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27. [pdf] dal consiglio all'assemblea - Assemblea Legislativa

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<strong>dal</strong> Consiglio<br />

all’assemblea<br />

Regione Emilia-Romagna


1970<br />

2011<br />

DAL CONSIGLIO<br />

ALL’ASSEMBLEA<br />

(II Edizione 2011 – Aggiornamento)


Le fotografie di questa pubblicazione documentano alcuni momenti dell’attività istituzionale<br />

della Regione. Si tratta di una selezione e non di una raccolta completa, realizzata sulla base<br />

della qualità delle immagini disponibili.


Il 13 luglio 2010 abbiamo celebrato con una seduta solenne<br />

dell’<strong>Assemblea</strong> legislativa i 40 anni della nostra Regione. Questo volume<br />

vuole raccontare questa storia, una storia appassionata che ha attraversato<br />

le nostre comunità, che ha portato le istituzioni più vicine ai cittadini.<br />

Abbiamo avviato in quell’occasione un momento importante di riflessione<br />

sul percorso che ha portato le Assemblee regionali a rivestire un ruolo di<br />

straordinaria rilevanza riconosciuto <strong>dal</strong>la Costituzione. Un ruolo cresciuto<br />

e affermato nel tempo, forte di quella idea di democrazia rappresentativa<br />

che nasce <strong>dal</strong>l’essere assemblea di consiglieri eletti con un sistema che lega<br />

saldamente al territorio e forte anche di quell’autonomia che l’adozione di<br />

un nostro statuto regionale ha reso ancora più concreta. Ma non sono solo<br />

40 anni di istituzione: sono 40 anni di persone, di emiliano-romagnoli che<br />

hanno costruito e rafforzato la comunità regionale e le hanno dato una<br />

identità. Mentre le nostre città si affermavano <strong>dal</strong> punto di vista<br />

economico, sociale e culturale, la Regione diveniva una istituzione che,<br />

grazie anche alle modifiche normative e costituzionali, entrava nella<br />

quotidianità. Infatti nel cammino della vita di ogni cittadino e di ogni<br />

famiglia sono moltissimi ormai gli ambiti che lo relazionano all’istituzione<br />

regionale: sanità, scuola, servizi, sostegno alle imprese, al lavoro. Sono stati<br />

anni in cui le persone hanno dato corpo a concetti come la mutualità, il<br />

cooperare insieme per trovare le mo<strong>dal</strong>ità migliori per affrontare le sfide.<br />

L'istituzione Regione ha rispecchiato idea, profilo e carattere degli<br />

emiliano-romagnoli. E non a caso amiamo parlare di autonomie locali più<br />

che di enti locali, dove autonomia significa assumersi la capacità di<br />

decidere, di gestirsi in proprio le risorse e rafforzare il principio di<br />

responsabilità. Il grande merito dell'istituzione regionale in questi 40 anni è<br />

proprio quello di aver interpretato al meglio il carattere federalista della<br />

nostra gente.<br />

Oggi c’è la consapevolezza che il ruolo delle Regioni è rilanciato,<br />

cresciuto e affermato nel tempo. Fin da quel lontano 13 luglio 1970,


l'elemento rilevante del lavoro dell’<strong>Assemblea</strong> legislativa è stato il dialogo.<br />

Nell'ambito di un parlamentarismo vero si sono affrontate, nelle aule che<br />

hanno ospitato di volta in volta le sedi regionali, molte battaglie che<br />

vedevano intrecciarsi un quadro storico e politico gravido di tensioni. Sono<br />

state di vitale importanza, e lo sono anche oggi, forze politiche che si<br />

parlano, che dialogano, che si ascoltano. È per questo che hanno trovato<br />

sempre una base condivisa quelle decisioni che riguardavano ad esempio i<br />

servizi alle famiglie, le opportunità alle imprese, l’innalzamento del livello<br />

di qualità della vita dei cittadini.<br />

Infine voglio ricordare che il 2011 è l’anno del 150° dell’Unità d’Italia, il<br />

16 marzo lo abbiamo celebrato in <strong>Assemblea</strong> legislativa con una seduta<br />

solenne. È con la testimonianza di questo evento che chiudiamo l’arco<br />

temporale di questo volume, riproponendo alcuni dei momenti più<br />

significativi di questi anni attraverso le immagini e le parole pronunciate<br />

nell’aula, che rimarranno fonte diretta grazie alle trascrizioni dei verbali<br />

delle sedute. È un ulteriore strumento di trasparenza, di vicinanza al<br />

cittadino, allo studioso, a chiunque abbia voglia di scoprire e studiare la<br />

variegata realtà dell’<strong>Assemblea</strong> legislativa.<br />

Matteo Richetti<br />

Presidente dell’<strong>Assemblea</strong> legislativa dell’Emilia-Romagna


INDICE<br />

1970, LA NASCITA DELLA REGIONE<br />

SEDUTA DI LUNEDÌ 13 LUGLIO 1970<br />

(Insediamento del primo Consiglio regionale).....................................................................pag. 9<br />

SEDUTA DI GIOVEDÌ 23 LUGLIO 1970<br />

(Elezione della prima Giunta regionale)................................................................................pag. 23<br />

LA TESTIMONIANZA DI GUIDO FANTI.............................................................................pag. 31<br />

1970 – 2010: GLI ELETTI DALLA I ALLA IX LEGISLATURA<br />

I LEGISLATURA (1970-1975).................................................................................................pag. 35<br />

II LEGISLATURA (1975-1980)................................................................................................pag. 38<br />

III LEGISLATURA (1980-1985)...............................................................................................pag. 43<br />

IV LEGISLATURA (1985-1990)...............................................................................................pag. 47<br />

V LEGISLATURA (1990-1995).................................................................................................pag. 52<br />

VI LEGISLATURA (1995-2000)...............................................................................................pag. 60<br />

VII LEGISLATURA (2000-2005)..............................................................................................pag. 66<br />

VIII LEGISLATURA (2005-2010)...........…...............................................................................pag. 71<br />

IX LEGISLATURA (2010)………...........…...............................................................................pag. 78<br />

SEDUTE STRAORDINARIE, COMMEMORAZIONI E VISITE<br />

SEDUTA DI SABATO 28 APRILE 1973<br />

(Incontro con il Presidente della Repubblica Giovanni Leone)..........................................pag. 85<br />

SEDUTA DI GIOVEDÌ 19 SETTEMBRE 1974<br />

(Dichiarazione sulla strage dell’Italicus)................................................................................pag. 91<br />

SEDUTA DI LUNEDÌ 14 MARZO 1977<br />

(Seduta straordinaria per l’uccisione di Francesco Lorusso)..............................................pag. 93<br />

5


SEDUTA DI GIOVEDÌ 16 MARZO 1978<br />

(Seduta straordinaria per il rapimento di Aldo Moro)........................................................pag. 97<br />

SEDUTA DI SABATO 29 SETTEMBRE 1979<br />

(Cerimonia di saluto al Presidente della Repubblica Sandro Pertini)...............................pag. 98<br />

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 6 AGOSTO 1980<br />

(Seduta straordinaria per la strage alla stazione di Bologna)............................................pag. 101<br />

SEDUTA DI SABATO 6 GIUGNO 1981<br />

(Seduta solenne per la celebrazione del decennale dello Statuto,<br />

alla presenza del giudice della Corte costituzionale Leopoldo Elia)................................pag. 107<br />

SEDUTA DI DOMENICA 28 FEBBRAIO 1982<br />

(Incontro con il Presidente del Consiglio dei Ministri Giovanni Spadolini)...................pag. 118<br />

SEDUTA DI LUNEDÌ 24 DICEMBRE 1984<br />

(Seduta straordinaria congiunta con i Consigli provinciale e comunale<br />

di Bologna per la strage sul Rapido 904).........................................................................….pag. 130<br />

SEDUTA DI LUNEDÌ 18 APRILE 1988<br />

(Seduta straordinaria per l’uccisione di Roberto Ruffilli)..................................................pag. 142<br />

SEDUTA DI VENERDÌ 8 LUGLIO 1988<br />

(Seduta straordinaria solenne per il quarantennale della Costituzione<br />

alla presenza della Presidente della Camera dei Deputati Nilde Iotti)............................pag. 144<br />

SEDUTA DI GIOVEDÌ 20 APRILE 1989<br />

(Relazione al progetto di legge istitutivo<br />

del Parco storico-naturalistico di Monte Sole).....................................................................pag. 161<br />

SEDUTA DI GIOVEDÌ 6 DICEMBRE 1990<br />

(Cordoglio per la sciagura aerea dell’Istituto Salvemini di Casalecchio di Reno).........pag. 166<br />

SEDUTA DI MARTEDÌ 8 GENNAIO 1991<br />

(Seduta straordinaria per l’uccisione di tre Carabinieri<br />

al Quartiere Pilastro di Bologna)............................................................................................pag. 172<br />

SEDUTA DI GIOVEDÌ 28 MAGGIO 1998<br />

(Seduta straordinaria in merito all'Adozione della direttiva di Governo<br />

per le pari opportunità, alla presenza del Ministro Anna Finocchiaro)...........................pag. 190<br />

SEDUTA DI MARTEDÌ 11 SETTEMBRE 2001<br />

(Seduta straordinaria per gli attentati agli Stati Uniti).......................................................pag. 208<br />

SEDUTE DI MARTEDÌ 26 MARZO 2002<br />

(Commemorazione di Marco Biagi)......................................................................................pag. 209<br />

SEDUTA DI GIOVEDÌ 13 NOVEMBRE 2003<br />

(Seduta straordinaria per l’attentato di Nassiriya)..............................................................pag. 217<br />

SEDUTA DI MARTEDÌ 16 MARZO 2004<br />

(Commemorazione delle vittime dell’attentato terroristico dell’11 marzo 2004<br />

a Madrid)………………………………………………………………………………….….pag. 220<br />

6


SEDUTA DI GIOVEDÌ 7 LUGLIO 2005<br />

(Seduta straordinaria per gli attentati terroristici di Londra)............................................pag. 226<br />

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 26 OTTOBRE 2005<br />

(Commemorazione del Vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria,<br />

Francesco Fortugno)………………………………………………………………..….…….pag. 228<br />

SEDUTA DI MARTEDÌ 30 MAGGIO 2006<br />

(Celebrazione del sessantesimo Anniversario della Repubblica)..…………...……..…. pag. 229<br />

SEDUTA DI MARTEDÌ 25 LUGLIO 2006<br />

(Commemorazione del consigliere Marcello Bignami)..……………………...….……... pag. 231<br />

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 26 SETTEMBRE 2007<br />

(Cordoglio per la morte del tenore Luciano Pavarotti)..…………………….….…....…. pag. 234<br />

SEDUTA DI MARTEDÌ 23 SETTEMBRE 2008<br />

(Commemorazione dell’on. Silvano Armaroli, primo Presidente<br />

del Consiglio regionale)……………………………………………………….…..…….…. pag. 236<br />

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 4 FEBBRAIO 2009<br />

(Commemorazione dell’assessore Paola Manzini, scomparsa il 22 gennaio 2009)……pag. 238<br />

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 22 APRILE 2009<br />

(Comunicazione della Giunta regionale sulle iniziative di solidarietà intraprese<br />

<strong>dal</strong>la Regione Emilia-Romagna a favore della popolazione abruzzese colpita<br />

<strong>dal</strong> terremoto)…………………………………………………………………………..…….pag. 245<br />

SEDUTA DI MARTEDÌ 6 OTTOBRE 2009<br />

(Ringraziamento al sistema regionale della Protezione civile per il ruolo svolto<br />

nella gestione dell’emergenza del terremoto nella Provincia dell’Aquila)...……..…….pag. 249<br />

SEDUTA DI MARTEDÌ 13 LUGLIO 2010<br />

(Seduta straordinaria solenne per la celebrazione del quarantesimo anniversario<br />

della Regione Emilia-Romagna)…………………..…………………………………..……pag. 258<br />

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 16 MARZO 2011<br />

(Seduta straordinaria solenne per la celebrazione del centocinquantesimo anniversario<br />

dell'Unità d'Italia)………………….………………..…………………………………..……pag. 290<br />

GLI STATUTI<br />

I STATUTO..............................................................................................................................pag. 329<br />

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 7 OTTOBRE 1970<br />

(Relazione del Presidente della Commissione Statuto Lanfranco Turci).........................pag. 331<br />

SEDUTA DI MARTEDÌ 1 DICEMBRE 1970<br />

(Approvazione in forma solenne dello Statuto)..................................................................pag. 348<br />

LA TESTIMONIANZA DI LANFRANCO TURCI................................................................pag. 354<br />

7


II STATUTO.............................................................................................................................pag. 358<br />

SEDUTA DI MARTEDÌ 25 LUGLIO 1989<br />

(Relazione del Presidente della Commissione Statuto Raffaele Trivellini).....................pag. 360<br />

LA TESTIMONIANZA DI RAFFAELE TRIVELLINI...........................................................pag. 365<br />

IL NUOVO STATUTO..........................................................................................................pag. 368<br />

SEDUTE DI GIOVEDÌ 24 GIUGNO 2004<br />

(Interventi di Paolo Zanca e Marco Lombardi,<br />

Presidenti della Commissione Statuto).................................................................................pag. 371<br />

SEDUTA DI LUNEDÌ 13 SETTEMBRE 2004<br />

(Intervento del Presidente della Regione Vasco Errani).....................................................pag. 385<br />

I REGOLAMENTI INTERNI<br />

IL REGOLAMENTO INTERNO DEL CONSIGLIO<br />

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 26 GIUGNO 1974<br />

(Relazione del Presidente della Commissione "Regolamento Interno"<br />

Romano Punginelli)……………………………………………………………..…….…..…pag. 391<br />

IL REGOLAMENTO INTERNO DEL CONSIGLIO<br />

SEDUTA DI GIOVEDÌ 26 NOVEMBRE 1992<br />

(Relazione del Presidente della Commissione "Revisione del Regolamento"<br />

Sergio Michele Antonio Nigro)…………………………………………………..….…...…pag. 406<br />

IL NUOVO REGOLAMENTO INTERNO DELL’ASSEMBLEA<br />

SEDUTA DI MERCOLEDÌ 24 OTTOBRE 2007<br />

(Relazione del Presidente della Commissione "Attuazione dello Statuto"<br />

Gianluca Borghi)…………………………………………………………………..…….……pag. 414<br />

8


1970, LA NASCITA DELLA REGIONE<br />

Dalla seduta di insediamento del primo Consiglio regionale, svoltasi il 13 luglio<br />

1970, alla presenza del Commissario del Governo, riportiamo alcuni estratti, tra i<br />

quali il discorso di Silvano Armaroli, Presidente del Consiglio regionale neoeletto.<br />

SEDUTA DI LUNEDI’ 13 LUGLIO 1970<br />

PRESIDENZA DEL CONSIGLIERE PIU’ ANZIANO PER ETA’ ARTELLI<br />

INDI<br />

DEL PRESIDENTE ARMAROLI<br />

La seduta ha inizio alle ore 18.<br />

Il Consiglio della Regione Emilia-Romagna, scaturito <strong>dal</strong>le elezioni del 7<br />

giugno 1970, si è riunito in seduta pubblica inaugurale, presso la sala del<br />

Consiglio dell'Amministrazione provinciale di Bologna, sita nel Palazzo<br />

Malvezzi, in via Zamboni 13, per l'insediamento e la trattazione del seguente<br />

ordine del giorno:<br />

«Elezione del Presidente, di due Vice Presidenti e di due Segretari del<br />

Consiglio regionale, a norma dell'art. 15 della legge 10 febbraio 1953, n. 62».<br />

Nella sala consiliare sono presenti i gonfaloni, con valletti, decorati con<br />

medaglia d'oro al valor militare, dei Comuni di Bologna, Marzabotto, Parma,<br />

Ravenna e Reggio Emilia, nonché quelli delle Province e dei Comuni<br />

capoluoghi di Provincia della Regione Emilia-Romagna, delle Università<br />

degli Studi di Bologna, Ferrara, Modena e Parma, ed altresì quelli delle<br />

Camere di Commercio, Industria ed Agricoltura della Regione.<br />

Tutti gli scanni dell'aula consiliare sono occupati dai consiglieri regionali<br />

neo-eletti.<br />

Sono presenti numerose autorità civili, religiose e militari della Regione,<br />

tra cui S. E. Mons. Giuseppe Amici, Arcivescovo di Modena, Presidente della<br />

9


1970 – La nascita della Regione<br />

Regione conciliare emiliana; S. E. Mons. Aldo Gobbi, Vescovo amministratore<br />

apostolico di Imola, Segretario della Regione conciliare Flaminia; il Dr.<br />

Ubaldo Belli, Primo Presidente della Corte d'Appello di Bologna; il Comm.<br />

Ernesto Dardani, Avvocato Generale della Procura, in rappresentanza del<br />

Procuratore Generale della Repubblica di Bologna; l'On. Arrigo Boldrini,<br />

Vice Presidente della Camera dei Deputati; l'On. Angelo Salizzoni,<br />

Sottosegretario al Ministero degli Esteri; il Gen. Enrico Manzi, in<br />

rappresentanza del Gen. Amato Amati, Comandante del VI Corpo d'Armata;<br />

Magnifici Rettori delle Università degli Studi dell'Emilia-Romagna; il dott.<br />

Angiolo Berti, Presidente dell'Associazione Stampa Emilia-Romagna, Marche;<br />

Prefetti, Deputati e Senatori dell'Emilia-Romagna; l'On. Rino Nanni, Vice<br />

Presidente della Provincia di Bologna; il prof. Giovanni Favilli, in<br />

rappresentanza del Comune di Bologna; i Presidenti delle Province<br />

dell'Emilia e Romagna; i Sindaci dei Comuni capoluoghi di Provincia ed i<br />

Sindaci dei Comuni decorati con medaglia d'oro al valor militare<br />

dell'Emilia e Romagna; il Dr. Gaetano Ranieri, Sovrintendente scolastico<br />

regionale; il Dr. Giuseppe Grauso, Provveditore regionale alle OO. PP.; il<br />

Dr. Domenico Caputo, Provveditore agli Studi di Bologna; rappresentanti<br />

delle segreterie regionali e provinciali dei partiti politici; Segretari<br />

regionali e provinciali dei Sindacati C.G.I.L., C.I.S.L. e U.I.L.; Sindaci dei<br />

Comuni membri del Comitato direttivo dell'A.N.C.I. regionale; il Sig. Carlo<br />

Maria Badini, Sovrintendente al Teatro Comunale di Bologna; il sig. Renzo<br />

Contini, Presidente dell'Ente provinciale del Turismo; il Dr. Carlo Viola,<br />

Direttore della RAI-TV; Assessori e Consiglieri provinciali e comunali di<br />

Bologna; ecc.<br />

E’ presente numeroso pubblico anche nella sala dello Zodiaco, adiacente<br />

all'aula consiliare, collegata con quest'ultima mediante circuito chiuso<br />

televisivo. Ugualmente numeroso pubblico è presente nel cortile interno del<br />

palazzo «Malvezzi», parimenti collegato in circuito chiuso televisivo con<br />

la sala consiliare.<br />

In aula sono presenti anche i corrispondenti dei quotidiani.<br />

Il Commissario del Governo, Dottor Mario Cerutti, il consigliere<br />

regionale più anziano per età, Avv. Riccardo Artelli e l'Avv. Roberto Vighi,<br />

Presidente della Provincia di Bologna, ente ospitante, prendono posto<br />

negli scanni della Presidenza.<br />

10


1970 – La nascita della Regione<br />

COMMISSARIO DEL GOVERNO: Ai sensi dell'art. 14 della legge 10<br />

febbraio 1953, n. 62, recante norme per la costituzione ed il funzionamento<br />

degli organi regionali, prego l'Avvocato Riccardo Artelli di assumere, quale<br />

consigliere più anziano per età fra i presenti, la Presidenza provvisoria del<br />

Consiglio regionale dell'Emilia-Romagna.<br />

Prego, inoltre, il Dr. Lanfranco Turci e il Dr. Emilio Severi, quali<br />

consiglieri più giovani di età, di fungere da Segretari provvisori del<br />

Consiglio.<br />

Do atto che, ai sensi dell'art. 25 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, le<br />

funzioni della Segreteria del Consiglio regionale sono disimpegnate<br />

<strong>dal</strong>l'Ufficio di segreteria dell'Amministrazione provinciale di Bologna e più<br />

precisamente <strong>dal</strong> Segretario generale Dr. Romeo Montanari e <strong>dal</strong> Vice<br />

Segretario generale D. Erino Capiluppi.<br />

Signor Presidente, signori consiglieri regionali, autorità, cittadini: quale<br />

Commissario del Governo per la Regione Emilia-Romagna ho provveduto,<br />

a termini di legge, a convocare questa prima riunione di Consiglio<br />

regionale e sono lieto di rivolgere loro il mio saluto cordiale.<br />

Ringrazio il signor Presidente dell'Amministrazione provinciale di<br />

Bologna per il valido concorso dato affinchè questa prima Assise del<br />

Consiglio regionale assumesse la forma più solenne e adeguata<br />

all'eccezionalità dell'avvenimento.<br />

L'evento che in questo giorno, in questa sede stiamo vivendo<br />

rappresenta, per la vita dell'Emilia-Romagna, una tappa fondamentale<br />

della sua storia.<br />

Si realizza, oggi, un istituto, una struttura tutt'affatto nuova nella vita<br />

pubblica ed amministrativa di questa magnifica terra e siete voi, signori<br />

consiglieri, gli uomini chiamati <strong>dal</strong>la libera volontà ordinatamente<br />

espressa <strong>dal</strong>le nostre popolazioni il 7 giugno scorso, a dare l'avvio a questo<br />

nuovo sistema destinato a creare nuovi schemi organizzativi e nuovi<br />

equilibri, ai fini di una sempre maggiore efficienza della struttura del Paese<br />

e di una più alta elevazione sociale della collettività.<br />

In efficace sintesi del volto di questa nobilissima e fiera Regione sono<br />

qui dinanzi a voi i gloriosi gonfaloni dei Comuni emiliani e romagnoli<br />

che di tanta storia e di tanto fervido patriottismo del primo e del<br />

secondo Risorgimento della Patria sono testimonianza fulgida e<br />

prestigiosa; i gonfaloni delle Province, quali emblemi delle componenti<br />

territoriali della Regione; i gonfaloni delle Università della Regione,<br />

11


1970 – La nascita della Regione<br />

vessilli degli antichi Studi che da secoli, in Italia e nel mondo, hanno<br />

irradiato luce di pensiero e felici e provvide istituzioni scientifiche: essi vi<br />

ispirino nel dare inizio al vostro operare attento e faticoso.<br />

Sarete voi che scriverete le prime pagine della nuova storia di questa<br />

Regione, nell'ambito delle competenze che la Costituzione della<br />

Repubblica le attribuisce e sarà vostro onore e merito se le sue strutture, i<br />

suoi organismi, le sue prime realizzazioni sorgeranno efficienti, moderni,<br />

produttivi.<br />

Che il vostro lavoro possa svolgersi sereno e provvido, seguito <strong>dal</strong><br />

consenso delle popolazioni che già guardano a voi con attento interesse,<br />

sì che la Regione possa contribuire, con l'apporto delle sue esperienze e<br />

delle sue opere, al progresso delle sue genti e con esso alle migliori fortune<br />

dell'Italia tutta!<br />

(applausi)<br />

PRESIDENZA DEL CONSIGLIERE ARTELLI<br />

PRESIDENTE: Assumo la Presidenza provvisoria del Consiglio della<br />

Regione Emilia-Romagna.<br />

Su invito del Presidente, entra in aula il Cav. Francesco Faccioli,<br />

Segretario dell'Ufficio elettorale centrale regionale della Corte d'Appello di<br />

Bologna, che consegna al Presidente un esemplare del verbale delle<br />

operazioni dell'Ufficio stesso e di quelli degli Uffici centrali circoscrizionali,<br />

con relativi allegati.<br />

PRESIDENTE: Dichiaro di ricevere <strong>dal</strong> Cav. Francesco Faccioli,<br />

Segretario dell'Ufficio elettorale centrale regionale della Corte d'Appello di<br />

Bologna, un esemplare del verbale delle operazioni dell'Ufficio stesso e di<br />

quelli degli Uffici centrali circoscrizionali, con relativi allegati, a norma<br />

dell'art. 15 della legge 17 febbraio 1968 n. 108 e della pubblicazione n.<br />

18/1970 del Ministero dell'Interno, concernente le elezioni regionali; a<br />

nome dell'<strong>Assemblea</strong> ne rilascio ricevuta.<br />

(Il Cav. Francesco Faccioli esce <strong>dal</strong>l'aula).<br />

12


1970 – La nascita della Regione<br />

PRESIDENTE: Prego il Segretario, Dr. Severi, di procedere all'appello dei<br />

consiglieri e il Segretario, Dr. Turci, di prendere nota dei presenti e degli<br />

assenti.<br />

Il Segretario Dr. Severi procede all'appello. Risultano presenti i seguenti<br />

consiglieri:<br />

1 - ARMAROLI Per. Ind. Silvano<br />

2 - ARTELLI Avv. Riccardo<br />

3 - BARBACINI Dr. Francesco<br />

4 - BARBERI Ferruccio<br />

5 - BARTOLI Ione<br />

6 - BIANCHI Geom. Giovannino<br />

7 - BINI Dr. Secondo<br />

8 - BOCCHI M.o Fausto<br />

9 - BOIOCCHI Gian Carlo<br />

10 - BONDAVALLI M.O Paride<br />

11 - BULGARELLI Dr. Germano<br />

12 - CAMPOS VENUTI Arch. Giuseppe<br />

13 - CAVINA Avv. Sergio<br />

14 - CECCARONI Walter<br />

15 - CEREDI Giorgio<br />

16 - COVATI Dr. Agostino<br />

17 - DEBBI Emilio<br />

18 - FANTI Guido<br />

19 - FELICORI Dr. Fernando<br />

20 - FERRARI Avv. Giuseppe<br />

21 - GABUSI Gino<br />

22 - GALLETTI Rag. Gianfranco<br />

23 - GORRIERI Dr. Ermanno<br />

24 - GUALANDI Enrico<br />

25 - GUALTIERI Libero<br />

26 - GUARELLI Rag. Giancarlo<br />

27 - GUERRA Prof. Natalino<br />

28 - LA FORGIA Prof. Mauro<br />

29 - LOMBARDI Veniero<br />

30 - MAGNANINI Giannetto<br />

31 - MARTINUZZI Avv. Edmondo<br />

13


1970 – La nascita della Regione<br />

32 - MELANDRI Dr. Leonardo<br />

33 - MENABUE Osanna in Ferrari<br />

34 - MENZIANI Prof. Enrico<br />

35 - PANIERI Antonio<br />

36 - PESCARINI Prof. Angelo<br />

37 - PUNGINELLI Romano<br />

38 - RIGHI Prof. Giuseppe<br />

39 - RUBBI Dr. Emilio<br />

40 - SANTINI Avv. Renzo<br />

41 - SANTORELLI Prof.ssa Luisa in Coen<br />

42 - SCAPINELLI Dr. Lorenzo<br />

43 - SEVERI Dr. Emilio Alfonso<br />

44 - SPEZIA Per. Ind. Giovanni<br />

45 - STEFANI Dante<br />

46 - STEFANINI Radames<br />

47 - TURCI Dr. Lanfranco<br />

48 - USBERTI Dr. Giampaolo<br />

49 - VECCHI Adamo<br />

50 - ZANARDI Dr. Guido<br />

PRESIDENTE: Essendo presenti tutti i consiglieri, dichiaro aperta la<br />

prima riunione del Consiglio regionale dell'Emilia-Romagna.<br />

(applausi)<br />

(OMISSIS)<br />

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ARMAROLI<br />

PRESIDENTE: Colleghi consiglieri, mi appresto a ricoprire la carica che<br />

mi è stata affidata con animo trepidante. Nella vita di ogni uomo politico<br />

esistono momenti difficili e preoccupanti. Quando la decisione investe<br />

esclusivamente la propria persona tutto è più facile e l'animo più sereno,<br />

ma quando essa può avere conseguenze sui lavori di un'assemblea o di un<br />

organo, la situazione è indubbiamente più difficile. Soltanto la<br />

consapevolezza delle mie responsabilità e la certezza che non opererò<br />

isolato, ma vincolato alla responsabilità di altri e, quindi, nel pieno<br />

14


1970 – La nascita della Regione<br />

ossequio del costume democratico e nella doverosa considerazione di<br />

diverse concezioni mi ha indotto ad accettare l'alto incarico che<br />

l'<strong>Assemblea</strong> mi ha attribuito.<br />

La consapevolezza delle mie responsabilità mi induce a chiedere la<br />

collaborazione di voi tutti, senza distinzione di parte. Ve la chiedo con la<br />

franchezza di chi sente di dover garantire assoluta imparzialità<br />

nell'esercizio della funzione presidenziale. Avrò bisogno di voi e mi<br />

considererò insieme ad ognuno di voi obbligato a far osservare a tutti la<br />

regola della discussione democratica, senza compromessi né<br />

discriminazioni.<br />

Insieme dovremo operare per tener alto il prestigio di questa <strong>Assemblea</strong><br />

e per dar vita ad una feconda azione legislativa che corrisponda agli<br />

interessi della laboriosa popolazione della nostra Regione. Il<br />

conseguimento di questo fine impegna la maggioranza e l'opposizione; per<br />

il conseguimento di questo scopo la Presidenza conta anche sulla<br />

collaborazione di coloro che legittimamente hanno ritenuto di non<br />

concordare in ordine alla scelta che ha portato alla mia designazione.<br />

In un regime di democrazia l'opposizione costruttiva è necessaria; ove<br />

mancasse verrebbe meno la coscienza più alta della verità, l'impulso più<br />

efficace a bene operare per vivere in un clima di libertà.<br />

La visione del nostro operare deve sempre ancorarsi ad una società<br />

fondata sul libero confronto, che respinge l'egemonia di una parte e che<br />

considera la dialettica, il dibattito, il confronto di idee diverse non come<br />

un mezzo per la conquista del potere, ma un fine irrinunciabile, onde<br />

impedire la degradazione delle istituzioni democratiche.<br />

Il nostro dovrà essere un rapporto ancorato al principio del diritto e<br />

del dovere: il diritto di propagandare e di sostenere le proprie idee<br />

connesso al dovere di non dimenticare mai che anche gli altri hanno il<br />

diritto di propagandare e di sostenere le loro opinioni.<br />

Abbiamo il diritto e il dovere di ricordare che nessuno possiede la<br />

verità rivelata, che il dubbio non testimonia debolezza, ma quasi sempre<br />

l'ansia di ricercare una verità più vera, una verità più utile, una verità<br />

più garante.<br />

Abbiamo il dovere di ricordare che tutto è relativo, che nulla è definito<br />

una volta per sempre, ma che tutto è in movimento e che la verità ha una<br />

sua relatività storica, destinata ad evolversi.<br />

15


1970 – La nascita della Regione<br />

Se è vero che i nostri sentimenti sono costantemente sollecitati dai fatti<br />

di ogni istante e da quelli della cronaca, l'emozione che proviamo questa<br />

sera è illuminata ed esaltata da un fatto che rappresenta l'inizio di una<br />

nuova storia per il nostro popolo.<br />

Abbiamo compiuto il primo atto che da vita alla nostra <strong>Assemblea</strong><br />

regionale. Si tratta di un evento che da a noi la consapevolezza che<br />

questo grande incontro è l'occasione per alimentare una volontà solenne<br />

che deve accomunare le diverse forze politiche e sociali che avvertono la<br />

necessità di garantirsi reciprocamente contro ogni possibile errore dovuto a<br />

concezioni unilaterali, non conciliabili con la più ampia e cordiale<br />

convivenza.<br />

Dopo anni di dibattito e di lotta il nostro popolo, finalmente, si è dato<br />

democraticamente e nell'ordine più perfetto l'ordinamento regionale,<br />

conferendo concretezza alla costituzione repubblicana, espressione della<br />

sovranità popolare ed esaltando il valore sostanziale della democrazia con<br />

una volontà politica e morale assolutamente indiscutibile.<br />

Con l'insediamento delle Regioni un maggiore spirito di libertà e di<br />

giustizia viene ad animare la vita del nostro Paese. Ed è logico che sia così:<br />

tutto ciò deriva da quel grande movimento popolare che fu la Resistenza.<br />

I caduti per la libertà, laici e cattolici, hanno lasciato in eredità all'Italia<br />

un preziosissimo patrimonio di idee, di aspirazioni e di sentimenti; <strong>dal</strong>la<br />

Resistenza, dagli ideali che l'animarono è scaturita la Costituzione<br />

repubblicana e la volontà, insita nella democrazia moderna, di assicurare<br />

alle moltitudini popolari, con appropriate forme organizzative, la direzione<br />

dello Stato e della società, in modo da poter dar vita alla fusione fra la<br />

coscienza popolare e il diritto.<br />

Siamo giunti a questa <strong>Assemblea</strong> dopo un appassionato dibattito che ci<br />

ha visti impegnati nelle aule parlamentari, nei Consigli provinciali, nei<br />

Consigli comunali, nei sindacati, nelle cooperative, in tutte le istanze della<br />

società civile. I più fra noi vogliono fare delle Regioni un punto di forza,<br />

di spinta e di sollecitazione per uno Stato decentrato più coordinato, al<br />

servizio di un equo sviluppo di tutta l'economia.<br />

Il primo problema che ci impegnerà riguarda l'approntamento del<br />

nostro Statuto. È soprattutto in ordine all'elaborazione dello Statuto che la<br />

istituzione delle Regioni può avere un valore determinante, in quanto si<br />

tratta di un problema che potrà mobilitare nuove forze, animate<br />

16


1970 – La nascita della Regione<br />

<strong>dal</strong>l'intento di rendere la vita pubblica della nostra Regione sempre più<br />

intimamente legata alla realtà della società civile.<br />

Nessuno di noi si è illuso, né si illude, che la istituzione delle Regioni, in<br />

sé e per sé, valga a risolvere il problema del rinnovamento democratico<br />

delle nostre istituzioni politiche.<br />

Le Regioni conseguiranno il loro obiettivo se, in primo luogo,<br />

contribuiranno a colmare i vuoti esistenti fra il centro e la periferia, se<br />

faranno sì che in avvenire i più sentano che, in virtù del decentramento, lo<br />

Stato è in maggior misura divenuto lo Stato di tutti.<br />

Riformare l'attuale ordinamento della pubblica amministrazione<br />

mediante un'effettiva ed autonoma articolazione regionale è un'esigenza<br />

avvertita da tutti: dai cittadini che reclamano servizi pubblici sempre più<br />

efficienti e moderni; dai settori industriali e commerciali che desiderano<br />

che la loro attività imprenditoriale si svolga più speditamente; <strong>dal</strong>la classe<br />

politica investita di responsabilità di governo che avverte l'esigenza di<br />

evitare che gli impulsi che l'animano vengano attenuati e spenti <strong>dal</strong> lungo<br />

«iter» procedurale e di far sì che le scelte che operano possano essere<br />

tempestivamente e fedelmente tradotte in atto.<br />

La costituzione delle Regioni a statuto ordinario consentirà la creazione<br />

di Centri di pianificazione, di stimolo, di coordinamento e di valorizzazione<br />

della vita locale.<br />

La Regione è espressione di autonomia politica, di autonomia legislativa,<br />

di autonomia organizzativa, di autonomia finanziaria.<br />

La Regione è sinonimo di efficienza delle strutture pubbliche, strumento<br />

di partecipazione diretta dei cittadini alle scelte locali.<br />

La Regione consente il decentramento delle funzioni statali e di tutte le<br />

funzioni pubbliche, in tutti i casi in cui il decentramento rappresenta uno<br />

stimolo e non un freno a nuovi impulsi nei vari settori della vita civile,<br />

sociale ed economica.<br />

La Regione costituirà il mezzo più moderno per dare impulso alle<br />

attività economiche, per consentire il conseguimento degli obiettivi che si<br />

incentrano nell'aumento del reddito nazionale, nell'aumento del reddito per<br />

abitante, nell'aumento dei consumi e, quindi, nel miglioramento del tenore<br />

di vita, nel raggiungimento della piena occupazione, nella valorizzazione del<br />

lavoratore dentro e fuori della fabbrica, degli uffici e dei campi.<br />

Di fronte ai compiti delle Regioni, di fronte a ciò che questi nuovi organi<br />

dell'ordinamento della Repubblica italiana rappresentano, di fronte, infine,<br />

17


1970 – La nascita della Regione<br />

al significato ed alla portata della partecipazione popolare (che è sinonimo<br />

di democrazia effettiva), alle scelte pubbliche che <strong>dal</strong>la sede regionale si<br />

trasmetteranno a quelle nazionali ed internazionali, il problema del loro<br />

costo si pone senz'altro come una spesa di investimento in beni capitali, in<br />

beni essenziali quali la libertà e la democrazia.<br />

Per questo riteniamo che le Regioni abbiano il dovere di procedere<br />

rapidamente, secondo i poteri che derivano loro <strong>dal</strong> titolo V della<br />

Costituzione ed in modo particolare dagli artt. 117, 118 e 119.<br />

Riteniamo che le Regioni, proprio in virtù dell'assunzione dei poteri loro<br />

attribuiti <strong>dal</strong>la Costituzione, siano mezzo idoneo a conferire allo Stato un<br />

più alto prestigio e ad imprimere al Parlamento nuovo slancio e nuova<br />

vitalità.<br />

Il decentramento del potere libererà il Parlamento da impegni che gli<br />

hanno spesso impedito di esercitare nel modo migliore la propria funzione<br />

di massimo organo di controllo e di direzione politica del Paese.<br />

Le Regioni, inoltre, consentiranno l'utilizzazione di molte sane e<br />

positive energie presenti nei territori amministrati.<br />

Ci apprestiamo a compiere un salto di qualità che deve colmare il vuoto<br />

esistente fra il vertice e la base, dando luogo, nell'interesse di tutti, ad<br />

un'equa ripartizione del potere reale, troppo spesso sostituito da un potere<br />

formale od inefficiente.<br />

In questi mesi di dibattiti e di ansiose inquietudini molte opinioni sono<br />

state espresse in merito alle Regioni, ai loro compiti, alle loro<br />

caratteristiche. Sulla stampa si è detto: «Le Regioni sono l'ultima spiaggia<br />

per la battaglia del rinnovamento democratico dello Stato: la<br />

partecipazione si realizza di qui o mai più».<br />

Vogliamo cogliere il significato di tali opinioni.<br />

Dobbiamo obbedire alla vocazione di suscitare un nuovo fermento<br />

democratico, suscitando ovunque un clima nuovo, di fiducia nella<br />

democrazia, anteponendo agli egoismi individuali i valori civili e sociali che<br />

sono caratteristici del progresso di un popolo.<br />

Occorre aprire un nuovo spazio all'iniziativa ed alla partecipazione<br />

politica dei lavoratori e delle masse popolari, estendendo l'area<br />

dell'intervento pubblico mediante l'articolazione regionale della politica di<br />

piano e la realizzazione di una politica organica di assetto territoriale.<br />

Tutto questo dipenderà <strong>dal</strong>la nostra volontà di sperimentare nelle<br />

Regioni iniziative, forme e nuovi metodi di governo tali da investire le<br />

18


1970 – La nascita della Regione<br />

impostazioni tradizionali, superando ogni concezione burocratica dei<br />

rapporti fra Stato e cittadini, che ci trasciniamo dietro da oltre un secolo<br />

di vita unitaria.<br />

Non è senza significato che l'Ente Regione viene realizzato in<br />

concomitanza con il centenario dell'Unità d'Italia: ciò sottolineiamo non<br />

tanto per negare la validità a quanto fecero i nostri avi, ma per esprimere il<br />

fermo intendimento di migliorare e rafforzare il loro operato, secondo le<br />

nuove esigenze dei cittadini.<br />

Non a caso l'ordinamento regionale è sempre stato particolarmente<br />

sollecitato, nel corso di quest'ultimo mezzo secolo, sia <strong>dal</strong>le forze socialiste,<br />

sia <strong>dal</strong>le forze cattoliche, nonché da un grande artefice del Risorgimento<br />

quale fu il liberale Marco Minghetti.<br />

Le riforme si realizzano se si coglie l'anelito delle forze sociali interessate<br />

a realizzarle. Dobbiamo fare in modo che questa spinta possa trovare nella<br />

nostra <strong>Assemblea</strong> uno dei più validi punti di appoggio.<br />

Nelle diverse sedi di nostra provenienza si sono elaborati studi ed<br />

espressi orientamenti, dai quali emergono convergenze e dissensi.<br />

Prevale, comunque, un ampio consenso; se sapremo far leva su ciò che ci<br />

unisce, il nostro cammino sarà più agevole.<br />

Questa sera ci preme ricordare che lo Statuto del nostro Ente non<br />

dovrà riflettere concezioni ideologiche di parte, o concezioni filosofiche<br />

particolari. Dovremo fare in modo che lo Statuto costituisca un punto di<br />

incontro fra correnti politiche e filosofiche diverse, attuato in un<br />

determinato momento storico.<br />

Ogni intesa tra forze diverse reca in sé dei limiti, ma è anche la<br />

condizione per imprimere maggior forza ad un nuovo ordinamento. Se su<br />

questo ordinamento si vorrà, poi, esprimere un giudizio, occorrerà<br />

considerarlo nel suo insieme, senza perdersi nei particolari; e non vi è<br />

dubbio che, se così vorremo, il risultato sarà positivo.<br />

Sarà <strong>dal</strong> confronto delle nostre idee che si potranno mettere in luce le<br />

opinioni valide, le lacune insite nelle diverse posizioni e si potranno far<br />

prevalere i provvedimenti più giusti: in questo raffronto sta la vitalità della<br />

nostra <strong>Assemblea</strong>.<br />

Non dimenticheremo mai le attese, le aspirazioni della popolazione che<br />

siamo stati chiamati ad amministrare e non ci sottrarremo mai al suo<br />

sguardo vigile. Dovremo, con l'attività di ogni giorno, con la nostra<br />

correttezza, costruire un esempio per tutti e soprattutto per i giovani ed<br />

19


1970 – La nascita della Regione<br />

operare in modo che essi, valutando positivamente la nuova istituzione,<br />

guardino sempre più fiduciosi al domani.<br />

Mi richiamo ai giovani perché di loro dobbiamo preoccuparci; essi<br />

debbono costituire la continuità ed il miglioramento del costume<br />

democratico. Ogni generazione ha diritto di chiedere a quelle che l'hanno<br />

preceduta quale destino le prepara; noi dobbiamo fornire la prova di<br />

operare per costruire un destino che arricchisca la vita apportandovi<br />

entusiasmo, fiducia, certezza.<br />

A ragione i giovani non si adattano allo spazio che trovano ed aspirano<br />

ad orizzonti più vasti, ad una maggiore giustizia che si affermi e si sviluppi<br />

nel segno della libertà e della democrazia.<br />

Prima di terminare desidero, a nome di tutto il Consiglio, inviare un<br />

deferente saluto al Presidente della Repubblica, al Presidente della Camera<br />

dei Deputati, al Presidente del Senato ed a tutti i parlamentari,<br />

auspicando che al più presto si costituisca un Governo capace di recepire e<br />

di interpretare l'anelito di pace, di rinnovamento e di progresso del<br />

nostro popolo.<br />

Un riconoscente pensiero rivolgo ai Presidenti delle Province emilianoromagnole,<br />

ai Sindaci delle nostre città e di tutti i Comuni della nostra<br />

terra, alle autorità civili, religiose e militari, ai sindacalisti ed ai<br />

cooperatori.<br />

Un saluto cordiale rivolgo ai rappresentanti della stampa, con i quali<br />

dovremo collaborare per far conoscere all'opinione pubblica la nostra<br />

attività.<br />

Sono certo di interpretare il pensiero ed i sentimenti dell'<strong>Assemblea</strong><br />

tutta, esprimendo l'auspicio di una feconda attività, tanto attesa <strong>dal</strong>la<br />

popolazione della nostra Regione, che merita il meglio di noi stessi ed alla<br />

quale dedicheremo ogni nostra energia.<br />

(applausi)<br />

Propongo che, uscendo da quest'aula, ci si rechi a rendere omaggio<br />

ai caduti di tutte le guerre e della Resistenza, in Piazza Nettuno.<br />

(applausi)<br />

20


1970 – La nascita della Regione<br />

Il Presidente del Consiglio regionale Silvano Armaroli nella seduta di insediamento del primo<br />

Consiglio regionale, il 13 luglio 1970, tenuta nella Sala consiliare della Provincia di Bologna.<br />

21


1970 – La nascita della Regione<br />

Il consigliere Sergio Cavina nella seduta del 13 luglio 1970.<br />

22


1970 – La nascita della Regione<br />

Dalla seduta in cui venne eletta la prima Giunta regionale, riportiamo il primo<br />

discorso di Guido Fanti, primo Presidente della Regione Emilia-Romagna.<br />

SEDUTA DI GIOVEDI’ 23 LUGLIO 1970<br />

FANTI, Presidente della Giunta: Signor Presidente, signori consiglieri,<br />

nell'assumere la presidenza della Giunta regionale dell'Emilia-Romagna<br />

vorrei rivolgere al Consiglio e a tutta la popolazione della regione un saluto<br />

capace di esprimere in tutta la sua ampiezza il senso ideale, morale, prima<br />

ancora che politico, con il quale cercherò di assolvere alla grande<br />

responsabilità che mi è stata assegnata. Non è, questo, un discorso che<br />

riguarda la mia persona, e neppure, ne sono certo, quella degli Assessori<br />

che con me sono chiamati oggi ad assicurare la prima direzione politica del<br />

nuovo istituto democratico. È semplicemente il discorso di chi, come noi,<br />

avverte il significato non occasionale e contingente dell'opera cui ci<br />

accingiamo.<br />

Sentiamo che con noi e in noi agisce un patrimonio prezioso come nessun<br />

altro, perché si è costruito e arricchito attraverso decenni e decenni di<br />

storia della nostra regione, attraverso gli apporti che con dolore, sacrificio e<br />

dure lotte hanno espresso gli uomini migliori: la povera gente, gli sfruttati.<br />

Questo patrimonio si fonda sui valori umani di libertà, di eguaglianza, di<br />

pace, che hanno reso protagonisti della storia della nostra terra i braccianti,<br />

gli «scariolanti», le mondariso, che, non piegati <strong>dal</strong>le bestiali fatiche per la<br />

redenzione della terra, hanno saputo dare un senso alla loro vita riponendo<br />

ogni speranza di riscatto dell'uomo nel socialismo. E con loro sono nella<br />

storia emiliana i primi nuclei di operai e di artigiani minuti delle città e<br />

dei borghi, e poi i mezzadri e i coloni, e poi la classe operaia, che, pur con<br />

le mani ancora odorose di farina, pur nella struttura disseminata di<br />

piccole e medie industrie, rapidamente ha saputo conquistare una<br />

coscienza di classe tale da affermarsi come nuova classe dirigente; e poi<br />

gli intellettuali, i tecnici, gli uomini delle professioni, che hanno saputo<br />

ricercare e trovare nel rapporto più diretto e immediato con la realtà<br />

sociale e politica il segno più vero di una cultura destinata all'uomo e al<br />

suo arricchimento; e poi ancora quei ceti medi produttivi delle città e<br />

23


1970 – La nascita della Regione<br />

delle campagne che si ritrovano a costituire quella grande area sociale,<br />

democratica e antimonopolistica che si colloca innanzi alle prospettive di<br />

trasformazione della società italiana come nuovo blocco storico.<br />

Questa ormai è storia di molte generazioni, ognuna con le sue avanzate<br />

e i suoi regressi, i suoi slanci e i suoi arresti, in un processo continuo<br />

seminato, com'è nelle vicende umane, di luci e di ombre, ma sempre<br />

sorretto <strong>dal</strong>la grande luminosa speranza di costruire una società e uno stato<br />

senza esclusi, nei quali ognuno possa dare e ricevere, nel rapporto con gli<br />

altri, secondo le sue possibilità. Le tappe di questo cammino si legano a<br />

nomi indimenticabili, come quelli di Costa e Prampolini, Marabini e<br />

Zanardi, Massarenti, Baldini e Gnudi, di tutti i condannati <strong>dal</strong> tribunale<br />

speciale fascista, di tutti i caduti della Liberazione e delle lotte del lavoro,<br />

dei dirigenti partigiani, come Dario, Bulow, Armando, dei sin-daci della<br />

Liberazione e della ricostruzione, come Dozza, Corassori, Gatta, Campioli,<br />

Luisa Balboni, Ferrari.<br />

Veniamo di lontano e andiamo lontano, disse un giorno di noi<br />

comunisti Palmiro Togliatti. E queste sue parole voglio richiamare nel<br />

momento in cui si segna un'altra tappa importante nell'ascesa storica della<br />

classe operaia e delle classi lavoratrici verso l'assunzione di funzioni di<br />

governo e di direzione generale della società e dello stato. Poiché questo,<br />

in realtà, è il senso vero della decisione adottata oggi <strong>dal</strong> Consiglio<br />

regionale con l'elezione del Presidente e della Giunta: si affida la direzione<br />

politica della Regione, di questa nuova dimensione dello Stato democratico<br />

voluto <strong>dal</strong>la Costituzione, alle forze che fondano la loro ragion d'essere sui<br />

valori libertari, socialisti e comunisti del movimento operaio.<br />

Nella dichiarazione politica presentata al <strong>consiglio</strong> PCI e PSIUP hanno<br />

espresso gli orientamenti generali cui ci rifacciamo con certa<br />

determinazione, nella fedeltà alla Costituzione e ai principi ai quali essa è<br />

ispirata per una democrazia nuova, per una repubblica fondata sul<br />

lavoro e su un ordinamento statuale articolato in un sistema di<br />

autonomie. Nessuna antitesi, nessuna muraglia cinese noi scorgiamo tra la<br />

lotta per questa nuova democrazia e le prospettive di trasformazione<br />

socialista della società. Il nostro obiettivo è una società più giusta e più<br />

umana, capace di soddisfare i bisogni dell'uomo nella loro globalità e di<br />

assicurare a tutti i suoi membri la condizione e la dignità che le conquiste<br />

e le potenzialità dell'umano intelletto possono offrire. Una democrazia<br />

nuova deve caratterizzarsi per una dialettica complessa, capace di<br />

24


1970 – La nascita della Regione<br />

produrre, nell'autonoma attività delle diverse istanze della società politica<br />

e civile, ricche spinte democratiche e decise affermazioni di libertà. Vogliamo<br />

costruire uno Stato effettivamente e assolutamente laico, né ateo né<br />

confessionale, pluralistico, in cui nessuna ideologia o fede religiosa abbia<br />

posizioni di esclusivismo e privilegio rispetto alle altre. Questa è la via<br />

italiana al socialismo: essa deve passare attraverso una serie di riforme<br />

economiche e sociali e di conquiste politiche che si traducano in immediati<br />

miglioramenti delle condizioni delle grandi masse popolari e in una<br />

progressiva modificazione nei rapporti di forza a favore del movimento<br />

operaio e democratico. Alla costruzione della nuova società crediamo siano<br />

chiamate non soltanto le forze di ispirazione socialista, ma anche gran<br />

parte delle forze cattoliche, giacché una profonda coscienza religiosa non<br />

può non contraddire lo sfruttamento e le limitazioni della libertà e dignità<br />

umana proprie della società capitalistica.<br />

Da questi orientamenti e <strong>dal</strong>le responsabilità che ci competono nella<br />

direzione della Regione deriva il nostro impegno per l'attuazione di un<br />

nuovo modo di governare che si fondi sulla partecipazione e<br />

sull'autogoverno. E s'impone anche un nuovo modo di far politica, che<br />

riproponga alle masse popolari, come già in altri momenti fondamentali<br />

della recente vita politica italiana, il rilancio di una ispirazione ideale nella<br />

quale sola possono trovare risposta positiva e chiarificatrice gli<br />

interrogativi, i dubbi, le incertezze, le situazioni di crisi che l'attuale<br />

condizione fatta all'uomo <strong>dal</strong> tipo di società in cui viviamo propone<br />

continuamente e drammaticamente a tutti, in particolare alle giovani<br />

generazioni.<br />

Per questo occorre un estremo rigore morale nell'azione politica alla<br />

quale poniamo mano, con l'avvio del nuovo istituto regionale, per il<br />

consolidamento e lo sviluppo della democrazia. Diciamo e diremo sempre<br />

di no, nel pensiero e nell'azione, ai falsi valori della società capitalistica,<br />

alla sua tendenza a sempre più subordinare alle necessità del profitto non<br />

soltanto il lavoro salariato, ma l'intero assetto della vita dell'uomo, al facile<br />

allettamento di una efficienza che si accontenti di un rapido sviluppo<br />

economico e baratti i diritti e la dignità umani con un soddisfacimento di<br />

bisogni e aspirazioni ridotti al grado di valore più basso. Diciamo e<br />

diremo di no, nel pensiero e nell'azione, a ogni deformazione dei grandi<br />

principi cui attingiamo sostegno per la nostra lotta di socialisti e di<br />

comunisti, chiaramente scorgendo il rischio che essa porti, come dolorose<br />

25


1970 – La nascita della Regione<br />

esperienze antiche e anche recenti del movimento comunista ci<br />

rammentano, a un indebolimento ideale e a un inaridimento burocratico<br />

che si traducono in altrettante battute di arresto nel processo di<br />

edificazione di una nuova umanità, nonostante il riconoscimento del peso<br />

decisivo che le conquiste del campo socialista hanno avuto ed hanno<br />

per la causa della pace e dell'emancipazione dei popoli <strong>dal</strong> giogo<br />

dell'imperialismo.<br />

Avvertiamo profondamente l'altezza e la difficoltà dell'impegno che ci<br />

muove e siamo consapevoli che la salvaguardia della dignità e<br />

dell'uguaglianza della persona umana, la costruzione di una vita non<br />

mistificata, la lotta per la pace fra i popoli e per la giustizia sociale<br />

richiedono il contributo ideale e pratico di tutte quelle forze<br />

democratiche, socialiste, laiche e cattoliche, che si fanno portatrici di alti<br />

valori di civiltà: di quei valori che nessuna parte da sola potrebbe<br />

presumere di rappresentare e attuare, ma che ciascuna può, operando in<br />

collaborazione con le altre, pur nella reciproca autonomia e distinzione,<br />

contribuire ad affermare. L'Emilia-Romagna ha vissuto in questi ultimi<br />

anni momenti esaltanti, di dibattito, confronto ideale, rinnovamento, che<br />

hanno investito, in una singolare e forse non casuale correlazione di tempo,<br />

sia le forze socialiste sia il mondo cattolico fino alla più alta<br />

manifestazione, il concilio Vaticano II. Solo una miope meschinità può<br />

stravolgere il significato profondo di questi momenti: non sarà certo<br />

qualche vacuo slogan, come quello, prima, della «repubblica conciliare», e,<br />

ora, della «regione conciliare», a svilire a semplice incontro di spartizione di<br />

potere quella che è e rimane la prospettiva più luminosa che possa dare<br />

certezza alle speranze di tutti coloro che vivono del proprio lavoro e<br />

aspirano ad una società più giusta e più umana.<br />

Signori consiglieri, se questi sono i nostri punti di riferimento ideali e<br />

generali, nessuna separazione possiamo concepire fra essi e l'azione<br />

quotidiana che fino da ora siamo chiamati a svolgere. Faremo<br />

corrispondere con costante cura ogni nostro atto agli indirizzi enunciati,<br />

sollecitando un continuo apporto di dibattito, di suggerimento, di critica,<br />

in una parola, di democrazia, da tutto il Consiglio, dagli istituti<br />

rappresentativi, <strong>dal</strong>le organizzazioni e <strong>dal</strong>le forze politiche e sociali della<br />

Regione. Tre ordini di rapporti ci appaiono fondamentali. Il primo si rivolge<br />

al Governo nazionale. Il nostro auspicio è che <strong>dal</strong>l'attuale momento, così<br />

tormentato e difficile, esca sconfitto il partito della crisi e dell'avventura e<br />

26


1970 – La nascita della Regione<br />

si formi un Governo il quale s'impegni a dare risposta positiva alle<br />

richieste di riforme e di democrazia provenienti <strong>dal</strong>le grandi masse operaie<br />

e lavoratrici. Un Governo di tale orientamento troverà nella struttura<br />

articolata del potere pubblico - certamente nella nostra Regione - un<br />

punto di riferimento e di forza, nel rispetto reciproco dell'autonomia degli<br />

istituti statuali centrali e locali, ma nella visione dell'unità nazionale, della<br />

quale le Regioni e l'attività che in esse, per quanto ci compete, svolgeremo,<br />

sono destinate ad essere il vero nuovo fondamento. Il patrimonio storico<br />

della nostra terra, l'esperienza unitaria che ha visto le lotte vittoriose dei<br />

lavoratori e delle forze democratiche emiliane si propongono oggi come<br />

contributo al consolidamento dell'unità del paese sulla base della<br />

Costituzione repubblicana, e insieme sono sicura garanzia di una visione<br />

unitaria delle prospettive dell'Emilia-Romagna, la cui vita in nessun modo<br />

potrebbe essere turbata da episodi mortificanti o addirittura eversivi come<br />

quelli che purtroppo si constatano in questi giorni in altre parti d'Italia. Ci<br />

accingiamo al lavoro di Giunta della fase costituente con chiara<br />

consapevolezza delle responsabilità che ci competono al fine di assicurare il<br />

più rapido conseguimento della capacità operativa e della pienezza di<br />

poteri della Regione. Rileviamo, però, al tempo stesso, le responsabilità cui<br />

debbono assolvere gli organi centrali dello Stato in relazione ai medesimi<br />

obiettivi. Ci pare quindi che già la fase iniziale della vita delle Regioni si<br />

proponga come terreno di verifica sia della volontà politica regionalista,<br />

sia di un nuovo rapporto fra organi centrali e locali dello Stato, libero da<br />

fenomeni di subordinazione o di pregiudiziale contrapposizione.<br />

Gli altri ordini di rapporti si rivolgono agli istituti di rappresentanza<br />

elettiva e alle molteplici articolazioni della società civile. È innanzi a tutti<br />

un'ampia prospettiva di partecipazione, della quale solleciteremo<br />

costantemente le espressioni, promuovendo, per quanto sta in noi, le<br />

condizioni capaci di rafforzare la concretezza. Il sistema dei rapporti<br />

democratici nella Regione potrà così estendersi, arricchendosi, oltre a quelli<br />

primari delle Province e dei Comuni, del contributo dei comprensori e dei<br />

quartieri, in forme al limite del possibile istituzionalizzate. Forte impulso<br />

riceverà, in questo quadro, la dinamica democratica di tutta la società e si<br />

esalterà il contributo di base con il quale, per ormai consolidata<br />

esperienza nella nostra regione, le organizzazioni della vita civile e gli<br />

stessi singoli cittadini sostengono e nutrono l'attività delle loro<br />

rappresentanze elettive.<br />

27


1970 – La nascita della Regione<br />

Quella cui tutti ci accingiamo è un'opera grande. La svolgeremo, per<br />

parte nostra, senza preclusioni, se non verso chi si pone, per motivi politici<br />

o per interessi economici, fuori del terreno democratico e del patto<br />

costituzionale. Cercheremo in questa <strong>Assemblea</strong>, lo ripetiamo, ogni possibile<br />

collaborazione, rimuovendo sempre dai contributi e <strong>dal</strong>le convergenze<br />

qualsiasi possibilità di confusione o di lesione delle rispettive autonomie e<br />

distinzioni ideali e politiche. Il nostro auspicio più fervido, il nostro<br />

impegno più deciso è che tutta la gente emiliana possa trovare nel<br />

Consiglio e negli altri organi della Regione un fondamentale punto di arrivo<br />

del proprio quotidiano impegno civico, al servizio delle proprie aspirazioni<br />

sociali ed umane.<br />

28


1970 – La nascita della Regione<br />

La prima Giunta regionale (1970).<br />

29


1970 – La nascita della Regione<br />

LA TESTIMONIANZA DI GUIDO FANTI<br />

Il ricordo di un protagonista quale Guido Fanti è una testimonianza preziosa per<br />

ricostruire il clima – nazionale e locale – in cui mosse i primi passi l’istituzione<br />

regionale.<br />

L’istituzione delle Regioni.<br />

“La Costituzione prevedeva che un anno dopo la sua entrata in vigore<br />

avrebbero dovuto tenersi le prime elezioni regionali, quindi verso il<br />

1949/1950. Invece, si aspettò molto, nonostante le regioni fossero da sempre<br />

volute fortemente - specie <strong>dal</strong>la sinistra, <strong>dal</strong> Partito Comunista Italiano in<br />

particolare - fin <strong>dal</strong>la Costituente, e si è dovuto lottare parecchio per attuarle.<br />

In quegli anni, verso l’istituzione delle Regioni c’era una spinta che veniva<br />

da sinistra, soprattutto <strong>dal</strong> PCI: <strong>dal</strong> momento in cui si formarono i cosiddetti<br />

governi di centro-sinistra, con l’esclusione del PCI, il nostro partito spinse<br />

parecchio perché venisse portata avanti la riforma dello Stato che comportava<br />

anche l’istituzione delle Regioni. E in questo ci trovammo d’accordo con il PSI<br />

sulla necessità di attuare la Costituzione in tutti i suoi punti.<br />

Uno dei motivi che portò al ritardo e al rallentamento dell’attuazione della<br />

Costituzione era rappresentato <strong>dal</strong> fatto che, in base ai risultati elettorali, in<br />

Italia sarebbe successo che le tre Regioni del centro sarebbero state governate<br />

<strong>dal</strong> PCI, che lì aveva la maggioranza.<br />

Furono accampati motivi anche di politica estera. In quegli anni emerse,<br />

anche sulla stampa, una forte preoccupazione, una pressione nell’ambito del<br />

Patto atlantico, dovuta alla situazione dei due blocchi contrapposti: avere<br />

organi dello Stato - perché le Regioni diventavano veri e propri organi di<br />

Stato - sotto il controllo del PCI poteva rappresentare un pericolo. Questa fu<br />

una delle ragioni che fece faticare parecchio l’accettazione da parte dell’intera<br />

DC della formazione di questi nuovi organi.<br />

Comunque, finalmente, si arrivò alla proclamazione delle famose elezioni<br />

del giugno ’70. A questo punto, noi che avevamo spinto per la formazione<br />

delle Regioni ci impegnammo in prima persona, me compreso. Allora ero<br />

31


1970 – La nascita della Regione<br />

Sindaco e vedevo il passaggio <strong>dal</strong>la direzione di un organo di natura<br />

amministrativa a quella di un organo di Stato, con potere legislativo, in modo<br />

estremamente positivo, pur con tutti i suoi limiti. Per questo fui il più breve<br />

sindaco di Bologna”.<br />

Il primo Statuto dell’Emilia-Romagna.<br />

“Le riunioni della Commissione venivano fatte in sede istituzionale, ma il<br />

centro motore dell’elaborazione politica di quelli che dovevano essere i<br />

principi dello Statuto, che poi la Commissione doveva tradurre in articoli, era<br />

rappresentato da un incontro politico che investiva i dirigenti dei partiti di<br />

allora. Per il PCI, c’eravamo io, Turci, Cavina (allora segretario regionale del<br />

partito); per la DC, partecipava sempre Ermanno Gorieri; per il PRI, Gualtieri;<br />

per il PSDI, Scapinelli di Modena. Dunque l’elaborazione politica di partenza<br />

era rappresentata da incontri-scontri in cui naturalmente ognuno diceva la<br />

sua, e poi Turci doveva ricondurre tutto alla Commissione.<br />

Questo per dire che fin <strong>dal</strong> primo momento il rapporto tra le diverse<br />

componenti politiche non era un rapporto di forza basato sui numeri: certo<br />

c’era il sistema proporzionale e quindi ognuno proporzionalmente<br />

partecipava per la sua parte, ma il punto di elaborazione vera avveniva in<br />

modo paritario, perché l’opinione della minoranza non valeva meno, era un<br />

coinvolgimento alla pari delle principali forze politiche attorno ai punti<br />

fondamentali dello Statuto. E in questo senso riuscimmo a fare molto in soli<br />

sei mesi, partendo da zero e forse anche questo ci facilitò. Questo, dunque, fu<br />

il modo di procedere che ha consentito di redigere lo Statuto che poi si è<br />

votato il 1° dicembre 1970, meno di sei mesi dopo la costituzione della<br />

Regione e della Commissione per lo Statuto. Gli incontri erano frequenti: ci<br />

incontrammo anche in agosto, a Marina di Ravenna, dove io ero al mare<br />

(anche la prima riunione della Giunta la facemmo in un bagno a Marina di<br />

Ravenna).<br />

Il modo in cui abbiamo proceduto non escludeva comunque i dissidi,<br />

anche allora c’erano scontri e contrapposizioni e non c’era un cedimento<br />

politico-ideologico da parte di ciascuno, anzi, allora il confronto era molto<br />

duro. Ma sull’indirizzo concreto da dare al nuovo organo dello Stato abbiamo<br />

messo insieme la cultura politica delle forze politiche fondamentali: questa è<br />

32


1970 – La nascita della Regione<br />

la ragione per cui abbiamo proceduto in quel modo. Fu una scelta politica:<br />

occorreva stabilire un orientamento politico che fosse il più largo possibile tra<br />

le varie forze e poi su quella base andare al confronto tra tutte quelle forze.<br />

Ancora oggi sono convinto che se manca l’idea su cui costruire lo Statuto nei<br />

suoi fondamenti si crea per forza di cose una contrapposizione giorno per<br />

giorno, minuto per minuto, in cui ogni problema viene affrontato in base alla<br />

contrapposizione politica del momento. Ed è molto difficile andare avanti”.<br />

33


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

1970-2010: DALLA I ALLA IX LEGISLATURA<br />

Riportiamo qui la composizione dei Consigli regionali che si sono succeduti nei<br />

primi quarant'anni di storia della Regione Emilia-Romagna, <strong>dal</strong> 1970 al 2010.<br />

I LEGISLATURA (1970-1975)<br />

Elezioni 7 giugno 1970.<br />

Consiglieri Regionali:<br />

Armaroli Silvano (PSI)<br />

Artelli Riccardo (PLI)<br />

Barbacini Francesco (DC)<br />

Barberi Ferruccio (PCI)<br />

Barbieri Mario (DC) sostituisce Barbacini <strong>dal</strong> 05.02.1975<br />

Bartoli Ione (PCI)<br />

Bellettini Athos (PCI) sostituisce Santorelli <strong>dal</strong> 07.12.1971<br />

Bianchi Giovannino (DC)<br />

Bini Secondo (PRI)<br />

Bocchi Fausto (PCI)<br />

Boiocchi Gian Carlo (PCI)<br />

Bondavalli Paride (DC)<br />

Bulgarelli Germano (PCI)<br />

Campos Venuti Giuseppe (PCI)<br />

Cavina Sergio (PCI)<br />

35


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Ceccaroni Walter (PCI)<br />

Ceredi Giorgio (PCI)<br />

Covati Agostino (DC)<br />

Debbi Emilio (PCI)<br />

Di Matteo Giandonato (PLI) sostituisce Artelli <strong>dal</strong> 12.09.1973<br />

Fanti Guido (PCI)<br />

Felicori Fernando (DC)<br />

Ferrari Giuseppe (PCI)<br />

Gabusi Gino (PSU poi PSDI)<br />

Galletti Gianfranco (DC)<br />

Gorrieri Ermanno (DC)<br />

Gualandi Enrico (PCI)<br />

Gualtieri Libero (PRI)<br />

Guarelli Giancarlo (PSU poi PSDI)<br />

Guerra Natalino (DC)<br />

La Forgia Mauro (PSIUP poi PCI)<br />

Leroy Mario (PCI) sostituisce Gualandi <strong>dal</strong> 07.12.1971<br />

Lombardi Veniero (PCI)<br />

Magnanini Giannetto (PCI)<br />

Martinuzzi Edmondo (MSI)<br />

Melandri Leonardo (DC)<br />

Menabue Osanna in Ferrari (PCI)<br />

Menziani Enrico (DC)<br />

Panieri Antonio (PCI)<br />

Pescarini Angelo (PCI)<br />

36


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Punginelli Romano (PCI)<br />

Righi Giuseppe (PSI)<br />

Romagnoli Giovanni (PCI) sostituisce Bulgarelli <strong>dal</strong> 09.03.1972<br />

Rubbi Emilio (DC)<br />

Santini Renzo (PSI)<br />

Santorelli Luisa in Cohen (PCI)<br />

Scapinelli Lorenzo (PSU poi PSDI)<br />

Severi Emilio Alfonso (PCI)<br />

Spezia Giovanni (DC)<br />

Stefani Dante (PCI)<br />

Stefanini Radames (PCI)<br />

Turci Lanfranco (PCI)<br />

Usberti Giampaolo (DC)<br />

Vecchi Adamo (PSIUP poi PCI)<br />

Zanardi Guido (DC)<br />

Presidente del Consiglio Regionale:<br />

Armaroli Silvano (PSI)<br />

13 luglio 1970<br />

26 gennaio 1972<br />

3 ottobre 1973<br />

Presidente della Giunta Regionale:<br />

Fanti Guido (PCI)<br />

23 luglio 1970<br />

37


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

II LEGISLATURA (1975-1980)<br />

Elezioni 15 giugno 1975.<br />

Consiglieri Regionali:<br />

Armaroli Silvano (PSI)<br />

Baccarini Cesare (PCI)<br />

Baroni Giuseppe (PCI) sostituisce Stefani <strong>dal</strong> 19.04.1979<br />

Bartoli Jone (PCI)<br />

Bartolini Ottorino (PSI)<br />

Bellelli Rossano (DC)<br />

Berra Carlo (PCI)<br />

Bianchi Giovannino (DC)<br />

Bini Secondo (PRI)<br />

Bocchi Fausto (PCI)<br />

Boiocchi Gian Carlo (PCI)<br />

Bondavalli Paride (DC)<br />

Cavina Sergio (PCI)<br />

Ceccaroni Walter (PCI)<br />

Ceredi Giorgio (PCI)<br />

Coniglio Carlo (PDUP)<br />

Contini Renzo (DC)<br />

Covati Agostino (DC)<br />

Di Matteo Giandonato (PLI)<br />

Fanti Guido (PCI)<br />

Felicori Fernando (DC)<br />

Ferrari Giuseppe (PCI)<br />

Fiorini Gualtiero (PLI) sostituisce Di Matteo <strong>dal</strong> 07.07.1976<br />

Forcione Peppino (PSDI) sostituisce Gabusi <strong>dal</strong> 21.07.1975<br />

38


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Gabusi Gino (PSDI)<br />

Galletti Gianfranco (DC)<br />

Gavioli Giuseppe (PCI)<br />

Gentili Giobbe (DC) sostituisce Melandri <strong>dal</strong> 19.04.1979<br />

Gualtieri Libero (PRI)<br />

Guarelli Giancarlo (PSDI)<br />

Guerra Natalino (DC)<br />

La Forgia Mauro (PCI)<br />

Leoni Cesare Germano (PCI) sostituisce Lombardi <strong>dal</strong> 24.09.1975<br />

Lombardi Veniero (PCI)<br />

Magnanini Giannetto (PCI)<br />

Mantovani Maurizio (PCI) sostituisce Berra <strong>dal</strong> 26.07.1978<br />

Marchini Luigi (PCI) sostituisce Bocchi <strong>dal</strong> 08.05.1976<br />

Mazzanti Alessandro (MSI-DN)<br />

Melandri Leonardo (DC)<br />

Menabue Osanna in Ferrari (PCI)<br />

Menziani Enrico (DC)<br />

Murotti Marta (PCI) sostituisce Fanti <strong>dal</strong> 08.05.1976<br />

Panieri Antonio (PCI)<br />

Pecorari Emilio (PCI) sostituisce Mantovani <strong>dal</strong> <strong>27.</strong>07.1978<br />

Pescarini Angelo (PCI)<br />

Poma Gabriella (PRI) sostituisce Gualtieri <strong>dal</strong> 19.04.1979<br />

Punginelli Romano (PCI)<br />

Righi Giuseppe (PSI)<br />

Romagnoli Giovanni (PCI)<br />

Santini Renzo (PSI)<br />

Selvatici Enrica (PCI) sostituisce Cavina <strong>dal</strong> 04.01.1978<br />

Sensini Ivanoe (PCI)<br />

Severi Emilio Alfonso (PCI)<br />

39


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Siconolfi Paolo (DC) sostituisce Zanardi <strong>dal</strong> 28.11.1978<br />

Stefani Dante (PCI)<br />

Stefanini Radames (PCI)<br />

Tessoni Alessandra (PSI) sostituisce Righi <strong>dal</strong> 05.03.1980<br />

Triossi Decimo (PCI)<br />

Truffelli Corrado (DC)<br />

Turci Lanfranco (PCI)<br />

Usberti Giampaolo (DC)<br />

Vecchi Adamo (PCI)<br />

Vincenzi Glicerio (DC) sostituisce Menziani <strong>dal</strong> 19.04.1979<br />

Zanardi Guido (DC)<br />

Zani Secondo (PCI) sostituisce Vecchi <strong>dal</strong> 26.01.1977<br />

Zurlini Oreste (PCI) sostituisce Romagnoli <strong>dal</strong> 01.06.1977<br />

Presidente del Consiglio Regionale:<br />

Armaroli Silvano (PSI)<br />

21 luglio 1975<br />

Guerra Natalino (DC)<br />

25 marzo 1977<br />

28 novembre 1978<br />

Presidente della Giunta Regionale:<br />

Fanti Guido (PCI)<br />

22 luglio 1975<br />

Cavina Sergio (PCI)<br />

21 maggio 1976<br />

Turci Lanfranco (PCI)<br />

6 gennaio 1978<br />

40


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

La Giunta Cavina nella seduta di elezione (1976).<br />

41


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Rielezione del consigliere Natalino Guerra a Presidente del Consiglio regionale (1978).<br />

42


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

III LEGISLATURA (1980-1985)<br />

Elezioni 8 giugno 1980.<br />

Consiglieri Regionali:<br />

Albertini Renato (PCI)<br />

Albonetti Pietro (PCI)<br />

Alessi Giorgio (PCI)<br />

Alni Daniele (PCI)<br />

Baccarini Cesare (PCI)<br />

Barbera Augusto Antonio (PCI)<br />

Bartolini Ottorino (PSI)<br />

Bersani Pier Luigi (PCI)<br />

Bran<strong>dal</strong>esi Antonio detto Spartaco (PCI) sostituisce Cervellati <strong>dal</strong> 08.04.1981<br />

Bulgarelli Germano (PCI)<br />

Calestani Nando (DC)<br />

Camprini Sauro (PRI)<br />

Candini Alberto (DC)<br />

Castagnetti Pierluigi (DC)<br />

Ceredi Giorgio (PCI)<br />

Cervellati Pier Luigi (PCI)<br />

Chicchi Giuseppe (PDUP poi PCI)<br />

Contini Renzo (DC)<br />

Corticelli Giuseppe (PCI)<br />

Costa Radames (PCI)<br />

D’Attorre Pierino (PCI)<br />

De Carolis Stelio (PRI)<br />

Ferraguti Isa (PCI)<br />

Fiorini Gualtiero (PLI)<br />

Frontini Fausto (DC)<br />

43


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Galletti Gian Franco (DC)<br />

Gavioli Giuseppe (PCI) sostituisce Zurlini <strong>dal</strong> 26.07.1982<br />

Gentili Giobbe (DC)<br />

Giovanardi Carlo Amedeo (DC)<br />

Guernelli Franco (PCI) sostituisce Barbera <strong>dal</strong> 07.07.1982<br />

Guerra Natalino (DC)<br />

Guerzoni Luciano (PCI)<br />

Manicardi Enrico (PCI) sostituisce Patacini <strong>dal</strong> 26.11.1982<br />

Mazzanti Alessandro (MSI-DN)<br />

Nicolini Riccarda (PCI)<br />

Patacini Gianetto (PCI)<br />

Piepoli Giovanni (PSI)<br />

Renzoni Governatori Laura Maria (PCI)<br />

Santi Renato (PSI)<br />

Selvatici Enrica (PCI)<br />

Sensini Ivanoe (PCI)<br />

Severi Emilio Alfonso (PCI)<br />

Siconolfi Paolo (DC)<br />

Stefanini Radames (PCI)<br />

Tirelli Renuccio (PCI)<br />

Triossi Decimo (PCI)<br />

Trivellini Raffaele (PSDI)<br />

Truffelli Corrado (DC)<br />

Turci Lanfranco (PCI)<br />

Varoli Umberto (PSI)<br />

Venturelli Luciano (DC) sostituisce Vincenzi <strong>dal</strong> 24.01.1985<br />

Vichi Ermanno (DC)<br />

Vincenzi Glicerio (DC)<br />

Zappaterra Aldo (PSDI)<br />

Zurlini Oreste (PCI)<br />

44


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Presidente del Consiglio Regionale:<br />

Bartolini Ottorino (PSI)<br />

21 luglio 1980<br />

18 marzo 1982<br />

Piepoli Giovanni (PSI)<br />

18 novembre 1983<br />

Presidente della Giunta Regionale:<br />

Turci Lanfranco (PCI)<br />

25 luglio 1980<br />

45


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Rielezione di Ottorino Bartolini a Presidente del Consiglio regionale (1982).<br />

46


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

IV LEGISLATURA (1985-1990)<br />

Elezioni 12 maggio 1985.<br />

Consiglieri Regionali:<br />

Albertini Renato (PCI)<br />

Alessi Giorgio (PCI)<br />

Bersani Pier Luigi (PCI)<br />

Bonacini Moris (PCI)<br />

Bottino Felicia (PCI)<br />

Bottoni Paola (PCI)<br />

Bulgarelli Germano (PCI)<br />

Camprini Sauro (PRI)<br />

Carri Alessandro (PCI)<br />

Castagnetti Pierluigi (DC)<br />

Castelli Carlo (PCI) sostituisce Turci <strong>dal</strong> 28.04.1987<br />

Castellucci Federico (PCI)<br />

Ceredi Giorgio (PCI)<br />

Chicchi Giuseppe (PCI)<br />

Cocchi Renato (PCI) sostituisce Ferraguti <strong>dal</strong> 20.05.1987<br />

Contini Renzo (DC)<br />

Corticelli Giuseppe (PCI)<br />

Costa Radames (PCI)<br />

Costella Giuseppe (DC)<br />

Cugini Gianni (PCI)<br />

Davoli Giuseppe (DC) sostituisce Castagnetti <strong>dal</strong> 20.05.1987<br />

De Carolis Stelio (PRI)<br />

47


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Del Monte Mario (PCI) sostituisce Bulgarelli <strong>dal</strong> 28.04.1987<br />

Ferraguti Isa (PCI)<br />

Fiorini Gualtiero (PLI)<br />

Frabboni Giorgio (PCI)<br />

Frontini Fausto (DC)<br />

Garagnani Fabio (DC)<br />

Gavioli Giuseppe (PCI)<br />

Gentili Giobbe (DC)<br />

Gherardi Gabriele (PSI)<br />

Giovanardi Carlo Amedeo (DC)<br />

Giunchi Flavio (MSI-DN)<br />

Guerzoni Luciano (PCI)<br />

Lombardi Veniero (PCI)<br />

Marabini Virginiangelo (DC)<br />

Mazzanti Alessandro (MSI-DN)<br />

Mini Angiolino (PCI)<br />

Nicolini Riccarda (PCI)<br />

Piepoli Giovanni (PSI)<br />

Renzoni Governatori Laura Maria (PCI)<br />

Rivola Pier Antonio (DC)<br />

Servadei Stefano (PSI)<br />

Siconolfi Paolo (DC)<br />

Signorino Elsa Giuseppina (PCI)<br />

Talignani Claudio (PSI)<br />

Totire Vito (Lista Verde)<br />

Trivellini Raffaele (PSDI)<br />

Truffelli Corrado (DC)<br />

Turci Lanfranco (PCI)<br />

48


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Ugolini Denis (PRI) sostituisce De Carolis <strong>dal</strong> 20.05.1987<br />

Venuta Maurizio (DC)<br />

Vichi Ermanno (DC)<br />

Visani Davide (PCI)<br />

Zagatti Alessandra (PCI)<br />

Presidente del Consiglio Regionale:<br />

Piepoli Giovanni (PSI)<br />

17 giugno 1985<br />

16 febbraio 1987<br />

20 ottobre 1988<br />

Presidente della Giunta Regionale:<br />

Turci Lanfranco (PCI)<br />

16 luglio 1985<br />

Guerzoni Luciano (PCI)<br />

29 aprile 1987<br />

49


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Elezione di Luciano Guerzoni a Presidente della Giunta regionale (1987).<br />

50


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Rielezione di Giovanni Piepoli a Presidente del Consiglio regionale (1988).<br />

51


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

V LEGISLATURA (1990-1995)<br />

Elezioni 6 maggio 1990.<br />

Consiglieri Regionali:<br />

Barbolini Giuliano (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />

Bernath Monique (Gruppo Misto) sostituisce Nanni <strong>dal</strong> 14.12.1994<br />

Bersani Pier Luigi (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />

Bertolini Vincenzo (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />

Bissoni Giovanni (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />

Bonacini Moris (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />

Boselli Enrico (PSI)<br />

Bottazzi Luigi (DC poi PPI)<br />

Bottino Felicia (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />

Bottoni Paola (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />

Camprini Sauro (PRI)<br />

Castellucci Federico (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />

Cigarini Werther (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />

Cocchi Renato (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />

Colozzi Romano (DC poi PPI)<br />

Costella Giuseppe (DC poi PPI)<br />

Cremonini Ivo (DC poi PPI)<br />

Filippini Giovanna (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />

Fiorini Gualtiero (PLI poi Gruppo Liberale UDC)<br />

Frabboni Giorgio (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />

Frontini Fausto (DC poi Misto CCD poi Misto)<br />

Galletti Paolo (Verdi)<br />

52


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Garagnani Fabio (DC poi PPI)<br />

Gilli Luigi (DC poi PPI) sostituisce Giovanardi <strong>dal</strong> 13.01.1992<br />

Giovanardi Carlo Amedeo (DC)<br />

Guerzoni Luciano (PCI poi PCI-PDS)<br />

Lodi Dario (PSDI)<br />

Marabini Virginiangelo (DC poi PPI)<br />

Mariucci Luigi (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />

Mazzanti Alessandro (MSI-DN poi AN/MSI-DN poi AN) sostituisce Morselli<br />

<strong>dal</strong> 20.04.1994<br />

Melloni Ferruccio (PSI) sostituisce Boselli <strong>dal</strong> 20.04.1994<br />

Merelli Maria (PCI-PDS poi PDS) sostituisce Guerzoni <strong>dal</strong> 13.01.1992<br />

Mingozzi Giannantonio (PRI) sostituisce Camprini <strong>dal</strong> 28.11.1990<br />

Mini Angiolino (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />

Morselli Stefano (MSI-DN)<br />

Nanni Giuseppe (PSI) sostituisce Melloni <strong>dal</strong> 20.04.1994<br />

Nigro Sergio Michele Antonio (PSI poi SI)<br />

Odescalchi Nando (PSI poi SI)<br />

Parizzi Carduccio (Verdi Arcobaleno poi Arcobaleno poi Arcobaleno<br />

Riformatori)<br />

Perdomi Carlo (PSI poi SI)<br />

Petronio Luciano Giorgio (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />

Pieri Vittorio (PSI poi SI)<br />

Rivola Pier Antonio (DC poi PPI)<br />

Rossi Ivanna (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />

Rusticali Elide (PRI) sostituisce Ugolini <strong>dal</strong> 20.04.1994<br />

Sabattini Emilio (DC poi PPI)<br />

Sandri Alfredo (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />

53


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Siconolfi Paolo (DC poi PPI)<br />

Signorino Elsa Giuseppina (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />

Talignani Claudio (PSI poi SI)<br />

Tamburini Paolo (Verdi) sostituisce Galletti <strong>dal</strong> 20.04.1994<br />

Tampieri Guido (PCI-PDS poi PDS) sostituisce Visani <strong>dal</strong> 13.01.1992<br />

Tommasini Mario (PCI poi Nuova Solidarietà)<br />

Truffelli Corrado (DC poi PPI)<br />

Uccelli Lampredi Carla (Lega Nord-ER)<br />

Ugolini Denis (PRI)<br />

Vichi Ermanno (DC poi PPI)<br />

Visani Davide (PCI poi PCI-PDS)<br />

Zagatti Alessandra (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />

Zanotti Katia (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />

Presidente del Consiglio Regionale:<br />

Guerzoni Luciano (PCI)<br />

25 giugno 1990<br />

Castellucci Federico (PCI-PDS)<br />

13 gennaio 1992<br />

16 dicembre 1992<br />

Presidente della Giunta Regionale:<br />

Boselli Enrico (PSI)<br />

18 luglio 1990<br />

Bersani Pier Luigi (PDS)<br />

6 luglio 1993<br />

54


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Elezione di Luciano Guerzoni a Presidente del Consiglio regionale (1990).<br />

55


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Elezione di Enrico Boselli a Presidente della Giunta regionale (1990).<br />

56


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Elezione di Federico Castellucci a Presidente del Consiglio regionale (1992).<br />

57


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Elezione di Pier Luigi Bersani a Presidente della Giunta regionale (1993).<br />

58


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

La prima seduta consiliare nella sede di Viale Aldo Moro (1993).<br />

59


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

VI LEGISLATURA (1995-2000)<br />

Elezioni 23 aprile 1995.<br />

Consiglieri Regionali:<br />

Agogliati Antonio (FI)<br />

Albertini Renato (RC)<br />

Alni Daniele (PDS poi DS)<br />

Amoretti Manuela (PDS poi DS)<br />

Balboni Alberto (AN)<br />

Ballarini Giovanni (PDS poi DS)<br />

Bartolini Silvia (PDS poi DS)<br />

Bastico Mariangela (PDS poi DS)<br />

Beretta Nino (PDS poi DS)<br />

Bersani Pier Luigi (PDS)<br />

Bertelli Alfredo (PDS poi DS)<br />

Bertolini Isabella (FI)<br />

Bignami Marcello (AN)<br />

Bissoni Giovanni (PDS poi DS)<br />

Bocchini Ariana (PDS poi DS) sostituisce Bersani <strong>dal</strong> 28.05.1996<br />

Borghi Gianluca (Verdi poi Misto Federazione Verdi Emilia-Romagna poi<br />

Verdi)<br />

Bottazzi Luigi (PP poi PPI)<br />

Campagnoli Armando detto Duccio (PDS poi DS)<br />

Cantoni Patrizia (RC) sostituisce Albertini <strong>dal</strong> 22.05.1996<br />

60


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Ceruti Celestina (I Democratici poi I Democratici, Socialista, Rinnovamento<br />

Italiano poi Rinnovamento Italiano)<br />

Cocchi Renato (PDS poi DS)<br />

Cotti Lamberto (I Democratici poi I Democratici, Socialista, Rinnovamento<br />

Italiano poi DS)<br />

Davoli Lorenza (PDS poi DS)<br />

Dragotto Giorgio (FI)<br />

Errani Vasco (PDS poi DS)<br />

Fabbri Ferdinando (PDS poi DS)<br />

Garagnani Fabio (PPI poi CDU poi FI-CDL)<br />

Giacomino Rocco Gerardo (RC poi Misto)<br />

Gilli Luigi (PP poi PPI)<br />

Giovanelli Ferruccio (PDS poi DS)<br />

Gnassi Andrea (PDS poi DS)<br />

Guerra Daniela (Verdi)<br />

Ielo Girolamo (PDS poi DS)<br />

La Forgia Antonio (PDS poi DS poi Misto)<br />

Leoni Gianarturo (FI)<br />

Lisi Giorgio (PPI poi CDU poi FI-CDL)<br />

Lombardi Marco (PDS poi DS)<br />

Lorenzi Franco (PDS poi DS)<br />

Mariucci Luigi (PDS poi DS)<br />

Molinari Manlio (AN)<br />

Morra Gianfranco (CCD)<br />

Parma Maurizio (Lega Nord poi Lega Nord per l'indipendenza della Padania)<br />

Pieri Vittorio (I Democratici poi I Democratici, Socialista, Rinnovamento<br />

Italiano poi DS)<br />

61


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Prioli Maria Vittoria (DS) sostituisce Fabbri <strong>dal</strong> 14.07.1999<br />

Rasmi Carlo (RC poi Misto)<br />

Ridolfi Rodolfo (FI)<br />

Rivola Pier Antonio (PP poi PPI)<br />

Sabattini Emilio (PP poi PPI)<br />

Sandri Alfredo (PDS poi DS)<br />

Tampieri Guido (PDS poi DS)<br />

Tassi Pietro Vincenzo (AN)<br />

Zanotti Katia (PDS poi DS)<br />

Zucca Maria Cristina (PP poi PPI)<br />

Presidente del Consiglio Regionale:<br />

Ceruti Celestina (I Democratici poi I Democratici, Socialista, Rinnovamento<br />

Italiano poi Rinnovamento Italiano)<br />

29 maggio 1995<br />

20 novembre 1997<br />

Presidente della Giunta Regionale:<br />

Bersani Pier Luigi (PDS)<br />

9 giugno 1995<br />

La Forgia Antonio (PDS poi DS)<br />

5 giugno 1996<br />

Errani Vasco (DS)<br />

3 marzo 1999<br />

62


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

L’elezione di Celestina Ceruti a Presidente del Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna (1995).<br />

63


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Dimissioni di Pier Luigi Bersani da Presidente della Giunta regionale, in seguito alla candidatura<br />

alla Camera dei Deputati (1996).<br />

64


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

La Giunta regionale presieduta da Antonio La Forgia all’insediamento (1996).<br />

65


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

VII LEGISLATURA (2000-2005)<br />

Elezioni 16 aprile 2000.<br />

Consiglieri Regionali:<br />

Agogliati Antonio (FI)<br />

Aimi Enrico (AN)<br />

Alni Daniele (DS)<br />

Amato Rosalia (PRC)<br />

Babini Luisa (Riformista - PRI-SDI)<br />

Balboni Alberto (AN)<br />

Ballarini Giovanni (DS)<br />

Barbieri Marco (Margherita) sostituisce Delrio <strong>dal</strong> 26.07.2004<br />

Bartolini Silvia (DS)<br />

Bastico Mariangela (DS)<br />

Beretta Nino (DS)<br />

Bertelli Alfredo (DS)<br />

Bertolini Isabella (FI)<br />

Bignami Marcello (AN)<br />

Borghi Gianluca (Verdi)<br />

Bosi Mauro (I Democratici poi Margherita)<br />

Campagnoli Armando detto Duccio (DS)<br />

Canè Gabriele (Per l’E-R)<br />

Cotti Lamberto (DS)<br />

Delchiappo Renato (PRC)<br />

Delrio Graziano (Popolari poi Margherita)<br />

Dragotto Giorgio (FI)<br />

66


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Errani Vasco (DS)<br />

Filippi Fabio (FI)<br />

Francesconi Luigi (FI) sostituisce Agogliati <strong>dal</strong> 30.05.2001<br />

Garagnani Fabio (FI)<br />

Giacomino Rocco Gerardo (PdCI)<br />

Gilli Luigi (Popolari poi Margherita)<br />

Gnassi Andrea (DS)<br />

Guerra Daniela (Verdi)<br />

La Forgia Antonio (I Democratici poi Margherita)<br />

Leoni Andrea (FI) sostituisce Bertolini <strong>dal</strong> 30.05.2001<br />

Lodi Vittorio (AN) sostituisce Balboni <strong>dal</strong> 30.05.2001<br />

Lombardi Marco (FI)<br />

Lorenzi Franco (DS)<br />

Majani Anna (Popolari poi Margherita)<br />

Marri Maria Cristina (CCD poi UDC)<br />

Masella Leonardo (PRC)<br />

Matteucci Fabrizio (DS)<br />

Mazza Ugo (DS)<br />

Mezzetti Massimo (DS)<br />

Muzzarelli Gian Carlo (DS)<br />

Nervegna Antonio (FI)<br />

Parma Maurizio (Lega Nord)<br />

Pini Graziano (I Democratici poi Margherita)<br />

Ridolfi Rodolfo (FI)<br />

Rivi Gian Luca (DS)<br />

Sabbi Bruno Carlo (PdCI poi Misto)<br />

Salomoni Ubaldo (FI)<br />

Tampieri Guido (DS)<br />

67


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Tassi Pietro Vincenzo (AN)<br />

Varani Gianni (FI) sostituisce Garagnani <strong>dal</strong> 30.05.2001<br />

Villani Luigi Giuseppe (FI)<br />

Zanca Paolo (Riformista - PRI-SDI)<br />

Zanichelli Lino (DS)<br />

Presidente del Consiglio Regionale:<br />

La Forgia Antonio (I Democratici poi Margherita)<br />

7 giugno 2000<br />

3 dicembre 2002<br />

Presidente della Giunta Regionale:<br />

Errani Vasco (DS)<br />

15 maggio 2000<br />

Assessori esterni:<br />

Barbieri Marco, sostituisce Negri <strong>dal</strong> 20.12.2002<br />

Bissoni Giovanni<br />

Bruschini Marioluigi<br />

Delbono Flavio, vicepresidente <strong>dal</strong> 20.12.2002<br />

Negri Vera, vicepresidente<br />

Pasi Guido<br />

Peri Alfredo<br />

Rivola Pier Antonio<br />

Vandelli Luciano<br />

68


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Il Presidente del Consiglio regionale Antonio La Forgia e l’Ufficio di Presidenza nel giorno<br />

dell’elezione (2000).<br />

69


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Vasco Errani, primo Presidente della Regione direttamente eletto, pronuncia il programma di<br />

mandato nella seduta di insediamento (2000).<br />

70


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

VIII LEGISLATURA (2005-2010)<br />

Elezioni 3 e 4 aprile 2005.<br />

Consiglieri Regionali:<br />

Aimi Enrico (AN, poi AN - PDL)<br />

Alberti Sergio (Uniti nell’Ulivo - SDI, poi Uniti nell’Ulivo - PS) sostituisce<br />

Tagliani <strong>dal</strong> 30.06.2009<br />

Barbieri Marco (Uniti nell’Ulivo - DL Margherita, poi PD)<br />

Bartolini Luca (AN, poi AN - PDL)<br />

Bastico Mariangela (Uniti nell’Ulivo - DS)<br />

Beretta Nino (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />

Bignami Marcello (AN)<br />

Borghi Gianluca (Verdi per la Pace, poi Misto, poi PD)<br />

Bortolazzi Donatella (PdCI)<br />

Bosi Mauro (PD) sostituisce Manca <strong>dal</strong> 22.04.2008<br />

Caronna Salvatore (Uniti nell’Ulivo – DS, poi PD)<br />

Casadei Stefano (Uniti nell’Ulivo - SDI, poi Uniti nell’Ulivo - PS) sostituisce<br />

Pironi <strong>dal</strong> 30.06.2009<br />

Corradi Roberto (Lega Nord Padania Emilia e Romagna)<br />

Delbono Flavio (Uniti nell’Ulivo - DL Margherita, poi PD)<br />

Delchiappo Renato (PRC, poi Misto)<br />

Donini Monica (PRC)<br />

71


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Dragotto Giorgio (FI, poi FI - Verso il nuovo Partito dei moderati e dei liberali,<br />

poi FI - PDL)<br />

Ercolini Gabriella (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />

Errani Vasco (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />

Fiammenghi Valdimiro detto Miro (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />

Filippi Fabio (FI, poi Gruppo della Libertà, poi GDL - PDL, poi FI - PDL)<br />

Fogliazza Luigi (Lega Nord Padania Emilia e Romagna) sostituisce Parma <strong>dal</strong><br />

30.06.2009<br />

Francesconi Luigi (FI, poi Gruppo della Libertà, poi GDL - PDL, poi FI - PDL)<br />

Galletti Gian Luca (UDC)<br />

Garbi Roberto (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />

Guerra Daniela (Verdi)<br />

Leoni Andrea (FI, poi Gruppo della Libertà, poi GDL - PDL, poi FI - PDL)<br />

Lombardi Marco (FI, poi FI - Verso il nuovo Partito dei moderati e dei liberali,<br />

poi FI - PDL)<br />

Lucchi Paolo (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />

Majani Anna (PD) sostituisce Delbono <strong>dal</strong> 30.06.2009<br />

Manca Daniele (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />

Manfredini Mauro (Lega Nord Padania Emilia e Romagna)<br />

Masella Leonardo (PRC)<br />

Mazza Ugo (Uniti nell’Ulivo - DS, poi Sinistra Democratica per il Socialismo<br />

Europeo, poi Sinistra Ecologia e Libertà)<br />

Mazzotti Mario (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />

72


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Mezzetti Massimo (Uniti nell’Ulivo - DS, poi Sinistra Democratica per il<br />

Socialismo Europeo, poi Sinistra Ecologia e Libertà) sostituisce Bastico <strong>dal</strong><br />

05.07.2005<br />

Monaco Carlo (Per l’E-R)<br />

Monari Marco (Uniti nell’Ulivo - DL Margherita, poi PD)<br />

Montanari Roberto (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />

Muzzarelli Gian Carlo (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />

Nanni Paolo (Italia dei Valori con Di Pietro)<br />

Nervegna Antonio (FI, poi FI - Verso il nuovo Partito dei moderati e dei<br />

liberali, poi FI - PDL)<br />

Noè Silvia (UDC) sostituisce Galletti <strong>dal</strong> 02.05.2006<br />

Parma Maurizio (Lega Nord Padania Emilia e Romagna)<br />

Pedulli Giuliano (PD) sostituisce Lucchi <strong>dal</strong> 30.06.2009<br />

Peri Alfredo (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />

Pironi Massimo (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />

Piva Roberto (Uniti nell’Ulivo - DL Margherita, poi PD)<br />

Renzi Gioenzo (AN, poi AN - PDL)<br />

Richetti Matteo (Uniti nell’Ulivo - DL Margherita, poi PD)<br />

Ridolfi Rodolfo (FI)<br />

Rivi Gian Luca (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />

Rossi Loreno (Uniti nell’Ulivo - SDI, poi Uniti nell’Ulivo - PS) sostituisce<br />

Caronna <strong>dal</strong> 21.07.2009<br />

Salomoni Ubaldo (FI, poi Gruppo della Libertà, poi GDL - PDL, poi FI - PDL)<br />

Salsi Laura (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD) sostituisce Zanichelli <strong>dal</strong> 05.07.2005<br />

73


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Tagliani Tiziano (Uniti nell’Ulivo - DL Margherita, poi PD)<br />

Varani Gianni (FI, poi FI - Verso il nuovo Partito dei moderati e dei liberali,<br />

poi FI - PDL) sostituisce Ridolfi a seguito di sentenza TAR <strong>dal</strong> 05.07.2005<br />

Vecchi Alberto (AN, poi AN - PDL) sostituisce Bignami <strong>dal</strong> 25.07.2006<br />

Villani Luigi Giuseppe (FI, poi FI - Verso il nuovo Partito dei moderati e dei<br />

liberali, poi FI - PDL)<br />

Zanca Paolo (Uniti nell’Ulivo - SDI, poi Uniti nell’Ulivo - PS)<br />

Zanichelli Lino (Uniti nell’Ulivo - DS)<br />

Zoffoli Damiano (Uniti nell’Ulivo - DL Margherita, poi PD)<br />

Presidente dell’<strong>Assemblea</strong> <strong>Legislativa</strong>:<br />

Donini Monica (PRC)<br />

16 maggio 2005<br />

Presidente della Giunta Regionale:<br />

Errani Vasco (Uniti nell'Ulivo - DS poi PD)<br />

26 aprile 2005<br />

Sottosegretario alla Presidenza della Giunta Regionale:<br />

Bertelli Alfredo<br />

Assessori esterni:<br />

Bastico Mariangela <strong>dal</strong> 05.07.2005<br />

Bissoni Giovanni<br />

74


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Bruschini Marioluigi<br />

Campagnoli Armando detto Duccio<br />

Dapporto Anna Maria<br />

Gilli Luigi<br />

Manzini Paola<br />

Muzzarelli Maria Giuseppina<br />

Pasi Guido<br />

Rabboni Tiberio<br />

Ronchi Alberto<br />

Sedioli Giovanni<br />

Zanichelli Lino <strong>dal</strong> 05.07.2005<br />

75


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Elezione di Monica Donini a Presidente dell’<strong>Assemblea</strong> legislativa regionale (2005).<br />

76


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

L’Ufficio di Presidenza dell’<strong>Assemblea</strong> legislativa dell’Emilia-Romagna nell’ottava legislatura<br />

(2005).<br />

77


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

IX LEGISLATURA (2010)<br />

Elezioni 28 e 29 marzo 2010.<br />

Consiglieri regionali:<br />

Aimi Enrico (PDL)<br />

Alessandrini Tiziano (PD)<br />

Barbati Liana (Italia dei Valori - Lista Di Pietro)<br />

Barbieri Marco (PD) sostituisce Montani <strong>dal</strong> 4 maggio 2011, a seguito sentenza<br />

Corte d'Appello di Bologna I sezione civile n. 483 del 15.04.2011<br />

Bartolini Luca (PDL)<br />

Bazzoni Gianguido (PDL)<br />

Bernardini Manes (Lega Nord Padania Emilia e Romagna)<br />

Bernini Anna Maria (PDL)<br />

Bignami Galeazzo (PDL)<br />

Bonaccini Stefano (PD)<br />

Carini Marco (PD)<br />

Casadei Thomas (PD)<br />

Cavalli Stefano (Lega Nord Padania Emilia e Romagna)<br />

Cevenini Maurizio (PD)<br />

Corradi Roberto (Lega Nord Padania Emilia e Romagna)<br />

Costi Palma (PD)<br />

Defranceschi Andrea (Movimento 5 Stelle Beppegrillo.it)<br />

Donini Monica (Federazione della Sinistra)<br />

78


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Errani Vasco (PD)<br />

Favia Giovanni (Movimento 5 Stelle Beppegrillo.it)<br />

Ferrari Gabriele (PD)<br />

Fiammenghi Valdimiro detto Miro (PD)<br />

Filippi Fabio (PDL)<br />

Garbi Roberto (PD)<br />

Grillini Franco detto Grillo (Italia dei Valori - Lista Di Pietro)<br />

Leoni Andrea (PDL) eletto in surrogazione di Bernini <strong>dal</strong> 10.05.2010<br />

Lombardi Marco (PDL)<br />

Malaguti Mauro (PDL)<br />

Mandini Sandro (Italia dei Valori - Lista Di Pietro)<br />

Manfredini Mauro (Lega Nord Padania Emilia e Romagna)<br />

Marani Paola (PD)<br />

Mazzotti Mario (PD)<br />

Meo Gabriella (S.E.L. - Verdi)<br />

Monari Marco (PD)<br />

Montanari Roberto (PD)<br />

Montani Daniela (PD) sostituita <strong>dal</strong> 4 maggio 2011 da Barbieri, a seguito<br />

sentenza Corte d'Appello di Bologna I sezione civile n. 483 del 15.04.2011<br />

Mori Roberta (PD)<br />

Moriconi Rita (PD)<br />

Mumolo Antonio (PD)<br />

Naldi Gian Guido (S.E.L. - Verdi)<br />

Noè Silvia (UDC - Unione di Centro)<br />

79


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Pagani Giuseppe Eugenio detto Beppe (PD)<br />

Pariani Anna (PD)<br />

Piva Roberto (PD)<br />

Pollastri Andrea (PDL)<br />

Richetti Matteo (PD)<br />

Riva Matteo (Italia dei Valori - Lista Di Pietro)<br />

Sconciaforni Roberto detto Sconcia (Federazione della Sinistra)<br />

Vecchi Alberto (PDL)<br />

Vecchi Luciano (PD)<br />

Villani Luigi Giuseppe (PDL)<br />

Zoffoli Damiano (PD)<br />

Presidente dell’<strong>Assemblea</strong> legislativa:<br />

Richetti Matteo (PD)<br />

10 maggio 2010<br />

Presidente della Giunta regionale:<br />

Errani Vasco (PD)<br />

7 aprile 2010<br />

Sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale:<br />

Bertelli Alfredo<br />

Assessori esterni:<br />

Bianchi Patrizio<br />

80


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Bortolazzi Donatella<br />

Freda Sabrina<br />

Gazzolo Paola<br />

Lusenti Carlo<br />

Marzocchi Teresa<br />

Melucci Maurizio<br />

Mezzetti Massimo<br />

Muzzarelli Gian Carlo<br />

Peri Alfredo<br />

Rabboni Tiberio<br />

Saliera Simonetta<br />

81


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

Elezione di Matteo Richetti a Presidente dell’<strong>Assemblea</strong> legislativa regionale (2010).<br />

82


1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />

L’Ufficio di Presidenza dell’<strong>Assemblea</strong> legislativa dell’Emilia-Romagna nella nona legislatura<br />

(2010).<br />

83


SEDUTE STRAORDINARIE, Sedute straordinarie, commemorazioni COMMEMORAZIONI e visite E<br />

VISITE AL CONSIGLIO REGIONALE<br />

Per testimoniare la piena valenza dell’Aula come “agorà” regionale, riportiamo alcuni<br />

estratti dai resoconti integrali delle sedute del Consiglio, che consentono di ricordare i<br />

principali eventi che hanno segnato profondamente – spesso in modo tragico – la vita pubblica<br />

della comunità locale e nazionale, nonché gli incontri tra il Consiglio regionale ed alcune tra le<br />

più alte cariche istituzionali.<br />

SEDUTA DI SABATO 28 APRILE 1973<br />

Incontro fra il presidente della Repubblica,<br />

onorevole Giovanni Leone, e il Consiglio regionale.<br />

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ARMAROLI<br />

PRESIDENTE: Signor Presidente, ho l'onore di porgerLe il saluto del Consiglio<br />

regionale della Emilia-Romagna.<br />

È ancor vivo in noi il ricordo delle calorose manifestazioni che le popolazioni<br />

del modenese Le tributarono in occasione del conferimento della medaglia d'oro<br />

al valore della Resistenza a Montefiorino, prima Repubblica partigiana.<br />

In quella giornata, assieme alla commossa rievocazione dei caduti, le nostre<br />

popolazioni riaffermarono la loro volontà di portare avanti gli ideali della<br />

Resistenza su cui poggiano i principi costituzionali dell'Italia repubblicana.<br />

Questa volontà di costruzione democratica e di permanente lotta antifascista<br />

ha bisogno di essere più che mai rinsaldata davanti ai gravi pericoli che Ella<br />

stessa ha recentemente ricordato al Paese.<br />

Le antiche e durevoli tradizioni di libertà e di democrazia delle genti emilianoromagnole<br />

e delle istituzioni rappresentative locali, la continua ispirazione ai<br />

valori democratici del Risorgimento e della Resistenza ed al patrimonio dei<br />

movimenti popolari di ispirazione laica, socialista e cattolica, di cui è espressione<br />

il nostro Statuto regionale, sono la garanzia che l'Emilia-Romagna intende<br />

proseguire sulla strada della democrazia e della libertà, contribuendo alla difesa<br />

ed al rafforzamento delle istituzioni repubblicane.<br />

Di fronte alla grave crisi che attraversa il Paese, di fronte alle minacce che<br />

gravano sulla giovane democrazia italiana per l'insorgente violenza fascista, da<br />

questa terra, tutte le forze politiche e democratiche esprimono la loro ferma<br />

volontà di respingere i tentativi di eversione e chiedono che gli organi dello Stato,<br />

85


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

che legittimano la loro funzione <strong>dal</strong>la Resistenza e <strong>dal</strong>la Costituzione,<br />

s'impegnino fino in fondo perché sia sconfitta la violenza fascista e siano<br />

preservate al Paese la democrazia, l'ordine e la pace.<br />

Signor Presidente, la Regione, nuova articolazione istituzionale della<br />

Repubblica, è una realtà viva della nostra democrazia, cui sono indirizzate le<br />

ansie e le attese dei cittadini, dei lavoratori che intendono procedere sulla strada<br />

del progresso, nell'ordine e nella libertà.<br />

Noi vogliamo corrispondere alle ansie e alle attese, costruendo nella nostra<br />

regione, nel nostro paese, una società più giusta.<br />

Una testimonianza importante di questa concorde volontà è data <strong>dal</strong>la<br />

significativa intesa che pochi giorni fa è stata raggiunta in quest'aula <strong>dal</strong>le forze<br />

politiche regionaliste e costituzionali, per una comune assunzione di<br />

responsabilità in favore di uno sviluppo economico e sociale fondato sulla<br />

programmazione.<br />

A tale sviluppo ciascuna forza politica concorrerà nella pienezza della propria<br />

autonomia e nella giusta distinzione fra i ruoli della maggioranza e delle<br />

minoranze.<br />

Noi siamo convinti che questa sia la via migliore per fare uscire il Paese <strong>dal</strong>le<br />

difficoltà politiche ed economiche che sta attraversando.<br />

Siamo altresì convinti che la democrazia italiana saprà superare questo<br />

particolare momento, nella consapevolezza del ruolo insostituibile che essa ha<br />

nella vita del singolo e della comunità.<br />

È con questi sentimenti, Signor Presidente della Repubblica, che noi<br />

l'accogliamo in quest'aula consiliare, in cui si sta operando con alacrità e<br />

responsabilità per la costruzione, in senso più democratico e più popolare, di<br />

quella nuova società che deve essere la meta di ogni cittadino amante della<br />

giustizia, della democrazia e della pace.<br />

(Applausi)<br />

... omissis ...<br />

LEONE, presidente della Repubblica: Ringrazio il presidente del Consiglio<br />

regionale e il presidente della Giunta del saluto così caloroso e deferente che mi<br />

hanno rivolto, aggiungendo che i temi da essi prospettati, e tra questi in<br />

particolare quello della necessità di imprimere un corso sempre più agile, snello e<br />

celere alla realizzazione effettiva dell'istituto regionale, trovano piena<br />

rispondenza nel mio animo.<br />

86


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

Ringrazio voi, signori consiglieri, per questa presenza così piena di cortesia per<br />

me e alla quale rispondo con un saluto augurale.<br />

Lasciate che nel momento quasi conclusivo della mia prima visita ufficiale a<br />

Bologna, possa riassumere le mie emozioni e le mie riflessioni. Questa regione è<br />

la sede di una luminosa e gloriosa tradizione di cultura che si identifica nella<br />

Università Bononia docet e, per me giurista, in quella che è stata l'orma<br />

dell'insegnamento che si è diffuso per tutta Europa dai grandi maestri<br />

dell'Ateneno bolognese, cosa che inorgoglisce, ma è anche, questa regione,<br />

insieme, oggi, espressione di un moderno progresso industriale ed economico.<br />

Questi due volti li ho visti qualche momento fa nella visita che ho reso al<br />

laboratorio di ingegneria nucleare, istituzione nella quale, innanzitutto, ho notato<br />

con grande compiacimento, un esperimento di collaborazione tra AGIP nucleare,<br />

ENI, tra Consiglio nazionale delle ricerche ed Università, in modo da fondere le<br />

grandi energie culturali, intellettuali, spirituali dei nostri maestri e dei giovani (o<br />

quanti giovani vivaci, simpatici, attivi ho ritrovato tra assistenti e borsisti) e<br />

soprattutto evitare dispersioni determinate da parallelismo di ricerca e di<br />

indagine.<br />

Ma in quel laboratorio, oltre questa già per me soddisfacente ed istruttiva<br />

constatazione, ho trovato i due volti di Bologna : il volto della grande maestra per<br />

i secoli di sapienza, compito che Bologna non ha mai declinato e di cui non si è<br />

mai stancata; e ho visto il volto nuovo, industriale e di progresso di questa<br />

Regione perché le ricerche di fisica nucleare che si fanno in quel laboratorio sono<br />

destinate all'incremento industriale.<br />

E, ancora più significativo, quanto mi è stato detto: che è sorto quel laboratorio<br />

sul terreno donato da Libertà Carducci, la Titti, il « passerotto » cantato <strong>dal</strong> padre.<br />

Allora, innanzi alla mia mente è tornata questa figura superba, che si identifica<br />

con Bologna, di Giosué Carducci che cantò la patria in versi alcuni dei quali<br />

possono sembrare anche apparentemente superati perché lievemente retorici, ma<br />

sempre pieni di anima, di sentimento, di storia, di robustezza, di forza e di<br />

virilità, pari proprio alla terra in cui egli per lunghi anni ha dominato come<br />

massimo poeta italiano.<br />

Quindi una serie di emozioni e due segnalazioni fondamentali: che cosa<br />

possiamo noi trarre di rappresentativo oggi in questa viva, attiva, feconda<br />

regione della nostra Repubblica, di segnalazione di rappresentativo L'aspetto<br />

della cultura ci dice e ci richiama a quella esigenza che voi avete avvertito nei<br />

vostri due saluti, che è diffusissima nell'anima di tutti gli italiani e che la classe<br />

politica deve saper interpretare e cogliere: è realizzare l'esigenza del rispetto della<br />

legalità repubblicana. E, d'altra parte, l'aspirazione a quella ripresa economica di<br />

87


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

cui anche stamattina, nel responsabile discorso del ministro del tesoro, potevamo<br />

registrare, intravvedere alcuni indizi positivi di ripresa.<br />

Ed ora, salutando questi due aspetti rappresentativi, penso di poter dire che la<br />

constatazione del progresso economico-industriale di questa regione mi può<br />

indurre ancora una volta, a costo di apparire monotono, ma credo che quando si<br />

rispecchiano i pensieri, le ansie, le preoccupazioni e talvolta le angosce diffuse<br />

largamente nel paese, io compio il mio dovere e posso sentire concretamente il<br />

significato di quella solenne attribuzione che mi da la Costituzione di espressione<br />

e rappresentante della unità nazionale. Direi che la constatazione di questo<br />

progresso mi induce a rivolgere ancora una volta un invito agli operatori<br />

industriali per un intervento più attivo, più moderno, nel riferimento ad un<br />

quadro di sicurezza, il problema della programmazione, che veniva, per quanto<br />

riguarda le vostre iniziative, ricordato da lei, presidente Fanti, e che ricordava sul<br />

piano nazionale, questa mattina il ministro del tesoro.<br />

Un invito anche ai dirigenti delle imprese perché superino situazioni e vincano<br />

tentazioni di stanchezza; ai lavoratori perché continuino a dare il contributo<br />

consapevole e primario insostituibile della loro collaborazione; alle<br />

organizzazioni sindacali perché diano il loro apporto alla elaborazione delle<br />

grandi linee programmatiche <strong>dal</strong>le quali emerge, come esigenza fondamentale,<br />

l'indiscutibile considerazione che nessun progresso della classe lavoratrice è<br />

autentico e stabile se non viene accompagnato alla ripresa economica e quindi<br />

alla necessità di aumentare la produzione.<br />

Ho parlato qualche volta in passato dell'assenteismo che gradualmente occorre<br />

superare anche <strong>dal</strong> punto di vista dell'opera di educazione che dobbiamo<br />

compiere tutti. Ma il monito si rivolge anche per vincere la tentazione di un certo<br />

lassismo da parte di quelli che operano nell'ambito della pubblica<br />

amministrazione e delle stesse attività imprenditoriali, talora in posizioni anche<br />

di dirigenza. Dobbiamo essere consapevoli che la Patria non si esalta con<br />

retoriche declamazioni, ma la Patria si serve, si onora e progredisce compiendo<br />

giorno per giorno il proprio dovere. Più alto è l'ufficio e il posto che si occupa più<br />

grave e più alta è la responsabilità, specie nei tempi nei quali occorre dare prima a<br />

noi stessi e poi agli altri la testimonianza di saper vincere tutte le difficoltà e di<br />

saper progredire nel progresso, nella libertà e nella democrazia.<br />

Il richiamo alla tradizione culturale, che io contrassegnerei in quella etichetta<br />

che dettero ad uno dei grandi maestri della glossa «lucerna juris», così chiamerei<br />

l'Università di Bologna, il riferimento a questa funzione di grande maestra di<br />

sapienza di Bologna, io, ho già accennato, lo vorrei riportare in quella necessità di<br />

rispondere alle attese del paese per quanto concerne i delicati problemi normativi<br />

dell'ordine pubblico. C'è, preliminare, un dovere di tutti, comune, che dobbiamo<br />

88


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

compiere tutti: dare forza all'ordinamento democratico, combattere con fermezza<br />

— ed in ciò devono impegnarsi tutte le forze politiche e democratiche — ogni<br />

violenza; la violenza assurda e intollerabile di coloro che, con azioni nella quali la<br />

viltà è pari alla mancanza di ideali, mirano a colpire le istituzioni repubblicane<br />

nate <strong>dal</strong>la Resistenza. Le istituzioni non sono schemi formali, sono i capisaldi di<br />

una democrazia che il popolo italiano, che sopportò immensi sacrifici e dolori<br />

durante una guerra lunga e massacrante, ha potuto costruire, di molti che<br />

combatterono e di quelli che perirono per la libertà e la democrazia.<br />

Lo Stato compie il suo dovere con fermezza e intransigenza e continueranno a<br />

compierlo le forze dell'ordine e la Magistratura alle quali il paese guarda con viva<br />

e profonda fiducia. Occorre che ciascuno di noi dia il suo contributo<br />

contrastando, con un impegno operoso e non soltanto con le espressioni verbali,<br />

la triste seminagione dell'odio, rinunziando a propositi di minaccia e di vendetta,<br />

operando anche con una scuola più moderna e attraverso la famiglia sui<br />

sentimenti dei giovani che sono ansiosi di giustizia e di progresso; esaltando i<br />

valori fondamentali di libertà e di legalità. Occorre accompagnare con maggiore<br />

rispetto l'opera silenziosa e coraggiosa delle forze dell'ordine e, se è necessario,<br />

proporci il problema della rielaborazione di alcuni congegni legislativi che, senza<br />

intaccare le garanzie difensive, eviti alcuni riconosciuti inconvenienti che possono<br />

sbozzare l'esigenza dell'immediatezza delle indagini e favorire il tentativo di<br />

distorsione del corso della giustizia.<br />

Io ritengo, e più che augurarmi vorrei essere certo, che questi sentimenti<br />

trovino rispondenza in voi, signori consiglieri, nella popolazione di questa<br />

generosa e splendida regione, che trovino rispondenza favorevole nell'animo di<br />

tutti gli italiani.<br />

(Applausi)<br />

PRESIDENTE: Ringrazio, a nome di tutto il Consiglio regionale dell'Emilia-<br />

Romagna, il Presidente della Repubblica, onorevole Giovanni Leone, e dichiaro<br />

chiusa questa solenne seduta.<br />

89


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

Il Consiglio regionale nella seduta con il Presidente della Repubblica Giovanni Leone (1973).<br />

90


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

SEDUTA DI GIOVEDI’ 19 SETTEMBRE 1974<br />

Dichiarazione del presidente del Consiglio regionale, alla ripresa dei lavori,<br />

sulla strage del treno Roma-Brennero (Italicus).<br />

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ARMAROLI<br />

PRESIDENTE: Signori consiglieri, il periodo intercorso fra la sospensione e la<br />

ripresa dell'attività del Consiglio è stato denso di fatti di grande rilievo, anche<br />

drammatici, avvenuti sia all'interno del nostro Paese che sulla scena<br />

internazionale.<br />

Già in altre sedi li abbiamo rievocati e valutati, ma non ascolteremmo i nostri<br />

sentimenti e non adempiremmo ad un nostro dovere se non ricordassimo, in<br />

primo luogo a noi stessi, mentre torniamo a raccoglierci per portare avanti il<br />

nostro lavoro, l'avvenimento che poco più di un mese fa ha portato nel cuore<br />

della nostra Regione, con l'infame attentato fascista al treno Roma-Brennero, il<br />

lutto, il sangue, il dolore che accompagnano la strategia del terrore e<br />

dell'eversione.<br />

Conoscete tutti, per esserne stati anche personalmente partecipi, quale sia stata<br />

la risposta che a questa nuova strage efferata, a questo nuovo attacco contro<br />

l'ordine democratico e la civile convivenza, è stata data <strong>dal</strong> popolo dell'Emilia-<br />

Romagna e di tutto il Paese.<br />

L'intera Nazione, rappresentata dai cittadini di fede democratica e antifascista<br />

e dai massimi esponenti delle istituzioni, dei partiti, dei sindacati dei lavoratori e<br />

dei ceti medi laboriosi, delle organizzazioni e delle associazioni di massa, l'intera<br />

Nazione si è raccolta attorno alle bare delle vittime, per esprimere, assieme al<br />

comune cordoglio, un'inflessibile volontà di lotta contro coloro che vorrebbero<br />

imporre, con le armi della violenza e della paura, un regime tirannico in cui<br />

fossero soppresse le libertà che ci siamo conquistati e alle quali mai rinunceremo.<br />

Ricordiamo ancora che in quei giorni di dolore e di lotta si era temuto che alla<br />

lista dei caduti, già così tragicamente lunga, dovesse aggiungersi qualche altro<br />

nome.<br />

Abbiamo infatti lungamente trepidato per la sorte di Marisa Russo, rimasta<br />

gravemente ferita nell'attentato che le aveva ucciso i genitori e un fratello di<br />

tredici anni.<br />

I medici dell'Ospe<strong>dal</strong>e Maggiore di Bologna hanno salvato questa giovane vita<br />

e ora Marisa sta rimettendosi, assieme al fratello Mauro, quattordicenne, anch'egli<br />

scampato alla strage.<br />

91


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

Ci è grato esprimere nuovamente a questi due ragazzi tutta la nostra<br />

solidarietà più affettuosa, cosi come agli altri feriti che già hanno potuto fare<br />

ritorno alle loro case, e il nostro riconoscimento e il nostro plauso all'intero<br />

personale dell'Ospe<strong>dal</strong>e Maggiore, ai sanitari, agli infermieri, agli addetti a tutti i<br />

servizi, per l'abnegazione con cui si sono prodigati nei confronti delle vittime<br />

dell'attentato e dei loro familiari.<br />

Sapete anche, colleghi consiglieri, che la Regione è associata al Comune e alla<br />

Provincia di Bologna nell'iniziativa di adottare Mauro Russo, per provvedere al<br />

suo mantenimento e agli studi che vorrà intraprendere, fino alla maggiore età.<br />

È un gesto che si accomuna ai cento e cento altri che sono stati compiuti e che,<br />

anche attraverso la solidarietà con questi due giovani così spietatamente colpiti,<br />

hanno espresso la più intransigente condanna morale contro gli autori di crimini<br />

tanto nefandi, contro gli assassini degli inermi e degli innocenti.<br />

Alle vittime della strage, ai cittadini italiani e stranieri che hanno perso la vita<br />

nell'eccidio di San Benedetto Val di Sambro, torniamo a rivolgere il pensiero, nel<br />

momento in cui riapriamo la nostra <strong>Assemblea</strong>.<br />

Propongo che alla loro memoria dedichiamo un istante di raccoglimento.<br />

(L'<strong>Assemblea</strong>, in piedi, osserva cinque minuti di raccoglimento)<br />

92


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

SEDUTA DI LUNEDI’ 14 MARZO 1977<br />

STRAORDINARIA<br />

Determinazioni in seguito ai gravi fatti di violenza accaduti<br />

a Bologna e in altre parti del paese.<br />

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ARMAROLI<br />

PRESIDENTE: Signori consiglieri, la convocazione straordinaria di questa<br />

seduta si è resa necessaria a seguito dei fatti gravi avvenuti a Bologna, a Roma e<br />

in altre città del nostro paese.<br />

L’esplosione di violenza cui abbiamo assistito in questi giorni ha assunto la<br />

fisionomia e la dimensione di un vero e proprio attentato contro le istituzioni,<br />

contro la convivenza democratica, contro quei valori civili, politici e morali che<br />

sono tra le conquiste più avanzate e sofferte delle nostre popolazioni.<br />

A questi estremi si è giunti dopo non poche avvisaglie: episodi di teppismo e<br />

di sopraffazione che più volte hanno turbato ed offeso la civilissima città di<br />

Bologna.<br />

Ma nei giorni scorsi questo stillicidio è sfociato in una concatenazione di<br />

episodi di violenza tale da legittimare il sospetto di un preordinato piano di<br />

attacco al regime democratico, attacco che ora si è voluto portare anche nel cuore<br />

della nostra regione.<br />

L'uccisione dello studente universitario Francesco Lorusso ci ha riempito di<br />

sgomento e di dolore, tanto più cocente perché la tragedia avvenuta in<br />

circostanze che in nessun modo possono giustificare il sacrificio di una vita.<br />

Attendiamo che su tali circostanze sia fatta pienamente luce.<br />

Ma altre vittime della violenza si sono avute in questi giorni.<br />

A Torino il brigadiere di pubblica sicurezza Giuseppe Ciotta è stato<br />

barbaramente assassinato sotto gli occhi della moglie da un commando di<br />

terroristi.<br />

A Roma numerosi agenti di polizia sono stati feriti da teppisti che si sono<br />

frammischiati ad una manifestazione nazionale studentesca che nulla aveva a che<br />

fare con le squadracce armate.<br />

Un gran numero di cittadini ha subito nei propri beni le conseguenze di atti di<br />

van<strong>dal</strong>ismo selvaggio che hanno seminato paura e angoscia tra migliaia di<br />

persone inermi.<br />

Assieme alla nostra solidarietà più piena con le vittime della violenza eversiva<br />

ribadiamo che la nostra condanna contro chiunque abbia fatto e faccia ricorso alla<br />

93


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

violenza è ferma, chiara e inequivocabile, come sempre lo è stata in questa nostra<br />

assemblea.<br />

Nessuna ragione da far valere, per quanto legittima possa essere, può<br />

giustificare il ricorso alla violenza, in un paese nel quale il regime democratico è il<br />

frutto di conquiste storiche del popolo, ottenuto con le lotte e i sacrifici di<br />

generazioni intere.<br />

La democrazia ha dunque, prima ancora che il diritto, il dovere di difendersi e<br />

lo stato democratico ha l'obbligo di provvedere a questa difesa con l'impegno di<br />

tutti gli organi che derivano i loro poteri <strong>dal</strong>la costituzione.<br />

Nell'opera di difesa di quel bene comune e vitale che è l'ordine democratico,<br />

costituzionale e repubblicano è indispensabile la collaborazione tra gli organi<br />

dello Stato e le istanze rappresentative della volontà popolare, così da assicurare<br />

il massimo di efficacia sia al momento essenziale della prevenzione, sia<br />

all'isolamento e alla repressione della violenza che minaccia la libertà, la<br />

sicurezza, la vita stessa dei cittadini.<br />

Non sono passati che pochi mesi, signori consiglieri, <strong>dal</strong> giorno in cui, di fronte<br />

a una recrudescenza di criminosi atti eversivi, i presidenti e i capigruppo<br />

consiliari e i segretari regionali dei partiti antifascisti dell'Emilia-Romagna<br />

invitarono concordemente la popolazione «a stringersi in uno spirito di<br />

solidarietà e di collaborazione, attorno ai corpi chiamati all'esercizio delle<br />

funzioni di difesa dell'ordine democratico, della sicurezza pubblica, dello stato e<br />

dei cittadini».<br />

È un appello che riprendiamo oggi, con instancabile tenacia, dopo gli episodi<br />

di violenza che hanno fatto scorrere il sangue, distrutto beni, seminato la paura<br />

tra la gente, a Bologna come a Roma.<br />

Con la stessa fermezza e chiarezza con cui ribadiamo la nostra condanna di<br />

queste imprese squadristiche, separiamo nettamente da esse le rivendicazioni che<br />

gli studenti pongono alla classe politica e alla società nazionale. Non esitiamo a<br />

riconoscere che ci sono verso le giovani generazioni del nostro Paese dei debiti<br />

che si sono accumulati nel tempo e che richiedono il massimo di attenzione e di<br />

impegno da tutti noi. Perché la democrazia di un paese è tanto più forte e salda<br />

quanto più è capace di affrontare i problemi reali della società e non vi è dubbio<br />

che tra i più urgenti tra essi vi sia quello di assicurare alle generazioni nuove un<br />

ruolo attivo nella società che lavora e produce, un progetto di vita, uno spazio che<br />

sia davvero aperto alla speranza e alla fiducia.<br />

Ma con la stessa chiarezza e lealtà diciamo ai giovani, agli studenti<br />

universitari, che in questi giorni vivono esperienze amare e dure, che anche i loro<br />

problemi e i loro bisogni possono essere affrontati solo con una presa di coscienza<br />

comune e la costruzione di una volontà e di un'azione comune. Bisogna che ci sia<br />

94


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

uno sforzo convergente, pur nella dialettica più aperta e nella più vasta<br />

autonomia di scelta, rivolto ad impedire che si creino incomprensioni e<br />

separazioni che sarebbero esiziali per tutti, tanto più in questo momento difficile<br />

per l'intero paese. E soprattutto occorre isolare e sconfiggere le posizioni dei<br />

violenti e dei facinorosi che ben altro si propongono che non la soluzione dei<br />

problemi della scuola e della società italiana.<br />

Le azioni di costoro, che sollevano lo sdegno e la ribellione morale del popolo,<br />

sono oggettivamente parte di un torbido disegno eversivo di cui rimangono<br />

oscure le trame ma non gli obiettivi, che sono quelli dell'avventura reazionaria.<br />

L'invalicabile linea di demarcazione che serve a distinguere le azioni di<br />

chiunque, quali che siano le motivazioni professate, è dunque quella che separa<br />

l'esercizio dei diritti democratici, anche attraverso la lotta più aspra, <strong>dal</strong> ricorso<br />

alla violenza, alla sopraffazione, al terrorismo.<br />

È già accaduto, nella storia travagliata del nostro paese, che con questi metodi<br />

si sia imposto al popolo italiano un «governo forte» che subito si tramutò in un<br />

regime di tirannide. Questa esperienza non si ripeterà più, a nessun costo.<br />

Ad ogni attacco portato alla democrazia e alle istituzioni della Repubblica (e<br />

quanti ce ne sono stati in questi anni!) i lavoratori, i cittadini antifascisti, l'intero<br />

popolo ha opposto questa volontà risolutissima. Chi punta sulla stanchezza e lo<br />

scoraggiamento non è in grado di comprendere che cosa sia la volontà di milioni<br />

e milioni di uomini, di donne, di giovani che vedono con chiarezza verso quale<br />

destino la violenza eversiva vorrebbe risospingerli.<br />

È questa volontà che, ne siamo certi, il popolo bolognese e dell'Emilia-<br />

Romagna tornerà ad esprimere con tutta la forza della sua unità democratica e<br />

antifascista, rispondendo all'appello che le istituzioni e i partiti democratici<br />

rivolgono loro e che ora ho l'onore di comunicarvi.<br />

«Bologna, l'Emilia-Romagna, le istituzioni democratiche, il movimento popolare sono<br />

stati fatti segno in questi giorni ad un gravissimo attacco, ad un vero e proprio attentato<br />

eversivo. Alla dialettica democratica e alla convivenza civile si è voluto sostituire la<br />

violenza.<br />

Bologna, e con essa la regione Emilia-Romagna, sono state attaccate nei loro valori<br />

ancor prima che politici, civili e morali. In questo clima a Bologna è stato ucciso un<br />

giovane studente universitario. In altre parti d'Italia sono avvenuti altri tristissimi<br />

episodi di violenza. A Torino un brigadiere della polizia è stato freddamente ucciso.<br />

Agenti sono stati feriti a Roma. Questi fatti riempiono di dolore e di sdegno le popolazioni<br />

dell’Emilia-Romagna.<br />

È necessario elevare la più ferma condanna contro chi è ricorso alla violenza, che<br />

colpisce la persona umana, che è nemica della libertà, che viola basilari diritti conquistati<br />

con la Resistenza e difesi con duri sacrifici.<br />

95


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

II rispetto della libertà e delle regole della vita democratica è irrinunciabile. Chiunque<br />

vi attenti, con qualunque pretesa di giustificazione, si pone contro gli ideali e gli interessi<br />

del popolo e dello stato democratico. A tutti coloro che sono stati colpiti <strong>dal</strong>la violenza e<br />

<strong>dal</strong>la intolleranza, ai tutori dell'ordine pubblico, ai cittadini e agli esercenti va la più<br />

ampia solidarietà.<br />

Occorre evitare l'ulteriore deterioramento della situazione, impedire che si creino<br />

solchi irreparabili, ribadire l'intransigente difesa dell'ordine democratico costituzionale da<br />

parte dello stato repubblicano affinché si ristabiliscano le condizioni imprescindibili della<br />

sicurezza e della convivenza civile. È infatti impossibile lottare per il rinnovamento della<br />

società e della scuola al di fuori di un sicuro quadro democratico. A questo compito sono<br />

chiamati gli studenti e i giovani che si battono con i metodi del confronto e della più ampia<br />

partecipazione per un cambiamento della vita e degli studi. Vanno invece isolati i violenti<br />

e i facinorosi - comunque mascherati - che lavorano per distruggere il tessuto democratico<br />

e per aprire la via ad una nuova oppressione, qualunque sia il proposito da loro dichiarato.<br />

Si impone uno sforzo comune di tutte le istituzioni democratiche, delle forze politiche e<br />

sindacali e dei cittadini affinché Bologna e la regione respingano energicamente l'attacco<br />

che loro viene portato; occorre un impegno di mobilitazione democratica contro ogni<br />

tentativo di limitazione delle libertà, per il consolidamento e lo sviluppo delle conquiste<br />

politiche e civili che hanno nelle istituzioni repubblicane il loro fondamento.<br />

Chiamiamo tutti i giovani e i cittadini di Bologna e dell'Emilia-Romagna a partecipare<br />

alla grande manifestazione che si svolgerà a Bologna, Mercoledì 16 marzo, alle ore 16, in<br />

Piazza Maggiore :<br />

per l'ordine e la sicurezza democratica;<br />

per la difesa delle libertà costituzionali;<br />

per il rispetto della civile convivenza;<br />

per ribadire la saldezza del legame tra il popolo e le istituzioni dello stato democratico e<br />

repubblicano.<br />

la Regione Emilia-Romagna,<br />

il Comune di Bologna,<br />

la Provincia di Bologna,<br />

PCI, DC, PSI, PSDI, PRI»<br />

96


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

SEDUTA DI GIOVEDI’ 16 MARZO 1978<br />

STRAORDINARIA<br />

Sdegno per il rapimento dell'onorevole Aldo Moro<br />

e cordoglio per le vittime dell'attentato.<br />

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GUERRA<br />

PRESIDENTE: Signori colleghi, la barbara violenza delle Brigate Rosse,<br />

espressione di una follia inumana ed eversiva, ha stamane compiuto il più grave<br />

attentato allo Stato democratico rapendo l'Onorevole Moro ed assassinando<br />

vigliaccamente tutta la sua scorta.<br />

Spero e credo di interpretare il pensiero attonito e commosso di tutto il<br />

Consiglio regionale dell'Emilia-Romagna esprimendo la più affettuosa e fraterna<br />

solidarietà alle famiglie degli agenti caduti, ultime indimenticabili vittime del<br />

dovere a difesa delle istituzioni repubblicane, all'Onorevole Moro, figura<br />

eminente e particolarmente espressiva del Parlamento e della vita politica<br />

nazionale, alla sua famiglia in drammatica attesa, alla Democrazia Cristiana, di<br />

cui l'Onorevole Moro era ed è prestigioso presidente ed intelligente leader.<br />

È purtroppo l'ennesima e più grave criminale sfida alla Repubblica, alla<br />

convivenza e alla concordia nazionale.<br />

La risposta che le istituzioni, e attorno alle istituzioni le forze politiche, sociali,<br />

culturali del nostro paese, debbono dare non è più e non può essere più una<br />

risposta convenzionale o verbale; essa, proprio in nome e con la forza della<br />

Costituzione repubblicana, deve essere decisa, dura, immediata. Nel 1922 lo Stato<br />

crollò; non abbiamo e non dobbiamo avere nessuna intenzione di assistere passivi<br />

al crollo dello Stato democratico.<br />

Sempre in nome e con la forza della Costituzione chiediamo, e credo che come<br />

democratici lo possiamo e lo dobbiamo pretendere, che la libertà e lo Stato<br />

vengano assolutamente e totalmente difesi con tutti i mezzi previsti <strong>dal</strong>la legalità<br />

repubblicana, perché la democrazia, conquistata oltre 30 anni fa, non può essere<br />

travolta <strong>dal</strong>la follia di un gruppo di criminali, guidati da una strategia eversiva e<br />

totalitaria.<br />

In memoria degli agenti assassinati invito il Consiglio a un momento di<br />

raccoglimento.<br />

(L'<strong>Assemblea</strong>, in piedi, osserva un minuto di raccoglimento)<br />

97


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

SEDUTA DI SABATO 29 SETTEMBRE 1979<br />

Cerimonia di saluto in occasione della visita del Presidente della Repubblica,<br />

Onorevole Sandro Pertini.<br />

(Alla presenza delle autorità civili, militari e religiose)<br />

Prof. Natalino GUERRA, presidente del Consiglio regionale: Signor Presidente della<br />

Repubblica, a nome del Consiglio Regionale dell'Emilia-Romagna, espressione ed<br />

interprete del pluralismo politico e dell'unità istituzionale di tutto il popolo, e<br />

unitamente alle Autorità e ai Rappresentanti delle sue Città e Province, Le porgo<br />

il saluto deferente ed il cordiale benvenuto della nostra comunità, profondamente<br />

onorata <strong>dal</strong>la Sua visita, tanto più costituzionalmente significativa quanto più<br />

personalmente gradita.<br />

Le siamo particolarmente grati per la Sua presenza in questa nostra terra, che<br />

Ella ha più volte affermato di ricordare con particolare simpatia, perché Ella<br />

esprime, con il Suo eccezionale intervento di Capo dello Stato Italiano al<br />

«Convegno Internazionale delle Città Martiri e Vittime di tutte le guerre», la<br />

volontà dell'Italia repubblicana di partecipare, nel ricordo indelebile delle<br />

sofferenze proprie e di tutti, all'impegnativa costruzione di un mondo di pace:<br />

proprio il comune dolore di ieri ha dato e deve dare a tutti i popoli il senso di una<br />

comune storia di oggi e di domani.<br />

Le siamo intimamente grati per la Sua commossa partecipazione alle<br />

celebrazioni del 35° anniversario dell'eccidio di Marzabotto, in cui furono<br />

trucidati migliaia di esseri umani di ogni età e di ogni condizione, di null'altro<br />

colpevoli che di testimoniare con la vita la vittoria perenne dell'uomo e della<br />

libertà contro le a-berrazioni delle tirannidi e dell'odio. Anche Marzabotto è un<br />

ricordo e un monito di valori umani e civili, che nessuna nuova aberrazione<br />

sanguinaria e terroristica potrà mai né offuscare né travolgere. Come Ella, Signor<br />

Presidente, ci ha insegnato con tutta una vita di lotte per la libertà e ci ammonisce<br />

ora con la parola del Suo alto Magistero, la Resistenza di ieri e la Resistenza di<br />

oggi si congiungono e si uniscono nella difesa e nell'esaltazione di una civiltà<br />

democratica che trascende e coinvolge tutte le aree culturali, sociali e politiche<br />

nell'essenza permanentemente diverse, ma nelle istituzioni doverosamente unite.<br />

Le siamo infine profondamente grati perché in quest'Emilia-Romagna di<br />

Marco Minghetti e di Andrea Costa, di Massarenti e di Guerrini, di Zanardi e di<br />

Don Minzoni, Ella, massima autorità dello Stato democratico, ha voluto<br />

incontrare le istituzioni regionali, nuove articolazioni dello stesso Stato<br />

98


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

democratico, proprio in un momento in cui si tende, pur nel travaglio di mille<br />

episodi, verso una nuova sintesi di delicati rapporti fra forze sociali, partiti e<br />

istituzioni democratiche. Questo Consiglio Regionale, come tutte le assemblee<br />

elettive del nostro paese, ha avvertito ed avverte nella sua libera e varia<br />

sensibilità la necessità fondamentale di contribuire ad aprire spazi nuovi per una<br />

dialettica ricomposizione sociale, politica e istituzionale nel rispetto profondo<br />

delle singole sfere e autonomie e nella doverosa riscoperta di unificanti valori<br />

morali da parte di un popolo che, oggi come ieri, si ribella all'ineluttabilità di un<br />

fatalismo di sangue e di odio che tutto vorrebbe mortificare e dissacrare.<br />

Questo popolo con tutta la forza dei suoi lavoratori e dei suoi operatori<br />

economici, con la saldezza della sua tradizione culturale e con le mille speranze<br />

dei suoi giovani, con il pluralismo delle sue espressioni sociali e con l'armonica<br />

articolazione delle sue istituzioni, per mezzo del Consiglio Regionale si stringe<br />

attorno a Lei, Signor Presidente, che contemporaneamente rappresenta l'unità<br />

della patria ed interpreta al vertice dello stato democratico la volontà popolare di<br />

difesa della libertà e le speranze insopprimibili di nuovi equilibri sociali. In nome<br />

di tale volontà e di tali speranze Le rinnoviamo, Signor Presidente, la nostra<br />

cordiale gratitudine per la Sua significativa visita e il nostro riconoscente saluto<br />

per la Sua ambita presenza, nella speranza che la rinnovata totale solidarietà del<br />

Consiglio Regionale e del popolo dell'Emilia-Romagna Le sia di conforto nell'alto<br />

compito che l'Italia Repubblicana Le ha così giustamente affidato.<br />

(Applausi)<br />

99


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

Il Consiglio regionale nella seduta con il Presidente della Repubblica Sandro Pertini (1979).<br />

100


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

SEDUTA DI MERCOLEDI’ 6 AGOSTO 1980<br />

STRAORDINARIA<br />

Commemorazione delle vittime della strage<br />

perpetrata alla stazione ferroviaria di Bologna.<br />

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE BARTOLINI<br />

PRESIDENTE: Aprendo i lavori della seduta straordinaria del Consiglio<br />

Regionale che si riunisce oggi per onorare le vittime del criminale attentato di<br />

sabato scorso, a nome del Consiglio regionale, dell'Ufficio di Presidenza e del<br />

Presidente della Giunta, saluto e ringrazio i rappresentanti delle Regioni, delle<br />

Province e dei Comuni, i rappresentanti delle città martiri della nostra Regione, i<br />

Sindaci delle città capoluogo, il Sindaco della città di Bologna, professor Renato<br />

Zangheri, i rappresentanti politici, delle organizzazioni sindacali e tutte le<br />

autorità presenti.<br />

All'inizio di questa manifestazione chiamo voi tutti a un minuto di<br />

raccoglimento.<br />

(L'assemblea, in piedi, osserva un minuto di raccoglimento)<br />

PRESIDENTE: Sabato 2 agosto, ore 10,25, nella stazione di Bologna un boato,<br />

un tremendo scoppio; ci si è resi immediatamente conto di trovarsi di fronte ad<br />

un'immane strage.<br />

Da subito è iniziato angoscioso, commosso, corale, il prodigarsi di tutti per<br />

portare soccorsi, salvare vite umane, dare conforto ed alleviare sofferenze, fornire<br />

risposte a chi chiedeva notizie.<br />

Davanti ai soccorritori una scena allucinante: un tributo assurdo di sangue, di<br />

feriti, di vite umane, in una proporzione che di ora in ora cresceva in modo<br />

spaventoso.<br />

Da principio un dubbio ha gravato su tutti: disgrazia o atto criminale<br />

In cuor loro, cittadini, esercito, vigili del fuoco, dipendenti delle Ferrovie dello<br />

Stato, sanitari, tutti quanti in sostanza partecipavano con fervore alle operazioni<br />

di soccorso, e poi migliaia e migliaia di persone hanno progressivamente, con<br />

strazio, preso conoscenza delle dimensioni del dramma ed hanno sperato che la<br />

tragedia fosse dovuta alla fatalità o ad un tragico errore.<br />

Il trascorrere delle ore, invece, mentre da un lato faceva crescere le dimensioni<br />

del dramma nel numero dei morti e dei feriti, <strong>dal</strong>l'altro faceva diminuire le<br />

possibilità di incertezza.<br />

101


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

Il trascorrere dei minuti eliminava l'ipotesi dello scoppio delle caldaie, trovate<br />

intatte; veniva fugato il dubbio della esplosione per fuoriuscita di gas metano: le<br />

tubazioni in precedenza intatte, lo erano anche a deflagrazione avvenuta.<br />

Che cosa è successo allora a Bologna, colleghi del Consiglio<br />

Esattamente quello che sarebbe dovuto accadere, nei piani terroristici, con la<br />

strage del treno Italicus nell'agosto di sei anni fa e che, solo per un ritardo di<br />

percorso del convoglio, provocò la tragedia a San Benedetto Val di Sambro<br />

anziché direttamente nella stazione di Bologna. Un attentato criminale,<br />

terroristico, ha sconvolto Bologna, ha nuovamente colpito al cuore il nostro Stato<br />

democratico e repubblicano, ha straziato intere famiglie che, da quell'attimo, sono<br />

state gettate nella disperazione per la perdita dei loro cari.<br />

Questa democrazia, questa Repubblica, che ci è costata vent'anni di lotta<br />

antifascista, una lotta partigiana, di popolo, fatta di sacrifici e di caduti, di quanto<br />

sangue ha ancora bisogno<br />

Ed è giusto che a versarlo continuino ad essere vittime innocenti<br />

In un paese dove il confronto e la lotta politica si mantengono sui binari della<br />

correttezza, è giusto che si continui a pagare un tale prezzo<br />

Allora è vero che la libertà e la democrazia non si conquistano una volta per<br />

tutte, ma si difendono giorno dopo giorno.<br />

Se così è, sappiano i terroristi di marca rossa o nera, i terroristi di Prima Linea<br />

o dei NAR, sappiano che queste lacerazioni dolorose non dividono uno Stato<br />

democratico, ma lo uniscono, ne rinserrano le fila.<br />

Col trascorrere delle ore crescente è stata la richiesta di far chiarezza, di<br />

precisare se si fosse trattato di sciagurata fatalità o di un criminale attentato.<br />

Chiarezza non poteva esserci nelle prime ore, quando ancora le macerie erano<br />

ingombranti e si rendeva necessaria la loro rimozione con estrema cautela, sia per<br />

poter salvare la vita di superstiti ancora schiacciati dai detriti, sia per non<br />

disperdere tracce utili per l'individuazione delle cause della tragica esplosione.<br />

Non mi sento quindi, avendo vissuto ora per ora le fasi di questo dramma, di<br />

condividere le critiche che sono state rivolte al Ministro degli Interni, Rognoni, al<br />

quale, nel corso della sua tempestiva presenza a Bologna, è stato fatto l'addebito<br />

di tentare di minimizzare gli eventi.<br />

Comprendo inoltre la scelta fatta <strong>dal</strong> Presidente della Repubblica Pertini che,<br />

presente anch'esso a Bologna poche ore dopo il tragico evento e diretto partecipe<br />

della prima riunione svoltasi in Prefettura per fare il primo punto sulla<br />

situazione, decideva di non partecipare alla manifestazione di Piazza Maggiore<br />

organizzata per le ore 21 di sabato sera, precisando al sottoscritto e al presidente<br />

Turci all'ultimo momento che la sua convinzione sull'accaduto era chiara, ma che<br />

al momento non poteva essere avallata da atti ufficiali.<br />

102


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

La stessa presenza a Bologna del Presidente del Consiglio va valutata<br />

positivamente, come pure la riunione avuta con un ristretto gruppo di autorità e<br />

tecnici, che ha portato alla conclusione, poi immediatamente ripresa dagli organi<br />

di informazione, che « l'orientamento era assolutamente preferenziale a favore di<br />

un atto doloso », di una strage criminale.<br />

L'individuazione del punto in cui era stato presumibilmente collocato<br />

l'ordigno esplosivo, il cratere provocato, il ritrovamento di alcuni frammenti,<br />

hanno portato anche la Magistratura ad accreditare l'ipotesi di una strage dolosa,<br />

di un atto criminale.<br />

Ventiquattro ore dopo l'attentato e con il conforto di questa posizione, il<br />

Presidente del Consiglio ha potuto esprimersi come sopra precisato, posizione<br />

poi ribadita anche in Parlamento.<br />

Siamo quindi giunti al punto di chiederci: perché questo nuovo attentato A<br />

chi giova Quale ne è il movente politico<br />

Quale lo scopo di questa nuova strage dopo Piazza Fontana a Milano, Piazza<br />

della Loggia a Brescia, il treno Italicus a San Benedetto Val di Sambro, se non<br />

l'intendimento di destabilizzare il Paese, di renderlo ingovernabile, di provocare<br />

uno stato di paura nella gente, di far perdere sicurezza e credibilità alle<br />

istituzioni<br />

Questa è una delle due strade che, per raggiungere questo fine, il terrorismo<br />

batte da anni: il terrorismo nero segue la strada della strage di persone ignare, di<br />

innocenti; quello delle BR e di Prima Linea segue la via dell'assassinio diretto,<br />

brutale, di magistrati, sindacalisti, giornalisti, uomini politici, forze dell'ordine.<br />

I mandanti, gli esecutori, anche quando le sigle di cui si ammantano possono<br />

essere diverse, hanno obiettivi che sono medesimi: destabilizzare il paese; minare<br />

alle fondamenta lo Stato repubblicano; togliere fiducia nelle istituzioni e nei<br />

partiti democratici.<br />

Nell'azione terroristica che insanguina il nostro paese vi sono intrecci non<br />

chiariti, vi sono collegamenti, nodi non sciolti, vi sono alternanze sospette.<br />

Ieri imperversavano le azioni delle Brigate Rosse; oggi, scardinate queste e i<br />

nuclei di Prima Linea, ricompaiono sulla scena i Nuclei Armati Rivoluzionari.<br />

Noi non siamo sprovveduti, non siamo neppure incerti; non si cada<br />

nell'equivoco di ritenere chi crede nella forza della democrazia e dell'unità del<br />

popolo più debole di chi crede nella forza delle bombe.<br />

Ma proprio per questa ferma convinzione che ci anima noi chiediamo che<br />

siano convenientemente, adeguatamente, tempestivamente utilizzati tutti i mezzi<br />

di cui lo Stato democratico dispone; proprio per questa profonda fede<br />

democratica noi chiediamo che siano utilizzati a fondo tutti gli strumenti che<br />

sono al servizio del nostro Stato, non soltanto per filtrare bene quello che deve<br />

103


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

essere detto a strage avvenuta, ma per tentare di evitare che simili tragici fatti si<br />

ripetano.<br />

La collettività emiliano-romagnola si chiede, in queste ore, se e come sono stati<br />

intensificati a Bologna i servizi di sorveglianza, di pubblica sicurezza,<br />

all'avvicinarsi dell'anniversario della strage dell'Italicus, avvenuta il 4 agosto di<br />

sei anni fa, concomitante con il rinvio a giudizio di Tuti e di altri terroristi fascisti.<br />

I cittadini italiani si chiedono quali direttive siano state date alle varie centrali<br />

preposte alla tutela della pubblica sicurezza, avvicinandosi il periodo estivo,<br />

periodo critico per il nostro paese e prediletto <strong>dal</strong> terrorismo nero.<br />

Le forze democratiche hanno diritto di conoscere se e come sono stati posti<br />

sotto controllo quegli «individui» (quelle «conoscenze» ci è stato detto negli<br />

incontri operativi che abbiamo avuto in Prefettura) che da tempo sono stati<br />

segnalati dai magistrati o se, in questo periodo, di essi si sono perse addirittura le<br />

tracce.<br />

Le bombe scoppiate sabato scorso devono avere necessariamente avuto una<br />

fase di preparazione, una sorta di mostruosa incubazione del terrore, che forse è<br />

durata settimane, mesi.<br />

Quando è stato ideato questo criminale attentato, in quale mese, con quale<br />

fine<br />

E altre domande dobbiamo porci di fronte al livello di sofisticazione della<br />

tecnica con cui è stato confezionato l'ordigno, ordito l'attentato.<br />

Considerazioni che dobbiamo sviluppare di fronte alla possibilità di una<br />

nuova escalation del terrorismo, in singolare analogia, sia pure a distanza di oltre<br />

dieci anni, con quella lunga spirale di terrore che <strong>dal</strong>la fine degli anni '60<br />

insanguina il nostro paese.<br />

Chi ha il compito di rappresentare le istituzioni deve porsi tutta questa serie di<br />

domande ed a loro volta queste domande devono essere poste alle autorità<br />

inquirenti che devono fornire le necessarie risposte.<br />

Avvertiamo nell'opinione pubblica un grande senso di compostezza e di ferma<br />

risposta all'aggressione terroristica, ma non dobbiamo nasconderci che vi è uno<br />

stato di angoscia e che può profilarsi il rischio di un progressivo disorientamento.<br />

Chi sta vivendo intensamente anche questa fase del dopo-attentato, non può<br />

non avere colto già alcuni segni fortemente preoccupanti.<br />

Il livello intermedio delle istituzioni, che il tessuto degli Enti locali e della<br />

Regione rappresenta, è garanzia fondamentale per contribuire con un proprio<br />

ruolo, sempre più incisivo ed aderente alle nuove realtà che nella nostra società<br />

progressivamente si creano, a rovesciare la sfiducia, la perdita di credibilità delle<br />

nostre istituzioni.<br />

104


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

Da queste nostre istituzioni dobbiamo rivolgere ogni nostra attenzione, la<br />

nostra sensibilità, a quanto di nuovo emerge nel paese, dobbiamo saper dare le<br />

prime concrete risposte per contribuire, in modo adeguato e originale, allo<br />

sviluppo e alla complessiva tenuta della nostra democrazia.<br />

A oltre dieci anni <strong>dal</strong>la strage di Piazza Fontana a Milano, con un terrorismo<br />

che ha giuocato un ruolo determinante contro la stabilità del paese, oggi abbiamo<br />

bisogno di sapere senza sottintesi se è possibile, procedendo lungo la strada<br />

maestra che è quella indicata <strong>dal</strong>la nostra costituzione, eliminare definitivamente<br />

la piaga del terrorismo che da troppo tempo ci affligge.<br />

Dobbiamo continuare a capire che la posta in giuoco ha grandi dimensioni e<br />

che con la strage alla stazione ferroviaria non viene colpita solo la città di Bologna<br />

ma l'intero paese.<br />

Così come oltre dieci anni fa con l'attentato alla Banca dell'Agricoltura a<br />

Milano non si volle soltanto colpire quella città ma sferrare un attacco alla<br />

democrazia italiana.<br />

Al Parlamento, al Governo chiediamo il controllo politico della grave<br />

situazione ed un impegno deciso per scoprire chi ha provocato la tragedia di<br />

questi giorni.<br />

Non possono passare altri dieci anni, non possiamo più vivere di incertezze, di<br />

punti interrogativi, ai quali non viene data risposta.<br />

Non possiamo dimenticare che con l'attentato di dieci anni fa a Piazza Fontana<br />

si è inquinato, si è tentato di stravolgere il corso della vita politica e democratica<br />

del nostro paese per tutto l'arco degli anni '70; se questo è vero non possiamo<br />

illuderci che gli effetti di questa strage si dissolvano nel breve volgere di pochi<br />

mesi, perché sarà l'intero arco degli anni '80 ad esserne inevitabilmente<br />

condizionato.<br />

Al paese, quindi, ai lavoratori, alle istituzioni, chiediamo che siano ancora di<br />

più ampliate la vigilanza, la mobilitazione, l'unità di impegno e di lotta in difesa<br />

delle nostre istituzioni.<br />

Il nostro convincimento è che i sentimenti antifascisti, democratici del nostro<br />

popolo sono in grado di sconfiggere qualsiasi velleità di eversione della<br />

convivenza civile e democratica, che il nostro paese ha saputo conquistare con<br />

lealtà e sacrificio.<br />

Siamo certi che la cerimonia di oggi pomeriggio sarà testimonianza della<br />

massima compostezza, di rispetto per il dolore dei familiari, dell'unità del popolo<br />

lavoratore, che sappia travalicare le diversità ideologiche e politiche, per onorare<br />

degnamente il patto democratico che è alla base della Costituzione della nostra<br />

Repubblica.<br />

105


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

Le celebrazioni per il trentacinquesimo anniversario della Liberazione di Bologna, con il Sindaco di<br />

Bologna Zangheri, il Presidente della Regione Turci e la Presidente della Camera dei Deputati<br />

Iotti (1980).<br />

106


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

SEDUTA DI SABATO 6 GIUGNO 1981<br />

Seduta solenne per la celebrazione del<br />

Decennale dello Statuto regionale<br />

Prolusione sul tema:<br />

«La Costituzione repubblicana e gli Statuti regionali oggi»<br />

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE BARTOLINI<br />

... omissis ...<br />

LEOPOLDO ELIA, giudice della Corte costituzionale: Signor presidente del<br />

Consiglio regionale, signori consiglieri, ringrazio vivamente per l'onore che mi è<br />

stato fatto invitandomi a parlare in una circostanza così solenne.<br />

Non concederò tuttavia alla solennità del momento facendo una vera orazione<br />

ufficiale o un vero discorso celebrativo, perchè mi pare che questo tempo non sia<br />

favorevole a nessuna forma di anche limitato trionfalismo. Tutto invita a una<br />

riflessione meditata, tutto invita a un discorso dimesso nella forma e teso nel<br />

giudizio, perché questo decennale dello Statuto è una grande occasione per<br />

ripensare un'esperienza difficile, un'esperienza anche accidentata, ma che<br />

indubbiamente è centrale nella vita istituzionale della Repubblica italiana. È<br />

quindi su taluni momenti istituzionali di questa vicenda che io soffermerò la mia<br />

attenzione, provocando,più che altro, momenti di reazione critica e di riflessione<br />

più approfondita, spero, di ciò che talvolta, sui giornali, su organi di opinione, si<br />

presenta come una reazione, non dirò di rigetto, ma certamente di<br />

ridimensionamento improprio di quella che è stata questa esperienza.<br />

Il 1° dicembre 1970 c'è stata una convergenza di forze politiche (come, durante<br />

lo stesso periodo, nella maggior parte delle Regioni italiane), ma particolarmente<br />

qui in Emilia-Romagna, che ha dato luogo ad una votazione sostanzialmente<br />

unanime di un testo di Statuto che, rispetto a quelle che potevano essere alcuni<br />

mesi prima le previsioni, si caratterizzava non tanto per una differenziazione<br />

rispetto agli Statuti adottati <strong>dal</strong>le altre Regioni a Statuto ordinario, ma, insieme<br />

con molti Statuti di Regioni appunto non a Statuto speciale, si distingueva per<br />

due scelte di fondo.<br />

Una scelta era quella di richiamarsi a certe finalità della Costituzione, di non<br />

limitarsi a una pura disciplina dell'apparato e delle iniziative di partecipazione, o<br />

relative alla condotta della finanza regionale, ma invece, insieme con le altre<br />

Regioni, di fare innanzitutto un tentativo, di cui poi valuteremo la portata, di<br />

107


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

ricollegarsi alle grandi finalità contenute nella prima parte della nostra<br />

Costituzione. E tutto questo avveniva in un modo che sfuggiva in larga misura a<br />

possibili censure perché per molti settori (che erano al di fuori dell'articolo 117<br />

della Costituzione) nell'articolo 3 dello Statuto dell'Emilia-Romagna si diceva<br />

esplicitamente che la Regione concorreva operando per promuovere tutta una<br />

serie di sviluppi e di integrazioni. Quindi non è tanto un problema di confini da<br />

tracciare quanto una riaffermazione, già del resto anticipata in qualche misura nel<br />

preambolo stesso dello Statuto, di finalità e di obiettivi nell'esercizio delle<br />

funzioni spettanti alla Regione secondo l'articolo 117 e naturalmente specificati da<br />

quelli che dovevano essere i futuri decreti di trasferimento. Una ripresa vent'anni<br />

dopo, in chiave più ammodernata, di certe finalità e di certi obiettivi che erano<br />

contenuti nella prima parte della Costituzione. La parte che anche oggi, in un<br />

momento in cui il dibattito istituzionale ferve nel nostro Paese, si sottrae ad ogni<br />

proposta innovativa, perché è in essa che è veramente il palladio delle nostre<br />

istituzioni; è in questa prima parte della Costituzione, in cui sono enunziati non<br />

solo i diritti e i doveri, ma sono proclamati i principi fondamentali e gli obiettivi<br />

di fondo della nostra comunità; è la parte su cui il consenso larghissimo,<br />

convinto, di tutto il popolo italiano avvalora una serie di traguardi che devono<br />

essere raggiunti e che raccolsero il consenso dei nostri maggiori costituenti.<br />

In secondo luogo c'era una parte, dedicata all'organizzazione interna, in cui,<br />

superate talune difficoltà, superati taluni dissensi, si riproduceva, ma con<br />

caratteristiche proprie, un rapporto tra Consiglio e Giunta in cui si accentuava il<br />

potere di in irizzo politico del Consiglio, non per una smania di tipo<br />

assemblearistico, ma con una tendenza che si è poi rivelata in larga misura anche<br />

una equilibrata garanzia a favore delle minoranze consiliari. Un complesso di<br />

garanzie che, per esempio, non è dato ritrovare nel modo di funzionamento dei<br />

rapporti tra gli organi costituzionali dei Comuni o delle Province, perché è<br />

proprio in questo tipo di rapporto tra Consiglio e Giunta che si esprime meglio la<br />

necessità di dare un peso notevole, non solo nella formazione dell'indirizzo<br />

politico-amministrativo ma anche nella sua attuazione, a tutte le forze presenti<br />

nei Consigli, con delle innovazioni - comuni anche ad altre Regioni – che<br />

potranno essere tenute presenti in futuro. Per esempio, anche quando si è voluto<br />

accentuare l'emanazione dell'Esecutivo da parte del Consiglio, con l'elezione del<br />

presidente della Giunta e della Giunta, si è fatto nettamente prevalere, attraverso<br />

il voto palese, il momento della scelta di indirizzo politico sul puro momento<br />

dell'individuazione dei titolari degli uffici. Tutto questo è molto importante anche<br />

per il futuro, perché anche nei paesi in cui - come nella Repubblica Federale<br />

Tedesca - si è scelto di fare esprimere direttamente il capo del 'Esecutivo da parte<br />

del Bundestag, ebbene, non si è scelto questo metodo del voto palese, perché si è<br />

108


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

ritenuto che malgrado tutto facesse ancora aggio il momento elettivo, mentre<br />

invece non è privo di significato - torno a ripetere - che, volendosi in questa sede<br />

fare prevalere il momento della scelta di indirizzo rispetto al momento della<br />

scelta delle persone, si sia voluto dare chiarezza ammettendo in prima istanza il<br />

voto palese. Non tanto, io penso, per agevolare il mantenimento della disciplina<br />

di partito, ma per consentire una più chiara assunzione di responsabilità nei<br />

confronti del corpo elettorale e perché mai possano prevalere tendenze che senza<br />

trasparenza, nell'oscurità, siano in grado di rovesciare situazioni di indirizzo<br />

politico. È una esperienza dunque che, nel panorama delle strutture organizzative<br />

europee e non solo italiane, va tenuta senz'altro presente.<br />

Meno audace forse è stato lo Statuto dell'Emilia-Romagna nel lanciare formule<br />

organizzative in tema di ordinamento burocratico, perché a proposito di<br />

organizzazione della burocrazia delle Regioni, pur ammettendosi delle scelte al di<br />

fuori del normale tipo di assunzione, certamente non si è voluto anticipare quello<br />

che altri Statuti hanno anticipato, superando già in sede statutaria il tipo di<br />

ordinamento burocratico allora in vigore nell'amministrazione statale del nostro<br />

paese. Tutto questo lo dico perché recentemente una sentenza della Corte<br />

costituzionale, la n. 10 del 1980, ha valorizzato talune norme statutarie - nella<br />

fattispecie dello Statuto del Lazio - che in parte anticipavano questo nuovo tipo di<br />

ordinamento burocratico. Credo però che al di là del singolo oggetto disciplinato<br />

da queste norme, tutte le Regioni possano rallegrarsi di questa decisione, che<br />

rivaluta taluni aspetti degli Statuti regionali in sé e per sé considerati, facendo sì<br />

che tra le esigenze cui deve corrispondere una legge regionale venga in rilievo<br />

quella di essere aderente alle scelte compiute in sede statutaria.<br />

Ed è significativo come la Corte costituzionale, che aveva espresso talvolta, in<br />

altre pronunce, un atteggiamento di diverse valutazioni di talune norme<br />

statutarie (penso anche a orme di statuto speciale, per esempio a proposito<br />

dell'annullamento di una legge che voleva promuovere il diritto collettivo<br />

all'informazione in Sicilia), abbia poi riconosciuto una sorta di supervalore<br />

rispetto alla legislazione ordinaria regionale di talune norme degli Statuti.<br />

Ma torniamo ai problemi di maggiore importanza.<br />

Che cosa non si è detto contro la parte programmatica degli Statuti regionali<br />

Si è parlato di sopravvalutazione della fase costituente, si è parlato di enfasi<br />

statutaria, di utopia statutaria, di aspetto velleitario di queste prese di posizione.<br />

Ora è innegabile che da un punto di vista puramente normativo, tenuto conto<br />

dell'esistenza degli obiettivi accolti nella prima parte della Costituzione, il<br />

giurista puro possa essere portato ad un atteggiamento di questo tipo e possa<br />

essere portato ad un simile atteggiamento anche chi guarda al passato prendendo<br />

alla lettera alcune di queste espressioni. Ma ormai è venuto il momento di<br />

109


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

assumere un atteggiamento storico, di assumere un atteggiamento di coscienza<br />

storica di fronte a queste realtà, che non sono solo realtà del passato, ma che,<br />

essendo sorte orma due lustri fa, consentono anche quella giusta presa di<br />

distanza che riesce a fare acquisire verità e quindi a liberare da illusioni, ma<br />

anche a liberare da deformazioni in senso pessimistico. Ora chi svaluta quella<br />

presa di posizione disconosce, a mio avviso, quello che è stato un elemento di<br />

fondo della fase costituente del '70; e questo elemento di fondo è stata proprio<br />

una riappropriazione <strong>dal</strong> basso delle scelte dei costituenti fatte nel 1946/'47; una<br />

riappropriazione che, prima ancora che sul piano normativo puro, ha un valore di<br />

politica costituzionale estremamente rilevante, perché nel ventennio '50-'70 il<br />

popolo italiano era cresciuto, era un popolo rispetto al quale le benedizioni della<br />

prima parte della Costituzione non potevano più cadere <strong>dal</strong>l'alto, come in<br />

qualche misura erano ancora cadute negli anni' 46/' 47. Questa riappropriazione<br />

di valori operata nel 1970 era una sorta di conferma in profondità delle scelte<br />

assunte nel 1946-1947. Quindi secondo me - e la lezione vale anche per oggi - non<br />

si può ridurre a una mera ripetizione, superflua ed ultronea, il richiamo<br />

all'articolo 3, secondo comma, della Costituzione e il richiamo a talune finalità<br />

enunciate non solo nello Statuto dell'Emilia-Romagna. Ci possono esse e state<br />

delle addizioni, se si vuole, di tipo troppo generalizzante, ma c'è stata nel<br />

profondo questa riappropriazione, che ha un valore anche perché è stata<br />

omogenea in tutti gli Statuti delle Regioni italiane.<br />

Qualcuno si duole dell'uniformità che si ritrova in questi statuti e che si<br />

riproduce anche in tutta una serie di leggi successive delle Regioni, nelle leggi in<br />

cui si è tentato di uscire <strong>dal</strong>l'ordinaria amministrazione, <strong>dal</strong>le leggiprovvedimento<br />

o per incentivi e si è cercato di dare un respiro alla legislazione<br />

regionale. Ma perché dolersi di questa uniformità spontanea, che si rivela come<br />

espressione di una maggiore unità nazionale raggiunta faticosamente proprio in<br />

questo periodo Maggiore unità raggiunta certo attraverso mezzi che possono<br />

andare <strong>dal</strong>la televisione ad altri che hanno operato più in profondità, ma che pure<br />

hanno realizzato taluni risultati unificanti.<br />

Ebbene, questa riconquista faticosa, che ha avuto i suoi albori<br />

nell'enunciazione teleologica degli statuti regionali, è un risultato che non deve<br />

andare perduto e non deve andare perduto oggi, dopo un periodo in cui tante<br />

cose sono state astoricamente contestate, mentre alcune di queste conquiste<br />

devono rappresentare delle conquiste per sempre, devono essere sostenute <strong>dal</strong>le<br />

forze politiche con sensibilità costituzionale e istituzionale al di là delle<br />

congiunture, al di là delle differenze di ruoli che nelle Regioni e in sede nazionale<br />

possono spettare alle forze politiche. Ebbene, questo insieme di obiettivi quale<br />

realizzazione ha poi trovato anche nei metodi di governo che le Regioni si<br />

110


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

riproponevano Metodi che erano direttamente derivati <strong>dal</strong>la Costituzione:<br />

metodo della partecipazione (art. 3); metodo del decentramento (art. 5); metodo<br />

della programmazione (art. 41). Bene, hanno trovato indubbiamente una<br />

realizzazione difficile. Il parallelismo tra Statuti e Costituzione è valido, sia pure a<br />

scala diversa, anche perché sottolinea con efficacia come, se è difficile attuare una<br />

costituzione, così, sia pure con difficoltà di fondo minori, è anche difficile<br />

realizzare un programma di carattere generale come quello che è stato immesso<br />

negli statuti regionali del 1970. Questo programma si caratterizzava non solo per<br />

gli obiettivi che ho ricordato, ma anche per una distinzione rispetto agli interventi<br />

statali. La nostra Costituzione si propone di allargare e di mantenere situazioni di<br />

libertà e di promuovere e condurre molto avanti processi di liberazione, di<br />

liberazione <strong>dal</strong> bisogno, di liberazione <strong>dal</strong>l'ignoranza, di liberazione <strong>dal</strong>le<br />

angustie della vita nelle varie età che attraversa l'uomo. Alle Regioni è assegnata<br />

<strong>dal</strong>la Costituzione e dagli Statuti una partecipazione importante a questo<br />

processo di liberazione.<br />

Lo Stato deve garantire le libertà e deve accrescerle; le Regioni -<br />

particolarmente impegnate nelle attività relative al territorio e a tutti i servizi<br />

sociali che si svolgono sul territorio - sono chiamate soprattutto ad un impegno<br />

concorrente ma essenziale nel processo di liberazione.<br />

Ora, come è stato realizzato questo impegno in questi dieci anni Il discorso<br />

sullo Statuto richiama certamente ai bilanci e alle considerazioni critiche e<br />

autocritiche.<br />

C'è stata la delusione del 1972 nel momento dei decreti di trasferimento perché<br />

si è ritenuto, e in parte certamente a ragione, che quei decreti contrastassero con<br />

lo spirito e con le ambizioni degli statuti, e si è ritenuto che all'ampliamento della<br />

spinta programmatica in sede statutaria don facesse riscontro un trasferimento<br />

adeguato di compiti. La Regione ha reagito con una strategia delle anticipazioni,<br />

ha anticipato lo stesso legislatore nazionale, prima della «616» del 1976, con tutta<br />

una serie di iniziative in materia di consorzi socio-economici, con tutta una serie<br />

di interventi sui comprensori, e su aspetti meno vistosi ma in sostanza molto<br />

rilevanti (anche politicamente) in materia di contabilità, in materia di<br />

organizzazione del personale, che hanno prevenuto in taluni casi l'intervento del<br />

legislatore a livello nazionale.<br />

Tuttavia questo non poteva bastare e sono venuti poi quei trasferimenti della<br />

«616» che non potevano risolvere in pieno il problema regionale, perché una<br />

legge di trasferimento non può mai, per definizione e per essenza, risolvere i<br />

grandi problemi che la Repubblica delle autonomie pone: problemi di<br />

coordinamento nella distinzione, ma non nella separatezza; problemi di<br />

regionalismo cooperativo, che però non è regionalismo nella confusione. Quindi<br />

111


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

una serie di problemi estremamente ardui che la «616» non poteva di per sé<br />

definire. Dopo la «616», con una Regione rinforzata, con Enti locali rinforzati<br />

come poteri, sono venuti i bilanci degli anni 1980/1981. Sono bilanci pervasi<br />

innegabilmente di amarezza e per i quali, soprattutto tra gli studiosi, prevale un<br />

senso di delusione.<br />

Leggendo i saggi che sul «Mulino» e sulla rivista «Le Regioni» trattano del<br />

decennio, è inutile nascondersi uno stato d'animo di effettiva frustrazione rispetto<br />

alle realtà che erano state desiderate. Anche qui dobbiamo, sia pure<br />

sommariamente, fare un piccolo riscontro tra partite positive, tra obiettivi<br />

raggiunti e situazioni che invece vanno francamente riconosciute come deludenti.<br />

Deludenti per colpa di chi Deludenti per colpa certamente di tutta una serie di<br />

fattori. Corrisponde ad una esigenza fondamentale di metodo, quando si<br />

affrontano questi temi, isolare al massimo le responsabilità in sede regionale, e<br />

anche della cultura regionalista, rispetto a tutto il resto dei problemi; perché se<br />

noi anneghiamo il problema della Regione e delle responsabilità per questi<br />

sviluppi, anche per quelli non positivi, nei problemi più grandi del sistema<br />

politico italiano, del sistema costituzionale italiano, rischiamo di fare opera non<br />

produttiva. Sicché, pur riconoscendo innegabili collegamenti, dobbiamo<br />

assicurare al problema quel tanto di autonomia, che è la condizione necessaria<br />

per affrontare, perlomeno in sede regionale, con le forze regionali, i nodi che qui<br />

possono essere affrontati e risolti.<br />

In questa prospettiva la delusione dipende certo, in misura non indifferente,<br />

da un sentirsi un po' presi in mezzo, da parte dell'Ente Regione, rispetto agli<br />

indirizzi centralistici che non sono più del Governo, o puramente del Governo e<br />

della burocrazia centrale, ma sono soprattutto da ravvisare qualche volta in un<br />

difetto di attenzione o di concentrazione, qualche volta in una intenzione chiara<br />

di recupero (per i problemi della finanza nazionale e della spesa pubblica) che ci<br />

sono a livello parlamentare. Infatti, qualche volta senza chiara avvertenza,<br />

qualche volta invece con sicura intenzione di condiziona mento (ma in modo<br />

improprio, perché il condizionamento della finanza nazionale andrebbe fatto in<br />

altra maniera, non creando situazioni come quelle che si sono prodotte in materia<br />

di edilizia residenziale col CER o in materia di riforma sanitaria), la centralità del<br />

Parlamento rischia di nascondere un bastione di indirizzi ancora centralistici.<br />

Perché Perchè con tutta una serie di leggi e leggine si contraddicono una serie di<br />

trasferimenti fatti con la «616» senza che nessuna forza politica nazionale prenda<br />

chiara coscienza della necessità che, sotto l'etichetta del regionalismo cooperativo,<br />

non si debbano far passare situazioni di confusione e di deresponsabilizzazione,<br />

per cui non si sappia più in quali sedi stuare chiaramente la responsabilità<br />

decisionale. Sono quelle figure che Cassese ha chiamato «organismi e procedure<br />

112


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

adespote», meglio diremmo «acefale»,in cui, per dividere in vari segmenti il<br />

procedimento che deve portare poi al risultato amministrativo, si ripartiscono<br />

talmente i tipi di intervento che alla fine non si riesce più a deliberare, se non in<br />

negoziati collaterali tra le forze politiche.<br />

Accanto a questi difetti dell'intervento parlamentare, che non riesce ad<br />

utilizzare con le grandi leggi-quadro, con le grandi leggi di principio, l'occasione<br />

per operare una più netta delegificazione di settori di materia ancora coperti da<br />

disciplina legislativa statale, c'è poi anche la sensazione da parte delle Regioni di<br />

un non perfetto equilibrio nell'attribuzione di poteri realizzata da varie leggi (a<br />

cominciare <strong>dal</strong>le parti criticate <strong>dal</strong> Giannini della «616») nei confronti degli altri<br />

enti locali.<br />

Talune attribuzioni hanno fatto sorgere il dubbio che venissero affidati ad altri<br />

enti locali interventi che non si potevano definire di carattere esclusivamente<br />

locale.<br />

In secondo luogo, a questa difficoltà per cui le Regioni si sono sentite come<br />

strette tra persistenti indirizzi centralistici e conferimenti di poteri agli altri enti<br />

locali in settori di interesse non meramente locale, si accompagna anche (e qui la<br />

responsabilità delle Regioni è più diretta) un non risolto problema del rapporto<br />

tra politici e funzionari regionali. Mi richiamo al classico scritto di uno scrittore,<br />

purtroppo scomparso in giovane età, Franco Levi, che ha tracciato chiaramente<br />

tutta la problematica del rapporto «politici-funzionari», rilevando come, mentre<br />

in sede centrale si tende a dare una responsabilità più distinta ai vertici<br />

dirigenziali burocratici nei confronti dei titolari di potere politico, invece, in sede<br />

locale e in sede regionale la confusione troppo spinta tra gli interventi di chi<br />

traccia le linee dell'indirizzo politico e poi ne gestisce l'esecuzione, contiene dei<br />

pericoli che non si risolvono solo nella frustrazione eventuale di una parte del<br />

personale burocratico, ma altresì in una possibile perdita di quei valori<br />

garantistici come l'imparzialità, che innegabilmente uno Stato di diritto deve<br />

tutelare.<br />

Inoltre viene in evidenza un certo difetto di efficacia nella soluzione di<br />

problemi amministrativi immediati (è un discorso generale che non riguarda<br />

questa Regione, riguarda i bilanci che si stanno facendo sulle Regioni in questo<br />

periodo), un certo difetto di effettività in un periodo in cui la gente chiede servizi<br />

corrispondenti a quelli degli altri paesi europei. Realizzandosi a carico della<br />

maggior parte dei cittadini un prelievo fiscale ormai di tipo europeo, c'è una<br />

fortissima spinta ed esigere servizi che siano adeguati a quelli degli altri paesi<br />

della Comunità europea.<br />

Le cause di questo stato di cose sono diverse. Per le Regioni, per i Comuni, per<br />

tutti gli Enti locali - oltre agli impacci derivanti da una troppo ampia<br />

113


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

predeterminazione della spesa - c'è una grave difficoltà di accordare i propri<br />

interventi alle alee di una politica congiunturale, di una politica che è diventata<br />

sempre più congiunturale a livello centrale, e che solo in ritardo fa conoscere ai<br />

Comuni e alle Regioni quelle che saranno le reali disponibilità finanziarie di<br />

intervento.<br />

Però, accanto a queste difficoltà innegabili, si aggiunge, a spiegare il senso di<br />

delusione, il carattere troppo frammentario e, per così dire, provvedimentale<br />

della legislazione delle Regioni: e ciò in contrasto diretto con quelle attese che gli<br />

studiosi avevano manifestato all'inizio degli anni '70. Indubbiamente questa<br />

delusione dev'essere alquanto ridimensionata pensando non solo alle soluzioni<br />

positive raggiunte ma anche al carattere palingenetico di talune aspettative. Ebbe<br />

corso, allora, uno stato d'animo non lontano <strong>dal</strong>l'utopia e del resto l'utopia è un<br />

propellente necessario per condurre innanzi grandi iniziative politiche. Del resto,<br />

non è solo in questo campo che la delusione è spiegabile anche in relazione ad<br />

attese troppo ambiziose: pensate oggi alle delusioni di coloro che avevano<br />

caricato il sindacato di enormi possibilità rigenerative rispetto a tutta la vita del<br />

paese. Quello che è accaduto in questi anni rispetto al sindacato da parte di chi<br />

aveva concepito speranze troppo audaci, si è parzialmente verificato anche per le<br />

Regioni; e chi aveva adottato parametri troppo generosi probabilmente non<br />

resiste alla delusione attuale. Ma coloro che - forse con maggior realismo, ma<br />

senza compiacenza, per il presente - si rendono conto dei limiti intrinseci che<br />

l'iniziativa regionalista del '70 poteva avere, debbono anche segnare i punti<br />

all'attivo.<br />

Questi punti all'attivo sono innanzitutto di carattere istituzionale generale. Le<br />

Regioni si distaccano sempre di più <strong>dal</strong> momento politico in cui sorsero, in cui,<br />

specialmente all'estero, furono identificate come un mezzo di adattamento degli<br />

equilibri politici italiani, non tanto come un'attuazione della Costituzione, non<br />

tanto come una razionalizzazione dei mezzi di intervento legislativo e<br />

amministrativo in Italia, ma, in primo luogo, come un modo per realizzare un<br />

particolare equilibrio politico, dando più spazio a forze escluse <strong>dal</strong> potere<br />

esecutivo centrale, promuovendosi, da parte di chi aveva il potere di indirizzo<br />

politico nazionale, un'operazione che consentiva di assestare per un certo periodo<br />

un nuovo bilanciamento di poteri.<br />

Oggi, per fortuna, prevale il momento istituzionale, ci stacchiamo da questa<br />

origine in cui ebbe parte, non sappiamo in quale misura, una iniziativa politica di<br />

indubbio rilievo e siamo più coscienti che l'esperienza regionale si inserisce in<br />

realtà in quello che Massimo Severo Giannini chiama «l'esperienza dello Stato<br />

pluriclasse». «Pluriclasse» in che senso Nel senso dell'omogeneità,<br />

dell'unificazione del tessuto popolare italiano, fenomeni che hanno ridotto le<br />

114


Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

distanze rispetto alle categorie deboli dell'art. 3, secondo comma, della<br />

Costituzione, ma anche nel senso della partecipazione politica e sociale, che si è<br />

allargata ed ha fatto prendere coscienza, soprattutto per la varietà delle<br />

esperienze regionali, che veramente è finita, in tutte le sedi l'epoca delle<br />

egemonie, che è finita l'epoca delle situazioni irreversibili, che la democrazia<br />

governante, e non la democrazia governata del passato, ha la capacità di rendere<br />

più fluidi all'interno della comunità nazionale tutti i rapporti. E questa esperienza<br />

di situazioni, nessuna delle quali deve essere per definizione irreversibile, è<br />

un'esperienza che è stata acquisita a livello soprattutto regionale: l'esperienza<br />

dello «Stato pluriclasse» di Giannini non poteva essere maturata che in sedi più<br />

vicine alla vita dei cittadini, in sedi più prossime alla esperienza di partecipazione<br />

nei singoli organismi locali. Questo è un acquisto che non può essere<br />

disconosciuto ed è forse, a livello istituzionale, l'acquisizione maggiore che si è<br />

potuto conseguire con l'attuazione della Costituzione per quello che riguarda gli<br />

istituti regionali.<br />

Ma c'è anche una spinta al dispiegamento delle forme di buon governo che<br />

può e deve essere valorizzata in futuro in sede regionale, passando sempre più da<br />

una legislazione di promozione per incentivi a pioggia, che hanno il vantaggio di<br />

assicurare meccanicamente l'imparzialità di fronte agli utenti (ma che molte volte<br />

non rispondono a obiettivi di produttività), a uno sviluppo della legislazione<br />

promozionale per incentivi su programmi azien<strong>dal</strong>i controllati, anche nella scia<br />

delle direttive dei regolamenti della Comunità europea; legislazione che, senza<br />

perdere i valori dell'imparzialità, può far sì che le Regioni diano un contributo<br />

veramente decisivo anche allo sviluppo economico del nostro paese.<br />

C'è quindi - procedo per cenni - una possibilità di dispiegamento di forme di<br />

buon governo; e questa possibilità, colta solo in parte <strong>dal</strong>le Regioni, intanto si<br />

potrà realizzare in quanto si cercherà di sacrificare meno la razionalità e<br />

l'efficienza alla ricerca del consenso, in quanto la resistenza alle spinte corporative<br />

e la ricerca dell'effettività degli interventi possa in qualche misura ricondurre a<br />

dare pieno valore agli obiettivi che sono stati accolti nelle prime parti degli Statuti<br />

in corrispondenza agli obiettivi e alle finalità consacrate nella prima parte della<br />

Costituzione.<br />

Dunque non a torto taluni studiosi parlano oggi di un ritorno agli Statuti;<br />

ritorno agli Statuti perché è solo <strong>dal</strong>la riacquisizione, <strong>dal</strong> ricupero di quegli<br />

obiettivi che potrà esserci un ricupero di identità, un superamento di ordinaria<br />

amministrazione in sede regionale. E guardate che anche qui vale il paragone,<br />

l'analogia, non certo l'identità tra Costituzione e Statuto. In un'epoca in cui si<br />

parla di ritorno alla Costituzione, da taluni forse con un certo semplicismo,<br />

perché una Costituzione non è solo un testo scritto ma è anche un insieme di<br />

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Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

convenzioni «secondo Costituzione», è un insieme di interpretazioni che<br />

sorreggono la vita e l'applicazione di un testo, anche nelle Regioni il ritorno agli<br />

Statuti non può certo prescindere <strong>dal</strong>la esperienza di questo decennio; non può<br />

prescindere, peraltro, nemmeno privandosi di un senso autocritico, nemmeno<br />

privandosi della possibilità di accertare le scoperture della cultura regionalistica<br />

che tante cose non poteva prevedere, e comunque non ha previsto, per l'impronta<br />

troppo giuridicistica della sua partenza, per il mancato incontro interdisciplinare,<br />

dieci anni fa, tra politologi, sociologi, economisti, incontro che è invece necessario<br />

per un regionalismo di tipo cooperativo, da non confondere - torno a ripeterlo -<br />

con un regionalismo corrivo alla confusione tra interventi statali e interventi<br />

regionali, quale si è configurato in talune delle leggi di riforma recentemente<br />

emanate.<br />

Il recupero di identità passa in definitiva attraverso una ripresa degli obiettivi<br />

statutari rivissuti nel profondo, aggiornati dopo l'esperienza di questi dieci anni.<br />

È dunque una vicenda di medio e lungo periodo, che deve superare le<br />

frustrazioni e le delusioni del breve periodo. Perché si passi <strong>dal</strong>la amarezza, <strong>dal</strong>lo<br />

stato d'animo negativo, che soprattutto gli studiosi giovani condividono in questo<br />

momento, è necessario che il ricupero avvenga dentro ciascuno di noi; e,<br />

soprattutto, all'interno delle forze politiche, che da questa ripresa di contatto con i<br />

problemi reali dei cittadini potranno essere agevolate ad uscire <strong>dal</strong> gioco dei ve ti<br />

e delle contrapposizioni e a ritrovare, a livello appunto di interpretazione e di<br />

realizzazione di questi obiettivi, che sono innanzitutto obiettivi costituzionali, una<br />

più piena capacità di intervento e di riscatto agli occhi dell'intera comunità<br />

nazionale.<br />

(Applausi)<br />

PRESIDENTE: Grazie, professor Elia. Colleghi consiglieri, ai colleghi onorevoli<br />

Armaroli e professor Guerra, già presidenti del Consiglio regionale nel corso<br />

della prima e seconda legislatura, qui presenti, unitamente agli altri colleghi delle<br />

legislature passate, va il sentito ringraziamento di tutto il nostro Consiglio. Un<br />

ringraziamento sincero anche a tutti quanti hanno voluto onorarci della loro<br />

presenza. Rinnovando a lei, professor Elia, l'apprezzamento più sincero, ancora<br />

più doveroso, per avere voluto onorare l'impegno assunto nonostante le sia stato<br />

reso gravoso <strong>dal</strong> protrarsi dei lavori della Corte costituzionale nella giornata di<br />

ieri, concludo i lavori di questa seduta consiliare.<br />

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Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />

Seduta solenne del Consiglio regionale in occasione del Decennale del primo Statuto (1981).<br />

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