Febbraio - La Piazza

lapiazzacastelmadama.com

Febbraio - La Piazza

Anno 2 - Numero 2 - Febbraio 2005

Periodico dellAssociazione Culturale Albatros

GIOVANI

PROMESSE

DELLO

SPORT


La Piazza

Periodico dell’Associazione Culturale Albatros

Vicolo Giustini, n. 10

00024 Castel Madama (Roma) - tel. 0774/449849

Anno 2, n. 2 - Febbraio 2005

Registrazione del Tribunale di Tivoli n. 4/2004 del 14/04/04

Direttore Responsabile: Rino Sciarretta

Capo Redazione: Carla Santolamazza

Redazione: Enrico Cascini, Federico Chicca, Fausta

Faccenna, Alberto Grelli, Ivano Moreschini, Paolo Muzi

Fotografie: Ivano Chicca, Federico Chicca.

Disegni: Gaia Bartolini, Alessandra Pucella

Impaginazione: Salvatore De Angelis

Collaboratori: Ramona Pompili, Massimo Todini, Gualtiero

Todini, Amerina Paolacci, Francesco Chicca, Roberto Bussi,

Alessandro Piacentini, Veronica Moro, Tullia Fabiani

Stampato presso la tipografia Quaresima, via Empolitana

km 3,400 - Castel Madama

Tiratura: 1.200 copie

ASSOCIAZIONE CULTURALE ALBATROS

Presidente: Luigi Grelli

Vice-Presidente: Ivano Moreschini

Consiglio Direttivo:

Federico Chicca, Enrico Grazia, Alberto Grelli, Elena

Moreschini, Paolo Muzi, Ramona Pompili, Paolo Rogari

Tesoriere: Ramona Pompili

Revisore dei conti: Urbano Moreschini

Chiuso in redazione il 10/02/2005

SitoWeb: www.lapiazzacastelmadama.com

E-mail: lapiazzacastelmadama@tiscali.it

Ricordiamo ai gentili lettori che, chiunque volesse, può

entrare a far parte della nostra associazione culturale.

Per informazioni rivolgersi ad un qualsiasi membro del

consiglio direttivo.

LA REDAZIONE SI RIUNISCE TUTTI I LUNEDÌ

DALLE ORE 18 ALLE 20


Sport

3

UNA STORIA DI SPORT

di Paolo Muzi

Il 9 Gennaio 2005 un nostro giovane e promettente concittadino,

Domenico Salviani si è classificato primo nel Campionato Italiano Ciclocross di Rovato;

come è ovvio la notizia della vittoria si è subito diffusa nel paese ed è diventata,

almeno per qualche giorno, uno di quegli avvenimenti che, per il suo valore,

costituisce argomento di accesa discussione nei bar e nella piazza.

Il nostro giornale ha voluto incontrare questo ragazzo e la sua famiglia per coglierne

le opinioni e saperne qualcosa di più circa speranze ed aspettative

Domenico, hai solo 14 anni e già ti sei guadagnato

una vittoria importante, puoi raccontarci

come è nata questa tua passione e quando hai

iniziato a compiere i “primi passi” nel ciclismo

Domenico: come molti miei coetanei ho dato le

mie prime pedalate da giovanissimo e se ricordo

bene ho avuto la mia prima bici all’età di circa

quattro anni, è stata la prima “compagna” di una

lunga serie. Ricordo che percorsi con andamento

incerto i primi metri sotto l’occhio vigile di mio

padre ed oggi a distanza di anni lui è sempre lì che

mi segue e mi consiglia. Abbiamo avuto la grande

fortuna di condividere questa passione, un sentimento

che è via via cresciuto con gli anni. Da allora

ho percorso centinaia di chilometri, ma andare

in bici è sempre un momento di evasione e di

vero piacere: era un gioco allora ed è un divertimento

ora.

Puoi indicarci brevemente quali

sono state le tappe della tua

carriera e quali le vittorie sino ad

ora ottenute

Domenico: ho cominciato a prendere

parte alle prime gare semi-agonistiche

a partire dall’età di 6 anni e

poi, gradualmente, ho iniziato a

partecipare a competizioni più

impegnative. Due anni fa ho

compiuto un piccolo-grande

balzo e sono passato a gare

agonistiche su scala nazionale.

In questa stagione ho partecipato

ad una quarantina di

gare ottenendo 5 importanti affermazioni:

una nel Campionato

Regionale, una nel Campionato

Provinciale, una nell’Interregionale centrosud,

una nel Campionato Italiano ed una nel

Trofeo SelleItalia (una dura corsa a tappe con 5

appuntamenti); poi è arrivata, in parte inaspettata,

la vittoria nel Campionato Italiano Ciclocross

di Rovato. Tutti questi risultati sono stati possibili

anche grazie al prezioso sostegno dei tecnici

Claudio Vettorel e Fausto Scotti, due persone dal

grande valore umano e professionale che mi

hanno seguito con cura, attenzione e pazienza e

che per questo ringrazio.

Molti lettori sono consapevoli del fatto che le

affermazioni nello sport non vengono dal

nulla ma che sono il frutto di sacrificio e

passione. Tu senti di aver fatto delle

rinunce

Domenico: praticare un’attività a

questi livelli comporta innanzitutto

una sana ed equilibrata alimentazione.

Proprio per questo devo

stare attento a non mangiare alcuni

alimenti particolarmente grassi o

pesanti come ad esempio la

crema, gli insaccati, le patatine, le

bibite gassate ecc.

Naturalmente il limitato tempo

disponibile mi porta a programmare

accuratamente ogni giorno

della settimana, mentre il sabato

che precede le gare (che in

genere si svolgono di domenica)

preferisco non fare tardi con

gli amici e vado a dormire prima

del solito per non dissipare preziose

energie.

Ma a parte questi aspetti secondari, non

parlerei in generale né di rinunce né di veri e


4 Sport

propri sacrifici, perchè faccio solo quello che

mi sento di fare, anche se non nego che la

mia attività sportiva comporta, inevitabilmente,

anche delle auto-limitazioni.

Papà Bruno: su questo aspetto ci tengo

a dire che se un giorno Domenico

vivesse l’attività sportiva come fonte

di “sacrifici” e difficoltà o non vedessi

più in lui quella passione e quella

volontà che fino ad ora lo hanno

spinto ad andare avanti, non esiterei

un attimo a consigliargli di

smettere. A differenza di altri

genitori io ho sempre avuto come

primo obiettivo quello di “allevare”

un figlio e non di “costruire”

un campione e proprio per questo

desidero che oggi si parli di lui come

di un ragazzo che si diverte e vive serenamente

la sua adolescenza.

Siamo certi che ti è richiesta una buona dose di

impegno e continuità: quanto tempo dedichi

agli allenamenti

Domenico: penso che ogni attività sportiva praticata

a livello agonistico richiede oltre che la semplice

passione anche una buona dose di continuità,

applicazione, convinzione e carattere.

Riguardo al mio programma di allenamento

occorre distinguere l’attività ciclistica vera e propria

dalle attività sportive che definirei collaterali.

Indipendentemente dalla stagione mi alleno per

3 giorni a settimana; in ogni allenamento copro

mediamente un percorso di 50 Km e grazie a mio

padre che mi accompagna continuamente non

sono mai costretto ad andare da solo.

Poi per bilanciare tutte le ore passate curvo in bici

e per sviluppare in modo armonico e proporzionato

tutto il corpo faccio un po’ di palestra. Volendo

quantificare il mio impegno quotidiano credo che

questo sia pari a circa un’ora e mezza.

Che cosa pensano i genitori di quello che è

successo in questi giorni Cambierà la

vita di Domenico e la vostra

Indubbiamente siamo contenti per lui, perché

con la vittoria ha ricompensato i suoi

sforzi e la sua dedizione anche se per noi

non è cambiato nulla e la nostra vita continuerà

come inalterata; anche

Domenico, che è un ragazzo con i

piedi per terra, è consapevole che aver

vinto una gara, per quanto importante,

non fa di lui un campione poiché

lunga è la strada da percorrere.

Papà Bruno: per me che amo questo

sport la sua vittoria ha un grande significato

simbolico, perché è la prova tangibile

che nel ciclismo si può vincere e si

vince senza doping; proprio per questo

spero che la sua affermazione sia di esempio

e possa rappresentare una valida occasione per

riavvicinare i giovani di Castel Madama a questo

sport pulito.

Domenico, in conclusione, te la senti di fare un

bilancio e di dirci quali sono i tuoi programmi

per il futuro

Posso tranquillamente affermare che quest’ultima

stagione è stata la migliore, non solo per i successi

raggiunti ma anche per le soddisfazioni ottenute.

Circa i miei programmi futuri non saprei dire molto,

posso solo affermare che per me il futuro comincia

già domenica prossima, nella gara di Vittorio Veneto

cui prenderò parte, per il resto si vedrà.

Conversando con Domenico ci siamo resi conto

della sua grande serenità d’animo e del suo sano

realismo; ci sentiamo per questo di rivolgergli un

sincero in bocca al lupo, sicuri che saprà affrontare

i tornanti della vita come ha fatto sino ad ora

con quelli della strada: testa bassa e pedalare!


Politica

5

6 GIUGNO:

Istituita la giornata della memoria a Castel Madama

di Ivano Chicca

Il Consiglio Comunale nella

seduta del 27 gennaio ha approvato

all’unanimità l’istituzione

della “Giornata della Memoria”

da tenersi ogni 6 giugno per

ricordare l’eccidio di dodici

civili, tra i quali tre Castellani:

Piselli Decio, Amabili Giovanni

e Piacentini Michele, fucilati a

Colle Siccu dai Tedeschi per

rappresaglia.

La delibera prevede l’apposizione

di una lapide ai Collicelli

e promuove iniziative nel Paese

e nelle scuole a memoria delle

generazioni future.

Alcuni infelici interventi di consiglieri

del CentroDestra hanno

evidenziato quanto fosse necessario

istituire questa Giornata.

Angelo Franco Scardala del

Nuovo PSI ha dichiarato che gli

sarebbe piaciuto conoscere le

cause di quell’eccidio; gli ha

risposto Angelo Piselli di AN

informandolo che i tedeschi per

proteggersi avevano emanato

un bando in forza del quale per

ogni soldato ucciso sarebbero

stati fucilati dodici civili; misure,

secondo Piselli, che normalmente

adottano tutti gli eserciti

invasori e appunto in quel caso

era stato ucciso un motociclista

tedesco. Altri come Luigi Piselli

di AN hanno tentato di distogliere

l’attenzione dal significato

più profondo di questa

Giornata tirando in ballo eccidi

perpetrati da altre dittature,

quasi a giustificare la normalità

delle atrocità di cui si è macchiato

il fascismo in Italia ed il

nazismo in Germania.

Non soddisfatti, hanno fatto un

goffo tentativo di attribuire la

responsabilità del massacro

Il Consiglio Comunaele durante la votazione

delle Fosse Ardeatine ai Partigiani

asserendo che, se i partecipanti

all’azione di via Rasella si

fossero costituiti, quel massacro

forse si sarebbe potuto evitare.

Forse vale la pena ricordare che

i Partigiani erano parte integrante

di quell’esercito di liberazione,

distinguendosi per

innumerevoli atti di eroismo,

tanto più significativi perché

venivano da comuni cittadini

trasformatisi in soldati nell’intento

di riacquistare la libertà e

la dignità di uomini.

Siamo contenti che l’iniziativa

di istituire La Giornata della

Memoria, presa dalle pagine di

questo giornale, sia giunta a

buon fine. Lo spunto si ebbe

dalla celebrazione del 25 Aprile

nello scorso anno quando questa

Amministrazione ha fatto di

tutto per cercare di trasformare

quella giornata in una sorta di

festa delle Forze Armate. Anziché

la Liberazione ha celebrato

i caduti di Nassyria. Tutti gli

Italiani si sentono addolorati per

i militari caduti in Iraq, anche se

la stragrande maggioranza non

ha approvato e non approva

l’intervento voluto dal Governo

Berlusconi. Tutti ammiriamo i

soldati morti nell’assolvimento

del loro dovere, sicuramente

loro erano nel giusto, non lo è

chi ha deciso l’intervento in

Iraq; tuttavia questi avvenimenti

non hanno nulla a che vedere

con la Festa della Liberazione.

Fin da giugno 2004 gli articoli

pubblicati da “La Piazza” hanno

suscitato una grande commozione

fra quanti hanno vissuto

direttamente quei momenti e,

dopo sessant’anni, hanno sentito

il bisogno di trasmettere agli

altri quelle tristi esperienze che

li hanno profondamente segnati.

Ad onor del vero, nonostante

quanto scritto da altri giornali,

sono stati i D.S. a raccogliere

questa esigenza e, insieme a

tutti i partiti del CentroSinistra,

hanno preparato e presentato la

proposta di delibera approvata

dal Consiglio Comunale che

istituisce questa giornata a

Castel Madama.


6 Elezioni

LA COMPAGINE DELLA GINESTRA

È PRONTA

di Enrico Grazia

Il 3 e 4 aprile si vota anche per l’Università Agraria.

Il Centro-Sinistra ha già pronta la lista, il candidato a Presidente è Eugenio Chicca

È una squadra parzialmente rinnovata,

quella con cui la ginestra

è pronta a cimentarsi nella prossima

tornata elettorale per il rinnovo

del consiglio dell’Università

Agraria di Castel Madama.

Con largo anticipo rispetto alle

possibili date elettorali, non è

ancora certo se si voterà insieme

alle regionali oppure con i

referendum, sono stati scelti sia

il candidato presidente nella

persona di Eugenio Chicca

attuale vicepresidente, sia i candidati

consiglieri.

Anche il programma abbozzato

dagli attuali amministratori, all’insegna

della continuità amministrativa

ed emendato dai neocandidati,

è pronto e può essere

dato in stampa.

C’è una punta di orgoglio nel

presidente in carica, Michelluigi

Rocchi, quando è invitato a

sintetizzare le attività svolte in

quasi quindici anni di direzione

dell’ente. Sottolinea l’impegno

continuo nella valorizzazione

del territorio dell’agraria con i

rimboschimenti, il miglioramento

dei pascoli, la ristrutturazione

del Casone e dei fontanili,

i lavori dei cantieri scuola. Ma

ci tiene ad evidenziare anche

l’impegno costante ad ottenere i

finanziamenti e le riscossioni

delle fide per tenere in ordine i

bilanci, facendoli crescere e non

gravare sui cittadini castellani

nell’offerta di spazi e strutture

fruibili.

Alla domanda di quale sia stata

secondo lui, la migliore cosa

I candidati della lista la Ginestra: da sinistra Moreschini Angelo, Frosini Maurizio, Rocchi

Michelluigi ex presidente non ricandidato, Scardala Guido, Chicca Eugenio, Salvatori

Massimo, Fabiani Maria, Tanfetti Gianfranco, Cappelletti Sergio, Salinetti Franco

realizzata, risponde senza esitazioni:

la gestione collegiale ed

il rapporto costruttivo con

l’opposizione, che hanno consentito

all’ente un rapporto continuo

e trasparente con le associazioni

ed i cittadini di Castel

Madama tutti. Il miglior plauso


Elezioni

7

per il presidente è stato senza

dubbio il riconoscimento unanime

della coalizione della sua

ottima direzione.

Il candidato alla presidenza

Eugenio Chicca, visibilmente

motivato, sembra aver trovato

un rinnovato vigore giovanile,

dimostrato sia nell’attenzione

continua alla stesura del programma,

sia nei contatti con

partiti e candidati per preparare

le condizioni migliori alla competizione

elettorale.

Vuole senz’altro dare continuità

all’opera amministrativa di

Rocchi, ma si avvertono già

un’impostazione ed uno stile

personale che sicuramente, in

caso di vittoria, emergeranno

in direzione originale e dinamica.

Ascolta tutti con attenzione

e risponde con sicurezza ai

quesiti che gli pongono, insomma

si avverte l’esperienza

amministrativa che però non ha

minimamente guastato l’entusiasmo

e la voglia di fare. Ad

Eugenio e ai candidati tutti

rivolgiamo i migliori auguri.

MODALITÀ PER LA PRENOTAZIONE DI SPAZI PER LA PUBBLICITÀ ELETTORALE

SUL MENSILE “LA PIAZZA”

AI SENSI DELL’ART. 7 DELLA LEGGE 22 FEBBRAIO 2000 N. 28 E SUCCESSIVE MODIFICHE

• Tutti i candidati alle elezioni ragionali e comunali possono prenotare spazi per la pubblicità elettorale sul mensile “La Piazza” a partire

dal 14 febbraio al 7 marzo 2005.

• Le prenotazioni devono essere effettuate con un ordine firmato. Il materiale relativo allo spazio pubblicitario deve pervenire alla sede di

La Piazza” (Vicolo Giustini, 10, Castel Madama, telefono 0774 449849) almeno una settimana prima della pubblicazione.

• Il costo dello spazio pubblicitario è di 40,00 Euro a modulo (cm 8,5 x 4,8) per ogni uscita.

• Presso la sede de “La Piazza” è a disposizione dei candidati alle elezioni europee e comunali il regolamento contenente le condizioni

praticate per l’accesso agli spazi pubblicitari.

La precedenza di pubblicazione, nell’eventualità di un eccessivo numero di richieste, sarà determinata dalla data riportata sull’ordine.

00024 Castel Madama (Roma) - Vicolo Giustini, 10 - telefono 0774 449849

IL CANDIDATO DEI DEMOCRATICI DI SINISTRA

Carlo Lucherini, nato a Monterotondo il primo maggio del ’53 e

residente nello stesso comune, si è laureato in Sociologia all’università

La Sapienza. È iscritto al Pci dal 1974 e successivamente

al Pds e ai Ds. Ha iniziato a fare politica a Monterotondo. Eletto

consigliere comunale e poi assessore alla Sanità, Servizi sociali e

Commercio nel 1975, è stato poi eletto sindaco della città nel

1979 alla guida di una giunta di sinistra. Sempre rieletto, ha guidato

il Comune per 20 anni, fino al 1999. Nel 1995 è stato eletto

consigliere provinciale nel collegio Monterotondo-Fiano durante

la presidenza Fregosi della Provincia, impegnandosi nella commissione

Ambiente e Viabilità. Rieletto nel 1998 in questa consiliatura

è stato vicepresidente della commissione Ambiente e

vicepresidente dell’Unione regionale delle Province del Lazio.

Il candidato DS Carlo Lucherini


8 Elezioni

LA REGIONE AL VOTO

CON LE NUOVE LEGGI

di Marco Moreschini

Il 3 e 4 aprile prossimi si vota per le elezioni regionali.

Sono nuovi lo Statuto e la legge regionale: vediamone il contenuto

Il Governo ha deciso di accorpare

con un decreto legge

approvato il 28 gennaio 2005

per motivi organizzativi ed economici

al 3-4 aprile 2005 le elezioni

per il rinnovo dei consigli

regionali e di 929 consigli

comunali. Qui a Castel Madama

si va a votare invece per il Consiglio

Regionale e per l’Università

Agraria. Questa elezione

avviene dopo che negli ultimi

mesi lo stesso Presidente Storace

ha promulgato lo Statuto

della Regione Lazio, che sostituisce

quello del 1970 e dà

attuazione alle revisioni costituzionali

del 1999 e del 2001 e

dopo che il Consiglio ha approvato

la legge che regola le elezioni

regionali ed i casi di ineleggibilità

ed incompatibilità

dei consiglieri regionali. Queste

due leggi rappresentano i momenti

fondamentali per il rinnovo

dell’assetto istituzionale

della Regione e per la creazione

di una nuova dirigenza politica

regionale.

La legge statutaria n. 1 dell’11

novembre del 2004 va ad applicare

concretamente il dettato

costituzionale, che all’art. 123

prevede che ciascuna regione

si doti di uno Statuto, che in

armonia con la Costituzione, ne

determina le funzioni di governo

e i principi fondamentali di

organizzazione e funzionamento.

Lo stesso Statuto regola l’esercizio

del diritto di iniziativa

e del referendum su leggi e

provvedimenti amministrativi

della Regione e la pubblicazione

delle leggi e dei regolamenti

regionali. Nasce così uno strumento

nuovo, a metà fra una

Costituzione e uno Statuto di un

ente locale. L’equiparazione degli

enti costitutivi della Repubblica,

cioè Stato, Regioni, Province

e Comuni e il fatto che la

competenza legislativa residuale

viene affidata alle regioni e

non allo Stato, rendono tale

strumento fondamentale per la

comprensione del federalismo

dopo la riforma del 2001.

Lo statuto della Regione Lazio,

approvato con legge regionale

“rinforzata” votata per due volte

a maggioranza assoluta, è stato

stilato a cura dei presidenti

emeriti della Corte Costituzionale

Corasaniti e Baldassarre, e

dall’ordinario alla Sapienza di


Elezioni

9

diritto pubblico Achille Chiappetti,

e discusso sul modello

della convenzione europea dalla

apposita Commissione per le

Riforme Istituzionali, presieduta

dal consigliere DS Francesco

De Angelis. Le principali novità

sono queste: è stata scelta l’elezione

diretta del Presidente

della Regione, del resto già prevista

dalla Legge Costituzionale

1 del 1999 in via transitoria e

resa facoltativa dall’art. 122

della Costituzione, a cui si va a

bilanciare un ruolo di maggior

controllo del Consiglio e l’attribuzione

espressa alla Giunta

Regionale della potestà regolamentare

sulle materie di competenza

legislativa regionale. Il

titolo primo è interamente dedicato

ai principi fondamentali

nel quale spiccano l’art. 3 in cui

viene fatto proprio il Manifesto

di Ventotene di Spinelli per

un’Europa libera ed unita e

l’art. 5 che va a definire Roma

capitale, simbolo dell’unità d’Italia,

centro del cattolicesimo

fra cristiani e luogo di incontro

fra culture diverse. Via via nei

nove titoli vengono toccati tutti

gli argomenti propri di una

Costituzione: i rapporti con l’Unione

Europea e la previsione di

una legge comunitaria regionale,

gli ambiti di autonomia, gli

organi costituzionali e i loro

compiti, l’organizzazione e l’attività

amministrativa della Regione,

gli istituti di democrazia

diretta, con i tre referendum

(abrogativo, consultivo, propositivo),

gli organi di controllo e

gli organi di raccordo istituzionale,

di garanzia,

di controllo e di consultazione.

Fra questi in

parallelo con la

“statualizzazione”

delle Regioni

sono stati istituiti

degli organi

che ricordano

corrispettivi a livello

statale. Per

esempio il Consiglio

delle Autonomie

locali, composto soprattutto

da rappresentanti

dei Comuni, che si esprime in

merito alle proposte di legge di

revisione dello Statuto, di conferimento

agli enti locali di

funzioni e dei rapporti interistituzionali,

oltre alle leggi finanziarie

e di bilancio.

La legge n. 2 del 13 gennaio del

2005, in applicazione dell’art.

122 della Costituzione e della

Legge quadro statale n. 165 del

2004, va a regolamentare le elezioni

regionali, stabilendo il

numero dei consiglieri, già

peraltro stabilito dallo Statuto e

portato a 70. Cinquantasei consiglieri

(l’80%) saranno eletti

con il metodo proporzionale

delle liste circoscrizionali provinciali.

Quattordici consiglieri

(il 20%) facenti parte del cosiddetto

listino saranno eletti di

diritto col sistema maggioritario,

come premio di maggioranza

della coalizione che vince. In

questo listino la legge prevede

di far rientrare almeno sette

donne, che nel proporzionale

non potranno essere meno di un

terzo per ogni lista. Ed ancora,

la quota rosa dovrà essere presente

in almeno cinque assessorati

su 16. L’opposizione di

centro-sinistra ha fatto notare

che se ai 14 consiglieri non

eletti del listino si aggiungono i

molteplici assessori esterni che

il Presidente potrà nominare,

una percentuale troppo alta di

“non eletti” andrebbe a rappresentare

le istanze della Comunità

laziale. L’era della Costituzione

Regionale è cominciata.

A noi elettori l’onere di eleggere

adeguati rappresentanti per

questo ente rinvigorito dalle

ultime riforme.

I democratici di Sinistra di Castel Madama stanno organizzando un’iniziativa, prevista

per il 21 marzo del 2005 alle ore 17,00, per presentare lo stato dell’arte dell’autonomia

regionale e degli enti locali in Italia. Saranno presenti: Pietro Barrera, direttore generale

della Provincia di Roma, che presenterà lo Statuto della regione e ci informerà sull’assolvimento

della stessa del ruolo di guida delle autonomie locali. Interverrà il consigliere

uscente Carlo Lucherini, candidato nel nostro collegio per i DS. Introdurrà e modererà il

dibattito Marco Moreschini.


10 Amministrazione

La maggioranza si ricompatta

sulle zone agricole e industriali

di Ivano Chicca

Il 2 febbraio si è tenuto un corposo Consiglio

Comunale che, se da un lato ha segnato la riconciliazione

delle forze che compongono l’Amministrazione,

dall’altro evidenzia come questa continui ad operare

navigando a vista tant’è che il Sindaco ha preannunciato

un ennesimo rimpasto. Operazione necessaria

per riequilibrare gli incarichi dei consiglieri di maggioranza

per meglio tenerli legati al carro.

Dei tredici punti all’ordine del giorno ben dieci sono

relativi a questioni urbanistiche. L’approccio a questa

materia continua ad essere quello solito: si

affrontano le questioni dei singoli senza avere un

progetto complessivo. Si usano procedure al limite

della legalità, senza curarsi di dettare modalità che

valgano per tutti i cittadini che continuano ad essere

trattati con disparità.

Esempio significativo di questo modo di operare è

l’approvazione del piano di coordinamento relativo

alla zona A2 di Colle Murata. Con tale piano viene

data la possibilità a tre o quattro cittadini di presentare

delle lottizzazioni, mentre rimane da definire il problema

nella sua interezza. Ci sono migliaia di cittadini

che continuano a pagare l’ICI su terreni con destinazione

A2 senza peraltro avere nessuna certezza che

potranno mai realizzarvi qualcosa. La Legge Regionale

dello scorso anno che definisce agricole tutte

le zone esterne al centro abitato dà la possibilità ai

Comuni di individuare a ridosso dello stesso delle aree

di espansione edilizia nel limite massimo del 20% del

centro urbano.Quando si deciderà questa Amministrazione

a regolamentare tutti i 194 ettari di A2 presenti

sul territorio Quando deciderà di individuare le

zone di espansione cancellando quelle che non potranno

mai svilupparsi Se lo facesse la maggioranza delle

persone che hanno terreni in A2 potranno evitare di

dover continuare a sborsare inutili pesanti balzelli.

Nel merito della delibera i consiglieri di minoranza

hanno votato contro perché, oltre ai motivi esposti,

l’Amministrazione ha disatteso la prescrizione più

importante della legge regionale quello di individuare,

adottando un’apposita variante, la zona come di

espansione.

Il punto che, forse, ha caratterizzato più di tutti il

Consiglio è stata l’approvazione definitiva della

“lottizzazione Ficacci” in zona industriale. Questo

punto ha avuto il voto favorevole dei D.S. mentre il

resto della minoranza ha preferito uscire al momento

del voto. Le motivazioni che hanno indotto i consiglieri

ad uscire sono da ricercare nel fatto che la

lottizzazione fa riferimento ad un piano quadro che

eccede nei limiti territoriali il piano regolatore.

I D.S., pur riconoscendo condivisibili le obiezioni

del resto della minoranza e ritenendo senza alcun

dubbio preferibile ricercare uno sviluppo programmato

e ordinato, ad oltre trent’anni dall’approvazione

della Zona Industriale non ritengono più possibile

negare l’esercizio di giusti diritti ad un cittadino

solo perché le Amministrazioni che si sono succedute

non sono state in grado di fornire la zona di strumenti

esecutivi.

Inoltre la lottizzazione di Ficacci era stata già esaminata

e valutata in seno al PRUSST Asse Tiburtino,

proposto dalla precedente Amministrazione di

CentroSinistra, e dichiarata conforme al piano regolatore,

meritevole di ottenere i finanziamenti della

Comunità Europea. Qualche volta la difesa estrema

di un principio può divenire sterile se poi non si

tiene conto che certe azioni hanno risvolti concreti

che possono causare gravi danni nella vita reale. Per

questi motivi è necessario sostenere chiunque dovesse

proporre nuove iniziative purché conformi al

piano regolatore.

Gli angusti locali in cui è costretta ad operare l’azienda di Romeo Ficacci


Amministrazione

11

IL CONSIGLIO COMUNALE DEL 2 FEBBRAIO

In altra parte del giornale approfondiamo alcuni aspetti del Consiglio Comunale del 2 febbraio, rinviando

ai prossimi numeri per approfondimenti.

È stata proposta la destinazione di un’area di fronte al verde pubblico come area adatta ad ospitare la

Caserma dei Carabinieri: come già annunciato, l’Amministrazione in pratica rinuncia all’utilizzo della

Scuola Sales come Caserma. L’opposizione ha

votato contro la proposta, proponendo di tornare

alla precedente destinazione dell’area vicina al

Sales come Caserma.

È stata approvato anche una schema di convenzione

legato alla iniziativa dei PRUSST (Piani

di recupero urbano e di sviluppo sostenibile).

L’opposizione ha votato a favore, perché l’iniziativa

dei PRUSST risale al periodo del centrosinistra.

È stato inoltre approvato in via definitiva il Piano

di lottizzazione in località Colle dell’Immagine,

meglio conosciuto come lottizzazione Roma-Est,

nel terreno già dei Padri Oblati. L’opposizione ha

votato contro perché sulla questione sono in corso

delle indagini della Magistratura, legate anche alla revoca del Piano di Zona della 167 che insiste sulla area

vicina.

È stato approvato nella stessa zona anche un altro Piano di Lottizzazione in località Fonte Santocco.

L’opposizione si è espressa in modo contrario per gli stessi motivi del Piano su Colle dell’Immagine:

infatti secondo l’opposizione viene utilizzata cubatura che invece è stata stralciata in modo sbagliato

dalla zona 167.

È stato anche approvato un atto d’indirizzo al Sindaco per un bando sulla diversa utilizzazione dei locali

dell’Ex mattatoio, che si trovano lungo la strada che porta alla Stazione ferroviaria.

Infine è stato approvato in via definitiva il Piano particolareggiato per il comparto urbano n. 5, in località

Colle Fiorito, comprensivo della zona delle Colombelle, all’ingresso del paese.

È stato inoltre votato all’unanimità un ordine del giorno proposto dalla maggioranza relativo all’adesione

alla giornata del ricordo dei martiri delle Foibe. L’iniziativa è legata alla legge nazionale votata dal

Parlamento su queste questioni, che anche in quella sede aveva visto una larga maggioranza.

COMMISSIONE MENSA: ULTIMO ATTO

Nella seduta del 27 gennaio il Consiglio Comunale

di Castel Madama ha respinto la proposta di

delibera presentata dalla minoranza di CentroSinistra

per un nuovo regolamento della mensa scolastica. La

delibera prevedeva quale punto

qualificante la reintroduzione della

Commissione mensa così come è

sempre esistita da quando funziona

il servizio mensa nella

scuola. La vicenda dimostra

l’infondatezza dell’accusa

da parte dell’Amministrazione

nei confronti

del Comitato dei

Genitori di essersi fatto

strumentalizzare dall’opposizione.

Vista la presenza nutrita di genitori, l’Amministrazione,

dopo alcuni sterili tentativi

per dare l’impressione di essere disponibile

a reintrodurre la Commissione mensa, alla

proposta del Centro-Sinistra di rinviare la

votazione del punto per concordare in

Commissione consiliare su altre questioni

trattate del regolamento in esame ed a parere

della maggioranza da modificare, prima

ha respinto la proposta di rinvio e poi ha

votato contro la delibera bocciandola.

Il fatto è perfettamente in linea con la mentalità

e i sistemi che da sempre il Centro-

Destra a Castel Madama e nel Paese mette in

atto: la gente meno sa e meglio è; la partecipazione

alla vita democratica più è limitata e

meno fastidi ha chi ci amministra.


12 Il Paese in breve

UNIVERSITÀ AGRARIA: VERO ENTE PUBBLICO

Sabato 15 gennaio, presso la Sala Consiliare, si è tenuto un incontro pubblico sul tema “L’olio d’oliva nella

gastronomia e nella salute”. Promotrice dell’iniziativa è stata l’Università Agraria di Castel Madama che ha

chiamato a relazionare sull’argomento il Prof. Publio Viola, membro dell’Accademia Italiana della Cucina e

dell’Accademia Nazionale dell’Olio. E’ intervenuto il Prof. Matteo Giannattasio, docente di biologia presso

l’Università Federico II di Napoli, esperto di scienza della nutrizione e di coltivazioni biologiche e biodinamiche.

Come si vede dalla foto, la sala gremita dimostra che l’iniziativa ha saputo dare una risposta ad un interesse

diffuso fra i cittadini.

Con le Amministrazioni di CentroSinistra guidate da Michelluigi Rocchi, l’Università Agraria è passata ad

essere Ente che “regalava qualche paletto per la recinzione” ai suoi confinanti, a vero Ente Pubblico che gestisce

a pieno titolo i beni della collettività salvaguardandoli, valorizzandoli e accrescendoli e che promuove iniziative

per la diffusione di una cultura moderna dell’agricoltura e dei suoi prodotti.

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IL CARNEVALE CASTELLANO 2005

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Salute

13

dal

d i

LIBERTÀ FUMO

di Matilde Loffredo

“Penso che la sigaretta abbia un gusto più intenso quand’è l’ultima.

Anche le altre hanno un gusto speciale, ma meno intenso.

L’ultima acquista il suo sapore dal sentimento della vittoria su se stesso

e la speranza di un prossimo futuro di forza e di salute.” (Italo Svevo)

Era ora. Dopo varie battaglie dal 10 gennaio si fa

sul serio e non sarà più possibile fumare in tutti i

luoghi aperti al pubblico così come prevede l’art.

51 della legge n. 3 del 2003.

Dopo la pubblicazione della Circolare Ministeriale

e dell’accordo tra Stato e Regioni, l’impegno

passa ora proprio alle Regioni che dovranno

organizzarsi per rendere operativa ed efficace la

normativa in parola.

È nato a tal fine un tavolo di coordinamento tra le

Regioni sul tabagismo per mettere assieme le

esperienze comuni, per individuare le migliori

modalità per far rispettare la legge, ma soprattutto

per individuare le iniziative per dar vita a campagne

d’informazione e di promozione.

In questo quadro il Servizio Igiene Pubblica della

nostra A.S.L ha voluto partecipare ad alcune iniziative

per portare il suo contribuito per la migliore

riuscita di una battaglia che è nell’interesse di

tutti i cittadini.

In collaborazione con il gruppo Profea del Cnesps,

l’Istituto superiore di sanità e l’Università Tor

Vergata di Roma, stiamo effettuando un’indagine

che ha come titolo “Monitoraggio degli effetti

della nuova legge che vieta il fumo nei locali pubblici”.

L’indagine ha l’obiettivo di monitorare su

tutto il territorio italiano gli effetti della legge sull’osservanza

del divieto nei locali pubblici.

Siamo certi che solo con una corretta e capillare

informazione si possa convincere la gente ad uniformarsi

a comportamenti che sono nell’interesse

di tutti, fumatori e non fumatori.

A tal proposito abbiamo deciso di monitorare,

garantendone l’anonimato, un certo numero d’esercizi

pubblici, offrendo agli stessi materiale e

supporto tecnico.

In una seconda fase verranno effettuati dei controlli

per verificare il grado di percezione della

nostra campagna informativa anche confrontandola

con altri esercizi dove non abbiamo operato.

Il nostro deve diventare un impegno costante, per

una lotta non contro i fumatori ma, in positivo, per

una forte mobilitazione volta ad offrire ad ognuno

tutte le informazioni affinché possa decidere per la

propria storia ma non anche per quella degli altri.


14 Attualità

PICCOLI LADRI

All’interno del progetto cinema, avviato nella nostra scuola

già da anni, siamo andati a vedere il film “Piccoli ladri”

della regista iraniana Marziyeh Meshkini, profondamente

legata all’Afghanistan, paese martoriato, dove nonostante

la fine della guerra e la perdita di potere dei talebani la

realtà è ancora molto dura.

Il film ambientato in una Kabul devastata dalla guerra, è

realista ed è stato girato con persone comuni; i bambini del

film sono afgani e vivono realmente ciò che il film racconta,

le scene riescono a trasmettere sentimenti forti e la sensazione

di vivere in quella disperazione.

I protagonisti della storia sono due bambini, fratello e

sorella, Zaed e Gol Ghoti.

Loro si trovano da soli con un cane perché i genitori sono

in prigione; la madre condannata per adulterio perché non

essendo tornato il marito dalla guerra dopo cinque anni,

per poter mantenere la famiglia si era risposata, il padre

perché guerrigliero talebano.

I bambini ogni notte dormono in prigione con la mamma

mentre di giorno vanno nella discariche per raccogliere legna, carta o libri per venderli o scaldarsi.

Un giorno però il direttore del carcere vieta a tutti i bambini di dormire all’interno insieme alle

madri, così Zaed e Gol Ghoti rimangono completamente soli.

Seguendo il consiglio di un ragazzo già evaso da prigione e più scaltro si recano al cinema a vedere

un vecchio film italiano “Ladri di biciclette” per imparare a rubare, e quindi essere arrestati e

rivedere la propria madre.

Dopo tanti tentativi Zaed riesce finalmente a rubare una bicicletta e ad andare in prigione, ma viene

messo in una cella lontano dalla madre. Il film termina con la scena della bambina che bussa alla

porta della prigione dicendo: «Sono la sorella del ladro di biciclette».

È un film molto triste e fa capire come i bambini in Afghanistan sin da piccoli abbiano una vita

molto dura; terribile anche la scena del combattimento tra cani addestrati.

Colpisce anche il contrasto tra la povertà del popolo afgano e la superiorità della società americana,

simboleggiata dagli aerei che in alcune scene solcano il cielo incuranti di ciò che accade su

quella terra. La situazione di molti paesi del mondo è scandalosa e ingiusta e io vorrei poter far

qualcosa, ma non so da dove cominciare.

Certamente non possono essere le guerre a portare la giustizia e la pace nel mondo.

Alice Zanoli II/B


Attualità

15

UNA SCELTA DIFFICILE

UN PASSAGGIO IMPORTANTE NELLA VITA DEGLI ADOLESCENTI

In questo periodo tutti i ragazzi delle classi terze hanno dovuto affrontare una decisione difficile:

la scelta della scuola superiore, un passaggio importante nella vita degli adolescenti.

Molto utile è stato l’aiuto fornito dai familiari che hanno cercato di capire le attitudini, gli interessi

e le aspirazioni dei ragazzi per indirizzarli ad effettuare la scelta più adatta a loro.

Importante è stato l’intervento della scuola che, tramite gli orientamenti svolti dai professori

degli istituti superiori e la guida degli insegnanti di classe con il supporto dei test del Progetto

“Orientamento”, ha aiutato i ragazzi ad avere una visione più chiara ed ampia dei diversi indirizzi

di studio e ad effettuare una scelta consapevole.

Abbastanza determinante è stato anche il ruolo degli amici che hanno rafforzato alcune scelte.

Dalle domande di preiscrizione effettuate nel mese di gennaio è emerso che le scelte si sono

orientate nel modo seguente:

Il peso della cultura

dal grafico risulta che poco

meno della metà degli alunni

ha scelto, l’Istituto Tecnico

Commerciale e il Liceo

Scientifico di Tivoli;

sette alunni sono orientati per

l’Istituto Tecnico Industriale;

il Liceo Ginnasio, l’Istituto Professionale Olivieri e il Liceo Sociopsicotepagogico di Tivoli

hanno avuto rispettivamente cinque iscrizioni; per il Rosmini e l’Istituto Italia di Tivoli sono

state richieste due iscrizioni e le scuole rimanenti tra quelle elencate sono state scelte ognuna

da un alunno.

Il fatto che sette scuole siano state richieste rispettivamente da un solo alunno mette in evidenza

la maturità degli studenti i quali hanno effettuato scelte personali, senza lasciarsi influenzare da

quelle dei compagni. Alcuni di loro, per effettuare la scelta più idonea, si sono iscritti in scuole

che li faranno allontanare di parecchi chilometri dal loro paese.

Silvia Fagiani III/A


Ambiente

17

IL PARCO NATURALE REGIONALE

DEI MONTI LUCRETILI

di Maurizio Martucci

Nel 2005 compie 15 anni di vita. Scopriamo le attività dell’Ente di gestione

dell’area protetta, illustrate dal responsabile del settore comunicazione del parco

Le montagne di Roma. La macchia

verde alle porte della città

Eterna, i cui rigogliosi colori si

riescono a scorgere in lontananza

fin dalla terrazza del Gianicolo.

Stiamo parlando del

Parco Naturale Regionale dei

Monti Lucretili, oltre 18.000

ettari di area protetta protagonisti

di numerose attività interdisciplinari

mirate alla salvaguardia

ed allo sviluppo dell’esteso

territorio compreso, nell’amministrazione

di 13 diversi comuni,

tra le Province di Roma e

Rieti. Le attività spaziano dalla

conservazione della natura all’educazione

ambientale, dalla

produzione di prodotti alimentari

tipicamente locali allo sviluppo

della ricettività turistica.

Le risorse finanziarie che

sostengono queste azioni, svolte

dall’Ente gestore del Parco

con sede a Palombara Sabina

(Roma), attingono sia ai fondi

della gestione ordinaria che

straordinaria della Regione

Lazio, dalle Amministrazioni

Provinciali romana e reatina,

nonché dalle casse dello Stato e

della Comunità Europea. Classificate

nei rispettivi settori

d’intervento, di seguito riassumiamo

le principali azioni praticate

nel Parco Naturale

Regionale dei Monti Lucretili,

molte delle quali intraprese

in sinergia con i Comuni,

i Centri Visita, le Pro Loco e le

associazioni di volontariato

operanti sul territorio.

Conservazione della Natura

Per quella che a ragion veduta

viene considerata come una

delle principali azioni intraprese

nelle aree naturali protette, il

Parco ha realizzato diversi progetti

per il mantenimento della

biodiversità, risorsa essenziale

per la conservazione e

lo sviluppo delle

diverse specie che

la vivono. È il

caso del Monte

Pellecchia, dove

è stata praticata

sia la reintroduzione

di animali

precedentemente

presenti nel territorio

come il capriolo,

che il mantenimento

in vita di popolazioni

ritenute ad alto rischio come l’istrice.

In via di ultimazione è

una ricerca sui micromammiferi,

realizzata in collaborazione

con il Dipartimento di Biologia

dell’Università di Roma “Tor

Vergata”. Con l’Istituto Nazionale

per la Fauna Selvatica è

stata poi avviata una ricerca

sulla Lepre italica e la Lepre

europea. È poi in completamento

il Piano di Assestamento

Forestale del Parco, che ne permetterà

la salvaguardia e la corretta

gestione dei suoi boschi. In

cantiere è invece la costruzione

di un vivaio per la riproduzione

di specie vegetali autoctone. In

collaborazione con il Comune

di Orvino e la Coop. Mella

Bianca è stato creato il Centro

di Educazione Ambientale e

Formazione, Polo Didattico e

Centro Studi Faunistici

Ambientale del Parco con sede

proprio ad Orvinio, che si sta

occupando di studi sul lupo

(ritornato di recente

a “frequen-

tare” i

Lucretili) e

di uno studio per la individuazione

e creazione della rete ecologica

locale. Nel 2003 è stata

attivata la procedura dell’elaborazione

del Regolamento e dei

Piani di Gestione dei SIC (Sito

Interesse Comunitario) e ZPS

(Zona Protezione Speciale).

Recuperi ambientali e storico

architettonici

Ultimato il recupero ambientale

della ex cava CIDI (in località

Monte Guardia nel Comune di

Marcellina) e dell’antico borgo

medioevale di Castiglione (Palombara

Sabina), sono in fase di


18 Ambiente

avvio i restauri di storiche chiese

nei comuni di Marcellina,

Monteflavio e Roccagiovine.

Alcuni piccoli ma significativi

interventi, come quelli dei fontanili

e di aree pic-nic, sono stati

realizzati dai ragazzi del Cantiere

Scuola Lavoro del Parco. In

corso di affidamento sono poi i

lavori di riqualificazione del

sito storico di Montefalco, nel

Comune di Palombara Sabina.

Attività agrosilvopastorali

Le produzioni agricole del Parco

sono sinonimo di qualità e

genuinità, contraddistinte da

sapori fragranti e gustosi. Coltivare

con sapienza i terreni compresi

nel Parco è la prerogativa

per conservare inalterate le tradizioni

enogastronomiche di

una zona fertile e salubre. Denotano

una natura protesa al futuro

delle attività agrosilvipastorali

del Parco Naturale Regionale

dei Monti Lucretili, le numerose

coltivazioni tipiche di olive,

ciliegie, pesche, unite agli allevamenti

- a volte anche semibradi

- di cavalli e bovini, di ovini e

caprini insieme ai piccoli allevamenti

di laboriose api. Presso gli

Escursionisti al Parco dei Lucretili

stessi produttori, ed a volte

anche nei Centri Visita, è possibile

acquistare prodotti tipici

come l’olio extravergine di

oliva, il miele, pane e dolci di

tradizione locale. Degno di nota

il laboratorio artigianale per la

produzione di vari tipi di pasta

biologica di Licenza.

Educazione ambientale

È questo un campo che da

diversi anni vede impegnati sia

l’Ente Parco che le Scuole dei

Comuni dell’area in una serie di

azioni didattico educative. Per

incrementarne l’azione, nel

2003 l’Ente Parco ha istituito la

Commissione di Studio per l’Educazione

Ambientale, che sta

collaborando con l’Agenzia

Regionale per i Parchi (ARP)

per il Programma GENS (Progetti

Piccole Guide, Guide

Esperte e I Ragazzi del Parco),

rivolto in gran parte agli allievi

delle scuole dell’obbligo dalla

materna alle medie inferiori, e

che vede un coinvolgimento di

oltre 700 alunni i cui rappresentanti

andranno a formare il

cosiddetto “Consiglio del Parco

dei ragazzi”. Ogni anno il Parco

bandisce anche dei concorsi -

denominati Sempreverde e Sensazioni

in un Parco - rivolti sia

agli alunni delle scuole presenti

sul territorio che a quelli dei

comuni limitrofi: un’iniziativa

che li vede coinvolti in diverse

manifestazioni a sfondo didattico-ambientale

che ha riscosso

un forte interesse tra la popolazione

locale. A Montorio Romano

è stato invece istituito il

Laboratorio Territoriale di Educazione

Ambientale (Progetto

Latbter Parchi) per la promozione

di programmi informativi,

educativi e formativi su natura

ed ambiente rivolti tanto alla

popolazione locale quanto agli

stessi operatori dell’area naturale

protetta, coinvolti in continui

corsi di aggiornamento e qualificazione

professionale. Nel

Comune di Scandriglia sono

invece terminati i lavori di sistemazione

dei locali da adibire a

Centro Studi.

Escursionismo, attività ricreative

e culturali

I diversi ambienti del Parco permettono

di effettuare escursioni

di breve, media e lunga durata

sia a piedi che in bicicletta e a

cavallo, praticate generalmente

da appassionati escursionisti

locali e romani che nell’area

protetta dei Lucretili trovano un

ambiente ideale per le loro pratiche

naturaliste. In collaborazione

con il C.A.I. di Tivoli è

stata realizzata la Rete dei Sentieri

del Parco che conta 53 sentieri

ufficiali in larga parte

segnati e gabellati. Per consentirne

una fruizione quanto più

agevole, è in preparazione la

nuova carta escursionistica del

Parco. I 13 Centri Visita, dislocati

uno per ciascun comune

dell’area, si occupano di organizzare

escursioni durante tutto

il corso dell’anno e periodica-


Ambiente

19

mente sono soliti organizzare

incontri, seminari e manifestazioni

artistiche e sportive di

grande interesse e richiamo.

Ricezione Turistica

All’interno del territorio e in

zone limitrofe è possibile pernottare

in alberghi, pensioni,

bed&breakfast ed aziende agrituristiche.

Numerosi sono i

ristoranti, spesso caratteristici

sia nell’arredamento interno

che nei piatti, dove si possono

gustare prodotti tipici del luogo

e cucina tradizionale. Come se

il tempo da queste parti si fosse

d’incanto fermato, nei piccoli

centri storici è facile imbattersi

nel meticoloso lavoro di artigiani

intenti alle antiche attività di

ceramisti, cestai, restauratori di

mobili antichi, ecc.

Guardiaparco

I Guardiaparco del Parco Naturale

Regionale dei Monti

Lucretili sono i protagonisti di

numerose azioni come l’educazione

ambientale, la gestione

faunistica, la repressione di illeciti

di reati ambientali e la lotta

agli incendi. Per la sua particolare

matrice, spiccatamente polifunzionale,

il Guardiaparco può

essere considerato come un vero

e proprio specialista eclettico al

servizio della conservazione

delle aree protette. I 13 Guardiaparco

sono operativi 7 giorni su

7, week end compresi dove il

flusso di turisti e visitatori è decisamente

maggiore, ed hanno una

turnazione giornaliera di 14 ore.

Comunicazione

La funzione dell’area comunicazione

è principalmente quella

di informare e comunicare

all’esterno la cultura del Parco,

divulgandone il linguaggio con

strumenti appropriati. L’area è

dotata di un proprio ufficio

stampa delegato ai rapporti con

le testate giornalistiche, radiofoniche

e televisive. Il Parco

all’inizio di settembre presenterà

la sua nuova e rinnovata

immagine, con il lancio del

nuovo logo-marchio. A breve

saranno disponibili nuovi

strumenti di comunicazione

anche multimediale come un

rinnovato sito internet, un

gioco interattivo ed una Newsletter.

Sistemi informativi classici

sono i depliant, le brochure

ed una rivista quadrimestrale

registrata con la testata Il

Parco Racconta.

Ufficio Tecnico

L’Ufficio Tecnico del Parco si

occupa degli aspetti legati alla

cartografia, alla pianificazione

del territorio, progettazione

ambientale, al rilascio dei nullaosta

riguardanti l’edilizia ed il

taglio boschivo nonché i risarcimenti

dei danni causati dalla

fauna selvatica.

PARCO NATURALE REGIONALE

DEI MONTI LUCRETILI

ISTITUITO CON LEGGE REGIONALE n. 41

pubblicata nel n. 19 del Bollettino Ufficiale l’11 Luglio 1989

Ente di Gestione P.zza Vittorio Veneto, 12

Palombara Sabina (Rm) - Tel. 0774/637027

Sito Internet: www.montilucretili.it

E-mail: monti.lucretili@parchilazio.it

I 13 Comuni del Parco e tel. dei Centri Visita

(aperti Sabato e Domenica)

Licenza 0774.46562

Marcellina 0774.425076

Monteflavio 0774.69084

Montorio R. 0774.62259

Moricone 0774.604129

Orvinio 0765.92252

Palombara Sabina 0774.634872

Percile 0774.46020

Poggio Moiano 0765.875011

Roccagiovine 0774.498878

San Polo 0774.416783

Scandriglia 0765.878596

Vicovaro 0774.499112

LABTER Piazza del Comune n. 15, Montorio Romano

Tel. 0774/641728;

Sito Internet: web.tiscali.it/labtermontorio

E-mail: labtermontorio@tiscali.it


20 Comunità Montana

UN PROGETTO DONNA

PER LE IMPRESE LOCALI

di Alberto Grelli

L’imprenditoria femminile ha bisogno di sostegno.

La Comunità Montana di Tivoli vara un progetto per questo

Gli anni recentemente trascorsi

hanno visto variare molte caratteristiche

del mercato del lavoro;

sempre con più frequenza chi

è senza occupazione viene sollecitato

a percorrere la strada della

creazione d’impresa. In tale

contesto spesso si tende ad enfatizzare

le opportunità offerte da

interventi pubblici che sostengono

le iniziative imprenditoriali

intraprese da giovani, disoccupati

e donne. Vista tale tendenza

si corre il rischio di diffondere la

convinzione che fare impresa sia

un percorso facile ed agevole. È

indiscutibile che la creazione

d’impresa o di attività autonome

sia uno dei mezzi principali per

ampliare il mercato del lavoro,

ma nel raggiungere tale risultato

occorre che le donne e tutti coloro

che hanno l’intenzione di

avviare un attività imprenditoriale

in forma autonoma siano

adeguatamente informati e formati

per affrontare una sfida difficile

ed impegnativa. Questi

costituiscono i presupposti posti

alla base dell’iniziativa dal titolo

“Azioni di informazione ed

orientamento sull’imprenditoria

femminile” organizzata dalla IX

Comunità Montana di Tivoli

con il finanziamento della Provincia

di Roma ed in collaborazione

con lo Studio Commerciale

Professione Sviluppo.

L’iniziativa si è svolta attraverso

l’organizzazione di una serie di

incontri, uno in ogni paese

appartenente alla IX Comunità

Montana, per la diffusione della

cultura d’impresa, per la promozione

della legge n. 215 del 25

febbraio 1992 sull’imprenditoria

femminile e di approfondimento

dei principali strumenti di

finanza agevolata, del marketing

e dell’organizzazione aziendale.

Gli incontri sono stati realizzati

nel corso dell’anno 2004, affidando

la responsabilità della

promozione e pubblicizzazione

dell’iniziativa agli Assessorati

alle Attività Economiche e Produttive

dei Comuni ospitanti il

dibattito. Agli incontri è stata

registrata una discreta affluenza

e alcuni Comuni più interessati

all’iniziativa, in deroga alle

indicazioni progettuali, hanno

chiesto la disponibilità dei professionisti

esperti di finanza

agevolata ad approfondire in

appuntamenti successivi le

tematiche di rilevante interesse

emerse nei dibattiti svolti.

In particolare l’interesse dei

partecipanti e degli assessori

degli enti ospitanti si è concentrato

sul dibattito relativo alle

caratteristiche di funzionamento

degli strumenti di finanza

agevolata, e sulle effettive pos-


Comunità Montana

21

sibilità di ottenimento dei contributi

e di realizzazione dell’iniziativa

imprenditoriale. Negli

incontri è stato sottolineato

come tra i principali elementi

positivi della realizzazione dei

progetti per la richiesta di finanziamenti

agevolati, chiamati

dagli esperti business plan, vi è

la promozione della logica della

programmazione: attraverso l’analisi

del mercato di riferimento,

la definizione degli obiettivi

e l’elaborazione della strategia

d’impresa.

Alcuni Comuni visto l’interesse

della materia, convinti dell’utilità

sociale dell’iniziativa

stanno lavorando all’organizzazione

di strutture fisiche permanenti,

quali uffici e sportelli,

per la promozione della cultura

d’impresa.

Sta mutando il modo di fare

impresa, i grandi cambiamenti

quali la maggiore coesione economica

e finanziaria all’interno

della Comunità Europea stanno

producendo effetti sui nostri territori

e sulle nostre istituzioni,

aumenta il numero delle attività

svolte in forma autonoma che

per il loro avvio usufruiscono

degli strumenti di finanza agevolata

e il tessuto imprenditoriale

della IX Comunità Montana ne

rappresenta un discreto risultato.

CASTEL MADAMA:

NUMERI UTILI

Comune: 0774-45001

Carabinieri: 0774-447002

Vigili Urbani: 0774-447305

Ospedale Tivoli: 0774-335086

Farmacia: 0774-447001

Vigili del Fuoco: 115

Servizio Guardia Medica: 118

Protezione Civile:

0774-4500243

SCHEDA TECNICA

Legge n. 215 del 25 febbraio 1992

Azioni a favore dell’imprenditoria femminile

CHI

Imprese individuali la cui titolare sia una donna;

società cooperative o di persone costituite almeno per il 60%

da donne;

società di capitali partecipate da donne almeno per due terzi, e

i cui organi di amministrazione siano costituiti da donne

almeno per due terzi;

imprese, consorzi d’imprese, associazioni, enti e società di

promozione imprenditoriale anche a capitale misto pubblico

privato, centro di formazione e ordini professionali che promuovono

corsi di formazione imprenditoriale o servizi di

assistenza e consulenza tecnica e manageriale riservati alle

donne per almeno il 70%;

settori ammissibili:

industria, commercio, artigianato, agricoltura, turismo, servizi.

PER COSA

Le iniziative agevolabili riguardano:

avvio di nuove attività;

l’acquisizione di attività già esistenti;

la realizzazione di progetti innovativi aziendali;

l’acquisto di servizi reali;

QUANTO

Sono agevolabili le spese per:

impianti generali;

macchine ed attrezzature;

automezzi;

software, brevetti;

opere murarie, spese di progettazione e direzione dei lavori;

studi di fattibilità e piani d’impresa;

L’agevolazione prevede un contributo secondo la regola “de

minimis”, in tale regime è possibile conseguire la copertura del

50% degli investimenti ammissibili, per un massimo di contributo

pari a 100.000,00 Euro.


22 Vicovaro

LA MEMORIA DEL DOLORE

di Sofia di Giuseppe

Una giornata della memoria con testimonianze, letture, proiezioni.

Vicovaro ricorda Auschwitz

Il 27 Gennaio 2005, giornata

dedicata al ricordo, alle riflessioni,

a tutto ciò che gli ebrei

hanno patito e subito durante

le persecuzioni da parte dei

nazisti.

A Vicovaro in questo giorno si

sono riuniti donne, uomini,

bambini e testimoni nel Centro

Anziani “Don Angelo Francorsi”,

grazie anche all’approvazione

del presidente di questo centro

Romeo Maugliani e alla

serietà e solidarietà del sindaco

Christian Cedric Thomas e dell’assessore

alla cultura e politiche

sociali Virginio Coccia.

Hanno così messo in atto questa

legge, che più di una legge credo

che sia un dovere che ci spetti

nei riguardi dei milioni di morti

e sopravvissuti che il razzismo

ha inciso nella storia umana.

Alle ore 16.00 ha inizio il programma

che è stato previsto per

la “giornata della memoria”. Il

La lettura di Alessandra Zibellini

sindaco introduce gli argomenti

e invita il pubblico ad una riflessione

collettiva: non c’è un

motivo plausibile per il quale

sono stati uccisi ebrei, zingari,

omosessuali e malati. Subito

dopo prende la parola l’assessore

Virginio Coccia che presenta

un testimone che ha vissuto in

parte l’orrore della guerra.

Amedeo è ormai anziano, ma la

sua mente ha ancora impressi lo

strazio e la morte. Le sue parole

sono travagliate, un pianto di

ricordi, lacrime di paura… così

inizia il suo racconto. Fu catturato

subito, era uno dei soldati,

lo portarono in Africa, attraversò

la Tunisia in treno poi si fermarono

in Algeria. Qui iniziò la

sua lotta contro la morte, dopo

due giorni furono imbarcati su

quattro navi destinate o forse

dirette ad affondare. Racconta

che la prima stiva che portava

900 uomini ha ceduto subito,

ebbe il terrore di non poter più

rivedere i suoi cari, il suo paese,

la sua vita. I soccorsi non arrivavano,

lo sconforto arrivò

anche nel suo animo: è un miracolo

che si trovi oggi a testimoniare

per il suo paese.

Dopo questa testimonianza e un

caloroso applauso Virginio

Coccia ha letto un testo composto

da lui “Auschwitz, una storia

da non dimenticare”. Spiegava

il perché i tedeschi

scelsero di costruire lì il campo

di sterminio. Per due motivi

principali: era un luogo poco

popolato, era il punto di incontro

di quattro linee ferroviarie.

Svelava anche alcune atrocità e

esperimenti sconosciuti a qualche

persona. L’uomo infatti è

una macchina di morte, sembra

una contraddizione colui che

procrea… distrugge.

Mauro Maiorani subito dopo

introduce la lettura che ha scelto

Alessandra Zibellini e tradotta

da lui stesso. Di seguito

Marcello De Santis ha letto una

sua poesia. Parla di una donna,

o forse un fantasma, che tra i

resti della povera gente uccisa

nei campi di concentramento

riprende le sue cose, i suoi

ricordi, il suo essere. Dopo

aver fatto ciò, comincia ad

incamminarsi verso l’uscita di

Auschwitz, nel bosco della

libertà. Alla soglia del cancello,

un tonfo, uno sparo. La

neve si sporca di nuovo di sangue

e lei sale verso il cielo vicino

a Dio che non fa distinzioni.

Brani della poesia li riportiamo

nel box.


Vicovaro

23

Si prosegue con un’altra lettura

tratta dal libro di Primo Levi “Se

questo è un uomo” letto da Francesca

De Santis.

In queste pagine sono presenti i

sentimenti, le paure, il terrore

dei prigionieri di Auschwitz. In

quel luogo si annullava l’essere

umano, si privavano gli ebrei di

tutto, perfino del nome, erano

ormai divenuti soltanto dei

numeri.

In seguito inizia una proiezione

cinematografica “Ricordare” a

cura della fondazione Nazionale

ricordo e progresso. Vengono

intervistati Piero Terracina,

Giuliano Vassalli e Romano

Gambini. Le immagini e le

testimonianze personali ci colpiscono

sempre di più perché

nelle loro parole c’è la verità,

conservano il pudore. Alcune

cose preferiscono non dirle perché

vanno oltre il diabolico.

In conclusione la parola va ai

partecipanti che esprimono il

loro giudizio. C’è chi si oppone

alla guerra di questi giorni, altri

dicono di aiutare la popolazioni

che sono nel dolore.

Il Sindaco presenta Marcello De Santis per la lettura della poesia

Si prospetta anche la partecipazione

a riunioni organizzate per

dare un aiuto ai paesi africani,

israeliani…

Nella sala del Centro Anziani

sono stati allestiti anche alcuni

cartelloni con documenti e una

copia del giornale “la Stampa”

del 1938.

Alla fine il Sindaco e l’Assessore

hanno ringraziato i partecipanti

e i collaboratori che

hanno operato per far riuscire

al meglio “la giornata della

memoria”. La finalità di tutto

ciò era anche di invogliare e

convincere la gente ad opporsi

contro qualsiasi forma di violenza.

In questo giorno di ricordi

il silenzio pungente di un

dolore collettivo si risveglia

nelle vittime che hanno sporcato

con il sangue il suolo di

Auschwitz.

Riprendo la valigia di cartone

La riconosco tra le centinaia

Ammucchiate la dentro

Sciolgo lo spago che la tiene insieme

E ci metto il mio vecchio spazzolino

Il mio pettine d’osso le babbucce

Del mio povero bimbo

Che strapparono in pianto alle mie

braccia

(per non dimenticare il suo terrore

che nello strazio lo portava via…)

poi riprendo i miei denti (sono i miei)

tra la massa gettata in quella stanza

(poi anche i miei molari, quelli d’oro

meno male che li ho ritrovati!)

e sul naso riappoggio i vecchi occhiali

raccolti tra la massa degli occhiali

che tra le lenti lacrimano ancora…

ARBEIT MACHT FREI

(Il lavoro rende liberi, scritta all’ingresso di Auschwitz)

ecco le scarpe unite dai miei lacci

le calzo e mi proteggono dal gelo

della neve e del ghiaccio

metto alla meglio in testa i miei

capelli

(ma sono i miei tremante li raccolgo

dal mucchio variegato…

quante, quante sorelle, disgraziate!)

e rassomiglio un poco a quel che ero

quel giorno che dolente una tradotta

mi spinse nell’inferno

ove un filo di fumo ininterrotto

dai comignoli scuri in quel casotto

accompagnò nel campo la mia morte

che imparavo a conoscere

che imparava a conoscermi

tra mille disperati e disperate…

Laggiù verdeggia ancora la betulla

Che di notte nel vento mi richiama…

Vado con passo lento traballante

Nella triste miseria dei ricordi

Inseguendo a ritroso quel binario

Che guarda al bosco della libertà…

Ma sulla porta aperta

Ove ride di scherno

Come allora: arbeit macht frei

Una raffica esplode un’altra volta

Da una torretta vuota…

E fa ricadere nella neve

Che s’arrossa di sangue un’altra volta

Il numero scavato sul mio braccio…

Sarò coi miei fratelli

Lassù oltre le nuvole

Oltre i cieli dei cieli

Ove pietoso misericordioso

Il dio supremo di cristiani e ebrei

Non farà divisioni come ad Auschwitz

Marcello De Santis


24 Vicovaro

UN ANNO DI CULTURA

intervista a cura di Veronica Moro

L’assessore Virginio Coccia illustra i programmi del Comune per il 2005.

La nuova sede della biblioteca, Marcantonio Sabellico ed altro ancora

Virginio Coccia non è solo l’attuale Assessore alla

cultura di Vicovaro. Diplomato al Conservatorio

di Musica S. Cecilia di Roma nel 1979, Maestro e

tra i fondatori della banda musicale “Gioacchino

Rossini” di Vicovaro, insegnante di musica presso

la Scuola Media “ Emilio Segrè” di Tivoli, è da

sempre uno degli animatori della vita culturale del

suo paese.

Lo abbiamo intervistato per sapere quali sono i

programmi che vuole proporre per il 2005 al

Comune che lo vede Assessore, sia per la cultura

che per i servizi sociali.

Quali sono i principali interventi in campo culturale

che il Comune sta preparando per il 2005

Ci sono alcuni obiettivi a cui tengo in modo particolare.

Un obiettivo che mi ero posto di raggiungere

fin dall’inizio era il recupero dell’affresco e

icone del Sabellico. Ecco oggi posso dire che questo

si sta avverando. Inoltre, penso al pieno recupero

del patrimonio culturale della chiesa di

S.Sabino, che ha un interesse di rilievo storico

molto significativo per il nostro paese. Oppure alla

Biblioteca comunale “Marcantonio Sabellico”. Al

continuo sostegno, a cominciare dall’ampliamento

dell’orario di apertura pomeridiano, compreso il

sabato. Rispetto alla Biblioteca, tra qualche giorno

potremo finalmente inaugurare la nuova sede.

Completamente restaurata, grazie ad un contributo

regionale su proposta del Consigliere Lucherini.

L’Assessore Virginio Coccia consegna un premio

La sede si trova all’ultimo piano del vecchio

palazzo comunale. Finalmente un luogo adatto per

una Biblioteca, con una bibliotecaria, spazi per i

bambini ed i ragazzi, nuovi arredi, postazioni

internet, e la possibilità di svolgere attività aggiuntive,

per fare in modo che la biblioteca divenga

davvero un luogo di incontro per i giovani e non

solo. Tra le attività proposte: corsi di lingua (inglese

e francese), di giornalismo, fotografia, pittura,

guida all’ascolto, di artigianato locale( disegno su

vetro, sassi, bambole).


Vicovaro

25

Un altro progetto che voglio segnalare è quello

della valorizzazione del percorso delle strade di

pellegrinaggio. Il Comune capofila del progetto è

la città di Asti (Piemonte), insieme alla Regione

Lazio, e ad altre istituzioni di nazionalità polacche

e spagnole. È un progetto europeo che si

chiama “Le Rotonde del Santo Sepolcro: un itinerario

europeo”. Questo progetto, se finanziato,

ci permetterà di recuperare la Chiesa del Santo

Sepolcro.

Come procede l’attività di valorizzazione del

grande umanista originario di Vicovaro,

Marcantonio Sabellico

Alla fine dello scorso anno abbiamo assegnato ad

una cooperativa, della quale è Presidente la

Docente universitaria dott.ssa Maria Luisa

Angrisani, una importante opera di ricerca di

archivio sui documenti di Marcantonio Sabellico.

Il lavoro prevede l’immissione in rete, sul nostro

sito, di tutte le opere del Sabellico tradotte, che

spero possa vedere la luce entro quest’anno.

Inoltre, continua l’impegno con il dott. Giovanni

Rita che, oltre al libro ultimamente presentato sul

Sabellico, sta svolgendo una ricerca sulle poesie

scritte dal nostro illustre cittadino.Volevo anche

dire che la validità del nostro lavoro di valorizzazione

dell’umanista Marcantonio Sabellico è stata

riconosciuta, già da qualche anno, ma in questo in

modo più significativo, nella legge di bilancio

regionale e molto probabilmente anche in quello

provinciale. Infatti, grazie ad un emendamento

del consigliere regionale Carlo Lucherini, la

Regione Lazio ha destinato 45.000,00 euro del

nuovo bilancio per proseguire nell’attività di

valorizzazione e promozione della conoscenza

del nostro letterato. Mi sembra che l’entità della

cifra testimoni anche la validità del lavoro che

stiamo svolgendo.

La nuova idea di quest’anno sul Sabellico è quella

di istituire un Centro Studi “Sabellico”, e un

laboratorio teatrale a sostegno dalla scuola di teatro

locale.

Cercheremo anche quest’anno di proporre concerti

rivolti alla conoscenza ed alla valorizzazione dei

musicisti locali e dei paesi vicini. Inoltre tenteremo

di utilizzare di più i documenti recuperati

dell’Archivio Storico per favorire la conoscenza

della storia di Vicovaro. Penso ad una apertura settimanale

per consultare l’archivio e ad una pubblicazione

di carattere culturale sulla storia, i personaggi,

i luoghi del nostro paese.

Avete in mente forme di collaborazione con la

scuola

Il rapporto con la Scuola è fondamentale per un

Assessorato come quello alla cultura. Tra gli

obiettivi che da qualche anno, nella continua ricerca

di collaborazione, ci siamo prefissati di raggiungere

è quello di istituire il Consiglio

Comunale delle ragazze e dei ragazzi di Vicovaro.

Una delle iniziative che ha avuto più successo in

questi anni è stata l’istituzione della borsa di studio

“Marcantonio Sabellico”, che proporremo per

il sesto anno consecutivo. Ogni anno, tutti i ragazzi

della scuola dell’obbligo di Vicovaro, che all’esame

di licenza media, conseguono un Ottimo giudizio,

ricevono un premio in denaro.

Quest’anno vorrei anche provare a promuovere la

partecipazione dei ragazzi della scuola elementare

e media al recupero di avvenimenti, testimonianze

e racconti, da inserire in un libro.

Tutto questo ovviamente sarà accompagnato dal

tradizionale sostegno alle iniziative sociali, educative,

turistiche e sportive della scuola.

Le numerose associazioni di Vicovaro proporranno

anch’esse le loro iniziative. Come pensi

di organizzare i programmi quest’anno

L’idea è quella di predisporre dei modelli di

domanda, in cui sia contenuto un programma, un

progetto dell’iniziativa, con i costi da affrontare.

Saranno ovviamente privilegiate le richieste che

abbiano un riconosciuto valore di interesse culturale,

sociale, storico e ricreativo. Tutto questo confluirà,

come sempre, in un calendario che cercherà

di coordinare la vita culturale del paese.

Ci sono altre iniziative culturali in cantiere


26 Cultura

L’ANIENE:

STORIA DI UN FIUME

di Italo Tacchia

Visto da Castel Madama, più che un fiume sembra quasi un rigagnolo,

eppure un tempo il suo aspetto era imponente e la sua presenza ha condizionato

decisamente la storia e la cultura del nostro territorio.

Gli antichi Equi estendevano il loro dominio da Avezzano fino ai confini

dell’attuale territorio di Castel Madama e i romani erano (e sono)

particolarmente interessati a questa valle

(prima parte)

Spesso ci fermiamo ad osservare

l’Aniene che scorre; lo osserviamo

lungo le sue sponde o magari

dall’alto di uno dei monti che

circondano la valle e proviamo

un senso di piacere per il solo

fatto che c’è, che esiste. Forse

perché siamo consapevoli che la

bellezza di questa valle è dovuta

proprio al suo fiume, che nei

millenni ha modellato il territorio

offrendocelo così com’è ora.

Ma forse c’è dell’altro: una specie

di senso arcaico delle cose,

una percezione della vita e delle

sue origini, perché è proprio dall’acqua

che la vita ha avuto inizio

e si è sviluppata.

Ovunque, le grandi civiltà sono

sorte e sono cresciute in riva ai

grandi corsi d’acqua e allo stesso

modo la civiltà degli Equi,

fatte le dovute proporzioni, non

deve essere stata da meno.

Tutti ormai sappiamo che lungo

un corso d’acqua s’instaura un

ecosistema molto vario dove,

attraverso la catena alimentare

e la simbiosi, si sviluppano una

gran varietà di specie vegetali

ed animali: per quei tempi,

l’ideale per un insediamento

umano. La nostra valle deve

essere apparsa come un vero

paradiso ai primi visitatori,

migliaia di anni fa e doveva

essere anche un po’ diversa da

come la vediamo oggi.

Come tutti gli importanti fiumi,

si riporta un episodio tra storia e

leggenda:

novecento anni prima che Roma

venisse fondata, giungevano

presso Polistefano, che fu l’antico

nome di Tivoli, tre figli del

generale Evandro, principe

greco, venuto alla conquista

dell’Italia.

Catillo, uno dei tre fratelli, portava

con sé in groppa al cavallo

Salia la bellissima figlia del re

etrusco Anio, che aveva fatta

prigioniera… In prossimità del

fiume Aniene, a quel tempo

chiamato Parenzio… si accorsero

di essere inseguiti dal re

etrusco Anio, alla testa di un

grosso contingente di soldati,

che intendeva a tutti i costi liberare

la propria figlia. Nonostante

il fiume in quel punto avesse

un fondale molto alto, Catillo

Tiburto e Corace decisero di

attraversarlo a cavallo. Corace

annegò insieme ai cavalli, mentre

i due superstiti riuscirono a

Affresco che riproduce l’episodio del re Anio mentre viene travolto dalle acque, sito in un

palazzo del 1600 in Tivoli.


Cultura

27

guadagnare la sponda opposta

nuotando, con grande fatica

sostenendo Salia. Subito dopo

anche il re etrusco affrontò spericolatamente

le forti acque del

fiume, ma fu immediatamente

sopraffatto… Giunti sulla riva

opposta, Tiburto preferì sostare,

mentre Catillo … proseguì con

il dolce bottino di guerra fino

sul monte che da lui prese il

nome. Giunto sulla sommità…

udì un grande fragore proveniente

dal fiume e accompagnato

da tuoni e lampi riaffiorò

l’ombra del re Anio che teso

verso la figlia con un braccio,

riuscì a toccarla e a farla scomparire

nel nulla… Tiburto impose

al monte il nome del fratello

Catillo e a ricordo del re Anio

chiamò il fiume Parenzio col

nome di Aniene (1).

Una sostanziale trasformazione

della Valle deve essere avvenuta

nell’arco di tempo che va dal

272 a.C. al 52 d.C., periodo in

cui i romani costruirono i quattro

acquedotti Anio Vetus, Claudio,

Marcio e Anio Novus. Questi

acquedotti rifornivano Roma

di ben 8,5 mc d’acqua al secondo,

circa il 75% del fabbisogno

totale: un vero fiume di acque

limpide, sottratte per lo più

direttamente dall’Aniene nella

zona che va da Agosta a S. Cosimato

ed in parte dalle sorgenti

intorno, che in ogni modo sarebbero

confluite nel fiume (2).

Comunque, ad un certo punto,

sembra che il fiume si sia voluto

vendicare dello stravolgimento

subito: nel 105 d.C. straripò,

provocando una enorme

inondazione sulla città di Tivoli,

portando morte e distruzione.

Così la racconta Plinio

Secondo in un’epistola

diretta a Minucio

Macrino:

L’Aniene, il più

delizioso dei fiumi,

conosciuto per le ville

sulle sue sponde, dopo

aver sradicato e

travolte selve per le

quali scorreva, spianato

alture ed ostruito il suo

corso per la massa di

detriti, si abbatte, alla

ricerca di un varco, sulle

abitazioni che incontra sommergendole

e distruggendole…

il turbine della corrente cancella

le opere umane…(3).

(Da allora i tiburtini costruirono

le loro case 10 metri più

in alto).

È evidente che originariamente

la portata dell’Aniene doveva

essere almeno il doppio rispetto

ad oggi. Il territorio intorno, lo

definiremo oggi una “zona

umida” per via delle innumerevoli

sorgenti, pozze e piccoli

corsi d’acqua (“rii”), attualmente

reggimentati dall’attività

umana, ma all’epoca doveva

essere una grossa palude (“pantanu”),

acque chiare e pulite per

cui la vita vegetale e animale

doveva essere ricchissima. La

fauna ittica, non solo nel corso

principale, era

rappresentata da

moltissime specie

di pesci e

crostacei, mentre

dai monti e

dalle colline circostanti

un gran

numero di grossi

mammiferi,

tra i quali gli

orsi e i cervi, per

Affresco sito in Villa d’Este,

che riproduce lo stesso episodio

non trascurare gli aironi, le

cicogne e i rapaci che volteggiavano

nel cielo, traevano nutrimento

da queste presenze.

Da questo scenario, vista la ricchezza

che il territorio offriva

loro, si dovrebbe dedurre che

gli Equi, in particolare quelli

stanziatisi lungo il corso del

fiume (la tribù degli aniensi),

fossero un popolo di abili cacciatori

e pescatori e di conseguenza

abili guerrieri, al punto

che i romani impiegarono circa

300 anni per sottometterli.

Infatti Virgilio li descriveva

come: “orrida gente… avvezza

a cacciar le fiere… arar con

l’armi indosso” (4).

Questa doppia indole, evidenziata

da Virgilio, quella del cacciatore

e quella dell’agricoltore,

potrebbe sembrare un po’ contraddittoria,

ma forse trova una

sufficiente spiegazione in un

ritrovamento: quello della

necropoli di Casal Civitella nei

pressi di Riofreddo.


28 Roviano

LA STORIA DI ROVIANO

NEL SUO CASTELLO

di Ivano Moreschini e Carla Santolamazza

Roviano è un comune che conta

circa 1300 abitanti, situato su

una collinetta di 523 metri, e si

trova a 58 chilometri da Roma,

sulla Via Tiburtina, di fronte ad

Anticoli Corrado. Le origini del

paese sono legate alla popolazione

italica degli Equi, insediata

in una vasta zona che

comprendeva l’alta Valle dell’Aniene.

Sembra però che nel

304 avanti Cristo Roviano sia

stata conquistata dai Romani,

ed il nome del paese si fa infatti

risalire alla famiglia romana

dei Rubri.

Per seguire le vicende del

Castello nei secoli rinviamo

all’articolo successivo.

Nel 1902 il castello fu acquistato

da Marcantonio Brancaccio,

esponente della nobile famiglia

napoletana che, vantando vari

cardinali, si trasferì a Roma nell’ottocento,

per stare più vicino

alla corte Papale. Il Palazzo

romano della famiglia Brancaccio

si trova all’inizio di Via

Merulana, ed è un tipico esempio

di realizzazione dell’età

umbertina. Ospita adesso il

famoso teatro Politeama Brancaccio,

nonché il Museo Nazionale

di Arte Orientale, ed ha un

magnifico parco interno, espropriato

nel 1932-34.

Nel 1979 il Castello diviene di

proprietà del Comune, ed adesso

ospita il museo della civiltà

Contadina della Valle dell’Aniene,

fiore all’occhiello del Comune

di Roviano ed importante

punto di riferimento culturale

per tutta la Valle. Nelle varie

sale sono esposti reperti dedicati

alla religiosità, ai saperi artigiani,

alla cultura dei minatori, alla

pastorizia, all’agricoltura nei

suoi diversi aspetti. Lo stesso

castello è parte della visita al

Museo, che gli dedica una sezione

nella sua parte più suggestiva,

la torre, dove è custodito

anche un plastico che ricostruisce

il borgo medievale.

Così, tra le persistenze di antiche

nobiltà e le acquisizioni dei

Comuni, anche Roviano testimonia

come questi piccoli paesi

ridefiniscono spesso la propria

identità intorno alla funzione del

Castello. Del resto, è proprio

intorno alla fortificazione difensiva

dell’alto medioevo che si

giustifica la nascita di insediamenti

umani, che diventano pian

piano piccole comunità con una

loro storia. E non si può fare a

Palazzo Brancaccio a Roma

meno di notare che quando il

Comune acquisice la proprietà

del palazzo baronale, il paese

intero partecipa alla rinascita

sociale del palazzo stesso.

Piantina del Museo della Civiltà Contadina nel piano terra del castello


Roviano

29

Il cortile del Castello di Roviano

Il castello nei secoli

di Carla Santolamazza

no delle mura si svolge il lavoro

dei campi e qui vivono i servi

della gleba in capanne, pronti a

rifugiarsi nel castello in caso di

attacco nemico.

Fra il X e l’XI secolo anche la

Valle dell’Aniene è interessata

al fenomeno dell’incastellamento,

nascita di centri fortificati

sulle alture che sostituiscono

gli insediamenti sparsi sul

Nel Medioevo nasce il castello,

dal latino castellum, derivato da

castrum, accampamento permenente

e complesso di costruzioni

a carattere difensivo, dimora

del feudatario e della sua famiglia,

della piccola corte e dei

servi.

Generalmente sorge su un’altura

ed è caratterizzato dalla presenza

di una torre maestra di

avvistamento posta lungo le

mura fortificate. All’interno

della fortificazione si svolge la

vita del signorotto e della sua

corte, sono presenti anche botteghe

artigiane per la produzione

dei manufatti necessari per le

esigenze del castello. All’esterterritorio

dei secoli precedenti.

Promotore di questa trasformazione

è l’Abbazia di Subiaco.

La costruzione a Roviano del

castello (Roviano è menzionato

nel Regesto Sublacense come

castellum nel 997) non è

improvvisa, ma preceduta da un

intenso processo di colonizzazione

di terre scarsamente lavorate

dalle popolazioni locali.

Per favorire questo processo

vengono offerte ai contadini

condizioni vantaggiose tra cui

la dotazione di abitazioni nel

castro e un pezzo di terra da

lavorare autonomamente. All’inizio

il castello sorge come

rocca fortificata, ma nel corso

dei secoli subisce ampliamenti e

rifacimenti notevoli ad opera

delle famiglie che si sono succedute

nella proprietà. Il nucleo

più antico è a pianta pentagonale

con ampia corte selciata. Nel

XIII secolo i Colonna si impadroniscono

del castello e ne

sono i principali feudatari fino

alla metà del quattrocento. Iniziano

le prime trasformazioni:

le due torri a sud-ovest del

castrum sono collegate con un

corpo centrale. Nel XVI secolo

il castello viene saccheggiato

e demolite le torri innalzate

dagli Orsini e dai Farnese, poi

ricostruite dai Colonna che

aggiungono all’impianto iniziale

un blocco di rappresentanza

a nord-est, lo scalone e gli

ambienti a sud. Nel XVIII secolo

i Barberini Colonna di Sciarra

ricostruiscono le mura della

torre e ampliano la zona di servizi

e quella abitata a sud-est.

Nei primi dell’ottocento sempre

i Barberini Colonna di Sciarra

sistemano l’attuale pozzo marmoreo

nella corte interna del

palazzo. Nel corso del secolo ad

opera del principe Camillo

Massimo sono realizzati numerosi

lavori di restauro tra cui: la

collocazione di finestre bifore,

l’innalzamento e merlatura

della torre, la ricostruzione e

collegamento di Porta Scaramuccia

al castello, la merlatura

del muro di cinta del giardino

pensile e la decorazione delle

sale interne con paesaggi agresti

a tempera. L’ingresso con portale

gotico e arco a sesto acuto è

sormontato dallo stemma in terracotta

dei Massimo.

Ai primi del novecento il castello

diventa proprietà della famiglia

Brancaccio che avvia

importanti lavori di restauro, di

arredo e decorativi. Dal 1979 è

proprietà comunale.

Oggi cantine e granai restaurati

ospitano mostre permanenti e

mostre di pittura e fotografia. Di

particolare rilievo alcuni affreschi

cinquecenteschi del ciclo

“Giuditta e Oloferne” conservati

nell’ex-cappella.


Sport

31

Rallenta l’Empolum in trasferta

di Ivano Moreschini

Il campionato interregionale di nuoto Uisp arriva

a Civita Castellana, e l’Empolum mantiene con

qualche difficoltà il suo primato in classifica.

L’Empolum, che comunque resiste al primo posto,

è penalizzato dalle assenze, per l’influenza o per

impegni diversi dei nuotatori.

Alla gara del 16 gennaio erano interessate le sole

categorie di esordienti A e B , maschile e femminile,

vale a dire bambini e bambine nati negli anni

1992-1996. Un ottimo risultato di gara ottiene

invece la squadra di Terni, Team Uisp TR, che

totalizza nel complesso ben 204 punti, mentre

l’Empolum in questo caso è solo quarto con 123

punti.

Ma andiamo a vedere le prestazioni degli atleti

dell’Empolum: negli esordienti B femminili buoni

piazzamenti per Proietti Rella Paola, Giammei

Francesca e Lenci Ludovica, rispettivamente

quarta, quinta e sesta nei 50 dorso. Inoltre Proietti

Rella Paola è anche settima nei 50 stile.

Sempre negli esordienti B femmine, Natalucci

Alice giunge terza nei 50 farfalla, e la stessa atleta

arriva quinta nei 100 misti, davanti a Giammei

Francesca sesta, con Cenci Ludovica squalificata.

Gli esordienti B maschi vedono Mariotti Nicola

buon quarto nei 50 dorso, gara nella quale purtroppo

è stato squalificato Moreschini Iacopo per un

errore nella virata. Gli stessi atleti hanno gareggiato

nei 50 stile, con Moreschini settimo e Mariotti

ottavo, insieme anche a Mattei Daniele, undicesimo.

Mattei Daniele ottiene inoltre un buon quarto

posto nei 50

rana.

Negli esordienti

A femmine

spicca

il terzo posto

Una veduta di Civita Castellana

di Maurizi

Roberta nei

100 rana, con

Angeloni

Chiara ottava.

Zarelli Silvia

invece

chiude quinta

nei 100 farfalla, e quarta nei 100 misti, gara che

vede Angeloni Chiara settima e Maurizi Roberta

squalificata.

Negli esordienti A maschi, Onorati Pietro è terzo

nei 100 dorso, con Ciccotti David quinto, mentre

Duma Federico giunge quarto nei 100 farfalla e

Falcioni Federico settimo nei 100 rana.

Un ottimo risultato lo ottiene Cocchieri Simone,

secondo nei 100 stile, gara che vede Duma

Federico quarto e Falcioni Federico al 21° posto.

Cocchieri Simone replica l’ottima prestazione

giungendo secondo nei 100 misti, con Onorati

Pietro quinto.

Nelle staffette l’Empolum è quinta nella 4x100

mista A femmine, e terza nella stessa gara per gli

A maschi.

Il prossimo appuntamento è a Terni, il 6 marzo

prossimo, solo per gli esordienti C.

CLASSIFICA DOPO LA TERZA GIORNATA

Un momento della gara a Civita Castellana

SQUADRA

PUNTI

1) EMPOLUM 658

2) TEAM UISP TERNI 618

3) UISP ORTE 509

4) C.N. MONTALTO DI CASTRO 366

5) UISP MONTEROTONDO 211

6) FUTURA CIVITA CASTELLANA 205

7) C.S.MEZZALUNA-MENTANA 182

8) UISP ORVIETO 78


32 Sport

LA GINNASTICA A CASTEL MADAMA...

CHE PASSIONE!

di Tonia Rocchi

La ginnastica artistica esiste a

Castel Madama da ormai venti

anni; era infatti il 1984 quando

Enrico Ruggeri e Nicoletta Porcheddu

formarono il primo

gruppo di ginnasti che si cimentavano

in uno sport fino ad allora

sconosciuto per il paese.

Nessuno avrebbe mai pensato

che questa disciplina crescesse

così tanto da divenire per le

famiglie ed i bambini un punto

di riferimento stabile. Ciò è

dovuto sicuramente alla volontà

e alla professionalità degli istruttori

che hanno saputo imporre

all’attenzione dei giovani uno

sport nuovo e alternativo al calcio

che poteva soddisfare anche

le esigenze del mondo giovanile

femminile che a Castel Madama

non aveva molte altre possibilità

di esprimersi.

Nei primi anni l’attività si è svolta

presso la palestra della scuola

elementare nell’orario extra scolastico

e con l’attrezzatura minima,

nonostante questo però il

numero degli allievi è cresciuto

in modo progressivo tanto da

convincere gli istruttori a darsi

una veste più organizzata.

È cominciata, quindi, la collaborazione

con l’Associazione

Sportiva Castel Madama grazie

ad un gruppo di dirigenti guidati

dall’attuale presidente del settore

ginnastica Valeriano Scrocca.

Da questo momento l’attività è

stata potenziata sia da un punto

di vista tecnico, con l’ingresso

di due figure altamente qualificate,

Cinzia Delisi e Enzo

Cifarelli, sia da un punto di

vista delle strutture, avendo

avuto l’opportunità di utilizzare

la nuova palestra della scuola

media, che degli strumenti didattici,

con l’acquisto di attrezzi

necessari per espletare al meglio

la disciplina; e inoltre alcuni

genitori sono entrati a far

parte del direttivo dell’A.S.

Il settore ginnastica si è iscritto

alla F.G.I. (Federazione Ginnastica

Italia), che ci ha permesso

di partecipare alle competizioni

Esibizione del gruppo agonistico di Castel Madama,

alla festa internazionale svoltasi in Finlandia


Sport

33

Gruppo agonistico delle ginnaste di Castel Madama

provinciali, regionali e nazionali

e alle manifestazioni anche a

carattere internazionale.

In queste competizioni i nostri

ginnasti hanno sempre raggiunto

posizioni considerevoli classificandosi

spesso ai primi

posti. Una grande soddisfazione

ci è venuta dalla partecipazione

alle feste internazionali della

ginnastica svoltesi nel 2001 in

Austria e nel 2004 in Finlandia,

e all’invito ad Oudeenarde,

paese del Belgio gemellato con

Castel Madama, in occasione di

un evento dedicato all’Italia.

La presenza a tali manifestazioni

si è resa possibile grazie

al contributo economico delle

famiglie e dell’Associazione

Sportiva e all’impegno degli

istruttori e dei ginnasti. Per i

nostri ragazzi confrontarsi con

migliaia di giovani di altra cultura

e altra nazionalità, e vivere

con loro momenti sportivi ma

anche festosi, è stata un’esperienza

altamente formativa e di

crescita.

Come non parlare poi del saggio

di fine anno che è divenuto

ormai un appuntamento irrinunciabile,

non solo per le famiglie

dei ginnasti ma anche per

tutto il paese e segna l’inizio

dell’“estate castellana”. In questa

occasione più di 120 ginnasti

si esibiscono davanti ad un

pubblico numerosissimo in

modo sempre più colorato e

creativo, lavorando intorno ad

un tema che cambia ogni anno.

Questo momento rappresenta il

culmine di un anno di attività

intensa ed è anche l’occasione

per tutti di avvicinarsi alla ginnastica

in modo piacevole.

Ci auspichiamo che l’attenzione

e l’interesse intorno a questa

attività si mantengano vivi e

costanti, in modo che essa possa

esprimersi al meglio e rappresentare

un motivo di soddisfazione

per la nostra comunità.


34 Tradizioni popolari

GIOCHI E GIOCATTOLI

selezione ed elaborazione del testo a cura di Gualtiero Todini

Dalla tesi sulle "Tradizioni Popolari a Castel Madama” di Vittorio Todini (parte prima)

Giochi dei piccolissimi

“Vistu è j’occhiu beju”

La mamma dice:

“Vistu è j’occhiu beju

(toccando una palpebra),

vistu è ju frateju

(toccando l’altra),

vesta è la chiesola

(toccando le labbra),

visti so’ i fraticej

(toccando i dentini),

vesta è la campanella che fa:

din-don, din-don, din-don”

(afferrando il naso col pollice e l’indice,

lo scuote leggermente)

“Bella piazza”

La madre, o chi per lei, carezza la palma della

mano del bambino e dice:

“Bella piazza, bella piazza;

c’è passata ’na pecora pazza:

vistu l’ha vista

(toccando il pollice del bambino),

vistu l’ha ammazzata

(toccando l’indice),

vistu l’ha scortecata

(toccando il medio),

vistu l’ha messa a còce

(toccando l’anulare),

vistu è itu a caccià a beve e candu è revinutu

su,’n cià trovatu gnente, gnente, gnente”

(toccando il mignolo

lo scuote ripetutamente)


Tradizioni popolari

35

Giochi dei piccoli

“Vola, piccione”

Il più grande del gruppo tiene aperto e capovolto il palmo della mano, in modo che sotto di esso gli

altri possano puntare l’indice; poi comincia a dire: “Vola... vola... vola” e all’improvviso aggiunge,

chiudendo la mano, o il nome di un animale che ha le ali o quello di un animale che non le ha: nel

primo caso hanno sbagliato coloro che sono rimasti col dito sotto il palmo della mano, nel secondo

caso invece coloro che lo hanno tolto. Ad ogni sbaglio, per poter partecipare ancora al gioco, è

necessario consegnare un pegno (un fazzoletto, un pettinino, una medaglietta e simili): quando si è

raccolto un buon numero di pegni, chi dirige il gioco, prendendoli e mostrandoli uno ad uno, dice:

“pinciu, pinciu: de chi è stu beju pinciu” (pinciu è un oggetto che penzola); e il proprietario risponde:

“ju meju”; al che l’altro replica: “fa la pinitenza che te dico io”. Comunemente si è obbligati o a

strisciare la lingua su di un muro, su una porta...; o a camminare per un determinato tratto di strada

su un piede solo (“a cianghetta”); o ad avvicinarsi al primo che passa e rivolgergli determinate parole,

che spesso sono un insulto bello e buono: in quest’ultimo caso, a scanso di qualche ceffone, si

aggiunge subito “è pinitenza”, spiegando così il proprio ardire e chiedendo – contemporaneamente

ed indirettamente – scusa.

La pizzarda” (la trottolina)

I bambini più piccoli, che non sanno ancora adoperare la trottola comune (ju pìccuru), vengono accontentati

con un surrogato: si prende un comune rocchetto di legno (di quelli attorno ai quali è avvolto il

filo), se ne taglia una estremità e nel foro esistente al centro si infila un pezzettino di legno debitamente

arrotondato e appuntito; prendendo poi la parte superiore tra pollice e medio, si dà un colpo e la “pizzarda”

gira.

“Taratabbassuca” (intraducibile)

Il gioco si svolge generalmente tra due bambini,

che siedono uno di fronte all’altro.

Uno di essi appoggia il capo sulle gambe

dell’altro, che gli batte la mano sulla schiena

al ritmo di questa filastrocca:

“Taratabbassuca,

la suca deju papa: ()

cante corna tè la crapa”

Si continua così, ripetendo ogni volta il

numero non indovinato, finché l’altro non

riesce a dire il numero esatto.

Questo gioco, come facilmente si comprende,

è basato essenzialmente sulla lealtà dei due

bambini.


36 Rubrica

PIACERE DI...VINO

di Marco Moreschini

Rubrica redatta da allievi del Corso Ais e sommeliers della delegazione Ais di Tivoli

Cominciamo da questo numero una nuova rubrica

su La Piazza che vedrà a turno coinvolti gli oramai

copiosi cultori del vino di Castel Madama, sommelier

ed aspiranti tali dell’AIS (Associazione

Italiana Sommelier), con lo scopo di illustrare i

concetti di base di viticoltura ed enologia e presentare

di volta in volta un vino per le tavole dei

castellani. Collaboreranno Ivo Bussi, barman di

riconosciuta esperienza, Enrico Grazia in questa

sua insolita veste e altri che vorranno scrivere “di

vino” per la Piazza.

Questa volta vi presentiamo il Sagrantino di

Montefalco, traendo spunto dalla degustazione di

vini di quella zona svoltasi il giorno dell’Epifania

organizzata dal Presidente della delegazione di

Tivoli dell’Ais Giovanni Ciotti.

Il Sagrantino (il suo nome deriva dal fatto che veniva

bevuto durante la messa per il sacrificio ecumenico),

ottenuto dal vitigno locale con lo stesso nome,

fu introdotto nel Medioevo dall’Asia Minore da

alcuni dei primi francescani in Umbria nella zona tra

Montefalco e Bevagna in provincia di Perugia. Ha

conseguito la DOC nel 1979 ed in seguito la DOCG

nel 1992. In purezza lo stesso Sagrantino viene vinificato

come vino secco oppure come passito che si

ottiene tramite la raccolta di uve in stato di avanzata

maturazione, successivamente appassite per circa

due mesi su graticci e poi vinificate.

Il Sagrantino secco, è un vino rosso granato con

velature rubine, che colpisce per il suo corpo e l’astringenza

dei suoi robusti tannini, il suo grado

alcolico, mai inferiore ai 13,5°, che si combina con

il suo carattere nel complesso asciutto ed armonico.

Tutto ciò associato a sensazioni olfattive che

ricordano la frutta rossa matura (mora di rovo), e le

spezie, oltre alla delicata presenza del legno da barrique,

la botticella di rovere di 225 litri dove lo

stesso invecchia per un anno e mezzo, prima di terminare

per almeno altri 12 mesi il suo affinamento

in bottiglia. Si serve a 18°, 20°, dà il massimo dopo

7 anni dalla vendemmia e si abbina a buoni piatti

strutturati e speziati, robusti, formaggi stagionati,

cacciagione ed arrosti.

La versione passita, che ha un’alcolicità di almeno

14°, che dovrebbe ricordare i vini dolci siciliani,

sorprende invece per la tannicità e quindi l’astringenza

che è caratteristica peculiare del vitigno

Una bottiglia di Sagrantino di Montefalco

umbro. Lo stesso può invecchiare per 8-10 anni

senza perdere le proprie caratteristiche, si può

consumare con pasticceria secca (“tisichelle, amaretti

e biscuttuzzi vari”), oppure, come gli sherry e

i passiti, lo si consuma fuori pasto come vino da

meditazione. Non è vietato comunque accostarlo a

formaggi stagionati o arrosti.

Le cantine che hanno fatto la storia del Sagrantino

sono la Arnaldo Caprai, che lo ha elevato a fama

internazionale da semplice vino regionale, e la

Antonelli che ospita spesso fra i suoi casali allegre

comitive di visitatori. Altri vini noti della zona

sono il Montefalco Rosso, misto fra Sangiovese e

Sagrantino e il Grechetto, bianco sempre ottenuto

da un vitigno dell’area. Da ricordare che la penultima

settimana di settembre si svolge ogni anno a

Montefalco la Settimana Enologica, occasione per

tour cultural-gastronomici, per scoprire i segreti

del Sagrantino, della sua vinificazione e della sua

terra e per riempire cantina e dispensa di prodotti

locali di assoluto pregio.


amascheramaschmaschera maschera

Cultura

37

Origini e Significato del CARNEVALE

di Veronica Moro

Curiosità sulla sua nascita e sul significato sociale di una antichissima festa

La parola “carnevale” non ha ancora un’etimologia

ben definita: potrebbe derivare dal latino

“Carnem-levare” espressione con cui nel Medioevo

si indicava la prescrizione ecclesiastica di

astenersi dal mangiare carne a partire dal primo

giorno di Quaresima (e quindi dal giorno successivo

alla fine del Carnevale). Altre fonti ci riportano

nell’antica Roma, dove si svolgevano delle

feste chiamate “Carnalia” che, per alcuni aspetti,

erano vicine al nostro carnevale.

Infatti sembra che siano stati proprio i romani a

porre le basi di questa festa tradizionale, soprattutto

per l’uso delle maschere e il gioco di scambiarsi

gli abituali ruoli sociali.

Ricordiamo le Baccanali, festeggiamenti in

onore di Bacco che prevedevano l’uso di maschere

e manifestazioni danzanti tra fiumi di vino; poi

la festa di Cerere e Proserpina che si svolgeva

di notte: giovani e anziani, nobili e plebei si univano

nel ritmo dei festeggiamenti senza alcuna

distinzione. In marzo e in dicembre era la volta

dei Saturnali, le feste sacre a Saturno (padre

degli dei) che si svolgevano nell’arco di sette

giorni, durante i quali gli schiavi diventavano

padroni e viceversa. Infine, di non minore importanza,

erano i Lupercali, feste in ricordo della

lupa che allattò Romolo e Remo che simboleggiavano

la fecondità.

Tuttavia le prime testimonianze documentarie del

Carnevale risalgono ad epoca medievale e parlano

di una festa caratterizzata da uno sregolato godimento

di cibi, bevande e piaceri sensuali in associazione

al sovvertimento dei ruoli sociali.

Questi festeggiamenti culminavano con il processo,

la condanna e la morte di un fantoccio che rappresentava

il capro espiatorio dei mali dell’anno

passato: la sua fine violenta costituiva un augurio

per il nuovo anno in corso.

La nascita e il significato della maschera

Le maschere con molta probabilità risalgono al

paleolitico quando gli stregoni, durante i riti, avevano

bisogno di nascondere la propria identità per

entrare in contatto con le potenze sconosciute e

trascendenti. Si pensava, infatti, che lo spirito

risiedesse nel volto e per accogliere un altro spirito

fosse necessario indossare un volto artificiale

come protezione.

Presso i greci troviamo altre tracce dell’uso della

maschera durante le feste in onore di Dioniso, da

cui ebbe inizio proprio l’attività teatrale: non si

recitava mai senza la maschera.

Molto più tardi si aggiunse l’elemento del gioco

tra il “credere” e il “far credere”, del travestimento

come scherzo e derisione più o meno bonaria.

Infine in molti scrittori del ’900, a partire da

Pirandello, la maschera assume una valenza ancora

più profonda: ciascuno di noi ha più maschere

che indossa nelle diverse situazioni della vita e più

parti da recitare.

Non dobbiamo dimenticare che in latino “persona”

significava proprio maschera: quasi a voler

sottolineare quanto il travestimento e il mostrarsi

in modi differenti sia qualcosa di profondamente

radicato nell’anima umana.

era maschera maschera maschera maschera maschera maschera maschera maschera maschera maschera maschera masche-

La maschera è la più perfetta visualizzazione della nostra duplice esistenza, del giorno e della

notte, della veglia e del sonno, della vita e della morte, il volto vivo e il volto rigido. L’aspetto

sostanzialmente immobile e immutabile della maschera – il volto che vive senza vivere – indica

che una delle sue connotazioni più forti e originali è sempre stata la morte” (Sorell).

maschera maschera maschera maschera maschera maschera maschera maschera maschera maschera maschera mascher


38 Cinema

IL PROFETA ELIA

VISTO DA PAULO COELHO

di Federico Chicca

Lo scrittore brasiliano con il suo libro “La Quinta Montagna” parla della vita

attraverso il racconto di un uomo semplice che dovrà prendere decisioni molto importanti.

La Quinta Montagna è lo splendido racconto della

vita del profeta Elia vista dallo scrittore Paulo

Coelho.

La crudele e bellissima principessa Jezabel vuole

imporre a Israele il culto del dio Baal uccidendo

tutti i profeti che non vogliono convertirsi. Elia

avvertito da un angelo del Signore scappa da Israele

e giunge nella città di Akbar, dove gli abitanti del

luogo adorano gli dei della Quinta Montagna. Qui

come promesso dal Signore conosce una vedova

che lo ospita e di cui si innamora. Seppur inizialmente

mal accettato dai cittadini di Akbar, Elia

riesce a ricostruire una propria vita nella piccola

città fino ad essere pian piano accettato da tutta la

popolazione. Ma un giorno Akbar viene attaccata

dagli Assiri, e nella battaglia che il profeta aveva in

tutti i modi cercato di evitare invitando il governatore

della città a negoziare la pace, perde la compagna.

Il dolore è immenso, Elia non riesce a capire il

perché di questa tragedia nonostante abbia sempre

servito il Signore con fedeltà. Indignato con il suo

Dio lo sfida a ricostruire la città che Lui ha distrutto.

In questo duello Elia recupera la voglia di vivere,

il perdono e la benedizione di Dio che gli concede

il ritorno in patria come liberatore dal regime

tirannico della principessa Jezabel.

La bravura dello scrittore brasiliano sta nel raccontare

la storia del profeta da un altro punto di vista

rispetto a quello che conosciamo. Se infatti nella

Bibbia Elia rappresenta soltanto uno dei tanti profeti

di cui si serve il Signore per mostrare la sua potenza

e gloria agli uomini, nel libro la presenza

dell’Onnipotente funge soltanto da contorno alla storia.

Paulo Coelho vuole parlare della vita, e lo fa

attraverso un uomo come tanti, l’uomo Elia.

Nel suo doloroso viaggio il giovane profeta troverà il

suo riscatto proprio davanti all’evento più doloroso

della sua vita, la morte della donna amata. Il signore

vuole sfidarlo a rispondere al perché si afferri cosi

morbosamente a una esistenza tanto corta e piena di

dolori, quale fosse il significato della sua lotta. Qui

Elia si trova a dover scegliere: o uniformarsi alle

situazioni come fanno i codardi aspettando che la

situazione torni rapidamente allo stato precedente

delle cose o scegliere di essere coraggiosi e, a costo di

grandi sofferenze interiori, lasciarsi tutto alle spalle e

guardare al futuro. Elia sceglierà la seconda strada

cambiando addirittura il suo nome in Liberazione

(come fece Giacobbe che sfidò il signore e venne

rinominato Israele). Una scelta coraggiosa fatta da un

uomo tutt’altro che coraggioso. Particolarmente bello

il monologo di Elia quando dice che i bambini riescono

a giocare e a sorridere anche davanti agli eventi più

dolorosi perché non hanno una storia dietro di loro da

commiserare, ma hanno davanti ad essi l’intera esistenza

da assaporare.

Coelho con questo libro ci sfida a sfidare la vita.

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