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La parola e la cura

Il pregiudizio: l'evitabile e l'inevitabile delle convinzioni consapevoli Numero 1 Anno 2015 La Parola e la cura è una rivista rivolta a tutti i professionisti che utilizzano la parola nel loro lavoro, parla di counselling perché con questo termine indichiamo le comunicazioni professionali caratterizzate da una costante attenzione alla relazione con l'altro, alla qualità dello scambio comunicativo, all'efficacia dei messaggi.

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la parola e la cura Il pregiudizio: l’evitabile e l’inevitabile delle convinzioni inconsapevoli SOMMARIO EDITORIALE: (G.B.) Pregiudizi sul pregiudizio -­‐ Mauro Doglio 4 Pregiudizio ed etica – Sandro Spinsanti Una timida difesa del pregiudizio – Giorgio Bert 10 Viaggio nella Costellazione Felix. (Dove intelligenza emotiva, sociale, sistemica, non sono cose “dell’altro mondo”) – Marianella Sclavi 15 SELBSTDENKEN Margarethe Von Trotta: Hannah Arendt – Stefano Beccastrini 17 David Copperfield in Valpadana – Massimo Giuliani 20 Quando il pregiudizio nasce dall’esperienza -­‐ Barbara Poggio 23 Pregiudizi sulla nascita – Gabriella Pacini 26 Scatti dall' (e)margine – Laura Binello Giudizi e pregiudizi – Paola Emilia Cicerone Vivere e lavorare sotto pregiudizio – Dagmar Rinnenburger Imparare a danzare – Claudio Diaz 2 8 33 36 38 40 Stefano Beccastrini – Medico, studioso della comunicazione e del cinema Giorgio Bert – Medico, cofondatore dell’Istituto CHANGE e di Slow Medicine, direttore di questa rivista Laura Binello – infermiera Paola Emilia Cicerone – giornalista scientifica Claudio Diaz – blogger Mauro Doglio – Filosofo, supervisor counsellor, responsabile del corso triennale di counselling e presidente dell’Istituto CHANGE Massimo Giuliani – Psicologo psicoterapeuta, docente del Centro Milanese di Terapia della Famiglia, direttore della rivista Connessioni. Gabriella Pacini – Ostetrica, counsellor Barbara Poggio – Assistente sociale Silvana Quadrino – Psicoterapeuta sistemica, pedagogista, supervisor counsellor, docente e cofondatrice Istituto CHANGE, cofondatrice Slow Medicine Dagmar Rinnenburger -­‐ pneumologa, allergologa, membro dell’Istituto Giano. Marianella Sclavi – Sociologa, esperta in Arte di ascoltare e Gestione creativa dei conflitti Sandro Spinsanti – Studioso di bioetica, direttore dell’istituto Janus per le medical Humanities Dove abita la violenza – Silvana Quadrino 43 Fotografie di Giulio Ameglio 2

la parola e la cura Il pregiudizio: l’evitabile e l’inevitabile delle convinzioni inconsapevoli EDITORIALE (G. B.) Le immagini mostrano la copertina di un settimanale tedesco e la prima pagina di un quotidiano italiano: autentico trionfo dello stereotipo, del pregiudizio… “Gli italiani sono mafiosi”… “I tedeschi sono nazisti”… A parte l’orrida indegna scelta di speculare sui morti, di mafia o di campi si sterminio, resta il fatto che quando si parte da una arbitraria generalizzazione (“Le donne sono”…”I Rom sono”… “I musulmani sono”… “Tutti gli altri sono”…), ciò che segue è forzatamente frutto di pregiudizio. Nessun soggetto, individuale o collettivo “è” sempre, in ogni contesto, una volta per tutte: la sola caratteristica di affermazioni come “io sono”, “noi siamo” è l’impalpabile effimera inconsistenza. Generalizzare è certo un’operazione utile, purché ne sia sempre chiara la provvisorietà e l’incertezza… È lecito supporre che tutti i cigni siano bianchi, pur di ammettere che è possibile che esista in qualche luogo un cigno nero, che da solo basta a far crollare quella ipotesi. In realtà, il ricercatore, l’esploratore curioso va in cerca del cigno nero, di ciò che può smentire la sua ipotesi: è ben così che aumentano le conoscenze. Chi invece va in cerca solo di conferme alla propria ipotesi ne troverà senza dubbio quante ne vuole e si rinchiuderà gradualmente nel suo bozzolo di certezze. A quel punto inizierà a combattere chi propone altri e diversi percorsi: nascita del pregiudizio. Classificare, catalogare elementi è un modo di dare ordine a ciò che ordinato non è. Significa di fatto tracciare una mappa alquanto rozza della realtà, che può servire ad esempio a distinguere tra un coccodrillo e un tronco sommerso: cosa senza dubbio utilissima in determinate occasioni. Si tratta tuttavia di una mappatura grezza, artificiale, limitativa: la realtà comprende molto altro oltre ai tronchi e ai coccodrilli, e nessuna mappa può essere tanto esaustiva da raffigurare l’intero territorio, a meno di non coincidere con esso, come nell’inutile cartografia di Borges: “In quell'Impero, l'arte della cartografia giunse a una tal perfezione che la mappa di una sola provincia occupava tutta una città, e la mappa dell'impero tutta una provincia. Col tempo, queste mappe smisurate non bastarono più. I Collegi dei cartografi fecero una mappa dell'impero che aveva 2

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