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GEOmedia 1 2015

La prima rivista italiana di geomatica e geografia intelligente

REPORTS certificate che

REPORTS certificate che consentono di effettuare analisi di qualità degli strumenti stessi (www.dicca. unige.it/geomatica/campoprova/). Il campo prova, a conoscenza degli autori unico così completo a livello nazionale, è realizzato e gestito dal Collegio dei Geometri e Geometri Laureati della Provincia di Genova, dal Laboratorio di Geodesia, Geomatica e Gis del Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica e Ambientale e da Gter srl Innovazione in Geomatica, Gnss e Gis (nel seguito Gter srl), spin off dell’Università degli Studi di Genova. Per quanto riguarda le tematiche ambientali infine un particolare interesse è rivolto alla gestione degli arenili, alla depurazione e gestione delle acque reflue, alla costruzione di manufatti edilizi e alla gestione del rischio ambientale; a tale proposito esiste una collaborazione molto attiva con il settore che si occupa del dissesto idrogeologico della Provincia di Genova (ora Città Metropolitana). Ulteriore punto di forza del corso è l’apprendimento e lo sviluppo delle capacità di gestire il lavoro: lavorare in gruppo, analizzare e sintetizzare informazioni, risolvere problemi e comunicare. I ragazzi sono seguiti da un tutor didattico e da un tutor dell’Accademia della Marina Mercantile. I Docenti del GDM provengono dall’Università, dal mondo delle professioni, da Aziende del settore delle costruzioni e depurazione in ambito marittimo (come GLFincosit e Itec), o dell’innovazione nel campo della Geomatica (come Gter srl) e dalle Amministrazioni dei territori e costieri (Autorità Portuale, Catasto e Capitanerie di Porto), cioè da tutti quegli Enti pubblici e privati che si occupano in prima persona delle tematiche costiere, siano esse marittime o fluviali. L’elevata competenza del corpo docente, unita a una collaborazione continua con i professionisti del settore è uno dei punti di forza del corso. La collaborazione con l’Università degli Studi di Genova è molto attiva, soprattutto per quanto riguarda le materie delle UF relative alle Costruzioni, all’Ambiente e alla Geomatica. Alla fine del terzo semestre gli studenti frequentano uno stage in azienda che consente loro di inserirsi nel mondo del lavoro e, in alcuni casi, di trovare anche una collocazione lavorativa post diploma; in questo momento i 19 allievi GDM in stage sono così distribuiti: 2 allievi in Capitaneria di Porto di Genova 6 allievi in Autorità Portuale di Genova 1 allievo in Autorità Portuale di Savona 1 allievo in Autorità Portuale di La Spezia 1 allievo al Catasto (oggi Agenzia delle Entrate – Servizi Catastali) 1 allievo in Itec engeneering 3 allievi in Provincia di Genova settore difesa del suolo 2 allievi in Ente bacini Genova 2 allievi in GLF Grandi lavori Fincosit A giugno del 2015 si dovranno diplomare i primi 19 studenti, al termine di un percorso totalmente nuovo che ha visto lavorare insieme docenti e ragazzi in un processo comune di impegno, voglia di fare e desiderio di creare qualcosa di nuovo, di utile per sé, per l’ambiente e per la gestione del territorio. La partecipazione al corso, per i diplomati CAT o Geometri che saranno selezionati nei prossimi cicli del corso, si ritiene possa essere una grande opportunità potendo usufruire di una formazione di altissimo livello con buone possibilità di occupazione al termine del biennio. Ai giovani che vogliono diventare Geometri del mare si chiedono però impegno, motivazione, voglia di lasciarsi coinvolgere da una grande passione per l’ambiente costiero, in cambio di un’opportunità straordinaria per crearsi un futuro che auguriamo possa essere soddisfacente e appagante. PAROLE CHIAVE Formazione; geometra; professione; ambiente costiero ABSTRACT The course concern a post graduate diploma for Surveyors wanted by the Ministry of Education, University and Research (MIUR), the Ligurian Region, the Provincial College Surveyors of Genoa and the Naval Academy of Genoa, in order to train professionals' figure able to manage in a qualified way the main activities related to the management of coastal areas both marine, river and lake, to the protection and safeguarding of coasts, ports and artifacts and, again, in order to create maintenance operations and realization that take account of the adjustments and functional evolution of maritime transport. AUTORE Elisabetta Panina bettapanina@tiscali.it Coordinatrice del corso Domenico Sguerso domenico.sguerso@unige.it Laboratorio di Geodesia, Geomatica e GIS DICCA - Scuola Politecnica - Università degli Studi di Genova 46 GEOmedia n°1-2015

GI IN EUROPE Gli OPEN(GEO)DATA sono per i cittadini o per chi provvede servizi ai cittadini? di Mauro Salvemini Qualche giorno fa il giornalista Paolo Mieli evidenziava che l’Italia legifera con un alto livello di emotività promulgando leggi sulla scorta di quello che accade al momento specie se l’accaduto colpisca l’opinione pubblica e i principi della nostra società. Con il debito distinguo, per gli opendata è successo esattamente questo e oggi se un’amministrazione non ha un portale di opendata è out. Dico subito che non sono per principio contrario agli opendata, ma ritengo che vadano posti nella giusta relazione con quanto il cittadino si aspetta dalla pubblica amministrazione e soprattutto che si debba affrontare, ed è già tardi, un’approfondita discussione scientifica e tecnica nell’ambito dell’information science sugli opendata per la pubblica amministrazione. Cerco di trattare questi due punti separatamente. Un tipico servizio che il cittadino (non solo italiano ma globale) chiede è quello concernente il turismo culturale e artistico. E’ ovvio che la maggior parte dei cittadini non visiti i portali delle varie regioni (dove a una prima ricerca ho verificato che esistono già alcuni opendata sui monumenti), ma preferiscono ragionevolmente andare su portali tematici e complessivi. Se per esempio i cittadini utilizzassero il portale www.ITALIA.it, troverebbero su la mappa che contiene PISA (http:// www.italia.it/en/maps.html english cliccare su Pisa) la descrizione risibile (tanto per non piangere) che allego al fondo dell’articolo. La descrizione dice che “Pisa è una famosa repubblica marinara fondata nel 1810 e che la cosa più importante è la fondazione della Scuola normale di Pisa!” La mappa poi che appare nel browser porta in calce crediti nei confronti di società ed organizzazioni straniere che hanno fornito la cartografia! E la nostra cartografia, prodotta da IGM, Ministero dell'Ambiente, dalle Regioni? Che fine ha fatto? Lasciamo perdere e torniamo alle informazioni fuorvianti, sbagliate ed anche offensive. Come è possibile ciò? Una spiegazione plausibile è che il sito www.italia.it non usa dati provenienti da data base certificati o almeno verificati (ad esempio da quelle tonnellate di DB che il MIBAC ha prodotto sin dal tempo dei progetti sui “giacimenti culturali”, sotto il governo Craxi, per continuare poi con le varie carte tematiche di catalogazione e del rischio dei beni culturali che tanto sono costate e forse ancora costano). In alternativa, si può pensare, forse www. italia.it usa opendata? Ad una prima verifica (guardando quanto contenuto nell’efficiente portale della Regione Toscana http://goo.gl/BgszB6) sembra proprio di no. Tralascio di commentare un'altra prova che ho fatto su www.verybello.it perché ancora non contiene mappe. Se lo stesso cittadino italiano, interessato a fare del turismo a Pisa andasse su Google, Wikipedia, ed altri siti saprebbe tutto! Saprebbe calcolare tutte le tariffe autostradali ( http://goo.gl/aF- HyYI), vedrebbe dove e come sono posizionati i monumenti, etc. etc. sino a trovare una giovane guida a 10 (http:// www.guidemeright.com ) per visitare la città: il tutto attraverso siti assolutamente privati che usano dati che sono stati pubblicati in rete da altri o che altri hanno prodotto. I servizi offerti da questi siti sono apprezzabili, parlano il linguaggio attuale; ovviamente sono da verificare se mai contenessero dei malware, ma oggi chi usa il web sa leggere tra le righe dei siti mentre i servizi offerti dai siti istituzionali sopra citati sono assolutamente primordiali e fuorvianti. Mi chiedo allora perché mai le Amministrazioni, che pure pubblicano gli opendata, poi non li utilizzino in favore dei cittadini? Che cosa aspettano che li usino i cittadini? E quali cittadini: quelli esperti che sanno accedere ai file e leggere i vari formati di dati? Oppure gli opendata sono un modo elegante e trendy di lavarsi le mani dalla responsabilità di fornire servizi ai cittadini? Il portale www.italia.it con la “descrizione di Pisa”. Se opendata significa accesso a dati delle PA da parte delle PA attraverso cataloghi e formati di interscambio questo già era definito nello standard di comunicazione della PA da più di quindici anni. Che fine ha fatto? Nell’uso degli opendata esiste un aspetto che, mi sembra sinora, non sia stato analizzato: la presenza di più informazioni tra loro diverse sullo stesso tema. Una società privata che vuole dare informazioni basate su opendata, ha una grande scelta di opendata da usare e quali usa? Dichiara quali usa? L’utente ha delle garanzie nell’usare i servizi offerti da quella società privata? Ritengo che questo aspetto dovrebbe essere approfonditamente discusso e chiarito. Passiamo agli aspetti scientifici circa gli opendata che già nel 2012 furono chiaramente evidenziati da Alessandro Fuggetta. http://www.alfonsofuggetta. org/?p=16891 Io già allora li condivisi ed ora più che mai sono convinto che è necessario avviare un dibattito scientifico e tecnico sul tema, specialmente ora che si ha una notevole quantità di portali di opendata da tante amministrazioni. E’ necessario sapere a che cosa andiamo incontro, e verificare la fattibilità dei sistemi della pubblica amministrazione in grado di usare tali dati per provvedere direttamente servizi ai cittadini. E’ ancora rimasta aperta la domanda di alcuni anni fa: perché si privilegia il “common coupling” che offre soluzioni deboli di interazione e pochissime garanzie da parte della autorità che pubblica i dati? I linked opendata sono la soluzione o solo un'altra complicazione? Non sento parlare di queste problematiche. Siamo ancora sull’onda dell’emozione? La questione posta nel titolo non ha ancora trovato una risposta dopo questo breve ragionamento, ma uno scenario potrebbe essere il seguente: la pubblica amministrazione libera gli opendata e poi assolda professionisti (generalmente non informatici, ma esperti del dominio di interesse della PA: urbanistica, scuola, lavoro società, etc.) che sappiano scoprire e selezionare gli opendata e che sappiano modificarli (in barba ai principi di interoperabilità) per realizzare servizi concreti (da offrire anche ai cittadini) che la stessa PA non è in grado di sviluppare da sé. Questo sistema non era proprio quello che si doveva raggiungere in Italia con i metadati ed il sistema di interscambio nella PA e che ancora oggi a livello EUROPEO la IDABC sta cercando di promuovere tra le pubbliche amministrazioni degli stati membri? Quale è il modello (di business o di funzionamento) che sta seguendo la pubblica amministrazione italiana nella fornitura di servizi ai cittadini basati sui dati? e sull’indirizzo geografico dei dati? Sono per il momento convinto che gli opendata e soprattutto gli opengeodata non sono principalmente utilizzati dai cittadini, ma da coloro i quali sviluppano servizi per i cittadini e che tra questi “coloro” c’è o ci dovrebbe essere anche la pubblica amministrazione. Ma sono altrettanto convinto che tali open data non vengono utilizzati (a parte i casi eccellenti) dalla PA per provvedere i servizi ai cittadini. La questione è più complessa della semplice lettura e condivisione di file e occorre vedere come evolve, mi auguro comunque che produca effetti migliori della Legge 7 agosto 1990, n. 241"Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi.". • Rilievi batimetrici automatizzati • Fotogrammetria delle sponde • Acquisizione dati e immagini • Mappatura parametri ambientali • Attività di ricerca Vendita – Noleggio - Servizi chiavi in mano, anche con strumentazione cliente

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