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EDITORIALEScambio, interazione, comunità:opportunità e vincoli nella e-societyLuigi Campitelli,Direttore Generale BIC LazioLe tecnologie dell'informazione e della comunicazione hanno avuto in questi anni un forteimpatto sulla maggior parte delle attività economiche, in quanto hanno profondamente modificatole relazioni tra individui, istituzioni ed imprese.I processi di sviluppo, in questa società della conoscenza o e-society, non possono essere semplicementeanalizzati in termini settoriali, ma diventa essenziale sviluppare una lettura d'insiemeche parta dall'analisi della qualità delle competenze e dei saperi specialistici che un territoriopossiede, nonché dalle caratteristiche delle infrastrutture tecnologiche e dell'ambiente sociale,economico ed istituzionale che complessivamente esprime.In altri termini, in questa società della conoscenza, tanto maggiori sono le risorse di intelligenzae di sapere e tanto più rilevanti saranno le opportunità di sviluppo e di crescita economica.La competizione tra sistemi su scala globale, pone la dimensione locale come spazio centraleall'interno del quale favorire l'interconnessione tra i diversi processi e le diverse categorie diattori: produttori di conoscenza, utilizzatori ed applicatori, regolatori, diffusori e finanziatori.Il tema centrale di questo quaderno, dedicato al rapporto tra tecnologie di rete e sviluppoeconomico, intende fornire elementi di riflessione utili a comprendere come alimentare nelnostro territorio il circolo virtuoso tra ricerca, tecnologia, innovazione, competitività e crescitaeconomica: in sostanza la "filiera della competitività".Naturalmente il quaderno non consegna delle soluzioni preconfezionate, ma analizza i diversifattori e percorsi che condizionano lo sviluppo della società dell'informazione.Il primo livello di analisi è quello relativo alle strategie di sostegno ai processi innovativi, conun approfondimento alle priorità di investimento nella ricerca tecnologica.A questo proposito, uno strumento centrale è l'analisi delle future possibilità tecnologiche edil conseguente impatto economico e sociale. Si tratta di ragionare sul "futuro possibile", aiutatida una analisi di scenario che ci faccia comprendere dove le tecnologie possono ragionevolmentesvilupparsi, sulla base delle conoscenze a nostra disposizione.Un secondo livello di approfondimento riguarda il contesto nel quale si opera e le dinamichedi trasferimento di conoscenza e di cooperazione fra diversi soggetti pubblici e privati, locali edextraterritoriali. Un canale fondamentale consiste nella collaborazione tra università ed impresae negli spin-off, dal mondo della ricerca accademica a quello delle imprese.Un terzo piano di analisi, si rivolge all'impiego delle soluzioni tecnologiche esistenti e all'accessibilitàdelle tecnologie da parte delle imprese.Nonostante le semplificazioni del caso e prima di arrivare a formulare delle considerazioniottimistiche, occorre ancora sciogliere parecchi nodi. Primo fra tutti, la fase di identificazionedella soluzione adatta per la propria realtà, nonché la valutazione dei costi e dei benefici, nonsolo diretti ma anche indiretti e la gestione di inevitabili e spesso salutari passi riorganizzativi,che comportano a loro volta costi aggiuntivi nella progettazione e gestione.BIC Notes – settembre 2004 – Editoriale 3


FocusLe tecnologie della e-society e le strategie per la ricercaLe strategie di sostegno ai processi innovativiSistemi innovativi e dimensione localeI sistemi innovativi regionaliSpin out accademiciIl caso dell'Università di CambrideTecnologie e impreseLe opportunità di adozione di tecnologie di rete per le impreseVisioni per il futuroLe iniziative per un impatto positivo della e-society sullo sviluppo locale


1.3 Ricerca, innovazione, competitività,crescita economicaCon queste considerazioni, nelle pagine cheseguono si ripercorre a grandi linee la riflessionedegli ultimi due decenni sull'intrecciodelle tematiche: ricerca e tecnologia (7), tecnologiedi rete, dell'informazione e della comunicazionein particolare, economia della conoscenza,innovazione e sviluppo locale/regionale.Lo scopo è fornire spunti di discussioneper una comunità di soggetti che a livellolocale/regionale voglia impegnarsi nella definizionedi una visione per il futuro, nella identificazionedi un percorso da seguire per losviluppo del proprio territorio e delle proprierisorse e potenzialità.Ci si concentra oggi sulla "e" di e-society,sulla trasformazione che le tecnologie dell'informazionee della comunicazione induconoin modo straordinariamente pervasivo sullamaggior parte delle attività economiche edelle relazioni fra individui, istituzioni, imprese.E-society è la società che conosciamo, allaquale possiamo gradualmente apportaremodifiche e trasformazioni derivanti dallaapplicazione di una famiglia di tecnologie alleattività esistenti o per l'introduzione di nuoveattività, per avvicinarci alla società che vorremmo.La rapidità dell'adozione, le aree toccateper prime, ma anche la disponibilità delle tecnologieda applicare e di risorse umane competentisono fra gli elementi che fanno la differenza.Quale società ci troveremo fra undecennio o due? Quale società vorremmo aquel tempo e cosa possiamo fare per avvicinarcialla società desiderata? Ragioniamoci insieme.Il carattere pervasivo delle tecnologie dell'informazionee della comunicazione, la fortecomponente di comunicazione, condivisione,modernizzazione, l'impulso all'innovazione ealla riorganizzazione sia nelle attività economicheche in quelle istituzionali, le potenzialitàdel coordinamento remoto. Questi sonofra i più rilevanti aspetti e meccanismi che losviluppo delle tecnologie elettroniche hamesso in luce ed attivato. Le aree di impattodi tale apparentemente inesauribile volano,sono rappresentate sia da contesti nei qualiadottare applicazioni che incorporano nuovetecnologie, sia da azioni e dinamiche checoinvolgono singoli soggetti, comunità diinteresse, comunità territoriali.Una riflessione specifica va dedicata allerisorse umane, sollecitate enormemente dall'esposizionealle nuove tecnologie e dalleopportunità di adozione e di trasformazioneche esse offrono. Un altro terreno cruciale èrappresentato dall'entità e dalla direzionedegli sforzi di ricerca, dalle priorità e dallestrategie di impegno diretto, cooperazione escambio che ciascun paese o comunità decidee riesce a mettere in atto. La selezione delletecnologie da impiegare per il sostegno alleattività esistenti e per alimentare nuove attivitàè un esercizio difficile, che richiede nonsolo ingenti finanziamenti, numerose e qualificaterisorse umane, costanza e impegno prolungato,ma anche una dose di creatività e disguardo al futuro, in uno sforzo collettivo pertracciare una prospettiva per il nostro futuro.7. Su questo tema si veda, fra i tanti contributi, Amato G., Cassese S., Varaldo R. (2002), “Nuove tecnologie e industrietradizionali”, Franco Angeli, Milano.BIC Notes – settembre 2004 – Focus 11


2. Le tecnologie della e-society e lestrategie per la ricercaCostruire una prospettiva sull'evoluzionedelle tecnologie per la società che vogliamo,rappresenta un tassello importante per indirizzarele risorse di cui si dispone - semprelimitate - nelle direzioni coerenti con i risultatiauspicati. Il foresight tecnologico è diventato,nell'ultimo decennio, un esercizio piuttostodiffuso a livello nazionale nei paesi industrializzati,ma in aumento anche nei paesi checercano di accelerare il processo di crescitaeconomica saltando qualche stadio. Ed anchea livello sub-nazionale, da comunità regionalio locali, che si interrogano sulla miglior combinazionefra soglia dimensionale minimanecessaria per l'attivazione di un impegno diricerca e composizione delle aree di ricerca dapresidiare direttamente (8).Recentemente sono stati avviati sia daigoverni nazionali che dalla stessa UnioneEuropea percorsi di costruzione collettiva diuna prospettiva sui fabbisogni e sulle potenzialitàdella tecnologia nel contesto territorialeprescelto (Technology Foresight). L'eserciziopiù ambizioso, in corso a livello europeo, èfocalizzato sulle tecnologie rilevanti per lo sviluppodella società dell'informazione. Si trattadi “FISTERA, Foresight on theInformation Society Technologies in theEuropean Research Area” (9), progetto che sipone l'obiettivo di fornire uno strumento diguida fra le varie famiglie di tecnologie, al finedi indirizzare la ricerca e la cooperazione inmaniera più oculata ed efficace.Le domande a cui si cerca risposta sono:• dove ha senso investire denaro in ricerca?• in quale area esso sarà più produttivo?L'approccio metodologico seguito si articolain quattro stadi: le tecnologie, le funzionalitàche esse rendono possibili, i servizi oprodotti che le funzionalità generano - perciascuno dei quali va analizzato il lato domanda(presenza, bisogni fondamentali, beneficiper gli utilizzatori, costi, ecc.) e il lato offerta(posizionamento competitivo, rendimenti,ecc.) - ed infine gli ambienti o contesti neiquali i servizi o prodotti trovano applicazione.I quattro stadi sono concatenati e si influenzanoa vicenda nel corso del tempo, richiedendoperò una analisi delle dinamiche economichee delle strategie dei soggetti operantiin ciascuno degli stadi. L'esame dell'evoluzionenel tempo delle famiglie di tecnologie -sulla base sia delle caratteristiche di prestazionedel recente passato, sia delle aspettative edelle scommesse per il futuro dei soggettiimpegnati nella ricerca - ed il contributo difamiglie di tecnologie all'aumento delle funzionalitàconsente di identificare alcune traiettorietecnologiche alternative. Esse andrannomonitorate, e ciascun soggetto che intendacomprendere le sue potenzialità in campo tecnologico,dovrà posizionarsi lungo le traiettorieidentificate e giudicare se e lungo qualilinee di sviluppo sia possibile impegnare risorse,per migliorare il proprio posizionamento.2.1 Le tecnologie rilevanti nella e-societyUn primo sforzo di identificazione e classificazioneha riguardato le tecnologie che abilitanoe alimentano la e-society: le famiglie ditecnologie, a cui corrispondono diverse funzionalità,sono otto.Un'area territoriale che si misura rispettoalla società dell'informazione e alle tecnologieche ne alimentano l'evoluzione dovrà giungerea selezionare le traiettorie rilevanti per sé,sia in termini di opportunità di sfruttamentodelle tecnologie da parte di imprese operantinell'area, sia in termini di sviluppo di servizi eprodotti giudicati basilari per i soggetti del-8. Il punto di riferimento in Italia è rappresentato dalla Fondazione Rosselli. A livello europeo, fra gli altri si segnala ilPREST, Università di Manchester, UK.9. Specificamente sulle tecnologie a sostegno della società dell'informazione il network FISTERA http://fistera,jrc.es.12 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


l'area. Gli strumenti costruiti e messi a disposizioneda FISTERA - e da altre iniziative analoghe- forniscono una griglia di ordinamentodelle informazioni concernenti le tecnologieper la e-society, le direzioni ed il ritmo di sviluppoattesi, gli sforzi di ricerca già messi incampo dai principali attori internazionali dicui si è riusciti a raccogliere il piano di investimentoe presentano informazioni relative allacatena costi/prestazioni/prezzi/ servizi- prodottipotenziali. Ciascuna impresa, ciascuncentro di ricerca e ciascuna sede di governoterritoriale, dovrà impegnarsi a far emergere leproprie priorità in termini di direzione edentità degli sforzi di ricerca, o in alternativa lestrade di reperimento dei risultati di ricerchesviluppate da altri, coerenti con i propri obiettivi.Grafico 3 - Tecnologie che abilitano alimentano la e-society.Tecnologie di comportamentoAffective computerAgentiAvatarTecnologie di comunicazione3GAntenneBluetoothRete di TV via cavoStazioni base per cellulari digitaliGalileoGPSReti domesticheModemFibre otticheReti di distribuzione passivaLinee di trasmissione di energiaConnettività via radioAnelliSatelliteSoftware RadioTrunkUWBWiFiWPANxDSLTecnologie di immagazzinamentoImmagazzinamento distribuitoDRAMDisco fissoDisco otticoMemoria read onlyDatabase semanticoTecnologie dei punti terminaliTag attiviBeaconBio-markerBio-elettronicaBiometricaSensori per macchine fotografiche digitaliE-inkCatturatori di gestiInterfacce apticheOlografiaMEMSChip micro deliveryNanotecnologieOLEDTag otticiTag passiviSensoreWet-ware/biotecnologieBIC Notes – settembre 2004 – Focus 13


Grafico 3 - Tecnologie che abilitano alimentano la e-society.Dispositivi tecnologiciScannerStampanteBio-stampanteTelefono cellulareCRTVideoregistratore digitaleLettore e-libriSchermo piattoSupporto per informazioniNotebookPDAPCStampanteProiettoreRobotTecnologie di codificaMPEGCrittografia con chiave pubblicaTecnologie di processing(trattazione/elaborazione)Processing del segnale digitaleProcessing distrubuitoProcessing graficoGRID computingMicroprocessoreProcessing mobileComputer molecolareComputer QuantumSoftwareSintesi e riconoscimento vocaleTecnologie alimentatori di energiaBatterieDispositivi micro piezoelettricoFonte dati: FISTERA, Deliverable 2, TILab (2003).2.2 Le funzionalitàIn questo percorso, lavorare sulle funzionalitàe sui conseguenti servizi-prodotti da esse supportatiaiuta a coniugare le tecnologie con irisultati in termini di benessere degli abitantidell'area e di prosperosità di specifici settori eambienti applicativi. Le funzionalità identificatenella prima fase del lavoro del gruppoFISTERA sono più difficilmente raggruppabiliin quanto ciascuna indica una funzioneGrafico 4 - Funzionalità nella prima fase di lavoro del gruppo FISTERA.Rappresentazione di immagini 3DAmpiezza di bandaComunicazioneCattura dei datiCodifica crittograficaPiattaforme di giocoImmagazzinamento dei giochiInterfacce umaneRiconoscimento di immaginiCodifica di informazioniPresentazione di informazioniRintracciamento di informazioniInterattivitàComprensione di linguaggiMicroincorporazione e incapsulamentoMultimodalitàIdentificazione personalePuntatoriAtomi stampantiProcessingProfilazioneSicurezzaShadowing (cattura di dati di attività di vitaquotidiana)ImmagazzinamentoPresenza virtualeWearable - indossabilitàFonte dati: FISTERA, Deliverable 2, TILab (2003).14 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


che si può utilmente combinare con una seriedi altre al fine di comporre la prestazione diun servizi o di un prodotto.Le linee di evoluzione delle funzionalità,rese possibili dai progressi realizzati nelleteconologie, consentono di disegnare possibilipercorsi evolutivi che tracciano delle traiettorietecnologiche il cui asse orizzontale èrappresentato dal tempo e quello verticaledalla metrica scelta per misurare la prestazionecorrispondente. Spesso è necessario utilizzarepiù di un indicatore. Ad esempio, perl'alimentazione di energia si farà riferimentoalla durata di erogazione dell'energia, maanche al peso e alla dimensione della batteria,nonché al calore sviluppato nell'erogazione.2.3 I servizi e gli ambientiServizi/prodotti ed aree applicative, sonoinsiemi molto numerosi: industria, terziario,formazione e aggiornamento professionale,comunità professionali, e-government, salute,turismo, cultura/arte, e tutte le altre aree rilevantiper un determinato ambito territoriale.Per ciascuno di essi è necessario effettuareuna valutazione della dimensione potenzialedel mercato, della tipologia di mercato (privato,imprese o famiglie/individui, sociale, pubblico,comunità, ecc.), del grado di sviluppodel mercato (embrionale, in crescita, maturo,in declino), degli attori presenti e potenzialientranti, del grado di competitività delle possibilialleanze e di tutti gli altri aspetti cheaccompagnano le decisioni di investimentodei soggetti economici.Per valutare quindi il valore potenziale diuna tecnologia, è necessario osservarla oimmaginarla nel contesto nel quale potrà essereapplicata. Un secondo aspetto riguarda ilsuo carattere incrementale o il suo portato didiscontinuità e di rottura con i percorsi evolutivie di sfruttamento economico passati.La fase cruciale sta quindi nel comprenderele relazioni fra la nuova tecnologia e altre tecnologie.Si tratta di una tecnologia esistente ototalmente nuova? È una tecnologia di base oaggrega diverse tecnologie e campi disciplinari?Quale valore potrà scaturire da un investimentoin questa tecnologia? Vale la pena diinvestire? Per monitorare l'evoluzione di ciascunatecnologia, è necessario rappresentarel'evoluzione nel tempo delle prestazioni attesedegli oggetti che incorporeranno la tecnologia,le principali sfide che i produttori dellatecnologia si trovano di fronte, sia in terminidi maggiori livelli di performance da raggiungeree di costi di produzione da contenere, siain termini di sostituibilità ad opera di un'altratecnologia con prestazioni maggiori o costi diproduzione minori.Per contestualizzare le tecnologie è necessarioleggerle alla luce delle funzionalità cheesse renderanno possibili e quindi chiedersi larilevanza di questa funzionalità, i bisogni a cuipuò rispondere e soprattutto individuare letecnologie alternative alla base della stessafunzionalità e confrontare la loro evoluzionenel tempo.Sul fronte dei servizi, invece, le primedomande riguardano l'individuazione deititolari del business cioè coloro che sono ingrado di erogare il servizio o offrire il prodottoad un mercato disposto ad acquistarlo.Qual è la dimensione del mercato potenziale?Cambierà sognificativamente nel tempo?Giunti al livello degli ambienti, ci si devechiedere chi trae beneficio in quell'ambiente,dal servizio/prodotto basato sulla funzionalitàresa possibile dalla tecnologia e quali sonole implicazioni sociali dell'introduzione di taleservizio.2.4 Le discontinuità tecnologicheLe discontinuità o rotture lungo le traiettorietecnologiche identificate, sono uno dei risultatipiù importanti dell'esercizio qui descritto.Si tratta di immaginare e riconoscere in anticipopossibili cambiamenti radicali chepotrebbero interessare il mix di funzionalità econseguentemente l'insieme di tecnologie cheverranno richiamate per fornire tali ridefinitefunzionalità. È possibile che un certo insiemedi tecnologie, produzione, distribuzione eadozione portino ad una rottura in un certosegmento di mercato per come lo si conosceoggi, aprendo opportunità per nuovi attori emutando il vantaggio competitivo di attori dipaesi differenti. È molto difficile spiegareBIC Notes – settembre 2004 – Focus 15


quando ciò accade e quali sono le cause, ma èpossibile tentare di indicare il perché puòaccadere, indirizzando le scelte di investimentodi conseguenza. Accanto al meccanismodella migliore prestazione ad un costo piùbasso ne vanno scoperti altri possibili. Il gruppodi lavoro di FISTERA ha iniziato identificandoneun primo blocco, rispetto al quale sitratta di comprendere se si hanno delleopportunità di risalita lungo la linea di posizionamentoin una fase di instabilità e dimodifica dei pesi relativi delle tecnologie edelle loro prestazioni.Le discontinuità indicate nella prima fasedel lavoro del network FISTERA sono nove.Ciascuna di esse richiede una trattazione aparte, dedicata sia a comprenderne le potenzialitàdi verifica, sia la portata in termini diconseguenze economiche, di opportunità dimercato, ma soprattutto dell'emergere di possibilicolli di bottiglia o nuovi punti di forzalegati alla posizione strategica conquistata daimprese precedentemente meno prominenti.Proprio le opportunità di riposizionamento edi risalita che possono essere perseguite dasingole imprese e da comunità territoriali chedecidano di ridirezionare i propri sforzi nellaricerca rappresentano il valore del riconoscimentodi punti di rottura possibili. Questenove discontinuità e le ulteriori che verrannoidentificate, rappresentano quindi singolipunti di riflessione sui quali la comunità localedovrà impegnarsi a misurarsi, a valutare leproprie potenzialità e la rilevanza delle conseguenzedi ciascun evento sull'economia dell'area.La riflessione sulle scelte strategiche diinvestimento in ricerca richiede un’ampia basedi partecipazione di diversi soggetti: governo,istituzioni locali e di livello superiore; comunitàscientifica; imprese sia come produttori diricerca scientifica sia come utilizzatori deirisultati della ricerca; rappresentanti dei cittadini.Solo così si può tentare di mobilitare lerisorse disponibili e le risorse attivabili in direzionisinergiche che consentano di avvicinarsiagli obiettivi comuni. E va deciso l'orizzontetemporale al quale fare riferimento e su cuitarare la raggiungibilità degli obiettivi. Piùl'orizzonte temporale è vicino, più attendibilisono le valutazioni ma minore è il margine dimanovra e lo spazio di modifica della propriaposizione.Grafico 5 - Discontinuità nella prima fase del lavoro FISTERA.Trasformazione dei prodotti in serviziScomparsa del computerCommettività ubiqua e senza soluzioniCambiamento dei modelli di flussi di trasmissioneAmpiezza di banda infinita, wirelessProdotti usa e gettaSistemi autonomiDal contenuto al packagingEmergere di infrastrutture virtualiFonte dati: FISTERA, Deliverable 2, TILab (2003).16 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


3. Sistemi innovativi e dimensionelocaleUna recente riflessione sulle origini e sullanatura dell'innovazione nell'era dell'economia,della conoscenza e in particolare, sultema dei sistemi innovativi regionali (10), mettea confronto tre delle principali forme di sistemainnovativo sub-nazionale studiate dallaabbondante letteratura dell'ultimo decennio.La ricerca sui sistemi innovativi, avviata nellaseconda metà degli anni Ottanta (11), ha accumulatostudi di oltre 200 sistemi innovativiregionali, che oggi sono analizzati in formacomparativa anche dal MIT (12).L'approccio della "tripla elica"(13) è centratosul ruolo che le università imprenditorialisvolgono in relazione con l'industria e le istituzionigovernative nell'alimentare il processoinnovativo. Qui si considerano le macro-istituzioni"industria", "università", "governo" ela crescente necessità di una loro interazionesistemica nell'economia della conoscenza enel contesto competitivo globale che richiedonoun maggior coinvolgimento della componentescientifica nella produzione.Le aree ricche di centri di ricerca universitarivedono crescere la domanda di trasferimentodi conoscenza, dai laboratori universitarialle imprese e tramite il governo, anche allasocietà. Industria e governo accrescono laloro disponibilità a pagare per avere il privilegiodi accedere alla conoscenza che scaturiscedalla ricerca e alle conseguenti opportunità dicrescita; quindi finanziano maggiormente laricerca, sostengono i meccanismi di interazionefra i tre soggetti istituzionali, il potenziamentodi infrastrutture (incubatori, parchiscientifici) e stimolano le competenze imprenditorialidel mondo accademico. Il contestosocio-economico dovrebbe influire sulla coevoluzionedi scienza e società, in modo chele capacità conoscitive rendano i processi istituzionalie organizzativi ricettivi ai problemidi interesse sociale, integrando comunità dipratiche transdisciplinari fino a formare labase di conoscenze per l'apprendimento el'innovazione delle politiche. Anche in Italiaperò, si è registrata una certa delusione relativamenteal ruolo che le università possonosvolgere come motori di sviluppo regionale.Partendo dall'esperienza del sistema istituto -grande impresa - spin-out di Pisa, giudicatoun successo anche dall'OCSE (14), si è sviluppatoun approccio che riconosce la debolezzadell'università come unico tramite e per il trasferimentodi conoscenza e la centralità dellaconoscenza sviluppata nella ricerca per lo svilupporegionale.Emergono qui particolari comunità epistemichee una visione dell'innovazione in uncerto senso cibernetica.L'approccio della "busta scalare" (15) sottolineal'importanza della dimensione regionale10. Cooke P. (2004), “Systemic Innovation: Triple Helix, Scalar Envelopes, or Regional Knowledge Capabilities, anOverview”, presentato alla International Conference on Regionalisation of Innovation Policy - Options & Experiences,Berlino, 4-5 giugno 2004.11. C. Freeman's (1987) “Technology Policy & Economic Performance: Lessons From Japan”, Pinter, London.12. MIT Industrial Performance Centre - Local Innovation Systems Project. http://ipc-lis.mit.edu/intellectual.html.13. Etkowitz H. e Leydesdorff L. (1997), “Universities and the Global Knowledge Economy”, Pinter, London.14. OECD (2002), “Benchmarking Industry-Science Relationships”, OECD.15. Cooke P. (2001), “Regional innovation systems, clusters and the knowledge economy”, Industrial & CorporateChange, n. 10; Cooke P. (2002), “Knowledge Economies”, Routledge London; Cooke P, Heidenreich M. e Braczyk H.(2004), “Regional Innovation Systems”, Routledge, London.BIC Notes – settembre 2004 – Focus 17


quali ad esempio le biotecnologie. Esso è connessoagli "spillover di conoscenza localizzati",la cui valorizzazione potrebbe dipenderedalle risorse di ogni singola impresa o dallecapacità dinamiche o dal networking di conoscenze.Le capacità dinamiche, quando presenti,stimolano una spirale di trasferimento diconoscenze, cioè un innalzamento del livellodi conoscenza come risultato di una dinamicadi complementarietà tra soggetti. La prospettivadell'economia della conoscenza non èuna idea nuova. Oltre a Marx, Schumpeter giàriconobbe l'importanza della conoscenza parlandodi "nuove combinazioni di conoscenza"(18). Marshall poi ci disse che il capitale ècostituito in gran parte da conoscenza e organizzazionee che la conoscenza è uno dei piùpotenti motori di produzione (19).Fu però Penrose (20) ad indicare la conoscenzacome la risorsa economica più importante,introducendo le basi per l'approcciodelle capacità dinamiche delle imprese allamicroeconomia (21) e dicendoci che il tasso dicrescita di una impresa è limitato dalla crescitadella conoscenza al suo interno, mentre lasua dimensione è limitata dall'efficienzaamministrativa. L'impresa è quindi un contenitoredi conoscenza.Reti di conoscenza e valore della conoscenzatrasferibile al resto dell'economia sonoconcetti già discussi da Penrose, il quale sottolineache il sorgere di reti di conoscenza fraimprese, rappresenta una metamorfosi nellaeconomia contemporanea, puntando soprattuttoalla necessità di facilitare l'interazione elo scambio piuttosto che la conservazione insegreto della conoscenza.Le posizioni di leadership riscontrate neisettori hi-tech possono essere attribuiteall'evolversi di sfere di capacità fra le qualihanno luogo interazioni negoziate fra aree dicompetenza differenti. E il valore tende arisiedere maggiormente nelle risorse organizzativee di conoscenza di attori diversi dallegrandi imprese. Qui il ruolo degli spillover, odelle economie esterne accresce la sua importanza.Nelle bio-regioni, anche se i costi diinsediamento sono maggiori, è convenienteper le imprese restare o insediarsi per beneficiaredelle capacità di mettere in rete la conoscenza.Ciò è il risultato di capitale umanocon talento, formato negli istituti di ricercalocali e nei laboratori delle università, dellapresenza di scienziati di livello elevato e deiloro team di ricerca, della possibilità di collaborarecon team di ricerca dello stesso livelloe con competenze in campi affini e della presenzadi investitori finanziari che conosconole potenzialità del settore hi-tech nel quale leimprese operano.Nel campo della biotecnologia, è statonotato che che la commercializzazione richiedeil controllo di grossi quantitativi di conoscenzascientifica prevalentemente non codificata.Le imprese dipendono quindi dagliscienziati che le aiutano a "tradurre" le conoscenze.In questo campo non si riscontra ladiffusione di spillover puramente di conoscenza,non pecuniary, o di interdipendenzenon negoziate, cioè gli scienziati valorizzanola propria conoscenza estraendone un profitto.La performance delle imprese del settorerisulta associata positivamente al numero diarticoli scientifici pubblicati dagli scienziati di18. Schumpeter J., (1912), “The Theory of Economic Development”, Oxford University Press, Oxford.19. Marshall A. (1916), “Principles of Economics”, Macmillan, London.20. Penrose E. (1959/1995), “The Theory of the Growth of the Firm,” Oxford University Press, Oxford.21. Teece D. e Pisano G. (1996), “The dynamic capabilities of firms: an introduction”, Industrial and Corporate Change, n.3.BIC Notes – settembre 2004 – Focus 19


iotecnologia delle locali università.L'esame del cluster di biotecnologia diBoston (22) ha portato ad indicare i due aspettiseguenti come processi chiave tramite iquali le capacità dinamiche proprie del luogosi sono espresse in ricerca, trasferimento diconoscenza e commercializzazione di bioscienza:a) la differenza fra canali (aperti) e condotti(chiusi). Il primo offre maggiori opportunitàdi accrescimento delle capacità conoscitivein quanto consente "perdite e irrigazioni";b) le organizzazioni di ricerca pubblichesono un magnete fondamentale per leimprese in cerca di profitto in quanto esseperseguono una politica di "scienza aperta"che nell'era dell'economia della conoscenzarappresenta una promessa diopportunità di innovazione. Esse sonoconsiderate la fonte primaria di incrementidi produttività, di competitività delleimprese e conseguentemente di crescitaeconomica.L'approccio funzionalista è fortementebasato sulla costruzione del consenso, nelquale il sottile meccanismo delle capacità diconoscenza specifiche rilevanti a livellomicroeconomico, viene oscurato dall'enfasimacroeconomica posta sugli enti istituzionalidi grandi dimensioni e non consente dicogliere quella tipologia di legami fra ricercatorie manager d'impresa che sono in grado dicreare innovazione a livello di sistema.Inoltre, l'eccessiva enfasi posta sull'aspettodimensionale non consente di cogliere la rilevanzadelle relazioni di potere fra membridelle reti su scala locale/regionale, non permettendodi cogliere i microprocessi tramite iquali la ricerca opera in pratica nella economiadella conoscenza.L'approccio basato sulle capacità di conoscenza- applicato con successo nel settore farmaceuticoe delle biotecnologie - riconosce leimprese come risorse di produzione e competenzeamministrative. Esse sono in grado dialimentare una spirale di crescita, quandoattori con capacità di conoscenza di variogenere si trovano a concentrarsi in pochiposti, tipo cluster o megacentri. In questicontesti, la conoscenza fluisce sia localmenteche globalmente con interscambi con soggettilocalizzati in altre aree. E in questo approccionon si fa tanto riferimento alla contiguitàgeografica generata dalla dimensione del"contenitore locale", quanto ai "nodi dellarete" che agiscono come punti di relay in unsistema innovativo con caratteristiche locali eglobali al contempo.Il quesito lasciato aperto nel dibattitorecente è: quanto praticabile è questo approccioin altri settori? È comunque riservato asettori hi-tech? O un impulso alla ricerca euna politica di apertura e di accessibilità dellaconoscenza può dare un impulso positivo allacrescita in vari altri settori di attività? Questa èla sfida alla quale ci troviamo di fronte, partendoda una dotazione di laboratori universitarie di centri di ricerca che non ha nulla dainvidiare ai maggiori luoghi della ricerca internazionale.Non ci resta che impegnarci nellaloro valorizzazione.22. Owen-Smith J. E Powell W. (2004), “Knowledge networks as channels and conduits: the effects spillovers in the Bostonbiotechnology community”, Organization Science, n. 15.20 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


i vari spin-out, aspetto ancora trattato troppomarginalmente. Le distinzioni fra differentispin-out sono prevalentemente basate sullacapacità dell'impresa di trasformare la conoscenzascientifica in tecnologia di base e poiquest'ultima in tecnologie specifiche per unaapplicazione. Un altro schema di classificazionesi basa invece sui diversi modi di operare:contratti di consulenza e ricerca e sviluppo,orientamento al prodotto, orientamento alladotazione tecnologica.Gli spin-out accademici, sintetizzando i dueapprocci menzionati e utilizzando la concettualizzazionedell'attività imprenditoriale propostada Penrose (26), possono essere suddivisiin base alle diverse tipologie di attività che daessi vengono generate. La tipologia propostada Garnsey lega il processo imprenditoriale diformazione dell'impresa alla visione dell'aziendabasata sulle risorse. Come elementocentrale di tale approccio, l'imprenditore siadatta e modifica la sua idea di business amano a mano che accumula esperienza.4.1 Il processo imprenditoriale e ilfabbisogno di risorseIl processo imprenditoriale viene visto comecomprendente il perseguimento dell'opportunità,la mobilizzazione delle risorse e la creazionedi una base di risorse affiché l'attivitàimprenditoriale produca valore e catturi rendimenti.Una delle prime difficoltà che incontra unimprenditore accademico, è identificare eselezionare una opportunità di produzionerealizzabile. Le opportunità sono attivate sullabase del loro riconoscimento, azione che èperò soggettiva e spesso dipende dall'accessoa specifiche conoscenze. La ricerca condottain campo universitario può fornire elevatepotenzialità per tecnologie generiche e richiedeparecchio lavoro aggiuntivo - e conseguentiincertezze - per giungere allo sviluppo diapplicazioni. I brevetti iniziali costituisconofrequentemente una base insufficiente per losfruttamento economico. È necessario realizzaremiglioramenti e sviluppi e attivare protezionedella proprietà intellettuale al fine disfruttare commercialmente la tecnologia.L'opportunità più accessibile è fornire servizibasati sulla conoscenza su base consulenziale.Per la mobilizzazione di nuove combinazionidi risorse, data la scarsa esperienzaimprenditoriale degli accademici, è necessarioun consistente capitale di investimento percoprire le spese del lungo lavoro di svilupporichiesto per portare la tecnologia più vicinoal mercato. I fondi universitari non copronoquesto tipo di costi, ma gli universitari possonofar uso di strumenti e ambienti dell'universitàche abbattono i costi di infrastruttura acui si va incontro quando si crea una base diproduzione innovativa.L'organizzazione della base di risorse ènecessaria per realizzare l'opportunità, cioèper realizzare la conversione degli input inoutput che generano entrate. La base di risorseche rende possibile questo processo - trasformazionedelle risorse input, produzione diun dato risultato, cattura di entrate dai clienti- è costituita da risorse finanziarie, fisiche eumane, alcune provenienti dall'esterno. Labase produttiva comprende tutte le componentifisiche dell'impresa, mentre la base commercialefornisce le competenze legali e dimarketing, nonché il supporto di partner ecollaborazioni.Il concetto di base produttiva si applicaanche ai servizi di ricerca che richiedono capacitàdi generare, trasformare, immagazzinare,richiamare informazioni e convertirle inconoscenzautile ed intelleggibile da comunicare aipropri clienti. Si tratta di un vero e proprioprocesso produttivo.Sia i fattori esterni presenti nell'ambiente incui l'impresa potrà operare, sia i fattori interni,sono fonti di risorse apprezzabili e rilevantinell'emergere dello spin-out. Tali fattori siinfluenzano a vicenda, alimentandosi o inibendosiin una relazione dinamica. Entrambii gruppi di fattori vengono utilizzati per metterein relazione la nuova idea o l'invenzionecon un bisogno o con un problema nel mercato,aprendo così nuove opportunità.26. Penrose E. (1959/1995), The Theory of the Growth of the Firm, Oxford University Press, Oxford.22 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


Diversi tipi di attività imprenditoriale possonoessere identificati con il noto concetto dimodello di business. Esso riassume l'attivitàdell'impresa, di quali risorse è dotata, comecrea valore e come vengono realizzati i rendimenti.Nel campo preso in considerazione,l'opportunità di mercato più accessibile è lafornitura di consulenza basata sulla ricerca odi servizi di ricerca per i clienti. All'estremoopposto, cioè più difficile da realizzare, risultala produzione di un prodotto fisico, inquanto più lontana dalla mentalità e soprattuttodall'esperienza di uno scienziato.L'opportunità successiva, sempre in terminidi accessibilità, riguarda lo sviluppo di risorsetecnologiche e la loro protezione con la registrazionedi diritti sulla proprietà intellettualeche possono poi essere venduti o dati in licenzaai clienti. L'attività produttiva in questocaso consiste nello sviluppo di una tecnologiadalla fase "pre-competitiva" a quella "vicino almercato" e genera rendimenti derivanti dairisultati di ricerca tramite la concessione dilicenze o la vendita.Un tipo di impresa capace di generarenuovi diritti di proprietà intellettuale tramiteattività di ricerca e sviluppo, basata su di unGrafico 6 - Le cinque categorie di spin-out identificate sulla base del modello di business.Conoscenza/esperienza imprenditoriale dello scienziatoscarsaelevataprimo nucleo di risultati, viene chiamato"impresa sviluppo". Un campo di ricerca nelquale si incontra questo tipo di impresa è ilfarmaceutico, ma anche il software.Quando poi, proprio dal software, si riescead estrarre oltre alla licenza anche un prodotto,è necessario mettere in piedi un processoproduttivo vero e proprio, benché con costi diproduzione contenuti rispetto a quelli necessariper un prodotto fisico.Una delle strade più impegnatve è quellache richiede la creazione di una infrastrutturafisica per la produzione di un prodotto basatosulla ricerca scientifica. Ciò avviene ad esempionel caso di imprese in campo ambientaleper le quali è necessario costruire una nuovainfrastruttura per supportare le tecnologieverdi. Ciò accade anche per le imprese cheforniscono prodotti di telecomunicazione.Queste cinque categorie riassumono idiversi tipi di spin-out riscontrati, organizzatisulla base dei due assi della precedente esperienzae conoscenza dell'imprenditore e dell'intensitàdi risorse richieste. I due assi interagisconofra di loro nell'influenzare il processo.Si può assumere che più l'attività è vicinaalla conoscenza e all'esperienza dello scienzia-creare infrastruttureprodottisoftwarelicenze IP (proprietà intellettuale)consulenza tecnica, servizi alla ricercascarsaIntensità del fabbisogno di risorse necessarieFonte dati: Garnsey (2004).elevataBIC Notes – settembre 2004 – Focus 23


to e meno risorse sono necessarie, più velocesarà il percorso verso il mercato.Il numero di spin-out in uscitadall'Università di Cambridge è costantementecresciuto negli ultimi due decenni: meno di 6negli anni Ottanta, da 5 a 10 negli anniNovanta e dal 1998 più di 10 all'anno.L'approccio alla commercializzazione dellatecnologia dell'Università di Cambridge si ècontraddistinto rispetto agli altri atenei inglesi:l'università non ha fornito supporto direttoper intraprendere una attività imprenditoriale,ma l'elevato livello della ricerca scientifica,l'atteggiamento tollerante di laissez-fairenei confronti del trasferimento tecnologico,l'assenza di una politica formale e di una infrastruttura,non ha posto freni agli inventoriaccademici che volevano portare le tecnologiesul mercato. L'università ha consentito che ilpersonale accademico intraprendesse lavoroesterno nella misura in cui essi mantenevanol'impegno a portare avanti i loro compiti diinsegnamento e di ricerca istituzionali.Anche la politica dei registrazione di dirittidi proprietà intellettuale è stata piuttosto liberalee gli accademici hanno potuto richiederei diritti per le proprie invenzioni ad eccezionedi quelle ricerche finanziate da istituzionipubbliche o con contratti industriali che sisono riservati la proprietà intellettuale.Proprio questo approccio informale al trasferimentotecnologico è stato considerato unfattore positivo per la crescita del cosiddetto"Fenomeno Cambridge" e per l'innovazionedi base scientifica. La scelta cosciente di evitarepolitiche strutturate e dettagliate pergovernare i legami con l'industria, hanno, allafine, creato un ambiente favorevole, più flessibile,meno burocratico, nel quale sono prosperatiuna molteplicità di legami con l'industriae la creatività spontanea dei ricercatori neè risultata accresciuta.Questa tradizionale posizione liberaledell'Università di Cambridge sta attraversandouna fase di cambiamento e di allineamentoalle politiche delle altre università delRegno Unito. Dal 2001, l'Università è proprietariadi tutta la ricerca finanziata esternamenteed è stato quindi proposto che divenisseproprietaria anche dei diritti di proprietàintellettuale. Questa proposta ha acceso undibattito conflittuale ancora aperto.Uno dei fattori chiave dello sviluppo delparco scientifico di Cambridge e del centro diinnovazione del S. John's College è stato l'incoraggiamentocostante degli accademici aseguire le proprie idee e a sviluppare i risultatidella loro ricerca. E questo atteggiamentonon verrà modificato, in quanto si è riscontratoche produce risultati positivi.Del campione osservato da Garnsey, solo il18% delle imprese è attivo nella consulenza oGrafico 7 - 9 casi osservati e il progresso di ciascuno nel processo imprenditoriale.Tecnologia1. Dispositivo ottico2. Nuovo tipo di antenna3. Kit di diagnosi rapida per paesi in via disviluppo4. Tecnica anestetica per chirurgia laser5. Strumento scientifico: refrigeratoremagnetico per esperimenti a bassa temperatura6. Sistema di rilevazione del movimento esoftware di analisi7. Strumenti per progetti sul fondo marino8. Apparecchiature robot per biotecnologie9. Riconoscimento vocaleTipo di attività realizzata o perseguitaImpresa sviluppo (licenza o produzione)Impresa sviluppo (licenza)Impresa svilupp (licenza)Impresa sviluppo (licenza)Impresa prodottoImpresa prodottoImpresa prodottoImpresa prodottoImpresa softwareFonte dati: Garnsey (2004).24 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


Da questo elenco di fattori, emerge la complessitàdelle questioni che gli imprenditoriaccademici devono affrontare e cercare dirisolvere, quando danno vita ad una impresadi origine accademica. La difficoltà per gliimprenditori/scienziati è che essi tendono adagire in modo pragmatico, optando per unmodello di business sulla base della dotazionedi risorse, ma questo modello di business puònon essere il migliore per rispondere alleopportunità di mercato emergenti, e ciò puòportare al fallimento dell'impresa o a rendimentibassi. È una questione di intuito, divelocità di valutazione e di risposta.Riconoscere l'eterogeneità degli spin-outaccademici e soprattutto identificare i punticarenti di ciascuna tipologia potrà aiutarenella elaborazione di politiche mirate allasoluzione delle specifiche difficoltà e carenze.


5. Opportunità di adozione ditecnologie di rete per le impreseLa disponibilità di tecnologie di rete e di servizie applicazioni sul mercato, abbinata a crescentipressioni competitive sia sul mercatointerno che internazionale, costituisce unostimolo all'adozione di soluzioni che supportinole imprese lungo tutto il sistema del valorenel quale sono coinvolte. Pur in presenza digrosse opportunità di aumento della concorrenzialitàe di crescita della propria presenzasu mercati sempre più estesi, per le impresepotenziali utilizzatrici i processi di selezionedelle tecnologie da adottare e di conseguenteriorganizzazione sono complessi e ricchi diincognite.La capacità di adozione - sulla base dell'esperienzadelle imprese italiane ed europee,come emerge da vari studi di caso condottinell'ultimo decennio e dalle rilevazioni statisticheche anche gli istituti di statistica nazionalihanno iniziato ad introdurre per definire,catalogare e quindi misurare i nuovi fenomeni- risulta influenzata dalla dimensione delleimprese, dal loro grado di isolamento nellavalutazione e nella scelta, dalla disponibilità dirisorse finanziarie ed umane necessarie alla gestionedella fase di riorganizzazione post-adozione,per citare gli elementi di maggior rilievo (27).Varie indagini, condotte tramite intervistedirette o questionari presso le imprese, hannotentato di individuare le potenzialità dell'adozionedelle tecnologie dell'informazione edella comunicazione (ICT), i principali ostacolial pieno sfruttamento delle potenzialitàofferte dalle tecnologie di rete, le incognite acui le imprese si trovano di fronte quandotentano di valutare costi e benefici attesi dell'adozionedi tecnologie di rete. La valutazionedei costi e dei benefici è particolarmentedifficile, in quanto non ci si deve limitare aicosti e benefici diretti, ma è necessario estenderelo sforzo di quantificazione anche ai costie benefici indiretti, primi fra tutti quelli generatidalle inevitabili conseguenze riorganizzativeche il processo di adozione innesca oaccelera.Le tecnologie di rete sono solo uno deglistrumenti, per quanto pervasivi e potenti nelgenerare trasformazioni e nell'attivare processidi riorganizzazione, che le imprese si trovanoa poter utilizzare. Esse si innestano in processidi trasformazione delle relazioni delleimprese e di riassetto delle filiere produttive,rendendone più facilmente realizzabili i percorsie la gestione.Sul fronte della internazionalizzazione, adesempio, le tecnologie di rete affiancano lagestione delle relazioni fra imprese a distanza,il coordinamento da remoto delle fasi del processoproduttivo affidate a imprese localizzatein altri paesi/continenti, il contatto permanutenzione e servizi post vendita cosìcome il feedback informativo. Può esserequindi attribuito anche alla disponibilità ditecnologie di rete l'accentuarsi dell'internazionalizzazionedei processi produttivi oltreche delle singole imprese che effettuano investimentidiretti all'estero.L'internazionalizzazione a monte del sistemadel valore si è ormai consolidata anche fraimprese di media dimensione che allungano lecatene di fornitura, sia di tipo strategico chedi semplice lavorazione (contoterzismo) e legovernano su territori geograficamente piùestesi.Le applicazioni di tecnologie di rete,più diffuse fra le imprese di medie dimensionila cui attività produttiva è basata su interazionidistrettuali, sono rilevate da una interessanteindagine periodica condotta da TeDIS (28),un centro di ricerca costituito dalla VeniceInternational University.Gli ostacoli principali rilevati dall'indagine27. Brynjolfsson E. e Hitt L. M. (2000), “Beyond Computation: Information Technology, Organizational Transformationand Business Performance”, Journal of Economic Perspectives, vol. 14, n. 4; Brynjolfsson E. Hitt, L. M. e Yang S. (2002),“Intangible Assets: Computers and Organizational Capital”, Brookings Papers on Economic Activity, n. 1.28. Center for Studies on Technologies in Distributed Intelligence Systems. Si veda http://www.univiu.org/tedis/.BIC Notes – settembre 2004 – Focus 27


TeDIS derivano dalla difficoltà di immaginareuna applicazione conveniente per l'impresa,soprattutto quando si scende nella dimensione,e dalla difficoltà di "riconoscere" l'applicazioneadatta alla realtà che l'impresa si trovaad affrontare. In positivo va rilevato il crescenteutilizzo di soluzioni basate su Internetper la comunicazione sia interna che con i fornitorie, seppur in misura minore, i clienti, e lagestione di parte dei processi produttivi realizzaticon il contributo di soggetti economiciesterni alla singola impresa, in una logica diimpresa estesa.Le tecnologie di rete offrono soluzioni asupporto di tutto l'articolato e vario sistemadelle relazioni fra imprese, sistema che si vatessendo e intensificando con il diffondersidelle forme organizzative, che non vedonopiù un processo produttivo realizzato dall'inizioalla fine all'interno delle mura di una singolaimpresa, ma si basano su una parcellizzazionedelle fasi di produzione, alla ricercadella specializzazione più spinta per una maggiorecompetitività del prodotto finale.Le relazioni tra imprese possono schematicamenteessere raggruppate in quattro tipologie,riportare nel grafico 8.Per citare alcune delle potenzialità più frequentementericonosciute: l'aumento di efficienzanella gestione dei processi, la più velocecapacità di risposta ai clienti, l'immagineverso i clienti e verso nuovi mercati.Imboccare strade nuove, sia come utilizzatoridi tecnologie nuove, sia soprattutto,come ricercatori e innovatori direttamentenella conoscenza e nella tecnologia, richiedeconoscenza, mezzi, prospettive di ritornodegli investimenti ed un contesto "amico"che fornisca i servizi e i supporti determinantinella scelta e nella realizzazione dell'azioneintrapresa, che fornisca lo stimolo al rischio,che faciliti, dove possibile, la condivisione deimezzi e dei rischi. Tutto ciò, pur in un quadrodi competizione globale, la cui scala peròrichiede un più intenso gioco di alleanze eaggregazioni.Grafico 8 - Matrice delle relazioni tra imprese.Alto grado dicondivisione degliobiettivi tra impreseBasso grado di condivisionedegli obiettivi tra impreseBasso livello di strutturazionedello scambio di informazioniCollaborazioneattività di progettazione e diproduzione (es: progettazione dicomponentistica)Co-decisioneattività decisionale ecoordinamento (es: apertura dirapporti negoziali all'estero)Fonte dati: Future Centre (200).Tipo di attività realizzata operseguitaIntegrazionegestione operativa,amministrazione, rapporticooperativo con fornitori,banche e distribuzione (es: EDIcon i subfornitori)ContrattazioneSupporto all'interfaccia conclienti e fornitori (es: polizzeassicurative, acquisizionematerie prime indifferenziate,aste elettroniche)28 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


Grafico 9 - Obiettivi e strumenti per applicazioni di tecnologie di rete nelle imprese.AcquistiProcessoMercatoObiettivimigliorare la qualità della fornituraridurre i tempi/costi fornituraaumentare la flessibilitàridurre gli investimenti logisticirendere accessibili le informazionirendere flessibili le produzioniottimizzare le risorseacquisire visibilitàfornire servizi innovativifidelizzare il clienteaumentare il fatturatoallargare il mercatoFonte dati: Future Centre (2000).Strumentiaccesso al marketplaceauctionssupply chain managementexchangeavanzamento delle fornitureeXtended ERPsystem integrationmessage brokeroutsourcingnegozio virtualemarketplacecanale telematicocorporate portalcall centerservizi pre - venditaservizi post - vendita6. Quali iniziative per un impattopositivo della e-society sullosviluppo locale?6.1 L'impegno della CommissioneEuropeaLa rilevanza della conoscenza viene riconosciutaattraverso un processo che coinvolge lacomunità locale, al quale partecipano istituzioni,associazioni di interesse e individui, alfine di mobilitare le risorse necessarie al raggiungimentodello scopo.Esercizi di costruzione della coesione alivello regionale hanno impegnato laCommissione Europea negli anni Novantacon programmi come IRISI (Inter-RegionalInformation Society Initiative), RISI(Regional Information Society Initiative), eora ERIS@ (European Regional InformationSociety-Association www.erisa.be).Seguendo un percorso che dal LibroBianco di Delors su occupazione, concorrenzae crescita, è proseguito con il Piano d'azione,“La strada europea per la società dell'informazione”,poi con il Primo RapportoAnnuale del Forum della Societàdell'Informazione, il Libro Verde, “Vivere elavorare nella società dell'informazione”, ilLibro Bianco su istruzione e formazione, ilRapporto del Gruppo di Esperti di AltoLivello, e con le decisioni prese dai paesimembri e dal Comitato delle Regioni, efacendo tesoro dell'esperienza maturata con iprogetti comunitari IRISI e RISI, un gruppodi 28 regioni europee ha deciso di stabilirelegami di cooperazione finalizzati a svilupparela società dell'informazione e soprattutto diplasmarla in direzione di un proprio modellodi e-society orientato a promuovere lo sviluppoeconomico e sociale. La prima iniziativaeuropea, IRISI, risale al 1995 e ha coinvoltosei regioni chiamate dalla Commissione europea(North-West England, Sachsen, NordPas-de-Calais, Valencia, Central Macedonia ePiemonte). La seconda, RISI, ha inizio nel1997 e coinvolge 22 regioni per due anni diattività rivolta a definire un quadro di riferimentoe una strategia per lo sviluppo dellasocietà dell'informazione che ciascuna regionevuole.Oggi ERIS@ è composta da 45 membriBIC Notes – settembre 2004 – Focus 29


egionali e da tre imprese private.Il principale obiettivo è perseguire lo sviluppoeconomico, sociale e culturale sostenibiledelle regioni membro nella e-society ecreare una piattaforma comune per lo scambiodi esperienze, know-how e progetti fra leregioni, perseguendone i benefici sociali edeconomici e le opportunità di crescita.Con quali fini e quali leve? Mantenere unprofilo alto della società dell'informazione,che sia veicolo di sviluppo economico e coesionesociale; aiutare le regioni a definire erealizzare strategie e piani d'azione per lasocietà dell'informazione; sviluppare fortirelazioni di lavoro tra regioni, settore privatoe istituzioni europee; individuare i bisogniemergenti delle comunità regionali attraversopercorsi di ricerca coordinati e comuni; costituireun Forum per la Politica Regionale perla Società dell'Informazione per dare voce alleregioni su questo importante tema; stimolarela consapevolezza della rilevanza della e-societye sostenere l'accesso universale alle applicazionie ai servizi basati sulle tecnologie di retecon il fine di sostenere sviluppo e crescitaregionale, mantenere e creare occupazione,promuovere l'inclusione sociale; affrontare lesfide dell'aggiustamento sociale, della inclusionesociale e della coesione economica inmodo da accrescere le capacità di sviluppo e lecompetenze delle regioni membro.Le svariate attività avviate all'interno dellacomunità di ERIS@ si fondano sulla cooperazione,sullo scambio di esperienze e competenze,sul confronto e la valutazione degliavanzamenti e dell'efficacia delle scelte adottate,sulla partnership e la costruzione dimetodologie condivise.Le principali aree tematiche su cui sonostate costruite comunità di interesse per lo sviluppodi applicazioni e servizi sono:• pubblica amministrazione e e-government:• istruzione e formazione;• imprese;• salute;• trasporti;• mobilità;• contenuti;• inclusione.Le regioni italiane che partecipano aERIS@ sono attualmente: Abruzzo, Calabria,Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte.A queste iniziative, caratterizzate dal filoconduttore della dimensione regionale, siaffiancano l'attività regolatoria, legislativa ed imolteplici filoni di finanziamento dei progettidi ricerca e di cooperazione transnazionale.6.2 Come alimentare il circolo virtuosonell'area laziale?Come alimentare il circolo virtuoso: ricerca >tecnologia > innovazione > competitività >sviluppo?Viene proposto qui un percorso ricco didomande, che richiede l'identificazione deisoggetti - o meglio della comunità di soggetti- che lo intraprenderanno. Essi hanno inprimo luogo il compito di definire obiettivicondivisi. Poi, per affrontare tale quesito ecostruire un percorso di risposta volto ad avvicinaregli obiettivi individuati per l'area laziale,è necessario rileggere il quadro della situazionein funzione degli obiettivi e, con l'aiutodi strumenti atti a supportare il ragionamentoproiettato nel futuro, individuare le prioritàsulle quali impegnare le risorse.Cosa si fa e su cosa si ricerca nell'area laziale?Come si possono utilizzare al meglio isaperi, i risultati della ricerca? Come intercettarerisultati di ricerca di altri? Quali settoriindustriali beneficiano maggiormente? Comecapitalizzare?• lavoro;30 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


Grafico 10 - Quadro d'innovazione regionale 95 -2001: indice sintetico medio - prime 5 regioni italiane.LombardiaPiemonteLazioEmilia RomagnaFriuli Venezia GiuliaLiguriaITALIA0 30 60 90 120 150 180Fonte dati: IPI - Istituto di Promozione Industriale “Regional Innovation Scoreboard”, Roma (2003).NotaL'indice sintetico è composto dai seguenti indicatori:Risorse umane- nuovi laureati in scienza e ingegneria, per migliaia di 20/29 anni;- popolazione con istruzione post-secondaria, in unità di 25/64 anni;- partecipazione in attività di formazione, in percentuale di 25/64 anni;- occupazione i settori manifatturieri a medio-alta e alta tecnologia, in percentuale di occupati totali;- addetti in R&S per migliaia di abitanti.Creazione e applicazione di nuove conoscenze- spese in R&S di enti pubblici, in percentuale del PIL;- spese in R&S di imprese private, in percentuale del PIL;- richieste di brevetti presso UEB, per migliaia di abitanti;- richieste di brevetti high-tech presso UEB, per migliaia di abitanti;- grado di utilizzo di Internet, in percentuale di famiglia.Grafico 11 - Spese in ricerca & sviluppo - incidenza percentuale sul PIL.PiemonteLombardiaEmilia RomagnaValle D'AostaFriuli Venezia GiuliaLazio0,00 0,20 0,40 0,60 0,80 1,00 1,20 1,40 1,60Fonte dati: : ISTAT, La ricerca e sviluppo in Italia nel periodo 2000-2002, Roma (2003).BIC Notes – settembre 2004 – Focus 31


Grafico 12 - Il quadro della situazione da aggiornare per una valutazione comparativa e collettiva.Attori economici, scientifici, istituzionaliStato dell'industria: settori di attività internazionalizzazione, grado di innovativitàRisorse umane: presenza, formazione e competenzeProduzione di conoscenzaRicerca e sviluppoTrasferimento tecnologicoPolitiche per ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico, istituzioni ponteLa valutazione del posizionamento relativodell'area laziale, rispetto ad altre aree territorialiindustriali e scientifiche, italiane ed europee,può essere arricchita da studi di benchmarking,ma richiede una focalizzazionesulle dinamiche relazionali fra i soggetti operantinel territorio e i soggetti esterni con iquali avviare scambi e collaborazioni e sullacapacità di imboccare il percorso che emergeda una riflessione strutturata sul futuro dellasocietà e dell'economia laziale.Se quindi, fra i molteplici possibili servizi asupporto dello sviluppo, se ne possono elencarealcuni a supporto della innovatività delleimprese quali:• assistenza nel business plan;• seed financing;• servizi di management delle risorse conoscitive,produttive, finanziarie e umane, emarketing;• progetti pilota;• progetti di cooperazione e integrazione;• assistenza nei processi di internazionalizzazione;• assistenza nella registrazione di brevetti edi IPR;• illustrazione e promozione della partecipazionea programmi di ricerca finanziatia livello europeo, nazionale e regionale;• indirizzo ai settori di ricerca individuaticome prioritari.Il passo più impegnativo ma più fruttiferoconcerne la promozione di un confronto serioe strutturato, finalizzato a delineare una visioneper il futuro e un conseguente lavoro digruppo orientato a definirne i passi intermedi.6.3 Foresight, perché e come?Fra quelle già presenti nel territorio, quali istituzionie quali azioni sono cruciali? Qualisinergie possono essere messe in campo o alimentate?Si può perseguire la strada della alimentazionedella diversità come generatore di sistemiinnovativi?Quale visione per l'area laziale?Che cosa ci si può aspettare da un eserciziodi foresight e come ci si deve preparare perrealizzarlo?Il foresight aiuta a costruire una visione delfuturo, descrivendo i pattern possibili ed ilegami di influenza reciproca delle principalivariabili che caratterizzano ciascuno dei pattern,a valutare i percorsi auspicabili e, sullabase della fattibilità, a scegliere il comportamentoche maggiormente consente di avvicinarsiagli obiettivi individuati in partenza.Si effettua una valutazione delle tecnologiein termini di attrattività - lo stadio di sviluppoe il loro impatto potenziale sull'economia - edel proprio posizionamento - conoscenze,risorse, compatibilità, attori protagonisti.Con una lettura dinamica nel tempo dellepotenziali interazioni fra tecnologie, funzionalità,servizi e ambienti, soppesando i poten-32 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


ziali spazi di opportunità aperti dalle discontinuitàtecnologiche individuabili, si deve concuderel'esercizio indicando con chiarezza lepriorità tecnologiche, e gli impegni conseguenti,in termini di direzioni di ricerca, accordidi cooperazione tecnologica, azioni di politica.Le priorità andranno periodicamente rivistesulla base dell'evolversi della realtà. Gli indicatoricostruiti nel lavoro di foresight andrannodi anno in anno ritarati, per inglobare i nuovieventi ed i nuovi traguardi effettivamente raggiunti.Con l'esercizio di foresight ci sicostruisce un cruscotto di guida condivisibilefra più soggetti, che aiuta nella identificazionedelle possibilità che abbiamo di fronte, esostiene quindi nelle scelte strategiche.È un esercizio che non si affronta da soli,ma che invece convoglia le risorse in direzionitracciate verso obiettivi condivisi.


AppendiceQualche dato sulla diffusione delletecnologie della e-societyNella regione Lazio, il comparto delle tecnologiedell'informazione e della comunicazioneè caratterizzato dalla presenza degli insediamentistorici di alcune delle principali impreseitaliane e multinazionali del settore, dallalocalizzazione delle sedi della quasi totalitàdegli operatori tradizionali del settore e dalruolo del settore pubblico - governativo,regolatorio, scientifico - come utilizzatorenumero uno, co-finanziatore e interlocutoreprivilegiato delle imprese del settore.Gli altri settori di attività economica, pubblicie privati, esprimono una domanda potenzialedi adozione di soluzioni di rete rilevantirispetto a quanto riscontrabile in altre regioniitaliane maggiormente industrializzate.Anche nel Lazio, benché in misura minorerispetto alle aree della cosiddetta Terza Italia -(Emilia-Romagna, Toscana, Marche eVeneto) così definita per indicarla come unaterza area di sviluppo distinta dall'area diprima industrializzazione del Triangolo industriale(Milano, Torino, Genova) e dalla menoindustrializzata area meridionale d'Italia - èpresente un numero consistente di imprese dipiccole dimensioni. Queste piccole impresepossono destinare solo un ammontare limitatodi risorse finanziarie e umane all'indaginepreliminare alla selezione di tecnologie daadottare e alle attività di riorganizzazione cheaccompagnano l'adozione. È necessario dedicareuna attenzione particolare a questenumerose realtà industriali e di terziario, siaper ampliare il mercato di sbocco dei produttoridi tecnologie di rete e di servizi connessi,sia per facilitare il processo di adozione al finedi accrescere le possibilità anche delle impreseminori di cogliere le opportunità di sviluppoconnesse all'impiego di soluzioni di rete.Questo è il caso della quasi totalità delleimprese di nuova costituzione, siano essespin-out di imprese più grandi o di istituti diricerca, siano nuove imprese che muovono iprimi passi con l'aiuto di istituzioni facilitatricio imprese sole. Le giovani imprese, di qualsiasinatura, sono fra le maggiormente bisognosedi assistenza e aiuto per avvicinarsi allesoluzioni di rete e alle soluzioni tecnologichee per un loro uso condiviso dove possibile.II° Rapporto Assinform sul mercatodell'IT nelle regioni italiane (29)Vengono qui sintetizzati i principali risultatidella seconda edizione del Rapportosull'Information Technology (IT) nelle regioniitaliane, curato da Assinform - Associazionenazionale produttori contenuti, tecnologie eservizi per l'informazione e la comunicazione(www.assinform.it), e derivato dal RapportoAssinform sul mercato dell'Informatica e delleTelecomunicazioni (30).Obiettivo generale del contributo è determinareil valore della spesa in prodotti, programmie servizi informatici nelle regioni italiane,anche alla luce delle iniziative governa-29. Le pagine che seguono sono tratte dal II° Rapporto Assinform (2004) sul mercato dell'IT nelle regioni italiane, realizzatonell'ambito del progetto CRC Centri Regionali di Competenza e promosso dal Ministro per l'innovazione e leTecnologie nel Piano Nazionale di e-government.30. La prima edizione del Rapporto sull'IT nelle regioni italiane (2003) ha consentito di avviare un'analisi mai condottaprecedentemente a livello locale. Esso ha prodotto un interesse elevato e generalizzato, soprattutto presso coloroche operano sul territorio, siano essi interlocutori istituzionali (Regioni ed Enti locali) o di mercato (imprese, associazioniecc.) avviando, tra l'altro, un ampio dibattito sulla tematica e stimolando alcune Amministrazioni Regionali a proporreproprie valutazioni/analisi locali, a partire dal Rapporto di Assinform. Il confronto sui dati pubblicati nel Rapportodel 2003 con i rappresentanti delle regioni e dell'Osservatorio CRC ha portato a rivedere e affinare la metodologia utilizzataper l'edizione 2004.34 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


tive e delle Amministrazioni Regionali.Più in specifico, gli obiettivo sono:1. effettuare un'analisi complessiva dei mercatilocali e della domanda di IT, attraversoindicatori macroeconomici e indicatoridi penetrazione;2. quantificare la spesa IT regionale e permacro-aree geografiche, evidenziandone iltrend dell'ultimo triennio e, partendo datali dati, illustrare i driver che guidano ildimensionamento della domanda a livellolocale;3. analizzare le differenti condizioni delladomanda locale di IT e valutare l'evoluzionenel tempo del digital divide presentetra le regioni italiane.La principale variazione sulla metodologiariguarda l'utilizzo delle unità locali comevariabile che ha concorso all'allocazione dellaspesa IT presso le regioni. Nella prima edizionedel Rapporto, invece delle unità localierano state considerate le imprese e i centri dispesa; partendo da tale logica, la spesa ITdelle imprese plurisede era stata interamenteallocata presso la sede principale (ad es.Direzione Generale), anziché essere distribuitapresso le singole unità dislocate sul territorio.Tale impostazione aveva inevitabilmenteportato a sovrastimare la spesa IT di alcuneregioni, come ad esempio il Lazio, che, sia perla presenza di primarie aziende delle telecomunicazionie della finanza, oltre che per l'accentramentodella spesa IT presso la PubblicaAmministrazione centrale (in particolarmodo, per quanto riguarda la difesa e l'istruzione),aveva assorbito una quota significativadi giro d'affari di competenza di altre regioni.Grazie al criterio della suddivisione perunità locali, invece, la spesa IT viene allocatanella regione in cui è effettivamente statasostenuta, portando quindi ad una ripartizionepiù equilibrata in relazione alla presenzaterritoriale di imprese e istituzioni (31) .La spesa è stata allocata tenendo conto siadella numerosità delle aziende, per ogni combinazionesettore economico/classe dimensionale,sia della diversa propensione agli investimentiin IT delle aziende, in funzione delsettore di appartenenza e della dimensione.La spesa consumer è stata ripartita tra le regioniGrafico 13 - Il mercato dell'IT in Italia (2001-2003 dati in migliaia di Euro e in percentuale).20.000.00020.478.000-2.2% -3.2%20.035.800 19.396.000consumer15.000.00010.000.000-1.8% -3.2%19.572.044 19.215.808 18.600.764aziende5.000.0000-9.5%-3.0%905.956 819.992 795.2362001 2002 2003Fonte dati: Assinform/NetConsulting (2004).31. Rimane esistente una certa concentrazione di centri decisionali e di influenza di scelte di investimento, che a livelloregionale può essere valorizzata come leva di guida e stimolo allo sviluppo.BIC Notes – settembre 2004 – Focus 35


italiane in base a indicatori come la popolazioneresidente, i consumi non alimentari pro-capitee il reddito disponibile pro-capite. Nel 2003la spesa italiana in IT è stata pari a circa 19,4miliardi di Euro. Le aziende hanno speso18.600 milioni di Euro per hardware, softwaree servizi, mentre i restanti 795 milioni derivanodal segmento consumer. La flessione delmercato IT in Italia è stata molto marcata edè stata determinata da un concorso di fattori:• l'andamento dell'economia e degli investimentiche hanno segnato un -4%;• l'atteggiamento prudente delle impreseverso nuovi investimenti in IT e nuoviprogetti e una propensione ad una razionalizzazionenell'uso delle risorse esistenti;• il downpricing competitivo sulle tariffeprofessionali nella vendita di servizi a cuisono stati costretti i fornitori, che ne hapenalizzato la crescita.La dinamica negativa della spesa IT è statapiù accentuata al Nord, con un calo del 3,6%,rispetto al 2,5% del Centro e al 2,8% del Sud.Questo andamento è spiegabile tenendoconto che la flessione maggiore è stata registratanell'industria, settore che pesa maggiormentesull'economia delle aree del Nord-Ovest e Nord-Est.Analizzando i mercati per macro-regioni, siosserva che nel Nord Ovest si concentra il39% della spesa IT nazionale, soprattutto grazieal peso rilevante di Piemonte e Lombardia.Dopo il Nord, la quota più consistente delmercato IT è detenuta dal Centro, con il 24% deltotale nazionale, grazie soprattutto alla Toscana eal Lazio, che pesa sul Centro per il 65%.Poco distante da questo dato è il Nord Est,con una quota del 21% dovuta principalmentea Emilia-Romagna e Veneto.Il Sud e leisole, invece, contribuiscono solamente per il16% della spesa IT in Italia.L'analisi regionale della spesa IT evidenziache la Lombardia detiene la quota più rilevante,pari a quasi il 27% del totale, seguita dalLazio (15,7%) e dal Piemonte (9,5%).La Lombardia si conferma quindi come laregione che investe maggiormente in IT.Questo risultato è frutto di un insieme diGrafico 14 - Il mercato dell'IT in Italia per macroarea geografica(2001-2003 dati in migliaia di Euro e in percentuale).20.000.000-2.2% -3.2%20.478.000 20.035.800 19.396.0003.334.348-2.7%3.244.811-2.8%3.154.78215.000.0004.842.900-1.1%4.789.830-2.5%4.671.17710.000.0004.309.582-2.3%4.210.120-3.5%4.063.1965.000.0007.991.170-2.5%7.791.039-3.6%7.506.84602001 2002 2003Nord Ovest Nord Est Centro Sud e IsoleFonte dati: Assinform/NetConsulting (2004).36 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


Grafico 15 - Ripartizione dei mercato IT per macroarea geografica, 2003 (valori in percentuale).38,70%20,95%24,08%16,27%Fonte dati: Assinform / NetConsulting (2004).Grafico 16 - Ripartizione del mercato IT a livello regionale, 2003 (valori in percentuale).Liguria 5,4%Trento 3,6%Bolzano 4,5%Piemonte 24,5%Emilia Romagna 42,4%Valle D'Aosta 0,5%Lombardia 69,5%Toscana 23,3%Friuli Venezia Giulia 10,9%Sicilia 21,7%Sardegna 6,5%Veneto 38,6%Abruzzo 7,2%Molise 1,6%Umbria 3,8%Marche 7,8%Calabria 8,1%Campania 31,8%Lazio 65,1%Basilicata 3,1%Puglia 19,9%Fonte: Assinform / NetConsulting (2004).BIC Notes – settembre 2004 – Focus 37


motivazioni, tra cui l'elevato numero di aziende,la grande popolosità della Lombardia, maanche una elevata propensione agli investimentinelle tecnologie dell'informazione.Il Lazio, con una spesa di 3.043 milioni diEuro, si posiziona al secondo posto in Italiaper dimensione del mercato IT. Un ruolofondamentale nel buon posizionamento delLazio nella classifica della spesa IT è legatoalla forte presenza delle Istituzioni in questaregione. Per quanto riguarda la dinamica, è daevidenziare che, sia nel 2002 che nel 2003, ilLazio ha riportato una flessione inferiore aldato nazionale, aumentando quindi la propriaquota di spesa IT.Si osserva che, nel Lazio, il numero di unitàlocali di grandi dimensioni nei settori industriae commercio è largamente inferiore aicorrispettivi dati della Lombardia. Questo inparte spiega la differenza in termini di spesaIT tra il Lazio e la Lombardia, anche se è daevidenziare che il Lazio registra una spesa ITmaggiore per quanto riguarda le Istituzioni.Affrontando un'analisi della quota dellaspesa IT di competenza del comparto consumer,la Lombardia si rivela a maggior ragioneil punto di riferimento per l'IT nel nostroPaese. Con una spesa pari ad oltre 168 milionidi Euro, la Lombardia evidenzia un mercatoIT consumer circa due volte più granderispetto al Lazio (85 milioni di Euro).Un buon livello degli investimenti consumerè stato ottenuto dall'Emilia-Romagna,con un valore leggermente inferiore al Lazio,ottenuto in parte grazie a politiche di incentivazionedegli investimenti IT.Grafico 17 - Classifica delle regioni italiane per quote di mercato, 2003 (valori in percentuale).LombardiaLazioPiemonteEmilia RomagnaVenetoToscanaCampaniaSiciliaPugliaFriuli Venezia GiuliaLiguriaMarcheCalabriaAbruzzoSardegnaBolzanoUmbriaTrentoBasilicataMoliseValle D'Aosta9,50%8,89%8,08%5,61%5,18%3,53%3,24%2,28%2,11%1,87%1,32%1,17%1,05%0,94%0,92%0,75%0,51%0,26%0,19%15,69%26,90%Fonte dati: Assinform/NetConsulting (2004).38 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


Grafico 18 - Spesa IT per Aziende e Consumer nelle regioni Italiane (valori in migliaia di Euro).ConsumerAziende168.683 Lombardia5.048.81285.311Lazio2.957.55572.19883.35172.36660.36338.72635.24629.48419.40731.55120.40914.12712.58613.6279.38210.6728.1673.8592.8172.905PiemonteEmilia RomagnaVenetoToscanaCampaniaSiciliaPugliaFriuli Venezia GiuliaLiguriaMarcheCalabriaAbruzzoSardegnaBolzanoUmbriaTrentoBasilicataMoliseValle D'Aosta1.770.6421.641.3501.494.5621.026.877965.174649.090599.648423.368377.517342.259242.614214.563190.067173.806167.733137.43795.33247.82234.538Fonte: Assinform / NetConsulting (2004).Il digital divide tra le regioniDai dati analizzati fino a questo punto emergeuna sostanziale diversità tra le regioni italianein termini di investimenti in IT.Certamente le differenze nel valore monetariodel mercato IT delle regioni sono determinateda variabili strutturali quali il numero diaziende e la popolazione residente, tuttavia ildigital divide non si esaurisce con questaosservazione e l'analisi di alcuni indicatori lodimostra. A questo proposito un indicatoresignificativo è rappresentato dalla spesa IT peroccupato. Il dato più evidente riguardo allaspesa IT per occupato è il primo posto occupatodal Lazio, con un valore pari a 1.479 Euro.Sebbene la Lombardia abbia una spesa ITtotale maggiore rispetto a quella del Lazio,quest'ultimo presenta una popolazione residente,un numero di aziende e quindi unnumero di occupati nettamente inferiorerispetto alla Lombardia e questo fa sì cheriguardo a questo indicatore il Lazio presentiuna migliore posizione.La Lombardia fa segnare una spesa IT peroccupato pari a 1.284 Euro, di circa il 13%inferiore rispetto al Lazio.La spesa media nazionale è di 880 Euro peroccupato ed è significativo che le uniche altreregioni che riportano un valore superiorerispetto a tale media nazionale, siano ilPiemonte e l'Emilia-Romagna, con rispettivamente1.006 e Euro 933 per addetto.Dal confronto con questi dati si può capirequanto sia importante e ampio il digital dividetra le regioni italiane, soprattutto alla lucedel fatto che le cinque regioni con una spesaBIC Notes – settembre 2004 – Focus 39


Grafico 19 - Spesa IT per occupato, 2003 (valori in Euro).LazioLombardiaPiemonteEmilia RomagnaITALIAFriuli Venezia GiuliaBolzanoVenetoToscanaTrentoValle D'AostaLiguriaCampaniaMarcheBasilicataUmbriaPugliaSiciliaAbruzzoMoliseCalabriaSardegna1.479 62%1.284 41%1.006 10%933 2%880 0%880 3%803 -12%782 -14%733 -20%724 -20%681 -25%658 -28%607 -33%581 -36%542 -41%541 -41%scostamento del valore in Italia505 -45%487 -47%475 -48%465 -49%445 -51%372 -59%Fonte dati:elaborazione Assinform/NetConsulting su dati ISTAT - Forze di Lavoro: media 2003 (2004).IT per occupato inferiore sono localizzatetutte al Sud. Un'analisi di questo tipo si rivelamolto importante per identificare le areedel Paese che maggiormente necessitano diun sostegno di tipo infrastrutturale per lo sviluppodella competitività e della crescita delleimprese.Risultati molto simili si ottengono dall'analisidell'indicatore della spesa IT sul valoreaggiunto regionale. Anche in questo caso ilLazio ottiene la migliore performance a livellonazionale, con una spesa IT pari al 2,52%del valore aggiunto regionale, seguito dallaLombardia con il 2,15%.Insieme a queste due regioni, solamente ilPiemonte (1,85%) e l'Emilia-Romagna(1,67%) si posizionano sopra la media nazionale(1,65%).Questi dati, relativi alla capacità di adozionedi soluzioni tecnologiche nelle realtà produttivedell'industria e dei servizi nell'arealaziale, denotano una dinamicità e una capacitàdi selezione e valutazione dell'impattodegli investimenti in soluzioni tecnologiche40 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


Grafico 20- Spesa IT sul Valore Aggiunto regionale, 2003 (valori in percentuale).LazioLombardiaPiemonteEmilia RomagnaITALIAFriuli Venezia GiuliaVenetoToscanaBolzanoCampaniaValle D'AostaMarcheTrentoLiguriaPugliaBasilicataUmbriaAbruzzoSiciliaCalabriaMoliseSardegna2,15%1,85%1,67%1,65%1,61%1,47%1,36%1,34%1,29%1,25%1,21%1,20%1,17%1,16%1,15%1,06%1,04%1,03%1,01%0,97%0,80%2,52%Fonte dati:elaborazione Assinform/NetConsulting su dati ISTAT - Conti economici regionali, dati analitici anni 1995-2002 (2004).nelle routine lavorative. La presenza di svariaticentri direzionali di imprese e istituzioni - didimensioni mediamente più grandi dell'impresatipo italiana - influsce positivamentesulle scelte di investimento.BIC Notes – settembre 2004 – Focus 41


Grafico 21 - Quadro sintetico del Lazio.Il mercato ITValori in milioni di Euro e variazioni in percentuale Quota percentuale sul totale Italia (2003)-0.5% -2.3%3.129,8 3.114,3 3.042,915.7%2001 2002 2003Spesa IT per occupato (unità e variazioni in percentuale)-1.9% -3.8%1.569 1.538 1.479Consumer 10,7%Quota percentuale della spesa sul totaleper tipologia di domandaAziende 15,9%2001 2002 2003Grafico 21 - Consistenza delle unità locali e degli addetti per settore e classe dimensionale.Unità locali


Rapporto Assinform su Occupazione eFormazione (32)L'edizione 2004 del Rapporto sull'occupazioneInformation Communication Technology(ICT) in Italia di Assinform si concentra sull'analisiqualitativa e quantitativa degli occupaticon skill tecnologici e informatici, impiegatisia nelle imprese fornitrici e sia nelleimprese utilizzatrici di ICT, nonché sull'impattodi queste tecnologie su tutti i profiliprofessionali, anche non direttamente connessialle tecnologie di rete.Il Rapporto si propone in primo luogo, dicomprendere lo stato attuale dell'occupazionestrettamente ICT e di analizzare le eventualievoluzioni dei profili professionali legatialle tecnologie dell'informazione e dellacomunicazione.Il secondo obiettivo è quello di coglierel'attuale livello di penetrazione delle tecnologieall'interno delle attività professionali ditipo tradizionale, cercando di comprendereeventuali segnali di evoluzione nella diffusionedell'utilizzo delle tecnologie e nei corrispondentiprofili dei power user e dei genericuser (vedi grafico 22).Con power user si identifica un lavoratorein grado di utilizzare in modo avanzato molteplicisoluzioni applicative esistenti. Per utilizzoavanzato si intende: la capacità di usareGrafico 22 - I confini dell'analisi occupazionale.Operatori ITOperatori TLCOperatori di spin offAddettiFornitori ICTOperatori dellacomunicazioneAddettisocietà spin offAddetti ICTaziende Radio TVOccupazione ICTAziende utenti ICT:IndustriaDistribuzioneServiziFinanzaPACPALAddetti ICTaziende utentiPower e Generic Usersaziende utentiNo UsersImpatto dell'ITnel mondodel lavoroFonte dati: NetConsulting per Federcomin, Anasin, Assinform (2004).32. Le pagine seguenti sono tratte dall'Executive Summary di Federcomin, Anasin, Assinform (2004), Occupazione eFormazione nell'ICT, Rapporto 2004.BIC Notes – settembre 2004 – Focus 43


in totale autonomia funzioni aggiuntive aquelle tradizionali, di personalizzare il programmae la propria stazione di lavoro, ecc.I generic user sono invece rappresentati dautilizzatori di IT di basso profilo, che usano inmodo ripetitivo solo specifiche funzioni delleapplicazioni o dei sistemi necessari all'adempimentodella propria mansione, senza particolaricapacità o caratteristiche di autonomia.Pur non entrando nel merito delle caratteristichee dell'andamento del mercato dellavoro italiano, si ricorda qui quanto messo inluce nel Rapporto Assinform a riguardo:• la scarsa partecipazione della fascia giovanile,la più bassa in tutta l'UnioneEuropea;• la necessità di intensificare la crescita diimpieghi a elevata qualificazione, con ilsupporto della formazione continua, troppopoco diffusa e praticata dalle aziendeitaliane, per incrementare la produttivitàmedia dei posti di lavoro;• l'opportunità di incentivare la trasformazionedei contratti interinali e a tempodeterminato in forme di lavoro più stabili,evitando di creare categorie differenti dilavoratori, di cui una più svantaggiata intermini di retribuzioni, stabilità, precarietàdel posto di lavoro, accesso alla formazioneed a posti di lavoro più qualificati.Le imprese e l'occupazione dell'ICT in ItaliaNel 2003 le imprese dell'ICT sono pari a85.600 unità, contro le 80.900 unità del 2000.Accanto all'intensa costituzione di societàdi capitali, emerge però anche la rapida crescitadelle imprese in situazione di criticità(+16,4% nel 2003 rispetto al 2000).Le imprese con addetti, dipendenti e indipendenti,sono 32.000 (circa il 37% del totale).Le imprese con forma societaria e addettidipendenti sono 28.700, il 33,5% del totale.Le altre realtà aziendali di minor rilevanzaspesso sono le cosiddette "partite IVA", cioèditte individuali o piccole società di professionisti.Nominalmente, gli occupati del settore,nel 2003, sono aumentati dell'1,5% rispettoall'anno precedente, per un ammontare di608.000 unità. Il numero di occupati fulltime equivalent è di 578.000, con una crescitadello 0,2% nel 2003. È interessante osservareche il differenziale tra addetti nominali eaddetti full time equivalent sta progressivamenteaumentando, segnale che nel settoresono sempre più numerosi gli occupati atempo parziale.Nel 2003 gli addetti ICT presso le aziendeutenti erano circa 400.000 (+1,5%), pari a383.000 addetti full time equivalent (stabilirispetto al 2002).I 400.000 addetti delle aziende utenti sommatiai 600.000 occupati direttamente pressole aziende ICT fanno dell'InformationCommunication Technologies un settore dicirca un milione di addetti.Le evoluzioni delle figure ICT nelle impreseutilizzatriciNel Rapporto viene presentata un'analisiquali-quantitativa effettuata presso le impreseutilizzatrici di ICT inerente le figure professionali,la carenza di competenze, il ruolodella formazione. In sintesi:• nelle imprese utilizzatrici, l'ICT sta assumendoun ruolo sempre più importantenon solo per le attività operative, maanche a supporto delle strategie aziendali.Dal punto di vista occupazionale, nel2003, le imprese raramente hanno incrementatola propria struttura ICT interna(al massimo con 1 o 2 risorse), in caso dinecessità, generalmente, hanno fattoricorso a collaboratori esterni. Infatti, puressendo l'utilizzo delle tecnologie ICT inazienda caratterizzato da una sempremaggiore pervasività e da una crescentestrategicità, viene assegnato un ruolo semprepiù importante all'outsourcing, elementoche consente una maggiore flessibilitàe focalizzazione delle risorse interne.Quasi il 90% delle imprese appartenenti alcampione, infatti, utilizza servizi di outsourcing(66,7%) o prevede di farlo abreve (22,2%).44 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


• le aree in cui si concentra la maggiorparte degli addetti ICT sono manutenzioneed assistenza (37,7%), sviluppo, pianificazionee gestione (32,7%). All'area consulenzafa capo il 18,6% degli addetti;• la formazione ICT a supporto dell'aggiornamentoe dello sviluppo delle competenzetecnologiche, seppure ritenuta strategicadalle imprese, in realtà non appareoggetto di piani continuativi, ma rispondeancora ad esigenze contingenti ed all'effettivadisponibilità di budget.Il calo dei progetti e, più in generale, degliinvestimenti ICT e, allo stesso tempo, lanecessità di mantenere le infrastrutture ICTgià esistenti nell'ambito aziendale sono allabase della tendenza emersa, che ha probabilmentecomportato anche la riconversione delpersonale esistente da un'area all'altra.Per il 2004, solo poco più di un quarto delcampione prevede di effettuare assunzioni(anche in forma di collaboratori) in area ICT.Si tratta, in genere, di assunzioni mirate agestire specifici progetti applicativi (ad esempioin area ERP) e numericamente moltolimitate. Le figure maggiormente richiestesono destinate all'area consulenza e di svilupposoftware. Dal punto di vista delle competenzerichieste e necessarie alle aziende, solo il13,3% delle aziende del campione ha dichiaratodi aver assistito all'insorgere di problemiderivanti dalla carenza di competenze tecnologiche,che hanno comportato:• l'impossibilità di realizzare un progetto;• la perdita di tempo nel decidere l'adozionedi una determinata soluzione con unaconseguente perdita di competitività neiconfronti dei concorrenti;• la perdita di immagine verso l'esterno(clienti e fornitori) derivante dalla mancatao ritardata realizzazione di un progetto;• l'adozione di decisioni sbagliate chehanno determinato uno spreco sia ditempo che di denaro;• il ritardo nell'evoluzione tecnologica dell'impresa.Le carenze di competenze tecnologichesembrano avere un maggiore impatto sull'avviodei progetti, che spesso diventa impossibile,piuttosto che sull'esito degli stessi.Nel caso di carenza di professionalità ICTnecessarie, le aziende appartenenti al campioneutilizzano, generalmente, più modalità direperimento contemporaneamente.Nel 2003, le più diffuse sono state, in particolare:• la riconversione di personale interno giàpresente in azienda (45,2% del totale dellecitazioni);• l'assunzione di nuovo personale già formato(45,2%);• il ricorso a servizi di outsourcing, ovverol'utilizzo delle risorse dell'outsourcer(35,5%);• l'assunzione di personale da formareinternamente (22,6%).Il ruolo della formazioneLe aziende intervistate considerano la formazioneICT, complessivamente, abbastanzastrategica, in particolare per il personale tecnico,ed importante per poter restare al passocon l'innovazione tecnologica.All'interno delle aziende del campione, leattività formative ICT, nel 2003, si sono rivoltenel 46,6% dei casi agli specialisti. Nel restante53,4% dei casi, le iniziative di formazioneriguardano tutti gli altri addetti aziendali, conla prevalenza, in quest'ambito, degli addettiche utilizzano in modo più o meno intensol'informatica rispetto ai cosiddetti no user.Il 41,3% dei piani formativi specificatamentededicati alle figure professionali ICT èstrutturato sulla base delle strategie aziendalie si configura, pertanto, come strumento abilitantealle strategie stesse.BIC Notes – settembre 2004 – Focus 45


Malgrado la rilevanza strategica assegnataalla formazione da parte delle aziende delcampione, gli investimenti in formazione ICTnon appaiono continuativi ma sono piuttostosostenuti in risposta a specifiche esigenzeinfluenzate dall'avvio di determinati progettiapplicativi che richiedono, da parte degliutenti, un adeguato livello di conoscenza.Coerentemente alla contrazione dei budgetICT, quindi, le aziende sembrano risparmiaresulle attività di formazione avviando soloquelle assolutamente necessarie e privilegiandoi progetti di formazione ICT tecnica, inmodo da dotarsi, al proprio interno, di figureprofessionali con un opportuno livello diconoscenza, anche avanzata, e allo stessotempo trascurando le attività di alfabetizzazioneinformatica caratterizzate, ad oggi, daun minor ritorno immediato.Dal punto di vista delle modalità di erogazione,il mercato, fino ad ora, non ha prodottouna domanda significativa di servizi di e-learning ma ha individuato nella formazionemediata dalle tecnologie (TbT - Technologybased Training o FTb - FormazioneTechnology based), ovvero in un più ampiosistema didattico, di cui l'e-learning non è cheuno degli elementi, un possibile filone di sviluppoper il comparto.In questo contesto, appaiono propedeuticiad un utilizzo, anche parziale, dei servizi di e-learning l'esistenza di piani strutturati cheprevedono la combinazione di più modalità dierogazione di servizi di formazione e, allostesso tempo, l'esistenza, ad oggi o comunqueprevista a breve, dei cosiddetti employeeportal che possono costituire una buona baseper l'avvio di corsi di formazione basati sull'usodella rete.Il power user nelle imprese utilizzatriciSu un totale di 15 milioni di occupati dipendenti,il numero di power user nel 2003 è paria 3.950.000 unità.La leggera perdita di terreno registrata peri power user tra gli occupati evidenzia unSistema Paese che probabilmente, nell'arcodell'ultimo biennio, non è stato in grado diformare adeguatamente i dipendenti e di permetterealle loro competenze di crescere dipari passo con l'evoluzione tecnologica inatto. Le competenze dei power user appaionoancora focalizzati sugli strumenti di base e diproduttività individuale, mentre tutta la parteportante delle soluzioni "core" per il businessaziendale è decisamente meno utilizzata, indicedel fatto che i power user devono ancoraacquisire le competenze per sfruttare almeglio tali soluzioni. Emerge quindi di nuovol'importanza del ruolo della formazione tecnologica.Dall'analisi svolta sul livello di competenzetecnologiche possedute dagli utenti di ICT,emerge lo stato di sofferenza attuale delleimprese nel mantenere le competenze interneal passo con l'evoluzione tecnologica. Talesofferenza si riflette a livello di Sistema Paese,decretando la minore competitività dell'economiaitaliana rispetto ad altri paesi evoluti ein via di sviluppo.Occorre, quindi, fare in modo che tale sofferenzanon si cronicizzi, stimolando gli investimentidelle aziende e del Paese sulla formazione,disegnata in modo strategico e noncontingente e progettata in modo specificorispetto ai diversi profili di utenza (power,generic, no user) per permettere una costantecrescita delle competenze dei singoli e dell'interosistema. In sintesi, elementi che mostranoun influsso sull'occupazione strettamenteICT sono sintetizzabili in:• processi di concentrazione - con relativariduzione del personale - che stanno interessandoil settore, dettati dalla ricerca disinergie, dall'esigenza di ampliare il portafogliodi offerta e di acquisire nuovi clienti;• nascita di numerose aziende, spesso evolentieri di dimensioni molto ridotte (siparla di micro aziende) e caratterizzatedalla strutturazione in società di persone,piuttosto che da singoli professionisti conpartita IVA;• processi di outsourcing ed esternalizzazione.Complessivamente, vanno rafforzati il46 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


grado di salute del settore ICT e l'effettivocontributo offerto al livello economico complessivoe alla crescita della competitività delSistema Paese.Se infatti il settore si dimostra ancora solidonei suoi tratti fondamentali, soprattutto seequiparato al resto del comparto industriacommercioe servizi, e conferma il suo ruolodi sostegno all'economia, occorre però interpretarecorrettamente alcuni segnali di disagioe di incertezza presenti a livello congiunturale.Innanzitutto, occorre riflettere sull'effettivoruolo che si intende assegnare all'innovazionenel Paese, sul ruolo dell'offerta di ICTe sulla capacità della domanda di utilizzare latecnologia al servizio della propria competitività,in generale sulla capacità delle impresedal lato dell'offerta e della domanda di capirsi,di fare sistema e di operare sullo stessopiano. Fare sistema significa anche creareinnovazione diffusa, aspetto fondamentale maforse in questo momento non emergente dallasituazione del Paese: l'incidenza dei poweruser, gli utilizzatori di tecnologia più evoluti,sul totale dell'occupazione, è calata tra il 2001e il 2003, denotando un arretramento dellecompetenze rispetto all'evoluzione tecnologicadel biennio.In questo, è sicuramente mancato il supportoforte della formazione, effettuata,secondo le dichiarazioni delle aziende, per esigenzecontingenti e debilitata dai forti taglidei budget, che invece dovrebbe supportare leaziende nel mantenere il passo con le competenzetecnologiche.Alla luce di tali debolezze, e proprio perproseguire sulla via dello sviluppo e della crescitadella competitività, è opportuno ribadireil ruolo del settore ICT quale motore dell'innovazionedel Paese e il ruolo della scuola,della formazione e della ricerca nel sosteneree diffondere le competenze.Emerge, quindi, l’opportunità e necessitàdi attivare velocemente adeguate azioni disostegno alla qualificazione, a sostegno dellacompetitività dell'industria e dei servizi dell'area.I profili professionali nelle tecnologie direteI settori fornitori delle tecnologie dell'informazionee della comunicazione ed i settoriutilizzatori delle stesse tecnologie sono sottopostiad una forte pressione in termini di rinnovamentoed ampliamento delle competenzedelle risorse umane impegnate nella realizzazionedelle attività connesse alla produzionee all'utilizzo delle tecnologie ICT (33) . Il fenomenopiù dirompente è l'emergere di unaserie di figure professionali totalmente nuovenell'arco dell'ultimo decennio con l'avventodi Internet, ma anche nei settori maggiormenteconsolidati le pressioni all'accrescimentodelle competenze sono ampiamente percepite.I dati più recenti su questo aspetto sonoforniti dalla recente indagine Assinform sulleprofessioni e carriere ICT, di cui si riportanoalcuni risultati. L'indagine mette in luce, insintesi, che «l'ICT presenta alcune caratteristicheche rappresentano sicuramente solidebasi per la crescita futura:• una crescente scolarizzazione: oltre il 60%delle figure occupate conta un titolo distudio successivo al diploma;• una costante attenzione alle competenzeed alla loro crescita: anche in tempi dicontrazione dei budget, e quindi anche diquelli stanziati in formazione, le risorsehanno continuato ad aggiornare le pro-33. Assinform, ICT Square (portale italiano specializzato nell'offerta di servizi gratuiti per la valutazione del posizionamentoretributivo, professionale e per la costruzione della carriera dei professionisti dell'ICT) e Linea EDP (settimanaledi informatica per gli ICT manager) hanno condotto nel 2004 la seconda indagine nazionale sull'evoluzione professionale,retributiva e formativa degli addetti che operano nell'ICT. Assinform, ICT Square, Linea EDP (2004), “ICTProfessioni e Carriere 2004”, II Indagine nazionale sull'evoluzione professionale, retributiva e formativa degli addettiche operano nell'ICT, in collaborazione con NetConsulting.BIC Notes – settembre 2004 – Focus 47


prie conoscenze, utilizzando forme diverseda quelle tradizionali;• un'attenzione ai giovani e alla loro crescita:l'età media delle risorse è di poco inferioreai 36 anni di età, con una presenza difigure con meno di 40 anni di assolutopredominio (oltre il 75% sul totale occupati);• una relativa facilità nel trovare il primoimpiego (ma anche un più semplice reinserimentonel mondo del lavoro dopoun'interruzione), anche perché molterisorse preferiscono iniziare a lavoraredurante il corso degli studi; a questa situazionecontribuisce anche il crescentericorso a persone in stage da parte delleaziende; il tempo richiesto per trovare unimpiego è, nella maggioranza dei casi,inferiore ai 6 mesi;• una volontà di concentrare la propriaattenzione sulle competenze e sulle risorse:anche in tempi di difficoltà aziendaleche non consente espansioni della struttura,le figure e le imprese hanno cercatoforme nuove di relazione (almeno unafigura su quattro non ha un contratto diassunzione a tempo indeterminato), percontinuare comunque a generare occupazionee, di conseguenza, valore;numero di risorse che cambia azienda confrequenza; questo significa che le aziendehanno la grande opportunità di vederecrescere le competenze delle risorse alproprio interno, e quindi di non perderegli investimenti fatti in formazione»(34).L'attuale crisi del settore ICT «ha portatoad una revisione, attuata in maniera strategicao applicata a fronte di necessità contingenti,anche delle logiche e dei modelli di gestionedelle risorse umane. I cambiamenti più significativihanno riguardato diversi aspetti dellagestione delle risorse umane:• un modello di incentivazione basato nonpiù esclusivamente sulla retribuzione (…);• una ricerca di nuove forme per svilupparele competenze delle risorse, a fronte diuna riduzione degli investimenti in formazione(cresce il ricorso al training on thejob, come volontà di garantire comunqueuna crescita alle risorse, nonostante unariduzione del budget disponibile);• il tentativo di offrire condizioni internevolte a creare senso di attaccamentoall'azienda»(35).• una capacità di ricollocare le risorse conun'alta seniority e, quindi, una capacità dinon disperdere competenze acquisite neltempo: l'anzianità in un ruolo è mediamentebassa, (inferiore a 5 anni per oltre il60% delle risorse), mentre si riduce il34. Assinform (2004), ICT Professioni e carriere.35. Idem.48 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


Area Direzione e GestioneAmministratore Delegato / Direttore Generale / Titolare di aziendaResponsabile Sistemi Informativi / EDP ManagerArea Marketing e CommercialeMarketing ManagerProduct Marketing ManagerProject ManagerProgram ManagerAccount ManagerSolution Pre-salesArea Consulenza (ERP, CRM, E-Business, E-learning, Data Mining, Data Warehousing)Consulente SeniorConsulente JuniorArea TelecomunicazioniDirettore di ReteGrafico 23 - Le figure professionali identificate nell'indagine Assinform.Network EngineerProgettista di ReteArea Sistemistica, Networking e SicurezzaAmministratore di sistemi / retiSpecialista di sistemi / retiDatabase AdministratorArea Sviluppo e ImplementazioneAnalista ProgrammatoreSviluppatore SoftwareArea Manutenzione ed AssistenzaOperatore di supporto tecnico ITOperatore di assistenza tecnica TLCFonte dati: Assinform (2004).Specialista di Architetture eTelecomunicazioneOSS SpecialistData Warehouse AdministratorSecurity ManagerWeb DeveloperOperatore help desk tecnicoOperatore telefonico front line(call center)Grafico 24 - La mobilità delle risorse.50-60 anni51,0%22,4%20,4% 6,2%46-50 anni41-45 anni36-40 anni56,7%38,6%39,9%29,5%25,0%22,4%11,9% 9,0%25,8% 6,1%23,6% 11,5%31-35 anni26-30 anni26,8%31,2%24,5%23,2%16,8% 29,2%25,5%22,8%20-25 anni43,2%11,3%20,5% 25,0%Aziende cambiatenegli ultimi 5 anni:Nessuna1 2 3 o piùFonte dati: Assinform (2004).BIC Notes – settembre 2004 – Focus 49


Grafico 25 - Il perimetro allargato delle figure professionali legate all'ICT.Aziende fornitrici di ICTAziende utenti di ICTDirezione e gestioneMarketingCommercialeDivisioni TecnicheSistemi Informativie di TelecomunicazioneAddetti coinvoltiin processi ICTAltre funzionibusinessDirezione egestioneMarketing eCommercialeFonte dati: Assinform (2004).Power UserGrafico 26 - Il grado di soddisfazione verso l'attuale occupazione e le ragioni sottostanti.Risposte multipleFormazione,opportunità dicrescita professionale90,4%93,6%94,8%Basso 21,9%Retribuzione72,8%79,2%89,6%Clima Aziendale54,8%66,6%71,9%Medio 55,9%Alto 22,2%Garanzie di stabilità39,9%60,9%70,1%Fonte dati:: Assinform (2004).50 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


Grafico 27 - Il livello di soddisfazione nelle diverse aree aziendali.Direzione e GestioneMarketing e CommercialeConsulenzaTelecomunicazioniSviluppo ed ImplementazioneSistemistica, Networking e SicurezzaManutenzione ed Assistenza33,2%21,5%15,9%17,1%14,0%20,4%9,5%52,1%58,9%57,4%63,8%54,8%56,5%47,6%14,7%19,6%26,7%19,1%31,2%23,1%42,9%Alto Medio BassoFonte dati: Assinform (2004).Grafico 28 - Il grado di soddisfazione delle diverse figure professionali.AD/DG/TitolareResponsabile SI/EDP MangerProject Manger29,1%14,0%62,3%64,0%55,7%32,1%5,6%15,2%22,0%Marketing MangerProduct Marketing ManagerAccount Manager31,9%28,6%16,9%49,1%53,2%50,0%14,9%21,4%34,0%Consulente SeniorConsulente Junior14,5%25,0%57,3%53,6%28,2%21,4%Amministratore di sistemi/retiSpecialista di sistemi/reti17,5%16,7%57,5%63,9%25,0%19,4%Analista ProgrammatoreWeb Developer14,1%20,0%53,8%48,0%32,1%32,0%Alto Medio BassoFonte dati: Assinform (2004).BIC Notes – settembre 2004 – Focus 51


Grafico 29 - Le tipologie di formazione fruite dalle figure professionali.AutoformazioneFormazione tecnica in aulaTraining on the jobFormazione manageriale in aulaFormazione tecnica a distanza6,8%Formazione manageriale a distanza 3,8%31,1%27,8%23,3%45,1%Fonte dati: Assinform (2004).Grafico 30 - La formazione delle figure professionali.AD/DG/TitolareResponsabile SI/EDP MangerProject Manger37,7%38,0%48,0%22,7%26,6%24,0%39,6%35,4%28,0%Marketing MangerProduct Marketing ManagerAccount Manager44,7%42,9%41,5%23,4%14,2%30,2%31,9%42,9%28,3%Consulente SeniorConsulente Junior39,1%46,4%29,1%17,9%31,8%35,7%Amministratore di sistemi/retiSpecialista di sistemi/reti42,5%30,6%35,0%33,3%22,5%36,1%Analista ProgrammatoreWeb Developer32,1%36,0%26,9%12,0%41,0%52,0%Formazione anchenell’ultimo annoFormazione ma nonnell’ultimo annoNessunaformazioneFonte dati: Assinform (2004).52 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


Grafico 31 - I canali di aggiornamento utilizzati dalle risorse ICT - Risposte multiple.InternetStampaNewsletterConvegni/SeminariFiere/Mostre34,0%65,1%58,2%79,9%92,9%Fonte dati: Assinform (2004).Osservatorio del Ministerodell'Innovazione e della TecnologiaAltri dati sulla penetrazione dei servizi di retee sul grado di utilizzo di Internet mostranoandamenti contrastanti e aggregati a livellonazionale, che costituiscono comunque unpunto di riferimento e una base di partenzaper benchmarking successivi.Secondo l'Osservatorio del Ministerodell’Innovazione e della Tecnologia, nell'ultimotriennio, nonostante le difficoltà, l'ICTitaliano ha saputo crescere più del dato medioeuropeo, +2,6% rispetto al +1,8%. Per il 2004si prevede una crescita media generale delmercato ICT del 3%. Osservando poi il gradodi diffusione e utilizzo di Internet, emergononumeri che fanno sperare: gli utenti diInternet nel 2003 erano 22,5 milioni(+14,2%) e nel 2004 saliranno a 25,5 milioni(+13,5%) . Sempre nel 2003, l'e-commerceha segnato un +40% nel business-to-business(B2B) e del 50% nel business-to-consumer(B2C). Le imprese del settore erano 80.900nel 2000 e sono diventate 85.600 nel 2003,con una certa stabilità occupazionale.Per quanto riguarda la diffusione dellabanda larga, dal dicembre 2002 l'Italia haregistrato la seconda crescita europea delnumero di linee, gli accessi hanno raggiunto ametà 2004, i 3,5 milioni. L'11% delle famiglieitaliane è collegato alla banda larga (2,4 milionidi accessi a metà 2004, triplicati rispetto al2003). Nelle imprese, gli accessi sono più cheraddoppiati ed è collegato il 40% delle impresecon più di 3 addetti.Nel luglio 2004, Nielsen/NetRatings eCorecom (36) hanno presentato i risultati di untrimestre di analisi (gennaio-marzo 2004) sucinque regioni: Toscana, Lombardia, EmiliaRomagna, Lazio e Campania.Il primo dato interessante da sottolineare èquello relativo alla quota di traffico Internetgenerato (casa+ufficio); le cinque regioni inesame costituiscono infatti quasi la metà deltraffico totale Internet in Italia (49%).Nel dettaglio, la Toscana contribuisce conuna quota del 5,6%, Emilia Romagna e Laziosi fermano a quota 7,2%, mentre i campanirealizzano l'11,8% e la Lombardia guida ilgruppo con il 17,2% di traffico sul totalenazionale.Per quello che riguarda poi, sia il tempospeso on line, sia le sessioni per trimestre, è laToscana a guidare la graduatoria (più di 35ore per persona e 54 sessioni create nel trimestre)seguita, con un certo distacco, daCampania, quindi Lombardia e le altre.Poi, alcuni dati riepilogativi sul profilo dell'utenteInternet in Italia (i dati sonoAudiweb sul panel casa e ufficio). Nel primotrimestre 2004, l'universo Internet degli attivi(almeno una connessione) è stimato in18.890.251 unità con una netta prevalenzamaschile (63% contro 37%); la percentuale36. Si veda www.imlog.itBIC Notes – settembre 2004 – Focus 53


maggiore di traffico orario viene rilevata nelleore pomeridiane e serali (tra le 16.00 e le21.00) mentre i giorni di accesso sono prevalentementequelli di inizio settimana (lunedì emartedì).Si tratta di numeri che mostrano unasostanziale stabilità nella penetrazioneInternet; è però visibile una netta conversionedell'utente internet verso la banda larga. Inavigatori italiani che accedono da casa conbanda larga (maggiore di 128k) rappresentanoil 37% di tutti gli utenti internet e sonoresponsabili del 56% di tutto il tempo trascorsoonline e del 57% di tutte le pagine webviste.IX Rapporto del Forum per laTecnololgia dell'InformazioneIl IX Rapporto sulla tecnologia dell'informazionee della comunicazione in Italia, elaboratoda FTI (Forum per la Tecnologiadell'Informazione) in collaborazione e con ilpatrocinio del CNEL dedicato al tema“Innovazione per la e-society”, ha analizzatola relazione tra le nuove tecnologie dell'informazionee della comunicazione e l'innovazione,attraverso una serie di contributi di autorevoliesperti completati dai principali datisull'andamento del settore.Ne emerge un quadro con chiaroscuri.Stando al Rapporto:• nel 2003, la spesa delle imprese privateper ricerca e sviluppo è stata pari allo0,56% del PIL;• contro l'1,3% della media europea;• il 2,04% degli Stati Uniti;• e il 2,28% del Giappone.La spesa delle imprese in ICT:• si attesta sul 5,2% del PIL (7% nellaUnione Europea);• con un ritardo strutturale delle PMI chesolo nel 35% dei casi fa innovazione.Nel complesso:• il mercato ICT vale 64,3 miliardi di euro(561 miliardi nella Unione Europea);• mentre il settore copre appena il 6,3%degli scambi con l'estero (11% nellaUnione Europea);• nell'ICT lavora il 3,1% del totale deglioccupati italiani e la maggior parte(74,7%) si concentra nei servizi (di questi,il 21,1% nelle telecomunicazioni), controil 25,3% del manifatturiero;• ancora poco diffuso il telelavoro: 9,5%degli occupati contro il 13% nella UnioneEuropea.Per quanto riguarda la formazione:• quella permanente coinvolge solo il 4,6%dei cittadini (contro l'8,4% della mediaeuropea);• mentre l'e-learning raggiunge l'8% (9%nella Unione Europea).Inoltre:• possiedono un pc 19 italiani su 100 (31%la media europea);• circa la metà della popolazione attiva usa ilcomputer per motivi di lavoro, ma solo il18% ha ricevuto una formazione di base,contro il 28% della media europea;• si calcola che l'ignoranza informaticacomporti una perdita complessiva di circa115 milioni di giornate di lavoro all'anno,con un costo di 15,6 miliardi di euro.L'innovazione appare, dunque, un fattoreprioritario per superare la crisi, che orienti losviluppo fissando gli obiettivi di politica industrialenel settore ICT. Particolare attenzioneva rivolta all'integrazione delle capacità di ini-54 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


ziativa del sistema delle piccole imprese, allosviluppo di infrastrutture moderne e di retiimmateriali, alla formazione e soprattuttoall'apprendimento permanente, alla certificazionedi qualità.Un elemento positivo è che Internet èentrata nella nostra vita, familiare, pubblica elavorativa, per non uscirne più. Come laradio, la televisione, il telefono, Internet si èimposta come un potente strumento dicomunicazione (37) . Gli utenti Internet, infatti,sono 19 milioni le persone che a casa, allavoro o altrove dispongono di un accesso allarete. Questo dato, che rappresenta il 33,37per cento della popolazione, fa avvicinarenotevolmente il nostro paese alla Germaniache, con il 34,49 per cento, è il paese europeocon la più ampia diffusione della rete.Datamonitor dell'utilizzo ICT nellepiccole impreseRidurre la pressione dei costi resta un obiettivochiave per le piccole e medie imprese europee,come risulta dalla recente ricerca effettuatada Datamonitor (38). La ricerca si basa suinterviste telefoniche condotte con 4.480senior executive di 19 paesi europei e mediorientali.Leaziende analizzate impiegano tra i10 e 500 dipendenti, registrano un fatturatotra i 5 e i 250 milioni di euro e sono attive neisettori industriale, finanziario, retail, delle utility,dei servizi pubblici e privati, dei trasporti,dell'ingrosso, e altri ancora. Stando ai datiraccolti, infatti:• oltre la metà degli intervistati (53%) hadichiarato che l'aumento della propriacompetitività è tuttora una priorità fondamentale;• comparata a un esiguo 17% degli interpellatiche ritiene invece più importanteincrementare vendite o quote di mercato;• ma la ricerca dimostra anche che il desideriodi standardizzare infrastrutture ICT epiattaforme tecnologiche si afferma aiprimi posti nella classifica delle priorità, eche gli investimenti dedicati a questo finescaturiranno probabilmente da un allentamentodei limiti attualmente imposti aibudget ICT.Il desiderio di essere maggiormente competitiviriducendo i costi rappresenta chiaramentela principale priorità per gli intervistati,significativamente più pressante rispetto aglialtri due imperativi: rendere omogenei gliambienti ICT (34% ) e migliorare la collaborazioneinterna (34% dei casi).«Emergere da un duro periodo di crisi è unprocesso turbolento per le PMI», ha dichiaratoNick Greenway di Datamonitor. «Molteaziende sono sopravvissute grazie a una strutturaagile e ridotta in tutti gli aspetti del business,compresi personale, strutture ICT e funzionibasilari».La ricerca indica che le strategie di reinvestimento«resteranno probabilmente congelateancora per sei-dodici mesi», con tempiancora incerti per le PMI di quei paesi cheDatamonitor ritiene in posizione svantaggiataper la ripresa, come la Germania e l'Italia.Viene messo in luce che:• la richiesta di omogeneità ICT varia inbase al settore, con una preponderanza daparte di industria e pubblica amministrazionee un minor interesse da parte diretail, ingrosso, engineering e costruzioni;• uno dei passaggi obbligati delle PMI èquello di incrementare il più possibile laproduttività degli investimenti e del personalea disposizione;• la necessità di una migliore gestione allargatadelle informazioni compare al quarto37. Come emergeva già nell'VIII Rapporto annuale del Forum per la Tecnologia dell'Informazione, redatto in collaborazionecon il Cnel dal titolo Verso la e-society (2003).38. Datamonitor (2004), “SME Business Issues in a Re-emergent Market”, per conto di Oracle Corporation.BIC Notes – settembre 2004 – Focus 55


posto tra gli imperativi delle PMI, ottenendoil 24%;• altre priorità elencate sono il miglioramentodella collaborazione esterna (18%);• l'incremento delle vendite o delle quote dimercato (17%);• e l'adesione a standard di settore e requisitinormativi (13%).Datamonitor nota infine che, per quanto iltaglio dei budget ICT possa aver richiestosolamente un periodo compreso fra i tre e i seimesi, serviranno 18 mesi prima che queglistessi budget possano invertire la loro tendenza.Lo studio suggerisce alle PMI di pianificarequalunque intervento ICT fondamentalesulla base di un chiaro ritorno dall'investimentopiuttosto che di un rendimento dellostesso.Le piccole imprese in USALa ricettività delle imprese anche di dimensioniminori sembra essere nettamente più elevatanel contesto americano. Secondo unarecente ricerca Yahoo! Small Business (39), lepiccole imprese USA sentono sempre più lanecessità di attestare la propria presenza inrete. Stando infatti ai dati raccolti:• il 70% delle piccole imprese sono o sarannopresenti online entro la fine del 2004;• il 35% dei proprietari delle piccole impresecrede che avere un sito web sia la chiaveper espandere il proprio business;• in confronto al 19% dei proprietari checrede che impiegare ulteriori dipendentisia importante per la crescita.Quando è stato chiesto quanto beneficheper la crescita del loro business sono (o sarebbero)ciascuna delle seguenti attività, gli intervistatihanno dato le seguenti risposte, inordine d'importanza:• avere o stabilire una presenza online(35%);• avere o ottenere un'e-mail solo per il business(30%);• incrementare l'impegno nella pubblicitàonline (30%);• impiegare più dipendenti (19%).La maggior parte degli intervistati (94%)crede che le piccole imprese abbiano da unmoderato a un grande impatto sulla crescitaeconomica del Paese. Approssimativamentedue-terzi di tutti gli intervistati hanno previstoche le proprie entrate annuali possano crescerenel 2004. Di questi intervistati, il 75%ha già una presenza on line.• al contrario, secondo il report della SmallBusiness Administration, nell'ottobre2002, solo 35% delle piccole impreseaveva sviluppato il proprio sito web;39. Indagine Yahoo! Small Business condotta online da Harris Interactive, basata su risposte ottenute da 1.020 adultinegli Stati Uniti fra il 22 e il 26 aprile 2004.56 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


Le imprese innovative nell'economiaglobale (40)Uno dei prodotti della prima ConferenzaMinisteriale dell'OCSE sulle Piccole e MedieImprese tenuta a Bologna nel 2000 è stata lacreazione dell'organizzazione INSME(International Network for SME's); il primoincontro del comitato di gestione si è tenutoin giugno 2004 a Istanbul a fianco dellaSeconda Conferenza OCSE sulle PMI.L’INSME (41), gestito da IPI (Istituto diPromozione Industriale - www.ipi.it), hal'obiettivo di legare policy-maker, intermediarie altri enti che si occupano di facilitare l'innovazioneed il trasferimento di tecnologianelle piccole e medie imprese.La posizione dell'Italia, portata dal MinistroMarzano alla Conferenza Ministeriale OCSE(Istanbul 4-5 giugno 2004) PromotingEntrepreneurship and Innovative SMEs in aGlobal Economy, sintetizza un paio di decennidi riflessione e di analisi delle dinamiche fra idue fattori interdipendenti della globalizzazionedei mercati e dell'evoluzione delle tecnologiedell'informazione e della comunicazione.La globalizzazione dei mercati ha subitouna accelerazione dagli anni Ottanta in poi.Da allora, essa ha comportato una cadutadegli steccati che proteggevano i sistemi produttivie finanziari nazionali dalla concorrenzaestera. La caduta, cioè, degli ostacoli ad unpiù libero movimento dei beni, delle persone,dei capitali, delle imprese.Quali sono stati i fattori di questa trasformazione?Sostanzialmente due, di cui il primomolto concreto e di natura tecnologica e ilsecondo più impalpabile.Il progresso della tecnica, con l'avventodella telematica, ha quasi eliminato l'ostacolodel tempo, nel senso che molte operazionieconomiche si possono fare in tempo reale.La crescita esponenziale delle possibilità dicomunicazione, la riduzione delle distanzefisiche e psicologiche fra uomini e luoghi, ladiffusione della democrazia e dei dirittiumani, la disponibilità in tempo reale di informazionie saperi, rappresentano una ricchezzanon sempre condivisa. Grazie ad Internet sipossono decidere e realizzare in tempi brevissimi,e quindi con maggior efficienza, complesseoperazioni finanziarie, commerciali e diristrutturazione di processi produttivi su scalamondiale. Ed è possibile monitorarle intempo reale.Il progresso tecnico è di vari tipi. Esso permetteil coordinamento informatico delleproduzioni ubicate nei paesi in cui è più convenientelocalizzare alcune fasi della produzione;vi è poi un progresso tecnico che consentela rapida diffusione del know-how; unprogresso tecnico che consente di realizzarein tempi reali ingenti operazioni sui vari mercatifinanziari nazionali; ed infine un progressoche determina una riduzione del costo deitrasporti.Accanto ad una migliore allocazione dellerisorse, il secondo importante effetto dellaglobalizzazione e della rivoluzione telematicaè rappresentato dalla crescente concorrenzafra sistemi produttivi ma anche fra governinazionali.Il sistema industriale italiano è basato inlarga misura su imprese di piccole dimensioniche hanno mostrato creatività organizzativa esoprattutto cooperativa, al punto di consentiread imprese di dimensioni modeste di conquistareposizioni competitive a livello internazionalee di rendere le forme organizzativetipiche dei sistemi industriali locali - imprese arete e reti di imprese concentrate geograficamentee settorialmente, simbiosi con istituzionilocali che operano a sostegno dello sviluppodel territorio - modelli esportabili.Le piccole imprese, però, indubbiamentesoffrono per la limitata disponibilità di risorsefinanziarie e umane mobilitabili da ciascuna di40. Le pagine seguenti sintetizzano l'intervento del Ministro Marzano alla Conferenza Ministeriale OCSE, “PromotingEntrepreneurship and Innovative SMEs in a Global Economy”, Istanbul 4-5 giugno 2004.41.Homepage di INSME www.insme.info.BIC Notes – settembre 2004 – Focus 57


esse. Ciò rappresenta un serio ostacolo nellapartecipazione alle attività di ricerca, maanche nell'accesso ai risultati della ricerca tecnologica.La collaborazione fra PMI del nord e delsud del mondo, lo scambio e l'osmosi fra attivitàe mercati rappresenta una strada che consentedi ridurre il gap tecnologico e manageriale.Due sono gli assi portanti di questa collaborazione:• il trasferimento tecnologico;• il business match-making.Uno dei limiti è rappresentato da una strutturadel capitale che rende difficoltoso investirein modo consistente in innovazione. Perquesta ragione diventa fondamentale il sostegnoistituzionale. È quindi responsabilità deigoverni e delle istituzioni pubbliche e private,nazionali e sovranazionali favorire gli scambi eaccompagnare la delocalizzazione delleimprese tramite la definizione di strategie specifichee di programmi di internazionalizzazione,anche attraverso la identificazione divocazioni nazionali e regionali sulle qualicostruire alleanze a geometria variabile, nell'ambitodelle quali paesi forti e paesi menoforti si accordano per affrontare insieme mercatida sviluppare.In questo contesto, uno strumento che puòfavorire questi processi di integrazione è rappresentatodalla net economy e dalle tecnologieICT, caratterizzate da un elevato tasso diinnovazione e cambiamento, e che rendono ilposizionamento strategico di una nazionerelativamente variabile. Le logiche che governanola società dell'informazione e l'attuazionedi politiche adeguate possono tradursi inrapidi e consistenti recuperi di competitività.La rivoluzione innescata dalla nascita diInternet ha investito tutti i settori produttivi enon, ed oggi rappresenta la chance per il superamentodelle barriere fisiche e tecnologiche.Per una coerente e costante azione di penetrazioneè necessario proseguire e rafforzare leazioni intraprese coerentemente con l'iniziativaE-Europe del Consiglio Europeo di Feiradel 19-20 giugno del 2000, e mettere in pratica,come ha fatto l'Italia con il Piano perl'Innovazione digitale, la Comunicazionedella Commissione europea del marzo 2003.Questo richiede l'attuazione di politiche diformazione, politiche fiscali, politiche di protezionedella proprietà intellettuale e progettiorganici di immissione in rete per la e-society,l'e-government, l'e-commerce.La proprietà intellettuale, in particolare laprotezione della creatività, è anche pietramiliare della net economy. La sua tutela è unmomento essenziale della politica industriale.Chi oggi offre il prodotto tecnologicamentepiù avanzato, compete e vince. Ed il fruttodella continua ricerca e dell'incessante svilupposi chiama, per l'appunto, proprietà intellettuale.Pertanto, difendere la proprietà intellettualesignifica difendere chi ricerca, chi investe,chi è più creativo tra i nostri imprenditori.Ma oltre ad una realtà, la net economy, èun'opportunità, specialmente per il Meridioned'Europa.Dunque l'innovazione come fattore chiavesi cui puntare per sostenere la competitivitàdelle PMI alla luce delle sfide e delle opportunitàdella globalizzazione.Ed è proprio la promozione delle PMIinnovative il tema centrale scelto per la secondaconferenza ministeriale, tematica coerentee complementare con il dibattito già avviato aBologna nel 2000 in occasione della primaconferenza OCSE sulle PMI.In particolare, la Carta di Bologna ha riconosciutol'importanza di promuovere partnershippubbliche-private per l'innovazione,la necessità di mobilitarsi per diffondere unacultura dell'innovazione, anche attraverso unmigliore accesso ai finanziamenti, alle retinazionali e globali, sottolineando il ruolocatalizzatore che il settore pubblico può giocarein tale ambito.L'INSME, rete internazionale per le PMIfu lanciata come proposta italiana a Bolognanel 2000 ed è oggi un esempio di partnershippubblica-privata su scala globale che coinvolgei 42 paesi del Processo di Bologna. L'IN-SME ha l'obiettivo di essere una rete operati-58 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


va e di promuovere attività e progetti congiuntitra i membri per favorire i processi diinnovazione nelle PMI attraverso il rafforzamentodel ruolo degli intermediari e delleloro reti di servizi.In tale contesto, il Ministro ricorda la particolareattenzione che l'Italia dedica al temadelle reti di innovazione e del trasferimentotecnologico transnazionale al fine di valorizzarei risultati della ricerca, rendere maggiormenteaccessibile alle imprese la conoscenzaesistente, creare sinergie ed economie di scalatra gli attori coinvolti.Rapporto RUR, DPF, Formez, Censis sule “Città digitali in Italia” (42)Per il settimo anno, nel 2003 la RUR (ReteUrbana delle Rappresentanze - www.rur.it),in collaborazione con Dipartimento dellaFunzione Pubblica, Formez e Censis, ha presentatol'indagine sulle “Città digitali inItalia”: oltre 500 siti istituzionali di regioni,province e comuni sono stati sottoposti a rilevazionediretta attraverso una griglia di analisidi oltre 120 indicatori. Uno dei punti difocalizzazione dell'indagire riguarda l'evoluzionedelle reti ed i nuovi spazi per l'erogazionedei servizi.Tra il 1996 e il 2002 le regioni e gli entilocali hanno avviato i primi progetti telematici,portando on line le proprie strutture,informazioni, servizi. Questo cammino, chetrova oggi riconoscimento e impulso da partedel Governo centrale, ha attraversato in unaprima fase un processo di istituzionalizzazionedella telematica. Nel momento in cui le PAiniziano a considerare Internet come uno deicanali principali di comunicazione istituzionale,si fanno promotrici di iniziative telematicheche hanno come obiettivo l'innovazione ela modernizzazione del governo pubblico.Questa fase vede la crescita esponenziale dellapresenza on line di siti istituzionali, che giungeormai praticamente al completamento:tutte le regioni, le province ed i comuni capoluogodi provincia hanno un sito Internet. Alivello nazionale, si registra che i comuni conpiù di 5.000 abitanti che hanno un sito sonoquasi il 70% del totale.Oggi, nella fase di consolidamento delfenomeno, alla logica relazionale ("Internet èuno strumento per la comunicazione bi- emulti-direzionale") che coinvolgeva più soggettisul territorio si sovrappone, viene sostituitala logica istituzionale ("Internet è unostrumento in più per informare il cittadino")che si limita ad una relazione unidirezionalePA-cittadino. Le prospettive di democraziaelettronica espresse a metà degli anni Novantanon sono confortate oggi da progetti strutturatidi comunicazione tra cittadini su argomentidi interesse pubblico. Pochissime leesperienze che intendono mettere in contattocittadini e amministratori in vista di un contributoattivo del cittadino, con le sue opinioni,allo sviluppo del territorio. Poche anche lesperimentazioni di comunicazione attraversocanali alternativi. La logica multicanale è oggipresente, con siti wap e servizi via sms, in 6siti regionali, nel 7% dei siti provinciali e nel12,7% dei siti dei comuni capoluogo.Internet è visto come uno strumento di trasparenza,ma non ancora se non in rari casicome strumento di partecipazione dei cittadinialla vita della comunità e alle scelte sul territorio.A fronte di questa sostanziale unidirezionalitàdella comunicazione, si sta aprendo tuttaviaoggi una fase di professionalizzazione deiservizi: l'impegno ad erogare on line i serviziprioritari per cittadini e imprese spinge leamministrazioni a cercare nuovamente la coo-42. L'indagine sulle “Città Digitali in Italia” (2003) qui sintetizzata, è realizzata da RUR (RUR è l'Associazione promossadal Censis per elaborare e sostenere proposte innovative per le trasformazioni della città e del territorio), in collaborazionecon Dipartimento della Funzione Pubblica, Formez e Censis. L'indagine analizza il fenomeno attraverso le seidimensioni che costituiscono la metodologia di indagine ARPA-L (Analisi delle Reti delle Pubbliche Amministrazioni):contenuti istituzionali e trasparenza amministrativa; qualità e interattività dei servizi; usabilità e accessibilità; cooperazione,relazionalità e communities; marketing territoriale; professionalizzazione dei dispositivi tecnologici.BIC Notes – settembre 2004 – Focus 59


perazione con privati, public utilities, altreamministrazioni locali. E, finita l'epoca dellospontaneismo, inizia il momento della progettazione.L'erogazione dei servizi on line,auspicata da Unione Europea e Governonazionale, richiede collaborazione, scambi, laricostituzione del fenomeno della città digitalecome rete di soggetti. Negli ultimi dueanni, moltissime amministrazioni locali sisono unite per partecipare al bando di finanziamentodi e-government e le molte chehanno ottenuto tale finanziamento si trovanooggi a collaborare per la realizzazione dei progetti.All'interno degli enti della PA sia centraleche regionale, provinciale e comunale,l'indagine registra una progressiva professionalizzazionedei dispositivi tecnologici utilizzati,verso la ricerca di tempi di risposta piùbrevi e con ricorso crescente alle soluzioniopen source.Con l'accumularsi di esperienza, vengonoeffettuati interventi di riorganizzazione dellamorfologia dei siti istituzionali, secondo lineesintetizzate nella tabella che segue.Tipo sito Descrizione Vantaggi SvantaggiSito - nucleare Il sito nucleare contiene in sétutte le pagine, mantenendola medesima grafica per ognisezione che si sviluppa apartire da un menù dinavigazione ragionato.In termini di usabilità,l'utente non perdel'orientamento trovando inogni sezione la medesimacaratterizzazione istituzionale.Al crescere delle pagineaumenta la difficoltà direperimento delleinformazioni.Sito - patriarcaleGrafico 32 - I modelli di organizzazione dei contenuti nei siti istituzionali.Il sito in questo caso èformato da un sito-padre,istituzionale e dipresentazione delle strutture,a cui sono collegati altri siti,diversi nella maggior partedei casi per grafica estruttura, il cui URL è unsotto-dominio del precedente.É possibile raggiungere unasezione del sito digitando unaURL di sottodominio, facile damemorizzare e che tende adistituzionalizzarsi a sua volta(sit.comune.nomecomune.it oturismo.regione.nomeregione.it); facilità dell'utente direperire tutte le informazioni,in un sito specifico.Se le relazioni con il sitopadrenon sono mantenute inmodo coerente, a causa delladiversità della realizzazionegrafica dei siti-figlio, sirischia la perdita diorientamento da partedell'utente.Sito - estesoIn questo caso il sitoistituzionale viene acostituirsi come un insieme disiti diversi tra di loro, le cuiURL sono anche moltodifferenti e non semprericonoscibili in terminiistituzionali.Ogni sito viene a costituireun universo a sé stante,consultabile e pubblicizzabilein modo autonomo eindipendente dal sitoprincipale.La maggiore diversità nellarealizzazione grafica puòprovocare la perdita diorientamento sel'istituzionalità e il suolegame con il sito-padre nonsono mantenute in modocoerente. La diversitàdell'URL, se non bencomunicata può creare unproblema di reperimentooltre che di comprensione.Fonte dati: RUR, Dipartimento della Funzione Pubblica, Formez e Censis (2002).60 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


Ancora poco diffusa è l'introduzione distrumenti atti allo stimolo alla creazione dicomunità di interesse in rete.Gli strumenti telematici vengono crescentementeutilizzati da singoli enti e in cooperazionetra più enti istituzionali in direzionedell'obiettivo della promozione del territorio,anche se ancora pochi sono gli enti che siimpegnano per attrarre investimenti sul territorioutilizzando Internet.Inizia ad essere consistente la presenza delloSportello Unico per le Attività Produttive(SUAP), seppur con un livello di interattivitàancora contenuto, che in prospettiva forniràun consistente contributo a supporto dellagestione delle transazioni in rete.L'accumulo di esperienza degli enti locali edel soggetto pubblico in generale come utilizzatoridi tecnologie di rete, oltre a tradursi inuna accresciuta efficienza nella gestione delleattività e in un fiorire di servizi nuovi, rappresentaun forte stimolo ed un prezioso modellodi riferimento soprattutto per la piccolaimpresa.BISER Regional Portrait Lazio (43)BISER, (Benchmarking the InformationSociety: E-Europe Indicators for EuropeanRegions) è un progetto finanziato dallaCommissione Europea che controlla la disponibilitàe l'impiego di tecnologie dell'informazionee della comunicazione, in un paneldi 28 regioni delle 211 regioni europee.Le regioni considerate sono:Salzburg (Austria), Liége (Belgio), FynsAmt (Danimarca), Väli-Suomi (Finlandia), Ilede France, Bretagne, Nord-Pas-De-Calais,Languedoc-Roussillon (Francia), Darmstadt,Stuttgart, Braunschweig, Magdeburg,Mecklenburg-Vorpommern (Germania),Kentriki, Makedonia (Grecia), Border,Midland & Western (Irlanda), Sicilia, Lazio,Toscana, Lombardia (Italia), Friesland (PaesiBassi), Lisboa & Vale do Tejo (Portogallo),Castilla- Leon, Cataluna (Spagna), SmaalandMed Oerna (Svezia), Berkshire,Buckinghamshire and Oxfordshire,Leicestershire, Greater Manchester, and TeesValley and Durhams (Regno Unito).Grafico 33 -Presenza di strumenti per la creazione di communities on line (valore assoluto e valore percentuale).Esistenza di una procedura di registrazione(informazioni generalizzate)Esistenza di una procedura di registrazione (servizipersonalizzati)Pubblicazione di una newsletter e /o mailing listDiscussione in rete tipo forum o chat (nonistituzionale)Regioniv.a.3-121Province%13,06,025,08,0Comunicapoluogo%12,75,923,510,8Altricomuni%6,7-1,74,6Fonte dati: : RUR, Dipartimento della Funzione Pubblica, Formez e Censis (2002).43. BISER - Workpackage 6: e-Europe Regions Domain Reports, Regional Portrait Lazio, settembre 2003.Progetto coordinato da Empirica, finanziato nell'ambito del programma IST EC.BIC Notes – settembre 2004 – Focus 61


Lo sforzo comparativo fornisce una chiavedi lettura aggiuntiva, utile anche nel valutarel'impatto delle azioni di supporto alla diffusionee all'uso efficace delle tecnologie di retenel mondo delle imprese e delle istituzioni.Il progetto BISER, attivo dal settembre2001, ha prodotto alla fine del 2003 - accantoa vari documenti e strumenti utilizzabili inrete per estrarre tabelle comparative su coppiedi indicatori a scelta - un ritratto di ciascunadelle 28 regioni oggetto dell'indagine.Un quadro sintetico del posizionamentodel Lazio rispetto alla media delle altre regioniviene proposto nei grafici che seguono, rinviandoai documenti analitici disponibili nelsito web del progetto (www.biser-eu.com).Si riportano qui di seguito i risultati ed irelativi commenti tradotti in italiano delle dueindagini condotte sulla popolazione (individuicon almeno quindici anni) e sulle imprese(con almeno cinque dipendenti) nelle 28regioni selezionate nel progetto BISER. Sitratta dei paragrafi 8.2.1 e 8.2.2 del documentocitato.La popolazione«La diffusione di tecnologie dell'informazionee della comunicazione (ICT) ed il loro utilizzoall'interno della regione Lazio non sembranoparticolarmente negativi se confrontaticon le altre regioni osservate. Gli indicatorirelativi alla popolazione con valori negativinon vanno oltre il 20%, ad eccezione del commercioelettronico e dell'e-banking.Inoltre, il trend positivo di utilizzo dell'elearningper finalità di riqualificazione nelmondo del lavoro indica quanto l'uso diInternet stia cambiando: dall'essere puramenteuno strumento di comunicazione e relazionaleall'essere maggiormente apprezzato eutilizzato per i servizi offerti.La prossima fase sarà probabilmente caratterizzatadall'incremento di vendite in rete edi transazioni bancarie sul web.La popolazione del Lazio sembra effettuareun uso sempre più intensivo ed intelligentedelle tecnologie dell'informazione e dei serviziweb. In questa luce, sarebbe ragionevoleaccrescere la disponibilità di banda larga peraccedere a Internet per facilitare questa fase ditransizione».62 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


Grafico 34 - Performance relativa - Valore medio delle regioni BISER = 0.Utilizzatori di computerAccessi a InternetAccessi alla banda largaUtilizzatori di InternetUtilizzo medio settimanale di InternetCrescita futura di utilizzatori di InternetUtilizzatori di posta elettronicaQuota media di messaggi di posta elettronica scambiati all’interno della regioneIndicazione dei costi come barriera alla diffusione di InternetUtilizzatori di telefoni cellulariUtilizzo di commercio elettronico negli ultimi 12 mesiUtilizzo di e-banking nelle ultime 4 settimanePartecipanti a forum o chat su InternetPersone che tele-cooperano al lavoroTelelavoratoriTelelavoratori da casaFormazione professionale lungo tutta la vita lavorativaE-learning per fini professionaliCompetenze connesse all’uso del computerPersone con formazione in uso del computerUtilizzatori di servizi di e-sanitàUtilizzatori di Internet per consultazione di orariUtilizzatori di servizi di e-governmentPersone che rifiutano i servizi di e-governmentPersone che riconoscono di aver accresciuto la propria identità regionale con l’uso di ICTUtilizzatori di Internet per acquisire informazioni sulla regione-10-3-61-14-194-336-1-51-605-28-3-253-14-23-2-14-31-7-5-41130Fonte dati: BISER (2003).BIC Notes – settembre 2004 – Focus 63


Grafico 35 - Valori assoluti.Utilizzatori di computerAccessi a InternetAccessi alla banda largaUtilizzatori di InternetUtilizzo medio settimanale di InternetCrescita futura di utilizzatori di InternetUtilizzatori di posta elettronicaQuota media di messaggi di posta elettronica scambiati all’interno della regioneIndicazione dei costi come barriera alla diffusione di InternetUtilizzatori di telefoni cellulariUtilizzo di commercio elettronico negli ultimi 12 mesiPartecipanti a forum o chat su InternetUtilizzo di e-banking nelle ultime 4 settimanePersone che tele-cooperano al lavoroTelelavoratoriTelelavoratori da casaFormazione professionale lungo tutta la vita lavorativaE-learning per fini professionaliCompetenze connesse all’uso del computerPersone con formazione in uso del computerUtilizzatori di servizi di e-sanitàUtilizzatori di Internet per consultazione di orariUtilizzatori di servizi di e-governmentPersone che rifiutano i servizi di e-governmentPersone che riconoscono di aver accresciuto la propria identità regionale con l’uso di ICTUtilizzatori di Internet per acquisire informazioni sulla regione9%4 ore10%6%11%11%6%1 su 56%5%54%51%44%21%26%22%22%27%40%55%32%32%34%21%35%83%Fonte dati: BISER (2003).64 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


Imprese«Le imprese selezionate per l'indagine appartengonoa tutte le categorie di attività e hannoalmeno 5 dipendenti. La situazione delleimprese del Lazio, rispetto all'accesso e all'usodi tecnologie di rete, risulta positiva: i numerisull'uso di Internet e delle Intranet e la presenzadi siti web sono incoraggianti.La diffusione di politiche volte ad incrementarela diffusione dell'ICT contribuisce a tracciareun quadro positivo. I dati qui presentatimettono in luce la consapevolezza delleimprese riguardo all'importanza delle nuovetecnologie, nella gestione delle transazioni enel penetrare ed affermarsi nei mercati, a livellonazionale e internazionale. Si riconosconosegnali di quanto, fra gli operatori economici,sta cambiando la concezione di Internet edella net economy, l'economia che trae vantaggiodall'uso delle tecnologie di rete. Siregistrano, però, trend negativi riguardo alladiffusione delle vendite e degli acquisti online, simili a quelli emergenti sull'uso dei servizidi e-government.Un'altra caratteristicadella regione Lazio è il livello più basso,rispetto alle altre regioni, in termini di profiloprofessionale legato al mondo di Internet.Questo dato può essere interpretato comeuno dei fattori inibitori dello sviluppo dellanet-economy e della diffusione del commercioelettronico, in quanto i profili professionalie le competenze ad essi afferenti, avrebberopotuto stimolare la diffusione di tali metodi divendita all'interno delle imprese, poiché gliindividui portatori di tali competenze sarebberostati in grado di gestire transazioni on linee campagne di marketing.Il profilo che emerge per la regione Lazio,sia dall'indagine sulla popolazione, sia daquella sulle imprese delinea una regione nellaquale le tecnologie di rete hanno raggiuntoun livello di penetrazione sufficiente e che èpronta a trarre vantaggio anche dai serviziweb. In questo contesto, un catalizzatore perla diffusione di innovazione potrebbe esserelo sforzo di innalzamento delle competenze,al fine di essere in grado di gestire i processiinnovativi all'interno delle imprese e di divenireutilizzatori di servizi di e-governmentdella Pubblica Amministrazione e di servizieconomici di altre attività».Grafico 36 - Performance relativa - Valore medio delle regioni BISER = 0.Utilizzatori di InternetAccesso a internet a banda largaImprese con InternetPiani di spesa in ICT in crescitaImprese con sito webVendite in reteAcquisti in reteUtilizzatori di EDI (Electronic Data Interchange)Uso di Extranet per collegare la catena del valoreOfferta di formazione connessa al computerImprese che utilizzano e-learning (formazione su supporto elettronico)Imprese con più del 75% del personale carente di competenze di computerImprese con più del 75% del personale carente di competenze di InternetImprese che veicolano pubblicità in reteUtilizzatori di servizi di e-governmentImprese che rifiutano i servizi di e-government6-12353-50-33-40-48-23-25-2-38-291337Fonte dati: BISER (2003).BIC Notes – settembre 2004 – Focus 65


Grafico 37 - Valori assoluti.Utilizzatori di InternetAccesso a internet a banda largaImprese con InternetPiani di spesa in ICT in crescitaImprese con sito webVendite in reteAcquisti in reteUtilizzatori di EDI (Electronic Data Interchange)Uso di Extranet per collegare la catena del valoreOfferta di formazione connessa al computerImprese che utilizzano e-learning (formazione su supporto elettronico)Imprese con più del 75% del personale carente di competenze di computerImprese con più del 75% del personale carente di competenze di InternetImprese che veicolano pubblicità in reteUtilizzatori di servizi di e-governmentImprese che rifiutano i servizi di e-government38%36%6%25%18%6%21%26%24%22%12%29%20%50%55%88%Fonte dati: BISER (2003).66 BIC Notes – settembre 2004 – Focus


ARTICOLIGalileo Park - Modello diSistema IndustrialeFranco Calvani, Amministratore Delegato Società per il Polo TecnologicoIndustriale RomanoGalileo Park sarà un’area all’interno del tecnopolo perlo svolgimento di funzioni essenziali del ProgettoGalileo.La missione prioritaria della Società per ilPolo Tecnologico Industriale Romano è quelladi promuovere lo sviluppo competitivo delsistema industriale locale ad alta tecnologia, inparticolare quello delle PMI, creando semprepiù ampie opportunità di occupazione qualificata.A tale scopo la Società è impegnata ad agevolarequanto più possibile forme di cooperazionee di aggregazione tra imprese, istituzioni,università, centri di ricerca e di trasferimentotecnologico, realizzando nello stessotempo un sistema organizzato di infrastrutturee programmi di sviluppo.In questo momento il settore delle applicazionispaziali sta divenendo molto promettente,e il lancio da parte dell'Unione Europea edell'ESA del Progetto Galileo rappresentaun'opportunità industriale rilevante per ledimensioni che può assumere la filiera applicativa.Nell'area laziale è particolarmente significativala presenza di imprese qualificate per larealizzazione e le applicazioni di sistemi spaziali;inoltre sono presenti istituzioni qualil'ASI, l'ESA (sede di Frascati - ESRIN) eimportanti centri di ricerca e formazione dialto livello. Attraverso uno studio di settore,siamo oggi giunti alla definizione di unModello di Sistema Industriale dotato di propriastruttura e autonomia, rivolto alle applicazionidelle tecnologie spaziali e della difesa.Il Sistema IndustrialePer Sistema Industriale s'intende una rete dioperatori che insieme realizzano la più ampiagamma di prodotti e servizi atti a soddisfareogni esigenza del compratore finale in terminidi scelta, di possibilità d'acquisto e di godimentoin fase d'utilizzo.Un Sistema Industriale è rappresentato daun insieme di 3 operatori: i fornitori di tecnologiedi base, le aziende a valore aggiunto e icompratori finali.Nel caso del settore aerospaziale, l'industriache fornisce le tecnologie di base sviluppa isistemi satellitari rendendo disponibili dati,immagini, e servizi.Le aziende a valore aggiunto trasformanotali dati, immagini e servizi in prodotti, applicazioni,sistemi e servizi finali in modo dasoddisfare pienamente le esigenze dei com-Bic Notes – settembre 2004 – Articoli67


pratori finali.Un Sistema Industriale ha tanto più successo:• quanto più è vasta la gamma dei prodottie dei servizi che propone;• quanto più sa arricchirli con Processi diValore Aggiunto, per incoraggiare l'acquirenteall'investimento.Un Sistema Industriale è quindi costituitoda un'industria di base, che nasce spesso inseguito all'introduzione di una nuova tecnologia,e dalle imprese che assicurano il valoreaggiunto.Il Modello Collaborativo del SistemaIndustrialeUn Sistema Industriale cresce e si sviluppacon un proprio Modello Collaborativo che èrappresentato da 4 elementi:• il Portafoglio dell'Offerta: l'insieme deiprodotti e dei servizi che il SistemaIndustriale mette a disposizione almomento attuale;• la Catena del Valore Aggiunto (VASC-Value Added Chain): le imprese che realizzanoil valore aggiunto e compratorifinali;• i Servizi di Supporto: servizi richiesti dalSistema Industriale come supporto ai processidi valore aggiunto; servizi finanziari,inclusa l'erogazione di fondi per la ricerca,assistenza legale, servizi commerciali,incubatore di imprese, servizi di comunicazione,logistica, outsourcing, infrastrutturedi comunicazione audio-video, sistemicollaborativi avanzati via Internet (ebusiness,web services, grid services,ecc..), risorse umane, ecc..;• i Processi di Sviluppo: i meccanismi attraversoi quali la collaborazione del SistemaIndustriale con enti ed istituzioni di ricercanazionali ed internazionali, universitàecc. dimostra la fattibilità tecnologica dell'innovazionedell'offerta e della produzionedel Sistema Industriale stesso, incoraggiandoiniziative indirizzate alla creazioneed allo sviluppo di nuovi prodotti eservizi.In una prima fase dello sviluppo del SistemaIndustriale è necessario l'intervento di unaistituzione pubblica che ne sponsorizzi e neorchestri lo sviluppo, concordando con lapubblica autorità gli interventi in grado difavorirne lo sviluppo verso la piena sostenibilità(vedi Grafico 1).Galileo ParkAllo scopo di promuovere e agevolare taleModello Industriale sta prendendo corpo,all'interno del Tecnopolo Tiburtino, la realizzazionedi Galileo Park, che avrà, oltre allafunzione localizzativa, anche quella di soggetto"facilitatore" e promotore dell'iniziativa.Galileo Park sarà quindi un'area all'internodel Tecnopolo, dotata delle strutture e infrastrutturenecessarie allo svolgimento di funzioniessenziali del Progetto Galileo, quali lacertificazione e la sicurezza.Il Protocollo d'Intesa sottoscritto recentementetra Regione Lazio e Finmeccanica prevede,infatti, l'insediamento nel Tecnopolo diuna rete di laboratori e delle infrastrutture diterra necessarie alla fase operativa ed allo sviluppodelle applicazioni delle innovazioni tecnologichee industriali, con particolare riferimentoalle applicazioni del sistema dei trasporti(stradali, ferroviari, marittimi e aeronautici),ai sistemi di monitoraggio ambientalee territoriale, ai sistemi di sicurezza e infomobilitàe allo sviluppo delle tecnologie ICT.È prevista inoltre la creazione di laboratoridedicati all'attività di trasferimento tecnologiconell'ambito delle tecnologie aerospaziali edei materiali innovativi.Ruolo di Galileo Park nella realizzazionedel Sistema IndustrialeGalileo Park, in collaborazione con le amministrazionipubbliche locali (Regione Lazio,Provincia e Comune di Roma), dovrà favorirelo sviluppo del Modello Industriale, promuo-68 BIC Notes – settembre 2004 – Articoli


Grafico 1 - Rappresentazione grafica del Modello Collaborativo.Domanda (Utilizzatori e Clienti b2b)Programmidi sviluppo• Centri di Ricercae Sviluppo• Agenzie spaziali• IstituzioniGalileo Park(cabina di regia) Content ProviderSistema industrialeVASACDomandaTecnologiedi baseProgrammidi supportoServizialle aziendeInfrastrutture e rete web 3Gvendo l'incontro tra domanda pubblica eofferta, la collaborazione fra imprese e centridi ricerca e la creazione di una filiera di serviziavanzati alle imprese: finanziari, legali, logisticie commerciali.A tale scopo il Modello si appoggerà suun'infrastruttura di rete collaborativa, basatasu tecnologie di Web-3G, che favorirà comunicazione,visibilità sui mercati internazionalie processi di collaborazione avanzata.Il ruolo che le autorità e le istituzioni pubblichepotranno svolgere per la sostenibilitàdel Modello di Sistema Industriale è fondamentale.Esse, infatti, oltre a rappresentareper il Sistema Industriale la domanda piùsignificativa di tali applicazioni, che possonoprodurre non solo benefici economici, maanche sociali, potranno svolgere, nella primafase del suo sviluppo, anche altri ruoli strategicia seconda della loro specifica missione,quali: la certificazione della qualità dell'offertaa garanzia dei potenziali utenti e supportoalla ricerca e lo sviluppo per l'innovazione dell'offertatecnologica.In tal modo, quella che inizialmente puòessere configurata come assistenza pubblica,finirà per tradursi in volano per il SistemaIndustriale che, nella seconda fase di sviluppo,sarà in grado di autosostenersi e svilupparsi.Per realizzare un programma di così ampiorespiro che vedrà coinvolti tanti diversi attori,pensiamo che occorra una cabina di regiacapace di organizzarlo, pianificarlo e coordinarloper le attività illustrate: questa è sostanzialmentela missione proposta per il GalileoPark.BIC Notes – settembre 2004 – Articoli 69


Grafico 2 - Le due fasi: dall'assistenza pubblica al privatoSostenibilità:intervento privatovaloreaggiuntoDSIAssistenzapubblicavaloreaggiuntoDSIValoreaggiuntoDSLnuoviprodotti USInuoviprodotti USIprodotti USIclienticlienticlientinuovi bisogninuovi bisogni70 BIC Notes – settembre 2004 – Articoli


ARTICOLIConsiderazioni sui meccanismidi intervento nel settore dellaricerca industrialeMario Cerchia, Responsabile Ricerca e Innovazione, Medio Credito CentraleÈ necessario prevedere strumenti agevolativi per leimprese che prevedano il coinvolgimento del sistemafinanziario.Nonostante la tendenza in miglioramentodella capacità di innovare da parte delleimprese, l'ammontare degli investimenti inricerca non è ancora sufficiente a sostenerequello sviluppo di competitività, generalmentericonosciuto come essenziale per la sostenibilitàdell'economia del Paese. È pertantoancora indispensabile garantire l'accesso astrumenti che costituiscano un effettivoincentivo, sia per il consolidamento di investimentiin ricerca, sia per l'incremento di investimentinuovi in ricerca. Lo strumento disupporto più adeguato deve quindi risponderea una duplice esigenza: quella dell'offertadi risorse, per razionalizzare al massimo l'utilizzodelle risorse finanziarie disponibili - pubblichee private - concentrandole verso quelleiniziative che favoriscano quello sviluppo dicompetitività evitando dispersioni; quelladella domanda di risorse da parte delle imprese,per avere un'adeguata copertura finanziariaa fronte di investimenti cospicui e chepotrebbero portare rientri solo nel medio -lungo periodo.Ai fini, quindi, delle manovre pubbliche, ènecessario prevedere una molteplicità di strumentiche diano garanzie alle imprese nelbreve, medio e lungo periodo incentivando inparticolare l'effetto volano delle risorse finanziariecon meccanismi che prevedano anche ilcoinvolgimento del sistema finanziario.Una risposta estremamente positiva in questadirezione si è avuta con uno strumentoregionale a favore della ricerca (la Legge589/94 Ricerca), avviato dalla Regione Lazioalla fine del 2003, attraverso il quale si è raggiuntoun triplice obiettivo: selezione di iniziativedi qualità da parte di PMI; razionalizzazionedelle risorse; adeguata coperturafinanziaria. Il meccanismo di agevolazioneprevede, cioè, una procedura di selezione ditipo valutativo e un intervento agevolativonella forma del contributo in conto interessi(congiuntamente a un contributo a fondoperduto).Il rapporto tra il contributo in conto interessie le risorse del sistema finanziario che sivengono così a liberare è di 1/8. A titoloesemplificativo, il volano che si realizza con ilcontributo in conto interessi è tale per cui,con un impegno pubblico di 10, si rendonodisponibili risorse per la ricerca pari a 80. Laprima apertura dello sportello per la Legge589/94 Ricerca, nel Lazio, ha registrato unBic Notes – settembre 2004 – Articoli71


interesse delle imprese di piccole e mediedimensioni presenti sul territorio per questotipo strumento nonché la disponibilità dellebanche a concedere finanziamenti per progettidi ricerca:• 64 progetti di ricerca presentati;Lo strumento 598 ricerca con i meccanismiproposti dalla Regione - e con una proceduracomunque valutativa e selettiva - è riuscita,pertanto, ad intercettare la domanda di agevolazioniper investimenti in ricerca delle PMIdel Lazio evidenziando anche la presenza diprogettualità innovativa sul territorio.• 70 milioni di euro di investimenti;• 7,5 milioni di euro di stanziamento dellaRegione, nella prima fase di avvio.


ARTICOLIInnovazione e competitività:il Programma Ego di EricssonCesare Avenia, Amministratore Delegato, EricssonEgo mira a creare opportunità di avviamento e crescitaper imprese e idee di business ad alto contenutotecnologico.La ricerca e l'innovazione hanno sempre rappresentatouna priorità per Ericsson, soprattuttooggi, nell'era della e-society, dove i cambiamentitecnologici si susseguono ad un ritmotale da costringere le aziende, per rimanerecompetitive, a stare continuamente al passo conle nuove tecnologie dell'informazione.Allo scopo di fornire opportunità di crescitae di sviluppo ad idee innovative e ad iniziativeimprenditoriali nel settore delle telecomunicazionie delle sue applicazioni, Ericsson ha presentatorecentemente il Programma Ego.Ego mira a creare opportunità di avviamentoe crescita per imprese ad alto contenutotecnologico, sviluppando una rete imprenditorialefatta di risorse, know how e supportioperativi, in grado di trasformare nuove ideein business. Il Programma si rivolge sia a piccolemedieimprese, con programmi di business sostenibili,sia a studenti universitari, che presentanoidee e proposte di business sviluppabili.L'intento che Ericsson si propone di raggiungereattraverso il Programma Ego è quellodi creare valore nelle telecomunicazioni,sviluppando, da un lato, il mercato e favorendo,dall'altro, la collaborazione tra istituzioni,università e imprese. A questo proposito ilProgramma ha ricevuto il patrocinio delMinistero delle Comunicazioni e del Ministerodell'Innovazione e delle Tecnologie. Inoltre èstato siglato un accordo con le universitàLUISS Guido Carli e La Sapienza di Roma, aseguito del quale gli atenei organizzerannodei concorsi interni, grazie ai quali i miglioristudenti avranno la possibilità di presentare adEricsson le loro idee di business partecipandoal Programma.Alle imprese e agli studenti ammessi alProgramma Ego, Ericsson dà la possibilità diusufruire di supporti logistici ed organizzativi.In particolare Ericsson mette loro a disposizionespazi operativi, strutture e servizi(uffici, sale riunioni, computer, telefoni e fax);consulenze in ambito organizzativo, commercialee tecnologico; relazioni con la rete diimprese e operatori delle telecomunicazioni.Per poter partecipare al Programma, leaziende devono presentare ad Ericsson le ideee i progetti di business, corredati da un appositobusiness plan. La prima analisi delle ideee dei progetti viene poi effettuata da unComitato Tecnico di Valutazione interno adEricsson. Infine, una commissione, compostada membri Ericsson e da rappresentanti pro-Bic Notes – settembre 2004 – Articoli73


venienti dalle università e dalle istituzioni,decide quali progetti ammettere definitivamente.Allo stato attuale, sono cinque le società giàinserite nel Programma, che possono lavorareall'interno del Campus Ericsson, mentre altresocietà sono già al vaglio del ComitatoTecnico di Valutazione. Con questa iniziativa,che ha suscitato consensi all’interno delle istituzionie del mondo accademico, Ericssonvuole contribuire ad aiutare le piccole-medieimprese che hanno business sostenibili e a rafforzarela collaborazione tra le università e ilmondo delle imprese, favorendo così nuoveopportunità lavorative per i giovani e l'emergeredelle idee più innovative. Per ulterioriinformazioni: ego.project@ericsson.com74 BIC Notes – settembre 2004 – Articoli


NewsForum delle imprese del Lazio.BIC Lazio e Centro Studi Cives hanno presentato, loscorso 15 luglio, il progetto Forum delle Impresedel Lazio che si rivolge principalmente alla comunitàdelle imprese nate in questi anni con le misureregionali di sostegno all'imprenditoria e mira a svilupparei contatti e le integrazioni tra le aziende delterritorio, favorire le relazioni con le istituzioni, veicolareinformazioni, migliorare l'accesso ai serviziofferti dalle agenzie della rete regionale coordinatada Sviluppo Lazio.Il Forum, che si presenta come luogo di incontroper le giovani PMI del Lazio e occasione di dialogocon la "business community" e gli interlocutori istituzionali,ha previsto un calendario di incontri eseminari tecnici dal mese di settembre.Per aderire al Forum ed essere informati sulleiniziative future basta inviare la scheda di adesioneal numero di fax 06 97 845 001, oppure rivolgersi alCentro Studi Cives (tel. 06 3241464).La scheda è scaricabile dal sito www.biclazio.it.L'adesione è gratuita.Per ulteriori informazioni contattare direttamenteil Centro Studi Cives.BIC@SMAU 2004.Per il terzo anno consecutivo, BIC Lazio sostiene legiovani imprese dell'ICT nate grazie ai finanziamentiregionali supportando la loro partecipazione allafiera SMAU 2004 che si terrà a Milano dal 21 al 25ottobre. Nello stand dei BIC italiani le impreselaziali incontreranno altre giovani imprese dellarete dei BIC che operano nel settore Informationand Communication Technology (ICT). Favorire questiincontri è uno degli obiettivi del progettoBIC@SMAU dei BIC italiani aderenti all'iniziativa.BIC Italia Net sarà presente con un suo stand cheavrà diverse funzionalità:• offrire informazioni sulle attività svolte dallarete dei BIC;• organizzare un'agenda di incontri tra le impresepresenti nello stand;• ospitare un programma di incontri bilateralicon imprese nazionali ed internazionali.L'obiettivo è di far convergere, durante un eventocome SMAU, diverse sinergie e competenze persviluppare al meglio le singole potenzialità.Quest'anno saranno presenti alla manifestazione16 imprese promosse da BIC Lazio.BIC Notes – settembre 2004 – Articoli 75


La Tua Idea si fa Impresa IVedizioneIl 23 settembre, presso l'Auditorium GiovanniAgnelli dell'Unione degli Industriali di Roma, si èsvolta la premiazione della IV edizione del concorsoLa Tua Idea si fa Impresa, frutto della collaborazionedi BIC Lazio e del Gruppo Giovani Industrialidell'Unione. A differenza delle scorse edizioni, ilbando di quest'anno, aperto dal 15 ottobre al 15dicembre 2003, è stato dedicato esclusivamente aidee d'impresa nei settori dell'informatica, dellecomunicazioni, del networking e dei media in genere(ICT) da localizzare a Roma e nella Provincia.Il concorso, riservato ai giovani dai 18 ai 35 residentinella provincia di Roma, ha messo in palio unpremio costituito da un contributo in denaro e daassistenza e servizi reali per la realizzazione dell'impresa.Le prime tre migliori idee d'impresa selezionatesono state: B Open Solutions (soluzioni informatichepersonalizzate fondate sull'uso di softwareOpen Source), BIT 2 BE (creazione di un canale didistribuzione legale e alternativo per i contenutimultimediali in formato digitale, attraverso un'opportunapiattaforma informatica) e Studio diIngegneria Online (studio professionale di consulenzainformatica).Missione della Regione Lazio aMoscaBIC Lazio partecipa alla missione istituzionale dellaRegione Lazio programmata per il 3/6 ottobre aMosca. La missione coinvolge tutte le società dellaRete regionale, coordinata da Sviluppo Lazio, impegnatea presentare i servizi di sostegno allo sviluppolocale che la Rete mette in campo per le impreseed il territorio. Aprono gli incontri il PresidenteStorace e il Governatore Gromov.76 BIC Notes – settembre 2004 – Articoli


Regione LazioRivista trimestraleanno 1 - numero 4 - settembre 2004Direttore responsabileLuigi CampitelliCordinamento editorialeSimona De QuattroSegreteria di redazioneGiulia BarozziProgetto graficoUttinacci & Turano - www.uet.itFotografieLuca Orilia - www.lucaorilia.comImpaginazioneTracciati architettura e grafica - www.tracciati.itComposizione e stampaGraf 3 - 00040 Pomezia (Roma) - via Carlo Poma, 8Copyright BIC Lazio00182 Roma - via Casilina, 3/Ttelefono +39 069 784 501fax +39 0697 845 001www.biclazio.itcomunicazione@biclazio.itBIC Notes - quaderni di BIC Lazio - BusinessInnovation Centre è inviato gratuitamente a quantine faranno richiesta.Registrazione al Tribunale di Roma n. 487/2003del 24.11.2003Spedizione in A. P. - 70% - Roma

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