settembre 2010.pdf - Collegio San Giuseppe - Istituto De Merode

sangiuseppedemerode.it

settembre 2010.pdf - Collegio San Giuseppe - Istituto De Merode

PERIODICO GIOVANILE

DI CULTURA E SPORT

Anno XXV N. 7-8

Settembre 2010

Direttore responsabile

Virginio Mattoccia

Hanno collaborato

a questo numero:

Francesca Giacomini, Eleonora Bozzoni

Pantaleoni, Sabrina Livadiotti,

Beatrice Chiapponi, Federico Guerzoni,

Marco Germani, Costanza Andriola,

Francesca Corsi, Dario Cecchetti,

Giulia Servidei, Federico Perconti,

Emanuela Birocchi, Claudio Cristofori,

Goffredo Forconi, Augusto Bartolini,

Ruxandra Chivre, Giuliano Elmisi,

Ernesto Michieli, Giorgio Vallese

Fotografie:

Luxardo, fr. Virginio, fr. Emanuele,

A. Bartolini.

Composizione, impaginazione

e prestampa:

SATIZ (gruppo ILTE)

Stampa:

ILTE SpA Moncalieri (TO)

Edizione "Blutime"

Via S. Sebastianello, 3-Roma

Autorizzazione n. 242

del 9 maggio 1986

del Tribunale di Roma

SOMMARIO

Primo Piano 6

“Dieci e lode”

Un lembo di giovinezza

Cultura 8

MGL

(movimento Giovani

Lasalliani)

Day By Day 26

Girando per le città italiane

Bologna: piccola e grassa

Firenze: è sempre nuova

Napoli: è bella come è

Orvieto: nata, non fatta

Tivoli: la magnificenza

e la fantasia

Copertina: composizione grafica

della prof. arch. Filena Barrea

Sport 48

Campionato di atletica Licei

Campionato di atletica

Secondaria Primo Grado

Calcetto

Distribuito gratuitamente presso il collegio

S. Giuseppe - Istituto De Mérode


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Primo piano

Primo piano

A cura

del Primo scientifico A

Caporedattore:

Matteo Pugliese

Redattori:

Bruno Antoni

Riccardo Bellu

Federico Biazzo

Elisa Colasanti

Simone Coletta

Andrea Consiglio

Silvio Saverio De Sio

Marzia Di Genna

Ferdinando Diana

Ella Priya D’Sonza

Federico Duchene De Vere

UN LEMBO

DI GIOVINEZZA

Questo vento autunnale

che le cime degli ulivi scuote

e sfiora le pesanti querce

ora a me

risveglia tempi lontani;

ma le barchette di carta

non furono sospinte da me

nei vasconi o nei rivi,

né ebbi

per bagnare le mie scarpe nelle pozzanghere,

dove avrei amato rincorrere i saltellanti ranocchi.

Fr. Giuliano Elmisi Ilari

Fabrizio Egiddi

Chiara Ghesini

Federica Isidori

Fabio Leotta

Arianna Manicastri

Federico Merluzzi

Manfredi Pio Di Savoia

Federico Polimanti

Matteo Pugliese

Federico Reali

Francesco Spinola

Francesca Terzoli

Margherita Theodoli

Claudio Zangrilli

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Cultura

L’impegno del MGL

(Movimento Giovani Lasalliani)

per costruire un mondo

più giusto e solidale

di Eleonora

Bozzoni Pantaleoni

Dal 25 al 28 marzo 2010 sono andata a Paderno

con il gruppo MGL del De Merode per l’annuale

incontro nazionale del movimento. Con noi sono partiti

i gruppi del Pio IX e XII, invece quelli di Torino,

Paderno e Catania ci aspettavano già all’istituto Filippin,

dove si è svolto l’intero convegno. Ci siamo

Il convegno di Paderno è stato

un momento di riflessione, convincimento

personale e presa di coscienza come

gruppo giovanile

incontrati davanti al Pio IX alle 6 e 30 e, dopo circa

7 infinte, ma divertentissime ore, all’insegna dei

racconti e degli indovinelli, siamo arrivati a Paderno.

Dopo esserci sistemati nelle rispettive camere ed

aver cenato abbiamo subito iniziato il nostro energico

convegno. Dopo alcune dinamiche di presentazione

tra i vari gruppi, ci è stato presentato il convegno

e il tema di quest’anno: “Dio abita la tua storia,

seguilo”. Alle 22,00 abbiamo partecipato alla preghiera

della sera per poi andare tutti a dormire

distrutti dal lungo viaggio e dall’irrefrenabile curiosità

e energia che ci ha accompagnati. Il giorno

seguente, venerdì, dopo la preghiera della mattina,

ci è stata narrata la prima testimonianza intitolata

“Dio nella storia dei giovani”. La successiva tecnica

di riflessione è stata per noi una nuova e significante

esperienza che viene definita “deserto“. Come

lascia intendere il nome di questa attività, lo scopo

è che ogni ragazzo si posizioni in una zona isolata

per riuscire a porsi più attentamente delle domande

e nello stesso tempo ascoltare le risposte provenienti

da se stesso e da Dio. In seguito ci è stato chiesto

di fotografare tutto ciò che ci sembrava dimostrazione

della presenza di Dio nel grande giardino dell’istituto.

Diverse sono state le foto che i vari gruppi

di lavoro in cui ci eravamo divisi hanno presentato,

ma la foto vincitrice rappresentava due mani avvolte

dalla farina su un tavolo. Dopo una riflessione e

la cena alle 22,00 abbiamo iniziato un gioco a

squadre che serviva per farci comprendere più concretamente

l’ingiusto dislivello di distribuzione delle

ricchezze tra i vari stati. Perciò ad

ogni gruppo è stato assegnato

uno stato differente e tanti

utensili a seconda della reale

ricchezza di questo stato.

Questi utensili potevano essere

venduti o scambiati con gli altri

paesi. Lo scopo era riuscire a

riprodurre determinate forme

geometriche rappresentate su un

cartellone che poteva essere raramente

consultato senza l’aiuto

degli utensili. Finita questa attività

siamo andati tutti a dormire. La mattina

seguente attraverso delle attività

di gruppo abbiamo discusso i vari

simboli lasalliani, imparando quindi

a riconoscerli e i differenti significati.

In seguito ci sono state esposte delle testimonianze

per comprendere quali occhi Dio abbia nelle nostre

vite. Alle 18,00 siamo partiti per

Bassano dove abbiamo cenato tutti

insieme occupando una buona parte

del ristorante e divertendoci molto,

anche grazie alla musica che

ha accompagnato tutta la cena.

Il giorno seguente, domenica,

ogni gruppo di provenienza ha

tirato le somme e ha cercato di

ritrovare una strada da seguire

per tutto l’ anno. Il Convegno

è stato per noi necessario perché

ha riacceso l’entusiasmo

e riportato l’energia necessaria

per il nostro gruppo che

è stato così rifondato. Dopo

la Messa siamo dovuti partire

a malincuore, ma, di

certo, non dimenticheremo mai quest’esperienza

e tantomeno le persone che la hanno

vissuta con noi.

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Cultura

Danza notturna nella palude dell’Orco


Cultura

La legge del professor Maurphy e l’effetto Larsen

di Federico Guerzoni

Giugno 2010: l’Associazione “Quadriportico” mette

in scena “Shrek” e il sottoscritto, che giusto sei mesi

fa compariva tra gli interpreti del fortunato allestimento

del musical “Mamma mia!”, in questa occasione

non è nel gruppo degli attori. Una scelta di buonsenso

da parte della regia, diranno i più impietosi fra di

voi. In realtà sono della partita, ma questa volta il

grande frère Alessandro Cacciotti e la bravissima Vittoria

Gasbarri mi hanno assegnato, forse all’esito di

una infruttuosa ricerca, il ruolo di tecnico del suono.

Affronto la nuova avventura con curiosità e

con la consueta dose di incoscienza.

Che attori e tecnici sperimentino

condizioni esistenziali diverse è

cosa nota. Ora, però, ho la possibilità

di misurare in concreto

quanto profonda sia la differenza.

E la realtà mi stupisce.

Cominciamo dall’aspetto esteriore.

L’attore è truccato

con cura,

con prodotti anallergici. Il tecnico ha sulle guance

segni di sporco, sulla cui origine è opportuno non

indagare. L’attore indossa un bellissimo costume di

scena, concepito dal mitico duo Alessandra-Cristina.

Il tecnico veste alla bell’e meglio: un paio di jeans e

una maglietta che ha conosciuto tempi migliori. L’attore

ha sempre bisogno del “suo” pubblico. Il tecnico

ha spesso bisogno di una doccia.

Altrettanto vistosa è la differenza nei comportamenti.

L’attore parla a voce alta, mentre il tecnico per lo più

mugugna, talvolta impreca e in casi estremi si esprime

in italiano. L’attore è un animale sociale, cerca in

continuazione i suoi simili, ai quali propina per l’ennesima

volta il racconto dei suoi successi trascorsi. Il

tecnico nutre somma diffidenza verso l’umanità intera,

considerandola una potenziale minaccia per le

sue preziose attrezzature.

L’attore è concentrato su di sé, sulla propria voce, sui

movimenti che compie, sulle sensazioni che trasmette,

attento ad apparire, desideroso di espandere la

propria presenza scenica. È un puledro di razza,

ombroso, per certi versi fragile, ma capace di grandi

slanci. Il tecnico, specie se alle prime armi, è un

mulo da soma. Quanto meno appare, tanto meglio

avrà svolto il suo compito.

Diciamo la verità: la vita è ingiusta con i tecnici. L’attore

dispone di un camerino, magari piccolo e condiviso

con altri compagni, ma pur sempre un camerino.

Il tecnico bivacca dove capita e di solito finisce

per trovarsi là dove il regista non desidera che sia.

E che dire del nome in locandina In bella evidenza

quello dell’attore, mentre di quello del tecnico si fa

menzione a fondo pagina, di norma

in carattere microscopico,

come se si trattasse della

clausola vessatoria di un

contratto.

Le statistiche tenute dagli

attori dimostrano che, se

qualcosa non va, la colpa

è quasi sempre dei

tecnici e, occasionalmente,

del regista. I

tecnici, che sono

anime semplici, non tengono statistiche, ma da secoli

vanno ripetendo invano che lo spettacolo perfetto

è quello che non contempla la presenza degli attori.

Il rapporto con gli attori, tuttavia, a ben vedere è l’ultimo

dei problemi per i tecnici e così si spiega perché,

nonostante tutto, le produzioni teatrali non si

risolvano in una lotta di classe permanente. Nel

nostro caso, poi, gli attori oltre che bravi sono addirittura

gente simpatica: Marcello De Rienzo (ottimo

esordiente nella parte di Shrek), Cecilia Adrower e

Francesca Michelangeli (che si alternano, con pari

efficacia, nella parte di Fiona), la fantastica Barbara

Rampini (impeccabile come Drago, così come lo

era stata da protagonista in Mamma mia!), i miei

cari amici Fabio e Walter Cavalieri (Ciuchino e Lord

Farquaad), l'esplosiva Ella D’Souza e tutti gli altri,

nessuno escluso.

Ciò che davvero angustia i tecnici, quelli del suono

in particolare, è la tecnologia. Un semplice lettore di

compact disc, ad esempio, è il prodotto di una tecnologia

ormai matura, non è vero È un apparecchio

così diffuso e testato e perfezionato da essere immune

da difetti, si direbbe. Macché! L’evidenza empirica

chiarisce al di là di ogni dubbio che il funzionamento

di quell’aggeggio è regolato dalle leggi del

caso. Non è detto che funzioni, né che legga la traccia

giusta ed ancor meno che la legga nel momento

appropriato. E lo stesso dicasi del mixer, degli altoparlanti

e dei cablaggi tutti.

Come se ne esce In primo luogo, beneficiando dei

consigli e della pazienza del professor Andrea Sicignano;

a lui e a Carla Turriziani vanno i miei più sentiti

ringraziamenti. In secondo luogo, confidando nella

buona sorte, benché resti persuaso che la celebre

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Cultura

legge di Murphy (quella secondo cui se qualcosa

può andare storto, lo farà) sia stata formulata per la

prima volta da un tecnico teatrale. Mi immagino la

scena: siamo nell’antica Grecia, si rappresenta una

tragedia di Sofocle e, sul più bello, l’attore che interpreta

Zeus, intervenuto come deus ex machina a sciogliere

l’intreccio, rimane a penzolare a mezz’aria

perché la carrucola che lo dovrebbe sollevare s’è

inceppata. Mentre il pubblico sghignazza a più non

posso, l’ignoto tecnico ateniese che ha costruito la

macchina enuncia, in un dialetto attico colorito da

espressioni da angiporto, l’assioma poi ingiustamente

attribuito all’immaginario Murphy.

Certo, alle difficoltà e agli imprevisti del mestiere ciascuno

fa fronte come può e come sa: Riccardo Angalli,

ad esempio, anche lui trasferito per l’occasione

dal palco al ruolo di tecnico delle luci, se la cava

decisamente meglio di me. Le scene di Adele Bucci

e dei suoi collaboratori sono proprio belle; coinvolgenti

sono le coreografie di Francesca Antonacci.

Ma, siamo onesti, nessuno di loro deve avere a che

fare con il terribile effetto Larsen, quel fischio stridente

che all’improvviso si leva dagli altoparlanti,

deliziando i timpani del pubblico incolpevole e

annichilendo la già precaria autostima del povero

tecnico del suono.

“Non solo miseria fece Iddio”, soleva dire una

mia bisnonna. E così capita talvolta anche

al tecnico di godere qualche soddisfazione.

Un attacco del commento musicale eseguito

al momento giusto, un’armoniosa

regolazione del livello dei microfoni,

un’intera sessione di prove senza che

il professor Larsen e il suo dannato

effetto si materializzino, sono

eventi che riempiono di orgoglio

il nostro. Egli assapora il proprio

compiacimento nella solitudine

della sua postazione e gli verrebbe

di condividerlo con le macchine che

lo circondano, dispensando loro

un’affettuosa carezza, se non si affacciasse

il timore che anche il più piccolo

contatto possa turbare quell’ordine

insperato.

Quando le cose vanno davvero bene, il

tecnico (che è un essere umano pure

lui) può perfino soffrire di una sorta di

delirio di onnipotenza. Gli pare di essere l’eminenza

grigia dello spettacolo, colui che tutto può e tutto

muove nella penombra. È quello il momento d’elezione

del professor Larsen, che si affaccia sornione col

suo fischio, subito seguito dalle urla del regista.

Insomma, partecipare alla messa in scena di Shrek

esplorando la dimensione nascosta del teatro, quella

che non viene illuminata dalle luci di proscenio, è

un’esperienza intensa, affascinante e istruttiva. Un

soggiorno nel regno dei tecnici ti aiuta ad apprezzare

il lavoro di tutti e a capire che il prodotto finale,

quello che il pubblico applaude, è di chi manovra le

leve del mixer o si occupa di organizzazione generale

non meno di chi declama un celebre monologo.

Pertanto, signori, tutti in piedi ad applaudire l’aiuto

regista Vittoria Citerni, i ragazzi del corpo di ballo,

quelli dell’orchestra (brava alla mia compagna di

classe, la vocalist Eleonora Munaretto, che più di una

volta mi ha tirato fuori d'impaccio aiutandomi nel mio

compito), il plotone di api operose del laboratorio di

scenografia e l’ufficio stampa.

Menziono per ultimi, ma primi per le emozioni e per

l'inaspettata e bellissima sorpresa che mi ha regalato

la condivisione di questa esperienza con loro, i

ragazzi dell’Istituto Vaccari, persone stupende, ricche

d’umanità, che ammiro e per le quali provo affetto e

gratitudine per tutto ciò che mi hanno trasmesso

durante la preparazione dello spettacolo.

Concludo rivolgendo a tutti voi un caldo invito: la

prossima volta che vi troverete davanti alla locandina

di uno spettacolo teatrale, cominciate a leggere

dal basso.

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Cultura

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Cultura

Una indimenticabile esperienza

di Francesca Michelangeli

IV Ginnasio A

Sì, è stato un vero tuffo al cuore quando a marzo, dopo

le audizioni, la regista Vittoria Gasbarri (per noi Toa) mi

ha comunicato che quest’anno sarebbe arrivato per me

il momento che tanto aspettavo. Avrei avuto una parte

nello spettacolo che va in scena a giugno con i ragazzi

diversamente abili dell’Istituto Vaccari. Il ruolo di Fiona

orchessa in “Shrek” era lì ad aspettarmi!

La gioia era incontenibile, il mio cuore andava a mille

per la felicità perchè per me si stava per realizzare il

sogno che porto con me da quando ero piccola: salire

sul palco e recitare.

Quest’anno mettere in scena “Shrek” non significava

solo far sorridere e divertire i nostri spettatori, ma affrontare

un argomento psicologicamente molto importante

soprattutto per noi adolescenti “l’apparire spesso

nasconde le doti dell’essere” perchè noi ragazzi fortunati

dobbiamo credere fermamente che spesso l’aspetto

estetico non conta, ma è il

contenuto quello che vale,

soprattutto quando subentra

l’amore.

Shrek (Marcello De Rienzo) è un orco grande, verde e

brutto che vive in solitudine perchè tutti lo rifuggono.

Questo è ciò che succede in tutte le favole che si rispettino

ma la sua storia è diversa, vuole sfatare questa diceria

e dimostrare che anche un orco può essere in realtà

il contrario di ciò che pensa l’immaginario collettivo.

Per riavere la sua solitudine e libertà nella palude dove

vive, Shrek si trova a scendere a patti con Lord Farquaad

(Walter Cavalieri) che vuole conquistare e sposare una

principessa per diventare finalmente il re. La principessa

scelta è la bellissima Fiona, rinchiusa da anni in una torre

e condannata da un particolare incantesimo “Di notte

in un modo, di giorno in un altro, questa sarà

la norma finché non riceverai il primo bacio

d’amore, allora avrai dell’amore la forma.”

La principessa Fiona è stata interpretata

meravigliosamente da Cecilia Adrower, una

mia dolcissima compagna di scuola che ho avuto

modo di conoscere e apprezzare sempre di più durante

quest’esperienza. Ed eccoci arrivati a me. Dovevo

interpretare, calandomi soprattutto psicologicamente

nella parte, la principessa Fiona dopo il tramonto, quando

il sole porta via con sé ciò che di bello c’è esteriormente

in lei per lasciare il posto a un’orchessa verde e

brutta. Il calar del sole fortunatamente però non portava

via quanto di dolce e buono esisteva nel cuore di quella

principessa così “Orrenda e rivoltante”.

Devo dire che accettare questo ruolo è stato molto difficile,

ma il mio grande amore per il teatro mi ha aiutato

a superare tutte quelle perplessità, paure e vergogne

che il ruolo stesso mi chiedeva di affrontare.

Spesso ripetevo a me stessa che si diventa grandi attori

soprattutto entrando con umiltà nei ruoli più difficili e

scomodi da mettere in scena.

Riuscire a recitare bene, con il cuore e con l’impegno

questa parte è stato per me di grande insegnamento.

Se ci sono riuscita lo devo anche ai consigli e alla fondamentale

presenza di Frère Alessandro e Toa, che hanno

accompagnato tutti noi piccoli attori alle prime armi

ad affrontare il palco nel migliore dei modi.

Sacrifici e impegni sono stati ampiamente ricompensati

con un’enorme soddisfazione avuta dopo la replica del 9

giugno quando il nostro pubblico era formato dai bambini

delle elementari e dai ragazzi delle medie, sicuramente

una platea molto esigente e severa nei suoi giudizi, è

stata una grande commozione quando, alla fine, quelle

piccole manine con timore volevano stringere la mia verde

manona per congratularsi con me. Non nascondo che

il loro sguardo timoroso verso questa verde e brutta orchessa

mi faceva sorridere come se fossi stara veramente il personaggio

di una fiaba, ma dietro tanto trucco scendevano

due lacrime di commozione e felicità.

Che dire Grazie a tutti perchè ognuno di voi è stato

importante in un processo formativo di una ragazza che

tanto e tanto farà per continuare a realizzare il suo

sogno: il teatro. Voglio concludere queste mie riflessioni

con una frase che disse il grandissimo drammaturgo William

Shakespeare: “Il teatro è per sognatori, e spero che

il mio sogno mi porti lontano!”.

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Cultura

Visita al centro “Caritas” di Ponte Casilino

Nel mese di marzo la professoressa Salvatori e il

preside, Fr. Pio Rocca, hanno accompagnato la

classe V ginnasio B presso il complesso di Santa

Giacinta Marescotti Ruspoli, situato nei pressi di

Ponte Casilino a Roma, una “Cittadella della Solidarietà”

al cui interno vi sono diverse forme di

sostegno per persone senza fissa dimora. Nella

struttura sono proposte molteplici attività come

l’Emporio Caritas, dove le famiglie con problemi

economici possono usufruire gratuitamente di

generi alimentari e di prima necessità; la mensa,

dove dai volontari vengono serviti pasti caldi ai

bisognosi; una sala ricreativa dove costoro hanno

l’opportunità di praticare varie forme di svago,

tra cui la pittura, la lavorazione del legno e

il bricolage. Vi è inoltre una piccola chiesa dedicata

a Santa Giacinta Marescotti Ruspoli, protettrice

degli umili e degli indigenti, della cui epigrafe

si sono occupati i docenti Marco Cilione

ed Elisabetta Salvatori. La chiesa accoglie nella

preghiera e nella riflessione gli ospiti del centro

e gli abitanti del quartiere, allo scopo di realizzare

un solido processo di integrazione. Nel centro

sono presenti anche una sala conferenze e

una biblioteca, che provvedono alla cura dello

spirito nella logica di un’attenzione alle persone

relativamente alla propria integrità psico-fisica.

Ogni giorno numerosi volontari si adoperano per

garantire tutti i servizi sopra citati a circa ottanta

persone ultracinquantenni che presentano gravi

problemi sociali e psichici. Il loro impegno a

favore dei più disagiati è notevole e da quello

che abbiamo potuto vedere, risulta utile e produttivo.

Abbiamo avuto l’opportunità di conoscere

uno di questi volontari che ci ha illustrato in modo

molto chiaro e conciso il panorama della struttura.

C’è stata poi la testimonianza diretta di un

ospite del centro, che ha raccontato a tutti noi lo

svolgersi delle giornate alla ricerca di una quotidianità

che era andata persa. Avendo conosciuto

le esperienze dirette di coloro che non hanno

la fortuna di vivere in una casa propria, ci siamo

resi conto delle difficoltà della vita, dei problemi

sociali e delle povertà che ci circondano. Molti

sono, infatti, i nuovi poveri che grazie ai servizi

offerti dalla “Caritas” trovano un piccolo sollievo

alla quotidiana disperazione e un’opportunità di

tutelare la propria dignità personale. Abbiamo

inoltre sviluppato un senso di umiltà verso tutti

coloro che, nonostante vivano senza niente,

appaiono felici e non lasciano trasparire la tristezza

che dovrebbe assalire ognuno di loro. Tutto

ciò ci ha aiutato a comprendere quello che

accade nel nostro Paese, ovvero la povertà che

sempre più si espande a causa di un’incessante

crisi economica che manda in rovina un numero

sempre maggiore di famiglie. E’ proprio in queste

circostanze che emerge l’enorme utilità di questi

centri, sempre pronti ad accogliere chi ne ha

bisogno ed è questo ciò che davvero apprezziamo,

insieme a tutto il resto dell’operato di queste

organizzazioni.

Ringraziamo la professoressa Salvatori e il preside,

Fr. Pio Rocca, per averci dato l’opportunità

di visitare il Centro Caritas di Ponte Casilino,

facendoci così conoscere la realtà che ci circonda

e la serenità con cui queste persone affrontano

la difficoltosa vita di ogni giorno.

A cura di: Marco Alocci, Alessandra Desideri,

Francesca Napolitano (V ginnasio B)

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Day By Day

Bologna ci è sembrata piccola, non grassa

Per un romano Bologna

è piccola, ma gli va riconosciuta

una dimensione umana diversa

di Sabrina Livadiotti

La gita rappresenta la migliore occasione per

conoscerci meglio e per divertirci in compagnia

dell’ambiente scolastico che ritroviamo giornalmente

sugli “scomodi” banchi di scuola.

Con i volti ancora assonnati e forse un po’ annoiati

il III e IV scientifico B raggiungiamo la meta

della gita di quest’anno. Raggiungiamo Bologna

etrusca, romana e libero comune. Ma questa città

non è soltanto ricca di storia, è anche un importante

polo di cultura ed arte, anche se

questo aspetto, nella maggior parte

delle situazioni, fatica ad essere riconosciuto a

causa della mancanza di un “capolavoro” di rinomanza

mondiale che possa attirare turisti in massa.

A livello artistico e monumentale, Bologna si

basa su un insieme omogeneo di

monumenti ed emergenze architettoniche

come: le torri medievali, che

offrono a coloro che sono disposti a

percorrere un’interminabile

serie di scalini una veduta mozzafiato della

città dall’alto, i palazzi d’epoca, le chiese, le

fontane, frutto di una storia architettonica ed artistica

di prim’ordine. Tanti gli spunti per conoscere

qualcosa di nuovo, troppo poco il tempo per tradurre

in azione questo desiderio. Ed è forse per

questo motivo che ci siamo interessati maggiormente

alle curiosità che riguardano i chilometrici portici

o la fontana di Nettuno, piuttosto che alla descrizione

dei monumenti in sé. Abbiamo apprezzato

la realtà di questa città, ma molti di noi, abituati

ai ritmi irrefrenabili e stressanti di Roma, l’hanno

definita “invivibile e priva di una qualsiasi forma di

divertimento e di svago”. Ovviamente i centri urbani

del nord Italia, come Bologna, sembrano non riuscire

mai nell’intento di soddisfare pienamente le

esigenze della gioventù di una megalopoli, ma

questo ragionamento probabilmente vale anche per

un cittadino di Bologna: come si può abitare in una

città che offre spazi troppo grandi e dispersivi

quando da sempre si è vissuto in ambienti a misura

d’uomo

Anche questa giornata volge al termine trascinandosi

dietro un carico di risate a crepapelle e di

aspettative non del tutto soddisfatte. I volti stanchi

per il viaggio manifestano il desiderio di tornare a

casa, ma allo stesso tempo il rimpianto per non aver

goduto o capito appieno le possibilità offerte.

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Day By Day

A Bologna prima di tutto

si mangia bene

Bologna ci regala storia,

passeggio e ottima cucina

di Aldo Amato

Accompagnati dal professor Cataluddi e, a sorpresa, da Frère

Lucio, noi del II classico A, abbiamo visitato Bologna, città nota

per le sue torri e la sua apprezzatissima cucina.

Al seguito di una guida giunta al 50° anno di onorata carriera,

ci siamo incamminati lungo strade e stradine alla volta dei

luoghi di maggiore interesse della città. La nostra prima meta è

stata Piazza Maggiore dove abbiamo potuto ammirare la basilica

tardogotica di S. Petronio, la cui costruzione, intrapresa a

partire dal 1390, risulta incompiuta poichè, nonostante la presenza

dei bellissimi rilievi del portale scolpiti da Jacopo della

Quercia, la facciata non fu mai ultimata. Sempre nella stessa

piazza hanno colpito la nostra attenzione il Palazzo del Comune,

noto anche come Palazzo d’Accursio, poichè in origine vi

dimorava il professore universitario Francesco d’Accursio, il

Palazzo del Podestà, eretto nel 1200 e rinnovato in età umanistica,

e la Fontana del Nettuno realizzata da Giambologna, quale

indennizzo da parte del papa Pio IV che aveva preferito donare

ai Bolognesi la nuova università, lasciando incompiuti i lavori

della basilica. Dopo averne tanto sentito parlare eccoci all’Archiginnasio,

l’antica sede dell’Università di Bologna.

Interessante è stata la spiegazione della guida all’interno del teatro

anatomico, che ci ha fornito preziose informazioni riguardo le

prime forme di apertura della Chiesa nei confronti del sezionamento

dei cadaveri a scopo terapeutico e riguardo i primi rudimentali

interventi chirurgici praticati dai docenti dell’Università.

Per concludere degnamente la visita guidata è stato necessario

recarsi ai piedi delle due più famose torri della città, le “gemelle”

di Bologna. Abbiamo tutti accolto con gioia il tanto agognato

pranzo a base di specialità del luogo: lasagne, fettucine al

ragù, cotolette alla bolognese e filetti di vitello hanno deliziato i

palati di tutti. L’ultim’ora in città è stata impiegata nei modi più

disparati.

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Day By Day

La bellezza e l’armonia dell’arte a Firenze

di Francesca Giacomini

Oggetto dell’arte

è la “bellezza”

e Firenze rende

visibile

I presupposti per una giornata allegra e spensierata

c’erano tutti, il 27 aprile 2010, giorno

della gita della nostra classe, I classico B, a

Firenze: atmosfera serena e rilassata, vestiti

comodi , voglia di divertirsi e di visitare qualcosa

di istruttivo, che era oggetto di studio in quelle

settimane o che avremmo potuto seguire nei

mesi futuri.

Abbiamo lasciato alle nostre spalle le preoccupazioni

per il cattivo tempo e abbiamo dato sfogo

ai nostri desideri ascoltando musica, giocando

a carte, parlando e creando i requisiti per

una conoscenza più approfondita con i profes-

sori accompagnatori, Pescarmona e Barile.

A Firenze abbiamo la bellissima Santa Maria

Novella che rimarrà impressa nella mente di tutti

per la sua magnificenza; ci siamo soffermati

sull’aspetto esterno e abbiamo constatato che

osservare dal vivo le proporzioni, il colore del

marmo, fa apprezzare e capire in tutta la sua

grandezza rispetto a quanto descritto in un

testo. In piazza del Duomo domina la sua cupola

famosissima e il Battistero con la sua porta

centrale. Tanta bellezza ed armonia , perché

abbiamo recentemente studiato questo argomento,

ha procurato in noi una grande emozione,

anche se a causa delle file lunghissime

abbiamo potuto vedere poco delle opere delle

quali vale ricordare la bellezza, il fascino e l’armonia.

Il pranzo effettuato in puro stile toscano, bistecca

fiorentina e altri piatti tipici, ha preceduto circa

un’ora di relax, goduto con i compagni

anche di altre classi che erano nella stessa città,

visitando bancarelle, negozietti e curiosando

per cercare di vivere al meglio l’atmosfera

della città.

Poi la nostra attenzione è stata catturata dalla

ultima visita, il Museo Archeologico. Lì, girando

per le sale ci ha fatto molto piacere osservare

dal vivo due opere, la Chimera di Arezzo

e l’Arringatore, che avevamo studiato all’inizio

dell’anno. Dopo un’altra piccola pausa, trascorsa

per comprare ricordini o per bere una cocacola,

ci siamo diretti alla stazione per ritornare

a Roma.

La giornata ha suscitato interesse e soprattutto

consapevolezza su ciò che studiamo ma che

spesso rimane arido apprendimento.

Ci si saluta …, si torna al proprio piccolo mondo,

alcuni già stanchi, e altri pronti per il “rush”

finale delle ultime settimane di studio.

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Day By Day

La gita autogestita è più bella

di Federico Guerzoni

Tutti “ciceroni”

per scoprire e capire

qualcosa di Firenze

Infreddoliti per la pioggia mattutina - che sembrava

volerci consigliare di rimanere a Roma in una giornata

tanto grigia - e stanchi per le poche ore di sonno,

ci siamo ritrovati tutti alle 7 a Termini per prendere

l'Eurostar diretto alla stazione di S. Maria

Novella, in quel di Firenze.

L'aria fresca e la bellezza della città in cui eravamo

arrivati ci ha destato dal torpore.

Le nostre accompagnatrici, le professoresse Annalisa

Malatesta e Patrizia Santececca, hanno voluto,

in un impeto di fiducia quanto mai ben riposta, che

fossimo noi del II classico B, a gestire la nostra gita

di classe: Benedetta Valducci era addetta a dirigere

i nostri spostamenti, mentre gli altri facevano, a

mano a mano che si procedeva con la visita, da

“cicerone”. A me è toccato, come del resto succede

da tre anni a questa parte, di redigere la relazione

sulla gita.

La prima tappa è stata il Duomo di Santa Maria in

Fiore con l'adiacente Battistero, sul quale ci siamo

soffermati, contemplando dal vivo la così detta “porta

paradiso” che è stata, per alcuni di noi, oggetto

di studio nell'ambito del programma di storia dell'arte

di quest'anno.

Senza nulla togliere ad una così mirabile opera d'arte,

né all'esaustiva spiegazione di Flavia Piola, l'entusiasmo

intellettuale andava alimentato con una

potente dose di caffeina. Ci siamo perciò recati,

con decisione unanime, in un elegante ed economicamente

convenientissimo bar di piazza della

Signoria per fare colazione.

Rinfrancati, pronti e smaniosi di conoscenza, ci siamo

trascinati - dopo trascurabili errori di percorso

costati giusto quel quarto d'ora in più di camminata

che tutti noi, ed in particolare le professoresse,

siamo stati ben lieti di intraprendere - al museo del

Bargello.

Grazie alle guide Martina Grisolia e Giulia Merilli,

abbiamo potuto godere della vista di opere come i

due David di Donatello (l'uno in bronzo e l'altro in

marmo) e il Bacco Ebbro di Michelangelo, anch'esse

studiate quest'anno.

Molti di noi si sono scoperti grandi estimatori delle

maioliche, alcune delle quali pregiatissime, esposte

in una sala del museo ad esse interamente dedicata.

Dopo un'intensa ora di visita ci siamo diretti verso

la chiesa di San Lorenzo, che tutti abbiamo fatto finta

di riconoscere di primo acchito, poiché è l'unica

al mondo a mancare completamente della facciata.

Le nostre guide in questo caso sono state, per la

chiesa, Martina Saponara e, per le due sacrestie,

Alessandra Norscia e Niccolò Romano.

Quando siamo arrivati davanti alle tombe di Lorenzo

e Giuliano de' Medici, scolpite da Michelangelo,

dai nostri occhi è scivolata via l'ultima ombra di

sonno e siamo rimasti ad ammirare anche ciò che

non riuscivamo a capire. Quell'esperienza, secondo

l'opinione di non pochi dei miei compagni e mia,

è valsa da sola l'alzataccia, la fatica e il prezzo del

biglietto ferroviario.

Insomma, nessun adolescente degno di questo nome

ammetterebbe mai apertamente di coltivare un interesse

per le opere d'arte, ma la visita ci stava piacendo.

L'arte di Firenze è di ineffabile bellezza, ma la sua

cucina può essere considerata un validissimo concorrente

come polo di attrazione per turisti….

Siamo finiti in un mercato al coperto dove, nello spazio

di poche decine di metri quadrati, si concentravano

centinaia e centinaia di borse, cinture ed altri

articoli di pelletteria. Le ragazze, chissà perché,

hanno designato questo come il luogo dove trascorrere

le due ore durante le quali le nostre accompagnatrici

hanno lasciato che girassimo più liberamente.

C'è da ricordare che nella nostra classe la

presenza maschile è sì qualificata, ma numericamente

trascurabile; quindi non si biasimi noi tre

ragazzi per aver acconsentito mestamente all'imperiosa

richiesta delle ragazze. A nostro favore c'è da

considerare che una fastidiosa pioggerellina aveva

cominciato a pungerci i volti, e quindi il mercato al

coperto si poteva definire una scelta obbligata dalle

intemperie e non dalla nostra schiacciata minoranza

o dalla nostra scarsissima autorevolezza

maschile.

Ad ogni modo, una volta che il tempo si è fatto più

mite, noi tre giovanotti abbiamo preso il coraggio

a sei mani e ci siamo avventurati da soli, forti del

permesso delle professoresse, nell'intrico dei vicoli

adiacenti.

Abbiamo lasciato una Firenze accarezzata da un

tramonto ricco di tutte le sfumature di rosso.

Sul treno, nonostante la stanchezza, abbiamo assolto

il dovere di qualunque scolaresca che si rispetti,

tormentando i passeggeri della nostra carrozza con

schiamazzi e risate, ciò che tutti amano durante un

viaggio in treno.

Ci siamo salutati verso le sei e mezza alla stazione

Termini con le martiri o, come si usa chiamarle a

scuola, professoresse, ripromettendoci di trovare il

tempo per fare i compiti assegnatici per il giorno successivo.

Ed è esattamente quello che tutti, dal primo

all'ultimo, abbiamo fatto, e mi si dimostri il contrario!

(I voti del 28 aprile non sono validi come prova).

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Day By Day

Lasciate stare Napoli come è

Con i professori Andrea Testa e Cristina Michilin (o

semplicemente Cristina, come siamo soliti chiamarla),

abbiamo, noi del III scientifico A, trascorso una piacevole

giornata fra le vie di Napoli, addentrandoci

ora in piazze e luoghi celebri come Piazza del Plebiscito

o Piazza Dante, ora in vicoli stretti e nascosti che

però sono di fatto l’essenza di Napoli, dove si respira

un’atmosfera unica ed inconciliabile con quella delle

altre metropoli italiane. Questa è Napoli, una metropoli

che dipinge sull’orizzonte ora modernissimi

grattacieli, ora antichi edifici sbiaditi dal tempo. Una

città in cui l’edilizia sfrontata e opprimente lascia spazio

alla naturale maestosità del Vesuvio. Una città che

sposa diverse culture e popolazioni unite dall’inimitabile

cordialità partenopea. Allora cosa dire di Napoli

L’ho visitata diverse volte, ma non ho mai saputo

trovare un aggettivo migliore di “strana”. E’ però una

stranezza unica, originale, sofisticata che attrae il visitatore

e lo coinvolge profondamente. Raramente ho

trovato un esempio d’incomprensibilità così conturbante

e misteriosa, ma sono in fondo l’ineffabilità e l’indidi

Marco Germani

Sole, calore, pizza,

storie, avventure,

confusione e tutto

di più: questa

è Partenope

lizzata dal Vaccaro,

portatore di un

messaggio di benevolenza

e carità verso i

membri dell’ordine.

Dopo aver ammirato

la basilica ci siamo

diretti verso i

bui e stretti cunicoli

di “Napoli

sotterranea”,

dove abbiamo ammirato a più

di 35 metri di profondità l’immenso ingegno

dei Greci e dei Romani nella realizzazione di una

fitta rete di acquedotti e cisterne che, attraversando tutto

il sottosuolo napoletano, si snoda lungo ben 400

km. In verità originariamente tutte queste immense cavità

erano semplici siti per l’estrazione di tufo realizzati

dai primi coloni greci. Solo successivamente furono riutilizzati

come cisterne dopo un attento rivestimento con

polvere di calcio (il tufo è un materiale permeabile e

quindi inadatto al trasporto d’acqua) ad opera degli

stessi Elleni. Tutti i canali sotterranei furono quindi

FOTO DI RUXANDRA CHIVRE

cibilità a rendere talvolta

un fenomeno straordinario. Sarebbe un sacrilegio non

spendere alcune parole sulla componente emotiva di

Napoli e dei suoi abitanti.

Spostandoci sempre più a sud, l’ambiente circostante

cambiava gradualmente: al confine laziale si intravvedevano

già alcuni spiragli luminosi, che si facevano

sempre più ampi scendendo nel meridione. Alla fine

venivamo accolti a Napoli dopo due ore di viaggio

da un sole caldo e splendente. Usciti dalla stazione

abbiamo percorso un tratto a piedi lungo Piazza Garibaldi,

Via Duomo e Via dei Tribunali, dove abbiamo

sostato per visitare la basilica di san Paolo Maggiore,

costruita sulle basi di edifici preesistenti di origine

greco-romana per celebrare la vittoria di Napoli sui

Saraceni. Punto di riferimento dell’ordine dei “chierici

regolari teatini”. Purtroppo il patrimonio artistico del

soffitto della navata centrale è andato perduto prima

a causa di un terremoto nel 1600, quindi per via dei

bombardamenti del 1943. Dal punto di vista scultoreo

è apprezzabile la statua di un angelo custode, reaampliati

dai Romani raggiungendo la lunghezza attuale.

Fu durante la Seconda Guerra Mondiale che la fitta

rete di canali tornò utile ai Partenopei, che, rifugiandosi

nel sottosuolo riuscirono a sopravvivere ai

bombardamenti. Interessanti sono anche le leggende

e le storie su questi sotterranei, la più nota è sez’altro

quella del “monacello”: un presunto spirito che si infiltrava

di notte nelle case dei nobili napoletani portando

doni. In verità si trattava dei “pozzari”, degli addetti

alla pulizia delle acque delle cisterne che erano soliti

insinuarsi nelle case più ricche derubando i proprietari.

Gli astuti “monacelli” si recavano quindi in un’altra

abitazione e qui si concedevano alle belle signore di

sangue blu lasciando in dono i gioielli precedentemente

rubati. Non sono ancora finite le sorprese di “Napoli

sotterranea”: dopo esserci addentrati in un “basso

napoletano” (così sono chiamate le piccole abitazioni

che danno direttamente sulla strada) abbiamo

ammirato sotto di esso i resti di un antico

teatro romano dove si

dice tenne uno spettacolo

Nerone: una

leggenda vuole che

l’imperatore, credendosi

un bravo cantante,

si esibì di fronte ad

un’immensa platea di

seimila persone (di cui

quattromila erano state

pagate per applaudirlo).

Verificandosi un terremoto

durante lo spettacolo, Nerone

giustificò l’accaduto con

l’applauso degli dei che veniva

dal cielo.

Non poteva mancare un’ottima pizza nella pizzeria

“Di Matteo”. Dopo aver trascorso quasi un paio d’ore

ad addentare pizze enormi, con tanto di accompagnamento

di musica napoletana, abbiamo intrapreso

una lunga passeggiata per le viuzze di Napoli fino

ai “quartieri spagnoli”, per poi dirigerci a Piazza Dante.

A Roma, al nostro ritorno, imperversava ancora il

maltempo.

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Day By Day

La naturale bellezza

del duomo di Orvieto e della città

Un grande gioiello che brilla

nella campagna, custode di arte,

storia, sorprese

di Costanza Andriola

e altri del IV ginnasio B

Il 27 Aprile alle ore 8:00, un gruppo di ragazzi

abbastanza assonnati e i loro professori si sono

ritrovati davanti all’Ara Pacis per prendere il pullman

che li avrebbe portati dritti ad Orvieto; sembra

l’inizio di una grande avventura e forse per

molti di noi lo era.

Dopo due ore siamo giunti davanti l’imponente rocca

di Orvieto che domina la valle come una fiera

e saggia regina; in effetti questa città vanta una

storia millenaria degna di civiltà come quella etrusca

e romana. Noi, abituati allo stress di una cit-

tà caotica e attiva come Roma, siamo rimasti colpiti

dalla semplice bellezza di questa città che sembra

essersi fermata nel tempo, come avvolta in un

incantesimo. La nostra guida ci ha parlato e

mostrato il Pozzo di S. Patrizio, costruito per raccogliere

l’acqua. Purtroppo per visitarlo bisognava

percorrere quasi 500 scalini, un’impresa troppo

ardua per molti di noi, ma altri certamente più

coraggiosi hanno accettato la sfida… noi che facevamo

parte del 1° gruppo abbiamo passato il tempo

fra foto e bancarelle.

Al ritorno dei nostri eroi ci siamo diretti verso il

centro della città; dopo un labirinto di vicoli e

viuzze siamo arrivati alla meta più ambita della

gita: il duomo. La cattedrale in stile gotico

è stata iniziata nel 1290 in seguito

al miracolo di Bolsena.

È un monumento austero, ricco nelle

decorazioni, curato nei minimi dettagli

che trasmette autorità e maestosità.

Sicuramente di notevole fascino è la

Cappella di San Brizio, realizzata

principalmente da Luca Signorelli,

che con teatralità rappresenta scene

del Giudizio Universale. Questo

è quello che si potrebbe leggere

in un libro, ma la nostra guida è

andata oltre, ci ha svelato piccoli

segreti e alcune curiosità:

in una scena di tortura l’artista

aveva dipinto la sua amata che,

dopo averlo respinto, veniva crudelmente lacerata

da un essere infernale.

Un altro particolare sicuramente meno rilevante è

il cadavere di un piccione trovato murato vivo.

Concludiamo la visita con uno “scoop”: un’alunna

della nostra classe discende da una nobile

famiglia, i Montelleschi, di Orvieto, dipinti anche

dal Signorelli.

La giornata prosegue, accompagnata da un radioso

sole, verso il ristorante, dopo di che il programma

si alleggerisce e i professori ci lasciano liberi.

Purtroppo la giornata volge al termine e stiamo

per lasciare una Orvieto soleggiata e allegra,

quando proprio pochi metri prima del pullman, ci

coglie una pesante pioggia che ci riporta zuppi a

casa!

Costanza Andriola, Chiara Capoccetti,

Martina Cesarini e Veronica Proietti

classe IV G. B

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Day By Day

Destinazione Praga, l’u ltima gita da demerodiani,

in ordine sparso e in falange compatta

di Francesca Corsi

e Dario Cecchetti

L’ultima gita da Demerodiani. La meta è già stata stabilita

da tempo; noi del V scientifico A, invaderemo Praga

(per la “sfortuna” dei Praghesi). E così alle 5,00,

mentre quasi tutti i Romani dormono ancora beatamente

nei loro letti, avvinghiati ai cuscini, e altri tornano adesso

dalle follie notturne, siamo in piedi (chi più, chi meno),

con gli occhi gonfi di sonno che implorano di tornare a

letto, pronti per vestirci, fare le valigie last-minute e andare

in aeroporto. Il problema da risolvere è che, nonostante

noi siamo miracolosamente tutti pronti, sei passeggeri

lo sono un po’ meno e la partenza subisce,

quindi, un piccolo ritardo. Ciò nonostante il viaggio prosegue

senza intoppi. Lasciamo un caldo ottobre romano

e piombiamo nel gelido autunno ceco. L’arrivo all’-

hotel Amigo (nome piuttosto invitante) è dei migliori: “

Valeva la pena andare a Praga

per vedere il professore

cimentarsi con un repertorio

di canzoni romane!

mi spiace, le stanze non sono ancora pronte però potete

lasciare qui le valigie”. Meno male, almeno questo!

Fr. Emanuele coglie la palla al balzo e decide di anticipare

i tempi sul programma (per evitare di buttare via

una giornata aspettando le camere nella hall dell’albergo)

e, spalleggiato dalla Prof. Valentini e da Preta, la

nostra guida, ci conduce nella nostra prima escursione

praghese. Prosegue, quindi, il tour de force!

Ci incamminiamo a passo spedito, ma comunque insufficiente

a venir dietro all’arrembante andatura del professor

Costa. Essendo molto vicini al centro, decidiamo

di andare a vedere Piazza San Venceslao, tristemente

famosa per essere il luogo in cui Jan Palach, uno studente

universitario di filosofia, si diede fuoco in segno di

protesta contro l’invasione perpetrata dall’Unione Sovietica.

Più che di una piazza si tratta, in realtà, di un lungo

boulevard di 750 m su cui si affacciano negozi e

casinò, con alle spalle il Museo Nazionale Ceco. Dopo

una breve pausa per il pranzo, ci dirigiamo verso il quartiere

ebraico dove passiamo il resto del pomeriggio. Torniamo

in albergo sfiniti, conquistando strenuamente le

rispettive stanze per piombare quasi tutti in un sonno

ristoratore. I professori smettono di preoccuparsi della

nostra sorte quando ci vedono ricomparire per cena.

Secondo giorno: piove che Dio la manda! Andiamo al

Castello di Praga, in uno dei più suggestivi quartieri della

città grazie alla presenza dello splendido castello e della

cattedrale di San Vito. Con una certa curiosità vediamo la

finestra da cui furono defenestrati, nel 1619, i malcapitati

funzionari, salvati da un cumulo di letame sottostante che,

fortunatamente, non è stato conservato per i turisti. Non è

neanche mancata una capatina al Ponte Carlo sulla Moldova,

alla Porta delle Polveri e alla Piazza dell’Orologio

(in cui assistiamo, deliziati, al curioso funzionamento dell’orologio

meccanico). Senza nemmeno accorgercene,

anche se la stanchezza che proviamo dà un chiaro segno,

il pomeriggio è volato via e noi siamo già sulla strada per

tornare a riposarci in albergo, in vista della cena e dell’uscita

serale. Alcuni si concedono un salto da Uflegu, la

birreria più famosa di Praga, ma che troviamo solo dopo

lungo peregrinare, grazie a un misericordioso turista danese.

E’ un locale caratteristico e divertente in cui valeva la

pena andare non fosse altro per vedere il professore cimentarsi

in un repertorio di canzoni romane.

“Terzo giorno: come è azzurro il cielo di Praga quando

è azzurro!” Finalmente, sparito il grigiore e la pioggia,

usciamo da Praga città e ci spostiamo verso il castello

di Karlstein, una vera fortezza arroccata sulla sommità

di un’altura, la cui pendenza avrebbe tolto il fiato a Messner,

figuriamoci a noi! Tuttavia la fatica ben vale la

splendida visita all’interno del castello, dove erano in

origine conservati i gioielli della corona, gli archivi di

Stato e la biblioteca. Incantati dalla bellezza del luogo,

passiamo la mattinata visitando l’imponente struttura fino

all’ora di pranzo. Il pomeriggio, tutti in gita in battello

sulla Moldova; fuori scorre la città, ma il vero spettacolo

è dentro: è in corso il campionato mondiale di braccio

di ferro. Medaglia d’oro al professor Costa, che batte

il campione in carica Alessandro Pedersoli, cucchiaio

di legno a Pietro, battuto da tutti. Non può mancare una

serata in discoteca di cui non siamo in grado di fare la

cronaca perché ognuno è andato per i fatti propri.

Quarto giorno: la fine del nostro soggiorno boemo si

avvicina e il tempo nuvoloso rispecchia, alla perfezione,

la punta di tristezza che è in tutti noi, dispiaciuti di

dover lasciare la magica Praga. L’ora della partenza

arriva fin troppo presto e, senza che ce ne accorgiamo,

stiamo già dando un ultimo addio a quella città che,

con tanto amore, ci ha ospitato per quattro giorni.

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Day By Day

di Giulia Servidei

La magica ricchezza

di Villa d’Este e la fantasia di Villa Adriana

Con molta fantasia sulle tracce

dell’imperatore Adriano

e con molta ammirazione

sulle tracce degli Estensi

Noi del secondo scientifico B, insieme ai nostri compagni

del secondo A, siamo andati in visita culturale

a Tivoli, accompagnati dalle professoresse Carassai,

Isopi e Sorriga.

Come prima tappa il pullman ci ha lasciati all’ingresso

della bellissima Villa Adriana; la guida ci attendeva alla

fine di una lunga salita e ha cominciato la sua spiegazione

illustrandoci il plastico per farci avere un’idea

generale del posto in cui ci trovavamo.

Adriano era un imperatore molto stravagante e di finissima

cultura. Amava più di tutto viaggiare e così decise

di riprodurre, nel suo immenso giardino,

tutte le opere architettoniche che l’avevano

particolarmente colpito. Figurandosi la

villa nello splendore di un tempo, si riesce

a immaginare la bellezza di questo

accostamento praticamente unico

che permetteva all’imperatore di tornare

nei posti che riteneva i più belli del

mondo senza nemmeno uscire di

casa.

Dopo questa lunga passeggiata

abbiamo avuto un paio d’ore di riposo,

durante le quali siamo andati a

pranzo e abbiamo giocato.

Subito dopo siamo tornati sul pullman,

destinazione Villa d’Este, la

nostra seconda ed ultima tappa.

Eravamo molto più stanchi rispetto

alla prima visita, ma per fortuna la

nuova guida era simpatica e ogni tanto

ci faceva distrarre con qualche battuta.

Mentre Villa Adriana è tutta da immaginare, Villa d’Este

è quasi intatta. La cosa più bella sono le fontane che ti

rapiscono costringendoti a guardarle; danno un’atmosfera

decisamente rilassante e romantica all’immenso

giardino che le ospita. L’acqua che ne fuoriesce viene

direttamente dall’Aniene e, siccome il parco è stato

costruito su più livelli, l’acqua non viene assolutamente

sprecata, ma passata da una fontana all’altra, utilizzando

il principio dei vasi comunicanti. Persi nell’ammirazione

del magico giardino di questa villa, siamo tornati

a Roma.

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Day By Day

Lo sfarzo e le devastaz ioni di Ippolito d’Este

di Federico Perconti

La nostra classe, insieme alla V ginnasio A, si è

recata a Tivoli per la gita d’istruzione proposta dalla

nostra scuola. Abbiamo visitato le due “Ville” più

importanti di Tivoli: Villa D’Este e Villa Adriana.

Siamo stati quindi fortunati, poiché abbiamo potuto

visitare tranquillamente i due siti archeologici

durante la mattinata, mentre ha iniziato a piovere

nel momento in cui siamo entrati nel ristorante per

pranzare. A causa della

pioggia pomeridiana

però, non abbiamo

potuto sfruttare il tempo

destinato al gioco

che le professoresse ci

avevano generosamente

concesso dopo

il pranzo. Fra i due siti

visitati, Villa D’Este è

quella che risulta certamente

più simile

all’originale; mentre

purtroppo della “Città”

costruita da Adriano nel II secolo d.C. rimane ben

poco a causa delle numerose razzie effettuate dai

Tiburtini e dai barbari. Molto marmo, che è presente

nella villa costruita da Ippolito D’Este, è stato preso

da Villa Adriana. Per prima abbiamo visitato Villa

D’Este: il suo fondatore, Ippolito, nacque a

Ferrara nel 1509 figlio del Duca d’Alfonso e secondogenito,

in quanto tale non poté ereditare il ducato

e quindi già da bambino si dedicò alla carriera

ecclesiastica. A nove anni venne eletto Arcivesco-

Nuova e aggiornata guida

sulla storia, bellezze

e devastazioni di Tivoli

vo di Milano, a ventisette diventò cardinale, però

non verrà mai eletto Papa a causa della grandissima

influenza degli Este. Però, quando nel 1550

Giulio III Del Monte venne eletto Papa, gli fu affidato

il governatorato di Tivoli. Ippolito allora fece

costruire la sua Villa, collocandola sopra una

domus di età repubblicana. Visto che a Tivoli piove

molto (posso confermare!), Ippolito fece riprodurre

molti elementi esterni

in lunghi corridoi

dove poter stare quando

pioveva, i cosiddetti

deambulatori.

I simboli più ricorrenti

a Villa D’Este sono

l’Aquila (in onore dei

Romani) e il Giglio (in

onore del Re di Francia

Francesco I). Nel

giardino di Villa

D’Este troviamo oltre

sessantuno luoghi che

costituiscono una vera attrazione turistica. Inoltre

abbiamo scoperto nella stagione degli amori le

rane si accoppiano lungo il “Viale delle 100 Fontane”.

Dopo circa un’ora e mezza di visita, siamo

passati a Villa Adriana: il suo fondatore, l’Imperatore

Adriano, nacque in Spagna nel 76 d.C. e venne

richiamato a Roma alla morte del padre e adottato

dallo zio Imperatore Traiano. Alla morte dello

zio fu lo stesso Adriano a venir incoronato Imperatore.

Egli attuò una politica del tutto differente dai

suoi predecessori, essendo un fervente pacifista e

un gran viaggiatore. Viaggiò per molti anni nel territorio

dell’Impero e tutto ciò di interessante che vide

lo ritroviamo (o meglio avremmo potuto ritrovarlo)

a Villa Adriana. Adriano decise di lasciare Roma

per vari motivi, tra i quali il forte contrasto con il

Senato e perché, secondo lui, Roma “puzzava”.

Scelse Tivoli perché era una terra fertile e molte

cave di tufo, ma soprattutto perché a Tivoli passavano

due dei sette acquedotti romani; però, siccome

non bastavano, ne fece costruire un terzo. La

cosa più importante che costruì,

per eliminare completamente

lo smog che si sarebbe creato pure a Tivoli

(la sua corte era di 2000 uomini e altri 5000 erano

impiegati della guardia dell’Imperatore), fu la

“Città” su due livelli, quello superiore per l’Imperatore,

quello sottostante per gli altri. Nella Villa

abbiamo visitato il luogo preferito da Adriano, il

Teatro Marittimo, le sue Terme, il Palazzo d’Inverno,

le Terme degli schiavi, le Cento Camerelle e

infine il luogo più famoso della “Città” che si trova

in ogni cartolina, il Canopo. Come già detto in precedenza

oramai di quelle meraviglie è rimasto ben

poco e se si va a Villa Adriana bisogna avere una

mente aperta e tanta fantasia per immaginare

e immaginare…

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Day By Day

Le memorie di Adriano” e la magnificenza

del cardinale d’Este

di Emanuela Birocchi

A villa D’este

per conoscere

le consolazioni

di Ippolito

e a Villa Adriana

per ripassare

le “Memorie

di Adriano”

Sistemati anche gli ultimi ritardatari, partiamo.

Il viaggio è tranquillo. Siamo gli irriducibili dormiglioni

del V e IV ginnasio A, siamo ancora insonnoliti

e frastornati; ciononostante, vogliamo raggiungere

Villa Adriana e Villa d’Este, accompagnati

dai professori Forte, Pozzi e Cantelmi.

La guida ci accompagna attraverso le meraviglie di

Villa d’Este. Questa era la residenza del cardinale

Ippolito d’Este che, frustrato per non essere stato

eletto Papa come si aspettava e relegato al ruolo

di semplice governatore, volle ricrearvi le magnificenze

delle grandi corti italiane dell’epoca.

Il risultato è a dir poco stupefacente: le stanze sono

riccamente decorate e affrescate, un vero capolavoro

che ci ha tenuto per tutto il tempo con gli occhi

incollati al soffitto.

Ma la vera sorpresa è la Fontana dell’Organo, meraviglia

musicale che abbiamo avuto la fortuna di

ascoltare: a suo tempo ha affascinato gli illustri ospiti

della villa e oggi non finisce di stupire anche noi.

Usciti, ancora sbalorditi, da Villa d’Este, ci rechiamo

a Villa Adriana per la seconda tappa della

nostra gita.

È come se un po’ conoscessimo già Villa Adriana,

attraverso il libro di Marguerite Yourcenar, “Memorie

di Adriano”, che abbiamo letto. La residenza

privata voluta dall’imperatore Adriano è la più grande

villa romana giunta fino a noi, vasta quasi 120

ettari. Le Terme e il Teatro marittimo sono solo alcuni

degli splendidi edifici della Villa, che Adriano

non vide mai compiuta ma di cui seguì personalmente

la costruzione.

Visitando la Villa ritroviamo l’amore per l’arte e il

gusto di Adriano per la bellezza che abbiamo

imparato a conoscere nelle nostre letture. E non possiamo

fare a meno di immaginare il saggio imperatore

che cammina, a passo lento, per gli sconfinati

viali della Villa. Anche qui ritroviamo

l’ambizioso cardinale Ippolito d’Este: fu lui infatti a

volere che fossero effettuati i primi scavi all’interno

della Villa.

A questo punto però, oltre che coinvolti dalle spiegazioni

della guida, siamo decisamente travolti dai

morsi della fame. Potete immaginare la nostra contentezza

quando arriviamo al ristorante, che si trova

in quello che è risultato essere un vero edificio

pubblico romano. Rifocillati da un pranzo a dir

poco sopraffino siamo pronti a ripartire.

Sul pullman non ci stanchiamo mai di rivedere le

foto scattate durante la gita, per rivivere i bellissimi

momenti che hanno costellato questa giornata passata

insieme, all’insegna delle risate e dell’allegria.

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Day By Day

Sicurezza stradale

Sicurezza stradale: tappa conclusiva a Napoli

della manifestazione “Sii saggio, guida sobrio”

con l’intervento del presidente Anas Pietro Ciucci

Si è svolta a Napoli la tappa conclusiva della manifestazione

“Sii saggio, guida sobrio” il progetto sulla sicurezza

stradale e sulla guida sicura ideato e promosso

dall’associazione “I Meridiani” con il patrocinio del

Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’Anas.

Alla cerimonia delle premiazioni sono intervenuti tra gli

altri il presidente dell’Anas Pietro Ciucci, l’Assessore alla

Mobilità e Viabilità del Comune di Napoli Agostino

Nuzzolo, il Questore di Napoli Santi Giuffrè, il Dirigente

Generale dell’Aci, nonché amministratore delegato

dell’Agenzia Regionale Campana per la Sicurezza Stradale

Antonio Coppola, i rappresentanti dello Stato Maggiore

dell’Esercito, dell’Arma, della Polizia Stradale, della

Guardia di Finanza e della Polizia Municipale “Il

successo di questa iniziativa – ha dichiarato nel suo intervento

il Presidente Ciucci - è dimostrato, oltre che dalla

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presenza degli studenti, dai tanti e qualificati rappresentanti

istituzionali e dei diversi organismi che hanno contribuito

con il loro sostegno al successo di questa campagna

informativa rivolta in particolare a giovani

interlocutori. L’Anas ha aderito al progetto “Sii Saggio,

Guida Sobrio” nella convinzione che la sicurezza stradale

richieda innanzitutto una opera di prevenzione e

di informazione. L’innalzamento dei livelli di sicurezza –

ha proseguito Ciucci - non si può infatti raggiungere solo

attraverso il perseguimento dei comportamenti di guida

sbagliati e attraverso l’inasprimento delle regole del

codice della strada. Non c’è dubbio che l’elemento

deterrenza sia molto importante, come ha dimostrato l’introduzione

della patente a punti da parte del precedente

Governo Berlusconi, che ha consentito di ridurre notevolmente

i dati dell’incidentalità. Ma per raggiungere

l’obiettivo europeo di dimezzare il numero delle vittime,

occorre anche agire sulla leva della cultura e della formazione.

E non vi è dubbio che il problema dell’alcol

alla guida meriti attenzione e soprattutto prevenzione”.

La manifestazione è stata l’occasione per riflettere su

alcuni dati allarmanti: nel 2008 (ultimo dato statistico

generale disponibile fornito dall’Istat) vi sono stati

218.963 incidenti. Ogni giorno in Italia si verificano in

media 598 incidenti stradali, che provocano la morte

di 13 persone e il ferimento di altre 849 (più di 4.700

morti all’anno: si tratta, in Italia come in tutta l’Unione

Europea, della prima causa di morte per le fasce d’età

comprese tra i 15 ed i 35 anni). “Nell’azione comune

per prevenire e ridurre al massimo il numero di incidenti

- ha aggiunto il Presidente Ciucci - l’Anas è protagonista

non solo della sicurezza cosiddetta passiva, grazie

ai lavori di costruzione di nuovi tratti stradali, sempre

più affidati a progetti innovativi, ma svolge un ruolo

importante anche nella sicurezza attiva grazie agli interventi

di manutenzione ordinaria o straordinaria e all’attività

h24 di pronto intervento e di regolazione della circolazione

svolta dalla Direzione Esercizio e

Coordinamento del Territorio, recentemente istituita, dalle

20 Sale Operative Compartimentali, collegata alla

Sala Operativa Nazionale, che sono in via di implementazione

e di dotazione delle più moderne tecnologie

per il controllo e la gestione del traffico, e dai circa

2.100 addetti del personale di esercizio, a cui

si aggiungerà a breve una flotta di 1.000 autovetture

Anas dotate di apparati telematici di controllo

e di trasmissione delle informazioni sul traffico”.

In questo ambito la tecnologia applicata al traffico

(semafori intelligenti,

tutor, pannelli

elettronici a messaggio

variabile, sensori di

traffico e di rallentamenti,

safety car in

caso di nebbia o

code, ecc.) è fondamentale

per innalzare

i livelli di sicurezza.

“Voglio segnalare – ha

concluso Ciucci - che un

paio di settimane fa l’Anas ha

aggiudicato l’importante appalto relativo alla sperimentazione

del sistema `tutor` anche fuori dai tratti autostradali,

collocandoli su alcuni tratti di strade ad alta incidenza

di traffico gestite direttamente da loro: la Romea,

l’Aurelia e, per quanto riguarda la Campania, la Domiziana.

La società vincitrice avrà il compito di progettare

e sperimentare un `tutor` di seconda generazione,

adeguato alla diversa conformazione delle strade statali

rispetto alle autostrade e inquadrato all`interno di un

più ampio piano di sicurezza che coinvolga attivamente

anche gli utenti”.


Sport

Campionato di atletica leggera dei corsi superiori

Stadio della Farnesina 15 aprile 2010

Biennio maschile

100 metri BM

a cura di

Goffredo Forconi

nome classe tempo punti

1° Napolitano Antonio 5 gin A 12”4 13

2° Reverberi Andrea 5 gin A 12”7 11

3° Egiddi Fabrizio 1 sc A 12”8 9

200 metri BM

nome classe tempo punti

1° Magistrelli Federico 4 gin A 27”6 13

De Carli Francesco 2 sc A 27”7 11

3° Iaquinta Pierpaolo 1 sc A 28”3 9

400 metri BM

nome classe tempo punti

1° Fenoaltea Enrico 1 sc B 1’03”5 13

De Vincenzo Raffaele 1 sc B 1’06”1 11

3° Rosi Damiano 2 sc B 1’06”8 9

1000 metri BM

nome classe tempo punti

1° Di Lorenzo Antonio 4 gin A 3’18”7 13

2° Ricci Umberto 1 sc B 3’21”2 11

3° Alocci Marco 5 gin B 3’34”2 9

Salto in alto BM

nome classe tempo punti

1° Russo Antonio 5 gin A 154 13

2° Nicolini Carlos 4 gin A 151 11

3° Marchini Alessandro 2 sc B 151 9

Antonio Russo, migliore prestazione tecnica, Biennio, 5 G. A, salto in alto, m.1,54

Salto in lungo BM

nome classe tempo punti

1° Savaresi Matteo 4 gin B 452 13

2° Cervelli Leonardo 2 sc A 409 11

3° Lucaferri Francesco 2 sc B 409 9

Getto del peso Kg. 4 BM

nome classe tempo punti

1° D’Alessandris Leonardo 2 sc A 1045 13

2° Reali Federico 1 sc A 997 11

3° Masciotta Riccardo 2 sc A 997 9

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Sport

Egiddi e Terzoli ritirano la coppa

per la classe 1 Sc. A, vincitrice del Biennio

Dott.a Scardovi premia m. 400,00 BM; 3° Rosi,

2 Sc. B; 1° Fenoaltea, 1 Sc. B; 2° De Vincenzo, 1° Sc. B

Contri e Ricci ritirano la coppa

per la classe 4 Sc. B, vincitrice del Triennio

Il prof. Ierovante premia salto in alto BM; 3° Marchini,

2 Sc. B; 1° Russo, 5 G. A; 2° Nicolini, 4 G.A.

Le tre migliori prestazioni tecniche: da destra

il preside fr. Pio Rocca, Russo, Andriola, Corsello

Cambio staffetta:

Mattei 1 CL. A cambia con Prosperini, 5 Sc. B

La prof. A. Sorriga premia i m. 1000 TF; 3° Chivu, 3 Sc.A;

1° Casini, 1 CL. A; 2° Saponara,2 CL. A.

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Sport

Biennio femminile

100 metri BF

nome classe tempo punti

1° Palombini Lavinia 5 gin A 14”2 13

2° Reggia Andreas 4 gin B 14”9 11

3° Sperone Eleonora 1 sc B 15”0 9

200 metri BF

nome classe tempo punti

1° Servidei Giulia 2 sc B 32”5 13

2° Terzoli Francesca 1 sc A 33”3 11

3° Ghesini Chiara 1 sc A 33”8 9

400 metri BF

nome classe tempo punti

1° Proietti Veronica 4 gin B 1’22”7 13

2° Papa Valeria 4 gin A 1’24”9 11

1000 metri BF

nome classe tempo punti

1° Andriola Costanza 4 gin B 3’35”2 13

2° Tomasini Diletta 1 sc B 4’24”1 11

3° Colonna Camilla 5 gin B 4’41”2 9

Salto in alto BF

nome classe tempo punti

1° Giancaspro Silvia 5 gin B 133 13

2° Capone Camilla 2 sc B 124 11

Salto in lungo BF

nome classe tempo punti

1° Bellini Federica 2 sc A 358 13

2° D’Souza Ella 1 sc A 349 11

3° Barelli Benedetta 5 gin A 330 9

Andriola Costanza, 4 G.B; m.1000 3,35,2

Getto del peso Kg. 3 BF

nome classe tempo punti

1° Sforza Caterina 2 sc A 777 13

2° Rocchi Ludovica 5 gin B 658 11

3° Fagioli Lucrezia 5 gin A 612 9

Staffetta svedese Biennio

cognome classe tempo punti

1° Egiddi, Ghesini, Coletta, 1 sc A 5’32”1 45

Terzoli, Zangrilli, D’Souza,

Consiglio, Biazzo

2° Papi, Andriola, Savaresi, 4 gin B 5’43”4 40

Proietti, Mariani, Cesarini,

Pelle, Santoro

3° Fenoaltea, Carnevali, 1 sc B 5’44”0 37

Ricci, Sperone, Iaquinta,

di Bagno, Boidi, Morzilli

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Sport

Premiati atletica Liceo

Fr. Tiberio premia m. 400 BF: 1° Proietti, 4 G. A; 2° Papa, 4 G. A

Getto del peso TF: 3° Bergodi, 3 CL. B;

1° Migliorato 2 CL. A; 2° Macchini 4 Sc. B

Cambio staffetta: Bonini riceve da Bernasconi

Prof. Barbara Chiapponi

premia staffetta Biennio

Fr. Tiberio premia salto in lungo BM: 3° Lucaferri,

2 Sc. B; 1° Savaresi 4 G. B; 2° Cervelli, 2 Sc. A

Fr. Lucio premia salto in alto TF: 3° Grassi,

1 CL. B; 1° Mottura, 3 CL. A; 2° Gandola, 3 Sc. B

Fr. Tiberio premia salto in lungo TM:

3° Recchi, 3 Sc. B; 1° Santeusanio,

5 Sc. B; 2° Galoni, 5 Sc. B

Partenza 4x100

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Sport

Triennio maschile

100 metri TM

nome classe tempo punti

1° Contri Filippo 4 sc B 11’’4 16

2° Valsania Cesare 1 cl A 12”3 14

3° Pastore Alexandro 1 cl B 12”9 11,5

Sansone Giulio 3 cl A 12”9 11,5

200 metri TM

nome classe tempo punti

1° Corsello Andrea 4 sc B 23”8 16

2° Transi Tommaso 1 cl A 25”7 14

3° Galleni Alessandro 5 sc A 27”0 12

4° Morlando Marino 3 cl B 27”1 11

400 metri TM

nome classe tempo punti

1° Cittadini Edoardo 3 cl B 58”9 16

2° Bernardini Leonardo 4 sc A 1’00”8 14

3° Gorgerino Gregorio 1 cl A 1’02”1 12

1000 metri TM

nome classe tempo punti

1° Cicero Emanuele 3 cl A 2’51”5 16

2° Maffey Alessandro 3 sc A 3’06”2 14

3° Percossi Giulio 1 cl B 3’06”5 12

Salto in alto TM

nome classe misura (cm) punti

1° Bonini Gregorio 3 cl B 163 16

2° Pacelli Marcantonio 4 sc B 163 14

De Luca Valerio 5 sc B 157 12

Andrea Corsello, migliore prestazione tecnica TM; 4 sc. B; 200 m. 23,8

Salto in lungo TM

nome classe misura (cm) punti

Santeusanio Vittorio 5 sc B 512 16

2° Galoni Andrea 5 sc B 512 14

3° Recchi Rodrigo 3 sc B 479 12

Getto del peso Kg. 5 TM

nome classe tempo punti

1° Carpignoli Adriano 5 sc B 1186 16

2° D’Attilio Dennis 5 sc A 1161 14

3° Maraga Andrea 3 sc B 1149 12

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Sport

Triennio femminile

100 metri TF

nome classe tempo punti

1° Orsi Carolina 5 sc B 14”1 16

2° Cerasi Livia 1 cl A 14”7 14

3° Vitali Fabiola 3 sc B 15”2 12

200 metri TF

nome classe tempo punti

1° Giangrossi Ludovica 2 cl A 30”9 16

2° Ricci M. Teresa 4 sc B 32”2 14

3° Sala Costanza 2 cl A 32”8 11,5

4° Giussani Barbara 1 cl B 32”9 11,5

400 metri TF

nome classe tempo punti

1° Baldassi Francesca 3 cl A 1’20”7 16

2° Lirosi Livia 1 cl B 1’25”5 14

3° Franchi Costanza 3 cl B 1’40”7 12

1000 metri TF

nome classe tempo punti

1° Casini Flaminia 1 cl A 3’34”1 16

2° Saponara Martina 2 cl B 4’27”8 14

3° Chivu Ruxandra 3 sc A 4’37”7 12

Salto in alto TF

nome classe misura (cm) punti

1° Mottura Elena 3 cl A 136 16

2° Gandòla Lucrezia 3 sc B 115 14

3° Grassi Olimpia 1 cl B 115 12

Salto in lungo TF

nome classe tempo punti

1° Bozzoni Pantaleoni Elisabetta 3 cl A 357 16

2° Norscia Alessandra 2 cl B 354 14

3° Gasparri Clelia 3 sc B 343 12

Flaminia Casini, 1 CL A, migliore prestazione tecnica TF, 1000 m. 3’34”1

Getto del peso Kg. 3 TF

nome classe misura (cm) punti

1° Migliorato Giorgia 2 cl A 798 16

2° Macchini Maria Chiara 4 sc B 789 14

3° Bergodi Domiziana 3 cl B 752 12

Staffetta svedese Triennio

cognome classe tempo punti

1° Ferrari, Ricci, Mazzaferri, 4 sc B 5’14”2 65

Macchini, Corsello,

Valieri, Cantarutti, Contri

2° Fratto, Orsi, Marchioni, 5 sc B 5’20”3 60

Diodori, Prosperini Rinaldi,

Santeusanio,0 Galoni

3° Siniscalchi, Casini, 1 cl A 5’21”3 55

Sebastiani, Bozzoni, Mattei,

D’Ambrosio, Transi, Valsania

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Sport

BIENNIO

posizione Classe punti

1° 1 sc A 142,5

2° 5 gin A 141,5

3° 1 sc B 137,5

4° 2 sc B 132,5

5° 4 gin B 127,5

6° 4 gin A 122

7° 2 sc A 119

8° 5 gin B 106

Fr. Tiberio premia staffetta Biennio: 3° 1 Sc. B;

1° 1 Sc. A; 2° 4 G. B

TRIENNIO

posizione Classe punti

1° 4 sc B 210

2° 5 sc B 186

3° 1 cl A 179,5

4° 3 sc B 171

5° 1cl B 165

6° 3 cl B 163

7° 3 cl A 111

8° 4 sc A 105

9° 2 cl A 94,5

10° 3 sc A 85

11° 5 sc A 82

12° 2 cl B 63

Prof. A. Tornatora premia getto del peso: 3° Maraga, 3 Sc. B; 1° Carpignoli, 5 Sc. B; 2° D’Attilio, 5 Sc. A

Prof. G. Forconi premia staffetta Triennio: 3° 1 Cl. A; 1° 4 Sc. B; 2° 5 Sc. B.

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Sport

Campionato di atletica leggera 2010

Scuola Secondaria 1° Grado

a cura di:

prof. Claudio Cristofori

Stadio della Farnesina - Roma

Scuola media

80 metri piani femminili 1° media

nome classe tempo

1° Conso Carola Maria C 12”3 RE

2° Sperati Margherita B 12”6

3° Cau Giovanna B 13”1

80 metri piani maschili 1° media

nome classe tempo

1° Romano Michael C 11”9 NR

2° Troisi Luca B 13”2

3° Boltenkov Arcadi A 13”7

80 metri piani femminili 2° media

nome classe tempo

1° Calò Mia A 11”8

2° Dionisio Isotta A 12”1

3° Lillo Ludovica C 12”7

3° Giuliani Ludovica A 12”9

80 metri piani maschili 2° media

nome classe tempo

1° Sperati Pietro C 11”3

2° Gianserra Vittorio B 11”9

3° Aggravi Zouev Alexander C 12”0

80 metri piani femminili 3° media

nome classe tempo

1° Manzoli Ludovica A 11”8

2° Geisser Celesia Giulia A 12”2

3° Malossi Carolina B 12”5

80 metri piani maschili 3° media

nome classe tempo

1° Stramaccioni Luca Paolo B 11”0

Derzhylo Roman C 11”5

3° Palombini Aldo A 11”6

400 metri piani femminili 1° media

nome classe tempo

1° Sperati Margherita B 1’20”5

2° Gasparri Ottavia C 1’24”1

3° Crisari Camilla B 1’29”6

400 metri piani maschili 1° media

nome classe tempo

1° Ottaviani Federico B 1’10”7 NR

2° Croxatto Francesco C 1’23”4

3° Starkov Andrea A 1’27”1

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Sport

400 metri piani femminili 2° media

nome classe tempo

1° Marchetti Edoardo B 1’10”9

2° Calabresi Clemente C 1’15”8

3° Palermo Vincenzo A 1’15”9

400 metri piani maschili 2° media

nome classe tempo

1° Troisi Amelie B 1’15”4

2° Barelli Maria Beatrice B 1’16”7

3° Riccardi Laura A 1’20”5

400 metri piani femminili 3° media

nome classe tempo

Sansone Allegra Lucilla A 1’13”9

2° Giancaspro Giulia A 1’18”2

3° Geisser Celesia Giulia A 1’23”9

400 metri piani maschili 3° media

nome classe tempo

Derzhylo Roman C 1’10”5

2° Fracassi Ratti Mentone di Torre Rossano Francesco B 1’11”6

3° Zampolini Adriano B 1’14”4

800 metri piani femminili 1° media

nome classe tempo

1° Parisi Anna Giulia B 3’23”8

2° Giacardi Virginia Nicole A 3’29”8

3° Piracci Lucrezia A 3’39”6

800 metri piani maschili 1° media

nome classe tempo

1° Troisi Luca B 11”8

2° de Fonseca Filippo A 12”2

3° Fornari Niccolò A 3’22”7

800 metri piani femminili 2° media

nome classe tempo

1° Corsini Nikita C 2’56”8 NR

2° del Gallo di Roccagiovine Beatrice A 3’24”1

3° Loprete Giulia A 3’31”6

800 metri piani maschili 2° media

nome classe tempo

1° Buttafuoco Giuseppe C 2’54”1

2° Gallo Gennaro B 2’54”4

3° Sperati Pietro C 2’55”3

800 metri piani femminili 3° media

nome classe tempo

1° Concordia Valentina A 3’00”0 NR

Del Tosto Ludovica A 3’05”0

3° Regina Maria Sole C 3’35”9

800 metri piani maschili 3° media

nome classe tempo

1° Gatti Ielizar C 2’47”4 NR

2° Arquilla Federico A 5’53”2

3° Buttafuoco Saro A 2’54”8

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Sport

salto in alto femminile 1° media

nome classe misura

1° Belviso Asia A 1,20

2° Papa Maria Elisabetta C 1,08

3° Trentini Desiree A 1,08

salto in alto maschile 1° media

nome classe misura

1° de Ruggieri Lorenzo C 1,15

2° Frapiccini Nicholas B 1,15

3° de Fonseca Filippo A 1,00

salto in alto femminile 2° media

nome classe misura

1° Minnetti Francesca B 1,18

2° del Gallo di Roccagiovine Beatrice A 1,15

3° Corsini Nikita C 1,15

salto in alto maschile 2° media

nome classe misura

1° Marini Filippo A 1,35

2° Calabresi Clemente C 1,18

3° Cardillo Angelo B 1,15

salto in alto femminile 3° media

nome classe misura

1° Concordia Valentina A 1,33

Sansone Allegra Lucilla A 1,28

3° Giancaspro Giulia A 1,15

salto in alto maschile 3° media

nome classe misura

1° Stramaccioni Luca Paolo B 1,30

2° Palombini Aldo A 1,30

3° Zampolini Adriano B 1,23

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Sport

salto in lungo femminile 1° media

nome classe misura

1° Cau Giovanna B 2,99

2° Taballi Giorgia B 2,77

3° Parisi Anna Giulia B 2,77

salto in lungo maschile 1° media

nome classe misura

1° Romano Michael C 3,50

2° Starkov Andrea A 3,13

3° Viviani Edoardo B 2,83

salto in lungo femminile 2° media

nome classe misura

1° Dionisio Isotta A 3,49

2° Troisi Amelie B 3,41

3° Calò Mia A 3,34

salto in lungo maschile 2° media

nome classe misura

1° Feliziani Leonardo C 3,64

2° Micocci Valerio B 3,54

3° Aggravi Zouev Alexander C 3,51

salto in lungo femminile 3° media

nome classe misura

Del Tosto Ludovica A 3,36

2° Manzoli Ludovica A 3,30

3° Renzetti Francesca Romana C 3,07

salto in lungo maschile 3° media

nome classe misura

1° Prosperi Mangili Francesco A 3,87

2° Perrella Gilberto B 3,83

3° Fedeli Giulio B 3,71

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Sport

getto del peso femminile da 3 Kg 1° media

nome classe misura

De Angelis Elettra B 5,81 NR

2° Giacardi Virginia Nicole A 4,76

3° Facchini Costanza B 4,49

getto del peso maschile da 3 Kg 1° media

nome classe misura

1° Ottaviani Federico B 7,26

2° Croxatto Francesco C 6,30

3° Dino Benito A 6,13

getto del peso femminile da 3 Kg 2° media

nome classe misura

1° Mari Georgeta Manuela C 6,63

2° Barelli Maria Beatrice B 6,15

3° Barilla Marchini Bianca B 5,98

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getto del peso maschile da 3 Kg 2° media

nome classe misura

1° Marini Filippo A 8,93

2° Marchetti Edoardo B 7,60

3° Pozzessere Giovanni A 6,90

getto del peso femminile da 3 Kg 3° media

nome classe misura

1° Regina Maria Sole C 5,74

2° Bulgari Carlotta Leonilde A 5,60

3° Di Mattia Francesca Romana C 4,97

getto del peso maschile da 3 Kg 3° media

nome classe misura

1° Pagano Gianmaria C 9,68

2° Buttafuoco Saro A 9,62

3° Pericone Giovanni B 8,73

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Sport

staffetta 4 x 100 femminile 1° media

1° Sperati Margherita B 1'08"6

Parisi Anna Giulia B

Crisari Camilla

B

Cau Giovanna

B

2° Zhou Elisabetta A 1'09"2

Trentini Desiree

A

Giancardi Virginia Nicole A

Belviso Asia

A

3° Papa Maria Elisabetta C 1'18"4

Gasparri Ottavia C

Fenoaltea Angelica C

Conso Carola Maria C

staffetta 4 x 100 maschile 1° media

1° Ottaviani Federico B 1'04"1

Frapiccini Nicholas B

Costilla Gavidia Pierluigi B

Troisi Luca

B

2° Romano Michael C 1'07"8

de Ruggieri Lorenzo C

D'Alessandris Andrea C

Croxatto Francesco C

3° Fornari Niccolò A 1'08"3

Dino Benito

A

de Fonseca Filippo A

Starkov Andrea

A

staffetta 4 x 100 femminile 2° media

1° Troisi Amelie B 1'02"9

Minnetti Francesca B

Barelli Maria Beatrice B

Adrower Livia

B

2° Riccardi Laura A 1'03"2

Giuliani Ludovica A

Dionisio Isotta

A

Calò Mia

A

3° Zadotti Maria Vittoria C 1'05"8

Lillo Ludovica

C

Gianni Flavia

C

Corsini Nikita

C

staffetta 4 x 100 maschile 2° media

1° Toscani Daniele C 59"2 NR

Feliziani Leonardo C

Colabianchi Andrea C

Cecere Gianmaria C

2° Tagliatesta Matteo B 1'01"1

Marchetti Edoardo B

Gatti Mario

B

Gallo Gennaro

B

3° Sarra Edoardo A 1'01"5

Palermo Vincenzo A

Marra Riccardo

A

Marini Filippo

A

staffetta 4 x 100 femminile 3° media

Sansone Allegra Lucilla A 1'00"9 NR

Manzoli Ludovica A

Del Tosto Ludovica A

Concordia Valentina A

2° Renzetti Francesca Romana C 1'08"9

Regina Maria Sole C

Gasparri Beatrice C

Gambarini Elisa C

3° Zanè Nicole B 1'12"5

Malossi Carolina B

Citi Lorenza

B

Borreca Carlotta Maria B

staffetta 4 x 100 maschile 3° media

1° Pagano Gianmaria C 57"3

Lanzetta Giorgio C

Gatti Ielizar

C

Derzhylo Roman C

2° Zampolini Adriano B 57"6

Stramaccioni Luca Paolo B

Perrella Gilberto B

Fedeli Giulio

B

3° Pederzoli Giacomo A 57"9

Palombini Aldo

A

Buttafuoco Saro

A

Arquilla Federico A

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Sport

Campionato di calcetto

(Elemantari - Medie - Liceo)

"Il calcio insegna uno scontro pulito in

cui la regola comune alla quale il gioco

si sottomette continua ad essere ciò che

unisce e vincola anche nella posizione

di avversari. La libertà vive della regola,

della disciplina che impara l'agire

congiunto e lo scontro corretto l'essere

indipendente dal successo esteriore

e dall'arbitrarietà, e in questo modo

arriva ad essere realmente libero".

Card. J. Ratzinger (Benedetto XVI) Humanitas,

“Cercare ciò che sta in alto” - 1985

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