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Anna Maria e Gianni Gallucci by Donna Impresa Magazine

Di madre in figlio: cambia la governance casi virtuosi di passaggio generazionale. Anna Maria e Gianni Gallucci cover by http://www.donnaimpresa.com È un momento particolarmente favorevole per il brand Gallucci, icona del Made in Italy da due generazioni. Sono passati infatti oltre cinquant’anni da quando i fratelli Mario e Giuseppe Gallucci aprirono la bottega artigiana destinata a diventare un’ icona dell’eleganza e della creatività italiana. Oggi è uno dei marchi più importanti nelle calzature da bambino, con prodotti distribuiti nei principali mercati del mondo con grande apprezzamento della loro qualità a conferma della validità della missione aziendale: produrre scarpe nel rispetto della più rigorosa tradizione italiana che rispondano alle esigenze di comfort e salute dei piedi dei bambini. Da due anni questo brand ha aperto la prima boutique monomarca in Via Borgospesso, 18 a Milano, nel cuore del quadrilatero della moda, e successivamente la seconda a San Benedetto del Tronto, nella centralissima Via Mario Curzi. Delle strategie del brand e dell’approccio all’innovazione ne abbiamo parlato con la Signora Anna Maria, cuore pulsante ai vertici della prestigiosa azienda. (...) intervista a cura di Carlo Del Turco _ scatti by Roberto Baldassarri Style Photo@reporter

Di madre in figlio: cambia la governance casi virtuosi di passaggio generazionale. Anna Maria e Gianni Gallucci cover by http://www.donnaimpresa.com
È un momento particolarmente favorevole per il brand Gallucci, icona del Made in Italy da due generazioni. Sono passati infatti oltre cinquant’anni da quando i fratelli Mario e Giuseppe Gallucci aprirono la bottega artigiana destinata a diventare un’ icona dell’eleganza e della creatività italiana. Oggi è uno dei marchi più importanti nelle calzature da bambino, con prodotti distribuiti nei principali mercati del mondo con grande apprezzamento della loro qualità a conferma della validità della missione aziendale: produrre scarpe nel rispetto della più rigorosa tradizione italiana che rispondano alle esigenze di comfort e salute dei piedi dei bambini. Da due anni questo brand ha aperto la prima boutique monomarca in Via Borgospesso, 18 a Milano, nel cuore del quadrilatero della moda, e successivamente la seconda a San Benedetto del Tronto, nella centralissima Via Mario Curzi. Delle strategie del brand e dell’approccio all’innovazione ne abbiamo parlato con la Signora Anna Maria, cuore pulsante ai vertici della prestigiosa azienda. (...)
intervista a cura di Carlo Del Turco _ scatti by Roberto Baldassarri Style Photo@reporter

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MATRICARDI SpA

Di

WINTER/SPRING 2011-2012

donna impresa magazine

www.donnaimpresa.com

progetti

movimento

questo luogo fatto di

parole appartiene a tutte

NOI

DONNE

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DOSSIER

il cuore verde dell’Italia

MODA

www.matricardispa.com

Proprietà editoriale e progetto grafico DONNA IMPRESA

a Toronto con

STEPHAN CARAS

LUI

SCARCHILLI

Vittorio racconta Gassman

JACK VITA BELLA

becousethenight

storia di copertina

ANNA MARIA

& GIANNI

GALLUCCI


Di madre in figlio: cambia la governance

casi virtuosi di passaggio generazionale

Anna Maria

e Gianni

Gallucci

È un momento particolarmente favorevole per il brand Gallucci,

icona del Made in Italy da due generazioni. Sono passati infatti oltre

cinquant’anni da quando i fratelli Mario e Giuseppe Gallucci

aprirono la bottega artigiana destinata a diventare un’ icona

dell’eleganza e della creatività italiana. Oggi è uno dei marchi più

importanti nelle calzature da bambino, con prodotti distribuiti nei

principali mercati del mondo con grande apprezzamento della loro

qualità a conferma della validità della missione aziendale: produrre

scarpe nel rispetto della più rigorosa tradizione italiana che

rispondano alle esigenze di comfort e salute dei piedi dei bambini.

Da due anni questo brand ha aperto la prima boutique monomarca in

Via Borgospesso, 18 a Milano, nel cuore del quadrilatero della moda, e

successivamente la seconda a San Benedetto del Tronto, nella

centralissima Via Mario Curzi. Delle strategie del brand e

dell’approccio all’innovazione ne abbiamo parlato con la Signora

Anna Maria, cuore pulsante ai vertici della prestigiosa azienda.

intervista a cura di Carlo Del Turco_ scatti by Roberto Baldassarri Style Photo@reporter

Qualità assoluta e made in Italy sono dunque i cardini della

vostra strategia. Cosa significa in concreto?

Significa non solo non rinnegare la nostra storia, ma darle continuità;

vuol dire aver rispetto per le proprie origini, nonché un forte senso di

responsabilità nei confronti del territorio e di tutte le persone che

lavorano direttamente o indirettamente per la nostra azienda. E’

l’essere fedeli a questi valori. E’ per tutto questo che circa dieci anni

fa, nel momento dei grandi cambiamenti, l’ inizio della

globalizzazione, nel momento di fare la scelta della vita, abbiamo

preso la decisione strategica di continuare a produrre tutti i nostri

prodotti in Italia, a Monte Urano, nella nascente zona industriale dove

abbiamo costruito il nuovo stabilimento concepito a regola d’arte per

efficienza e grande comfort di tutti quelli che ci lavorano e passano la

gran parte della loro vita! Oggi posso affermare che i nostri clienti e

consumatori ci premiano perché si riconoscono in questa fedeltà,

perché sono alla ricerca di un prodotto ben fatto, e vogliono

conoscere la storia che c’è dietro ad ogni singolo bene acquistato,

emozionarsi e condividere la passione delle mani che lo hanno

disegnato e poi creato.

Uno degli slogan che mi hanno maggiormente colpita è il

seguente “il bene più grande … le nostre mani … hanno

custodito i gesti più antichi, rinnovato le tradizioni più

autentiche … protetto milioni di bambini". Si percepisce da

queste parole la sensibilità al prodotto la manualità degli esperti

artigiani che realizzano con cura e maestria diverse lavorazioni

delicate che nessuna macchina al mondo può effettuare con lo

stesso amore e dedizione.

Più che uno slogan è una parte saliente della nostra strategia

STORIA DI COPERTINA


aziendale ovvero: NON voler essere un’ industria che produce

grandi quantità a scapito iperbolico della qualità ma restare una

azienda di piccole/medie dimensioni che produce ogni singola

scarpa con il massimo della qualità ed attenzione ai dettagli. Cioè

continuare ad operare sempre nel rispetto delle proprie radici che

sono quelle dell’arte manifatturiera tipica della nostra regione, le

Marche, che da sempre detiene la leadership della qualità nel

mondo. Se tutti i più grandi marchi hanno una loro base nelle

Marche un motivo chiaro ci sarà? La maestria e il know-how dei

nostri artigiani. La nostra azienda ha fatto tesoro di questo

patrimonio fatto di valori radicati e competenze tecniche

ineguagliabili facendoli diventare il punto cardine della nostra

strategia: la produzione artigianale di alta qualità. Parlando di

scarpe, nessuna macchina al mondo può fare il lavoro raffinato ed

attento della mano dell’ uomo!

Avete basato il vostro lavoro sull’eccellenza traendo spunto

dalla tradizione, ma con forti capacità innovative, questo lo

scatto di differenza. Come si concilia l’innovazione con la

decennale tradizione artigianale che contraddistingue il

marchio?

Quando accennavo prima all’ efficienza del nostro nuovo

stabilimento, la stessa includeva anche le scelte tecnologiche

avanzate a livello produttivo fatte già a quel tempo per migliorare il

taglio delle pelli di prima scelta utilizzate nelle nostre produzioni. La

tecnologia è diventata parte integrante del nostro vivere quotidiano,

ma ne facciamo sapiente uso: ovvero non la poniamo al centro della

strategia ma la utilizziamo con attenzione, per migliorare l’ efficienza

produttiva e far sì che il prodotto conservi inalterata la sua forte

valenza artigianale. Reputo che la tecnologia sia fondamentale

invece per sviluppare e rafforzare le relazioni con i nostri clienti e

consumatori. Stiamo investendo in punti di contatto diversificati con i

clienti traendo vantaggio dai progressi della tecnologia digitale.

Signora Anna Maria, al di là dei più o meno manifesti desideri di

affermazione professionale di una donna, vi è sempre un

successo al quale essa non vuole, in nessun caso, rinunciare

quando è mamma: quello di poter gioire dell’amore dimostratole

dai figli attraverso una moltitudine di gesti, non ultimo quello di

non sottrarsi, una volta grandi, alle responsabilità di custodire

gelosamente tutto ciò che i genitori hanno costruito

faticosamente fino a quel momento. Il passaggio generazionale

è uno dei momenti più significativi nella storia di un’azienda e

soprattutto quando esso avviene in modo responsabile e non

traumatico, come in questo specifico caso, vale davvero la pena

di raccontarlo…

Si. E’ proprio così! Ho vissuto un’ intera vita ad intraprendere avendo

dei figli da crescere ho dovuto saper gestire il tempo da dedicare a

lavoro e famiglia, con fatica ma grande costanza, pensando all’

azienda quando ero a casa e viceversa,tenendo sempre conto delle

esigenze della famiglia e quelle lavorative, cercando di ricordarsi

sempre tutto,ecc. Realizzare poi che i tuoi figli ormai cresciuti, ti

dimostrano quanto tu sia ancora importante per loro, che si

interessano, suggeriscono,ascoltano con pacatezza, si fanno ben

volere da tutti e sono rispettosi verso gli altri: significa che sono sulla

buona strada per iniziare il percorso del passaggio generazionale.La

strada sarà comunque lunga e faticosa, anche perché, il percorso

deve iniziare dalla “gavetta”. E' necessario conoscere tutti i


fondamentali di un prodotto tecnico e complicato come le calzature: dai sistemi

costruttivi ai materiali;dalla preparazione delle commesse ai cicli produttivi; dai

segreti degli acquisti al controllo di gestione; dal marketing alla vendita, e così

via! Il solo pensiero che questo sarà il progetto per il futuro prossimo mi rende

felice ed orgogliosa! Felice perchè tutti i sacrifici e gli sforzi fatti in tutti questi

anni non sono stati vani; orgogliosa di aver cresciuto dei figli che ci stanno

ripagando con tanto amore.

Innovazione, ricerca, sviluppo, sostenibilità

e... amore: questi i gap di vantaggio di

un'azienda il cui passaggio generazionale,

non è stato elemento di criticità, bensì

salto di qualità soprattutto dimensionale.

Gianni e Andrea

Gallucci

un passaggio di consegne di

successo ...

Gianni: qual’ è il ruolo dei canali digitali nella vostra strategia di

marketing e comunicazione, e quali gli obiettivi futuri?

Non si può non cogliere le opportunità regalate dalla rete… la società

contemporanea lo impone; ed è sulla base di queste certezze che anche noi

negli ultimi anni abbiamo avviato diverse iniziative di Marketing sui new media,

quali social network ed applicazioni per mobili. I canali digitali,la multicanalità e

le nuove tecnologie costituiscono un’opportunità senza precedenti, per

conoscere meglio i nostri clienti e farci conoscere sempre più dai nostri

consumatori. Molte iniziative già realizzate o comunque in fase di studio sono

rivolte a raccogliere e ad analizzare le informazioni e i desideri dei nostri clienti

in tutte le possibili occasioni di contatto: vendite registrate dal sistema di CrM

distribuito in tutti i negozi, assistenza post vendita, risposta alle campagne di

marketing, social network. Le nuove tecnologie permettono infine di agevolare

il personale dei negozi fornendogli immediatamente, attraverso dispositivi

mobili, informazioni aggiuntive sia sulle caratteristiche dei prodotti che sulle

preferenze dei clienti sempre nell’ottica di rendere migliore la shopping

experience del cliente.

Gallucci si distingue per l’attenzione alle tematiche di tutela ambientale e

di etica del lavoro. Quali, le iniziative messe in campo?

I temi della responsabilità sociale e della sostenibilità sono stati da sempre al

centro delle nostre attenzioni. E' sbagliato considerarli dei freni al business,

bensì, al contrario, proprio attraverso un maggior controllo, un’ attenta

regolamentazione e trasparenza è possibile cogliere opportunità di sviluppo,

salvaguardare il know-how e aumentare l’efficienza nonché l’efficacia nella

filiera produttiva. La nostra esperienza è iniziata negli anni ‘80 con un

processo volontario orientato alla responsabilità sociale ovvero al pieno

rispetto dei diritti umani e dei diritti dei lavoratori all’interno della nostra

organizzazione, con pericolare attenzione alle politiche di salvaguardia del

territorio; attualmente è in corso un progetto molto importante che io con

orgoglio sto portando avanti nel quale si pone l'attenzione sulla riduzione delle

emissioni di C02, utilizzo di energie alternative, riutilizzo dei materiali di scarto

e riciclo, è per questo che è organizzato un sistema di raccolta differenziata

lungo tutta la filiera produttiva.Posso dire che sono in molti ad apprezzare la

nostra filosofia e ciò è gratificante, ma lo è ancor di più vedere i risultati

sorprendenti che stiamo ottenendo ogni giorno.


siamo vicini alla natura, siamo vicini al nostro futuro e

al futuro dei nostri bambini

La Natura ha bisogno di attenzioni, è necessario il nostro sforzo per condividere con i consumatori le

iniziative da noi intraprese. Vogliamo dare ai consumatori l’opportunità di capire e imparare di più da ciò

che Gallucci sta facendo per aiutare a salvaguardare l’ambiente, ma vogliamo anche supportarli a fare

azioni in favore dell’ambiente.

GALLUCCI_MONTEURANO_ITALY


GALLUCCI E L'AMBIENTE

Per determinare il nostro impatto ambientale, noi consideriamo l’intero ciclo di vita

dei nostri prodotti, analizziamo il ciclo di vita prendendo in considerazione tutte le

emissioni associate ai nostri prodotti. Ciò include la reperibilità e la lavorazione

delle materie prime, la produzione, l’imballaggio, il trasporto, l’uso del prodotto e il

suo smaltimento. È da tenere anche in considerazione che tutte le nostre scarpe

sono realizzate interamente in Italia, e tutto il processo di produzione si svolge

all’interno dello stabilimento Gallucci in modo da ridurre al minimo le emissioni

determinate dai trasporti di trasferimento delle merci in fase di lavorazione,

riducendo così le nostre emissioni di Co2.

FABBRICAZIONE

Uso dei materiali

Da diversi anni i designer e tecnici Gallucci sono all'avanguardia nello sviluppo di

prodotti più attenti alla durabilità, al comfort e morbidezza. Man mano che i nostri

prodotti si perfezionano, diminuiscono la quantità di materiali usati per produrli e la

generazione di emissioni di CO2. Ad esempio, la linea Goodyear ha una

robustezza non indifferente ma allo stesso tempo grande morbidezza e flessibilità,

eppure è stata progettata per utilizzare una bassissima percentuale di collanti.

ELIMINAZIONE DELLE SOSTANZE

TOSSICHE

Costruire prodotti ecocompatibili significa anche valutare attentamente l'impatto

ambientale dei materiali usati per la loro creazione. Dal pellame, ai fondi e

accessori presenti nei nostri prodotti fino alla carta e all'inchiostro degli imballaggi, il

nostro obiettivo è restare in prima linea sul fronte della riduzione o eliminazione

delle sostanze nocive. Oggi la più grande sfida ambientale per le aziende del

nostro settore è la presenza nei prodotti di sostanze nocive, stiamo collaborando

con i nostri partner nella fabbricazione per eliminare tali sostanze dai nostri prodotti.

PRODUZIONE RESPONSABILE

Gallucci si impegna a garantire la sicurezza delle condizioni di lavoro nei propri

stabilimenti, che i dipendenti siano trattati con dignità e rispetto e che i processi di

fabbricazione siano rispettosi dell'ambiente. Salvaguarda i posti di lavoro italiani.

SMART PACKAGING

Confezioni costruite anche con materiali riciclati e collanti naturali sono un gran

vantaggio per il pianeta. La carta e il cartone utilizzati sono riciclati o provengono

da foreste gestite responsabilmente. Può sembrare un piccolo cambiamento, ma

ha un grande impatto positivo sul nostro ambiente.

GALLUCCI s.r.l._Viale I° Maggio, 53_63015 Monte Urano (Fm) www.galluccishoes.it

T. +39 0734 847174 _ F. +39 0734 847121_ mail: info@galluccishoes.it


PREDILIGERE IL SENTIERO DELLA GREEN ECONOMY

SIGNIFICA NON SOLTANTO MIGLIORARE LA QUALITÀ

DEI PRODOTTI, MA ANCHE CONQUISTARE UN POSTO

DI RILIEVO NEL MERCATO INTERNAZIONALE, NON IN

ULTIMO CREARE OCCUPAZIONE.

,

Il cuore

verde

www.donnaimpresa.com 15

che unisce

l’Italia

Sta attraversando tutti i settori dell’economia

italiana, creando innovazione e possibilità di

sviluppo. Si tratta della green economy,

conosciuta anche come “economia

ecosostenibile, la quale, secondo il rapporto

GreenItaly 2011, presentato il 14 Novembre a

Milano, potrebbe fornire un’importante chiave di

risoluzione della crisi economica.


Un terzo delle imprese che investono in tecnologie green possono vantare una presenza sui mercati esteri quasi doppia rispetto a quella

rilevata per le imprese che non puntano sulla sostenibilità ambientale. Anche per quanto riguarda l’occupazione essa sembra fruire di una

marcia in più, tanto che nel 2011 il 38% delle assunzioni programmate dalle imprese è riconducibile all’eco-sostenibilità. Un fenomeno rilevante

dunque, che attraversa la penisola in maniera trasversale, senza grandi differenze tra le Regioni del nord e quelle del sud, e che vuole proporsi

come una delle strade principali per rilanciare l’economia italiana, puntando su qualità, innovazione e rispetto dell’ambiente. Da quanto si

evince dal rapporto GreenItaly 2011, sembra che in Italia “economia verde” significhi più riorganizzazione in chiave ecosostenibile dei comparti

tradizionali dell’industria che sviluppo dei comparti propriamente ambientali (fonti rinnovabili, riciclo dei rifiuti ed altri). Ma la green economy è

anche una maniera straordinaria per rivitalizzare l’insieme del Made in Italy, dall’agricoltura ai settori più tradizionali, con una maggiore

attenzione all’innovazione, all’ambiente e alla qualità. che è molto legata al tema del territorio, delle comunità, della coesione sociale. Chi in

passato, o magari anche ora, ha pensato che l’Italia potesse essere competitiva indebolendo i diritti o favorendo licenziamenti più facili o

addirittura sottopagando i lavoratori, era diretto su una strada sbagliata. Su quel terreno non possiamo che perdere rispetto a quei paesi

emergenti che sono maggiormente competitivi di noi. L’Italia vince quando, facendo sistema, scommette sulle cose che la rendono unica.

Diceva Carlo Maria Cipolla “ La missione dell’Italia è produrre all’ombra dei campanili cose che piacciono al mondo” a rammentare che l’Italia è

rimasta forte perché si è prodotta una spinta verso la qualità, che è figlia di politiche ambientali. Questo discorso può valere in tantissimi settori,

come quello del vino o della ceramica. Questa specie di “green economy in salsa italiana” diventa una chiave per ragionare sull’economia del

futuro. Abbiamo bisogno di un’idea ambiziosa dell’Italia, che consenta di dare speranza e fiducia agli imprenditori, ai giovani, a coloro che

devono poi cimentarsi con un altro tipo di economia e purtroppo invece, troppe volte la politica e l’economia ufficiale non sono state capaci di

dare questa visione a lungo termine. Seneca diceva " Non esistono venti favorevoli per il marinaio che non sa dove andare”.

Il concetto di sviluppo

sostenibile

Il concetto di “sostenibilità” assume nel corso degli ultimi venti anni una crescente importanza nel panorama internazionale, ispirando una

molteplicità di orientamenti politici all’interno dei diversi Paesi, a cui sottostanno concetti complessi e insoliti quali quello di “equità intergenerazionale”

o idee più semplici e consolidate di assistenza sociale e/o salvaguardia dell’ambiente. Il principio di sviluppo sostenibile, sorto

negli anni ’50 in seguito alla sempre crescente drammaticità dei problemi di deterioramento ambientale, si colloca oggi in un contesto che non è

(più) prettamente ambientale, ma presuppone un quadro di riferimento più ampio ed organico. In esso convergono linee evolutive di diversa

natura – politica, istituzionale, culturale, scientifica – maturate in ambito internazionale e nei singoli paesi, all’interno delle istituzioni e nei

movimenti di opinione, in un intreccio tra scala globale e scala locale che rappresenta un elemento strutturale dei nuovi scenari e di un

rinnovato approccio. L’ idea di sviluppo sostenibile rappresenta pertanto una formula sintetica che può essere utilizzata in differenti contesti per

comunicare diversi contenuti, cui sottostanno diversi approcci, esegesi politiche e strumenti di analisi. La definizione più conosciuta, e sulla

quale esiste maggiore consenso, di sviluppo sostenibile è quella proposta dal Rapporto Brundtland: "uno sviluppo che soddisfi i bisogni del

presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni". Molto più importante della definizione,

comunque, e quant’anche più intricata, è l’individuazione delle condizioni, dei parametri e dei vincoli che in concreto devono essere considerati

nell’accertare la “sostenibilità” di un qualsivoglia sistema sottoposto ad analisi, così come alquanto complessa, ma altrettanto importante risulta

l’identificazione dei limiti del sistema medesimo. Argomenti quali “equità inter-generazionale o intra-generazionale” e “sostituibilità delle risorse”,

che sono di fondamentale importanza nel quadro teorico dello sviluppo sostenibile, acquisiscono un significato differente in relazione al

contesto in cui sono adottati e devono poter trovare un’adeguata trasposizione nelle politiche concrete attraverso cui la sostenibilità è

perseguita. Al fine di verificare l’attuale capacità dell’ambiente naturale di far fronte alle attività umane (funzione “sorgente”) possiamo

analizzare alcuni dati sulla disponibilità e sui trend di consumo di alcune risorse basilari (ad esempio l’energia) in differenti aree del pianeta. Va

da se pensare che non è pertanto razionalmente propugnabile l’idea di poter mantenere uno sviluppo (inteso come crescita) nel tempo senza

tener conto di quelli che sono i limiti del pianeta, sia come fonte di risorse in lento (forse) ma progressivo esaurimento che in qualità ricettore dei

residui nocivi delle attività antropiche. In un quadro di analisi così stabilito, scaturisce la necessità, avendo appurato l’esistenza di effetti negativi

delle diverse attività antropiche sulle “funzioni ambientali”, di adoperare vincoli e/o incentivi all’utilizzo di determinate risorse e di incorporare

codesti vincoli in tutte le strutture sociali attraverso cui vengono condotte tali attività (governi, mercati, aziende, agenzie di regolazione, ecc.),

per correggere la distribuzione di rischi e costi sia a livello spaziale (entro la medesima generazione) quanto a livello temporale (tra generazioni

successive). Le conseguenti modalità attraverso cui operare al fine di mantenere intatte le capacità del pianeta di soddisfare i bisogni umani

possono quindi essere ricondotte essenzialmente a due: un restringimento degli effetti dannosi delle attività umane, conseguita attraverso

strumenti di politica ambientale ed attraverso l’innovazione (sostituzione di risorse non rinnovabili con risorse rinnovabili, innovazione nell’uso

delle tecnologie ed innovazione nell’utilizzo del territorio); una graduale modifica della struttura del sistema economico, mirata alla

dematerializzazione e all’espansione dei settori a basso consumo di risorse. Lo sviluppo sostenibile così come lo abbiamo qui di seguito inteso,

si basa pertanto in maniera sostanziale sulle capacità delle diverse istituzioni di sviluppare strategie, innovazioni e servizi volti a salvaguardare

il capitale naturale e ad perfezionarlo con le altre forme di capitale (artificiale, umano, culturale, sociale) che entrano nel processo di sviluppo in

modo che emergano le evidenti complementarietà e le interrelazioni esistenti tra tutti questi patrimoni disponibili. Molteplici tentativi sono stati

condotti nel decennio passato per incorporare il concetto di sostenibilità nell’impostazione e nella pianificazione politica, sia a livello

internazionale che all’interno dei singoli Paesi. Gli sforzi compiuti, pur tuttavia, non hanno portato ai risultati sperati, forse anche perché sono

stati spesso fondati su criteri d’azione alquanto vaghi. Il primo piano d’azione formale in tema di sviluppo sostenibile risale alla Conferenza di

Rio, tenutasi nel Giugno 1992. La Dichiarazione di Rio approfondisce, in effetti per la prima volta in un contesto istituzionale globale (Nazioni

Unite), le problematiche concernenti lo sviluppo sostenibile. Successivamente si assiste, quantomeno all’interno delle due principali macro aree

del mondo occidentale (Stati Uniti ed Unione Europea) ad una progressivo inserimento del concetto di sviluppo sostenibile tra i principi ispiratori

degli indirizzi politici generali. Benché con differenze per nulla trascurabili nell’impostazione, nel corso dell’ultimo decennio il principio di

sviluppo sostenibile inizia inoltre, in queste due aree del mondo, ad individuare piani ed azioni all’interno di quei settori che sono da sempre

ritenuti più legati al tema della sostenibilità (energia, trasporti, agricoltura). Le politiche per lo sviluppo sostenibile conferiscono quindi

inizialmente un nuovo assetto alle tradizionali politiche ambientali, coerente con la necessità di considerare le questioni prioritarie nel loro

complesso. Per quanto riguarda l’Unione Europea ciò che sembra emergere dal lavoro condotto finora a livello comunitario ed all’interno degli

Stati Membri sono linee comuni sull’approccio da seguire per assestare una politica di lungo periodo sullo sviluppo sostenibile. Queste linee

prevedono il coordinamento “orizzontale” tra diversi ministri per la concezione di un quadro d’azione integrato, la definizione di orizzonti di

riferimento stabili e di sistemi di verifica chiari che costituiscano un caposaldo per le decisioni da adottare negli anni a seguire, la partecipazione

attiva (e non solo in consultazione) di tutte le parti in causa (che si può ottenere solo trasponendo i piani generali in piani a livello locale).

La sostenibilità, concettualmente definita ad un livello molto aggregato, tipicamente globale, viene sempre più declinata in modo da prendere in

considerazione i diversi livelli politico/amministrativi (ed in particolare il livello locale) al fine di adottare condotte efficaci che possano orientare

concretamente le prassi operative. In Italia, benché le politiche in materia ambientale siano state adottate con un certo ritardo rispetto ad altri

Paesi Europei, la risposta all’invito delle Nazioni Unite (UNCED) in tema di sviluppo sostenibile è piuttosto rapida tanto che alla fine del 1993,

viene predisposto il Piano Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile in Attuazione dell’ Agenda 21. Tale piano ovvio si ispiri alle linee guida

dell’Unione Europea, che si trovano nel V Programma d’Azione Ambientale. In tale piano, se da un alto non sono presenti né dissertazioni

relative ai criteri ed alle condizioni per il raggiungimento della sostenibilità né una strategia in riferimento a obiettivi specifici di sostenibilità,

dall’altro comincia però ad essere posta in evidenza l’urgenza di integrare le considerazioni di carattere ambientale nelle differenti politiche

settoriali (industria, trasporti, energia, agricoltura, turismo) così come la necessità di inserire nell’analisi politica i costi e benefici ambientali, sia

a livello privato (produttori/consumatori) che a livello pubblico (contabilità nazionale). Un significativo passaggio in relazione a programmi e

politiche ufficiali per lo sviluppo sostenibile e per l'Agenda 21 da parte del Ministero dell'Ambiente, sembra compiersi nel maggio del 1998 con

l'approvazione del Nuovo Programma per la Protezione dell'Ambiente il quale prevede, tra i vari settori d’intervento, uno relativo agli strumenti

per lo sviluppo sostenibile. Più di recente, in seguito alla sottoscrizione dell’accordo sul Protocollo di Kyoto ed alla ratifica dello stesso da parte

del legislatore italiano, si assiste da un lato alla stesura di una “Strategia d’azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia” e dall’altro alla

disposizione di nuove linee guida per le politiche di riduzione dell’effetto serra. In queste linee guida si assume che, fino al 2010, si registri una

crescita media annua del PIL del 2%. Ciò premesso, al fine di pianificare la riduzione emissioni di gas ad effetto serra viene costruito uno

scenario “tendenziale”,oalegislazione vigente, basato sugli effetti di misure già avviate o “decise”, ed uno scenario “di riferimento”, che

esamina gli effetti aggiuntivi di altre misure, già “individuate” anche a fini diversi da quelli di abbattimento delle emissioni. Si assume infine che

la situazione delle emissioni al 2008-2012 (e al 2005) sia quella derivante dagli effetti prodotti dalle misure dei due sopra citati scenari. Tenuto

conto che l’obiettivo al 2008-2012 è quello di avere emissioni pari a 487,1 MtCO2, si conclude che è imprescindibile individuare politiche e

misure per un’ulteriore riduzione.

Sostenibilità ed energia

Il settore energetico è senz’altro uno degli ambiti per i quali il concetto di sviluppo sostenibile acquista recentemente un significato

particolarmente forte, alla luce delle crescenti preoccupazioni da un lato sull’impatto dei cicli energetici sull’uomo e sull’ambiente e dall’altro

sull’affidabilità delle riserve totali di fonti fossili (petrolio e gas naturale in particolare), a fronte della notevole rilevanza che queste detengono nei

consumi energetici mondiali, e sul peso che le infrastrutture del settore (impianti, reti) possono avere sulla gestione sostenibile del territorio.

Per quanto concerne il primo aspetto, quantunque il settore energetico incida in termini di impatto su tutti i comparti ambientali, le questioni

connesse alle emissioni in atmosfera costituiscono uno degli aspetti più critici. Al settore dell'energia, che rappresenta una delle maggiori

sorgenti di emissioni di inquinanti atmosferici e di gas climalteranti, vengono, infatti, ricondotte alcune fra le più preoccupanti problematiche che

preoccupano il pianeta a livello globale, regionale e locale: il cambiamento climatico, l'acidificazione e la qualità dell'aria. Esse sono in varia

misura connesse alle emissioni in atmosfera di composti quali anidride carbonica (CO2), monossido di carbonio (CO), ossidi di zolfo (SOx),

ossidi di azoto (NOx), composti organici volatili diversi dal metano (COVNM), particelle sospese (PST), protossido d'azoto (N2O), metano

(CH4). Queste emissioni, esclusa la parte derivante da fenomeni naturali, sono in prevalenza legate all'utilizzo di combustibili fossili quali fonti

energetiche in diversi ambiti (trasporti, industria, energia, ecc.). Per quanto riguarda il secondo aspetto bisogna analizzare l’impatto del settore

sulle risorse naturali in genere, ed in particolare sulle risorse che in maggior misura possono essere soggette ad esaurimento. Occorre quindi

considerare il consumo dei combustibili fossili, ma anche l’uso del territorio, che è una parte fondamentale del capitale complessivo investito

nelle attività del comparto energetico. Sempre più, soprattutto in Paesi e Regioni contraddistinti da elevate densità abitative, il territorio diviene

bene inestimabile oggetto di possibili usi concorrenti da parte dei cittadini. Le infrastrutture del settore energetico rappresentano uno di questi

possibili utilizzi e perciò una giusta attenzione deve essere destinata alla valutazione degli impatti di tali infrastrutture sul sistema economicoambientale

nel suo complesso. Il terzo resoconto del Comitato Intergovernativo delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (IPCC,

Intergovernamental Panel on Climate Change), pubblicato nel 2001, asserisce che appare ormai evidente un’influenza per nulla trascurabile

delle attività umane sul clima complessivo indicando infatti, dati alla mano, come le concentrazioni atmosferiche di gas climalteranti,

responsabili del cosiddetto "effetto-serra", sono notevolmente aumentate rispetto all'epoca preindustriale e come la temperatura media globale

dei bassi strati dell'atmosfera è aumentata, rispetto alla fine del XIX secolo, di un valore medio globale di 0.6 °C, e tuttavia racchiuso fra 0.4 e

0.8°C. Queste tendenze, se confermate nei prossimi anni, lasciano spazio ad ipotesi di aumento del livello dei mari, di maggior frequenza di

piene ed inondazioni, di impatti sulle colture agricole e sulla biodiversità. Fenomeni che sarebbero accompagnati da forti ripercussioni anche

nel campo economico e sociale, a causa delle modifiche delle opportunità di sviluppo per i vari paesi del pianeta, soprattutto per quanto

riguarda le iniziative economiche, l'occupazione e la distribuzione della ricchezza. L'intensità di questi impatti presenta tuttora margini di

incertezza. La comunità scientifica ha compiuto notevoli progressi nel chiarire i meccanismi che legano le emissioni di gas serra alle

concentrazioni di queste sostanze in atmosfera. Non è stato però ancora provato in modo definitivo che l'incremento della temperatura

osservato sia effetto dell'aumento delle concentrazioni di gas serra in atmosfera. Esiste in ogni caso un generale accordo sulla necessità e

l'urgenza di politiche di riduzione delle emissioni di gas serra: le previsioni di aumento della temperatura media al 2100 variano infatti da2a3.5

°C. Al settore energetico, ed in particolare all'utilizzo di combustibili fossili, è in larga misura riconducibile anche il fenomeno dell'acidificazione,

causa di danni all'ecosistema forestale, ai laghi, alle acque sotterranee e di superficie, ai suoli, al patrimonio artistico e culturale ed ai materiali

in genere. I principali inquinanti responsabili di fenomeni di acidificazione sono l'ammoniaca (NH3), gli ossidi di zolfo (SOx) e gli ossidi di azoto

(NOx). Mentre l'ammoniaca si genera prevalentemente da attività di tipo agricolo, le altre due classi di composti sono invece intrinsecamente

legate all'utilizzo di combustibili fossili, dei quali rappresentano un residuo di combustione. Alla luce di tali considerazioni è perciò quanto mai

importante valutare in termini corretti costi e benefici delle diverse tipologie di fonti energetiche. E' evidente pertanto, in considerazione di

quanto appena esposto, che le politiche energetiche rappresentano un nodo basilare per il raggiungimento di quegli obiettivi di sostenibilità che

la comunità internazionale ed i diversi Paesi ritengono di dover perseguire nel prossimo futuro.


green

Perché il

fotovoltaico?

Perché quello del

surriscaldamento

globale non è un

complotto, ma la

realtà dei fatti.

La temperatura della Terra sta salendo, precisamente di 1°C dal

1950. A confermare quello che era già stato scoperto da vari

gruppi di ricerca sono gli scienziati del progetto Berkeley Earth

Surface Temperature. Sembrerebbe che la produzione di

quantità, anche modeste, di energia sulla superficie della terra

alteri il clima in modo drammatico e che si ponga fin d’ora la

necessità di ricorrere all’energia solare che è l’unica che non

comporti inquinamento termico.

economy

Albori

«L'effetto fotovoltaico" è noto fin dal 1839; esso trova il suo fondamento

nell'esperienza del fisico francese Alexandre Edmond Becquerel il quale presentò

alla Accademia delle Scienze di Parigi la sua "Memoria sugli effetti elettrici prodotti

sotto l'influenza dei raggi solari". La scoperta di tale fenomeno avvenne casualmente.

Mentre effettuava alcuni esperimenti in laboratorio egli notò infatti che due elettrodi di

Platino simili, immersi nella soluzione debolmente conduttrice di nitrato di piombo,

acquistavano una differenza di potenziale elettrico se la regione attorno a uno di essi

veniva illuminata; ne dedusse che la d.d.p. dipendeva dall’intensità e dal colore della

luce. Un primo tipo di dispositivo a stato solido, progenitore delle celle solari, venne

realizzato molti anni più tardi, e precisamente nel 1876, da Smith Adams Day ed era

una giunzione tra Selenio ed alcuni ossidi metallici che raggiungeva un'efficienza di

conversione dell'1%. Nel 1893 Rigollot notò un fenomeno analogo a quello

sperimentato da Becquerel, servendosi però di elettrodi fluorescenti. Fu nel 1908 che

Merritt ed Hodge svolsero studi più scrupolosi di questi fenomeni, proprio nel tentativo

di determinarne le reali cause, ma giunsero alla erronea conclusione che il tutto era

dovuto ad una variazione di resistenza degli elettrodi durante l'esposizione alla luce.

Nichols, sulla base di accuratissimi calcoli teorici, arrivò invece a confermare

l'esistenza della f.e.m. (forza elettromotrice) trovata da Rigollot e Goldmann, ed in un

ampio studio sull'argomento, calcolò il valore di tale f.e.m. e ne studiò anche la

variazione a seconda della durata dell'illuminazione. Fu Goldmann a battezzare come

"potenziale foto-elettrico" tale f.e.m. e, notando tuttavia che la sua grandezza era

indipendente dall'intensità della luce eccitante, fu indotto erroneamente a pensare

che il potenziale avesse origine dall'effetto foto-elettrico di Hallwachs che aveva

caratteristiche simili. Infatti Hallwachs, alcuni anni addietro (e precisamente nel 1888),

aveva scoperto che i metalli isolati elettricamente, quando venivano esposti a luce

ultravioletta, acquisivano una carica negativa per cui associò tale fenomeno

all'emissione di corrente elettrica (effetto foto-elettrico di Hallwachs). Sempre nel

tentativo di determinare con esattezza le cause generatrici del fenomeno, Bauer ed

altri studiosi, approdarono alla convinzione che il tutto fosse legato ad una modifica

nelle proprietà chimiche delle sostanze coinvolte ed al fatto che la soluzione

conduttrice finisse col reagire chimicamente con gli elettrodi attraverso processi di

ossidazione o riduzione. In seguito furono avanzate ulteriori teorie, ma solo più tardi

si cominciò a chiarire la vera natura del fenomeno fotovoltaico. Negli anni '40 vennero

realizzati i primi prototipi sperimentali di cella fotovoltaica ma, è solo nella primavera

del 1953 che, studiando il silicio e le sue possibili applicazioni nell’elettronica, Gerald

Pearson, fisico presso i laboratori Bell, realizzò involontariamente una cella solare a

silicio molto più efficace di quella a selenio. Altri due scienziati della Bell (Darryl

Chapin e Calvin Fuller) di seguito perfezionarono la scoperta di Pearson e

realizzarono la prima cella in grado di convertire in elettricità abbastanza energia

solare per alimentare dispositivi elettrici di uso quotidiano: il primo giorno di sole del

1954 la cella al silicio funzionava con un rendimento del 6%. Successivamente, negli

anni ’60, si cominciò a pensare di produrre “nastri e fogli” di silicio, al fine di risolvere il

problema legato agli ingenti sprechi di materiale dovuti al taglio dei lingotti. Ancora

negli anni ’60 Shurland propose l’utilizzo del solfuro di Cadmio e, nel ’67 era

ufficialmente pronta la prima cella a solfuro di cadmio depositato su plastica. Fu solo

negli anni ’70 però, che cominciarono ad essere sviluppate, nell’ambito delle

applicazioni spaziali, celle all’arseniuro di Gallio, le quali presero definitivamente piede

solo nell’ultimo decennio del secolo. Vennero sviluppati procedimenti per produrre

silicio policristallino, meno costosi e meno dispendiosi di quelli per il monocristallino

ed è in particolare dopo la crisi petrolifera del ’73 che Carson ottiene per caso una

pellicola sottile di silicio amorfo idrogenato che, nel ’76 raggiunge il rendimento del

5,5%. In quegli anni il DOE PV Research and Development Programme

sperimentava pellicole sottili al silicio cristallino, e tutta una gamma di nuovi materiali:

CIS, CdTe, InP, Zn3P2, Cu2Se, WSe2, GaAs, ZnSiAs. È interessante a tal punto

ossservare come, l’utilizzo di pellicole sottili, fosse già stato proposto dallo stesso

Chapin, già all’epoca delle sue prime scoperte. Tornando ad epoche più recenti, a

partire dai primi anni ’80, scopriamo che tal Barnett, per conto della SERI, si interessò

al tellururo di cadmio e alle pellicole di silicio policristallino, fondando la società

“AstroPower”, oggi ben nota. Ed è sempre nei primi anni’80 che Martin Green,

lavorando alla tecnologia del silicio, sostituì la serigrafia con solchi in rame realizzati

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con il laser. Nel 1988 i fogli si silicio venivano ricavati da poligoni ottagonali,

migliorando in tal modo il rendimento del processo e diminuendone la fragilità. Nel

1997 veniva ufficialmente “lanciata” la prima cella a giunzione tripla a silicio amorfo. I

ricercatori del FV ebbero un ruolo chiave nella scoperta di nuovi materiali

semiconduttori e strutture ibride, dando avvio ad importanti contributi alle tecniche di

crescita epitassiale e di crescita delle pellicole lattice-matched; una delle prime

applicazioni delle strutture ibride a semiconduttore sull’GaAs e le giunzioni III-V,

sviluppate originariamente per i campi FV a concentrazione.

In Italia

Sempre con dei congegni simili, circa 20 anni dopo la scoperta di Alexandre Edmond

Becquerel, Antonio Pacinotti (1841-1912) studia le “Correnti elettriche generate

dall’azione del calorico e della luce”. Con già alle spalle il primato mondiale nel 1859

della produzione della corrente continua indotta, Pacinotti, anch’egli giovanissimo, si

interessa dell’effetto fotoelettrico. Sperimenta , attraverso l’utilizzo di diversi sali e

metalli presi in uso fino a quel momento, alla ricerca di quella che lui chiama la

“disposizione” adatta per la creazione di una corrente elettrica dalla radiazione solare.

Nelle sue esperienze Pacinotti si impegna con determinazione a capire le differenze

nella creazione di “Correnti elettriche ottenute dal calorico” e di quelle derivanti invece

dalla “Azione dei raggi solamente luminosi,” arrivando a ipotizzare come “il massimo

dell’azione calorifica sia nel rosso dello spettro” mentre “il massimo di azione chimica

comparisca invece nel violetto.” Da queste esperienze trae il convincimento che lo

stato della superficie delle lastre aveva una grande influenza sulla corrente che si

può far nascere con l’azione dei raggi solari. Il lavoro di Pacinotti sull’effetto

fotoelettrico è solo sporadicamente ricordato, eppure egli si pose molte domande

chiave sull’argomento al fine di comprendere quelle che chiamava le “proprietà

chimiche della luce.” Intuisce, anche se timidamente, che il "calorico raggiante" e la

radiazione luminosa sono la medesima cosa, un concetto che sarà mezzo secolo

dopo trattato nel lavoro di Plank sul corpo nero. Successivamente fu il chimico

Giacomo Ciamician, figlio di una ricca famiglia di commercianti armeni immigrati in

Italia, ma che visse nel corso della sua carriera scientifica a Vienna, Giessen, Roma,

Padova, ma principalmente a Bologna, dove fondò il locale Istituto di Chimica che

tutt’oggi porta il suo nome, a riprendere le tesi fino a quel momento prodotte

tracciandone un ulteriore profilo scientifico. Ciamician, lo ricordiamo, fu anche

membro dell’Accademia dei Lincei dal 1893 e Senatore del Regno Italiano dal 1910.

Tra le sue 400 pubblicazioni scientifiche, la relazione “La fotochimica dell’avvenire,”

presentata nel 1912 all’VIII Congresso Internazionale di chimica applicata a New

York, fu considerato un testo di riferimento per molti anni. Nella sua relazione

Ciamician giudica tutte le forme di energia inferiori alla luce naturale del sole.

Predisse addirittura il riscaldamento solare delle case, le celle fotovoltaiche, l’uso

della luce in agricoltura e l’applicazione industriale e di sintesi dei combustibili solari

“La civiltà moderna – sentenziò - è figlia del carbon fossile; questo offre all’umanità

civile l’energia solare nella forma più concentrata; accumulata nel tempo d’una lunga

serie di secoli, l’uomo moderno se n’è servito e se ne serve con crescente avidità e

spensierata prodigalità per la conquista del mondo. Come il mitico oro del Reno, il

carbon fossile è per ora la sorgente precipua di forza e ricchezza. La terra ne

possiede ancora enormi giacimenti: ma essi non sono inesauribili. L’energia solare

fossile è la sola che possa giovare alla vita e alla civiltà moderna? Là dove la

vegetazione è ubertosa e la fotochimica può essere abbandonata alle piante, si potrà

con colture razionali, come ho già accennato, giovarsi delle radiazioni solari per

promuovere la produzione industriale. Nelle regioni desertiche invece dove le

condizioni del clima e del suolo proibiscono ogni coltura, sarà la fotochimica artificiale

che le metterà in valore. Sull’arido suolo sorgeranno colonie industriali senza fuliggine

e senza camini: selve di tubi di vetro e serre d’ogni dimensione – camere di vetro –

s’innalzeranno al sole ed in questi apparecchi trasparenti si compiranno quei processi

fotochimici di cui fino allora le sole piante avevano il segreto e il privilegio, ma che

l’industria saputo carpire: essa saprà farli ben altrimenti fruttare perché la natura non

ha fretta mentre l’umanità è frettolosa. E se giungerà in un lontano avvenire il

momento in cui il carbone fossile sarà completamente esaurito, non per questo la

civiltà avrà fine: chè la vita e la civiltà dureranno finché splende il sole! E se anche

alla civiltà del carbone, nera e nervosa ed esaurientemente frettolosa dell’epoca

nostra, dovesse fare eseguito quella forse più tranquilla dell’energia solare, non ne

verrebbe un gran male per il progresso e la felicità umana. La fotochimica

dell’avvenire non deve peraltro essere riserbata a sì lontana scadenza: io credo che

l’industria farà cosa assennata giovandosi anche presentemente di tutte le energie

che la natura mette a disposizione; finora la civiltà moderna ha camminato quasi

green

Dall’inizio

dei tempi l’uomo

ha usato lo stretto necessario che la grande madre gli ha

messo a disposizione. Con l’avvento della società moderna

grazie anche ad un diffuso benessere economico, la collettività

in modo graduale ha innalzato i propri consumi fino a rompere

l’equilibrio naturale tra risorse e consumo. Fortunatamente è

sempre più diffusa la sensibilità iconologica, ossia il preservare

in mondo per le generazioni future. Gli scienziati ci hanno

messo nella condizione, pure conservando abitudini

confortevoli, di utilizzare fonti di energia che non intaccano le

risorse e l’equilibrio naturale, in sintesi le “fonti rinnovabili”. In

ingegneria energetica con il termine energie rinnovabili si

intendono quelle forme di energia generate da fonti di energia

che per loro caratteristica intrinseca si rigenerano o non sono

"esauribili" nella scala dei tempi "umani" e, per estensione, il cui

utilizzo non pregiudica le risorse naturali per le generazioni

future. Sono dunque forme di energia alternative alle tradizionali

fonti fossili e molte di esse hanno la peculiarità di essere anche

energie pulite ovvero di non immettere in atmosfera sostanze

nocive e/o climalteranti quali ad esempio la CO2. Esse sono

dunque alla base della cosiddetta economia verde.

economy


green

L’eolico

è una tecnologia

capace di

trasformare

l’energia del vento

in energia elettrica.

Il suo principio di funzionamento è tra i più antichi del mondo. Il

vento è una delle principali fonti rinnovabili di energia, basti pensare

ai mulini a vento o alla navigazione con imbarcazioni a vela, è però

sbagliato pensare che l'eolico sia una tecnologia semplice e poco

sofisticata. Esistono tipologie molto variegate di aerogeneratori. Ce

ne sono di piccola taglia, così come ne esistono di dimensioni

enormi , che svettano ad altezze di oltre i 50 metri. Le stesse pale

eoliche possono essere molto lunghe, anche 40 metri. I moderni

mulini a vento sono conosciuti con il nome comune di “pale

eoliche”, le quali sono tuttavia soltanto una parte del sistema. Il

nome più corretto è quello di aerogeneratore. Una serie di

aerogeneratori compone un impianto eolico o una Wind Farm.

economy

esclusivamente coll’energia solare fossile: non sarà conveniente utilizzare meglio

anche quella attuale”? Tra i fisici italiani che si dedicarono particolarmente alle ricerche

sull’energia solare Alessandro Amerio va ricordato per i lavori sulla radiazione solare,

che iniziò a Messina quando, negli anni 1906-1908, frequentò l’istituto di fisica di

quella Università del quale ne era direttore Orso Mario Corbino. Quest’ultimo aiutò

Amerio a mettere insieme gli strumenti che gli consentirono di intraprendere i suoi

studi sperimentali sulla radiazione solare sebbene poi sciaguratamente, il terremoto di

Messina la distrusse e, con essa, il lavoro appena iniziato. Grazie all’interessamento

del Ministero Amerio poté riprendere le sue osservazioni e misurazioni, finanche con

maggiore disponibilità di mezzi, sul terrazzo dell’Istituto Fisico di Roma in via

Panisperna, presso gli Osservartori di Alagna, du Col d’Olen, di Regina Margherita sul

Monte Rosa a quasi 4600 metri sul mare. Per lo svolgimento del lavoro superò non

poche difficoltà organizzative anche con un non lieve sacrificio personale. Già subito

dopo le prime ricerche svolte a Messina, che erano state riavviate con successo,

Amerio aveva avuto modo di far conoscere ed apprezzare le sua attività attraverso la

pubblicazione di alcune sue note sul Nuovo Cimento e negli Atti dell’Accademia dei

Lincei, tanto le sue tesi trovarono consenso presso la comunità scientifica che, su

proposta della stessa Accademia dei Lincei, la Società Reale di Londra gli conferì il

premio internazionale Joule per il biennio 1910-1911. I risultati ottenuti sulla radiazione

solare in una lunga serie di misure vennero successivamente completati e presentati

nel 1914 in una voluminosa memoria dei Lincei dal titolo “Ricerche sullo Spettro e

sulla Temperature della fototsfera solare.” In tale memoria, Amerio, dopo aver

discusso e valutato gli errori che si possono commettere nel determinare la

temperature della fotosfera solare supponendo che essa irradi come un corpo nero,

descrive i dispositivi sperimentali usati e gli artifici impiegati allo scopo di giungere a

determinare l’emissione integrale della fotosfera solare e la distribuzione spettrale

dell’energia emessa tenendo conto dell’assorbimento dell’atmosfera terrestre e

dell’atmosfera solare. Dopo la pubblicazione di questa memoria gli studi sulla

radiazione solare vennero da Amerio stesso ripresi e ulteriormente perfezionati in

alcuni particolari, fra l’altro nella messa a punto del suo Pireliometro integrale, ciò nel

mentre la sua attività di ricerca si ampliava anche ad altri campi della Fisica.

L’interesse di Amerio per l’uso dell’energia solare è egregiamente riportato nella sua

relazione “L’utilizzazione del calore solare e l’autarchia nazionale” al Congresso della

Società Italiana per il Progresso delle Scienze, Venezia 1937. Fra gli italiani, non

possiamo non menzionare anche Mario Dornig insigne docente presso le Università di

Vienna e di Milano il quale, sostenitore dell’energia solare per oltre 40 anni già a

partire dai primi decenni del 1900, identificò (nel 1916) i seguenti punti chiave per lo

sviluppo economico dell’Italia: a) l’uso integrato e razionale dell’energia; b)

l’esplorazione delle risorse minerarie; c) le previsioni a lungo termine e la possibilità di

influenzare i fenomeni meteorologici di maggior rilievo; d) l’uso razionale e sistematico

dell’intelligenza degli animali. Per quanto riguarda l’energia solare Dornig sintetizzò 20

anni di sue pubblicazioni e articoli in una relazione dal titolo “L’energia solare,”

pubblicata in due parti sulla rivista “L’Ingegnere”, nel 1939 e nel 1940. Il lavoro

accademico di Dornig ispirò pionieri e imprenditori del settore dell’energia solare

(Biacchi, Romagnoli, Amelio, Gasperini, Andri), che costruirono vari prototipi,

principalmente pompe e motori solari, durante gli anni trenta del novecento. Tuttavia,

con la seconda Guerra mondiale, la maggior parte di queste ricerche e di queste

esperienze andò dispersa e fu presto dimenticata. Nel 1955 Dornig partecipò al

Simposio mondiale sulle applicazioni dell’energia solare in Arizona promosso

dall’AFASE, su invito dello Stanford Research Institute, con il sostegno della Ford

Foundation, in rappresentanza dell’amministrazione italiana della Somalia. Nel riferire

sul Simposio, Dornig ricordò il lavoro da lui svolto nel campo dell’energia solare

nell’arco di oltre 40 anni e manifestò tutto il proprio apprezzamento per l’iniziativa dello

Stanford Research Institute di avere per la prima volta al mondo riunito insieme gli

scienziati del settore dell’energia solare. Secondo Dornig, al Simposio furono

presentate molte relazioni, ma la maggior parte di esse non dava nessuno spunto

pratico. Solo poche delle macchine esposte nella mostra meritavano una certa

attenzione, tra queste la pompa solare Somor per il sollevamente dell’acqua dal

sottosuolo, realizzata da Ferrucci Grassi, suo allievo nella facoltà di ingegneria, e

Daniele Gasperini. Nel Simposio fu confermata secondo Dornig la convenienza a

utilizzare l’energia solare senza concentrarla, argomento a cui teneva. Nella sua

relazione volutamente escluse di riferire dei collettori solari termici, per i quali, secondo

Dornig, vista la loro semplicità, si potevano considerare molti problemi ormai in buona

parte risolti. Dornig dedicò la maggior parte della sua relazione alla scoperta della

cella fotovoltaica al silicio avvenuta nel 1953, ai dispositiivi termoelettrici, al

riscaldamento e raffrescamento degli ambienti, alle cucine solari, alla dissalazione, ai

forni solari, alle pompe solari, alla biomassa. Due pagine della sua relazione furono

dedicate a “Energia Solare e Energia Nucleare.” Dornig nota come sin dagli inizi


dell’agricoltura l’energia solare non sia mai stata causa di distruzione e di morte. Per

Dornig il Simposio dell’Arizona del 1955 dovrebbe essere considerato una pietra

miliare per l’applicazione scientifica e tecnologica dell’energia solare a beneficio

dell’umanità. In Arizona, secondo lui, non furono scoperti nuovi principi, ma fu

realizzata l’associazione sistematica di diverse discipline – geografia, astronomia,

climatologia, fisica, termodinamica, chimica, agronomia, fisiologia, gastronomia,

economia, scienze sociali, e altre. Questa associazione di diverse discipline avrebbe

condotto al razionale uso dell’energia solare al fine di valorizzare le terre marginali,

specialmente nei paesi caldi e aridi, migliorando l’agricoltura e la produzione di cibo.

Ma è Giovanni Francia colui che può essere considerato l’italiano che nel novecento

ha dato il maggiore contributo teorico e pratico allo sviluppo delle tecnologie per l’uso

dell’energia solare. Nato a Torino nel 1911 e morto a Genova nel 1980, Francia,

dall’iscrizione alla facoltà di ingegneria nel 1929 passò a matematica per cause di

forza maggiore – perse il padre e allo stesso tempo fu colpito dalla tubercolosi, che lo

costrinse per quattro anni nel sanatorio Giovanni Agnelli tra le montagne del Sestriere

dove studiò da autodidatta – stupiva i suoi collaboratori per la facilità con la quale

utilizzava gli strumenti matematici per risolvere i problemi pratici. Anche come docente

universitario di analisi e geometria, dal 1935 al 1938 presso il Politecnico di Torino e,

successivamente, presso le Facoltà di Scienze, Ingegneria e Architettura

dell’Università di Genova, rivelava un approccio non convenzionale nell’insegnamento,

anticipando a volte temi quale il calcolo numerico, del quale pare non ci fossero molti

professori disposti a parlarne ai propri studenti di ingegneria agli inizi degli anni

cinquanta. È proprio dagli inizi degli anni cinquanta che comincia per Francia un

periodo ricco di invenzioni e progetti. Nell’arco di oltre vent’anni registra vari brevetti,

alcuni rilevanti anche dal punto di vista economico, in ambito automobilistico,

aeronautico, spaziale, tessile, elettromeccanico. Il settore al quale si dedicherà con

tutte le sue forze dalla fine degli anni cinquanta è quello dell’energia solare. Con le sue

intuizioni e sperimentazioni presso la Stazione solare di S.Ilario, con l’invenzione delle

strutture a nido d’ape o antirraggianti del 1961 e con i pionieristici impianti solari a

concentrazione Fresnel lineari del 1963 e puntuali del 1965, richiama l’attenzione di

tutto il mondo su Genova, che a metà degli anni settanta poteva essere considerata

“capitale mondiale del solare”. L’idea centrale di Francia era che il calore solare,

abbondante ma a bassa densità e a bassa temperatura, dovesse essere raccolto in

modo da ottenere le temperature necessarie per far funzionare macchine e impianti

delle società tecnologicamente e industrialmente avanzate, a cominciare da quelli per

la produzione di energia elettrica. Un obiettivo che perseguì esprimendo sempre nei

suoi progetti una profonda semplicità, capace di cogliere l’essenza dei fenomeni fisici,

descritti in altrettanto essenziali ed efficaci rappresentazioni matematiche e

geometriche. I concetti a base degli impianti di Francia tutt’oggi conservano

un’immutabile validità, testimoniata dalla nascita di varie imprese solari nel mondo che

in quei concetti hanno un sicuro riferimento. Ma Francia non solo inventò macchine e

sistemi solari d’avanguardia per il suo tempo. Prima dello shock petrolifero del 1973,

nel 1970, sviluppò insieme a due giovani architetti, Karim Amirfeiz e Bruna Moresco, e

ad altri collaboratori, un visionario progetto di un complesso urbanistico del tutto nuovo

per una popolazione di circa 100.000 abitanti, strettamente collegato allo sfruttamento

dell’energia solare, e tale da costituire un nucleo ripetibile, indipendente ed autonomo

dal punto di vista energetico. Alla base di questo progetto, documentato con disegni,

calcoli, studi particolareggiati, plastici ed esperienze varie, vi era la convinzione di

Francia che fosse possibile immaginare un’ “unità urbana in cui i servizi essenziali –

illuminazione, riscaldamento, elettricità – fossero assicurati in maniera autonoma

dall’energia solare”. L’illuminazione diurna, sarebbe stata fornita tutta dalla radiazione

solare, attraverso 100.000 metri quadrati di aperture capaci di far penetrare la “luce

guidata” del sole all’interno degli spazi di vita e di lavoro. Per il riscaldamento invernale

sarebbe stato utilizzato l’eccesso dell’energia solare estiva immagazzinata nel terreno

sottostante la città. Si ipotizzava che la piccola quantità di energia elettrica richiesta dal

nucleo urbano per i soli fabbisogni domestici potesse essere fornita da centrali

termoelettriche solari, come quelle progettate e sperimentate da Francia a S. Ilario.

Tra gli studi di Francia è praticamente sconosciuta la sua singolare analisi fisico

matematica sull’equilibrio termico della Terra. Più di trent'anni fa espose la teoria

secondo cui il clima terrestre potrebbe essere alterato dalla crescente produzione di

calore artificiale sulla superficie della Terra e, quindi, non solo dal cambiamento della

trasparenza dell’atmosfera dovuto alle emissioni di gas serra. Nella sua analisi Francia

arriva alla seguente conclusione: sembrerebbe che la produzione di quantità, anche

modeste, di energia sulla superficie della terra alteri il clima in modo drammatico e che

si ponga fin d’ora la necessità di ricorrere all’energia solare che è l’unica che non

comporti inquinamento termico.

green

L’idroelettrico

da quasi un secolo e

mezzo dighe e

centrali idroelettriche

fanno parte del

paesaggio delle

nostre montagne,

contribuendo a

consolidare nel

nostro immaginario

l’idea che

l’idroelettrico è una

risorsa energetica

pulita, disponibile e

rinnovabile.

L’energia viene ricavata dal corso di fiumi e di laghi grazie

alla creazione di dighe e di condotte forzate. Esistono vari

tipi di diga: nelle centrali a salto si sfruttano grandi altezze

di caduta disponibili nelle regioni montane. Nelle centrali

ad acqua fluente si utilizzano invece grandi masse di

acqua fluviale che superano piccoli dislivelli; per far

questo però il fiume deve avere una portata considerevole

e un regime costante.

economy


Si laurea in ingegneria elettronica presso

l’università Politecnica delle Marche nel 2005.

Successivamente si inserisce nel settore dell’energia trasferendosi in Olanda per conto

dell’EURATOM, (European Atomic Energy Community ) al fine di lavorare in qualità di

Project Engineer nel settore della fusione termonucleare portando avanti progetti di

diversa natura, nello specifico del settore per il cui sviluppo era stato chiamato. Ed è lì che

inizia il percorso professionale di Marco a diretto contatto con l’energia; rotta che

continuerà a seguire con successo in Italia dopo il suo rientro. L’esperienza biennale

maturata in Olanda, che di fatto culmina nel 2007, gli consente di cogliere appieno, anche

in virtù dell’esperienza maturata nel settore, le occasioni fornite dal Governo per lo

sviluppo di quella che definiamo “la nuova frontiera dell’energia”. Difatti è anche grazie

all’emanazione del primo conto energia (ovvero in virtù degli incentivi messi a

disposizione di quanti, in quegli anni, avevano deciso di proiettarsi professionalmente

sull’energia pulita), che ha iniziato ad investigare nuove possibilità di sviluppo di business

nel mercato italiano. Si inserisce come ingegnere progettista e Construction Manager

successivamente, nella realizzazione di parchi fotovoltaici di alta potenza di picco.

Focalizza la sua attenzione sul centro Italia ed in particolare sulla regione Marche, ove

risiede.

Cos’è un impianto fotovoltaico, Marco?

Un impianto fotovoltaico trasforma l’energia della radiazione solare in energia elettrica da

poter utilizzare immediatamente. I generatori di energia di un impianto fotovoltaico sono i

moduli fotovoltaici, che a loro volta sono composti da celle fotovoltaiche, prodotte

prevalentemente in silicio monocristallino o policristallino; alcuni materiali come il silicio

infatti, appositamente trattati, possono produrre energia elettrica se irraggiati dalla luce

solare. Le celle, collegate in serie tra di loro, trasformano l’energia solare in energia

elettrica; la corrente continua prodotta dalle celle è convertita in corrente alternata con

una frequenza di 50 hertz. Tale conversione di energia è eseguita dall’inverter o

convertitore, funzionale, inoltre, a proteggere l'impianto da disturbi o anomalie derivanti

della rete. Le celle fotovoltaiche dunque collegate tra loro costituiscono un “modulo”, un

insieme di moduli compone una stringa fotovoltaica. La potenza dell’impianto che si andrà

a realizzare è naturalmente proporzionale al numero di pannelli che si intende utilizzare.

Al fine di consentire all’impianto fotovoltaico prestazioni e rese ottimali, occorre

individuare il corretto posizionamento dei moduli fotovoltaici e progettare accuratamente

l’intero sistema.

Perché installare un impianto?

Gli impianti fotovoltaici, già diffusi all’estero da anni, stanno ottenendo rapidamente anche

in Italia il favore di molte aziende e famiglie, poiché lo sviluppo di celle solari al silicio ad

alto rendimento, unitamente agli incentivi economici ministeriali previsti dal “Conto

Energia” e la possibilità “Scambio e\o vendita” dell’energia elettrica prodotta, si sono

rivelati la soluzione ideale per tutti coloro che vogliono abbattere, fino ad azzerarli, i propri

costi della bolletta energetica sfruttando un sistema del tutto ecologico nel pieno rispetto

della natura. I vantaggi sono ormai noti ed evidenti a partire dall’inesauribilità e la

disponibilità del tutto gratuita della fonte di energia primaria (il sole), oltre l’assenza di

immissione nell’atmosfera di anidride carbonica o di altri gas dannosi e causa del

cosiddetto “effetto serra” e “buco dell’ozono” responsabile degli importanti cambiamenti

climatici del nostro pianeta. Non ultimo poi, il vantaggio che deriva dalla pressoché

assenza di manutenzione dei componenti in quanto si tratta di componenti “statici”, cioè

senza nessuna parte in movimento meccanico. Un impianto fotovoltaico può essere

montato su superfici come tetti, facciate, balconi, terreni, ecc. e può costituire esso stesso

un elemento architettonico di pregio e parte attiva nella certificazione energetica

dell’edificio.

Un impianto fotovoltaico quanta CO2 riduce?

E' possibile stimare la quantità di emissione di anidride carbonica e di altre sostanze

inquinanti contribuenti all'innalzamento dell'effetto serra pari a 0,35 kg per ogni kWh

prodotto mediante un sistema a generazione fotovoltaica. Ipotizzando una produzione

media annuale, alle latitudini dell'Italia centrale, pari a 1460 kWh, con un impianto di

potenza nominale da 1 kWp, si può dire che la quantità di anidride carbonica non emessa

in un anno sia pari a 780 Kg per ogni chilowatt di picco installato. Se si considera il ciclo di

vita previsto per la durata media di un impianto, pari a circa 30 anni, la stima complessiva

a fine ciclo sarà di circa 23.400 Kg di emissioni di CO2 evitate per ogni chilowatt di picco

installato.

Sposato, fidanzato o single?

Single.

Come si vive l’essere single, oggi?

Essere single può essere anche molto divertente. Questo però alla lunga ... diciamo pure

che all’orizzonte, fra i miei progetti più ambiti c’è il cominciare a costruire le fondamenta di

un solido rapporto ... sai, non lascio nulla al caso, essendo io ingegnere (sorride ...)

MARCO

CINALLI

C.da Montecantino 87 _ Massignano (AP)

marcosolarpv@gmail.com _ mobile: 340.1422309

LEVERE"FABBRICHEDILAVORO"

Ingegneria,architettura

e green economy:

www.donnaimpresa.com 27


Il suo interesse per le rinnovabili nasce già con la carriera

universitaria in Ingegneria Ambientale; interesse che ha

ulteriormente approfondito negli anni 2002/2003 in

Spagna, durante un master post-laurea in “Tecnologia

ambientale”.

Sempre In Spagna, negli anni successivi, ha lavorato nel settore del trattamento delle acque ed in seguito nel

campo delle rinnovabili. E’ nel 2006, quando per motivi familiari si è trasferito in Italia e precisamente ad Ascoli

Piceno città natale di sua moglie Paola Agostini dalla quale aspetta una bambina, che Carlos Alberto ha aperto

la ditta individuale “Soluzione Ambiente” dedicandosi al settore energetico in edilizia oltre che alla certificazione

energetica ed al solare termico, settore attraverso il quale, anche grazie al I° conto energia nel 2007, ha

notevolmente rafforzato la sua, sebbene già consolidata, penetrazione sul territorio mettendo a punto una più

che ragguardevole quantità di impianti domestici di piccola dimensione. Riconducibile alla seconda metà

dell’anno 2009, il momento del vero boom del fotovoltaico in Italia, il suo volgere lo sguardo alla certificazione

energetica e ad impianti di dimensioni maggiori: i cosiddetti “campi fotovoltaici”, collaborando con vari gruppi di

investimento italiani ed esteri ed investitori privati italiani. Ha progettato, sviluppato ed autorizzato circa 12 MW

di impianti a terra senza però mai abbandonare gli impianti domestici di piccola taglia per i quali prospetta la

soluzione “chiavi in mano” così come la sola progettazione ed autorizzazione. Il 2010-2011 è l’arco temporale

nel quale l’impegno si è rivolto prevalentemente al supporto logistico, di cantierazione e nella direzione lavori di

tre delle centrali fotovoltaiche precedentemente autorizzate. Nel frattempo, l’esperienza pluriennale maturata

nel campo del fotovoltaico, gli ha consentito di operare anche come consulente per il disbrigo delle pratiche

Enel, GSE e Agenzia delle Dogane per vari impianti di grande taglia. Le prospettive di crescita della ditta sono

ottime, anche nonostante le attuali politiche energetiche del Governo ed i conseguenti tagli alle tariffe

incentivanti. Ci sono per lui interessanti progetti di inserimento in Romania e Grecia anche per quel che è

relativo all’eolico, alla cogenerazione da biomasse e, non ultimi, al geotermico e idroelettrico, ciò senza tuttavia

smettere di credere nel solare, nel termico e fotovoltaico che restano ancora campi di primario interesse.

Da cosa è costituito un sistema fotovoltaico?

Un sistema fotovoltaico è essenzialmente costituito da un generatore, da un sistema di condizionamento e

controllo della corrente elettrica generata, da un eventuale accumulatore di energia o batteria (per rendere

disponibile in tutte le ore la corrente elettrica continua generata), dalle strutture di sostegno per i moduli. Il

generatore fotovoltaico è costituito da un insieme di moduli fotovoltaici collegati in maniera tale da ottenere i

valori di potenza e tensione desiderati. Più moduli formano un pannello. Un insieme di pannelli, collegati

elettricamente in serie costituisce una stringa. Più stringhe costituiscono il generatore fotovoltaico. Il sistema di

controllo della corrente elettrica è costituito da un inverter (che trasforma la corrente continua prodotta dai

moduli in corrente alternata fruibile dalle utenze) e da un dispositivo che massimizza la potenza trasferibile dal

generatore fotovoltaico (il cosiddetto inseguitore del punto di massima potenza).

I sistemi fotovoltaici hanno un forte impatto estetico?

Le valenze estetiche dei moduli fotovoltaici richiedono la consapevolezza di dover lavorare con materiali e

componenti innovativi, caratterizzati da aspetti cromatici, dimensionali e percettivi unici. Negli edifici di nuova

costruzione, tali caratteristiche possono essere utilizzate all'interno del progetto come occasioni di

innalzamento qualitativo delle caratteristiche estetiche del manufatto. Negli edifici storici e negli interventi di

recupero di architetture di particolare valenza, saranno da utilizzare componenti specifici con superfici

traslucide, caratterizzate da colori differenti o sostituire parti e componenti con elementi nuovi, quali tegole o

scandole fotovoltaiche, vetri per infissi, lamelle di persiane, superfici flessibili con celle in silicio amorfo. In

quest'ultimo caso la valutazione delle proposte terrà in forte considerazione l'impegno profuso nella

massimizzazione dell'integrazione delle nuove tecnologie nei contesti di particolare pregio architettonico.

I moduli fotovoltaici possono essere coperti in qualche modo?

ll progetto di integrazione dei moduli fotovoltaici può essere sviluppato secondo due distinte linee di intervento:

sostituendo parti e componenti con specifiche soluzioni, lasciando rileggere senza mimetismi le valenze

estetiche delle nuove tecnologie, oppure minimizzando le interferenze tra le parti differenti dell'edificio,

mediante uno studio appropriato delle soluzioni di dettaglio.

Come e dove possono essere installati i moduli fotovoltaici?

Devono essere posizionati rivolti a Sud, con un'inclinazione ottimale delle superfici di captazione di circa 20 -

30° rispetto al piano orizzontale. Se non è possibile questo posizionamento si può anche sfruttare la facciata

del palazzo, anche se la disposizione verticale, alle latitudini italiane non è quella ottimale, perché comporta un

abbassamento dei rendimenti, non potendo sfruttare al massimo la radiazione solare diffusa. Sono, in ogni

caso, da valutare attentamente le condizioni di soleggiamento, evitando le zone d'ombra o l'interferenza anche

di piccoli ostacoli, quali pali o alberi che rischiano di compromettere il rendimento o l'intero funzionamento del

sistema. I luoghi di posizionamento possono essere i seguenti: su tetti inclinati, sfruttando generalmente la

pendenza delle falde del tetto; su coperture piane, mediante l'utilizzo di adeguate strutture di sostegno per

raggiungere l'inclinazione ottimale dei moduli; sulle facciate dell'edificio, sfruttando in prevalenza la radiazione

solare diffusa, anche se con rendimenti minori; su frangisole, brise-soleil, tettoie, lamelle anche orientabili,

collocate sulle facciate degli edifici, evitando tutte le possibili situazioni di ombreggiamento; su lucernai,

utilizzando moduli completamente opachi o anche moduli traslucidi che permettono il passaggio parziale della

luce solare negli spazi interni sottostanti; su balaustre, parapetti e fioriere, generalmente in facciata degli edifici;

su pensiline e altre strutture di copertura di spazi pedonali o parcheggi.

CARLOS ALBERTO

MUNERA

Via Vidacilio 17 _ Ascoli Piceno _

ing_munera@soluzioneambiente.com _ www.soluzioneambiente.com

mobile: 3297372980


Francesco è un ingegnere industriale

laureatosi con il massimo dei voti (e lode)

all’Università Politecnica delle Marche. Vive

a Fermo con la sua Compagna Alessandra

Spreca, in dolce attesa. Francesco si

occupa dacchè è iniziata la sua carriera, di

impiantistica in genere (civile ed industriale)

sebbene poi, vista la forte spinta propulsiva

delle energie rinnovabili di questi ultimi anni,

abbia deciso di dedicarsi prevalentemente a

questo settore sia per ciò che concerne la

parte termotecnica, quanto per quella

elettrica.

Il suo trascorso professionale è costellato da una vasta moltitudine di impianti di

cogenerazione e trigenerazione, ciò prima che l’approccio alle energie rinnovabili

gli fornisse l’intuizione che quella neonata sensibilità ambientale era il preludio di un

diverso modo di concepire la vita e con essa, l’economia. Oggi, neppure

quarantenne, vanta già un curriculum di tutto rispetto che, dati alla mano, fanno

oltre 25 megavat di impianti progettati in tutta Italia. Nel suo futuro, oltre il bellissimo

evento di diventare papà, c’è il mercato estero. In effetti ci confida di voler ampliare

il suo orizzonte professionale, sempre nel campo delle rinnovabili, dell’impiantistica

civile ed industriale, della cogenerazione e trigenerazione, del biogas e biomasse al

Nord Africa ed all’Europa dell’Est che ad oggi risultano ancora territori poco sfruttati

sebbene con grandi potenzialità.

Fotovoltaico perché Francesco?

Innanzi tutto perché rispetta l’ambiente: la produzione e il consumo di energia

fotovoltaica non hanno effetti inquinanti, poi anche perché è un ottimo investimento:

esso rappresenta un affare per l’investitore, garantito da un rendimento certo e da

brevi tempi di ritorno dell’investimento. Indispensabile sottolineare come la

posizione geografica e l’irraggiamento solare del nostro Paese consenta di sfruttare

al meglio l’energia fotovoltaica con conseguenti vantaggi per il privato quanto per

l’economia italiana, nonché come la vita operativa utile ci ciascun impianto sia molto

lunga oltre che essere adattabile a qualsivoglia spazio e/o struttura.. a partire dal

piccolo terrazzo di casa fino agli insediamenti industriali ed i terreni non utilizzati: un

impianto fotovoltaico installato in terreni non edificabili e difficilmente coltivabili,

permette una alta rendita assicurata.

A riprendere uno slogan che personalmente ho trovato molto incisivo. “Lo

stato dalla parte del sole” ci spieghi in maniera esaustiva che cosa si intende

per “Conto Energia”?

Il "Conto Energia" è il decreto che fissa un incentivo per 20 anni per privati, imprese

ed enti pubblici che installano un impianto solare fotovoltaico (cioè un impianto che

genera elettricità dall'energia solare) allacciato alla rete elettrica. L'incentivo è

ovviamente proporzionale all'energia elettrica generata. E’ attraverso il Quarto

Conto Energia, decreto che stabilisce i nuovi incentivi per il fotovoltaico, che si è

raggiunto un compromesso tra il ministero dello Sviluppo economico e quello

dell'Ambiente affinchè tali incentivi vengano erogati nel momento stesso in cui i

nuovi impianti fotovoltaici saranno collegati alla rete elettrica e, non di meno, è

previsto un indennizzo ai proprietari degli impianti qualora ci fossero ritardi nella

connessione. Uno degli aspetti principali del nuovo decreto riguarda le diverse

riduzioni tariffarie che si succederanno nel corso del periodo di validità e che si sono

rese necessarie in quanto il costo degli stessi pannelli fotovoltaici si è ormai ridotto

rispetto agli anni scorsi. Nonostante i tagli in programma il livello delle tariffe resterà

buono e garantirà sicuramente la convenienza degli investimenti negli impianti,

siano essi residenziali che industriali. La remunerazione sarà ovviamente diversa

dal Nord al Sud, perché il medesimo impianto da 3kW che a Milano produce in un

anno c.a. 3500 kWh, a Palermo, dove c'è più sole, potrà produrre, nel medesimo

arco temporale, oltre 4500 kWh. Pertanto, riferendoci ad un impianto su edificio

installato in Giugno 2011, noteremo come il proprietario dell'impianto di Milano

riceverà dal GSE 3500 x 0,361 = 1.263,50 € all'anno, mentre il proprietario

dell'impianto di Palermo riceverà 4500 x 0,361 = 1.624,5 € annuali.

E la bolletta dell'energia elettrica?

Riprendendo l'esempio precedente, se il mio consumo annuo è, ad esempio, di

3500 kWattora (chiamati "scatti" sulla bolletta), e il mio impianto produce 3500

FRANCESCO

RONGONI

C.da Camera 72_ Fermo _

mobile: 389.1230448

francesco.rongoni@gmail.com


kWattora all'anno, la bolletta si compensa con lo "scambio sul posto". Questo

meccanismo si effettua con il GSE con un conteggio su base annua dei kWattora

consumati e dei kWattora prodotti. Dal 2009 il GSE provvede a rimborsare

direttamente il costo dell'energia elettrica pagato al proprio gestore.

E dunque, se installo un tetto fotovoltaico risparmio anche sulla bolletta

elettrica?

Certamente, se istallo sul tetto di casa un impianto fotovoltaico che produce 3500

kWattora/anno, oltre a ricevere gli incentivi di cui sopra, mi viene rimborsato dal

GSE anche il costo pagato per l'energia elettrica, che ad esempio per il primo anno

è di c.a. 600 €

L'incentivo del Conto Energia e il risparmio sulla bolletta elettrica si

sommano?

Sì, i due importi si sommano, e quindi in un anno guadagno a Milano 1.263,50€ dal

Conto Energia e 600 € dallo scambio sul posto, e quindi, con un impianto da 3500

kwh/anno, ricavo 1863,50 € all'anno. A Palermo, il mio ricavo è di 1.624,5 + 600 =

2224,50 € all'annue.

Vediamo allora che cosa succede in 20 anni…

In 20 anni, il guadagno del Conto Energia + il risparmio sulla bolletta sono:

(1263,50€ + 600 €) x 20 anni = 37.270 € a Milano; (1624,50 € + 600 €) x 20 anni =

44.490€aPalermo.Questoragionamento semplificato non tiene conto dei

prevedibili aumenti della bolletta elettrica: se soltanto ipotizziamo un aumento

medio della bolletta del 5% l'anno, le cifre precedenti diventano di oltre 40.000 € a

Milano e di oltre 50.000€aPalermo.

E quanto costa un impianto che produca 3500 kWattora all'anno?

Al Nord Italia per ottenere questa produttività ho bisogno di un impianto da 3 kW di

potenza, e il costo chiavi in mano è di c.a. 12.500€+IVA… comedirecheconil

Conto Energia ho un rendimento dal 300 al 400% sul capitale investito , senza

alcun rischio finanziario. I nostri conterranei del Sud sono ancora più fortunati a tal

proposito, perché hanno più sole,ealorobastaunimpianto da 2,34 kW per

produrre la stessa energia; ciò vuol dire che spenderanno c.a. 10.500 € IVA e

installazione incluse: ma per loro il capitale sarà più che quadruplicato .

Deducibilità 55% IRPEF per 5 anni

Nonostante la palese evidenza economica, alcuni "incontentabili" sono soliti

chiedere se è possibile anche dedurre il costo dell'impianto dall'Irpef. La risposta in

questo caso è negativa, o più precisamente, deducibilità IRPEF e conto energia

sono in alternativa: o l'uno o l'altro, e pertanto è difficile che si vada a scegliere un

risparmio del 55% contro una convenienza di oltre il 300%, non ti sembra?

Proseguendo nelle mie riflessioni, e più precisamente nell'ottica di un crollo

futuro dell'energia disponibile pro capite (crollo oramai ampiamente palesato

dai più che, seppure annunciato come possibile e non assodato, pone, al di là

dell’ovvio quesito relativo all’attendibilità della notizia, quello di ragionare su

come far fronte ad una richiesta comunque sempre maggiore di energia),

quali, le risorse a cui appellarci per far fronte a questo nuovo scenario ed al

contempo per alleggerire il peso di questa fortissima dipendenza nei

confronti di quei paesi fornitori dai quali inesorabilmente dipendiamo? La

situazione sarebbe senz'altro drammatica e condurrebbe a scenari

semiapocalittici ..

La disponibilità di adeguate risorse energetiche e il possesso di tecnologie per la

loro produzione ed il loro consumo rappresentano la condizione necessaria per il

progresso economico e civile di un paese . L'energia utilizzata oggi a livello

mondiale che trae origine da combustibili fossili sono, per loro stessa natura,

esauribili. Al contrario, il sole e il vento, l'acqua e la biomassa, le maree e il calore

della Terra costituiscono tutte fonti inesauribili e rinnovabili di energia. Le loro

tecnologie di sfruttamento producono, inoltre, un impatto sull'uomo e sull'ambiente

assai limitato, e rappresentano l'unica opzione percorribile per aggredire alle radici

il problema dell'effetto serra, causato dall'accumulo di anidride carbonica

nell'atmosfera. Le energie rinnovabili pertanto, energia eolica, solare (termica e

fotovoltaica), idraulica, mareomotrice, geotermica e da biomassa, sono da ritenersi

un’alternativa fondamentale ai combustibili fossili. Il loro impiego permette di ridurre

non soltanto le emissioni di gas a effetto serra provenienti dalla produzione e dal

consumo di energia, ma anche la dipendenza dell’Unione europea (UE) dalle

importazioni di combustibili fossili, in particolare gas e petrolio, ciò a rispondere alla

tua domanda sulla necessità di una, sebbene graduale, conquista di un’autonomia

energetica.


Generazioni

a confronto

sulle

“Dune del Delta”

La Del Vecchio Carlo Costruzioni Edili è un partner affidabile per enti

pubblici e privati; essa nasce dall'esperienza maturata nel campo

della famiglia Del Vecchio. Impegnato nel cantiere di famiglia fin da

ragazzo, Carlo grazie alla propria tenacia, fatica e costanza,

acquisisce professionalità e competenza che oggi mette a

disposizione dei propri clienti.

“Il progetto che sto realizzando con la mia ditta a Ravenna – ci dice - e, nello specifico, si tratta di un parco botanico e zoologico

che intende ispirarsi a una nuova filosofia alle cui basi c’è un rapporto diverso, più lucido e consapevole, tra l’uomo e l’ambiente, e

più in particolare, tra l’uomo e gli animali. Stiamo attraversando un periodo storico contraddistinto da una crescente sensibilità verso

questi nostri vicini di casa sul pianeta. Occorre pertanto operare affinchè questa non resti una moda ma cresca verso una nuova

cultura ecologica”. Alla mia domanda su come fosse possibile comprendere e amare qualcosa che non si conosce, che non si tocca

con mano, risponde “È proprio partendo da questo principio che Le Dune del Delta vuole creare un luogo che permetta all’uomo di

appassionarsi degli animali e dell’ambiente, di capire le intime leggi che regolano il delicato equilibrio di rapporti e dipendenze

presenti in ogni nicchia ecologica, portando al grande pubblico uno sguardo d’insieme dell’animale e del suo mondo. Incontrare e

conoscere per poter comprendere, rispettare e tutelare la natura che ci circonda. Per far questo il Parco terrà conto delle esigenze

etologiche degli animali, mettendo a disposizione gli spazi regolamentati dalle leggi regionali, provvedendo al loro benessere, con

acque correnti, ricoveri all’ombra, alimentazione quanto più possibile naturale, locali adeguati, ecc. Sia per gli animali indigeni che

per quelli esotici, i luoghi di permanenza prevedono dei ricoveri dove l’animale possa occultarsi, lasciando a lui la decisione se

mostrarsi al pubblico oppure restarsene invisibile. Il parco inoltre vuole porsi in collaborazione con il Corpo Forestale e i Centri di

Accoglienza per animali esotici, al fine di offrire ospitalità, cure e assistenza agli animali esotici provenienti dalle più svariate

situazioni. La vera punta di diamante de “Le Dune del Delta” saranno le tre Palazzine della Divulgazione: (“Interattività con gli

Animali: la Nursery”, “Le Bio Diversità Notturne” e, un omaggio alle terra di Ravenna, il progetto scientifico/divulgativo “Dal Mare alla

Terra”), strutture a tema che permetteranno a tutti i visitatori un incontro guidato e più ravvicinato con aspetti altrimenti poco visibili

del mondo animale. Le tre Palazzine Divulgative sono concepite oltre che per i normali visitatori, anche per accogliere un pubblico

scolare di ogni età e grado, grazie alla presenza di personale esperto e alla realizzazione di progetti didattici loro dedicati. Ma non

solo le scuole, anche le Università potranno guardare a Le Dune del Delta come a un partner ideale per itinerari di studio e

osservazione sul campo, nell’ambito della zoologia, etologia, veterinaria, botanica e molte altre discipline”.

COSTRUZIONI EDILI

CARLO

DEL VECCHIO

C.da Casciotta 1/d _ Capodarco di Fermo_impresadelvecchio.c@libero.it _ mobile: 334.6274121

nella foto: da destra: Giuseppe, Stefano e Carlo


In primo piano:

La Spendente che si è costituita come cooperativa nell’anno 1989 con lo

scopo di organizzare e gestire attività e servizi in genere per assicurare

occupazione ai propri soci, è passata in un ventennio da 25 soci lavoratori

iniziali ai 100 attuali, con un fatturato sempre crescente. L’ambito territoriale

in cui opera è quello delle provincie di Fermo, Ascoli piceno e Macerata. E’

dal febbraio 2001 che essa ha iniziato il percorso della Qualità Totale,

incominciando ad implementare alcune procedure tali da garantire la

continuità dei servizi erogati nel rispetto delle leggi che li regolamentano e

offrendoli giorno dopo giorno a livelli qualitativi sempre più elevati. Oggi si

pone l’obiettivo di essere energico ed affidabile supporto agli enti locali

offrendo servizi e personale qualificato: pulizie di enti pubblici e privati;

trasporto scolastico; raccolta rifiuti igiene urbana; raccolta differenziata ad

una percentuale dell’80%; assistenza anziani e assistenza negli scuolabus;

gestione mense (per un totale di circa 20 comuni).

Come

CARLO

avviene la raccolta differenziata dei rifiuti?

La Splendente

LARACCOLTADIFFERENZIATAFRALIMITICULTURALIE

NUOVEPROSPETTIVEDICRESCITA.

Ne parliamo con Massimo Del Prete.

I rifiuti differenziati sono raccolti ogni giorno; per ogni tipo un giorno

prestabilito. La frazione di organico viene raccolta sette giorni su

sette, invece al fine di evitare cattivi odori.

La vostra Cooperativa opera nelle Marche e nello specifico in tre,

delle cinque province: e cioè Ascoli Piceno, Fermo e Macerata. In

relazione a questa premessa, mi chiedevo quanto potesse essere

radicata, in questa terra, tale cultura e come, a parer tuo, nel

momento in cui essa non sia considerata che agli albori, come sia

possibile coinvolgere maggiormente le persone ad eseguirla in

maniera più responsabile ...

Per riuscire in questa iniziativa è necessaria una grande

determinazione soprattutto ove, e mi ricollego alla tua domanda,

come nelle nostre zone, non è ancora radicata la cultura della

raccolta differenziata. Mi sento di ringraziare in modo particolare tutti

i nostri operatori, i quali, ogni giorno, con grande convinzione

svolgono il loro lavoro. Fondamentale e necessaria è la

collaborazione dei cittadini, degli enti e delle Pro-loco, anche se

bisogna fare di più, ad esempio attraverso l’emanazione di un

disciplinare, vale a dire di una serie di regole da seguire per poter

differenziare bene i rifiuti.

In futuro, potete prevedere vantaggi per i cittadini che faranno

raccolta differenziata? E quali vantaggi ci saranno in generale?

Sicuramente ci saranno vantaggi per tutti, non solo economici. I

cittadini si sentiranno protagonisti nella creazione di un ambiente più

pulito grazie alla loro collaborazione, al loro coinvolgimento in prima

persona, rendendosi così protagonisti di civiltà. In futuro, se i

cittadini continueranno a collaborare praticando più attivamente la

raccolta differenziata e praticandola correttamente, i benefici non si

faranno attendere e saranno possibili anche agevolazioni tariffarie

sulla bolletta della nettezza urbana. La raccolta oggi viene per lo più

ancora effettuata porta a porta davanti alle abitazioni e davanti a tutti

i negozi .. ma bisognerebbe a mio parere, sensibilizzare sempre

maggiormente le amministrazioni affinchè vengano create isole

ecologiche ove siano previsti contenitori per tutti i tipi di raccolta;

isole ecologiche ben fatte per ogni singolo condominio e frazione

che non debbano sembrare discariche metropolitane a cielo aperto.

Qualche consiglio ai cittadini per una corretta raccolta differenziata

La qualità della raccolta differenziata è molto importante. È

importante separare bene i rifiuti, perché vengono remunerati in

base alla loro purezza (carta, cartone, vetro). Ad esempio, nella

raccolta di carta e cartone non devono essere presenti parti

plastificate come pellicole che inquinano la purezza della partita di

rifiuti. Analogo discorso per il vetro, nel quale non devono essere

presenti parti metalliche, tappi che andrebbero gettati nell’apposito

contenitore. Questo per evitare che una partita di differenziata sia

trasformata in indifferenziata perché non pura, annullando gli sforzi

e gli impegni di chi differenzia.

Quali sono le prospettive della cooperativa per il futuro?

Il nostro obiettivo è quello di ampliare le aree di raccolta

differenziata porta a porta in tutti i comuni e di compiere un servizio

sempre più efficace in modo da raggiungere nei prossimi anni una

percentuale addirittura superiore al già soddisfacente dato (80%) di

rifiuti differenziati. Inoltre, il nostro scopo è di riuscire a coprire

attraverso tutti nostri servizi, l’intero territorio delle provincie nelle

quali operiamo. Tornando al differenziato è utile precisare come vi

sia la consapevolezza che nella nostra regione il servizio sia stato

attivato in ritardo rispetto ad altre regioni e città d’Italia… e in grave

ritardo rispetto all’Europa, in particolare ai Paesi del Nord, ma vale

la pena recuperare in fretta il tempo perduto perché ,sono certo, e

anche i cittadini se ne convinceranno sempre di più, che fare un

servizio di questo genere all’ambiente equivale a fare un servizio

per tutti rendendo il cittadino protagonista in questo processo di

rispetto e di civiltà, non solo nei confronti dell’ambiente, ma anche e

soprattutto verso se stesso.

PETRITOLI _ ITALY

MASSIMO

DEL PRETE

LA SPLENDENTE - Via Pacifico Marini 52_ petritoli _ Tel. 658493

info@lasplendente.it _www.lasplendente.it


Le donne

lo fanno

meglio.

Le donne, dicono i sondaggi, sono più brave a

carpire le mute sollecitudini di una natura che

rivendica il suo sacrosanto primato a tornare al

centro degli interessi collettivi. Non ci sono risposte

facili, né tantomeno strade facili e di questo tutti ne

siamo consapevoli. Ci sono però molti percorsi

intrapresi con coraggio, impegno, finanche a volte,

abnegazione e ciò è già molto perché rispetto ed

amore viaggiano di pari passo. Amore per il nostro

futuro, che è anche e soprattutto il futuro dei nostri

figli, che si trasforma in azione attraverso la vita di

persone che hanno risposto alla chiamata di salvare

la nostra specie, e molte di queste persone sono

donne. Donne le cui storie gridano un messaggio:

credere e sostenere che un mondo sano, prospero,

pacifico, amorevole, giusto e sostenibile è non solo

possibile, ma che sta succedendo. Proprio ora.

Ingegneria,architettura

Leie economy:

green LEVERE"FABBRICHEDILAVORO"


Le Dune del Delta un parco

per gli animali, l’ambiente e

la ricerca scientifica

La scelta progettuale è stata quella di allestire un Parco dove gli animali (solo esemplari nati e

cresciuti in Italia, già in cattività) vivono in stato semi-brado come filosofia vincente per il

benessere degli animali mantenuti, prendendo le distanza dalla tipologia più diffusa, almeno in

Italia, dello zoo, che prevede diversamente la detenzione degli animali all’interno di gabbie che

lo rinchiudono in ambienti spesso, marcatamente artificiali.

RAVENNA

ITALY

A parlarci del progetto, l’Architetto che

nel deserto” deve, non solo curare la conservazione, ma anche la

promozione alla società.

lo ha eseguito:

Sebbene sia facilmente intuibile, ti chiedo di dirci il perché della

ALESSANDRA denominazione “Animal Docet”..

RUSTICALI

“Animal Docet” ovvero “gli Animali Insegnano”, è un’area destinata alla

concreta familiarizzazione con quelle specie animali che da millenni

affiancano l’uomo aiutandolo nelle necessità.

Come è strutturato e a quali funzioni assurge il Polo scientifico

In che cosa si differenzia Alessandra, questa iniziativa da quelle Divulgativo, l’altro spazio che unitamente all’area Animal Docet

già presenti in Italia?

alla quale poc’anzi accennavamo, hai ritenuto appellare “la punta

Oltre che per la particolare attenzione posta nel percorso guidato di diamante del Parco” ?

all'interno del parco, e per i suoi aspetti di Ricerca e Didattica, si Il Polo scientifico Divulgativo è costituito essenzialmente da spazi, unici

differenzia per le sinergie con l'Università degli Studi di Bologna, Centro per caratteristiche in Italia, in cui si svolgeranno incontri, conferenze e

Interdipartimentale di Ricerca per le Scienze Ambientali, Polo di mostre, soprattutto in funzione educativa, per bambini e ragazzi delle

Ravenna, e soprattutto si distingue per il rapporto con l'ambiente suole, che potranno acquisire nuove conoscenze e l’attitudine al

circostante. Il parco è stato concepito nel rispetto dell’equilibrio tra rispetto consapevole della natura e degli animali.

uomo e ambiente e tra uomo e animali, con particolare attenzione alle Parliamo di sostenibilità, quali i criteri?

direttive europee relative alla custodia degli animali selvatici nei giardini Molta attenzione è stata rivolta alla sostenibilità ambientale

zoologici. Uno degli obiettivi del Parco Tematico Faunistico è quello di dell’intervento che ha guidato le scelte dei materiali, delle tecniche e

offrire ai visitatori delle occasioni per entrare in contatto più intimo, e se delle tecnologie utilizzate per la realizzazione e la gestione del Parco: i

possibile operativo, con la natura ragion per cui esso si sostanzia di un materiali per la realizzazione dei riporti del terreno rispettano le

progetto realizzato con particolare attenzione verso al sua integrazione caratteristiche di “materiali non inquinanti e non classificabili come

con il territorio e il paesaggio che lo accoglie. Ed è sempre nel rispetto rifiuti; minima impermeabilizzazione delle superfici, che consente il

della sostenibilità che sono stati declinati gli elementi che

recupero totale del suolo per altri usi in caso di dismissione dell’attività;

caratterizzano questa porzione di territorio mantenendo il rapporto tra immobili di progetto di tipo “leggero e “smontabile”, ovvero costruiti

terra e acqua che qui, data la presenza dominante della campagna e adottando sistemi “Struttura/Rivestimento” connessi a secco; recupero

dei suoi terreni agricoli, e di molti canali e fiumi, di cave e del mare, e riutilizzo interno delle acque per ridurre al minimo gli sprechi di acqua

risulta essere molto forte. In tutta l’area destinata agli animali è stato pulita e non ultimo, l’ utilizzo di energia derivante da fonti di energia

lasciato il terreno naturale, arricchito con dei dolci dislivelli artificiali rinnovabile.

(collinette) e molti piccoli specchi d’acqua; sono stati inoltre inseriti Leggo nel progetto che i ricoveri degli animali, così come pure la

ambienti rocciosi e ambienti simil -savana (sabbioso), dove si andranno Grande Serra sono stati realizzati con tecnologie a secco, ovvero?

ad allocare gli animali collegati al biotipo stretto naturale (esempio Ovvero strutture semplici con coperture leggere che richiamano le

fenicotteri nel lago, dromedari e zebre zona di savana, cervi e daini strutture agricole per i fabbricati di servizio che punteggiano la

zona rocciosa, bovidi zona boschiva).

campagna circostante, realizzate totalmente in legno: la struttura è

Quali, le caratteristiche del Parco sia dal punto di vista strutturale

costituita da un sistema di capriate sorrette da pilastri entrambi di legno

massello, e il rivestimento è realizzato con doghe sovrapposte

che da quello dei servizi offerti al visitatore..

anch’esse in legno. Queste tecnologie, oltre ad aver permesso di

Cominciamo nel dire innanzi tutto che l’ingresso, allacciato ad una

comprimere i tempi esecutivi grazie alla completa prefabbricazione in

bretella dell’arteria di grande traffico S.S. Adriatica, avviene mediante

stabilimento degli elementi e a velocizzare la fase di assemblaggio

una strada in stabilizzato che attraversa il parcheggio auto e autobus,

degli stessi in cantiere, rendono queste costruzioni reversibili. Esse

piantumato oltre che con alberi e arbusti naturali, anche con grandi

consentono di smontare e sostituire, in caso di necessità, gli edifici o

alberi tecnologici che provvedono all’ombreggiamento e alla captazione

solo alcune parti (adeguamento dimensionale, funzionale,

dell’energia solare mediante un impianto fotovoltaico integrato.

deterioramento), e poi di recuperare e riutilizzare gli elementi costituitivi

Superate le biglietterie, il percorso continua per 3.3 Km conducendo, in

stessi, riducendo, o addirittura eliminando, la produzione di macerie e

un unico senso di marcia, il visitatore ad emozionanti diretti incontri con quindi di scarti.

gli animali ospitati all’interno, accolti in grandi spazi separati per i Se parliamo di sostenibilità non possiamo non puntare

diversi biotipi naturali e provvisti di ricoveri di legno di dimensioni

l’attenzione sulla scelta di alimentare il parco con energia solare…

opportune. Vorrei sottolineare che l’exursus, qualora lo si preferisse per No, non possiamo tralasciare questo importante aspetto. Sia a

suggestione, può essere anche effettuato con il proprio veicolo, invece copertura della Grande Serra quanto sulla chioma degli alberi

che usufruire del trenino elettrico condotto dagli addetti. A separare il tecnologici di tutta la superficie del parcheggio sono stati, in effetti,

Parco dal parcheggio è la Grande Serra, una pensilina metallica installati, dei pannelli fotovoltaici per limitare l’utilizzo di energia

coperta ma aperta lungo tutto il suo perimetro, che ospita: un punto prodotta da fonti non rinnovabili. La scelta di adottare queste

ristoro, gli uffici, i servizi igienici, un infopoint, dei negozi ed un

tecnologie, e disporle visibilmente all’interno del parcheggio in cui è

auditorium. Da evidenziare che la Grande Serra oltre ad essere uno convogliato il traffico in entrata e in uscita al Parco e sulla Grande

spazio avveniristico e multimediale dedicato al tempo libero e al relax, Serra che si affaccia ad esso, manifesta l’attenzione verso l’ambiente e

che offre la possibilità di connettersi tramite totem interattivi alle attività la volontà di sensibilizzare i visitatori ai temi del risparmio energetico e

del Parco per scoprire quali percorsi sono presenti e avere tutte le promuovere l’utilizzo delle tecnologie solari per la produzione di energia

informazioni necessarie direttamente sul proprio telefonino,

elettrica.

rappresenta un punto di accesso all’unico percorso pedonale che Ulteriore chiarimento su ciò che avete definito l’ “ Oro Blu”

del

consente di raggiungere il Polo Scientifico Divulgativo e l’area Animal Parco, sebbene poi appaia piuttosto scontato che il riferimento è

Docet i quali, insieme, costituiscono la punta di diamante del

alle risorse idriche...

programma. Concepiti come spazi dedicati allo studio e alla

Sì, è infatti a quelle che ci riferiamo. Gli impianti idrici implementati

divulgazione delle intime leggi che regolano il delicato equilibrio di sono volti al recupero e riutilizzo delle acque usate all’interno del Parco

rapporti e dipendenze presenti in ogni nicchia ecologica e portando al con una gestione sostenibile delle sorgenti che riducono al minimo gli

grande pubblico uno sguardo d’insieme dell’animale e del suo mondo, sprechi di acqua pulita e che, nello specifico, sono costituiti da: un

consentono ai visitatori di appassionarsi agli animali e all’ambiente. Impianto di trattamento e recupero acque di prima pioggia; un Impianto

Importante precisare infine come, queste aree, derivino dalla

di depurazione e recupero acque dei laghetti e di lavaggio delle stalle

convinzione che, un tale progetto, se non vuole restare una “cattedrale ed infine, due impianti di trattamento acque primarie del canale irriguo.


PAOLA

AGOSTINI

Via Vidacilio 17 _ Ascoli Piceno

ITALY

ASCOLI PICENO

ITALY

In Africa si è tenuto il 18 e 19 novembre scorsi a Kampala in Uganda, la

trentaquattresima edizione della sessione plenaria dell'Organizzazione Intergovernativa

sui Cambiamenti Climatici (Ipcc). Preoccupa non poco l'aumento del 5% di fabbisogno

energetico. Il responso è inequivocabile e possiamo riassumerlo in una semplice

frase: si fa poco per le rinnovabili. In quest’incontro è stato formalmente approvato un

documento scientifico, accompagnato da una relazione più propriamente “politica”,

sulla gestione di eventi “estremi” causati dal surriscaldamento globale. L’incontro di

Kampala ha di fatto anticipato la conferenza sul clima di Durban in Sudafrica di fine

novembre. Anche secondo l'ultimo rapporto dell'International Energy Agency (IEA),

reso noto il 9 novembre 2011, lo scenario è molto più preoccupante: se nel 2010, a

causa dell'aumento del 5% del fabbisogno energetico, l'emissione di anidride

carbonica nell'atmosfera ha raggiunto un nuovo picco, per i prossimi vent'anni non si

prevede un cambio di rotta. Anzi la crescita economica globale, l'inarrestabile spinta

demografica e l'accesso di milioni di persone al mondo dei consumi richiederanno

sempre di più energia. Sarà sempre più difficile rimanere sotto la soglia dei 2°C, mentre

bisognerà considerare gli effetti di un drammatico aumento di 3,5oC. Soltanto un

investimento deciso sulle energie rinnovabili potrebbe fermare la corsa al disastro.

Dalla conferenza di Durban l’IPCC ha pubblicato un documento molto preciso ed

esaustivo sulle risorse e sulle possibilità delle energie rinnovabili (RE) che chiarisce la

difficoltà della situazione ma anche tendenze incoraggianti e vie concrete da

percorrere. Secondo il documento le RE (che sommano varie diverse fonti: l’energia

idroelettrica, solare, eolica, geotermica, oceanica e la “bioenergia” a cui si aggiungono

una infinità di varianti) fornivano nel 2008 circa il 19% del fabbisogno totale di energia

(altre fonti calcolano una percentuale di poco inferiore, ma il dato dipende da molti

fattori): un trend in aumento ma ancora troppo lento per incidere veramente

sull’aumento della temperatura. Ancora una volta il problema non è tecnologico ma

politico. Infatti la ricerca scientifica nel settore, pur non avendo gli stessi finanziamenti

per esempio dell’industria militare, sta facendo passi da gigante nel miglioramento del

rendimento energetico, nell’abbattimento dei costi di produzione, allestimento e

gestione delle strutture necessarie. Nell’introduzione al documento si legge tra le altre

cose: “A livello teorico il potenziale delle energie rinnovabili eccede elevatamente tutta

l’energia utilizzata da tutte le economie della Terra… Le energie rinnovabili possono

offrire un gran numero di possibilità e non solo nei riguardi della mitigazione dei

cambiamenti climatici ma anche nella direzione di uno sviluppo economico equo e

sostenibile, dell’accesso all’energia, della sicurezza nei rifornimenti, dell’impatto sulla

salute e sull’ambiente a livello locale”. Incentivi fiscali e stanziamento di soldi pubblici

che vadano in questa direzione sono una strada possibile per diffondere le energie

rinnovabili: ma soltanto un cambio di mentalità collettivo potrebbe portare al reale salto

di qualità. Ma come nasce l’amore per le rinnovabili? Lo chiediamo ad un ingegnere

donna che da molti anni è nel settore.

Il mio percorso professionale comincia con la carriera universitaria con laurea nel 2001 a pieni

voti in Ingegneria per l’Ambiente ed il Territorio presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna.

Sono sempre stata propensa alle esperienze professionali all’estero perché convinta che

queste allarghino gli orizzonti e diano una formazione completa, quindi, dopo una breve

esperienza lavorativa in una azienda multinazionale marchigiana nel settore ambiente e

sicurezza, mi sono recata in Spagna per frequentare un master post-laurea di durata biennale

in “Tecnologia ambientale”, focalizzato principalmente sulle energie rinnovabili. In Spagna ho

vissuto per qualche anno, lavorando in una realtà prestigiosa come Ford España S.A. nel

settore qualità. Nel 2006, presentendo l’aria di crisi che già si stava abbattendo sulla Spagna,

ho deciso di tornare in Italia insieme a mio marito, ad Ascoli Piceno, mia città natale. Al

principio ho lavorato nello studio di ingegneria di mio padre, già ottimamente avviato, che

principalmente si occupava di edilizia ed urbanistica. Con la mia presenza ho cercato fin da

subito di portare il settore ambientale nello studio, allargando il nostro campo di azione

dapprima all’energetica e poi anche alle rinnovabili, dapprima solare termico e poi fotovoltaico.

Con l’avvento del Conto energia, dal 2007 al 2009, ho cominciato ad occuparmi

principalmente del fotovoltaico attraverso la progettazione e lo svolgimento di pratiche edilizie,

Enel e GSE per impianti domestici di piccola taglia. A partire da metà 2009 fino ad oggi,

quando in Italia il settore del fotovoltaico ha visto una importantissima crescita, ho cominciato

a progettare, autorizzare e disbrigare tutte le relative pratiche per vari campi fotovoltaici per

una potenza totale di circa 12 MW. Ho realizzato anche vari studi di fattibilità e progetti

preliminari su centrali a biomasse, in particolare ad olio vegetale. Parallelamente, non ho mai

abbandonato le varie attività con cui è nato lo studio: edilizia ed urbanistica, assieme alla

certificazione energetica ed all’impiantistica. Inoltre, grazie all’esperienza maturata nel settore

delle rinnovabili, ho cominciato anche l’attività di consulente per varie ditte ed altri

professionisti.

Non possiamo allora che augurarci, Paola un roseo futuro per le rinnovabili ...

Checkup sulla febbre del pianeta

in primo piano: Paola Agostini, un ingegnere donna che ha basato la sua carriera sulle rinnovabili


Questo

luogo fatto

di parole

appartiene

a tutte noi

donne

VALERIANA MARIANI

AMMINISTRATORE

di World Service

la comunicazione pensata

EDITORE

Donna Impresa Magazine

PRESIDENTE NAZIONALE

Donna Impresa

(Artigianato, Commercio

& Industria)

PRESIDENTE

di Aziende Associate

PRESIDENTE NAZIONALE

DI.Donna International

Coraggiose che sembravano sul punto di mollare,

ma che hanno trovato la forza per ripartire e

sconfiggere le difficoltà. Una rubrica pensata per

raccontare storie di cambiamenti, sfide, dolori,

metamorfosi e rinascite. Pensata, perché

possiate sentirvi libere di parlare e descrivere

quanto un passato non sempre felice sia stato

schiacciato dalla voglia di rialzare la testa, e

guardare al futuro con occhi diversi e una forza

maggiore. Una rubrica che parlerà di gioie, dolori,

traguardi raggiunti e perché no, da raggiungere;

viaggi dell'anima o verso

Valeriana

terre lontane, alla

Mariani

ricerca di una vita meno vacua e più appagante.

Al femminile naturalmente.

rubrica a cura di Valeriana Mariani

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VIAGGI

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GROTTAMMARE_ITALY

FEDERICA

MARIANI

con Massimiliano Giorgi e Cristina Mariani (a sinistra

nella foto) all’interno della loro agenzia.

Intervistare mia sorella Federica è

cosa assai difficile, e non solo per me.

Molto timida e riservata, non è

abituata a fotografi, luci, flash o

notorietà in genere in quanto se ne

tiene argutamente alla larga. La cosa

fuor modo apprezzabile di lei è che

riesce a sorridere anche quando la

vita non le regala occasione di farlo.

Sul viso un’espressione serena con

un sorriso appena accennato che si

distende appena mi scorge. Mi

accingo a salutarla con un abbraccio,

il medesimo gesto di affetto che

rivolgo al marito Massimo ed a

Cristina (la più giovane delle donne di

casa Mariani), i quali quotidianamente

condividono con lei la gestione di

quella che non è semplicemente una

professione, ma una passione che si

sono trovati a condividere...

Una location, quella che hai creato con il tuo compagno, Federica

… che sembra sollecitare il desiderio di partire verso orizzonti

ancora non esplorati. Sarà la moltitudine dei colori sapientemente

abbinati, sarà quella luce proveniente dalla grande vetrata che

percorre l’intera facciata dell’agenzia e che si proietta sulla grande

quantità di oggetti provenienti dai Paesi più disparati come ad

invocare di viverli, quei luoghi … sta di fatto che le suggestioni

sono così tante da alimentare il desiderio di fuggire dalle plumbee

tinte di una quotidianità fatta di posti e situazioni che non sempre

possiamo scegliere. A partire da questa premessa, vorrei chiederti

di parlarmi della filosofia che è alla base di una attività particolare

come la tua in cui le aspettative del cliente sono molto alte, che si

tratti di viaggi di lavoro piuttosto che di piacere…

La nostra agenzia di viaggi nasce più di dieci anni fa dalla nostra

grande passione per i viaggi, e soprattutto per la volontà di condividere

le nostre esperienze con le persone che come noi amano conoscere il

mondo. Abbiamo costruito un’azienda forte e dinamica, giovane e

proiettata verso il futuro. La nostra forza e' data dall’attenzione verso il

cliente e dalla professionalità con la quale costruiamo ogni viaggio. E

per questo che vantiamo la collaborazioni con aziende leader nel

settore viaggi, primi fra tutti Alpitour, Francorosso e Costa Crociere con

i quali abbiamo ottenuto grandissimi traguardi. Garantiamo sempre ai

nostri clienti i migliori standard di servizio, offrendo inoltre la nostra

assistenza sia prima che durante il viaggio. Il nostro obiettivo è cercare

continuamente una qualità sempre più alta, abbinata ad un’offerta di

prodotti ampia e completa. Dalle proposte low budget per i giovani e le

famiglie, alle proposte più esclusive e suggestive per i veri amanti del

viaggio. La nostra filosofia aziendale può essere quindi riassunta in

servizi, garanzie per i clienti, etica, cultura del viaggiare. Tanti sono i

progetti per il futuro, come ad esempio l’apertura di nostre filiali per

espanderci nel territorio.


Una tipa tosta. E'

indubbio, anche se lei,

scherzando, si

definisce fragile. Ma è

troppo intelligente

perché ci creda, ed io

troppo caparbia per

crederle. E poi è

bellissima, così bella da

pormi quasi in

soggezione. Ma siamo

amiche ed è bellissimo

che sia proprio lei, dove

altri (uomini e donne)

hanno tentato invano, a

mettermi in una

condizione di piacevole

riverenza. Ora, sono

qui di fronte a lei, rapita

dalla descrizione che ci

regala di se stessa che,

sebbene io conosca,

non mi sottrae dal

rimanerne affascinata.

Ogni volta, come fosse

la prima. Evito di

chiamarla "architetta", è

una cosa che non

sopporto il demarcare il

“genere”...

SI RACCONTA

MONICA

BUCCICONE

Studio Panzarasa_Garlasco (PV)_Via Marconi 27_mail: monicaarchi@libero.it


Una cosa che non ha molto senso, a

parer mio e, sono certa, che una donna

come Monica voglia essere riconosciuta

come un "architetto" (non credo che una

"a" o in una "o" per lei facciano la

differenza) e che di fronte ad un suo

progetto, uno si chiedesse solo se è ben

fatto oppure no. Quello che adoro in

particolar modo però, è il suo riuscire a

trovare il lato positivo in ogni cosa e in

ogni persona, sempre. Parliamo qualche

minuto e subito comprendo che il

sottrarmi all’arduo compito di raccontarla,

è “cosa buona e giusta”… preferisco sia

lei a farlo, in quanto consapevole che

non riuscirei mai ad adempiere al fine di

tracciarle un profilo che la descriva in

tutta la sua essenza.

Risaie come linee rette orizzontali. Vie campestri come linee rette verticali nel loro quasi

impossibile punto d’incontro all’infinito. L’architettura del paesaggio da dove provengo: una

terra che ha nome Lomellina. Una realtà di paese. Genitori molto attivi, tutt’ora giovanili.

Sandro ed Angela. Una forte presenza nella mia vita. Un’esempio. Di capacità, di abnegazione.

Il loro lavoro nella davvero “grand Milan” . Grande in ogni senso. Il fratellone Luca. La prima

formazione scolastica nella realtà locale per approdare già negli ultimi due anni della scuola

secondaria superiore, nell’area milanese. L’istituto d’arte, (arredamento-ebanisteria) e già a 17

anni l’esperienza di vivere lontana da casa, per motivi di studio. Il corso di laurea

quinquennale, quando ancora esisteva solo quello, presso il Politecnico di Milano, con

specializzazione in Tutela e Recupero del Patrimonio Storico. L’esame di stato. L’inserimento

nel mondo del lavoro. Corsi ed aggiornamenti professionali continui. La qualifica già dal 2008

di certificatore energetico. Sono trascorsi 15 anni. Di continui cambiamenti, legislativi. Nella

società. Nell’economia. Nei modi di essere e fare delle persone. In appoggio allo Studio

Panzarasa di Garlasco, uno degli studi storici della piccola cittadina. Il settore leader della mia

attività e di quella di studio appunto, è la ristrutturazione, il restauro. La presenza dell’ingegner

Panzarasa, figlio del Geometra Franco, titolare dell’attività e mezzo secolo operante nel

settore, insieme a diversi esperti catastali e di topografia, assicurano la piena realizzazione del

progetto anche a livello di struttura statica, nonché poi l’accatastamento e l’esecuzione di ogni

pratica annessa. I programmi di disegno che utlizziamo, ci consentono di realizzare studi e

rendering tridimensionali di una buona qualità. Nella attività quindi si spazia dalle pratiche

catastali, affidate agli esperti in studio, alla progettazione di capannoni a servizio delle aziende

agricole. Dalla lotizzazione industriale o residenziale alla gestione condominiale.

Dall’assistenza alla vendita immobiliare, alla certificazione energetica, settore in crescita.

Opero anche a Milano, a Pavia, con piccoli interventi di ristrutturazione d’appartamenti. A

Vigevano. Oltre che nei paesi limitrofi allo studio. Sono capitati lavori anche in altre regioni, tra

cui la Liguria, il Piemonte.

Poter guardare lontano senza spaventarsi, consapevoli

dei propri limiti, difetti, debolezze; consapevoli che la

propria forza interiore ci condurrà alla meta, qualunque

essa sia. Salita dopo salita discesa dopo discesa,

pianura dopo pianura e curva dopo curva.

Fotografie: Donato Franchini - Garlasco (PV)

qui

Siamo

Probabilmente le donne non

hanno la visibilità di cui godono

gli uomini, ma nel campo della

progettazione si sta ormai

affermando una parità di

presenze di entrambi i sessi. La

figura dell'architetto/designer

donna esisteva anche nel

passato, ma viveva all'ombra

delle figure maschili, un esempio

storico come Alvar Aalto e sua

moglie Aino ne sono la più

chiara testimonianza. Credo che

la differenza stia nell'impegno

che questa professione richiede:

dall'architettura è difficile

staccare, è una professione fulltime,

24 ore su 24. E' una

professione che richiede molto

impegno e molte volte non ci si

vuole dedicare totalmente ma si

possono avere altre priorità nella

vita, come una famiglia o altre

attività. L'unica cosa che è

cambiata è la storia, la società

contemporanea richiede molto

più impegno, addirittura

abnegazione, e le donne

patiscono il dover decidere di

rinunciare alla famiglia a scapito

del lavoro, e ciò non vuol dire

che la loro creatività sia

compromessa all’interno di

questa scissione casa-lavoro,

essa resta immutata, finanche

maggiormente volta a

rispondere appieno a tutte

quelle esigenze cui siamo

chiamati oggi: il progettare

ambienti a “misura d’uomo”…

spazi vivibili all’interno dei quali il

design sacrifica parte della

creatività al confort. Ed è per

questo che ci sono, e ci

saranno sempre, più architetti e

designer donne.


Professione

cantautrice

Siciliana, comincia a cantare e a scrivere canzoni all’eta’ di 17 anni. Con varie

formazioni suona in giro per l’Italia spaziando tra cover jazz, folk, blues, rock, pop.

Gli esordi degli anni ’90 la vedono attivamente impegnata sia come autrice melodista che come vocalist, e ciò contemporaneamente al portare

avanti la sua attività live che si svolge in giro tra Milano, Modena, Bologna e Roma con varie formazioni ma anche con molti concerti acustici -

chitarra e voce - in cui prevalentemente suona, oltre le covers anche i suoi brani di allora, tutti in lingua inglese ma soprattutto con un sound ed

una costruzione lontani dalla melodia italiana tipica di quel momento. E’ alla fine degli anni novanta che vince una borsa di studio indetta dalla

Siae per accedere al Cet (la scuola fondata da Mogol) al corso compositori; qui apprende una serie di parametri che caratterizzano il pop

italiano ed internazionale di quegli anni. Comincia a scrivere canzoni con testi in italiano. Sempre in quell'anno firma un contratto di edizioni

con la Kromaki Music di Radio Montecarlo e 105, e continua l'attività live in giro per l’Italia. Fin dal principio la vena compositiva ed autorale di

Adriana viene influenzata da vari generi: dal pop al jazz ,dal rock al folk pur rimanendo sempre personale, autentica e riconoscibile, mentre la

sua vocalità assume sempre più un colore ed un tono preciso. L’interpretazione e il lavoro sul colore della voce diventano un obbligato, rispetto

al tecnicismo che imperversa e che spesso accosta il canto ad una gara di atletica leggera, mentre il canto come una qualunque altra forma

d’arte è, per lei, innanzitutto un esperienza spirituale interiore molto forte, fosse anche solo gioia pura. Nel 2005 Adriana decide di aprire un suo

marchio di autoproduzione e comincia l’avventura di produttrice di se stessa sviluppando un progetto acustico che si chiama La Fabbrica dei

Sogni” che riprende un brano di sua composizione inedito e che dà il nome al suo marchio di produzione appunto “La Fabbrika” che diventa il

nome del percorso dato al coraggio di fare questo investimento su se stessa: Adriana produce da sola il suo disco sia come produttrice

esecutiva che artistica insieme ai due videoclip di “Non Credo” e “Una Donna” (il singolo anteprima dell’album (il mio modo di dirti le cose) va

nella top ten della classifica di gradimento delle radio web locali e regionali e music control la indie music like per sei settimane al sesto posto e

col videoclip del medesimo brano entra tra i migliori video indipendenti sia al “piv” che al “pivi” i due maggiori concorsi per videoclip italiani.

Nel 2010 finalmente ultima l’attuale album dove Adriana decide di riportare alla luce la canzone pop jazz degli anni 70 del periodo di Mina e

comincia a muoversi in quella direzione mantenendo influssi folk e rock. Decide di fare un album con sonorità retrò che riprendono gli anni 50

ma con un tocco indie e moderno, un mix tra la melodia degli anni trenta insieme ad un tocco di british pop alla Portished e Morcheeba con un

tocco di Carol King. Un album insomma che ha la pretesa di poter aprire delle porte, quelle dell’onesta artistica e dell’eleganza creativa,.

Questo è il percorso che ha segnato la realizzazione (in due anni dal 2008) dell’album IL MIO MODO DI DIRTI LE COSE, attualmente in

vendita su itunes e nei maggiori negozi digitali e non. Il videoclip del brano “Non Credo” lanciato come singolo dell’album in febbraio 2011

ottiene un successo davvero notevole per una artista indipendente in sei mesi conta 56.000 visualizzazioni. Proprio in questi giorni e’ partita la

promozione del secondo singolo dell’album il brano intitolato “3Sul Rouge un mix di tango e di pop jazz anni 70: un brano accattivante

sensuale ed ironico alla cui produzione del videoclip (che verra’ girato in un paesino della Sicilia) sta lavorando anche Walter Garibaldi, noto

autore e regista di programmi televisivi ed ex naufrago dell’ultima edizione dell’isola dei famosi, oltre alla signora Gianna Orru mamma di

Valeria Marini, Abi Ballottelli e Francesca de Andre’ (rispettivamente sorella del famoso calciatore e figlia di Cristiano de Andre’ nonché

compagne di avventura di Walter nel reality) che assurgono al ruolo di attrici come coprotagoniste di Adriana.

SIRACUSA_ITALY

ADRIANA

SPURIA

adrianaspuria@gmail.com

TRAMONTANO

ISABELLA

L’Occhialaia, un negozio di ottica dove lavorano soltanto donne.

Nasce il venti ottobre del nuovo secolo da un’idea di Isabella Tramontano, economista, per

iterare la tradizione familiare. Figlia di ottici, cresciuta tra lenti a contatto e oftalmiche, decide di

creare qualcosa di “diverso”, di accedere a un settore molto maschile, dove le donne al massimo

erano “addette alle vendite”, da protagonista. Meglio, rendendo le donne protagoniste. Nasce

così un negozio femmina, con un nome di genere femminile, con una compagine societaria tutta

rosa, dove le dipendenti sono “curvilinee”. Per punti: L’Occhialaia: non ti sbagli, ci vai e ci trovi

donne. Socie: culturalmente la donna ha nel DNA l’Economia, che etimologicamente vuol dire

“arte di reggere e bene amministrare le cose della famiglia”, quindi: perché no? Dipendenti:

volendo professionalità, le socie hanno deciso di rivolgersi direttamente alle scuole di ottica e

optometria e, quando ai presidi hanno chiesto le eccellenze femminili, hanno avuto visi straniti,

hanno dovuto spiegare che la donna ha una perizia e una pazienza singolari. In più: la legge più

ironica e vera del marketing afferma che gli uomini guardano le donne e le donne guardano le

donne, quindi nessun pericolo di discriminazione da parte delle clienti, e – dal celeberrimo

termine coniato dal giornalista Simpson del giornale The Indipendent nel ‘94 – si cavalca la

società metrosexual che vuole uomini attenti all’aspetto e amanti dello shopping. Da questi punti

di partenza nasce “L’Occhialaia”, e vive bene con voglia di crescere. In un Sud particolare, la

provincia di Salerno (Nocera Inferiore), in cui essere solo donne potrebbe a volte spaventare

L’Occhialaia_Via Zanzara 13, 15_ isabella.tramontano@gmail.com

NOCERA INFERIORE_SALERNO_ITALY

Lavoro: Le donne del Sud sono le piu’ sfiduciate. A

documentarlo è l’Istat, con riferimento ai dati del primo

trimestre del 2011. Dalle cifre emerge come il fenomeno

colpisca soprattutto le donne e il Mezzogiorno. Quasi la metà

degli “scoraggiati”, e precisamente 698 mila (il 45% del

totale) è, infatti, rappresentata da donne meridionali. Spesso

la donna è confinata in ruoli marginali sia in termini di

opportunità culturali, che professionali oltre che all’interno del

nucleo familiare. Non solo nelle economie meno avanzate,

ma anche nei Paesi più evoluti, le donne riscontrano più

difficoltà rispetto agli uomini nel costruire il proprio futuro.


MILANO_ITALY

GERALDINE DE

LORENZA

VULPIAN

Con un background

BENZI

di altissimo livello, arriva a Fidenza Village Geraldine

de Vulpian. che ricoprirà la carica di Direttore Marketing di Fidenza Village,

uno dei nove Chic Outlet Shopping del gruppo Value Retail, sfruttando al

meglio la sua lunga esperienza nel settore della moda e del lusso.

Laureata all’Ecole Supérieure des Sciences Economiques et

Commerciales – ESSEC – France, ha iniziato la sua carriera da Louis

Vuitton a Parigi, dove in pochi anni è passata da Assistant Store Manager a

Product Manager di accessori e pelletteria. Nel 2002 passa al prestigioso

brand di alta gioielleria del gruppo Richemont, Van Cleef & Arpels, come

Group Product Manager – VCA International. In quel periodo si è distinta

per il lancio mondiale della collezione di gioielli della Maison, “A Mid

Summer Night’s Dream”. Tra il 2003 e il 2005, in qualità di Direttore

Marketing e Comunicazione VCA per l’Europa e il Medio Oriente,

Geraldine ha coordinato un team di esperti, con il quale ha creato il primo

piano strategico di marketing e comunicazione globale della zona,

contribuendo a incrementare le vendite oltre le proiezioni. Del 2005 la

decisione di lavorare come agente indipendente plurimandatario, primo

obiettivo, quello di esplorare un nuovo territorio per Van Cleef and Arpels, il

Canada, dove segue l’apertura di 4 punti vendita. Poi, per La Montre

Hermès, Geraldine è agente esclusivo per il Canada e le zone duty free

degli Stati Uniti: scelta delle strategie di posizionamento, distribuzione e

marketing diretto sul territorio, con il risultato di quadruplicare le vendite

canadesi tra il 2006 e il 2009. Oggi Geraldine si impegna su un fronte

nuovo, ma coerente con il suo vissuto: Fidenza Village che fa parte del

Gruppo Value Retail, leader nella progettazione, realizzazione e gestione di

shopping outlet village di lusso; sul web all’indirizzowww.fidenzavillage.com

JOUMANA

HADDAD

Semplice, bellissima, strepitosamente sexy. Joumana è una donna

coraggiosa per le cose che racconta sulle condizioni delle donne nel

mondo arabo-islamico. Controcorrente, impegnata intellettualmente, svela

la sua vita, smaschera i tabù, le contraddizioni del mondo arabo ....

E’ una poetessa, giornalista e responsabile delle pagine culturali del quotidiano libanese An Nahar. È anche la capo

redattrice di Jasad, una rivista in lingua araba specializzata nelle arti e la letteratura del corpo. È stata dal 2007 al

2011 l’amministratrice dell’IPAF, un premio letterario che ricompensa ogni anno un romanzo arabo, e ora fa parte

del comitato dei gestori del premio. Ha già pubblicato varie raccolte di poesia e racconti: i suoi libri sono stati

tradotti e pubblicati in molti paesi del mondo. È inoltre membro del comitato del libro e della lettura presso il

ministero della cultura libanese. Numerosi i riconoscimenti a cominciare dal premio del giornalismo arabo nel

2006, fino a proseguire a quelli che le sono stati attribuiti rispettivamente nel novembre 2009, ovvero il “Premio

Internazionale Nord Sud della fondazione Pescarabruzzo” per la sezione poesia, e nel febbraio 2010: il “Premio

Blue Metropolis per la letteratura araba a Montreal”. Nell’agosto 2010 ha infine ricevuto il Premio Rodolfo Gentili a

Porto Recanati, perché “ mi batto da sempre - mi confida - per dar voce a tutte le donne, in particolare a quelle che

voce ancora non hanno e non possono avere perché prigioniere di pregiudizi maschili”.

TRADUZIONI E LINGUE

DI BEATRICE

DAMIANI

L'agenzia “Traduzioni e lingue” nasce tre anni fa e fornisce servizi linguistici

di varia natura: dalla traduzione di testi all'insegnamento di lingue, anche

online, per poter comunicare con tutto il mondo. Essa collabora con i più

importanti studi legali e di consulenza d'Italia, con i tribunali e le aziende più

prestigiose. La sua fondatrice, Beatrice Damiani, ha una vera passione per

le lingue. Prima e dopo essersi laureata in “Traduzione e Mediazione

Linguistica”, ha trascorso diversi periodi all'estero, negli Stati Uniti e in

Europa. Ogni giorno ha occasione di parlare in lingua straniera, grazie

all'insegnamento, ma anche ai suoi contatti in tutto il mondo. “ Non basta

sapere una lingua per definirsi un traduttore”-dice.“ Un traduttore –

continua – ha frequentato una scuola specifica, ha studiato le tecniche di

traduzione e ha le capacità necessarie per capire le varie sfumature che

una lingua può assumere”. Il suo messaggio è rivolto a tutti coloro, privati e

aziende, che si avvalgono di “chiunque” per soddisfare le proprie esigenze

di traduzione. Molte persone si spacciano per traduttori senza averne le

capacità e i requisiti necessari, offendendo così questa professione. Le

lingue sono molto importanti al giorno d'oggi, per comunicare, per viaggiare

e per mantenere le relazioni con i mercati esteri. Tutti dovrebbero

conoscere almeno una lingua straniera. “Traduzioni e lingue” è qui per

questo; per mettervi in relazione con il mondo.

Info: www.traduzionielingue.eu _ beatrice.damiani@alice.it

RICCIONE_ITALY


Giornata iniziata con tempo incerto ma la bellezza ed

il calore del pigro sole dicembrino, che se ne sta a

sonnecchiare accovacciato dietro una moltitudine di

grossi nuvoloni nonostante l’ora tarda, l’ho trovata

nell’ufficio di Eleonora, adorabile brunetta tutto pepe

schietta e spiritosa, la cui forza di carattere e l’acume

di cui è dotata emergono sin dai primissimi approcci.

Quello che ho scoperto in questo bellissimo vis a vis

e che non pensavo le appartenesse (non così tanto,

almeno), è che dietro quell’aspetto di “donna che sa

quello che vuole e come ottenerlo” si nascondesse

una sensibilità tanto grande da tener vivi i ricordi della

sua non facile infanzia come fossero cose da non

dimenticare, differentemente a quanto normalmente

si è tenuti a fare, di più … nonostante oggi sia una

professionista affermata non lesina il raccontare i suoi

difficilissimi esordi lavorativi ed una infanzia diversa,

per condizione, rispetto ai suoi coetanei che non

rinunciavano (complice l’età) a rammentarle quanto

fosse diversa da loro. L’essere orgogliosa della sua

estrazione sociale oggi, come allora, sebbene poco

più che una bambina, e l’assurgere ogni attimo

vissuto come qualcosa comunque di importante nella

sua formazione, la rendono unica. Questo suo lato

umano, prima ancora del fatto che la stimi moltissimo

dal punto di vista professionale, mi hanno indotta a

chiederle di parlarmi di lei, affinchè potessi accoglierla

all’interno di questa mia parentesi interamente

dedicata alle donne. Quelle vere, come lei.

Nasco il 12 gennaio 1961 all’ospedale di Fermo. Vivo fino all’età di 6 anni a Marina

Palmense, piccolo paese del fermano. Lavorando a quell’epoca mio padre con

una ditta che costruiva autostrade, mi ritrovo a fare la prima elementare in un

paese della Liguria “Spotorno” dove ne’ io ne’ tantomeno mia madre avevamo

amici. Ma essendo il mio un carattere socievole ci misi poco a fare conoscenza

con i miei compagnetti di scuola, unico problema era la lingua, non perché in

Liguria non si parlasse in italiano, bensì perché io non lo parlassi, essendo

abituata ad interloquire in dialetto fermano; barriera linguistica che superai da lì a

pochissimi mesi, arrivando persino ad abbandonare completamente quel gergo

dalle forti caratterizzazioni che è tipico del mio territorio di origine, a favore di un

italiano quasi impeccabile, se non fosse per l’accento ligure che nel frattempo

avevo assunto. Tutto ciò però durò solo un anno in quanto la professione di mio

padre non consentiva di essere stabili in un luogo per lunghi periodi. E difatti, nel

’68, ebbe la necessità di trasferirsi in Svizzera, e di conseguenza anche io e mia

madre con lui. Noi si abitava ai confini in un paese, Porto Cesareo, carino

suggestivo per quel che mi ricordo … in particolare per un grande lago situato

vicino casa dove nuotavano dei grandissimi cigni bianchi. Qui siamo rimasti un

anno e mezzo circa, dopo di che facemmo ritorno a Marina Palmense e ci

stabilimmo in casa dei miei nonni dove abitavano anche i miei zii e mia cugina:

eravamo una famiglia numerosissima. Ulteriore trasferimento di mio padre, questa

volta a Marghera. Differentemente dalle altre volte però, non volle che noi lo

seguissimo in quanto Marghera ai tempi era considerata una città piena di smog

ELEONORA

LUCIANI

ma anche, e soprattutto perché, consapevole del fatto che questo suo peregrinare di luogo in luogo non mi

giovasse. Mio padre dunque partì da solo e noi rimanemmo dai nonni. Frequentai la terza elementare a Marina

Palmense, finalmente con i miei amichetti dell’asilo che fino ad allora non ebbi più avuto modo di frequentare.

Iniziai anche la quarta elementare a Marina Palmense ma non riuscii neppure a terminare l’anno scolastico

quando a mio padre venne proposto di trasferirsi in un’isola della Cina: Formosa. Questa volta mio padre non

accettò l’incarico, perdendo di fatto il lavoro. Ovvio che a quel punto dovesse cominciare a guardarsi intorno

cercando, fra le più diversificate soluzioni lavorative che offrivano la nostra terra, quella che gli consentisse

finalmente di insediarsi in pianta stabile nel territorio natio. Da lì a poco tempo gli proposero di acquistare una

stazione di Servizio a Porto San Giorgio con annesso lavaggio e bar; accettò. Mia madre era titubante in quanto

non aveva mai fatto la barista né tanto meno lavato auto… ma sebbene ciò accondiscese al desiderio di mio

padre, che invece si intendeva di meccanica, il quale riteneva opportuno rimboccarsi le maniche e tentare questa

esperienza lavorativa. Noi, e cioè io e mio fratello minore, rimanemmo dagli zii per un periodo sufficiente al che

mamma e papà trovassero un appartamento in loco. Lo trovarono da lì a poco tempo a Porto San Giorgio e

pertanto ci trasferimmo lì. Poco più che dodicenne iniziai, sfruttando il periodo delle vacanze scolastiche estive, a

“dare una mano ai miei …ovvio per quel mi fosse possibile, complice anche mio fratello che, sebbene più piccolo,

condivise con me l’intento di alleggerire il gravoso peso che i nostri genitori avevano assunto nell’investire in una

attività sul nascere. Naturalmente la mattina erano i miei ad alzarsi alle sei per andare a lavoro… io mi svegliavo

più tardi, facevo alzare mio fratello, gli preparavo la colazione e, con la bici raggiungevo con lui la stazione di

servizio, che distava cinque chilometri da dove abitavamo. Sempre con la bici, a mezzogiorno, tornavo a casa e

preparavo pranzo, occupandomi nel frattempo anche della pulizia della casa, oltre che del lavaggio e stiraggio dei

capi.. ciò ovviamente con il plauso di mia madre e mio padre consapevoli che la mia pur manifesta inesperienza,

tipica di una bambina di quell’età, contribuiva notevolmente, comunque fosse la qualità delle mansioni

domestiche svolte domestiche, ad alleggerire il lavoro a mia madre. Nel periodo scolastico mi era affidata la cura

di mio fratello: ero io che dovevo provvedere al che ottemperasse ai doveri scolastici, e non solo. All’età di 14 anni

mio padre mi regalò il motorino, quel dono per me fu importantissimo, non solo perché diventavano più agili gli

spostamenti se confrontati al pedalare, quanto per il fatto che quel nuovo, straordinario, mezzo di locomozione, mi

consentiva di ritagliarmi una parentesi tutta mia all’interno di quella pesante quotidianità. Il raggiungere gli amici

per una pur breve passeggiata in Viale della Stazione era un momento indimenticabile, se visto nell’ottica di una

adolescente investita di responsabilità molto più grandi di lei come il gestire la contabilità della stazione di servizio

e la riscossione degli insoluti dai clienti. A 16 anni dovetti prendere in mano tutta la gestione dell’attività dei miei

perché papà si comperò un camion e cominciò a girare l’Italia. Non ricordo momenti particolarmente significativi

della mia vita di adolescente che non siano collegati con il lavoro e la famiglia. Fino all’età di 18 anni non sono mai

andata al mare, nonostante abitassi a Porto San Giorgio, e nemmeno ad una gita della scuola… ma non importa,

ho imparato tantissimo: ciò lo attesta che non appena maggiorenne fui assunta in una ditta edile con 40

dipendenti col compito di occuparmi di ordinaria amministratore e percependo uno stipendio che, a quei tempi, gli

stessi amici che sentenziavano che io “puzzassi di benzina” adesso mi invidiavano. Io però avevo la macchina e

loro no, io avevo sempre soldi in tasca e loro no… io avevo maturato una esperienza di vita tale che francamente

dubito siano riusciti nel tempo ad eguagliare. Oggigiorno svolgo la professione di commercialista… ma il mio

studio non è minimamente paragonabile agli altri, perché pensato a “dimensione d’uomo”. Un luogo dove

parallelamente al salvaguardare gli interessi del cliente, si respira semplicità, cordialità, lealtà.. fedeltà ad un

impegno che è quello di agire sempre, pur nel rispetto delle procedure, in ottemperanza al desiderio delle persone

che in me ripongono la loro fiducia. La passione con la quale svolgo le mie funzioni penso sia l’elemento cardine

del mio successo… sarà che la formazione professionale per me è avvenuta parallelamente alla mia crescita di

individuo… sarà che il passato mi impone di tener memoria di tutte le esperienze maturate … sarà anche che ho

vissuto sulla pelle la difficoltà di intraprendere in qualcosa destinato ad essere il sostegno economico della tua

famiglia…e sarà infine che la mia umile estrazione sociale e le difficoltà alle quali io e la mia famiglia siamo stati

sottoposti mi

hanno

insegnato che

le persone

hanno innanzi

tutto bisogno

di lealtà.

Instaurare un

rapporto di

fiducia

equivale ad

instaurare

anche un

rapporto di

amicizia.. ed

questo che io

offro, oltre

l’ovvia

professionalità

Eleonora fotografata all’interno del suo ufficio con i suoi collaboratori; nell’ ordine

da destra: Antonella, il figlio Mattia, Valentina e Chiara

maturata in

tanti anni di

applicazione.

Via Sacconi 39 _ Porto San Giorgio _ T. 0734 677798 _ F. 0734 685750 _mail: commerciale@cedluciani.it _ Italy


TORONTO_CANADA

nella foto: CARAS ATELIER

MODA

STEPHAN

CARAS

Come hai iniziato ad interessarti alla moda?

La mia sorella maggiore era una stilista e questo ha inciso molto

sulla mia scelta. Fin da piccolo passavo la maggior parte del tempo

nel suo studio, giocando e facendo esperimenti con i pezzi di stoffa

avanzati, che lei teneva in una scatola. Mi è sempre piaciuto creare

modelli differenti usando i tessuti e mischiare insieme i colori più

insoliti.

Da dove prendi l'ispirazione?

Sono la femminilità e la bellezza in generale ad ispirarmi. Per tutte le

mie collezioni, l'ispirazione viene dalla femminilità che esprimono le

donne. Rispetto e ammiro questa qualità. Il mio obiettivo è sempre lo

stesso: come trasferire e materializzare la femminilità in qualcosa

che ogni donna può indossare ed esprimere al meglio.

Ha detto che la sua ispirazione viene dalla femminilità che le

donne esprimono. Pensa che tutte le donne esprimano

femminilità?

Sì, è una caratteristica che le donne possiedono per natura. Ciò che

impedisce ad alcune donne di fare uscire la loro naturale femminilità,

è la mancanza di sicurezza in se stesse. Una donna esprime la sua

femminilità in modo naturale se indossa qualcosa che le sta bene

sia per lo stile, sia per il colore, senza lasciarsi influenzare dalle

tendenze del momento. Le donne hanno bisogno di indossare ciò

che riesce a far esprimere al meglio la parte migliore del loro

carattere, e che sia allo stesso tempo compatibile con la loro

personalità e la complessità del colore. Secondo il mio punto di vista,

la moda è l'espressione di se stessi.

In che modo decide come sarà la sua prossima collezione?

Non decido mai in anticipo il look o i modelli della mia collezione. Non

mi faccio influenzare dalle tendenze e amo esprimere la mia

individualità attraverso la femminilità naturale di una donna. Lascio

che la mia immaginazione spazi tra le linee della creatività. Le mie

collezioni nascono dall'ispirazione e vengono ultimate dalla “sensualità

femminile”.

Cosa ti piace di più nel disegnare vestiti?

Quando riesco a trasformare l'idea di un modello specifico in forma

fisica e renderlo sensuale e indossabile.

Qual è la parte più stimolante?

Quando credi di aver creato tutto e ti rendi conto che quello che hai

realizzato può essere reinventato. Ogni volta che lasci spaziare la tua

immaginazione, si apre un nuovo orizzonte di creatività.

Come definiresti lo stile dei tuoi modelli?

Femminile, indossabile, pratico e sempre sensuale. La sensualità è

una componente fondamentale del mio stile, anche nella sua forma

più semplice.

Come vorresti che si sentisse una donna quando indossa i tuoi

modelli?

Nel modo in cui una donna si dovrebbe sempre sentire... Femminile,

sensuale e disinibita.

Che cos'è per lei la moda?

La moda significa espressione. E' un'affermazione della bellezza

interiore e della sensualità. Il modo in cui vestiamo svela tutta la

nostra individualità e sensualità.

La Stephan Caras Design Inc. si trova all'interno di un

meraviglioso palazzo di alto valore architettonico, i cui interni


sono stati progettati proprio da lei. Come si

sente ogni volta che entra in questo

straordinario ambiente di lavoro?

Ho progettato io stesso gli interni di questo

meraviglioso palazzo per rappresentare la

nostra immagine e, allo stesso tempo, soddifare

le nostre esigenze. Volevo creare un ambiente

che fosse unico e dove fosse piacevole

realizzare le mie collezioni. Ho ottenuto tutto

questo combinando classe e modernità,

abbinate all'intramontabile stile neoclassico.

Provo un senso di orgoglio ogni volta che entro

in questo splendido spazio.

Preferisce la moda maschile o quella

femminile?

Decisamente quella femminile. Divento molto

creativo con i vari modelli e i diversi tessuti con i

quali riesco a lavorare. Sono anche molto

ispirato dalla femminilità, che da sola

basterebbe a stimolare la mia creatività. Mi

piace anche disegnare abiti da uomo, ma qui, la

scelta dei modelli e dei tessuti risulta più limitata.

Qual è per lei la donna ideale?

Una donna sicura di se stessa e che riesce a

capire ed esprimere la sua naturale sensualità.

Come sono cambiate le donne negli anni?

Sono più sicure di se stesse rispetto alle

donne degli anni d'oro, come Sophia Loren o

Jayne Mansfield?

Ava Gardner, Brigitte Bardot, Gina Lollobrigida e

Raquel Welch. Queste sono state le

protagoniste degli anni d'oro del cinema. Tutte

hanno rappresentato il simbolo della donna

sicura di se stessa di quell'era. Secondo me, è

stata Jacqueline Kennedy Onassis a fare la

differenza. Lei non seguiva le tendenze, aveva

un suo proprio stile che ha influenzato il pubblico

e la moda di tutto il mondo. La mia risposta è sì!

Le donne di oggi sono molto più sicure di se

stesse.

Lei sostiene la comunità usando i modelli

locali per la sua collezione?

Amo sostenere i modelli locali. In ogni comunità

professionale e artistica, la collaborazione locale

dà ancora più forza alla comunità. Il Canada

dispone di modelli eccellenti e io sono felice di

lavorare con loro.

Lei incoraggia i giovani d'oggi a rischiare e li

aiuta a realizzare i propri sogni?

Assolutamente sì! La vita senza i sogni è come

un viaggio senza meta. Abbiamo bisogno di

inseguire i nostri sogni con tutti i rischi che tutto

ciò comporta. Il rischio più grande nella vita è

quello di non correre rischi. Come diceva Don

Chisciotte, “non importa se vinci o perdi, ciò che

importa è che inseguiamo quello che stiamo

cercando”.

Che consiglio darebbe a chiunque volesse

intraprendere la carriera della moda?

Bisogna essere preparati e lavorare duramente,

credere fermamente nelle proprie capacità

stilistiche e disporre di molte conoscenze

tecniche. Bisogna finanziarsi e lavorare sempre

con la consapevolezza che... “C'è sempre

qualcuno più bravo di te”.

Caras in un momento della sfilata


Atelier

La Stephan Caras Design Inc. è ubicata nel centro di Toronto ed è la

sede centrale e casa d'alta moda del rinomato designer a livello

internazionale, Stephan Caras. L’ atelier si trova all'interno di un

edificio di grandissimo valore architettonico e storico: inizialmente

costruito nel 1905, per essere la sede della Canadian Bank of

Commerce. Frank Darling and John Pearson, i medesimi architetti

che hanno progettato il palazzo che attualmente ospita il Parlamento

di Ottawa e il museo Royal Ontario, hanno concepito per primi

questo centenario edificio. I dettagli della costruzione sono

rigorosamente classici. La facciata sud è notevole, con la sua

elevazione convessa, e i particolari della muratura in pietra includono

le colonne ioniche, le cartouche, la fascia scritta, il cornicione e il

parapetto modulare. La facciata ovest è invece divisa in campate con

vetrate composte da muratura di pietrame articolato e cartouche. I

dettagli architettonici dell'edificio sono la dimostrazione di un'arte

molto raffinata. Gli interni sono in stile moderno e progettati dallo

stesso Stephan Caras. Troviamo tendaggi pregiati, drappeggi, pareti

rivestite in tessuto, tappezzeria e mobili artigianali finemente lavorati.

Notevole è l'elegante scala a chiocciola che si trova al piano nobile.

L'originale scala in quercia nella parte nord finale dell'edificio,

unitamente alla parete in muratura che si trova a nord, è stata

restaurata al suo stato originale. L'edificio conserva pertanto il suo

aspetto originario attraverso questi elementi e, allo stesso tempo, si

mescola con l'espressione artistica di Stephan. Attualmente,

l'esperienza e l'atmosfera di questa costruzione di grandissimo

impatto estetico, sono paragonabili a quelle che si respirano in una

casa di moda europea.

CARAS ATELIER - 744 Queen street east • Toronto On • M4M 1H4 • Canada • tel: (416) 703-6929 fax: (416) 703-1567

La moda

significa

espressione.

E' una

affermazione

della bellezza

interiore. Il

modo in cui

vestiamo

svela tutta

la nostra

individualità e

sensualità



Stephan Caras è nato a Corinto, in Grecia, e ha studiato a Melbourne,

in Australia. Ancora un adolescente si butta nel mondo della moda e

della recitazione, frequentando il Royal Melbourne Institute of

Technology, l'Accademia di moda di Melbourne, e la St. Martin’s

Theatre School. Lo stile del giovane designer era innovativo e si

distingueva molto, tanto da fargli vincere, in Australia, il premio "Gown

of the Year". Inoltre, ha disegnato i costumi delle concorrenti ai concorsi

di bellezza di Miss Universo, Miss Regina del Pacifico, Miss Teen

International e Miss Mondo. La sua carriera comprende collaborazioni

con le più prestigiose case di moda, quali Guy Laroche e Hermes, a

Parigi. Negli anni, Stephan Caras è stato invitato a numerosi eventi di

Maria in tour nel deserto Saudita

moda internazionali. Ha fatto sfilare le sue collezioni a New York,

Dallas, Chicago, Osaka, Hong Kong, Athens, Toronto, ed è stato

presentato alla finale della sfilata di gala presso “Igedo”, a Dusseldorf,

in Germania. In alcuni di questi eventi, Stephan ha condiviso il palco

con stilisti come Emanuel Ungaro, Christian Dior, Jean-Paul Gaultier,

Zandra Rhohdes, Isaac Mizrahi e Donna Karan. La sede centrale della

Stephan Caras Design Inc., si trova in un magnifico palazzo storico nel

centro di Toronto, in Canada. La società è stata fondata più di vent'anni

fa. La sua Odissea l'ha portato a viaggiare attraverso cinque diversi

continenti, dove ha acquisito una visione internazionale della moda;

tale visione, insieme alla sua esperienza, stabilisce un nuovo standard

di eleganza per le donne. I suoi modelli, magistralmente drappeggiati e

ben cuciti enfatizzano la femminilità e il lusso. Abiti creati per la donna

di oggi, che è molto sicura di sé, la cui sottile sensualità e la femminile

semplicità, non sono mai scontate, ciò guadagnandosi dignitosamente

il titolo di “stilista che ama le donne”.


New Generation

nella foto Roberto Baldassarri e Sara Ben Zidane

E’con noi la griffe

Chiara Banelli

22 anni, friulana d’origine, Chiara fin da bambina amava il disegno e vestiva le bambole,

cosa piuttosto comune per una fanciulla di quell’età se non fosse per il fatto, che per lei,

diversamente dalla quasi totalità delle altre che abbandonano il sogno man mano che

diventano grandi, creare abiti femminili diventa la sua principale passione, prima ancora che

una professione alla quale dedica la totalità del suo tempo.

E’ nel 2007 che la giovanissima Chiara incontra Santo Versace, una parentesi molto significativa nella sua vita professione. Nel 2009

consegue il diploma come Tecnico abbigliamento Moda all’ISIS R. D’Aronco di Gemona del Friuli (Ud), anno in cui partecipa al concorso di


nella foto: Chiara Banelli _Trelli (Ud)_Friuli Venezia Giulia _ khiara17@hotmail.it

moda denominato “A Moda D'Autore” nella

categoria studenti aggiudicandosi un più che

ragguardevole 2° posto. Il 2010 si presenta pieno

di novità per la, seppur talentuosa, ancora acerba

ragazza che nonostante la poca esperienza svetta

ai primissimi posti dei concorsi ai quali partecipa: a

cominciare dal Premio Speciale al concorso Moda

d'Autore nella categoria professionisti, fino a

giungere ai secondi posti rispettivamente ai

concorsi “Premio alla Creatività Città di Sarzana” e

“Concorso Nazionale S.M.A.C Fashion Awards di

Salerno” attraverso quest’ultimo, Chiara ha

conquistato “di.diritto” la possibilità di partecipare

all'evento Mare d'amare 2011 a Firenze Fortezza

da Basso, come stilista, portando una collezione di

capi beach wear: collezione che presenterà

successivamente ad una personale all'evento

“Stintino on Fahion 2011”. Nel luglio 2011 la

vediamo impegnata in un ulteriore concorso, a

Matera: il “Premio Moda città dei Sassi” dove si

aggiudica il premio della Critica. Innumerevoli

anche le mostre nel suo territorio natio nelle quali

ha presentato le sue creazioni nell’arco di tempo

compreso fra il mese di aprile fino all’ottobre

successivo, in cui è stata ospite al Castello di

Villalta di Fagagna (Ud). Fra gli altri: la sua

presenza al Museo Carnico di Tolmezzo, a “Magia

del legno Sutrio” , la “Festa della donna Tolmezzo”

e, non ultima la sua rappresentazione presso il

Palazzo Frisacco di Tolmezzo (Ud) nell’evento “Tra

le pieghe della moda” di Pino Grasso, ricamatore

tra i più prestigiosi al mondo del quale serba un

prezioso ricordo. Da annoverare infine, fra le sue

ultime esperienze, quella che la vede confezionare

capi per compagnie teatrali e la collaborazione con

“Carnica Arte Tessile, Tessitura Jaquard” di Villa

Santina di Udine. La sua particolarità? Quella di

conservare intatta la memoria di quella

preziosissima eredità che le è stata tramandata: il

lavoro manuale, quello svolto con una dedizione e

maestria tali da lasciare increduli al sol pensiero

che capi tanto rari per maestria e ricercatezza

possano essere il risultato del paziente lavoro di

una ragazza poco più che ventenne. A lei vanno

tutti i nostri più sinceri apprezzamenti.

Sara Ben Zidane, nella foto con Roberto Baldassarri, indossa abitoed accessori di Chiara Banelli

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IN

PRIMO PIANO

Marco Bordò

L’ idea nacque qualche anno fa con la voglia di

legare il piacere al dovere. Inizialmente la

concezione era quella di unire le mie più grandi

passioni, il “Mondo Beverage” e La Belle

Epoque, per la realizzazione del mio più grande

sogno. Nato in una famiglia in cui mia madre

ventenne intraprese l’ avventura di aprire un’

Azienda di distribuzione all’ ingrosso di

Beverage, sono cresciuto circondato da scaffali

di bottiglie e da grandi personaggi che del

mondo beverage ne hanno fatto una ragione di

vita. Crescendo, quella realtà e quel

meraviglioso”mondo” divenivano affascinanti ai

miei occhi e prendeva forma dentro di me il

desiderio di concretizzare in qualcosa di mio le

preziose conoscenze acquisite in quegli anni.

Diplomato in geometri mi trovai presto dinanzi

alla scelta tra una vita da architetto, passione

coltivata nel corso del tempo, o quella da

imprenditore, realizzando il mio più grande

sogno, quello di avere un locale tutto mio. Così i

primi anni dopo il diploma li dedicai interamente

agli studi per acquisire sempre più conoscenze

approfondite e professionalità in ogni aspetto

del vasto panorama che è appunto il Beverage.

La mia passione profonda per tale settore mi

portò ad essere molto deciso a specializzarmi e

di conseguenza a soddisfazioni immense già in

tenera età. Nel corso di qualche anno ottenni il

Brevetto Internazionale di Barman (IBA), quello

nella foto da sinistra: Roberto, Marco (titolare Belle Epoque), Sara, Luca e Leonardo


da Sommelier (ASI), divenni Socio AIBES

(Associazione Italiana Barman e

Sostenitori) e AIS (Associazione Italiana

Sommelier) e vari altri diplomi e attestati in

distillazione, liquoristica, birre, enologia,

caffetteria, free style e flair. Terminati gli

studi e concorsi vari mi dedicai alla ricerca

di una giusta location per dare forma e

concretezza al mio sogno. Poi finalmente

trovata, come imparai da un grande

imprenditore milanese, non troppo centrale

non troppo periferica, mi presi la

soddisfazione grandissima di progettare fin

nei minimi dettagli tutto il locale, così da

avere un locale che fosse unico già dal

design. Due lunghi mesi li trascorsi tra mille

idee che mi fecero cambiare più volte quello

che poi fu il progetto esecutivo. Tutto è su

misura, anche le cose più insignificanti.

Belle Epoque Café è un American Lounge

Bar che si ispira appunto al periodo storico

della Belle Epoque (1870-1914). Questo

mezzo secolo segno un modello di vita

europeo, “ l’ età gaudente ”, durante il quale

si conobbero i frutti di un grande benessere

con la conseguente nascita della moderna

società dei consumi, del progresso, della

prosperità e delle felicità materiali. La

seduzione del comfort accessibile a tutti

dispiegava i suoi benefici dinanzi agli occhi

di milioni di consumatori. Di quest’ epoca

Parigi ne fu la capitale, città-vetrina.

Testimoni di tutta la Belle Epoque furono

proprio i café, i quali non erano “i frettolosi

bar dei nostri giorni”. Belle Epoque Café si

rifà proprio a quei café parigini, unici e

audaci luoghi d’ incontro mondani, dove

lasciandosi disinibire dalla “nounce” dell’

ambiente circostante, ci si perde

momentaneamente in un’ isola lontana dalla

quotidianità. Il nome del locale fu la prima,

ed inizialmente l’ unica cosa certa, il punto

di partenza. Intorno a ciò iniziai a progettare

il tutto. Subito dopo il design pensai all’

aspetto più importante di un vero e proprio

American Lounge Bar: la politica aziendale

e l’ impostazione del lavoro che, non poteva

che essere totalmente protesa alla continua

e imprescindibile ricerca di qualità e

ricercatezza dei prodotti. Dalla cocktaileria

alla selezione distillati, liquori, birre e tutto il

resto, passando per il servizio “ad hoc” ed

una selezione e formazione del personale,

per arrivare alle più piccole scelte, tutto l’ ho

pensato di altissima qualità. Un locale che

fosse davvero unico! di nuova concezione,

dove la parola d’ ordine è qualità! Dove tutto

ciò che non troverete mai altrove qui c’ è,

dove un occhio di riguardo particolare viene

rivolto ai prodotti rarissimi, da collezione o

addirittura a quelli da investimento e con

una costante ricerca e aggiornamento al

fine di migliorare sempre di più, per

passione ma soprattutto per far si che il

Belle Epoque Café sia sempre riconosciuto

come oggi non un locale, ma … il locale!”

Hotel Principe di Savoia _ Milano

Pirelli Pzero1100

Dettagli tecnici

Lunghezza: 9,99 m; lunghezza fuori tutto: 11,37 m;

larghezza esterna: 3,54 m; larghezza interna: 2,37 m

Il lusso incontra ilMY

cinema a Milano

dove il The Space

Cinema Odeon ha

svelato la nuova sala

‘Suite’, un nuovo

modo di vivere il

cinema. Nella sala

tutto è studiato per

garantire una visione

da veri vip, con

poltrone Frau in pelle

regolabili al posto

delle classiche

sedute, il meglio della

tecnologia audio e

video anche per le

proiezioni in 3D

grazie al nuovo

schermo in lamina

d’argento, e una sala

drink con aperitivo a

buffet.

SICIS

THE ART MOSAIC FACTORY

LUXURY

RAVENNA_ITALY


ROMA_ITALY

GIANCARLO

SCARCHILLI

Regista e Sceneggiatore alla presentazione del suo film “ Vittorio racconta Gassman ”

www.donnaimpresa.com 71

nella foto da sinistra: i tre fratelli Jacopo, Paola e Alessandro Gassman con Giancarlo Scarchilli


Cristiana Capotondi, Giancarlo Scarchilli in una scena del film “Scrivilo sui muri”

Uomo colto e raffinato, sguardo

magnetico e con un dolce sorriso

disarmante che fa pensare alle

struggenti spiagge greche dove

fugge ogni qualvolta sente il desiderio

di ritrovare se stesso. L’ho incontrato

nel suo suggestivo appartamento nel

cuore di Trastevere, luogo in cui il

tempo davvero sembra essersi

fermato. La tecnologia non fa per lui,

lo si intuisce dalle decine e decine di

libri accatastati ovunque e dall’infinità

di rilegati in cui conserva i suoi scritti:

sceneggiature, piuttosto che

emozioni tradotte in poesia. Foto

ovunque, quasi a non voler

disperdere la memoria di quello che è

… e di quello che è stato.

“Vittorio racconta Gassman" è sicuramente uno dei film biografici

più riusciti della cinematografia italiana ed internazionale. Giancarlo

è il regista che l'ha ideato e realizzato. Il film è stato un vero e

proprio successo di critica e di pubblico, sia in Italia che all'estero.

Ricevendo riconoscimenti e premi ovunque; compreso un premio

speciale alla regia dal Sindacato Nazionale dei Giornalisti

Cinematografici Italiani (Premi Nastri d'Argento). Quello che ha reso

preziosa ed unica quest'opera è il suo esser riuscito a far raccontare

a Vittorio Gassman stesso - dieci anni dopo la sua scomparsa - la

sua storia professionale ed umana. Ed è da qui che deriva il titolo

del film: VITTORIO (l'uomo) racconta GASSMAN (il Mattatore dello

spettacolo e della cultura italiana). Il film è stato presentato alla 67ª

edizione del Festival dell'Arte Cinematografica di Venezia il giorno

della sua inaugurazione, il primo settembre; poi è stato richiesto e

presentato un po' ovunque, all'interno di manifestazioni e festival:

Roma, Parigi, Milano, Torino, Los Angeles, Strasburgo, ecc. Dopo il

Festival di Venezia, VITTORIO racconta GASSMAN è uscito in dvd

presso le edicole (gruppo editoriale La Repubblica-Espresso); poi,

caso davvero più unico che raro, è stato anche presentato nelle sale

cinematografiche (10 mesi dopo l'uscita in dvd!) distribuito da

Medusa. Giancarlo Scarchilli "nasce" al cinema proprio con Vittorio

Gassman e il regista Sergio Citti. Per molti anni è il loro più stretto

collaboratore in film come "Due pezzi di pane", "Minestrone", "Di

padre in figlio", "Sogni e bisogni" , ecc. Con Gassman e Citti instaura

subito un profondo e proficuo sodalizio professionale ed umano.

Gassman stesso parla di lui pubblicamente (nella sua autobiografia

"Un grande avvenire dietro le spalle" ) come di un suo grande amico

e lo vuole spesso con sé. Lo stesso rapporto di amicizia si instaura

con Sergio Citti. Prima di essere coinvolto nel cinema come

sceneggiatore e regista, Giancarlo ha coltivato l'arte della poesia,

"scoperta" durante il suo soggiorno londinese. Ancora oggi la poesia

continua ad essere una presenza importante e costante nella sua

vita. Non dice mai " ho scritto una poesia"... ma "... mi è arrivata una

poesia "; dichiara anche "Posso decidere di scrivere dei racconti, un

romanzo, un film... una poesia, no. Non si può decidere di scrivere

una poesia. Le poesie arrivano da sole; bisogna solo saperle

ascoltare e non rovinarle con i nostri limiti". Al momento sta

lavorando al film "Il quinto volto", un triller storico ambientato nel

mondo dell'arte all'epoca del Rinascimento di cui mi ha ampiamente

parlato una sera a cena in un tipico ristorantino a due passi da casa

sua; uno di quegli incontri che lasciano il segno… complici il suo

entusiasmo, la personalità carismatica e, non ultime, la delicatezza

dei gesti e la dolcezza delle sue note vocali sublimate dalla lettura di

una sua poesia.

DI LUI, VITTORIO GASSMAN, NELLA SUA AUTOBIOGRAFIA, HA DETTO:

“...La qualità che più mi rasserena in Giancarlo è la fiducia nella vita e nella forza del caso, la capacità di non programmare l'arte né i sentimenti"


Giorgio Brunelli:

360°

di autentica, puerile, disinibita Intellighenzia.

Prima del senso c’è il suono, prima delle parole c’è la voce. Quella voce ha potere sulle cose: le chiama all’umanità, le rende umane. E ciò che

stupisce di Giorgio Brunelli è proprio il fatto che sia tanto seducente ascoltarlo così come leggerlo. Che fosse un artista straordinariamente

sorprendente, un filosofo d’avanguardia ed inconsueto saggista, lo sapevo già … ma che mi sorprendesse nell’esercizio di voce narrante dei suoi

racconti, è cosa che mi ha stupito alquanto. Tutto ciò, sebbene pure non sia mio costume soffermarmi troppo sui convenevoli ma, che dire, i suoi

racconti metatestuali (non sono certo sia la definizione corretta, ma è la mia) sono affascinati... come fossero una scatola narrativa che al suo interno

ne contiene un'altra: una sorta di matrioska lessicale. Preferisco mille volte un autore che azzarda un esperimento piuttosto che uno che resti stretto

tra i libri di tecnica narrativa. Se non si osa non si innova.

dicono di lui:

dedicato a Jo’ da Valeriana, con affetto e stima

E'il Brunelli che ho conosciuto; aspro, duro, solitario, senza intermediazioni, diretto, privo delle sovrastrutture che imputa, a ragione, all'uomo

contemporaneo carico di ambizioni artefatte sorrette da vanagloriosi intellettualismi 'decadenti', ancorato saldamente all'esteriorità di un involucro che

è sempre piu' vuoto di contenuti e di sostanza. In De Sprofondis, Brunelli, 'prostituendosi' spesso all'io narrante, pennella i suoi personaggi

evindenziandone una conoscenza profonda con lo sguardo di un clochard che osserva l'inane e fatuo agitarsi degli uomini. La risultanza è un

parossistico 'teatrino' di stucchevole pletora di saccenti, d'abbottonata intellighenzia, donne inghirlandate, spacciatori a buon mercato di parole e

promesse, in una rappresentazione immaginifica del nulla. Egli sa bene di rischiare di essere identificato esso stesso nel borioso intellettuale che

aborre e condanna, ma ben attrezzato di brutale cinismo demistificatorio- condicio sine qua non al camaleontico narratore puro e feroce-, ci offre

depistandoci con la bonaria provocatorietà di questo 'bok treiler' --ricorrendo ad un linguaggio sgrammaticato, arrochito e strascicato da perduto uomo

di 'strada' antitetico alla figura dell'integrato 'vincente'-, l'acquisto dei suoi pungenti racconti drama-satirici al prezzo che 'suona a cinque euri'.

Simbolicamente invece fra le righe, Brunelli disvela guasconamente il bluff, di avercele rese con elegante coerenza di pensiero, rilasciandole a breve

in rete, gratuitamente fruibili. http://www.youtube.com/watch?v=JQ4f2iQk0Vg

recensione di Bruno Castelli

SULL’ARTE

Vivere da persona coerente,

necessita -paradossalmente- la

ferma rivendicazione del diritto

soggettivo all'incoerenza

pertanto adotto come regola

aurea: non definirti in effimeri e

claustrofobizzanti cliché

autorappresentativi. Mi

piacerebbe davvero ricompattare

l'entusiasmo compressorepresso

degli artisti e

sconfiggere quel loro senso

d'appartenenza al mondoconcusso

da uno svuotamento

anedonico decimanteconvogliandolo

in una corrente

dal Manifesto scarno, azzerante

e ottimista, e da qui ripartire

'primitivamente' con un

linguaggio rigenerato e puro,

scevro da compromissioni

interferenti: il Formattivismo.

Quel romantico Sogno, violato e

perduto, dovrà tornare all'origine

dei nostri unici possedimenti

stabili. Dovrà tornare all'origine.

(Giorgio Brunelli)

VERONA_ITALY

Conosciuti nel 2008 abbiamo costruito uno studio a Monte Urano ed

abbiamo iniziato a lavorare ad un nostro progetto non appena tornati

da un lungo viaggio a New York. Durante questo viaggio abbiamo

avuto la possibilità di stare a stretto contatto con l’orchestra di Winton

Marsalis e di conoscere Rossella Piccino, giovane registra di Lecce

con la quale poco dopo realizzeremo la colonna sonora di un suo film:

“Hanna & Violka”. Contaminati dall’esperienza newyorkese, abbiamo

iniziato a comporre dei nostri brani, cercando di fare molta attenzione

alla ricerca sonora, e alla sperimentazione elettronica durante il

processo di arrangiamento.Il progetto piace molto a Cose Di

Musica(agenzia di notevole rilevanza nel mercato delle produzioni

artistiche musicali) che in quel periodo stava cercando un repertorio

per Anna Oxa. La produzione decide di inserire quattro brani nostri

all’interno dell’album “PROXIMA”, ma chiede anche la nostra totale

collaborazione all’arrangiamento dell’intero lavoro, per cercare di

mantenere la stessa continuità timbrica e per dare omogeneità al

sound generale del disco. Iniziano quindi collaborazioni con gli altri

autori(Ivano Fossati, Francesco Bianconi dei Baustelle, Pacifico ecc.).

Iniziamo poi una serie di collaborazioni con il Mexico, tramite Loris

Ceroni, noto produttore discografico del mercato latino. Abbiamo

l’occasione di lavorare per Maria Josè e di poter arrangiare per lei il

singolo “Una Occasion Par Amarnos”, che rimane primo nella classifica

di iTunes messicana per diverse settimane, scavalcando anche “Waka

Waka” di Shakira. Produciamo poi una girls /band emergente sempre

per il messico: TAO in uscita proprio questi giorni il disco dal nome

“TOXICO”. Questa serie di collaborazioni ci portano poi a partecipare

ad un concerto/evento con i nomi più noti del panorama pop

messicano. Abbiamo avuto, infatti, l’opportunità di suonare con Camila,

Maira Josè, Alejandra Guzman, Reyli, Lucia Mendez, Fandango e molti

altri. Tornando in Italia abbiamo collaborato con la Saatchi & Saatchi

per la realizzazione di una pubblicità progresso. Lo spot è andato in

onda nei canali RAI durante il periodo natalizio 2010. Attualmente

stiamo lavorando a nuovi progetti. Uno vede la stretta collaborazione

con Patrizio Rossi Viozzi (X-Factor 3). Grazie anche alla collaborazione

di Silvia Catasta abbiamo prodotto il suo nuovo singolo “where will you

be” andato in programmazione radiofonica pochissimi giorni fa su

raitunes. Si può riascoltarlo scaricando il podcast della puntata o

attraverso youtube. Parallelamente stiamo lavorando ad un progetto

strumentale. Un duo acustico minimale e molto intimo che vede la

stretta collaborazione con Roberto Piermartire (noto trombettista che

vanta collaborazione con Avion Travel, Paolo Belli, Petra Magoni ecc) e

Toti Panzanelli (chitarrista di Concato, Venditti, Patty Pravo ecc).

info. pierini.m@gmail.com

Marco & Marco

MONTE URANO_ITALY

nelle foto Marco Mattei e Marco Pierini


OGGI

IMPRENDERE

Cito testualmente: “Confindustria Fermo, sorta nel 1979, è una

delle cinque associazioni di Confindustria operante nelle

Marche. Ad essa attualmente aderiscono circa 500 aziende

(circa 10.000 dipendenti) suddivise in 12 Sezioni

merceologiche: calzatura, accessori, cappelli, edili, lapidei,

metalmeccanici, terziario innovativo, trasporti, gomma e

plastica, agroalimentare, costruttori di impianti e turismo.

L'Associazione svolge quotidianamente attività di

rappresentanza e di consulenza a beneficio delle ditte

associate attraverso una struttura operativa, con un direttore

coadiuvato da funzionari e dipendenti”. Una premessa che

merita di essere però approfondita viste anche le dinamiche di

crescita dell’associazione e, non di meno, le esigenze di una

contemporaneità in continuo divenire. Ed è proprio in virtù di

queste considerazioni che ti chiedo una più dettagliata

descrizione dei vostri servizi…

Confindustria Fermo, offre innanzitutto un servizio di

rappresentanza, intesa però come tramite tra le necessità delle

aziende e il mondo politico a livello nazionale e regionale. E’ proprio

Confindustria Fermo che porta ai tavoli regionali la sintesi di quelle

che sono le problematiche che le aziende incontrano giornalmente

nel mercato del lavoro ed è proprio grazie a quest’ associazione che

spesso le aziende hanno il modo di far conoscere concretamente

quali sono le necessità e i bisogni più immediati di tutti gli associati

che rappresentano il tessuto produttivo del territorio fermano.

Certamente oltre a quello di rappresentanza, un altro importante

servizio che Confindustria Fermo offre ai suoi associati è quello

sindacale, probabilmente oggi più che mai le aziende sono costrette

loro malgrado a far scelte aziendali non sempre facili o condivise dai

propri collaboratori e l’ associazione ha il compito di sostenere le

aziende e dare loro supporto tecnico e professionale, indispensabile

ad affrontare situazioni, sino ad ora magari sconosciute a tutte le

medie e piccole aziende, che fanno parte dell'associazione. Servizio

al Credito e Consulenze Legislativo-Finanziario. Questi altri due

servizi che Confindustria Fermo è in grado di offrire ai suoi associati,

troppo spesso infatti le aziende vedono limitarsi il credito offerto

dagli istituti bancari ed e' proprio in questi casi che essa cerca di

intervenire con accordi ben precisi e sicuramente con condizioni più

favorevoli per le aziende ad essa iscritte. Per quanto riguarda le

consulenze Legislativo-Finanziario l’ associazione ha al proprio

interno funzionari o consulenti in grado di supportare eventuali

richieste di chiarimento o cambiamenti in atto di leggi che possano

riguardare tutto ciò che è legato al mondo del lavoro, dal semplice

documento necessario per l’ esportazione a richieste ben più

specifiche da formulare magari alla Camera di Commercio. Oltre a

tutti questi che possiamo definire servizi tecnici, non dobbiamo

assolutamente dimenticare quanto l'associazione faccia nel campo

dell’ internazionalizzazione per le proprie aziende, azioni che vanno

dal supporto per fiere all’ estero alle quali le aziende partecipano per

promuovere e vendere i propri prodotti, al creare momenti di contatti

tra i vari enti che si occupano di promozione all'estero del nostro

Made in Italy, sino ad arrivare alla ricerca di quelle che possano

essere le potenzialità del nostro territorio e studiare eventuali azioni

di sostegno per le nostre aziende al di fuori dei confini Italiani.

Quali, i programmi più immediati della tua Presidenza..

Ho cercato sin dall’ inizio della mia presidenza, di far ruotare il mio

operato e quello del mio Gruppo intorno a quattro parole chiavi e

cioè: Formazione, Cultura d'impresa, Internazionalizzazione e

aggregazione. Credo fermamente che tali concetti siano alla base di

ogni Giovane Imprenditore, la formazione: indispensabile nel mondo

del lavoro, ogni attività che svolgiamo, dal semplice incontro con un

docente al più serio e professionale corso con un tema ben

specifico, ognuno di questi argomenti è formativo per ognuno di noi

e sicuramente ci sarà utile nella nostra vita professionale e privata.

Quando parlo di Cultura d’ impresa, intendo far conoscere ai giovani

magari ancora studenti, quello che l’ impresa può rappresentare per

il loro futuro, il mondo del lavoro non deve più essere visto come un

mondo così lontano da quello scolastico, va avvicinato ad esso e

solo riuscendo a trasmettere ai giovani l’ amore e magari l’

ambizione per un lavoro che dia soddisfazioni sia personali ma

anche economiche potremmo davvero vedere un futuro per le

nostre aziende e per il nostro territorio. Internazionalizzazione

perchè oggi è di vitale importanza riuscire ad avere adeguati

strumenti per operare nel mercato globale, oggi i nostri clienti

potrebbero trovarsi a migliaia di km di distanza, parlare lingue

diverse ed esigere prodotti opposti da quelli che siamo abituati a

presentare ed allora dobbiamo saper interpretare le esigenze del

mercato ed avere i prodotti giusti al momento giusto. Aggregazione

e metterei anche futuro, tutti specialmente noi giovani dovremmo

innanzitutto aggregarci, far squadra, mettere insieme le nostre

competenze e le nostre necessità solo così potremo sperare di

avere un futuro in un mercato sempre più esigente che non

permette errori.

Essere figli di imprenditori non è una garanzia di successo, è

un’opportunità preziosa da coltivare sebbene anche sia

innegabile il privilegio (o la fortuna, che dir si voglia) di avere

alle spalle una solida azienda familiare. Per questi imprenditori

di seconda generazione, quali secondo te, i problemi da

affrontare?

Credo che per gli imprenditori di seconda generazione, il primo

problema da affrontare sia innanzitutto il dover operare in un

contesto totalmente diverso da quello che magari i nostri genitori si

sono trovati di fronte, è indiscutibile il fatto che oggi un imprenditore

specialmente se giovane debba essere in grado di avere nozioni

che spaziano dall’ economia alla tecnica di produzione di un

prodotto; gli investimenti che il mercato oggi esige sono di gran

lunga superiori a quelli di qualche anno fa, parliamo sia di tempo

che di denaro. Un altro serio problema che ci troviamo ad affrontare

è la mancanza di manodopera specializzata in tutti quei settori legati

alla produzione, spaziando da quello calzaturiero a quello edile.

Chi è il Giovane Imprenditore, oggi? E’ possibile tracciarne un

profilo? E quale dovrebbe essere il suo ruolo?

Oggi il Giovane Imprenditore, ha secondo me sulle spalle una

grande responsabilità, rappresentiamo infatti il futuro di questo

paese, noi siamo, secondo me già oggi, la classe dirigente di

domani e non parliamo di frasi fatte. Ogni giovane dovrebbe,

facendo sempre tesoro dell'esperienza di chi lo ha preceduto,

cercare di dare un’ impronta personale al proprio percorso

professionale, non esiste a parer mio un profilo ben definito del

giovane imprenditore ma dovrebbe essere considerato tale ogni

giovane che attraverso la propria ambizione e il proprio impegno si

prefigga e riesca a costruire qualcosa di concreto, che sia utile alla

società, che riesca a portare avanti magari plasmandola

dolcemente, secondo i suoi desideri, l’ azienda che ha alle spalle

senza cambiarne la natura o magari se questo avvenga, fare dell’

azienda il proprio orgoglio.

Se io ti chiedessi di chiudere l’intervista con un messaggio

positivo, il tuo, quale sarebbe?

Sarebbe un: Ciao ragazzi ... mi rivolgo a voi, un consiglio che mi

sento di darvi è ... credeteci sempre; la vita ci offre davvero mille

opportunità, il mondo del lavoro ci fa davvero crescere, esso è

secondo me la miglior palestra di vita, le mille difficoltà che

possiamo incontrare giornalmente, sono niente nei confronti della

soddisfazione che possiamo avere nel veder realizzato un nostro

progetto. Dobbiamo essere umili e al tempo stesso determinati, solo

cosi faremo nostro ciò che in cuor nostro già lo è».

CRISTIANO

FERRACUTI

Imprenditore calzaturiero (Missouri) Presidente Giovani Industriali del fermano

MONTE URANO_ITALY


Good Morning

Avvocato!

A tu per tu con Roberto Mandolesi, candidato Sindaco alle amministrative della

primavera 2012 per la città di Porto San Giorgio.

Intervista a cura di Bruno Romano Baldassarri

Parlaci di te e della tua famiglia ...

Risiedo a Porto San Giorgio sin dalla nascita (1964). La mia famiglia

ha sempre vissuto lì, da quattro generazioni, ed è molto conosciuta in

città, tanto che la Polisportiva Mandolesi ha il nome di mio zio

Umberto, noto sportivo, morto in guerra. Sono sposato con Sara, e

ho due figli: Giulio, 16 anni, studente al Liceo Scientifico, e Viviana,

13 anni, che frequenta il Liceo Classico. Per ciò che concerne la mia

vita professionale, come ben saprai, sono Avvocato, abilitato al

patrocinio dinanzi alla Corte Suprema di Cassazione, e ho due studi

legali di riferimento, uno a Porto San Giorgio e l’altro a Roma,

associato con altri dieci colleghi. Personalmente, sono specializzato

nel diritto penale militare e nelle materie che riguardano tutto il

personale delle Forze Armate e di Polizia, civile e militare.

Qual è il tuo cliente tipo, Roberto?

Sicuramente un militare o un agente di polizia che ha problemi con la

propria Amministrazione, che, se non risolti, possono incidere

negativamente sul piano economico e sulla carriera. In alcuni casi –

penso ad esempio all’irrogazione della massima sanzione di stato: la

perdita del grado/destituzione – il potenziale assistito rischia di

perdere il posto di lavoro (ed anche la pensione).

Anche un “Ufficiale”?

Certamente. Tra i miei assistiti ci sono alti ufficiali/dirigenti (Colonnelli

e Generali, Primi dirigenti e Questori), anche in servizio all’estero

(presso Ambasciate) ed in territori di pace/guerra

(Kosovo/Afghanistan).

Quanto è difficile oggi “fare” l’Avvocato?

Non saprei, per me non lo è mai stato. Volevo fare l’avvocato fin da

piccolo e quindi ho coronato un sogno. Difficile, semmai, è farlo in

modo onesto, soprattutto nei confronti del cliente. Mi spiego. Se una

persona viene da te con l’intenzione di fare “ricorso” a tutti i costi,

anche quando non ve ne sono i presupposti, devi saper dire di no e

spiegargli il perché. Può darsi che questo, nel breve periodo non dia

delle soddisfazioni (in termini economici), ma posso garantire, per

esperienza personale, che alla fine gratifica, moralmente ed

economicamente.

Non sempre però è così, tanto che la tua categoria non gode di

buona fama, in Italia e all’Estero?

Credo che non esista un Avvocato onesto o disonesto, ma un essere

umano che, in quanto tale, si diversifica in più categorie. In ogni

campo, dalla medicina alla scuola, dall’impresa alla politica, esiste il

“malaffare” e la “disonestà”, basta saper scegliere, e scartare. Non

bisogna generalizzare, fare cioè “di tutta un’erba un fascio”, ma saper

distinguere bene. Il mondo sta cambiando, e non in meglio,

purtroppo, ma guai a rassegnarsi, sarebbe la fine dell’umanità.

Bisogna aver fiducia, tenacia e sperare che le cose migliorino;

ognuno di noi dovrà impegnarsi – in famiglia, nel lavoro e nelle

proprie molteplici quotidiane attività – in questa direzione.

Ti candidi a Sindaco di Porto San Giorgio. Come nasce questa

sua decisione?

Ho iniziato ad interessarmi di politica a 23 anni, ed a soli 28 anni

sono stato eletto Sindaco (uno dei più giovani d’Italia, per poco più di

un anno, tra il 1993/94), e poi Consigliere provinciale fino al 1999.Alla

scadenza di quest’ultimo mandato ho deciso di smettere, per

dedicarmi alla famiglia e al lavoro, consapevole del fatto che non mi

sarei mai “mantenuto” facendo politica, perché non volevo esserne

condizionato.

Cosa ti ha spinto allora a dedicarti di nuovo alla politica?

Sicuramente la passione, che ho sempre avuto fin da ragazzo, e la

consapevolezza di avere, oggi, un’indipendenza economica ed il

tempo necessario per dedicarmi, con la giusta competenza e la

necessaria serietà, alla risoluzione dei problemi della mia città.

Certamente non lo faccio per ambizione personale, non foss’altro

perché la carica di Sindaco l’ho già ricoperta diciassette anni fa…

Raccontaci come è nata la tua candidatura ...

Con alcuni amici abbiamo maturato un’idea: realizzare un

programma (soprattutto) amministrativo e (non solo) politico, chiaro e

semplice, da definire nel dettaglio con altre forze politiche e/o

movimenti, senza pregiudizi legati alla collocazione politica.

Un progetto nuovo che, oltre ai problemi legati alla vita di tutti i giorni,

individui tre o quattro punti significativi e risolutivi per le sorti di Porto

San Giorgio. Convinti che in ambito locale ha poco senso parlare di

politiche di sinistra, di centro o di destra, essendo importante dare

una soluzione pratica ed immediata a tali problemi.

Quali sono questi problemi?

Penso, ad esempio, al ripristino di un “Pronto Soccorso” attrezzato;

alla pulizia e cura periodica di piazze, strade e marciapiedi; alla

sicurezza e all’ordine pubblico; ad un’efficace raccolta dei rifiuti solidi

urbani; alla particolare cura del verde pubblico; al definitivo

abbattimento delle barriere architettoniche, che in molti casi non

consentono alle persone non più abili di godersi una tranquilla

passeggiata per le vie della città; ed altro ancora. Nel frattempo,

però, bisognerà anche risolvere il problema del Porto, dell’Area ex

Gran Hotel, dell’ex Cinema Excelsior, e del Lungomare; gli stessi

problemi rimasti irrisolti da più di vent'anni.

Cosa ti fa pensare che potresti riuscirci?

E’ impossibile non riuscire a farcela, visto che questi problemi

interessano tutti i sangiorgesi. Probabilmente, in passato, ci sono

stati interessi molto forti che, contrapponendosi, l’hanno

materialmente impedito; oppure qualcuno si è “distratto”

interessandosi ad altro. Si tratterà allora di impiegare un diverso

metodo di approccio. Mi spiego: ho già detto che non sarò tipo da

lasciarsi “tirare per la giacca”, e che se non sarò in grado di risolverli,

avrò l'obbligo morale (perché su ciò chiederò i consensi) di dire ai

miei concittadini per quali motivi e chi sono i soggetti che me lo

avranno impedito.

Basta questo?

No, ma è un buon inizio. E poi, non bisogna dimenticare che

l’economia di Porto San Giorgio si fonda su tre grandi settori:

Commercio, Turismo e Pesca. Le scelte strategiche, quindi,

dovranno essere finalizzate a valorizzare questi settori vitali per la

Comunità sangiorgese. Bisognerà quindi avere l'umiltà di ascoltare i

problemi degli Operatori e delle Associazioni che li rappresentano.

Non potranno imporsi scelte “dall’alto” o per la convenienza di questo

o quel partito. E’ necessario invece coinvolgere i cittadini anche

mediante l’utilizzo di referendum consultivi. Inoltre, abbiamo altri

progetti innovativi, quali: la realizzazione di Parcheggi pubblici, sul

lungomare e nelle aree più strategiche del paese; la costruzione di

un Polo unico scolastico altamente attrezzato (stile Campus); la

riqualificazione dei Quartieri periferici; e la particolare attenzione

soprattutto per i Giovani, gli Anziani e le Famiglie in difficoltà.

ROBERTO

MANDOLESI

Avvocato abilitato al patrocinio della Corte Suprema di Cassazione

PORTO SAN GIORGIO_ITALY


AL SERVIZIO

delle

IMPRESE

Un servizio di qualità richiede i più alti standard

professionali (competenza psicologica e tecnica

associata ad adeguati supporti professionali) ed il

loro continuo aggiornamento e miglioramento,

oltre ovviamente a valori morali oggettivi e

condivisi. Requisiti che fanno parte del curriculum

di Gianfranco che vanta una più che ventennale

esperienza nel settore

Qual'è nello specifico il tuo lavoro?

Opero nel settore parabancario e cioè nella locazione finanziaria più

facilmente denominata leasing, che è un contratto attraverso il quale

una società di leasing acquista un determinato bene solitamente

costoso (immobile, bene strumentale, automezzo pesante ecc.ecc.) e

lo concede in leasing con possibilità di riscatto a fine contratto.

Quindi siete concorrenti delle banche?

Assolutamente no. Intanto le società di leasing sono partecipate da

grandi istituti di credito, e poi nel 2011, bisogna dire che lo strumento

del finanziamento ha un suo preciso iter. Per esempio, per l'elasticità

di cassa delle imprese c'è lo scoperto di conto corrente, per le fatture

c'è l'anticipo salvo buon fine e per gli investimenti di grandi importi da

ripartire in più anni, c'è appunto il leasing che permette tra l'altro una

maggiore e più precisa deducibilità fiscale.

In questi periodi di forti tensioni dei mercati come siete messi?

Cerchiamo di consigliare i clienti, dicendo loro che debbono fare

massima attenzione all'uso degli strumenti finanziari a loro

disposizione. Cioè di accedere ad ogni strumento bancario a seconda

dell'uso che se ne deve fare. Per esempio non ha senso usare uno

scoperto di conto corrente per acquistare un autocarro, perchè poi si

resta senza liquidità. Poi applichiamo alle operazioni di leasing le

agevolazioni attualmente in essere per abbattere i costi degli interessi.

Quali sarebbero queste agevolazioni?

Attualmente sono aperte alcune agevolazioni aventi caratteristiche

nazionali. Parlo della Legge 1329/65 che è utile per acquisto di

macchinari nuovi di importo elevato (sopra Euro 150/Mila) oppure la

L. 240/81 per gli artigiani con contributo canoni in conto interessi. A

queste agevolazioni possiamo unire i Fondi BEI (della Banca Europea

degli Investimenti) che grazie ad un accordo che i vertici di Unicredit

hanno preso appunto con la BEI e che permettono un abbattimento

per alcune operazioni di uno 0,25% sul tasso Euribor (indicizzato)

che sarà usato per la singola operazione.

Come vedi l'Italia nel futuro? Riuscirà ad uscire dalla crisi che la

tiene intrappolata oggi?

L'Italia è un grande paese, pieno di brava gente capace ed in grado di

dirigere una impresa. Quindi ce la farà, a patto però che si ritrovi

quello spirito di sacrificio che ha contraddistinto la generazione degli

anni 50 e 60, quando tanti bravi italiani (i nostri padri ed i nostri nonni)

hanno, rimboccandosi le maniche, ricostruito dal nulla un paese

distrutto e destinato alla povertà, trasformandolo nell'ottava economia

del mondo.

GIANFRANCO

VASTAROLI

Agente in attività finanziaria

PORTO SAN GIORGIO_ITALY


IN PRIMO PIANO

gioco

www.donnaimpresa.com 83

di

squadra

i fratelli Matricardi

da sinistra: Cristiana, Ippolito e Rossana

MATRICARDI S.P.A

progetti in movimento

Facciamo strada insieme…

Un nuovo modo di pensare flessibile, performante, accurato e sicuro come mai prima in Italia. Non una semplice società

di trasporti ma un progetto innovativo e specializzato, una realtà di eccellenza tutta italiana, forte delle esperienze, delle

sinergie e delle performance che sono proprie di una struttura moderna che è diventata leader del trasporto su strada.

L’obiettivo è quello di voler offrire un servizio sempre più competitivo ed efficace su tutta la penisola investendo energie in

un progetto che è in continuo divenire.


Un altro tassello si aggiunge al

processo di crescita della Matricardi

che ha rafforzato i servizi offerti dalla

società al Nord Italia attraverso

l’apertura di tre nuove sedi in

Lombardia; ciò a sottolineare l’ormai

avvenuta evoluzione dell’azienda

che è passata in pochissimo tempo,

da un sistema centro Italia ad uno

più ampio con il preciso intento di

rispondere alla necessità di

agevolare i flussi. Sinonimo da

sempre di precisione ed affidabilità,

l’azienda marchigiana ha voluto

rimarcare la propria vocazione al

servizio rispondendo in modo

attento alle esigenze di una società

maggiormente orientata alla

flessibilità ed alla sicurezza.

Un altro tassello si aggiunge al processo di crescita della

Matricardi che ha rafforzato i servizi offerti dalla società

al Nord Italia attraverso l’apertura di tre nuove sedi in

Lombardia; ciò a sottolineare l’ormai avvenuta

evoluzione dell’azienda che è passata in pochissimo

tempo, da un sistema centro Italia ad uno più ampio con

il preciso intento di rispondere alla necessità di

agevolare i flussi. Sinonimo da sempre di precisione ed

affidabilità, l’azienda marchigiana ha voluto rimarcare la

propria vocazione al servizio rispondendo in modo

attento alle esigenze di una società maggiormente

orientata alla flessibilità ed alla sicurezza. Un parco

automezzi di ultima generazione rispettoso della

normativa CEE, servizi di massima qualità, unitamente

ad uno staff esperto ed alla serietà con cui l’azienda

porta avanti ogni singolo trasporto, è ciò che ha

consentito alla Matricardi una progressiva crescita fino a

diventare leader indiscusso a scala nazionale del

trasporto su strada. Abbiamo incontrato i giovani titolari

dell’azienda ed a loro abbiamo chiesto di parlarci del

proprio lavoro e della filosofia aziendale che si è

dimostrata vincente in considerazione dei traguardi che

sono stati raggiunti: “ E’ da alcuni anni che le attività

logistiche sono al centro di un processo di

trasformazione ed innovazione estremamente

dinamico. Sono cambiati i modi di fare logistica, e con

essi sono cambiati anche il significato, le dimensioni e gli

attori principali – ci dice Ippolito, il terzogenito dei tre

figli, a cui è stato affidato il ruolo di amministratore

dell’azienda di famiglia – La società contemporanea ci

impone formule nuove e dinamiche capaci di soddisfare

la moltitudine di necessità alle quali giornalmente siamo

chiamati a rispondere – continua – ed è proprio

nell’ottica di questa consapevolezza, contraddistinta

anche dallo slogan “progetti in movimento”, che giorno

dopo giorno rinsaldiamo la nostra volontà di esser

partner sensibili ed affidabili del cliente e non

semplicemente fornitori di un servizio, come di solito

accade”. Un modo di vedere la vita, prima ancora che


Via Bernini 32 _ Trodica (MC) _ T.0733 564396

nella foto: Giuseppe Matricardi con i figli

una politica commerciale vincente, quella che unisce il pensiero di questi fratelli che sono riusciti, come mai ci è capitato di vedere sin d’ora, a

porre lo spirito di squadra al di sopra di tutto “La nostra azienda è nata e continua ad essere un progetto corale in cui i piani strategici vengono

condivisi: le persone che lavorano con noi siano esse dipendenti che collaboratori, ricevono piena libertà e fiducia nello svolgimento delle

proprie funzioni aziendali – precisa la secondogenita Rossana – in cui ognuno, senza distinzione di ruolo, cerca di dare il meglio di se

stesso per il bene di tutti. Un saluto, una stretta di mano, un sorriso.. piuttosto che un abbraccio non sono cose da lesinare, da noi… “. “ Il

trasporto, così come concepito da noi – ci dice Cristiana,

la primogenita – non è pertanto il semplice veicolare le merci da una location ad

un’ altra, ma diversamente è visto nell’ottica del diventare partner responsabili ed accorti affinchè il cliente trovi, attraverso noi, un ulteriore

punto di forza. La serietà e la competenza non sono optional dai quali poter transigere e in virtù della professionalità che ci ha sempre

contraddistinto, siamo oggi in grado di offrire servizi di trasporto di “primaria qualità”, in contrapposizione ad altre aziende di settore presenti

sul mercato – sottolinea – perchè attenti al rispetto delle normative sulla sicurezza stradale, del lavoro e dell’ambiente. Da circa 60 anni

garantiamo al cliente velocità e precisione nelle consegne ad un prezzo onesto – conclude Cristiana – quasi a rivendicare il principio secondo

il quale un servizio di qualità ha necessariamente il suo costo. Il rispetto è alla base del nostro rapporto con gli altri, sempre e comunque …

questo è quello che ci è stato insegnato da nostro padre, fondatore insieme al suo papà dell’azienda, che ancora non si sottrae, nonostante


abbia delegato a nostro favore, alla responsabilità morale di essere qui con noi, ogni giorno, a vegliare sul mantenimento di quei valori che ci

ha trasmesso e che ci caratterizzano”.

Il divenire da Eraclito a Pirandello, è la

sostanza dell'Essere, poiché ogni cosa è soggetta

al tempo e alla trasformazione. Anche quello

che sembra statico alla percezione sensoriale in

verità è dinamico e in continuo cambiamento


MATRICARDI S.p.A LOGISTICA - TRASPORTI Via Toscana 7/9 Monte San Pietrangeli email: info@matricardispa.com

I SERVIZI: *Tempi di resa 24/48 ore *Servizio di logistica e logistica integrata * Trasporti ADR; Servizi on line: http://www.matricardispa.com

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075.5271380) *Veneto (Arzignano loc. Tezze 0444.482924)

Febersnc

ASSEMBLAGGIO FONDI E LAVORAZIONE CALZATURE


CRISI: CHE FARE?

lo chiediamo ai giovani titolari della Omega Model

di Francesca Palmieri

Visita alla sede di una delle giovani aziende doc nella nuova provincia

di Fermo; L’Omega Model snc, che dopo aver consolidato negli anni la

sua presenza sul mercato, non si arrende alla crisi che attanaglia

ormai da tanto tempo uno dei settori fiore all’occhiello per la nostra

regione, quello calzaturiero. “L’Omega Model dopo aver festeggiato il

traguardo dei dieci anni di attività confermandosi come una delle

aziende più apprezzate del proprio settore, non si arrende e punta

sempre più sulla qualità dei propri prodotti”. Questo è quanto ci

sentiamo di poter affermare dopo anni di confronto sul mercato, dicono

i tre soci fondatori. Azienda giovane dicevamo, infatti i titolari Monti

Giampaolo, Maroni Massimo e Paglialunga Luca viaggiano in età

comprese tra i 38 ed i 40 anni, se a questo aggiungiamo che hanno

già festeggiato il decimo anno di attività, possiamo sicuramente

affermare di essere in presenza di una giovane realtà. Andiamo allora

insieme a conoscere le armi vincenti di questa piccola azienda di casa

nostra, che come molte altre della zona contribuisce a tenere alto il

valore del vero made in Italy.

Di che cosa si occupa la vostra azienda di preciso?

La nostra azienda offre molteplici servizi al mercato attuale, nelle più

disparate forme, dalla progettazione 3D fino al realizzo completo del

modello fisico su resina, copriamo ogni singola fase, nello specifico:

consulenza per realizzazione di prototipi e modelli; studio per

dimensionamento in base ai passaggi del materiale di stampaggio;

realizzazione di prototipi con possibilità di piazzare direttamente la

forma per avere l’effetto suola montata; ideazione di disegni in 2D per

l’immagine della suola sia su laterale che su battistrada; realizzazione

di modelli finiti; programmazione CAD/CAM per realizzazioni della

parte meccanica dello stampo; e molto altro ancora. Diciamo che è

nata principalmente per la produzione di modelli da utilizzare nella

costruzione di stampi per fondi di calzatura, ma poi pian piano ha

anche allargato i confini in molteplici settori, collaborando anche con la

realizzazione di programmazione CAD con aziende del settore

alimentare, dentale, meccanico.

Per che tipo di stampi realizzate i vostri modelli?

Grazie alle conoscenze acquisite negli anni possiamo coprire quasi la

totalità delle esigenze di mercato realizzando prototipi e modelli definiti

per quasi tutti i tipi di materiale da stampaggio oggi utilizzato (tipo

gomma, tr, pu, pvc, eva, tpu, ecc.). Produciamo modelli per la

realizzazione di stampi di suole monocolori, bicolori, tricolori da uomo,

donna e bambino.

Quindi in sostanza realizzate una suola in tutto e per tutto uguale

a quelle che tutti noi ammiriamo coloratissime quando

indossiamo le nostre scarpe la mattina?

Diciamo di si, più o meno, ma il modello da noi prodotto molte volte

può anche non essere conforme alla suola che vedete incollata sulle

nostre scarpe, perché qualche volta può mancare di pezzi o particolari

che vengono aggiunti meccanicamente dagli stampisti stessi in stadi

successivi di lavorazione dello stampo in alluminio.

Quando nasce la vostra azienda, e perché? Ripercorriamo

insieme un po’ della vostra storia.

L’Omega Model snc nasce nell’ormai lontano 1999, quando l’intuizione

di uno dei soci fondatori, Monti Giampaolo, lo porta a rendersi conto

che il tradizionale sistema di costruzione dei modelli per il realizzo degli

stampi di fondi per calzature, è ormai sorpassato. Bisogna aggiungere

a quello che è solo lavoro manuale (infatti i modelli venivano realizzati

completamente a mano con legno ed altri materiali come gomme,

lastrine con incisioni già impresse ecc.) qualcosa di più. Già in quegli

anni si era diffuso l’utilizzo di frese a controllo numerico, che

consentivano sì di velocizzare la produzione ottenendo chiaramente

una qualità superiore, ma come negativo necessitavano comunque del

primo modello realizzato a mano, poiché non facevano altro che

sviluppare nelle diverse taglie l’originale che veniva quindi copiato. Da

qui l’idea di affiancare a questo tipo di fresatrici l’utilizzo di sistemi

computerizzati CAD/CAM, che consentissero di progettare e quindi di

fresare successivamente su resine speciali tutto ciò che al computer

venisse creato. Ricalcando così la strada percorsa da alcune officine

meccaniche che avevano già inserito questo tipo di tecnologia nel

settore dello stampo, venne fuori l’idea di applicare al settore della

modelleria manuale il famoso CAD/CAM. Qui entrano in ballo gli altri

due soci: Maroni e Paglialunga i quali, lavorando ormai da tanto tempo

presso una famosa officina meccanica della zona ed utilizzando

abitualmente questo tipo di tecnologia, hanno consentito di sviluppare

l’idea in brevissimo tempo. Nasce così l’Omega Model che riassorbe la

vecchia modelleria manuale del Monti e comincia la sua avventura nel

mercato della calzatura.

Ecco allora cosa sono tutti questi monitor nella vostra nuova

sede!

Già, da allora ne è stata fatta di strada, allo start i CAD erano soltanto

due, una sola fresatrice, tanta voglia di provare e tante notti in bianco

per far decollare il nostro progetto. Ora, a dieci anni di distanza, le

stazioni CAD sono diventate quattro, l’affitto è stato sostituito dal

nostro nuovo stabile di proprietà in Via Giovanni Agnelli presso la

nuova zona industriale Girola a Fermo, e la nostra prima fresatrice è

stata affiancata già quattro anni fa dall’innovativo sistema di fresatura a

cinque assi in continuo, che consente di lavorare i modelli in tutte le

posizioni, avendo così fresature sempre più precise, veloci, pulite, in

una parola qualità.

Quanto dicevamo all’inizio quindi.

Certo, è la qualità che ci differenzia da tutti, specialmente da chi fa

concorrenza sleale. L’Italia è sempre stato un Paese che fà la

differenza, senza nulla togliere agli altri Paesi noi pensiamo che ogni

nazione ha i suoi campi dove riesce ad eccellere, ma l’Italia ragazzi la

invidiano tutti. Le macchine più belle sono le nostre, gli stilisti più

copiati sono i nostri, e nel nostro specifico caso, le calzature più amate

sono quelle italiane. L’italiano crea, non copia.

Allora secondo voi quale sarà il futuro della modelleria?

A parer nostro bisogna come prima cosa capire che non ci si può

mettere in concorrenza con Paesi dove la manodopera costa un terzo

della nostra, e che l’unica cosa da fare è crearsi un mercato dove non

ci possano attaccare, e questo possiamo farlo solo facendo capire

all’utilizzatore finale che una qualità superiore, ha un costo superiore,

ma ha anche una durata superiore.

Il riferimento è ai prodotti importati vero?

Chiaro, lei metterebbe un paio di scarpe al suo bambino che durano

un terzo di una produzione locale? Ma soprattutto siamo informati sui

materiali con cui sono realizzati alcuni prodotti? Il nostro settore, come

quello del tessile, sono i più bersagliati, i costi di realizzo sono sempre

più alti in Italia, e la lotta è sempre più serrata.

Pensate che “l’artigiano” possa farci uscire dalla crisi?

Non ci farà uscire dalla crisi, ma può darci una mano ad alleviarla. Si

ricordi che è l’artigianato il settore trainante dell’Italia, e non le grandi

aziende come invece vogliono farci credere. L’artigiano non usufruisce

di agevolazioni importanti per aprire filiali all’estero, non ha sgravi

fiscali né potere economico per poter aggirare i problemi, i problemi li

deve affrontare e risolvere. Se vuole forza lavoro, l’artigiano deve

assumere in loco, creando nuovi posti di lavoro in Italia si va avanti,

questo si deve capire. Le altre sfere dovrebbero proteggere le piccole

aziende che fanno lavorare con continuità i loro collaboratori, non

favorirne la cessazione dell’attività.

Qual è la vostra speranza per il futuro?

Speriamo di rivederci qui tra altri dieci anni per una nuova intervista,

magari con l’azienda un po’ più grande e tecnologica.

C’è qualcuno che volete ringraziare per il vostro successo?

Sì, tutto il nostro parco clienti, che da anni ci consente di lavorare in

maniera continuativa e con cui si è creato un rapporto di stima e

rispetto reciproci che purtroppo oggi è sempre più difficile trovare.

OMEGAMODEL

Via G Agnelli 36/38 - 7/9 Fermo - Italy T. 0734.440249 email: info.omegamodel@gmail.com

IN PRIMO PIANO


URUBORO

UTRECHT_ HOLLAND

“L’homo sapiens del XXI secolo deve

imparare di nuovo a dominare la lingua e

l’artista lo aiuta con la propria arte che si fa

strumento didattico. I dipinti e le sculture di

Paolo Sistilli arrivano come un pugno

pesante su una liscia superficie. E per poco

si getta uno sguardo nella profondità

incommensurabile. E poi, lentamente, torna

la pace”. Liberamente tratto da

ESPRESSIONI DI COMUNICAZIONE NON

VERBALE a cura di Dick Adelaar, Utrecht

TESSERA

acrilico su cartone ondulato

PAOLO

ALESSANDRA

LUMACHELLI

SISTILLI

“De 21ste eeuwse homo sapiens moet

opnieuw de taaal laren beheersen. De

kunstenaar helpt hem via zijn kunst aan

leermiddelen. Paolo Sistilli schilderrijen en

sculpturen komen aan als een hevige

vuistslag op een glad wateroppervlak.

Tijdelijk wordt een blik gegund in de

onmetelijke diepte. Daarna keert de rust

langzaam terug”. Vrij naar UITINGEN VAN

NON-VERBALE COMUNICATIE

Dick Adelaar, Utrecht 29 novembre 2010.

"Distruggere il muro del silenzio" è un manuale incentrato sul

riconoscimento e la lotta degli abusi infantili, destinato a chiunque

intenda avere una conoscenza del fenomeno. Dà anche la possibilità

al lettore di avvicinarsi alla grafologia, facendone uno strumento di

cultura generale. Nel testo si trovano esempi di scritture e di disegni,

in particolare l'evoluzione della scrittura di una grande abusata,

famosa per essere entrata nel firmamento dei miti del cinema, Marilyn

Monroe. Alessandra lumachelli, toscana, sociologa, esperta in abusi e

scrittrice, si definisce "grafoterapeuta", in quanto ritiene che la

grafologia sia davvero "pedagogia del gesto grafico", e possa, quindi,

donare consapevolezza e portare in superficie ciò che sarebbe

altrimenti nascosto e non utilizzabile per la crescita personale.

MACERATA _ITALY

ROBERTO CICCHINE’

CUPRA MARITTIMA_ITALY

piùmenoinfinito

Non è un percorso rettilineo quello che porta

Roberto alla realizzazione del lavoro finito.

Non c’è in lui la volontà di rendere, attraverso

l’obiettivo fotografico, l’oggettività: essa è

filtrata dalla sensibilità dell’artista che

restituisce uno sguardo sulle cose e un taglio

che sfuggono alla normale osservazione. Le

storie che racconta sono provinciali, come

provinciale – nell’accezione positiva di

osservare con occhio curioso e sempre

nuovo - è il suo modo di porsi di fronte ai suoi

soggetti, che inconsapevolmente, si trovano

al centro del racconto composto da

frammenti di quotidianità e di vita. I

protagonisti dei suoi scatti non emergono per

ciò che realmente e fisicamente sono, ma

escono dall’immagine per il dettaglio che

l’artista di loro vuole sottolineare. Indaga

l’infanzia, la vecchiaia, gli stati d’animo

altalenanti tra due categorie accomunate dal

ricordo e dalla malinconia.

testo e cura Simonetta Angelini

GALLERIA MARCONI

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ANDREA GALLUCCI

eventi d’arte

Genova

VANGOGHEILVIAGGIO. Pittura

degli spazi percorsi da Turner a

Gauguin a Rothko.

Palazzo Ducale, 12 novembre 2011

-15 aprile 2012

Firenze

AMERICANI A FIRENZE. Sargent e

gli impressionisti del Nuovo Mondo.

Fondazione Palazzo Strozzi, 02

marzo -15 luglio 2012

Roma

TINTORETTO

Scuderie del Quirinale, febbraio -

giugno 2012

Rimini

DA VERMEER A KANDINSKY.

Capolavori dai musei del mondo a

Rimini

Castel Sismondo, 21 gennaio - 03

giugno 2012

Legnano

(Milano)

ZORAN MUSIC. Se questo è un

uomo

Palazzo Leone da Perego, 19

novembre 2011 – 19 febbraio 2012

Repubblica di San

Marino

DA HOPPER A WARHOL. Pittura

americana del XX secolo a San

Marino

Palazzo Sums, 21 gennaio - 03

giugno 2012

Lucca

LUCCA PHOTO FEST, dal 19

novembre all'11 dicembre.

Tema della settima edizione:

Sguardi d’Oriente.

Forlì

WILDT. L'anima e le forme da

Michelangelo a Klimt.

Musei San Domenico, 28 gennaio –

17 giugno 2012

Rovigo

IL DIVISIONISMO.Lalucedel

moderno

Palazzo Roverella, 25 febbraio - 24

giugno 2012

a teatro

GENNARO FRANCIONE

L'autore

Gennaro Francione è nato a Torre del Greco (NA). Ha intrapreso la carriera

giudiziaria svolgendo in quel di MonzaeaRomafunzioni di Pubblico

Ministero, Giudice Istruttore, Giudice di Tribunale, dirigente

dell'Amministrazione Penitenziaria. Attualmente vive nella capitale dove, col

grado di Consigliere di Corte di Cassazione, svolge funzioni di giudice presso

la sezione penale del Tribunale. Sposato con una maltese, la dolce Astrid, ha

due splendidi figli: David Gregor e Maya. Giudice-scrittore dell'Onda di Temi,

regista e drammaturgo di fama internazionale (fra i suoi più prestigiosi

riconoscimenti vi è quello di consulente del M.I.C.S. - Museo Internazionale del

Cinema e dello Spettacolo), Gennaro è anche apprezzabilissimo pittore

patafisico, compositore di musica classica e folk ma soprattutto scrittore,

prediligendo il genere esoterico, gotico e fantastico.

L'Adramelek Theater

Nella strutturazione informazionale del teatro Francione ha ideato il "Progetto

Icartheatrum", col motto "Se il popolo non va al teatro, il teatro va al popolo",

nel senso di portare gli spettacoli presso la miriade di teatri di comunità. Il

nucleo del progetto è stata la fondazione della compagnia "Adramelek

Theater" nell'aprile 1994. Adramelek è il demone asinino con le ali. L'artista, il

drammaturgo, l'attore, sono asini alati che mettono le ali per ribaltare il loro

destino verso la Bellezza superando le banalità di un mondo assurdo.

Francione ha realizzato quello che chiama "teatro uroborico", un teatro

mirabolante, assorbente, grottesco, intrecciato, compatto, per attuare la

quadratura del cerchio" . Nel suo progetto urobormassmediale

ha trovato alleati nell'ipertransavanguardia del Medioevo Atomico in

associazioni prestigiose come il Teatro Patologico di Dario D'Ambrosi. Tutta

l'azione dell'Adramelek Theater si svolge comunque sotto l'egida dell'Antiarte

2000 il movimento di Rivoluzione dell'Estetica internettiano, antiartistico e

iperpolitico da lui stesso escogitato.

Fra i suoi più recenti lavori

Il racconto dei fatti di Balvano fattogli dal suo papà che ha trasposto in

CALABUSCIA (edito da Aetas Internazionale - Roma, ottobre 1994 ora in

corso di ristampa per i caratteri della Herald editrice di Roma;

http://www.antiarte.it/cyberomanzofrancione/calabusc.htm). Vi si narra della

fuga dopo l'armistizio lungo tutto la penisola di due napoletani Gennaro e

Vincenzo, padre e figlio, alla ricerca di una salvezza che si rivela una mera

chimera. La vita è un'eterna Calabuscia, una gabbia. Un libro-denuncia della

smemoratezza della storia per un incidente che riportava alle gravi

responsabilità del governo italiano e degli alleati. In questa battaglia di

recupero della memoria, Gennaro riuscì a coinvolgere le università italiane ma

non le istituzioni, che negarono la richiesta dei familiari di istituire a livello

nazionale il 3 marzo giorno della memoria dei 600 morti di Balvano. E’ per

organizzare la memoria del treno e la protesta perenne (che ancora oggi non

trova accoglimento da parte dello Stato) che ha istituito il sito “Treno di Luce –

Treno di Pace” per trasformare il treno maledetto in simbolo di luce contro tutte

le guerre. Il Treno di Luce non è solo un convoglio materiale ma un mezzo

celeste per ricordare tutti quei morti, vittime di un olocausto inutile, frutto della

guerra e della vita cosiddetta civile che sopraffà i poveri. Per questo il Treno di

Luce vuol viaggiare sulle rotaie del Cyberspazio per portare il suo messaggio

di pace contro la guerra e la sopraffazione dei deboli ad opera dei forti.

Info

“TRENO DI LUCE, TRENO DI PACE CONTRO LE GUERRE” Telegrammi.

726 lists.peacelink.it/nonviolenza/2011/11/msg00000.html _ TRAGEDIA DI

BALVANO http://www.antiarte.it/trenodiluce

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Captain Jack

becousethenight

I’m Jack, vengo dal pianeta mondo, dove

tutto è incominciato, il mio cuore pulsa in

quattro quarti con cassa in battere ... la mia

" history" è tutta nella mia libreria colma di

vinili e cd, " my home" è il mondo " my

language" è quella universale della musica ...

Viaggio, ascolto, osservo il mondo che

cambia di ora in ora sotto i miei occhi ed

insieme a lui cambio io e anche la mia

musica ... becouse the night??? ... " la

musica è un banchetto sul quale ci sfamiamo

... se crediamo nella notte, ci fidiamo, perché

stanotte c'è solo la musica!!! "

This is my life ... good times people!!!!!!

AL CHIARO DI LUNA

CHALET ANDREA

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ELLAVITA


My best friends

voice

“Sono nata a San Paolo del Brasil, sotto il

segno dell’ariete; frutto di un mix di razze,

Italo-Espaniche da parte materna e Afro-

Indigene da parte di mio padre – mi dice la

sensualissima Danny – per cui cantare,

ballare e animare fanno parte della mia

cultura. Dopo un corso da indossatrice

decido di venire in Italia a lavorare come

traduttrice di importanti firme italiane, questo

mi ha dato possibilità fare importanti incontri

nel circuito dello spettacolo. Nasce così la

mia carriera da cantante e vocalist”. Oggi

Danny oltre che seguire i suoi progetti

discografici lavora nei più importanti locali

d’Italia affiancando importanti djs come

vocalist. Il suo carattere solare e molto

socievole unitamente ad un sex appeal

delicatissimo ed un gradevole savoire fare,

diventando un vero punto di forza per i

Locali dove si esibisce.

DANNY DE GODOY

FEDERICO PIGNATARI in arte PIGNA: una

carriera costellata di presenze nei locali

notturni più in auge dell’intero panorama

nazionale. Attualmente Vocalist Resident al

“Pineta by Visionnaire” e “Pacifico Dinner” di

Milano Marittima il sabato sera, si esibisce

anche nel centro di Roma nel nuovissimo

“Withe Club” dove ha ricreato l’atmosfera del

Pacifico oltre che la calarsi, nella esclusiva

serata della domenica, a Milano presso il ristodisco

“Tocqueville 13”. “La musica è

assolutamente fondamentale - risponde alla

mia richiesta di quanto la ritenesse importante

– non solo per me in quanto passione

cresciuta parallelamente alla mia vita – mi dice

– bensì ella vita di ognuno… chi di noi non ha

una propria colonna sonora che ripercorre e PIGNA

accompagna i momenti importanti della vita?

Esistono tracce per i momenti belli e tracce anche per i ricordi brutti e negativi, sono tutte tappe di un percorso che

ci caratterizza e ci differenzia l’un l’altro rendendoci unici. Come le fotografie che fermano visivamente un ricordo

o un preciso momento, così le le canzoni “impressionano” attimi, particolari, gioie e dolori che ci hanno forgiato”

Dall’88 in discoteca, in tutti ruoli, da sempre organizzatore di eventi , dj e animatore, tra i primi vocalist, da quando

questo ruolo è diventato fondamentale nella buona riuscita di serate da ballo. Avevamo molto meno spazio rispetto

ad oggi, ma io me lo sono sempre conquistato con la tecnica, la professionalità, lo studio, la passione per il suono

della mia voce riprodotta da un microfono, qualcosa di magico che da subito mi ha rapito. La radio divenne negli anni

il naturale sbocco alle mie aspirazioni, passione che non ho mai abbandonato da che è entrata nella mia vita, nel 98.

Un arco di tempo, quello a cavallo fra la fine degli anni 90 ad oggi, in cui ho collezionato un più che ragguardevole

numero di presenze nei migliori locali della regione e non solo: Zen Club, Mahè, Flexus, Le Gall, Green Leaves,

Babaloo, Novavita, Lola, Nina, Soda, Gialù, Tenda Rossa, Tartaruga, Palace – Number One, Taboo, Nero di Sole, La

Terrazza, Disco Faleria, Glamour…. e poi la recente svolta con le serate al Club Pineta di Milano Marittima e le

successive partenze per diversi Clubs d’Italia. Fra le cose

importanti della mia vita professionale il continuare a produrre

musica, fra quelle insostituibili relative alla mia vita privata: la

famiglia. Mia moglie e mio figlio. Nel mio futuro ci sono grandi

progetti con la Merli Entertainment, al fianco dei miei amici

Gianluca Jay , Alessandrino e Alberto Merli, ovvio che tutto ciò

tutto ciò con la fiducia di tutti i collaboratori, gestori e titolari di

Locali, senza di loro .

ORIANO THE VOICE

le gall

PORTO SAN GIORGIO

MR. GIORGIO JAY & JAY LUX

CRISTINA CAPRIOTTI

Via Garibaldi,98 _ 63019 _ Casette D’Ete (Fm) _ Sito Web http://www.cristinacapriotti.com _ E-mail: cristinacapriotti@libero.it

Make up Artist

delle Star

Visagista, estetista, truccatrice, esperta in medicina

estetica e fisioterapia, Cristina ha al suo attivo la

cura dell’immagine di personaggi famosi del jet-set

nazionale e internazionale. Da Mara Venier,

Samantha De Grenet, Alba Parietti, Eather Parisi,

Natalia Estrada, Adriana Volpe, Cecilia Capriotti,

Franco Califano, Franco Oppini, Claudio Lippi, Lino

Banfi, Paolo Bonolis, Giancarlo Magalli, Fabrizio

Frizzi ... a Marcus Schenkenberg, Gianna Nannini,

Cristian De Sica, Massimo Boldi, Alessandro

Gassman, Irene Pivetti, Rosanna Lambertucci,

Maria Giopvanna Elmi e numerossissimi altri fra i

personaggi più conosciuti del mondo dello

spettacolo, si sono affidati alla sua conclamata

esperienza. Il suo Istituto di Bellezza si caratterizza,

oltre che per l’utilizzo di prodotti di altissima qualità

ed attrezzature tecnologicamente avanzate, per

l’accoglienza e la riservatezza che sono propri di

una donna che ha compreso come le relazioni

interpersonali non siano semplicemente la base

della crescita professionale, bensì rappresentino

una ricchezza insostituibile della crescita personale.

Le persone che si affidano a lei sono le medesime

che poi diventano sue confidenti, ed amiche. La

dolcezza e la sincerità le sono proprie; ogni suo

consiglio è sulla base del rispetto che instaura con

ciascuno, ed è questo il quid in più che fa di lei una

professionista insostituibile, oltre che indimenticabile

dal punto di vista più strettamente umano. Mamma

di un bellissimo bambino, Lorenzo ... si divide con

estrema destrezza fra la casa e le serate mondane,

quelle a cui viene chiamata dal suo foltissimo

pubblico di ammiratori a rappresentare quanto di più

grande ci sia in lei: la sua travolgente semplicità.

modellista

ANTOLLONI

Alessandro

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