Racconti di qui e d'altrove

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Racconti di qui e d'altrove

2007 – Letteratura, viaggio, racconti e film

Il Festival internazionale “Racconti di qui e d’altrove”

Festival internazionale di narrazione «Racconti di qui e d’altrove»,

proposto per l'ottava volta in Ticino ad Arzo si è svolto il 30 e il 31 agosto, l'1e il 2

settembre 2007. E’ organizzato con l’Associazione Giullari di Gulliver, Arzo.

L'inizio del Festival è stato anticipato al giovedì sera con un'ospite d’eccezione: Gardi

Hutter con la Suggeritrice ha aperto l'ottava edizione con un'inaugurazione significativa

perché Gardi è un’artista di qui e d’altrove, perché il suo spettacolo celebra la magia

del teatro, perché quello della suggeritrice è un mestiere nascosto, dimenticato e

sommerso, ma in questo lavoro La Suggeritrice intreccia la sua vita, le sue emozioni, la

sua passione “La suggeritrice ama il suo lavoro. Un lavoro che si consuma nell’ombra,

poiché il suo compito è appunto quello di sostenere gli attori sulla scena. Lei aiuta, ma

gli applausi sono tutti per gli attori. Succede che chiudono il Teatro per aprirne uno

nuovo. E nessuno si ricorda di avvisare la suggeritrice, che nel frattempo si prepara per

il prossimo spettacolo. Uno spettacolo che non ci sarà” dice Gardi Hutter della sua

protagonista e il suo destino si avvicina così a quello di tanti altri lavoratori raccontati

dai numerosi artisti che quest’anno si sono succeduti nelle corti e sulla piazza di Arzo.

A quello di Adriano, uno dei tanti operai della fabbrica di carrozze ferroviarie Cecchetti,

che nel 1994 hanno perso il posto di lavoro, hanno visto radere al suolo la fabbrica e la

loro memoria e oggi si ritrovano con un bel regalo nei polmoni: l’amianto, che non

smette mai di lavorare e, come una bomba ad orologeria, continua imperterrito il suo

ticchettio. Vita di Adriano è una proposta di una voce nuova per il festival di Arzo,

quella dell’attore e narratore Giorgio Felicetti.

A quello di Lella, protagonista di R60 ballata operaia della Compagnia Teatro dell’Orsa,

personaggio inventato, ma che è la somma di tante esperienze reali raccolte nel lavoro

di intervista e di ricerca degli autori. Quella di Lella è una storia che attraversa mezzo

secolo, l’Italia del ‘900 con tutte le sue tragedie e le sue conquiste, la memoria

emotiva, individuale e corale, si intreccia ai grandi eventi storici. Dal lavoro nei campi a

quello sulle macchine. L’infanzia, la scuola, l’antifascismo e la Resistenza in fabbrica. Le

lotte contro i licenziamenti, le leggendarie occupazioni, la straordinaria solidarietà della

gente.

Sommersi e dimenticati non sono solo i destini dei lavoratori di ieri, ma anche quelli di

oggi come quello della badante di Senza Carità spettacolo prodotto dal Teatro Popolare

Europeo, scritto e diretto da Alessandra Rossi Ghiglione e interpretato da Antonella

Enrietto e Luciano Gallo. Senza carità nasce sulla scorta di due forti suggestioni che lo

hanno ispirato: la prima è data dalla presenza nelle nostre famiglie e nei luoghi della

cura sociale e sanitaria di persone che svolgono per noi i lavori della cura domestica, dei

figli, degli anziani, persone che spesso hanno dovuto lasciare nel loro paese i propri cari

per venire ad occuparsi dei nostri. La seconda è una notizia di cronaca apparsa sulla

stampa italiana il 13 settembre 2006, nella quale si riferiva la scomparsa in Italia di

numerosi polacchi, per la maggior parte venuti a lavorare nella raccolta dei pomodori

del foggiano. Attraverso la storia di una donna dell'Est Europa che fa da badante a un

uomo giovane disabile lo spettacolo ricuce il materiale delle diverse interviste raccolte

dalla compagnia per restituirci uno spaccato inquietante della realtà di sofferenza e

violenza di una numerosa schiera sommersa di lavoratori.

Storia di vita e di lavoro è anche quella raccontata ne L’apprendista smascherato da Toni

De Lucia, che torna ad indossare la sua tuta da meccanico per ripercorrere, in una

narrazione intensa e sospesa tra realtà e finzione, comicità e poesia, il suo itinerario

esistenziale.


La scelta del tema del lavoro come filo conduttore di alcune delle proposte in

programma ha confermato la volontà del Festival di proporre un teatro di impegno civile

e sociale, un teatro che scavi nella memoria di ieri e di oggi per farsi motore di

riflessione e di cambiamento. Emblematica di questa scelta è stata la proposta dello

spettacolo di venerdì sera :“ La Febbre è un urlo che senza false pietà mostra le

inadeguatezze, le ipocrisie e i complessi di colpa di quella minoranza di privilegiati- NOIche

gestisce e consuma l’ottanta per cento delle risorse della terra” così presenta

Giuseppe Cederna il suo spettacolo, frutto dell’incontro tra la lettura dell’omonimo

racconto dello scrittore newyorkese Wallace Shawn e il viaggio africano che l’attore ha

compiuto nei villaggi tra il Kenia, il Sudan e la Somalia, devastati dalla fame, dalla

guerra e dall’indifferenza della comunità internazionale.

E l’impegno per una proposta culturale che sia occasione di crescita continua a

riflettersi anche nella volontà di intrecciare esperienze artistiche di diversa

provenienza: di qui, come La storia del lagh Sfondau, libero adattamento di Moira della

Torre da una novella di Giuseppe Zoppi, e d’ altrove come i racconti orientali di Jihad

Darwiche che sotto la pianta di fico della Corte dei miracoli ha presentato Sous le figuier

perché: “Le figuier était l’arbre où les gens venaient écouter le conteur. Riches ou

pauvres, portefaix ou princes, ils devenaient tous égaux le temps d’un conte”. Ospite

per la prima volta ad Arzo è stato anche Mathieu Lippé, compositore-autore-interprete

del Québec che nei suoi spettacoli gioca con le parole fondendo musica, gestualità,

racconto e poesia: ne L’épopée d’un poteau, la vicenda del palo telefonico che si mette

in testa di diventare albero diventa allegoria del mistero e del fascino della

trasformazione.

Incontro di culture e incontro di generazioni, il festival ha proposto anche quest’anno

una ricca programmazione pomeridiana con spettacoli adatti anche al pubblico dei più

piccoli. Tra gli artisti, alcuni graditi ritorni come Betty Colombo che ha presenato Un

tuffo insieme, una navigazione sopra e sotto il mare raccontando storie e I vizi del lupo,

un percorso sulle tracce di questo personaggio spaventoso per vederlo da vicino e

scoprire che, come tutti, ha pensieri, sogni, ricordi e affetti. È tornato al festival anche

Franco Rau con Furbo chi può e gli immancabili Confabula con alcune nuovissime

produzioni. Tra gli attesi ritorni anche la carovana della compagnia di Nicole e Martin

che dopo tre anni è trnata ad Arzo per presentare i suoi funambolici spettacoli dove le

fiabe tradizionali riprendono vita in un intreccio di parole, musiche, canti, balli, giochi

acrobatici e numeri di jonglage. Sotto la tenda itinerante si è potuto ammirare l’intero

repertorio della compagnia: Hansel e Gretel, I musicanti di Brema e Il pescatore e sua

moglie

Molti tuttavia anche i volti nuovi per la programmazione pomeridiana. Tra questi Claudio

Milani, con Il pifferaio magico e Racconti di Gloria, due spettacoli in cui attraverso una

narrazione essenziale, priva di ammiccamenti ed effetti scenografici,l’artista raggiunge

un perfetto equilibrio tra il suono delle parole e quello della musica e conduce il

pubblico ad un ascolto attento e partecipato delle emozioni.

Uno spazio privilegiato si è voluto riservare al pubblico adolescente. Stefano Bresciani ha

portato nelle corti Il Lariosauro, un racconto indicato per ragazzi dai dodici anni in su,

che vede come protagonista il mostro del Lario che abita gli abissi del più profondo dei

laghi italiani. Si narra che, nel dopoguerra, il lariosauro abbia incontrato un uomo del

lago. Di questo incontro parla questo spettacolo a volte ironico, a volte epico, a volte

drammatico, come tutti gli incontri speciali della vita.

Sempre per adolescenti, Lo Scarpagnante di Giorgio Felicetti, che da voce al racconto

Saltatempo di Stefano Benni, intrecciando le vicende, gli amori, i sogni e le paure di un

ragazzino in uno spettacolo dove comicità, passione, divertimento e nostalgia si

alternano con un ritmo trascinante e coinvolgente. “Autentico racconto di formazione,

emozionante e palpitante, questo spettacolo si rivolge a tutti quelli che hanno dentro


“l'orobilogio” come una dannazione” scrive Giorgio Felicetti. L’orobilogio Così la

fantasia benniana ha battezzato questo bizzarro strumento che ognuno di noi porta in

se: uno strumento che, diversamente dall’orologio, misura un tempo che non va dritto,

ma avanti e indietro, disegna curve e tornanti, si arrotola su se stesso e si inventa ogni

volta. E il Festival questo ha voluto essere: un’ occasione per abbandonarsi al ritmo del

nostro orobilogio, per ritrovare se stessi e confrontarsi con chi ci sta accanto.

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