2-la sinergia tra jazz e pop e le tecniche di ... - Area Sanremo

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2-la sinergia tra jazz e pop e le tecniche di ... - Area Sanremo

DARIANA KOUMANOVA


Non esiste nessuno che in tanti anni, abbia inventatouna definizione del jazz completa, esauriente ecomprensibile. Chiunque abbia cercato di trovare elementiunificanti di stili, tendenze, ritmica e forma ha imposto unadefinizione incompleta o incomprensibile. E’ incredibilmentevero pero’, che da un modesto patrimonio folcloristicoproprio dei neri americani si e’ sviluppato un linguaggio eduna forma d’arte unica, inconfondibile ed universalmentericonosciuta, nella quaile in ogni parte del mondo qualcunoha creduto di riconoscersi (Cfr. Andru Hodeir, Uomini eproblem del jazz, Milano 1980).


Un linguaggio che ha origini nere, ma che è diventatocomune a bianchi e neri, indistintamente. In tutte ledefinizioni riportate traspare chiarissimo il messaggio:il jazz e’ parte di noi, della nostra esperienza, ede’qualcosa che ha certamente a che fare con la nostraindividualita’, ma anche qualcosa che si costruisce ingruppo; è la storia di ciascuno, ma è anche la storia ditutti: di un giorno o di una vita, di un momento o diun’epoca.


Per questo il punto debole della storiografia e della critica èquello di aver sempre cercato di individuare i periodi nellastoria del jazz nettamente definiti.Nel jazz gli stili nascono e si evolvano uno dopo l’altrocontinuando a vivere parallelamente fino ad oggi.La classificazione in periodi che è stata fatta, pertantocorrisponde semplicemente ad una esigenza pratica ditracciare un quadro di riferimento complessivo legato allevarie fasi di sviluppo formale e sintattico che e’ utileconoscere almeno nei suoi tratti essenziali.


Per questo una delle migliori classificazioni, che distingue inperiodi decennali lo sviluppo stilistico della musica jazz, èquella cara allo storico Joachim E.Berendt, il cui “Libro delJazz” resta un importante punto di riferimento nellastoriografia jazzistica.


Il grande sassofonista Charlie Parker: è la musicadelle tue esperienze, dei tuoi pensieri. Se non lo vivinon esce dal tuo strumento e allora ti limiti asuonare una musica che e’ musica, ma che non e’jazz.Jo Jones il batterista dell’orchestra di Count Basiedice: secondo me e’ il suonare come ci si sente.Ogni musicista si esprime attraverso il propriostrumento e si rivela. Rivela l’esperienzaaccumulata durante la giornata, nel corso dellanotte precedente, nel corso della vita intera.


Il polistrumentista Eric Dolphy: il jazz è qualcosa cheti fa sentire vivo quando lo suoni e quando lo ascolti.Non e’ riproporre cio’ che un altro ha scritto. E’cercare una musica tua, esprimere I tuoi sentimenti,offrire te stesso agli altri e a te sestesso.E per finire un grande pianista compositore edirettore d’orchestra, Duke Ellington, che definisce iljazz cosi: è parte di noi. E’ la musica del nostropopolo. Come lo e’ il blues, il jazze la mia amante.


Le origini del jazz vanno ricercate nel cuore dell’Africa.Le tribu’ si ritrovavano intorno al fuoco dopo una caccia o unabattaglia, e davano libero sfogo alle loro sensazioni con danzee canti al ritmo frenetico dei tamburi.Quando nel Settecento e nell’Ottocento, dilagò il commerciodei neri, le popolazioni africane vennero trasferite con viaggidisumani negli Stati Americani del Sud e impiegati comeschiavi nelle piantagioni di cotone e nella costruzione distrade ferrate.


Coloro che sopravvissero al trauma dei viaggio e del distaccodalla propria terra si ritrovarono in luoghi sconosciuti, sfruttati,analfabeti, privi di ogni mezzo di sostenimento. Fu in questacondizione di profonda sofferenza umana che la nostalgiadella perduta liberta’ si riverso’ nei canti e nei ritmi della terranatale.Il jazz divenne popolare all’inizio del Novecento a NewOrleans, citta’ della Luisiana sul fiume Mississipi, e si ispiro’appunto ai canti di lavoro (work songs) delle piantagioni dicotone, agli spirituals (canti religiosi), ai blues (canti accorati enostalgici) e al ragtime (una vivace musica popolare).


unaLe prime bands, formate da una sezione melodica eritmica improvvisavano a orecchio e si esibivano insvariate occasioni. Questo era il primo jazz improvvisato. Leprime incisioni di dischi jazz risalgono al 1913. Verso gli anniVenti il jazz si “trasferì” a Chicago: qui, negli anni Trenta,nacque il boogie-woogie. E qui nacquero anche le grandiorchestre jazz. Emersero i maggiori solisti jazz: Bessie Smit,grande interprete di blues, Louis Armstrong,cornettista-trombettista, ma anche cantante ,e il pianista Duke Ellington.


Negli anni Trenta predomino’ un nuovo genere, lo swingcaratterizzato da anticipazioni e ritardi nel ritmo.EllaFitzgerald fu la voce piu’ popolare dello swing, e BennyGoodman divenne il “re dello swing”.L’orchestra di Glenn Miller porto’ il jazz a livello di piacevoleconsumo e la musica leggera di tutto il mondo assunse ilritmo del jazz. Negli anni Quaranta, sorse il genere be-bop,un linguaggio diprotesta: i massimi rappresentanti di questoperiodo furono il sassofonista Charlie Parkere il trombettista Dizzy Gillespie.


Nel primo dopoguerra si impose il cool jazz: con un ritmopiu’ pacato, negli anni Cinquanta, l’hart bob, con sonorita’accese i ritmi accentuate che trovo’ la sua voce nella tromba diMiles Davis. Alla fine degli anni Cinquanta, negli Usa, vi e’ unanuova coscenza politica tra la popolazione nero-americana e iproblemi razziali sono molto sentiti. Nasce il free jazz (jazzlibero), dove “libero” significa la volonta’ di liberarsi delleesperienze jazzistiche precedenti e affermare una cultura neraindipendente dalla cultura bianca: è caratterizzato dalla musicadi Max Roach, batterista e di Charles Mingus,contrabbassista e compositore. Dagli anniSettanta il jazz subisce le influenze del rocke delle nuove tecniche elettroniche.


E proprio qui vorrei citare Miles Davis: “se tuttoparte da canti e ritmi tribali in Africa, perché ritornare aquel punto, quando la storia di ogni musicista è proprio il contrario,cioè proggredire verso una forma e un’espressione che tiene contosia della tecnologia, che dei mutamenti culturali?”. Infatti dopo “Kingof blue” del 1959, Miles aveva raggiunto timbri e suoni checertamente non si erano mai ascoltati prima, e nella memoria di moltimusicisti, quel LP rappresenta un passaggio fondamentale del jazz,che lo trascina 20 anni avanti, in un solo colpo. Bastano soltantopochi anni e arriva il free jazz, più aperto, che si unisce sul versanterock ai nascenti Beatles e Rolling Stones. Si affaccia un nuovo tipo dipop musica, che unisce elementi anche della musica folk a quelliblues e al vecchio rock dei’50, al punto che anche “King of blue”, gia’dopo pochi anni, sembra qualcosa di vecchio, già passato.


Eppure, se ascoltiamo ancora oggi, quel discomeraviglioso e magico, ci rendiamo conto che a queltempo, nessuno aveva ancora fatto qualcosa di cosi’ intimo,straziante e profondo nella musica jazz. *Eppure la musica va avanti, Davis si rende conto chequell suono che ascolta in certi locali dove si esibisconomusicisti blues, che non disdegnano di approcciare anche ilrock, diluendolo in una miscela dai sapori misti ed elettrici,puo’ essere la base da qui ripartire per costruire il suonodegli anni’70, amplificato e sintetizzato, avviluppato in unaserie di echi e timbri, che si fondono con le percussioni e ifiati. In fondo, e’ la creazione di un tappeto sonoro elettrico,da cui prendono forma tutte le figure musicali scandite da ritminervosi, ossesivi, ma mai sopra le righe.


Ed eccolo arrivare, alla fine degli anni ’60,alla musica amplificata, circondato dai musicistieccelsi ma quasi sconosciuti nell’ambiente jazz.Ci sono già dal ’67 dei brani che non escono su disco, mache raccolti in seguito (Circle in the round ), fanno capire iltremendo sforzo per passare da una tipica base classica aquella elettrica, mai tentata da nessuno prima, anzi aborritae criticata.


Il termine era originariamente inteso comeabbreviazione di musica popolare (poular music) e venivausato in senso molto ampio per riferirsi all’intero corpusdella musica “leggera” occidentale, in contrapposizione allatradizione colta di generi come jazz e la musica classica.Ai tempi dei Beatles per esempio, pop era essenzialmentesinonimo di rock and roll.


Oggi invece, l’espressione musica pop viene usata perindicare la musica spiccatamente “commerciale”. Inteso inquest’ultimo senso, il pop e’ carratterizzato da melodiesemplici e facili da ricordare, ritornelli accattivanti e altri«ganci» (hook) per catturare immediatamente l’attenzionedell’ascoltatore occasionale. L’obiettivo di un brano pop e’quello di essere facilmente accessibile a tutti, a prescindereda qualsiasi tipo di cultura musicale, fatto di particolareimportanza se si pensa che il pubblico tipico della musicapop è quello degli adolescenti.


Per analoghi motivi, gli esecutori dimusica pop sono spesso persone carismatiche, dibell’aspetto e spesso bravi ballerini. Poiche’ la musicapop intesa in questo modo è innanzitutto un’operazionecommerciale, capita spesso che i produttori discografici nesiano i veri registi e abbiano un’ampia influenza sulprodotto dei loro artisti (molti dei quali appaiono nelfirmamento delle classifiche di vendita per una solastagione, rapidamente sostituiti da volti nuovi).


Il produttore Franc Farian,per esempio, “creò” verso la fine degli anni ’80 un gruppo digrande successo di nome Milli Vanilli, costituito in effetti daun gruppo di musicisti che lavorava nell’ombra, ed un altrogruppo più fotogenico che appariva sul palco suonando ecantando in playback. Sebbene questo caso, una voltavenuto alla lucce, abbia creato un vero e proprioscandalo. Alcuni artisti dichiaramente “pop” pero’ si sonoelevati al di sopra del puro marketing, riuscendo a imporrela propria personalita’ anche in senso musicale.


Fra I piu’ celebri artisti pop sipossono citare Michael Jackson(il Re del Pop) e Madonna (la Reginadel Pop). In generale, la musica popè difficilmente caratterizzabile da un punto di vista strettamentemusicale; nella maggior parte dei brani pop si possono riconoscereelementi di generi come hip hop il rhythm’n’blues,ed il rock’n’rollopportunamente riadattati, semplificati, suonati e registrati con letecniche piu’ di moda. Alcune delle pop star emergenti in questosettore sono Justin Timberlake (il Principe del Pop), RobbieWilliams, Anastacia, Shakira e Christina Aguilera per non parlare diBritney Spears (la Principessa del Pop), che ha esorditogiovanissima e che ha avuto sucesso superando cantanti delcalibro di Mariah Carey e Whitney Huston. L’ultima grandeartista di questo genere e’ Lady Gaga.


Una delle figure piu’ rappresentative e carismatiche tra ijazz-singers e’ Frank Sinatra. Su Sinatra c’è poco da dire,come indica l’ appellativo “the Voice” è stato e resta ilmigliore e difficilmente ne arrivera’ uno che possaeguagliarlo. Nella sua lunghissima carriera, che ha copertoben sette decenni, si e’ aggiudicato due Premi Oscar, dueGolden Globes, Ventuno Grammy Awards, un Emmy Award.Oltre 2200 brani e più di 60 album dicanzoni inedite pubblicati, fanno di lui uno deicantanti con la maggior produzione musicale della storia.Sinatra cerca spesso la sinergia con la musica pop. Unesempio è il suo legame dal punto di vista musicale coni Beatles.


Infatti «the Voice» ha interpretato vari brani del gruppomusicale britanico, tra i quali Something, Yesterday e tanti altri.La legenda di Frank Sinatra è confermata dall’ammirazione cheprovano per lui numerosi artisti, tra quali : Jon Bon Jovi, MichaelBublè, il rapper Snoop Dogg, il gruppo pop Westlife, che dedicòl’album “Allow us tu be Frank”, Elton John, Michael Jackson,Bono Vox, Lisa Minnelli e Robbie Williams, che ha pubblicatol’album “Swing When You’re Winning”, dove sono presenti lemigliori canzoni jazz e swing degli anni 50-60-70, lo stessoRobbie ha dichiarato di avere poteri soprannaturali e chepuo’ mettersi in contatto con Frank Sinatra. Infatti,hadichiarato l’artista, prima di pubblicare l’album ha chiesto ilpermesso a “The Voice”.*


Proseguiamo con un originale estraordinario George Michael che giàdall’inizio della sua carriera come solistariesce ad affinare il suo stile aggiungendo elementi dellablack music alla sua musica electro-easy.Nell 1987 George Michael è il primo vocalist maschio in assoluto aduettare con Aretha Franklin. Nello stesso anno registra anche ilsuo primo album solista “Faith”, che vendera’ oltre 14 milioni dicopie in tutto il mondo.Ha vinto il Grammi Award come miglior album del 1988 e 2Awards Novello come compisitore dell’anno e come successocon il singolo “Faith”. Ha vinto anche l’American music awardscome vocalist per la musica Pop-Rock, miglior artista maschilee miglior album Soul-R&B.


L’ultimo grande successo diGeorge Michael è la sua “Simphonica tour”attualmente presentata anche in Italia. Il concerto all’Arenadi Verona in settembre quest’anno probabilmente verràricordato come lo spettacolo più raffinato dell’anno.La “Simphonica tour” viene definita come un distillato dijazz di altissimo livello e d’impeccabile eleganza.E’ statoperfetto nell’interpretazione di “My baby just cares“,omaggio a Nina Simone e “You’ve changet”, omaggio aBillie Holiday.*


E vorrei continuare con Michael Bublé, checresciuto su suoni swing e sulle note di Ella Fitzgerald eFrank Sinatra, decide di assorbere questo genere dimusica e di cantarla ottenendo notevoli risultati. Michaelviene ingaggiato per cantare alla festa di matrimoniodella figlia del primo ministro canadese Brian Mulroney:tra gli ospiti è presenteil produttore discografico David Foster,scopritore di talenti della Warner Bros.Foster ne rimane colpito e lo mettesotto contratto per la 143 Records,piccolo label della Reprise.


Nell 2003 arriva l’album di esordio dal titolo Michael Buble’che ne rispecchia a pieno le attitudini e che lo renderàfamoso in tutto il mondo: canzoni popunite agli standard del jazz, da “Moondance” di VanMorrison a un classico del jazz come“The way you look tonight”.“Crazy love” è l’ultimo album delcantante.*


Non si puo’ non nominare anche Caro Emerald cantantejazz olandese che dopo aver studiato al conservatorio elavorato come insegnante di canto ha esordito sulla scenamusicale olandese nel giunio 2009 con il singolo “Back it up”.A fine gennaio esce il suo primo disco “Deleted scenes fromthe cutting room floor” che è rimasto per diversi mesi nellaclassifica olandese. In Italia il disco esce il 28 giunio. Il 03giunio invece viene publicato il singolo Rivieralife in duetto con Giuliano Palma. Dopo ilsuccesso in Italia, Caro Emerald, partecipa allaserata d’apertura di Umbria jazz, a Milano jazzin’ festival e pressol’Auditorium Parco dellamusica a Roma.*


Torniamo in Itala con il noto, ormai a tutti, MarioBiondi che con il suo timbro vocale, molto vicino a quellodi Barry White, da vita a un soul jazz caldo epassionale, che sa interpretare con accenti ironici.Nonostante fosse un cantante jazz Mario Biondi duetta condiversi cantanti pop tra quali Claudio Baglioni (Q.P.G.A.),Renato Zero (Non smetterei piu’), con Karima Ammar alFestival di San Remo 2009 (Come in ogni ora). Partecipaal disco di Ornella Vanoni (Una bellissima ragazza) esempre al Festival di San Remo 2007 duetta conAmalia Gre’ nel brano “Amami per sempre”. *


Andiamo avanti con la giovanissima Simona Molinariche nel 2008, dopo aver vinto Sanremolab insieme adArisa, partecipa alla 59a edizione del Festival di SanRemo nella sezione “Nuove proposte” con il brano“Egocentrica”,brano che da anche il titolo al suo primoalbum.Nella serata dei duetti la Molinari viene accompagnata daOrnella Vanoni. A giugno 2010 esce il secondo album“Croce e delizia”, anticipato dal singolo “Amore a primavista”, in duetto sempre con Ornella Vanoni, cheraggiunge la posizione numero 10 della classifica ufficialeFIMI dei singoli più venduti in Italia.


Il 2011, nell’ambito dei Wind Music Awards, ha presentatoin anteprima il singolo “Forse” realizzato incollaborazione con il jazzista Danny Diaz, noto esponentedella scena jazz di Hong Kong. Il nuovo singolo “Forse”,registrato tra Roma e Toronto, anticipa l’uscita del terzoalbum “Tua” che arriverà il 18 ottobre. L’album contieneanche il brano gia uscito “In cerca di te” che vanta lapresenza del maestro Peter Cincotti. *


Finiamo con l’ultimo vincitore “Giovani” del Festival diSan Remo, Raphael Gualazzi con il brano “Follia d’amore”,scritto e arrangiato dallo stesso Gualazzi. Contestualmente alFestival,il 16 febraio, esce il suo album “Reality andFantasy”, contenente il brano sanremese. La musica diRaphael nasce dalla fusione della tecnica ragtime dei primianni del 1900 con la liricità del blues, del soul e del jazz nellasua forma più tradizionale. Le sonorità tipiche del pre-jazz edello stride-piano di Scott Joplin ed il blues di Ray Charlesvengono attualizzate da Raphael Gualazzi con uno stilepersonalissimo dove la tradizione convive con le influenzepiu’ innovative di artisti eclettici come Jamiroquai e BenHarper.


Lo stesso Raphael afferma: “Voglio dare il mio contributoall’apertura del jazz alla popolarità, carattere che era nelleorigini di questo genere”. Con il suo swing Raphael Gualazziunisce jazz, lirismo, blues e pop in modo incredibilmenteconvincente. *Come vedete la musica jazz e quella pop sono sempreriuscite a trovare una strada da percorrere insiemecreando una sinergia che ci permette ogni giorno di viverel’emozione trasmessa da questi straordinari interpreti.Un emozione chiamata sempilicemente musica!


L’improvvisazione nella musica moderna (inparticolare nel jazz ) è la procedura con la quale unodei musicisti sviluppa la sua parte dal materiale melodico,armonico e ritmico contenuto nella partitura, ed e’ unodei tratti piu’ importanti e caratteristici del jazz stesso.Improvvisazione e’ anche l’invenzione di un brano musicalefatta nello stesso momento dell’esecuzione. L’idea diimprovvisazione risale ad epoche remote. Molti grandiclavicembalisti e organisti dal Sedicesimo secolo fino alDiciottesimo secolo furano maestri dell’arte improvvisativa,ad esempio Domenico e Giovanni Gabrieli, GirolamoFrescobaldi e Johann Sebastian Bach. Non era raroassistere anche a gare di improvvisazione, ad esempiotra Mozart e Muzio Clementi oppure tra Domenico Scarlatie Georg Friedrih Haendel.


Il giovane Ludwig van Beethoven, pianista a Vienna,partecipava a serate in cui si tenevano gare diimprovvisazione. Fino all’inizio del Dicianovesimo secolo,i compositori lasciavano spazio all’improvvisazione nei lorospartiti, indicando una “cadenza” cioè una parte melodicache doveva essere sviluppata dal solista: diversamentead altre forme d’improvvisazione, questa veniva spessoscritta dal solista stesso prima del concerto.


Dal 1800 in poi nella musica classica moderna edin genere nella musica colta occidentale,l’improvvisazione è venuta ad essere consideratasecondaria rispetto alla fedeltà dell’interpretazione diquanto scritto nelle partiture. In segito, nella tradizionejazzistica questa visione viene stravolta: gli spartitivengono messi in secondo piano ( spesso sono canovaccidi accordi e melodie principali, oppure non esistonoproprio) e quello che dona il senso ad una esecuzioneè la sensibilità del musicista che improvvisa la sua“creazione estemporanea”.


Molto spesso i brani eseguiti sono noti e diffusinell’ambiente jazzistico (i cosiddetti standard) utilizzaticome traccia comune per l’improvvisazione, singola ocollettiva e che possono essere modificati al punto darisultare quasi irriconoscibili rispetto alle versioniprecedenti. Questo richiede una condivisione delleconvenzioni musicali da parte dei musicisti e, oltreall’inventiva, una notevole padronanza dello strumentomusicale e dell’armonia da parte del jazzista.


Esistono diversi modi di improvvisare piu’ o menoinerenti all’armonia del brano su cui si improvvisa:¡ Nell improvvisazione pop e classica il musicista rimane“dentro” l’armonia, gli accordi e la tonalità; in quellablues,invece,vi e’più libera, ci si basa sulla scala otonalità blues, ma con maggiore uso di cromatismi edabbelimenti.¡ Nel jazz gli assoli hanno grande liberta’. Occore notarepero’ che ci sono diversi gradi di liberta’ a secondadello stile jazzistico. Ad esempio: nel jazz tradizionale(dixiland ) l’improvvisazione è basata sulle note degliaccordi e della tonalità. Nello swing è basata sugliaccordi e sulla tonalità a cui si riferiscono per l’uso discale maggiori, minori, diminuite e pentatoniche.


¡ Nel free jazz, invece, e’ basata sulla interazioneestemporanea tra i musicisti seguendo spesso deipunti di riferimento. In questo stile di improvvisazionesi raggiunge il massimo grado di libertà artistica.¡ Anche nella musica funky c’è un uso frequente di noteesterne all’accordo ed alla tonalità, ma senzastravolgere l’armonia.¡ Nella musica Rock i soli sono, in genere, inerenti allatonalita’,all’armonia di base ed al cambio di accordi esono spesso eseguiti con scale pentatoniche e blues.


Lo scat e’ una tecnica particolare che viene usatasoprattutto per l’improvvisazione vocale nell canto jazz edutilizza una quantità indeterminata di fonemi a sceltadell’interprete. Nello scat il cantante fa a meno del testo einventa un suo particolare proto-linguaggio funzionale alleproprie invenzioni ritmico-melodiche. Con lo scat la voceacquista la stessa assoluta libertà articolatoria delfraseggio jazzistico degli alti strumenti dell’orchestra.


La leggenda dice che l’inventore dello scat fuproprio Louis Armstrong il quale, nel 1926 , durante laregistrazione di “Heebie Jeebies” con il suo gruppo“The Hot Five”, si trovò a dover improvvisare unaparte della canzone con sillabe inventate perchégli era caduto il foglio con le parole dal leggio.Leggenda, perché sia lo stesso Armstrong che giàaltri da qualche tempo vocalizzavano le canzoni,ricercando con la propria voce quella qualità diimprovvisazione che la potesse elevare a un livellostrumentale.


Ognicantante di scat usa una propriasillabazione caratteristica (scat words) che, insiemecon il timbro della voce, lo identificaimmediatamente.Louis Armstrong cantava un linguaggio scatfantasioso, a volte variando il suono di parolechiavi della canzone che interpretava. Adesempio,proprio nel brano “Heebie Jeebies” usaparole scat che richiamano il suono del titolo delbrano, cose come “jib bob bi du” oppure “ jib jab”, maad un certo punto proponeanche frasi tipo “di bu pa du bi du” che


Per una buona improvvisazione, (in senso dicorrettezza armonica e ritmica) occorrerispettare il senso tonale del brano edavere, mentre si improvvisa, sempre ilriferimento o baricentro tonale del brano.Questo significa: sapere sempre qual’e’ latonalità generale del brano e dei suoieventuali cambiamenti durante il suosviluppo (modulazione).


Quando si esce dalla tonalità bisogna seguiredeterminati accorgimenti per non “traumatizzare”,l’ascoltatore come ad esempio: 1.suonare note esterne allatonalità in levare o meglio di passaggio facendole poirisolvere sulle note tonali più vicine.2.Accentuare i tempi deboli( in levare) per dare piu’spessore e rimbalzo ritmico o suonare piano le note sulbattere.3. Seguire in modo preciso il cambio degli accordianche se si improvvisa al di fuori di essi. 4.Variare ilfraseggio e creare melodie cantabili come se fossero temi dicanzoni pop.


Il concetto della tonalità è il più importante fondamentodell’armonia musicale. Ciò significa che ogni brano èimpostato su una scala o tonalità, nel senso che usafondamentalmente e, a volte esclusivamente, le note di quellascala maggiore o minore. Tutti gli accordi vengono costruiti suogni nota o grado della scala con intervali di terza sopra .Percreare l’accompagnamento di un brano si usano quasiesclusivamente le note della scala mentre, per quel che riguardala creazione di melodie si usano le note della scala ma sopratuttole note dell’accordo su cui essa si appoggia.


E’ proprio grazie a tutta questa armonia che viene fuori ilpiacere della musica. Pertanto, conoscere benissimo le scalemusicali maggiori e minori (ma non solo) e saperle suonareo cantare perfettamente non solo è un aspetto propedeuticofondamentale ,ma e’ basilare per poter improvvisare ecomporre musica.

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