L'Appello del Dalai Lama Le donne e gli uomini tibetani ... - simaiss

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L'Appello del Dalai Lama Le donne e gli uomini tibetani ... - simaiss

L’Appello del Dalai Lama

Le donne e gli uomini tibetani hanno affrontato inenarrabili avversità e hanno sacrificato le loro vite

per la causa del Tibet. Esprimo la mia solidarietà a quei tibetani che in queste ore stanno subendo

repressioni e maltrattamenti.

Da 60 anni circa i tibetani in tutto il Tibet, noto con il nome di Cholkha-Sum (U-Tsang, Kham e

Amdo), hanno dovuto vivere in uno stato di costante angoscia, di intimidazione e di sospetti sotto la

dominazione cinese. Nondimeno, oltre a mantenere la loro fede religiosa, un certo nazionalismo e la

loro cultura unica, i tibetani sono stati capaci di mantenere viva la loro aspirazione alla libertà.

Ammiro le peculiari caratteristiche del popolo tibetano e il suo indomito coraggio. Ne sono

estremamente fiero e orgoglioso.

Molti governi, molte organizzazioni non governative e varie persone di tutto il mondo hanno

sostenuto ininterrottamente la causa del Tibet perché nutrono interesse per la pace e la giustizia. In

modo particolare, l’anno scorso i governi e i popoli di molti paesi hanno compiuto gesti importanti,

con i quali ci hanno comunicato il loro sostegno. Vorrei poter esprimere ad ognuno di loro la mia

profonda gratitudine.

Il problema tibetano è estremamente complesso, intrinsecamente legato come è a molte questioni di

varia natura, quali la politica, la società, la legalità, i diritti umani, la religione, la cultura, l’identità

di un popolo intero, l’economia e le condizioni dell’ ambiente naturale.

Di conseguenza, per risolvere questo problema si rende necessario un approccio onnicomprensivo,

che tenga in considerazione i vantaggi di tutte le parti coinvolte, invece che quelli di una soltanto.

Pertanto siamo sempre stati risoluti nel nostro impegno nei confronti di una politica reciprocamente

vantaggiosa, un Cammino Intermedio, e abbiamo compiuto sforzi sinceri e persistenti per

perseguirlo per molti anni.

Dal 2002 i miei inviati si sono incontrati sei volte con i funzionari della Repubblica Popolare Cinese

per discutere le questioni più importanti. Queste discussioni a largo raggio hanno contribuito a

chiarire alcuni dubbi, ci hanno consentito di esprimere le nostre aspirazioni. Tuttavia sul piano dei

risultati, sulle questioni più fondamentali non abbiamo conseguito alcun risultato concreto.

Negli ultimi anni, inoltre, il Tibet ha dovuto subire sempre più repressioni e brutalità. Malgrado

questi eventi sventurati, la mia posizione, la mia determinazione a cercare una strada percorribile e

a continuare il nostro dialogo con il governo cinese restano immutate.

La principale preoccupazione della Repubblica Popolare Cinese è la sua mancanza di legittimità in

Tibet. La via migliore per dare peso alla loro posizione è che il governo cinese persegua una politica

che soddisfi il popolo tibetano, guadagnandosi la sua fiducia. Se fossimo capaci di arrivare a una

riconciliazione percorrendo un sentiero di reciproco consenso –come ho fatto presente molte volteio

farei ogni sforzo possibile per conquistare il supporto del popolo tibetano.

Oggi in Tibet, a causa di molteplici azioni del governo cinese ispirate a una totale mancanza di

lungimiranza, il clima è gravemente compromesso. A causa delle loro prassi consistente nel

trasferire la popolazione locale, oggi in non tibetani sono aumentati di numero, e i tibetani indigeni

sono diventati un’insignificante minoranza all’interno del loro stesso paese.

Inoltre la lingua, le usanze, le tradizioni tibetane che riflettono la vera natura e identità del popolo

tibetano, stanno progressivamente perdendosi. Di conseguenza i tibetani sono sempre più assimilati

nella ben più vasta popolazione cinese.

In Tibet la repressione prosegue, continua a moltiplicare le numerose, inimmaginabili brutali

violazioni dei diritti umani negando la libertà religiosa e politicizzando le questioni religiose. Tutto

ciò sta accadendo per una mancanza di rispetto del popolo tibetano da parte del governo cinese.

Questo sono gli ostacoli principali che il governo di Pechino deliberatamente frappone sulla strada

della sua politica di unificazione delle nazionalità, che crea una discriminazione di fatto tra i due

popoli, il tibetano e il cinese.

Pertanto io esorto il governo cinese a porre immediatamente fine a questa politica. Quantunque le

arre abitate dal popolo tibetano siano chiamate con nomi differenti – regione autonoma, prefetture


autonome, contee autonome- in realtà sono autonome soltanto di nome. Nella realtà non godono di

autonomia alcuna. Al contrario, sono governate da gente dimentica della situazione, ispirate da

quello che Mao Zedong chiamava lo “sciovinismo Han”. Di conseguenza, questa cosiddetta

presunta autonomia non ha apportato alle nazionalità coinvolte alcun beneficio tangibile.

Queste politiche ipocrite non rispondenti alla realtà stanno provocando danni enormi, non soltanto

alle rispettive nazioni, ma altresì all’unità e alla stabilità della nazione cinese. È importante che il

governo cinese – come Deng Xiaoping suggeriva – impari a distinguere la verità dai fatti, in senso

letterale.

Il governo cinese mi critica severamente ogni qualvolta io sollevo la questione del benessere del

popolo tibetano davanti alla comunità internazionale. Finché non raggiungeremo una soluzione

reciprocamente vantaggiosa, io ho la responsabilità storica e morale di continuare a parlare

liberamente a suo nome.

Tuttavia è risaputo che io sono in semi-pensionamento da quando la leadership politica della

Diaspora tibetana è stata eletta direttamente dalla popolazione tibetana nel suo complesso.

La Cina è un paese potente e in ascesa grazie ai grandi progressi economici compiuti. Tutto ciò è

sicuramente positivo, ma ha altresì concesso alla Cina l’opportunità di rivestire un ruolo importante

nel palcoscenico globale.

Il mondo sta ansiosamente aspettando di vedere in che modo l’attuale leadership cinese tradurrà in

realtà i suoi concetti enunciati di “società armoniosa” e di “ascesa pacifica”.

Per concretizzare nella realtà questo concetti, il solo progresso economico non basterà. Devono

pertanto esserci miglioramento tangibili nel rispetto della legalità, della trasparenza, del diritto di

informazione, come pure della libertà di parola.

Poiché la Cina è un paese di molte nazionalità, tutte devono poter ottenere eguaglianza e libertà, al

fine di proteggere e tutelare le loro rispettive unicità e le loro identità, se si vuole che il Paese resti

stabile.

Il 6 marzo 2008 il presidente Hu Jintao ha dichiarato: “ La stabilità in Tibet concerne la stabilità del

Paese e la sicurezza in Tibet concerne la sicurezza del Paese”. Egli ha poi aggiunto che la leadership

cinese deve assicurare il benessere dei tibetani, migliorare l’atteggiamento ne confronti delle

religioni e dei gruppi etnici, mantenere l’armonia e la stabilità sociale. La dichiarazione del

presidente Hu corrisponde alla realtà e noi siamo i primi a volere che tutto ciò accada.

Quest’anno il popolo cinese aspetta con orgoglio e impazienza l’inaugurazione dei giochi olimpici.

Sin dall’inizio ho approvato l’idea che alla Cina fosse concessa l’opportunità di ospitare le

Olimpiadi sul proprio suolo. Poiché simili importanti eventi internazionali e a maggior ragione le

Olimpiadi celebrano i principi della libertà di parola, di espressione, eguaglianza e amicizia, la Cina

dovrebbe dimostrare di essere una buona padrona di casa concendendo queste libertà. Pertanto, oltre

a inviare i propri atleti alle Olimpiadi, i Paesi della comunità internazionale dovrebbero rammentare

al governo cinese l’importanza di queste cose.

Sono venuto a sapere che moti parlamenti, moti singoli cittadini, molte organizzazioni non

governative di tutto il mondo stanno predisponendo alcune attività per quando la Cina avrà operato

un cambiamento sostanziale. Ammiro la loro buona fede. Mi piacerebbe poter affermare a chiare

lettere che sarà molto importante osservare il periodo che farà seguito alla conclusione dei Giochi

Olimpici. Questi avranno infatti un impatto enorme sulla mentalità del popolo cinese. La comunità

internazionale pertanto dovrebbe indagare varie modalità per investire le sue energie collettive nel

produrre un cambiamento positivo continuo in Cina anche dopo che si saranno concluse le

Olimpiadi.

Vorrei cogliere questa opportunità per esprimere il mio orgoglio e il mio apprezzamento per la

sincerità, il coraggio e la determinazione del popolo tibetano in Tibet. Loe sorto a continuare a

lavorare pacificamente e nel solco della legalità per garantire che tutte le minoranze della repubblica

Popolare Cinese, compresa quella tibetana, possano infine godere dei loro legittimi diritti e benefici.

Ringrazio il governo e il popolo indiano, in particolare, per il loro ininterrotto e ineguagliato aiuto ai

rifugiati e alla causa del Tibet e voglio esprimere anche la mia profonda gratitudine a tutto i governi


e alle persone che si occupano e preoccupano della causa tibetana. Dal canto mio prego per il

benessere di tutti gli esseri senzienti.

Dichiarazione di Sua Santità il Dalai Lama rilasciata il 10 marzo 2008 in occasione del 49°

anniversario della rivolta della nazione tibetana

(tratto da Repubblica del 15.03.2008)

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