Campo de'fiori

campodefiori.biz

Campo de'fiori

2

Campo de’ fiori

Anche un

salice piangente

se legge

Campo de’ fiori...

.........................

.........................

............

diventa un

salice “ridente”

Civita Castellana -

Via Santissimi Martiri Marciano e Giovanni - Palazzo Andosilla.

Portoni d’ingresso del S.A.T. e del Museo della Ceramica.

Sembra che abbiano bisogno di un pò di............... manutenzione !!

Campo de’ fiori è distribuito a Civita Castellana, Corchiano, Fabrica di Roma, Vignanello, Vallerano, Canepina, Vasanello, Soriano Nel Cimino, Vitorchiano, Bagnaia,

Viterbo, Montefiascone, Carbognano, Caprarola, Ronciglione, Sutri, Capranica, Cura di Vetralla, Blera, Monte Romano, Tarquinia, Civitavecchia, Orte, Gallese,

Magliano Sabina, Collevecchio, Tarano, Torri in Sabina, Calvi nell’Umbria, Stimigliano, Poggio Mirteto, Otricoli, Narni, Terni, Amelia, Nepi, Castel Sant’Elia,

Monterosi, Anguillara, Trevignano, Bracciano, Canale Monterano, Mazzano, Campagnano, Sacrofano, Olgiata, Faleria, Calcata, S.Oreste, Nazzano, Civitella San Paolo,

Torrita Tiberina, Rignano Flaminio, Morlupo, Castelnuovo di Porto, Riano, Ostia, Nettuno, Anzio, Fregene e nei migliori locali di Roma, in tutte le stazioni ME.TRO.

e spedito a tutti gli abbonati in Italia e all’Estero e alle migliori Università.

Lettere a Campo de’ fiori

Arrivano molte lettere ed attestati di stima a Campo de’ fiori e vi ringraziamo di cuore ma, per questioni di spazio, ne pubblichiamo solo due

Finalmente qualcosa che ci riguarda personalmente. Sono d’accordo con il Direttore della rivista, sig. Sandro Anselmi, perché credo abbia ragione nell’essere

soddisfatto della buona riuscita della stessa. Lo sono anch’io perché essa è qualcosa che ci caratterizza realmente come entità culturale del

luogo. Di giornalini, giornaletti, opuscoli e opuscoletti locali ne girano molti nelle nostre case, ma in Campo de’ fiori ci sono pagine tutte da tenere, collezionare

e addirittura rilegare……il mezzo è popolare, ricercato ed amato. Non è il solito periodico sterile che ripropone quelle quattro notizie storiche

tanto per acquisire sponsor. Campo de’ fiori è attualità, arte, storia, divertimenti, cultura, beneficenza e soprattutto vita cittadina vera e propria. E’ un

qualcosa che ti fa sentire veramente fiero delle tue origini. Abbiamo perso tutto o quasi delle nostre tradizioni, ma grazie a questa geniale idea stiamo

pian piano riprendendo a leggere, scoprendo tanto di noi, del nostro passato e del nostro presente. Questa rivista affascina tutti: “Hai visto chi c’è

Hanno messo la foto di …” “Guarda……quando era giovane, e c’è pure…” In casa mia facciamo a gara a chi prende prima la rivista. A chi non fa piacere

tutto ciò Rivedere la “tipicità” di Civita Castellana di un tempo (nelle foto d’epoca) e assaporare al tempo stesso l’attualità attraverso alcuni articoli.

Il giornale ha riscosso molta approvazione fra noi cittadini e chissà che, col tempo, non vengano fuori tante altre novità Un grande grazie a chi ha

avuto questa idea che ci accomuna tutti.

Ilaria P.

Messaggio e-mail

Buongiorno a tutti. Mi chiamo Michele e scrivo da Capranica. Grazie ad un mio amico sono venuto a conoscenza della vostra rivista. L’ho trovata molto

bella, ricca di informazioni e curiosità, nonché graficamente molto gradevole. Poi, quando una rivista parla di realtà locali penso riscuota molto interesse

presso i lettori. L’unico neo è relativo al vostro sito internet. Pensavo che ad una tale rivista corrispondesse un sito adeguato invece (anzi ci,…anche

alcuni miei amici) ha lasciato molto deluso. A parte la grafica un po’ pesante, non ci sono contenuti e la selezione annunci, che sulla rivista è tenuta

molto in considerazione, è lasciata un po’ “indietro”. Da appassionato di internet ritengo che un bel sito possa essere di traino alle iniziative ad esso

riconducibili. Comunque, vi faccio tanti auguroni per la vostra rivista, sperando che possiate avere un sito adeguato. Ciao!!!

Ringrazio delle belle parole la giovane amica Ilaria. A Michele dico che ha piena ragione riguardo i nostri siti internet ma garantisco che stiamo provvedendo

alla risoluzione del problema proprio in questi giorni.

Da tempo giungono alla nostra redazione richieste riguardanti le più svariate argomentazioni da parte di lettori che non trovano

una risposta ad alcuni piccoli-grandi problemi poiché occorrerebbe loro una consulenza specialistica. Volendoli aiutare ad orientarsi

, abbiamo quindi deciso di partire con questa nuova rubrica, che sarà interamente dedicata a loro.

Il Direttore Responsabile risponderà alle domande o ai problemi posti prospettando una soluzione , senza con questo volersi sostituire

ai professionisti dei vari settori trattati e avvalendosi, di volta in volta , di specialisti nei vari campi. (Il Consulente di...Campo

de’ fiori - pag.33)

Il Direttore Responsabile Stefano De Santis

mitico locale di

Lando Fiorini

è nella rosa dei migliori locali

romani, dove potrete trovare

Campo de’ fiori.


Campo de’ fiori

3

Sandro Anselmi

Tu come noi...

la vera integrazione

Questo discorso che sento di dover

fare, parte da molto lontano, quando,

nato mio figlio Federico, incominciai a

contemplare il mondo con occhi diversi.

Quell’evento inaspettato mi sconcertò

e, sbigottito, mi aggiustai con

somma tristezza gli orizzonti ed iniziai

a camminare una vita nuova, assumendomene

tutto il peso. Ebbi l’immediata

consapevolezza del duro cammino

e, mentre uscivo dal Bambin Gesù

dove avevo lasciato Federico in un

anonimo lettino d’ospedale, guardavo

fra le lacrime il sole tramontare sulle

cupole di Roma. Al languire degli ultimi

raggi, disperavo non della nascita di

quell’angioletto, ma del suo futuro che

non riuscivo minimamente ad immaginare.

Avrei voluto portarlo sempre fra

le mie braccia per proteggerlo dall’ingiustizia

e dalla cattiveria che è nel

mondo, specialmente nei confronti dei

“diversi” e l’avrei voluto sollevare per

farlo essere come tutti e salvarlo dall’isolamento

e dall’emarginazione.

Camminare insieme sarebbe stato un

profondo atto di civiltà ed un segno

tangibile di quella sospirata fratellanza

che tutti proclamano. Questo però

supponeva una forte presa di coscienza,

ma l’amore tanto sospirato che

rispetta la luce degli altri, non era

ancora nato. Mi sono battuto in tutti

questi anni per combattere l’emarginazione

e le carenze culturali, ho attuato

mille iniziative e mille ancora sono da

realizzare, ma ho trovato spesso chiusure

ed una complice indifferenza che

hanno stemperato le mie forze. Ho

sempre lavorato al di fuori di ogni corrente

politica esprimendomi essenzialmente

nel volontariato, che reputo la

forma più sana e più efficace per l’apporto

alla società tutta. Ieri, oggi e

sempre sarò vicino ai problemi dei

“diversi”, di TUTTI i “diversi”. Bisogna

conformare il nostro operato affinché

avvenga una VERA INTEGRA-

ZIONE; non si può fare tanto fracasso

intorno ai problemi dei “diversi” per

dire che oggi essi vivono un momento

d’oro……NON E’ VERO!!!

Il mio è un discorso forte, lo so, ma

non sono assolutamente d’accordo di

come viene gestita la cosa. Il “diverso”

ha bisogno di contesti culturali, sociali

e religiosi, che gli diano pari opportunità

per poter operare le sue scelte; ha

bisogno di sentirsi pienamente integrato

nel rispetto della sua dignità umana;

ha bisogno di rivendicare i suoi diritti.

Non ho mai capito come mai si possano

ritenere utili manifestazioni e situazioni

dove il “diverso” è isolato dagli

altri. A partire dalla scuola, dove i

ragazzi con problemi vengono sistematicamente

allontanati dalla loro classe

per essere assistiti e non sempre, dagli

insegnanti di sostegno in spazi riservati;

a finire nello sport dove si organizzano

addirittura paraolimpiadi! Io ho

provato a profondere tutte le mie energie

fisiche e mentali inventando diverse

occasioni di integrazione, immergendomi

in queste esperienze con validissimi

amici volontari, che hanno

beato i loro animi dei sorrisi e della

gioia dei ragazzi “diversi” e non, e delle

loro famiglie. La loro riconoscenza è

stato il più grosso tributo d’amore. E’

necessaria perciò l’attivazione di

MODELLI INTEGRATI. Non è stato

certo sano creare delle dolorose spaccature

perfino all’interno di gruppi storici

del volontariato. E’ stato allora inutile

lo sforzo di lunghi decenni di lavoro

di gente motivata e carica di attese

per i loro figlioli, è stato inutile preparare

progetti concreti per la vera integrazione

come la realizzazione di un

PARCO GIOCHI INTEGRATO e

tante altre valide iniziative, quando

queste sono dovute sistematicamente

cadere nel nulla…

Oggi tutto geme nell’attesa di vedere

le cose in modo nuovo. La sensibilizzazione

al problema del “diverso” deve

partire fin dalle prime scuole e la socializzazione

del MODELLO INTEGRA-

TO deve essere l’obiettivo comune a

tutte le forze preposte, pubbliche e private.

Ad ogni buon conto, nella speranza

di fare cose veramente utili al

cittadino, il Comitato Tecnico

Scientifico dell’Accademia Internazionale

D’Italia, ha iniziato il suo

nobile operato con scienza e coscienza

e si propone di rendere tangibile,

quanto prima, il risultato del suo lavoro.

D’altra parte l’Unione Europea e

l’ Inclusion Europe (Associazione

Europea di Società delle persone con

disabilità mentale e delle loro famiglie),

con i suoi paesi membri e con

l’A.N.F.F.A.S. che rappresenta l’Italia,

hanno uno specifico programma d’azione

che opera in tre aree principali:

1) La lotta contro la discriminazione 2)

Diritti umani per le persone con disabilità

mentale 3) Inserimento di tutte le

persone nella società.

Il mio non vuole essere un messaggio

in codice ma, per non suscitare inutili

reazioni che potrebbero semmai nuocere

ancor più ai deboli, mi contengo e

mantengo in uno stile che definirei

quasi elegante.

Il Direttore Sandro Anselmi

ERRATA

CORRIGE

sul n. 14, nel

redazionale del

CERAL - “il

corpo in psicoterapia”

è stato

riportato erroneamente

il

nome del Prof.

Vezio Ruggirei

anzichè Prof.

Vezio Ruggieri

Campo de’ fiori

Periodico Sociale di

Arte. Cultura

ed Attualità edito

dall’Associazione

Accademia Internazionale

D’Italia

(A.I.D.I.) senza fini di lucro

Presidente Fondatore:

Sandro Anselmi

Direttore Editoriale:

Sandro Anselmi

Direttore Responsabile:

Stefano De Santis

Segretaria di Redazione

e Coord:

Cristina Evangelisti

Impaginazione e Grafica:

Cristina Evangelisti

Consulente Editoriale:

Enrico De Santis

Reg.Trib. VT n. 351 del

2/6/89

Stampa:

Tipolitografia A.Spada

di Spada Luigi & C. snc

La realizzazione di questo

giornale e la stesura degli

articoli sono liberi e gratuiti

ed impegnano

esclusivamente chi li firma.

Testi, foto, lettere e disegni,

anche se non pubblicati, non

saranno restituiti se non

dopo preventiva ed esplicita

richiesta da parte

di chi li fornisce.

I diritti di riproduzione e di

pubblicazione, anche

parziale, sono riservati

in tutti i paesi.

per

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vedi a Pag. 33

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D’Italia.

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di Campo de’ fiori

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Campo de’ fiori

è la più grande vetrina

per i tuoi affari.

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Campo de’ fiori

arriva e “porta bene”

(l’Accademia Internazionale D’Italia e

Campo de’ fiori promuovono e organizzano

occasioni sociali di solidarietà)

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4

Ogni anno, nel periodo carnevalesco, a Ronciglione, si svolge

una manifestazione unica al mondo: la corsa dei cavalli scossi

ovvero di purosangue senza fantino.

Le sue origini, sono da ricercarsi tra le pieghe della storia capitolina

quando i romani si divertivano, nei giorni di carnevale, a

far correre le persone con disagi fisici, le donne “di strada” e gli

ebrei. Proprio questi ultimi, decisero di autotassarsi per far

galoppare, al loro posto, dei cavalli sciolti.

Così Ronciglione, ancora oggi, accoglie tra le sue mura questa

tradizione.

Tutto inizia con il Mossiere che, lentamente, invita i cavalli ad

entrare nei box di partenza e…nome dopo nome, la tensione

degli spettatori sale, gli occhi si fissano nel vuoto… tutti restano

in attesa delle fatidiche parole: .

Cala il silenzio lungo il percorso e il cuore dei contradaioli inizia

a battere come un maglio che plasma il ferro incandescente.

Attraverso questa ruga di asfalto che solca gli edifici della città

cimina, i cavalli, grazie ad un pizzico di fortuna, all’enorme lavoro

degli allenatori e alla bravura dei lascini, cercano di conquistarsi

la testa della corsa.

Il selciato ruggisce sotto i colpi degli zoccoli stridenti dei destrieri

che raggiungono Piazza della Nave e la curva del “ Gricio”,

dove la folla rompe il silenzio per incitare i veri protagonisti della

manifestazione.

Lungo “Montecavallo”, la corsa che rende Ronciglione famosa

nel mondo, ci accompagna verso il verdetto finale.

Dal “Palazzaccio” lo sventolio di bandiere decreta la cavalla vincitrice

che per l’edizione 2005 è stata Sopran Vic della scuderia

“La Pace”.

Chi piange per gioia e chi si dispera per pronostici non rispettati,

ma…in questa particolare corsa non esistono previsioni

certe: tutto è legato alla naturale voglia che questi cavalli hanno

di esprimere la loro libertà, il loro orgoglio di essere bradi.

Erminio Quadraroli

Campo de’ fiori

Bradi si nasce

anni ‘20 - gli Ussari e sullo sfondo un carro trainato dai buoi

foto archivio Gioacchino Capaldi

fotostudio Stefano Ioncoli


01100 Viterbo - P.zza Verdi, 2/A - Tel./Fax 0761.347651 e-mail: colb-viterbo@lisi-bartolomei.com

Centro Commerciale Tuscia - Tangenziale Ovest - Tel. 0761.390013 e-mail: colb-tuscia@lisi-bartolomei.com

01030 Vallerano (VT) - Via Don Minzoni, 58 - Tel./Fax 0761.751551 e-mail: colb-valle@lisi-bartolomei.com

01033 Civita Castellana (VT) - Via Giovanni XXIII, 28-28A - Tel./Fax 0761.517951 e-mail: colb-civita@lisi-bartolomei.com

00169 Roma - Centro Commerciale Casilino - Via Casilina, 1011 - Tel. 06.23260306, Fax 06.23279988

e-mail: colb-roma@lisi-bartolomei.com

63037 Porto D’Ascoli (AP) - Centro Commerciale Portogrande - Via Pasubio, 144 - Tel./Fax 0735.753665

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70124 Bari - Centro Commerciale Carrefour - Viale L. Pasteur, 6 - Tel./Fax 080.5382652

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sue aspettative o necessità, provvederemo, se necessario, alla sostituzione delle lenti oftalmiche e/o della montatura

fino a Sua completa soddisfazione.

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funzionalità, necessitano di controlli periodici. I nostri tecnici sono a Sua disposizione per eseguire i controlli di riassetto

necessari ad effettuare una completa pulizia ad ultrasuoni.


Dati e notizie sul CEFASS

E’ l’acronimo di un ente culturale internazionale

per lo studio della storia moderna

e contemporanea, la cui denominazione

ufficiale per esteso è “Centro Falisco di

Studi Storici”, che ha sede nell’Alto Lazio e

al quale sono associati, a vario titolo, istituzioni

universitarie, docenti e studiosi di

ben otto paesi diversi. Si tratta di quattro

paesi europei (Gran Bretagna, Danimarca,

Russia ed Italia) e di quattro paesi del continente

americano (Canada, Stati Uniti,

Messico e Panama). L’attività storicoscientifica

del CEFASS, che si esprime

attraverso studi e ricerche storiografiche,

pubblicazioni, seminari e convegni internazionali,

è regolata da uno statuto dal quale

si deduce che il suo gruppo dirigente è formato

dai componenti di due organi fondamentali

dell’associazione internazionale in

questione: il Consiglio di Amministrazione

e il Comitato Scientifico. Al vertice del

primo vi è l’Avv. Antonio Falcetta quale

Presidente e rappresentante legale dell’associazione

con il Consigliere Aldo Filona

quale Vice Presidente e responsabile dell’intera

struttura tecnica ed organizzativa

del CEFASS. Al vertice del secondo vi è il

Prof. John Francis Pollard dell’Università di

Cambridge in Gran Bretagna con a fianco,

come Direttore Scientifico del Centro

Falisco di Studi Storici, chi scrive. Figure di

rilievo del Comitato Scientifico del CEFASS

sono il Prof. Gert Sorensen, Capo del

Dipartimento di Filologia Romanza

dell’Università di Copenaghen in

Danimarca; il Prof. Robert Mallett

dell’Università di Birmingham, che è anche

Direttore del noto periodico britannico

“Totalitarian Movements and Political

Religions” ed è in procinto di assumere un

alto e prestigioso incarico accademico nel

mondo anglosassone; il Prof. Valeri

Mikhailenko docente presso l’Università

degli Urali ad Ekaterinburg in Russia; il

Prof. Franco Savarino docente presso la

Escuela Nacional de Antropologia e

Historia dell’Università di Città del Messico;

il Prof. Alexander Lassner docente presso

l’Air Command and Staff College alla

Maxwell Air Force Base di Montgomery in

Alabama negli Stati Uniti; il Prof. Bruce

Strang docente presso la Lakehead

University in Canada; il Prof. Peter Robert

D’Agostino docente presso il Department

of History della University of Illinois at

Chicago ed il Prof. Stefano Luconi docente

presso l’Università di Firenze. Enti associati

al CEFASS, tramite convenzioni di collaborazione

storico-scientifica ed accordi di

cooperazione culturale internazionale,

sono attualmente l’Università degli Studi

della Tuscia di Viterbo e l’Istituto Nazionale

di Antropologia e Storia del Messico.

Convenzioni ed accordi simili sono in corso

con altre istituzioni universitarie sia italiane

che straniere. Immobilizzazioni tecniche

e risorse finanziarie sono messe a

Campo de’ fiori

(a cura di Michele Abbate)

Che cos’è il CEFASS

disposizione da istituzioni pubbliche, tanto

italiane che straniere, e,soprattutto, da

studi professionali privati dell’Alto Lazio,

onde sostenere e realizzare le numerose e

diverse iniziative culturali del CEFASS. A

norma di statuto, tutti possono essere soci

del Centro Falisco di Studi Storici e non

solo docenti e studiosi di materie storiche,

purchè interessati alla promozione ed alla

diffusione di una cultura storiografica.

Infine, per concludere queste brevi annotazioni

sul CEFASS, viene presentato, in

maniera molto sintetica, uno schema riassuntivo

dell’attività svolta nel corso dell’ultimo

quinquennio.

ATTIVITA’ SVOLTA NEL QUINQUENNIO

2000-2004

25 iniziative culturali così distribuite

Seminari (8): - Orte, Palazzo Vescovile 5

Febbraio 2000 – Roma, Antica Libreria

Croce 3 Marzo 2001 – Orte, Palazzo

Roberteschi 7 Aprile 2001 – Orte, Palazzo

Roberteschi 6 Aprile 2002 – Roma, Centro

Studi Americani 29 Ottobre 2003 – Orte,

Palazzo Roberteschi 8 Novembre 2003 –

Rieti, Sala degli Specchi del Teatro

Comunale 13 Novembre 2004.

Ricerche (8): - Archivi Storici in Panama

e Roma Marzo-Giugno 2000; - Public

Record Office, Londra Marzo-Aprile 2000;

-Public Record Office, Londra Aprile-

Maggio 2001; Archivi Storici Italiani ed

Inglesi 2001; - Public Record Office,

Londra primavera-estate 2002; Archivi

Storici in Europa ed America 2002-2004;

National Archives , Washington primaveraestate

2004; Archivi Storici in Italia e Stati

Uniti estate-autunno 2004.

Pubblicazioni (5): “Pensiero ed azione

totalitaria tra le due guerre mondiali”,

“Panamà, Italia y los italianos en la època

de la construccion del Canal (1880-1915)”,

“International Fascism”, “Lotte socialiste e

contadine ad Orte nel 1902”, “L’Italia fascista

tra Europa e Stati Uniti d’America”.

Convegni (4): Roma, Accademia di

Danimarca 20-22 Giugno 2000. Viterbo,

Università della Tuscia 26-28 Ottobre

2001. Sant’Oreste, Teatro Comunale 18-20

Luglio 2003. Viterbo, Università della

Tuscia e Sala Conferenze del Forte

Sangallo di Civita Castellana 4 -6 Dicembre

2003.

Esterno del Teatro Comunale di Sant’Oreste dopo

che si è tenuto il Convegno Internazionale del 18-

20 Luglio 2003. Terzo da dx il Sindaco di

Sant’Oreste Mario Segoni.

Seminario ad Orte del 5 Febbraio 2000

da sx: il Dott. Massimo Giampieri, Sindaco di

Civita Castellana, il Prof. Morten Heiberg

dell’Università di Copenaghen, l’Avv. Antonio

Falcetta, Presidente del CEFASS, il Prof. Michele

Abbate, Direttore Scientifico del CEFASS e il Prof.

Robert Mallett dell’Università di Birmingham.

Convegno Internazionale di Sant’Oreste del

18-20 Luglio 2003

da sx: l’Ammiraglio Giuliano Manzari, il Prof. Gert

Sorensen dell’Università di Copenaghen, la

Dott.ssa Cristina Baldassini, il Prof. Giuseppe

Conti, Presidente della Società Italiana di Storia

Militare.

Convegno Internazionale di Sant’Oreste

del 18-20 Luglio 2003

da sx: il Prof. Stefano Luconi dell’Università di

Firenze, il Prof. Michele Abbate, il Prof. Franco

Savarino dell’Università di Città del Messico e il

Prof. Andrea Di Nicola

Visione d’insieme dell’Aula Magna dell’I.T.I.S. di

Civita Castellana in occasione del Seminario

Internazionale del 5 Febbraio 2000.

In prima fila da sx: Giacomo Orsini, il Cons. Aldo

Filosa, Vice Presidente del CEFASS, il Dott. Andrea

Vitolo, consigliere diplomatico al Ministero degli

Affari Esteri e il Dott. Franco Mostarda

7


8

Campo de’ fiori

Protegge i tuoi valori

Silvia Malatesta - Via S. Felicissima, 25

01033 Civita Castellana (VT)

Tel.0761.599444 Fax 0761.599369

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Vi invitiamo ad indovinare il personaggio misterioso riprodotto

nella foto sotto.

I primi cinque che lo identificheranno e ne daranno comunicazione

in redazione, avranno diritto a ricevere un premio

offerto dalla Profumeria Paolo e Concetta:

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Alessandrini B.e C.

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Civita Castellana (VT)

Tel. 0761.518298


Campo de’ fiori

Felice d’esser ancora qui

a regalarvi gioie ed emozioni

di Max Tamanti

9

Lando Fiorini

‘Una vita per il palco’. Cinque lettere apparentemente

buttate lì, in un toccante impasto

di fede e retorica, che spesso vengono

spese a vantaggio di questo o quel grande

artista quando, a risarcimento di una lunga

carriera, si profila all’orizzonte l’ombra della

fine (artistica e, non di rado, anche fisica).

Nel caso di Lando Fiorini – ultimo baluardo

della romanità contemporanea – invece il

concetto potremmo tranquillamente ribaltarlo

in quanto, a differenza di altri, la storia

della sua longevità artistica è da sempre

caratterizzata da una ‘tignosa’ e singolare

perseveranza: ‘il palco per la vita’.

Perché questo distinto e maturo ‘giovinotto’

dai capelli canuti ancora oggi, scampato

il peggio, morde il freno alla vigilia di un

ritorno sulle scene atteso oltre un anno.

Incorniciato da una vita di musica e costumi

fermati dalle numerose istantanee che,

unitamente a trofei e locandine, colorano le

storiche mura del suo ufficio trasteverino,

Lando affida il brutto ricordo di una odissea

al timido scintillio di una lacrima che, non

senza impertinenza, l’accompagna nel suo

sofferto e per certi versi irreale racconto a

ritroso nel tempo. “Una vita senza problemi

– racconta – certo lottata, costellata di

grandi sacrifici ma, stupidaggini a parte,

sempre spesa con una salute di ferro.

Almeno pensavo…” . Già, la salute. Quando

l’amore per il pubblico e per il Puff, storica

realtà teatrale della capitale, lo coinvolgono

in un’ interminabile spirale di scritture,

prove, repliche ed estati di piazza e canzoni,

non si ha molto tempo per fermarsi e

pensare un po’ a se stessi. “Finii la stagione

con una continua debolezza – ricorda

Lando con il ‘groppo in gola’ – ma non

avevo tempo per dedicarmi a visite specialistiche

o a consulti medici approfonditi.

D’altra parte il Puff si traduce in trenta

famiglie che vivono con il mio lavoro e,

francamente, gli applausi di un pubblico

felice, alla sera mi sembravano ripagare

ogni mio disagio fisico. Fino a quando, l’agghiacciante

verdetto delle analisi ha proiettato

la mia vita in un incubo. Un calvario di

interventi chirurgici inframmezzato da paurose

cadute e timide risalite. Con mia

moglie e i miei figli accanto, come mai

avrei immaginato, a lenire ogni dolore.

Chiudevo gli occhi, li riaprivo e loro lì: a

combattere al mio fianco un male che uccideva

il corpo e l’anima. Fino a quando, tra

bilanci più o meno positivi per una vita che

ora mi presentava l’amaro conto, una

notte, prossimo alla resa, da una parete

bianca che vedevo coperta di mostri, si

delineò la figura di mia madre. Fu in quell’istante

che capii di non essere solo nemmeno

‘dall’altra parte’. E come tutti i

vigliacchi che si rispettino, ho ritrovato la

fede. Ho avuto il conforto della preghiera a

darmi la spinta in più…”

La voce rotta dall’emozione vira poi sul difficile

mestiere di genitore (“Carolina e

Francesco si fingevano sereni ma, a tradirli

gli occhi abbottati de pianto”) e sull’amato

Puff, il figlio maggiore, una bomboniera

come per incanto sbocciata da un’ umida

cantina. “Croce e delizia, vita e amore. Il

Puff era lì: a segnare l’inizio e forse la fine

di una vita. Ma il desiderio di ritrovare il

palco, la musica, il mio pubblico era sempre

più forte di tutto e tutti. Oggi sono

ancora qui perché la mia battaglia per la

vita ho deciso di combatterla dal palco”.

-Dunque una stagione che suona un po’

come un debutto…

“Di più, come una rinascita, ma è anche

una stagione definitiva: debbo capire se ho

Lando Fiorini e la sua Compagnia

ancora la giusta energia per continuare a

fare questo mestiere o, diversamente,

lasciare tutto e godermi quel che il Signore

deciderà di lasciarmi vivere…”.

-Certo parafrasando anche il titolo di questo

tuo nuovo spettacolo (“ciak…ci gira, aridatece

la lira!”), non è che l’attualità ci aiuti

più di tanto a vivere bene…

“Che ne parlamo a fa Poi, quando senti

che la vita te po’ mollà da un momento

all’altro, capisci ancora di più quanto sia difficile

vivere. Anche per questo sento maggiormente

il dovere di regalare al pubblico

il massimo impegno. Non potendo pagarli

tutti, ad uno ad uno, per quanto mi hanno

dato in questi quarant’anni, il minimo è

mandarli ogni sera a casa un po’ più sereni.

Quest’anno lo faremo attraverso la

metafora della tivvù, dove gli eccessi e i

sogni di gloria, seppure maldestramente,

tentano di strappare qualche sorriso con

reality, fiction o giovani talenti”.

Giovani talenti come quelli che lo accompagnano

dentro – Camillo Toscano, Valentina

Sulli e Mela Battaglia – e “fuori” scena

(Vincenzo Romano al pianoforte). E se quest’anno

da un lato il Puff piange la scomparsa

della ‘storica’ signora Rina, dall’altro

ribadisce l’inossidabilità della ‘famiglia’ con

le puntuali conferme di Gabriella Panenti,

Graziella Pera il M° De angelis e delle affabili

e rodate professionalità delle ‘maestranze’.

Salutiamo Lando tentando di pungolare

il suo orgoglio capitolino: tornare sul

palco significa anche dosare le forze, non

sarà il caso di limitarti a una sola canzone

“Che Me sento ‘n pischello! Quest’anno ne

canto addirittura tre: “Serenata Sincera”,

l’amore scritto da Califano “Così è la vita”

del giovane Scapicchio. Anzi, ascoltala bene

quest’ultima che non se finisce mai di imparare.

Diceva bene mio nonno: nun è cambiato

il mondo, so cambiati i mondaroli…”

Ammazza come te sei ripreso Lando…


10

Campo de’ fiori

Anche quest’anno, i

bambini delle scuole

materne ed elementari

di Don Bosco, XXV

Aprile, Manzi e Sassacci

ed i ragazzi della scuola

media Annessa all’Istituto

Statale D’Arte di

Civita Castellana, arrivano

puntuali alla sfilata

del giovedì grasso e

ancora una volta stupiscono

gli spettatori con

uno spettacolo festoso

di colori. Il tema di quest’anno

è PETER PAN e

dall’inizio dell’anno scolastico

maestre, mamme

e ragazzi, in stretta

collaborazione, hanno

lavorato per la realizzazione

dei vestiti e dei

carretti che hanno

accompagnato la sfilata.

Questa è iniziata con un

bellissimo gruppo di

bambini delle prime

classi elementari, vestiti

da Peter Pan e Trilly

(campanellino) che, per

tutto il percorso, ha

tenuto degnamente

testa a quelli dei ragazzi

più grandi nei balli

coreografici imparati in

questi mesi di preparazione.

Seguivano i

ragazzi mascherati da I

BAMABINI DARLING , I

PIRATI, LA LAGUNA

DELLE SIRENE ed infine

L’ACCAMPAMENTO

INDIANO.

Quella del giovedì grasso

è una sfilata veramente

emozionante e

come sempre stupisce

gli spettatori, oltre che

per la bellezza dei

costumi, anche per

l’impegno che questi

ragazzi, le loro famiglie

e le istitutrici si assumono

per la buona riuscita

della sfilata. L’augurio

che possiamo fare a

questi PICCOLI DEL

CARNEVALE è che, dell’esperienza

fatta durante

il periodo scolastico,

possano farne tesoro

una volta adulti e

che, in età matura, possano

portare avanti la

bellissima tradizione

che Civita Castellana ha

del carnevale, sotto il

segno del sano divertimento.

Cristinta Evangelisti


Campo de’ fiori

11

foto M.Topini


12

Campo de’ fiori

Ronciglione

foto Stefano Ioncoli

di Erminio Quadraroli

Quando arriva, arriva!

La città di Ronciglione, ogni anno, è sottomessa

alla volontà di un potente stregone:

sua Maestà Re Carnevale, il quale, con

prodigiosi incantesimi la proietta, per cinque

giorni, nella totale spensieratezza.

Alle ore 12 inizia il sortilegio: il suono dell’antico

campanone fluttua nell’aria e si

posa sulle orecchie dei cittadini e dei forestieri

che percorsi da una voglia irresistibile

di divertirsi, si concedono alla spensieratezza

carnevalesca.

Questo è lo spirito che anima le gelide

attese di chi aspetta bambini festanti,

maschere allegre e eleganti cavalli lungo le

vie della città cimina.

Anziani infreddoliti, si mescolano a ragazzi

che incuranti del freddo fanno mostra della

loro giovinezza. Mamme premurose

accompagnano neonati dei quali, a malapena,

si riescono ad intravedere gli occhi.

Puntuali, iniziano le sfilate: variopinte

maschere si fondono con le bande musicali

e le majorettes dei paesi vicini, chiamate

ad allietare tutti i partecipanti con le

loro note e coreografie.

I Carri allegorici combinano satira politica

con fantastiche figure, mentre una pioggia

di coriandoli fa dimenticare il freddo pungente

dell’inverno, come dimostrano le

foto offerte gentilmente da “Fotostudio” di

Ioncoli Stefano.

Né il cielo denso di nubi, che lascia cadere

la pioggia, né il vento gelido di tramontana

possono fermare la festa in maschera

più antica dei paesi cimini.

Il carnevale per i Ronciglionesi è una vera

passione e….quando arriva, arriva!


Campo de’ fiori

13


Di lato è riportato un famoso

quadro denominato “La dama

con l’ermellino”. Sai dirci chi l’ha

dipinto I primi tre che indovineranno

e ne daranno comunicazione

in redazione riceveranno

un simpatico omaggio offerto

dal Centro Parati di Selli

Vittorio


In quale hanno

Cristoforo Colombo

ha scoperto l’America

i primi tre che lo indovineranno

riceveranno, riceveranno

un simpatico

omaggio offerto da

SAMU Informatica

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14

Campo de’ fiori

Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico

ale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico


Campo de’ fiori

15

Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico

Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civitonico 2005 Carnevale Civ


16

Campo de’ fiori

Album d

anni ‘50 - squadra di calcio civitonica al campo Madami

Civita Castellana - veglione del 1963 con l’elezione di Milly Coletta (a dx) a Miss Cleopatra

foto di Romina Pallozzi

Se vi riconoscete in queste foto, venite in redazione e riceverete un simpatico omaggio. Se desiderate vedere


Campo de’ fiori 17

ei ricordi

anno di nascita 1924 - foto della Sig.ra Rina Corteselli

anni ‘60 - campo Madami di Civita Castellana “Torneo delle Ceramiche”

pubblicate le vostre foto portatele presso la redazione di Campo de’ fiori. Esse vi verranno subito restituite.


18

Campo de’ fiori

Pillole di sapienza popolare

Da cosa deriva... “ per un punto Martin perse la cappa”

Questo modo di dire ha radici storiche molto lontane.

Agli inizi del seicento, l’Italia iniziava a riscoprire il commercio, la vita

serena e il lusso. Passato il periodo buio del Medioevo ora nuove

speranze animavano la vita italiana.

In quell’atmosfera di rinascita cercò di entrare anche il clero che istituì

nuovi ordini monastici e creò nuove cariche ecclesiastiche.

E proprio in questo scorcio di storia si snoda l’avventura di Frate

Martino. Questo monaco, per il suo donarsi al prossimo, stava per

essere eletto Priore e pensando di fare una piacevole sorpresa al

Papa che sarebbe passato di lì, decise di trascrivere una frase sulla

porta d’entrata del suo convento:

“Porta patens esto nulli claudatur honesto”, che significa “Stia aperta

la porta e non si chiuda a nessun uomo onesto”.

Ma…nel riportare l’espressione sull’arco in travertino, aggiunse un

punto dopo la parola nulli.

Questo suo errore gli fu fatale perché stravolse il significato della

frase. Essa divenne: “La porta non si apra per nessuno. Si chiuda per

l’uomo onesto”.

Per questa sua futile imprecisione Frate Martino non divenne mai

Priore e capì che anche i piccoli errori possono portare a conseguenze

molto gravi.

Erminio Quadraroli

Soprannomi

fabrichesi

Spaccatroni

Lopo

Stridò

Maffietta

Spasciatetti

Spallò

Piattella

Frascò

Magrò

Piccolino

Covarò

Megajo

Fornaciaro

Pennello

Giuvagnaco

Funaro

Ferraro

Frastoppino

Cocozzo

Burrino

Ntruma

Baldoff

Paggiò

Sartarello

Filastrocca

Fabrichese

Cavallino arrì arrò

per la biada che ti dò

per i ferri che ti metto

per andare a San Francesco

A San Francesco c’è una via

che conduce a casa mia

A casa mia c’è un altare

con tre monache a pregare

ce n’è una, la più vecchietta

Santa Barbara benedetta

dai ricordi di Alba Iannoni


foto del Sig. Franco Aimola Foto del Sig. Danilo Piergentili

20

Campo de’ fiori

Album d


Campo de’ fiori 21

ei ricordi

Giovani di Civita Castellana - foto scattata alle ore 24 del 22.02.1930 nei giardinetti del forte Sangallo.


22


Campo de’ fiori

Nella foto sopra è riportata una via

di Civita Castellana. I primi tre che la

identificheranno e ne daranno comunicazione

in redazione, avranno diritto

a ricevere un premio offerto dalla

Vinicola Mancini

Via M.Masci,19

Civita Castellana (VT)

T.0761.513182 Ab.T.0761.517601

Via della Repubblica, 6

Civita Castellana (VT)

Tel e Fax

0761.51.32.17

e-mail:

camponiricambi@libero.it


Campo de’ fiori

23

Un solo motto: forti e veloci

di

Alessandro Soli

1954 - ciclisti davanti alla sede della FORTE E VELOCI. Foto del Sig. Lido Gatti

E’ con l’emozione

tipica di chi vuol

celebrare i fasti di

uno sport d’altri

tempi, che mi accingo

a parlare del glorioso

“team” civitonico

dei FORTI &

VELOCI.

Molti nostri concittadini

si sono cimentati e lo fanno ancora, in

questa disciplina che resta tra le più dure e

impegnative nel panorama dello sport in

generale, ma il mio ricordo più sentito va

certamente al decano di tutti i ciclisti locali

: Renato Conti. Classe 1911, Renato

Conti è passato indenne tra le mille difficoltà

che la vita negli anni gli ha posto dinanzi,

ma ancor oggi , egli reincarna il famoso

detto latino “mens sana in corpore

sano”. Parlando con lui, riaffiorano i ricordi

di una vita fatta di bici, di gare, di materiali

negli anni sempre più tecnici, dai

pesanti vecchi cerchioni, dai tubolari ai

moderni palmer , dai primi cambi manuali

così duri, ai sofisticati ingranaggi moderni.

Una cosa però è certa, il ciclismo era e

resta uno sport di “fatica”. Ma la passione

non ha tempo, ed ecco che nel lontano

1914 gli appassionati di Civita fondarono

la Soc. Sportiva “Forti e Veloci”, a quei

tempi due corridori si distinsero in modo

particolare: Goffredo Mezzanotte e

Luigi Conti. Tra le due guerre , nel ventennio

fascista la società fu disciolta, e

prese un nuovo nome : i “Veliti del

Littorio”, ed ecco comparire tra gli atleti

Renato Conti. Poi la seconda guerra mondiale,

con la sospensione di ogni attività

agonistica, infine la resurrezione , fautori

Rodolfo Belardi e Marcuccio Gatti, nell’immediato

dopoguerra, i veterani ciclisti

rifondarono la Soc. Forti & Veloci.

Ritornando al nostro decano di cui vedete

una foto del 1930 quando aveva 19

anni, in quel periodo tenne alto il prestigio

del ciclismo civitonico vincendo un campionato

provinciale dilettanti e una decina di

gare in ambito regionale. La società era in

continua crescita, pensate che nel settembre

del 1950 essa contava ben 103

iscritti. Riuscì ad organizzare molte edizioni

della Coppa 18 Settembre, famosa in

tutto il centro Italia (erano 14-15 giri del

circuito del Treja) e portò a Civita

Castellana un traguardo volante del Giro

d’Italia, ebbene, ancora lui Renato Conti

era l’inossidabile Direttore Sportivo. Debbo

a questo punto ricordare altre due figure

del ciclismo civitonico : Riziero

Smargiassi e Spartaco Cenciarelli.

Riziero era il ciclista per antonomasia, è

impossibile ricordarlo senza la sua inseparabile

“Lazzaretti”, anzi ne valorizzò i vari

modelli, esercitando per anni una esclusiva

attività commerciale. Di Spartaco dirò soltanto

che mi raccontava la fatica e il disagio

che provava chi, come lui, inforcava la

bici e gareggiava , dopo aver fatto il turno

di lavoro in fabbrica alla Ceramica

Marcantoni, e magari affrontando i corridori

“cittadini”, più riposati di lui, riusciva

a batterli, dopo aver sudato le proverbiali

sette camicie. Vi fu poi un periodo di stanca,

perché venuto a mancare il supporto

dei pilastri sostenitori, la società fu costretta

a cessare ogni attività. Ma la passione

per le due ruote continuava ed ecco negli

anni 80 altre due figure riportare in auge la

Forti & Veloci partendo dal settore giovanile:

Lino Fabiani, detto “Bassanello” e

“Bastiano” Sebastiani. Con tanti sacrifici

riuscivano a tenere viva la passione tra i

più piccoli e a dare continuità alla società.

Dopo la scomparsa di questi personaggi,

seguiva un altro periodo di inattività, ma

poi nel 1998, la Forti & Veloci veniva rifondata

per l’ennesima volta e la presidenza

spettava a Roberto Marrone. Aveva ben

tre squadre agonistiche (Mountain bike,

Amatori strada e Team Gran fondo) e

riusciva a conquistare tra l’altro, 2 maglie

tricolori all’omonimo Master del 1998 con

Giallorenzi, recentemente scomparso, e

del 1999 con Clori; Inoltre maglie di

campione regionale, provinciale e

Campionato Italiano MTB del C.S.I.

Attualmente la Forti &Veloci conta circa 60

iscritti, suddivisi in attività cicloturistiche,

ed agonistiche amatoriali, che partecipano

a gare di importanza nazionale come la

Gran Fondo Fausto Coppi che si svolge a

Cuneo e tocca le Alpi Francesi, la 200 Km

di Cesenatico, e quest’anno alcuni atleti

saranno presenti alla famosa Maratona

delle Dolomiti. Alla guida del gruppo per

il 2005 è stato riconfermato Mauro

Ferramondo che, coadiuvato da amici e

sostenitori, primo fra tutti Sergio Conti,

figlio d’arte, sta cercando di alimentare

questa passione e contribuire a far entrare

nella leggenda il glorioso nome della Soc.

FORTI & VELOCI

Spartaco Cenciarelli

1930 - Renato Conti


24

Campo de’ fiori

Il gusto di riscoprire il magico mondo della poesia

Su un quaderno dalla copertina

colorata una mano veloce sta scrivendo

i suoi pensieri, le sue emozioni,

i suoi ricordi più vivi di un

tempo lontano. Un amico prezioso

quel quaderno che, nella penombra

di una stanza silenziosa, fa

compagnia al lento viaggio del

poeta. Col tempo a quel quaderno

se ne aggiunge un secondo, anche

questo pieno di pezzi di vita vissuta.

Poi però passano i giorni, gli

anni e d’improvviso quella stessa

di Barbara Pastorelli penna che, con fare sicuro aveva

scritto le emozioni più nascoste,

decide di bruciare quei quaderni ad essa tanto cari. Ma a volte

il cuore ci spinge a ragionare più del senno e allora non tutto è

perduto….. qualcosa si è salvato. Ora quegli stati d’animo tormentati,

quei messaggi d’amore, quei versi bisognosi di esplodere

in emozioni indelebili, trovano rifugio in una bellissima raccolta

dal titolo “Pensieri”che l’autrice, Maria Cristina Bigarelli,

alla fine, dopo tante esitazioni, ha deciso di pubblicare. Maria

Cristina , nata a Roma nel 1962, ha trascorso la sua adolescenza

a Vignanello, in provincia di Viterbo ma, a causa degli

improvvisi viaggi professionali del padre ha dovuto lasciare più

volte quel paese e iniziare una nuova vita in diverse regioni italiane

tra le quali il Piemonte, il Veneto e la Puglia. Il padre, pittore

autodidatta, che abbiamo avuto modo di conoscere nel

precedente numero di Campo de’ fiori, non riesce purtroppo a

trascorrere tanto tempo con Maria Cristina, impegnato nel suo

lunghissimo soggiorno in Africa. L’ enorme distanza che separa

una figlia dal padre rimarrà sempre viva nel cuore di questa e

sarà uno dei temi dominanti nelle sue liriche. Laureatasi in

Lingue e Letterature straniere presso la Lumsa di Roma nel

1987 e, seguito un corso quadriennale di studi teologici, oggi la

nostra autrice lavora come insegnante di inglese presso una

scuola alberghiera di Caprarola (VT). Felicemente sposata e

madre di un bambino adorabile, non ha mai rinunciato ad impegnarsi

nel mondo della cultura e della letteratura. Nel 1987 scrive

i testi di un libro “ A Tribute to Nigeria”, riassaporando quei

paesaggi africani e quelle emozioni che suo padre le aveva

saputo descrivere tanto calorosamente. I suoi studi teologici la

rendono una persona molto profonda e sensibile nei riguardi di

chi soffre tanto che negli anni ’80 , divenuta catechista, collaborerà

al Centro d’aiuto alla vita. Questa esperienza così forte

la farà arricchire di amore verso il prossimo e l’essere umano ed

è per questo motivo che, in alcuni suoi pensieri, sente il bisogno

di darsi delle spiegazioni sul senso della vita e della morte.

Confessioni nascoste, riflessioni dolorose sull’amore, sulla famiglia,

desideri agognati di una libertà interiore fanno delle sue

liriche uno sfogo profondo di un cuore sensibile e trasparente.

Maria Cristina racconta al lettore ciò che sente ed allora è grata

a chi, un tempo, le ha dato la forza di rimettere insieme quei

versi tanto amati, perché finalmente la sua anima ha potuto

innalzarsi e librarsi nell’aria attraverso il plauso della gente.

IL SOGNO

Il crepuscolo su un caldo orizzonte

di dune lievemente scomposte da un

alito di vento

Un uomo fa parte di quel paesaggio

affascinante che poco sa del mondo

occidentale e insieme contento

ma solo,

l’uomo guarda quel crepuscolo,

la sua luce si veste di ricordi,

una lacrima scivola dal suo viso,

cade sulla sabbia

e quel profondo silenzio desertico

sembra intaccare.

IL FATTO

Maria Cristina

Bigarelli

Ieri ero triste,

stavo veramente tanto male

da sentir il mio corpo e la mia mente

scossi e sconquassati dal pensiero

che non puoi gestire la tua vita,

che lontano dal senno, provi spesso di altri lo scherno, e

non sai che cosa sia il discernimento,

che vicino all’irreale,

sai che cosa vuol dir star male.

IL MESSAGGERO

Come ali di farfalla

il soffio della morte è entrato,

un lieve timore, uno sguardo sbigottito,

un profondo senso di pietà...di

dolore,dall’alto una musica,

una luce intensa

riflessa negli occhi ormai vitrei,

penetrano i miei sogni,

una profonda speranza

RIFRAZIONE

di incontrarci tutti

nella grande mano.

Le gocce di sabbia

e i granelli di acqua

di quando ero bambina

mi fanno vedere ancora

la manina salutare

un uomo in partenza

per il suo dovere soddisfare.


Come abbiamo detto nello scorso articolo,

dopo l’Esame Visivo ci accingiamo a svolgere

l’Esame Olfattivo che è necessario

per verificare innanzi tutto che non siano

presenti difetti come ad esempio odori e

sapori di tappo, muffa, legno, feccia…

Attribuiti a modificazioni negative dell’odore

causate da agenti esterni “alla bottiglia”,ma

è indispensabile, soprattutto, per

apprezzare i profumi caratteristici positivi e

tipici del vino.

I vitigni “tipici”,le diverse fasi di vinificazione

e l’invecchiamento, contribuiscono a

donare al vino numerosissimi composti

odorosi (tra i 200 e i 220!) che

appartengono a diversi gruppi di

sostanze chimiche. Ora provate a

pensare se seduti al tavolo di un

ristorante il Sommelier vi dicesse

che, nel vino Bianco giovane che sta

degustando, avverte sentori di aldeide

anisica o che, nel vino Rosso

invecchiato, è presente l’aldeide cinnamica;

la prima reazione che avrete

è quella di cambiare vino o addirittura

locale! Tutto cambia se il

Sommelier parlerà riferendosi al vino

Bianco di”floreale con sentore di

biancospino”e di”speziato con sentore

di cannella”riferendosi al Rosso.

Insinuerà, così, in voi la curiosità di

scoprire se quello che sente lui lo

sentite anche voi! Quindi, per il

Sommelier è necessario che le

sostanze chimiche presenti nel vino

abbiano una “traduzione” che deve

essere fatta per almeno due motivi:

1) L’esigenza di rendere facilmente

comprensibile una terminologia che,

Campo de’ fiori

25

di

se usata in termini chimici, risulterebbe

molto complessa;

2) Perché, inoltre, è molto più gradevole

usare termini piacevoli, legati al mondo

della natura che aiutano a rendere l’atmosfera

più familiare, particolarmente indicata

cioè, per descrivere una bevanda come

il vino, che ci accompagna spesso in alcuni

dei momenti più felici della nostra vita.

Il bagaglio odoroso del vino si può far risalire

sostanzialmente a tre gruppi di sostanze:

- Profumi Primari - Profumi Secondari -

Penne neve e sole.

Se tanto tempo oggi non hai,

con un quarto d’ora un buon pranzetto avrai.

Anche a cena le puoi mangiare,

su, su mettiamoci a lavorare.

Metti l’acqua a bollir sul fuoco,

prepara un pentolino e sale poco.

Quando la pasta è bella al dente,

prendi un altro recipiente.

Or in esso due tuorli sbatti piano,

ed aggiungi il parmigiano.

Casalinga affaccendata,

già la pasta l’hai scolata

Versa le penne dentro la terrina,

aggiungi poca panna e ricotta genuina.

Di pepe un pizzico aggiungi giusto,

quel che basta ad esaltarne il gusto.

Or che è ben amalgamato,

servi tutto il preparato.

Se le mangi in famiglia,

buon appetito e tanta gioia.

Erminio Quadraroli

Letizia Chilelli

Profumi Terziari. Appartengono alla prima

categoria tutti quei profumi che sono propri

del vitigno,che si possono, cioè, avvertire

anche solo al primo “contatto”col

grappolo e, che regalano al vino sentori

come salvia, rosa e pesca… Esempi noti di

questa categoria sono il Moscato, le

Malvasie, i Brachetti, i Gewürztraminer. I

profumi secondari, di seconda formazione,

si sprigionano al momento della pigiatura

e della fermentazione dell’uva e donano al

vino sentori fragranti e freschi di fiori, frutta

e vegetali in genere. Alcuni esempi sono

lo Chardonnay Bianco e il Cabernet

Rosso. I profumi di terza formazione,

ovvero i profumi terziari, si formano

con il lento trascorrer del

tempo, quando i profumi primari e

secondari tendono a diminuire,

lasciando posto alla formazione di

“fragranze”più mature, come sentori

di spezie, tostati, animali e eterei.

Esempi di questi profumi li troviamo

nei grandi vini invecchiati. E’

palese, quindi, che nei vini giovani

si tenderà a incontrare profumi primari

e secondari, mentre nei vini

invecchiati ci sarà la prevalenza di

profumi terziari. Potremo, infine,

riassumere dicendo che i Vini

Bianchi, evocano fiori e frutta a

bacca bianca, mentre i Vini Rossi,

ci regalano profumi di fiori e frutta

a bacca rossa. Quindi se il nostro

bicchiere è privo di difetti e alterazioni

a livello visivo, passeremo

all’Esame Gustativo, altrimenti

chiuderemo qui la nostra degustazione.


Tanti bacioni

al mio piccolo

fiore di campo Ale,

dalla tua ilaria

- Tantissimi auguri di buon compleanno a Mirco Imperoli che ha compiuto 25

anni l’8 Febbraio. Auguri da parte della tua madrina.

- Buon compleanno a Valentina Vita che ha compiuto gli anni il 13 Febbraio,

dalla mamma, il papà, il fratello, Mirco, Marisa e Giorgio.

- Buon Compleanno a Maria che ha compiuto gli anni il 20 Febbraio e a Paolo

che compirà gli anni il 20 Marzo da parte della sorella Marisa, Giorgio e dai nipoti

Roberto e Valentina.

Auguri da Campo de’ fiori a tutti i festeggiati

Tantissimi Auguri a

Valentina

di Sacrofano

che compie 18 anni

il 13 Marzo

da parte delle sue

compagne di scuola

Infiniti Auguri a

Orlando Bertocci e Maria Rosa Peri

che hanno festeggiato

25 anni di Matrimonio

auguri alla splendida coppia dai

parenti ed amici tutti.

La redazione di Campo de’ fiori

si unisce agli auguri


26

Scopri l’Arte di

Campo de’ fiori

Cristina Evangelisti

Prof. Franco Valeri

Conoscevo Franco

Valeri come lo

scultore che realizzò,

negli anni

’70, il monumento

ai caduti della

resistenza, posto

in Piazza della

Liberazione a

Civita Castellana.

Ignoravo di trovarmi

al cospetto

di un grande artista conosciuto e

ricercato sia in Italia che all’estero.

Franco Valeri si diploma, nel 1949,

presso la scuola d’Arte di Civita

Castellana e poi presso il Liceo

Artistico di Via di Ripetta a Roma.

Ancora studente, un suo professore

di scultura, Edgardo Mannucci, lo

vuole nel suo studio di Via Margutta

17. Ricordando quegli anni, il volto

del Prof. Valeri si illumina e, su di

esso, si ripropone l’espressione di

un giovane promettente, pieno di

talento e con negli occhi il sogno di

una carriera artistica tutta da percorrere.

Con grande tenerezza per

quel ricordo, ci racconta di quando

si recava tutte le mattine in quello

studio, con la mansione di ragazzo

di bottega. Lì, i più grandi artisti del

momento, come Fazzini, autore

della scultura “Il Cristo Risorto”, sul

fronte dell’aula Paolo VI in

Vaticano, Burri, Afro e Montanarini

(che insegnò anche presso la scuola

d’arte di Civita Castellana e fu

Rettore all’Accademia delle Belle

Arti di Roma), si incontravano ed

esprimevano la loro arte. Un giorno,

il suo professore, conscio dell’abilità

del giovane Valeri, lo fornisce

di un pezzo di legno duro e gli chiede

di scolpirlo. Ne esce un bellissimo

volto che verrà esposto e venduto

in una galleria ad un modestissimo

prezzo che il Valeri gli attribuirà,

rapportando il suo lavoro a

quello, secondo lui, ben più faticoso

svolto dal padre. Nel frattempo

si laurea presso l’Accademia delle

Belle Arti di Roma. Dal 1958 al

1964 insegna presso l’Istituto

Statale D’Arte di Civita Castellana e

ritorna infine all’Accademia di Roma

per ricoprire la prestigiosa cattedra

di Scultura. Il Prof. Franco Valeri

espone opere di pittura e scultura

presso manifestazioni di rilievo

quali: le Quadriennali di Roma,

L’Agostiniana di Roma, L’Angelicum

di Milano, il premio Federico Motta

Editore di Milano, la Pro Civitate di

Assisi e la Mostra Internazionale di

Lugano. Realizza opere di carattere

religioso, inserite in chiese di alto

valore storico ed architettonico.

Produce opere per piazze italiane e

straniere. In Israele realizza il

ritratto in bronzo di Paolo VI, presso

la cappella sul Monte Tabor.

Nell’Alto Volta esegue bassorilievi

per una chiesa cristiana. Realizza

due pannelli in bronzo per l’ITIS di

Viterbo. Crea una moltitudine di

opere esposte in molte collezioni

pubbliche e private italiane, tra le

quali la Galleria Pro Civitate di

Assisi, l’Angelicum di Milano, la

Galleria Comunale di Arte Moderna

di Roma, l’Amministrazione

Provinciale di Viterbo e la Cassa di

Risparmio della Provincia di

Viterbo. Allestisce, inoltre, mostre

personali a Roma, Milano e Viterbo,

presso le più importanti gallerie private

e dentro splendide cornici

comunali. Ha partecipato di recente

ad una mostra internazionale

collettiva organizzata dal Ministero

dei Beni Culturali ed Ambientali e

ad una mostra collettiva organizzata

dall’Ente Provinciale per il

Turismo di Roma. E’ citato nel volume

“Scultura Italiana del

Dopoguerra” di Mario De Micheli ed

in riviste prestigiose quali

“Inchieste di Urbanistica e

Architettura” della IEPI, “Concilio

Vaticano Secondo” dei Fratelli

Fabbri Editori. Come libero professionista,

esegue progetti di scenografie

per la RAI Radio Televisione

Italiana ed a partire dal 1970, svolge

anche attività di Designer, collaborando

con la figlia Chiara, sua

degna allieva. Progetta per l’industria

ceramica ASTRA una linea

bagno antesignana nello stile già

negli anni ’70 e ne è in produzione,

attualmente, una nuova presso la

ceramica AZZURRA. Per Civita

Castellana il Prof. Valeri, oltre al

monumento ai caduti della resistenza

e al monumento ai caduti di

tutte le guerre, ha realizzato il

monumento al ceramista, dove

sono raffigurate tutte le fasi della

lavorazione di questo materiale,

nell’industria e nell’artigianato. Ciò

che più mi ha colpito del Prof. Valeri

è l’uomo semplice che è in lui, l’amore

ed il rispetto per le sue radici

e la sua disponibilità ad aprirsi ai

giovani, mettendo a loro disposizione

la sua lunga e preziosa esperienza,

sempre pronto a raccogliere

ciò che anche i giovani possono

suggerirgli, per una nuova arte che

guarda al futuro.

il Monumento ai Caduti di Tutte le Guerre

in Via Belvedere Faleri Veteres

particolari: a sx monumento ai caduti di tutte le guerre

a dx monumento ai caduti della resistenza in Piazza della Liberazione

il Prof. Valeri (al centro) con Luigi Montanarini (a sx) ed

il Presidente della Roma Sensi (a dx)

ritratto di Chiara

Monumento al

Ceramista

predizione di gloria a

Tarquinio Prisco

bassorilievo in ceramica smaltata

CA.RI.VIT. Civita Castellana


28

Campo de’ fiori

Come eravamo

Cinema, che passione!

di

Alessandro Soli

Erano gli anni 50/60, a

Civita Castellana potevamo

ritenerci fortunati,

perché avevamo due

sale cinematografiche, e

a quei tempi, così avari

di svago e divertimenti,

questo rappresentava il

massimo per noi ragazzi

di provincia. Quanti

ricordi affiorano nella mia mente, cercherò

come ho fatto finora, di rievocarne alcuni

per farli uscire dal dimenticatoio in cui i

miei coetanei li hanno relegati,

e cercare di stimolare

sentimenti nelle nuove

generazioni. Il Cinema

Teatro Florida antico palcoscenico

di piccole recite

scolastiche e amatoriali,

usato anche come cinema,

ha rappresentato da sempre

il luogo deputato a fare

teatro, perché dotato di

una acustica perfetta, limitato

nella capienza, con

tanto di sipario e camerini,

una bomboniera, rispetto al

maestoso Cinema Flaminio

, il vero tempio della

“settima arte”. Ricordo

ancora quando fu proiettato

il primo film in

Cinemascope, con la sala

ristrutturata, e questo grande schermo rettangolare

che non finiva mai, dove Robert

Taylor, Mel Ferrer, e Tony Curtis, attori

dell’epoca, ci facevano rivivere le gesta di

Re Artù e Lancillotto, il tutto in

Tecnicolor. A quei tempi, non c’era l’aria

condizionata, ed ecco il soffitto del cinema

si apriva come per incanto, e l’afa estiva si

trasformava in brezza, e di sera altre stelle

brillavano insieme a quelle della Lux Film.

Altro ricordo particolare, fu il cosiddetto

film tridimensionale pellicole particolari

visibili con speciali occhialetti di cartone

e plastica colorata, che ci venivano dati

all’ingresso in sala. Per noi l’andare al cinema

era allora un rito, l’ avvenimento “cult”

della domenica pomeriggio. Nella mia poesia

“Civita mia” dò una pennellata a questo

avvenimento dicendo “’e domeniche

doppo pranzo, fatte de spinte, pe’

entrà ar cinema Flaminio” già, perché

noi eravamo lì accalcati davanti alle porte di

ingresso in legno e vetro due ore prima dell’inizio

del primo spettacolo, tutti tesi nell’immane

sforzo di entrare per primi ed

occupare i posti migliori, non appena veniva

aperta mezza porta. E’ doveroso a questo

punto ricordare vari personaggi che

hanno fatto la storia e per certi versi, la fortuna

del Cinema Flaminio, come zì Lino

Evangelisti e le famiglie Fasoli, i custodi

della sala, i cui rampolli Franco e il cugino

Mario, nostri coetanei, erano invidiati da

tutti, perché abitando nello stabile, potevano

vedere, e gratis, tutti i film proiettati,

seduti comodamente, e senza incorrere

nell’esclusione per i film allora vietati ai

minori di anni 18. Poi la dolce cassiera ,la

Sig.na Ines Mariani alla quale porgevi le

monete per il biglietto, per anni e anni

sempre uguale, sempre lo stesso, con

stampigliato il timbro S.I.A.E. e la maschera

della musa del cinema, ad essa chiedevi

subito se la sala era piena, oppure quando

iniziava il film. Sciocche domande, certo

non fatte da noi, che entrando per primi ,

di corsa e vocianti, ci imbattevamo in colui

che rappresentava la maschera per antonomasia:

Alessandro Zitelli detto

”Lisandro Cacarella.” Sinceramente non

so il motivo di quel soprannome, se dato

per motivi fisiologici, ma per noi, “cacarella”

era quella che ti faceva venire, quando,

col suo frustino di bambù ti minacciava

se parlavi in sala durante il film, oppure

non lasciavi il posto, quando terminato lo

spettacolo, volevi rivederlo daccapo, noncurante

della gente che stava aspettando in

piedi.Per quanto riguarda gli operatori alla

macchina di proiezione, noi fisicamente

non li vedevamo mai, perché stavano lì

sopra alla galleria, tra “ pizze” da avvolgere

e obiettivi da mettere

a fuoco ce ne accorgevamo

però quando saltava

la pellicola, o peggio

ancora, quando la lente la

bruciava , perché passavano

interminabili minuti

prima della ripresa del film.

Una menzione particolare

voglio darla ad altri due

personaggi, Pietro

Paternesi e Giovanni

Morganti ( per i civitonici,

quello che venneva i fichi

d’india co’ ‘o canestro)

addetti al trasporto dei cartelloni

con le locandine dei

film in piazza Matteotti.,

lavoro manuale, ma utilissimo,

perché attraverso

quella grande bacheca

ambulante passava la programmazione dei

films.Certo erano altri tempi, ora andare al

cinema non è più un avvenimento, nei piccoli

paesi addirittura è un’abitudine che sta

scomparendo, perché soppiantata dalle

multisale e dal noleggio dei vari CD, o DVD;

ma il fascino per il grande schermo resterà

sempre e se il Cinema finora ha resistito

all’urto di nuovi svaghi e divertimenti, lo

deve in piccola parte anche a noi “giovani

degli anni 60” che facevamo a spinte

per entrare ed uscivamo dal Cinema

Flaminio, con la lingua lessata da quattro

cucchiai di bruscolini (semi di zucca

salati) o addolcita da due “sgummarelli

de lupini” (fusaie).

Aò, noi eravamo felici così.


30

Campo de’ fiori

Cari amici

la storia di Noel si arricchisce sempre più

di nuove avventure.

Conservate gli inserti e ... buona lettura

dai vostri Cecilia e Federico

soggetto

e

testo

Sandro Anselmi

continua sul prossimo numero...


ROMA

RIONE TRASTEVERE

Palazzo Dal Pozzo a

Piazza San Calisto

(1615-1885)

Prof. Arch. Enea Cisbani

La costruzione di Palazzo Dal Pozzo, deve

essere storicamente collocata tra il 1610 e il

1615, in concomitanza con l’apertura dello

Stradone di San Francesco a Ripa che collega

l’omonima chiesa con la piazza, celebre,

di Santa Maria in Trastevere, preceduta da

un altro slargo, ben più modesto, di San

Calisto sul quale si affaccia il palazzo, costruito

sotto il Pontificato di Paolo V Borghese.

Palazzo Dal Pozzo è attualmente delimitato

dalla piazza di S.Calisto e da via della

Cisterna, anticamente denominata Vicolo Dal

Pozzo.

Il Palazzo Trasteverino conclude prospetticamente

la lunga infilata e successione di case

popolari e minute poste ai lati dell’asse viario

Barocco e la sua chiarezza esecutiva e tipologica,

l’assoluta semplicità dei dettagli architettonici

e decorativi, unitamente all’originalità

del portale e del profondo androne, da cui

si intravede la grande corte interna, ne fanno

un episodio architettonico di grande valore

dimenticato dalla cultura artistica ufficiale.

Il palazzo fu la dimora romana di Cassiano

Dal Pozzo, eccezionale erudito e uomo di

cultura della Roma Barocca, amante delle arti

e cultore di grandi architetti e pittori come

Andrea Sacchi, Nicolas Poussin e Pietro

da Cortona che facevano della Roma

Barocca un eccezionale centro di cultura artistica

e figurativa.

Che il palazzo trasteverino appartenne a

Cassiano Dal Pozzo è attestato dall’Arma

Gentilizia della sua famiglia , due serpenti

alati bifronti con pozzo al centro, posta sopra

il cornicione dell’alto portone.

Nel palazzo del rione trastevere Cassiano vi

formò il suo ricco museo personale, composto

da dipinti e libri antichi.

L’acquisto del palazzo da parte del Dal Pozzo

Campo de’ fiori

è attestato dall’atto notarile rogato a Roma il

30 Giugno 1621 in nome di Giovanni

Secondo Ferrero Ponzigliani in favore di

Michele, zio di Cassiano Dal Pozzo.

Il palazzo …”fu convegno di quanti letterati

uomini albergava Roma e di quanti

la visitassero stranieri…..”.

Appartenne a Cassiano dal 1621 al 1657,

anno della sua morte, avvenuta il 22 Ottobre

dello stesso anno con sepoltura nella Chiesa

di Santa Maria sopra Minerva..

Dopo la morte di Cassiano, il palazzo e il ricco

museo passarono in eredità al fratello Carlo e

nel 1689 al proprio figlio Gabriele e da questi

al suo erede Cosimo Antonio, con cui la

famiglia Dal Pozzo si estinse intorno al 1730.

Successivamente il palazzo divenne Collegio

Femminile della SS.ma Assunzione della

Beata Vergine Maria.

La vicenda del palazzo è collegata a

quella di Civita Castellana.

Nel 1730 il ricco archivio e museo di

Cassiano, tra cui cinquanta dipinti del

Poussin, subirono alterne vicende: acquistato

dalla famiglia Albani, fu in parte smembrato

con alcune opere inviate a Torino e

altre in Francia.

Addirittura una parte consistente dei dipinti e

dei carteggi comprati dai Sovrani Tedeschi,

nel viaggio in mare da Civitavecchia a

Genova, a seguito di una burrasca, affondarono

in mare.

Il Poussin, celebre pittore francese del XVII

secolo, fu più volte ospitato nel palazzo da

Cassiano Dal Pozzo, suo fervente protettore

e ammiratore e sappiamo che lo stesso pittore

soggiornò a più riprese a Civita

31

Castellana, dove eseguì

numerosi dipinti, per lo più

vedute, tra cui un dipinto di

modeste dimensioni ispirato

all’episodio della storia antica di

Civita Castellana, del maestro

fedifrago che consegna i suoi

allievi ai soldati romani di Furio

Camillo che nel 394 a.C.cinge

d’assedio Civita Castellana, ultimo

baluardo delle popolazioni

Italiche contro Roma.

L’episodio e’ ben noto: i maggiorenti

della città avevano affidato

l’educazione dei propri figli a un precettore,

il quale per accattivarsi i favori dei

Romani consegna a loro i giovani allievi.

Furio Camillo, tribuno, non accetta lo scambio,

fa arrestare il maestro e riporta i giovani

alle loro case.

La comunità colpita dal gesto si arrende ai

Romani, diventando loro alleata.

L’episodio storico, realtà o leggenda, è dunque

ben noto, ma avvolti nella nebbia i destini

del dipinto.

Composto a Civita castellana tra il 1630 e il

1635, fu donato da Nicolas Poussin alla

comunità di Civita Castellana in segno di gratitudine

verso la città, che a più riprese l’ospitò

nei suoi soggiorni di lavoro.

Il pittore soggiornava presso l’Albergo dei

Tre Re, posto alla confluenza della strada

per Castel S.Elia, in una dimora che agli inizi

dell’800 vide ospitare un altro grande pittore

francese il Corot.

Il tema, classico e di forte ispirazione civile,

non poteva essere certo conservato in qualche

chiesa, tanto che per ragioni tuttora

ignote lo ritroviamo a Roma nell’800 nella

bottega di un antiquario e da lì scompare

definitivamente, per poi ripresentarsi recentemente

nella ricca collezione di un magnate

americano della finanza internazionale.

Il dipinto civitonico, forse venduto per rimpinguare

qualche debito, mostra il destino

comune a tante opere d’arte: vendute per un

tozzo di pane, anche perché nessuno in quel

periodo poteva certo immaginare la futura

importanza del pittore francese.

Scopri lo Sport

Vi invitiamo ad indovinare il noto personaggio sportivo riportato nella foto a fianco.

I primi cinque che indovineranno e ne daranno comunicazione in redazione, avranno diritto a

ricevere un premio offerto da FLASH JEANS di Fabrica di Roma


32

Campo de’ fiori

Amarcord i

luoghi dell’infanzia

di Cristina Evangelisti

panorama della forra con i resti del Tempio di Giunone

Il Tempio di Giunone, sito

archeologico situato in una

delle forre che costeggiano

Civita Castellana, tra l’altura

del Vignale e quella delle

Colonnette, attualmente

abbandonato a se stesso e

alla natura che ne ha nascosto

ogni traccia di antica civiltà

falisca, era, negli anni ’50,

una delle mete preferite dai

ragazzini di Civita Castellana.

Il Tempio di Giunone era, per

il popolo falisco, il luogo di

culto più importante di tutto

l’Ager Faliscus, come riportava

Ovidio che prese in sposa

una giovane donna di Falerii

Veteres (odierna Civita

Castellana) ed anche il punto

dal quale si diramavano arterie

viarie per raggiungere

Faleri Novi, la Via Amerina,

Corchiano, Gal-lese, Nepi etc.

Fabrizio e Massimo si davano

appuntamento con i loro

amici in Piazza Matteotti e da

qui, scendendo per Corso

Bruno Buozzi e Via Ferretti,

arrivavano fino al bivio che

porta a Castel Sant’Elia, proprio

all’altezza della bellissima

Porta Borgiana. Di fronte

al bivio, una strada sterrata li

conduceva verso il torrente

Rio Maggiore che attraversavano

grazie ad un ponte a

schiena d’asino di origine

medioevale. Poco più avanti i

ruderi dell’antico Tempio

erano la cornice ideale per

giochi come “nascondino” e

gli antichi basamenti del

Tempio formavano ottime

trincee per chi, giocando alla

guerra, doveva ripararsi dai

sassi lanciati per mezzo di

potenti fionde. Le antiche

grotte affrescate che un

tempo fungevano da Chiese

rupestri per i cristiani perseguitati,

erano un ottimo

nascondiglio per poi spaventarsi

l’un l’altro. Prima che il

sole calasse e che in quella

gola scendesse l’ombra della

sera, i ragazzi si riavviavano,

con qualche graffio o bernoccolo

in più, risalendo la forra,

per raggiungere nuovamente

le loro case, dandosi appuntamento

per la prossima

escursione.

il ponte a schiena d’asino

ormai coperto dalla vegetazione

Porta Borgiana

antica porta sulla via per il Tempio

ingresso di una chiesa rupestre

resti del Tempio


Campo de’ fiori

33

Il Consulente di ...Campo de’ fiori

Oggi rispondiamo alla e-mail del sig.

Bruno, il quale si interroga sulla responsabilità

per danni provocati da un cavallo.

Mia figlia va a cavallo in un maneggio e ieri

un cavallo è scappato di mano ad un

ragazzo provocando danni ad una persona.

Chi ne risponde

Il codice civile prevede che il proprietario

di un animale , o anche chi solo se ne

serve, sia responsabile per i danni dallo

stesso cagionati. La responsabilità grava

pertanto grava su queste figure, in funzione

del solo collegamento causale fra

condotta dell’animale e danno dallo stesso

cagionato (ossia semplicemente quando

dal comportamento dell’animale si produce

un danno, indipendentemente dalla

condotta del proprietario).

La responsabilità per il danno prodotto

dall’animale sussiste anche quando l’animale

stesso sia fuggito o sia smarrito.

( I casi però in questo genere di responsabilità

sono moltissimi e con diversissime

sfumature che cambiano le cose: se vi è

un istruttore, e se questi è federale o no (

per cui risponde con la propria assicurazione

obbligatoria), se il maneggio è affiliato

ad una federazione equestre FISE o

ANTE , per cui abbiamo norme e considerazioni

particolari, ed infine se il cavaliere

sia patentato o no.

Per questo ogni caso va valutato di volta in

volta da uno specialista. La nostra risposta,

per il sig. Bruno che non spiega oltre,

è solo informativa e d’orientamento).

Il legislatore ha tuttavia previsto che il

proprietario non possa essere ritenuto

responsabile allorché l’evento dannoso

prodotto dall’animale sia riconducibile al

caso fortuito, ossia un fattore esterno che

rivesta i caratteri della imprevedibilità, inevitabilità

e assoluta eccezionalità.

Di fatto il soggetto danneggiato a seguito

della condotta di un animale, sarà tenuto

a dimostrare solamente di aver subito

direttamente un danno derivato dalla sua

condotta. Il proprietario dello stesso o chi

ne fa uso potrà , conseguentemente, liberarsi

di tale responsabilità ( che come sottolineato

è del tutto indipendente da una

colpa in capo allo stesso) solo dimostrando

che l’evento lesivo deriva da un fattore

estraneo alla sua sfera soggettiva, ed è

idoneo ad interrompere il collegamento

causale tra condotta ed evento dannoso,

per l’appunto “ caso fortuito”.

Caso fortuito può identificarsi anche nel

fatto del terzo e nella colpa del danneggiato,

allorché sia un fatto determinante

nel rapporto causale.

Venendo al caso prospettato, la giurisprudenza

è tendenzialmente uniforme, in

applicazione di quanto detto , a riconoscere

che il gestore del maneggio, in quanto

proprietario o utilizzatore dei cavalli che

servono per le esercitazioni, sia soggetto,

per i danni subiti dagli allievi durante le

esercitazioni ( eseguite sotto sorveglianza

di un istruttore) , ed in condizioni quindi

che ne privano il cavaliere della disponibilità

dell’animale, alla presunzione di

responsabilità . Diverso è il caso di danni

conseguenti alle esercitazioni di giovanissimi

allievi o principianti, la cui inesperienza

e conseguente incapacità di controllo dell’animale

è rimessa all’istruttore presente.

La tipologia di responsabilità in commento,

trova, infatti, la sua origine non nel comportamento

o attività del proprietario,

quanto piuttosto nell’attività dell’animale

stesso e il suo limite nel caso fortuito.

Dott. Giulia Radice

Nel prossimo numero affronteremo un problema

di grande attualità e sentitissimo da molte

persone che non trovano una facile soluzione:

La clonazione della carta di credito o del bancomat

ed il rifiuto delle banche di coprire la perdita,

a danno del malcapitato correntista.

COSA FARE !

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34

Campo de’ fiori

Il Nuovo Rischio AIDS

continua dal n. 14 di Campo de’ fiori

del Dott.

Maurizio Martini

Abbiamo già detto che

il nuovo rischio AIDS

consiste fondamentalmente

nella mancanza

di “attenzione” o

meglio ancora nella

diminuzione di prevenzione

e informazione

nei confronti di questa

malattia. Le cure mediche

e farmacologiche

dell’AIDS sono state in

grado di trasformare

questa mortale malattia

in una patologia cronica che permette una

lunga sopravvivenza. Ma la cura odierna non

corrisponde ad un vaccino che può difenderci

completamente impedendo l’ingresso del

virus nelle nostre cellule! La cura infatti

impedisce al virus, ormai già dentro di noi, di

replicarsi e quindi di distruggere le nostre

cellule, ma il virus è sempre presente e come

ogni organismo vivente, si può adattare e

mutare divenendo resistente. Per questo

motivo ancora oggi è importante la prevenzione

che, finchè non si troverà un vaccino

efficace, rimane la nostra unica vera arma di

difesa nei confronti di questa malattia.

Rimarco molto questo aspetto perché si sta

assistendo ad una progressiva diminuzione di

informazione medica e quindi di prevenzione

nella nostra società. Sempre minore è l’impegno

per esempio nell’informazione verso i

giovani, che rappresentano purtroppo statisticamente

la porzione di popolazione che

oggi più facilmente è a rischio di contrarre il

virus. Credo sia necessario impegnare operatori

sanitari esperti nel settore nella divulgazione

dell’informazione preventiva, non soltanto

a livello familiare, dove i genitori per

primi devono educare e seguire i propri figli

nella loro maturazione sessuale, ma anche a

livello scolastico, dove a mio parere, un ruolo

di primaria importanza informativa può essere

svolto dai docenti nei confronti degli alunni

e anche dei loro genitori. In questa sede

cercherò soltanto di dare delle direttive di

informazione preventiva che, credo, possano

essere molto utili. In ogni caso per problemi

più specifici, ci si può rivolgere al proprio

medico di famiglia, che rappresenta sempre

un validissimo supporto in questo tipo di problematiche.

Vorrei premettere prima di tutto

che nella mia trattazione non mi soffermerò

sull’aspetto morale o etico che la divulgazione

dell’informazione preventiva nei confronti

dell’AIDS comporta. Ritengo che questo specifico

aspetto si debba affrontare in altri

ambiti e soprattutto con sociologi, esperti

psicologi, etici e religiosi. Partiamo dal presupposto

che il virus dell’HIV è un virus

molto debole e che difficilmente resiste ad

un qualsiasi agente disinfettante, o per

esempio all’aria aperta. Proprio per questo è

difficile infettarsi con il virus attraverso il contatto

cutaneo con del sangue infetto per

esempio. Un rischio superiore lo si corre tramite

punture o tagli con siringhe infette e

lame sporche di sangue, ma anche in questo

caso difficilmente si contrae la malattia.

Solitamente il virus si contrae tramite rapporti

sessuali prolungati con partner infetti, o

con scambio continuo di materiale ematico o

liquidi biologici infetti. La saliva di soggetti

malati di solito non è in grado di trasmettere

la malattia e questo perché il virus in essa è

presente in scarsissima quantità. Quindi, il

bacio o i rapporti orali di solito non sono in

grado di trasmettere il virus, anche se lesioni

cutanee con perdite di sangue possono

aumentare il rischio di infezione. Lo sperma,

il sangue e i liquidi vaginali invece contengono

maggiori quantità di virus e possono quindi

più facilmente trasmettere l’infezione,

soprattutto poi se il rapporto sessuale provoca

delle ferite alle mucose coinvolte (questo

è particolarmente vero per i rapporti anali).

Come ho gia detto, di solito non ci si infetta

con un solo rapporto sessuale con una persona

infetta, ma attraverso rapporti continuativi.

In caso di rapporto non sicuro e con

persona sconosciuta, è importante l’uso del

preservativo che rappresenta ancora oggi l’unica

difesa valida nei confronti dell’infezione

da HIV. Anche lo scambio di sangue tramite

trasfusioni o siringhe può trasmettere il virus,

ma da tempo ormai le donazioni di sangue

vengono strettamente sorvegliate e oggi

sono molto sicure. Chiudo ribadendo ancora

una volta che fondamentale nella lotta a questa

malattia è la prevenzione che deve essere

ripresa e condotta con maggiore veemenza

soprattutto verso quella fascia della popolazione

che oggi è più a rischio, i giovani.


Ognuno è speciale a modo suo

Riporto la testimonianza

di una mamma, la signora

Giovanna Ruta

Spartigati, di Alpignano

(To):

Proviamoci. Proviamoci a chiudere gli occhi.

Privi della vista ci accorgeremmo come risulti

inevitabilmente complicato compiere gli

atti più semplici della vita quotidiana - lavarsi,

vestirsi o mangiare-. Ancora più complicato,

se non impossibile, passeggiare, correre,

guidare. Quelle condizioni, però, non

potrebbero impedirci di sviluppare altri

sensi, come odorato e udito, e quindi il

saper riconoscere ed apprezzare, per esempio,

i profumi che trasporta il vento o le sottili

armonie di una melodia. Se provassimo

invece a fermare le gambe e ad utilizzare

una sedia a rotelle, ci accorgeremmo che

spesso nemmeno gli edifici pubblici hanno

servo scala o ascensore, che salire sui marciapiedi

diventa maledettamente difficile

Campo de’ fiori

35

senza gli appositi scivoli, che tanti automobilisti

posteggiano in modo incivile impedendo

il passaggio delle carrozzine (anche quelle

da neonato). Sarebbe comunque possibile

impegnarci in tante altre attività: pittura,

lettura, musica. Potremmo, perché nò, scrivere

poesie o diventare maghi dell’informatica.

Se immaginassimo, ancora, di soffrire

un ritardo mentale, di avere ad esempio il

corpo di un adulto e l’intelletto di un bambino,

forse non saremmo delle cime a scuola

o a far di conto, ma in compenso potremmo

senz’altro eccellere nel donare affetto, amicizia

e gratitudine a quanti sapranno volerci

bene. Solo vestire i panni di un portatore di

handicap può aiutare a capire le notevoli difficoltà

che tale situazione comporta nella

vita di tutti i giorni, quasi sempre dovute alle

carenze strutturali di una società che non è

pronta ad accogliere queste persone le

quali, pur presentando determinate limitazioni

funzionali a livello fisico, sensoriale o

intellettivo, hanno ovviamente diritto, come

tutti noi, a delle precise opportunità esistenziali

che riguardano lo studio, il lavoro, la

famiglia, il tempo libero. Possono peraltro

esprimere, per una innato istinto di “compensazione”,

notevoli potenzialità manuali,

culturali ed emotive soprattutto in quei

campi non direttamente interessati da inabilità.

Un giacimento di capacità spesso inesplorato

a causa di ignoranza o, peggio,

indifferenza e che invece, opportunamente

valorizzato, potrebbe dimostrarsi di straordinaria

utilità sociale. Concetti che possono

sembrare banali, ma che credo, vadano

sempre e comunque rimarcati. Infatti, se è

vero che l’integrazione civile e sociale di

queste persone con difficoltà psico-fisiche

passa attraverso l’abbattimento delle barriere

architettoniche, attraverso una scuola

pubblica che garantisca insegnanti di sostegno

o un lavoro in aziende dove possano

essere veramente e dignitosamente produttivi,

è pure vero che è necessario da parte

nostra un rinnovato atteggiamento mentale

e culturale, che non tenda a considera-rli in

m o d o

commiserevole

e

riduttivo

come una

semplice

“categoria”,

ma li

guardi

come persone

normali,

con i

loro pregi

e difetti,

che godono

di precisi

diritti

più o

meno collegati

alla

loro condizione

di

Michele Maggioli, giocatore della

Nazionale di Basket,

insieme a Michele Moscioni

handicap, e, perché nò, devono adempiere a

precisi doveri come uomini e come cittadini.

Per avere un quadro della situazione può

essere utile sapere che in Italia si contano

almeno 2.800.000 disabili, pari al 5% della

popolazione, mentre sono circa 6milioni

(10% della popolazione) le persone direttamente

coinvolte in una situazione di disabilità.

Bisogna considerare che un tale numero

di portatori di handicap richiede la dedizione

di almeno 3miliardi di ore/annue, delle

quali ben il 95% sono sostenute interamente

dalle famiglie di origine; solo il 5% da

associazioni o istituti esterni alla famiglia. La

nostra società potrà dirsi veramente civile

solo quando darà la possibilità a tutti i suoi

componenti, anche quelli che partono da

posizioni di svantaggio fisico, economico e

sociale, di realizzare le proprie potenzialità

perché nessuno debba sentirsi inadeguato.

Ciascuno di noi, sempre e comunque, con le

proprie peculiari qualità, è certamente una

persona speciale, come tale merita di essere

rispettata, di essere felice, di essere quello

che è.


Campo de’ fiori

37

CIAK SI GIRA

di Roberto Moscioni

Per confermare quanto ho già

detto,nell’articolo CIAK SI GIRA (LA

CORONA DI FERRO) sul n. 13 di

Campo de’ fiori, dove ho scritto che

il grande regista Alessandro Bla-setti

provò un grande amore per Civita

Castellana, bisogna fare un viaggio

fino al 1957, ben 17 anni dopo il

grande successo di quel film, per

scoprire che ancora una volta A.

Blasetti scelse Civita Castellana

come ambientazione per il film

AMORE E CHIACCHIERE (salviamo

il panorama) una commedia

che spiega i “difetti” degli italiani,

mettendo in contrapposizione l’amore

e le chiacchiere. Questa la

trama del film: Il proprietario di

una bellissima villa sul mare, interpretato

da Gino Cervi, deve lottare

contro la costruzione di un’ ospizio

che priverebbe la sua abitazione del

bel panorama. Pertanto il ricco industriale

chiede l’ aiuto del sindaco,

interpretato da Vittorio De Sica che,

già angustiato dalla storia d’amore

tra il figlio, interpretato da Geronimo

Maynier e la figlia dello spazzino,

interpretata da una giovanissima

Carla Gravina, è disposto ad aiutarlo.

Il film fu sceneggiato dal grande

scrittore e regista Cesare Zavattini,

“padre” del Neorealismo

Cinematografico Italiano, sceneggiatore

di moltissimi film di successo

come, LADRI DI BICICLETTE, MIRA-

COLO A MILANO e SCIUSCIA’ tanto

per citarne alcuni. Il film e’ una sorta

di favola morale dove appaiono temi

come il pregiudizio sociale, la vanita’

del parlare e la tentazione dell’ oratoria

in contrasto con l’Amore, quello

con la A maiuscola, quello che non

conosce pregiudizi, sbocciato tra due

giovani di diversa estrazione sociale:

lui, figlio del sindaco e lei, la figlia

dello spazzino, costretti a fuggire pur

di stare insieme. Nel film molti sono

gli scorci di Civita Castellana scelti

dall’ occhio vigile di A. Blasetti come

ad esempio il Ponte Clementino,

Piazza Quintana, Piazza del Duomo,

Piazza Matteotti e la bellissima Via

Roma.

continua sul prossimo numero...

il ponte clementino

Due immagini a confronto di Via Roma. La prima come appariva in una scena del film nel lontano 1957,

la seconda come appare oggi.

Piazza San Gregorio vista da due diverse angolazioni con dei bambini civitonici che fanno da comparse

ancora uno scorcio di Via Roma, Piazza Duomo con la Cattedrale sullo sfondo, portone di un palazzo in Piazza Duomo


38

MITI

DEI

ed EROI

Febo Apollo: il Dio del Sole

di

Barbara Pastorelli

Apollo rappresenta uno

degli dei più grandi sia

del Pantheon greco che

di quello latino. Figlio di

Zeus e di Leto, nacque

insieme alla sorella

gemella Artemide (La

Luna) nell’isola galleggiante

di Delo ai piedi

del monte Cinto. Non fu

allattato dalla madre, ma nutrito da Temi

con nettare ed ambrosia. Dopo alcuni giorni

dalla nascita, Apollo lasciò Delo alla

ricerca di un luogo adatto per fondare una

sede oracolare. Attraversò così tutta la

Grecia e dovette superare numerosi ostacoli

prima di fondare il suo oracolo. Giunto

a Delfi uccise Pitone, un enorme serpente

femmina, che aveva insidiato sua madre

incinta e, alla fine, prese possesso dell’oracolo

custodito dal mostro. In seguito

però, per purificarsi dell’uccisione di

Pitone, dovette recarsi nella valle di Tempe

dove scontò otto anni di esilio. Partecipò

anche alla congiura contro suo padre Zeus

Indovina Indovinello...

Cuor che batte nel taschino, cuor che batte sulla torre tutto

il giorno ci discorre, della notte e del mattino.

Ci ricorda premuroso, come il tempo sia prezioso.

Che cos’è.........

Campo de’ fiori

Apollo e Dafne

e per questo motivo fu punito e costretto

a mettersi al servizio di Laomedonte , re di

Troia,che gli impose di costruire le mura

della città. Apollo fu dio del vaticinio e

della divinazione, dio delle arti e della

musica. Venne chiamato anche Febo, “il

brillante”, come dio del sole. Giovane e di

bell’aspetto ebbe numerosi amori con

Muse, ninfe e donne mortali. Tra le più

note vi furono Acanto, Cirene e Dafne,

figlia del fiume Peneo. Di quest’ultima il

mito narra che Apollo, fattosi trarre in

inganno da Eros, dio dell’amore, che lo

aveva colpito con il suo dardo dalla punta

d’oro, si fosse innamorato perdutamente

della fanciulla Dafne. Questa, colpita invece

dal dardo dalla punta di piombo si rese

inaccessibile a qualsiasi sentimento amoroso

e respinse in tutti i modi Febo Apollo.

Il dio, disperato d’amore per questa, la

inseguì ovunque finché un giorno riuscì ad

intrappolarla davanti alle rive del fiume

Peneo. Dafne, non trovando più vie di

scampo, pregò con fervore suo padre

Peneo di salvarla e così venne trasformata

immediatamente nella pianta dell’ alloro

a cui diede il nome. Apollo fu costretto a

ritirarsi ma, come dio della musica, decretò

che da quel momento una ghirlanda

decorasse la lira, la faretra e la testa dei

menestrelli.

Apollo

i primi tre che, telefonando

in redazione, daranno la

soluzione dell’indovinello

riportato qui a fianco, riceveranno

un simpatico

omaggio offerto dalla profumeria

GLAMOUR.


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La voce:

uno strumento irrinunciabile

di comunicazione

a cura della Dott.ssa

Anna Maria Sambuci

Dire esaustivamente

che cos’è

la voce è molto

difficile e per

questo prenderò

in prestito alcune

considerazioni

del prof. Oskar

Schindler, esperto

Foniatra della

Università di Torino

che dice:

“la voce è il supporto

necessario

perché la parola possa proiettarsi a distanze

convenienti per la comunicazione”; “la

voce (con la mimica e la gestualità corporea

) è il mezzo di espressione dei sentimenti”;

“la voce è espressione della cultura

e dell’intelligenza musicale”; ecc...

Campo de’ fiori

39

Le sue caratteristiche

dipendono da vari elementi

come l’aspetto

organico e funzionale

della laringe, il patrimonio

genetico individuale,

la cultura, l’educazione,

le esperienze

e ...ahimè

anche dai “guasti”

eventualmente insorti.

Ci sono molte persone

che fanno della voce un vero e proprio

strumento di lavoro: dagli avvocati agli

insegnanti, dagli attori ai cantanti, dai cronisti

ai venditori ambulanti, ai presentatori,

ecc...

L’uso della voce, dalla maggior parte delle

persone, è vissuto come un fatto naturale

e spontaneo ma, come tutte le altre funzioni,

va considerato che ci sono aspetti

fisiologici con margini di educabilità, caratteristiche

individuali che derivano fortemente

da condizionamenti culturali e

sociali ed esiste la possibilità di modificazioni,

tramite allenamenti particolari, riabilitazione

di tratti patologici lievi o anche

post traumatici o post chirurgici.

E’ una forte convinzione, per esempio, che

un corretto uso della voce da parte degli

adulti possa indurre comportamenti maggiormente

fisiologici nei bambini, aiutandoli

ad evitare abusi.

Purtroppo ci sono molti bambini che fin

dalla scuola materna presentano un’alterazione

nell’accordo pneumo-fonico, cioè

nell’utilizzo dell’aria necessaria alla fonazione,

e questo provoca un comportamento

vocale faticoso e, a lungo andare, anche

dannoso per le corde vocali.

Il logopedista si occupa professionalmente

delle alterazioni della voce – Disfonie – e

da qualche anno, nelle realtà più attente,

anche della prevenzione dei disturbi della

voce promuovendo informazione ed educazione

alla salute e punta il suo intervento

su:

l’educazione della voce;

l’igiene vocale.

La terapia logopedica deve essere sempre

adattata all’individuo poiché sebbene i

principi terapeutici fondamentali per un

dato disturbo non cambino, differenza di

età, sesso, cultura, occupazione e salute in

generale, richiedono che le tecniche vengano

modificate tenendo presenti queste

variabili.

Da tenere presente anche il fatto che il

disturbo della voce non è sempre e necessariamente

riconducibile ad una patologia

ma può anche riferirsi a caratteristiche

personali non adeguate all’uso che il soggetto

deve fare della voce stessa. Un professionista

che impiega la sua voce come

strumento di lavoro ( avvocato, cantante,

etc..) potrebbe fare la scelta di una educazione

vocale per migliorare, modificare o

semplicemente ottimizzare il suo comportamento

fonatorio.

Un trattamento logopedico mirato alle esigenze

personali del soggetto può essere

determinante per la prevenzione o la risoluzione

di un eventuale problema.


40

Campo de’ fiori

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TESTO (scivere in stampatello e senza abbreviazioni).........................................................................................................................................

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Giudiziaria, Campo de’ fiori fornirà tutte le notizie riportate nella presente cedola.

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il Dirigente Scolastico

Prof. Orlando Pierini

Lettera di ringraziamento

Cari lettori, questa lettera è indirizzata a

quelli di voi che hanno acquistato, dimostrandoci

il loro affetto, il libro “A fame era tanta

a paura era tanta” e i calendari 2005 realizzati

da noi alunni della scuola media. Con i

fondi da voi donati abbiamo la possibilità di

finanziare l’ospedale pediatrico di “Kinbondo”

a Knshasa, diretto dalla Dott.ssa Penna e contribuire

ad adottare una scuola nello Sri

Lanka. Non possiamo ringraziarvi ad uno ad

uno, ma sappiate che da tutti noi vi giunge un

MEGA GRAZIE.

Un SUPER CIAO a tutti e continuate a leggerci.

Gli alunni della II E

scuola media Dante Alighieri

A SCUOLA DI POESIE

Sono qui a scuola di poesie

e sto imparando nuove filosofie

Sto scrivendo una nuova poesia

ed è come una grande magia.

Scrivo con passione

e provo una grande emozione

In questa scuola speciale

io riesco a scacciare il male.

Federico Mossi - classe 1B

SE...

Se riesci a confortare un tuo amico

quando è in difficoltà.

Se riesci a stare insieme a lui

anche quando ti fa soffrire.

Se riesci a dare

senza chiedere nulla in cambio.

Se riesci ad accettare la sua idea,

anche quando non ti sembra giusta.

Se riesci ad ascoltarlo

quando soffre più di te.

Se riesci a difenderlo anche quando ha torto,

ma poi lo aiuti a capire il suo errore.

Se riesci ad incoraggiarlo,

anche quando sai che non ce la farà.

Se riesci a custodire i suoi segreti,

anche quando diventa impossibile.

Se riesci a perdonarlo quando sbaglia

e riesci a farti perdonare quando sbagli...

non camminerai mai solo,

e, sopra ogni cosa, sarai un vero amico.

Classe II E

O L O C A U S T O

D A S O S G T E M

I V T N S U R D I

O O A C A A A E C

R G E S G G S I

O G N S L E C D

I T I I H I

R N A I

A I N

M 0 Z

E A

N

T

Marika Pisanelli

O II B - Corchiano

Campo de’ fiori

43

Scuola Media Statale “Dante Alighieri” di

Civita Castellana e sezioni associate

di Faleria e Corchiano

C’era un uomo

C’era un uomo

che diceva

non mollare un ideale

o ti farai male.

Aiutiamo quel popolo a dimenticare il loro

passato

perchè nella mente

è come un fossato

docce che uccidevano

bambini che piangevano

urlavano e si abbracciavano;

si prendevano per mano

si accompagnavano

a quella spoglia tomba che tutti guardan,

ma nessun ritorna

pregando quel Dio nascosto nell’oblio

non giustificando quell’assurdo odio

sterminando quel popolo rimasto solo.

Ti ricordi quell’uomo dietro il filo spinato

guardava il tedesco col fucile spianato;

quell’uomo gridava libertà !!!

E tutti insieme gridarono “PACE” all’umanità

Antonio Marconi

II B - Corchiano

E’ Gennaio

E’ Gennaio,

anche il Natale è passato

e con lui l’anno nuovo è arrivato,

qualcosa di positivo non ha portato

influenze, maremoti e tristezze...

le spese di Natale, da pagare...

mamme impazzite che uccidono i figli...

gente che toglie la vita senza scrupoli

e con pochi mesi di galera

di buona condotta il furbo

è di nuovo in mezzo al popolo

pronto, chissà, a chi far piangere ancora.

Gennaio sta andando via

ecco Febbraio, porterà allegria

Tra Arlecchino, Pulcinella, Ballanzone

speriamo che porti felicità in ogni portone...

andando avanti con i mesi dell’anno.

Ti prego Dio ...

tra la neve e il temporale

porta via con loro tutto il male

perchè le ragazze come me

speriamo in un futuro normale.

Pamela Montanari

Faleria

IL SILENZIO

Silenzio,

frastuono bisbigliato,

sospiro del rumore.

Il silenzio è un suono disperso,

perduto.

Silenzio,

fracasso malinconico e perso.

Veronica Venturi - II B C.Castellana

Il silenzio nella vita

Solo il silenzio sa esprimere la

Infinita bellezza della vita.

Le parole a volte feriscono

Violente

Incombono nei cuori della gente.

Allora

Proviamo tutti a

Restare in silenzio,

Osservando ciò che ci circonda: vivremo

Il momento più bello

E nella vita

Tutto sembrerà più leggero.

Tornando sui passi sbagliati,

I ricordi migliori rivivrà ognuno.

Silvia Proietti

IE - Civita Castellana

Storia di una lacrima

Nasce...

nasce dall’occhio della paura,

che ti cattura...

dal volto dell’orrore,

che ti dà timore...

da un cuore solo e disperato,

che è stato abbandonato.

La lacrima fa molti viaggi,

viaggi tristi e sofferenti

e, passando, lascia

la sua scia di tristezza.

E’ pallida, ti fa piangere,

è un anima sola nel buio del cuore.

La lacrima è uno sfogo di vita,

uno sfogo che ti aiuta...

che fa comodo,

liberandoti dal dolore,

che brucia nel tuo cuore.

...e riprende poi il suo viaggio,

con tristezza, ma coraggio.

Linda Guerrini

II B Civita Castellana

Se tu fossi...

SE TU FOSSI...

un fiore,

io ti raccoglierei

per tenerti con me.

SE TU FOSSI...

un cerbiatto,

andrei nei boschi

per cercarti.

SE TU FOSSI...

il rosso,

io scenderei su Marte

per stare con te.

SE TU FOSSI...

un suono,

io scalerei montagne

per venire a sentirti.

SE TU FOSSI...

un uccello,

io ti cercherei ovunque

per restare con te.

SE TU FOSSI...

una goccia di pioggia,

io ti prenderei

per non perderti mai! Linda Guerrini IIB


Campo de’ fiori

44

Tragedie dimenticate: il sottotenente Francesco Conti

(1898-1918)

del Prof. Arch. Enea Cisbani

Nell’attuale fase politica dominata dall’aspirazione,

tipicamente italiana, delle piccole

“Patrie” e “Italie”, proporre la figura del giovane

civitonico Francesco Conti, ufficiale

di fanteria del Regio Esercito, morto a vent’anni

nella I Guerra Mondiale, può sembrare

anacronistico, ma i valori che tale personalità

trasmette - il senso dell’unità nazionale,

il ripudio della guerra, il personale

sacrificio - sono principi di grande attualità

in un momento storico, quello attuale,

attraversato da guerre e in una fase dove

sempre più va scemando l’idea di Patria e

unità del paese, a totale vantaggio dell’idea

di federalismo, concetto estraneo alla storia

e cultura italiana.

L’unica immagine che conserviamo, ci

mostra un ragazzo di bell’aspetto, dalla folta

capigliatura e con gli occhiali, in divisa da

ufficiale di complemento dell’arma di fanteria,

severo e classico nel suo aspetto, quasi

consapevole della tragedia che lo attendeva,

in un destino comune a quello di tanti

giovani italiani chiamati alle armi all’indomani

del 24 Maggio 1915, giorno dell’entrata

in guerra dell’Italia, al fianco di Francia,

Russia ed Inghilterra contro gli imperi centrali,

Austria e Germania.

Da un primo e sommario esame delle carte

e dei documenti del tempo, allo scoppio

della guerra furono incorporati nel Regio

Esercito ben 105 giovani civitonici delle

classi 1888-1889-1890-1891-1892 e 1893.

All’indomani del disastro di Caporetto del 24

Ottobre 1917, vennero contingentati altri

85 giovani concittadini delle classi 1894-

1895-1896-1897-1898 - la classe di appartenenza

di Francesco Conti – e del 1899.

Dopo un primo e sommario addestramento

furono tutti inviati al fronte.

Alla fine della I Guerra Mondiale, 4

Novembre 1918, sono stati arruolati nell’esercito

italiano 190 giovani civitonici e di

essi ben 84 non fecero più ritorno alle loro

case.

Nella prima fase delle ostilità, enormi furono

i sacrifici sostenuti dai soldati italiani in

una guerra di totale logoramento, in una

scarsità e penuria di mezzi e in sacrifici

immani, tanto che al Dicembre 1915 erano

caduti in azione duecentomila soldati, tra

cui numerosi quadri del corpo ufficiali.

La partenza al fronte dei giovani locali comportò

numerosi sacrifici per le rispettive

famiglie, per la maggior parte di modesta

estrazione, operai e contadini.

Narrano le cronache che l’aspetto di Civita

Castellana nel periodo 1915-1918 era particolarmente

desolante: ferme le attività

produttive, mancanza del pane, abbandonati

i campi, i cantieri edili e il lavoro nelle

botteghe…”perché tutti i giovani erano

al fronte….”.

La popolazione risultava composta da vecchi,

bambini e donne con il marito in guerra,

senza nessuna assistenza e conforto di

fronte alle sempre più crescenti difficoltà

quotidiane.

Tale senso si accentuò nel Novembre del

1917: scarsità totale dei mezzi di prima

necessità e famiglie in lutto.

Non dimentichiamo che gli stessi soldati al

fronte, oltre a combattere, provvedevano

alle necessità dei propri nuclei mandando a

casa i pochi soldi della paga giornaliera e in

alcuni casi, paradossalmente, ricevevano al

fronte anche ingiunzioni di pagamento e del

tribunale.

Dal foglio matricolare, poco si sa della famiglia

del giovane Francesco Conti.

Le notizie a tal riguardo sono totalmente

assenti.

Si ricava che era in possesso della maturità

classica e che frequentò il Corso Allievi

Ufficiali di Complemento di Roma e dopo un

mese di addestramento nella capitale venne

inserito nel corpo ufficiali della 51^

Divisione di Fanteria di stanza a Verona.

Il ruolo degli ufficiali di complemento fu

fondamentale nello svolgimento della guerra

perché il loro lavoro fu costantemente al

fianco dei soldati semplici e di supporto alle

attività degli ufficiali di carriera.

Nelle lunghe giornate in trincea registravano

le ansie e gli umori dei soldati, mentre

nelle improvvise azioni militari conducevano

la loro compagnia all’attacco fino all’estremo

sacrificio personale.

Il disastro di Caporetto segnò l’apice della

crisi dell’esercito italiano, ma al contempo

l’inizio della sua pronta riscossa.

Le linee difensive italiane arretrarono nell’interno

e da lì partirono all’azione di sfondamento

del fronte tedesco in epiche battaglie,

tra cui quella famosa del Piave del 2

Luglio 1918, in cui perse la vita il giovane

Francesco Conti, , vent’anni, medaglia

d’oro al Valor Militare.

Il suo corpo non venne riportato a casa, ma

forse sepolto in qualche fossa comune,

oppure come accadeva, lasciato sul terreno

di combattimento.

I documenti non riportano quali furono le

reazioni della famiglia, dei genitori e degli

eventuali fratelli: tutto sepolto dal tempo.

Rimane soltanto il Monumento Sepolcrale

nel civico cimitero cittadino a ricordo del

giovane.

Tra un decennio, un secolo ci dividerà da

quella immane tragedia.

La storia di Francesco Conti, come quelle

degli altri concittadini di Civita Castellana,

non deve essere “dimenticata”, ma attualizzata

per ricordare che se oggi viviamo in

una moderna democrazia, il merito va

anche a tutti questi ragazzi.


Campo de’ fiori

Castel Sant’Elia negli anni ‘30

45

di Riccardo Pieralisi

Ragazzi di Castel Sant’Elia

a Roma nell’Anno Santo 1950

invito

cordialmente

la

cittadinanza

ad offrire

foto

d’epoca al

fine di

pubblicarle

Innanzi tutto voglio ringraziare la gente di

Caste Sant’Elia per l’interesse dimostrato

verso la rivista “Campo de’ fiori” ed in particolare

alle rubriche riguardanti Castel

Sant’Elia. Sicuro di farvi piacere, in questo

numero voglio raccontare alcuni episodi

amministrativi e qualche dato statistico del

nostro paese, iniziando dal primo acquedotto

comunale. I lavori iniziarono il 4 Febbraio

1932 con un progetto dell’Ing. Caldarelli

Ernesto per il costo complessivo di Lit.

334.000, ma tale progetto, che prevedeva

un serbatoio d’irrigazione, non andò in porto

per l’eccessiva spesa e si attuò il progetto

dell’Ing. Coppo Carmelo, che prevedeva la

costruzione di una torretta piezometrica per

la cifra di Lit. 218.000. Quest’ultima è ancora

visibile dalla strada che da Castel Sant’Elia

conduce a Nepi. In questo periodo l’organico

dell’ufficio postale era composto da Gay

Zoe (titolare), Graziani Graziosa (supplente),

Camillucci Liborio (portalettere), che servivano

una comunità di 1.381 abitanti. Un

censimento generale del 1934 trova Castel

Sant’Elia in questa situazione:

ABITANTI:1.381, BESTIAME: 168 Bovini,

256 Suini, 1.604 Ovini, 130 Caprini, LISTINO

PREZZI ALIMENTARI nel 1934: Pane Lit.

1,10 al kg; Fagioli Lit. 0,80 al Kg; Pasta Lit.

2,00 al Kg; Carne da brodo Lit. 4,50 al Kg;

Vitella Lit. 11,00 al Kg; Abbacchio Lit. 5,50 al

Kg; Baccalà Lit. 3,00 al Kg; Caffè Lit. 27,00

al Kg; Zucchero Lit. 6,50 al Kg; Olio Lit. 5,70

al litro.

ELEZIONI POLITICHE PER IL RINNOVO DEL

GRAN CONSIGLIO FASCISTA. Nel 1934 gli

aventi diritto al voto erano 304, votarono

289, con il 100% dei consensi verso il regime,

cosa assolutamente normale per l’Italia

di quel periodo.

Il Notaio del territorio era il Dott. Sconocchia

Giovanni. Il primo assicuratore di Castel

Sant’Elia fu Cammillucci Antonio, in quanto

fu designato dal podestà Augusto Crispigni a

rappresentare l’Abeille Assicurazioni, dopo

una sollecitazione della compagnia presso il

comune. C’erano in quel periodo tre carrettieri

per conto terzi, con regolare licenza

(attuali autotrasportatori): Rosavini Filippo,

De Stefani Giovanni, Piacenti Francesco. Una

lettera che mi ha colpito nel consultare l’archivio,

è quella in cui la società che gestiva

la linea dell’unico pullman giornaliero, che

collegava Nepi-Roma nel 1944 ed inviata

all’allora Sindaco Mazzolini Giuseppe, regolamentava

nel seguente modo il numero dei

viaggiatori a cui era consentito salire a

bordo: 24 persone Nepi, 10 Castel Sant’Elia,

6 Monterosi. I viaggiatori dovevano essere

muniti di speciale permesso rilasciato dal

Sindaco. Tutto questo era dovuto al fatto che

un maggior numero di viaggiatori, avrebbe

comportato un eccessivo consumo di pneumatici,

materiale poco reperibile in quel

periodo. Altro particolare interessante dello

sviluppo del nostro paese, si nota attraverso

i dati della crescita demografica avutasi dal

1945 al 2000.

Abitanti censiti a Castel Sant’Elia:

anno 1945 n. 1400

anno 1950 n. 1525

anno 1960 n. 1564

anno 1970 n. 1585

anno 1980 n. 1782

anno 2000 n. 2188

INDOVINA IL TITOLO DEL FILM ...

L’immagine a fianco è tratta da un celebre film.

I primi cinque che ne indovineranno il titolo e ne daranno comunicazione in

redazione, riceveranno un simpatico omaggio offerto dalla Cartolibreria

PUNTO&VIRGOLA


46

Campo de’ fiori

Una Fabrica di ricordi

storie e immagini di Fabrica di Roma

LA NEVICATA DEL ‘56 E

LA NEVE NEL BICCHIERE

Incominciò a nevicare appena usciti dalla

chiesa, dopo il battesimo di mio fratello. Io

correvo avanti alla comitiva che camminava

spedita verso casa, per gustare il buon

brodo di gallina con la stracciatella preparato

dalla nonna e cercavo di prendere con

le mani quei primi fiocchi di neve che

scendevano leggeri e fluttuanti.

La stagione era già molto avanti ed i vecchi

dicevano che la neve non avrebbe

“attaccato” e che avrebbe smesso di nevicare

di lì a poco. Finito il pranzo, con i

“tozzetti”intinti nel vino, il compare e la

comare tornarono con fatica alle loro case

che, per fortuna, non erano molto distanti

dalla nostra, per il manto di neve che, nel

frattempo, era cresciuto e s’era subito

ghiacciato. La mattina dopo il paesaggio

era stato completamente trasformato dalla

coltre di neve e mi ricordo che ci recavamo

a scuola per vedere se ci fossero state

le lezioni, ma tornammo subito a casa perchè

i maestri ci autorizzarono a farlo.

Cadde allora tanta di quella neve da superare

abbondantemente il metro e quel

silenzio ovattato e magico, ci faceva vivere

in un mondo irreale; i suoni erano tutti

diversi, strani perché la neve li assorbiva e

si udivano nitidi, distinti, morbidi e senza

echi. In quel mondo bianco, candido e soffice,

ognuno riadattava le proprie abitudini.

I vecchi, tappati in casa, affilavano intanto

le falci per la prossima buona stagione ed

intrecciavano pazientemente le scope

nuove. Le vecchie lavoravano a maglia

quasi tutto quello che si indossava, dalle

mantelline ai calzini e si preoccupavano di

mantenere vivo il fuoco del camino, unica

fonte di calore per tutta la casa. Sul fuoco,

le donne più giovani, avevano un bel da

fare per cucinare per tutta la famiglia. Gli

uomini da lavoro tagliavano la legna, accudivano

le bestie chiuse nelle stalle e spalavano

incessantemente la neve dai tetti e

nei tratturi che portavano alle case, alle

stalle, ai fienili e ai depositi di legna.

Quel dedalo di trincee era il divertimento

di noi bambini e, nonostante il freddo

polare, eravamo sempre fuori con i nostri

calzoncini corti ed i calzini calati, con le

ginocchia livide e le mani rosse, a fare a

pallate e a costruire pupazzi. Andavamo

spesso a giocare sotto le finestre del

Come una volpe

che, terminato

l’inverno,

Ronciglione esce dalla

sua tana per

sognando la fine...

esplorare la

natura rinata nella

nuova stagione, così da sotto la superficie

affievolita della memoria umana, emergono

antichi ricordi. Reminiscenze tramandate

ai figli o ai nipoti, lasciano impronte

indelebili su quel manto di neve, candido

come lo zucchero filato, tanto dolce per i

bambini ma anche enormemente amaro

per quei contadini che negli anni hanno

fatto della terra la loro vita. Ogni volta che

nei paesi cimini il cielo decide di regalare,

come è accaduto il 25 gennaio scorso,

questo danzare di fiocchi per decorare tetti

e strade, i ragazzi del ’56 percorrono con

la mente quell’anno in cui il tempo decise

di accanirsi contro di loro. >. Così iniziano i racconti

di chi quei mesi lì ha vissuti in prima

persona. Ognuno ha qualche particolare

divertente o angoscioso da raccontare. Il

due febbraio del 1956 i Ronciglionesi si

svegliarono sommersi da oltre un metro e

mezzo di neve e…mentre le donne preparavano

la polenta messa a cuocere sul

camino, gli uomini si arrampicavano sui

tetti per spalare via quella coltre bianca

che rischiava di far collassare gli edifici.

Tutti vissero per mesi sognando la fine,

ma…solo quando maggio fece sciogliere la

neve e con essa la speranza che alcune

culture fossero state risparmiate, si capì il

reale danno di quei freddi. La terra, finalmente,

regalò di nuovo i profumi e i suoni

della primavera, ma noccioli ed ulivi erano

oramai danneggiati irreparabilmente.

Ritornare alla normalità fu molto difficile.

Come in quei giorni di pioggia in cui la

nebbia smussa i dettagli, così i ricordi dei

giovani del ’56 si affievoliscono sotto il

peso del tempo che, anno dopo anno,

cerca di cancellare quello che alcune sbiadite

immagini ci fanno ancora oggi rivivere.

Erminio Quadraroli

nostro amico Carlo che non poteva uscire

perché poliomielitico, e lui così non si sentiva

solo. Un giorno che avevamo costruito

una slitta con le doghe di una botte da vino

oramai rotta, avevamo avuto il permesso

dalla madre di farglici fare un giro ed allora

Carlo, felicissimo, potè inzupparsi come

noi nella neve.

Qualche giovanotto si era dato alla caccia

dei poveri passerotti che, non trovando il

cibo, si avvicinavano alle case ed allora li

prendeva con la fionda o la tagliola. Alcuni

poi, forse spinti dalla fame, s’erano inventati

un sistema ancor più cruento.

Appoggiavano al muro o ad un tronco di

albero una tavola molto larga alla quale

legavano uno spago da manovrare da lontano

e, messi dei chicchi di grano o delle

briciole di pane sulla neve, aspettavano

che i passeri affamati andassero a beccare

ed allora, con uno strappo repentino, tiravano

lo spago imprigionandoli sotto la

tavola. Un ricordo fra i tanti, ritorna più

dolce. La sera, quando s’era tutti in casa

intorno al fuoco, mio padre prendeva la

neve pulita attaccata al vetro della finestra

e la metteva nel bicchiere, ci metteva un

po’ di zucchero ed io felice la mangiavo col

cucchiaino. I più grandi potevano metterci

un goccio di vino. C’era allora tanta povertà,

ma quanta ricchezza!

Sandro Anselmi

1956 - Fontana Grande (archivio G. Capaldi)

1956 - uomini spalano i tetti delle case 1956- scorcio di Ronciglione (arch. G. Capaldi)


Campo de’ fiori

47

a Viterbo con

Amore e Nostalgia

Stava per finire

l’ultimo anno di

scuola e mentre

ci si preparava

per gli esami di

maturità e si avvicinava

la fatidica

data, cresceva

la preoccupazione

ed

di Sandro Anselmi insieme la paura

di non farcela e

così si studiava seriamente per affrontare

quello sforzo finale. C’era però una cosa

che avrebbe temporaneamente sospeso

quello stato di tensione, una cosa che tutti

noi studenti aspettavamo da cinque lunghi

anni: la famosa gita del quinto. Si era incominciato

a discutere qualche mese prima

per la scelta dell’itinerario e i professori,

con persuasivo convincimento, decidevano

di andare in Germania. Avvisammo i nostri

genitori e ne implorammo il benestare,

perché non volevamo assolutamente perdere

quell’esperienza e così l’adesione fu

larghissima, quasi totale. Prima di partire

si era concordato un programma che

avrebbe assicurato un sicuro divertimento

e nelle valige, oltre i vestiti, ognuno portò

quanto necessario per organizzare degli

scherzi ed a me, come al solito, venne

chiesto di portare la chitarra. Si partì con il

treno, ci sistemammo nei vagoni letti e nel

viaggio di andata mantenemmo, per

rispetto, una certa distanza dai professori.

La gita però è un’esperienza bellissima,

perché ti fa conoscere lati insospettati dei

compagni di scuola ed anche quelli dei

professori, che hai sempre visto con timore

e riverenza. Mi ricordo che mi colpì

molto l’esperienza di viaggiare di notte,

dormire nelle cuccette e risvegliarsi al

mattino per scoprire che si era già a

Pordenone e c’era la neve. Arrivammo a

Monaco di Baviera e già nella prima notte

di albergo, mettemmo in atto i nostri piani

di divertimento. Tutti infatti avevamo portato

la camicia e la cuffia da notte della

mamma e così, dopo averle indossate,

accendemmo una candela per dar via ad

un traffico di finti sonnambuli. L’albergo

allora fu animato fino a tarda ora da queste

“signore” che, in trance, cantavamo,

bussavamo alle porte sbagliate delle

camere…… Ci mancò poco che i tedeschi

ci cacciassero. Ricordo il giorno dopo la

visita al campo di sterminio di Dacao e

l’indimenticabile impressione che ci fece

quel luogo sinistro. Lo strano sapore delle

minestre acquose e speziate e poi la bellissima

serata in un grande locale sulla

Elisabeth Strasse, il Blou up. Io, per l’invidia

dei miei compagni, avevo “rimorchiato”

una ragazza del posto e nell’euforia

persi un bellissimo maglione nuovo, che

mia madre mi aveva comperato proprio

per l’occasione. Ci rimasi veramente male

e sentii un senso di rimorso per il mio

comportamento irresponsabile. Stemmo

molto bene quei giorni, perché conoscemmo

finalmente i nostri professori per il loro

lato umano che a scuola non traspariva

minimamente. Nel viaggio di ritorno il Prof.

Baldassini, il Prof. Capanna, cantarono

addirittura insieme a noi assiepati dentro il

mio scompartimento e siccome la chitarra

è da sempre un suadente richiamo, ci

capitò nel gruppo anche una ragazza della

quale ricordo ancora il nome: Maurizia.

Complice l’allegria e le canzoni, nacque

un’istintiva, simpatica amicizia e, quando

lei scese a Bologna, scesi anch’io per salutarla

e quasi perdevo il treno che subito

ripartiva, tra le incitazioni e le urla dei miei

compagni, affacciati ai finestrini. Ciao professori,

ciao amici, ciao Maurizia.

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48

Campo de’ fiori

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Il Museo Civico

Il Museo Civico di Magliano Sabina è diventato

una realtà nel corso degli ultimi due

anni, durante i quali sono stati aperti al

pubblico i primi due piani di Palazzo Gori,

sede del Museo, con le sezioni dedicate

all’età del Bronzo, all’età del primo Ferro,

alla cultura sabina arcaica ed all’epoca ellenistica.

L’intento del Museo è quello di proporsi

come esempio di Museo vivo attraverso

il quale si possa avere un contatto

diretto, da parte di un pubblico di non specialisti,

con la cultura del passato sviluppatasi

sul territorio immediatamente circostante.

Lo studio dei materiali raccolti ha

permesso di ricreare le linee fondamentali

della cultura dell’antico insediamento sabino

di Magliano, del quale le fonti non tramandano

il nome. L’abitato si organizza,

nel corso del VII secolo, secondo uno

schema ben noto nello stesso periodo cronologico

in Etruria e nel Lazio, estendendosi

su un colle ben difendibile separato da

un vallone dalle alture adiacenti ad oriente,

destinate alle necropoli. Lo sviluppo di

questa comunità si deve in gran parte alla

sua posizione, che dominava il Tevere,

arteria di fondamentale importanza nell’antichità,

per gli scambi commerciali e

culturali. Deteneva inoltre il controllo delle

vie trasversali di comunicazione percorse

dalla transumanza delle greggi che ebbero

una fondamentale importanza, permettendo

una vasta mobilità di persone, di tradizioni

artigiane e di materiali, che permisero

un’ampia circolazione di modelli culturali.

MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO Palazzo

Gori – Via Sabina – 02046 Magliano Sabina (RI)

Tel. 0744-910001 (Museo) – 910141 (Comune)

– Fax 0744.919903

ORAIO VISITE: Mattina – martedì, mercoledì,

giovedì, venerdì, sabato e festivi ore 9:12

Pomeriggio – giovedì, sabato e festivi 15:18

(estivo 16:19)

Campo de’ fiori

CITTA’ DI MAGLIANO SABINA

Associazione Turistica Pro Loco A.P.T. Rieti A.C.A.I. Lazio U.N.P.L.I. Rieti

NUMERI UTILI

Comune 0744.910141

Vigili Urbani 0744.910032

Archivio Storico 0744.910141

Biblioteca Comunale 0744.910108

Carabinieri 0744.91333

Ospedale M.Marini 0744.9121

Ufficio Postale 0744.91388

Ristorante Sabina 0744.919990/921528

Teatro Manlio 0744.910141

incontriamoci a Magliano

il 13 Marzo 2005

“SCOPRI L’ARTE”...

rassegna artistica a cura dell’Associazione

Accademia Internazionale D’Italia

visitabile presso le chiese, il museo,

il palazzo comunale ed il teatro

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Campo de’ fiori

Roma che se n’è andata : luoghi, figure, personaggi

Il porto di Ripetta

di Riccardo Consoli

Il Porto di Ripetta non esiste più, con la

costruzione dei muraglioni è stato sepolto

sotto il Lungotevere in Augusta costeggiante

l’Ara Pacis, il Mausoleo di Augusto

Imperatore e le Chiesa di San Rocco, dedicata

agli osti che qui ricevevano i rifornimenti

di vino e di San Girolamo degli

Schiavoni. Tra le vecchie Mura Aureliane che

correvano dall’antico ponte Aureliano, all’attuale

ponte Sisto, fino all’altezza di Porta

Flaminia, l’attuale Porta del Popolo, fin dal

XIV secolo, pressappoco all’altezza della

Chiesa di San Rocco, si era venuto a formare

un piccolo rudimentale porto abusivo per

lo scarico del legname, carbone e vino. Fu

Papa Clemente XI, Giovanni Francesco

Albani, 1700 – 1721, lo stesso pontefice che

volle la costruzione di Ponte Clementino a

Civita Castellana, che approvò l’idea del suo

responsabile delle strade inerente la creazione

di un sistema di banchine, scalinate e

piazzale superiore, ovvero di un progetto

funzionale atto a garantire sicurezza e facilità

di approdo in un porto da realizzare, in

uno con la bellezza e gradevolezza di un

monumento. La redazione del progetto di

questa impegnativa opera fu affidato ad

Alessandro Specchi, uno dei più geniali

architetti dell’epoca che si avvalse della collaborazione

di Carlo Fontana che, in conseguenza

del contemporaneo crollo di una

arcata del Colosseo, potè utilizzare un materiale

pregiato come il travertino proveniente

da quello sgombero; il risultato, un gioiello di

architettura che, per quasi due secoli, svolse

il suo compito di attracco dei barconi che

rifornivano la città.

Uno spettacolo il Porto di Ripetta, formato da

un fronte di banchine orlate di elegantissime

rampe e scalinate degradanti a ventaglio

che, per più di cento metri, da Palazzo

Borghese fiancheggiavano il fiume sino all’altezza

del Mausoleo di Augusto ed incorniciavano

il fitto via vai che si snodava lungo la

Passeggiata di Ripetta. La fontana

a scogliera sormontata da una

stella, simbolo araldico della

famiglia Albani alla quale apparteneva

il Pontefice, che attualmente

si trova in Piazza del Porto

di Ripetta, realizzata su progetto

dello stesso Alessandro Specchi,

sorgeva originariamente al centro

in un emiciclo situato davanti

alla Chiesa di San Girolamo degli

Schiavoni ed era adibita all’abbeveraggio

degli animali da soma

che qui arrivavano numerosi per

il trasporto delle mercanzie. Alla sua sommità

venne aggiunta una lanterna in ferro battuto

per facilitare l’approdo notturno delle

barche, da qui, il nome di Fontana dei

Navigatori; ai lati dell’emiciclo furono ancora

collocate due colonne sulle quali vennero

successivamente indicati i livelli delle varie

inondazioni. Allorquando si dette corso alla

costruzione degli argini e dei muraglioni e fu

deciso di smantellare ed interrare il porto, la

fontana, smontata, venne conservata nei

magazzini comunali per poi essere recuperata

e modificata unitamente alle due colonneidrometro

e collocata nella piazza intitolata al

porto scomparso, fontana che venne alimentata,

originariamente dall’acquedotto dell’acqua

Felice e successivamente da quello dell’acqua

di Trevi. Il Porto di Ripetta venne

inaugurato il 16 Agosto del 1704, in occasione

della festività di San Rocco e delle feste

fluviali che ogni anno si svolgevano in quello

stesso giorno; sono numerosi i termini con i

quali venne identificato nel corso degli anni:

porto della legna, porto delle posterule,

porto degli acquaroli ; esso era riservato al

traffico fluviale proveniente dall’Umbria e

dall’alto Lazio mentre, per le navi di maggiore

cabotaggio che risalivano il Tevere provenendo

dal mare, funzionava il Porto di Ripa

Grande che, ubicato a valle dell’ isola

Tiberina, costituiva il primo e più importante

scalo fluviale di Roma. Purtroppo il Porto di

Ripetta non venne mai tenuto in grande considerazione

tanto da cadere ben presto in un

deplorevole stato di abbandono; i pesanti

lavori che vi si svolgevano, le periodiche alluvioni

e l’assenza di manutenzione, lo ridussero

in uno stato di notevole decadenza con

i gradini delle scalinate sbrecciati e parzialmente

invaso dal terriccio; tutto ciò aiuta a

comprendere come in occasione della

costruzione dei muraglioni si accettò con

indifferenza il sacrificio di questa grande

opera architettonica. Oggi non restano che

poche frammentarie e

inutilizzabili macere, il

Porto di Ripetta venne

gradatamente distrutto

prima con la costruzione

del ponte in

ferro realizzato in asse

con la Chiesa di San

Girolamo degli Schiavoni

dopo la presa di

Roma, quindi con la

costruzione dei muraglioni

che comportarono lo spianamento di

gran parte delle banchine e, infine, la distruzione

fu completata agli inizi del ‘900 con la

costruzione del Ponte Cavour realizzato in

asse con la Via Tomacelli e con lo spostamento

dell’Ara Pacis da Campo Marzio allo

sbocco di Via di Ripetta.

Tra le memorie del Porto di Ripetta particolarmente

significativa appare quella di San

Camillo, un giovane scapestrato che prestava

la sua opera lavorando presso il vicino

Ospedale di San Giacomo al Corso per ripagare

le cure che gli erano state prestate per

guarirlo da una piaga ad una gamba. In quel

periodo egli passava molto del suo tempo al

Porto di Ripetta dove si intratteneva con i

barcaroli, ma avvenne che, essendo presenti

in città un grande numeri di miserabili e

straccioni, tanto da determinare la pubblicazione

di appositi bandi che ne decretavano

l’espulsione, Camillo si convertì divenendo,

in breve tempo, padre dei poveri, nonché

fondatore dell’Ordine dei Camilliani. Avvenne

un giorno che Camillo si imbattè in una carovana

di questi miserabili al Porto di Ripetta

per essere imbarcati, egli fece di tutto per

fermare la triste partenza, ma essendo gli

sbirri irremovibili li scongiurò affinché gli

consegnassero almeno alcuni di questi

disgraziati, quelli più malmessi; le preghiere

sortirono l’effetto sperato e il comandante

delle guardie, mosso a pietà, acconsentì; il

Santo scelse quegli uomini più vicini alla

morte, li condusse in riva al fiume dove a

lungo li consolò pregando perché potessero

concludere i loro giorni nel modo più sereno

possibile. Recentemente il Porto di Ripetta è

tornato in auge e pare sia stata lanciata un’idea

rivoluzionaria, ossia quella di ricostruirlo

così com’era; una proposta questa che trae

origine dal desiderio di ripristinare l’abbraccio

perduto tra la città e il suo fiume e, tra gli

argomenti posti sul tappeto, la proposta di

avviare una campagna di sondaggi per tentare

di recuperare quello che si può dell’originario

porto fluviale. Non è dato sapere se

questa rivoluzionaria idea possa mai trovare

pratica attuazione, ma per il momento

accontentiamoci di immaginare come sarebbe

bello, per quanto possibile, restituire alla

vista quell’incantevole paesaggio che Roma

ha offerto per oltre duemila anni, allorquando

tutta la città storica si affacciava sul

Tevere.


Campo de’ fiori

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Vorrei incontrarti fra cent’anni

Guardando te, sembra che il tempo

non sia passato.

Il tuo volto è lo stesso di trenta

anni fa, con un velo di stanchezza

in più nei tuoi occhi.

Occhi che ne hanno viste di cose in

questi 100 anni. Da bambina passavo

le ore ad ascoltare i tuoi racconti

sulla guerra, che hanno

segnato il nostro paese ma anche

la tua esistenza: la vita nelle grotte,

il boato e la paura delle bombe,

l’arrivo degli aerei ed il coraggio di

chi doveva uscire per andare a

prendere acqua e cibo.

Eri tu a raccontarmi le favole prima

di addormentarmi, visto che da

quando sono nata tu mi hai accolta

nel tuo letto, rimasto vuoto dopo la

prematura scomparsa del tuo

sposo.

Tu eri il focolare della nostra casa,

anche se, crescendo, le nostre esigenze

di giovani non coincidevano

con la mentalità della tua generazione.

Per me e mio fratello è stato

come crescere con due mamme ,

quella vera presa dal lavoro e tu

sempre presente in casa, pronta a

viziarci ma anche a sgridarci quando

lo ritenevi opportuno.

Di tutto questo rimane un corpicino

fragile, indebolito dal tempo che si

è portato via la tua vista, il tuo

udito e la forza delle tue gambe,

lasciandoti soltanto l’unica cosa che

ora ti sostiene:

l’affetto dei tuoi cari.

Fernanda Magnanti festeggia 100 anni insieme ai figli, nipoti, pronipoti e i figli dei pronipoti

Romina Pallozzi

nonna Fernanda con il pronipote Gianluca

in una foto del 1982

nonna Fernanda con la figlia Orsolina, il genero

Gaetano e le nipoti Franca e Antonella

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