Introduzione agli scenari - Torino Strategica

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Introduzione agli scenari - Torino Strategica

Introduzione agli scenari

- Elisa Rosso

Cercherò in questi minuti di verificare con voi

come il piano strategico possa essere una piattaforma

per accogliere questi stimoli, perché è

nostra intenzione aprirci a loro. Torino ha iniziato

nel 98 e ha fatto 2 piani. Il primo idealmente ha

avuto un momento di culmine con le olimpiadi, il

secondo dopo.

Il primo parlava di Torino come città diversa dal

passato, quello che non era stata. Il secondo ha

cercato di guardare anche a quello che Torino

era stata, eredità della trasformazione industriale,

sviluppo della cultura, etc.

Il piano strategico non è ancorato a un piano temporale

rigido ma è piuttosto un processo e non

un prodotto. Quindi è il tentativo di cogliere quelli

che sono i segnali della trasformazione, i portatori

di interesse di un sistema urbano, di farli confluire

in percorsi di consultazione e approfondimento

per farli convergere in obiettivi comuni. Il suo

scopo non è quello di fare una lista delle cose da

fare e basta, ma deve farsi carico di stabilire un

dialogo con imprese, enti culturali etc. per costruire

la consapevolezza degli obiettivi.

Il piano strategico inoltre non è legato a una

logica di breve periodo quanto piuttosto al medio

e lungo periodo, cosa che gli enti pubblici fanno

difficilmente poiché legati a logiche contingenti.

Un’altra caratteristica

è l’inter-settorialità,

poichè

si muove in un

sistema complesso

dove l’attuazione

delle azioni ha riflessi

su diversi settori e

quindi modifica il

contesto. Il piano deve essere quindi capace, pur

guardando al lungo periodo, di accelerare e di

essere sensibile al cambiamento.

La città della fine delle olimpiadi non è quella di

prima né quella di oggi. E’ un periodo che nella

vita di un sistema urbano è breve ma che rappresenta

per noi già un lasso temporale importante.

Il piano guarda anche alla parte urbana e metropolitana

cercando di chiedersi quali relazioni

questo sistema urbano ha con gli altri, con le altre

città.

Quindi un occhio alle potenzialità e criticità delle

aree attigue.

Il piano strategico si regge su una leadership o

una porzione della classe dirigente, poi si regge

sull’adesione di chi ne fa parte per esprimere intenzioni,

obiettivi, priorità. I piani quindi dovrebbero

reggere ai cambiamenti politici proprio grazie a

questa pluralità di riferimenti.

Il piano strategico chiede in qualche modo di

stare al gioco nel governo dei cambiamenti continui.

Il secondo piano strategico è stato organizzato

attraverso 4 grandi aree tematiche, pur non essendo

queste esaustive della varietà degli interventi

in esso contenuti:

• territorio, tutto ciò che riguarda le trasformazioni

urbane

• economia, quindi sviluppo, ricerca, innovazione,

alta formazione

• cultura

• qualità sociale

All’interno ci sono diverse direzioni di intervento

che vanno dalla trasformazione industriale fino

ad ambiti come l’immigrazione, la casa, che sono

in questo momento riconosciute come dimensioni

prioritarie.

Le azioni che stanno dentro le direzioni di intervento

intersecano tutti i temi del piano. Il gioco

è proprio quello di verificare gli effetti di un intervento

sulle altre aree.

Quando si guarda ad un progetto occorre guardarlo

da più punti di vista. Al termine di questi

due giorni ci aspettiamo di verificare, arricchire,

aggiornare e rivedere con voi ciò che è stato

inserito nel piano, in virtù del fatto che vogliamo

che il piano non sia un libro dei sogni.

A questo punto lavoreremo in sottogruppi su 12

diversi scenari, alcuni già preconfezionati, altri più

aperti e vaghi. L’obiettivo dell’attività non è tanto

disegnare il futuro ma comprendere cosa può

introdurre o meno un cambiamento nella realtà

attuale.

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SCENARI - Cinque elementi di novità

CULTURA - Worst

ECONOMIA - Best

Il nostro era uno scenario apocalittico dove il

sistema culturale di Torino era disastroso.

I percorsi e le soluzioni.

La rete come infrastruttura e collegamenti è uno

dei fattori che abbiamo supposto non sviluppato

(esempio la corona verde delle residenze è

collassata perché mancava un collegamento tra

queste).

Cosa fare per cambiare

Come fare ad avere una progettualità non legata

a mega eventi tipo Olimpiadi ma a eventi che

possano poi legarsi alla vita culturale della città

Per fare questo occorre affiancare

l’amministrazione a competenze specifiche per

traghettare da un evento eccezionale all’altro.

Dagli altri gruppi abbiamo preso la cultura: farla

propria e portarla con se (esempio: skateboardisti

con i loro spazi in città) e il bilanciamento tra pubblico

e privato necessario anche come apertura

al privato (esempio in occasione del convegno

degli architetti se i musei fossero aperti per le cerimonie

di apertura e chiusura sarebbe un buon

segno).

A noi si è prospettata Torino come una Silicon

Valley con aumento parallelo del turismo. Insomma

un futuro roseo.

Abbiamo ipotizzato per arrivare lì un accordo

tra università torinesi, indiane e statunitensi per

sviluppare una grossa attenzione sulla formazione,

a tutti i livelli. L’accordo coinvolge non solo

il politecnico per un bisogno di trasversalità che

vada anche in altri ambiti di ricerca.

Altro tema emerso è la multi-modalità, legata al

trasporto di merci e persone e soprattutto informazioni.

Torino come centro del flusso di dati e

diffusione di questi all’esterno.

Poi marketing dell’innovazione per comunicare

in tempi brevi i vantaggi di Torino. Comunicare

Torino come città tecnologica.

Altra voce mutuata dalla discussione di altri

gruppi è anche nel nostro caso l’equilibrio tra

pubblico e privato.

Scelta politica forte anche è una delle componenti

del successo nella capacità di indirizzare gli

investimenti.

Marketing territoriale è un’altra componente.

Innovazione tecnologica significa anche ricambio

generazionale della città: più giovani.


TERRITORIO - Best

Noi siamo partiti dallo scenario estremamente

positivo sul territorio, caratterizzato da un miglioramento

della mobilità pubblica e privata (uso

biciclette).

Il potenziamento delle infrastrutture pubbliche è

stato identificato come un elemento non solo fine

a se stesso.

Integrazione tra le diverse modalità di trasporto

in città: interscambi tra bici, auto, bus, metro con

parcheggi intermodali. Potenziare il sistema del

passante in area metropolitana come insieme di

fermate nella città per utilizzare la spina come

sistema diffuso, orizzontale.

Nuove pratiche di progettazione delle opere

complesse accompagnando nella progettazione

di grandi interventi l’equipe di tecnici anche figure

professionali che possano portare contributi di

comunicazione di impatto sul contesto.

Riguardo il rapporto tra mobilità e spostamento

nel territorio, abbiamo pensato di valorizzare quei

contesti più marginali, recepire istanze nuove

nei contesti stessi e da li costruire programmi

strategici che possono dare vita alla policentricità

senza operazioni di marketing smodato che

non valorizzino il contesto o lo snaturino (tipo

Guggenheim alla falchera).

Investimenti sulla formazione e sulla coscienza e

abitudine al consumo.

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SOCIALE - Best

Il nostro scenario è stupendo con due candidati

sindaco di diverse razze, con donne che vanno

a lavorare lasciando i figli in strutture affidabili, e

dove i nonni possono essere accuditi a casa con

il sostegno necessario.

Per noi questo scenario può svilupparsi solo se

si crea un certo sistema culturale e educativo. Il

cambiamento richiede la conoscenza dei problemi,

e la costruzione di occasioni di incontro tra

gruppi eterogenei, attivare processi orizzontali

(come esempio Terra Madre per slow food).

Il passaggio dal sistema in atto, gerarchico, a

quello futuro, orizzontale, richiede l’ascolto di

quelle istanze che sono in grado di autogenerarsi

e autorganizzarsi (istanze che vengono per

esempio dal basso che vanno ascoltate).

Inoltre, in un contesto socialmente idilliaco è

altresì necessario che ci sia una conoscenza del

sistema delle regole: quando ci si muove entro i

margini delle regole condivise, occorre ragionare

attorno ad uno stato di diritto dove il Welfare può

attuarsi in modo equilibrato.

Questo punto si integra perfettamente con le

regole sociali: riciclaggio dei rifiuti, ad esempio.

Un esempio.

Stadio di Dublino 100 mila di persone che guardano

la partita. Nessun litigio ma la cosa eccezionale

è che allo stadio si va a piedi. Il volantino

dell’ente di turismo suggeriva di non andare allo

stadio in macchina per dare diritto a chi abita

vicino allo stadio di parcheggiare, inoltre che le

multe sarebbero state fatte anche quel giorno li,

sebbene festivo.

Io volevo condividere il bisogno di collegare il

concetto di decrescita non considerato come

impoverimento con tutte queste iniziative.

ECONOMIA - Worst

Il nostro gruppo si è occupato di economia in

disastro.

Noi volevamo evidenziare:

• la capacità di gestire i conflitti in maniera

positiva; esempio TAV

• l’innalzamento della scolarità

• capacità delle imprese di fare accordi strategici

• rapporto con altre città, partnership pubbliche

e private

• il problema generazionale esiste


CULTURA – Best

ECONOMIA - Worst

Ci siamo a lungo confrontati su che cosa fosse

cultura. Abbiamo identificato come espressione

di identità, elemento di avvicinamento ad altre

identità; la cultura come stile di vita, creatività e

fruibilità con abbattimento delle barriere psicologiche,

fisiche ed economiche; apertura e disponibilità

fisica di spazi; condizione necessaria e

conseguenza è lo sviluppo economico e sociale,

inoltre trasversalità,come abbattimento di barriere

tra diversi tipi di cultura tecnico umanistico etc….

quindi polifunzionalità degli spazi.

Torino come laboratorio permanente è l’immagine

che abbiamo realizzato.

Bridge: creare un ponte immateriale per creare

il consenso. L’innovazione viene fermata spesso

per approcci troppo tradizionali.

Protocittà: Torino città prototipo dove vengono

applicate le nuove tecnologie e si portano menti

straniere a Torino.

Ricchezza diffusa, dando opportunità alle microeconomie

con servizi in risposta ai bisogni diffusi

senza cadere nell’assistenzialismo. Per noi essere

polo economico significa anche dare la possibilità

ai meno abbienti di sviluppare ricchezza.

Agorà per noi è cambiamento dei paradigmi culturali

insieme allo sviluppo economico. Il cambiamento

deve portare ad una evoluzione culturale.

Quindi agorà che diventa nuovo luogo di scambio

per dare informazione a tutti i livelli e su tutti gli

ambiti.

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