Triduo San Vincenzo 25_09_12 - Cottolengo

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Il messaggio di San Vincenzo de’ Paoli 25/09/2012

- Padre Mario Grossi, Vincenziano -

Questa sera terremo presenti alcuni aspetti del suo messaggio e inizieremo a considerare il suo

cammino verso la santità come ricerca e nello stesso tempo che cosa significava per lui la santità.

Prima di tutto il suo è un cammino di santità che dura tutta la vita.

Vincenzo diventato prete a 19 anni e dopo aver ricercato per qualche anno più un certo prestigio sociale

e una sistemazione economica si è lasciato trasformare dalla grazia.

Il Papa Giovanni Paolo ll° parlando di lui ha detto:

“… santi non si nasce. Santi si diventa attraverso un più o meno lungo, faticoso e metodico cammino di

conversione, di penitenza e di purificazione. Farsi santi è una dura conquista e suppone un impegno ed

uno sforzo che in fondo durano tutta la vita”.

San Vincenzo amava ripetere che bisogna amare Dio, ma “a spese delle nostre braccia e con il sudore

della nostra fronte” e poi ancora: “ non dobbiamo avere cuore se non per Dio, non volontà se non per

amarlo, né tempo se non per servirlo”.

Egli era però persuaso che l’iniziativa è sempre di Dio per cui diceva. “mai forzare la mano di Dio” ed

anche “ Dio è amore e vuole che si vada a lui attraverso l’amore”.

Citava anche una espressione di San Francesco di Sales: “Non vorrei andare a Dio, se Dio non venisse a

me” e commentava: “un cuore veramente acceso di carità che sa che cosa sia amare Dio, non vorrebbe

andare a Dio, se Dio non gli venisse incontro e non l’attirasse con la sua grazia”.

“E’ questa una cosa molto diversa dal voler vincere ad ogni costo e attirare a sé Dio a forza di braccia e di

macchinazioni. No, no con la forza non si guadagna in tali casi. Dio quando vuole comunicarsi lo fa senza

sforzo in modo sensibile, soave, dolce, amoroso…”.

Il santo era consapevole che si tratta di un cammino lungo e diceva:

“ la perfezione non si raggiunge tutta di un colpo, ma poco a poco, con dolcezza e pazienza, mediante

atti reiterati. Bisogna dunque contentarsi di arrivarvi a piccoli passi, senza pretendere di far tutto il

cammino in una volta, perché esso è molto lungo…”.

Questo cammino di santità è per San Vincenzo un cammino di configurazione a Cristo.

Ci dice San Vincenzo: “ per lavorare alla propria perfezione è necessario rivestirsi dello spirito di Gesù

Cristo”.

Ma questo è più un lasciar fare che un fare, dal momento che “ lo Spirito Santo in persona si diffonde nei

giusti e abita personalmente in essi” e dunque “ dovete abbandonarvi allo spirito di Nostro Signore.

Bisogna che il Signore stesso stampi in voi il suo sigillo e il suo carattere”, e parafrasando san Paolo

esorta:


“ Ricordatevi… che noi viviamo in Gesù Cristo per la morte di Gesù Cristo, e che dobbiamo morire in Gesù

Cristo per la vita di Gesù Cristo, e che la nostra vita deve essere nascosta in Gesù Cristo e piena di Gesù

Cristo e che per morire come Gesù Cristo, bisogna vivere come Gesù Cristo”.

Ora questa configurazione a Cristo passa attraverso la via della conformità alla volontà di Dio

Il Signore infatti ha permesso che Vincenzo facesse esperienze dolorose(es. l’accusa di furto,

l’esperienza della schiavitù…) e che subisse una dura tentazione contro la fede; ha fatto sì che

percorresse le tappe di elemosiniere della Regina, di parroco di Clichy, di cappellano della famiglia del

Generale delle galere di Francia, di parroco di Chatillon-les-Dombes, facendolo incontrare con la miseria

materiale e spirituale della povera gente.

In questo Vincenzo ha saputo interpretare i segni che Dio poneva sul suo cammino e li ha seguiti,

convinto che “ la perfezione non consiste nelle estasi, ma nel fare la volontà di Dio”.

Scrive Vincenzo a Santa Luisa: “ ci vuole davvero poco a diventare santa; basta fare in ogni cosa la

volontà di Dio”.

E con un’altra frase incisiva, che riflette bene la sua esperienza spirituale, ci ricorda che “ le cose di Dio

si fanno da sé e la vera sapienza consiste nel seguire passo passo la provvidenza”.

Ne deriva così un imperativo per la vita: “ Bisogna seguire passo passo la Provvidenza senza mai

scavalcarla; bisogna ‘ affrettarsi lentamente’.

Infine si è nella volontà di Dio se si vive la carità

L’incontro con i poveri cambia Vincenzo e i poveri diventano “ il suo peso e il suo dolore”. Non c’è infatti

miseria materiale e spirituale che non trovi accoglienza nel suo cuore. Egli brucia di passione per il

povero, ma si tratta di una passione sostenuta dalla fede:

- i poveri sono sacramento di Gesù Cristo; in essi egli è rappresentato al vivo; servendo i poveri si serve

Gesù Cristo.

Egli pone dunque se stesso e i suoi al servizio di questi “ signori e padroni”.

La carità è la regola suprema che dirige tutta la vita di Vincenzo e la vita dei suoi. Egli diceva: “ la carità è

superiore a tutte le regole e tutte devono riferirsi ad essa. E’ una gran signora, bisogna fare quello che

comanda”.

Vincenzo arde di quello zelo, di cui lui stesso dice:

“ se l’amore di Dio è un fuoco, lo zelo ne è la fiamma; se l’amore di Dio è un sole, lo zelo ne è il raggio. Lo

zelo è quanto c’è di più puro nell’amore di Dio”.

L’esperienza del 1617 ha fatto toccare con mano a Vincenzo la povertà spirituale e materiale dell’uomo

e i due aspetti non sono mai disgiunti, per cui il santo non si stanca di ripetere che “ occorre assistere e

far assistere corporalmente e spiritualmente i poveri” procurando loro il cibo materiale e spirituale,


estituendoli allo loro dignità di persone. E’ necessario dunque promuoverli rendendoli autori della loro

stessa promozione. Non dunque assistenzialismo o pura beneficenza, ma soccorso immediato nella

emergenza e creare i presupposti affinchè i poveri siano messi in condizione di uscire dalla loro

situazione di disagio.

Il servizio reso ai poveri non è un servizio qualsiasi, ma reso alla singola persona, con i suoi drammi e i

suoi reali problemi e un servizio di qualità reso con competenza e rispetto..

Vincenzo è un testimone vivente con la sua vita e tutte le iniziative per i poveri e come amava egli dire

“l’amore è inventivo all’infinito” e il suo amore era irradiazione dell’amore di Dio, di quell’amore che

attingeva nell’orazione. Come abbiamo già ricordato si realizzava in lui quello che diceva: “ datemi un

uomo di orazione e sarà capace di tutto”.

Ancora Giovanni Paolo ll° ci ricorda che in Vincenzo ammiriamo:

“ l’uomo d’azione e di orazione, di organizzazione e di immaginazione, di governo e di umiltà, l’uomo di

altri tempi e l’uomo di oggi”.

Uomo come noi, ma che a differenza di noi ebbe il coraggio di osare, ebbe la forza di dare e di darsi,

l’uomo che con la sua santità ha generato la santità di molti e continua ad essere modello per chiunque

voglia lavorare per l’autentica liberazione dell’uomo.

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