Fenomenologia e psicopatologia degli uomini autori di violenza_Dr ...

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Fenomenologia e psicopatologia degli uomini autori di violenza_Dr ...

Fenomenologia e psicopatologia degli

uomini autori di violenza

Dr. Andrea Cicogni

Psichiatra e Psicoterapeuta

Azienda Sanitaria Firenze 10 Firenze

Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti ONLUS


Alcune domande... :

Perchè occuparsi degli uomini autori di

violenza anche al di fuori del Sistema

Giudiziario

Quanti sono e chi sono gli uomini

maltrattanti

Come rilevare correttamente la violenza e la

pericolosità e proteggere la vittima

L'esperienza del Centro di Ascolto Uomini

Maltrattanti prima esperienza italiana nata

a Firenze nel 2009.


Dati ISTAT 2007 sulla violenza in Toscana

17% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito nel corso

della sua vita una violenza da un partner o expartner.

Il 26,4% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito nel

corso della loro vita una violenza/molestia sessuale.

04/06/2013


Se è vero che UNA SU TRE

Se è vero che una donna su tre ha subito o

subisce violenza dal partner o ex partner

quanti sono gli uomini autori di violenza

Evidentemente un numero simile e non

paragonabile ai soli autori di feminicidio

che spesso è non un raptus o una perdita

di controllo ma l'atto finale di un

comportamento controllante e di potere

sulla donna.

04/06/2013


Perchè occuparsi degli Uomini autori di Violenza

Genitorialità dell’uomo che agisce violenza

Intergenerazionalità e Serialità

Maggiore sicurezza delle vittime: se decidono di rimanere,

ma anche se decidono di separarsi

Il problema della violenza è soprattutto un problema

sociale legato alla disuguaglianza di genere

Non funziona sempre la “just put them in jail theory” o

comunque prima o poi escono.

Lo chiedono l'OMS, e le raccomandazioni Consiglio Europeo

04/06/2013


Alcune Normative internazionali ed

Europee che raccomandano il lavoro

con gli autori di violenza

Dichiarazione delle Nazioni Unite sulla violenza

contro le donne, 1993

Consiglio d’Europa rec. 5, 2005

Risoluzione del Parlamento europeo 4/4/2011, punto

24

04/06/2013


Nei Servizi di Salute Mentale

• Facilmente si può minimizzare o spesso non

identificare affatto la violenza. La diagnosi ed il

trattamento del disturbo mentale può senza

volerlo distrarre l’attenzione l

dal problema della

violenza e da mettere in atto ciò che è utile per

interromperla e creare un livello di sicurezza per

la vittima.

• Rischi della eccessiva psicologizzazione data

dalla convinzione che solo identificare e trattare

la psicopatologia sottostante può portare ad una

cessazione della violenza.


Trattamenti nei Servizi Sanitari e

della Salute Mentale

• Spesso sono inefficaci o addirittura dannosi,

frequentemente non riescono a diagnosticare e

mettere a fuoco il problema della violenza

domestica.

• Danno spesso il messaggio che le donne

maltrattate sono malate e che “almeno in parte”

la violenza è colpa loro.

• Portano all’uso (sbagliato o eccessivo) di farmaci

per la donna, alla consulenza di coppia e non

pongono attenzione alla sicurezza della donna.


La violenza epidemia nascosta nella

salute mentale

n.b. Pazienti psichiatrici che SUBISCONO violenza non l'agiscono.

Violenza subita o assistita come importante predittore di

patologia fisica e mentale.

Alto utilizzo servizi sanitari ad ogni livello somatizzazioni, disturbi d

d'ansia cronici, PTSD, disturbi dell'umore, suicidi e tentati

suicidi, disturbi del comportamento alimentare ecc.

In definitiva la violenza domestica è uno dei principali problemi

di salute per la sua diffusione e associazione con patologie

mentali e fisiche e perchè e raramente diagnosticato da

medici di medicina genarale e specialisti, in particolare

psichiatri.

Necessità quindi di training ed interventi adeguati e

multidisciplinari


Impatto epigenetico della violenza e

dell'abuso:Rischio/Resilienza

Fattori che possono indurre variazioni

epigenetiche( metilazioni del DNA):

Abuso, Deprivazioni, Stress, Accudimento, , fumo,

pesticidi, uso di droghe, nutrizione, ormoni.

LE AVVERSITA' SUBITE NELLA PRIMA INFANZIA

POSSONO AVERE CONSEGUENZE

EPIGENETICHE A LUNGO TERMINE CHE

POSSONO EREDITATEN DALLE GENERAZIONI

SUCCESSIVE.


Criticità nell’identificazione della

violenza e dell’uomo maltrattante

• La negazione e la manipolazione messe in atto

sono in genere ben condotte e seducenti.

• Il maltrattante può apparire molto razionale,

sano, “together”.

• Qualora ammetta la violenza può apparire

sinceramente pentito e scusarsi profondamente.

• può riuscire a far passare la violenza come

momentanea o giustificata; o causata dall’uso di

alcool o sostanze; o comunque problemi

depressivi ecc.


Esempi di Minimizzazione e

Giustificazione

MINIMIZZAZIONE

• L’ho soltanto minacciata.

• Sono qui in quanto obbligato ma…

• Le ho solo dato uno schiaffo

• Non l’ho l

mai picchiata davvero

• Abbiamo avuto una scaramuccia da innamorati

• Le vengono i lividi facilmente

• Credo che si sia impaurita (senza motivo)

• La situazione si è un po’ riscaldata

• E’ stato solo un piccolo bisticcio


Giustificazione e colpevolizzazione

della vittima

• Le cose sono andate fuori controllo

• Le ho dato un buffetto

• Ho solo un cattivo carattere

• Ero ubriaco

• Ha toccato i miei punti deboli

• Mi ha spinto troppo oltre

• Mi sono solo difeso

• E della SUA violenza allora che ne dice

• Con me diventa sempre isterica


Necessario passare da: “her

behaviour/his

his feelings” a “his

behaviour

her feelings”

• Negazione della propria responsabilità

• Minimizzazione del danno provocato

• Negazione della vittima e attribuzione

della colpa alla vittima

• Giustificazione morale e richiamo ad ideali

più alti (religiosi ad es.)


F.A.Q.:Chi sono i maltrattanti

• Non esiste al momento (e forse non

esisterà mai) un profilo preciso o una

tipologia capace di predire il

maltrattamento. Abbiamo un

“PARADOSSO DELLA NORMALITA’ “

• Tuttavia qualche tentativo di

classificazione è stato fatto…


Gondolf 1988

Suggerisce un continuum tra

• Sporadico

• Cronico antisociale

• Sociopatico


Saunders, , 1992

• Family only: : controllati e controllanti con

alto livello di violenza psicologica

• Generally violent: : patologia grave del

Super Io, assenti sensi di colpa e

coinvolgimento emotivo.

• Emotionally volatile: : dipendenti dalla

presenza della partner, aggressioni cicliche

seguite da pentimenti.


Dutton, , 1995

• Molti hanno sintomi di un PTSD

Mix di umiliazione, vergogna e abuso


PTSD Disturbo Post-Traumatico

da Stress

Disturbo d'ansia che si sviluppa dopo aver assistito o

vissuto un evento pericoloso che ha messo a rischio

la propria vita o quella altrui

Tre gruppi di sintomi:

1)Sperimentare di nuovo i sintomi di paura e terrore:

flash backs, , incubi, pensieri paurosi

2)Sintomi di evitamento di ciò che ricorda l'evento,

ottusità emotiva relativa ecc.

3)Iper

arousal: : attivazione cronica sistema reazione

emotiva (ortosimpatico ecc.)


Jacobson and Gottman, , 1998

• Pitt Bulls: (hot

: (hot blooded maggior frequenza cardiaca ed

emozioni durante l’abuso) l

comportamento violento con

chi amano, gelosi, hanno paura dell’abbandono, si

arrabbiano molto, stalker, , aumento arausal, , più trattabili

in terapia riabilitativa.

• Cobra:(

:(cold

hearted battito cardiaco basso e meno

emozioni durante la violenza) aggressivi verso tutti

anche animali domestici, più emotivamente indipendenti,

si calmano quando diventano aggressivi, uso più

frequente di armi e coltelli, uso di sostanze, più

facilmente pregiudicati, più difficili da trattare.

Tendenzialmente sociopatici.Quando arriva la Polizia li

trova calmi ed adeguati con la partner agitata ed urlante

(talora arrestano la persona sbagliata o dual arrest..!)


Elisabeth Gilchrist et al. 2003 identifica due

grossi gruppi:

• 1) BORDER-LINE/ DIPENDENTI EMOTIVI

• 2) NARCISISTICI/ANTISOCIALI


Border-line/Dipendenti emotivi:

• Alto livello di gelosia, alto livello di dipendenza

interpersonale, alto livello di rabbia e bassa

autostima, disforici, emotivamente volatili,

possono più facilmente soffrire di ansia e

depressione, incolpano sempre gli altri o le

circostanze esterne (locus of control esterno),

possono aver sperimentato abusi fisici e sessuali,

hanno una modalità di attaccamento insicuro,

pensieri autolesivi o suicidari, , la rabbia viene

vissuta come parte dell’intimit

intimità, , se troppo

confusi o distruttivi difficili da tenere in un

gruppo.


Narcisistici/Antisociali

• Prevalentemente ANTISOCIALI: uso di alcool e

droghe, tendenza a vestire i panni del macho,

difficoltà ad essere empatici, patologia grave del

SuperIo (assenza di colpa)

• Prevalentemente NARCICISTI: tendono ad

essere paranoici e narcisisti, rispondono in modo

socialmente desiderabile

• Gruppo a bassa patologia prevalentemente

narcisistica, moderate attitudini macho,

atteggiamenti socialmente desiderabili, bassa

rabbia, assente ideazione suicidaria, , non abusati

nell’infanzia.


Internal working models e

attaccamento

• Internal working models: : set di credenze profonde che

regolano le relazioni di intimità emotiva tra gli adulti con

inizio nell'infanzia.

• Modello di attaccamento ansioso: : se sentono il partner

poco disponibile sviluppano un'ansia di essere

abbandonati e un comportamento rabbioso e

apertamante aggressivo verso la compagna.

• Attaccamento evitante: : difficoltà e malesserre nelle

relazioni intime si appoggiano su stessi, sono

tendenzialmente narcisisti e mancano di capacità di

empatia.


Livello di violenza per frequenza e gravità

• Alto livello di violenza: (40% dei casi) presente

in autori di violenza con un modello di

attaccamento ansioso evitante come pure con

un disturbo border-line di personalità.

• Livello moderato: : (35% dei casi) maltrattanti

con attaccamento ansioso

• Livello basso:(25% dei casi) non ha tratti

predittivi


Le 4 condizioni dell'EMPATIA

• Condizione di affettività:L'osservatore deve essere in

un preciso stato affettivo

• Condizione di somiglianza interpersonale: : lo stato

affettivo dell'osservatore deve somigliare sotto certi

aspetti a quello di chi ha di fronte

• Condizione di trasmissione causale: : lo stato affettivo

della persona osservata è la causa dello stato

affettivo dell'osservatore

• Condizione di attribuzione causale: : l'osservatore

deve essere cosciente della relazione causale tra lo

stato affettivo dell'altro ed il suo stato.


Tipi di violenza:

• Maltrattamento fisico

• Maltrattamento economico

• Violenza sessuale

• Maltrattamento psicologico

• Comportamento persecutorio Stalking

1. Comunicazioni indesiderate e intrusive: trasmettere messaggi sulle le proprie

emozioni, sui bisogni, desideri intenzioni relativi a stati affettivi amorosi coatti o di

odio rancore. Sms email lettere graffiti ecc.

2. Contatti indesiderati:pedinare, sorvegliare, visite sotto casa o nel posto di lavoro,

minacce aggressioni,

3. Comportamenti associati: cancellazione beni e servizi, invio di notte di cose ecc.

3.


Possibili tipologie di Stalkers

• Ex partner risentito

• Con sintomi psicopatologici definiti

• Corteggiatore inadeguato

• Stalker rancoroso respinto

• Predatore sessuale


Ex partner risentito

• Ritiene di aver subito, è alimentato dal

desiderio di vendetta, ha tratti narcisistici

e di dipendenza, abuso frequente di

sostanze.


Delirante e bisognoso di affetto

• Presenza di un delirio erotomanico, , la

vittima cederà se ci mettono grande

impegno, paranoici, dist. Schizofreniformi,

• Le sanzioni penali non li dissuadono sono

una prova da superare per dimostrare la

loro devozione.


Corteggiatore incompetente

• È inadeguato nel corteggiamento,

esplicitamente opprimente e/o aggressivo,

maleducato, sceglie più vittime, meno

resistente nel tempo ma ripropone con

altre persone gli stessi schemi.


Stalker respinto rancoroso

• Paranoico, rigido e permaloso, somigliante

ai querulomani, , pensa di essere dalla

parte del giusto

• Sanzioni legali in fase precoce sono

EFFICACI


Stalker predatore

• Più raro, molestatore che pensa alle

vittime in termini sessuali, problemi gravi

di autostima, socializzazione e sessualità.

• La paura lo può eccitare, può colpire

anche bambini (pedofili, feticisti ecc.)


F.A.Q.: : Ma sono “MATTI”

• Circa 25% hanno un disturbo psichiatrico

di Asse I

• Circa il 50% hanno un disturbo di

personalità (Asse II)

• Circa il 90% ha una sintomatologia

sottosoglia per un qualche disturbo

psichiatrico


CLASSIFICAZIONE DEI DISTURBI

MENTALI

DISTUR

BI

MENTAL

I

DISTUR

BI

PSICOTI

CI

DISTUR

BI

DELL’

UMORE

DISTUR

BI

D’ANSIA

SKF

DISTURB

O

DELIRANT

E

PSICOSI

BREVE

DISTURB

O

UNIPOLA

RE

DISTURB

O

BIPOLAR

E

DISTIMIA

CICLOTIM

IA

DAP GAD DOC

DISTURBI

ALIMENT

ARI


Disturbi di personalità vari

• Circa ¼ tendenze narcisistiche

• Circa ¼ passivo aggressive

• Circa 1/5 tendenze depressive

• Circa 1/5 tendenze antisociali

• Circa il 30% aveva alti punteggi in 4 o più

sottoscale


In conclusione tuttavia:

• Il livello di psicopatologia non predice la i nuovi episodi

di maltrattamento

• Sebbene il livello di psicopatologia richieda un

trattamento, non è probabile che questo risolva la

violenza in sé. s

• In alcuni casi la diagnosi puo’ essere tautologica (es.

disturbi di personalità)

• Interventi inadeguati (individuali, o familiari o di coppia)

che non abbiano una posizione chiara sulla violenza, che

è prima di tutto un problema legale e non

psicopatologico, possono essere non solo inutili ma

iatrogeni e fortemente pericolosi.


F.A.Q. “..ma perché non lo

lasciano”

• Chi lavora con donne maltrattate sa che questo è spesso

un obiettivo non un punto di partenza.

• “Ciclo della violenza”:1)relazione normale 2) scoppio

della violenza 3) fase delle scuse rimorso pentimento

(sottile richiesta di aiuto e colpevolizzazione della donna

che non lo capisce ed inizio nuovo ciclo.

• Paura di ritorsioni, problemi pratici, mancanza di risorse

o alternative.

• Impotenza appresa, “Donne che amano troppo” ma

ATTENZIONE: parlare di masochismo, collusione ecc. per

donne che non hanno alternative sociali ed economiche

ecc. è spesso aggiungere violenza a violenza.


F.A.Q. “..e e gli uomini maltrattati

• Esistono, anche se in numero esiguo e alcuni vivono la

stessa situazione di vergogna, di impossibilità a lasciare

il/la partner (tuttavia non appaiono terrorizzati, come le

donne che vengono ferite più gravemente) ecc.

• Vi sono ricerche effettuate in Comunità specifiche

(Esercito USA, gruppi gay/lesbian

lesbian, , dati raccolti dalla

Polizia che interviene in emergenza “dual

arrest”)

• False denuncie: esistono, ma in linea con gli altri reati.

mentre di sicuro il 93% delle violenze fisiche e sessuali

NON viene denunciato.


Conduzione dei colloqui ed

approccio al maltrattante

• Confronting Denial versus Motivational

interwiew.

• Il colloquio che tende a confrontare il

maltrattante e metterlo davanti ai propri tentativi

di sfuggire la propria responsabilità e basato su

domande dirette relative all’abuso abuso e al

maltrattamento.

• Il colloquio di valutazione psicologica è basato

invece su domande aperte o indirette.


Approccio graduale (non ingenuo)

al colloquio con domande aperte

• Come va la vostra relazione

• Quali problemi o tensioni ci sono state tra

voi di recente

• Mi descriva i vostri disaccordi o litigi, tutte

le coppie ne hanno …

• Molti diventano aggressivi quando hanno

un conflitto o un litigio, le è mai capitato di

tirare o colpire qualcosa


Appena possibile entrare nello

specifico dei comportamenti:

• Le è mai capitato di fare qualcuna delle

cose seguenti alla sua compagna

(chiedere uno per uno i comportamenti):

tenerla stretta, spingerla, schiaffeggiarla,

colpirla, darle un cazzotto, un calcio,

strozzarla, tirarle i capelli, usare un

oggetto o un’arma, forzarla a fare sesso

con lei


Altre fonti di evidenza dal colloquio

• La sua compagna ha mai minacciato di

divorziare o di separarsi

• La sua partner è mai stata a dormire fuori

da un conoscente a motivo del suo

comportamento

• Ha mai chiamato la polizia per il suo

comportamento


Alla conclusione del colloquio

il consulente dirà all’uomo semplicemente ciò che l’uomo l

ha detto a lui: mi

sembra che ci sia un problema di abuso e maltrattamento da ciò che c

ci

siamo detti.

N.B.

Non si devono utilizzare informazioni date dalla donna in un confronto faccia a

faccia o indirettamente. Questo può esporre la donna a ulteriori vendette e

maltrattamenti e costringerla a abbandonare l’idea l

di chiedere aiuto.

Le evidenze di legge, di polizia, conducono a porre il problema come un

problema di interesse sociale, di cui la comunità civile si fa carico, che viene

sanzionato e punito dalla Legge. Questa sorta diautorità”

della Legge, è

probabile non solo che sia presa sul serio, ma che bilanci il potere della

relazione intima. Suggerisce che la Comunità Civile è dalla parte della donna

che non è così isolata e senza difese.


Approccio soft al colloquio

• Motivational interwiew

• Confronto fatto in modo supportivo,

positivo ed incoraggiante.

• Cogliere lo stato motivazionale del

soggetto: (pre(

pre-contemplazione,

contemplazione, azione, cambiamento) ed

agire di conseguenza.


Creare una bilancia motivazionale

basta sull’analisi Costo/Beneficio

Benefici dell’Abuso

• Mi calma la tensione

• Sta zitta per un po’

• Mi salva dal sentirmi

ferito

• …

• …

Costi dell’Abuso

Mia moglie mi può

lasciare

Non mi parla più

Dopotutto mi sento in

colpa

I miei figli hanno paura

di me


Costo/Beneficio della Nonviolenza

Benefici della

nonviolenza

• Mi fa essere me

stesso

• Mi fa vergognare di

meno

• Sperimento l’intimitl

intimità

• …

• …

Costi della Nonviolenza

Mi sento vulnerabile

Non faccio sempre ciò

che voglio

Devo ascoltare le

critiche

Richiede maggior sforzo


“Ammettitori” talvolta più difficili da

trattare dei “negatori”

• Nel colloquio il maltrattante suona

frequentemente innocente e lui crede di esserlo

veramente.

• E’ una sfida per il clinico (come pure per gli

amici, la famiglia) separare le percezioni e le

deformazioni del maltrattante dai fatti.

• L’ammettere di essere un maltrattante può

suscitare simpatia e farlo apparire meno

colpevole.


Il vittimismo e non assunzione di

responsabilità paralizzanti

• La causa o la responsabilità della violenza

è proiettata fuori da sé: s è stata colpa della

rabbia, dello stress, di violenze subite

nell’infanzia, del bere, di una giornata

storta ecc.

• Nagazione, , manipolazione, proiezione,

nascondere le cose sono comportamenti

frequenti nella terapia dei maltrattanti.


Rabbia e stress

• Chiamare in causa la perdita di controllo,

problemi di rabbia o di stress è una credenza

comune.

• In realtà solo il 5-10% 5

dei maltrattanti ha

difficoltà a controllare la rabbia e l’aggressivitl

aggressività.

Più che essere “fuori controllo” il comportamento

è “controllante”.

• Chiamare rabbia ogni sentimento è sbagliato,

spesso c’èc

paura, sentirsi ferito, gelosia,

sensazione di impotenza, preoccupazione ecc.


La violenza è sempre una scelta

che ho la possibilità di non fare:

• Come nell’alcolismo o nell’uso di droghe, finchè il

problema è fuori di qui, causato da qualcuno o

qualcos’altro, altro, IO NON POSSO CAMBIARE, perché

dovrei cambiare qualcosa che è essenzialmente

oltre il mio controllo. Ciò che posso fare è

cambiare me stesso e i problemi che partono da

me.

• Preghiera dell’alcolista: Dio dammi la forza di

cambiare ciò che dipende da me e la saggezza

accettare ciò che non posso cambiare ma

soprattutto l’intelligenza l

di distinguere tra le due


F.A.Q. “Cosa si fa nel mondo per

trattare i maltrattanti”

• Dai primi programmi negli anni settanta in USA

(Emerge a Boston, Amend a Denver, Duluth in

Minnesota) si sono sviluppati numerosi

Programmi e Centri di trattamento nel mondo.

Un’indagine dell’Organizzazione Mondiale della

Sanità del 2003 ne censisce la presenza in

almeno 36 nazioni del mondo. L’Italia L

sconta un

ritardo culturale e legislativo, anche rispetto alle

Raccomandazioni del Consiglio d’Europa d

(2005)

che incoraggia programmi d’intervento d

con gli

autori. Cfr. Linee Guida CAM


Lavorare con i maltrattanti: alcuni

elementi chiave per un programma

efficace

• Confrontare i meccanismi di negazione, minimizzazione.

Cambiare la distorta concezione di mascolinità che

favorisce la violenza. Accettare di essere i responsabili

del proprio comportamento violento.

• Essere attenti alla sicurezza della vittima

• Gli altri professionisti che entrano in contatto con il

maltrattante debbono dare un chiaro ed univoco

messaggio che la violenza è inaccettabile e considerare i

maltrattanti responsabili della propria violenza. Necessità

di un lavoro in rete con i Servizi Pubblici e del Privato

Sociale. Necessità di una crescente intolleranza della

violenza domestica nella società civile.


Utilità del lavoro in gruppo

• Il riconoscimento in gruppo della violenza

attuata in privato riduce i meccanismi di

negazione e minimizzazione.

• Il gruppo permette meglio una decostruzione

della visione e costrutti sociali relativi alla

violenza domestica.

• Il gruppo massimizza il sistema di sostegno e

permette di confrontare la violenza e gli

atteggiamenti verso le donne senza diventare

avversari.


Modalità e temi del lavoro in

gruppo:

• Aiutare l’uomo l

a riconoscere il proprio comportamento violento ed

abusante. (capire ciò che si intende per abuso e quali ne siano le

forme)

• Analisi delle scuse e razionalizzazioni per ridurre il diniego, la

negazione, la minimizzazione e attribuzione della colpa alla vittima

tima

• Riconoscimento degli effetti della violenza sulla partner e sui

bambini.

• Analisi dei Costi/Benefici della violenza

• Modifica delle convinzioni e valori sulla mascolinità

• Sviluppo di strategie per evitare la violenza futura

• Analisi delle modalità relazionali della famiglia di origine

• Check-in continuo dei sentimenti provati nella relazione con la

partner nella settimana e poi nei confronti del gruppo: riconoscere

ed esprimere sentimenti di vulnerabilità, , timore dell’abbandono ecc.


F.A.Q. “ma in definitiva servono a

qualcosa questi programmi”

La metanalitica di 302 ricerche, fatta da Lipsey e Wilson nel 1993,

mostra, ad eccezione di 6 studi, risultati positivi statisticamente

significativi.

Scott nel 2004 analizzando i 40 programmi del Quebec stima che gli g

uomini sottoposti al trattamento non recidiva nei due terzi dei casi in

termini di violenza “fisica”.. Sebbene sia alti i tassi di abbandono

durante il trattamento.

Gondolf nel 2004 ha analizzato 40 ricerche di valutazione dei risultati

apparse su riviste scientifiche che hanno mostrato come

complessivamente tra 50 e 80% dei partecipanti non ha commesso

violenze fisiche nel follow-up tra 6 mesi ed un anno.

La “just put them in jail” response se utile come segnale forte e

dissuasivo in alcune ricerche, in altre può da solo non servire anzi

molti tornano a vivere dopo essere stati tolti di mezzo per un

periodo con la vecchia partner o agiscono violenza con nuove

partners (fino al 93% dei casi).


Conclusioni generali

• Fare un intervento “terapeutico riabilitativo” con

i maltrattanti presenta complessità e problemi

tali che rendono concrete le possibilità di fare

interventi ingenui, inutili, francamente dannosi

come pure di scivolare in grossolani errori.

• Nel mondo negli ultimi 30-40 anni si sono

sviluppati modelli di trattamento, tecniche e

teorie della tecnica che devono essere

conosciute, diffuse, applicate e valutate anche

nel nostro Paese.

• Sarà nostro obiettivo mantenere un

atteggiamento scientifico, critico, “evidence

based” volto allo studio e valutazione degli

interventi come pure al loro miglioramento.

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