2003_tiraboschi_regolamentazione-collaborazioni-coordinate-e-continuative

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MARCO BIAGI

laboratore si impegna sono, in realtà, parzialmente limitativi del

campo di applicazione delle norme degli accordi in questione: queste,

infatti, non si applicheranno se il committente stipula contratti di collaborazione

aventi oggetti diversi.

Durata minima dei contratti e distinzione fra collaborazione coordinata

e continuativa e collaborazione occasionale. — La maggior parte

dei contratti stipulati dalle associazioni sindacali confederali individua

nella mera durata temporale della prestazione la discriminazione fra

contratti di collaborazione occasionale e coordinata e continuativa. Ev

evidente, anche da questo punto di vista, l’influenza esercitata dal

d.d.l. « Smuraglia », che nella versione approvata dalla Commissione

Lavoro del Senato (art. 3, comma 2, ora soppresso per i profili che qui

rilevano), indicava l’obbligo di precisazione della durata del contratto,

« che in ogni caso non può essere inferiore a tre mesi, salvo che per i

rapporti destinati per loro particolare natura a concludersi in un periodo

di tempo inferiore ». L’unico aspetto di novità èche molti dei

contratti analizzati hanno ritenuto opportuno ricomprendere nel proprio

campo di applicazione tutte le collaborazioni di durata superiore a

due mesi (e non tre come nella versione originaria del disegno di legge).

Esistono peraltro alcune eccezioni a questa previsione: l’accordo

nazionale tra ASSIRM e Nidil-Cgil e l’accordo aziendale Answer, per

esempio, estendono l’applicazione delle norme a tutte le collaborazioni,

senza stabilire alcuna distinzione di carattere temporale, e dunque

a prescindere dal carattere o meno occasionale della prestazione

lavorativa.

Alcuni accordi fissano anche la durata massima della collaborazione

(es. 12 mesi nell’art. 6 Contratto Telcos s.p.a.). Se la definizione

della durata contrattuale minima appare necessaria, forse, per fissare

in maniera oggettiva il campo di applicazione delle norme in esame, la

fissazione della durata massima appare una forzatura. In questo caso

la durata temporale della prestazione assume eccessiva rilevanza, portando

a trascurare la valenza progettuale della collaborazione. Del resto,

anche la Corte di Cassazione, seppure con talune incertezze, ha

chiarito che i requisiti della coordinazione, continuità e prevalente

personalità di cui alla fattispecie dell’art. 409, n. 3, c.p.c. non si esauriscono

nel semplice dato della durata temporale della prestazione ( 30 ).

( 30 ) Ampia rassegna in NOGLER, La doppia nozione giuslavoristica di parasubordinazione,

cit.

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