Sclerosi multipla, sì al metodo Zamboni - la Presidente

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Sclerosi multipla, sì al metodo Zamboni - la Presidente

22 MAR 2012 Il Piccolo Nazionale Regionale pagina 20

Sclerosi multipla, sì al metodo Zamboni

Via libera alla petizione popolare sul ripristino della cura per la “Ccsvi”. Tondo: «Scelta giusta»

◗ TRIESTE

Il Friuli Venezia Giulia apre al

metodo Zamboni. Ieri il Consiglio

ha dato il via libera a una

petizione popolare che chiedeva

il ripristino della cura per

l’insufficienza venosa cronica

cerebrospinale (Ccsvi) nelle

persone ammalate di sclerosi

multipla. La possibile correlazione

tra le due patologie è stata

scoperta dal chirurgo ferrarese

che, nelle sue ricerche, ha dimostrato

che i pazienti possono

presentare un restringimento

o un blocco delle vene del

collo. L'ostruzione ostacola il

deflusso del sangue alla testa:

ciò, secondo le ipotesi, sarebbe

all’origine del deposito di ferro

che si trova all’interno della

placca della sclerosi danneggiando

il cervello.

Su queste basi l’équipe di Paolo

Zamboni ha proposto di

trattare alcuni casi mediante

angioplastica percutanea, praticata

inserendo un catetere nelle

vene del paziente. L’operazione,

è stato dimostrato, ha migliorato

la qualità della vita di

molte persone. La procedura,

in un primo momento consentita,

è stata bloccata a livello ministeriale

in quanto la metodologia

è ancora in corso di sperimentazione.

La petizione, sottoscritta in

Fvg da 10 mila e 680 cittadini ed

approvata in modo trasversale

dall’aula, sollecitava la Regione

a ripristinare l’erogazione delle

prestazioni di diagnosi e trattamento

della Ccsvi all’interno

del Servizio sanitario, oltre alla

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22 MAR 2012 Il Piccolo Nazionale Regionale pagina 20

Un malato di sclerosi multipla, costretto sulla sedia a rotelle

promozione di centri multidisciplinari

di diagnosi e cura individuati

a Trieste e Udine. Saranno

i medici, tuttavia, a decidere

nella loro libertà professionale

se servirsi della metodologia.

Lo precisa un ordine del

giorno accolto dal Consiglio subito

dopo: «La diagnosi e il trattamento

all’interno del Servizio

Sanitario dovrà avvenire secondo

quando raccomandato nelle

circolari ministeriali del 27 ottobre

2010 e del 4 marzo 2011e,

comunque, rispettando l’autonoma

e libera scelta del medico

nel trattare le anomalie dell’apparato

vascolare».

Il presidente Renzo Tondo,

che mantiene la delega alla Sanità,

ha accolto con soddisfazione

il provvedimento. Con l’ordine

del giorno «si raccoglie il grido

di attenzione che sorge dalla

petizione firmata da migliaia di

persone – ha osservato il governatore

– e si fa riferimento a una

coerenza di comportamento

che si deve al lavoro che si fa

con il governo». Il relatore di

maggioranza della petizione,

Roberto Novelli (Pdl) rileva come

la votazione di ieri rappresenti

«un passo importante per

le persone malate che ripongono

le loro speranze nelle nuove

tecniche di sperimentazione in

cui viene data ai medici l’opportunità

di lavorare secondo

scienza e coscienza». Affermazioni

che trovano d’accordo il

Pd: «Si salvaguardando l’autonomia

dei medici e le legittime

aspettative dei pazienti», ha evidenziato

Paolo Menis. «La politica

– ha aggiunto Annamaria

Menosso – non può esimersi

dall’ascoltare i bisogni dei cittadini,

specialmente di quelli che

si trovano in una situazione di

difficoltà e sofferenza. Il metodo

– ha precisato – ha costi assolutamente

affrontabili». (g.s.)

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