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I sommersi e i salvati

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convogli che trasportavano gli ebrei polacchi dai ghetti ai Lager, o da Lager a<br />

Lager, contenevano fino a 120 persone per ogni vagone: il viaggio era breve...<br />

Ora, 50 persone in un vagone merci stanno molto a disagio; possono sdraiarsi<br />

tutte simultaneamente per riposare, ma corpo contro corpo. Se sono 100 o più,<br />

anche un viaggio di poche ore è un inferno, si deve stare in piedi, o<br />

accovacciati a turno; e spesso, tra i viaggiatori, ci sono vecchi, ammalati,<br />

bambini, donne che allattano, pazzi, o individui che impazziscono durante il<br />

viaggio e per effetto del viaggio.<br />

Nella pratica dei trasporti ferroviari nazisti si distinguono variabili e costanti;<br />

non ci è dato sapere se alla loro base ci fosse un regolamento, o se i funzionari<br />

che vi erano preposti avessero mano libera. Costante era il consiglio ipocrita (o<br />

l’ordine) di portare con sé tutto quanto era possibile: specialmente l’oro, i<br />

gioielli, la valuta pregiata, le pellicce, in alcuni casi (certi trasporti di ebrei<br />

contadini dall’Ungheria e dalla Slovacchia) addirittura il bestiame minuto. «É<br />

tutta roba che vi potrà servire», veniva detto a mezza bocca e con aria<br />

complice dal personale di accompagnamento. Di fatto, era un autosaccheggio;<br />

era un artificio semplice ed ingegnoso per trasferire valori nel Reich, senza<br />

pubblicità né complicazioni burocratiche né trasporti speciali né timore di furti<br />

en route: infatti, all’arrivo tutto veniva sequestrato. Costante era la nudità totale<br />

dei vagoni; le autorità tedesche, per un viaggio che poteva durare anche due<br />

settimane (è il caso degli ebrei deportati da Salonicco) non provvedevano<br />

letteralmente nulla: né viveri, ne acqua, né stuoie o paglia sul pavimento di<br />

legno, né recipienti per i bisogni corporali, e neppure si curavano di avvertire le<br />

autorità locali, o i dirigenti (quando esistevano) dei campi di raccolta, di<br />

provvedere in qualche modo. Un avviso non sarebbe costato nulla: ma<br />

appunto, questa sistematica negligenza si risolveva in una inutile crudeltà, in<br />

una deliberata creazione di dolore che era fine a se stessa.<br />

In alcuni casi i prigionieri destinati alla deportazione erano in grado di imparare<br />

qualcosa dall’esperienza: avevano visto partire altri convogli, ed avevano<br />

imparato a spese dei loro predecessori che a tutte queste necessità logistiche<br />

dovevano provvedere loro stessi, del loro meglio, e compatibilmente con le<br />

limitazioni imposte dai tedeschi. E tipico il caso dei treni che partivano dal<br />

campo di raccolta di Westerbork, in Olanda; era un campo vastissimo, con<br />

decine di migliaia di prigionieri ebrei, e Berlino richiedeva al comandante locale<br />

che ogni settimana partisse un treno con circa mille deportati: in totale,<br />

partirono da Westerbork 93 treni, diretti ad Auschwitz, a Sobibòr e ad altri<br />

campi minori. I superstiti furono circa 500 e nessuno di questi aveva viaggiato<br />

nei primi convogli, i cui occupanti erano partiti alla cieca, nella speranza<br />

infondata che alle necessità più elementari per un viaggio di tre o quattro giorni<br />

si provvedesse d’ufficio; perciò non si sa quanti siano stati i morti durante il<br />

transito, né come il terribile viaggio si sia svolto, perché nessuno è tornato per<br />

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