Mente e corpo —- « al volante - Prof. Marco Costa

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Vademecumper l'automobilistaLSOSTANZE ATTIVANTILa caffeina e la teina sono in grado di aumentare l'allerta, ma i loro effetti non durano a lungo, con il risultatodi provocare improvvisamente sonnolenza. Se presi in forti dosi (da 200 a 400 mg) provocano nervosismo,ansietà, agitazione. Home e Reyner (1996) hanno confrontato l'effetto di una breve dormita di15 minuti con l'assunzione di un caffè contenente 150 mg di caffeina. I risultati hanno dimostrato che ilsonnellino aveva lo stesso effetto dell'assunzione della caffeina nel diminuire la sonnolenza e l'incidenza diincidenti stradali.MEDICINALIL'assunzione di tranquillanti e sedativi in dosi normali aumenta la probabilità di incidenti del 5-10%. L'effettodei sedativi è amplificato dalla contemporanea assunzione di moderate quantità di alcol. Molti farmacinon sedativi, come gli antistaminici, alcuni sciroppi per la tosse e i cortisonici, hanno come effetto collateraleun aumento della sonnolenza.ALCOLÈ stato stimato (Zaal, 1994] che la guida in stato di ebbrezza è presente in una percentuale che va dal15% al 30% di tutti gli incidenti mortali che coinvolgono un solo veicolo. Nel 30% circa di tutti gli incidenti,mortali e no, almeno un guidatore aveva bevuto alcol. Il rischio è tanto maggiore quanto minore è l'etàdel conducente ed è inversamente proporzionale alla frequenza con cui si assumono le bevande alcoliche.L'alcol non solo rallenta i tempi di reazione e la coordinazione motoria, anche per livelli molto bassi, ma induceanche ad una guida più disinibita e trasgressiva.FATTORI FISICIUn caldo eccessivo, o l'impianto di riscaldamento tenuto troppo alto, portano ad una diminuzione della vigilanza.Strade monotone, prevalentemente dritte e su un paesaggio uniforme (tipicamente le autostrade)sono molto più pericolose di strade con curve o poste in un paesaggio vario e gradevole. Nel primo caso,infatti, gli automobilisti tendono ad estraniarsi dall'ambiente e a guidare ad alta velocità in modo "automatico"e senza attenzione.oppure 100 m nel caso di 100 km/h, ecc). Basta un veloce esame di coscienzaper rendersi conto che praticamente nessun automobilista rispetta la distanzadi sicurezza. La ricerca psicologica lo ha confermato: i conducenti tendono asottostimarla del 20-30%. La sottostima inoltre è proporzionale alla velocità.Più si va forte, più si tende a credere di avere un tempo di arresto superiore aquello effettivo (Figura 1).Altri esperimenti hanno dimostrato che la distanzad'impatto percepita dipende dalla grandezza di quel che ci troviamo di fronte:l'intervallo di collisione con mezzi relativamente piccoli, come motociclette,furgoncini o auto di piccola cilindrata, tende ad essere percepito molto piùlungo rispetto a quello con veicoli di grandi dimensioni. Ciò significa che, aparità di velocità, stiamo molto più addosso a una motocicletta che a un camiono a un tir.Tavola 1 - Principalifattori esterniche modificano lavigilanza.Gli errori dei neopatentatino dei maggiori predittori del rischio di incidenti stradali è l'età delconducente. Prendendo come riferimento le statistiche ISTAT del2003, si nota che il maggior numero di conducenti morti e feriti siha per la fascia d'età che va dai 18 ai 29 anni (28% dei morti e 41%dei feriti). La causa non è solo associata alla minore esperienza di guida, maanche a tratti di personalità tipici dei giovani.Tra questi il più importante è laricerca di sensazioni forti e la percezione del rischio e della competizione come32Psicologia contemporanea, 1S7, gennaio febbraio SOO5

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