La fragilità dell'anziano - Sistema Nazionale Linee Guida

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La fragilità dell'anziano - Sistema Nazionale Linee Guida

SNLG-Regioni – La fragilità dell’anziano

Introduzione

Definizione

Il concetto di fragilità è stato oggetto di crescente interesse nell’ultimo trentennio, anche in relazione

al fenomeno della “transizione demografica” (Thompson 1929) e, benché ampio spazio vi

sia stato dedicato dalla letteratura scientifica, non è stato raggiunto ancora un pieno accordo circa

i criteri più corretti per identificarlo (Hogan 2003, Bergman 2007, Karunananthan 2009). Esiste,

invece, accordo nel ritenere la fragilità uno stato biologico età-dipendente caratterizzato da

ridotta resistenza agli stress, secondario al declino cumulativo di più sistemi fisiologici (Fried 2001)

e correlato a pluripatologia, disabilità, rischio di istituzionalizzazione e mortalità (Fried 2004).

Due sono essenzialmente i paradigmi che definiscono la fragilità:

• il paradigma biomedico, secondo il quale la fragilità è una sindrome fisiologica caratterizzata

dalla riduzione delle riserve funzionali e dalla diminuita resistenza agli stressor, risultante dal declino

cumulativo di sistemi fisiologici multipli che causano vulnerabilità e conseguenze avverse

(Fried 2004);

• il paradigma bio-psico-sociale, secondo il quale la fragilità è uno stato dinamico che colpisce

un individuo che sperimenta perdite in uno o più domini funzionali (fisico, psichico, sociale),

causate dall’influenza di più variabili che aumentano il rischio di risultati avversi per la salute

(Gobbens 2010).

Un’oggettivazione alternativa della fragilità è stata proposta da Rockwood (2007) con il Frailty Index

(FI), costruito contando il numero di deficit accumulati nel tempo, all’interno di una lista molto

ampia (vedi a pagina 10). Questa definizione è basata sull’idea che la fragilità sia uno stato di disorganizzazione

caotica dei sistemi fisiologici, che può essere stimato valutando lo stato funzionale, le

malattie, i deficit fisici e cognitivi, i fattori di rischio psicosociali e le sindromi geriatriche, nell’ottica

di costruire un quadro il più possibile completo della situazione di rischio di eventi avversi.

A prescindere dalla definizione operativa, il concetto di fragilità è comunque molto utilizzato e

ritenuto clinicamente utile dalla maggior parte dei professionisti socio-sanitari (medici, infermieri,

psicologi, assistenti sociali) (Kaethler 2003) e ha avuto il merito di contribuire, tra l’altro, a

spostare l’ottica da un approccio al paziente anziano centrato sulla malattia o sull’organo a una

visione più integrata della salute nei suoi diversi aspetti (Bergman 2007).

E’ doverosa una considerazione di natura etica: la comunicazione e l’informazione finalizzate all’ottenimento

del consenso informato per percorsi terapeutici, presentano specifiche criticità nella persona

anziana, in larga parte riconducibili a una sua ridotta competenza cognitiva e alle sue relazioni

con la famiglia, spesso presente e protagonista nella relazioni con i curanti.

Epidemiologia della fragilità

La prevalenza stimata di fragilità nella popolazione anziana varia ampiamente per la mancanza di

uniformità dei criteri utilizzati per la sua definizione. Studi che utilizzano criteri analoghi di defi-

Introduzione

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