Francesco Amato eletto presidente nazionale della società ...

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Francesco Amato eletto presidente nazionale della società ...

In questo numero:

‐Il Premio Simi “Malliani” va alla calabrese Elena Succurro .............................................................................. 3

Francesco Amato eletto presidente nazionale della società scientifica FederDolore ........................................ 3

Mercato Interno: La Commissione ha reso nota, con un comunicato stampa del 22 ottobre 2010, di

avere pubblicato una serie di rapporti sul funzionamento della direttiva sulle qualifiche professionali. ........ 4

Cos ’ è una valutazione? ...................................................................................................................................... 4

La Commissione europea ha pubblicato l ’ intero primo rapporto sul funzionamento della direttiva sulle

qualifiche professionali (2005/36/CE). .............................................................................................................. 4

Quali sono allo stato attuale i principali risultati? ............................................................................................. 4

Quali saranno le prossime tappe? ..................................................................................................................... 5

Il ruolo della direttiva sulle qualifiche professionali .......................................................................................... 5

L’Ordine e il Codice deontologico all’interno dell’ordinamento giuridico dello Stato* ................................... 6

1‐L’Ordine dei medici nella vigente legislazione ed ambito operatività. ...................................................... 6

2‐Consiglio dell’Ordine e sanitari dipendenti da una istituzione pubblica o privata. ................................... 8

3‐I poteri degli Ordini ad emanare norme deontologiche ed il principio di legalità. .................................... 9

4–Deontologia medica e codice deontologico. ........................................................................................... 11

5‐La vexata quaestio della natura giuridica delle norme deontologiche. ................................................... 15

6–Rapporto tra responsabilità deontologica e responsabilità civile. .......................................................... 17

7‐Giudizio disciplinare e giudizio penale: interazione. ................................................................................ 18

8–Procedimento disciplinare e giusto processo. ......................................................................................... 20

9–Conclusioni. .............................................................................................................................................. 21

Certificazione di malattia on line: rinvio del collaudo al 31 gennaio 2011 ...................................................... 22

Sanità: Fazio sigla intesa Italia‐USA su ricerca e sorveglianza ......................................................................... 22

FIASO: confortante calo dei conteziosi contro medici .................................................................................... 22

Obbligo di prescrizione del DECA DURABOLIN con il ricettario stupefacenti ................................................. 23

I riflessi previdenziali della manovra estiva ..................................................................................................... 24

Rinnovati gli organi nazionali della Fondazione ENPAM ................................................................................. 25


Il Premio Simi “Malliani” va alla calabrese Elena

Succurro

Un altro riconoscimento di prestigio che inorgoglisce tutta la categoria medica calabrese. A soli 32 anni, la

dott.ssa Elena Succurro, assegnista di ricerca di Medicina Interna presso il Dipartimento di Medicina Clinica e

Sperimentale dell'Università degli Studi "Magna Graecia" di Catanzaro, è risultata vincitrice del Premio

Società Italiana di Medicina Interna dedicato alla memoria del Prof. Alberto Malliani. E' stato Francesco Violi,

presidente della Società Italiana di Medicina Interna, a comunicare la notizia al giovane medico calabrese, che

parteciperà alla sessione dedicata ai vincitori prevista lunedì 18 ottobre p.v. alle ore 15.00, nell'ambito del XI

Congresso nazionale della Società Italiana di Medicina Interna in programma a Roma dal 16 al 19 ottobre,

dove presenterà il suo progetto di ricerca. "E' il secondo riconoscimento di valenza nazionale ottenuto

quest'anno dalla dr.ssa Succurro - ha dichiarato il Prof. Giorgio Sesti, direttore dell'Unita' Operativa di

Medicina Interna presso l'Università “Magna Graecia” di Catanzaro - e dimostra chiaramente che si può fare

ricerca di qualità anche alle nostre latitudini. In un momento di grande difficoltà del mondo sanitario calabrese,

riconoscimenti di questa natura devono spingere addetti ai lavori e classe dirigente ad investire nella

meritocrazia che, seppure a fatica, riesce a farsi largo e a testimoniare che la sanità e la ricerca medica in

Calabria sono di livello di gran lunga superiori rispetto a quanto viene comunemente riportato". Elena

Succurro, 32 anni, si è laureata con lode proprio presso l'Università "Magna Graecia" di Catanzaro, dove ha

conseguito anche il diploma di Specialista in Medicina Interna. Vincitrice di concorso per titoli ed esami per

conferimento di assegno di ricerca, il medico calabrese svolge attività di ricerca con la qualifica di assegnista

ed e' autrice di 20 pubblicazioni su riviste internazionali. La dott.ssa Succurro e' anche docente a contratto

presso la Scuola di Specializzazione in Medicina Interna e cultore della materia per l'insegnamento di Medicina

Interna del corso di Laurea in Medicina e Chirurgia dell'Università calabrese. Lo scorso 10 giugno la giovane

internista calabrese aveva vinto anche il premio FO.RI.SID "Umberto Di Mario" 2010, assegnato a giovani

ricercatori, di età inferiore ai 35 anni, per il miglior lavoro scientifico pubblicato come primo autore nell'anno

solare precedente (2009) su riviste internazionali con peer review e svolto in un centro di ricerca italiano.

Francesco Amato eletto presidente nazionale

della società scientifica FederDolore

Francesco Amato, 47 anni, dirigente della UOSD di Terapia del Dolore e Cure Palliative dell’Azienda

ospedaliera di Cosenza, è stato eletto, a conclusione dei lavori del 64° congresso nazionale SIAARTI

FederDolore, tenutosi a Parma dal 12 al 14 ottobre scorso, presidente nazionale della Società Scientifica

FederDolore. La Società ha come obiettivo la concreta realizzazione della Medicina del Dolore e Cure

Palliative, attraverso il rapporto continuo con le Istituzioni governative nazionali e regionali e la condivisione

del sapere esistente. Al nuovo presidente, che subentra a William Raffelli, Direttore della UOC Terapia del

Dolore e Cure Palliative dell’Università di Bologna, è stato affidato il mandato di vigilare sulla effettiva

attuazione della legge n. 38 del 15 marzo 2010 e di far assurgere a livello europeo la FederDolore. “E’ per me

un grande onore poter guidare questa importante Società - ha commentato il neo-presidente - società che

ritengo indispensabile per il progresso delle conoscenze in materia di terapia del dolore, a maggior beneficio

dei pazienti. Cercherò la collaborazione delle Istituzioni, perché si tenga conto della ricaduta sociale di tali

patologie e affinché venga applicata la legge 38/2010”.

“Si tratta di un incarico di grande prestigio - ha invece commentato Paolo Maria Gangemi, Commissario

Straordinario dell’Azienda ospedaliera di Cosenza - mio compito sarà quello di continuare ad assicurare al

meglio delle mie possibilità un sostegno e un contributo significativo per lo sviluppo della Terapia del Dolore e

delle Cure Palliative, per allargare la disponibilità del servizio all’utenza e potenziarne i benefici. Questa

Amministrazione, dopo poco tempo dal suo insediamento, ha disposto l’istituzione di 4 posti letto dedicati alla

Terapia del Dolore. Il dolore persistente, infatti - continua Gangemi - può essere un ostacolo alla normale

attività lavorativa e, in alcuni casi, determina l’inidoneità al lavoro; questo rappresenta un motivo di costo

sociale elevato e per questo la medicina moderna, le istituzioni e le organizzazioni sanitarie hanno il dovere di

contribuire a risolvere il problema.


VALUTAZIONE DELLA DIRETTIVA SUL

RICONOSCIMENTO DELLE QUALIFICHE

PROFESSIONALI (2005/36CE)

(documento della Commissione europea – Direzione Generale Mercato Interno, 22 ottobre 2010 –

traduzione dall'inglese a cura di Giovanni Maria Righetti, Presidente OMCeO Latina)

Mercato Interno: La Commissione ha reso nota, con un comunicato stampa

del 22 ottobre 2010, di avere pubblicato una serie di rapporti sul

funzionamento della direttiva sulle qualifiche professionali.

La Commissione europea sta conducendo un ’ importante valutazione della Direttiva sulle

Qualifiche Professionali (Direttiva 2005/36/CE).

Cos ’ è una valutazione?

Una valutazione è condotta dalla Commissione tutte le volte che una legislazione è introdotta a

livello europeo e messa in opera a livello nazionale. Essa consiste nell’analizzare, in base ad

elementi concreti, in quale misura una legislazione ha raggiunto i suoi obiettivi e se questi sono

sempre pertinenti nei riguardi dei bisogni che nel frattempo possono essere cambiati.

Nell ’ ambito del processo di valutazione, la Direzione Generale del Mercato Interno e dei Servizi ha

consultato in primo luogo le autorità competenti e i coordinatori nazionali della Direttiva,

chiedendo loro di mettere in comune le loro esperienze.

La Commissione europea ha pubblicato l ’ intero primo rapporto sul

funzionamento della direttiva sulle qualifiche professionali (2005/36/CE).

Questo rapporto, che proviene dalla direzione generale del mercato interno della commissione,

definisce i problemi che si pongono, come l a reticenza degli Stati membri a permettere l a mobilità

temporanea dei professionisti.

La Commissione pubblica in parallelo più di 170 rapporti sul riconoscimento delle qualifiche

professionali redatti dalle autorità nazionali. Tra le principali conclusioni di questi rapporti, risulta

che il riconoscimento automatico delle qualifiche costituisce generalmente un ’ acquisizione positiva

per i professionisti e le autorità. Tuttavia, un certo numero di questioni merita di essere

approfondito, come ad esempio le esigenze di formazione in generale e l ’ accresciuta messa in atto

tra gli Stati membri del dispositivo di allerta proattivo sui falsi professionisti.

Per quanto riguarda i medici, il rapporto (Berlin statement, 13 September 2010) è stato presentato

alla Commissione il 15 ottobre 2010 da parte delle tre autorità competenti che hanno coordinato i

lavori (l’Ordine Nazionale Francese, la Camera Nazionale della Germania, il General Medical

Council per il Regno Unito).

I lavori preparatori si sono svolti a Parigi il 7 maggio, a Londra il 2 luglio e a Berlino il 13

settembre. A tali lavori preparatori hanno partecipato ventotto autorità competenti nazionali

dell ’ Area Economica Europea (EEA) ma non quella italiana rappresentata in Europa dal Ministero

della Salute i l quale ha comunque sottoscritto il documento i n extremis.

Quali sono allo stato attuale i principali risultati?

Il rapporto della direzione generale del mercato interno della Commissione sulle difficoltà che si

presentano oggi nella messa in opera della direttiva evidenzia dei ritardi che vanno fino a tre ani

nella trasposizione della direttiva da parte degli Stati membri. In più, gli Stati membri sembrano

reticenti quando si tratta di consentire a dei professionisti di fornire dei servizi a titolo temporaneo

senza preventiva verifica del possesso delle qualifiche, come ne è testimonianza il ricorso frequente a


un ’ eccezione autorizzata dalla direttiva per le professioni aventi delle implicazioni in materia di sanità

e pubblica sicurezza. Altra innovazione della direttiva del 2005, l’idea delle piattaformi comuni

– il cui scopo è di semplificare le procedure di riconoscimento quando sono richieste delle misure di

compensazione - si è rivelata inconcludente poiché nessuna piattaforma è stata finora adottata.

Infine, i vantaggi di un codice di condotta per le autorità competenti non sono stati pienamente

esplorati. In conclusione, persiste il rischio che i cittadini continuino a incontrare delle difficoltà nel

caso in cui vogliano farsi riconoscere le loro qualifiche professionali in un altro Stato membro.

I rapporti redatti dalle autorità nazionali descrivono il funzionamento della direttiva nella pratica e

indicano dei miglioramenti da apportare. L’esperienza delle autorità nazionali solleva un certo

numero di problematiche che meritano di essere approfondite come ad esempio:

− le esigenze di formazione: la direttiva prevede delle esigenze di formazione minima per certe

professioni nel settore della salute (medici, dentisti, infermiere, ostetriche, farmacisti) e i veterinari,

che risalgono talvolta a più di trenta anni. Un numero considerevole di autorità stima che queste

esigenze dovrebbero essere riviste; quasi tutte le autorità competenti per le professioni in questione

sono però soddisfatte del sistema di riconoscimento automatico delle qualifiche in questione;

− le conoscenze linguistiche dei professionisti della salute: i cittadini che beneficiano del

riconoscimento delle loro qualifiche devono avere le conoscenze linguistiche necessarie per

l ’ esercizio della loro professione nello Stato membro che l i accoglie;

− le candidature elettroniche: i rapporti evidenziano che, i n generale, le procedure di riconoscimento

non possono essere portate a termine nella loro completezza per vi a elettronica.

− la cooperazione amministrativa fondata sul sistema d ’ informazione sul mercato interno (IMI) offre

delle interessanti prospettive. E’ necessario prevedere un dispositivo di allerta proattivo che

garantisca uno scambio rapido d ’ informazioni tra le autorità nazionali nel caso di falsi professionisti

(ad esempio per tutti i casi che non sono ancora coperti dalla direttiva “ servizi ” , vedi i professionisti

della salute).

Quali saranno le prossime tappe?

La Commissione ha l ’ intenzione di lanciare una consultazione pubblica alla fine di quest ’ anno per

ottenere il parere dei professionisti, dei lavoratori, dei consumatori e dei cittadini sul funzionamento

della direttiva.

Un rapporto finale di valutazione sarà pubblicato nell ’ autunno 2011. Questo rapporto sarà seguito

da un libro verde che presenterà le differenti possibilità di revisione della direttiva (prima del 2012).

Il ruolo della direttiva sulle qualifiche professionali

La direttiva sulle qualifiche professionali è indispensabile a che i professionisti approfittino

pienamente delle possibilità offerte dal mercato unico in materia d’impiego o di espansione della loro

attività in un altro Stato membro. Essa si estende a più di 800 professioni regolamentate dagli Stati

membri, cioè di quelle il cui accesso è riservato ai professionisti titolari di qualifiche richieste. Certi

professionisti della salute e gli architetti beneficiano del riconoscimento automatico delle loro

qualifiche in ragione dell’armonizzazione delle loro condizioni di formazione rispettive in tutta la U

E.

La direttiva permette un facile accesso a differenti attività nel settore artigianale, commerciale e

industriale stabilendo che il riconoscimento dell’esercizio precedente dell’attività in questione

costituisce una prova sufficiente delle conoscenze e delle attitudini richieste. Per le altre professioni, la

direttiva prevede un sistema di mutuo riconoscimento dei titoli e dei diplomi caso per caso al fine di

permettere alle persone qualificate di ottenere i l riconoscimento dei loro titoli nello Stato membro che

l i accoglie dove esse si augurano di lavorare.


Relazione "L'Ordine e il Codice deontologico

all'interno dell'ordinamento giuridico dello

Stato"

del Dott. Avv. Leonardo Carbone, Componente della Giunta esecutiva dell'Unione Nazionale delle Camere

Civili, presentata in occasione della celebrazione del Centenario della Istituzione dell'Ordine dei Medici

Chirurghi, tenutasi ad Ascoli Piceno il 2 ottobre 2010.

Che offre, in maniera chiara e sintetica, importanti spunti di riflessione su molti aspetti della Professione:

Leonardo Carbone

L’Ordine e il Codice deontologico all’interno dell’ordinamento giuridico dello

Stato*

Sommario: 1. - L’Ordine dei medici nella vigente legislazione ed ambito operatività. 2. –

Consiglio dell’Ordine e sanitari dipendenti da una istituzione pubblica o privata. 3.- I

poteri degli ordini ad emanare norme deontologiche ed il principio di legalità. 4. –

Deontologia medica e codice deontologico. - 5. - La vexata quaestio della natura giuridica

delle norme deontologiche. 6. – Rapporto tra responsabilità deontologica e responsabilità

civile. 7. - Giudizio disciplinare e giudizio penale: interazione. 8. – Procedimento

disciplinare e giusto processo. 9. – Conclusioni.

1­L’Ordine dei medici nella vigente legislazione ed ambito operatività.

La professione medica rientra tra le professioni c.d. “protette”, una professione che per

essere esercitata la legge richiede una speciale abilitazione (dello Stato) e l’iscrizione in uno

specifico albo.

L’esercizio della professione medica, per la sua rilevanza sociale e per la specificità delle

competenze richieste al medico, è sottoposta a precise condizioni: superamento esame di

abilitazione (art.33, comma 5, Cost.) 1 ed iscrizione all’albo professionale. L’iscrizione all’albo

professionale costituisce requisito per l’esercizio della professione (l’iscrizione all’albo ha

natura giuridica di accertamento costitutivo erga omnes).

* Relazione tenuta ad Ascoli Piceno il 2 ottobre 2010 – Auditorium Fondazione Carisap - al Convegno sul

tema “L’Ordine dei Medici Chirurghi: Passato, Presente e Futuro”, organizzato dall’Ordine dei Medici di

Ascoli Piceno, in occasione della celebrazione Provinciale del Centenario dell’Istituzione dell’Ordine dei

Medici in Italia, 1910-2010.

1 L’art.33, comma 5, Cost. così recita: “E’ prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o

per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale”. Sul tema dell’esame di Stato, imposto

dall’art.33, comma 5, Cost., per l’abilitazione all’esercizio professionale (che si riferisce solo alle libere professioni), v.

Corte cost. 27 marzo 1974, n.83, Foro it., 1974, I, 1290 in cui si afferma che la finalità della norma è quella di rendere

possibile ed effettivo un serio ed oggettivo accertamento dei requisiti attitudinali e tecnici di chi aspira all’esercizio della

professione; Corte cost. 15 marzo 1972 n. 193, Foro it., 1972, I, 867; Corte cost. 22 dicembre 1980 n.174, in Giur. Cost.,

1980, I, 1514 e nota Chiola; Corte cost. 7 luglio 1964 n. 77, Foro it., 1964, I, 1561.


La ratio della normativa degli ordinamenti professionali, con la tenuta degli albi, è quella di

garantire ai terzi (e cioè ai cittadini), una preparazione professionale degli iscritti agli albi:

garantisce, quindi, alla comunità che

coloro ai quali ci si rivolge per ottenere prestazioni mediche, sono in possesso della

preparazione tecnica necessaria.

L’Ordine dei medici è stato istituito con la legge 10.7.1910 n.455. E’ stato poi soppresso

nel 1935 dal regime fascista, e ricostituito con il d.l.c.p.s. 13.9.1946, n.233, con il

regolamento di esecuzione approvato con d.P.R. 5.4.1950 n. 221.

L’ordine professionale è stato, quindi, costituito con legge dello Stato e si configura come

“ente pubblico con l’attribuzione di specifiche competenze”, espressione di una potestà

amministrativa pubblica, per il conseguimento di fini che sono voluti dallo Stato per garantire,

da una parte, il corretto esercizio della professione dei soggetti in possesso dei requisiti voluti

dalla legge e, dall’altra, il controllo della correttezza comportamentale del professionista nei

confronti dei cittadini e a tutela del decoro della professione 2 .

Infatti, l’ordine professionale è l’istituzione di autogoverno della professione medica, col

compito di tutelare la qualità dello svolgimento dell’attività svolta dal professionista;

all’ordine professionale lo Stato affida il compito, tra l’altro, di tutelare la categoria

professionale e di vigilare sulla stessa categoria per l’osservanza delle regole del codice

deontologico.

Con l’iscrizione all’Albo, il medico entra a far parte dell’ordinamento della sua categoria

professionale, e quindi, si “obbliga” all’osservanza di regole comportamentali.

L’art.2229, comma 2, cod. civ. prevede che “L’accertamento dei requisiti per l’iscrizione

negli albi…la tenuta dei medesimi e il potere disciplinare sugli iscritti sono demandati alle

associazioni professionali sotto la vigilanza dello Stato”.

Compito dell’ordine professionale è, quindi, non solo l’elaborazione del codice

deontologico, ma anche l’autonoma valutazione di ogni fatto che appaia disdicevole al decoro

della professione.

Stante la riferita norma codicistica, gli ordini sono deputati “per legge” ad esercitare il potere

disciplinare nei confronti degli iscritti inadempienti ai precetti del codice deontologico.

Nell’ordinamento professionale dei medici (ma anche in ogni ordinamento professionale),

hanno, infatti, una speciale rilevanza le norme di deontologia, norme che hanno la finalità di

2 In termini, E.Cettul, IL nostro ordine. Impariamo a conoscerlo.


tutelare l’osservanza delle regole di correttezza professionale. In caso di violazione delle

regole deontologiche, l’Ordine attiverà l’esercizio del potere disciplinare, in quanto

l’inosservanza dei precetti, degli obblighi e dei divieti fissati dal codice deontologico,

costituisce abuso o mancanza nell’esercizio della professione o fatto disdicevole al decoro

professionale. Il precetto deontologico costituisce la regola primaria alla quale il sanitario

deve ispirare il proprio comportamento, e la prescrizione di comportamenti che il sanitario

deve osservare sono a garanzia della migliore qualità delle prestazioni e del servizio resi ai

pazienti, e dunque a tutela del bene della salute dei cittadini.

2­Consiglio dell’Ordine e sanitari dipendenti da una istituzione pubblica o

privata.

Il Consiglio dell’Ordine dei medici svolge la sua funzione istituzionale anche nei confronti

dei sanitari che intrattengono rapporti di impiego con istituzioni pubbliche e private. Il

sanitario che sia anche dipendente pubblico, è sottoposto, oltre che alla disciplina dell’ente

dal quale dipende, anche alla competenza disciplinare dell’Ordine, determinando l’iscrizione

all’albo la sua soggezione alla potestà speciale di supremazia dell’ordine di appartenenza; ne

consegue la sottoposizione del sanitario in questione ad una duplice sfera disciplinare, stante

la “duplicità” del suo stato: quella dell’Ordine di appartenenza e quella della istituzione

pubblica da cui il medico dipende.

La competenza disciplinare dell’Ordine nei confronti dei sanitari dipendenti da una

istituzione pubblica, scaturisce dalla introduzione, ad opera del dPR n.761/1979, della

obbligatorietà dell’iscrizione all’albo anche per tali medici, oltre che dall’art.68 del codice

deontologico che nel primo comma stabilisce l’assoggettamento alla potestà disciplinare

dell’Ordine dei sanitari che esercitano la professione, con rapporti di dipendenza o di

convenzione, nell’ambito delle strutture pubbliche o private.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione 3 , ha, peraltro, espressamente affermato che “il

professionista, finchè conserva la iscrizione all’Albo, è tenuto all’osservanza degli obblighi

non soltanto nei confronti dell’Amministrazione dalla quale dipende, ma anche nei confronti

dell’ordine al quale appartiene in relazione a quel complesso di norme etico-sociali che

costituiscono la deontologia professionale”.

In ordine al diritto-dovere del medico dipendente da una struttura sanitaria pubblica di

coinvolgere il proprio Ordine su aspetti e circostanze che attengono alla organizzazione ed


alla gestione dell’attività sanitaria, occorre richiamare i diritti ed obblighi derivanti alle parti

(medici, Ordine, strutture sanitarie) dalle norme statuali (art.3, lett.g), d.l.C.P.S. n.233 del

1946 4 ) e da quelle del codice deontologico.

Non si possono ignorare nemmeno gli articoli del codice deontologico, ed in particolare

l’art.14 5 , l’art. 68 6 , l’art. 69 7 , l’art.70 8 .

Da tale apparato “normativo” si evince una progressiva espansione dei confini della

regolamentazione deontologica oltre gli spazi tradizionali della tutela degli iscritti, con

attenzione verso nuove problematiche ed interessi (oltre che bisogni) di matrice sociale e

collettiva, dei quali il medico è interprete, portatore e garante.

Pur non essendo possibile affermarsi un “potere” di generalizzato intervento dell’Ordine

in ogni tipologia di contrapposizione o di contrasto, è evidente che il medico debba sollecitare

l’intervento dell’Ordine ogni volta in cui le disposizioni interne della struttura di

appartenenza pongano a repentaglio la migliore qualità e sicurezza della prestazione sanitaria

(ormai assunto a valore deontologico) con pericolo di danno per la salute degli utenti.

Comunque, anche in mancanza di una espressa norma statuale e deontologica che preveda

specifiche potestà di intervento dell’Ordine sulle strutture sanitarie pubbliche o private, è

opportuno che il medico in rapporto di impiego (pubblico o privato) coinvolga il proprio

Ordine, quantomeno ai fini conoscitivi, su temi ed aspetti afferenti all’esercizio dell’attività

sanitaria in cui sono inseriti, atteso che il sistema assegna all’Ordine professionale l’”onere”

ed il “diritto” di sorvegliare e garantire il rispetto e l’applicazione dei principi deontologici da

parte dei propri iscritti.

3­I poteri degli Ordini ad emanare norme deontologiche ed il principio di legalità.

Sul “potere” degli ordini di emanare, nell’esercizio delle proprie attribuzioni di

3

Cass. 18 maggio 2000, n. 6469, in Rass. Dir. Farmaceuitco, 2000, 1047; Cass., sez. un., 23 luglio 1993, n. 8239, in

Giust. Civ., 1994, I, 1333 e nota Rumori.

4 L’art.3 del d.l.CPS n.233/1946 prevede l’attribuzione al Consiglio dell’ordine del “potere”, se richiesto, di

interporsi nelle controversie tra sanitari e strutture sanitarie “per ragioni di spese, di onorari o per altre

questioni inerenti all’esercizio della professione, procurando la conciliazione della lite”.

5 L’art.14, in cui si sancisce l’impegno fattivo del medico a tutela del paziente, dovendo garantire la sicurezza

delle procedure adottate nel confronti del paziente.

6

L’art. 68, in cui si afferma la doverosa richiesta di intervento dell’ordine, da parte del medico, qualora si

verifichi contrasto tra le norme deontologiche e quelle proprie dell’ente pubblico o privato, per la salvaguardia

dei diritti propri e dei cittadini.

7

L’art.69 in cui si fa obbligo al Direttore sanitario di garantire il rispetto delle norme del codice di

deontologia medica e la difesa dell’autonomia e della dignità professionale all’interno della struttura in cui

opera.


autoregolamentazione, norme interne di deontologia vincolanti per gli iscritti, vi è ormai un

indirizzo giurisprudenziale consolidato nel senso che gli ordini professionali deputati dalla

legge a valutare sotto il profilo disciplinare il comportamento degli iscritti, hanno il potere,

nell’esercizio delle proprie attribuzioni di autoregolamentazione, di emanare norme di

deontologia vincolanti per i singoli professionisti 9 .

Il potere disciplinare attribuito all’Ordine è esercitabile, quindi, non solo attraverso

l’autonoma imposizione di sanzioni, applicate al caso specifico sulla base di regole generali,

ma anche attraverso l’emanazione di norme che possono essere impugnate soltanto di fronte

alla Commissione medica centrale.

Per i medici, l’indicato potere discende dall’art.3, comma 1, lett.B, del d.l. 13.9.1946, n.233,

che conferisce all’Ordine dei medici la potestà di esercitare il potere disciplinare, e dall’art.38

del dPR 5.4.1950, n. 221, che stabilisce le sanzioni disciplinari per le infrazioni alle norme

deontologiche (il potere disciplinare, è. quindi, pur sempre di derivazione statuale)

Occorre, peraltro, evidenziare, che il principio di legalità non si applica alle sanzioni

disciplinari 10 ; ne consegue che la norma che prevede come illecito disciplinare i fatti non

conformi alla dignità e al decoro professionale, non si pone in contrasto con l’art. 25 Cost.,

vertendosi in materia di infrazioni non penali, per le quali il legislatore non è tenuto ad

adottare i paradigmi della fattispecie tipica.

Ed infatti, anche se con riferimento all’ordine forense, si è affermato 11 che in materia di

responsabilità disciplinare, le norme del codice deontologico elencanti i comportamenti che il

professionista deve tenere, costituiscono mere esplicitazioni esemplificative dei principi

generali, contenuti nella legge professionale e nello stesso codice deontologico, di dignità, di

lealtà, di probità e di decoro professionale, e, in quanto prive di efficacia limitativa della

portata di detti principi, sono inidonee ad esaurire la tipologia delle violazioni

disciplinarmente rilevanti. Ne consegue che,la mancanza di una espressa previsione

nell’articolato del codice deontologico di un determinato comportamento, non è di ostacolo

alla configurazione del comportamento come disciplinarmente rilevante, differenziandosi in

8

L’art.70, che si occupa della qualità delle prestazioni che il medico deve assicurare ai pazienti, con obbligo

del medico a sorvegliare perché la economicità dell’assistenza sanitaria non sia disgiunta dalla appropriatezza

degli interventi a tutela del bene della salute.

9

Fra le tante, Cass., sez.un., 6 giugno 2002, n.8225, in Foro it., 2003, I, 244; Cass., sez. un., 12 dicembre

1995, n. 12723, Foro it., Rep. 1996, voce Professioni intellettuali, n. 176; Cass., 20 novembre 1982, n. 6249,

Foro it., Rep. 1982, voce Avvocato, n. 55; Cass., 22 giugno 1990, n. 6312, Foro it., Rep. 1990, voce Professioni

intellettuali, n. 123; Cass., 9 luglio 1991, n. 7543, Foro it., Rep. 1991, voce Professioni intellettuali, n. 134.

10

Cass., sez. un., 12 dicembre 1995, n. 12723, Foro it., Rep. 1996, voce Professioni intellettuali, n. 176; Cass.

22 marzo 1993, n. 3361, Foro it., Rep.1993, voce Professioni intellettuali, n. 153; Cass. 17 febbraio 1983, n.

1197, Foro it.,Rep. 1983, voce Avvocato, n. 61; Cass. 25 novembre 1974, n. 3810, Foro it.,1975, I, 33 .


ciò dal diritto penale in cui il reato è soltanto quel comportamento espressamente previsto

come tale dalla legge e la sanzione è quella già indicata nel codice.

Occorre, però, evidenziare che proprio con riferimento al procedimento disciplinare a

carico degli esercenti le professioni sanitarie, si è affermato 12 che, pur non sussistendo la

necessità di una minuta, completa e particolareggiata esposizione dei fatti ascritti al

professionista, tuttavia la contestazione non può limitarsi ad una generica indicazione dei

comportamenti asseritamente lesivi di precetti giuridici o deontologici, ma deve individuare

con esattezza la norma violata; ciò non soltanto in funzione della piena esplicazione del diritto

di difesa da parte dell’incolpato, ma anche in relazione ad un’esigenza di trasparenza del

procedimento tale da consentire un adeguato controllo giurisdizionale della decisione

dell’organo disciplinare,

Occorre sottolineare che l’art.38 del D.P.R. n.221/50, prevedendo quali illeciti disciplinari

degli esercenti le professioni sanitarie “abusi o mancanze o fatti disdicevoli al decoro

professionale”, non descrive compiutamente le azioni o le omissioni vietate, ma pone delle

clausole generali, il cui contenuto deve essere integrato dalle norme di etica professionale, la

cui enunciazione è rimessa all’autonomia dell’Ordine professionale, cui spetta anche

l’interpretazione e l’applicazione di esse, nell’esercizio del potere di autarchia nei

procedimenti disciplinari.

Le delibere sulla “deontologia” da parte dell’Ordine, devono sempre essere rispettate, anche

se impongono “comportamenti” e formalità deontologiche più rigorose rispetto a quelle

fissate dalla legge, la cui violazione può avere conseguenze disciplinari 13 .

4–Deontologia medica e codice deontologico.

Le norme deontologiche non vanno confuse con le regole di costume, di buona educazione

e di stile (es., deferenza del collega giovane verso l’anziano), giacché queste non hanno alcun

contenuto precettivo (né trovano riscontro in procedimenti disciplinari), e «si esauriscono

nella sfera dell’interiorità di ogni singolo soggetto» 14 .

La deontologia, in relazione alle professioni intellettuali, indica «Il complesso dei principî e

delle regole che disciplinano particolari comportamenti, non di carattere tecnico, del

professionista, attuato o comunque ricollegato all’esercizio della professione e

11

12

13

14

Cass., sez.un., 6 giugno 2002, n.8225, in Foro it., 2003, I, 244.

Cass. 2 febbraio 2010 n. 2364.

Anche se con riferimento ai notai, conf. Cass. 24 agosto 2010, n…….

G. Barbagallo, I codici etici delle magistrature, in Foro it., 1996, III, 36.


all’appartenenza all’ordine professionale» 15 ; il termine “deontologia” deriva dal greco “to

deon”, ossia ciò che deve essere e che si deve fare, e “logos”, cioè discorso, parola, scienza.

Chi ha effettuato una scelta professionale, deve svolgerla con l’osservanza delle norme

deontologiche, composte da regole obiettivamente rilevabili dalla coscienza sociale e

dall’etica professionale 16 .

Se la deontologia può definirsi l’insieme dei principi che un determinato gruppo

professionale deve osservare nell’esercizio della sua professione, il codice deontologico è un

documento che racchiude l’insieme delle norme deontologiche.

Il codice deontologico, dunque, contiene le regole di condotta che un gruppo professionale

deve necessariamente rispettare nell’esercizio della propria professione.

Proprio perché il codice deontologico si configura come un’emanazione dell’etica 17 e della

morale 18 di una determinata fascia professionale in un definito periodo storico, è esso stesso

soggetto, come l’etica e la morale, a cambiamenti e modificazioni nel corso del tempo a

seconda dei contesti culturali.

Ormai tutte le categorie professionali riconosciute (ma anche quelle non riconosciute),

hanno adottato un codice deontologico (essendo ormai superata la discussione

sull’opportunità o meno di codificare le regole deontologiche), che viene costantemente

aggiornato secondo le necessità del tempo, per adeguarlo alla dinamica evolutiva della

professione nel suo rapporto con la società: il codice deontologico è la normativa di

riferimento del professionista cui si deve attenere per l’espletamento della sua professione.

Il codice deontologico è, dunque, un corpo di regole, alle quali i professionisti devono

uniformare il comportamento professionale; il medico professionista deve osservare

specifiche norme comportamentali che insieme costituiscono il “Codice di Deontologia

Medica”, precetti fondamentali che sono autonomamente elaborati ed aggiornati dall’ordine,

che è chiamato a garantirne il rispetto e a comminare sanzioni disciplinari nei confronti del

professionista che li disattende.

Tra le categorie professionali quella dei medici ha un’antica tradizione di deontologia e

15

P. Gianniti, Principî di deontologia giudiziaria, Padova, 2002, 3.

16

Cass., sez. un., 25 novembre 1974, n. 3810, Foro it., 1975, I, 33.

17

L’etica, comunemente intesa come quella parte della filosofia che studia la morale, è l’insieme dei principi e

delle regole, individuati secondo la distinzione del bene e del male, in grado di indicare all’uomo una direzione

per la sua condotta e la cui osservanza permane all’universalità degli uomini di essere conformi ad un ideale.

L’etica, esprime, quindi, la tensione universale dell’individuo a ricercare ragioni idonee a definire i criteri per

valutare le scelte e le condotte degli individui e dei gruppi.

18

Il termine morale, derivante dal latino mos (costume) indica, nella nostra accezione, la descrizione dei

costumi, dei comportamenti, del pensiero e degli stili di vita, distinguendo tra ciò che è considerato bene e ciò


codici deontologici, il più antico dei quali è il giuramento di Ippocrate del V secolo a.C. . Nel

settore dell’attività sanitaria, l’elaborazione di regole comportamentali, è un’esigenza

particolarmente avvertita, come testimoniano sia la già menzionata “primogenitura” nella

codificazione deontologica (la prima raccolta di canoni deontologici che ha ispirato la

professione medica risale a Ippocrate, 460-377 a.C.), che i frequenti interventi di

adeguamento del codice deontologico alle nuove istanze sociali ed alle sopravvenienze in

campo scientifico e tecnologico. Le norme deontologiche “mediche”, infatti, si sono

progressivamente modificate, rispondendo all’evoluzione culturale della categoria medica e

della società in generale 19 .

A fronte della fissità e staticità della norma giuridica generale, la norma deontologica –

soprattutto quella relativa alla deontologia medica - si caratterizza per “il confronto con ogni

istanza nuova proveniente dal mondo sociale e dalla tecnologia o dalla scienza, e la rapida

indicazione dei precetti e comportamenti conseguenti, anche attraverso la variazione

adeguatrice dei precedenti” 20 , tant’è che l’ordinamento deontologico dei medici si è misurato

spesso con tematiche solo in seguito, e solo in parte, affrontate dalla legge dello Stato, o

ancora da questa non esplorate (basta qui fare cenno al consenso informato del paziente al

trattamento medico-chirurgo, alle c.d. pratiche mediche non convenzionali, al trattamento di

fine vita, alla procreazione medicalmente assistita).

Per i medici chirurghi e odontoiatri l’ultima formulazione del codice deontologico è stata

approvata il 3 ottobre 1998 dal Consiglio nazionale della Federazione italiana degli Ordini

dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (ed aggiornato il 12 dicembre 2006), che “contiene”

quello che il medico “deve fare” oggi in una società così complessa e contraddittoria.

Composto (il codice) da 79 articoli, occorre sottolineare che le norme in esso contenute

non riguardano soltanto la vita professionale del medico, ma incidono su tutta la sfera

comportamentale del professionista; la deontologia medica rappresenta, infatti, come già

detto, l’insieme dei doveri del medico rispetto al paziente, alle autorità, ai cittadini, ai

colleghi 21 .

che è considerato male. La morale non è unica ed immutabile per tutta l’umanità, ma cambia da popolazione a

popolazione e si modifica nel corso degli anni anche all’interno della stessa civiltà.

19

Per un’ampia disamina di ben cinquanta codici deontologici — di cui ben venticinque delle professioni

riconosciute — si rinvia a R. Danovi, Codici deontologici, Milano, 2000, 11.

20

G.Iadecola, Le norme della deontologia medica: rilevanza giuridica ed autonomia di disciplina.

21

In dottrina, Fornari-Coda, Deontologia e responsabilità in psichiatria e psicologia forensi, in Riv. it.

medicina legale, 2000, 1175; M.B. Arni, Bioetica, deontologia e diritti per un nuovo codice professionale del

medico, Milano, 2000, 244; Fineschi-Marzi-Mazzeo-Dell’Erba-Manna, Il nuovo codice di deontologia medica,

Milano, 1991; C. Lega, Manuale di bioetica e deontologia medica, Milano, 1991; Calcagni, Deontologia

medica, Roma, 1987.


In ambito civilistico, vi è una proiezione della norma deontologica all’interno

dell’ordinamento generale, tant’è che nei giudizi per colpa dei sanitari, la violazione della

norma deontologica costituisce parametro di valutazione della condotta medica doverosa ed

esigibile; in particolare le disposizioni che descrivono i comportamenti più corretti e congrui

che il sanitario deve assumere per la migliore tutela del bene della salute del paziente a lui

affidato (si pensi agli articoli 7,12,19 e 20 del codice deontologico del 1998).

Nelle materie attinenti agli illeciti disciplinari commessi da appartenenti a determinate

professioni, l’ampiezza delle formule generalmente adottate dal legislatore per indicare le

azioni o le omissioni disciplinarmente rilevanti, comporta per l’interprete la necessità di

integrare le clausole generali con il ricorso a fonti normative diverse, anche di rango

infralegislativo, come le norme di etica professionale: la Suprema Corte 22 ha posto in rilievo

la legittimità di tale integrazione, osservando che “in relazione all’illecito disciplinare, che

esula dal campo penale, non può ipotizzarsi un contrasto con il principio di legalità in senso

stretto enunciato dall’art. 25, comma 2, della Costituzione e che, d’altro canto, il ricorso a dati

normativi esterni, pur sempre caratterizzati da giuridicità, risponde all’esigenza di evitare

un’elencazione tassativa dei singoli divieti o dei singoli doveri, che potrebbe lasciare esenti da

sanzione comportamenti non previsti, ma considerati riprovevoli dalla coscienza collettiva”.

In tale sistema trova ragione l’affidamento, agli organi deputati dalla legge a valutare sotto

il profilo disciplinare i comportamenti dei singoli, del potere di adattare la previsione legale

astratta ai casi concreti, facendo riferimento a regole già contenute in specifiche previsioni di

legge o desunte da canoni di condotta condivisi dalla collettività o da principi deontologici

dettati dai singoli ordinamenti professionali, e prima ancora del potere di emanare le regole di

deontologia vincolanti per i propri iscritti, quale espressione di autogoverno della professione

e di autodisciplina dei comportamenti dei professionisti .

Per quanto attiene alla responsabilità disciplinare nella professione medica, tale affidamento

si realizza attraverso l’attribuzione all’autonomia degli ordini professionali, enti esponenziali

della categoria, sia del potere di applicare in via amministrativa (i consigli dell’ordine locali) e

giurisdizionale (Commissione Centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, e poi il

ricorso alle sezioni unite della Corte di Cassazione) le sanzioni previste dalla legge, sia della

funzione di produzione normativa all’interno della categoria, attraverso l’enunciazione delle

regole di condotta che i singoli iscritti sono tenuti ad osservare nello svolgimento dell’attività

professionale.


L’accertamento della non conformità delle condotte degli iscritti a ordini professionali, ai

canoni di dignità e decoro professionale, è rimesso, quindi, agli ordini medesimi, che hanno il

potere di emanare norme di deontologia che gli iscritti sono tenuti ad osservare sotto pena di

applicazione di sanzioni disciplinari 23 .

La legge ha conferito alle regole deontologiche valenza di norma giuridica, e agli Organi

collegiali (dei medici) la facoltà di creare, in applicazione di questi, la norma del caso

concreto. Da un lato vi è l’ordinamento statuale, con le proprie regole e dall’altro

l’ordinamento professionale (e disciplinare) con le proprie disposizioni deontologiche: sono

due ordinamenti che tuttavia presentano punti in comune, l’uno dei quali funzionale all’altro.

La stessa Corte costituzionale 24 , aveva richiamato il codice deontologico approvato dal

Consiglio nazionale forense il 17 aprile 1997 (oltre al codice europeo approvato dal Consiglio

degli ordini forensi europei il 28 ottobre 1998), quale modo per assicurare il corretto

espletamento del mandato e giustificare, nei congrui casi, l’esercizio del potere disciplinare

degli organi professionali.

5­La vexata quaestio della natura giuridica delle norme deontologiche.

Quanto alla natura giuridica delle norme deontologiche, allo stato si “fronteggiano” due

indirizzi giurisprudenziali.

Il primo indirizzo giurisprudenziale 25 , afferma che “le disposizioni dei codici

deontologici predisposti dagli ordini professionali, se non recepite dal legislatore, non hanno

né la natura né le caratteristiche di norme di legge, ma sono espressione di poteri di

autorganizzazione degli ordini”. Le riferite decisioni ritengono che le norme deontologiche

poste dagli ordini professionali costituiscono norme extragiuridiche, ovvero interne alla

categoria, e non anche disposizioni dell’ordinamento generale: le norme deontologiche non

assurgono a norme dell’ordinamento generale, ma operano quali regole interne della

particolare categoria professionale cui si riferiscono.

22 Cass., sez.un., 1998 n. 11732 del 1998, in Foro it., 1999, I, 871; Cass., sez.un., n.10922 del 1997, Foro it.,

Rep. 1997, voce Ordinamento giudiziario, n.186.

23

Cass., sez. un., 23 gennaio 2002, n. 762, in Giur. It., 2002, 1713.

24

Decisione 11 giugno 2001, n. 189 , in Foro it., 2001, I, 2121.

25 “Seguito” da Cass. 15 febbraio 2006 n.3287, Foro it., Rep.2006, voce Avvocato, n.236; Cass., sez.un., 10

luglio 2003 n.10842, Foro it., 2003, I, 2985; Cass., sez,un., 23 luglio 1993 n.8239, in Giust. Civ., 1994, I, 1333

e nota Rumori; Cass. sez.un. 17 gennaio 1991 n.401, Foro it., 1992, I, 2243 ; Cass., sez.un., 24.5.1975 n. 2104;

Cons. Stato, sez.IV, 17 febbraio 1997, n.122 in Giur. It., 1997, III, 1,534.


Il secondo indirizzo giurisprudenziale, che si va sempre più consolidando 26 , ritiene, invece,

che le norme del codice deontologico (nella specie quelle approvate dal Consiglio nazionale

forense il 17 aprile 1997, ma il principio di carattere generale è “estensibile” a tutti i codici

deontologici, e quindi, anche alla deontologia medica che presenta le stesse connotazioni

strutturali), si qualificano come norme giuridiche vincolanti nell’ambito dell’ordinamento di

categoria, e cioè si qualificano come norme giuridiche vincolanti che trovano fondamento nei

principî dettati dalla legge professionale. Le norme del codice deontologico (secondo tale

indirizzo) sono fonti normative e non soltanto regole interne della categoria e, che, come tali,

sono soggette al controllo in Cassazione ai sensi del n.3 dell’art.360 cpc per violazione o falsa

applicazione di norme di diritto.

Le riportate decisioni riferite (al “secondo indirizzo giurisprudenziale”), evidenziano

(anche se con riferimento espresso al codice deontologico forense), che le norme del codice

deontologico si qualificano come norme giuridiche vincolanti nell’ambito dell’ordinamento

di categoria, e cioè si qualificano come norme giuridiche vincolanti che trovano fondamento

nei principî dettati dalla legge professionale: le norme della deontologia medica attuano

finalità di interesse pubblico, quali la protezione del bene, costituzionalmente rilevante, della

salute pubblica.

Le norme della deontologia medica non sono, quindi, secondo il riferito (secondo)

indirizzo giurisprudenziale, norme extragiuridiche, destinate ad operare solo all’interno

dell’ordinamento professionale cui si riferiscono, ma sono vere e proprie norme giuridiche

vincolanti nell’ambito dell’ordinamento di categoria, le quali trovano il loro fondamento

nella legge professionale di categoria e nella previsione statuale del procedimento disciplinare

in caso di violazione. Non si può ignorare, infatti, che le norme deontologiche forniscono una

“infungibile” integrazione alla previsione normativa dell’art.38 del DPR n.221/1950, la quale

si limita ad indicare, quali illeciti degli esercenti le professioni sanitarie, abusi o mancanze o

fatti disdicevoli al decoro professionale, senza specificare i comportamenti vietati, in tal modo

fissando solo delle clausole generali, il cui contenuto deve essere derivato dalle norme

dell’etica professionale, che compete all’autonomia dell’ordine professionale enunciare 27 .

Aggiungasi che le sanzioni disciplinari espressamente previste dalla formazione statale, sono

applicabili al termine di un procedimento in parte giurisdizionale.

Del resto la giuridicità delle norme deontologiche è confermata dal fatto che la violazione

26

“Seguito” da Cass. sez.un. 20 dicembre 2007 n.26810, in Foro it. 2009, I, 3167; Cass. 23 marzo 2004

n.5776, in Foro it., Rep.2004, voce Avvocato, n. 164; Cass., sez.un., 6 giugno 2002, n.8225, in Foro it.,

2003,I,244 e nota di L.Carbone.


di esse comporta sanzioni giuridiche (la sospensione dall’attività professionale oppure la

cancellazione e radiazione dall’albo), e l’impugnativa avverso la decisione della Commissione

centrale esercenti professioni sanitarie (che ha sede presso il Ministero della sanità ed ha

natura giurisdizionale), viene proposta avanti la Corte di Cassazione, sezioni unite, anche per

violazione di legge. Ed a conforto di quanto appena detto vi è la Cassazione, sezioni unite, 23

marzo 2004 n. 5776 28 , la quale ribadisce che “nell’ambito della violazione di legge va

compresa anche la violazione delle norme dei codici deontologici degli ordini professionali,

trattandosi di norme giuridiche obbligatorie valevoli per gli iscritti all’albo ma che integrano

il diritto oggettivo ai fini della configurazione dell’illecito disciplinare”.

6–Rapporto tra responsabilità deontologica e responsabilità civile.

La responsabilità civile e la responsabilità disciplinare appartengono a due mondi separati:

i fenomeni sono disciplinati da diverse leggi e non solo le modalità di accertamento e

repressione degli illeciti trovano autonomi momenti, ma anche le fattispecie fonte di

responsabilità sono diverse: mentre la responsabilità civile tende a diventare responsabilità

deontologica, la responsabilità deontologica non si trasforma

responsabilità civile.

automaticamente in

Il passaggio dalla qualificazione della norma deontologica da regola interna della categoria a

fonte normativa non è,però, priva di conseguenze sul rapporto tra responsabilità deontologica

e responsabilità civile 29 .

Infatti, se si

qualifica la norma deontologica come “regola interna della categoria”,

nessuna conseguenza o riflessi ha la violazione della norma deontologica sulla responsabilità

civile; se l’illecito deontologico non costituisce anche illecito civile, dal “fatto” posto in

essere dal professionista, ne discende la sola responsabilità deontologica, e non anche un

contestuale giudizio civile di responsabilità. L’illecito deontologico non si può considerare, di

per sé, quindi, anche illecito civile, e può essere tale solo nelle ipotesi in cui il “fatto” ha

comportato anche la violazione di una norma dell’ordinamento civile; in questi casi, si ha per

27

In termini, G.Iadecola,Le norme della deontologia medica: rilevanza giuridica ed autonomia di disciplina.

28

In Giur. It., 2005, 249.

29 Cass., sez.un., 20 dicembre 2007, n.26810, in Foro it., 2009, I, 3168, e nota di G.Scarselli, La responsabilità civile

del difensore per l’infrazione della norma deontologica; Cass. 23 marzo 2004, n. 5776, in Foro it., Rep.2004,

voce Avvocato, n. 164, in cui si afferma che “la norma del codice deontologico..riempie di contenuto la

clausola generale prevista e come tale assume il rango di norma di diritto; ne consegue che l’interpretazione

della norma appartenente al codice deontologico costituisce una quaestio iuris , come tale prospettabile dinanzi

al giudice di legittimità come violazione di legge, e non una quaestio facti in ordine alla cui soluzione il

sindacato della cassazione è limitato al controllo sull’esistenza e la legalità della motivazione.


l’autore sia una responsabilità civile quanto una responsabilità deontologica.

Se si qualificano, invece, le norme del codice deontologico come fonti normative e non

soltanto regole interne della categoria e/o espressione di poteri di autorganizzazione degli

ordini, la violazione delle regole deontologiche è violazione di una “fonte normativa” (e non

solo violazione di una regola interna della categoria), con la conseguenza che ogni loro

infrazione è sempre infrazione di un precetto giuridico e quindi un illecito civile.

La responsabilità deontologica non è anche sempre responsabilità civile, in quanto occorre

separare la responsabilità civile contrattuale, che il professionista può avere nei confronti del

cliente, dalla responsabilità civile extracontrattuale che il professionista può avere nei

confronti di soggetti terzi.

Quanto alla responsabilità contrattuale in presenza della violazione di una norma

deontologica non dovrebbero sussistere dubbi, atteso che in base alla normativa del codice

civile (artt. 1375, 1176, 1175) il contratto deve essere adempiuto secondo buona fede,

l’obbligazione va adempiuta usando la diligenza del buon padre di famiglia e l’obbligato (cioè

il professionista) deve comportarsi con correttezza: la violazione della regola deontologica

comporta anche la violazione di dette norme in quanto la norma deontologica altro non è che

il contenuto specifico della disposizione di legge generica.

Il mancato rispetto di un precetto del codice deontologico che abbia connessione con

l’attività professionale svolta, comporta infrazione ai doveri assunti con il cliente-paziente, e

conseguentemente fa seguire la responsabilità civile.

Quanto alla responsabilità extracontrattuale, dalla qualificazione di fonte normativa alla

norma deontologica, consegue che se il mancato rispetto della regola deontologica è atto

illecito, perché atto commesso in violazione di una norma giuridica, e produce un danno ad un

terzo e vi è nesso di causalità con l’atto illecito e il danno che il terzo ha subito, sussistono gli

elementi della fattispecie di cui all’art.2043 cod.civ. e quindi tutti i presupposti per una

responsabilità extracontrattuale.

Considerate le riferite conseguenze dalla diversa qualificazione delle regole deontologiche,

forse è opportuno una “chiarificazione” specifica della Suprema Corte oppure una norma

interpretativa.

7­Giudizio disciplinare e giudizio penale: interazione.

In ordine ai rapporti tra giudizio disciplinare e giudizio penale, occorre evidenziare che a

seguito dell’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale nel 1989, è caduta la c.d.


pregiudiziale penale (che prevedeva la sospensione del giudizio disciplinare in pendenza del

procedimento penale), ed è stato introdotto il principio della piena autonomia dei giudizi, con

la conseguenza che il procedimento disciplinare può essere avviato o proseguito anche quando

sui medesimi fatti sia in corso un procedimento penale.

A seguito della nuova formulazione dell’art.653 c.p.p. ad opera della l.n.97 del 2001, in

tema di procedimento disciplinare nei confronti di professionista, per effetto della modifica

dell’art. 653 c.p.p. disposta dall’art. 1 l. n. 97 del 2001 - per cui l’efficacia di giudicato della

sentenza penale di assoluzione, nel giudizio disciplinare, non è più limitata alla sentenza

dibattimentale e si estende, oltre alle ipotesi di assoluzione perchè «il fatto non sussiste» e

«l’imputato non lo ha commesso», a quella disposta perchè «il fatto non costituisce reato» -

qualora l’addebito abbia ad oggetto gli stessi fatti contestati in sede penale, si impone la

sospensione del giudizio disciplinare in pendenza del procedimento penale, ai sensi dell’art.

295 c.p.p.; posto che l’art. 653 c.p.p., anche a seguito di detta modifica, si riferisce ai

procedimenti disciplinari davanti alle «pubbliche autorità», deve ritenersi che la

pregiudizialità operi anche nella fase amministrativa del procedimento (e cioè davanti al

Consiglio dell’ordine locale), escludendo la decorrenza del termine prescrizionale, a

prescindere dall’effettiva sussistenza di un provvedimento di sospensione del procedimento

disciplinare 30 .

Da quanto sopra ne consegue che se l’incolpazione disciplinare è riproduttiva degli stessi

addebiti contestati in sede penale, vi è una preclusione alla prosecuzione del procedimento

disciplinare, con conseguente sospensione a mente dell’art.295 cpc, atteso che dalla

definizione del procedimento penale può dipendere, ai sensi dell’art.653 cpp quella del

procedimento disciplinare: quindi, se l’addebito riguarda gli stessi fatti che sono oggetto del

processo penale, il procedimento disciplinare deve essere sospeso in attesa del giudizio

penale.

Occorre sottolineare che nel caso di procedimento penale l’Ordine non può limitarsi a

confermare il giudizio di colpevolezza del medico ricavandolo in termini di automatismo dalla

sentenza penale, come ribadito dalla Corte costituzionale 31 .

30 In termini, Cass., sez.un., 1 febbraio 2010, n.2223, in Foro it., Rep.2010, voce Avvocato, n. 12; Cass.,

sez.un., 25 giugno 2008, n.17441, in Rass. Forense, 2008, 729; Cass., sez.un., 8 marzo 2006, n.4893, in Prev.

forense, 2006, 146.

31 Corte cost. 14 ottobre 1988 n.971, in Foro it., 1989, I, 22; Corte cost. 2 febbraio 1990, n.40, in Foro it., 1990,

I, 355.


8–Procedimento disciplinare e giusto processo.

E’ sempre più avvertita l’esigenza di un procedimento disciplinare più “democratico” , un

procedimento dove sia assicurato il diritto alla difesa e al contradditorio, nonché la congrua

motivazione delle decisioni 32 .

In linea con la riferita esigenza è il procedimento disciplinare previsto nel disegno di legge

sulla riforma dell’ordinamento forense all’esame del Parlamento, e con la giurisprudenza della

Suprema Corte; si è, infatti, affermato 33 che il giusto processo di cui all’art.111 Cost. vale

anche con riguardo al processo disciplinare.

Quali sono i “punti” del procedimento disciplinare non in linea con il giusto processo?

Innanzitutto il regime delle sanzioni, non predeterminate dalla legge e rimesse alla

discrezione del Consiglio dell’Ordine; infatti la legge professionale (D.P.R. n.221/50)

stabilisce le sanzioni disciplinari per le infrazioni alle regole deontologiche, ed il codice

deontologico (dei medici) indica i fatti da considerare illecito disciplinare; manca, però, il

collegamento tra fatto e sanzione, cosicchè ad ogni fatto, discrezionalmente, il Consiglio

dell’Ordine applica la sanzione che ritiene più opportuna, “scelta” che se correttamente

motivata, non è soggetta a controllo di legalità della Cassazione (e quindi, non in linea con la

predeterminazione della pena di cui all’art.111 Cost.). Occorre, però, evidenziare che il

provvedimento del Consiglio dell’ordine può essere impugnato davanti alla Commissione

Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie (CCEPS), che, oltre ad avere natura

giurisdizionale (e quindi meno “domestica”),

è composta non soltanto da medici ma da

funzionari del Ministero della salute ed è presieduta da un Consigliere di Stato.

Anche l’attivazione del procedimento d’ufficio da parte del Consiglio dell’Ordine, è in

contrasto con l’art.111 Cost.: l’iniziativa, in qualunque processo civile (non penale) deve

essere lasciata alle parti e non a chi poi svolge funzioni decisionali. Nel procedimento

disciplinare non vi è separazione tra l’organo che promuove il processo da quello che lo

istruisce e lo giudica: chi chiede l’apertura di un procedimento (il Consiglio dell’Ordine) poi

anche istruisce e giudica!!

Anche l’istruzione del processo disciplinare si svolge senza contradditorio, poiché

l’istruttoria si compie senza alcuna formalità particolare: di norma il consigliere delegato – la

Commissione o il Presidente -

provvede a raccogliere le informazioni e i documenti che

reputa necessari, le deduzioni dell’incolpato e l’audizione dei testi (i quali, peraltro, non

32

In dottrina, G.Scarselli, L’avvocato e il giusto processo disciplinare, in Foro it., 2009, I, 1548.

33

Cass., sez.un., 8 maggio 2008, n. 11213; Cass., sez.un., 1 luglio 2008, n. 17938, entrambe in Foro it., 2009,

I, 1548.


prestano alcun impegno di dire la verità). Tutto ciò non è certo in linea con l’art. 111 Cost.

(oltre che con l’art.24), che “prevede” che l’assunzione dei mezzi di prova deve avvenire nel

contraddittorio delle parti.

Il procedimento disciplinare non è in linea con il giusto processo anche con riferimento al

principio di terzietà del giudice, atteso che a giudicare l’incolpato sono colleghi iscritti al

medesimo albo ed esercenti la medesima professione nella medesima area territoriale.

Anche con riferimento all’istituto della ricusazione nel procedimento disciplinare, non può

che destare perplessità la circostanza che a giudicare sulla ricusazione avanzata dal

professionista è lo stesso Consiglio dell’Ordine (anche nel caso di ricusazione dell’intero

Consiglio), ed avverso le decisioni del Consiglio sul punto non è ammesso ricorso per

Cassazione.

E’ auspicabile, de iure condendo, come peraltro sollecitato dalle stesse categorie

professionali (trattandosi di un problema comune ai procedimenti disciplinari delle varie

categorie professionali) l’introduzione nella disciplina del procedimento disciplinare, delle

modifiche necessarie per un giusto processo disciplinare medico; tale intervento sarebbe un

“piccolo rimedio” ai profili di inadeguatezza che il procedimento disciplinare attualmente ha.

9–Conclusioni.

Per assicurare la dignità e il decoro nonché il rispetto dei valori fondanti della professione

medica (ma non solo), più che un apparato di norme virtuose e progressive, è necessaria,

però, la vigile sorveglianza e l’intervento solerte dell’ordine professionale, il tutto

congiuntamente ad una più diffusa e condivisa coscienza etica comune dei medici, condivisa

dai cittadini.

Soltanto se l’Ordine professionale saprà efficacemente vigilare sugli iscritti, valutando

eventuali abusi e mancanze nell’esercizio della professione o fatti comunque disdicevoli al

decoro professionale, e facendo uso con la dovuta fermezza, ma sopratutto con tempestività

del potere disciplinare, migliorerà la cultura deontologica di tutti i medici, consentendo agli

stessi di riconoscersi nel codice deontologico come sistema di norme di riferimento essenziali

per la professione, e conseguentemente, mantenere comportamenti professionali meritevoli di

stima e di rispetto nella società.

Leonardo Carbone


NOTIZIE BREVI

Certificazione di malattia on line: rinvio del collaudo al 31 gennaio 2011

Si ricorda agli iscritti e alla categoria in generale che la fase di collaudo per i certificati di malattia telematici è

stata prorogata al 31 gennaio 2011, viste le numerose criticità segnalate da molti medici e dalle Regioni. I

medici certificatori pertanto utilizzeranno le normali modalità di compilazione dei certificati e non saranno per

questo sanzionabili dall’ Ordine.

Considerate le difficoltà applicative del nuovo sistema di trasmissione dei certificati e valutate tutte le criticità

emerse dai medici sperimentatori nelle varie realtà regionali, la Commissione di collaudo della certificazione ha

invitato il Ministero a emanare una circolare nella quale si riporti chiaramente che non è prevista nessuna

sanzione disciplinare per i medici inadempienti, questo fino al 31 gennaio 2011, data prevista di entrata a

regime del sistema. La politica della Federazione Nazionale degli Ordini che ha offerto la propria

collaborazione ai Ministeri competenti ma nel contempo ha opposto una ferma resistenza alla messa a regime

del sistema in mancanza di tutele per i professionisti, è dunque risultata vincente, grazie anche all'intervento

del Ministro della Salute Ferruccio Fazio che si è adoperato per mediare fra le varie posizioni.

Sanità: Fazio sigla intesa Italia­USA su ricerca e sorveglianza

(AGI) - Washington, 12 ott. - E’ stato firmato oggi a Washington il Memorandum d’Intesa nel campo

della salute e delle scienze mediche tra il Ministero della Salute italiano e il Dipartimento della

Sanita’ e dei Servizi Umani degli Stati Uniti d’America. L’Intesa, firmata dal Ministro della Salute

Ferruccio Fazio e dal Deputy Secretary for Health and Human Services degli Stati Uniti, William

Corr, prevede la prosecuzione della collaborazione tra Italia e Stati Uniti in progetti di ricerca nei

settori dell’Oncologia (oncoproteomica e micro RNA) e delle Malattie Rare, e l’ estensione della

cooperazione ad altri settori di ricerca di reciproco interesse quali la Medicina Rigenerativa, le cellule

staminali tumorali e la diagnosi molecolare, le malattie infettive e le patologie legate

all’invecchiamento. Nell’area della sanità pubblica la collaborazione viene estesa al controllo e alla

sorveglianza delle malattie infettive e preparazione alle potenziali emergenze di sanita’ pubblica,

compresa la influenza pandemica; alla promozione della salute e prevenzione dei rischi delle malattie

croniche; alla promozione della salute materno-infantile e della salute delle donne. Le modalita’ di

collaborazione contemplate nel Memorandum comprendono anche scambio di esperti, delegazioni,

informazioni e tecnologie, organizzazione di incontri e conferenze scientifiche compresa la

Conferenza sulla Salute Globale, incontro scientifico italo-statunitense organizzato ogni anno

dall’Ambasciata italiana a Washington, Programmi coordinati e progetti di ricerca. Tra i componenti

italiani coinvolti nell’ambito dell’Intesa, oltre al Ministero della Salute, anche l’Istituto Superiore di

Sanità (ISS), gli Istituti di Ricovero e Cura a carattere scientifico (IRCCS) e le Università. Le attività

previste nel Memorandum verranno attuate nell’arco di cinque anni. (AGI)

FIASO: confortante calo dei conteziosi contro medici

Roma, 26 luglio - Quelli emersi dal rapporto dell'Ania «sono dati confortanti. L'aumento del numero

delle denunce per malpractice contro le Asl, e il contemporaneo calo di quelle contro i singoli

professionisti, può essere letto solo in un modo: che gli errori imputabili ai medici sono diminuiti». Lo

afferma Giovanni Monchiero, presidente della Federazione italiana delle aziende sanitarie e

ospedaliere (Fiaso), che commenta così i dati dell'ultimo rapporto Ania sui sinistri nell'area medica.

«Quanto emerge dal rapporto - spiega Monchiero - è in linea con le recenti proposte di legge che

tendono a scaricare la responsabilità del singolo medico sulla struttura sanitaria. Inoltre - aggiunge -

nonostante la forte pressione esercitata sull'opinione pubblica, sempre più spinta a denunciare i camici

bianchi, il numero dei contenziosi è praticamente invariato». Tra il 2007 e il 2008, il totale


complessivo dei sinistri è infatti stabile: 29.597 nel 2008 contro i 29.543 del 2007. Appena lo 0,2% in

più. Numeri non eccezionali per il presidente della Fiaso. «Non lo sono rispetto a quello

"spropositato" delle prestazioni sanitarie che vengono erogate ogni anno. Parliamo di oltre 300

milioni di visite e di circa 13 milioni di ricoveri l'anno. Quindi - sottolinea Monchiero - 30 mila

denunce è un dato accettabile. Tanto più che di queste - conclude - almeno due terzi finiscono nel

nulla».

Obbligo di prescrizione del DECA DURABOLIN con il ricettario stupefacenti

Con il DM 11 giugno 2010 è stato disposto l’inserimento, nella tabella I e nella tabella II, sezione A,

di cui al DPR 309/1990, del nandrolone. Pertanto dal 9 luglio 2010, data di entrata in vigore del

decreto, per la prescrizione dei medicinali contenenti nandrolone (DECA DURABOLIN) dovrà

essere utilizzato il ricettario a ricalco.


NOTIZIE ENPAM

I riflessi previdenziali della manovra estiva

(dal sito web dell’Enpam, www.enpam.it)

LEGGE 30 LUGLIO 2010, N. 122 (conversione con modifiche del Decreto 31 maggio 2010, n. 78)

Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 174/L del 30 luglio 2010.

Va preliminarmente rilevato che la manovra economica approvata il 30 luglio u.s., esplica i propri

effetti, nell’ambito degli iscritti alla Fondazione, esclusivamente per la categoria dei medici transitati

alla dipendenza.

Peraltro, la normativa precedente in vigore, come richiamata nelle disposizioni recate dal combinato

disposto delle Leggi nn. 243/2004, 247/2007 e 102/2009, rimane invariata per i pensionamenti

intercorrenti entro il 31.12.2010.

Dall’1.1.2011, pur restando immutati i requisiti di accesso al pensionamento di anzianità per il

conseguimento delle cosiddette “quote”, ai sensi della Legge 247/2007, la decorrenza del trattamento

anticipato è stata fissata dopo 12 mesi dalla data di maturazione dell’ultimo requisito (contributivo e/o

anagrafico); viene così introdotto l’istituto della cosiddetta “finestra mobile”.

Nel merito si evidenzia, inoltre, che il computo delle citate quote sarà rivisitato con cadenza triennale

a far data dall’1.1.2015 e sarà subordinato alle aspettative di vita della popolazione italiana a seguito

di apposito studio ISTAT. Sempre sulla base delle indicazioni ISTAT saranno, altresì, riesaminati i

requisiti anagrafici previsti per il pensionamento di vecchiaia.

Anche le prestazioni di vecchiaia, peraltro, decorreranno dopo un anno dal compimento del requisito

anagrafico, requisito che per gli uomini rimane al momento immutato a 65 anni.

Per le donne dipendenti pubbliche, invece, il requisito dei 60 anni resta invariato per coloro che al

31.12.2009 avevano già compiuto tale età, mentre dall’1.1.2010 tale requisito è elevato a 61 anni e,

con decorrenza dal 1.1.2012, ulteriormente aumentato a 65 anni.

In proposito si rappresenta tuttavia che, ove le dipendenti transitate abbiano compiuto il 60° anno di

età entro il 31.12.2009 e cessino comunque il rapporto professionale successivamente a tale data,

mantengono il diritto alla pensione di vecchiaia in base alla previgente normativa (60 anni). Parimenti

le dipendenti che maturino i 61 anni nel biennio 2010-2011 potranno accedere alla prestazione, pur se

risolvono il loro rapporto professionale successivamente al 31.12.2011. L’individuazione della

relativa finestra d’uscita, quindi, sarà condizionata dalla data di raggiungimento del requisito

anagrafico ante o post 31.12.2010.

Per completezza di informazione, si precisa altresì che, nel regime INPDAP, il trattamento di

vecchiaia per le dipendenti pubbliche è subordinato al possesso, oltre che del requisito anagrafico

sopra specificato, anche del requisito contributivo pari a 20 anni per le pensioni calcolate con il

sistema retributivo ed a 5 anni per le pensioni calcolate con il sistema contributivo. Per coloro che

sono soggette al calcolo della pensione con il cosiddetto regime misto, (retributivo per la parte di

pensione relativa alle anzianità maturate prima del 1996, contributivo per quelle maturate

successivamente), sarà possibile accedere alle prestazioni con i requisiti di anzianità contributiva

previsti per il sistema retributivo, a meno di espressa opzione per il sistema contributivo integrale.

La Legge 122/2010 ha introdotto, infine, a far data dall’1.1.2011 le finestre di accesso anche per le

pensioni erogate in regime di totalizzazione. Nella fattispecie, coloro che matureranno i requisiti

previsti dalla specifica normativa in materia (D.Lgs. 42/2006), dovranno attendere 18 mesi dalla

maturazione dell’ultimo requisito per poter fruire della prestazioni sia di anzianità che di vecchiaia.

Sempre in tema di valorizzazione dei periodi assicurativi accesi presso diversi Istituti previdenziali, si

evidenzia in ultimo che la manovra ha introdotto l’onerosità della ricongiunzione dei contributi

previdenziali dall’INPDAP all’INPS, trasferimento che precedentemente non comportava costi a

carico degli iscritti.

Per ogni utile consultazione, al link qui di seguito si possono esaminare le tabelle esplicative relative

alla disciplina vigente ante e post 31.12.2010.

http://www.enpam.it/i-riflessi-previdenziali-della-manovra-economica-estiva


Rinnovati gli organi nazionali della Fondazione ENPAM

A seguito delle elezioni che si sono tenute alla fine di giugno scorso, il Consiglio di Amministrazione

dell’ENPAM risulta ampiamente rinnovato nella sua composizione. Di seguito riportiamo nel

dettaglio la nuova composizione del Consiglio e degli altri organi dell’Ente nazionale di previdenza

ed assistenza dei medici e degli odontoiatri.

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

Presidente: Prof. Eolo G. PARODI

Vice Presidente Vicario: Dott. Alberto OLIVETI

Vice Presidente: Dott. Giovanni R MALAGNINO

CONSIGLIERI:

Dott. Eliano MARIOTTI

Dott. Alessandro INNOCENTI

Dott. Arcangelo LACAGNINA

Dott. Antonio D'AVANZO

Dott. Luigi GALVANO

Dott. Giacomo MILILLO

Dott. Francesco LOSURDO

Dott. Salvatore Giuseppe ALTOMARE

Dott.ssa Anna Maria CALCAGNI

Dott. Malek MEDIATI

Dott. Stefano FALCINELLI

Dott. Roberto LALA (nominato dalla FNOMCeO)

Dott. Angelo CASTALDO (nominato dalla FNOMCeO)

Dott. Giuseppe RENZO (nominato dalla FNOMCeO)

Dott.ssa Francesca BASILICO (nominata dal Ministero della Salute)

Dott. Giovanni DE SIMONE (nominato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze)

Dott. Edoardo GAMBACCIANI (nominato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali)

Dott. Giuseppe FIGLINI (designato dal Comitato Consultivo dei Medici di Medicina Generale)

Dott. Francesco BUONINCONTI (designato dal Comitato Consultivo degli Specialisti Ambulatoriali)

Prof. Salvatore SCIACCHITANO (designato dal Comitato Consultivo degli Specialisti Esterni)

Dott. Pasquale PRACELLA (designato dal Comitato Consultivo della Libera Professione "Quota B"

del Fondo Generale)

COMITATO ESECUTIVO

Presidente: Prof. Eolo G. PARODI

Vice Presidente Vicario: Dott. Alberto OLIVETI

Vice Presidente: Dott. Giovanni P. MALAGNINO

CONSIGLIERI:

Dott. Eliano MARIOTTI

Dott. Alessandro INNOCENTI

Dott. Arcangelo LACAGNINA

Dott. Giacomo MILILLO

Dott. Roberto LALA (nominato dalla FNOMCeO)

COLLEGIO DEI SINDACI

EFFETTIVI

Dott. Ugo Venanzio GASPARI (Presidente nominato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche

Sociali)

Dott.ssa Laura BELMONTE (nominata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze)

Dott. Francesco NOCE

Dott. Luigi PEPE

Dott. Mario ALFANI


SUPPLENTI

Dott.ssa Adriana BONANNI (Presidente nominata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali)

Dott.ssa Anna Maria PAGLIONE (nominata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze)

Dott. Marco GIONCADA

Dott. Giovanni SCARRONE

Dott. Giuseppe VARRINA

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