Calendario Trial 2009 - Federazione Ciclistica Italiana

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Calendario Trial 2009 - Federazione Ciclistica Italiana

PROFESSIONISTI

Podio tutto straniero nella 100 a edizione della Classicissima di Primavera

di Massimo Rodi

Cavendish, la prima

è da fuoriclasse

All’esordio nella Milano-Sanremo, premiata la caparbietá del

britannico che beffa Haussler al fotofinish dopo una straordinaria

rimonta tutta di potenza. Terzo Hushovd. Petacchi, quinto, è il

primo italiano. Tardivi gli attacchi sul Poggio di Rebellin e Pozzato

VENI, VIDI, VICI. Novello

“Cesare”, Mark Cavendish ha

corso la sua prima Sanremo,

ha visto e sentito che era nella

sue corde e, inevitabilmente,

ha vinto. Come si temeva,

come sperava il giovanissimo

inglese dell’isola di Man, per

entrare definitivamente nell’olimpo

dei velocisti. Il più

grande, al momento.

Su questo nessun dubbio. La

sua progressione, dopo 300

chilometri di battaglia, ha impressionato

tutti, a cominciare

da Mario Cipollini che di

velocisti qualcosa ne capisce.

In una volata dove il lavoro

dei “treni” - LPR per Petacchi,

solo quinto, Liquigas per

Bennati, sesto, Quick Step per

Boonen, addirittura 15° - non

ha portato nessun vantaggio,

Cavendish ha sfruttato tutta

l’esperienza del pistard - è

campione del mondo in carica

nell’americana in coppia

col fenomenale Bradley Wiggins

- lanciandosi all’inseguimento

del tedesco Haussler,

che aveva sorpreso tutti con

uno scatto all’interno dopo

l’ultima curva. In quegli ultimi

300 metri di tutti contro

tutti, dove ogni disegno tattico

si era annullato, crederci

fino in fondo è stata la parola

magica che ha aperto la grotta

del tesoro. E su quel fatidico

ultimo metro, la sua ruota,

per soli dieci centimetri - dieci

centimetri dopo 300 km, davvero

un battere di ciglia - ha

preceduto quella di Haussler,

riavvolgendo il filo rosso di un

dejà-vu che Erik Zabel, il suo

mentore, chissà quante volte

gli avrà ricordato, visto che

lui stesso nel 2004 fu la vittima

di un epilogo simile: già a

braccia alzate sul traguardo,

fu bruciato dal colpo di reni di

HAUSSLER GUARDA PERPLESSO CAVENDISH SUBITO DOPO L’ARRIVO DI SANREMO (FOTO SIROTTI)

Oscar Freire.

Insomma, alla prima venuta,

in una Sanremo che festeggiava

l’edizione numero 100, il

non ancora 23enne Cavendish

ha vinto imitando un certo

Eddy Merckx nel ‘66 (anche

lui all’esordio, però non aveva

neanche 21 anni) andando

ad iscrivere sull’albo d’oro

il nome di un britannico, 45

anni dopo quello di Tommy

Simpson, trionfatore nel lontano

1964.

Se i meriti di Cavendish sono

straordinari, non si fa peccato

di lesa maestà, se ai nostri

ragazzi, viene rimproverato il

fatto di avergli messo la vittoria

su un piatto d’argento. La

misura della sconfitta italiana

è nell’ordine d’arrivo, con il

sesto posto di Petacchi come

migliore piazzamento davanti

all’altro velocista di razza

Bennati. E gli attaccanti che

dovevano fare la corsa - i vari

Rebellin, Pozzato, in primis

- ancora più indietro, troppo

titubanti nelle loro iniziative,

velleitari negli allunghi sul

Poggio. Ma l’errore va ricercato

sulle salite delle Mànie e Cipressa,

dove, una volta riassorbita

la fuga di otto corridori, il

gruppo arrivava compatto. Lì

Scarponi e Garzelli alzavano

il ritmo, ma è mancato il supporto

di altri attaccanti. In

troppi sono rimasti sulla scia

e la salita è andata su senza

troppi scossoni, visto che certo

non si poteva far conto sulle

quadre dei velocisti che avevano

tutto l’interesse a che Cavendish,

Petacchi, Bennati e

il Mondo del Ciclismo n.13

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