Triduo San Vincenzo 24_09_12 - Cottolengo

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Triduo San Vincenzo 24_09_12 - Cottolengo

Triduo San Vincenzo al Cottolengo 24/09/2012

- Padre Mario Grossi, Vincenziano -

Il nostro triduo in onore di San Vincenzo de’ Paoli, si svolge in un contesto di preghiera. San Vincenzo a

tale riguardo diceva: “ datemi un uomo di preghiera e sarà capace di tutto” perché era convinto che la

sua carità aveva in Dio la sua sorgente e la sua meta.

Così all’inizio di questo triduo mi piace ricordare quello che san Bernardo diceva a riguardo dei Santi:

“A che serve la nostra lode ai santi, a che il nostro tributo di gloria, a che questa nostra stessa solennità?

Perché ad essi gli onori di questa stessa terra quando, secondo la promessa del Figlio, il Padre celeste li

onora? A che dunque i nostri encomi per essi? I santi non hanno bisogno dei nostri onori e nulla viene a

loro dal nostro culto. E’ chiaro che quando ne veneriamo la memoria, facciamo i nostri interessi, non i

loro””.

E facile anche cogliere i legami tra la vostra comunità e San Vincenzo de’ Paoli.

Infatti la vostra casa è: “ Piccola Casa della Divina Provvidenza sotto gli auspici si san Vincenzo de’ Paoli”

e la lettura di una biografia di san Vincenzo in un periodo di crisi di san Giuseppe Cottolengo ha

cambiato la sua vita.

Narra una biografia del Cottolengo: “ In Congregazione questa sua crisi era così rimarcata che il rettore

Valletti un giorno gli metteva in mano la vita di san Vincenzo de’ Paoli, così dicendogli”. “ leggete questa

vita che così quando ci troviamo in conversazione, saprete dire qualche cosa, perché non sapete più

parlare”.

E conviene proprio dire che questa lettura suggerita fosse per ispirazione di Dio, perché ormai non

sapeva più parlare d’altro sia in Congregazione sia altrove se non di San Vincenzo de’ Paoli, del suo

spirito, dei suoi fatti, dei quali sensibilmente si vedeva averne pieni la mente ed il cuore.

Secondo la testimonianza di Padre Alberto, Giuseppe si entusiasmò per la grande opera di san Vincenzo

ed il suo animo angosciato ne trasse giovamento, l’incontro con il santo francese lo interessò a tal punto

da volerlo emulare”.

E allora vediamo in questa prima sera alcuni tratti della vita di San Vincenzo de’ Paoli.

Egli nacque a Pouy vicino a Dax nelle Lande nel sud della Francia il 24 aprile 1581 e venne ordinato

sacerdote a 19 anni il 23 settembre 1600. Possiamo dire che Vincenzo nei primi tempi del suo

sacerdozio, come diceva il Papa Giovanni Paolo ll°,

“ senza aver opposto un no preciso al Padre che lo inviava nella vigna, non sentì il sacerdozio come una

vocazione che lo impegnava alla santità, ma quasi piuttosto come l’occasione per raggiungere un certo

prestigio sociale e una dignitosa sistemazione economica”, come scriveva a sua madre in una lettera del

1610.

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Alcuni episodi significativi preparano la sua conversione:

* nel 1608 a Parigi entra nel mondo dei grandi del regno e incontra in particolare il Berulle, una delle

grandi figure della spiritualità dell’epoca, che lo aiuterà nel suo cambiamento. In questo periodo viene

accusato di furto da parte di un suo compagno di stanza, ma preferisce non discolparsi.

Ancora, dopo aver conosciuto un dottore della Sorbona molto tentato contro la fede, si sostituisce a lui

ed accetta su di sé una grande prova che dura 3 o 4 anni e promette a Dio che se sarà liberato

consacrerà la sua vita al servizio dei poveri.

Nel 1612 diventa parroco di Clicy ed è questa per lui un’esperienza entusiasmante, tanto che esclama:

“ credo che il Papa non sia felice quanto un parroco in mezzo ad un popolo di sì gran cuore”.

Su consiglio però del Berulle lascia questa parrocchia per assumere la funzione di cappellano della

famiglia di Emmanuele Gondi, cappellano delle galere. E’ questo un periodo di prove nella fede anche

per l’ambiente aristocratico che non si addiceva a Vincenzo, ma sfocia anche nelle esperienze

determinanti per la sua vita.

La svolta decisiva avviene nel 1617 con una duplice esperienza che fa toccare con mano a Vincenzo la

povertà materiale e spirituale della gente.

Il primo episodio accade nella terra dei Gondi. Vincenzo accoglie la confessione generale di un

moribondo. Questi confida alla signora Gondi che senza quella confessione si sarebbe dannato per le

precedenti confessioni mal fatte.

Così Vincenzo tiene nella chiesa di Folleville, il 25 gennaio 1617, una predica esortando la popolazione

alla confessione generale e la ressa dei penitenti è tale che Vincenzo deve chiamare in aiuto i Gesuiti di

Amiens. San Vincenzo dirà che quella fu la prima predica della “missione”.

Il secondo episodio avviene nella parrocchia di Chatillon-les-Dombes, vicino a Lione, della quale ha

assunto la cura dopo aver lasciato l’ambiente troppo protetto dei Gondi. La domenica 20 agosto 1617,

mentre si sta preparando per la Messa, gli riferiscono che in un casolare di campagna c’è un intera

famiglia ammalata e in miseria. La predica di Vincenzo fu così convincente che nel pomeriggio c’era una

vera processione di gente che porta aiuto a quei poveretti. Ma Vincenzo intuisce che tanta generosità

può esaurirsi e può essere solo un fuoco di paglia. E’ necessario organizzare i soccorsi, mettere ordine

nella carità. Il 23 agosto riunisce alcune persone e istituisce la “ prima Carità”.

La famiglia dei Gondi però preme affinchè Vincenzo riprenda il suo ufficio nella loro casa e così a Parigi

nel 1618 incontra San Francesco di Sales che eserciterà su di lui un particolare influsso con la sua

spiritualità e del quale diventerà collaboratore nella direzione della Visitazione.

I due episodi del 1617 sono stati una chiara indicazione di Dio che Vincenzo vuole seguire. Percorre

perciò le terre dei Gondi evangelizzando e confessando:

visita, consola e istruisce i galeotti sulle galere; per questo associa altri preti finchè il 17 aprile 1625, con

l’aiuto fondamentale dei Gondi, fonda la Congregazione della Missione, un gruppo di preti che si recano

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nelle parrocchie di campagna a tenere la “Missione”, lasciando come segno dell’avvenuto risveglio

spirituale, la “ Confraternita della Carità”.

Ma affinchè il frutto della Missione rimanga, è necessario pensare anche ai sacerdoti. Vincenzo e i suoi si

fanno così promotori di una serie di iniziative che sono:

*) i ritiri agli ordinandi(1628);

*) le conferenze del martedì(1633);

*) i seminari(1642).

Le Carità sorgono dunque in varie parrocchie di Parigi. Ma i problemi da affrontare sono tanti, i poveri

sono dei padroni esigenti e le signore dell’alta nobiltà possono dare i loro beni e qualche ritaglio di

tempo.

Ma ci vuole anche chi sia disposto ad un servizio a tempo pieno e qualche brava giovane incontrata nelle

missioni si offre. Vincenzo le affida a Luisa del Marillac che si è messa sotto la sua direzione spirituale e

gira per animare le varie “Carità”.

E così il 29 novembre 1633 è l’inizio della Congregazione delle Figlie della Carità. E’ questa un’istituzione

veramente originale, delle persone “totalmente donate a Dio per il servizio dei poveri” al di fuori della

clausura, pronte a correre dovunque ci siano dei poveri per soccorrerli. Esse andranno nelle abitazioni

più povere, vicino ai malati nelle case e negli ospedali, in mezzo agli appestati, nelle regioni colpite dalle

calamità naturali e dalle guerre, a curare i feriti sui campi di battaglia, a fare da madri ai bambini

abbandonati…

Gli anni dopo il 1633 vedono il consolidarsi e il diffondersi di tutte le istituzioni vincenziane. Vincenzo

organizza i soccorsi nelle regioni devastate dalla guerra, invia i missionari in Madagascar e in Barberia, si

prende cura dei pazzi, dei vecchi, dei mendicanti…

Si dedica anche all’animazione dei Missionari e delle Figlie della Carità attraverso lettere e conferenze

spirituali. Egli coinvolge tutti nel soccorso dei poveri. Ha accesso a Corte e nel Consiglio di coscienza e si

adopera per la nomina di buoni vescovi…

Una vita dunque intensissima. Non avrebbe potuto fare di più, almeno noi così pensiamo. Ma san

Vincenzo non la pensa così.

Nel film “Monsieur Vincent” c’è una scena immaginaria, ma che riflette bene l’animo del santo. E’ una

conversazione tra Vincenzo e la regina Anna d’Austria, quando Vincenzo è ormai al termine della sua

vita. A Vincenzo sembra di non aver realizzato niente, così la regina lo invita a riflettere:

“ Ditemi Padre, voi che non avete pensato che a dare, voi che avete sempre rinunziato alla grandezza e

alla felicità, voi che avete costruito ben altro che pomposi palazzi e inutili glorie, sentite anche voi, alla

soglia della morte, questo vuoto intorno, lo sentite Padre?”

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E Vincenzo bisbiglia: “ forse sì, ho fatto così poco”. La Regina ribatte: “ ma allora che cosa bisogna fare

nella vita per fare qualcosa?”.

Vincenzo, dopo un momento di silenzio, alza la testa, fissa la Regina e pronunzia una sola parola:

“davantage”, “ ancora di più”. In fondo siamo sempre troppo negligenti…

Vincenzo muore a Parigi il 27 settembre 1660. Venne beatificato il 13 agosto 1729 e canonizzato il 16

giugno 1737 da Papa Clemente Xll. Leone Xlll lo proclamerà patrono delle opere di carità che in tutto il

mondo cattolico a lui comunque si ispirano.

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