Aprile 2009 - Avis Ragusa

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Aprile 2009 - Avis Ragusa

EDITORIALE

IBLEA

RAGUSA CHIAMA AFRICA

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C’è ormai tanta Africa anche nel nostro territorio, nelle nostre città, ma c’è

anche tanta Ragusa in Africa. Mentre si replicano gli sbarchi di disperati che

dalla costa africana cercano un nuovo Bengodi sulle nostre coste, mentre si

avvia una politica di respingimenti che mira ad evitare clandestinità ma che fa

anche a pugni con solidarietà e tolleranza, ci è piaciuto dedicare alcune pagine

di questo numero della nostra rivista ai sempre più frequenti scambi tra la

nostra provincia e l’immenso continente africano (un miliardo di persone che

reclamano una legittima considerazione).

* * * * * *

I bambini africani che spezzano il bianco delle nostre magliette, nella copertina

e nei servizi all’interno, sono i protagonisti attraverso le esperienze di

intenso professionale servizio di un futuro che speriamo possa essere diverso,

che possa ripensare, anche dopo il cataclisma di una crisi finanziaria che si è

fatta crisi economica e che ha dato la misura della incertezza di una politica di

equilibri precari costruiti tra un mondo che consuma oltre misura ed un mondo

che continua a morire di fame e di sete. Chi ha vissuto con loro nei loro spazi

e nel mondo delle loro rinunce, ha colto la ricchezza di un sorriso e di una speranza.

* * * * * *

E dietro questa presenza ragusana non ci sono solo questi momenti di vincente

solidarietà, ma anche la straordinaria valenza di una lunga militanza missionaria

di uomini delle nostra terra che hanno lasciato e lasciano tra quelle

popolazioni il segno della loro vangelizzazione. E tanti villaggi sperduti dello

Zimbabwe o del Madagascar hanno ritrovato grazie alla generosità della nostra

gente una infrastruttura in più, un pozzo per raccogliere l’acqua, una scuola per

imparare a comunicare.

* * * * * *

Poi le donne del Benin stanno provando a capire come e perché facciamo i

nostri formaggi e a raccontarci in un progetto di autentica solidarietà economica

tra il mondo ricco ed il mondo povero, grazie al Corfilac ed ai suoi uomini e

donne appassionati e generosi, le loro tradizioni, il sapore del loro latte, il profumo

della loro caseificazione: mirabile isolato esempio di cooperazione.

* * * * * *

E crescono di numero gli africani che mettono su impresa nelle nostre città,

sono più numerosi e più fiduciosi nella loro voglia di integrarsi e di produrre nel

rispetto delle nostre regole in un processo naturale di interculturalità; così come

le piazze e le strade di Vittoria o di Santa Croce Camerina o di Ragusa che si

affollano di neri che hanno voglia di farcela non devono fare paura perché il

mondo ha spazi ed energie per consentire a tutti di conquistare lo spazio di una

gratificante serenità.

* * * * * *

In questo contesto di un mondo diverso che ci piace e che questa nostra Avis

ha sempre tenuto in particolare considerazione, stona la preoccupata segnalazione

del randagismo che fa paura, del bambino dilaniato dai cani nella terra di

Montalbano, ai piedi dello stabilimento del Pisciotto. Stona perché rischiamo di

trasferire sui cani e sulla loro istintiva naturale “selvatichezza” le perversioni di

una nostra approssimativa gestione della relazione con gli animali di compagnia,

con il “migliore amico dell’uomo”: l’estate che si avvicina rimanda ai tanti

cani che diventano un peso e che prima della vacanza vengono abbandonati

per strada: perchè sorprendersi della loro possibile ribellione

Carmelo Arezzo

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LA VOCE DEL PRESIDENTE

“L’AVIS incontra la città”

Cari amici e soci donatori, come

vi è noto, il 31 Gennaio di quest’anno

è stato eletto il nuovo

Direttivo che sarà in carica fino al

31.12.2012. Il 9 Febbraio il

Direttivo, rinnovato per un terzo dei

componenti, mi ha eletto

Presidente carica importante e di

molte responsabilità. Impegno particolarmente

oneroso dover continuare

un lavoro che altri, prima di

me, hanno tracciato e portato

avanti con grande professionalità!

Il nuovo Direttivo è composto da

ventuno Consiglieri di cui quattro

fanno parte dell’Ufficio di

Presidenza e precisamente: Maria

Elena Salerno “Vice Presidente”,

Salvatore Di Pietro “Segretario”,

Antonio Montes “Tesoriere”.

Consiglieri, con incarichi diversi,

sono ancora: Elio Accardi, Aldo

Adamo, Natalino Blundetto,

Giovanni Cilia, Giuseppe Cilia,

Rosario Gulino, Antonino Ilardo,

Gaetano Lo Monaco,Alessandro

Martorana, Carmelina Rizza, Paolo

Roccuzzo, Giuseppe Salerno,

Salvatore Schininà, Giovanni

Scifo, Antonino Solarino, Maurizio

Tasca, Giuseppe Tetti. Gli obbiettivi

che ci proponiamo: raggiungere i

Giovani nei loro luoghi di ritrovo;

confrontarci con le varie

Associazioni Economiche; incontrare

gli studenti delle Scuole

Medie Superiori; avvicinare le varie

Aziende Artigianali e Commerciali

operanti in Città; avere rapporti privilegiati

con le altre Associazioni

Onlus che operano nel mondo

della prevenzione sanitaria. Il

nostro slogan vuole essere “L’Avis

incontra la Città”.

Abbiamo già avviato alcune

manifestazioni: insieme alla Lega

Italiana per la Lotta ai Tumori

(LILT) una “cicloturistica” per il 31

Maggio il cui tema è “Lascia la

sigaretta, monta la bicicletta” sulla

prevenzione del tumore ai polmoni.

Per metà Giugno abbiamo programmato

una “due giorni” di sport,

spettacolo e iniziative varie, organizzato

dal “Gruppo Giovani”

dell’Avis, insieme al Comune di

Ragusa.

La sede ragusana dell’AVIS

Nei mesi a venire l’impegno nostro

sarà quello di sperimentare nuove

formule per raggiungere quanti più

giovani possibili da iscrivere all’Avis,

per far si che la fascia di donatori dai

18/25 anni sia in percentuale ancora

più consistente in modo che negli

anni a venire si abbia sempre un

ricambio generazionale.

Giovanni Dimartino

Auguri per i 30 anni

Abbiamo da poco festeggiato i 30 anni di vita dell’AVIS di Ragusa ed

è stato, questo, un momento bello e significativo anche per tutta la

nostra comunità provinciale che ha sempre issato alta la bandiera

della solidarietà.

L’AVIS è una realtà associativa simbolo nella provincia di Ragusa,

alla quale siamo legati da vincoli di amicizia, simpatia e affetto.

Sono sentimenti che si associano ad un legittimo orgoglio perché

l’AVIS iblea primeggia in tutta Italia tra le benemerite Associazioni di

volontoriato; questo orgoglio non deve bastarci, ma ci deve rendere

ancora più partecipi degli scopi e dell’attività dell’Associazione.

Un invito quindi a tutti i cittadini iblei a essere sempre vicini all’AVIS

ed a sostenere la sua attività, con l’augurio di sempre maggiori

successi al servizio della sofferenza e dei bisogni della nostra

comunità.

Ing. Giovanni Franco Antoci

Presidente della Provincia Regionale di Ragusa

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PENSARE CON I NUMERI

Nel tempo della crisi

Siamo in piena crisi: finanziaria,

psicologica, economica, occupazionale,

morale. Per molti, è la crisi

del pensiero unico liberista, la cui origine

finanziaria, esplosa negli USA e

diffusasi a livello internazionale, non

ha saputo evitare speculazioni sui

prezzi dell’energia, del grano, delle

materie prime, prima saliti alle stelle,

oggi discesi a livelli da svendita. Il

passo verso il crollo occupazionale è

stato breve (sono di queste settimane

le notizie del ricorso alla mobilità e

alla cassa integrazione anche in molte imprese storiche

ragusane) e sono emersi i sintomi della crisi sociale,

con l’aumento del senso di precarietà.

In Sicilia, i segnali della crisi si toccano con mano:

crollo della domanda regionale e nazionale, concorrenza

dei mercati di produzione emergenti (Nord-

Africa, Cina, Europa dell’Est), scarsa capacità di

proiezione internazionale, persistenza di vincoli infrastrutturali

(trasporti), sociali (mafia) e amministrativi

(immobilismo e corruzione della P.A.) alla possibilità di

investimenti esteri sul territorio isolano.

Non aiutano le scelte dei Governi Nazionali: il rigore

è servito finora a trasferire risorse dalla produzione

all’assistenzialismo (Alitalia, sanatoria dei debiti dei

comuni di Catania e di Roma), dal sud al nord (defiscalizzazione

degli straordinari, tagli all’istruzione pubblica,

tagli del 25% al Fondo per le Aree

Sottosviluppate) e dai ceti popolari ai ceti abbienti

(abolizione totale dell’ICI sulle abitazioni di lusso).

Non aiuta neppure la Regione Siciliana, con il dato

(98,6%) che ha visto un uso dei fondi strutturali europei,

unica risorsa per lo sviluppo futuro, impiegati per

le esigenze di gestione ordinaria anziché per gli investimenti

produttivi. La Sicilia è passata dal 181° al 199°

posto fra le 208 regioni europee. Il suo PIL pro capite

è disceso dal 67,8% della media europea a meno del

59,8%.

Qualcuno, anni fa, ha parlato di Ragusa come “l’Altra

Sicilia”, o come “Modello Ragusa”, i cui punti di forza

erano e sono noti: 1ª in Sicilia per densità di imprese

rispetto alla popolazione (9,6%), 1ª per minor tasso di

disoccupazione, 1ª per valore aggiunto in agricoltura,

1^ in Italia per superficie immobiliare pro capite, 1ª per

qualità gestionale della sua banca (BAPR) rispetto alle

I diagrammi della crisi

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altre banche popolari, 1ª per tasso di

sindacalizzazione (3ª in Italia), 1ª per

quote di mercato nei settori zootecnico-caseario

(60%), chimico-plastico

per l’agricoltura (60%), dei materiali

edili e lapidei di pregio (3ª in Italia

dopo Verona e Carrara), 1ª per saldo

attivo della bilancia commerciale

import-export, 1ª per indice di coesione

sociale e volontariato diffuso (1ª

AVIS in Sicilia), 1ª per minor incidenza

dei fenomeni mafiosi e per minor

numero di truffe.

Ma i segnali di crisi del modello sono oggi evidenti.

Non è un problema di dati in valore assoluto, che tuttora

resistono nell’ambito dell’economia siciliana, ma

di “trend” negativi in atto: è calato il saldo della natimortalità

imprenditoriale, l’incremento del PIL è, nel

2007, il più basso della Sicilia, il tasso di occupazione

si è ridotto, nello stesso anno, più che nelle altre province

siciliane.

Affrontare la crisi richiederebbe investimenti per l’innovazione,

onesta formazione delle risorse umane,

cooperazione fra imprese, consorzi fra comuni e province,

internazionalizzazione. Tuttavia, esistono profondi

ostacoli al cambiamento: cultura individualistica,

micro-dimensione, sottocapitalizzazione, lentezza

delle pubbliche amministrazioni, inconsistenza della

rappresentanza politica. E proprio in questo quadro

diventa necessario, e non solo eticamente auspicabile,

tentare esperienze di sviluppo “solidale”… l’idea del

distretto del Sud-Est, con l’esperienza, ad esempio,

del Tavolo interprovinciale dei Trasporti e quella dei

distretti integrati sono idee giuste e vincenti.

La solidarietà, valore testimoniato e incarnato dalla

nostra AVIS, diventa oggi, con la crisi, anche fattore

essenziale di un nuovo modello di sviluppo. E il bene

comune, di fronte ai 7,5 milioni di italiani al di sotto

della soglia di povertà, 9,5 milioni di persone impiegate

in lavori precari (vedasi “Il lavoro non è una merce,

contro la flessibilità”, di Luciano Gallino, Ed.Laterza), e

a un ceto medio falcidiato dall’aumento dei prezzi reali

e dai tagli ai servizi pubblici locali, torna ad essere,

anche a Ragusa, obiettivo primario e vitale dell’azione

sociale dei cittadini. Questa è la mia convinzione: l’idea

di un ben-essere comune!

Gian Piero Saladino

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ATTUALITA’

La tragedia e la bellezza

Scriviamo queste brevi riflessioni

mentre si susseguono

con litanica ripetitività immagini e

notizie di morte, di sofferenza, di

distruzione.

La disperante cronaca del dolore,

che sta martoriando il vissuto

del popolo d’Abruzzo.

L’angosciante resoconto dell’abbattimento,

dello scoraggiamento,

dello sconforto.

Illusioni schiacciate sotto le

rovine delle case, delle chiese,

dei monumenti, degli edifici pubblici;

vite stroncate, giovani sogni

sepolti sotto la polvere e le macerie.

Come una candela

ne accende un’altra

e così si trovano accese

migliaia di candele,

così un cuore ne accende

un altro e così si accendono

migliaia di cuori.

Lev Tolstoi

Ma accanto alla tragedia, al

dolore intollerabile, osceno, disumano

si colgono i segni riconoscibili

della bellezza, della speranza,

della vita.

Essi si esplicitano nel silenzio

dignitoso, composto di chi ha

perso gli affetti più cari, la propria

identità, il proprio passato, il proprio

futuro.

La testimonianza nutriente e

confortante resa dagli uomini

politici di lavorare con unità di

intenti e lucida consapevolezza

alla ri-costruzione del bene

comune.

L’abilità comunicativa della

stampa che racconta la tragedia

senza spettacolarizzare il dolore,

rispettando -quasi con religiosa

compostezza- la indicibile sofferenza

dei tanti, dei molti, dei troppi.

La professionalità, la dedizione,

lo spirito di servizio e di sacrificio

degli innumerevoli uomini delle

istituzioni cha mettono in rete, a

fattor comune, risorse umane e

materiali, saperi professionali e

culture organizzative, contaminandosi

secondo prassi virtuose

ormai consolidate, senza ansie

identitarie e fecondandosi reciprocamente:

protezione civile,

vigili del fuoco, forze dell’ordine,

amministratori locali, esercito ed

ogni altra soggettualità coinvolta

nelle operazioni di soccorso e di

ricostruzione.

Ad affiancarli, a dare una mano

il volontariato con la sua febbrile

operosità: tra le macerie, come

tra le tendopoli, tra le vie abbandonate

e deserte dei centri abitati

e nei presidi sanitari e di pronto

soccorso sociale.

Una linfa vitale che continuamente

sui rigenera e si moltiplica.

Carovane di solidarietà che muovono

verso l’Abruzzo. Flussi di

risorse finanziarie continuamente

alimentati per sostenere: oggi il

soccorso e domani la ricostruzione.

Non c’è simbolismo più immaginifico

di quello delle mani per

descrivere l’instancabile azione

“Tante cose ho imparato da voi,

gli uomini

Ho imparato che un uomo

ha il diritto di guardarne un altro

dall’alto al basso

solamente quando deve aiutarlo

ad alzarsi”

Gabriel Garcia Marquez

del volontariato. Sono mani che

scavano, che confortano, che

rassicurano, che sostengono,

che consolano, che si stringono,

che incoraggiano a riaccendere

la fiammella della speranza, che

aiutano ad elaborare il dolore.

Con l’amore non si fa

commercio al mercato.

La sua gioia,

come la gioia dell’intelletto,

è di sentirsi vivo.

Lo scopo dell’amore è

amare né più, né meno.

Oscar Wilde

E’ quell’inestimabile capitale

sociale, quella forza preziosa ed

insostituibile del volontariato che

ogni giorno nella ordinarietà e

nell’emergenza sa farsi carico

della sofferenza degli altri, degli

ultimi dei perdenti, sa annunciare

l’esperienza della felicità pubblica,

sa rivolgere ai giovani il messaggio

vivifico dell’essere uomini

solidali.

Il Paese, come ha scritto il

Direttore De Bortoli nel magistrale

articolo di fondo del 10 aprile,

con cui si è ripresentato ai suoi

lettori del Corriere della Sera,

“non si trasforma o si scopre

diverso, ma mostra alcune delle

sue tante qualità”.

Tra queste la grande generosità

di questa comunità nazionale,

la grande generosità, diciamo

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noi che di volontariato viviamo e

nel volontariato crediamo, dell’andare

verso l’altro con tutta

l’intelligenza del cuore, senza

calcoli, senza opportunismi, per

la sola gioia di dare, di donare

gratuitamente ed anonimamente.

E’ questo il giacimento valoriale

del volontariato, che con la ricchezza

del suo arcipelago è

capace di mobilitare competenze

ed emotività, know-how ed entusiasmo,

umanità ed efficienza

integrandosi sinergicamente -

umile e duttile- con le agenzie

istituzionali chiamate a dispiegare

il servizio pubblico nelle sue

molteplici declinazioni, fino a

diventarne il “valore aggiunto”.

Abbiamo più volte sostenuto

che il volontariato genera valore.

Mi voglio qui soffermare in particolare

sulla capacità di armonizzare

le sue diverse espressioni,

ispirazioni, anime e sensibilità;

sulla forza di farsi luogo di reciproco

arricchimento dove non

c’è spazio per particolarismi,

ATTUALITA’

intolleranze, radicalismi identitari,

fondamentalismi, sulla tenacia

nel costruire scenari in cui la

diversità e la differenza sanno

trasformarsi fruttuosamente in

complementarietà e condivisione.

Nel volontariato si conferma

che ogni uomo, come sostiene

sapientemente Enzo Bianchi,

priore della comunità monastica

di Bose è “capax boni, capace di

discernere tra bene e male in

virtù di un indistruttibile sigillo nel

suo cuore ……….”. “Si tratta per

tutti - credenti e non credenti,

cattolici, atei ed agnostici, di

essere fedeli alla terra, fedeli

all’uomo, vivendo ed agendo

umanamente, credendo nell’amore,

parola si abusata oggi e

sovente svuotata di significato,

ma parola unica che resta nella

grammatica universale per esprimere

il luogo in cui l’essere

umano si sente chiamato”.

E la vocazione non può che

essere quella di “uno slancio

continuamente rinnovato, di un

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supplemento speciale” come

annunzia il Cardinale Tettamanzi

“di fraternità e solidarietà, una

nuova primavera sociale fatta di

volontariato, di mutuo soccorso,

di cooperazione da far fiorire,

perché insieme, solo insieme è

possibile affrontare e superare le

difficoltà che sperimentiamo e si

prospettano”.

Solo così la luce di speranza e

di vita può squarciare le tenebre

della notte oscura.

Giovanni Scifo

Che il vostro cuore

sia sempre colmo d’amore.

Una vita senza amore è come

un giardino senza sole

e con i fiori appassiti.

La coscienza di amare

e di essere amati

regalano tale calore

e ricchezza alla vita

che nient’altro può portare.

O. Wilde

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INFORMAZIONE SCIENTIFICA

L’orgoglio di donare il sangue a “Ragusa

Essere donatore è di per sé motivo di soddisfazione e di orgoglio

ma se tutto funziona meglio “Si può fare di più”

La trasfusione è un Trapianto

Tutti i donatori conoscono bene

i due sistemi principali dei gruppi

sanguigni: AB0 ed Rh!

La ricerca dei donatori in gran

parte viene effettuata sulla base

di questi due sistemi principali,

ma non è sempre così!

La trasfusione è un trapianto di

un tessuto a consistenza liquida

e come tale è soggetto a tutte le

leggi che regolano la compatibilità

tissutale con le note conseguenze

di rigetto!

La presenza di anticorpi verso

antigeni dei globuli rossi dei

sistemi dei gruppi sanguigni

minori rappresenta a volte nei

pazienti politrasfusi un problema

per il reperimento di unità prive

dell’antigene corrispondente.

Avere a disposizione donatori

periodici tipizzati per i sistemi

gruppo ematici minori rende possibile

a volte in breve tempo il

reperimento di unità di emazie

compatibili.

Tutto questo assume una

valenza ancora maggiore se nel

proprio Ospedale accedono

pazienti politrasfusi come talassemici

e talassodrepanocitici.

Cosa abbiamo fatto a Ragusa

Nel nostro Ospedale è stata

eseguita una ricerca sulla specificità

degli anticorpi di più frequente

riscontro e sul loro coinvolgimento

in reazioni trasfusionali

immediate e ritardate.

Gli anticorpi identificati avevano

una specificità contro gli antigeni

gruppoematici (Rh: Cc DDw Ee

Cw; MNSs; Kidd; Duffy; Kell/cellano).

A questo punto sono stati ricercati

sui donatori periodici delle 5

Avis Comunali convenzionate

con l’Azienda Ospedaliera gli

stessi antigeni con sistema automatico

Galileo (Immucor

Gamma ® ), e i dati sono stati trasmessi

in automatico al sistema

gestionale regionale Emonet.

Abbiamo deciso di individuare

delle precise caratteristiche per i

donatori da sottoporre alla tipizzazione

estesa, tenendo presente

che i donatori più giovani (18-

40 anni) ci danno una aspettativa

donazionale potenziale da 25 a

47anni! I parametri selezionati

sono stati i seguenti:

1. Età: dai 18 ai 40 anni

2. Gruppi: tutti i gruppi AB0

3. Quali donatori: solo quelli abilitati

alla donazione di globuli

rossi.

Tra i donatori afferenti alle varie

AVIS 3859 soggetti hanno le suddette

caratteristiche e al 31-12-

2008, ne sono stati già tipizzati

ben 3025.

A cosa è servito tutto questo

lavoro e tutto questo investimento

economico

La tipizzazione estesa ai sistemi

minori di 3025 donatori ha

facilitato il reperimento di sangue

compatibile negli ultimi tre anni

nei seguenti casi.

In un piccolo paziente talassemico,

dopo un’importante reazione

trasfusionale ritardata, è stato

identificato un allo anticorpo anti-

Jka. Il nostro data base ci ha consentito

di trovare 153 donatori

con fenotipo Rh CcDee Kell neg

Jka neg. Un efficiente sistema di

convocazione ha consentito di

garantire la regolarità della trasfusione.

In una paziente talassodrepanocitica

(B+ CcDEe kell -), sono

stati identificati gli anticorpi anti

Kell ed anti f. Il nostro data base

ci ha consentito di trovare sempre

donatori R1R1 ed R2R2 kell

negative consentendoci di effettuare

con cadenza bimestrale

uno scambio eritrocitario con

separatore cellulare con sei unità

per seduta.

In un paziente con talassemia

intermedia sono stati identificati

due alloanticorpi, anti Jkb anti S,

ed un auto anticorpo a specificità

anti C. Il nostro data base ci ha

consentito di trovare 52 donatori

con identico fenotipo.

In un giovane paziente con

insufficienza renale cronica, di

gruppo (0 + CcDee kell -) sono

stati identificati due allo anticorpi

anti E ed anti Jkb. Sono stati trovati

105 donatori con identico

fenotipo.

Nel corso del 2007 abbiamo

avuto una richiesta urgente proveniente

da altra Regione di

emazie 0 POS CcDee, cellano

negative. 8 i donatori trovati

con tali caratteristiche. 6 unità

consegnate in più riprese di cui le

prime due dopo scongelamento.

Nel corso del 2008 abbiamo

avuto una richiesta urgente del

CRS girata dal CNS di emazie 0

neg, Jka -; Duffy b-; ssNN;

Il nostro data base ci ha consentito

di trovare un solo donato-

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INFORMAZIONE SCIENTIFICA

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re identico.

Nell’Aprile del 2009 è pervenuta

una richiesta dal CRS per due

pazienti ricoverati presso la

Rianimazione dell’Ospedale di

Cefalù di numerose unità 0 POS

CcDee, cellano negative.

Il SIMT di Ragusa è stato in

grado di fornire entro le ore 14

dello stesso giorno due unità con

quelle caratteristiche in quanto,

vista la rarità del gruppo si era

provveduto, con grande oculatezza,

al congelamento a – 60 °C

di due unità. (Tempo di conservazione

possibile 10 anni invece

che 42 giorni)

L’AVIS di Ragusa con grande

efficienza ha inviato il giorno successivo

altri 5 donatori con

quelle caratteristiche.

In totale le AVIS afferenti al

SIMT di Ragusa dispongono di

22 donatori con genotipo KK su

oltre 10.000 donatori tipizzati per

Kell e Cellano.

L’Ospedale di Trento solo dopo

due giorni ha potuto inviare altre

4 unità.

Una volta tanto siamo stati i

più veloci in Italia a fornire il

sangue giusto per quei pazienti

siciliani di Cefalù e la risposta

è venuta da donatori siciliani!!!

La nostra esperienza anche se

riferita ad un esiguo numero di

casi sembra confermare l’utilità di

estendere la tipizzazione dei giovani

donatori ai gruppi sanguigni

minori. Abbinare il congelamento

di emazie compatibili con pazienti

politrasfusi immunizzati mano a

mano che i donatori si presentano

potrebbe aiutare a garantire

nel tempo la regolarità della trasfusione

cronica e il reperimento

di emazie con fenotipo raro.

L’orgoglio di essere un donatore

di sangue a Ragusa viene premiato

ed amplificato ulteriormente

dal fatto che una buona organizzazione

immunoematologica

ci dà la possibilità di essere più

utili ed in grado di aiutare anche i

pazienti più complessi e più difficili

da curare.

Cari donatori

Grazie

Il Direttore Sanitario

Dr Pietro Bonomo

Nell’immagine sono raffigurati

i numerosi antigeni sulla

membrana dei globuli Rossi:

Rh: Cc DDw Ee Cw; MNSs;

Kidd; Duffy; Kell/cellano Etc.

Etc.

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INFORMAZIONE SCIENTIFICA

Una ricerca nel territorio

Grazie all’AIL Ragusa è stato possibile realizzare

un opuscolo su Leucemie, Linfomi e

Mieloma in provincia di Ragusa presentato in

anteprima il 20 Aprile presso la sala AVIS. La

monografia che ha carattere informativo/divulgativo

contiene i dati di 25 anni di registrazione da

parte del Registro tumori di Ragusa.

In maniera semplice e descrittiva viene presentata

l’occorrenza delle neoplasie maligne del sistema

emolinfopoietico in provincia di Ragusa dal

1981 al 2005. Le misure epidemiologiche riportate

nel testo che è arricchito di grafici e tabelle di facile

comprensione sono: l’incidenza, la prevalenza,

il numero annuale di ricoveri, l’andamento temporale,

la sopravvivenza e la distribuzione dei casi

nel territorio. Ogni anno in provincia di Ragusa

ammalano di una neoplasia emolinfopoietica

mediamente 158 persone (5 o 6 di età inferiore ai

20 anni) e si verificano 423 ricoveri a causa di

queste malattie. Gli istogrammi dei grafici mostrano

confronti intra-provinciali e confronti con il dato

dei registri tumori italiani (“Italia 98-02”) pubblicato

nella monografia dell’Associazione Italiana dei

Registri Tumori (AIRTum) nel 2006. Solo il comune

di Giarratana ha un tasso d’incidenza standardizzato

superiore a quello italiano nel sesso

maschile (80.2), tuttavia non statisticamente significativo.

Analogamente non sono statisticamente

significativi i valori calcolati per quei comuni che

hanno un tasso superiore o inferiore rispetto a

quello dell’intera provincia di Ragusa.

Quest’ultima ha un tasso standardizzato di incidenza

di 30.1 negli uomini e di 20.1 nelle donne,

mentre in Italia il tasso è rispettivamente di 63.2 e

43.1: le minori incidenze nei due sessi in provincia

di Ragusa rispetto all’Italia sono statisticamente

significative.

L’impatto dei tumori emolifopoietici può essere

ben rappresentato anche dalla misura epidemiologica

definita come prevalenza: cioè il numero di

persone malate e curate (e viventi) in un determinato

momento. Nella provincia di Ragusa i pazienti

o ex-pazienti onco-ematologici al 31.12.2005

erano 632 (tasso: 206.0 x 100.000 abitanti): mentre

343 di questi soggetti (tasso: 111.8 x 100.000)

erano malati da 5 o meno anni, 289 di essi (tasso:

94.2 x 100.000) avevano avuto una diagnosi

Confronto geografico dei tassi standardizzati dei comuni della provincia di Ragusa

Sistema emolinfopoietico (escluso sindromi mielodiplastiche) - periodo 2001/2005

U O M I N I

Confronto geografico dei tassi standardizzati dei comuni della provincia di Ragusa

Sistema emolinfopoietico (escluso sindromi mielodiplastiche) - periodo 2001/2005

D O N N E

onco-ematologica da più di 5 anni: 85 soggetti con

storia di malattia compresa tra 5 e 8 anni, 139 tra

8 e 15 anni e 65 da oltre 15 anni (tabella 5). Inoltre

nel quinquennio 2001-2005 si sono verificati 2.117

ricoveri per tumori maligni del sistema emolinfopoietico

rappresentando lo 0.65% del totale di tutti

i ricoveri ospedalieri di pazienti della provincia di

Ragusa in tutti gli ospedali italiani. La tabella 3

riporta il tasso di ospedalizzazione a causa di queste

malattie per mille abitanti che è stato pari a

1.43 ricoveri ogni mille residenti ed è variato da un

minimo di 0.83 a Pozzallo a un massimo di 2.51

a Giarratana; solo il tasso di ospedalizzazione di

Chiaramonte pari a 2.32 ha una significatività statistica

“borderline” nei confronti dell’intera provincia.

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N. 1 - Aprile 2009


INFORMAZIONE SCIENTIFICA

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Il Grafico mostra che sia nel sesso maschile che

in quello femminile il tasso standardizzato alla

popolazione europea per 100.000 dei 5 quinquenni

dal 1981 al 2005 è in costante aumento, pur evidenziandosi

una lieve flessione negli uomini nel

periodo 1996-2000. Nel sesso maschile si è passati

dal 23.0 del 1981-85 al 30.1 del 2001-2005,

mentre nel sesso femminile si è passati da 15.0 a

20.1 rispettivamente.

L’opuscolo riporta anche l’analisi di sopravvivenza

denominata “sopravvivenza relativa” che tiene

conto dell’aspettativa di vita o mortalità intrinseca

(cioè per tutte le cause) della popolazione della

provincia di Ragusa, nei 4 quinquenni 1982-85,

1986-89, 1990-94 e 1995-99, in cui sono state diagnosticate

queste neoplasie. Le percentuali sono

confrontate con quelle italiane (Italia*: cosiddetto

pool dei registri tumori italiani, pubblicazione

AIRTum 2007). I risultati dell’analisi dimostrano

che anche in provincia di Ragusa si evidenzia un

notevole incremento della probabilità di sopravvivere,

analogamente a quello che è successo nel

resto d’Italia. Nello specifico, quando si considerano

tutte assieme le leucemie (linfatica, mieloide e

le altre rare forme), la sopravvivenza a 5 anni dei

casi registrati nel 1995-1999, in provincia di

Ragusa, è maggiore di quella italiana, mentre nel

caso dei linfomi non Hodgkin (LNH) la sopravvivenza

è inferiore. Queste differenze non sono statisticamente

significative. In breve…i dati più

recentemente pubblicati mostrano che in provincia

di Ragusa la percentuale di sopravvivenza a 5

anni dalla diagnosi è del 51% negli uomini e del

49% nelle donne; nei 20 anni di osservazione questa

percentuale è all’incirca quintuplicata sia negli

uomini che nelle donne: infatti una persona con

Tassi di incidenza standardizzati alla popolazione europea

Sistema emolinfopoietico per periodo

una diagnosi di leucemia alla fine degli ’90 ha

avuto il 40% di probabilità in più di sopravvivere

rispetto a chi si era ammalato agli inizi degli anni

’80. Questo trend si osserva anche per i LNH, seppure

in maniera meno evidente. Infine l’analisi territoriale

e le stime dei rischi relativi evidenziano

che una persona residente nel territorio del comune

di Vittoria ha avuto, nel periodo 2001-2005, il

15% in più di probabilità di ammalarsi di un tumore

del sistema emolinfopoietico rispetto agli abitanti

degli altri comuni della provincia di Ragusa.

Si è evidenziata anche una concentrazione di leucemie

linfatiche croniche (LLC) solo nell’area

Acate-Comiso-Vittoria, e di Mieloma solo a

Giarratana-Monterosso; si è osservata anche una

aggregazione di leucemie linfatiche acute (LLA) in

età infantile – adolescenziale solamente nel territorio

di Acate-Vittoria. Questi ultimi risultati non

sono conclusivi e meritano ulteriori approfondimenti

mediante studi di tipo analitico.

Rosario Tumino

A nome del gruppo di lavoro del

Registro Tumori di Ragusa

Le SDO con menzione di emolinfopatia

maligna in provincia di Ragusa.

Uomini + Donne, 2001-2005

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Si può rendere un reale servizio ai malati oncoematologici

con la realizzazione di un convegno

Si. E’ stata la risposta dell’Ail Ragusa; poiché condividere

e divulgare dati e notizie che possono contribuire

all’attività e alle iniziative delle istituzioni politiche e

sanitarie per la salute dei cittadini, facilitare gli scambi

di informazione scentifica è un mezzo per rendere un

servizio alla comunità.

Il convegno dal titolo “Territorio e Ambiente: 25 anni di

registrazione dei tumori emolinfoietici in provincia di

Ragusa” è stato organizzato

dall’Ail Ragusa proprio per divulgare

i dati, raccolti dal Registro

Tumori di Ragusa attraverso i

quali comprendere meglio il rapporto

tra ambiente e salute tra

territorio e tumori. Gli stessi dati

sono raccolti in un opuscolo che

chiunque può ritirare presso la

sede operativa dell’Ail Ragusa,

in via Archimede, 17/E. Dalla

disamina dei dati è emerso che

purtroppo anche in provincia, la

percentuale di malati oncoematologici

è aumentata e che il

trend è in aumento così come

nel resto del paese o del mondo.

E’ stato più volte sottolineato, dal

Dott. Rosario Tumino, dirigente del Rtr che i numeri non

possono certificare che in una zona rispetto ad un’altra

c’è più possibilità di ammalarsi ma dalla obiettività dei

numeri è emerso che in alcuni territori della provincia ci

sono più malati rispetto ad altri anche se con lo studio

osservazionale che è stato condotto sino ad oggi non

può essere attribuito a una specificacausa. Il convegno

quindi, ha voluto dare lo spunto affichè ogni Comune

possa avviare studi e ricerche e conoscere i fattori di

rischio e le principali sorgenti di inquinamento per trovare

gli accorgimenti utili a ridurre i danni sulla qualità

dell’ambiente e quindi sulla salute e integrare comunicazione

ed interventi non solo a livello locale ma anche

regionale e nazionale.

Ma anche molte buone notizie sono state date.

Per i malati oncoematologici la possibilità di sopravvivenza

in 20 anni, in provincia di Ragusa, è quintuplicata.

Questo sicuramente è dovuto alla ricerca ed ai grandi

risultati a cui è arrivata, ai traguardi cui tende che

dovranno rendere le leucemie malattie sempre più

guaribili.

INFORMAZIONE SCIENTIFICA

Al servizio dei malati oncoematologici

Al microscopio per una ricerca efficace

Le famose “medicine intelligenti”, di cui ha parlato il

prof. F. Di Raimondo, dell’università di Catania, danno

la possibilità non solo di lunghi periodi di sopravvivenza

ma di una migliore qualità della vita. Infatti queste

medicine “bombardano” solo le cellule tumorali e non

vanno a bersagliare indistintamente tutti gli organi. Ad

oggi, comunque, in in provincia, ci sono 800 e forse più

malati di tumori del sangue, che hanno bisogno di cure

e di controlli periodici che purtotroppo non possono

essere fatte in loco. Significa che un migliaio di malati

e rispettive famiglie debbono

sobbarcarsi lunghi periodi di faticosi

viaggi e sostenere costi per

raggiungere i centri specialistici

di ematologia. L’Ail Ragusa

auspica che i centri specialistici

di ematologia di Palermo,

Catania, Messina diano cure

eccellenti nel momento acuto

della malattia e che non siano

affollati per controlli di routine.

L’Ail Ragusa ha a cuore i malati

e non può non cogliere al volo

tutte quelle occasioni che permettono

di sottolineare le esigenze

e i bisogni di chi soffre, e

quindi approfittando della presenza,

al convegno, del dott.

Fulvio Manno direttore generale dell’AUSL n.7 e dott.

Calogero Termini direttore generale dell’Azienda

Ospedaliera di Ragusa, dei tanti rappresentati delle

forze politiche locali e regionali chiede a viva voce che

tutti loro si sforzino, nel riorganizzare le strutture e

razionalizzare i costi complessivi, a creare le condizioni

affinché molte cure e controlli possono essere fatte a

Ragusa, vicino alla sede del malato, con minor dispendio

fisico ed economico per il malato stesso ed auspica

che nella nuova riorganizzazione si possano creare

quei posti letto, di cui parla da tempo.

La condivisione delle richieste è stata unanime e da

tutti è stato ribadito l’impegno per la risoluzione delle

problematiche esposte esprimendo, nel contempo,

compiacimento per le azione che l’Ail svolge a supporto

dei malati e le loro famiglie.

L’Ail Ragusa, con un grazie a tutti gli intervenuti e

all’Avis di Ragusa per la sua ospitalità, ha concluso

augurandosi un prossimo convegno per esaminare

ricerche e interventi sempre più favorevoli alla salute

dei cittadini.

Cettina Migliorisi

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CRONACHE PROVINCIALI

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Una tavola di

C O L O R I

Sabato 16 maggio 2009 presso

l’auditorum dell’Avis di

Ragusa, si è tenuto il convegno

sul tema “Alimentazione e salute:

una tavola di colori”, progetto

di educazione al consumo consapevole.

Il progetto “Una tavola di colori”,

indirizzato agli alunni delle 4 E e 5 E

elementari e 1 E medie, ha coinvolto

40 scuole primarie e secondarie

di I grado e circa 6.500 alunni

della provincia di Ragusa.

Finalità del progetto è stato il

controllo dell’alimentazione degli

alunni per 3 settimane, attraverso

la colorazione di tavole predisposte.

Gli alimenti sono stati raggruppati

in 11 categorie, a ciascuna

delle quali corrispondeva un

colore.

Il messaggio è semplice:più

colori ha la tua tavola, migliore

(perché più varia) è la tua alimentazione.

Il progetto è stato proposto congiuntamente

dall’Avis Provinciale,

dall’A.D.I. (Associazione Dietologi

Italiani) con il partenariato della

COOP I Maggio e dell’IPERCOOP

Sicilia che hanno fornito agli alunni

gli album e i kit dei colori.

Carmelo Massari

Benvenuti donatori celiaci

soggetti celiaci secondo le ultime linee guida della Società Italiana di

IMedicina Trasfusionale e Immunoematologia possono effettuare le

donazioni purchè rispettino una dieta priva di glutine

Questa, da tempo è stata una notizia attesa presso la nostra associazione,

che in questi anni ha avuto l’interesse a far che i soggetti in

questione fossero riconosciuti idonei alla donazione.

La Celiachia, nei soggetti predisposti, è una intolleranza permanente

ad alcuni cereali quali: frumento, farro, kamut, orzo, segale, spelta

e triticale, che se ingeriti anche in piccole dosi provocano danni alla

salute, spesso, anche irreversibili.

Ad oggi, l’unica terapia che garantisce al celiaco un perfetto stato

di salute è la dieta priva di glutine, che in natura può essere varia ed

equilibrata o in commercio con gli alimenti dietoterapeutici.

Per quanto detto l’Avis Comunale di Ragusa, a messo a disposizione,

prodotti del dietoterapeutico confezionato ed imbustato di note

marche presenti nel mercato, per la colazione post-donazione dei

nostri attuali e futuri donatori celiaci.

A tal proposito, ci i corre l’obbligo di ringraziare la Farmacia del Dott.

G. Gruccione di Ragusa, per la sensibilità dimostrata nei confronti dei

nostri donatori celiaci, fornendoci gratuitamente i prodotti dietoterapeutici

privi di glutine.

Gianni Cilia - Giovanni Dimartino

Formazione al SIMT

Nuovo appuntamento con il

calendario del Piano della

Formazione 2009 dell'Azienda

Ospedaliera. Si tratta dei corso su

"Implementazione del sistema di

gestione ISO 9001 - 2008 presso

il SIMT - il ruolo dell'Associazione".

Il corso, diretto dal Dr.

Pietro Bonomo, Direttore del

Servizio di Immunoematologia e

Medie ma Trasfusionale dell'Azienda,

e dal Dr. Giovanni

Garozzo, Responsabile dell'Unità

Operativa Semplice di Ematologia

della stessa, ha sede presso

la sala conferenze del Centro

Trasfusionale ed è indirizzato a 9

medici di medicina trasfusionale e

a 31 infermieri, avendo come

interlocutore principale il personale

medico e paramedico delle

sezioni Avis di Chiaramente,

Giarratana, Monterosso, Ragusa

e Santa Croce Camerina. Tra gli

obiettivi di questo evento formativo

ricordiamo in particolare quello

relativo alla gestione delle patologie

ematiche di maggiore riscontro

nella popolazione dei donatori.

Il corso ha una durata di trenta

ore e sarà articolato in sei giornate.

E' opportuno ricordare che il

Servizio di Immunoematologia e

Medicina Trasfusionale di Ragusa

gestisce in maniera indiretta la

raccolta del sangue tramite le cinque

sezioni Avis comunali citate,

mentre svolge in maniera diretta i

processi fondamentali della medicina

trasfusionale, quali la produzione

di emocomponenti, la qualificazione

e validazione biologica,

la distribuzione, stoccaggio, trasporto,

assegnazione e consegna,

la medicina trasfusionale, le

attività di diagnostica di laboratorio.

Tutti processi che vengono

gestiti avendo come linee guida

gli Standard Italiani di Medicina

Trasfusionale.

RED

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SPECIALE AFRICA

Un sole (africano) tutto da bere

a quante stelle ci sono

“Mqui…” ho pensato, guardando

incantata il cielo

dell’Africa….

Siamo partiti il 2 gennaio, destinazione

Guinea Bissau, per raggiungere

un villaggio di nome

Bula dove c’è un centro nutrizionale

per bambini: un avvocato

(che scrive...), un ingegnere, un

medico ed un agronomo giocoliere...

o solo 4 amici e un progetto

da realizzare, che abbiamo voluto

chiamare “Un Sole tutto da

Bere”.

Siamo partiti portando con noi

4 pannelli fotovoltaici ed una

pompa ad energia solare, per

tirare l’acqua dal pozzo a servizio

del centro nutrizionale e per fornire

luce alle camere degli orfanelli,

delle mamme e dei loro

bambini degenti presso il centro,

pensando di utilizzare l’energia

inesauribile del sole!

Siamo partiti, portando con noi

anche il cuore, carico della solidarietà

e del sostegno di amici

parenti, conoscenti, estranei che

si sono lasciati coinvolgere dalla

nostra idea, dal nostro entusiasmo,

e che hanno voluto fidarsi di

noi e deciso di adottare un buon

proposito, senza etichette e pompose

denominazioni o presentazioni…

solo un buon proposito,

solo 4 amici e nessun professionista

del settore.

L’appoggio delle persone, della

Provincia di Ragusa, della

Socotherm (che ci hanno aiutato

finanziando la pompa e regalandoci

i pannelli), ci ha permesso di

acquistare e procurare tutto il

materiale e i fondi necessari per

realizzare il progetto e per farlo

atterrare in Africa!

Il TAM TAM, che ha preceduto

e accompagnato la realizzazione

Il sorriso dei bambini della Guinea

del progetto, è stato emozionante

e contagioso ed ogni giorno

più concreto, per l’effettivo sostegno

che la gente ci ha dimostrato

e dato! Abbiamo lanciato un

appello di solidarietà e dato l’avvio

ad un passaparola che ha

coinvolto moltissime associazioni

e gruppi, il Co.p.e.

(Cooperazione Paesi Emergenti)

con il quale siamo partiti per

l’Africa, la Fondazione San

Giovanni Battista, le Botteghe

Eque e Solidali, l’associazione

“Ridiamoci su” e Tch’i-tchi’ao, i

Kalura, il Centro Culturale

Islamico, l’Avis (che ci ha donato

magliette da portare ai bambini e

che l’anno prossimo verranno utilizzate

come grembiulino per la V

elementare nella scuola di Bula),

gli scouts del C.N.G.E.I. e

dell’F.S.E. di Ragusa, i gruppi

musicali dei Roba Sicula, Tir na

mos, Les Tambours

d’Armattan… Tutti, in un modo o

nell’altro, hanno collaborato, aiutandoci

nell’organizzazione delle

serate per la raccolta fondi, suonando

per noi, cucinando, montando

strutture, preparando torte,

mettendo a disposizione locali,

magliette, furgoni, materiale utile,

contribuendo in denaro ed allargando

e rendendo ancora più

forte il TAM TAM!

La grande simpatia e la disponibilità

con cui questo progetto,

nato dal NULLA e proveniente da

NESSUNO DI FAMOSO, è stato

accolto, ci ha fatto pensare che

questo fosse già un successo.

Siamo tornati il 24 gennaio...

adesso a Bula ci sono 4 pannelli

fotovoltaici e una pompa, tirano

l’acqua dal pozzo e danno luce ai

bambini del centro e alle loro

mamme; adesso a Bula c’è un

pezzetto di cuore e di buona

volontà di tutte le persone, di tutti

gli enti, associazioni, istituzioni

che hanno reso possibile questo.

Siamo tornati, riportando a

casa uno zaino pieno di calore,

affetto, sorrisi meravigliosi, gratuiti

e continui, da chi non ha

quasi niente a parte se stesso e

la propria umanità; ricordi di

occhi grandi e nerissimi, di manine

che ti stringono, di sapori ed

odori nuovi e, mai, abbiamo provato

la sensazione di essere giu-

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SPECIALE AFRICA

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dicati e guardati con diffidenza o

come diversi…solo un po’più pallidi!

Per un po’ Bula e il centro sono

stati la nostra casa, i paesaggi

sono diventati familiari e suor

Ada e suor Elda che sono lì,

instancabili, da 30 anni, sono

state le nostre mamme; gli orfanelli

del centro Eliana, Candido,

Nelson, Maura, Malà, Eugenia,

Giovanni i nostri fratellini; le

ragazze e i ragazzi che ci hanno

aiutato sul posto a realizzare il

progetto Giulio, Alfonso, Carla,

Esmeralda, Maira, Celestina,

George erano amici…Le nostre

diversità di colore, lingua, tradizioni,

abitudini…anche culinarie,

non erano diversità ma solo

varianti, che non ci hanno impedito

di farci voler bene e di voler

bene.

Ho portato con me il ricordo di

persone e di un mondo affettuoso

e pieno di dignità, anche se

povero, di un modo di pensare

spesso molto diverso dal mio, ma

che si pone nei confronti dei fatti

della vita e della realtà, con un

atteggiamento più sereno, e

forse naturale, rispetto al

nostro... Una realtà in cui si

muore ancora di malaria, in cui

molti bambini vengono abbandonati,

e affidati a centri come quello

di suor Ada, perché orfani e le

loro famiglie non hanno i mezzi

per nutrirli, una realtà in cui si

mangia solo una volta al giorno

(...e non tutti...) e l’età media è 50

anni…

Ho portato nel mio zaino il ricordo

nitido di una terra stupenda da

guardare e affascinante da scoprire,

che ha tanto da raccontare,

con le sue tradizioni e le sue particolarità,

verdeggiante e fertile,

ricca, ma mal sfruttata da chi la

governa o da chi ha interesse a

mantenerla in questo stato di

povertà...

Ho avuto il piacere, e l’onore,

di conoscere persone che hanno

dedicato gran parte della propria

vita, fra grandi sacrifici e difficilissime

quotidiane scelte morali, a

soccorrere e sostenere chi ha

bisogno di aiuto, persone che

riescono a far bastare il poco che

hanno per soddisfare al meglio i

bisogni di molti e ho visto come il

poco può essere trasformato in

tanto.

Credo di poter dire di avere

anche visto con i miei occhi e toccato

con le mie mani la solidarietà,

avere scoperto che esiste

davvero e può essere contagiosa,

che non è un privilegio di

associazioni o grandi organizzazioni,

ma è anche solo una

buona idea di pochi e la volontà

di realizzarla di molti, e questa

appartiene a tutti. Non penso più

alla solidarietà come ad un gesto

fine a sé stesso, ma come ad una

forza, capace di cambiare e

diventare realtà, ed in alcuni

posti, per alcune persone, questa

realtà è vita.

Quindi, grazie a tutti quelli che ci

hanno creduto e sostenuto…

“GOCCIA DOPO GOCCIA SI

FORMA UN OCEANO” mi ha

detto suor Ada. Abbiamo portato

la nostra goccia, e riportato a casa

un fiume in piena di esperienze,

emozioni e stupendi ricordi...

E’ STATO DAVVERO UN

GRAN BEL SOLE TUTTO DA

BERE…

Valeria Licitra

Pensieri di Pace

a cura di Gianna Leggio

Questa poesia-prosa è stata scritta da un detenuto che insieme ad altri

detenuti, della casa circondariale di Ragusa e di Modica, ha partecipato

ad un corso di decoupage i cui lavori sono stati messi in vendita; la

somma raccolta, di circa cinquecento euro, è stata donata per le attività

di Padre Sebastiano Amato missionario Saveriano che lavora in Congo.

Questa poesia la dedichiamo a Padre Amato Sebastiano che

per aiutare i bambini, lavora…tanto lontano.

Noi siamo rinchiusi in una stanza

ma il suo esempio di bontà ci dà tanta speranza.

Rinchiusi e soli. La gente non ci guarda…

ma ci etichetta… e ci mette da parte.

E noi ci consoliamo dedicandoci all’arte.

Padre Amato Sebastiano è nato a Monterosso

e io vorrei diventare come lui. E lavorare a più non posso.

Anche la mia giovinezza è stata una sofferenza: vengo dall’Albania

dove c’era la guerra, il lutto e la carestia

e ora, che sono qua…

sconto la mia pena e aspetto la libertà.

In Congo c’è pure guerra e povertà

ma Padre Amato cerca di portare la felicità.

I bambini in tasca tenevano una pistola,

…come me! Quando sono venuto da Valona.

Ma Padre Amato gli sta costruendo una scuola.

Noi tutti lo ringraziamo. Con un forte abbraccio lo salutiamo

e il nostro piccolo aiuto,

pensando per la prima volta al nostro prossimo, gli mandiamo.

Zhuka Vilson e tutti i detenuti partecipanti al corso di decoupage

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SPECIALE AFRICA

Respirare

l’Africa

….ultimo messaggio prima

della mia partenza per l’Italia: è

sempre una bellissima emozione

tornare a casa.

Non vi ho parlato del lago

Vittoria, che resta sempre maestoso

e quando vai a vedere il

tramonto scopri che il sole tramonta

a ovest in questa parte

dell’equatore e sorge a est (cosi

mi hanno detto). E’ sempre quel

gigante buono e pensieroso cosi

come l’ho descritto a Enrica e

Giovanni in tempi passati, che

nelle ore notturne accoglie numerosissime

piccole imbarcazioni

con lampade (a tipo le nostre

lampare) per pescare i piccoli

pesci che si chiamano “Dagah”.

E poi degli africani... essere

stato qui per la 7ª volta ha reso

tutto spontaneo e improvvisato

come è la cultura e il carattere di

questa gente: improvvisazione

(come il collega patologo jakson

kahima che alla mia domanda di

sapere se è d’accordo che sabato

mattina facciamo la prova per

la telepatologia collegandoci con

i colleghi italiani mi risponde:

“oggi è mercoledi pomeriggio...

sabato prossimo è un giorno

ancora troppo lontano che io non

mi posso impegnare sin da adesso”!,

approssimazione, mancanza

di puntualità, spesso dabbenaggine,

trascuratezza e dimenticanza,

a volte invidia … ma

anche cordialità, eccellente

capacità di comunicare, condivisione,

solidarietà, amicizia, fratellanza

e altro ancora che non

scrivo perché si capirebbe troppo

quanto soffro il mal d’Africa.

Ma sono sempre i bambini che

in un modo o nell’altro riempiono

il mio cuore e la mia mente in

questa inestimabile esperienza

umana. I bambini… storie di

degrado e di cultura tribale. Vi

racconto infatti che i bambini dei

villaggi dell’entroterra sono spesso

vittime di abusi da parte dei

loro stessi genitori (sia mamma

che papà): è la cultura tribale del

potere assoluto dei genitori sui

figli. Se un bambino sbaglia o

non obbedisce viene punito duramente

addirittura con punizioni

corporali pesanti anche in tenera

età (2 o 3 anni) e a volte ingiustificatamente.

Già l’anno scorso ho

visto il caso di un bambino con

gravi ustioni a una mano a causa

di un pezzo di carbone incandescente

che la madre gli aveva

messo nella mano perché si era

reso colpevole di prendere del

cibo prima di esserne autorizzato

e di nascosto. Oggi una volontaria

appartenete a una ONG canadese

con un progetto di educazione

e di sostegno alle famiglie

delle tribù dei villaggi mi ha fatto

vedere la foto di un bambino con

ustioni alle due mani fino a metà

avambraccio ove era anche evidente

il segno di una corda che

legava i due avambracci: in pratica

la madre ha legato le due

mani-avambracci e li ha immersi

nell’acqua bollente. Mi racconta

di altre punizioni corporali che vi

risparmio ma che inevitabilmente

lasciano il segno sul corpo del

bambino se non delle vere e proprie

deturpazioni o degli esiti

invalidanti. Ho chiesto: “ma perché

succede questo… e poi giusto

le madri che hanno un legame

viscerale coi propri figli…”

Posso riassumere quello che mi

è stato detto in questo modo. Qui

si fanno molti figli (addirittura 10

come il mio tecnico anziano Mr

Sanguidi) e accudirli ed educarli

tutti non è una cosa facile. Per

cui il “sacrificio” con pesanti punizioni

corporali di uno dei figli

serve da monito soprattutto agli

altri figli (più che al figlio punito)…

Riuscite come me a intuire il perché

degli “street children” E poi

mi è venuto in mente quando mio

padre mi raccontava di suo padre

(mio nonno) che lo picchiava con

la cinghia quando non lo ubbidiva…

ma è un paragone che

regge

E poi adesso i bambini albini

che il governo tanzaniano ha invitato

a iscrivere nelle “boarding

school”, cioè nei collegi, per proteggerli

dalla “caccia agli albini”.

Si perché se uno vuole avere

buona fortuna nella vita va dallo

stregone che gli suggerisce o un

dito o una mano o un braccio di

un albino (in base al genere di

fortuna che si vuole avere nella

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SPECIALE AFRICA

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vita) per realizzare le proprie

aspettative di vita. Ovviamente il

costo aumenta a seconda del

pezzo anatomico che serve: lo

stregone da i soldi (o parte di

essi, se non addirittura niente) a

un suo collaboratore che assieme

ad altri killer più o meno

improvvisati va a trovare il “pezzo

anatomico” che interessa.

Moltissime sono le persone tanzaniane

che sono inorridite di

questo fatto e che ovviamente

non approvano… ma sono molti

anche quelli che ci credono!

E nuovamente i bambini colpiti

dall’AIDS… Mailcon con la terapia

retrovirale è un po’ migliorato

(a proposito adesso il farmaco si

trova facilmente anche in

Tanzania e non sembra essere

particolarmente costoso), ma

resta sempre un caso avanzato.

E ancora ieri un bambino accompagnato

dal padre è venuto da

noi per fare un agoaspirato di

tumefazione guancia-parotidesottomandibola

sn. Dovevo farlo

io l’agoaspirato, ma siccome il

mio collega Dr. Kahima è più

bravo di me (voi direste ha una

mano più leggera) l’ho fatto fare a

lui. La citologia non è che aiutasse

molto per una diagnosi definitiva:

si trattava di una discreta

quantità di elementi linfocitari in

vario stadio di maturazione con

presenza di granulociti. Qualcosa

di reattivo-infiammatorio, ma con

uno strano aspetto linfocitario… Il

“senno del poi” spiega tutto…

Infatti, il bambino per prassi clinica

consolidata (ma anche su

nostro suggerimento) ha fatto il

test HIV ed è risultato positivo: io

mi sono detto ecco perchè questi

strani elementi linfocitari (non

proprio linfomatosi ma neanche

normali: direi esageratamente

disreattivi): dal punto di vista professionale

e scientifico-clinico mi

il dott. Tumino tra i ragazzi della Tanzania

sono autocomplimentato perché

è oramai ben noto il capitolo delle

linfoadenopatie non linfomatose

nei siero-positivi (e io avevo

avuto l’opportunità di fare un’esperienza

diretta, di prima mano

come si suole dire). E poi (quasi

mi vergogno a dirlo) mi sono

detto per fortuna non l’ho fatto io

questo agoaspirato: immaginate

se mi pungevo con l’ago usato su

un siero-positivo!. Ma subito ho

pensato a questo bambino… e

come vi già detto qui buona parte

dei bambini con AIDS non congenito

contraggono la malattia dal

latte materno. E’ come se fosse

la trasmissione di una maledizione;

come castigare due volte la

donna: una con il suo proprio

AIDS e la seconda punizione

quella di dare la malattia al proprio

figlio attraverso il latte materno.

Ho poi incontrato per caso il

bambino nella scale del quinto

piano: giocava con gli altri bambini

ricoverati… non ho potuto trattenermi

dal pensare a lui … e

seppure andavo di corsa c’è

stato il tempo sufficiente perché i

nostri sguardi si incrociassero.

Lui mi ha riconosciuto (il mzungu

dottore) e mi ha quasi salutato

con i suoi grandi occhi… io con i

miei occhi ho voluto chiedergli

perdono per aver pensato di

essere stato fortunato a non mettere

le mani addosso a un bambino

siero-positivo.

Ancora i bambini, meravigliosi,

di UPENDO DAIMA: adesso

sono 50 i ragazzi ospitati in questo

centro di recupero. Un paio

fanno un corso di musica (secondo

me uno di loro è un talento

musicale: inventa canzoni e

associa la musica ad orecchio

alle parole della canzone), altri

apprendono il computer, altri

(molti) coltivano la terra, altri

fanno il corso di falegnameria etc

etc. Speriamo che Gianluca

Gurrieri l’agronomo della

Coldiretti che è venuto qui in visita

indagativa possa avere finanziato

il progetto di un corso di

educazione alla coltivazione e

allevamento per questi ragazzi.

E poi respirare il profumo

d’Africa!

Rosario Tumino

Anno XXV

N. 1 - Aprile 2009 15


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SPECIALE AFRICA

Benin, le donne, il formaggio

Un momento di lavoro in terra d’Africa

L’incontro al Corfilac con le donne del Benin

Dal 2006, il CoRFiLaC è impegnato in un progetto di

cooperazione, l’iPWO – international Professional

Women Opportunity, nato per supportare le donne che

producono formaggio tradizionale nei Paesi in Via di

Sviluppo. Il progetto si basa sulla filosofia che “globalizzazione”

non può essere sinonimo di “omogeneizzazione”

ed “occidentalizzazione”, ma piuttosto di “integrazione”

delle singole specificità territoriali nel sistema

mondiale. Solo puntando sulla valorizzazione delle

risorse e delle attività tradizionali di ogni Paese, infatti,

si può auspicare ad un reale “sviluppo sostenibile”.

Parallelamente ad un’azione formativa condotta attraverso

vari corsi ed un costante monitoraggio on line in

più di 15 Paesi del Sud del Mondo, il CoRFiLaC ha lanciato

da oltre due anni un progetto pilota con i Peuhl,

etnia di pastori transumanti, del Comune di Péhunco,

nel nord del Benin, in Africa Occidentale. Qui le donne

producono un formaggio molto particolare, chiamato

wagashi, ottenuto da latte di vacca con l’aggiunta della

linfa di una pianta locale, la calotropis procera, le cui

specifiche proprietà permettono di bollire e ribollire il

formaggio senza che questo si rovini o cominci a filare:

la bollitura rappresenta dunque un ottimo rimedio tradizionale

per “disinfettare” il prodotto prima del consumo.

Operazione questa importantissima, se si guarda alle

precarie condizioni igieniche di produzione e di trasporto

dei prodotti. Come da tradizione, l’idea progettuale

del CoRFiLaC verte su un approccio “di filiera”, che

prenda in considerazione tutte le fasi di produzione,

dall’alimentazione e dalla salute animale fino alla qualità

del prodotto finito. A breve sarà ultimata la costruzione

di un Centro di Formazione e di Conservazione del

Formaggio a Péhunco, in cui i giovani allevatori saranno

formati su come coltivare e conservare i foraggi per

assicurare l’alimentazione animale anche durante la

stagione secca, aumentando così la produzione di latte

del bestiame, e le donne impareranno a migliorare le

condizioni igieniche di produzione del formaggio. I formaggi

migliori verranno selezionati, sottoposti ad analisi

e confezionati nel centro e saranno poi inseriti in circuiti

sperimentali di commercializzazione con grandi

supermercati e ristoranti della capitale. Le popolazioni

rurali potranno quindi guadagnare di più dalle loro attività

tradizionali e, allo stesso tempo, anche i consumatori

più esigenti avranno la possibilità di gustare degli

ottimi prodotti locali di qualità garantita.

Per assicurare una reale sostenibilità futura, il progetto

è sviluppato in collaborazione con le due Facoltà

di Agraria del Paese, il Comune di Péhunco e la

Prefettura della Regione dell’Atacora. I due Presidi, il

Sindaco ed il Prefetto hanno infatti preso parte all’evento

SviluppAfrica, organizzato al CoRFiLaC dall’8 al

10 aprile e finalizzato alla raccolta fondi per le attività

da sviluppare in loco.

Se si vuole contribuire allo svilluppo dell’etnia Peuhl,

è possibile versare un contributo presso BapR – Ufficio

Tesoreria Enti di Ragusa – IBAN IT17 E050 3617 002C

C002 1043 801, e/o contattando il CoRFiLaC allo

0932.660464. Sul sito CoRFiLaC saranno pubblicati

tutti i contribuenti all’iniziativa, i quali potranno seguire

on-line la destinazione dei fondi stessi.

Puntando sulla ormai nota solidarietà dei Ragusani,

di cui l’AVIS è da tempo una delle principali testimonianze.

Stephanie Cabibbo

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Anno XXV

N. 1 - Aprile 2009


IL MONDO A TAVOLA

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Riso manzo e fagioli al profumo di spezie

Questa rubrica vuole essere

un viaggio alla scoperta

delle culture alimentari di

popoli e civiltà a volte lontani

dalla nostra … per scoprire

sapori insoliti, piatti

gustosi, profumi intensi …

Sarà questo un modo per

conoscere le culture “altre”.

La rubrica presenterà sia la

ricetta (facile da preparare)

che, brevemente, il Paese da

cui proviene.

Auguro a tutti

buon viaggio…

tra le ricette del mondo

Gianna Leggio

N I G E R

Stato dell’Africa centro settentrionale

confina con l’Algeria, La Libia,

il Ciad, la Nigeria il Benin il Burkina

Faso e il Mali.

La popolazione è formata per lo

più da genti di ceppo sudanese Nel

desertico Nord sopravvivono tribù

nomadi di tuareg. Predomina l’insediamento

rurale. Precarie le condizioni

sociali e sanitarie.La mortalità

infantile è del 124 per mille.

L’agricoltura è basata su povere

culture di sussistenza come il

miglio, il sorgo, il riso e la manioca.

La copertura del fabbisogno alimentare

è messa spesso in pericolo

dalle siccità. Vengono allevati:

ovini caprini e bovini.Poche le industrie

limitate a quelle tessili e alimentari,

un’eccezione è l’attività

mineraria e soprattutto l’estrazione

dell’uranio. Il debito estero è pesantissimo

così come la dipendenza

dagli aiuti stranieri.

DOUNGOURI DA MO

- Riso e fagioli bianchi -

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

" 200 gr. di riso

" 100 gr. di fagioli secchi bianchi

" sale q.b.

Ingredienti per la salsa:

" 500 gr. di pezzi di manzo " 1 cipolla

" 2 cucchiai di concentrato

" di pomodoro " 1 cucchiaino di cumino

" 1 cucchiaino di cannella " un pezzetto di dado

" sale e pepe q.b. " olio

Preparare la salsa: tagliare la cipolla a fettine sottili. Fate scaldare

l’olio in una pentola, aggiungere il manzo e la cipolla. Salare e fare

cuocere a fuoco lento, incorporare il concentrato di pomodoro

aggiungere una tazza e mezza di acqua, dove è stato sciolto un

pezzetto di dado, il cumino, il pepe, la cannella. Coprire e fare cuocere

lentamente.

A parte fare cuocere i fagioli bianchi aggiungendo l’acqua che

occorre e il sale. Venti minuti prima di finire la cottura dei fagioli,

aggiungere il riso avendo cura di non fare mancare mai l’acqua

che dovrà essere aggiunta calda.

Presentate in tavola il riso e fagioli sul piatto accompagnato dalla

salsa.

Anno XXIV

N. 4 - Dicembre 2008 17


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CRONACHE SPORTIVE

Con lo sport per cercare donatori

La squadra del Liceo Classico “Umberto I” vincitrice del torneo di calcio a 5

Mercoledì 29 aprile 2009, presso

la palestra dell’istituto tecnico

per geometri, si è conclusa la

XIV° edizione del torneo “aviscuola”

riservata a tutti gli alunni e alle

alunne delle scuole medie superiori

di Ragusa.

Il torneo ormai è diventato un

appuntamento fisso con le scuole

della città e, soprattutto con gli studenti,

con i quali, oltre all’aspetto

ludico del torneo, viviamo la riscoperta

della donazione del sangue

come mezzo per essere e vivere

fra gli uomini e per gli uomini.

La realizzazione di tutti i tornei

sportivi ha visto protagonisti tanti

“volontari”i quali, desiderando trasferire

alle nuove generazioni il

piacere della donazione, hanno

collaborato attivamente alla miglior

riuscita della manifestazione.

Quest’anno vi è stata la partecipazione

di 7 istituti di scuole medie

superiori della città con l’impegno

di circa 300 studenti guidati da 13

insegnati di educazione fisica e si

sono svolti 10 tornei maschili e

femminili di calcetto, pallacanestro,

pallavolo e tennis da tavolo che

hanno visto vittoriosi quattro volte il

liceo classico, tre volte il liceo

scientifico, due volte l’istituto magistrale

e una volta la ragioneria.

A noi piace, per la prima volta

attraverso il nostro giornale, ringraziare

principalmente i professori

di educazione fisica che anche

quest’anno con il proprio entusiasmo

e con spirito decubertiano

hanno stimolato la partecipazione

degli alunni ai vari tornei.

Un grazie va poi agli arbitri di

calcetto, pallavolo e pallacanestro

che hanno dedicato il proprio

tempo libero a garantire e favorire

la regolarità di tutti gli incontri

sportivi .

Ancora un particolare grazie va

a Bruno Accardo sempre presente

per intervenire e prevenire eventuali

incidenti sportivi i quali fortunatamente,

anche quest’anno, non

sono stati di grande rilievo.

In tali iniziative la partecipazione

dei singoli non rappresenta il valore

della manifestazione ma questa

volta, dopo quindici anni di impegno

da parte dell’Avis ragusana,

vogliamo sottolinearla per testimoniare

anche a noi stessi che l’impegno

profuso negli anni ci ha consentito

di fare conoscere alle future

generazioni, attraverso lo sport,

il valore altamente sociale

dell’AVIS.

Alla fine della manifestazione un

invito a donare il proprio sangue,

necessario per salvare vite umane,

lo rivolgiamo non solo agli alunni

che hanno partecipato ai vari tornei,

ma a tutti i ragazzi della nostra

città.

Arrivederci alla XV edizione.

Elio Accardi

Torneo AVIS: un’occasione di riflessione

Davvero spumeggiante, la XIV edizione del torneo AVIS di calcio a 5, conclusasi

giorno 29 aprile 2009, con la vittoria, in parte inaspettata, del Liceo

Classico Umberto I, che ha sconfitto, in finale, un’eccellente Ragioneria, con il

risultato di 5-2.

Al termine della partita si è svolta la premiazione delle prime quattro squadre

classificate (in ordine decrescente: Liceo Scientifico E. Fermi, I.T.G. Gagliardi,

I.T.C. Fabio Besta, Liceo Classico Umberto I) e del premio “miglior atleta” e

“miglior portiere”, consegnati rispettivamente al promettentissimo Daniele

Arena (I.T.C.) e all’eccellente Andrea Grella (Liceo Classico), autore, quest’ultimo,

di diversi interventi decisivi durante l’intero svolgimento del torneo.

La partecipazione numerosa di studenti ha pemesso una grossa sensibilizzazione

circa l’emergenza sangue. Una problematica, questa, da sempre trattata

con estrema professionalità dalla sede eblea dell’AVIS.

“C’è bisogno di tanto sangue, ancora; la fascia di donatori 18-25 anni è la più

ricercata, ma anche la meno presente, ed è necessario il vostro aiuto: donare

per il prossimo è una delle cose più belle che un uomo possa fare” queste le

parole di Giovanni Dimartino, presidente della sezione AVIS di Ragusa, alla

premiazione conclusiva del torneo.

Luca Cavalieri

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Anno XXV

N. 1 - Aprile 2009


CRONACHE REGIONALI

La definizione delle strategie

sanitarie da realizzare per soddisfare

i bisogni reali di salute, con

la conseguente valutazione della

congruità tra gli obiettivi strategici

definiti, le attività realizzate e le

risorse utilizzate per conseguirli,

costituisce uno degli obiettivi più

importanti per il sistema sanitario

regionale.

Il miglioramento continuo del

sistema sanitario, infatti, deve

necessariamente partire dai bisogni

reali di salute dei cittadini, rilevati

attraverso opportune analisi

epidemiologiche che possano

misurare la morbosità prevalente

sul territorio di riferimento e fornire

precise informazioni per le strategie

da porre in essere.

La realizzazione delle strategie

dovrà essere monitorata attraverso

l’adozione di un idoneo sistema

di valutazione delle attività realizzate,

e in particolare di alcune

variabili dalle quali la valutazione

stessa dipende, di seguito specificate:

• l’efficacia di un intervento, ossia

la migliore risposta alla soddisfazione

di un bisogno di salute

individuato attraverso la suddetta

analisi epidemiologica;

• l’appropriatezza, intesa come

tensione di ciascun attore del

sistema sanitario a svolgere nel

modo più rispondente al bisogno

individuato la propria funzione,

consentendo al sistema

di produrre gli outcome desiderati

per un determinato individuo;

• la qualità, percepita in termini

sia di miglioramento della situazione

clinica e della qualità di

vita del paziente, sia di migliore

percezione della qualità del servizio

da parte del paziente/utente

stesso;

• l’efficienza, intesa come rapporto

ottimale nell’uso delle risorse

impiegate per la soddisfazione

del bisogno di salute.

Il feed-back ottenuto da tale

sistema di valutazione consentirà

di verificare se gli obiettivi dichiarati

sono stati raggiunti e se risulta

necessario esplicitare nuovi obiettivi

da proporre nella successiva

pianificazione strategica, secondo

una logica di miglioramento continuo.

Si può così innescare una

sorta di circolo “virtuoso” che attraverso

il continuo monitoraggio

degli esiti prodotti possa consentire

il riadattamento delle singole

strategie agli obiettivi generali prefissati

triennalmente.

Tutto ciò impone la necessità di

definire nuovi standard di valutazione

degli attuali modelli assistenziali,

basati su sistemi di misurazione

più idonei, dei quali il bilancio

economico patrimoniale può

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Responsabilità sociale

del sistema trasfusionale siciliano

Giacomo Scalzo

costituire soltanto uno degli indicatori.

Il bilancio sociale si pone in quest’ottica

come strumento chiaro,

coerente e completo di valutazione

delle performance del sistema.

Esso, infatti, consentendo il confronto

tra dati di struttura, di attività

ed economici, e permettendo una

verifica di coerenza tra tali dati e

gli obiettivi strategici attraverso l’utilizzo

di indici di outcome adeguati,

consente di pervenire ad una

valutazione sistemica dell’operato

di un’azienda sanitaria rispetto al

soddisfacimento dei livelli essenziali

di assistenza.

La sua adozione permette di

esplicitare in modo chiaro il sistema

valoriale di un’azienda sanitaria

e l’identificazione dei suoi programmi,

piani e progetti, favorendo

il recupero di una forte e precisa

responsabilizzazione da parte dei

suoi dirigenti; favorisce una corretta

analisi della struttura organizzativa

e una valutazione della sua

appropriatezza rispetto al piano

strategico individuato, nell’ottica di

un orientamento al miglioramento

continuo, attraverso la rivisitazione

dei processi e lo sviluppo della

sinergia tra le unità organizzative

della struttura; necessita di un

sistema informativo in grado di

supportare efficacemente l’attività

di rendicontazione; facilita il coinvolgimento

della struttura interna e

della comunità nell’individuazione

degli obiettivi di miglioramento,

contribuendo alla diffusione di una

cultura organizzativa della programmazione,

e della verifica dei

risultati raggiunti attraverso la

gestione.

Anno XXV

N. 1 - Aprile 2009 19


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CRONACHE REGIONALI

In sintesi, il bilancio sociale può

dar conto del complesso delle attività

dell’azienda sanitaria e rappresentare

in un quadro unitario il

rapporto tra strategia, risorse e

risultati.

Un “sistema” sanitario ben funzionante

dovrebbe saper costruire

anche un efficace canale di comunicazione

tra tutti gli attori, sia

interni (operatori) sia esterni (cittadini,

i beneficiari ultimi delle prestazioni),

che partecipano alla prestazione

del servizio, che così

diventa dinamico e funzionale al

paziente e, ponendolo al centro

del sistema, limita il rischio che egli

si perda nei meandri della complessa

struttura del sistema stesso.

Il bilancio sociale assolve anche

a questa funzione, in quanto supporto

per i cosiddetti stakeholder,

ovvero i portatori di un qualche tipo

di interesse verso l’organizzazione,

nella valutazione del grado di

coerenza tra gli obiettivi inizialmente

assunti e gli output effettivamente

prodotti.

Esso può configurarsi come uno

strumento idoneo a migliorare l’informazione

e le conoscenze degli

utenti, nell’ottica di uno sviluppo

concreto della sanità pubblica e

del rafforzamento e mantenimento

di sistemi sanitari efficaci, in cui il

grado di partecipazione della collettività

non sia ridotto a mera fruizione

passiva.

Al contrario, il bilancio sociale

può contribuire attivamente a

migliorare l’asimmetria informativa

nella relazione esistente tra sistema

sanitario e utente, consentendo

di tradurre le esigenze reali del

territorio di riferimento in domanda

di salute correttamente espressa.

Il bilancio sociale permette quindi

di rendere trasparente e valutabile

l’operato di un’azienda sanitaria

da parte dei cittadini e di tutti i

suoi interlocutori privati e pubblici,

descrivendo le attività svolte e le

risorse utilizzate, nonché i processi

decisionali ed operativi posti in

essere.

L’esigenza e l’opportunità di rendere

mission, obiettivi programmatici

e risultati raggiunti oggetto di

condivisione con gli stakeholder è

ormai avvertita come fondamentale

dalle aziende sanitarie, che

valutano il loro operato in base

all’effettiva qualità del servizio erogato,

e in cui il concetto di responsabilità

sociale è insito nella stessa

mission aziendale: le Aziende

Sanitarie, in base al budget di volta

in volta a disposizione, devono

infatti erogare prestazioni il più

possibile appropriate alle esigenze

del territorio, per evitare inutili

sprechi nell’allocazione delle risorse,

che spesso determinano scarsa

qualità del servizio e la conseguente

diminuzione del livello di

qualità della vita e del benessere

sociale.

In questa ottica, essere responsabili

deve essere considerato un

investimento: il modello di rendicontazione

sociale consente infatti

il miglioramento continuo della

qualità del servizio, attraverso la

valutazione del modello gestionale

adottato, e del grado di comunicazione

interna ed esterna all’azienda.

Il processo di rendicontazione è

utile anche per accrescere il grado

di fiducia degli stakeholder nei

confronti dell’organizzazione, e

allo stesso tempo incrementare la

consapevolezza degli operatori

interni riguardo la mission aziendale,

con una ricaduta positiva

sulla qualità del servizio. Il modello

non è dunque mero strumento di

controllo dell’operato attraverso

indicatori economici, ma opportunità

di crescita sia interna sia

esterna dell’azienda sanitaria.

L’implementazione di un modello

di rendicontazione sociale all’interno

della P.A. è prassi avviata già

da tempo a livello Europeo.

Anche in ambito nazionale si

sono registrate le prime iniziative

in proposito: il 17 febbraio 2006 è

stata infatti emanata una Direttiva

del Ministro della Funzione

Pubblica (Baccini) sulla rendicontazione

sociale nelle

Amministrazioni Pubbliche, a partire

dalla quale il Presidente della

Regione Siciliana ha emanato la

Direttiva presidenziale del 18

dicembre 2006 - Indirizzi per la

programmazione strategica e la

formulazione delle direttive generali

degli Assessori per l’attività

amministrativa e la gestione per gli

anni 2007-2011. Il comma della

Direttiva sancisce esplicitamente

l’avvio del sistema di rendicontazione

sociale: “Nel quadro degli

indirizzi di modernizzazione delle

amministrazioni pubbliche, particolare

rilevanza assume ormai da

anni l’adozione di iniziative e strumenti

di trasparenza, relazione,

comunicazione ed informazione

volti a costruire un rapporto aperto

e proficuo con cittadini ed utenti.

Molte disposizioni si ispirano a

questo concetto ed hanno introdotto

istituti giuridici, principi operativi

e strutture organizzative a questo

scopo. La rendicontazione sociale

delle amministrazioni pubbliche

risponde alle esigenze conoscitive

dei diversi interlocutori, siano essi

singoli cittadini, famiglie, imprese,

associazioni, altre istituzioni pubbliche

o private, consentendo loro

di comprendere e valutare gli effetti

dell’azione amministrativa”.

Viene in tal modo resa evidente

l’importanza del modello e l’obbligatorietà

della sua implementazio-

20

Anno XXV

N. 1 - Aprile 2009


CRONACHE REGIONALI

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ne da parte in seno a tutte le

amministrazioni pubbliche. Nel

particolare ambito del sistema trasfusionale

regionale, risulta evidente

l’esigenza di assicurare la

maggiore trasparenza possibile ai

donatori, agli Enti e alle

Associazioni Donatori Volontari di

Sangue presenti sul territorio.

A tal proposito, l’implementazione

di un modello di rendicontazione

sociale all’interno del Sistema

Trasfusionale avrebbe un carattere

da un lato altamente innovativo,

in quanto quello siciliano sarebbe il

primo sistema trasfusionale a livello

nazionale a operare in tal senso,

dall’altro lungimirante, perché consentirebbe

di formare all’interno

dell’organizzazione le professionalità

necessarie per la redazione del

documento.

Per le sue caratteristiche specifiche,

il modello proposto risulta

applicabile con successo al settore

sanitario, perché si pone come

metro obiettivo e trasparente di

misurazione dell’utilità sociale prodotta,

ed efficace strumento di

comunicazione nei confronti degli

stakeholder a vario titolo coinvolti.

È opportuno sottolineare che la

redazione continuata negli anni del

modello di rendicontazione sociale

consentirebbe di avere una visione

più completa della gestione aziendale:

senza un adeguato strumento

di controllo e verifica dei risultati

raggiunti, infatti, la sezione relativa

ai piani programmatici, agli

obiettivi e alle strategie per conseguirli

vedrebbe ridotta la sua utilità

a fini meramente propagandistici.

La redazione continuata, invece,

consente il confronto puntuale e

ciclico dei risultati raggiunti rispetto

agli obiettivi prefissati, e di valutare

da un lato il miglioramento continuo

nella gestione delle attività,

dall’altro il costante mantenimento

degli impegni.

Giacomo Scalzo

Dirigente

Centro Regionale Sangue

A proposito di sprechi regionali

Ricordate l’articolo che scrissi su “AVIS Iblea” dell’ottobre

scorso sul piano di rientro (risparmio)

sanitario stilato dal governo regionale

Consideravo, da cittadino prima e da medico poi,

giusti e sacrosanti il ridimensionamento mirato delle

spese, la razionalizzazione delle risorse e soprattutto

la lotta agli sprechi ed ai favori.

Ma mi chiedevo, da ingenuo idiota, perché mai ci

fosse stato tanto accanimento e perfino cattiveria -

quando si è arrivati perfino a negare i presìdi sanitari

domiciliari ai malati cronici e terminali - e tanta scrupolosità

nel vivisezionare e ridurre posti-letto e “budget”

nel compartimento sia pubblico che privato convenzionato.

Mi chiedevo anche, da autentico “babbu

e minciaimari rausanu”, perché a Palermo a fronte di

certo rigore economico e sana gestione amministrativa,

mantenessero ancora in vita Enti dichiarati inutili

da anni e venissero pagati stipendi perfino alle diverse

centinaia di trattoristi incaricati di guidare i

non più di quaranta trattori in carico all’ESA

(Ente Sviluppo Agricolo) per chissà quali

incombenze. Citavo questo fatto solo come

esempio, per me ignaro contribuente, di atavica

malgestione del denaro pubblico e ho trovato la

risposta ai miei (nostri) perché in fondo alla

sesta pagina del quotidiano “Giornale di Sicilia”

del 5 maggio 2009, li dove bisogna andarla a

cercare la notizia, quasi nascosta ed invereconda

(non in prima pagina a caratteri cubitali

come è avvenuto per tanti giorni sulla Sanità!).

Io ve la propongo, non la commento, e vi prometto

che sull’argomento non tornerò più perché

in Sicilia, come diceva il buon Tomasi di

Lampedusa, “Si deve cambiare tutto per non

cambiare niente”.

Giovanni Ottaviano

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N. 1 - Aprile 2009 21


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CRONACHE NAZIONALI

2011: anno europeo del volontariato

''Sono felice di poter comunicare che, dopo una lunga campagna

di sensibilizzazione che ha visto la partecipazione attiva

delle reti del volontariato europeo, la Commissione europea

ha avviato i preparativi per designare il 2011 Anno

Europeo per il Volontariato''.

Con queste parole Marian Harkin, Parlamentare europea e

promotrice della Risoluzione sul contributo del volontariato

alla coesione economica e sociale, ha annunciato che la

Commissione europea ha incaricato di avviare le procedure

per proclamare il 2011 Anno Europeo del Volontariato.

L'annuncio e' stato dato nel corso della conferenza di presentazione

del progetto di CSVnet ''Volontari, cittadini europei'',

il cui obiettivo e' quello di produrre, attraverso la partecipazione

dei volontari e delle organizzazioni locali, il

''Manifesto del Volontariato italiano per l'Europa'' da proporre

alla prossima legislatura del Parlamento Europeo. Il progetto,

avviato in collaborazione con le reti nazionali del volontariato

ed i Centri di Servizio, prevede infatti la realizzazione di iniziative

pubbliche, seminari formativi e dibattiti che coinvolgano

attivamente le Organizzazioni di Volontariato a livello

nazionale e locale.

''E' importante lavorare affinche' il mondo del volontariato

accresca la consapevolezza e la capacita' di essere un attore

politico, strategico soprattutto in un momento di crisi sociale

ed economica come quello che stiamo vivendo'', afferma

Marco Granelli, presidente di CSVnet, Coordinamento nazionale

dei Centri di Servizio per il Volontariato. ''Il Manifesto -

conclude Granelli - è il primo strumento per costruire una

legislazione favorevole alle associazioni di volontariato e programmi

per una concreta valorizzazione del contributo dei cittadini

attivi alla coesione sociale.''

Servizio civile, festa col Papa

Una delegazione di AVIS Nazionale, composta da ex volontari,

formatori di Servizio Civile e dirigenti associativi, ha preso

parte alla Festa annuale del Servizio Civile che si è svolta,

presso la Sala Paolo VI della Città del Vaticano, sabato scorso

a Roma alla presenza di Papa Benedetto XVI, di alte cariche

istituzionali e di migliaia di giovani da tutta Italia. Il Papa

ha rivolto ai volontari in Servizio Civile e ai rappresentanti

degli Enti parole di grande apprezzamento e di incoraggiamento

sincero, e ha chiesto ai giovani di essere "sempre e

dappertutto strumenti di pace, rigettando con decisione l'egoismo

e l'ingiustizia, l'indifferenza e l'odio".

Il Sottosegreterio con delega al Servizio Civile, Sen. Carlo

Giovanardi, ha colto l'occasione per ribadire l'impegno del

Governo, dal 2001 ad oggi, nella crescita del Servizio Civile

Nazionale e per la riforma dell'attuale sistema normativo che

dovrebbe essere varata entro il prossimo anno.

Grande sintonia con le parole del Papa e delle Istituzioni

nel mondo del Servizio Civile che auspica una riforma capace

di dare stabilità e forza all'intero sistema per garantire, ad

ancora migliaia di giovani, questa opportunità di partecipazione,

solidarietà e di Difesa non armata e non violenta del

nostro Paese.

Si parla di AVIS in un testo di biologia

AVIS entra in classe nelle ore di scienze. È stato presentato

pochi giorni fa il nuovo manuale di biologia dal titolo

"Albatros" edito da Linx, del gruppo Pearson Paravia Bruno

Mondadori, che si rivolge agli studenti del biennio delle scuole

superiori.

L'opera, curata dalle professoresse Giuliana Anelli ed

Elena Gatti, contiene al suo interno una scheda informativa

sui gruppi sanguigni e sulle attività trasfusionali.

Per fornire ai lettori un valido spunto di riflessione sull'importanza

della donazione, nella scheda è stato inserito un

manifesto della campagna di sensibilizzazione di AVIS

"Grazie – Prego".

Il testo si propone anche di stimolare la creatività e la curiosità

degli studenti, attraverso la ricerca su Internet di informazioni

sulla donazione di sangue e la progettazione di una

campagna di informazione su questo gesto semplice, ma di

vitale importanza.

Sangue artificiale in provetta. Questa la posizione di AVIS

Produrre sangue artificiale in provetta, in quantità illimitate. Questo

l'obiettivo di un team di scienziati guidati dal professor Marc Turner

dell'Università di Edinburgo, che mira a sviluppare sangue di tipo "0

negativo", gruppo universale piuttosto raro (lo possiede circa il 7% degli

esseri umani), adatto a ogni tipo di trasfusione senza rischio di rigetto.

Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico "The indipendent",

entro tre anni dovrebbero effettuarsi le prime trasfusioni sperimentali

di sangue realizzato grazie a cellule staminali embrionali ottenute

con la fecondazione in vitro. Non è la prima volta che équipe

mediche dichiarano di essere impegnate nella riproduzione di sangue

artificiale: ricerche analoghe sono attualmente svolte in Svezia,

Francia e Australia.

Quale è la posizione della nostra Associazione in merito a questa

notizia, riportata oggi da molti quotidiani Lo abbiamo chiesto a Paolo

Marcianò, responsabile delle politiche sanitarie di AVIS Nazionale.

"Le conquiste sempre più sorprendenti nella scienza sono da accogliere

a braccia aperte, perché molte volte sono decisive per la qualità

della vita dell'uomo. Nello stesso tempo, bisogna essere prudenti

quando si enfatizzano delle notizie ancora sul piano sperimentale e

di laboratorio che possono destare anche problemi nella coscienza

collettiva in cui, invece, tuttora c'è bisogno di un grande spirito di solidarietà

perché si devono garantire milioni di donazioni di sangue in

tutto il mondo ogni giorno. È bene che la ricerca continui e che i risultati

vengano attentamente valutati e, quindi, prima di annunciare clamorosi

risvolti bisogna sempre distinguere il piano sperimentale dal

piano pratico delle terapie che quotidianamente vengono assicurate

a tantissimi malati nei nostri ospedali e in quelli di tutto il mondo".

Ridimensiona gli entusiasmi anche Giuliano Grazzini, direttore del

Centro Nazionale Sangue, che in un'intervista pubblicata questa mattina

sul Messaggero dichiara: "È la mecidina dei sogni quella che

assicura in tempi brevi la creazione di sangue artificiale in grado di

sostituire quello umano. E, con ogni probabilità, non riuscirà mai a

sostituirlo totalmente. Le staminali ci potranno permettere di creare

una riserva complementare, poiché si potrà arrivare a una produzione

limitata da utilizzare solo in particolari patologie".

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Anno XXV

N. 1 - Aprile 2009


GIOVANI

L’Avis incontra i giovani

“L’AVIS incontra i giovani”, questo lo slogan dell’incontro

avvenuto a Ragusa presso il “City”, location per l’incontro

organizzato il 19 Aprile 2009 alle 17.00. L’AVIS ha voluto

incontrare i ragazzi fuori dalla storica sede per aprirsi e

parlare di AVIS in un contesto diverso e aperto. L’incontro

ha visto la presenza di una trentina di ragazzi di età compresa

tra i 16 ed i 25 anni. All’incontro sono stati presenti

il Presidente dell’Avis di Ragusa Giovanni Di Martino, la

Vice Presidente Maria Elena Salerno, il sottoscritto in qualità

di rappresentante del Gruppo Giovani, Turi Schininà

redazione del Giornale AVISIBLEA e Paolo Roccuzzo,

donatore D.O.C dell’Avis di Ragusa con all’attivo più di

100 donazioni, pertanto quale migliore rappresentante

della gioia e della bellezza di donare sangue! I ragazzi

hanno seguito con interesse facendo alcune domande di

tipo sanitario alle quali Paolo Roccuzzo ha saputo dare

ampia spiegazione. Finito l’incontro, durato circa una

mezz’ora ci siamo piacevolmente fermati con i ragazzi a

consumare un cocktail analcolico. A fine incontro una simpatica

foto di gruppo ha concluso l’incontro con i ragazzi.

IBLEA

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Cogliamo l’occasione per ringraziare la Sig.ra Galofaro,

responsabile del “City” che ci ha ospitato per questo

incontro dimostrando la propria sensibilità e disponibiltà

per la nostra associazione. L’incontro, estremamente

positivo, speriamo che possa avere seguito con altri piacevoli

ed altrettanti positivi incontri.

Emanuele Fidone

ComunicAvis: solidarietà e media

I giovani durante il forum

Benny, la goccia umana

Afine Febbraio si è tenuto a Torino il

Forum Nazionale Giovani, dal

tema: “ComunicAvis” - come raccontare

ai media una storia di solidarietà.

Io in quanto Coordinatrice

dell’Avis Comunale ho avuto l’onore e

l’onere di partecipare a tale incontro,

per confrontarmi con le altre associazioni

Avis, per conoscere nuove realtà

e nuove persone. Era la prima volta

che partecipavo ad un Forum, nel

quale sono presenti tutti i ragazzi delle

Avis italiane dai 18 ai 35 anni, durante

la giornata era un non-stop di incontri,

riunioni, discussioni ma anche e

soprattutto di risate e divertimento.

Dal punto di vista formativo, questo

Forum mi ha portato a conoscenza

della spiacevole notizia che l’Avis non

viene pubblicizzata in modo adeguato

e proficuo dai media. Ancora oggi

molte persone e molti giovani non

sanno l’esistenza di questa associazione

o se ne hanno notizia non vengono

per paura di una puntura, perché

non possono perdere un’ora di tempo

per stare sdraiati sul un lettino…

Noi Giovani Avisini durante il forum

ci siamo ripromessi di migliorare la

pubblicizzazione della nostra realtà

associativa, ci siamo scambiati modi e

metodi per “catturare” all’interno

dell’Avis nuovi donatori e nuovi giovani,

perché dobbiamo essere noi a portare

avanti questa enorme barca di

solidarietà e questa grande famiglia,

perché in fondo l’Avis cos’è, se non

una grande famiglia!

Ma il Forum non è solo formazione e

lavoro è anche divertimento, le risate i

balli e i canti tra noi giovani rallegrano

ancora di più la festa. La gare sonore

tra le varie regioni con le varie canzoni

popolari sono divertentissime, e chissà

come mai, sono sempre la Sicilia e la

Campania a contendersi il primo

posto. Inoltre con noi al forum c’è il

Con i giovani nei locali del “City”

mitico Benny, soprannominato la goccia

umana, la nostra mascotte senza

la quale l’Avis Giovani non sarebbe più

la stessa…

Sono sempre più fiera e soddisfatta

di far parte di questo gruppo, non ringrazierò

mai abbastanza i ragazzi che

mi stanno accanto per continuare un

percorso iniziato 5 anni fa e che spero

non si concluda mai. Un doveroso ringraziamento

va a anche al Presidente

che mi permette di partecipare a questi

convegni e che mi aiuta a svolgere

il compito qui affidatomi.

Ricordo sempre che il gruppo giovani

è una realtà particolare, unica e speciale;

dove si cerca di creare una realtà

migliore, che aiuti chi non sta, con la

volontà e la speranza di salvare una

vita umana. Con il nostro contributo,

con le nostre idee e “sacrificando” un

po’ del nostro tempo. Voi che state

aspettando

Chiara Cacciatore

I delegati siciliani

Anno XXV

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IBLEA

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LA FINESTRA DI FRONTE

Centro di Aiuto alla Vita

La prima domenica di febbraio si è

celebrata la “31ª Giornata per la

Vita” con manifestazioni che si sono

svolte a Ragusa e a Vittoria. Il tema,

dettato dal Consiglio permanente della

Conferenza Episcopale Italiana, è stato

il seguente: “La forza della vita nella

sofferenza”.

Nel messaggio dei vescovi viene

detto che la vita è fatta per la serenità e

la gioia, ma accade che, per varie

cause, essa invece sia segnata dalla

sofferenza. La sofferenza appartiene al

mistero dell’uomo e resta in parte

imperscrutabile.

Tra le svariate sofferenze, che possono

colpire l’umanità, c’è quella di alcune

donne, che, in momenti “difficili”, non

sono capaci di accogliere una gravidanza

inattesa. Quando la risposta a questo

problema è l’aborto viene generata

un’ulteriore sofferenza, perché, tale pratica,

non solo distrugge la creatura che

dovrebbe invece essere protetta e

custodita dalla madre, ma provoca nella

donna un trauma destinato a lasciare

una ferita perenne.

In realtà al dolore non si può rispondere

con altro dolore.

Anche in questo caso esistono soluzioni

positive e aperte alla vita, che pongono

al centro il rispetto dell’uomo.

In questa prospettiva si pone l’attività

del Centro di Aiuto alla Vita di Ragusa.

Nato nel 2007 nell’ambito dell’Ufficio

Diocesano per la pastorale della famiglia,

ha la sua sede operativa a Ragusa

presso il Consultorio di Ispirazione

Cristiana, in via G. Cartia n.3.

E’ costituito da un gruppo di volontari,

che desiderano affermare la uguale

dignità di ogni essere umano, dal

momento del concepimento fino alla

morte naturale, favorendo una cultura

dell’accoglienza anche nei confronti dei

soggetti più deboli ed indifesi, a partire

dal bambino concepito e non ancora

nato.

Il primo Centro di Aiuto alla Vita nacque

a Firenze nel 1975. Da allora ne

sono sorti tanti altri in varie città italiane,

con lo scopo di proteggere concretamente

la vita di tanti bambini, e di

costruire una “Cultura della Vita”.

Madre Teresa di Calcutta, nel ricevere

il premio Nobel per la pace nel 1979,

dichiarò: ”Se accettiamo che una madre

possa sopprimere il frutto del suo seno,

che cosa ci resta L’aborto è il principio

che mette in pericolo la pace nel

mondo.”

Papa Giovanni Paolo II nell’enciclica

Evangelium vitae scrisse: “Rispetta,

difendi, ama e servi la vita umana! Solo

su questa strada troverai giustizia, sviluppo,

libertà vera, pace e felicità.”

Il Centro di Aiuto alla Vita di Ragusa,

pur con le tante difficoltà che incontra,

legate in modo particolare alla “perdita

dei valori”, si pone i seguenti obiettivi:

- la formazione dei volontari con corsi

specifici per migliorare la capacità di

ascolto e di empatia;

La campagna pubblicitaria del centro

- l’informazione e la promozione del

valore della vita con incontri per gli

studenti delle Scuole medie inferiori e

superiori, per le coppie che si preparano

al matrimonio e per i gruppi delle

famiglie nelle parrocchie;

- l’aiuto psicologico e spirituale alle

donne che vivono il trauma di un precedente

aborto, presso Centri specializzati;

- la diffusione di materiale informativo

per la difesa della vita;

- e, in modo particolare, la collaborazione

attiva con i Ginecologi dei

Consultori Familiari dell’Azienda USL

7 di Ragusa e i Direttori delle Unità

Operative dei Presidi Ospedalieri,

dove vengono eseguite le interruzioni

volontarie di gravidanza (secondo un

articolo della legge 194, prima del rilascio

del certificato per accedere

all’IVG, è previsto un colloquio presso

una struttura pubblica, come un

Consultorio Familiare dell’AUSL, o

presso una struttura privata, come il

Centro di Aiuto alla Vita, con questo

colloquio la donna viene aiutata a

chiarire, prima di tutto a se stessa, le

motivazioni della sua scelta di abortire

e, successivamente, a trovare

soluzioni “diverse” nel rispetto della

vita.

Considerando che la causa più frequente

di aborto è il disagio economico,

la soluzione sarà in questo caso quella

di attivare il “Progetto Gemma”, servizio

che consiste nell’adozione a distanza

della madre in difficoltà economica per

un periodo di 18 mesi (sei mesi prima

della nascita del bambino e dodici mesi

dopo il parto) con un contributo mensile

di circa 160,00 euro.

Nel caso in cui invece la donna avesse

problemi relazionali con la famiglia

d’origine, avrà la possibilità di essere

accolta presso un Centro di accoglienza,

dove potrà portare a termine la gravidanza

con serenità.

Nel caso ancora che la donna non

voglia tenere il bambino, si potrà proporre

di portare, comunque, a termine

la gravidanza, partorendo in una struttura

ospedaliera in “anonimato”, come

previsto dalla legge vigente, cioè non

riconoscendo il neonato, che verrà quindi

dato in adozione.

In caso che la motivazione dell’aborto

sia una malformazione grave del feto, si

potrà accompagnare e sostenere la

coppia fino alla nascita del neonato e,

nel caso in cui i genitori non siano pronti

ad accoglierlo, potranno aderire al

progetto F.A.N.HA (Famiglie accoglienti

nascituri handicappati), che fa capo al

Centro di Aiuto alla Vita di Messina e

che consiste nell’adozione del neonato

malformato da parte di famiglie disponibili.

Qualunque sia la motivazione dell’aborto,

sempre e comunque “scelta di

morte”, i volontari del Centro di Aiuto

alla Vita, nel più completo rispetto della

donna e della sua decisione, pongono

l’accento sul fatto che nel grembo della

donna c’è un essere umano, un progetto

di vita, un figlio e affermano che delle

tante mamme che hanno detto “si alla

vita” nessuna di esse si è mai pentita.

I volontari del Centro restano a disposizione

e sono rintracciabili ai seguenti

numeri telefonici: 3349666174; 0932

622644 (solo di pomeriggio).

Centro di Aiuto alla Vita

Ragusa

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Anno XXV

N. 1 - Aprile 2009


LA FINESTRA DI FRONTE

IBLEA

Auguri, Piccolo Principe

Associazione “Piccolo Principe”

L’ O.N.L.U.S. nasce nel Dicembre

2003 su iniziativa di un gruppo di professionisti

e di volontari con l’obiettivo

primario di sostenere lo sviluppo

e la crescita di bambini diversamente

abili. L’associazione opera

nel settore della disabilità infantile e

promuove il principio di Riabilitazione

Sociale, inteso quale complesso

di interventi orientati a contrastare

gli esiti del deficit e a sostenere

il raggiungimento di livelli massimi di

autonomia fisica, psichica e sociale.

Esperienze concrete hanno dimostrato

che un intervento precoce e

mirato permette un efficace recupero

funzionale delle abilità e potenzialità

di ciascun bambino disabile, rispetto

ad un intervento tardivo; è noto, infatti,

che agendo su inabilità non ancora

stabilizzate si può ottenere un

recupero a volte totale delle stesse.

L’Associazione vuole essere altresì

un supporto ed un sostegno al lavoro

quotidiano e silenzioso dei genitori,

affiancandoli nel difficile compito di

essere partner del programma di abilitazione

del proprio figlio.

Il centro è rivolto a minori indicativamente

fino a 18 anni affetti da varie

forme di disabilità neuropsichica e

neuromotoria o da altre patologie

neuropsichiatriche dell’età evolutiva.

L’Associazione Piccolo Principe si

avvale di una equipe multidisciplinare

composta da:

Coordinatore di struttura, Psicologo,

Sociologo, Assistente sociale,

Educatori professionali, Animatore

Socio-Culturale, Operatore Socio-

Assistenziale.

Il centro Piccolo Principe da sempre

ha puntato molto sulla formazione

e riqualificazione professionale

degli operatori inseriti nella struttura.

Negli anni ha proposto e realizzato

diversi corsi di formazione professionale,

avvalendosi della consulenza di

Qualunque bambino ha diritto a un sorriso

rinomati specialisti esterni.

Sabato 19 Aprile si è concluso la

terza sessione del Corso di

Formazione “LA TERAPIA NEI DIS-

TURBI DELLO SPETTRO AUTISTI-

CO: L’INTERVENTO PSICO-EDU-

CATIVO” promosso e organizzato

dall’Associazione “Piccolo Principe”.

Il corso, articolato in 4 sessioni formative,

si prefigge di favorire l’apprendimento

di strumenti efficaci

all’interazione con bambini con

menomazioni nella reciprocità sociale,

quali bambini autistici o altri disturbi

pervasivi dello sviluppo. Rivolto

a Psicologi, Neuropsichiatri infantili,

terapisti della riabilitazione, logopedisti,

psicomotricisti, Insegnanti di

sostegno ed Educatori professionali,

il corso ha contato la partecipazione

di n. 82 iscritti, motivati al confronto e

alla individuazione di strategie comuni

di intervento educativo e riabilitativo

in bambini con difficoltà. I docenti

del corso, la Dott.ssa Cesarina

Xaiz, Psicomotricista e terapista

della famiglia di scuola sistemica e la

Dott.ssa Ljanka Dal Col, Psicologo

e Dottore di ricerca in psicologia dell’educazione

e delle disabilità, nelle

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ore pomeridiane del 16/17/18 Aprile,

hanno effettuato, insieme all’equipe

del centro, la valutazione diagnostica

e psico-educativa dei bambini, elaborando

per ciascuno di essi un piano

di lavoro individualizzato e progettato

insieme agli operatori training educativi

individuali per ogni bambino inserito

in struttura. E’ prevista entro il

mese di Luglio, l’inaugurazione della

seconda sede del Piccolo Principe a

Donnalucata, voluta da un gruppo di

genitori di bambini con difficoltà che

hanno conosciuto ed apprezzato l’operato

del Piccolo Principe e chiesto

alla struttura di Ragusa di aiutarli a

creare in loco un centro di recupero

per i loro bambini.

E’ possibile sostenere il Piccolo

Principe, senza alcun costo, destinando

il 5X1000 della propria

dichiarazione dei redditi (C.F.:

92024810886) o mediante donazione

intestata a Banca di Palermo

Cod. Iban:

IT64Q0304917000052844353750

Via Stesicoro n. 23

tel.0932-686751 - 393-9341027

Sito internet:

piccoloprincipeonlus@hotmail.it

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SENZA FRONTIERE

Quando a bruciare non è

una torcia ma un essere umano

Con la pubblicazione di questo articolo vorremmo non dimenticare quello che è

accaduto qualche mese fa per mano di alcuni giovani che per “ammazzare il

tempo” hanno dato fuoco ad un barbone.

Compito di noi adulti e di tutta la società civile è quello di testimoniare soprattutto

ai giovani che alcuni valori, come il rispetto dell’altro, la solidarietà, il confronto

con chi è diverso da noi, la compassione che dovrebbe impregnare i nostri rapporti,

non sono valori barattabili.

L’articolo che proponiamo possa far sorgere in noi una sana inquietudine

g.l.

Se mai qualcuno abbia svolto servizio di volontariato

in un dormitorio, saprebbe come la figura del

barbone sia distante da quella raccontata in certa letteratura

romantica, che lo vorrebbe felice e contento

del proprio abbrutimento psico-fisico.

Il clochard, il barbone, adagiato sul cartone o sulla

panchina è soltanto un uomo solo, impreparato alle

nuove sfide, oppresso dalle proprie lentezze e stanchezze,

fragile e ultimo davvero, per questo dovrebbe

suscitare il rispetto dovuto.

In quattro si sono adoperati per estinguere il barbone

di turno, per arrostirlo e spedirlo all’altro mondo, in

quattro per uccidere un uomo inerme e inoffensivo,

ma colpevole di essere una persona abbandonata.

Hanno cosparso di benzina una persona adagiata

su una panchina, hanno tentato di farne un falò, non

per fanatismo religioso, né per fanatismo congenito,

lo hanno preso di mira perché tanto è una “cosa”

senza valore, anzi un fastidio da scacciare via, in fin

dei conti è uno di quelli non bello da vedere, da sloggiare

in fretta dai parchi, dalle vicinanze dei cassonetti,

dalle chiese, perché no, anche dalle città illuminate.

Quattro “bravi” ragazzi, ciascuno con il suo bel pedigree,

fornito dalla scuola, dal datore di lavoro, dalla

famiglia, ognuno con in tasca un pezzo di futuro già

bello e confezionato.

Quando si è dei mentecatti, in quattro il coraggio lo

si trova nella fisicità di un sorriso,di una smorfia,la

sfrontatezza dell’intesa è sottotraccia al tubo di birra,

di una canna,di uno sniffing, sopra il palcoscenico

dove inizia la recita, al nastro di partenza, per la finale

assoluta, per uscire finalmente dalla maledetta

anonimia, dalle stramaledettamente uguali serate al

bar a fare niente, se non a costruire percorsi di guerra

mentali, tanto per non restare schiacciati dalla propria

insignificanza.

In quattro a pensare di annientare chi sta dietro, per

la paura di essere conciati peggio. Forse accade per

assenza di un tempo e di un impegno che riesca a

sdoganare l’emozione di una relazione importante, di

un incontro da ricercare per non essere costretti alla

resa di fronte al niente di una coscienza infantilizzata.

Il barbone brucia, l’adrenalina sale fino a stracciare

gli analfabetismi affettivi, le contaminazioni subliminali,

il reality non è solamente di casa in tv, nei tiggì,

nelle pagine patinate, è qui e ora, e noi finalmente

siamo i protagonisti, chi se ne frega se attraverso le

sofferenze di un poveraccio.

Emergenza educativa In questa constatazione c’è

tutta l’impresentabilità del mondo adulto, da quello

genitoriale a quello professorale, impegnato a fare

cassa piuttosto che fatica preventiva, per inchiodare

alle proprie responsabilità chi pensa che esistono persone

diverse e quindi di minore importanza, di così

basso profilo da risultare insopportabili.

Questi quattro “bravi” ragazzi ci fanno comprendere

che questa mimetizzazione di normalità malata crea

inquietudine, attese,desideri che divengono indicibili,

fino a relegare in un angolo una parte di umanità,

quella più giovane, inconsapevole di erigere rifiuto e

distanza nella comprensione degli altri, soprattutto di

quelli meno fortunati.

Vincenzo Andraous

(Tratto dalla rivista “Qualevita” Febbraio 2009)

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N. 1 - Aprile 2009


OMNIBUS

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A*S*T*E*R*I*S*C*H*I

" Lasciate tranquilli quelli che nascono

Lasciate spazio perché possano vivere.

Non preparate già tutto pensato.

Non leggete a tutti gli stessi libri

Lasciate che siano loro a scoprire l’alba

E dare un nome ai loro baci.

Pablo Neruda

" Le persone viaggiano per stupirsi delle montagne, dei mari, dei

fiumi, delle stelle; e passano accanto a se stessi senza meravigliarsi.

Sant’Agostino

" Dobbiamo imparare a valutare gli uomini più per quello che

soffrono che per quello che fanno o non fanno. L’unico rapporto

fruttuoso con gli uomini, e specialmente con i deboli, è

l’amore, cioè la volontà di mantenere la comunione con loro.

Dietrich Bonhoeffer

Giovanni Gambina si ripete

stata una piacevolissima sorpresa

ritrovare negli scaffali

E’

delle librerie, dopo la precedente

prova di scrittore con il suo “A lenti

passi”, un nuovo libro di Giovanni

Gambina, decano dei commercianti

di Ragusa che nel gusto della rievocazione

- tra il sentimentale e il

nostalgico - delle tradizioni, dei luoghi,

dei personaggi, delle storie, degli

aneddoti di una città che si faceva

capoluogo di provincia e che sostituiva

la dimensione popolare del paese

con la forza imponente di un progresso

esaltante, ma mantenendo intatta

la propria dignità culturale fatta

anche della rispettosa cultura delle

relazioni umane.

“Le briciole della memoria” questo il

titolo del nuovo libro di Gambina che

ha avuto una presentazione affollata

e godibilissima all’Auditorium

Giambattista Cartia della Camera di

Commercio di Ragusa e che ha confermato

come ci sia un grande bisogno,

per trasferire alle generazioni

che verranno la storia del nostro passato

recente, di affabulatori sensibili

disposti a raccontare in punta di

penna, con semplicità e immediatezza,

la loro storia che è anche la storia

di una comunità.

C.A.

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RUBRICA SANITARIA

Ancora a proposito di anemia

Completiamo la pubblicazione dell’articolo del nostro collaboratore dott. Giovanni Ottaviano,

dedicato al tema della anemia, esaminata in tutti i suoi aspetti. La prima parte dell’articolo è stata

pubblicata dal nostro giornale nella “Rubrica Saniratia” del numero di Dicembre 2008.

Caratteristica comune a tutti i

tipi di anemia è la sintomatologia.

Il carattere esteriore è il pallore

della pelle e delle mucose

visibili (congiuntiva e parte interna

delle labbra), ma molte volte

questo dato può sfuggire od

essere mascherato da diverse

circostanze, come l’uso di

cosmetici, l’abbronzatura, le

congestioni saltuarie.

La milza, organo deputato a

ripulire il torrente circolatorio da

tutte le scorie derivate dal disfacimento

delle cellule ematiche, è

più o meno ingrossata nelle

varie forme di anemia, ed, in

taluni casi, è addirittura necessario

asportarla chirurgicamente

(splenectomia), per poterne

bloccare l’eccessiva opera

demolitrice nei confronti delle

cellule sanguigne.

L’ANEMIA SI DIVIDE IN:

I) Anemie da diminuita produzione

di globuli rossi;

II) Anemie da aumentata

distruzione

III) Anemie dovute a perdita.

Soggettivamente l’anemico

accusa astenia (continua stanchezza),

senso di “venir meno”,

facile dispnea (mancanza d’aria

con difficoltà respiratorie), tachicardia,

pronta sudorazione, vertigini

specialmente nei rapidi

cambiamenti di posizione. Si

possono avere in casi più severi

soffi cardiaci, glossite (arrossamento

della lingua a carattere

infiammatorio), diminuzione

Un tappeto di globuli rossi visti al microscopio

delle capacità sensoriali propriocettive

(percezioni nella propria

persona di diversi tipi di stimoli

tattici, dolorifici, termici).

AI di fuori di suggestioni di

carattere personale, di falsi convincimenti,

di pseudoeducazione

familiare e sanitaria, di poco più

che folkloristiche credenze

popolari e di anacronistici empirismi,

è fin troppo ovvio che la

diagnosi di anemia compete

esclusivamente alla figura del

medico che attentamente:

a) raccoglierà I’anamnesi (storia

clinico-sanitaria dell’individuo)

informandosi sul familiari e

parenti per il riconoscimento di

anemie ereditarie, su malattie

pregresse, su abitudini alimentari

- il consumo di alcoolici e l’assunzione

di alcuni farmaci che

provocano carenza di vitamina

B12 e di acido folico -, sul tipo di

lavoro svolto specie in relazione

ad ambienti “a rischio”;

b) valuterà gli indispensabili

dati di laboratorio (numero e

morfologia dei globuli rossi, livello

di emoglobina, indici eritrocitari,

dosaggio del ferro, elettroforesi

dell’emoglobina e biopsia del

midollo osseo che in seguito

esamineremo analiticamente);

c) effettuerà l’esame clinico

generale e locale dei vari organi

ed apparati ed, ove il caso lo

richieda, ricorrerà ad accertamenti

strumentali. Oggigiorno la

cosiddetta “diagnostica per

immagini” (Tomografia Assiale

Computerizzata, Risonanza

Magnetica Nucleare, Ecografia,

Osteodensitometria, ecc.) è un

continuo crescendo di sofisticazione

tecnologica, per cui l’iter

per arrivare alla diagnosi può

essere notevolmente facilitato.

È chiaro che, a parte il doveroso

rispetto di precise normative

e di specifiche leggi in materia,

nessun medico sottrarrà, seppure

a fin di bene, del sangue ad

un VERO anemico.

Giovanni Ottaviano

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