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Gen/Feb - Centro Socio Culturale V. Bachelet

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OggiFamiglia<br />

Anno XXIII n.1-2/gennaio-febbraio 2011<br />

Periodico del<br />

CENTRO SOCIO-CULTURALE<br />

“VITTORIO BACHELET” Cosenza<br />

Al servizio<br />

della famiglia in Calabria<br />

Sped. Abb. Post. 45% Art. 2 Comma 20/b Legge 662/96 - Filiale di Cosenza<br />

Editoriale di Lina Pecoraro<br />

Il neorisorgimento<br />

“ Siamo entrati nel nuovo secolo<br />

senza bussola. Fin dai primissimi<br />

mesi, si verificano avvenimenti<br />

inquietanti che inducono a pensare<br />

che il mondo conosca un grave<br />

squilibrio e in parecchi campi<br />

contemporaneamente:<br />

squilibrio<br />

intellettuale, geopolitico, etico…”.<br />

Purtroppo queste affermazioni<br />

non sono una presa di coscienza di<br />

chi sta al potere, di chi ci rappresenta,<br />

ma dello scrittore libanese Amin<br />

Malaalouf,<br />

nel libro ”Un mondo<br />

senza regole”.<br />

Tra l’altro, definisce le religioni<br />

indistruttibili, perché”offrono agli<br />

adepti un ancoraggio identitario<br />

durevole”. A maggior ragione la loro<br />

strumentalizzazione dal potere e<br />

per il potere risulta particolarmente<br />

inaccettabile per i puri di cuore, ai<br />

quali una presa di posizione decisa e<br />

coerente, in situazioni di particolare<br />

disagio etico ed esistenziale, risulta<br />

assolutamente indispensabile, così<br />

come<br />

finalmente, prudentemente,<br />

sta avvenendo, da parte del Vaticano,<br />

che ha invitato chi ha, in ogni campo,<br />

responsabilità, ad assumere” una più<br />

robusta moralità”.<br />

Viviamo in una fase della nostra<br />

vita in cui potremmo sciorinare i vari<br />

titoli della produzione pirandelliana:<br />

da “Il piacere dell’onestà ad Uno,<br />

nessuno centomila, da Così è, se<br />

vi pare a Questa sera si recita a<br />

soggetto”.<br />

Ma qui non siamo a teatro , ma<br />

nel grande palcoscenico della nostra<br />

povera Italia, per la quale c’è solo da<br />

auspicare un nuovo risorgimento, ma<br />

di valori, di certezze, di autenticità.<br />

In qualunque modo vadano a finire i<br />

vari scandaletti-scaldaletti siamo tutti<br />

degli sconfitti, tranne chi si riconosce<br />

segue a pag. 2<br />

Il conflitto israelo-palestinese.<br />

Introduzione<br />

di Vincenzo Altomare<br />

Il conflitto israelo-palestinese<br />

resta una ferita aperta per tutta<br />

l’umanità, non solo per il Medio<br />

Oriente. Naturalmente, ha una<br />

storia e vale la pena ripercorrerne in<br />

maniera agile ed essenziale alcune<br />

fra le più significative tappe.<br />

a) Il sogno Sionista.<br />

Nel 1896, Theodor Hertzl affermò<br />

che gli ebrei, dopo mille e novecento<br />

anni di Diaspora (iniziata nel 70<br />

dC con la distruzione del Tempio<br />

di Gerusalemme ad opera dei<br />

romani) avevano diritto di vivere<br />

nuovamente insieme in una terra<br />

comune. Dopo molte discussioni,<br />

individuarono nella Palestina tale<br />

terra. Fu proprio Hertzl, nel tentativo<br />

di legittimare ulteriormente questa<br />

scelta, a dichiarare che gli ebrei, in<br />

quanto popolo senza terra, dovevano<br />

occupare e abitare una terra senza<br />

un popolo (la Palestina). Così, dopo<br />

le molteplici ondate migratorie degli<br />

ebrei, la formazione dei Kibbutz<br />

e, soprattutto, la Shoah nacque,<br />

riconosciuto dall’Onu, lo Stato<br />

d’Israele (14 maggio 1948). Apparve<br />

chiara, dunque, anche ai più reticenti<br />

e scettici fra gli ebrei (gli Haredim) la<br />

necessità di appropriarsi di una terra<br />

dove poter vivere come popolo.<br />

b) La Guerra dei Sei Giorni (GSG),<br />

1967.<br />

Ma fu con la GSG che la situazione<br />

precipitò vertiginosamente. L’esercito<br />

israeliano, equipaggiato a dovere dagli<br />

Usa, sgominò in sei giorni, nel giugno<br />

del 1967, gli eserciti di Giordania,<br />

Egitto e Siria, conquistando le Alture<br />

del Golan e, soprattutto, Gaza e<br />

Cisgiordania o West Bank (chiamati<br />

Territori Occupati). Prese consistenza<br />

il progetto politico sionista del<br />

‘Grande Israele’: dal mediterraneo<br />

al fiume Giordano. Il popolo<br />

palestinese, ormai frammentato in<br />

segue a pag. 2<br />

XLIV Giornata<br />

La 3<br />

della PACE<br />

4 8 a<br />

16<br />

Circoscrizione<br />

Origini Matriarcato<br />

in Calabria<br />

in festa


OGGI<br />

FAMIGLIA<br />

segue editoriale da pag. 1<br />

nel prototipo “Macho italiano”, nel<br />

pieno della sua apologia.<br />

Ogni donna, da tutto questo<br />

ambaradan, dovrebbe sentirsi offesa,<br />

perché così mal rappresentata da chi<br />

punta esclusivamente sul proprio<br />

fisico, senza senso morale, dignità.<br />

Oggetto-soggetto che prende e dà in<br />

un gioco al massacro senza il rispetto<br />

del più basilare concetto di “persona”<br />

ad immagine e somiglianza di un Dio<br />

benevolo e giusto.<br />

Una ragazza su due, nel nostro<br />

Paese, ha molte difficoltà ad inserirsi<br />

nel mondo del lavoro, a meno che…<br />

E mentre prima il suggerimento era<br />

quello di “trovarsi un buon partito”,<br />

per essere mantenuta, adesso sembra<br />

quello di “fare opere di bene” con<br />

anziani ben quotati.<br />

Non si vuole certo fare politica:<br />

qui non è in gioco l’ uno o l’altro<br />

schieramento, ma l’esigenza di voler<br />

continuare a sentirsi, fieramente,<br />

ITALIANI.<br />

E proprio in questo momento, così<br />

poco edificante, in cui hanno preso il<br />

via tante manifestazioni per celebrare<br />

i centocinquanta anni del nostro<br />

glorioso Risorgimento, ci ritroviamo<br />

sulla stampa estera con un’immagine<br />

poco edificante.<br />

In contemporanea, dopo la notizia<br />

del fatto trasmessa quasi in sordina,<br />

superata<br />

da una esasperazione<br />

mediatica su volgarità per tutt’altro<br />

argomento del giorno, si è consumata,<br />

per l’ennesima volta, in magna pompa<br />

burocratica , la cerimonia funebre<br />

per la morte del trentaseiesimo<br />

militare, in una travagliata e sempre<br />

meno accettabile, missione di pace, in<br />

Afghanistan… Ma non si dovrebbe<br />

vivere per la pace, invece che morire<br />

Invece viene attuata la sentenza di<br />

Vegezio “Si vis pacem, para bellum”.<br />

Anche la morbosa curiosità sulla<br />

tragica morte di Sarah, uccisa tante<br />

volte da tutti coloro che hanno avuto<br />

poco rispetto per la vita e per la morte<br />

di una ragazzina, ha registrato un po’<br />

di tregua per dare posto a notizie<br />

più “appetibili”. Non certo rientra tra<br />

quelle che tengono banco la realtà di<br />

operai che hanno dovuto abbassare la<br />

testa per mantenere il lavoro.<br />

Ed è tragicamente tra i primissimi<br />

il posto occupato dall’Italia per<br />

il numero elevato di giovani<br />

disoccupati, sottoccupati o stanchi<br />

e rinunciatari a cercare un’attività,<br />

avendo capito che, fatte le dovute<br />

eccezioni, la meritocrazia si applica<br />

in ben altro campo.<br />

Per noi semplici donne, con un alto<br />

senso della dignità al femminile si<br />

paventa il “Taigeto”,per essere spinte<br />

tragicamente giù<br />

Ma, sebbene tutto, siamo ancora<br />

fermi e decisi a non farci travolgere<br />

da tanto malessere e a trovare ogni<br />

giorno un motivo per affermare :<br />

Io resto , per costruire un nuovo<br />

risorgimento che ci faccia sentire<br />

cittadini di un sano e bel Paese qual è<br />

o dovrebbe tornare ad essere l’Italia.<br />

2<br />

segue da pag. 1<br />

Anno XXIII n.1-2/ gennaio-febbraio 2011<br />

due aree incomunicanti fra le quali<br />

venne frapposto il territorio dello<br />

Stato sionista d’Israele, cominciò ad<br />

organizzarsi politicamente. Guidato<br />

dal carismatico Yasser Arafat,<br />

nacque l’OLP (Organizzazione<br />

per la Liberazione della Paletsina).<br />

L’Onu, da parte sua, dichiarò<br />

illegittima l’operazione d’Israele con<br />

la Risoluzione 242 del novembre<br />

1967, affermando che non si possono<br />

annettere territori mediante il ricorso<br />

alla forza armata.<br />

c) Accordi di pace (!)<br />

Seguirono tentativi di mediazione<br />

internazionale, tavoli negoziali<br />

diplomatici sempre presieduti<br />

dagli Usa, dove però forte era (ed<br />

è) l’influenza delle lobby israeliane,<br />

come la AIPAC. In particolare, furono<br />

sanciti gli Accordi di Oslo (1993).<br />

Arafat divenne leader della nascente<br />

Autorità Nazionale Palestinese,<br />

riconobbe la legittimità dello Stato<br />

d’Israele (non del Sionismo, però)<br />

e potè contare sull’autogoverno<br />

palestinese di Gaza e Cisgiordania.<br />

Naturalmente, i governi israeliani<br />

di destra boicottarono tali Accordi e<br />

nel 1996 Netanyahu, quando divenne<br />

primo ministro, coperto dalla<br />

protezione Usa e dall’inettitudine<br />

dell’Europa, accelerò gli insediamenti<br />

urbani e la colonizzazione di ulteriori<br />

territori, parzialmente smantellati da<br />

Sharon qualche anno dopo.<br />

d) Operazione ‘Piombo fuso’…<br />

Ma l’apice della violazione della<br />

dignità e dei diritti del popolo<br />

palestinese fu raggiunta fra il 27<br />

dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009,<br />

allorquando l’esercito israeliano<br />

falcidiò migliaia di inermi civili<br />

palestinesi nella Striscia di Gaza.<br />

Richard Falk, osservatore Onu,<br />

dichiarò che Israele si era macchiato<br />

di un vero e proprio genocidio,<br />

inverando la nota frase di Edward<br />

Said, intellettuale palestinese,<br />

secondo cui i palestinesi sono ormai<br />

destinati ad essere ‘vittime delle<br />

vittime’!<br />

e) Quali soluzioni<br />

Non è facile rispondere. Le vie<br />

negoziali-istituzionali propongono<br />

diversi esiti: Stato binazionale, ‘due<br />

Stati per due popoli’, Stato laico, plurale<br />

e democratico. Tuttavia, le influenze<br />

del governo Usa, le ambiguità<br />

della composita galassia araba e la<br />

colpevole impotenza dell’Europa<br />

non facilitano le cose. Scrittori<br />

autorevoli israeliani e palestinesi,<br />

in sincera ricerca della ‘pace giusta’<br />

per entrambi i popoli, auspicano un<br />

compromesso basato sul reciproco<br />

riconoscimento del diritto a coesistere<br />

in una medesima area geopolitica<br />

(Grossman, Oz e Said). Forse, la vera<br />

speranza è riposta nelle due società<br />

civili, quella israeliana e quella<br />

palestinese, potenziali portatrici di<br />

una soluzione conviviale ‘dal basso’.<br />

A tal proposito, sarà determinante il<br />

ruolo che sapranno svolgere i mondi<br />

della formazione, scuole e università.<br />

Bisogna, infatti, prosciugare i terreni<br />

di coltura del sionismo, del terrorismo<br />

e del nazionalismo, riconoscersi<br />

reciprocamente, affermando il diritto<br />

all’esistenza sia d’Israele che del<br />

popolo palestinese. Ma perchè tutto<br />

ciò avvenga, occorre una nuova<br />

coscienza, senza la quale ogni<br />

soluzione politico-istituzionale finirà<br />

per somigliare ad un ‘guscio vuoto’.<br />

Consigli di lettura<br />

Noam Chomsky-Ilan Pappe, Ultima fermata<br />

Gaza, Ponte alle Grazie, 2010;<br />

Edward Said, Il mio diritto al ritorno, Sassi,<br />

Roma 2007;<br />

Noam Chomsky, Le illusioni del Medio Oriente,<br />

Piemme 2007<br />

David Grossman, La guerra che non si può<br />

vincere, Feltrinelli, Milano 2004<br />

David Grossman, Con gli occhi del nemico,<br />

Oscar Mondadori 2008<br />

Vittorio Arrigoni, Restiamo umani,<br />

Manifestolibri, Roma 2009<br />

Breve storia del conflitto israelo-palestinese<br />

Era il 1897 quando Theodor Hertzl affermò<br />

la dottrina del Sionismo: gli ebrei avrebbero<br />

il diritto ‘divino’ di vivere uniti in una stessa<br />

terra, in uno Stato ebraico, confessionale,<br />

lo Stato d’Israele che, infatti, nascerà – con<br />

l’avallo delle potenze occidentali - il 14 maggio<br />

1948. Questo evento geopolitico ha fatto<br />

seguito alle favorevoli dichiarazioni del mini-<br />

stro inglese Balfour (nel 1917) e, soprattutto,<br />

alla Shoah, dopo la quale anche i più reticenti<br />

ebrei (gli haredim, ossia gli ultraortodossi)<br />

si convincono che gli ebrei hanno bisogno<br />

di una patria, di una terra dove poter vivere<br />

insieme come popolo: la Palestina, chiamata<br />

dai sionisti Eretz Israel (terra d’Israele). Ma<br />

l’evento che ha scatenato esponenzialmente<br />

il conflitto fra ebrei israeliani e arabi palesti-<br />

nesi è stata la Guerra dei Sei Giorni del giugno<br />

1967, allorquando Israele sgominò gli eser-<br />

citi di Egitto, Siria e Giordania, annettendosi<br />

le Alture del Golan, la Cisgiordania e Gaza.<br />

Queste ultime due formarono i ‘territori occupati’.<br />

Da allora, il popolo palestinese è fram-<br />

mentato in due porzioni di terra: Gaza e, per<br />

l’appunto, la Cisgiordania, chiamata anche<br />

West Bank (la riva occidentale del fiume Giordano).<br />

Nasce la questione dei profughi pale-<br />

stinesi. Nel Novembre 1967, l’ONU promulga<br />

la (ancora oggi disattesa) Risoluzione 242<br />

secondo la quale è illegittima l’acquisizione di<br />

un territorio mediante il ricorso all’uso della<br />

forza. Intanto, si organizza la resistenza pale-<br />

stinese, guidata dal carismatico Yasser Arafat<br />

e dal partito Al Fatah (Movimento per la Liberazione<br />

della Palestina), parte dell’OLP (Orga-<br />

nizzazione Liberazione Palestina), movimento<br />

e organizzazione politico-militare che propu-<br />

gna la creazione di uno Stato laico plurale e<br />

democratico, senza discriminazioni di sorta fra<br />

ebrei, cristiani e musulmani. Non sono mancati<br />

tentativi di mediazione da parte dell’occi-<br />

dente e, a tal riguardo, importanti sono stati<br />

gli Accordi di Oslo (1993). Questi Accordi pre-<br />

vedevano l’autogoverno palestinese di Gaza e<br />

Cisgiordania mediante la creazione di un’Au-<br />

torità Nazionale Palestinese. Non solo: Arafat<br />

dichiarò la legittimità dell’esistenza dello<br />

Stato d’Israele, dunque il suo riconoscimento.<br />

Questi Accordi fallirono miseramente soprat-<br />

tutto per responsabilità politiche dei governi<br />

israeliani, Netanyahu in testa. I recenti fatti<br />

di Gaza (operazione Piombo Fuso) dove dal<br />

27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009 l’eser-<br />

cito israeliano ha compiuto un vero e proprio<br />

genocidio contro la popolazione inerme della<br />

Striscia palestinese mediterranea rappresen-<br />

tano, ancora oggi, una vergogna che chiede<br />

giustizia al cospetto della dignità umana.


OGGI<br />

FAMIGLIA<br />

Il Conflitto israelo-palestinese.<br />

Una chiave di lettura.<br />

Intervista a Hesham Almolla<br />

a cura di Vincenzo Altomare<br />

Hesham Almolla è giordano, vive<br />

e lavora (come radiologo presso<br />

l’ospedale civile ‘Annunziata’) a<br />

Cosenza da molti anni ed è sposato<br />

con una donna cattolica, con quattro<br />

figli. Sempre presente nel dibattito<br />

in città (e non solo) sulle questioni<br />

mediorientali e, più in generale, relative<br />

all’islam. Comincia da lui, con<br />

questa intervista, una ricognizione<br />

delle sfide che il Medio Oriente – il<br />

contesto storico e geopolitico dove Dio<br />

ha scelto di rivelarsi - pone oggi a tutta<br />

l’umanità.<br />

VA: I fallimenti negoziali e le continue<br />

ingerenze occidentali rendono il<br />

conflitto in Medio oriente senza sbocchi.<br />

Governi e multinazionali europee e<br />

statunitensi conservano vivo interesse<br />

per le risorse energetiche dell’area…<br />

E, pertanto, boicottano una soluzione<br />

complessiva, per l’appunto ‘politica’.<br />

Ci sono vie d’uscita, dunque<br />

AM: Io non parlerei di ‘ingerenza’<br />

occidentale, ma piuttosto di ‘presenza’<br />

occidentale in medio-oriente, presenza<br />

politica, economica, militare e soprattutto<br />

culturale. Non solo le riserve<br />

energetiche dell’area fanno gola al<br />

sistema occidentale, la zona è sempre<br />

stata interessante come mercato e<br />

come area geopoliticamente strategica<br />

per il controllo non solo del medio<br />

oriente ma anche del vicino oriente. In<br />

realtà, l’occidente ha sempre proposto<br />

ed imposto una soluzione politica che<br />

nasce dai suoi interessi immediati. La<br />

politica non può offrire se non soluzioni<br />

per l’immediato, per il breve<br />

termine; francamente non credo nelle<br />

soluzioni politiche disgiunte dall’affrontare<br />

la radice del problema. E’<br />

necessario riconoscere che l’incontroscontro<br />

dell’occidente con il medio<br />

oriente durante e dopo la grande<br />

guerra 1914-1918 è stato un incontroscontro<br />

culturale dove l’occidente ha<br />

imposto le sue opinioni, il suo modello<br />

di sviluppo e la sua economia su un<br />

mondo allo sbando, impoverito culturalmente<br />

e orfano di identità. Proprio<br />

per questi motivi l’occidente ha avuto<br />

gioco facile ad impiantare lo Stato<br />

d’Israele, indicato come l’unico stato<br />

democratico nella zona. La soluzione<br />

del conflitto deve anzitutto avere basi<br />

culturali; non sto dicendo che bisogna<br />

tornare indietro di cento anni, ma solo<br />

che la base del conflitto, che è araboisraeliano<br />

e non solo israelo-palestinese,<br />

è culturale e da questa base, con<br />

la sua evoluzione storica fino ai nostri<br />

giorni, bisogna partire, studiare, chiarire,<br />

riconoscere, far conoscere e trovare<br />

delle soluzioni.<br />

VA: Forse la via maestra da seguire<br />

è quella ‘dal basso’, ossia delle due<br />

società civili (israeliana e palestinese)<br />

che si incontrano e creano percorsi<br />

reali di pace… In fondo, autorevoli<br />

scrittori israeliani (Grossman e Oz)<br />

scrivono della necessità di cercare un<br />

compromesso, mediante il quale possa<br />

attuarsi il reciproco riconoscimento<br />

dei due popoli.<br />

AM: Questa sarebbe una soluzione<br />

politica, auspicabile ma non<br />

sufficiente. Esiste però una condizione<br />

senza la quale non è possibile mettere<br />

in atto alcuna soluzione politica: la<br />

pace. La pace è una condizione sine<br />

qua non, la soluzione politica è di fatto<br />

un compromesso ma come dicevo non<br />

è sufficiente. Gli attori del conflitto<br />

(arabi, israeliani e soprattutto occidentali)<br />

devono dichiarare un congruo<br />

periodo di pace da rispettare con lo<br />

scopo di raggiungere una soluzione;<br />

la zona non ha mai conosciuto un<br />

periodo simile sin dalla grande guerra<br />

e fino ai nostri giorni. Da una parte o<br />

dall’altra c’è stato sempre ricorso alla<br />

violenza, alle armi e alla guerra. Il<br />

riconoscimento reciproco non basta,<br />

anche quelli più decisi ad eliminare lo<br />

Stato d’Israele, di fatto, lo riconoscono.<br />

Non si può combattere un nemico<br />

se non lo si riconosce, almeno come<br />

nemico. E’ importante riconoscere<br />

positivamente, cioè accettare l’altro, e<br />

accettarlo così come è, non come vorremo<br />

che sia. Ed ecco: torniamo a fare<br />

una considerazione di tipo culturale.<br />

VA: Quali rapporti intercorrono<br />

oggi fra Autorità Nazionale Palestinese<br />

e Hamas Noam Chomsky sostiene che<br />

Al Fatah (partito organico all’ANP il<br />

cui rappresentante è Moumhad Abbas)<br />

sia ostaggio delle potenze occidentali.<br />

È così<br />

AM: Fatah è da molto tempo un‘istituzione,<br />

sin dal 1968. Il Movimento era,<br />

ed è tuttora, un‘espressione della piccola<br />

borghesia palestinese e dei suoi<br />

alleati arabi ed ora anche israeliani<br />

e occidentali. Chomsky ha ragione,<br />

la struttura organizzativa di Fatah<br />

delle prime ore non esiste più, non<br />

esiste da quando Arafat si impossessò<br />

del movimento e lo fece diventare la<br />

componente dominante della OLP.<br />

Negli anni ’70 ed ’80 le due strutture<br />

organizzative erano una sola cosa, il<br />

budget della OLP è principalmente<br />

alimentato dai paesi arabi, la OLP è<br />

membro effettivo della Lega Araba, i<br />

finanziamenti principali della Autorità<br />

Nazionale Palestinese vengono<br />

dall’occidente.<br />

I rapporti fra Hamas e l’Autorità<br />

Nazionale Palestinese sono pessime;<br />

le ultime rivelazioni di ‘Wikileaks’ lo<br />

dimostrano, e non potevano essere<br />

diversamente. Hamas ha vinto le elezioni<br />

(2006) ed è stata tradita proprio<br />

dalla Autorità Nazionale Palestinese;<br />

poi come è arrivata Hamas ad occupare<br />

una posto così importante nella<br />

scena politica palestinese è tutta un’altra<br />

storia; complica la scena politica<br />

l’insorgenza di piccoli gruppi alla<br />

destra di Hamas, gruppi armati e in<br />

conflitto religioso con Hamas come i<br />

vari gruppi Salafisti.<br />

Anno XXIII n.1-2/ gennaio-febbraio 2011<br />

VA: Stato nazionale, ‘due Stati<br />

per due popoli’, Stato laico, plurale e<br />

democratico: quali fra queste ritiene<br />

sia la proposta più realistica per la<br />

soluzione del conflitto<br />

AM: Tutte queste sono soluzioni<br />

politiche. Come tali, auspicabili ma<br />

non sufficienti. Un unico stato laico,<br />

plurale e democratico è la soluzione<br />

politica più progressista ma è anche<br />

la meno probabile e più difficile da<br />

attuare; questa soluzione significa<br />

sconvolgere gli equilibri di potere<br />

all’interno d’Israele da una parte e<br />

all’interno del mondo palestinese<br />

dall’altra parte, come anche presentare<br />

al mondo arabo un modello che<br />

rappresenta un pericolo per gli stati<br />

monocratici tipo l’Arabia Saudita<br />

oppure come quello dell’Egitto con un<br />

successo presidenziale pari al 99,9% dei<br />

consensi. C’è da considerare un fattore<br />

molto importante in questo contesto<br />

di stato laico, plurale e democratico in<br />

Palestina dove ebrei, cattolici e musulmani<br />

vivono in pace e democraticamente:<br />

questo stato laico rappresenta<br />

la punta di lancia di un modello per<br />

il mondo arabo che lo circonda, una<br />

profondità strategica dove espandersi<br />

per l’appunto come modello, uno stato<br />

dove la pace, la democrazia e la libertà<br />

religiosa diventano i valori fondanti<br />

di una costituzione laica. Ma questo<br />

rappresenta un pericolo per gli stati<br />

arabi circostanti. Uno stato nazionale<br />

sarebbe troppo debole e troppo<br />

dipendente dalla Giordania per essere<br />

accettato dai Palestinesi, ammesso che<br />

i palestinesi possano presentare una<br />

richiesta univoca in tal senso. ‘Due<br />

stati per due popoli’ sembra una via<br />

di uscita plausibile dal punto di vista<br />

diplomatico e politico, ma i problemi<br />

pratici che pone questa soluzione e le<br />

difficoltà a superarli sono davanti agli<br />

occhi di tutti.<br />

VA: In ogni caso, bisognerà fare i<br />

conti con il Sionismo, vero ostacolo al<br />

riconoscimento dello Stato d’Israele<br />

da parte del popolo palestinese. A tal<br />

proposito, Edward Said, noto intellettuale<br />

palestinese, ha scritto: “finchè<br />

Israele non si assumerà la responsabilità<br />

morale per quello che ha commesso<br />

contro il popolo palestinese, non ci<br />

potrà essere soluzione del conflitto”.<br />

Ma bisognerà fare i conti anche con<br />

il nazionalismo arabo che, secondo<br />

Noam Chomsky, è diretta conseguenza<br />

del sionismo. Il potere che ha oggi<br />

Hamas ne è prova evidente…<br />

AM: Il nazionalismo arabo e il<br />

sionismo, anche se nati in un epoca<br />

storica simile, sono cresciuti in un contesto<br />

socio-culturale completamente<br />

diverso: il nazionalismo arabo era la<br />

risposta identitaria di emancipazione<br />

delle popolazioni arabe nella penisola<br />

arabica e degli arabi del Nord Africa<br />

contro il dominio degli ottomani che<br />

segue a pag. 23<br />

3


OGGI<br />

FAMIGLIA<br />

XLIV Giornata della PACE<br />

“Libertà religiosa, via per la Pace”<br />

di Alessandro Grandinetti<br />

Si è svolta domenica 9 gennaio, la<br />

ormai consueta marcia della pace<br />

per le vie della nostra città. L’evento<br />

sempre più momento partecipato<br />

e organizzato dalla Diocesi di<br />

Cosenza-Bisignano è arrivato alla<br />

XLIV Giornata e quest’anno aveva<br />

come tema: “Libertà religiosa, via<br />

per la Pace”. L’iniziativa fu istituita<br />

da Paolo VI durante la guerra del<br />

Vietnam, per poi continuare ad<br />

essere celebrata sia da Giovanni<br />

Paolo II che da Benedetto XVI. Il<br />

messaggio in questo momento<br />

storico è stato legato dal Papa al<br />

dramma delle persecuzioni dei<br />

cristiani nel mondo, definiti da<br />

lui stesso “atti contro Dio e contro<br />

l’uomo”.<br />

Centinaia di persone hanno<br />

partecipato a questa bella sfilata,<br />

partita da piazza XI settembre fino<br />

alla Chiesa di San Nicola, la presenza<br />

vedeva rappresentanti di diverse<br />

confessioni religiose come quella<br />

ortodossa, la Comunità valdese,<br />

la Chiesa cristiana avventista, la<br />

Comunità Baha’i, l’Istituto buddista<br />

Soka Gakkai, i cattolici di rito<br />

greco-bizantino, immigrati, politici<br />

e rappresentanti delle Acli, di<br />

varie associazioni socio-culturali<br />

del territorio, delle sigle sindacali<br />

nonché di tantissimi giovani, adulti,<br />

bambini e scout.<br />

Ad accompagnare il Vescovo<br />

Salvatore Nunnari che ha guidato<br />

la marcia, c’erano pure il Sindaco<br />

4<br />

Anno XXIII n.1-2/ gennaio-febbraio 2011<br />

Perugini e il neo-nominato Prefetto<br />

Raffaele Cannizzaro, oltre a tanti<br />

altri rappresentanti istituzionali.<br />

Nella veglia di preghiera il Padre<br />

Arcivescovo ha ripreso il messaggio<br />

del Santo Padre e ha lanciato anche<br />

un appello per la questione Rom che<br />

da anni ormai si sono insediati sulle<br />

rive del fiume Crati alle porte della<br />

nostra città.<br />

“Nella libertà religiosa, trova<br />

espressione la specificità della<br />

persona umana, che per essa può<br />

ordinare la propria vita personale<br />

e sociale a Dio, alla cui luce si<br />

comprendono pienamente l’identità,<br />

il senso e il fine della persona. Negare<br />

o limitare in maniera arbitraria<br />

tale libertà significa coltivare una<br />

visione riduttiva della persona<br />

umana; oscurare il ruolo pubblico<br />

della religione significa generare<br />

una società ingiusta, poiché non<br />

proporzionata alla vera natura<br />

della persona umana; ciò significa<br />

rendere impossibile l’affermazione<br />

di una pace autentica e duratura di<br />

tutta la famiglia umana”.<br />

Il diritto alla libertà religiosa è<br />

radicato nella stessa dignità della<br />

persona umana. Scrive ancora,<br />

infatti, Papa Benedetto XVI nel<br />

messaggio della Giornata Mondiale<br />

della Pace del 1 gennaio specificando<br />

che: “se la libertà religiosa è via per la<br />

pace, l’educazione religiosa è strada<br />

privilegiata per abilitare le nuove<br />

generazioni a riconoscere nell’altro il<br />

proprio fratello e la propria sorella,<br />

con i quali camminare insieme e<br />

collaborare perché tutti si sentano<br />

membra vive di una stessa famiglia<br />

umana, dalla quale nessuno deve<br />

essere escluso”.<br />

L’invito a tutti gli uomini di<br />

buona volontà è, dunque, che si<br />

rinnovi l’impegno per la costruzione<br />

di un mondo dove tutti siano liberi<br />

di professare la propria religione<br />

o fede, e vivano il proprio amore<br />

per Dio con tutto il cuore, con tutta<br />

l’anima e con tutta la mente. Occorre<br />

mettersi in ascolto della propria<br />

voce interiore, per trovare in Dio il<br />

riferimento stabile per la conquista<br />

di un’autentica libertà e la forza<br />

inesauribile per orientare il mondo<br />

con uno spirito nuovo, capace di<br />

non ripetere gli errori del passato.


OGGI<br />

FAMIGLIA<br />

La gestione delle risorse umane nelle organizzazioni non profit<br />

(il caso dell’Associazione culturale di volontariato Gianfrancesco Serio)<br />

La neo dottoressa Patrizia<br />

Zampataro si è laureata in<br />

questo mese nell’Università Gabriele<br />

D’Annunzio discutendo il tema in<br />

evidenza: si tratta della quinta tesi di<br />

laurea (università di Trieste, Catania,<br />

Barcellona, Messina, Chieti) sulle<br />

attività della Fondazione Serio che<br />

in 33 anni ha promosso il quadro<br />

valoriale del capitale umano. Nata il<br />

15 dicembre del 1977 con il nome di<br />

“Associazione amici dell’uomo”, si è<br />

trasformata in Fondazione nel 1982<br />

con il riconoscimento della personalità<br />

giuridica. Luciano Corradini, in un<br />

suo libro, ha scitto che è sbocciata<br />

nel cuore della famiglia di Iolanda<br />

Maiorana e Giuseppe Serio dopo la<br />

tragica morte del loro terzogenito.<br />

Il 31.03.06 si è ancora trasformata<br />

in “Associazione culturale di<br />

volontariato ONLUS” mantenendo<br />

lo stesso statuto e le stesse finalità.<br />

E’ membro dell’“Associazione per<br />

la Riduzione del debito pubblico”,<br />

dell’Associazione Pedagogica Italiana,<br />

di Libera e della Federazione delle<br />

organizzazioni cattoliche di servizi<br />

internazionali di volontariato; la<br />

C.E. I. l’ha definita “<strong>Centro</strong> culturale<br />

cattolico del Progetto della Chiesa”.<br />

Collabora con vari istituti di<br />

Filosofia e Scienze dell’educazione<br />

di 19 università (italiane, europee,<br />

americane e australiane). Ha ricevuto<br />

nel 1997 il “Prix international pour<br />

la paix”. Per incoraggiare le persone<br />

a realizzare il bene comune, ha<br />

assegnato il premio “Impegno per<br />

la pace” a Madre Teresa di Calcutta<br />

(1980), al vescovo anticamorra,<br />

Don Antonio Riboldi (1981), al prof.<br />

Antonino Zichichi, fisico per la pace<br />

(1984), ai giudici Giovanni Falcone<br />

e Paolo Borsellino (alla memoria,<br />

1994), al giudice Nicola Gratteri,<br />

sostituto procuratore della Direzione<br />

antimafia di Reggio Cal. (2009), a<br />

personalità del mondo della politica<br />

(Mandela, Scalfaro, Prodi), ad enti<br />

socio-culturali (Il Delfino di Cosenza,<br />

il Gruppo Abele di Torino, S. Egidio<br />

di Roma, l’Unicef).<br />

Ha istituito il “<strong>Centro</strong> studi e<br />

ricerche per la cultura di pace”<br />

nel 1980; ha promosso 56 eventi<br />

(nazionali, regionali e internazionali);<br />

ha fondato le riviste Qualeducazione<br />

(nel 1982, 76 fascicoli, 7000 pagine)<br />

e “Vivere la nonviolenza” (1994)<br />

rivolte alle università, biblioteche,<br />

fondazioni, scuole ecc.<br />

Cura due collane editoriali<br />

(Acta Paedagogica e Scuola<br />

contemporanea, (Editore Pellegrini) i<br />

cui testi sono adottati nelle università<br />

(Catania, Siena, Roma3, Palermo,<br />

Milano statale, Trieste, Perugia).<br />

Complessivamente i volontari che vi<br />

collaborano a vario livello sono 350<br />

(autori, docenti, esperti di problemi<br />

dell’educazione, giornalisti, persone<br />

addette alla segreteria dei convegni e<br />

alle attività di progetti) che, insieme,<br />

sono il capitale umano o le risorse<br />

sue culturali. Il suo patrimonio è<br />

il lavoro di questi volontari diversi<br />

per cultura e competenze, ma tutti<br />

coinvolti nel promuovere la cultura<br />

di pace fondamento della legalità e<br />

della giustizia.<br />

Recentemente ha avviato (1.02.10)<br />

le attività del progetto biennale<br />

“Cittadinanza attiva - Promozione<br />

della legalità” nel territorio dell’alto<br />

Tirreno cosentino per continuare<br />

lo svolgimento di attività di<br />

prevenzione (violenza, corruzione,<br />

cultura di morte) e per diffondere<br />

i valori della vita. Vi partecipano<br />

i comuni di Praia a Mare e Tortora;<br />

l’Istituto tecnico per il Turismo di<br />

Tortora, partner nello svolgimento<br />

delle attività didattiche sul tema<br />

della legalità; il <strong>Centro</strong> d’Accoglienza<br />

l’Ulivo di Tortora, partner per la<br />

rieducazione alla legalità attraverso<br />

la Rassegna stampa e i racconti di<br />

vita vissuta elaborati dagli ex tossici<br />

ospiti dell’Ulivo; l’Associazione di<br />

volontariato Arianna di Tortora, in<br />

qualità di partner per la realizzazione<br />

delle attività didattiche nella<br />

scuola sul tema della legalità e di<br />

Costituzione e cittadinanza; il <strong>Centro</strong><br />

studi Aldo Nicodemo che collabora<br />

nella gestione del <strong>Centro</strong> Permanente<br />

del Volontariato locale.<br />

“La gestione delle risorse<br />

umane esige un numero di stake<br />

holder superiore a quella richiesta<br />

da enti o aziende profit; per<br />

esempio, l’Associazione Serio, nella<br />

realizzazione del progetto, impiega 6<br />

professionisti retribuiti, 25 volontari;<br />

nella realizzazione della sua<br />

rivista Qualeducazione coinvolge<br />

mediamente, per ogni fascicolo, 10/12<br />

autori, 5 redattori, una segretaria<br />

di redazione e 15 componenti dei<br />

comitati scientifici.<br />

Nel suo caso, la valutazione della<br />

produttività si valuta in termini<br />

di libri, articoli inediti e servizi di<br />

volontariato (pubblicazione della<br />

rivista, delle collane editoriali,<br />

organizzazione di eventi nazionali<br />

e internazionali realizzati con il<br />

contributo di volontari qualificati e<br />

con il finanziamento di (pochi) enti<br />

pubblici o privati.<br />

Si tratta della gestione strategica<br />

delle risorse per superate le<br />

difficoltà in virtù della ricchezza<br />

del capitale intellettuale e dei talenti<br />

che sviluppano al meglio il lavoro<br />

dei professionisti e, soprattutto, dei<br />

volontari che si spendono nelle varie<br />

attività culturali e progettuali. Il<br />

successo, in gran parte, è dovuto ai<br />

valori promossi dall’Associazione<br />

che, nel corso di oltre tre decenni,<br />

ha prodotto una sua immagine<br />

eccellente dotata soprattutto di onestà<br />

intellettuale.<br />

L’organizzazione poggia su un<br />

volontariato di alta qualità culturale,<br />

costituita da soci, manager,<br />

professionisti impegnati nei vari<br />

settori (rivista, libri, eventi, progetti,<br />

manifestazioni ecc.) che condividono<br />

gli elevati obiettivi realizzati anche<br />

con i contributi finanziari di pochi<br />

enti e privati cittadini.<br />

Alla scarsità delle risorse<br />

economiche si contrappone la<br />

ricchezza delle risorse umane. I<br />

volontari che si sono alternati nel corso<br />

di 33 anni hanno raggiunto eccellenti<br />

traguardi di carriera professionale in<br />

un clima d’appartenenza culturale<br />

che esercita un forte richiamo per il<br />

rinnovamento delle stese risorse (i<br />

volontari) da cui parte l’ampliamento<br />

del patrimonio intellettuale e la<br />

selezione dei talenti necessari per<br />

continuare. Quest’esperienza di<br />

volontariato ha la pretesa ed anche il<br />

merito di promuovere la cultura del<br />

dialogo come necessaria premessa<br />

della cultura della vita fondata sulla<br />

dignità della persona.<br />

Anno XXIII n.1-2/ gennaio-febbraio 2011<br />

5


di Alessandro Grandinetti<br />

Nelle settimane passate si è<br />

tenuto nella parrocchia Sacro<br />

Cuore di Gesù e Madonna di<br />

Loreto a Cosenza un importante<br />

convegno dal titolo: “Presentazione<br />

Immigrazione - Dossier Statistico<br />

2010 - XX Rapporto” in cui sono<br />

stati illustrati da parte dell’ufficio<br />

della Caritas Diocesano i dati<br />

relativi al flusso di immigrati<br />

presenti e ormai stabilizzati sul<br />

nostro territorio.<br />

A partecipare a questo incontro<br />

c’erano don Antonio Morcavallo,<br />

direttore della Caritas Diocesana,<br />

Maria Paola Nanni della redazione<br />

Caritas/Migrantes, Otto Bitjoka<br />

della Fondazione Ethnoland di<br />

Milano e Suor Claudia Biondi<br />

in rappresentanza della Caritas<br />

Ambrosiana, a moderare il tutto<br />

Pino Fabiano.<br />

Secondo l’analisi uscita durante<br />

la relazione illustrata davanti<br />

ad un folto pubblico ci si avvia<br />

sempre più in fretta verso una<br />

società multietnica, così da non<br />

far sentire invalicabile il muro<br />

tra italiani e stranieri. Del resto i<br />

cittadini stranieri regolarmente<br />

soggiornanti in Italia sono circa<br />

4.919.000, stando ai dati del 2010.<br />

Vale a dire uno ogni 14 abitanti<br />

nel nostro Paese è straniero.<br />

Demograficamente, dunque, è<br />

notevole l’incremento per la loro<br />

presenza, basti pensare che sono<br />

circa 250 mila i matrimoni misti<br />

contratti tra il 1996 e il 2008 (di<br />

cui il 6,4% celebrati in Calabria), 4<br />

alunni stranieri su 10 sono nati in<br />

Italia e oltre la metà del totale vive<br />

quì da almeno 5 anni.<br />

Oltre al dato numerico, il<br />

contributo e la partecipazione<br />

degli immigrati è notevole e il loro<br />

ruolo è ormai identificabile in una<br />

risorsa produttiva indispensabile<br />

per tutta la nostra economia.<br />

Neanche Cosenza e la Calabria<br />

sono indenni da queste presenze,<br />

tant’è che dei 65.000 residenti nella<br />

nostra regione, a Cosenza ce n’è<br />

circa il 31,8%. Nello specifico della<br />

provincia Bruzia si possono contare<br />

analizzando le aree di origine degli<br />

stranieri, un 37% proveniente dalla<br />

Romania, l’11% dal Marocco, il<br />

7,3% dall’Albania, il 7,2% dalla<br />

Polonia e il 7,3% dall’Ucraina.<br />

Ritornando alla nostra città, dal<br />

dossier emerge che l’immigrazione<br />

si configura oggi come una vera e<br />

propria risorsa demografica, si<br />

6<br />

OGGI<br />

Anno XXIII n.1-2/ gennaio-febbraio 2011<br />

FAMIGLIA<br />

Cosenza:<br />

aumento della popolazione grazie all’arrivo di immigrati,<br />

secondo gli ultimi dati della Caritas relativi al 2010<br />

ricorda che quì è nato l’8,4% dei<br />

residenti. Gli alunni stranieri nelle<br />

scuole sono quasi 3.000 (il totale<br />

per la Calabria è di 9.500 unità)<br />

e uno su dieci è nato proprio a<br />

Cosenza. Sul versante lavorativo,<br />

invece, c’è da dire che da noi il<br />

46% è impiegato nei servizi, il<br />

24,3% nell’industria, il 25,5% in<br />

agricoltura, il 12,8% nell’edilizia, il<br />

10,3% nella ristorazione, il 12,8% nel<br />

commercio e il 4,5% nell’assistenza<br />

domestica e familiare.<br />

Il rapporto se analizzato al di là<br />

delle mere statistiche ci fa riflettere<br />

anche sul grado di integrazione<br />

degli stranieri in Italia e soprattutto<br />

se si sposta la bussola in ambito<br />

europeo non bisogna dimenticare<br />

il problema dei rom, che pare non<br />

interessi a nessuno continuando a<br />

creare così sempre più divisioni ed<br />

emarginazioni diffuse.<br />

Ancora il lavoro da fare insieme<br />

è molto però se si coglie il senso<br />

che alla fine siamo tutti fratelli ci<br />

si avvantaggerà sicuramente sui<br />

metodi da adottare.


OGGI<br />

FAMIGLIA<br />

Lo spirito sano di un giornalismo libero di pensare<br />

e di lottare per il bene comune.<br />

Nel clima di sofferenza di un’Italia “si bella e perduta”<br />

di Franco Bartucci<br />

La situazione politica italiana<br />

manifestatasi in questi ultimi<br />

mesi con situazioni a dir poco<br />

imbarazzanti per i vari scandali più<br />

che noti, ha creato, per la violenza<br />

dei linguaggi e la espressione<br />

dei volti e dei pensieri, uno<br />

stato di confusione e sofferenza<br />

sconvolgente. Si avverte sulla<br />

propria pelle il peso di un danno<br />

che coinvolge lo spirito etico,<br />

morale, sociale, civile e culturale<br />

di tanti uomini e donne, ragazzi<br />

e ragazze, giovani e giovane di<br />

questo nostro Paese.<br />

Ciò che colpisce e fa soffrire è<br />

il fatto che ci si trovi di fronte ad<br />

un Paese diviso, in modo netto,<br />

tra buoni e cattivi, tra peccatori<br />

e innocenti, tra destra e sinistra,<br />

tra uomini di guerra e uomini di<br />

pace, tra il falso e il vero, tra l’odio<br />

e l’amore.<br />

In sostanza, è scomparsa la<br />

capacità di saper discernere la<br />

scelta giusta perché nel frattempo<br />

è stato cancellato il senso del valore<br />

confuso e identificato con il culto<br />

idolatra del “dio denaro”, del<br />

“dio piacere”, del “dio dominio”.<br />

C’è poi chi, deluso e amareggiato<br />

si mette nei panni dello struzzo che<br />

per non vedere e sentire si distacca<br />

da ogni cosa e nasconde la propria<br />

testa sotto la sabbia, causando un<br />

danno gravissimo a se stesso e<br />

all’intera società.<br />

Dante collocherebbe costoro<br />

nel vestibolo dell’inferno,<br />

considerandoli “ignavi”.<br />

Tutto questo ci porta a dire che<br />

c’è la consapevolezza di essere<br />

di fronte ad un Paese diviso: una<br />

parte (40/45% ) della società<br />

italiana ha una fede cieca nel<br />

proprio leader fino al plagio,<br />

mentre un’altra parte (attorno<br />

al 60%), con in mezzo gli ignavi<br />

quali sparti acque, in autonomia<br />

e libertà, frammentata com’è, si<br />

pone a tutela delle istituzioni e<br />

della sana governabilità del nostro<br />

Paese.<br />

In tutto il frastuono di voci,<br />

dichiarazioni, ragionamenti,<br />

dialoghi tra le diverse parti, in<br />

posizione conflittuale, destra –<br />

sinistra- centro, non mancano i<br />

riferimenti ad espressioni tratte<br />

dai testi evangelici per farne<br />

scudo della propria immagine,<br />

del proprio pensiero, in difesa<br />

del leader o della propria parte<br />

politica: “Bisogna vivere con amore<br />

il rapporto con gli altri”, “Abbiamo<br />

con noi la forza della verità”, “Sei<br />

un sepolcro imbiancato”, “Chi<br />

è senza peccato scagli la prima<br />

pietra”…ed altro ancora.<br />

La società italiana vive al<br />

Anno XXIII n.1-2/ gennaio-febbraio 2011<br />

momento un profondo travaglio<br />

di sofferenza economica, sociale e<br />

culturale che può essere superato<br />

e vinto con una grande azione ed<br />

atto di solidarietà da parte di tutti,<br />

nessuno escluso, a cominciare<br />

da tutti coloro che vivono nel<br />

buio delle tenebre e del peccato,<br />

attraverso una testimonianza<br />

visibile e trasparente diffusa,<br />

impregnata di grande umanità.<br />

In tutto questo il mondo<br />

dell’informazione e del<br />

giornalismo ha un ruolo strategico<br />

e fondamentale che non può<br />

essere soggiogato, limitato e<br />

reso schiavo. Il giornalista deve<br />

cercare, propugnare, valorizzare<br />

e diffondere la verità, perché<br />

attraverso la verità l’uomo, così la<br />

società, possono vivere e praticare<br />

i valori dell’amore, della giustizia,<br />

della legalità, della libertà, della<br />

socialità, della equità e solidarietà.<br />

All’insegna di questo ideale i<br />

giornalisti calabresi, domenica<br />

30 gennaio, riuniti nel Santuario<br />

paolano per la festa del loro Santo<br />

Patrono San Francesco di Sales,<br />

hanno vissuto, una intensa giornata<br />

di riflessione e di preghiera.<br />

L’incontro celebrativo ha portato<br />

alla proposta di convocare per il<br />

prossimo anno una giornata di<br />

riflessione più ampia e partecipata,<br />

a carattere regionale, tra tutti i<br />

presuli delle dieci diocesi calabresi<br />

e i giornalisti di tutta la Calabria,<br />

con all’ordine del giorno: come<br />

dare dignità agli operatori del<br />

mondo dell’informazione, alla luce<br />

dei valori del cristianesimo, per<br />

essere testimoni di cambiamento<br />

della società nel realizzare la<br />

civiltà dell’amore.<br />

7


OGGI<br />

FAMIGLIA<br />

La Terza Circoscrizione di Cosenza in festa<br />

Un bellissimo dicembre 2010 coi fiocchi<br />

di Francesco Gagliardi<br />

Anche quest’anno, come del<br />

resto negli anni passati, in<br />

occasione delle festività natalizie,<br />

la Terza Circoscrizione di Cosenza<br />

e il suo valido ed instancabile<br />

Presidente Dott. Antonio Farina,<br />

coadiuvato dal sempre presente<br />

Direttore Artistico Sig. Felice<br />

Antonio Giocondo, hanno<br />

organizzato varie manifestazioni:<br />

convegni, spettacoli musicali,<br />

teatrali e folkloristici, concerti,<br />

presentazione di libri, mostre<br />

artigianali, mercatini, tombolata.<br />

La Terza in festa, un dicembre<br />

coi fiocchi. Peccato che la neve<br />

è scesa copiosa per due giorni<br />

imbiancando tutta Cosenza con<br />

una settimana di anticipo.<br />

Le manifestazioni hanno avuto<br />

inizio l’1 e il 2 dicembre col Premio<br />

Internazionale di Poesia e Pittura<br />

“Francesco Terracina” presso il<br />

Cinema Teatro Italia “Aroldo Tieri”,<br />

giunto alla VI Edizione, organizzato<br />

dal <strong>Centro</strong> <strong>Socio</strong> <strong>Culturale</strong> “Vittorio<br />

<strong>Bachelet</strong>” per onorare la memoria<br />

di un bravo maestro scomparso<br />

nonché Presidente del <strong>Centro</strong>. In<br />

occasione del Premio la sera del<br />

primo dicembre il numeroso ed<br />

entusiasta pubblico ha assistito<br />

alla commedia musicale “Napoli,<br />

Musica e Poesia” con la regia di<br />

Ferruccio Stumpo.<br />

Il 10 dicembre, alle ore 17,30,<br />

presso la Sala Consiliare del<br />

Comune di Cosenza è stato<br />

presentato il libro di Giorgio<br />

Mirabelli” La coerenza delle<br />

contraddizioni”, Edizioni Kappa.<br />

La stessa sera, alle ore 21,00,<br />

presso il Cinema Teatro Italia<br />

“Aroldo Tieri” si è esibita la<br />

Compagnia teatrale don Ciccio<br />

Salvino con la regia di Franco Barca<br />

che hanno presentato la commedia<br />

“E’ tutta na’ pappata”.<br />

Il 18 dicembre presso la sede<br />

della terza Circoscrizione è stata<br />

inaugurata “La mostra del vetro”<br />

dell’artista Morimanno. I bellissimi<br />

ed originalissimi lavori in vetro<br />

sono stati visitati da tante persone<br />

fino al 15 gennaio.<br />

Dal 18 al 22 dicembre si sono<br />

svolti in Piazza Loreto i famosi<br />

Mercatini di Natale. Ha collaborato<br />

e partecipato la Coltivatori Diretti.<br />

Infatti nei vari stand allestiti<br />

in piazza i coltivatori diretti di<br />

Cosenza e provincia hanno portato<br />

i loro prodotti. I ragazzi dell’Istituto<br />

Alberghiero “Mancini” hanno fatto<br />

assaggiare ai visitatori i prodotti<br />

tipici del Natale calabrese: turdilli,<br />

scalille e ciccitielli.<br />

Il 19 e 26 dicembre presso la<br />

Chiesa Parrocchiale Madonna di<br />

Loreto e la parrocchia di S. Aniello,<br />

in occasione del Concerto di Natale,<br />

si è esibito il Coro Polifonico “Aura<br />

Artis” diretto dal valido Maestro<br />

Tinto e il Duo Antonio Arcuri col<br />

clarinetto e Alessandro Vuono al<br />

pianoforte.<br />

Il primo <strong>Gen</strong>naio 2011, alle ore<br />

19,00, presso la Chiesa di Santa<br />

Teresa del Bambino Gesù, in<br />

occasione della Giornata della Pace,<br />

è stato organizzato un Grande<br />

Concerto della Pace.<br />

Di fronte a un numerosissimo<br />

pubblico si sono esibiti il duo Giusy<br />

Caruso all’organo e Valentina<br />

Mazzuca, soprano.<br />

Giusy Caruso ha eseguito<br />

8<br />

Anno XXIII n.1-2/ gennaio-febbraio 2011<br />

segue a pag. 9


OGGI<br />

FAMIGLIA<br />

segue da pag. 8<br />

all’organo alcuni brani famosi<br />

di J.S. Bach, mentre il soprano<br />

Valentina Mazzuca ha cantato<br />

brani di celebri musicisti come:<br />

Beethoven, Schubert, Mozart,<br />

Verdi, Ortolani e Piazzola.<br />

Un bel momento tranquillo<br />

e di serenità, dopo il frastuono<br />

della sera precedente con botti e<br />

fuochi pirotecnici, il duo Caruso-<br />

Mazzuca ha saputo accontentare<br />

ed entusiasmare un pubblico<br />

competente proponendo pezzi<br />

davvero molto belli.<br />

Mentre il resto della città<br />

strombazzava e correva frenetica a<br />

fare shopping e altri adempimenti<br />

prefestivi, per le vie della terza<br />

Circoscrizione la sera del 22<br />

dicembre si è esibito il Gruppo<br />

Musicale ArteNeo.<br />

In un clima di gioia e di allegria<br />

il Gruppo ha cantato e suonato<br />

la famosa “Strina cusentina”,<br />

soffermandosi presso alcuni<br />

negozi e bar della città. La strenna<br />

natalizia anche quest’anno ha<br />

coinvolto gli anziani, i quali non<br />

solo hanno accompagnato gli<br />

strinari lungo le vie cittadine, ma<br />

hanno partecipato ai canti e balli.<br />

E’ stato finanche coinvolto il<br />

nostro Sindaco Dott. Perugini,<br />

il quale anche lui, ha dato un<br />

valido contributo per la riuscita<br />

della manifestazione, cantando e<br />

brindando insieme a noi. Anche il<br />

28, 29 e 30 dicembre gli strinari si<br />

sono esibiti lungo le vie della Terza<br />

Circoscrizione.<br />

Il 5 gennaio, infine, le<br />

manifestazioni organizzate si<br />

sono concluse presso il Salone<br />

“Mons. Rogliano” della Chiesa di<br />

Loreto con la famosa tombolata di<br />

beneficenza organizzata dal <strong>Centro</strong><br />

<strong>Socio</strong> <strong>Culturale</strong> “<strong>Bachelet</strong>”. Ricchi<br />

premi per tutti e litografie offerte<br />

dal Maestro Carlo Mendicino.<br />

La serata è stata allietata dal<br />

complesso “Geppos Band” e da<br />

“A strina” a cura dell’Associazione<br />

Musicale “ArteNeo”. Durante la<br />

manifestazione cullurielli per<br />

tutti.<br />

Il Presidente Dott. Farina, il<br />

Direttore Artistico Sig. Felice<br />

Antonio Giocondo e i Consiglieri<br />

della Terza Circoscrizione sono<br />

rimasti soddisfatti per la riuscita<br />

delle varie manifestazioni e per<br />

il clima bellissimo che si è creato<br />

tra i cittadini, i quali non solo<br />

hanno gradito le esibizioni dei vari<br />

gruppi, ma si sono divertiti assai<br />

scattando coi telefonini centinaia<br />

di fotografie.<br />

Un grazie ai proprietari dei<br />

negozi e dei bar per l’accoglienza<br />

ricevuta. Un grazie particolare al<br />

nostro fotografo, Prof. Francesco<br />

Gagliardi, che come sempre ha<br />

scattato centinaia di fotografie e<br />

filmato le varie manifestazioni. I<br />

Convegni, gli spettacoli, le mostre,<br />

la strina, il Premio Terracina<br />

sono stati ripresi da CAM Tele<br />

Tre e mandati in onda durante le<br />

festività natalizie.<br />

Visita del Sindaco Perugini alla mostra dell’artista del vetro<br />

Pierluigi Morimanno nel Salone Consiliare della Terza<br />

Circoscrizione<br />

di Giuseppe De Marco<br />

Prima della definitiva chiusura dell’esposizione, il Sindaco di Cosenza, Salvatore Perugini, ha visitato la<br />

mostra dello scultore del vetro Pierluigi Morimanno, ospitata nel locali della Terza Circoscrizione che spesso,<br />

per volontà del Presidente Antonio Farina e del Consiglio tutto, si apre ad iniziative artistiche e culturali.<br />

Da molti anni Pierluigi Morimanno (nato nel 1966 a Cosenza da genitori di origini apriglianesi), si dedica allo<br />

studio delle tecniche della lavorazione del vetro. Numerosi sono i suoi viaggi all’estero (Canada, Argentina,<br />

Cina, Tahiti, Parigi) dove porta la sua arte e cerca al tempo stesso nuove ispirazioni e confronti.<br />

I suoi lavori sono accolti in case private, locali pubblici, studi professionali, chiese. Alla produzione di<br />

sculture e quadri, tutti rigorosamente realizzati con vetri di scarto per una scelta precisa, si affianca quella<br />

di oggettistica e design.<br />

Nella sua produzione (oltre cinquemila opere) ogni pezzo è unico, catalogato e certificato.<br />

Nel complimentarsi con Morimanno, il Sindaco Perugini gli ha rivolto un caloroso augurio per il suo<br />

interessantissimo ed originale impegno artistico che “merita – ha sottolineato – di essere sempre più<br />

conosciuto e valorizzato”.<br />

Alla visita era anche presente il presidente Antonio Farina, il quale ha sottolineato che l’azione amministrativa<br />

della Terza Circoscrizione in ambito culturale, è stata sempre indirizzata alla valorizzazione e promozione<br />

degli artisti locali. Ciò in quanto è necessario, sempre più, dare risalto a tutte le persone che sono rimaste<br />

ad operare nella nostra terra, anziché trovare, magari altrove, strade preferenziali.<br />

Anno XXIII n.1-2/ gennaio-febbraio 2011<br />

9


di Francesco Gagliardi<br />

Filandari, piccolo e insignificante<br />

centro agricolo calabrese della<br />

Provincia di Vibo Valentia, che<br />

neppure è segnato nelle cartine<br />

geografiche, per una orribile ed<br />

inspiegabile strage che si è verificata in<br />

una sera del crudo inverno calabrese,<br />

è balzato agli onori della cronaca nera<br />

regionale e nazionale. Cinque morti<br />

ammazzati appartenenti allo stesso<br />

nucleo familiare, padre e quattro figli<br />

maschi, di cui uno di appena 19 anni,<br />

e quattro persone in stato di fermo con<br />

l’accusa di strage plurima anche loro<br />

dello stesso nucleo familiare, di cui<br />

uno reo confesso.<br />

Siamo nell’anno del Signore 2010<br />

eppure le lancette della storia sono<br />

tornate indietro di centinaia di anni.<br />

Altre stragi, altre mattanze ci sono<br />

state in Calabria, ma erano altri tempi.<br />

Le condizioni economiche, sociali,<br />

politiche, culturali, erano ben diverse.<br />

Esistevano ancora il jus primae noctis<br />

e il delitto d’onore.<br />

In un primo tempo si era pensato ad<br />

un delitto di mafia, poi si è capito subito<br />

che la mafia in questa triste e orribile<br />

vicenda non c’entra affatto. Altri<br />

sono stati i motivi che hanno spinto<br />

la famiglia Vangeli a distruggere la<br />

famiglia Fontana, motivi comunemente<br />

definiti futili a quanto pare, che hanno<br />

spinto il commerciante Ercole Vangeli<br />

e si dice con la complicità di altri<br />

familiari, a premere i grilletti delle<br />

due pistole e lasciare per terra cinque<br />

morti.<br />

Ecco il quadro della triste vicenda:<br />

attriti, angherie, abusi, soprusi, furti,<br />

umiliazioni, tagli di alberi, pascolo<br />

abusivo, sconfinamento di animali,<br />

rapporti pessimi di vicinato. Tutto<br />

questo fino alla decisione del 27<br />

dicembre quando una semplice lite si<br />

è trasformata in tragedia e quaranta<br />

colpi di pistola hanno messo la parola<br />

fine alle continue angherie, lasciando la<br />

piccola comunità agricola di Filandari<br />

sgomenta, attonita, incredula, atterrita<br />

dinanzi a tanta violenza.<br />

Un fatto grave, gravissimo,<br />

molto triste, che non ha precedenti<br />

nella comunità onesta e laboriosa<br />

di Filandari, che ha gettato anche<br />

un’ombra di paura e di forte tensione<br />

tra gli abitanti del Vibonese. Nemmeno<br />

la ‘ndrangheta che alcuni dicono dalle<br />

nostri parti la fa da padrone e domina<br />

finanche l’aria che respiriamo era mai<br />

arrivata a tanto.<br />

Siamo ritornati nella barbarie. Nel<br />

Medio Evo No, al tempo delle caverne,<br />

quando i conflitti si risolvevano con la<br />

violenza. Allora è vero che Cristo da<br />

noi non è mai arrivato. Si è fermato ad<br />

Eboli. Il messaggio di pace, di amore e<br />

di perdono, da noi non è mai arrivato.<br />

I valori che la famiglia, la scuola, la<br />

chiesa ci hanno inculcati sono stati<br />

di un colpo calpestati e la vita di 5<br />

persone che avrebbe dovuto essere<br />

sacra è stata all’improvviso spezzata.<br />

La difesa delle proprie terre, la difesa<br />

10<br />

OGGI<br />

Anno XXIII n.1-2/ gennaio-febbraio 2011<br />

FAMIGLIA<br />

Massacro di Filandari:<br />

oltre le barbarie<br />

dei propri diritti, la difesa delle piante,<br />

delle verdure calpestate e distrutte,<br />

vengono prima della difesa della vita.<br />

La sacralità della vita è stata calpestata<br />

e improvvisamente quattro persone<br />

normalissime e laboriose, non legate<br />

a nessuna organizzazione mafiosa,<br />

dedite alla famiglia e al lavoro onesto,<br />

sono diventate dei killer spietati.<br />

Il Procuratore della Repubblica<br />

Dott. Spagnolo così ha commentato<br />

l’accaduto:- Quello che è avvenuto<br />

è più grave di un fatto di mafia. E’<br />

espressione di una subcultura violenta<br />

di una popolazione che rifugge al<br />

rispetto della legalità. Non siamo<br />

abituati a una simile barbarie-.<br />

Ora nella zona regna un silenzio<br />

spettrale. La gente del luogo non<br />

parla, ha paura, si temono vendette e<br />

rappresaglie. Ecco perché la Prefettura<br />

di Vibo ha disposto il divieto di<br />

funerali pubblici.<br />

Ora che le vittime sono state<br />

seppellite nel piccolo cimitero di<br />

Filandari sono piombati come falchi<br />

tantissimi giornalisti della televisione<br />

e della carta stampata e tutti hanno<br />

qualcosa da dire:- Calabria, terra<br />

di ‘ndrangheta, terra violenta, terra<br />

difficile, dove vive ancora l’idea che per<br />

avere giustizia bisogna farsi giustizia<br />

da soli, dove vige ancora la legge di<br />

montagna., dove l’antico detto “occhio<br />

per occhio e dente per dente” è ancora<br />

validissimo, secondo il quale ogni<br />

offesa deve essere lavata con un’offesa<br />

egualmente grave, dove il possesso<br />

e la difesa della “roba” di Verghiana<br />

memoria, vengono prima della Legge.<br />

Per loro la violenza è radicata nei nostri<br />

cuori, ereditata dalla storia millenaria<br />

e dai continui abusi e soprusi che<br />

abbiamo dovuto sopportare anche e<br />

soprattutto dopo l’Unità d’Italia. La<br />

violenza è frutto anche della nostra<br />

arretratezza e del nostro isolamento.<br />

Tutti i punti oscuri dell’allucinante<br />

vicenda sono stati ormai chiariti dagli<br />

inquirenti e l’ipotesi delle angherie<br />

subite è considerata validissima.<br />

Quando i Carabinieri sono arrivati<br />

nella masseria ed hanno scoperto la<br />

mattanza e le televisioni hanno fatto<br />

vedere alcune scene ripugnanti, noi<br />

spettatori, seduti in poltrona, siamo<br />

rimasti scioccati. Ecco, nel Terzo<br />

Millennio, c’è gente normalissima,<br />

che in apparenza omogeneizzata<br />

dai grandi supermercati e dai Centri<br />

Commerciali, da “Tutto il calcio<br />

minuto per minuto”, dalla “Domenica<br />

sportiva”, da “Quelli che il calcio” di<br />

Simona Ventura, dal “Grande Fratello”<br />

della Marcuzzi, da “X-Factor”, da<br />

“Amici”, che segretamente cova sogni<br />

di vendetta e si aggrappa a una qualche<br />

cultura arcaica ed efferata, che dopo<br />

150 anni di Unità d’Italia moltissimi ed<br />

io per primo, ritenevano sconfitta dalla<br />

scuola di massa, dai giornali, dalla<br />

televisione, dagli spot pubblicitari,<br />

dal benessere, dai telefonici, dai<br />

computer, da internet, da face book.<br />

Tutti noi abbiamo frequentato la stessa<br />

scuola, abbiamo imparato a parlare lo<br />

stesso linguaggio, guardiamo la stessa<br />

televisione, leggiamo gli stesi giornali,<br />

ma quando dobbiamo difendere i<br />

nostri diritti, non ci sono giornali,<br />

linguaggi e televisioni che tengono,<br />

perché ognuno di noi sente la necessità<br />

di difendere la propria identità e le<br />

proprie radici.<br />

Tutti parliamo la tessa lingua e<br />

lo stesso dialetto, tutti professiamo<br />

la stessa fede, e tutti accettiamo le<br />

stesse regole del gioco. Ma le nostre<br />

passioni intime e profonde spesso<br />

le nascondiamo. Come sono buoni i<br />

nostri figli quando recitano insieme ad<br />

altri le poesie sul palco della scuola e<br />

quando leggono la letterina ai genitori<br />

che avevano nascosto sotto il piatto<br />

il giorno del Santo Natale! Dicono di<br />

amare le persone e gli animali e poi,<br />

non visti, tirano calci ai vecchi, li<br />

dileggiano, tirano pietre agli uccellini,<br />

strappano la coda alle lucertole,<br />

cospargono di benzina i topi e poi gli<br />

danno fuoco.<br />

E arriviamo a Filandari, paese<br />

normalissimo, abitato da gente<br />

per bene, da gente normale dedita<br />

alla famiglia e al lavoro, abitato da<br />

ragazzi normali che vanno a scuola,<br />

che lavorano, ai quali piacciono i<br />

videogames, i computer, i telefonini<br />

di ultima generazione, Ramazzotti,<br />

Mannoia, Morandi, D’Alessio, i Pooh,<br />

gli Amici di De Filippi, i cantanti di<br />

X Factor, ma se le nostre amichette<br />

e le nostre sorelline ci tradiscono le<br />

ammazziamo di botte, perché siamo<br />

stati traditi nell’onore. E i Signori<br />

Vangeli, che si sono sentiti traditi e<br />

offesi nell’onore, per questo hanno<br />

compiuto quella orribile strage.<br />

Fino ad ieri si sentivano, frustrati,<br />

deboli ed inferiori, ora, dopo la<br />

mattanza, è probabile che si sentano<br />

forti ed invincibili. E dopo la paura<br />

che hanno seminato si sono fatti un<br />

bel nome nel circondario e in Calabria.<br />

Nome di grande rispetto perché hanno<br />

saputo farsi giustizia da soli e dal<br />

nuovo “status sociale tutta la famiglia<br />

potrà ricavarne guadagni e favori”<br />

(Mimmo Gangemi da “Il Giornale”).<br />

E’ possibile trovare una spiegazione<br />

alla delittuosa tragedia Non è<br />

possibile.<br />

Per cui, pur tra le ipotesi più varie<br />

delle indagini e le dichiarazioni<br />

spontanee del reo costituito che<br />

dovranno stabilire la concretezza<br />

della mattanza, forse l’unico tentativo<br />

di interpretazione dei sordidi fatti<br />

possiamo riscontrarlo “nella volontà<br />

sommersa di una morale soggettiva<br />

impazzita e generalizzata di autentico<br />

nichilismo”.<br />

Così scriveva Aldo de Francesco<br />

sul “Mattino” di Napoli il 29 maggio<br />

del 1988 dopo un altro fatto di sangue<br />

avvenuto in una sperduta contrada<br />

di un paesino della provincia di<br />

Cosenza.


OGGI<br />

FAMIGLIA<br />

SPAZIO GIOVANE<br />

Magari i ragazzi di oggi fossero soltanto<br />

incapaci di concentrarsi<br />

Il Prof. Francesco Alberoni sul<br />

I“Corriere della Sera” del 29<br />

Inovembre u.s. ha scritto un<br />

Ibellissimo articolo intitolandolo<br />

:-Il limite nascosto dei ragazzi:<br />

incapaci di concentrarsi-. In<br />

sostanza ci ha fatto sapere, ma<br />

chi è stato nella scuola per oltre<br />

quaranta anni, sapeva già che i<br />

ragazzi di oggi che frequentano<br />

le scuole elementari, medie, i<br />

licei e le università sono educati<br />

male, passano caoticamente<br />

da una cosa all’altra, non sono<br />

capaci di seguire una esposizione,<br />

un compito impegnativo o un<br />

ragionamento per più di dieci<br />

minuti. Ma quello che più mi ha<br />

colpito è quando afferma che i<br />

ragazzi non sono capaci di collocare<br />

cronologicamente nel tempo gli<br />

accadimenti storici e che queste<br />

e altre lacune non dipendono dal<br />

cattivo studio nei licei ma dal<br />

tipo di apprendimento già alla<br />

scuola elementare. Ed è tutta<br />

colpa della scuola elementare,<br />

secondo l’illustre Prof. Alberoni,<br />

che non ha saputo insegnare ai<br />

ragazzi come stare attenti, non li<br />

rimprovera quando non lo fanno,<br />

non esige da loro che imparino<br />

a collocare nel tempo tanto gli<br />

accadimenti sia storici sia quelli<br />

della propria vita.<br />

Ho letto e riletto, riflettuto a<br />

lungo con la massima attenzione<br />

l’interessante articolo ed alla fine<br />

mi sono pure un po’ arrabbiato.<br />

Ha sbagliato il Prof. Alberoni<br />

nel dare la colpa alla scuola<br />

elementare se l’educazione e<br />

l’istruzione dei ragazzi italiani<br />

presenta delle gravi lacune. La<br />

colpa non è della scuola e dei<br />

Francesco Gagliardi<br />

maestri, ma dei programmi<br />

ministeriali e delle ingerenze<br />

esterne alla scuola. Abbiamo<br />

voluto importare dagli Stati<br />

Uniti d’America le PTA (Parents<br />

teachers associations) e sono<br />

state un completo fallimento.<br />

<strong>Gen</strong>itori che interferiscono<br />

sull’educazione e sull’istruzione<br />

dei propri figli.<br />

Guai a quei maestri che si<br />

permettono di rimproverare i<br />

ragazzi se entrano a scuola in<br />

ritardo, se non eseguono i compiti<br />

a casa, se non si impegnano, se<br />

disturbano l’andamento della<br />

classe, se si bisticciano coi<br />

compagni, se buttano cartacce<br />

per terra, se scrivono sulle pareti<br />

dell’aula scolastica, se usano il<br />

telefonino durante le ore di lezione.<br />

I genitori vanno direttamente dal<br />

Dirigente scolastico a protestare<br />

e accusano il maestro di usare<br />

metodi educativi ormai superati<br />

ed antiquati. Il rimprovero<br />

dell’insegnante per loro può<br />

creare un grave turbamento alla<br />

psiche dei ragazzi ed una grave<br />

frustrazione e bloccano la sua<br />

libertà creativa. Se poi qualche<br />

maestro fa seguire al rimprovero<br />

un voto scarso in pagella, una<br />

nota sul registro o un sonoro<br />

scappellotto, apriti cielo! Non<br />

solo i genitori si mettono sempre<br />

dalla parte dei figli, ma portano i<br />

figli subito al pronto soccorso per<br />

essere visitati e poi denunciare<br />

il povero maestro reo di aver<br />

commesso un grave reato e<br />

causato gravi danni fisici e morali<br />

al figlio, discolo e scostumato. I<br />

rimproveri, le punizioni, i voti<br />

bassi in pagella, le note sul<br />

registro, gli scappellotti, qualche<br />

tiratina di orecchie sono cose<br />

di un altro mondo, sono metodi<br />

pedagogici e didattici antiquati e<br />

superati, metodi fascisti.<br />

Il risultato Non solo i ragazzi di<br />

oggi della scuola elementare non<br />

sanno più leggere, scrivere e far<br />

di conto come si usava dire una<br />

volta, ma i laureati delle nostre<br />

università nei concorsi vengono<br />

sistematicamente bocciati perché<br />

non conoscono le più elementari<br />

regole di grammatica. Domandate<br />

ad un ragazzo quanto fa 7 x 8.<br />

Non vi saprà rispondere. Perché<br />

a scuola le famose tabelline che<br />

dovevano essere imparate alla<br />

fine della terza classe elementare<br />

non si fanno più imparare<br />

a memoria. Cosa vi ricorda<br />

Waterloo Risponderanno: Un<br />

soft drink. E il 5 maggio Il<br />

compleanno di mio fratello. E il<br />

Crati e il Busento Due cose che<br />

si mangiano. E il fiume che bagna<br />

Roma Silenzio. E Giuseppe<br />

Garibaldi Uno sceriffo del Texas.<br />

Chi sono i fratelli Bandiera Un<br />

trio canoro degli anni 80. Cosa ti<br />

ricorda il Vallone di Rovito Una<br />

frana di vaste proporzioni. Perché<br />

succede tutto questo Qualcuno<br />

se lo ha mai chiesto Succede<br />

questo perché oggi nelle nostre<br />

scuole non imparano più la storia,<br />

la geografia, la grammatica,<br />

l’aritmetica, le poesie come ai<br />

vecchi tempi. Oggi i ragazzi<br />

protestano contro la riforma<br />

Gelmini e si arrampicano finanche<br />

sui tetti delle Università imitati<br />

finanche dai politici nostrani ed<br />

hanno forse un po’ di ragione.<br />

Dovrebbero, però, protestare<br />

e con loro tutti i genitori che<br />

vogliono davvero bene ai propri<br />

figli perché la scuola diventi<br />

davvero un luogo dove si studia,<br />

si impara e si progredisce per<br />

diventare uomini di domani,<br />

uomini liberi che ragionano con la<br />

propria testa e uomini preparati<br />

che sappiano affrontare i gravi<br />

problemi della vita.<br />

Sono contenti dello status quo<br />

Allora che si arrangino da soli<br />

e che vadano ad ingrossare la<br />

schiera dei disoccupati.<br />

Ha ragione il Prof. Alberoni a<br />

conclusione del suo articolo<br />

quando afferma che:-Di<br />

conseguenza, le imprese<br />

assumono solo i giovani tecnici<br />

e quelli che appaiono preparati e<br />

capaci di impegnarsi-.<br />

Anno XXIII n.1-2/ gennaio-febbraio 2011<br />

11


SPAZIO GIOVANE<br />

OGGI<br />

FAMIGLIA<br />

LA MUSICA UNISCE e NON HA ETÀ<br />

Simona Cariati<br />

Col detto “ogni cosa ha la sua<br />

Cetà”, sono d’accordo ma<br />

Cnon del tutto. CInfatti, le varie circostanze che<br />

sto vivendo da un po’ di tempo<br />

a questa parte, mi portano ad<br />

affermare che LA MUSICA NON<br />

HA ETA’.<br />

Ti chiederai da dove scaturisce<br />

questa mia convinzione<br />

Ebbene: conosco bambini che<br />

nella loro tenera età e pur avendo<br />

gli impegni scolatici mattutini<br />

e le varie attività sportive<br />

(e non solo) pomeridiane,<br />

desiderano preservare qualche<br />

ora settimanale all’Educazione<br />

Musicale (e ne sono esempio i<br />

miei piccoli allievi).<br />

Conosco giovani e adulti che, per<br />

varie esigenze, hanno dovuto<br />

accantonare per tanto tempo<br />

la loro passione musicale ma<br />

che, tra i loro impegni familiari<br />

e lavorativi, non si sono lasciati<br />

scappare la prima occasione<br />

presentatasi per fare musica e<br />

cantare.<br />

Questo è proprio quello che è<br />

successo al coro adulti “LUX<br />

DEI” della parrocchia S. Luca<br />

Evangelista di Vadue di Carorei<br />

(CS) che formo e dirigo io<br />

personalmente, composto da<br />

persone che amano cantare e<br />

suonare, amano stare insieme<br />

e insieme lodare Dio.<br />

Per loro, ogni incontro<br />

settimanale è di notevole<br />

importanza perché in ogni<br />

incontro s’impara a cantare bene<br />

e il clima che si respira libera la<br />

mente e diverte moltissimo.<br />

Ti sei convinto caro lettore<br />

Beh, secondo me si!<br />

La musica e il canto hanno il<br />

POTERE di unire le persone,<br />

di far nascere grandi amicizie<br />

e di abbattere quei paletti<br />

mentali che spesso soffocano<br />

il desiderio di far rivivere la<br />

passione musicale che, dalla<br />

nascita all’età adulta, è in<br />

ognuno di noi.<br />

Che fortuna essere nati!<br />

Il tempo non si spreca in quanto è vita che non ritorna...<br />

Eralda Giannotta<br />

Avolte<br />

A<br />

la vita può sembrare<br />

povera agli occhi del mondo,<br />

in realtà<br />

se si apprezzano<br />

i<br />

Ai suoi doni, c’è da sentirsi<br />

fortunati solo per l’essere nati.<br />

Se riuscissimo a seguire delle<br />

regole sane su come investire<br />

il nostro tempo, sicuramente<br />

i risultati che ne otterremmo<br />

sarebbero eccellenti. Impegnare<br />

la fantasia, con l’intelligenza<br />

di assolvere bene un qualsiasi<br />

compito assunto, potrebbero<br />

creare nuove speranze per<br />

questo neo 2011. Si promette<br />

come<br />

in ogni nuovo anno,<br />

di essere più coerenti, più<br />

solidali, meno superficiali, ma,<br />

poi, a causa degli eventi che ci<br />

circondano, non sempre si riesce<br />

a mantenere i buoni propositi.<br />

Eppure ognuno di noi è una forza<br />

voluta da Dio per gli altri, bisogna<br />

solo tirarla fuori con coraggio e<br />

determinazione mantenendone<br />

viva la costanza del suo essere<br />

tale. Il nostro tempo vive nelle<br />

esperienze che facciamo, è<br />

come un’onda mossa dal vento<br />

che ci plasma, ci modella e ci<br />

fa crescere maturando. Ci fa<br />

capire come stare a galla, e<br />

prendere ogni volta<br />

la giusta corrente<br />

quella che ci porta<br />

verso la serenità,<br />

il giusto equilibrio.<br />

E’ a seguito di<br />

ogni<br />

esperienza<br />

che<br />

capiamo<br />

l’importanza<br />

e<br />

la bellezza del<br />

nostro tempo. Quel<br />

tempo che non<br />

si può sprecare<br />

in cose inutili,<br />

come l’orgoglio, il<br />

rancore, la vanità,<br />

l’arroganza,<br />

e<br />

quant’altro<br />

di<br />

negativo esiste. Quel tempo<br />

che ha un valore inestimabile,<br />

perché non ritorna più, perché,<br />

quando arriva il tempo in cui si<br />

sarebbe potuto, è passato quello<br />

in cui si poteva fare!!!<br />

12 Anno XXIII n.1-2/ gennaio-febbraio 2011


OGGI<br />

FAMIGLIA<br />

SPAZIO GIOVANE<br />

San Valentino:<br />

una tradizione che celebra l’amore nel tempo<br />

Eralda Giannotta<br />

i propri capolavori. Ma proprio<br />

perché è appena trascorso il 14<br />

febbraio (festa di San Valentino),<br />

mi soffermerò su quello che si<br />

esprime tra due innamorati. Si<br />

narra che San Valentino, in vita,<br />

aveva molto a cuore il destino<br />

degli innamorati, che in Lui<br />

trovavano sempre un consigliere<br />

fidato ed un amico sincero. Il<br />

14 febbraio, rimane, pertanto,<br />

un giorno in cui, secondo una<br />

tradizione secolare, gli innamorati<br />

(di ogni età), si scambiano un<br />

simbolico regalo per celebrare<br />

il loro amore. “San Valentino” è<br />

una ricorrenza molto discussa:<br />

per i meno romantici è ritenuta<br />

inutile, per i single solitari<br />

molto temuta, contrastata da<br />

chi invece, la definisce “trionfo<br />

del consumismo”. In ogni caso<br />

sentimento puro e nobile, con le<br />

sue innumerevoli sfaccettature<br />

che lo rendono ancora più<br />

intrigante e accattivante.<br />

A questo proposito, voglio<br />

riportare la risposta di due<br />

innamorati alla domanda:<br />

“Cos’è, per voi, l’Amore“<br />

È difficile descrivere cosa<br />

sia l’amore, in quanto è un<br />

sentimento che si vive. Esso<br />

necessita della vita e viceversa.<br />

Si ama perché si possa amare,<br />

si vive perché si ami. L’amore<br />

è un cammino in due verso la<br />

luce di un ideale comune, è una<br />

casa da costruire, conservare<br />

e molto spesso da riparare.<br />

L’amore, nelle sue innumerevoli<br />

connotazioni, preclude delle leggi<br />

insite nella sua stessa natura,<br />

ecco perché si mettono in pratica<br />

“Amori sfumati nel vento, in<br />

“auto gonfie di musica e di<br />

“sere accelerate, amori matti<br />

che si corrono dietro e si sdraiano<br />

ad asciugare le anime bagnate …<br />

(…) Quanti chilometri di amore al<br />

mondo, un po’ smarriti in questo<br />

traffico di cuore, così diversi,<br />

così uguali di una vita o di un<br />

secondo”.<br />

Dal bellissimo testo “Amori<br />

in corso” di Claudio Baglioni,<br />

queste parole, per introdurre<br />

gli innumerevoli significati che<br />

attribuiamo a questo grande<br />

sentimento: l’Amore, con la A<br />

maiuscola, che si manifesta in<br />

diversi contesti: l’amore per Dio,<br />

l’amore per la famiglia, per la<br />

vita .. E’ il sentimento più puro<br />

che fa girare il mondo per il verso<br />

giusto, è la capacità di rendere<br />

un attimo eterno, è quell’infinita<br />

voglia di pace che vive nel cuore di<br />

ognuno di noi. Poeti, cantautori,<br />

artisti e gente comune, da sempre<br />

trovano la vera ispirazione per<br />

rimane sempre una delle feste<br />

spontaneamente, senza alcuno<br />

più famose che si ricorda durante<br />

sforzo! Ed è così che “Amore”<br />

l’anno. E’ un giorno in cui si presta<br />

è vivere ogni successo, non<br />

particolare attenzione a questo<br />

mentire mai, scoprire e accettare<br />

di essere diversi. Sì, perché<br />

l’Amore non si compiace mai di<br />

se stesso, né per se stesso ha<br />

alcuna cura, ma si concede tutto<br />

all’altro!<br />

A questo punto, qualsiasi altra<br />

aggiunta,<br />

potrebbe risultare<br />

superflua in quanto nessuno più<br />

di due “veri” innamorati, può<br />

confermare l’essenza dell’Amore<br />

con la A maiuscola, oggetto di<br />

molte canzoni e non solo, capaci<br />

di far rivivere la propria storia,<br />

le proprie emozioni, nel passato,<br />

nel presente e nel futuro.<br />

Anno XXIII n.1-2/ gennaio-febbraio 2011<br />

13


SPAZIO GIOVANE<br />

OGGI<br />

FAMIGLIA<br />

Talenti allo sbaraglio...<br />

Eralda Giannotta<br />

anche la famiglia, che vuole<br />

posti di lavoro di alto grido per i<br />

propri giovani, a volte per puro<br />

egoismo e aria di superiorità<br />

verso il vicino! Sicuramente<br />

un ingegnere, un medico, un<br />

avvocato è una bella aspirazione,<br />

ma oggi è diventato un assillo<br />

continuo verso un orizzonte a<br />

porte chiuse.<br />

Guardandoci attorno, quello<br />

che vediamo non è altro che<br />

il risultato di una società<br />

immatura. Manca la cultura<br />

verso il ritorno al mestiere<br />

professionale. Manca il sostegno<br />

politico, manca un ritorno a quel<br />

gradino gerarchico che un tempo<br />

offriva serenità e pace nelle<br />

famiglie. Rivalutare, difendere<br />

e proteggere le varie attività<br />

artigianali, è quanto ognuno<br />

secondo le proprie possibilità<br />

dovrebbe sostenere, in modo<br />

Ci i meravigliamo del fatto che<br />

Cnon si riesce a trovare un<br />

Cfalegname, un tappezziere,<br />

Cun muratore, un idraulico, una<br />

brava sarta, ecc., ma ci siamo<br />

realmente chiesti perché<br />

Dietro l’abbandono al mestiere,<br />

gira una storia senza fine.<br />

Per quanto sappiamo dai<br />

racconti dei nostri nonni, un po’<br />

di decenni fa, c’era l’usanza che<br />

i ragazzi al mattino andavano a<br />

scuola e il pomeriggio in bottega,<br />

per imparare un mestiere.<br />

Il fornaio, il calzolaio, l’arrotino,<br />

ecc., e per le ragazze c’era il<br />

famoso telaio, e le buone e<br />

preziose nozioni di cucina delle<br />

sagge nonne.<br />

Tutto questo al fine di assimilare<br />

un mestiere. Anni d’oro,<br />

dove tutto aveva un valore,<br />

dove le cose più semplici<br />

avevano maggior risalto, dove,<br />

l’apprendere un mestiere,<br />

era l’aspirazione principale di<br />

ogni giovane che riusciva così<br />

facendo, a formarsi una famiglia,<br />

in quanto il pane quotidiano non<br />

gli sarebbe mancato.<br />

Purtroppo, oggi è venuta a<br />

mancare la professionalità<br />

dell’artigianato, oggi è solo un<br />

ricordo lontano, e se ancora<br />

qualcuno conserva questo bel<br />

ricordo e vuole in qualche modo<br />

rilanciarlo, ci pensa la società e<br />

la classe politica con i suoi tagli<br />

e i suoi imbrogli a bocciare ogni<br />

tipo di iniziativa.<br />

Ad alimentare le circostanze<br />

negative verso il mestiere e la<br />

cura di qualche talento innato,<br />

spesso mette il suo zampino<br />

particolare la classe politica,<br />

dando il massimo sostegno alle<br />

eventuali iniziative, valorizzando<br />

i talenti “nostri” affinché<br />

ritornino ad essere protagonisti<br />

apprezzati. Le massime cariche<br />

di ogni genere, vanno in mano<br />

agli immaturi “evidenziati”, a chi<br />

pensa solo a se stesso invece<br />

che al bene comune. Per i veri<br />

professionisti non c’è spazio.<br />

Fiduciosi, che l’andamento in<br />

futuro evolva nel verso giusto,<br />

rimane solo la speranza che<br />

nel riflesso di uno specchio la<br />

coscienza di tutti prenda atto!<br />

14 Anno XXIII n.1-2/ gennaio-febbraio 2011


L<br />

’Enel, acquisiti i pareri tecnici,<br />

burocratici e amministrativi<br />

del caso - sarebbe sul punto di<br />

riattivare, con alimentazione a<br />

biomasse (legna vergine come<br />

espressamente prescritto dal<br />

decreto regionale) la nota Centrale<br />

Elettrica del Mercure situata nel<br />

territorio del Comune di Laino<br />

Borgo.<br />

Ma gli ambientalisti irriducibili si<br />

oppongono ad ogni costo.<br />

OGGI<br />

FAMIGLIA<br />

L’apertura della Centrale Elettrica<br />

del Mercure di Laino Borgo<br />

di Sante Casella<br />

L’altro giorno gli ambientalisti<br />

della zona interessata hanno<br />

distribuito nella piazza di Laino<br />

Borgo un volantino intitolato<br />

“Vergogna a te sindaco Caterini”.<br />

Vorrebbero che il Sindaco si<br />

pronunciasse insieme a loro (anche<br />

pregiudizialmente) contro la<br />

riattivazione della Centrale.<br />

Sennonché – a quanto ci è<br />

dato sapere – il sindaco di Laino<br />

Borgo avrebbe soltanto il “torto”<br />

di avere proposto (dilazionando<br />

ancora i tempi d’apertura della<br />

Centrale) la nomina di un Comitato<br />

tecnico-scientifico di altissima<br />

qualificazione professionale<br />

composta da tre accademici<br />

ordinari, chiamato a pronunciarsi<br />

circa la mancanza di seri pericoli<br />

d’inquinamento e quindi per la<br />

difesa della salute pubblica.<br />

Il Sindaco Caterini – dopo la<br />

pronuncia del comitato tecnicoscientifico<br />

– avrebbe ottenuto<br />

dall’Enel una congrua “misura<br />

di compensazione di riequilibrio<br />

ambientale e territoriale” (ex legge<br />

23.08.2004 n. 239, art.1).<br />

In considerazione del fatto che<br />

la centrale ricade nel territorio di<br />

Laino Borgo.<br />

Ciononostante ci sembra che<br />

i contestatori della Centrale non<br />

vogliano sentire ragioni. Sono<br />

contro e basta.<br />

Anno XXIII n.1-2/ gennaio-febbraio 2011<br />

Si collocano sul versante dei No<br />

Tav, No alta velocità, No discariche,<br />

No termovalorizzatori, No a tutto<br />

Senza pensare che l’Europa<br />

sta per revocare i finanziamenti<br />

non ancora utilizzati per la Tav;<br />

che, per la vergogna dei rifiuti di<br />

Napoli, la stessa Europa annuncia<br />

provvedimenti contro l’Italia; che<br />

la Centrale del Mercure di Laino<br />

Borgo, oltre a produrre energia<br />

elettrica, darà lavoro a diversi<br />

disoccupati, contribuendo allo<br />

sviluppo socioeconomico del<br />

territorio.<br />

In verità ambientalisti ed<br />

altri contestatori abituali non<br />

risparmiano critiche pesanti ed<br />

ingiuste – non solo al sindaco<br />

Caterini del piccolo Comune Laino,<br />

che, nel suo piccolo, sta facendo<br />

bene il suo lavoro improntato a<br />

trasparenza, legalità e prestigio per<br />

la povera comunità del Pollino, ma<br />

finanche al prof. Veronesi, illustre<br />

scienziato di fama mondiale, che<br />

lavora da anni per combattere le<br />

malattie tumorali.<br />

Il torto “grave” di Veronesi<br />

sarebbe quello d’avere accettato la<br />

proposta del Governo di presiedere<br />

la Commissione scientifica di<br />

controllo sul ritorno ad un nucleare<br />

non inquinante, non pericoloso<br />

e produttivo di energia elettrica<br />

pulita.<br />

15


F O R U M<br />

OGGI<br />

FAMIGLIA<br />

LE ORIGINI DEL MATRIARCATO IN CALABRIA,<br />

SECONDO LE “LAMINETTE AUREE ORIFICHE” DELLA MAGNA GRECIA.<br />

di Maria Angela Merolla<br />

Euripide, a proposito della<br />

nostra regione, così fa cantare<br />

il CORO delle prigioniere, nella<br />

famosa opera LE TROIANE, ai<br />

versi 224 – 229: E così odo che<br />

è anche celebrata “la terra che<br />

appare a chi naviga nel mare<br />

Jonio, bagnata dal Crati, che colora<br />

di un biondo ardente le chiome di<br />

chi si tuffa nelle sue onde e con le<br />

sue sacre acque nutrisce e rende<br />

prospera una regione abitata da<br />

un popolo forte”.<br />

Chi è questo popolo forte<br />

Secondo gli storici più antichi,<br />

Euripide allude al territorio di<br />

Sibari, dove appunto il Crati<br />

scorre. Invece, secondo gli storici<br />

più moderni, e fra questi Giulio<br />

Giannelli, Euripide vuole indicare<br />

il popolo degli Enotri e il popolo<br />

dei Bruzii, popolo fiero e bellicoso<br />

che abitava la nostra regione<br />

prima dell’arrivo dei Greci.<br />

Nell’uno e nell’altro caso,<br />

non dobbiamo dimenticare che<br />

la Sibari arcaica distrutta dai<br />

Crotoniati nel VI secolo a.c., era<br />

stata poi ricostruita nel V secolo<br />

a.c. col nome di Turü, la III<br />

Sibari voluta dal grande Pericle<br />

e, come tale, espressione del<br />

“Panellelismo”. Ora, proprio a<br />

Turü (prov. di Cosenza), ad opera<br />

di alcuni scavi effettuati tra il 1879<br />

e il 1880 nell’area della Sibaritide,<br />

fu rinvenuta una vasta necropoli,<br />

appartenente al V secolo a.c. e<br />

fra la suppellettile varia, furono<br />

trovate delle sottilissime laminette<br />

di oro.<br />

Appallottolate e poste presso la<br />

testa dell’estinto, queste laminette<br />

di età ellenistica (IV e III sec. A.c.),<br />

secondo Domenico Comparetti,<br />

sono da ricollegare ai culti<br />

misterici inerenti alla religione<br />

Orfica, come pure la laminetta<br />

aurea di Petelia (oggi Strongoli<br />

in prov. di Crotone) e quella di<br />

Hipponion (oggi Vibo Valentia),<br />

quest’ultima rinvenuta in tempi<br />

più recenti e precisamente nel<br />

Settembre 1969.<br />

Queste epigrafi rispecchiano<br />

formule mistiche, oltre che<br />

preghiere ed indicazioni segrete<br />

che dovevano servire all’estinto,<br />

iniziato ai misteri, a condurre<br />

felicemente il suo viaggio verso<br />

gli INFERI, per raggiungere la<br />

sede dei Beati. La formula così<br />

recita:” Puro a te giungo, puro, o<br />

pura Regina degli Inferi” (Turü II<br />

laminetta).<br />

Ma a questa purezza ed a<br />

questa beatitudine il devoto può<br />

giungere soltanto attraverso<br />

il rito della “Iniziazione”,<br />

pratica indispensabile che<br />

contraddistingue l’adepto dal<br />

profano.<br />

Ora, come possiamo notare,<br />

queste preziose laminette di<br />

oro, vengono ad operare una<br />

rivoluzione tanto in campo<br />

religioso che in campo socio<br />

– culturale. Negata la divinità<br />

olimpica, l’uomo ha bisogno della<br />

Divinità, come esigenza pratica<br />

dello spirito. L’uomo è assetato<br />

d’amore, ma nulla può spegnere<br />

questa sete, se non bevendo alla<br />

sorgente dell’amore. E l’epigrafe di<br />

Petelia, come quella di Hipponion,<br />

così risponde: ”Tua Madre è<br />

la Terra ed è tuo Padre il Cielo<br />

stellato. La tua stirpe è celeste”.<br />

D’altra parte, è da notare come<br />

i culti classici e Panellenici, non<br />

essendo riusciti a soddisfare<br />

l’inquietudine metafisica<br />

dell’uomo e il suo bisogno di<br />

ardore mistico, altri culti non<br />

ufficiali, a carattere privato<br />

Scavi di Sibari<br />

hanno risposto all’emotività e alle<br />

tendenze irrazionali dell’uomo,<br />

come dice Paolo di Tarso, nel suo<br />

discorso all’Aeropago di Atene<br />

(atti degli Apostoli, cap. 17).<br />

Al centro non più Zeus, ma<br />

una figura femminile, Demetra,<br />

simbolo della Terra Madre (la<br />

divinità agraria dei “Misteri<br />

Eleusini”). Non dimentichiamo<br />

che il termine “misteri” è, quindi,<br />

l’aggettivo “mistico” ( in greco<br />

“mi chiudo”), vuole designare<br />

propriamente un complesso di<br />

dottrine e di istituti religiosi,<br />

fondati su una verità profonda, cui<br />

soltanto l’iniziato può giungere.<br />

Ma quest’esperienza è prettamente<br />

individuale e soggettiva e, come<br />

tale, incomunicabile.<br />

Non una dottrina religiosa,<br />

dunque, conduce alla salvezza,<br />

ma un’esperienza diretta, un<br />

cammino di fede, come vuole<br />

Sant’Ippolito, quando ci rivela<br />

il segreto racchiuso nei “misteri<br />

eleusini”, consistente nella<br />

silenziosa apparizione di una<br />

bionda spiga recisa, cosa che non<br />

ha senso alcuno per il profano,<br />

ma commuove profondamente<br />

l’iniziato, come pure il cristiano<br />

che ha compiuto il cammino<br />

segue a pag. 17<br />

16 Anno XXIII n.1-2/ gennaio-febbraio 2011


F O R U M<br />

OGGI<br />

FAMIGLIA<br />

segue da pag. 16<br />

spirituale. Sotto questo aspetto,<br />

come per Sant’Ippolito la<br />

spiga, oltre che l’espressione di<br />

religiosità agraria, può diventare<br />

simbolo di fecondità, certezza di<br />

morte e resurrezione, speranza di<br />

vita eterna.<br />

D’altra parte, nel periodo<br />

ellenistico, nel pieno dilagare<br />

delle correnti religiose esoteriche,<br />

al centro non è più Zeus, ma una<br />

figura femminile, Demeter.<br />

Questo significa che Demeter<br />

– Persefone, divinità ctonica,<br />

ha sostituito Zeus, la massima<br />

divinità olimpica. Ma Demeter,<br />

simbolo della terra feconda, è<br />

legata strettamente alla figlia<br />

Persefone o Kore: le due figure<br />

appaiono insieme così unite e<br />

distinte, tanto da essere definite<br />

“le due dee”, quasi un gruppo<br />

monolitico dalla doppia faccia:<br />

la pietà devozionale verso le due<br />

dee vuole esprimere la chiara<br />

immagine di madre – figlia,<br />

mirante a significare con ogni<br />

probabilità, la coscienza dell’uomo<br />

verso l’alto e verso il basso, verso il<br />

Cielo e verso la Terra, come vuole<br />

Carl G. Jung.<br />

Possiamo concludere col dire<br />

che proprio le preziose laminette<br />

denotano un culto devozionale<br />

in onore di una divinità assai<br />

complessa. Demeter – Kore (o<br />

Persefone), una divinità ctonica,<br />

dalla doppia faccia, vergine e<br />

madre, ora giovane ed ora adulta,<br />

in una bipolarità propria di ogni<br />

figura di donna che si amplia per<br />

un verso nella madre, per l’altro<br />

nella figlia: l’una, cioè, come<br />

prolungamento dell’altra. E ciò<br />

attraverso varie generazioni, in una<br />

continuità della vita che è “ tempo<br />

senza tempo”. Ma la liberazione<br />

dal tempo altro non è che il<br />

passo verso l’infinito, il cammino<br />

cioè, verso la immortalità. Non<br />

dimentichiamo, però, che la figura<br />

di Demeter – Kore è il simbolo<br />

della “Madre primordiale” o<br />

“Madre terra”, una forma a priori<br />

entrata nell’inconscio collettivo<br />

come pure nella coscienza. Così<br />

la divinità ctonica Demeter –<br />

Persefone è dalla pietà popolare<br />

trasportata nell’immagine della<br />

Madonna, la Grande Madre<br />

Onnipotente, Madre Santissima,<br />

che unifica le due divinità pagane<br />

e, come tale, diviene la Vergine<br />

Madre della dottrina cattolica.<br />

Questa immagine della Grande<br />

Madre o Madre Terra, intesa<br />

come “madre archetipica” o<br />

“madre primordiale”, è così viva<br />

da imporsi alla nostra attenzione<br />

e alla nostra immagine.<br />

Vogliamo dire Demetra,<br />

Persefone, Maria, sono<br />

prettamente immagini femminili<br />

che si muovono in una sfera di<br />

esperienza femminile del tutto<br />

estranea all’uomo, quale essere<br />

maschile. Intendiamo dire che<br />

culti e riti in onore della Grande<br />

Madre denotano chiaramente<br />

il carattere di un ordinamento<br />

sociale fondato sul Matriarcato. A<br />

questo punto, possiamo dire che la<br />

Storia e la Psicologia si incontrano<br />

Scavi di Sibari<br />

perfettamente ed arrivano alle<br />

stesse conclusioni.<br />

Infatti, la società matriarcale è<br />

tipica della nostra Calabria, erede<br />

la Dea Demetra<br />

Anno XXIII n.1-2/ gennaio-febbraio 2011<br />

Scavi di Sibari<br />

di una cultura mediterranea,<br />

come sostiene Giulio Giannelli,<br />

nelle conclusioni della sua opera<br />

riguardante i culti ed i riti della<br />

Magna Grecia. L’insigne studioso<br />

attesta che Persefone o Kore è una<br />

divinità indigena, preesistente alla<br />

colonizzazione greca dell’Italia<br />

meridionale. Si tratterebbe, cioè,<br />

di una divinità autoctona dei<br />

Bruzii, popolo fiero, adoratore di<br />

una divinità sotterranea, legata a<br />

una civiltà pre – aria e che solo in<br />

un secondo momento è passata<br />

alle popolazioni italiote e alla<br />

cultura orfica.<br />

17


F O R U M<br />

L<br />

’Ottocento calabrese: tempo di<br />

passioni, scontri, speranze. Lo<br />

racconta una poesia suggestiva e<br />

genuina, espressione del cosiddetto<br />

“Romanticismo naturale”.<br />

Passione, lotta, spirito<br />

rivoluzionario, fierezza: atmosfera<br />

che caratterizza i decenni dell’<br />

Ottocento, vissuti da un popolo<br />

che vuole essere “libero”. Libero<br />

dalle ingiustizie, dai soprusi,<br />

dai dominatori. Libero anche di<br />

esprimersi, di cantare, di scrivere, di<br />

pensare. C’è chi libero lo è per scuola,<br />

per dottrina, per influssi ed atmosfere<br />

contingenti. Ma ci sono anche popoli<br />

che quella libertà la sentono nel<br />

sangue, è insita nel loro gene. Popoli<br />

che, più di altri, avvertono in modo<br />

naturale il germe della ribellione e<br />

del sangue, dell’amore e dell’odio,<br />

dell’orgoglio e della vendetta. I<br />

calabresi Forse perché da sempre<br />

sottomessi e dominati da stranieri,<br />

perché costretti spesso a rinunciare<br />

alla loro vera identità per assumerne<br />

una di facciata.<br />

Il contadino morde con l’animo<br />

la mano del barone che è costretto<br />

dalla fame a baciare con le labbra e<br />

gli uomini meglio dotati, coloro che<br />

sanno servirsi della penna, bollano a<br />

sangue quelle ingiustizie che fanno<br />

loro ardere il cervello. Ma serpeggia,<br />

nelle masse dei lavoratori, il fuoco<br />

della rivolta. L’ardore di libertà,<br />

compresso a lungo da padroni grandi<br />

e piccoli, fattosi sentire attraverso<br />

qualche rara voce prontamente<br />

soffocata, prorompe quando si fonde<br />

con la risvegliata coscienza del<br />

valore dell’uomo come individuo e<br />

come membro della società .<br />

In tal senso, se sulla scia delle<br />

irrazionali e istintive atmosfere<br />

tedesche in tutta Italia si diffonde<br />

quel movimento “indefinibile” a cui<br />

si da il nome di Romanticismo, dalle<br />

svariate e disparate espressioni, si<br />

può ben cogliere come in Calabria una<br />

sorta di romanticismo sia, in realtà,<br />

esistito sempre. Si parla, quindi, di<br />

“romanticismo naturale”, ossia di<br />

un movimento che è connaturato<br />

all’indole di chi ne è espressione<br />

così come della popolazione tutta.<br />

“Naturale”, ovviamente, contrasta<br />

con “convenzionale”, relativo invece<br />

al romanticismo napoletano che,<br />

a giudizio di De Sanctis, penetra<br />

nella città “tardivo, illanguidito,<br />

contraffatto”.<br />

Ed è sempre De Sanctis a notare<br />

come “tutta una schiera di bravi<br />

giovani” calabresi si esprimano<br />

“in modo vergine e più acconcio<br />

alle loro immaginazioni, con più<br />

OGGI<br />

18 Anno XXIII n.1-2/ gennaio-febbraio 2011<br />

FAMIGLIA<br />

Risorgimento e Romanticismo<br />

in Calabria<br />

di Angela Costanzo<br />

don Vincenzo Padula<br />

naturalezza”, degni perciò di uno<br />

studio attento per questa poesia<br />

“sbocciata fra le foreste e i monti di<br />

Calabria” .<br />

Una schiera, dunque, non una<br />

scuola: in realtà un piccolo gruppo<br />

giovanile che, pur lavorando su<br />

modelli d’importazione, riesce a<br />

comunicare delle impressioni dal<br />

retrogusto vergine ed autonomo .<br />

Il Romanticismo calabrese,<br />

pertanto, che ha come fulcro vitale i<br />

trent’anni dal 1840 al 1870, si connota<br />

come un’arte vicina alla natura e alla<br />

realtà delle cose e dei sentimenti,<br />

come tendenza indomita dello<br />

spirito ad esprimere compiutamente<br />

ed originalmente sé stesso al di<br />

fuori di ogni modello letterario<br />

tradizionale. In tal senso i romantici<br />

calabresi nutrono un fremito di<br />

ribellione nei confronti della vecchia<br />

precettistica pseudoclassica: è come<br />

se avvertissero il bisogno di “non<br />

strozzare” i propri sentimenti entro<br />

vecchi, rigidi stampi .<br />

L’immaginazione artistica si nutre<br />

di un fondo vivo e reale, di rancore<br />

e clemenza, generosità e assassinio .<br />

Il planctus Calabriae si rivolge, oltre<br />

che alla natura altamente poetica,<br />

allo strazio del popolo, al comune<br />

dolore, alle comuni speranze. Dolori<br />

e speranze che affratellano i calabresi<br />

con gli altri italiani: al Sud come al<br />

Nord risuona la voce dei poeti che<br />

reclamano una patria! La violenza<br />

e la ferocia del mondo brigantesco<br />

pervadono la poesia romantica<br />

del Bruzio, travagliato da eventi<br />

eccezionali durante il decennio<br />

francese (1806 – 1815) e dopo, negli<br />

anni risorgimentali: nel 1811 si trova<br />

la prima “vendita” dei Carbonari, i<br />

moti del 1820 - 21 vedono i calabresi<br />

pronti all’esperienza costituzionale<br />

sotto la guida di Guglielmo Pepe<br />

e Giuseppe Poerio; poi l’arrivo dei<br />

fratelli Bandiera, il moto reggino<br />

e di Gerace alla vigilia del’48 e il<br />

fallimento dei moti del’48. A seguire<br />

una lunga notte sino al 1860, quando<br />

Garibaldi riconquista all’Italia la<br />

Calabria: ma anche dopo l’Unità la<br />

regione rimane oppressa da gravi<br />

problemi economici e sociali.<br />

Nello 1861 rinasce il brigantaggio,<br />

come rivolta allo Stato liberale, come<br />

specchio violento della questione<br />

meridionale. Mentre la Calabria si<br />

spopola. Senza strade, senza ferrovie,<br />

senza porti. Mentre, serpeggiando<br />

ovunque il malcontento, si<br />

organizza il movimento operaio e<br />

si svolge il congresso regionale di<br />

Catanzaro (1897) alla presenza di<br />

Andrea Costa . L’esagerazione dei<br />

toni, di conseguenza, è degno frutto<br />

di una realtà esacerbata, spesso<br />

animalesca, dai connotati tragici<br />

e grotteschi. Ma vediamo alcuni<br />

intellettuali romantici protagonisti,<br />

nel contempo, delle vicende<br />

risorgimentali calabre.<br />

Nativo della conca silana di Acri<br />

(anno 1819), Vincenzo Padula è autore<br />

di una poesia, sia in lingua italiana<br />

che in vernacolo, intrisa di freschezza<br />

ed umanità, sentimenti dettati in lui<br />

dalle condizioni della sua vita, in<br />

particolare dall’amarezza di sentirsi<br />

costretto nell’abito ecclesiastico pur<br />

non nutrendo per il sacerdozio una<br />

vocazione sicura. Ama a fiaschi il<br />

vino generoso e non gli dispiacciono<br />

le donne, specialmente se giovani e<br />

belle. Professore a Cosenza, Napoli<br />

e Parma, auspica ordinamenti<br />

nuovi e liberi, dedicando odi e<br />

canzoni alle idee di libertà e riscatto<br />

nazionale. Liberato il Mezzogiorno,<br />

coltiva il giornalismo e pubblica,<br />

dal ’64 al ’65, “Il Bruzio”, testata<br />

politica di indirizzo democratico.<br />

Carlo Muscetta definisce il giornale<br />

“l’opera più bella e più appassionata<br />

di tutta la sua vita e più degna di<br />

Vincenzo Padula (Acri, 25 marzo<br />

1819 – Acri, 8 gennaio 1893) è stato<br />

un presbitero, poeta e patriota<br />

italianosopravvivergli” . E’ qui che<br />

affronta il problema del brigantaggio,<br />

dei demani, delle imposte, delle<br />

industrie, analizzando a fondo le<br />

condizioni della società calabrese, in<br />

tutte le sue classi, gravata dal peso<br />

della costituzione feudale.<br />

In appendice al “Bruzio”, Padula<br />

pubblica il dramma “Antonello,<br />

capo brigante calabrese”: abbandona<br />

dunque la narrazione giovanile per<br />

segue a pag. 19


F O R U M<br />

OGGI<br />

FAMIGLIA<br />

segue da pag. 18<br />

darsi al linguaggio drammatico.<br />

Ciò amplifica certamente<br />

l’identificazione delle passioni<br />

e dei contrasti di classe, dando<br />

al brigantaggio un forte colorito<br />

sociale.<br />

La protesta serpeggia ovunque<br />

nell’opera, è sempre viva sulla bocca<br />

di Antonello, il cui destino è quello<br />

di morire da brigante senza potersi<br />

sollevare dall’abisso in cui vive. Iroso<br />

e indignato, così apostrofa i presunti<br />

amici piemontesi, le istituzioni<br />

centrali, incapaci di guarire le<br />

piaghe ataviche della Calabria, la cui<br />

miseria non può che spingere a farsi<br />

briganti: “O Bandiera, Bandiera!<br />

Voi venivate a darci la costituzione;<br />

ma qual pro’ ne avremmo cavato<br />

Per guarire le piaghe di questa<br />

infelice Calabria si richiede ben<br />

altro. Si richiede un migliaio di<br />

forche per paese, si richiede che i<br />

nostri molini macinino tre mesi con<br />

ruote animate non dall’acqua, ma<br />

da sangue umano, si richiede che<br />

delle case dei prepotenti non resti<br />

neppure la cenere, si richiede che la<br />

mannaia cominci dall’Intendente,<br />

dal procuratore del Re e dal Sindaco,<br />

e finisca al portiere, all’usciere, al<br />

serviente comunale. Ah! Se foste<br />

nati in questi luoghi, voi, fratelli<br />

Bandiera, sareste stati briganti.<br />

Giuseppe, continua: bisogna che le<br />

tue parole mi avvelenino l’anima di<br />

rabbia, perché io non mi vergogni di<br />

essere brigante” .<br />

Ardito e forte, come poeta e<br />

come uomo, si staglia nel panorama<br />

romantico in lingua italiana<br />

Domenico Mauro (San Demetrio<br />

Corone 1812).<br />

Capo della sommossa calabrese<br />

del 1844 e presente a Napoli nei moti<br />

del ’48, Mauro si mostra “promotore<br />

impavido ed ordinatore solerte di<br />

quell’eroica ed audacissima impresa”,<br />

la cui fama, pietosa ed ammiratrice<br />

“persuase i fratelli Bandiera ed i loro<br />

generosi compagni ad intraprendere<br />

ciò che da tutti è conosciuto” .<br />

Sincera e pregnante la descrizione<br />

Domenico Mauro<br />

che ne fa De Sanctis: il Mauro è uno<br />

“di quegli uomini che mentre la<br />

mediocrità mena rumore, non si<br />

fanno sentire e si trovano sempre<br />

innanzi ne’ momenti decisivi”.<br />

E’ uno dei mille garibaldini, si<br />

distingue a Calatafimi, a Milazzo,<br />

poi a Napoli.<br />

Ma dopo, “mentre<br />

ciascuno domandava il premio della<br />

vittoria, in mezzo a tante cupidigie<br />

ed a tanta gara d’impieghi, dov’è<br />

Domenico Mauro E’ sparito: è<br />

tornato alla sua solitudine. Il suo<br />

posto fu nel pericolo, non nell’ora<br />

della ricompensa” .<br />

Entra a pieno titolo nella storia<br />

della letteratura romantica con<br />

l’“Errico”, novella definita, sempre<br />

da De Sanctis, “ultimo fiore della<br />

letteratura calabrese”. Nell’Errico<br />

vi è la Calabria con tutta l’agitazione<br />

e l’inquietudine dell’animo, con la<br />

rabbia che segue un’offesa.<br />

Da sottolineare, ancora nel Mauro,<br />

il fremito che agita la sua poesia:<br />

patria e amore sono i temi dei suoi<br />

versi. Se potesse volare, canta in<br />

un sonetto, “m’innalzerei colà dove<br />

s’aggira / l’eterna danza de’ Celesti,<br />

e anch’io, / tolta in mano d’un angelo<br />

la lira, / tal trarrei dalle corde un<br />

tintinnio, / come mi detta la pietade<br />

e l’ira, / che l’Italia tornerebbe in<br />

mente a Dio”.<br />

Animoso spirito rivoluzionario<br />

è, scapigliato romantico nella vita<br />

e arcade nella poesia. Nasce a<br />

Strongoli nel 1823, studia teologia<br />

a Napoli per fuggire poi in Grecia<br />

con una poetessa. Tornato in Italia,<br />

entra nella “Giovine Italia”, viene<br />

arrestato e poi liberato; si batte<br />

con Garibaldi e muore a Roma nel<br />

1885. Al romanticismo calabrese<br />

appartiene per una novella in versi,<br />

“Il Brigante”, ambientata nel ‘600.<br />

Tra tutti i romantici calabresi è<br />

probabilmente Carlo Massinissa<br />

Presterà l’alter ego di George Byron,<br />

che aleggia nei suoi scritti come<br />

perfida guida spirituale.<br />

Di antica e nobile famiglia, il<br />

Presterà, cospiratore e rivoluzionario,<br />

è presente al moto cosentino del ’44<br />

e a quello di Reggio del ’47. Nel ’48<br />

è sulle barricate a Napoli. Arrestato<br />

e poi liberato, trascorre il resto<br />

della sua vita come insegnante a<br />

Monteleone e a Reggio. Nel poemetto<br />

in terza rima, “Bizzarro ossia i<br />

masnadieri e i francesi in Italia”, c’è<br />

sangue e gioia del sangue, crudeltà<br />

e godimento della crudeltà. Brigante<br />

duro ed essenziale è il Bizzarro,<br />

personaggio organico e portatore di<br />

un ideale, seppur negativo. Sa quel<br />

che fa e perché lo fa. Addolcito da<br />

niente e nessuno: neppure dalla sua<br />

carne .<br />

Un piccolo cenno, infine, alla<br />

poesia in vernacolo, campo ove si<br />

distinguono Antonio Martino e<br />

Bruno Pelaggi ( “Mastru Brunu” di<br />

serra S. Bruno).<br />

Le loro invettive (Il Peternoster<br />

dei liberali calabresi e La preghiera<br />

del calabrese al padre eterno di<br />

Martino, Littera a ‘mbertu I arrè<br />

d’Italia e Littera a lu Patrieternu di<br />

Pelaggi) sono dirette al potere e a<br />

Dio, connotate da pessimismo e<br />

rassegnazione alle ingiustizie. Manca<br />

una vera ribellione, un sostenuto<br />

proposito di cambiamento. Manca,<br />

e questo è il fatto più grave, una<br />

reale fiducia nella lotta delle masse<br />

che, agli occhi di tali intellettuali,<br />

non hanno né la forza né la voglia di<br />

modificare la situazione di estremo<br />

disagio in cui vivono.<br />

Un affresco più violento e incisivo<br />

è quello rappresentato invece dal “Te<br />

Deum de’ Calabresi” di Gian Lorenzo<br />

Cardone: un attacco persuasivo,<br />

eloquente, oratorio e trascinante<br />

verso le ingiustizie borboniche,<br />

verso l’operato divino “responsabile<br />

delle atrocità commesse nel mondo”.<br />

La polemica di Cardone diventa così<br />

“un sussulto liberatorio, un grido di<br />

denuncia che accomuna tirannide<br />

terrena e tirannide celeste” .<br />

Il Romanticismo calabrese,<br />

nonostante i tentativi dei suoi<br />

intellettuali e dei suoi poeti,<br />

rispecchia l’amara sconfitta,<br />

morale e politica, della sua gente.<br />

A mancare è stato un popolo che<br />

avesse “coscienza dei suoi compiti<br />

storici e che non solo si ponesse il<br />

problema della presa del potere,<br />

ma che fosse preparato ad una<br />

funzione egemonica, di direzione<br />

della società” . Sua espressione, a<br />

volte curiosa, altrove incompresa e<br />

degenerata, è un linguaggio che ha<br />

le fattezze di un ibrido, tra vecchie<br />

forme e contenuti nuovi. Resta,<br />

dunque, il calabrese, ancorato<br />

al mito romantico del brigante<br />

indomito, dell’amante tradito, del<br />

fraticello eremita, dell’intellettuale<br />

incompreso, dell’esule ramingo,<br />

della madre accorata: tali immagini,<br />

suggestive e ricche dell’arcano<br />

fascino dell’“eroe solitario”, si<br />

stagliano nel colorare una terra priva<br />

di tutto, dal passato glorioso ma dal<br />

futuro incerto e labile.<br />

Anno XXIII n.1-2/ gennaio-febbraio 2011<br />

Bruno Pelaggi<br />

19


F O R U M<br />

OGGI<br />

FAMIGLIA<br />

MARCO AURELIO ANTONINO IMPERATORE ROMANO (121 d.C.).<br />

UN “CRISTIANO” CHE PERSEGUITÒ LA CRISTIANITÀ<br />

di Franco Pulitano<br />

M<br />

. Aurelius Antoninus, al<br />

contrario di Caligola, che si<br />

distinse per la sua megalomania<br />

patologica e, per certi versi, anche<br />

di Nerone, che rimase famoso<br />

nella storia per la sua dissolutezza<br />

e crudeltà, fu un imperatore che<br />

cercò di concentrare tutte le sue<br />

forze nella ricerca del bene del suo<br />

popolo.<br />

Egli, infatti, affrontò tutti i<br />

problemi, cercando di mantenere<br />

la pace all’interno dello Stato<br />

e di risolvere tutte le infinite<br />

difficoltà connesse con le necessità<br />

militari, specie quelle di carattere<br />

finanziario.<br />

Amante delle dottrine stoiche,<br />

scrisse in greco un famoso diario<br />

filosofico-morale: “L’Ad se Ipsum”:<br />

Riflessioni con se stesso in cui non<br />

mancano le considerazioni sul<br />

significato della vita e del mondo.<br />

La sua visione della realtà è triste<br />

e trova un po’ di serenità soltanto<br />

nell’armonia che è nell’universo<br />

in cui si manifesta Dio.<br />

Per Marco Aurelio la comune<br />

natura razionale unisce tutti gli<br />

uomini, li rende uguali senza<br />

discriminazione alcuna e li<br />

vincola in un legame di carità e di<br />

amore.<br />

Ma perché un cristiano nel vero<br />

senso del termine, tranne che in<br />

quello dogmatico, perseguitò la<br />

cristianità<br />

In verità, il monoteismo dei<br />

cristiani, la loro avversione<br />

a tributare onori divini<br />

all’imperatore, certi atteggiamenti<br />

ostili verso i militari avevano<br />

toccato la sensibilità delle autorità<br />

imperiali, che vedevano nei<br />

cristiani dei sudditi nocivi alla<br />

salvezza dell’Impero.<br />

Ciò che teneva unita la società del<br />

tempo era proprio la venerazione<br />

delle divinità tradizionali e Marco<br />

Aurelio, come sovrano, riteneva<br />

suo dovere far si che la società<br />

non si disgregasse e non vedeva<br />

come, una volta rimossi i legami<br />

esistenti, se ne sarebbero potuti<br />

formare altri per rinsaldarla.<br />

Ed era proprio la nuova<br />

religione che mirava a spezzare<br />

questi legami perciò autorizzò la<br />

persecuzione dei cristiani, anche<br />

perché la teologia cristiana non<br />

gli sembrava vera, né essere di<br />

origine divina.<br />

Per questi motivi sarebbe<br />

ingiusto ritenere che Marco<br />

Aurelio il più amabile dei filosofi<br />

e dei sovrani, nel combattere la<br />

diffusione del cristianesimo non<br />

abbia avuto tutte le ragioni.<br />

20 Anno XXIII n.1-2/ gennaio-febbraio 2011


di Franco Pulitano<br />

L<br />

’essenza dell’uomo è la sua esistenza.<br />

Non si può dire che un uomo è<br />

uomo, si può soltanto dire che un<br />

uomo diventa uomo quando si realizza<br />

come esistenza umana e, quindi, come<br />

coscienza morale.<br />

L’uomo deve farsi, cioè deve farsi<br />

«uomo».<br />

La vita umana esige continue<br />

conquiste: vivere significa conquistare<br />

quel che non si ha.<br />

La scelta di uno stile di vita <br />

si costruisce e si perfeziona nell’esercizio<br />

della coerenza intellettuale e morale.<br />

L’autonomia decisionale si forma in<br />

un processo di interiorizzazione dei<br />

fini depositati nell’ethos.“Nessuna delle<br />

virtù etiche sorge in noi per natura”<br />

dice Aristotele. L’uomo non è soltanto<br />

un corpo che andrà in disfacimento, ma<br />

è quel soggetto che ha un’anima, che si<br />

rinnova giorno dopo giorno attraverso<br />

le esperienze belle e brutte non solo per<br />

essere presente nel domani, ma anche<br />

per tornare a quell’immagine che lo<br />

attende. L’uomo è sempre trascendente,<br />

Socrate e Platone assegnavano all’uomo<br />

il posto più elevato nella gerarchia<br />

evolutiva del mondo animale.<br />

L’uomo lascia tracce di sé nell’azione,<br />

proprio perché nell’azione esprime<br />

il dominio della ragione.“Il pensiero<br />

costituisce la grandezza dell’uomo” dice<br />

Pascal.“L’uomo non è che un giungo, il<br />

più debole della natura, ma è un giunco<br />

pensante”, capace di mettere ordine<br />

nel disordine che gli sta intorno, di<br />

trovare un suo bandolo della matassa<br />

aggrovigliata di sensazioni che ogni<br />

giorno lo investono.Ed è proprio questo<br />

passaggio dal caos al Cosmos, cioè dagli<br />

oggetti confusi ad un ordine soggettivo,<br />

che gli permette di realizzare la sua<br />

esistenza autentica.<br />

OGGI<br />

FAMIGLIA<br />

F O R U M<br />

L’AGIRE DELL’UOMO È PERFETTO QUANDO<br />

ESPRIME IL DOMINIO DELLA RAGIONE<br />

Comunicato stampa<br />

A MILANO MESSA CON I SEPARATI E DIVORZIATI<br />

Continua a Milano nella chiesa di San Bartolomeo (via Moscova 6 – fermata Turati linea MM 3 gialla) ogni terzo<br />

sabato del mese la messa con “separati e divorziati” proposta dall’associazione Famiglie separate cristiane. La<br />

prossima messa sarà sabato 15 gennaio p.v. Durante la messa verrà letta nelle “intenzioni dei fedeli” una parti-<br />

colare intenzione per i separati e per i loro figli e alla fine verrà letta la “preghiera dei separati”.<br />

L’invito è rivolto ai separati (e alle loro famiglie), qualsiasi sia la scelta di vita fatta, che si riconoscono nei valori<br />

cristiani. Analoghe iniziative sono in atto in altre città italiane tra cui Roma.<br />

L’associazione ”Famiglie Separate Cristiane”, nata a Milano nel 2000, è presente sul territorio nazionale con oltre<br />

40 gruppi di “Accoglienza e ascolto della parola di Dio”, oltre che a Milano città anche a Peschiera Borromeo,<br />

Rho, Sesto San Giovanni, Varese, <strong>Gen</strong>ova, Trieste, Udine, Verona, Venezia, Bologna, Rimini, Firenze, Arezzo,<br />

Roma, Latina, Napoli.<br />

Tali incontri, in un clima di grande accoglienza e condivisione, sono articolati in momenti di ascolto dei vissuti<br />

personali, riflessione e confronto sulla Parola di Dio, seguiti da tempi di preghiera personale e di gruppo.<br />

Ad essi possono partecipare persone separate e divorziate sia che hanno fatto la scelta di fedeltà al sacramento<br />

del matrimonio e sia che hanno iniziato una nuova unione.<br />

L’associazione propone, come primaria attenzione a chi si avvicina ad essa, il recupero di un nuovo rapporto con<br />

Dio alla luce del fallimento di un progetto di vita importante per ogni persona.<br />

Per informazioni telefonare a 02 6554736 oppure consultare il sito: www.famiglieseparatecristiane.it.<br />

Anno XXIII n.1-2/ gennaio-febbraio 2011<br />

21


F O R U M<br />

OGGI<br />

FAMIGLIA<br />

“De tranquillitate animi”<br />

Inquietudine e insoddisfazione (Seneca)<br />

di Alessandro Grandinetti<br />

Pensare ancora oggi che la vita<br />

non ci regali nulla, e che il<br />

solo modo per viverla è rimanere<br />

passivi e negativi di fronte anche<br />

a quelli che sono i suoi aspetti più<br />

belli, quali le esperienze sempre<br />

nuove ed entusiasmanti, è non<br />

solo sbagliato, ma fin troppo<br />

pessimistico.<br />

È impossibile concepire che,<br />

nonostante la società ci offra tutto,<br />

ogni minima cosa di cui potremmo<br />

aver bisogno, l’insoddisfazione<br />

e l’inquietudine alcune volte<br />

ci accompagnino nelle nostre<br />

giornate.<br />

Ci si deve affidare dunque alle<br />

distrazioni, a quei mezzi con i<br />

quali si cerca di evadere da se<br />

stessi e sottrarsi al sentimento<br />

oscuro e angoscioso della nostra<br />

condizione di esseri mortali.<br />

Si! Ma quando queste<br />

occupazioni non bastano più, si<br />

rischia di cadere in quello che anche<br />

Seneca definiva come una malattia<br />

dagli effetti inimmaginabili, quella<br />

noia che ci strugge dentro, quella<br />

volubilità e quella scontentezza<br />

che ci portano alla sofferenza.<br />

Il problema di oggi è che anche ai<br />

giovani spesso li avvolge un senso<br />

di vecchiaia interiore, che li porta<br />

ad allontanarsi dal mondo che li<br />

circonda. Spesso l’indifferenza e<br />

quella passività, di cui parlavo<br />

prima, gli offuscano gli occhi, e si<br />

esiliano in uno scenario che non<br />

gli appartiene: quello dei “sogni”.<br />

Vedono quasi come in uno<br />

specchio rovesciato, l’immagine<br />

di quello che vorrebbero essere e<br />

non sono, di quello che vorrebbero<br />

fare e non possono, e la precarietà<br />

lavorativa in questo la fa da<br />

padrona.<br />

Ci si affida allora all’illusione, o<br />

meglio a quella speranza che molte<br />

volte risulta vana. Si consegna<br />

nelle mani del futuro ogni proprio<br />

desiderio e ogni propria mia<br />

volontà, che nell’oggi gli sono<br />

negate. Sicuramente si sbaglia ma<br />

questa è la dura realtà.<br />

Lo diceva anche Seneca,<br />

che giudicava la speranza<br />

vana e irrealistica come causa<br />

estremamente negativa,<br />

perché la vedeva nociva alla<br />

serenità dell’animo, dato che è<br />

accompagnata dal timore che ciò<br />

che si spera non si avveri. Ma il<br />

problema oltre che dei giovani<br />

è un problema di tutti, è una<br />

caratteristica che ci accomuna.<br />

Spesso siamo in uno stato di<br />

squilibrio che ci indebolisce e ci<br />

rende instabili.<br />

Ogni giorno nascono in tutti<br />

nuove preoccupazioni, per la<br />

scuola, per un progetto non<br />

realizzato, per la famiglia, per il<br />

lavoro, per aspirazioni difficili,<br />

per questioni sentimentali,<br />

per malattie e questo provoca<br />

continuamente delle sofferenze.<br />

Ma se uno è forte dentro queste<br />

insoddisfazioni sono destinate a<br />

cambiare volto solo se però nasce<br />

un grande senso di ottimismo.<br />

Quando c’è qualcosa che non va,<br />

non bisogna arrendersi facilmente,<br />

per non rischiare di cadere in quella<br />

stanchezza psicologica che serve<br />

solo ad accrescere il malumore<br />

ed il malessere interiore. Bisogna<br />

dunque dare un senso alla propria<br />

vita e bisogna scoprirne i suoi veri<br />

valori.<br />

C’è una frase molto bella di<br />

Seneca, che racchiude proprio il mio<br />

pensiero, e dice: “NON SCHOLAE<br />

SED VITAE DISCIMUS” (non si<br />

segue a pag. 24<br />

22 Anno XXIII n.1-2/ gennaio-febbraio 2011


OGGI<br />

FAMIGLIA<br />

segue da pag. 3<br />

Il Conflitto israelo-palestinese.<br />

Una chiave di lettura.<br />

Intervista a Hesham Almolla<br />

oscurarono perfino l’identità araba in<br />

nome del potere unificante dell’islam.<br />

Gli ottomani governarono dal 1500<br />

fino alla caduta dell’impero alla fine<br />

della grande guerra (1918). Di fronte<br />

alla creazione dello Stato di Israele<br />

nel 1948 il nazionalismo arabo diventa<br />

l’unica risposta possibile alla usurpazione<br />

della terra e della volontà politica<br />

dei palestinesi e viene adottato da tutti<br />

gli arabi, con punte estreme nell’Egitto<br />

di Nasser e nell’Iraq di Kasim. Molti<br />

dei governanti dei paesi arabi creati<br />

nel dopo guerra utilizzano il nazionalismo<br />

per consolidare il loro potere<br />

interno, come in Giordania, in Tunisia<br />

e Marocco. Hamas è un caso particolare,<br />

il nazionalismo in quanto tale non<br />

è esattamente il movente della genesi<br />

di Hamas ma piuttosto è vero il contrario:<br />

il fallimento del nazionalismo<br />

ha aiutato Hamas che rappresenta una<br />

risposta forte alla corruzione in seno<br />

alla Autorità Nazionale Palestinese e<br />

alla sua incapacità come movimento di<br />

liberazione nazionale di emancipare le<br />

masse palestinesi. Hamas riempie un<br />

vuoto politico e d’identità nella scena<br />

politica palestinese; è un fenomeno<br />

destinato a esasperare lo scontro e non<br />

a risolverlo, la sua capacità di riempire<br />

il vuoto è stata dimostrata nella<br />

sua strepitosa vittoria nella elezioni<br />

palestinesi. Torniamo al sionismo. Ho<br />

il timore che il sionismo per Israele<br />

in questo momento funziona come<br />

l’islam per i paesi arabi monocratici:<br />

è una ideologia di potere, esattamente<br />

questo è il sionismo per Israele, dopo<br />

che l’idea della creazione della patria<br />

per gli ebrei della diaspora si è esaurita<br />

con la creazione dello stato confessionale.<br />

VA: Che peso hanno i media nel<br />

raccontare il conflitto mediorientale<br />

E, invece, che spazi hanno i mondi<br />

della formazione, scuola e università,<br />

nell’ambito dei due popoli, perché si<br />

crei nelle persone una nuova coscienza<br />

di pace Le pongo queste domande<br />

anche perché sono consapevole che<br />

il popolo palestinese ha tentato, dal<br />

1967 in poi, le vie del marxismo e del<br />

nazionalismo come<br />

ispirazioni nella lotta di<br />

liberazione dall’occupa-<br />

zione oppressiva d’Israele.<br />

Oggi, invece, sembra<br />

che la nuova cornice ideologica<br />

sia costituita dal<br />

fondamentalismo<br />

reli-<br />

gioso che sta alla base di<br />

Hamas e del potere mili-<br />

tare-politico<br />

d’Israele.<br />

Sembra che la cultura<br />

dei due popoli sia ostag-<br />

gio della paura…<br />

AM: I media (specie<br />

quelli occidentali), in<br />

genere tutti i media,<br />

sono al servizio del<br />

potere, sono uno strumento<br />

di potere, la loro<br />

influenza non differisce<br />

da quella che potrebbe<br />

avere il potere stesso.<br />

La globalizzazione non<br />

ha cambiato le cose,<br />

ha solo offerto una<br />

dimensione diversa ai<br />

media. Il mondo della<br />

formazione non ha nessuna<br />

influenza positiva<br />

sul processo di pace,<br />

almeno questa è la<br />

situazione nel mondo<br />

arabo. Esistono, però,<br />

degli esempi sporadici<br />

di poco conto ma significativi,<br />

come quelli intrapresi<br />

dall’università Al<br />

Zaituna in Tunisia, e<br />

quello dell’Università<br />

del Cairo (vedi la faccenda<br />

del professore<br />

Nasr Abu Zayd). Il fondamentalismo<br />

religioso<br />

riempie un vuoto politico,<br />

è vero: i due popoli<br />

sono ostaggio della<br />

paura. Basta pensare<br />

che in Israele, l’identità<br />

israeliana è persino più<br />

importante di quella<br />

ebraica…<br />

Grazie, dr. Almolla.<br />

Oggi Famiglia<br />

mensile del centro socio culturale<br />

"VITTORIO BACHELET"<br />

Aut. Trib. Cosenza n. 520 del 9 maggio 1992<br />

DIRETTORE<br />

Vincenzo Filice<br />

DIRETTORE RESPONSABILE<br />

Francesco Bartucci<br />

COORDINATORE E AMMINISTRATORE<br />

Antonio Farina<br />

SEGRETARIA DI REDAZIONE<br />

Eralda Giannotta<br />

IN REDAZIONE<br />

Vincenzo Altomare, Rosa Capalbo,<br />

Giovanni Cimino, Francesco Cundari,<br />

Mario De Bonis, Francesco Gagliardi,<br />

Antonino Oliva, Lina Pecoraro,<br />

Alessandro Grandinetti, Sandra Cuchetti<br />

SPAZIO GIOVANE<br />

Francesca Amato, Antonio Barbarelli, Raffaella<br />

Buccieri, Maria Clara Cariati, Antonella Serra<br />

SPEDIZIONE<br />

Egidio Altomare, Lorenzo Zappone<br />

Gino Vinceslao<br />

IMPAGINAZIONE E STAMPA<br />

F.lli Guido Arti Grafiche<br />

C.da Lecco - Z.I - Rende (CS)<br />

Tel. 0984.837158<br />

PER CONTRIBUTI VOLONTARI<br />

c/c n. 12793873<br />

Redazione: Via Gramsci, 23<br />

Tel. 0984 483050 - 87100 COSENZA<br />

www.centrobachelet.it<br />

E-mail: oggifamiglia@tiscali.it<br />

OggiFamiglia<br />

Periodico del<br />

CENTRO SOCIO-CULTURALE<br />

“VITTORIO BACHELET” Cosenza<br />

Anno XXIII n.1-2/gennaio-febbraio 2011<br />

Sped. Abb. Post. 45% Art. 2 Comma 20/b Legge 662/96 - Filiale di Cosenza<br />

Il periodico della famiglia CONTRIBUTO<br />

VOLONTARIO PER IL 2011<br />

Al servizio<br />

della famiglia in Calabria<br />

1) CONTRIBUTO ORDINARIO € 12,00<br />

2) CONTRIBUTO AMICO € 20,00<br />

3) CONTRIBUTO PIÙ € 40,00<br />

4) CONTRIBUTO ENTI E SPONSOR € 100,00<br />

5) CONTRIBUTO SOSTENITORE € 100,00<br />

Recati presso il più vicino ufficio postale ed effettua il vesamento prescelto<br />

sul C/C n. 12793873 - intestato a “Oggi Famiglia”- Via Gramsci, 23<br />

87100 Cosenza tel/Fax 0984.483050<br />

Si avvisano i lettori che il c.c postale viene utilizzato come indirizzo e serve 1 sola volta per il contributo volontario<br />

Anno XXIII n.1-2/ gennaio-febbraio 2011<br />

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OGGI<br />

FAMIGLIA<br />

segue da pag. 22<br />

studia per la scuola ma per la vita).<br />

Ciò è importante perché dice che<br />

un ideale nobilissimo è il fatto di<br />

cercare di istruirsi, anche dalle<br />

esperienze fatte, per prepararsi<br />

alle future battaglie della vita.<br />

Noi giovani, molto spesso<br />

siamo soliti, affidare agli altri,<br />

alla società, ai genitori, le nostre<br />

insoddisfazioni, sperando di<br />

trovare poi, in loro, l’antidoto alla<br />

nostra “malattia”.<br />

Questo senso di inutilità, di<br />

vuoto, di sconfitta, di fronte ad un<br />

destino oscuro ed inspiegabile,<br />

caratterizzano quel “male di<br />

vivere”, descrittoci anche da<br />

Eugenio Montale, che ci rende<br />

inquieti e che fa scaturire una crisi<br />

d’identità.<br />

E se può essere comprensibile<br />

un momento di pigrizia e di<br />

indolenza, che comunemente<br />

chiamiamo noia, altrettanto<br />

non può dirsi per l’incapacità di<br />

vivere, per la paralisi esistenziale,<br />

che spesso segue e nutre la noia<br />

stessa.<br />

L’uomo dunque, secondo me,<br />

deve riportare la realtà nelle sue<br />

mani, poiché sembra essergli<br />

sfuggita, e ridare un senso più<br />

autentico ai propri valori, deve<br />

trovare dei rimedi a quello stato di<br />

bisogno che lo rende pienamente<br />

inquieto e scontento.<br />

Dal “male di vivere” di fatto<br />

si può sentire il bisogno di<br />

ricercare la cura nelle novità e<br />

nelle distrazioni. Attenzione però,<br />

perchè queste ultime possono<br />

sfociare in un duplice aspetto: uno<br />

positivo (quando appunto grazie<br />

ad attività varie si attua questa<br />

ricerca) e uno negativo (quando<br />

purtroppo vengono scelte strade<br />

come la droga, l’alcol, lo “sballo”<br />

e tanti altri diversivi che altro non<br />

fanno se non danneggiare la nostra<br />

vita). Quando però queste, non<br />

bastano più, siamo nuovamente<br />

scontenti e annoiati.<br />

Questo stato ci rende “vecchi”<br />

interiormente, proprio perchè non<br />

abbiamo più un fine, una meta alla<br />

quale puntare.<br />

L’ultima spiaggia potrebbe allora<br />

essere la speranza, ma anch’essa<br />

risulterebbe un’ altra illusione se<br />

non la si guardasse sotto un’altra<br />

ottica, dato che è accompagnata<br />

dal timore che ciò che si spera non<br />

si avveri.<br />

Questo è il male di vivere e la<br />

visione di Seneca che non era un<br />

“Cristiano”.<br />

Per chi invece con grande gioia<br />

si sente un cattolico cristiano,<br />

questa sottovalutazione della<br />

speranza, trova nella “Fede” la<br />

sua risposta e la sua rinascita.<br />

Quelle insoddisfazioni e<br />

quell’inquietudine si tramutano<br />

così in qualcosa di tutt’altro<br />

orientamento.<br />

E’ proprio grazie alla speranza<br />

che ci contraddistingue da chi non<br />

crede, che la nostra vita si proietta<br />

in un’altra dimensione, che il<br />

nostro animo si allieta e raggiunge<br />

quella “Tranquillità” di cui ha<br />

bisogno.<br />

La fede in Dio dunque, diventa il<br />

mezzo che ci permette di rialzarci,<br />

di continuare a credere nei nostri<br />

talenti, di rivalutarci. Quella<br />

concezione allora in cui si dice<br />

che noi siamo semplici e comuni<br />

mortali cade, proprio perchè ora<br />

siamo coscienti dell’ importanza<br />

che ognuno di noi ha nella nostra<br />

società e, con la fede, in quello che<br />

ha nel progetto del Signore.<br />

Non è vero che noi giovani<br />

dobbiamo accettare come succubi<br />

la realtà che ci circonda, dobbiamo<br />

invece farla nostra e cambiarla<br />

dove necessario.<br />

Non a caso, nell’agosto del<br />

2000, in occasione della “Giornata<br />

Mondiale Giovani” a Roma, il<br />

grande Papa Giovanni Paolo<br />

II, che ha sempre puntato sui<br />

giovani, quale risveglio di una<br />

freschezza persa nel tempo, ci<br />

ha continuamente stimolato a<br />

cambiar rotta, ad andare contro<br />

corrente, a non seguire la massa,<br />

ma a testimoniare al meglio i nostri<br />

pensieri, così da farci riconoscere<br />

dagli altri svelando il “Padre”.<br />

Il mio messaggio e il mio<br />

augurio dunque va a tutti gli<br />

altri ragazzi e a tutti coloro che<br />

per questa situazione soffrono<br />

e possono cadere in una sorta di<br />

depressione.<br />

Quando non riuscite a<br />

comunicare con chi vi è vicino,<br />

“Pregate” perchè esiste un Padre,<br />

che è nei cieli, che ascolta sempre<br />

le nostre richieste ed è grazie alla<br />

fede e alla speranza, che riusciamo<br />

a trovare in Lui il vero “input” per<br />

vivere una vita felice e tranquilla.<br />

Questo è il punto di partenza<br />

del mio ottimismo, questo deve<br />

essere il punto di partenza di tutti<br />

noi!<br />

Il <strong>Centro</strong> <strong>Socio</strong>-<strong>Culturale</strong><br />

“Vittorio <strong>Bachelet</strong>”<br />

ringrazia tutti gli amici che<br />

nell’anno 2010 hanno attribuito il<br />

5%o a favore dell’’Associazione<br />

e si augura che anche nella<br />

prossima dichiarazione dei<br />

Redditi si continui a sostenerla<br />

per poter espletare le molteplici<br />

attività di volontariato e la<br />

pubblicazione di “Oggi Famiglia”.<br />

Si ricorda che il suo Codice<br />

Fiscale è il seguente:<br />

98002880783<br />

FARINA<br />

11 10<br />

Antonio Farina<br />

98002880783<br />

ANTONIO<br />

24<br />

Anno XXIII n.1-2/ gennaio-febbraio 2011

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