Antonio vive da mesi all'interno della sua auto. A Belverde ... - Il Nuovo

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Antonio vive da mesi all'interno della sua auto. A Belverde ... - Il Nuovo

Il beato isolamento deipartiti, sempre più lontanidai bisogni di una città chevorrebbe crescereTra il 23 febbraio e il 9 marzo si sonosvolti i congressi comunali dei duemaggiori partiti della coalizione dicentrosinistra che è alla guida delComune di Bellaria Igea Marina. Inqueste due occasioni la Margherita ei Ds hanno radunato (conteggiando imilitanti e non gli “osservatori”esterni o le delegazioni di altre forzepolitiche e realtà economiche) pocopiù di cento persone.La Margherita è un giovane fiorellinodai petali tremolanti al quale nonsi chiedono miracoli. Ma i Ds sono unpartito che viene da lontano e che nelsuo simbolo ostenta un albero robustoe dalla folta chioma. Cosa rimaneoggi della sua tradizione di partito popolare,da oltre mezzo secolo al timonedi questa comunità, e del suo orgogliodi saper interpretare il bisognodi cambiamento che Bellaria IgeaMarina esprime? Un alone di mestiziaha avvolto le due scadenze politiche,facendo filtrare all’esterno solo pigree vuote parole di routine. Non si è coltala minima passione civile. Poca vogliadi guardare in faccia la realtà edi cominciare a sporcarsi le mani permigliorarla. Nessun traguardo lanciatooltre la siepe, sempre più alta,che impedisce di mettere a fuoco unnuovo futuro dopo quello che, 50 annifa, immaginarono quanti decisero diincamminarsi sulla strada dell’autonomiacomunale. Perché, oggi, tantovuoto? Perché così poca passione albene comune, che pure ha animatogli uomini al governo della città neidecenni passati, a partire proprio daileader del vecchio Pci?C’è sicuramente un problema di classedirigente. C’è poi l’affievolirsi diuna prospettiva ideale capace di “legare”giovani e non più giovani. Maquello che pesa è soprattutto lo scaccodei partiti, ormai scatole vuote gestiteda pochi “capetti”. Sempre piùisolati e lontani da tutto. Anzi, ciò cheè accaduto negli ultimi mesi lasciachiaramente capire che alcuni partitistanno governando (parola grossa)“contro” la città. Alimentando unpreoccupante conflitto che crea fratturee divisioni.I congressi appena svolti dicono ancheun’altra cosa: dai partiti non ci sipuò aspettare più di tanto.Occorre attrezzarsi, allora, per farnascere qualcosa di nuovo da sperimentareda subito e da mettere incampo nel 2009.Claudio MontiAntonio vive da mesi all’interno della suaauto. A Belverde. Nel disinteresse generale.La promozione mette le ali: la Ferrari diPolo Est “sbanca” alla Fiera di Strasburgo


copertina2Il NuovoUn’auto come casa,una pista per vivereSembrava una delle tante auto abbandonate in giroper la città. Invece è la “casa” di un uomo che vive damesi, fra il disinteresse generale, nel parcheggio diBelverde. “Alimentato” da una passione sportiva.Inizialmente l’avevo scambiata peruna delle tante automobili abbandonatesparse per Bellaria Igea Marina.Invece guardando meglio mi sono accortoche quella Daewoo parcheggiataa Belverde era abitata. Un signoresulla cinquantina ci vive su quellequattro ruote. E’ la sua casa.Un passo indietro. La storia dei “rottami”la vado raccontando da alcunesettimane sul Nuovo: auto che in alcunicasi si trovano in discrete condizioni,molto più spesso sono completamentedistrutte (ci sono anche camione diversi scooter), lasciate in parcheggio in aree centrali della città permesi e mesi. Con i vetri rotti, senzatarga, con l’assicurazione scaduta daanni. Uno spettacolo indegno. A forzadi battere il chiodo, pubblicando e ripubblicandole fotografie dei rottami,gli amministratori comunali sono intervenutie qualche risultato cominciaa vedersi: l’ammiraglia Fiat Cromache era nel parcheggio adiacentela rotonda di via Orazio (lato mare dellaferrovia), è stata finalmente rimossa.Speriamo che anche gli altri ruderifacciano presto la stessa fine.Ma non avrei mai immaginato chedentro un’auto parcheggiata in unazona centrale di Bellaria Igea Marina,potesse viverci un uomo. Accade nel2007, in una città ricca, dove abbondanole case vuote, piena di realtà divolontariato, dove i servizi sociali delComune e dell’Asl dovrebbero avereantenne pronte a captare le situazionidi bisogno. Un paese piccolo, nelquale è più facile vedere ciò che accade:chissà, infatti, quanti avrannonotato questo signore all’interno dellapropria auto, durante l’inverno,disteso sui sedili o intento a sistemarele proprie cose.La mia prima sensazione è di sbigottimento.Poi di rabbia. Infine molte domandesi rincorrono nella mia testa.Decido di farmi avanti e di cercare uncontatto. Non nascondo di avere unpo’ di paura: chissà chi è, come è arrivatoqui, perché avrà deciso (se di decisionesi può parlare) di vivere così.Chissà se avrà piacere di scambiaredue parole con un estraneo.Un sabato pomeriggio passo con la miaauto e vedo una persona muoversinell’abitacolo. L’affianco e dall’autoverde metallizzato scende un signorealto con i capelli bianchi. Fisico asciutto,scalzo, un paio di pantaloni bianchistropicciati e una camicia di quellepesanti a quadrettoni. Attacco bottonee lui non si ritrae. Nelle sueparole scorgo un accento brianzolo chefa pan dan con l’adesivo di un autosalonestampigliato sul retro dell’auto.E’ molto disponibile. Inizia a raccontarmila sua storia personale: operaioin una fabbrica tessile nel comasco, èstato licenziato dalla ditta in cui lavoravache è stata costretta a chiuderei battenti a causa della forte concorrenzaasiatica. E’ disoccupato. Hasvolto qualche lavoretto in nero.Si chiama Antonio, classe 1955, vivea Bellaria dal novembre del 2005. Nondimostra i suoi 52 anni per via di unastazza atletica da fare invidia. Il motivolo scopro dal suo racconto: è un atleta.Dall’auto, che assomiglia ad unripostiglio, scarica una borsa sportivablu e un paio di Nike bianche e rosse.Le appoggia vicino alla ruota posterioree inizia a parlarmi della sua passionee dei suoi risultati nell’atleticaleggera. Snocciola date e piazzamentiottenuti nella corsa. Non ha perso lavoglia di gareggiare. A fargli compagniac’è Dik, il suo cane. Antonio èiscritto alla Libertas Rimini ed ha unpalmares che sembra quello di unvero campione di provincia. Unodi Cristian ScagnelliAntonio Mancarella e, qui sotto, la suaauto che usa come tetto.sguardo veloce all’orologio e mi diceche deve andare a Rimini, di lì a qualcheminuto i suoi compagni di squadrasarebbero passati a prenderlo. Cisalutiamo con la mia promessa chesarei tornato a trovarlo per continuarea parlare: una forte stretta di manoe risalgo in auto.Ripenso alle parole di Antonio e allasua forza interiore che nonostantetutto gli dà la carica per andare avanti.Mi chiedo ancora una volta comesia possibile l’indifferenza di tutti noi.Passano dieci giorni e ritorno al “domicilio”di Antonio. Soliti pantalonibianchi e solite Nike ai piedi. Solitaborsa blu accanto all’auto, semprepronto a partire. Dik mi accoglie abbaiando.Antonio lo zittisce e la primacosa che dice è “grazie per essere passatoa salutarmi”. Mi allunga dei foglipieni di risultati delle sue gare e miracconta che il 4 marzo è stato ad Anconaper partecipare ai campionatiitaliani indoor master. Stento a crederloma c’è scritto proprio così: “MancarellaAntonio, 2° classificato nei400 metri e 6° posto della classificagenerale italiana. E’ tesserato Fidal(Federazione italiana atletica leggera)come sportivo e come istruttore.Mi mostra anche numerosi ritagli diquotidiani sportivi che riportano i suoipiazzamenti. Apre l’agenda e va indietronel tempo: ha ottenuto anche il1° posto assoluto nella categoria in cuigareggia al campionato provincialeche si è svolto proprio a Bellaria, neldicembre dello scorso anno, coprendoi 3 chilometri in 11 minuti e 34 secondi.Ci tiene a sottolineare che anchein quel periodo dormiva in macchina.Ora una persona gli offre ospitalitàper la notte, dalle 23 fino almattino, ma il resto della giornata lopassa in auto e allenandosi a Riminisulla pista di atletica. Tutte le sere.Qui può anche lavarsi e utilizzare iservizi.Forse è questa grande passione per losport ciò che lo tiene in vita. Il sabato ela domenica pranza spesso alla Caritasdi Rimini e durante la settimanail buon cuore di alcune persone di BellariaIgea Marina gli permette di mangiarequalcosa. Verso le 22 sale sull’autobusper Torre Pedrera, dove loaspetta un letto. La mattina torna aBelverde nella sua “casa”. Gli domando:a cosa daresti un calcio? Mi sareiaspettato una lunga lista di “sfighe”da prendere a calci. Invece mi risponde:“A nulla”. Nonostante una storiaper niente semplice, rapporti familiaridifficili, senza casa e lavoro, lavergogna di dover chiedere aiuto.Ma ora un aiuto lo chiedo io: non èdifficile dare una mano ad Antonio.Sulle piste di atletica sa cavarselada solo. Noi possiamo aiutarlo a vincerela gara che sta combattendo conse stesso. Chi può offrire ad Antonioun lavoro, un alloggio e, soprattutto,un’amicizia, si faccia avanti. Con noio direttamente con Antonio.


a cena col Nuovo3Il NuovoAl secondo appuntamento seralecol Nuovo, il 16 marzo,anche un piccolo “talk show”con l’editore e il direttoredella “Voce di Romagna”.E’ tutto pronto per il secondo appuntamentoserale con Il Nuovo: venerdì16 marzo all’Hotel Agostini. Quest’annola cena è intitolata “saporedi mare…”Il menu, a base di pesce, è stato determinanteper la scelta di questotitolo. Ma le suggestioni che esso offre,vanno al di là di questa primasemplice constatazione.Il mare è ciò a cui dobbiamo la nostrastessa identità cittadina. Tuttoè condizionato da questa presenza incombentee lieta. La nostra economia,sia nell’oggi turistico che nelpassato marinaro - che permane assaisignificativo -, vive di questaenorme risorsa. Inoltre il mare simboleggiaapertura di orizzonti e bellezzache commuove.Il Nuovo, in questi anni di vita, nonha fatto altro che dettagliare questapresenza vitale, che i cittadini di BellariaIgea Marina hanno saputo apprezzaree vivere, seppure non semprecon la stessa forza ed energia.Alla cena non vi saranno discorsi oQuest’anno in vetrinaavremo la fotografia.Protagonisti sarannogli scatti di SilvioCanini (Il Nuovo23 febbraio 2006),Maurizio Polverelli (IlNuovo 23 marzo2006), Elia Faccin (IlNuovo 1 giugno2006), ed Italo Angelini(Il Nuovo 1 febbraio2007).Una mostra che risultaatipica per la differenzadel genere e dellostile proposto. L’elementodi unità, infatti, si riduce all’appartenenzadegli artisti alla nostrarealtà cittadina ma riteniamo che lediversità presenti possano fungere daSapore di mare...passione per la cittàconferenze. Quanto prima sinteticamentedescritto, sarà presente nellacordialità dell’accoglienza, nellacura del cibo, affidato come lo scorsoanno allo chef Marco Rossi, nella convivialeserenità di una serata passataper stare assieme come appartenentialla stessa città. Questo sarà,senza ombra di dubbio, il “pezzo forte”della serata. Tuttavia non mancherannole sorprese. Da una parteavremo l’opportunità di capire cosasignifichi “fare informazione” oggi,in particolare nel nostro territorio.Un mini “talk show” di pochi minuelementodi ulterioreinteresse. A differenzadello scorso anno, lamostra entrerà nellaserata in forma ancorpiù evidente,grazie agli insertidelle fotografiein sala da pranzoe nella hall. Alcuniscatti, di Polverellie Canini, sarannoappesi, amodo di quadro,alle pareti dell’Hotel,così darendere esplicitoil carattere di valorizzazione dell’ambienteche l’arte, anchenella forma fotografica, è in gradodi offrire. In ogni caso la pre-ti sarà realizzato tra un piatto e l’altro.Entro questo ambito il direttorede Il Nuovo, Claudio Monti, intervisteràe dialogherà con una significativadelegazione de La Voce: il presidente-editoreGianni Celli, il direttoreFranco Fregni e l’opinionistaPaolo Gambi spiegheranno il significatoe gli intenti del proprio lavoro.Come lo scorso anno non mancheràil momento dedicato all’arte con lapresenza di un saggio dell’attività deifotografi intervistati dal nostro giornalenel corso dell’anno passato (vedil’articolo qui sotto).Scatti d’autore e squarci di storiaUna mostra di Canini, Polverelli, Faccin e Angelini alla cena del “Nuovo”.Italo Angelinivalenza delle opere troverà spazio,come lo scorso anno, attorno alla bellapiscina dell’Hotel Agostini. Avremoun assaggio dei principali lavori di SilvioCanini (Venditori d’ombra, Mared’inverno e Weare open) e diMaurizio Polverelli,con particolareriferimentoalla suaultima pubblicazione:“Sculptures”.In sintesisi passerà dallesituazionimagiche e sur-Silvio Caninireali descrittenelle foto di Canini,alla forzadella luce comeGianni Celli, a sinistra, e Franco Fregni,rispettivamente editore e direttore de“La Voce di Romagna”.Ma il vero protagonista della seratasarà ognuno di voi, sia quelli che sisono già procurati il biglietto-invito,sia coloro che hanno dovuto rinunciaread essere presenti, perchéè nel contesto di una inesorabile tensionea che il paese viva, che si muovetutta l’attività del “Nuovo” e deisoci che lo sostengono.Emanuele PolverelliPresidente Editoriale NuovaComunicazioneElia FaccinMaurizio Polverellielemento capace di scolpire la realtà,propria delle foto di Polverelli.Un salto di pagina più marcato avremo,invece, con i lavori di Faccin eAngelini. Qui, la capacità di coglierel’attimo e agganciarlo alla storia delnostro paese è il forte elemento di pregio.Sarà possibile visionare scatti, alcunidei quali forse mai esposti, chetestimoniano, con un occhio capace dipenetrare il profondo, momenti importantidella vita di questa città.


società4Il NuovoLa promozione èil nostro mestiereVerdeblù “batte” le fiere turistiche in Europa e fa tappain decine di città italiane per promuovere BellariaIgea Marina. E a riscuotere il maggior successo è “PoloEst in tour”, che sfoggia una Ferrari da urlo.Enzo Ceccarelli (a destra), presidente di Verdeblù, insieme all’assessore regionale alturismo Guido Pasi alla Fiera di Strasburgo.Si chiama “Polo Est in tour” la trovatapromozionale che Verdeblù staportando in giro per l’Italia e l’Europae che sta riscuotendo un successoincredibile. Oltre a tutto l’armamentariodi depliant turistici su BellariaIgea Marina e un po’ le solitestrategie di marketing, l’effetto sorpresache lascia il segno è rappresentatoda una Ferrari nera da togliereil fiato (foto in copertina). Verdeblùl’ha messa in mostra anche alla recenteFiera di Strasburgo che si èconclusa l’11 febbraio. Nello standallestito dalla società di promocommercializzazionedella nostra città,in rappresentanza della Regione, insiemeall’Unione di prodotto costa eall’Apt, la Ferrari non è passata inosservata.La delegazione istituzionale,guidata dall’assessore regionaleal turismo Guido Pasi, comprendevaMassimo Gottifredi presidente diApt Servizi, Andrea Gnassi assessoreprovinciale al turismo, AndreaCorsini, Antonio Carasso e MassimoFeruzzi per l’Unione di Prodotto Costa,l’assessore al turismo del Comunedi Bellaria Igea Marina, Ugo Baldassarri.C’erano anche i rappresentantidi tutte le categorie economichepresenti all’interno di Verdeblù.Nello spazio di oltre 300 metri quadratiampio rilievo è stato dato alle“tipicità” emiliano-romagnole: dall’enogastronomiaai prodotti artigianali.“La commercializzazione è statasvolta dai dodici club di prodottoin rappresentanza di tutta la costa,ma anche gli operatori di BellariaIgea Marina hanno avuto a disposizioneun loro spazio per le contrattazioni”,spiega il presidente di VerdeblùEnzo Ceccarelli. “Il mercato alsazianoha assunto una grossa importanzaper la nostra città e un po’per tutta la regione e i risultati sonotangibili.”Dopo essere ripartita da Strasburgo,la Ferrari non è andata nei box. Colsimbolo di Polo Est ben visibile sullafiancata, “fino a maggio si sposteràin diversi tour promozionali: Livigno,Milano, Cremona, Modena, laFiera di Rimini in occasione del salonedel Wellness, e poi la chiusura inbellezza a Bellaria Igea Marina”, diceCeccarelli.Ma l’attività di Verdeblù è assai piùampia rispetto alle Fiere turistiche,che pure sono tante: oltre a Strasburgoci sono Colmar, Bruxelles,Monaco e diverse città scelte ancheper il loro collegamento con voli da eper l’aeroporto di Rimini. Il 9 aprile,ad esempio, torna un appuntamentoormai rodato, tenuto a battesimodalla società pubblico-privata che hasede al Palazzo del turismo: si trattadella “Fondo Mareterra Verdeblù”,giunta alla quarta edizione, che faarrivare nella nostra città una mareadi amanti della bicicletta. Il 26 e27 maggio è invece il turno del campionatoitaliano di cicloturismo Udace,con qualcosa come 3mila iscritti.E poi ad aprile aprirà i battentiPolo Est, sulla spiaggia di fianco alportocanale, con lo spettacolare Beachvolley organizzato da Kiklos. Frala fine di giugno e i primi di luglioVerdeblù porta a Bellaria Igea Marinaanche il raduno nazionale di Karate.


il fatto5 Il NuovoPensierisocialiL’oro, la carta e il mattonedi Vittorio GuerraSempre più spesso filosofi, sociologi,e pensatori moderni, ci sommergono,con i numerosi “veri”valori di una moderna società.Nelle migliori discussioni la famiglia,l’amore, l’amicizia e la religione...fanno la parte del leone riscuotendole maggiori attenzioni.Il valore del denaro, al contrario,viene poco trattato; parlare di soldicrea non pochi disagi e chi affrontal’argomento spesso preferisceevitare. Eppure nella vita di tutti igiorni il denaro viene quotidianamenteutilizzato.Se ripercorriamo la storia di questostrumento, scopriamo che il suo valore,nel tempo, ha subìto numerosetrasformazioni.Per avvicinarci ai giorni nostri edevitare di annoiarci, è interessanteevidenziare come, fino a non moltianni fa, la carta moneta in circolazioneaveva, per semplificare, unacorrispettiva copertura in oro: la garanziadella carta era supportata dauna relativa quantità di oro stipatanei vari caveau delle banche. Già ilpresidente americano Nixon, nel1971, sganciò completamente il dollarodall’oro e anche la lira, con vicendealterne, eliminò la sua convertibilità.Oggi sia l’euro che il dollarorappresentano una montagna dicarta e se pensiamo che quei pezzettinicolorati muovono montagne diben altra natura ognuno può trarrele proprie conclusioni.Eppure il danaro altro non è che unaconvenzione sulla fiducia, convenzioneche assume valore praticoesclusivamente se viene accettato datutti i soggetti che lo utilizzano.La carta, seppur abilmente confezionata,col tempo è riuscita a fare concorrenzaa molti di quei valori dicui spesso si parla.Ad oggi non esiste più la coperturaaurea, ma negli ultimianni, dalle nostre parti, stiamoassistendo alla sostituzione dell’orocon il mattone, in rapportoalla carta moneta.Saranno i nuovi moderni valoridi riferimento, ma siamo tornatialla preistoria dove alcune tribùantiche, come ci raccontaMilton Friedman, misuravanola propria ricchezza dalle grossepietre che riuscivano a depositarein mezzo al mare.Non toccate la TernanaBisogna costruire un altro plesso e non dissipareil patrimonio scolastico esistente. Perché BellariaIgea Marina sta crescendo. Mara Garattoni bocciala linea seguita dalla giunta.di Emanuele PolverelliMara Garattoni, presidente del consigliocomunale di Bellaria Igea Marina ed esponentedi Rifondazione comunista.Su quali speranze possono poggiare igenitori perché si arrivi ad una miglioresituazione di edilizia scolasticaa Bellaria Igea Marina? Quelleprospettate dalla giunta (assessoriBernardi e Franciosi) nello scorsonumero sono le giuste vie per la risoluzionedel problema?A negare che quella sia la via piùcorretta è Mara Garattoni, presidentedel consiglio comunale, e partedella maggioranza che governa BellariaIgea Marina.Le obiezioni poste si basano in primoluogo sulla necessità di arrivare inbreve ad una soluzione e di non dissipareil patrimonio di edilizia scolasticache già possediamo.“Chiunque può comprendere che laTernana, con un adeguato intervento,può essere una risorsa polifunzionalestrategica per i nostri giovani.Inoltre è un edificio di sicuro valore.”Che intende dire? “La Ternana,che senza dubbio necessita di lavoriimportanti, presenta ampi spazi chenon sono attualmente sfruttati.Quindi si possono ricavare nuoveaule. Questi spazi permettono ancheuna didattica flessibile capace di fruiredi laboratori e ampie aule. Nonsolo. La sua posizione permette direalizzare un centro estivo che usufruiscedell’importante risorsa dellaspiaggia e del mare, come infatti attualmenteaccade. Insomma primadi darla ai privati mi pare ci si debbapensare bene.” L’obiezione chesolitamente vien fatta è nell’entitàdei costi per un intervento di ripristino…“Certo, occorrono lavori percifre rilevanti, ma ne vale la pena.Noi dobbiamo tenere conto che BellariaIgea Marina sta crescendo inmaniera imponente. Pertanto avremobisogno di un plesso in più e nonsemplicemente della sostituzione diuno che già abbiamo. Credo che occorrauna scuola nuova più la Ternana.D’altra parte questa era la lineache si prospettava nel Piano deiservizi. Poi si cambiò strada a partireda una delibera del 23 febbraiodel 2006 dove si scelse di apportareuna variante che ora permette diavere appartamenti alla Ternana.”La delibera fu approvata dal consigliocomunale con 6 voti contrari (leopposizioni), 2 astenuti (Mara Garattonie Cristina Scarpellini) e 7 voti afavore (i rimanenti consiglieri dellamaggioranza). Dunque Garattonidenuncia un cambiamento di rotta,ancora una volta a favore di appartamentie riduttivo rispetto alle esigenzedella attuale e futura popolazionescolastica.Ma è vero che ci sono problemi, purdi imminente risoluzione, come ciassicura l’assessore Bernardi, per losblocco dei terreni interessati al nuovoplesso? “In realtà il luogo dove siprevedeva la costruzione di un nuovoplesso, era a monte rispetto allastrada indicata da Bernardi (quellache collega il sottopasso di via S. Italicoe la via Orazio). Non dunque trala nuova strada e la ferrovia, ma aridosso del parco. Lì (è la zona doveci sono numerosi campi coltivati, percapirci) già è prevista la presenza diun plesso scolastico, mentre l’altraarea presenta problemi dal punto divista paesaggistico ovvero rispettoal Ptcp.”Alcuni genitori chiedono anche unasoluzione immediata ed urgente, vistala situazione di grande sofferenzadelle nostre scuole. Propongono unprefabbricato alla Ferrarin. Che nepensa? “Perché no. Vi sono diversitipi di edifici. Io e lei che siamo delmondo della scuola ci abbiamo anchesicuramente insegnato dentro!”Come no, in effetti, mi è capitato! “E’una soluzione assai diffusa. Sono dell’ideaperò di procurarsi un prefabbricato,meglio sarebbe dire un edificiomodulare, di pregio e che restinel tempo. Alla Ferrarin troverebbeuna buona collocazione in quanto ilraddoppio non sarà comunque sufficienteper coprire il futuro fabbisognodi spazi. Questo sarebbe preferibilea soluzioni più contingenti, checomunque potrebbero portare unedificio anche in affitto per circa 25mila euro l’anno”.


primo piano 6 Il NuovoLa città balneare sotto la lenteNella loro tesi di laurea dedicata alla“Trasformazione di una città balneare”,di cui abbiamo iniziato a parlaresul numero precedente del Nuovo,Maria Lazzarini e Michela Montanarisi sono chieste quale possibilità di interventoe di modificazione urbanisticaabbia oggi Bellaria Igea Marina. Ecosì, partendo dallo studio dei singoliedifici, descritti per tipologia edilizia(distinti in specialistica, residenzialeo storica), e valutando il loro stato diconservazione, hanno potuto delineareun quadro dello stato attuale dell’interacittà. “Unendo allo studio deitipi edilizi, quello del grado di conservazionee della densità edilizia percampioni di tessuto, si è potuta scomporrela città in grandi aree e definireil loro grado di trasformabilità”. Sullabase di questi parametri hanno poiattribuito un grado di trasformabilità:basso, medio o alto.L’immagine che si può vedere in altoparla chiaro. Le aree ad alta trasformabilità,abbastanza limitate se confrontatecon l’estensione del territoriocomunale, sono quelle di colore bordeaux.Quelle di color sabbia, cioè la stragrandemaggioranza, sono a mediatrasformabilità. In pratica è solo possibileintervenire con rifunzionalizzazionie riorganizzazioni interne. Infine,le aree grigie sono quelle a bassatrasformabilità: sono quelle di nuovacostruzione, oppure aree sottoposte avincoli, pertanto abbastanza “bloccate”.“Fra Bellaria e Igea Marina, pur facentiparte dello stesso comune, si evidenziauno sviluppo leggermente diverso:la divisione fra città estiva ecittà invernale è comune ad entrambe,ma Bellaria presenta una percentualedominante di strutture a carattereturistico e di attività commercialia servizio del turismo, mentre Igea ècaratterizzata da edifici residenziali eservizi territoriali”, si legge nella tesidi laurea. “Essendo però più antico l’insediamentodi Bellaria fa sì che in corrispondenzadel borgo dei pescatori,Partendo dallo studio dei singoli edifici, valutandolo stato di conservazione e la densità edilizia,due neolaureate in architettura nella loro tesihanno verificato il grado di trasformabilità deltessuto urbano di Bellaria Igea Marina. Le sorpresenon mancano.di Claudio Montilungo il fiume Uso, il suo tessuto si presentipiù denso e con strade più piccolee tortuose: conseguenza della mancataregolamentazione della città. Lostesso discorso non vale per Igea Marinache nella sua parte più antica possiedeun tessuto a griglia regolare,dovuto al fatto che il primo vero agglomeratourbano della cittadina siforma in un’epoca più recente ed è regolatoda un piano. Le differenze vengonomeno per quanto riguarda la cittàpiù recente: il tessuto infatti, siaper tipologie che per densità, è simileper entrambe le frazioni. Fatta eccezioneper la Città delle colonie, in cuilo stato di conservazione degli edifici ela condizione di isolamento della zonadovuta alla mancanza di collegamento,rendono unica questa parte di città.Tutte queste considerazioni portanoalla spiegazione della classificazionedelle aree potenzialmente trasformabiliin alta, media e bassa trasformabilità.”Con quali criteri sono state definite learee ad alta trasformabilità? “Prendendoin considerazione parametrieconomici, funzionali e, più nello specifico,la proprietà di questi edifici. LaLa “città delle colonie”, zona promiscua compresa tra il mare e la ferrovia, è un esempio diarea ad alta trasformabilità.possibilità di trasformazione diun’area viene data dall’analisi dellostato di conservazione e dalla fruizionedegli edifici, dalla carenza di servizicollettivi, dalla incongruità di funzioniall’interno e dal degrado fisicopercettivo. Un esempio di questo tipodi area è la Città delle colonie, zonapromiscua compresa tra il mare e laferrovia con presenza di residenze ecolonie marine in cui il pessimo statodi conservazione è causato sia dallaquantità di colonie in disuso che dastrade non collegate tra loro e chiuseverso la ferrovia. Altro esempio, sempread alta trasformabilità, ma conspecifiche diverse, è l’area di verdeagricolo adiacente al Parco del Gelso,la quale nel PRG ha carattere turisticospeciale, mentre nel PTCP assumeimportanza nella rete ecologica provincialecome valenza di connettivoecologico tra le risorse ambientali esistenti.”Nelle aree a media trasformabilità lapossibilità di trasformazione viene stabilitain base alla presenza e alle caratteristichedel tessuto consolidato.“Le aree non sono degradate ma necessitanodi rifunzionalizzazione e riorganizzazioneinterna. Due gli esempi:il primo è la Valletta ad Igea Marina,a carattere prevalentemente residenzialee con una particolare destinazioneorticola di pregio. Il tessuto è caratterizzatodalla mancanza di assi di collegamentotrasversali alle due unichestrade longitudinali esistenti. Il secondoè la Marina di Bellaria: area contessuto privo di collegamenti trasversalialle strade esistenti; in particolaresi riscontra la mancanza di un percorsopanoramico ciclo-pedonale, intesocome proseguimento del lungomare.La presenza di un impianto consolidatoe in un discreto stato di conservazione,implica che gli unici interventipossibili in queste aree sianola ricucitura del tessuto discontinuoper garantire una migliore accessibilitàe mobilità interna.”2 - continuaIl NuovoGiornale di Bellaria Igea MarinaQuindicinaleDirettore responsabile:Claudio MontiRegistrazione:Tribunale di Rimini n. 12/2004Direzione e Redazione:via Orazio n. 101Tel. e Fax: 0541-33.14.43E-mail: cmonti@ilnuovo.rn.itStampa:La Pieve Poligrafica EditoreVilla Verucchio srl(Villa Verucchio)Società Editrice:Editoriale Nuova Comunicazione srlPubblicità: Tel. 0541-33.14.43Tiratura: 7000 copie. Chiuso intipografia il 12.03.2007


REVISIONE PERIODICA VETTURE E VEICOLI COMMERCIALIVENDITA E ASSISTENZABollinoblu


in breve8Maschere da premio al “Nido della Cicogna”Il Nuovo24 E 25 MARZOIl Campo lavoro missionariochiama piccoli e grandiCome ogni anno, anche il 24 e 25marzo prossimi si svolgerà il 27° Campolavoro missionario organizzato dallaDiocesi di Rimini. Bellaria monteospiterà, come di consueto, il Campozona nord. All’ombra del campanilecirca 300 volontari si danno appuntamentoper raccogliere materialeproveniente dalle abitazioni della nostrazona. Sono due giornate di lavoroma il clima è di festa, amicizia solidarietàe condivisione, all’insegna delloslogan “cambiare noi per cambiareil mondo”. La somma ricavata dallavendita dei materiali raccolti e dalleiniziative collaterali (commedie, mercatini,donazioni e vendita di fiori) saràdestinata ad aiutare i missionari dellaDiocesi in Albania, Bangladesh(dove opera la bellariese Sara Foschi),Papua Nuova Guinea, Romania.Che genere di materiale viene raccolto?Praticamente tutto: ferro, carta,indumenti usati, giocattoli epeluche... Inoltre sarà allestito unmercatino dell’usato nel quale si potrannotrovare fantastiche occasionia ottimi prezzi. Chi vuole impegnarsidonando un po’ del proprio tempo omettendo a disposizione un mezzo dautilizzare per la raccolta, può chiamareil numero 348-9146293. Il sitointernet è www.campolavoro.itBELLARIA IGEA MARINA IN TVL’8 giugno su Sky il programmadi Alessandro BorgheseHa abitato a Bellaria per tre giorniapprofittando dell’ospitalità di GemmaAntolini. Ha frequentato luoghi esi è intrattenuto con alcuni dei nostriconcittadini. Il personaggio in questioneè lo chef romano Alessandro Borghesee la sua esperienza bellariese èstata ripresa ed andrà in onda in unapuntata di “L’Ost”, il programma televisivotrasmesso sul canale di Sky118 Discovery real time (dedicato allaprovincia italiana e alla cucina) ilprossimo 8 giugno.Fra le immagini registrate, si vedeBorghese danzare con il gruppo dell’UvaGrisa, fare la spesa nei nostri negozi,visitare la Casa Rossa con ArnaldoGobbi, pescare le telline assieme aGuidone Gori.Divertente e perfettamente riuscitala festa di Carnevale che si è svoltail 20 febbraio al “Nido della Cicogna”.Molto apprezzati i giochi propostidalle “Dade” e anche i dolci preparatiper l’occasione. Fra le immancabilistelle filanti e tanti coriandoli,il clima di festa ha contagiatotutti. I premi per le maschere piùbelle, Miss e Mister Carnevale2007, sono andati ad Angela Giannini(un set da stiro) e a Luca Semprini- nelle foto - che si è meritatoil “primo camioncino”. Per gli altribimbi presenti, fiori di stoffa ecaramelle. La commissione “esaminatrice”era formata dalla signoraDaniela Petrucci e dallasignora Elisa, che hanno faticatonon poco per scegliere le due mascherepiù belle fra le tante cheavrebbero meritato un premio.Il “Nido della Cicogna” informa cheha aperto le iscrizioni per il centroestivo e che organizza un corsodi decoupage per preparare simpaticilavoretti per la Pasqua.Passi Avanti per l’Ambiente con Romagna EstE’ un progetto innovativo e articolatoche prende il nome di “Passi Avanti-latua Banca per l’Ambiente”.Promosso da Romagna Est, ha l’ambizionedi essere all’avanguardia dadiversi punti di vista. L’obiettivo èquello di fornire sostegno economicoa chi mette in atto atteggiamentivirtuosi nel rispetto dell’ambiente,ma anche di sensibilizzare, contribuendoa cambiare mentalità su untema così importante per il nostrotempo. Ad essere coinvolta attivamente,ed anzi in prima battuta, èproprio la Banca, partendo dai propricollaboratori, chiamati ad osservareun codice di comportamentocompatibilecon l’ambiente. In chemodo? Attraverso il riciclodella carta, il recuperodelle fotocopie, il risparmioenergetico…L’altro capitolo è quellodei clienti e dei Soci.Tre le fasce di intervento:i “giovani”, le “famiglie”e le “imprese”.Per ognuna di questerealtà Romagna Est hapensato ad una serie di prodotti bancaridedicati. Si va dai mutui perinterventi di ristrutturazione condominialeeffettuati con criteri ecologici,ai finanziamenti per l’acquistodi veicoli elettrici o ad energiaalternativa, ai pannelli solari e fotovoltaici.Per le aziende è attivo unservizio di consulenza per investimentilegati all’ambiente, che valutaanche l’accesso ai contributimessi a disposizione dagli Enti pubblici.Fra i soggetti coinvolti ci sonopure gli alunni delle scuole elementaridei nostri comuni di riferimento.E nelle scuole sono previste attivitàlaboratoriali incentratesull’utilizzo deimateriali di recupero,precedute da corsi diformazione che riguardanoanche gli insegnanti.Ogni informazionepuò essere richiestapresso gli sportelli diRomagna Est, dove è disponibileanche il decalogodei “piccoli comportantiper risparmiare evivere meglio”.Spazio Romagna EstLA CITTÀ A PORTATA DI NUMEROMunicipioP.zza del Popolo, 1Tel. 0541.343711Iat Informazioni turisticheBellaria: Via Leonardo da Vinci, 2Tel 0541.344108 fax 0541.345491iat@comune.bellaria-igeamarina.rn.itPolizia MunicipaleVia Leonardo da Vinci, 10Tel. 0541.343811Pronto InterventoPiazza del Popolo, 1 - Tel. 0541.327152Pubblica Assistenza Croce BluVia Ricci, 9Tel. 0541.333222CarabinieriVia Giovanni Pascoli, 60Tel. 0541.344104OrientaexpressP.zza Gramsci,4Tel. (e fax) 0541.340144Biblioteca ComunaleViale Paolo Guidi, 108Tel. 0541.347186Nursing ExpressAssistenza infermieristica domiciliareVia Virgilio, 84 Igea MarinaTel. 0541.333653Centro GiovaniTel. 0541.333220CUPTel. 0541-327153Hera (Nettezza Urbana)Tel. 0541.361361Protezione CivileTel. 0541.331148InformahandicapTel. 0541.343782Taxi Bellaria (servizio diurno enotturno) Tel. 0541.343132


l’inchiesta10 Il Nuovo“Ma è quello il Duce?” La domandasorse spontanea a Carla Agostini laprima volta che vide Benito Mussolinivarcare la soglia della coloniaTrento. “Vidi quest’uomo pelato, unpo’ tarchiato, con dei gran stivaloni,e tutti che si davano da fare, compresigli addetti alle pulizie che continuavanoa strofinare le piastrellerosse del pavimento perché non cifossero segni. E io che avevo sempree solo sentito nominare questo duce,chissà cosa mi aspettavo! Mussoliniè venuto a visitare la Trento diversevolte nei primi anni ’40, due volteanche con donna Rachele”. Carla hanella memoria un mare di ricordilegati alla Trento, dove ha trascorsocon i genitori, custodi dell’edificio,tutta la sua infanzia e giovinezza,fino al matrimonio con Mario Calisesiavvenuto nel 1960. La Trento èuna delle “defunte” della nostra zonacolonie, di cui rimane oggi quella chenei suoi anni di gloria era detta “lacoda”, una parte del corpo centraledell’edificio che si estendeva nellaparte posteriore, dove ora c’è il camposportivo “La Valletta”.Proprietà della Federazione dei Fascidella provincia di Trento e gestitadalla Gioventù Italiana del Littorio,la colonia fu progettata dagliingegneri Gaffuri e Segalla nei primianni ’30; si estendeva in direzioneparallela al mare, con un fronteprincipale di 76 metri distinto in uncorpo centrale con i servizi di direzione,l’atrio e il collegamento verticale,due ali laterali con i refettori apiano terra e i dormitori ai piani superiorie due testate coi i lavabi e iservizi igienici. Nel retro del fabbricatosi estendeva il corpo basso dellecucine, dei servizi generali e l’alloggiodel custode. Che dal 1942 al1962 fu appunto Neo Agostini, padredi Carla, insieme alla moglie SerafinaZammarchi. Dieci anni interrottiprima dalla chiamata alle armidi Neo nel 1943-44 e poi negli annidello sfollamento, quando gli Agostinisi trasferirono nella colonia Ternie poi a Viserba, e la Trento fu occupataprima dai greci, poi da polacchi,inglesi e tedeschi. La vita di coloniariprese regolarmente dopo laguerra. “Prima di diventare custode,mio padre lavorava già alla Trentoinsieme ad Alieto Berardi e ad uncerto Felice di Mantova, che fu custodenei primi anni dell’apertura.Mio padre era bagnino e mia madrefino al 1942-43 svolse servizio comeaiuto infermiera. Ricordo in particolarei primi anni ’40, quando incolonia erano ospitati i figli degli italianiin Libia (così come in numerosealtre colonie della costa romagnolae tirrenica, ndr.) e successe chepresero la scarlattina tutti quanti:li lavavano nelle vasche togliendoglile croste con delle spazzole. Poi inseguito mia madre cominciò a farela cuoca, lavorava in cucina conMaria, la cuoca ufficiale della coloniache veniva da Trento, e nel 1951-52 vennero affiancate da Onelia Tosi,Qui il Duceera di casaNella colonia Trento Mussolini ci venne più volte,da solo e anche insieme a donna Rachele. La storiadi questa imponente struttura ce la racconta lafiglia del custode, Carla Agostini. Demolirla è statoun “pubblico spreco edilizio”?di Elisabetta SantandreaCarla Agostini e Mario Casalboni il giorno delle nozze sulla scalinata dell’atrio dellacolonia Trento, 1960 (Collezione privata Carla Agostini e Mario Casalboni).Nel maggio del ’62 il custode Neo lasciò: “Si era stancato”, racconta Carla,“non ebbe nemmeno la buonuscita”. La colonia venne utilizzata ancora perqualche anno, passò di proprietà alla Regione, infine al Comune e non vennepiù aperta. Negli anni ‘80 un’ala della Trento divenne una palestra.Panorama della facciata della Trentocon i “coloni” al mare (Collezione privataCarla Agostini e Mario Casalboni).una mia cugina”.Come si svolgeva la vita in colonia?“La colonia aveva una capienza dicirca 200-210 bambini, il cui numerovariava a seconda dei turni.I turni erano di 28 giorni. Il personaleera in parte di Trento, in partedel posto e la colonia si servivaanche dai commercianti locali: ricordofra gli altri Mauro Donato epoi Mario Garattoni che ci rifornivanodi verdura e frutta. Mio padresi alzava presto per accenderele grandi stufe di terracotta, poialle 7.30 c’era il rito dell’alzabandiera,cui seguivano la colazione ela mattinata a spiaggia, dove ibambini venivano divisi in squadredi 25-30 e sorvegliati dai bagnini.Con mio padre lavoravanocome bagnini anche un tale Virgilioe Gino Morri. Verso le 11 i bambinifacevano il bagno, poi si pranzava.E la sera, la doccia, la cena,l’ammainabandiera e verso le20.30 si andava a dormire. Periodicamentevenivano gli ispettori acontrollare il cibo e il servizio durantei pasti. I bambini erano sì sorvegliati,ma le maestre non eranotroppo rigide. Diverso era quando,negli anni ’50, capitavano turni diadolescenti di 12-16 anni. Ricordoin particolare un maestro molto severoe un direttore di cui mi sfuggeil nome, che era tremendo non solocoi bambini, ma anche con noi figliedei custodi, benché fossimo obbligatea fare vita separata dagliospiti della colonia: un volta cheuscii a ballare con mia cugina erientrai tardi, lui ci vide e fece laspia riferendo tutto a mio padre”.Dopo la guerra, cosa cambiònella gestione della colonia?“La Trento era stata colonia permanentenegli anni in cui ospitavai bambini della Libia, quandodirettore era il maestro GiovanniSimonetti, per poi diventare coloniaestiva dal dopoguerra fino allasua chiusura. Nel 1956-57 venneroeseguiti lavori di ristrutturazionecui partecipò anche mio marito,in seguito ai quali la coloniavenne gestita dalla GIL di Ferrara(in realtà riorganizzata dopo il1944 come Commissariato GioventùItaliana, ndr.). Poi nel 1960 misposai e lasciai la colonia, e nelmaggio del ’62 anche mio padrelasciò, si era stancato: non ebbenemmeno la buonuscita. La coloniavenne utilizzata ancora perqualche anno, passò di proprietà


l’inchiesta11Il Nuovoalla Regione, infine al Comune enon venne più aperta. Nel 1988mio padre morì: teneva moltissimoad avere come ricordo l’aquilain bronzo posta sull’asta della bandiera,ma purtroppo quando andammoa chiederla non c’era giàpiù”.Fu proprio verso la metà degli anni’80 che un gruppo di igeani, spintidal boxeur Efrem Donati, prestaronogratuitamente la loro operaper allestire una palestra in un’aladella colonia adiacente al Rio Pircio.Dotata di attrezzi, servizi e ringper gli allenamenti, venne utilizzatadai bambini delle scuole perl’ora di ginnastica fino alla sua demolizione.E, a questo proposito,solo una riflessione. Se si apre apagina 153 un volume dal titolo“Colonie a mare” edito nel 1986 acura dell’Istituto per i beni culturalidella Regione Emilia Romagna,si può leggere testualmente: “Anchela realizzazione di un sottopassoferroviario – quello in corrispondenzadi via Teano – potrebbe costituireper l’amministrazione comunalemotivo sufficiente, quantomenodiscutibile e strumentale,per l’abbattimento della Trento,con la conseguente scomparsa diFoto di gruppo (a destra) del personale della colonia, anni ’50. Si riconoscono dasinistra in piedi: Teresa la lavandaia di San Vito, i custodi Serafina Zammarchi eNeo Agostini con le figlie Carla e Eugenia (quest’ultima in braccio all’economaElena Grasselli). Sedute, da sinistra: Ines di Bellaria (seconda da sinistra), Luciadell’albergo Beatrice di Bellaria, Maura Calderoni, Carla Lorenzini, Innocentina(di Igea Marina, ora residente a Ravenna), Onelia Tosi e Colomba di Viserba monte(Collezione privata Carla Agostini e Mario Casalboni).A sinistra, la pianta della colonia, tratta da: “Istituto per i beni culturali dellaRegione Emilia-Romagna”, Colonie a mare, Grafis Edizioni, Bologna 1986, p. 169.La cucina della colonia negli anni ‘50. Da sinistra: Serafina Zammarchi, Maria, lacapo-cuoca di Trento, Onelia Tosi (Collezione privata Carla Agostini e MarioCasalboni). La Trento è stata demolita per far spazio al sottopasso di via Teano. Era unraro esempio di architettura del Ventennio, così come la Pavese (anch’essa demolita)e la sopravvissuta Opafs.una delle due pregevoli costruzionidegli anni ’30 che ancora IgeaMarina conserva e una dimostrazioneeclatante di pubblico sprecoedilizio”. La colonia Trento, che conla Pavese e la sopravvissuta Opafscostituiva con la sua particolarestruttura un esempio originale dell’architetturadel ventennio fascista,non arrivò agli anni ’90. Fu infretta demolita per far spazio al sottopassosopra menzionato: in frettaperché, come ricorda Mario Calisesi,fu preoccupazione non dapoco per l’amministrazione il fattoche a qualcuno venisse in mentedi porre un vincolo sulla colonia,rendendola quindi non più demolibile.Non si vuole qui mettere in discussionela bontà di una scelta in seguitoalla quale è stato possibileaprire un ulteriore varco a maredi importanza capitale per la viabilitàdel paese, ma porre attenzionein senso più generale alle parole“pubblico spreco edilizio”, in un paesedove i piani regolatori si basano,con poca fantasia, lungimiranzae ancor meno servizi, solo sullalegge della cementificazione e dell’oneredi urbanizzazione da incassare.


una favola per amico12 Il NuovoTorna “una favola per amico”, lanuova rubrica de Il Nuovo, ideatae voluta da Costanza Palmitessa.Presentiamo un nuovo brillanteracconto corredato dalle simpatichevignette disegnate da MariaStarace (anni 10) e realizzato, comequello precedente, da FiorangelaBudriesi.Nata a Bologna il 28 gennaio del1949 e laureata in scienze Matematiche,Fiorangela insegna in unistituto superiore bolognese ed èmadre di Francesco e Lorenzo, oltreche zia di Fabrizio e Fabio: 4bambini che ora sono già uominiultratrentenni. Ma, in questo numeroricordiamo particolarmenteche è possibile partecipare con ipropri figli a questo gioco, rendendolointerattivo.Prova a fare così:- leggi la favola con il tuo bambino/a;- rivolgi a lui le domande che Costanzasuggerisce (vedi in fondo);- invia gli spunti che emergono agliindirizzi indicati sotto.L’intendimento è anche quello dipubblicare le idee più originali esimpatiche.Se desideri che non venga pubblicatoil tuo nome (c’è sempre un po’di pudore nel presentare le proprieidee!) richiedilo e ti garantiamo ilrispetto della riservatezza.Mal di punturaIl piccolo Fabio deve farsi fare una iniezione sul culetto ma piange, strepitae si divincola; non si riesce a convincerlo a stare fermo.Il nondottore capisce bene e dice: “Anche a me non piacciono le punture…anzi … fanno proprio male”. Poi va a prendere un martello, si sdraia accantoa Fabio e gli fa una proposta: “Senti cosa facciamo: noi stiamo qui fermissimie, proprio mentre la mamma fora con l’ago, io mi do una martellata suquesto dito, così urliamo assieme: naturalmente vince chi grida più forte;sei pronto?”.Ha vinto di gran lunga il nondottore perché Fabio stava attento al martelloe all’urlo portentoso del martellatore, così non si è neppure accorto del piccolopizzico.Ha perso perché ha gridato in ritardo e troppo poco.Scrivi la tua storiaProva a rispondere alle domande cheseguono oppure inventa e suggerisciquello che credi! Verranno accolti i suggerimentimigliori e le nuove storie troverannospazio nel nostro sito internet.1) Come chiameresti il “nondottore” o il“nonno-dottore”?2) Come chiameresti gli altri personaggi?3) Continua la storia con un prosieguopiù allegro.4) Cambia la storia facendo intervenireanche un animale domestico.5) Stabilisci tu quanti anni ha il bambinoprotagonista.Puoi inviare i tuoi suggerimenti o le tuestorielle “riscritte”, a questi indirizzi e-mail:co-pa-1274@libero.it;epolverelli@ilnuovo.rn.it,oppure in formato cartaceo a: “Una favolaper amico”, via Togliatti n.11,47039 Savignano Sul Rubicone (FC).


direttore ti scrivoCosa sta succedendo aBellaria Igea Marina?Un tempo, quando si parlavasolo il vernacolo, ci sicapiva: si dialogava, si rispondevaalle istanze o esigenze deicittadini. Ora, pur parlando tutti lastessa lingua, questo non succedepiù. O è nata una nuova classe dirigenteche usa la tattica del finto sordo,oppure ha la presunzione di essereilluminata e pertanto di poter decideretrasformazioni del paese conpiccolissime maggioranze, addiritturasalvate da un voto di astensione.Promettendo la crescita qualitativadel paese e la felicità per tuttala popolazione. La quale, però, daanni cerca di far sentire le proprielagnanze sulle pagine dei quotidianilocali, che a loro volta vengono criticatidagli illuminati amministratoriperché non dovrebbero dare certispazi ai cittadini: solo i primi possonoparlare, magari cogliendo l’occasionedelle inaugurazioni ufficiali di“opere” nelle quali solo loro trovanotanti pregi. I cittadini possono solomugugnare i propri pensieri, così daessere dimenticati dopo poche ore.Mi chiedo come mai, invece di faresondaggi sulla popolarità del sindaco,non si chiede ai cittadini perchélasciano il paese per andare nelle cittàlimitrofe a cercare i divertimenti,la socializzazione, la cultura e perfare shopping. E magari bisognerebbechiedere anche cosa manca allanostra città per indurli a restare.Forse si evita di chiederlo perché sarebbeimbarazzante, dal momentoche anche i nostri amministratoricomunali raramente frequentano ilcentro del paese, ma ne decidono lesorti.Vorrei ricordare ai nostri amministratoriilluminati che al loro arrivoa Bellaria il paese era sicuramentemigliore rispetto a quello di oggi,14Per scrivere al direttorefax: 0541.331443; e-mail: cmonti@ilnuovo.rn.it; posta: via Orazio101, 47813 Igea Marina. Tel. redazione: 0541.331443in pieno sviluppo economico, commercialee socialmente più unito.Quanto sostengo è facilmente dimostrabile:basta illustrare quello chesi faceva a Bellaria Igea Marina finoad un certo periodo, prima che iniziassequella discesa che non si è ancorainterrotta. Il massimo delle presenzel’abbiamo raggiunto nel 1983:lo dicono i dati dell’Azienda di Soggiorno,alla quale va, assieme ai cittadini,il merito di questo grandesviluppo. Lo “stop” si verifica dal1984 con la proliferazione algale chesi verificò in quella estate e alla qualeil Comune non ha risposto adeguatamente.Poi con la soppressione dell’Aziendadi Soggiorno nel 1986 sicrea un vero vuoto promozionale. Laseconda mazzata per il turismo arrivanel 1989 con le mucillagini eanche qui, da parte degli amministratori,solo chiacchiere e dibattitima niente fatti concreti per un verorilancio turistico. Anzi, il rinnovamentonegli alberghi e attrezzatureturistiche, avviene solo per gli adeguamentialle nuove normative sullasicurezza. Ed è di fronte a questegrosse spese e alla mancanza di infrastrutturedi supporto al turismo,che inizia la discesa: trasformazionedi alberghi, chiusura di sale da ballo,negozi, bar, parchi giochi, unaviabilità disastrosa e la persistentemancanza di attrezzature alternativee capaci di arricchire l’offertadel turismo balneare. Ancora: darsena,parcheggi, ripascimento dell’arenilecon un adeguato rinnovamentodelle strutture, infrastruttureche identifichino e qualifichino lacittà, manifestazioni folcloristiche eculturali di un certo livello, un’adeguataprogrammazione pubblicitaria.Anziché rispondere a queste esigenze,i nostri amministratori nel 1989hanno inventato il “laboratorio politico”,che ci ha regalato l’attualepiano regolatore, fatto solo di residenzeabitative, per incassare di piùsu Ici, Irpef, Bucalossi, ecc. Ma anzichéfare i servizi, strade e ogni bendi Dio, ci troviamo solo abitazioni,con una densità abitativa più altadella media provinciale e l’occupazionedi case più bassa (il 34% circasono vuote). Se fossero tutte occupatesaremmo già oltre 30 mila residenti,eppure si pensa di farne altridi appartamenti, mentre dei servizi(scuole, caserma, pronto soccorso etutto ciò che ho elencato sopra) neanchel’ombra.Sulle iniziative che venivano fattefino al 1983 per volontà dei cittadinie dell’Azienda di Soggiorno di BellariaIgea Marina, tornerò in unaprossima lettera.Gianpiero GoriProteste verso HeraNonostante le diverse richieste,sia telefoniche chea mezzo lettera, alla sedeHera di Bellaria, non è stato collocatoil cassonetto per la raccolta dellaplastica davanti al civico 34 di viaAcerbi. Le prime richieste risalgonoalla primavera del 2006. Questa èla dimostrazione che non si vogliafavorire la raccolta differenziata,nonostante tutta la propaganda.Lettera firmataIn difesa del Teatro AstraLeggendo l’ultimo numerode “Il Nuovo” ed in particolarela rubrica “Il minutod’aria” dal titolo “Nuovo CinemaAstra: una storia d’amore”, a firmadi Antonella Barberini, ho avvertitoIl Nuovoinizialmente un certo senso di disagioche è poi cresciuto in una autenticarabbia verso un modo di esporre e“vomitare” parole all’interno del periodicoda lei diretto.Non vedo perché, pur di dar controad un evento promosso dall’amministrazionecomunale, si debba usareun tono di saccenza tale da offenderetutti coloro che hanno fatto l’abbonamentonon certo per fare un favoreal “comune” ma hanno volutosfruttare la pura occasione veramentenuova nel piatto panorama culturalecittadino. Ritengo che tutti abbianol’opportunità di recarsi a teatro,e come citato nell’articolo (anchechi non ci doveva essere ed anchechi non ha mai letto Checov e laletteratura russa); credo sia proprioquesta una buona occasione per avvicinarsiall’autore e si può sorriderese fra il pubblico c’è qualche “filo diperle in più”.La pura polemica del tutti contro tutto,contro ogni cosa e contro ogni iniziativa,che noto in diversi articolidel periodico da lei diretto, non permettere il silenziatore come Lei cita,in questo caso mi sembrava fuori luogoperché comprendeva la platea cheera presente per arricchimento proprioe ben oltre ogni tipo di polemica.Gianni MatteiniAntonella Barberini è colta ma nonsaccente. Ne sa e sa rendere ciò chesa con una magnifica scrittura. Se c’èuna penna di questo giornale, gentilesignor Matteini, che la polemica (tantomeno verso il Comune) non sa nemmenodove stia di casa, quella è propriola da lei redarguita. Per disposizionementale, per impostazione culturalee per mille altri motivi, Antonellanon bagna il pennino nell’inchiostrodella politica. Se vede nel Nuovo ungiornale contro, si è perso parecchinumeri dall’ottobre del 2004 ad oggi.Buon teatro. (c.m.)VIA TEANO, 26


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