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AfG14-1387 Alpini settembre_LR(1)

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ANNO 2014 - NUMERO 4 - DICEMBRE - Trimestrale - E 3,50 - Poste Italiane S.p.A. - Spediz. in Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) - Art. 1 comma 1, NE/VI<br />

In caso di mancato recapito rinviare all’ufficio di Vicenza CPO, per la restituzione al mittente, che si impegna a corrispondere l’importo dovuto<br />

Schierati in vetta<br />

per gli onori agli Eroi


2 - La feritoia del Torrione<br />

“Alpin fa grado”<br />

Presunzione o vero merito<br />

di Vito Mantia<br />

In effetti, letto così, il frontespizio<br />

del nostro periodico sezionale<br />

può assumere una certa aria<br />

di presunta superiorità degli alpini.<br />

E qualcuno me l’ha anche<br />

fatto notare.<br />

La naia, almeno ai miei tempi,<br />

in gran parte si reggeva e funzionava, bene o male,<br />

sui gradi dei personaggi che la creavano a<br />

loro immagine e somiglianza. Oggi è<br />

mutata radicalmente. La divisa,<br />

specie quella per le varie attività<br />

di impiego, è uguale per tutti: soldati<br />

semplici, graduati di truppa,<br />

sottufficiali e ufficiali. Salvo le<br />

tagliatelle dei gradi che, in fondo,<br />

non sono più tanto sgargianti.<br />

Ricordate le divise e i paludamenti<br />

dei vari capi capetti<br />

e gerarchi fascisti<br />

Bella la semplicità<br />

del nostro cappello e di<br />

quell’unica penna!<br />

Senza uscire dal tema<br />

che mi permetto di proporvi,<br />

vorrei farvi conoscere<br />

un episodio che<br />

mette in luce ancora una<br />

volta l’unicità di essere<br />

<strong>Alpini</strong>.<br />

Col Btg. Feltre eravamo in<br />

zona di una guerra atroce e senza<br />

confini, di giorno e di notte, in<br />

Montenegro, dopo la tristissima<br />

campagna di Grecia (13.775 Caduti, 20.087 dispersi,<br />

12.380 congelati, 50.874 feriti). Con l’autocolonna<br />

ci stavamo spostando da Prijepolje a Nova<br />

Varos. Avevamo caricato anche una Compagnia di<br />

Fanti, con alcune freschissime reclute appena arrivate<br />

dall’Italia. Era stato da poco sventato un<br />

attacco dei partigiani titini. Una delle suddette matricole<br />

mi si accostò e in preda al terrore mi chiese<br />

come ci si doveva comportare per non essere colpiti,<br />

allo scoperto sul cassone di un camion. Ricordo<br />

il suo volto di fanciullone ingenuo che ispirava<br />

tenerezza. Mi parlò della sua mamma che… non<br />

sarebbe sopravvissuta a una brutta notizia. Guardò<br />

il mio cappello che avevo appoggiato per un attimo<br />

sopra un bidone di gasolio, con la penna ben in<br />

vista e mi chiese se poteva provarlo. Così fece.<br />

Dal sorriso capii che …si sentiva protetto. Quando<br />

arrivammo a destinazione, mi fece un bel saluto<br />

militare, portando la mano al cappello con riconoscente<br />

fierezza. Evidentemente il cappello alpino<br />

c’entra sempre e trova un suo meritato<br />

spazio quando si parla o<br />

si scrive di naia.<br />

Il cappello alpino è<br />

stato e rimane un simbolo,<br />

una garanzia, un reale grado<br />

aggiunto per chi lo porta<br />

e si rende conto del suo<br />

valore. Ho più volte affermato<br />

che essere alpini significa<br />

appartenere a una<br />

particolare categoria dello<br />

spirito.<br />

Quando i partigiani titini,<br />

famigerati per crudeltà,<br />

riuscivano a prendere<br />

dei prigionieri, immediatamente<br />

fucilavano<br />

gli ufficiali appartenenti<br />

alle Camicie nere, ma rispettavano<br />

gli <strong>Alpini</strong> che<br />

erano a tutti noti per l’assistenza<br />

data alle famiglie<br />

indigenti, agli istituti<br />

per bambini e anziani,<br />

quando erano di guarnigione nelle zone più<br />

impervie.<br />

Con queste considerazioni ho cercato di dimostrare<br />

–fuori da ogni retorica – il motivo per cui<br />

il titolo ‘Alpin fa grado’ non è un vuoto motto ma<br />

una realtà, suffragata da una ragione profonda: l’alpinità;<br />

quell’insieme di virtù che rendono la persona<br />

che le vive degna di un “grado” assolutamente<br />

particolare, onesto e senza bisogno di patacche<br />

di sorta.


3<br />

INIZIATIVE IMPORTANTI<br />

PER CELEBRARE IL 2016<br />

IN TERRA VICENTINA<br />

In copertina:<br />

Onore ai Caduti sul Dente austriaco, in occasione<br />

del pellegrinaggio sul Pasubio. (foto Gollin)<br />

SOMMARIO<br />

pag.<br />

• La feritoia del Torrione 2<br />

• Nello zaino 4<br />

• Uno di noi 20<br />

• La mia naja 21<br />

• di Baita in Baita 22<br />

• In Libreria 23<br />

• Dai Gruppi 24<br />

• Protezione civile 35<br />

• Lo sport 37<br />

• Varie 38<br />

• “Un nostro amico hai<br />

chiesto alla montagna” 41<br />

Anno 2014 - n. 4 - Dicembre<br />

Gratis ai soci<br />

Abbonamento annuo Euro 13<br />

Tiratura 21.000 copie<br />

Direzione e Redazione<br />

Sezione A.N.A. Vicenza<br />

E-mail: alpinfagrado@anavicenza.it<br />

Direttore Responsabile<br />

Dino Biesuz<br />

Editore<br />

Associazione Nazionale <strong>Alpini</strong> Sezione di Vicenza<br />

36100 Vicenza - Via B. D’Alviano, 6<br />

Tel./Fax 0444.926988<br />

Web Site: www.anavicenza.it<br />

C.C.P. 13008362<br />

Registrazione del Tribunale di Vicenza n. 67<br />

del 26.4.1953<br />

Iscrizione al ROC N° 24648<br />

Stampa:<br />

Rumor Industrie Grafiche S.p.A.<br />

Via dell’Economia 127, 36100 Vicenza<br />

www.rumor.it<br />

Carissimi alpini,<br />

veniamo da due appuntamenti importanti: la Colletta alimentare<br />

e la riunione dei capigruppo.<br />

Un fine settimana entusiasmante per me che come presidente<br />

della nostra Sezione ho potuto incontrarvi e vedervi lavorare con un<br />

grande entusiasmo nei vari supermercati in cui, sabato 29 novembre,<br />

abbiamo sostenuto, come ogni anno, la raccolta della Colletta alimentare.<br />

Nonostante la crisi il nostro Cappello Alpino ha fatto di<br />

nuovo la differenza e così la raccolta si è ulteriormente incrementata.<br />

Bravi ai 700 volontari dislocati in 55 punti vendita!<br />

Domenica 30 ho incontrato i vostri capigruppo, constatando<br />

quanto sono determinati a portare avanti il loro impegnativo compito,<br />

a quanto credono nei valori degli <strong>Alpini</strong> e con quale entusiasmo<br />

trainano i loro Gruppi verso le nuove sfide che ci aspettano.<br />

Questo nonostante tutto, nonostante la grande delusione che ci<br />

ha profondamente colpiti, nel vedere che non è stata condivisa la<br />

nostra proposta di Adunata nazionale per il 2016 quale occasione di<br />

un doveroso omaggio ai Caduti per la patria provenienti da tutta<br />

Italia che si immolarono sulle montagne vicentine.<br />

Un forte segno di reazione, come e nel modo degli <strong>Alpini</strong>, perché<br />

sappiamo di essere dalla parte giusta, dalla parte di chi ha bisogno<br />

di aiuto, dalla parte di chi deve essere ricordato e non dimenticato,<br />

dalla parte della nostra gente, che ci vuol bene e desidera vederci<br />

sempre protagonisti nella vita dei nostri paesi.<br />

Bravi! E’ questo che mi aspetto da Voi ed è questo che sto facendo<br />

con gli altri presidenti delle Sezioni vicentine: vedrete, assieme<br />

sapremo rispondere con orgoglio e fierezza e faremo in modo che<br />

qui, nel 2016, in terra vicentina, gli alpini dovranno recarsi per onorare<br />

gli Eroi d’Italia. Sarà un 2016 con iniziative importanti, a carattere<br />

nazionale, che abbiamo già chiesto alla sede nazionale di assegnarci<br />

e che coinvolgeranno tutta la famiglia degli alpini.<br />

Vi auguro di essere sempre forti come lo siete sempre stati, di<br />

guidare le vostre famiglie ed i vostri figli nella direzione giusta in<br />

questo difficile periodo, e, se qualcuno di Voi avrà un momento di<br />

difficoltà, alzi la mano e chiami gli amici <strong>Alpini</strong>. Ci aiuteremo l’un<br />

l’altro ed assieme saremo ancora più forti!<br />

Che il Santo Natale ed il Nuovo Anno portino nelle Vostre famiglie<br />

forza d’animo, unione e serenità.<br />

Orgoglioso di tutti Voi.<br />

Il presidente alpino Luciano Cherobin.


4 - Nello zaino<br />

Un migliaio di alpini e 19 vessilli sezionali al grande pellegrinaggio.<br />

La cerimonia all’Ossario e sui due Denti. Percorribile la strada degli Scarubbi<br />

Il grazie agli eroi del Pasubio<br />

di Monica Cusinato<br />

C’è un appuntamento, la prima<br />

domenica di <strong>settembre</strong> di ogni anno,<br />

al quale un alpino vicentino non<br />

può mancare, il pellegrinaggio sul<br />

Pasubio.<br />

Quest’anno è stata una ricorrenza particolare, l’umore<br />

non era tra i più sereni, la delusione e l’incredulità<br />

permeavano l’aria: i problemi erano cominciati già venerdì<br />

5 <strong>settembre</strong>, quando il sindaco di Posina, preoccupato<br />

per previsioni meteo avverse, poi disattese da<br />

quest’estate stramba, ha revocato i permessi per il transito<br />

di mezzi e persone sulla strada degli Scarubbi. Fortunatamente<br />

alla cerimonia all’Ossario il giorno dopo<br />

era presente il sindaco di Vallarsa, prof. Geremia Gios,<br />

ovviamente alpino, che in base ad una convenzione con<br />

Posina può concedere permessi per il transito sugli Scarubbi<br />

e li ha messi a disposizione della Sezione. Si è<br />

così guadagnato la riconoscenza del direttivo sezionale,<br />

perché grazie alla sua disponibilità hanno potuto partecipare<br />

al pellegrinaggio anche alpini che non hanno più<br />

la gamba per salire a piedi.<br />

La cerimonia all’Ossario, breve ma sentita e partecipata<br />

ha visto l’alzabandiera e gli onori ai Caduti. con<br />

la deposizione della corona d’alloro. Emozionanti le<br />

allocuzioni delle autorità convenute, il prefetto Eugenio<br />

Soldà, il gen. Domenico Innecco, il sindaco di Valli<br />

Armando Cunegato e il vicepresidente della Sezione<br />

Ana di Vicenza Paolo Marchetti.<br />

La notizia che l’adunata è stata assegnata ad Asti è<br />

giunta prima di salire ai Denti per gli onori ai Caduti.<br />

Ma poiché ci vuole ben altro per fiaccare lo spirito alpino,<br />

la cerimonia è proseguita con impegno immutato sui<br />

Denti Italiano e Austriaco, dove sono state deposte le<br />

corone e resi gli onori ai Caduti ancora sepolti da 98<br />

anni sotto le macerie di una mina. “Per non dimenticare”:<br />

è proprio questo è stato lo stimolo per vincere lo<br />

sgomento creato dalla mancata assegnazione dell’Adunata<br />

nazionale 2016, e gli alpini si sono stretti ancor di<br />

più tra loro e hanno ricordato i Caduti, andati a morire<br />

lassù chiamati da una Patria che oggi, purtroppo, assomiglia<br />

più ad una matrigna che ad una madre, ma che<br />

loro hanno amato e servito fino alla fine.<br />

La domenica mattina c’erano 3 colonne di pellegrini<br />

in marcia verso la chiesetta di Santa Maria del Pasubio:<br />

una con i mezzi della Protezione civile sulla strada degli<br />

Scarubbi, una sulla Strada degli Eroi e una, a piedi, sulla<br />

Strada delle 52 gallerie. Circa mille le penne nere<br />

convenute ad assistere alla messa celebrata dal gen.<br />

mons. Ezio Busato. Presenti 18 vessilli sezionali oltre a<br />

quello di Vicenza, 111 gagliardetti e 4 gonfaloni dei Comuni<br />

della zona. Tra le autorità l’assessore regionale<br />

Elena Donazzan, giunta a piedi per le 52 gallerie in compagnia<br />

del presidente Cherobin e del vicepresidente nazionale<br />

Ana Renato Zorio, il sindaco di Vicenza Achille<br />

Lo schieramento davanti all’Ossario sul Colle Bellavista (foto Mattiolo)


Nello zaino - 5<br />

Variati, il gen. Domenico Innecco, il presidente di Confindustria,<br />

alpino Giuseppe Zigliotto, il gen. Gianfranco Rossi<br />

vicecomandante del Comando interregionale nord di<br />

Padova, un reparto del 7° <strong>Alpini</strong> di Belluno, una rappresentanza<br />

delle infermiere volontarie della Croce Rossa di<br />

Vicenza, oltre ai consiglieri sezionali e gli ex presidenti<br />

Rossato e Galvanin.<br />

Particolarmente vibrante di emozioni e sentimenti l’intervento<br />

del presidente Cherobin, ancora visibilmente emozionato<br />

dopo i fatti di Milano, che ha<br />

elogiato tutti coloro che nella vita privata<br />

e associativa sanno prendersi le<br />

loro responsabilità, nel bene e nel male,<br />

ma che non si sporcano le mani e neppure<br />

la faccia dietro artifizi, mercimoni,<br />

giochi di potere. Anche il sindaco di<br />

Vicenza, Achille Variati, era visibilmente<br />

deluso per la mancata adunata<br />

nazionale, progetto in cui aveva creduto<br />

fin da subito, da quel 16 <strong>settembre</strong><br />

2012, quando durante l’adunata sezionale<br />

a Vicenza l’ex presidente nazionale<br />

Ana Corrado Perona aveva auspicato<br />

e quasi assicurato che a Vicenza l’adunata nazionale 2016<br />

non poteva essere negata.<br />

E il Pasubio, monte capriccioso, spesso incappucciato<br />

dalle nubi o avvolto dalla nebbia, ha donato ai suoi pellegrini<br />

una giornata baciata da un sole tiepido che ha saputo<br />

però riscaldare il cuore a tutti i presenti. L’adunata 2016<br />

non si farà a Vicenza, ma una cosa è certa: ogni anno, la<br />

prima domenica di <strong>settembre</strong>, la Sezione Ana di Vicenza<br />

ricorderà i Caduti del Pasubio, costi quel che costi.<br />

Arriva sul Pasubio il vessillo sezionale di VIcenza, salutato da quelli di numerose altre sezioni.<br />

Grande e compatta partecipazione della Sezione di Vicenza al Raduno<br />

Triveneto, nonostante l’amarezza per il no all’Adunata del 2016<br />

Splende a Verona l’orgoglio alpino<br />

Non era facile andare a Verona una settimana dopo il<br />

no a Vicenza per l’Adunata 2016. Sarebbe stata più facile<br />

un’assenza critica verso chi ha detto no, per motivi non<br />

certo nobili, all’omaggio a quelli che fermarono la Spedizione<br />

Punitiva sulle montagne vicentine. Effettivamente<br />

al no di Milano gli alpini vicentini hanno reagito, non<br />

restandosene a casa, ma partecipando ancora più numerosi<br />

al raduno Triveneto, tanto che il presidente nazionale<br />

Favero dirà che «Anziché polemizzare, lasciarsi andare<br />

allo sconforto, hanno reagito compattandosi e raddoppiando<br />

le presenze. Questo è il vero animo alpino, Vicenza<br />

ha dato una lezione importante, si è conquistata una<br />

grande credibilità e un grande credito nell’Associazione».<br />

E in una lettera di congratulazioni inviata a tutti gli<br />

alpini della Sezione, il presidente Cherobin ha scritto che<br />

«nonostante l’amarezza e la tristezza de la decisione del<br />

Cdn ha portato nei nostri cuori, ferendo il nostro animo<br />

alpino, voglio con questa mia rassicurarvi che il Consiglio<br />

di Sezione e io, come vostro presidente, difenderemo la<br />

nostra sezione nelle opportune sedi, rivendicando la supremazia<br />

dei valori che hanno contraddistinto le motivazioni<br />

per l’Adunata 2016 a Vicenza».<br />

E un lungo elogio agli alpini vicentini e al loro presidente<br />

Cherobin Sebastiano Favero l’aveva dedicato anche<br />

il sabato sera del Triveneto, in occasione della serata dei<br />

cori alpini in Arena, per il “modo alpino” di reagire e<br />

ripartire di fronte ad una comprensibile delusione.<br />

Un contributo al prestigio della sezione lo ha dato<br />

anche la Fanfara storica, che suscita sempre applausi e<br />

ammirazione quando sfila, in testa al lunghissimo schieramento<br />

vicentino (hanno impiegato ben 22 minuti per


6 - Rubrica Nello zaino<br />

La Fanfara storica suona in un ambiente unico al mondo, l’Arena di Verona (foto Alessandro Ceola)<br />

sfilare tutti gli alpini della Sezione). Ma questa volta il<br />

complesso diretto da Silvio Cavaliere ha raccolto anche<br />

l’applauso di un pubblico enorme, le quasi diecimila persone<br />

affluite all’Arena.<br />

Una grande partecipazione quindi come numeri, ma<br />

anche come qualità, con gli scaglioni che hanno sfilato<br />

compatti e ordinati come non mai. Eppure c’era stato un<br />

po’ di trambusto prima della partenza, all’ammassamento,<br />

perché il via allo sfilamento è stato dato con quasi tre<br />

quarti d’ora di anticipo (dal Friuli sono arrivati meno<br />

alpini del previsto) e sono stati presi in contropiede quelli<br />

che contavano sui consueti ritardi. La zona ammassamento<br />

era così “zona confusione”, ma al momento giusto<br />

i responsabili dell’inquadramento e degli scaglioni hanno<br />

messo tutti “allineati e coperti”. Striscioni, fanfare, gagliardetti<br />

e uomini sono così partiti compatti e ordinati<br />

come sempre.<br />

dibi<br />

Alcuni momenti della sfilata di Vicenza al Raduno Triveneto (foto Mattiolo)


Nello zaino - 7<br />

Tantissimi alpini hanno sfidato il pessimo tempo sull’Altopiano<br />

per rendere omaggio alle migliaia di Caduti<br />

Ortigara 2014, il pellegrinaggio<br />

La cerimonia dell’Ortigara ha avuto un prologo sabato<br />

12 luglio pomeriggio con la deposizione delle corone<br />

d’alloro dell’Ana e della rappresentanza austriaca<br />

all’interno dell’Ossario del Laiten. Sotto un cielo plumbeo,<br />

gonfio d’acqua, erano schierati ai piedi della collina<br />

una trentina di vessilli sezionali provenienti da tutta<br />

Italia e numerosissimi gagliardetti dei gruppi. Alfiere di<br />

Vicenza il consigliere Romeo Zigliotto che, avvezzo<br />

alle bizze del clima montano, si mostrava assolutamente<br />

indifferente ai goccioloni che di tanto in tanto bagnavano<br />

il suo impeccabile vestito. Dopo gli onori al gonfalone<br />

di Asiago e al Labaro nazionale scortato dal presidente<br />

Sebastiano Favero e dal Cdn, si è formata la<br />

colonna che è salita all’Ossario. A ricoprire il ruolo di<br />

cerimoniere era l’ex consigliere di giunta Mario Novello,<br />

che dopo il suo trasferimento in Altopiano ha assunto<br />

anche per la sezione asiaghese il ruolo che ricopriva<br />

a Vicenza. Breve ma solenne la cerimonia all’interno<br />

dell’Ossario. Una volta usciti e ripetuti gli onori a gonfalone<br />

e al labaro c’è stato il rompete le righe, appena<br />

in tempo perché il cielo che fino allora si era trattenuto,<br />

ha aperto le cateratte. Domenica 13 il presidente Cherobin<br />

ha presenziato alla cerimonia alla Colonna Mozza,<br />

mentre i consiglieri Gianpietro Gollin e Luca Franzina,<br />

il capogruppo di Torreselle Massignani, per l’occasione<br />

alfiere del vessillo e il capogruppo di Castelnovo Zamberlan,<br />

hanno rappresentato la Sezione alla messa celebrata<br />

dal direttore de L’Alpino, mons. Bruno Fasani<br />

nello slargo antistante la chiesetta del Lozze. Lungo il<br />

percorso per arrivare al grande parcheggio, a partire dal<br />

bivio per malga Fossetta, era impressionante il numero<br />

di tende e di camper che occupavano tutti gli spazi aperti<br />

e che sicuramente dovevano essere li già da alcuni<br />

giorni pur con un tempo assolutamente instabile e che<br />

ogni giorno non faceva mancare la sua razione di pioggia.<br />

Facevano ala all’altare alcuni vessilli sezionali,<br />

mentre il valloncello sottostante ospitava le bandiere<br />

delle associazioni d’Arma, parecchi gagliardetti di gruppi,<br />

autorità civili e militari e tanti alpini, anche di Vicenza.<br />

Mons. Fasani ha toccato , argomenti come la memoria<br />

per coloro che sono caduti su quelle balze e il messaggio<br />

che dobbiamo trarre dal loro sacrificio e i valori<br />

di amicizia, solidarietà, condivisione che il servizio<br />

militare ci ha trasmesso e che in molti<br />

giovani di adesso sono completamente<br />

assenti. In concomitanza con<br />

la fine della messa sono affluiti negli<br />

spazi del Lozze anche coloro che avevano<br />

partecipato alla cerimonia sulla<br />

cima dell’Ortigara, mostrando così<br />

anche nei numeri quanto è sentito da<br />

tutti gli alpini questo pellegrinaggio.<br />

Serrati i ranghi e alla presenza del labaro<br />

nazionale Ana scortato dal presidente<br />

Favero e dal Cdn e di un moltitudine<br />

di vessilli sezionali, di gagliardetti<br />

e delle bandiere delle rappresentanze<br />

austriache, si è proceduto<br />

all’alzabandiera e successivamente<br />

alla deposizione di una corona sul<br />

piccolo Ossario che sorge nei pressi<br />

della chiesetta. E’ seguito l’intervento<br />

breve ma toccante e incisivo del nostro<br />

presidente nazionale. Al termine,<br />

il rompete le righe e ancora una volta<br />

il cielo che fino a quel momento si era<br />

trattenuto, quasi a voler partecipare anche lui a questa<br />

cerimonia del ricordo, ha riversato le sue lacrime su<br />

quelle cime che tanti giovani alpini, quasi un secolo fa,<br />

hanno bagnato con il loro sangue.<br />

G.G.


8 - Rubrica Nello zaino<br />

Ala scuola media Calderari di Vicenza sviluppato un articolato progetto con<br />

l’Ana e la Julia. Lezioni in aula, ricerche ed escursioni sui teatri bellici<br />

La Grande Guerra appresa dagli alpini<br />

Studenti in marcia verso l’Ortigara (foto Maddalena)<br />

In un momento di crisi di valori sociali, di individualismo<br />

e di inneggiamento al denaro, lo stile di vita associativo e la<br />

cultura alpina possono diventare per alcuni ragazzi piccoli<br />

punti di riferimento. Sapere che il “nonno alpino”, che ha<br />

dipinto l’aula della scuola, messo a posto l’aiuola del quartiere,<br />

lo ha fatto per il piacere di regalare qualcosa, spesso<br />

senza il grazie di coloro che maggiormente ne usufruiscono,<br />

ci rende partecipi di uno stile di vita che sembra appartenere<br />

ad altri tempi. Chi più degli alpini stessi è in grado di<br />

parlare della cultura alpina, ma per far questo bisogna incontrare<br />

i giovani, il nostro futuro, che ci auguriamo tengano<br />

alto il nome dell’Italia con i valori che sono appartenuti<br />

ai nostri nonni, che reduci dalla Seconda Guerra Mondiale,<br />

hanno ricostruito questa nostra Patria.<br />

Quindi nel corso dell’anno scolastico 2013-14 alcuni<br />

gruppi della sezione Ana di Vicenza, nonché il Settimo e il<br />

comando della Julia hanno incontrato i giovani della scuola<br />

Calderari, intervenendo all’interno del progetto “tecnologia<br />

e Grande Guerra”.<br />

24 maggio 1915, l’Italia entra in guerra, ma molti studenti<br />

delle ultime generazioni generalmente attribuiscono<br />

erroneamente questa data alla cosiddetta battaglia del Piave<br />

(1917-1918) fuorviati dai primi versi della canzone patriottica<br />

“il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei<br />

primi fanti il 24 maggio”. Stiamo arrivando a commemorare<br />

i 100 anni dall’intervento dell’Italia nel primo conflitto<br />

mondiale, ma possono gli ossari, le lapidi , i monumenti ai<br />

caduti far comprendere ai nostri ragazzi il sacrificio di vite<br />

umane della Prima Guerra Mondiale<br />

In collaborazione con la sezione Ana si è deciso di analizzare<br />

questo periodo storico alla Calderari e nel momento<br />

in cui il progetto è stato sottoposto al presidente Luciano<br />

Cherobin si è aperto un mondo di collaborazioni. Tutti i<br />

gruppi, a cui è stato chiesto di intervenire, sono stati molto<br />

disponibili e tutti si sono attivati per trovare una soluzione.<br />

Per il progetto servivano persone che parlassero della loro<br />

esperienza perché la cultura alpina potesse arrivare<br />

a queste nuove generazioni.<br />

Gli alpini della Prima guerra mondiale sono<br />

andati oltre, ma per loro parlano i luoghi delle<br />

battaglie, le trincee, le buche lasciate sul terreno<br />

dai colpi dell’artiglieria e quindi siamo partiti<br />

proprio dall’analisi del territorio. Su questo territorio<br />

ci siamo mossi con il supporto della Sezione,<br />

insieme a coloro che conoscono bene ogni<br />

vetta, ogni forcella e quasi ogni masso. I ragazzi<br />

hanno analizzato la Grande Guerra, partendo<br />

dalle lettere dei soldati - protagonisti e in particolare<br />

si sono soffermati sull’analisi delle epistole<br />

del sottotenente Luigi Casonato e una mattina<br />

di maggio, nell’aula magna della scuola O. Calderari<br />

abbiamo avuto l’onore di ospitare l’alpino<br />

Dario Fontana, uno degli autori del libro su Luigi<br />

Casonato.<br />

Avendo condiviso parte delle nostre giornate con gli alpini,<br />

ci piace chiamarli con la familiarità del nome e così<br />

Dario ci ha raccontato la difficoltà di scrivere un libro su<br />

delle lettere scritte dal nostro “Gigi “ e indirizzate ai familiari<br />

e agli amici; l’ispirazione è partita dai luoghi descritti<br />

da Casonato nelle epistole, dalla montagna sulla quale nel<br />

luglio del 1917 è stato visto cadere e sulla quale il suo corpo<br />

non è stato mai ritrovato. Siamo arrivati a condividere le<br />

emozioni con Dario Fontana, grazie alla mediazione di Alberto<br />

Pieropan e di Leonardo Guaiana (capogruppo e vice<br />

di Monte Berico) e di Lino Marchiori (capogruppo di Camisano).<br />

Ma per capire il sacrificio di vite umane della Grande<br />

Guerra, bisogna prima capire le motivazioni per cui c’è stato<br />

l’intervento dell’Italia e quali erano i luoghi interessati.<br />

Così il generale Maurizio Gorza ha guidato nella stessa mattinata<br />

133 ragazzi attraverso la storia, soffermandosi su alcuni<br />

perché.<br />

Dopo aver parlato dei luoghi, abbiamo avuto il piacere<br />

di fare un’uscita sull’Ortigara grazie al supporto di Natalino


Nello Rubrica zaino - 9<br />

Schievano (capogruppo di Villaggio del Sole) e del gruppo<br />

stesso.<br />

Dopo solo due giorni due docenti, 17 ragazzi e alcuni<br />

alpini del Villaggio del Sole sono partiti per l’Ortigara; nonostante<br />

la neve, grazie allo spirito alpino dei nostri accompagnatori<br />

siamo arrivati a campo Muletto e lì dopo aver<br />

visitato il Sentiero del silenzio, i ragazzi si sono lanciati alla<br />

ricerca delle trincee, che nei primi tratti erano coperte dalla<br />

terra smottata. Il cammino lungo i sentieri è stato accompagnato<br />

dai racconti sulla guerra, su come i soldati scandissero<br />

il tempo a passo di marcia. Qualcuno ci ha fatto anche<br />

vedere come marcia un alpino. Il momento più toccante è<br />

stato però il pranzo, quando alcuni alpini hanno comunicato<br />

agli studenti la loro esperienza da militari e i soccorsi<br />

prestati durante il disastro del Vajont.<br />

E’ stato allora che i ragazzi hanno realizzato che la natura<br />

alpina non è legata solo ad episodi di guerra, ma anche<br />

ad altro. Abbiamo così parlato della protezione civile e del<br />

suo lavoro. Al ritorno verso Vicenza ci siamo fermati all’ossario<br />

di Asiago, dove in perfetto silenzio i ragazzi hanno<br />

percorso i freddi corridoi di marmo alla ricerca di qualche<br />

cognome familiare. Poi all’uscita sul libro delle firme hanno<br />

lasciato dei messaggi toccanti, rivolti ai caduti. L’emozione<br />

della giornata è terminata all’interno del museo della Grande<br />

Guerra di Canove, dove i ragazzi hanno ascoltato con<br />

interesse il responsabile del museo.<br />

Tornado al lavoro delle aule, dopo due anni passati ad<br />

analizzare i materiali, le tecniche di conservazione del cibo,<br />

la tecnologia in vari settori, le tecniche di costruzione, gli<br />

alunni hanno applicato le loro competenze e conoscenze per<br />

analizzare la Grande Guerra. Lo hanno fatto grazie al supporto<br />

del cap. Giuseppe Ceselin (7° <strong>Alpini</strong>), del sottotenente<br />

Roberto Ventaglini e del ten. Francesco Cimarelli (Comando<br />

Julia). Questo incontro è stato possibile grazie alla<br />

mediazione della Sezione Aana e alla disponibilità del gen.<br />

Ignazio Gamba e del col. Stefano Mega.<br />

Di quella giornata di febbraio a cui i ragazzi erano arrivati<br />

dopo mesi di letture, visioni di documentari e film e<br />

analisi di manifesti e lettere, sono restate le informazioni<br />

tecniche comunicate dai militari sull’equipaggiamento,<br />

sull’aspetto alimentare e psicologico, nella Prima Guerra<br />

Mondiale e nei nostri giorni e il contatto con dei professionisti<br />

in grado di scherzare con loro.<br />

A conclusione di questo percorso c’è stata anche una<br />

relazione tecnica al Reggimento Genio Guastatori di Trento<br />

per parlare dell’intera esperienza e dei dati tecnici raccolti.<br />

In tutto questo viaggio non si può non menzionare il serg,<br />

Angelo Gobbi (consigliere della Sezione Ana) che è stato,<br />

con la sua costante presenza all’interno di ogni iniziativa, il<br />

padrino del progetto.<br />

Alessandra Angeloni<br />

Referente del Progetto<br />

SEZIONE ANA DI VICENZA<br />

LA SEGRETERIA<br />

Torrione degli <strong>Alpini</strong><br />

Viale Bartolomeo d’Alviano 6 - Vicenza<br />

Tel/fax 0444 926988<br />

Aperta tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12.30<br />

MIRCO FRAMARIN: Segreteria amministrativa. Tesseramento soci.<br />

Gestione gadget, libri vessilli e striscioni. Responsabile sicurezza sezione.<br />

DIEGO MAGRO: Tesoriere.<br />

ENRICO GASPAROTTO: Collaboratore segreteria amministrativa.<br />

ELENA FINCATO: Gestione coordinazione segreteria.<br />

GIANMARCO DALLA POZZA: Supporto attività segreteria.<br />

MARCO MARINI: Attività progetto “Centenario”. Sviluppo Alpin fa Grado.<br />

Il presidente della Sezione LUCIANO CHEROBIN<br />

riceve su appuntamento il martedì e venerdì.


10 - Nello zaino<br />

L’esercitazione sulle Dolomiti<br />

ha dimostrato l’elevato standard di preparazione raggiunto<br />

Falzarego, questi alpini fanno di tutto<br />

di Giampietro Gollin<br />

Un gruppo di 49 alpini con in<br />

testa i consiglieri Zanini, Gollin, il<br />

direttore generale Simonelli e numerosi<br />

capigruppo hanno potuto<br />

ammirare l’eccellente preparazione<br />

delle nostre Truppe Alpine impegnate,<br />

nel magnifico anfiteatro naturale<br />

del Pian del Bos, in prossimità del Passo Falzarego,<br />

nel saggio dimostrativo a conclusione delle esercitazioni<br />

primaverili.<br />

Tra i quattrocento militari impegnati nell’esercitazione<br />

sulle pareti dolomitiche, non c’erano solamente<br />

soldati con la penna delle Brigate alpine “Julia”, “Taurinense”<br />

e del “Centro Addestramento Alpino”, vi partecipavano<br />

infatti anche reparti della Marina Militare,<br />

dei Carabinieri, della Guardia di finanza e alcuni nuclei<br />

di militari, sloveni, libanesi, spagnoli e francesi.<br />

Nella tribuna, allestita nei pressi dei resti dell’ospedale<br />

da campo del 6° Rgt alpini della prima guerra mondiale,<br />

era presente il ministro della Difesa Pinotti con a<br />

fianco il capo di Stato maggiore della Difesa, amm.<br />

Binelli Mantelli e il suo predecessore gen. Abrate, i<br />

generali Graziano e Primicerj, il presidente nazionale<br />

Ana Sebastiano Favero, l’asiaghese<br />

gen. Bonato e l’assessore<br />

regionale Elena<br />

Donazzan. C’erano inoltre<br />

politici, alcuni sindaci di<br />

Comuni dolomitici, da ufficiali<br />

superiori e delegazioni<br />

militari di Regno Unito,<br />

Austria, Svizzera e Cile.<br />

Scopo dell’esercitazione<br />

era dimostrare l’elevato<br />

standard di preparazione<br />

acquisito dalle nostre truppe<br />

in un terreno particolarmente<br />

difficile come quello<br />

montano.<br />

Abbiamo potuto assistere<br />

a un po’ di tutto: dalla<br />

salita, in completo assetto<br />

di marcia, di una parete<br />

particolarmente esposta e<br />

in precedenza attrezzata, da parte di una intera compagnia;<br />

all’intervento degli alpini paracadutisti; i nostri<br />

“ranger”, durante un atto tattico, che scivolando<br />

a terra per mezzo di funi, dagli elicotteri da trasporto,<br />

concorrono alla buona riuscita dell’operazione; alla<br />

copertura della medesima azione da parte di due possenti<br />

elicotteri d’attacco Mangusta; al traino e posizionamento<br />

di un mortaio Thompson, al recupero di<br />

un ferito per mezzo di un elicottero attrezzato; al trasferimento<br />

di uomini e materiali attraverso una fune<br />

tesa ad altezza vertiginosa, tra due creste dolomitiche<br />

e infine, al lancio da un elicottero di tre paracadutisti<br />

alpini da un’altezza di 1500 metri sopra il Passo<br />

Falzarego.<br />

Al termine dell’esercitazione il gen. Graziano ha<br />

elogiato tutti i reparti e gli uomini che hanno partecipato<br />

alle varie dimostrazioni, sua l’affermazione:<br />

“quando si è capaci di operare in montagna, si è generalmente<br />

capaci di farlo ovunque”; il ministro Pinotti,<br />

dopo aver rivolto i giusti complimenti ai militari<br />

impegnati e ai loro comandanti, ha svelato che<br />

durante i vari incontri con alcuni colleghi ministri<br />

della Difesa le è stato chiesto di poter ottenere che<br />

ufficiali e graduati delle nostre Truppe Alpine andassero<br />

nelle loro nazioni per concorre all’addestramen-


Nello zaino - 11<br />

Schierati a Montorio 344 volontari del 3° blocco 2014.<br />

Fra loro tre vicentini<br />

LO GIURO !<br />

Venerdì 24 di uno splendido ottobre che ci ha compensati<br />

almeno un po’per un’estate infelice; sul piazzale della<br />

caserma “Duca” di Montorio Veronese, usciti dal grembo<br />

dell’85° Reggimento di addestramento reclute “Verona”<br />

sono venuti alla luce 344 volontari Vfp1 del 3° blocco<br />

2014, che dopo aver giurato fedeltà alla Repubblica schierati<br />

davanti alla bandiera di guerra del reggimento, andranno<br />

a integrare le fila del nostro esercito.<br />

Li osservava con evidente orgoglio il comandante del<br />

“Verona”, col. Gianfranco Giuseppe Francescon, che oltre<br />

alla cerimonia di giuramento è stato anche protagonista di<br />

un’altra non meno emozionante: il passaggio del testimone<br />

a colui che sarà il suo successore, il col. Marco Simonini.<br />

Presenziava il comandante del Rua (Reparto unità<br />

addestrative dell’esercito) gen. Toscani De Col.<br />

Con un misurato saluto di commiato, il col. Francescon<br />

ha rivolto espressioni di riconoscenza per il sostegno e<br />

collaborazione garantiti dalle autorità militari e civili, al<br />

sindaco di Verona Tosi, al personale militare e civile<br />

dell’85° Rav “Verona”, ai familiari dei volontari giunti<br />

numerosi dalle varie regioni italiane, nonché alle numerose<br />

associazioni d’arma presenti con i loro vessilli, tra cui<br />

spiccava quello della Sezione Ana di Vicenza, scortato dal<br />

vicepresidente Artenio Gatto. La Sezione era presente anche<br />

con i consiglieri Luigi Girardi e Nicola Stoppa; presenti<br />

inoltre i gruppi di Sandrigo e Montebello, nonchè<br />

Angelo Vallortigara, Mario Dal Bosco e Mariano Marcazzani<br />

del gruppo di Torrebelvicino come supporter della<br />

compaesana Cristina Letter, che con Manuel Dalla Vecchia<br />

di Santorso e Andrea Perlotto di Montebello hanno rappresentato<br />

il contributo della nostra Sezione alla schiera dei<br />

volontari giuranti, comprendente pure il veronese Lorenzo<br />

Dal Brolo, i padovani Davide Andreoli e Matteo Morellato<br />

e il marchigano Marco Campanelli. Dal Brolo e Perlotto<br />

si erano uniti alla pattuglia guidata da Nicola Stoppa,<br />

in marcia verso Pordenone in occasione della recente<br />

Adunata nazionale. Rendeva gli onori la fanfara del reggimento<br />

di cavalleria “Pozzolo del Friuli”.<br />

E anche stavolta, militari, aspiranti e parenti non potevano<br />

che concludere la giornata come le precedenti edizioni:<br />

gambe sotto le tavole della sala polivalente della<br />

Parrocchia, ospiti nutriti e abbondantemente confortati dal<br />

Gargànego del generoso Gruppo <strong>Alpini</strong> di Montebello a<br />

cui è andato il loro e nostro alpinissimo grazie.<br />

L’arrivo delle bandiere davanti ai reparti schierati. Al centro il vessillo della Sezione Ana di Vicenza


12 - Nello zaino<br />

Costituito ufficialmente il Gruppo sportivo alpini sezionale.<br />

Adesso è in regola anche per le gare con la burocrazia<br />

Sportivi, divisa e regolamento<br />

Con l’ultimo rinnovo del direttivo dell’Ana di Vicenza,<br />

ha preso il via un lento processo di rinnovamento<br />

anche all’interno del Gruppo Sportivo <strong>Alpini</strong> della Sezione.<br />

Non che andasse male, anzi, è sempre stato un<br />

fiore all’occhiello, con grande partecipazione, grandi<br />

numeri, grandi risultati. Il tutto condotto come sempre<br />

dal tipico volontariato alpino, con validi attori quali Bepi,<br />

Vittorino, Olfeo, Franco...<br />

Ma, si sa, le attività sono tante (atletica, sci, tiro a<br />

segno, marcia di regolarità, corsa in montagna, campionati<br />

Ana. Adesso è in regola anche per…) ed è ovvio<br />

che anche le spalle robuste a volte fatichino nel<br />

portare i pesi. E poi non si può dimenticare la burocrazia,<br />

che impone le sue regole anche a chi fa sport solo<br />

per passione.<br />

Anche per questo il compianto Oriano Dal Molin<br />

aveva preso a cuore questo gruppo e voleva dare appieno<br />

il suo contributo, cercando nell’organizzazione e nel<br />

supporto di più responsabili di settore quelle spalle in<br />

più. La direzione ce l’ha indicata, affrontando poi quel<br />

triste congedo per “andare avanti”.<br />

Non pochi si son dati ripetuti appuntamenti e si sono<br />

prodigati per sistemare anche formalmente le cose,<br />

perché sì, si è sempre andati avanti bene e alla grande,<br />

ma a compartimenti stagni, dove vari orticelli seguivano<br />

la buona volontà del contadino di turno, lasciando<br />

a volte da parte<br />

quell’unità di<br />

gruppo che contraddistingue<br />

da<br />

sempre il Corpo<br />

degli alpini. Dopo<br />

alcune riunioni<br />

del gruppo di lavoro,<br />

un opera<br />

certosina e incessante<br />

è stata portata<br />

avanti dall’alpino<br />

Siro Pillan,<br />

decano degli sportivi<br />

con la penna,<br />

che si è messo in<br />

luce anche in questa…<br />

gara.<br />

Si è arrivati così<br />

alla costituzione<br />

ufficiale del Gsa, alla presenza del presidente Cherobin,<br />

con l’atto costitutivo poi approvato dal Direttivo sezionale.<br />

Il Gruppo adesso è un’unica realtà, con tutti i<br />

crismi burocratici e fiscali, nella quale tutti troveranno<br />

il giusto spazio con le dovute garanzie. Ha un suo codice<br />

fiscale (95123580243), presto avrà un conto bancario,<br />

è registrati per lo Stato, affiliato per le varie<br />

federazioni sportive e finalmente gode anche dell’iscrizione<br />

al registro Coni, riconoscimento non solo<br />

importante ma obbligatorio.<br />

Il Gsa è presieduto da Valentino Fabris e il direttivo<br />

è composto dal vicepresidente Olfeo Dal Lago, responsabile<br />

del settore atletica leggera Fidal, Carlo Cecchetto,<br />

marcia di regolarità, Franco Impalmi, tiro a segno, Ampelio<br />

Pillan, direttore tecnico atletica leggera, SIro Pillan,<br />

atletica leggera Csi e sport invernali Fisi, Francesco Zanotto,<br />

tiro a volo; spesso da Oltreoceano è pronto a dare<br />

una mano Francesco Rando. Donata Biasin<br />

Una delle cose più belle del Gsa è che si corre a tutte le età, dai ragazzini<br />

fino ai nonni, in questo caso l’inossidabile Siro Pillan, come<br />

dimostra questa foto ricordo. Proprio una grande e bella famiglia! È<br />

stata scattata l’8 <strong>settembre</strong> a Bolzano Vic. in occasione del 2° Memorial<br />

Flora Marenda. Questoi i risultati del Gsa. Esordienti m. Francesco<br />

Zadra 6°, ragazze Elena Pillan 6ª, ragazzi Federico Trevisan<br />

4° ed Elia Bedin 5°, assoluti m. Denis Grasselli 11° e Siro Pillan 32°,<br />

assoluti f. Giuliana Pertegato 9ª


Nello zaino - 13<br />

Inaugurata una lapide a ricordo dell’ex presidente della Repubblica,<br />

reduce di quel fronte della Grande guerra<br />

Pertini veglia alle Porte del Pasubioo<br />

“L’Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice<br />

di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente<br />

di morte, si colmino i granai di vita per milioni<br />

di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro<br />

popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i<br />

popoli della terra. Questa è la strada, la strada della<br />

pace che dobbiamo seguire”.<br />

Con questa meravigliosa citazione sullo spirito pacifista<br />

e solidale del nostro paese si è concluso l’intervento<br />

del sindaco di Sarcedo, Luca Cortese, e la giornata<br />

inaugurale della lapide a ricordo del presidente<br />

della Repubblica Sandro Pertini che campeggia alle<br />

porte del Pasubio, abbracciando con lo sguardo le montagne<br />

che lo hanno visto combattente durante la Prima<br />

Guerra Mondiale.<br />

Domenica 21 <strong>settembre</strong>, su iniziativa del Comune,<br />

del Comitato per il Centenario della Grande Guerra e<br />

delle associazioni combattentistiche e d’arma valligiane,<br />

si sono riunite alle porte del Pasubio la cittadinanza,<br />

le amministrazioni dei Comuni vicini, le sezioni<br />

provinciali delle diverse Associazioni per dar vita ad<br />

un momento di ricordo e commemorazione del Presidente<br />

Pertini in occasione delle Celebrazioni per il<br />

Centenario della Prima Guerra Mondiale.<br />

L’iniziativa ha raccolto il plauso di numerose autorità<br />

nazionali ed europei. Sono stati letti alcuni dei<br />

messaggi pervenuti dal Presidente Napolitano, dal presidente<br />

del Consiglio Renzi, del Senato Grasso e della<br />

Camera Boldrini. Oltre al capogruppo degli alpini<br />

di Valli del Pasubio e promotore dell’iniziativa, Adelmo<br />

Palezza, si sono succeduti i saluti di Gianbattista<br />

Cumerlato dei Fanti e Antonino Spadaro dei Carabinieri<br />

in congedo.<br />

Il vicepresidente della Sezione ana Artenio Gatto<br />

ha invocato sui presenti lo sguardo benevolo del Presidente<br />

Pertini e di tutti i caduti delle guerre mondiali<br />

che lì riposano; la ricostruzione storica, precisa ed accorata<br />

del presidente provinciale dell’Anpi Mario Faggion;<br />

il ricordo toccante del vicesindaco di Valli, Gianvalerio<br />

Piva, che ha sottolineato la fermezza durante<br />

gli anni del terrorismo e la profonda umanità del Pertini<br />

tifoso durante i mondiali dell’82. Infine l’orazione<br />

civile del giovane sindaco di Sarcedo Luca Cortese<br />

che, con un discorso che correva sul doppio binario<br />

dell’attualità storico-politica e del Pertini soldato, ha<br />

saputo completare la descrizione storica tracciata da<br />

Faggion e donarci un ritratto completo del Presidente<br />

più amato dagli italiani.<br />

Silene Palezza


14 - Nello zaino<br />

Pulizia al Lago di Fimon<br />

<strong>Alpini</strong> e militari Usa assieme<br />

Continua il sodalizio tra alpini della Sezione di Vicenza<br />

e militari statunitensi della Caserma Del Din; dopo i<br />

lavori di tinteggiatura di alcune scuole del vicentino e di<br />

pulizia della Strada delle gallerie sul Monte Pasubio, le<br />

penne nere e i soldati americani tornato così a fare squadra,<br />

questa volta per ripulire e sistemare le rive del lago<br />

di Fimon, in comune di Arcugnano. Sabato 20 <strong>settembre</strong>,<br />

dalle 9 di mattina, sessanta soldati e una trentina di alpini,<br />

armati di badili, carriole e sacchi, e divisi in una decina<br />

di squadre miste, hanno lavorato incessantemente fino a<br />

mezzogiorno per raccogliere tutti i rifiuti attorno alle rive<br />

del lago e per sistemare tutte le piazzole di pesca adiacenti<br />

allo specchio d’acqua.<br />

A dare il benvenuto ai volontari il sindaco di Arcugnano<br />

Paolo Pellizzari e il vicesindaco Emilio Bedin. «Ringraziamo<br />

la comunità statunitense, con cui c’è sempre<br />

stato un bel rapporto, e gli alpini di Vicenza per questa<br />

bella iniziativa», le parole del primo cittadino. «Non è la<br />

prima volta che i soldati americani si offrono di dare una<br />

mano al paese di Arcugnano, speriamo quindi che non sia<br />

l’ultima.»<br />

A prendere la parola a nome della comunità americana<br />

Robert L. Menist Jr., comandante della guarnigione<br />

Us Army di Vicenza. «Per noi è un grande piacere poter<br />

offrire il nostro lavoro per ripulire e sistemare le rive del<br />

lago, anche perché molti soldati statunitensi lo frequentano<br />

spesso con le loro famiglie.» Tra le fila dei militari<br />

americani presenti, il comandate del dipartimento di emergenza<br />

Brian Munfrey, il capitano Daniel Meadins e il<br />

sottufficiale più alto in grado della guarnigione Mark<br />

Council.<br />

All’iniziativa, organizzata dal vice presidente del bacino<br />

pesca zona B Antonio Lotto Lupieri, hanno partecipato<br />

gli alpini dei gruppi della zona, coordinati dai capizona<br />

Lino Marchiori e Arcangelo Murzio. Presente anche<br />

il presidente della Sezione Ana di Vicenza Luciano Cherobin,<br />

che non ha mancato di ringraziare e salutare i soldati<br />

statunitensi e gli amministratori del comune di Arcugnano.<br />

La mattinata lavorativa si è conclusa a tavola, al<br />

buffet offerto dal ristorante “Terrazza al Lago”.<br />

M.M.<br />

Pellegrinaggio al Contrin<br />

La pioggia non ferma gli alpini<br />

Il 28 e 29 giugno si è svolto l’annuale pellegrinaggio<br />

al rifugio Contrin, quota 2000 sotto la Marmolada. L’incrollabile<br />

volontà di essere comunque fedeli a questo appuntamento,<br />

l’entusiasmo che una simile circostanza non<br />

smette di trasmettere, hanno fatto sì che ancora una volta<br />

centinaia di Penne Nere, nonostante le fosche previsioni,<br />

abbiano risposto “presente!” a questa sorta di magico richiamo.<br />

Il cronista questa volta volutamente non si sofferma<br />

sui volti e sulle parole dei personaggi “noti”, ma non per<br />

una mancanza di rispetto. Si ferma ad osservare invece i<br />

volti sereni ed i sorrisi di chi, incurante dell’ennesimo


Nello zaino - 15<br />

diluvio, percorre con rinnovato entusiasmo i sentieri che<br />

portano a questo famoso rifugio in territorio trentino.<br />

Dopo Pordenone si sperava (a ragione) di un po’ di<br />

clemenza da parte di “Giove pluvio”.<br />

Così non è stato, ma ....tant’è, come dice il nostro<br />

Bepi De Marzi,: “gli alpini non hanno paura”.<br />

Questa volta non era il monte Pasubio, ma il Rifugio<br />

Contrin. Ma tra gli scrosci d’acqua ed un vento insistente,<br />

ancora si trova lo spazio e la voglia per una battuta, per<br />

una risata, per una pacca sulla spalla, e, per tutti l’arriverci<br />

all’anno prossimo, sempre con il nostro cappello con la<br />

penna a farci da guida e da ispiratore. (foto Biolo)<br />

Paolo Marchetti<br />

Weekend a Costalovara<br />

per consiglieri e familiari<br />

Metti un fine settimana progettato quasi per caso,<br />

in un posto speciale, aggiungi delle belle famiglie e la<br />

clemenza del tempo che ha regalato due giorni di splendido<br />

sole autunnale, e il cocktail diventa gustosissimo.<br />

Il fine settimana del 27 e 28 <strong>settembre</strong> era nato organizzando<br />

un Consiglio direttivo sezionale, poi rinviato<br />

al lunedì successivo al Torrione, il posto speciale<br />

è il soggiorno alpino Ana di Costalovara (BZ), le<br />

belle famiglie quelle dei consiglieri sezionali che hanno<br />

aderito con entusiasmo.<br />

Due giorni fatto di sane passeggiate tra i boschi,<br />

sulla cima del Corno Renon raggiunta con la funivia,<br />

di ottimi piatti preparati dalle cuoche volontarie del<br />

soggiorno alpino, di canti più o meno intonati dopo<br />

cena accompagnati dalla chitarra suonata magistralmente<br />

dal presidente Luciano Cherobin, dal vice Maurizio<br />

Barollo e dal segretario Lino Marchiori e dalla<br />

voce cristallina delle signore che hanno accompagnato<br />

i mariti.<br />

È stato un’occasione per rinsaldare i rapporti umani<br />

all’interno del Cds, dedicando del tempo anche alle<br />

famiglie coinvolgendo mogli e figli piccoli, che si è<br />

promesso di ripetere a breve, soprattutto considerando<br />

la bellezza del posto e la meravigliosa accoglienza del<br />

soggiorno alpino di proprietà dell’Ana.


16 - Nello zaino<br />

In tanti si sono ritrovati a Pieve e Tai per il 61° raduno.<br />

Presto un museo dedicato al Battaglione<br />

Veci del Cadore, un bel gruppo compatto<br />

Sono tornati in tanti, il 31 agosto a Pieve di Cadore,<br />

per il 61° raduno dei “veci del Cadore”, oltre ogni più<br />

rosea previsione. Sabato 30 si è avuto il prologo, con la<br />

cerimonia in ricordo dei quattro alpini deceduti nell’incidente<br />

stradale nel 1985 ad Ospitale di Cadore. Alla<br />

deposizione dei fiori sul cippo che li ricorda erano presenti<br />

i vessilli delle sezioni Cadore, Vicenza, con il consigliere<br />

sezionale Gollin; Genova e Bassano del Grappa,<br />

il presidente dell’associazione “Veci del Cadore”, gen.<br />

Romano Bisignano, e, come lo scorso anno, proveniente<br />

da Malo, la sorella dell’alpino Fabio Dall’Alba, uno<br />

dei tre vicentini deceduti. Il raduno è iniziato come<br />

sempre con la messa celebrata dall’arcidiacono monsignor<br />

Diego Soravia che ha avuto parole di elogio per<br />

quanto hanno fatto e continuano a fare gli alpini in favore<br />

delle varie comunità di residenza. <strong>Alpini</strong> e familiari<br />

si sono riversati in piazza Tiziano dove, dopo aver<br />

reso onore alla bandiera di Pieve di Cadore decorata di<br />

medaglia d’oro, si è proceduto, alla presenza di nove<br />

vessilli sezionali, dei labari e bandiere di varie associazioni<br />

d’Arma e di moltissimi gagliardetti dei gruppi Ana,<br />

all’alzabandiera e alla deposizione delle corona d’alloro<br />

sulla lapide che ricorda i Caduti cadorini nel 1848. Sulle<br />

note della fanfara di Vivaro/Dueville si è quindi formato<br />

il lungo corteo che sfilando per via Nazionale e<br />

via degli <strong>Alpini</strong>, ha raggiunto la caserma Pier Fortunato<br />

Calvi di Tai, sede a suo tempo del comando di “chei da<br />

la bala rossa”, del mitico battaglione Pieve di Cadore.<br />

In testa al corteo, come lo scorso anno, assieme alle<br />

molte autorità, il presidente nazionale dell’Ana, Sebastiano<br />

Favero, anche lui<br />

un “vecio”, che aveva<br />

accanto il sindaco di<br />

Pieve, Maria Antonia<br />

Ciotti. Nella piazza<br />

d’armi della “Calvi” dopo<br />

l’alzabandiera, effettuato<br />

da alcuni alpini in<br />

servizio e la deposizione<br />

della corona d’alloro<br />

sul monumento che ricorda<br />

tutti i Caduti del<br />

battaglione, il presidente<br />

della sezione Cadore,<br />

Pierluigi Bergamo ha<br />

ricordato la figura del<br />

ten. Molinari, l’ideatore<br />

e per molti anni l’organizzatore<br />

del raduno dei<br />

“veci”. Il sindaco Ciotti<br />

ha annunciato a breve<br />

l’avvio dei lavori per il<br />

recupero del forte di<br />

Montericco; al suo interno<br />

ci sarà uno spazio<br />

dedicato al ricordo del Btg: “Pieve di Cadore”. Il presidente<br />

Favero ha infine invitato tutti ad un impegno<br />

costante per uscire dalla crisi che attanaglia l’Italia e<br />

l’Europa. Il raduno, che ha beneficiato di un bel sole, si<br />

è concluso con la solita bicchierata sotto la tettoia del<br />

vecchio autocentro e con il pranzo, al palazzo del Ghiaccio<br />

di Tai, preparato dagli alpini del gruppo di Pieve,<br />

coordinati magistralmente dal capogruppo, Ezzelino<br />

Polzotto, poi, da metà pomeriggio è stata, ancora una<br />

volta in questa stramba estate, solo pioggia, tanta. (foto<br />

Gollin)<br />

G.G.


Fisarmoniche e ottoni<br />

Fuori programma a Novellara<br />

Nello zaino - 17<br />

La Fanfara storica sezionale è stata applaudita a Novellara,<br />

, dove era stata invitata dal direttivo della Sezione Ana<br />

di Reggio Emilia per l’adunata sezionale. Ma i maestri<br />

suonatori non si sono limitati a quanto concordato con gli<br />

organizzatori e in serata hanno dato vita ad applauditissimi<br />

fuori programma. Per allietare i commensali nel dopocena<br />

del sabato sera, prima dell’arrivo del dolce e del caffè, nel<br />

salone adiacente al bocciodromo, approntato alla bisogna,<br />

il direttore della Fanfara Silvio Cavaliere e la sua allieva,<br />

nonché suonatrice di sistro, Althea Giuriato, sono saliti sul<br />

palco armati di spartiti e fisarmoniche, ed hanno dato il via<br />

ad un magistrale concerto. Particolarmente apprezzato dagli<br />

alpini, vista la gran mole di bottiglie di Barbera e dolci<br />

che continuavano ad arrivare sui tavoli della Fanfara.<br />

Nel frattempo, in concomitanza al concerto di fisarmoniche,<br />

in piazza e per le vie limitrofe, un gruppo di ottoni<br />

si sono spesi con un concertino itinerante jazz, in perfetto<br />

stile New Orleans, altrettanto apprezzato da alpini e cittaini.<br />

Hanno continuato sino a quando (i bene informati dicono<br />

fossero le due e mezza) i carabinieri li hanno benevolmente<br />

invitati a prendere possesso delle brande, pronte<br />

ad accoglierli per chiudere con un meritato riposo una intensa<br />

giornata.<br />

V.R.<br />

Una Marcia nella neve in Carnia<br />

per ricordare i Caduti in Russia<br />

Come da alcuni anni, per ricordare il “Giorno di Nikolajewka”,<br />

si svolgerà il 17 gennaio 2015 la “Marcia nella<br />

neve”, organizzata dalla Sezione Carnica di Tolmezzo con<br />

la collaborazione dei gruppi alpini di Paluzza, Cleulis e<br />

Timau, che dal monumento ai caduti di tutte le guerre di<br />

Paluzza porterà i partecipanti, percorrendo su un tracciato<br />

misto di 10/12 Km. l’antica via Julia Romana nell’alta<br />

valle del torrente But, a raggiungere il tempio ossario di<br />

Timau. Il tema e le relative riflessioni di quest’anno saranno<br />

incentrate su “il patire”. La piccola sofferenza della<br />

marcia, tra ricordo e memoria, verrà vissuta nel silenzio<br />

e questo permetterà ad ognuno di celebrare, nel suo intimo,<br />

il ricordo di coloro che lo hanno preceduto. La marcia<br />

è una celebrazione unica, che pone i “partecipanti” a<br />

rivivere, in quanto doverosa memoria, gli anni tragici<br />

della guerra degli alpini.<br />

Il 17 gennaio è la data che ci riporta all’inizio del<br />

1943, quando agli uomini del Corpo d’armata alpino fu<br />

impartito l’ordine di lasciare le posizioni sul Don: iniziava<br />

la ritirata dal Fronte russo. Il 17 gennaio di oggi diverrà<br />

il giorno per ricordare, riunire in una unica doverosa<br />

unione le tappe dolorose vissute da tutti gli alpini.<br />

La celebrazione avrà inizio alle 18 nella caserma Plozner<br />

Mentil di Paluzza e, poi, via via si snoderà camminando<br />

per strade, sentieri e mulattiere fino a raggiungere<br />

alle 20.30 circa, il Tempio Ossario di Timau, dove sono<br />

raccolte le spoglie di migliaia di Caduti e verrà celebrata<br />

la messa. Sono predisposte cinque soste dove verranno<br />

letti brani per meditare e su questi ognuno farà suo il ricordo<br />

degli alpini delle divisioni Cuneense, Tridentina e<br />

Julia ed anche di tutti coloro che, negli anni successivi,<br />

sono andati avanti.<br />

Va sottolineato ancora che, i partecipanti patiranno la<br />

fatica della marcia, il freddo della notte, marceranno accompagnati<br />

dal suono delle campane delle chiese della<br />

valle, faranno emergere e rinnoveranno la loro spiritualità<br />

alpina. Nel tempio di Timau si mediterà su quanto<br />

ognuno ha saputo cogliere. All’inizio a tutti verrà distribuito<br />

un libretto per seguire le letture e poter riflettere sul<br />

nostro essere alpini oggi.<br />

Gli alpini friulani, per questo originalissimo incontro<br />

ci aspettano a braccia aperte e nel frattempo come sempre<br />

ci salutano con il tradizionale “mandi” (tradotto liberamente<br />

significa: Son qui per aiutarti).<br />

Gaetano Agnini


18 - Nello zaino<br />

Costruito nel 1938, distrutto e oltraggiato più volte dei sudtirolesi.<br />

Adesso è diviso in tre luoghi diversi<br />

L’Alpino di Brunico,<br />

monumento senza pace<br />

di Alberto Pieropan<br />

Chissá quanti di voi hanno visto<br />

personalmente questo monumento<br />

o, meglio, quel che ne rimane e<br />

quanti soprattutto ne hanno semplicemente<br />

sentito parlare. Allora, giusto<br />

“per non dimenticare”, abbiamo<br />

pensato opportuno di tracciare una breve storia di questo<br />

nostro monumento che sembra sia destinato a non avere<br />

pace.<br />

Occorre preliminarmente ricordare che nell’ottobre<br />

del 1935 l’Italia dichiaró guerra all’Etiopia e che, nella<br />

considerazione della presenza nel teatro delle operazioni<br />

belliche di un vasto altopiano con altitudine media<br />

superiore ai 2000 metri, venne deciso l’invio in terra<br />

africana di reparti alpini. Allo scopo, il 31 dicembre<br />

1935, fu costituita la 5a Divisione Alpina “Pusteria” il<br />

cui apporto si dimostrò determinante nella conquista<br />

dell’impero.<br />

La “Pusteria” era inizialmente costituita da: 7° Rgt<br />

<strong>Alpini</strong> (Btg Feltre, Pieve di Teco ed Exilles), 11° Rgt<br />

<strong>Alpini</strong> (Btg Trento, Intra e Saluzzo), 5° Rgt Artiglieria<br />

Il Monumento all’Alpino nel giorno dell’inaugurazione<br />

Il Monumento all’Alpino com’è ridotto oggi<br />

Alpina (Grp Belluno e Lanzo), VII e XI Btg complementi<br />

e 5a compagnia mista Genio.<br />

Il 5 giugno 1938 a Brunico, di fronte alla allora caserma<br />

Monte Pasubio sede del comando del 11° rgt <strong>Alpini</strong>,<br />

fu inaugurato con la presenza del principe ereditario<br />

Umberto di Savoia un bellissimo monumento in<br />

pietra in onore degli <strong>Alpini</strong> della Divisione Pusteria.<br />

La statua, progettata dall’artista padovano Paolo<br />

Boldrin e raffigurante un Alpino con il fucile tenuto saldamente<br />

tra le mani, il piede sinistro posato sopra un<br />

masso e lo sguardo fiero rivolto verso “i confini dell’impero”,<br />

era collocata sopra un alto piedestallo, al centro<br />

del quale era ancorata con delle graffe in bronzo una<br />

grossa pietra nera proveniente dal Mai Ceu, la localita<br />

etiope dove si svolse la battaglia risolutiva della campagna<br />

d’Africa e dove fu allestito il cimitero di guerra<br />

della 5a Divisione Alpina “Pusteria”.<br />

Il monumento, oltre allo scopo di ricordare il valoroso<br />

comportamento degli <strong>Alpini</strong> in terra d’Africa, aveva<br />

anche lo scopo prettamente “politico” di ricordare<br />

alla popolazione locale di lingua tedesca l’autorità del-


Nello zaino - 19<br />

lo Stato italiano su quella vallata.<br />

Infatti, subito dopo la proclamazione dell’armistizio<br />

dell’8 <strong>settembre</strong> 1943, elementi antiitaliani di Brunico<br />

saccheggiarono la caserma Monte Pasubio e poi attaccarono<br />

una corda alla statua dell’Alpino e, tirandola con<br />

un trattore, la fecero cadere al suolo mandandola letteralmente<br />

a pezzi. A completamento dell’opera di scherno,<br />

sul piedestallo fu posta la testa imbalsamata di un<br />

animale africano, ricordo della guerra etiope, trafugata<br />

dal circolo ufficiali dell’11° rgt <strong>Alpini</strong>.<br />

Nel dopo guerra la Sezione Ana di Bolzano si prodigò<br />

con tenacia affinché il monumento tornasse al suo<br />

posto. La cosa non era affatto semplice in quanto si incontrava<br />

l’opposizione di coloro i quali temevano che<br />

il monumento rappresentasse l’imposizione dell’autoritá<br />

italiana in Alto Adige ed essere quindi il presupposto<br />

per la nascita di problemi di rapporto interetnico in Val<br />

Pusteria. Dopo un paziente lavoro diplomatico con le<br />

autorità locali, nel maggio 1951 sul vecchio basamento<br />

veniva collocata una nuova statua, progettata dall’artista<br />

gardenese Rudolf Moroder; era pur sempre un simbolo<br />

della “fierezza alpina”, ma rappresentava un Alpino in<br />

marcia con il cappello un po’ di traverso e la mantellina<br />

sulle spalle.<br />

In occasione della sua inaugurazione la rivista “L’Alpino”<br />

pubblicava un articolo che si concludeva con la<br />

frase: “Il monumento all’eroica Pusteria oggi é risorto:<br />

non cadrà più!”.<br />

Purtroppo, come ben sappiamo, il monumento nei<br />

quindici anni successivi fu oggetto di numerose aggressioni<br />

fino a quando, il 2 dicembre 1966 in concomitanza<br />

con altri attentati terroristici in Alto Adige, una carica<br />

di dinamite lo danneggió gravemente. Gli alpini di<br />

Brunico provvidero sollecitamente al restauro, ma il<br />

ministero dei Beni Culturali lo dichiaró pericolante<br />

e ne dispose la demolizione. Cosí la<br />

statua fu rimossa e trasferita alla caserma Cesare<br />

Battisti di Cuneo, sede del Car del 2° Rgt<br />

<strong>Alpini</strong>. Anche la pietra nera di Mai Ceu, ricordo<br />

della guerra etiope, fu trasferita a Cuneo.<br />

Il 30 giugno 1968 fu collocata la nuova<br />

statua, perfettamente identica alla precedente.<br />

Il nuovo monumento però non era piú dedicato<br />

alla “Pusteria”, ma la targa recitava in<br />

modo generico “Gloria agli <strong>Alpini</strong>”. La notte<br />

dell’11 <strong>settembre</strong> 1979 anche questa statua<br />

saltó in aria per opera dei soliti terroristi, peraltro<br />

noti a molti.<br />

Dalle macerie del monumento furono recuperati<br />

alcuni pezzi e, dopo il restauro, un<br />

busto di circa un metro di altezza fu collocato<br />

sul vecchio basamento e cosí, il 24 luglio<br />

1980, Brunico fu “costretta” a riavere il suo<br />

nuovo monumento agli <strong>Alpini</strong>.<br />

Gli scarponi della statua o, meglio, quel che<br />

ne rimane, fanno invece bella mostra al Bosco<br />

delle Penne Mozze di Cison di Valmarino.<br />

E cosí la vita “di questo Alpino che guarda<br />

verso i monti che segnano il confine” continua<br />

ancora oggi come sempre, malvisto dalle autoritá<br />

locali e ripetutamente oltraggiato da<br />

scritte e da colpi inferti da chi proprio non<br />

vuole arrendersi all’idea che in fondo l’essere<br />

nati italiani non é stata proprio una disgrazia!<br />

I piedi della statua, accolti “in terra amica” nel Bosco delle Penne mozze.<br />

Si ringraziano l’alpino Daniele Luciani e<br />

la redazione del periodico “Col Maor” del<br />

Gruppo <strong>Alpini</strong> Salce di Belluno per i contributi<br />

informativi.


20 - Uno di Noi<br />

Cuore alpino, anche senza la penna<br />

di Luigi Girardi<br />

Un cuore grande capace di slanci<br />

di generosità, fratellanza e solidarietà<br />

sono caratteristiche di chi si è riparato<br />

dal gelo e dal sole sotto quel<br />

leggendario cappello con la penna<br />

nera. Fortunatamente il seme di queste<br />

virtù può attecchire anche in ogni altro essere umano<br />

coinvolto in situazioni e momenti di bisogno, come capitò<br />

a una famiglia di Gogna a Vicenza, nel tristemente<br />

noto 8 <strong>settembre</strong> del ‘43, quando nella casa di Domenico<br />

Baccarin trovarono rifugio e vi rimasero nascosti fino<br />

alla liberazione, tre militari italiani miracolosamente fuggiti<br />

dal treno che li avrebbe portati verso i campi di prigionia<br />

nazisti. In questo clima e con questi valori è cresciuto<br />

Bruno Baccarin oggi settantottenne, ancora vivace<br />

componente della squadra di Protezione Civile Ana fin<br />

dalla sua costituzione e già da prima iscritto come “amico<br />

degli alpini” nel Gruppo di Monte Berico. Alla visita<br />

di leva, problemi cardiaci impedirono a Bruno di essere<br />

considerato idoneo al servizio militare. Proprio il suo<br />

grande cuore si mise di traverso impedendogli di guadagnarsi<br />

il famoso cappello alpino.<br />

Finisce la guerra, passa una vita di lavoro, arriva la<br />

meritata pensione e dopo qualche anno anche un non gradito<br />

avviso d’infarto. Pronto soccorso, medici e infermieri<br />

attorno ma sul petto sente gravare un peso quanto<br />

quello di un mulo d’artiglieria imbastato e carico della<br />

bocca da fuoco. Nella semi incoscienza si sentiva trapassare<br />

da scariche che lo fecero sussultare e di cui non<br />

capiva la natura ma che gli riaprirono le porte della vita<br />

e della gioia di rivedere i sorrisi incoraggianti di coloro<br />

che gli stavano attorno. «Bruno, ora sei tornato come nuovo!»<br />

dissero e lo informarono che al miracolo, oltre al<br />

Padreterno, aveva concorso uno strumento chiamato “defibrillatore”.<br />

«Macchina fantastica – esclama Bruno –<br />

devo subito farne avere una alla mia squadra di Protezione<br />

civile». Gli spiegano che quella in dotazione all’Ospedale<br />

usata per lui è assai complessa e costosa ma ne<br />

esistono anche versioni portatili adatte a squadre mobili<br />

di pronto intervento. Il nostro amico non ha esitazioni,<br />

prende le necessarie informazioni, mette mano al suo<br />

portafogli e procede all’acquisto di un robusto defibrillatore<br />

“Lifepack” di facile impiego, per il quale sono<br />

comunque previsti anche corsi di addestramento per gli<br />

operatori. Il 20 <strong>settembre</strong>, con una spartana ma entusiasta<br />

cerimonia come si usa tra alpini, nella sede logistica di<br />

Vicenza, presenti<br />

il coordinatore Roberto<br />

Toffoletto, il<br />

presidente Luciano<br />

Cherobin, il consigliere<br />

nazionale<br />

Antonio Munari,<br />

il direttore generale<br />

Enzo Simonelli<br />

oltre a una nutrita<br />

schiera di operatori,<br />

Bruno fa ufficialmente<br />

dono del<br />

Lifepack alla<br />

squadra di Protezione<br />

Civile della<br />

nostra Sezione.<br />

Il grande gesto<br />

di un uomo semplice<br />

dal cuore<br />

grande… appena<br />

revisionato! Un<br />

cuore da vero amico<br />

degli alpini.<br />

Bruno Baccarin consegna il defibrillatore alla Protezione civile Ana (foto Forestan)


- 21<br />

Maledetto, caro Monte Serva<br />

Mi sei riapparso maledetto<br />

monte! Ti ricordo quando arrivando<br />

a Belluno, sulla strada che dalla<br />

stazione porta alla caserma Salsa,<br />

incombevi sui miei passi verso altri<br />

quindici mesi di stellette che mi<br />

attendevano oltre ai primi tre passati<br />

tra le piatte casermette di Montorio.<br />

Ti guardavo con odio mentre il<br />

solito vecio sbuferato mi faceva<br />

pesantemente meditare su quanto<br />

tempo avrei dovuto sopportare la<br />

tua ombra sprezzante. Si era agli<br />

ultimi di Maggio: «Lo vedi – mi<br />

sbraitò borioso additandoti - ora<br />

l’erba nuova non gli ha ancora cancellato<br />

quel brutto color marrone di<br />

sterpi secchi. Dovrà diventare tutto<br />

verde e d’autunno diventerà ancora<br />

tutto marrone. Poi arriverà l’nverno,<br />

la neve lo farà tutto bianco come<br />

un gran cono di panna montata e poi diventerà nuovamente<br />

marrone in attesa della primavera. Finalmente,<br />

fra un anno, proprio come ora, comincerà a spuntare<br />

l’erba nuova e dopo qualche settimana tornerà di un<br />

fresco colore verde. Solo allora, solo quando al sole di<br />

luglio sbocceranno i fiori lassù sui prati alti, solo allora,<br />

tu piccolo verme potrai dire di essere veramente arrivato.<br />

Ora, qui al Settimo sei semplicemente “giunto” e non<br />

azzardarti a pronunciare prima di allora la parola “arrivato”.»<br />

Giorni fa, l’amico Bepi Galvanin mi ha mostrato alcune<br />

istantanee scattate in occasione di una cerimonia<br />

di consegna del cappello a dei microalpini alla conclusione<br />

di una manciata di giorni in tuta mimetica che<br />

chiamavano mininaia; confesso che mi ha colto una<br />

improvvisa quanto imprevedibile emozione.<br />

Ti ho rivisto caro, vecchio monte Serva. Improvvisamente.<br />

E’ stato come ritrovare un vecchio amico: sempre<br />

uguale lui, immutato nel tempo mentre io mi pettino<br />

ancora con molta cura una chiome non più tanto folta<br />

ed assai meno corvina di mezzo secolo fà. Fisso l’immagine<br />

e mi par di riudire la voce dei miei compagni di<br />

allora, rivedere i loro volti. Mi riaffiorano nella memoria<br />

i loro nomi: Menghini, Tritolo, Fratti, Gianni, Bresolin,<br />

Rasoterra, Mece, Camillo, Maciste, Bottura e<br />

basta, non voglio ricordarne altri altrimenti mi prende il<br />

magone. Per lo più ci chiamavamo per cognome, qualcuno<br />

per nome ed altri ancora con un soprannome come<br />

indicato in corsivo.<br />

Uscivamo inquadrati dalla porta carraia per le esercitazioni<br />

del mattino e dalla porta centrale per la libera<br />

uscita della sera e tu eri sempre lì, immobile, muto, beffardo<br />

a guardare il nostro andare e venire.<br />

Non siamo mai saliti sulla tua vetta; forse che la tua<br />

sagoma non era abbastanza ardita per dei baldi alpini<br />

come ci sentivamo noi; preferivamo il tuo vicino, lo<br />

Schiara che faceva tanto il bullo con la sua Gusela. Lì<br />

c’era anche il nostro rifugio, il “Rifugio 7° <strong>Alpini</strong>” ove<br />

trovare breve ristoro per le gambe e la gola. Tu non<br />

offrivi questi comforts. Tu eri come i belumat: scorbutico<br />

ed introverso.<br />

Alla fine di luglio, varco per l’ultima volta la porta<br />

centrale: congedato! L’è finitaaaa! urlavamo correndo<br />

verso la stazione con il congedo arrotolato, infilato sotto<br />

la spallina sinistra della camicia, i vibram ai piedi ed<br />

il cappello da congedanti portato spavaldamente sulle<br />

ventitré. Ci penso e ricordo di non averti rivolto nemmeno<br />

un ultimo sguardo di addio. Ora me ne dolgo e<br />

come per tante altre cose vissute, vorrei tanto che il calendario<br />

mi riportasse a quel bellissimo, spensierato<br />

tempo irrimediabilmente andato.<br />

Ciao maledetto Monte: ho scoperto che ti ho amato<br />

credendo di odiarti ma tu non ti sei scomposto e a differenza<br />

mia, sei sempre lì: immobile, muto, quasi beffardo.<br />

Cambiano e si rinnovano solo i tuoi colori: marron,<br />

verde, marron, bianco, marron, verde……..<br />

Gi&Gi


22 - di Baita in Baita<br />

Baita Ortigara<br />

Baita di nome e di fatto: “Baita M. Ortigara” recita la<br />

targa lapidea fissata sulla facciata di quello che è il quartier<br />

generale degli alpini di Lumignano. Una baita di cui vanno<br />

fieri e di cui - forse e ripeto forse almeno fino a notizia diversa<br />

- sono l’unico gruppo della nostra sezione a essere proprietari<br />

dei muri e dell’area su cui sorge. Ma sarà comunque<br />

opportuno seguire il racconto del capogruppo Paolo Borello<br />

con cui ho passato un’ora a discorrere seduti al sole, godendo<br />

dell’azzurro intenso di un cielo di fine Ottobre.<br />

«Ci si stava ancora leccando le ferite della guerra quando<br />

a Lumignano si cominciò a commemorare il 4 Novembre<br />

onorando i nostri Caduti e dietro sollecitazione del parroco,<br />

don Antonio Lago tuttora vivente, si costituì la sezione Combattenti<br />

e reduci».<br />

A Lumignano come altrove, i reduci tornati alla vita di sempre<br />

trovarono tante famiglie stremate dalle privazioni e in miseria<br />

ma erano anche uomini temprati e determinati a ricostruire<br />

il loro futuro. Erano riprese le<br />

chiamate per il servizio di leva<br />

militare e qui come nel resto del<br />

Veneto, la quasi totalità delle destinazioni<br />

erano i ricostituiti reggimenti<br />

alpini. Presto in paese<br />

cominciò a farsi largo l’idea di<br />

costituire un gruppo alpini. «Era<br />

il 1955 quando si avviarono i contatti<br />

con il capitano Giovanni Milan,<br />

allora presidente della rinata<br />

Sezione Ana di Vicenza – ricorda<br />

Paolo, che all’epoca era ancora un<br />

ragazzino - che il 17 aprile dello<br />

stesso anno invitò don Antonio Lago, Luigi Fanin, Livio Trivellin<br />

e Carino Pettenuzzo a sottoscrivere l’atto costitutivo del<br />

Gruppo <strong>Alpini</strong> di Lumignano; Luigi Fanin, eletto primo capogruppo,<br />

offrì il gagliardetto che sfilò all’Adunata nazionale del<br />

’59 a Milano». Il consiglio direttivo si riuniva periodicamente<br />

in un locale della canonica o in una osteria del paese. «Il Gruppo<br />

si diede presto da fare – continua Borello – Nel 1964 costituì<br />

il Gruppo donatori di sangue e nel ’67 realizzò il monumento<br />

ai Caduti di tutte le guerre, che inaugurò il 22 Maggio».<br />

Sempre più pressante si rivela intanto la necessità di disporre<br />

di un luogo fisso in cui gli alpini si possano ritrovare per<br />

scambiarsi notizie e ricordi, accogliere i nuovi iscritti e programmare<br />

le attività. Ottorino Novello succede a Fanin alla guida del<br />

Gruppo e nel corso di una riunione, d’accordo con un certo<br />

numero di soci, decide di acquistare un rudere aggrappato al<br />

monte che sovrasta la strada, raggiungibile attraverso un ripido<br />

e stretto sentiero… roba da alpini!<br />

«Il gioco era fatto – dice sorridente Paolo – gli alpini di<br />

Lumignano avevano finalmente la loro sede, una sede che nel<br />

1975 inaugurarono con orgoglio, tanto entusiasmo e altrettanti<br />

brindisi e la battezzarono “Baita Monte Ortigara”. Fu un<br />

passo significativo, il gruppo divenne una realtà importante<br />

del paese, continuarono le attività anche a favore della comunità.<br />

Il 28 gennaio del 1978 si concretizzò un altro grande<br />

sogno: invitammo il presidente sezionale Vincenzo Periz a<br />

presenziare alla costituzione del coro ufficiale della Sezione,<br />

il Coro Ana alpino di Lumignano».<br />

Il numero dei soci continua ad aumentare, c’è bisogno di<br />

aumentare lo spazio, si chiedono e ottengono i necessari permessi,<br />

si scava la roccia, si lavora di draga, “fioretto” e di<br />

mine facendo attenzione a non demolire anche la baita; si<br />

lavora con lena la sera, il sabato e un bel pezzo della domenica<br />

e il 13 maggio del ’79 viene inaugurata la nuova sala<br />

intitolandola a “Ivanovaka”.<br />

Manon è finita. Col tempo si ripresenta il problema spazio<br />

e ancora una volta, l’infaticabile Ottorino Novello pensa ad<br />

ampliare la sala Ivanovaka dotandola<br />

di servizi interni ed<br />

esterni più una funzionale cucina<br />

attrezzata. Il progetto viene<br />

approvato, ma inaspettatamente,<br />

tra il dolore e lo sgomento di<br />

tutti, Ottorino vola verso il paradiso<br />

di Cantore. Asciugate le<br />

lacrime, bisogna andare avanti<br />

e onorare la sua memoria realizzando<br />

l’opera che lui non avrebbe<br />

potuto vedere. Urge un nuovo<br />

capogruppo e chi meglio del<br />

suo vice si poteva caricare dello<br />

zaino lasciato a terra Lui, Paolo Borello, che accetta l’investitura<br />

nel corso di una assemblea straordinaria dei soci. Affiancato<br />

dal geometra alpino Andrea Gastaldello, si accinge<br />

alla realizzazione del progetto di ampliamento, compresa la<br />

nuova copertura con travature in legno in bella vista. Ancora<br />

picconi, pale, tante schiene curve, sudore stavolta fortunatamente<br />

ridotto grazie alla dotazione di una motocarriola che<br />

agevola la movimentazione di materiali. Ancora qualche<br />

tinteggiatura e la nuova baita assume l’aspetto attuale; manca<br />

ancora una degna asta per la bandiera e il programma per la<br />

solenne inaugurazione, che avverrà a Settembre 2015.<br />

«Ora possiamo dire che questa è la nostra seconda casa<br />

– conclude con giustificato orgoglio Paolo Borello - la casa<br />

dove ogni alpino di Lumignano si sente padrone; la nostra<br />

Baita Ortigara, affogata nel verde sotto le falesie dei nostri<br />

monti, meta di escursionisti e scalatori attratti dalle oltre cinquecento<br />

vie attrezzate della palestra di roccia diffusa sulle<br />

spettacolari pareti che ci sovrastano».<br />

Gi&Gi


In libreria - 23<br />

Un libro di racconti<br />

per aiutare le scuole<br />

“Che fine ha fatto il gallo”; è il simpatico titolo del<br />

libro di fiabe scritto da Gianmarco Franzan, del Gruppo<br />

di Zugliano e Grumolo, che esprime con la penna la<br />

solidarietà alpina: il ricavato delle vendite è destinato<br />

infatti ad alcune scuole del Vicentino.<br />

Un’iniziativa lodevole nata quasi per caso, come<br />

spiega lo stesso Franzan: «L’idea mi è venuta un giorno<br />

in base ad alcuni disegni che avevo fatto per mia figlia:<br />

a quel punto ho iniziato a costruire delle storie, che poi<br />

ho scritto e raccolto in un libro. I costi per la stampa<br />

sono stati tutti sostenuti dalla ditta Amcor Flexibles di<br />

Lugo che ringrazio vivamente.» Un libro per bambini<br />

dunque, il cui ricavato andrà proprio a favore dei bambini,<br />

quelli degli asili di Ziuliano, Grumolo Pedemonte,<br />

Lugo, Calvene, Fara, Mosson, Lusiana e del San Vincenzo<br />

di Thiene. «Ho deciso di regalare 500 copie della<br />

raccolta ad alcuni asili di Vicenza - continua - loro vendendoli<br />

a 10 euro a l’uno sono riusciti a raccogliere<br />

quasi 4000 euro.»<br />

Classe 1970, iscritto all’Ana dal ‘90, uno di “quei<br />

dalla bala rossa” del Btg Pieve di Cadore, Gianmarco<br />

Franzan ha iniziato a scrivere i primi racconti più di un<br />

anno fa. Oggi il libro conta 90 pagine, 12 racconti e una<br />

quarantina di<br />

disegni. Trattano<br />

del rapporto<br />

tra uomo<br />

e natura,<br />

incentrandosi<br />

principalmente<br />

sul mondo<br />

degli animali:<br />

«Il mio obiettivo<br />

era di avvicinare<br />

i<br />

bambini al<br />

mondo animale,<br />

cosa che di<br />

questi tempi si<br />

è un po’ persa». Tra le storie pubblicate ovviamente non<br />

poteva mancare un racconto con protagonista un alpino<br />

che, insieme al suo fedele mulo, cerca di sopravvivere<br />

durante la Grande Guerra ad una tremenda battaglia<br />

combattuta nei pressi del Piave.<br />

Visto il grande successo raccolto dalle vendite, “Che<br />

fine ha fatto il gallo” sarà presto ristampato in altre 300<br />

copie, pronte a essere nuovamente donate alle scuole<br />

per dare continuità a questa bella storia di solidarietà e<br />

spirito alpino.<br />

M.M<br />

Un secolo di alpinismo<br />

sulle Piccole Dolomiti e Pasubio<br />

La storia e tutte le vicende di un intero secolo di alpinismo<br />

sulle Piccole Dolomiti e sul Pasubio sono rievocate<br />

e condensate in questo libro di Bepi Magrin.<br />

Dalle vicende delle prime guide alpine, con la conquista<br />

della parete E. del Baffelan, dopo i leggendari tentativi<br />

di Gino Carugati, Antonio Berti, Maria Rossi e compagni<br />

fino alla stasi della Grande Guerra, passando poi per<br />

la Scuola Vicentina di roccia e le prime grandi imprese<br />

degli anni 20/30. Seguono le imprese, le tragedie, le<br />

glorie e le nuove scalate con i progressi tecnici che si<br />

sono avuti fino alla fine del Novecento e agli esordi del<br />

nuovo Millennio. Un libro inteso a conservare memoria<br />

dei personaggi che hanno reso grandi le Piccole Dolomiti<br />

e il Pasubio nella storia dell’alpinismo italiano.<br />

Vi troverete tra molte foto in bianco e nero e a colori,<br />

la cronologia completa, anno per anno, delle scalate<br />

e dei fatti di rilievo, stilata con certosina pazienza<br />

dall’autore; i racconti delle più celebri ascensioni lasciatici<br />

dai protagonisti e circa 170 schede biografiche riferite<br />

a coloro che su queste pareti hanno lasciato segno<br />

del loro passaggio. Un libro che è frutto di un vero duraturo<br />

amore per la montagna e la sua storia, un regalo<br />

di memoria e di passione che l’autore fa a tutti gli appassionati<br />

di montagna.<br />

Bepi Magrin - Piccole Dolomiti e Pasubio Un secolo<br />

di alpinismo - Nuovi Sentieri Editore


24 - Dai Gruppi<br />

Barbarano<br />

Giornata ecologica<br />

con i ragazzi di quinta<br />

Il momento della merenda davanti alla Baita Alpina<br />

Organizzata dall’Amministrazione comunale, assessorato<br />

all’istruzione, si è svolta il 26 <strong>settembre</strong> la giornata ecologica<br />

riservata alle quinte della scuola primaria di Barbarano e Ponte.<br />

Accompagnati dalle insegnanti gli scolari si sono radunati<br />

nel cortile della scuola di Barbarano alla presenza della dirigente<br />

Maria Pastrello, del sindaco Cristiano Pretto, dell’assessore<br />

Massimo Orso e di alcuni volontari della Protezione civile<br />

Ana. Massimo Orso ha illustrato ai ragazzi il significato<br />

della giornata, intesa a sensibilizzare il senso civico di ciascuno<br />

nell’evitare di gettare rifiuti sul territorio ed effettuare la<br />

raccolta differenziata, di cui il Comune è promotore con il<br />

servizio porta a porta e l’ecocentro per i rifiuti ingombranti.<br />

Dopo aver dotato i ragazzi di pettorina e cappellino<br />

gialli, di guanti e sacchetti per la raccolta, suddivisi in due<br />

squadre e scortati dai volontari della protezione civile e<br />

seguiti da sindaco, assessore, dirigente ed insegnanti, i<br />

ragazzi si sono riversati con entusiasmo per le vie e parchi<br />

del paese, tanto da creare curiosità e sorpresa fra i compaesani.<br />

Al termine della giornata si sono tutti ritrovati nel<br />

cortile della Baita Alpina, dove hanno trovato ristoro con<br />

bibite, panini e nutella offerte dagli alpini.<br />

L’assessore Orso si è in seguito dedicato con i ragazzi<br />

a selezionare per categoria i vari rifiuti raccolti.<br />

Caldogno<br />

Consegna del Tricolore<br />

alle quinte elementari<br />

Il 23 maggio gli alpini del gruppo di Caldogno, proseguendo<br />

la bella iniziativa incominciata nel 2010, hanno consegnato il<br />

tricolore agli alunni delle quinte elementari dei plessi scolastici<br />

di Vicenza e di Rettorgole. In accordo con i presidi, in aprile<br />

avevano tenuto ben cinque ore di lezione su come è nata la<br />

nostra bandiera e come il Tricolore abbia accompagnato la<br />

storia d’Italia dalle guerre d’Indipendenza sino ai giorni nostri.<br />

A tenere le lezioni quel vero “istrione” del consigliere sezionale<br />

Gigi Girardi, che grazie alla sua ben nota capacità<br />

dialettica e supportato nell’occasione anche dalle cante eseguite<br />

del coro “Picozza e rampon” è riuscito a tenere letteralmente<br />

inchiodati sulle sedie non solo gli scolari ma anche<br />

le insegnanti, gli uni e le altre allo scadere delle varie ore,<br />

non hanno mai fatto mancare i loro calorosi applausi a Gigi,<br />

al coro e agli alpini.<br />

L’Amministrazione comunale, per ospitare la cerimonia di<br />

consegna del tricolore, aveva già concesso, come già negli<br />

anni precedenti, l’uso del salone nobile della palladiana<br />

Villa Caldogno. Con Gigi Girardi bloccato da un incidente,<br />

gli alpini si sono rimboccati le maniche e con il contributo<br />

anche delle scolaresche, che avevano preparato per l’occasione<br />

alcuni canti e poesie, si è riusciti a mettere in piedi una<br />

giornata di piena soddisfazione per tutti, scolari, insegnanti<br />

e alpini<br />

E’ doveroso riconoscere il lavoro svolto dalle maestre, che<br />

nonostante gli impegni scolastici di quasi fine anno si sono<br />

adoperate a preparare al meglio le classi interessate. Un<br />

grazie particolare lo dobbiamo all’insegnante Anna Pina,<br />

vera anima alpina all’interno della scuola che ha provveduto,<br />

a suo tempo, ad inserire questa nostra iniziativa nel pof<br />

della scuola stessa e a coinvolgere poi appieno nell’iniziativa<br />

anche le sue colleghe.<br />

L’Amministrazione era ben rappresentata dall’assessore<br />

Luisa Benedini; per gli alpini, ospite graditissimo, il consigliere<br />

nazionale Antonio Munari, il capo zona Fernando<br />

Zanini, parecchi alpini di Caldogno capeggiati dal capogruppo<br />

Domenico Cappellari. Dopo la consegna dei Tricolori<br />

hanno preso la parola l’assessore Benedini, Toni Munari<br />

e il capozona Zanini; tutti hanno sottolineato l’alta<br />

valenza civile e morale di questa iniziativa.<br />

Presenze inaspettate, ma assai gradite, parecchi genitori degli<br />

scolari, che hanno avuto parole di elogio e si sono complimentati<br />

con noi alpini per quanto siamo riusciti fare per i loro ragazzi.<br />

Gran finale con foto di rito sullo scalone della villa e<br />

rinfresco per tutti, offerto dal Comune, sotto la grande barchessa<br />

annessa alla villa .<br />

G. G.


Dai Gruppi - 25<br />

Chiampo<br />

Ultimo saluto ad Augusto Caliaro<br />

sergente a Nikolajewka<br />

Costozza<br />

Addio a Ottavio Trevelin<br />

fondatore del Gruppo<br />

Un altro reduce di Russia è andato avanti. Augusto Caliaro,<br />

sergente protagonista della battaglia di Nikolajewka, aveva<br />

92 anni. Si è spento serenamente nella sua abitazione ad Arso<br />

nella notte del 5 novembre. A piangerlo, oltre ai tre figli e<br />

ai parenti, gli alpini del gruppo di Chiampo che hanno affollato<br />

la chiesa parrocchiale del paese per l’ultimo saluto. Oltre<br />

una quarantina le penne nere presenti, con il direttivo del<br />

gruppo, capitanato da Valerio Ceretta, e il presidente Luciano<br />

Cherobin, con il Vessillo sezionale.<br />

Nato a Verona nel 1922, Caliaro fece parte della divisione<br />

Tridentina, 6° Reggimento, 56.a compagnia del Battaglione<br />

Verona. Partì per la Russia nel 1942, iniziando così un massacrante<br />

percorso che lo portò a combattere lungo le rive del<br />

Don, durante il quale assistette a tutti gli orrori che solo chi<br />

ha vissuto la guerra può capire: marce disumane sotto incessanti<br />

bufere di neve, congelamenti e inevitabili amputazioni<br />

di arti, morti di amici e commilitoni, senza contare la perenne<br />

fame e la paura. Fu proprio durante una delle marce forzate<br />

che arrivò a conoscere ed aiutare il tenente Giobatta<br />

Danda di Chiampo, partito all’assalto assieme al suo battaglione<br />

e ferito in battaglia.<br />

Tra i tanti combattimenti ingaggiati durante la campagna di<br />

Bandiera a mezz’asta alla sede del Gruppo Ana: all’età<br />

di 87 anni è andato avanti Ottavio Trevelin, fondatore<br />

del Gruppo e molto attivo nella vita associativa. I suoi<br />

alpini lo hanno visto sempre protagonista in tante manifestazioni,<br />

finché la salute glielo ha permesso. Il lavoro<br />

e la sua amata famiglia i suoi interessi principali.<br />

Lonigo<br />

In delegazione alla festa<br />

del Savoia Cavalleria<br />

La città di Lonigo e la Sezione Ana di Vicenza sono<br />

state ospiti il 28 <strong>settembre</strong> del Savoia Cavalleria a Grosseto,<br />

sede del comando del 3° Reggimento, in occasione<br />

della festa del reparto, nel ricordo della carica di Insbusceskj,<br />

avvenuta nell’agosto del 1942 sul Fronte russo.<br />

La delegazione di Lonigo, di cui il 3° Cavalleria è cittadino<br />

onorario, era guidata dal sindaco Giuseppe Boschetto;<br />

scortava il Vessillo sezionale il consigliere Luca<br />

Bolla, il Gruppo Ana di Lonigo era rappresentato dal<br />

consigliere Claudio Vigolo. C’erano anche il presidente<br />

Unuci Bruno Cosaro, dei reduci del Savoia Giorgio Nicolin<br />

e della Folgore Antonio Frazza. Nel suo discorso<br />

il comandante del reggimento, col. Enrico Barduani, ha<br />

elogiato la città di Lonigo per l’attenzione rivolta al suo<br />

Russia, contro truppe regolari russe, partigiani e perfino contro<br />

tedeschi, Caliaro non dimenticò mai quello avvenuto<br />

contro un gruppo di mongoli a cavallo che, armati di sciabola,<br />

attaccarono lui e i suoi compagni, prima di venire abbattuti<br />

dai colpi di pistola dei soldati italiani. Dopo essere stato<br />

ferito ad un polmone, Caliaro uscì vivo dalla battaglia di<br />

Nikolajewka, tornando poi in Italia assieme ai pochissimi<br />

sopravvissuti del battaglione. «Sono stato molto fortunato a<br />

tornare a casa – le parole di Caliaro, rilasciate a Manuel Grotto<br />

nel suo libro dedicato alla campagna di Russia – comunque<br />

quelo che gavemo pasà no ghelo auguro gnànca a un can!»<br />

reparto ed ha salutato il suo Gonfalone, decorato con<br />

medaglia d’oro al valor civile. Ha anche sottolineato la<br />

presenza degli alpini, ringraziandoli per la loro determinazione<br />

a salvaguardare i valori della vita e dello spirito<br />

di corpo.


26 - Dai Gruppi<br />

Malo<br />

<strong>Alpini</strong> in visita<br />

sui luoghi della disfatta<br />

Motta<br />

In festa per i 50 anni<br />

di fondazione del Gruppo<br />

Era uno di quei appuntamenti per i quali si suol dire “Eh<br />

sì, dovremmo proprio andarci”. Gianni Stevan, capogruppo<br />

al primo anno della sua nomina non ha avuto tentennamenti<br />

e ha deciso: «Si va» . Un gruppo ristretto di<br />

alpini, una trentina comprese alcune mogli, si è recato in<br />

devoto pellegrinaggio a Caporetto ove si è inchinato in<br />

raccoglimento davanti alla sequenza di nomi scolpiti sulle<br />

pietre dell’austero Sacrario e, affidandosi a una guida<br />

locale, ha avuto modo di rivivere e toccare con mano la<br />

storia e i fatti che determinarono quella che la cronaca<br />

italiana dell’epoca definì “la disfatta”.<br />

Monticello Co. Otto<br />

L’artigliere alpino<br />

e la bocca da fuoco<br />

Una delle storie che giravano per le caserme alpine era il<br />

presentat-arm con la bocca da fuoco; solo i più forzuti riuscivano<br />

a farlo e l’impresa serviva anche per impressionare<br />

i “tubi”. Uno di quelli che ci<br />

sono riusciti, come dimostra<br />

la foto, è Mario Zausa, del<br />

Gruppo di Monticello, che la<br />

bocca da fuoco l’ha alzata fin<br />

sopra la testa, anche se pesa<br />

106 chili! Siamo alla caserma<br />

Menni De Caroli di Vipiteno,<br />

nel 1957, e Zausa è<br />

un artigliere della 19ª batteria<br />

del Gr. Vicenza, 2° Artiglieria<br />

da montagna dalla<br />

Tridentina.<br />

In un clima di festa e allegria gli alpini di Motta di Costabissara<br />

hanno festeggiato i 50 anni di fondazione del Gruppo<br />

Ana. Tra le varie presenze sono da ricordare: il sindaco di<br />

Costabissara, Maria Cristina Franco con numerosi componenti<br />

della sua Amministrazione, il parroco don Adriano<br />

Salvaro, il consigliere Angelo Gobbi che ha scortato il Vessillo<br />

sezionale, i gagliardetti dei Gruppi alpini e delle diverse<br />

altre associazioni d’arma presenti, il capozona Fernando<br />

Zanini ed il consigliere sezionale Giampietro Gollin, che ha<br />

guidato gli alpini con estrema attenzione in tutte le fasi della<br />

manifestazione. Durante la cerimonia sono stati ricordati<br />

tutti i precedenti capigruppo, quali rappresentanti delle<br />

molte persone, uomini e donne, che nel corso del tempo<br />

hanno dato anima e corpo alla comunione associativa del<br />

Gruppo di Motta: Oreste Fabris, Massimo Dal Maso e<br />

Lucio Rigoni cui, per l’occasione, l’Amministrazione comunale<br />

ha conferito una targa a suggello dell’attività svolta per<br />

la comunità bissarese. La festa si è conclusa con un magnifico<br />

concerto del Coro degli alpini di Lumignano nella chiesa<br />

Parrocchiale di S. Cristoforo a Motta.<br />

Motta<br />

Premiati gli alpini<br />

al traguardo degli 80<br />

Durante la “Festa del socio e simpatizzante” del Gruppo di<br />

Motta, sono state consegnate le targhe di ringraziamento per<br />

l’attività svolta ad alcuni sempre “giovani alpini” che hanno<br />

raggiunto il traguardo degli 80 anni di età: Armando Antonimi,<br />

Albino Barcaro, Vittorio Ferrin, Mariano Miolo, oltre<br />

a Saverio Sapri, che di anni ne ha compiuto 90, che hanno<br />

ricevuto gli auguri da tutti i soci e simpatizzanti. Nella foto,<br />

da sinistra alcuni premiati: Mariano Miolo, Albino Barcaro,<br />

il capogruppo Giorgio Girardello e Vittorio Ferrin.


Dai Gruppi - 27<br />

Montebello<br />

Visita a Costalovara<br />

con gli amici di Montorso<br />

S. Giovanni in Monte<br />

Ricordato san Maurizio<br />

patrono degli <strong>Alpini</strong><br />

Un gruppo di alpini di Montebello, con i familiari, hanno<br />

fatto una gita in Alto Adige, con alcuni amici di Montorso<br />

e il capogruppo Adriano Ongaro. Tappa principale il Soggiorno<br />

alpino di Costalovara, dove il capogruppo Pietro<br />

Pegoraro ha consegnato una targa ricordo del 90° di fondazione<br />

del Gruppo Ana di Montebello al presidente della<br />

Sezione Ana di Bolzano, Ferdinando Scafariello. Il viaggio<br />

è proseguito poi per l’Altopiano di Renon e la val Sarentino.<br />

Nella foto di Bruno Xotta, la consegna della targa.<br />

Pozzolo<br />

Arriva nel 2015<br />

la nova sede del Gruppo<br />

Importanti appuntamenti l’anno prossimo per il Gruppo Ana<br />

di Pozzolo. Nel 2015 ricorre infatti il 60° anniversario della<br />

sua fondazione e la ricorrenza sarà festeggiata con un’adunata<br />

interzonale che si svolgerà l’ 1, 2 e 3 maggio. Saranno<br />

coinvolte le Zone Alta e Bassa Val Liona, Val del Guà, Riviera<br />

Berica e Umberto Masotto. L’anno prossimo ricorre<br />

anche il 30° anniversario della ristrutturazione della chiesetta<br />

di San Donato, ma l’evento più atteso dagli alpini di Pozzolo<br />

è l’inaugurazione della nuova sede.<br />

Risale all’anno 1938 la proposta del comando del 10°<br />

Reggimento <strong>Alpini</strong>, di indicare un protettore del Corpo. Il<br />

santo che raccolse il maggiore consenso fu San Maurizio,<br />

soldato di una legione romana alpina, martire, intrepido e<br />

valoroso combattente per la patria e strenuo difensore di<br />

Cristo. La designazione definitiva cadde per il santo martire,<br />

condottiero della Legione Tebea, la cui vita di soldato<br />

sulle Alpi, fedeltà alla patria e alla fede lo segnalavano<br />

come il più vicino allo spirito alpino. San Maurizio fu<br />

designato patrono degli alpini nel 1941.<br />

Da tredici anni gli alpini della Zona Alta Val Liona lo ricordano<br />

a turno e quest’anno è toccato al Gruppo di S.<br />

Giovanni in Monte. Così la sera del 22 <strong>settembre</strong> nella<br />

chiesa del paese si sono ritrovati gli alpini e molte persone<br />

provenienti dai paesi della zona. Il celebrante ha dedicato<br />

agli alpini una coinvolgente omelia durante la quale ha<br />

ricordato il sacrificio e la sofferenza del Santo. Dopo il<br />

rito religioso, con una suggestiva fiaccolata, il corteo di è<br />

recato al monumento, dove sono stati resi gli onori ai Caduti;<br />

quindi si è proceduto al rito dell’ammainabandiera.<br />

Il prossimo anno la ricorrenza di San Maurizio verrà celebrata<br />

a Perarolo.<br />

Santorso<br />

E’ andato avanti Gino Formilan<br />

reduce di Russia col Vicenza<br />

Gli alpini della Valleogra hanno<br />

salutato con una sentita cerimonia<br />

Gino Formilan, uno<br />

degli ultimi reduci del glorioso<br />

Battaglione Vicenza. Nato pochi<br />

giorni dopo la fine della<br />

Grande Guerra, conobbe il Secondo<br />

conflitto mondiale su<br />

tutti i fronti su cui si coprì d’onore<br />

la Julia. Prima l’ Albania<br />

e la Grecia, poi, dal 15 agosto 1942 la Russia. Uscì indenne<br />

da tante battaglie, ma non evitò un congelamento<br />

a un piede. Nonostante questo handicap riuscì a completare<br />

l’interminabile ritirata nella steppa. Per il congelamento<br />

fu ricoverato a Monaco e tornò a baita nel<br />

maggio del ’43


28 - Dai Gruppi<br />

Schio<br />

Reduce Angelo Tomasi<br />

La festa e poi l’addio<br />

Angelo Tomasi, che il 10 ottobre ha tagliato il traguardo dei 93<br />

anni in buona salute, solo venti giorni dopo ha raggiunto nel<br />

Paradiso di Cantore gli alpini rimasti nella Steppa. E’ successo<br />

all’improvviso, appena tornato a casa dopo un pomeriggio<br />

come tanti. Per il compleanno era stato festeggiato nella sede<br />

del Gruppo in Via Baratto a Schio, dove familiari e amici avevano<br />

brindato in onore di uno dei pochi reduci della Campagna<br />

di Russia nella seconda guerra mondiale. Tomasi aveva raccontato<br />

brevemente, ma con grande emozione e lucidità la sua<br />

drammatica esperienza bellica; del generale inverno, nei ranghi<br />

La foto ricordo della festa per i 93 anni di Angelo Tomasi.<br />

del Btg. Vicenza, e di come “fu salvato” dalle schegge di una<br />

granata che gli dilaniarono una gamba. Per le quali, però, fu<br />

trasportato dalle linee del fronte all’ospedale delle retrovie e<br />

alla fine rimpatriato. Da settant’anni Tomasi conviveva con una<br />

parte di schegge ancora nella gamba, “le me fa tribolar”. Ma<br />

non gli impedivano di partecipare ai vari incontri e commemorazioni<br />

dei Caduti che si tengono nel Vicentino. Il capogruppo<br />

Nadir Mercante gli aveva consegnato pergamena commemorativa<br />

del 60° anniversario della battaglia di Nikolajewka, la<br />

medaglia del Triveneto a Schio 2013 e la croce bianca dei reduci<br />

di Russia.<br />

Vicenza Campedello<br />

I ragazzi “incantati”<br />

dal reduce di Russia<br />

In occasione dell’anniversario del IV Novembre, il Gruppo<br />

di Campedello ha attivato una mattinata di studio e<br />

riflessione storica alla scuola media “Scamozzi”. Dopo<br />

essere andati in precedenza in escursione sulll’Ortigara,<br />

i ragazzi hanno fatto una ricerca sul monumento ai Caduti<br />

di Longara e, causa pioggia, hanno reso omaggio ai<br />

Caduti in palestra, facendo una piccola riflessione sulla<br />

memoria di ciascuno di loro. Al termine l’assessore Annamaria<br />

Cordova ha consegnato a tutte le classi dell’Istituto<br />

un Tricolore. Nell’ambito della Giornata delle<br />

forze armate e dell’Unità Nazionale, gli allievi hanno poi<br />

incontrato il presidente dell’Ancr, l’alpino Vittorio Lanulfi.<br />

Col Battaglione Vicenza partecipò alle operazioni<br />

belliche in Grecia e Russia. Abituati ad assistere a trasmissioni<br />

televisive prive di logicità e buon senso, assistere<br />

al pathos che si è creato subito tra il novantaquattrenne<br />

alpino che raccontava con calore e positività il suo<br />

vissuto passato ed i giovani è stato sbalorditivo. Ricordi<br />

vivi e precisi delle proprie condizioni di allora, segnate<br />

non solo dal dramma cruento della guerra, ma pure dalla<br />

fame, dalla sofferenza fisica e interiore, dalla solidarietà<br />

e dal fato. Nella foto lo vediamo con alcune “ammiratrici”.<br />

Il giornalista de “Il Giornale di Vicenza” Paolo Rolli ha<br />

quindi relazionato i ragazzi sulle missioni italiane fatte<br />

nei paesi in guerra, portando la sua esperienza diretta<br />

avendo partecipato a 5 missioni in qualità di ufficiale,<br />

nei territori balcani, Iraq, Afganistan. Una mattinata riflessiva<br />

pertanto, cui i ragazzi hanno risposto positivamente,<br />

partecipando con molte domande alle tematiche<br />

loro proposte. Lo stesso presidente del Comitato genitori<br />

della scuola, obiettore di coscienza militante, è rimasto<br />

profondamente colpito dall’evolversi culturale della<br />

mattinata.<br />

A.M.<br />

Vicenza Campedello<br />

Studenti della Scamozzi<br />

a lezione sull’Ortigara.<br />

Imparare la storia sul campo di battaglia: è quanto hanno<br />

fatto gli studenti di terza media della scuola Scamozzi<br />

di Vicenza, che sono saliti fino alla Colonna mozza<br />

sull’Ortigara, accompagnati dagli alpini del Gruppo di<br />

Campedello, Pierantonio Graziani ha spiegato loro l’evolversi<br />

della battaglia, reso più comprensivo dalla visita<br />

all’ecomuseo all’aperto della Grande Guerra. L’e-


Dai Gruppi - 29<br />

scursione è avvenuta nell’ambito di una collaborazione<br />

con gli insegnanti della scuola ed è stata preceduta da<br />

un incontro preparatorio in classe con gli studenti e da<br />

un incontro con i genitori.<br />

Vicenza Campedello<br />

Tinteggiato dagli alpini<br />

il Centro aggregazione<br />

Su richiesta dell’assessore alla partecipazione del Comune<br />

di Vicenza Annamaria Cordova, il Gruppo alpini di<br />

Campedello si è attivato andando a tinteggiare il Centro<br />

Aggregazione del paese, una struttura pubblica utilizzata<br />

dal Gruppo della terza età, dalla San Vincenzo e dalla<br />

società di pallamano. Questa attività di volontariato s’inquadra<br />

su un supporto sociale più ampio che gli alpini di<br />

Campedello offrono alla logistica delle scuole locali e<br />

settore ambientale, nonché nelle iniziative storico-culturali<br />

aggregative di zona.<br />

Vicenza Meneghello<br />

Eletto il nuovo direttivo<br />

G. E. Lusiani capogruppo<br />

La scomparsa di due colonne come Francesco Martini e<br />

Giorgio Galla aveva lasciato il segno sul Gruppo Meneghello<br />

e più volte si era parlato di chiuderlo, visto anche<br />

che è sprovvisto di sede. Ipotesi respinta però dal direttivo<br />

sezionale, che aveva incaricato il capo zona Mariano<br />

Fincato di sentire i soci per proseguire l’attività del Gruppo<br />

e procedere al rinnovo delle cariche. Si è arrivati così<br />

alla convocazione dell’assemblea, il 10 <strong>settembre</strong>, nella<br />

quale Fincato ha ribadito che bisogna trovare subito il<br />

modo di far rivivere il Gruppo e non lasciarlo morire. I<br />

lavori si sono svolti alla presenza di 14 soci (due aggregati);<br />

Alessandro Antuzzi ha spiegato che la scarsa partecipazione<br />

all’attività del Gruppo non è cosa di adesso ed<br />

è dovuta al fato che i soci sono in gran parte colleghi di<br />

lavoro (banca) e sentono poco la necessità di trovarsi come<br />

Gruppo Ana. Secondo Romano Morra la scarsa partecipazione<br />

è dovuta alla mancanza di sede ed a questo<br />

riguardo il capo zona Fincato ha ricordato che il presidente<br />

Cherobin ha interessato il sindaco di Vicenza a trovare<br />

una sede ai gruppi cittadini che ne sono sprovvisti. Variati<br />

ha già risposto che troverà una soluzione. Nell’attesa il<br />

passo principale è ricostituire un direttivo; come sede si<br />

può usare il Torrione o la sede di altri gruppi.<br />

Si è passati poi alle elezioni, con candidati Gian Ettore<br />

Lusiani e Alessandro Antuzzi; all’unanimità si è deciso<br />

che il non eletto entrasse di diritto nel direttivo. L’urna ha<br />

indicato Lusiani, con 8 voti; 4 ad Antuzzi. Votati come<br />

consiglieri Romano Morra, Giancarlo Castagna, Francesco<br />

Dal Lago, Bruno Nicoli, Alessandro Maturo, Gino<br />

Zorzan, Pierangelo Magrin; Alessandro Antuzzi entra di<br />

diritto nel direttivo<br />

Vicenza Monte Berico<br />

In visita a Trento<br />

al museo delle Truppe alpine<br />

Un nutrito gruppo di alpini e amici del “Monte Berico” ha<br />

visitato il Museo nazionale delle Truppe alpine sito sulla<br />

sommitá del Doss Trento, ove pure é collocato il Mausoleo<br />

di Cesare Battisti. La comitiva é stata accolta dal direttore<br />

del museo, gen. Stefano Basset, e dal coordinatore della<br />

segreteria sezionale Ana di Trento, Ferdinando Carretta,<br />

con i quali, prima di iniziare la visita guidata del Museo, é<br />

stata fatta la cerimonia dell’alzabandiera al suono dell’inno<br />

nazionale. La visita, sapientemente condotta dai volontari<br />

della Sezione di Trento, si é conclusa con la sosta al mausoleo<br />

che contiene le spoglie di Cesare Battisti per il doveroso<br />

omaggio all’eroe nazionale, ufficiale del Btg. <strong>Alpini</strong><br />

Vicenza che, con il sacrificio della sua vita, fu tra i principali<br />

artefici della riunificazione di Trento all’Italia.<br />

La comitiva si é poi trasferita a Baselga di Piné, ove é<br />

stata ospite degli amici del locale Gruppo <strong>Alpini</strong>, con il<br />

quale sin dallo scorso anno si é instaurato un ottimo rapporto<br />

di fratellanza alpina.


30 - Dai Gruppi<br />

Vicenza B. Scaroni<br />

Gianfranco Zampieri<br />

confermato capogruppo<br />

Al termine di un percorso didattico preparato dalla prof.<br />

Alessandra Angeloni nell’istituto comprensivo di Vicenza<br />

S. Bertilla, e seguito dal Gruppo Ana del Villaggio del<br />

Sole, si è svolta un’uscita sul campo, che aveva come meta<br />

la cima dell’Ortigara. A causa della neve e dell’impraticabilità<br />

del sentiero, la comitiva, composta da sedici allievi<br />

ed insegnanti, accompagnati dagli alpini , si è dovuta<br />

fermare a malga Campomuletto. È stato percorso il Sentiero<br />

del Silenzio, lungo il quale si possono ammirare lavori<br />

artistici ispirati da riflessioni sulla guerra e che spuntano<br />

all’improvviso in piccole radure lungo il percorso. Nel<br />

pomeriggio la comitiva si è diretta al Sacrario di Asiago e<br />

al Museo della Grande Guerra di Canove, dove il responsabile<br />

e gli alpini hanno illustrato gli oggetti esposti e la<br />

storia di quella che fu una guerra sulla porta di casa.<br />

Zona Alta Val Liona<br />

Riuscito raduno interzonale<br />

a San Giovanni in Monte<br />

Il Gruppo Ana di S. Lazzaro ha rinnovato il direttivo.<br />

Capogruppo è stato confermato Gianfranco Zampieri; gli<br />

altri componenti sono: vicepresidente Livio Fabris, segretario<br />

Roberto Zocca, tesoriere Marco Zocca, alfieri<br />

Mario Negretto e Marco Fasolo, consiglieri Renato Cervato,<br />

Massimo Teatin, Paolo Guizzon, Angelo Gobbi,<br />

Angelo Rech e Giovanni Vedovato. Revisori dei conti<br />

Diego Belvedere e Katia Tonoli. Nell’occasione è stato<br />

fatto un bilancio dell’attività svolto nel 2014. A febbraio<br />

come ogni anno il Gruppo ha preso parte al servizio viabilità<br />

per la manifestazione carnevalesca dei ragazzi e<br />

bambini del quartiere e per la giornate senz’auto organizzate<br />

dal Comune in marzo e in <strong>settembre</strong>. È stato assicurato<br />

il servizio d’ordine in occasione della camminata<br />

ragazzi della nuova famiglia “Fraglia” e alla Festa del<br />

bacalà in centro, senza dimenticare i numerosi sfalci d’erba<br />

eseguiti durante l’anno. Immancabili i grandi eventi<br />

quali l’Anguria day di agosto, con ricavato in favore dei<br />

bambini del Guatemala; la Festa del quartiere di San Lazzaro<br />

di giugno, con il ricavato devoluto per il restauro del<br />

Ponte degli alpini, e le due “marronate” di cui una a favore<br />

dei ragazzi disabili della cooperativa Aquilone. Molte<br />

anche le raccolte di fondi: tra le più importanti quella<br />

per l’Admo, con la vendita delle colombe pasquali, e<br />

quella per il Centro Tumori Lilt, con la vendita delle tradizionali<br />

stelle natalizie; a fine novembre infine la partecipazione<br />

alla Colletta Alimentare. Da non dimenticare<br />

l’attività istituzionale con la partecipazione alle varie<br />

adunate Ana.<br />

Vicenza V. Periz<br />

La Protezione civile<br />

ha incantato i bambini<br />

Alle 9 del 19 marzo la campanella delle scuole elementari<br />

e materna di Settecà ha suonato: un suono un po’ più lungo<br />

dei soliti. Un suono che avvertiva tutti, bambini e personale,<br />

che bisognava “mettersi in sicurezza”, sotto i tavolini:<br />

c’era il terremoto. Dopo qualche minuto, la campanella<br />

suona nuovamente e tutti i bambini escono in ordine da<br />

sotto i tavoli e in fila giungono al “posto di raccolta”, dove<br />

le insegnanti fanno l’appello: mancano due bambini...Viene<br />

dato l’allarme. Arriva la Protezione civile della Sezione<br />

Ana, con tutte le squadre necessarie: sanitaria, cinofila,<br />

comunicazioni. Mentre i soccorritori si organizzano per le<br />

ricerche, con l’ausilio dei cani, tutti gli altri bambini vengono<br />

accompagnati nella chiesa vecchia di Settecà dove<br />

era approntato uno schermo: tutti potevano seguire in diretta<br />

la ricerca dei due compagni da parte dei cani e dei<br />

loro istruttori, mentre alcuni volontari della Pc spiegavano<br />

i vari passaggi. La squadra sanitaria si approntava all’intervento<br />

non appena i bambini fossero stati trovati e all’assistenza<br />

del caso. Al carro radio arrivavano le informazioni<br />

dei ricercatori e si provvedeva a mantenere i contatti. I<br />

bambini sono stati trovati, la squadra sanitaria ha fatto<br />

tutte le operazioni richieste in questo caso. L’interattività<br />

con i bambini è avvenuta subito dopo con le “isole formative”<br />

dove hanno preso conoscenza con le squadre della<br />

Pc. L’esperienza interessante e spettacolare è stata quella<br />

dell’utilizzo degli estintori per spegnere un principio di<br />

incendio, a cura della squadra antincendio: in questo campo<br />

hanno fatto bella figura anche le insegnanti. Alla fine<br />

un plauso sincero è andato alla squadra della PC Ana, con<br />

il responsabile, ing. Filippo Casari.<br />

T.Z.


Dai Gruppi - 31<br />

Villaganzerla<br />

Ricordato Marcello Finello,<br />

per 50 anni segretario del Gruppo<br />

La consueta festa a fine ottobre con ”marroni e vin novo”<br />

ha avuto quest’anno una consegna importante: ricordare<br />

l’alpino Marcello Finello, che fu per cinquant’anni<br />

instancabile segretario del gruppo. Una quarantina di<br />

soci, alpini e aggregati, con il presidente sezionale Cherobin<br />

e il capo zona Paolo Borello, si sono stretti attorno<br />

alla signora Angela Montan, moglie dello scomparso.<br />

Verso la fine del 1958 Marcello Finello raccolse da un<br />

reduce del battaglione Monte Berico l’incarico di fondare<br />

il Gruppo di Villaganzerla e si impegnò con altri<br />

per la fondazione, avvenuta il 22 marzo 1959; fu eletto<br />

segretario e quell’incarico lo svolse minuziosamente per<br />

oltre 50 anni. Il capogruppo Francesco Zanotto ha esaltato<br />

la figura di Marcello, ricordando la sua disponibilità,<br />

la precisione quasi maniacale con la quale svolgeva<br />

il suo incarico; ha ricordato che non aveva la patente di<br />

guida e quindi la moglie per tanti anni fu il suo “attendente”.<br />

La signora Angela visibilmente commossa e<br />

anche un po’ sorpresa ha ringraziato tutti i presenti e si<br />

è detta particolarmente onorata di stringere la mano del<br />

presidente sezionale Cherobin, dato che aveva già avuto<br />

occasione in passato di conoscere i suoi predecessori,<br />

a partire dall’avvocato Periz, appunto in veste di accompagnatrice.<br />

Paolo Borello, che nei primi mesi del suo<br />

mandato come capo zona lo ha conosciuto da vicino<br />

(infatti Finello è stato anche segretario di zona per quarant’anni),<br />

lo ha definito un amico che con la sua semplicità<br />

e umiltà sapeva farsi ascoltare. Il presidente Cherobin<br />

ha chiuso gli interventi rivolgendo un plauso a<br />

Zanotto (che è anche un attivo consigliere sezionale), al<br />

consiglio di gruppo e a tutti gli alpini presenti: «un vero<br />

grazie per quello che avete fatto, è molto importante<br />

perché di questi tempi è necessario lasciare dei segni del<br />

nostro essere alpini». Il ricordo di Marcello Finello è<br />

culminato con lo scoprimento di una targa in sede, che<br />

ricorda l’indimenticabile Marcello. In precedenza c’era<br />

stata la parte istituzionale della serata, con l’assemblea<br />

annuale del gruppo; Zanotto ha illustrato le varie attività<br />

degli ultimi dodici mesi e quelle previste fino alla<br />

fine del 2014; ha letto il bilancio e illustrato la situazione<br />

economica. Le relazioni sono state approvate per<br />

acclamazione. Alla fine il brindisi e la festa ai profumati<br />

marroni.<br />

G. M.<br />

Zermeghedo<br />

Festeggiati gli 80 anni<br />

di fondazione del Gruppo<br />

Gli alpini di Zermeghedo hanno ricordato e festeggiato<br />

l’80° anniversario di fondazione del Gruppo Ana, il 26<br />

giugno. Il direttivo ha organizzato con cura l’evento e<br />

tappezzato con tricolore le vie della sfilata e la piazza<br />

con il monumento ai Caduti. Purtroppo il tempo non ha<br />

aiutato ed ha limitato la cerimonia e la presenza di altri<br />

Gruppi <strong>Alpini</strong>, ma non ha scoraggiato il direttivo, forte<br />

del motto “pochi ma buoni”. Scortata dal Corpo bandistico<br />

di Povolaro, la sfilata ha raggiunto il piazzale della<br />

chiesa per la messa, iniziata all’aperto e conclusa,<br />

causa pioggia, all’interno della chiesa. Un barlume di<br />

schiarita ha permesso l’adunata in Piazza Regaù, per il<br />

rito dell’alzabandiera e la deposizione della corona di<br />

alloro al monumento ai Caduti. E’ stato reso onore, nel<br />

centenario della Grande Guerra, ai caduti del Pasubio,<br />

dell’Ortigara, del Grappa, dell’Adamello e sono stati<br />

ricordati quanti sono caduti per la patria ed in particolare<br />

l’alpino Matteo Miotto, deceduto in Afghanistan.<br />

Il ritorno della pioggia ha costretto la chiusura della<br />

cerimonia nel tendone predisposto, con i saluti ed i discorsi<br />

del nuovo sindaco Gianluigi Cavaliere e del nuovo<br />

capozona Valchiampo Antonio Boschetti. Ai gagliardetti<br />

presenti è stata consegnata una targa ricordo particolare,<br />

con ritratto l’alpino Danilo Nardi, ottantenne


32 - Dai Gruppi<br />

capogruppo in carica, a riconoscimento di quanto fatto<br />

e del suo attaccamento al Gruppo <strong>Alpini</strong> di Zermeghedo.<br />

Zovencedo - S. Gottardo<br />

Emozione nell’ex cava<br />

per la rassegna corale<br />

Il Gruppo <strong>Alpini</strong> ha organizzato una rassegna corale<br />

in un luogo particolare di Zovencedo: una ex cava di<br />

pietra da cui si estraeva la famosa pietra bianca di San<br />

Gottardo. In un suggestivo ambiente e in una calorosa<br />

atmosfera si sono esibiti il Coro Ana Amici miei Toni<br />

Docimo di Montegalda e il Coro Brigata Alpina Julia<br />

in congedo. Dopo il saluto del sindaco Luigina Crivellaro,<br />

le due formazioni hanno proposto al numeroso ed<br />

entusiasta pubblico brani tratti dal loro repertorio legato<br />

alla tradizione popolare e montana.<br />

Al termine della serata il capogruppo Mirko Casarotto<br />

ha ringraziato i presenti, le due corali per il significativo<br />

momento d’incontro tra diverse culture musicali<br />

e tutti i volontari del proprio gruppo per l’instancabile<br />

opera di volontariato. Inoltre ha ringraziato l’amministrazione<br />

comunale e la Pro loco Alti Berici per il supporto<br />

e il sostegno logistico prestato. La serata è andata<br />

avanti in allegria fino a tarda notte.<br />

Zugliano - Grumolo<br />

Addio a Guido Cappozzo<br />

ultimo reduce dalla Russia<br />

È andato avanti Guido Cappozzo,<br />

92 anni, ultimo reduce<br />

dalla Russia di Zugliano e<br />

unico sopravvissuto alla prigionia.<br />

Partito nell’agosto del<br />

’42 inquadrato nel 3° Rgt di<br />

artiglieria da montagna della<br />

Julia, subì il congelamento di<br />

un piede nella zona di Rossosch,<br />

a causa del quale fu fatto prigioniero. Caricato su<br />

un vagone, assieme ad altri 82, con destinazione Siberia,<br />

ne scesero in tre, dopo 27 giorni. Sopravvissuto al gelo<br />

artico, fu poi trasferito in Turkestan, dove il termometro<br />

arrivava anche a 50 gradi.<br />

Erano più di mille, adibiti al raccolto del cotone: la razione<br />

giornaliera era un mestolo di acqua con foglie di<br />

ortica e un pugno di miglio. Fortunatamente fu liberato<br />

ancora in <strong>settembre</strong> del ’45 e il 18 dicembre arrivò a<br />

Pescantina. Si riabituò un po’ alla volta alla libertà, fece<br />

il metalmeccanico, si sposò ed ebbe due figlie.<br />

I suoi ricordi sono stati raccolti in un diario da un nipote,<br />

Gianni Alberton. Ne è uscita la storia di un eroe comune,<br />

che assieme a tanti altri ha saputo superare la<br />

prova più difficile della sua vita, fino a farla diventare<br />

monito per le generazioni successive.<br />

Zugliano - Grumolo<br />

Il decano Marco Zanin<br />

al traguardo dei 102 anni<br />

Il Gruppo di Zugliano Grumolo ha festeggiato i 102<br />

anni di Marco Zanin, reduce d’Africa e dei Balcani. Con<br />

gli alpini c’erano i familiari, il sindaco Maculan e il<br />

vicesindaco Farresin; da tutti un caloroso arrivederci<br />

all’anno prossimo. Nato nel 1912, a 12 anni fu mandato<br />

in collego ad Alba: frequentò la seconda ginnasio e imparò<br />

a fare il tipografo.<br />

A 21 anni gli arrivò la cartolina e fu assegnato al 20°<br />

Artiglieria someggiata a Padova. Fu richiamato nel 1937<br />

e inviato in Etiopia come “legionario di presidio”ad Addis<br />

Abeba. Congedato nel ’39, fu richiamato dopo due<br />

anni e assegnato alla Divisione Sassari in Jugoslavia;<br />

impegnato in diverse battaglie, imparò a difendersi dal<br />

gelo tagliando le punte degli alberi che spuntavano dalla<br />

neve.<br />

L’8 <strong>settembre</strong> del ’43 era a Civitavecchia e prese il treno<br />

per tornare a casa, ma a Vicenza fu fatto prigioniero<br />

dai tedeschi e durante il tarsferimento alla caserma Ederle<br />

gli fu rubato il cappello alpino. Alla Ederle incontrò<br />

il podestà, che aveva conosciuto nel suo lavoro alla Cartiera<br />

Burgo di Lugo, che gli firmò un lasciapassare per<br />

tornare a casa. Non aderì alle formazioni partigiane né<br />

alla Repubblcia di Salò, ma rimase a casa a fare l’agricoltore.


Dai Gruppi - 33<br />

Berici Settentrionali<br />

Storia e natura<br />

sull’ex Forte Spitz.<br />

Un gruppo di alpini del Berici Settentrionali e loro famigliari,<br />

guidati dal capogruppo di Campedello Diego Giaretta,<br />

ha organizzato una escursione storico-naturalistica<br />

all’ex Forte Spitz. Dopo aver salutato Genè (l’orso ricercato),<br />

gli escursionisti si sono camminati verso la cima di<br />

Pizzo Vezzena. Da quella splendida posizione altimetrica,<br />

lo storico Pierantonio Graziani ha relazionato i presenti<br />

sulla storia del Forte e sulla battaglia del Col Basson del<br />

25 agosto 2015 dove l’esercito italiano pagò una enorme<br />

perdita di soldati mandati al massacro contro le trincee<br />

austriache. Risultò la prima sconfitta dell’esercito italiano.<br />

Castellari-Alto Bacchiglione<br />

Rinnovato il pellegrinaggio<br />

alla Madonna delle Grazie<br />

La Zona “Castellari Alto Bacchiglione” ha compiuto il 31°<br />

pellegrinaggio alla chiesetta della “Madonna delle Grazie”<br />

fatta erigere dalle genti di Costabissara e dintorni in ossequio<br />

ad un voto fatto nel 1916, nei tragici e concitati momenti<br />

della Strafexpedition e che implorava la Vergine di<br />

preservare le nostre terre da una imminente, temuta invasione<br />

da parte dell’esercito austroungarico. Con il tempo<br />

il luogo è diventato meta di fedeli di tutte le parrocchie del<br />

Vicariato di Castelnovo, attratti dalla amenità del luogo e<br />

per implorare la Madonna a concedere le Grazie necessarie<br />

alle proprie famiglie; ne fanno fede i molti ex-voto appesi<br />

alle pareti del tempio.<br />

Nel 1983 gli alpini Toldo di Monteviale, Rigoni di Costabissara/Motta<br />

e il compianto Menara di Caldogno hanno<br />

proposto agli alpini della Zona Castellari-Alto Bacchiglione<br />

che il santuario divenisse meta di un pellegrinaggio<br />

alpino annuale da tenersi la seconda domenica di Ottobre,<br />

proposta che ha trovato il consenso di tutti i Gruppi Ana.<br />

Al pellegrinaggio dello scorso anno, trentesimo anniversario<br />

dell’iniziativa, avevano presenziato anche i sindaci<br />

della zona, a dimostrazione dell’importanza che ha assunto<br />

tale iniziativa. Quest’anno l’onore della scorta del Vessillo<br />

è toccato al Capozona Fernando Zanini, che ha preceduto<br />

nella breve sfilata tredici gagliardetti dei Gruppi, il<br />

Vessillo dei Combattenti e reduci scortato dal neo presidente,<br />

l’alpino ultranovantenne Gino Gheller, quello<br />

dell’Associazione degli Artiglieri e le bandiere di alcune<br />

associazioni d’arma. Più di duecento gli alpini che hanno<br />

sfilato e si sono poi schierati nella piccola spianata che<br />

fronteggia la chiesa, dove ad attenderli c’erano già le mogli<br />

di molti di loro con figli e nipoti. Non è passata inosservata,<br />

con le sgargianti divise, la Protezione civile Ana di Caldogno<br />

che ha anche contribuito a dirigere il traffico e ad<br />

organizzare il parcheggio e il deflusso delle auto. L’alzabandiera<br />

e l’onore ai Caduti hanno preceduto la messa<br />

animata, come sempre, dai canti del Coro alpino di Creazzo<br />

e celebrata dal parroco di Costabissara, don Marco. Al<br />

termine il Capozona Zanini ha ringraziato tutti i presenti<br />

per la loro partecipazione, ha riepilogato quanto fatto dalla<br />

Zona nel corso dell’anno e ha invitato alla fine tutti gli<br />

alpini a rimanere fedeli agli ideali trasmessici dai nostri<br />

padri. Gli alpini del Gruppo di Costabissara, che si accollano<br />

ogni anno l’onere di organizzare il pellegrinaggio<br />

hanno, alla fine, servito il ricco buffet, offerto come sempre<br />

dalla Zona.<br />

G.G<br />

Vicenza città<br />

In duemila apprezzano il baccalà in piazza<br />

Il baccalà alla vicentina non delude mai. Il più tradizionale<br />

dei piatti della città del Palladio torna assoluto


34 - Dai Gruppi<br />

Non solo alpini: ecco le signore che hanno contribuito al<br />

successo della festa (foto Mattiolo)<br />

protagonista nell’immancabile “Festa del bacalà”, organizzata<br />

nel fine settimana del 27 e 28 <strong>settembre</strong> in piazza<br />

delle Biade a Vicenza. Patrocinato dall’amministrazione<br />

comunale e organizzato dai dodici Gruppi della zona<br />

Vicenza Città riuniti nel comitato Solid.al., anche<br />

quest’anno ha raccolto numerose presenze, quantificate<br />

in quasi duemila avventori. Tra i presenti, oltre ai tanti<br />

capigruppo e consiglieri alpini e al presidente di Sezione<br />

Luciano Cherobin, anche diverse figure istituzionali della<br />

politica provinciale e regionale, a testimoniare l’importanza<br />

di quest’iniziativa che da 15 anni mantiene viva la<br />

tradizione vicentina. A centinaia i piatti di baccalà venduti,<br />

accompagnati dall’immancabile polenta; particolarmente<br />

apprezzate le porzioni di pasticcio al baccalà, riproposto<br />

dopo il successo dell’edizione passata, le cui<br />

scorte sono state esaurite ben prima della fine della festa.<br />

Per i non amanti dello stoccafisso, erano comunque presenti<br />

diversi piatti a base di salumi e formaggi tipici. Durante<br />

il week end non è mancato l’intrattenimento. Sabato,<br />

le centinaia di persone presenti hanno potuto assistere<br />

al concerto degli “Young Swing Band” di Lugo, organizzato<br />

in collaborazione con il gruppo dei Giovani <strong>Alpini</strong>.<br />

Domenica è stato il turno della sfilata e dell’esibizione<br />

musicale della Banda Alpina San Francesco di Cittadella.<br />

Non solo cibo e intrattenimento, ma spazio anche alla<br />

solidarietà: il ricavato della manifestazione è stato infatti<br />

interamente destinato alle onlus Anffas e Terra di mezzo,<br />

e alla cooperativa La Fraglia.<br />

Soddisfatto il consigliere e capozona, nonché presidente<br />

del comitato Solid.al., Mariano Fincato: «Siamo<br />

molto contenti della festa di quest’anno – spiega – c’è<br />

stata veramente una bella risposta di pubblico. Abbiamo<br />

avuto anche fortuna, perché sono state due splendide giornate<br />

di sole. Una delle cose che ci ha fatto più piacere è<br />

stato l’apprezzamento nei confronti della qualità del cibo<br />

da parte dei numerosi partecipanti.»<br />

Marco Marini


Lo Sport - 35<br />

Per la quarta volta si sono aggiudicati il<br />

Trofeo Bertagnolli. Oro a Giovanni Rossi.<br />

Campionati Ana, imbattibili<br />

i pistoleri vicentini a Treviso<br />

Ai nastri di partenza della Staro-Campogrosso<br />

Continuando quella che sta diventando una bella tradizione,<br />

la squadra di tiro a segno della Sezione di Vicenza ha brillato<br />

ai recenti Campionati nazionali Ana di tiro a segno (pistola<br />

e carabina) che si sono tenuti al poligono di Treviso lo<br />

scorso <strong>settembre</strong>.<br />

Ha brillato in particolare la squadra di pistola che, dopo le<br />

vittorie di Lucca nel 2005, di Vittorio Veneto nel 2011 e di<br />

Vicenza nel 2012, si è ripetuta quest’anno aggiudicandosi<br />

per la quarta volta il “Trofeo Bertagnolli”. La squadra degli<br />

alpini berici<br />

era composta<br />

da Giovanni<br />

Rossi, Nereo<br />

Zanon e Pierantonio<br />

Pretto,<br />

che al successo<br />

di squadra<br />

hanno aggiunto<br />

un brillantissimo piazzamento personale; infatti<br />

Giovanni Rossi si è classificato al 1° posto tra gli “open” (i<br />

più giovani), Nereo Zanon al 4° e Pierantonio Pretto al 5°.<br />

Hanno completato il successo il 7° posto di Umberto Impalmi,<br />

l’11° di Massimo Grotto e il 15° di Antonio Cesarano.<br />

Sei alpini di Vicenza nei primi quindici: davvero una bella<br />

squadra! Da sottolineare che Giovanni Rossi ha conquistato<br />

il 2° posto assoluto dietro un “certo” Vigilio Fait (olimpionico<br />

a Pechino).<br />

In crescita anche il settore delle carabine, dove il 7° posto di<br />

Massimo Grotto, il 13° di Claudio Bassani tra gli “open” e<br />

il 9° di Davide Pignolo nei “master” hanno consentito ai<br />

ottenere il 6° posto di squadra su 22 sezioni partecipanti.<br />

Gli altri tiratori della sezione presenti a Treviso erano Andrea<br />

Cinotti, Franco Impalmi, Antonio Picardi e Massimo Trevisani<br />

per la pistola e Franco Segalla per la carabina.<br />

Una sessantina in pedana<br />

per il titolo sezionale di tiro<br />

Appena qualche settimana di pausa dopo Treviso e il tiro<br />

a segno è tornato ad impegnare gli alpini della Sezione<br />

con il 3° Campionato sezionale, organizzato con la collaborazione<br />

del Tiro a segno nazionale di Vicenza.<br />

Dopo due giornate di gara, che hanno visto alternarsi sulle<br />

pedane del poligono vicentino una sessantina di prestazioni,<br />

si sono laureati Campioni sezionali Ana per il 2014<br />

i seguenti tiratori: categoria Open, carabina ad aria compressa.<br />

Daniele Malosso, Polegge; pistola ad aria compressa.<br />

Giovanni Rossi, Thiene; carabina libera a terra,<br />

Claudio Bassani, Sarmego; pistola standard, Nereo Zanon,<br />

Monteviale.<br />

Categoria Master. Carabina ad aria compressa, Floriano<br />

Garbuggio, Vicenza S.Bortolo; pistola ad aria compressa,<br />

Antonio Picardi,. Torri Lerino; carabina libera a terra, Franco<br />

Impalmi, Torri Lerino; pistola standard, Antonio Picardi,<br />

Torri Lerino.<br />

Aggregati: carabina ad aria compressa, Giliola Beccia, .<br />

Vicenza S.Bortolo; pistola ad aria compressa, Piera Carta,<br />

S.Pietro in Gù.<br />

Marcia di regolarità in montagna<br />

Vicenza a un passo dal podio<br />

E’ proseguita anche nel 2014 l’attività della squadra di<br />

marcia di regolarità in montagna capitanata dall’inossidabile<br />

Carlo Cecchetto. È una specialità spiccatamente “alpina”<br />

in quanto<br />

si svolge su<br />

terreno montano<br />

e prevede<br />

che i concorrenti<br />

compiano<br />

un determinato<br />

La squadra di marcia di regolarità<br />

percorso transitando<br />

ai punti<br />

di controllo ad un determinato tempo, il che impone di<br />

saper regolare la propria andatura a diverse velocità per<br />

non incorrere in penalità.<br />

Gli appuntamenti di maggior rilievo alle quali ha partecipato<br />

la nostra sezione sono state le <strong>Alpini</strong>adi estive in giugno<br />

a Limone Piemonte, dove Vicenza era presente con<br />

due pattuglie che hanno molto ben figurato in un lotto di<br />

135 pattuglie, conquistando l’11ª posizione con Carlo Cecchetto,<br />

Severino Comberlato e Nicola Michieloni, e la 24ª<br />

con Fabio Nardi, Adriano Pieropan e Giuliano Biolo. Piazzamenti<br />

che hanno consentito alla sezione ANA di Vicenza<br />

di chiudere al 14° posto su 33 sezioni presenti.<br />

Altra manifestazione di rilievo è stato il Campionato Triveneto,<br />

che si è svolto a Campo Croce (Massiccio del Grappa).<br />

Qui gli alpini di Vicenza erano presenti con 3 pattuglie<br />

e nonostante un 4°, 5° e 18° posto la Sezione non è riuscita<br />

per un soffio a salire sul terzo gradino del podio, ottenendo<br />

comunque la quarta piazza nella classifica tra le<br />

sezioni.<br />

A stagione conclusa per la marcia di regolarità un arrivederci<br />

al prossimo anno con magari l’ingresso di nuove leve.


36 - Protezione civile<br />

Il Triveneto visto dal<br />

“Numero Unico”<br />

Il servizio del Numero Unico riporta un po’ tutti i servizi<br />

svolti dalle squadre di Pc, dal Centro operativo comunale<br />

alla palestra di roccia, dalla squadra sanitaria a<br />

quella logistica, fino all’impeccabile sfilata delle “divise<br />

gialle”.<br />

Nubifragio ad Arcugano<br />

Pronto intervento<br />

degli alpini<br />

A più di un anno di distanza torniamo a parlare del Raduno<br />

Triveneto di Schio, per dare spazio a un servizio<br />

che il Numero Unico Schio 2014, storica rivista del Comune<br />

edita dalla Tipografia Menin, ha dedicato all’evento<br />

e in particolare all’organizzazione curata dalla<br />

Protezione civile sezionale. Più delle parole valgono le<br />

immagini pubblicate dal periodico, per documentare un<br />

complesso e impegnativo lavoro fatto dietro le quinte,<br />

cominciato alle 5 di mattina e finito quando l’ultimo<br />

alpino se n’era già andato.<br />

Nel maggio scorso, dopo un violento temporale, la Squadra<br />

di protezione civile di Arcugnano è stata precettata<br />

dal Comune per le emergenze verificatesi sul territorio;<br />

in particolare per la frana, che ha interessato la Strada<br />

Militare; si è curato il monitoraggio anche di altre frane<br />

in zone limitrofe, che si è prolungato per parecchie settimane.<br />

È anche stato dato aiuto ad alcune famiglie,<br />

danneggiate sia dall’acqua che dalla terra caduta.<br />

I volontari si sono alternati per verifiche continue del<br />

territorio e chiusura strade, affiancando la Polizia locale,<br />

in attesa dell’arrivo degli addetti della Provincia per<br />

la chiusura definitiva della Strada Militare. Hanno anche<br />

portato soccorso ad alcuni cittadini aiutandoli a ripristinare<br />

alla normalità le loro abitazioni.<br />

Il lavoro è proseguito per alcuni giorni, fino a che la<br />

situazione si è stabilizzata.


Protezione Rubrica civile - 37<br />

Dieci uomini abituati a lavorare in<br />

ambienti difficili, ma sempre nella<br />

massima sicurezza. Formazione continua<br />

<strong>Alpini</strong>stica, il rischio è il<br />

mio mestiere<br />

Le squadre specialistiche della protezione civile Ana nascono<br />

dall’esigenza di avere del personale specializzato<br />

e attrezzato nel compiere alcune funzioni particolari. L’Italia<br />

è un paese a rischio geologico , gli eventi degli ultimi<br />

anni hanno confermato come sia necessario rispondere<br />

con prontezza a situazioni particolari, in cui ci sono<br />

gravi rischi per la popolazione e le strutture. La specialità<br />

alpinistica è di supporto alle altre unità e viene chiamata<br />

ad operare quando si lavora in ambienti scoscesi e<br />

strapiombanti, definiti appunto “’difficili”.<br />

La Squadra è composta da 10 elementi, coordinata da un<br />

speleologo di grande esperienza, conta alpinisti esperti e<br />

in formazione. La sua attività riguarda la messa in sicurezza<br />

di alberi danneggiati da eventi atmosferici , il disgaggio<br />

di detriti mobili da pareti rocciose o franose ,<br />

sgombero di neve sui tetti di edifici, la messa in sicurezza<br />

di volontari impegnati in lavori di manutenzione su<br />

pendii scoscesi e argini fluviale, la gestione della palestra<br />

di arrampicata di proprietà dell’Ana, la continua formazione<br />

con addestramento teorico e pratico e più in generale<br />

ovunque necessiti di essere assicurati ad un corda.<br />

Nelle esercitazioni vengono simulate situazioni di emergenza<br />

quali la costruzione di teleferiche per ovviare al<br />

possibile crollo di ponti a causa di terremoti e particolari<br />

eventi atmosferici , evacuazione da edifici civili e strutture<br />

scolastiche a seguito di incendi o alluvioni , il supporto<br />

alle squadre cinofile durante la ricerca persone<br />

scomparse, in ambienti impervi .<br />

La legge che tutela la sicurezza dei lavoratori si applica<br />

alle attività svolte dai volontari di protezione civile con<br />

modalità specifiche dedicate esclusivamente a loro. Il<br />

legislatore ha ritenuto infatti che un settore tanto importante<br />

per la vita del Paese e caratterizzato da esigenze<br />

particolari e non assimilabili ad altri ambiti di attività<br />

come è il volontariato di protezione civile , meritasse<br />

un’attenzione particolare.<br />

I componenti della Squadra alpinistica dell’Ana nel corso<br />

del 2014 hanno seguito corsi specifici inerenti l’utilizzo<br />

di motoseghe per il taglio di alberi, il lavoro su fune e<br />

l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale anti caduta<br />

, questi ultimi tenuti da guide alpine. Durante il corso<br />

per l’utilizzo delle motoseghe e relativi DPI i componenti<br />

dell’<strong>Alpini</strong>stica sono stati formati, sia per operare<br />

in piena sicurezza , sia sulle tecniche di abbattimento di<br />

alberi, per farli cadere in punti precisi posizioni: nel caso<br />

il bosco sia così fitto da non permettere l’ abbattimento<br />

in orizzontale, esiste infatti una particolare tecnica che<br />

permette la riduzione del tronco in verticale .<br />

Grazie alla formazione inerente il lavoro su fune la squadra<br />

conta al suo interno diverse abilitazioni, tra cui addetti<br />

all’uso di dispositivi di protezione individuale anti caduta,<br />

dispositivi che necessitano appunto di una specifica<br />

formazione per essere utilizzati; un componente inoltre<br />

fa parte della Commissione nazionale materiale tecniche<br />

alpinistiche Ana.<br />

Al lavoro in cima a un tetto per rimuovere la neve in tutta sicurezza<br />

Durante la recente esercitazione del Triveneto, svoltasi<br />

nella provincia di Verona, l’<strong>Alpini</strong>stica di Vicenza ha operato<br />

sull’Adige in località Ponte Perez di Zevio per il<br />

disgaggio di tronchi del diametro di un metro , incastrati<br />

fra i piloni del ponte a seguito dei particolari eventi atmosferici<br />

che hanno colpito quella zona. Gli obiettivi del<br />

futuro sono di arricchire l’attrezzatura e la formazione dei<br />

componenti, elevando la specializzazione della squadra<br />

con nuove tecniche di lavoro, per soccorrere in modo<br />

sempre più adeguato chi si trova in difficoltà.<br />

Mirco De Marchi


38 - Rubrica Varie<br />

Nozze<br />

Pertile Maino<br />

Ecco una foto ricordo del giorno più bello per Maria<br />

Eva Pertile e Marco Maino. Maria Eva l’ha accompagnata<br />

all’altare il papà Venanzio, socio del Gruppo<br />

dell’Anconetta. Amica degli alpini la mamma, Anna<br />

Maria Saggin.<br />

Nascite<br />

Asigliano<br />

Lara Chierico di Marco e Valentina<br />

Chiampo<br />

Edoardo Volpiana di Federico e Alessandra<br />

Chiampo<br />

Tommaso Volpiana di Manuel e Laura<br />

Malo<br />

A Molina di Malo è nato Cristian, per la felicità di<br />

Andrea Savio e Laura Zanella<br />

Rozzampia<br />

Diana Bassan di Fabio e Valentina Fabrello<br />

Tonezza<br />

Giada Dellai di Giovanni ed Elisabetta Fontana<br />

Villaganzerla<br />

Lorenzo Facchin di Sebastiano ed Enrica<br />

Villaganzerla<br />

Mattia Pozzato di Andrea e Monica Ferron<br />

Nozze d’oro<br />

Alonte<br />

Roncaglia Eberle<br />

Finalmente, si son detti gli alpini di Zanè, quando il<br />

segretario del loro Gruppo, Davide Roncaglia, ha portato<br />

all’altare la sua Carla Eberle. Eccoli nella foto<br />

ricordo delle nozze..<br />

Silvano Ba e Renata Volpe<br />

Caldogno<br />

Gabriella Girardello e Francesco Viola


Anniversari Rubrica - 39<br />

Nozze d’oro<br />

Campedello<br />

Isola Vic.<br />

Meledo<br />

Fernanda Iseppi e Luigi Mattiello<br />

Maria Nicoletti e Ivo Parlato<br />

Lugo<br />

Daniela Serpelloni e<br />

Aldo Giacomuzzo<br />

Sandrigo<br />

Chiampo<br />

Giuseppe Castegnaro e Natalina<br />

Frezza. Giuseppe è stato per anni alfiere<br />

del Gruppo di Chiampo<br />

Rita Manzardo e Mariano Callegari<br />

Meledo<br />

Angelina Marangoni e<br />

Giuseppe Basso<br />

Sarcedo<br />

Chiampo<br />

Lino Massignan, consigliere del<br />

Gruppo, e Rosa Zuffellato, hanno festeggiato<br />

le nozze d’oro. Eccoli festeggiati<br />

da un bel drappello di alpini.<br />

Francesco Dalla Libera e<br />

Milena Fattambrini<br />

Schio<br />

Figli e nipoti esprimono i migliori<br />

auguri di buon anniversario a Flavio<br />

Dal Maso e Gabriella Testa<br />

Dueville<br />

Meledo<br />

Giuseppe Bellinaso e<br />

Luigina Castellan<br />

Vicenza Laghetto<br />

Giuseppe Gelso e Caterina Bellosi<br />

Edda e Paolo Lionzo<br />

Valeria Collina e Adriano Aschieri


40 - Varie<br />

Rinnovo gruppi:<br />

Arzignano<br />

Capogruppo Paolo Marchetti. Consiglieri: Domenico Bauce,<br />

Antonio Boschetti, Mauro Concato, Sergio Concato,<br />

Giuseppe Dal Ceredo, Vittorino Dalla Barba, Luca Dal Molin,<br />

Angelo De Momi, Giovanni Faccio, Antonio Frizzo,<br />

Sergio Galiotto, Francesco Gentilin, Dario Giordani, Guerrino<br />

Lorenzi, Luciano Lunari, Arturo Magnaguagno, Lino<br />

Marana, Roberto Marana, Roberto Marchesini, Dario Piazza,,<br />

Adriano Pieropan, Giovanni Reginato, Giorgio Rosa,<br />

Emilio Tonin e Donato Zanvettore.<br />

Incontri<br />

Genio Pionieri. Non si<br />

vedevano da 50 anni e si<br />

sono incontrati In occasione<br />

del raduno per il cinquantenario<br />

del Vajont.<br />

Sono Gino Nardi del<br />

Gruppo di Chiampo (a destra)<br />

e Luciano Maruzzo, del Gruppo di Lumignano,<br />

Genio pionieri alla caserma Fantuzzi di Belluno. Nel<br />

disastro perse la vita l’alpino Pretto, loro amico e<br />

commilitone, che era di guardia alla diga<br />

Veci del Feltre. Il prossimo raduno degli alpini che hanno<br />

fatto la naja nel Btg. Feltre (dal III 65 al III 70) si<br />

Alpino chiama alpino<br />

Car all’Aquila, Claudio Dal Zotto, del Gruppo di Thiene,<br />

cerca i compagni che erano al Car all’Aquila nel novembre<br />

’62. Uno di quelli della foto si chiama Claudio ed è di San<br />

Vito di L. Gli altri due sono di Vicenza.<br />

Chiesetta del Pasubio. Giuseppe Cortese, socio del Gruppo<br />

di Creazzo, cerca foto, locandine e altro che ricordi dal<br />

cerimonia di inaugurazione della chiesetta di S. Maria<br />

Sette Croci sul Pasubio (rifugio Papa) avvenuta il 10 <strong>settembre</strong><br />

1961. Anche in fotocopia o per email. Tel. o444<br />

521368 bepicorgiu@alice.it<br />

Corso sottufficiali. L’artigliere Alessandro<br />

Angelini cerca gli allievi del corso<br />

sottufficiali di Civitavecchia del 1953, trasferito<br />

nel 1954 a Foligno. Ritroviamoci a<br />

60 anni dal congedo, dice, e invita a chiamarlo<br />

al 333 8672666-<br />

svolgerà a Feltre il 19 aprile 2015. Il ritrovo è previsto<br />

fra le 9.30 e le 10, i partecipanti sono invitati a portare i<br />

gagliardetti e, naturalmente, il cappello alpino. Per informazioni<br />

contattare i seguenti numeri: Ottorino Zanon<br />

0444 240132, Gen. Vittorio Bresadola 348 9030741,<br />

Gianluigi Bandini 335 6213452 e Romolo Tamburlin<br />

0437 83376. Nella foto, alpini con la nappina bianca<br />

nella caserma Zannettelli di Feltre.<br />

Famiglie alpine<br />

100 anni. Alice Albanello<br />

Granziero ha festeggiato a<br />

Sarego il traguardo dei 100<br />

anni assieme ai suoi otto<br />

figli, ai parenti e agli amici.<br />

Tre dei figli sono alpini, eccoli<br />

nella foto: Vittorio,<br />

Renzo e Orfeo.<br />

Quattro figli, tutti militari, fanno compagnia a Natalino<br />

Zampese, del Gruppo di Santorso. Luca, Federico ed Ivo<br />

sono alpini, mentre Enzo è paracadutista.


Un nostro amico hai chiesto alla montagna - 41<br />

...nel paradiso di Cantore<br />

Albettone<br />

Altavilla<br />

Altavilla<br />

Giuseppe Milan<br />

1934<br />

Btg. Belluno<br />

Anselmo Ghiotto<br />

1937<br />

Alpino<br />

Antonio Vinante<br />

1931<br />

Alpino<br />

Altavilla<br />

Arsiero<br />

Arzignano<br />

Barbarano<br />

Renato Dominato<br />

1934<br />

Brig. Tridentina<br />

Luigi Lorenzato<br />

1928<br />

Alpino<br />

Luigi Antonio Brentan<br />

1936<br />

6° Rgt. Art. montagna<br />

Giovanni Parise<br />

1949<br />

Brig. Cadore<br />

Barbarano<br />

Barbarano<br />

Caldogno<br />

Caldogno<br />

Antonio Polo<br />

1936<br />

Brig. Cadore<br />

Germano Franceschetto<br />

1926<br />

Brig. Tridentina<br />

Silvano Casarotto<br />

1941<br />

B. Cuneo<br />

Antonio Stegagnolo<br />

1946<br />

Btg. Bolzano<br />

Camisano<br />

Campiglia dei Berici<br />

Castelnovo<br />

Chiampo<br />

Luigi Forestan<br />

1936<br />

Alpino<br />

Emilio De Beni<br />

1933<br />

Alpino<br />

Fulvio Frigo<br />

1927<br />

Alpino<br />

Guerrino Gecchele<br />

8° Rgt. <strong>Alpini</strong>


42 - Un nostro amico hai chiesto alla montagna<br />

Chiampo<br />

Costabissara<br />

Fara Vic.<br />

Enna Santacaterina<br />

Francesco Benetti<br />

1933<br />

Gr. Agordo<br />

Giuseppe Battaglion<br />

1935 Alfiere<br />

<strong>Alpini</strong> pos. Tolmezzo<br />

Giovanni Battista<br />

Carollo<br />

1927<br />

Btg. Tolmezzo<br />

Marco Zanella<br />

Alpino<br />

Fara Vic.<br />

Fara Vic.<br />

Fara Vic.<br />

Fara Vic.<br />

Giovanni Battista<br />

Carollo<br />

1927<br />

Btg. Tolmezzo<br />

Sisto Barausse<br />

1931<br />

Btg. Bassano<br />

Elvio Simonato<br />

1933<br />

Btg. Bassano<br />

Franco Cebba<br />

Gr. Conegliano<br />

Gambugliano<br />

Grancona<br />

Lugo<br />

Marano<br />

Bruno Savio<br />

1953<br />

Alpino<br />

Bruno Nichele<br />

Genio Guastatori<br />

Brig. Cadore<br />

Nereo Bressan<br />

1938<br />

7° Rgt. <strong>Alpini</strong><br />

Antonio Boscardin<br />

4° Rgt. <strong>Alpini</strong><br />

Monticello Co. Otto<br />

Montebello<br />

Monte di Malo<br />

Motta Costabissara<br />

Alessandro Bellotto<br />

1926<br />

Alpino<br />

Giovanni Castegnaro<br />

1931<br />

Btg. Gemona<br />

Giuseppe Cocco<br />

1934<br />

Alpino<br />

Sereno Valente<br />

1923<br />

8° rgt. <strong>Alpini</strong>


Un nostro amico hai chiesto alla montagna - 43<br />

Passo di Riva<br />

Pozzolo<br />

Pozzolo<br />

Pozzolo<br />

Virgilio Maculan<br />

1923<br />

Brig. Julia<br />

Mario Negrin<br />

1932<br />

Btg. Belluno<br />

Antonio Rappo<br />

1937<br />

Socio aiutante<br />

Domenico Bellin<br />

1930<br />

Socio aggregato<br />

Santorso<br />

Schio<br />

Schio<br />

Sovizzo<br />

Ruggero Vitella<br />

1956<br />

Alpino<br />

Cirillo Conforto<br />

Btg. Val Leogra<br />

Reduce di Grecia<br />

Angelo Tomasi<br />

1921<br />

Btg. Vicenza - Russia<br />

Mariano Cattelan<br />

1954<br />

Btg. Belluno<br />

Tonezza<br />

Vicenza S. Bortolo<br />

Vicenza Campedello<br />

Vicenza Scaroni<br />

Guido Dellai<br />

1929<br />

Btg. Feltre Emigrato in<br />

Svizzera<br />

Angelo Giacobbo<br />

1946<br />

Brig. Cadore<br />

Mario Jung<br />

1937<br />

7° Rgt. <strong>Alpini</strong><br />

Giuseppe Veronese<br />

1921<br />

Julia - Grecia e Russia<br />

Vicenza Scaroni<br />

Villaganzerla<br />

Villaverla<br />

Zugliano - Grumolo<br />

Claudio Noardo<br />

1958<br />

Btg. Pieve di Cadore<br />

Antonio Lazzari<br />

1939<br />

7° Rgt. <strong>Alpini</strong><br />

Armido Comberlato<br />

1933<br />

Btg. Tolmezzo<br />

Guido Capppozzo<br />

1922<br />

Julia - Prigioniero Russia


Buon Natale dalle nostre montagne<br />

Panorama dalla cima del Cornetto. Con questa bellissima foto di Pietro Cacciavillan, Schio, Alpin fa<br />

grado porge gli auguri di Buon Natale ai suoi lettori. E’ una foto che raccoglie l’essenza dell’essere alpini,<br />

perché è sulle montagne che gli alpini tirano fuori il meglio di sè. E qui sulla montagna splende il<br />

sole, brilla l’azzurro e i raggi illuminano la croce, messa a protezione delle altre cime più in basso, che<br />

cominciano a nascondersi nella foschia, e della pianura, avvolta nalla nebbia. Ma poi dalla montagna<br />

scende il vento che spazza via la nebbia e porta la luce anche in pianura.<br />

Tutti i soci possono mandare foto delle montagne vicentine da pubblicare su Alpin fa grado. Basta spedirle per<br />

email a alpinfagrado@anavicenza.it (per una buona riuscita devono essere in alta risoluzione, almeno di 1 MB).

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