Laicismo, tra laicità e filosofia www.filosofia.it

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6laicismo, tra laicità e filosofia– a tradursi pienamente nell’ordinamento giuridico e a governare la realtàpolitica di uno Stato (si vedano le fasciste leggi razziali del 1938), possonodare luogo a regimi totalitari e dittature, come la storia del Novecento hadrammaticamente insegnato. In proposito è da notare come nelle Costituzionidi alcuni Stati dell’ex blocco comunista siano state introdotte normecostituzionali in qualità di “clausole anti-ideologiche”: nel caso dellaRepubblica Slovacca, ad esempio, nell’art. 1 si legge che «Essa non è vincolatada alcuna ideologia e religione». 3 E sulla questione ha ragione Bobbioquando sostiene che «L’ideologia di Stato, proprio come la religionedi Stato, che caratterizza gli Stati confessionali reintroduce la distinzionetra ortodossi ed eretici e permette di considerare come deviazione o addiritturacome tradimento ogni divergenza dalla dottrina ufficiale». 4L’insidia dell’ideologia è comunque sempre dietro l’angolo, almeno inuna forma meno evidente e più “debole”. Non si può, infatti, sostenereche si sia dissolta la propensione a pensare in termini rigidamente ideologici:al contrario, essa sembra conoscere oggi un insospettato vigore. Mache cos’è un “pensiero ideologico”? È sostanzialmente un pensiero chiusoche tende a appoggiarsi a un complesso di idee-valori indiscutibili cuicommisurare ogni tipo di esperienza etica e politica. Non ha alcun sensocritico e dubitativo, si basa su credenze valutative, sia di provenienza dottrinaleche di carattere più marcatamente soggettivo. Consapevolmente omeno, soffrendo di nostalgia per il mondo squadrato e semplificato dellepassate monolitiche ideologie, mostra di subire soprattutto il fascino diquella sorta di ideologia (ma vedremo come non lo sia stricto sensu) che èla dottrina cristiano-cattolica, diffusa e amministrata dal potente apparatoorganizzativo e mediatico della Chiesa Apostolica di Roma. Un puntodi convergenza, in negativo, tra convinzione ideologica e convinzione religiosasi può comunque rinvenire nel clericalismo, come sostiene HenriPena-Ruiz: “clericale”, ossia antilaica, è ogni convinzione la quale «mira ainvestire la sfera pubblica e a servirsi di essa per imporsi – o per tentare diimporsi – su tutte le coscienze»: una tendenza che, nella forma dell’imposizionedi princìpi di una tradizione religiosa, si manifesta continuamentenel nostro Paese. Il clericalismo evidentemente non è la stessa cosa direligione, piuttosto rappresenta l’aspetto degenerativo di alcune religioni:in generale, è ovvio, la religione non è sempre clericale e il clericalismonon è sempre religioso. Ma bisogna dire che, specie nel cattolicesimo, ilnesso tra i due è forte, come la storia ha ampiamente dimostrato, e questonesso per di più non è accidentale. Si deve preliminarmente tener fermo,3Cfr. P. Häberle, Diritto e verità, trad. it., Torino, Einaudi, 2000, pp. 78-80.4N. Bobbio, Eguaglianza e libertà, Torino, Einaudi, 2009², p. 84; il volume riunisce due vocidella Enciclopedia del Novecento, 1977-78.www.filosofia.it

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