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La Toscana - Gennaio 2015

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la<br />

TOSCANA<br />

<strong>Toscana</strong> Cultura - Anno 3 - Numero 1 - <strong>Gennaio</strong> <strong>2015</strong> - Registrazione Tribunale di Firenze n. 5905 del 6-2-2013 - Iscriz. Roc. 23227. E 2


Sommario<br />

Sommario<br />

4<br />

6<br />

8<br />

10<br />

12<br />

13<br />

17<br />

18<br />

20<br />

22<br />

A Villa Viviani<br />

Nominati i nuovi Paiolanti d'Onore<br />

Pola Cecchi<br />

<strong>La</strong> signora dell'haute couture<br />

Paolo Del Bianco<br />

Da anni al lavoro per il dialogo fra i popoli<br />

Giovanni Maranghi<br />

In Europa con Firenze nel cuore<br />

Alla Casa di Giotto<br />

<strong>La</strong> personale di Fabrizio Maiorelli<br />

Al Palagio di Parte Guelfa<br />

Il ritorno al Rinascimento della<br />

pittrice cinese Xu Ying<br />

Casartigiani<br />

In rete per la bioedilizia<br />

Graziana Ulivieri<br />

<strong>La</strong> nuova tendenza pittorica dell'artista<br />

Giancarlo Bianchi<br />

L'ultimo libro del poeta fiorentino<br />

Massimo Vinattieri<br />

L'antologica alla Villa Medicea di Artimino<br />

<strong>La</strong> <strong>Toscana</strong> ha festeggiato il suo<br />

secondo anno di vita nel corso<br />

di una festa che si è tenuta domenica<br />

4 gennaio al Teatro Alfieri<br />

di Firenze.<br />

A condividere la gioia di questo traguardo,<br />

un pubblico entusiasta che ha fatto registrare<br />

il tutto esaurito grazie alla presenza di tre<br />

importanti artisti del calibro di Riccardo Azzurri,<br />

noto cantante fiorentino con trascorsi<br />

sanremesi, Alessandro Calonaci, telentuoso<br />

attore di prosa, cinema e televisione, e Alvin<br />

strepitoso illusionista più volte ospite di programmi<br />

targati Rai e Mediaset.<br />

<strong>La</strong> cucina dei Ragazzi di Sipario ha consentito<br />

di concludere in bellezza la serata ai 250<br />

nuovi soci dell’associazione <strong>Toscana</strong> Cultura<br />

che hanno sottoscritto la tessera per il <strong>2015</strong>.<br />

Chi vorrà seguire il loro esempio potrà rivolgersi<br />

alla nostra sede tutti i giorni feriali,<br />

escluso il sabato, dalle 9 alle 12 e con soli 10<br />

euro riceverà per l’intero anno gratuitamente<br />

i fascicoli del mensile <strong>La</strong> <strong>Toscana</strong>.<br />

<strong>La</strong> copertina di gennaio la dedichiamo al sindaco<br />

di Firenze Dario Nardella che pochi<br />

giorni or sono ha ricevuto un’ambita onorificenza,<br />

quella di Paiolante d’Onore andando<br />

ad aggiungere il suo nome a quello di tanti<br />

fiorentini illustri del passato.<br />

Fabrizio Borghini<br />

fabrizio.borghini@toscanacultura.it<br />

In copertina:<br />

Il sindaco di Firenze Dario Nardella in occasione della nomina<br />

a Paiolante d'Onore (foto: Alessandro Bornaghi)<br />

la <strong>Toscana</strong><br />

Periodico di attualità, arte e cultura<br />

dell’Associazione <strong>Toscana</strong> Cultura<br />

Registrazione Tribunale di Firenze<br />

n. 5905 del 6-2-2013 - Iscriz. Roc. 23227<br />

Anno 3 - Numero 1 - <strong>Gennaio</strong> <strong>2015</strong><br />

Direzione e Redazione:<br />

Via Valdichiana, 42 - 50127 Firenze<br />

Tel. 055 9336468<br />

toscanacultura@gmail.com<br />

www.toscanacultura.it<br />

Direttore responsabile:<br />

Fabrizio Borghini<br />

Capo Redattore:<br />

Lorenzo Borghini<br />

Redazione:<br />

Anna Balsamo<br />

Beatrice Botticelli<br />

Claudio Caioli<br />

Lisa Ciardi<br />

Pierfrancesco Listri<br />

Marco Moretti<br />

Francesco Vossilla<br />

Segretaria di redazione<br />

Chiara Scali<br />

Coordinamento editoriale<br />

Lucia Raveggi<br />

Foto:<br />

Roberta Ariani<br />

Giusi Celeste<br />

Alessandro Bornaghi<br />

Leonia Casaglia<br />

Marco Quinti<br />

Grafica, impaginazione e stampa:<br />

Nova Arti Grafiche srl<br />

50058 Signa (FI)<br />

Sommario<br />

3


A Villa Viviani nominati<br />

i nuovi Paiolanti d’Onore<br />

Fra loro anche<br />

il Sindaco di Firenze<br />

che entra a far parte<br />

dell'Antica Compagnia<br />

del Paiolo<br />

di Pierfrancesco Listri<br />

Sabato 13 dicembre a Villa Viviani sulla via di Settignano,<br />

l’Antica Compagnia del Paiolo - fondata nel 1512 da Giovan<br />

Francesco Rustici ed oggi presieduta dal comm. Giuliano<br />

Borselli - ha nominato cinque nuovi Paiolanti d’Onore<br />

nel corso del “Desinare degli auguri”, tradizionale appuntamento<br />

prenatalizio del sodalizio fiorentino.<br />

Durante il convivio, che ha visto la partecipazione di un centinaio di<br />

soci ai quali si sono aggiunte personalità del panorama culturale e<br />

istituzionale cittadino quali Narciso Parigi, Sara Funaro assessore al<br />

Welfare, Cristina Acidini, il presidente della provincia Andrea Barducci<br />

e il consigliere regionale Eugenio Giani, è stato consegnato il<br />

“paiolo”, simbolo del riconoscimento, ricolmo di garofani bianchi e<br />

rossi in omaggio alla città di Firenze, al sindaco Dario Nardella, alla<br />

stilista Pola Cecchi, al pittore Giovanni Maranghi, alla professoressa<br />

Teresita Mazzei e a Paolo Del Bianco presidente della Fondazione<br />

Romualdo Del Bianco, con queste motivazioni:<br />

DARIO NARDELLA cuore napoletano e mente fiorentina, salito<br />

ad una delle più invidiabili poltrone internazionali, e successore<br />

del più giovane presidente del Consiglio della Repubblica italiana,<br />

saprà certamente far suonare questa città bene come fa suonare il<br />

suo violino. Tutti insieme gliene facciamo i più cari auguri.<br />

POLA CECCHI raccogliendo il prestigioso nome e l’opera della<br />

madre Giulia Carla Cecchi, l’indomita Pola ha proseguito, in un atelier<br />

oggi internazionale, le sue doti di originale inventiva, rivestendo<br />

la donna con caratteri inediti ed eleganti. Accanto a tutte le donne<br />

anche gli uomini del Paiolo gliene rendono onore.<br />

GIOVANNI MARANGHI pittore e poeta soprattutto della donna<br />

dipinta, che riassume i molteplici e suggestivi echi dell'arte europea<br />

novecentesca, Giovanni Maranghi ormai un maestro internazionalmente<br />

affermato, dalla Russia alla Francia, dall'Olanda alla<br />

California, apprezzato soprattutto anche per l'originale varietà di<br />

altre sue opere dipinte. Fra tanti riconoscimenti ci auguriamo gradisca<br />

anche questo del Paiolo che ha dalla sua cinquecento anni.<br />

PAOLO DEL BIANCO Architetto e umanista, fiorentino, cultore<br />

da sempre delle arti belle, creatore di alberghi come luoghi di accoglienza<br />

e maestro delle difficili arti del restauro, campisce l'attualità<br />

Una veduta della Sala delle Feste di Villa Viviani in occasione del "Desinare degli auguri"<br />

fiorentina per i tanti straordinari riconoscimenti tributati alla sua fondazione<br />

di famiglia. A lui il Paiolo affida di proseguire un compito raro<br />

e concreto di salvaguardia del prezioso patrimonio artistico.<br />

TERESITA MAZZEI (nella foto in basso intervistata dalla<br />

giornalista de <strong>La</strong> Nazione Ilaria Ulivelli dopo aver ricevuto il Paiolo<br />

d'Onore dal presidente Giuliano Borselli) illustre docente di chemioterapia<br />

e di farmacologia preclinica e clinica, la professoressa<br />

Teresita Mazzei, membro di numerose società internazionali e di<br />

enti e istituzioni volte al benessere nel campo della medicina, con<br />

applaudito talento incarna e prosegue l’eterna missione salvifica<br />

della donna.<br />

4<br />

Antica Compagnia del Paiolo


<strong>La</strong> Compagnia del Paiolo fu fondata intorno<br />

al 1512 da Giovan Francesco Rustici scultore e<br />

architetto fiorentino. Ne facevano parte Andrea<br />

Del Sarto, Aristotile da San Gallo, Roberto di<br />

Filippo Lippi ed altri pittori, scultori ed orafi<br />

fiorentini. (da “Le vite” del Vasari)<br />

Paiolanti d’onore<br />

Giovanni Spadolini<br />

Henry Moore<br />

Luigi Montanarini<br />

Andrés Segovia<br />

Giocomo Devoto<br />

Piero Bargellini<br />

Rodolfo Siviero<br />

M. Alberto Bucciolotti<br />

Cardinale Giovanni Benelli<br />

Max Kohnstamm<br />

Pietro Annigoni<br />

Severino Gazzelloni<br />

Franco Scaramuzzi<br />

Raffaello Torricelli<br />

Franco Zeffirelli<br />

Giovanni Nencioni<br />

Marisa Lino<br />

Fedora Barbieri<br />

Umberto Benedetto<br />

Mario Luzi<br />

Antonio Paolucci<br />

Paolo Blasi<br />

Riccardo Berti<br />

Marcello Fantoni<br />

Bino Bini<br />

Roberto Zaccaria<br />

<strong>La</strong>mberto Dini<br />

Tommaso Paloscia<br />

Bruno Bartoletti<br />

Giuliano Gori<br />

Narciso Parigi<br />

Luisa Boccuzzi<br />

Francesco Mazzoni<br />

Silvio Loffredo<br />

Maria Luigia Guaita<br />

Gino Terreni<br />

Alberto Brasca<br />

Claudio De Polo<br />

Manfredo Fanfani<br />

Sergio Scatizzi<br />

Fioretta Mazzei<br />

Giorgio <strong>La</strong> Pira<br />

Eugenio Giani<br />

Pier Francesco Listri<br />

Silvano Campeggi<br />

Riccardo Saldarelli<br />

Cristina Acidini<br />

Vito Cappellini<br />

Domenico Viggiano<br />

Mariella Zoppi<br />

Francesco Carrassi<br />

Carlo Conti<br />

Mauro Pagliai<br />

Luca Alinari<br />

Franco Torrini<br />

Giuliano Ghelli<br />

Giuseppe Mascambruno<br />

Antonio Ciccone<br />

Torello <strong>La</strong>tini<br />

Paolo Padoin<br />

Francesco Gurrieri<br />

Carla Fracci<br />

Amalia Ciardi Dupré<br />

Marcello Mancini<br />

Giampiero Maracchi<br />

Giampaolo Talani<br />

Cinzia Torrini<br />

Cesare Prandelli<br />

Giuliano Vangi<br />

Franco Lucchesi<br />

Alberto Tesi<br />

<strong>La</strong>ura Gucci<br />

Piero Tosi<br />

Cosimo Ceccuti<br />

Rossella Annigoni<br />

Gabriele Canè<br />

Antonio Possenti<br />

Andrea Della Valle<br />

Giuliano Borselli<br />

Dario Nardella<br />

Giovanni Maranghi<br />

Paolo Del Bianco<br />

Pola Cecchi<br />

Teresita Mazzei<br />

Antica Compagnia del Paiolo<br />

5


Haute couture<br />

Bella con l’anima<br />

<strong>La</strong> moda secondo<br />

Pola Cecchi<br />

Nell’atelier fiorentino nascono capi senza tempo.<br />

Creazioni uniche plasmate in base alla personalità<br />

e al carattere dei clienti<br />

di Lisa Ciardi<br />

In un mondo che tende all’omologazione e alla semplificazione,<br />

resta una delle paladine di una moda con l’anima, di una<br />

haute couture pensata e plasmata in base al carattere (e al<br />

fisico) di chi la indossa. È la stilista Pola Cecchi, titolare e<br />

responsabile dell’atelier di fama internazionale Giuliacarla Cecchi,<br />

nonché da sempre impegnata nella vita associativa, nella beneficenza<br />

e nel volontariato di Firenze. A lei, insieme agli altri premiati,<br />

è andato quest’anno il titolo di Paiolante d’Onore, con la seguente<br />

motivazione: «Raccogliendo il prestigioso nome e l’opera della madre<br />

Giuliacarla Cecchi, l’indomita Pola ha proseguito, in un atelier<br />

oggi internazionale, le sue doti di originale inventiva, rivestendo la<br />

donna con caratteri inediti ed eleganti. Accanto a tutte le donne<br />

anche gli uomini del Paiolo gliene rendono onore».<br />

Signora Cecchi, partiamo delle sue creazioni di moda. Quali<br />

caratteristiche rendono unici gli abiti che crea<br />

“Ho da sempre puntato a creare un feeling speciale con i clienti.<br />

Prima di tutto cerco di conoscerli, di instaurare con loro un rapporto,<br />

per capirne carattere e personalità. Per me questo resta l’unico<br />

modo per pensare e realizzare un abito che rispecchi davvero la singola<br />

persona, per dare vita a un look che evidenzi le caratteristiche<br />

migliori di ciascuno senza stravolgerne l’essenza. I nostri clienti<br />

sono solitamente molto esigenti e non c’è soddisfazione maggiore<br />

del riuscire a interpretare e realizzare i loro desideri”.<br />

Con lo studio Most, lei si occupa anche di arredamento e design.<br />

In che modo si coniugano queste due anime<br />

“Usiamo lo stesso metodo che ci caratterizza nella moda. Attraverso<br />

lo studio Most, che eredita e porta avanti il lavoro di mio fratello<br />

Marzio, prematuramente scomparso, cerchiamo di interpretare la<br />

personalità dei clienti e di tradurla in pezzi di arredamento, nell’impostazione<br />

di una stanza o dell’intera casa. <strong>La</strong> vera differenza è che<br />

un immobile, a differenza di un abito, non appartiene quasi mai a<br />

una sola persona: si lavora quindi spesso sulla coppia o sulla famiglia,<br />

cercando di armonizzare esigenze e gusti molto diversi fra loro”.<br />

Anche l’ultimo anno l’ha vista impegnata, come sempre, su molti<br />

fronti, dalla beneficenza alle borse di studio per ragazzi. Può<br />

sintetizzarci a grandi linee i momenti più importanti del 2014<br />

Pola Cecchi, Paiolante d'Onore, e il presidente dell'Antica Compagnia del Paiolo Borselli<br />

“Da sempre sono molto attiva nell’associazionismo cittadino, perché<br />

amo mettere il mio lavoro e il mio impegno al servizio degli altri.<br />

È difficile sintetizzare le tante iniziative organizzate, ma sicuramente<br />

speciale è stata la cena dell’Ant organizzata nel Salone dei Cinquecento.<br />

Durante la serata ho presentato il tutù realizzato per la prima<br />

ballerina del Maggio e venti modelle con una serie di abiti in una<br />

tonalità particolarissima, che abbiamo ribattezzato ‘Rosso Pola’.<br />

Sempre nel 2014, ho lanciato un bando di concorso internazionale<br />

per celebrare i cento anni dalla nascita di mia mamma. È stato un<br />

evento bellissimo, che ha riunito a Firenze studenti da ogni parte del<br />

mondo, dando ai vincitori, oltre alla borsa di studio, la possibilità di<br />

conoscersi e confrontarsi fra loro, approfondendo contemporanea-<br />

6 Pola Cecchi


Nella pagina, alcuni abiti della maison presentati nel Salone dei Dugento di<br />

Palazzo Vecchio in occasione del centenario della nascita di Giuliacarla Cecchi<br />

mente la conoscenza del polo fiorentino della moda. Un altro evento<br />

significativo è stato quello organizzato lo scorso luglio dall’associazione<br />

italo-giapponese Magnifico Club: mi sono stati affidati dei kimono<br />

che ho trasformato in abiti più attuali. Ho così presentato, nel<br />

cortile dell’Ammannati, una serie di capi insoliti e originali, dalle<br />

giacche a vento agli abiti da sera, donandone poi alcuni alla Galleria<br />

del Costume”.<br />

I progetti per il <strong>2015</strong><br />

“Oltre all’impegno a favore del volontariato, mi interessa molto continuare<br />

a lavorare sulla formazione dei giovani. Ho notato che, a<br />

fronte di alcune ottime scuole, molte altre non preparano a sufficienza<br />

i ragazzi. Eppure in Italia, e a Firenze in particolare, abbiamo un<br />

patrimonio straordinario da trasmettere nel settore della moda e<br />

della creatività. Mi piacerebbe dare una mano in questo senso. Per<br />

questo, il concorso internazionale dedicato a mia madre diventerà<br />

annuale, ma vorrei anche incrementare il rapporto fra il nostro atelier<br />

e le scuole in altri modi. Sto pensando poi a un evento che celebri<br />

i 25 anni dalla scomparsa di mio fratello. E, ovviamente, intendo<br />

continuare a creare capi d’abbigliamento: dopo tanti anni di lavoro<br />

stare con i clienti e realizzare abiti continua a rendermi felice”.<br />

Da piccola bottega<br />

ai vertici dell’haute couture<br />

Uno dei marchi di moda più longevi e apprezzati del Made in Italy.<br />

Quello di Giuliacarla Cecchi è un nome storico, passato negli anni da<br />

bottega a riferimento di livello internazionale, senza mai perdere<br />

l’amore per la sartorialità e l’artigianalità. Un’arte che si tramanda<br />

da generazioni e che Pola porta avanti con eccezionale forza e con un<br />

tocco creativo tutto suo, proseguendo il lavoro della madre, Giuliacarla<br />

Cecchi (1913 -2005) nata a Capalle, frazione di Campi Bisenzio,<br />

da una casalinga e da un fabbricante di cappelli di paglia. Un artigiano<br />

di eccezionale bravura, tanto da aver ricevuto dal comune la medaglia<br />

d’oro al lavoro per l’esportazione dei “canotti”, i copricapo in<br />

paglia da uomo, al tempo richiestissimi in tutto il mondo e soprattutto<br />

in America. Alla morte del padre, la fabbrica di cappelli chiuse e<br />

Giuliacarla, non ancora ventenne, fu costretta a cercare lavoro. Partì<br />

con un apprendistato alla sartoria Cappuccini di Firenze, scoprendo<br />

la sua passione per la moda. Poco dopo dette vita alla sua sartoria,<br />

affermandosi prima in città e ben presto in tutto il mondo. Con il<br />

passare del tempo e soprattutto a partire dagli anni Settanta si fece<br />

strada in particolare negli Stati Uniti, in Giappone e nei Paesi Arabi,<br />

diventando uno dei punti di riferimento dell’haute couture mondiale.<br />

<strong>La</strong> vena creativa della famiglia Cecchi è quindi passata ai figli di<br />

Giuliacarla: Marzio e Pola. Il primo, si è affermato ancora giovanissimo<br />

in America come architetto, fino alla sua prematura scomparsa.<br />

<strong>La</strong> seconda ha portato avanti l’azienda di famiglia, caratterizzandola<br />

con la propria personalità, ma senza mai perdere il legame con la<br />

storia aziendale. Non solo: Pola è da sempre in prima linea nell’impegno<br />

verso gli altri, nell’organizzazione di iniziative benefiche e nel<br />

supporto al volontariato. Un duplice impegno che la rende da sempre<br />

protagonista a Firenze e nel mondo.<br />

Pola Cecchi<br />

7


Paolo Del Bianco<br />

Life Beyond Tourism<br />

In Viaggio per il Dialogo<br />

L’impegno mondiale della Fondazione<br />

Romualdo Del Bianco e del suo Istituto<br />

Internazionale. Da anni al lavoro per la<br />

conoscenza, il dialogo e la Pace fra i popoli<br />

di Claudio Caioli<br />

«Umanista, fiorentino, cultore delle arti belle, creatore di alberghi<br />

come luoghi di accoglienza per il dialogo tra culture e sostenitore<br />

delle difficili arti del restauro, campisce l’attualità fiorentina per i<br />

tanti straordinari riconoscimenti internazionali tributati alla sua fondazione<br />

di famiglia. A lui il Paiolo affida di proseguire un compito<br />

raro e concreto di salvaguardia del prezioso patrimonio artistico».<br />

Queste le motivazioni che hanno accompagnato l’assegnazione<br />

del titolo di Paiolante d’Onore a Paolo Del<br />

Bianco, Presidente della Fondazione Romualdo Del<br />

Bianco che, dal cuore di Firenze, opera da anni per il<br />

dialogo fra culture, imprescindibile per contribuire alla Pace, in un<br />

mondo vicino agli 8 miliardi di esseri umani.<br />

Presidente Del Bianco, la Fondazione che presiede opera da<br />

molti anni per costruire relazioni fra popoli e culture. Da cosa<br />

nasce questo importante impegno e come si sviluppa<br />

“Tutto è partito dalla consapevolezza del modo in cui oggi vengono<br />

pubblicizzati e compiuti i viaggi, consumando tutto, fino all’annientamento.<br />

Abbiamo voluto favorire un percorso in grado di andare oltre il<br />

noto turismo dei servizi e dei consumi, per un viaggio della conoscenza<br />

che favorisca il dialogo tra culture e il rispetto della diversità. <strong>La</strong><br />

Fondazione Romualdo Del Bianco ha chiamato Life Beyond Tourism<br />

l’orientamento che ha concepito in tal senso. Un mondo di opportunità<br />

oltre il turismo mordi e fuggi, che vede nuovamente nel viaggio<br />

l’opportunità di scoperta e apprezzamento delle diversità culturali.<br />

L’applicazione di questo orientamento parte da Firenze con il Modello<br />

LBT, il suo portale mondiale non profit www.lifebeyondtourism.org<br />

web 2.0 come piattaforma culturale virtuale d’interpretazione e comunicazione<br />

delle realtà locali, il suo manuale di uso, la certificazione<br />

del ‘Viaggio per il Dialogo’, il contratto di franchising dal Portale agli<br />

affiliati, ossia le organizzazioni sui vari territori che operano d’intesa<br />

con amministrazioni, università e istituzioni”.<br />

Come si svolge l’attività delle organizzazioni non-profit sul territorio<br />

“L’affiliato locale, oltre ad essere non-profit, si deve impegnare a<br />

supporto del patrimonio culturale locale, tangibile e intangibile, quale<br />

straordinaria opportunità di conoscenza reciproca con il visitatore<br />

e di valorizzazione del territorio. Il primo esempio pilota è a Firenze,<br />

con www.vivafirenze.it che, devolvendo parte delle commissioni per<br />

il servizio d’intermediazione, ha sostenuto l’Assemblea Generale<br />

ICOMOS 2014, alcune attività della Fondazione Angeli del Bello per<br />

la pulitura dei graffiti murali e il progetto “Firenze per bene”, in collaborazione<br />

con l’Ufficio Unesco del Comune. Inoltre i nuovi progetti<br />

selezionati nel Vivaday di giugno dagli albergatori aderenti al portale<br />

sono inseriti sulla piattaforma Vivafirenze.it e, per dodici mesi, verranno<br />

finanziati con una quota delle prenotazioni alberghiere. Concludendo,<br />

l’orientamento Life Beyond Tourism è l’applicazione pratica<br />

su scala mondiale dell’attività di incontri tra culture svolta dalla<br />

Fondazione per contribuire all’affermazione di valori universali quali<br />

il rispetto e l’armonia fra i popoli. I siti visitati, in particolare quelli<br />

della Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, diventano laboratori<br />

per il dialogo interculturale, concepibile come un nuovo prodotto<br />

commerciale, che prevede però non più il turista ‘mordi e fuggi’, bensì<br />

il visitatore come ‘residente temporaneo’. Grazie al Portale, soggetti<br />

diversi, istituzioni, università, enti pubblici e privati di ogni<br />

parte del mondo si scambiano informazioni e idee, lavorando insieme<br />

a progetti e iniziative per il sostegno dei loro territori, con imprese<br />

locali non profit”.<br />

<strong>La</strong> Fondazione è nata all’indomani della caduta del Muro di<br />

Berlino e da allora ha fatto moltissima strada. Può riassumercela<br />

“L’idea è nata nel 1991 a seguito del colpo di martello sferrato da un<br />

certo Cannata sul piede del David di Michelangelo. Da allora abbiamo<br />

favorito incontri tra i giovani dei Paesi dell’ex Unione Sovietica e<br />

del Blocco Sovietico, che abbiamo unito a Firenze con incontri interculturali.<br />

Oggi sono oltre 500 le istituzioni, amministrazioni, ministeri<br />

e università di ben 80 Paesi, nei cinque continenti, che costituiscono<br />

la rete internazionale della Fondazione.<br />

Nel corso degli anni è cresciuta in noi la consapevolezza che nel favorire<br />

la reciproca conoscenza stesse il vero significato dell’attività<br />

alberghiera”.<br />

Quali sono stati i momenti più importanti del 2014<br />

“Come ogni anno abbiamo favorito e organizzato decine di eventi,<br />

mostre, incontri internazionali e iniziative in particolare per studenti;<br />

8 Paolo Del Bianco


Paolo Del Bianco dopo aver ricevuto il "paiolo", con (da sinistra) Pierfrancesco Listri, Giuliano Borselli, Roberto Ariani e il consigliere regionale Eugenio Giani<br />

un esempio di nome molto conosciuto: NASA. A marzo, la presentazione<br />

ufficiale del Modello LBT con la consegna dei volumi di quasi<br />

600 pagine in tre lingue (italiano, inglese e russo) ai sottoscrittori<br />

dell’accordo di collaborazione. Quei volumi riportano l’orientamento<br />

Life Beyond Tourism, il suo Modello LBT per l’applicazione pratica, il<br />

Manuale preparato dal professor Giovanni Liberatore dell’Università<br />

di Firenze e la certificazione di qualità di ‘In Viaggio per il Dialogo’. E<br />

ancora: le cerimonie di consegna del busto raffigurante Leonardo da<br />

Vinci alle Università di Biškek in Kyrgyzstan e Almaty in Kazakhstan;<br />

la sottoscrizione di accordi di collaborazione, tra cui quelli con la<br />

Josai University e la Toyo University a Tokyo; la Cerimonia di ringraziamento<br />

della Fondazione a Masanori Aoyagi, Esperto della Fondazione<br />

da quindici anni e oggi Commissario dell’Agenzia degli Affari<br />

Culturali del Giappone, il Ministro della Cultura e del Turismo di<br />

Azerbaijan Albulfas Garayev e Mounir Bouchenaki Consigliere del<br />

Direttore Generale UNESCO Irina Bokova e Direttore del Centro Regionale<br />

Arabo per il Patrimonio Mondiale. Particolarmente importante<br />

è stata l’Assemblea Generale ICOMOS, applicazione di un’idea<br />

della Fondazione del 2011, un evento irripetibile a Firenze, ma<br />

anche in Italia. <strong>La</strong> Fondazione, che ha un accordo di collaborazione<br />

con ICOMOS Parigi sul tema dell’orientamento Life Beyond Tourism,<br />

è stata partner privilegiato di ICOMOS per l’evento. Abbiamo avuto<br />

la soddisfazione di vedere approvata la proposta di risoluzione (Risoluzione<br />

ICOMOS 2014/35) che conferma e prende atto dell’evoluzione<br />

del Modello LBT e vede nella Fondazione la diffusione della conoscenza<br />

di ICOMOS verso il mondo dei giovani. Certamente, dopo l’inaugurazione<br />

nel 2013 di Palazzo Coppini, ristrutturato dalla Fondazione<br />

come Centro di Studi e Incontri Internazionali, quest’anno è<br />

stata significativa l’apertura dell’ICLAB, l’Intercultural Creativity <strong>La</strong>boratory<br />

nel viale Guidoni, inaugurato in occasione del Florence<br />

Youth and Heritage Festival, evento dedicato ai giovani dell’Assemblea<br />

Generale e del Simposio ICOMOS. Di grande rilievo è stata la<br />

mostra Dalle Cupole nel mondo alla Cupola del Brunelleschi a cura<br />

del professor Corazzi, ospitata a Palazzo Coppini, sede della Fondazione<br />

e monumento alla sua rete di relazioni internazionali. Quest’anno<br />

ha visto anche l’avvio dell’Istituto Internazionale Life Beyond<br />

Tourism (IILBT), il cui Direttore è la professoressa Emma Mandelli,<br />

con la Cattedra Life Beyond Tourism”.<br />

Quali sono i progetti per il <strong>2015</strong><br />

“Con l’Istituto IILBT, stiamo lavorando perché ‘la cultura dell’accoglienza<br />

per favorire il dialogo interculturale’ venga considerata parte<br />

fondamentale del patrimonio culturale intangibile con l’applicazione<br />

pratica del Modello LBT. A Firenze, a marzo, si svolgerà il Convegno<br />

internazionale su Come valutare il patrimonio architettonico Presupposti,<br />

metodologie, esempi di sistemi di valutazione del patrimonio,<br />

organizzata da ICOMOS (con il suo Comitato Scientifico Internazionale<br />

per la Teoria e Filosofia della Conservazione e del Restauro)<br />

insieme alla Fondazione. Inoltre, con il suo Istituto internazionale Life<br />

Beyond Tourism, la Fondazione ha iniziato un percorso di adesione a<br />

vari comitati nazionali ICOMOS, entrando in primis nel Comitato ICO-<br />

MOS US. È in corso la procedura d’iscrizione al Comitato ICOMOS<br />

Perù, ove i sindaci di Lima e Callao hanno sottoscritto l’accordo di<br />

collaborazione nel 2013 per l’applicazione pratica di Life Beyond Tourism.<br />

Una particolare attenzione viene data infatti all’America <strong>La</strong>tina.<br />

Concludendo, puntiamo alla diffusione mondiale del Modello Life<br />

Beyond Tourism, noto anche a UNESCO, per introdurre alle ‘straordinarie<br />

opportunità ben oltre il noto turismo’, e favorire così il dialogo<br />

tra culture, oggi imprescindibile per contribuire alla pace nel mondo”.<br />

Paolo Del Bianco<br />

9


Giovanni Maranghi a Villa Viviani mostra con orgoglio il "paiolo" insieme alla moglie Patrizia e a Giuliano Borselli, Alessandro Sarti e Pierfrancesco Listri<br />

Giovanni<br />

Maranghi<br />

L’Europa lo corteggia<br />

ma Firenze resta<br />

nel suo cuore<br />

«È un grande<br />

piacere essere<br />

entrato a far parte<br />

dei Paiolanti d’Onore<br />

e sono consapevole<br />

di essere in ottima<br />

compagnia»<br />

di Beatrice Botticelli<br />

“ Pittore e poeta soprattutto della donna dipinta, che riassume<br />

i molteplici e suggestivi echi dell’arte europea<br />

novecentesca”.<br />

Così si è aperta la nomina del maestro Giovanni Maranghi<br />

a Paiolante d’Onore. All’artista, lastrigiano di nascita e signese<br />

d’adozione, dal successo internazionale, abbiamo chiesto che significato<br />

abbia il Paiolo d’Onore in un anno per lui costellato di avvenimenti<br />

importanti, oltre a qualche anticipazione sui progetti per il<br />

<strong>2015</strong> appena iniziato.<br />

Maestro Maranghi, il Paiolo d’Onore è un riconoscimento prestigioso,<br />

consegnato negli anni a personalità importanti come<br />

Bargellini, Zeffirelli, Annigoni. Si tratta quindi di una conclusione<br />

eccellente di un anno, per lei, fitto di avvenimenti…<br />

«Certo, ma al di là di quello che è successo quest’anno e dell’aver<br />

ricevuto il Paiolo d’Onore, già far parte dell’Antica Compagnia del<br />

Paiolo è senza dubbio gratificante. A Firenze sono molte le associazioni<br />

culturali che vedono fra i propri iscritti pittori e scultori e quella<br />

del Paiolo, oltre ad essere la più antica è anche una delle più ambite.<br />

Vorrei ricordare poi che la mia iscrizione fu, a suo tempo, il mantenimento<br />

di una promessa fatta al compianto amico e presidente Tommaso<br />

Paloscia. Essere nominato Paiolante supera di gran lunga<br />

quanto mi sarei aspettato al momento dell’iscrizione ed è senz’altro<br />

un grande onore. È davvero un piacere essere entrato a far parte dei<br />

Paiolanti e sono consapevole di essere in ottima compagnia».<br />

Dando uno sguardo all’anno appena concluso, quali sono gli<br />

avvenimenti che l’hanno gratificata maggiormente<br />

10 Giovanni Maranghi


fanno cultura e continuano a organizzare mostre ed eventi».<br />

Essere stato nominato Paiolante d’Onore rappresenta tanto<br />

un punto di arrivo per un anno coronato da successi quanto<br />

un punto di ripartenza. Quali sono i progetti in programma per<br />

questo <strong>2015</strong> appena iniziato<br />

«Proprio a gennaio, insieme ad altri quattro artisti fiorentini e ad<br />

Alessandro Sarti, sarò a Pechino con la mostra “Capriccio italiano”,<br />

ospitata nello Spazio Italia dal Consolato italiano in Cina, che sarà la<br />

sede di tutte le esposizioni legate a Expo <strong>2015</strong>. <strong>La</strong> mostra, che sarà<br />

inaugurata il 18 gennaio, vedrà la presenza di personaggi di grande<br />

calibro del mondo culturale cinese. Il padrino della manifestazione<br />

sarà Zhang Ji Zhong, importante regista cinese, considerato in Cina<br />

Il maestro Maranghi con Giuliano Borselli e Cristina Acidini<br />

«Sicuramente il progetto “Casta Diva”, partito in Italia nel 2013, ma<br />

che mi ha portato ad esporre in Germania. Si tratta di un allestimento<br />

nato per la Sala delle Colonne del Comune di Pontassieve, grazie<br />

all’operato dell’allora Assessore alla Cultura Alessandro Sarti. L’idea<br />

era di farne un progetto che prevedesse di spostarsi successivamente<br />

di pochi chilometri, a Firenze. Poi, grazie all’interesse della<br />

AP Kunstgalerie di Stoccarda e dell’Amministrazione Comunale<br />

della stessa città ho potuto esporre in un ambiente prestigioso come<br />

lo Schloss Solitude, sede del Business Club di Stoccarda, presentato<br />

da Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi.<br />

Non posso non citare poi la personale “Una storia in bianco”, allestita<br />

a Palazzo Medici Riccardi. Della sede della Provincia di Firenze mi<br />

sono state messe a disposizione le sale museali nelle quali, solitamente,<br />

sono ospitate mostre di artisti storici. Un’esposizione curata<br />

dalla Casa d’Arte San Lorenzo, che è stata motivo di grande soddisfazione.<br />

Con la galleria De Freo di Goteborg, a ottobre, ecco invece “Sono<br />

quello che sono” all’interno del prestigioso Sankt Jorgen Park Resort,<br />

alle porte di Goteborg. Non ultima la presenza, ininterrotta ormai<br />

da anni, alla galleria di Tatiana Tournemine in rue du Faubourg<br />

Saint- Honoré, a Parigi, a pochi metri dell’Eliseo.<br />

Da notare che le mostre organizzate da gallerie d’arte private sono<br />

quasi esclusivamente all’estero. Questo è dovuto alla crisi che morde<br />

l’Italia e che colpisce anche il mondo dell’arte. In questo momento è<br />

difficile riuscire a lavorare con il mercato interno alla propria città,<br />

anche se è un’esperienza che culturalmente ti gratifica. Il mio plauso<br />

va a tutte le associazioni e istituzioni come la Provincia di Firenze che<br />

Palazzo Medici Riccardi: foto ricordo del vernissage. Da sinistra, Alessandro Sarti, i<br />

due galleristi svedesi della De Freo Gallery, Giovanni Maranghi, Antonio Natali, Eugenio<br />

Giani e Cristina Acidini. Con loro alcuni figuranti del Corteo Storico di Pontassieve<br />

Il presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci inaugura la mostra personale<br />

di Giovanni Maranghi con Cristina Acidini e il direttore degli Uffizi Antonio Natali<br />

una sorta di “Fellini”.<br />

Dietro invito sto inoltre terminando un’opera da inviare alla selezione<br />

per la Biennale d’Arte che si terrà a Pechino nell’autunno del<br />

<strong>2015</strong>. Essere invitati a partecipare alla Biennale è un riconoscimento<br />

di cui non si può che sentirsi onorati.<br />

Il 10 aprile sarà invece inaugurata una mia personale alla De Freo<br />

Gallery in Auguststrasse a Berlino. Per la seconda volta esporrò in<br />

questa sede: poter essere nella capitale tedesca è per me molto<br />

gratificante, trattandosi, insieme a Londra, del centro culturale più<br />

importante e attivo in Europa».<br />

Lei ha scelto di essere inserito nel volume “Artisti contemporanei<br />

del territorio delle Signe”, in procinto di essere pubblicato.<br />

Quindi, anche se attivo in ambito internazionale, con<br />

esposizioni in tutto il mondo, per lei è importante mantenere le<br />

proprie radici<br />

«Io vivo a Signa, sono nato e lavoro a <strong>La</strong>stra. Visto che opero nel<br />

campo dell’arte, non vedo perché non avrei dovuto farne parte. Non<br />

credo che se un artista, per un qualsiasi motivo, ha più successo di<br />

un altro debba esitare a comparire in una pubblicazione, anche se<br />

legata a un piccolo territorio; significherebbe iniziare ad allontanarsi<br />

dalla realtà. Mi è già capitato di essere invitato a prendere parte a<br />

manifestazioni dedicate ad artisti lastrigiani o signesi e ho accettato<br />

con piacere: quando qualcuno pensa a te come un artista è già un<br />

grande regalo. Non sarei d’accordo con chi, avendo riscosso un po’<br />

di successo, facesse finta di non esistere o dicesse no a iniziative di<br />

questo tipo. E poi vivo a Signa non mio malgrado, ma perché mi<br />

piace stare qui e sono legato a questo territorio».<br />

Giovanni Maranghi 11


L’Associazione Artistico Culturale<br />

dalle Terre di Giotto e dell’Angelico<br />

presenta lo scultore<br />

Fabrizio<br />

Maiorelli<br />

Fabrizio Maiorelli, nato a Le Valli nel comune di Firenzuola,<br />

risiede dal 1983 a Barberino del Mugello. Da<br />

ragazzo, nelle noiose giornate invernali passate<br />

nell’abitazione sull’Appennino Toscano, Fabrizio<br />

Maiorelli osserva il nonno Angiolo incidere, da esperto, assi di<br />

legno per ricavarne utensili da casa e da lavoro.<br />

E ne rimane tanto entusiasta e coinvolto da imitarlo, per costruirsi<br />

giochi di ogni genere. A dieci anni si ricavò addirittura un bel<br />

paio di sci per scorrazzare sulla neve, ai tempi abbondante.<br />

Poi, dai giochi all’arte il passo è breve.<br />

Ormai da anni Fabrizio Maiorelli scolpisce legno e pietra per ricavarne<br />

piccoli e grandi capolavori, volti, figure, paesaggi, soprattutto<br />

in bassorilievo; cercando di riproporre “gli intagli armoniosi<br />

delle decorazioni rinascimentali”.<br />

Attività alla Casa<br />

Museo di Giotto<br />

<strong>La</strong> Collettiva di fine anno di pittura, scultura e fotografia allestita alla<br />

Casa di Giotto in omaggio al pittore Ezio Cecchini sarà visitabile fino al<br />

1 febbraio il sabato e la domenica 10-13;15-19 oppure su prenotazione.<br />

Eventi Speciali:<br />

Da sabato 7 al 22 febbraio: il Comune e l'Associazione presentano alla<br />

Casa di Giotto la mostra degli allievi, inaugurazione domenica 8 alle ore<br />

16,00 ed Evento Speciale: "il lato nascosto delle collezioni degli Uffizi:<br />

sorprese e novità", dietrofront; conduce la dott.ssa Giovanna Giusti.<br />

Domenica 15 febbraio "Festa del Beato Angelico" Patrono degli artisti e<br />

di tutte le arti. Santa Messa alle ore 11,00 presso la Pieve di San Giovanni<br />

Battista a Vicchio. Seguirà pranzo sociale alle ore 13,00 presso il Circolo del<br />

Cistio nel comune di Vicchio.<br />

Domenica 22 febbraio alla Casa di Giotto alle ore 16,00: incontro di poesia<br />

Fernando Pessoa "Una grande moltitudine" di Antonio Rugani<br />

della Bottega di Vittorio Gasman, con Antonio Rugani e Paola <strong>La</strong>ndi.<br />

Da sabato 28 febbraio al 6 aprile: il Comune e l'Associazione ripropongono<br />

la mostra delle riproduzioni di Giotto nella sua Casa natale nel colle di<br />

Vespignano.<br />

Dal lunedì 2 marzo fino a giugno alla casa di Giotto corsi d'arte: Disegno,<br />

Pittura, Intaglio, Animazione Teatrale, Scrittura creativa ed<br />

emotiva.<br />

Sabato 7 marzo, evento speciale alla Casa di Giotto ore 16,00: Omaggio a<br />

Simone de Beauvoir a cura di Antonio Rugani con lettura drammatizzata<br />

di "Malinteso a Mosca", leggono Nadia Capocchini e Antonio Rugani del<br />

gruppo teatrale Sipario Aperto.<br />

Domenica 8 marzo, gita organizzata con il pulman ad Assisi con il<br />

professore Marco Pinelli.<br />

Per informazioni: Cell: 328 5990920 - 329 9293044 - 328 8966833<br />

www.dalleterredigiottoedellangelico.it<br />

info@dalleterredigiottoedellangelico.it<br />

Nelle sue opere si nota l’antica cultura contadina, che obbliga a<br />

non sprecare niente, a riciclare legni e sassi “inutili”; ma si evidenzia<br />

anche la gentilezza d’animo e i buoni e profondi sentimenti<br />

dell’artista vero che con umiltà propone le sue soluzioni<br />

artistiche.<br />

Invitato all’inizio a esporre le sue sculture nelle feste di paese,<br />

Fabrizio Maiorelli col tempo ha allargato il suo orizzonte artistico<br />

iscrivendosi ai gruppi culturali “Essere” di Barberino, “Dalle<br />

Terre di Giotto e dell’Angelico” di Vicchio, “Modigliani” di Scandicci.<br />

E per questi contatti ormai è diventato un punto di riferimento,<br />

per l’originalità delle sue opere, nelle varie mostre collettive<br />

delle succitate associazioni,<br />

come quelle tenutesi a Marina<br />

di Bibbona, al Palagio di<br />

Parte Guelfa, a Villa Vogel,<br />

Villa Bandini, a Predappio, a<br />

Modigliana, a Scandicci.<br />

Da qualche anno, inoltre, si<br />

completa con la pittura, incoraggiato<br />

dall’amico pittore<br />

Bruno Serpillo.<br />

Insegna l’intaglio per L’Auser ai Corsi dell’Università dell’Età Libera<br />

presso la Scuola Media Giovanni Della Casa a Borgo San Lorenzo.<br />

12 Dalle Terre di Giotto e dell’Angelico


Xu Ying<br />

<strong>La</strong> pittrice cinese<br />

al Palagio di Parte<br />

Guelfa di Firenze<br />

dal 20 al 26 gennaio<br />

di Francesco Vossilla<br />

Passeggiare a Tibet, 2014, cm. 68x68<br />

Già nel 1918 Cai Yuanpei, il grande intellettuale cinese di primo Novecento,<br />

affrontava davanti ai membri della Painting Methods Research<br />

Society dell’Università di Pechino il tema del rapporto tra tradizione<br />

cinese e le esperienze figurative degli artisti occidentali. Scriveva:<br />

«Stiamo vivendo un’epoca di scambi tra le culture orientali e quelle occidentali...<br />

Spero che i pittori cinesi facciano disegni dal vivo come gli occidentali, che modellino<br />

dei busti in gesso o dipingano paesaggi rurali. <strong>La</strong> nostra generazione deve imparare<br />

a dipingere con metodi scientifici, cioè deve abbandonare lo stile rilasciato e<br />

impreciso dei vecchi membri delle accademie, ma dobbiamo vincere pure la routine<br />

tipica degli artigiani per imparare le belle arti in maniera scientifica». Nasceva infatti<br />

in quell’epoca un sentimento nuovo nelle accademie cinesi.<br />

Nello sfondo di alcune opere dell’artista di Tianjin, Xu Ying (1973), compaiono dei<br />

riferimenti a opere d’arte italiana o più in generale europea. Così nel pregevole<br />

Dialogo I Xu Ying evoca sicuramente una scena di accademia; alle spalle di un gruppo<br />

di attraenti pittrici-modelle cinesi si vedono su due cavalletti citazioni da affreschi<br />

buddisti, e più al centro un calco dal cosìdetto Schiavo ribelle di Michelangelo,<br />

opera celeberrima oggi al Louvre.<br />

In altre sue opere, questi frammenti memorabili della cultura figurativa occidentale<br />

incrociano Botticelli e Leonardo con Albrecht Dürer o Holbein. Quasi sempre sono<br />

volti o busti, sovente ritagliati dal contesto pristino (quindi nostro) per immetterli in<br />

composizioni di grandi dimensioni (spesso intorno ai due mestri), dove in maniera<br />

No. 2 Sogno del maestro, 2014, cm. 180x198<br />

Xu Ying<br />

Xu Ying<br />

13


14 Xu Ying


2013: <strong>La</strong> vita è un gioco - Conclusione del tour<br />

2013, presso la Daqian Gallery di Pechino<br />

2013: <strong>La</strong> vita è un gioco - Toronto, Canada<br />

2013: <strong>La</strong> strada di seta di Xu Ying - Presso il<br />

Wuwei Museum di Gansu<br />

2013: <strong>La</strong> vita è un gioco - Tour nazionale delle<br />

opere di Xu Ying, presso la Jianxin Hall<br />

di Pechino<br />

2013: Ukiyo e il fiore - Presso lo YDG Building<br />

di Pechino • Presso l’Art City of Paintings<br />

di Qingzhou • Presso l’Overseas Chinese<br />

Town MAO Space di Shenzhen<br />

2013: <strong>La</strong> Gloria del Buddha - Presso la Yichen<br />

Gallery, Pechino<br />

Mostre colletive<br />

2014: mostra in occasione dell’Apertura del<br />

Long Rui, presso Rong Bao Zhai, a Zibo<br />

2013: Moe, mostra di tre pittrici Cinesi e<br />

Giapponesi, presso la Daqian Gallery di<br />

Pechino<br />

2013: Fumo e Specchi, mostra di tre pittrici<br />

accademiche, presso la Jianxin Hall di<br />

Pechino<br />

2013: China Art Gallery - Mostra di famosi<br />

pittori cinesi, a Vancouver, Canada<br />

2013: Aurora Orientale - Mostra di tre pittrici,<br />

presso lo Xishen Art Space di Pechino<br />

2013: Viaggio Zen - Mostra di tre pittrici<br />

laureate in CAFA, presso la Jianxin Hall<br />

di Pechino<br />

2013: Fioritura - Mostra di pittrici cinesi, presso<br />

la Six Blemishes Art Gallery di Nanjing<br />

2013: Mostra dei più promettenti giovani<br />

pittori degli anni ‘70, presso la<br />

Danfengchaoyang Art Gallery di Pechino<br />

2013: Confine dei sessi - Mostra di sei pittrici,<br />

presso la Hanfen Library Gallery di<br />

Pechino<br />

2013: In boccio - Mostra di pittrici accademiche,<br />

presso la Daqian Gallery di Pechino<br />

2013: Mostra dei più promettenti giovani pittori<br />

degli anni ‘70, presso lo YDG Building di<br />

Pechino<br />

2013: Mostra di Pittrici classe ‘70, presso la<br />

Daqian Gallery di Pechino<br />

2013: Rime orientali - Mostra dei più<br />

promettenti giovani e maturi pittori cinesi,<br />

a Monterey, Stati Uniti<br />

L’artista<br />

Xu Ying<br />

• 1993: si diploma presso il liceo affiliato<br />

all’Accademia Centrale di Belle Arti<br />

• 1997: consegue la laurea triennale presso il<br />

Dipartimento di Pittura Tradizionale Cinese<br />

dell’Accademia Centrale di Belle Arti<br />

• 2004: viene ammessa al corso del professor<br />

Tian Liming, presso l’Accademia Centrale di<br />

Belle Arti<br />

• 2007: consegue la laurea specialistica<br />

• 2007: ottiene il Dottorato di Ricerca con il<br />

professor Li Shaowen, presso l’Accademia<br />

Centrale di Belle Arti<br />

• 2013: diventa “Ambasciatore dell’Amore”<br />

della Fondazione per la Cultura e l’Arte della<br />

Gioventù Cinese Dimenticata<br />

• 2014: vince il prestigioso Premio per la più<br />

Rilevante Personalità Pittorica dell’anno<br />

Mostre personali<br />

2014: Dialogo - Presso la Jianxin Hall di Pechino<br />

2014: Linea Zen - Presso la Galleria d’arte di Xu<br />

Ying Art di Pechino<br />

2014: Dialogo - Xu Ying e Zhaodong, Presso la<br />

Daqian Gallery di Pechino<br />

2014: Dialogo - Presso la Galleria d’arte di Xu<br />

Ying Art di Pechino<br />

2014: <strong>La</strong> vita è un gioco - Shouguang, provincia<br />

dello Shandong<br />

2014: <strong>La</strong> vita è un gioco - Ringbaizhai, provincia<br />

dello Shandong<br />

2013: Asta straordinaria delle opere di Xu Ying -<br />

Qingzhou, provincia dello Shandong<br />

2013: <strong>La</strong> vita è un gioco - Conclusione del tour<br />

2013, presso il Mao space di Shenzhen<br />

No.1 sogno del maestro, 2014, cm. 180x198<br />

assolutamente fluida si ambientano in un<br />

nuovo- coloratissimo e realistico- contesto<br />

cinese.<br />

Ammirando le opere di Xu Ying, la domanda<br />

sulla veridicità di codesta situazione si sposa<br />

a un ragionamento sulla natura dell’esperienza<br />

immaginativa contemporanea:<br />

soprattutto in paesi come la Cina o l’Italia,<br />

saturati di storia. Infatti, grazie alle nuove<br />

tecnologie, le distanze culturali sono apparentemente<br />

abbattute; quindi il sogno di un<br />

altrove temporale e geografico e una creatività<br />

appoggiata sulla realtà impattano insieme<br />

sull’immaginazione degli artisti e degli<br />

spettatori.<br />

Mi pare allora che per Xu Ying una vita di<br />

lavoro, di sogni e di studi raccolga spunti<br />

immaginativi da quello che si vede nelle città<br />

cinesi di oggi, dove una gioventù aggiornata,<br />

ma anche un poco preoccupata, si<br />

muove tra passato e futuro, tra tradizione<br />

autoctona e fascinazioni per altre culture e<br />

differenti sentimenti riguardo al bello.<br />

Progressi vertiginosi attendono le nostre antiche<br />

civiltà. Il rischio è di perdere qualcosa<br />

di identario per colloquiare con tutti e non<br />

rimanere ai margini. Ma ogni artista di oggi<br />

ha la possibilità di creare il proprio rapporto<br />

sia con la tradizione sia con l’avvenire facendo<br />

persino della marginalità un valore<br />

creativo.<br />

Le giovani donne cinesi reinventate nei pannelli<br />

di Xu Ying con impressionanti inchiostri<br />

colorati sono protagoniste di questo legame<br />

tra passato, presente e futuro.<br />

I volti dagli occhi sgranati, oltre che cifra<br />

dell’artista, ci guardano come in fumetti o in<br />

servizi fotografici. Le ragazze, belle e appunto<br />

eleganti, si stagliano magnetiche ma non<br />

ammiccanti, persino davanti a scene buddiste,<br />

indossando capi trendy o comunque<br />

presentando un gusto per l’attualità, che<br />

svela qualcosa di ironicamente malinconico.<br />

Una struttura solida nelle forme viene resa<br />

vivace da una tavolozza veramente ricca e<br />

Xu Ying<br />

15


sofisticata, memore forse delle ricerche dei viennesi di un secolo fa,<br />

in particolare di Egon Schiele. Peraltro in certi toni tra verde, azzurro<br />

e grigio-azzurro mi sembra di scorgere qualche ricordo di certi inchiostri<br />

di Lin Fengmian(1900-1991), tra i maggiori pittori cinesi ad<br />

aprirsi alle esperienze europee (soprattutto francesi) del XX sec. Per<br />

quanto riguarda poi l’invenzione delle figure di Xu Ying, e un certo<br />

suo gusto nel privilegiare il viso e gli occhi, vedo riferimenti all’americano<br />

Philip Pearlstein con il suo enigmatico realismo.<br />

In realtà, tutto questo novero di elementi accademici non indebolisce<br />

la forza originale e la freschezza dell’arte di Xu Ying. Un linguaggio<br />

peculiare, che trova pure un piano sociale attuale: ovvero quando<br />

mette al centro della propria immaginazione la donna cinese contemporanea.<br />

In tal senso vorrei menzionare un’opera del 1978 chedal<br />

mio punto di vista sull’arte orientale- sembra rappresentare una<br />

determinata stagione. Parlo di una celebre stampa di Xu Kuang(1938)<br />

e di A-Ge(1948), dove campeggia eroica e monocromatica la figura di<br />

un lavoratore tibetano con in mano un piccone, intitolata Il signore<br />

del destino. Una presenza virile e forse retorica, sostanzialmente<br />

diversa dalle protagoniste della nostra pittrice.<br />

Xu Ying ci presenta, invece, un mondo dalla sensibilità tutta muliebre.<br />

Ne nasce persino uno spunto di riflessione su quella che potrebbe<br />

essere una strada femminile alla pittura cinese di oggi.<br />

Francesco Vossilla<br />

Presidente della Societa di Studi Giuseppe Castiglione-<strong>La</strong>ng Shi Ning<br />

No.1 Dialogo tra<br />

occidente e oriente,<br />

2012, cm. 180x198<br />

意 大 利 华 人 艺 术 家 协 会<br />

Associazione degli Artisti Cinesi in Italia<br />

Piazza Indipendenza, 21 - 50129 Firenze, Italia<br />

Tel. 0039 055 4684478<br />

aacifirenze@hotmail.com<br />

www.aacitalia.com<br />

No.2 Dialogo tra occidente e oriente, 2012, cm. 180x198<br />

L'invito della mostra<br />

16 Xu Ying


LEI - Living Eco Italy<br />

Imprese in rete per la bioedilizia<br />

Il progetto di Asapi Casartigiani<br />

dedicato alla filiera dell’edilizia<br />

e dell’interior design<br />

di Lorenzo Borghini<br />

Imprese diverse unite in un’unica<br />

rete di attività. È appena partito il<br />

progetto di Asapi Casartigiani<br />

Firenze che coinvolge principalmente<br />

attività della provincia fiorentina,<br />

operanti nella filiera dell’edilizia e dell’interior<br />

design, ovvero nella produzione e<br />

nel montaggio di parquet, cartongesso,<br />

progettazione design interni, scale, restauro<br />

e costruzioni. Insomma, dalla progettazione<br />

d’interni ed esterni alla produzione<br />

e montaggio del parquet, accessoristica<br />

e controllo eco ambientale, dalle<br />

realizzazioni di opere di isolamento termico, acustico, antincendio<br />

e antisismico ai cartongessi, dagli impianti elettrici civili e industriali<br />

a quelli di condizionamento, fino agli impianti a pannelli solari<br />

e fotovoltaici.<br />

“Lei” è il nome della rete di imprese, acronimo per Living Eco Italy.<br />

<strong>La</strong> novità, nata grazie al cofinanziamento della Camera di<br />

Commercio di Firenze, punta sull’intersettorialità<br />

per l’aggregazione di imprese<br />

operanti in ambiti diversi della<br />

stessa filiera, per un periodo pari a cinque<br />

anni, con la possibilità di tacito rinnovo.<br />

“Lo scopo del progetto - spiega la segretaria<br />

di Casartigiani Firenze, Anna<br />

Sacristano, che ha curato il progetto - è<br />

accrescere, individualmente e collettivamente,<br />

la capacità innovativa e la competitività<br />

sul mercato di queste imprese,<br />

secondo un programma comune, collaborando,<br />

scambiandosi informazioni o<br />

prestazioni di lavoro. Il tutto con un’attenzione<br />

particolare alla bioedlizia, all’ecosostenibilità,<br />

all’innovazione di prodotto,<br />

alla certificazione dell’intero processo<br />

costruttivo e alla tutela dell’ambiente.<br />

Un ringraziamento particolare va<br />

alla Camera di Commercio, che ha sostenuto<br />

l’iniziaiva”.<br />

“Lei” si concentra soprattutto sulle don-<br />

Anna Sacristano segretaria di Casartigiani Firenze<br />

ne che sempre di più si stanno facendo<br />

largo in questo ambito di lavoro, occupandosi<br />

per esempio dell’arredamento degli<br />

immobili, e che sono particolarmente sensibili<br />

a temi ecologici ai quali punta anche<br />

la nuova rete di imprese.<br />

Le attività della rete saranno coordinate<br />

da Asapi Casartigiani Firenze, impegnata<br />

ormai da anni per favorire l’aggiornamento<br />

professionale di imprenditori di piccole<br />

e micro imprese del settore artigiano.<br />

Proprio Casartigiani si occuperà di agevolare<br />

la collaborazione, lo scambio d’informazioni,<br />

conoscenze e contatti, lo scambio di prestazioni, il controllo<br />

comune dei costi, l’integrazione tra i vari imprenditori e le loro<br />

strutture.<br />

Le aziende del settore interessate a entrare nella rete possono contattare<br />

Casartigiani Firenze: 055.7877864, www.casartigiani.fi.it<br />

Casartigiani 17


Suggestioni da Pablo Neruda<br />

e Gabriel Garcia Marquez<br />

nella nuova tendenza pittorica<br />

di Graziana Ulivieri<br />

di Anna Balsamo<br />

Una mostra a Vinci è stata rimandata causa un inopinato<br />

incidente stradale, occorso a fine estate 2014 alla pittrice<br />

Graziana Ulivieri, cui si augura una pronta guarigione,<br />

ma già da due opere rivelatrici ed essenziali, è<br />

trapelato quanto nel prossimo allestimento ci indurrà ad essere impazienti<br />

di cogliere motivazioni e compiutezza di quella che si profila<br />

essere un’ennesima straordinaria avventura dell’artista che ha scoperto<br />

l’iter di un nuovo personalissimo periodo che la riporta in un<br />

certo senso a quando, per Il Cantico dei Cantici, espresse anni fa a<br />

Firenze, nel Chiostro di S. Croce, esponendo i suoi quadri, le immaginifiche<br />

evocazioni pronunciate nel libro biblico dai due innamorati<br />

adoranti uno dell’altra. D’ispirazione multipla e poliedrica, Graziana<br />

era prima transitata dalla creazione interpretativa - tutta sua per<br />

forte segno arcaico e denso - di riferimento al folklore sudamericano,<br />

spostandosi poi ad una dimensione edenica del colore nella mostra<br />

tenutasi alle fonti Ulivetane e, dopo, mettendo a fuoco, in quella<br />

di settembre 2011 a Pontormo (Empoli), l’attuale stadio di<br />

emancipazione femminile su volti muliebri radiosi di vincente fermezza.<br />

Tempo fa, proprio Graziana, mi suggeriva che ci vuole “nomadismo”<br />

in arte: nel suo viaggio creativo, difatti, si volge nuovamente<br />

alla cultura latino-americana con un affondo, questa volta, nella<br />

grande scrittura ispano-americana. Tale capacità di “critica letteraria”,<br />

tramite le sue immagini, si deve alla sua lunga militanza editoriale<br />

essendosi dedicata a quella sintesi di colori e di forma come<br />

devono essere le copertine dei libri, atte ad esprimerne nell’immediatezza<br />

i contenuti. Ideare la copertina di un libro s’apparenta ad<br />

Ragione e Passione,<br />

a Graziana che ha grazia<br />

e dolcezza, con rigore e<br />

passione.<br />

Vittorio Sgarbi<br />

Occhi di cane azzurro, per Gabriel Garcia Márquez, Premio Nobel 1982, 2013,<br />

olio su tela con assemblage, cm. 60x80<br />

18 Graziana Ulivieri


Capri, reina de roca (Capri, regina di roccia), di Pablo Neruda, Premio<br />

Nobel 1971, 2012, olio, tecnica mista, cm. 50x47<br />

operare su un quadro ma, in più, deve possedere la forza pubblicitaria<br />

di un manifesto. Ed ecco che Graziana, in questo 2014, (unica invitata<br />

a partecipare con una sua opera all’inaugurazione nella sala del comune<br />

di Anacapri per un’esposizione allestita in onore di Pablo Neruda<br />

per commemorare un anniversario del Poeta ed esporne relativi reperti<br />

d’archivio della sua permanenza lì) produce una figurazione della<br />

fascinosa località, che è stata collocata all’ingresso, quasi manifesto<br />

dell’evento: in tale splendido quadro-poster la Ulivieri ci ha rivelato un<br />

primo indizio, di questa sua trasversalità critico-pittorica, cogliendo<br />

l’ardente icastico minimalismo con cui, in un solo verso, Pablo Neruda<br />

scolpisce “Capri, reina de roca” (Capri, regina di roccia): la pittrice,<br />

quasi scenografa nella sua tavolozza, coniuga , in metafora di sponsale,<br />

il mare che, nella solare gioia delle insenature, con il brindisi incessante<br />

del moto ondoso, s’unisce al divino tripudio del frutto delle vigne.<br />

Si insinua una nota di campitura rosso pompeiano. <strong>La</strong> seconda<br />

traccia-immagine del nuovo periodo la si trae da uno degli ultimi numeri<br />

dalla rivista “<strong>La</strong> Ballata” di Livorno: ed è un’ intrigante atmosfera<br />

onirica nella camera d’un ragazzo; poi, si deduce, dal titolo del quadro<br />

“Occhi di cane azzurro”, ripreso omonimo dal primissimo racconto di<br />

Marquez, che il ragazzo è Garcia Marquez in persona, appunto, da<br />

giovane. Aleggia nell’ambiente una angela-custode, ectoplasma che è<br />

sprigionato dal capo del celebre scrittore, allora in fieri, ed incombe<br />

nell’alone di luce dell’abat-jour (ed è simbolico dell’illuminazione epifanica<br />

come il genio nella fiaba di Aladino). Marquez, novello Adamo,<br />

genera della sua stessa sostanza la musa che lancia l’irrequieta sua<br />

narrativa novecentesca destrutturata e insieme ricreata per recupero<br />

d’una frammentata “nostalgia” di quanto resta inafferrabile, virtuale,<br />

sognato. Inscindibile quindi il quadro della Ulivieri dal racconto di Marquez,<br />

in un capolavoro di aderenza e assoluta sintonia: quella “nostalgia”<br />

è un qualcosa del sogno che al mattino non si sa più riferire, per<br />

riconoscersi nella realtà, una facilissima password da mandare a memoria<br />

e per di più attribuita alla grande dolcissima femmina<br />

dalla pelle ramata, alla cilestrina umida dedizione del suo<br />

sguardo: “occhi di cane azzurro”, il cui liquido amore la pittrice<br />

ha saputo rendere quietamente strabocchevole, carezzevole,<br />

invasivo. Quella sorta di ninfa Egeria, quasi per non<br />

volare via a sperdersi nell’eterico, s’afferra a un relitto di<br />

seggiolina per avere realmente un riferimento al mondo circostante.<br />

Graziana raffigura, in un magistrale colpo d’intuizione<br />

ritrattistica, il volto di Marquez sognante e lo fa con<br />

una forza d’indagine che entra sottopelle, nel DNA e nel<br />

pensiero del giovane uomo, fino a carpirne le pulsioni, la fantasia<br />

stessa che ha “occhi di cane azzurro”. Letterariamente,<br />

“azzurro”, attribuito al cane, invece che agli occhi, è uno<br />

splendido uso retorico nel titolo e nel racconto di Marquez: il<br />

cane è “azzurro” per il prevalere dell’effusione di quello<br />

sguardo di posseduta possessiva che fa chiamare da Marquez<br />

“occhi di cane azzurro” la donna generata dal suo sognare<br />

e delineata da Graziana in coinvolgente avvolgente<br />

incantesimo visivo imposto dai colori che riescono a fissare<br />

il soft dell’ineffabile mai algido ma placentare che tuttavia si<br />

astrae in emozionale vibrante sfondo d’atmosfera, facendosi<br />

pioggia-tepidario, fuga da uno stato ansioso che perviene a<br />

liberare l’inconscio ma fermandosi sull’orlo della meditazione<br />

trascendentale per salvare il sogno - da viversi tutto intero<br />

- da cui s’avvolgono e svolgono d’intorno, rappresentate in<br />

geroglifici, serpentine onde magnetiche che, sciamanicamente,<br />

Graziana ha recepite e dipinte e, come è già accaduto<br />

per la poetica di Neruda, ha fatto centro anche nella narrativa<br />

di Marquez, sustanziandola e sustanziandosi della stessa.<br />

Graziana Ulivieri<br />

Studio: via R. Sanzio, 1/E -Empoli (FI)<br />

Tel. 0571 921500 - Cell. 329 0463078<br />

Info@ibiskosulivieri.it - www.ibiskosulivieri.it<br />

Pupi Avati con Graziana Ulivieri, Fiera del Libro Italy - Torino,<br />

maggio 2007<br />

Graziana Ulivieri<br />

19


Giancarlo Bianchi<br />

Un amarcord suggerito<br />

dal suo ultimo libro:<br />

“All’àncora del tempo”<br />

Dicembre 1986. Firenze Capitale Europea della Cultura: Otello Pagliai consegna all'autore il premio speciale<br />

de “<strong>La</strong> camerata dei Poeti”, Palazzo Vecchio, Salone dei Dugento.<br />

di Anna Balsamo<br />

Giancarlo Bianchi, il suo motto: “Bisogna costruire ponti, non muri”.<br />

Gliel’ho sentito ripetere tante di quelle volte che se n’è veramente appropriato.<br />

E’ il suo “stemma araldico” I disegnini soavi e ingenui che<br />

sua madre preparava predisponendoli per dei bei futuri ricami. Lui li ha<br />

“ricamati” sul cuore: se ne riceve quest’impressione sfogliando il caro opuscolo che<br />

Giancarlo ha dedicato alla mamma, bella d’autenticità, “principessa” di schiettezza,<br />

e scorrendo questo recentissimo libro, “All’àncora del tempo”, e le foto riportate dei<br />

familiari, bisogna convenire che la schiettezza è il “blasone” di famiglia, come l’aggettivo<br />

primo e sintetico che si attaglia a Bianchi nella vita, è schietto. Sto facendo un<br />

ritratto in punta di penna a Bianchi: ho deciso di risolvermi così di fronte al cospicuo<br />

riepilogo del suo “scritto e vissuto” che è amarcord anche d’un’ epoca, di cui posso<br />

riferire degli ultimi quattro lustri che vanno dal 1980 al 2000 perché io mi associ, come<br />

lui desidera, a rammentare la Firenze letteraria di fine Novecento, che, anteriormente,<br />

negli anni Settanta, non frequentavo. Difatti, il “vissuto e scritto” di Bianchi si incastona<br />

nella sua produzione poetica soprattutto, nonché nella sua dinamica attività di<br />

partecipe alla vita culturale fiorentina: insomma, fa parte di un affresco d’ambiente.<br />

Bianchi vuole da me ch’io riferisca, nel contesto del “come eravamo”, quali e straordinari<br />

fossero i presenti indimenticabili carismi, tanto da rendere preda, più d’uno di<br />

noi, di una sorta di sindrome di Stendhal, tipicamente fiorentina, quando entravamo<br />

nei sacri templi degli incontri letterari che indubbiamente hanno plasmato la personalità<br />

di Bianchi innamorato di spiritualità in questi luoghi cittadini che trasmettono<br />

<strong>La</strong> copertina del libro<br />

imprevedibili segreti di trascendenze e ti mantengono<br />

la promessa, come è capitato a Bianchi, facendogli<br />

incrociare nel percorso le icone di Oxilia<br />

e Luzi. Oxilia, che non nega al giovane entusiasta<br />

l’accedere alla non facile disciplina letteraria, diventa,<br />

per Giancarlo, il suo eletto padre spirituale,<br />

la sua guida che lo permea quasi in modo endocrino<br />

d’amore per la poesia che, innato in Giancarlo,<br />

non attendeva altro. Una guida che non avrebbe<br />

voluto dismettere mai; e quando, nei primi anni<br />

Novanta, la dipartita di Oxilia lo mise di fronte alla<br />

grande scomparsa, fu un vulnus profondo: tuttora<br />

non gli si cicatrizza, quasi per donare sempre vita<br />

e sangue alla memoria dell’amico. Adolfo Oxilia,<br />

che oltre a essere parente del noto Nino Oxilia<br />

(prolifico autore teatrale, caduto della Grande<br />

Guerra) ed essere stato uno dei leggendari “Ragazzi<br />

del Novantanove”, fu professore di Lettere,<br />

che aveva insegnato a Firenze al liceo classico<br />

Galileo di via Martelli: era stato a lungo presidente<br />

della Camerata dei Poeti, dove poi Bianchi fu<br />

20<br />

Giancarlo Bianchi


consigliere esecutivo con le presidenze di<br />

Bruno Nardini e Armando Alessandra. L’immagine<br />

di Bianchi, circa trentenne negli<br />

anni Ottanta, che appena libero dal suo orario<br />

di lavoro accorreva con occhi febbrili<br />

d’entusiasmo alle presentazioni del Circolo<br />

Borghese o Camerata dei Poeti, o Casa di<br />

Dante, si faceva notare: era un giovane magro,<br />

dallo sguardo acceso per la passione di<br />

aver scoperto, in un inesplorato continente<br />

di virtualità, la via aperta di fuga nella poesia<br />

con Oxilia compagno di viaggio che portava<br />

in filigrana l’immagine di Giovanni Papini<br />

e la profonda traccia dell’Ultima con<br />

Foto di gruppo “Pianeta Poesia”; il secondo da sinistra<br />

è il direttore della Biblioteca Marucelliana dottor Maini<br />

quel logotipo significativo del rapace che sa<br />

vedere nella notte (tra le sporadiche grafiche<br />

di questo libro, alternato da alcune<br />

soffuse visioni di Rinaldelli). Fin da quei lontani<br />

tempi però, Bianchi dette prova di saper<br />

trovare un invidiabile equilibrio tra la via<br />

poetica e la realizzazione degli affetti familiari<br />

cui ha sempre tenuto moltissimo (ne<br />

sono prova le poesie per la madre, per la<br />

moglie Giovanna, per il figlio) e ai rapporti<br />

amicali specialmente dedicava versi se ispirati<br />

da esempio cristiano di sofferenza come<br />

per Loredana Disperati Fanfani; e di nuovo<br />

l’abbandonarsi poi all’empito lirico-paradisiaco,<br />

di esaltazione mistica colma di scaturigini<br />

e di ineffabili beatitudini, vedi anche<br />

“Come una monodia” opera di Bianchi da<br />

me preferita, edita nel 2006, che riassume<br />

bene le sue tendenze di scrittura, dalla giovanile<br />

età conservate e mantenute negli<br />

anni. Ma se Oxilia per Bianchi fu padre letterario,<br />

sempre in quegli anni Ottanta, Firenze<br />

si arricchì della critica profondissima e innovativa<br />

del mito greco operata da Carmelo<br />

Mezzasalma che anche lui seppe attirare nel<br />

suo ambito la collaborante stima di Giancarlo<br />

sollecitata dall’esistenza delle riviste Hellas,<br />

Féeria e dal Giornale del Cennatoio. Negli<br />

anni Ottanta, a Firenze, c’era ancora luminosa<br />

e protettiva, l’ala delle presenze di<br />

Piero Bargellini e nella Venerabile Arciconfraternita<br />

della Misericordia (di cui Bianchi è<br />

attualmente “giubilato”) permaneva quella<br />

vibrante del Cappellano Monsignor Stefani,<br />

promotore delle Arti. Attivissima la Camerata<br />

dei Poeti continuava con la presidenza di<br />

Otello Pagliai. <strong>La</strong> poetessa e operatrice culturale<br />

Paola Lucarini era instancabile nell’affiancare<br />

l’amico Carmelo Mezzasalma per<br />

promuovere libri ed autori e generosamente<br />

organizzava riunioni nel Quartiere di S. Croce;<br />

lì, grazie a lei interveniva il Gotha letterario<br />

e noi amici poeti, tra i quali Giancarlo<br />

20 ottobre 2004. Giancarlo Bianchi a Palazzo Vecchio per<br />

i novant'anni del neo senatore Mario Luzi<br />

Bianchi, ne eravamo rispettoso corollario.<br />

Della folgorazione di Bianchi per Mario Luzi,<br />

che s’ incornicia in quanto su riferito, dirò<br />

che, di fronte all’ermetismo luziano, tutto in<br />

chiave di “Parola”, Giancarlo s’impegnò a<br />

perseguirne costantemente lo stimolo in<br />

moltissime proprie liriche: e il Poeta vide in<br />

Bianchi l’indole fedele alla poesia ma anche<br />

intuì l’armoniosa unione con Giovanna e, con<br />

squisita gentilezza d’animo, rilasciò, da par<br />

suo, ai due giovani, prossimi ad intraprendere<br />

la vita coniugale, un memorabile augurale<br />

autografo. Da quei tempi risale l’amicizia di<br />

Rinaldelli con Bianchi ed anche con me che<br />

scrissi al pittore una recensione in versi, per<br />

l’immagine d’un suo quadro, sulla rivista Firme<br />

Nostre di cui ero caporedattore grazie<br />

alla stima che mi tributava Antonio De Lorenzo,<br />

ideatore della stessa. Erano i momenti<br />

delle preziose scelte concertistiche del<br />

maestro Piero Grazzini per “Segni e Tempi”.<br />

Intanto si mettevano in azione quelli della<br />

Giancarlo Bianchi con Bruno Nardini<br />

compagine di Franco Manescalchi, il quale<br />

io, purtroppo, ancora non conoscevo e<br />

che con il suo progetto di Novecento Poesia,<br />

ha creato un monumento che resterà<br />

vivo e propedeutico. All’epoca c’era già<br />

Pegaso, del cordiale Mario Mazzoni, rivista,<br />

a cui Giancarlo ha sempre collaborato<br />

come la nostra mitica amica, Duccia Camiciotti,<br />

poetessa e critica che ne fu artdirector<br />

come pure redattrice di Città di<br />

Vita di Padre Rosito, in S.Croce… Veda, il<br />

nostro Giancarlo Bianchi, come calare<br />

l’Àncora nel pozzo del Tempo sbatta di<br />

continuo nelle pareti senza raggiungerne<br />

mai il fondo. E che dire del Premio Firenze<br />

(che ora porta il nome di Mario Conti in<br />

memoria del suo ideatore) che per questo<br />

libro ha insignito l’autore, nel 2014, del<br />

Fiorino d’Argento Già, perché il Tempo,<br />

può essere anche prossimo, dato che contiene<br />

anche il presente e il futuro ma a me<br />

era stato dato l’incarico di riferire d’un<br />

determinato passato e quindi non do voce<br />

a quel che oggi segue. Comunicherò solo<br />

che, attualmente, Bianchi pèrora per la<br />

Firenze Ciclabile e, da cittadino esemplare,<br />

è sempre in apprensione per il Giardino<br />

di Boboli su cui s’affaccia la sua casa:<br />

Giardino che, oltre ad essere patrimonio<br />

artistico, è un percorso iniziatico. Ma intanto<br />

i ragazzi lì, in fotografia sulla copertina<br />

del libro, remigano lieti in barca nel<br />

1940, alla vigilia della seconda guerra<br />

mondiale (tra di loro è il padre di Giancarlo,<br />

il giovinetto in primo piano a destra);<br />

sono così ottimisti che anche a noi l’ottimismo<br />

ce lo comunicano e, in questo<br />

caso, il Poeta Tonino Guerra direbbe che è<br />

l’ottimismo l’Àncora del Tempo!<br />

Giancarlo Bianchi<br />

Via Madonna della Pace, 62 - 50125 Firenze<br />

Cell. 340 5390873 - g.bianchi@email.it<br />

www.novecentopoesia.it/autori<br />

Giancarlo Bianchi<br />

21


Massimo<br />

Vinattieri<br />

Un viaggio lungo 40 anni<br />

<strong>La</strong> sua mostra antologica alla<br />

Villa Medicea di Artimino<br />

di Marco Moretti<br />

Quarant’anni d’attività significano per un artista un virtuale<br />

traguardo raggiunto attraverso un cammino talmente<br />

lungo che da cronaca s’è fatto storia: un percorso<br />

che, attraverso la mutevole parabola degli accadimenti,<br />

racchiude un pensiero estetico conservatosi fedele nell’amore<br />

per l’arte oltre le immancabili traversie temporali. Così è stato per<br />

Massimo Vinattieri, la cui opera di pittore giunge quest’anno al<br />

compimento del quarto decennio.<br />

Questo tragitto creativo lungo quanto la maturità d’un uomo, sarà<br />

visibile dal 7 febbraio nelle sale della villa medicea di Artimino attraverso<br />

una sessantina di opere che ne documentano le varie tappe,<br />

dalla giovanile predilezione fauve all’altra, del tutto opposta, ridotta<br />

all’essenziale. Successivamente l’artista è tornato a esaminare, rinnovandoli<br />

per sintesi formali, certi pregressi temi compositivi tra cui<br />

gli Interni di studio che, attraverso i nuovi sviluppi, si sono imposti<br />

all’attenzione di Vittorio Sgarbi nel riallestito Padiglione Italia al Palazzo<br />

delle Esposizioni di Torino.<br />

Assai notevole per opere e risultati sarà la sezione riguardante la<br />

quaestio che negli ultimi anni ha assillato la ricerca dell’artista, tesa<br />

Morte del profeta, 2013<br />

<strong>La</strong> locandina della mostra<br />

22 Massimo Vinattieri


Il posto delle tombe<br />

ad approfondir suggestioni già circolanti tra gli elementi figurativi delle<br />

opere precedenti. Attraverso una predilezione per le campiture fratte,<br />

già emergenti nell’Autoritratto eseguito a venti anni (esposto nel 2012 a<br />

Seravezza nella rassegna generazionale sul Novecento italiano Le avventure<br />

della forma, accanto<br />

agli autoritratti di<br />

de Chirico, Ligabue, Rosai,<br />

Sironi, Funi e Viani),<br />

Vinattieri ha approfondito<br />

la ricerca dilatandone<br />

espressioni di materia<br />

fino a raggiungere esiti<br />

informali. Viaggio che<br />

tutt’ora procede per<br />

enunciazioni di elementi<br />

assemblati nello spazio,<br />

fino ai dipinti ultimi, luminosi<br />

e seducenti, dei<br />

cosiddetti Bronzi, sorta<br />

di ‘contaminazione’ tra<br />

enunciati materici e citazione<br />

di antichi fondi oro.<br />

Interno di studio<br />

Un processo di ricerca che, pur svincolato da riferimenti figurali, è nutrito<br />

da suggestioni evocative di certi mondi o luoghi, come l’affascinante<br />

ciclo de Il posto delle tombe ispiratogli dall’amore per l’Artimino etrusco,<br />

nel cui retaggio, trent’anni fa, l’artista scelse di vivere e di lavorare.<br />

Impressioni e stati d’animo che come criptici archivi di memoria riaffiorano<br />

attraverso l’onirico, altrimenti inesprimibili se non per consunzioni<br />

o guizzi di materia, effetti crittografici tenuti in suggestivi equilibri nello<br />

spazio del quadro. Speculazioni non riconnettibili, almeno in apparenza,<br />

al concreto e parco esistere dell’uomo legatosi per libera e lirica scelta<br />

alla terra e agli animali, amante del vivere e lavorare nell’isolamento<br />

boschivo tra afflati, forme, odori e sapori dei colli di Artimino. Frutto d’un<br />

misterioso processo creativo appaiono dunque questi registri astrattivi,<br />

che attraverso allusioni di materia-colore si aprono in frammenti di pura<br />

poesia. Tracce che segnano la complessità del tragitto spirituale di Massimo<br />

Vinattieri artista, la sua perseverante indagine fino all’anima segreta<br />

delle cose.<br />

Massimo Vinattieri<br />

Massimo<br />

Vinattieri<br />

Nato a San Mauro a Signa nel 1956, Massimo Vinattieri si<br />

diplomò all’Istituto d’Arte di Porta Romana. Fin dagli anni<br />

formativi avvertì la necessità di approfondire direttamente<br />

nei musei d’Europa lo studio di Van Gogh, di Matisse e di<br />

Klee, sui cui esempi elaborò una personale figurazione<br />

che nel tempo è andata rarefacendosi fino a sfociare negli<br />

esiti informali.<br />

Oltre a numerose esposizioni collettive, ha tenuto mostre<br />

personali in Italia e all’estero, tra le quali nel 1975 alle<br />

gallerie Guelfa e Ghibellina di Firenze, nel 1981 a cura<br />

dell’Accademia Chigiana nell’antica Abbazia di San<br />

Galgano, nel 1993 e 1995 al Palazzo Ghibellino di Empoli,<br />

nel 1997 alla Burgersaal, sede della Fondazione<br />

italo-tedesca a Costanza e nell’anno seguente alla<br />

Galleria Wesner della medesima città e nel Palazzo<br />

Comunale di Argelato (Bologna). Nel 2007 a Palazzo Monti<br />

a Santa Vittoria (Ascoli Piceno), nel 2009 alla Galerie de<br />

Paris, Roma, e allo Spazio Schema Arte - Alberto Moretti<br />

di Carmignano e nel 2010 a Montepulciano nella Galleria<br />

Loggia dei Mercanti. Nel 2011 ha fatto parte, esponendovi<br />

un’opera, degli artisti toscani scelti da Marco Moretti per<br />

il Padiglione Italia 54ª Biennale d’Arte di Venezia curata<br />

da Vittorio Sgarbi nel riallestimento al Palazzo delle<br />

Esposizioni di Torino, iniziativa speciale del Capo dello<br />

Stato in omaggio alla Prima Capitale nel 150°<br />

anniversario dell’Unità d’Italia. Nel 2012 ha esposto due<br />

opere nella Villa Medicea di Seravezza sulla rassegna<br />

storica dell’arte del Novecento Le avventure della forma.<br />

Nel 2014 ha tenuto una personale a Villa Simoneschi di<br />

Chianciano Terme.<br />

Sedici suoi dipinti hanno corredato la silloge poetica di<br />

Samanta Tesi, Sangue puro (Signa, Masso delle Fate<br />

Edizioni, 2013).<br />

Massimo Vinattieri<br />

23


STATUA dedicata ai CADUTI PER LA LIBERTà<br />

Opera di Marcello Fantoni<br />

Cerreto Maggio - Vaglia (Firenze)<br />

Eseguita in terracotta nel 1945 e in bronzo nel 1994 dalla Fonderia Del Giudice di San Polo - Greve in Chianti (FI)<br />

Foto: Leonia Casaglia

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