AfG14-1387 Alpini settembre_LR(1)
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ANNO 2014 - NUMERO 4 - DICEMBRE - Trimestrale - E 3,50 - Poste Italiane S.p.A. - Spediz. in Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) - Art. 1 comma 1, NE/VI<br />
In caso di mancato recapito rinviare all’ufficio di Vicenza CPO, per la restituzione al mittente, che si impegna a corrispondere l’importo dovuto<br />
Schierati in vetta<br />
per gli onori agli Eroi
2 - La feritoia del Torrione<br />
“Alpin fa grado”<br />
Presunzione o vero merito<br />
di Vito Mantia<br />
In effetti, letto così, il frontespizio<br />
del nostro periodico sezionale<br />
può assumere una certa aria<br />
di presunta superiorità degli alpini.<br />
E qualcuno me l’ha anche<br />
fatto notare.<br />
La naia, almeno ai miei tempi,<br />
in gran parte si reggeva e funzionava, bene o male,<br />
sui gradi dei personaggi che la creavano a<br />
loro immagine e somiglianza. Oggi è<br />
mutata radicalmente. La divisa,<br />
specie quella per le varie attività<br />
di impiego, è uguale per tutti: soldati<br />
semplici, graduati di truppa,<br />
sottufficiali e ufficiali. Salvo le<br />
tagliatelle dei gradi che, in fondo,<br />
non sono più tanto sgargianti.<br />
Ricordate le divise e i paludamenti<br />
dei vari capi capetti<br />
e gerarchi fascisti<br />
Bella la semplicità<br />
del nostro cappello e di<br />
quell’unica penna!<br />
Senza uscire dal tema<br />
che mi permetto di proporvi,<br />
vorrei farvi conoscere<br />
un episodio che<br />
mette in luce ancora una<br />
volta l’unicità di essere<br />
<strong>Alpini</strong>.<br />
Col Btg. Feltre eravamo in<br />
zona di una guerra atroce e senza<br />
confini, di giorno e di notte, in<br />
Montenegro, dopo la tristissima<br />
campagna di Grecia (13.775 Caduti, 20.087 dispersi,<br />
12.380 congelati, 50.874 feriti). Con l’autocolonna<br />
ci stavamo spostando da Prijepolje a Nova<br />
Varos. Avevamo caricato anche una Compagnia di<br />
Fanti, con alcune freschissime reclute appena arrivate<br />
dall’Italia. Era stato da poco sventato un<br />
attacco dei partigiani titini. Una delle suddette matricole<br />
mi si accostò e in preda al terrore mi chiese<br />
come ci si doveva comportare per non essere colpiti,<br />
allo scoperto sul cassone di un camion. Ricordo<br />
il suo volto di fanciullone ingenuo che ispirava<br />
tenerezza. Mi parlò della sua mamma che… non<br />
sarebbe sopravvissuta a una brutta notizia. Guardò<br />
il mio cappello che avevo appoggiato per un attimo<br />
sopra un bidone di gasolio, con la penna ben in<br />
vista e mi chiese se poteva provarlo. Così fece.<br />
Dal sorriso capii che …si sentiva protetto. Quando<br />
arrivammo a destinazione, mi fece un bel saluto<br />
militare, portando la mano al cappello con riconoscente<br />
fierezza. Evidentemente il cappello alpino<br />
c’entra sempre e trova un suo meritato<br />
spazio quando si parla o<br />
si scrive di naia.<br />
Il cappello alpino è<br />
stato e rimane un simbolo,<br />
una garanzia, un reale grado<br />
aggiunto per chi lo porta<br />
e si rende conto del suo<br />
valore. Ho più volte affermato<br />
che essere alpini significa<br />
appartenere a una<br />
particolare categoria dello<br />
spirito.<br />
Quando i partigiani titini,<br />
famigerati per crudeltà,<br />
riuscivano a prendere<br />
dei prigionieri, immediatamente<br />
fucilavano<br />
gli ufficiali appartenenti<br />
alle Camicie nere, ma rispettavano<br />
gli <strong>Alpini</strong> che<br />
erano a tutti noti per l’assistenza<br />
data alle famiglie<br />
indigenti, agli istituti<br />
per bambini e anziani,<br />
quando erano di guarnigione nelle zone più<br />
impervie.<br />
Con queste considerazioni ho cercato di dimostrare<br />
–fuori da ogni retorica – il motivo per cui<br />
il titolo ‘Alpin fa grado’ non è un vuoto motto ma<br />
una realtà, suffragata da una ragione profonda: l’alpinità;<br />
quell’insieme di virtù che rendono la persona<br />
che le vive degna di un “grado” assolutamente<br />
particolare, onesto e senza bisogno di patacche<br />
di sorta.
3<br />
INIZIATIVE IMPORTANTI<br />
PER CELEBRARE IL 2016<br />
IN TERRA VICENTINA<br />
In copertina:<br />
Onore ai Caduti sul Dente austriaco, in occasione<br />
del pellegrinaggio sul Pasubio. (foto Gollin)<br />
SOMMARIO<br />
pag.<br />
• La feritoia del Torrione 2<br />
• Nello zaino 4<br />
• Uno di noi 20<br />
• La mia naja 21<br />
• di Baita in Baita 22<br />
• In Libreria 23<br />
• Dai Gruppi 24<br />
• Protezione civile 35<br />
• Lo sport 37<br />
• Varie 38<br />
• “Un nostro amico hai<br />
chiesto alla montagna” 41<br />
Anno 2014 - n. 4 - Dicembre<br />
Gratis ai soci<br />
Abbonamento annuo Euro 13<br />
Tiratura 21.000 copie<br />
Direzione e Redazione<br />
Sezione A.N.A. Vicenza<br />
E-mail: alpinfagrado@anavicenza.it<br />
Direttore Responsabile<br />
Dino Biesuz<br />
Editore<br />
Associazione Nazionale <strong>Alpini</strong> Sezione di Vicenza<br />
36100 Vicenza - Via B. D’Alviano, 6<br />
Tel./Fax 0444.926988<br />
Web Site: www.anavicenza.it<br />
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Registrazione del Tribunale di Vicenza n. 67<br />
del 26.4.1953<br />
Iscrizione al ROC N° 24648<br />
Stampa:<br />
Rumor Industrie Grafiche S.p.A.<br />
Via dell’Economia 127, 36100 Vicenza<br />
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Carissimi alpini,<br />
veniamo da due appuntamenti importanti: la Colletta alimentare<br />
e la riunione dei capigruppo.<br />
Un fine settimana entusiasmante per me che come presidente<br />
della nostra Sezione ho potuto incontrarvi e vedervi lavorare con un<br />
grande entusiasmo nei vari supermercati in cui, sabato 29 novembre,<br />
abbiamo sostenuto, come ogni anno, la raccolta della Colletta alimentare.<br />
Nonostante la crisi il nostro Cappello Alpino ha fatto di<br />
nuovo la differenza e così la raccolta si è ulteriormente incrementata.<br />
Bravi ai 700 volontari dislocati in 55 punti vendita!<br />
Domenica 30 ho incontrato i vostri capigruppo, constatando<br />
quanto sono determinati a portare avanti il loro impegnativo compito,<br />
a quanto credono nei valori degli <strong>Alpini</strong> e con quale entusiasmo<br />
trainano i loro Gruppi verso le nuove sfide che ci aspettano.<br />
Questo nonostante tutto, nonostante la grande delusione che ci<br />
ha profondamente colpiti, nel vedere che non è stata condivisa la<br />
nostra proposta di Adunata nazionale per il 2016 quale occasione di<br />
un doveroso omaggio ai Caduti per la patria provenienti da tutta<br />
Italia che si immolarono sulle montagne vicentine.<br />
Un forte segno di reazione, come e nel modo degli <strong>Alpini</strong>, perché<br />
sappiamo di essere dalla parte giusta, dalla parte di chi ha bisogno<br />
di aiuto, dalla parte di chi deve essere ricordato e non dimenticato,<br />
dalla parte della nostra gente, che ci vuol bene e desidera vederci<br />
sempre protagonisti nella vita dei nostri paesi.<br />
Bravi! E’ questo che mi aspetto da Voi ed è questo che sto facendo<br />
con gli altri presidenti delle Sezioni vicentine: vedrete, assieme<br />
sapremo rispondere con orgoglio e fierezza e faremo in modo che<br />
qui, nel 2016, in terra vicentina, gli alpini dovranno recarsi per onorare<br />
gli Eroi d’Italia. Sarà un 2016 con iniziative importanti, a carattere<br />
nazionale, che abbiamo già chiesto alla sede nazionale di assegnarci<br />
e che coinvolgeranno tutta la famiglia degli alpini.<br />
Vi auguro di essere sempre forti come lo siete sempre stati, di<br />
guidare le vostre famiglie ed i vostri figli nella direzione giusta in<br />
questo difficile periodo, e, se qualcuno di Voi avrà un momento di<br />
difficoltà, alzi la mano e chiami gli amici <strong>Alpini</strong>. Ci aiuteremo l’un<br />
l’altro ed assieme saremo ancora più forti!<br />
Che il Santo Natale ed il Nuovo Anno portino nelle Vostre famiglie<br />
forza d’animo, unione e serenità.<br />
Orgoglioso di tutti Voi.<br />
Il presidente alpino Luciano Cherobin.
4 - Nello zaino<br />
Un migliaio di alpini e 19 vessilli sezionali al grande pellegrinaggio.<br />
La cerimonia all’Ossario e sui due Denti. Percorribile la strada degli Scarubbi<br />
Il grazie agli eroi del Pasubio<br />
di Monica Cusinato<br />
C’è un appuntamento, la prima<br />
domenica di <strong>settembre</strong> di ogni anno,<br />
al quale un alpino vicentino non<br />
può mancare, il pellegrinaggio sul<br />
Pasubio.<br />
Quest’anno è stata una ricorrenza particolare, l’umore<br />
non era tra i più sereni, la delusione e l’incredulità<br />
permeavano l’aria: i problemi erano cominciati già venerdì<br />
5 <strong>settembre</strong>, quando il sindaco di Posina, preoccupato<br />
per previsioni meteo avverse, poi disattese da<br />
quest’estate stramba, ha revocato i permessi per il transito<br />
di mezzi e persone sulla strada degli Scarubbi. Fortunatamente<br />
alla cerimonia all’Ossario il giorno dopo<br />
era presente il sindaco di Vallarsa, prof. Geremia Gios,<br />
ovviamente alpino, che in base ad una convenzione con<br />
Posina può concedere permessi per il transito sugli Scarubbi<br />
e li ha messi a disposizione della Sezione. Si è<br />
così guadagnato la riconoscenza del direttivo sezionale,<br />
perché grazie alla sua disponibilità hanno potuto partecipare<br />
al pellegrinaggio anche alpini che non hanno più<br />
la gamba per salire a piedi.<br />
La cerimonia all’Ossario, breve ma sentita e partecipata<br />
ha visto l’alzabandiera e gli onori ai Caduti. con<br />
la deposizione della corona d’alloro. Emozionanti le<br />
allocuzioni delle autorità convenute, il prefetto Eugenio<br />
Soldà, il gen. Domenico Innecco, il sindaco di Valli<br />
Armando Cunegato e il vicepresidente della Sezione<br />
Ana di Vicenza Paolo Marchetti.<br />
La notizia che l’adunata è stata assegnata ad Asti è<br />
giunta prima di salire ai Denti per gli onori ai Caduti.<br />
Ma poiché ci vuole ben altro per fiaccare lo spirito alpino,<br />
la cerimonia è proseguita con impegno immutato sui<br />
Denti Italiano e Austriaco, dove sono state deposte le<br />
corone e resi gli onori ai Caduti ancora sepolti da 98<br />
anni sotto le macerie di una mina. “Per non dimenticare”:<br />
è proprio questo è stato lo stimolo per vincere lo<br />
sgomento creato dalla mancata assegnazione dell’Adunata<br />
nazionale 2016, e gli alpini si sono stretti ancor di<br />
più tra loro e hanno ricordato i Caduti, andati a morire<br />
lassù chiamati da una Patria che oggi, purtroppo, assomiglia<br />
più ad una matrigna che ad una madre, ma che<br />
loro hanno amato e servito fino alla fine.<br />
La domenica mattina c’erano 3 colonne di pellegrini<br />
in marcia verso la chiesetta di Santa Maria del Pasubio:<br />
una con i mezzi della Protezione civile sulla strada degli<br />
Scarubbi, una sulla Strada degli Eroi e una, a piedi, sulla<br />
Strada delle 52 gallerie. Circa mille le penne nere<br />
convenute ad assistere alla messa celebrata dal gen.<br />
mons. Ezio Busato. Presenti 18 vessilli sezionali oltre a<br />
quello di Vicenza, 111 gagliardetti e 4 gonfaloni dei Comuni<br />
della zona. Tra le autorità l’assessore regionale<br />
Elena Donazzan, giunta a piedi per le 52 gallerie in compagnia<br />
del presidente Cherobin e del vicepresidente nazionale<br />
Ana Renato Zorio, il sindaco di Vicenza Achille<br />
Lo schieramento davanti all’Ossario sul Colle Bellavista (foto Mattiolo)
Nello zaino - 5<br />
Variati, il gen. Domenico Innecco, il presidente di Confindustria,<br />
alpino Giuseppe Zigliotto, il gen. Gianfranco Rossi<br />
vicecomandante del Comando interregionale nord di<br />
Padova, un reparto del 7° <strong>Alpini</strong> di Belluno, una rappresentanza<br />
delle infermiere volontarie della Croce Rossa di<br />
Vicenza, oltre ai consiglieri sezionali e gli ex presidenti<br />
Rossato e Galvanin.<br />
Particolarmente vibrante di emozioni e sentimenti l’intervento<br />
del presidente Cherobin, ancora visibilmente emozionato<br />
dopo i fatti di Milano, che ha<br />
elogiato tutti coloro che nella vita privata<br />
e associativa sanno prendersi le<br />
loro responsabilità, nel bene e nel male,<br />
ma che non si sporcano le mani e neppure<br />
la faccia dietro artifizi, mercimoni,<br />
giochi di potere. Anche il sindaco di<br />
Vicenza, Achille Variati, era visibilmente<br />
deluso per la mancata adunata<br />
nazionale, progetto in cui aveva creduto<br />
fin da subito, da quel 16 <strong>settembre</strong><br />
2012, quando durante l’adunata sezionale<br />
a Vicenza l’ex presidente nazionale<br />
Ana Corrado Perona aveva auspicato<br />
e quasi assicurato che a Vicenza l’adunata nazionale 2016<br />
non poteva essere negata.<br />
E il Pasubio, monte capriccioso, spesso incappucciato<br />
dalle nubi o avvolto dalla nebbia, ha donato ai suoi pellegrini<br />
una giornata baciata da un sole tiepido che ha saputo<br />
però riscaldare il cuore a tutti i presenti. L’adunata 2016<br />
non si farà a Vicenza, ma una cosa è certa: ogni anno, la<br />
prima domenica di <strong>settembre</strong>, la Sezione Ana di Vicenza<br />
ricorderà i Caduti del Pasubio, costi quel che costi.<br />
Arriva sul Pasubio il vessillo sezionale di VIcenza, salutato da quelli di numerose altre sezioni.<br />
Grande e compatta partecipazione della Sezione di Vicenza al Raduno<br />
Triveneto, nonostante l’amarezza per il no all’Adunata del 2016<br />
Splende a Verona l’orgoglio alpino<br />
Non era facile andare a Verona una settimana dopo il<br />
no a Vicenza per l’Adunata 2016. Sarebbe stata più facile<br />
un’assenza critica verso chi ha detto no, per motivi non<br />
certo nobili, all’omaggio a quelli che fermarono la Spedizione<br />
Punitiva sulle montagne vicentine. Effettivamente<br />
al no di Milano gli alpini vicentini hanno reagito, non<br />
restandosene a casa, ma partecipando ancora più numerosi<br />
al raduno Triveneto, tanto che il presidente nazionale<br />
Favero dirà che «Anziché polemizzare, lasciarsi andare<br />
allo sconforto, hanno reagito compattandosi e raddoppiando<br />
le presenze. Questo è il vero animo alpino, Vicenza<br />
ha dato una lezione importante, si è conquistata una<br />
grande credibilità e un grande credito nell’Associazione».<br />
E in una lettera di congratulazioni inviata a tutti gli<br />
alpini della Sezione, il presidente Cherobin ha scritto che<br />
«nonostante l’amarezza e la tristezza de la decisione del<br />
Cdn ha portato nei nostri cuori, ferendo il nostro animo<br />
alpino, voglio con questa mia rassicurarvi che il Consiglio<br />
di Sezione e io, come vostro presidente, difenderemo la<br />
nostra sezione nelle opportune sedi, rivendicando la supremazia<br />
dei valori che hanno contraddistinto le motivazioni<br />
per l’Adunata 2016 a Vicenza».<br />
E un lungo elogio agli alpini vicentini e al loro presidente<br />
Cherobin Sebastiano Favero l’aveva dedicato anche<br />
il sabato sera del Triveneto, in occasione della serata dei<br />
cori alpini in Arena, per il “modo alpino” di reagire e<br />
ripartire di fronte ad una comprensibile delusione.<br />
Un contributo al prestigio della sezione lo ha dato<br />
anche la Fanfara storica, che suscita sempre applausi e<br />
ammirazione quando sfila, in testa al lunghissimo schieramento<br />
vicentino (hanno impiegato ben 22 minuti per
6 - Rubrica Nello zaino<br />
La Fanfara storica suona in un ambiente unico al mondo, l’Arena di Verona (foto Alessandro Ceola)<br />
sfilare tutti gli alpini della Sezione). Ma questa volta il<br />
complesso diretto da Silvio Cavaliere ha raccolto anche<br />
l’applauso di un pubblico enorme, le quasi diecimila persone<br />
affluite all’Arena.<br />
Una grande partecipazione quindi come numeri, ma<br />
anche come qualità, con gli scaglioni che hanno sfilato<br />
compatti e ordinati come non mai. Eppure c’era stato un<br />
po’ di trambusto prima della partenza, all’ammassamento,<br />
perché il via allo sfilamento è stato dato con quasi tre<br />
quarti d’ora di anticipo (dal Friuli sono arrivati meno<br />
alpini del previsto) e sono stati presi in contropiede quelli<br />
che contavano sui consueti ritardi. La zona ammassamento<br />
era così “zona confusione”, ma al momento giusto<br />
i responsabili dell’inquadramento e degli scaglioni hanno<br />
messo tutti “allineati e coperti”. Striscioni, fanfare, gagliardetti<br />
e uomini sono così partiti compatti e ordinati<br />
come sempre.<br />
dibi<br />
Alcuni momenti della sfilata di Vicenza al Raduno Triveneto (foto Mattiolo)
Nello zaino - 7<br />
Tantissimi alpini hanno sfidato il pessimo tempo sull’Altopiano<br />
per rendere omaggio alle migliaia di Caduti<br />
Ortigara 2014, il pellegrinaggio<br />
La cerimonia dell’Ortigara ha avuto un prologo sabato<br />
12 luglio pomeriggio con la deposizione delle corone<br />
d’alloro dell’Ana e della rappresentanza austriaca<br />
all’interno dell’Ossario del Laiten. Sotto un cielo plumbeo,<br />
gonfio d’acqua, erano schierati ai piedi della collina<br />
una trentina di vessilli sezionali provenienti da tutta<br />
Italia e numerosissimi gagliardetti dei gruppi. Alfiere di<br />
Vicenza il consigliere Romeo Zigliotto che, avvezzo<br />
alle bizze del clima montano, si mostrava assolutamente<br />
indifferente ai goccioloni che di tanto in tanto bagnavano<br />
il suo impeccabile vestito. Dopo gli onori al gonfalone<br />
di Asiago e al Labaro nazionale scortato dal presidente<br />
Sebastiano Favero e dal Cdn, si è formata la<br />
colonna che è salita all’Ossario. A ricoprire il ruolo di<br />
cerimoniere era l’ex consigliere di giunta Mario Novello,<br />
che dopo il suo trasferimento in Altopiano ha assunto<br />
anche per la sezione asiaghese il ruolo che ricopriva<br />
a Vicenza. Breve ma solenne la cerimonia all’interno<br />
dell’Ossario. Una volta usciti e ripetuti gli onori a gonfalone<br />
e al labaro c’è stato il rompete le righe, appena<br />
in tempo perché il cielo che fino allora si era trattenuto,<br />
ha aperto le cateratte. Domenica 13 il presidente Cherobin<br />
ha presenziato alla cerimonia alla Colonna Mozza,<br />
mentre i consiglieri Gianpietro Gollin e Luca Franzina,<br />
il capogruppo di Torreselle Massignani, per l’occasione<br />
alfiere del vessillo e il capogruppo di Castelnovo Zamberlan,<br />
hanno rappresentato la Sezione alla messa celebrata<br />
dal direttore de L’Alpino, mons. Bruno Fasani<br />
nello slargo antistante la chiesetta del Lozze. Lungo il<br />
percorso per arrivare al grande parcheggio, a partire dal<br />
bivio per malga Fossetta, era impressionante il numero<br />
di tende e di camper che occupavano tutti gli spazi aperti<br />
e che sicuramente dovevano essere li già da alcuni<br />
giorni pur con un tempo assolutamente instabile e che<br />
ogni giorno non faceva mancare la sua razione di pioggia.<br />
Facevano ala all’altare alcuni vessilli sezionali,<br />
mentre il valloncello sottostante ospitava le bandiere<br />
delle associazioni d’Arma, parecchi gagliardetti di gruppi,<br />
autorità civili e militari e tanti alpini, anche di Vicenza.<br />
Mons. Fasani ha toccato , argomenti come la memoria<br />
per coloro che sono caduti su quelle balze e il messaggio<br />
che dobbiamo trarre dal loro sacrificio e i valori<br />
di amicizia, solidarietà, condivisione che il servizio<br />
militare ci ha trasmesso e che in molti<br />
giovani di adesso sono completamente<br />
assenti. In concomitanza con<br />
la fine della messa sono affluiti negli<br />
spazi del Lozze anche coloro che avevano<br />
partecipato alla cerimonia sulla<br />
cima dell’Ortigara, mostrando così<br />
anche nei numeri quanto è sentito da<br />
tutti gli alpini questo pellegrinaggio.<br />
Serrati i ranghi e alla presenza del labaro<br />
nazionale Ana scortato dal presidente<br />
Favero e dal Cdn e di un moltitudine<br />
di vessilli sezionali, di gagliardetti<br />
e delle bandiere delle rappresentanze<br />
austriache, si è proceduto<br />
all’alzabandiera e successivamente<br />
alla deposizione di una corona sul<br />
piccolo Ossario che sorge nei pressi<br />
della chiesetta. E’ seguito l’intervento<br />
breve ma toccante e incisivo del nostro<br />
presidente nazionale. Al termine,<br />
il rompete le righe e ancora una volta<br />
il cielo che fino a quel momento si era<br />
trattenuto, quasi a voler partecipare anche lui a questa<br />
cerimonia del ricordo, ha riversato le sue lacrime su<br />
quelle cime che tanti giovani alpini, quasi un secolo fa,<br />
hanno bagnato con il loro sangue.<br />
G.G.
8 - Rubrica Nello zaino<br />
Ala scuola media Calderari di Vicenza sviluppato un articolato progetto con<br />
l’Ana e la Julia. Lezioni in aula, ricerche ed escursioni sui teatri bellici<br />
La Grande Guerra appresa dagli alpini<br />
Studenti in marcia verso l’Ortigara (foto Maddalena)<br />
In un momento di crisi di valori sociali, di individualismo<br />
e di inneggiamento al denaro, lo stile di vita associativo e la<br />
cultura alpina possono diventare per alcuni ragazzi piccoli<br />
punti di riferimento. Sapere che il “nonno alpino”, che ha<br />
dipinto l’aula della scuola, messo a posto l’aiuola del quartiere,<br />
lo ha fatto per il piacere di regalare qualcosa, spesso<br />
senza il grazie di coloro che maggiormente ne usufruiscono,<br />
ci rende partecipi di uno stile di vita che sembra appartenere<br />
ad altri tempi. Chi più degli alpini stessi è in grado di<br />
parlare della cultura alpina, ma per far questo bisogna incontrare<br />
i giovani, il nostro futuro, che ci auguriamo tengano<br />
alto il nome dell’Italia con i valori che sono appartenuti<br />
ai nostri nonni, che reduci dalla Seconda Guerra Mondiale,<br />
hanno ricostruito questa nostra Patria.<br />
Quindi nel corso dell’anno scolastico 2013-14 alcuni<br />
gruppi della sezione Ana di Vicenza, nonché il Settimo e il<br />
comando della Julia hanno incontrato i giovani della scuola<br />
Calderari, intervenendo all’interno del progetto “tecnologia<br />
e Grande Guerra”.<br />
24 maggio 1915, l’Italia entra in guerra, ma molti studenti<br />
delle ultime generazioni generalmente attribuiscono<br />
erroneamente questa data alla cosiddetta battaglia del Piave<br />
(1917-1918) fuorviati dai primi versi della canzone patriottica<br />
“il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei<br />
primi fanti il 24 maggio”. Stiamo arrivando a commemorare<br />
i 100 anni dall’intervento dell’Italia nel primo conflitto<br />
mondiale, ma possono gli ossari, le lapidi , i monumenti ai<br />
caduti far comprendere ai nostri ragazzi il sacrificio di vite<br />
umane della Prima Guerra Mondiale<br />
In collaborazione con la sezione Ana si è deciso di analizzare<br />
questo periodo storico alla Calderari e nel momento<br />
in cui il progetto è stato sottoposto al presidente Luciano<br />
Cherobin si è aperto un mondo di collaborazioni. Tutti i<br />
gruppi, a cui è stato chiesto di intervenire, sono stati molto<br />
disponibili e tutti si sono attivati per trovare una soluzione.<br />
Per il progetto servivano persone che parlassero della loro<br />
esperienza perché la cultura alpina potesse arrivare<br />
a queste nuove generazioni.<br />
Gli alpini della Prima guerra mondiale sono<br />
andati oltre, ma per loro parlano i luoghi delle<br />
battaglie, le trincee, le buche lasciate sul terreno<br />
dai colpi dell’artiglieria e quindi siamo partiti<br />
proprio dall’analisi del territorio. Su questo territorio<br />
ci siamo mossi con il supporto della Sezione,<br />
insieme a coloro che conoscono bene ogni<br />
vetta, ogni forcella e quasi ogni masso. I ragazzi<br />
hanno analizzato la Grande Guerra, partendo<br />
dalle lettere dei soldati - protagonisti e in particolare<br />
si sono soffermati sull’analisi delle epistole<br />
del sottotenente Luigi Casonato e una mattina<br />
di maggio, nell’aula magna della scuola O. Calderari<br />
abbiamo avuto l’onore di ospitare l’alpino<br />
Dario Fontana, uno degli autori del libro su Luigi<br />
Casonato.<br />
Avendo condiviso parte delle nostre giornate con gli alpini,<br />
ci piace chiamarli con la familiarità del nome e così<br />
Dario ci ha raccontato la difficoltà di scrivere un libro su<br />
delle lettere scritte dal nostro “Gigi “ e indirizzate ai familiari<br />
e agli amici; l’ispirazione è partita dai luoghi descritti<br />
da Casonato nelle epistole, dalla montagna sulla quale nel<br />
luglio del 1917 è stato visto cadere e sulla quale il suo corpo<br />
non è stato mai ritrovato. Siamo arrivati a condividere le<br />
emozioni con Dario Fontana, grazie alla mediazione di Alberto<br />
Pieropan e di Leonardo Guaiana (capogruppo e vice<br />
di Monte Berico) e di Lino Marchiori (capogruppo di Camisano).<br />
Ma per capire il sacrificio di vite umane della Grande<br />
Guerra, bisogna prima capire le motivazioni per cui c’è stato<br />
l’intervento dell’Italia e quali erano i luoghi interessati.<br />
Così il generale Maurizio Gorza ha guidato nella stessa mattinata<br />
133 ragazzi attraverso la storia, soffermandosi su alcuni<br />
perché.<br />
Dopo aver parlato dei luoghi, abbiamo avuto il piacere<br />
di fare un’uscita sull’Ortigara grazie al supporto di Natalino
Nello Rubrica zaino - 9<br />
Schievano (capogruppo di Villaggio del Sole) e del gruppo<br />
stesso.<br />
Dopo solo due giorni due docenti, 17 ragazzi e alcuni<br />
alpini del Villaggio del Sole sono partiti per l’Ortigara; nonostante<br />
la neve, grazie allo spirito alpino dei nostri accompagnatori<br />
siamo arrivati a campo Muletto e lì dopo aver<br />
visitato il Sentiero del silenzio, i ragazzi si sono lanciati alla<br />
ricerca delle trincee, che nei primi tratti erano coperte dalla<br />
terra smottata. Il cammino lungo i sentieri è stato accompagnato<br />
dai racconti sulla guerra, su come i soldati scandissero<br />
il tempo a passo di marcia. Qualcuno ci ha fatto anche<br />
vedere come marcia un alpino. Il momento più toccante è<br />
stato però il pranzo, quando alcuni alpini hanno comunicato<br />
agli studenti la loro esperienza da militari e i soccorsi<br />
prestati durante il disastro del Vajont.<br />
E’ stato allora che i ragazzi hanno realizzato che la natura<br />
alpina non è legata solo ad episodi di guerra, ma anche<br />
ad altro. Abbiamo così parlato della protezione civile e del<br />
suo lavoro. Al ritorno verso Vicenza ci siamo fermati all’ossario<br />
di Asiago, dove in perfetto silenzio i ragazzi hanno<br />
percorso i freddi corridoi di marmo alla ricerca di qualche<br />
cognome familiare. Poi all’uscita sul libro delle firme hanno<br />
lasciato dei messaggi toccanti, rivolti ai caduti. L’emozione<br />
della giornata è terminata all’interno del museo della Grande<br />
Guerra di Canove, dove i ragazzi hanno ascoltato con<br />
interesse il responsabile del museo.<br />
Tornado al lavoro delle aule, dopo due anni passati ad<br />
analizzare i materiali, le tecniche di conservazione del cibo,<br />
la tecnologia in vari settori, le tecniche di costruzione, gli<br />
alunni hanno applicato le loro competenze e conoscenze per<br />
analizzare la Grande Guerra. Lo hanno fatto grazie al supporto<br />
del cap. Giuseppe Ceselin (7° <strong>Alpini</strong>), del sottotenente<br />
Roberto Ventaglini e del ten. Francesco Cimarelli (Comando<br />
Julia). Questo incontro è stato possibile grazie alla<br />
mediazione della Sezione Aana e alla disponibilità del gen.<br />
Ignazio Gamba e del col. Stefano Mega.<br />
Di quella giornata di febbraio a cui i ragazzi erano arrivati<br />
dopo mesi di letture, visioni di documentari e film e<br />
analisi di manifesti e lettere, sono restate le informazioni<br />
tecniche comunicate dai militari sull’equipaggiamento,<br />
sull’aspetto alimentare e psicologico, nella Prima Guerra<br />
Mondiale e nei nostri giorni e il contatto con dei professionisti<br />
in grado di scherzare con loro.<br />
A conclusione di questo percorso c’è stata anche una<br />
relazione tecnica al Reggimento Genio Guastatori di Trento<br />
per parlare dell’intera esperienza e dei dati tecnici raccolti.<br />
In tutto questo viaggio non si può non menzionare il serg,<br />
Angelo Gobbi (consigliere della Sezione Ana) che è stato,<br />
con la sua costante presenza all’interno di ogni iniziativa, il<br />
padrino del progetto.<br />
Alessandra Angeloni<br />
Referente del Progetto<br />
SEZIONE ANA DI VICENZA<br />
LA SEGRETERIA<br />
Torrione degli <strong>Alpini</strong><br />
Viale Bartolomeo d’Alviano 6 - Vicenza<br />
Tel/fax 0444 926988<br />
Aperta tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12.30<br />
MIRCO FRAMARIN: Segreteria amministrativa. Tesseramento soci.<br />
Gestione gadget, libri vessilli e striscioni. Responsabile sicurezza sezione.<br />
DIEGO MAGRO: Tesoriere.<br />
ENRICO GASPAROTTO: Collaboratore segreteria amministrativa.<br />
ELENA FINCATO: Gestione coordinazione segreteria.<br />
GIANMARCO DALLA POZZA: Supporto attività segreteria.<br />
MARCO MARINI: Attività progetto “Centenario”. Sviluppo Alpin fa Grado.<br />
Il presidente della Sezione LUCIANO CHEROBIN<br />
riceve su appuntamento il martedì e venerdì.
10 - Nello zaino<br />
L’esercitazione sulle Dolomiti<br />
ha dimostrato l’elevato standard di preparazione raggiunto<br />
Falzarego, questi alpini fanno di tutto<br />
di Giampietro Gollin<br />
Un gruppo di 49 alpini con in<br />
testa i consiglieri Zanini, Gollin, il<br />
direttore generale Simonelli e numerosi<br />
capigruppo hanno potuto<br />
ammirare l’eccellente preparazione<br />
delle nostre Truppe Alpine impegnate,<br />
nel magnifico anfiteatro naturale<br />
del Pian del Bos, in prossimità del Passo Falzarego,<br />
nel saggio dimostrativo a conclusione delle esercitazioni<br />
primaverili.<br />
Tra i quattrocento militari impegnati nell’esercitazione<br />
sulle pareti dolomitiche, non c’erano solamente<br />
soldati con la penna delle Brigate alpine “Julia”, “Taurinense”<br />
e del “Centro Addestramento Alpino”, vi partecipavano<br />
infatti anche reparti della Marina Militare,<br />
dei Carabinieri, della Guardia di finanza e alcuni nuclei<br />
di militari, sloveni, libanesi, spagnoli e francesi.<br />
Nella tribuna, allestita nei pressi dei resti dell’ospedale<br />
da campo del 6° Rgt alpini della prima guerra mondiale,<br />
era presente il ministro della Difesa Pinotti con a<br />
fianco il capo di Stato maggiore della Difesa, amm.<br />
Binelli Mantelli e il suo predecessore gen. Abrate, i<br />
generali Graziano e Primicerj, il presidente nazionale<br />
Ana Sebastiano Favero, l’asiaghese<br />
gen. Bonato e l’assessore<br />
regionale Elena<br />
Donazzan. C’erano inoltre<br />
politici, alcuni sindaci di<br />
Comuni dolomitici, da ufficiali<br />
superiori e delegazioni<br />
militari di Regno Unito,<br />
Austria, Svizzera e Cile.<br />
Scopo dell’esercitazione<br />
era dimostrare l’elevato<br />
standard di preparazione<br />
acquisito dalle nostre truppe<br />
in un terreno particolarmente<br />
difficile come quello<br />
montano.<br />
Abbiamo potuto assistere<br />
a un po’ di tutto: dalla<br />
salita, in completo assetto<br />
di marcia, di una parete<br />
particolarmente esposta e<br />
in precedenza attrezzata, da parte di una intera compagnia;<br />
all’intervento degli alpini paracadutisti; i nostri<br />
“ranger”, durante un atto tattico, che scivolando<br />
a terra per mezzo di funi, dagli elicotteri da trasporto,<br />
concorrono alla buona riuscita dell’operazione; alla<br />
copertura della medesima azione da parte di due possenti<br />
elicotteri d’attacco Mangusta; al traino e posizionamento<br />
di un mortaio Thompson, al recupero di<br />
un ferito per mezzo di un elicottero attrezzato; al trasferimento<br />
di uomini e materiali attraverso una fune<br />
tesa ad altezza vertiginosa, tra due creste dolomitiche<br />
e infine, al lancio da un elicottero di tre paracadutisti<br />
alpini da un’altezza di 1500 metri sopra il Passo<br />
Falzarego.<br />
Al termine dell’esercitazione il gen. Graziano ha<br />
elogiato tutti i reparti e gli uomini che hanno partecipato<br />
alle varie dimostrazioni, sua l’affermazione:<br />
“quando si è capaci di operare in montagna, si è generalmente<br />
capaci di farlo ovunque”; il ministro Pinotti,<br />
dopo aver rivolto i giusti complimenti ai militari<br />
impegnati e ai loro comandanti, ha svelato che<br />
durante i vari incontri con alcuni colleghi ministri<br />
della Difesa le è stato chiesto di poter ottenere che<br />
ufficiali e graduati delle nostre Truppe Alpine andassero<br />
nelle loro nazioni per concorre all’addestramen-
Nello zaino - 11<br />
Schierati a Montorio 344 volontari del 3° blocco 2014.<br />
Fra loro tre vicentini<br />
LO GIURO !<br />
Venerdì 24 di uno splendido ottobre che ci ha compensati<br />
almeno un po’per un’estate infelice; sul piazzale della<br />
caserma “Duca” di Montorio Veronese, usciti dal grembo<br />
dell’85° Reggimento di addestramento reclute “Verona”<br />
sono venuti alla luce 344 volontari Vfp1 del 3° blocco<br />
2014, che dopo aver giurato fedeltà alla Repubblica schierati<br />
davanti alla bandiera di guerra del reggimento, andranno<br />
a integrare le fila del nostro esercito.<br />
Li osservava con evidente orgoglio il comandante del<br />
“Verona”, col. Gianfranco Giuseppe Francescon, che oltre<br />
alla cerimonia di giuramento è stato anche protagonista di<br />
un’altra non meno emozionante: il passaggio del testimone<br />
a colui che sarà il suo successore, il col. Marco Simonini.<br />
Presenziava il comandante del Rua (Reparto unità<br />
addestrative dell’esercito) gen. Toscani De Col.<br />
Con un misurato saluto di commiato, il col. Francescon<br />
ha rivolto espressioni di riconoscenza per il sostegno e<br />
collaborazione garantiti dalle autorità militari e civili, al<br />
sindaco di Verona Tosi, al personale militare e civile<br />
dell’85° Rav “Verona”, ai familiari dei volontari giunti<br />
numerosi dalle varie regioni italiane, nonché alle numerose<br />
associazioni d’arma presenti con i loro vessilli, tra cui<br />
spiccava quello della Sezione Ana di Vicenza, scortato dal<br />
vicepresidente Artenio Gatto. La Sezione era presente anche<br />
con i consiglieri Luigi Girardi e Nicola Stoppa; presenti<br />
inoltre i gruppi di Sandrigo e Montebello, nonchè<br />
Angelo Vallortigara, Mario Dal Bosco e Mariano Marcazzani<br />
del gruppo di Torrebelvicino come supporter della<br />
compaesana Cristina Letter, che con Manuel Dalla Vecchia<br />
di Santorso e Andrea Perlotto di Montebello hanno rappresentato<br />
il contributo della nostra Sezione alla schiera dei<br />
volontari giuranti, comprendente pure il veronese Lorenzo<br />
Dal Brolo, i padovani Davide Andreoli e Matteo Morellato<br />
e il marchigano Marco Campanelli. Dal Brolo e Perlotto<br />
si erano uniti alla pattuglia guidata da Nicola Stoppa,<br />
in marcia verso Pordenone in occasione della recente<br />
Adunata nazionale. Rendeva gli onori la fanfara del reggimento<br />
di cavalleria “Pozzolo del Friuli”.<br />
E anche stavolta, militari, aspiranti e parenti non potevano<br />
che concludere la giornata come le precedenti edizioni:<br />
gambe sotto le tavole della sala polivalente della<br />
Parrocchia, ospiti nutriti e abbondantemente confortati dal<br />
Gargànego del generoso Gruppo <strong>Alpini</strong> di Montebello a<br />
cui è andato il loro e nostro alpinissimo grazie.<br />
L’arrivo delle bandiere davanti ai reparti schierati. Al centro il vessillo della Sezione Ana di Vicenza
12 - Nello zaino<br />
Costituito ufficialmente il Gruppo sportivo alpini sezionale.<br />
Adesso è in regola anche per le gare con la burocrazia<br />
Sportivi, divisa e regolamento<br />
Con l’ultimo rinnovo del direttivo dell’Ana di Vicenza,<br />
ha preso il via un lento processo di rinnovamento<br />
anche all’interno del Gruppo Sportivo <strong>Alpini</strong> della Sezione.<br />
Non che andasse male, anzi, è sempre stato un<br />
fiore all’occhiello, con grande partecipazione, grandi<br />
numeri, grandi risultati. Il tutto condotto come sempre<br />
dal tipico volontariato alpino, con validi attori quali Bepi,<br />
Vittorino, Olfeo, Franco...<br />
Ma, si sa, le attività sono tante (atletica, sci, tiro a<br />
segno, marcia di regolarità, corsa in montagna, campionati<br />
Ana. Adesso è in regola anche per…) ed è ovvio<br />
che anche le spalle robuste a volte fatichino nel<br />
portare i pesi. E poi non si può dimenticare la burocrazia,<br />
che impone le sue regole anche a chi fa sport solo<br />
per passione.<br />
Anche per questo il compianto Oriano Dal Molin<br />
aveva preso a cuore questo gruppo e voleva dare appieno<br />
il suo contributo, cercando nell’organizzazione e nel<br />
supporto di più responsabili di settore quelle spalle in<br />
più. La direzione ce l’ha indicata, affrontando poi quel<br />
triste congedo per “andare avanti”.<br />
Non pochi si son dati ripetuti appuntamenti e si sono<br />
prodigati per sistemare anche formalmente le cose,<br />
perché sì, si è sempre andati avanti bene e alla grande,<br />
ma a compartimenti stagni, dove vari orticelli seguivano<br />
la buona volontà del contadino di turno, lasciando<br />
a volte da parte<br />
quell’unità di<br />
gruppo che contraddistingue<br />
da<br />
sempre il Corpo<br />
degli alpini. Dopo<br />
alcune riunioni<br />
del gruppo di lavoro,<br />
un opera<br />
certosina e incessante<br />
è stata portata<br />
avanti dall’alpino<br />
Siro Pillan,<br />
decano degli sportivi<br />
con la penna,<br />
che si è messo in<br />
luce anche in questa…<br />
gara.<br />
Si è arrivati così<br />
alla costituzione<br />
ufficiale del Gsa, alla presenza del presidente Cherobin,<br />
con l’atto costitutivo poi approvato dal Direttivo sezionale.<br />
Il Gruppo adesso è un’unica realtà, con tutti i<br />
crismi burocratici e fiscali, nella quale tutti troveranno<br />
il giusto spazio con le dovute garanzie. Ha un suo codice<br />
fiscale (95123580243), presto avrà un conto bancario,<br />
è registrati per lo Stato, affiliato per le varie<br />
federazioni sportive e finalmente gode anche dell’iscrizione<br />
al registro Coni, riconoscimento non solo<br />
importante ma obbligatorio.<br />
Il Gsa è presieduto da Valentino Fabris e il direttivo<br />
è composto dal vicepresidente Olfeo Dal Lago, responsabile<br />
del settore atletica leggera Fidal, Carlo Cecchetto,<br />
marcia di regolarità, Franco Impalmi, tiro a segno, Ampelio<br />
Pillan, direttore tecnico atletica leggera, SIro Pillan,<br />
atletica leggera Csi e sport invernali Fisi, Francesco Zanotto,<br />
tiro a volo; spesso da Oltreoceano è pronto a dare<br />
una mano Francesco Rando. Donata Biasin<br />
Una delle cose più belle del Gsa è che si corre a tutte le età, dai ragazzini<br />
fino ai nonni, in questo caso l’inossidabile Siro Pillan, come<br />
dimostra questa foto ricordo. Proprio una grande e bella famiglia! È<br />
stata scattata l’8 <strong>settembre</strong> a Bolzano Vic. in occasione del 2° Memorial<br />
Flora Marenda. Questoi i risultati del Gsa. Esordienti m. Francesco<br />
Zadra 6°, ragazze Elena Pillan 6ª, ragazzi Federico Trevisan<br />
4° ed Elia Bedin 5°, assoluti m. Denis Grasselli 11° e Siro Pillan 32°,<br />
assoluti f. Giuliana Pertegato 9ª
Nello zaino - 13<br />
Inaugurata una lapide a ricordo dell’ex presidente della Repubblica,<br />
reduce di quel fronte della Grande guerra<br />
Pertini veglia alle Porte del Pasubioo<br />
“L’Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice<br />
di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente<br />
di morte, si colmino i granai di vita per milioni<br />
di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro<br />
popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i<br />
popoli della terra. Questa è la strada, la strada della<br />
pace che dobbiamo seguire”.<br />
Con questa meravigliosa citazione sullo spirito pacifista<br />
e solidale del nostro paese si è concluso l’intervento<br />
del sindaco di Sarcedo, Luca Cortese, e la giornata<br />
inaugurale della lapide a ricordo del presidente<br />
della Repubblica Sandro Pertini che campeggia alle<br />
porte del Pasubio, abbracciando con lo sguardo le montagne<br />
che lo hanno visto combattente durante la Prima<br />
Guerra Mondiale.<br />
Domenica 21 <strong>settembre</strong>, su iniziativa del Comune,<br />
del Comitato per il Centenario della Grande Guerra e<br />
delle associazioni combattentistiche e d’arma valligiane,<br />
si sono riunite alle porte del Pasubio la cittadinanza,<br />
le amministrazioni dei Comuni vicini, le sezioni<br />
provinciali delle diverse Associazioni per dar vita ad<br />
un momento di ricordo e commemorazione del Presidente<br />
Pertini in occasione delle Celebrazioni per il<br />
Centenario della Prima Guerra Mondiale.<br />
L’iniziativa ha raccolto il plauso di numerose autorità<br />
nazionali ed europei. Sono stati letti alcuni dei<br />
messaggi pervenuti dal Presidente Napolitano, dal presidente<br />
del Consiglio Renzi, del Senato Grasso e della<br />
Camera Boldrini. Oltre al capogruppo degli alpini<br />
di Valli del Pasubio e promotore dell’iniziativa, Adelmo<br />
Palezza, si sono succeduti i saluti di Gianbattista<br />
Cumerlato dei Fanti e Antonino Spadaro dei Carabinieri<br />
in congedo.<br />
Il vicepresidente della Sezione ana Artenio Gatto<br />
ha invocato sui presenti lo sguardo benevolo del Presidente<br />
Pertini e di tutti i caduti delle guerre mondiali<br />
che lì riposano; la ricostruzione storica, precisa ed accorata<br />
del presidente provinciale dell’Anpi Mario Faggion;<br />
il ricordo toccante del vicesindaco di Valli, Gianvalerio<br />
Piva, che ha sottolineato la fermezza durante<br />
gli anni del terrorismo e la profonda umanità del Pertini<br />
tifoso durante i mondiali dell’82. Infine l’orazione<br />
civile del giovane sindaco di Sarcedo Luca Cortese<br />
che, con un discorso che correva sul doppio binario<br />
dell’attualità storico-politica e del Pertini soldato, ha<br />
saputo completare la descrizione storica tracciata da<br />
Faggion e donarci un ritratto completo del Presidente<br />
più amato dagli italiani.<br />
Silene Palezza
14 - Nello zaino<br />
Pulizia al Lago di Fimon<br />
<strong>Alpini</strong> e militari Usa assieme<br />
Continua il sodalizio tra alpini della Sezione di Vicenza<br />
e militari statunitensi della Caserma Del Din; dopo i<br />
lavori di tinteggiatura di alcune scuole del vicentino e di<br />
pulizia della Strada delle gallerie sul Monte Pasubio, le<br />
penne nere e i soldati americani tornato così a fare squadra,<br />
questa volta per ripulire e sistemare le rive del lago<br />
di Fimon, in comune di Arcugnano. Sabato 20 <strong>settembre</strong>,<br />
dalle 9 di mattina, sessanta soldati e una trentina di alpini,<br />
armati di badili, carriole e sacchi, e divisi in una decina<br />
di squadre miste, hanno lavorato incessantemente fino a<br />
mezzogiorno per raccogliere tutti i rifiuti attorno alle rive<br />
del lago e per sistemare tutte le piazzole di pesca adiacenti<br />
allo specchio d’acqua.<br />
A dare il benvenuto ai volontari il sindaco di Arcugnano<br />
Paolo Pellizzari e il vicesindaco Emilio Bedin. «Ringraziamo<br />
la comunità statunitense, con cui c’è sempre<br />
stato un bel rapporto, e gli alpini di Vicenza per questa<br />
bella iniziativa», le parole del primo cittadino. «Non è la<br />
prima volta che i soldati americani si offrono di dare una<br />
mano al paese di Arcugnano, speriamo quindi che non sia<br />
l’ultima.»<br />
A prendere la parola a nome della comunità americana<br />
Robert L. Menist Jr., comandante della guarnigione<br />
Us Army di Vicenza. «Per noi è un grande piacere poter<br />
offrire il nostro lavoro per ripulire e sistemare le rive del<br />
lago, anche perché molti soldati statunitensi lo frequentano<br />
spesso con le loro famiglie.» Tra le fila dei militari<br />
americani presenti, il comandate del dipartimento di emergenza<br />
Brian Munfrey, il capitano Daniel Meadins e il<br />
sottufficiale più alto in grado della guarnigione Mark<br />
Council.<br />
All’iniziativa, organizzata dal vice presidente del bacino<br />
pesca zona B Antonio Lotto Lupieri, hanno partecipato<br />
gli alpini dei gruppi della zona, coordinati dai capizona<br />
Lino Marchiori e Arcangelo Murzio. Presente anche<br />
il presidente della Sezione Ana di Vicenza Luciano Cherobin,<br />
che non ha mancato di ringraziare e salutare i soldati<br />
statunitensi e gli amministratori del comune di Arcugnano.<br />
La mattinata lavorativa si è conclusa a tavola, al<br />
buffet offerto dal ristorante “Terrazza al Lago”.<br />
M.M.<br />
Pellegrinaggio al Contrin<br />
La pioggia non ferma gli alpini<br />
Il 28 e 29 giugno si è svolto l’annuale pellegrinaggio<br />
al rifugio Contrin, quota 2000 sotto la Marmolada. L’incrollabile<br />
volontà di essere comunque fedeli a questo appuntamento,<br />
l’entusiasmo che una simile circostanza non<br />
smette di trasmettere, hanno fatto sì che ancora una volta<br />
centinaia di Penne Nere, nonostante le fosche previsioni,<br />
abbiano risposto “presente!” a questa sorta di magico richiamo.<br />
Il cronista questa volta volutamente non si sofferma<br />
sui volti e sulle parole dei personaggi “noti”, ma non per<br />
una mancanza di rispetto. Si ferma ad osservare invece i<br />
volti sereni ed i sorrisi di chi, incurante dell’ennesimo
Nello zaino - 15<br />
diluvio, percorre con rinnovato entusiasmo i sentieri che<br />
portano a questo famoso rifugio in territorio trentino.<br />
Dopo Pordenone si sperava (a ragione) di un po’ di<br />
clemenza da parte di “Giove pluvio”.<br />
Così non è stato, ma ....tant’è, come dice il nostro<br />
Bepi De Marzi,: “gli alpini non hanno paura”.<br />
Questa volta non era il monte Pasubio, ma il Rifugio<br />
Contrin. Ma tra gli scrosci d’acqua ed un vento insistente,<br />
ancora si trova lo spazio e la voglia per una battuta, per<br />
una risata, per una pacca sulla spalla, e, per tutti l’arriverci<br />
all’anno prossimo, sempre con il nostro cappello con la<br />
penna a farci da guida e da ispiratore. (foto Biolo)<br />
Paolo Marchetti<br />
Weekend a Costalovara<br />
per consiglieri e familiari<br />
Metti un fine settimana progettato quasi per caso,<br />
in un posto speciale, aggiungi delle belle famiglie e la<br />
clemenza del tempo che ha regalato due giorni di splendido<br />
sole autunnale, e il cocktail diventa gustosissimo.<br />
Il fine settimana del 27 e 28 <strong>settembre</strong> era nato organizzando<br />
un Consiglio direttivo sezionale, poi rinviato<br />
al lunedì successivo al Torrione, il posto speciale<br />
è il soggiorno alpino Ana di Costalovara (BZ), le<br />
belle famiglie quelle dei consiglieri sezionali che hanno<br />
aderito con entusiasmo.<br />
Due giorni fatto di sane passeggiate tra i boschi,<br />
sulla cima del Corno Renon raggiunta con la funivia,<br />
di ottimi piatti preparati dalle cuoche volontarie del<br />
soggiorno alpino, di canti più o meno intonati dopo<br />
cena accompagnati dalla chitarra suonata magistralmente<br />
dal presidente Luciano Cherobin, dal vice Maurizio<br />
Barollo e dal segretario Lino Marchiori e dalla<br />
voce cristallina delle signore che hanno accompagnato<br />
i mariti.<br />
È stato un’occasione per rinsaldare i rapporti umani<br />
all’interno del Cds, dedicando del tempo anche alle<br />
famiglie coinvolgendo mogli e figli piccoli, che si è<br />
promesso di ripetere a breve, soprattutto considerando<br />
la bellezza del posto e la meravigliosa accoglienza del<br />
soggiorno alpino di proprietà dell’Ana.
16 - Nello zaino<br />
In tanti si sono ritrovati a Pieve e Tai per il 61° raduno.<br />
Presto un museo dedicato al Battaglione<br />
Veci del Cadore, un bel gruppo compatto<br />
Sono tornati in tanti, il 31 agosto a Pieve di Cadore,<br />
per il 61° raduno dei “veci del Cadore”, oltre ogni più<br />
rosea previsione. Sabato 30 si è avuto il prologo, con la<br />
cerimonia in ricordo dei quattro alpini deceduti nell’incidente<br />
stradale nel 1985 ad Ospitale di Cadore. Alla<br />
deposizione dei fiori sul cippo che li ricorda erano presenti<br />
i vessilli delle sezioni Cadore, Vicenza, con il consigliere<br />
sezionale Gollin; Genova e Bassano del Grappa,<br />
il presidente dell’associazione “Veci del Cadore”, gen.<br />
Romano Bisignano, e, come lo scorso anno, proveniente<br />
da Malo, la sorella dell’alpino Fabio Dall’Alba, uno<br />
dei tre vicentini deceduti. Il raduno è iniziato come<br />
sempre con la messa celebrata dall’arcidiacono monsignor<br />
Diego Soravia che ha avuto parole di elogio per<br />
quanto hanno fatto e continuano a fare gli alpini in favore<br />
delle varie comunità di residenza. <strong>Alpini</strong> e familiari<br />
si sono riversati in piazza Tiziano dove, dopo aver<br />
reso onore alla bandiera di Pieve di Cadore decorata di<br />
medaglia d’oro, si è proceduto, alla presenza di nove<br />
vessilli sezionali, dei labari e bandiere di varie associazioni<br />
d’Arma e di moltissimi gagliardetti dei gruppi Ana,<br />
all’alzabandiera e alla deposizione delle corona d’alloro<br />
sulla lapide che ricorda i Caduti cadorini nel 1848. Sulle<br />
note della fanfara di Vivaro/Dueville si è quindi formato<br />
il lungo corteo che sfilando per via Nazionale e<br />
via degli <strong>Alpini</strong>, ha raggiunto la caserma Pier Fortunato<br />
Calvi di Tai, sede a suo tempo del comando di “chei da<br />
la bala rossa”, del mitico battaglione Pieve di Cadore.<br />
In testa al corteo, come lo scorso anno, assieme alle<br />
molte autorità, il presidente nazionale dell’Ana, Sebastiano<br />
Favero, anche lui<br />
un “vecio”, che aveva<br />
accanto il sindaco di<br />
Pieve, Maria Antonia<br />
Ciotti. Nella piazza<br />
d’armi della “Calvi” dopo<br />
l’alzabandiera, effettuato<br />
da alcuni alpini in<br />
servizio e la deposizione<br />
della corona d’alloro<br />
sul monumento che ricorda<br />
tutti i Caduti del<br />
battaglione, il presidente<br />
della sezione Cadore,<br />
Pierluigi Bergamo ha<br />
ricordato la figura del<br />
ten. Molinari, l’ideatore<br />
e per molti anni l’organizzatore<br />
del raduno dei<br />
“veci”. Il sindaco Ciotti<br />
ha annunciato a breve<br />
l’avvio dei lavori per il<br />
recupero del forte di<br />
Montericco; al suo interno<br />
ci sarà uno spazio<br />
dedicato al ricordo del Btg: “Pieve di Cadore”. Il presidente<br />
Favero ha infine invitato tutti ad un impegno<br />
costante per uscire dalla crisi che attanaglia l’Italia e<br />
l’Europa. Il raduno, che ha beneficiato di un bel sole, si<br />
è concluso con la solita bicchierata sotto la tettoia del<br />
vecchio autocentro e con il pranzo, al palazzo del Ghiaccio<br />
di Tai, preparato dagli alpini del gruppo di Pieve,<br />
coordinati magistralmente dal capogruppo, Ezzelino<br />
Polzotto, poi, da metà pomeriggio è stata, ancora una<br />
volta in questa stramba estate, solo pioggia, tanta. (foto<br />
Gollin)<br />
G.G.
Fisarmoniche e ottoni<br />
Fuori programma a Novellara<br />
Nello zaino - 17<br />
La Fanfara storica sezionale è stata applaudita a Novellara,<br />
, dove era stata invitata dal direttivo della Sezione Ana<br />
di Reggio Emilia per l’adunata sezionale. Ma i maestri<br />
suonatori non si sono limitati a quanto concordato con gli<br />
organizzatori e in serata hanno dato vita ad applauditissimi<br />
fuori programma. Per allietare i commensali nel dopocena<br />
del sabato sera, prima dell’arrivo del dolce e del caffè, nel<br />
salone adiacente al bocciodromo, approntato alla bisogna,<br />
il direttore della Fanfara Silvio Cavaliere e la sua allieva,<br />
nonché suonatrice di sistro, Althea Giuriato, sono saliti sul<br />
palco armati di spartiti e fisarmoniche, ed hanno dato il via<br />
ad un magistrale concerto. Particolarmente apprezzato dagli<br />
alpini, vista la gran mole di bottiglie di Barbera e dolci<br />
che continuavano ad arrivare sui tavoli della Fanfara.<br />
Nel frattempo, in concomitanza al concerto di fisarmoniche,<br />
in piazza e per le vie limitrofe, un gruppo di ottoni<br />
si sono spesi con un concertino itinerante jazz, in perfetto<br />
stile New Orleans, altrettanto apprezzato da alpini e cittaini.<br />
Hanno continuato sino a quando (i bene informati dicono<br />
fossero le due e mezza) i carabinieri li hanno benevolmente<br />
invitati a prendere possesso delle brande, pronte<br />
ad accoglierli per chiudere con un meritato riposo una intensa<br />
giornata.<br />
V.R.<br />
Una Marcia nella neve in Carnia<br />
per ricordare i Caduti in Russia<br />
Come da alcuni anni, per ricordare il “Giorno di Nikolajewka”,<br />
si svolgerà il 17 gennaio 2015 la “Marcia nella<br />
neve”, organizzata dalla Sezione Carnica di Tolmezzo con<br />
la collaborazione dei gruppi alpini di Paluzza, Cleulis e<br />
Timau, che dal monumento ai caduti di tutte le guerre di<br />
Paluzza porterà i partecipanti, percorrendo su un tracciato<br />
misto di 10/12 Km. l’antica via Julia Romana nell’alta<br />
valle del torrente But, a raggiungere il tempio ossario di<br />
Timau. Il tema e le relative riflessioni di quest’anno saranno<br />
incentrate su “il patire”. La piccola sofferenza della<br />
marcia, tra ricordo e memoria, verrà vissuta nel silenzio<br />
e questo permetterà ad ognuno di celebrare, nel suo intimo,<br />
il ricordo di coloro che lo hanno preceduto. La marcia<br />
è una celebrazione unica, che pone i “partecipanti” a<br />
rivivere, in quanto doverosa memoria, gli anni tragici<br />
della guerra degli alpini.<br />
Il 17 gennaio è la data che ci riporta all’inizio del<br />
1943, quando agli uomini del Corpo d’armata alpino fu<br />
impartito l’ordine di lasciare le posizioni sul Don: iniziava<br />
la ritirata dal Fronte russo. Il 17 gennaio di oggi diverrà<br />
il giorno per ricordare, riunire in una unica doverosa<br />
unione le tappe dolorose vissute da tutti gli alpini.<br />
La celebrazione avrà inizio alle 18 nella caserma Plozner<br />
Mentil di Paluzza e, poi, via via si snoderà camminando<br />
per strade, sentieri e mulattiere fino a raggiungere<br />
alle 20.30 circa, il Tempio Ossario di Timau, dove sono<br />
raccolte le spoglie di migliaia di Caduti e verrà celebrata<br />
la messa. Sono predisposte cinque soste dove verranno<br />
letti brani per meditare e su questi ognuno farà suo il ricordo<br />
degli alpini delle divisioni Cuneense, Tridentina e<br />
Julia ed anche di tutti coloro che, negli anni successivi,<br />
sono andati avanti.<br />
Va sottolineato ancora che, i partecipanti patiranno la<br />
fatica della marcia, il freddo della notte, marceranno accompagnati<br />
dal suono delle campane delle chiese della<br />
valle, faranno emergere e rinnoveranno la loro spiritualità<br />
alpina. Nel tempio di Timau si mediterà su quanto<br />
ognuno ha saputo cogliere. All’inizio a tutti verrà distribuito<br />
un libretto per seguire le letture e poter riflettere sul<br />
nostro essere alpini oggi.<br />
Gli alpini friulani, per questo originalissimo incontro<br />
ci aspettano a braccia aperte e nel frattempo come sempre<br />
ci salutano con il tradizionale “mandi” (tradotto liberamente<br />
significa: Son qui per aiutarti).<br />
Gaetano Agnini
18 - Nello zaino<br />
Costruito nel 1938, distrutto e oltraggiato più volte dei sudtirolesi.<br />
Adesso è diviso in tre luoghi diversi<br />
L’Alpino di Brunico,<br />
monumento senza pace<br />
di Alberto Pieropan<br />
Chissá quanti di voi hanno visto<br />
personalmente questo monumento<br />
o, meglio, quel che ne rimane e<br />
quanti soprattutto ne hanno semplicemente<br />
sentito parlare. Allora, giusto<br />
“per non dimenticare”, abbiamo<br />
pensato opportuno di tracciare una breve storia di questo<br />
nostro monumento che sembra sia destinato a non avere<br />
pace.<br />
Occorre preliminarmente ricordare che nell’ottobre<br />
del 1935 l’Italia dichiaró guerra all’Etiopia e che, nella<br />
considerazione della presenza nel teatro delle operazioni<br />
belliche di un vasto altopiano con altitudine media<br />
superiore ai 2000 metri, venne deciso l’invio in terra<br />
africana di reparti alpini. Allo scopo, il 31 dicembre<br />
1935, fu costituita la 5a Divisione Alpina “Pusteria” il<br />
cui apporto si dimostrò determinante nella conquista<br />
dell’impero.<br />
La “Pusteria” era inizialmente costituita da: 7° Rgt<br />
<strong>Alpini</strong> (Btg Feltre, Pieve di Teco ed Exilles), 11° Rgt<br />
<strong>Alpini</strong> (Btg Trento, Intra e Saluzzo), 5° Rgt Artiglieria<br />
Il Monumento all’Alpino nel giorno dell’inaugurazione<br />
Il Monumento all’Alpino com’è ridotto oggi<br />
Alpina (Grp Belluno e Lanzo), VII e XI Btg complementi<br />
e 5a compagnia mista Genio.<br />
Il 5 giugno 1938 a Brunico, di fronte alla allora caserma<br />
Monte Pasubio sede del comando del 11° rgt <strong>Alpini</strong>,<br />
fu inaugurato con la presenza del principe ereditario<br />
Umberto di Savoia un bellissimo monumento in<br />
pietra in onore degli <strong>Alpini</strong> della Divisione Pusteria.<br />
La statua, progettata dall’artista padovano Paolo<br />
Boldrin e raffigurante un Alpino con il fucile tenuto saldamente<br />
tra le mani, il piede sinistro posato sopra un<br />
masso e lo sguardo fiero rivolto verso “i confini dell’impero”,<br />
era collocata sopra un alto piedestallo, al centro<br />
del quale era ancorata con delle graffe in bronzo una<br />
grossa pietra nera proveniente dal Mai Ceu, la localita<br />
etiope dove si svolse la battaglia risolutiva della campagna<br />
d’Africa e dove fu allestito il cimitero di guerra<br />
della 5a Divisione Alpina “Pusteria”.<br />
Il monumento, oltre allo scopo di ricordare il valoroso<br />
comportamento degli <strong>Alpini</strong> in terra d’Africa, aveva<br />
anche lo scopo prettamente “politico” di ricordare<br />
alla popolazione locale di lingua tedesca l’autorità del-
Nello zaino - 19<br />
lo Stato italiano su quella vallata.<br />
Infatti, subito dopo la proclamazione dell’armistizio<br />
dell’8 <strong>settembre</strong> 1943, elementi antiitaliani di Brunico<br />
saccheggiarono la caserma Monte Pasubio e poi attaccarono<br />
una corda alla statua dell’Alpino e, tirandola con<br />
un trattore, la fecero cadere al suolo mandandola letteralmente<br />
a pezzi. A completamento dell’opera di scherno,<br />
sul piedestallo fu posta la testa imbalsamata di un<br />
animale africano, ricordo della guerra etiope, trafugata<br />
dal circolo ufficiali dell’11° rgt <strong>Alpini</strong>.<br />
Nel dopo guerra la Sezione Ana di Bolzano si prodigò<br />
con tenacia affinché il monumento tornasse al suo<br />
posto. La cosa non era affatto semplice in quanto si incontrava<br />
l’opposizione di coloro i quali temevano che<br />
il monumento rappresentasse l’imposizione dell’autoritá<br />
italiana in Alto Adige ed essere quindi il presupposto<br />
per la nascita di problemi di rapporto interetnico in Val<br />
Pusteria. Dopo un paziente lavoro diplomatico con le<br />
autorità locali, nel maggio 1951 sul vecchio basamento<br />
veniva collocata una nuova statua, progettata dall’artista<br />
gardenese Rudolf Moroder; era pur sempre un simbolo<br />
della “fierezza alpina”, ma rappresentava un Alpino in<br />
marcia con il cappello un po’ di traverso e la mantellina<br />
sulle spalle.<br />
In occasione della sua inaugurazione la rivista “L’Alpino”<br />
pubblicava un articolo che si concludeva con la<br />
frase: “Il monumento all’eroica Pusteria oggi é risorto:<br />
non cadrà più!”.<br />
Purtroppo, come ben sappiamo, il monumento nei<br />
quindici anni successivi fu oggetto di numerose aggressioni<br />
fino a quando, il 2 dicembre 1966 in concomitanza<br />
con altri attentati terroristici in Alto Adige, una carica<br />
di dinamite lo danneggió gravemente. Gli alpini di<br />
Brunico provvidero sollecitamente al restauro, ma il<br />
ministero dei Beni Culturali lo dichiaró pericolante<br />
e ne dispose la demolizione. Cosí la<br />
statua fu rimossa e trasferita alla caserma Cesare<br />
Battisti di Cuneo, sede del Car del 2° Rgt<br />
<strong>Alpini</strong>. Anche la pietra nera di Mai Ceu, ricordo<br />
della guerra etiope, fu trasferita a Cuneo.<br />
Il 30 giugno 1968 fu collocata la nuova<br />
statua, perfettamente identica alla precedente.<br />
Il nuovo monumento però non era piú dedicato<br />
alla “Pusteria”, ma la targa recitava in<br />
modo generico “Gloria agli <strong>Alpini</strong>”. La notte<br />
dell’11 <strong>settembre</strong> 1979 anche questa statua<br />
saltó in aria per opera dei soliti terroristi, peraltro<br />
noti a molti.<br />
Dalle macerie del monumento furono recuperati<br />
alcuni pezzi e, dopo il restauro, un<br />
busto di circa un metro di altezza fu collocato<br />
sul vecchio basamento e cosí, il 24 luglio<br />
1980, Brunico fu “costretta” a riavere il suo<br />
nuovo monumento agli <strong>Alpini</strong>.<br />
Gli scarponi della statua o, meglio, quel che<br />
ne rimane, fanno invece bella mostra al Bosco<br />
delle Penne Mozze di Cison di Valmarino.<br />
E cosí la vita “di questo Alpino che guarda<br />
verso i monti che segnano il confine” continua<br />
ancora oggi come sempre, malvisto dalle autoritá<br />
locali e ripetutamente oltraggiato da<br />
scritte e da colpi inferti da chi proprio non<br />
vuole arrendersi all’idea che in fondo l’essere<br />
nati italiani non é stata proprio una disgrazia!<br />
I piedi della statua, accolti “in terra amica” nel Bosco delle Penne mozze.<br />
Si ringraziano l’alpino Daniele Luciani e<br />
la redazione del periodico “Col Maor” del<br />
Gruppo <strong>Alpini</strong> Salce di Belluno per i contributi<br />
informativi.
20 - Uno di Noi<br />
Cuore alpino, anche senza la penna<br />
di Luigi Girardi<br />
Un cuore grande capace di slanci<br />
di generosità, fratellanza e solidarietà<br />
sono caratteristiche di chi si è riparato<br />
dal gelo e dal sole sotto quel<br />
leggendario cappello con la penna<br />
nera. Fortunatamente il seme di queste<br />
virtù può attecchire anche in ogni altro essere umano<br />
coinvolto in situazioni e momenti di bisogno, come capitò<br />
a una famiglia di Gogna a Vicenza, nel tristemente<br />
noto 8 <strong>settembre</strong> del ‘43, quando nella casa di Domenico<br />
Baccarin trovarono rifugio e vi rimasero nascosti fino<br />
alla liberazione, tre militari italiani miracolosamente fuggiti<br />
dal treno che li avrebbe portati verso i campi di prigionia<br />
nazisti. In questo clima e con questi valori è cresciuto<br />
Bruno Baccarin oggi settantottenne, ancora vivace<br />
componente della squadra di Protezione Civile Ana fin<br />
dalla sua costituzione e già da prima iscritto come “amico<br />
degli alpini” nel Gruppo di Monte Berico. Alla visita<br />
di leva, problemi cardiaci impedirono a Bruno di essere<br />
considerato idoneo al servizio militare. Proprio il suo<br />
grande cuore si mise di traverso impedendogli di guadagnarsi<br />
il famoso cappello alpino.<br />
Finisce la guerra, passa una vita di lavoro, arriva la<br />
meritata pensione e dopo qualche anno anche un non gradito<br />
avviso d’infarto. Pronto soccorso, medici e infermieri<br />
attorno ma sul petto sente gravare un peso quanto<br />
quello di un mulo d’artiglieria imbastato e carico della<br />
bocca da fuoco. Nella semi incoscienza si sentiva trapassare<br />
da scariche che lo fecero sussultare e di cui non<br />
capiva la natura ma che gli riaprirono le porte della vita<br />
e della gioia di rivedere i sorrisi incoraggianti di coloro<br />
che gli stavano attorno. «Bruno, ora sei tornato come nuovo!»<br />
dissero e lo informarono che al miracolo, oltre al<br />
Padreterno, aveva concorso uno strumento chiamato “defibrillatore”.<br />
«Macchina fantastica – esclama Bruno –<br />
devo subito farne avere una alla mia squadra di Protezione<br />
civile». Gli spiegano che quella in dotazione all’Ospedale<br />
usata per lui è assai complessa e costosa ma ne<br />
esistono anche versioni portatili adatte a squadre mobili<br />
di pronto intervento. Il nostro amico non ha esitazioni,<br />
prende le necessarie informazioni, mette mano al suo<br />
portafogli e procede all’acquisto di un robusto defibrillatore<br />
“Lifepack” di facile impiego, per il quale sono<br />
comunque previsti anche corsi di addestramento per gli<br />
operatori. Il 20 <strong>settembre</strong>, con una spartana ma entusiasta<br />
cerimonia come si usa tra alpini, nella sede logistica di<br />
Vicenza, presenti<br />
il coordinatore Roberto<br />
Toffoletto, il<br />
presidente Luciano<br />
Cherobin, il consigliere<br />
nazionale<br />
Antonio Munari,<br />
il direttore generale<br />
Enzo Simonelli<br />
oltre a una nutrita<br />
schiera di operatori,<br />
Bruno fa ufficialmente<br />
dono del<br />
Lifepack alla<br />
squadra di Protezione<br />
Civile della<br />
nostra Sezione.<br />
Il grande gesto<br />
di un uomo semplice<br />
dal cuore<br />
grande… appena<br />
revisionato! Un<br />
cuore da vero amico<br />
degli alpini.<br />
Bruno Baccarin consegna il defibrillatore alla Protezione civile Ana (foto Forestan)
- 21<br />
Maledetto, caro Monte Serva<br />
Mi sei riapparso maledetto<br />
monte! Ti ricordo quando arrivando<br />
a Belluno, sulla strada che dalla<br />
stazione porta alla caserma Salsa,<br />
incombevi sui miei passi verso altri<br />
quindici mesi di stellette che mi<br />
attendevano oltre ai primi tre passati<br />
tra le piatte casermette di Montorio.<br />
Ti guardavo con odio mentre il<br />
solito vecio sbuferato mi faceva<br />
pesantemente meditare su quanto<br />
tempo avrei dovuto sopportare la<br />
tua ombra sprezzante. Si era agli<br />
ultimi di Maggio: «Lo vedi – mi<br />
sbraitò borioso additandoti - ora<br />
l’erba nuova non gli ha ancora cancellato<br />
quel brutto color marrone di<br />
sterpi secchi. Dovrà diventare tutto<br />
verde e d’autunno diventerà ancora<br />
tutto marrone. Poi arriverà l’nverno,<br />
la neve lo farà tutto bianco come<br />
un gran cono di panna montata e poi diventerà nuovamente<br />
marrone in attesa della primavera. Finalmente,<br />
fra un anno, proprio come ora, comincerà a spuntare<br />
l’erba nuova e dopo qualche settimana tornerà di un<br />
fresco colore verde. Solo allora, solo quando al sole di<br />
luglio sbocceranno i fiori lassù sui prati alti, solo allora,<br />
tu piccolo verme potrai dire di essere veramente arrivato.<br />
Ora, qui al Settimo sei semplicemente “giunto” e non<br />
azzardarti a pronunciare prima di allora la parola “arrivato”.»<br />
Giorni fa, l’amico Bepi Galvanin mi ha mostrato alcune<br />
istantanee scattate in occasione di una cerimonia<br />
di consegna del cappello a dei microalpini alla conclusione<br />
di una manciata di giorni in tuta mimetica che<br />
chiamavano mininaia; confesso che mi ha colto una<br />
improvvisa quanto imprevedibile emozione.<br />
Ti ho rivisto caro, vecchio monte Serva. Improvvisamente.<br />
E’ stato come ritrovare un vecchio amico: sempre<br />
uguale lui, immutato nel tempo mentre io mi pettino<br />
ancora con molta cura una chiome non più tanto folta<br />
ed assai meno corvina di mezzo secolo fà. Fisso l’immagine<br />
e mi par di riudire la voce dei miei compagni di<br />
allora, rivedere i loro volti. Mi riaffiorano nella memoria<br />
i loro nomi: Menghini, Tritolo, Fratti, Gianni, Bresolin,<br />
Rasoterra, Mece, Camillo, Maciste, Bottura e<br />
basta, non voglio ricordarne altri altrimenti mi prende il<br />
magone. Per lo più ci chiamavamo per cognome, qualcuno<br />
per nome ed altri ancora con un soprannome come<br />
indicato in corsivo.<br />
Uscivamo inquadrati dalla porta carraia per le esercitazioni<br />
del mattino e dalla porta centrale per la libera<br />
uscita della sera e tu eri sempre lì, immobile, muto, beffardo<br />
a guardare il nostro andare e venire.<br />
Non siamo mai saliti sulla tua vetta; forse che la tua<br />
sagoma non era abbastanza ardita per dei baldi alpini<br />
come ci sentivamo noi; preferivamo il tuo vicino, lo<br />
Schiara che faceva tanto il bullo con la sua Gusela. Lì<br />
c’era anche il nostro rifugio, il “Rifugio 7° <strong>Alpini</strong>” ove<br />
trovare breve ristoro per le gambe e la gola. Tu non<br />
offrivi questi comforts. Tu eri come i belumat: scorbutico<br />
ed introverso.<br />
Alla fine di luglio, varco per l’ultima volta la porta<br />
centrale: congedato! L’è finitaaaa! urlavamo correndo<br />
verso la stazione con il congedo arrotolato, infilato sotto<br />
la spallina sinistra della camicia, i vibram ai piedi ed<br />
il cappello da congedanti portato spavaldamente sulle<br />
ventitré. Ci penso e ricordo di non averti rivolto nemmeno<br />
un ultimo sguardo di addio. Ora me ne dolgo e<br />
come per tante altre cose vissute, vorrei tanto che il calendario<br />
mi riportasse a quel bellissimo, spensierato<br />
tempo irrimediabilmente andato.<br />
Ciao maledetto Monte: ho scoperto che ti ho amato<br />
credendo di odiarti ma tu non ti sei scomposto e a differenza<br />
mia, sei sempre lì: immobile, muto, quasi beffardo.<br />
Cambiano e si rinnovano solo i tuoi colori: marron,<br />
verde, marron, bianco, marron, verde……..<br />
Gi&Gi
22 - di Baita in Baita<br />
Baita Ortigara<br />
Baita di nome e di fatto: “Baita M. Ortigara” recita la<br />
targa lapidea fissata sulla facciata di quello che è il quartier<br />
generale degli alpini di Lumignano. Una baita di cui vanno<br />
fieri e di cui - forse e ripeto forse almeno fino a notizia diversa<br />
- sono l’unico gruppo della nostra sezione a essere proprietari<br />
dei muri e dell’area su cui sorge. Ma sarà comunque<br />
opportuno seguire il racconto del capogruppo Paolo Borello<br />
con cui ho passato un’ora a discorrere seduti al sole, godendo<br />
dell’azzurro intenso di un cielo di fine Ottobre.<br />
«Ci si stava ancora leccando le ferite della guerra quando<br />
a Lumignano si cominciò a commemorare il 4 Novembre<br />
onorando i nostri Caduti e dietro sollecitazione del parroco,<br />
don Antonio Lago tuttora vivente, si costituì la sezione Combattenti<br />
e reduci».<br />
A Lumignano come altrove, i reduci tornati alla vita di sempre<br />
trovarono tante famiglie stremate dalle privazioni e in miseria<br />
ma erano anche uomini temprati e determinati a ricostruire<br />
il loro futuro. Erano riprese le<br />
chiamate per il servizio di leva<br />
militare e qui come nel resto del<br />
Veneto, la quasi totalità delle destinazioni<br />
erano i ricostituiti reggimenti<br />
alpini. Presto in paese<br />
cominciò a farsi largo l’idea di<br />
costituire un gruppo alpini. «Era<br />
il 1955 quando si avviarono i contatti<br />
con il capitano Giovanni Milan,<br />
allora presidente della rinata<br />
Sezione Ana di Vicenza – ricorda<br />
Paolo, che all’epoca era ancora un<br />
ragazzino - che il 17 aprile dello<br />
stesso anno invitò don Antonio Lago, Luigi Fanin, Livio Trivellin<br />
e Carino Pettenuzzo a sottoscrivere l’atto costitutivo del<br />
Gruppo <strong>Alpini</strong> di Lumignano; Luigi Fanin, eletto primo capogruppo,<br />
offrì il gagliardetto che sfilò all’Adunata nazionale del<br />
’59 a Milano». Il consiglio direttivo si riuniva periodicamente<br />
in un locale della canonica o in una osteria del paese. «Il Gruppo<br />
si diede presto da fare – continua Borello – Nel 1964 costituì<br />
il Gruppo donatori di sangue e nel ’67 realizzò il monumento<br />
ai Caduti di tutte le guerre, che inaugurò il 22 Maggio».<br />
Sempre più pressante si rivela intanto la necessità di disporre<br />
di un luogo fisso in cui gli alpini si possano ritrovare per<br />
scambiarsi notizie e ricordi, accogliere i nuovi iscritti e programmare<br />
le attività. Ottorino Novello succede a Fanin alla guida del<br />
Gruppo e nel corso di una riunione, d’accordo con un certo<br />
numero di soci, decide di acquistare un rudere aggrappato al<br />
monte che sovrasta la strada, raggiungibile attraverso un ripido<br />
e stretto sentiero… roba da alpini!<br />
«Il gioco era fatto – dice sorridente Paolo – gli alpini di<br />
Lumignano avevano finalmente la loro sede, una sede che nel<br />
1975 inaugurarono con orgoglio, tanto entusiasmo e altrettanti<br />
brindisi e la battezzarono “Baita Monte Ortigara”. Fu un<br />
passo significativo, il gruppo divenne una realtà importante<br />
del paese, continuarono le attività anche a favore della comunità.<br />
Il 28 gennaio del 1978 si concretizzò un altro grande<br />
sogno: invitammo il presidente sezionale Vincenzo Periz a<br />
presenziare alla costituzione del coro ufficiale della Sezione,<br />
il Coro Ana alpino di Lumignano».<br />
Il numero dei soci continua ad aumentare, c’è bisogno di<br />
aumentare lo spazio, si chiedono e ottengono i necessari permessi,<br />
si scava la roccia, si lavora di draga, “fioretto” e di<br />
mine facendo attenzione a non demolire anche la baita; si<br />
lavora con lena la sera, il sabato e un bel pezzo della domenica<br />
e il 13 maggio del ’79 viene inaugurata la nuova sala<br />
intitolandola a “Ivanovaka”.<br />
Manon è finita. Col tempo si ripresenta il problema spazio<br />
e ancora una volta, l’infaticabile Ottorino Novello pensa ad<br />
ampliare la sala Ivanovaka dotandola<br />
di servizi interni ed<br />
esterni più una funzionale cucina<br />
attrezzata. Il progetto viene<br />
approvato, ma inaspettatamente,<br />
tra il dolore e lo sgomento di<br />
tutti, Ottorino vola verso il paradiso<br />
di Cantore. Asciugate le<br />
lacrime, bisogna andare avanti<br />
e onorare la sua memoria realizzando<br />
l’opera che lui non avrebbe<br />
potuto vedere. Urge un nuovo<br />
capogruppo e chi meglio del<br />
suo vice si poteva caricare dello<br />
zaino lasciato a terra Lui, Paolo Borello, che accetta l’investitura<br />
nel corso di una assemblea straordinaria dei soci. Affiancato<br />
dal geometra alpino Andrea Gastaldello, si accinge<br />
alla realizzazione del progetto di ampliamento, compresa la<br />
nuova copertura con travature in legno in bella vista. Ancora<br />
picconi, pale, tante schiene curve, sudore stavolta fortunatamente<br />
ridotto grazie alla dotazione di una motocarriola che<br />
agevola la movimentazione di materiali. Ancora qualche<br />
tinteggiatura e la nuova baita assume l’aspetto attuale; manca<br />
ancora una degna asta per la bandiera e il programma per la<br />
solenne inaugurazione, che avverrà a Settembre 2015.<br />
«Ora possiamo dire che questa è la nostra seconda casa<br />
– conclude con giustificato orgoglio Paolo Borello - la casa<br />
dove ogni alpino di Lumignano si sente padrone; la nostra<br />
Baita Ortigara, affogata nel verde sotto le falesie dei nostri<br />
monti, meta di escursionisti e scalatori attratti dalle oltre cinquecento<br />
vie attrezzate della palestra di roccia diffusa sulle<br />
spettacolari pareti che ci sovrastano».<br />
Gi&Gi
In libreria - 23<br />
Un libro di racconti<br />
per aiutare le scuole<br />
“Che fine ha fatto il gallo”; è il simpatico titolo del<br />
libro di fiabe scritto da Gianmarco Franzan, del Gruppo<br />
di Zugliano e Grumolo, che esprime con la penna la<br />
solidarietà alpina: il ricavato delle vendite è destinato<br />
infatti ad alcune scuole del Vicentino.<br />
Un’iniziativa lodevole nata quasi per caso, come<br />
spiega lo stesso Franzan: «L’idea mi è venuta un giorno<br />
in base ad alcuni disegni che avevo fatto per mia figlia:<br />
a quel punto ho iniziato a costruire delle storie, che poi<br />
ho scritto e raccolto in un libro. I costi per la stampa<br />
sono stati tutti sostenuti dalla ditta Amcor Flexibles di<br />
Lugo che ringrazio vivamente.» Un libro per bambini<br />
dunque, il cui ricavato andrà proprio a favore dei bambini,<br />
quelli degli asili di Ziuliano, Grumolo Pedemonte,<br />
Lugo, Calvene, Fara, Mosson, Lusiana e del San Vincenzo<br />
di Thiene. «Ho deciso di regalare 500 copie della<br />
raccolta ad alcuni asili di Vicenza - continua - loro vendendoli<br />
a 10 euro a l’uno sono riusciti a raccogliere<br />
quasi 4000 euro.»<br />
Classe 1970, iscritto all’Ana dal ‘90, uno di “quei<br />
dalla bala rossa” del Btg Pieve di Cadore, Gianmarco<br />
Franzan ha iniziato a scrivere i primi racconti più di un<br />
anno fa. Oggi il libro conta 90 pagine, 12 racconti e una<br />
quarantina di<br />
disegni. Trattano<br />
del rapporto<br />
tra uomo<br />
e natura,<br />
incentrandosi<br />
principalmente<br />
sul mondo<br />
degli animali:<br />
«Il mio obiettivo<br />
era di avvicinare<br />
i<br />
bambini al<br />
mondo animale,<br />
cosa che di<br />
questi tempi si<br />
è un po’ persa». Tra le storie pubblicate ovviamente non<br />
poteva mancare un racconto con protagonista un alpino<br />
che, insieme al suo fedele mulo, cerca di sopravvivere<br />
durante la Grande Guerra ad una tremenda battaglia<br />
combattuta nei pressi del Piave.<br />
Visto il grande successo raccolto dalle vendite, “Che<br />
fine ha fatto il gallo” sarà presto ristampato in altre 300<br />
copie, pronte a essere nuovamente donate alle scuole<br />
per dare continuità a questa bella storia di solidarietà e<br />
spirito alpino.<br />
M.M<br />
Un secolo di alpinismo<br />
sulle Piccole Dolomiti e Pasubio<br />
La storia e tutte le vicende di un intero secolo di alpinismo<br />
sulle Piccole Dolomiti e sul Pasubio sono rievocate<br />
e condensate in questo libro di Bepi Magrin.<br />
Dalle vicende delle prime guide alpine, con la conquista<br />
della parete E. del Baffelan, dopo i leggendari tentativi<br />
di Gino Carugati, Antonio Berti, Maria Rossi e compagni<br />
fino alla stasi della Grande Guerra, passando poi per<br />
la Scuola Vicentina di roccia e le prime grandi imprese<br />
degli anni 20/30. Seguono le imprese, le tragedie, le<br />
glorie e le nuove scalate con i progressi tecnici che si<br />
sono avuti fino alla fine del Novecento e agli esordi del<br />
nuovo Millennio. Un libro inteso a conservare memoria<br />
dei personaggi che hanno reso grandi le Piccole Dolomiti<br />
e il Pasubio nella storia dell’alpinismo italiano.<br />
Vi troverete tra molte foto in bianco e nero e a colori,<br />
la cronologia completa, anno per anno, delle scalate<br />
e dei fatti di rilievo, stilata con certosina pazienza<br />
dall’autore; i racconti delle più celebri ascensioni lasciatici<br />
dai protagonisti e circa 170 schede biografiche riferite<br />
a coloro che su queste pareti hanno lasciato segno<br />
del loro passaggio. Un libro che è frutto di un vero duraturo<br />
amore per la montagna e la sua storia, un regalo<br />
di memoria e di passione che l’autore fa a tutti gli appassionati<br />
di montagna.<br />
Bepi Magrin - Piccole Dolomiti e Pasubio Un secolo<br />
di alpinismo - Nuovi Sentieri Editore
24 - Dai Gruppi<br />
Barbarano<br />
Giornata ecologica<br />
con i ragazzi di quinta<br />
Il momento della merenda davanti alla Baita Alpina<br />
Organizzata dall’Amministrazione comunale, assessorato<br />
all’istruzione, si è svolta il 26 <strong>settembre</strong> la giornata ecologica<br />
riservata alle quinte della scuola primaria di Barbarano e Ponte.<br />
Accompagnati dalle insegnanti gli scolari si sono radunati<br />
nel cortile della scuola di Barbarano alla presenza della dirigente<br />
Maria Pastrello, del sindaco Cristiano Pretto, dell’assessore<br />
Massimo Orso e di alcuni volontari della Protezione civile<br />
Ana. Massimo Orso ha illustrato ai ragazzi il significato<br />
della giornata, intesa a sensibilizzare il senso civico di ciascuno<br />
nell’evitare di gettare rifiuti sul territorio ed effettuare la<br />
raccolta differenziata, di cui il Comune è promotore con il<br />
servizio porta a porta e l’ecocentro per i rifiuti ingombranti.<br />
Dopo aver dotato i ragazzi di pettorina e cappellino<br />
gialli, di guanti e sacchetti per la raccolta, suddivisi in due<br />
squadre e scortati dai volontari della protezione civile e<br />
seguiti da sindaco, assessore, dirigente ed insegnanti, i<br />
ragazzi si sono riversati con entusiasmo per le vie e parchi<br />
del paese, tanto da creare curiosità e sorpresa fra i compaesani.<br />
Al termine della giornata si sono tutti ritrovati nel<br />
cortile della Baita Alpina, dove hanno trovato ristoro con<br />
bibite, panini e nutella offerte dagli alpini.<br />
L’assessore Orso si è in seguito dedicato con i ragazzi<br />
a selezionare per categoria i vari rifiuti raccolti.<br />
Caldogno<br />
Consegna del Tricolore<br />
alle quinte elementari<br />
Il 23 maggio gli alpini del gruppo di Caldogno, proseguendo<br />
la bella iniziativa incominciata nel 2010, hanno consegnato il<br />
tricolore agli alunni delle quinte elementari dei plessi scolastici<br />
di Vicenza e di Rettorgole. In accordo con i presidi, in aprile<br />
avevano tenuto ben cinque ore di lezione su come è nata la<br />
nostra bandiera e come il Tricolore abbia accompagnato la<br />
storia d’Italia dalle guerre d’Indipendenza sino ai giorni nostri.<br />
A tenere le lezioni quel vero “istrione” del consigliere sezionale<br />
Gigi Girardi, che grazie alla sua ben nota capacità<br />
dialettica e supportato nell’occasione anche dalle cante eseguite<br />
del coro “Picozza e rampon” è riuscito a tenere letteralmente<br />
inchiodati sulle sedie non solo gli scolari ma anche<br />
le insegnanti, gli uni e le altre allo scadere delle varie ore,<br />
non hanno mai fatto mancare i loro calorosi applausi a Gigi,<br />
al coro e agli alpini.<br />
L’Amministrazione comunale, per ospitare la cerimonia di<br />
consegna del tricolore, aveva già concesso, come già negli<br />
anni precedenti, l’uso del salone nobile della palladiana<br />
Villa Caldogno. Con Gigi Girardi bloccato da un incidente,<br />
gli alpini si sono rimboccati le maniche e con il contributo<br />
anche delle scolaresche, che avevano preparato per l’occasione<br />
alcuni canti e poesie, si è riusciti a mettere in piedi una<br />
giornata di piena soddisfazione per tutti, scolari, insegnanti<br />
e alpini<br />
E’ doveroso riconoscere il lavoro svolto dalle maestre, che<br />
nonostante gli impegni scolastici di quasi fine anno si sono<br />
adoperate a preparare al meglio le classi interessate. Un<br />
grazie particolare lo dobbiamo all’insegnante Anna Pina,<br />
vera anima alpina all’interno della scuola che ha provveduto,<br />
a suo tempo, ad inserire questa nostra iniziativa nel pof<br />
della scuola stessa e a coinvolgere poi appieno nell’iniziativa<br />
anche le sue colleghe.<br />
L’Amministrazione era ben rappresentata dall’assessore<br />
Luisa Benedini; per gli alpini, ospite graditissimo, il consigliere<br />
nazionale Antonio Munari, il capo zona Fernando<br />
Zanini, parecchi alpini di Caldogno capeggiati dal capogruppo<br />
Domenico Cappellari. Dopo la consegna dei Tricolori<br />
hanno preso la parola l’assessore Benedini, Toni Munari<br />
e il capozona Zanini; tutti hanno sottolineato l’alta<br />
valenza civile e morale di questa iniziativa.<br />
Presenze inaspettate, ma assai gradite, parecchi genitori degli<br />
scolari, che hanno avuto parole di elogio e si sono complimentati<br />
con noi alpini per quanto siamo riusciti fare per i loro ragazzi.<br />
Gran finale con foto di rito sullo scalone della villa e<br />
rinfresco per tutti, offerto dal Comune, sotto la grande barchessa<br />
annessa alla villa .<br />
G. G.
Dai Gruppi - 25<br />
Chiampo<br />
Ultimo saluto ad Augusto Caliaro<br />
sergente a Nikolajewka<br />
Costozza<br />
Addio a Ottavio Trevelin<br />
fondatore del Gruppo<br />
Un altro reduce di Russia è andato avanti. Augusto Caliaro,<br />
sergente protagonista della battaglia di Nikolajewka, aveva<br />
92 anni. Si è spento serenamente nella sua abitazione ad Arso<br />
nella notte del 5 novembre. A piangerlo, oltre ai tre figli e<br />
ai parenti, gli alpini del gruppo di Chiampo che hanno affollato<br />
la chiesa parrocchiale del paese per l’ultimo saluto. Oltre<br />
una quarantina le penne nere presenti, con il direttivo del<br />
gruppo, capitanato da Valerio Ceretta, e il presidente Luciano<br />
Cherobin, con il Vessillo sezionale.<br />
Nato a Verona nel 1922, Caliaro fece parte della divisione<br />
Tridentina, 6° Reggimento, 56.a compagnia del Battaglione<br />
Verona. Partì per la Russia nel 1942, iniziando così un massacrante<br />
percorso che lo portò a combattere lungo le rive del<br />
Don, durante il quale assistette a tutti gli orrori che solo chi<br />
ha vissuto la guerra può capire: marce disumane sotto incessanti<br />
bufere di neve, congelamenti e inevitabili amputazioni<br />
di arti, morti di amici e commilitoni, senza contare la perenne<br />
fame e la paura. Fu proprio durante una delle marce forzate<br />
che arrivò a conoscere ed aiutare il tenente Giobatta<br />
Danda di Chiampo, partito all’assalto assieme al suo battaglione<br />
e ferito in battaglia.<br />
Tra i tanti combattimenti ingaggiati durante la campagna di<br />
Bandiera a mezz’asta alla sede del Gruppo Ana: all’età<br />
di 87 anni è andato avanti Ottavio Trevelin, fondatore<br />
del Gruppo e molto attivo nella vita associativa. I suoi<br />
alpini lo hanno visto sempre protagonista in tante manifestazioni,<br />
finché la salute glielo ha permesso. Il lavoro<br />
e la sua amata famiglia i suoi interessi principali.<br />
Lonigo<br />
In delegazione alla festa<br />
del Savoia Cavalleria<br />
La città di Lonigo e la Sezione Ana di Vicenza sono<br />
state ospiti il 28 <strong>settembre</strong> del Savoia Cavalleria a Grosseto,<br />
sede del comando del 3° Reggimento, in occasione<br />
della festa del reparto, nel ricordo della carica di Insbusceskj,<br />
avvenuta nell’agosto del 1942 sul Fronte russo.<br />
La delegazione di Lonigo, di cui il 3° Cavalleria è cittadino<br />
onorario, era guidata dal sindaco Giuseppe Boschetto;<br />
scortava il Vessillo sezionale il consigliere Luca<br />
Bolla, il Gruppo Ana di Lonigo era rappresentato dal<br />
consigliere Claudio Vigolo. C’erano anche il presidente<br />
Unuci Bruno Cosaro, dei reduci del Savoia Giorgio Nicolin<br />
e della Folgore Antonio Frazza. Nel suo discorso<br />
il comandante del reggimento, col. Enrico Barduani, ha<br />
elogiato la città di Lonigo per l’attenzione rivolta al suo<br />
Russia, contro truppe regolari russe, partigiani e perfino contro<br />
tedeschi, Caliaro non dimenticò mai quello avvenuto<br />
contro un gruppo di mongoli a cavallo che, armati di sciabola,<br />
attaccarono lui e i suoi compagni, prima di venire abbattuti<br />
dai colpi di pistola dei soldati italiani. Dopo essere stato<br />
ferito ad un polmone, Caliaro uscì vivo dalla battaglia di<br />
Nikolajewka, tornando poi in Italia assieme ai pochissimi<br />
sopravvissuti del battaglione. «Sono stato molto fortunato a<br />
tornare a casa – le parole di Caliaro, rilasciate a Manuel Grotto<br />
nel suo libro dedicato alla campagna di Russia – comunque<br />
quelo che gavemo pasà no ghelo auguro gnànca a un can!»<br />
reparto ed ha salutato il suo Gonfalone, decorato con<br />
medaglia d’oro al valor civile. Ha anche sottolineato la<br />
presenza degli alpini, ringraziandoli per la loro determinazione<br />
a salvaguardare i valori della vita e dello spirito<br />
di corpo.
26 - Dai Gruppi<br />
Malo<br />
<strong>Alpini</strong> in visita<br />
sui luoghi della disfatta<br />
Motta<br />
In festa per i 50 anni<br />
di fondazione del Gruppo<br />
Era uno di quei appuntamenti per i quali si suol dire “Eh<br />
sì, dovremmo proprio andarci”. Gianni Stevan, capogruppo<br />
al primo anno della sua nomina non ha avuto tentennamenti<br />
e ha deciso: «Si va» . Un gruppo ristretto di<br />
alpini, una trentina comprese alcune mogli, si è recato in<br />
devoto pellegrinaggio a Caporetto ove si è inchinato in<br />
raccoglimento davanti alla sequenza di nomi scolpiti sulle<br />
pietre dell’austero Sacrario e, affidandosi a una guida<br />
locale, ha avuto modo di rivivere e toccare con mano la<br />
storia e i fatti che determinarono quella che la cronaca<br />
italiana dell’epoca definì “la disfatta”.<br />
Monticello Co. Otto<br />
L’artigliere alpino<br />
e la bocca da fuoco<br />
Una delle storie che giravano per le caserme alpine era il<br />
presentat-arm con la bocca da fuoco; solo i più forzuti riuscivano<br />
a farlo e l’impresa serviva anche per impressionare<br />
i “tubi”. Uno di quelli che ci<br />
sono riusciti, come dimostra<br />
la foto, è Mario Zausa, del<br />
Gruppo di Monticello, che la<br />
bocca da fuoco l’ha alzata fin<br />
sopra la testa, anche se pesa<br />
106 chili! Siamo alla caserma<br />
Menni De Caroli di Vipiteno,<br />
nel 1957, e Zausa è<br />
un artigliere della 19ª batteria<br />
del Gr. Vicenza, 2° Artiglieria<br />
da montagna dalla<br />
Tridentina.<br />
In un clima di festa e allegria gli alpini di Motta di Costabissara<br />
hanno festeggiato i 50 anni di fondazione del Gruppo<br />
Ana. Tra le varie presenze sono da ricordare: il sindaco di<br />
Costabissara, Maria Cristina Franco con numerosi componenti<br />
della sua Amministrazione, il parroco don Adriano<br />
Salvaro, il consigliere Angelo Gobbi che ha scortato il Vessillo<br />
sezionale, i gagliardetti dei Gruppi alpini e delle diverse<br />
altre associazioni d’arma presenti, il capozona Fernando<br />
Zanini ed il consigliere sezionale Giampietro Gollin, che ha<br />
guidato gli alpini con estrema attenzione in tutte le fasi della<br />
manifestazione. Durante la cerimonia sono stati ricordati<br />
tutti i precedenti capigruppo, quali rappresentanti delle<br />
molte persone, uomini e donne, che nel corso del tempo<br />
hanno dato anima e corpo alla comunione associativa del<br />
Gruppo di Motta: Oreste Fabris, Massimo Dal Maso e<br />
Lucio Rigoni cui, per l’occasione, l’Amministrazione comunale<br />
ha conferito una targa a suggello dell’attività svolta per<br />
la comunità bissarese. La festa si è conclusa con un magnifico<br />
concerto del Coro degli alpini di Lumignano nella chiesa<br />
Parrocchiale di S. Cristoforo a Motta.<br />
Motta<br />
Premiati gli alpini<br />
al traguardo degli 80<br />
Durante la “Festa del socio e simpatizzante” del Gruppo di<br />
Motta, sono state consegnate le targhe di ringraziamento per<br />
l’attività svolta ad alcuni sempre “giovani alpini” che hanno<br />
raggiunto il traguardo degli 80 anni di età: Armando Antonimi,<br />
Albino Barcaro, Vittorio Ferrin, Mariano Miolo, oltre<br />
a Saverio Sapri, che di anni ne ha compiuto 90, che hanno<br />
ricevuto gli auguri da tutti i soci e simpatizzanti. Nella foto,<br />
da sinistra alcuni premiati: Mariano Miolo, Albino Barcaro,<br />
il capogruppo Giorgio Girardello e Vittorio Ferrin.
Dai Gruppi - 27<br />
Montebello<br />
Visita a Costalovara<br />
con gli amici di Montorso<br />
S. Giovanni in Monte<br />
Ricordato san Maurizio<br />
patrono degli <strong>Alpini</strong><br />
Un gruppo di alpini di Montebello, con i familiari, hanno<br />
fatto una gita in Alto Adige, con alcuni amici di Montorso<br />
e il capogruppo Adriano Ongaro. Tappa principale il Soggiorno<br />
alpino di Costalovara, dove il capogruppo Pietro<br />
Pegoraro ha consegnato una targa ricordo del 90° di fondazione<br />
del Gruppo Ana di Montebello al presidente della<br />
Sezione Ana di Bolzano, Ferdinando Scafariello. Il viaggio<br />
è proseguito poi per l’Altopiano di Renon e la val Sarentino.<br />
Nella foto di Bruno Xotta, la consegna della targa.<br />
Pozzolo<br />
Arriva nel 2015<br />
la nova sede del Gruppo<br />
Importanti appuntamenti l’anno prossimo per il Gruppo Ana<br />
di Pozzolo. Nel 2015 ricorre infatti il 60° anniversario della<br />
sua fondazione e la ricorrenza sarà festeggiata con un’adunata<br />
interzonale che si svolgerà l’ 1, 2 e 3 maggio. Saranno<br />
coinvolte le Zone Alta e Bassa Val Liona, Val del Guà, Riviera<br />
Berica e Umberto Masotto. L’anno prossimo ricorre<br />
anche il 30° anniversario della ristrutturazione della chiesetta<br />
di San Donato, ma l’evento più atteso dagli alpini di Pozzolo<br />
è l’inaugurazione della nuova sede.<br />
Risale all’anno 1938 la proposta del comando del 10°<br />
Reggimento <strong>Alpini</strong>, di indicare un protettore del Corpo. Il<br />
santo che raccolse il maggiore consenso fu San Maurizio,<br />
soldato di una legione romana alpina, martire, intrepido e<br />
valoroso combattente per la patria e strenuo difensore di<br />
Cristo. La designazione definitiva cadde per il santo martire,<br />
condottiero della Legione Tebea, la cui vita di soldato<br />
sulle Alpi, fedeltà alla patria e alla fede lo segnalavano<br />
come il più vicino allo spirito alpino. San Maurizio fu<br />
designato patrono degli alpini nel 1941.<br />
Da tredici anni gli alpini della Zona Alta Val Liona lo ricordano<br />
a turno e quest’anno è toccato al Gruppo di S.<br />
Giovanni in Monte. Così la sera del 22 <strong>settembre</strong> nella<br />
chiesa del paese si sono ritrovati gli alpini e molte persone<br />
provenienti dai paesi della zona. Il celebrante ha dedicato<br />
agli alpini una coinvolgente omelia durante la quale ha<br />
ricordato il sacrificio e la sofferenza del Santo. Dopo il<br />
rito religioso, con una suggestiva fiaccolata, il corteo di è<br />
recato al monumento, dove sono stati resi gli onori ai Caduti;<br />
quindi si è proceduto al rito dell’ammainabandiera.<br />
Il prossimo anno la ricorrenza di San Maurizio verrà celebrata<br />
a Perarolo.<br />
Santorso<br />
E’ andato avanti Gino Formilan<br />
reduce di Russia col Vicenza<br />
Gli alpini della Valleogra hanno<br />
salutato con una sentita cerimonia<br />
Gino Formilan, uno<br />
degli ultimi reduci del glorioso<br />
Battaglione Vicenza. Nato pochi<br />
giorni dopo la fine della<br />
Grande Guerra, conobbe il Secondo<br />
conflitto mondiale su<br />
tutti i fronti su cui si coprì d’onore<br />
la Julia. Prima l’ Albania<br />
e la Grecia, poi, dal 15 agosto 1942 la Russia. Uscì indenne<br />
da tante battaglie, ma non evitò un congelamento<br />
a un piede. Nonostante questo handicap riuscì a completare<br />
l’interminabile ritirata nella steppa. Per il congelamento<br />
fu ricoverato a Monaco e tornò a baita nel<br />
maggio del ’43
28 - Dai Gruppi<br />
Schio<br />
Reduce Angelo Tomasi<br />
La festa e poi l’addio<br />
Angelo Tomasi, che il 10 ottobre ha tagliato il traguardo dei 93<br />
anni in buona salute, solo venti giorni dopo ha raggiunto nel<br />
Paradiso di Cantore gli alpini rimasti nella Steppa. E’ successo<br />
all’improvviso, appena tornato a casa dopo un pomeriggio<br />
come tanti. Per il compleanno era stato festeggiato nella sede<br />
del Gruppo in Via Baratto a Schio, dove familiari e amici avevano<br />
brindato in onore di uno dei pochi reduci della Campagna<br />
di Russia nella seconda guerra mondiale. Tomasi aveva raccontato<br />
brevemente, ma con grande emozione e lucidità la sua<br />
drammatica esperienza bellica; del generale inverno, nei ranghi<br />
La foto ricordo della festa per i 93 anni di Angelo Tomasi.<br />
del Btg. Vicenza, e di come “fu salvato” dalle schegge di una<br />
granata che gli dilaniarono una gamba. Per le quali, però, fu<br />
trasportato dalle linee del fronte all’ospedale delle retrovie e<br />
alla fine rimpatriato. Da settant’anni Tomasi conviveva con una<br />
parte di schegge ancora nella gamba, “le me fa tribolar”. Ma<br />
non gli impedivano di partecipare ai vari incontri e commemorazioni<br />
dei Caduti che si tengono nel Vicentino. Il capogruppo<br />
Nadir Mercante gli aveva consegnato pergamena commemorativa<br />
del 60° anniversario della battaglia di Nikolajewka, la<br />
medaglia del Triveneto a Schio 2013 e la croce bianca dei reduci<br />
di Russia.<br />
Vicenza Campedello<br />
I ragazzi “incantati”<br />
dal reduce di Russia<br />
In occasione dell’anniversario del IV Novembre, il Gruppo<br />
di Campedello ha attivato una mattinata di studio e<br />
riflessione storica alla scuola media “Scamozzi”. Dopo<br />
essere andati in precedenza in escursione sulll’Ortigara,<br />
i ragazzi hanno fatto una ricerca sul monumento ai Caduti<br />
di Longara e, causa pioggia, hanno reso omaggio ai<br />
Caduti in palestra, facendo una piccola riflessione sulla<br />
memoria di ciascuno di loro. Al termine l’assessore Annamaria<br />
Cordova ha consegnato a tutte le classi dell’Istituto<br />
un Tricolore. Nell’ambito della Giornata delle<br />
forze armate e dell’Unità Nazionale, gli allievi hanno poi<br />
incontrato il presidente dell’Ancr, l’alpino Vittorio Lanulfi.<br />
Col Battaglione Vicenza partecipò alle operazioni<br />
belliche in Grecia e Russia. Abituati ad assistere a trasmissioni<br />
televisive prive di logicità e buon senso, assistere<br />
al pathos che si è creato subito tra il novantaquattrenne<br />
alpino che raccontava con calore e positività il suo<br />
vissuto passato ed i giovani è stato sbalorditivo. Ricordi<br />
vivi e precisi delle proprie condizioni di allora, segnate<br />
non solo dal dramma cruento della guerra, ma pure dalla<br />
fame, dalla sofferenza fisica e interiore, dalla solidarietà<br />
e dal fato. Nella foto lo vediamo con alcune “ammiratrici”.<br />
Il giornalista de “Il Giornale di Vicenza” Paolo Rolli ha<br />
quindi relazionato i ragazzi sulle missioni italiane fatte<br />
nei paesi in guerra, portando la sua esperienza diretta<br />
avendo partecipato a 5 missioni in qualità di ufficiale,<br />
nei territori balcani, Iraq, Afganistan. Una mattinata riflessiva<br />
pertanto, cui i ragazzi hanno risposto positivamente,<br />
partecipando con molte domande alle tematiche<br />
loro proposte. Lo stesso presidente del Comitato genitori<br />
della scuola, obiettore di coscienza militante, è rimasto<br />
profondamente colpito dall’evolversi culturale della<br />
mattinata.<br />
A.M.<br />
Vicenza Campedello<br />
Studenti della Scamozzi<br />
a lezione sull’Ortigara.<br />
Imparare la storia sul campo di battaglia: è quanto hanno<br />
fatto gli studenti di terza media della scuola Scamozzi<br />
di Vicenza, che sono saliti fino alla Colonna mozza<br />
sull’Ortigara, accompagnati dagli alpini del Gruppo di<br />
Campedello, Pierantonio Graziani ha spiegato loro l’evolversi<br />
della battaglia, reso più comprensivo dalla visita<br />
all’ecomuseo all’aperto della Grande Guerra. L’e-
Dai Gruppi - 29<br />
scursione è avvenuta nell’ambito di una collaborazione<br />
con gli insegnanti della scuola ed è stata preceduta da<br />
un incontro preparatorio in classe con gli studenti e da<br />
un incontro con i genitori.<br />
Vicenza Campedello<br />
Tinteggiato dagli alpini<br />
il Centro aggregazione<br />
Su richiesta dell’assessore alla partecipazione del Comune<br />
di Vicenza Annamaria Cordova, il Gruppo alpini di<br />
Campedello si è attivato andando a tinteggiare il Centro<br />
Aggregazione del paese, una struttura pubblica utilizzata<br />
dal Gruppo della terza età, dalla San Vincenzo e dalla<br />
società di pallamano. Questa attività di volontariato s’inquadra<br />
su un supporto sociale più ampio che gli alpini di<br />
Campedello offrono alla logistica delle scuole locali e<br />
settore ambientale, nonché nelle iniziative storico-culturali<br />
aggregative di zona.<br />
Vicenza Meneghello<br />
Eletto il nuovo direttivo<br />
G. E. Lusiani capogruppo<br />
La scomparsa di due colonne come Francesco Martini e<br />
Giorgio Galla aveva lasciato il segno sul Gruppo Meneghello<br />
e più volte si era parlato di chiuderlo, visto anche<br />
che è sprovvisto di sede. Ipotesi respinta però dal direttivo<br />
sezionale, che aveva incaricato il capo zona Mariano<br />
Fincato di sentire i soci per proseguire l’attività del Gruppo<br />
e procedere al rinnovo delle cariche. Si è arrivati così<br />
alla convocazione dell’assemblea, il 10 <strong>settembre</strong>, nella<br />
quale Fincato ha ribadito che bisogna trovare subito il<br />
modo di far rivivere il Gruppo e non lasciarlo morire. I<br />
lavori si sono svolti alla presenza di 14 soci (due aggregati);<br />
Alessandro Antuzzi ha spiegato che la scarsa partecipazione<br />
all’attività del Gruppo non è cosa di adesso ed<br />
è dovuta al fato che i soci sono in gran parte colleghi di<br />
lavoro (banca) e sentono poco la necessità di trovarsi come<br />
Gruppo Ana. Secondo Romano Morra la scarsa partecipazione<br />
è dovuta alla mancanza di sede ed a questo<br />
riguardo il capo zona Fincato ha ricordato che il presidente<br />
Cherobin ha interessato il sindaco di Vicenza a trovare<br />
una sede ai gruppi cittadini che ne sono sprovvisti. Variati<br />
ha già risposto che troverà una soluzione. Nell’attesa il<br />
passo principale è ricostituire un direttivo; come sede si<br />
può usare il Torrione o la sede di altri gruppi.<br />
Si è passati poi alle elezioni, con candidati Gian Ettore<br />
Lusiani e Alessandro Antuzzi; all’unanimità si è deciso<br />
che il non eletto entrasse di diritto nel direttivo. L’urna ha<br />
indicato Lusiani, con 8 voti; 4 ad Antuzzi. Votati come<br />
consiglieri Romano Morra, Giancarlo Castagna, Francesco<br />
Dal Lago, Bruno Nicoli, Alessandro Maturo, Gino<br />
Zorzan, Pierangelo Magrin; Alessandro Antuzzi entra di<br />
diritto nel direttivo<br />
Vicenza Monte Berico<br />
In visita a Trento<br />
al museo delle Truppe alpine<br />
Un nutrito gruppo di alpini e amici del “Monte Berico” ha<br />
visitato il Museo nazionale delle Truppe alpine sito sulla<br />
sommitá del Doss Trento, ove pure é collocato il Mausoleo<br />
di Cesare Battisti. La comitiva é stata accolta dal direttore<br />
del museo, gen. Stefano Basset, e dal coordinatore della<br />
segreteria sezionale Ana di Trento, Ferdinando Carretta,<br />
con i quali, prima di iniziare la visita guidata del Museo, é<br />
stata fatta la cerimonia dell’alzabandiera al suono dell’inno<br />
nazionale. La visita, sapientemente condotta dai volontari<br />
della Sezione di Trento, si é conclusa con la sosta al mausoleo<br />
che contiene le spoglie di Cesare Battisti per il doveroso<br />
omaggio all’eroe nazionale, ufficiale del Btg. <strong>Alpini</strong><br />
Vicenza che, con il sacrificio della sua vita, fu tra i principali<br />
artefici della riunificazione di Trento all’Italia.<br />
La comitiva si é poi trasferita a Baselga di Piné, ove é<br />
stata ospite degli amici del locale Gruppo <strong>Alpini</strong>, con il<br />
quale sin dallo scorso anno si é instaurato un ottimo rapporto<br />
di fratellanza alpina.
30 - Dai Gruppi<br />
Vicenza B. Scaroni<br />
Gianfranco Zampieri<br />
confermato capogruppo<br />
Al termine di un percorso didattico preparato dalla prof.<br />
Alessandra Angeloni nell’istituto comprensivo di Vicenza<br />
S. Bertilla, e seguito dal Gruppo Ana del Villaggio del<br />
Sole, si è svolta un’uscita sul campo, che aveva come meta<br />
la cima dell’Ortigara. A causa della neve e dell’impraticabilità<br />
del sentiero, la comitiva, composta da sedici allievi<br />
ed insegnanti, accompagnati dagli alpini , si è dovuta<br />
fermare a malga Campomuletto. È stato percorso il Sentiero<br />
del Silenzio, lungo il quale si possono ammirare lavori<br />
artistici ispirati da riflessioni sulla guerra e che spuntano<br />
all’improvviso in piccole radure lungo il percorso. Nel<br />
pomeriggio la comitiva si è diretta al Sacrario di Asiago e<br />
al Museo della Grande Guerra di Canove, dove il responsabile<br />
e gli alpini hanno illustrato gli oggetti esposti e la<br />
storia di quella che fu una guerra sulla porta di casa.<br />
Zona Alta Val Liona<br />
Riuscito raduno interzonale<br />
a San Giovanni in Monte<br />
Il Gruppo Ana di S. Lazzaro ha rinnovato il direttivo.<br />
Capogruppo è stato confermato Gianfranco Zampieri; gli<br />
altri componenti sono: vicepresidente Livio Fabris, segretario<br />
Roberto Zocca, tesoriere Marco Zocca, alfieri<br />
Mario Negretto e Marco Fasolo, consiglieri Renato Cervato,<br />
Massimo Teatin, Paolo Guizzon, Angelo Gobbi,<br />
Angelo Rech e Giovanni Vedovato. Revisori dei conti<br />
Diego Belvedere e Katia Tonoli. Nell’occasione è stato<br />
fatto un bilancio dell’attività svolto nel 2014. A febbraio<br />
come ogni anno il Gruppo ha preso parte al servizio viabilità<br />
per la manifestazione carnevalesca dei ragazzi e<br />
bambini del quartiere e per la giornate senz’auto organizzate<br />
dal Comune in marzo e in <strong>settembre</strong>. È stato assicurato<br />
il servizio d’ordine in occasione della camminata<br />
ragazzi della nuova famiglia “Fraglia” e alla Festa del<br />
bacalà in centro, senza dimenticare i numerosi sfalci d’erba<br />
eseguiti durante l’anno. Immancabili i grandi eventi<br />
quali l’Anguria day di agosto, con ricavato in favore dei<br />
bambini del Guatemala; la Festa del quartiere di San Lazzaro<br />
di giugno, con il ricavato devoluto per il restauro del<br />
Ponte degli alpini, e le due “marronate” di cui una a favore<br />
dei ragazzi disabili della cooperativa Aquilone. Molte<br />
anche le raccolte di fondi: tra le più importanti quella<br />
per l’Admo, con la vendita delle colombe pasquali, e<br />
quella per il Centro Tumori Lilt, con la vendita delle tradizionali<br />
stelle natalizie; a fine novembre infine la partecipazione<br />
alla Colletta Alimentare. Da non dimenticare<br />
l’attività istituzionale con la partecipazione alle varie<br />
adunate Ana.<br />
Vicenza V. Periz<br />
La Protezione civile<br />
ha incantato i bambini<br />
Alle 9 del 19 marzo la campanella delle scuole elementari<br />
e materna di Settecà ha suonato: un suono un po’ più lungo<br />
dei soliti. Un suono che avvertiva tutti, bambini e personale,<br />
che bisognava “mettersi in sicurezza”, sotto i tavolini:<br />
c’era il terremoto. Dopo qualche minuto, la campanella<br />
suona nuovamente e tutti i bambini escono in ordine da<br />
sotto i tavoli e in fila giungono al “posto di raccolta”, dove<br />
le insegnanti fanno l’appello: mancano due bambini...Viene<br />
dato l’allarme. Arriva la Protezione civile della Sezione<br />
Ana, con tutte le squadre necessarie: sanitaria, cinofila,<br />
comunicazioni. Mentre i soccorritori si organizzano per le<br />
ricerche, con l’ausilio dei cani, tutti gli altri bambini vengono<br />
accompagnati nella chiesa vecchia di Settecà dove<br />
era approntato uno schermo: tutti potevano seguire in diretta<br />
la ricerca dei due compagni da parte dei cani e dei<br />
loro istruttori, mentre alcuni volontari della Pc spiegavano<br />
i vari passaggi. La squadra sanitaria si approntava all’intervento<br />
non appena i bambini fossero stati trovati e all’assistenza<br />
del caso. Al carro radio arrivavano le informazioni<br />
dei ricercatori e si provvedeva a mantenere i contatti. I<br />
bambini sono stati trovati, la squadra sanitaria ha fatto<br />
tutte le operazioni richieste in questo caso. L’interattività<br />
con i bambini è avvenuta subito dopo con le “isole formative”<br />
dove hanno preso conoscenza con le squadre della<br />
Pc. L’esperienza interessante e spettacolare è stata quella<br />
dell’utilizzo degli estintori per spegnere un principio di<br />
incendio, a cura della squadra antincendio: in questo campo<br />
hanno fatto bella figura anche le insegnanti. Alla fine<br />
un plauso sincero è andato alla squadra della PC Ana, con<br />
il responsabile, ing. Filippo Casari.<br />
T.Z.
Dai Gruppi - 31<br />
Villaganzerla<br />
Ricordato Marcello Finello,<br />
per 50 anni segretario del Gruppo<br />
La consueta festa a fine ottobre con ”marroni e vin novo”<br />
ha avuto quest’anno una consegna importante: ricordare<br />
l’alpino Marcello Finello, che fu per cinquant’anni<br />
instancabile segretario del gruppo. Una quarantina di<br />
soci, alpini e aggregati, con il presidente sezionale Cherobin<br />
e il capo zona Paolo Borello, si sono stretti attorno<br />
alla signora Angela Montan, moglie dello scomparso.<br />
Verso la fine del 1958 Marcello Finello raccolse da un<br />
reduce del battaglione Monte Berico l’incarico di fondare<br />
il Gruppo di Villaganzerla e si impegnò con altri<br />
per la fondazione, avvenuta il 22 marzo 1959; fu eletto<br />
segretario e quell’incarico lo svolse minuziosamente per<br />
oltre 50 anni. Il capogruppo Francesco Zanotto ha esaltato<br />
la figura di Marcello, ricordando la sua disponibilità,<br />
la precisione quasi maniacale con la quale svolgeva<br />
il suo incarico; ha ricordato che non aveva la patente di<br />
guida e quindi la moglie per tanti anni fu il suo “attendente”.<br />
La signora Angela visibilmente commossa e<br />
anche un po’ sorpresa ha ringraziato tutti i presenti e si<br />
è detta particolarmente onorata di stringere la mano del<br />
presidente sezionale Cherobin, dato che aveva già avuto<br />
occasione in passato di conoscere i suoi predecessori,<br />
a partire dall’avvocato Periz, appunto in veste di accompagnatrice.<br />
Paolo Borello, che nei primi mesi del suo<br />
mandato come capo zona lo ha conosciuto da vicino<br />
(infatti Finello è stato anche segretario di zona per quarant’anni),<br />
lo ha definito un amico che con la sua semplicità<br />
e umiltà sapeva farsi ascoltare. Il presidente Cherobin<br />
ha chiuso gli interventi rivolgendo un plauso a<br />
Zanotto (che è anche un attivo consigliere sezionale), al<br />
consiglio di gruppo e a tutti gli alpini presenti: «un vero<br />
grazie per quello che avete fatto, è molto importante<br />
perché di questi tempi è necessario lasciare dei segni del<br />
nostro essere alpini». Il ricordo di Marcello Finello è<br />
culminato con lo scoprimento di una targa in sede, che<br />
ricorda l’indimenticabile Marcello. In precedenza c’era<br />
stata la parte istituzionale della serata, con l’assemblea<br />
annuale del gruppo; Zanotto ha illustrato le varie attività<br />
degli ultimi dodici mesi e quelle previste fino alla<br />
fine del 2014; ha letto il bilancio e illustrato la situazione<br />
economica. Le relazioni sono state approvate per<br />
acclamazione. Alla fine il brindisi e la festa ai profumati<br />
marroni.<br />
G. M.<br />
Zermeghedo<br />
Festeggiati gli 80 anni<br />
di fondazione del Gruppo<br />
Gli alpini di Zermeghedo hanno ricordato e festeggiato<br />
l’80° anniversario di fondazione del Gruppo Ana, il 26<br />
giugno. Il direttivo ha organizzato con cura l’evento e<br />
tappezzato con tricolore le vie della sfilata e la piazza<br />
con il monumento ai Caduti. Purtroppo il tempo non ha<br />
aiutato ed ha limitato la cerimonia e la presenza di altri<br />
Gruppi <strong>Alpini</strong>, ma non ha scoraggiato il direttivo, forte<br />
del motto “pochi ma buoni”. Scortata dal Corpo bandistico<br />
di Povolaro, la sfilata ha raggiunto il piazzale della<br />
chiesa per la messa, iniziata all’aperto e conclusa,<br />
causa pioggia, all’interno della chiesa. Un barlume di<br />
schiarita ha permesso l’adunata in Piazza Regaù, per il<br />
rito dell’alzabandiera e la deposizione della corona di<br />
alloro al monumento ai Caduti. E’ stato reso onore, nel<br />
centenario della Grande Guerra, ai caduti del Pasubio,<br />
dell’Ortigara, del Grappa, dell’Adamello e sono stati<br />
ricordati quanti sono caduti per la patria ed in particolare<br />
l’alpino Matteo Miotto, deceduto in Afghanistan.<br />
Il ritorno della pioggia ha costretto la chiusura della<br />
cerimonia nel tendone predisposto, con i saluti ed i discorsi<br />
del nuovo sindaco Gianluigi Cavaliere e del nuovo<br />
capozona Valchiampo Antonio Boschetti. Ai gagliardetti<br />
presenti è stata consegnata una targa ricordo particolare,<br />
con ritratto l’alpino Danilo Nardi, ottantenne
32 - Dai Gruppi<br />
capogruppo in carica, a riconoscimento di quanto fatto<br />
e del suo attaccamento al Gruppo <strong>Alpini</strong> di Zermeghedo.<br />
Zovencedo - S. Gottardo<br />
Emozione nell’ex cava<br />
per la rassegna corale<br />
Il Gruppo <strong>Alpini</strong> ha organizzato una rassegna corale<br />
in un luogo particolare di Zovencedo: una ex cava di<br />
pietra da cui si estraeva la famosa pietra bianca di San<br />
Gottardo. In un suggestivo ambiente e in una calorosa<br />
atmosfera si sono esibiti il Coro Ana Amici miei Toni<br />
Docimo di Montegalda e il Coro Brigata Alpina Julia<br />
in congedo. Dopo il saluto del sindaco Luigina Crivellaro,<br />
le due formazioni hanno proposto al numeroso ed<br />
entusiasta pubblico brani tratti dal loro repertorio legato<br />
alla tradizione popolare e montana.<br />
Al termine della serata il capogruppo Mirko Casarotto<br />
ha ringraziato i presenti, le due corali per il significativo<br />
momento d’incontro tra diverse culture musicali<br />
e tutti i volontari del proprio gruppo per l’instancabile<br />
opera di volontariato. Inoltre ha ringraziato l’amministrazione<br />
comunale e la Pro loco Alti Berici per il supporto<br />
e il sostegno logistico prestato. La serata è andata<br />
avanti in allegria fino a tarda notte.<br />
Zugliano - Grumolo<br />
Addio a Guido Cappozzo<br />
ultimo reduce dalla Russia<br />
È andato avanti Guido Cappozzo,<br />
92 anni, ultimo reduce<br />
dalla Russia di Zugliano e<br />
unico sopravvissuto alla prigionia.<br />
Partito nell’agosto del<br />
’42 inquadrato nel 3° Rgt di<br />
artiglieria da montagna della<br />
Julia, subì il congelamento di<br />
un piede nella zona di Rossosch,<br />
a causa del quale fu fatto prigioniero. Caricato su<br />
un vagone, assieme ad altri 82, con destinazione Siberia,<br />
ne scesero in tre, dopo 27 giorni. Sopravvissuto al gelo<br />
artico, fu poi trasferito in Turkestan, dove il termometro<br />
arrivava anche a 50 gradi.<br />
Erano più di mille, adibiti al raccolto del cotone: la razione<br />
giornaliera era un mestolo di acqua con foglie di<br />
ortica e un pugno di miglio. Fortunatamente fu liberato<br />
ancora in <strong>settembre</strong> del ’45 e il 18 dicembre arrivò a<br />
Pescantina. Si riabituò un po’ alla volta alla libertà, fece<br />
il metalmeccanico, si sposò ed ebbe due figlie.<br />
I suoi ricordi sono stati raccolti in un diario da un nipote,<br />
Gianni Alberton. Ne è uscita la storia di un eroe comune,<br />
che assieme a tanti altri ha saputo superare la<br />
prova più difficile della sua vita, fino a farla diventare<br />
monito per le generazioni successive.<br />
Zugliano - Grumolo<br />
Il decano Marco Zanin<br />
al traguardo dei 102 anni<br />
Il Gruppo di Zugliano Grumolo ha festeggiato i 102<br />
anni di Marco Zanin, reduce d’Africa e dei Balcani. Con<br />
gli alpini c’erano i familiari, il sindaco Maculan e il<br />
vicesindaco Farresin; da tutti un caloroso arrivederci<br />
all’anno prossimo. Nato nel 1912, a 12 anni fu mandato<br />
in collego ad Alba: frequentò la seconda ginnasio e imparò<br />
a fare il tipografo.<br />
A 21 anni gli arrivò la cartolina e fu assegnato al 20°<br />
Artiglieria someggiata a Padova. Fu richiamato nel 1937<br />
e inviato in Etiopia come “legionario di presidio”ad Addis<br />
Abeba. Congedato nel ’39, fu richiamato dopo due<br />
anni e assegnato alla Divisione Sassari in Jugoslavia;<br />
impegnato in diverse battaglie, imparò a difendersi dal<br />
gelo tagliando le punte degli alberi che spuntavano dalla<br />
neve.<br />
L’8 <strong>settembre</strong> del ’43 era a Civitavecchia e prese il treno<br />
per tornare a casa, ma a Vicenza fu fatto prigioniero<br />
dai tedeschi e durante il tarsferimento alla caserma Ederle<br />
gli fu rubato il cappello alpino. Alla Ederle incontrò<br />
il podestà, che aveva conosciuto nel suo lavoro alla Cartiera<br />
Burgo di Lugo, che gli firmò un lasciapassare per<br />
tornare a casa. Non aderì alle formazioni partigiane né<br />
alla Repubblcia di Salò, ma rimase a casa a fare l’agricoltore.
Dai Gruppi - 33<br />
Berici Settentrionali<br />
Storia e natura<br />
sull’ex Forte Spitz.<br />
Un gruppo di alpini del Berici Settentrionali e loro famigliari,<br />
guidati dal capogruppo di Campedello Diego Giaretta,<br />
ha organizzato una escursione storico-naturalistica<br />
all’ex Forte Spitz. Dopo aver salutato Genè (l’orso ricercato),<br />
gli escursionisti si sono camminati verso la cima di<br />
Pizzo Vezzena. Da quella splendida posizione altimetrica,<br />
lo storico Pierantonio Graziani ha relazionato i presenti<br />
sulla storia del Forte e sulla battaglia del Col Basson del<br />
25 agosto 2015 dove l’esercito italiano pagò una enorme<br />
perdita di soldati mandati al massacro contro le trincee<br />
austriache. Risultò la prima sconfitta dell’esercito italiano.<br />
Castellari-Alto Bacchiglione<br />
Rinnovato il pellegrinaggio<br />
alla Madonna delle Grazie<br />
La Zona “Castellari Alto Bacchiglione” ha compiuto il 31°<br />
pellegrinaggio alla chiesetta della “Madonna delle Grazie”<br />
fatta erigere dalle genti di Costabissara e dintorni in ossequio<br />
ad un voto fatto nel 1916, nei tragici e concitati momenti<br />
della Strafexpedition e che implorava la Vergine di<br />
preservare le nostre terre da una imminente, temuta invasione<br />
da parte dell’esercito austroungarico. Con il tempo<br />
il luogo è diventato meta di fedeli di tutte le parrocchie del<br />
Vicariato di Castelnovo, attratti dalla amenità del luogo e<br />
per implorare la Madonna a concedere le Grazie necessarie<br />
alle proprie famiglie; ne fanno fede i molti ex-voto appesi<br />
alle pareti del tempio.<br />
Nel 1983 gli alpini Toldo di Monteviale, Rigoni di Costabissara/Motta<br />
e il compianto Menara di Caldogno hanno<br />
proposto agli alpini della Zona Castellari-Alto Bacchiglione<br />
che il santuario divenisse meta di un pellegrinaggio<br />
alpino annuale da tenersi la seconda domenica di Ottobre,<br />
proposta che ha trovato il consenso di tutti i Gruppi Ana.<br />
Al pellegrinaggio dello scorso anno, trentesimo anniversario<br />
dell’iniziativa, avevano presenziato anche i sindaci<br />
della zona, a dimostrazione dell’importanza che ha assunto<br />
tale iniziativa. Quest’anno l’onore della scorta del Vessillo<br />
è toccato al Capozona Fernando Zanini, che ha preceduto<br />
nella breve sfilata tredici gagliardetti dei Gruppi, il<br />
Vessillo dei Combattenti e reduci scortato dal neo presidente,<br />
l’alpino ultranovantenne Gino Gheller, quello<br />
dell’Associazione degli Artiglieri e le bandiere di alcune<br />
associazioni d’arma. Più di duecento gli alpini che hanno<br />
sfilato e si sono poi schierati nella piccola spianata che<br />
fronteggia la chiesa, dove ad attenderli c’erano già le mogli<br />
di molti di loro con figli e nipoti. Non è passata inosservata,<br />
con le sgargianti divise, la Protezione civile Ana di Caldogno<br />
che ha anche contribuito a dirigere il traffico e ad<br />
organizzare il parcheggio e il deflusso delle auto. L’alzabandiera<br />
e l’onore ai Caduti hanno preceduto la messa<br />
animata, come sempre, dai canti del Coro alpino di Creazzo<br />
e celebrata dal parroco di Costabissara, don Marco. Al<br />
termine il Capozona Zanini ha ringraziato tutti i presenti<br />
per la loro partecipazione, ha riepilogato quanto fatto dalla<br />
Zona nel corso dell’anno e ha invitato alla fine tutti gli<br />
alpini a rimanere fedeli agli ideali trasmessici dai nostri<br />
padri. Gli alpini del Gruppo di Costabissara, che si accollano<br />
ogni anno l’onere di organizzare il pellegrinaggio<br />
hanno, alla fine, servito il ricco buffet, offerto come sempre<br />
dalla Zona.<br />
G.G<br />
Vicenza città<br />
In duemila apprezzano il baccalà in piazza<br />
Il baccalà alla vicentina non delude mai. Il più tradizionale<br />
dei piatti della città del Palladio torna assoluto
34 - Dai Gruppi<br />
Non solo alpini: ecco le signore che hanno contribuito al<br />
successo della festa (foto Mattiolo)<br />
protagonista nell’immancabile “Festa del bacalà”, organizzata<br />
nel fine settimana del 27 e 28 <strong>settembre</strong> in piazza<br />
delle Biade a Vicenza. Patrocinato dall’amministrazione<br />
comunale e organizzato dai dodici Gruppi della zona<br />
Vicenza Città riuniti nel comitato Solid.al., anche<br />
quest’anno ha raccolto numerose presenze, quantificate<br />
in quasi duemila avventori. Tra i presenti, oltre ai tanti<br />
capigruppo e consiglieri alpini e al presidente di Sezione<br />
Luciano Cherobin, anche diverse figure istituzionali della<br />
politica provinciale e regionale, a testimoniare l’importanza<br />
di quest’iniziativa che da 15 anni mantiene viva la<br />
tradizione vicentina. A centinaia i piatti di baccalà venduti,<br />
accompagnati dall’immancabile polenta; particolarmente<br />
apprezzate le porzioni di pasticcio al baccalà, riproposto<br />
dopo il successo dell’edizione passata, le cui<br />
scorte sono state esaurite ben prima della fine della festa.<br />
Per i non amanti dello stoccafisso, erano comunque presenti<br />
diversi piatti a base di salumi e formaggi tipici. Durante<br />
il week end non è mancato l’intrattenimento. Sabato,<br />
le centinaia di persone presenti hanno potuto assistere<br />
al concerto degli “Young Swing Band” di Lugo, organizzato<br />
in collaborazione con il gruppo dei Giovani <strong>Alpini</strong>.<br />
Domenica è stato il turno della sfilata e dell’esibizione<br />
musicale della Banda Alpina San Francesco di Cittadella.<br />
Non solo cibo e intrattenimento, ma spazio anche alla<br />
solidarietà: il ricavato della manifestazione è stato infatti<br />
interamente destinato alle onlus Anffas e Terra di mezzo,<br />
e alla cooperativa La Fraglia.<br />
Soddisfatto il consigliere e capozona, nonché presidente<br />
del comitato Solid.al., Mariano Fincato: «Siamo<br />
molto contenti della festa di quest’anno – spiega – c’è<br />
stata veramente una bella risposta di pubblico. Abbiamo<br />
avuto anche fortuna, perché sono state due splendide giornate<br />
di sole. Una delle cose che ci ha fatto più piacere è<br />
stato l’apprezzamento nei confronti della qualità del cibo<br />
da parte dei numerosi partecipanti.»<br />
Marco Marini
Lo Sport - 35<br />
Per la quarta volta si sono aggiudicati il<br />
Trofeo Bertagnolli. Oro a Giovanni Rossi.<br />
Campionati Ana, imbattibili<br />
i pistoleri vicentini a Treviso<br />
Ai nastri di partenza della Staro-Campogrosso<br />
Continuando quella che sta diventando una bella tradizione,<br />
la squadra di tiro a segno della Sezione di Vicenza ha brillato<br />
ai recenti Campionati nazionali Ana di tiro a segno (pistola<br />
e carabina) che si sono tenuti al poligono di Treviso lo<br />
scorso <strong>settembre</strong>.<br />
Ha brillato in particolare la squadra di pistola che, dopo le<br />
vittorie di Lucca nel 2005, di Vittorio Veneto nel 2011 e di<br />
Vicenza nel 2012, si è ripetuta quest’anno aggiudicandosi<br />
per la quarta volta il “Trofeo Bertagnolli”. La squadra degli<br />
alpini berici<br />
era composta<br />
da Giovanni<br />
Rossi, Nereo<br />
Zanon e Pierantonio<br />
Pretto,<br />
che al successo<br />
di squadra<br />
hanno aggiunto<br />
un brillantissimo piazzamento personale; infatti<br />
Giovanni Rossi si è classificato al 1° posto tra gli “open” (i<br />
più giovani), Nereo Zanon al 4° e Pierantonio Pretto al 5°.<br />
Hanno completato il successo il 7° posto di Umberto Impalmi,<br />
l’11° di Massimo Grotto e il 15° di Antonio Cesarano.<br />
Sei alpini di Vicenza nei primi quindici: davvero una bella<br />
squadra! Da sottolineare che Giovanni Rossi ha conquistato<br />
il 2° posto assoluto dietro un “certo” Vigilio Fait (olimpionico<br />
a Pechino).<br />
In crescita anche il settore delle carabine, dove il 7° posto di<br />
Massimo Grotto, il 13° di Claudio Bassani tra gli “open” e<br />
il 9° di Davide Pignolo nei “master” hanno consentito ai<br />
ottenere il 6° posto di squadra su 22 sezioni partecipanti.<br />
Gli altri tiratori della sezione presenti a Treviso erano Andrea<br />
Cinotti, Franco Impalmi, Antonio Picardi e Massimo Trevisani<br />
per la pistola e Franco Segalla per la carabina.<br />
Una sessantina in pedana<br />
per il titolo sezionale di tiro<br />
Appena qualche settimana di pausa dopo Treviso e il tiro<br />
a segno è tornato ad impegnare gli alpini della Sezione<br />
con il 3° Campionato sezionale, organizzato con la collaborazione<br />
del Tiro a segno nazionale di Vicenza.<br />
Dopo due giornate di gara, che hanno visto alternarsi sulle<br />
pedane del poligono vicentino una sessantina di prestazioni,<br />
si sono laureati Campioni sezionali Ana per il 2014<br />
i seguenti tiratori: categoria Open, carabina ad aria compressa.<br />
Daniele Malosso, Polegge; pistola ad aria compressa.<br />
Giovanni Rossi, Thiene; carabina libera a terra,<br />
Claudio Bassani, Sarmego; pistola standard, Nereo Zanon,<br />
Monteviale.<br />
Categoria Master. Carabina ad aria compressa, Floriano<br />
Garbuggio, Vicenza S.Bortolo; pistola ad aria compressa,<br />
Antonio Picardi,. Torri Lerino; carabina libera a terra, Franco<br />
Impalmi, Torri Lerino; pistola standard, Antonio Picardi,<br />
Torri Lerino.<br />
Aggregati: carabina ad aria compressa, Giliola Beccia, .<br />
Vicenza S.Bortolo; pistola ad aria compressa, Piera Carta,<br />
S.Pietro in Gù.<br />
Marcia di regolarità in montagna<br />
Vicenza a un passo dal podio<br />
E’ proseguita anche nel 2014 l’attività della squadra di<br />
marcia di regolarità in montagna capitanata dall’inossidabile<br />
Carlo Cecchetto. È una specialità spiccatamente “alpina”<br />
in quanto<br />
si svolge su<br />
terreno montano<br />
e prevede<br />
che i concorrenti<br />
compiano<br />
un determinato<br />
La squadra di marcia di regolarità<br />
percorso transitando<br />
ai punti<br />
di controllo ad un determinato tempo, il che impone di<br />
saper regolare la propria andatura a diverse velocità per<br />
non incorrere in penalità.<br />
Gli appuntamenti di maggior rilievo alle quali ha partecipato<br />
la nostra sezione sono state le <strong>Alpini</strong>adi estive in giugno<br />
a Limone Piemonte, dove Vicenza era presente con<br />
due pattuglie che hanno molto ben figurato in un lotto di<br />
135 pattuglie, conquistando l’11ª posizione con Carlo Cecchetto,<br />
Severino Comberlato e Nicola Michieloni, e la 24ª<br />
con Fabio Nardi, Adriano Pieropan e Giuliano Biolo. Piazzamenti<br />
che hanno consentito alla sezione ANA di Vicenza<br />
di chiudere al 14° posto su 33 sezioni presenti.<br />
Altra manifestazione di rilievo è stato il Campionato Triveneto,<br />
che si è svolto a Campo Croce (Massiccio del Grappa).<br />
Qui gli alpini di Vicenza erano presenti con 3 pattuglie<br />
e nonostante un 4°, 5° e 18° posto la Sezione non è riuscita<br />
per un soffio a salire sul terzo gradino del podio, ottenendo<br />
comunque la quarta piazza nella classifica tra le<br />
sezioni.<br />
A stagione conclusa per la marcia di regolarità un arrivederci<br />
al prossimo anno con magari l’ingresso di nuove leve.
36 - Protezione civile<br />
Il Triveneto visto dal<br />
“Numero Unico”<br />
Il servizio del Numero Unico riporta un po’ tutti i servizi<br />
svolti dalle squadre di Pc, dal Centro operativo comunale<br />
alla palestra di roccia, dalla squadra sanitaria a<br />
quella logistica, fino all’impeccabile sfilata delle “divise<br />
gialle”.<br />
Nubifragio ad Arcugano<br />
Pronto intervento<br />
degli alpini<br />
A più di un anno di distanza torniamo a parlare del Raduno<br />
Triveneto di Schio, per dare spazio a un servizio<br />
che il Numero Unico Schio 2014, storica rivista del Comune<br />
edita dalla Tipografia Menin, ha dedicato all’evento<br />
e in particolare all’organizzazione curata dalla<br />
Protezione civile sezionale. Più delle parole valgono le<br />
immagini pubblicate dal periodico, per documentare un<br />
complesso e impegnativo lavoro fatto dietro le quinte,<br />
cominciato alle 5 di mattina e finito quando l’ultimo<br />
alpino se n’era già andato.<br />
Nel maggio scorso, dopo un violento temporale, la Squadra<br />
di protezione civile di Arcugnano è stata precettata<br />
dal Comune per le emergenze verificatesi sul territorio;<br />
in particolare per la frana, che ha interessato la Strada<br />
Militare; si è curato il monitoraggio anche di altre frane<br />
in zone limitrofe, che si è prolungato per parecchie settimane.<br />
È anche stato dato aiuto ad alcune famiglie,<br />
danneggiate sia dall’acqua che dalla terra caduta.<br />
I volontari si sono alternati per verifiche continue del<br />
territorio e chiusura strade, affiancando la Polizia locale,<br />
in attesa dell’arrivo degli addetti della Provincia per<br />
la chiusura definitiva della Strada Militare. Hanno anche<br />
portato soccorso ad alcuni cittadini aiutandoli a ripristinare<br />
alla normalità le loro abitazioni.<br />
Il lavoro è proseguito per alcuni giorni, fino a che la<br />
situazione si è stabilizzata.
Protezione Rubrica civile - 37<br />
Dieci uomini abituati a lavorare in<br />
ambienti difficili, ma sempre nella<br />
massima sicurezza. Formazione continua<br />
<strong>Alpini</strong>stica, il rischio è il<br />
mio mestiere<br />
Le squadre specialistiche della protezione civile Ana nascono<br />
dall’esigenza di avere del personale specializzato<br />
e attrezzato nel compiere alcune funzioni particolari. L’Italia<br />
è un paese a rischio geologico , gli eventi degli ultimi<br />
anni hanno confermato come sia necessario rispondere<br />
con prontezza a situazioni particolari, in cui ci sono<br />
gravi rischi per la popolazione e le strutture. La specialità<br />
alpinistica è di supporto alle altre unità e viene chiamata<br />
ad operare quando si lavora in ambienti scoscesi e<br />
strapiombanti, definiti appunto “’difficili”.<br />
La Squadra è composta da 10 elementi, coordinata da un<br />
speleologo di grande esperienza, conta alpinisti esperti e<br />
in formazione. La sua attività riguarda la messa in sicurezza<br />
di alberi danneggiati da eventi atmosferici , il disgaggio<br />
di detriti mobili da pareti rocciose o franose ,<br />
sgombero di neve sui tetti di edifici, la messa in sicurezza<br />
di volontari impegnati in lavori di manutenzione su<br />
pendii scoscesi e argini fluviale, la gestione della palestra<br />
di arrampicata di proprietà dell’Ana, la continua formazione<br />
con addestramento teorico e pratico e più in generale<br />
ovunque necessiti di essere assicurati ad un corda.<br />
Nelle esercitazioni vengono simulate situazioni di emergenza<br />
quali la costruzione di teleferiche per ovviare al<br />
possibile crollo di ponti a causa di terremoti e particolari<br />
eventi atmosferici , evacuazione da edifici civili e strutture<br />
scolastiche a seguito di incendi o alluvioni , il supporto<br />
alle squadre cinofile durante la ricerca persone<br />
scomparse, in ambienti impervi .<br />
La legge che tutela la sicurezza dei lavoratori si applica<br />
alle attività svolte dai volontari di protezione civile con<br />
modalità specifiche dedicate esclusivamente a loro. Il<br />
legislatore ha ritenuto infatti che un settore tanto importante<br />
per la vita del Paese e caratterizzato da esigenze<br />
particolari e non assimilabili ad altri ambiti di attività<br />
come è il volontariato di protezione civile , meritasse<br />
un’attenzione particolare.<br />
I componenti della Squadra alpinistica dell’Ana nel corso<br />
del 2014 hanno seguito corsi specifici inerenti l’utilizzo<br />
di motoseghe per il taglio di alberi, il lavoro su fune e<br />
l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale anti caduta<br />
, questi ultimi tenuti da guide alpine. Durante il corso<br />
per l’utilizzo delle motoseghe e relativi DPI i componenti<br />
dell’<strong>Alpini</strong>stica sono stati formati, sia per operare<br />
in piena sicurezza , sia sulle tecniche di abbattimento di<br />
alberi, per farli cadere in punti precisi posizioni: nel caso<br />
il bosco sia così fitto da non permettere l’ abbattimento<br />
in orizzontale, esiste infatti una particolare tecnica che<br />
permette la riduzione del tronco in verticale .<br />
Grazie alla formazione inerente il lavoro su fune la squadra<br />
conta al suo interno diverse abilitazioni, tra cui addetti<br />
all’uso di dispositivi di protezione individuale anti caduta,<br />
dispositivi che necessitano appunto di una specifica<br />
formazione per essere utilizzati; un componente inoltre<br />
fa parte della Commissione nazionale materiale tecniche<br />
alpinistiche Ana.<br />
Al lavoro in cima a un tetto per rimuovere la neve in tutta sicurezza<br />
Durante la recente esercitazione del Triveneto, svoltasi<br />
nella provincia di Verona, l’<strong>Alpini</strong>stica di Vicenza ha operato<br />
sull’Adige in località Ponte Perez di Zevio per il<br />
disgaggio di tronchi del diametro di un metro , incastrati<br />
fra i piloni del ponte a seguito dei particolari eventi atmosferici<br />
che hanno colpito quella zona. Gli obiettivi del<br />
futuro sono di arricchire l’attrezzatura e la formazione dei<br />
componenti, elevando la specializzazione della squadra<br />
con nuove tecniche di lavoro, per soccorrere in modo<br />
sempre più adeguato chi si trova in difficoltà.<br />
Mirco De Marchi
38 - Rubrica Varie<br />
Nozze<br />
Pertile Maino<br />
Ecco una foto ricordo del giorno più bello per Maria<br />
Eva Pertile e Marco Maino. Maria Eva l’ha accompagnata<br />
all’altare il papà Venanzio, socio del Gruppo<br />
dell’Anconetta. Amica degli alpini la mamma, Anna<br />
Maria Saggin.<br />
Nascite<br />
Asigliano<br />
Lara Chierico di Marco e Valentina<br />
Chiampo<br />
Edoardo Volpiana di Federico e Alessandra<br />
Chiampo<br />
Tommaso Volpiana di Manuel e Laura<br />
Malo<br />
A Molina di Malo è nato Cristian, per la felicità di<br />
Andrea Savio e Laura Zanella<br />
Rozzampia<br />
Diana Bassan di Fabio e Valentina Fabrello<br />
Tonezza<br />
Giada Dellai di Giovanni ed Elisabetta Fontana<br />
Villaganzerla<br />
Lorenzo Facchin di Sebastiano ed Enrica<br />
Villaganzerla<br />
Mattia Pozzato di Andrea e Monica Ferron<br />
Nozze d’oro<br />
Alonte<br />
Roncaglia Eberle<br />
Finalmente, si son detti gli alpini di Zanè, quando il<br />
segretario del loro Gruppo, Davide Roncaglia, ha portato<br />
all’altare la sua Carla Eberle. Eccoli nella foto<br />
ricordo delle nozze..<br />
Silvano Ba e Renata Volpe<br />
Caldogno<br />
Gabriella Girardello e Francesco Viola
Anniversari Rubrica - 39<br />
Nozze d’oro<br />
Campedello<br />
Isola Vic.<br />
Meledo<br />
Fernanda Iseppi e Luigi Mattiello<br />
Maria Nicoletti e Ivo Parlato<br />
Lugo<br />
Daniela Serpelloni e<br />
Aldo Giacomuzzo<br />
Sandrigo<br />
Chiampo<br />
Giuseppe Castegnaro e Natalina<br />
Frezza. Giuseppe è stato per anni alfiere<br />
del Gruppo di Chiampo<br />
Rita Manzardo e Mariano Callegari<br />
Meledo<br />
Angelina Marangoni e<br />
Giuseppe Basso<br />
Sarcedo<br />
Chiampo<br />
Lino Massignan, consigliere del<br />
Gruppo, e Rosa Zuffellato, hanno festeggiato<br />
le nozze d’oro. Eccoli festeggiati<br />
da un bel drappello di alpini.<br />
Francesco Dalla Libera e<br />
Milena Fattambrini<br />
Schio<br />
Figli e nipoti esprimono i migliori<br />
auguri di buon anniversario a Flavio<br />
Dal Maso e Gabriella Testa<br />
Dueville<br />
Meledo<br />
Giuseppe Bellinaso e<br />
Luigina Castellan<br />
Vicenza Laghetto<br />
Giuseppe Gelso e Caterina Bellosi<br />
Edda e Paolo Lionzo<br />
Valeria Collina e Adriano Aschieri
40 - Varie<br />
Rinnovo gruppi:<br />
Arzignano<br />
Capogruppo Paolo Marchetti. Consiglieri: Domenico Bauce,<br />
Antonio Boschetti, Mauro Concato, Sergio Concato,<br />
Giuseppe Dal Ceredo, Vittorino Dalla Barba, Luca Dal Molin,<br />
Angelo De Momi, Giovanni Faccio, Antonio Frizzo,<br />
Sergio Galiotto, Francesco Gentilin, Dario Giordani, Guerrino<br />
Lorenzi, Luciano Lunari, Arturo Magnaguagno, Lino<br />
Marana, Roberto Marana, Roberto Marchesini, Dario Piazza,,<br />
Adriano Pieropan, Giovanni Reginato, Giorgio Rosa,<br />
Emilio Tonin e Donato Zanvettore.<br />
Incontri<br />
Genio Pionieri. Non si<br />
vedevano da 50 anni e si<br />
sono incontrati In occasione<br />
del raduno per il cinquantenario<br />
del Vajont.<br />
Sono Gino Nardi del<br />
Gruppo di Chiampo (a destra)<br />
e Luciano Maruzzo, del Gruppo di Lumignano,<br />
Genio pionieri alla caserma Fantuzzi di Belluno. Nel<br />
disastro perse la vita l’alpino Pretto, loro amico e<br />
commilitone, che era di guardia alla diga<br />
Veci del Feltre. Il prossimo raduno degli alpini che hanno<br />
fatto la naja nel Btg. Feltre (dal III 65 al III 70) si<br />
Alpino chiama alpino<br />
Car all’Aquila, Claudio Dal Zotto, del Gruppo di Thiene,<br />
cerca i compagni che erano al Car all’Aquila nel novembre<br />
’62. Uno di quelli della foto si chiama Claudio ed è di San<br />
Vito di L. Gli altri due sono di Vicenza.<br />
Chiesetta del Pasubio. Giuseppe Cortese, socio del Gruppo<br />
di Creazzo, cerca foto, locandine e altro che ricordi dal<br />
cerimonia di inaugurazione della chiesetta di S. Maria<br />
Sette Croci sul Pasubio (rifugio Papa) avvenuta il 10 <strong>settembre</strong><br />
1961. Anche in fotocopia o per email. Tel. o444<br />
521368 bepicorgiu@alice.it<br />
Corso sottufficiali. L’artigliere Alessandro<br />
Angelini cerca gli allievi del corso<br />
sottufficiali di Civitavecchia del 1953, trasferito<br />
nel 1954 a Foligno. Ritroviamoci a<br />
60 anni dal congedo, dice, e invita a chiamarlo<br />
al 333 8672666-<br />
svolgerà a Feltre il 19 aprile 2015. Il ritrovo è previsto<br />
fra le 9.30 e le 10, i partecipanti sono invitati a portare i<br />
gagliardetti e, naturalmente, il cappello alpino. Per informazioni<br />
contattare i seguenti numeri: Ottorino Zanon<br />
0444 240132, Gen. Vittorio Bresadola 348 9030741,<br />
Gianluigi Bandini 335 6213452 e Romolo Tamburlin<br />
0437 83376. Nella foto, alpini con la nappina bianca<br />
nella caserma Zannettelli di Feltre.<br />
Famiglie alpine<br />
100 anni. Alice Albanello<br />
Granziero ha festeggiato a<br />
Sarego il traguardo dei 100<br />
anni assieme ai suoi otto<br />
figli, ai parenti e agli amici.<br />
Tre dei figli sono alpini, eccoli<br />
nella foto: Vittorio,<br />
Renzo e Orfeo.<br />
Quattro figli, tutti militari, fanno compagnia a Natalino<br />
Zampese, del Gruppo di Santorso. Luca, Federico ed Ivo<br />
sono alpini, mentre Enzo è paracadutista.
Un nostro amico hai chiesto alla montagna - 41<br />
...nel paradiso di Cantore<br />
Albettone<br />
Altavilla<br />
Altavilla<br />
Giuseppe Milan<br />
1934<br />
Btg. Belluno<br />
Anselmo Ghiotto<br />
1937<br />
Alpino<br />
Antonio Vinante<br />
1931<br />
Alpino<br />
Altavilla<br />
Arsiero<br />
Arzignano<br />
Barbarano<br />
Renato Dominato<br />
1934<br />
Brig. Tridentina<br />
Luigi Lorenzato<br />
1928<br />
Alpino<br />
Luigi Antonio Brentan<br />
1936<br />
6° Rgt. Art. montagna<br />
Giovanni Parise<br />
1949<br />
Brig. Cadore<br />
Barbarano<br />
Barbarano<br />
Caldogno<br />
Caldogno<br />
Antonio Polo<br />
1936<br />
Brig. Cadore<br />
Germano Franceschetto<br />
1926<br />
Brig. Tridentina<br />
Silvano Casarotto<br />
1941<br />
B. Cuneo<br />
Antonio Stegagnolo<br />
1946<br />
Btg. Bolzano<br />
Camisano<br />
Campiglia dei Berici<br />
Castelnovo<br />
Chiampo<br />
Luigi Forestan<br />
1936<br />
Alpino<br />
Emilio De Beni<br />
1933<br />
Alpino<br />
Fulvio Frigo<br />
1927<br />
Alpino<br />
Guerrino Gecchele<br />
8° Rgt. <strong>Alpini</strong>
42 - Un nostro amico hai chiesto alla montagna<br />
Chiampo<br />
Costabissara<br />
Fara Vic.<br />
Enna Santacaterina<br />
Francesco Benetti<br />
1933<br />
Gr. Agordo<br />
Giuseppe Battaglion<br />
1935 Alfiere<br />
<strong>Alpini</strong> pos. Tolmezzo<br />
Giovanni Battista<br />
Carollo<br />
1927<br />
Btg. Tolmezzo<br />
Marco Zanella<br />
Alpino<br />
Fara Vic.<br />
Fara Vic.<br />
Fara Vic.<br />
Fara Vic.<br />
Giovanni Battista<br />
Carollo<br />
1927<br />
Btg. Tolmezzo<br />
Sisto Barausse<br />
1931<br />
Btg. Bassano<br />
Elvio Simonato<br />
1933<br />
Btg. Bassano<br />
Franco Cebba<br />
Gr. Conegliano<br />
Gambugliano<br />
Grancona<br />
Lugo<br />
Marano<br />
Bruno Savio<br />
1953<br />
Alpino<br />
Bruno Nichele<br />
Genio Guastatori<br />
Brig. Cadore<br />
Nereo Bressan<br />
1938<br />
7° Rgt. <strong>Alpini</strong><br />
Antonio Boscardin<br />
4° Rgt. <strong>Alpini</strong><br />
Monticello Co. Otto<br />
Montebello<br />
Monte di Malo<br />
Motta Costabissara<br />
Alessandro Bellotto<br />
1926<br />
Alpino<br />
Giovanni Castegnaro<br />
1931<br />
Btg. Gemona<br />
Giuseppe Cocco<br />
1934<br />
Alpino<br />
Sereno Valente<br />
1923<br />
8° rgt. <strong>Alpini</strong>
Un nostro amico hai chiesto alla montagna - 43<br />
Passo di Riva<br />
Pozzolo<br />
Pozzolo<br />
Pozzolo<br />
Virgilio Maculan<br />
1923<br />
Brig. Julia<br />
Mario Negrin<br />
1932<br />
Btg. Belluno<br />
Antonio Rappo<br />
1937<br />
Socio aiutante<br />
Domenico Bellin<br />
1930<br />
Socio aggregato<br />
Santorso<br />
Schio<br />
Schio<br />
Sovizzo<br />
Ruggero Vitella<br />
1956<br />
Alpino<br />
Cirillo Conforto<br />
Btg. Val Leogra<br />
Reduce di Grecia<br />
Angelo Tomasi<br />
1921<br />
Btg. Vicenza - Russia<br />
Mariano Cattelan<br />
1954<br />
Btg. Belluno<br />
Tonezza<br />
Vicenza S. Bortolo<br />
Vicenza Campedello<br />
Vicenza Scaroni<br />
Guido Dellai<br />
1929<br />
Btg. Feltre Emigrato in<br />
Svizzera<br />
Angelo Giacobbo<br />
1946<br />
Brig. Cadore<br />
Mario Jung<br />
1937<br />
7° Rgt. <strong>Alpini</strong><br />
Giuseppe Veronese<br />
1921<br />
Julia - Grecia e Russia<br />
Vicenza Scaroni<br />
Villaganzerla<br />
Villaverla<br />
Zugliano - Grumolo<br />
Claudio Noardo<br />
1958<br />
Btg. Pieve di Cadore<br />
Antonio Lazzari<br />
1939<br />
7° Rgt. <strong>Alpini</strong><br />
Armido Comberlato<br />
1933<br />
Btg. Tolmezzo<br />
Guido Capppozzo<br />
1922<br />
Julia - Prigioniero Russia
Buon Natale dalle nostre montagne<br />
Panorama dalla cima del Cornetto. Con questa bellissima foto di Pietro Cacciavillan, Schio, Alpin fa<br />
grado porge gli auguri di Buon Natale ai suoi lettori. E’ una foto che raccoglie l’essenza dell’essere alpini,<br />
perché è sulle montagne che gli alpini tirano fuori il meglio di sè. E qui sulla montagna splende il<br />
sole, brilla l’azzurro e i raggi illuminano la croce, messa a protezione delle altre cime più in basso, che<br />
cominciano a nascondersi nella foschia, e della pianura, avvolta nalla nebbia. Ma poi dalla montagna<br />
scende il vento che spazza via la nebbia e porta la luce anche in pianura.<br />
Tutti i soci possono mandare foto delle montagne vicentine da pubblicare su Alpin fa grado. Basta spedirle per<br />
email a alpinfagrado@anavicenza.it (per una buona riuscita devono essere in alta risoluzione, almeno di 1 MB).