27. [pdf] dal consiglio all'assemblea - Assemblea Legislativa
27. [pdf] dal consiglio all'assemblea - Assemblea Legislativa
27. [pdf] dal consiglio all'assemblea - Assemblea Legislativa
Trasformi i suoi PDF in rivista online e aumenti il suo fatturato!
Ottimizzi le sue riviste online per SEO, utilizza backlink potenti e contenuti multimediali per aumentare la sua visibilità e il suo fatturato.
<strong>dal</strong> Consiglio<br />
all’assemblea<br />
Regione Emilia-Romagna
1970<br />
2011<br />
DAL CONSIGLIO<br />
ALL’ASSEMBLEA<br />
(II Edizione 2011 – Aggiornamento)
Le fotografie di questa pubblicazione documentano alcuni momenti dell’attività istituzionale<br />
della Regione. Si tratta di una selezione e non di una raccolta completa, realizzata sulla base<br />
della qualità delle immagini disponibili.
Il 13 luglio 2010 abbiamo celebrato con una seduta solenne<br />
dell’<strong>Assemblea</strong> legislativa i 40 anni della nostra Regione. Questo volume<br />
vuole raccontare questa storia, una storia appassionata che ha attraversato<br />
le nostre comunità, che ha portato le istituzioni più vicine ai cittadini.<br />
Abbiamo avviato in quell’occasione un momento importante di riflessione<br />
sul percorso che ha portato le Assemblee regionali a rivestire un ruolo di<br />
straordinaria rilevanza riconosciuto <strong>dal</strong>la Costituzione. Un ruolo cresciuto<br />
e affermato nel tempo, forte di quella idea di democrazia rappresentativa<br />
che nasce <strong>dal</strong>l’essere assemblea di consiglieri eletti con un sistema che lega<br />
saldamente al territorio e forte anche di quell’autonomia che l’adozione di<br />
un nostro statuto regionale ha reso ancora più concreta. Ma non sono solo<br />
40 anni di istituzione: sono 40 anni di persone, di emiliano-romagnoli che<br />
hanno costruito e rafforzato la comunità regionale e le hanno dato una<br />
identità. Mentre le nostre città si affermavano <strong>dal</strong> punto di vista<br />
economico, sociale e culturale, la Regione diveniva una istituzione che,<br />
grazie anche alle modifiche normative e costituzionali, entrava nella<br />
quotidianità. Infatti nel cammino della vita di ogni cittadino e di ogni<br />
famiglia sono moltissimi ormai gli ambiti che lo relazionano all’istituzione<br />
regionale: sanità, scuola, servizi, sostegno alle imprese, al lavoro. Sono stati<br />
anni in cui le persone hanno dato corpo a concetti come la mutualità, il<br />
cooperare insieme per trovare le mo<strong>dal</strong>ità migliori per affrontare le sfide.<br />
L'istituzione Regione ha rispecchiato idea, profilo e carattere degli<br />
emiliano-romagnoli. E non a caso amiamo parlare di autonomie locali più<br />
che di enti locali, dove autonomia significa assumersi la capacità di<br />
decidere, di gestirsi in proprio le risorse e rafforzare il principio di<br />
responsabilità. Il grande merito dell'istituzione regionale in questi 40 anni è<br />
proprio quello di aver interpretato al meglio il carattere federalista della<br />
nostra gente.<br />
Oggi c’è la consapevolezza che il ruolo delle Regioni è rilanciato,<br />
cresciuto e affermato nel tempo. Fin da quel lontano 13 luglio 1970,
l'elemento rilevante del lavoro dell’<strong>Assemblea</strong> legislativa è stato il dialogo.<br />
Nell'ambito di un parlamentarismo vero si sono affrontate, nelle aule che<br />
hanno ospitato di volta in volta le sedi regionali, molte battaglie che<br />
vedevano intrecciarsi un quadro storico e politico gravido di tensioni. Sono<br />
state di vitale importanza, e lo sono anche oggi, forze politiche che si<br />
parlano, che dialogano, che si ascoltano. È per questo che hanno trovato<br />
sempre una base condivisa quelle decisioni che riguardavano ad esempio i<br />
servizi alle famiglie, le opportunità alle imprese, l’innalzamento del livello<br />
di qualità della vita dei cittadini.<br />
Infine voglio ricordare che il 2011 è l’anno del 150° dell’Unità d’Italia, il<br />
16 marzo lo abbiamo celebrato in <strong>Assemblea</strong> legislativa con una seduta<br />
solenne. È con la testimonianza di questo evento che chiudiamo l’arco<br />
temporale di questo volume, riproponendo alcuni dei momenti più<br />
significativi di questi anni attraverso le immagini e le parole pronunciate<br />
nell’aula, che rimarranno fonte diretta grazie alle trascrizioni dei verbali<br />
delle sedute. È un ulteriore strumento di trasparenza, di vicinanza al<br />
cittadino, allo studioso, a chiunque abbia voglia di scoprire e studiare la<br />
variegata realtà dell’<strong>Assemblea</strong> legislativa.<br />
Matteo Richetti<br />
Presidente dell’<strong>Assemblea</strong> legislativa dell’Emilia-Romagna
INDICE<br />
1970, LA NASCITA DELLA REGIONE<br />
SEDUTA DI LUNEDÌ 13 LUGLIO 1970<br />
(Insediamento del primo Consiglio regionale).....................................................................pag. 9<br />
SEDUTA DI GIOVEDÌ 23 LUGLIO 1970<br />
(Elezione della prima Giunta regionale)................................................................................pag. 23<br />
LA TESTIMONIANZA DI GUIDO FANTI.............................................................................pag. 31<br />
1970 – 2010: GLI ELETTI DALLA I ALLA IX LEGISLATURA<br />
I LEGISLATURA (1970-1975).................................................................................................pag. 35<br />
II LEGISLATURA (1975-1980)................................................................................................pag. 38<br />
III LEGISLATURA (1980-1985)...............................................................................................pag. 43<br />
IV LEGISLATURA (1985-1990)...............................................................................................pag. 47<br />
V LEGISLATURA (1990-1995).................................................................................................pag. 52<br />
VI LEGISLATURA (1995-2000)...............................................................................................pag. 60<br />
VII LEGISLATURA (2000-2005)..............................................................................................pag. 66<br />
VIII LEGISLATURA (2005-2010)...........…...............................................................................pag. 71<br />
IX LEGISLATURA (2010)………...........…...............................................................................pag. 78<br />
SEDUTE STRAORDINARIE, COMMEMORAZIONI E VISITE<br />
SEDUTA DI SABATO 28 APRILE 1973<br />
(Incontro con il Presidente della Repubblica Giovanni Leone)..........................................pag. 85<br />
SEDUTA DI GIOVEDÌ 19 SETTEMBRE 1974<br />
(Dichiarazione sulla strage dell’Italicus)................................................................................pag. 91<br />
SEDUTA DI LUNEDÌ 14 MARZO 1977<br />
(Seduta straordinaria per l’uccisione di Francesco Lorusso)..............................................pag. 93<br />
5
SEDUTA DI GIOVEDÌ 16 MARZO 1978<br />
(Seduta straordinaria per il rapimento di Aldo Moro)........................................................pag. 97<br />
SEDUTA DI SABATO 29 SETTEMBRE 1979<br />
(Cerimonia di saluto al Presidente della Repubblica Sandro Pertini)...............................pag. 98<br />
SEDUTA DI MERCOLEDÌ 6 AGOSTO 1980<br />
(Seduta straordinaria per la strage alla stazione di Bologna)............................................pag. 101<br />
SEDUTA DI SABATO 6 GIUGNO 1981<br />
(Seduta solenne per la celebrazione del decennale dello Statuto,<br />
alla presenza del giudice della Corte costituzionale Leopoldo Elia)................................pag. 107<br />
SEDUTA DI DOMENICA 28 FEBBRAIO 1982<br />
(Incontro con il Presidente del Consiglio dei Ministri Giovanni Spadolini)...................pag. 118<br />
SEDUTA DI LUNEDÌ 24 DICEMBRE 1984<br />
(Seduta straordinaria congiunta con i Consigli provinciale e comunale<br />
di Bologna per la strage sul Rapido 904).........................................................................….pag. 130<br />
SEDUTA DI LUNEDÌ 18 APRILE 1988<br />
(Seduta straordinaria per l’uccisione di Roberto Ruffilli)..................................................pag. 142<br />
SEDUTA DI VENERDÌ 8 LUGLIO 1988<br />
(Seduta straordinaria solenne per il quarantennale della Costituzione<br />
alla presenza della Presidente della Camera dei Deputati Nilde Iotti)............................pag. 144<br />
SEDUTA DI GIOVEDÌ 20 APRILE 1989<br />
(Relazione al progetto di legge istitutivo<br />
del Parco storico-naturalistico di Monte Sole).....................................................................pag. 161<br />
SEDUTA DI GIOVEDÌ 6 DICEMBRE 1990<br />
(Cordoglio per la sciagura aerea dell’Istituto Salvemini di Casalecchio di Reno).........pag. 166<br />
SEDUTA DI MARTEDÌ 8 GENNAIO 1991<br />
(Seduta straordinaria per l’uccisione di tre Carabinieri<br />
al Quartiere Pilastro di Bologna)............................................................................................pag. 172<br />
SEDUTA DI GIOVEDÌ 28 MAGGIO 1998<br />
(Seduta straordinaria in merito all'Adozione della direttiva di Governo<br />
per le pari opportunità, alla presenza del Ministro Anna Finocchiaro)...........................pag. 190<br />
SEDUTA DI MARTEDÌ 11 SETTEMBRE 2001<br />
(Seduta straordinaria per gli attentati agli Stati Uniti).......................................................pag. 208<br />
SEDUTE DI MARTEDÌ 26 MARZO 2002<br />
(Commemorazione di Marco Biagi)......................................................................................pag. 209<br />
SEDUTA DI GIOVEDÌ 13 NOVEMBRE 2003<br />
(Seduta straordinaria per l’attentato di Nassiriya)..............................................................pag. 217<br />
SEDUTA DI MARTEDÌ 16 MARZO 2004<br />
(Commemorazione delle vittime dell’attentato terroristico dell’11 marzo 2004<br />
a Madrid)………………………………………………………………………………….….pag. 220<br />
6
SEDUTA DI GIOVEDÌ 7 LUGLIO 2005<br />
(Seduta straordinaria per gli attentati terroristici di Londra)............................................pag. 226<br />
SEDUTA DI MERCOLEDÌ 26 OTTOBRE 2005<br />
(Commemorazione del Vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria,<br />
Francesco Fortugno)………………………………………………………………..….…….pag. 228<br />
SEDUTA DI MARTEDÌ 30 MAGGIO 2006<br />
(Celebrazione del sessantesimo Anniversario della Repubblica)..…………...……..…. pag. 229<br />
SEDUTA DI MARTEDÌ 25 LUGLIO 2006<br />
(Commemorazione del consigliere Marcello Bignami)..……………………...….……... pag. 231<br />
SEDUTA DI MERCOLEDÌ 26 SETTEMBRE 2007<br />
(Cordoglio per la morte del tenore Luciano Pavarotti)..…………………….….…....…. pag. 234<br />
SEDUTA DI MARTEDÌ 23 SETTEMBRE 2008<br />
(Commemorazione dell’on. Silvano Armaroli, primo Presidente<br />
del Consiglio regionale)……………………………………………………….…..…….…. pag. 236<br />
SEDUTA DI MERCOLEDÌ 4 FEBBRAIO 2009<br />
(Commemorazione dell’assessore Paola Manzini, scomparsa il 22 gennaio 2009)……pag. 238<br />
SEDUTA DI MERCOLEDÌ 22 APRILE 2009<br />
(Comunicazione della Giunta regionale sulle iniziative di solidarietà intraprese<br />
<strong>dal</strong>la Regione Emilia-Romagna a favore della popolazione abruzzese colpita<br />
<strong>dal</strong> terremoto)…………………………………………………………………………..…….pag. 245<br />
SEDUTA DI MARTEDÌ 6 OTTOBRE 2009<br />
(Ringraziamento al sistema regionale della Protezione civile per il ruolo svolto<br />
nella gestione dell’emergenza del terremoto nella Provincia dell’Aquila)...……..…….pag. 249<br />
SEDUTA DI MARTEDÌ 13 LUGLIO 2010<br />
(Seduta straordinaria solenne per la celebrazione del quarantesimo anniversario<br />
della Regione Emilia-Romagna)…………………..…………………………………..……pag. 258<br />
SEDUTA DI MERCOLEDÌ 16 MARZO 2011<br />
(Seduta straordinaria solenne per la celebrazione del centocinquantesimo anniversario<br />
dell'Unità d'Italia)………………….………………..…………………………………..……pag. 290<br />
GLI STATUTI<br />
I STATUTO..............................................................................................................................pag. 329<br />
SEDUTA DI MERCOLEDÌ 7 OTTOBRE 1970<br />
(Relazione del Presidente della Commissione Statuto Lanfranco Turci).........................pag. 331<br />
SEDUTA DI MARTEDÌ 1 DICEMBRE 1970<br />
(Approvazione in forma solenne dello Statuto)..................................................................pag. 348<br />
LA TESTIMONIANZA DI LANFRANCO TURCI................................................................pag. 354<br />
7
II STATUTO.............................................................................................................................pag. 358<br />
SEDUTA DI MARTEDÌ 25 LUGLIO 1989<br />
(Relazione del Presidente della Commissione Statuto Raffaele Trivellini).....................pag. 360<br />
LA TESTIMONIANZA DI RAFFAELE TRIVELLINI...........................................................pag. 365<br />
IL NUOVO STATUTO..........................................................................................................pag. 368<br />
SEDUTE DI GIOVEDÌ 24 GIUGNO 2004<br />
(Interventi di Paolo Zanca e Marco Lombardi,<br />
Presidenti della Commissione Statuto).................................................................................pag. 371<br />
SEDUTA DI LUNEDÌ 13 SETTEMBRE 2004<br />
(Intervento del Presidente della Regione Vasco Errani).....................................................pag. 385<br />
I REGOLAMENTI INTERNI<br />
IL REGOLAMENTO INTERNO DEL CONSIGLIO<br />
SEDUTA DI MERCOLEDÌ 26 GIUGNO 1974<br />
(Relazione del Presidente della Commissione "Regolamento Interno"<br />
Romano Punginelli)……………………………………………………………..…….…..…pag. 391<br />
IL REGOLAMENTO INTERNO DEL CONSIGLIO<br />
SEDUTA DI GIOVEDÌ 26 NOVEMBRE 1992<br />
(Relazione del Presidente della Commissione "Revisione del Regolamento"<br />
Sergio Michele Antonio Nigro)…………………………………………………..….…...…pag. 406<br />
IL NUOVO REGOLAMENTO INTERNO DELL’ASSEMBLEA<br />
SEDUTA DI MERCOLEDÌ 24 OTTOBRE 2007<br />
(Relazione del Presidente della Commissione "Attuazione dello Statuto"<br />
Gianluca Borghi)…………………………………………………………………..…….……pag. 414<br />
8
1970, LA NASCITA DELLA REGIONE<br />
Dalla seduta di insediamento del primo Consiglio regionale, svoltasi il 13 luglio<br />
1970, alla presenza del Commissario del Governo, riportiamo alcuni estratti, tra i<br />
quali il discorso di Silvano Armaroli, Presidente del Consiglio regionale neoeletto.<br />
SEDUTA DI LUNEDI’ 13 LUGLIO 1970<br />
PRESIDENZA DEL CONSIGLIERE PIU’ ANZIANO PER ETA’ ARTELLI<br />
INDI<br />
DEL PRESIDENTE ARMAROLI<br />
La seduta ha inizio alle ore 18.<br />
Il Consiglio della Regione Emilia-Romagna, scaturito <strong>dal</strong>le elezioni del 7<br />
giugno 1970, si è riunito in seduta pubblica inaugurale, presso la sala del<br />
Consiglio dell'Amministrazione provinciale di Bologna, sita nel Palazzo<br />
Malvezzi, in via Zamboni 13, per l'insediamento e la trattazione del seguente<br />
ordine del giorno:<br />
«Elezione del Presidente, di due Vice Presidenti e di due Segretari del<br />
Consiglio regionale, a norma dell'art. 15 della legge 10 febbraio 1953, n. 62».<br />
Nella sala consiliare sono presenti i gonfaloni, con valletti, decorati con<br />
medaglia d'oro al valor militare, dei Comuni di Bologna, Marzabotto, Parma,<br />
Ravenna e Reggio Emilia, nonché quelli delle Province e dei Comuni<br />
capoluoghi di Provincia della Regione Emilia-Romagna, delle Università<br />
degli Studi di Bologna, Ferrara, Modena e Parma, ed altresì quelli delle<br />
Camere di Commercio, Industria ed Agricoltura della Regione.<br />
Tutti gli scanni dell'aula consiliare sono occupati dai consiglieri regionali<br />
neo-eletti.<br />
Sono presenti numerose autorità civili, religiose e militari della Regione,<br />
tra cui S. E. Mons. Giuseppe Amici, Arcivescovo di Modena, Presidente della<br />
9
1970 – La nascita della Regione<br />
Regione conciliare emiliana; S. E. Mons. Aldo Gobbi, Vescovo amministratore<br />
apostolico di Imola, Segretario della Regione conciliare Flaminia; il Dr.<br />
Ubaldo Belli, Primo Presidente della Corte d'Appello di Bologna; il Comm.<br />
Ernesto Dardani, Avvocato Generale della Procura, in rappresentanza del<br />
Procuratore Generale della Repubblica di Bologna; l'On. Arrigo Boldrini,<br />
Vice Presidente della Camera dei Deputati; l'On. Angelo Salizzoni,<br />
Sottosegretario al Ministero degli Esteri; il Gen. Enrico Manzi, in<br />
rappresentanza del Gen. Amato Amati, Comandante del VI Corpo d'Armata;<br />
Magnifici Rettori delle Università degli Studi dell'Emilia-Romagna; il dott.<br />
Angiolo Berti, Presidente dell'Associazione Stampa Emilia-Romagna, Marche;<br />
Prefetti, Deputati e Senatori dell'Emilia-Romagna; l'On. Rino Nanni, Vice<br />
Presidente della Provincia di Bologna; il prof. Giovanni Favilli, in<br />
rappresentanza del Comune di Bologna; i Presidenti delle Province<br />
dell'Emilia e Romagna; i Sindaci dei Comuni capoluoghi di Provincia ed i<br />
Sindaci dei Comuni decorati con medaglia d'oro al valor militare<br />
dell'Emilia e Romagna; il Dr. Gaetano Ranieri, Sovrintendente scolastico<br />
regionale; il Dr. Giuseppe Grauso, Provveditore regionale alle OO. PP.; il<br />
Dr. Domenico Caputo, Provveditore agli Studi di Bologna; rappresentanti<br />
delle segreterie regionali e provinciali dei partiti politici; Segretari<br />
regionali e provinciali dei Sindacati C.G.I.L., C.I.S.L. e U.I.L.; Sindaci dei<br />
Comuni membri del Comitato direttivo dell'A.N.C.I. regionale; il Sig. Carlo<br />
Maria Badini, Sovrintendente al Teatro Comunale di Bologna; il sig. Renzo<br />
Contini, Presidente dell'Ente provinciale del Turismo; il Dr. Carlo Viola,<br />
Direttore della RAI-TV; Assessori e Consiglieri provinciali e comunali di<br />
Bologna; ecc.<br />
E’ presente numeroso pubblico anche nella sala dello Zodiaco, adiacente<br />
all'aula consiliare, collegata con quest'ultima mediante circuito chiuso<br />
televisivo. Ugualmente numeroso pubblico è presente nel cortile interno del<br />
palazzo «Malvezzi», parimenti collegato in circuito chiuso televisivo con<br />
la sala consiliare.<br />
In aula sono presenti anche i corrispondenti dei quotidiani.<br />
Il Commissario del Governo, Dottor Mario Cerutti, il consigliere<br />
regionale più anziano per età, Avv. Riccardo Artelli e l'Avv. Roberto Vighi,<br />
Presidente della Provincia di Bologna, ente ospitante, prendono posto<br />
negli scanni della Presidenza.<br />
10
1970 – La nascita della Regione<br />
COMMISSARIO DEL GOVERNO: Ai sensi dell'art. 14 della legge 10<br />
febbraio 1953, n. 62, recante norme per la costituzione ed il funzionamento<br />
degli organi regionali, prego l'Avvocato Riccardo Artelli di assumere, quale<br />
consigliere più anziano per età fra i presenti, la Presidenza provvisoria del<br />
Consiglio regionale dell'Emilia-Romagna.<br />
Prego, inoltre, il Dr. Lanfranco Turci e il Dr. Emilio Severi, quali<br />
consiglieri più giovani di età, di fungere da Segretari provvisori del<br />
Consiglio.<br />
Do atto che, ai sensi dell'art. 25 della legge 17 febbraio 1968, n. 108, le<br />
funzioni della Segreteria del Consiglio regionale sono disimpegnate<br />
<strong>dal</strong>l'Ufficio di segreteria dell'Amministrazione provinciale di Bologna e più<br />
precisamente <strong>dal</strong> Segretario generale Dr. Romeo Montanari e <strong>dal</strong> Vice<br />
Segretario generale D. Erino Capiluppi.<br />
Signor Presidente, signori consiglieri regionali, autorità, cittadini: quale<br />
Commissario del Governo per la Regione Emilia-Romagna ho provveduto,<br />
a termini di legge, a convocare questa prima riunione di Consiglio<br />
regionale e sono lieto di rivolgere loro il mio saluto cordiale.<br />
Ringrazio il signor Presidente dell'Amministrazione provinciale di<br />
Bologna per il valido concorso dato affinchè questa prima Assise del<br />
Consiglio regionale assumesse la forma più solenne e adeguata<br />
all'eccezionalità dell'avvenimento.<br />
L'evento che in questo giorno, in questa sede stiamo vivendo<br />
rappresenta, per la vita dell'Emilia-Romagna, una tappa fondamentale<br />
della sua storia.<br />
Si realizza, oggi, un istituto, una struttura tutt'affatto nuova nella vita<br />
pubblica ed amministrativa di questa magnifica terra e siete voi, signori<br />
consiglieri, gli uomini chiamati <strong>dal</strong>la libera volontà ordinatamente<br />
espressa <strong>dal</strong>le nostre popolazioni il 7 giugno scorso, a dare l'avvio a questo<br />
nuovo sistema destinato a creare nuovi schemi organizzativi e nuovi<br />
equilibri, ai fini di una sempre maggiore efficienza della struttura del Paese<br />
e di una più alta elevazione sociale della collettività.<br />
In efficace sintesi del volto di questa nobilissima e fiera Regione sono<br />
qui dinanzi a voi i gloriosi gonfaloni dei Comuni emiliani e romagnoli<br />
che di tanta storia e di tanto fervido patriottismo del primo e del<br />
secondo Risorgimento della Patria sono testimonianza fulgida e<br />
prestigiosa; i gonfaloni delle Province, quali emblemi delle componenti<br />
territoriali della Regione; i gonfaloni delle Università della Regione,<br />
11
1970 – La nascita della Regione<br />
vessilli degli antichi Studi che da secoli, in Italia e nel mondo, hanno<br />
irradiato luce di pensiero e felici e provvide istituzioni scientifiche: essi vi<br />
ispirino nel dare inizio al vostro operare attento e faticoso.<br />
Sarete voi che scriverete le prime pagine della nuova storia di questa<br />
Regione, nell'ambito delle competenze che la Costituzione della<br />
Repubblica le attribuisce e sarà vostro onore e merito se le sue strutture, i<br />
suoi organismi, le sue prime realizzazioni sorgeranno efficienti, moderni,<br />
produttivi.<br />
Che il vostro lavoro possa svolgersi sereno e provvido, seguito <strong>dal</strong><br />
consenso delle popolazioni che già guardano a voi con attento interesse,<br />
sì che la Regione possa contribuire, con l'apporto delle sue esperienze e<br />
delle sue opere, al progresso delle sue genti e con esso alle migliori fortune<br />
dell'Italia tutta!<br />
(applausi)<br />
PRESIDENZA DEL CONSIGLIERE ARTELLI<br />
PRESIDENTE: Assumo la Presidenza provvisoria del Consiglio della<br />
Regione Emilia-Romagna.<br />
Su invito del Presidente, entra in aula il Cav. Francesco Faccioli,<br />
Segretario dell'Ufficio elettorale centrale regionale della Corte d'Appello di<br />
Bologna, che consegna al Presidente un esemplare del verbale delle<br />
operazioni dell'Ufficio stesso e di quelli degli Uffici centrali circoscrizionali,<br />
con relativi allegati.<br />
PRESIDENTE: Dichiaro di ricevere <strong>dal</strong> Cav. Francesco Faccioli,<br />
Segretario dell'Ufficio elettorale centrale regionale della Corte d'Appello di<br />
Bologna, un esemplare del verbale delle operazioni dell'Ufficio stesso e di<br />
quelli degli Uffici centrali circoscrizionali, con relativi allegati, a norma<br />
dell'art. 15 della legge 17 febbraio 1968 n. 108 e della pubblicazione n.<br />
18/1970 del Ministero dell'Interno, concernente le elezioni regionali; a<br />
nome dell'<strong>Assemblea</strong> ne rilascio ricevuta.<br />
(Il Cav. Francesco Faccioli esce <strong>dal</strong>l'aula).<br />
12
1970 – La nascita della Regione<br />
PRESIDENTE: Prego il Segretario, Dr. Severi, di procedere all'appello dei<br />
consiglieri e il Segretario, Dr. Turci, di prendere nota dei presenti e degli<br />
assenti.<br />
Il Segretario Dr. Severi procede all'appello. Risultano presenti i seguenti<br />
consiglieri:<br />
1 - ARMAROLI Per. Ind. Silvano<br />
2 - ARTELLI Avv. Riccardo<br />
3 - BARBACINI Dr. Francesco<br />
4 - BARBERI Ferruccio<br />
5 - BARTOLI Ione<br />
6 - BIANCHI Geom. Giovannino<br />
7 - BINI Dr. Secondo<br />
8 - BOCCHI M.o Fausto<br />
9 - BOIOCCHI Gian Carlo<br />
10 - BONDAVALLI M.O Paride<br />
11 - BULGARELLI Dr. Germano<br />
12 - CAMPOS VENUTI Arch. Giuseppe<br />
13 - CAVINA Avv. Sergio<br />
14 - CECCARONI Walter<br />
15 - CEREDI Giorgio<br />
16 - COVATI Dr. Agostino<br />
17 - DEBBI Emilio<br />
18 - FANTI Guido<br />
19 - FELICORI Dr. Fernando<br />
20 - FERRARI Avv. Giuseppe<br />
21 - GABUSI Gino<br />
22 - GALLETTI Rag. Gianfranco<br />
23 - GORRIERI Dr. Ermanno<br />
24 - GUALANDI Enrico<br />
25 - GUALTIERI Libero<br />
26 - GUARELLI Rag. Giancarlo<br />
27 - GUERRA Prof. Natalino<br />
28 - LA FORGIA Prof. Mauro<br />
29 - LOMBARDI Veniero<br />
30 - MAGNANINI Giannetto<br />
31 - MARTINUZZI Avv. Edmondo<br />
13
1970 – La nascita della Regione<br />
32 - MELANDRI Dr. Leonardo<br />
33 - MENABUE Osanna in Ferrari<br />
34 - MENZIANI Prof. Enrico<br />
35 - PANIERI Antonio<br />
36 - PESCARINI Prof. Angelo<br />
37 - PUNGINELLI Romano<br />
38 - RIGHI Prof. Giuseppe<br />
39 - RUBBI Dr. Emilio<br />
40 - SANTINI Avv. Renzo<br />
41 - SANTORELLI Prof.ssa Luisa in Coen<br />
42 - SCAPINELLI Dr. Lorenzo<br />
43 - SEVERI Dr. Emilio Alfonso<br />
44 - SPEZIA Per. Ind. Giovanni<br />
45 - STEFANI Dante<br />
46 - STEFANINI Radames<br />
47 - TURCI Dr. Lanfranco<br />
48 - USBERTI Dr. Giampaolo<br />
49 - VECCHI Adamo<br />
50 - ZANARDI Dr. Guido<br />
PRESIDENTE: Essendo presenti tutti i consiglieri, dichiaro aperta la<br />
prima riunione del Consiglio regionale dell'Emilia-Romagna.<br />
(applausi)<br />
(OMISSIS)<br />
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ARMAROLI<br />
PRESIDENTE: Colleghi consiglieri, mi appresto a ricoprire la carica che<br />
mi è stata affidata con animo trepidante. Nella vita di ogni uomo politico<br />
esistono momenti difficili e preoccupanti. Quando la decisione investe<br />
esclusivamente la propria persona tutto è più facile e l'animo più sereno,<br />
ma quando essa può avere conseguenze sui lavori di un'assemblea o di un<br />
organo, la situazione è indubbiamente più difficile. Soltanto la<br />
consapevolezza delle mie responsabilità e la certezza che non opererò<br />
isolato, ma vincolato alla responsabilità di altri e, quindi, nel pieno<br />
14
1970 – La nascita della Regione<br />
ossequio del costume democratico e nella doverosa considerazione di<br />
diverse concezioni mi ha indotto ad accettare l'alto incarico che<br />
l'<strong>Assemblea</strong> mi ha attribuito.<br />
La consapevolezza delle mie responsabilità mi induce a chiedere la<br />
collaborazione di voi tutti, senza distinzione di parte. Ve la chiedo con la<br />
franchezza di chi sente di dover garantire assoluta imparzialità<br />
nell'esercizio della funzione presidenziale. Avrò bisogno di voi e mi<br />
considererò insieme ad ognuno di voi obbligato a far osservare a tutti la<br />
regola della discussione democratica, senza compromessi né<br />
discriminazioni.<br />
Insieme dovremo operare per tener alto il prestigio di questa <strong>Assemblea</strong><br />
e per dar vita ad una feconda azione legislativa che corrisponda agli<br />
interessi della laboriosa popolazione della nostra Regione. Il<br />
conseguimento di questo fine impegna la maggioranza e l'opposizione; per<br />
il conseguimento di questo scopo la Presidenza conta anche sulla<br />
collaborazione di coloro che legittimamente hanno ritenuto di non<br />
concordare in ordine alla scelta che ha portato alla mia designazione.<br />
In un regime di democrazia l'opposizione costruttiva è necessaria; ove<br />
mancasse verrebbe meno la coscienza più alta della verità, l'impulso più<br />
efficace a bene operare per vivere in un clima di libertà.<br />
La visione del nostro operare deve sempre ancorarsi ad una società<br />
fondata sul libero confronto, che respinge l'egemonia di una parte e che<br />
considera la dialettica, il dibattito, il confronto di idee diverse non come<br />
un mezzo per la conquista del potere, ma un fine irrinunciabile, onde<br />
impedire la degradazione delle istituzioni democratiche.<br />
Il nostro dovrà essere un rapporto ancorato al principio del diritto e<br />
del dovere: il diritto di propagandare e di sostenere le proprie idee<br />
connesso al dovere di non dimenticare mai che anche gli altri hanno il<br />
diritto di propagandare e di sostenere le loro opinioni.<br />
Abbiamo il diritto e il dovere di ricordare che nessuno possiede la<br />
verità rivelata, che il dubbio non testimonia debolezza, ma quasi sempre<br />
l'ansia di ricercare una verità più vera, una verità più utile, una verità<br />
più garante.<br />
Abbiamo il dovere di ricordare che tutto è relativo, che nulla è definito<br />
una volta per sempre, ma che tutto è in movimento e che la verità ha una<br />
sua relatività storica, destinata ad evolversi.<br />
15
1970 – La nascita della Regione<br />
Se è vero che i nostri sentimenti sono costantemente sollecitati dai fatti<br />
di ogni istante e da quelli della cronaca, l'emozione che proviamo questa<br />
sera è illuminata ed esaltata da un fatto che rappresenta l'inizio di una<br />
nuova storia per il nostro popolo.<br />
Abbiamo compiuto il primo atto che da vita alla nostra <strong>Assemblea</strong><br />
regionale. Si tratta di un evento che da a noi la consapevolezza che<br />
questo grande incontro è l'occasione per alimentare una volontà solenne<br />
che deve accomunare le diverse forze politiche e sociali che avvertono la<br />
necessità di garantirsi reciprocamente contro ogni possibile errore dovuto a<br />
concezioni unilaterali, non conciliabili con la più ampia e cordiale<br />
convivenza.<br />
Dopo anni di dibattito e di lotta il nostro popolo, finalmente, si è dato<br />
democraticamente e nell'ordine più perfetto l'ordinamento regionale,<br />
conferendo concretezza alla costituzione repubblicana, espressione della<br />
sovranità popolare ed esaltando il valore sostanziale della democrazia con<br />
una volontà politica e morale assolutamente indiscutibile.<br />
Con l'insediamento delle Regioni un maggiore spirito di libertà e di<br />
giustizia viene ad animare la vita del nostro Paese. Ed è logico che sia così:<br />
tutto ciò deriva da quel grande movimento popolare che fu la Resistenza.<br />
I caduti per la libertà, laici e cattolici, hanno lasciato in eredità all'Italia<br />
un preziosissimo patrimonio di idee, di aspirazioni e di sentimenti; <strong>dal</strong>la<br />
Resistenza, dagli ideali che l'animarono è scaturita la Costituzione<br />
repubblicana e la volontà, insita nella democrazia moderna, di assicurare<br />
alle moltitudini popolari, con appropriate forme organizzative, la direzione<br />
dello Stato e della società, in modo da poter dar vita alla fusione fra la<br />
coscienza popolare e il diritto.<br />
Siamo giunti a questa <strong>Assemblea</strong> dopo un appassionato dibattito che ci<br />
ha visti impegnati nelle aule parlamentari, nei Consigli provinciali, nei<br />
Consigli comunali, nei sindacati, nelle cooperative, in tutte le istanze della<br />
società civile. I più fra noi vogliono fare delle Regioni un punto di forza,<br />
di spinta e di sollecitazione per uno Stato decentrato più coordinato, al<br />
servizio di un equo sviluppo di tutta l'economia.<br />
Il primo problema che ci impegnerà riguarda l'approntamento del<br />
nostro Statuto. È soprattutto in ordine all'elaborazione dello Statuto che la<br />
istituzione delle Regioni può avere un valore determinante, in quanto si<br />
tratta di un problema che potrà mobilitare nuove forze, animate<br />
16
1970 – La nascita della Regione<br />
<strong>dal</strong>l'intento di rendere la vita pubblica della nostra Regione sempre più<br />
intimamente legata alla realtà della società civile.<br />
Nessuno di noi si è illuso, né si illude, che la istituzione delle Regioni, in<br />
sé e per sé, valga a risolvere il problema del rinnovamento democratico<br />
delle nostre istituzioni politiche.<br />
Le Regioni conseguiranno il loro obiettivo se, in primo luogo,<br />
contribuiranno a colmare i vuoti esistenti fra il centro e la periferia, se<br />
faranno sì che in avvenire i più sentano che, in virtù del decentramento, lo<br />
Stato è in maggior misura divenuto lo Stato di tutti.<br />
Riformare l'attuale ordinamento della pubblica amministrazione<br />
mediante un'effettiva ed autonoma articolazione regionale è un'esigenza<br />
avvertita da tutti: dai cittadini che reclamano servizi pubblici sempre più<br />
efficienti e moderni; dai settori industriali e commerciali che desiderano<br />
che la loro attività imprenditoriale si svolga più speditamente; <strong>dal</strong>la classe<br />
politica investita di responsabilità di governo che avverte l'esigenza di<br />
evitare che gli impulsi che l'animano vengano attenuati e spenti <strong>dal</strong> lungo<br />
«iter» procedurale e di far sì che le scelte che operano possano essere<br />
tempestivamente e fedelmente tradotte in atto.<br />
La costituzione delle Regioni a statuto ordinario consentirà la creazione<br />
di Centri di pianificazione, di stimolo, di coordinamento e di valorizzazione<br />
della vita locale.<br />
La Regione è espressione di autonomia politica, di autonomia legislativa,<br />
di autonomia organizzativa, di autonomia finanziaria.<br />
La Regione è sinonimo di efficienza delle strutture pubbliche, strumento<br />
di partecipazione diretta dei cittadini alle scelte locali.<br />
La Regione consente il decentramento delle funzioni statali e di tutte le<br />
funzioni pubbliche, in tutti i casi in cui il decentramento rappresenta uno<br />
stimolo e non un freno a nuovi impulsi nei vari settori della vita civile,<br />
sociale ed economica.<br />
La Regione costituirà il mezzo più moderno per dare impulso alle<br />
attività economiche, per consentire il conseguimento degli obiettivi che si<br />
incentrano nell'aumento del reddito nazionale, nell'aumento del reddito per<br />
abitante, nell'aumento dei consumi e, quindi, nel miglioramento del tenore<br />
di vita, nel raggiungimento della piena occupazione, nella valorizzazione del<br />
lavoratore dentro e fuori della fabbrica, degli uffici e dei campi.<br />
Di fronte ai compiti delle Regioni, di fronte a ciò che questi nuovi organi<br />
dell'ordinamento della Repubblica italiana rappresentano, di fronte, infine,<br />
17
1970 – La nascita della Regione<br />
al significato ed alla portata della partecipazione popolare (che è sinonimo<br />
di democrazia effettiva), alle scelte pubbliche che <strong>dal</strong>la sede regionale si<br />
trasmetteranno a quelle nazionali ed internazionali, il problema del loro<br />
costo si pone senz'altro come una spesa di investimento in beni capitali, in<br />
beni essenziali quali la libertà e la democrazia.<br />
Per questo riteniamo che le Regioni abbiano il dovere di procedere<br />
rapidamente, secondo i poteri che derivano loro <strong>dal</strong> titolo V della<br />
Costituzione ed in modo particolare dagli artt. 117, 118 e 119.<br />
Riteniamo che le Regioni, proprio in virtù dell'assunzione dei poteri loro<br />
attribuiti <strong>dal</strong>la Costituzione, siano mezzo idoneo a conferire allo Stato un<br />
più alto prestigio e ad imprimere al Parlamento nuovo slancio e nuova<br />
vitalità.<br />
Il decentramento del potere libererà il Parlamento da impegni che gli<br />
hanno spesso impedito di esercitare nel modo migliore la propria funzione<br />
di massimo organo di controllo e di direzione politica del Paese.<br />
Le Regioni, inoltre, consentiranno l'utilizzazione di molte sane e<br />
positive energie presenti nei territori amministrati.<br />
Ci apprestiamo a compiere un salto di qualità che deve colmare il vuoto<br />
esistente fra il vertice e la base, dando luogo, nell'interesse di tutti, ad<br />
un'equa ripartizione del potere reale, troppo spesso sostituito da un potere<br />
formale od inefficiente.<br />
In questi mesi di dibattiti e di ansiose inquietudini molte opinioni sono<br />
state espresse in merito alle Regioni, ai loro compiti, alle loro<br />
caratteristiche. Sulla stampa si è detto: «Le Regioni sono l'ultima spiaggia<br />
per la battaglia del rinnovamento democratico dello Stato: la<br />
partecipazione si realizza di qui o mai più».<br />
Vogliamo cogliere il significato di tali opinioni.<br />
Dobbiamo obbedire alla vocazione di suscitare un nuovo fermento<br />
democratico, suscitando ovunque un clima nuovo, di fiducia nella<br />
democrazia, anteponendo agli egoismi individuali i valori civili e sociali che<br />
sono caratteristici del progresso di un popolo.<br />
Occorre aprire un nuovo spazio all'iniziativa ed alla partecipazione<br />
politica dei lavoratori e delle masse popolari, estendendo l'area<br />
dell'intervento pubblico mediante l'articolazione regionale della politica di<br />
piano e la realizzazione di una politica organica di assetto territoriale.<br />
Tutto questo dipenderà <strong>dal</strong>la nostra volontà di sperimentare nelle<br />
Regioni iniziative, forme e nuovi metodi di governo tali da investire le<br />
18
1970 – La nascita della Regione<br />
impostazioni tradizionali, superando ogni concezione burocratica dei<br />
rapporti fra Stato e cittadini, che ci trasciniamo dietro da oltre un secolo<br />
di vita unitaria.<br />
Non è senza significato che l'Ente Regione viene realizzato in<br />
concomitanza con il centenario dell'Unità d'Italia: ciò sottolineiamo non<br />
tanto per negare la validità a quanto fecero i nostri avi, ma per esprimere il<br />
fermo intendimento di migliorare e rafforzare il loro operato, secondo le<br />
nuove esigenze dei cittadini.<br />
Non a caso l'ordinamento regionale è sempre stato particolarmente<br />
sollecitato, nel corso di quest'ultimo mezzo secolo, sia <strong>dal</strong>le forze socialiste,<br />
sia <strong>dal</strong>le forze cattoliche, nonché da un grande artefice del Risorgimento<br />
quale fu il liberale Marco Minghetti.<br />
Le riforme si realizzano se si coglie l'anelito delle forze sociali interessate<br />
a realizzarle. Dobbiamo fare in modo che questa spinta possa trovare nella<br />
nostra <strong>Assemblea</strong> uno dei più validi punti di appoggio.<br />
Nelle diverse sedi di nostra provenienza si sono elaborati studi ed<br />
espressi orientamenti, dai quali emergono convergenze e dissensi.<br />
Prevale, comunque, un ampio consenso; se sapremo far leva su ciò che ci<br />
unisce, il nostro cammino sarà più agevole.<br />
Questa sera ci preme ricordare che lo Statuto del nostro Ente non<br />
dovrà riflettere concezioni ideologiche di parte, o concezioni filosofiche<br />
particolari. Dovremo fare in modo che lo Statuto costituisca un punto di<br />
incontro fra correnti politiche e filosofiche diverse, attuato in un<br />
determinato momento storico.<br />
Ogni intesa tra forze diverse reca in sé dei limiti, ma è anche la<br />
condizione per imprimere maggior forza ad un nuovo ordinamento. Se su<br />
questo ordinamento si vorrà, poi, esprimere un giudizio, occorrerà<br />
considerarlo nel suo insieme, senza perdersi nei particolari; e non vi è<br />
dubbio che, se così vorremo, il risultato sarà positivo.<br />
Sarà <strong>dal</strong> confronto delle nostre idee che si potranno mettere in luce le<br />
opinioni valide, le lacune insite nelle diverse posizioni e si potranno far<br />
prevalere i provvedimenti più giusti: in questo raffronto sta la vitalità della<br />
nostra <strong>Assemblea</strong>.<br />
Non dimenticheremo mai le attese, le aspirazioni della popolazione che<br />
siamo stati chiamati ad amministrare e non ci sottrarremo mai al suo<br />
sguardo vigile. Dovremo, con l'attività di ogni giorno, con la nostra<br />
correttezza, costruire un esempio per tutti e soprattutto per i giovani ed<br />
19
1970 – La nascita della Regione<br />
operare in modo che essi, valutando positivamente la nuova istituzione,<br />
guardino sempre più fiduciosi al domani.<br />
Mi richiamo ai giovani perché di loro dobbiamo preoccuparci; essi<br />
debbono costituire la continuità ed il miglioramento del costume<br />
democratico. Ogni generazione ha diritto di chiedere a quelle che l'hanno<br />
preceduta quale destino le prepara; noi dobbiamo fornire la prova di<br />
operare per costruire un destino che arricchisca la vita apportandovi<br />
entusiasmo, fiducia, certezza.<br />
A ragione i giovani non si adattano allo spazio che trovano ed aspirano<br />
ad orizzonti più vasti, ad una maggiore giustizia che si affermi e si sviluppi<br />
nel segno della libertà e della democrazia.<br />
Prima di terminare desidero, a nome di tutto il Consiglio, inviare un<br />
deferente saluto al Presidente della Repubblica, al Presidente della Camera<br />
dei Deputati, al Presidente del Senato ed a tutti i parlamentari,<br />
auspicando che al più presto si costituisca un Governo capace di recepire e<br />
di interpretare l'anelito di pace, di rinnovamento e di progresso del<br />
nostro popolo.<br />
Un riconoscente pensiero rivolgo ai Presidenti delle Province emilianoromagnole,<br />
ai Sindaci delle nostre città e di tutti i Comuni della nostra<br />
terra, alle autorità civili, religiose e militari, ai sindacalisti ed ai<br />
cooperatori.<br />
Un saluto cordiale rivolgo ai rappresentanti della stampa, con i quali<br />
dovremo collaborare per far conoscere all'opinione pubblica la nostra<br />
attività.<br />
Sono certo di interpretare il pensiero ed i sentimenti dell'<strong>Assemblea</strong><br />
tutta, esprimendo l'auspicio di una feconda attività, tanto attesa <strong>dal</strong>la<br />
popolazione della nostra Regione, che merita il meglio di noi stessi ed alla<br />
quale dedicheremo ogni nostra energia.<br />
(applausi)<br />
Propongo che, uscendo da quest'aula, ci si rechi a rendere omaggio<br />
ai caduti di tutte le guerre e della Resistenza, in Piazza Nettuno.<br />
(applausi)<br />
20
1970 – La nascita della Regione<br />
Il Presidente del Consiglio regionale Silvano Armaroli nella seduta di insediamento del primo<br />
Consiglio regionale, il 13 luglio 1970, tenuta nella Sala consiliare della Provincia di Bologna.<br />
21
1970 – La nascita della Regione<br />
Il consigliere Sergio Cavina nella seduta del 13 luglio 1970.<br />
22
1970 – La nascita della Regione<br />
Dalla seduta in cui venne eletta la prima Giunta regionale, riportiamo il primo<br />
discorso di Guido Fanti, primo Presidente della Regione Emilia-Romagna.<br />
SEDUTA DI GIOVEDI’ 23 LUGLIO 1970<br />
FANTI, Presidente della Giunta: Signor Presidente, signori consiglieri,<br />
nell'assumere la presidenza della Giunta regionale dell'Emilia-Romagna<br />
vorrei rivolgere al Consiglio e a tutta la popolazione della regione un saluto<br />
capace di esprimere in tutta la sua ampiezza il senso ideale, morale, prima<br />
ancora che politico, con il quale cercherò di assolvere alla grande<br />
responsabilità che mi è stata assegnata. Non è, questo, un discorso che<br />
riguarda la mia persona, e neppure, ne sono certo, quella degli Assessori<br />
che con me sono chiamati oggi ad assicurare la prima direzione politica del<br />
nuovo istituto democratico. È semplicemente il discorso di chi, come noi,<br />
avverte il significato non occasionale e contingente dell'opera cui ci<br />
accingiamo.<br />
Sentiamo che con noi e in noi agisce un patrimonio prezioso come nessun<br />
altro, perché si è costruito e arricchito attraverso decenni e decenni di<br />
storia della nostra regione, attraverso gli apporti che con dolore, sacrificio e<br />
dure lotte hanno espresso gli uomini migliori: la povera gente, gli sfruttati.<br />
Questo patrimonio si fonda sui valori umani di libertà, di eguaglianza, di<br />
pace, che hanno reso protagonisti della storia della nostra terra i braccianti,<br />
gli «scariolanti», le mondariso, che, non piegati <strong>dal</strong>le bestiali fatiche per la<br />
redenzione della terra, hanno saputo dare un senso alla loro vita riponendo<br />
ogni speranza di riscatto dell'uomo nel socialismo. E con loro sono nella<br />
storia emiliana i primi nuclei di operai e di artigiani minuti delle città e<br />
dei borghi, e poi i mezzadri e i coloni, e poi la classe operaia, che, pur con<br />
le mani ancora odorose di farina, pur nella struttura disseminata di<br />
piccole e medie industrie, rapidamente ha saputo conquistare una<br />
coscienza di classe tale da affermarsi come nuova classe dirigente; e poi<br />
gli intellettuali, i tecnici, gli uomini delle professioni, che hanno saputo<br />
ricercare e trovare nel rapporto più diretto e immediato con la realtà<br />
sociale e politica il segno più vero di una cultura destinata all'uomo e al<br />
suo arricchimento; e poi ancora quei ceti medi produttivi delle città e<br />
23
1970 – La nascita della Regione<br />
delle campagne che si ritrovano a costituire quella grande area sociale,<br />
democratica e antimonopolistica che si colloca innanzi alle prospettive di<br />
trasformazione della società italiana come nuovo blocco storico.<br />
Questa ormai è storia di molte generazioni, ognuna con le sue avanzate<br />
e i suoi regressi, i suoi slanci e i suoi arresti, in un processo continuo<br />
seminato, com'è nelle vicende umane, di luci e di ombre, ma sempre<br />
sorretto <strong>dal</strong>la grande luminosa speranza di costruire una società e uno stato<br />
senza esclusi, nei quali ognuno possa dare e ricevere, nel rapporto con gli<br />
altri, secondo le sue possibilità. Le tappe di questo cammino si legano a<br />
nomi indimenticabili, come quelli di Costa e Prampolini, Marabini e<br />
Zanardi, Massarenti, Baldini e Gnudi, di tutti i condannati <strong>dal</strong> tribunale<br />
speciale fascista, di tutti i caduti della Liberazione e delle lotte del lavoro,<br />
dei dirigenti partigiani, come Dario, Bulow, Armando, dei sin-daci della<br />
Liberazione e della ricostruzione, come Dozza, Corassori, Gatta, Campioli,<br />
Luisa Balboni, Ferrari.<br />
Veniamo di lontano e andiamo lontano, disse un giorno di noi<br />
comunisti Palmiro Togliatti. E queste sue parole voglio richiamare nel<br />
momento in cui si segna un'altra tappa importante nell'ascesa storica della<br />
classe operaia e delle classi lavoratrici verso l'assunzione di funzioni di<br />
governo e di direzione generale della società e dello stato. Poiché questo,<br />
in realtà, è il senso vero della decisione adottata oggi <strong>dal</strong> Consiglio<br />
regionale con l'elezione del Presidente e della Giunta: si affida la direzione<br />
politica della Regione, di questa nuova dimensione dello Stato democratico<br />
voluto <strong>dal</strong>la Costituzione, alle forze che fondano la loro ragion d'essere sui<br />
valori libertari, socialisti e comunisti del movimento operaio.<br />
Nella dichiarazione politica presentata al <strong>consiglio</strong> PCI e PSIUP hanno<br />
espresso gli orientamenti generali cui ci rifacciamo con certa<br />
determinazione, nella fedeltà alla Costituzione e ai principi ai quali essa è<br />
ispirata per una democrazia nuova, per una repubblica fondata sul<br />
lavoro e su un ordinamento statuale articolato in un sistema di<br />
autonomie. Nessuna antitesi, nessuna muraglia cinese noi scorgiamo tra la<br />
lotta per questa nuova democrazia e le prospettive di trasformazione<br />
socialista della società. Il nostro obiettivo è una società più giusta e più<br />
umana, capace di soddisfare i bisogni dell'uomo nella loro globalità e di<br />
assicurare a tutti i suoi membri la condizione e la dignità che le conquiste<br />
e le potenzialità dell'umano intelletto possono offrire. Una democrazia<br />
nuova deve caratterizzarsi per una dialettica complessa, capace di<br />
24
1970 – La nascita della Regione<br />
produrre, nell'autonoma attività delle diverse istanze della società politica<br />
e civile, ricche spinte democratiche e decise affermazioni di libertà. Vogliamo<br />
costruire uno Stato effettivamente e assolutamente laico, né ateo né<br />
confessionale, pluralistico, in cui nessuna ideologia o fede religiosa abbia<br />
posizioni di esclusivismo e privilegio rispetto alle altre. Questa è la via<br />
italiana al socialismo: essa deve passare attraverso una serie di riforme<br />
economiche e sociali e di conquiste politiche che si traducano in immediati<br />
miglioramenti delle condizioni delle grandi masse popolari e in una<br />
progressiva modificazione nei rapporti di forza a favore del movimento<br />
operaio e democratico. Alla costruzione della nuova società crediamo siano<br />
chiamate non soltanto le forze di ispirazione socialista, ma anche gran<br />
parte delle forze cattoliche, giacché una profonda coscienza religiosa non<br />
può non contraddire lo sfruttamento e le limitazioni della libertà e dignità<br />
umana proprie della società capitalistica.<br />
Da questi orientamenti e <strong>dal</strong>le responsabilità che ci competono nella<br />
direzione della Regione deriva il nostro impegno per l'attuazione di un<br />
nuovo modo di governare che si fondi sulla partecipazione e<br />
sull'autogoverno. E s'impone anche un nuovo modo di far politica, che<br />
riproponga alle masse popolari, come già in altri momenti fondamentali<br />
della recente vita politica italiana, il rilancio di una ispirazione ideale nella<br />
quale sola possono trovare risposta positiva e chiarificatrice gli<br />
interrogativi, i dubbi, le incertezze, le situazioni di crisi che l'attuale<br />
condizione fatta all'uomo <strong>dal</strong> tipo di società in cui viviamo propone<br />
continuamente e drammaticamente a tutti, in particolare alle giovani<br />
generazioni.<br />
Per questo occorre un estremo rigore morale nell'azione politica alla<br />
quale poniamo mano, con l'avvio del nuovo istituto regionale, per il<br />
consolidamento e lo sviluppo della democrazia. Diciamo e diremo sempre<br />
di no, nel pensiero e nell'azione, ai falsi valori della società capitalistica,<br />
alla sua tendenza a sempre più subordinare alle necessità del profitto non<br />
soltanto il lavoro salariato, ma l'intero assetto della vita dell'uomo, al facile<br />
allettamento di una efficienza che si accontenti di un rapido sviluppo<br />
economico e baratti i diritti e la dignità umani con un soddisfacimento di<br />
bisogni e aspirazioni ridotti al grado di valore più basso. Diciamo e<br />
diremo di no, nel pensiero e nell'azione, a ogni deformazione dei grandi<br />
principi cui attingiamo sostegno per la nostra lotta di socialisti e di<br />
comunisti, chiaramente scorgendo il rischio che essa porti, come dolorose<br />
25
1970 – La nascita della Regione<br />
esperienze antiche e anche recenti del movimento comunista ci<br />
rammentano, a un indebolimento ideale e a un inaridimento burocratico<br />
che si traducono in altrettante battute di arresto nel processo di<br />
edificazione di una nuova umanità, nonostante il riconoscimento del peso<br />
decisivo che le conquiste del campo socialista hanno avuto ed hanno<br />
per la causa della pace e dell'emancipazione dei popoli <strong>dal</strong> giogo<br />
dell'imperialismo.<br />
Avvertiamo profondamente l'altezza e la difficoltà dell'impegno che ci<br />
muove e siamo consapevoli che la salvaguardia della dignità e<br />
dell'uguaglianza della persona umana, la costruzione di una vita non<br />
mistificata, la lotta per la pace fra i popoli e per la giustizia sociale<br />
richiedono il contributo ideale e pratico di tutte quelle forze<br />
democratiche, socialiste, laiche e cattoliche, che si fanno portatrici di alti<br />
valori di civiltà: di quei valori che nessuna parte da sola potrebbe<br />
presumere di rappresentare e attuare, ma che ciascuna può, operando in<br />
collaborazione con le altre, pur nella reciproca autonomia e distinzione,<br />
contribuire ad affermare. L'Emilia-Romagna ha vissuto in questi ultimi<br />
anni momenti esaltanti, di dibattito, confronto ideale, rinnovamento, che<br />
hanno investito, in una singolare e forse non casuale correlazione di tempo,<br />
sia le forze socialiste sia il mondo cattolico fino alla più alta<br />
manifestazione, il concilio Vaticano II. Solo una miope meschinità può<br />
stravolgere il significato profondo di questi momenti: non sarà certo<br />
qualche vacuo slogan, come quello, prima, della «repubblica conciliare», e,<br />
ora, della «regione conciliare», a svilire a semplice incontro di spartizione di<br />
potere quella che è e rimane la prospettiva più luminosa che possa dare<br />
certezza alle speranze di tutti coloro che vivono del proprio lavoro e<br />
aspirano ad una società più giusta e più umana.<br />
Signori consiglieri, se questi sono i nostri punti di riferimento ideali e<br />
generali, nessuna separazione possiamo concepire fra essi e l'azione<br />
quotidiana che fino da ora siamo chiamati a svolgere. Faremo<br />
corrispondere con costante cura ogni nostro atto agli indirizzi enunciati,<br />
sollecitando un continuo apporto di dibattito, di suggerimento, di critica,<br />
in una parola, di democrazia, da tutto il Consiglio, dagli istituti<br />
rappresentativi, <strong>dal</strong>le organizzazioni e <strong>dal</strong>le forze politiche e sociali della<br />
Regione. Tre ordini di rapporti ci appaiono fondamentali. Il primo si rivolge<br />
al Governo nazionale. Il nostro auspicio è che <strong>dal</strong>l'attuale momento, così<br />
tormentato e difficile, esca sconfitto il partito della crisi e dell'avventura e<br />
26
1970 – La nascita della Regione<br />
si formi un Governo il quale s'impegni a dare risposta positiva alle<br />
richieste di riforme e di democrazia provenienti <strong>dal</strong>le grandi masse operaie<br />
e lavoratrici. Un Governo di tale orientamento troverà nella struttura<br />
articolata del potere pubblico - certamente nella nostra Regione - un<br />
punto di riferimento e di forza, nel rispetto reciproco dell'autonomia degli<br />
istituti statuali centrali e locali, ma nella visione dell'unità nazionale, della<br />
quale le Regioni e l'attività che in esse, per quanto ci compete, svolgeremo,<br />
sono destinate ad essere il vero nuovo fondamento. Il patrimonio storico<br />
della nostra terra, l'esperienza unitaria che ha visto le lotte vittoriose dei<br />
lavoratori e delle forze democratiche emiliane si propongono oggi come<br />
contributo al consolidamento dell'unità del paese sulla base della<br />
Costituzione repubblicana, e insieme sono sicura garanzia di una visione<br />
unitaria delle prospettive dell'Emilia-Romagna, la cui vita in nessun modo<br />
potrebbe essere turbata da episodi mortificanti o addirittura eversivi come<br />
quelli che purtroppo si constatano in questi giorni in altre parti d'Italia. Ci<br />
accingiamo al lavoro di Giunta della fase costituente con chiara<br />
consapevolezza delle responsabilità che ci competono al fine di assicurare il<br />
più rapido conseguimento della capacità operativa e della pienezza di<br />
poteri della Regione. Rileviamo, però, al tempo stesso, le responsabilità cui<br />
debbono assolvere gli organi centrali dello Stato in relazione ai medesimi<br />
obiettivi. Ci pare quindi che già la fase iniziale della vita delle Regioni si<br />
proponga come terreno di verifica sia della volontà politica regionalista,<br />
sia di un nuovo rapporto fra organi centrali e locali dello Stato, libero da<br />
fenomeni di subordinazione o di pregiudiziale contrapposizione.<br />
Gli altri ordini di rapporti si rivolgono agli istituti di rappresentanza<br />
elettiva e alle molteplici articolazioni della società civile. È innanzi a tutti<br />
un'ampia prospettiva di partecipazione, della quale solleciteremo<br />
costantemente le espressioni, promuovendo, per quanto sta in noi, le<br />
condizioni capaci di rafforzare la concretezza. Il sistema dei rapporti<br />
democratici nella Regione potrà così estendersi, arricchendosi, oltre a quelli<br />
primari delle Province e dei Comuni, del contributo dei comprensori e dei<br />
quartieri, in forme al limite del possibile istituzionalizzate. Forte impulso<br />
riceverà, in questo quadro, la dinamica democratica di tutta la società e si<br />
esalterà il contributo di base con il quale, per ormai consolidata<br />
esperienza nella nostra regione, le organizzazioni della vita civile e gli<br />
stessi singoli cittadini sostengono e nutrono l'attività delle loro<br />
rappresentanze elettive.<br />
27
1970 – La nascita della Regione<br />
Quella cui tutti ci accingiamo è un'opera grande. La svolgeremo, per<br />
parte nostra, senza preclusioni, se non verso chi si pone, per motivi politici<br />
o per interessi economici, fuori del terreno democratico e del patto<br />
costituzionale. Cercheremo in questa <strong>Assemblea</strong>, lo ripetiamo, ogni possibile<br />
collaborazione, rimuovendo sempre dai contributi e <strong>dal</strong>le convergenze<br />
qualsiasi possibilità di confusione o di lesione delle rispettive autonomie e<br />
distinzioni ideali e politiche. Il nostro auspicio più fervido, il nostro<br />
impegno più deciso è che tutta la gente emiliana possa trovare nel<br />
Consiglio e negli altri organi della Regione un fondamentale punto di arrivo<br />
del proprio quotidiano impegno civico, al servizio delle proprie aspirazioni<br />
sociali ed umane.<br />
28
1970 – La nascita della Regione<br />
La prima Giunta regionale (1970).<br />
29
1970 – La nascita della Regione<br />
LA TESTIMONIANZA DI GUIDO FANTI<br />
Il ricordo di un protagonista quale Guido Fanti è una testimonianza preziosa per<br />
ricostruire il clima – nazionale e locale – in cui mosse i primi passi l’istituzione<br />
regionale.<br />
L’istituzione delle Regioni.<br />
“La Costituzione prevedeva che un anno dopo la sua entrata in vigore<br />
avrebbero dovuto tenersi le prime elezioni regionali, quindi verso il<br />
1949/1950. Invece, si aspettò molto, nonostante le regioni fossero da sempre<br />
volute fortemente - specie <strong>dal</strong>la sinistra, <strong>dal</strong> Partito Comunista Italiano in<br />
particolare - fin <strong>dal</strong>la Costituente, e si è dovuto lottare parecchio per attuarle.<br />
In quegli anni, verso l’istituzione delle Regioni c’era una spinta che veniva<br />
da sinistra, soprattutto <strong>dal</strong> PCI: <strong>dal</strong> momento in cui si formarono i cosiddetti<br />
governi di centro-sinistra, con l’esclusione del PCI, il nostro partito spinse<br />
parecchio perché venisse portata avanti la riforma dello Stato che comportava<br />
anche l’istituzione delle Regioni. E in questo ci trovammo d’accordo con il PSI<br />
sulla necessità di attuare la Costituzione in tutti i suoi punti.<br />
Uno dei motivi che portò al ritardo e al rallentamento dell’attuazione della<br />
Costituzione era rappresentato <strong>dal</strong> fatto che, in base ai risultati elettorali, in<br />
Italia sarebbe successo che le tre Regioni del centro sarebbero state governate<br />
<strong>dal</strong> PCI, che lì aveva la maggioranza.<br />
Furono accampati motivi anche di politica estera. In quegli anni emerse,<br />
anche sulla stampa, una forte preoccupazione, una pressione nell’ambito del<br />
Patto atlantico, dovuta alla situazione dei due blocchi contrapposti: avere<br />
organi dello Stato - perché le Regioni diventavano veri e propri organi di<br />
Stato - sotto il controllo del PCI poteva rappresentare un pericolo. Questa fu<br />
una delle ragioni che fece faticare parecchio l’accettazione da parte dell’intera<br />
DC della formazione di questi nuovi organi.<br />
Comunque, finalmente, si arrivò alla proclamazione delle famose elezioni<br />
del giugno ’70. A questo punto, noi che avevamo spinto per la formazione<br />
delle Regioni ci impegnammo in prima persona, me compreso. Allora ero<br />
31
1970 – La nascita della Regione<br />
Sindaco e vedevo il passaggio <strong>dal</strong>la direzione di un organo di natura<br />
amministrativa a quella di un organo di Stato, con potere legislativo, in modo<br />
estremamente positivo, pur con tutti i suoi limiti. Per questo fui il più breve<br />
sindaco di Bologna”.<br />
Il primo Statuto dell’Emilia-Romagna.<br />
“Le riunioni della Commissione venivano fatte in sede istituzionale, ma il<br />
centro motore dell’elaborazione politica di quelli che dovevano essere i<br />
principi dello Statuto, che poi la Commissione doveva tradurre in articoli, era<br />
rappresentato da un incontro politico che investiva i dirigenti dei partiti di<br />
allora. Per il PCI, c’eravamo io, Turci, Cavina (allora segretario regionale del<br />
partito); per la DC, partecipava sempre Ermanno Gorieri; per il PRI, Gualtieri;<br />
per il PSDI, Scapinelli di Modena. Dunque l’elaborazione politica di partenza<br />
era rappresentata da incontri-scontri in cui naturalmente ognuno diceva la<br />
sua, e poi Turci doveva ricondurre tutto alla Commissione.<br />
Questo per dire che fin <strong>dal</strong> primo momento il rapporto tra le diverse<br />
componenti politiche non era un rapporto di forza basato sui numeri: certo<br />
c’era il sistema proporzionale e quindi ognuno proporzionalmente<br />
partecipava per la sua parte, ma il punto di elaborazione vera avveniva in<br />
modo paritario, perché l’opinione della minoranza non valeva meno, era un<br />
coinvolgimento alla pari delle principali forze politiche attorno ai punti<br />
fondamentali dello Statuto. E in questo senso riuscimmo a fare molto in soli<br />
sei mesi, partendo da zero e forse anche questo ci facilitò. Questo, dunque, fu<br />
il modo di procedere che ha consentito di redigere lo Statuto che poi si è<br />
votato il 1° dicembre 1970, meno di sei mesi dopo la costituzione della<br />
Regione e della Commissione per lo Statuto. Gli incontri erano frequenti: ci<br />
incontrammo anche in agosto, a Marina di Ravenna, dove io ero al mare<br />
(anche la prima riunione della Giunta la facemmo in un bagno a Marina di<br />
Ravenna).<br />
Il modo in cui abbiamo proceduto non escludeva comunque i dissidi,<br />
anche allora c’erano scontri e contrapposizioni e non c’era un cedimento<br />
politico-ideologico da parte di ciascuno, anzi, allora il confronto era molto<br />
duro. Ma sull’indirizzo concreto da dare al nuovo organo dello Stato abbiamo<br />
messo insieme la cultura politica delle forze politiche fondamentali: questa è<br />
32
1970 – La nascita della Regione<br />
la ragione per cui abbiamo proceduto in quel modo. Fu una scelta politica:<br />
occorreva stabilire un orientamento politico che fosse il più largo possibile tra<br />
le varie forze e poi su quella base andare al confronto tra tutte quelle forze.<br />
Ancora oggi sono convinto che se manca l’idea su cui costruire lo Statuto nei<br />
suoi fondamenti si crea per forza di cose una contrapposizione giorno per<br />
giorno, minuto per minuto, in cui ogni problema viene affrontato in base alla<br />
contrapposizione politica del momento. Ed è molto difficile andare avanti”.<br />
33
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
1970-2010: DALLA I ALLA IX LEGISLATURA<br />
Riportiamo qui la composizione dei Consigli regionali che si sono succeduti nei<br />
primi quarant'anni di storia della Regione Emilia-Romagna, <strong>dal</strong> 1970 al 2010.<br />
I LEGISLATURA (1970-1975)<br />
Elezioni 7 giugno 1970.<br />
Consiglieri Regionali:<br />
Armaroli Silvano (PSI)<br />
Artelli Riccardo (PLI)<br />
Barbacini Francesco (DC)<br />
Barberi Ferruccio (PCI)<br />
Barbieri Mario (DC) sostituisce Barbacini <strong>dal</strong> 05.02.1975<br />
Bartoli Ione (PCI)<br />
Bellettini Athos (PCI) sostituisce Santorelli <strong>dal</strong> 07.12.1971<br />
Bianchi Giovannino (DC)<br />
Bini Secondo (PRI)<br />
Bocchi Fausto (PCI)<br />
Boiocchi Gian Carlo (PCI)<br />
Bondavalli Paride (DC)<br />
Bulgarelli Germano (PCI)<br />
Campos Venuti Giuseppe (PCI)<br />
Cavina Sergio (PCI)<br />
35
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Ceccaroni Walter (PCI)<br />
Ceredi Giorgio (PCI)<br />
Covati Agostino (DC)<br />
Debbi Emilio (PCI)<br />
Di Matteo Giandonato (PLI) sostituisce Artelli <strong>dal</strong> 12.09.1973<br />
Fanti Guido (PCI)<br />
Felicori Fernando (DC)<br />
Ferrari Giuseppe (PCI)<br />
Gabusi Gino (PSU poi PSDI)<br />
Galletti Gianfranco (DC)<br />
Gorrieri Ermanno (DC)<br />
Gualandi Enrico (PCI)<br />
Gualtieri Libero (PRI)<br />
Guarelli Giancarlo (PSU poi PSDI)<br />
Guerra Natalino (DC)<br />
La Forgia Mauro (PSIUP poi PCI)<br />
Leroy Mario (PCI) sostituisce Gualandi <strong>dal</strong> 07.12.1971<br />
Lombardi Veniero (PCI)<br />
Magnanini Giannetto (PCI)<br />
Martinuzzi Edmondo (MSI)<br />
Melandri Leonardo (DC)<br />
Menabue Osanna in Ferrari (PCI)<br />
Menziani Enrico (DC)<br />
Panieri Antonio (PCI)<br />
Pescarini Angelo (PCI)<br />
36
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Punginelli Romano (PCI)<br />
Righi Giuseppe (PSI)<br />
Romagnoli Giovanni (PCI) sostituisce Bulgarelli <strong>dal</strong> 09.03.1972<br />
Rubbi Emilio (DC)<br />
Santini Renzo (PSI)<br />
Santorelli Luisa in Cohen (PCI)<br />
Scapinelli Lorenzo (PSU poi PSDI)<br />
Severi Emilio Alfonso (PCI)<br />
Spezia Giovanni (DC)<br />
Stefani Dante (PCI)<br />
Stefanini Radames (PCI)<br />
Turci Lanfranco (PCI)<br />
Usberti Giampaolo (DC)<br />
Vecchi Adamo (PSIUP poi PCI)<br />
Zanardi Guido (DC)<br />
Presidente del Consiglio Regionale:<br />
Armaroli Silvano (PSI)<br />
13 luglio 1970<br />
26 gennaio 1972<br />
3 ottobre 1973<br />
Presidente della Giunta Regionale:<br />
Fanti Guido (PCI)<br />
23 luglio 1970<br />
37
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
II LEGISLATURA (1975-1980)<br />
Elezioni 15 giugno 1975.<br />
Consiglieri Regionali:<br />
Armaroli Silvano (PSI)<br />
Baccarini Cesare (PCI)<br />
Baroni Giuseppe (PCI) sostituisce Stefani <strong>dal</strong> 19.04.1979<br />
Bartoli Jone (PCI)<br />
Bartolini Ottorino (PSI)<br />
Bellelli Rossano (DC)<br />
Berra Carlo (PCI)<br />
Bianchi Giovannino (DC)<br />
Bini Secondo (PRI)<br />
Bocchi Fausto (PCI)<br />
Boiocchi Gian Carlo (PCI)<br />
Bondavalli Paride (DC)<br />
Cavina Sergio (PCI)<br />
Ceccaroni Walter (PCI)<br />
Ceredi Giorgio (PCI)<br />
Coniglio Carlo (PDUP)<br />
Contini Renzo (DC)<br />
Covati Agostino (DC)<br />
Di Matteo Giandonato (PLI)<br />
Fanti Guido (PCI)<br />
Felicori Fernando (DC)<br />
Ferrari Giuseppe (PCI)<br />
Fiorini Gualtiero (PLI) sostituisce Di Matteo <strong>dal</strong> 07.07.1976<br />
Forcione Peppino (PSDI) sostituisce Gabusi <strong>dal</strong> 21.07.1975<br />
38
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Gabusi Gino (PSDI)<br />
Galletti Gianfranco (DC)<br />
Gavioli Giuseppe (PCI)<br />
Gentili Giobbe (DC) sostituisce Melandri <strong>dal</strong> 19.04.1979<br />
Gualtieri Libero (PRI)<br />
Guarelli Giancarlo (PSDI)<br />
Guerra Natalino (DC)<br />
La Forgia Mauro (PCI)<br />
Leoni Cesare Germano (PCI) sostituisce Lombardi <strong>dal</strong> 24.09.1975<br />
Lombardi Veniero (PCI)<br />
Magnanini Giannetto (PCI)<br />
Mantovani Maurizio (PCI) sostituisce Berra <strong>dal</strong> 26.07.1978<br />
Marchini Luigi (PCI) sostituisce Bocchi <strong>dal</strong> 08.05.1976<br />
Mazzanti Alessandro (MSI-DN)<br />
Melandri Leonardo (DC)<br />
Menabue Osanna in Ferrari (PCI)<br />
Menziani Enrico (DC)<br />
Murotti Marta (PCI) sostituisce Fanti <strong>dal</strong> 08.05.1976<br />
Panieri Antonio (PCI)<br />
Pecorari Emilio (PCI) sostituisce Mantovani <strong>dal</strong> <strong>27.</strong>07.1978<br />
Pescarini Angelo (PCI)<br />
Poma Gabriella (PRI) sostituisce Gualtieri <strong>dal</strong> 19.04.1979<br />
Punginelli Romano (PCI)<br />
Righi Giuseppe (PSI)<br />
Romagnoli Giovanni (PCI)<br />
Santini Renzo (PSI)<br />
Selvatici Enrica (PCI) sostituisce Cavina <strong>dal</strong> 04.01.1978<br />
Sensini Ivanoe (PCI)<br />
Severi Emilio Alfonso (PCI)<br />
39
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Siconolfi Paolo (DC) sostituisce Zanardi <strong>dal</strong> 28.11.1978<br />
Stefani Dante (PCI)<br />
Stefanini Radames (PCI)<br />
Tessoni Alessandra (PSI) sostituisce Righi <strong>dal</strong> 05.03.1980<br />
Triossi Decimo (PCI)<br />
Truffelli Corrado (DC)<br />
Turci Lanfranco (PCI)<br />
Usberti Giampaolo (DC)<br />
Vecchi Adamo (PCI)<br />
Vincenzi Glicerio (DC) sostituisce Menziani <strong>dal</strong> 19.04.1979<br />
Zanardi Guido (DC)<br />
Zani Secondo (PCI) sostituisce Vecchi <strong>dal</strong> 26.01.1977<br />
Zurlini Oreste (PCI) sostituisce Romagnoli <strong>dal</strong> 01.06.1977<br />
Presidente del Consiglio Regionale:<br />
Armaroli Silvano (PSI)<br />
21 luglio 1975<br />
Guerra Natalino (DC)<br />
25 marzo 1977<br />
28 novembre 1978<br />
Presidente della Giunta Regionale:<br />
Fanti Guido (PCI)<br />
22 luglio 1975<br />
Cavina Sergio (PCI)<br />
21 maggio 1976<br />
Turci Lanfranco (PCI)<br />
6 gennaio 1978<br />
40
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
La Giunta Cavina nella seduta di elezione (1976).<br />
41
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Rielezione del consigliere Natalino Guerra a Presidente del Consiglio regionale (1978).<br />
42
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
III LEGISLATURA (1980-1985)<br />
Elezioni 8 giugno 1980.<br />
Consiglieri Regionali:<br />
Albertini Renato (PCI)<br />
Albonetti Pietro (PCI)<br />
Alessi Giorgio (PCI)<br />
Alni Daniele (PCI)<br />
Baccarini Cesare (PCI)<br />
Barbera Augusto Antonio (PCI)<br />
Bartolini Ottorino (PSI)<br />
Bersani Pier Luigi (PCI)<br />
Bran<strong>dal</strong>esi Antonio detto Spartaco (PCI) sostituisce Cervellati <strong>dal</strong> 08.04.1981<br />
Bulgarelli Germano (PCI)<br />
Calestani Nando (DC)<br />
Camprini Sauro (PRI)<br />
Candini Alberto (DC)<br />
Castagnetti Pierluigi (DC)<br />
Ceredi Giorgio (PCI)<br />
Cervellati Pier Luigi (PCI)<br />
Chicchi Giuseppe (PDUP poi PCI)<br />
Contini Renzo (DC)<br />
Corticelli Giuseppe (PCI)<br />
Costa Radames (PCI)<br />
D’Attorre Pierino (PCI)<br />
De Carolis Stelio (PRI)<br />
Ferraguti Isa (PCI)<br />
Fiorini Gualtiero (PLI)<br />
Frontini Fausto (DC)<br />
43
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Galletti Gian Franco (DC)<br />
Gavioli Giuseppe (PCI) sostituisce Zurlini <strong>dal</strong> 26.07.1982<br />
Gentili Giobbe (DC)<br />
Giovanardi Carlo Amedeo (DC)<br />
Guernelli Franco (PCI) sostituisce Barbera <strong>dal</strong> 07.07.1982<br />
Guerra Natalino (DC)<br />
Guerzoni Luciano (PCI)<br />
Manicardi Enrico (PCI) sostituisce Patacini <strong>dal</strong> 26.11.1982<br />
Mazzanti Alessandro (MSI-DN)<br />
Nicolini Riccarda (PCI)<br />
Patacini Gianetto (PCI)<br />
Piepoli Giovanni (PSI)<br />
Renzoni Governatori Laura Maria (PCI)<br />
Santi Renato (PSI)<br />
Selvatici Enrica (PCI)<br />
Sensini Ivanoe (PCI)<br />
Severi Emilio Alfonso (PCI)<br />
Siconolfi Paolo (DC)<br />
Stefanini Radames (PCI)<br />
Tirelli Renuccio (PCI)<br />
Triossi Decimo (PCI)<br />
Trivellini Raffaele (PSDI)<br />
Truffelli Corrado (DC)<br />
Turci Lanfranco (PCI)<br />
Varoli Umberto (PSI)<br />
Venturelli Luciano (DC) sostituisce Vincenzi <strong>dal</strong> 24.01.1985<br />
Vichi Ermanno (DC)<br />
Vincenzi Glicerio (DC)<br />
Zappaterra Aldo (PSDI)<br />
Zurlini Oreste (PCI)<br />
44
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Presidente del Consiglio Regionale:<br />
Bartolini Ottorino (PSI)<br />
21 luglio 1980<br />
18 marzo 1982<br />
Piepoli Giovanni (PSI)<br />
18 novembre 1983<br />
Presidente della Giunta Regionale:<br />
Turci Lanfranco (PCI)<br />
25 luglio 1980<br />
45
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Rielezione di Ottorino Bartolini a Presidente del Consiglio regionale (1982).<br />
46
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
IV LEGISLATURA (1985-1990)<br />
Elezioni 12 maggio 1985.<br />
Consiglieri Regionali:<br />
Albertini Renato (PCI)<br />
Alessi Giorgio (PCI)<br />
Bersani Pier Luigi (PCI)<br />
Bonacini Moris (PCI)<br />
Bottino Felicia (PCI)<br />
Bottoni Paola (PCI)<br />
Bulgarelli Germano (PCI)<br />
Camprini Sauro (PRI)<br />
Carri Alessandro (PCI)<br />
Castagnetti Pierluigi (DC)<br />
Castelli Carlo (PCI) sostituisce Turci <strong>dal</strong> 28.04.1987<br />
Castellucci Federico (PCI)<br />
Ceredi Giorgio (PCI)<br />
Chicchi Giuseppe (PCI)<br />
Cocchi Renato (PCI) sostituisce Ferraguti <strong>dal</strong> 20.05.1987<br />
Contini Renzo (DC)<br />
Corticelli Giuseppe (PCI)<br />
Costa Radames (PCI)<br />
Costella Giuseppe (DC)<br />
Cugini Gianni (PCI)<br />
Davoli Giuseppe (DC) sostituisce Castagnetti <strong>dal</strong> 20.05.1987<br />
De Carolis Stelio (PRI)<br />
47
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Del Monte Mario (PCI) sostituisce Bulgarelli <strong>dal</strong> 28.04.1987<br />
Ferraguti Isa (PCI)<br />
Fiorini Gualtiero (PLI)<br />
Frabboni Giorgio (PCI)<br />
Frontini Fausto (DC)<br />
Garagnani Fabio (DC)<br />
Gavioli Giuseppe (PCI)<br />
Gentili Giobbe (DC)<br />
Gherardi Gabriele (PSI)<br />
Giovanardi Carlo Amedeo (DC)<br />
Giunchi Flavio (MSI-DN)<br />
Guerzoni Luciano (PCI)<br />
Lombardi Veniero (PCI)<br />
Marabini Virginiangelo (DC)<br />
Mazzanti Alessandro (MSI-DN)<br />
Mini Angiolino (PCI)<br />
Nicolini Riccarda (PCI)<br />
Piepoli Giovanni (PSI)<br />
Renzoni Governatori Laura Maria (PCI)<br />
Rivola Pier Antonio (DC)<br />
Servadei Stefano (PSI)<br />
Siconolfi Paolo (DC)<br />
Signorino Elsa Giuseppina (PCI)<br />
Talignani Claudio (PSI)<br />
Totire Vito (Lista Verde)<br />
Trivellini Raffaele (PSDI)<br />
Truffelli Corrado (DC)<br />
Turci Lanfranco (PCI)<br />
48
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Ugolini Denis (PRI) sostituisce De Carolis <strong>dal</strong> 20.05.1987<br />
Venuta Maurizio (DC)<br />
Vichi Ermanno (DC)<br />
Visani Davide (PCI)<br />
Zagatti Alessandra (PCI)<br />
Presidente del Consiglio Regionale:<br />
Piepoli Giovanni (PSI)<br />
17 giugno 1985<br />
16 febbraio 1987<br />
20 ottobre 1988<br />
Presidente della Giunta Regionale:<br />
Turci Lanfranco (PCI)<br />
16 luglio 1985<br />
Guerzoni Luciano (PCI)<br />
29 aprile 1987<br />
49
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Elezione di Luciano Guerzoni a Presidente della Giunta regionale (1987).<br />
50
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Rielezione di Giovanni Piepoli a Presidente del Consiglio regionale (1988).<br />
51
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
V LEGISLATURA (1990-1995)<br />
Elezioni 6 maggio 1990.<br />
Consiglieri Regionali:<br />
Barbolini Giuliano (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />
Bernath Monique (Gruppo Misto) sostituisce Nanni <strong>dal</strong> 14.12.1994<br />
Bersani Pier Luigi (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />
Bertolini Vincenzo (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />
Bissoni Giovanni (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />
Bonacini Moris (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />
Boselli Enrico (PSI)<br />
Bottazzi Luigi (DC poi PPI)<br />
Bottino Felicia (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />
Bottoni Paola (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />
Camprini Sauro (PRI)<br />
Castellucci Federico (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />
Cigarini Werther (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />
Cocchi Renato (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />
Colozzi Romano (DC poi PPI)<br />
Costella Giuseppe (DC poi PPI)<br />
Cremonini Ivo (DC poi PPI)<br />
Filippini Giovanna (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />
Fiorini Gualtiero (PLI poi Gruppo Liberale UDC)<br />
Frabboni Giorgio (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />
Frontini Fausto (DC poi Misto CCD poi Misto)<br />
Galletti Paolo (Verdi)<br />
52
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Garagnani Fabio (DC poi PPI)<br />
Gilli Luigi (DC poi PPI) sostituisce Giovanardi <strong>dal</strong> 13.01.1992<br />
Giovanardi Carlo Amedeo (DC)<br />
Guerzoni Luciano (PCI poi PCI-PDS)<br />
Lodi Dario (PSDI)<br />
Marabini Virginiangelo (DC poi PPI)<br />
Mariucci Luigi (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />
Mazzanti Alessandro (MSI-DN poi AN/MSI-DN poi AN) sostituisce Morselli<br />
<strong>dal</strong> 20.04.1994<br />
Melloni Ferruccio (PSI) sostituisce Boselli <strong>dal</strong> 20.04.1994<br />
Merelli Maria (PCI-PDS poi PDS) sostituisce Guerzoni <strong>dal</strong> 13.01.1992<br />
Mingozzi Giannantonio (PRI) sostituisce Camprini <strong>dal</strong> 28.11.1990<br />
Mini Angiolino (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />
Morselli Stefano (MSI-DN)<br />
Nanni Giuseppe (PSI) sostituisce Melloni <strong>dal</strong> 20.04.1994<br />
Nigro Sergio Michele Antonio (PSI poi SI)<br />
Odescalchi Nando (PSI poi SI)<br />
Parizzi Carduccio (Verdi Arcobaleno poi Arcobaleno poi Arcobaleno<br />
Riformatori)<br />
Perdomi Carlo (PSI poi SI)<br />
Petronio Luciano Giorgio (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />
Pieri Vittorio (PSI poi SI)<br />
Rivola Pier Antonio (DC poi PPI)<br />
Rossi Ivanna (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />
Rusticali Elide (PRI) sostituisce Ugolini <strong>dal</strong> 20.04.1994<br />
Sabattini Emilio (DC poi PPI)<br />
Sandri Alfredo (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />
53
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Siconolfi Paolo (DC poi PPI)<br />
Signorino Elsa Giuseppina (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />
Talignani Claudio (PSI poi SI)<br />
Tamburini Paolo (Verdi) sostituisce Galletti <strong>dal</strong> 20.04.1994<br />
Tampieri Guido (PCI-PDS poi PDS) sostituisce Visani <strong>dal</strong> 13.01.1992<br />
Tommasini Mario (PCI poi Nuova Solidarietà)<br />
Truffelli Corrado (DC poi PPI)<br />
Uccelli Lampredi Carla (Lega Nord-ER)<br />
Ugolini Denis (PRI)<br />
Vichi Ermanno (DC poi PPI)<br />
Visani Davide (PCI poi PCI-PDS)<br />
Zagatti Alessandra (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />
Zanotti Katia (PCI poi PCI-PDS poi PDS)<br />
Presidente del Consiglio Regionale:<br />
Guerzoni Luciano (PCI)<br />
25 giugno 1990<br />
Castellucci Federico (PCI-PDS)<br />
13 gennaio 1992<br />
16 dicembre 1992<br />
Presidente della Giunta Regionale:<br />
Boselli Enrico (PSI)<br />
18 luglio 1990<br />
Bersani Pier Luigi (PDS)<br />
6 luglio 1993<br />
54
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Elezione di Luciano Guerzoni a Presidente del Consiglio regionale (1990).<br />
55
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Elezione di Enrico Boselli a Presidente della Giunta regionale (1990).<br />
56
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Elezione di Federico Castellucci a Presidente del Consiglio regionale (1992).<br />
57
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Elezione di Pier Luigi Bersani a Presidente della Giunta regionale (1993).<br />
58
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
La prima seduta consiliare nella sede di Viale Aldo Moro (1993).<br />
59
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
VI LEGISLATURA (1995-2000)<br />
Elezioni 23 aprile 1995.<br />
Consiglieri Regionali:<br />
Agogliati Antonio (FI)<br />
Albertini Renato (RC)<br />
Alni Daniele (PDS poi DS)<br />
Amoretti Manuela (PDS poi DS)<br />
Balboni Alberto (AN)<br />
Ballarini Giovanni (PDS poi DS)<br />
Bartolini Silvia (PDS poi DS)<br />
Bastico Mariangela (PDS poi DS)<br />
Beretta Nino (PDS poi DS)<br />
Bersani Pier Luigi (PDS)<br />
Bertelli Alfredo (PDS poi DS)<br />
Bertolini Isabella (FI)<br />
Bignami Marcello (AN)<br />
Bissoni Giovanni (PDS poi DS)<br />
Bocchini Ariana (PDS poi DS) sostituisce Bersani <strong>dal</strong> 28.05.1996<br />
Borghi Gianluca (Verdi poi Misto Federazione Verdi Emilia-Romagna poi<br />
Verdi)<br />
Bottazzi Luigi (PP poi PPI)<br />
Campagnoli Armando detto Duccio (PDS poi DS)<br />
Cantoni Patrizia (RC) sostituisce Albertini <strong>dal</strong> 22.05.1996<br />
60
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Ceruti Celestina (I Democratici poi I Democratici, Socialista, Rinnovamento<br />
Italiano poi Rinnovamento Italiano)<br />
Cocchi Renato (PDS poi DS)<br />
Cotti Lamberto (I Democratici poi I Democratici, Socialista, Rinnovamento<br />
Italiano poi DS)<br />
Davoli Lorenza (PDS poi DS)<br />
Dragotto Giorgio (FI)<br />
Errani Vasco (PDS poi DS)<br />
Fabbri Ferdinando (PDS poi DS)<br />
Garagnani Fabio (PPI poi CDU poi FI-CDL)<br />
Giacomino Rocco Gerardo (RC poi Misto)<br />
Gilli Luigi (PP poi PPI)<br />
Giovanelli Ferruccio (PDS poi DS)<br />
Gnassi Andrea (PDS poi DS)<br />
Guerra Daniela (Verdi)<br />
Ielo Girolamo (PDS poi DS)<br />
La Forgia Antonio (PDS poi DS poi Misto)<br />
Leoni Gianarturo (FI)<br />
Lisi Giorgio (PPI poi CDU poi FI-CDL)<br />
Lombardi Marco (PDS poi DS)<br />
Lorenzi Franco (PDS poi DS)<br />
Mariucci Luigi (PDS poi DS)<br />
Molinari Manlio (AN)<br />
Morra Gianfranco (CCD)<br />
Parma Maurizio (Lega Nord poi Lega Nord per l'indipendenza della Padania)<br />
Pieri Vittorio (I Democratici poi I Democratici, Socialista, Rinnovamento<br />
Italiano poi DS)<br />
61
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Prioli Maria Vittoria (DS) sostituisce Fabbri <strong>dal</strong> 14.07.1999<br />
Rasmi Carlo (RC poi Misto)<br />
Ridolfi Rodolfo (FI)<br />
Rivola Pier Antonio (PP poi PPI)<br />
Sabattini Emilio (PP poi PPI)<br />
Sandri Alfredo (PDS poi DS)<br />
Tampieri Guido (PDS poi DS)<br />
Tassi Pietro Vincenzo (AN)<br />
Zanotti Katia (PDS poi DS)<br />
Zucca Maria Cristina (PP poi PPI)<br />
Presidente del Consiglio Regionale:<br />
Ceruti Celestina (I Democratici poi I Democratici, Socialista, Rinnovamento<br />
Italiano poi Rinnovamento Italiano)<br />
29 maggio 1995<br />
20 novembre 1997<br />
Presidente della Giunta Regionale:<br />
Bersani Pier Luigi (PDS)<br />
9 giugno 1995<br />
La Forgia Antonio (PDS poi DS)<br />
5 giugno 1996<br />
Errani Vasco (DS)<br />
3 marzo 1999<br />
62
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
L’elezione di Celestina Ceruti a Presidente del Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna (1995).<br />
63
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Dimissioni di Pier Luigi Bersani da Presidente della Giunta regionale, in seguito alla candidatura<br />
alla Camera dei Deputati (1996).<br />
64
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
La Giunta regionale presieduta da Antonio La Forgia all’insediamento (1996).<br />
65
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
VII LEGISLATURA (2000-2005)<br />
Elezioni 16 aprile 2000.<br />
Consiglieri Regionali:<br />
Agogliati Antonio (FI)<br />
Aimi Enrico (AN)<br />
Alni Daniele (DS)<br />
Amato Rosalia (PRC)<br />
Babini Luisa (Riformista - PRI-SDI)<br />
Balboni Alberto (AN)<br />
Ballarini Giovanni (DS)<br />
Barbieri Marco (Margherita) sostituisce Delrio <strong>dal</strong> 26.07.2004<br />
Bartolini Silvia (DS)<br />
Bastico Mariangela (DS)<br />
Beretta Nino (DS)<br />
Bertelli Alfredo (DS)<br />
Bertolini Isabella (FI)<br />
Bignami Marcello (AN)<br />
Borghi Gianluca (Verdi)<br />
Bosi Mauro (I Democratici poi Margherita)<br />
Campagnoli Armando detto Duccio (DS)<br />
Canè Gabriele (Per l’E-R)<br />
Cotti Lamberto (DS)<br />
Delchiappo Renato (PRC)<br />
Delrio Graziano (Popolari poi Margherita)<br />
Dragotto Giorgio (FI)<br />
66
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Errani Vasco (DS)<br />
Filippi Fabio (FI)<br />
Francesconi Luigi (FI) sostituisce Agogliati <strong>dal</strong> 30.05.2001<br />
Garagnani Fabio (FI)<br />
Giacomino Rocco Gerardo (PdCI)<br />
Gilli Luigi (Popolari poi Margherita)<br />
Gnassi Andrea (DS)<br />
Guerra Daniela (Verdi)<br />
La Forgia Antonio (I Democratici poi Margherita)<br />
Leoni Andrea (FI) sostituisce Bertolini <strong>dal</strong> 30.05.2001<br />
Lodi Vittorio (AN) sostituisce Balboni <strong>dal</strong> 30.05.2001<br />
Lombardi Marco (FI)<br />
Lorenzi Franco (DS)<br />
Majani Anna (Popolari poi Margherita)<br />
Marri Maria Cristina (CCD poi UDC)<br />
Masella Leonardo (PRC)<br />
Matteucci Fabrizio (DS)<br />
Mazza Ugo (DS)<br />
Mezzetti Massimo (DS)<br />
Muzzarelli Gian Carlo (DS)<br />
Nervegna Antonio (FI)<br />
Parma Maurizio (Lega Nord)<br />
Pini Graziano (I Democratici poi Margherita)<br />
Ridolfi Rodolfo (FI)<br />
Rivi Gian Luca (DS)<br />
Sabbi Bruno Carlo (PdCI poi Misto)<br />
Salomoni Ubaldo (FI)<br />
Tampieri Guido (DS)<br />
67
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Tassi Pietro Vincenzo (AN)<br />
Varani Gianni (FI) sostituisce Garagnani <strong>dal</strong> 30.05.2001<br />
Villani Luigi Giuseppe (FI)<br />
Zanca Paolo (Riformista - PRI-SDI)<br />
Zanichelli Lino (DS)<br />
Presidente del Consiglio Regionale:<br />
La Forgia Antonio (I Democratici poi Margherita)<br />
7 giugno 2000<br />
3 dicembre 2002<br />
Presidente della Giunta Regionale:<br />
Errani Vasco (DS)<br />
15 maggio 2000<br />
Assessori esterni:<br />
Barbieri Marco, sostituisce Negri <strong>dal</strong> 20.12.2002<br />
Bissoni Giovanni<br />
Bruschini Marioluigi<br />
Delbono Flavio, vicepresidente <strong>dal</strong> 20.12.2002<br />
Negri Vera, vicepresidente<br />
Pasi Guido<br />
Peri Alfredo<br />
Rivola Pier Antonio<br />
Vandelli Luciano<br />
68
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Il Presidente del Consiglio regionale Antonio La Forgia e l’Ufficio di Presidenza nel giorno<br />
dell’elezione (2000).<br />
69
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Vasco Errani, primo Presidente della Regione direttamente eletto, pronuncia il programma di<br />
mandato nella seduta di insediamento (2000).<br />
70
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
VIII LEGISLATURA (2005-2010)<br />
Elezioni 3 e 4 aprile 2005.<br />
Consiglieri Regionali:<br />
Aimi Enrico (AN, poi AN - PDL)<br />
Alberti Sergio (Uniti nell’Ulivo - SDI, poi Uniti nell’Ulivo - PS) sostituisce<br />
Tagliani <strong>dal</strong> 30.06.2009<br />
Barbieri Marco (Uniti nell’Ulivo - DL Margherita, poi PD)<br />
Bartolini Luca (AN, poi AN - PDL)<br />
Bastico Mariangela (Uniti nell’Ulivo - DS)<br />
Beretta Nino (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />
Bignami Marcello (AN)<br />
Borghi Gianluca (Verdi per la Pace, poi Misto, poi PD)<br />
Bortolazzi Donatella (PdCI)<br />
Bosi Mauro (PD) sostituisce Manca <strong>dal</strong> 22.04.2008<br />
Caronna Salvatore (Uniti nell’Ulivo – DS, poi PD)<br />
Casadei Stefano (Uniti nell’Ulivo - SDI, poi Uniti nell’Ulivo - PS) sostituisce<br />
Pironi <strong>dal</strong> 30.06.2009<br />
Corradi Roberto (Lega Nord Padania Emilia e Romagna)<br />
Delbono Flavio (Uniti nell’Ulivo - DL Margherita, poi PD)<br />
Delchiappo Renato (PRC, poi Misto)<br />
Donini Monica (PRC)<br />
71
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Dragotto Giorgio (FI, poi FI - Verso il nuovo Partito dei moderati e dei liberali,<br />
poi FI - PDL)<br />
Ercolini Gabriella (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />
Errani Vasco (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />
Fiammenghi Valdimiro detto Miro (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />
Filippi Fabio (FI, poi Gruppo della Libertà, poi GDL - PDL, poi FI - PDL)<br />
Fogliazza Luigi (Lega Nord Padania Emilia e Romagna) sostituisce Parma <strong>dal</strong><br />
30.06.2009<br />
Francesconi Luigi (FI, poi Gruppo della Libertà, poi GDL - PDL, poi FI - PDL)<br />
Galletti Gian Luca (UDC)<br />
Garbi Roberto (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />
Guerra Daniela (Verdi)<br />
Leoni Andrea (FI, poi Gruppo della Libertà, poi GDL - PDL, poi FI - PDL)<br />
Lombardi Marco (FI, poi FI - Verso il nuovo Partito dei moderati e dei liberali,<br />
poi FI - PDL)<br />
Lucchi Paolo (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />
Majani Anna (PD) sostituisce Delbono <strong>dal</strong> 30.06.2009<br />
Manca Daniele (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />
Manfredini Mauro (Lega Nord Padania Emilia e Romagna)<br />
Masella Leonardo (PRC)<br />
Mazza Ugo (Uniti nell’Ulivo - DS, poi Sinistra Democratica per il Socialismo<br />
Europeo, poi Sinistra Ecologia e Libertà)<br />
Mazzotti Mario (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />
72
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Mezzetti Massimo (Uniti nell’Ulivo - DS, poi Sinistra Democratica per il<br />
Socialismo Europeo, poi Sinistra Ecologia e Libertà) sostituisce Bastico <strong>dal</strong><br />
05.07.2005<br />
Monaco Carlo (Per l’E-R)<br />
Monari Marco (Uniti nell’Ulivo - DL Margherita, poi PD)<br />
Montanari Roberto (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />
Muzzarelli Gian Carlo (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />
Nanni Paolo (Italia dei Valori con Di Pietro)<br />
Nervegna Antonio (FI, poi FI - Verso il nuovo Partito dei moderati e dei<br />
liberali, poi FI - PDL)<br />
Noè Silvia (UDC) sostituisce Galletti <strong>dal</strong> 02.05.2006<br />
Parma Maurizio (Lega Nord Padania Emilia e Romagna)<br />
Pedulli Giuliano (PD) sostituisce Lucchi <strong>dal</strong> 30.06.2009<br />
Peri Alfredo (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />
Pironi Massimo (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />
Piva Roberto (Uniti nell’Ulivo - DL Margherita, poi PD)<br />
Renzi Gioenzo (AN, poi AN - PDL)<br />
Richetti Matteo (Uniti nell’Ulivo - DL Margherita, poi PD)<br />
Ridolfi Rodolfo (FI)<br />
Rivi Gian Luca (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD)<br />
Rossi Loreno (Uniti nell’Ulivo - SDI, poi Uniti nell’Ulivo - PS) sostituisce<br />
Caronna <strong>dal</strong> 21.07.2009<br />
Salomoni Ubaldo (FI, poi Gruppo della Libertà, poi GDL - PDL, poi FI - PDL)<br />
Salsi Laura (Uniti nell’Ulivo - DS, poi PD) sostituisce Zanichelli <strong>dal</strong> 05.07.2005<br />
73
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Tagliani Tiziano (Uniti nell’Ulivo - DL Margherita, poi PD)<br />
Varani Gianni (FI, poi FI - Verso il nuovo Partito dei moderati e dei liberali,<br />
poi FI - PDL) sostituisce Ridolfi a seguito di sentenza TAR <strong>dal</strong> 05.07.2005<br />
Vecchi Alberto (AN, poi AN - PDL) sostituisce Bignami <strong>dal</strong> 25.07.2006<br />
Villani Luigi Giuseppe (FI, poi FI - Verso il nuovo Partito dei moderati e dei<br />
liberali, poi FI - PDL)<br />
Zanca Paolo (Uniti nell’Ulivo - SDI, poi Uniti nell’Ulivo - PS)<br />
Zanichelli Lino (Uniti nell’Ulivo - DS)<br />
Zoffoli Damiano (Uniti nell’Ulivo - DL Margherita, poi PD)<br />
Presidente dell’<strong>Assemblea</strong> <strong>Legislativa</strong>:<br />
Donini Monica (PRC)<br />
16 maggio 2005<br />
Presidente della Giunta Regionale:<br />
Errani Vasco (Uniti nell'Ulivo - DS poi PD)<br />
26 aprile 2005<br />
Sottosegretario alla Presidenza della Giunta Regionale:<br />
Bertelli Alfredo<br />
Assessori esterni:<br />
Bastico Mariangela <strong>dal</strong> 05.07.2005<br />
Bissoni Giovanni<br />
74
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Bruschini Marioluigi<br />
Campagnoli Armando detto Duccio<br />
Dapporto Anna Maria<br />
Gilli Luigi<br />
Manzini Paola<br />
Muzzarelli Maria Giuseppina<br />
Pasi Guido<br />
Rabboni Tiberio<br />
Ronchi Alberto<br />
Sedioli Giovanni<br />
Zanichelli Lino <strong>dal</strong> 05.07.2005<br />
75
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Elezione di Monica Donini a Presidente dell’<strong>Assemblea</strong> legislativa regionale (2005).<br />
76
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
L’Ufficio di Presidenza dell’<strong>Assemblea</strong> legislativa dell’Emilia-Romagna nell’ottava legislatura<br />
(2005).<br />
77
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
IX LEGISLATURA (2010)<br />
Elezioni 28 e 29 marzo 2010.<br />
Consiglieri regionali:<br />
Aimi Enrico (PDL)<br />
Alessandrini Tiziano (PD)<br />
Barbati Liana (Italia dei Valori - Lista Di Pietro)<br />
Barbieri Marco (PD) sostituisce Montani <strong>dal</strong> 4 maggio 2011, a seguito sentenza<br />
Corte d'Appello di Bologna I sezione civile n. 483 del 15.04.2011<br />
Bartolini Luca (PDL)<br />
Bazzoni Gianguido (PDL)<br />
Bernardini Manes (Lega Nord Padania Emilia e Romagna)<br />
Bernini Anna Maria (PDL)<br />
Bignami Galeazzo (PDL)<br />
Bonaccini Stefano (PD)<br />
Carini Marco (PD)<br />
Casadei Thomas (PD)<br />
Cavalli Stefano (Lega Nord Padania Emilia e Romagna)<br />
Cevenini Maurizio (PD)<br />
Corradi Roberto (Lega Nord Padania Emilia e Romagna)<br />
Costi Palma (PD)<br />
Defranceschi Andrea (Movimento 5 Stelle Beppegrillo.it)<br />
Donini Monica (Federazione della Sinistra)<br />
78
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Errani Vasco (PD)<br />
Favia Giovanni (Movimento 5 Stelle Beppegrillo.it)<br />
Ferrari Gabriele (PD)<br />
Fiammenghi Valdimiro detto Miro (PD)<br />
Filippi Fabio (PDL)<br />
Garbi Roberto (PD)<br />
Grillini Franco detto Grillo (Italia dei Valori - Lista Di Pietro)<br />
Leoni Andrea (PDL) eletto in surrogazione di Bernini <strong>dal</strong> 10.05.2010<br />
Lombardi Marco (PDL)<br />
Malaguti Mauro (PDL)<br />
Mandini Sandro (Italia dei Valori - Lista Di Pietro)<br />
Manfredini Mauro (Lega Nord Padania Emilia e Romagna)<br />
Marani Paola (PD)<br />
Mazzotti Mario (PD)<br />
Meo Gabriella (S.E.L. - Verdi)<br />
Monari Marco (PD)<br />
Montanari Roberto (PD)<br />
Montani Daniela (PD) sostituita <strong>dal</strong> 4 maggio 2011 da Barbieri, a seguito<br />
sentenza Corte d'Appello di Bologna I sezione civile n. 483 del 15.04.2011<br />
Mori Roberta (PD)<br />
Moriconi Rita (PD)<br />
Mumolo Antonio (PD)<br />
Naldi Gian Guido (S.E.L. - Verdi)<br />
Noè Silvia (UDC - Unione di Centro)<br />
79
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Pagani Giuseppe Eugenio detto Beppe (PD)<br />
Pariani Anna (PD)<br />
Piva Roberto (PD)<br />
Pollastri Andrea (PDL)<br />
Richetti Matteo (PD)<br />
Riva Matteo (Italia dei Valori - Lista Di Pietro)<br />
Sconciaforni Roberto detto Sconcia (Federazione della Sinistra)<br />
Vecchi Alberto (PDL)<br />
Vecchi Luciano (PD)<br />
Villani Luigi Giuseppe (PDL)<br />
Zoffoli Damiano (PD)<br />
Presidente dell’<strong>Assemblea</strong> legislativa:<br />
Richetti Matteo (PD)<br />
10 maggio 2010<br />
Presidente della Giunta regionale:<br />
Errani Vasco (PD)<br />
7 aprile 2010<br />
Sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale:<br />
Bertelli Alfredo<br />
Assessori esterni:<br />
Bianchi Patrizio<br />
80
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Bortolazzi Donatella<br />
Freda Sabrina<br />
Gazzolo Paola<br />
Lusenti Carlo<br />
Marzocchi Teresa<br />
Melucci Maurizio<br />
Mezzetti Massimo<br />
Muzzarelli Gian Carlo<br />
Peri Alfredo<br />
Rabboni Tiberio<br />
Saliera Simonetta<br />
81
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
Elezione di Matteo Richetti a Presidente dell’<strong>Assemblea</strong> legislativa regionale (2010).<br />
82
1970 – 2010: <strong>dal</strong>la I alla IX Legislatura<br />
L’Ufficio di Presidenza dell’<strong>Assemblea</strong> legislativa dell’Emilia-Romagna nella nona legislatura<br />
(2010).<br />
83
SEDUTE STRAORDINARIE, Sedute straordinarie, commemorazioni COMMEMORAZIONI e visite E<br />
VISITE AL CONSIGLIO REGIONALE<br />
Per testimoniare la piena valenza dell’Aula come “agorà” regionale, riportiamo alcuni<br />
estratti dai resoconti integrali delle sedute del Consiglio, che consentono di ricordare i<br />
principali eventi che hanno segnato profondamente – spesso in modo tragico – la vita pubblica<br />
della comunità locale e nazionale, nonché gli incontri tra il Consiglio regionale ed alcune tra le<br />
più alte cariche istituzionali.<br />
SEDUTA DI SABATO 28 APRILE 1973<br />
Incontro fra il presidente della Repubblica,<br />
onorevole Giovanni Leone, e il Consiglio regionale.<br />
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ARMAROLI<br />
PRESIDENTE: Signor Presidente, ho l'onore di porgerLe il saluto del Consiglio<br />
regionale della Emilia-Romagna.<br />
È ancor vivo in noi il ricordo delle calorose manifestazioni che le popolazioni<br />
del modenese Le tributarono in occasione del conferimento della medaglia d'oro<br />
al valore della Resistenza a Montefiorino, prima Repubblica partigiana.<br />
In quella giornata, assieme alla commossa rievocazione dei caduti, le nostre<br />
popolazioni riaffermarono la loro volontà di portare avanti gli ideali della<br />
Resistenza su cui poggiano i principi costituzionali dell'Italia repubblicana.<br />
Questa volontà di costruzione democratica e di permanente lotta antifascista<br />
ha bisogno di essere più che mai rinsaldata davanti ai gravi pericoli che Ella<br />
stessa ha recentemente ricordato al Paese.<br />
Le antiche e durevoli tradizioni di libertà e di democrazia delle genti emilianoromagnole<br />
e delle istituzioni rappresentative locali, la continua ispirazione ai<br />
valori democratici del Risorgimento e della Resistenza ed al patrimonio dei<br />
movimenti popolari di ispirazione laica, socialista e cattolica, di cui è espressione<br />
il nostro Statuto regionale, sono la garanzia che l'Emilia-Romagna intende<br />
proseguire sulla strada della democrazia e della libertà, contribuendo alla difesa<br />
ed al rafforzamento delle istituzioni repubblicane.<br />
Di fronte alla grave crisi che attraversa il Paese, di fronte alle minacce che<br />
gravano sulla giovane democrazia italiana per l'insorgente violenza fascista, da<br />
questa terra, tutte le forze politiche e democratiche esprimono la loro ferma<br />
volontà di respingere i tentativi di eversione e chiedono che gli organi dello Stato,<br />
85
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
che legittimano la loro funzione <strong>dal</strong>la Resistenza e <strong>dal</strong>la Costituzione,<br />
s'impegnino fino in fondo perché sia sconfitta la violenza fascista e siano<br />
preservate al Paese la democrazia, l'ordine e la pace.<br />
Signor Presidente, la Regione, nuova articolazione istituzionale della<br />
Repubblica, è una realtà viva della nostra democrazia, cui sono indirizzate le<br />
ansie e le attese dei cittadini, dei lavoratori che intendono procedere sulla strada<br />
del progresso, nell'ordine e nella libertà.<br />
Noi vogliamo corrispondere alle ansie e alle attese, costruendo nella nostra<br />
regione, nel nostro paese, una società più giusta.<br />
Una testimonianza importante di questa concorde volontà è data <strong>dal</strong>la<br />
significativa intesa che pochi giorni fa è stata raggiunta in quest'aula <strong>dal</strong>le forze<br />
politiche regionaliste e costituzionali, per una comune assunzione di<br />
responsabilità in favore di uno sviluppo economico e sociale fondato sulla<br />
programmazione.<br />
A tale sviluppo ciascuna forza politica concorrerà nella pienezza della propria<br />
autonomia e nella giusta distinzione fra i ruoli della maggioranza e delle<br />
minoranze.<br />
Noi siamo convinti che questa sia la via migliore per fare uscire il Paese <strong>dal</strong>le<br />
difficoltà politiche ed economiche che sta attraversando.<br />
Siamo altresì convinti che la democrazia italiana saprà superare questo<br />
particolare momento, nella consapevolezza del ruolo insostituibile che essa ha<br />
nella vita del singolo e della comunità.<br />
È con questi sentimenti, Signor Presidente della Repubblica, che noi<br />
l'accogliamo in quest'aula consiliare, in cui si sta operando con alacrità e<br />
responsabilità per la costruzione, in senso più democratico e più popolare, di<br />
quella nuova società che deve essere la meta di ogni cittadino amante della<br />
giustizia, della democrazia e della pace.<br />
(Applausi)<br />
... omissis ...<br />
LEONE, presidente della Repubblica: Ringrazio il presidente del Consiglio<br />
regionale e il presidente della Giunta del saluto così caloroso e deferente che mi<br />
hanno rivolto, aggiungendo che i temi da essi prospettati, e tra questi in<br />
particolare quello della necessità di imprimere un corso sempre più agile, snello e<br />
celere alla realizzazione effettiva dell'istituto regionale, trovano piena<br />
rispondenza nel mio animo.<br />
86
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
Ringrazio voi, signori consiglieri, per questa presenza così piena di cortesia per<br />
me e alla quale rispondo con un saluto augurale.<br />
Lasciate che nel momento quasi conclusivo della mia prima visita ufficiale a<br />
Bologna, possa riassumere le mie emozioni e le mie riflessioni. Questa regione è<br />
la sede di una luminosa e gloriosa tradizione di cultura che si identifica nella<br />
Università Bononia docet e, per me giurista, in quella che è stata l'orma<br />
dell'insegnamento che si è diffuso per tutta Europa dai grandi maestri<br />
dell'Ateneno bolognese, cosa che inorgoglisce, ma è anche, questa regione,<br />
insieme, oggi, espressione di un moderno progresso industriale ed economico.<br />
Questi due volti li ho visti qualche momento fa nella visita che ho reso al<br />
laboratorio di ingegneria nucleare, istituzione nella quale, innanzitutto, ho notato<br />
con grande compiacimento, un esperimento di collaborazione tra AGIP nucleare,<br />
ENI, tra Consiglio nazionale delle ricerche ed Università, in modo da fondere le<br />
grandi energie culturali, intellettuali, spirituali dei nostri maestri e dei giovani (o<br />
quanti giovani vivaci, simpatici, attivi ho ritrovato tra assistenti e borsisti) e<br />
soprattutto evitare dispersioni determinate da parallelismo di ricerca e di<br />
indagine.<br />
Ma in quel laboratorio, oltre questa già per me soddisfacente ed istruttiva<br />
constatazione, ho trovato i due volti di Bologna : il volto della grande maestra per<br />
i secoli di sapienza, compito che Bologna non ha mai declinato e di cui non si è<br />
mai stancata; e ho visto il volto nuovo, industriale e di progresso di questa<br />
Regione perché le ricerche di fisica nucleare che si fanno in quel laboratorio sono<br />
destinate all'incremento industriale.<br />
E, ancora più significativo, quanto mi è stato detto: che è sorto quel laboratorio<br />
sul terreno donato da Libertà Carducci, la Titti, il « passerotto » cantato <strong>dal</strong> padre.<br />
Allora, innanzi alla mia mente è tornata questa figura superba, che si identifica<br />
con Bologna, di Giosué Carducci che cantò la patria in versi alcuni dei quali<br />
possono sembrare anche apparentemente superati perché lievemente retorici, ma<br />
sempre pieni di anima, di sentimento, di storia, di robustezza, di forza e di<br />
virilità, pari proprio alla terra in cui egli per lunghi anni ha dominato come<br />
massimo poeta italiano.<br />
Quindi una serie di emozioni e due segnalazioni fondamentali: che cosa<br />
possiamo noi trarre di rappresentativo oggi in questa viva, attiva, feconda<br />
regione della nostra Repubblica, di segnalazione di rappresentativo L'aspetto<br />
della cultura ci dice e ci richiama a quella esigenza che voi avete avvertito nei<br />
vostri due saluti, che è diffusissima nell'anima di tutti gli italiani e che la classe<br />
politica deve saper interpretare e cogliere: è realizzare l'esigenza del rispetto della<br />
legalità repubblicana. E, d'altra parte, l'aspirazione a quella ripresa economica di<br />
87
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
cui anche stamattina, nel responsabile discorso del ministro del tesoro, potevamo<br />
registrare, intravvedere alcuni indizi positivi di ripresa.<br />
Ed ora, salutando questi due aspetti rappresentativi, penso di poter dire che la<br />
constatazione del progresso economico-industriale di questa regione mi può<br />
indurre ancora una volta, a costo di apparire monotono, ma credo che quando si<br />
rispecchiano i pensieri, le ansie, le preoccupazioni e talvolta le angosce diffuse<br />
largamente nel paese, io compio il mio dovere e posso sentire concretamente il<br />
significato di quella solenne attribuzione che mi da la Costituzione di espressione<br />
e rappresentante della unità nazionale. Direi che la constatazione di questo<br />
progresso mi induce a rivolgere ancora una volta un invito agli operatori<br />
industriali per un intervento più attivo, più moderno, nel riferimento ad un<br />
quadro di sicurezza, il problema della programmazione, che veniva, per quanto<br />
riguarda le vostre iniziative, ricordato da lei, presidente Fanti, e che ricordava sul<br />
piano nazionale, questa mattina il ministro del tesoro.<br />
Un invito anche ai dirigenti delle imprese perché superino situazioni e vincano<br />
tentazioni di stanchezza; ai lavoratori perché continuino a dare il contributo<br />
consapevole e primario insostituibile della loro collaborazione; alle<br />
organizzazioni sindacali perché diano il loro apporto alla elaborazione delle<br />
grandi linee programmatiche <strong>dal</strong>le quali emerge, come esigenza fondamentale,<br />
l'indiscutibile considerazione che nessun progresso della classe lavoratrice è<br />
autentico e stabile se non viene accompagnato alla ripresa economica e quindi<br />
alla necessità di aumentare la produzione.<br />
Ho parlato qualche volta in passato dell'assenteismo che gradualmente occorre<br />
superare anche <strong>dal</strong> punto di vista dell'opera di educazione che dobbiamo<br />
compiere tutti. Ma il monito si rivolge anche per vincere la tentazione di un certo<br />
lassismo da parte di quelli che operano nell'ambito della pubblica<br />
amministrazione e delle stesse attività imprenditoriali, talora in posizioni anche<br />
di dirigenza. Dobbiamo essere consapevoli che la Patria non si esalta con<br />
retoriche declamazioni, ma la Patria si serve, si onora e progredisce compiendo<br />
giorno per giorno il proprio dovere. Più alto è l'ufficio e il posto che si occupa più<br />
grave e più alta è la responsabilità, specie nei tempi nei quali occorre dare prima a<br />
noi stessi e poi agli altri la testimonianza di saper vincere tutte le difficoltà e di<br />
saper progredire nel progresso, nella libertà e nella democrazia.<br />
Il richiamo alla tradizione culturale, che io contrassegnerei in quella etichetta<br />
che dettero ad uno dei grandi maestri della glossa «lucerna juris», così chiamerei<br />
l'Università di Bologna, il riferimento a questa funzione di grande maestra di<br />
sapienza di Bologna, io, ho già accennato, lo vorrei riportare in quella necessità di<br />
rispondere alle attese del paese per quanto concerne i delicati problemi normativi<br />
dell'ordine pubblico. C'è, preliminare, un dovere di tutti, comune, che dobbiamo<br />
88
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
compiere tutti: dare forza all'ordinamento democratico, combattere con fermezza<br />
— ed in ciò devono impegnarsi tutte le forze politiche e democratiche — ogni<br />
violenza; la violenza assurda e intollerabile di coloro che, con azioni nella quali la<br />
viltà è pari alla mancanza di ideali, mirano a colpire le istituzioni repubblicane<br />
nate <strong>dal</strong>la Resistenza. Le istituzioni non sono schemi formali, sono i capisaldi di<br />
una democrazia che il popolo italiano, che sopportò immensi sacrifici e dolori<br />
durante una guerra lunga e massacrante, ha potuto costruire, di molti che<br />
combatterono e di quelli che perirono per la libertà e la democrazia.<br />
Lo Stato compie il suo dovere con fermezza e intransigenza e continueranno a<br />
compierlo le forze dell'ordine e la Magistratura alle quali il paese guarda con viva<br />
e profonda fiducia. Occorre che ciascuno di noi dia il suo contributo<br />
contrastando, con un impegno operoso e non soltanto con le espressioni verbali,<br />
la triste seminagione dell'odio, rinunziando a propositi di minaccia e di vendetta,<br />
operando anche con una scuola più moderna e attraverso la famiglia sui<br />
sentimenti dei giovani che sono ansiosi di giustizia e di progresso; esaltando i<br />
valori fondamentali di libertà e di legalità. Occorre accompagnare con maggiore<br />
rispetto l'opera silenziosa e coraggiosa delle forze dell'ordine e, se è necessario,<br />
proporci il problema della rielaborazione di alcuni congegni legislativi che, senza<br />
intaccare le garanzie difensive, eviti alcuni riconosciuti inconvenienti che possono<br />
sbozzare l'esigenza dell'immediatezza delle indagini e favorire il tentativo di<br />
distorsione del corso della giustizia.<br />
Io ritengo, e più che augurarmi vorrei essere certo, che questi sentimenti<br />
trovino rispondenza in voi, signori consiglieri, nella popolazione di questa<br />
generosa e splendida regione, che trovino rispondenza favorevole nell'animo di<br />
tutti gli italiani.<br />
(Applausi)<br />
PRESIDENTE: Ringrazio, a nome di tutto il Consiglio regionale dell'Emilia-<br />
Romagna, il Presidente della Repubblica, onorevole Giovanni Leone, e dichiaro<br />
chiusa questa solenne seduta.<br />
89
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
Il Consiglio regionale nella seduta con il Presidente della Repubblica Giovanni Leone (1973).<br />
90
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
SEDUTA DI GIOVEDI’ 19 SETTEMBRE 1974<br />
Dichiarazione del presidente del Consiglio regionale, alla ripresa dei lavori,<br />
sulla strage del treno Roma-Brennero (Italicus).<br />
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ARMAROLI<br />
PRESIDENTE: Signori consiglieri, il periodo intercorso fra la sospensione e la<br />
ripresa dell'attività del Consiglio è stato denso di fatti di grande rilievo, anche<br />
drammatici, avvenuti sia all'interno del nostro Paese che sulla scena<br />
internazionale.<br />
Già in altre sedi li abbiamo rievocati e valutati, ma non ascolteremmo i nostri<br />
sentimenti e non adempiremmo ad un nostro dovere se non ricordassimo, in<br />
primo luogo a noi stessi, mentre torniamo a raccoglierci per portare avanti il<br />
nostro lavoro, l'avvenimento che poco più di un mese fa ha portato nel cuore<br />
della nostra Regione, con l'infame attentato fascista al treno Roma-Brennero, il<br />
lutto, il sangue, il dolore che accompagnano la strategia del terrore e<br />
dell'eversione.<br />
Conoscete tutti, per esserne stati anche personalmente partecipi, quale sia stata<br />
la risposta che a questa nuova strage efferata, a questo nuovo attacco contro<br />
l'ordine democratico e la civile convivenza, è stata data <strong>dal</strong> popolo dell'Emilia-<br />
Romagna e di tutto il Paese.<br />
L'intera Nazione, rappresentata dai cittadini di fede democratica e antifascista<br />
e dai massimi esponenti delle istituzioni, dei partiti, dei sindacati dei lavoratori e<br />
dei ceti medi laboriosi, delle organizzazioni e delle associazioni di massa, l'intera<br />
Nazione si è raccolta attorno alle bare delle vittime, per esprimere, assieme al<br />
comune cordoglio, un'inflessibile volontà di lotta contro coloro che vorrebbero<br />
imporre, con le armi della violenza e della paura, un regime tirannico in cui<br />
fossero soppresse le libertà che ci siamo conquistati e alle quali mai rinunceremo.<br />
Ricordiamo ancora che in quei giorni di dolore e di lotta si era temuto che alla<br />
lista dei caduti, già così tragicamente lunga, dovesse aggiungersi qualche altro<br />
nome.<br />
Abbiamo infatti lungamente trepidato per la sorte di Marisa Russo, rimasta<br />
gravemente ferita nell'attentato che le aveva ucciso i genitori e un fratello di<br />
tredici anni.<br />
I medici dell'Ospe<strong>dal</strong>e Maggiore di Bologna hanno salvato questa giovane vita<br />
e ora Marisa sta rimettendosi, assieme al fratello Mauro, quattordicenne, anch'egli<br />
scampato alla strage.<br />
91
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
Ci è grato esprimere nuovamente a questi due ragazzi tutta la nostra<br />
solidarietà più affettuosa, cosi come agli altri feriti che già hanno potuto fare<br />
ritorno alle loro case, e il nostro riconoscimento e il nostro plauso all'intero<br />
personale dell'Ospe<strong>dal</strong>e Maggiore, ai sanitari, agli infermieri, agli addetti a tutti i<br />
servizi, per l'abnegazione con cui si sono prodigati nei confronti delle vittime<br />
dell'attentato e dei loro familiari.<br />
Sapete anche, colleghi consiglieri, che la Regione è associata al Comune e alla<br />
Provincia di Bologna nell'iniziativa di adottare Mauro Russo, per provvedere al<br />
suo mantenimento e agli studi che vorrà intraprendere, fino alla maggiore età.<br />
È un gesto che si accomuna ai cento e cento altri che sono stati compiuti e che,<br />
anche attraverso la solidarietà con questi due giovani così spietatamente colpiti,<br />
hanno espresso la più intransigente condanna morale contro gli autori di crimini<br />
tanto nefandi, contro gli assassini degli inermi e degli innocenti.<br />
Alle vittime della strage, ai cittadini italiani e stranieri che hanno perso la vita<br />
nell'eccidio di San Benedetto Val di Sambro, torniamo a rivolgere il pensiero, nel<br />
momento in cui riapriamo la nostra <strong>Assemblea</strong>.<br />
Propongo che alla loro memoria dedichiamo un istante di raccoglimento.<br />
(L'<strong>Assemblea</strong>, in piedi, osserva cinque minuti di raccoglimento)<br />
92
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
SEDUTA DI LUNEDI’ 14 MARZO 1977<br />
STRAORDINARIA<br />
Determinazioni in seguito ai gravi fatti di violenza accaduti<br />
a Bologna e in altre parti del paese.<br />
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ARMAROLI<br />
PRESIDENTE: Signori consiglieri, la convocazione straordinaria di questa<br />
seduta si è resa necessaria a seguito dei fatti gravi avvenuti a Bologna, a Roma e<br />
in altre città del nostro paese.<br />
L’esplosione di violenza cui abbiamo assistito in questi giorni ha assunto la<br />
fisionomia e la dimensione di un vero e proprio attentato contro le istituzioni,<br />
contro la convivenza democratica, contro quei valori civili, politici e morali che<br />
sono tra le conquiste più avanzate e sofferte delle nostre popolazioni.<br />
A questi estremi si è giunti dopo non poche avvisaglie: episodi di teppismo e<br />
di sopraffazione che più volte hanno turbato ed offeso la civilissima città di<br />
Bologna.<br />
Ma nei giorni scorsi questo stillicidio è sfociato in una concatenazione di<br />
episodi di violenza tale da legittimare il sospetto di un preordinato piano di<br />
attacco al regime democratico, attacco che ora si è voluto portare anche nel cuore<br />
della nostra regione.<br />
L'uccisione dello studente universitario Francesco Lorusso ci ha riempito di<br />
sgomento e di dolore, tanto più cocente perché la tragedia avvenuta in<br />
circostanze che in nessun modo possono giustificare il sacrificio di una vita.<br />
Attendiamo che su tali circostanze sia fatta pienamente luce.<br />
Ma altre vittime della violenza si sono avute in questi giorni.<br />
A Torino il brigadiere di pubblica sicurezza Giuseppe Ciotta è stato<br />
barbaramente assassinato sotto gli occhi della moglie da un commando di<br />
terroristi.<br />
A Roma numerosi agenti di polizia sono stati feriti da teppisti che si sono<br />
frammischiati ad una manifestazione nazionale studentesca che nulla aveva a che<br />
fare con le squadracce armate.<br />
Un gran numero di cittadini ha subito nei propri beni le conseguenze di atti di<br />
van<strong>dal</strong>ismo selvaggio che hanno seminato paura e angoscia tra migliaia di<br />
persone inermi.<br />
Assieme alla nostra solidarietà più piena con le vittime della violenza eversiva<br />
ribadiamo che la nostra condanna contro chiunque abbia fatto e faccia ricorso alla<br />
93
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
violenza è ferma, chiara e inequivocabile, come sempre lo è stata in questa nostra<br />
assemblea.<br />
Nessuna ragione da far valere, per quanto legittima possa essere, può<br />
giustificare il ricorso alla violenza, in un paese nel quale il regime democratico è il<br />
frutto di conquiste storiche del popolo, ottenuto con le lotte e i sacrifici di<br />
generazioni intere.<br />
La democrazia ha dunque, prima ancora che il diritto, il dovere di difendersi e<br />
lo stato democratico ha l'obbligo di provvedere a questa difesa con l'impegno di<br />
tutti gli organi che derivano i loro poteri <strong>dal</strong>la costituzione.<br />
Nell'opera di difesa di quel bene comune e vitale che è l'ordine democratico,<br />
costituzionale e repubblicano è indispensabile la collaborazione tra gli organi<br />
dello Stato e le istanze rappresentative della volontà popolare, così da assicurare<br />
il massimo di efficacia sia al momento essenziale della prevenzione, sia<br />
all'isolamento e alla repressione della violenza che minaccia la libertà, la<br />
sicurezza, la vita stessa dei cittadini.<br />
Non sono passati che pochi mesi, signori consiglieri, <strong>dal</strong> giorno in cui, di fronte<br />
a una recrudescenza di criminosi atti eversivi, i presidenti e i capigruppo<br />
consiliari e i segretari regionali dei partiti antifascisti dell'Emilia-Romagna<br />
invitarono concordemente la popolazione «a stringersi in uno spirito di<br />
solidarietà e di collaborazione, attorno ai corpi chiamati all'esercizio delle<br />
funzioni di difesa dell'ordine democratico, della sicurezza pubblica, dello stato e<br />
dei cittadini».<br />
È un appello che riprendiamo oggi, con instancabile tenacia, dopo gli episodi<br />
di violenza che hanno fatto scorrere il sangue, distrutto beni, seminato la paura<br />
tra la gente, a Bologna come a Roma.<br />
Con la stessa fermezza e chiarezza con cui ribadiamo la nostra condanna di<br />
queste imprese squadristiche, separiamo nettamente da esse le rivendicazioni che<br />
gli studenti pongono alla classe politica e alla società nazionale. Non esitiamo a<br />
riconoscere che ci sono verso le giovani generazioni del nostro Paese dei debiti<br />
che si sono accumulati nel tempo e che richiedono il massimo di attenzione e di<br />
impegno da tutti noi. Perché la democrazia di un paese è tanto più forte e salda<br />
quanto più è capace di affrontare i problemi reali della società e non vi è dubbio<br />
che tra i più urgenti tra essi vi sia quello di assicurare alle generazioni nuove un<br />
ruolo attivo nella società che lavora e produce, un progetto di vita, uno spazio che<br />
sia davvero aperto alla speranza e alla fiducia.<br />
Ma con la stessa chiarezza e lealtà diciamo ai giovani, agli studenti<br />
universitari, che in questi giorni vivono esperienze amare e dure, che anche i loro<br />
problemi e i loro bisogni possono essere affrontati solo con una presa di coscienza<br />
comune e la costruzione di una volontà e di un'azione comune. Bisogna che ci sia<br />
94
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
uno sforzo convergente, pur nella dialettica più aperta e nella più vasta<br />
autonomia di scelta, rivolto ad impedire che si creino incomprensioni e<br />
separazioni che sarebbero esiziali per tutti, tanto più in questo momento difficile<br />
per l'intero paese. E soprattutto occorre isolare e sconfiggere le posizioni dei<br />
violenti e dei facinorosi che ben altro si propongono che non la soluzione dei<br />
problemi della scuola e della società italiana.<br />
Le azioni di costoro, che sollevano lo sdegno e la ribellione morale del popolo,<br />
sono oggettivamente parte di un torbido disegno eversivo di cui rimangono<br />
oscure le trame ma non gli obiettivi, che sono quelli dell'avventura reazionaria.<br />
L'invalicabile linea di demarcazione che serve a distinguere le azioni di<br />
chiunque, quali che siano le motivazioni professate, è dunque quella che separa<br />
l'esercizio dei diritti democratici, anche attraverso la lotta più aspra, <strong>dal</strong> ricorso<br />
alla violenza, alla sopraffazione, al terrorismo.<br />
È già accaduto, nella storia travagliata del nostro paese, che con questi metodi<br />
si sia imposto al popolo italiano un «governo forte» che subito si tramutò in un<br />
regime di tirannide. Questa esperienza non si ripeterà più, a nessun costo.<br />
Ad ogni attacco portato alla democrazia e alle istituzioni della Repubblica (e<br />
quanti ce ne sono stati in questi anni!) i lavoratori, i cittadini antifascisti, l'intero<br />
popolo ha opposto questa volontà risolutissima. Chi punta sulla stanchezza e lo<br />
scoraggiamento non è in grado di comprendere che cosa sia la volontà di milioni<br />
e milioni di uomini, di donne, di giovani che vedono con chiarezza verso quale<br />
destino la violenza eversiva vorrebbe risospingerli.<br />
È questa volontà che, ne siamo certi, il popolo bolognese e dell'Emilia-<br />
Romagna tornerà ad esprimere con tutta la forza della sua unità democratica e<br />
antifascista, rispondendo all'appello che le istituzioni e i partiti democratici<br />
rivolgono loro e che ora ho l'onore di comunicarvi.<br />
«Bologna, l'Emilia-Romagna, le istituzioni democratiche, il movimento popolare sono<br />
stati fatti segno in questi giorni ad un gravissimo attacco, ad un vero e proprio attentato<br />
eversivo. Alla dialettica democratica e alla convivenza civile si è voluto sostituire la<br />
violenza.<br />
Bologna, e con essa la regione Emilia-Romagna, sono state attaccate nei loro valori<br />
ancor prima che politici, civili e morali. In questo clima a Bologna è stato ucciso un<br />
giovane studente universitario. In altre parti d'Italia sono avvenuti altri tristissimi<br />
episodi di violenza. A Torino un brigadiere della polizia è stato freddamente ucciso.<br />
Agenti sono stati feriti a Roma. Questi fatti riempiono di dolore e di sdegno le popolazioni<br />
dell’Emilia-Romagna.<br />
È necessario elevare la più ferma condanna contro chi è ricorso alla violenza, che<br />
colpisce la persona umana, che è nemica della libertà, che viola basilari diritti conquistati<br />
con la Resistenza e difesi con duri sacrifici.<br />
95
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
II rispetto della libertà e delle regole della vita democratica è irrinunciabile. Chiunque<br />
vi attenti, con qualunque pretesa di giustificazione, si pone contro gli ideali e gli interessi<br />
del popolo e dello stato democratico. A tutti coloro che sono stati colpiti <strong>dal</strong>la violenza e<br />
<strong>dal</strong>la intolleranza, ai tutori dell'ordine pubblico, ai cittadini e agli esercenti va la più<br />
ampia solidarietà.<br />
Occorre evitare l'ulteriore deterioramento della situazione, impedire che si creino<br />
solchi irreparabili, ribadire l'intransigente difesa dell'ordine democratico costituzionale da<br />
parte dello stato repubblicano affinché si ristabiliscano le condizioni imprescindibili della<br />
sicurezza e della convivenza civile. È infatti impossibile lottare per il rinnovamento della<br />
società e della scuola al di fuori di un sicuro quadro democratico. A questo compito sono<br />
chiamati gli studenti e i giovani che si battono con i metodi del confronto e della più ampia<br />
partecipazione per un cambiamento della vita e degli studi. Vanno invece isolati i violenti<br />
e i facinorosi - comunque mascherati - che lavorano per distruggere il tessuto democratico<br />
e per aprire la via ad una nuova oppressione, qualunque sia il proposito da loro dichiarato.<br />
Si impone uno sforzo comune di tutte le istituzioni democratiche, delle forze politiche e<br />
sindacali e dei cittadini affinché Bologna e la regione respingano energicamente l'attacco<br />
che loro viene portato; occorre un impegno di mobilitazione democratica contro ogni<br />
tentativo di limitazione delle libertà, per il consolidamento e lo sviluppo delle conquiste<br />
politiche e civili che hanno nelle istituzioni repubblicane il loro fondamento.<br />
Chiamiamo tutti i giovani e i cittadini di Bologna e dell'Emilia-Romagna a partecipare<br />
alla grande manifestazione che si svolgerà a Bologna, Mercoledì 16 marzo, alle ore 16, in<br />
Piazza Maggiore :<br />
per l'ordine e la sicurezza democratica;<br />
per la difesa delle libertà costituzionali;<br />
per il rispetto della civile convivenza;<br />
per ribadire la saldezza del legame tra il popolo e le istituzioni dello stato democratico e<br />
repubblicano.<br />
la Regione Emilia-Romagna,<br />
il Comune di Bologna,<br />
la Provincia di Bologna,<br />
PCI, DC, PSI, PSDI, PRI»<br />
96
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
SEDUTA DI GIOVEDI’ 16 MARZO 1978<br />
STRAORDINARIA<br />
Sdegno per il rapimento dell'onorevole Aldo Moro<br />
e cordoglio per le vittime dell'attentato.<br />
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GUERRA<br />
PRESIDENTE: Signori colleghi, la barbara violenza delle Brigate Rosse,<br />
espressione di una follia inumana ed eversiva, ha stamane compiuto il più grave<br />
attentato allo Stato democratico rapendo l'Onorevole Moro ed assassinando<br />
vigliaccamente tutta la sua scorta.<br />
Spero e credo di interpretare il pensiero attonito e commosso di tutto il<br />
Consiglio regionale dell'Emilia-Romagna esprimendo la più affettuosa e fraterna<br />
solidarietà alle famiglie degli agenti caduti, ultime indimenticabili vittime del<br />
dovere a difesa delle istituzioni repubblicane, all'Onorevole Moro, figura<br />
eminente e particolarmente espressiva del Parlamento e della vita politica<br />
nazionale, alla sua famiglia in drammatica attesa, alla Democrazia Cristiana, di<br />
cui l'Onorevole Moro era ed è prestigioso presidente ed intelligente leader.<br />
È purtroppo l'ennesima e più grave criminale sfida alla Repubblica, alla<br />
convivenza e alla concordia nazionale.<br />
La risposta che le istituzioni, e attorno alle istituzioni le forze politiche, sociali,<br />
culturali del nostro paese, debbono dare non è più e non può essere più una<br />
risposta convenzionale o verbale; essa, proprio in nome e con la forza della<br />
Costituzione repubblicana, deve essere decisa, dura, immediata. Nel 1922 lo Stato<br />
crollò; non abbiamo e non dobbiamo avere nessuna intenzione di assistere passivi<br />
al crollo dello Stato democratico.<br />
Sempre in nome e con la forza della Costituzione chiediamo, e credo che come<br />
democratici lo possiamo e lo dobbiamo pretendere, che la libertà e lo Stato<br />
vengano assolutamente e totalmente difesi con tutti i mezzi previsti <strong>dal</strong>la legalità<br />
repubblicana, perché la democrazia, conquistata oltre 30 anni fa, non può essere<br />
travolta <strong>dal</strong>la follia di un gruppo di criminali, guidati da una strategia eversiva e<br />
totalitaria.<br />
In memoria degli agenti assassinati invito il Consiglio a un momento di<br />
raccoglimento.<br />
(L'<strong>Assemblea</strong>, in piedi, osserva un minuto di raccoglimento)<br />
97
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
SEDUTA DI SABATO 29 SETTEMBRE 1979<br />
Cerimonia di saluto in occasione della visita del Presidente della Repubblica,<br />
Onorevole Sandro Pertini.<br />
(Alla presenza delle autorità civili, militari e religiose)<br />
Prof. Natalino GUERRA, presidente del Consiglio regionale: Signor Presidente della<br />
Repubblica, a nome del Consiglio Regionale dell'Emilia-Romagna, espressione ed<br />
interprete del pluralismo politico e dell'unità istituzionale di tutto il popolo, e<br />
unitamente alle Autorità e ai Rappresentanti delle sue Città e Province, Le porgo<br />
il saluto deferente ed il cordiale benvenuto della nostra comunità, profondamente<br />
onorata <strong>dal</strong>la Sua visita, tanto più costituzionalmente significativa quanto più<br />
personalmente gradita.<br />
Le siamo particolarmente grati per la Sua presenza in questa nostra terra, che<br />
Ella ha più volte affermato di ricordare con particolare simpatia, perché Ella<br />
esprime, con il Suo eccezionale intervento di Capo dello Stato Italiano al<br />
«Convegno Internazionale delle Città Martiri e Vittime di tutte le guerre», la<br />
volontà dell'Italia repubblicana di partecipare, nel ricordo indelebile delle<br />
sofferenze proprie e di tutti, all'impegnativa costruzione di un mondo di pace:<br />
proprio il comune dolore di ieri ha dato e deve dare a tutti i popoli il senso di una<br />
comune storia di oggi e di domani.<br />
Le siamo intimamente grati per la Sua commossa partecipazione alle<br />
celebrazioni del 35° anniversario dell'eccidio di Marzabotto, in cui furono<br />
trucidati migliaia di esseri umani di ogni età e di ogni condizione, di null'altro<br />
colpevoli che di testimoniare con la vita la vittoria perenne dell'uomo e della<br />
libertà contro le a-berrazioni delle tirannidi e dell'odio. Anche Marzabotto è un<br />
ricordo e un monito di valori umani e civili, che nessuna nuova aberrazione<br />
sanguinaria e terroristica potrà mai né offuscare né travolgere. Come Ella, Signor<br />
Presidente, ci ha insegnato con tutta una vita di lotte per la libertà e ci ammonisce<br />
ora con la parola del Suo alto Magistero, la Resistenza di ieri e la Resistenza di<br />
oggi si congiungono e si uniscono nella difesa e nell'esaltazione di una civiltà<br />
democratica che trascende e coinvolge tutte le aree culturali, sociali e politiche<br />
nell'essenza permanentemente diverse, ma nelle istituzioni doverosamente unite.<br />
Le siamo infine profondamente grati perché in quest'Emilia-Romagna di<br />
Marco Minghetti e di Andrea Costa, di Massarenti e di Guerrini, di Zanardi e di<br />
Don Minzoni, Ella, massima autorità dello Stato democratico, ha voluto<br />
incontrare le istituzioni regionali, nuove articolazioni dello stesso Stato<br />
98
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
democratico, proprio in un momento in cui si tende, pur nel travaglio di mille<br />
episodi, verso una nuova sintesi di delicati rapporti fra forze sociali, partiti e<br />
istituzioni democratiche. Questo Consiglio Regionale, come tutte le assemblee<br />
elettive del nostro paese, ha avvertito ed avverte nella sua libera e varia<br />
sensibilità la necessità fondamentale di contribuire ad aprire spazi nuovi per una<br />
dialettica ricomposizione sociale, politica e istituzionale nel rispetto profondo<br />
delle singole sfere e autonomie e nella doverosa riscoperta di unificanti valori<br />
morali da parte di un popolo che, oggi come ieri, si ribella all'ineluttabilità di un<br />
fatalismo di sangue e di odio che tutto vorrebbe mortificare e dissacrare.<br />
Questo popolo con tutta la forza dei suoi lavoratori e dei suoi operatori<br />
economici, con la saldezza della sua tradizione culturale e con le mille speranze<br />
dei suoi giovani, con il pluralismo delle sue espressioni sociali e con l'armonica<br />
articolazione delle sue istituzioni, per mezzo del Consiglio Regionale si stringe<br />
attorno a Lei, Signor Presidente, che contemporaneamente rappresenta l'unità<br />
della patria ed interpreta al vertice dello stato democratico la volontà popolare di<br />
difesa della libertà e le speranze insopprimibili di nuovi equilibri sociali. In nome<br />
di tale volontà e di tali speranze Le rinnoviamo, Signor Presidente, la nostra<br />
cordiale gratitudine per la Sua significativa visita e il nostro riconoscente saluto<br />
per la Sua ambita presenza, nella speranza che la rinnovata totale solidarietà del<br />
Consiglio Regionale e del popolo dell'Emilia-Romagna Le sia di conforto nell'alto<br />
compito che l'Italia Repubblicana Le ha così giustamente affidato.<br />
(Applausi)<br />
99
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
Il Consiglio regionale nella seduta con il Presidente della Repubblica Sandro Pertini (1979).<br />
100
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
SEDUTA DI MERCOLEDI’ 6 AGOSTO 1980<br />
STRAORDINARIA<br />
Commemorazione delle vittime della strage<br />
perpetrata alla stazione ferroviaria di Bologna.<br />
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE BARTOLINI<br />
PRESIDENTE: Aprendo i lavori della seduta straordinaria del Consiglio<br />
Regionale che si riunisce oggi per onorare le vittime del criminale attentato di<br />
sabato scorso, a nome del Consiglio regionale, dell'Ufficio di Presidenza e del<br />
Presidente della Giunta, saluto e ringrazio i rappresentanti delle Regioni, delle<br />
Province e dei Comuni, i rappresentanti delle città martiri della nostra Regione, i<br />
Sindaci delle città capoluogo, il Sindaco della città di Bologna, professor Renato<br />
Zangheri, i rappresentanti politici, delle organizzazioni sindacali e tutte le<br />
autorità presenti.<br />
All'inizio di questa manifestazione chiamo voi tutti a un minuto di<br />
raccoglimento.<br />
(L'assemblea, in piedi, osserva un minuto di raccoglimento)<br />
PRESIDENTE: Sabato 2 agosto, ore 10,25, nella stazione di Bologna un boato,<br />
un tremendo scoppio; ci si è resi immediatamente conto di trovarsi di fronte ad<br />
un'immane strage.<br />
Da subito è iniziato angoscioso, commosso, corale, il prodigarsi di tutti per<br />
portare soccorsi, salvare vite umane, dare conforto ed alleviare sofferenze, fornire<br />
risposte a chi chiedeva notizie.<br />
Davanti ai soccorritori una scena allucinante: un tributo assurdo di sangue, di<br />
feriti, di vite umane, in una proporzione che di ora in ora cresceva in modo<br />
spaventoso.<br />
Da principio un dubbio ha gravato su tutti: disgrazia o atto criminale<br />
In cuor loro, cittadini, esercito, vigili del fuoco, dipendenti delle Ferrovie dello<br />
Stato, sanitari, tutti quanti in sostanza partecipavano con fervore alle operazioni<br />
di soccorso, e poi migliaia e migliaia di persone hanno progressivamente, con<br />
strazio, preso conoscenza delle dimensioni del dramma ed hanno sperato che la<br />
tragedia fosse dovuta alla fatalità o ad un tragico errore.<br />
Il trascorrere delle ore, invece, mentre da un lato faceva crescere le dimensioni<br />
del dramma nel numero dei morti e dei feriti, <strong>dal</strong>l'altro faceva diminuire le<br />
possibilità di incertezza.<br />
101
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
Il trascorrere dei minuti eliminava l'ipotesi dello scoppio delle caldaie, trovate<br />
intatte; veniva fugato il dubbio della esplosione per fuoriuscita di gas metano: le<br />
tubazioni in precedenza intatte, lo erano anche a deflagrazione avvenuta.<br />
Che cosa è successo allora a Bologna, colleghi del Consiglio<br />
Esattamente quello che sarebbe dovuto accadere, nei piani terroristici, con la<br />
strage del treno Italicus nell'agosto di sei anni fa e che, solo per un ritardo di<br />
percorso del convoglio, provocò la tragedia a San Benedetto Val di Sambro<br />
anziché direttamente nella stazione di Bologna. Un attentato criminale,<br />
terroristico, ha sconvolto Bologna, ha nuovamente colpito al cuore il nostro Stato<br />
democratico e repubblicano, ha straziato intere famiglie che, da quell'attimo, sono<br />
state gettate nella disperazione per la perdita dei loro cari.<br />
Questa democrazia, questa Repubblica, che ci è costata vent'anni di lotta<br />
antifascista, una lotta partigiana, di popolo, fatta di sacrifici e di caduti, di quanto<br />
sangue ha ancora bisogno<br />
Ed è giusto che a versarlo continuino ad essere vittime innocenti<br />
In un paese dove il confronto e la lotta politica si mantengono sui binari della<br />
correttezza, è giusto che si continui a pagare un tale prezzo<br />
Allora è vero che la libertà e la democrazia non si conquistano una volta per<br />
tutte, ma si difendono giorno dopo giorno.<br />
Se così è, sappiano i terroristi di marca rossa o nera, i terroristi di Prima Linea<br />
o dei NAR, sappiano che queste lacerazioni dolorose non dividono uno Stato<br />
democratico, ma lo uniscono, ne rinserrano le fila.<br />
Col trascorrere delle ore crescente è stata la richiesta di far chiarezza, di<br />
precisare se si fosse trattato di sciagurata fatalità o di un criminale attentato.<br />
Chiarezza non poteva esserci nelle prime ore, quando ancora le macerie erano<br />
ingombranti e si rendeva necessaria la loro rimozione con estrema cautela, sia per<br />
poter salvare la vita di superstiti ancora schiacciati dai detriti, sia per non<br />
disperdere tracce utili per l'individuazione delle cause della tragica esplosione.<br />
Non mi sento quindi, avendo vissuto ora per ora le fasi di questo dramma, di<br />
condividere le critiche che sono state rivolte al Ministro degli Interni, Rognoni, al<br />
quale, nel corso della sua tempestiva presenza a Bologna, è stato fatto l'addebito<br />
di tentare di minimizzare gli eventi.<br />
Comprendo inoltre la scelta fatta <strong>dal</strong> Presidente della Repubblica Pertini che,<br />
presente anch'esso a Bologna poche ore dopo il tragico evento e diretto partecipe<br />
della prima riunione svoltasi in Prefettura per fare il primo punto sulla<br />
situazione, decideva di non partecipare alla manifestazione di Piazza Maggiore<br />
organizzata per le ore 21 di sabato sera, precisando al sottoscritto e al presidente<br />
Turci all'ultimo momento che la sua convinzione sull'accaduto era chiara, ma che<br />
al momento non poteva essere avallata da atti ufficiali.<br />
102
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
La stessa presenza a Bologna del Presidente del Consiglio va valutata<br />
positivamente, come pure la riunione avuta con un ristretto gruppo di autorità e<br />
tecnici, che ha portato alla conclusione, poi immediatamente ripresa dagli organi<br />
di informazione, che « l'orientamento era assolutamente preferenziale a favore di<br />
un atto doloso », di una strage criminale.<br />
L'individuazione del punto in cui era stato presumibilmente collocato<br />
l'ordigno esplosivo, il cratere provocato, il ritrovamento di alcuni frammenti,<br />
hanno portato anche la Magistratura ad accreditare l'ipotesi di una strage dolosa,<br />
di un atto criminale.<br />
Ventiquattro ore dopo l'attentato e con il conforto di questa posizione, il<br />
Presidente del Consiglio ha potuto esprimersi come sopra precisato, posizione<br />
poi ribadita anche in Parlamento.<br />
Siamo quindi giunti al punto di chiederci: perché questo nuovo attentato A<br />
chi giova Quale ne è il movente politico<br />
Quale lo scopo di questa nuova strage dopo Piazza Fontana a Milano, Piazza<br />
della Loggia a Brescia, il treno Italicus a San Benedetto Val di Sambro, se non<br />
l'intendimento di destabilizzare il Paese, di renderlo ingovernabile, di provocare<br />
uno stato di paura nella gente, di far perdere sicurezza e credibilità alle<br />
istituzioni<br />
Questa è una delle due strade che, per raggiungere questo fine, il terrorismo<br />
batte da anni: il terrorismo nero segue la strada della strage di persone ignare, di<br />
innocenti; quello delle BR e di Prima Linea segue la via dell'assassinio diretto,<br />
brutale, di magistrati, sindacalisti, giornalisti, uomini politici, forze dell'ordine.<br />
I mandanti, gli esecutori, anche quando le sigle di cui si ammantano possono<br />
essere diverse, hanno obiettivi che sono medesimi: destabilizzare il paese; minare<br />
alle fondamenta lo Stato repubblicano; togliere fiducia nelle istituzioni e nei<br />
partiti democratici.<br />
Nell'azione terroristica che insanguina il nostro paese vi sono intrecci non<br />
chiariti, vi sono collegamenti, nodi non sciolti, vi sono alternanze sospette.<br />
Ieri imperversavano le azioni delle Brigate Rosse; oggi, scardinate queste e i<br />
nuclei di Prima Linea, ricompaiono sulla scena i Nuclei Armati Rivoluzionari.<br />
Noi non siamo sprovveduti, non siamo neppure incerti; non si cada<br />
nell'equivoco di ritenere chi crede nella forza della democrazia e dell'unità del<br />
popolo più debole di chi crede nella forza delle bombe.<br />
Ma proprio per questa ferma convinzione che ci anima noi chiediamo che<br />
siano convenientemente, adeguatamente, tempestivamente utilizzati tutti i mezzi<br />
di cui lo Stato democratico dispone; proprio per questa profonda fede<br />
democratica noi chiediamo che siano utilizzati a fondo tutti gli strumenti che<br />
sono al servizio del nostro Stato, non soltanto per filtrare bene quello che deve<br />
103
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
essere detto a strage avvenuta, ma per tentare di evitare che simili tragici fatti si<br />
ripetano.<br />
La collettività emiliano-romagnola si chiede, in queste ore, se e come sono stati<br />
intensificati a Bologna i servizi di sorveglianza, di pubblica sicurezza,<br />
all'avvicinarsi dell'anniversario della strage dell'Italicus, avvenuta il 4 agosto di<br />
sei anni fa, concomitante con il rinvio a giudizio di Tuti e di altri terroristi fascisti.<br />
I cittadini italiani si chiedono quali direttive siano state date alle varie centrali<br />
preposte alla tutela della pubblica sicurezza, avvicinandosi il periodo estivo,<br />
periodo critico per il nostro paese e prediletto <strong>dal</strong> terrorismo nero.<br />
Le forze democratiche hanno diritto di conoscere se e come sono stati posti<br />
sotto controllo quegli «individui» (quelle «conoscenze» ci è stato detto negli<br />
incontri operativi che abbiamo avuto in Prefettura) che da tempo sono stati<br />
segnalati dai magistrati o se, in questo periodo, di essi si sono perse addirittura le<br />
tracce.<br />
Le bombe scoppiate sabato scorso devono avere necessariamente avuto una<br />
fase di preparazione, una sorta di mostruosa incubazione del terrore, che forse è<br />
durata settimane, mesi.<br />
Quando è stato ideato questo criminale attentato, in quale mese, con quale<br />
fine<br />
E altre domande dobbiamo porci di fronte al livello di sofisticazione della<br />
tecnica con cui è stato confezionato l'ordigno, ordito l'attentato.<br />
Considerazioni che dobbiamo sviluppare di fronte alla possibilità di una<br />
nuova escalation del terrorismo, in singolare analogia, sia pure a distanza di oltre<br />
dieci anni, con quella lunga spirale di terrore che <strong>dal</strong>la fine degli anni '60<br />
insanguina il nostro paese.<br />
Chi ha il compito di rappresentare le istituzioni deve porsi tutta questa serie di<br />
domande ed a loro volta queste domande devono essere poste alle autorità<br />
inquirenti che devono fornire le necessarie risposte.<br />
Avvertiamo nell'opinione pubblica un grande senso di compostezza e di ferma<br />
risposta all'aggressione terroristica, ma non dobbiamo nasconderci che vi è uno<br />
stato di angoscia e che può profilarsi il rischio di un progressivo disorientamento.<br />
Chi sta vivendo intensamente anche questa fase del dopo-attentato, non può<br />
non avere colto già alcuni segni fortemente preoccupanti.<br />
Il livello intermedio delle istituzioni, che il tessuto degli Enti locali e della<br />
Regione rappresenta, è garanzia fondamentale per contribuire con un proprio<br />
ruolo, sempre più incisivo ed aderente alle nuove realtà che nella nostra società<br />
progressivamente si creano, a rovesciare la sfiducia, la perdita di credibilità delle<br />
nostre istituzioni.<br />
104
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
Da queste nostre istituzioni dobbiamo rivolgere ogni nostra attenzione, la<br />
nostra sensibilità, a quanto di nuovo emerge nel paese, dobbiamo saper dare le<br />
prime concrete risposte per contribuire, in modo adeguato e originale, allo<br />
sviluppo e alla complessiva tenuta della nostra democrazia.<br />
A oltre dieci anni <strong>dal</strong>la strage di Piazza Fontana a Milano, con un terrorismo<br />
che ha giuocato un ruolo determinante contro la stabilità del paese, oggi abbiamo<br />
bisogno di sapere senza sottintesi se è possibile, procedendo lungo la strada<br />
maestra che è quella indicata <strong>dal</strong>la nostra costituzione, eliminare definitivamente<br />
la piaga del terrorismo che da troppo tempo ci affligge.<br />
Dobbiamo continuare a capire che la posta in giuoco ha grandi dimensioni e<br />
che con la strage alla stazione ferroviaria non viene colpita solo la città di Bologna<br />
ma l'intero paese.<br />
Così come oltre dieci anni fa con l'attentato alla Banca dell'Agricoltura a<br />
Milano non si volle soltanto colpire quella città ma sferrare un attacco alla<br />
democrazia italiana.<br />
Al Parlamento, al Governo chiediamo il controllo politico della grave<br />
situazione ed un impegno deciso per scoprire chi ha provocato la tragedia di<br />
questi giorni.<br />
Non possono passare altri dieci anni, non possiamo più vivere di incertezze, di<br />
punti interrogativi, ai quali non viene data risposta.<br />
Non possiamo dimenticare che con l'attentato di dieci anni fa a Piazza Fontana<br />
si è inquinato, si è tentato di stravolgere il corso della vita politica e democratica<br />
del nostro paese per tutto l'arco degli anni '70; se questo è vero non possiamo<br />
illuderci che gli effetti di questa strage si dissolvano nel breve volgere di pochi<br />
mesi, perché sarà l'intero arco degli anni '80 ad esserne inevitabilmente<br />
condizionato.<br />
Al paese, quindi, ai lavoratori, alle istituzioni, chiediamo che siano ancora di<br />
più ampliate la vigilanza, la mobilitazione, l'unità di impegno e di lotta in difesa<br />
delle nostre istituzioni.<br />
Il nostro convincimento è che i sentimenti antifascisti, democratici del nostro<br />
popolo sono in grado di sconfiggere qualsiasi velleità di eversione della<br />
convivenza civile e democratica, che il nostro paese ha saputo conquistare con<br />
lealtà e sacrificio.<br />
Siamo certi che la cerimonia di oggi pomeriggio sarà testimonianza della<br />
massima compostezza, di rispetto per il dolore dei familiari, dell'unità del popolo<br />
lavoratore, che sappia travalicare le diversità ideologiche e politiche, per onorare<br />
degnamente il patto democratico che è alla base della Costituzione della nostra<br />
Repubblica.<br />
105
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
Le celebrazioni per il trentacinquesimo anniversario della Liberazione di Bologna, con il Sindaco di<br />
Bologna Zangheri, il Presidente della Regione Turci e la Presidente della Camera dei Deputati<br />
Iotti (1980).<br />
106
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
SEDUTA DI SABATO 6 GIUGNO 1981<br />
Seduta solenne per la celebrazione del<br />
Decennale dello Statuto regionale<br />
Prolusione sul tema:<br />
«La Costituzione repubblicana e gli Statuti regionali oggi»<br />
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE BARTOLINI<br />
... omissis ...<br />
LEOPOLDO ELIA, giudice della Corte costituzionale: Signor presidente del<br />
Consiglio regionale, signori consiglieri, ringrazio vivamente per l'onore che mi è<br />
stato fatto invitandomi a parlare in una circostanza così solenne.<br />
Non concederò tuttavia alla solennità del momento facendo una vera orazione<br />
ufficiale o un vero discorso celebrativo, perchè mi pare che questo tempo non sia<br />
favorevole a nessuna forma di anche limitato trionfalismo. Tutto invita a una<br />
riflessione meditata, tutto invita a un discorso dimesso nella forma e teso nel<br />
giudizio, perché questo decennale dello Statuto è una grande occasione per<br />
ripensare un'esperienza difficile, un'esperienza anche accidentata, ma che<br />
indubbiamente è centrale nella vita istituzionale della Repubblica italiana. È<br />
quindi su taluni momenti istituzionali di questa vicenda che io soffermerò la mia<br />
attenzione, provocando,più che altro, momenti di reazione critica e di riflessione<br />
più approfondita, spero, di ciò che talvolta, sui giornali, su organi di opinione, si<br />
presenta come una reazione, non dirò di rigetto, ma certamente di<br />
ridimensionamento improprio di quella che è stata questa esperienza.<br />
Il 1° dicembre 1970 c'è stata una convergenza di forze politiche (come, durante<br />
lo stesso periodo, nella maggior parte delle Regioni italiane), ma particolarmente<br />
qui in Emilia-Romagna, che ha dato luogo ad una votazione sostanzialmente<br />
unanime di un testo di Statuto che, rispetto a quelle che potevano essere alcuni<br />
mesi prima le previsioni, si caratterizzava non tanto per una differenziazione<br />
rispetto agli Statuti adottati <strong>dal</strong>le altre Regioni a Statuto ordinario, ma, insieme<br />
con molti Statuti di Regioni appunto non a Statuto speciale, si distingueva per<br />
due scelte di fondo.<br />
Una scelta era quella di richiamarsi a certe finalità della Costituzione, di non<br />
limitarsi a una pura disciplina dell'apparato e delle iniziative di partecipazione, o<br />
relative alla condotta della finanza regionale, ma invece, insieme con le altre<br />
Regioni, di fare innanzitutto un tentativo, di cui poi valuteremo la portata, di<br />
107
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
ricollegarsi alle grandi finalità contenute nella prima parte della nostra<br />
Costituzione. E tutto questo avveniva in un modo che sfuggiva in larga misura a<br />
possibili censure perché per molti settori (che erano al di fuori dell'articolo 117<br />
della Costituzione) nell'articolo 3 dello Statuto dell'Emilia-Romagna si diceva<br />
esplicitamente che la Regione concorreva operando per promuovere tutta una<br />
serie di sviluppi e di integrazioni. Quindi non è tanto un problema di confini da<br />
tracciare quanto una riaffermazione, già del resto anticipata in qualche misura nel<br />
preambolo stesso dello Statuto, di finalità e di obiettivi nell'esercizio delle<br />
funzioni spettanti alla Regione secondo l'articolo 117 e naturalmente specificati da<br />
quelli che dovevano essere i futuri decreti di trasferimento. Una ripresa vent'anni<br />
dopo, in chiave più ammodernata, di certe finalità e di certi obiettivi che erano<br />
contenuti nella prima parte della Costituzione. La parte che anche oggi, in un<br />
momento in cui il dibattito istituzionale ferve nel nostro Paese, si sottrae ad ogni<br />
proposta innovativa, perché è in essa che è veramente il palladio delle nostre<br />
istituzioni; è in questa prima parte della Costituzione, in cui sono enunziati non<br />
solo i diritti e i doveri, ma sono proclamati i principi fondamentali e gli obiettivi<br />
di fondo della nostra comunità; è la parte su cui il consenso larghissimo,<br />
convinto, di tutto il popolo italiano avvalora una serie di traguardi che devono<br />
essere raggiunti e che raccolsero il consenso dei nostri maggiori costituenti.<br />
In secondo luogo c'era una parte, dedicata all'organizzazione interna, in cui,<br />
superate talune difficoltà, superati taluni dissensi, si riproduceva, ma con<br />
caratteristiche proprie, un rapporto tra Consiglio e Giunta in cui si accentuava il<br />
potere di in irizzo politico del Consiglio, non per una smania di tipo<br />
assemblearistico, ma con una tendenza che si è poi rivelata in larga misura anche<br />
una equilibrata garanzia a favore delle minoranze consiliari. Un complesso di<br />
garanzie che, per esempio, non è dato ritrovare nel modo di funzionamento dei<br />
rapporti tra gli organi costituzionali dei Comuni o delle Province, perché è<br />
proprio in questo tipo di rapporto tra Consiglio e Giunta che si esprime meglio la<br />
necessità di dare un peso notevole, non solo nella formazione dell'indirizzo<br />
politico-amministrativo ma anche nella sua attuazione, a tutte le forze presenti<br />
nei Consigli, con delle innovazioni - comuni anche ad altre Regioni – che<br />
potranno essere tenute presenti in futuro. Per esempio, anche quando si è voluto<br />
accentuare l'emanazione dell'Esecutivo da parte del Consiglio, con l'elezione del<br />
presidente della Giunta e della Giunta, si è fatto nettamente prevalere, attraverso<br />
il voto palese, il momento della scelta di indirizzo politico sul puro momento<br />
dell'individuazione dei titolari degli uffici. Tutto questo è molto importante anche<br />
per il futuro, perché anche nei paesi in cui - come nella Repubblica Federale<br />
Tedesca - si è scelto di fare esprimere direttamente il capo del 'Esecutivo da parte<br />
del Bundestag, ebbene, non si è scelto questo metodo del voto palese, perché si è<br />
108
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
ritenuto che malgrado tutto facesse ancora aggio il momento elettivo, mentre<br />
invece non è privo di significato - torno a ripetere - che, volendosi in questa sede<br />
fare prevalere il momento della scelta di indirizzo rispetto al momento della<br />
scelta delle persone, si sia voluto dare chiarezza ammettendo in prima istanza il<br />
voto palese. Non tanto, io penso, per agevolare il mantenimento della disciplina<br />
di partito, ma per consentire una più chiara assunzione di responsabilità nei<br />
confronti del corpo elettorale e perché mai possano prevalere tendenze che senza<br />
trasparenza, nell'oscurità, siano in grado di rovesciare situazioni di indirizzo<br />
politico. È una esperienza dunque che, nel panorama delle strutture organizzative<br />
europee e non solo italiane, va tenuta senz'altro presente.<br />
Meno audace forse è stato lo Statuto dell'Emilia-Romagna nel lanciare formule<br />
organizzative in tema di ordinamento burocratico, perché a proposito di<br />
organizzazione della burocrazia delle Regioni, pur ammettendosi delle scelte al di<br />
fuori del normale tipo di assunzione, certamente non si è voluto anticipare quello<br />
che altri Statuti hanno anticipato, superando già in sede statutaria il tipo di<br />
ordinamento burocratico allora in vigore nell'amministrazione statale del nostro<br />
paese. Tutto questo lo dico perché recentemente una sentenza della Corte<br />
costituzionale, la n. 10 del 1980, ha valorizzato talune norme statutarie - nella<br />
fattispecie dello Statuto del Lazio - che in parte anticipavano questo nuovo tipo di<br />
ordinamento burocratico. Credo però che al di là del singolo oggetto disciplinato<br />
da queste norme, tutte le Regioni possano rallegrarsi di questa decisione, che<br />
rivaluta taluni aspetti degli Statuti regionali in sé e per sé considerati, facendo sì<br />
che tra le esigenze cui deve corrispondere una legge regionale venga in rilievo<br />
quella di essere aderente alle scelte compiute in sede statutaria.<br />
Ed è significativo come la Corte costituzionale, che aveva espresso talvolta, in<br />
altre pronunce, un atteggiamento di diverse valutazioni di talune norme<br />
statutarie (penso anche a orme di statuto speciale, per esempio a proposito<br />
dell'annullamento di una legge che voleva promuovere il diritto collettivo<br />
all'informazione in Sicilia), abbia poi riconosciuto una sorta di supervalore<br />
rispetto alla legislazione ordinaria regionale di talune norme degli Statuti.<br />
Ma torniamo ai problemi di maggiore importanza.<br />
Che cosa non si è detto contro la parte programmatica degli Statuti regionali<br />
Si è parlato di sopravvalutazione della fase costituente, si è parlato di enfasi<br />
statutaria, di utopia statutaria, di aspetto velleitario di queste prese di posizione.<br />
Ora è innegabile che da un punto di vista puramente normativo, tenuto conto<br />
dell'esistenza degli obiettivi accolti nella prima parte della Costituzione, il<br />
giurista puro possa essere portato ad un atteggiamento di questo tipo e possa<br />
essere portato ad un simile atteggiamento anche chi guarda al passato prendendo<br />
alla lettera alcune di queste espressioni. Ma ormai è venuto il momento di<br />
109
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
assumere un atteggiamento storico, di assumere un atteggiamento di coscienza<br />
storica di fronte a queste realtà, che non sono solo realtà del passato, ma che,<br />
essendo sorte orma due lustri fa, consentono anche quella giusta presa di<br />
distanza che riesce a fare acquisire verità e quindi a liberare da illusioni, ma<br />
anche a liberare da deformazioni in senso pessimistico. Ora chi svaluta quella<br />
presa di posizione disconosce, a mio avviso, quello che è stato un elemento di<br />
fondo della fase costituente del '70; e questo elemento di fondo è stata proprio<br />
una riappropriazione <strong>dal</strong> basso delle scelte dei costituenti fatte nel 1946/'47; una<br />
riappropriazione che, prima ancora che sul piano normativo puro, ha un valore di<br />
politica costituzionale estremamente rilevante, perché nel ventennio '50-'70 il<br />
popolo italiano era cresciuto, era un popolo rispetto al quale le benedizioni della<br />
prima parte della Costituzione non potevano più cadere <strong>dal</strong>l'alto, come in<br />
qualche misura erano ancora cadute negli anni' 46/' 47. Questa riappropriazione<br />
di valori operata nel 1970 era una sorta di conferma in profondità delle scelte<br />
assunte nel 1946-1947. Quindi secondo me - e la lezione vale anche per oggi - non<br />
si può ridurre a una mera ripetizione, superflua ed ultronea, il richiamo<br />
all'articolo 3, secondo comma, della Costituzione e il richiamo a talune finalità<br />
enunciate non solo nello Statuto dell'Emilia-Romagna. Ci possono esse e state<br />
delle addizioni, se si vuole, di tipo troppo generalizzante, ma c'è stata nel<br />
profondo questa riappropriazione, che ha un valore anche perché è stata<br />
omogenea in tutti gli Statuti delle Regioni italiane.<br />
Qualcuno si duole dell'uniformità che si ritrova in questi statuti e che si<br />
riproduce anche in tutta una serie di leggi successive delle Regioni, nelle leggi in<br />
cui si è tentato di uscire <strong>dal</strong>l'ordinaria amministrazione, <strong>dal</strong>le leggiprovvedimento<br />
o per incentivi e si è cercato di dare un respiro alla legislazione<br />
regionale. Ma perché dolersi di questa uniformità spontanea, che si rivela come<br />
espressione di una maggiore unità nazionale raggiunta faticosamente proprio in<br />
questo periodo Maggiore unità raggiunta certo attraverso mezzi che possono<br />
andare <strong>dal</strong>la televisione ad altri che hanno operato più in profondità, ma che pure<br />
hanno realizzato taluni risultati unificanti.<br />
Ebbene, questa riconquista faticosa, che ha avuto i suoi albori<br />
nell'enunciazione teleologica degli statuti regionali, è un risultato che non deve<br />
andare perduto e non deve andare perduto oggi, dopo un periodo in cui tante<br />
cose sono state astoricamente contestate, mentre alcune di queste conquiste<br />
devono rappresentare delle conquiste per sempre, devono essere sostenute <strong>dal</strong>le<br />
forze politiche con sensibilità costituzionale e istituzionale al di là delle<br />
congiunture, al di là delle differenze di ruoli che nelle Regioni e in sede nazionale<br />
possono spettare alle forze politiche. Ebbene, questo insieme di obiettivi quale<br />
realizzazione ha poi trovato anche nei metodi di governo che le Regioni si<br />
110
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
riproponevano Metodi che erano direttamente derivati <strong>dal</strong>la Costituzione:<br />
metodo della partecipazione (art. 3); metodo del decentramento (art. 5); metodo<br />
della programmazione (art. 41). Bene, hanno trovato indubbiamente una<br />
realizzazione difficile. Il parallelismo tra Statuti e Costituzione è valido, sia pure a<br />
scala diversa, anche perché sottolinea con efficacia come, se è difficile attuare una<br />
costituzione, così, sia pure con difficoltà di fondo minori, è anche difficile<br />
realizzare un programma di carattere generale come quello che è stato immesso<br />
negli statuti regionali del 1970. Questo programma si caratterizzava non solo per<br />
gli obiettivi che ho ricordato, ma anche per una distinzione rispetto agli interventi<br />
statali. La nostra Costituzione si propone di allargare e di mantenere situazioni di<br />
libertà e di promuovere e condurre molto avanti processi di liberazione, di<br />
liberazione <strong>dal</strong> bisogno, di liberazione <strong>dal</strong>l'ignoranza, di liberazione <strong>dal</strong>le<br />
angustie della vita nelle varie età che attraversa l'uomo. Alle Regioni è assegnata<br />
<strong>dal</strong>la Costituzione e dagli Statuti una partecipazione importante a questo<br />
processo di liberazione.<br />
Lo Stato deve garantire le libertà e deve accrescerle; le Regioni -<br />
particolarmente impegnate nelle attività relative al territorio e a tutti i servizi<br />
sociali che si svolgono sul territorio - sono chiamate soprattutto ad un impegno<br />
concorrente ma essenziale nel processo di liberazione.<br />
Ora, come è stato realizzato questo impegno in questi dieci anni Il discorso<br />
sullo Statuto richiama certamente ai bilanci e alle considerazioni critiche e<br />
autocritiche.<br />
C'è stata la delusione del 1972 nel momento dei decreti di trasferimento perché<br />
si è ritenuto, e in parte certamente a ragione, che quei decreti contrastassero con<br />
lo spirito e con le ambizioni degli statuti, e si è ritenuto che all'ampliamento della<br />
spinta programmatica in sede statutaria don facesse riscontro un trasferimento<br />
adeguato di compiti. La Regione ha reagito con una strategia delle anticipazioni,<br />
ha anticipato lo stesso legislatore nazionale, prima della «616» del 1976, con tutta<br />
una serie di iniziative in materia di consorzi socio-economici, con tutta una serie<br />
di interventi sui comprensori, e su aspetti meno vistosi ma in sostanza molto<br />
rilevanti (anche politicamente) in materia di contabilità, in materia di<br />
organizzazione del personale, che hanno prevenuto in taluni casi l'intervento del<br />
legislatore a livello nazionale.<br />
Tuttavia questo non poteva bastare e sono venuti poi quei trasferimenti della<br />
«616» che non potevano risolvere in pieno il problema regionale, perché una<br />
legge di trasferimento non può mai, per definizione e per essenza, risolvere i<br />
grandi problemi che la Repubblica delle autonomie pone: problemi di<br />
coordinamento nella distinzione, ma non nella separatezza; problemi di<br />
regionalismo cooperativo, che però non è regionalismo nella confusione. Quindi<br />
111
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
una serie di problemi estremamente ardui che la «616» non poteva di per sé<br />
definire. Dopo la «616», con una Regione rinforzata, con Enti locali rinforzati<br />
come poteri, sono venuti i bilanci degli anni 1980/1981. Sono bilanci pervasi<br />
innegabilmente di amarezza e per i quali, soprattutto tra gli studiosi, prevale un<br />
senso di delusione.<br />
Leggendo i saggi che sul «Mulino» e sulla rivista «Le Regioni» trattano del<br />
decennio, è inutile nascondersi uno stato d'animo di effettiva frustrazione rispetto<br />
alle realtà che erano state desiderate. Anche qui dobbiamo, sia pure<br />
sommariamente, fare un piccolo riscontro tra partite positive, tra obiettivi<br />
raggiunti e situazioni che invece vanno francamente riconosciute come deludenti.<br />
Deludenti per colpa di chi Deludenti per colpa certamente di tutta una serie di<br />
fattori. Corrisponde ad una esigenza fondamentale di metodo, quando si<br />
affrontano questi temi, isolare al massimo le responsabilità in sede regionale, e<br />
anche della cultura regionalista, rispetto a tutto il resto dei problemi; perché se<br />
noi anneghiamo il problema della Regione e delle responsabilità per questi<br />
sviluppi, anche per quelli non positivi, nei problemi più grandi del sistema<br />
politico italiano, del sistema costituzionale italiano, rischiamo di fare opera non<br />
produttiva. Sicché, pur riconoscendo innegabili collegamenti, dobbiamo<br />
assicurare al problema quel tanto di autonomia, che è la condizione necessaria<br />
per affrontare, perlomeno in sede regionale, con le forze regionali, i nodi che qui<br />
possono essere affrontati e risolti.<br />
In questa prospettiva la delusione dipende certo, in misura non indifferente,<br />
da un sentirsi un po' presi in mezzo, da parte dell'Ente Regione, rispetto agli<br />
indirizzi centralistici che non sono più del Governo, o puramente del Governo e<br />
della burocrazia centrale, ma sono soprattutto da ravvisare qualche volta in un<br />
difetto di attenzione o di concentrazione, qualche volta in una intenzione chiara<br />
di recupero (per i problemi della finanza nazionale e della spesa pubblica) che ci<br />
sono a livello parlamentare. Infatti, qualche volta senza chiara avvertenza,<br />
qualche volta invece con sicura intenzione di condiziona mento (ma in modo<br />
improprio, perché il condizionamento della finanza nazionale andrebbe fatto in<br />
altra maniera, non creando situazioni come quelle che si sono prodotte in materia<br />
di edilizia residenziale col CER o in materia di riforma sanitaria), la centralità del<br />
Parlamento rischia di nascondere un bastione di indirizzi ancora centralistici.<br />
Perché Perchè con tutta una serie di leggi e leggine si contraddicono una serie di<br />
trasferimenti fatti con la «616» senza che nessuna forza politica nazionale prenda<br />
chiara coscienza della necessità che, sotto l'etichetta del regionalismo cooperativo,<br />
non si debbano far passare situazioni di confusione e di deresponsabilizzazione,<br />
per cui non si sappia più in quali sedi stuare chiaramente la responsabilità<br />
decisionale. Sono quelle figure che Cassese ha chiamato «organismi e procedure<br />
112
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
adespote», meglio diremmo «acefale»,in cui, per dividere in vari segmenti il<br />
procedimento che deve portare poi al risultato amministrativo, si ripartiscono<br />
talmente i tipi di intervento che alla fine non si riesce più a deliberare, se non in<br />
negoziati collaterali tra le forze politiche.<br />
Accanto a questi difetti dell'intervento parlamentare, che non riesce ad<br />
utilizzare con le grandi leggi-quadro, con le grandi leggi di principio, l'occasione<br />
per operare una più netta delegificazione di settori di materia ancora coperti da<br />
disciplina legislativa statale, c'è poi anche la sensazione da parte delle Regioni di<br />
un non perfetto equilibrio nell'attribuzione di poteri realizzata da varie leggi (a<br />
cominciare <strong>dal</strong>le parti criticate <strong>dal</strong> Giannini della «616») nei confronti degli altri<br />
enti locali.<br />
Talune attribuzioni hanno fatto sorgere il dubbio che venissero affidati ad altri<br />
enti locali interventi che non si potevano definire di carattere esclusivamente<br />
locale.<br />
In secondo luogo, a questa difficoltà per cui le Regioni si sono sentite come<br />
strette tra persistenti indirizzi centralistici e conferimenti di poteri agli altri enti<br />
locali in settori di interesse non meramente locale, si accompagna anche (e qui la<br />
responsabilità delle Regioni è più diretta) un non risolto problema del rapporto<br />
tra politici e funzionari regionali. Mi richiamo al classico scritto di uno scrittore,<br />
purtroppo scomparso in giovane età, Franco Levi, che ha tracciato chiaramente<br />
tutta la problematica del rapporto «politici-funzionari», rilevando come, mentre<br />
in sede centrale si tende a dare una responsabilità più distinta ai vertici<br />
dirigenziali burocratici nei confronti dei titolari di potere politico, invece, in sede<br />
locale e in sede regionale la confusione troppo spinta tra gli interventi di chi<br />
traccia le linee dell'indirizzo politico e poi ne gestisce l'esecuzione, contiene dei<br />
pericoli che non si risolvono solo nella frustrazione eventuale di una parte del<br />
personale burocratico, ma altresì in una possibile perdita di quei valori<br />
garantistici come l'imparzialità, che innegabilmente uno Stato di diritto deve<br />
tutelare.<br />
Inoltre viene in evidenza un certo difetto di efficacia nella soluzione di<br />
problemi amministrativi immediati (è un discorso generale che non riguarda<br />
questa Regione, riguarda i bilanci che si stanno facendo sulle Regioni in questo<br />
periodo), un certo difetto di effettività in un periodo in cui la gente chiede servizi<br />
corrispondenti a quelli degli altri paesi europei. Realizzandosi a carico della<br />
maggior parte dei cittadini un prelievo fiscale ormai di tipo europeo, c'è una<br />
fortissima spinta ed esigere servizi che siano adeguati a quelli degli altri paesi<br />
della Comunità europea.<br />
Le cause di questo stato di cose sono diverse. Per le Regioni, per i Comuni, per<br />
tutti gli Enti locali - oltre agli impacci derivanti da una troppo ampia<br />
113
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
predeterminazione della spesa - c'è una grave difficoltà di accordare i propri<br />
interventi alle alee di una politica congiunturale, di una politica che è diventata<br />
sempre più congiunturale a livello centrale, e che solo in ritardo fa conoscere ai<br />
Comuni e alle Regioni quelle che saranno le reali disponibilità finanziarie di<br />
intervento.<br />
Però, accanto a queste difficoltà innegabili, si aggiunge, a spiegare il senso di<br />
delusione, il carattere troppo frammentario e, per così dire, provvedimentale<br />
della legislazione delle Regioni: e ciò in contrasto diretto con quelle attese che gli<br />
studiosi avevano manifestato all'inizio degli anni '70. Indubbiamente questa<br />
delusione dev'essere alquanto ridimensionata pensando non solo alle soluzioni<br />
positive raggiunte ma anche al carattere palingenetico di talune aspettative. Ebbe<br />
corso, allora, uno stato d'animo non lontano <strong>dal</strong>l'utopia e del resto l'utopia è un<br />
propellente necessario per condurre innanzi grandi iniziative politiche. Del resto,<br />
non è solo in questo campo che la delusione è spiegabile anche in relazione ad<br />
attese troppo ambiziose: pensate oggi alle delusioni di coloro che avevano<br />
caricato il sindacato di enormi possibilità rigenerative rispetto a tutta la vita del<br />
paese. Quello che è accaduto in questi anni rispetto al sindacato da parte di chi<br />
aveva concepito speranze troppo audaci, si è parzialmente verificato anche per le<br />
Regioni; e chi aveva adottato parametri troppo generosi probabilmente non<br />
resiste alla delusione attuale. Ma coloro che - forse con maggior realismo, ma<br />
senza compiacenza, per il presente - si rendono conto dei limiti intrinseci che<br />
l'iniziativa regionalista del '70 poteva avere, debbono anche segnare i punti<br />
all'attivo.<br />
Questi punti all'attivo sono innanzitutto di carattere istituzionale generale. Le<br />
Regioni si distaccano sempre di più <strong>dal</strong> momento politico in cui sorsero, in cui,<br />
specialmente all'estero, furono identificate come un mezzo di adattamento degli<br />
equilibri politici italiani, non tanto come un'attuazione della Costituzione, non<br />
tanto come una razionalizzazione dei mezzi di intervento legislativo e<br />
amministrativo in Italia, ma, in primo luogo, come un modo per realizzare un<br />
particolare equilibrio politico, dando più spazio a forze escluse <strong>dal</strong> potere<br />
esecutivo centrale, promuovendosi, da parte di chi aveva il potere di indirizzo<br />
politico nazionale, un'operazione che consentiva di assestare per un certo periodo<br />
un nuovo bilanciamento di poteri.<br />
Oggi, per fortuna, prevale il momento istituzionale, ci stacchiamo da questa<br />
origine in cui ebbe parte, non sappiamo in quale misura, una iniziativa politica di<br />
indubbio rilievo e siamo più coscienti che l'esperienza regionale si inserisce in<br />
realtà in quello che Massimo Severo Giannini chiama «l'esperienza dello Stato<br />
pluriclasse». «Pluriclasse» in che senso Nel senso dell'omogeneità,<br />
dell'unificazione del tessuto popolare italiano, fenomeni che hanno ridotto le<br />
114
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
distanze rispetto alle categorie deboli dell'art. 3, secondo comma, della<br />
Costituzione, ma anche nel senso della partecipazione politica e sociale, che si è<br />
allargata ed ha fatto prendere coscienza, soprattutto per la varietà delle<br />
esperienze regionali, che veramente è finita, in tutte le sedi l'epoca delle<br />
egemonie, che è finita l'epoca delle situazioni irreversibili, che la democrazia<br />
governante, e non la democrazia governata del passato, ha la capacità di rendere<br />
più fluidi all'interno della comunità nazionale tutti i rapporti. E questa esperienza<br />
di situazioni, nessuna delle quali deve essere per definizione irreversibile, è<br />
un'esperienza che è stata acquisita a livello soprattutto regionale: l'esperienza<br />
dello «Stato pluriclasse» di Giannini non poteva essere maturata che in sedi più<br />
vicine alla vita dei cittadini, in sedi più prossime alla esperienza di partecipazione<br />
nei singoli organismi locali. Questo è un acquisto che non può essere<br />
disconosciuto ed è forse, a livello istituzionale, l'acquisizione maggiore che si è<br />
potuto conseguire con l'attuazione della Costituzione per quello che riguarda gli<br />
istituti regionali.<br />
Ma c'è anche una spinta al dispiegamento delle forme di buon governo che<br />
può e deve essere valorizzata in futuro in sede regionale, passando sempre più da<br />
una legislazione di promozione per incentivi a pioggia, che hanno il vantaggio di<br />
assicurare meccanicamente l'imparzialità di fronte agli utenti (ma che molte volte<br />
non rispondono a obiettivi di produttività), a uno sviluppo della legislazione<br />
promozionale per incentivi su programmi azien<strong>dal</strong>i controllati, anche nella scia<br />
delle direttive dei regolamenti della Comunità europea; legislazione che, senza<br />
perdere i valori dell'imparzialità, può far sì che le Regioni diano un contributo<br />
veramente decisivo anche allo sviluppo economico del nostro paese.<br />
C'è quindi - procedo per cenni - una possibilità di dispiegamento di forme di<br />
buon governo; e questa possibilità, colta solo in parte <strong>dal</strong>le Regioni, intanto si<br />
potrà realizzare in quanto si cercherà di sacrificare meno la razionalità e<br />
l'efficienza alla ricerca del consenso, in quanto la resistenza alle spinte corporative<br />
e la ricerca dell'effettività degli interventi possa in qualche misura ricondurre a<br />
dare pieno valore agli obiettivi che sono stati accolti nelle prime parti degli Statuti<br />
in corrispondenza agli obiettivi e alle finalità consacrate nella prima parte della<br />
Costituzione.<br />
Dunque non a torto taluni studiosi parlano oggi di un ritorno agli Statuti;<br />
ritorno agli Statuti perché è solo <strong>dal</strong>la riacquisizione, <strong>dal</strong> ricupero di quegli<br />
obiettivi che potrà esserci un ricupero di identità, un superamento di ordinaria<br />
amministrazione in sede regionale. E guardate che anche qui vale il paragone,<br />
l'analogia, non certo l'identità tra Costituzione e Statuto. In un'epoca in cui si<br />
parla di ritorno alla Costituzione, da taluni forse con un certo semplicismo,<br />
perché una Costituzione non è solo un testo scritto ma è anche un insieme di<br />
115
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
convenzioni «secondo Costituzione», è un insieme di interpretazioni che<br />
sorreggono la vita e l'applicazione di un testo, anche nelle Regioni il ritorno agli<br />
Statuti non può certo prescindere <strong>dal</strong>la esperienza di questo decennio; non può<br />
prescindere, peraltro, nemmeno privandosi di un senso autocritico, nemmeno<br />
privandosi della possibilità di accertare le scoperture della cultura regionalistica<br />
che tante cose non poteva prevedere, e comunque non ha previsto, per l'impronta<br />
troppo giuridicistica della sua partenza, per il mancato incontro interdisciplinare,<br />
dieci anni fa, tra politologi, sociologi, economisti, incontro che è invece necessario<br />
per un regionalismo di tipo cooperativo, da non confondere - torno a ripeterlo -<br />
con un regionalismo corrivo alla confusione tra interventi statali e interventi<br />
regionali, quale si è configurato in talune delle leggi di riforma recentemente<br />
emanate.<br />
Il recupero di identità passa in definitiva attraverso una ripresa degli obiettivi<br />
statutari rivissuti nel profondo, aggiornati dopo l'esperienza di questi dieci anni.<br />
È dunque una vicenda di medio e lungo periodo, che deve superare le<br />
frustrazioni e le delusioni del breve periodo. Perché si passi <strong>dal</strong>la amarezza, <strong>dal</strong>lo<br />
stato d'animo negativo, che soprattutto gli studiosi giovani condividono in questo<br />
momento, è necessario che il ricupero avvenga dentro ciascuno di noi; e,<br />
soprattutto, all'interno delle forze politiche, che da questa ripresa di contatto con i<br />
problemi reali dei cittadini potranno essere agevolate ad uscire <strong>dal</strong> gioco dei ve ti<br />
e delle contrapposizioni e a ritrovare, a livello appunto di interpretazione e di<br />
realizzazione di questi obiettivi, che sono innanzitutto obiettivi costituzionali, una<br />
più piena capacità di intervento e di riscatto agli occhi dell'intera comunità<br />
nazionale.<br />
(Applausi)<br />
PRESIDENTE: Grazie, professor Elia. Colleghi consiglieri, ai colleghi onorevoli<br />
Armaroli e professor Guerra, già presidenti del Consiglio regionale nel corso<br />
della prima e seconda legislatura, qui presenti, unitamente agli altri colleghi delle<br />
legislature passate, va il sentito ringraziamento di tutto il nostro Consiglio. Un<br />
ringraziamento sincero anche a tutti quanti hanno voluto onorarci della loro<br />
presenza. Rinnovando a lei, professor Elia, l'apprezzamento più sincero, ancora<br />
più doveroso, per avere voluto onorare l'impegno assunto nonostante le sia stato<br />
reso gravoso <strong>dal</strong> protrarsi dei lavori della Corte costituzionale nella giornata di<br />
ieri, concludo i lavori di questa seduta consiliare.<br />
116
Sedute straordinarie, commemorazioni e visite<br />
Seduta solenne del Consiglio regionale in occasione del Decennale del primo Statuto (1981).<br />
117