Il Corpo mostrato - Scheda - (127 Kb) PDF - Diocesi di Brescia
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<strong>Il</strong> <strong>Corpo</strong> <strong>mostrato</strong><br />
Pietro da Cemmo (Cemmo, attivo tra il 1475 e il 1520 ca)<br />
Imago pietatis,<br />
affresco, Esine, Chiesa <strong>di</strong> Santa Maria Assunta<br />
L’uomo dei dolori<br />
Is 53, 3-6.<br />
Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire,<br />
come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era <strong>di</strong>sprezzato e non ne<br />
avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si<br />
è addossato i nostri dolori e noi lo giu<strong>di</strong>cavamo castigato, percosso da Dio e<br />
umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità.<br />
<strong>Il</strong> castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su <strong>di</strong> lui; per le sue piaghe<br />
noi siamo stati guariti.
L’Imago pietatis <strong>di</strong>pinta da Pietro da Cemmo<br />
nella chiesa <strong>di</strong> Santa Maria Assunta <strong>di</strong> Esine<br />
è inserita all’interno <strong>di</strong> una grande macchina<br />
figurativa che riprende, nei suoi elementi, il ritmo<br />
della sacra rappresentazione: il Cristo trafitto<br />
e coronato <strong>di</strong> spine, posto entro il sepolcro, è<br />
sdoppiato nel Cristo flagellato alla colonna; il suo<br />
volto si presta al bacio <strong>di</strong> Giuda, è - monocromo<br />
- bendato e sbeffeggiato, è impresso in negativo<br />
sul telo della Veronica. Le cosiddette Arma Christi<br />
servivano a far comprendere e a ricordare al<br />
fedele tutti i passaggi della passione <strong>di</strong> Cristo<br />
costringendolo a ripercorrere il cammino verso<br />
la croce fino alla contemplazione del <strong>Corpo</strong><br />
immolato posto in ostensione fuori dal sepolcro.<br />
Da queste immagini, capaci <strong>di</strong> condensare le<br />
tappe del mistero d’amore, si <strong>di</strong>partono poi,<br />
lungo i secoli, <strong>di</strong>versi filoni iconografici che<br />
giungono fino alla costituzione della Via Crucis.<br />
Ma qui, nell’affresco <strong>di</strong> Pietro da Cemmo, la via<br />
non si chiude con la deposizione nel sepolcro,<br />
ma con l’ostensione del corpo, <strong>di</strong> quel corpo vero<br />
che possiede tutta la monumentalità <strong>di</strong> cui erano<br />
<strong>di</strong>ventati capaci gli artisti del Quattrocento: un<br />
agglomerato <strong>di</strong> muscoli, tensioni, spasimi che<br />
rendono la possibilità <strong>di</strong> rappresentare la verità<br />
della sofferenza e la solennità del gesto.<br />
<strong>Il</strong> <strong>Corpo</strong> <strong>mostrato</strong>. Questo corpo con tutta la sua pesante e quasi ingombrante verità non lascia<br />
in<strong>di</strong>fferenti: mostra la verità del fatto e con essa impone a chi la guarda <strong>di</strong> me<strong>di</strong>tare sulla<br />
verità della sofferenza e sul dono dell’amore. <strong>Il</strong> percorso del fedele con il suo Signore, attraverso<br />
i segni della sofferenza, ha come risultato la vera immagine dell’amore: il dono totale. È questo<br />
il senso pienamente ‘eucaristico’ dell’immagine e del dono: non è la contemplazione della<br />
sofferenza ma la constatazione <strong>di</strong> cosa significhi davvero il dono dell’amore. In questo senso la<br />
comunità nasce dall’eucaristia: il <strong>Corpo</strong> <strong>mostrato</strong> apre alla consapevolezza che il <strong>Corpo</strong> sacramentale<br />
contiene e attua ancora oggi quel mistero <strong>di</strong> amore e non può lasciare in<strong>di</strong>fferenti. La<br />
comunità si costruisce sul dono eucaristico per assomigliare al <strong>Corpo</strong> vero.<br />
Un solo pane, un unico corpo<br />
1Cor 10,14-17<br />
AGORÀ DELLA DIOCESI DI BRESCIA<br />
INIZIO DELL’ANNO PASTORALE 2009.2010<br />
Dalla Lettera Enciclica Mysterium Fidei <strong>di</strong> Paolo VI<br />
(…) se la Sacra Liturgia occupa il primo posto nella vita della Chiesa, il Mistero Eucaristico<br />
è come il cuore e il centro della Sacra Liturgia, in quanto è la fonte <strong>di</strong> vita che ci purifica e<br />
ci corrobora in modo che viviamo non più per noi, ma per Dio, e tra noi stessi ci uniamo col<br />
vincolo strettissimo della carità. E affinché sia evidente l’intimo nesso tra la fede e la pietà, i<br />
padri del Concilio, confermando la dottrina che la Chiesa ha sempre sostenuto e insegnato e<br />
il Concilio <strong>di</strong> Trento ha solennemente definito, hanno voluto premettere alla trattazione del<br />
sacrosanto Mistero Eucaristico questa sintesi <strong>di</strong> verità: «<strong>Il</strong> nostro Salvatore nell’ultima Cena,<br />
la notte in cui fu tra<strong>di</strong>to, istituì il Sacrificio Eucaristico del suo corpo e del suo sangue, a perpetuare<br />
così il sacrificio della Croce nei secoli fino al suo avvento, lasciando in tal modo alla<br />
sua <strong>di</strong>letta Sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e della sua risurrezione: sacramento<br />
<strong>di</strong> pietà, segno <strong>di</strong> unità, vincolo <strong>di</strong> carità, convito pasquale, in cui si riceve Cristo, l’anima<br />
si riempie <strong>di</strong> grazia e ci si largisce il pegno della gloria futura».