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Antonello

Venditti.

Come

un’alta

marea

Patrizia

Pellegrino.

“Due

scapoli e

una donna”

Premio

stampa

Campo de’

fiori” al

Palarte

Una

“Fabrica” di

ricordi.

Angelo

Giovagnoli


2 Campo de’ fiori

SOMMARIO

Editoriale:

L’innocenza..............................................3

L’intervista:

Antonello Venditti..................................4-5

Patrizia Pellegrino..................................6-7

Cinema News:

+ o - il sesso confuso ..............................9

Vedere con meno di un decimo..........11

Roma che se n’è andata:

Piazza di Castel Sant’Angelo...............12-13

Fecebook e la responsabilità civile....14

Cucina: da dove iniziare....................15

Suonare Suonare:

Peppe Barra.......................................16-17

Premio Arco d’Oro...............................18

Una “Fabrica” di ricordi:

Angelo Giovagnoli..............................20-21

Ecologia e ambiente:

La marea di petrolio della Louisiana.........22

Come eravamo:

Ah! Ho capito, è quello che chiamino.......23

Le guide di Campo de’ fiori:

Valentano...............................................24

Sempre cara mi fu questa televisione....................................................25

La committenza del forte Sangallo di

Civita Castellana.................................26

L’uomo, la logica, l’essere..................27

Happies Gang ................................28-29

Il santo più amato da papa

Ratzinger.............................................30

Il Fumetto:

Homunculus...........................................31

L’angolo del poeta...............................32

Numero unico......................................32

La pittura Optical di Massimo

Mancini................................................33

Le storie di Max:

Loretta Goggi.........................................34

Le (dis)avventure del Sig. G:

Il Re è nudo...........................................35

Il mondo del Jazz:

Charles Mingus.......................................36

L’angolo Bon Ton

Il matrimonio..........................................37

Per ricordare Don Marciano

Ercolini............................................38-39

A che serve ‘sta macchinetta.............40

Civitonici illustri:

Don Antonio Cardinali.............................41

Il giornalino eco-bimbi..................42-43

Ass. Artistica IVNA:

Alessio Caon...........................................44

Circoscrizione della cattedra ambulante

di Civita Castellana....................45

Oroscopo..............................................46

La rubrica dei perchè..........................47

Agenda ...........................................48-49

Messaggi.........................................50-51

I nostri amici ......................................52

Roma com’era.....................................53

Album dei ricordi.........54-55-56-57-58-59

Annunci Gratuiti ............................60-61

Selezione Offerte Immobiliari.......62-63

Incontriamoci su

facebook!

richiedete la

nostra amicizia e

vi terremo

aggiornati!!!

Grazie per essere

in tanti...

continuate cosi’,

saremo

sempre di piu’

Campo de’ fiori OGNI MESE E’: INTERVISTE IN ESCLUSIVA A PRO-

TAGONISTI DEL MONDO DELLA CULTURA, DELLO SPORT E DELLO

SPETTACOLO, VECCHIE STORIE E PERSONAGGI DELLA NOSTRA

TERRA, EVENTI E MANIFESTAZIONI DI ATTUALITA’, UN TUFFO NEL

PASSATO CON L’ALBUM DEI RICORDI E MOLTO ALTRO ANCORA...

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Campo de’ fiori 3

_Ë|ÇÇÉvxÇét

di Sandro Anselmi

\ eri i miei compagni di classe mi

hanno fatto salire in piedi su un

banco, e poi hanno incominciato a

spingermi di qua e di là. Ridevano

ed io pensavo fosse un gioco, ridevo

anch’io e intanto cercavo di non

perdere l’equilibrio, ma le spinte

diventavano più violente.

Poi ho sentito il dolore degli schiaffi

in faccia e dei pugni sulla pancia,

alle braccia, al petto …

Non ho resistito più e sono caduto

battendo la faccia sul pavimento,

mentre loro continuavano a ridere.

Avevo tanta paura, sentivo dolore, e

mi sono messo a piangere, ma i

miei compagni ridevano ancora più

forte.

Perché Perché Fino a ieri mi sentivo

uno di loro!

a

Avrei tanto voluto raccontare tutto a

mio padre, ma come se non so parlare

Solo i suoi occhi stanchi mi dicono

che sa e che sta male, ma il suo sorriso

non mancherà mai di rassicurarmi

e la sua mano forte mi proteggerà

sempre.

on sono loro i nostri figli migliori

Dolci, teneri, pieni d’amore. Non conoscono l’odio, la violenza, il pregiudizio, e sono gli angeli di chi

incontrano nella loro vita.

Sono indifesi, innocenti!!!

Che possano incontrare solo persone che sappiano arricchirsi dei loro sorrisi e della loro “diversità”.


4

Campo de’ fiori

ESCLUSIVA

In concerto a Vasanello, paese a cui è particolarmente legato,

richiama migliaia di fans da tutta la Tuscia

Antonello Venditti, come un’alta marea

“Ai giovani cantanti di oggi consiglio di saper dire tanti no!”

“Sono stato un rivoluzionario ed ho fatto del bene nel mondo della musica”

Vasanello. Non potevamo certo mancare

proprio noi, che con il grande cantautore

romano Antonello Venditti, abbiamo in

comune una cosa molto importante:

Campo de’ fiori, il nome della nostra testata

giornalistica ed una delle sue più belle

canzoni! Invitato nella cittadina viterbese

in occasione dei festeggiamenti patronali

di San Lanno Martire, lo abbiamo intervistato

con grande piacere (in via del tutto

eccezionale). La piacevole chiacchierata si

è trasformata, per me, in una vera lezione

di vita da parte di un uomo che di cose da

insegnare ne ha veramente tante. Ma, si

sa, il tempo è tiranno e proprio quando

vorremmo che non passasse mai, vola.

Ospitato in una location d’eccezione, il

castello Orsini di Vasanello, ci ha accolti

con grande simpatia e cordialità, e, messo

da parte l’imbarazzo iniziale di trovarmi di

fronte ad un personaggio tanto amato da

tutte le generazioni, inizio a porgli qualche

domanda.

E’ la prima volta che viene da queste

parti

In realtà no, perché sono stato diverse

volte a Viterbo, in occasione dei

festeggiamenti di Santa Rosa e poi

due anni fa ho tenuto un concerto

nel vicino paese di Canepina, in occasione

delle feste patronali di Santa

Corona. Devo constatare con grande

piacere che questa zona del Lazio si

impegna molto per la buona riuscita

delle tradizionali feste religiose, in

seno alle quali vengono organizzati

sempre dei bei concerti, con grandi

artisti della musica italiana. Un invito,

invece, per i romani, che dovrebbero

spingersi di più a scoprire e conoscere

questi splendidi paesi della Tuscia.

Ma è vero che con Vasanello,

però, ha un legame piuttosto

speciale

Assolutamente sì, sono molto legato

a questo paese. Da piccolo venivo di

tanto in tanto con i miei genitori a

casa di Felicita, la nostra governante,

originaria di Vasanello. Felicita, per

me, non è stata semplicemente la

mia governante prima, e la badante

dei miei genitori, poi, ma è stata una

persona di famiglia e, anche se i miei

genitori non ci sono più, per me lo è

ancora. Vasanello è stato un punto di

riferimento per tutti noi! Stasera

dedicherò una canzone a mia madre,

a mio padre e ad Adelmo, il marito di

Felicita, che è scomparso da poco.

Quanto la sua famiglia ha influito

nella sua vita

La mia famiglia ha influito nel bene e nel

male. Mia madre, professoressa di greco e

latino al liceo classico, una donna piuttosto

pessimista, non vedeva molto di buon

occhio la professione di cantante. Al contrario,

mio padre, Prefetto, uomo laicissimo

e sempre sorridente alla vita, mi ha

lasciato completamente carta bianca.

Questi due opposti aspetti dei loro caratteri,

la sfiducia nel futuro di mia madre e la

gioia di vivere di mio padre, sono confluiti

in me.

Sbaglio o molte delle sue canzoni

hanno una nota biografica

Io direi proprio tutte. Le mie canzoni sono

collegate le une alle altre ed ogni volta che

inizio a scrivere un nuovo pezzo mi guardo

intorno, perché penso che non si possa e

non si debba voltarsi indietro. Il passato è

passato, altrimenti si rischia di essere fuori

tempo e fuori tema. Le canzoni servono ad

analizzare i tempi che si stanno vivendo (di

volta in volta), i sogni, i sentimenti, che

non sono mai quelli del passato. C’è sempre

un grado di crescita. Bisogna vivere

tutto in modo contemporaneo. Le cose

cambiano ed io amo trovare sempre qualcosa

di nuovo, immaginare il futuro,

sognare! Credo sia proprio questo mio

essere al passo con i tempi a farmi apprezzare

dai genitori e dai figli

Da cantautore, con una lunga e

straordinaria carriera alle spalle,

cosa pensa dei giovani che stanno

intraprendendo questa strada

Penso che è giusto che ognuno sviluppi il

proprio talento, ma questo avviene nel

tempo. Oggi, invece, il rischio è di consumare

tutto subito. E’ facile arrivare al successo,

ma è ancor più facile perderlo.

Tutto, purtroppo, è regolato dal mercato

discografico che riduce ogni cosa a puro

guadagno. Non esiste più la cultura musicale

di una volta e, soprattutto, non ci si

preoccupa più della crescita musicale dei

giovani cantanti, non ci si occupa più di

fare musica seriamente!

Tra i tanti giovani che vediamo uscire

dai numerosi talent show televisivi,

ce n’è qualcuno che l’ha colpita particolarmente,

sul quale punterebbe

A dire il vero apprezzo molto Pier Davide

Carone (ndr: il cantautore messo in luce

dal programma televisivo Amici di Maria

De Filippi). Ha davvero talento, mi piacciono

la sua musica e i testi delle sue canzoni,

un po’ ironiche e di protesta, ma anche

dolci e sensibili.

Quale consiglio si sente di dare a

questi giovani musicisti di oggi e di

Antonello Venditti e Felicita Creta


domani

La strada che hanno deciso di intraprendere,

lo dico ovviamente per esperienza

personale, è dura, bisogna saper dire molti

no perché ciò che sembra più comodo

oggi, diventa scomodo domani.

Voglio dire loro, poi, di pensare che questa

sia una passione, non un mestiere.

Tante sono state le soddisfazioni che

il mondo della musica le ha regalato.

E’ felice di questa sua scelta

In realtà io ero pronto per fare l’avvocato

o il magistrato. Mi sono laureato e specializzato,

ma poi ho deciso di seguire la mia

passione e l’ho fatto assiduamente e

rischiando, ma oggi ne sono felicissimo.

Anche perché molti miei colleghi devono a

me i “privilegi” che hanno oggi. Non

sanno, infatti, che durante la mia carriera

ho lottato contro le multinazionali per

riscrivere daccapo i nostri contratti discografici,

che ci penalizzavano moltissimo.

Questo è stato possibile anche grazie alle

mie conoscenze giuridiche. Sono stato un

rivoluzionario ed ho fatto del bene nel

mondo della musica. Oggi non mi sento

più in grado di affrontare grandi battaglie,

Campo de’ fiori

anche perché i territori di scontro sono

radicalmente cambiati, tutti vogliono

crearsi un proprio impero sul quale esercitare

il monopolio esclusivo e poter comandare.

Ma affrontiamo un altro argomento,

più leggerlo, se vogliamo, ma che le

sta ugualmente molto a cuore: la

Roma. Se dovesse vincere lo scudetto,

ha già in mente un’altra mega

festa

Nella vittoria ci spero ancora, ma stavolta

vorrei festeggiare l’eventuale scudetto per

conto mio. Di feste al Circo Massimo non

ne organizzerò più, anche perché sono

sempre state le mie feste per la Roma, alle

quali, poi, hanno preso parte anche i tifosi

romanisti, ma non ho più questa voglia

di rappresentarli.

Un’ultima domanda. Cosa ci regalerà

in futuro

Sto preparando un nuovo album per il

2011. Ho una squadra formidabile, composta

da tanti musicisti diversi, di tutte le

età e provenienti un po’ da tutta Italia e

non solo, dato che le due giovani coriste

sono di colore. Insieme ci divertiamo e

soprattutto

discutiamo sulla

vita, traendo

spunto per i

brani che comporranno

il

nuovo disco.

E poi, la sera, il

grande concerto

in piazza,

Antonello Venditti ed Ermelinda Benedetti

affollata da migliaia di fans provenienti da

ogni dove e con l’antico castello a fare da

sfondo. “Si accendono le luci qui sul

palco”, tanto per citare la frase di una delle

sue canzoni più popolari, che da circa trent’anni

ha accompagnato e accompagna le

notti “prima degli esami” di tanti ragazzi.

Anche questa sera tutti l’hanno intonata,

insieme a Ci vorrebbe un amico, Sara, In

questo mondo di ladri, Come l’alta marea,

Dalla pelle al cuore, Stella che cammini,

dedicata ai suoi cari scomparsi, Roma

capoccia…e tante altre.

Un ringraziamento particolare va fatto a

Danilo Mancini e alla mamma Felicita

Creta, che grazie alla loro amicizia fraterna

con Venditti, ci hanno dato la possibilità di

realizzare questa bellissima intervista.

Grazie anche al Comitato Festeggiamenti

Classe 1970 di Vasanello, che ha già passato

il testimone alla classe 1971, per la

disponibilità. Ad

esso vanno anche i

nostri migliori complimenti

per l’organizzazione

della

festa, curata veramente

nei minimi

particolari.

Ermelinda Benedetti

5

“Infiorata 2010 della Classe 1971”

5 Giugno - L’infiorata di Vasanello si distingue per l’idea di fare

del classico tappeto floreale un percorso simbolico vero e proprio,

secondo il progetto proposto dal Prof. Giancarlo Tabacchi.

Il tema scelto per quest’anno è quello della Sacra Sindone nell’anno

della sua pubblica ostensione. Per tutto il percorso,

lungo circa 170 metri, si

susseguiranno tanti diversi

disegni, tutti con un significato

ben preciso, l’uno collegato

all’altro. Si partirà

dalla Morte fino ad arrivare

alla Resurrezione di Gesù

Cristo. Un intrigante spettacolo

per la vista e per l’olfatto,

al fianco di Gesù.

Vasanello

Tanti appuntamenti imperdibili

Acchiappasogni: 11-12-13 Giugno

Un tuffo nel passato per le vie del centro

di Vasanello, grazie al gruppo degli

acchiappasogni che si cimenteranno in

antichi mestieri del passato, ormai

desueti e spesso sconosciuti. Grazie ai

loro abiti ed ai loro strumenti daranno

un assaggio di come in passato si lavorava

quotidianamente. Un appuntamento

da non perdere!


6

Campo de’ fiori

Al Teatro Manzoni di Roma con “Due scapoli e una donna”

Patrizia Pellegrino

“Nella mia vita non potrei fare a meno del teatro... perchè, senza, non

sarei un personaggio dello spettacolo completo...”

Ormai al Teatro Manzoni di Roma siamo

di casa, e, come noi, lo è anche Patrizia

Pellegrino che torna volentieri in ogni

stagione.

un po’ diversa dal solito…

“Sophie, il mio personaggio,

è una donna manager

fidanzata con un colonnello

dei Marines, piena di

buoni principi e superamericanizzata

dalla testa ai

piedi, che detesta tutto ciò

che è controtendenza con

la civiltà americana che

cerca di difendere a tutti i

costi. Quando poi si trova

a contatto con due uomini

che dirigono un giornale

contro l’America, e che

ne racconta i vizi, si sente

totalmente offesa e inizia

un rapporto di odio con

questi due, dapprima perchè

si innamora di Norman

non essendo ricambiata,

e poi perché l’altro,

Andy, la

detesta, anche

se con quest’ultimo

nascerà una

forte sintonia ed

un sentimento

più profondo.”

Perché hai

scelto proprio

questo testo di Neil

Simon

“L’ho scelto perché mi piaceva,

l’ho trovato gradevole, allegro,

divertente e coi tempi molto stretti come

piace a me; Ha ritmo e divertimento, la

gente che viene a teatro si deve divertire.”

nascosto alcune mie foto al concorso”Miss

teenager” , un premio attitudinale sulla

bravura e sulla bellezza. Mi sono diplomata

in danza classica al San Carlo di Napoli

ed ho partecipato alle selezioni di

Favignana, dove ho vinto il premio showgirl.

A 18 anni ho avuto successo con

Corrado a Gran Canal e da allora in poi

c’e’ stata la mia ascesa…”

Onore e Guapparia (1981), Italian

Boys (1982), Vacanze d’Estate (1985),

Ferragosto Ok (film tv 1986), A cena

col vampiro (1988) Tutti i sogni del

mondo (miniserie 2003), Come le formiche

(2007), Ti stramo (2008) sono

alcuni dei film interpretati, mentre il

debutto teatrale risale al 1989 con A che

servono gli uomini (1989) con Ombretta

Colli e Massimo Ghini. Poi tanto teatro con

Gino Bramieri (1992) ed il ruolo di conduttrice

nel 1993 con Sereno Variabile

(1993-94).


Volevo

diventare un

avvocato, ma

mia mamma mi

ha stravolto la

vita

A volte sono i genitori

ad ostacolare i giovani

che si avvicinano allo

spettacolo, invece nel

tuo caso…

“Io sono stata fortunata

perché ho avuto un papà

avvocato molto razionale,

anche se inizialmente era

un po’ contrario, ed una

mamma che invece mi spingeva verso

questo mondo. Litigavano tra di loro ed io

facevo un po’ quello che mi pareva, ma

alla fine credo di essere comunque riuscita

a realizzare questo.


Insomma Patrizia, questa ormai è

casa tua…!

“Si, e credo sia bello avere come punto di

riferimento un teatro e soprattutto Il

Teatro; nella mia carriera non potrei farne

a meno, non potrei vivere artisticamente

senza avere uno sbocco come questo,

insomma non sarei completa come personaggio

di spettacolo perché secondo me il

teatro è l’unico mezzo che ti fa migliorare

e maturare, dando al tempo stesso la possibilità

alla gente di vedere come sei in

realtà creando quel rapporto di fiducia con

il pubblico che è la mia base per essere

felice.”

“Due scapoli e una bionda” di Neil

Simon ti vede interpretare una donna

Quando sei entrata per

la prima volta a contatto

con il mondo

dello spettacolo

”Il mio primo vero debutto

è stato a 16 anni con

Luca De Filippo in

Petrosinella, una favola

tratta dal Pentamerone.

Era una mini-fiction andata

in onda su Rai uno. Ho

fatto un provino e fui scelta.

In quei tempi ero giovanissima,

andavo al liceo

e volevo diventare un

avvocato, ma mia

mamma mi ha stravolto

la vita perche inviò di

Pietro Genuardi, Patrizia Pellegrino e E. Coltorti


Campo de’ fiori 7

Pietro Genuardi, R. Stocchi e Patrizia Pellegrino in

“Due scapoli e una bionda”

Ai giovani che sono attratti dallo

spettacolo, che consiglio daresti

“Fare tanta gavetta! Io, in realtà, ne ho

fatta poca perchè ho raggiunto il successo

troppo presto, direi anche sproporzionato,

per la mia personalità ed il talento

che non avevo, un periodo addirittura ero

terza, sotto Adriano Celentano nella Hit

Parade! Così dopo questo successo travolgente

ho dovuto ricominciare tutto da

capo e rifare la gavetta, che è stata durissima,

alternando il teatro alla televisione.”

Che ruolo ha avuto la famiglia nella

tua vita

“Senza la mia famiglia sarei una donna

totalmente infelice. Sono una persona

equilibrata grazie a loro perché mi danno

questa gioia di vivere.

Credo di aver fatto la cosa più

bella nel mettere al mondo dei

figli e la mia realizzazione di

donna è arrivata grazie a loro.

E, allo stesso tempo, se non

avessi avuto un uomo accanto,

forse, non sarei stata così felice e

non sarei riuscita a far bene il

mio lavoro.”

E a noi, come a tutti i suoi fan,

sembra che lo faccia molto

bene... In bocca al lupo!

Sandro Alessi

Sandro Alessi e Patrizia Pellegrino


Campo de’ fiori 9

CINEMA NEWS

+ o – IL SESSO CONFUSO

Un educativo documentario sull’AIDS

di

Maria Cristina

Caponi

L’esigenza di realizzare +

o – il sesso confuso

nasce dal desiderio di

raccontare come la realtà

italiana si sia, nel

corso del tempo, interfacciata

con l’esperienza

dell’Aids. Il focus sul

nostro paese non ha permesso,

però, di esaminare

questa malattia ad

ampio raggio: in parole povere, ciò vuol

dire tralasciare il resto dello scenario mondiale

che ha dovuto fare i conti con simile

pandemia. L’immediata volontà artistica

dei due registi Andrea Adriatico e Giulio

Maria Corbelli si palesa nel mettere in

scena il proprio punto di vista, cosicché la

narrazione acquisisca sin da subito il tono

di un contatto diretto, sia con il recente

passato, sia con il pensiero culturale forgiato

dalla contemporaneità. La fotografa

Nan Goldin una volta ha detto: «Se fosse

possibile vorrei non avere alcuno strumento

tra me e il momento di fotografare».

Ecco, è facile rinvenire la traccia di un

Campo de’ fiori è la

miglior vetrina

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simile modo di affrontare la

realtà anche in questi due

autori. Per loro, l’esserci, il

partecipare sono condizioni

di effettiva presenza fisica

posta di fronte all’occhio

fagocitante della macchina

da presa, ma prima ancora

corrispondono a una condizione

mentale: è innanzitutto

indice di un valore concettuale,

il segno di un

coinvolgimento affettivo

con la materia trattata.

Insomma, in questa

sorta di fusione

arte/viva priva di censure,

Adriatico e Corbelli

sono costantemente partecipi e mai

spettatori della loro opera. Per questo

motivo, hanno cercato e voluto relegare ai

titoli di testa qualsiasi intento didattico. In

maniera anomala, eppur vincente, la qualità

tecnico-formale-compositiva delle

immagini è stata raggiunta posizionando

una poltrona bianca e la persona di volta

in volta intervistata in spazi di tutti i giorni,

pubblici e privati, come possono essere

un museo, un mercato rionale o - perché

no - una concessionaria di auto e un call

center. La poltrona di pelle chiara non è

altro che la modulazione di una metafora,

una nuova chiave d’interpretazione per

indicare un virus che si trova dappertutto,

senza che esista una direzione unica che

permetta di rintracciarlo solo in determinati

gruppi sociali, come quelli degli omosessuali

o dei tossicodipendenti. Da parte

loro, i vari interlocutori di + o – il sesso

confuso sono, a tutti gli effetti, componenti

di una soggettività rilevabile non solo nel

mare magnum di parole sparate a raffica,

ma all’interno dell’immagine stessa, comprensibile

anche nel più piccolo gesto

innescato dal riaffiorare subitaneo di un

ricordo doloroso. «Bisogna tirare fuori i

vissuti che ci sono dietro. Tutti avevano

una gran voglia di raccontare la loro storia»

ha affermato all’unisono la coppia di

registi. La questione legata al carattere

esperienziale che quest’opera può senza

alcun dubbio vantare lo si vede nei volti -

tutti accompagnati dai rispettivi nomi e

cognomi - dei vari protagonisti, incuranti di

ogni desiderio di riservatezza. Si tratta di

medici, attivisti, gente legata al mondo

dello spettacolo, oppure di chi ha vissuto il

paradiso della trasgressione sessuale negli

anni ’70, per poi piombare dritto dritto a

vivere nell’inferno quotidiano dell’HIV negli

anni ’80 e ’90. Tutti loro hanno un minimo

comune denominatore: misurarsi con la

nuova dimensione di una vita ristretta ai

tempi dell’Aids, cosa che invece non viene

fuori a seguito dell’indagine campione su

una classe del liceo Galvani di Bologna.

Oltre a lasciare senza parole qualsiasi

spettatore, infatti, l’ignoranza di queste

giovani “cavie” sedute sui banchi di scuola,

è riconducibile a una certa erranza educativa,

che, forse, non è stata in grado né

di smantellare vecchi pregiudizi, né di

instillare la necessità di redigere un perfetto

vademecum per un sesso sicuro.

Magari, se questo validissimo documentario

venisse proiettato nelle scuole, la conoscenza

cambierebbe la loro natura e il loro

modo di agire.

Indovina il

personaggio

misterioso

I primi 3 che indovineranno

dando comunicazione

in redazione al

numero di tel

0761.513117, riceveranno

un simpaticissimo premio offerto

dalla cartoleria Gadgets di Corchiano.


Campo de’ fiori 11

Vedere con meno di un decimo...

Esistono numerosi ausili per gli ipovedenti!

Paolo Balzamo

Responsabile

Formazione

ed Informazione

Centri Ottici Lisi

& Bartolomei

www.lisi- bartolomei.com

Pochi giorni fa, mentre

parlavo con un signore

che presentava gravi

carenze visive, mi sono

trovato, per l’ennesima

volta, faccia a faccia con

la disinformazione più

totale nel campo della

ipovisione. La disinformazione

è per sua natura

nociva, ma talvolta

può addirittura essere

fatale, in quanto molte

persone ipovedenti (e

sono molte più di quante

si immagina!), non utilizzano

le risorse e gli strumenti

che la attuale tecnologia mette a

disposizione di chi ha un minimo residuo

visivo per farlo tornare a condurre una vita

praticamente normale. Il fatto è che gli

ausili per ipovedenti sono numerosi,

sia ottici che elettronici, e scegliere

quello più idoneo all’uso che se ne deve

fare ed alla propria particolare esigenza

visiva senza l’ausilio di una persona esperta,

è come pretendere di girare in una città

sconosciuta senza una guida.

Gli ausili più comuni vanno dalle semplici

lenti di ingrandimento, agli occhiali

prismatici ingrandenti, dagli

occhiali Kepleriani, ai sistemi telescopici,

e questo solo per parlare

degli ausili ottici.

Passando poi agli ausili elettronici,

abbiamo gli ingranditori tascabili, poco

più grandi di un pacchetto di sigarette, ai

supporti ingrandenti che consentono

non solo di leggere, ma anche di scrivere;

gli ingranditori da tavolo consentono

di vedere sullo schermo da com-

puter o da tv una porzione di testo ingrandita

fino a far diventare una singola lettera

grande quanto tutto lo schermo. Anche

a scuola, gli studenti che soffrono di ipovisione

possono fruire di un banco speciale,

con un computer che riproduce, ingrandita,

la lavagna o

il libro di testo; La classica lente

la navigazione d’ingrandimento

in internet può

essere tanto

agevolata da

permetterne la

fruizione anche

con un residuo

visivo minimo: schermi maggiorati

e programmi particolari

permettono di ottimizzare

dimensione, colori, luminosità

e contrasto del testo per qualsiasi

esigenza individuale.

Che dire poi dei lettori automatici

Non solo ci sono

quelli che leggono i cosiddetti

“libri parlati”, ormai disponibili

con un numero enorme

di titoli, ma anche quelli che si

presentano come una semplice

fotocopiatrice: si

appoggia il testo (libro, giornale

o rivista) e quello inizia a

leggere tutto lo scritto, come

farebbe una mamma o un

amico. Per ognuno di questi

strumenti esistono poi numerosi modelli

e versioni, ognuno con caratteristiche

diverse dagli altri, che ne rendono la fruizione

più o meno adatta ad una persona

piuttosto che ad un’altra. I costi poi, certo

non economici, sono anzitutto al di sotto

dell’utilità di questi strumenti, ma soprattutto

spesso a carico del sistema sanitario

nazionale. Eppure, nonostante il gran

numero di persone che ne necessitano, la

distribuzione di questi strumenti è ferma a

numeri piuttosto esigui. Come mai Certo

per una sorta di malinteso pudore, in forza

del quale ci si vergogna della

propria condizione di ipovedente,

ma soprattutto per la

disinformazione della quale

parlavo all’inizio, ed inoltre,

senza la guida adeguata, il

giusto rimedio, anche se alla

propria portata, non può essere

raggiunto. Ed

adesso, pensando

a se stessi, o

al genitore o al

vecchio zio od

anche al vicino di

casa che non

vede bene, perché

non accompagnarlo,

per

una semplice e

chiara consulenza

presso uno dei

centri Lisi &

Bartolomei Un

optometrista

specializzato sarà

a vostra disposizione

per trovare

la soluzione più

idonea. Una semplice piccola buona azione

potrebbe essere un regalo, a costo

zero, che cambia la vita. Diceva sempre

mio padre: “Chi ha comodità e non se ne

serve, non trova confessore che l’assolve…”

Hasta la vista!

Un esempio

di moderno ingranditore da tavcolo


12

Campo de’ fiori

Roma che se n’è andata: luoghi, figure, personaggi

Piazza di Castel Sant’Angelo, 11 settembre 1599

La mattina dell’11

settembre dell’anno

1599, nella Piazza di

Castel Sant’Angelo,

gremita da una moltitudine

di persone,

avviene l’esecuzione

di Beatrice Cenci, del

fratello maggiore

Giacomo e della

di Riccardo Consoli matrigna Lucrezia

Petroni. Beatrice è

figlia del Conte Francesco Cenci, uomo

violento e dissoluto e di Ersilia Santacroce;

ha compiuto appena sette anni quando nel

1584, morta la madre, insieme alla sorella

maggiore Antonina è mandata presso le

monache francescane del Monastero di

Santa Croce a Montecitorio.

A quindici anni rientra in famiglia dove è

costretta a subire le angherie e le insidie

del padre che, poco dopo sposa in seconde

nozze, la vedova Lucrezia Petroni.

Uomo violento processato per delitti infamanti,

è condannato al versamento di

somme rilevanti e, pur di non pagare la

dote della figlia Beatrice, le impedisce di

sposarsi segregandola, insieme con la

matrigna Lucrezia, nella Rocca di Petrella

Salto, un Castello nei pressi dell’Aquila,

allora Regno di Napoli, di proprietà della

famiglia Colonna.

Poco dopo, anche Francesco, malato di

rogna e di gotta, per fuggire alle richieste

pressanti dei creditori, si ritira a Petrella

portando con se i figli minori Bernardo e

Paolo. Le condizioni di vita dei familiari

peggiorano specie per le due donne; gli

abusi diventano insopportabili, un padre

scellerato, violento, non c’e giorno che non

si sentono urla e lamenti fuoriuscire dalle

mura della Rocca e, secondo la tradizione,

persino incestuoso; in questo quadro da

tragedia, Beatrice, esasperata da tanta

violenza, decide di organizzare l’omicidio

del padre d’accordo con la matrigna, i fratelli

Giacomo e Bernardo, il castellano

Olimpio Calvetti e il maniscalco Marzio da

Fioran detto il Catalano. Stordito dall’oppio

mescolato ad una bevanda, reperito da

Giacomo, Francesco è assalito nel sonno, il

Catalano gli spezza le gambe con un

mattarello, Olimpio Calvetti lo finisce colpendolo

al cranio ed alla gola con un grosso

chiodo e un martello, quindi,

per nascondere il delitto, i congiurati

tentano di simulare una

morte accidentale per caduta

gettando il corpo dalla balaustra;

il 9 settembre 1598 lo stesso

viene trovato in un orto ai

piedi della Rocca di Petrella

Salto. Dopo le esequie il Conte

Francesco è sepolto in tutta

fretta nella locale chiesa di

Santa Maria, i familiari, che non hanno

partecipato alle cerimonia funebre, lasciano

la Rocca per fare ritorno a Roma nella

dimora di famiglia, ossia a Palazzo Cenci,

un edificio sorto molto probabilmente sui

ruderi del Circo Flaminio in prossimità di

Piazza delle Cinque Scòle al confine con il

Ghetto. Gli edifici attorno a Palazzo Cenci

furono realizzati nel corso dei secoli, probabilmente

a seguito delle lotte medioevali

tanto che, già nel trecento, la famiglia è

quì segnalata con una Torre, il Palazzo

però assume lo stato attuale tra il 1570 e

il 1585, costituendo una sorta di Castello

rispetto al complesso di abitazioni, chiese,

archi e torri circostanti.

La parte posteriore di Palazzo Cenci è da

sempre considerata la più importante e la

più caratteristica, probabilmente perchè la

leggenda vuole che Beatrice abbia dimorato

proprio su questo lato costituito, in realtà,

da due edifici con ingresso sormontato

da una graziosa loggia con capitelli ionici e

conchiglie e finestra incorniciata con stucchi

settecenteschi, al terzo piano un fregio

con le mezzelune dei Cenci e le aquile dei

Lante, in ricordo del matrimonio di

Ludovico Cenci con Laura Lante celebrato

nel 1575. Il c.d. Arco de’ Cenci incorporato

nel Palazzo è tristemente famoso poichè

legato ad una storia di sangue, sotto questo

Arco, infatti, insisteva una Sacra

Immagine della Vergine dinanzi alla quale

due uomini vennero ai coltelli; la storia

racconta che uno di essi, vistosi perduto,

implorò l’altro di non ucciderlo e, questi,

toccato dall’invocazione, gettò il coltello e

tentò di abbracciare l’avversario, il quale lo

accoltellò; la Vergine, di fronte a tanta

malvagità, iniziò a piangere e quel luogo,

diffusasi la notizia, divenne meta di pellegrinaggio

da ogni parte della città tanto

che la Sacra Immagine dovette essere trasportata

nella vicina chiesa di San

Salvatore de Caccaberis, che da allora

divenne Santa Maria del Pianto.

Ma torniamo all’omicidio di Francesco

Cenci; inizialmente non fu svolta alcuna

indagine, ma alcune voci e taluni sospetti,

alimentati anche dalla fama sinistra del

Conte, indussero le autorità ad indagare,

due le prime inchieste, una voluta dal feudatario

di Petrella Salto il Duca Marzio

Colonna, l’altra ordinata dal Viceré del

Regno di Napoli Don Enrico di Gusman,

Conte di Olivares, quindi, volle intervenire


Campo de’ fiori 13

nella vicenda lo stesso Pontefice Clemente

VIII, Ippolito Aldobrandini, 1592 – 1605.

La salma fu riesumata, le ferite furono

attentamente esaminate da un medico e

due chirurghi che conclusero escludendo

la caduta come possibile causa delle lesioni,

fu anche interrogata la lavandaia alla

quale Beatrice aveva chiesto di lavare delle

lenzuola intrise di sangue dicendole che le

macchie erano dovute alle sue mestruazioni

ma la giustificazione, dichiarò la

donna, non le sembrò verosimile e insospettì

anche gli inquirenti.

I congiurati furono scoperti ed imprigionati,

Olimpio Calvetti rivelò il complotto,

Marzio da Fioran, sottoposto a tortura confessò,

Giacomo e Bernardo confessarono

anch’essi, inizialmente Beatrice negò ostinatamente

ogni coinvolgimento, ma la tortura

vinse ogni resistenza e finì per

ammettere il delitto.

Il conseguente processo fu affidato al giudice

Ulisse Moscato ed ebbe un grande

seguito pubblico, in dibattimento si affrontarono

due tra i più grandi avvocati dell’epoca

segnatamente Pompeo Molella per

l’accusa e Prospero Farinacci per la difesa,

(la fama duratura di questo caso fece sì

che per alcuni secoli dopo l’evento il suo

nome comparisse nei numerosi manoscritti

dedicati al processo e in molti altri

romanzi ottocenteschi).

Allo scopo di alleggerire la posizione della

giovane, Farinacci accusò il Conte

Francesco di aver stuprato la figlia, ma

Beatrice nelle sue deposizioni non volle

mai confermare questo particolare, alla

fine prevalse l’accusa e gli imputati vennero

tutti giudicati colpevoli e condannati a

morte. Il processo fu giudicato una farsa,

le circostanze attenuanti non furono tenute

in alcuna considerazione e quell’orribile

uomo del Conte Francesco venne fatto

passare come persona in odore di santità,

il popolo mormorò, non a torto, che

Clemente VIII mirasse più alle ricchezze

dei Cenci che alla giustizia.

L‘11 settembre 1599 vene eseguita la condanna

a morte per tre degli accusati,

Bernardo, del tutto innocente, venne tradotto

nelle prigioni del Carcere Mamertino,

Giacomo morì in seguito alle torture,

Lucrezia e Beatrice vennero decapitate;

Bernardo, pur non avendo partecipato

attivamente all’omicidio, era stato anch’esso

condannato per non aver denunciato il

complotto ma, per la sua giovane età,

ebbe risparmiata la vita essendo obbligato

ad assistere all’esecuzione dei congiunti.

Tra i presenti anche Caravaggio con i pittori

Orazio e Artemisia Gentileschi, la giornata

molto afosa e la calca provocarono la

morte di alcuni spettatori; la decapitazione

delle due donne fu eseguita con la spada,

la prima ad essere uccisa fu Lucrezia,

seguì poi Beatrice ed infine Giacomo.

Il corpo della giovanissima Beatrice Cenci,

come lei stessa aveva richiesto prima di

morire, fu sepolto in un loculo davanti

all’altare maggiore di San Pietro in

Montorio, sotto una lapide priva di nome,

secondo la norma prevista per i giustiziati.

La leggenda vuole che, quando la notizia

dell’esecuzione giunse a Clemente VIII,

questi dicesse: “Giustizia è fatta!“; subito

dopo le proprietà della famiglia Cenci furono

confiscate dalla Camera Apostolica e

vendute all’asta, la maggior parte dei beni,

tra i quali la grande tenuta di Torrenova,

settemila ettari ed un Castello nell’Agro

Romano, fu acquistata da Gian Francesco

Aldobrandini, nipote dello stesso

Clemente VIII.

Nel 1798,

durante la

Prima Repubblica

Romana,

i soldati francesi,

che avevano

occupato

la città al

comando del

generale

Berthier, si

abbandonarono

a razzie e

requisizioni, anche le tombe furono violate

e, stando alla testimonianza del pittore

Vincenzo Camuccini, che assistette all’episodio

mentre lavorava al restauro della

Trasfigurazione di Raffaello, alcuni soldati,

entrati nella chiesa di San Pietro in

Montorio, iniziarono a spaccare le lastre

dei sepolcri poste sul pavimento, uno di

loro aprì la cassa di Beatrice e s’impossessò

del vassoio d’argento sul quale era

stata deposta la testa della giovane.

Le vicende della famiglia Cenci, e di

Beatrice in particolare, non potevano non

suscitare interesse, sentimenti di partecipazione

sincera e commozione, ma anche

curiosità morbosa, sia tra gli strati popolari

sia tra gli artisti, gli ingredienti c’erano

tutti: la bellezza e giovinezza di Beatrice, il

cupo ambiente familiare, le passioni torbide

del padre, l’incesto, la vendetta dei fratelli,

l’espiazione e il supplizio finale.

Per tali motivi alcuni artisti trovarono

numerosi elementi di ispirazione per le

loro opere, infatti, un presunto ritratto di

Beatrice, attribuito a Guido Reni o ai suoi

allievi è conservato presso la Galleria

Nazionale d’Arte Antica di Palazzo

Barberini,

Stando a una leggenda popolare, nei dintorni

di Palazzo Cenci è possibile incontrare

il fantasma di Beatrice quando la giovane

ritorna in quei luoghi per visitare le

antiche stanze del Palazzo, oppure la sera

dell’11 settembre, anniversario della sua

decapitazione, la si può vedere passeggiare

su Ponte Sant’Angelo con la testa sotto

il braccio.

A “ Li spiriti” che infestano una casa dove

è avvenuto un orribile fatto di sangue fa

riferimento il sonetto composto da

Giuseppe Giochino Belli il 16 novembre

1832, il Poeta di Roma si riferisce all’epoca

di Beatrice Cenci conosciuta dal popolo

romano come la Bella Cenci:

Dio sia con noi! Lo vedi, eh Cquer casino

/ co le finestre tutte svetriate / Llì, a

ttempi de la Cenci, un pellegrino / de nottetempo

ciammazzò un abbate.

D’allor’impoi, a ssett’ora sonate, / ce se

vede ggirà ssempre un lumino, / eppoi se

sente un strillo fino fino, / e un rumor de

catene strascinate.

S’aricconta che un’anno uno sce vorze /

passà una notte pe scoprì ccos’era: / che

ccredi In capo a ssette ggiorni morze.

Fatt’è cche cquanno ho da passà de sera /

da sto loco che cquà, pperdo le forze, / e

mme ffaccio ppiù bbianco de la scera.


14

Il diritto si adegua ai

tempi ed anche

Facebook diventa

una potenziale fonte

di responsabilità civile.

Nato nel 2004, dall’idea

di uno studente

universitario americano,

e con lo scopo di

mantenere i contatti

tra colleghi di università

e scuole superiori di tutto il mondo,

già dal 2006 ha assunto i connotati di

una vera e propria rete sociale, destinata

a coinvolgere in modo trasversale un

numero indeterminato di utenti.

Con il suo crescente successo, ed il conseguente

moltiplicarsi degli utenti iscritti,

arrivano anche le prime sentenze che

hanno come sfondo e location questo noto

social network.

È del 3 marzo scorso la sentenza

emessa dal Tribunale di Monza, con

la quale una ragazza ha ottenuto la

somma di euro 15.000, a titolo di

danno morale soggettivo, per essere stata

platealmente lesa - a mezzo Facebook

appunto - nella reputazione, onore e decoro

dal suo ex-fidanzato.

Quest’ultimo, infatti, commentava in

maniera diffamatoria una foto della giovane

“postata” sul social network, facendo

inopportunamente riferimento ai difetti

Campo de’ fiori

FACEBOOK E LA RESPONSABILITA’ CIVILE

Risarcita una giovane ragazza per essere stata

offesa pubblicamente dall’ex-fidanzato sul noto social network

dell’Avv. Ilaria

Becchetti

fisici (quali lo strabismo) e alle preferenze

sessuali della ex.

La ragazza, vistasi lesa nei propri diritti

costituzionalmente garantiti, adiva il

Tribunale competente per ottenere la condanna

dell’ex fidanzato al risarcimento del

danno morale subìto quale diretta lesione

alla reputazione, all’onore onore e al

decoro.

La sua domanda ha trovato pieno

accoglimento nella sentenza richiamata,

visto l’indubbio carattere pubblico

delle offese arrecate e delle conseguenti

sofferenze inferte.

www.campodefiori.biz

Attenzione,

dunque, a ciò

che si pubblica

e si scrive su

Facebook.

Come giustamente

afferma il

Tribunale di

Monza, “coloro

che decidono di

diventare utenti di

Facebook sono

ben consc,i non

solo delle grandi

possibilità relazionali

offerte dal

sito, ma anche

delle potenziali

esondazioni dei

contenuti che vi

inseriscono: rischio in una certa misura

indubbiamente accettato e consapevolmente

vissuto”.

Il Giudicante ritiene, infatti, che, da

parte degli utenti, vi sia una consapevole

accettazione dei conseguenti

rischi di una non corretta utilizzazione

di Facebook.

Per questo, ha concluso per l’affermazione

della civile responsabilità del ragazzo, in

relazione ai pregiudizi arrecati alla exfidanzata

dai messaggi diffamatori.


Campo de’ fiori 15

Cucina: da dove iniziare

Noi e il cibo: un legame di gusto, un legame di vita

Ciò che risiede nel

vasto dominio

della cucina e

della gastronomia

è l’insieme delle

percezioni che il

cibo fa scaturire

mentre lo assaporiamo,

ma anche

quando si inizia a

di Caludia Mancini

pensare cosa preparare,

quando si scelgono gli ingredienti

e quando lo si cucina. Ebbene sì, perché

da sempre il nutrimento è il primo e il primordiale

gesto di dedizione umana, lo

strumento attraverso il quale ci si prende

cura delle persone amate alimentando il

legame e creando, così, un vincolo. Basti

pensare all’allattamento materno, altro

non è che una forma di contatto fisico

mediante il quale il neonato suggella il

legame indissolubile con la madre, il gesto

con cui la donna continua a tenere in vita

un cordone sentimentale e vitale: si soddisfano

così sia il bisogno di nutrimento, sia

la crescita fisica ed emozionale di entrambe

gli individui.

Il legame che si determina, spesso e

volentieri, rimane nella memoria di ciascuno,

perchè legato a sensazioni tattili, olfattive

e gustative. La percezione di una sensazione,

però, muta nel tempo; così,

sovente, ci si ritrova a mangiare una pietanza

cucinata secondo una ricetta nota e

a rimanere delusi perché non aderente al

sapore incamerato nella memoria.

Questo mio primo articolo nel mondo del

cibo e del vino vuole essere uno spunto di

riflessione proprio su questo aspetto. Cosa

ci fa percepire un sapore, un gusto, un

profumo che dovrebbe essere familiare e

acquisito nel tempo in maniera diversa e

cangiante Perché quando portiamo un

boccone alla bocca non ci stiamo solo

nutrendo, ma stiamo attingendo a quel

bagaglio mnemonico di sensazioni organolettiche

che attribuiscono a quel determinato

cibo una localizzazione nello spazio e

nel tempo; lo associamo a un evento, a un

particolare momento, lo leghiamo a un

preciso ricordo. La corrente filosofica del

sensismo, di cui Condillac è stato un

esponente, sosteneva che solo attraverso

i sensi un oggetto è dato come

immediatamente certo; il sensibile, ciò

che percepiamo attraverso i sensi, non

avrebbe bisogno di dimostrazione in

quanto

costringerebbe

subito a

riconoscerne

la sua stessa

essenza. In

questa visione

l’amore, la

fame, le pas-

ci

sioni sarebbero

la dimostrazione

dell’esistenza

di qualcosa che ci anima e ci

spingerebbe a prediligerle, o ad evitarle,

in quanto, solo ciò che è piacevole o

doloroso sarebbe in grado di alterare e

modificare lo stato dell’uomo, mettendo

in evidenza l’esistenza o la mancanza

di un insieme di percezioni sensoriali

che, alla lunga, confluirebbero nell’anima

stessa.

Senza voler scendere troppo in dettagli

filosofici, né addentrarmi nei meandri in

cui tale discussione potrebbe scivolare,

mi limito a suggerire una riflessione per

la prossima volta che mangerete qualcosa

di cui siete certi di conoscere il

profumo, la consistenza e il sapore. E’

esattamente come lo ricordavate

Ciambellone

Il sapore semplice di un gesto antico: la colazione.

Una prima ricetta facile e veloce che

esce dalla memoria delle mattine davanti a una

tazza di latte, dai pomeriggi passati a fare i

compiti seduti al tavolo della cucina.

4 uova

250 gr di zucchero semolato

300 gr di farina

1 bicchiere di olio (personalmente

uso quello di mais)

½ bicchiere di latte intero

1 bustina di lievito in polvere

1 limone

1 pizzico di sale fino

PREPARAZIONE. Preriscaldare il

forno a 180°C. Versare le uova in un

recipiente capiente e romperle con una forchetta;

aggiungere lo zucchero e la scorza grattugiata

del limone. Montare il composto con

una frusta, elettrica o a mano, fino ad avere

una consistenza omogenea. Continuando a

lavorare versare l’olio, il latte e un pizzico di

sale. A parte miscelare la farina con il lievito e

setacciarla nel composto precedentemente

ottenuto e amalgamare il tutto con un paletta,

con movimenti dal basso verso l’alto. Versare il

composto in uno stampo da ciambellone e cuocere

nel forno caldo per 45/50 minuti; trascorso

questo tempo testare la cottura con uno

stuzzicadenti, se estraendolo esce ancora

umido proseguire per altri 10 minuti. Lasciar

raffreddare su una grata e conservare

coperto con pellicola alimentare.


16 Campo de’ fiori

di Carlo Cattani

Peppe Barra

nato, pasciuto e cresciuto sul palcoscenico !

66 anni a breve ,Peppe Barra ,Romano

“per caso “ alla nascita ma Napoletano di

concepimento, d’anima e di residenza, nell’immaginario

collettivo indimenticato

componente della Nuova Compagnia di

Canto Popolare della stagione più gloriosa,

gli anni ’70, ha, ancora una volta,

disfatto il suo voluminoso bagaglio d’artista

a Roma, fermandosi in città per una

serie di 4 concerti (8-11aprile) alle pendici

del Gianicolo, nello spazio raccolto del

Teatro Ghione (www.teatroghione.it ).

La mia esperienza su Peppe Barra era

ferma ai suoi dischi con la “N.C.C.P.”, formazione

che attraverso una nutrita produzione

discografica e un’attività concertistica

transnazionale, a partire dal 1970,

diffonde in Italia e nel Mondo la musica

popolare della Campania, con soddisfazione

di intenti culturali e di ritorno commerciale.

Nei miei ricordi ho ben presenti

le coinvolgenti apparizioni televisive della

“N.C.C.P.” nell’era del bianco / nero della

Rai (nda: nutrita serie di video visionabili

su YouTube) dove, “armati” di tammorre-chitarre

battenti–castagnette –fisarmoniche

-puti pù, Peppe & compagnia facevano

“nu tiatro gruosso ” con le loro

grandi voci! Dalla fine degli anni ’70

Barra è fuoriuscito da quella formazione

per intraprendere una personale, brillante

carriera di musicista e di attore con particolare

riguardo per il teatro;anche il cinema

ha, spesso, richiesto. L’arte di Peppe

come, ad esempio, solo per dirne una, nel

2002, con la caratterizzazione del personaggio

del Grillo Parlante nella versione

cinematografica di Pinocchio girata da

Benigni .

Un percorso artistico ,quello di Peppe,

che per molti anni incrocerà con quello

della mamma, la grande Concetta Barra,

scomparsa nei primi anni ’90, portando la

ditta “Peppe & Barra” (così fu ribattezzato

il sodalizio artistico tra madre e figlio) a

realizzare diversi apprezzati dischi e pieces

teatrali. Tra le altre cose Barra vanta una

nutrita serie di collaborazioni in opere

discografiche di altri artisti, anche emergenti,

come la band dei “Letti Sfatti“ ( lettisfatti.com

) prodotta da Patrizio

Trampetti

(www.masar.it/artists/patrizio_trampetti.htm

), musicista Napoletano di lungo

corso, già nella formazione storica di

NCCP con Barra e in tanti altri progetti

..…. Bennato dei dischi mitici …. (Patrizio

è l’autore dei testi di “Un giorno credi” e

“Feste di piazza”…può bastare ) tanto

per fare un esempio: nel cd “Come fiori

tra i marciapiedi e l’asfalto” dei “Letti

Sfatti “, Peppe interpreta il brano “ ‘A vita

do musicista”. E, così, sapere di Peppe

disponibile praticamente sotto casa…..

mi ha folgorato!

Ho assistito al primo dei quattro concerti:

un pubblico eterogeneo e la sala gremita

confermano che l’arte di Peppe è ben

diffusa e apprezzata; non poteva essere

diversamente per un artista che conosce

il palco ….da sempre! La sala si fa buia e

il sipario si alza: le prime luci dello spettacolo

spuntano e si irradiano sul gruppo

dei 5 musicisti che, pressochè stabilmente,

accompagna Barra da molti anni

nei suoi concerti .

Il suono in crescendo di un arpeggio di

chitarra (quasi mi ricorda le atmosfere

ipnotiche create da un sitar) introduce

“Jesce o sole”, un’antichissima filastrocca,

accertata come la prima canzone del

repertorio classico partenopeo, addirittura

riconducibile al 1200: il protagonista della

serata, Peppe Barra, entra in scena, vestito

con abito comodo colorato (che alternerà

con uno bianco nel corso dello show)

Peppe Barra

e il suo immancabile copricapo, raggiunge

il microfono piantato al centro del palcoscenico

ed intona, a mò di cantilena, i

versi dell’antica composizione che, spiegherà,

al termine del brano, è da intendere

come un augurio per il “buon andamento

delle cose” . E che le cose andranno

bene è già ben chiaro a tutti: Peppe

c’è (!) già dalle prime battute rivolte al

pubblico, il suo brio e l’ umiltà del grande

artista procederanno di pari passo con la

qualità del repertorio proposto. La scena è

austera e al pubblico ben risalta la grande

concentrazione profusa da tutti i musicisti,

non solo esecutori ma realmente

partecipi delle emozioni del “capo

banda”. Un concerto di Barra è alternanza

Peppe Barra e NCCP


Pepppe Barra è il grillo parlante nel

Pinocchio di Benigni

di musica e recitazione: dal suo baule

“Peppe o’artista” pesca azzeccate, emozionanti,

vigorose proprie rielaborazioni

di brani dal repertorio della canzone popolare

Napoletana e del canzoniere Italiano

della prima metà del 900 (“ Profumi &

Balocchi”: solo lo straziante grido di

“Maaammaaa, mormora la bambina…”

vale il costo del biglietto!) passando per la

proposta di alcuni brani dal suo più recente,

bellissimo e consigliato per l’acquisto

(!!!), album “N ‘attimo”, la melanconica

”Piccirè “ e la rarefatta “ Sofrimento” con

la band che sottende in coro al testo cantato

e recitato di Barra.

Ma la serata ci offre anche brani recitati

con citazioni da “L’inferno della poesia

napoletana”, è il caso de ““Idillio ‘e merda-

Campo de’ fiori

a cacata nnammurata “…. un componimento

con protagonista … la cacca… che

parla d’amore, e dal “Pentamerone” , una

raccolta di 50 favole in dialetto napoletano

della prima metà del 1600, scritte da

Gian Battista Basile dove ne trae il racconto

de “Le vecchie vergini”, oltre 15

minuti di un Barra teatrale , multifacciale,

intento ad animare le conversazioni in

dialetto napoletano di due vecchie “brutte

ma brutte assaje” che tentano di raggirare

un giovane principe “da moglie”

…con finale scoppiettante!

Lo spettacolo, così farcito, volge al termine,

Barra non si risparmia e divertito dalla

serata e grato dell’accoglienza riservatagli

trascina una sedia e si siede al centro del

palco con nei palmi delle mani le “castagnette”

(nda: strumento simile alle nacchere)

e, dopo una breve introduzione, inizia

a battere il tempo per la

“Tammurriata nera” preceduta da

“Guerra” componimento funzionale

a creare un’atmosfera tesa con

tanto di effetti simil sirene di avviso

di bombardamenti imminenti.

Il pubblico è trascinato dalla

“Tammuriata” e alla sua conclusione

credo che un desiderio alberghi

in ognuno dei presenti: E

Peppe non si fa attendere ritornando

in scena per un paio di pezzi.

17

Uno spettacolo durato circa due ore, emozionante,

senza sbavature, ritmato, ottimamente

eseguito dai fidi “guaglioni di

Peppe”: direi che il volto, la gestualità, le

pose di Peppe arrivano alle nostre orecchie

prima delle sue parole….. Peppe….

PORTA UN BACIONE a Napoli ma … torna

presto a Roma !!! GRANDE, GRANDE,

GRANDE! (se volete vivere “da casa”,

comodamente seduti nella vostra poltrona,

l’esperienza di un concerto di Peppe Barra,

potrebbe aiutarvi l’ascolto del cd “Peppe

Barra in concerto–ed Marocco Music

2003, con la presenza del grande violinista

e compositore napoletano Lino

Cannavacciulo (linocannavacciuolo.it), collaboratore

in tanti lavori musicali e teatrali

con Peppe Barra) .

Peppe e Concetta Barra


18

Campo de’ fiori

A Fabrica di Roma (VT), premiati attori e registi provenienti da tutta Italia

IV RASSEGNA NAZIONALE DI TEATRO

“PREMIO ARCO D’ORO”

Assegnato da Campo de’ Fiori il Premio Speciale della Stampa

Da sx: Due membri della compagnia teatrale Faul di Viterbo che si è aggiudicata il

Premio speciale della Stampa,Carlo Ciaffardini, il Direttore Artistico del Palarte di

Fabrica di Roma, Ermelioda Benedetti, che ha consegnato il Premio per Campo de’

fiori e il presentatore Claudio Ricci.

Sabato 24 aprile al Teatro Palarte di

Fabrica di Roma si è conclusa la IV edizione

della Rassegna Nazionale di Teatro

“Premio Arco d’Oro”. Alla presenza del

Sindaco e delle autorità cittadine si è svolta

quella che può essere definita una vera

e propria serata degli “Oscar”. La cerimonia

di premiazione, condotta dal simpaticissimo

Claudio Ricci, spalleggiato dal

direttore artistico, nonché ideatore della

rassegna, Carlo Ciaffardini, ripresa da Rai

3 e trasmessa al TGR regionale, è stata in

realtà anche un gradevole spettacolo

musicale. L’assegnazione dei vari premi,

infatti, è stata intervallata da varie esibizioni:

gli allievi dell’Istituto Musicale

“Giacomo Carissimi” di Viterbo hanno eseguito

una coinvolgente “pizzica”, eseguita

con sole tamburelle. A seguire dieci giovani

chitarristi dell’istituto viterbese hanno

fatto ascoltare al pubblico due famosissimi

brani. E’ stata poi la volta delle ballerine

della Scuola Art Dance & Fitness di Fabrica

di Roma, dirette dalla bravissima Giada

Pancianeschi. Entusiasmo tra gli spettatori

per Dario Guidi, il giovanissimo cantante

fabrichese vincitore già di diversi concorsi

per voci emergenti.

Gli intermezzi

musicali

hanno avuto il

loro momento

magico quando

il tenore Roberto

Mattioni,

accompagnato

dalla fisarmonica

di Cleo

Galliani, ha eseguito

delle bellissime

canzoni

sulle arie del

“Tango”. I piacevoli

pezzi

musicali sono

serviti anche a

raffreddare la

tensione palpabile tra le Compagnie finaliste,

ansiose di conoscere i risultati della

giuria nell’assegnazione dei premi, introdotti,

di volta in volta, da due splendide

vallette, che indossavano, per l’occasione,

bellissimi abiti della boutique “Naif” di

Fabrica di Roma. Sicuramente uno dei

premi più importanti e significativi è stato

il Premio Speciale della Stampa. La caporedattrice

Ermelinda Benedetti, ha portato

i saluti del Direttore Sandro Anselmi a tutto

il pubblico fabrichese, che ha affettuosamente

ricambiato con un lungo applauso,

ed ha consegnato la targa attribuita

da“Campo de’ Fiori” alla compagnia FAUL

di Viterbo vincitrice del Premio con la commedia

di E. De Filippo Chi è cchiù felice’e

me! Le Compagnie Teatrali Riunite di

Macerata con uno splendido Berretto a

sonagli hanno vinto il Premio per la

Migliore Regia, assegnato a Piergiorgio

Pietroni (anche interprete nella parte di

Ciampa). Alla compagnia G.A.D. di Pistoia

è andato il Premio Miglior Attrice non

Protagonista per Francesca Branchetti,

nella parte di Irene Molloy in La sensale di

matrimonio. Molto gradita la commedia

Margarita e il gallo, portata in scena dalla

Compagnia della Tresca di Bologna, che si

è aggiudicata il Miglior Attore non

Protagonista con Stefano Morettini e la

Miglior Attrice con Viviana Piccolo nell’eclettica

ed accattivante parte della serva

Margarita. La palma del Miglior Attore se

l’è aggiudicata il bravissimo e giovane

Renato De Simone per la parte di

Scemunillo in Fatto di Cronaca di Raffaele

Viviani, allestito dalla compagnia Luna

Nuova di Napoli. C’è stata poi l’assegnazione

del Premio Speciale della Giuria alla

Compagnia Del Sorriso di Ancona per un

gradevolissimo L’uomo la Bestia e la Virtù.

Per finire, accolto da una vera e propria

ovazione, è salito sul palcoscenico Claudio

Pesaresi , della Compagnia Al Castello di

Foligno, splendido interprete e regista di

un meraviglioso Cyrano de Bergerac che si

è aggiudicato ben tre premi: il Miglior

Allestimento, il Premio del Pubblico e la

Migliore Rappresentazione. Insieme a

Serena Orazi (Rossana) e Giuseppe Raponi

(Cristiano), un commosso Pesaresi ha ricevuto

dalle mani del Sindaco Giuseppe

Palmegiani il prestigioso “Arco d’Oro”

opera del pittore Ferdinando Sciarrini.

Nei ringraziamenti finali, la Presidente

della Pro-Loco Stefania Stefanucci ha

ricordato che la rassegna fabrichese è

ormai un punto di riferimento per gli

appassionati di teatro dell’alto Lazio che

ogni domenica riempiono i 430 posti del

teatro Palarte. Il prestigio della Rassegna

trova riscontro nell’alto numero di lavori

iscritti al concorso (quest’anno 95) e dal

risalto che RAI 3 ha voluto dare all’evento

trasmettendo, domenica 25 aprile, un

ampio servizio al TGR regionale, a testimonianza

della notorietà e qualità della

rassegna teatrale fabrichese. Siete tutti

invitati, per la prossima stagione a partecipare,

sia come spettatori, sia come protagonisti,

se tra voi lettori c’è qualche attore

o regista che vuol proporre la propria compagnia.

Alcune foto di scena dello spettacolo Il Cyrano, che si è aggiudicato il

“Premio Arco d’oro” per l’anno 2010


20

Campo de’ fiori

Una “Fabrica” di ricordi

Personaggi, storie ed immagini di Fabrica di Roma

Angelo Giovagnoli

Rincontrarsi dopo tanti

anni con un amico e

raccontare della passata

giovinezza, è cosa

bella e nostalgica e la

memoria si spinge

dentro i ricordi custoditi

giù, nel fondo.

di Sandro Anselmi E’ stato bello, così,

ricordare con Angelo

di quando, ragazzi, ci frequentavamo.

Al di là della comune passione per la musica

che lo ha portato, poi, a così alti livelli,

c’era fra noi una sincera amicizia che ci

faceva dividere giorni indimenticabili.

Riconoscevo da lontano il rumore del suo

“Bobo” Benelli arrancare sulla salita per

arrivare a casa mia e le visite di Angelo

erano frequenti perché lì avevamo una

stanza dove facevamo le prove con il

gruppo musicale.

Allora ricordo Angelo al basso, nei veglioni

degli anni ’60 al Cinema Smeraldo; alle

tastiere, nella pista da ballo di Vasanello, e

con il corno in una nostra memorabile esibizione

a Roma, presso l’auditorium dell’istituto

Gerini, sulla Tiburtina.

Angelo arrangiò mirabilmente un brano

degli Aphrodite’s Child, Marie Jolie, che a

me piaceva tanto interpretare e, alla mia

uscita sul palco, uscì dal pubblico giovane,

smaliziato della città, forte una voce che

scandì: “A ber morone… Via Sannio veste

tutti!!!”. Ed infatti, per risparmiare, i banchi

del famoso mercatino romano erano la

nostra più esclusiva boutique.

Quella frase rimase famosa, ed ancora

oggi Angelo me la ripete prendendomi in

giro.

Indimenticabili le nostre passeggiate a

Roma, quando di ritorno da Via dei Mille,

dove cercavamo, nel negozio di dischi di

Marignoli (nostro paesano), gli ultimi successi

da riproporre nelle nostre serate,

sostavamo da Trombetta a Via Marsala per

consumare, con tanto gusto e molta fame,

l’immancabile quadruccio di cioccolata.

Ci recavamo spesso a Via Fabio Massimo,

nel negozio Musicarte, dove sognavamo di

poter comprare, un giorno, tutti gli strumenti

desiderati, tanto che le facce della

signora Vanda e del signor Nanni (i proprietari)

e del magazziniere Abele, erano

diventate familiari.

Sono contento di pensare che Valerio,

padre di Angelo, e già valente musicista,

mi portasse ai saggi che il figlio

teneva al conservatorio, avendomi,

probabilmente, ritenuto uno

dei suoi migliori amici.

Valerio, che è stato la tromba

solista della gloriosa orchestra

Brazil negli anni ’50 e ’60, e

diretto la Banda Raffaele Poleggi

di Fabrica di Roma, ha indubbiamente

trasmesso l’arte della

musica ai suoi due figli Angelo e

Renzo, ma Angelo è stato quello

che gli ha dato maggiori soddisfazioni.

Oggi la nostra storia di amicizia

prosegue inossidabile e la carriera

artistica di Angelo è degna

delle “note” che seguono:

Angelo Giovagnoli , nato a

Fabrica di Roma, inizia a suonare

la tromba a 6 anni sotto la guida

di Giorgio Postiglione, Maestro

della Banda; a 9 partecipa ad un

concorso musicale per giovani

esecutori e vince una borsa di

studio della SIAE che gli permette

di frequentare i Conservatori

San Pietro a Majella di Napoli e

Santa Cecilia in Roma.

Giovanissimo si diploma in corno, sotto la

guida dei maestri Antonio Marchi e

Domenico Ceccarossi. Nel 1969, voluto dal

Maestro Franco Ferrara, è primo corno nell’orchestra

delle “Vacanze Musicali” a

Venezia. Successivamente si trasferisce a

Palermo dove rimane per due anni come

primo corno dell’Orchestra del Teatro

Massimo. Nel 1971 vince il concorso di

primo corno dell’Orchestra del Teatro

dell’Opera di Roma e fa parte del quintetto

dei solisti del Teatro dell’Opera di Roma,

con il quale ha suonato nelle più importanti

sale da concerto italiane ed estere.

Dal 1973 al 1977 è stato docente della cattedra

di corno presso l’Istituto G. Briccialdi

di Terni e, dal 1982 al 1985, in quella del

Conservatorio di Santa Cecilia in Roma.

Dal 1970 inizia l’attività concertistica

facendo parte del Gruppo di Rivalutazione

Musicale con il quale esegue parte del

repertorio solistico per corno e orchestra.

E’ promotore e fondatore di realtà musicali

come: il Gruppo Italiano di Ottoni,

l’International Chamber Ensemble,

l’Accademia Musicale Italiana- AMIT e il

Quintetto Primavera di Digital Records.

E’ socio dell’Unione Musicisti di Roma dal

1973 al 1989. Il Maestro Franco Mannino

gli dedica l’Adagio per Corno e Orchestra

d’Archi, eseguendolo in prima assoluta al

Teatro Sala Umberto di Roma per i concerti

di Radio3.

Dal 1990 al 1992 è stato Consulente

Artistico del Sovrintendente del Teatro

dell’Opera di Roma Gian Paolo Cresci, con

il quale realizza produzioni di grande rilievo

come il Concerto dei Tre Tenori a

Caracalla e crea, all’interno dello stesso

Teatro, il Media Departement, dove cura e

valorizza lo storico archivio audio attraverso

la rimasterizzazione di vecchie registrazioni,

pubblicando dischi con la BMG, di

valore storico culturale. Sempre nel 1990

fa il coach musicale per gli attori del film

“Rossini Rossini” con la regia di Mario

Monicelli e, successivamente, coordinatore

per la registrazione e la ripresa di

Cavalleria Rusticana per il film “Il Padrinoparte

terza” con la regia di Francis Ford

Coppola. Dal 1992 al 1994, con il Gruppo

Italiano di Ottoni, prende parte alla trasmissione

della rai “Uno Mattina”. Nel 1995

fa di nuovo il coach musicale per gli attori


Campo de’ fiori 21

tato da Pietro Pignatelli, scritto e diretto da

Angelo Ruta. Nel 2009 compone le musiche

dello spettacolo teatrale “Vincent”

interpretato da Angela di Matteo, Federica

Natangelo, Pietro Pignatelli, scritto e diretto

da Angelo Ruta. Nel 2009 scrive le

musiche per “Quante storie”, due CD di

filastrocche musicate per bambini.

Dal 2008 a tutt’oggi è Tutor Fiati

dell’Orchestra Giovanile Goffredo Petrassi.

Dal 1995 ad oggi è stato parte integrante

nei musical:

- Facciamo l’amore (2009) orchestra coordinator

G&G Production

- Poveri ma belli (2008) orchestra contractor

Teatro Sistina

- Parlami di me (2007) orchestra coordinator

Teatro Sistina

- Il principe della gioventù (2007) orchestra

coordinatori CTC

- Vacanze romane (2004) music coordinator

Teatro Sistina

- I Dieci Comandamenti il Musical (2003)

Line producer De Angelis Group

- Aggiungi un posto a tavola IV edizione

(2002) orchestra coordinator Teatro

Sistina

- I figli della lupa (2001) orchestra coordinator

Teatro Sistina

- Francesco Il Musical (2000) orchestra

coordinator Promnibus

- Rugantino IV edizione (1998) orchestra

coordinator Teatro Sistina

- West Side Story (1995) orchestra coordinator

Compagnia dell’Arancia.

del film “Croce e Delizia” per la regia di

Luciano De Crescenzo. Nel 1995 è coach

musicale di Nastassia Kinskj per il film “La

bionda”, regia di Sergio Rubini. Nel 2000

arrangia Silouans Song di Arvo Part e dirige

l’orchestra Wien per la colonna sonora

del film “I cento passi”, regia Marco Tullio

Giordana.

Nel 2000-2001 è Musica Advisor nel film

“Gangs of New York”. Sempre nel 2001 è

stato responsabile dei servizi musicali del

Festival Verdiano di Parma, creando con il

Direttore Artistico Bruno Cagli l’Orchestra

del “Centenario Verdiano”.

Nel 2002 cura il Festival di Solothurn in

Svizzera, dove invita la Czech National

Symphony Orchestra; nello stesso anno è

direttore d’orchestra nella registrazione in

studio di “Tosca” con la Philarmonica di

Belgrado per il film di Giorgio Ferrara

“Tosca e altre due”, cantata da Maria Pia

Ionata, Alessandro Safina, Armando

Ariostini, Ezio Di Cesare e Gian Paolo

Fiocchi. E stato consulente musicale nel

film “Callas forever” con la regia di Franco

Zeffirelli. Da oltre 30 anni, opera nel settore

delle colonne sonore da film come cornista

e come organizzatore, ricevendo

soddisfazioni: 8 David di Donatello con il

Maestro Franco Piersanti, Riz Ortolani,

Ennio Morricone e 2 Oscar con il Maestro

L. Bacalov per il film “Il Postino” e “La vita

è Bella” con il Maestro Nicola Piovani.

Da Gennaio 2005 ha rilevato lo storico studio

di registrazione SONIC con la società

Digital Records srl, della quale è socio e

responsabile artistico, organizzando orchestre

per concerti, convention e colonne

sonore da film a Roma e Praga.

Negli anni è stato direttore d’orchestra per

le colonne sonore dei film “Mathilde”,

“Elisa di Rivombrosa 2”, “In un altro

paese”, “Doc West”, “Il Falco e la Colomba”

e del CD “Anno Zero Samarcanda”, musiche

del Maestro Daniel Bacalov.

Nel 2008 compone le musiche per lo spettacolo

teatrale “Il poeta volante” interpre-

Ha inciso per Fonit-Cetra, BMG,EMI,

Frequenz, Cabum, CAM, Music Villane, e il

CD di Tosca è edito dalla CAM. Ha collabora

per le colonne sonore con i maestri:

Ezio Bosso, Andrea Guerra, Ennio

Morricone, Franco Piersanti, Luis Bacalov,

Riz Ortolani, Armando Trovajoli, Nicola

Piovani, Pino Donaggio, Paolo Buonvino,

Bruno Moretti, Pivio e De Scalsi, Maurizio e

Guido De Angelis, Carlo Siliotto, Andrea

Pandolfo, Giovanni Bacalov, Andrea

Morricone, Stelvio Cipriani, Maurizio Abeni,

Arturo Annecchino, Antonio Di Pofi, Bruno

Zambrini, Marco Tiso, Mario Raja, Tony

Secchi, Germano Mazzocchetti, Piero

Piccioni, Carlo Savina, Carmine Coppola,

Paolo Silvestri, Pietro Freddi, Stefano

Caprioli, Giuseppe Napoli, Lele Marchitelli,

Luigi Seviroli, Renato Serio, Natale

Massara, Gianfranco Plenizio, Tommaso

Vittorini, Piero Pintucci, Dario Lucantoni,

Pasquale Filastò, Alesso Vlad, Claudio

Capponi, Stefano Arnaldi, Ludovico Fulci,

Giancarlo Chiaramello, Gianni dell’Orso,

Francesco De Masi, Lamberto Macchi,

Manuel De Sica, Fabio Liberatori,

Alessandro Molinari, Stefano Reali,

Gianluca Podio, Benoit Jutras, Ruj

Folguera, Bob Rose, Antonio Sinagra,

Savio Riccardi, Lino Cannavacciuolo,

Michele Fedigrotti, Pino Daniele, Francesco

Cerasi, Guido Freddi, Giuliano Taviani,

Nicola Tescari, Ludovico Einaudi.

Angelo Giovagnoli durante la registrazione

della colonna sonora del film “Il falco e la

colomba”, con la Czech National Symphony

Orchestra , musiche di Maurizio De Angelis


22 Campo de’ fiori

Ecologia e Ambiente

La marea di petrolio della Louisiana

di Giovanni

Francola

La marea nera di

petrolio fuoriuscita

dalla piattaforma

della British

Petroleum nel Golfo

del Messico, sta

provocando non

pochi disastri, arrivando

a toccare le

coste della

Louisiana, si avrà

una delle più grandi

catastrofi ambientali..

Sta per arrivare, per

i forti venti, alla foce del fiume Mississipi,

delineando così una minaccia per tutto il

sistema palustre e di conseguenza danni

enormi a tutta la riserva ittica.

Si è chiesto l’intervento di 6000 soldati

della Guardia Nazionale, per far fronte a

questo drammatico incidente, il Presidente

americano Barack Obama, ha dichiarato di

mettere a disposizione anche il

Dipartimento della Difesa, ciò è sufficiente

per comprendere quale misura, questo

danno ambientale, possa assumere nel

corso del tempo. Nel mio libro pubblicato

da Ennepilibri nel 2008 dal titolo “Il profitto

e la Virtù” al capitolo (l’uso del petrolio

e quanto versato in mare), citai di una

catastrofe ecologica avvenuta nel 1989 al

largo dell’Alaska, provocata dalla petroliera

Exxon Valdes quando si riversarono in

mare circa ben 11 milioni di galloni di

petrolio, ebbene

questa catastrofe

della Louisiana si

ipotizza sia simile

per dimensione a

questo avvenimento

del passato,

dove duemila

chilometri di

coste vennero

contaminate, portando

alla morte

migliaia di uccelli

e decine di balene.

Ora il colosso

Britannico BP, si

sta assumendo la piena responsabilità

della fuoriuscita di petrolio, ma ormai

tutto l’habitat, i pescatori della Louisiana,

la pesca dei gamberetti, la raccolta delle

ostriche, granchi è compromesso, e tutti i

pescherecci commerciali sono in ginocchio.

Infatti l’industria ittica in questa parte del

mondo fattura 2,4 miliardi di euro all’anno

e, intanto, la gente del luogo afferma di

sentire l’odore di petrolio fino a New

Orleans.

Certo è che la Casa Bianca ha sospeso

tutte le nuove trivellazioni fino a quando

non termineranno le indagini sul disastro

nel Golfo del Messico, per capire se quanto

è accaduto è stato una cosa unica e

imprevedibile.

A mio modesto avviso, al di là di queste

sospensioni e indagini, questo ulteriore

disastro, inciderà negativamente su tutto

l’ambiente e su intere economie, quindi è

indispensabile ridisegnare per intero i

nostri stili di vita, che da troppo tempo

ormai hanno condotto l’intera umanità ad

una dipendenza dal petrolio senza via di

uscita.

Ora, come mai, occorre un impegno planetario

per mettere fine a queste logiche

di profitto aberranti e distruttive, c’è tutta

la tecnologia sufficiente per farlo.

Sarà indispensabile fare massa, creare un

nuovo pensiero e, soprattutto, essere più

consapevoli di dove stiamo andando con i

nostri comportamenti.


Campo de’ fiori 23

Come eravamo

AH ! HO CAPITO, E’ QUELLO CHE CHIAMINO …..

... continua dal n. 69

Proseguendo nel mio

excursus riguardante i

soprannomi prettamente

“civitonici”, in questa

seconda tranche, ho

focalizzato quelli con la

finale accentata, che

di Alessandro Soli

come noterete sono in

maggioranza con la lettera

“o”. Il motivo va ricercato nella morfologia

del nostro dialetto, che appunto

tronca le finali e le accenta. Ad essere sincero

ho volutamente tralasciato di trascrivere

l’articolo che precede il soprannome,

quel tanto caro ‘o, da noi contrapposto al

più famoso “er” romanesco, ma il risultato

credo sarà comunque di effetto, quando,

specialmente i più anziani, individueranno

le persone menzionate appunto con il loro

soprannome. E allora, pronti via con:

Bottò, Peppilò, Mozzicò, Cucchiarò,

Scotò, Sardò, Luriò, Trabardò,

Scopettò, Smollicò, Balestrò,

Mignolò, Beccacciò, Capocciò,

Mariolò, Cervellò, Gianduiò, Macchiò,

Ciavattò, Scafò, Giggiò, Combarò,

Cellò, Pellicciò, Stallò, Scarpò,

Ciammellò, Tabbaccò, Peperò,

‘Nciafruiò, Cacò, Squadrò, ‘Ndostò,

Baffò, Pecorò, Occhialò (Peppe), Filò,

Gibbò, Nasò, Peciò, Segò, Barrettò,

Mezzomiliò, Cappò, Nerò. Ed ancora

con le altre vocali : Bignè, Citroè,

Perepè, Gnegnè, Ciappamì,

Magnasupplì, Cichitolotù, Cuccurucù,

Menaccà, Sciarabbaccà, Zazzà,

Tartagnà, Parapazzù, ‘Ndindì, Iulù.

Immagino a questo punto, quanti di voi,

cari lettori, avranno già individuato le persone,

o meglio i personaggi, che si celano

dietro tali soprannomi. Gente che si aggira

ancora per Civita, o che purtroppo è venuta

a mancare, e viene ancora ricordata

proprio attraverso un soprannome che può

sembrare a volte discutibile, ma mai banale.

Voglio soffermarmi su due di essi sopra

citati: “ Mignolò “ cioè Erminio Colonnelli,

(nonno dell’omonimo ristoratore) capostipite

di tre generazioni, che qui a Civita

Castellana hanno proposto negli anni,

quella cucina “casareccia” basata sulla

cacciagione e sul pesce ( indimenticabili i

“tordi allo spiedo” e le ormai rarissime

“ranocchie fritte”). Ebbene il suo soprannome,

deriva direttamente dal suo nome

Erminio, storpiato dal nostro dialetto, che

da Ermigno-Ermignolo lo ha trasformato

nel più simpatico “Mignolò”. L’ altro personaggio

che voglio ricordare è “Peppe

Occhialò” cioè Giuseppe Fantera. Vero e

proprio personaggio, che deve il suo

soprannome sicuramente alle sue caratteristiche

fisiche, in modo particolare ai suoi

grandi occhi. Immaginate un “Bud

Spencer nostrano”, che dietro alla sua prestanza

fisica nascondeva un cuore “grande

così”. Stazionava perennemente in piazza

Matteotti, appoggiato al tettino della macchina

in sosta, con l’immancabile sigaretta

accesa, sempre pronto a dare indicazioni a

gente di passaggio e a turisti. Ricordo le

domeniche pomeriggio degli anni ’60-70,

quando era solo la radio, con “Tutto il calcio

minuto per minuto” a far palpitare i

tifosi. Ebbene piazza rimbombava dei

suoni usciti dalla radio di Peppe che sempre

più “appoggiato “, gioiva ai gol di

Sandro Mazzola e della “ sua Inter”. Come

dicevo nel numero scorso, se continuo a

tralasciare qualcuno (a proposito, tra gli

“ino” ho dimenticato Scaccino,

Musichino, e Bruschino) non me ne

vogliate perché qui a Civita Castellana

tutti, più o meno hanno un soprannome,

allora ho pensato di tenerne la conta,

ebbene con questi ultimi aggiunti siamo

arrivati a 86.

continua sul prossimo numero ....

Civita Castellana 1966

“Mignolò” (1896-1976) con i nipoti

Ernesto 12 anni e Erminio 8 mesi.

“Mignolò” pesca giù a Treja.


24

Valentano

di Ermelinda

Benedetti

Valentano è un vero e

proprio gioiellino della

provincia viterbese,

che mantiene ancora

intatto quell’antico

tocco medievale.

Sorge su di un’altura

posta a circa 538 m

sul livello del mare ed

incastonata nelle vallate

pianeggianti della

Maremma laziale.

Il borgo, con la sua splendida posizione

panoramica, domina il lato occidentale del

lago di Bolsena ed è compreso tra le acque

dolci di quest’ultimo e quelle salate del

mare Tirreno, dal quale dista solo pochi

chilometri.

STORIA La zona delimitata dai confini del

comune di Valentano, era abitata già 4000

anni fa. Nel piccolo, incontaminato lago di

Mezzano, pochi km a nord ovest del

paese, sono stati rinvenuti, infatti, oggetti

risalenti all’età del bronzo, e palafitte, probabilmente

sommerse proprio dalle acque

di quel lago, durante gli stravolgimenti climatici

ed ambientali dell’epoca. La tradizione

vuole che Valentano derivi dall’etrusca

“Verentum” ma non se ne sono trovate

tracce.

Del periodo romano, invece, sono visibili

resti di numerose ville rustiche, trasformatesi

successivamente in piccoli villaggi che,

in epoca medievale si riunirono, probabilmente

per motivi di difesa, sull’alto del

colle ove, probabilmente si formò il primo

nucleo di quel villaggio chiamato

“Valentano” (forse da Valle degli Ontani).

Sono presenti anche resti di fortificazioni

Campo de’ fiori

Le guide di Campo de’ fiori

Longobarde. Le prime notizie del paese

potrebbero essere quelle del 680, anno in

cui in questo centro si sarebbe trasferito il

vescovo della distrutta città di Bisenzo.

Dai documenti delle Abbazie imperiali di

Farfa e di San Salvatore, sul Monte

Amiata, abbiamo i primi dati certi del

paese. Nell’anno 844 in essi si ha menzione

di Balentanu o Valentano. Nel 1053 il

paese comunque è già strutturato e appare

organizzato come comune libero, nel

sito attualmente occupato, con la sua

pieve dedicata a San Giovanni Evangelista

e la Rocca di difesa.

Nel 1193 venne sottomessa a Viterbo, ma

conteso anche dalla vicina città di Orvieto.

Nel 1262 Urbano IV ne disponeva sotto la

giurisdizione della Chiesa di Roma.

Nel 1328 fu invasa e dato alle fiamme dai

barbari, ricostruito poi nel 1331, subì

ancora incursioni da parte di potenti feudatari

che imperversavano nella zona.

Nel 1354, la cittadina venne assegnata dal

cardinale Albornoz alla signoria dei

Farnese che la tenne per lunghi anni, trasformando

l’antica rocca di difesa nel

palazzo residenziale della famiglia, con

cortile rinascimentale e sale affrescate, e

richiedendo anche l’intervento di Antonio

da Sangallo il Giovane.

La fortuna del paese crebbe con quella

della famiglia Farnese culminata, nel 1534,

con l’elezione a pontefice di Alessandro,

sotto il nome di Paolo III.

La “fortunazza paolina”, tanto mal digerita

dalle famiglie rivali, doveva portare poi alla

creazione del Ducato di Castro e della

Contea di Ronciglione: una grossa fetta di

territorio nel cuore di quello ecclesiastico,

quasi alle porte di Roma, mal sopportata

dalla Camera Apostolica.

Lo splendido momento vissuto sotto i

Farnese aveva portato Valentano ad essere

compreso nel Ducato di Castro (1537)

e, quindi, a divenirne la capitale fino a

quando, per le dispute tra i Farnese e la

Camera Apostolica, Castro venne completamente

distrutta (1649).

Gli avvenimenti dei secoli seguenti registrano

l’abbandono della Rocca da parte

dei Farnese e la sua trasformazione in

Monastero di Monache Domenicane.

I Valentanesi fecero parte

dell’Associazione Castrense del 1848 e

quindi della Lega dei Comuni di Castro che

si opponeva al potere temporale dei papi e

auspicava, nello spirito risorgimentale del

tempo, l’unione dell’Italia tutta.

Sede di una guarnigione di Zuavi Pontifici,

il paese registrò l’arrivo e gli scontri con i

garibaldini nel 1867. Ma ormai il 1870 era

alle porte e mentre si festeggiava la presa

di Roma, gli Zuavi incendiavano, nella

piazza principale del paese, quasi tutte le

carte dell’archivio storico del Comune.

La situazione di Valentano, agli inizi del

1900 non era dissimile ai tanti paesi della

provincia di Viterbo, ove regnava una diffusa

povertà tra la stragrande maggioranza

dei cittadini, mentre la proprietà era

concentrata nelle mani di alcune famiglie

benestanti, della Parrocchia e delle numerose

Confraternite.

Solo dopo aver partecipato alla Prima

Guerra Mondiale i contadini poterono

vedersi assegnati dal Comune i cosiddetti

enfiteusi (circa 8.000 metri di terra) di cui

poter disporre direttamente. Nel 1944 il

passaggio del fronte di guerra registrerà,

negli scontri fra soldati tedeschi ed alleati,

la morte di undici civili, molti dei quali

caduti per lo scoppio della bomba del

“Portonaccio”.

La situazione economica del paese nel

dopoguerra si rivelò, per molti, fonte di

privazioni tanto che, con la cosiddetta

“Riforma agraria” dell’Ente Maremma,

dopo il 1951, circa cento famiglie (per 600

cittadini) si trasferirono a Pescia Romana,

dove ebbero in assegnazione i cosiddetti

“poderi familiari”.

La popolazione cittadina che contava allora

3.826 abitanti (il massimo storico raggiunto),

scese così a 3.218, stando ai dati

del censimento del 1961.

Questo calo demografico si incrementò nel

corso degli anni a seguire, per stabilizzarsi,

negli ultimi anni, attorno ai 2.925 abitanti,

malgrado l’incremento dell’insediamento

abitativo che, invece, si è notevolmente

ampliato.

continua sul prossimo numero ...


Campo de’ fiori

“SEMPRE CARA MI FU QUESTA TELEVISIONE...”

Un viaggio attraverso il mondo mediatico che ci circonda, analizzando vizi e virtù

della scatola luminosa più popolare al mondo

25

di Milena Romoli

Dott.ssa in Scienze e

Tecniche della

Comunicazione

Cos’è davvero la

televisione Quale

potere esercita questa

scatolina colorata

che ormai presenzia

nelle nostre case

quasi come un componente

della famiglia

Quali pericoli

nasconde e quali

armi possiede E

ancora, quali sono le

fasce più colpite da

questo mezzo di

comunicazione, nato nel 1954, e ormai in

grado, addirittura, di scandire le nostre

giornate Tentare di dare una risposta a

questi, e ad altri interrogativi, è quanto si

propone di fare questa nuova rubrica che

mirerà proprio a smascherare, ed a mettere

in evidenza, taluni meccanismi preparati

ad hoc in grado di scavalcare la nostra

stanca e poco allenata capacità di decodificazione.

Siamo noi ad essere cambiati, oppure

è la tv che cambia Personalmente

credo che esista una sinergia tra le due

situazioni che vada puntualmente di pari

passo; negli ultimi mesi, infatti, quello che

si nota, è che le trasmissioni che ci vengono

proposte, dai varietà ai reality, passando

per i quiz ed i notiziari, senza dimenticare

la protagonista pubblicità, stiano

sempre più tentando di modellare i nostri

personali schemi mentali. Il fatto riguarda,

in particolare, la percezione subliminale,

ovvero il fenomeno secondo il

quale stimoli non avvertiti consciamente

perché troppo rapidi, come nel

caso degli spot, possono influenzare

il comportamento degli individui.

Dunque, non è più solo la pubblicità, nata

negli anni ‘70, con l’avvento della televisione

commerciale, ad aver cambiato il

ruolo della tv trasformandola da uno strumento

di promozione culturale ad una

vera e propria impresa che inizia a guadagnare

vendendo spazi e siparietti. Oggi è

la tv stessa ad essere cambiata e noi, e qui

si torna alla sinergia, facciamo certamente

la nostra parte, continuando ad adeguarci

ad un sistema che non ci piace ma che,

forse, ci fa comodo così, figuriamoci se

nella società altamente frenetica di oggi

dovessimo anche cercare il tempo per

ribellarci a questo vortice comunicativo

senza esclusione di colpi...Facciamo un

esempio concreto: il recente Festival di

Sanremo. Non è vero che non siamo contenti

del podio finale della trasmissione

emblema che ha fatto la storia della musica

italiana, e non è neanche vero che

siamo stufi di vedere i vincitori dei reality

show giovanili come ennesimi vincitori. Il

fatto è che, forse, dovremmo essere più

onesti con noi stessi e ammettere che i

reality, come riportano i dati Auditel, sono

programmi seguitissimi ai quali, però, non

esitiamo a tirare dietro critiche continue e

di ogni genere; e non possiamo, quindi,

lamentarci dell’inevitabile continuum che

si viene a creare tra i vari generi e programmi

televisivi: siamo noi spettatori,

che ci piaccia o no, a decretare se un

programma è vincente, o se debba

essere immediatamente cancellato

dai palinsesti. A questo proposito, è arrivato

forse il momento di capire che il

nostro zapping, a

volte poco pensato,

sia tutt’altro che

ininfluente; siamo

noi spettatori,

nostro malgrado,

quei pesciolini che si

vedono nelle fiere e

nelle feste patronali

che aprono e chiudono

la bocca agli

ami calamitati che

tentano di catturarli.

E non è

neanche vero che

siamo poi così

scontenti che

Pupo, l’ormai rivisitato

cantanteshowman

famoso

per la sua statura,

nonché per

aver dichiarato di

avere una moglie

ed un’amante

entrambe concordi

o, ancora, per

aver messo in piazza spregiudicatamente,

all’epoca dei “pacchi”, i suoi altrettanto

spregiudicati tentativi di vincere al gioco,

sia arrivato secondo all’evento più atteso

dell’anno. E neanche Emanuele Filiberto

disturba poi così tanto perché, diciamoci la

verità, la sua aria un pò sorniona, il suo

vociferare quasi tremulo e indeciso, forse

iniziano a piacerci. Sembra dunque giunto

il momento di risvegliare i nostri animi dal

dormitorio generale in cui si trovano e nel

quale, è doveroso ammetterlo, talvolta fa

comodo crogiolarsi. “Diamo a Cesare quel

che è di Cesare”, lasciamo quindi alla tv il

compito di aver rivoluzionato all’epoca,

quando svolgeva ancora una funzione

aggregativa e socializzante, la comunicazione,

ma non permettiamole di rivoluzionare

la nostra vita conferendole l’onore

di diventare un’amica dalla quale ricevere

compagnia, svaghi e impulsi di ogni

genere. Un buon punto di partenza

potrebbe essere quello di fornire ai

bambini, soggetti in evoluzione, e

prime vittime di questo circolo

mediatico assortito dove primeggia la

pubblicità, gli strumenti giusti per

potersi difendere da probabili intrusioni

nocive. Certamente, crescendo, essi

acquisiranno capacità critiche e impareranno

a resistere alla persuasione, ma quale

modo migliore per aiutarli se non quello di

avviarci noi adulti, per primi, ad un uso più

consapevole della tv

A voi l’ardua sentenza.


26

Campo de’ fiori

LA COMMITTENZA DEL FORTE SANGALLO

DI CIVITA CASTELLANA

ALESSANDRO VI, CESARE BORGIA, GIULIO II:

tre figure illustri del Rinascimento italiano

di Francesco

Peri

Architetto

...continua dal numero 69

La famiglia Borgia era

di origine spagnola.

Nel 1442 Alonso

Borgia (allora si chiamava

ancora Borja),

vescovo di Valenza, si

recava in Italia, dapprima

a Napoli, poi a

Roma; là veniva nominato

cardinale e, nel 1455,

raggiungeva la somma

carica della cristianità: veniva, infatti, eletto

papa col nome di Callisto III.

La fortuna della famiglia Borgia era ormai

assicurata. Dalla Spagna giunsero a Roma,

in colonne separate, nugoli di parenti e

amici del novello papa: giunse anche

Rodrigo, il carissimo nipote al quale il

papa diede lucrosi incarichi e titoli (quindi

rendite!) a non finire.

Rodrigo divenne vicecancelliere, vale a

dire capo di tutta la Curia. Mantenne tale

carica per 35 anni, fornendo prova di eccezionali

qualità: rimase ininterrottamente al

suo posto sotto ben cinque Papi diversi.

Nel 1492, finalmente, s’insedio’ sul

trono di San Pietro col nome di

Alessandro VI. Fu un papa importantissimo

sia per le opere per Roma e per lo

Stato Pontificio, sia perché fu partecipe, in

prima istanza, del “cambio del secolo” a

livello ideologico.

Lo storico contemporaneo, Arnaldo

Bruschi, infatti osserva che “una notevole

accentuazione o ripresa di riferimenti

all’antico sembra intervenire,

in modo nuovo, negli ultimi anni

(1500-1503) del pontificato di

Alessandro VI, forse in rapporto con

il programma ideologico e politico di

Cesare Borgia. Di fatto, un’ importante

manifestazione di un clima culturale

più intensamente antichizzante

è rappresentata ad esempio, alla fine

del Febbraio del 1500, dalla celebrazione

del ritorno del Valentino, reduce

dalle vittorie di Romagna, con l’allusiva

sfilata di undici carri rappresentanti

il trionfo di Giulio Cesare.

Esibita ai pellegrini dell’Anno Santo,

è già l’ideologia che sosterrà, tra

poco, il classicismo bramantesco di

Giulio II”.

Cesare Borgia era il secondogenito di

Alessandro VI, e seppur leggenda vuole

che i due si odiassero a tal punto che le

loro stanze private, nel Forte, erano

distantissime, ai lati opposti, in verità il

Papa spagnolo riponeva speranze nelle

mire espansionistiche del figlio condottiero

( non a caso …Cesare).

Alessandro VI

lego’ particolarmente

il suo

nome a Civita

Castellana.

Fu governatore

della città

per un decennio,

prima di

essere eletto

papa nel 1492:

è ricordato

nell’Antiporta

Borgiana,

posta nell’entrata

Sud della

Città, ed eretta

dai cittadini

in suo

onore come

riconoscimento

dei

benefici ricevuti!

La Porta Borgiana

ubicata all'entrata di

Civita Castellana proveniendo

dalla consolare Flaminia,

in una foto degli anni ‘70.

Continua sul prossimo numero…..

Alessandro VI Borgia Cesare Borgia, il Valentino Giulio II


Campo de’ fiori 27

L’uomo, la logica, l’essere

“Che posto occupa la coscienza nell’ambito della natura”

del Prof.

Massimo Marsicola

La domanda che si

pongono ormai da

decenni i filosofi,

nell’ambito della

cosiddetta

Philosopy of mind,

suona così: “che

posto occupa la

coscienza nell’ambito

della natura”

E a distanza di

tempo non è stata

trovata sin qui

risposta alcuna. Il fatto è che questa

domanda, apparentemente legittima e tutt’altro

che ingenua, porta con sé un vizio

di fondo: l’ambiguità dell’essere, di priniana

memoria. Ambiguità che si deduce da

un lato osservando l’essere fisico; quello

che Heidegger chiama ente. E dall’altro

l’essere inteso come principio trascendente.

Ma la coscienza, a ben guardare, non

appartiene né all’uno né all’altro, ma a

quella sfera che da Kant in poi viene indicata

come trascendentale. Sfera che si

pone evidentemente a metà strada fra

l’ente fisico e l’essere metafisico per eccellenza.

Per la sua natura, la coscienza,

sembra più appartenere all’ambito metafisico

che a quello fisico. Ecco perché porre

la domanda circa il posto che occupa la

coscienza nell’ambito della natura non ha

senso. La coscienza non appartiene

alla natura, se con questo sostantivo

intendiamo riferirci all’insieme degli

enti che costituiscono il mondo fisico

senza gli artefatti. La coscienza

umana appartiene all’uomo.

Appartiene cioè a quel tipo di essere che

pone la domanda. E per sapere qual è il

posto che essa occupa nel creato,

occorre stabilire qual è il posto che

occupa l’uomo nel creato. Tale domanda

interpella in modo essenziale la

coscienza stessa e la sollecita a fornire una

visione adeguata dell’insieme mondo comprendente

l’uomo, insieme del quale sembra

essere essa stessa un elemento imprescindibile.

Si tratta di scrivere una pagina

capace di dare conto di quella figura che è

l’uomo nell’ambito di quella che Giovanni

Paolo II chiamava antropologia adeguata.

Ma tale compito può essere assolto nella

sua interezza solo se è preceduto da una

riforma della logica. La logica

aristotelica

infatti, non può

andare bene invariabilmente

per gli

enti del mondo

fisico e per quelli

del mondo metafisico.

Cosa, peraltro,

già messa in

evidenza, specialmente

da Cassirer.

L’unitarietà dell’essere

è solo concettuale

ed apparente.

E la sua ambiguità

non è altro

che la manifestazione

della sua

vera struttura, più

ampia rispetto

all’apparenza e

che si può cogliere

solo attraverso

opportuna ed

adeguata riflessione.

Ad ogni

suo elemento

corrisponde una

logica. Tutti infatti

possono capire il significato dell’espressione

“la logica della carne e la logica del

mondo sono in contrasto con la logica e le

leggi dello spirito”. E questo contrasto,

oggi, lo si può persino dimostrare. Quel

che serve è il coraggio di portare avanti un

pensiero nuovo che rompe con ogni tradizione

e spazza via la molteplicità dei pensieri

inutili dentro i quali la filosofia contemporanea

è precipitata. La riforma della

logica, peraltro già avviata da S. Tommaso

e nelle corde di molti logici contemporanei

ma non portata avanti dal pensiero e la

scrittura di una nuova antropologia, sono

tasselli indispensabili e preliminari alla

scrittura della metafisica della storia, lavoro

conclusivo e insieme punto di partenza

per la nuova filosofia.


30 Campo de’ fiori

Chi è San Bonaventura da Bagnoregio

IL SANTO PIU’ AMATO DA PAPA RATZINGER

La polemica sugli ordini mendicanti

...continua dal numero 69

La coscienza di questa

responsabilità

storica, che fu ben

presto comune con

maggiore o minore

intensità a tutto

l’Ordine, rendeva

ancor più aspra,

quindi, ed accanita la

di Secondiano Zeroli decisione di coloro

che volevano l’osservanza

rigorosa della Regola e del

Testamento, ad ogni costo e senza attenuazioni,

imponendola perciò a chiunque

fosse entrato nell’Ordine – e questi si dissero

Spirituali - mentre più forte si levava

l’opposizione di coloro che in perfetta

buona fede, proprio per gli alti e importanti

compiti che il movimento francescano

doveva svolgere, volevano assicurarsi

con privilegi papali, maggiore libertà d’azione,

disponibilità – sia pur controllata e

non diretta – di mezzi anche finanziari,

mostrando con edifici solenni e grandiosi il

proprio rigoglio ed il proprio successo.

Erano i più numerosi; e non a caso vollero

ed ebbero nome di comunità. Ne vennero

vivacissimi contrasti che ebbero episodi di

accanimento e drammaticità eccezionali.

Nel culmine di questa lotta, nel 1247, veniva

eletto ministro generale Giovanni da

Parma. Era questi uomo di vita assai proba

il cui prestigio era universalmente apprezzato

e riconosciuto dalle due parti in contrasto;

anche se il suo rigore di vita e la

sua formazione culturale, lo indicavano

come assai favorevole ai rigoristi, agli

Spirituali. Giovanni aveva certo degli

Spirituali il senso altissimo, anzi drammatico,

della sua responsabilità di fronte ai

Papi, ai confratelli, ai fedeli; e degli

Spirituali, condivideva anche la convinzione

di una missione provvidenziale, affidata

da Dio ai Minori. Ma comprendeva anche

l’importanza dei problemi organizzativi,

delle esigenze varie e molteplici che proprio

quella missione rendeva più urgenti

ed inevitabili. Perciò se da un lato emanò

Gioacchino da Fiore

una serie di norme rivolte tutte a mantenere

e ad imporre il rispetto rigoroso della

Regola ed un’obbedienza assoluta alle

gerarchie dell’Ordine, dall’altro dedicò la

più grande parte del suo tempo a viaggi,

per visitare ad uno ad uno i conventi nei

paesi più diversi, non senza preoccuparsi

di mantenere i migliori rapporti possibili

con la Curia Romana, unendo così a fermezza

di governo una acuta capacità di

rendersi conto ed a provvedere alle più

diverse necessità che di volta in volta si

potevano manifestare tra i suoi frati. Così

rivolse ogni sua

attenzione ai problemi

della cultura,

dando prova di equilibrio

e buon senso,

in una delle più

drammatiche vicende

della vita culturale ed

insieme religiosa

d’Europa nel secolo

XIII: la lotta tra maestri

regolari e secolari

nell’Uni-versità di

Parigi. Questa lotta,

cominciata nel 1252,

raggiunse il suo culmine

nel ’54, con la

pubblicazione dello

“Introductorius in

Evangelium aeternum”

di Grado da

Borgo San Donnino,

in cui il profetiamo,

favorevole ai francescani

e ai domenicani,

veniva inquadrato

sotto l’influenza delle

opere e del pensiero del grande abate

calabrese Gioacchino da Fiore, ad interpretare

le vicende di tutta la Chiesa, anzi

dell’umanità. Tuttavia l’occasione di sferrare

un colpo decisivo ai mendicanti fu quando

l’Università emanò un decreto che di

fatto toglieva ai domenicani una cattedra

universitaria. Francescani e domenicani

che avevano due cattedre ciascuno, si

ritennero ingiustamente colpiti e si appellarono

al Papa che era Innocenzo IV, il

quale chiese tempo per studiare a fondo il

problema. Ed il problema era effettivamente

molto complicato, giacchè implicava

un giudizio di condanna o di assenso al

meraviglioso sviluppo che avevano avuto i

due Ordini.

La forza dei maestri mendicanti derivava

dal fatto che i pontefici potevano meglio

fidarsi del loro zelo ad ottemperare alle

regole ed a svolgere con più alto magistero

la loro missione. I vescovi erano il più

delle volte ultra politicizzati, amanti degli

agi e della bella vita,

ambiziosi, poco restii a

sottostare alla disciplina

di Roma. E’ forse per

questo che i mendicanti

erano esentati dalla soggezione

ai vescovi, fin

dal 1231, per volontà di

Innocenzo IV, che rese

più completo e meglio

funzionale il privilegio

concesso da Gregorio

IX. L’antagonismo tra

clero regolare e clero

secolare è dunque inevitabile

ed esplode anche

in seguito alle gravissime

accuse di corruzione

d’ipocrisia che alcuni

Ordini di fresca istituzione,

rivolgono a tiro

incrociato ai vescovi e ai

prelati secolari in genere.

Messi alla berlina in

così malo modo, ai

vescovi non resta che

approfittare di circostanze

favorevoli per poter reagire e l’occasione

viene appunto da Parigi, da quella

famosissima Università che è più che mai

divenuto il centro nevralgico dei mendicanti.

I vescovi si gettano a capofitto nella

spinosa polemica, attaccando con prevedibile

asprezza gli invadenti, insaziabili fraticelli.

...continua sul prossimo numero


Campo de’ fiori 31

“Il Fumetto”

LETTERATURA PER IMMAGINI CHE EMOZIONA

HOMUNCULUS di Hideo Yamamoto

edito da Panini Comics – 9 volumi, in corso

Particolare e affascinante.

Questo manga si

eleva al di sopra dello

standard medio proprio

per la sua atipicità. Non

c’è un briciolo di azione,

né un nemico da combattere

e la storia si

snoda attraverso

connotati filosofici/psicologici

senza

di

Daniele Vessella

risultare pesante. Anzi,

le vicissitudini di

Nakoshi Susumu, il protagonista,

attirano l’attenzione del lettore

in maniera incredibile perché il personaggio

principale può vedere gli

homunculus, quelli che potrebbero

essere le rappresentazioni fisiche dei

sentimenti e dei pensieri più nascosti

dell’essere umano. Quindi, una persona

che si adatta al mondo pur di non contrastarlo

viene vista con le sembianze di un

essere di sabbia. Geniale. Nakoshi

Susumu ha avuto questo “dono”

facendosi trapanare il cranio da Ito

Manabu, un laureando in medicina

alla ricerca di una cavia per i suoi

esperimenti il cui scopo è andare a

fondo nei misteri dell’essere umano.

Dapprima Nakoshi non voleva sottoporsi

all’operazione, ma, essendo diventato un

barbone legato soprattutto alla sua macchina,

la succosa offerta di denaro da

parte di Ito l’ha fatto desistere dal suo proposito

iniziale. Sebbene il presupposto

della storia sia totalmente assurdo e antiscientifico,

la trama gira sui binari di un

qualcosa che apparentemente non si

vede, senza porsi per forza un obiettivo di

fondo. Lo scopo è la ricerca scientifica

del mistero che si nasconde dentro

ogni persona e questo aspetto affascina,

anche perché Nakoshi sembra avere il

terzo occhio, come se avesse aperto il chakra

Ajna. “Tale chakra presiede la visione

interiore o extrasensoriale. Esercita lo sviluppo

della capacità di concentrazione; la

sua attivazione mediante meditazione permette

l’utilizzo del sesto senso e la capacità

di manifestare le percezioni extrasensoriali,

stati mistici, proiezione mentale, e di

viaggiare nel Piano astrale” (pezzo ripreso

da Wikipedia). Insomma, se volete un

fumetto che vi fa viaggiare attraverso la

psiche umana, questa serie fa per voi.

Lascio l’indirizzo del mio blog:

http://danielevessella.blogspot.com/


32

Campo de’ fiori

L’angolo del poeta

Vi proponiamo questo

mese due poesie della

nostra amica Luana

Bongarzone dedicate

ai suoi genitori, ma perfette

per tutte le

mamme e tutti i papà!

Ti bacio sulla bocca mamma

Ti bacio sulla tua guancia mamma

Tu hai un dolce cuore che ti parla

Ti dirà: …tu hai una figlia

Dolcissima che ti vuole bene.

Un bacio ti dà l’affetto…

l’abbraccio ti dà il mio calore

…io provo per te… amore mio mamma.

Sei…tu…il mio cuore incanto

I tuoi bellissimi occhi lucidi di commozione

tu hai le tue braccia che si aprono

per tenermi stretta a te

hai un cuore che ti palpita di felicità.

Papi lo sai io sono la tua bambina,

anche se sono già diventata grande

e tu mi prendi ancora in braccio.

Tu sei la mia vita, sei anche

un vero amico:

sei bellissimo, sei dolcissimo,

sei simpatico,

tu sei sempre il migliore

sei tu il mio cuore incantato.

I tuoi baci sono grandi Papi.


Campo de’ fiori 33

La pittura Optical

di Massimo Mancini

Quante volte siamo rimasti attratti ed incuriositi

da uno di quei quadri in bianco e

nero che raffigurano vortici e spirali, o una

serie di quadrati più o meno piccoli in

serie Ci siamo sforzati con i nostri occhi di

mettere in movimento quell’immagine

appesa alla parete, in realtà immobile,

rimanendone quasi ipnotizzati!

Questo particolare tipo di pittura è detta

optical e si esprime, per l’appunto, attraverso

ripetitivi segni geometrici, apparentemente

semplice, ma che nascondono

qualcosa di più: la capacità di dare un

effetto ottico tridimensionale e di movimento

per l’osservatore, suscitando in

ognuno una reazione diversa! Ne è un

grande maestro il pittore Massimo

Mancini, che da anni ormai si dedica a

questo tipo di pittura. Mancini, classe

1947, vive e lavora nella cittadina viterbese

di Civita Castellana. Dopo essersi diplomato

presso l’Istituto d’arte, frequenta il

corso di Scenografia all’Accademia delle

Belle Arti, conseguendo con merito l’abilitazione

all’insegnamento per le materie di

Disegno e Storia dell’Arte. Tra gli anni ’80

e ’90, mentre occupa diverse cattedre

negli Istituti e licei viterbesi, si specializza

anche nella decorazione a mano di pregevoli

pezzi ceramici. Si avvicina inizialmente

ad una pittura figurativa e paesaggistica,

per passare poi all’astrattismo e approdare

alla particolare pittura optical. Nel 2000,

intanto, apre a San Giminiano, cittadina

toscana riconosciuta patrimonio mondiale,

culturale e naturale dell’Unesco, una

mostra permanente con le sue ceramiche

decorate a mano. Partecipa a numerose

estemporanee proprio a Civita Castellana,

sua città d’origine, alla quale è particolarmente

attaccato e dove trova l’ispirazione

e la concentrazione per esprimere al

meglio il suo estro e le sue qualità artistiche.

...da Fabrica di Roma

S.O.S. Z.A.E.

ZONA ATTERRAGGIO ELICOTTERI

Il paese è oramai in continua crescita, e l’urgenza di

una piazzola per atterraggio degli elicotteri di soccorso

deve essere presa in considerazione al più presto. É

impensabile che l’elisoccorso debba effettuare numerosi

giri a vuoto nel paese, nonché diverse prove di

atterraggio, prima di trovare un punto idoneo su cui

atterrare, perdendo quei preziosi minuti da cui può

dipendere il salvataggio di una vita.

“Mi impegnerò con tutte le mie forze cercando appoggio

nelle istituzioni, in primis

nell’ Amministrazione comunale”

riferisce Alessio Capitoni,

“per far sì che anche Fabrica di

Roma abbia la sua piazzola di

atterraggio”.

Che la autorità preposte ci

ascoltino....e presto!

Fabrica di Roma.

Palazzo Comunale.

Approvata la costituzione della

Consulta Comunale Femminile

E’ stata approvata dal Consiglio Comunale di Fabrica

di Roma la costituzione della Consulta Comunale

Femminile, fortemente voluta dall’Associazione

Fab(b)rica delle Donne che opera da circa tre anni nel

territorio e che si è fatta promotrice della proposta di

Consulta Femminile presentata al Comune stesso,

promuovendo anche una campagna di raccolta firme

delle cittadine e dei cittadini di Fabrica di Roma a

sostegno di questa iniziativa. La Consulta Femminile è

un organismo propositivo e propulsivo di partecipazione

democratica che garantisce il collegamento diretto fra la società civile e

le Istituzioni per il pieno raggiungimento di una società paritaria, per una

reale partecipazione delle donne alla vita sociale, culturale e politica così

come sancito dalla nostra Costituzione, dagli Organismi Internazionali, dalle

Direttive Europee e dalle Leggi Italiane che tali indicazioni recepiscono.

Un percorso Istituzionale che tenga conto delle differenze e ne ricerchi una

sintesi è sicuramente più etico, più solidale e più equo per tutta la cittadinanza.L’Associazione

ringrazia il Sindaco e il Consiglio Comunale e si augura

che la Consulta inizi ad operare al più presto, diventando così anche un

punto di riferimento per gli altri Comuni della Provincia di Viterbo.


34

Campo de’ fiori

Le storie di

Max

Loretta Goggi

Cantante e attrice a tredici anni, artista completa oggi

di Sandro Anselmi

“Un’artista completa”

si è, a ragione,

definita lei stessa e

noi tutti, spettatori,

non possiamo che

essere d’accordo.

Inizia all’età di 13

anni, quando è

ancora una ragazzina

di terza media,

come cantante, ma diventa subito anche

una grande attrice, una simpaticissima

conduttrice televisiva e una bravissima

imitatrice, dote che senz’altro la contraddistingue.

Loretta Goggi è sinonimo di ironia,

comicità, allegria, grande verve.

E’ stata scoperta giovanissima da Tony

Aloisi, manager e talent scout a tempo

perso, che la presenta a Nico Fidenco, alla

ricerca in quel momento di una giovane

voce a cui far interpretare due suoi brani:

Se la cercherai, tratta dal film Il sangue

alla testa, con Jean Gabin e Moscacieca

twist. Questo è il suo primo 45 giri, prodotto

dalla casa discografica RCA, per la

quale Loretta rinuncia momentaneamente

al suo cognome. Ma la Goggi aveva dato

dimostrazione del suo grande talento

ancor prima, all’età di soli nove anni,

quando si mise in luce in un concorso

canoro per bambini, dove venne premiata

da Silvio Gigli, a proposito del quale c’è un

aneddoto molto divertente: Loretta non

volle ritirare il premio in quanto disse di

non meritarlo per non essersi iscritta regolarmente,

ma avendo partecipato solo su

invito del presentatore che l’aveva notata

seduta tra il pubblico. Questa prima esperienza

discografica, però, è breve e non

troppo felice. L’anno successivo, infatti, le

sue strepitose qualità di attrice prendono il

sopravvento sul suo esordi da cantante. Il

regista Anton Giulio Majano la chiama per

farle interpretare un ruolo nel giallo televisivo

Sotto processo, con Alberto Lupo e

Ilaria Occhini. Loretta, che non ha mai

preso lezioni di recitazione, stupisce per la

sua disinvoltura ed è così che inizia la carriera

di attrice televisiva. Riesce comunque

nel frattempo a portare a termine gli studi

liceali e a seguire la sua passione per il

canto, tanto che nel 1966 si iscrive ala

Concorso per voci nuove di Castrocaro,

dove superando le varie selezioni come un

qualsiasi altro partecipante, arriva in finale,

ma non vince. Le sue doti artistiche la

spingono ad intraprendere anche un’altra

attività, quella di doppiatrice cinematografica,

prestando la voce a Kim Darby in El

Grinta, Katharine Moss in Ucciderò Willie

Kid e Linda Hayden in La pelle giovane. E’

anche la voce di Titti nei cartoni animati.

Loretta dimostra le sue qualità di attrice

non solo in tv ma anche sul palcoscenico

del teatro, ma è certamente

il piccolo schermo

a darle popolarità e soddisfazioni,

soprattutto grazie

al ruolo nel film televisivo

La freccia nera, al

fianco a Aldo Reggiani.

Il ritorno alla musica

avviene con il 45 giri Fino

all’ultimo, edito dalla

Durium, che scrittura l’artista

per tre anni, con il

suo nome completo,

durante i quali escono

dieci suoi dischi e due

long play, Vieni via con

me del ’72 e Formula 2

del ’73, che è anche il

titolo di una delle tantissime

trasmissioni a cui

prende parte, accanto, in

questo caso, ad Alighiero

Noschese. La Goggi colleziona

una lunghissima lista di show televisivi,

tra cui Il ribaltone e il primo

Fantastico, sceneggiati (Dal primo

momento che ti ho visto con Massimo

Ranieri), commedie musicali teatrali, film e

dischi, ma il suo successo più grande

diventa senz’altro Maledetta Primavera,

che si posiziona seconda, dopo Per Elisa di

Alice, al Festival di Sanremo del 1981. Il

suo, insieme a Sarà perché ti amo dei

Ricchi e Poveri, è il disco più venduto di

quell’edizione.

La sua carriera di cantante, imitatrice,

attrice e show girl è stata un continuo di

crescendi ed è ancora a tutt’oggi una delle

artiste più impegnate e ricercate, non solo

per la professionalità e l’esperienza, ma

anche per la sua simpatia, per l’umorismo

e la spontaneità. E’ un tornado di sana

allegria, che non guasta mai!


Campo de’ fiori 35

Il re è nudo

di Gianni Bracci

Il sig. B lo invitò all’assemblea

organizzata

presso il cinema del

paese, anche e soprattutto

per fare numero.

Avrebbe partecipato il

commendator T, un

amico di vecchia data di

B, diventato addirittura

Presidente della

Regione.

G non era vezzo a questi incontri, ma quella

volta decise che sarebbe

andato:

pensava mentre si avviava all’appuntamento.

Il Presidente della Regione aveva appena

finito il proprio discorso tra uno scrosciare

di applausi, quando qualcuno, dal fondo

della sala, chiese il suo parere su come

intendesse affrontare il problema della

disoccupazione che effettivamente era

ormai dilagante sul territorio.

Il Presidente considerò la domanda impertinente,

anche e soprattutto perché fino ad

allora era andato tutto talmente liscio che

non avrebbe voluto aggiungere altro.

Però, con malcelato imbarazzo, capì che

non poteva sottrarsi ad una risposta:”

Penso che… cioè…. è un problema di

carattere generale, la cui natura macroeconomica

impone delle soluzioni a carattere

nazionale…. Certamente possiamo

incontrarci , anche con le vostre associazioni

sindacali, o con gruppi di lavoratori,

per riscrivere insieme le regole ed escogitare

tutte le possibili soluzioni….comunque

adesso devo proprio lasciar....”, non fece in

tempo a finire la frase tra qualche sparuto

applauso che un altro signore lo incalzò:”Presidente,

mi scusi, ma la Regione

che Lei rappresenta, in concreto, come

può aiutare le famiglie in difficoltà ”

Ancora più stizzito il Commendatore rispose

con evidente insofferenza:”Guardi, l’ho

già detto. La disoccupazione è una piaga

difficile da curare… noi faremo il possibile….

ma perché buttarla sempre sulla polemica,

sulla contrapposizione, sulla distruzione

dell’avversario, bisogna essere

costruttivi. Ci tengo poi ad aggiungere che

nessuno provi a toccare la famiglia : un

valore che ho sempre difeso. Per me è

sacra. S-a-c-r-a. Anzi, dice bene, noi aiuteremo

le famiglie, torneremo ai valori del

rispetto reciproco, della solidarietà, contro

il materialismo bieco che caratterizza i

nostri avversari politici. Rifonderemo la

società e garantiremo benessere e felicità

ai nostri figli !!!”

L’argomentazione populista del finale

strappò un caloroso applauso liberatorio

dei presenti, i quali per un momento avevano

visto disorientato il loro

paladino:”Bravo!”, “Grande Presidente !” .

Dopo aver schivato la seconda controdeduzione,

fece per alzarsi e lasciare l’assemblea

avendo intuito, da politico navigato

qual’era, che la discussione poteva

prendere una deriva poco favorevole.

Ma proprio in quel momento, una timida

ma ferma vocina dal centro della sala si

levò:”Io non ho capito!”

E poi un po’ più forte:” Io non ho capito!”

Per quanto garbata, la domanda era stata

posta in modo così ostinato che nessuno

potè far finta di nulla. L’attenzione degli

astanti si spostò verso la mano alzata del

sig. G che chiedeva chiarimenti.

Ripetè:”Non ho capito. Non mi sembra sia

stato risposto alla domanda del signore di

prima: cosa farà per chi ha perso il lavoro,

per chi non lo trova, per le famiglie in difficoltà

Non l’ha detto ! Mi dispiace, non

l’ha detto ! Non c’entra niente la polemica

politica o la solidarietà, penso che l’assemblea

semplicemente si chieda se esistono

delle soluzioni alla problematica della

disoccupazione: a questa domanda deve

rispondere”. La questione, nella sua innocente

semplicità, rischiava di smontare

l’impalcato del discorso presidenziale.

Veniva posto un dubbio di cui tutti, in

modo più o meno latente, avevano preso

atto ma che si erano preparati a riporre

silenziosamente nel luogo più recondito

delle loro coscienze. G però aveva imparato

che, anche quando difficilmente si

riuscirà ad aver ragione, non bisogna mai

rinunciare a protestare, e quindi disse

quello che pensava nonostante quasi tutta

l’assemblea, almeno a giudicare dagli

applausi, apparentemente sembrava di

parere opposto.

Il Presidente cercò di sorvolare:”Guardi,

avremo altre occasioni

di incontro,

adesso devo proprio

andare . Grazie, grazie.

Grazie a tutti”. E

si alzò avviandosi

decisamente all’uscita.

Un’altra voce, però,

con altrettanta cortesia

e fermezza si

levò mentre camminava

tra le poltrone

d e l

cinema:”Presidente

è vero, non ci ha

risposto! Anche io

non ho capito !” “ed

un’altra ancora: ”Sì, è vero, non si è capito.”

”Non l’ha detto, non ha risposto, non

ci prenda in giro”.

Il Presidente, di fronte a quel crescente

numero di persone che chiedeva spiegazioni,

velocizzò il passo :”Va bene, va

bene, lo spiegheremo la prossima volta.

Grazie, grazie a tutti!”

E mentre si dileguava il chiacchiericcio

nella sala man mano saliva di volume e si

udivano commenti qualunquisti da quelle

stesse persone che qualche minuto prima

avevano applaudito:”Sono tutti uguali”,

“Pensano solo alle poltrone”, “Meglio non

andare a votare” e via dicendo.

G se ne andò alla chetichella. Si sentiva un

po’ in colpa per aver contribuito ad infiammare

la serata, anche se si rendeva conto

di aver semplicemente espresso ciò che

forse tanti altri non osavano dire o addirittura

pensare. Chissà quale paternale gli

avrebbe riservato il sig. B quando lo avrebbe

incontrato.

Molto probabilmente questo esordio aveva

bruciato ogni possibile impegno politico

futuro: chi si sarebbe più fidato di uno che

metteva in discussione le parole del

Presidente della Regione In politica è

meglio essere più accondiscendenti.

Vabbè…. Se ne sarebbe fatto una ragione.

Fece, come sempre, un breve resoconto

alla sua signora, la quale, come sempre,

scosse la testa in segno di disapprovazione.

Il giorno delle elezioni il commendatore

si riconfermò Presidente, e prese pure

parecchi voti nel suo stesso paese:”Hai

visto, che ti dicevo, tanto rumore per

nulla” esclamò la signora D con tono di

rimproverò, al che G sentenziò:”Ma…. Può

darsi che sia il male minore !”.

“Che vorresti dire che gli altri sono peggiori

di questo ” chiese la signora D.

“A giudicare dai voti, sì. Personalmente

non lo so, non mi hanno più invitato alle

assemblee…”


di Riccardo Consoli

... continua dal numero 69

I primi passi nella professione cominciò a

muoverli nel 1941, allorquando fu ingaggiato

da Lee Young, fratello di Lester,

dal 1941 al 1943 fece parte dell’orchestra

di Louis Armstrong e più tardi fu con

Barney Bigard, suonò ancora con i fratelli

Russell e Illinois Jacquet e dal

1946 al 1948 nella grande formazione di

Lionel Hampton per il quale scrisse

anche molti arrangiamenti; a trent’anni il

contrabbassista, che disponeva di molte

esperienze alle spalle, veniva chiamato

Baron Mingus per via della sua ammirazione

per Duke Ellington. Per la casa

discografica Debut, che aveva ambiziosi

programmi, furono effettuate importanti

registrazioni, una delle quali, sarebbe

rimasta negli annali del Jazz, si tratta di

quella tenuta a Toronto nel maggio del

1953, da un quintetto riunito dallo stesso

contrabbassista che, in quella occasione

volle attorno a se il fior fiore dei musicisti

Jazz dell’ultima generazione, fra i quali

Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Bud

Pawell e Max Rosch. Charles Mingus

si fece promotore, oltre che animatore, di

un gruppo di musicisti d’avanguardia che

lavorò sotto la significativa insegna di Jazz

Workshop - Laboratorio del Jazz, successivamente

modificata in Composers’

Workschop e quindi in Jazz

Composeres Workschop che tennero i

loro primi concerti nell’estate del 1953 al

Putnam Central Club di Brooklyn e nei

mesi successivi al Modern Art Museum

di Manhattan dove suscitarono grande

interesse. Dobbiamo osservare come il

metodo seguito da Mingus nel creare

musica somigliasse molto, ne poteva essere

diversamente, a quello di Duke

Ellington, ma a differenza di questo egli

lascia largo spazio all’improvvisazione,

eredità del Jazz di New Orleans e non

utilizza mai i suoi solisti come fatto condizionante,

viceversa crea quelle condizioni

atte a mettere gli stessi nella migliore luce

possibile, egli cercò sempre collaboratori

che, disponendo di una voce strumentale

ed uno stile, potessero adeguarsi con facilità

a quelle che erano le sue idee. Proprio

per questo motivo i gruppi formati da

Mingus non soffrirono mai troppo per la

perdita di un determinato solista e non

cambiarono sound malgrado la rotazione

dei loro componenti, peraltro, i rapporti fra

il contrabbassista e i suoi musicisti furono

spesso molto difficili e non di rado qualcuno

di questi lo piantò in asso, altrettanto

difficili furono i rapporti con i dirigenti delle

case discografiche da lui invariabilmente

definiti furfanti. Alla fine degli anni cinquanta

del secolo scorso, Charles

Mingus era ormai un magnifico contrabbassista,

probabilmente superiore a qualunque

altro per capacità tecniche, oltre

che per la potenza e la bellezza dei suoni

che riusciva a cavare dal suo strumento.

Ascoltando la sua musica non si può non

dare ragione a coloro i quali hanno voluto

accostare il vulcanico contrabbassista al

grande Duke Ellington, il gusto orchestrale

e la grande capacità compositiva

sono elementi comuni a questi due personaggi,

infatti Mingus è stato, oltre che un

virtuoso del suo strumento un compositore

di primissimo piano, egli aveva una

quasi venerazione per il Duca e non di

certo un caso che una sua composizione

avesse per titolo: Open letter to Duke.

Agli inizi degli anni sessanta si verificarono

due fatti piuttosto importanti nella vita dell’irrequieto

musicista il primo fu l’iniziativa

presa con la collaborazione parecchi musicisti

famosi di indire, negli stessi giorni dell’annuale

Festival del Jazz di Newport

e nella stessa cittadina di Rhode Island,

un contro festival per la difesa dei valori

della miglior musica afro americana contro

il dilagante commercialismo che inquinava

la più importante manifestazione

Jazzistica del mondo; il secondo, che

servì a farlo conoscere molto meglio in

Europa aumentandone il prestigio internazionale,

fu la sua prima esibizione al di

qua dell’Atlantico, sulla Costa Azzurra,

dove era stato invitato dagli organizzatori

del Festival del Jazz di Juan les Pins

nei pressi di Antibes e dove si esibì con

alcuni dei suoi fedeli collaboratori fra cui il

trombettista Ted Curson e il saxofonista

Booker Ervin. In Europa Mingus ritornò

più volte tra il 1972 e il 1977 apparendo

abbastanza discontinuo, tuttavia chi

ebbe modo di ascoltarlo in Italia in quel

periodo con un suo nuovo quintetto che

comprendeva il saxofonista Gorge

Adams e il pianista Don Pullen, ritrovò

quell’ironico e vulcanico musicista dei

grandi giorni, erano questi gli ultimi fuochi

di una strepitosa carriera. Ormai semiparalizzato,

seduto su una sedia a rotelle che

non avrebbe più abbandonato, volle

comunque partecipare alla registrazione di

un disco dal titolo: Me, myself and eye che

reca la sua firma e la sua chiara impronta,

morì a Cuernavaca in Messico il 15 gennaio

1979 dove si era recato accompagnato

dalla moglie nel tentativo, andato fallito,

di farsi curare da un guaritore indigeno.

Poco prima della sua morte Charles

Mingus aveva inciso un breve monologo

in cui preannunziava la sua imminente

fine, aveva anche dato disposizioni di ciò

che si sarebbe dovuto fare della sua

salma, si sarebbe dovuta cremare e

disperdere le ceneri nelle acque del fiume

Gange; il giorno in cui Mingus morì furono

ritrovati su una spiaggia americana le

carcasse di cinquantasei balene, proprio

cinquantasei come i suoi anni, il suo corpo

obeso poteva fare ben pensare ad una

balena.

La gente del Jazz restò notevolmente

impressionata da questa coincidenza.


Campo de’ fiori 37

L’angolo del Bon Ton

Cominceremo con questo

articolo un viaggio

attraverso tutto quello

che concerne la preparazione

di un matrimonio.

Cercheremo, infatti, di

scoprire tutti quei piccoli

segreti che ci aiu-

di Letizia Chilelli

teranno a rendere il

“giorno del sì”, una festa indimenticabile

ma soprattutto irripetibile, unica e perfetta.

Però, prima di parlarvi della vera e propria

organizzazione vi regalo qualche piccola

curiosità legata al matrimonio e ai

suoi protagonisti.

La parola Matrimonio deriva dal

vocabolo latino Matrimonium, più

precisamente dell’unione delle 2

parole Mater=Madre e

Munus=Dovere, il

Matrimonium era quindi nel

diritto romano un “Dovere

della Madre”, si intendeva,

cioè, un legame che rendeva

legittimi i figli nati dall’unione.

La sposa deve indossare il

giorno delle nozze qualcosa

di vecchio, di nuovo, di

regalato, di prestato e di

blu.

Gli oggetti vecchio e nuovo simboleggiano

il passaggio della fanciullezza al

ruolo di sposa e di moglie.

L’oggetto regalato rappresenta la futura

ricchezza ed è una rivisitazione dalla tradizione

Inglese di infilare nella scarpa della

sposa una moneta da 6 pence.

L’oggetto prestato esprime la volontà

Il Matrimonio

della sposa di far partecipare in maniera

molto intima la persona cara che le ha prestato

l’oggetto.

La cosa blu, che spesso è la giarrettiera

(che assolutamente non si lancia!!!) ricorda

l’uso ebraico di ornare la sposa con un

nastro azzurro che simboleggiava la purezza,

l’amore e la fedeltà.

E’ segno bene augurante se la sposa la

mattina del matrimonio si sveglia al canto

degli uccelli o se scopre un ragno tra le

pieghe del suo vestito, inoltre porta fortuna

il letto nunziale preparato da due

donne vergini.

La sposa dovrebbe indossare un vecchio

velo preso in prestito da una donna felicemente

sposata, si dice infatti, che la felicità

e la fertilità di quella donna passino

alla nuova sposa proprio grazie al velo.

Il corteo nunziale: la sposa deve uscire

dalla sua casa cominciando la

sua uscita con il piede destro.

Alla fine della cerimonia la

sposa, dando le spalle al

gruppo delle sue amiche,

deve lanciare il suo bouquet.

La ragazza che riesce ad

afferrarlo (possibilmente

senza resse!!) riceverà una

proposta di matrimonio entro

l’anno. Questa tradizione arriva direttamente

dall’antichità dove i fiori che venivano

impiegati per il bouquet erano i fiori

d’arancio che oltre a significare abbondanza,

prosperità e felicità, accompagnavano

proprio la proposta di nozze.

Vediamo, ora, alcune curiosità sullo sposo.

Il futuro marito deve avere 3 grani di

sale nella

tasca sinistra

della

giacca.

Altro gesto

che porta

fortuna è

offrire alla

moglie dopo

la Messa

una spiga

di grano.

Questo rito,

simboleggia

la fortissima

analogia tra la

Terra e la donna.

La Terra arata dopo aver ricevuto i chicchi

di grano germoglia, così alla donna con il

matrimonio viene affidato il compito di tramandare

la vita.

Sta allo sposo stappare la prima bottiglia

di Champagne o di Spumante al ricevimento,

avendo cura di colpire con il

tappo (facendo attenzione a non mirare al

viso) uno scapolo che così incontrerà entro

l’anno la sua anima gemella.

La sposa deve varcare la prima volta la

soglia della sua futura casa in braccio al

marito.

Tradizione questa, ripresa dagli antichi

Romani che facevano tutto ciò per evitare

che la sposa inciampasse nell’abito varcando

la porta, presagio questo infausto

poiché stava a significare che le divinità

della casa non la volevano accogliere.

continua sul prossimo numero...

Protegge i tuoi valori

Silvia Malatesta - Via S. Felicissima, 25

01033 Civita Castellana (VT)

Tel.0761.599444 Fax 0761.599369

silviamalatesta@libero.it


38

Campo de’ fiori

Per ricordare Don Marciano Ercolini

Ufficiale e Sacerdote

(terza parte)

Il convoglio era

composto dai piroscafi

Piemonte,

Ardenza, Italia,

Crispi, Galilea e

Viminale; tutte queste

navi erano cariche

di uomini e

di Arnaldo Ricci

arnaldo_ric@yahoo.it materiale.

Le navi militari di

scorta erano i cacciatorpediniere Sebenico,

San Martino, Castelfidardo, Mosto e

Bassini.

La procedura della Regia Marina Italiana

prevedeva che, qualora una nave appartenente

ad un convoglio fosse stata colpita,

una di scorta si doveva preoccupare dei

soccorsi; il resto del convoglio doveva

però proseguire spedito, verso la destinazione

finale alla massima velocità; adottando

questa procedura, diminuivano le

probabilità di perdere altre navi.

Subito dopo il siluramento della Galilea, il

comandante verificò la distanza da terra;

essa era circa 9 miglia marine dalle isole

Paxos ed Antipaxos; poi stimò il danno del

siluro nemico e capì subito che la nave

sarebbe affondata in due o tre ore; constatato

che in sala macchine i motori

erano ancora efficienti, dette ordine di dirigersi

verso terra ma purtroppo il meccanismo

del timone e governo nave era irrimediabilmente

fuori uso! Ormai la nave

era solo in balia delle onde altissime e la

manovra non andò a buon fine.

Il cacciatorpediniere di scorta incaricato

dei soccorsi Mosto ( da non confondere

con la Ca da Mosto già affondata nel 1941)

tentava di accostarsi ma la manovra non

riusciva a causa del mare mosso; fra l’altro

la nave di scorta poteva avvicinarsi solo

per pochi minuti, doveva poi ripartire ad

alta velocità per evitare a sua volta di

essere colpita dal sommergibile o sommergibili

nemici; quella notte non si conosceva

la forza d’attacco nemica…….solo

dopo alcuni giorni si seppe che era composta

da un solo battello.

Il comandante della Galilea, vista la situazione,

radunò i suoi ufficiali e quelli dei

militari passeggeri (compreso il Ten. Don

Marciano) informandoli di iniziare le procedure

di abbandono nave.

Nonostante la confusione ed il caos che si

era creato, Don Marciano riunì i suoi Alpini

sul ponte della nave, i quali erano già consapevoli

che essa doveva affondare.

Benché egli, come da lui affermato successivamente,”

impietrito dalla paura”,

pronunciò loro con estremo coraggio le

seguenti parole: “……... soldati, commilitoni……..

Alpini….…. eleviamo il

nostro pensiero affettuoso ai nostri

cari, che forse ci aspetteranno invano;

alla patria che abbiamo servito

con lealtà ed onore; a Dio perché

abbia pietà e misericordia di

noi……..dal profondo dei nostri cuori

salga a Dio, un atto di pentimento

per le nostre debolezze!.............” poi

fece inginocchiare tutti e continuò:

“…….mio Dio mi

pento dei miei

peccati…………”

ed infine disse in

lingua latina: “……

ego vos absolvo

ad omnibus peccatis

vestris, in

nomine Patris et

Filii et Spiritus

Sancti….”.

Appena Don

Marciano ebbe pronunciato

l’ultima

parola, immediatamente

fu diramato

l’ordine del “ si

salvi chi può “.

Alcune scialuppe di salvataggio si sfasciarono

contro le pareti della nave, mentre

venivano calate piene di uomini che finirono

inesorabilmente fra le onde paurose del

mare. Tutti, a bordo della nave, avevano

indossato i giubbotti di salvataggio e quelli

che ebbero il coraggio, si buttarono a

mare; solo due o tre lance raggiunsero il

mare in modo regolare, le altre si rovesciarono

rovinosamente; Il comandante

incitava tutti a buttarsi in acqua prima che

la nave iniziasse ad affondare, risucchiando

uomini e zattere di salvataggio; alcuni

si buttarono altri no.

La nave cacciatorpediniere Mosto rimasta

a prestare il difficile soccorso, ne issava a

bordo pochi alla volta; il buio era pesto e

l’acqua era ad una temperatura di 3 o 4

gradi sopra lo zero; la corrente intanto trascinava

via dal luogo del disastro uomini,

zattere e suppellettili galleggianti.

Le manovre della nave di scorta erano difficilissime;

si rischiava di far finire sotto le

eliche i naufraghi che venivano ripescati al

buio.

Le operazioni di salvataggio continuarono

fino alle ore 03.00 del giorno successivo,

dopodichè la Mosto si dovette allontanare

perché la Galilea stava inabissando.

Quando scomparve fra le onde alle ore

03.30 del 29/03/1942, vi erano ancora

a bordo circa 300 uomini compreso il

comandante che non volle

abbandonare la nave, andando

incontro a morte certa.

Intanto le richieste di aiuto

precedentemente trasmesse

via radio da tutte le navi che

facevano parte del convoglio,

erano arrivate alle autorità

preposte sia a Bari che a

Patrasso.

Da varie basi della Grecia partirono

alcuni MAS (motoscafo

anti sommergibile) e l’incrociatore

ZARA.

Da Brindisi partì anche un

grosso idrovolante Can Z, del

soccorso aereo della Regia

Aeronautica, con le insegne

della Croce Rossa.

La Mosto alle prime luci dell’alba intensificò

le operazione di salvataggio, ma ormai

quando la luce del giorno illuminò il luogo

del disastro, ci si rese conto che erano

rimasti pochi uomini ancora da

salvare.L’idrovolante di soccorso arrivò in

prima mattinata ma la sfortuna volle che si

rovesciasse in avanti durante la fase di

ammaraggio e diventasse inutilizzabile; il

suo equipaggio era di quattro avieri che si

Pietro Comite

taglia il

traguardo in

una maratona

insieme a

Gianni

Morandi,

entrambi

appassionati di

questo sport


Campo de’ fiori 39

trasformarono a loro volta in naufraghi!

Quando alle ore 14.00 del 29.03.1942

arrivò sul luogo del disastro anche l’incrociatore

Zara non c’era più nessuno da salvare;

la corrente aveva portato via tutto,

sia i morti che i vivi ed anche i relitti. Le

ricerche degli eventuali sopravvissuti, in

tutte le direzioni, continuarono senza

sosta, in collaborazione con alcuni Mas; si

doveva far presto perché le acque fredde

erano la principale causa di morte.

Don Marciano, aggrappato ad un relitto, fu

ripescato da un MAS (a circa 15 miglia dal

luogo preciso dell’affondamento) la mattina

presto del 30/03/1942 ed al momento

di issarlo a bordo era semi assiderato e

svenuto.

Il bilancio finale del disastro come precedentemente

detto fu di circa 900 persone

decedute, di cui sempre circa, 600 Alpini

del battaglione Gemona della Julia, 21

Ufficiali, 18 Sottufficiali, alcuni Carabinieri,

Bersaglieri, civili dell’equipaggio, e prigionieri

greci. Si salvarono solo 273 persone!

Ecco di seguito cosa scrisse Giulio

Bedeschi nel suo libro a proposito della

tragedia della Galilea:

“………Le navi procedevano in convoglio

faticosamente nel mare in

tumulto. Invertivano la rotta, facevano

il respiro affannoso per lunghe

corse qua e là sul mare: segno che

annusavano pericoli in fittissimo

buio. Ma quando la notte è più fonda,

la tempesta più furiosa, il freddo più

intenso, l’acqua più insidiosa, un

boato rintrona e si diffonde sulla

superficie del mare.

…….La lotta contro il mare in tempesta

ferve intorno alla nave squarciata,

gli equipaggi si prodigano in tentativi

spasmodici, ma la vio lenza

delle onde non tollera accostamenti…....

……...Il GALILEA non raggiungerà

più le sponde dell’Italia e il

Battaglione Gemona non rivedrà più

la Patria….…….”

Il Ten. Cappellano Don Marciano, in seguito

fu curato in diversi ospedali militari; si

salvò ma la sua voce rimase compromessa

per sempre!

Nel dopo guerra fu nominato Cappellano

dell’ospedale Andosilla di Civita Castellana

e la sua figura è rimasta per sempre associata

a quella struttura ospedaliera; oserei

dire, senza tema di essere smentito, che

dopo il Prof. Vincenzo Ferretti, la figura più

emblematica del nostro ospedale è stata

ed è senz’altro, quella di Don Marciano

Ercolini.

Dall’anno 1947 in poi, tutti gli anni, il 28

marzo viene commemorato il triste evento

della perdita degli Alpini del Gemona.

In varie località del Friuli e del Veneto, a

tutt’oggi, si celebrano cerimonie a ricordo

del triste avvenimento.

continua con la quarta ed ultima parte

sul prossimo numero....

RICERCHIAMO CORRISPONDENTI E

COLLABORATORI per il settore commerciale,

nei paesi in cui Campo de’ fiori è distribuito,

perchè vogliamo che diventi ancor più

la rivista della tua città!

L’universo femminile della lettura

Forse non sapevate che il mondo femminile supera nella lettura quello maschile. Il sorpasso è avvenuto alla fine degli anni ’80,

quando anche per le donne l’accesso all’istruzione è diventato una prassi. Le statistiche dimostrano che il 73% delle ragazze tra

gli 11 e i 14 anni apre i primi libri di lettura ed il 16% di esse diventano delle grandi lettrici. I più scelti dalle donne sono i

romanzi italiani, i gialli e i noir ed i titoli del momento sono: “Due” di Nemi Rovsky, “Meccanica celeste” di Maurizio

Maggiani, “Il peso della farfalla” di Erri De Luca, “Dama della finestra” di Catherine Deme, “La parola dentro la camorra”

di Roberto Saviano e “Cotto e mangiato” di Benedetta Parodi. Dunque una scelta

molto vasta che spazia dal romantico all’impegnato. Il record delle lettrici lo detiene

il Trentino Alto Adige, con il 60%, mentre la Sicilia è all’ultimo posto, con il 31,6%.

Il primato europeo è in mano alle svedesi, seguono le danesi e le olandesi, mentre

l’Italia è solo ventunesima.

Anche nella nostra libreria abbiamo più lettrici donne, alle quali questo mese consiglio

di leggere due romanzi che ho trovato simili ed entrambi bellissimi, dove il tempo, il

saperlo apprezzare, il non sprecarlo e, soprattutto, il condividerlo con chi lo merita,

non sempre è del tutto chiaro nel vivere quotidiano, e in questi due racconti, anche

se in modo diverso, ci viene data un’ultima possibilità, ci viene regalato il tempo. Si

tratta di: “Il dono” di Cecilia Hhern e “Chi ama torna sempre indietro” di

Guillaime Musso. Leggeteli e continuate a seguirci e a visitare il nostro punto vendita,

dove potrete trovare tutti i libri che vorrete.


40 Campo de’ fiori

“A CHE SERVE ‘STA MACCHINETTA”

SPESSO, PER MOLTE PERSONE, L’UTILIZZO DI STRUMENTI IN FISIOTERAPIA RIMANE UN MISTERO…

a cura del Dott.

Patrizio Lazzarini,

fisioterapista

Quando applichiamo

un macchinario,

molte volte noi fisioterapisti

ci sentiamo

fare queste domande:

a che serve sta

macchinetta Ma che

brucia Me farà bene

o male E’ importante

e giusto sapere l’utilita’

di questa terapia

fisica strumentale

e tra i macchinari più utilizzati troviamo i

seguenti:

TENS - Si tratta di una terapia strumentale

antidolorifica che utilizza correnti rettangolari

bifasiche. Si applica attraverso elettrodi

che vengono posizionati sulla cute

secondo schemi precisi. Le correnti così

prodotte agiscono sule fibre nervose sensitive

innalzando la soglia del dolore del

paziente e favorendo la liberazione di

endorfine (sostanze antidolorifiche).

Durante le applicazioni viene spesso

avvertito un lieve pizzicore.

ULTRASUONI(US) - Sono vibrazioni acustiche,

non percepibili all’orecchio umano

e che si diffondono sotto forma di onde di

compressione e decompressione. Gli effetti

in fisioterapia sono legati principalmente

ad un aumento del metabolismo dei tessuti

e dell’attività cellulare, un aumento del

flusso sanguigno per vasodilatazione, un

aumento della permeabilità capillare, un

aumento della soglia del dolore, un

aumento dell’estensibilità e dell’elasticità

del tessuto fibroso.

LASER - E’ un’amplificazione della luce

ottenuta per emissione di radiazioni.

Esistono diverse tipologie di Laser, ad

esempio il Laser scanner viene utilizzato

soprattutto quando l’area di trattamento è

abbastanza estesa; tanto per fare degli

esempi una lombalgia o cervicalgia cronica,

una distorsione di caviglia o nell’immediato

post-operatorio di una ricostruzione

di crociato.

IONOFORESI- È una tecnica terapeutica

che utilizza un generatore di corrente continua,

attraverso la quale vengono veicolati

dei farmaci sotto forma di ioni. Si applica

attraverso degli elettrodi cutanei intrisi

del farmaco che in questo modo

raggiunge l’interno dei tessuti

nei quali ha sede l’affezione

patologica. Il paziente avverte in

genere un leggero pizzicore. I

farmaci più utilizzati sono in

genere antiinfiammatori non steroidei,

cortisonici e chelanti del

calcio.

IPERTERMIA - Si definisce

“termoterapia endogena” il calore

che si sviluppa all’interno dei

tessuti, attraverso la conversione

di un’altra forma di energia.

Quando il trattamento di termoterapia è

ben controllato sia come incremento di

temperatura sia come localizzazione e profondità

viene usato il termine di ipertermia.

In questo caso l’energia utilizzata è

quella elettromagnetica. L’effetto fisiologico

principale è la vasodilatazione del tessuto

che subisce il riscaldamento.

L’ipertermia è indicata in caso di rigidità e

manifestazioni dolorose post-traumatiche,

artropatie croniche e degenerative, borsiti,

sindromi canalicolari, mialgie e fibromialgie,

rachialgie, lombalgie e lombosciatalgie,

flogosi profonde a lenta risoluzione,

esiti di edemi ed ematomi tendenti a cronicizzare,

peritendiniti croniche e tendinosi.

ELETTROSTIMOLAZIONE - Si tratta di

terapia fisica tra le più diffuse che prevedoe

l’uso di correnti eccitomotorie ad onda

quadra bifasica, in grado di produrre una

contrazione muscolare. Può essere applicata

a muscoli normoinnervati, parzialmente

innervati o denervati utilizzando

programmi specifici. Si rivela utile soprattutto

nelle prime fasi della

riabilitazione.

MAGNETOTERAPIA

Nella magneto-terapia si

utilizzano gli impulsi elettromagnetici

a bassa frequenza

al fine di dare un notevole

aiuto nella cura di

diverse sintomatologie

legate a stati infiammatori o

a patologie ossee. I campi

magnetici vengono impiegati

nella fisioterapia ormai

da qualche decennio perchè

gli impulsi elettromagnetici, eccitando

le cellule, aiutano la rigenerazione dei tessuti

ossei e cutanei, migliorano la

circolazione sanguigna e stimolano la produzione

di endorfine da parte del sistema

neurovegetativo, riducendo, in tal modo, il

dolore che accompagna inevitabilmente lo

stato infiammatorio. La magnetoterapia,

infine, stimola l’assimilazione del calcio,

importante per le ossa che, rinforzandosi ,

saranno meno soggette a fratture o a

malattie degenerative, come l’osteoporosi.

Una paziente sta eseguendo

un trattamento con la tens

Gioielli Acciao e Argento


Campo de’ fiori 41

CIVITONICI ILLUSTRI

DON ANTONIO CARDINALI

(1884-1948)

Nel Marzo 2010, con la premiazione degli

studenti del Liceo Artistico “U. Midossi”

partecipanti alla realizzazione del Logo

Ufficiale dell’Anno dei Cosmati, sono iniziate

formalmente le celebrazioni per l’Ottavo

Centenario dell’Edificazione della

Cattedrale di Santa Maria Maggiore, 1210-

2010, che nel mese di Settembre culmineranno

con un importante convegno di

studi a cui parteciperanno insigni studiosi

e cattedratici provenienti dalle più importanti

università Italiane ed Europee.

Una fondamentale occasione per Civita

Castellana, al fine di avviare il tanto

decantato ed auspicato, decollo culturale e

turistico.

Nel contempo l’Amministrazione Comunale

e la Curia Diocesana hanno dato avvio ad

una serie di conferenze sulla storia dell’insigne

monumento cittadino, relativamente

all’analisi storica di determinati aspetti

architettonici ed artistici, sculture-tiburiocampane,

legati alla sua realizzazione

avvenuta nel lontano 1189.

La figura di Don Antonio CARDINALI,

per 24 anni Vicario Parroco della

Cattedrale, sembra per certi versi dimenticata

dal turbine di teorie e analisi artistiche

proposte delle varie conferenze, anzi

relegata ai margini dalle celebrazioni in

atto, ma per gli studiosi della storia dell’architettura,

un punto di riferimento e

uno stella polare più viva che mai, grazie

ai suoi fondamentali studi sulla Cattedrale

che a distanza, ormai, di più di settant’anni,

mantengono intatta la loro vivacità culturale,

storica e documentaria.

Don Antonio nasce a Civita Castellana il 7

Aprile 1884.

Compie gli studi ginnasiali e classici presso

il Seminario dei Padri Gesuiti al Collegio

Romano, in Piazza di Sant’Ignazio in

Roma.Prosegue gli studi e il seminario,

nella Pontificia Università Gregoriana di

Roma.

Ritorna nel 1910 in Civita Castellana, come

Canonico della Cattedrale, dove rimarrà

fino alla sua scomparsa.

Accanto alla sua attività di apostolato e

preghiera, Don Antonio portò avanti tutta

una serie di ricerche sulla Cattedrale, culminate

nella pubblicazione di due importanti

libri: nel 1930, “I Santi Marciano e

Giovanni. Atti del loro martirio e

culto in Civita Castellana con note

storiche ed archeologiche” e qualche

anno più tardi, “Cenni storici della

Chiesa Cattedrale di Civita

Castellana”, pubblicato in occasione

delle celebrazioni dell’Anno Eucaristico del

1935.

Nel testo dedicato ai SS. Martiri Marciano

e Giovanni, ripercorre tutta la storia documentaria

sul celebre martirio, dagli atti originari

per arrivare alla traslazione e prima

invenzione dell’anno 1001, alla successiva

seconda invenzione del 1230 e, infine, alla

terza ed ultima invenzione del 1749 sotto

il Vescovo Lanucci.

Un testo dove la ricchezza documentaria si

coniuga ad una perfetta sintesi storica e

descrittiva.

Nel secondo libro, viene compiutamente

analizzata la storia dell’edificazione della

Cattedrale, dalla fabbrica medioevale ai

restauri del 1735/’40 voluti dal Vescovo

Tenderini su progetto dell’Architetto

Romano Gaetano Fabrizi.

In particolare pone l’accento sullo stato

originario della Chiesa medioevale, così

come descritto nella celebre Visita

Pastorale del Vescovo Tenderini del 5

Febbraio 1738.

Su questa importante relazione notarile,

ampiamente citata dal Cardinali, si stanno

dibattendo studiosi e teorie delle più

disparate: dagli accusatori del Cardinali di

aver alterato e manomesso i dati contenuti,

per giungere a chi contesta la sua stessa

esistenza negli archivi.

Ricerche archiviali hanno comunque attestato

la sua esistenza.

Resta, comunque, un valore fondamentale

che è poi il grande merito storico del

Cardinali: aver posto alla base della ricerca

storica non soltanto la lettura dell’opera

d’arte sotto l’aspetto simbolico ed artistico,

ma quello documentario, basato sull’attenta

e puntuale ricerca d’archivio

quale momento fondante di ogni analisi

artistica e storica.

Nel 1948, per alterne vicende dovute ai

tragici tempi, il vasto archivio di Don

Antonio è andato completamente perduto

e rimangono tracce soltanto di alcune

pubblicazioni estremamente preziose sulla

storia di Civita Castellana.

Muore il 14 Aprile 1948.

Prof. Architetto

Enea Cisbani

Nel cuore

Al compianto Mario Domizi morto a Civitacastellana

all’età di 96 anni il 05/04/2010.

“ Caro Mario......ora che sei ritornato presso la casa del Padre..........

tuo Figlio e figlie, i tuoi generi, la tua nuora, i tuoi nipoti, i tuoi parenti

e tutti i conoscenti, ti ricorderanno per sempre. La tua lunga vita

di 96 anni, tutta vissuta nel rispetto della fede Cristiana da Te tramandata

ai tuoi familiari e discendenti, sia di esempio nel cammino futuro

per tutti quelli che ti hanno conosciuto, con particolare augurio per le

giovani generazioni....”


42

Campo de’ fiori

Il giornalino

Inserto speciale di Campo de’ fiori dedicato ai più piccoli (Anno 2010 – N. 1)

Gruppo di lavoro: Andrea Bernacchi, Patrizia Caprioli, Elisa Ermini, Marcello Ernoni, Barbara Lucarelli, Paola Marini.

Responsabile del gruppo: Stefania Tabacchini. Coordinatore del progetto: Giovanni Francola.Grafica: Monia Tamburi.

Il mondo pulito di Alice

“Chissà cosa dovrà dirmi Noemi di Così importante”, pensa Alice tra sé e sé mentre si trova in classe,

in attesa che arrivi l’ora della ricreazione.

Finalmente suona la campanella ed Alice e Noemi s’incontrano! “Alice hai saputo la novità Sta per iniziare

la raccolta differenziata dei rifiuti. D’ora in poi non dovremmo più gettarli tutti insieme, ma ci

saranno degli appositi contenitori dove andranno gettati i rifiuti divisi per categoria!”

Alice dubbiosa si guarda intorno e non trovando più il cestino al solito posto lascia cadere a terra la

carta della sua colazione quando all’improvviso le appare una fatina: “Alice, ma cosa fai”.

“Non riesco più a trovare il cestino dove ogni giorno gettavo la carta della mia colazione…”, risponde.


Campo de’ fiori 43

“Eco-bimbi”

La fatina sorride e le dice: “Ma non hai capito cosa ti ha detto la tua amica Raccogli la carta che hai

gettato in terra e seguimi, ti spiegherò io come fare”.

Arrivate di fronte ai nuovi cesti dell’immondizia, la fatina con la sua bacchetta magica le indica quello

per la carta. “Guarda è semplicissimo! Ogni contenitore raccoglie un tipo di materiale diverso!”

Alice getta la sua carta nel contenitore giusto: “Grazie fatina, avevi ragione, è davvero semplice!” .

Alice, contenta di sapere che così potrà aiutare la natura, ora insegnerà anche ai suoi amici come fare.

L’ANGOLO DEL PROF. A cura di Patrizia Caprioli.

Mini spazio dedicato a siti, portali, risorse in rete (gratis!), da poter usufruire come supporto

didattico per gli insegnanti interessati a dare sempre nuovi input ai loro piccoli studenti.

INNOVASCUOLA: http://www.innovascuola.gov.it/ è il portale per tutti i docenti, gli studenti e

le famiglie che vogliono scoprire nuovi modi di conoscere e di apprendere.

Indovina... indovinello...

Una gallina cammina, cammina,

quando vede un ponte e un cartello

con su scritto “non passare”.

Cosa fa

II primi 3 che comunicheranno in redazione al

numero 0761.513117, la risposta esatta riceveranno

un regalo dal Covo della Bomboniera.

Inoltre... per ogni 30 € di spesa un

piccolo regalo ai clienti


44 Campo de’ fiori

Associazione Artistica Ivna

LA FOTOGRAFIA ARTISTICA DI ALESSIO CAON

di Alfredo

Mercutello

Alessio Caon è un fotografo.

E’ un fotografo

che sa fare le foto.

Sembrerà ovvio direte!

A questo punto facciamo

una distinzione.

Fondamentale nel

mondo dell’arte è riuscire

ad essere artisti.

Ovvio anche ciò.

Sembrerebbe!

E’ il particolare che fa la

differenza. Un aggettivo, volutamente

omesso per distinguerlo. Egli è un fotografo

artistico. Ecco il particolare, ovvero la

differenza, che intercorre fra un’ esecuzione

qualunque ed un’ opera d’arte. Quel

tocco magico, quel non so che di artistico,

che la rende unica, che la rende vicina e

che smuove anche forse il più recondito

dei sentimenti.

In una parola:

INCANTO

Le foto artistiche di Alessio Caon meritano

questo appellativo. Abbiamo voluto introdurre

con una metafora l’essenza della

fotografia, ovvero, immortalare l’attimo,

altresì il particolare.

Cosa fa l’artista

Fa le medesime attività di tutti, attivandosi

affinchè la sua passione abbia un luogo

predominante nei suoi pensieri.

L’artista va oltre, si ferma per istanti più o

meno lunghi ed esplica il suo talento.

Ci ha raccontato Alessio, che ovunque egli

si trovi, se qualcosa lo attira e vede in un

particolare, la possibilità di fermarlo nel

tempo, egli prende la macchina e scatta

una foto. La sua è una esigenza, una vocazione.

Alessio, esprime con la fotografia

sentimenti ed emozioni, come la pace, la

tranquillità e la bellezza.

Non ha stimoli dalla tristezza. Per lui è una

gioia la foto e ha il desiderio di trasmetterla

attraverso i suoi scatti. Ci dice che

con essa può toccare il cuore e dare adito

alle più molteplici interpretazioni soggettive.

Non si limita a degli scatti isolati, il suo

intento è quello di creare delle storie, un

filo conduttore, un’analisi dettagliata di un

pensiero che in quei momenti, affiora nella

sua mente. Abbiamo visto la sua raccolta

di immagini “ Indietro nel tempo “attraverso

la quale vuole raccontarci com’era il

mondo prima, durante e dopo la seconda

guerra mondiale. Con uno scopo ben preciso:

sicuramente quello di far riflettere e,

quindi, poi scrivere nei cuori di ognuno di

noi le risposte. Alessio afferma che la fotografia

è un quadro reale. Molteplici sono i

suoi progetti che via via conta di portare a

compimento e desidera che questa passione

possa divenire, in un futuro non lontano,

la sua principale attività. Ha vissuto il

passaggio tra la tecnologia analogica e

quella digitale, confermando che la vera

foto è quella su pellicola. Afferma che la

pellicola è come l’occhio; è fedele, non

altera l’immagine.

L’appassionato distingue sempre i due tipi

di foto dai giochi di luce, dai dettagli e dai

colori. Afferma che i colori della pellicola

sono più saturi, più morbidi, più caldi, più

reali. Ci dice che egli sia contrario al ritocco

fotografico. Quando inquadra un soggetto,

di solito gli basta uno scatto per

raggiungere il suo scopo.

Alessio ci confida, inoltre, di amare le foto

spontanee, preferibilmente senza posa.

Abbiamo apprezzato il suo entusiasmo e il

suo sogno di diventare, un fotografo sull’onda

di quelli di National Geographic.

Un’ eccellente aspirazione.

Questo è l’augurio che gli facciamo, mentre

aspettiamo con ansia, che egli ci illumini

con alcuni dei suoi scatti migliori.


Circoscrizione della cattedra

ambulante di Civita Castellana

Era necessario migliorare l’allevamenteo

Campo de’ fiori 45

di

Francesca Pelinga

Finalmente fra il 1904

e 1905 il sindaco

Midossi riuscì ad avere

finalmente una cattedra

ambulante a Civita

alla quale furono affidati

i comuni di Civita

Castellana, Calcata,

Faleria, Fabrica di

Roma, Corchiano,

Nepi, Castel S. Elia

(mandamento di

Civita), S.Oreste (mandamento di

Castelnuovo di Porto), Mazzano (mandamento

di Campagnano), Monterosi, (mandamento

di Campagnano), Rignano (mandamento

di Castelnuovo di Porto),

Carbognano (mandamento di Ronciglione).

In seguito ai buoni risultati ottenuti, la onorevole

Deputazione provinciale di Roma

credette opportuno nel 1906 affidare alle

cure della cattedra di Civita di cui era direttore

il dott. Bozzoni, anche il mandamento

di Castelnuovo di Porto con i seguenti

comuni: Castelnuovo di Porto, Civitella San

Paolo, Fiano Romano, Filacciano,

Leprignano, Morlupo, Nazzano, Ponzano

Romano, Riano, Scrofano e Torrita Tiberina.

La situazione nell’agro falisco non era certo

delle migliori, anche se l’agricoltura rappresentava

la principale fonte di ricchezza, l’allevamento

del bestiame era legato alle esigenze

della locale agricoltura, mentre tutte

le altre destinazioni come la produzione del

latte,di carne erano completamente sconosciute.

Il sistema di allevamento era

allo stato brado o semi brado, le stalle

degli animali erano tenute in condizioni

poco igieniche, molto spesso in

grotte scavate nel tufo prive di aria e

di luce. Il numero dei cavalli era limitato, il

mulo invece era un animale molto ricercato

poiché serviva da mezzo di trasporto nel

nostro territorio abbastanza accidentato.

Anche l’allevamento dei bovini di razza

maremmana romana non era troppo sviluppato

e, nonostante l’estensione del territorio

civitonico, la carne da consumo veniva

importata dai mercanti dell’Umbria.

L’allevamento degli ovini aveva, invece, una

certa importanza e si contavano circa 6000

pecore che nei mesi d’estate emigravano

nell’Appennino centrale per

la montificazione. Il formaggio

era di ottima qualità

e la lana era molto ricercata

sul mercato di Roma,

gran parte dei terreni venivano

concimato con il letame

pecorino; vi era anche

una piccola mandria di

capre il cui latte era molto

apprezzato dai civitonici.

L’allevamento suino era rappresentato da

parecchie mandrie di scrofe però non sufficienti

per il mercato e quindi molti maialetti

venivano importati dall’Umbria e dalle

Marche per essere allevati, la produzione di

animali da cortile era quasi nulla. A Civita

non mancavano i terreni pascolivi, ma

bisognava diffondere erbe foraggere

così che il bestiame si sarebbe duplicato,

bisognava inoltre risanare le

stalle, per evitare il diffondersi delle

malattie infettive come il carbonchio

ematico e sintomatico che faceva strage

degli armenti. Migliorando le condizioni

i mercati e le fiere ne avrebbero incrementato

i vantaggi al produttore e

potevano sorgere nuovi rami dell’industria

quali la fabbricazione di formaggi, burro e

l’esportazione di latte fresco. L’iniziativa

della cattedra dell’agricoltura, con l’appoggio

del sindaco e del presidente del

Consorzio Agrario e di volenterosi allevatori,

fece si che a Civita qualcosa si stava

facendo, si era fatto anche esperienze di

concimazione chimica e si erano impiantati

dei campi sperimentali nei terreni concessi

dal Conte Feroldi De Rosa, dal Cav.

Salvatore Salvatori, direttore delle

“Fabbriche riunite di Ceramica”, e da ortolani

come Luciano D’Alessio. Anche la

Cooperativa Ceramista operaia, il cui direttore

era Casimiro Marcantoni, aveva messo

a disposizione per la coltura sperimentale

tutta la terra annessa allo stabilimento.

Visto l’entusiasmo con cui i nostri contadini

possidenti misero in pratica le iniziative

della cattedra si formò una Commissione

Zootecnica voluta dal Sindaco Midossi e dal

presidente del Consorzio Agrario Feroldi De

Rosa. Gli scopi erano: costruire ricoveri

per il bestiame, importare buoni

riproduttori e selezionare le razze

locali, l’istituzione e l’esercizio di stazioni

di monta. Il Ministero dell’agricoltura

diede un sussidio di L.500 per l’organizzazione

di piccole mostre zootecniche e

fiere locali a premi per il miglioramento

delle vendite del burro, del formaggio, delle

lane, del latte e delle carni. I componenti

della commissione Zootecnica erano il

sindaco di Civita, presidente del

Consorzio Agrario, Ospedale

Andosilla, Cattedra Ambulante,

Civita Castellana. 17 Settembre 1915. Tradizionale fiera del bestiame

Medico Veterinario, Colonelli

Agostino, Arigoni Cav. Giovanni,

Nobili Fratelli Trocchi, Goliani

Domenico, Riccioni Antonio, Pistola

Francesco, Morelli Edmondo, Basili

Francesco, Montanari Filippo, Tarquini

Domenico, Orazi don Guglielmo parroco.

Per Fabrica Di Roma: Conte

Cencelli Comm. Alberto, Fonti

Enotecnico Luigi, per Faleria e

Calcata: Fratelli Ferranti, per Nepi: il

Sindaco Monti Vincenzo, per

Corchiano: il sindaco Crescenzi

Venturino. Il Presidente onorario era il

Sindaco di Civita Midossi, presidente effettivo

Morelli Edmondo, vice presidente

Montanari Filippo, cassiere Ferrari Ing.

Enrico, segretari il dott. Bozzoni e dott.

Riccioni medico veterinario di Civita. Per

quanto riguarda il Consorzio Agrario era

cosi formato: presidente il conte Ugo

Feroldi De Rosa, vicepresidente Casimiro

Marcantoni, consiglieri: Morelli Edmondo,

Salvatori Salvatore, Tarquini Domenico, sindaci:

Severi Cesare, Simbeni Cesare,

Gavazzi Giovanni, il segretario era Tarquini

Domenico, direttore amministrativo Ferrari

Ing. Enrico direttore tecnico dott. Bozzoni.

Il consorzio vendeva macchine come falciatrici,

rastrelli meccanici, concimi chimici,

pompe irroratrici, anche apparecchi per la

mietitura, lo slogan era che essere soci

del Consorzio Agrario significava salvaguardarsi

dalle frodi nelle sostanze

utili all’agricoltura e togliersi dalla

speculazione privata. Non solo ma il

Consorzio provvedeva anche alla vendita di

sementi di erbe foraggere e si vantava del

fatto che i facoltosi proprietari come i

signori Trocchi e il signor Antonio Riccioni ,

grazie ai nuovi macchinari, avessero migliorato

le loro aziende. In quegli anni però ci

fu la grande emigrazione verso le

Americhe, quindi i nostri contadini e quelli

dei paesi della circoscrizione, i soldi per

essere soci e comperare macchinari e

sementi non ne avevano.

continua sul prossimo numero…


46

ARIETE Giugno inizia alla

grande. Potrete vivere l’amore

passionalmente, e

contemporaneamente realizzare

i vostri desideri.

Favoriti i viaggi e le relazioni

amorose con persone più giovani. Felici

intuizioni per quanto riguarda investimenti

ed acquisti, anche per la casa. Le questioni

di lavoro saranno in primo piano.

TORO Tenete a freno a la

vostra irascibilità, soprattutto

con chi proverà a toccare

la vostra indipendenza.

Attenti a ciò che dite.

Carisma e capacità persuasive in forte

aumento. Sarete più ricettivi, più profondi,

in grado di affrontare qualunque argomento.

La fine del mese si conclude con l‘inizio

di una fase positiva per l’amore.

GEMELLI Vita sentimentale

ottima. Favorite le atmosfere

romantiche in compagnia

del partner. Non cedete

alla golosità! Se non si ha

una relazione affettiva in

corso ci si darà una gran da fare per realizzarne

una. Momento ideale per farsi belli,

ma fate attenzione al portafoglio.

Non siate troppo drastici nel prendere le

decisioni.

CANCRO L’amore torna ad

avere un ruolo di primissimo

piano e l’armonia di

coppia potrebbe essere turbata

da forti sbalzi umorali.

Una vecchia questione potrebbe divenire

fonte di discordia all’interno di una rapporto

ben collaudato. Fortuna invece a gonfie

vele. Sfruttate il vostro intuito nel lavoro e

approfittate dei cambiamenti professionali.

Campo de’ fiori

Oroscopo di Giugno

by Cosmo

LEONE Vivrete con vivacità

e passione qualunque tipo

di relazione sentimentale.

State comunque attenti a

non esplodere se vi sentirete

toccati nel vostro orgoglio.

Potreste avere problemi di comunicazione

e problemi professionali provocati

dall’insorgere di una vecchia questione

patrimoniale. L’attività sportiva vi aiuterà a

liberarvi dalle vostre ansie!

VERGINE Fate attenzioni

agli sbalzi d’umore, avrete

una particolare predisposizione

verso le situazioni di

rottura. Potrete concludere

degli importanti affari. Sono

favoriti gli incontri sentimentali con persone

più giovani. Grazie ad un turbinio di forze in

gioco la vostra vita sta prendendo una

nuova direzione. Ma non fate scegliere al

destino!

BILANCIA Svolte professionali

in vista e finalmente

un po’ di tempo libero da

dedicare alle vostre attività

preferite. L’amore procede

a gonfie vele, potrete vivere

intensamente, con una forte vena di

romanticismo, una divertente storia di

amore. Sarete iperattivi e creativi, ma

spendete queste energie per realizzare un

importante progetto.

SCORPIONE Imparate a

tenere a freno la vostra lingua

o la vostra rabbia se

non volete inficiare i vostri

rapporti professionali o di

coppia. Potrete creare qualche

malumore a causa del risorgere di vecchie

questioni lasciate in sospeso con il

partner. Se riuscirete a controllare la vostra

frenesia potrete realizzare qualcosa di veramente

grande.

SAGITTARIO Eros a gonfie

vele. Momento ideale

per condividere atmosfere

romantiche con il partner.

Attenzione a non parlare

troppo, soprattutto sul

luogo di lavoro. Vita sociale in fermento.

Continuate la vostra analisi introspettiva,

ma non siate troppo severi con voi stessi.

Svolte radicali, inaspettate, improvvise.

CAPRICORNO Il mese inizia

positivamente. Si presenteranno

occasioni d’incontro

con persone più giovani,

atmosfere gioiose e

occasioni sentimentali sorte tra i colleghi.

Se dovete risolvere una vecchia questione

approfittatene. Buone opportunità finanziarie.

Questo è il momento giusto per iniziare

una sana dieta. Favoriti gli spostamenti, i

viaggi e le gite.

ACQUARIO Giugno inizia

magnificamente: potrà

esserci un incredibile

aumento delle occasioni

amorose oltre che di divertimento.

Attenzione ai piccoli

disguidi verbali. Il lavoro continua ad

essere svolto in maniera frenetica, anche

grazie alla creatività ed all’intuito. Non perdete

la lucidità. Scaricatevi attraverso lo

sport e non mangiate sregolatamente.

PESCI Periodo piuttosto

tranquillo. Se avete deciso

di metter su famiglia dedicatevi

alla sistemazione del

vostro nido d’amore. Scarsa

è la voglia di lavorare e maggiore l’autoindulgenza,

soprattutto nell’alimentazione.

Momento professionalmente decisivo, scegliete

in totale sincronia con i vostri desideri.

Abbandonate i vecchi schemi.

LA TUA PUBBLICITA’ NON PUO’

MANCARE SU CAMPO DE’ FIORI,

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numeri che ti mancano!!!

LEGGI Campo de’ fiori

E PASSA PAROLA


Campo de’ fiori 47

La rubrica

dei perchè

Perché si dice

“vai a quel paese”

Questo detto trae origine dalla volontà di

far allontanare una persona che ci ha fatto

arrabbiare; infatti, “Quel paese”, rappresenta

il simbolo di un posto distante da

noi, dove potremo non avere più contatti

con chi ci ha offeso o deluso. E’ un’espressione

più morbida ed eufemistica di altre che hanno lo stesso

significato come “Vai al diavolo”, “Vai all’inferno”, piuttosto che

“Vai in malora”, dove è forte la connotazione negativa e punitiva

del luogo dove vorremmo spedire chi ci sta di fronte!

Perché i numeri dei

cellulari iniziano con il 3

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni,

nel 2003, ha definito la

numerazione nazionale per tipo di servizio,

sulla base della prima cifra. A

questo proposito il 3 è stato scelto per

le comunicazioni mobili, l’1 e l’8 sono

riservati ai servizi a tariffazione speciale ed il 4 è stato destinato

ai servizi interni di rete.

Perché sui treni non ci

sono le cinture di

sicurezza

Sui treni l’assenza delle cinture è

giustificata dal ridotto numero di

incidenti registrati da questo tipo

di veicoli in quanto, tali convogli,

viaggiano con l’ausilio di avanzati

sistemi di terra e di bordo, capaci

di verificare il rispetto dei limiti di

velocità o dei semafori e di intervenire,

frenando le vetture, nel

caso il conducente non li rispetti.


48

Campo de’ fiori

AGENDA

Tutti gli appuntamenti più importanti

11° FESTA DI CATAMELLO

10-13 GIUGNO 2010

PROSSIMI EVENTI

PROGRAMMA

Giovedì 10:ore 20.00 Apertura gastronomia

ore 21.00 Musica dal vivo con “Il gatto e la volpe”

Venerdì 11:ore 20.00 Apertura gastronomia

ore 21.00 Musica a volontà

Sabato 12: Inaugurazione festa con la banda musicale

“Città di Civita Castellana”

ore 16.00 Torneo di Burraco

ore 18.00 Santa Messa

ore 20.00 Apertura gastronomia

ore 21.00 Grande spettacolo musicale col complesso

“I Muchachos”

Domenica 13: ore 20.00 Apertura gastronomia

ore 21.00 Musica dal vivo con “Il gatto e la volpe”

Chiusura festa con finale a sorpresa!

Mercoledì 2 Giugno

Dimostrazione di scherma

all’interno del chiostro

del seminario

Domenica 6 Giugno

Sfilata di moda in collaborazione

con “Atelier Manini”

e Coiffeur Talia,

con la selezione regionale

per la partecipazione a

Miss Mondo

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della Liberazione n. 2 - Civita Castellana

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“Tutela dei dati personali”. Titolare del trattamento dei dati è Campo de’ fiori - P.za della Liberazione,2 - 01033 Civita

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Campo de’ fiori 49

AGENDA

Tutti gli appuntamenti più importanti

MOSTRA DI PITTURA

XX Festival della

Canzone Romana

Fino al 15 giugno

le iscrizioni

Arrivato alla sua XX edizione, si riaffaccia

alla ribalta dell’estate il Festival

della Canzone Romana: il 15 giugno

prossimo scadrà infatti il termine per l’iscrizione dei brani originali da presentare

al Festival. Ideato da Lino Fabrizi nel 1991, la manifestazione ha lo

scopo di promuovere canzoni inedite in dialetto, ma anche in lingua

italiana, purchè parlino di romanità. Possono partecipare alle selezioni

tutti i candidati che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età. Le domande

con i brani dovranno pervenire tramite il sito web www.festivaldellacanzoneromana.com,

dove sarà possibile scaricare anche il regolamento dettagliato

del concorso. La Commissione esaminatrice sarà composta da discografici,

autori, docenti di dialettologia, giornalisti, cantautori e ammetterà alla

selezione del Festival al massimo 20 brani. Le selezioni si svolgeranno – attraverso

una kermesse musicale itinerante - nei luoghi all’aperto della città,

davanti a un pubblico appassionato della canzone romana. Si canterà la Roma

folkloristica, con le sue carrozzelle, i suoi tramonti, le sue fontane, ma anche

quella più quotidiana, con i suoi crucci e le sue storie d’amore. In passato, tra

gli altri e in ruoli diversi, sono intervenuti al Festival artisti come Renato Zero,

Nino Manfredi, Carlo Verdone, Franco Califano, Giancarlo Magalli,

Lando Fiorini, Enrico Brignano, Mario Scaccia, Fiorenzo Fiorentini,

Gigi Sabani, Luciano Rossi, Rodolfo Laganà, I Vianella, I Cugini di

Campagna, Stefano Masciarelli, il Maestro Stelvio Cipriani, Manuela

Villa, Giorgio Onorato, La schola Cantorum e tanti altri…

La finale avrà luogo al Teatro Olimpico di Roma il 26 settembre 2010.

25 maggio

10 settembre

2010

Artista informale, si esprime concentrando

l’interesse della propria ricerca

interiore alla macchia di colore che la

“action painting” americana individua

nella sottomissione del segno al linguaggio

cromatico di cui Jackson Pollok

è stato il massimo esponente...

Giorgio Palumbi

...Opere che portano il fruitore nel

mondo onirico, nell’inconscio, dove tutto

è possibile. La fantasia e l’originalità

della creazione non hanno limiti. Il suo

astratto informale diventa così un gioco

della mente e dello spirito: infatti la spiritualità

è un fattore molto importante nei

quadri e nella vita dell’autore...

Paola Lamonica

Inaugurazione

Martedì

25 Maggio 2010,

ore 18:00 - 21:00

Istituto Polacco di

Roma, Via Vittoria

Colonna 1

Evento speciale

Conferenza,

Mercoledì 26

Maggio 2010,

ore 13:30

I PRIMI ANNI:

2005-2014. IL

CASO DEL MUSEO

D’ARTE MODERNA

DI VARSAVIA

di Sebastian

Cichocki e Ana

Janevski


Tanti

auguri al

grande

Domenico

Mariani

che il 22

Aprile ha

compiuto

gli anni,

dai parenti, amici e tutto lo

staff.

Tanti

auguri a

Riccardo

che il 25

Maggio

compie 1

anno dai

nonni

Marina e Tonino e dagli zii

Emiliano, Sara e

Alessandro.

Tanti

auguri a

Gianluca

e Tamara

di

Corchiano

che il 7

Giugno

festeggiano

il loro primo anniversario

di matrimonio…

Dai genitori, i nonni, le

sorelle e la nipotina Asia…

La Redazione di Campo de’ fiori si associa agli auguri

Tanti

auguri a

Barbara

che ha

compiuto

gli anni il

28

Aprile

dai fratelli

Emiliano,

Alessandro e la cognata

Sara, dai genitori

Marina e Tonino e il

marito Roberto.

12/06/2010

Antonio siamo

arrivati alla

meta più

importante la

maggiore età, 18anni, mamma, papà e Paolo

ti augurano di realizzare tutti i tuoi sogni.

Ti vogliamo tanto bene auguri di buon compleanno.

Un augurio speciale dai nonni.

Tantissimi auguri a Melissa Pirri di

Corchiano che il 23 maggio ha ricevuto

la sua Prima Comunione. Un

abbraccio da mamma, papà e Ivan

28 Maggio 2010

In questi 18 anni, con

la tua serietà, la tua

dolcezza e la tua

simpatia, ci hai dati

immense soddisfazioni

e lasciato un segno

nei cuori dei tuoi

famigliari, che ti adorano. D’ora in

avanti lascerai un segno nel mondo.

Felice compleanno da papà, mamma

ed il tuo fratello Manuel.

Il Papà Cosimo, la mamma

Annita, il figlio Federico,

insieme ai fratelli Tommaso

e Fabio ed alle cognate Lia

e Miriam, ai nipoti Gioia e

Paolo fanno gli auguri a

Daniela che il 20 maggio compie gli anni.

I nonni

paterni

Cosimo e

Annita e

quelli materni

Salvatore e

Giulia, insieme ai genitori Tommaso e

Miriam, al fratello Paolo, fanno gli auguri

per il suo 12° compleanno a Gioia,

festeggiato l’ 8 maggio scorso. A quelli

dei nonni, dei genitori e del fratello si

aggiungono anche quelli dei cugini

Federico, degli zii e parenti tutti.

Tantissimi

auguri a

Jonathan

che il 23

Maggio

compie 20

anni

con amore

Jessica.

Tanti

auguri a

Sara che

il 10

Maggio

compie 22

anni da

Tonino,

Marina, Alessandro Roberto,

Barbara e il piccolo Riccardo.

Grazie per gli splendidi

momenti che mi hai regalato

e che mi regalerai… Emiliano.

Al mio bellissimo cacciatore

Simone tantissimi auguri di

buon compleanno! Amore mio

ti amo… Silvia


Tanti

auguri di buon compleanno ad

Andrea Segato che compie gli

anni il 12 Maggio e all’indimenticabile

sorella Maria

Chiara che avrebbe compiuto

gli anni lo stesso giorno, da

mamma, babbo e da tutti i

parenti e gli amici che vogliono

loro tanto bene…

Ad Andrea ed alla nostra

stella Maria Chiara, auguriamo

buon compleanno, zio

Filippo, zia Anna Maria,

Riccardo, Elisa e Simone

Auguri a Elio Mosca di

Bronzolo (Bz), che ha compiuto

gli anni il 7 Maggio, dagli

zii Marisa e Lanfranco e dai

cugini Paola, Carla,

Franco e Gianni.

Il 3 maggio 2010 la

nostra piccola Desirèe

ha compiuto un anno. Dio

benedica la tua vita

come ha fatto con la

nostra, avendoci donato

te. Ti amiamo mamma

Letizia e papà Rodolfo.

Un augurio speciale

a Giovanni

e Menicuccia

Mazzafoglia che

il 30 Giugno

festeggiano 50

anni di matrimonio

dai figli,

nipoti e parenti.

Auguri a Gustavino che ha festeggiato

i suoi primi 80 anni il 14 Maggio,

dai nipoti Silvia, Alessio, Stefano,

Daniela e dal piccolo Edoardo.

La lottista

consiglia

31-5-77

a Torino

Tanti auguri di

buon compleanno a

Tamara dalla famiglia

e gli amici.

Tanti auguri

a

Roberto

Taomassino

che il 21

Maggio

compie 8

anni, da mamma Simona,

papà Daniele, la sorellina

Chiara e il fratello

Alessio.

Tanti auguri di buon

compleanno a Chiara

Crescenzi che ha

compiuto 18 anni il 26

Maggio, da mamma,

papà, la sorella Barbara,

il fratello Simone, il

fidanzato Mattia, la zia

Giuliana e tutti gli zii

Tantissimi

auguri di

buon compleanno

a

Daniel

Silveri da

zia Alessia,

zio Andrea e nonna Rosalba.

Tantissimi

auguri

Michele

Moscioni

che il 19

Giugno

compie gli

anni, da

mamma,

papà, il fratello Roberto, i

parenti, gli amici

Auguri a zia Lucia per il suo

compleanno, dai nipoti Daniela,

Stefano, Paolo, Alberto e dai

pronipoti Michela, Edoardo e

Giorgia.

Congratulazioni al

Dott. Riccardo

Chiricozzi che ha conseguito

la laurea in

Scienze biologiche e

matematiche con la

votazione di 110, presso

l’Università della

Tuscia di Viterbo, il 21

Aprile, da babbo,

mamm, Elisa, Simone,

zia Gertrude, zio Paolo,

Andrea, Eleonora e i

nonni. La tua famiglia è

orgogliosa di te e ti

augura un radioso futuro!


52

Campo de’ fiori

RIPROPRONIAMO STELLINA, ormai "addomesticata" ha

conosciuto solo il canile...Qualcuno

può pensare di farla felice

Una casa, una famiglia...attualmente

in pensione a pagamento

come la maggior parte dei cani

salvati dall'Associazione.

Tel. 3391123663

Ciao, io sono LUCKY non ho

più una padrona...La prima è

volata in cielo, la seconda,

dopo 1 mese si è già stufata

e non mi vuole più. Sono piccolo,

vivace, ho circa 5 anni, maschietto, meticcio

cerco una vera casa....

Tel. 3391123663

Mi chiamo MAYA e sono una lupetta piccola piccola (la

foto rende poco!) Anch'io vengo dalla strada dove mi

hanno trovata scheletrica...Che cosa vi sembro oggi

Cerco anch'io una famiglia

amorevole e che abbia

voglia di perdere un pò di

tempo con me perchè

voglio giocare...Prendo la

rincorsa e ti salto adosso

e ci divertiamo tutti.

Tel. 3391123663

Io sono BELLA, sterilizzata, giovane e

giocherellona...Sono un incrocio tra un lupo e un rottweiller

in....miniatura. Cerco una casa magari con un giardino

e ho tanta voglia di giocare.

Ovviamente sono stata

abbandonata cucciola e

l'Associazione mi ha messa a

pensione ma non ci posso

stare a lungo, capite...

Tel. 3391123663

Io sono BRUNA,

taglia medio-grande,

una volta ho avuto un

padrone ma non m,i

voleva bene

mi ha abbandonata e a

me manca tutto: la libertà,

l’affetto.........

Sono a Civita Castellana.

Tel. 339 1123663

Sono DIANA

l'ultima trovatella...

forse ho nel mio DNA

anche qualcosa di un cane

da caccia...

Mi vuoi adottare

Io vorrei tanto...

Tel. 3391123663

Mi chiamo SID, ho circa due

anni. Ero felice, tanto

felice,,Voglio tornare ad essere

un cane allegro. Vi prego

portatemi via da quì.... Sono

a Civita Castellana. Tel.

3391123663

Sono KIKKA e non

conosco ne collare ne

guinzaglio... Sono giovane

e sterilizzata e

anche un pò diffidente,

ma con un pò di

pazienza, vi ripagherò

con il mio affetto canino. Sono a Fabrica di

Roma. Tel. 0761577122 (orario negozio)

Sono PIPPO, il setter, sono stato raccolto in

condizioni disperate... ora stò meglio, ho messo

sù qualche chiletto, le piaghe sul mio corpo si

stanno rimarginando...ma quelle del cuore

no...Vorrei una famiglia disposta ad aprirmi

casa e cuore.. Tel. 3391123663

Per altre proposte di adozione visitate il sito:

WWW.INCROCIAMOLEZAMPE.ORG


Campo de’ fiori 53

Roma com’era

Roma.

Piazza Esedra.

Autunno 1958.

Il soprano Maria Callas,

passeggia con il marito

Giovan Battista Meneghini,

per le vie del centro della

Capitale.

Modello di eleganza

e raffinatezza,

la coppia si lascia

fotografare,

con disinvoltura,

dai paparazzi.

Visita il nostro sito

www.campodefiori.biz


54

Campo de’ fiori

Album d

Campo de’ fiori

7

9

3 4

5 6

1

2

8

Veglione di Carnevale 1953 - Sala di Vignanello - 1.Isa Piccioni, 2. Concetta Piccioni, 3. Lucia Paolocci, 4. Silvano Rossini, 5. Sergio Civillotti, 6.

Ivana Piccioni, 7. Ilario Guazzaroni, 8. Giano Soli, 9. Argia Paolocci.

Campo de’ fiori

Civita Castellana anno

1953/54 -foto del sig.

Vittorio Galligani

1

7

8

2

4

5

10

9

3

11

12

13

6

14

Maestro Antonio

D’Amico

1. Luciano Zampini,

2. Salvatore Martani,

3. Alberto Casadidio,

4. ... Tulli,

5.Fabio Patrizi,

6. Emilio Corteselli,

7. ... Cingolani,

8. Vittorio Calligani,

9. Franco Pedica,

10.Gianni Gezzi,

11. Alcide ...,

12. ... Cesarini,

13. Vasco Alessandrucci,

14. ... Genzano.


Campo de’ fiori

55

ei ricordi

Campo de’ fiori

Civita Castellana - Anno scolastico 1950. Foto della Sig.ra Vincenza Cipriani

Campo de’ fiori

Civita Castellana. Classe femminile. Foto della Sig.ra Graziella Basili (in prima fila, terza da dx)


56

Campo de’ fiori

Album d

5

4

3

2

1

Campo de’ fiori

Fabrica di Roma - anni ‘50 - Matrimonio di Nazzareno Pecoroni e Ersilia Iannoni

1. Giovanni Ricci, 2. Rocco Testa, 3. Piera Ricci, 4. Maria Pecoroni, 5. Rosa Bianchini.

Campo de’ fiori

Fabrica di Roma - anni ‘30

Da sx: Rosa Bianchini, Nazzareno - Piero eMaria Pecoroni

Campo de’ fiori

Fabrica di Roma - primi anni ‘40

Da sx: Piero - Maria - Domenico e Nazzareno Pecoroni.


Campo de’ fiori 57

ei ricordi

Fabrica di Roma

21 Settembre 1951.

Tiro a segno delle

attrazioni presenti per le

festività di San Matteo.

Il tiratore

Giovanni Francola

centra il bersaglio e si

guadagna così la foto,

che veniva scattata in

modo automatico

solamente quando

si faceva centro.

Foto della Sig.ra Anna

Francola

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Fabrica di Roma - Primi anni ‘50. Giovanna Ciappici di 11 anni e

Massimo Todini di 3 anni, in sella alla mitica Vespa.

Fabrica di Roma, castagneti - Anni ‘70.

Da sx: Antonio Bianchini, Carlo Pacelli e Roberto Brandetti

su un insolito podio.


58

Campo de’ fiori

Album d

Campo de’ fiori

Corchiano 1976. La banda musicale Giuseppe Verdi, diretta dal Maestro Giuseppe Giustozzi, in occasione dell'Infiorata

9

1

2

3

4

5

6

7

8

Campo de’ fiori

Corchiano - 1964 -Rrecita all'asilo in occasione della festa della mamma. 1. Bruno Marconi, 2. Morena Mechelli, 3. Giorgia Santini,

4. Annagrazia Sberna, 5. Santina Menicocci, 6. Anna Clelia Petrucci, 7. ... Moretti, 8. Ester..., 9. Carla Profili.


Campo de’ fiori 59

ei ricordi

Campo de’ fiori

Calcata 1940

Fratelli e sorelle Arpini.

Seduti da sx:

Petronilla, Valeria,

Angela Maria Argenti,

Elisea, Carmela.

In piedi da sx:

Lalletta, Rosina,

Nicolina, Armanda,

Giuseppe, Ottavio.

In alto da sx:

Nestasio, Celeste,

Tommasso.

Carbognano

1923.

Foto di gruppo

dell’asilo.

Campo de’ fiori


60

Campo de’ fiori

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