla crisi e tornare a un percorso di crescita sostenibile.

Molte questioni relative alle energie rinnovabili restano

comunque nelle mani degli Stati membri.

L'Unione europea infatti non ha la competenza di decidere sul mix

energetico di uno Stato membro. Non dobbiamo però dimenticare

che ad oggi i combustibili fossili ottengono più di 700 miliardi di

dollari di sovvenzioni dai governi di tutto il mondo.

E: Quali i provvedimenti determinanti da prendere per una

ulteriore e veloce crescita di questo settore?

GV: Dobbiamo completare il mercato unico dell'energia per

consentire una facile integrazione delle fonti energetiche

rinnovabili nel mercato. Solo in un mercato unico aperto

le energie rinnovabili possono competere in modo equo.

Dobbiamo incoraggiare gli investimenti in fonti rinnovabili

e gradualmente eliminare i dannosi sussidi ai combustibili

fossili. Inoltre vanno migliorate le infrastrutture energetiche

collegandole meglio alle reti energetiche europee.

Per fare ciò occorre sfruttare il pacchetto di infrastrutture

energetiche proposto dall'Ue che individua 12 corridoi

prioritari, propone procedure accelerate per autorizzare

concessioni, indica regole per la ripartizione dei costi e ove

necessario fornisce finanziamenti comunitari. Inoltre va

aumentata la cooperazione energetica nel Mediterraneo

per facilitare investimenti su larga scala, ad esempio

nel campo dell'energia solare. Ovviamente dobbiamo

continuare a incoraggiare la ricerca e lo sviluppo nel

settore. L'Ue può contribuire con il suo bilancio, ma bisogna

ricordare che l'industria, quando si tratta di investire, prende

decisioni di lungo termine.

Per questo, gli obiettivi europei fissati per il 2020 devono

essere al più presto accompagnati da nuove priorità per

i decenni futuri, così da dare il giusto segnale al settore.

E: Lei per anni è stato anche un grande leader politico

del Belgio. Come si sta muovendo il suo Paese nel campo

energetico?

GV: Durante il mio mandato come primo ministro, abbiamo

liberalizzato il mercato belga dell'energia e deciso di

chiudere – entro il 2025 - tutte le centrali nucleari. Tuttavia,

oggi i prezzi dell'energia in Belgio sono tra i più elevati

in Europa a causa della posizione dominante di Electrabel

GDF Suez. Cosa che si ripercuote sugli investimenti in

infrastrutture moderne e in energie rinnovabili.

Solo il 3% del consumo di energia belga viene da fonti

rinnovabili e la dipendenza energetica del Belgio è ancora

troppo elevata.

E: Il campo dell'informazione potrebbe essere d’aiuto

conducendo un'opera di sensibilizzazione?

GV: è importante che i consumatori siano consapevoli della

provenienza dell'energia che consumano e delle conseguenze

ambientali ed economiche delle proprie scelte energetiche.

Sfortunatamente però è proprio la chiusura dei mercati

energetici in gran parte del mondo che non permette ai

consumatori di scegliere un fornitore con cognizione di causa.

L'attività di sensibilizzazione è tanto importante quanto

la produzione di energie rinnovabili, l'efficienza energetica

e la riduzione dei consumi. Una maggiore apertura dei

mercati e una maggiore trasparenza dei prezzi potrebbe

aiutare molto.

E: La ricerca scientifica, insieme ad efficaci investimenti

economici, porterà realmente l'Europa ad avere un 20%

del fabbisogno energetico prodotto da fonti rinnovabili nel

medio termine?

GV: La ricerca e sviluppo sono di vitale importanza, e questa

è una area dove il bilancio dell'Ue può fare la differenza.

Il totale degli investimenti in ricerca e sviluppo sulle rinnovabili

è ancora relativamente ridotto rispetto ad altre forme

tradizionali di energia. Servono più ricerca e sviluppo per

assicurare che il progresso non si fermi e per mantenere

l'industria green tech competitiva in Europa.

68

Elementi 27

Elementi 27 69


Il mondo

di Corrente

Progetto Corrente

i numeri 2012

1.700

aderenti su tutto il territorio nazionale

8

ITALIA-USA “GREEN ECONOMY DAY”

Le eccellenze italiane verso

il mercato americano.

di Alberto Pela

filiere green rappresentate

20

iniziative di sistema

3000

news e bandi di gara pubblicati sul sito

Si è svolto a New York il primo

“ITALY-USA GREEN ECONOMY

DAY”, iniziativa dedicata a

promuovere la filiera italiana

delle rinnovabili e a conoscere

le opportunità offerte dal

mercato americano in ambito

cleantech.

Quindici imprese italiane

partecipanti, cinque enti

e agenzie statunitensi, tre

focus sugli Stati americani

tra cui New Jersey, Arizona,

California e trenta incontri

bilaterali tra le parti. Questi alcuni

numeri del primo “ITALY-USA

GREEN ECONOMY DAY: when Italian

excellences meet U.S. business

opportunities”, svoltosi a New York

lo scorso 27 settembre, promosso dal

Ministero degli Affari Esteri d’intesa con

il Ministero dello Sviluppo Economico

e con il Ministero dell’Ambiente,

organizzata in collaborazione con

GSE-Progetto Corrente e ICE-Desk

Ambiente di New York. Il progetto ha

dato visibilità alle eccellenze italiane

attive nel settore delle fonti rinnovabili

e ha permesso di conoscere le

principali opportunità di investimento

e di collaborazione negli Stati Uniti,

attraverso gli interventi degli enti e

delle istituzioni americane attive a

livello federale e statale. Da parte

italiana hanno partecipato le maggiori

realtà imprenditoriali e scientifiche

nazionali già attive o interessate ad

avviare collaborazioni con il mercato

americano.

Numerosi i referenti degli enti pubblici

americani propensi a instaurare intese

con le controparti italiane. Tra questi

l’American Council on Renewable

Energy, che ha offerto una panoramica

del mercato statunitense delle energie

rinnovabili; l’U.S. Department of

Energy, che ha presentato una banca

dati dettagliata dedicata al sistema

di incentivazione americano a livello

federale e statale; il New Jersey Clean

Energy Program e il Greater Phoenix

Economic Council, che hanno illustrato

il sistema di incentivazione a livello

statale e le opportunità di business

nel comparto delle rinnovabili per

le proprie regioni di competenza e

il JS&Associates, che ha esposto le

strategie per accedere alle opportunità

dal governo federale USA in ambito

cleantech.

Al termine dell’evento le società

italiane e le agenzie USA hanno

realizzato numerosi incontri bilaterali,

valorizzando le best practices e le

competenze nazionali in una realtà,

quella americana, tra le principali

priorità di business green per le nostre

imprese.

Gli atti dei lavori del primo ITALY-USA

GREEN ECONOMY DAY sono disponibili

nel sito di Corrente http://corrente.gse.

it: il progetto del GSE aperto a tutti gli

operatori italiani della green economy

che aggrega e valorizza l’industria di

settore attraverso un programma di

servizi e iniziative strategiche dedicate

a promuovere il Sistema paese Italia

delle rinnovabili in sinergia con i suoi

molteplici partner istituzionali.

L’iniziativa Corrente

“ITALY-USA GREEN ECONOMY DAY”

70 Elementi 27 Elementi 27

71

15

imprese italiane partecipanti

3

Focus incentivi USA

29

Stati USA con politiche di supporto e incentivi

per lo sviluppo delle rinnovabili

>


il mondo di Corrente

GENPORT

Sorgenti di

energia

GRUPPO TOZZI

Obiettivo

Eccellenza

GENPORT, unità del Politecnico di

Milano, ha sede a Vimercate e a

West Lafayette (IN). Costituito nel

2009, ha come obiettivo lo sviluppo,

l’industrializzazione, la vendita di

sorgenti di energia portatile, basate sulle

celle a combustibile PEM, le batterie

litio, l’idrogeno solido e il fotovoltaico.

Mediante l’integrazione di queste

tecnologie, Genport offre soluzioni

radicalmente innovative, configurabili,

sicure, a impatto zero, affidabili, leggere,

silenziose per la generazione off-grid

in ambienti estremi. In particolare:

GENIOL è una tecnologia per lo sviluppo

di pacchi batteria con celle agli ioni di

litio gestiti da un’elettronica (GenBMS)

per il bilanciamento, il controllo, la

comunicazione digitale e la ricarica.

Geniol permette lo sviluppo di soluzioni

conformi alle normative quali CE, UL,

UN, ATEX, MIL. Attraverso un sistema

di diagnostica remota via web, le

batterie diventano “intelligenti” per

manutenzione e logistica remota.

G300HFC è un generatore ibrido

indossabile e compatto, marcato CE.

Combina una cella a combustibile

PEM con batterie ad alta densità di

energia. Anche per questo dispositivo,

Genport sta mettendo a punto un

sistema di monitoraggio via web per

la prognostica remota. GenH2 è un

generatore portatile PEM di idrogeno

di elevata purezza. Può essere collegato

a un sistema fotovoltaico (GenPV).

Produce e accumula direttamente

idrogeno allo stato solido con l'impiego

di idruri metallici termoregolati

portatili

(GENH2), rendendo l'utilizzatore

indipendente dall’approvvigionamento

di combustibile. GENFUEL è un

combustibile solido innovativo, sarà

disponibile in cartucce che inserite

all'interno di un mini-reattore portatile

liberano idrogeno mentre è in funzione

la cella a combustibile. Il composto è

stato messo a punto dal Centro di Ricerca

di Enea Casaccia e presso il Politecnico

di Milano si è realizzato il prototipo

di micro-reattore per la generazione

“on demand” di idrogeno fino a 5

slpm. Dall’insieme di queste tecnologie

mediante una Power Control Unit, nasce

G300HPS sistema di mini-shelter portatili

per la produzione continua di energia

elettrica senza combustibile. Genport ha

in corso sei domande di brevetto.

è tra le prime aziende in grado di fornire

soluzioni di generazione portatile ibride

per “critical mission” con le quali le

squadre di primo intervento, le forze

di pace, possono estendere da un’ora a

diversi giorni la durata delle operazioni.

L’ambizione è di scalare la tecnologia

Casa con generatori Genport ad elevata densità

di energia e autonomia.

verso la generazione stazionaria. A

quattro anni dalla sua nascita Genport

ha stabilito la propria sede negli Stati

Uniti al Purdue Research Park in Indiana.

In questa struttura, con la Purdue

University e la supply chain hightech (che

ha contribuito al progetto Apollo e in

seguito dello Shuttle), Genport avvierà

lo sviluppo di prodotti per l’industria

militare, elettromedicale e aerospaziale.

Ricerca in Italia, applicazione delle

tecnologie e produzione e vendita in

USA. Trainato dalla forte diffusione di

elettronica portatile in diversi settori,

Genport, si avvia verso un fatturato in

forte crescita. L’obiettivo dei prossimi

5 anni è di raggiungere 10 milioni di

Euro. Gli Stati Uniti rappresentano

un’opportunità anche per lo sviluppo di

un'elettronica di potenza e di ideazione

di batterie in collaborazione con

partner USA. Il mercato del cleantech

nel settore militare si prevede che varrà

circa 2 miliardi di dollari nel 2015, ed

è una buona sponda per altri mercati

internazionali.

Il Gruppo Tozzi, cui fanno capo aziende

attive, in Italia e all’estero, nei comparti

dei servizi industriali e delle energie

rinnovabili, ha definito compiutamente

il proprio cuore verde attraverso

la costituzione di Tre S.p.A. – Tozzi

Renewable Energy. Azienda pioniera

nella produzione di energia rinnovabile

con oltre 60 addetti. Tre vanta un

portfolio di impianti in esercizio per

una potenza complessiva di oltre 460

MW, orientando la sua strategia di

crescita sui principi di uno sviluppo

sostenibile e di un uso consapevole

delle risorse energetiche. Tre S.p.A. può

contare su una divisione di ricerca e

sviluppo con 20 ricercatori e collabora

con prestigiosi centri di ricerca italiani

ed esteri, con l’obiettivo di sviluppare

tecnologie finalizzate alla generazione

distribuita di energia rinnovabile: dal

mini eolico per ambienti urbani ed

extraurbani, alle celle fotovoltaiche di

terza generazione per applicazioni in

bioedilizia; dall’impiego di idrogeno per

lo stoccaggio e la produzione di energia

alla fitodepurazione di microalghe

per la produzione di biocombustibili e

biogas e la depurazione di reflui civili

e agrozootecnici. Il percorso compiuto

da Tre S.p.A nel settore eolico di

piccola taglia con la realizzazione del

proprio mini aerogeneratore, prodotto

e commercializzato dalla società

controllata Tozzi Nord, esemplifica

compiutamente il passaggio dalla

R&S al mercato. TN535 è il fiore

all’occhiello firmato Tozzi Nord, mini

aerogeneratore ad asse orizzontale

per ambienti extra urbani, configurato

sulla stessa matrice tecnologica delle

turbine multimegawatt, per offrire

elevate produzioni. «Abbiamo studiato

un prodotto ottimizzato anche per le

basse ventosità, capace di produrre

energia già a partire dai 2 m/s e di

raggiungere una produzione di 37.300

kWh all'anno a una ventosità di 5 m/s»,

afferma Grazia Ramponi, responsabile

marketing Tre S.p.A. TN535 può

essere connesso alla rete ed essere

disponibile anche in versione stand

alone per l’alimentazione di utenze

isolate. L’impiego di un set di tecnologie

tipicamente utilizzate per impianti

maxi eolici concorre alla definizione di

un prodotto in grado di garantire un

Capacity Factor superiore alla maggior

parte delle mini turbine eoliche

disponibili sul mercato. La curva di

potenza di TN535 è certificata GL Garad

Hassan secondo lo standard europeo

IEC61400-12 a conferma dell’alto profilo

qualitativo raggiunto e soprattutto a

garanzia di un sicuro investimento per

il cliente, continua Grazia Ramponi,

sottolineando che l’aerogeneratore

TN535 è certificato anche per essere

installato in UK, beneficiando delle

tariffe incentivanti previste. In Italia

le tariffe incentivanti contemplate

dal recente decreto DM del 6 Luglio

2012 per l'eolico di piccola taglia

continuano a sostenere il mercato di

riferimento in costante crescita, secondo

Grazia Ramponi, con una diffusione

concentrata soprattutto nel Sud Italia.

72 Elementi 27 Elementi 27

73


efficienza energetica

Ridurre la propria

www.e-gazette.it

bolletta si può,

anzi si deve

il settimanale internet di ambiente ed energia

Il più diffuso notiziario internet dedicato all’ambiente

e all’energia, liberamente accessibile in rete.

Sette aree tematiche che coprono tutti i settori rilevanti:

l’inquinamento, i rifiuti, il riciclo degli imballaggi, le energie

tradizionali e rinnovabili, le utilities, l’industria.

Ogni settimana più di cento articoli di cronaca sui fatti,

le novità, gli scenari italiani e internazionali.

Un’area di approfondimento arricchita da interventi

autorevoli di protagonisti del settore, testi di legge

e documenti inediti.

Visita il nostro sito e attiva il servizio gratuito

di sottoscrizione alla nostra newsletter.

connected

www.e-gazette.it

Elementi Via 27 Canonica 54 - IT 20154 Milano

Elementi 27

Tel +39 02 33610690 - 02 33107357 - Fax +39 02 34533965

Intervista a Luca Dal Fabbro

Presidente Domotecnica

di Maria Pia Terrosi

74 75

Luca Dal Fabbro

Il patrimonio immobiliare italiano è obsoleto: è come se sulle strade

circolassero ancora le 126 di venti anni fa. La riqualificazione energetica

rappresenta una grande opportunità per la nostra economia anche in

un periodo di recessione. Non solo: permette alle famiglie di risparmiare

riducendo la bolletta energetica anche del 40%. Facciamo il punto sulle reali

opportunità legate alla riqualificazione energetica con Luca Dal Fabbro,

Presidente di Domotecnica, prima rete in franchising indipendente per le

aziende di installazione che operano nel campo dell'efficienza energetica.

>


E: Dott. Dal Fabbro, secondo alcune stime fatte dalla

Commissione Europea, gli edifici sono responsabili di circa

il 40% dei consumi energetici e conseguentemente di una

larga parte di emissioni climalteranti. Contenere i consumi

energetici nell’edilizia è diventato davvero prioritario in

una strategia efficace orientata ad obiettivi di efficienza e

sostenibilità ambientale?

LDF: Credo che vadano considerati due diversi fenomeni. Se

il mercato delle nuove case vive una fase di calo non è così

per quello legato alla ristrutturazione. Anzi ritengo che nella

riqualificazione edilizia ci sia una opportunità immensa,

visto che abbiamo un patrimonio immobiliare per gran parte

obsoleto e dotato di sistemi di riscaldamento spesso vecchi

di decenni. Tenga presente che in Italia ci sono circa mezzo

milione di condomini e in gran parte di questi ci sono caldaie

che risalgono a dieci ed anche venti anni fa. In pratica è

come se nelle strade italiane circolasse un parco auto vecchio,

rimasto alla Fiat 126.

E: Piuttosto che continuare a incentivare la produzione da

fonti rinnovabili non sarebbe il momento di incentivare

con maggiore efficacia anche la riqualificazione energetica,

ovvero gli interventi in grado di generare efficienza e

risparmio energetico?

LDF: Lancio una proposta: oggi chi vuole vendere la propria

casa deve avere una certificazione energetica. Si potrebbe

incentivare questa certificazione, dicendo che chi riqualifica la

propria abitazione, ottenendo una certificazione migliorativa,

potrebbe avere un premio sulla fiscalità, ad esempio

ottenendo uno sconto sull’imu. Oppure individuare - oltre

agli strumenti già esistenti ovvero la detrazione del 55% sugli

investimenti fatti – altre forme per premiare nel futuro chi fa

La Vignetta di Fama

interventi importanti per migliorare la propria certificazione.

Una possibilità, ad esempio, potrebbe essere di far pagare

meno tasse nel passaggio di proprietà dell’immobile.

E: Secondo i risultati dell’Osservatorio sull’efficienza

energetica commissionato da Domotecnica e realizzato

dall’istituto di ricerche Ispo, oggi il 43% dei cittadini sarebbe

disponibile ad effettuare interventi di riqualificazione

della propria abitazione. Ci può indicare quali sono i

comportamenti virtuosi da adottare tra le mura domestiche?

E quali le potenzialità di risparmio che ne conseguirebbero?

LDF: Gli interventi per ottenere risparmio energetico vanno

dalle piccole cose alle grandi cose. Ad esempio un primo

intervento può essere l’installazione di valvole termostatiche

nei termosifoni, piccoli dispositivi che permettono di

graduare e controllare la temperatura nei diversi ambienti,

visto che nel corso della giornata non tutte le stanze

hanno bisogno di essere riscaldate in egual modo. Secondo

intervento: sostituire la caldaia tradizionale con una a

condensazione che permette di ridurre fino al 30% i consumi

di gas. Si tratta di un bel risparmio, considerando poi che

la sostituzione della caldaia è un intervento detraibile al

50%, la qual cosa permette di rientrare dell’investimento in

uno, due anni. Si tratta di un investimento quasi migliore

di un bot. Terza possibilità: installare il solare termico ed

il fotovoltaico che per i consumi domestici, semplici 3 kW,

continua ad essere un investimento da non trascurare. Infine

la pompa di calore. Questi interventi, complessivamente,

consentono di risparmiare dal 20 al 40% di energia, a

seconda degli investimenti e delle entità. Con interventi

via via crescenti, quindi si può ottenere fino al 40-50% di

risparmio complessivo di energia e – in teoria - arrivare

alla “casa passiva”. Anche se credo che quando si parla di

riqualificazione energetica degli edifici esistenti non bisogna

sognare troppo.

E: Crescita e sostenibilità. In un periodo di recessione

economica quale quello attuale come è possibile coniugare

queste parole?

LDF: Basti pensare che la bolletta energetica di una famiglia

media italiana di 4 persone pesa l’equivalente di uno/due

stipendi all’anno. Si tratta di cifre importanti nel bilancio

domestico. Ridurre del 20, 40, 50% i consumi, equivale

a guadagnare in un anno fino ad un intero salario. Oggi

risparmiare è un dovere e un diritto, anche perché il costo

dell’energia elettrica e del gas in prospettiva non è destinato

a diminuire. Tutti noi dobbiamo fare qualcosa per alleggerire

la bolletta economica che sta diventando eccessivamente

pesante e Domotecnica, con un’esperienza ventennale, 1.251

aziende affiliate in tutta Italia ed un fatturato che nel 2012

supererà i 10 milioni di euro, si candida a dare il proprio

contributo.

I - 23100 sondrio sO

piazza Giuseppe Garibaldi 16

tel. +39 0342 528111

fax +39 0342 528204

www.popso.it

info@popso.it

sPORTELLI

51 in provincia di Sondrio

1 in ALESSAndriA

13 in provincia di BErgAmo

2 in provincia di BoLZAno

30 in provincia di BrESciA

31 in provincia di como

5 in provincia di crEmonA

2 in provincia di gEnoVA

20 in provincia di LEcco

2 in provincia di Lodi

5 in provincia di mAnToVA

32 in miLAno

8 in provincia di miLAno

17 in provincia

di monZA E BriAnZA

2 in provincia di noVArA

1 in PArmA

7 in provincia di PAViA

3 in provincia di PiAcEnZA

35 in romA

4 in provincia di romA

1 in Torino

4 in provincia di TrEnTo

16 in provincia di VArESE

4 in provincia

del VErBAno cuSio oSSoLA

3 in provincia di VEronA

1 in AoSTA

uffici di rappresentanza all’estero:

Hong Kong - SHAngHAi

(in comune con altri partner bancari)

desk all’estero:

ABu dHABi - ATEnE - BruXELLES

BudAPEST - BuEnoS AirES

cASABLAncA - cHicAgo

cHiSinAu - ciTTÀ dEL mESSico

iL cAiro - iSTAnBuL - LimA

LionE - LiSBonA - monTEVidEo

moScA - mumBAi - PArigi

PErPignAno - SAn PAoLo - SEouL

SHAngHAi - SYdnEY - TEL AViV

ToKYo - ToronTo - TuniSi

uLAAnBAATAr - VArSAViA

(presso partner diversi)

Sci eStivo

SnowBoard

Sci di fondo

centro BeneSSere

centro fitneSS

Quota 3000 MeetinG

la terrazza

del pirovano

wine Bar

punto tourinG

CH - 6900 Lugano

via Giacomo Luvini 2a

tel. +41 58 8553000

fax +41 58 8553015

www.bps-suisse.ch

contact@bps-suisse.ch

LuGANO via Giacomo Luvini 2a - LuGANO via Maggio 1 - LuGANO Cassarate

PARADISO - BASILEA Greifengasse 18 - BASILEA Münsterberg 2 - BELLINzONA

BERNA 8 - BIASCA - CASTASEGNA - CELERINA - CHIASSO - COIRA

DAVOS DORF - LOCARNO - MENDRISIO - PONTRESINA - POSCHIAVO

SAMEDAN - SAN GALLO - ST. MORITz - zuRIGO

principato di Monaco: MONACO

I - 20122 Milano MI

via Cino del Duca 12

tel. +39 02 58150.1

fax +39 02 58150.205

www.factorit.it

info@factorit.it

Anticipazione, Garanzia e Gestione dei Crediti Commerciali delle Imprese

filiali a MILANO, TORINO, PADOVA, BOLOGNA, ROMA e NAPOLI, e oltre

250 corrispondenti esteri presenti sui principali mercati internazionali.

operativa presso gli sportelli della Banca popolare di Sondrio e delle

banche convenzionate.

P A S S O

D E L L O

STELVIO

2 7 6 0

m e t r i

3 4 5 0

I - 23100 sondrio sO

via Delle Prese 8

tel. +39 0342 210040 - 515450

fax +39 0342 514685

www.pirovano.it

info@pirovano.it

Dati aggiornati al 5 ottobre 2012

IL GRUPPO BANCARIO AL CENTRO DELLE ALPI

Elementi 27 Elementi 27

76 77


Elementi Normativi

La rubrica ha l’intento di aggiornare

i lettori sui principali aspetti normativi

del settore energetico.

A cura di Piergiorgio Liberati in collaborazione con l’Osservatorio Normativo del GSE

Biocarburanti, competenze a MiSE e GSE

Con la Legge 134 del 7 agosto scorso, di conversione del DL Crescita del 22 giugno, le competenze sul

rilascio dei certificati relativi ai biocarburanti passano dal Ministero per le Politiche Agricole al MiSE, che si

avvale del Gse per espletare tutte le procedure la cui nuova gestione partirà dal primo gennaio 2013. Oltre

a questo, la Legge 134 indica molte altre disposizioni in materia di energia. Ad esempio relativamente

all’efficienza energetica, contiene la proroga fino al 30 giugno 2013 delle detrazioni Irpef al 50% sulle spese di

ristrutturazione edilizia, con la soglia di detraibilità che sale a 96mila euro.

Ricerca sul sistema elettrico, via libera

al Piano 2012-2014

Promozione dell’uso efficiente delle varie fonti rinnovabili, con particolare attenzione alle infrastrutture di

trasporto, distribuzione e accumulo di energia, oltre alla riconferma della ricerca nei settori del sequestro e

stoccaggio della CO2 e della mobilità elettrica. Sono alcuni degli indirizzi strategici del nuovo piano triennale

2012-2014 per la ricerca sul sistema elettrico, approvato con la Delibera 276/2012/R/RDS dall’Autorità per l’energia

elettrica e il gas, nelle funzioni del Comitato di Esperti di Ricerca per il Settore Elettrico (CERSE). Il piano, ripartito

in aree di attività, prevede lo stanziamento complessivo di 260 milioni di euro, attraverso accordi di programma

del MiSE con RSE, ENEA e CNR.

Decreti su incentivi alle rinnovabili

elettriche e V° Conto Energia

Bollette: l’AEEG interviene per ripianare

il deficit della A3

Con la delibera 383/2012/R/com, l’Autorità per l’energia ha aggiornato - per il IV trimestre 2012 - le componenti

tariffarie destinate alla copertura degli oneri generali di sistema, rivedendo al rialzo anche la maggiorazione

A3. L’aggiornamento rientra nel piano dell’AEEG di aumentare gradualmente il valore della A3 nel 2013, per

rientrare del deficit della stessa, pari a circa 1,5 miliardi di euro. Secondo le previsioni, gli incrementi trimestrali

previsti a partire dal IV trimestre 2012 per tutto il 2013, corrisponderanno ad un maggior gettito su base

annuale di circa 450 milioni di euro. Rispetto al III trimestre 2012 il valore totale della componente è aumentato

del 3,5%, mentre rispetto al IV trimestre 2011, si registra un incremento del 63,3%. Pertanto con i valori del IV

trimestre 2012, una famiglia media paga circa 80 euro all’anno per l’A3.

Aste CO2, 1.260 impianti italiani godono

di quote di emissioni gratuite

Sono circa 1.260 gli impianti italiani che, nell’ambito dello schema ETS che prevede aste per la collocazione a

titolo oneroso delle quote di CO2, riceveranno quote gratuite per la fase 3 dell’Emissione Trading. In totale

sono 1.370 gli impianti italiani che, secondo la lista pubblicata dal Comitato ETS, ricadrebbero nel campo di

applicazione del sistema di scambio di quote di emissioni. Di questi, 108 sono impianti termoelettrici non

cogenerativi. Tali impianti dovranno approvvigionarsi della totalità delle quote necessarie a coprire le proprie

emissioni ricorrendo alle aste, indette a livello europeo. Nel periodo 2013-2020 ai restanti 1.262 impianti, inclusi

gli impianti termoelettrici in assetto cogenerativo che riceveranno quote gratuite per la sola produzione di

calore, dovrebbero essere assegnate complessivamente oltre 780 milioni di quote di emissione a titolo gratuito:

in media circa 97,5 milioni di quote l’anno.

Con il Decreto 179, più investimenti

per infrastrutture e stoccaggi

Accordi tra i Ministeri dell’Economia e dello Sviluppo economico in materia d’infrastrutture energetiche, nuove

concessioni per gli stoccaggi del gas e agevolazioni fiscali per lo start-up delle imprese innovative, coperte

con le risorse del Fondo della Cassa Conguaglio. Queste alcune delle novità contenute nel Decreto 179/2012

“Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 19 ottobre.

Titolo V della Costituzione, si cambia.

Energia solo allo Stato

Con la pubblicazione in Gazzetta dei Decreti interministeriali (Ministeri Sviluppo economico, Ambiente e

Agricoltura), sono stati definiti lo scorso 10 luglio i nuovi meccanismi di incentivazione per le Fer elettriche e

il fotovoltaico. I due decreti stabiliscono un tetto annuo di incentivi di 6,7 miliardi per il Conto Energia e di

5,8 miliardi per le altre fonti rinnovabili. Le novità più rilevanti consistono nell’introduzione del meccanismo

d’iscrizione ai registri oltre una certa soglia di potenza e di una maggiore flessibilità proprio nella definizione

di queste soglie. Entrambi i Decreti nascono in attuazione dell’articolo 24 del D.lgs. 28/2011.

L’energia non sarà più materia concorrente Stato-Regioni, bensì un settore ad esclusivo appannaggio

dell’amministrazione centrale. È questo l’ambizioso intento del Disegno di legge approvato il 9 ottobre

scorso dal Consiglio dei Ministri, che si propone di riportare la produzione, il trasporto e la distribuzione

nazionale di energia sotto il solo controllo dello Stato, come da numerose richieste pervenute dal

mondo industriale. L’intervento, si legge nella nota di Palazzo Chigi, “è stato disposto alla luce delle

criticità emerse nel corso degli ultimi anni”. Il Ddl costituzionale dovrà effettuare due passaggi per ogni

ramo del Parlamento.

Elementi 27 26 Elementi 26 27

78 79


storie dal mondo dell’energia

Io che ho

anticipato

il futuro

Giuseppe Tecco

Giuseppe Tecco racconta

Fondatore di Agroindustria

di Roberto Antonini

Un entusiasta lo riconosci dallo spirito con cui parla, dalla

serenità quasi allegra con cui ti racconta il suo mestiere.

Giuseppe Tecco è uno di questi: oggi si strologa su come non

impattare con le biomasse agricole sulla produzione alimentare,

lui ha trovato la soluzione da 26 anni. Ecco come racconta

la sua storia ad Elementi.

E: Da 26 anni vi occupate dell'utilizzo dei sottoprodotti agricoli,

tema che in molti scoprono solo oggi, per non impattare con le

bioenergie sulle produzioni alimentari. Come ci si sente a stare

da 26 anni nel futuro?

GT: Mi sento felice, soddisfatto, pieno di voglia di scoprire.

Le risorse della natura sono davvero infinite. Non possiamo

sentirci in affanno, in quanto vi sono risorse per tutti.

E: Ci racconti la sua azienda.

GT: Agrindustria nasce nel 1985 con lo scopo di riutilizzare

gran parte dei prodotti secondari di madre natura posti sul

nostro territorio. Il compito è stato - ed è - quello di puntare gli

occhi su quanto esiste intorno a noi, organizzare la raccolta dei

biomateriali, gli stoccaggi, la trasformazione con metodi fisici

e non chimici. Ottenuti i prodotti (granuli, farine, microgranuli,

pellet, scaglie, biocariche micronizzate, criomacinate e così via)

si passa alla ricerca del cliente, dell'utilizzatore. La maggioranza

dei tecnici nelle fabbriche e nei centri di ricerca tende a inserire

i prodotti rinnovabili nelle loro mescole, nei processi produttivi.

I nostri granuli, pellet, fillers, farine micronizzate, sono

presenti in un'infinità di prodotti: vibro finitura e trattamento

superfici metalli (granuli di gusci nocciola, di gusci di frutta

secca, di tutoli di mais), lettiere per animali da compagnia

(tutoli di mais), combustibili vegetali (pellet per stufe e centrali

termiche), fillers per plastiche Wpc - Wood plastic -composite

(segatura, bucce, noccioli, gusci, eccetera), energia elettrica e

termica con cogenerazione (cippato di legno).

E: Lei afferma che “Il rifiuto in natura non esiste”: quali sono i

principali 'rifiuti inesistenti' che trattate?

GT: Alcuni esempi: la parte edule della nocciola è custodita

in un manufatto naturale eccellente (guscio) che ha mille

applicazioni, il tutolo di mais è un supporto incredibilmente

complesso che sostiene i semi, e una volta smembrato dà

origine ad innumerevoli prodotti. La buccia del frumento,

dell'uva e di altri prodotti protegge la vita del seme con

un intreccio di fibre e sostanze da rimanere sbalorditi. Se si

scompone in parte tale intreccio, si creano nuovi prodotti con

disparati usi.

E: Con le biomasse (scarti legnosi, paglia, sansa, scarti della

lavorazione del riso eccetera) si può fare di tutto. L'unico

problema è assicurare la quantità annua necessaria. Con gli

scarti italiani ci arriviamo?

GT: Sì. Dobbiamo attivarci con la "coltivazione" dei boschi, con

programmazione, con intelligenza nel gestire "la foresta che

cresce", con la manutenzione del territorio. Pensiamo anche ai

sarmenti delle potature dei frutteti, vigneti e quant'altro.

E: Quanto è importante il 'chilometro zero' nell'utilizzo delle

biomasse? Fa parte della vostra filosofia il legame con il

territorio? Quali economie di scala possibili?

GT: è importante il " chilometro zero" ma non lo considererei

essenziale. Certamente occorre, in primis, valorizzare i prodotti

del proprio territorio che, tra l'altro offre sempre in abbondanza

di tutto. I territori sono ricchi e uno scambio di materiali tra

i territori è molto utile a far crescere l'inventiva, la conoscenza,

le applicazioni. Estremizzo con un esempio: preferisco sviluppare

un prodotto con la fibra di cocco che sono obbligato ad

importare, che utilizzare qualche derivato non rinnovabile.

In altre parole: la materia prima vegetale, in questo caso, arriva

da lontano ma è rinnovabile (la fabbrica della natura l'anno

dopo mi dona altra materia prima). E' meglio mettere a punto

prodotti rinnovabili con materie che giungono da lontano che

materiali non rinnovabili ma a "chilometro zero".

E: Rinnovabili termiche: quanto sono importanti per

il nostro Paese?

GT: Le energie rinnovabili sono superstrategiche. Dalle biomasse

si potranno sviluppare moltissimi impianti sul territorio arrivando

così alla vera micro generazione distribuita.

Si valorizzeranno gran parte dei prodotti vegetali, cogenerando,

in modo distribuito, con reti intelligenti, non impattando,

creando occupazione e ricchezza per il Paese e evitando

importazioni.

I microimpianti (max 999 KWe) a combustione e a gassificazione

dovranno essere veramente incentivati in quanto svolgeranno

una funzione sociale. Consideriamo che da un impianto di

pirogassificazione si ottiene oltre all'energia elettrica e termica

il biochar (carbonella vegetale) che contiene il 50% di carbonio,

corregge l'acidità dei terreni, li riscalda, li rende più soffici,

li fa produrre di più. Una vera manna per i terreni impoveriti

di carbonio, in seguito all'agricoltura intensiva.

80 Elementi 27 Elementi 27

81


Bizzarre

energie

A cura di Sallie Sangallo

Energia spaziale

Secondo un recente studio della Washington State University

la realizzazione di un satellite in grado di catturare vento

solare potrebbe soddisfare un multiplo di tutto il fabbisogno

energetico terrestre. Il vento solare è composto da un flusso

continuo di particelle, in prevalenza protoni ed elettroni, che

per la velocità variabile e l’alta temperatura sono sfuggite alla

gravità del sole e si disperdono nel sistema solare. Un filo di

rame caricato elettronicamente potrebbe catturare le particelle

energetiche, ma l’unico limite sarebbe rappresentato dalla

trasmissione dell’energia sulla terra. La soluzione? La creazione

di un raggio laser in grado di trasportare il “carico di energia”.

Ma i costi sono ancora elevati e si avrebbe una perdita parziale

di particelle energetiche.

Pedala, illumina, rieduca

Projeto Luminar è l’iniziativa di un carcere brasiliano che ha

il duplice obiettivo di produrre energia pulita e rieducare i

detenuti. Coloro che hanno mostrato una buona condotta

possono lasciare la cella per 10 ore, otto delle quali le

passeranno in sella a biciclette collegate in rete da uno speciale

dispositivo, le cui pedalate produrranno energia che illumina le

via del paese. Inoltre ogni detenuto avrà lo sconto di un giorno

di pena per ogni 16 ore di pedalata. Un progetto positivo che

attualmente coinvolge 130 penitenziari brasiliani, ma se ne

ipotizza la diffusione in altri paesi.

Spalle energetiche

La bio plastica?

La fanno i batteri

Minerv – Pha è la prima

plastica ecologica, ideata

da due imprenditori

italiani dell’azienda Bio-on.

Si tratta di un materiale

ottenuto da alcuni batteri

che nutrendosi di sughi di

scarto della barbabietola

da zucchero accumulano

al loro interno una sostanza plastica, utilizzata come fonte

di energia. La sostanza una volta estratta ed essiccata, viene

trattata per la produzione di materiale plastico non dannoso

per l’ambiente. Infatti questa plastica ecologica è in grado di

biodegradarsi in 10/40 giorni, in acque di fiume o di mare senza

rilasciare veleni. Un sacchetto di plastica tradizionale ha un

periodo di biodegrazione di circa di 500 anni.

Attualmente un’importante società di produzione di zucchero

ha dato il via all’edificazione del primo impianto di produzione

di Minerv-Pha, che avrà la forma di un batterio e sarà attivo

dal 2013.

Un po’ d’energia a "dosso"

Si chiama Underground Power, è un progetto made in Italy che

riguarda la creazione di dossi capaci di immagazzinare l’energia

cinetica delle auto in movimento. Con questo sistema i dossi

presenti nelle aree urbane non avranno solo la funzione di

limitare la velocità delle auto, ma anche quella di catalizzatori

energetici. Con un ricavo di circa 100.000 kwh annuali, mentre si

potrebbero raggiungere i 6.300kwh se i dossi fossero disposti in

corrispondenza dei caselli autostradali sull’intera rete nazionale.

Un metrò d’energia

Un’azienda di trasporti della Pennysilvania (SEPTA) studiando

le auto ibride che utilizzano la frenata come ricarica elettrica,

è riuscita a sviluppare un congegno simile, adatto ai treni

metropolitani. Ogni qualvolta la metro si ferma accumula

energia che viene immessa in rete attraverso le smart grid e

venduta. In questo modo l’azienda ha la possibilità di trarne

un guadagno riducendo i costi degli utenti e della collettività.

Attualmente il sistema è utilizzato su una sola linea di

Philadelfia e prevede un risparmio di energia pari a 190 mila

dollari l’anno e un ricavo che va dai 75 ai 250 mila dollari,

derivante dalla vendita dell’energia in eccesso.

La spugna lava mare

L’Istituto di Tecnologia Italiana di Genova ha creato una spugna

capace di assorbire gli olii filtrandoli dall’acqua. La presenza

di questo tipo di spugne potrebbe rappresentare una delle

soluzioni all’inquinamento dei mari e dei fiumi a seguito di

incidenti navali o industriali. Soluzione economica in quanto

si tratta di poliuretano che viene rivestito da nano particelle

con proprietà oleofile e idrofobiche, che consentono di assorbire

una quantità pari a 13 volte il loro peso. Inoltre le spugne

possono essere manovrate a distanza in quanto le molecole che

le rivestono rispondono a campi magnetici, per cui sarà semplice

farle galleggiare nei luoghi in cui vi è maggiore necessità.

Gira il mondo con il sole

Si chiama Tûranor PlanetSolar (società PlanetSolar SA), è un

catamarano ricoperto da 537 mq di pannelli solari, che gli

consentono di viaggiare a una velocità di 8-14 nodi e consumare

22kwh (stessi consumi di uno scooter). L’imbarcazione a impatto

zero è stata ideata e, in parte finanziata, da un eco-esploratore

tedesco Raphael Domjan, e lo scorso maggio è diventata il primo

veicolo alimentato a energia solare che ha circumnavigato

la terra. La sua capienza è di 400 persone e può viaggiare anche

di notte grazie alle batterie che accumulano l’energia prodotta

dai pannelli.

Si chiama Voltic Offgrid è lo zaino dotato di batteria da 60W

ricaricata ad energia solare. I pannelli solari che ricoprono

la parte esterna sono collegati a vari attacchi con differente

voltaggio, a seconda della quantità di energia che necessita il

dispositivo da ricaricare (5V, 12V, 16V, 19V). Se il sole latita, è

sufficiente collegare lo zaino a una presa elettrica e potremmo

ugualmente uscire con ”l’energia in spalla”.

82 Elementi 27 Elementi 27

83


energia del pensiero

Il futuro è ai piedi

delle madri

“L’uomo è nell’inganno.

Ogni suo pensiero o atto è a quello aperto.

Così inganna la vita. Ma essa non tarda a rifarsi,

ingannando il suo inganno”.

(André la Roche)

Un caffé con Pietrangelo Buttafuoco

Scrittore, giornalista,

Presidente del teatro stabile di Catania

Solo coloro che saranno in grado di reggere una soglia d’attenzione lunga, distesa, lenta e che

avranno la capacità di riflessione, di profondità di pensiero e di estasi estetica, saranno l’elite

di domani. La scuola della democrazia e del conformismo italiano è un’officina di rieducazione

ideologica. Dobbiamo evitare la supremazia dell’uomo sull’uomo. La nuova arma di distruzione

di massa non è la bomba atomica, ma la menzogna. L’Italia si riprenda la sovranità geografica.

di Romolo Paradiso

Ho riletto “Le uova del Drago” per la seconda volta, questa estate a Pantelleria, mentre il vento,

il rumore del mare, la fragranza del passito e gli occhi neri di una picciotta invitavano al sogno.

L’ho riletto d’un fiato, come si fa con le opere che sanno catturare l’attenzione del lettore,

facendolo sentire parte della storia, personaggio tra i personaggi che gravita silente tra gli anfratti

dei loro pensieri, dei loro sogni, delle loro speranze, delle loro emozioni.

“Le uova del Drago” è stato il libro che ha fatto conoscere al grande pubblico Pietrangelo

Buttafuoco, un siciliano dai tratti normanni ma saraceno nei sentimenti e nei pensieri, innamorato

della sua terra, ma da essa deluso per essersi perduta, come facile madonna, tra le braccia dell’inedia.

Nelle sue vene scorre il verbo del politicamente scorretto, un prezzolinismo necessario per

guardare l’uomo e il mondo senza i paraocchi del conformismo e del servilismo, padroni delle

epoche decadenti, come la nostra.

Elementi 27

Elementi 27

84 85

>


E: Buttafuoco, l’odierna letteratura sembra soffrire di una

povertà di idee e di linguaggio. I libri durano il tempo di un

momento e così gli scrittori. Quali le cause?

PB: Quella scritta è ormai lingua morta. Me ne sono reso conto

sia come scrittore, sia come uomo di teatro. Nel senso che c’è

un pubblico sempre più ristretto che legge o si interessa alla

cultura. La gente è stanca, annoiata, distratta. E la lingua si

ritrova senza pulsioni, incapace di creare attenzione. Il libro

sembra avere un destino segnato. Chissà, forse un giorno lo

ritroveremo tra i merletti delle vecchie zie.

La gente è stanca,

annoiata, distratta.

E: Internet, i social network hanno contribuito a impoverire

il linguaggio parlato e scritto e frenato il fiorire di storie di

spessore? E cosa dobbiamo aspettarci in futuro in conseguenza

del loro sempre più forte impatto sulla cultura societaria?

PB: Non credo che i così detti nuovi media abbiano contribuito

ad abbassare la qualità del linguaggio. Come dicevamo, c’è una

soglia di attenzione da parte del pubblico sempre più ristretta

verso i mezzi di cultura “tradizionali”, ma questa non è la

causa del problema. Un tempo si pensava che la nascita della

televisione avrebbe portato alla fine della radio, poi si è visto

che così non è stato. E si sbagliava a pensare che la televisione

avrebbe ucciso il cinema. Lo stesso dicasi per internet e gli altri

nuovi mezzi di comunicazione, che non uccideranno il libro

o stravolgeranno il linguaggio. È qualcosa d’altro la causa di

un eventuale depauperamento del linguaggio, del pensiero,

del libro, del teatro e via dicendo. È un problema tipicamente

occidentale legato alla logica del consumo. Tutto viene

fagocitato, non si gusta, non si apprezza fino in fondo. Non lo

si metabolizza. Usiamo e gettiamo ogni cosa. Pure la cultura.

Tutto è breve. Anche il pensiero, che viene privato di spessore e

di vitalità. In un’altra parte del mondo, invece, questo problema

non c’è. Non abbiamo compreso che solo coloro che saranno in

grado di reggere una soglia d’attenzione lunga, distesa, lenta

e che avranno la capacità di riflessione, di profondità di pensiero

e di estasi estetica, inevitabilmente saranno l’elite di domani.

E: Giordano Bruno Guerri dice che lei è uno scrittore con la

“S” maiuscola. Buon erede di quella scuola siciliana che ha

dominato e influenzato la letteratura di tutto il mondo. Oggi

però un po’ meno presente. Perché?

come Sciascia e Bufalino, per esempio. Se dovessi fare un nome

di uno scrittore siciliano interessante, di questo momento, direi

senza dubbio Ottavio Cappellani, poco conosciuto in Italia, ma

famoso e apprezzato all’estero.

E: Le antologie di letteratura italiana delle scuole medie

superiori, così come i corsi di studio nelle facoltà di lettere sono

infarciti dei soliti autori: Moravia, Calvino, Morante, Pavese,

Pasolini, Soldati, Silone e compagnia bella. Tutti indossanti la

stessa casacca politica. È possibile che non ci si riesca a togliere

di dosso il condizionamento fazioso della politica sulla cultura?

È concepibile ancor oggi disconoscere chi ha lasciato una traccia

forte nella nostra letteratura solo perché non aggreppiato a una

fazione, ma unicamente al senso e al valore del proprio lavoro?

PB: Esiste - purtroppo - nelle scuole e di conseguenza nella

società, un luogo comune che individua alcuni scrittori come

i soli capaci di aver fatto letteratura in Italia. Non c’è stata e

non c’è la volontà di allargare l’orizzonte, pure vastissimo,

che farebbe apparire altri e altrettanto validi scrittori. Per

esempio, si dice che Pier Paolo Pasolini sia stato un grande

poeta. Questo certamente lo possiamo sottoscrivere. Ma il

rischio grosso che si è corso - e che si corre - è che nessuna

ragazza, nessun ragazzo sa che c’è dell’altro. C’è la grandezza

immensa di Dino Campana, autore che pochi insegnanti sanno

spiegare e far amare e non sanno neppure chi è Lucio Piccolo

e disconoscono le sue meravigliose e allunate poesie, perché la

scuola della democrazia e del conformismo italiano è un’officina

di rieducazione ideologica. E poi, tutta quella meraviglia di

patrimonio semianalfabeta che è lo “spontaneismo popolare”

viene conculcato con delle formule baggiane attraverso cui

l’italiano medio è preparato, tutt’al più, per affrontare il

pomeriggio di Maria De Filippi, non per arricchire la conoscenza

e il sapere..

E: Ci suggerisca un libro e un autore che secondo lei merita di

essere riscoperto, studiato e assimilato.

PB: Ne ho letto di recente uno molto particolare, una specie

di canto veda applicato al periodo intorno all’unità d’Italia,

che dà l’imprinting di quella che poi diventerà la metafora

della camorra napoletana. Lo ha scritto Francesco Palmieri,

un orientalista, ed è intitolato “Il libro napoletano dei morti”,

speculare a “Il libro tibetano dei morti”, costruito interamente

sulla figura mirabile di don Ferdinando Russo, musicista,

paroliere, compositore, giornalista, amato dalle donne e dalla

vita, che seppe essere in quel frangente, non dico la coscienza

critica, ma colui che poté dire una volta per tutte, quante

cretinate ci fossero nella filosofia di don Benedetto Croce.

E: “Le uova del drago”, un suo libro di successo di qualche

hanno fa, aveva come base una storia vera, ma poco

conosciuta. Ci sono pagine della nostra storia recente che

secondo lei andrebbero rese note o riscritte perché non

conformi alla realtà dei fatti?

PB: Nei primi cinquemila anni la Sicilia ha espresso tutto quello

che c’era da esprimere. Abbiamo dato vita alle cose più belle

e mirabili dell’arte, della letteratura, della poesia, dell’estetica,

della gastronomia e di tanto altro ancora. Il problema nasce

dalla fine della seconda guerra mondiale. Da quel momento si

è assistito a un lento e graduale declino. Con alcune eccezioni,

PB: Personalmente non so se quella scritta e raccontata sia più

o meno vera di quella non raccontata. So però che noi italiani ci

trasciniamo addosso, come le lumache la loro casa, la condanna

che avevamo letto tra le righe a scuola, pronunciata da Pirro:

“guai ai vinti!”. Non sapremo mai la verità che c’è nella storia.

Non abbiamo la fortuna di essere intellettualmente liberi come

segue a pagina 88

>

86 Elementi 27 Elementi 27

87


lo sono stati i russi, per esempio, capaci di contenere dentro

la loro storia tutto quello che la riguarda, dai zar all’Unione

sovietica, fino ai giorni d’oggi. È impensabile che da noi si possa

fare un racconto corale di quello che è stata l’Italia. Tanto è vero

che alla “sfilata” del 2 giugno, è emersa perfino la paura dello

scudo sabaudo. Fa impressione a ripensarci. Ho trovato - invece

– elegante, coraggioso e degno dello stile che contraddistingue

l’uomo, la dichiarazione di Eugenio Scalfari che ha ricordato che

lui a suo tempo votò per la Monarchia.

E: Anche Montanelli lo fece…

PB: Già, anche lui!

E: Che bella la Sicilia medievale, quella di Federico II, crogiolo

fiorente di diverse culture e religioni, archetipo di una società

mai più realizzata e a cui oggi non si è capaci di guardare con

serietà di pensiero e intenti. Perché?

PB: Ma ancora più bella era la Sicilia musulmana. Tanto che

Federico II dovette recuperare quel mondo saraceno che

aveva sconfitto. Un po’ come quando Roma conquista Atene

per esserne a sua volta conquistata. Le vestigia di quella

Sicilia, a cui guardiamo con ammirazione, sono in gran parte

arabe. La cattedrale di Palermo altro non è che una tra le più

belle moschee mai realizzate. Perfino la cassata siciliana è un

racconto di una vita saracena, alla quale i normanni aggiunsero

quell’orrenda glassa zuccherosa che un po’ ne guasta il sapore.

Oggi non siamo capaci di riprodurre quel meraviglioso modello

di convivenza tra le diversità religiose e di pensiero perché

siamo più gretti, lontani dalla cultura e dal suo valore. Abbiamo

smarrito anche il rapporto cavalleresco che portava gli avversari

a rispettarsi, come persone, esseri capaci di pensiero e di

emozioni. Ora nell’altro non vediamo la diversità che aiuta a

pensare, a riflettere, a smuovere il dubbio, ma solo un nemico

da annientare. L’orrendo finale della seconda guerra mondiale

ne è un esempio. Il nemico trasformato in un imputato. È una

aberrazione, un’oscenità l’idea che se perdi la guerra devi essere

processato dai vincitori. Winston Churchill, a questo proposito,

se ne uscì con la famosa battuta: “Una volta che abbiamo

costituito Norimberga, la prossima guerra dobbiamo vincerla

ancora noi, altrimenti ci tocca essere processati”.

E: Carl Schmitt, tra i più grandi studiosi del diritto,

che fu processato dagli angloamericani per presunto

collaborazionismo con i nazisti, descrive bene questo concetto

nel suo libro “Ex Captivitate Salus”.

PB: Sì, lo ricordo.

E: Ernst Jünger nel libro “Il nodo di Gordio”, scritto negli anni

’50 e riedito qualche anno fa per da “il Mulino”, nel quale

appare anche un contributo di Carl Schmitt, afferma che la

differenza tra il mondo occidentale e quello orientale, tra i quali

il famoso nodo si pone, sta nella valutazione che si dà della

libertà. Quanto è attuale questo concetto?

PB: Dico con estrema sincerità che il senso di libertà che ho

vissuto nel mio soggiorno a Il Cairo è molto più forte di quello

che si possa respirare nel così detto Occidente. Tanto è vero

che le censure, le chiusure mentali, i riflessi condizionati i

luoghi comuni che si sovrastano, lì non li ho trovati. Ricordo

perfettamente l’atmosfera che si respirava all’università di

al-Azhar, molto più stimolante, molto più ricca di fermento

di quella che si può respirare a Oxford o a Cambridge,

nelle nostre università o in quelle americane. Certamente

l’appecoronamento per tramite di conformismo lì non lo trovi.

E: Perché?

PB: Per il radicamento spirituale saldo che c’è. Tanto forte è

l’identità, il radicamento, tanto più si è liberi, non si ha paura

di confrontarsi con l’altro, con tutto ciò che arriva da fuori.

E: Edgar Morin sull’Unità di qualche mese fa ha scritto che

occorre andare al di là del dualismo Conservazione-Rivoluzione,

ormai sterile, ma tendere a combinare Conservazione e

Rivoluzione. È la rivincita del pensiero rivoluzionario-conservatore

di Junger, Heidegger, Gentile, Unamuno, Ortega Y Gaset su

quello marxista?

PB: Non so rispondere. Me la cavo con un insegnamento

di Ruhollāh Mustafa Mosavi Khomeyni, che diceva: “per le

vicende terrene non si deve dimenticare che di vicende terrene

trattasi, per cui non possiamo costruire un paradiso in terra.

Altro risultato non avremmo che un inferno”. È un tentativo di

avvicinarsi ai modi migliori, più adatti alla natura umana.

La cosa che dobbiamo evitare è la supremazia dell’uomo sull’uomo.

Stiamo vivendo un periodo che definirei di anteguerra. La guerra

si sta preparando. Da un lato abbiamo un mondo fatto di

furbizie, di egoismi, di materialismo, dall’altro c’è un sentimento

della vita che forse ci sembra inaudito, perché inadeguato

rispetto ai nostri parametri. Purtroppo, ci troviamo in una

fase della storia epocale, non per retorica ma per una serie di

conseguenze fattuali. La nuova arma di distruzione di massa

non è la bomba atomica, ma ancor peggio, la menzogna!

Quando noi ci lasciamo invadere dalle notizie, veniamo devastati

dalla menzogna. Non conosciamo il fatto così come si è verificato,

ma come lo si è interpretato, attraverso la lente dell’appartenenza

ideologica. Non sappiamo cavarne un minimo di verità.

Cosa sta accadendo veramente in Siria, in Libia? Non lo sappiamo.

Siamo annebbiati dall’orgia ermeneutica. La menzogna

è un colpo di pistola sparato al nemico armato di spade.

segue a pagina 90

>

La scuola della democrazia

e del conformismo italiano

è un’officina di rieducazione

ideologica.

Elementi 27

Elementi 27 89

88

89


“Il futuro è ai piedi

delle madri, di un destino

dove ognuno racconterà

se stesso sulla base

delle proprie radici”

E: Raffaele La Capria parla di concettualizzazione dell’evidenza,

come malattia feroce di questi tempi. Il primo passo per negare

la verità e il suo valore.

PB: È quanto di peggio ci possa essere.

E: C’è ancora spazio per nuove idealità? E se sì, quali condizioni

occorre porre in essere?

PB: Credo di sì, ma partendo da un’intesa. Avere la

consapevolezza di uno spazio geografico e dare quindi a esso

la sovranità. Quello che succede nel nostro cortile italiano è

la conseguenza di uno spazio geografico e neppure tanto

esteso, senza sovranità politica. Dove nessuno degli attori ha la

possibilità, la capacità e soprattutto l’autorità di determinare

delle scelte. Direi che siamo ritornati ad essere un’espressione

geografica. Ora come ora, di sicuro non c’è la possibilità di

raccontare l’Italia se non come luogo di periferia, di deriva, di

risulta.

E: Riuscirà l’uomo a riprendersi il dominio sulla tecnica, la

finanza, l’economia, e tornare protagonista con un pensiero che

sappia coniugare senso dell’umanità e equo sviluppo sociale ?

PB: Dobbiamo riuscirci. Pena la fine dell’Occidente, che deve

saper anche guardare e apprendere da culture e mondi

a esso estranei. Penso all’Iran, regione dove non si sono

seguiti i parametri dell’illuminismo, del giacobinismo, della

secolarizzazione. Una realtà che non è solo la sublime teologia

sciita, ma un luogo dove il 70% della popolazione è tra i

15 e i 30 anni, dove la maggioranza dei ruoli dell’esercito,

dell’industria, della ricerca scientifica e medica è nelle mani delle

donne. Una realtà che però l’Occidente tende a esorcizzare,

perché non ha volontà di comprendere.

E: Il futuro sarà allora non Occidentale per cultura e visione

delle cose?

PB: Rispondo da saraceno. “Il futuro è ai piedi delle madri,

di un destino dove ognuno racconterà se stesso sulla base

delle proprie radici”. E da saraceno penso che è probabile

che il futuro sarà sì saraceno, ma europeo. Perché se andiamo

a ripercorrere le pagine ingiallite della storia, troviamo che

ci sono state età indo-saracena, l’età normanno-saracena,

l’età ottomano-saracena. Dobbiamo evitare la trappola

del luogo comune e non pensare che siano solo esotismi,

arabismi. È il futuro che trova la sua strada attraverso

reticoli imperscrutabili, ma sfacciati, evidenti. È un po’ come

quando gli dei del Pantheon presero la via di fuga da Roma

e trovarono rifugio in India. Cambiarono i nomi ma non

l’essenza e il senso delle divinità. La radice era la stessa. Questa

è la nostra storia.

E: Facciamo un gioco: ipotizziamo che le fosse concessa la

possibilità di decidere i tre principi sui quali basare la rinascita

della comunità umana. Lei quali indicherebbe?

PB: Non lo so. L’unico formulario con cui inizio la giornata è

composto da tre parole saracene

che significano:

"In nome di Dio!"

Inch’ Allah! Buttafuoco.

90 Elementi 27 Elementi 27

91


lavoro

di Giusi Miccoli

Così non si esce

dalla crisi

Paolo Savona

il pensiero di Paolo Savona

Economista e professore universitario

“Anche la migliore delle ideologie

al contatto con l’uomo si guasta”.

(Gotfried Bahuman)

E: La crisi finanziaria ed economica ha evidenziato come sia

sempre più difficile integrare economia globale e interessi locali.

Ritiene che ci sia un ritorno alla rivendicazione degli interessi

nazionali, nonostante la ricerca di un’integrazione economica?

PS: Il prof. Guarino considera i trattati internazionali organismi

biogiuridici, ossia strutture che una volta create continuano a

vivere come un organismo fisico (uomo, animale, pianta) finché

non vengono soppressi (come l’accordo di Bretton Woods)

o si ammalano (come l’Unione Europea). Gli organismi creati

dal dopoguerra hanno operato in direzione di una crescente

integrazione tra le economie nazionali perché contribuivano

a soddisfare gli interessi nazionali. L’arrivo di due miliardi

di nuovi produttori-consumatori, quelli dei paesi emergenti,

hanno inizialmente impresso una spinta allo sviluppo globale,

ora invece operano più sulla ripartizione internazionale del

lavoro che sul benessere di tutti e rinascono le tentazioni di

difendere gli interessi in un’ottica nazionale. Quando la torta

da spartirsi non cresce, la lotta diventa più dura. Non credo però

che si possa ritornare al protezionismo: le minoranze possono

crederlo, ma le maggioranze ritengono che questa politica non

risponda agli interessi nazionali. Questo non esclude che

il problema sia all’ordine del giorno dell’agenda mondiale.

E: Lei ha recentemente pubblicato un libro dal titolo "Eresie,

esorcismi e scelte giuste per uscire dalla crisi. Il caso Italia". Quali

sono a suo parere due decisioni di politica economica dell'attuale

governo che considera la principale eresia e la scelta giusta?

PS: Credo che si stia realizzando quello che ho scritto lo scorso

anno nel preparare la pubblicazione. Scrissi che l’euro non

sarebbe morto, ma che il costo per tenerlo in vita sarebbe stato

per noi molto elevato ed è quello che sta accadendo. Che la

politica economica del Governo Monti era stata male impostata

e avrebbe aggravato la crisi, perché aveva iniziato dalle tasse

e dalle riforme di struttura, invece di tagliare le spese e cedere

il patrimonio pubblico: è ciò che sta accadendo. Che il rimborso

del debito pubblico attraverso avanzi del bilancio statale avrebbe

aggravato la crisi produttiva e occupazionale e ci siamo.

Che l’economia avrebbe trovato un aggiustamento ai suoi

problemi, ma avrebbe lasciato la patata calda della disoccupazione

alla politica, che non è in condizione di raffreddarla e quindi

il problema sarebbe diventato sociale ed è quello che sta

accadendo. Che la politica europea fosse tale da aggravare tutte

queste condizioni, avendo ideato forme di tamponamento

e non di soluzione della crisi in atto; tutte le decisioni prese lo

confermano: fondo salva-Stati insufficiente, politica monetaria

collegata alla deflazione fiscale, unione politica sostituita

dall’esproprio delle sovranità senza contropartita.

Significa che sono più intelligente degli altri? No di certo: solo

che non sono condizionato da interessi di parte o personali e ho

più esperienza pratica rispetto a molti dilettanti dell’economia

e della politica.

E: Nella scorsa primavera ha sostenuto che “Urge per l’Italia

un Piano-B per un’uscita ordinata dall’euro”. E' una strada

strategicamente e realmente percorribile?

PS: Nel mio libro ho sviluppato uno schema basato sulla teoria

dei giochi in cui sostengo che, se l’avversario – e siamo in un

mondo di avversari – conosce ciò che intendi fare, hai già perso.

Il primo punto è che noi sosteniamo apertamente che staremo

nell’euro a ogni costo e perciò perderemo sui tavoli dove si

cercano e decidono soluzioni. Il secondo punto è che l’infarto

dell’euro poteva accadere anche contro la volontà di tutti

i 17 paesi dell’eurozona e, quindi, dovevamo essere preparati,

dotandoci di un Piano B. Ero certo, come lo sono ancora, che

la Banca d’Italia questo Piano ce l’ha. Se non lo avesse sarei

molto preoccupato sul futuro di questa istituzione, ma non ho

motivo di esserlo. Il terzo punto è che l’uscita dall’euro, scelta

che ho proposto di approfondire con i gruppi dirigenti, sarebbe

stato anche un modo per convincerci di pagare il costo di stare

nell’Unione Europea o quello di riprendersi la responsabilità

di guidare le sorti del nostro futuro. Non mi facevo illusioni

perché ho più volte toccato con mano la debolezza culturale

e lo scarso coraggio dei nostri gruppi dirigenti.

Le soluzione trovate, che soluzioni non sono, sono dovute alla

paura del futuro. Si dovrebbe avere un po’ vergogna, ma non

mi illudo che accada.

E: L'occupazione giovanile rappresenta un'urgenza politica

e sociale per il nostro Paese. Come se ne può uscire?

PS: Aiutando i giovani ad avere esperienze di lavoro internazionali

senza ripetere gli schemi dell’emigrazione di bassa qualità

a cavallo dei due secoli precedenti (ma anche senza escludere

queste soluzioni). Il mercato del lavoro è ormai planetario

e bisogna avere una politica dell’istruzione e formazione che

innalzi il livello di professionalità dei giovani per consentire loro

di immettersi nelle fasce alte dei paesi esteri. Finché l’economia

non si sarà messa sui binari di ordinaria crescita risolvendo

i problemi internazionali ancor più di quelli interni legati a

tradizioni e cultura, sperare di aumentare l’offerta di lavoro

per i giovani è un’illusione. Scambiare inoltre gli anziani con

i giovani una truffa sociale.

92 Elementi 27 Elementi 27

93


Attività impianto

Professione Portavoce

di Mauro De Vincentiis

Editore: Centro di Documentazione

Giornalistica, 2012, pag.111,

Euro 16,00

I diritti della natura

(Tutti i trucchi per sopravvivere

al caro vita)

di Cormac Cullinan

Editore: Piano B, 2012, pag.230, Euro 16,90

La Fisica della Sobrietà

(Ne basta la metà o ancora meno)

di Giovanni V. Pallottino,

Editore: Dedalo, 2012, pag.131,

Euro 15,00

Economia senza Natura

(La grande truffa)

di Ferdinando Boero,

Editore: Codice, 2012, pag. 246,

Euro 21,00

Rete elettrica

Imp. fotovoltaico

0,26 kW 1,55 kW

0 1,5 3 0 1,5 3

Conosco Mauro De Vincentiis L’Autore (avvocato ed esperto

da moltissimi anni. So della di governance) coniuga qui

sua professionalità in campo l’attualità politica con la

giornalistico e soprattutto filosofia, la giurisprudenza

lo conosco come maestro e la saggezza popolare.

e studioso delle logiche che Un libro-manifesto di un nuovo

guidano la comunicazione modo di rapportarsi con

degli enti, materia alla quale la natura e con gli eco-sistemi.

si è dedicato con passione,

dando alla luce una serie

di pubblicazioni ricche di

spunti pratici e di grande

fruibilità. Adesso arriva nelle

librerie la sua ultima opera:

“Professione Portavoce”, edita

dal “Centro di Documentazione

Giornalistica”, colmando una

lacuna su un argomento delicato

e importante nel panorama

della comunicazione d’impresa

e non solo. De Vincentiis

affronta il tema con la consueta

scrupolosità ed esaustività,

attraverso una scrittura

semplice, lineare ed efficace, Biblioteca a cura di Mauro De Vincentiis

che rende lieve la lettura e

immediata la comprensione

degli argomenti trattati.

Lo aiutano in questo le

testimonianze contenute nel

volume: quella di Vichi De

Marchi, portavoce per l’Italia

del World Food Programme

e quella di Jaume Duch Guillot,

portavoce del Parlamento

Europeo.

Romolo Paradiso

94

94 Elementi 27

Le modalità e i mezzi di cui

disponiamo per ridurre gli

sprechi di energia (e non solo)

ci sono insegnati dalla fisica,

nei suoi termini più semplici,

quando la applichiamo alle

situazioni quotidiane della vita

comune: dal riscaldamento

delle case all’illuminazione degli

ambienti; dal cucinare all’uso

dei mezzi di locomozione e alla

gestione dei rifiuti. Per l’Autore

è possibile innescare un sistema

virtuoso di nuove abitudini,

recuperando anche passati

comportamenti di sobrietà.

Per Boero l’uomo “fa parte

della natura, e le regole che

inventa sono alla fine soggette

alle regole della natura”.

Se è vero che la natura è

arrivata prima dell’economia,

è altrettanto vero che oggi

il mondo è governato da

economisti che non sempre

capiscono che l’economia

deve essere un corollario

dell’ecologia, e che potrà

continuare ad esistere solo

se saprà essere un’economia

“della” (e non “senza”) natura.

“Non sarà una corona ricevuta

a fare di un idiota un grande uomo”

(Montaigne)

Consumi

1,78 kW

0 1,5 3

Monitoraggio fotovoltaico?

Basta un’App!

Works with

iPhone

Tel. (+39) 0434.768462 - www.4-noks.com - info@4-noks.com

1

Giorno

Analisi energia

Energia prodotta

01/09/2012 - 08/09/2012 alle 10:44

78,92 kWh

7

Giorni

1

mese

52%

48%

1

anno

38,36

kWh

Energia immessa

Energia autoconsumata

VISUALIZZAZIONE SU TABLET O SMARTPHONE DELLE PRINCIPALI VARIABILI DI

FUNZIONAMENTO DELL’IMPIANTO FOTOVOLTAICO*

10:46

MISURE VISUALIZZATE IN TEMPO REALE: ENERGIA PRODOTTA, ENERGIA SCAMBITA CON LA

RETE, CONSUMI, AUTOCONSUMO

STATISTICHE DI FUNZIONAMENTO CON GRAFICI TEMPORALI E DIAGRAMMI DI TORTA

GRAFICA ANIMATA, SEMPLICE E INTUITIVA

APP GRATUITA

*Funziona con il dispositivo Elios4you da inserire nel centralino elettrico di casa. Per impianti residenziali fino a 6 kW.

Tutto

40,56

kWh

...

10:46

QR Code


Gusto di lampone

E arriva l’ora del vespro.

L’aria è lieve, i contorni delle cose sfumano lentamente tra

il giorno che va e la sera che viene.

è il momento del bilancio e lo sguardo sul tempo trascorso

si fa penetrante, indagatorio, anche severo.

Dove ho mancato? Cosa non ho fatto? Ho aggiunto un granello

d’esperienza e di saggezza alla mia vita? Ho sorriso di me?

Ho dato al mio mondo lo sguardo che merita? Ho acceso speranze

e guadagnato fiducie?

Ma tra le domande s’insinua improvviso lo sguardo di un bimbo,

che mi lancia un sorriso e allunga la mano in cerca della mia.

Mi avvicino e gli accarezzo il capo. Lui mi fissa negli occhi e dalla

tasca piccina trae una caramella e me la porge.

Accetto. Lo ringrazio.

“è buona!” mi dice, mentre scappa via correndo.

Voglio dirgli di sì, ma la sua sagoma è già tra le ombre.

Riprendo il cammino gustando la caramella. è gradevole,

sa di lampone. Come il sorriso del bimbo.

Mi guardo attorno, il cielo s’è riempito del tramonto, gli uomini

e le cose non sono che contorni scuri, come le mie domande

di prima, alle quali non rispondo, aspetto ancora.

Mi piace perdermi in questo gusto di lampone.

Mp

Mondo Piccolo

lo Smilzo

*

Fn

Filo di Nota a cura di Mauro De Vincentiis

Nella quotidianità della

nostra lingua c’è un abuso

“sconsiderato” di termini

anglosassoni. Come si può

accettare, leggendo i giornali,

“spending review” e “credit

crunch”? Perché non scrivere

“revisione di spesa” e “stretta

creditizia”? In un giornale

ho trovato: “location”,

“fiction tv”, “working class”,

“master plan”, “class action”

e “start up con logo e design

old fashion” (riferito a un

prodotto ridisegnato, nello

stile del suo primo lancio).

Dimenticavo. In quel giornale

c’erano anche: “project

bond”, “governance”,

“screening”, “swicth off”,

“exit strategy”, “road map”,

il temutissimo “spread”,

la “e-car” (l’auto elettrica)

e il “mismatching” (il mancato

incontro tra domanda e

offerta). E che dire del “dream

team dell’equity brokerage”?

Nelle telecronache sportive,

poi, imperversano gli “extra

time”, i “paddock” e i

“match winner”, mentre i

primi cinque di una classifica

(divenuta: “ranking”) sono

i “top five”. George Orwell

ha scritto in Politics and the

English language: “Non

usare una parola straniera,

un termine scientifico o

un’espressione gergale,

quando c’è un equivalente

nella lingua quotidiana”.

Domanda: Perché non

applicare questa regola anche

nel nostro “Bel Paese?".

O dovremo risciacquare gli

scritti e il parlare nel Tamigi

e non più in Arno?

Crea la tua parete d'autore.

Carta da parati, tele, adesivi.

Design unico, edizioni limitate a 100 copie

o installazioni autenticate dagli artisti.

Venduti esclusivamente su

www.attackit.it

Elementi 27

96

97

Courtyard - Marco Berliocchi, carta da parati

*


ANSA Ambiente & Energia

Ogni giorno, ogni minuto, le notizie che fanno bene

all’ambiente e a chi sceglie l’energia pulita per diventare

più grande.

Solo su ANSA.it

Come un’orma sulla sabbia

Prima di noi sugli stessi albereti

è passato il vento, quando c’era vento,

e le foglie non parlavano

in maniera diversa da oggi.

Passiamo e ci agitiamo invano.

Non facciamo più rumore al mondo

di quanto ne facciano le foglie degli alberi

o i passi del vento.

Tentiamo dunque con costante abbandono

d’offrire il nostro sforzo alla Natura

e di non chiedere più vita

di quella dei verdi alberi.

Inutilmente sembriamo grandi.

Ma eccetto noi, niente al mondo

proclama la nostra grandezza

né ci serve se non la desideriamo.

Se qui, vicino al mare, con tre ondate

la mia orma sulla sabbia il mare cancella,

che farà sull’altra spiaggia

dove il mare è il tempo?

Fernando Pessoa

E+

Energia, letteratura, umanità

800 422 433

Immagine di fondo ideata

e realizzata da Alessandro Buttà

Elementi 27

Elementi 27 27 99

www.ansa.it/ambiente

98 99


Ci occupiamo del passato

Proteggiamo il presente

Garantiamo il futuro

Fo

La foto di Andrea Amato

Sogin è la società di Stato che si occupa della bonifica dei

siti nucleari italiani e della messa in sicurezza di tutti i rifiuti

radioattivi provenienti dalle attività industriali, mediche e di

ricerca.

È impegnata nella più grande opera di bonifica

ambientale della storia del nostro Paese, per

garantire la sicurezza dei cittadini, salvaguardare

l’ambiente e tutelare le generazioni future.

Sogin ha il compito di localizzare, realizzare e gestire il

Parco Tecnologico, un centro di eccellenza internazionale in

cui verranno sviluppate nuove tecnologie e progetti di

ricerca per la gestione dei rifiuti radioattivi.

Nel Parco Tecnologico sarà realizzato il Deposito Nazionale

dove saranno definitivamente sistemati e mantenuti in

sicurezza i rifiuti radioattivi: un diritto degli italiani.

Per Sogin la sostenibilità è:

• responsabilità nelle scelte di oggi e consapevolezza

dei loro effetti sul domani;

• tecnologia, know how, salvaguardia dell’ambiente

e sicurezza.

Sul sito istituzionale www.sogin.it è disponibile il bilancio di

sostenibilità del Gruppo Sogin dove sono riportate le

informazioni e i dati sul decommissioning e sulla gestione

dei rifiuti radioattivi.

100 Elementi 27 Elementi 27

101


Turi Sottile

L’opera dell’artista siciliano Turi Sottile (nato ad Acireale nel

1934), è frutto di una continua ricerca che tende sempre più

a perfezionare quel connubio tra la sapienza del mestiere

dell’artista e le novità del linguaggio artistico contemporaneo

che lo caratterizza nell’attuale panorama dell’arte.

Se l’equilibrio delle masse e quello cromatico, la ricerca

strutturale della tessitura, il segno che interagisce con i supporti

(trasparenti, gomme, tele emulsionate e polimerizzate) sono

propri delle più avanzate ricerche, l’utilizzazione di colori da

lui stesso fabbricati amalgamando acrilici, pigmenti e terre,

argille e infiorescenze riflette le esperienze della tradizione.

Con il cromatismo, a volte violento a volte ridotto all’essenzialità

del bianco su bianco, Turi Sottile evoca dinamicamente ritmi

plastici e spazi profondi per sottolineare la relazione fra spazio

e energia. In ogni opera riesce a mantenere vivo e costante

il senso narrativo delle forme necessario alla concretizzazione

dell’incontro tra la sua creatività e la capacità interpretativa del

fruitore. Attraverso continue “metamorfosi” del suo linguaggio

ha saputo cogliere e interpretare in modo personale, a volte

anche anticipandoli, i più importanti passaggi e snodi dell’arte

contemporanea (Figurativo, Realismo post cubista, Nuova

Figurazione, Espressionismo Astratto, Metapittura) per pervenire

a quelle “forme”, ottenute riducendo il colore alla sua naturale

funzione espressiva, che fanno di lui uno dei più interessanti

autori della sua generazione. Per comprendere appieno la sua

pittura è necessario, come recitano due suoi aforismi “usare

tutti i sensi in tutti i sensi” perché “lasciando aperta la porta

all’intelletto tutto può succedere”. Nel suo lungo peregrinare

per confrontarsi con le esperienze maturate da artisti di ogni

parte del mondo ha allestito, dal 1958 ad oggi, oltre settanta

personali in varie nazioni d’Europa, in America Latina, in quella

Centrale e in quella del Nord, in Cina, in Giappone, in Australia

e in Africa, paesi dove è stato anche docente di pittura

contemporanea europea, e ha partecipato ad oltre cento

Rassegne Internazionali e Premi.

Acquerello 1985

Turi Sottile

Copertina a cura di Vittorio Esposito

102 Elementi 27 Elementi 27

103


In collaborazione con

ENEL CONTEMPORANEA PRESENTA “BIG BAMBÚ” DI DOUG E MIKE STARN.

ENERGIA, ARTE E NATURA: UN LEGAME INDISSOLUBILE.

A volte, entrare in contatto con l’arte può offrire un momento indimenticabile, un’esperienza destinata

a durare per sempre come la grande installazione in bambù dei fratelli Starn. Dall’11 dicembre Enel vi

invita al MACRO Testaccio: preparatevi a vedere la città da un nuovo punto di vista. Scoprirete che quando

l’energia dell’arte incontra la forza della natura, lo spettacolo è senza tempo. enelcontemporanea.enel.com

More magazines by this user
Similar magazines