2003_tiraboschi_regolamentazione-collaborazioni-coordinate-e-continuative

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MARCO BIAGI

senza vincolo di subordinazione » (corsivo nostro). L’art. 34, comma

1, lett. b) della legge n. 342/2000, nel modificare il testo dell’art. 47

(Redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente) del D.P.R. n. 917/

1986 si limita ora a parlare di « altri rapporti di collaborazione aventi

per oggetto la prestazione di attività svolte senza vincolo di subordinazione

a favore di un determinato soggetto nel quadro di un rapporto

unitario e continuativo senza impiego di mezzi organizzati e con

retribuzione periodica prestabilita (...) ». Il venir meno della locuzione

« prestazioni a contenuto intrinsecamente artistico o professionale » induce

a ritenere che oggetto di un contratto di collaborazione coordinata

e continuativa possa essere anche una attività di lavoro manuale ( 2 ).

Si tratta, come è facile intuire, di una innovazione destinata a incidere

in modo significativo sulla gestione dei rapporti de quibus anche

dal punto di vista lavoristico, e che dunque va ben oltre la mera

prospettiva fiscale. Si pensi, in particolare, all’impatto sui trattamenti

retributivi del collaboratore del nuovo regime delle trasferte e dei rimborsi

per spese di viaggio, alloggio e vitto; e si pensi poi, dal punto di

vista delle politiche di gestione del personale, alla possibilità di coinvolgere

anche i collaboratori coordinati e continuativi nei piani aziendali

di partecipazione finanziaria applicando le disposizioni di cui alle

lettere g) eg-bis) dell’art. 48 del D.P.R. n. 917/1986 in materia di stock

options ( 3 ).

Ev chiaro, tuttavia, che dal punto di vista più propriamente lavoristico

la recente riforma fiscale sollecita una riflessione di più ampio

respiro, che va ben al di là delle singole innovazioni normative e di

dettaglio. L’assimilazione dei redditi derivanti da prestazioni di lavoro

( 2 ) Tale profilo è del resto evidenziato chiaramente, seppure con linguaggio

alquanto approssimativo, dalla Circolare del Ministero delle Finanze n. 207/E/2000,

secondo cui « potranno rientrare nell’ambito delle collaborazioni anche attività manuali

ed operative ».

( 3 ) Tale possibilità, da tempo auspicata da chi scrive (cfr. il comma 4 dell’art.

3 della proposta di legge in materia di Azionariato dei dipendenti, predisposta nel febbraio

del 1999 su indicazione dell’allora Ministro dei Trasporti e della Navigazione,

Prof. Tiziano Treu, in DRI, 2000, 1, 107-115), rappresenta indubbiamente uno dei

profili più significativi di una linea di tendenza evolutiva, da tempo in atto nel nostro

ordinamento, tesa a superare per talune tipologie di lavoratori le rigidità nella gestione

dei rapporti di lavoro connesse all’alternativa qualificatoria tra lavoro autonomo e lavoro

subordinato. A tale proposito, per i rapporti tra partecipazione finanziaria e linee

evolutive dell’ordinamento lavoristico italiano cfr. BIAGI, La partecipazione azionaria

dei dipendenti tra intervento legislativo e autonomia collettiva, inRIDL, 1999, 3.

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