ELEMENTI - Il periodico del GSE - Corrente

corrente.gse.it

ELEMENTI - Il periodico del GSE - Corrente

Tariffa Regime Libero - Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - DCB Roma

Guido Bortoni

La sfida Una regolazione

più matura e di visione

Fulvio Conti

1.200 milioni di euro fino al 2013

e 20 milioni per gli anni successivi.

È il peso della Robin Hood Tax

Paolo Scaroni

Shale gas, il futuro è qui

Andrea Gemme

Un’unica associazione

per le rinnovabili

Paolo Vigevano

Energia, tutela e informazione

Simone Togni

Non perdiamoci l’eolico

G.B. Zorzoli

Smart Grids, scelta inevitabile

Alberto Quadrio Curzio

Liberismo sociale, il modello

su cui puntare

Mimmo Cuticchio

Sono il servo dei pupi,

ogni loro desiderio, io, l’eseguo

speciale

COGENERAZIONE

Elementi

Periodico del GSE dicembre 2011

24


La crescita della domanda di biomassa a fini energetici,

nei paesi industrializzati, è determinata dalla volontà

di sviluppare un’economia sostenibile, dalla necessità di

diminuire la dipendenza dai combustibili fossili e dal bisogno

di ridurre le emissioni di Co2. Il pacchetto clima energia

dell’Unione Europea prevede che oltre metà dell’obiettivo

al 2020 sia soddisfatto attraverso il ricorso alle biomasse.

Una delle cose principali da realizzare per sviluppare

la produzione di energia da biomassa, è creare una filiera

industriale competitiva a livello internazionale, così che

gli incentivi pubblici previsti generino un ciclo virtuoso per

il Sistema Paese. È quindi necessario rendere economicamente

appetibile l’investimento in tale tecnologia, facilitare

la realizzazione di iniziative, stimolare la ricerca industriale

e coinvolgere gli attori in un processo di miglioramento

dell’offerta tecnologica italiana, per renderli competitivi

sui mercati internazionali, che tra non molto aumenteranno

la domanda di tecnologia in questo settore.

In Italia risultano installati circa 670 impianti alimentati

a biomassa per la produzione di energia elettrica, con una

potenza totale pari a 2350 MW. L’obiettivo è raggiungere i

4650 MW nel 2020, per una produzione totale di 21 TWh, pari

a circa il 7% della domanda complessiva prevista in

quell’anno.

Attualmente da noi il principale stimolo alla produzione

di energia da biomassa è costituito dagli incentivi (certificati

verdi e tariffe in conto energia) garantiti alla produzione

di energia elettrica.

L’attuazione del decreto legislativo 28/2011 creerà una serie

di meccanismi di sostegno alle FER termiche, distinguendo

tra interventi di piccole dimensioni (quelli che riguardano

abitazioni private) e interventi di grandi dimensioni, incentivati

con il ricorso ai Titoli di Efficienza Energetica. Novità che

favoriranno lo sviluppo di interventi e di tecnologia nel

settore delle rinnovabili termiche con ricadute positive

sulla diffusione dell’utilizzo di biomasse a fini termici.

Un'altra importante novità è costituita dalla possibilità

di immettere la produzione di biometano in rete, riducendo

alcuni costi d’investimento.

Ma, a fronte di alcuni vantaggi e del ruolo primario attribuito

alle biomasse per il raggiungimento degli obiettivi di politica

energetica, esistono delle criticità.

Tra queste, la difficoltà di reperimento e di conferimento

della biomassa, superabile sviluppando sistemi di pretrattamento

che permettano di migliorare la logistica; innovando

il processo con azioni di coinvolgimento di tutti i soggetti

lungo la filiera e ideando sistemi di raccolta e conferimento.

La competizione nell’uso del suolo con le coltivazioni a scopi

alimentari fa sorgere, invece, problemi di natura etica

e lievitare i costi delle coltivazioni non energetiche.

È quindi necessario sviluppare l’uso di biomassa di scarto,

evitando di mettere in competizione le colture alimentari

con quelle energetiche. In tal senso un’opportunità è

rappresentata dalla diffusione, ad esempio in aree a rischio

idrogeologico, di culture arboree a ciclo breve. Ancora.

L’impossibilità di accedere a incentivi per la produzione

di calore da biomassa o il non avere a disposizione schede

per riconoscere il risparmio energetico per il calore prodotto

da impianti a biogas, penalizza i produttori più efficienti

e rende spesso antieconomico un investimento in tale

settore. L’attuazione del DLgs 28/2011 credo supererà

il problema, ma occorre accelerare l’iter attuativo dei decreti

per muovere un settore che potrebbe essere strategico

per le ricadute industriali, occupazionali e in termini di

competitività, a livello internazionale, per le nostre imprese.

Infine, un’altra penalizzazione del settore è rappresentata

dall’assenza di equità nel trattamento fiscale (IVA ed accise)

di alcune materie prime e di alcune produzioni, soprattutto

rispetto alle fonti fossili.

Insomma, le biomasse sono un elemento importante per

la crescita del settore energetico. Con uno sforzo collettivo

di integrazione di settori differenti e di miglioramento

del quadro normativo, l’Europa e l’Italia hanno l’opportunità

di sviluppare tecnologia innovativa per soddisfare il proprio

fabbisogno e per vincere la sfida internazionale nel settore.

l’E

3

l’Editoriale di Emilio Cremona / Presidente GSE

Elementi 24


Anno 2011 n. 24

dicembre 2011

Direttore Responsabile

Romolo Paradiso

Redazione

e Amministrazione

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Editore

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e impaginazione

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Foto

Fototeca Elementi

Fototeca Andrea Amato

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R. Casati (foto pag. 42)

F. Abbruzzese (foto pag. 69)

Direttore Editoriale

Fabrizio Tomada

Hanno collaborato

a questo numero

Roberto Antonini

Emiliano Battazzi

Edoardo Borriello

Alessandro Buttà

Fausto Carioti

Livia Catena

Valter Cirillo

Walter Da Riz

Mauro De Vincentiis

Vittorio Esposito

Natascia Falcucci

Jacopo Giliberto

Piergiorgio Liberati

Carlo Maciocco

Fabrizio Mariotti

(La vignetta di Fama)

Gabriele Masini

Giusi Miccoli

Michele Panella

Luca Speziale

Un particolare

ringraziamento a

Rosanna Pietropaolo,

Claudia Delmirani e a

Sandro Renzi

Per le riproduzioni dei testi,

anche se parziali, è fatto

obbligo di citare la fonte

Chiuso in redazione

il 10 novembre 2011

Si ringraziano per

la collaborazione

alla realizzazione

di Elementi

A2A

Alubel

Anev

Ansa

Archimede SRL

Asja

Attackit

Banca Intesa San Paolo

Banca Popolare di Sondrio

Centro Documentazione

Giornalistica

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Egl

Eneco Energia

Enel

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Energethica

Energetic Source

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Euro Satellite

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MG Impianti

Monte dei Paschi di Siena

Nuova Cma

Ondulit

Punto Com

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Re Power

Saint Gobain Solar

Solar Expo

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Terna

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Rivista ad Impatto Zero®.

Compensate le emissioni di CO2 generate

per la produzione e stampa.

In copertina “Molto, moltissimo, anzi troppo.

Fra le onde e le stelle”

Acrilico su tela cm 250x200 di Angelo Colagrossi

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24



Il caso Libia, l’energia,

l’Italia, l’Europa

I fatti della Libia dimostrano, se ce ne fosse

ancora bisogno, che l’energia è al centro

delle strategie per la crescita e lo sviluppo

economico e sociale di una Comunità.

Non ci sarebbe stata alcuna guerra, né

caccia al dittatore Gheddafi, se dietro a tutto non si fosse

celato l’interesse per il greggio libico. Storie solo parzialmente

vere quelle di voler abbattere un regime dittatoriale per far

nascere la democrazia e dare un sistema civile e sociale a un

popolo troppo martoriato dal totalitarismo.

La verità, si sa, è che il petrolio nel mondo comincia a

scarseggiare, ma rimane una materia prima della quale né

oggi, né in un futuro non troppo lontano, si può e si potrà

fare a meno. Gli Stati che ce l’hanno, se lo tengono ben

stretto, stando attenti a non far scemare la loro situazione

di vantaggio strategico su gli altri Paesi. Chi ne ha troppo

e lo vuole vendere ai Paesi più industrializzati che ne hanno

bisogno o, come il nostro, estremamente bisogno, lo fa attraverso

accordi che dal petrolio vanno fino alle cooperazioni di tipo

industriale, volano di lavoro e ricchezza interna per la loro

Comunità, motivo di espansione tecnologia e commerciale

per gli Stati contraenti. Ora, può accadere che la possibilità di

avere percorsi preferenziali per negoziare contratti petroliferi

vantaggiosi, a qualcuno, per motivi strategici, possa non star

poi tanto bene. E allora, non potendo usare misure direttamente

penalizzanti verso uno Stato occidentale e democratico, lo si fa

nei confronti di chi, per tipo di cultura politica, democratico non

è, con il proposito, non troppo celato, di mutare gli equilibri

di acquisto del greggio e quanto a essi legato.

È il rischio che potrebbe correre l’Italia, che con la Libia

manteneva accordi vantaggiosi sull’acquisto del petrolio come

nessun altro Stato. Il che, per una Nazione come la nostra

che non ha nucleare e basa le sue fonti energetiche ancora

in modo rilevante sugli idrocarburi, significava avere importanti

boccate d’ossigeno in termini di risorse energetiche, di risparmio

economico, di esportazioni di tecnologie e di intelligenze.

È chiaro che il pericolo che altre situazioni tipo Libia si

possano sviluppare nel tempo, non è poi troppo fantapolitico.

Allora serve agire con tatto e visione, migliorando situazioni

di forza e operando per rendere forti quelle ancora in fase

di debolezza.

La politica da noi adottata per un più bilanciato mix energetico,

va bene, così come funziona l’accelerazione sulle fonti rinnovabili.

Ma non basta. Occorre fare di più soprattutto in termini

di ricerca e di sviluppo della tecnologia, perché è su questi

terreni che si gioca il futuro di un Pese. L’impulso deve

essere forte, specie nel settore delle nuove energie, nel quale

va alimentata la crescita della filiera a esse legata, fondamentale

per l’espansione del comparto. Non tralasciando la possibilità

di ideare e attuare un programma nazionale sull’innovazione

energetica, in grado di assegnare, su basi di merito, incentivi

che incoraggino il mondo della produzione, favorendo così

la crescita delle capacità tecnologhe, economiche e industriali.

Abbiamo le intelligenze capaci di permetterci il salto di qualità

in tali ambiti. Stimoliamole, sosteniamole, sviluppiamole.

E apriamo alla possibilità di incentivare il risparmio

energetico, e un miglior uso del gas e del carbone. Con buona

pace di chi ancora ha delle perplessità troppo ideologiche su

quest’ultima fonte, in contrasto con il vero interesse della

Comunità. Interesse che, diciamolo in modo chiaro, non può

subire flessioni fino a quando gli Stati della Comunità

Europea si comportano pensando prima ai propri bisogni e

alle proprie necessità e poi, forse, a quelle altrui. Sarà così

fino a quando l’Europa non la smetterà essere una finta

Comunità di popoli, una Patria mercati e mercanti legata

solo da una moneta comune, per divenire una Nazione vera,

capace di condividere potenzialità e risorse naturali,

industriali, intellettuali, tecnologiche ed

economiche, agendo con mutualità e con

quel senso di umanità che alle sue radici

culturali ancora dovrebbero appartenere.

Virgolette di Romolo Paradiso”

Elementi 24 5


ubriche

03l’E

l’Editoriale

04

Tamburino

05“ ” Virgolette

08P°

il Punto

95 Bi

Biblioteca

99 Mp

Mondo Piccolo

99 Fn

Filo di Nota

101 E+

Energia, letteratura, umanità

102 Co

la Copertina

primo piano

10A colloquio con Guido Bortoni

La sfida Una regolazione

più matura e di visione

16Incontro con Fulvio Conti

La Robin Tax pesa per milioni

di euro

22Il punto di vista di Paolo Scaroni

Shale gas, il futuro è qui

28 Parla

Claudio Andrea Gemme

Un’unica associazione

per le Rinnovabili

energia rinnovabile

32A tu per tu con Simone Togni

Non perdiamoci l’eolico

37Conversazione con G. B. Zorzoli

Smart Grids, scelta inevitabile

40Stefano Besseghini

Idee, Innovazione e Impresa

per dare più valore alla ricerca

mercato energetico

Elementi 24

42Faccia a faccia con Paolo Vigevano

Energia, tutela e informazione


46

Verso la creazione

del mercato del gas naturale

speciale cogenerazione

50

Cogenerazione, l’opzione

intelligente da sviluppare

energia

56

L’oro degli abissi

58Dialogo con Alessandro Beulcke

Il Festival dell’energia

diventa itinerante

energia e ambiente

60Confronto con Luca Mercalli

Uscire dal dogma della crescita

a tutti i costi

64

Iniziato il conto alla rovescia

per le aste europee

68

Una casa da “0 e lode”

energia e comunicazione

70In onda con...Mister Kilowatt

L’energia, che spettacolo!

elementi normativi

74

curiosità

78

Le profezie elettriche

di McLuhan

energia del pensiero

80Un caffé con Mimmo Cuticchio

Sono il servo dei pupi, ogni loro

desiderio, io, l’eseguo

lavoro

91Intervista ad Alberto Quadrio Curzio

Liberismo sociale, il modello

su cui puntare

Sommario


Evitare

il caos energia

Periodo complicato per l’energia. Complicato perché l’assetto

normativo e di mercato non riesce a trovare una sistemazione

(non certo definitiva) che sia a malapena stabile.

Delineo un elenco succintissimo e incompleto, e ne dispongo

gli elementi in modo casuale. Borsa elettrica, tentativi

di ennesima revisione. C’è chi pensa al quinto conto energia.

Si rafforza la borsa del metano. La Robin tax. Scintille fra l’Enel

e Terna. Coltivare il sole sotto forma di granturco o coltivare

il sole sotto forma di silicio Le politiche per contenere

le emissioni di anidride carbonica.

Come finirà la telenovela dell’Edison Le centrali del Mezzogiorno.

Le spinte delle province per assicurarsi il controllo del settore

idroelettrico. L’ipotesi di un piano energetico nazionale.

La nascita faticosa di una filiera rinnovabile. Smart grid e

la questione degli accumulatori elettrici. I nemici dell’efficienza

energetica. Le lobby s’accaniscono sul fotovoltaico, a favore

o contro. Le battaglie parlamentari sulle infrastrutture energetiche.

La manovra economica. Avevo avvertito: l’elenco è quasi

casuale e succintissimo. Ma testimonia il senso di disagio

di istituzioni e imprese per il cambiamento continuo

8

Elementi 24


dell’assetto normativo. È come se gli scontri e gli interessi

si fossero trasferiti in blocco dal piano del mercato – che in

qualche misura è trasparente, poiché ha strumenti palesi

di misurazione: il valore economico – alla sola dimensione

normativa. Ciò avviene proprio mentre il paradigma energetico

sta cambiando in modo radicale in tutto il mondo, così che

aziende e istituzioni stanno riparametrando rapidamente

le loro strategie.

Un cenno su come cambia lo scenario mondiale dell’energia.

Ormai è consolidato il processo. Dopo l’era del legno e del

ferro (che si è conclusa più o meno nell’Ottocento), dopo l’era

del carbone e dell’acciaio (che in via indicativa è durata per

tutto l’Ottocento e parte del Novecento), siamo testimoni

della transizione dall’era del petrolio e della plastica all’era

del gas e del silicio. Il metano, con il gas non convenzionale,

è la fonte di energia fossile con riserve stimate più generose

(c’è chi dice più anche del carbone) e con l’impatto ambientale

(quando brucia) più contenuto. Il silicio è il minerale delle celle

fotovoltaiche, simbolo delle fonti rinnovabili imposte soprattutto

dal cambiamento del clima, ma è anche il minerale dell’informatica,

ora non più strumento di calcolo bensì strumento di gestione

dei fattori informativi (dalla semplicità del telefonino di una

volta, fino alla complessità dei nuovi computer da tasca).

Sul "silicio" si scambiano le partite economiche sulle borse

energetiche (e sulle borse valori), le informazioni e i contratti,

il telecontrollo delle centrali elettriche, la gestione della

produzione, gli ordinativi e gli approvvigionamenti, i flussi

su elettrodotti e condutture, e così via.

In questo quadro di scenario energetico che cambia in modo

veloce, gli interventi normativi hanno due effetti. In primo

luogo, aggiungono complessità al sistema. In secondo luogo,

sono già vecchi al momento di nascere, dagherrotipo del passato,

e rischiano di congelare le imprese e le istituzioni in condizioni

da disperazione.

Quello che serve ora è una seconda ventata di liberalizzazioni,

ma liberalizzazioni vere. Poche regole chiare, definite e stabili,

che diano le indicazioni cui tendere. Un’autorità severissima di

controllo che non sia ostacolata di continuo da lobby e politici.

E un processo veloce di scomparsa di tutte le forme

di incentivazione prima che i sussidi si trasformino in

distorsioni del mercato. I più contestati sono gli aiuti alle fonti

rinnovabili di energia. In molti casi, i sussidi hanno senso per

quelle tecnologie non ancora evolute. Ci sono aiuti sacrosanti.

Ma anche il fotovoltaico – una volta la fonte energetica più

dispendiosa – si avvicina alla competitività di mercato

e l’incentivo, se non è ben dosato, rischia di trasformarsi in una

distorsione. Sono sussidi anche le tariffe speciali per le ferrovie

e per alcune aziende metallurgiche, sono sussidi il Cip6 e alcuni

eccessi di "interrompibilità", sono sussidi i pagamenti a pi0 di lista

su piani industriali deboli.

L’aiuto pubblico e normativo, se è tarato male, tende a impigrire

la voglia di investire in innovazione, in tecnologia, in piani

industriali che si confrontano con il mercato. Un esempio per

tutti, ancora le fonti rinnovabili di energia. In Spagna e Germania

gli incentivi erano stati succosi ma erano riusciti a generare

la creazione di una filiera industriale nazionale. In Italia l’ultima

fase del secondo conto energia, e soprattutto la stravagante

distorsione generata dal cosiddetto "salva Alcoa", hanno

coinciso con una condizione di mercato assai differente, con

costi industriali in discesa, e così l’incentivo è diventato assai

superiore alla media internazionale. Era ripetuto come un mantra:

"L’Italia ha gli incentivi al fotovoltaico più alti al mondo".

Questo aiuto così corposo ha indotto non una capacità di innovare

e di investire in modo produttivo, bensì ha concentrato

l’investimento sulla sola finalità speculativa. Finalità legittima,

beninteso, ma di respiro corto. Le aziende che hanno investito

in innovazione hanno rischiato delusioni cocenti; chi si è impigrito

nella rendita finanziaria è stato avvantaggiato.

Così, le aziende pubbliche con piani industriali degni di sàtrapi

di Sardanapalo sanno di avere (incentivo nascosto) il pie’ di lista

anche se il programma è fuori mercato. Ci sono aziende private

e pubbliche che hanno investito e rischiato, e ora si confrontano

con il mercato. Pagano pegno se le condizioni di mercato sono

punitive, guadagnano se hanno indovinato le decisioni.

Così dovrebbe valere per tutti. Soprattutto quando l’economia

stenta a decollare. Ma il mercato fa paura a molti.


il Punto di Jacopo Giliberto

Elementi 24 9


primo piano

La sfida

Una regolazione

più matura

10

Elementi 24


e di visione

A COLLOQUIO CON

GUIDO BORTONI

Presidente dell’Autorità

per l’energia elettrica e il gas

Guido Bortoni

di Livia Catena

Tutti ciò attraverso una fase tipica di regolazione ex-ante,

affiancata da una ex-post, per monitorare e garantire il rispetto

delle regole attraverso le opportune azioni di Enforcement.

Mantenendo un forte ancoraggio all’indipendenza, alla crescita,

alla dimensione comunitaria e alla consapevolezza del

consumatore. Per le rinnovabili oltre a un quadro normativo e

giuste incentivazioni, servono anche le procedure autorizzative,

la regolazione dell’accesso alle reti e la definizione di modalità

di cessione dell’energia prodotta. Senza Smart Grids lo sviluppo

della generazione diffusa da rinnovabili rischia di essere un

investimento dai limitati benefici. Robin Hood Tax Riveste profili

di criticità per lo sviluppo delle infrastrutture energetiche,

indispensabili per fornire energia a prezzi competitivi

a consumatori domestici e imprese. L’efficienza energetica

deve avere un ruolo più strategico, attraverso un adeguato

sostegno alla ricerca e all’innovazione per sviluppare il già presente

know-how e l’industria italiana di settore.

>

Elementi 24 11


primo piano

E: Quali sono le priorità del nuovo collegio

GB: Nei 15 anni trascorsi dall’avvio dell’Autorità gli scenari

energetici sono profondamente cambiati ed è stato fatto

un cammino ricco di risultati, per introdurre in Italia le regole

per l’apertura dei mercati e lo sviluppo - ancora parziale - della

concorrenza. Ora la sfida è quella di impostare una regolazione

più “matura”, in una prospettiva europea e di visione

di medio-lungo periodo. Una regolazione stabile, efficace

e capace di evolvere nel tempo con flessibilità, che sappia

rispondere ai mutamenti in corso. Tutto ciò attraverso una fase

tipica di regolazione ex ante, affiancata da una ex post,

per monitorare e garantire il rispetto delle regole attraverso

le opportune azioni di enforcement. Sarà questa la “barra”

che intendiamo mantenere, con un forte ancoraggio

all’indipendenza, alla crescita, alla dimensione comunitaria

e alla consapevolezza del consumatore.

E: Come si può delineare la nuova strategia energetica

italiana con l’uscita dal nucleare Quale il ruolo dell’AEEG

GB: La rinuncia al nucleare in diversi Paesi europei

sta ulteriormente modificando uno scenario energetico

che sconta gli effetti della crisi economica e finanziaria,

dall’instabilità in aree-chiave per gli approvvigionamenti,

da tensioni sui mercati delle materie prime e crescenti allarmi

ambientali. Pertanto, il panorama di riferimento per gas

e elettricità sta cambiando. Si delineano nuove prospettive

all’interno dell’Europa, per gli scambi sia di elettricità che

di gas. Per affrontare questi cambiamenti servono risposte

da tutti i soggetti interessati, per una strategia che consenta

al nostro Paese di cogliere tutte le opportunità, diventando

uno snodo per i flussi energetici grazie allo sviluppo

infrastrutturale e la piena integrazione con i mercati europei.

Obiettivi che l’Autorità, nel rispetto delle proprie competenze

e attraverso l’attività regolatoria, sostiene partecipando

all’attività dell’ACER e, a livello nazionale, con provvedimenti

per rendere più concorrenziali i mercati.

E: Quali sono le priorità del sistema elettrico e del gas

nel breve periodo

GB: Nella Segnalazione sullo stato dei mercati, abbiamo

avanzato alcune proposte. Nel settore elettrico, ad esempio,

ci siamo focalizzati sulle possibili risposte al nuovo assetto che

si sta delineando a seguito della forte crescita delle rinnovabili.

Con riferimento non solo agli strumenti incentivanti e alle

procedure autorizzative ma anche alla regolazione dell’accesso

ai servizi di sistema e alla definizione delle modalità di cessione

dell’energia elettrica prodotta. Stiamo lavorando sul problema

della saturazione virtuale e per introdurre, già a partire dal

prossimo periodo regolatorio, una disciplina che incentivi

gli investimenti necessari a gestire in sicurezza l’integrazione

della generazione diffusa nelle reti di distribuzione.

Nel settore gas, dal 1° dicembre sarà operativo il nuovo regime

di bilanciamento basato su criteri di merito economico

con riflessi positivi sulla concorrenza, così come le iniziative

per migliorare lo sviluppo delle infrastrutture e la gestione

della capacità di trasporto. Abbiamo anche proposto di istituire

un solo operatore a livello nazionale come interfaccia unica

e indipendente per l’accesso e l’erogazione del servizio

di trasporto, bilanciamento e misura. Ciò permetterebbe

di superare le inefficienze e ridurre gli oneri amministrativi

legati all’attuale presenza di più operatori. Nel mercato retail,

il previsto avvio dal 2012 del sistema informativo integrato (SII)

consentirà di ottimizzare i flussi informativi e di arginare

il fenomeno delle morosità.

E: Come ritiene corretto bilanciare il rapporto incentivi

alle rinnovabili con i target di potenza da installare

GB: Un quadro normativo e un set di incentivazioni

che garantiscano le necessarie certezze per le iniziative future

e tengano conto dei reali investimenti effettuati

è indispensabile per uno sviluppo efficiente ed efficace

di questa fonte. Ma oltre agli strumenti incentivanti, assumono

notevole importanza anche le procedure autorizzative,

la regolazione dell’accesso alle reti e la definizione di modalità

di cessione dell’energia prodotta. Infatti l’efficacia complessiva

dei sistemi di incentivazione va perseguita anche garantendo

la massima trasparenza, semplicità e accessibilità degli

strumenti e soprattutto indirizzando le risorse su progetti

che minimizzano i costi e consentono di massimizzare

le ricadute sul nostro sistema produttivo ed occupazionale.

Per questo abbiamo più volte sottolineato l’opportunità

di conservare in capo a Governo e Parlamento la fissazione

di obiettivi quantitativi e temporali distinti per ciascuna fonte

e di affidare all’Autorità stessa la responsabilità di definire

gli strumenti per il raggiungimento al minor costo degli

obiettivi fissati.

E: Con l’ingresso della Robin Tax come si intende incentivare

gli investimenti nelle reti di trasporto e distribuzione

Ritorneremo allo stallo dello sviluppo delle reti

GB: Come abbiamo segnalato a Parlamento e Governo (PAS

16/11 e PAS 21/11), l’aumento dell’Ires riveste profili di criticità

per lo sviluppo della infrastrutturazione energetica, presupposto

indispensabile per fornire energia a prezzi competitivi

a consumatori domestici e imprese.

12

Elementi 24


E: Come l’AEEG vede la diffusione delle nuove tecnologie

Smart Grids Sono da incentivare o è troppo presto

GB: Senza Smart Grids lo sviluppo della generazione diffusa

da rinnovabili rischia di essere un investimento dai limitati

benefici. Rendere “intelligenti” le reti di distribuzione, affinché

possano gestire la variabilità dei flussi di potenza con

opportuni sistemi di controllo real time, favorirà la diffusione

delle rinnovabili, riducendo la nostra dipendenza da fonti

fossili, di sfruttare la capacità delle reti esistenti, permettendo

l’uso efficiente delle risorse e di migliorare la qualità

del servizio ai clienti.

E: Quali i target d’efficienza energetica per i prossimi 3/5

anni E come raggiungerli

GB: L’efficienza energetica deve assumere un ruolo sempre

più strategico, attraverso un adeguato sostegno alla ricerca

e all’innovazione per sviluppare ancor più il già presente

know-how e l’industria italiana di settore. Nonostante

i significativi risultati ottenuti a partire dal 2005, l’efficienza

è stata ingiustamente penalizzata rispetto alla produzione di

fonti rinnovabili soprattutto alla luce degli obiettivi 20-20-20.

A tal fine può essere opportuno riportare un esempio, seppur

in termini assolutamente indicativi ed approssimati validi per lo

scenario energetico attuale in Italia:

-1 tep di maggior produzione di energia elettrica da fonti

rinnovabili comporterebbe un onere annuo variabile tra circa

930 euro (nel caso di fonti incentivate con gli attuali certificati

verdi), e circa 3500 euro (nel caso di fotovoltaico);

1 tep di maggior produzione di energia termica da fonti

rinnovabili comporterebbe un onere annuo pari a circa 350

euro;

-1 tep di riduzione dei consumi finali per effetto di interventi

di risparmio energetico comporterebbe un onere pari a circa

100 euro. Per rispettare i vincoli imposti a livello europeo

è necessario non solo riequilibrare il sistema di incentivazione

a favore dell’efficienza energetica, ma insistere sull’innovazione

tecnologica. L’Autorità è impegnata, in coordinamento

con i Ministeri competenti, nell’aggiornamento della

regolazione tecnica dei titoli di efficienza energetica

(i c.d. certificati bianchi), con l’obiettivo di dare maggiore

spazio, a parità di costo complessivo per il Paese, a interventi

più “strutturali”, tali da produrre risparmi energetici

per un maggior numero di anni e, dunque, complessivamente

superiori.

E: Basteranno le fonti rinnovabili in futuro a sostenere

la crescita dei consumi Continueremo a parlare

di dipendenza dal petrolio e/o dall’import

GB: Siamo un Paese a elevata dipendenza energetica; oltre

l’80% del nostro fabbisogno è coperto da fonti fossili che

dobbiamo importare, esponendoci alle turbolenze sui mercati

internazionali. Le rinnovabili e l’efficienza sono una grande

opportunità per arricchire il mix produttivo. Ma c’è anche

un’ulteriore leva per assicurare al Paese più concorrenza

e minore vulnerabilità: lo sviluppo infrastrutturale

che permette di diversificare gli approvvigionamenti

in termini di fonti, rotte e fornitori.

E: Vede con soddisfazione la politica europea sull’unbundling

degli operatori di reti gas ed energia elettrica

GB: Il D. lgs. 93/11, che ha recepito nell’ordinamento italiano

le direttive del III Pacchetto prevedendo per la rete gas

il modello comunitario noto come Independent Transmission

Operator (Ito), ha fortemente rafforzato gli obblighi di

separazione funzionale prevedendo procedure complesse

di certificazione e controllo. L’Autorità, dunque, non solo

si occupa di implementare il quadro regolatorio per assicurare

la gestione indipendente e lo sviluppo efficiente delle reti,

ma intende utilizzare gli strumenti di vigilanza per assicurare

una corretta attuazione dell’Ito, nella convinzione che una seria

implementazione di questo sistema potrebbe indurre

fisiologicamente, nel futuro, una separazione proprietaria

su base volontaria da parte dei gruppi societari integrati

a monte e a valle, modello ritenuto preferibile. In ogni caso,

qualunque sia il modello attuato in Italia (Ito o separazione

proprietaria) pensiamo che il punto centrale riguardi l’ottica

europea (intra ed extra-europea). Come abbiamo più volte

affermato, la politica infrastrutturale delle reti deve avere

un respiro europeo quanto alla scale, e di medio–lungo

termine quanto all’orizzonte temporale. A richiederlo

è il rationale degli scenari del gas naturale che non sono

limitati ai singoli contesti nazionali.

L’elettricità verde .

Quantità di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili

e incentivate

50

40

30

20

10

0

18,7

25,7

2008 2009

Cip 6 Certificati verdi

32,4

2010

Tariffa fissa onnicomprensiva Conto energia fotovoltaico

Fonte: Autorità per l’energia

41,8

2011

Elementi 24 13


primo piano

IL PESO DELLA ROBIN HOOD TAX

1.200 milioni

di euro fino

al 2013

E 200 MILIONI

PER I SUCCESSIVI

ESERCIZI

INCONTRO CON

FULVIO CONTI

AD di Enel

Fulvio Conti

Senza contare l’impatto che la norma ha avuto sul titolo Enel

in Borsa. Per allineare la bolletta energetica italiana a quella

dei nostri vicini e concorrenti europei serve un piano

di investimenti volto a riequilibrare il mix produttivo

e avvicinarlo alla media europea, con una quota maggiore

di carbone pulito. Vogliamo mantenere una posizione

di leadership nei nostri mercati strategici: Italia e Spagna.

Continueremo a sviluppare un portafoglio diversificato

di impianti rinnovabili, poco dipendente da incentivi,

in aree con maggiore disponibilità di risorse naturali,

per sfruttare al meglio le tecnologie rinnovabili, e coglieremo

le opportunità di sviluppo nei mercati in rapida crescita:

America Latina, Est Europa e Russia.

16

Elementi 24


3sun Joint venture Enel-Sharp-StMicroelectronics Catania

di Fausto Carioti

“La Robin Hood Tax manca di visione a lungo termine e colpisce

un settore, quello dell’energia, che genera ricchezza per milioni

di azionisti, occupazione per decine di migliaia di persone,

investimenti e innovazione. Al tempo stesso lascia immutate

le sacche di bassa produttività, che sono i veri problemi del Paese.

Se a questo aggiungiamo il rischio di un quadro normativo

instabile, di fatto stiamo scoraggiando gli investimenti”.

Fulvio Conti, amministratore delegato di Enel, è deluso dalle

ultime leggi che interessano il suo gruppo e l'intero settore

energetico. Anche per questo il piano industriale di Enel - fa

sapere Conti - “è in fase di revisione”.

E: Lei è stato uno dei primi a dire che la Robin Hood Tax

avrebbe potuto far ridurre gli investimenti alle aziende

energetiche. Che accadrà agli investimenti pianificati da Enel

FC: La stabilità del quadro regolatorio in un settore come

il nostro, caratterizzato da alta intensità di capitali e tempi lunghi

per il completamento degli investimenti, è fondamentale.

Chi può investire nell’ammodernamento delle reti, in nuove

centrali, in imprese gigantesche che si ammortizzano in decine

di anni, senza sapere come questi investimenti verranno

remunerati Attualmente, anche alla luce dei recenti sviluppi,

il nostro piano industriale è in fase di revisione.

Quando lo presenteremo - a marzo - indicheremo i target che

intendiamo raggiungere.

E: Che impatto avrà la Robin Hood Tax sui conti di Enel

FC: L’incremento dell’aliquota addizionale Ires e dell’estensione

della stessa alle attività di distribuzione di energia elettrica e

gas e alle rinnovabili comporterà un onere per il Gruppo Enel

stimabile in circa 400 milioni di euro all’anno nel triennio

2011-2013 e in circa 200 milioni per i successivi esercizi. Senza

contare l’impatto prodotto da tale norma sul titolo in Borsa.

E: La Regione Veneto ha cambiato la legge istitutiva del Parco

del delta del Po, consentendo la ripartenza dell’iter autorizzativo

per la riconversione della centrale di Porto Tolle.

Che tempi vi aspettate

FC: La riconversione a carbone pulito della centrale di Porto

Tolle può rivelarsi determinante per la crescita del nostro Paese.

Impedirla vuol dire tenere nel cassetto investimenti per oltre tre

miliardi, se si considera anche il progetto pilota di Cattura

e Sequestro della CO2 (CCS), che vogliamo realizzare su scala

industriale proprio sul sito di Porto Tolle.

Abbiamo fiducia che i rimanenti passaggi autorizzativi possano

essere completati entro il 2012, così da iniziare la costruzione

dell’opera e dare una boccata di ossigeno alle imprese fornitrici

e all’intero indotto.

>

Elementi 24

17


primo piano

E: Ritiene adeguata la normativa che regola la realizzazione

di simili infrastrutture

FC: Il Rapporto “Doing Business” della Banca Mondiale colloca

l’Italia al 59esimo posto nella categoria “protecting investors”,

che misura la tutela per gli investitori. Mentre il “Global

Competitiveness Report” curato dal World Economic Forum

ci mette al 133esimo posto su 139 Paesi nella voce “Burden of

government regulation”, cioè il peso della burocrazia sulle

attività economiche. Per risalire queste classifiche abbiamo

bisogno di un quadro normativo leggero, chiaro e prevedibile.

In grado di armonizzare i diversi interessi presenti sul territorio,

assegnare con certezza doveri e responsabilità agli organi

della pubblica amministrazione, ma soprattutto capace di

assicurare regole certe a chi vuole investire.

E: Pensa anche a una riforma della Costituzione

FC: Una riforma del Titolo V della Costituzione, che riconosca

la centralità del ruolo dello Stato in materia di infrastrutture

energetiche agevolerebbe gli iter autorizzativi, ottimizzando

tempi e qualità delle scelte.

E: Che lezione si può trarre dalla vicenda di Porto Tolle

FC: La realizzazione di impianti industriali e di opere di utilità

pubblica provoca spesso opposizioni sul territorio. È un

fenomeno diffuso a livello globale, una “sindrome” tipica

delle società evolute. Occorre eliminare i pregiudizi secondo

cui tutti gli investimenti – specie quelli infrastrutturali – tolgono

qualcosa al territorio,anziché contribuire alla sua crescita.

E: A quali soluzioni pensa

FC: Bisogna coinvolgere le istituzioni centrali per instaurare

un dialogo con l’opinione pubblica, le comunità locali

e gli opinion leader. Il confronto deve essere basato sulle

evidenze scientifiche e sulla costruzione di un patto

informativo corretto, capace di dare risposte ai cittadini,

mutuando l’esperienza francese del Debat Public.

Enel aspira a crescere in maniera sostenibile nel pieno rispetto

delle comunità in cui opera. La nostra attenzione verso

la sostenibilità è premiata con la presenza, per il settimo anno

consecutivo, nel Dow Jones Sustainability Index, che include

le migliori aziende al mondo secondo criteri stringenti

di sostenibilità economica, sociale e ambientale.

ENEL oggi

Italia

Capacità installata: 40.500 MW

Produzione annuale: 82 TWh

Margine Operativo Lordo: 7,6 Mld €

Clienti: 32 milioni

Dipendenti: 37.400

Piano investimenti 2011-15: 12 Mld €

Enel nel mondo

Presenza in 40 paesi

Capacità installata: 97.300 MW

Produzione annuale: 290 TWh

Margine Operativo Lordo: 17,5 Mld €

Clienti: 61 milioni

Dipendenti: 78.300

Piano investimenti 2011-15: 31 Mld €

18 Elementi 24


E: I referendum hanno chiuso ancora una volta la strada

al nucleare. Come cambiano i vostri investimenti in Italia

FC: È necessario un piano di investimenti volto a riequilibrare

il mix produttivo, troppo sbilanciato verso il gas, che oggi

pesa per oltre il 50%. Avvicinare il mix italiano a quello della

media europea, introducendo una quota maggiore di carbone

pulito, significherebbe anche allineare la bolletta energetica

del nostro Paese a quella dei nostri vicini e concorrenti europei.

In questa direzione vanno i nostri progetti di conversione

di vecchie centrali a olio combustibile in moderne centrali

a carbone pulito, come abbiamo fatto a Civitavecchia

e intendiamo fare a Porto Tolle; i nostri nuovi impianti

di rigassificazione, tipo quello previsto a Porto Empedocle;

i nostri impianti che usano l’energia dell’acqua, del sole, del

vento e il calore naturale della Terra.

E: Quale strategia finanziaria perseguirà Enel nei prossimi anni

puntiamo sulla crescita del margine operativo grazie allo sviluppo

delle sinergie all’interno del Gruppo, ai costanti processi

di miglioramento dell’efficienza e alla crescita organica, in

modo da garantire ai nostri azionisti una buona performance

operativa, anche in condizioni di mercato difficili come quelle

attuali.

E: Su quali Paesi concentrerete gli investimenti

FC: Intendiamo mantenere una posizione di leadership nei nostri

mercati strategici: l’Italia, ovviamente, ma anche la Spagna,

dove con Endesa siamo presenti lungo tutta la filiera.

Continueremo a sviluppare un portafoglio diversificato

di impianti rinnovabili, poco dipendente da incentivi e in aree

dove maggiore è la disponibilità di risorse naturali che

permettono di sfruttare al meglio le tecnologie rinnovabili,

e coglieremo le opportunità di sviluppo nei mercati in rapida

crescita dell’America Latina, dell’Est Europa e della Russia.

FC: Il piano di ottimizzazione del portafoglio di partecipazioni

è praticamente completato. Per i prossimi anni non abbiamo

in programma né cessioni né acquisizioni di rilievo.

La stabilità finanziaria è tra le nostre priorità strategiche:

Importazioni di elettricità 2010

Importo netto 44 TWh

Competitività del settore elettrico nazionale

Italia vs principali paesi europei

Francia 11.2

Svizzera 22.5

Austria 1.3

Slovenia 7.3

Grecia 2.2

46%

13%

1%

23%

14%

36%

6%

18%

5%

5%

75%

1%

28%

22%

3%

28%

12%

52%

9%

17%

26%

14%

19%

27%

Germania

Spagna

Francia

EU27

Italia

Carbone Gas Petrolio

Nucleare

Rinnovabili

Fonte: Enel

Elementi 24

19


primo piano

Shale gas,

IL PUNTO DI VISTA

PAOLO SCARONI

Amministratore

Delegato di Eni

Paolo Scaroni

22

Elementi 24


il futuro è qui

di Jacopo Giliberto

Il gas è la fonte energetica chiave per i prossimi 20 anni,

almeno in uno scenario in continua evoluzione. Ci auguriamo

che grazie allo shale gas l’Europa potrà disporre di energia

domestica a costi competitivi, che consentirà all’economia

della Ue di marciare allo stesso ritmo delle altre grandi

economie. Per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti

di gas non solo in Italia ma in Europa è prioritaria

la realizzazione di un sistema integrato di gasdotti all’interno

dell’Unione. Il risparmio energetico La strada maestra per

ridurre l’impatto ambientale, prolungare la vita dei

combustibili fossili e ridurre la nostra bolletta energetica.

E: Dopo il referendum, come si rimpiazza il 25% del nucleare

Petrolio O più facilmente metano

PS: Attualmente nel mix energetico dell’Italia ci sono una quota

molto importante di gas e una significativa di rinnovabili.

Il gas è un punto di forza del nostro sistema energetico per

vari aspetti: è competitivo, permette di contenere le emissioni

di gas serra (50% in meno rispetto agli impianti a carbone,

principale fonte utilizzata in Europa), è ampiamente

disponibile e lo sarà ancora per molti anni.

Inoltre assicura l’alimentazione dei nostri sistemi elettrici,

industriali e domestici con una continuità che le fonti

rinnovabili non sono ancora in grado di fornire.

Elementi 24 23

>


primo piano

E: Quindi è davvero the gas age

E: Ora con la scoperta del giacimento in Monzambico,

cresce ulteriormente il potenziale del gas

PS: Certamente. Il potenziale è di 425 miliardi di metri cubi

e ci consentirà di coprire tutto il consumo dell’Italia per sei

anni. Mentre la produzione Eni dovrebbe aumentare di circa

200.000 barili in un quinquennio.

E: In chiave più specifica nel gas: come cambia lo scenario

complessivo, tra shale gas e riduzione nucleare

PS: Lo shale gas potrà avere un ruolo importante per aprire

una nuova strada per l’approvvigionamento energetico.

Grazie alla spinta innovativa della tecnologia siamo ottimisti,

sia in termini di sicurezza energetica dell’Unione Europea,

sia in termini di costo di approvvigionamento del gas.

Anche l’Europa vivrà la rivoluzione dello shale gas,

da noi definito il terzo idrocarburo per l’impatto formidabile

che ha avuto al di là dell’Atlantico, dove rappresenta già

il 20% del consumo e i prezzi del gas sono più che dimezzati.

Nel nostro continente sfruttare lo shale gas sarà più

complesso perché le tecniche di estrazione sono di fatto

invasive e potranno essere utilizzate solo in aree poco abitate.

Nonostante queste complicazioni addizionali, in Eni crediamo

che lo sfruttamento dello shale gas sia possibile anche

da noi. Facendo leva sulle tecnologie che abbiamo acquisito

attraverso la Quicksilver, una società americana specializzata

nello shale gas, siamo entrati in Polonia e in Ucraina.

Ci auguriamo che grazie allo shale gas l’Europa potrà disporre

di energia domestica, a costi competitivi, che consentirà

all’economia europea di marciare allo stesso ritmo delle

altre grandi economie.

PS: Certamente il gas è la fonte energetica chiave

per i prossimi 20 anni almeno in uno scenario in continua

evoluzione. È la fonte energetica che si svilupperà di più

a scapito di altre che hanno problemi maggiori di quelli

del gas. Per 20 anni il mercato del gas è stato stabile.

I consumi crescevano ogni anno del 2-3%, i prezzi erano

legati a quelli del petrolio. Gli attori erano quasi sempre

gli stessi: l'Algeria, la Russia, la Norvegia, almeno per quanto

riguarda l'Europa. Recentemente invece le cose sono

cambiate. Il primo elemento è rappresentato proprio dallo

shale gas. Gli Stati Uniti infatti, grazie al suo sfruttamento,

hanno smesso di essere importatori. Questo ha provocato

un eccesso di offerta che arrivando anche in Europa ha reso

il mercato estremamente fluido, molto abbondante sul lato

dell'offerta. Questa non è stata l’unica perturbazione, ma solo

uno degli elementi fondamentali che hanno trasformato

le rotte, i punti d'arrivo e l'approccio verso questa fonte.

Tutti credevamo che nel 2010 saremmo entrati in una nuova

era del gas, che ce ne sarebbe stato tanto, a basso prezzo

e proveniente da varie aree. E di nuovo lo scenario

è cambiato. La 'primavera araba' ha messo in discussione

le forniture di gas verso l'Europa e verso l'Italia. E ancora.

L'incidente giapponese di Fukushima ha cambiato di nuovo

la situazione con il Giappone che ha accresciuto notevolmente

le sue importazioni di LNG. Ma di gas ce ne sarà ancora e

rappresenterà una delle fonti più importanti nel futuro.

E: Un cenno alle infrastrutture che serviranno per affrontare

questo cambiamento: rigassificatori Gasdotti

PS: Per affrontare il cambiamento e garantire la sicurezza

degli approvvigionamenti di gas non solo in Italia ma in

Europa, è prioritaria la realizzazione di un sistema integrato

di gasdotti all’interno dell’Unione. Abbiamo avanzato

al Commissario per l’Energia, Gunther Oettinger,

una proposta perché l’UE promuova la creazione di una rete

di gasdotti che unisca i Paesi del nostro continente.

Oltre alla diversificazione degli approvvigionamenti,

alla diversificazione delle rotte di transito e all’aumento

delle capacità dei gasdotti esistenti, quella di una rete

integrata del gas è la vera priorità per la sicurezza

degli approvvigionamenti. Solo così ci assicureremo

il gas di cui abbiamo bisogno, quando e dove serve

e a prezzi compatibili con la nostra crescita economica.

24 Elementi 24


E: Uno sguardo alla situazione libica e ai riflessi per l’Italia...

PS: In Libia stiamo rimettendo in marcia la nostra produzione

di idrocarburi. Dal 23 settembre sono di nuovo operativi

i nostri uffici di Tripoli, finora presidiati solo da dipendenti

locali. Entro ottobre abbiamo l’obiettivo di riattivare

le forniture di gas verso l'Italia. Sempre a fine settembre

abbiamo riaperto quindici pozzi nel giacimento di Abu-

Attifeel, situato circa 300 km a sud di Benghazi e il livello

di produzione ha raggiunto i 72.000 barili al giorno.

L’altro obiettivo di riattivare il gasdotto Greenstream entro

l'autunno è fondamentale per mettere in sicurezza

gli approvvigionamenti dell’Italia con l'arrivo del periodo

invernale. Greenstream trasporterà inizialmente l'eccedenza

del gas del campo on-shore di Wafa, poi arriverà

la produzione di Sabrata, il nostro principale campo a gas

off-shore.

E: Quali sono le risposte realistiche che l’Europa può dare

alle sfide ambientali

PS: Sicuramente più gas e meno carbone per tagliare la CO2,

più gas per rimpiazzare il vecchio nucleare che verrà dismesso,

più gas per fare fronte all’aumento della domanda di energia.

La disponibilità di gas per i prossimi anni sarà essenziale

per avere tutta l’energia necessaria, a un prezzo compatibile

con la crescita economica, generarla e consumarla con

il minor impatto ambientale possibile. Parlando di energia,

non dimentichiamo che il risparmio energetico resta la strada

maestra per ridurre l’impatto ambientale, prolungare la vita

dei combustibili fossili e, perché no, anche per allegerire

la nostra bolletta energetica.

La produzione lorda totale in Italia dal 2000 al 2010

TWh

277

15

86

98

26

51

279

21

75

96

32

54

284

23

77

99

35

48

294

24

66

117

39

47

303

26

47

130

46

54

304

25

36

149

44

48

314

26

34

158

44

51

314

26

23

173

44

48

319

25

19

173

43

58

293

21

16

147

40

69

302

22

10

153

40

77

2000

2001

2002

2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009

2010

FER Carbone Gas Nat.

Prod. Petroliferi

Altro

In Italia durante il 2010 sono stati prodotti circa 302 TWh realizzando un +3% rispetto al 2009. La produzione lorda è storicamente caratterizzata da un trend

in crescita. Solo durante lo scorso anno, la crisi economica ha provocato una brusca frenata (-8%) da 319 TWh del 2008 a 293 del 2009.

Negli ultimi 11 anni si è trasformata la composizione del mix di combustibili utilizzati per la produzione nazionale di elettricità. Nel 2010 prevale il gas naturale,

il cui contributo è pari al 51% rispetto al 35% del 2000. Crescono anche le rinnovabili e il carbone. Diminuisce l’utilizzo dei prodotti petroliferi (soprattutto olio

combustibile), che nel 2000 contribuivano per il 31% alla produzione totale, nel 2010 solamente per il 3%.

2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010

Prod FER/

Prod TOT 18,4 19,5 17,0 16,0 17,9 16,0 16,1 15,2 18,2 23,7 25,5

%

Fonte: GSE

Elementi 24

25


energia primo piano rinnovabile

Un’unica

PARLA CLAUDIO

ANDREA GEMME

Presidente Anie

associazione

PER LE RINNOVABILI

Riunire sotto il cappello dell’Anie tutte le associazioni delle rinnovabili.

Questo il progetto più ambizioso della nuova presidenza targata Claudio

Andrea Gemme. Una strada perseguita invano per diversi anni e tuttora irta

di difficoltà. Nel frattempo, tra le sfide dell’Anie ci sono anche l’efficienza,

gli accumuli di energia (con un occhio al piano di Terna da 130 MW)

e le Smart Grids.

di Carlo Maciocco

E: Parliamo di incentivi

Claudio Andrea Gemme

E: Negli indirizzi strategici dell’Anie per il quadriennio

2011- 2015 l’efficienza energetica gioca un ruolo centrale.

Su cosa intende concentrarsi in particolare l’associazione

CAG: Per noi la parola d’ordine è “manutenzione”.

Nel termoelettrico, ma anche nel civile, c’è un parco di impianti

obsoleto, bisognoso di interventi di revamping e, appunto,

di manutenzione. È una necessità imposta dagli obiettivi

dell’Unione Europea al 2020 per la riduzione delle emissioni

di CO2: i nostri dati ci dicono che si può realizzare un risparmio

quantificabile in 500 MW, equivalente in termini di emissioni

a 23 milioni di autovetture.

E: Alla politica cosa chiedete

CAG: In attesa che venga finalmente approvato il Piano

Energetico Nazionale, per noi sarebbe opportuno inserire

già nel Decreto sviluppo dei provvedimenti a favore

delle manutenzioni.

CAG: Anche incentivi, ma soprattutto di una strategia chiara

e stabilità normativa. Bisogna anche tenere conto dei costi

legati all’eventuale mancato raggiungimento degli obiettivi Ue.

Per l’Italia peseranno più gli incentivi o le eventuali penali

E: Il tema ha già creato molte fibrillazioni anche nel settore

delle rinnovabili. E del fotovoltaico in particolare, dove l’Anie

è presente tramite il Gifi. Com’è la situazione dopo l’entrata

in vigore del IV conto energia

CAG: Inutile nascondere che il IV Conto energia

ci ha dissanguato, ma adesso per il settore l’importante è

trovare stabilità, con l’obiettivo di puntare alla grid parity

ed emanciparsi così dagli incentivi. Per fare questo

è fondamentale dare unità alle associazioni rappresentative

del comparto, non solo del fotovoltaico ma di tutte le rinnovabili.

Bisogna insomma parlare con una voce unica. Ne abbiamo

discusso con il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia

che ci ha dato il proprio appoggio: riunire in Anie tutte le

associazioni delle Fer, da Assosolare a Aper, passando per Anev

e fino ad arrivare al Comitato Ifi, essenziale anche per il suo

ruolo sull’intero ciclo vita dei pannelli fotovoltaici, riciclo

compreso. Siamo anche pronti a istituire una dodicesima

federazione in Anie.

28

Elementi 24


E: È un progetto che si tenta di perseguire da diversi anni…

CAG: Senza dubbio, ma ora i tempi sono maturi. Si potrebbe

fare per gradi, magari partendo dalle associazioni del

fotovoltaico. Però bisogna avviare l’iter il prima possibile: già in

sede di Comitato energia e mercato di Confindustria chiederò

che si cominci a stabilire un percorso.

E: Parlando di rinnovabili non si può non affrontare il problema

delle reti. Terna e i produttori ancora discutono sulla necessità

di realizzare gli accumuli per garantire maggiore sicurezza

e stabilità al sistema elettrico in vista dell’imponente crescita

delle Fer non programmabili: l’Anie che ruolo può giocare

in questa partita E le famose batterie sono già un prodotto

commercializzabile

batterie certamente chiederemo di essere coinvolti. Riguardo

ai costi, al momento sono ancora elevati ma non siamo lontani

dal trovare soluzioni commercializzabili. Gli accumuli di energia

restano comunque uno strumento importantissimo, anche

in vista della realizzazione delle smart grid.

E: Quello delle reti intelligenti è un altro settore dove l’Anie

è molto presente…

CAG: Il nostro obiettivo è duplice: essere coinvolti nelle iniziative

a livello europeo e coordinarci con gli Enti locali italiani,

che stanno portando avanti diversi progetti, come quello Smart

city a Genova. Su questo si sta muovendo il vice presidente

Monizza, a cui ho affidato la responsabilità dell’Europa

e del mercato energia.

CAG: Se Terna realizzerà il proprio piano da 130 MW sulle

Andamento del fatturato per il segmaneto del fotovoltaico

valori a prezzi correnti

2008 2009 2010 2009/2008 2010/2009

milioni di euro variazioni %

FATTURATO TOTALE 2.212 3.087 7.598** 39,6 146,1

** valore relativo agli impianti installati senza Decreto “Salva Alcoa” .

Dati statistici

valori a prezzi correnti

2008 2009 2010 2009/2008 2010/2009

milioni di euro variazioni %

Mercato interno 3.975 3.696 3.321 -7,0 -10,1

Fatturato totale 2.516 2.337 2.072 -7,1 -11,3

Esportazioni 1.040 1.182 1.170 13,7 -1,0

Importazioni 2.499 2.541 2.419 1,7 -4,8

Bilancia commerciale -1.459 -1.359 -1.249

* I dati non includono il segmento delle tecnologie per il fotovoltaico

Fonte: ANIE

Esportazioni per principali paesi e aree

distribuzione percentuale

Paesi di destinazione 2008 2009 2010

Algeria 8,7 8,3 8,1

Egitto 4,2 4,0 7,5

Iran 5,2 6,2 7,1

Francia 2,0 4,6 6,2

Russia 0,8 4,6 4,6

Totale top 5 20,8 27,8 33,5

Altri Paesi 79,2 72,2 66,5

Macro-aree di destinazione

Europa di cui 21,9 27,4 34,7

UE-15 Stati Membri 12,2 15,7 20,4

UE-12 Nuovi Stati Membri 2,1 1,7 2,9

Altri Paesi Europei 7,6 9,9 11,4

Africa 19,6 20,7 19,9

America 16,8 13,9 12,0

Asia di cui 40,7 35,2 32,1

Medio Oriente 23,8 18,2 19,9

Asia Centrale 6,3 3,7 6,7

Asia Orientale 10,7 13,2 5,6

Australia e Oceania 0,9 2,8 1,2

Importazioni per principali paesi e aree

distribuzione percentuale

Paesi di provenienza 2008 2009 2010

Germania 37,0 41,3 32,8

Cina 14,3 13,3 16,7

Francia 6,0 6,2 7,0

Spagna 3,8 3,4 4,8

Finlandia 2,2 1,3 4,5

Totale top 5 63,3 65,6 65,8

Altri Paesi 36,7 34,4 34,2

Macro-aree di provenienza

Europa di cui 74,5 73,0 74,3

UE-15 Stati Membri 58,5 59,0 55,4

UE-12 Nuovi Stati Membri 9,0 9,4 15,3

Altri Paesi Europei 7,0 4,7 3,6

Africa 3,6 4,5 2,4

America 2,3 2,7 1,6

Asia di cui 19,6 19,7 21,7

Medio Oriente 0,3 0,6 0,2

Asia Centrale 1,9 3,1 2,4

Asia Orientale 17,4 16,0 19,0

Australia e Oceania 0,0 0,0 0,0

Fonte: elaborazioni ANIE su dati ISTAT

Elementi 24 29


PUBBLIREDAZIONALE

Enel e la mobilità elettrica

Il settore dei trasporti è responsabile di circa un terzo delle

emissioni di gas serra prodotti dall’uomo. Le nuove tecnologie

dei veicoli elettrici consentiranno una riduzione delle emissioni

e un miglioramento della qualità della vita, soprattutto in città.

Enel, leader nel settore dei sistemi intelligenti di gestione

della rete, ha avviato con Enel drive progetti pilota per

sviluppare una rete di infrastrutture di ricarica “intelligenti”

e garantire un servizio diffuso, efficiente e semplice per chi

decide di guidare veicoli elettrici.

Per la progettazione e la realizzazione dell’infrastruttura

di ricarica, Enel si è basata sulla tecnologia della sua rete:

oltre 32 milioni di contatori elettronici installati nelle nostre

case. I contatori teleletti e telegestiti da Enel, costituiscono

un sistema unico al mondo che consente di effettuare

da remoto, operazioni prima gestite in presenza di un

operatore.

La ricarica

Il sistema di ricarica è innovativo, tecnologicamente avanzato,

semplice e sicuro da usare. Ha due tipi di stazione di ricarica:

Home station, domestica, con un contatore installato nel

garage o box; Public station è la colonnina installata in strada,

in punti strategici per la mobilità concordati con le

amministrazioni locali. Altro elemento fondamentale è la card

personalizzata che consente il riconoscimento del cliente

e attiva e interrompe il processo di ricarica.

Come funziona la ricarica

Connesso il veicolo al punto di ricarica con l’apposito cavo

in dotazione, il processo - avviene in modo automatico.

Il sistema permette la personalizzazione della ricarica ,

basandosi sulla disponibilità della stazione, sulle tariffe

dei gestori di energia.

Le modalità di pagamento sono tante , anche con carte

prepagate o abbonamenti.

Enel e gli accordi per

la mobilità elettrica

Per intensificare la mobilità sostenibile e sottolineare

l’impegno a favore dello sviluppo e della realizzazione

di auto elettriche in Italia, Enel ha stipulato accordi con

importanti case automobilistiche e motociclistiche come

Mercedes, Renault-Nissan, Citroen, Piaggio e con

amministrazioni locali.

Con Smart ha dato vita al progetto “e-mobility Italy”,

coinvolgendo oltre 140 clienti, aziende e privati, selezionati

tra 2.200 richieste, che hanno ricevuto le esclusive smart

electric drive capaci di ricaricarsi utilizzando la rete Enel

e l’offerta di Enel Energia. Le città scelte per il progetto sono

Roma, Pisa, Milano e Bologna. Enel ha previsto l’installazione

di oltre 400 punti di ricarica, tra home e public station, e ha

siglato accordi con il Comune di Roma, Acea e Poste Italiane.

Tra gli ultimi protocolli siglati da Enel, particolare rilievo

assume quello con la Regione Emilia-Romagna ed Hera.

Elementi 24 31


energia rinnovabile

Non perdiamoci

l’eolico

A TU PER TU CON

SIMONE TOGNI

Presidente Anev

di Roberto Antonini

Simone Togni

Le norme sull'incentivazione dell'eolico hanno creato

tra gli operatori un clima di sfiducia generalizzato.

È a rischio un settore che oggi occupa quasi 30mila addetti

con 10 miliardi di investimenti previsti per i prossimi 5 anni.

Come uscire da questa situazione Elementi lo domanda

a Simone Togni, presidente Anev.

E: Che messaggio lancia ai decisori

ST: È paradossale ritrovarsi a parlare dopo quasi un decennio

delle medesime criticità per il nostro settore, constatare come

nel sistema regolatorio dilaghi una lacunosità tale che sembra

quasi impossibile osservare cosa sia stato fatto in questi anni

in termini di installazioni da fonti eoliche. Crescita costante,

sviluppo tecnologico e industriale, flussi economici sempre in

ascesa, tassi di occupazione elevati nelle regioni a maggior

carenza di posti di lavoro, per un settore, ampliando il discorso

a tutte le rinnovabili, che con un minimo di lungimiranza

potrebbe dare nuova linfa alla nostra economia.

Attendiamo ora l’emanazione dei decreti attuativi al D.Lgs 28/2011,

rinfrancati comunque dalle parole del sottosegretario Saglia che

in una intervista ha detto che i livelli incentivazione e la durata

saranno modulati tenendo conto di standard e pratiche europee

e che tali decreti vedranno la luce entro novembre. A tal riguardo,

da parte nostra, si è manifestata una fattiva collaborazione

a rivedere al ribasso gli attuali livelli di incentivazione a patto

di ricevere rassicurazioni sulla certezza a tutti i livelli, cercando

di eliminare quelle inefficienze che a oggi gravano sui player

in maniera considerevole. È fondamentale comunque intervenire

tempestivamente perché a rischio c’è davvero un intero settore,

che se dovesse crollare avrebbe conseguenze inimmaginabili

a livello socio economico per il nostro Paese, con ripercussioni

politico-economiche a livello comunitario.

E: Prima i tagli, poi la Robin Tax: cosa succede attorno al vento

ST: Se si pensa che tutti questi interventi sono retroattivi,

sembra ci sia un accanimento nei confronti del settore.

Noi non ci schieriamo dalla parte dei “complottisti”, ma

riteniamo che alcune decisioni dovrebbero essere prese in

maniera più consapevole e responsabile, lasciando da parte

le valutazioni superficiali. Ribadiamo la nostra disponibilità

al sacrificio ma di certo nei limiti della sostenibilità; abbiamo

lanciato un segnale dichiarandoci disposti ad accettare tagli

sugli incentivi. Per la Robin Tax il discorso è differente: chiediamo

a gran voce che – per gli impianti rinnovabili - sia tempestivamente

rimossa.

E: Come evolve la tecnologia eolica

ST: La ricerca nel settore potrebbe essere indirizzata su due

binari che in qualche modo possono andare di pari passo.

Da un lato sulla semplificazione della componentistica che

32

Elementi 24


enderebbe più agevole la manutenzione su macchine, che

obiettivamente si caratterizzano per una logistica operativa

complessa, abbattendo così in maniera significativa la percentuale

di interventi. Dall’altra parte occorre ragionare su possibili

misure che comportino una riduzione dei costi nell’ottica di

abbattere, agendo globalmente su tutta la componentistica,

il costo complessivo delle installazioni, tenendo conto di

un possibile decremento nei prossimi anni del sistema degli

incentivi. Va registrato come in ambito tecnologico ci siano

in Italia numerose eccellenze. L’azienda italiana nel settore

della componentistica meccanica, ad esempio, è in assoluto tra

le leader a livello mondiale, tanto che risulta essere un settore

trainante per i forti volumi che registra anche in esportazione.

E: Quanto è vicina la grid parity dell'eolico

ST: È prematuro parlare di grid parity per l’eolico, visti gli attuali

costi che un’azienda deve affrontare in tutte le fasi della costruzione

di un impianto. A nostro avviso comunque si potrebbe intervenire

da subito tagliando in modo consistente la quota di incentivo,

qualora si provvedesse a eliminare quei fattori di inefficienza

che gravano su tutte le fasi di un impianto e comportano costi

rilevanti (amministrativi, autorizzativi, convenzioni con i Comuni,

oltre ai costi di connessione).

Qual è la potenzialità italiana per l'energia del vento

In Italia nel 2010 sono stati prodotti circa 9,1 TWh di energia

elettrica da fonte eolica, pari al fabbisogno di quasi 8 milioni

di persone. Tale quota rappresenta circa il 12% della produzione

da rinnovabili in Italia viene dopo l’idroelettrico e le bioenergie;

dati che mostrano come la tecnologia eolica, pur essendo

relativamente giovane, sia già matura. Uno studio dell’ANEV

basato sulle risultanze di un protocollo di intesa con le principali

associazioni ambientaliste, prevede al 2020, 16.200 MW di

potenza complessiva da fonte eolica per una quota di energia

pari a 27,5 TWh. Dati che in qualche modo divergono con

quanto riportato nel PAN, anche se alla luce della situazione

attuale comunque, i 6.000 MW rimanenti previsti dal PAN

sarebbero comunque un risultato soddisfacente.

Il piano d’azione nazionale sulle rinnovabili

Stima al 2020 del contributo totale sul consumo finale

di energia previsto per ciascuna tecnologia che usa energia

rinnovabile in Italia (ktep)

9.815

146

3.611

Elettricità per trasporti Idroelettrica Geotermica

Geometrico pompa di calore Solare fotovotaico Solare termico

Eolico Biomassa (solida + biogas + biocarburante)

Solare fotovoltaico a concentrazione

Fonte: Elaborazione Aiel, dati Pan

369

1.720

1.586

880

829

2.900

Elementi 24 33


INTERNATIONAL POWER

CON L’ENERGIA DEL DOMANI

Aprite

le porte

alle correnti

dell’eolico

PUBBLIREDAZIONALE

A poco più di cinque anni dall’ingresso di International Power

in Italia, pensare allo sviluppo dell’eolico come volano della

produzione energetica da fonti rinnovabili rischia di rimanere

un ambizioso progetto, intrappolato tra i “lacci e lacciuoli”

di procedure autorizzative complesse e ostili.

Paradossalmente, questo avviene proprio mentre si avvicina

la scadenza fissata dalla Comunità Europea, che impone

ai Paesi Membri entro il 2020 obiettivi di efficienza

e sostenibilità strettamente vincolati allo sviluppo delle

rinnovabili. Con una produzione annuale di 1.100.000 MW

di energia elettrica da rinnovabile, International Power

consente l’approvvigionamento di 400.000 famiglie. Evitando

così l’emissione di 600.000 tonnellate di CO2 e l’importazione

di 1,4 milioni di barili di petrolio. Numeri che confermano

questa azienda come primo produttore di energia elettrica

da fonte eolica in Italia. Ma International Power è anche

una multinazionale che sceglie di impegnarsi in Paesi stabili

e con normative certe. Requisiti spesso assenti in Italia, dove

la lentezza e le disfunzioni delle amministrazioni pubbliche

costringono molte aziende straniere che lavorano nel nostro

Paese a trasferire altrove investimenti e progetti. Basti

pensare che per ottenere un’autorizzazione (o un diniego)

per un parco eolico, può essere necessario aspettare fino

a cinque anni, benché la normativa preveda un’attesa di 180

giorni. Nonostante tali perplessità International Power

incoraggia lo sviluppo del settore con progetti

di ripotenziamento (repowering), pensando di sostituire

le turbine installate più di 10 anni fa con altre di nuova

generazione, più capaci e più efficienti. Sulla validità

del repowering, c’è chi non ha dubbi. In Spagna, dove si

producono annualmente 23.000 MW di energia da fonte

eolica (quasi 4 volte quella italiana), l’IDAE (equivalente

alla nostra ENEA) ne ribadisce i vantaggi: meno impatto visivo,

meno occupazione di territorio e maggiore produzione

per le aziende e per il Paese. Eppure, anche in questo caso

non mancano in Italia gli esempi negativi. La domanda

presentata quasi tre anni fa per un’azione di repowering di

un impianto in Campania (che prevede la sostituzione di 4

turbine costruite nel ’96 con due turbine moderne) ha

ottenuto solo a metà settembre il verbale della conferenza

dei servizi. Se già l’Italia fatica a rispettare i tempi della road

map europea, il vero peccato sarebbe lasciarsi sfuggire quei

soggetti che, come International Power, hanno fiducia

nel settore nonostante l’incertezza del futuro.

Elementi 24 35


energia rinnovabile

Smart grids

scelta inevitabile

G. B. Zorzoli

CONVERSAZIONE CON

G. B. ZORZOLI

Presidente Ises Italia

di Gabriele Masini

Il referendum sul nucleare e gli obiettivi sulle rinnovabili stanno plasmando il nuovo mix energetico italiano.

Anche senza la definizione di una Strategia energetica nazionale. Ma il sistema ha bisogno di essere governato nei suoi

snodi più critici: sovracapacità, Smart Grids, innovazione. Ne parliamo con GB Zorzoli, Presidente di Ises Italia e uno

ei massimi esperti del settore.

Elementi 24 37

>


E: Dopo la rinuncia al nucleare l’Italia deve ripensare il proprio

futuro energetico. Chi coprirà quel 25% di elettronucleare

che il Governo aveva abbozzato nel 50-25-25

GBZ: Sarà coperto - da un lato - dalle rinnovabili, che penso

arriveranno oltre gli obiettivi fissati al 2020. Inoltre, oggi

abbiamo una tale sovracapacità produttiva da cicli combinati,

ma quello che non sarà coperto da rinnovabili lo sarà dal gas.

Semmai c’è un problema di sovrabbondanza, perché abbiamo

cicli combinati che funzionano a 3.000 ore l’anno e i consumi

di energia elettrica sono previsti, nel piano del governo,

aumentare di pochissimo al 2020. Inoltre, tenuto conto che il

quarto Conto energia pone l’obiettivo di 23.000 MW al 2016 e

che si andrà avanti di 2.000 MW l’anno, al 2020 saremo

a 30.000 MW, che è la previsione che ha fatto anche l’A.D. di Enel,

Fulvio Conti. Ora, il Pan prevedeva anche di importare una parte

di energia verde dall’estero, e questo è stato fatto perché

bisognava lasciare spazio al nucleare. Arrivando a 30.000 MW di

fotovoltaico, semplicemente possiamo fare a meno di importare

dall’estero. E abbiamo risolto anche quel problema.

E: Un futuro con un mix sempre più rinnovabile non può

prescindere dalle Smart Grids. A che punto è l’Italia

GBZ: Le Smart Grids sono una scelta inevitabile con lo sviluppo

delle rinnovabili e un settore nel quale l’Italia ha un’eccellenza

a livello mondiale, sia perché ha già i contatori digitali, sia

perché fa attività di ricerca e sviluppo. Siamo all’avanguardia,

ma occorre una politica governativa che incentivi un settore

nel quale ci sono aziende in grado di fornire strumentazione,

software e quant’altro, in cui possiamo crescere senza importare,

anzi, magari esportando. È vergognoso che nessuno, e mi

riferisco anche all’ultimo documento di Confindustria sullo

sviluppo, si occupi di questo fatto. Rischiamo di fare l’ennesimo

autogol.

E: Quali incentivi per le Smart Grids

GBZ: Più che incentivi, bisogna immaginare qualcosa come

un fondo di rotazione. Il problema è che le aziende devono

investire in anticipo e gli investimenti vanno al di là della

normale prassi. Allora, o si aumentano le tariffe di distribuzione

o altrimenti si fa un fondo di rotazione messo a disposizione

dal governo. E una volta che questi investimenti da parte delle

aziende saranno andati a buon fine e cominceranno a produrre

utili, il fondo sarà restituito. Insomma, è una sorta di anticipo.

E: Quando si parla di rinnovabili non si può non citare il ruolo

della ricerca, dell’innovazione e della filiera nazionale.

In Italia le idee non mancano, ma si fa fatica a tradurle

in innovazione. Come creare questo ponte, anche considerando

i risultati non proprio brillanti di Industria 2015

GBZ: Considero Industria 2015 una delle più grandi delusioni

degli ultimi anni. Il programma è stato varato nel 2006,

i progetti presentati nel 2007 e nel 2011 non sono stati ancora

finanziati. A questo punto, trattandosi di progetti innovativi,

o qualcuno se li è finanziati per conto proprio o sono morti.

Dare i soldi adesso sui quei progetti non ha senso. Il punto è che

va trovato un meccanismo, i fondi non possono andare e venire.

Su queste cose non si può dire “a costo zero” o “senza nessun

onere per lo Stato”. D’altro canto, aver finanziato le rinnovabili

con gli incentivi – e ora speriamo anche l’efficienza – ha messo

in moto il meccanismo, come si è visto anche dal rapporto

dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano: in poco

tempo si è passati dal 28% al 35% di marginalità lorda rimasta

in Italia, che non è un salto da niente. Mettere in moto

la domanda mette in moto anche l’offerta, ma senza una

politica di innovazione industriale non si va da nessuna parte.

E: Le evoluzioni del quadro legislativo hanno messo in luce

la frammentarietà della rappresentanza nel settore delle

rinnovabili. Perché non si riesce a fare “massa critica”

GBZ: Quello delle rinnovabili è un microcosmo che riflette

il macrocosmo del mondo produttivo, della società italiana

e della politica. Questo non significa assolvere tutti. Significa

che chi sta al vertice dovrebbe farsi promotore di un cambiamento.

E: Ci sono reali interessi divergenti nel settore delle rinnovabili

GBZ: L’ammontare totale degli incentivi è limitato.

Però bisognerebbe avere il coraggio di fare fronte comune

almeno su alcuni punti: sulle regole, o, ad esempio, sulla

questione delle aste per gli impianti sopra una certa potenza.

Il mondo delle rinnovabili è spaccato: ci sono i grandi che sono

per i bandi, gli altri che sono totalmente contrari. Noi come Ises

abbiamo proposto al governo una soluzione “mediata” per cui

in partenza si sarebbe dovuto fissare - per ciascuna tecnologia -

una potenza da mettere a bando, che lasci fuori metà circa

della potenzialità del settore, in modo da non sacrificare i piccoli

e dare allo stesso tempo una liquidità alla gara sufficiente

per verificarne il funzionamento. Però, non si è riusciti a trovare

un accordo. La ricerca di un minimo di unità sarà comunque

l’ultima cosa a cui rinuncerò. Lo considero un compito prioritario

per il Paese.

38 Elementi 24


energia rinnovabile

Idee, Innovazione

per dare

Stefano Besseghini

alla

in un contesto economico che pone sfide non gestibili con

i vecchi paradigmi dei fattori produttivi fisici. Come ben delineato

dalla strategia di Lisbona la conoscenza è un valore fondante

nel processo produttivo e i nuovi centri di produzione del valore

divengono sempre più i centri di produzione del sapere. RSE,

con decenni di esperienza nel settore della ricerca, sa quanto

questa conti in termini di leva competitiva per il settore

industriale per essere motore di azioni, di miglioramento

continuo e di sviluppo del sistema elettrico ed energetico.

di Stefano Besseghini*

RSE - Ricerca sul Sistema Energetico - è entrata a far parte

del gruppo GSE nel giugno del 2010. Un ingresso che ha portato

nel perimetro del gruppo una struttura di ricerca composta

da circa 350 persone, delle quali 290 direttamente coinvolte

in attività di ricerca e con un’incidenza di personale laureato

in discipline tecniche scientifiche superiore al 60%.

Oggi RSE svolge ricerche per lo sviluppo del sistema elettrico,

nei settori dalla generazione e della trasmissione e sulla

distribuzione e impiego finale dell'energia elettrica.

L’acquisizione da parte di GSE è coincisa anche con un

allargamento dell'area di interesse della società al più generale

tema dei sistemi energetici. La ricerca è oggi un tema di cruciale

importanza per il settore energetico e per il Paese, soprattutto

Attualmente i comparti nei quali l’attività di RSE è più

concentrata sono quelli della generazione distribuita,

un’opportunità tecnologica in grado di delineare nuovi

e originali scenari di sistema, che deve essere mutato

radicalmente. Si tratta delle “smart grids”, le reti intelligenti,

che rappresentano la naturale evoluzione dell’oggetto

tradizionalmente al centro dei temi di ricerca di RSE. Temi

ai quali, però, ci si deve accostare partendo da piani nuovi,

offrendo potenzialità di sviluppo in termini di stabilità del

sistema e di maggior efficienza e offerta di nuovi servizi per

l’utente finale.

Sia l’inserimento nel gruppo GSE, sia la conclusione del triennio

di attività di ricerca di sistema 2009-2011, chiamano RSE a una

nuova impostazione della propria attività in un’ottica strategica

di crescita e di consolidamento delle competenze.

In questo RSE giocherà un ruolo centrale per le sue competenze

e per la capacità di essere in contatto con i principali attori

del settore energetico siano essi istituzioni, amministrazioni

pubbliche o imprese. Garantendo così una forte consapevolezza

relativa ai principali temi di ricerca e alle principali necessità

del settore e quindi dando la possibilità di raccogliere idee,

40

Elementi 24


e Impresa

più valore

ricerca

proposte ed esigenze per trasformali in progetti di ricerca.

Attività e progetti che dovranno avere alcune caratteristiche

irrinunciabili:

• idee nuove

• sviluppo di prodotti, dimostratori e prototipi di cui sia

evidente il campo di applicazione e il potenziale di novità

• un rapporto esplicito con portatori di interesse che rendano

evidente il percorso di finalizzazione del progetto.

La necessità di non essere autoreferenziali porta RSE a prestare

attenzione al contesto per la proposizione di temi di ricerca

e azioni che offrano chiari vantaggi competitivi al Paese in

termini di supporto alle decisioni delle Istituzioni e di nuove

opportunità per il sistema imprenditoriale. Con la

consapevolezza di come sia utile contribuire alla realizzazione

di un ecosistema positivo che permetta alle aziende un’efficace

sinergia con il mondo della ricerca.

Si tratta di mettere in comunicazione due mondi, a volte

distanti che invece si devono interfacciare in modo non

estemporaneo e casuale.

Un rapporto che sarebbe più semplice se svolto su progetti

congiunti, elaborati in ambienti ad elevata "contaminazione"

che uniscano l’attitudine al cambiamento e alla realizzazione

di soluzioni innovative, tipica della ricerca, alla focalizzazione

al risultato, patrimonio distintivo del settore industriale.

*AD RSE

RSE è, da questo punto di vista, in posizione privilegiata grazie

alla lunga esperienza nel rapporto con il cliente e la provenienza

industriale di molti dei suoi ricercatori. L’altro elemento che

caratterizzerà l’attività di RSE sarà l’attenzione all’evoluzione

del contesto europeo. Nel quale RSE grazie all’attiva

partecipazione al SET plan, alle piattaforme e ai Joint Program

di EERA e ai principali action network internazionali, si è

ritagliato un ruolo privilegiato quale interlocutore stabile.

E sono questa continuità di interlocuzione e l’efficacia nella

presenza internazionale a rappresentare uno dei principali

patrimoni che RSE ha saputo mettere a frutto negli anni.

L’importanza di questa presenza è tanto più evidente se

si considerano il ruolo che le direttive e le scelte fatte a livello

europeo hanno rispetto ai contesti nazionali perché sono

elementi centrali di indirizzo non solo delle politiche ma anche

delle strategie industriali che trovano nella normativa

comunitaria una formidabile leva di attuazione.

RSE ha dimostrato di essere in grado di svolgere un incisivo

ruolo di intervento sui temi di propria competenza.

Un’opportunità che l’Italia, nazione tradizionalmente europeista

ma spesso poco attenta a cogliere le opportunità che giungono

proprio dall’Europa, deve saper utilizzare con maggiore

convinzione, determinazione ed efficacia.

In conclusione, in futuro le linee di indirizzo di RSE sono

riassumibili in tre “I”: idee, impresa, internazionalizzazione.

Ambiti che non possono da soli esaurire l’azione di un soggetto

di ricerca come RSE ma che ne devono connotare fortemente

l’operato per poter svolgere quel ruolo di attivatore di conoscenze,

risultati e soluzioni che devono essere il patrimonio di un centro

di ricerca evoluto.

Elementi 24 41


mercato energetico

Energia, tutela

FACCIA A FACCIA CON

PAOLO VIGEVANO

Amministratore Delegato

di AU

Paolo Vigevano

di Luca Speziale

Il mercato elettrico italiano può essere visto, a ragione, come uno dei casi di liberalizzazione

che ha avuto maggior successo e, in questo quadro, aver previsto una funzione di aggregazione

della domanda dei piccoli consumatori, è stata una felice intuizione del legislatore.

Tuttavia la strada da compiere è ancora lunga. Ne abbiamo parlato con Paolo Vigevano.

42

Elementi 24


e informazione

E: A che punto è il processo

di liberalizzazione del settore elettrico

PV: Il percorso fin qui compiuto ha

portato indubbiamente risultati positivi

come, ad esempio, le opportunità di scelta

per i consumatori e l’entrata sulla scena

competitiva di nuovi operatori.

In Italia, però, i mercati energetici hanno

ancora molta strada da percorrere, per

ridurre il divario di prezzo dell’energia

elettrica con gli altri principali Paesi

europei, che continua a essere elevato

nonostante il forte sviluppo concorrenziale.

Occorre agire per migliorare la

diversificazione del mix energetico e

ridurre la dipendenza del nostro Paese

dalle importazioni di fonti costose,

dipendenti dall’andamento volatile

del prezzo del petrolio.

E: Qual è il ruolo di Acquirente Unico

all’interno del mercato e per i consumatori

PV: Grazie alla funzione di aggregazione

della domanda svolta da AU, i piccoli

consumatori beneficiano di prezzi che si

formano direttamente nel mercato

all’ingrosso. Infatti, nel mercato di maggior

tutela, le condizioni economiche e

contrattuali sono stabilite dall’Autorità

per l’energia elettrica e il gas, sulla base

dei costi di approvvigionamento di AU.

Si tratta di un sistema di tutela che

rispetta le logiche di mercato. Inoltre,

il prezzo dell’energia elettrica del regime

di maggior tutela rappresenta un

riferimento per i venditori che devono

offrire condizioni più vantaggiose per

poter attirare nel mercato libero i piccoli

consumatori, a tutto vantaggio della

competitività. L’esperienza di questi anni

indica che il sistema di tutela non è

in contraddizione con la promozione

della concorrenza e anzi contribuisce

a un ruolo attivo del consumatore e

al formarsi di dinamiche competitive

sul mercato.

E: Come opera AU per l’approvvigionamento

dell’energia elettrica

PV: AU utilizza canali quali le borse

regolamentate, ma stipula anche contratti

bilaterali attraverso aste trasparenti

e non discriminatorie.

La strategia di approvvigionamento mira

a minimizzare il costo e il rischio, mediante

la diversificazione delle scadenze temporali

e con un opportuno mix tra prodotti a

prezzo fisso e indicizzati.

E: La crisi economica ha colpito tutti

i settori, compreso quello dell’energia.

Qual è l’impatto sulle famiglie

PV: In uno scenario di riduzione del potere

di acquisto dei consumatori, alle prese

con rischi di disoccupazione e di precarietà

del lavoro, diventa pressante per milioni

di nuclei familiari far quadrare il bilancio

a fine mese. Una delle voci di spesa

da tenere sotto controllo è quella

riguardante i consumi energetici.

A tal fine molti sono gli strumenti messi

in atto, per informare i consumatori su

come fare scelte che siano le più adeguate

alle loro necessità.

E: L’informazione, quindi, gioca un ruolo

fondamentale per lo sviluppo del mercato.

Qual è ad oggi il punto di riferimento per

il consumatore

PV: Le famiglie cominciano ad avere

consapevolezza dei cambiamenti epocali

dell’assetto del mercato, conseguenti

alla fine del monopolio. In questo contesto

occorre operare affinché il consumatore

sia sempre più informato per ben

orientarsi tra le molteplici offerte

commerciali che a lui vengono proposte.

A tal fine, AU gestisce, per conto

dell’Autorità, lo Sportello

per il consumatore di energia, che può

considerarsi uno dei più importanti centri

di tutela all’interno delle Pubbliche

Amministrazioni. Lo Sportello, da una

parte, fornisce informazioni sui mercati

dell’energia e sui diritti dei consumatori,

aiutando a capire come beneficiare

dalla liberalizzazione; dall’altra, aiuta

a risolvere le controversie che si

determinano tra clienti e operatori.

E: In conclusione, quali sono i prossimi

passi da fare

PV: La liberalizzazione del settore

elettrico è andata avanti molto più

velocemente di quella del gas. Adesso

serve una strategia energetica nazionale

nel cui ambito i futuri investimenti

devono consentire di ridurre, anziché

ampliare, il divario di prezzo dell’energia

elettrica. Per questo, nel mercato del gas

è necessaria una migliore integrazione

delle infrastrutture fisiche e commerciali

con il resto d’Europa, con l’auspicio che

una maggiore integrazione porti benefici

anche al settore elettrico.

Per quanto riguarda l’evoluzione dei

sistemi di tutela, assieme alla diffusione

di un’adeguata informazione, ritengo che

il mantenimento di forme di protezione

rafforzi la fiducia del consumatore nel

mercato libero e agevoli il corretto gioco

competitivo tra gli operatori.

Si ringrazia per la collaborazione

Emiliano Battazzi

Elementi 24 43


La parola

d’ordine

è efficienza.

di Rainer Karan

Rainer Karan

44

Elementi 24


Si potrebbe pensare che una volta

installate le turbine eoliche e aver

provveduto al loro allaccio alla rete,

il grosso è fatto.

Invece, per garantire la massima capacità

produttiva delle turbine e far sì che

l’investimento rispetti la redditività

prevista, è di cruciale importanza una

efficace e corretta gestione e

manutenzione dell’impianto.

L’obiettivo dell’Operation&Maintenance

è proprio quello di assicurare che le

turbine producano quanto più possibile,

utilizzando la disponibilità come

parametro principale per la misurazione

di questo dato. Per questo, il continuo

sviluppo e la costante tendenza al

miglioramento devono essere tra gli

obiettivi primari del dipartimento service

di ogni azienda del settore eolico, al fine

di garantire ritorno sull’investimento,

ridurre i rischi finanziari e aumentare la

certezza del Business case.

Per raggiungere questi risultati sempre

più spesso le aziende richiedono al

service di un’azienda la massima

flessibilità nella pianificazione e nello

sviluppo di soluzioni “ad hoc” per le loro

diverse esigenze, al fine di garantire

valore aggiunto e aiutarle a centrare

i loro principali obiettivi. Ovvero,

massimizzare il tempo di produzione,

ridurre il fermo delle turbine per gli

interventi tecnici e contenere l’impatto

degli imprevisti sulla produzione così

da incrementare la disponibilità

e l’affidabilità degli impianti e,al

contempo, tenere sotto controllo i costi.

I punti chiave di una strategia di service

di successo sono l’innovazione, la qualità,

le competenze e la creazione di un

rapporto solido e duraturo.

Innovare significa potenziare le

performance attraverso tecnologia ed

esperienza, e al tempo stesso rinnovare il

portfolio di offerte di cui i clienti

possono fruire.

L’aspetto qualità, poi, deve essere

costantemente migliorato attraverso una

gestione rigorosa delle squadre di service

e dei sistemi utilizzati, ma anche con

continui investimenti per lo sviluppo

di processi e la diffusione di una vera

e propria cultura della qualità.

Le competenze rappresentano un’area

di continuo miglioramento, che va

dall’investire in nuove tecniche e knowhow,

attraverso corsi di formazione

per i tecnici, alla sempre maggiore

localizzazione del service e alla sua

capillare estensione su tutto il territorio.

Così come poter contare su un’assistenza

tecnica locale tempestiva e di qualità

favorisce la creazione di un rapporto

solido con i clienti.

Attualmente le aziende impegnate

nell’ulteriore sviluppo e potenziamento

del dipartimento service, investono

sempre più nella ricerca di nuovi prodotti

pensati e dedicati al settore, al fine

di creare valore aggiunto per i clienti,

attraverso un’iniezione tecnologica nelle

strutture già esistenti, che costituisca una

marcia in più in termini di capacità

produttiva.

Un esempio potrebbe essere

rappresentato dall’introduzione

di tecnologia presa in prestito

dall’aviazione per migliorare

le prestazioni delle pale e incrementare

il coefficiente di portanza.

Le offerte di service tradizionali, che

spesso vengono definite come garanzie

di disponibilità su base temporale,

assicurano oggi l’operatività delle turbine

in un parco eolico per un determinato

lasso di tempo su base annua - a seconda

del contratto di service stipulato.

Oggi, i clienti richiedono sempre

maggiore flessibilità, performance

superiori e migliore gestione del rischio.

Proprio in risposta a queste esigenze,

Vestas ha presentato recentemente il suo

nuovo prodotto della serie Active Output

Management (AOM). Si tratta dell’AOM

5000, realizzato per ottimizzare la

produzione degli impianti eolici e

minimizzare i rischi dei clienti,

riconoscendo che la certezza del Business

case dei produttori di energia eolica è

consolidata dalla produzione della

massima quantità di energia al minor

costo, ogni volta che il vento soffia.

L’AOM 5000 introduce, infatti, una

garanzia basata sulla produzione di

energia che assicura il funzionamento

delle turbina ogni qual volta il vento

soffi. Questo nuovo modello di contratto

di service si basa sulla massimizzazione

della produzione e della disponibilità,

attraverso l’utilizzo di tecnologie di

diagnostica e di ricerca e riparazione

dei guasti avanzate, al fine di prevenire

eventuali guasti, risolvere problemi in

maniera tempestiva ed eseguire una

manutenzione programmata. In questo

modo, il tempo di fermo degli

aerogeneratori sarà minimizzato

e i possibili cali di produzione identificati

e corretti nel minor tempo possibile.

I dati relativi alle performance delle

turbine vengono raccolti in tempo reale

e trasmessi direttamente al centro dove

un team di ingegneri lavora

costantemente per seguire

l’orientamento della produzione

del parco del cliente.

Al presentarsi di variabili inattese, viene

calcolato l’impatto potenziale sull’intero

impianto eolico e si individuano le misure

necessarie per controbilanciare questi

effetti.

Questa nuova offerta di service dà al

cliente una maggiore certezza della

produzione e un migliore rendimento

e quindi una più sicura redditività

dell’investimento.

L’AOM 5000 rappresenta, infatti, un

passo avanti nel garantire la disponibilità

delle turbine quando ciò costituisce un

maggior vantaggio per i clienti: ogni

qual volta il vento soffia.

PUBBLIREDAZIONALE

Elementi 24 45


mercato elettrico

IL PROCESSO DI LIBERALIZZAZIONE

Verso la creazio

del gas

46

Elementi 24


ne del mercato

naturale

L’IMPIANTO NORMATIVO

DELL’UNIONE EUROPEA

La consapevolezza della crescente dipendenza energetica

e l’esigenza di rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti

hanno mosso l’Unione Europea verso misure legislative comuni

per realizzare il mercato interno dell’energia, su i due pilastri

fondamentali di elettricità e gas.

Negli anni si sono succeduti pacchetti normativi che hanno

cavalcato, specie agli esordi, in modo velleitario una riforma

Elementi 24 47

>


mercato elettrico

radicale dei due mercati. Le prime direttive del 1996 (mercato

elettrico) e del 1998 (mercato gas) hanno tentato un primo

sfondamento dei monopoli nazionali, rivelatosi troppo timido

tanto da richiedere un altro intervento nel 2003.

La mancata soddisfazione anche degli esiti di questo secondo

pacchetto ha portato all’adozione nel 2009 dell’ultimo

intervento legislativo della Comunità.

Di fatto il processo normativo si è concentrato sempre più sul

tema dell’unbundling, prevedendo la separazione proprietaria

delle diverse fasi della filiera, sull’apertura del mercato,

sul ruolo delle autorità di regolazione e sulla trasparenza

e non discriminazione delle modalità di accesso al mercato.

Ma seppur emanate con gli stessi tempi, le norme sul fronte

gas e elettricità non hanno condotto agli stessi risultati, tanto

che ancora sussistono differenze sostanziali tra i due settori.

Per quanto riguarda l’assetto del mercato del gas che qui

ci interessa porre in evidenza, la produzione e fornitura

costituiscono le fasi della filiera che possono essere soggette

a concorrenza. A differenza delle reti che di fatto costituiscono

monopoli naturali. Pertanto, le prime non sono oggetto

di regolamentazione nell’ambito delle suddette direttive.

Le azioni più incisive si riconoscono sul fronte del trasporto,

con il rafforzamento delle misure sul tema dell’unbundling

con l’introduzione dell’obbligo di separazione proprietaria

dalle attività di produzione e fornitura. Nel caso di imprese

verticalmente integrate è prevista l’identificazione di un gestore

di sistema indipendente con obbligo di separazione quantomeno

societaria dal gestore del trasporto.

In merito all’accesso alle reti restano, invece, confermate

le precedenti disposizioni mantenendo un sistema di tipo

regolato e non discriminatorio.

Per quanto riguarda la distribuzione e lo stoccaggio, invece,

le misure comunitarie del 2009 hanno lasciato intendere che

la separazione giuridica del gestore del sistema fosse da

considerarsi sufficiente. Allo stesso modo, le procedure di accesso

al sistema di stoccaggio restano, a discrezione degli Stati membri,

di tipo negoziato o regolato. Viene, però, rafforzato il ruolo

di controllo da parte delle autorità di regolazione circa

eventuali indebiti vantaggi che un gestore del sistema di

distribuzione può trarre in presenza di impresa verticalmente

integrata. Una verifica puntuale dell’apertura delle realtà

nazionali e la relativa integrazione dei mercati è fatta dalla

Commissione Europea nel suo ultimo benchmark (2010).

Da qui emerge il permanere di forti criticità che vanno dalla

mancanza di separazione effettiva delle reti dalle attività

concorrenziali, all’insufficiente indipendenza delle Autorità

di regolamentazione dagli Stati, alla scarsa trasparenza rispetto

alla formazione dei prezzi per finire con l’assenza di una

pianificazione della capacità infrastrutturale combinata alla

valutazione dell’equilibrio tra domanda e offerta volta

a garantire una fornitura stabile di gas.

FOCUS ITALIA

Per quanto riguarda il nostro Paese, si sta lavorando per rendere

il mercato del gas più competitivo. Al momento la struttura

dell’offerta è rappresentata per circa il 90% dalle importazioni,

mentre la rimanente quota è composta dalla produzione

nazionale e dal prelievo da siti di stoccaggio.

ENI si configura come l’operatore dominante sia nella produzione

nazionale, con una quota nell’anno 2010 maggiore dell’80%,

sia nell’importazione, con una quota pari a circa il 40%.

Analoga situazione nel trasporto sulla rete nazionale, in cui

l’impresa maggiore di trasporto è la controllata di Eni Snam

Rete Gas che, in attuazione del recente decreto legislativo n.93/11,

gestirà in maniera integrata il sistema, con particolare riferimento

alla gestione commerciale dell’accesso, all’erogazione del servizio

di bilanciamento e al potenziamento e allo sviluppo della rete.

Sul fronte della distribuzione sono circa 250 le aziende presenti

con reti locali che raggiungono oltre 18 milioni di utenze.

Per quanto riguarda la vendita, l’Italia ha completato già nel

2003 il processo di apertura del mercato, anche se non si sono

registrate particolari modifiche di assetto nell’ambito dei clienti

domestici. Anno significativo per il mercato è stato il 2010

con l’istituzione della P-GAS, piattaforma di negoziazione

destinata allo scambio delle quote di gas importato rilasciate

dal Ministero dello Sviluppo Economico e delle aliquote

del prodotto della coltivazione di giacimenti di gas dovute

allo Stato e, successivamente, dell’M-GAS, mercato spot

in cui il GME svolge il ruolo di controparte centrale.

Il 2011, poi, rappresenta un anno di ulteriore svolta per l’aumento

della competitività con l’avvio a partire dal 1° dicembre

del nuovo sistema di bilanciamento semplificato del gas naturale

basato su criteri di carattere economico, nonché con l’incremento

della capacità di stoccaggio previsto dal d.lgs. 130/10.

Lo stoccaggio, infatti, rappresenta un elemento nodale e

strategico della filiera del gas soprattutto per Paesi, come

il nostro, fortemente dipendenti dalle importazioni. Il d.lgs. 130/10

persegue l’obiettivo di una maggiore concorrenzialità attraverso

la realizzazione di nuova capacità di stoccaggio per 4Gm3 da

parte di ENI nel caso in cui voglia superare il 40% della quota

di mercato e fino a un massimo del 55%, come alternativa

al “gas release”, ovvero la vendita a prezzi regolati molto bassi.

Secondo tale decreto i clienti finali energivori, le aggregazioni

di PMI e gli operatori termoelettrici possono partecipare al

finanziamento di ulteriore capacità di stoccaggio per acquisirne

direttamente la proprietà. Nel fare i conti con i lunghi tempi

di realizzazione delle infrastrutture, il legislatore ha dato

la possibilità ai clienti finali energivori e alle aggregazioni di

PMI di usufruire di un servizio di stoccaggio virtuale, finalizzato

a replicare i benefici che tali soggetti avrebbero ottenuto in

presenza delle infrastrutture da loro finanziate. In attuazione

di tale disciplina, che si applica fino alla progressiva entrata

in esercizio delle nuove capacità di stoccaggio e per un massimo

di 5 anni, il Gestore dei Servizi Energetici eroga per i primi due

anni (2010-2012) t ale servizio attraverso modalità esclusivamente

finanziarie. Ovvero riconoscendo ai soggetti investitori

una somma pari alla differenza di prezzo tra le quotazioni

invernali e quelle estive del gas naturale del medesimo anno

stoccaggio, al netto dei costi di servizio. Successivamente,

il GSE svolgerà il servizio attraverso misure fisiche per le quali

dovrà avvalersi di intermediari selezionati con asta competitiva.

A cura dell’Unità Attività Internazionale e dell’Unità Attività Regolatorie e Monitoraggio

48

Elementi 24


speciale cogenerazione

Cogenerazione,

l’opzione

intelligente,

da sviluppare

di Valter Cirillo

La cogenerazione è una tecnologia disponibile praticamente

da sempre, da quando, cioè, sono stati realizzati i primi

impianti termoelettrici. Agli inizi del secolo scorso quasi

tutte le centrali elettriche realizzate all’interno di complessi

industriali prevedevano qualche uso del calore di scarto.

Poi, ma mano che cresceva l’affidabilità delle forniture

in rete e aumentava la disponibilità di combustibili a basso

costo, divenne prevalente l’opzione di abbandonare

i generatori privati a favore del più conveniente acquisto

dell’elettricità.

A poco a poco la cogenerazione diventò così marginale,

restando limitata ai complessi industriali che fossero al tempo

stesso forti consumatori di elettricità e di calore.

50

Elementi 24


CHE COS’È LA COGENERAZIONE

Sul sito del GSE è presente una sezione sulla cogenerazione con diffuse informazioni

di carattere generale e non solo.

Qui, in estrema sintesi, ricordiamo che il termine cogenerazione indica la produzione

contemporanea di energia elettrica e di calore realizzata in un unico impianto.

I processi di generazione termoelettrica trasformano in elettricità solo parte dell’energia

chimica contenuta nei combustibili: gran parte di essa viene infatti dispersa sotto forma

di calore, per lo più tramite i fumi evacuati dal camino.

Negli impianti con cogenerazione il calore residuo viene invece recuperato in una forma

sfruttabile per usi civili o industriali. In questo modo l’energia disponibile (elettricità e

calore) è sensibilmente più elevata, a parità di combustibile bruciato, rispetto a un

impianto senza cogenerazione: si possono infatti raggiungere rendimenti totali superiori

all’85%, contro un rendimento che negli impianti termici convenzionali è mediamente del

40- 45% e che solo nei più moderni turbogas arriva al 55%.

In altre parole, la produzione di elettricità e di calore in un impianto cogenerativo

richiede circa il 35-40% di combustibile in meno rispetto alla generazione delle medesime

quantità di energia elettrica e di calore in impianti separati.

Al minor utilizzo di combustibile corrisponde ovviamente una riduzione delle emissioni

di CO2, nonché di altri inquinanti da abbattere.

Una tecnologia trascurata

Un rinnovato interesse verso questa tecnologia è i derivato

dalle crisi energetiche degli anni ’70, pur concretizzandosi

in modo diverso da Paese a Paese: in Francia, ad esempio,

l’elettricità cogenerata è rimasta su livelli bassissimi, mentre

in Olanda, Finlandia e Danimarca ha superato il 30%.

Ma in ogni caso con andamento altalenante, in parallelo

a quello dei prezzi dei combustibili fossili. In tal senso

un periodo di lunga stasi è stato il quindicennio 1986-2000,

quando i prezzi degli idrocarburi sono rimasti stabilmente

su livelli molto bassi.

In conclusione, secondo Eurostat, in Europa la produzione

media da impianti di cogenerazione ha raggiunto nel 2007

l’11% della generazione elettrica totale. Un valore davvero

basso rispetto alle potenzialità del settore.

In effetti, osserva il recente rapporto Co-generation and

Renewables: solutions for a low-carbon energy future

dell’Agenzia Internazionale per l’energia, la produzione

combinata di elettricità e calore è stata una tecnologia

sostanzialmente trascurata, pur trattandosi di uno dei settori

più interessanti da esplorare nel processo di transizione verso

un sistema energetico a basse emissioni di carbonio.

Secondo l’IEA la voce “calore” copre nel mondo il 47% dei

consumi energetici finali (37% come media nei Paesi industrializzati).

Si tratta, della voce di gran lunga più consistente per la produzione

di energia, considerato che la produzione elettrica si ferma al

17% del totale e i carburanti per i trasporti al 27% (il restante

9% riguarda combustibili impiegati a fini non energetici).

Poiché i due terzi della domanda di calore sono soddisfatti

con il ricorso a fonti fossili, risulta evidente il peso che questo

settore esprime. Non solo dal punto di vista economico, ma

>

Elementi 24 51


speciale cogenerazione

anche per gli aspetti legati al riscaldamento globale e alle

strategie per il contenimento delle emissioni di gas serra.

Una maggiore diffusione della cogenerazione si rivela dunque

una scelta intelligente e lungimirante sotto diversi aspetti.

A parità di energia prodotta si hanno minori consumi di

combustibili fossili e, quindi, minori costi, maggiore sicurezza

energetica, minori emissioni di gas serra e di inquinanti locali.

Ma se questo è vero in generale, tanto più lo sarà puntando –

come raccomanda l’IEA – su impianti a fonti rinnovabili, come

le biomasse, il solare a concentrazione e la geotermia.

Proprio la combinazione tra cogenerazione e fonti di energia

a basse o nulle emissioni di carbonio viene anzi assunta dall’IEA

come uno dei fattori cruciali sul piano delle opzioni tecnologiche

per accelerare la transizione verso un futuro energetico

sostenibile.

La cogenerazione in Italia

Data la carenza di risorse fossili nazionali, il settore industriale

italiano ha manifestato un notevole interesse per la produzione

combinata di elettricità e calore già a partire dal secondo

dopoguerra. Tuttavia anche nel nostro caso il successo della

tecnologia è stato altalenante, in relazione all’andamento

dei prezzi dei combustibili fossili e alla variabilità del quadro

normativo. A rallentarne la diffusione, per fare due soli esempi,

ha contribuito sia la nazionalizzazione del settore elettrico

(1962, che riservando la produzione di elettricità all’Enel ha

limitato al solo autoconsumo la realizzazione di impianti

industriali di cogenerazione), sia l’introduzione del “sovrapprezzo

termico” (1974, un meccanismo ideato per salvaguardare il conto

economico delle imprese che di fatto ha in parte disincentivato

sia la diversificazione delle fonti, sia gli investimenti in efficienza,

ivi compresa la cogenerazione).

Con tutto ciò lo sviluppo del settore in Italia è stato in linea con

la media europea.

Attualmente (dati Terna relativi al dicembre 2010) oltre la metà

degli impianti termoelettrici nazionali è di tipo cogenerativo

(1.391 su 2.537), per una potenza netta di 23.671 MW, pari

al 31,5% della potenza termoelettrica nazionale e al 22%

di quella totale da tutte le fonti.

Tuttavia (oltre ad avere una produzione fortemente sbilanciata

a favore dell’energia elettrica), l’efficienza media di questi

impianti è piuttosto bassa se confrontata con gli standard

più moderni, tanto che la maggior parte non raggiunge

le prestazioni richieste per essere definiti ad “alto rendimento”

(gli impianti che soddisfano precisi parametri di efficienza

energetica e che possono beneficiare degli incentivi).

Infatti, secondo gli ultimi dati disponibili del GSE, la potenza

elettrica da impianti di cogenerazione ad alto rendimento

ammontava nel 2007 a 9.800 MW. Circa il 75% di questi impianti

ha potenza unitaria inferiore a 10 MW, il 30% inferiore a 1 MW

(piccola cogenerazione) mentre la “microcogenerazione”

(potenza inferiore a 50 kW) rappresenta appena l’1%.

Per il futuro molte speranze sono riposte nell’atteso decreto

di incentivazione approvato il 5 settembre 2011.

Il provvedimento prevede incentivi differenziati per potenza

di impianto, puntando a premiare maggiormente quelli di

potenza minore (i più incentivati sono quelli sotto 1 MW).

Gli incentivi si basano sui certificati bianchi, concessi in base

alla quantità di energia primaria che la cogenerazione fa

risparmiare rispetto ai rendimenti medi nazionali di produzione

dell’energia elettrica e termica. Tuttavia, per lo sviluppo

del settore sarà probabilmente determinante il fatto che

il certificato bianco può essere sostituito con un premio fisso

in euro per Tep risparmiato (erogato dal GSE), consentendo così

una corretta valutazione dell’incentivo in sede di business plan.

La durata dell’agevolazione è di 10 anni, estesa a 15 anni per

gli impianti abbinati al teleriscaldamento.

Per contro è giusto dire che il rilancio della cogenerazione non

è scontato, visto che il nuovo decreto di incentivazione (atteso

da almeno 5 anni) arriva in un momento di grande over-capacity

di impianti realizzati (la potenza elettrica installata in Italia è

circa il doppio della massima punta di domanda) e di estrema

volatilità dei prezzi.

52

Elementi 24


54

Elementi 24


energia

L’oro

TRA SCIENZA E FANTASCIENZA, ECCO IL GAS DEL FUTURO

di Michele Panella

SIBERIA

1935

Alcuni tratti dei gasdotti

registrano ormai da tempo

un numero di rotture anomalo.

L’analisi dei guasti rivela

che all’interno delle tubazioni

si formano strani “tappi”

di ghiaccio, che vengono spinti

come proiettili dalla pressione

dei gasdotti. Con non poche

perplessità degli addetti ai lavori,

i tappi si formano anche

a temperature superiori

a quelle del ghiaccio.

VANCOUVER,

CANADA

ANNI ‘70

Un peschereccio issa a bordo

un blocco di ghiaccio, o almeno

quello che appare come tale: quasi

subito il ghiaccio inizia a “friggere”

e a emettere vapori, scomparendo

nel giro di pochi minuti sotto

lo sguardo attonito dell’equipaggio.

BAIA DI

MONTEREY,

CALIFORNIA

1996

Lentamente il sottomarino

telecomandato americano

si inabissa fino alla profondità

programmata: -910 m, a una

pressione di 93 bar e una

temperatura di 3,9 °C.

Con un braccio robotico, il piccolo

sottomarino inizia a iniettare

precise quantità di metano

sul fondo del mare: la telecamera

di bordo inquadra la superficie di

separazione fra acqua e gas, dove

compare una massa solida,

spugnosa, di un colore bianco

brillante.

Questa che stiamo per raccontarvi è una storia vera, che a tratti può assomigliare a una storia di fantascienza.

Ma, come a volte accade, la realtà supera l’immaginazione. Si tratta della “scoperta” degli idrati degli idrocarburi, composti

cristallini simili al ghiaccio (fig. 1), che si formano al contatto tra acqua e gas, grazie alla capacità delle molecole d’acqua di

“intrappolare”, in precise condizioni ambientali, piccole molecole di gas. Studiati come curiosità di laboratorio fin dai primi anni

dell’800 e riscoperti durante il secolo scorso, sono destinati a lasciare un segno profondo nel panorama energetico ed economico

del pianeta. Gli idrati del metano fungono da veri e propri concentratori solidi di gas: 1 m 3 di idrato contiene circa 160 m 3 di gas

e meno di 1 m 3 d’acqua. Un efficiente “serbatoio” di gas, che generalmente si trova nei fondali marini o nel permafrost.

Grazie, infatti, agli esperimenti americani degli anni ‘90, si è avuta la prova che gli idrati del metano si formano facilmente

nelle condizioni di pressione e temperatura tipiche delle zone continentali fredde e dei fondali marini. Gli idrati costituiscono

un’ingente riserva di gas che, stando alle stime più accreditate, ammonta a circa 21 milioni di miliardi di metri cubi (standard).

Una quantità enorme che desta anche qualche preoccupazione ambientale, ma - come spesso accade nel caso di giacimenti non

convenzionali - non è facile da sfruttare a causa dell’ubicazione impervia. Inoltre gli idrati possono essere utilizzati in interessanti

applicazioni industriali. Vediamone alcune.

56

Elementi 24


degli abissi

L’anomalia degli idrati

del metano

Oggi circa i 3/4 del gas naturale vengono trasportati tramite

gasdotti provenienti spesso da regioni geopoliticamente

instabili, non sempre in grado di garantire la continuità delle

forniture. Il resto del gas è trasportato per lo più in forma

liquefatta a temperature molto basse (-161°C), con una notevole

riduzione del volume. Sono necessarie, però, navi speciali

e infrastrutture di rigassificazione nei terminali di arrivo, spesso

contrastate dalle comunità locali.

Esiste anche la possibilità di trasportare il gas compresso a pressioni

elevate (200 bar), il che evita le infrastrutture di rigassificazione,

ma richiede sempre l’uso di navi speciali.

Nella ricerca di tecnologie sempre più convenienti, sono oggi

in fase di verifica altri sistemi di trasporto: la liquefazione

del gas con processi chimici, l’“adsorbimento” su matrici solide

o la trasformazione diretta in energia elettrica.

Di recente, però, è stato introdotto un nuovo sistema di trasporto,

grazie alla scoperta di un’anomalia nel campo delle condizioni

ambientali che consentono la stabilità degli idrati del metano.

Si è verificato, infatti, che questi si mantengono relativamente

stabili anche a pressione ambiente e a temperature non molto

inferiori a 0 °C.

Sulla scia di questa scoperta, un gruppo di società giapponesi

e norvegesi ha proposto un sistema di trasporto del gas in

forma di “pellet”di idrato, cioè sotto forma di gas “solido”

a blocchi, mettendone a punto tutta la filiera, dalla produzione

del pellet alla rigassificazione finale. In questo modo, i costi

di trasporto risultano inferiori di circa il 20% rispetto ai costi

del gas liquefatto.

Idrato di metano

La cattura e lo stoccaggio

della CO2

Fra i diversi metodi proposti per la cattura e lo stoccaggio

ad esempio dell’anidride carbonica (CO2), esiste la possibilità

di creare gli idrati di CO2, impiegando acqua di mare satura

di anidride carbonica.

Non solo: questi idrati si possono conservare in condizioni

ambientali meno estreme degli idrati del metano. Ciò apre

alla possibilità di raccoglierli nei fondali oceanici dove, grazie

anche all’effetto “tampone” dei sedimenti marini, si può pensare

di tenerli per tempi relativamente lunghi.

I tecnici dei gasdotti siberiani non lo sapevano, ma gli incidenti

di quel lontano 1935 avrebbero segnato indelebilmente

gli scenari energetici e ambientali del futuro.

Filiera del pellet di idrato di metano

(tratto da C. Giavarini “Energia immensa e sfida ambientale - gli idrati del metano”)

Gas Refriger. Produzione idrato Stoccaggio pellet

Gas

Carico Nave Scarico

Acqua

Produzione pellet

Acqua

Elementi 24 57


energia

Il Festival

diventa

di Gabriele Masini

E: Quest’anno il Festival dell’energia si è spostato a Firenze.

Come è andata

Alessandro Beulcke

DIALOGO CON

ALESSANDRO BEULCKE

Presidente di Aris,

l’agenzia che promuove

il Festival dell’energia

e il Nimby forum

I fenomeni Nimby ormai riguardano anche gli impianti

da fonti rinnovabili. Per questo acquistano un ruolo importante

l’informazione e la divulgazione, un dovere per chi propone

un progetto. E poi l’importanza dell’alfabetizzazione energetica

e ambientale; la “scatola vuota” dell’informazione; le responsabilità

della politica e le mancanze delle aziende.

Di tutto questo abbiamo parlato con Alessandro Beulcke,

presidente di Aris, l’agenzia che promuove il Festival dell’energia

e il Nimby forum.

AB: Lo spostamento in una città differente è stato un test:

dopo tre anni a Lecce con reciproca soddisfazione abbiamo

pensato a una città più “baricentrica” e di dimensioni diverse.

I risultati sono stati ottimi dal punto di vista della partecipazione.

A conferma che il format del festival funziona: una modalità

di comunicazione e di informazione aperta, senza barriere,

in mezzo alla gente e al di fuori delle aule universitarie e

dei centri congressi. Quest’anno abbiamo avuto circa 5.000

persone che hanno visitato il Festival, il sito web ha avuto 50.000

visitatori unici nell’arco dei tre giorni della manifestazione

e 400.000 nell’arco dell’anno.

E: L’aumento dei fenomeni Nimby richiederebbe quasi

degli interventi ad hoc di sensibilizzazione: avete pensato

a una forma più “spinta” di itineranza

AB: Il festival annuale lo ripeteremo, dandogli davvero

una forma itinerante, magari cambiando città ogni anno.

Ma vogliamo anche esplorare altri tipi di format. Per esempio

vorremmo organizzare la presentazione di libri sotto l’egida

del Festival dell’energia. Oggi parlare di energia vuol dire parlare

di ambiente, di geopolitica, di sociale, uscendo dai confini

nazionali. Pensiamo - ad esempio - al tema dell’accesso all’energia.

Oggi nel mondo ci sono 1,4 miliardi di persone che non hanno

accesso all’energia. Come Festival dell’energia vorremmo

concorrere a realizzare una missione in Etiopia per portare

imprese interessate a sviluppare progetti per dotare di infrastrutture

energetiche alcune comunità di questo Paese.

Su questo collaboriamo con la Ong Coopi che ha dei progetti

di sviluppo cofinanziati dall’Unione Europea.

Ci sembra un progetto molto interessante e noi potremmo

organizzare una missione per far toccare con mano quella

realtà agli eventuali interessati.

58

Elementi 24


dell’energia

itinerante

E: Passando al Nimby, come suddividerebbe le responsabilità

per l’insorgere di fenomeni di contestazione tra Istituzioni,

stampa e aziende

AB: Un proponente ha il preciso dovere di essere totalmente

trasparente con le istituzioni locali e la cittadinanza. Ogni caso

Nimby viene alimentato da una mancanza di informazione e di

comunicazione. Io stesso, se domani vedessi sorgere un cantiere

davanti a casa mia, mi preoccuperei un po’. Se però ricevessi

una lettera in cui sono convocato a un’assemblea pubblica, sarei

ben lieto di partecipare, di comprendere e di fare la mia parte.

Il popolo dei “no” non è un popolo di ambientalisti pazzi scatenati,

ma di normali cittadini che hanno a cuore il proprio territorio.

Tenendo presente che siamo nell’era dell’infosfera, delle

informazioni in tempo reale e, nel momento in cui vado a proporre

un’opera, se non faccio la mia parte in termini di informazione

ci sarà qualcun altro che dirà la propria.

E: Come in politica, non esistono vuoti nella comunicazione...

AB: È il classico esempio della “empty box”, la scatola vuota

della comunicazione: se non la riempio io, sarà riempita da altri.

E se questi contenuti sono contrari all’opera, magari anche folli,

come – e l’ho sentito dire – che la pala eolica fa venire il tumore...

beh, una volta detta e ripetuta quella comunicazione entrerà

nell’immaginario collettivo.

Fare comunicazione e informazione è un dovere.

E: Tanto che il Nimby riguarda ormai anche il settore

delle rinnovabili...

AB: Il fatto è che non c’è un grado di conoscenza alto sul reale

funzionamento di questi impianti. Da una parte quindi è sempre

un problema di informazione, dall’altro è un discorso un po’

più ampio, più “politico”. È un fenomeno che si chiama Nimto,

Not In My Term Of Office, cioè non nel mio mandato: pur di

avere un mandato elettorale ulteriore e fare proselitismo,

un amministratore pubblico si mette contro una certa realizzazione

perché è facile stimolare la pancia degli elettori.

Questa scelta però nel medio-lungo periodo incide in senso

negativo sul territorio, come mancanza di occasioni di investimento

o di posti di lavoro e così via.

E: Queste le responsabilità politiche “locali”.

E a livello nazionale

In Italia manca un Piano energetico nazionale e non ci sono

quadri di riferimento o linee guida: quando si va a proporre

una certa realizzazione non si sa se è una pura speculazione

di un investitore o è una necessità reale per il territorio e per

il Paese. Una maggiore chiarezza in tal senso contribuirebbe

a ridurre il fenomeno Nimby.

E: Eppure una buona comunicazione ha anche un ritorno

economico. Le contestazioni, e i ritardi che ne seguono, hanno

un costo per le aziende. Perché quest’idea non passa in chi deve

proporre un progetto

AB: Non passa perché siamo un Paese conservatore: non ci

accorgiamo che viviamo in un’era in cui l’informazione è rapida,

immediatamente accessibile e fruibile. Se non capiamo questo

ogni nostra azione sarà del tutto stravolta.

Elementi 24 59


energia e ambiente

Luca Mercalli

CONFRONTO CON

LUCA MERCALLI

Presidente della Società

Meteorologica Italiana

e direttore della rivista

Nimbus

Esistono scuole economiche minori che ci si ostina

a non considerare, che da tempo propongono

di uscire dal dogma della crescita e passare prima

a una fase di decrescita e poi a uno stato stazionario,

l'unico compatibile con i flussi di energia e materia

del mondo reale. Altro che rilanciare i consumi, che

poi equivalgono a maggiori rifiuti!

di Edoardo Borriello

a tutti

Molti lo conoscono per le sue apparizioni televisive alla trasmissione

di Fabio Fazio "Che tempo che fa", in veste di presentatore

delle previsioni meteorologiche. Ma Luca Mercalli è prima di

tutto uno scienziato. Uno scienziato geniale. Dopo aver studiato

scienze agrarie in Italia e climatologia in Francia, oggi presiede

la Società Meteorologica Italiana e dirige la rivista Nimbus.

Esperto del clima alpino e dei ghiacciai, Mercalli, che è anche

un felice utente di tre impianti fotovoltaici, ha pubblicato

un saggio allarmante e divertente nello stesso tempo, il cui titolo è

«Prepariamoci». Il sottotitolo chiarisce a che cosa: «A vivere in

un mondo con meno risorse, meno energia, meno abbondanza…

e forse più felicità».

In questo libro Mercalli racconta il suo percorso verso la "resilienza",

ossia la capacità di affrontare serenamente un futuro più incerto.

A suo avviso il cambiamento deve partire dalle nostre abitudini,

che devono diventare più sane ed economiche.

Non possiamo aspettarci, avverte, soluzioni miracolistiche, meglio

tenere "il cervello acceso e le luci solo quando servono".

E: Professor Mercalli, il nostro fabbisogno energetico è fortemente

condizionato dagli eccessi cui siamo abituati.

Bisogna invertire la tendenza. Come

LM: Prima di tutto serve consapevolezza: senza conoscere

i problemi epocali e inediti con cui l'umanità avrà a che fare

nei prossimi decenni (crisi climatica, energetica, alimentare,

delle risorse naturali e minerarie, sovrappopolazione, inquinamento...)

non è possibile assumersi responsabilità e prendere decisioni.

In seguito occorre che società e politica procedano insieme:

cittadini più informati chiederanno provvedimenti e norme più

60

Elementi 24


Uscire dal dogma

della crescita

i costi

sagge nei confronti dell'ambiente,

incoraggeranno la diffusione delle energie

rinnovabili e del risparmio energetico.

La politica dovrebbe accelerare questo

processo con buone leggi. E’ il quadro

razionale auspicato. Nella realtà, può darsi

che le prime batoste ambientali impongano

una transizione urgente e dolorosa.

In tal caso interviste come questa saranno

del tutto inutili, impareremo con la forza

dei fatti, ma non sarà gradevole.

E: Ridurre i consumi. Eppure molti sostengono

che per uscire dall'attuale crisi economica

bisogna rilanciare i consumi, per aumentare

la produzione industriale e i posti di lavoro.

Come la mettiamo

LM: L'economia è una sovrastruttura

culturale recente dell'umanità che non fa

i conti con la fisica. Già l'economista

americano Kenneth Boulding disse nel 1966

che chi sostiene una crescita infinita in

un mondo finito o è un pazzo o è un

economista. Sfortunatamente oggi siamo

prigionieri della religione degli economisti

della crescita, ma la termodinamica chiederà

presto il suo conto, che non è negoziabile

e se ne infischia dello spread, dei titoli

tossici e dei posti di lavoro. Esistono scuole

economiche minori che ci si ostina a non

considerare che propongono di uscire

dal dogma della crescita e passare prima

a una fase di decrescita e poi a uno stato

stazionario, l'unico compatibile con i flussi

di energia e materia del mondo reale.

Altro che rilanciare i consumi (che poi

equivalgono a maggiori rifiuti!..)

E: Tali cambiamenti implicano un profondo

mutamento del nostro comportamento.

Crede che il tempo necessario per questa

rivoluzione culturale sia compatibile con

il degrado ambientale che sta distruggendo

il nostro pianeta

LM: I cambiamenti che propongo non sono

per nulla profondi! Sono azioni di buon

senso ora occultate da consuetudini sociali

irrazionali, dettate dalla pubblicità.

Risparmiare energia a casa propria,

mantenendo lo stesso comfort e dimezzando

la bolletta dovrebbe essere un obiettivo

normale, così come produrre energia dal sole

sul tetto della propria casa o fare meno

rifiuti e riciclarli, viaggiare meno per motivi

futili e liberarsi dei consumi inutili. Forse

inizialmente qualche sforzo ci sarebbe,

ma si verrebbe ripagati da una miglior

qualità di vita. Purtroppo è vero, questi

messaggi stentano a far presa, il cambiamento

è lento e il degrado rischia di sopraffarci

prima che le nostre azioni possano

arrestarlo. Allora sì che ci sarà un profondo

mutamento delle nostre vite. In peggio!

E: Molti però temono che seguendo il suo

invito, "prepararsi" cioè a tutto questo, si

rischia di ripiombare nel buio del passato.

LM: Il passato non è che sia per definizione

buio. Il novanta per cento della bellezza

che ammiriamo nel mondo arriva dal passato!

Certo, vi sono importanti conquiste della

modernità che bisogna salvaguardare:

cibo garantito, una casa con acqua corrente

fredda e calda, comfort climatico, diritti

civili, assistenza sanitaria, istruzione pubblica,

trasporti collettivi.

Poche cose importanti, spesso sminuite

da una valanga di stupidaggini. Eliminiamo

la zavorra del superfluo e concentriamoci

sulle vere necessità. Prepararsi vuol dire

scegliere ora l'acqua calda della doccia

(con pannelli solari) o il Suv: il futuro non ci

permetterà di avere entrambi.

Ma se la scelta la farà il mondo per noi,

allora il buio potrebbe tornare.

Elementi 24 61


energia e ambiente

EMISSIONI CO2

Iniziato il conto

alla rovescia per

le aste europee

di Estella Pancaldi

DAL 2013 L’ALLOCAZIONE

DELLE QUOTE A TITOLO ONEROSO

Il sistema europeo per lo scambio di diritti

di emissione (EU ETS) è alla vigilia di

un cambiamento epocale. In base a quanto

stabilito dal Pacchetto clima-energia

a partire dal 2013 l’allocazione delle quote

di CO2 dovrà avvenire a titolo oneroso

tramite asta, salvo eccezioni transitorie

finalizzate a tutelare la competitività

della manifattura europea. Questo metodo

di assegnazione - impraticabile nel 2000

quando la Comunità Europea cominciò

a parlare di cap&trade sul modello Kyoto

come misura domestica per ridurre

le emissioni nei settori energivori - fu scelto

per rafforzare il prezzo del carbonio alla

vigilia della Conferenza di Copenaghen,

in un momento in cui la UE si attendeva

a breve un più equo ordine mondiale

sul clima incentrato su un comune

strumento di policy – l’emissions trading.

Le cose sono andate diversamente, ma

gli operatori europei dovranno dunque fare

i conti con la necessità di approvvigionarsi

di quote a titolo oneroso. Le aste, infatti,

riguarderanno sia il settore termoelettrico

per il totale del proprio fabbisogno, sia

i settori aventi diritto a quote gratuite

per motivi di competitività (manifattura

pesante, aviazione, chimica etc.).

64

Elementi 24


Domanda

e offerta

Sul lato della domanda, si ritroveranno

insieme operatori ETS, operatori finanziari,

raggruppamenti di imprese e trader;

soggetti ammessi a partecipare alle aste,

così come accade già sul mercato del carbonio

per garantire liquidità in particolare alle

PMI che hanno esternalizzato la gestione

dei carbon asset. Gli Stati Membri, invece,

costituiranno il lato dell’offerta e metteranno

all’asta la propria parte di quote –

proporzionale al peso delle emissioni

degli impianti in ETS sul proprio territorio -

attraverso un Responsabile del Collocamento

nazionale (Auctioneer).

La quantità annua di quote da mettere

all’asta sarà definita dopo aver calcolato

l’ammontare delle assegnazioni gratuite

(inizio 2012) ed aumenterà fino al 2020,

al decrescere di queste ultime.

Si stima che per il 2013 sarà messa all’asta

circa la metà del totale delle quote

del sistema (oltre un miliardo di euro

l’anno), aumentando considerevolmente

le dimensioni del mercato.

Le piattaforme

Le regole generali in base alle quali

le aste si svolgeranno sono definite

dal Regolamento (Ue) N. 1031/2010

della Commissione del 12 novembre 2010

e sono volte a garantirne lo svolgimento

in maniera armonizzata e prevedibile

nei tempi.

Nonostante gli Stati Membri siano

individualmente proprietari delle proprie

quote, per garantire a tutti gli operatori

il massimo dell’accessibilità, il Regolamento

prevede che tutte le quote siano messe

all’asta attraverso un’unica infrastruttura,

una piattaforma comune scelta ogni

cinque anni tra i mercati “regolamentati”

- cioè soggetti alla normativa sui mercati

finanziari e antiriciclaggio - già operanti

sul mercato del carbonio.

Transitoriamente, potrà essere consentito

agli Stati Membri di organizzare piattaforme

nazionali (Germania, UK, Polonia), che

dovranno comunque garantire l’accesso

agli operatori di tutti gli Stati Membri

e presentare le stesse caratteristiche

della piattaforma comune.

Ogni piattaforma dovrà garantire

l’accesso attraverso un’interfaccia

elettronica consultabile via Internet

o attraverso connessioni proprietarie.

Saranno messe all’asta EUA e EUAA

(quote utilizzabili rispettivamente per

impianti fissi e settore aereo) nella forma

di contratti elettronici standardizzati

di tipo SPOT-due-giorni o Future-cinquegiorni.

Le aste dovranno avere frequenza

almeno settimanale e saranno gestite in

base a un unico calendario armonizzato,

reso noto con 10 mesi di anticipo su

ciascuna annualità. Il calendario conterrà

volumi di quote, date e il tipo di prodotto

per ogni singola asta. Ciascun offerente

potrà presentare, modificare o ritirare

la sua offerta (volume quote e prezzo

unitario in euro) durante i periodi d’asta

senza conoscere le offerte degli altri.

Ciascuna asta determinerà un unico prezzo

di vendita, corrispondente al prezzo di

collocamento di tutte le quote. A vigilare

sul corretto svolgimento delle aste sarà

un organismo individuato tramite gara

d’appalto congiunta da tutti gli Stati

Membri e resterà in carica cinque anni.

La Vignetta di Fama

A quando

la prima asta

Commissione e Stati Membri hanno già

approvato gli accordi in base ai quali

condurranno congiuntamente le gare

d’appalto per la selezione della piattaforma

comune e del sorvegliante.

Per semplificare il passaggio dal sistema

di assegnazione gratuita al sistema d’aste,

è stato concordato di allocare, già nel 2012,

120 milioni di quote dell’anno 2013: la gara

per la piattaforma comune sarà

presumibilmente sdoppiata.

Una prima fase individuerà una piattaforma

transitoria che, operando in deroga ad

alcune previsioni del Regolamento, sarà

in grado di organizzare la prima asta già

nel secondo semestre 2012. Una seconda

fase selezionerà la piattaforma comune

operativa fino al 2017.

Infine, seppure informazioni ufficiali

non sono ancora state rese note, si attende

che analoghe modalità di implementazione

vengano adottate anche dai Paesi che

hanno scelto la strada della piattaforma

nazionale.

Elementi 24 65


energia e ambiente

Una casa da

LA PAROLA D’ORDINE DEL GREEN BUILDING

È “COSTRUIRE ABITAZIONI A IMPATTO ZERO”

di Gabriella Busia

Ecologia, risparmio energetico,

bioarchitettura sono temi dibattuti

ed elementi che stanno cambiando

notevolmente il nostro paesaggio urbano.

Il progresso tecnologico, la crescita

demografica, le molteplici esigenze

degli uomini modificano il pianeta, con

gravi conseguenze, quali l’effetto serra,

la contaminazione del suolo, la scomparsa

delle foreste, destando non poche

preoccupazioni per le future generazioni.

Il problema ha assunto un certa rilevanza

nel 1992, quando 183 Nazioni si sono

riunite per la prima volta in conferenza

mondiale per discutere dei cambiamenti

climatici. Era il “Summit della Terra”,

dal quale è nato il Protocollo di Kyoto.

Attualmente gli Stati europei sono

impegnati nel dare un sostanziale

contributo alla lotta alla CO2 attraverso

il “pacchetto 20-20-20” che - entro

il 2020 - propone la riduzione del 20%

di gas serra, un risparmio energetico

del 20% e una produzione di energia

da fonti rinnovabili del 20%.

Obiettivo che incrementa lo sviluppo

della green economy e contribuisce a

lenire le ferite dello sfruttatissimo

pianeta terra. L’attenzione dell’Europa

alla realizzazione di un mondo più

sostenibile è tangibile.

Oltre al pacchetto “20-20-20”, un’altra

direttiva “verde” è quella 2010/23, che

impone, a partire dal 31 dicembre 2020

ai committenti privati - e dal 2018 a quelli

pubblici - la realizzazione di edifici a impatto

quasi zero. Le nuove case dovranno ridurre

la dispersione di calore garantendo

un notevole risparmio energetico.

Si stima che la spesa media odierna

destinata al riscaldamento di una casa

di 100 mq è di circa 1500 -1800 € l’anno,

mentre nelle nuove case ecologiche ne

spenderanno circa 200.

Questo potrà essere realizzabile anche

grazie a dei piccoli accorgimenti come

l’orientamento dell’edificio che favorisce

la luminosità o il rivestimento con

particolari schermature che riescono

ad assorbire il calore.

Una nuova concezione di casa ha portato

la bioedilizia a scoprire e, a volte, riscoprire

materiali ecosostenibili. Vale la pena

citarne alcuni.

La canapa, fibra utilizzata da tempi

antichissimi e bandita per tanti anni poiché

additata per i suoi effetti stupefacenti,

oggi viene apprezzata per le sue proprietà

ignifughe, durature, resistenti a calamità

naturali e per il basso impatto ambientale,

grazie alla semplice coltivazione che non

comporta l’uso di pesticidi, e per essere

un convertitore fotosintetico di anidride

carbonica in ossigeno.

Altro composto in voga nell’ecoedilizia

è l’argilla espansa che vanta di proprietà

termoisolanti e resistenza a temperature

estreme, con il vantaggio di non produrre

emissioni dannose per gli abitanti essendo

un composto naturale.

Anche il sughero, grazie all’elevatissima

elasticità a impermeabilità a gas e liquidi,

è un materiale molto richiesto per

la costruzione di abitazioni ecocompatibili.

Un modello italiano emblematico a

impatto zero è la Leaf House, letteralmente

la “casa foglia”, costruita nella provincia

di Ancona, seguendo questo principio:

vivere meglio producendo e risparmiando

energia e controllando le emissioni

di CO2. La costruzione, che si rifà alle

antiche abitazioni di tradizione mezzadrile

perfettamente integrate con l’ambiente,

si sviluppa su due piani ed è ripartita

in sei appartamenti.

Il suo nome non è casuale, poiché come

una foglia ricava energia dal sole, dalla

terra e dall’acqua, grazie a pannelli

fotovoltaici e solari termici.

Le pompe di calore ad energia geotermica

provvedono alla climatizzazione dell’edificio

e le acque piovane vengono recuperate

e utilizzate per l’irrigazione e gli scarichi,

riducendo i consumi idrici del 50%.

I sistemi di climatizzazione sono correlati

con l’esterno e capaci di monitorare

la qualità dell’aria verificandone l’umidità,

la temperatura e l’anidride carbonica

presenti nell’ambiente interno. Per ridurre

l’impatto anche con il “portafoglio”

è provvista di un sistema che consente

un costante controllo dei consumi relativi

al riscaldamento, all’elettricità e al telefono.

68

Elementi 24


“0 e lode”

Questa casa viene definita: laboratorio

di nuove tecnologie e applicazioni

architettoniche in linea con le esigenze

dell’ambiente, in grado di limitare l’impatto

sul paesaggio. Inoltre è l’esempio di come

ognuno possa contribuire alla salvaguardia

del pianeta e assicurare un futuro più

pulito alle generazioni future.

Il progetto Leaf house è stato realizzato

dal Gruppo Loccioni con il patrocinio

di Kyoto Club, Regione Marche, Provincia

di Ancona e Università Politecnica delle

Marche e la supervisione del Politecnico

di Milano.

Elementi 24 69


energia e comunicazione

L’energia,

IN ONDA CON…MR KILOWATT

Non è possibile che l’efficienza energetica sia ancora così poco conosciuta.

Equivale a risparmiare un po’ di soldi senza rinunciare a nulla.

È questo che cerco ogni sera di spiegare all’Italia.

Se si riuscisse a fare un reality sull’energia si creerebbe molta più “cultura

energetica” così che con mille altri canali dedicati.

di Livia Catena

Maurizio Melis

Da più di due anni, in radio, ogni sera, per cinque giorni

alla settimana, dispensa pillole di informazione su efficienza

energetica e fonti alternative. È l’unico a parlare di progetti

potenzialmente rivoluzionari che nessuno conosce.

Ha intervistato un’infinità di “addetti ai lavori” e no.

Parla alla gente comune di megawatt e potenza installata

come se se si trattasse di calcio. E, soprattutto, si fa capire.

In arte è Mr Kilowatt, nella vita si chiama Maurizio Melis,

ha 38 anni, è un ingegnere pentito che ha avuto il coraggio

di abbandonare tutto per diventare giornalista scientifico.

E ora sogna un reality…

E: Maurizio, da dove nasce Mr Kilowatt

MK: L’idea mi è venuta quando lavoravo a Moebius, sempre

su Radio 24, con Federico Pedrocchi, trasmissione sulla ricerca

scientifica in generale. Allora, visto che l’efficienza energetica

e le rinnovabili si facevano sempre più temi caldi, mi sono

chiesto perché non dedicare un programma all’energia.

E così, su Radio24, è nato “Mr. Kilowatt”, che a dicembre scorso

è diventato anche un libro, e che lo scorso inverno si è trasformato

in una trasmissione televisiva su TG3 Lombardia. A volte

continuo a non capacitarmi di come l’efficienza energetica

sia ancora così poco conosciuta. Equivale a risparmiare un po’

di soldi senza rinunciare a nulla. Ed è questo che cerco ogni

sera di spiegare all’Italia.

70

Elementi 24


che spettacolo!

E: Quale sarebbe il modo migliore per comunicare l’energia

Gli italiani sono pronti per certi temi

MK: Sono più che pronti. L’importante è il modo con cui si

comunica. Per anni tali temi sono stati trattati solo dal punto

di vista etico, oppure estremamente tecnico. Invece, in questo

momento, credo che la chiave per arrivare a tutti sia quella

di affrontare il problema dell’efficienza e del risparmio

energetico dal punto di vista economico. “Il sole più che costa

rende”, questo è uno slogan che funziona. L’italiano va preso

così. E poi bisogna utilizzare un linguaggio semplice. Non è

il mezzo che conta, ma il modo con cui lo fai. Se si riuscisse

a fare un reality sull’energia, avremmo risolto tutti i problemi

di comunicazione a riguardo. Si creerebbe molta più “cultura

energetica” così che con mille altri canali dedicati.

E: Chi ti piacerebbe avere ospite in trasmissione

MK: Al Gore, ma anche a Jeremy Rifkin. Ma soprattutto i capi

partito per capire quali sono le loro priorità in campo energetico.

Tra i tanti ospiti che ho avuto, invece, mi hanno colpito quelli

che hanno presentato dei progetti molto innovativi – penso

al bioetanolo prodotto dal gruppo Mossi & Ghisolfi, all’eolico

ad alta quota, o alle batterie al litio. Tutte iniziative che se

incentivate funzionerebbero più che bene. La cosa assurda

è che sono totalmente abbandonate dallo Stato.

E: Come hai vissuto l’uscita italiana dal nucleare

E: Le rinnovabili, che peso hanno nella nostra politica energetica

MK: Più che una politica energetica direi che abbiamo degli

incentivi. E per di più sbilanciati. Tutto sull’elettrico e poco

sul termico, tutto sul fotovoltaico e poco sui tetti, e così via.

Tra l’altro scontiamo il ritardo sui decreti attuativi. Inseguiamo

il compitino che ci dà l’Europa quando invece abbiamo dei nostri

potenziali da sfruttare, come ad esempio la geotermia. E poi,

dovremmo puntare di più sull’efficienza energetica: è fortemente

“labor intensive”, catalizzatore cioè di occupazione, riduce

le importazioni, sviluppa numerose e nuove opportunità

di crescita, offre soluzioni incredibilmente vaste. Inoltre,

attraverso questo settore, le piccole e medie imprese hanno

maggiore probabilità di crescita. Potrebbe nascere così

una vera e propria filiera italiana.

E: Il tuo “kilowatt” ideale da cosa è fatto

MK: Non esiste un mix ideale, piuttosto un modo ideale di creare

il mix. Non c’è un ottimo per tutti, si produce con ciò che si

dispone e al costo minore. Mi piace dire che dobbiamo andare

verso un nuovo “paradigma energetico”.

Mr. Kilowatt saluta e scappa via. Va a preparare una nuova

puntata della sua trasmissione. Non male, di questi tempi, per

un ingegnere informatico che a 30 anni si è licenziato dall’IBM

per inseguire la sua passione. Quella per la scienza e l’energia.

MK: Non sono mai stato antinuclearista. Ma negli ultimi anni

sono successe un po’ di cose che mi hanno fatto capire che

in Italia è andata meglio così. Il nostro non sarebbe stato

un programma nucleare serio: costruire tre centrali in tre anni

equivale a fare un disastro. Il rapporto costi benefici sarebbe

assolutamente negativo. E poi le scorie I costi Il problema

è che c’è molta confusione nell’opinione pubblica. C’è una

percezione eccessiva dei pericoli e poca informazione relativa

alle centrali di nuova generazione. E inoltre, nessuno sa quanto

costa realmente il nucleare. Durante i convegni che seguo, ma

anche in trasmissione, non ho mai sentito nessuno includere,

tra le variabili dei costi finanziari, quella che riguarda

un’eventuale ondata di panico conseguente a incidenti presso

vecchie centrali degli anni Settanta. Non è una cosa da poco.

È già successo due volte in trent’anni con ampie conseguenze.

Investimento per energie pulite nel mondo

in miliardi di dollari

113

2006

151

180

2007 2008

Fonte: Bloomberg New Energy Finance

186

2009

243

2010

Elementi 24 71


La rubrica nasce con l’intento di aggiornare i lettori

sui principali aspetti normativi del settore energetico.

Nuova arma contro la CO2:

via libera allo stoccaggio

Catturare e “imprigionare” l’anidride carbonica in siti sotterranei, abbattendo così l’inquinamento

atmosferico. La Carbon capture and storage ha finalmente una sua normativa anche in Italia. Martedì 4

ottobre, infatti, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Dlgs 162 di recepimento della Direttiva europea

2009/31, che stabilisce le modalità per procedere all’accumulo sotterraneo della CO2. Competenti al rilascio

delle autorizzazioni per lo stoccaggio saranno i Ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente, che

dovranno individuare i siti e regolamentarne l’esercizio e la dismissione. Le procedure inerenti all’attività,

saranno gestite dal Comitato per l’attuazione della direttiva sull’emission trading. Il primo impianto, dei 15

sperimentali voluti dall’Europa, sarà quello di Porto Tolle, asservito alla centrale termoelettrica dell’Enel.

della Camera allo Statuto

dell’Agenzia IRENA

Diffondere la conoscenza tecnologica, normativa ed economica del settore delle fonti rinnovabili tra i Paesi

europei ed extraeuropei e creare un database di informazioni, fruibile da parte degli associati. Queste alcune

delle attività in capo ad IRENA, l’Agenzia internazionale per le fonti rinnovabili nata ufficialmente a Bonn nel

2009 e il cui Statuto è stato approvato definitivamente alla Camera il 3 novembre scorso. Gli oneri finanziari,

si legge nel provvedimento, saranno spostati al 2012. IRENA, infatti, si finanzia, attualmente, grazie

al contributo versato annualmente da ciascuno dei 148 Paesi aderenti. In particolare, per l’Italia l’onere

derivante dalla ratifica dello Statuto sarà di 570 mila euro l’anno.

20 milioni dal MiSE ai Progetti

per l’efficienza energetica

Venti milioni per il finanziamento di progetti esemplari di produzione di energia da fonti rinnovabili

e per l’efficienza energetica negli edifici pubblici. Questa la dotazione del Programma Operativo

Interregionale voluto dal Ministero dello Sviluppo Economico ed entrato in vigore lo scorso 3 ottobre,

con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto MiSE del 16 settembre. In particolare, il testo fornisce

l’elenco dei progetti vincitori e dispone che gli Enti pubblici ammessi alla graduatoria dovranno sottoscrivere,

entro 60 giorni dalla pubblicazione in GU del decreto, una convenzione con il MiSE che regola i rapporti

giuridici ed amministrativi relativi agli interventi stessi. La mancata sottoscrizione, comporterà il decadimento

del diritto ai contributi.

74

Elementi 24


A cura di Piergiorgio Liberati in collaborazione con l’Osservatorio Normativo del GSE

Ministero dell’Ambiente, un Fondo

da 40 milioni per le rinnovabili

Si chiama “Fondo per la promozione delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica”, ha una dotazione

di 40 milioni l’anno (destinati con la Finanziaria 2008) e premierà tutti quei progetti innovativi che

garantiranno la lotta alle emissioni di CO2. Il Fondo è attivo dallo scorso primo settembre, quando il Ministero

dell’Ambiente, sostenitore dell’iniziativa, ha pubblicato sul proprio sito il Decreto Direttoriale 468,

che stabilisce tempi e modalità per usufruire dei finanziamenti. In particolare, tra le altre condizioni poste,

i progetti inviati dovranno avere caratteristiche di esemplarità dell’intervento, innovazione tecnologica, sarà

necessaria la valutazione ex ante ed ex post dell’impronta di carbonio (misura dell’impatto ambientale

delle attività svolte) e la massimizzazione della riduzione della CO2.

Nuovi incentivi per la Cogenerazione

ad alto rendimento

È attivo il nuovo sistema di incentivazione della cogenerazione ad alto rendimento (CAR), come stabilito dal decreto

del MiSE del 5 settembre 2011. Per ciascun anno solare di funzionamento, le unità certificate CAR avranno diritto

a un numero di Certificati Bianchi proporzionale al risparmio energetico ottenuto grazie all’impianto. In seguito,

i titoli di efficienza energetica potranno essere oggetto di scambio e contrattazione, oppure utilizzati per assolvere

all’obbligo di cui al DM 20 luglio 2004, che impone a distributori di energia elettrica e di gas con più di 100.000 clienti

finali di realizzare interventi di riduzione dei consumi. In alternativa, l’operatore può richiedere il ritiro dei Certificati

Bianchi da parte dello stesso GSE. La durata degli incentivi varia in base all’età dell’impianto: le unità di cogenerazione

entrate in esercizio dopo il 7 marzo 2007 godono di un periodo di incentivazione di 10 anni (15 se abbinate a reti di

teleriscaldamento). Per quelle entrate in esercizio tra l’aprile del 1999 e il 7 marzo del 2007 il periodo di incentivazione

è di soli 5 anni.

Fer, la ricetta di Terna per l’accumulo

diffuso di energia elettrica

Le nuove previsioni di sviluppo della rete, con particolare attenzione ai sistemi di accumulo diffuso, in grado

di dare il massimo apporto alla sicurezza e alla riduzione delle congestioni sulla rete. Questo il filo conduttore

delle osservazioni inviate da Terna e pubblicate in Gazzetta Ufficiale lo scorso primo ottobre, sul “Documento

integrativo relativo ai sistemi di accumulo diffuso di energia elettrica”. Per far fronte all’ingente volume di

energia da fonte non programmabile che presto “invaderà” la rete, Terna ha proposto due tipi di interventi:

gli impianti di pompaggio e i dispositivi di accumulo diffuso a batterie. Secondo i calcoli effettuati dal Gestore

della rete elettrica, con i sistemi di accumulo che saranno installati nel 2012-203 nelle porzioni di rete già

critiche (Sud e Sicilia), si potranno mettere a riserva l’equivalente di 130 MW di potenza, con una modulazione

evitata per circa 230 GWh e un approvvigionamento (evitato) sul mercato dei servizi di quasi 410 GWh l’anno.

Elementi 24 75


curiosità

Le profezie

“Avendo esteso la nostra mente nella

tecnologia elettrica, basta un solo passo

per trasferire anche la nostra coscienza

nel mondo del cervello elettronico”

di

H.M. McLuhan

Herbert Marshall McLuhan

di Mauro De Vincentiis

L’aforisma-chiave del pensiero di Herbert Marshall McLuhan è quello del Villaggio

globale: “La nuova interdipendenza elettronica ricrea il mondo simile all’immagine

di un villaggio globale”. Non da meno, però, sono quelli relativi all’elettricità che è

stata energia per i suoi studi:

78

Elementi 24


“Nell’era elettrica indossiamo l’intera umanità

come nostra pelle”;

“La luce elettrica è informazione allo stato puro:

è medium senza contenuto”;

“La luce elettrica è un messaggio di mutamento totale,

senza un contenuto che ne limiti il potere di trasformare”;

Il messaggio che l’elettricità trasferisce alla società

è totalmente radicale, permeante e decentrato”;

“La capacità della luce elettrica di trasformare ogni struttura

di tempo, spazio, lavoro e società, in cui penetra, rende

evidente il potere, comune a tutti i media, di rifoggiare

le strutture che raggiungono”;

Il fatto che la luce elettrica non appaia a prima vista

un medium è la prova di quanto le persone trascurino

l’esame dei media”;

“La tecnologia elettrica ha posto fuori di noi il nostro sistema

nervoso centrale, così le vite personali sono divenute processi

di informazione”;

“Al proliferare dei media elettrici, intere società diventano

incorporee, distaccate dalla realtà fisica, sollevate da ogni

fedeltà o senso di responsabilità

nei confronti del mondo reale”;

“La velocità elettrica mescola le culture della preistoria

con i sedimenti delle civiltà industriali: l’analfabeta con

l’alfabeta e il post-alfabeta”.

“La radio ha fornito la prima grande esperienza

d’implosione elettronica, di capovolgimento dei significati

della civiltà alfabetica”.

“Oggi viviamo “miticamente” e “integralmente”, anche

se continuiamo a pensare le nostre azioni secondo

i precedenti e frammentari moduli di spazio e di tempo

dell’era pre-elettrica”.

“Un nuovo sconfinato terreno mediale si apre dalla capacità

delle comunicazioni elettriche di far vivere ogni cosa

in un istante onnicomprensivo”.

“L’uomo dell’era elettrica vive in un mondo di informazioni

simultanee, discontinue e dinamiche, sempre più escluso

dal suo mondo tradizionale in cui lo spazio e la ragione

erano uniformi, coerenti e stabili”.

elettriche

McLuhan

A commento di queste “profezie”, in occasione della ricorrenza

dei cento anni dalla nascita di Marshall McLuhan (Edmonton,

1911-Toronto, 1980), Derrick de Kerckhove1 ha scritto che

il motivo dell’attrazione per gli aforismi del sociologo canadese

sta nella concisione del genere e nella sua capacità di raccogliere

intuizioni incisive in un testo concentrato, proprio come accade

nei miti. Molti dei suoi aforismi, infatti, sono “micro-miti”,

nel senso che condensano molta esperienza umana e saggezza

popolare in forme paradossali, esattamente come fa il mito.

“C’è poi l’adattabilità di questi frammenti di conoscenza

umana alle menti odierne – aggiunge de Kerckhove – abituate

da Google e da Wikipedia a pensare in maniera ipertestuale.

Oggi le persone trovano che la sequenza di frasi scollegate

siano perfettamente accettabili come modalità di conoscenza.

E utilizzano Google come un infinito ipertesto. McLuhan

è perfetto per i nostri tempi, non solo per la sua valutazione

incredibilmente predittiva dell’Era dell’informazione,

ma anche il suo stile più adatto alla predisposizione mentale

dei lettori di oggi, piuttosto che di quelli del suo tempo”2.

1 Professore dell’Università di Toronto (Canada), è Direttore dal 1983

del McLuhan Program in Culture and Technology.

2 Cfr. Marshall McLuhan: “Aforismi e profezie”, a cura di Marco Pigliacampo,

Armando Editore, 2011

Elementi 24 79


energia del pensiero

Sono il servo

ogni loro deside

l’eseguo

“Così narrava: e tutti rimasero muti, in silenzio,

erano vinti dal fascino nella sala ombrosa”

(Omero - Odissea XII, 1-2)

UN CAFFÉ CON MIMMO CUTICCHIO

Maestro puparo e cuntista

Mi commuovo, piango, rido, mi tormento per loro, cui ho dedicato tempo e sofferenze.

I pupi sono i miei amici, i miei fratelli, i miei figli. Insieme portiamo nel mondo le storie, la cultura, le tradizioni, le emozioni,

le contraddizioni, la forza della mia terra, la Sicilia.

di Romolo Paradiso

“Ruggero, Ruggero

morto tu sei per volere di Dio,

faccio un sorriso

sul tuo pallido viso

l’anima tua la porteremo lassù

nel celeste paradiso”.

Così recitava Mimmo Cuticchio da bambino, facendo la voce dell’angelo all’opra

dei pupi, che suo padre don Giacomino rappresentava in giro per la Sicilia.

Una Sicilia di tanti anni fa, ancora ferita a morte dalla guerra appena terminata,

con le strade malandate e impolverate, ma con la voglia di rialzare la testa

e guardare alla vita con rinnovato vigore.

80

Elementi 24


dei pupi,

Mimmo Cuticchio

rio, io,

Cantava e suonava il pianino a cilindro Mimmo Cuticchio,

il figlio del puparo, di colui che agli occhi suoi e degli spettatori

appariva come un mago, il mago dei sogni, un essere capace

di scatenare la fantasia di ognuno e farla volare verso spazi

infiniti, come Malagigi quando si metteva in groppa a quel

diavolo di Nacalone.

Anche la fantasia di Mimmo volava lontano guardando il papà

muovere i pupi, dargli respiro, passione, dolore, amore e morte.

Lo guardava nascosto tra le quinte, mentre i pupi saltavano

animati sul proscenio e le voci dei pupari scandivano le loro

gesta. E pensava al momento in cui avrebbe fatto lo stesso.

Anche lui sarebbe diventato il mago dei sogni.

Elementi 24 81

>


“Io ero fiero di mio padre, che è stato per noi figli maestro

di vita e di lavoro”, mi dice Cuticchio guardandosi intorno,

posando carezzevolmente lo sguardo sui suoi pupi appesi

l’uno accanto all’altro in questa grande stanza dove l’aria

che si respira è di un altro tempo. Un tempo immobile,

sospeso tra realtà e sogno.

“A lui devo tutto. La mia passione, la crescita della sensibilità,

della creatività e la voglia di rischiare.

Ricordo ancora quando mi presentò per la prima volta al pubblico.

Fece uscire il “perdomani”, il pupo presentatore dello spettacolo,

che disse: ‘stasira u figghiu di don Giacomino per la prima

volta recita la parte dell’angioletto’. Avevo quattro anni.

Ricordo la felicità mia e dei miei fratelli alla fine dello spettacolo,

quando salivamo sul palcoscenico e potevamo aggiustare

i pupi rimasti “feriti” durante la rappresentazione. Ognuno

di noi si prendeva un pupo e con amore fraterno lo sistemava

e nessuno poteva mettere le mani sul pupo dell’altro.

E mentre così facevamo, scorgevamo sott’occhi il viso contento

di mio padre, e ci scappava un sorriso leggero di gioia,

un sorriso timido e intimo”.

“il teatro dei pupi,

così complesso e pieno

di sapere antico”

Cuticchio si ferma un attimo. Lo sguardo cerca nel vuoto,

sembra perdersi nel tempo. Avverto la sua sensazione.

Ne ho rispetto. Attendo. Poi gli chiedo se ha mai pensato,

da ragazzo, di uscire un po’ dalla tradizione delle opere.

Di cambiare copione, di tradire il racconto classico, di creare,

così, meraviglia tra la gente in sala.

“Fino a quando avevo quindici anni, no. Perché mio padre era

così innovativo, sorprendente, che a me e ai miei fratelli non

ci veniva da pensare a mutazioni del racconto. Lui era talmente

creativo che ogni volta ci colpiva, ci lasciava incantati con alcune

variazioni, con cose nuove. Vivevamo dentro e fuori il racconto,

eravamo piccoli pupari e spettatori nello stesso tempo.

Dopo i quindici anni qualcosa cambiò in me. Cominciavo

a prendere coscienza del mio lavoro e suggerivo a mio padre

delle variazioni al copione. Lui a volte mi assecondava, altre

mi spiegava perché non si poteva. Del resto il teatro dei pupi,

quando ero bambino, era così complesso e così pieno di sapere

antico, che non c’era nulla da inventare. Semmai c’era solo

da imparare. Qualche anno dopo però fu un’esigenza mia

il voler cambiare. Volevo volare con le mie ali. Ma siamo già

agli anni settanta. Mio padre apre il suo ultimo teatro a Palermo,

vicino ai Quattro canti di città. Nei paesi non va più perché la

televisione ha ucciso la voglia di ritrovarsi in luoghi comuni.

E il teatro dei pupi diventa un’opera folkloristica, per turisti

e non più popolare. I siciliani perdono lentamente la passione

per “l’opra”. Si comincia ad avvertire la fine di un’antica

tradizione. È a questo punto che cerco una strada diversa.

Qualcosa che non faccia sparire il nostro lavoro. Mi ribello,

ma non per rinnovare l’opera dei pupi, ma per conservarla.

Volevo far vivere i pupi e le loro storie. Avevo ventuno anni

quando dissi a mio padre che non ci stavo ad assistere

all’eutanasia dell’”opra”.

Il volto di Cuticchio s’incupisce. Lo sguardo diventa deciso.

Le mani si stringono.

“Lasciai mio padre. Mi ritrovai solo a dover ricominciare.

Senza pupi e senza teatro. Fu la mia sfida. Furono anni difficili,

ma allo stesso tempo entusiasmanti. Ho impiegato tre anni

a costruirmi i primi paladini. Circa quindici.

Conoscevo la tecnica e ci ho messo il cuore”.

Cuticchio alza lo sguardo, allunga la mano e sfiora

delicatamente la veste di Angelica e l’elmo di Orlando,

come farebbe un genitore con i suoi figli.

“Erano quelli che bastavano per iniziare a fare qualcosa”,

continua. “poi trovai questo magazzino in via Barra

all’Olivella, che all’ora era una zona abbandonata, con poche

persone e pochissimi artigiani. Qui ho aperto il mio teatrino

dei pupi, che nasce quando ormai gli altri si avviavano alla

chiusura. Ma io sentivo che ce l’avrei fatta. Il mio era un

amore che non potevo abbandonare. Avevo dalla mia parte

l’età, la passione, la forza, per mettere legna a quel fuoco

che mio padre immaginava non si potesse più rinvigorire.

Io, invece, pensavo al teatro come una tradizione ciclica,

il rinnovarsi continuo di una storia antica. E anche come la vita

del lavoratore dello spettacolo, o come credo sia meglio dire,

dell’artigiano dello spettacolo, che si alza la mattina presto

e comincia pian piano a dar forma al suo mestiere che

culminerà la sera con la rappresentazione. Ce l’ho fatta!

Alla fine ho avuto ragione!”

82

Elementi 24


Cuticchio va nelle scuole. Porta il suo

teatro, la tradizione della sua terra.

Come uno scolaro, la sera studia, ricerca,

si aggiorna, con entusiasmo, con

pignoleria, e l’indomani a tu per tu con

i ragazzi fa rivivere loro i racconti epici

che stanno studiando. E più ancora

trasmette la sua passione per quel mondo

dei pupi che è nel sangue di ogni siciliano.

Ma non gli basta. Il suo pensiero è

anche quello di riconquistare il vecchio

pubblico, le persone che si sono

allontanate attratte dalle sirene

del virtuale. Allora decide di cambiare,

di portare in scena altri racconti, altri

classici, qualcosa che potesse attrarre

l’attenzione degli scettici, di coloro

che consideravano l’opera dei pupi

antica e superata. Nascono così le storie

di Cagliostro, Macbeth, San Francesco

d’Assisi, Don Chisciotte e tante altre

ancora. La gente accorre incuriosita.

Arrivano i primi successi e i primi

riconoscimenti anche dal mondo

della cultura e da quello istituzionale.

“Ho capito così”, afferma Cuticchio,

“che una tradizione non può durare

in eterno. L’uomo stesso è tradizione,

ma c’è assoluto bisogno di rinnovarsi.

Ho compreso che non c’è alcuna

differenza tra Ettore e Achille, tra

Orlando e Rinaldo.

Tra Carlo Gesualdo e don Giovanni,

tra Tosca e Manon Lescaut. Il pupo è

un mezzo di comunicazione.

Lo è stato sempre, fin da quando è nato

all’inizio dell’800”.

“il “cunto”,

arte antica

e fascinosa”

segue a pagina 86

Elementi 24 83

>


Gli domando se l’opera dei pupi non sia servita in alcuni

momenti storici per risvegliare le coscienze popolari.

Lui mi risponde di getto.

“Assolutamente. Pensi al periodo del Risorgimento.

Le rappresentazioni dell’”opra” spingono i palermitani a fare

la rivoluzione, a lottare per la libertà. A prepararsi all’arrivo

di Garibaldi. Così i paladini rappresentano i liberatori e i saraceni

i borboni. È la metafora che anima la gente, fa bollire il sangue

e prepara alla rivolta”.

“Tutto questo”, continua Cuticchio, “aveva avuto un precedente

nel settecento, con le famose “vastasate”. I casotti dei vastasi

erano delle baracche costruite alla marina, dove i “vastasi”,

gli scaricatori di porto, operavano come attori facendo dire

ai pupi cose contro il potere e i potenti che loro non avrebbero

potuto dire, pena l’arresto. I pupi di farsa che ancora oggi

abbiamo, sono i padri e i figli di quell’epoca storica”.

86

Elementi 24


Ma Cuticchio non si ferma all’opra, va oltre. Abbraccia anche

il “cuntu” e la spada, che del “cuntu” è arma ed emozione.

Acquisisce quest’arte “rubandola” a Peppino Celano, maestro

contastorie che lui frequentava per farsi insegnare la tecnica

di costruire i pupi. Sarà un “rubare” lento e lungo. Celano

non parla molto della sua arte. Come fosse geloso di regalarla

agli altri. Ne dà solo qualche accenno.

Qualche piccola nozione. Ma Mimmo non molla, lo segue

nei suoi spettacoli all’aperto, tra le viuzze antiche di Palermo,

tra la gente del popolino, affascinata da quell’uomo che solitario

racconta le gesta di eroi, nemici, donne, maghi e traditori,

con immedesimazione e con la forza della passione.

Il “cuntu” è un’altra arte antica. Fascionosa”, mi confida

Cuticchio. “Il contastorie è una sorta di storico della tradizione

orale dei poemi epico-cavallereschi. Per fare il contastorie ho

dovuto studiare tantissimo, ma quanto ho appreso mi è tornato

utile nelle mie scorribande contatorie tra la gente.

È un’emozione forte “cuntare” per strada, vedere gli sguardi

attenti, meravigliati, entusiasti di grandi e piccini. I bambini

poi sono quelli che danno più soddisfazione.

Nei loro occhi leggi il viaggio fantastico che intraprendono

dietro le tue parole”.

Gli domando per quale alchimia il “cuntu” e il teatro dei pupi,

riescono a trasmettere emozioni, ieri come oggi, anche a chi

non conosce l’italiano, o addirittura, il siciliano.

“È la forza di ciò che appartiene al passato che attrae, che

emana fascino. Poi, in qualsiasi parte del mondo, in America,

in Asia, in Marocco, in Francia, in Germania, in Inghilterra,

ovunque sono stato, la tecnica particolare del movimento,

di manipolazione dei pupi, così come gli scenari del teatro,

i colori delle tele, i ritmi, i suoni, i battiti del piede, le voci

tremolanti all’antica, hanno sempre contribuito a creare

un’atmosfera fascinosa. C’è da dire che questo successo è stato

favorito anche dal mio lavoro sui testi, dai quali ho cercato

di liberare la musicalità più forte, limando, a volte, le parti

dialettali, che pure c’erano e ci sono nel mio teatro.

Così come sono voluto uscire dalla prolissità di alcuni scritti,

asciugandoli del superfluo. Quelli di Dumas, per esempio,

autore che era pagato un tanto a parole, e che quindi,

per guadagnare di più, allungava il brodo dei suoi pur

importanti racconti. Ricordo ancora lo spettacolo che facemmo

in Vietnam, i volti, le espressioni di quelle persone che ci

guardavano incantati, con il naso all’insù, come tanti bambini

che si accostano allo stupore, alla scoperta della meraviglia.

I Pupi, mi sono detto quando alzammo il sipario, hanno

conquistato pure il cuore dei vietnamiti”.

“c’è tanta Sicilia

nell’opra”

Gli occhi di Cuticchio si fanno lucidi di emozione.

Dietro la quale mal si cela la soddisfazione per avere creduto

in un’impresa che sembrava difficile, o, addirittura, impossibile.

Un’impresa nella quale c’è tutta la sua determinazione, la sua

forza e quella della sua magica terra.

“C’è tanta Sicilia nell’opera di pupi”, mi dice. “Tutto quello

che appare attraverso “l’opra” nasconde un mondo sottostante,

il mondo siciliano di ieri e di oggi. Ci sono le voci delle piazze,

quelle degli “abbannianti” (i venditori di frutta, pesce, cose

e oggetti vari. ndr). Ci sono le metafore, le cose dette con

poche parole, con gli sguardi, ma anche quelle gridate.

Ci sono le rabbie, le indignazioni per ciò che sembra immutato,

immobile e non risolversi mai.

>

Elementi 24 87


Ci sono i nostri silenzi che dicono, i colori, la luce intensa

di questa terra esagerata nelle sue contraddizioni e nella

sua magnificenza. C’è tutto questo nell’opera dei pupi, che

se usato con onestà e con quel pizzico di ingenuità e di verità

tipica dei bambini, non occorre dire di essere siciliano, perché

la sicilianità arriva!”

Mentre Cuticchio parla sono attratto dal volto perfetto

di uno dei pupi. Non so chi sia. Non glielo domando.

Non voglio interrompere il suo “cuntu”. Non è sicuramente

diverso dagli altri. Sono tutti particolari. Sono tutti unici.

Come le persone. Come coloro che rappresentano.

Mi passa nella mente un pensiero: “chissà se nel suo animo

non ci sia, a volte, il dispiacere di lasciare un giorno questo

mondo fantastico nel quale ha vissuto, le creature che ha

costruito e alle quali ha dato vita e amore”.

Cuticchio mi guarda, e da buon siciliano legge nel mio

sguardo e afferma: “ho sempre pensato che gli uomini

invecchiano nel teatro dei pupi e muoiono. Ma i pupi

rimangono vivi e continuano a raccontare. Io so di essere

semplicemente un loro compagno. Sono il Caronte del

momento, ma poi, un altro Caronte dovrà arrivare”.

Gli domando se quando muove le leve dei pupi ha mai

avuto la sensazione di sentirsi come un Dio, un essere

capace di offrire emozioni a creature inanimate. Di dar loro

un tempo in cui esistere e vivere, e uno per morire.

Lui sorride e lentamente risponde. “No! Io mi sono sempre

sentito il servo dei pupi, non il loro Dio. Un tempo, quando

ero piccolo, sono stati i miei compagni di gioco. I pupi di mio

padre erano come miei fratelli. Quelli che ho costruito negli

anni sono come miei figli. A loro ho dedicato tempo e anche

sofferenza. Quante gocce di sangue sono cadute su quelle

armature mentre li lavoravo… Io sono dunque amico, fratello

e padre dei pupi. Per questo mi commuovo, piango, rido,

mi tormento per loro. I pupi mi comunicano e io mi adopero

a eseguire i loro desideri. Come un servo di scena, agisco”.

“l’ironia salva gli uomini

e spero salvi anche me”

Ma c’è un pupo che ama più di tutti

“Quando ero piccolo ho amato Ferraù. Un pagano che dava

del tu a tutti. Quando bestemmiava non lo faceva contro

gli altri, che, per esempio, dicevano: “cornuto di Magone!”.

Lui invece esclamava: “…per quella vecchia anfusa di mia

madre!” Ma soprattutto mi piaceva per la sua ironia, per quel

modo di scherzare nel quale mi rivedevo. Ferraù mi ha fatto

capire che l’ironia è il mezzo attraverso il quale guardare se

stessi e la vita, e dare a questa il giusto senso. L’ironia salva

gli uomini, e spero che salvi anche me… E poi mi piaceva

la sua capacità di non portare rancore. Il nemico di oggi

poteva divenire l’amico di domani. Quando interpreto Ferraù,

il bambino che è in me torna, con la stessa passione e lo stesso

trasporto di un tempo”.

E mentre dice così, Cuticchio si lascia prendere la mano

dall’entusiasmo e alzandosi in piedi, come fosse dietro

le quinte del proscenio, o nel bel mezzo di una strada antica

di Palermo, ripropone la voce forte e aitante di Ferraù.

E i suoi occhi ridono di felicità. Poi si siede e il suo sguardo

sembra vagare lontano, pensoso.

“Purtroppo oggi c’è meno voglia di ascoltare le storie”,

sostiene. Non solo quelle dei pupi o dei cuntisti. Ma anche

quelle di chi ci sta accanto. C’è meno socialità, meno disposizione

all’altro. Il tempo nevrotico condiziona quello del raccontare.

Le emozioni così non si tramandano da persona a persone,

rimangono confinate, strozzate nel silenzio dell’animo di

ognuno e lì si esauriscono. È il dazio da pagare per aver

affidato tutto alle macchine e per aver adottato, di queste,

comportamenti e logiche. Ci rimane solo la lettura che può

farci conoscere i mondi palesi e segreti dell’altro, e forse,

anche la vita. Io, per fortuna, ho un altro tempo. In cui cerco

di comunicare ciò che ho dentro e tentare di comprendere

chi mi sta di fronte. Oggi, poi, mi piace di più ascoltare

gli altri. E non mi meraviglio quando li vedo meravigliarsi

del tempo che offro loro”.

Lei, Cuticchio, si sente l’ultimo dei pupari

“Ripeto: ‘gli uomini muoiono e i pupi restano’.

Io sono una di quelle ombre, insieme a quella di mio padre

e di tanti altri pupari e cuntisti di questi e altri tempi.

Fino a che avrò forza, non smetterò di dire a chi mi sta vicino,

ai miei figli e ai miei nipoti per primi, che quest’arte non deve

perdersi. Ma devono capire che non possono vivere di rendita.

Nessuno, neppure un re o un imperatore può farlo. Bisogna

avere passione e tanta umiltà. Saper imparare, sapersi evolvere,

saper lottare contro le avversità della vita e del momento,

come ho fatto io. Dico sempre: “siate ragazzi, donne e uomini

dei vostri tempi, ma, se volete continuare la nostra tradizione,

sappiate che non dovete mai sentirvi degli dei.

Volare più in alto di Dedalo si può, ma prima occorre imparare

a costruire le ali giuste per farlo”.

Fuori, in strada, si sente del vociare. Cuticchio apre le persiane

e si scorgono le persone in fila che attendono lo spettacolo

della sera. È quasi ora. Anche oggi, come ieri, come domani,

qualcuno spalancherà le tende del proscenio e apparirà

“il perdomani”, che con voce acuta presenterà un altro

spettacolo dei pupi.

E sarà ancora tradizione, sarà ancora passione, sarà ancora

emozione, sarà ancora Mimmo Cuticchio.

88

Elementi 24


lavoro

Alberto Quadrio Curzio

Liberismo sociale

IL MODELLO SU CUI PUNTARE

INTERVISTA A ALBERTO QUADRIO CURZIO

Presidente della Classe di Scienze Morali,

Storiche e Filologiche e Vice Presidente

dell'Accademia Nazionale dei Lincei,

Professore Emerito di Economia Politica

alla Università Cattolica di Milano

Ma è necessario intervenire per dare efficienza alle reti istituzionali, sociali ed economiche

a partire dal superamento dei dualismi nord-sud, debito pubblico-ricchezza privata,

burocrazia-illegalità, creatività-disordine, europeismo-localismo.

di Giusy Miccoli

Elementi 24 91

>


lavoro

E: Lei ha svolto analisi territoriali finalizzate alla progettazione

economica. Quali sono le possibili linee strategiche di sviluppo

per l'innovazione a sostegno dei territori e delle esigenze

delle imprese

E: Recentemente lei ha affermato che dovrebbero essere

apportate modifiche alla Costituzione per cambiare l’economia

del nostro Paese. Quale, a suo parere, il modello che integra

società, istituzioni ed economia

AQC: La Costituzione è uno dei grandi successi conseguiti

dal nostro Paese, approdato dopo la dittatura e la guerra

alla democrazia repubblicana. I meriti della Costituzione

e dei Costituenti sono perciò grandi, anche se adesso la nostra

Carta Fondamentale mostra qualche segno del tempo nella

parte economica. Credo perciò che andrebbero raffinati alcuni

articoli per rafforzare il liberalismo sociale e il federalismo

solidale in modo da bilanciare meglio sussidiarietà e solidarietà,

promozione delle persone e delle comunità per lo sviluppo.

Di recente i tedeschi hanno ritoccato la loro Carta Fondamentale

in grande armonia parlamentare.

Noi avremmo bisogno di una «Convenzione costituente nazionale»

con personalità di nomina istituzionale senza cariche politiche

e partitiche per ricreare un clima di Responsabilità repubblicana

unitaria che prepari la riforma che poi seguirà l’iter dell’art 138.

E: Nei suoi scritti ha sostenuto che il pensiero dei grandi

economisti e dei paradigmi originali di pensiero e di azione

potrebbero aiutarci nel cambiare l'economia italiana.

Quale è il paradigma che potrebbe guidarci

AQC: Il più adatto all’economia italiana è quello

che in Germania si chiama «Economia Sociale di Mercato»

che noi dovremmo tradurre nelle nostre caratteristiche,

rifacendoci a grandi personalità come Luigi Einaudi e Ezio Vanoni.

L’ordine costituzionale deve delimitare l’economia di mercato

dove vanno evitate forme monopolistiche o para monopolistiche.

Questo sistema non deve però essere dirigista ma consentire

al mercato di contribuire ordinatamente al bene pubblico.

L’Economia Sociale di Mercato ispira il Trattato sulla Unione

Europea (art. 3) dove è delineata come combinazione

delle libertà del mercato con la solidarietà sociale.

In Germania, il sistema economico è molto incentrato sul dialogo

e la dialettica delle parti sociali dal quale ha origine il consenso

tra forme associative nel governo dell’economia e anche delle

imprese. Oggi molti credono che le virtù del mercato

rappresentino tutto quello che serve all’economia dimenticando

che i fenomeni di liberismo libertario hanno provocato

la grande crisi che stiamo vivendo.

Il modello europeo continentale è quello di un mercato

libero ma anche regolato e partecipato da forme associative

di imprese e lavoratori.

AQC: L’Italia ha le potenzialità per puntare al modello

di liberalismo sociale ma è necessario intervenire per dare

efficienza alle reti istituzionali, sociali ed economiche a partire

dal superamento dei nostri molti dualismi: nord-sud, debito

pubblico-ricchezza privata, burocrazia-illegalità, creativitàdisordine,

europeismo-localismo.

L’Italia ha una struttura reticolare, una economia reale vitale

e dinamica e imprese forti capaci di reggere il peso di un fardello

politico-burocratico-istituzionale e di finanza pubblica.

Ma vi sono anche altri fattori di freno, quali le dimensioni

di impresa troppo piccole, la situazione energetica, la modesta

entità di investimenti in ricerca e sviluppo.

I Trattati europei hanno portato in Italia una concezione

della concorrenza, del mercato e dell’impresa assai più confacente

a una visione democratico liberale o liberal-sociale, consapevole

che lo sviluppo e il bene comune si perseguono anche con

un buon funzionamento dell’economia così fondata piuttosto

che con un ruolo di supplenza dello Stato.

E: Non è necessario, però, sottrarre i mercati e le imprese

al gravame politico-burocratico

Certo, questo da noi ha delle radici molto profonde e continua

a sostenere il processo che nei fatti ha portato l’economia

italiana a conquistarsi libertà e credibilità sui mercati

internazionali. Oggi il sistema economico italiano è tripolare:

pochissime grandi imprese private o semi-private o semipubbliche

che hanno rilievo anche internazionale; imprese

pubbliche locali; piccole-medie imprese, spesso raggruppate

nei distretti, molto protese all’export, forti nella competizione

globale ma per taluni versi vulnerabili tecnologicamente

e finanziariamente. Grazie a loro si è creato in Italia un nuovo

modello di democrazia economica con forte applicazione

del principio di sussidiarietà, principio regolatore dei rapporti

tra Istituzioni, Società ed Economia. La sussidiarietà può dunque

essere considerata un principio intorno al quale potenziare

un liberalismo sociale che possa combinare la capacità di iniziativa

e di responsabilità delle persone e dei soggetti economici,

generando così sviluppo; l’iniziativa e la responsabilità

delle persone e dei soggetti sociali, generando solidarietà

dinamica e creativa.

92

Elementi 24


La strana storia

della luce e del colore

di Rodolfo Guzzi

Springer Verlag Italia, 2011, pag.200,

Euro 27,95

No impact man

(L’esperimento di una

famiglia ecologicamente

corretta nel cuore di New

York)

DVD di Laura Gabbert e Justin Schein

Blue economy

10 anni. 100 invenzioni.

100 milioni di posti

di lavoro

di Gunter Pauli

Edizioni Ambiente, 2010, pag.344,

Euro 25,00

Mondoviaterra

467 giorni. 108.000 km.

Senza bucare il cielo

di Eddy Cattaneo

Feltrinelli, 2011, pag.450,

Euro 14,40

Fino al Seicento, la luce era

oggetto di studio da parte

degli scienziati, mentre il colore

da parte dei filosofi.

Questa dicotomia fu superata

dall’Experimentum Crucis

di Newton che spiegò come

la luce contenesse il colore.

Il libro analizza le teorie sulla

visione, sviluppate dai filosofi

greci e poi da quelli arabi,

dagli scienziati medievali e poi

dagli artisti del Rinascimento.

L’Autore analizza anche gli

esperimenti sulla luce nella fisica

classica e in quella moderna,

introducendo nuovi concetti

sulla percezione della stessa.

Spiega, inoltre, come – solo

con la nascita della fisica

moderna – sia stata scoperta

la vera natura della luce

e del colore e come, attraverso

le neuroscienze, si cominci

a comprendere il meccanismo

cerebrale di scomposizione

dell’immagine nel colore,

nella forma, nel movimento

e la loro successiva integrazione.

A volte si sprecano momenti importanti

solo per stupido egoismo.

È un peccato.

Si dovrebbe essere “egoisti-migliori”

e pensare che quel tempo

sciupato poteva essere invece

il nostro “miglior tempo”.

(K. Elzheir)

È possibile muoversi nella New

York della frenesia e degli

acquisti compulsivi, solo a piedi

o in bicicletta Eliminare dalla

propria vita la TV e lo shopping

Dire addio a pannolini e

fazzoletti di carta Si può

adattare il proprio ritmo

veglia-sonno alla luce esterna,

nella città delle mille luci, che

non dorme mai

Sembrerebbe di si, vedendo

l’esperimento-avventura

di Colin Beavan, giornalista

esperto di tematiche ambientali

per “Esquire” e per “New York

Times”, che un giorno decide

di vivere in modo “sostenibile”;

coinvolgendo la moglie,

la figlioletta e il cane Frankie.

Questa esperienza, che ha

suscitato interesse nell’opinione

pubblica internazionale,

è diventata un progetto

multimediale e interattivo,

raccontata prima in un blog,

poi con un libro (“Un uomo

a impatto zero”, Cairo Editore,

pag. 285, Euro 14,50) e ora

in questo Dvd.

Pauli presenta un ambizioso

programma per ridurre le

emissioni di anidride carbonica,

utilizzando una combinazione

di tecnologie verdi già esistenti.

Ogni attività "blu" è un

ecosistema. Non produce rifiuti,

perché li riutilizza generando

ulteriori profitti: per esempio,

usando un cellulare senza

batteria, che sfrutta il calore

prodotto dal corpo e le

vibrazioni della voce umana.

Fantascienza No, realtà. Gunter

Pauli, economista e imprenditore

belga, è il fondatore di Zeri

(Zero Emission Research

Initiative), rete internazionale

di scienziati e studiosi che si

occupano di trovare soluzioni

innovative alle principali sfide

del mondo d’oggi, progettando

nuovi modi di produzione e di

consumo.

BiBiblioteca

Il libro, spiega l’Autore, parla

di un “sogno”: fare il giro

del mondo via terra, senza

prendere aerei; a contatto

con la Natura, senza “bucarla”

dall’alto. Un’avventura d’altri

tempi, per sentire la terra

cambiare sotto i piedi, giorno

dopo giorno, per attraversare

gli oceani a bordo di cargo

mercantili: uscire, chiudere

la porta e unire il vialetto

di casa alla via della seta e

al Karakorum; unire i templi

buddisti con le rovine Maya

o il Macchu Picchu con

la Terra del fuoco.

a cura di

Mauro De Vincentiis

Elementi 24 95


Riprendiamoci il sogno

Dai nostri giorni è svanito il sogno.

La voglia di modellare il tempo per dar vita a un desiderio

che poco ha a che fare con la materia, anche se a volte con essa

si realizza o in essa confluisce.

Lo abbiamo perso perché attratti da altri sogni che di materia

si nutrono e nella materia si consumano.

Lo abbiamo perso perché abbiamo dimenticato e smarrito

l’essenza del bambino che siamo stati. Di quell’età in cui ogni

ora, ogni minuto, ogni secondo dell’esistenza, del sogno era

impregnata.

Un sogno fantastico, al quale aggrapparsi con la fantasia

per volare verso lidi ricchi d’avventure e di altri sogni a queste

concatenati. O un sogno minuto, che stava tra le piccole cose

del giorno, che arricchivano l’essere e davano vigore al nostro

cammino. O, ancora, un sogno più ampio, in cui ogni pensiero,

ogni azione a esso ricorrente aveva come riferimento altri oltre

noi, un gruppo di persone, un popolo, una Comunità.

Abbiamo perso il sogno e con esso il contatto con quell’alimento

che ci può aiutare a guardare la vita con entusiasmo. Senza

il timore di affrontare il momento. Ricchi di uno sguardo

interiore che sa andare oltre le apparenze e scoprire segreti,

pulsioni e verità nascoste nell’animo nostro, in quello degli altri

e nelle cose del mondo.

E nel farlo, come gli ingenui e i folli danzare tra lo stupore

e la meraviglia, in quello spazio che confina con l’animo

e con il cuore. Lì dove ogni cosa si risolve e trova il suo significato.

Lì dove si cela la vera ricchezza dell’essere.

Un piccolo tesoro da non tener nascosto, ma da regalare

a chi si ama e a chi lo sa capire. Così che la sua essenza migri

proficua per un tempo senza più tempo.

Mp

Mondo Piccolo

lo Smilzo

Filo di Nota a cura di Mauro De Vincentiis

Lo sfoghista

La televisione ha creato un nuovo tipo di “personaggio”,

quello che gli analisti dei mass media chiamano lo “sfoghista”,

colui che si deve “sfogare” perché non sa confrontarsi,

nei forum e nei dibattiti con le opinioni degli altri.

Ormai non si discute più, si “esterna”: solo urlando e aggredendo

(e non ragionando) si difende la parte che si rappresenta.

È l’istinto della mischia, dove tutto finisce in “confusione”.

La litigiosità per la litigiosità, abbracciando i settori più disparati,

dalla politica allo sport. Forme penose, per niente costruttive;

manifestazioni di pulsioni profondamente radicate, che scadono

spesso nella volgarità.

È un segno dei tempi. Un diversivo “rituale e strumentale”

per combattere e cercare di vincere le quotidiane battaglie

FnElementi 24 99


Sorse finalmente l’alba... alba strana: sole e oro di nubi

a oriente; nero e tempesta a occidente; ma il tempo

migliora e, da uno squarcio di nubi, intravediamo

l’oceano, tutto increspato di bianca schiuma; nel cielo

assistiamo ancora alle gigantesche metamorfosi

delle nubi, che vanno assumendo forme incredibili

e mutevoli, come quando da strati ampi e spessi

vediamo sorgere dei colonnati che superano talvolta

anche l’altezza di 4000 metri…

Arturo Ferrarin *

(in “Voli per il mondo”, 1929)

E+

Energia, letteratura, umanità

*1895-1941. Fu pilota da caccia durante

la guerra 1915-18, meritandosi

una medaglia d’argento. Compì nel 1920

il volo Roma-Tokyo a tappe.

Nel 1928, con Carlo Del Prete, effettuò

la trasvolata atlantica da Montecelio (Roma) a

Port Natal (Brasile), percorrendo 7163 km in 49

ore e 19 minuti.

Venne insignito della medaglia d’oro

al valore aeronautico.

Descrisse le sue imprese in “Voli per

il mondo”.

Immagine di fondo ideata e realizzata da Alessandro Buttà

Elementi 24 24 101


Angelo Colagrossi

L’idea di mantenere vivo il primato della pittura come

mediazione poetica e sintesi concettuale di una realtà proiettata

verso il futuro, connota tutta la ricerca, appartata e separata

da correnti e da tendenze, di Angelo Colagrossi che si

caratterizza per la inusuale capacità di fondere, in un unicum

narrativo, campiture figurative e astratte nelle quali il colore

assume sia il ruolo di rappresentazione di qualcosa esterna

ad esso, sia il ruolo di “pittura” che trova in sé stessa la sua

affermazione. Ai “frammenti” che costituiscono l’essenza del

suo fare, Colagrossi affida il ruolo esplicativo del senso

dell’opera attraverso evocazioni che, concatenate le une

alle altre, creano un nuovo cosmo caratterizzato dalla “precarietà”

o forse dalla “instabilità” delle certezze che scandiscono

la quotidianità.

È, in questo senso, una pittura di denuncia del pericolo

che incombe sull’umanità: la perdita di interiorità derivata

da un uso della tecnologia non sempre finalizzato alla soluzione

delle esigenze umane.

Valga per tutti il ciclo di dipinti “Molto, moltissimo, anzi

troppo”, esplicativo della sua tendenza concettuale a rendere

visibile e comunicabile ciò che sembra sfuggire, per disinteresse,

allo sguardo normale. Nella sua opera ricorrono, infatti, simboli

“ideologici” facilmente individuabili nel suo interesse per temi,

spesso arricchiti da riferimenti colti, che sottolineano il “contrasto”

tra la società consumistica e la salvaguardia dell’ambiente naturale

dal quale l’uomo può trarre tutte le “energie” a lui necessarie.

Nato a Roma nel 1960, Angelo Colagrossi, formatosi negli

atelier di Valente Assenza, Giulio Turcato e Ennio Calabria,

si è imposto all’attenzione della critica come uno degli artisti

italiani più interessanti della sua generazione.

In oltre trent’anni di professione ha allestito personali in Italia

e all’estero, partecipato su invito a Rassegne di rilievo

internazionale - tra le quali la “Parabole Exibition” al Cairo,

la “Messis Summa. Italian Selection” a Francoforte, “Omaggio

a De Chirico” a New York, il “IV Salone d’Arte Moderna

e Contemporanea” a Roma - e a Premi Nazionali e

Internazionali come il “Sulmona”, il “Michetti”, il “Ferrazzi”.

102

Elementi 24

Molto, moltissimo, anzi troppo. Fra le onde e le stelle

Acrilico su tela cm 250x200

la Copertina a cura di Vittorio Esposito

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