La Divinità - Benvenuti nel sito dei ragazzi della Scuola Media!

ragazzi.iltessitore.it

La Divinità - Benvenuti nel sito dei ragazzi della Scuola Media!

Piccola presentazione

con test finale


Indice:

1. L’induismo in generale

2. La preghiera indù

3. La vita dopo la morte

4. Le divinità

5. La vita sociale (caste) e individuale (stadi)

6. Le regole di comportamento

7. Tre problemi irrisolti nell’india di oggi


1

L'Induismo è

la più antica delle principali

religioni del mondo

con più di 900 milioni di

fedeli, è attualmente la

terza più diffusa, dopo il

Cristianesimo e l'Islam.

è praticato in più di 3000

forme diverse.


La parola hindu fu introdotta con l'arrivo dei musulmani (nel secolo

VIII) che le diedero un significato religioso.

Indu trae la sua origine dalla parola sanscrita sindhu (fiume, corso

d'acqua, area del fiume, l'Indo).

COLORO

CHE

APPARTENGONO A QUESTA

RELIGIONE PREFERISCONO

IL TERMINE CLASSICO

DHARMA, CHE SIGNIFICA

LEGGE, SOSTEGNO, NORMA,

GIUSTIZIA, DOVERE, E SI

RIFE-RISCE ALL'ORDINE

ETERNO DELLE COSE.

Sanatana Dharma («eterne

leggi divine universali»)


Con il termine induismo non si intende un'unica struttura religiosa, ma una

miriade di fedi, culture e filosofie, a volte anche distanti teologicamente fra loro,

con alcuni punti in comune, quali:

- la fede nella autorità della rivelazione custodita nei testi sacri di rivelazione e

della Tradizione

- il sistema delle 4 caste e delle 4 tappe della vita

- la teoria del karma e della rinascita (samsara)

- la possibilità di liberazione (moksha)

- un vasto numero di dèi (peraltro, non tutte le correnti accettano le medesime

manifestazioni dei divino - dei o dee - ma accettano il fatto che ogni

manifestazione sia, in ultima analisi, un aspetto dell'unico Dio).

- alcuni riti e pratiche sociali (puja e samskara).


C'è una geografia sacra

dell'India. L'Himalaya è la

montagna sacra da cui

sorge Madre Ganga, il

Gange, che attualmente è

considerato il più

importante dei fiumi sacri

dell'India.

Ogni

confluenza dei fiumi è

sacra.

Varanasi o Benares, la

città di Shiva, è

particolarmente rilevan-te

come luogo di purificazione.


2

La preghiera

Questa bambina

prega davanti al

suo altare

domestico

consacrato a

Krishna. La

maggior parte delle

famiglie indù

possiedono un

luogo come questo

in cui dicono le

preghiere

quotidiane (puja).


Il tempio

Il tempio delimita uno spazio sacro sulla terra

dove ci si può accostare al divino.


Nei templi e nelle case viene offerta la puja che per sé è costituita da diversi

gesti rituali:

- l'offerta del saggio alla divinità,

- l'offerta dell'acqua per la lavanda dei piedi e come rinfresco,

- l'offerta dello yogurt e di miele, dell'acqua per sciacquarsi, dei vestiti e degli

ornamenti.

L'immagine del Dio è unta di

profumo, le si offrono fiori, si

bruciano le candele di legno

di sandalo, vengono accese

le lampade, viene offerto il

cibo, si compiono le

prostrazioni e le

circumambulazioni.


Si pregano gli dèi con i

vibranti MANTRA (formule verbali)

che richiamano la divinità e

stimolano l'imma-ginazioneintuizione

spirituale, ma anche con

varie altre preghiere rituali o di

occasione

Gayatri mantra

«OM! meditiamo sul

glorioso splendore del

Vivificatore divino:

possa egli stesso

illuminare le nostre

menti.»

Si recita all'alba, a mezzodì e a

sera.


È detto YOGIN (che pratica lo yoga) colui che guida i propri sensi

e i propri pensieri in vista del raggiungimento dell'assoluto.

Lo YOGA è una disciplina psicofisica, un sistema educativo

mediante il quale si ottiene il controllo del corpo e delle energie

vitali. Il suo fine è il raggiungimento della pace interiore, della

conoscenza suprema e della liberazione dai legami materiali per

raggiungere l'unione tra l'atman (l'anima individuale) e il brahman

(l'anima universale).


3

La vita dopo la morte

Secondo l’induismo

l'anima individuale è

spirituale, eterna e

indistruttibile.

Il rito della crema-zione

del cadavere consente

la liberazione dell’anima

dal corpo, in vista di una

nuova reincarnazione.

Le rinascite finiscono quando l’attaccamento al corpo è eliminato.


Da La Repubblica dell’11/04/2007, pag. 28

Pire funebri sulle rive del Tamigi

gli indù britannici cantano vittoria

Londra, l’Alta Corte: le cremazioni non violano la legge

Con 559mila fedeli, l’induismo è la terza religione del Paese

Accolto il ricorso contro il comune di Newcastle

CINZIA SASSO

LONDRA - Pire funebri in riva al Tamigi Se Davender Kumar

Ghai, un devoto indù che sta lottando per avere il diritto di

essere cremato su una catasta di legna all’aperto, riuscirà a

vincere la sua battaglia, potrebbe davvero accadere che a

Londra, in nome della libertà di religione, sia possibile dare

l’addio al mondo terreno «e liberare l’anima» come a Varanasi,

sulle sponde del Gange.


INDIA: A 60 ANNI DALLA MORTE LE CENERI DEL MAHATMA

SPARSE IN MARE

Oggi il sessantesimo anniversario della morte

Nuova Delhi, 30 gen. (Apcom) - a 60 anni precisi dal giorno della sua

morte le ceneri del Mahatma Gandhi sono state sparse nel Mare

d'Arabia. L'urna contenente parte dei resti mortali dell'apostolo della

non violenza assassinato a Nuova Delhi il 30 gennaio 1948 era stato

conservato sinora in un museo di Mumbai. Le ceneri sono state

sparse in mare con una solenne cerimonia dalla spiaggia di Girgaum

Chowpatty di Mumbai alla presenza dei discendenti del primogenito

Hariral, considerato il "ribelle" dei quattro figli di Gandhi.

Dopo la cremazione di Gandhi, le ceneri erano state raccolte in

diverse urne e gettate nel Gange e negli altri fiumi sacri secondo il

rituale induista, ma alcune urne sarebbero state segretamente

"sottratte" da conoscenti e simpatizzanti che volevano preservare la

memoria del Mahatma.

Mercoledì, 30 Gennaio 2008


Il Brahman è l’oceano e l’Atman una goccia, un’onda nella

sua infinita distesa.

Il nostro Io individuale è come un contenitore di vetro che

ci separa dall’oceano.

Le onde non sono nient'altro che acqua. Dopo che

un'onda si alza e poi cade, la stessa acqua dell'oceano

prende la forma di un'altra onda in qualche altro posto.

Qualunque sia la forma o il modello che assuma, non è

altro che acqua dell'oceano.

Noi pensiamo di essere il corpo, un'onda isolata, e allora

siamo finiti per sempre quando il corpo muore. Questo ci

riempie di paura perché non vogliamo morire. Perciò ci

addoloriamo quando pensiamo alla morte. Vogliamo

scappar via dalla morte.


La Divinità

La divinità dell’induismo è unica ma si

manifesta in molte forme.

Queste forme sono rappresentate come divinità

individuali a personali a solo scopo contemplativo,

devozionale e rituale.

Ogni devoto si sceglie il proprio Signore (= la

divinità) che deve condurlo al Brahman.

Si dovrebbe parlare allora di panteismo:

4

Io (Dio) sono il sapore dell'acqua,

lo splendore del sole e della luna.

Io sono il suono nello spazio.

Io sono la forza dell'umanità.

Io sono il dolce profumo della terra.

Io sono il fulgore del fuoco.

Io sono la vita di tutti gli esseri”

(Bhagavad-gita)


La divinità più alta è la Tri-murti:

BRAMA-SHIVA-VISHNÙ

«... solo gli ignoranti credono che Io, Vishnù e

Shiva siamo distinti: Shiva, io e Brahma siamo una

cosa sola, e assumiamo diversi nomi per la

creazione, conservazione e distruzione

dell'universo. Noi, come il Sé uno e trino,

pervadiamo tutte le creature; i saggi considerano

perciò tutti gli altri (uomini) come se stessi.»

Vishnu periodicamente si incarna per ordinare il mondo. Krishna la sua 8^ di

10 incarnazioni rappresenta l'amore altruistico in qualche modo legato alla

forza dell'eros. La sua 10^ incarnazione è il Buddha.


BRAHMA

Brahma il creatore, tiene

nelle sue 8 mani vari

simboli tra cui il fior di loto,

simbolo della creazione. Ha

4 teste: egli è fonte di ogni

sapere .

Saraswati sposa di Brahma

è la dea della conoscenza,

venerata come dea della

parola pronunciata, quindi

della poesia, della musica,

e di tutte le attività

intellettuali.


SHIVA

Shiva è il signore del

tempo che distrugge e

ricrea tutte le cose.

Sulla fronte ha il terzo

occhio, simbolo della

coscienza più alta della

Realtà, il Brahman.

A volte porta sulla mano

un teschio, simbolo del

samsara, il ciclo della

esistenza e delle vite e

rinascite e un filo di

perle simbolo del suo

insegnamento.

Porta sulla mano anche la fiamma della distruzione

che egli controlla.


VISHNU'

Vishnù, colui che preserva è la terza

divinità della Trimurti: tiene in mano una

mazza che rappre-senta la forza

elementare da cui derivano tutte le

forze dell'uni-verso, fisiche ma

soprattutto mentali.

Dal suo naso esce il soffio vitale il cui

controllo porta alla illumi-nazione. A

volte tiene il disco della

mente simbolo della dominazione

universale e la conchiglia dell'OM, la

vibrazione primordiale da cui ha origine

la creazione. Quando Vishnù si rende

presente nei templi viene suonata la

conchiglia OM.

Il suo colore è l'azzurro, simbolo

dell'infinito.


GANESHA

Presso la religione induista,

Ganesha ("Signore di tutti gli

esseri"), è una delle

rappresentazioni di Dio più

conosciute e venerate; figlio

primogenito di Shiva e Parvati,

viene raffigurato con una testa di

elefante provvista di una sola

zanna, ventre pronunciato e quattro

braccia, mentre cavalca o viene

servito da un topo, suo veicolo.

Spesso è rappresentato seduto,

con una gamba sollevata da terra e

ripiegata sull'altra.


5 LE CASTE

Le divinità principali sono associate alle caste sociali e formano con esse una specie

di architettura socio-religiosa:

ARYA

(Ariani=indoeuropei)

SHIVA (testa)

- Dio trasformatore

- 4 mani

- genera e distrugge la vita

- Ascetismo -Yoga

BRAMINI (sacerdoti)

ARYA

(Ariani=indoeuropei)

VISHNÚ (braccia)

- regge l'universo

- 4 braccia

- Devozione - Bhakti

KSATRIYA (guerrieri)

ARYA

(Ariani=indoeuropei)

BRAHMA (gambe)

- 4 teste uguali

- creatore

- ha poco culto

VAISIYA (artigiani, operai e

commercianti)

SERVI GANESHA ( piedi) - signore della sapienza SUDRA (braccianti)

SERVI

ABORIGENI

non sono sottomessi a

nessuna divinità

non sono sottomessi a

nessuna divinità

PARIAH

(intoccabili-fuori casta)

ADHIWASI (considerati fuori

dalla Grande India)


Prima Casta: I Brahmani

- brahmani, nati dalla testa, che studiano i Veda e li insegnano,

officiano i riti e i pandit: ora costituiscono la maggioranza dei

professori universitari (che godono di un alto status ma non sono

ben pagati).

I brahmini sono i sacerdoti di casta dei

templi ed offrono sacrifici rituali

quotidiani alle divinità.

Prima di entrare nei templi è necessario

togliere le scarpe, purificarsi con l'acqua

ed offrire sacrifici alle immagini delle

divinità minori poste di solito all'esterno.


Seconda Casta: Gli KSATRIYA

I guerrieri (con alla

testa il re), che ora

è rappresentata

dalla maggioranza

degli amministratori

e funzionari statali,

nati dalle braccia di

Brahman.


Terza Casta: I VAISIYA

I produttori di reddito, nati dallo stomaco (che lavora per tutto il

corpo), cioè i commercianti, gli agricoltori, e anche i proprietari di

grande case editrici come la Motilal Banarsidass, e così via.


Quarta Casta: Gli Shudra

La casta shudra, è quella di chi è nato per servire gli altri, proprio

come fanno i piedi nel corpo umano, che reggono il peso del corpo,

lo trasportano e camminano nella polvere e nello sporco.

I Mali, giardinieri.

I Dhobi, addetti al lavaggio degli indumenti delle persone di tutte le altre caste.

I Nari, barbieri, che collocano il loro "negozio" sulla strada, dove ognuno può recarsi e farsi

tagliare barba e capelli.

I Potters, lavoratori di ceramica, unica attività loro premessa.

Un Kumhar, gli scultori. creano opere volte a divertire il popolo, ma anche statue votive.

Alla fine del lavoro le statue vengono abbandonate nei torrenti e nei laghi.


Le quattro caste principali sono divise in centinaia di sottocaste o

jati, divise tradizionalmente in base al lavoro. In pratica, il sistema

castale si fonda su di una rigida divisione basata sulla purezza

rituale per quanto riguarda il cibo, il lavoro e il matrimonio.

Il passaggio da una casta all'altra è estremamente difficile perché

l'individuo eredita la sua casta di nascita.

L’emancipazione avverrà in base al karma nelle vite future.

Tra le caste più basse vi sono ancora molti milioni di "intoccabili"

(paria), ritenuti impuri perché praticano mestieri "impuri", come la

pulizia delle strade, delle latrine o la rimozione dalle strade delle

persone e degli animali morti.


I fuori-casta: Pariah o Dalit

I Pariah o Dalit, che Gandhi chiamò "Harijan" o Figli di Dio e ai quali dedicò nel

1933 il settimanale Harijan, sono al di fuori delle caste.

Ciò non comporta necessariamente la povertà, ma uno status infimo e, spesso,

l'ignoranza che, se nelle città non si notano molto, nei villaggi e nella

campagna, cioè nella maggior parte dell'India, sono molto evidenti.


5b

I quattro stadi della vita

Secondo la tradizione vedica, l'indù deve attraversare quattro stadi della vita

o ashram (l'altro significato di questa parola designa un eremo di sannyasi).

Questi quattro periodi della vita sono:

1. Il brâhmâcârya: [lo studente] il giovane indù, sotto la guida del

suo maestro o guru, osserva un periodo di castità e di formazione, tanto

profana quanto spirituale, durante la quale svilupperà il suo sapere e la sua

virtù.


2. Il garhasthya: [il padre di famiglia] l'indù entra nella vita

mondana, si sposa e fonda una famiglia, che è anche un dovere religioso.

Durante questo periodo, ha il diritto di godere della vita,

contemporaneamente imparando ad avere dominio di sé.


3. Il vânaprasthya: [l’asceta domestico] dopo aver compiuto il suo

dovere sociale, quando i figli sono cresciuti, l'indù lascia la sua famiglia, a cui ha

lasciato mezzi di sussistenza, e va a vivere un periodo di studio delle scritture

sacre nel "soggiorno nella foresta", praticandovi la meditazione e il digiuno.

4. Il samnyâsa: [il pellegrino errante] l'indù raggiunge lo stato di

rinuncia, disinteressandosi dal mondo, e diviene un samnyasi. Distaccato dal

mondo, può ritornare tra i suoi poiché non teme più le tentazioni materiali e

potrà far partecipi coloro che lo circondano della sua esperienza e del suo

sapere.

Oggi queste due ultime tappe non sono più

praticate che da un piccolo numero di persone,

avendo gli indù trovato nel Bhakti Yoga un mezzo

più semplice e più sicuro di liberarsi del mondo,

dedicandosi all'amore verso Dio.


6 LE REGOLE ETICHE

DELL’INDUISMO

Anche se la vita religiosa in India è varia e

multiforme, gli indiani sono accomunati dal

dharma, una legge o etica di vita valida per

tutti.

Il dharma comprende i doveri verso la

famiglia, la casta e la società nel suo

insieme; ma questi variano da individuo a

individuo e da casta a casta, fin dalla nascita.

Cosi come gli uccelli obbediscono a leggi

diverse da quelle dei pesci, i membri di una

determinata casta seguono regole diverse da

quelle di altre caste.


I DOVERI DI UNO YOGI

Sono divisi tra yama e niyama in dieci categorie:

Yama (regole sociali)

ahimsa: non fare violenza contro alcuna creatura di Dio

satya: veridicità, non dire mai bugie

asteya: non rubare

brahmacarya: non usare irrazionalmente dei propri organi sessuali

aparigraha: non aver desiderio di possesso, non abusare dei beni

Niyama (regole personali)

sauca: pulizia interna ed esterna (alimentazione vegetariana)

santosa: essere soddisfatti, ricercare la calma

tapas: servizio degli uomini, degli animali e delle piante

svadhyaya: studio delle sacre scritture (Veda, Upanishad…)

isvara-pranidhana: abbandono fiducioso alla provvidenza di Dio


7

Tre problemi irrisolti nell’Induismo:

- Mahatma Gandhi affermava: "Le donne costituiscono la metà migliore

dell'umanità" e si rifaceva alla più antica tradizione dell'induismo in cui anche

le divinità più venerate erano femminili. Le donne tuttavia soffrono

l’infanticidio femminile, il maltrattamento e l’uccisione per motivi di dote, lo

sfregiamento del volto con l’acido in caso di rifiuto delle avances di un

maschio, i matrimoni precoci stabiliti dalle famiglie (nonostante l’età minima

fissata a 15 anni per legge), l’impossibilità di divorziare e di risposarsi in caso

di vedovanza, la sati (uccisione della vedova col marito morto, abolita nel

1829, ma ancora in uso in alcune zone).

- Nonostante il principio etico fondamentale sia la nonviolenza e la religione

si ispiri alla tolleranza, c’è un nazionalismo e un integralismo che spesso si

traducono anche in forme violente.

- Nonostante l'intoccabilità sia stata formalmente abolita dalla costituzione

nel 1950, permane una forte discriminazione sociale a causa del sistema

delle caste.


LA PIRA DELLE DONNE

Una vedova si butta nel rogo

del cadavere di suo marito:

suicidio o sati

Il cadavere di suo marito, morto

dopo una lunga malattia, stava

ancora bruciando. Janakrani,

quarantacinque anni, ha aspettato

che i parenti si allontanassero e si è

buttata sulla pira, finendo la sua

vita tra le fiamme. Un altro caso di

sati, nell'India del ventunesimo

secolo

E' avvenuto lunedì 21 agosto 2006 nello stato centrale del Madhya Pradesh,

dove è al potere il partito radicale indù e dove, all'inizio del mese di agosto,

era stato approvato un nuovo decreto anticonversione, che rende molto più

difficile ai cittadini indiani abbracciare un diverso credo. La polizia ha aperto

un'indagine sul caso di Janakrani: “Non abbiamo elementi per dire che si sia

trattato di sati, potrebbe essere stato un semplice suicidio.


12/12/2007

INDIA

Oltre 500 episodi di

violenza anticristiana

in 23 mesi

Colpiti religiosi, credenti e luoghi di

culto. Un gruppo cristiano raccoglie

prove e denuncia connivenze e

protezioni di gruppi nazionalisti indù.

Ora chiede l’intervento del governo

contro una violenza “peggiore del

terrorismo”. Vescovo di Vasai: i

credenti di ogni fede collaborino per i

diritti umani.


Dice di sé un intoccabile nel portale dei Giovani

della pace:

Nell’ordine sociale i fuori casta sono messi fuori

dai villaggi, ossia costretti alla separazione fisica.

Come fuori casta io non posso camminare sulle

strade comuni, non posso attingere acqua dai

pozzi dove l’attinge l’altra gente, devo pregare in

un tempio a parte, in alcuni villaggi non posso

usare le scarpe; in alcuni posti ci sono due

bicchieri, uno per la gente normale ed uno per i

fuori casta come me. È più di un apartheid,

perché è nascosto. Solo da poco tempo i fuori

casta come me hanno la possibilità di recarsi

all’estero e spiegare alla gente ciò che accade in

India.


21/05/2007

INDIA

Donna Dalit uccisa

per aver fatto una

domanda

di Nirmalo Carvalho

Venerdì una donna Dalit è stata

aggredita per aver “osato” chiedere a

una persona di alta casta residente

nel suo villaggio, ex membro del

consiglio, se avesse visto la mucca

che aveva perso. La donna è stata

portata poi in ospedale dove è

deceduta sabato. Quando la notizia si

è diffusa gli abitanti del villaggio

hanno inscenato una protesta fino a

quando la polizia ha promesso di fare

il possibile per catturare gli assassini.


1. Nell’induismo:

a. Il culto per Brahma, Shiva e Visnù non lascia

spazio ad altre divinità.

b. L’adorazione di varie divinità (politeismo) è solo

l’apparenza di una religione panteista in cui Dio è

tutto;

c. Il monoteismo è duramente combattuto;


2. L’avatar è:

a. Una manifestazione di Visnù o di un’altra divinità

in forma umana;

b. Un uomo autorevole della casta dei guerrieri;

c. Un puntino che si disegna sulla fronte tra gli occhi.


3. Il karma indica:

a. La preghiera, la creatività, la solidarietà;

b. La moralità, la concentrazione, la saggezza;

c. La spontaneità, la convivialità, la generosità.


4. Nell’Induismo lo yoga è:

a. Una speciale preghiera per gli dei;

b. Una tecnica per ottenere l’unione dell’anima con

Dio;

c. Un esercizio psicofisico di rilassamento.


5. Il dharma è:

a. Il tessuto connettivo della cute e si trova subito

sotto l'epidermide;

b. La divinità principale adorata dagli induisti;

c. La Legge cosmica, seguendo la quale è possibile

porre fine alla metempsicosi.


6. La metempsicosi è

a. Un movimento storico dell’induismo

b. Un metodo di autodisciplina

c. Una dottrina secondo la quale l’anima del defunto

si incarna dopo la morte


7. Il Paria o Dalit è

a. un "fuori casta"

b. un uomo sacro

c. un accattone


8. La guida spirituale della comunità è

a. Il Dalai Lama

b. Il Guru

c. L’Atman


9. La Trimurti indiana è

a. La città dove gli induisti desiderano morire

perché andranno in Paradiso;

b. La triade divina composta da Brahma, Visnù,

Shiva;

c. Le tre fasi della vita dall’infanzia, adolescenza

ed età adulta;


10. La prima regola degli induisti è

a. Non adorare altro dio oltre al loro Dio

b. Non commettere atti impuri

c. Astenersi dalla violenza

More magazines by this user
Similar magazines