FRATRUM MINORUM - OFM

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EX ACTIS MINISTRI GENERALIS

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cesso di pace e di riconciliazione in una situazione

sclerotizzata nella discordia e nelle

lotte (cf Fior 21):

• mantenere Dio al centro dell’azione;

• procedere sempre in comunione con

fortezza e sapienza;

• identificare le vere cause della violenza

e chiamarle con il loro vero nome;

• promuovere la conversione e la riconciliazione

di tutte le parti;

• cercare di sanare e restaurare le relazioni

piuttosto che risolvere le dispute;

• ristabilire la giustizia come base della

vera pace;

• riconoscere che tutte le relazioni sociali

sono asimmetriche e che ogni situazione

di conflitto implica uno

squilibrio e un cattivo uso del potere;

• rimanere disarmati (cf Memoriale

Propositi, 16);

• rifiutare la demonizzazione di una

delle parti e riconoscere in tutti dei

fratelli e delle sorelle;

• affrontare i conflitti attivamente,

esponendosi in prima persona e lasciandosi

coinvolgere.

Questi atteggiamenti ci presentano un

vero e proprio cammino per promuovere la

pace ed esigono di agire senza prepotenza e

forza. Un simile comportamento è però

possibile solo a partire da una fiducia incondizionata

in Dio. Solo mantenendo il

suo Spirito e la sua Signoria al centro della

propria azione il tentativo di una riconciliazione

e di una pacificazione può avere qualche

speranza. Accettare un tale servizio a

favore della pace non è senza pericoli o senza

difficoltà. Per questo il francescano e la

francescana non camminano da soli ma in

comunione vitale e reciproca con la Fraternità

universale e la Chiesa, una comunione

che dà sostegno e incoraggiamento. Procedendo

uniti i fratelli e le sorelle possono e

debbono riconoscere, con coraggio profetico,

le vere cause di ogni forma di violenza e

chiamarle con il loro nome. Non si può nascondere

o minimizzare la violenza. Solo

sapendo riconoscere e accettando di curare

il male, si può iniziare un cammino che porso

atteggiamenti concreti e quotidiani, era

capace di promuovere la pace. La povertà e

la semplicità, che nascono dalla sconfinata

fiducia in Dio, portano chi accoglie questo

stile di vita a non volersi appropriare di nulla,

né di luoghi, né di case e nemmeno della

propria volontà (cf Rnb 7,13; Am 2). Con le

mani libere per abbracciare e servire i lebbrosi

(cf Test 1-3), per Francesco e i suoi

frati non era necessario procurarsi alcun

strumento di difesa o arma per difendere dagli

altri quanto possedevano (cf 3Comp 35).

Libera da ogni pretesa e da ogni rivendicazione,

la prima generazione francescana

non vedeva più nell’altro un concorrente,

un nemico, ma, in modo disarmante, riconosceva

in ciascuno un fratello e una sorella

in Gesù Cristo.

Con il lavoro (cf Rnb 7,1-9), con il volersi

insediare fra i poveri e gli esclusi (cf

Rnb 9,2), con il rifiuto del denaro (Rnb 8,1-

12), nuova e brutale forma del capitalismo

di allora, Francesco e i suoi davano una testimonianza

profetica della possibilità di un

modo diverso per vivere insieme e di una

società civile ed ecclesiale illuminata dal

Vangelo di Gesù.

Questa nuova vita evangelica portava

con sé anche un nuovo modo di esprimersi.

Il vocabolario di Francesco prende le distanze

dalle espressioni bellicose delle eroiche

imprese di conquista del suo tempo, per

introdurre e riproporre, a partire dalla Bibbia,

concetti come quello del non appropriarsi

(cf Rnb 7,13), del non giudicare (cf

Rnb 11,1.10), del comportarsi spiritualmente

(Rnb 16,5 ss.) e altri, che promuovevano

la pace anche attraverso il linguaggio. In

questo modo questo stesso stile di vita diventava

una vera e propria via di riconciliazione

con Dio, con il prossimo, con se stessi

e con tutto il creato.

Un itinerario per la pace

4. Una lettura attenta delle nostre fonti

non solo ci presenta il primitivo movimento

dei “minori” come una vera e propria ambasceria

di pace e di riconciliazione, ma ci

permette di individuare alcuni atteggiamenti

essenziali anche oggi per attuare un pro-

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