n. 7 - 'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea

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n. 7 - 'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea

ISTITUTO STORICO DELLA RESISTENZA E DELL’ETÀ CONTEMPORANEADELLA PROVINCIA DI SAVONAStudi e ricerche sulla Resistenza e l’Età contemporanean. 7Savona, giugno 2008Aut. Trib. di Savona n. 463 del 27.8.1996. Poste Italiane S.p.A. sped. abb. post. - 70% - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004, n. 46). Dir. comm.: Business Savona.


ISTITUTO STORICO DELLA RESISTENZA E DELL’ETÀ CONTEMPORANEADELLA PROVINCIA DI SAVONAStudi e ricerche sulla Resistenzae l’Età contemporanean. 7Savona, giugno 2008


Le iniziative dell’ISREC della provincia di Savonasono rese possibili anche grazie al contributodella Fondazione “A. De Mari” della Cassadi Risparmio di Savona.Quaderni savonesi. Studi e ricerche sulla Resistenza e l’Età contemporanea.Anno 13, Nuova Serie n. 7, giugno 2008.Autorizzazione del Tribunale di Savona n. 463 del 27.8.1996. Poste Italiane S.p.A. sped. abb. postale - 70%- D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004, n. 46).Direzione commerciale: Business Savona.Nota: Su richiesta dell’ISREC della provincia di Savona, il tribunale di Savona ha ordinato in data 6 aprile2007 l’iscrizione del mutamento del nome del nostro periodico “Il Notiziario” in “Quaderni savonesi.Studi e ricerche sulla Resistenza e l’Età contemporanea”, nell’apposito registro tenuto dallaCancelleria.Referenze fotografiche:Archivio dell’ISREC di Savona: foto di copertina, foto di pagina 58, 64, 114, 129, 131, 132;Nuova CEI Informatica SpA Milano: il Parlamento italiano, 1991: foto di pagina 7, 78, 98, 122;Comune di Savona, “io Farfa”, 1985: foto di pagina 135.In copertina: l’attentato del 14 luglio: l’on. Togliatti, gravemente ferito, viene trasportato d’urgenza dall’infermeriadi Montecitorio al Policlinico. Fra gli accorsi il senatore Edoardo D’Onofrio (congli occhiali scuri).Direttore: Umberto ScardaoniDirettore Responsabile: Mario Lorenzo PaggiProgetto grafico: Federico GrazziniRedazione:ISREC della provincia di Savona, via Maciocio 21/R, 17100 SavonaCasella postale 103, 17100 Savonatelefono e fax 019.813553e-mail: isrec@isrecsavona.itsito internet: www.isrecsavona.itStampa: Coop Tipograf, corso Viglienzoni 78/R, 17100 SavonaI dati riferiti ai destinatari dei “Quaderni savonesi” vengono utilizzati esclusivamente perl’invio della pubblicazione a mezzo servizio postale e non vengono ceduti a terzi per nessunmotivo.


ISTITUTO STORICODELLA RESISTENZAE DELL’ETÀ CONTEMPORANEADELLA PROVINCIA DI SAVONAISREC RINGRAZIAApriamo questo numero dei “Quaderni Savonesi” rivolgendo un ringraziamentoa quanti, in questi ultimi tempi, hanno donato al nostroistituto documentazioni di varia natura concernente l’antifascismo, la resistenzae la Storia Contemporanea.In primo luogo i ragazzi del campus universitario di Savona dell’Universitàdegli Studi di Genova - Corso di Laurea in scienze della Comunicazionecon i loro insegnanti Augusta Molinari, Felice Rossello e DiegoScarponi che hanno realizzato 30 video-interviste con protagonisti dell’antifascismoe della Resistenza e le hanno messe a disposizione dell’Isrecper essere utilizzate da ricercatori e studiosi. Un grazie anche aGian Paolo De Luca per DVD riguardanti episodi e personaggi della Resistenzain Valbormida.Il ringraziamento si estende aLuigi Lirosi per il materiale documentario sul movimento studentescodel ‘68 a Savona, a Genova e in Italia;Nina Bazzino per la documentazione relativa al processo subito dal padreFrancesco dal Tribunale Speciale;Piero Garrone per i numerosi ed interessanti documenti concernentila vita di suo zio Stefano Giordano, esule in Francia, combattente nellaguerra civile in Spagna, partigiano nel maquis francese;Giancarlo Rossello per i fascicoli che illustrano la nascita e lo sviluppodella Coop. Stovigliai di Albisola Superiore;Walter Grillotti per la lettera autentica del padre fucilato;Ester Rapetti per il volume “Lettere dei condannati a morte della resistenzaEuropea” e “Canti della Resistenza Europea, 1933-1963”;Claudio Bottelli per foto e documenti riguardanti l’On. G.B. Pera;Rosiemarie Traverso Mantovani per i libri dello zio Del Bosco, notomedico ed esponente socialista;Nicolò Siri per le annate de “La Gazzetta di Savona” (1943-44-45);Emma e Franca Musso per foto e attestati riguardanti il loro padre Giuseppe,antifascista e condannato al confino.Tutto questo materiale, come documentato in altra parte dei “Quaderni”è stato o sarà catalogato secondo criteri moderni ed è conservato accuratamenteper essere reso disponibile alla consultazione.A questo proposito anche in questa occasione ci rivolgiamo a quanti hannoin loro possesso libri, fotografie, giornali, articoli, documenti di qualsiasigenere, afferenti periodi della nostra Storia contemporanea. Il nostroobiettivo è quello di costruire un Archivio, il più ampio possibile, perdocumentare nel modo più completo e veritiero avvenimenti degli annidel secolo scorso in particolare, che hanno segnato così profondamentela vita e la storia della nostra provincia e del nostro paese.Mettere assieme un “corpus” di tale natura è non solo il compito primariodel nostro Istituto, ma è un dovere per respingere, con la verità, i tentatividi falsare la Storia, per sconfiggere il “revisionismo” e la strumentalizzazioneche di questa “storia” falsata e strumentalizzata viene fatta peresigenze politiche di parte.Umberto Scardaoni3n. 7 - giugno 2008


L’attentato a Togliatti mentre usciva da MontecitorioAll’apertura del VI Convegno nazionale del PCIa Milano il 15 gennaio 1948, Pietro Secchia, responsabiledell’organizzazione, descrive la situazionedel partito con questi dati: “due milioni e331.217 iscritti; 50 mila cellule; 10 mila sezioni; unaforte presenza nel Nord (quasi il 60%); una caratterizzazionefortemente operaia (43,8%); significativepresenze nelle altre componenti sociali: 18,7%di braccianti e salariati agricoli; 15,7% di coltivatoridiretti; 9,8% di casalinghe; 5,1% di artigiani; 1,5%di professionisti, intellettuali e studenti”. 1Questo risultato sembrava dare ragione alla impostazioneche Togliatti, capo indiscusso del “partitonuovo”, aveva elaborato dopo la svolta di Salernodel 13 marzo 1944.Era la dottrina della “democrazia progressiva”, approvatadal V Congresso del PCI, basata sull’assuntoche soltanto con l’esercizio del potere politico,cioè stando al governo, il movimento operaio potesseimprimere il proprio indirizzo sociale ed economicoal Paese e modificare i rapporti di forza aRoma, 14 luglio 1948, ore 11,30 circaL’ATTENTATO ATOGLIATTIMENTRE USCIVADA MONTECITORIOMario Lorenzo Paggivolta che non sono mai stati e non sono fautoridella violenza per la violenza.E la democrazia progressiva era concepita comeuna forma di democrazia parlamentare caratterizzata,però, in senso post liberale i cui elementiportanti da inserire nella costituzione dovevanoessere il riconoscimento di tutte le libertà moderne,una forma di governo parlamentare, la sceltadi una economia mista e la legittimazione di formediverse di proprietà (privata, statale e cooperativa),la nazionalizzazione di alcuni monopoli,qualora fosse necessaria per lo sviluppo economiconazionale, un ordinamento regionalistico delloStato…Nè va dimenticata l’amnistia di Togliatti, ministrodi Grazia e Giustizia, del 1946 che graziava tutti ifascisti e li reintegrava nelle varie amministrazionidello Stato, né il suo intervento del 25 marzo del1947 alla Costituente in difesa dell’art. 7 che ratificavail Trattato lateranense e il Concordato conla Chiesa.Ciò nonostante, nel corso del 1947 si spezzò la collaborazionetra le forze di ispirazione democraticae antifascista che aveva dato vita ai “governi diunità nazionale presieduti, negli ultimi due anni daFerruccio Parri prima e da Alcide De Gasperi dopo.La crisi si svolse in due tempi.De Gasperi, dopo il viaggio negli Stati Uniti dal 5 al14 gennaio 1947 nel corso del quale da parte americanagli venne richiesto l’allontanamento dei socialcomunistidal governo in cambio di consistentiaiuti economici e finanziari, presenta improvvisamente,in quel mese, le dimissioni da Presidentedel Consiglio. In quel decennio di “guerra fredda”da poco iniziato, sempre in quel mese di gennaioavviene la scissione operata da Giuseppe Saragata Palazzo Barberini dello PSIUP, così si chiamavail partito socialista a quel tempo, dando vitaal Partito Socialista dei Lavoratori Italiani.Il nuovo governo De Gasperi, il terzo, basato ancorasu una coalizione con i comunisti e i socialisti,resse ancora per pochi mesi nel corso dei qualivi fu la firma del trattato di pace a Parigi. Ma amaggio De Gasperi decise di liquidare i governi dicoalizione con le sinistre, dando vita al suo quartogoverno, un governo democristiano con la partecipazione,come indipendenti, del liberale Einaudial Bilancio e di Sforza, repubblicano, agli Esteri,mentre il democristiano Mario Scelba, presenvantaggiodelle classi lavoratrici.Anche se questa strategia viene messa in discussionenei cinque giorni di dibattito, quel Congressosi conclude, tra l’altro, con un forte richiamoall’art. 3 della Costituzione, appena entrata in vigore,con l’affermazione che “il Partito comunistanon concepisce la Costituzione repubblicana comeun semplice espediente per utilizzare gli strumentidella democrazia borghese fino al momentodella insurrezione armata per la conquista delloStato e per la sua trasformazione in uno Stato socialista,ma come patto unitario, liberamente strettodalla grande maggioranza del popolo italiano eposto a base dello sviluppo organico della vita nazionaleper tutto un periodo storico” 2 e con la precisazioneche i comunisti dichiarano ancora unaMario Lorenzo PaggiQuaderni Savonesi 4


L’attentato a Togliatti mentre usciva da MontecitorioMario Lorenzo Paggite già nel precedente ministero, resse gli Internicon propositi nettamente anticomunisti e antioperai.Si chiudeva così, definitivamente, quella collaborazionegovernativa fra i grandi partiti di massasorti dai Comitati di Liberazione Nazionale.Con l’inizio del 1948 si apre su ogni fronte unacampagna elettorale drammatica nel corso dellaquale scendono in campo a fianco della DemocraziaCristiana, non solo tutte le forze e le organizzazioniproduttive, sociali ed economiche anticomuniste,ma anche e direttamente la Chiesa istituzionalee le sue organizzazioni laiche tra cui i Comitaticivici.È una guerra ideologica e propagandistica senzaesclusione di colpi e sostenuta da ingenti risorsefinanziarie nel corso della quale il papa Pio XII ei vescovi dipingono il comunismo come “intrinsecamenteperverso” ed escludono la collaborazionecon esso “da parte di chiunque voglia salvare la civilizzazionecristiana”.O esortano i fedeli “a non lasciarsi intimorire o traviaredalla propaganda senza scrupoli di falsi profetiche vanno diffondendo con l’astuzia e con la violenzaconcezioni del mondo e dello Stato contrarieall’ordine naturale, anticristiane ed atee, e, cometali, condannate dalla Chiesa”.“Chi non è con me è contro di me” è lo slogan chePio XII lancia nel giorno di Pasqua del 1948 riferendoil pronome personale direttamente a Cristo.Nè vi è da stupirsi se i vescovi liguri, il 31 marzo,pubblicano una dichiarazione in cui affermano chechi voterà comunismo, commetterà “un peccatomortale”.Le successive elezioni politiche del 18 aprile determinanouna gravissima sconfitta per il Fronte democraticopopolare che vedeva alleati il PCI e il PSIe una grande vittoria della DC, il cui capo indiscusso,Alcide De Gasperi dà avvio, nel maggio di quell’anno,al suo quinto governo sostenuto anche daPLI, PRI, PSLI, in un clima caratterizzato da una violentae continua campagna anticomunista che trovaispirazione nel governo italiano, nel governo degliUSA (dopo il trattato di pace del ‘47, le truppeanglo-americane lasciavano l’Italia. ma la loro partenzafu tuttavia accompagnata da una dichiarazionenella quale era espressamente avanzata la riservadi un loro ritorno qualora fossero stati minacciatil’ordine e la libertà) 3 , nei partiti alleati e fra questiil PSLI di Saragat il cui giornale, l’Umanità, scrive,tra l’altro, per mano di Carlo Andreoni: “primache armate straniere possano giungere sul nostrosuolo per conferire ad essi (ai comunisti) il miserabilepotere “quisling” al quale aspirano, il governodella Repubblica e la maggioranza degli italianiavranno il coraggio, l’energia, la decisione sufficienteper inchiodare al muro del loro tradimentoTogliatti e compagni: e per inchiodarveli non metaforicamente”.Né la Chiesa di Pio XII si sottrae dall’alimentarequesto clima di odio verso i cittadini italiani iscrittial PCI o che lo votano.Se è vero, infatti, che la scomunica dei comunistiavverrà con un decreto dell’anno successivo, nonvi è dubbio che esso “appariva la logica conseguenzadell’impegno della Chiesa nello scontro epocaletra due proposte di civiltà dell’anno precedentedurante la campagna elettorale”, quasi un completamentodella mobilitazione del ‘48, scriverà AndreaRiccardi nella “Storia della Chiesa Universale”.Ma che lo scontro in Italia fosse tra due propostedi civiltà è tutto da dimostrare, visto che il PCI avevacontribuito alla elaborazione della Costituzione,l’aveva approvata e, con il suo voto determinante,aveva contribuito ad inserire in essa l’art. 7!Anche se risponde a verità il fatto che nel PCI erapresente una corrente rivoluzionaria del tutto minoritarianella base del partito, “comprensibile ereditàdella Resistenza” 4 (Claudio Pavone nel suo volumeedito da Bollati Boringhieri nel 1991, Unaguerra civile. Saggio storico sulla moralità nellaResistenza, documenta come sia stata contemporaneamente“una guerra patriottica, una guerracivile, una guerra di classe”), riesce difficile giustificarel’anticomunismo viscerale di Pio XII e dellegerarchie ecclesiastiche anche dopo il 18 aprile1948 non soltanto per le scelte strategiche del PCIdi cui si è appena accennato, ma anche per il fattoche un precedente congresso del PCI aveva deliberatoche l’adesione al partito non comportava anchel’adesione all’ideologia marxista.Ma in quel momento storico la Chiesa di Pio XIIpersegue una sua autonoma azione politica legataal tentativo di realizzare in Italia una società totalmentecristiana, non condivisa, però, da De Gasperi.È questo, dunque, il contesto politico, sociale, culturalein cui va letto e interpretato l’attentato a PalmiroTogliatti, segretario del Partito Comunista Italiano,di cui fu vittima la mattina del 14 luglio 19485n. 7 - giugno 2008


L’attentato a Togliatti mentre usciva da MontecitorioMario Lorenzo Paggialle ore 11,30 circa, mentre usciva dal palazzo diMontecitorio, sede della Camera dei Deputati insiemea Nilde Iotti.Quel grave fatto di sangue perpetrato da AntonioPallante, uno studente universitario di Giurisprudenza,“nazionalista e anticomunista” 5 , destò nelPaese una enorme sensazione.“Sciopero generale, manifestazioni popolari, occupazionedi luoghi di lavoro, perfino di gangli dell’apparatoamministrativo (come la prefettura diMilano): in alcune località lo sciopero tende ad assumerecarattere insurrezionale. È necessario daremassima ampiezza alla protesta mantenendola perònell’ambito della legalità: evitare di cadere nellaprovocazione e superare le soglie del “non ritorno”,ispirarsi insomma all’impegno democraticoassunto con la Costituzione: questa la parolad’ordine che proviene dal centro dirigente del partitodi cui erano vicesegretari generali Luigi Longoe Pietro Secchia e dello stesso Togliatti che, colpitoalla nuca, alla schiena e al torace, gravementeferito disse ai suoi compagni: “Non perdete la testa”e che una volta ristabilitosi “non lesinò le suecritiche a certe velleità avventuristiche che si eranomanifestate subito dopo la notizia del grave attentato”6 .In questo modo il gruppo dirigente dell PCI riescead assolvere con fermezza le proprie responsabilitàcontenendo gli impulsi generosi e la combattivitàtumultuosa della base del partito e di vasti stratipopolari.Dal dibattito contenuto negli Atti parlamentari cheinizia alla Camera dei Deputati nel pomeriggio diquel 14 luglio, pubblicati in questo numero dellanostra rivista, emerge con chiarezza la situazionepolitica che si viene a creare in Italia e fra i partitipolitici. Sarà la DC, il PSLI, il PLI, il PRI che salverannoda una mozione di sfiducia presentata dall’on.Giancarlo Pajetta, il quinto governo De Gasperi,con 173 voti contro, 83 favorevoli, 2 astenuti.E al termine di quelle drammatiche giornate in cuicadono nelle strade e nelle piazze d’Italia morti eferiti in incidenti con le forze di polizia e l’esercito,essendo ministro dell’Interno Mario Scelba, vengonorinviati a giudizio 92 mila lavoratori di cui 73mila comunisti.La ricerca di Antonio Martino e le testimonianzeraccolte da Rita Vallarino descrivono in modoesaustivo quelle giornate drammatiche a Savonamentre Umberto Scardaoni, Presidente dell’ISRECdocumenta, dopo una sua ricerca d’archivio pressol’Istituto Gramsci di Roma il ruolo della Federazionedel PCI di Savona e Franco Astengo descrivein una ricerca la situazione politica di Savonae della nostra provincia nell’aprile del 1948 attraverso,anche, un puntuale commento dei risultatielettorali di quelle elezioni. Al riguardo, è opportunoricordare che questo impegnativo lavorodi Astengo ha costituito il nucleo della sua relazione:“I risultati delle elezioni politiche del 18 aprile1948 nel contesto nazionale e nella provincia di Savona”tenuta nel corso del recente convegno organizzatodal nostro Istituto presso la sala consiliaredella Provincia lo scorso 6 giugno, sul tema: “Il 18aprile 1948 in Italia e a Savona. Una svolta nella storia,nella politica, nei rapporti sociali”.E “Il Letimbro”, settimanale cattolico delle diocesiriunite di Savona e Noli appresa la notizia alla radiodell’attentato a Togliatti così commenta queldrammatico avvenimento:“No alla violenza. Noi vorremmo ora soltanto sottolinearecon parole roventi come ogni atto di violenzada chiunque sia compiuto e per qualsiasi scopo,sia sempre un atto esacrabile… Bisogna approfondirela convinzione che è soltanto colla forzadella ragione e del dibattito che si può salvare lademocrazia e la libertà”.Così, dopo quella estate infuocata che a raffreddarlanon fu certo la vittoria di Bartali al giro di Franciasecondo una leggenda metropolitana non privadi malizia politica perché mirata a svalutare il ruoloessenziale svolto dal gruppo dirigente del PCI edella CGIL di Di Vittorio per impedire una prospettivainsurrezionale in una realtà che non lo consentivae che del resto avrebbe contraddetto la lineapolitica del PCI uscita dal VI Congresso, che lavita politica riprende la sua attività, governata finoal 1953 da maggioranze centriste e contrastata dauna opposizione di cui il PCI insieme al PSI eranoi partiti principali.Avendo ben presente il PCI che “nelle condizionidel dopoguerra l’alternativa non era tra riformee rivoluzione, bensì, come Togliatti sottolineòin una celebre conferenza alla Normale di Pisa del1946, fra programmi di riforme diversi” 7 , avendoben presente il ruolo essenziale dei partiti per l’ac-Quaderni Savonesi 6


L’attentato a Togliatti mentre usciva da MontecitorioMario Lorenzo Paggi1.Togliatti tiene un discorso alle Brigate internazionali durante la guerra di Spagna (1937). Egli si trovava nel Paese iberico come inviato dell’Internazionalecomunista, con lo pseudonimo di Alfredo.cesso dei cittadini alla direzione dello Stato (“i partitisono la democrazia che si organizza, la democraziache avanza”).Due lezioni, quelle del ‘48, la battaglia elettoraledel 18 aprile prima e l’attentato a Togliatti del 14luglio dopo, la cui rilettura è necessaria anche perl’oggi.Perché sull’anticomunismo virtuale è ancor oggibasato in buona misura il successo politico di forzepolitiche, economiche, culturali e clericali checome nella prima metà del ‘900, in contesti storicidiversi e con mezzi formalmente democratici, cercanocon successo “di impedire la realizzazione diun programma di modernizzazione del nostro Paeseguidato dalla classe operaia” si diceva in queglianni. Guidato da un nuovo blocco sociale compostodalle forze produttive, disponibili, del lavoro,compresi tutti i lavoratori, si potrebbe afferma-re in oggi.“Quel programma di quel “partito nuovo” fu unrealistico progetto di riforme da realizzarsi per interoma da perseguirsi gradualmente con le risorsedella politica democratica.Nella misura in cui Togliatti ne fu l’autore, esso ful’opera di un “riformatore italiano” 8 .Del capo di un partito di donne e di uomini comunistiche “per venti anni, durante il regime fascista(sono parole di Di Vittorio in risposta a De Gasperinel corso del dibattito alla Camera in quel lugliodel ‘48) a decine di migliaia avevano sacrificatotutto: la propria libertà, i propri affetti familiari eaffrontato la fame, la miseria, la tortura, il carcere,la deportazione, l’esilio per non desistere mai dallalotta per la conquista della libertà”.Mario Lorenzo PaggiNote1 Il Parlamento italiano (1861-1988), volume quindicesimo.Palmiro Togliatti. Nuova CEI, Roma, IlVI Congresso del PCI, pag. 367;2 Quaderno di storia del PCI. La rottura dei governidi unità nazionale redatto da Franco Di Tondo,pag. 71. Tip. Salemi, Roma.3 Ernesto Ragionieri, Storia d’Italia, Volume quarto,Tomo terzo, pag. 2469, Giulio Einaudi Editore, Torino,1976.4 Quaderno di storia del PCI, pag. 195 Massimo L. Salvadori, Storia/3. Dal 1948 a oggi,pag. 351, Loescher Editore, Torino, 1978.6 Quaderno di storia del PCI, pag. 19.7 Giuseppe Vacca, Plamiro Togliatti, Il Parlamentoitaliano (1861-1988), volume quindicesimo, pag.362. Nuova CEI, Roma.8 Giuseppe Vacca, Palmiro Togliatti, cit. pag. 366.7n. 7 - giugno 2008


Il dibattito in Parlamento per l’attentato al deputato TogliattiRoma, 14, 15, 16 luglio 1948IL DIBATTITO IN PARLAMENTO“PER L’ATTENTATO AL DEPUTATO TOGLIATTI”Quaderni Savonesi 8


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Il dibattito in Parlamento per l’attentato al deputato TogliattiSegue una lunga discussione sulcarattere dell’O.d.g. presentatodall’On.le Pajetta: se debba cioèessere considerato o no una verae propria mozione di sfiducia peril governo e quindi soggetto allenorme costituzionali in materia(presentato con le firme di un decimodei componenti la Cameradei Deputati e discusso non primadi 3 giorni dalla presentazione).(n.d.r.)2.I dirigenti del PCI nel 1945. Da sinistra: Pietro Secchia, Togliatti,segretario generale, Pietro Longo, vicesegretario, Mauro Scoccimarro,Giorgio Amendola. Nell’agosto di quell’anno Togliatti fu nominatosegretario del partito nel corso del V Congresso del PCI, il primo dopo laliberazione.17n. 7 - giugno 2008


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Il dibattito in Parlamento per l’attentato al deputato TogliattiLa seduta si apre con una ripresadel dibattito sul carattere dell’O.d.G.Pajetta, presentato nellaseduta pomeridiana del 14 luglio,che si conclude con l’accordoche si tratta di mozione di sfiducia.Quindi prende la parola l’On.le Mario Scelba (Ministro dell’Interno)che risponde alle numeroseinterrogazioni ed interpellanze.(n.d.r.)23n. 7 - giugno 2008


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Il dibattito in Parlamento per l’attentato al deputato Togliatti(Prende quindi la parola l’On.le Serbandini,Deputato Comunista di Genova) (n.d.r.)33n. 7 - giugno 2008


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Il dibattito in Parlamento per l’attentato al deputato TogliattiGli avvenimenti relativi all’attentatoa Togliatti e al suo stato disalute erano seguiti naturalmente,anche al Senato.Il Presidente comunica all’aula ilbollettino medico del 16 luglio. Suquesto il socialista Sandro Pertinichiede la parola. Trascriviamoil suo intervento per documentarela stima e l’amicizia che lo legavaa Togliatti al punto di fargli direche “queste notizie” possono veramenteriguardare solo noi di questosettore (indica il settore di sinistra)e tormentare il nostro animo”.(n.d.r.)3.Sandro Pertini ai tempi in cui era Direttore del quotidiano“Il Lavoro” di Genova, deputato e influente membro dellaDirezione nazionale del P.S.I. Come noto, Pertini nel 1968 fueletto Presidente della Camera dei deputati e l’8 luglio del1978, Presidente della Repubblica.Quaderni Savonesi 58


Il dibattito in Parlamento per l’attentato al deputato Togliatti59n. 7 - giugno 2008


Ordine pubblico e stampa locale in Savona e provinciaAntonio MartinoIntroduzioneIl 14 luglio del 1948, di fronte all’uscita secondariadel Parlamento, a Roma, l’onorevole PalmiroTogliatti, capo indiscusso del Partito comunistaitaliano, viene ferito gravemente da alcuni colpidi pistola, sparati contro di lui da un giovane siciliano,Antonio Pallante, di idee politiche confusamentefasciste. Egli stesso dichiarerà pocodopo “di avere agito per un impulso del suo animoche gli faceva riconoscere in Togliatti unodei peggiori nemici del Paese.” Togliatti, cadutoa terra, pare che abbia sussurrato a Mauro Scoccimarro“State calmi, non perdete la testa, non perdetela testa!”.La notizia dell’attentato si propaga velocissima innescandol’immediata protesta della base del Partitocomunista, che conta due milioni e mezzo diiscritti. Molto forti le ripercussioni in tutta la Penisola:in particolare a Roma, nelle campagne toscanee al Nord, nei grandi centri industriali come Mi-ORDINE PUBBLICOE STAMPA LOCALE INSAVONA E PROVINCIANEI GIORNIDELL’ATTENTATOA TOGLIATTIAntonio Martinosi il PCI nei momenti dell’attentato e della conseguenteesplosione di rabbia popolare, non è altroche il riflesso della posizione difficile in cui esso èstato collocato dalla nuova situazione internazionale,che, nel quadro della nascente “guerra fredda”,lascia ben poche speranze ai partiti comunistioccidentali, pure usciti vittoriosi dalla guerra diresistenza e dalla clandestinità. Ma si evincono anchealcuni degli elementi fondamentali che hannocaratterizzato la polemica politica nell’immediatotriennio postbellico, un periodo di contrapposizionifortissime, che hanno rischiato di rendereeffimera la pace conquistata nel 1945. L’attentatoa Palmiro Togliatti, rappresenta il momentodi definitiva “resa dei conti” cui vogliono giungere,per interessi contrapposti, sia i settori più conservatoridella compagine di governo, sia le frangepiù marcatamente rivoluzionarie interne alla sinistra.Si è molto discusso, in sede storiografica, sullascelta, operata dal PCI, di frenare le spinte insurrezionalidi una parte consistente della sua base;ci si è chiesti, in primo luogo, se fosse stata unascelta dettata da considerazioni di carattere tattico,potremmo dire opportunistico, piuttosto chemotivata da un sincero attaccamento ai principi ealle istituzioni democratiche.Globalmente, si può dire che le reazioni suscitate,seppure in forma diversa, dalla notizia dell’attentatotradiscono la convinzione diffusa tra moltimilitanti comunisti, che soltanto una resa dei conticon l’avversario violenta e armata può portaread un mutamento dei rapporti di forza e, in ultimaistanza, delle condizioni di vita di milioni di lavoratoriitaliani.Ma con altrettanta sicurezza si può dire che è statoproprio l’intervento del gruppo dirigente comunistaad evitare che questa resa dei conti si trasformassein una guerra civile vera e propria, daglieffetti imprevedibili ma sicuramente nefasti per laprecaria situazione economica e sociale italiana.La scelta compiuta dai vertici comunisti, in quelmomento drammatico e in assenza del carismadel leader, ha costituito infatti un passo fondamentaleper il paese verso l’attenuazione di queiconflitti sociali sviluppatisi in misura sempre crescenteall’indomani della liberazione dal nazifascismo.E ha rappresentato inoltre, per il PCI stesso,una tappa fondamentale sulla strada dell’adesione,questa volta non soltanto formale ma di princilano,Torino, e soprattutto Genova. La risposta delgoverno e del ministro dell’interno Mario Scelba èdurissima. L’Italia vive tre giorni di guerra civile:30 morti, più di 800 feriti, fabbriche occupate, barricatenelle città, dissotterrate le armi della guerrapartigiana, caserme assaltate, carabinieri e poliziottifatti prigionieri, collegamenti e comunicazionitelefoniche e telegrafiche interrotte, che fannointravedere a molti, sia a destra che a sinistra,lo spettro di una lacerante guerra civile.Scorrendo i rapporti dei Prefetti e le pagine deiprincipali quotidiani emergono alcuni elementiinteressanti per la ricerca storica sul secondo dopoguerraitaliano. L’impasse in cui viene a trovar-Quaderni Savonesi 60


Ordine pubblico e stampa locale in Savona e provinciaAntonio Martinopio, ai valori della democrazia e alle istituzioni sudi essa fondate. Un processo che porterà il PartitoComunista Italiano a diventare una delle grandiforze democratiche e nazionali del nostro Paese.Le fontiCol presente studio ci proponiamo di ricostruirei fatti accaduti a Savona e provincia il 14 luglio1948 e nei giorni successivi, subito dopo la diffusionedella notizia dell’attentato contro l’on. Togliattia Roma.La documentazione utilizzata per la prima parte, èinedita, essenzialmente è quella del Gabinetto delMinistro dell’Interno, conservata all’Archivio Centraledello Stato a Roma 1 e dell’Archivio di Stato diSavona. Gli articoli della stampa locale, pubblicatinella seconda parte, sono conservati alla BibliotecaUniversitaria di Genova.Prima parte: Le comunicazioni tra il Prefettodi Savona e il Ministro dell’InternoDal 14 al 16 luglio 1948 a seguito dell’attentato all’on.Togliatti il Prefetto di Savona e i comandantidei Carabinieri inviano tempestivamente messaggial Ministro dell’Interno, l’on. Mario Scelba, aggiornandolopuntualmente su quanto accade neisettori di loro competenza.14 luglioore 18Oggi 14 corrente subito dopo comunicato radio ore14 relativo attentato contro On. Togliatti circa duemilaoperai abbandonato lavoro si sono concentratiimprovvisamente questa piazza Marconi. Elementifacinorosi penetrati sede provinciale DemocraziaCristiana sita nella piazza stessa hanno devastato ufficiasportandone mobilio che est stato incendiato.Durante incendio verificavansi scoppio alcune bombeconservate dentro un armadio che ferivano leggermentetre persone. Perdura nella popolazione vivissimofermento. Adottati misure sicurezza direttemantenimento ordine pubblico.Prefetto Vici 2ore 21.45Giorno 14 corr. ore 14 in Savona appena conosciutoattentato contro On. Togliatti circa 10.000 operaihanno abbandonato lavoro et concentratesi improvvisamentein Piazza Marconi avanti FederazioneDemocristiana. Alcuni elementi penetrati nellasede detto partito devastavano Ufficio et distruggevanomobilio che veniva incendiato pubblica piazza.Durante incendio scoppiavano alcune bombe conservatedentro un armadio che ferivano lievemente3 persone. Intervento Carabinieri impediva ulteriorialtre violenze. Perdura tensione animi et viva agitazionenella città. Adottate misure sicurezza per affrontaresituazione et prevenire ulteriori incidenti.Segnalazione completa.Ten. Col. Cacopardo [comandante Gruppo Carabinieridi Savona] 3ore 23.30Verso le ore 15 oggi ignoti devastavano in Finalmarinasede democristiana rompendo porta ingresso,sedie, tavoli et armadio arrecando danni per circa40.000 lire. In corso indagini per identificazione responsabili.Operai stabilimento Piaggio avuto notiziaattentato on. Togliatti abbandonavano lavoro. Finoranessun altro incidente. Ordine pubblico normale.Segnalazione completa.Maresciallo Persico [comandante Sezione Carabinieridi Finalmarina] 415 luglio 1948ore 10Pomeriggio di ieri seguito notizia attentato On. Togliattisono state devastate da gruppi dimostranti sediDemocrazia Cristiana Finalmarina Vado et Valleggia.Maestranze stabilimenti Val Bormida riunitesiCairo Montenotte per dimostrazione protesta svoltasisenza incidenti. Questo capoluogo ferrovierihanno sospeso servizio dalle ore 14.25 alle 15. Gruppidi facinorosi hanno tentato assalto sede A.C.L.I.questa via Pia ma sono stati dispersi da forze poliziache controllano situazione. Notte trascorsa senza incidenti.In corso indagini per identificazione responsabiliviolenze.Prefetto Vici 5ore 12.45Situazione provincia Gruppo di Savona ore 24 del 14corr. est invariataTen. Col. Cacopardo 6ore 18Seguito radiogramma ieri precisasi che secondo testimonioculari bombe a mano scoppiate occasione61n. 7 - giugno 2008


Ordine pubblico e stampa locale in Savona e provinciaAntonio Martinonota dimostrazione anziché essere contenute in unodei mobili appartenenti sede democrazia cristianasarebbero state gettate nel fuoco da giovinastri nonpotuti finora identificare. Al riguardo sono in corsoulteriori accertamenti e riservomi comunicare esito.Prefetto Vici 7ore 18.40Seguito radiogramma odierno. Situazione controllataorgani polizia e ordine pubblico normale benchésiano stati effettuati durante giornata vari tentativiostruzioni stradali subito sventati intervento forzapubblica.Prefetto Vici 816 luglio 1948ore 11.35Seguito precedente segnalazione. Decorsa notte eststato effettuato tentativo isolamento depositi petroliferiVado Ligure mediante tre ostruzioni stradali etcospargendo chiodi Via Aurelia scopo impedire accessoautomezzi polizia. Ciò malgrado forza pubblicaprontamente intervenuta ha rimosso dette ostruzioninonché altra analoga prossimità Altare. Periferiacittadina elementi approfittando oscurità hannolanciato pietre contro automezzo polizia e fatto segnodue colpi arma da fuoco pattuglia agente motociclistifortunatamente senza conseguenze. Battutaimmediatamente eseguita per ricerca responsabiliha dato esito infruttuoso. In corso attive indagini etoperati veri fermi. Situazione peraltro in via completanormalizzazione.Ieri sera svoltesi riunioni sindacali preventivamenteautorizzate at Albenga Alassio et Cairo Montenottesenza incidenti.Prefetto Vici 918 luglio 1948La situazione è tornata normale nella provinciadi Savona. Il vice segretario provinciale della DemocraziaCristiana G. B. Allegri invia un espressoal Ministro dell’Interno Scelba per informarlo suidanni subiti della sede e del comportamento tenutodai dirigenti politici avversari.Democrazia CristianaSegreteria Provinciale di SavonaEspresso,Savona, 18 luglio 1948A S.E. l’On. Mario ScelbaMinistro degli InterniRomaEccellenza,desidero fare direttamente a Lei – che in questa tragicacircostanza è stato il vero salvatore del Paese (equi nessuno lo mette in dubbio) – una breve relazionedi quanto avvenuto in questa città e provinciail 14 e 15 corr.La RAI aveva appena dato la notizia dell’attentato aTogliatti che già colonne di operai degli stabilimentiILVA e “Scarpa e Magnano” si dirigevano incolonnativerso Piazza Marconi dove ha pure sede la DemocraziaCristiana. Alle ore 14 (cioè a 45 minuti dal terminedel giornale radio) la nostra sede provinciale esezionale era già completamente distrutta. E’ statauna devastazione veramente integrale, non si è salvatonulla, neppure un foglio di carta. Sono stati selvaggiamentedevastati i locali, gettati i mobili dalle finestree quindi incendiato tutto il materiale (macchineda scrivere, ciclostile, radio, etc.). Il carteggioè stato in parte incendiato e in parte asportato e trasportatonelle vicine sedi dei partiti P.S.I. e P.C.I. doveè stato esaminato. Anche il quadro murale è statoasportato.Gli assalitori provenivano dalla sede del P.C.I. e mentrecompivano la loro opera nella piazza antistanteparlavano in termini violentissimi diversi oratori frai quali: l’on. Minella, il federale comunista Lunardelli,i segretari della Camera del Lavoro Prof. Cazzulo(P.S.I.) e dott. Ghigliotto (P.C.I.), l’anarchico Marzocchi.Non sono state toccate le sedi degli altri partiti(Liberale, P.S.L.I., P.R.I.).Una commissione composta dalla On. Minella, dalfederale Lunardelli, dall’Ing. Dotta (candidato socialistaal Senato non riuscito) e dal rag. Bruzzone (exprefetto della Liberazione) si recava quindi in Prefetturaper chiedere la consegna dei poteri. Intanto lacittà era praticamente in mano ai rivoltosi che perònon compirono altri vandalismi. Successivamente alcuninostri elementi vennero aggrediti od inseguiti,senza però gravi conseguenze.In provincia sono state completamente distrutte lesedi delle nostre Sezioni di Finale Ligure, Valleggia,Quiliano e Vado Ligure; la sede della Sezione di Spotornoè stata invasa, tutto asportato e bruciato senzaperò danni ai mobili e locali.L’Autorità – grazie specialmente all’energia dimostratadal Col. dei Carabinieri Cacopardo, comandanteil Gruppo di Savona – ha potuto presto ripren-Quaderni Savonesi 62


Ordine pubblico e stampa locale in Savona e provinciaAntonio Martinodere il controllo della situazione senza alcun spargimentodi sangue. Non vi furono che tre feriti leggeridurante la devastazione della nostra sede e ciòper lo scoppio di alcune bombe lanciate dagli assalitoristessi. Infatti è completamente priva di fondamentola notizia che nella sede stessa vi fossero dellaarmi od esplosivi; bombe a mano furono lanciatedai dimostranti contro la sede e contro i falò dei nostrimobili accesi nella piazza stessa.Purtroppo sinora non è stato fatto ancora alcun arrestonel mentre sono stati facilmente individuatigli esponenti che evidentemente hanno incitato lateppa all’azione devastatrice. Si tratta delle personesuaccennate che hanno poi avuti l’ardire di chiedereal Prefetto la cessione dei poteri impegnandosi agarantire loro l’ordine pubblico. Simile assurda pretesaè stata recisamente respinta anche in seguito all’interventodel Col. dei Carabinieri.Riassumendo:- danni alle nostre sedi per oltre tre milioni;- aggressione, sottrazione di documenti, a qualchenostro elemento;- asportazione di tutto il nostro carteggio che in partealmeno è stato portato nelle sedi socialista e comunistache si trovano nelle immediate vicinanzedella nostra sede;- nessun arresto.I nostri amici – interpreti di tutta la parte sana dellapopolazione conscia del pericolo incorso – chiedonoche le autorità dimostrino ogni possibile energiasia nel denunziare od arrestare i veri responsabili(specialmente i mandanti e gli eccitatori), sia neltentare di reperire parte almeno del materiale che ciè stato rubato e ciò mediante perquisizioni tempestive,che sinora non sono state eseguite.Si fa inoltre rilevare che la nostra città – che ha unanotevole importanza come secondo porto d’Italia,sede di grandi complessi industriali, con le raffineriedi petrolio di Vado, etc. – dovrebbe essere più adeguatamenteprovvista di forze armate.I carabinieri hanno fatto del loro meglio; gli agenti diP.S. si sono pure fatti onore; ottima impressione hannopure fatto i soldati del locale battaglione presidiarioche però ha effettivi troppo ridotti. Ma è assolutamentenecessario che queste forze vengano integratee rese più efficienti mediante l’assegnazione almenodi un reparto mobile con autoblindo e che possafacilmente spostarsi anche nei vicini centri industrialidi Cairo, Finale Ligure, Pietra Ligure, Varazze.Eccellenza,i democristiani del Savonese guardano a Lei con pienafiducia e chiedono che sia fatta giustizia.Voglia accogliere, Eccellenza, i devoti omaggi ed icordiali saluti dei democristiani savonesi.Suo devotissimoIl V. Segretario Provinciale eSegretario Organizzativo Prov.(G. B. Allegri) 10Il 22 luglio il Segretario democristiano Angelo Barilepresenterà la denuncia della devastazione alProcuratore della Repubblica presso il Tribunaledi Savona 11 nella quale sono presenti otto fotografiedella sede di Savona, ne pubblichiamo tre.La pubblicazione delle fotografie è stata concessadal Direttore dell’Archivio di Stato di Savona conautorizzazione prot. n.1308, class. 28.13.05 del 24maggio 2008.19 luglioI fatti di Vado e di QuilianoIl Prefetto Vici comunica che, a seguito di indaginirelative alle devastazioni verificatesi nella provinciai carabinieri di Vado e Quiliano hanno denunciatonove persone per le devastazioni delle sediD.C. di Quiliano, Valleggia di Quiliano e Vadoe due donne per istigazione a delinquere. Inoltreribadisce che le indagini per identificazione devastatorisede D.C. di Savona sono avanzate e che riferiràal più presto. 12Il Ministro Scelba chiede al Prefetto di “riferire ulteriormentesu fatti segnalati precisando perchènon est procedutosi at arresto responsabili avvenutedevastazioni. Governo pretende che autoritàagiscano senza debolezza et con rigore confrontitutti responsabili” 13 .20 luglioIl Prefetto aggiorna che in seguito ad ulteriori indaginidei carabinieri di Vado e Quiliano ha denunciatooltre 10 persone quali responsabili dellenote devastazioni. Pertanto il numero complessivopersone finora denunziate è di diciannove. 14Ma intanto il Ministro Scelba ha ricevuto l’espressodel V. Segretario Provinciale della D.C. G. B. Allegridel 18 luglio, il cui contenuto allarmante loporta a telegrafare al Prefetto63n. 7 - giugno 2008


Ordine pubblico e stampa locale in Savona e provinciaAntonio Martino4.Nella foto, la devastazione della sede provinciale della DC a Savona.Risulta questo Ministero che giorno 14 correntecommissione composta Minella, Lunardelli, Dotta etBruzzone sarebbesi presentata V.S. chiedendo cessionepoteri. Invito V.S. riferire su circostanze et misureadottate contro autori grave reato nonché controautori noti altri gravi reati. Avverto V.S. che ognitentativo lasciare impuniti responsabili risponderàdirettamente. Agisca inoltre per recupero materialeasportato sede democrazia cristiana.Ministro Interno Scelba 15Sono parole dure quelle del Ministro, alle qualiil Prefetto risponde inviando un telegramma il23 luglio.Notizia secondo la quale commissione composta MinellaLunardelli Dotta et Bruzzone si sarebbe presentataper chiedere cessione poteri est assolutamentepriva fondamento alt Suddette persone ricevutedopo comizio hanno protestato, ritenendoleprovocatorie, contromisure adottate per prevenirealtre violenze et hanno rappresentato che atticommessi in danno sedi provinciali democrazia cristianaerano dovute a sdegno irrefrenabile masseoperai per attentato contro On. Togliatti alt Lunardelliripeté di avere parlato invitando operai rientrarestabilimenti alt Sottoscritto prendendo occasionepresenza suddetto deplorò atti vandalismo assolutamenteingiustificabili, li invitò collaborazione perdistensione animi, avvertendo che nel caso si verificasseroulteriori violenze sarebbero stati richiamatidirettamente responsabili et forza pubblica avrebbefatto uso armi alt Per quanto riguarda le misureadottate avverso autori reati ho riferito dettagliatamentecon telegramma 21 corrente n° 1011-6-3 altComunque ho rinnovato precise direttive organi poliziaper procedere massima urgenza at a carico autoriviolenze stesse alt Per quanto si riferisce al materialesedi devastate preciso che mobilio est stato distrutto;sono in corso rigorose indagini per recuperaredocumenti alt Da parte mia nulla est stato tralasciatoperchè ordine pubblico venisse prontamenteristabilito perchè indagini dirette stabilire responsabilitàvengano svolte massimo impegno et ogni miaazione è diretta perchè responsabili vengano colpitirigore legge. Per quanto si riferisce alla commissionespedisco oggi dettagliato rapporto espresso. PrefettoVici. 16Il giorno dopo, il Prefetto risponde al Ministro sulQuaderni Savonesi 64


Ordine pubblico e stampa locale in Savona e provinciaAntonio MartinoCITTADINI!dall’atto di un forsennato, che noi condanniamocon la stessa fermezza con cui abbiamosempre esecrato ogni violenza, si è volutotrarre pretesto ad una agitazione politica cheha profondamente turbato il Paese lasciando pietosevittime tra i civili e i generosi tutelatoridell’ordine. Per il fine propostosi e peril modo in cui si è svolta essa è stata un paleseattentato ai principi della Democrazia parlamentare,un nuovo e maggiore ostacolo frappostoal penoso sforzo ricostruttivo della Nazione.Ma soprattutto ha servito ad alimentare semprepiù negli animi il torbido spirito della sopraffazionee dell’odio. Ne è tristissimo esempiola vandalica, bestiale violenza che da partesocialcomunista è stata scatenata contro la nostrasede Savonese e contro altre valorose sezionidella Provincia.Di fronte a simili fatti che disonoranonon meno chi li ha ispirati di chi li ha compiuti,si erge fiera e indignata l’anima della DemocraziaCristiana Savonese e certamente si unisconoalla nostra protesta tutti gli spiriti liberie onesti.Ma molto più delle distruzioni patite – edalle quali le nostre sedi risorgeranno ben prestoa più fervida vita – ci addolorano e ci fannopensosi le profonde devastazioni morali e quell’imbarbarimentodel costume politico di cui,per colpa dei nostri avversari, è ancora una voltavittima il popolo.Questo è il vero pericolo dell’ora chevolge, contro il quale si eleva la voce della nostraumana e cristiana civiltà e lancia il suosguardo a tutti i cittadini devoti alla Libertàe alla PatriaLa D.C. Savonese.La riproduzione del manifesto della D.C. Savonese affisso per Savona dopo la devastazione della sua sede.65n. 7 - giugno 2008


Ordine pubblico e stampa locale in Savona e provinciaAntonio Martinoperchè i responsabili delle devastazioni non sonostati immediatamente arrestati con un lungo telegrammaDevastazioni sedi D.C.: di cui precedenti segnalazionisi sono verificate improvvisamente et contemporaneamenteat inizio manifestazioni protesta per attentatocontro Togliatti rilevanti masse prevalenzaoperaie et mentre forze polizia erano in gran parteimpegnate per presidiare importanti stabilimentipetroliferi Vado Ligure seriamente minacciati occupazioneda parte scioperanti et pertanto necessitàprevenire altri disordini impedì primo momento diperseguire autori violenze stesse. Seguito immediatoenergico intervento scrivente questore et comandantelocale Gruppo carabinieri forze polizia dislocateopportunamente nella città periferia et comunidove erano stati segnalati incidenti hanno impeditoaltre violenze at persone et cose disperdendo gruppifacinorosi che tentavano ostruzioni stradali et assaltialtri obiettivi. Ordine pubblico veniva immediatamenteristabilito et nessun ulteriore incidente verificavasidurante sciopero generale in tutta provincia.Seguito attivissime indagini locale Questura conconcorso arma carabinieri habet denunziato autoritàgiudiziaria n. 5 persone per devastazione sede D.C.Savona, due per illecito possesso documenti asportatidetta sede, due per violenza contro giovani democristiani,et una per danneggiamento bachecheD.C., una per rifiuto generalità et sei fra esponentisindacali quali promotori et oratori riunioni pubblichetenute senza prescritto preavviso autorità. Peraltre devastazioni sedi D.C. cui precedenti segnalazionisono state denunziate 54 persone. Complessivamentepersone denunziate ammontano a 71. Interessatalocale Procura Repubblica per sollecita definizioneprocedimenti penali et avuta assicurazioneche azione giudiziaria avrà rapido corso. Riservomidettagliato rapporto.Prefetto Vici 17Lo stesso giorno il Prefetto riferisce in modo dettagliatosull’incontro con la commissione compostadalla Minella, Lunardelli, Dotta e Bruzzone.Faccio seguito al telegramma di ieri 23 corr. perchècredo opportuno di riferire dettagliatamente circa larichiesta che una Commissione costituita dall’On.Minella, Lunardelli, Dotta e Bruzzone avrebbe fattoper la cessione dei poteri.Come comunicato, la notizia non corrisponde a verità;il fatto va circoscritto nei suoi precisi termini chesono i seguenti:Dopo il comizio svoltosi in piazza Marconi, le personesuddette si recarono in Prefettura e chiesero diessere da me ricevute.Entrate nel mio Gabinetto l’On. Minella enunciòlo scopo della visita con le seguenti testuali parole:“Chiediamo rispetto e comprensione”. E poichéle parole pronunciate non mi parvero chiare, chiesidi volerne spiegare il contenuto. L’On. Minella replicòlamentando che la forza pubblica fosse in vistadel popolo, perchè ciò poteva servire di provocazione,e cercò di far comprendere come la devastazionedella sede della Democrazia Cristiana fosse avvenutacontro il loro volere e fosse dovuta ad un motoirrefrenabile di popolo, indignato per l’attentatocontro l’On. Togliatti.Il Lunardelli, segretario del partito comunista, ebbecura di mettere in evidenza come nel discorso tenutopoco prima egli avesse replicatamente invitato glioperai alla calma e a rientrare negli stabilimenti. Unaccenno dell’Ing. Dotta al mantenimento dell’ordinepubblico provocò una interruzione del Colonnellodei Carabinieri in modo che lo stesso Dotta s’interruppee non poté continuare a parlare. Intervennisubito invitando il Dotta stesso a proseguire perchèdesideravo conoscere il suo pensiero in modochiaro e senza equivoci.Fu chiarito immediatamente che si alludeva ad unacooperazione perchè non avvenissero altri incidenti.Da parte mia credetti bene di precisare che l’ordinepubblico sarebbe stato mantenuto ad ogni costoanche facendo uso delle armi, e che io non avreitollerato inframmettenze di sorta come avevo già dichiaratoin altre occasioni, non ultima quella in cuiconvocai i segretari dei partiti alla vigilia delle elezionipolitiche. Nello stesso tempo prendevo occasionedella presenza degli intervenuti per invitarli a compiereopera per la distensione degli animi, mentredeploravo nel modo più vivo l’atto vandalico commessoai danni di un partito, e tanto più mi dichiaravoprofondamente dolente in quanto nessun incidenteaveva turbato la vita della città e della provinciadurante i quattordici mesi della mia permanenzaa Savona, pure avendo attraversato momenti particolarmentedifficili.Il Rag. Bruzzone non disse parola.Dopo di ciò i componenti della Commissione se neandarono silenziosi e scossi, mi parve, per le mie pa-Quaderni Savonesi 66


Ordine pubblico e stampa locale in Savona e provinciaAntonio Martinorole.Affermo pertanto nel modo più esplicito che laCommissione stessa non chiese né cessione di poteri,né in qualunque modo di sostituirsi alle Autoritàcostituite.Se avessi avuto dinanzi a me una Commissione laquale mi avesse fatto la richiesta di cui si tratta, neavrei informato immediatamente codesto Ministero,e tanto io quanto il Questore ed il Colonnello deiCarabinieri, presenti al colloquio, avremmo agito inconseguenza.Il Prefetto Vici 1826 luglioIl Prefetto invia un rapporto definitivo su “Savonae provincia - Agitazioni seguite alla notizia dell’attentatocontro l’On. Togliatti.”Sciogliendo la riserva di cui alle segnalazioni telegrafichen.1029/6-3 e n.01867 del 24 corrente. Si comunicache il giorno 14 corrente, poco dopo le ore 14,una folla di notevole entità (circa 10.000 persone) siradunava improvvisamente in questa piazza Marconi,in seguito alla notizia, comunicata per radio, dell’attentatocontro l’On. Togliatti. La folla era compostain massima parte di operai, giunti sul posto incorteo, provenienti dalle fabbriche, concentrati nellapiazza quasi simultaneamente, in seguito a istruzionidiramate nello stesso tempo dalle varie commissioniinterne. La folla aveva appena occupata lapiazza che forti gruppi di facinorosi fulmineamenteinvadevano la sede provinciale della DemocraziaCristiana, sita nella piazza stessa, distruggendo completamentei mobili e gli arredi vari in essa esistenti,buttando tutto dalle finestre, mentre alcuni individuitra la folla sottostante formavano due cumulidel materiale scaraventato dalle finestre, cui appiccavanoil fuoco.Nel contempo, diversi oratori (senza aver dato ilprescritto preavviso all’Autorità) prendevano la parolada una finestra della sede provinciale del P.S.I.,prospiciente la stessa piazza Marconi, e precisamente:Amilcare Lunardelli e l’On. Angiola Minella, delP.C.I.; l’ing. Andrea Dotta, del P.S.I.; il rag. FrancescoBruzzone, aderente al F.D.P., e Umberto Marzocchi,anarchico.Ad un certo punto, dal rogo acceso sotto le finestredella sede della Democrazia Cristiana esplodevanoalcuni ordigni, successivamente identificati in bombea mano “balilla”, ferendo leggermente tre persone.Uno degli ordigni venne rinvenuto, inesploso,nel corso delle indagini, e sequestrato.Intanto, quasi contemporaneamente, analoghe devastazionivenivano segnalate da alcuni comuni dellaProvincia, e precisamente: Vado Ligure, Finalmarina,Valleggia di Quiliano, Quiliano.In seguito all’energico immediato intervento delloscrivente, unitamente al Questore e al Comandanteil locale Gruppo Carabinieri, le forze di polizia disponibili,opportunamente dislocate nella Città, in periferiae nei comuni dove erano stati segnalati incidenti,impedivano altre violenze alle cose e alle persone,disperdendo gruppi di facinorosi che tentavanoostruzioni stradali e assalti ad altri obbiettivi, qualila sede del partito liberale e la sede dell’A.C.L.I.locale. L’ordine pubblico veniva immediatamente ristabilito,ma, il giorno successivo, e per tutta la duratadello sciopero generale di protesta proclamatodalla C.G.I.L., le forze di polizia erano continuamenteimpegnate nella rimozione di ostruzioni stradali,disposte in numerose località della Provincia, senzatuttavia venire a contatto coi dimostranti, che, all’approssimarsidella forza pubblica, per sottrarsi allacattura, abbandonavano gli sbarramenti, disperdendosi.In particolare, la notte sul 16 corrente, veniva effettuatoun tentativo d’isolamento dei depositi petroliferidi Vado Ligure – fortemente presidiati da forzedi polizia – mediante tre ostruzioni stradali e cospargendodi grossi chiodi la via Aurelia, allo scopo d’impedirel’accesso agli automezzi di polizia. Ciò malgrado,la forza pubblica, prontamente intervenuta,rimuoveva le ostruzioni e ripristinava il traffico. Lastessa notte, alla periferia cittadina, ignoti, approfittandodell’oscurità, lanciavano pietre contro un automezzodella polizia e facevano segno a due colpidi arma da fuoco una pattuglia di agenti motociclisti,fortunatamente senza conseguenza.Alle ore 12 dello stesso giorno 16, cessato lo scioperogenerale, il lavoro veniva ripreso regolarmentein tutta la Provincia, senza che si fossero verificatialtri incidenti.Gli improvvisi e simultanei perturbamenti conseguentialla notizia dell’attentato contro l’On. Togliatti,si erano verificati in un momento in cui gran partedelle forze di polizia erano immobilizzate per presidiarei quattro importanti stabilimenti petroliferi sitinella zona di Vado Ligure e seriamente minacciatidi occupazione da parte degli scioperanti, e pertantola necessità di prevenire altri disordini e di sventa-67n. 7 - giugno 2008


Ordine pubblico e stampa locale in Savona e provinciaAntonio Martinore, con le forze al momento disponibili, attacchi adaltri obbiettivi minacciati (come già si è detto), impedìin un primo momento di perseguire in flagranzagli autori delle devastazioni. Ma, appena ristabilitol’ordine, la locale Questura, col concorso dell’Armadei Carabinieri, e previe attivissime e complesseindagini, ha identificato e denunziato all’AutoritàGiudiziaria n. 5 persone per devastazione alla sededella Democrazia Cristiana di Savona, n. 2 per illecitopossesso di documenti asportati dalla sede stessa,n. 2 per violenze contro aderenti alla D.C., n. 1per danneggiamento delle bacheche della D.C., n. 1per resistenza e rifiuto di generalità agli agenti dellaforza pubblica, n. 6 quali promotori e oratori di riunionipubbliche tenute senza il prescritto preavvisoall’Autorità di P.S.. Quest’ultimo numero comprendei cinque esponenti di partiti politici che preserola parola durante la dimostrazione in piazza Marconie in più il segretario della corrente socialista dellalocale C.d.L. Cazzullo Aldo, per analogo comizio tenutoad Altare.Per quanto riguarda le bombe inesplose duranteil rogo degli arredi devastati della D.C., mentrela stampa di sinistra e, in parte, l’opinione pubblicahanno sostenuto ch’esse fossero contenute nei mobiliasportati dalla sede della D.C., le indagini successive,eseguite dalla Questura, hanno permesso diappurare, attraverso deposizioni di testimoni oculari,che gli ordigni furono gettati nel fuoco da alcunigiovinastri, adunati fra la folla.Per le devastazioni delle altre sedi della D.C nei suindicaticomuni della Provincia, sono state denunziatecomplessivamente 54 persone. Pertanto, il totaledelle persone finora denunziate ammonta a 71.La locale Procura della Repubblica, interessata perla sollecita definizione dei procedimenti penali, hadato assicurazione che l’azione giudiziaria avrà rapidocorso.Fra gli episodi di carattere politico, commessi conl’attentato contro l’on. Togliatti e le tumultuose agitazioniche ne sono seguite, vanno segnalate una riunioneinterna del P.C.I., avvenuta la sera del 16 corrente,presso la federazione provinciale, con l’interventodegli onn. Pessi e Velio Spano, della direzionedel Partito, per l’esame della situazione politicacontingente, e una riunione dei dirigenti provincialidell’A.C.L.I., avvenuta il pomeriggio del 17 corrente,presso la sede locale, nel corso della quale gli intervenutisi sono espressi, a forte maggioranza, per ildistacco della corrente sindacale democristiana dellaC.G.I.L.Il comportamento delle forze di polizia in occasionedei suddetti disordini, è stato degno del massimoelogio. Pur essendo costrette ad agire in condizionidi particolari difficoltà (per i motivi già esposti), leforze dell’ordine hanno dato prova di abnegazione,di coraggio e di alto senso del dovere, prodigandosicon spirito di sacrificio nei numerosi, gravosi e impegnativiservizi, senza badare a rischi, e guadagnandosil’ammirazione e la simpatia della gran maggioranzadella popolazione.Il Prefetto Vici 19Il rapporto definitivo parla di armi nascoste dellequali fa riferimento il cartello esposto dai dimostrantidurante la devastazione. Si tratta del depositodi armi nascoste nell’Ospedale S. Paolo scopertoil 3 maggio dello stesso anno. 20Quel giorno l’Arma dei Carabinieri, d’intesa con laQuestura, in seguito a predisposte indagini, procedevaalla perquisizione dell’Ospedale civile. Rinveniva,accuratamente occultato, numeroso materialebellico in ottimo stato di conservazione, fracui: due mitragliatrici pesanti, due fucili mitragliatori,due “sten”, un “parabellum”, due fucili automatici,sette moschetti, trentacinque bombe a mano,alcune migliaia di cartucce ecc.Undici persone (di cui 6 in istato d’arresto) appartenentiall’amministrazione dell’ospedale, quasitutte iscritte o simpatizzanti per i partiti comunistae socialista italiano, erano denunciate alla localeProcura per detenzione di armi da guerra emunizioni.Il processo contro di loro si svolgeva il 9 e il 10giugno presso il locale Tribunale. Il meccanicoBoagno Angelo di Dalmazio era condannato a dueanni di reclusione e L. 50.000 di multa; i guardianiVirano Giulio di Pietro e Sobrero Francesco diFrancesco erano assolti per insufficienza di prove,e gli altri otto imputati per non aver commessoil fatto. Il processo, che aveva richiamato moltopubblico, si era svolto ordinatamente, senza incidenti.2129 luglioIl Prefetto di Savona comunica al Ministro che ilquotidiano “L’Unità”, nel n° 180 dell’edizione genovese,ha pubblicato il contenuto di una letterasottratta durante la devastazione sede democristianadi Savona. “Questura habet proceduto de-Quaderni Savonesi 68


Ordine pubblico e stampa locale in Savona e provinciaAntonio Martinonunzia Modena Aldo et Antonio Calvi responsabilisottrazione stessa. Richiamata nuovamente attenzioneautorità giudiziaria per sollecita definizioneprovvedimenti legali in corso. Prefetto Vici”. 22 Nelladocumentazione è presente la copia del fonogrammaprefettizio inviato il 2 agosto al Ministerodi Grazia e Giustizia.In realtà “L’Unità” (edizione genovese) già avevapubblicato nel n° 178 un’altra lettera, che presentiamonella seconda parte del presente lavoro, ela notizia del rinvenimento delle lettere era statadata il 21 luglio da “L’Unità” nella cronaca di Savona.Aldo Modena e Antonio Calvi, impiegati all’Ufficioprovinciale del Lavoro, verranno interrogatiin Questura ma durante l’istruttoria non emergerannoelementi a loro carico.I fatti di PallareIl 28 luglio 1948 la Direzione Generale di P.S. delMinistero dell’Interno comunica al Prefetto di Savonae per conoscenza al Gabinetto del Ministro,che “I Carabinieri di Cairo Montenotte, con telegramman. 270 del 17 corr. hanno segnalato che il16 detto mese in località Assopini del comune diPallare ignoti esplodevano colpi di arma da fuococontro tali Castiglia Rocco e Minetti Carlo, ferendoli.Si prega di disporre le più opportune indaginiper l’identificazione dei responsabili, riferendoneil risultato. Il capo della polizia” 23 .Rocco Castiglia morirà per le ferite riportate, gliautori dell’assassinio avevano approfittato del climadi tensione sociale di quei giorni. Non siamoin possesso di ulteriore documentazione tra la DirezioneGenerale e il Prefetto di Savona su questoepisodio. Il 1 ottobre 1948 il Prefetto riferisce alGabinetto del Ministrodagli accertamenti fin qui praticati è risultato chel’omicidio in persona del Castiglia Rocco, è da ritenersidovuto a vendetta. Il predetto, condannato nel1945 dalla Corte di Assise Straordinaria di Savona adanni 6 e mesi 8 di reclusione per collaborazionismo,rimase in carcere dall’aprile 1945 al 28 giugno 1946,data in cui venne scarcerato per amnistia.Era iscritto al Casellario Politico Centrale con provvedimentodi normale vigilanza.Nei Comuni di Carcare, Bormida, Pallare e frazioneBiestro era ritenuto delatore, autore di rastrellamentie conseguenti fucilazioni di partigiani. Le indaginipraticate dall’Arma per l’identificazione degliautori del delitto hanno dato fino ad oggi esito negativo,ma proseguono con vivo interessamento e si fariserva di ulteriori comunicazioni.Il Capo della Polizia 24I fatti di VarazzeIl 13 agosto il Prefetto di Savona invia un telegrammaal Ministro 25 che a seguito di indagini svolte, icarabinieri di Varazze hanno denunziato all’autoritàgiudiziaria sedici persone responsabili violenzaprivata per aver imposto, mediante minacce, chiusureesercizi pubblici durante lo sciopero generalenei giorni 14/15 luglio scorso.Di questa vicenda sappiamo solo che quasi dueanni dopo, il 6 giugno 1950, il Prefetto informeràil Ministro 26 che delle persone responsabili di “violenzaprivata ai danni di esercenti ed artigiani dellacittà di Varazze, in occasione delle dimostrazionisedizione verificatisi in seguito all’attentato all’on.Togliatti”:Il locale Tribunale, con sentenza in data 22.5. c.a.condannava:1) Salaroli Antonio fu Cesare, di anni 53, a mesi 4 direclusione;2) Rossetti Adalgisa di Modesto, di anni 37;3) Tomasi Galliano fu Giuseppe di anni 42, a mesi 3di reclusione;4) Ghigliotto Gerolamo di Pietro, di anni 47, a mesi2 di reclusione,nonché al pagamento delle spese e tasse in solido,concedendo al Salaroli, alla Rossetti ed al Ghigliottoil beneficio della sospensione condizionale e dichiarandointeramente condonata la pena al Tomasi.Assolveva gli altri 11 imputati per insufficienza diprove.Il 14 agosto 1948 il Prefetto comunica che a seguitoordini di cattura emessi il 10 dall’autorità giudiziaria,sono stati arrestati “Arena Vincenzo barbiereet Bontà [Botta] Luigia operaia stabilimentoServettaz Basevi per reati art. 635 c.p. commessidurante sciopero generale 14 luglio u.s. alt.” 27 . Ilprocesso inizierà il 1 settembre. Il 26 agosto unaraccomandata del Prefetto comunica che la Questura,con rapporto del 25 corr., “ha denunziatoall’Autorità Giudiziaria altre due persone, quali responsabilidella devastazione della sede provincia-69n. 7 - giugno 2008


Ordine pubblico e stampa locale in Savona e provinciaAntonio Martinole della Democrazia Cristiana, e quattro per costruzionedi barricate in strade cittadine. Pertanto,il numero delle persone complessivamente denunziatein questa Provincia, per i noti incidenti, èsalito a 93”. Tutte le persone denunciate sarannoprosciolte durante l’istruttoria.L’azione del Prefetto continua, il 29 agosto riferiscesui fatti accaduti a Quiliano e Valleggia:in esecuzione mandati cattura emessi autorità giudiziariasono stati arrestati Trevisan Sante di Valerioresidente a Vado ligure operaio locale StabilimentoScarpa Magnano et Aliprandi Riccardo di Angelo residenteQuiliano garzone muratore per reati art. 635c.p. commessi et Quiliano et Valleggia di Quilianodurante sciopero generale 14 luglio scorso. Seguitotali arresti operai stabilimento Scarpa Magnano etstabilimento Vado Ligure hanno sospeso lavoro perdieci minuti segno protesta. Nessun incidente. Ordinepubblico normale. Prefetto Vici. 28Dopo più di un anno, il 21 settembre 1949 il Prefettocomunica che il processo a carico dei responsabilidella devastazione delle sedi della DemocraziaCristiana di Vado Ligure, Valleggia e Quiliano,“che doveva aver luogo ieri presso il localeTribunale, è stato, dopo breve discussione, rinviatoa nuovo ruolo in attesa che la Corte di Cassazionesi pronunci sull’istanza di rinvio ad altra sedeper legittima suspicione” 29 .Il 1 settembre 1948 inizia il processo a carico diArena Vincenzo e Botta Luigia arrestati il 10 agostoper concorso nella devastazione della sededella Democrazia Cristiana di Savona durante losciopero del 14 luglio. Il Prefetto comunica al Ministroche su richiesta del P.M. il processo è statorinviato a nuovo ruolo e ai due imputati è stataconcessa la libertà provvisoria e il 3 settembreinvia il verbale di rinvio. Il processo riprende il 20aprile 1949, Arena e Botta vengono assolti per nonaver commesso il fatto.Seconda parte: la stampa locale“L’Unità” del 16 luglio 1948Tutta la Liguria è scesa in lottaSavonaPochi minuti dopo mezzogiorno la notizia dell’attentatoa Togliatti cominciò a diffondersi fra i ferrovieri.In pochissimo tempo essa fece il giro dellacittà, si diffuse a Vado, nell’albissolese, a Quiliano,si propagò nelle sale mensa delle fabbriche.C’era tuttavia della perplessità poiché mancavauna conferma ufficiale. Ma il giornale radio delle13 – purtroppo – dissuase ogni dubbio. Parve cheuna scossa elettrica scuotesse la città, accerchiandola.Le sirene degli stabilimenti sibilarono in coro.E, subito dopo, colonne concentriche di lavoratorisi diressero verso piazza Marconi dall’Ilva,dal Porto, dalla Scarpa e Magnano, dalla Servettaz,dalle Funivie.L’atmosfera era accesa. Autocarri carichi di carabinieriapparvero improvvisamente, la folla, tremendamentecalma, li costrinse a rientrare.Frattanto, al colmo dell’esasperazione, gruppi dicittadini, seriamente provocati, invasero la sededella D.C. scaraventando dalle finestre mobili esuppellettili cui fu appiccato il fuoco. Improvvisamentedal falò partirono numerose esplosioni. Sitrattava di bombe a mano rinchiuse nei cassettidove, evidentemente erano occultate da tempo.Su una finestra della sede D.C. veniva immediatamenteaffisso un cartello con la scritta: “Celere!Carabinieri” Ecco dove sono le armi che voi cercate!”.Le esplosioni ferirono leggermente alcune persone.Tutto ciò accadde mentre il comizio si era appenainiziato e stava parlando il compagno Lunardelli,segretario della Federazione Comunista; successivamenteespressero i loro sentimenti e quelli deiloro partiti, l’on. Angiola Minella, l’ing. Dotta, segretariodella Federazione Socialista, l’ex Prefettodella Liberazione, Bruzzone, l’anarchico Marzocchi.Più tardi, mentre la Federazione Comunista emanavaun vibrato ordine del giorno nel quale si elevavafiera protesta per il nefando attentato a Togliatti,i dirigenti del PSI e del PCI richiedevanoenergicamente alle autorità di provvedere con urgenzanei confronti degli esponenti D.C. nella cuisede erano state rinvenute armi e munizioni. Il comandantedei carabinieri dava vaghe e arrogantirisposte.La situazione intanto si manteneva calma, grazieanche al fatto che la polizia, dopo la fugace apparizioneiniziale, si era astenuta dall’intervenire. Inserata giungeva l’edizione straordinaria dell’Unitàil cui camioncino veniva preso letteralmente d’assaltodalla folla ansiosa di avere notizie sullo sta-Quaderni Savonesi 70


Ordine pubblico e stampa locale in Savona e provinciaAntonio Martinoto di salute di Togliatti e sulla situazione. Ieri, poi,l’ordine più assoluto regnava in città, mentre losciopero generale proseguiva compatto. Capannellifoltissimi di gente sostavano in permanenzapresso le radio che trasmettevano le ultime notizie,le sedi dei partiti e la Camera del Lavoro.La giunta comunale, interpretando la volontà unanimedella popolazione, votava un ordine delgiorno manifestando lo sdegno di Savona per ilvile attentato.La C.d.L., con suo bollettino, ha messo in guardiala popolazione contro i propagatori di notizie false.Anche in provincia lo sciopero prosegue compatto.“Il Secolo XIX” del 17 luglio 1948Cronistoria di illegalità e disordini ampiamentedocumentata da Scelba al Senato[...]Savona e le armiVengono poi lette alcune interrogazioni vertenti tuttesugli avvenimenti degli ultimi due giorni. In rispostaad esse parla il ministro Scelba il quale comunicaanzitutto che le condizioni dell’on. Togliatti,per quanto peggiorate rispetto a ieri, non destanopreoccupazione. Il Paese auspica la pronta guarigionedi Togliatti perchè egli possa tornare a combatterela sua battaglia.Il Ministro ritiene non soltanto di dover risponderealle interrogazioni, ma soprattutto di dover informarel’assemblea sulla situazione. Ciò anche perchè ilSenato abbia tutti gli elementi di giudizio quando discuteràla mozione di sfiducia presentata dall’opposizione.Conferma che sono stati compiuti attentatigravissimi alle libertà civili e che si sono rivelati sintomiche vanno valutati attentamente, Ribadisce chetutto il Paese ha esecrato il gesto criminoso e odiosocontro l’on. Togliatti, ma le manifestazioni che, nellamaggior parte del Paese, si sono svolte austeramente,hanno degenerato in alcuni centri in violenze cheil Senato deve conoscere.Non ripeterà i particolari già ieri comunicati alla Camerama li completerà con le ultime notizie.Il Ministro legge un elenco di sedi di partito distrutte.Quando accenna alla sede della D.C. di Savona dasinistra si grida: “C’erano le armi!”.Cappa: “Non c’era nulla”.Scelba: “E’ stato accertato che le bombe scoppiatementre bruciavano i mobili della sede democristiana,sono state lanciate dagli stessi dimostranti.”Terracini “Non è vero!”Violenze contro la stampaCappa: “Vai piano Terracini e attento a quel cheaffermi!”Anche la stampa ha subito violenza, continua l’on.Scelba; giornali sono stati bruciati. E’ stata invasa lasede della Stampa di Torino e quella di un settimanalein Toscana.Queste violenze rammentano il periodo nefasto dellesquadre d’azione (da sinistra su levano alti clamori:i democristiani reagiscono e avviene uno scambioprolungato di invettive).Li Causi grida: “Il popolo è contro di voi!” Da destrasi risponde: “Vorreste prendere il posto dei fascisti!”.Li Causi: “Siete responsabili dell’assassinio di Togliatti.Verrà la tua ora, Scelba, perchè sei un assassinoe mandante di assassini; sei circondatodall’odio generale.”Il ministro Scelba impassibile guarda davanti a sé. Ilpresidente scampanella, ma ogni volta che il tumultoaccenna a calmarsi, qualche nuova frase urlata dauna parte o dall’altra ne determina il riaccendersi.Il senatore Terracini si rivolge al senatore Sereni cheè tra i più accesi e a bassa voce gli dice qualcosa probabilmenteper calmarlo.Li Causi si alza e si slancia verso l’emiciclo, ma scivolae cade sulla scala per cui, quando si rialza, già il questore,senatore Priolo, è pronto a sbarrargli il passo.Cessato il tumulto. L’on. Scelba, prosegue dicendoche non pensa minimamente che “qualcuno in quest’aulaabbia responsabilità diretta per ciò che èsuccesso”.Scoccimarro, interrompendo: “Assumiamo tutte leresponsabilità del movimento!” (Dal centro si grida:“Squadristi!”, mentre l’estrema sinistra applaudealla frase del senatore Scoccimarro).Scelba riprende a parlare, ma da sinistra si grida chedeve ritirare la frase sui metodi squadrasti. Tantoche il presidente richiama all’ordine il senatore LiCausi, Scelba chiarisce che, richiamandosi a un tempodel quale egli stesso fu vittima, non poteva e nonvoleva offendere la classe operaia che giudica estraneaalle violenze di ieri (rumori e clamori ancora asinistra).Il Ministro prosegue elencando le aggressioni e leviolenze più gravi. Tra queste sono il ferimento del71n. 7 - giugno 2008


Ordine pubblico e stampa locale in Savona e provinciaAntonio Martinoparroco di Imperia e alcuni tentativi di linciaggio inToscana.“Il Cittadino” del 16 luglio 1948Quotidiano cattolico di GenovaI fatti accaduti in Italia fanno parte di un pianopreordinatoRoma, 16 - A un giorno di distanza dal folle attentatocontro l’on. Palmiro Togliatti è necessario fermarealcuni punti.Niente hanno potuto dire i social comunisti sui lorofogli oltre alla responsabilità personale dell’individuoche ha compiuto il gesto folle.Il Governo ha risposto a 17 interrogazioni dell’opposizionee in esse non si è potuto andare oltre a genericiriferimenti.Intanto i fatti accaduti simultaneamente in varie partid’Italia fanno vedere lo sviluppo di un preordinatopiano.Non parliamo degli incidenti fra polizia e dimostrantine delle devastazioni a sedi di partiti politici perchèquesti effettivamente possono essere stati deimoti spontanei. Parliamo di fatti più gravi. Quando siapprende infatti che a Piombino è stato formato uncomitato cittadino di controllo a Taranto dimostrantisi sono inferociti colpendo bestialmente agenti cadutia terra, a Vicenza è stata tentata l’invasione delcampo Arar, a Torino sono stati sequestrati contemporaneamentetrenta dirigenti di aziende, a Venezia,è stata occupata la sede della radio, ad Abbadia SanSalvatore – mentre il Ministro Scelba stava parlandoalla Camera – bombe a mano sono state lanciatecontro agenti dell’ordine che impedivano il cavo telefonicoche mette in comunicazione il nord al meridione,al chilometro 67 della Roma - Civitavecchia èstato tagliato un tratto di linea, quando bombe sonostate lanciate contro la linea Chiusi – Terni e Orte –Falconara, quando a Genova è accaduto quello chetutti quanti hanno avuto possibilità di vedere coi loroocchi, non si può dire che non vi sia stato un disegnopreordinato, non siano stati dati in precedenzaincarichi precisi.Questa sera si dice che sia avvenuta in Roma la partenzadi “qualcuno” – non meglio identificato – cheaveva forse compiti ben precisi.Intanto i social comunisti da una richiesta massima,sono passati a sempre minori richieste, infatti in unprimo tempo sono state chieste le dimissioni delGoverno, poi la sostituzione di Scelba al Ministerodell’Interno e infine la richiesta, larvata, ma ugualmenterichiesta di partecipazione a quel Governo dicui fanno parte quei partiti cui vogliono addossaretanta responsabilità.Dopo la seduta della Camera si è riunito l’Esecutivodella C.G.I.L. per decidere sulla cessazione o la prosecuzionedello sciopero generale.Secondo voci diffuse a Montecitorio si ritiene probabilela decisione di terminare lo sciopero alle 24 e ciònonostante l’intransigenza di Di Vittorio.Alla seduta non ha partecipato la corrente cristianala quale ha diretto all’Esecutivo una lettera nella qualeviene precisata nettamente la propria posizione difronte a questo sciopero e nella quale si precisa chein base alle deliberazioni dell’Esecutivo sarà terminatala necessità di mantenere ulteriormente l’unitàsindacale.Dopo che sarà resa nota la decisione dell’Esecutivosi riunirà l’Alleanza sindacale e trarrà le sue conseguenzedelle decisioni adottate.Si è frattanto riunito al Viminale un Comitato di Ministri,presieduto da De Gasperi, che ha comunicatogli sviluppi della situazione politica e dell’ordinepubblico nelle varie regioni.R. LucatelloL’Ilva a Savona occupata dalle maestranze.Savona, 16 – Durante lo sciopero generale anche aSavona sono state erette barricate nei punti nevralgicidella città. L’Ilva è stata occupata delle maestranze.Non si sono deplorate morte e feriti.“L’Unità” del 21 luglio 1948Ecco chi ci accusa di fomentare la violenza e ildisordine!Con le bombe, lettere di proscrizione nella sededemocristiana di Savona. Un manifesto alla cittadinanzadelle Federazioni socialista e comunista– Si attendono gravi rivelazioni.Savona, 20In seguito ad uno spudorato manifesto fatto affiggeredalla direzione provinciale della Democrazia Cristianain merito alla devastazione della sede dellaD.C. e allo scoppio delle bombe nascoste nei mobilidi tale sede la Federazione del PSI e quella del PCIhanno lanciato il seguente manifesto.“Cittadini,Quaderni Savonesi 72


Ordine pubblico e stampa locale in Savona e provinciaAntonio MartinoCon ispirazione diabolica la Democrazia Cristianatenta di addossare ai Partiti Socialista e Comunistala responsabilità della devastazione della localesede.Respingiamo sdegnosamente l’ignobile tentativo dibassa speculazione politica.Tutti gli onesti sanno che l’evento di Piazza Marconideterminato dalla politica antipopolare del Governoe dalla campagna di odio e di violenza delmedesimo, ha superato per la sua fulminea spontaneitàogni previsione e dell’Autorità e nostra.Per quanto precipitosamente i dirigenti dei Partitisinceramente democratici abbiano potuto recarsiin Piazza Marconi, al loro arrivo già il rogo divampavae le bombe, cristianamente custodite assiemealle lettere di proscrizione nella sede dellaDemocrazia Cristiana, scoppiavano.Le alte Autorità preposte all’ordine possono dareatto che se nella nostra città e provincia non unastilla di sangue fraterno è stata versata, alcun minimoatto di violenza è stato inferto ai cittadini ealle private proprietà, se la vita ha ripreso disciplinatamenteil suo ritmo normale di lavoro ciò èdovuto, oltre che allo spirito di comprensione delleAutorità suddette, all’opera solerte dei dirigentidei Partiti sottoscritti e a personalità democratichepensose solo di risparmiare alla Patria nostra altrilutti e altre rovine”.E’ forse inutile ricordare come si sono svolti i fatti:dopo la tremenda notizia data dalla Radio delle tredicicessò la vita nelle fabbriche e negli uffici. Le stradein un baleno furono affollate di persone con il doloree lo sdegno nel volto.L’invasione e la distruzione della sede fu un atto irrefrenabiledella folla che manifestava il suo sdegno. Idirigenti dei Partiti democratici intanto cercavano diinvitare alla calma. Chi era in piazza quel giorno. anchese (per caso) avversario – può testimoniare chequesta è la verità. Era però impossibile pretendereche non succedesse nulla, e se null’altro è successo,questo lo si deve allo spirito di responsabilità dimostratodai compagni, dai democratici e dal popolo.Ma i sedicenti pastori del buon vivere civile – chepredicavano la pace, il disarmo dei cittadini, l’onestàpolitica, il lavoro fecondo, ecc. ecc. – e che sonostati trovati in possesso di armi da guerra, che sannoche l’opinione pubblica conosce il contenuto dialcune loro lettere, infami e degne del loro costumepolitico (lettere di cui faremo quanto prima conoscereil contenuto ai nostri lettori) continuano ancoraad avere l’impudenza di piangere false lacrime sul“costume politico imbarbarito”, sulle “profonde devastazionimorali”.Ritornando alla scoperta delle bombe nella sedeD.C., stralciamo dal “Corriere del Popolo” del 18 luglioquesto interessante trafiletto: “Pare che i dirigentidella d.c. siano in grado di portare la testimonianzadi persone che erano presenti al fatto e cheavrebbero visto alcuni tra coloro che avevano presoparte al saccheggio della sede, lanciare le bombestesse nel rogo”.L’impudenza di coloro che hanno ispirato e scrittoquesta roba passa ogni limite. Sarà interessante vederela faccia di questi presunti testimoni che intenderebberosmentire ciò che migliaia di persone ditutti i partiti e senza partito sono pronte a confermare.Seconda paginaCronache savonesiDopo il rinvenimento di bombe, pistole, munizionialla D.C.Sia fatta una rigorosa inchiesta e siano processatii responsabiliUn precedente importante: qualche tempo fa inun ripostiglio presso la sede della D.C. venne trovatadalla custode una bomba a mano dellostesso tipo di quelle trovate nella Sede.Occorre dire ancora qualcosa – indubbiamente –sulle bombe, sulle armi e munizioni rinvenute nellasede della D.C. di Savona e scaraventate in piazza,assieme ai mobili in cui erano contenute da chievidentemente non era stato a guardare tanto peril sottile.La voce – comoda, troppo comoda – che le bombeerano state gettate dai dimostranti è stata diffusa incittà il giorno dopo il fatto: Cappa e Scelba l’hannofatta propria e l’hanno spudoratamente sostenuta inSenato. Domenica i giornali “indipendenti” governatividi Genova che nei giorni precedenti non avevanopotuto fare a meno di dare la notizia – anchese con il cuore piangente – che le bombe erano statetrovate alla D.C., hanno pubblicato un comunicatodi quel Partito che dice testualmente “La Giuntaesecutiva provinciale della Democrazia Cristianadi Savona dichiara privo di qualsiasi fondamentole voci calunniose diffuse circa la esistenza nella73n. 7 - giugno 2008


Ordine pubblico e stampa locale in Savona e provinciaAntonio Martinosede della D.C. di Savona di armi ed esplosivi cheivi sarebbero state rinvenute nel corso dell’azionedevastatrice attuata il 14 corrente”.La cosa, se non fosse di una sfrenata impudenza, sarebbeterribilmente buffa. La Giunta Esecutiva dellaD.C. – quella Giunta che dovrebbe essere imputatain massa! In base ai ben noti sistemi vigenti nella nostracittà, per detenzione abusiva di armi da guerra –smentisce in un comunicato che trova troppo comodaaccoglienza, l’esistenza nella sede di bombe i cuieffetti purtroppo due persone hanno assaggiato sullacarne e che migliaia di cittadini comprovano.Noi vogliamo per ora rilevare un fatto accaduto qualchesettimana fa. Un giornale democristiano- e nongli altri – pubblicò una breve notizia “Una bombarinvenuta presso la sede della D.C.” Si trattava diquesto. La custode del caseggiato ove ha sede laD.C. in piazza Marconi, nelle prime ore del pomeriggio,aprendo la porta di un ripostiglio che dà sulcortile dopo le prime rampe delle scale (e cioè a metàstrada tra il portone e il primo piano, sede dellaD.C.) trovò una bomba a mano. Venne avvertitala polizia e la bomba venne ritirata dai carabinieri.Essa è dello stesso tipo dei quelle esplose in piazzaMarconi, Chi aveva messo la bomba nel ripostiglio omeglio, che ve l’aveva dimenticata? Sono interrogativiquesti che il nostro giornale pone a cui l’Autoritàdeve dare una risposta. Noi rileviamo soltanto alcunielementi: la bomba venne scoperta dalla custodee non da un dirigente o da un chierichetto democristiano;il giornale d.c. si limitò a dare seccamentela notizia – senza le solite montature in cui essi sonoormai specializzati; bombe dello stesso tipo vennerorinvenute nella sede ed esplosero in piazza.C’è quindi – in ogni modo – un importante precedente,che l’autorità giudiziaria di polizia non puòignorare.Un giornale governativo della città ha pubblicato ieriche la polizia non è ancora in grado di accertare laverità. Sarebbero comunque in corso indagini.Nel disgraziato caso delle armi dell’Ospedale la “verità”fu presto accertata, mandando in galera 11 personeinnocenti (anche se l’innocenza di uno non èstata ancora dichiarata).Ed ecco ora l’occasione per dimostrare alla popolazioneche l’Autorità non agisce esclusivamente nell’interessedi una parte e che – almeno in un casoclamoroso, aperto, chiaro come questo – la legge èequale per tutti, che il bianco è bianco e non è nero.Coloro che più d’ogni altro gridavano allo sdegnoper il rinvenimento di armi all’ospedale, che piùd’ogni altro gridavano alla Camera e al Senato, sonostati trovati – una volta! – con le mani nel sacco.La popolazione attende i provvedimenti – altre voltecosì solleciti – dei preposti al rispetto della legge,e spera che ancora una volta l’omertà non abbiaa soffocare tutto.Nella sede della D.C. di Savona sono state rinvenutebombe, pistole e munizioni. Siano imputati tuttii membri della Giunta esecutiva e dei funzionari diPartito. Gli elementi vi sono, inconfutabili ed altri sene potranno trovare.Non solo nella nostra città poi sono state trovatebombe nelle sedi D.C., ma in altre parti d’Italia. Suquesto si deve riflettere: non è quindi un caso la scopertadi Savona, ma probabilmente qualcosa di benorganizzato e diretto.Anche noi siamo ansiosi di vedere il comportamentodelle Autorità: se daranno maggior peso ad un comunicatodi smentita dei processabili, o alla realtàdei fatti, al ritrovamento delle bombe, agli elementiindiziari che abbiamo indicato, alla testimonianzadi migliaia di cittadini, alla unanime accusa dellacittà, contro i falsi apostoli di pace, veri seminatorid’odio, contro i sepolcri imbiancati, contro coloroche lanciano urli di sdegno per ogni atto commessodei lavoratori e che – colla connivente complicitàdello Stato che essi corrompono definitivamente –trasformano le loro sedi in arsenali.Noi dal canto nostro stiamo raccogliendo elementiprecisi in una nostra indagine particolare.Ci auguriamo però che l’Autorità cui l’indagine competeabbia a procedere.Sul ritrovamento di una bomba nella sede D.C. avvenutonel mese precedente, dalla relazione mensiledella Questura di giugno rileviamo che non èvero che la bomba fosse dello stesso tipo di quelleesplose nel rogo.Il pomeriggio del 19 corrente, a Savona, sulle scaledello stabile ove ha sede anche la Democrazia Cristiana,è stata rinvenuta una bomba “Sipe”, tipo inglese,avvolta in un giornale. Malgrado un primo allarme,le indagini prontamente esperite hanno permessodi escludere qualsiasi ipotesi delittuosa, ancheperché l’ordigno è inattivo, per mancanza didetonante, e dev’essere stata colà abbandonata daignoto, allo scopo di disfarsene. 30Quaderni Savonesi 74


Ordine pubblico e stampa locale in Savona e provinciaAntonio Martino“Il Letimbro” del 23 luglio 1948Settimanale della Diocesi di SavonaAppunti e spuntiErcole al bivioSu un giornale anarchico affisso all’angolo del Corsosono svolte alcune considerazioni di estremo interessea proposito dei fatti della scorsa settimana. Dicel’ignoto redattore: il proletariato italiano è partitoancora una volta sconfitto: e questo perché si èlasciato troppo imbrigliare dal rispetto della legalità– anche sindacale – della forma costituzionale.La insurrezione popolare (è significativo che quisi parli con franchezza a differenza di quel che da inquesti giorni la stampa frontista la quale smentisceche le agitazioni di metà luglio avessero fine insurrezionale)dice il foglio anarchico, è stata soffocata daquesto spirito per colpa dei suoi capi deboli ed incerti:il proletariato italiano dovrà un’altra voltatenere conto di questa esperienza, ed agire con decisionesenza dare tregua ai rivali, e senza ascoltarela voce dei rimorsi, dei dubbi, delle indecisioni.La nota è significativa: ed in fondo non si può negareal suo redattore di avere in certo senso ragione. Purtroppoi dirigenti del P.C.I. stanno da un po’ di tempoa questa parte facendo tutto il possibile per renderela vita dura alle masse che rappresentano: essivogliono dare alla lotta politica condotta dal proletariatoun carattere di violenza pur restando nell’ambitodi una presunta democrazia (magari progressiva).Su questo terreno è naturale che il comunismosarà certo battuto, perché sul terreno democratico,è evidente che le simpatie del popolo andrannosempre verso i partiti sinceramente e saldamentedemocratici.I comunisti quindi si trovano oggi in questa situazione:vogliono passare per democratici, ma non sannovivere appieno l’essenza che questo concetto importae nella loro prassi finiscono per destare sempresospetti. Sono così visti con diffidenza dalla maggioranzadei cittadini, i quali vogliono solo ordine etranquillità: e quando vogliono cercare di uscire daquesto terreno trovano parte dei loro adepti impreparati,e si vedono innanzi altre forze che sul terrenoextrademocratico sempre si trovano.Può darsi che per uscire da questa situazione ad essinon resti che la soluzione proposta dagli anarchicioggi: potrebbe darsi per il fatto che essi forse sonoincapaci di vivere democraticamente cioè civilmente:ma quanto ai risultati che essi potrebbero conseguirespostando la lotta su questo terreno, a partel’esito materiale della lotta, occorrerebbe che siconvincessero di due cose: che le conquiste più saldesiano quelle violente e che gli interessi dei comunisti(uomini) coincidano con quelli del comunismo(dottrina) il quale, come è noto, mira alla dittaturadi classe.In breveEffeLa fiducia al Governo è stata riconfermata ieri, 22corr., al Senato con 173 voti contro 83 e 2 astenuti. Icomunisti avevano presentata una mozione di sfiduciain seguito all’attentato all’on. Togliatti.De Gasperi nel suo discorso ha deplorato che l’opposizionetentasse di risolvere un problema politicoquale è quello della fiducia e della composizione delgoverno con pressioni di piazza.In seguito allo sciopero politico proclamato dallaC.G.I.L. dopo l’attentato a Togliatti, i rapporti tra lacorrente sindacale cristiana e la Confederazione delLavoro si sono fatti sempre più tesi.Dopo che saranno state consultate le organizzazioniperiferiche sarà definito l’atteggiamento da tenersidai sindacati cristiani nei riguardi della C.G.I.L.“L’Unità” del 27 luglio 1948 n. 178 (edizionegenovese)Con le bombe, liste di proscrizione nella sede savonesedella D.C.“Caro Taviani, dì al governo di mandar via daSavona il signor...”Un documento rivelatore del “regime” democristianoSavona, 26Avevamo detto nella nostra corrispondenza del 20scorso che nella sede della Democrazia Cristiana diSavona si trovavano – oltre a un deposito di bombe– anche vere e proprie liste di proscrizione controcittadini colpevoli del grave delitto di non condividerele idee e di non apprezzare i sistemi dei seguacidi De Gasperi.Siamo ora in grado di pubblicare un primo esemplare(altri verranno in seguito) di tali documenti – cuialludeva anche un manifesto del P.S.I. e del P.C.I. ai75n. 7 - giugno 2008


Ordine pubblico e stampa locale in Savona e provinciaAntonio Martinosavonesi – documenti che rivelano in modo impressionantela mentalità e la “prassi” tipicamente fascistadei dirigenti democristiani.Si tratta di una lettera commendatizia del febbraioscorso firmata dall’allora segretario provinciale savonesedella D.C. ed ora deputato democristiano alParlamento Carlo Russo e indirizzata all’on. P. E. Taviani,vice segretario nazionale della D.C., nella qualesi chiede nientemeno che di “eliminare” (per il momentosi tratta soltanto di trasferire) dall’Ufficio delLavoro di Savona il compagno socialista geom. AldoModena. Sostituite nella lettera al nome dell’avv.Carlo Russo quello di un qualsiasi segretario federaleo altro gerarchetto fascista di provincia e al nomedell’on. Taviani quello di Starace e vedrete che l’unicoparticolare stonato nel documento è la data: 20febbraio 1948 anziché alcuni anni addietro quando igerarchi usavano apporre alla data dell’era cristianaquella dell’era mussoliniana.Ma è da rilevare particolarmente che per ottenerel’arbitrario trasferimento si sollecita l’intervento delvice segretario nazionale della D.C., cioè non dell’autoritàcompetente, ma di un dirigente di partito,autorevole quanto si vuole, ma che tuttavia in similiquestioni non dovrebbe e non potrebbe averela benché minima ingerenza. Viene così confermatociò che da tempo andiamo denunciando: che il GovernoDe Gasperi non è un governo nazionale, rappresentantegli interessi di tutti gli italiani, bensì ungoverno fazioso che serve gli interessi di una classe edi un partito e che si avvia a diventare “regime”.Ecco il testo della lettera:Urgente-riservata7709-3 AGB/srDirigente Ufficio Provinciale Lavoro Savona20 febbraio 1948On. Paolo Emilio TavianiV. Segretario D.C. – RomaCaro Taviani,A Savona dirige da tempo l’Ufficio Provincialedel Lavoro il geom. Modena. Si tratta di un elementosettario (esponente del P.S.I) a noi decisamenteavversario, il quale non tralascia occasione persvolgere propaganda antigovernativa mettendo indubbio, con quanti devono accedere al suo Ufficio,le intenzioni del Governo circa gli stanziamentiper opere pubbliche.Il geom. Modena è un vero abile sabotatore dell’operagovernativa e svolge questa sua azione deleteriaapprofittando del posto che egli occupa proprioin un Ufficio governativo.Questo stato di cose dovrebbe cessare perchè esso cidanneggia molto; per ottenere ciò non vi è che unmezzo: eliminare il geom. Modena dall’Ufficio Provincialedel Lavoro di Savona sia pure medianteun trasferimento che però dovrebbe essere attuatonel più breve tempo possibile.Ti raccomando molto di volerti prendere a cuorequesta faccenda e al riguardo mi giungerà moltogradita una tua assicurazione.Il Segretario Provinciale(Avv. Carlo Russo)Ci hanno informati che la succitata lettera, consegnataal geom. Modena, il quale – in regime democristiano– ha ancora l’audacia di mettere in dubbiole “intenzioni del Governo” sugli stanziamentiper opere pubbliche, è stata rispedita all’on. Russo aMontecitorio con il seguente scritto di accompagnamento,inviato per conoscenza al Taviani:Raccolta nella piazza Marconi – a Savona - fra iresti della devastazione della Sede Provinciale delPartito D.C. mi è stata recapitata l’unita lettera cheho letto con vivo senso di disgusto. Mi affretto a restituirvelaperchè possiate ricollocarla nel vostroarchivio. F.to Modena.“L’Unità” del 29 luglio 1948 n. 180 (edizionegenovese)Con le bombe, liste di proscrizione nella sede savonesedella D.C.“Caro Cappa, il tale è comunista bisogna farglicambiar aria...”Un altro documento del “regime” democristianoLa letterina con la quale il deputato democristianoCarlo Russo chiedeva al vice segretario nazionale delsuo partito on. P.E. Taviani di “eliminare” dall’Ufficiodel Lavoro di Savona il geom. Aldo Modena nonè il solo documento del genere che la sede savonesedella D.C. nascondeva insieme alle bombe.Eccovi qui intanto la lettera inviata dalla segreteriaprovinciale savonese della D.C. all’ex Ministro dellaMarina, il d.c. Cappa (quello che recentemente alSenato si è lamentato perchè, secondo lui, le repressioniordinate da Scelba sono “poco dure”):Quaderni Savonesi 76


Ordine pubblico e stampa locale in Savona e provinciaAntonio Martino16 ottobre 1947S.E. l’avv. Paolo CappaMinistro Marina MercantileRoma6568-3Ufficio Prov. del Lavoro – SavonaCaro Cappa,Sarebbe molto opportuno che venisse trasferito adaltra sede il sig. Calvi... impiegato presso l’UfficioProv. del Lavoro di Savona dove è addetto al collocamentomano d’opera disoccupati.Il Calvi, attivista comunista, è elemento settario enon sa spogliarsi della sua veste politica nell’espletamentodel suo compito che è assai delicato e chelo mette a diretto contatto con tanti lavoratori.Il provvedimento di trasloco potrebbe essere motivatoda ragioni di salute dato che il Calvi, ex-internatoin Germania, è in condizioni fisiche precarieed avrebbe bisogno di aria di montagna.Sotto ogni punto di vista il provvedimento richiestosarebbe quanto mai consigliabile.Cordiali salutiStavolta dunque alla scandalosa richiesta di un interventogovernativo per sbarazzarsi di un avversariopolitico, è aggiunto anche il suggerimento del pretesto,tanto più cinico in quanto lo si fonda proprio sulpassato democratico del cittadino a danno del qualesi chiede l’arbitrio, un ex internato in Germania. Cinismoe insieme “carità” gesuitica, del Calvi – onestodemocratico e buon impiegato che si vuol cacciarvia perchè le sue opinioni politiche non collimanocon quelle dei d.c. – è detto che ha “bisogno diaria di montagna”.Viene in mente quel frate di qualche secolo fa che,aggiungendo di suo un pò di legna al fuoco che abbruciavavivo un eretico, diceva compunto: “Per lasalvezza della tua anima, fratello!”.Naturalmente, i dirigenti democristiani, con De Gasperie Scelba in testa, sarebbero pronti anche oggi,non diciamo a mettere nuovamente in funzione ilrogo, ma quanto meno a sopprimere tutte le libertà.A fin di bene, si capisce: per salvare l’anima dei loroanniversari politici.Il compagno Calvi ha rispedito alla segreteria provincialesavonese della D.C. il ripugnante documentoaggiungendovi, la seguente nota:(Raccomandata) 20-7-1948Al segretario Prov. della Democrazia CristianaSavonaMi è stata recapitata una lettera che credo raccoltafra i resti della sede di Codesto Partito e che, profondamentedisgustato per quanto in essa espressonei miei confronti e per l’intromissione poco democraticadel suo Partito nella vita privata di ognisingolo cittadino, mi affetto a restituirLe perchèpossa nuovamente archiviarla.Note1 Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno(da ora ACS, Min. Int.), Gabinetto, 1948, b. 47,f. 12033/74, Savona - Incidenti 14, 15 e 16/7/1948per attentato contro On. Togliatti. Altra documentazioneè conservata sempre in ACS, Ministero dell’Interno,Dir. Gen. P.S., AGR, Categorie annuali,1947-48, C1, b. 120 Sciopero generale per l’attentatoall’on. Togliatti. Rapporti riassuntivi e propostedei Prefetti del 26 luglio 1948.2 ID., Telegramma 17885 da Prefetto di Savona inviatoore 18 arr. ore 19.30.3 ID., Fonogramma 24617 da Gruppo Carabinieri Savonainviato ore 21.45.4 ID., Fonogramma 24639 da Sezione Carabinieri Finalmarinainviato ore 23.30.5 ID., Telegramma 18069 da Prefetto di Savona ore10 arr. ore 16.6 ID., Fonogramma 24734 dal Gruppo CarabinieriSavona ore 12.45.7 ID., Telegramma 18130 da Prefetto di Savona ore18 arr. ore 20.8 ID., Telegramma 18131 da Prefetto di Savona ore18.40 arr. ore 20.9 ID., Telegramma 18314 da Prefetto di Savona ore11.35 arr. ore 17.77n. 7 - giugno 2008


Ordine pubblico e stampa locale in Savona e provinciaAntonio Martino10 ACS, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Segreteriaparticolare del Presidente De Gasperi, b. 1 Scioperogenerale 14.15.16 luglio in occasione dell’attentatoon.Togliatti. Espresso del 18 luglio 1948 alMinistro dell’Interno Scelba.11 Archivio di Stato di Savona (da ora ASS), Tribunalepenale di Savona, busta 66, fascicolo 551/48, n°1938/48/PM, n° 227/48 G.I.12 ACS, Min. Int., Gabinetto, 1948, b. 47, Telegramma18744 da Prefetto di Savona ore 12 arr. ore 13.13 ID., Telegramma cifrato precedenza assoluta 36819a Prefetto di Savona.14 ID., Telegramma 18877 da Prefetto di Savona ore12.45 arr. ore 18.15 ID., Telegramma da cifrare a Prefetto Savona.16 ID., Telegramma urgente decifrato 19184 da Prefettodi Savona ore 15.05 arr. ore 20.17 ID., Telegramma 19253 da Prefetto di Savona ore16.45 arr. ore 18.10.18 ID., Prefetto di Savona, Gab. 1030/6-3.19 ID., Raccomandata riservata da Prefetto di Savonaa Min. Int., Gab.20 ASS, Questura di Savona, b. 107, Relazione mensile24 maggio 1948.21 ID., Relazione mensile 24 giugno 1948.22 ACS, Min. Int., Gabinetto, 1948, b. 47, Telegramma19726 da Prefetto di Savona ore 14.20 cop. ore 16.23 ID., Min. Int., Dir. Gen. P.S., Div. AGR, a Prefetto diSavona e p.c. Min. Int., Gab.24 ID., Min.Int., Dir. Gen. P.S., Div. AGR, 442/30558 aMin. Int., Gab.25 ID., Telegramma 20880 da Prefetto di Savona ore12.10 arr. 19.15.26 ID., Prefetto di Savona 03940 a Min. Int., Gab.27 ID., Telegramma urgente 20931 da Prefetto di Savonaore 15.35 arr. ore 18.28 ID., Telegramma n. 21944 da Prefetto di Savonaore 14.25 arr. ore 16.30.29 ID., Prefetto di Savona 1649/6-3 a Min. Int., Gab.30 ASS, Relazione mensile 24 giugno 1948.5.La copertina del settimanale americano “Time” del 5 maggio 1947dedicata a Togliatti.6.L’attentato a Togliatti del 14 luglio 1948 nella illustrazione di copertinadella “Tribuna Illustrata”. L’attentatore siciliano Antonio Pallante, fuarrestato dopo il fatto e condannato a 20 anni di reclusione, poi ridotti a 13e in parte condonati.Quaderni Savonesi 78


Il 14 luglio 1948 nel racconto di alcuni testimoniNon sempre il ricorso alle testimonianze è lostrumento più utile per ricostruire gli eventidel passato nel loro preciso accadere, specie sesi tratta di tempi molto lontani. A tal fine occorrerebbecomunque una vastità di ricerca e di riscontriche qui manca e che forse sarebbe piuttostodifficile realizzare, se non altro per ragioni anagrafiche.Tuttavia in questo caso il valore della fonte testimonialeappare avvalorato, anche sul piano dellaricostruzione dei fatti, dalla concordanza sostanzialeche manifesta con i rapporti delle fonti istituzionali.Del resto non è questo l’obiettivo del mio piccolocontributo. Esso si propone piuttosto di recuperarele emozioni e le riflessioni con cui gli eventi sonostati vissuti, sia nell’immediato sia nella riconsiderazioneche di essi ci si trova a fare a posteriori,da parte di chi stava dentro la mischia come dichi ne stava fuori e vi assisteva senza essere coinvoltoin prima persona.IL 14 LUGLIO 1948NEL RACCONTODI ALCUNITESTIMONIRita VallarinoEmergono soprattutto le voci di militanti delP.C.I., che per altro fu il partito più drammaticamentecoinvolto negli eventi, sia perché era statocolpito il suo Segretario Generale, sia perchédovette assumere a tamburo battente decisioni digrande responsabilità, decisive, anche per il pesoche la sua organizzazione e la sua voce avevanotra i lavoratori.Non mi sembra quindi che i suddetti limiti dellaricerca possano invalidarne i risultati, essa appareanzi assai utile a comprendere il significato politicoe storico di quelle giornate.Ciò che anzitutto colpisce nell’ascoltare e poi nelrileggere le testimonianze raccolte, è l’enormeportata della reazione che la notizia dell’attentatoa Togliatti provocò nel movimento operaio.In Savona e in provincia migliaia di persone im-Rita Vallarinomediatamente si mobilitano, sia che si trovino suiluoghi di lavoro assieme ai loro compagni, sia chesi trovino nelle loro case o altrove.In questo caso ci si affretta a raggiungere le sedipolitiche di riferimento, la sezione “del partito”.Giuseppe Vallerino, allora giovane operaio dellafonderia Savonese, apprende la notizia ascoltandola radio a casa dov’è rientrato per il pranzo; si precipitain sezione e poi alla Federazione del P.C.I.Elvio Varaldo, giovanissimo segretario della sezionedel P.C.I. di Cairo Montenotte, è a casa, vieneavvertito da un operaio della Montecatini chec’è sciopero perché “Hanno sparato a Togliatti”;prende la bicicletta e raggiunge il corteo deglioperai della Montecatini , di Cokitalia e delleFunivie già diretti a Cairo dove si terrà il comizio.Passerà giorni e notti tra sezione e portineria dellaMontecatini, a discutere, a parlare con gli operaiche si recavano alla fabbrica per sapere che cosafare.Antonio Mirgovi, Segretario della Camera del Lavorodi Varazze, a Genova per un esame, riesce arientrare col treno nel primo pomeriggio e va insezione per sapere, per decidere che fare e, con ilsegretario Vittorio Busso e altri, organizza rapidamentela fermata delle attività presenti sul territorio:Cantieri Baglietto, Cotonificio, Corderia, impreseedili, ecc.Angelo Cavallero, che avrebbe dovuto fare il turnodalle 2 alle10 all’Ilva, va subito in fabbrica e poi assiemead altri raggiunge la Federazione; partecipaalla manifestazione quindi torna alla fabbrica conaltri suoi compagni.Nei grandi stabilimenti industriali come in quellipiccoli , salvo eccezioni in provincia, si ferma immediatamenteil lavoro, restano attivi solo i comandatiper la sicurezza degli impianti; si esce e cisi raccoglie nelle piazze consuete per esprimere ildolore, l’allarme, la protesta.Per Savona in quell’occasione il punto di concentramentostrategico è Piazza Marconi e dintorni,per una ragione logistica molto semplice: lì vicinosi trova la Prefettura, vi si affacciano la sede dellaDemocrazia Cristiana e del Partito Socialista, all’iniziodi Corso Italia sono collocate la Federazionedel Partito Comunista e la Camera del Lavoro.Tutti interlocutori chiamati in causa, per diverseragioni, in quel frangente.Tutto accade senza che e prima che la ConfederazioneGenerale del lavoro abbia proclamato lo79n. 7 - giugno 2008


Il 14 luglio 1948 nel racconto di alcuni testimoniRita Vallarinosciopero generale, sopraggiunto nel frattempo,anche per cercare di assumere il controllo e la direzionedel movimento.“Quel giorno appena avuta notizia dell’attentatoa Togliatti suonò la sirena dell’officina e subitouscimmo schierandoci fuori della fabbrica, inVia Fiume […] Eravamo allora più di 800 e nontardammo a muoverci in corteo verso il centrodella città […] crescendo mano a mano di numerocon la popolazione che si aggregava. AlloraVilla Piana era un quartiere tipicamente operaio”Così Rodolfo Badarello della Scarpa & Magnano.Incontrano quelli dell’Ilva, della Servettaz Basevi,della Dotta & Venè, della Balbontin… e comincianoa fare la dimostrazione.Si raccoglie una folla immensa, una massa imponentedi lavoratori e di cittadini. Lo dice ancoraRodolfo Badarello e lo confermano Luigi Pezzae Giuseppe Vallerino. Si pensi che l’Ilva da solaraccoglieva più di 5000 dipendenti e quasi un migliaiola Scarpa & Magnano.Ci furono momenti molto accesi e anche pericolosi,risolti senza gravi conseguenze.Tutti i testimoni savonese ricordano ciò che accaddenella sede della D.C.Solo alcuni rammentano l’arrivo e lo schierarsi deicarabinieri, con i fucili puntati contro la folla, comepure le barricate che vennero erette, a difesadei dimostranti ma anche delle sedi operaie diCorso Italia, attingendo al tavolame di uno o duecantieri edili aperti in zona.“Senza che nessuno avesse detto niente a nessuno… nessuna direttiva -vi fu una spontaneitàformidabile- hanno preso le “penole” che eranonei cantieri e hanno fatto delle barricate, all’iniziodella piazza dove adesso c’è il delfino, PiazzaMarconi, e qui dove c’era il genio Civile, inmodo da isolare e proteggere la Federazione delPartito. Non potevi entrare”. (Giuseppe Vallerino)È invece ricordo comune il discorso che l’On. AngiolaMinella rivolse ai dimostranti per placare glianimi (dopo che erano risultati inutili precedentitentativi di altri oratori). “Dal balcone della vicinasede del Partito Socialista l’Onorevole AngiolaMinella riuscì, dopo un’infinita attesa checi calmassimo, ad arringarci per convincerci aritornare tutti al proprio posto di lavoro, rimanendovia disposizione delle direttive che sarebberostate emanate […] cosa che noi abbiamofatto”. (R. Badarello)Si esce dalla fabbrica, ma poi alla fabbrica si torna,per presidiarla, per difenderla, per “armarla”.Da molti è sentita come un fortilizio, da tutti comeuno dei punti di riferimento fondamentali.Badarello dice: “Ne abbiamo protetto ogni possibileingresso con un potente sbarramento dicorrente elettrica ad alta tensione servendocidei trasformatori da noi prodotti, che all’occorrenzamessi in funzione avrebbero impedito achiunque, nel caso la Polizia, di entrare”.Angelo Cavallero ricorda il blocco degli ingressidell’Ilva, il presidio nella Commissione Interna,dove si sarebbe discusso anche con l’On. Minella,assai preoccupata dello stato delle cose, e ricordai cavalli di frisia posti all’imboccatura del porto.Luigi Pezza dice che ci fu un punto di raccolta e divigilanza sul Priamar i cui camminamenti e cunicoli,noti solo a pochi, durante la Resistenza eranostati un buon nascondiglio.All’Ilva di Vado Ligure, lo ricorda Mario Conterno,disarmato il guardiano (o i guardiani?), un gruppodi lavoratori assume il controllo della fabbrica: C’èun presidio importante, vi si passa tutta la notte inattesa vigile e preoccupata e si preparano chiodia tre punte da spargere sulla via Aurelia per contrastaretemute incursioni della “Celere”. Si temeva,quasi ci si attendeva, la reazione della polizia,ai cui attacchi purtroppo i lavoratori erano avvezzinelle loro manifestazioni.Viene da chiedersi come sia stato possibile tuttoquesto. Oggi sembra incredibile.Lo spiegano i testimoni.Occorre tenere conto che esisteva una rete organizzativacapillare e con un sistema di comunicazioneche era semplice, per lo più materiale, mamolto efficace e collaudato negli anni della clandestinità.I partiti dei lavoratori avevano un insediamentosul territorio e nelle fabbriche molto articolatoe connesso. Alla domanda se nella Montecatinioperasse una cellula del P.C.I., Elvio Varaldorisponde che ce n’era una per reparto.Le Commissioni Interne, espressione diretta edelettiva dei lavoratori, erano molto attive e prestigiose;per lo più furono loro a proclamare lo sciopero.Un ruolo importante, per affermazione di moltidei nostri testimoni, fu svolto da uomini che ave-Quaderni Savonesi 80


Il 14 luglio 1948 nel racconto di alcuni testimoniRita Vallarinovano preso parte alla lotta partigiana e che lavoravanoin fabbrica. Lo sottolineano in particolareRodolfo Badarello e Luigi Pezza, ma anche AngeloCavallero.Il primo ricorda che alla Scarpa & Magnano i partigianierano oltre 150, che molti di essi avevanoresponsabilità sia nel sindacato sia nel P.C.I.e chela loro organizzazione fu allora “la più combattiva”.Il legame tra partecipazione alla Resistenza e formazionepolitica emerge anche nella conversazionecon Elvio Varaldo, quando parla del ruolo cheebbero le Funivie e Cokitalia nel sostegno dato allalotta di liberazione, anche se egli, in tal senso,privilegia l’esperienza dell’antifascismo.Ma l’energia che muove tanti uomini all’unisonoha a che fare con l’insieme fervido di sentimenti edi idee che agitavano cuori e menti dei lavoratoriin quel 1948.La guerra e la lotta di liberazione erano finite dapoco, si era impegnati in uno sforzo enorme perla ricostruzione tra attese, speranze e timori. I lavoratoripiù politicizzati avevano molto partecipatoe molto lottato, molto sperato in un paese nuovo,libero e giusto; avevano molto creduto nellaCostituente e nei frutti che ne sarebbero scaturiti,ma nella realtà quotidiana vedevano che le loroattese venivano spesso deluse, sentivano chec’era qualcosa di irrisolto e temevano fortemente” la reazione”. Questo termine ricorre sulle paginede “Il Casone”, settimanale interno dell’Ilva(1945/1947). Sicuramente il timore di un ritorno aqualche forma autoritaria che vanificasse i sacrificicompiuti, sentimento che da tempo serpeggiava,dovette essere avvertito con particolare intensitàe inquietudine in quell’estate, tenendo conto deifatti che erano da poco accaduti nella vita politicaitaliana e di quelli che si preparavano.Secondo molti testimoni, al diffondersi della notiziadell’attentato a Togliatti, il sentimento dominantenelle file degli aderenti al P.C.I. e nel movimentooperaio in genere fu proprio quella paura.Lo dice bene Conterno che ricorda l’atmosferadi tensione che si viveva in quel tempo, per cuisubito si temette che l’attentato a Togliatti facesseparte di un disegno reazionario, fosse un attoprovocatorio destinato, nell’intenzione di chil’aveva compiuto, a provocare una reazione operaiada reprimere prendendola a pretesto per uncolpo di stato.Ci si sente attaccati e ci si prepara a difendersi,in attesa che la situazione si chiarisca, in attesadi”disposizioni”. Lo sottolineano in particolareanche Rodolfo Badarello, Angelo Cavallero e LuigiPezza.È da questo allarme e da questa inquietudine chenasce qualche tentazione insurrezionale. Quasiche da una situazione politica vischiosa e infida,in cui tutte le speranze sembrava che dovesseroessere tradite e sconfitte e l’ingiustizia perpetuarsiall’infinito, si potesse uscire solo con un gestodefinitivo.E qualcuno va a recuperare le armi nascoste dopola guerra . Le testimonianze in tal senso concordano.Anche in Valbormida le armi ricompaiono nellefabbriche che più intensamente avevano partecipatoalla Resistenza: “non poche, soprattutto allala Cokitalia”, dice Varaldo.Del resto, come è noto, avere armi nascoste nonfu certo un’esclusiva di chi aveva combattuto inmontagna o si richiamava agli ideali comunisti, inquel dopoguerra in cui le contrapposizioni socialie politiche si facevano sempre più marcate e accese,e in cui si subiva in modo devastante il riflessodella contrapposizione tra i due blocchi.Sembra che anche a Savona proprio in quel 14 lugliose ne sia manifestato un segnale, anche se insé l’episodio potrebbe definirsi simbolico.Secondo le testimonianze raccolte, quelli chepensano che forse è arrivato il momento di farela rivoluzione sono frange minoritarie, per lo piùgiovani e partigiani, frange che attraversano marginalmentel’insieme dei militanti e dei quadri delPartito Comunista savonese, ma l’interrogativopercorre e scuote fortemente e a lungo il partito.Di qui le discussioni animate nelle notti di presidiodelle sezioni e delle fabbriche; a Santa Rita, allasezione Ugo Piero, vi partecipò anche il parroco,lo racconta Giuseppe Vallerino, ed è un fattoche stupisce solo in parte.Di qui la lunga e affollatissima riunione in Federazione,durata una serata e una notte intere, in cuiVelio Spano, inviato dalla Direzione del P.C.I. e reduceda Genova, spiega perché non si può e nonsi deve fare la rivoluzione e che la strada è un’altra.Dev’essere stato un evento memorabile, infattiquando ho parlato con Dalmazio Montonati honotato che quello dell’assemblea con Velio Spano81n. 7 - giugno 2008


Il 14 luglio 1948 nel racconto di alcuni testimoniRita Vallarinoè stato il primo dei ricordi che gli sono tornati inmente e Vallerino la descrive a lungo.Di qui le difficoltà a far riprendere il lavoro in qualchefabbrica, come ad esempio la Montecatini diCairo dove ci volle qualche giorno, dopo la cessazioneufficiale dello sciopero, perché la situazionetornasse alla normalità; o l’Ilva di Savona dove siebbe un rientro graduale.Di qui il protrarsi nel tempo delle riunioni e delladiscussione, anche quando il movimento eracompletamente rientrato.Ma, nonostante le dimensioni imponenti dell’agitazionee ciò che ribolliva negli animi, si può direche non successe niente di graveI momenti drammatici del pomeriggio in PiazzaMarconi a Savona furono superati con la tempestivitàdell’intervento dei dirigenti del movimentooperaio, grazie al senso di responsabilità loro edi chi doveva dirigere le forze dell’ordine. Le trattativetra le parti, a cui Cavallero, Pezza e Vignolaaccennano, dandola per certa, portò ad una speciedi congelamento delle forze in campo: le forzedell’ordine nelle caserme, i dimostranti nelle fabbriche,nelle sezioni, nelle loro organizzazioni, neiloro presidi in attesa dell’evoluzione degli eventi.Giuseppe Vallerino dice: “Noi eravamo consegnatiin sezione e nelle fabbriche, ma la poliziaera consegnata nelle caserme”. E questo fatto,che di polizia non se ne vedeva, è sottolineato ancheda altri testimoni, e Varaldo lo conferma per laValbormida come Mirgovi per Varazze.Qui colpisce ancora una volta il formidabile apparatoorganizzativo a cui i lavoratori e i cittadini potevanoappoggiarsi, come colpisce il ruolo svoltodai dirigenti del Partito Comunista Italiano, coordinatia quelli del Partito Socialista, come ricordaDalmazio Montonati, e a quelli della Camera delLavoro; questi per altro provenivano prevalentementedalle file del P.C.I. e del P.S.I., specialmentedel primo, nel savonese in misura molto marcata.Il sindacato assume nelle testimonianze un rilievodecisamente minore, fatte salve le CommissioniInterne, e questo è un dato che fa riflettere, rimandandoalla scarsa autonomia della CGIL rispettoai partiti, ma anche al travaglio che da tempoagitava la Confederazione, dove la tenuta unitariaera ormai giunta al punto di rottura e lo scioperogenerale proclamato per l’attentato a Togliattifu l’occasione per farla precipitare.Quei dirigenti, a tutti i livelli, seppero essere tempestivie capaci, assumendo decisioni operative epolitiche di grande peso, spesso senza ricevere,per ragioni anche logistiche e di comunicazione,un grande aiuto dalle istanze superiori, e lo feceroprofondendo tutte le loro energie.A parte Savona, dove c’era la Federazione e la presenzadi un gruppo dirigente attrezzato, presumibilmenteanche in grado di mettersi in contattocon la Direzione, toccò anche a giovani di scarsaesperienza politica farsi carico della situazione.A Varazze Antonio Mirgovi, assieme al segretariodella sezione del P.C.I. Vittorio Busso e ad altri attivisti,deve confrontarsi con gli ardori rivoluzionaridi una “compagna” torinese che si trovava lìe di pochi altri e organizzare in modo ordinato laprotesta.A Cairo Montenotte, in un contesto molto piùcomplesso, difficile e impegnativo, è un segretariodi sezione di ventun anni, da poco eletto a ricoprirequella carica, Elvio Varaldo, che deve recuperaree orientare il movimento, con grande faticae con difficoltà non da poco da superare, come sipuò leggere nella sua testimonianza e come è giàstato dello in queste pagine.Sono lì, a loro tocca e ce la fanno.D’altro canto c’è da considerare il rispetto con cuiin quel tempo si guardava ai dirigenti. Per alcunidi essi, i maggiori, si andava anche molto oltre,c’era addirittura un affetto paragonabile a quelloche si può provare per i familiari.Emerge con grande evidenza da un episodio chemi ha raccontato Rodolfo Badarello, accaduto appuntonel 1948 quando Palmiro Togliatti venne aSavona per la campagna elettorale.Si fece il servizio di guardia, i partigiani gli feceroil picchetto d’onore e di lì in poi “Mingo” avrebbedetto sempre che l’onore più grande della sua vitaera stato aver fatto la guardia a Togliatti.. Sembraquasi che per Togliatti molti fossero disposti atutto. Quando Vallerino ricorda le discussioni sullanecessità di non fare sciocchezze, di non coltivarevelleità rivoluzionarie destinate al fallimento,dice: ”…molti aggiungevano: possiamo ancheessere d’accordo, ma se Togliatti dovesse morire…allora…!”Qui c’è non tanto un assurdo logico, non puòessere infatti che la morte di Togliatti renda fattibileciò che di per sé non è tale, quanto piut-Quaderni Savonesi 82


Il 14 luglio 1948 nel racconto di alcuni testimoniRita Vallarinotosto l’espressione di quanto fosse inaccettabileper i militanti del P.C.I. la morte, violenta, del loroSegretario e quanto ciò potesse chiamarli a gestiestremi, quasi sacrificali. E le sue parole furonoimportantissime per mantenere il controllo dellasituazione.C’è il rispetto, c’è l’affetto, c’è la disciplina. Anchechi aveva altre aspettative, specie dove c’è maggiorematurità politica, come alla Scarpa & Magnanodi Savona o alle Funivie di Cairo, rientra seppure“brontolando”Ma anche gli altri in fondo obbediscono. Si continuaa discutere ma intanto si obbedisceSi segue “la linea”, si ha il senso del partito e dellasua tenuta unitaria.Anche a posteriori i nostri testimoni esprimono riconoscenzaper i loro dirigenti di allora per aversaputo dare le giuste indicazioni ed evitare iniziativeche avrebbero avuto conseguenze tragiche.È per tutto questo che si riesce a controllare findalle prime ore un movimento imponente cheaveva assunto anche forme “paramilitari”, comele definisce nel suo racconto Luigi Pezza. Tali infondo possono definirsi le disposizioni difensivemesse in atto alla Scarpa & Magnano o in altre fabbriche,come i presidi posti in diversi punti strategicie il fatto che siano ricomparse le armi, talchéa qualcuno poteva sembrare “di avere il mondoin mano”.Nonostante tutto questo non ci sono sbavature,la situazione non sfugge di mano; come dicevo all’iniziodi questa parte non succede niente di grave.Sono significativi due episodi raccontati da AntonioMirgovi e Angelo Cavallero di cui si reseroprotagonisti il Maresciallo dei Carabinieri di Varazzee un Ufficiale della Guardia di Finanza di stanzaalla caserma presso il porto di Savona, episodiche possono fornire anche qualche chiave interpretativa.Il primo cerca di assicurarsi in via colloquiale chenon avvengano assalti alla Caserma o al Comune.Il secondo si mostra disponibile, in caso di irruzione,a cedere le armi. Entrambi vengono tranquillizzati,ché non c’è alcuna intenzione di fare qualcosadel genere.Quella di questi due ufficiali delle forze dell’ordinepotrebbe sembrare arrendevolezza disdicevole,ma forse fu piuttosto senso di responsabilità,volontà precisa di evitare scontri o spargimenti disangue che tra l’altro avrebbero potuto far precipitarele cose. Certamente il loro comportamentorivela che temevano attacchi. E se, come dice Mirgovi,a Varazze intervennero anche aspetti caratterialidel personaggio, per Savona, date le dimensionidell’agitazione, si può pensare anche che leforze dell’ordine non si sentissero sicure di poterfronteggiare gli eventi in modo conveniente e cheabbiano preferito prender tempo facendo buonviso a cattiva sorte. Questa è l’opinione di diversitestimoni circa quella giornata.E chi non è comunista, chi non è operaio, chi stafuori della fabbrica, come reagisce agli avvenimentidel 14 luglio 1948?In Savona, che era una città industriale e che anchecomplessivamente aveva un orientamentopolitico prevalentemente di sinistra, parte dellacittadinanza partecipa alla manifestazione e al fermento2.Ma altrove non è così. Antonio Mirgovi ci dice chea Varazze, al di là del movimento operaio, la cittànon partecipa, addirittura gli “avversari di maggiorspicco” prudentemente si allontanano.Elvio Varaldo ci descrive una Cairo curiosa e impaurita.La stessa reazione operaia non è uniforme, sihanno anche segni di distacco. In Valbormida adesempio, come ci spiega sempre Varaldo, accantoalle fabbriche in cui l’adesione allo sciopero è totale(resta dentro solo chi, come alla Montecatini,deve preservare la sicurezza degli impianti) ce nesono altre dove l’adesione è stentata o minoritaria,come la Ferrania e l’ACNA di Cengio. Ci dovetteroessere anche pressioni.Stupisce che nel ricordo dei testimoni questiaspetti restino piuttosto in ombra. E che quandosi viene a parlare degli argomenti con cui si contrastaronoallora le voci più spinte, si rammentinole questioni legate alla collocazione internazionaledell’Italia e non invece quelle interne, dell’orientamentodei cittadini, tra i quali le forze di sinistra,anche dove erano più radicate, non mancavanodi suscitare diffidenze e paure. Per non parlaredel versante militare, che, almeno in prima battuta,sarebbe stato decisivo. Solo Luigi Pezza accennaalla forza degli apparati dello stato e al fatto chel’Italia non era tutta dello stesso segno. Forse questiargomenti sarebbero stati poco efficaciElvio Varaldo, che allora era reduce da una bat-83n. 7 - giugno 2008


Il 14 luglio 1948 nel racconto di alcuni testimoniRita Vallarinotaglia politica vittoriosa nella sezione del P.C.I. diCairo proprio contro chi manifestava velleità rivoluzionarie,rileva che quel movimento era isolatoe aggiunge, anche a posteriori, un giudizio complessivamentenon positivo e non generalmentecondiviso su quell’evento, pur riconoscendo chenon ne conseguirono defezioni dal partito e chenon mutò in seguito l’orientamento elettorale deicittadini della Valbormida, dove il P.C.I. mantennela sua forza.Certo per la vita di molte persone protagonistedei fatti quelle giornate ebbero ripercussioni negative.Accanto a chi fu sottoposto a procedimentigiudiziari (di cui in queste interviste non si parla),ne pagarono lo scotto ad esempio molti dipendentidella Montecatini e anche all’Ilva di Savonadove pochi mesi dopo iniziarono i licenziamenti;ma qui erano in gioco anche disegni di politicaindustriale.Illuminante, al fine di cogliere il punto di vista degli“altri”, è il lungo e dettagliato racconto di FedericoRosa che quel giorno si trovava a Genova persostenere un esame universitario.Si vide invitato dallo stesso Professore che avrebbedovuto esaminarlo a lasciare la sede universitariae a cercare di raggiungere la stazione ferroviariaper rientrare a Savona dove abitava.Nel tentativo, faticosamente riuscito, di salire suun treno con cui tornare a casa, assieme ad unagiovane e impaurita compagna di avventura, ebbemodo di cogliere qualche aspetto delle convulsevicende che Genova visse allora: movimenti,grandi concentramenti di persone, rumoreggiare,autoblindo che affrontavano la folla, silenzi, urla,spari.Ci fa capire come dovettero sentire e vivere queimomenti coloro che non ne erano partecipi, maforzatamente coinvolti. Ci restituisce i sentimentidi sconcerto e di paura che essi sicuramente provaronoe anche le valutazioni che furono e sonosue ma che dovettero essere allora di tanti, i quali,pur senza alcuna esasperazione di parte, non siriconoscevano nello schieramento di sinistra (anchese magari avevano militato nella Resistenza,come nel suo caso).Egli pensò, e pensa, che pur davanti a un fattogravissimo come l’attentato a Togliatti, la base delPartito Comunista abbia scatenato una reazione“esagerata”, anche per quei tempi, “ingiustificabile”anche se “comprensibile”. Gli attacchi al Governoappena insediato, come se condividesse laresponsabilità dell’attentato, gli appaiono assolutamenteinfondati.Anche a posteriori considera i” moti” del 14 luglio1948 un tentativo di rovesciare sul campo il recenterisultato elettorale che aveva dato la vittoria allaDemocrazia Cristiana.La testimonianza di Federico Rosa ci restituisceanche l’immagine della città di Savona come eglila trovò la sera verso le 19,30-20 quando finalmentevi rientrò.È una città tranquilla, dove un amico comunistaprudenzialmente lo accoglie alla stazione per accompagnarloa casa, ma dove non si hanno più segnidi movimento.Egli non ricorda che sia accaduto qualcosa di notevolenei giorni successivi, né allora ebbe notiziache qualcosa di notevole fosse accaduto prima.Anche questo concorre a testimoniare che il controllodella situazione era stato ripreso tempestivamentein città. A quell’ora ciascuno era consegnatonelle sue sedi in attesa.L’analisi delle testimonianze raccolte ci portaquindi a concludere con un paradosso: nel momentoin cui molti sperarono, seppure per opposteragioni, e molti temettero che volesse fare larivoluzione, il P.C.I. fu invece garante dell’ordinepubblico e democratico.Testi di alcune delle testimonianze raccolteRodolfo BadarelloConversazione con Rodolfo Badarello sul 14 luglio1948 a Savona. Casa Badarello, 25/05/2008 ,.Trascrizione, passi.Rodolfo Badarello, oggi conosciuto soprattuttocome storico (specie del movimento dei lavoratori)e come poeta, nel 1948 era operaio qualificatopresso la Scarpa & Magnano di Savona.“Quel giorno appena avuta la notizia dell’attentatoa Togliatti suonò la sirena dell’officina e subitouscimmo schierandoci fuori della portineria,in Via Fiume.D. Chi ha fatto suonare la sirena, la Commissio-Quaderni Savonesi 84


Il 14 luglio 1948 nel racconto di alcuni testimoniRita Vallarinone Interna?R. Si, la Commissione Interna e ci pensò personalmente,se ricordo bene, l’operaio Pietro Fasan,un ex partigiano, che già l’aveva fatta suonarela mattina del 25 luglio e dell’8 settembre1943.D. Quindi suona la sirena e si esce.R. Si e molti lavoratori che non erano di turno,avendo recepito a casa la notizia, accorsero ancheloro a radunarsi con noi fuori dello stabilimento.Eravamo allora più di 800 e non tardammoa muoverci in corteo verso il centro della città,su per Via Milano verso Piazza Brenneroraccogliendo gli studenti del Boselli e poi giùper Via San Lorenzo, crescendo mano a manodi numero con la popolazione che si aggregava.Allora Villa Piana era un quartiere tipicamenteoperaio. […]Ci incontrammo con i lavoratori dell’Ilva, dellaServettaz Basevi, della Dotta & Vené, della Balbontinprovenienti da Corso Ricci. […] Eravamotanti. Migliaia. Ci muovemmo a manifestarela nostra rabbia lungo le vie del centro dovei negozi intanto avevano abbassato le saracinesche,quindi andammo sotto il palazzo dellaPrefettura. Non ricordo se una delegazione salìe fu ricevuta dal Prefetto, so che poi ci riversammotutti nella vicina Piazza Marconi dovesi trovava la sede della Democrazia Cristiana.Quelli che poterono, nonostante la vigilanza diun nucleo di carabinieri, che nemmeno tentaronodi impedirlo di fronte alla loro furia, entrarononel portone e salirono su al secondo o terzopiano ad occuparla. Io mi trovavo in mezzoalla piazza. Allora non c’era ancora la fontanadel pesce. Quelli che erano saliti ricomparvero abasso con un fucile, o due, che avevano evidentementetrovato in quella sede.3R. Qualcuno mi ha parlato dell’esplosione dibombe che sarebbero state trovate all’interno.R. Si, […]. Probabilmente di quelle italiane, detteBalilla, che facevano un gran fracasso e pocodanno. Una delle tante armi poco efficaci con lequali i nostri soldati sono stati mandati in guerra.Con quell’assalto si può dire che finì la nostra dimostrazione.Anche perché dal balcone della vicinasede del Partito Socialista l’Onorevole AngiolaMinella riuscì, dopo un’infinita attesa checi calmassimo, ad arringarci per invitarci a ritornaretutti al proprio posto di,lavoro, rimanendovia disposizione delle direttive che sarebberostate emanate dal Partito Comunista e dallaConfederazione del Lavoro: cosa che noi lavoratoridella Scarpa & Magnano abbiamo fattoritornando in corteo nel nostro stabilimento eprovvedendo subito ad armarlo.D. Armarlo in che senso?R. Ne abbiamo protetto ogni possibile ingressocon un potente sbarramento di corrente elettricaad alta tensione servendoci dei trasformatorida noi prodotti, che all’occorrenza messi in funzioneavrebbero impedito a chiunque, nel casola Polizia, di entrare.D. Siete rimasti in fabbrica, avete occupato lafabbrica e l’avete difesa.R. Così hanno fatto all’Ilva, so che avevano deglioperai sui tetti dei capannoni a vigilare …Cosìin altre fabbriche. Aspettavano la reazione daparte della Polizia.D. Vi aspettavate un attacco?R. Si, perché ad ogni dimostrazione che facevamo,prima o poi arrivava la Celere a caricarcicon le jeep, a colpi di manganello.E invece quel giorno non si era visto un poliziotto:forse perché eravamo troppi e soprattutto furiosio forse dietro precisi ordini.D. Quindi la Polizia non si vede in giro?R. No, quel giorno vedemmo solo il gruppo di carabinieridi servizio davanti alla sede della DemocraziaCristiana.D. Già il giorno dopo si riprese il lavoro?R. No, lo sciopero durò quarantotto ore come dichiaratodalla Confederazione del Lavoro e intantoera giunta la notizia che Togliatti era fuoripericolo di vita. E giusto la sera del giorno dopoabbiamo smobilitato il nostro apparato difensivo,senza che la polizia si facesse vedere.D. Durante questo tempo in cui siete stati in fabbricaavevate dei contatti con qualche organizzazione,con “il Partito”?R. Con la federazione del P.C.I. prima di tutto,della quale ancora facevano parte alcuni operaidella Scarpa & Magnano.D. E il sindacato invece?R. Il sindacato era rappresentato attivamentedalla Commissione Interna … E poi l’A.N.P.I.… Molti erano i partigiani che lavoravano allascarpa & Magnano, oltre 150, con responsabilitànel sindacato, nel P.C.I., tra i giovani … Im-85n. 7 - giugno 2008


Il 14 luglio 1948 nel racconto di alcuni testimoniRita Vallarinopegnati soprattutto nella loro Associazione che sidimostrò, e credo non solo alla Scarpa & Magnano,la parte più combattiva di quella “rivolta”operaia che con una certa esaltazione del momentotanti avrebbero voluto continuare …D. Così si pensava che fosse giunto “il momento”?R. Si, noi giovani ex partigiani, almeno, scontenticome eravamo di come andavano le cose allora.D. Ma eravate un po’ tutti d’accordo che fosse venutoil momento di fare la rivoluzione?R. Noi giovani si. Poi è stato scritto che l’entusiasmoper la vittoria di Gino Bartali al Tour diFrancia ci aveva bloccati. Una boiata: sono statigli anziani compagni più fedeli al Partito a convincerciche dovevamo tranquillizzarci. Ci portaronogiustamente l’esempio dei partigiani comunistigreci che non deposte le armi erano tornatisui monti per finire massacrati con l’aiutomilitare inglese e l’estraneità di Tito sull’aiutodel quale avevano sperato.D. E poi quando invece vi è stato detto;”Basta così”,come l’avete presa?R. Riprendendo il lavoro non è che fossimo tantosoddisfatti. Era più la voglia di fare qualcosacontro lo stato delle cose. Comunque sia nel Partitosia all’A.N.P.I., come nel sindacato si tenneromolte riunioni per spiegarci.D. Però non c’è stato nessun, come dire, nientedi preordinato, è stata una cosa spontanea?R. Si, tutto iniziò con la dimostrazione di protestaper l’attentato a Togliatti e poi le cose preseroad andare come andarono. Anche l’assalto allasede della D.C. fu spontaneo.D. Ritenevate la D. C. politicamente responsabile?R. Si. Ricordiamoci sempre delle violenze dellaCelere di Scelba, voluta, contro noi lavoratori.D. Quindi tutto è finito in due giorni?R. Si, il tempo di durata dello sciopero generaledichiarato dalla Confederazione. Poi, come hogià detto, le discussioni durarono a lungo all’internodelle organizzazioni. Per tanti di noi potevaessere l’occasione di cambiare le cose. Ingenuamente,si, ma visto come vanno oggi dopotanti anni ancora le cose …D. Si, si. Senta poi in fabbrica ci sono state delleconseguenze per chi era stato protagonista dell’occupazione,per esempio ci sono state rappresaglie?R. No, non subito almeno da noi. Tenga presenteche alla Scarpa & Magnano allora, ancora,c’era una gestione operaia.4 E fu per questo chequel giorno riuscimmo in poche ore a metter suquello sbarramento di difesa con l’alta tensioneper ricevere la Polizia.D. La fabbrica era diventata un fortilizio.R. Si. Invece all’Ilva, per esempio, gli operai avevanodisposto la difesa diversamente, con vedettesui tetti dei capannoni, squadre a guardianelle portinerie e fuori … Non so bene …Pensoperò che fu con gli operai dell’Ilva che cominciòla reazione smobilitando poco alla volta lostabilimento.D. Già nel 48?R. A cominciare da allora, con i quasi forzatitrasferimenti all’Ilva di Cornigliano, a Novi Ligure…D. Nell’ambito dei progetti di sviluppo della siderurgiain Italia?R. Si, si intendeva incrementare la produttivitàdegli stabilimenti di Taranto, di Bagnoli …D. Secondo lei c’erano delle ragioni politiche inqueste scelte di smobilitazione?R. Si, Savona era allora un grosso centro operaio,ritenuto “sovversivo”, da demolire. E danoi alla Scarpa & Magnano la reazione cominciòcon il recupero della gestione dello stabilimentoda parte dell’Edison –nel secondo semestredel ’49- e si concluse, dopo continue malversazioni,soprusi, disconoscimento dei diritti sindacali,e con il licenziamento di 150 lavoratori,quasi tutti ex-partigiani e attivisti della F.I.O.M.,che poi dovendo affrontare le esigenze della produzionein corso, furono sostituiti in breve tempocon nuove selezionate assunzioni.D. La Camera del Lavoro non sembra che compaia,non me ne parla nessuno, tutti mi parlanodel Partito.R. Del Partito, dell’A.N.P.I., della Camera del Lavoro.L’attività di ognuna di queste associazioniquasi si confondeva con le altre, anche gli attivistisi prestavano sia all’una che alle altre, si puòdire. E poi le Commissioni Interne avevano rapporticontinui con la Camera del Lavoro.D. Senta, la città, la gente della città ha partecipatoo era una cosa dei lavoratori?R. Ha partecipato. E come! Quando noi dellaScarpa & Magnano, per esempio, ci siamo mossiQuaderni Savonesi 86


Il 14 luglio 1948 nel racconto di alcuni testimoniRita Vallarinoda Via Fiume su per Via Milano e poi per Via SanLorenzo (facevamo sempre Via San Lorenzo perevitare un’eventuale chiusura del passaggio a livelloferroviario di Via Torino), lungo il tragittotanta e tanta gente, donne e ragazzi del quartiere,si aggregò al nostro corteo ed i negozi chiusero,non per paura ma per solidarietà.D. Le vorrei chiedere se è vero che c’è stata qualcheopera di difesa anche attorno alla Federazione.R. Senz’altro. Molti operai erano sempre presentiin essa per sapere, mentre altri erano fuori delportone di guardia … E lo stesso accadeva perla sede dell’A.N.P.I., in Corso Italia e nella vicinaCamera del Lavoro”.Antonio MirgoviConversazione sul 14 luglio 1948. Casa Mirgovi, 19maggio 2008. Trascrizione, passi.Antonio Mirgovi era allora Segretario (non funzionario)della Camera del Lavoro di Varazze e cosegretarioassieme a Vittorio Busso della locale sezionedel P.C.I.. Lavorava ai Cantieri Baglietto doveera anche membro della Commissione Interna.Il 14 luglio 1948 si trova a Genova per sostenereun esame. Sul punto di uscire dalla sede dell’IstitutoVittorio Emanuele viene trattenuto da un bidelloil quale gli dà notizia che uno studente haattentato a Togliatti e lo invita a non uscire perchéin città si dà la caccia agli studenti, fatto rivelatosipoi non vero. Egli non si lascia scoraggiaree, con alla mano la tessera e il distintivo del P.C.I,.da usare eventualmente come lasciapassare anchedall’amico Rogantin che lo accompagna, si avvia.Riesce a raggiungere la stazione senza incontrareostacoli degni di nota. Ricorda di aver “assistito allescene dei portuali di Genova che addiritturahanno levato dai binari i tram e li hanno spostatiin modo che non potessero camminare. La poliziastava a vedere”.Rientra nella sua città in treno nel primissimo pomeriggio“Come sono arrivato a Varazze sono andato insezione. Lì ho trovato una compagna di Torinoche si trovava provvisoriamente a Varazze , nonricordo per che cosa, e voleva che andassimo aoccupare il Comune, la Caserma dei Carabinieri,cioè che facessimo la rivoluzione.Io, che un po’ avevo sentito, un po’ avevo capito,che non erano queste le condizioni - c’era l’Americadi mezzo, c’era … e poi noi non eravamoassolutamente preparati- ho cercato di convinceretutti. Per fortuna Segretario della Sezione,congiuntamente con me, era Vittorio Busso, lozio dell’attuale Busso. Era un uomo amante dellapace e della tranquillità, non gli piacevanoper niente la rivoluzione e i rischi illegali […]L’abbiamo convinta che non si poteva e non sidoveva fare.È venuto anche qualcun altro a dire:”Allora, checosa facciamo?” […]. Però non c’è stato problema[…] non hanno insistito, non ci sono statedifficoltà.Poi sono uscito fuori a vedere, ho incontrato ilMaresciallo dei Carabinieri il quale era preoccupato,mi dice: ”Che cosa fate, non venite micaa occupare edifici pubblici?”. Voleva dissuadercida gesti clamorosi e rassicurarsi che nonsarebbe accaduto nulla di grave. “Ma si figuri seveniamo ad assalire la Caserma dei Carabinieri!”Era un tipo fatto così. Quando poi io diffondevoL’Unità alla domenica, lui veniva da mee diceva:”Geometra, ma perché diffonde L’Unitàin Piazza del Comune? Vada a diffonderla alMolo, vada a diffonderla a San Nazario, vienein Piazza della Chiesa, in Piazza del Comune?”.[…]Abbiamo fatto un corteo …D. Praticamente la sezione è stata un punto diraccolta?R. Si, si. Si è riempita di gente la Sezione e abbiamofatto un corteo per Varazze, al quale hannopartecipato molte persone, abbiamo fatto fermaretutte le aziende.D. Allora a Varazze che cosa c’era?R. Cotonificio e Cantieri Baglietto. Nei CantieriBaglietto […] facevo parte della CommissioneInterna.Io lavoravo ai Cantieri Baglietto, ci ho lavoratoda quando avevo 14 anni e mezzo, ho lavoratosette anni nei Cantieri, non tutti, perché c’è statoil periodo della cospirazione […]Quindi c’è voluto poco. Poi sono andato dallacorderia, era una fabbrichetta dove facevanocordame per le imbarcazioni, esportavano anchein Unione Sovietica.87n. 7 - giugno 2008


Il 14 luglio 1948 nel racconto di alcuni testimoniRita VallarinoInsomma quel giorno non abbiamo fatto la rivoluzione,ma abbiamo bloccato un po’ tutto. […]Non c’era di polizia, non ci sono stati scontri,non ci sono stati momenti di tensione particolare,non abbiamo trovato nessuno che abbia provocatoo abbia in qualche modo contrastato ladimostrazione. C’era solo il Maresciallo che erauna persona ragionevole e che si preoccupavache non facessimo cose che richiedessero un intervento.È passato quel giorno, sono state diffuse le paroledi Togliatti, che diceva di non fare sciocchezze,e così abbiamo fatto. Io ho telefonato in Federazione,è venuto a Varazze, mi pare ma non sonosicuro, il marito di Angiola Minella, Molinari,che io avevo conosciuto durante la cospirazione,[] è venuto lui, mi pare, e un altro a dircidi stare attenti, di non accettare provocazioni.Intanto in quel giorno lì sono spariti tutti gli avversari,diciamo così, di maggior spicco, si sonoallontanati con assoluta discrezione. Quindi èfinita la giornata e poi il giorno dopo … insommala cosa praticamente è finita lì.I miei ricordi del 14 luglio sono questi. Tenutoconto che poi io quel giorno lì non l’ho vissutodall’inizio, perché io ero al Vittorio Emanuele.[…]D. E la cittadinanza?R. La cittadinanza non ha partecipato molto,salvo i compagni che erano tanti, tieni conto cheallora a Varazze, nel 48, c’era una buona adesioneal partito, era il periodo subito dopo le elezionidel 18 aprile …Io mi ricordo sempre il titolodi apertura de L’Unità: Il Fronte è in testa!D. Il Cotonificio e i Cantieri avevano tanti dipendenti?R. Il Cotonificio aveva un migliaio di dipendenti,più del 90% donne. Ai Cantieri Baglietto lavoravanocirca 300 persone. C’era anche il Gas, ci lavoravaVittorio Busso, lì c’era Giuntini[…]D. E senti un po’ la C.G.I.L.? Tutto è partito dallasezione del Partito Comunista?R. Si, si. Alla Camera del Lavoro non c’era nessuno,c’ero io con Carbone, della D.C., era un ragazzomeridionale. Cominciavo allora a fare ilSegretario della Camera del Lavoro.D. Quindi insomma protagonisti sono stati …R. Il P.C.I., si. Tutti in giro chi da una parte, chidall’altra. Per gli edili noi avevamo un capocantieremolto conosciuto allora, è andato da tuttele imprese che lavoravano a Varazze per dire disospendere il lavoro. Si chiamava Aismondo. Luisi era occupato di questo, Vittorio si era occupatodell’Officina Gas e, insieme a me, dei CantieriBaglietto, io mi ero occupato della Corderia Ferroe del Cotonificio.D. Quant’è durata la sospensione del lavoro?R. Un giorno e mezzo, mi pare. Quel giorno lì e ilgiorno dopo. Anche perché c’erano stati i giornali,la comunicazione che si era trattato di un fattoindividuale, e poi questa posizione di Togliatti,che era stata molto responsabile. Se lui avessedetto “partite” probabilmente non si sarebberofermati”.Federico RosaConversazione circa il 14 luglio 1948. Casa Rosa,17/03/2008. Trascrizione.Il 14 luglio 1948 mi trovavo a Genova presso laFacoltà di Lingue per sostenere un esame di storiamedievale col Professor Marmorale.Nella divisione in gruppi degli studenti che sierano presentati, io ero stato assegnato a quellodel pomeriggio ed ero rimasto nella sede universitariaper ascoltare, come altri, alcuni degliesami del mattino e per il classico ripasso.Verso le 14-14,30, stavamo attendendo il Prof.Marmorale perla seduta pomeridiana.Lo vediamo arrivare con i suoi Assistenti evidentementemolto turbato. Raduna tutti i presenti perdare una comunicazione importante:”Hannoattentato a Togliatti!”La notizia lascia un po’ perplessi gli studenti, alcunidei quali forse non conoscevano bene ilpersonaggio in questione.Io avevo avuto occasione di conoscere PalmiroTogliatti nel mese di giugno del ‘45, appena finitoil mio periodo partigiano. Avevo trascorsoun mese come volontario presso il Comando Italianonell’Oltrepo, nelle vicinaze di Cesena, dovesi trovava infatti mio fratello come interprete.In quel periodo, mi sono recato con mio fratelloa Roma ché aveva una missione da compiereal Ministero; non ho mai saputo quale fosse.Sono andato a Roma con lui e siamo rimastiletre o quattro giorni lì. Erano i giorni 20-23.Lui è andato per la sua missione, io me ne so-Quaderni Savonesi 88


Il 14 luglio 1948 nel racconto di alcuni testimoniRita Vallarinono andato a spasso per Roma e a un certo momento,passando per Via dei Fori Imperiali, vedoscritto: discorso di Palmiro Togliatti. Sapevo chiera, vagamente; si avvicinano dei giovani… insommavengono a sapere che io sono stato partigianoin Liguria, lo vanno a dire a lui, lui scendedal palco gentilmente e mi viene incontro, miviene a stringere la mano e dice:”Tu sei stato…”“Si – dico – in una brigata garibaldina in Liguria,provincia di Savona”. “Ah, mi congratulocon te, bravo hai fatto bene, hai combattuto perl’Italia”. “Eh – dico – si, io sono un italiano convintoe ho fatto quello che ritenevo il mio dovere,perché essendo della classe 1925 ero stato chiamatodalla Repubblica ma non mi sono mai presentatoperché non ero di quell’avviso, e poi miofratello era dall’altra parte con gli inglesi, perciòci saremmo trovati in contrasto”. Mi ha fattole congratulazioni, stretto la mano, m’ha fattosedere lì in prima fila e ho ascoltato il discorsodi Togliatti.Ecco perché l’annuncio dell’attentato a Togliattimi ha impressionato un poco più degli altri.Dopo aver dato la notizia il Professore dichiarasospesi gli esami e ci invita a ritornare a casa,segnalandoci che Genova è in subbuglio.Mentre gli altri erano di Genova, io e una giovanecollega di un paese rivierasco del Ponenteavevamo il problema di rientrare nelle nostrecittà e la ragazza era piuttosto impressionata.Eravamo in Via Montegrappa, siamo scesi giù eabbiamo raggiunto la stazione Brignole; nellapiazza antistante si vedeva un po’ di movimento,dentro la stazione era piena di gente all’inverosimile.Ma noi non ce ne siamo preoccupati, anoi interessava venire a casa.Andiamo a chiedere, ma: “I treni sono fermi,non passa nessun treno”. “Che facciamo? “mi dice‘sta ragazza. Vedevo che era proprio spaventata.Dico: “Sta a sentire, raggiungiamo la stazionePrincipe”. In quel momento intanto si sentequalcosa, dei rumori sospetti che era difficileidentificare: potevano essere spari o urla… unrumoreggiare. Dico: “Beh, passiamo da Via SanVincenzo, andiamo su”. Percorriamo Via SanVincenzo abbastanza comodamente, quandoarriviamo alla congiunzione con Via XX Settembre,sbucando lì sotto il ponte, ci troviamo daogni parte in mezzo ad una folla di persone cheurlavano, veniamo quasi avvolti dalla folla..La cosa, sia a me sia a quella poverina non andavatroppo a genio.Io mi dico: “Mi sono salvato dai tedeschi, mi sonosalvato dai loro spari, mi sono salvato da unacondanna a morte del Tribunale Speciale Fascista,ho fatto tutto quello che dovevo fare, farci lafigura del topo in fogna a me non piace; troviamouna formula”. Eravamo sotto i portici: tutti inegozi chiusi ecc. La faccenda durava forse giàda qualche ora. Ci sganciamo: la mandavo unpochettino avanti, poi un pochettino avanti andavoio, insomma sgattaiolavo attraverso la folla.Ogni tanto qualcuno dice: “Venite andiamo”“Si – dico – un minuto, lo dico a mio fratello cosìviene anche lui”, trovavo delle scuse. Non miandava di mescolarmi alla folla, perché la follaè sempre pericolosa. Mi son detto questo.Io poi quando ero partigiano, essendo abituatoa operare per conto mio, ho sempre fatto dellemissioni da solo. Io avevo un incarico di serviziodi informazione militare che mi era statodato dal mio comandante, perciò ero obbligatoad operare sempre da solo e disarmato. Andavoanche davanti al Comando Tedesco di Finale,ci passavo davanti, non dico tranquillo, conlo spavento di essere preso, e una volta per poconon succede; preferivo stare sempre da solo, anchese poi qualche volta mi sono trovato a doversparare assieme a degli altri perché non potevosparare da solo.Pian piano pian piano andiamo su. A un certomomento ti vedo sbucare, e non sono riuscitoa capire da dove, due autoblindo che si eranopiazzate proprio davanti alla folla. “Ah – qui dico– santo cielo!” La ragazza si infila in un portone,io guardo un po’, non la vedo, la chiamoe… “Sono qui”, sono andato anch’io. E adessoche facciamo? È difficile decidere, fare qualcosa.C’era sempre il rumoreggiare della folla, urlacontro il Governo; si tenga presente che il 18aprile c’erano state le elezioni ecc. Non so, ionon sono di estrazione comunista, perciò ho cominciatoa pensare che ci fosse qualcosa di troppopolitico lì dentro.A un certo momento sentiamo veramente sparare,ma non si riesce a capire dove sia.Erano colpi secchi, doveva essere un fucile o unamitragliatrice: conosco le armi, le ho usate anch’ioe so che anche la mitragliatrice può spara-89n. 7 - giugno 2008


Il 14 luglio 1948 nel racconto di alcuni testimoniRita Vallarinore colpi singoli, non solo a raffica.Non si riusciva a capire. Due autoblindo campeggiavanolì davanti con la classica mitragliatricepuntata verso la folla e silenzio da partedella polizia. Quello che meravigliava era proprioil comportamento della folla, sembrava diassistere ad una situazione bloccata: fermi gliuni, fermi gli altri. Poi a un certo momento c’èun po’ di movimento, non si capisce bene, sembrache qualcuno urlando si avvicini alle autoblindo,al che queste fanno una lieve retromarciae poi si mettono in posizione tale che sembraproprio che possano sparare o vogliano … nonlo so, non sono in condizione di dire di più.“Cosa facciamo?” Intanto i minuti passavano,finalmente arriviamo in Piazza De Ferrari. Lìc’era concentramento di gente, ma minore. Alloraattraversando dal Carlo Felice, ancora distrutto,ci infiliamo in quei vicoli a noi sconosciutiche scendono giù e infine, attraverso viaPré, raggiungiamo la stazione Porta Principe.Erano passate almeno due ore.C’era un po’ di gente. Nessuno sapeva dare rispostealle nostre domande. All’ improvviso unannuncio: treno per Savona partenza fra mezz’orao… non ricordo. Vediamo sfilare la locomotivacon due vetture mentre gli altri eranotutti carri merci. Allora si viaggiava anche suicarri merci, saltiamo sopra e chiudiamo lo sportello;stiamo lì in attesa, a vedere, il convoglio èstato parecchio prima di partire, sembrava chenon partisse poi a un certo momento: partito!Quando siamo arrivati a Sampierdarena abbiamocominciato a tirare un respiro di sollievo.Poi è successa una cosa strana: appena arrivatiSavona, alla stazione Savona Le timbro, ho vistoche c’era un mio amico iscritto al Partito Comunista,si chiamava Vincenzo Sclavo. Dopo iconvenevoli di rito gli ho raccontato com’eranole cose e lui mi dice: “Ho pensato di veniread aspettarti alla stazione per accompagnarti finoa casa perché sai ci può essere qualcuno che,avendo tu idee diverse dalle mie, potrebbe essereun po’ dispettoso; preferisco accompagnarti”. Miha commosso, perché effettivamente si presentavacome un amico. Sono arrivato a casa e si èchiusa la giornata.Ed ecco i miei commenti personali. L’attentatoa Togliatti era stato una cosa grave, senz’altro,come qualsiasi altro attentato ad un uomo politico.Certamente ho pensato che avrebbe provocatodei sussulti nella vita politica italiana, perònon ritenevo fosse giusto che migliaia e migliaiadi persone si mettessero a inveire controil Governo appena costituito per una cosa perla quale era difficile stabilire che ne avesse la responsabilità.E allora la cosa mi è dispiaciuta,io dico che non si deve arrivare a queste forme,che dovrebbero essere ormai superate. Superatedai tempi, dalla storia e superate anche dalbuon senso.D. Certamente … eravamo nel ‘48.R. Eravamo nel ‘48, la situazione era del tutto diversa.Oggi non sarebbero più comprese.D. Certamente no.R. Allora sono avvenute e forse hanno costituitouna prova della diversità tra il modo in cui si vivevaallora e quello in cui si vive adesso. Adessopotrei dire di avere concluso.D. Posso farLe qualche domanda?R. Come no!D. Lei ha ricordo di qualcosa che sia accadutoa Savona?R. No, Savona assolutamente no.Pensi che ero partito alle 7 da Savona e vi sonoritornato che erano le 19,30, forse le 20. Dodiciore fuori, per cui non so, anche se questo mioamico, Sclavo, mi dice:”Sai, c’è in po’ di movimento”.D. Niente di paragonabile a quello che era accadutoa Genova.R. Per quello che ne so io, no perché lì era come,interpretazione mia, i prodromi di una possibilerivoluzione La mia impressione è questa. Nonsi è verificata fortunatamente perché vi è statauna ferma presa di posizione del Governo Italianoappena eletto e mi piace pensare che altrettantadisponibilità abbia dimostrato il partitoavverso.D. Sono stati poi gli stessi dirigenti del Partito Comunistae del Sindacato a cercare di far rientrarel’agitazione.R Io non ho mai collegato le due cose, perché hosempre avuto dei buoni amici fra gli aderenti alPartito Comunista; potrei citarle, uno per tutti,Demetrio Provino che è stato per anni Consoledel portuali. Siamo stati sempre in ottimi rapporti;noi abitando alla Villetta avevamo fondatoassieme il Consiglio di Quartiere e poi, aven-Quaderni Savonesi 90


Il 14 luglio 1948 nel racconto di alcuni testimoniRita Vallarinodo io preso più voti di lui, lui disse:”E’ giusto chelei faccia la Presidente” ed io ho voluto che luifosse il Vicepresidente. Questo per dire che nonho mai confuso le questioni politiche con le questionidrammatiche magari conseguenti alla politica.D. Quindi c’era proprio l’impressione da partedi chi ha vissuto allora che fosse in gioco qualcosadi grosso, che ci fosse un pericolo?R. Si si, direi di si.. Guardi, per quanto ne so -lastoria ci ha insegnato e non recentemente main altri tempi ho letto qualcosa anche su pubblicazioniche chiamerei pubbliche o ufficiali- eraavvenuto un capovolgimento di una situazioneche si stava invece normalizzando, che col nuovoGoverno si stava regolarizzando. E perché hopensato una cosa del genere? Perché in quell’occasionechi aveva vinto era stata la DemocraziaCristiana e il Partito Comunista (presentatosi alleelezioni assieme al Partito Socialista nel FrontePopolare) aveva perso perciò poteva nascerequella forma di reazione.D. Come reazione all’esito delle elezioni?R. Come reazione all’esito delle elezioni; sonotutte valutazioni che non hanno un fondamentopreciso, sono impressioni.D. Quindi Lei pensa che potrebbe essere stato undisegno dei vertici.R. Questo non l’ho pensato. Quando ebbi l’occasionedi conoscere Togliatti, avevo ascoltatoil suo discorso con la massima attenzione elo avevo trovato una persona amabile e dalleidee chiare. Non avevo nessuna idea (politica)in quel tempo, probabilmente dipendeva un po’dalla provenienza. La nostra era una famigliacattolica, cristiani cattolici convinti, e avevo cominciatoanche a studiare un pochettino la filosofia,le idee di altri, da Proudhon a Marx aEngels ecc., in somma non collimavano con lemie.Del vertice no. Una reazione esagerata da partedella base. Non giustificata ma comprensibile.D. Una reazione emotiva?R. Più emotiva che altro.D. E, per quel che può ricordare, successivamentecome è stata vissuta quella vicenda?R. Nei giorni successivi non ho avuto nessunproblema, sono uscito, incontravo le solitepersone,compresi amici di altro pensiero politicoe tutto era rientrato nella normalità[…]D. Vorrei ancora chiederLe: leggendo le carte diPrefettura su quello che è accaduto a Savona inquei giorni, si trova che c’era stata un’irruzioneda parte di dimostranti nella sede della D.C., cheerano stati buttati giù i mobili, che vi si era datofuoco …, ci sono state poi delle denunce. Lei hamemoria di qualcosa di questo genere?R. No, assolutamente.D. Quindi Lei non ricorda disordini.R. Io non ricordo assolutamente disordini.D. Quindi non sono state cose di grosso rilievo.R. Per quanto ne so io no.Tra l’altro, una cosa che non c’entra niente, avevoaccennato a quella ragazza: io non l’ho maipiù vista, ho saputo poi, forse dopo un anno, cheera morta per una broncopolmonite.[…]Giuseppe VallerinoConversazione con Giuseppe Vallerino sul 14 luglio1948 a Savona. Casa Vallerino, 08/05/2008.Trascrizione, passi.Giuseppe Vallerino allora aveva vent’anni, lavoravaalla fonderia Savonese.ed esercitava la sua attivitàpolitica presso la sezione del P.C.I. Ugo Piero.Di lì a poco, nel gennaio del 50, dopo un breveperiodo di esperienza alla Camera del Lavoro,sarebbe stato eletto segretario provinciale della ricostituitaFederazione Giovanile Comunista . Facevaanche parte del Comitato Direttivo provincialedel P.C.I. ed era responsabile dei quadri.“Io ricordo benissimo che il 14 luglio a mezzogiornouscii dalla fabbrica per andare a mangiare,stavo lì in corso Ricci in quel palazzo astrisce bianche e nere dove, di sotto, c’era la tipografiadi Spirito, avevamo la radio … sento ilgiornale radio e la notizia.È stata una cosa così proprio istintiva, spontanea:sono partito, sono andato in sezione. Lì hotrovato degli altri compagni. Allora il segretariodella sezione era un compagno che lavorava all’IlvaBates, Tito era il nome di battaglia. Cosafacciamo, cosa non facciamo … andiamo inFederazione. Già lì si radunava gente.La cosa interessante qual è stata?La Federazione era all’inizio di Corso Italia, do-91n. 7 - giugno 2008


Il 14 luglio 1948 nel racconto di alcuni testimoniRita Vallarinove adesso credo che ci sia anche la ComunitàMontana; era una Federazione grande, al tempodi guerra c’era il Comando Tedesco; la Cameradel Lavoro era proprio di fronte. Lì vicinostavano costruendo un palazzo; come puredove adesso c’è il Cinema Diana. Ebbene, senzache nessuno avesse detto niente, senza nessunadirettiva- vi fu una spontaneità formidabile… quelli che parlano di organizzazione!- hannopreso “penole” (pali da costruzione, n.d.r.) etavolame che erano nei cantieri e hanno fattodelle barricate, sia all’inizio della piazza dovec’è il pesce, sia qui dove c’era (sic?) il genio Civile,in modo da isolare e proteggere la Federazionedel partito.D. Praticamente barricate a monte e a valle!R. Non potevi entrare. Mi ricordo bene tra l’altroche polizia in giro non se ne vedeva, però lì dovecostruivano l’edificio che oggi ospita il Dianac’erano due o tre carabinieri, non so se i compagnidell’Ilva o i portuali li hanno presi, li hannoaccompagnati alla Prefettura e li hanno consegnati.Non uscite fuori e nessuno vi fa niente.Nel frattempo arrivava sempre più gente e lì dovec’è Piazza Marconi, c’era la sede della Federazionedelle Cooperative e anche la sede dellaDemocrazia Cristiana. I compagni sono salitisu, hanno buttato giù in strada i mobili e neimobili c’erano delle bombe a mano, sono scoppiate.E lì è uscito che anche la Democrazia Cristiana…Poi però bisogna dire che il partito prese subitoin mano la direzione, fin dalle prime ore: starein sezione, non andare in giro, stare nelle fabbriche,anche per evitare che potessero succederedegli incidenti. Perché, parliamoci chiaro,delle armi ne giravano, facevamo guardia giornoe notte alle sezioni … […]Si discuteva tutta la notte. La cosa interessante,esperienza che ho fatto io personalmente, è chenella Chiesa di Santa Rita c’era un prete che, sichiamava … il nome non lo ricordo, ma il cognomesi, si chiamava come il mio patrigno, Pinasco,ci teneva compagnia alla notte.D. Lì c’era una sezione?R. Si, la sezione Ugo Piero, era proprio vicino allachiesa […]. E questo prete stava lì a discuterecon noi ed era solidale con noi. […] E lì le grandidiscussioni.D. Di che cosa si discuteva?R. Si discuteva se fare la rivoluzione.D. Lo avevate questo interrogativo?R. Si, si, c’era. E c’era una grossa spaccaturaperché dicevamo: “Compagni, vi ricordate cos’èsuccesso, per quanto ne sappiamo, in Grecia,dove hanno voluto proseguire … sono intervenuti… perché ci sono degli accordi internazionali,noi facciamo parte … ci annientanonel giro di 24 ore. Adesso sembra che abbiamo ilmondo in mano, però se decidono di spazzarcivia in 24 ore ci spazzano via”.D. E tu come la pensavi, eri convinto di ciò chehai appena detto?R. Si, io ero convinto che la rivoluzione non sipotesse fare. Molti aggiungevano: “Possiamo ancheessere d’accordo, ma se Togliatti dovesse morire,allora …!” E lì discussioni; ma la situazionerivoluzionaria (avevamo già cominciato astudiare Lenin) non si inventa: se oggi non esistela morte di Togliatti la può creare? E su questacose si discuteva. Si riusciva, con la Federazione…D. Ma da parte del partito come si interveniva rispettoa questa discussione, a livello locale e nazionale?R. Adesso ci arrivo. Allora segretario della Federazioneera Lunardelli, che è mancato da poco,aveva una posizione giusta ed era uno di quelliche diceva: “Calma”. Però all’interno del partitoalcuni […] spingevano par andare avanti.Su queste posizioni era anche il gruppo dei partigianidi un certo tipo. Ma c’era un vecchio gruppodi partito, gente che aveva fatto anche la galera,come Molinari, che invece aveva un orientamentopiù …D. Più razionale.R. Quindi io so che in quel momento il partitodiceva: mobilitazione, state calmi, mantenete lesedi.[…]Il partito ha cercato di tenere la situazione, dinon spingerla avanti. Non è vero che lo sciopero…Lo sciopero è stato proclamato se ricordobene dalla CGIL per cercare, come dire, di contenere,per dare uno sbocco, mettersi alla testadelle lotte. In quel momento sai era il partito chedirigeva. A Genova sono successe cose … hannosaldato le ruote dei tram ai binari!E poi, non ricordo più bene se il secondo o forseil terzo giorno, è arrivato a Savona, inviato dal-Quaderni Savonesi 92


Il 14 luglio 1948 nel racconto di alcuni testimoniRita Vallarinola Direzione, Velio Spano.Abbiamo fatto una riunione. La Federazioneera strapiena. Un’assemblea dove c’erano i quadri,anche dalla provincia., quelli che son potutivenire Abbiamo cominciato alla sera alle otto,alle quattro del mattino eravamo ancora lì, tuttala notte a discutere.Io ricordo come fosse adesso che Spano prima feceuna relazione per spiegare quando è che esisteuna situazione rivoluzionaria e perché nonsi poteva fare …Ma non ha mica convinto tutti!Infatti ricordo che chiuse la riunione dicendo: “Compagni mi rendo conto che molti di voi nonli ho convinti, che c’è molta insoddisfazione perla situazione politica generale. Volete che vi dicacome la penso? Anch’io non sono contento,anch’io non sono soddisfatto, anche a me le cosenon stanno bene, però l’unica soluzione è quelladi far rientrare lo sciopero senza [parola incomprensibile]perché veramente c’è il pericoloche ci distruggano”.La riunione poi finì, la maggioranza fu convinta.D. Ma c’è stata qualche votazione?R. No, no. L’ordine era di rientrare nelle fabbriche,di cercare di convincere gli operai. Non èvero che si evitò lo spargimento di sangue, l’insurrezione,grazie alla vittoria di Bartali alTour de France. Ad evitare questo è stata soprattuttola grande funzione che ha avuto il PartitoComunista. Per tranquillizzare si faceva sentirela voce di Togliatti che diceva di non fare sciocchezze.Siamo ritornati nelle fabbriche a lavorare. […].Ci siamo messi a discutere, a parlare e abbiamocominciato a posare anche i “ferri”.[…]D. Quindi tu dici che non c’è stata mai da partedel partito l’intenzione di approfittare della situazione.R. No, mai, anzi la consapevolezza che bisognavafare tutt’altro, che l’obiettivo non era quellodella rivoluzione, ma che noi dovevamo proseguiresulla strada …Sai c’era stato il 18 aprile del ‘48, avevamo presouna sventola non da poco e i compagni che volevano,come dire, darci un colpo, erano spintianche dal rammarico, dalla rabbia.C’era il fatto che qualcuno sentiva che la lotta diliberazione era stata tradita, invece l’analisi chefaceva il partito era quella giusta, era quella chepoi ha fatto diventare grande il partito.[…]D. Vorrei chiederti ancora se c’è stato qualcheepisodio di scontro con la polizia.R. No, niente. Noi eravamo consegnati in sezionee nelle fabbriche, e la polizia era consegnatanelle caserme. Il tentativo di sdrammatizzareè stato immediato, per quel che ho percepitoio. […]D. Si conclude tutto nel giro di qualche giorno,tra il 14 e il 16? A Genova invece … ma perchéc’era una situazione diversa in Federazione ogli ha preso di mano il movimento e non sonoriusciti a controllarlo?R. Gli ha preso di mano.[ …]A Vado L., durante la lotta di liberazione, sopraalla Valle di Vado, c’era una postazione conuna mitraglia e i fascisti, a meno che non facesseroun rastrellamento, al di là del passaggio alivello non andavano, se no …Io mi ricordo,che quando andavo alle riunionidella federazione giovanile la domanda erasempre:“Quando, quando?”D. C’era questa “attesa del giorno”. Ma questosentimento riguardava una fascia giovanile? Tumi accennavi prima ai compagni che avevanofatto l’antifascismo e che erano molto più riflessivi.R. Era molto presente anche tra quelli che eranostati partigiani, capisci …[…]Elvio VaraldoConversazione con Elvio Varaldo sul 14 luglio1948 a Cairo Montenotte.Casa Varaldo, 13/05/2008. Trascrizione, passi.Elvio Varaldo nel 1948 aveva 21 anni ed era da pocostato eletto alla carica di segretario della sezionedel P.C.I.di Cairo Montenotte5, in un congressostraordinario in cui coloro che provenivanodalla Resistenza, e “parlavano solo della possibilitàdi fare la rivoluzione”, si erano confrontaticon coloro che invece, per lo più giovani comelui, “pensavano al comunismo in una prospettivadiversa. […]La sezione era importante: aveva numerosi iscrit-93n. 7 - giugno 2008


Il 14 luglio 1948 nel racconto di alcuni testimoniRita Vallarinoti e operava in un centro industriale di rilievo cheraccoglieva molte fabbriche.6“D. Eravate freschi quindi di una lotta, di unoscontro all’interno del partito?R. Si, ma poi c’è stata collaborazione. C’era statouno scontro sul piano politico, sulla strategia.Venendo all’attentato a Togliatti, vi furono dellereazioni diverse a seconda della zona, a secondadiciamo anche della cultura politica.Possiamo allargare un po’ il discorso sulla tradizionedella Valbormida sul piano politico, fattoreche ha avuto la sua importanza.Per esempio a Ferrania, praticamente, all’infuoridello sciopero generale. non ci fu molta reazione,anche perché lì siamo sempre stati moltodeboli sul piano politico; pesava inoltre il fattoche alla Ferrania quasi 1/3 dei dipendenti eranodonne, e spesso marito e moglie lavoravano nellastessa azienda, e quindi si trovavano in unasituazione economico-sociale diversa da quellagenerale.È stata la prima fabbrica in cui c’è stato il sindacatoautonomo, sia pure dopo la scissione sindacale.Insieme poi all’ACNA è stata la fabbricain cui il sindacato autonomo ha avuto un certopeso. […]Diverso per esempio è il caso delle Funivie -lapiù vecchia fabbrica che esisteva a Bragno- comedelle due vetrerie di Carcare e di quella diAltare.Lì gli operai erano collegati non solo attraversole funivie, ma anche con la stazione di Savonadove sul piano politico si era molto più avanzati.Il primo CLN qui in Valbormida è nato alleFunivie; la partecipazione alla lotta partigianaè stata grande; è stata la fabbrica che ha datodi più alla Resistenza, proprio per questo collegamento.[…]D. Dicevi che le Funivie e le vetrerie avevanoavuto una reazione diversa rispetto alla Ferrania.R. Si, molto più organizzata, nel senso di partecipareallo sciopero.Ma il problema qui da noi è stato quello di recuperarele fabbriche che hanno aderito allo sciopero;poi diremo più particolarmente della Montecatini.D. Qual è stata la reazione immediata?R. Lo sciopero. Ferrania è rimasta isolata, hannopartecipato pochissimi, ma qui, spontaneamente,alla Montecatini, alla Cokitalia e alle Funivie,c’è stata la proclamazione dello scioperoe una manifestazione. Un corteo è partito dalletre fabbriche e si è diretto in centro a Cairo inPiazza Stallani. Non era la totalità dei lavoratori,una parte se ne sono andati a casa, la granparte ha partecipato a questa manifestazioneche si è conclusa con un comizio.[ …] L’allorasegretario di zona ha fatto un discorso barricadiero,proprio di quelli della vigilia della rivoluzione.E questo poi non ha contribuito a recuperaredopo, alla fine della manifestazione e anchepoi alla fine dello sciopero, recuperare certesituazioni. […]Un discorso barricadiero per cui a un certo momento,quando finì la manifestazione, qualcuno…D. Pensava di andare a prendere la pistola?R. C’era già andato o ci stava andando.Sono rispuntati gli sten, i mitra e anche qualcosad’altro a un cero momento, soprattutto allaCokitalia.La difficoltà poi è stata recuperarli. Mentre leFunivie, decidendo Savona di finire lo sciopero,hanno ripreso regolarmente a lavorare, alla Cokitaliaci furono difficoltà a far riprendere il lavoro,ancor più alla Montecatini. […]”Il diverso comportamento derivò, secondo Varaldo,dalla diversa provenienza del personale.Alla Cokitalia infatti lavoravano molti operai antifascistiche perciò, a suo tempo, erano stati licenziatio trasferiti dall’Italgas di Asti e, come manovratori,ferrovieri del torinese licenziati perché nonavevano voluto la tessera del fascio. Di qui “unapresenza politica “molto più posata, molto piùmatura”. Delle Funivie si è già detto.“Mentre la Montecatini era stata sempre, assiemealla Ferrania la fabbrica più difficile sul pianosindacale e sul piano politico, anche se avevamotanti iscritti”. (456).[…]Io, davanti alla portineria della Montecatini, sedutolì sotto davanti all’ingresso, ci sono statodal mattino fino alla sera alle 10 e all’indomanimattina, a convincerli di riprendere il lavoro,perché c’era il rischio che quelli che erano dentronon ce la facessero più a mantenere gli impiantia ciclo continuo e c’era il rischio non soloQuaderni Savonesi 94


Il 14 luglio 1948 nel racconto di alcuni testimoniRita Vallarinodi mandare a “bordello” gli impianti , ma c’eranodue gasometri da 80000 metri cubi l’uno digas che continuavano ad essere alimentati dallaCokitalia e se qui non lo utilizzavano c’era il pericolodi un’esplosione disastrosa. Quindi c’eraanche questa responsabilità oltre che quella politica.Oltretutto i poliziotti e i carabinieri eranospariti, non si vedevano. La responsabilità l’avevail partito. Quindi convincere l’uno e l’altrosingolarmente, spiegargli che non eravamo inuna situazione rivoluzionaria e che non ci sarebbestato permesso di fare la rivoluzione, che isovietici erano lontani e non ci avrebbero potutoaiutare. Questo era il discorso che faceva piùleva, li faceva riflettere.Comunque abbiamo faticato, la Montecatini èandata di nuovo in produzione veramente dopoquattro o cinque giorni, perché poi rimetterein pressione gli impianti e ristabilire il ciclo nonè una cosa semplice né facile, si correva anchequalche rischio.[…]D. Quindi voi giovani dirigenti della sezione aveteavuto in mano la responsabilità di …R. Ci lasciarono parlare. Il comizio lo fece Ferrando,responsabile di zona, che era stato segretariodella sezione di Cairo, ma era già andato via, eraquello che avevamo “spodestato”.L’abbiamo avuta in mano noi con pochissimoaiuto da Savona. […]Non ricordo la presenza del sindacato.D. Quindi c’è stata una reazione tutta spontaneadei lavoratori e gli unici a cercare di dirigerla ea prenderne la responsabilità sono stati i dirigentidel Partito Comunista?R. Soprattutto quelli di Cairo perché degli altripaesi io non ne ho visti quei tempi lì.. […] Ci siamotrovati noi a litigare a battagliare […] poi lacosa sul piano generale è andata in un certo modoe quindi si è bene o male riusciti …D. Si sono avuti degli strascichi, delle ripercussioni?R. Certamente, qualcuno si è giocato la carriera,a qualcuno hanno cambiato di posto all’internodella fabbrica. Per esempio l’officina meccanicadella Montecatini, che era una delle migliori, hafornito tecnici a diverse fabbriche d’Italia, manmano l’hanno smantellata, perché è stata individuatacome il centro … D’altra parte è cominciatoun po’ un miracolo, per cui tutti questi meccanicierano richiestissimi dalle imprese.[…]D. E il paese? Questa è stata tutta una cosa deglioperai?R. Nel paese non c’è stato assolutamente … curiosità,paura, i commercianti non aprivano il negozioperché avevano paura e cose di questo genere,ma non in modo drammatico. Non è che siasuccesso molto.D. Quindi è stata una cosa degli operai.R. Degli operai, almeno per quanto riguarda Cairo.Degli altri paesi posso dire questo: i vetrai nonhanno abbandonato i forni perché altrimenti cisarebbero voluti mesi a ricostruirli, hanno partecipatoalle manifestazioni laddove ci sono state,ad Altare ad esempio, c’erano i vecchi operai; aCarcare pochissimo; ancora meno a Cengio, dovec’era una fabbrica che aveva 4000 dipendenti, lamaggior parte provenienti dal Piemonte, vi fu difficoltàanche a fare lo sciopero, […]. Qui a Caironon ci fu questo problema, qui, per convinzioneo per paura abbandonarono le fabbriche, all’infuoridi quelli che vennero lasciati a presidio degliimpianti a ciclo continuo. Invece all’ACNA secondome più di 1/3, per essere cauti, andarono alavorare anche se non comandati.[…]D. Quindi se per caso il P.C.I. non avesse tenutoin mano la situazione sarebbe stata una tragediaanche perché eravate isolati.R. Isolati. Complessivamente, se si dovesse dareadesso a posteriori un giudizio, quell’evento nonè stato positivo per quanto riguarda lo svilupponostro, non ha giovato né alla maturità, né allecondizioni e soprattutto poi c’è stato qualche tipodi violenza tra i lavoratori. E poi ci sono statidegli strascichi successivi”.Nonostante queste parole, con cui esprime unavalutazione non ricorrente sui fatti in questione,Elvio Varaldo annota poi che essi non causaronodefezioni dal P.C.I. – “C’è stata qualche fuga,ma anche perché avevamo un numero di iscrittitroppo alto e quindi se ne sono andati man mano”– né ebbero conseguenze negative sul pesoelettorale del partito, che mantenne intatta la suaforza nei comuni della Valbormida.“D. Tu ricordi dov’eri e che cosa facevi quel 1495n. 7 - giugno 2008


Il 14 luglio 1948 nel racconto di alcuni testimoniRita Vallarinoluglio?R. Io sono nato lì sopra ( poco sopra la sua attualeabitazione fuori Cairo centro) ed ero lì. Arrivauno che lavorava alla Montecatini e mi dice, indialetto: “Guarda che c’è sciopero: hanno sparatoa Togliatti!”D. Lo sciopero chi l’ha proclamato?R. All’interno della fabbrica.D. All’interno della fabbrica c’era una cellula delpartito?R. Ce n’era una per reparto, però c’era uno chedirigeva un po’ inoltre c’era Ferrando che lavoravanella Montecatini.. Tutta la gente si avviavagià ad andare verso Cairo.Io ho avuto la poliomielite a sette anni ma a queitempi andavo in bicicletta, prendo la bicicletta evado giù. Mi sono accodato al corteo, c’era unacoda che non finiva più, sono andato in PiazzaStallani e ho sentito il comizio di cui ho già detto.D. Poi vi siete riuniti?R. Si noi la sezione l’avevamo in via Colla, adessohan demolito, han fatto un palazzo. Ci siamo visticon i compagni che sono venuti e poi abbiamoavuto qualche contatto con la Federazione, poipenso che sia venuto su qualcuno, non ricordo sefu Recagno, che era responsabile dell’organizzazione,o altri e ci hanno dato qualche indirizzo.Praticamente in sezione ci siamo stati notte giornoper tre o quattro giorni. Io avevo riunione qui epoi andavo davanti alla Montecatini, a parlare congli operai man mano che si presentavano per sapereche cosa fare, ma non ho visto un sindacalista.[…]Ed è andata bene secondo me che c’era il partitoche ha fatto opera di convinzione e di moderatezza,perché se si fosse lasciato spazio ai battitori liberi,non lo so che cosa sarebbe successo.D. Quindi la tesi che ci sarebbe stato un disegnodel P.C.I. …R. Assolutamente, non c’era alcuna strategia,mai se ne è parlato”.Note1 Ringrazio Badarello Rodolfo, allora dipendentedella Scarpa & Magnano di Savona; Cavallero Angelo,allora dipendente dell’Ilva di Savona; ConternoMario, allora dipendente dell’Ilva di Vado Ligure;Mirgovi Antonio, allora Segretario della Cameradel Lavoro di Varazze nonché dipendente dei CantieriBaglietto; Montonati Dalmazio, allora dipendentedell’Ilva di Savona; Pezza Luigi, allora dipendentedell’Ilva di Savona; Rosa Federico, allora studenteuniversitario; Vallerino Giuseppe, allora dipendentedella Fonderia Savonese; Varaldo Elvio,allora Segretario della sezione di Cairo Montenottedel P.C.I; Vignola Narciso, allora dipendente dellaBalbontin di Savona.2 Ho già ricordato le parole di Badarello circa il quartieredi Villapiana; il fatto è sottolineato anche daLuigi Pezza e da Angelo Cavallero.3 Questo dato non risulta nelle altre testimonianze.4 “Lo stabilimento eravamo andati a riprendercelonel 1945 a Milano dove l’Edison l’aveva trasportatodurante la guerra con il compiacimento dei tedeschie, grazie alle nostre maestranze, una volta aSavona, aveva ripreso gradatamente la sua produzionesino a riconquistare, oltre quello nazionale,molti mercati esteri: in Olanda, in Brasile, in Turchia…”5 In seguito ha ricoperto incarichi dirigenziali e amministratividi rilievo, ricordo per tutti l’esperienzatrentennale di Consigliere e decennale di Assessoredella Provincia di Savona.6 “C’era la Montecatini (adesso è abbandonata,c’è una serie di fabbrichette che occupano 6-700persone) che aveva 1100 dipendenti, e noi avevamo456 iscritti al partito”. Il Partito Comunistaera organizzato in questo modo. La sezione di CairoCentro aveva nella sua giurisdizione la Montecatini,mentre c’era una sezione del partito a Bragnoche si occupava della Cokitalia e delle Funivie,le uniche due fabbriche che sono sopravvissutee che ci sono ancora oggi, anche se tutte edue hanno molto meno dipendenti di allora. Allorala Cokitalia aveva sui 400 dipendenti e le Funivie320, oggi l’una meno di 300 e l’altra meno di 200;erano sotto la giurisdizione della sezione di Bragnoin cui c’era un segretario un po’” matto”, venivadalla Resistenza [ … ]. C’era ancora una sezionea Ferrania nella cui giurisdizione c’erano: la Ferrania,che prima si chiamava Film, che aveva quasi4000 dipendenti, più di 1/3 erano donne; la Siced;le Distillerie,e la Fnet che faceva l’acido tannico.”Quaderni Savonesi 96


I documenti del PCI di SavonaHo trovato all’Istituto Gramsci di Roma nel“fondo” che raccoglie le carte della Direzionedel P.C.I. alcuni documenti della Federazione comunistadi Savona riferiti alle giornate del 14, 15,16 luglio 1948:• una relazione sugli avvenimenti a Savona a seguitodell’attentato a Togliatti;• il verbale della riunione dell’Attivo tenutosi il 16luglio 1948 nella Federazione di Savona alla presenzadi Secondo Pessi, allora segretario regionalee di Veglio Spano membro della direzionenazionale;• una lettera di Gerolamo Assereto a Pietro Secchiae la risposta per conto dello stesso da partedella commissione di organizzazione di cui Secchiavice segretario nazionale del P.C.I. era responsabile.I documenti sono di grande interesse, come vedrete,perché evidentemente sinceri e datati, inquanto rivolti ad un istanza superiore e non influenzatine da avvenimenti ne da scelte politicheI DOCUMENTIDEL PCI DI SAVONASUGLI AVVENIMENTIA SEGUITODELL’ATTENTATOA TOGLIATTIUmberto Scardaonidine pubblico. L’esasperata reazione alla notiziadell’attentato a Togliatti che oggi può apparireesagerata nasceva dal confluire nella massa operaiadi diversi sentimenti: l’affetto e l’ammirazioneper Togliatti, capo dei comunisti e dell’opposizionesu cui, non certo come nei paesi comunisti, siera comunque costruito una sorta di “culto dellapersonalità”; la paura che non si trattasse, come sisaprà dopo, del gesto di un isolato ma fosse partedi un piano per eliminare l’opposizione (nellamemoria di molti erano presenti le vicende che,non molti anni prima, con l’assassinio di Matteottiavevano portato al regime fascista e tutti avevanopresenti fatti sanguinosi che proprio in queglianni avevano colpito i lavoratori e le loro organizzazioniper mano della polizia, del bandito Giulianoo della mafia; infine la rabbia e la frustrazioneche nascevano dalla sconfitta del 18 aprile che allabase elettorale della sinistra appariva non comefrutto di una scelta democratica ma come risultatodi un ricatto e di un tradimento, anche perchél’impostazione della D.C. e dei Comitati Civicinonché del neonato P.S.L.I. aveva puntato moltonell’attacco personale a Togliatti indicato comelo straniero da cacciare o l’antipatriota da “mettereal muro non metaforicamente”.2. Dal dibattito interno si può certamente affermareche esisteva nel P.C.I. una corrente sebbenlargamente minoritaria, che collegandosi a settorimarginali della classe operaia più legati all’esperienzadella Resistenza che non aveva digerito ildisarmo dei partigiani, l’amnistia del 1946, il votosull’art. 7 della Costituzione, accusava la Direzionedi cedimenti ed invocava non la rivoluzionema una non meglio precisata “fase più avanzatadi lotta”. L’orientamento dei gruppi dirigentiappare invece chiaramente orientato all’uso deglistrumenti di lotta democratica e lo stesso scioperopolitico, subito rientrato, ne è stato la massimaespressione ed è servito soprattutto a dare rispostaalle pressioni di base e ad incanalare la rabbiapopolare. La dirigenza si è resa conto del divariodi orientamento tra base e vertice del partitoe del sindacato e di come, di fronte ad un fattodi tale eccezionalità, la situazione sia loro sfuggitadi mano tanto che ancora nel mese di luglioviene convocato dalla Federazione del P.C.I. di Savonaun “convegno delle cellule di fabbrica” in cuipur in modo non esplicito si analizza la situazionedei fatti del 14 luglio 1948 e si cerca di riaffermasuccessive.Interessanti anche perché nella sostanza fanno dariscontro alle testimonianze raccolte dalla Vallarinoe alla documentazione di A. Martino pubblicatein questo numero.Lascio al lettore trarre le conclusioni storico-politichesu quegli avvenimenti. Credo però che dall’insiemedella documentazione prodotta si possaobiettivamente affermare:1. Che l’esplosione del movimento che ha riguardatoin primo luogo le fabbriche sia stato veramentespontaneo e che i gruppi dirigenti del partitoe del sindacato a tutti i livelli siano stati sorpresicome lo furono le autorità preposte all’or-Umberto Scardaoni97n. 7 - giugno 2008


I documenti del PCI di SavonaUmberto Scardaonire la funzione dirigente verso la classe operaia attraversouna crescita organizzativa del partito nellefabbriche e una educazione politico-ideologicadei quadri operai;3. Appare poi evidente che sul terreno della utilizzazionedella vicenda a fini politici e propagandisticiera in atto una sfida tra D.C. e le sinistre propriosul terreno della democrazia e delle regoledella convivenza: D.C. da un lato e P.C.I. e P.S.I.dall’altro si accusavano a vicenda di aver violatoil rispetto per la vita democratica. In questa sfida,che per alcuni anni caratterizzerà la situazione politicanel nostro paese in modo spesso drammatico,apparirà che il successo arrida alle sinistre:nel 1953 alle elezioni del 7 giugno la sconfitta deldisegno democristiano rappresentato dalla leggemaggioritaria con l’uscita di scena di De Gasperi,di Scelba e l’inizio della crisi del centrismo, dimostrache il corpo elettorale del nostro paese chenel 1948 aveva fatto la scelta occidentale, non eraperò d’accordo nel mettere fuori legge il P.C.I. edi mutare il carattere della nostra Costituzione repubblicana.Umberto Scardaoni7.Il palco dei dirigenti all’VIII Congresso nazionale del PCI (dicembre 1956). Da sinistra: Togliatti, Mauro Scoccimarro, Pietro Longo, Giuseppe Di Vittorio(segretario della CGIL), Celeste Negarville, Giancarlo Pajetta, Giuseppe Dozza, Arturo Colombi, Giacomo Pellegrini, Velio e Nadia Spano, Enrico Berlinguer(segretario della federazione giovanile del partito), Antonio Roasio.Quaderni Savonesi 98


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Il 14 luglio 1948 di “Matteo” a SavonaIl 14 luglio, no? Era l’una del pomeriggio quandodalla radio venne l’annuncio, con quel tonodi voce che un tempo pronunciava i bollettini diguerra, e anni più tardi avrebbe detto la morte diCroce. Assistito da una suora sembra che Togliattiabbia detto «Dio mio!»; e la madre di Matteo fece:– Lo vedete se anche i comunisti ci credono?è inutile, non si fa a meno della religione. – Mail marito, che stava curvo sull’apparecchio, le fececenno di tacere. Quando poi richiuse la radiocon una mano si copriva mezzo viso: – Chissà cosasuccede adesso – disse disperato.Non erano più i primi tempi, la piccola siderurgiacominciava la sua passione, quella che di lì a pocoavrebbe fatto morire la prima fabbrica, non unagran fabbrica del resto, poco più di un’officina checessò di lasciare nubi evanescanti a mezz’aria sull’ultimaperiferia, ma fu un principio. C’era statouno sciopero giorni prima del 14 luglio, che avevariempito le vie dell’aria frenetica di tre anni avanti;dietro le colonne di via Paleocapa gli operai sca-IL 14 LUGLIO 1948DI “MATTEO”A SAVONAPROTAGONISTADEL ROMANZO“L’AMORE AMEZZOGIORNO”Gian Franco Venèpensava, era lì per esplodere, divorando tutto ciòche stava dalla sua parte: gli amici la sua casa eMarvi. «Oh Marvi!» si sorprese a mormorare da soloa solo: lei abitava fuori città, suo padre era commerciante.Matteo cercò di sistemare la figura delgrosso commerciante nella furia del giorno, e fuggìcol pensiero ai rivoluzionari del Manzoni che assalironoi forni, alla rivoluzione francese. «AddioMarvi!». Quieta e lontana, assopita nel ricordo,gli tornò alla mente Ivana; ora ciascuno di questagente si poneva da sè da una parte o dall’altra: –Ha servito a qualcosa questa nostra Repubblica –diceva suo padre. Uscì con le mani sudate per levie che nel quartiere eran silenziose: due giovanidisegnavano una croce sul muro, faticando in biciclettaun uomo ancora in tuta portava una bandierarossa avvolta all’asta. C’era sole e caldo, la stradaondeggiava di vapori, un gatto dilaniava la cartastraccia lurida di interiora di pesce, le quattro ciminieredell’ILVA alitavano un fumo denso e lentoche saliva in alto dilatandosi senza disperdersi.Matteo corse per tutta via Paleocapa, uomini scrivevanosotto i portici, sul selciato, «morte agli assassini»e la firma era la falce e il martello. Sbotgliavanopietre divelte dal selciato contro la polizia.– Ma cos’è che vogliono perdio! non si sonocontentati dei trecentomila morti della rivoluzione?– diceva il padre di Matteo. E ora, quel giornodi luglio, la folla si adunava davanti alla sede dellademocrazia cristiana alle due del pomeriggio, edera sempre la stessa gente faticata, nera di sole e dilavoro. Gino, dopo mesi che non si faceva vivo telefonòa Matteo raccomandandogli che suo padrenon escisse di casa: – Perché è meglio, oggi, davvero– disse tragicamente.– Ti ringrazio tanto, Gino – fece Matteo con gratitudinegià adulta, e fu sincero. Una guerra, egliGian Franco Venè111n. 7 - giugno 2008


Il 14 luglio 1948 di “Matteo” a SavonaGian Franco Venètonò il colletto della camicia lasciando che la cravattas’aprisse. Sotto gli alberi del Corso, all’ombra,c’erano capannelli di gente che si volgevanoa guardarlo mentre passava, e lo guardavano dentrogli occhi. Allora riconobbe, Matteo, che i suoisentimenti erano invasi dalla paura; quando scorsela folla in piazza Marconi davanti alla sede delprtito democristiano ebbe nell’animo di sfuggirema gli venne come un pudore, o peggio, una vergogna,e andò avanti copn la testa che si riempivadi echi e di voci.Voci che raccontavano delitti, ma non sommessamente:anzi li gridavano, gli uomini, l’uno all’altroda un capannello all’altro. Era chiaro della coscienzache avevano di essere padroni del momento. AGenova avevano saldato i tram alle rotaie e un uomoche sentì questo rise forte, con il volto tuttouna smorfia; a Vado Ligure, sette chilometri più inlà di Savona ogni fabbrica era occupata dagli operai,la S. & L. (Matteo tornò a pensare fugacementea Ivana) si difendeva dalla polizia con i fili dell’altatensione.Egli arrivò sulla piazza che cadevano i vetri dalla finestradel primo piano del palazzo e la gente feceun vuoto e le imposte sbatterono al muro. Fuoridella finestra fu spinto un tavolo che si spezzòle gambe cadendo sulla piazza, poi le sedie, unamacchina da scrivere, fasci di fogli bianchi, leggeriche si sparpagliarono per l’aria e un rotolo di manifesti,poi un ritratto grande e, quasi di sorpresa,dal mucchio di roba sulla piazza si levò del fumo efiamme trasparenti sotto il sole.Matteo stava con le spalle al muro, dal lato oppostodella piazza. Il sudore gli saliva agli zigomi esentiva i fianchi che gli formicolavano, si premevail ventre con la mano aperta; la gente che acoorrevacon furia lo urtava, ma lui quasi non si accorgeva.Per diversa ragione Matteo era fra i pochi a nonchiedersi come mai la polizia non intervenisse. Losgomento gli girava nelle vene col sangue, quantovedeva era sì un mondo sospettato ma più nullaconservava della vita cui egli partecipava. Era perquesto che ogni urtone lo sospingeva, senza cheegli si ribellasse, verso il rogo e la folla più accanitache inveiva con voci estranee: neppure immaginòdi poter andare altrove, tutto il mondo gli stavabruciando dinanzi.– Matteo!E fu come un risveglio; era Gino, gli teneva le manisulle spalle e lo guardava con un mezzo sorriso:– Cristo! come sei pallido Matteo! – Lo trascinòindietro, verso il crocevia dove il Corso sboccavasulla piazza, scavandosi il passaggio a suon di spintonie di colpi di spalla: teneva Matteo per mano.– Come pallido? – faceva Matteo, ma solo quandofurono fermi, dove la folla era diradata e spettatrice.Gino gli rispose: – Hai paura nè? perchései uscito?– E tu? – disse Matteo quasi arrogante. Gino glisorrise: – Ma è logico che io ci sia… hai sentito laporcheria di Roma?Matteo accennò di sì col capo, fece per avviarsidalla parte opposta al rogo, verso il Corso, sentìGino che lo tratteneva al braccio.– Stai tranquillo – gli disse Gino – qui siamo al sicuroda tutto. Stiamo un po’ a vedere. – Ma non èfinito? cos’avete ancora da bruciare? – disse Matteoostile, e Gino: – Non è roba che ti piaccia veroquesta?– Piace a te che ci siano altri morti? – gli fece Matteo.Gino lo guardò dal sotto in su, strofinandosiil naso, scosse la testa: – No, no che non mi piace.ma dovresti capire cosa significa aver lasciatosparare a Togliatti, se tutti se ne stessero calmi enon succedesse questo significherebbe che siamoal punto di quando hanno ammazzato Matteotti. –Ma figurati! – fece Matteo alzando le spalle e guardandoda un’altra parte. Gino indugiò, si vedevache studiava il discorso; poi disse calmo, quasi distratto,come ispirandosi alla folla che si affannavadavanti al rogo: – Scendere in piazza vuol dire cheabbiamo coscienza di contare ancora.Erano forse le tre; Gino, così dicendo, fantasticavache per tutta Italia accadevano cose come questaqui, nella piazza. Una nuvola piccola, nera assorbìil sole per qualche istante, scomparvero le ombre.In quello stesso momento Gino Bartali fuggiva soloverso la maglia gialla, in Francia. La polizia arrivòveloce e urlante, ci furono grida e maledizioni,uno vicino a Matteo e Gino strinse con le maniuna grondaia sperando di svellerla, poi scappòcoprendosi il viso col braccio, dopo aver bestemmiato.Attorno al falò presto non ci fu più nessunoe fecero cerchio le camionette; si alzava un fumodenso dagli avanzi dei mobili, Matteo scappòavanti, di nuovo Gino lo trattenne: – Non fare loscemo! – gli disse – vieni con me che sono praticodi queste cose –. Rasentarono un muro, Ginotirando per mano Matteo, fino ad un portone, alloraGino prese a salire correndo e se lo tirò vici-Quaderni Savonesi 112


Il 14 luglio 1948 di “Matteo” a SavonaGian Franco Venèno. Con un sorriso di compressione lo guardò, accennandoal chiasso della strada alzò le sopracciglia.– Ci scommetto che ti sbatte il cuore – gli disse:Matteo si portò una mano al petto, fece di sìcol capo senza riuscire a smettere la smorfia dellapaura. L’altro tirò fuori di tasca due sigarette, glienepassò una e gliela accese: – Fuma un po’, tantoc’è solo da aspettare. –Matteo fumava piano senza staccare la sigarettadelle labbra. «Racconterò questo a Marvi», pensava.Era bello immaginare che in quel momentoMarvi si mordesse le mani distrutta dall’ansia perMatteo. La scala era in penombra, la luce entravada strette finestre in vetrocemento oltre le quali ilcielo appariva come fosse nuvoloso. I due ragazzise ne stavano in silenzio: Gino, che per primoaveva tentato di attaccar discorso, ora era contentodi poter tacere, poiché se mostrava naturalezzaper gli avvenimenti, anch’egli era intimamentesbalordito dalla furia del giorno. La giustificazioneche mostrava per la ribalderia in verità nonc’era, o meglio non la trovava in se stesso, comeaccade, talvolta, di essere irati per qualcosa che siè dimenticato.Ma per Matteo la cosa era già diversa: egli sentivavacillare quelle posizioni quasi ataviche in cui sicredeva costretto. Si trovava nel punto in cui l’ondaove fino a quel tempo egli aveva galleggiato, seguendola,era giunta presso la spiaggia e lì l’acquaribalta tra gli scoppi di spuma furiosa: è vano cercardi tenrsi a galla. Pure egli si dibatteva col pensieroper dare un ordine al tumultuare dei ricordidei due anni: aveva la certezza di trovarsi a un puntod’arrivo; come aveva fatto nel ‘46 a non riconoscerei germi di questo che ora esplodeva, latentisotto la crosta d’ebbrezza?La rabbia d’esser stato frodato – ancor più viva datala paura e l’età – si univa in Matteo così a unsenso di comprensione mai più sospettata, perla gente di fuori. E pur immaginando, senza darsidel tutto ragione, di poter essere definitivamentesommerso e distrutto, tuttavia riconosceva diistante in istante una certa lealtà per chi infuriavanella piazza. «Senonaltro – si diceva – questa èuna rivoluzione faccia a faccia».Stettero quieti, finché Matteo finì la sigaretta, laposò sotto il calcagno e poi la schiacciò.– Non dici niente Matteo? – gli fece Gino. – Nondico niente – disse lui che era ancora rapito daisuoi pensieri. Fuori le grida andavano ora disperdendosi;di lì a poco azzardarono a uscire, sullapiazza c’erano pietre e zolle frantumate, rubate alleaiuole: solo un gruppo di poliziotti con l’elmo euna camionetta vicino al falò che ormai era cenerebianca e qualche legno nero.– E ora? – chiese Matteo.– E ora cosa?– È finito tutto? dove sono andati?– Molti in prigione – fece Gino serio, con una vocedi bambino che Matteo non gli conosceva.– Vai a casa? – Gino disse. matteo gli rispose di sì,invece quando fu solo si avviò verso il suo bar. Lesaracinesche erano abbassate a metà come si suoleal passar dei funerali e delle processioni. Tra unasiepe di gente ammutolita la radio vociava: era iltrionfale arrivo di Gino bartali: quando dallo stadiofrancese si udì il torrente di clamori, gli ascoltatorilì attorno arsero di felicità. Matteo ordinò uncaffé, si vedeva nello specchio dietro il banco, fucontento di trovare il suo volto non più sconvoltodalla paura. Telefonò a Marvi; ella rispose convoce tranquilla, gli chiese dove fosse. La voce dilei giungeva a Matteo infantile ma caldissima e tenue,le vocali scivolavano come un respiro, tuttaviaMatteo aveva l’impressione che gli fosse estranea;quando Marvi gli disse: – Vieni a trovarmi,non c’è nessuno, – egli pensò alla quiete della bellavilla silenziosa più che alla ragazza. Salì su un autobusvuoto, i vetri frastornavano, vicino al marel’autobus si fermò perché una piccola folla attornoa una autoambulanza ostruiva la strada. (Per terrac’era la barella sulla quale avevano disteso Carlo,battuto a sangue, ma Matteo non lo vide).Il cielo s’andava via via coprendo di nubi leggeree vaste, ora l’autobus sussultava lungo la passeggiataa mare: dall’altra parte dell’acqua il porto erafermo, treni e gru. Il mare era quieto e bianco versol’orizzonte: lo stesso panorama di una domenicanel primo pomeriggio, quando le ore sono vuote,e la campana che si è fatta un nome e una tradizionenella provincia suona inascoltata dalla torrequadrata. In quell’ora, sotto un cielo che si potevasupporre uguale, tanto liscio e uniforme era quelloche scorgeva Matteo, la Francia vicina tripudiavadi bandiere per la presa della Bastiglia e si mordevale mani per il corridore di Firenze.La fermata dell’autobus sorprese Matteo fra le fantasticherieche gli facevano intravvedere coincidenzedi rivoluzioni nel 14 luglio. Salì il sentierodi pietre fino al cancello di marvi, ella gli venne ad113n. 7 - giugno 2008


Il 14 luglio 1948 di “Matteo” a SavonaGian Franco Venèaprire coi capelli biondi sciolti, i pantaloni azzurri,un fazzoletto bianco e rosso al collo; nel giardinosi baciarono.– Sei carina, è per me? – disse Matteo.– È per te – disse Marvi prendendolo al braccio. –E per chi se no?Condusse Matteo per mano sulla veranda, lo spinsea sedere sul divano, di dove tolse due libri tenendoliaperti. – Cosa leggi? – disse Matteo.,È latino, sto studiando – fece Marvi.– Chissà se faremo la maturità – disse Matteo.Spiegò che per le vie bruciavano i mobili dellaD.C. – È per Togliatti – disse.– ma coa vuoi che succeda? – disse Marvi con unbel sorriso, dilatando gli occhi chiari con una scintilladi vivacità. matteo se la guardava, non rispondendole afferrò le mani e le portò al petto.– Avessi visto fuori… – cominciò, e il discorsoche aveva in animo di fare si smarrì. Era quieto, inquella veranda fresca, di vetri luminosi oltre i qualitremavano al venticello i cespugli di rose e l’ederarampicante lungo le vetrate. Pure, poco prima,Matteo aveva visto una mezza rivoluzione. la piacevolezzad’ora e il recente ricordo si confondevanodandogli una senso di squilibrio, nel qualedi quando in quando, cosa di attimi, si imponevail volto, bellissmo ora, di Marvi che gli dava comeuna scossa ai fianchi.– Cosa vuoi che succeda: basta avere una casaun po’ fuori città, come questa, che non si sentenemmeno il rumore delle rivoluzioni come quelled’oggi – disse ancora Marvi, poi cambiò voce etornò a sorridere con malizia: – Semmai, vieni quia stare con me – disse scoprendo i denti.Marvi s’era curvata fino al viso di Matteo, si liberòdel fazzoletto che le stringeva il collo, c’era, sotto,una catenella con la Madonna di Pompei. Lasua bocca era rosa, semiaperta ed esalava un profumoche a Matteo era familiare, e che non sapevadire. Egli ora sentiva caldo alla schiena, ed ebbebaluginante lo stimolo di scappare ad ogni costosommosse e pericoli: e insieme una gran vogliadi scordare ciò che aveva visto in piazza. Altro,la gente come Marvi e lui, non sapeva fare, pensava.La strinse a sè, sul divano, e già nella mentesi scioglievano i ricordi, se li beveva il sanguefuribondo.Però fu ancora più triste dover tornare solo, la sera,in città, col petto gonfio di paura, sempre piùad ogni passo.8.Veduta di Savona nella seconda metà degli anni ‘40 dopo le distruzioni causate dai bombardamenti della 2 a guerra mondiale.Quaderni Savonesi 114


Elezioni politiche del 18 aprile 1948Le elezioni del 18 Aprile 1948 furono le primeche si svolsero dopo la rottura dei rapporti politicitra le forze di sinistra e cattoliche, che avevanocollaborato nei governi dal 1944 al 1947.Lo scatenamento della guerra fredda e l’esasperazionedell’anticomunismo, fenomeni nazionalicollegati con la situazione internazionale cheevolveva nella medesima direzione, costituironogli elementi esterni, contingenti nella determinazionedel risultato elettorale.Ci troviamo, in questo periodo storico di cui cistiamo occupando, in una fase effettivamente“costituente” del sistema politico italiano (dopola non breve parentesi, circa 20 anni, dal 1926 al1943-45, contraddistinta dal “partito unico”).Vi è da dire che il peso delle relazioni e dei rapportidi forza maturati nelle 2 prime elezioni svoltesicon suffragio allargato maschile e sistema proporzionale,nel 1919 e nel 1921, appare – nell’immediatodopoguerra – ancora forte, soprattuttosotto l’aspetto dell’affermazione dei grandi parti-ELEZIONI POLITICHEDEL 18 APRILE EATTENTATO A TOGLIATTI:I RISULTATI ELETTORALI,A LIVELLO NAZIONALEE LOCALE.Franco Astengooperò fino al 1948 come Assemblea Costituente)fino alle elezioni del 1994, quando fu utilizzato perla prima volta un sistema elettorale misto maggioritario/proporzionale,è sempre stato presente unnumero di partiti oscillante da nove a tredici (senzatener conto dei partiti regionali).In effetti la riorganizzazione delle forze politicheitaliane, messe fuori gioco dal fascismo, avvenneancor prima del 25 Aprile 1945.I comunisti ed i socialisti ricostruirono le loro organizzazioninel 1942 e 1943 sulla base delle struttureutilizzate durante la lotta clandestina controil fascismo.Altrettanto fecero i liberali.La DC assorbì l’eredità del Partito Popolare, fondatoda Don Sturzo nel 1919.Comparvero però anche nuove formazioni politiche.Gruppi antifascisti borghesi di ispirazione repubblicanadiedero vita al Partito d’Azione, mentrenel Sud comparve il partito della Democrazia delLavoro, formato da notabili conservatori.Nel settembre del 1943, i sei partiti appena ricordatidiedero vita al Comitato di Liberazione Nazionale(CLN); formando così la base del sistemapolitico italiano così come si sarebbe configuratoproprio nel periodo preso in esame nel corsodi questa relazione (i mutamenti successivi, ripetiamo,furono dovuti essenzialmente al mutamentodell’offerta politica e alla ripresa dei tradizionalicontrasti di fondo, tanto tra un partito e l’altro,tanto all’interno di ogni singolo partito).Le dinamiche elettorali nei primi anni del dopoguerra,messe in relazione ai tre blocchi principali(destra, sinistra, centro) rivelarono un relativoavvicinamento ai risultati conseguiti nelle elezioniper la costituente del 1946, salvo lo scostamentoverificatosi nel 1948 per l’incremento ottenutodalla DC.E’ a partire dal 1953 che si può parlare di una “bipartizazzioneimperfetta” secondo la celebre definizioneconiata da Giorgio Galli.La prima occasione di riallineamento del sistemaper effetto di dinamiche esterne al sistema dei partiti,e quindi per effetto del rinnovarsi o del presentarsidi diverse fratture sociali secondo la classicainterpretazione di Lijpsey e Rokkan, avverràsoltanto nel 1987, con l’introdursi nello schemaparlamentare di una rappresentanza specificatamenteassestata sul “cleavage” centro/perifetidi massa.Dopo le elezioni del 1953 constatiamo, infatti, unasorta di stabilizzazione degli attori presenti nell’arenaparlamentare.Il quadro politico italiano è stato contraddistinto,per un lungo periodo, da un sistema pluripartiticodi tipo classico, imperniato su di un sistema elettoraledi tipo proporzionale corretto da uno sbarramentoderivante dal conseguimento di un quozientepieno in almeno un collegio (nei collegielettorali più grandi, Milano, Torino, Roma, Napoli,le percentuali necessarie per ottenere questorisultato oscillavano tra l’1,5% ed il 2%) e i 300.000voti su tutto il territorio nazionale.A partire dal 1946 nel Parlamento Italiano (cheFranco Astengo115n. 7 - giugno 2008


Elezioni politiche del 18 aprile 1948Franco Astengoria (diversa dalle presenze etnoregionaliste classichecome SVP e UV) e della rappresentanza di unvalore post-materialista emergente come quelloambientale, all’epoca strettamente connesso allaquestione energetica, in relazione in particolare aldisastro della centrale nucleare di Cernobyl verificatosinell’Aprile del 1986 (ho accennato, credo sisia compreso benissimo, prima alla Lega Lombarda,capace dopo l’effimero successo di Liga Venetae Melone triestino di riaffermare la contraddizionecentro/periferia; successivamente ai Verdi,stimolati anche nelle loro discesa nell’arena parlamentaredall’esempio dei Grunen tedeschi).Tra il 1946 ed il 1987 (anche se si tratta di date daassumere come spartiacque, con un certo sensodella relatività del tempo) ci siamo trovati, infatti,di fronte ad una situazione di forte preminenzadei partiti sulle espressioni organizzate della società(intese come rappresentanza di interessi, diassociazione, di corporazione e quant’altro).I partiti, in Italia, nel corso di questo periodo sonoassolutamente al centro della scena politica (nona caso, come vedremo meglio in seguito) la partecipazioneal voto supera il 90% degli aventi dirittoed è molto omogenea anche tra elezioni politicheed elezioni amministrative: un dato che, comparatoai dati degli altri paesi europei, ha contribuito acomporre il quadro di quello che fu definito, permolti anni, “caso italiano”.Gran parte degli scostamenti, spostamenti, riallineamentiparziali che possiamo riscontrare edanalizzare rileggendo questo periodo della nostrastoria politica sono stati dovuti, infatti, a mutamentiinterni al sistema: tutto ciò nonostante legrandi trasformazioni economiche, sociali, nellecondizioni materiali di vita via, via, registratesi nelcorso degli anni.Nella vita dei partiti, dominatori della scena eprovvisti – tutti – di un meccanismo di interscambiodal basso all’alto e dall’alto al basso, con unforte dato di attivizzazione tra vertici e quadri intermedierano prevalenti l’ideologia, la tradizioneculturale, la confessione religiosa, la collocazioneinternazionale (non solo tra l’Est e l’Ovest, ma ancherispetto all’Europa e ai meccanismi della ricostruzionepost-bellica).Anche la stessa risposta modernizzatrice, almenonelle intenzioni dei proponenti, che il centrosinistracercò di fornire all’inizio degli anni’60, saràvista come una risposta “interna” di allargamentodell’arco democratico di governo, e non di rinnovamentocomplessivo dell’offerta politica versouna società più complessa ed in crescita e mutamentosul piano della domanda (come è avvenuto,invece, in seguito sul terreno di una presuntasemplificazione nei rapporti tra politica e società,nel senso della riduzione del cosiddetto “eccessodi domanda”).Dal quadro che esce dalle elezioni del 1948 e dalrelativo aggiustamento realizzatosi con l’esito delleelezioni del 1953, esaurita la fase post-resistenzialeche aveva contrassegnato le elezioni del 1946(che pure presentarono anch’esse alcuni tratti risolutividella definizione del sistema politico: glielementi di “anomalia” di quelle elezioni possonoessere riassunti: nella sparizione del PDA, nelvoto al PSIUP ancora quantitativamente superiorea quello del PCI, alla presenza effimera dell’UQ),dall’esito di queste tornate elettorali, dunque,emerge una tendenza dell’elettorato italianoad una modesta volatilità elettorale, ad un relativamentealto tasso di fedeltà, a spostamenti minimitra una forza politica e l’altra e comunquedovuti ad un diverso posizionamento delle forsepolitiche stesse sull’asse del sistema che trovaronoimmediata corrispondenza nell’elettorato di riferimento(es. PLI nel 1963, con l’opposizione alcentrosinistra; PSIUP nel 1968 con il rifiuto dell’ingressoal governo realizzato dal PSI).In ogni caso l’esito complessivo delle elezionisvoltesi nell’immediato post-dopoguerra, può esserecosì riassunto:a) proprio il ruolo dei partiti che abbiamo appenaricordato rende coerente il ruolo del Parlamentocosì come disegnato dalla Carta Costituzionale(quel ruolo che, sintetizzo, nello slogan togliattianodel “Parlamento specchio del Paese). Furonocosì respinte le tentazioni presidenzialista (chepure ci furono, ad esempio nel PDA) e, ad ulterioreelemento di garanzia per le forze politiche, fustabilito il voto di fiducia al Governo da parte dientrambi i rami del Parlamento, suffragando cosìil cosiddetto “bicameralismo paritario” e affossandol’idea del Senato delle Regioni.La sinistra, su questo terreno, pagò il prezzo dell’allontanamentonel tempo dell’esecutività dell’ordinamentoregionale, anche se nella I legislaturasi affrontarono senza concludere i disegni dilegge riguardanti la legge elettorale regionale equella finanziaria;Quaderni Savonesi 116


Elezioni politiche del 18 aprile 1948Franco Astengob) la scelta della legge elettorale proporzionale (edel voto come diritto/dovere). La legge elettoralerappresentò uno dei primi impegni politici deldopoguerra, tanto è vero che la Commissione Ministerialepresieduta da Nenni iniziò i suoi lavori il1 Settembre del 1945.La Costituente compì, poi, nel merito, una sceltadi fondo escludendo dal testo della Costituzionela legge elettorale stessa, mentre, in pratica, laproporzionale fu scelta 3 volte: nella Consulta, allaCostituente e dopo le elezioni del 1953.Nella Consulta, constata l’impossibilità di portaread una unità consociativa le diverse forze politiche(si registrarono contrapposizioni tra uninominalistie proporzionalisti, emersero diverse concezionidello Stato, si profilava una campagna elettoraledominata dal referendum istituzionale: si decise,allora, di scegliere decisamente la strada diuna “democrazia dei partiti”: da qui la scelta dellaproporzionale come elemento di valutazione dellaquota di efficienza dei singoli partiti. La Consultaaffrontò anche un altro aspetto del dibattitosul procedimento elettorale: quello relativo all’obbligatorietàdel voto: ci fu uno scontro sull’art.66relativo al ruolo del clero in campagna elettorale,con una vittoria della sinistra che fu sconfitta sullacancellazione delle sanzioni per gli inadempienti.Alla fine passò il concetto di diritto/dovere conla sola “segnalazione” sul certificato di buona condotta(la sola nazione europea che ha l’obbligatorietàdel voto è il Belgio).Nella Costituente, dopo un ampio dibattito, si decisedi lavorare sulla griglia del sistema adottatodalla Consulta per quel che riguardava l’elezionedella Camera dei Deputati, per il Senato si optòper i collegi uninominali quale segno di legamecon il territorio (opzione dovuta all’iniziativa deldemocristiano Tosato in opposizione ad una propostadi Lussu per il voto di lista).La convergenza Dossetti/Togliatti, verificatasi propriosul tema della legge elettorale per il Senatoconfermò la consolidata posizione che la “formapartito”aveva ottenuto nell’impianto istituzionaledella Repubblica.Non analizziamo a fondo, in questa sede, l’iter cheportò al varo della modifica in senso maggioritariodella legge elettorale per le elezioni del 1953(la legge dei cosiddetti “apparentamenti”, già sperimentatacomunque nelle diverse tornate amministrativesvoltesi tra il 1951 ed il 1952). Si trattò,comunque, di un vero “maggioritario” (il premiosarebbe scattato, come è noto, soltanto se la coalizionedegli “apparentati” avesse superato il 50%più uno dei voti validi) e furono proprio gli esitidelle amministrative 51-52 ad indurre la DC ad insistere,fino ad arrivare al limite della rottura istituzionalenell’occasione dell’approvazione dellalegge da parte del Senato: la DC intendeva evitarela possibilità di maggioranze alternative al quadripartito,che pure – appunto - l’esito delle amministrative51-52 aveva profilato poter essere possibile,ricercando al contempo la possibilità dellamaggioranza assoluta per sé stessa (su questopunto si verificò l’esiziale rottura del PSDI, la cuisinistra che aveva proposto una soglia di premiodi maggioranza al 55%, vedendosi battuta nel momentoin cui fu stabilito il 66%, uscì dal partito formandocon i dissidenti del PRI il gruppo di UnitàPopolare i cui voti risultarono determinanti per ilmancato “quorum maggioritario”;c) terzo ed ultimo punto: le elezioni del 1946,1948, 1953, determinarono l’affermazione definitivadel modello imperniato sui grandi partiti dimassa (quello che, poi, Duverger indicherà comela sola prospettiva possibile perché un sistema politicopotesse reggere adeguatamente). Erano ancoralontani i partiti “pigliatutti” e ancora il cosiddetto“partito di cartello”.Prima di passare ad una sommaria analisi dei dati,a livello nazionale e locale, mi sia permesso, ancora,esporre un punto preliminare.E’ nel corso della campagna elettorale del 1948,che nasce la conventio ad excludendum, pernodelle successive dinamiche interne al sistema politicoitaliano per oltre 30 anni. I due partiti “antisistema”,a destra il MSI e a sinistra il PCI risultavanoesclusi “per convenzione” appunto, dalla possibilitàdi approdare organicamente all’area di governo(ricorderò come, nella parentesi della “solidarietànazionale” 1976-1979 il PCI, in un primotempo si astenne e, successivamente, votò la fiduciaai governi monocolore DC senza mai avanzarecandidature ministeriali).Le ragioni che fecero nascere la “conventio adexcludendum” in particolare a sinistra sono note,la guerra fredda, il viaggio di De Gasperi negliUSA, la fine della coalizione DC-PCI-PSI: non cistancheremo mai, però, di ricordare come i lavoridell’Assemblea Costituente si fossero conclusiunitariamente, proprio in ragione di quell’orien-117n. 7 - giugno 2008


Elezioni politiche del 18 aprile 1948Franco Astengotamento comune relativo alla centralità del Parlamento,sul quale ci siamo già a lungo soffermati.Il primo dato da ricordare riguarda il numero diliste presentate nelle tornate elettorali prese inesame(dati riferiti come quelli successivi alle elezioniper la Camera dei Deputati): nel 1946 si presentarono51 liste ed ottennero seggi 11 collegateal CUN e 4 non collegate, nel 1948 48 liste, di cui10 ottennero seggi, nel 1953 31 liste di cui 9 ottenneroseggi.Le principali novità, rispetto alle elezioni per la AssembleaCostituente del 1946 furono:1. l’unica lista formata da socialisti e comunisti,uniti nel Fronte Democratico Popolare, con ilsimbolo di Garibaldi;2. la sparizione del Partito d’Azione e della ConcentrazioneRepubblicana di Parri e La Malfa;3. le liste del nuovo partito socialdemocratico,che si presentavano con la sigla di Unità Socialista;4. i liberali, che nel 1946 si erano presentati nelblocco dell’Unione Democratica Nazionale, siripresentavano come Blocco Nazionale;5. le liste del partito dei cittadini di lingua tedescadel’Alto Adige, la SVP, ossia il Partito PopolareSud Tirolese6. le liste dei monarchici che nel 1946 si eranopresentati come Blocco Nazionale della Libertà,si presentavano adesso unite con il PartitoMonarchico Nazionale nell’Alleanza Democraticadel Lavoro.7. Le liste del nuovo partito neo-fascista con la sigladi Movimento Sociale Italiano.8. L’assenza delle liste del Fronte dell’Uomo Qualunque.I risultati delle elezioni segnarono una schiacciantevittoria della DC che ottenne il 48,5% dei votie la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera(305 su 574). Il Fronte Democratico Popolareebbe il 31%. Unità Socialista il 7,1%. Il Pri raccolseil 2,5%. Il Blocco nazionale, che comprendevaliberali e qualunquisti il 3%. L’estrema destra, nelcomplesso il 5,3%, tra MSI e monarchici.Veniva così modificato il risultato della Costituente,perchè accanto alla forza della DC (che poi formòcomunque un governo di coalizione centristacon socialdemocratici, liberali, repubblicani) si affermò,a sinistra, il predominio del PCI sul PSI.La nascita di uno schieramento di sinistra in cui icomunisti avevano la nettissima prevalenza, chesarebbe poi stata confermata in tutte le successiveelezioni, fino alla scomparsa del PCI, avrebbe rappresentatoun dato importante nella struttura delsistema dei partiti.Le ragioni furono varie; l’inasprirsi dello scontro,l’indebolimento del PSI dovuto alla scissione, lemaggiori capacità organizzative del PCI, la persistenzadel mito dell’URSS, ma soprattutto l’abilitàdel gruppo dirigente e, in particolare, di Togliattinel presentarsi come eredi della migliore tradizionesocialista italiana, anche riformista.La polemica, anche molto aspra, con la socialdemocrazianon impedì ai comunisti di raccogliere,sopratutto in Emilia che divenne così la loro roccaforte,l’eredità degli amministratori socialisti delperiodo prefascista.Anche se in sede di analisi storica il giudizio sulsocialismo riformista continuò spesso a esseresevero,ma senza mai assumere toni denigratori,nella pratica del governo locale la tradizione riformistafu ripresa in pieno.Tornando all’analisi complessiva dell’esito del votoè necessario ricordare come la psicologia dellapaura ebbe una grande influenza sui risultati dellevotazioni del 18 Aprile, perchè non risparmiò nessunaclasse e nessun ceto sociale.L’11 Giugno Nenni poteva indicare alla Camera,come causa dei risultati, tre paure: la paura suscitatadalla Chiesa con le sue lettere pastorali, i suoimiracoli, le apparizioni e la dichiarazione che sarebbestato peccato votare per il Fronte DemocraticoPopolare; la paura che un determinato esitoelettorale avrebbe interrotto gli aiuti provenientidagli USA; la paura del comunismo, presentato con le tinte più fosche.In questo clima si accumulò la tensione che esplose,poi, il 14 Luglio quando un giovane di destra,Antonio Pallante, attentò alla vita di Togliatti ferendologravemente.1. La partecipazione al voto risultò altissima, siaa livello nazionale, sia in sede locale.Nel 1946 votò, in Italia, l’89,1%, nella CircoscrizioneLigure l’85,6%, nella Provincia di Savona il92,4%, nella Città di Savona il 92,7%.Nel 1948 in Italia il 92,2%, nella Circoscrizione ligureil 91,5%, nella provincia di Savona il 93,3%,nella Città di Savona il 93,2%Nel 1953 in Italia votò il 93,8%, nella CircoscrizioneLigure il 94,0%, nella Provincia di Savona il96,6%, nella Città di Savona il 96,9%.Quaderni Savonesi 118


Elezioni politiche del 18 aprile 1948Franco Astengoc) Gli scostamenti, tra esito del voto in sede nazionalee in sede locale (non rammento qui le cifreperché contenute nelle tabelle contenute nellecartelline) hanno un andamento abbastanza costante:e si tratta di un dato significativo. I partitidi centro e di destra hanno, in Liguria e a Savona,un andamento inferiore alla loro media nazionale,mentre quelli di sinistra dimostrano un “trend” favorevole.Ci troviamo, quindi, di fronte a comportamentielettorali che avranno un seguito nel corsodel tempo, complessivamente almeno per tuttala durata del sistema elettorale proporzionale.In questo senso i dati del voto alla DC indicanocon chiarezza il trend cui si accennava poc’anzi.Nel 1946 la DC si afferma nazionalmente come ilpartito di maggioranza relativa con il 35,18%, nellacircoscrizione ligure però il voto democristianorisulta inferiore alla media nazionale dello 2,67%,mentre nella provincia di Savona (una provinciaparticolare, come vedremo meglio analizzando altridati di maggiore dettaglio) il segno - corrispondesoltanto allo 0,37%, risalendo per quel che riguardail Comune di Savona all’8,06%. Che il Comunedi Savona si riveli terreno difficile per loscudo crociato appare più evidente proprio il 18Aprile 1948, allorquando la DC sul piano nazionaleraggiunge il massimo storico con il 48,51%: ebbenesotto la Torretta la percentuale è inferioredel 12,02% rispetto a quella nazionale (il calo èpiù contenuto a livello circoscrizionale -2,63% eprovinciale -3,34%). Nel 1953, per contro, la DCriuscì a tenere la quota nazionale (40,10%) nellaprovincia di Savona, calando dell’1,61% a livellocircoscrizionale e facendo segnare il consueto deficitnel Comune di Savona (questa volta -7,85%).I dati di PCI e PSI(ricordiamo che nelle elezioni del1946 i socialisti si presentarono come PSIUP, riassumendola denominazione PSI dopo la scissionedi Palazzo Barberini e la formazione del PSLI)ci confermano nell’analisi, che sostanzialmentecolloca la Circoscrizione Liguria come una circoscrizionedi sinistra, la Provincia di Savona comein equilibrio con un leggero vantaggio per la sinistragrazie al voto massiccio delle zone di insediamentooperaio, ed il Comune di Savona ai bordidi quella che sarà definita “zona rossa”, comprendenteEmilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria.Nel 1946, infatti, il PCI (che alle amministrativedi marzo ottenne il suo massimo storico con il47,1%) crebbe in tutte e tre le situazioni che stiamoesaminando in maniera molto consistente rispettoal dato nazionale del 19,80% (circoscrizionepiù 8,64%, provincia di Savona più 11,09%, Comunedi Savona 12,01%). Il predominio dei comunistinella città di Savona ebbe un sicuro influssoanche sul voto dei socialisti(ricordiamo ancora:almomento ancora unificato nello PSIUP), incalo rispetto al dato nazionale del 20,72% dello0,09% (mentre a livello circoscrizionale i socialistisegnarono un più 5,20% e a livello provincialeun più 2,88%). Curioso il dato del Partito d’Azione,il cui voto in Liguria , in Provincia di Savonae nel Comune capoluogo dimostrò un dato inferiorea quello nazionale pur modesto dell’1,46%(rispettivamente -0,61; -0,64%; -0,88%). Il FronteDemocratico Popolare fece registrare in Liguriapercentuali molte più alte di quella nazionaledel 30,93%. A livello circoscrizionale più 8,14, nellaprovincia di Savona il 9,15% e al Comune di Savona,addirittura del 20,32% con il conseguimentodella maggioranza assoluta con il 51,25%). Datiottenuti prevalentemente per la forza dimostratadal PCI che anche nel 1953, presentatisi i due partiti,PCI e PSI nuovamente separati, confermò mediea livello liguri superiori a quelle nazionali (più3,13 nella Circoscrizione, più 4,90% nella provinciadi Savona, più 12,12 al Comune). Che sianostati i socialisti a pagare il prezzo più alto nell’operazionelegata al FDP è dimostrato anche dai datidel partito socialdemocratico, presentatosi comeUnità Socialista nel 1948 (media nazionale 7,07%,a livello circoscrizionale più 2,70%, in Provinciapiù 3,49%, al Comune più 0,67%: a dimostrazionedel permanere di un asse spostato a sinistranel Comune di Savona anche dalla parte, per cosìdire, “riformista”). Del resto, nel 1953 il PSDI, purnel risultato negativo ottenuto a livello nazionale(percentuale caduta al 4,51%), ottenne più votidalle nostre parti: nella circoscrizione più 2,08%,in provincia di Savona più 2,89%, nel Comune diSavona più 1,80%.La destra fece segnare, per contro, dati in costantecalo rispetto alla media nazionale dei diversi partitipresentatisi nelle occasioni elettorali che stiamoanalizzando: il boom dell’Uomo Qualunque,ad esempio, nel 1946 (5,28% a livello nazionale,risultò assai ridimensionato nella Circoscrizione:-2,60; in Provincia -3,00; ed in Comune -1,83%).Il Movimento Sociale non partecipò alle elezionidel 1946: il 18 Aprile 1948 conseguì complessi-119n. 7 - giugno 2008


Elezioni politiche del 18 aprile 1948Franco Astengovamente il 2,00% (in Liguria -1,19%, nella Provinciadi Savona -1,31, nel Comune di Savona 1,17%);crescendo notevolmente nel 1953 con una percentualenazionale del 5,84% (ridimensionata inLiguria dello 2,05%, nella provincia di Savona del3,19% e al Comune di Savona del 3,04%). Anchei monarchici, che pure nel 1953 raggiunsero il loromassimo storico con il 6,85% (ovviamente concentratoin massima parte al Sud) ebbero quotedi molto inferiori in Liguria (circoscrizione -4,13%,provincia di Savona -4,44%, comune di Savona -4,90%).Questi dati confermano l’esattezza della nostraanalisi iniziale, con particolare riferimento al Comunedi Savona: laddove il PCI manteneva unaegemonia molto forte, frutto a nostro giudizio ditre componenti essenziali: l’insediamento operaio,il ruolo avuto nella Resistenza ed il grandeprestigio accumulato da alcuni suoi dirigenti, lacapacità organizzativa posta soprattutto sul terrenodel saper legare il lavoro di fabbrica con quellosul territorio.Per concludere vediamo, comunque, meglio i datidi alcuni importanti comuni delle diverse zonein cui si suddivide la nostra provincia, che ci indicanocon chiarezza l’effettiva dislocazione del voto,anche dal punto di vista delle origini socio –economiche.Da questi dati emerge un complessivo spostamentodi voto, tra il 1946 ed il 1953, avvenuto nella nostraprovincia, assolutamente non trascurabile e laconferma di come, questi spostamenti, avvenganosulla base di valutazioni interne alla “sfera politica”e quindi a quella “democrazia dei partiti” cuiabbiamo già più volte fatto riferimento.Dunque tra il 1946 ed il 1953, passando per losnodo fondamentale delle “elezioni critiche” del1948, la provincia di Savona passa da provincia potenzialmentedi sinistra, a provincia di “confine”,“border line” si direbbe tra i due grandi schieramentidel “bipartitismo imperfetto”.Nell’insieme, però, ci troviamo, al termine delletre tornate elettorali di cui ci stiamo occupandoad uno spostamento verso la DC che, ovviamente,raggiunge il suo apice il 18 Aprile ma che tiene abbastanzaanche il 7 Giugno 1953.L’analisi delle diverse zone geografiche, ed i datispecifici dei comuni più importanti, dicono infattiche se nel 1946 oltre a Savona e alla zona Vado-Quiliano anche la Valbormida (escluso Cengio)poteva essere considerata come ai margini della“zona rossa” (intendiamo sempre, come abbiamogià fatto rilevare come “zona rossa” le regionidell’Emilia, Toscana, Marche, Umbria) le tornatesuccessive indicano un sostanziale riequilibrio traDC e partiti della sinistra, in particolare a Cairo eCarcare e soltanto Altare mantiene caratteristichemolto forti di voto a sinistra.Analogo l’andamento nelle due Albisole, dove ilvoto per la Costituente verifica un fortissimo successodi PCI e PSI, che successivamente vedrannoridotti i loro suffragi (parliamo qui di una zonadella provincia, quella “centrale” attorno a Savonae la Valbormida a forte influenza operaia, anche senella Valbormida i lavoratori della campagna risultavanoancora numericamente consistenti, ed erain uso anche il doppio lavoro campagna-fabbrica,a Ferrania, all’ACNA, alla Montecatini, ecc).Interessante anche notare gli spostamenti avvenutinel ponente, zona da molto tempo tradizionalmentespostata nelle espressioni di voto versoil centro e la destra: da notare che parliamo di unazona le cui realtà socio – economiche del tempoerano molto diverse da quelle rilevate nei decennisuccessivi (il turismo, ad esempio, salvo ad Alassioe un poco a Finale contava ancora molto poco) edove l’agricoltura risultava dominante.Nel 1946 l’esito del voto a Ponente risultava infattimolto meno omogeneo di quanto non appaia oggigiorno,anzi con differenziazioni tra zona e zonache vale la pena di rimarcare: se la fascia tra Loanoe Borghetto infatti presentava dati da assoluta“zona bianca” (stile Veneto, tanto per intenderci),i risultati dei Comuni di Alassio ed Albenga apparivanoassai più contrastati,per quel che riguardail 1946, e la ripresa di una realtà da “zona bianca”avveniva soltanto ai confini della provincia di Imperia(sempre caratterizzatasi, questa, in una certadirezione), quindi ad Andora. Successivamente,nel 1948, ad Alassio e Albenga la DC assume unaqualche egemonia, capace di perdurare nel tempo(per i partiti di sinistra sfuma, probabilmente,una qualche impatto diretto in loro favore successivoai fatti della Resistenza che, in quella zona,aveva avuto un orientamento “garibaldino” moltopronunciato).Alcune curiosità, per concludere: tra i comuni dimaggior importanza nella nostra Provincia, quellopiù “democristiano” può essere indicato in Sassello;mentre a Loano e Borghetto (già citati qua-Quaderni Savonesi 120


Elezioni politiche del 18 aprile 1948Franco Astengoli “capitali” della zona bianca) verifichiamo anchedue fenomeni originali, almeno per la provincia diSavona: a Borghetto elevate percentuali per il PRIche raggiunge la percentuale a due cifre; a Loano,il PSDI, nel 1953, è addirittura il secondo partito,oltrepassando il 27%.Da rilevare,ancora, come nel 1948 le perdite accusatedal FDP rispetto alla somma dei voti ottenutida PCI e PSI nel 1946, siano maggiori là dove USraccoglie i maggiori consensi (un dato che indicacome le zone di particolare debolezza del PSI sianostate quelle di più evidente difficoltà del Fronte:un vero e proprio ventre molle) e come complessivamente,per le sinistre, l’esito delle elezioni1953, confrontate con quelle del 1948, possonoessere definite, per la provincia di Savona, il“perdurare di una sconfitta”, piuttosto che un momentodi “riequilibrio” verso sinistra: al momentola sconfitta della “legge truffa” fece, forse, passain secondo piano questo dato che, invece, appareevidente ad una approfondita lettura dei dati,in particolare Comune per Comune.In particolare possiamo ancora rilevare come nelComune di Albenga il FDP perda, il 18 Aprile, rispettoalla somma di PCI e PSI nel 1946 il 12,20%:nel 1953 il PCI recupera il 3,61% sempre – ovviamente– rispetto al 1946, ed il PSI cede, invece,l’11,73% (con Unità Socialista al 10,59% nel 1948,in arretramento come PSDI del 6,51% del 1953).Il mutamento della situazione elettorale in Valbormida,nel corso delle tornate elettorali prese inesame, cui si faceva già cenno, appare ben esplicitatodai dati concernenti i comuni di Carcare eCairo Montenotte.A Carcare il 2 Giugno 1946 il PCI conseguì lamaggioranza assoluta con il 51,10% (con il PSI al17,76%: il FDP, due anni dopo, si fermò al 55,12%ed entrambi i partiti della sinistra uscirono ridimensionatinel 1953 (PCI 37,54%, PSI 15,85%, conil PSDI al 6,55%, confermando in questo caso comei voti PSI e PSDI risultassero pressoché comunicanti).A Cairo Montenotte nel 1946 si registrò un certoequilibrio tra PCI e PSI (38,77 i comunisti, 31,73%i socialisti). Il FDP ottenne, nel 1948, il 57,44% (danotare come, in questa occasione, la DC risultasseancora ben al di sotto della media nazionalecon il 28,45%). Si andò poi, nel capoluogo dellaVal Bormida, nel 1953 ad un complessivo riequilibriotra le tre forze maggiori con PCI al 33,32%,PSI 25,05% e DC al 25,28%.Espressione di orientamento opposto infine, l’esitoelettorale di Vado e Varazze (Vado culla del movimentooperaio, Varazze cittadina già turistica ecommerciale, anche se provvista di industrie, madalla forte tradizione cattolica). Vado si colloca ailimiti della “zona rossa” e Varazze di quella “bianca”(percentuali di tipo veneto, tanto per intenderci).A Vado il PCI raccoglie, nel 1946, il 50,80% ed il PSIil 21,66%, con il FDP, nel 1948, al 60,66% (Nel 1953il PCI arrivò al 44,46% ed il PSI al 15,47 con il PS-DI ad un modesto 5,16%). La DC vadese ottenneil 21,78 nel 1946, per confermarsi tra 1948 e 1953al 28,22% e 28,14%.A Varazze nel 1946 DC al 44,85%, cresciuto nel1948 al 58,60%, ed assestato al 53,70% nel 1953(per i partiti di sinistra: PCI 19,94% e PSI al 26,97%nel 1946, con il FDP nel 1948 al 29,14%, e nel 1953PCI in calo al 17,93% e socialisti pressoché dimezzatirispetto al 1946 con il 14,40%).Dati che confermano, nel loro insieme, quell’elementodel “perdurare di una sconfitta” per le sinistrecui si accennava poco fa: arretramento evidentequello dei partiti di sinistra, con la contemporaneacrescita della DC tra il 1946 ed il 1953,nonostante il perdurare ed il consolidarsi di percentualicomunque superiori alle medie nazionalitanto per il PCI, come per il PSI.Fin qui, dunque, una esposizione di dati che si aggiungonoa quelli delle tabelle in possesso ai partecipanti.Per concludere una annotazione, relativa al contestoin cui ci troviamo: una sede di studi storici.Mi piacerebbe sottolineare (come sostiene anchePietro Scoppola nel suo “La Repubblica dei Partiti”l’importanza che dovrebbe assumere per lostudioso di storia il concetto di “sistema politico”elaborato in sede di scienza politica e poi successivamenteraffinato.Ed è stato in termini sistemici che ho cercato diraccogliere gli elementi per questo modesto lavoro.Il sistema politico non è definibile in termini puramentenormativi, è altra cosa dalla forma di governodescritta dai giuristi: è piuttosto il sistema effettivodi organizzazione della società e di eserciziodel potere che risulta da diversi elementi.Secondo l’analisi di Farneti questi elementi sonoessenzialmente tre: 1) la società civile, intenden-121n. 7 - giugno 2008


Elezioni politiche del 18 aprile 1948Franco Astengodo con questa espressione i rapporti reali fra leforze sociali, le condizioni dello sviluppo (o delsottosviluppo) la cultura politica e le “subculture”presenti in una determinata società; 2) la societàpolitica intesa come aggregazione e mobilitazioneprivata a fini collettivi che può essere spontaneacome avviene nei moti di piazza, organizzatain sindacati e partiti, istituzionale come avvienenelle elezioni politiche); 3) le istituzioni (parlamento,governo, burocrazia, esercito, ecc.).Il sistema politico implica una visione globale diquesti diversi fattori e deve rappresentare un puntodi vista di estremo interesse anche per lo storico.Per concludere si può ricordare che i fatti del 14Luglio, riesaminati in questo quaderno, risultanostrettamente legati a quelli del 18 Aprile, di cuirappresentarono in un certo senso l’epilogo.Con l’attentato a Togliatti l’anticomunismo cheaveva caratterizzato tutta la campagna elettoraledel centro e della destra, raggiunse la massimaasprezza e mostrò a quali pericolosi sbocchi potevaportare la competizione politica se veniva spintaa livelli esasperati.D’altra parte, l’esasperazione dei contrasti era undato oggettivo, dipendente da fattori internazionalioltre che nazionali.Va quindi dato atto, anche in questa occasione dichiusura di un modesto lavoro di analisi statistica,del ruolo importante che svolsero, in quel drammaticofrangente, i dirigenti dei partiti politici italianidella sinistra, nel sapere evitare uno scontrofrontale che pure, in quelle condizioni avrebbepotuto essere possibile.Savona, li 22 Giugno 2008Franco AstengoCultore di materiapresso la facoltà di ScienzePolitiche dell’Università di Genova12.Asinistra: Togliatti tra i banchi del governo dell’Assemblea Costituente. All’epoca era ministro Guardasigilli. A destra: dimostrazioni durante lo scioperogenerale proclamato dalla CGIL in seguito all’attentato a Togliatti.Quaderni Savonesi 122


Elezioni politiche del 18 aprile 1948Franco AstengoElezioni politiche 1946 - 1953 (Costituente e Camera dei Deputati) - Risultati NazionaliListe 1946 1948 1953Democrazia Cristiana 8.080.664 35,18% 12.740.042 48,51% 10.862.073 40,10%Partito Comunista Italiano 4.356.686 19,80% N.P N.P 6.120.809 22,60%Partito Socialista Italiano 4.758.129 20,72% N.P N.P 3.441.014 12,70%Fronte Democratico Popolare N.P N.P. 8.136.637 30,98% N.P N.PUnità Socialista N.P N.P 1.858.116 7,07% 1.222.957 4,51% Partito Socialista Democratico ItalianoPartito d’Azione 334.748 1,46% N.P N.P N.P N.PUnione Democratica Nazionale 1.560.638 6,79% 1.003.727 3,82% 815.929 3,01% Partito Liberale ItalianoUomo Qualunque 1.211.956 5,28% N.P N.PPartito Repubblicano Italiano 1.003.007 4,37% 651.875 2,48% 438.149 1,62%Blocco Nazionale della Libertà 637.328 2,77% 729.078 2,78% N.P N.PMovimento Sociale Italiano N.P N.P 526.882 2,00% 1.582.154 5,84Partito Nazionale Monarchico N.P N.P N.P N.P 1.854.850 6,85Elezioni politiche 1946 - 1953 (Costituente e Camera dei Deputati) - Risultati della Circoscrizione LiguriaListe 1946 1948 1953Democrazia Cristiana 301.266 32,51% 456.775 45,88% 401.671 38,59%Partito Comunista Italiano 263.539 28,44% N.P N.P 267.853 25,73%Partito Socialista Italiano 240.184 25,92% N.P N.P 168.756 16,21%Fronte Democratico Popolare N.P N.P. 388.912 39,07% N.P N.PUnità Socialist N.P N.P 97.287 9,77% 68.560 6,59% Partito Socialista Democratico ItalianoPartito d’Azione 7.903 0,85% N.P N.P N.P N.PUnione Democratica Nazionale 39.111 4,22% 10.767 1,08% 28.314 2,72% Partito Liberale ItalianoUomo Qualunque 24.842 2,68% N.P N.PPartito Repubblicano Italiano 36.950 3,99% 25.251 2,54% 19.996 1,92%Blocco Nazionale della Libertà 7.180 0,77% 5.338 0,56% N.P N.PMovimento Sociale Italiano N.P N.P 8.073 0,81% 39.401 3,79Partito Nazionale Monarchico N.P N.P N.P N.P 28.314 2,72123n. 7 - giugno 2008


Elezioni politiche del 18 aprile 1948Franco AstengoElezioni politiche 1946 - 1953 (Costituente e Camera dei Deputati) - Risultati della Provincia di SavonaListe 1946 1948 1953Democrazia Cristiana 51.506 34,81% 70.276 45,17% 64.997 40,11%Partito Comunista Italiano 45.704 30,89% N.P N.P 44.559 27,50%Partito Socialista Italiano 34.913 23,60% N.P N.P 23.868 14,73%Fronte Democratico Popolare N.P N.P. 63.361 40,08% N.P N.PUnità Socialista N.P N.P 16.348 10,56% 11.993 7,40% Partito Socialista Democratico ItalianoPartito d’Azione 1.211 0,82% N.P N.P N.P N.PUnione Democratica Nazionale 4.368 2,95% 1.382 0,89% 2.855 1,76% Partito Liberale ItalianoUomo Qualunque 3.366 2,28% N.P N.PPartito Repubblicano Italiano 4.981 3,37% 2.843 1,83% 2.327 1,44%Blocco Nazionale della Libertà 882 0.60% 1.382 0,89% N.P N.PMovimento Sociale Italiano N.P N.P 1.079 0,69% 4.296 2,65Partito Nazionale Monarchico N.P N.P N.P N.P 4.038 2,49Elezioni politiche 1946 - 1953 (Costituente e Camera dei Deputati) - Risultati della Provincia di ImperiaListe 1946 1948 1953Democrazia Cristiana 44.555 46,03% 58.988 56,28% 51.265 47,42%Partito Comunista Italiano 20.440 21,11% N.P N.P 19.963 18,47%Partito Socialista Italiano 21.169 21,87% N.P N.P 11.252 10,41%Fronte Democratico Popolare N.P N.P. 24.562 23,44% N.P N.PUnità Socialista N.P N.P 15.645 14,93% 9.874 9,13% Partito Socialista Democratico ItalianoPartito d’Azione 1.005 1,04% N.P N.P N.P N.PUnione Democratica Nazionale 2.347 2,42% 1.179 1,12% 1.976 1,83% Partito Liberale ItalianoUomo Qualunque 2.730 2,82% N.P N.PPartito Repubblicano Italiano 1.897 1,96% 1.896 1,81% 1.551 1,43%Blocco Nazionale della Libertà 1.613 1,67% 897 0,86% N.P N.PMovimento Sociale Italiano N.P N.P 1.284 1,23% 6.129 5,67%Partito Nazionale Monarchico N.P N.P N.P N.P 4.044 3,74%Quaderni Savonesi 124


Elezioni politiche del 18 aprile 1948Franco AstengoElezioni politiche 1946 - 1953 (Costituente e Camera dei Deputati) - Risultati della Provincia di GenovaListe 1946 1948 1953Democrazia Cristiana 168.090 30,53% 271.296 46,04% 230.941 37,27%Partito Comunista Italiano 151.273 27,48% N.P N.P 155.663 25,12%Partito Socialista Italiano 155.432 28,23% N.P N.P 110.658 17,86%Fronte Democratico Popolare N.P N.P. 230.379 39,10% N.P N.PUnità Socialista N.P N.P 57.216 9,71% 40.436 6,52% Partito Socialista Democratico ItalianoPartito d’Azione 4.407 0,80% N.P N.P N.P N.PUnione Democratica Nazionale 28.674 5,21% 6.435 1,09% 18.766 3,03% Partito Liberale ItalianoUomo Qualunque 15.527 2,82% N.P N.PPartito Repubblicano Italiano 20.542 3,73% 15.055 2,56% 12.289 1,98%Blocco Nazionale della Libertà 3.701 0,39% 2.781 0,47% N.P N.PMovimento Sociale Italiano N.P N.P 4.274 0,73% 22.590 3,65%Partito Nazionale Monarchico N.P N.P N.P N.P 16.951 2,74%Elezioni politiche 1946 - 1953 (Costituente e Camera dei Deputati) - Risultati della Provincia di La SpeziaListe 1946 1948 1953Democrazia Cristiana 37.115 28,26% 56.215 38,52% 54.468 36,07%Partito Comunista Italiano 46.122 35,12% N.P N.P 47.668 31,57%Partito Socialista Italiano 28.670 21,83% N.P N.P 22.978 15,22%Fronte Democratico Popolare N.P N.P. 71.610 49,07% N.P N.PUnità Socialista N.P N.P 7.988 5,47% 6.257 4,14% Partito Socialista Democratico ItalianoPartito d’Azione 1.280 0,97% N.P N.P N.P N.PUnione Democratica Nazionale 3.722 2,83% 1.771 1,21% 3.203 2,12% Partito Liberale ItalianoUomo Qualunque 3.219 1,15% N.P N.PPartito Repubblicano Italiano 9.530 7,26% 5.457 3,74% 3.829 2,54%Blocco Nazionale della Libertà 984 0,75% 1.117 0,77% N.P N.PMovimento Sociale Italiano N.P N.P 1.436 0,98% 6.257 4,14%Partito Nazionale Monarchico N.P N.P N.P N.P 3.281 2,17%125n. 7 - giugno 2008


Elezioni politiche del 18 aprile 1948Franco AstengoElezioni politiche 1946 - 1953 (Costituente e Camera dei Deputati) - Risultati del Comune di SavonaListe 1946 1948 1953Democrazia Cristiana 12.057 27,12% 17.140 36,49% 15.482 32,25%Partito Comunista Italiano 18.583 41,81% N.P N.P 16.668 34,72%Partito Socialista Italiano 9.169 20,63% N.P N.P 7.536 15,70%Fronte Democratico Popolare N.P N.P. 24.074 51,25% N.P N.PUnità Socialista N.P N.P 3.635 7,74% 3.031 6,31% Partito Socialista Democratico ItalianoPartito d’Azione 259 0,58% N.P N.P N.P N.PUnione Democratica Nazionale 1.128 2,54% 388 0,83% 1.134 2,36% Partito Liberale ItalianoUomo Qualunque 1.087 2,45% N.P N.PPartito Repubblicano Italiano 1.801 4,05% 1.084 2,31% 978 2,04%Blocco Nazionale della Libertà 259 0,58% 182 0,41% N.P N.PMovimento Sociale Italiano N.P N.P 388 0,83% 1.345 2,80%Partito Nazionale Monarchico N.P N.P N.P N.P 936 1,95%Quaderni Savonesi 126


Registrare la memoriaDurante l’anno accademico 2006/2007 l’Universitàdegli Studi di Genova, nel Corso diLaurea di Scienze della Comunicazione della Facoltàdi Scienze della Formazione ha intrapresoun progetto di analisi interdisciplinare avente comeoggetto numerose testimonianze di personecoinvolte nella lotta di liberazione dall’occupazionenazi-fascista nel territorio ligure.Il problema della memoria, l’approccio alla questionestorica attraverso l’utilizzo del medium audiovisivo,dell’intervista, sono stati l’oggetto veroe proprio dell’esperienza che gli studenti del corsodi Comunicazione Visiva, tenuto nel corso dell’annodal prof. Rossello, hanno dovuto affrontaree risolvere, attraverso una preparazione del temada scomporre e riorganizzare - a livello storicoe sociale - e per mezzo dello strumento video, chenecessita di proprie modalità di costruzione e organizzazionedel materiale.La forma comunicativa scelta, come detto, è stataquella della conversazione/intervista: gli studen-REGISTRARE LAMEMORIAStoria del progettovideo “Memoria dellaResistenza in Liguria”Diego Scarponi[...] consistita in uno studio sull’approccio giornalisticoe psicologico dell’intervista televisiva. All’iniziogli studenti del corso sono stati tenuti a conosceree a documentarsi sul periodo storico daltihanno preparato una serie di domande relativeal periodo vissuto in prima persona dai soggettidell’intervista, cercando poi di costruire un percorsoaudiovisivo attraverso i ricordi e le tematicheraccolte.Lo strumento video, con le sue caratteristiche insitedi possibilità manipolatoria, scelta e concatenazioneche possiede, ha favorito la decostruzionee successiva riscrittura del flusso di parole pensieriricordi e sensazioni che gli intervistati eranoin condizione di offrire. Il fatto poi di lavorarea gruppi, ha permesso inevitabilmente agli studentidi confrontarsi con un’esperienza di equipe,obbligandoli a ragionare sul fronte organizzativoe gestionale dell’esperienza, senza dimenticare lavalenza fondamentale dell’aspetto relazionale cheun esercizio di gruppo genera.Diego ScarponiLe modalità di lavoro sulla materia filmata hannopermesso una esplorazione dei contenuti e dellescelte formali in diverse direzioni, sempre restandoall’interno di una omogeneità complessivache il lavoro collettivo ha richiesto. Quindi: duratafissa del montaggio (dieci minuti), cartelli introduttividei vari argomenti trattati, possibilità diinserire ulteriori contributi per ancor meglio rendereil clima dell’epoca e la vividezza dei ricordi edelle testimonianze dei protagonisti di quelle lottee di quelle battaglie così fondamentali nella storialocale e nazionale; gli studenti hanno perciòrecuperato diversi elementi, fotografie, documenti,canzoni e segmenti di film, documentari d’epocae video in genere, che hanno favorito la praticadi organizzazione e manipolazione dei vari testicomunicativi, cercando di farli convergere versoun unico e determinato obiettivo comunicativo, etrovandosi di fronte alla ovvia difficoltà di gestirli,metterli in catena, sceglierli. Da qui deriva la naturaledisomogeneità dei vari contributi, fatto checerto ha permesso ai ragazzi impegnati nel corsodi comprendere meglio – se non a fondo – le variepossibilità e i numerosi limiti che questo tipodi lavoro pone continuamente.Il lavoro dell’intervista con testimonianze relativea fatti fondamentali per il nostro territorio più dicinquanta anni fa riveste un’importanza non solostorica e sociale, ma anche esistenziale, di relazionie ideali assolutamente individuale e intima.La forza del discorso diretto, dello sguardo in camerache immediatamente si riferisce agli studenti/intervistatorie allo spettatore in genere generauna linea di contatto che – anche grazie al fattoche gli studenti hanno maneggiato e gestito inprima persona gli strumenti – ha permesso di approfondiredal punto di vista linguistico i contenutidegli incontri avuti con una generazione distanteper tempi e atmosfere di vita.La possibilità di contare sull’esperienza del prof.Rossello – autore televisivo di trentennale esperienza– ha di sicuro aiutato gli studenti nell’approccioformale e nei rapporti con i soggetti filmati.Lo stesso Felice Rossello conferma in questa testimonianzacome l’organizzazione del corso sia127n. 7 - giugno 2008


Registrare la memoriaDiego Scarponil’otto settembre 1943 al 30 giugno del 1960, conparticolare riferimento a Genova e a Savona. Nellaseconda parte sono state approntate una serie didomande sull’argomento da porre ai singoli intervistatitenendo conto dello studio effettuato nellaprima parte del corso. Le domande a climax sonostate discusse a lezione. La terza parte ha riguardatol’approccio psicologico dell’intervista, con particolareriferimento alla presenza della telecamerae del microfono per una narrazione che, spessissimo,toccava corde assai intime e particolari. Armatidi questo know how i ragazzi hanno presocontatti con i partigiani da intervistare, anche grazieall’Istituto Storico della Resistenza e all’ANPI, ehanno affrontato il compito. L’ultima fase è costituitanel montare lo speech in un servizio di dieciminuti circa nel laboratorio del campus [...]Per i ragazzi l’esperienza ha così rappresentatouna possibilità unica di confronto con aspetti tecnici-formalidel linguaggio audiovisivo e una altrettantofondamentale possibilità di conoscenzadi persone di generazioni diverse dalla loro. Gestireentrambe le cose ha sicuramente fatto scaturirenuove connessioni e una maggiore attenzioneal tema della memoria, della testimonianza e delrapporto con i soggetti intervistati.Inoltre, le esperienze dei resistenti sono, a loromodo e nel nostro territorio, assolutamente uniche,e in via di estinzione. I report dell’esperienzalo confermano, per esempio nelle parole di FrancescaBeiso, che era impegnata con il suo gruppoin un lavoro di documentazione che[...] propone una visione della Resistenza nelnostro territorio, mettendo in relazione le dinamicheinerenti alla collaborazione tra i Partigianidi città ed i Partigiani di montagna. Gli intervistati,Renzo Marenco di Savona, e Matteo Oddonedi Calizzano, durante la Seconda GuerraMondiale parteciparono attivamente alla Resistenzache si sviluppò nel nostro territorio.Renzo Marenco, all’epoca operaio, faceva partedel Distaccamento Gatti della Brigata Falcodelle Sap (Squadre di Azione Partigiana); sioccupava di volantinaggio clandestino, missionidi rifornimento ai partigiani di montagna, missionisegrete in città e fu ferito durante l’attaccodi una pattuglia di tedeschi in zona Villetta / Valloria(Sv) poco tempo prima del 25 aprile 1945.Matteo Oddone (nome di battaglia di Lince) vivevagià in clandestinità quando, all’arrivo della chiamataalle armi da parte della Repubblica di Salò,si diede alla macchia associandosi ai partigiani dimontagna, nella Brigata Gin Bevilacqua. Affrontòil nemico in prima linea, difendendosi nei boschidagli attacchi armati e dai rastrellamenti deitedeschi.Ma le possibilità che questo tipo di confrontocreano sono molteplici, e più articolate e complessedi quel che potrebbe sembrare ad un primosguardo. Anzi, certe dinamiche entrano direttamentea contatto con le biografie di chi questolavoro di indagine lo ha realizzato: quindi l’aspettodialettico si mescola con il vissuto di chi, oggi,ha l’età che avevano i partigiani durante il secondoconflitto mondiale. Giampaolo De Luca loesprime appieno.Quando iniziai a frequentare l’ANPI di Cairo Montenottesentivo come prioritaria l’esigenza di documentarele testimonianze degli ex partigiani combattenti,in quanto ne percepivo l’inevitabile perdita,e con loro anche di un pezzo di storia. L’episodioche più mi fece riflettere su questo punto fula scomparsa improvvisa di un comandante partigianoche da poco avevo intervistato con un miocollega di università. Mario Ferraro aveva combattutosulle Langhe comandando la brigata dettaDello Sbaranzo; la sua testimonianza insiemea quella di Gildo Milano, altro grande comandantepartigiano sulle Langhe, e Augusto Pregliasco servironoper la realizzazione di un video sulla Resistenza,intitolato appunto Langhe. Ciò che mi hareso più soddisfatto del lavoro fu l’aver dato ad altrepersone, principalmente ai ragazzi delle scuole,con le quali l’ANPI di Cairo Montenotte da anniintrattiene rapporti di collaborazione, la possibilitàdi ascoltare la testimonianza di un ex partigiano,di poter riflettere sulla sua esperienza e sullesue dure scelte di vita.La memoria si tramanda in modo più efficace oralmente:è il volto di una persona, il suo tono di voce, la suaemozione nel raccontare un episodio tragico, che rimangononei ricordi di una persona.I risultati di questa esperienza si possono trovarepresso l’Università di Genova, al Campus di Savona,e sicuramente presso l’Istituto Storico del-Quaderni Savonesi 128


Registrare la memoriaDiego Scarponila Resistenza e dell’Età Contemporanea di Savona.Uno degli aspetti che più da soddisfazione a chiscrive è il fatto che questo materiale non solo hapermesso agli studenti di cimentarsi con il mezzoaudiovisivo e di elaborare un lavoro secondo il gustoe la sensibilità proprie di chi lo ha creato, manella sua forma bruta, grezza, non montata forniscecirca venti ore di girato dove le testimonianzesono rese nella loro completezza, a disposizionedi ulteriori ricerche, approfondimenti, possibilitàper chiunque abbia desiderio di conoscere, ricercaree creare nuove forme linguistiche impegnatenel recupero e nella costruzione e mantenimentodi questa memoria collettiva, patrimonio di tutti.9.26 luglio 1943 - Piazza Mameli - Cristoforo Astengo pronuncia un discorso per la caduta del fascismo. Gli sono accanto, tra gli altri, Antonio Zauli, Mariottini,Francesco Bruzzone, Angelo Bevilacqua e Giovanni Rosso.129n. 7 - giugno 2008


Un affresco sulla Resistenza di Eso PeluzziEso Peluzzi ha elaborato e creato un ciclo epicodi affreschi nella Sala Consiliare del Comunedi Savona, dedicato alla storia bimillenaria di Savonadi cui è stato nominato “cittadino onorario” nel1971 dal Comune di Savona, lui nato a Cairo Montenottenel 1894 e scomparso a Monchiero (CN)nel 1985. Tali affreschi, grandiosi per realizzazione,sforzo storico e fisico, di grande rilievo artistico,sono stati compiuti una prima parte nel 1936– 1938, poi continuati negli anni Settanta del Novecentonella parte danneggiata causa gli eventibellici dell’ultima guerra mondiale.In questa sorta di “testamento” dell’Uomo e dell’Artista,Peluzzi ha raffigurato con rara efficaciaquattro episodi compresi tra la fine della primaguerra mondiale ed il 1945, lasciando trapelare unmessaggio di speranza per i Savonesi per il dopoguerra e la relativa ricostruzione civile.Il primo brano della lettura propostoci dal nostroEso, mi permetto di citarlo con il suo nome di battesimoconsiderata la grandissima amicizia e stimaUN AFFRESCOSULLA RESISTENZAREALIZZATO DA ESOPELUZZI NELLA SALACONSILIARE DELCOMUNE DI SAVONASilvia BottaroIl terzo episodio ci presenta la Città bombardata ele vittime civili. La presa di coscienza popolare ela Resistenza personificata in una donna inerme,bella come una statua greca nella sua candida nudità,che abbatte un soldato, mostro della guerra.L’ultimo brano riprende lo sgomento degli scampati,l’abbraccio dolente di una famiglia in mezzoalle rovine, il ritorno dei prigionieri con sullo sfondola città turrita e dirompente con la sua forzache attraversa la storia e, come messaggio di speranza,una nave in costruzione.La coscienza civile con cui Eso Peluzzi ha saputoriprendere tali tematiche è legata strettamenteal fatto che il Pittore ha conosciuto il mostro dellaguerra poiché da lui vissuto (sarà proprio la riflessionesul suo essere stato militare nella primaguerra mondiale a portarlo al Santuario di Savonaper ritrovare sé ed il senso della vita), così eseguele immagini con intima e vera partecipazione: “Ilsegno è sobrio, spoglio, ma al tempo stesso è unsegno vivo, forte di intima verità, di una persuasivaemozione” (Mario De Micheli).Nel secondo episodio giunge, a mio parere, al livellopiù alto e drammatico della raffigurazione afresco: la fucilazione dei Patrioti. Qui la morte èguardata negli occhi di chi per la libertà subiscela crudeltà peggiore della fucilazione, una crudeltàche genera orrore e Peluzzi cerca di raffigurarele implicazioni etiche e spirituali che ciò comporta:il silenzio che circonda l’azione sospendein un giudizio di universale condanna la verità delfatto, giudicandone la responsabilità dell’uomo, lasua barbarie ed avendo per i Patrioti un solenne,essenziale amore. Peluzzi ha avuto un’intonazionesemplice e severa, noi guardiamo le sue figure“… e nella rappresentazione dell’arte, riviviamoil passato…Noi ricordiamo una sentenza di BertoldBrecth Beato il tempo che non ha bisogno dieroi…” (Mario De Micheli). Mi pare doveroso ricordare,secondo le stesse parole che più volte Peluzzimi ha ripetuto, che per disegnare quest’episodiodel Forte della Madonna degli Angeli si è recatosul posto vari momenti, ha contato e guardatoil foro delle pallottole, ha misurato l’altezza sulmuro pensando a quel piombo che penetrava nellecarni dell’Uomo: il conflitto tra il bene ed il male,tra la luce ed il buio delle coscienze.Il “dolore” della perdita delle proprie cose, degliaffetti più cari, della libertà è, mi sembra, la chiavedi lettura di questi episodi salienti dell’arte pechemi legava a Lui ed alla sua adorata consorteAntonietta, svolge il ruolo di introduzione alla riflessioneche i successivi producono nell’osservatore,ovvero i “naufraghi”, i combattenti sopravvissutia Vittorio Veneto alzano la bandiera tricolore,nascono, poi, i primi disordini dell’immediato dopoguerra ed il fascismo, simboleggiato, efficacemente,al termine della scena da uno spazio vuoto,tenebroso, coraggioso e poderoso nella nullitàgrigia del racconto.Il “frammento “ successivo riprende la fucilazionedi sette Patrioti savonesi eseguita al forte dellaMadonna degli Angeli di Savona, fra i quali CristoforoAstengo, durante il doloroso “Natale di Sangue”(Carlo Zanelli, Sindaco di Savona).Silvia BottaroQuaderni Savonesi 130


Un affresco sulla Resistenza di Eso PeluzziSilvia Bottaroluzziana che nell’affresco savonese vede l’Artistaimpegnato non solo in un lavoro didattico e storico,ma in un lavoro epico ed etico di grande rilevanzaed eco.“Eso Peluzzi interprete genuino nell’arte dellaterra e delle Genti savonesi” (motivazione delconferimento della cittadinanza onoraria, deliberazionedel Consiglio Comunale n. 1 del 24 gennaio1971) ha saputo studiare i personaggi ad unoad uno sino ad inserirli nella sua composizione afresco unitariamente ed all’interno del discorsoplastico: attraverso le gesta, i colori, le posizioniha dato corpo all’idea per renderla comunicativae comprensibile. Così ha giudicato gli uomini, leragioni, i torti subiti dalle Genti savonesi inermi,dalle donne, dai bambini, ha dato forza agli Eroi,ai Patrioti coinvolgendo i sentimenti e la ragione.Questa parte dell’affresco peluzziano mi sembraparticolarmente interessante e dar far conosceremeglio, anche, al Mondo della Scuola quale messaggiodi pace e di valori universali.La pittura di Eso Peluzzi è poetica delle immagini,dei colori: “… L’uomo Peluzzi che parla conappuntite memorie, che non racconta mai di séma degli sconquassi del mondo, risibili o amari,fragorosi o polverosi, è tutto nei dipinti…” (GiovanniArpino) e nei suoi lavori, in generale, ed inparticolare in questo grandioso affresco della SalaConsiliare del Comune di Savona si può trovare ilritmo del racconto, gli slanci delle figure, l’anelitospirituale che dà nuova speranza e linfa alle gestadei Savonesi e non solo.10.Eso Peluzzi. Sala consiliare del Comune di Savona. Particolare del nuovo affresco che ha sostituito quello del 1934 distrutto dai bombardamenti della 2aguerra mondiale.L’artista rievoca l’eccidio del “Natale di sangue” del 1943 in cui furono fucilati dai fascisti al forte di “N.S. degli Angeli”: Cristoforo Astengo,Renato Vuillermin, Francesco Calcagno, Carlo Rebagliati, Arturo Giacosa, Aurelio Bolognesi e Aniello Savarese.131n. 7 - giugno 2008


La catalogazione del fondo sul ‘68Nell’ambito dei lavori di miglioramento nellasistemazione e catalogazione dei fondi dell’ISRECè stato riordinato un fondo donato dalprof. Luigi Lirosi afferente le vicende che hannovisto impegnati gli studenti negli anni che gravitavanointorno al ‘68.La pars magna dei documenti esaminati derivantidal “movimento studentesco” si presenta sottola forma di volantini, atti di convegni, numeri unici,opuscoli, che contengono momenti di riflessione,elaborazioni culturali, posizioni socio-politichee ripensamenti critici relativi al periodo chesuole definirsi “sessantotto”, ma che in realtà siprepara negli anni ‘60 e avrà influenza sugli anni‘70. Questo almeno in Italia. Parecchi studiosihanno rilevato che questo fenomeno nel nostroPaese ha avuto una durata che travalica l’anno dacui prende il nome per prolungarsi almeno al decenniosuccessivo.Si è messo mano a questo materiale riordinandoloLA CATALOGAZIONEDEL FONDO SUL ‘68DONATO ALL’ISRECDAL PROF. LUIGI LIROSIAngela De Giorgio, Adriana AccariniAngela De Giorgio, Adriana Accariniper renderlo consultabile non tenendo conto delladisposizione originale perché non da una logicaarchivistica, ma ad una raccolta casuale di documentiriconducibile alla matrice sessantottina.Il materiale è stato inserito in 16 faldoni titolati edi facile consultazione perché suddiviso geograficamentee cronologicamente.La collocazione geografica interessa parecchiearee; oltre a due faldoni che si riferiscono a Savona,parecchia documentazione riguarda Genova,Torino, Milano e in maniera minore Napoli, Roma,Pisa e alcuni centri per i quali si dispone a volte diuno o due volantini.Nell’insieme del corpus documentale si segnalaper una certa consistenza il materiale PSIUP Genovesee le pubblicazioni di Potere Operaio.In ciascun faldone è stata applicata una legendaper facilitare la lettura delle sigle, degli acronimi edelle abbreviazioni usate.Oltre ad un indice, ad una sintetica cronologia, ead una bibliografia contenute in appositi apuscoli,all’interno di ciascun faldone viene elencato inmaniera specifica il contenuto, l’autore, l’oggettodi ciascun documento che ne favorisce tramitel’indicazione del numero di pagina, una rapidalettura.L’Istituto è disponibile ad accogliere ulteriore materialegrafico e o fotografico che andrà a catalogareper la conservazione e la messa a disposizionedegli studiosi che ne fossero interessati.Quaderni Savonesi 132


Farfa: un vero “anticipatore”Una chiacchierata tra vecchi amici, con MarcoSabatelli sul “ secondo futurismo” a Savona,con la constatazione che la nostra città non sa valorizzareal massimo la “specificità savonese” di talemovimento; la ricerca e la successiva riletturadi tre libri editi a Savona , più il numero doppiodi “Resine” (n. 106-107 del 2005-2006); la ricercae la successiva rilettura di tre libri editi a Savonaper documentarsi bene; la necessità di farsi fareda guida, come sempre illuminata e sapiente, daGiovanni Farris; riproporre le “testimonianze” diLuigi Pennone e Gigi Caldanzano: il tutto per delinearealcuni aspetti della vita e delle opere di Farfae le “sorprendenti“ anticipazioni di situazioni edi avvenimenti che, come vedremo, sono di unastupefacente attualità. Luigi Pennone nel libro “Farfa a Barile”, curato da Giovanni Farris (editoreMarco Sabatelli, 1979) ricorda, tra le diverse anticipazionidi Farfa, il suo “poema del candore negro”.Chiosa il Pennone: «Fra l’ottobre 1935 ed ilmaggio 1936 l’Italia visse, con molto ritardo, su-Un contributo per la storia del“secondo futurismo”FARFA: UN VERO“ANTICIPATORE”Pino CavaPer quanto sia valido e coraggioso non meno comeuomo che come poeta e resistente più di unbaule, versi di questo genere vietano a Farfa l’accessoe il tranquillo passeggio sulle calate».Per un maggiore approfondimento sui rapportitra la Chiesa e il fascismo, mi permetto di sollecitarela lettura del libro di Giovanni Farris “La faglialtri paesi d’ Europa, la sua avventura colonialein Abissinia. Ma nel 1934 nessuno pensava ad unaguerra: men che tutti il nostro Farfa che , pur tonitruante,era quanto di più pacifico e meno adattoalla guerra si poteva incontrare. Ora è proprionel 1934 che Farfa dà alla luce il suo “poema delcandore negro” (dedicato a “Angelo Barile e GiovanniAcquaviva – cercatori con me – di poesia”):e il poema, con delicatissime e suggestive immagini,ci racconta la tragica vicenda del giovane negroafricano ossessionato dal desiderio di esserebianco». Per cercare di capire meglio cosa volessedire “scrivere” di certi argomenti all’epoca, non sipuò fare a meno di ricorrere a Giovanni Farris e,più precisamente, a un suo saggio “Polemiche futuristea Savona” (Ricognizione giornalistica) inseritonel volume “Io Farfa” edito dal Comune diSavona (stampato dalla Coop Tipograf nel 1985),per iniziativa del Sindaco Umberto Scardaoni edell’Assessore alla Cultura, Sergio Tortarolo. LaPino Cava“ricognizione” consente di conoscere il comportamentodei cattolici e, in particolare, di AngeloBarile nei confronti del futurismo. E recuperare lamemoria della , di cui parleremo in appresso.Scrive il Farris:


Farfa: un vero “anticipatore”Pino Cavatica di essere chiesa. Impegno religioso e culturaledei cattolici savonesi dal 1920 al 1940” e l’interessantesaggio “Il relativismo politico della ChiesaCattolica durante il regime fascista” di Mario LorenzoPaggi, pubblicato su questa rivista (n. 4 dicembre2007).Chissà cosa direbbe o scriverebbe oggi Farfa, sentendocerti cori negli stadi quando gli ultras se laprendono con i calciatori negri. Queste nuovemanifestazioni di razzismo, siamo certi, non gli farebberopiacere. Un giudizio letterario sul Poemaci viene, invece, offerto da Pier Luigi Ferro che suResine scrive: «Prima degli anni Quaranta il “Poemadel candore negro” (edizione La Prora, 1935,Milano) che nel titolo ossimorico evidentementeallude anche al gioco tra scrittura e pagina biancacosì efficacemente esaltato nell’impaginazioneoriginale di questa deliziosa plaquette, segnavauna nuova scelta stilistica, nell’impostazione piùvicina per alcuni aspetti a certi presupposti formalidiscendenti dalla linea della poesia pura, checorrisponde poi all’avvicinamento di Farfa ad unafigura dell’ ”opposta riva” letteraria, come quelladi Angelo Barile. Un’opzione tuttavia priva di seguitonella produzione ulteriore».Carlo De benedetti ha scritto, edito da Marco Sabatellinel 1976, “Il futurismo in Liguria”, un volumeche ha dato un notevole contributo “ad unaprecisa collocazione di ordine estetico e moraledi uomini e cose riconducibile, sia pure a titolo diverso,al futurismo”. Il libro è una miniera di datiper conoscere l’itinerario cronologico del secondofuturismo (definizione inventata nel 1958 daEnrico Crispolti per indicare “l’esistenza di una ricercafuturista ben al di là di quel fatidico 1916 checon la morte di Boccioni e di Sant’Elia, e con l’avvenutoallontanamento di Carrà, sembrava sancirela fine del movimento”), di quello che è avvenutoin Liguria, e le pubblicazioni futuriste dei singoliautori savonesi e, precisamente, di Farfa, Tulliod’Albisola (Tullio Mazzotti), Lupe (Luigi Pennone)e Giovanni Acquaviva. Nel marzo 1944 si tennea Savona una mostra d’arte collettiva. RicordaGiovanni Farris: «Acquaviva in un articolo sullamostra d’arte collettiva futurista, apparso nellecolonne della “Gazzetta di Savona”, quasi anticipandole reazioni che presto sarebbero venuteda quello stesso giornale, organo delle brigate nere,nei confronti del futurismo, si era preoccupatodi sottolineare come, in una situazione resa disperataper le sconfitte subite al fronte e le continueincursioni aeree, costituiva appunto speranzae salvezza la “festa del pensiero intorno alle lettereplastiche che gli artisti hanno deciso di scrivereal futuro e che porta il nome di arte”». Il 3 aprile1944 Farfa, proprio nell’occasione della mostralanciò i “quarti d’ora di poesia” realizzati e direttida Acquaviva. E’ storicamente provato che i “quartid’ora” non piacquero alla locale federazione fascistache se la prese con Giovanni Acquaviva eil nostro Farfa. Il 4 marzo 1945, dopo la realizzazionedi 56 incontri, furono fatti tacere, dopo unaserie di attacchi e intimidazioni. Ma Farfa era statogià oggetto delle attenzioni dei fascisti savonesi.Ricorda Gigi Caldanzano: «Quante volte l’ho vistooffeso e avvilito. Nelle mostre, sugli album dellevisite, quando mettevano delle cose cattive, luine soffriva. Dimostrava anche un certo coraggio oquasi un’incoscienza. Un bel mattino vado a trovarloe vedo scritto nel cortile una scritta fatta concatrame o pittura: “Disoccupato di un Farfa badache la poltiglia la faremo con le tue budella”. Si eralasciato scappare in qualche bottega una frase unpo’ pesante all’indirizzo di quelli che governavanoin quel tempo, e di notte una di queste pattugliedi giovani fascisti ha voluto intimidirlo. Ma lui nonse n’è reso conto. Mi disse:” Vieni che ti faccio vedere”,“Ho già visto”, io risposi morto di paura,“Guarda che bello, guarda che bello!”, “Ma se questivengono, ti chiudono in un vagone, ti mandanoin Germania o ti fanno del male”, “No, son degliscemi, non lo fanno”».Su come la pensasse Farfa, è indicativo riportareun passo dell’intervista a Luigi Pennone, raccoltaper Resine da Giovanni Farris: «…altra leggendada sfatare: Marinetti non si sognò mai di influenzarei futuristi suoi amici con scelte politiche in proprio.Io stesso (che sono forse uno dei pochi futuristifascisti sul serio con Marinetti) posso testimoniareche i miei amici Tullio d’Albisola, Farfa, Acquavivae gli altri del gruppo savonese non furonomai fascisti, tuttavia eravamo profondamente uniticome i quattro moschettieri: tutti per uno, unoper tutti…».Ma per rimanere in tema di “anticipazioni”, bisognaadesso parlare dell’opera, in un atto, “Binario”.E’ stato Marco Sabatelli a raccontarmi del tentativodi mettere prossimamente in scena al Chiabreral’opera di Farfa, con musica del compositoresavonese Giuseppe Manzino. Tentativo già fallitoQuaderni Savonesi 134


Farfa: un vero “anticipatore”Pino Cavauna volta, nel 1950, quando Renzo Aiolfi per difficoltà,soprattutto di ordine finanziario, (in quantoil Ministero allo Spettacolo, rifiutò il suo contributosostenendo di poter sovvenzionare soltantorecite con opere di repertorio), non riuscì, consuo grande rincrescimento, a realizzare il sogno diFarfa. Il primo titolo del libretto era “Alti forni Ilva”.La vicenda è drammatica. Racconta la storiadell’amore tra l’operaio Corrado e la sua fidanzataBerta. La scena si svolge all’interno di una grandeofficina metallurgica. Berta si reca in fabbricaportando il cestello con la colazione per Corrado.Ad un tratto “si ode un fracasso sinistro, come untonfo, seguito da un breve grido soffocato e davampe. Al di là della cancellata si vede un accorreredi operai ed operaie”. Gli operai si soffermanoa commentare il triste episodio accaduto nell’officina.Ad un operaio, Farfa fa dire/cantare:«Morire, si, dobbiamo tutti,ma non finire così,ma non in guisa taleda non restar più nulla.Vidi con questi occhimentre Corrado vi precipitava,in quel pozzo incandescenteribollente acciaio in fuocoemettendo solo un fioco grido»Berta capisce che Corrado è morto e con un gestodisperato si getta anche lei nel fuoco.Il finale è sconcertante. Gli operai portano una rotaia.La gente grida: Corrado, Corrado. Altri operaiportano un’altra rotaia. La gente grida: Berta, Berta.Le rotaie vengono poste in parallelo. Gli operailasciano la scena e nel silenzio si ode la Vocedel Destino , come sempre imperscrutabile. Particolarmentesignificativi sono, nell’opera, il Corodell’acciaio Ribollente e il Canto del Fuoco. Non sipuò non revocare alla memoria la recente tragediadella Thyssen di Torino.Un’ultima annotazione. Farfa voleva intitolare, comegià detto, il libretto “Alti Forni Ilva”. E allorabisogna ricordare la tragedia avvenuta nel marzo1899 alla Terni di Savona. Il Secolo XIX intitolò cosìil tragico avvenimento: “Acciaio fuso sugli operaidi Savona”, sottotitolo: “la catastrofe di Savona.Lo scoppio di un forno nelle acciaierie. Tre mortie sette feriti gravemente. La città in lutto. I funerali”.Il 4 marzo 1899 fu dato vita, per reazione all’avvenimento,ad una Società di Pubblica Assistenza:l’attuale Croce Bianca.12.Estate 1947 - Giardino Serenella (Fornaci), serata poesie futuriste promossa dall’Assessorato alle Belle Arti del Comune. Nella foto: Farfa, Luigi Pennone,Renzo Aiolfi.135n. 7 - giugno 2008


SommarioISREC ringraziaUmberto Scardaoni 3Roma, 14 luglio 1948, ore 11,30 circaL’attentato a Togliatti mentre usciva daMontecitorioMario Lorenzo Paggi 4Roma, 14, 15, 16 luglio 1948. Il dibattitoin Parlamento “per l’attentato al deputatoTogliatti” 8Ordine pubblico e stampa locale in Savonae provincia nei giorni dell’attentato aTogliattiAntonio Martino 60Il 14 luglio 1948 nel racconto di alcunitestimoniRita Vallarino 79I Documenti del PCI di Savona sugliavvenimenti a seguito dell’attentato aTogliattiUmberto Scardaoni 97Il 14 luglio 1948 di “Matteo” a Savonaprotagonista del romanzo “L’Amore amezzogiorno”Gian Franco Venè 111Elezioni politiche del 18 Aprile e attentatoa Togliatti: i risultati elettorali, a livellonazionale e locale.Franco Astengo 115Registrare la memoria. Storia del progettovideo “Memoria della Resistenza in Liguria”Diego Scarponi 127Un affresco sulla Resistenza realizzatoda Eso Peluzzi nella Sala Consiliare delComune di SavonaSilvia Bottaro 130La catalogazione del fondo sul ‘68 donatoall’ISREC dal Prof. Luigi LirosiAngela De Giorgio, Adriana Accarini 132Un contributo per la storia del “secondofuturismo”. Farfa: un vero “anticipatore”Pino Cava 133Quaderni Savonesi 136

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