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What Color Is Your Parachute, David Horvitz?

What Color Is Your Parachute, David Horvitz?

Text by: Jacob Fabricius

Text by: Jacob Fabricius About: David Horvitz Page: 3/4500 anni fa David Horvitz sarebbe stato messoal rogo. O come minimo torturato. Sarebbestato punito per aver avuto troppe idee – ideeleggermente contorte e fuori dall’ordinario.Lui è quel curioso tipo di persona che avrebbepotuto proclamare che il mondo era tondo, oche c’era qualcosa dall’altra parte dell’orizzonte.O qualcosa di altrettanto pericoloso.Horvitz non è un individuo pericoloso.Assomiglia piuttosto a un personaggio dei fumettimolto fantasioso che viaggia per il globosulla scia del suo interesse per il paesaggio, e lesue storie, e per ciò che lo circonda.La prima volta che l’ho incontrato, credo,fosse alla fiera libraria Printed Matter a NewYork, dove passava del tempo a fare progetticon tizi di piccole case editrici e riviste. Avevapubblicato diversi libri, fra cui Everything ThatCan Happen in a Day; Sad, Depressed, People;e il flip book Rarely Seen Bas Jan Ader Film,così non mi sembrò strano vederci lì per parlaredi pratica, lavoro, e, ovviamente, di libri.Fu a quella fiera che aderii al suo progettoStudio Rent. Studio Rent è un modo semplicee ingegnoso di far sì che dieci persone paghinoil suo studio di Brooklyn. In sostanza luichiede a ciascuno di loro di pagare un decimodell’affitto e, ogni mese, in cambio, invia loroun’edizione. Voilà, studio gratis a New York.Un metodo intelligente ed estremamente semplice– qualcosa che molti artisti potrebberofare, ma non fanno. Ciò che mi piace, in realtà,dell’approccio di Horvitz è proprio il suoessere brillante nell’estrema semplicità. Nonignora un’idea. Non lascia che le idee invecchinoe ammuffiscano. Semplicemente, lematerializza e le libera nel mondo attraversofotografie, acquerelli, disegni, performance,scritti, libri, email, aneddoti, Wikipedia, socialnetwork, o attraverso tutti questi metodi.Alcuni potrebbero considerarle pessime ideeper dei progetti fai-da-te, ma io direi che sonointelligenti, giocose, complesse.Horvitz spesso usa siti come Wikipedia eFlickr per creare lavori. È un gioioso parassita,che sfrutta ogni appiglio, senza fare nullad’illegale inserisce il suo lavoro in questi contesti.Horvitz accetta l’onnipresenza procuratada Internet, libera il suo lavoro e le sue informazioninel vortice digitale, lasciando che vivanola loro vita là fuori.Uno dei suoi progetti è così descritto suWikipedia: “In A Wikipedia Reader (2009),Horvitz ha chiesto a un gruppo di artisti dicondurre una ricerca su Wikipedia e poi dicontinuare con altri articoli attraverso parolelinkate, creando un collegamento d’idee chepotessero essere stampate e presentate in unaserie di articoli in un formato simile a quellodi un giornale. La collezione risultante rappresentaventitré di queste mappe mentali, chedelineano i brevi viaggi degli artisti attraversole terre selvagge dell’enciclopedia online redattacollettivamente”.Alcuni dei progetti web sopravvivono, mentrealtri hanno avuto vita breve e adesso non sonopiù rintracciabili. Public Access (2010) è unodei progetti che è esistito solo per breve tempo.Horvitz guidò lungo la costa californiana perla Pacific Coast Highway dal Mexico all’Oregon,fermandosi per fare autoscatti – in piediall’interno di ciascuna inquadratura – mentreguardava verso la spiaggia o verso altri luoghipanoramici. Poi caricò quaranta o cinquantadi queste foto nelle rispettive voci Wikipediadei luoghi, aggiungendo nuove immaginio rimpiazzando quelle che già ne facevanoparte. Quest’azione provocò confusione nellacomunità di Wikipedia, dal momento che isuoi membri cercarono di indovinare l’identitàdel fotografo e lo scopo delle immagini.Si discusse su queste ultime e circolarono suisocial media, e il progetto prese vita (e metadati)propria in diversi punti della Rete. Unodegli utenti di Wikipedia fu infastidito dalleimmagini e scrisse, “ Rimpiazzerò queste fotocon delle versioni editate, dove sia possibiletagliarle e ottenere ancora un’immagine utile,e rimuoverò le altre, perché non dobbiamo appoggiarequesta cosa... qualsiasi cosa sia. Sequalcuno preferisce tollerare le immagini conil tizio al loro interno, si senta libero di reinserirle,ma personalmente non sento il bisognodi avere e questo tizio in ogni articolo sullaCalifornia del Sud”.In Public Access sia il “pubblico” chel’“accesso” subiscono uno scacco. Sono ambeduemessi alla prova. Horvitz viola conla sua presenza proprio il cuore di ciò cheWikipedia è – il modo in cui è definita, usata,e modificata da utenti individuali. Ci sono regolesu cosa fare o meno fra le comunità dellaRete, e Horvitz valica quei confini con PublicAccess. Mette in atto una personalizzazioneche non è accettata da tutti gli utenti. Finoraalcuni potrebbero essere stati seduti di fronteai loro schermi chiedendosi, chi sia il tizio cheinfesta tutte le foto.Anche se Horvitz usa Internet come una parteimportante e attiva del suo metodo artistico,egli è essenzialmente un romantico paesaggistavecchio stile. In questo ripercorre le ormedi molti artisti che l’hanno preceduto, ricercandola bellezza (o la solitudine) nella natura.Egli non riproduce necessariamente la bellezzadella natura in un bel modo, ma comunquelo fa. Come in occasione della residenza a TheShandaken Project, a nord dello stato di NewYork, quando ha invitato delle persone che sitrovavano altrove a inviargli buste auto-affrancatee auto-indirizzate. Horvitz ha dipintoil cielo della campagna sul retro di ciascunabusta sigillata e vuota e l’ha rispedita indietro.Horvitz si avventura in luoghi remoti, talvoltamolto lontani dalle città, dalle autostrade, epersino da una qualsiasi strada. Talvolta trasformain un lavoro concettuale una situazione170che appare anormale, fuori controllo, persinopotenzialmente molto pericolosa, come peresempio un viaggio in autostop in Asia, doverestò bloccato nel cuore di una notte senzastelle, nell’oscurità totale, su una scogliera.Usò il flash della sua macchina fotografica, lasola fonte luminosa disponibile, per attrarrebarche che potessero soccorrerlo (alla fine furaccolto da una barca della polizia). Horvitzsperimenta giochi arbitrari che combinanolinguaggio, performance e vita reale, e guardaai confini dell’opera. In questo modo sononati lavori come How to make yourself visiblefor a rescue boat when you are stranded in thedark at the bottom of a cliff on a rocky coast inHong Kong (2012).Horvitz osserva i suoi dintorni, non importase si trova in una struttura urbana o nella natura.A New York, nel 2011, durante OccupyWall Street, Horvitz dette vita a una “classe didisegno dal vero” invitando la gente a unirsia lui nel ritrarre gli agenti di polizia che stavanosorvegliando l’occupazione. Gli osservatoridivennero gli osservati; le loro pose ei loro sguardi, orientati verso la folla dei dimostranti,diligentemente riprodotti da coloroche stavano osservando. La sorveglianza dellapolizia fu ricambiata e trasformata in un gestoartistico: forme, sagome, ombre, linee. Il lavoropuò essere letto come una dichiarazionepolitica, non come quella di Allan Sekula chefotografa i dimostranti, ma come una registrazioneassurda e ambigua della forza e dell’autorità(che ovviamente, nel caso di una rivolta,non potrebbe essere utilizzata in un processo).C’è una stupidità poetica incorporata in questiprogetti, non diversa dalla magnifica stupiditàconcettuale dei primi lavori di John BaldessariCommissioned Paintings (1969), CaliforniaMap Project (1969), e Throwing Three Balls inthe Air to Get a Straight Line (1973).Parlando di Baldessari, che dipinse l’ormaiclassico Tips for Artists Who Want toSell (1966-68), mi piacerebbe molto se Horvitzadattasse il libro di auto-sostegno di RichardN. Bolles What Color Is Your Parachute? (trad.Ce l’hai il paracadute? L’arte di trovare il tuo lavoro,Sonda, 2008) in un’imitazione artistica diTips for Artists Who Want to Sell. Nelle mani diHorvitz, i suggerimenti di Baldessari potrebberoessere aggiornati a una versione 2.0 chepotrebbe molto facilmente divenire il manualepratico di auto-sostegno per artisti, curatori,cultori e innovatori dell’arte.Things For Sale That I Will Mail You, 2008. Courtesy:the artist and Chert, Berlin

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