2003_tiraboschi_regolamentazione-collaborazioni-coordinate-e-continuative

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MARCO BIAGI

voro subordinato alle collaborazioni coordinate e continuative si era

già registrato a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, allorché una

parte della giurisprudenza aveva autorevolmente avallato un innovativo

filone dottrinale volto alla assimilazione delle due tipologie contrattuali,

laddove accomunate dal dato della « disparità di forza contrattuale

tra le parti del rapporto » ( 5 ). Ev in questa fase che, per la

prima volta, si prospetta l’applicazione ai rapporti di collaborazione

coordinata e continuativa di cui all’art. 409, n. 3, c.p.c. del principio

costituzionale della retribuzione proporzionata e sufficiente (art. 36

Cost.), della disciplina codicistica relativa alle prestazioni di fatto in

violazione di legge e in tema di responsabilità civile dei padroni e dei

committenti (cfr., rispettivamente, gli artt. 2126 e 2049 c.c.), nonché

delle norme relative alla prescrizione dei crediti di lavoro. Ev noto, tuttavia,

come questo indirizzo giurisprudenziale sia presto diventato minoritario

( 6 ), giusta l’affermazione secondo cui le discipline del lavoro

subordinato non possono essere arbitrariamente estese dall’interprete

al lavoro autonomo ( 7 ). E alla categoria del lavoro autonomo sono riconducibili,

senza ombra di dubbio, le collaborazioni coordinate e

continuative ( 8 ), sempre che non si possa ravvisare, in base alle circostanze

del caso, una figura contrattuale sui generis ( 9 ).

( 5 ) Cfr. il classico studio di SANTORO PASSARELLI, Il lavoro parasubordinato, Milano,

1979, passim, e qui 95 ss. Nella stessa prospettiva, ma movendo da premesse

teoriche alquanto differenti, cfr. GRIECO, Lavoro parasubordinato e diritto del lavoro,

Jovene, Napoli, 1983.

( 6 ) I percorsi della giurisprudenza volti a estendere al lavoro parasubordinato

le tutele del lavoro dipendente sono efficacemente sintetizzati in GUAGLIONE, L’estensione

delle tutele del lavoro subordinato al lavoro parasubordinato, in AA.VV., Autonomia

negoziale e prestazioni di lavoro, Giuffrè, Milano, 1993, 107 ss.

( 7 ) Tale indirizzo interpretativo, che nega l’estensione di tratti di disciplina del

lavoro dipendente alle prestazioni coordinate e continuative, ha trovato conferma anche

nella giurisprudenza della Corte costituzionale: cfr. Corte cost. 20 aprile 1989, n.

226, in FI, 1989, I, 2090; Corte cost. 24 luglio 1995, n. 365, in MGL, 1995, 324.

( 8 ) In dottrina cfr., tra i tanti, BALLESTRERO, L’ambigua nozione di lavoro parasubordinato,

inLD, 1987, 4 ss.; PEDRAZZOLI, voce Opera (prestazioni coordinate e continuative),

inNDI — Appendice, vol. V, 1984. Cfr. anche, più recentemente, PERULLI,

Il lavoro autonomo, Giuffrè, Milano, 1986, spec. 208-209.

( 9 ) Tale profilo — che nulla cambia dal punto di vista della possibilità di

estendere in via interpretativa discipline del lavoro dipendente al di fuori del tipo legale

di cui all’art. 2094 c.c. — è opportunamente evidenziato da NAPOLI, I rapporti di

collaborazione coordinata e continuativa, in AA.VV., Autonomia negoziale e prestazioni

di lavoro, cit., 51 ss. e spec. 65, secondo cui l’art. 409, n. 3, c.p.c. individua « fatti-

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