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BIC NotesQuaderno trimestrale sulla creazioned’impresa e sviluppo localeAnno 8 – Numero 1Le nuove imprese nel Lazio“Rapporto Creaimpresa 2011”Un nuovo approccio per il futuroL’Italia fa poca innovazione, la speranza sono le reti di impresePoste Italiane Spa – Spedizione in Abbonamento Postale 70% – CNS/AC Roma


IndiceQuaderno di BIC Lazio – Business Innovation Centresulla creazione d’impresa e sviluppo localeEditoriale3 Un nuovo approccio per il futuroEnrico D’Agostino, Presidente BIC LazioScenario5 L'Italia fa poca innovazione,la speranza sono le reti di impreseGiuseppe La Tour, Il Sole 24 OreFocusLe nuove imprese nel LazioRapporto Creaimpresa 20119 Introduzione e sintesi14 1. Elementi di scenario per il Lazio28 2. Le start up del Lazio: caratteristiche efabbisogni percepiti dagli imprenditori55 3. Le start up e BIC Lazio57 4. Alcune considerazioni circa i fattori disuccesso e gli elementi di debolezzadelle imprese laziali


Rivista trimestraleanno 8 – numero 1Direttore responsabileLuigi CampitelliIl Focus del presente numero è stato curato daMET – Monitoraggio, Economia, TerritorioRaffaele BrancatiAntonella BucciAndrea MarescaCoordinamentoEdoardo MarinelliGruppo di lavoroGiulia BarozziRoberta BertoliniMichele LombardiHa collaboratoGiuseppina MaioranoProgetto graficoUttinacci & Turano – www.uet.itImpaginazionePubblica Comunicazione srlwww.pubblicacomunicazione.itComposizione e stampaPrimaprint00159 Viterbo – via dell’Industria, 71Copyright BIC Lazio00182 Roma – via Casilina, 3/Ttelefono +39 06 803 680fax +39 06 80 368 201www.biclazio.itcomunicazione@biclazio.itBIC Notes – quaderni di BIC Lazio – BusinessInnovation Centre è inviato gratuitamentea quanti ne faranno richiesta.Registrazione al Tribunale di Roman. 487/2003 del 24.11.2003Spedizione in A. P. – 70% – Roma


EDITORIALEUn nuovo approccio per il futuroEnrico D’AgostinoPresidente BIC LazioLa portata dell’attuale crisi economica globale non lascia presagire prospettive di ripresa nel breveperiodo. Pur tuttavia, l’analisi delle dinamiche imprenditoriali che caratterizzano la nostra regione,mostra – seppure in una condizione non positiva in assoluto – minori criticità rispetto alquadro nazionale, con evidenti potenzialità in diversi settori e mercati.Se osserviamo i dati contenuti nel quarto Rapporto Creaimpresa 2011 che pubblichiamo inquesto numero del BIC Notes, vediamo come la maggioranza delle imprese coinvolte nell’indaginemanifesti un certo ottimismo imprenditoriale, ritenendo il proprio stato di salute né negativoné positivo (48,3%) ed abbastanza positivo (32,6%).Il Lazio, come sappiamo, è una regione composta da piccole e piccolissime imprese, che rappresentanoun patrimonio da tutelare e rafforzare perché parte della nostra cultura.Nel triennio 2008-2010 sono nate oltre 100.000 start up nel Lazio, con una dimensione mediadi poco inferiore ai 3 addetti e dunque con una stimabile cifra di 300.000 persone impiegate: sitratta quindi di un segmento dinamico nonostante la crisi economica e di indubbio rilievo per l’interopanorama nazionale.La maggioranza delle imprese ha ancora un mercato prevalentemente locale ed è poco propensaall’innovazione, mentre è chiaro che per l’apertura verso nuovi mercati, l’innovazione e lacapacità di operare in rete rappresentino fattori chiave per consentire la sopravvivenza e lo sviluppocompetitivo delle imprese.I processi di crescita delle imprese sono oggi diventati più complessi e le opportunità di svilupposono state ridimensionate dagli eventi che stanno interessando il nostro sistema economico.Da qui la necessità di individuare nuove opportunità di mercato attraverso un maggiore collegamentotra imprese innovative e tra queste ed i centri di ricerca.Le nostre imprese vanno sostenute in questo sforzo. È quanto intende continuare a fare BICLazio, mettendo a disposizione servizi mirati per aiutarle a riacquistare competitività anche attraversoun nuovo modo di lavorare, di comunicare e di promuoversi.Il tema delle reti è il terreno sul quale dovremo lavorare di più nel futuro. È una questione rispettoalla quale scontiamo un ritardo culturale come sistema Lazio. Sarà quindi una nostra prioritàfavorire una crescita in questa direzione.BIC Notes – numero 1 – Editoriale5


SCENARIOL'Italia fa poca innovazione,la speranza sono le reti di impreseGiuseppe La TourIl Sole 24 OreAggregarsi, collegarsi, fare rete. Di fronte a una crescita che arranca e a prospettive di finanza privatae pubblica sempre più incerte, la strada maestra da percorrere è nel collegamento virtuosotra aziende. Il rapporto Creaimpresa 2011 di BIC Lazio spiega, tra tante cose, che il futuro dell’impresa,soprattutto micro, piccola e media starà proprio nella capacità di guardare oltre i confinidella propria bottega. Grazie a strumenti come i contratti di rete che, da semplice idea, stannodiventando sempre più rapidamente realtà, in grado di dare vita a casi di studio da esportare suscala più larga.Le reti di impresa, in un contesto europeo nel quale l’Italia perde colpi, sono un’opportunitàdi innovazione da non lasciarsi sfuggire. Perché, almeno in questo campo, le nostre aziende potrebberoacquistare un vantaggio sui loro competitor del vecchio continente. Vantaggio in gradodi compensare le grosse carenze accusate in altri campi, soprattutto quelli che riguardano ilsettore pubblico.Partiamo dall’analisi dell’Innovation scoreboard 2011, il rapporto che la Commissione europeaprepara ogni anno per misurare i livelli di innovazione dei suoi Stati membri. La sua analisisi basa su una serie di parametri significativi, come la presenza di enti di ricerca, l’utilizzo dei finanziamentieuropei, la diffusione della banda larga, il grado di dinamicità delle piccole e medieimprese.Secondo lo studio, in Europa i modelli da seguire sono oggi quattro: Danimarca, Finlandia,Germania e Svezia. A loro viene affidato il ruolo pesante di innovation leaders. Subito dietro cisono alcuni Stati classificati come followers: Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Francia, Irlanda, Lussemburgo,Olanda, Gran Bretagna e Slovenia. L’Italia è appena nel terzo gruppo, quello deimoderate innovators: Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Malta, Polonia, Portogallo, Slovacchiae Spagna.Insomma, quando si parla di innovazione non raggiungiamo la sufficienza e siamo di poco sottola media comunitaria. E, soprattutto, allo stesso livello di paesi dell’ex Unione sovietica, conuna storia decisamente diversa dalla nostra in termini di propensione all’impresa e al rischio. Unica,parziale consolazione è che in questa discesa siamo accompagnati da altri paesi della spondasud del Mediterraneo. Ma, ormai, va detto che siamo nel gruppo dei cattivi: dietro di noi, nelleclassifiche dell’Innovation scoreboard, troviamo soltanto Bulgaria, Lettonia, Lituania e Romania.Il rapporto si concentra, poi, nello specifico sull’Italia. E spiega: «L’Italia ha performance sottola media. Le sue forze sono gli asset intellettuali e la presenza di molti soggetti innovatori.Le sue debolezze sono gli investimenti delle imprese, il tasso di imprenditorialità e il livello diconnessione tra soggetti innovatori». Lo scoreboard prosegue elencando: «L’unica crescita sostenutaè osservabile nel numero di laureati e dottorati e nel numero di marchi registrati. Per ilBIC Notes – numero 1 – Scenario7


esto, si osserva un forte declino nella spesa di innovazione non legata alla ricerca e sviluppo».Il dettaglio di alcuni numeri è addirittura drammatico. La vendita di idee innovative per il mercatoo per l’industria è calata dello 0,2%, la rendita di brevetti e licenze dall’estero è calata del 5%,le esportazioni di prodotti ad alto tasso di innovazione sono stagnanti (+0,1%), come il lavoro nelleattività knowledge intensive (+0%), le pubblicazioni di centri di ricerca pubblico-privati (+0,6%)e il numero di giovani con un’istruzione di livello secondario (+0,9%).Il rapporto Creaimpresa 2011 di BIC Lazio ci dice che molti di questi difetti riguardano decisamenteanche la nostra regione. Il numero di imprese che ha rapporti con l’estero è sotto lamedia nazionale: 12,2% contro il 15 per cento. Le forme di internazionalizzazione avanzata sonodiffuse appena nell’1% dei casi, contro il 2% della media nazionale. Gli addetti laureati sonoil 2,8% nell’industria e il 6,8% nei servizi. A livello nazionale il primo dato è in media del 3,2% eil secondo addirittura del 10,5 per cento. Anche se, tra i dati positivi, si può ricordare che nel Lazioil livello di investimenti è in crescita e tocca il 29,9% del 2009 nell’industria contro il 28,3%di media nazionale.A guardare i numeri, è soprattutto uno il fenomeno nuovo sul quale il Lazio potrebbe puntareper tornare a tirare la volata dell’innovazione, come aveva sempre fatto negli anni precedenti:si tratta delle reti di imprese. Se parliamo di reti semplici, infatti, il Lazio è sopra la medianazionale di oltre un punto: 20,7% contro 19,4%. Inoltre, secondo l’indagine il 58,4% delle impreseappartiene a una rete semplice (scambio di acquisti e vendita) ed il 12% ad una rete complessa(una rete in cui si attuano attività in comune come ricerca e sviluppo, servizi specialistici ealtro). «L’appartenenza ad una rete – spiega il rapporto – comporta una percezione più positivadello stato di salute della propria attività». Solo da qui, insomma, sarà possibile partire per ricominciarea crescere.8BIC Notes –numero 1 – Scenario


FocusGli elementi di scenario per il LazioLazio, un quadro sinteticoLe start up del Lazio:caratteristiche e fabbisogni percepiti dagli imprenditoriRilevazione di campo e analisiIl supporto di BIC LazioServizi e strategie per la crescita


“Rapporto Creaimpresa 2011”BIC Lazio presentail quarto rapporto sul tessutoimprenditoriale del Lazio.


BIC Lazio, la tipologia dei servizi utilizzata eil giudizio relativo.Infine si approfondiscono alcuni fattori disuccesso e i caratteri di debolezza del tessutoproduttivo regionale per le imprese di minoredimensione (anche in relazione alle start up) relativamentead alcune scelte strategiche quali gliinvestimenti in ricerca e sviluppo, le scelte di internazionalizzazione,il ruolo delle reti.Di seguito si sintetizzano in forma schematicai principali risultati emersi:Introduzione e sintesiLe note che seguono vogliono offrire un contributoanalitico e informativo sulle impresecosiddette start up della regione Lazio, con unquadro delle consistenze numeriche e della lororilevanza, con approfondimenti sugli aspettidi struttura e di mercato e sulle esigenze disupporto pubblico che gli imprenditori manifestano.Questi temi sono esplorati attraversoun percorso di analisi ampio, che parte da unarapida presentazione del contesto economicoregionale, per studiare i principali fenomeni attraversoun’analisi diretta condotta nel febbraio2011.Il lavoro è organizzato come segue.Nella prima sezione si offre una ricostruzionedelle principali evidenze macroeconomichecon analisi sia di medio-lungo periodo,che di natura più congiunturale.Nella sezione successiva si descrivono i principalirisultati ricavati dall’indagine campionariasvolta presso le start up nate nel triennio2008-2010 in regione.L’indagine ha approfondito i mercati di riferimentodelle start up, i loro vantaggi competitivi,le debolezze, la percezione circa il lorostato di salute e le esigenze di policy. Si presentanoquindi alcune considerazioni relativealle problematiche specifiche delle micro impresesulla base di una rilettura dei contenutidell’ampia indagine campionaria già oggettodel Rapporto Creaimpresa 2010.La terza sezione prende in considerazione inmodo specifico le relazioni delle start up con• nel 2010, il PIL italiano è cresciutodell’1,3%, con una inversione di tendenzarispetto al 2009, anno di maggiore incidenzadella crisi, nel corso del quale il PILè diminuito di oltre il 5%. I consumi finalisono aumentati invece solo dello 0,4%. Gliinvestimenti fissi lordi registrano una ripresapari al 2,7%, trainati dalla crescita degliinvestimenti in macchinari/attrezzature(8,8%) e dagli acquisti in mezzi di trasporto(3,4%). Gli investimenti riguardantile costruzioni, invece, mantengono unatendenza decrescente (-1,8%);• per quanto riguarda il Prodotto InternoLordo a livello regionale, gli ultimi datidisponibili relativi al Lazio (2009, anno dimassima incidenza della crisi economica)ci indicano tassi di variazione del PIL edel Valore Aggiunto Industriale (VAI) negativi,ma in entrambi i casi migliori dellamedia nazionale (Lazio: PIL -3,3%;VAI -7,2%; Italia: -5,0% e -13,0%, rispettivamente);• in un’ottica di lungo periodo, se si osservanole evoluzioni tra il 1996 e il 2009 èpossibile evidenziare una performance delPIL regionale relativamente migliore rispettoalla media nazionale. Si segnala inoltrenell’analisi di medio periodo un andamentomigliore del dato nazionale anchenel settore dell’industria. Nel 2008 e nel2009 sia il PIL che il VAI laziale diminuisconoin misura inferiore rispetto alla medianazionale;BIC Notes – numero 1 – Focus 11


• la componente più dinamica della domandaaggregata in tutto il decennio è stataquella estera. Il crollo delle esportazioni verificatosia livello nazionale nel 2009 interessaanche il Lazio. La contrazione dei valoriesportati nel Lazio è netta (-15,3). Ilcalo verificatosi a livello regionale è tuttaviameno intenso del dato nazionale. Laquota dell’export laziale sul totale nazionalequindi cresce, confermando la tendenzarelativamente favorevole iniziata nel2006: dal 2009 al 2010 la quota regionale,sul totale nazionale, passa dal 4,1% al4,4%. Nell’intero triennio della crisi piùprofonda (2008-2010), la quota regionaleè cresciuta di mezzo punto percentuale,passando dal 3,9% al 4,4%;• nel 2010 si assiste a una ripresa delle esportazioninazionali. Considerando i valori aprezzi correnti si registra una crescita del+15,7%. L’Italia centrale e quella meridionalesegnalano aumenti superiori alla medianazionale (rispettivamente +17,2% e+15,9%). Guardando ai dati regionali, imaggiori incrementi delle esportazioni riguardanola Sardegna (+59,4% aumentodovuto soprattutto alla ripresa dei prodottipetroliferi), la Sicilia (+47,6%), il Lazio(+24%), la Puglia (+20,2%);• l’analisi del saldo tra imprese iscritte e cessate,tra il 2006 e il 2008, mostra nel Laziouna riduzione accentuata del numerocomplessivo di imprese; nel 2009 e nel2010 si è verificata una ripresa con un saldoche ritorna a valori positivi;• nel 2010, il saldo delle società iscritte inItalia al registro delle imprese è stato di72.530 unità, +1,19% rispetto al 2009. NelMezzogiorno e nel Centro Italia, il saldo èstato più positivo della media. In particolare,il Lazio ha registrato un aumento del2,11%, più elevato quindi rispetto al datonazionale;• alla luce dei risultati delle indagini svolteper il Rapporto Creaimpresa 2010, si puòsostenere che la propensione all’innovazionedelle imprese laziali abbia seguitol’andamento della media italiana. Nel periodo2008-2009 si è assistito a una generalee notevole riduzione della percentualedi imprese che svolgono innovazione (specialmenteper ciò che concerne le innovazionidi prodotto principali). Nella maggiorparte delle variabili prese in considerazione,tale riduzione è stata tuttavia inferiorea quanto mostrato a livello nazionale;• dalla rilevazione emerge inoltre come ilgrado di apertura internazionale del sistemaproduttivo regionale abbia sostanzialmente“tenuto” rispetto alla grave crisi cheha colpito i mercati e che ha contratto inmaniera significativa il volume del commerciointernazionale. In particolare, si evidenziacome sia aumentata la percentualedi imprese che hanno rapporti con l’estero(13,0% rispetto al 8,7% del 2008), graziesoprattutto ad un aumento degli esportatoridiretti (+3,8 punti percentuali);• lo scenario italiano e, in modo particolaredel Lazio, al di là dei dati aggregati sui volumidi credito, appare particolarmente seriocon riferimento al rapporto tra banchee imprese. Le imprese più dinamiche sonoquelle maggiormente colpite dall’incrementodei tassi di interesse (38% contro36,4% italiano), con forti impatti anche sullariduzione del credito e sul rifiuto di aperturadi nuove posizioni. Gli operatori menodinamici (sempre con riferimento allestrategie adottate per la propria crescita)hanno subito un incremento complessivodegli oneri finanziari unitari con un’apprezzabilecontrazione delle disponibilità.Lo scenario macroeconomico complessivo,quindi, mostra una regione che ha seguito il ciclonazionale senza particolari sfasature temporalinel corso degli ultimi anni, ma che registracon continuità delle performance lievementemigliori. Gli aspetti positivi non dipendonosolo da una specializzazione terziaria o12BIC Notes – numero 1 – Focus


dall’impulso derivante dai consumi interni edalla presenza di una grande metropoli, ma ancheda buone dinamiche registrate per l’industriae in modo particolare per la penetrazionesui mercati esteri. Non si tratta evidentementedi una situazione favorevole in senso assoluto,ma piuttosto di minori criticità rispettoal quadro nazionale con potenzialità rilevantiin diversi settori e mercati.Lo scopo principale dell’analisi, tuttavia, èquello di approfondire il modo in cui, in questacongiuntura difficile, si sono mosse le startup del Lazio. A tal fine si è condotta un’analisidi campo specifica con l’obiettivo di offrireun quadro analitico di dimensioni caratteristichee problematiche di queste tipologie diimprese. Le informazioni e le questioni principaliemerse sono schematicamente riassumibili:• il tessuto imprenditoriale costituito dallestart up laziali si compone di un numero disoggetti molto elevato (oltre 100.000 imprese)e con segni di vitalità. L’analisi ha rilevatoche in media ogni start up impiegapoco meno di tre addetti (le imprese dimaggiori dimensioni sono quelle attive nell’ambitodel manifatturiero, dell’ICT e servizisocio-culturali e dell’edilizia-impiantistica).Si può stimare quindi che tale tipologiadi imprese interessi nel Lazio circa300.000 persone: si tratta quindi di un segmentodi tutto rilievo del sistema economicoregionale. Le imprese inoltre hannodichiarato di attendersi di crescere a regime,fattore indicativo di buone prospettivecirca l’evoluzione della propria attività.La numerosità potrebbe essere corretta alribasso considerando che non tutte le nuoveiscrizioni corrispondono ad attività realmentenuove (anche se dalle nostre rilevazioniil fenomeno sembrerebbe limitato auna quota prossima al 10% del totale), mai numeri rimarrebbero importanti e riferiti,soprattutto, a una componente strategicaper le sue potenzialità di sviluppo. Va infinericordato che le imprese in esame sonoquelle iscritte tra il 2008 ed il 2010: sitratta quindi di attività nate già in presenzadella crisi e che hanno visto delle potenzialitàdi mercato anche in una fase congiunturaleparticolarmente grave;• la maggioranza delle imprese ha indicatoun mercato di vendita prevalentemente locale,vista anche l’incidenza di imprese attivenel raggruppamento commercio-alberghie servizi alla persona. Guardando allarelazione tra dimensione d’impresa emercato di vendita, si conferma che al cresceredel mercato geografico da locale a nazionalecresce anche il numero di addetti;• l’indagine ha evidenziato che quasi la metàdelle start up (46,3%) nasce da una precedenteesperienza lavorativa come dipendentenello stesso settore di attività. Questotipo di evoluzione professionale è particolarmentefrequente nei raggruppamentidell’ICT e dei servizi socio-culturali,nonché nell’edilizia impiantistica. Il 21,7%ha proseguito o è subentrato a un’attivitàfamiliare. Sono invece poco numerosi coloroche intraprendono un’attività imprenditorialein assenza di precedenti attivitào esperienze professionali nello stessosettore;• un’ampia maggioranza di start up ha indicatotra i principali vantaggi competitivi lacortesia/capacità di ascolto, l’efficienzaorganizzativa e la qualità dei prodotti offerti.La valutazione circa i propri vantaggicompetitivi, tuttavia, varia molto in funzionedei diversi raggruppamenti di attivitàconsiderati. Per esempio, nell’ICT e servizisocio-culturali è importante l’offerta diprodotti/servizi innovativi, ma anche la superioritàdelle conoscenze tecniche. Nelraggruppamento servizi alle imprese, oltreai collegamenti con altre imprese sono ritenutiimportanti anche la personalizzazionedel prodotto e la rete distributiva;• un punto di particolare rilievo è rappresentatodal fatto che la maggior parte dellesocietà intervistate appartiene ad una re-BIC Notes – numero 1 – Focus 13


te di imprese: il 58,4% ha indicato di appartenerea una rete semplice (scambio diacquisti vendita) e il 12% a una rete complessa(una rete in cui si attuano attività incomune come R&S, servizi specialistici ealtro). L’appartenenza a una rete comportauna percezione più positiva dello stato disalute della propria attività;• nonostante il periodo critico, la maggioranzadelle imprese intervistate ritiene ilgrado di raggiungimento dei propri obiettivirispetto all’idea originaria sufficiente(48,3%) o abbastanza positivo (32,6%), evidenziandoquindi un buon grado di vitalitàrispetto alla media degli operatori attivi.Si tratta, è bene ricordarlo, di impresenate in presenza della crisi.L’indagine svolta ha consentito di approfondirei fattori di debolezza e la domandadi policy da parte delle start up laziali.In generale l’indagine ha evidenziato unadomanda crescente di servizi da parte degli imprenditori,non solo relativamente al sostegnogenerale all’attività di impresa, ma anche relativamentea servizi più complessi volti all’ampliamentoe all’accompagnamento delle relazionitra l’imprenditore e altri attori economici.Di seguito vengono riassunte le principaliquestioni emerse:• i primi aspetti non rappresentano elementidi novità, ma non per questo perdono dirilievo. Uno dei problemi più rilevanti peri nuovi imprenditori, infatti, risiede nell’accessoal credito (40,3% delle start up hasottolineato questa difficoltà), per quantoriguarda il finanziamento di nuovi investimenti(22,9%), ma anche per il finanziamentodel capitale circolante;• un’ulteriore area di problematicità attienealla necessità di farsi conoscere e ampliareil proprio mercato di riferimento. Questatematica offre indicazioni importanti perquanto riguarda lo sviluppo delle attività disupporto della Regione in un contesto dicrescente complessità del sistema economico.Emergono come azioni sempre piùnecessarie le interazioni tra soggetti economicie istituzionali volte alla diffusionedelle informazioni sull’andamento dei mercatie sullo sviluppo di nuove iniziative economiche,così come quelle dedicate all’ampliamentodelle reti e alla ricerca dinuovi partner. Essenziale a tale riguardo èil ruolo di tutor dinamici in grado di svolgereuna funzione di raccordo tra soggettiimprenditoriali, centri di ricerca e universitàche altrimenti non avrebbero mododi entrare in contatto. Si tratta quindi dicogliere la richiesta di trasformazione delladomanda di servizi da quelli più tradizionalidi orientamento ad attività sofisticatedi tutoraggio e di servizi avanzati. Inmodo particolare ricerca e innovazione, datempo all’attenzione dei policy maker,sembrano sempre più guidate dai mercatie dalle esigenze della domanda (e non dallatecnologia disponibile): si tratta quindidi aiutare le imprese nei loro sforzi di capirele esigenze di trasformazione più apprezzatedai mercati dinamici (prevalentementeinternazionali) e finalizzare a talistrategie i supporti di ricerca e innovazionenecessari;• per quanto riguarda le forme di sostegnopubblico, circa il 20% delle start up non harichiesto alcuna forma di intervento. Le richiestehanno invece riguardato le garanzieper l’accesso al credito in più del 40%dei casi;• le principali fonti finanziarie dell’impresasono l’autofinanziamento (oltre il 55%) el’investimento del patrimonio personale ofamiliare (27,7%). Il 2,6% ricorre al finanziamentopubblico agevolato. Particolarmenterilevante l’autofinanziamento per lestart up del raggruppamento ICT e servizisocio-culturali e nell’ambito dei servizialle imprese-attività professionali;• solo il 5% delle start up ha usufruito di contributipubblici per l’avvio, concentrate soprattuttonel settore manifatturiero;14BIC Notes – numero 1 – Focus


• tra le tipologie di agevolazione utilizzatespicca il sostegno all’autoimpiego gestitodalla Regione (utilizzato nell’82,4% dei casiche hanno usufruito di aiuti);• tra le forme di agevolazione oltre il 65% riguardai contributi in conto capitale, il28,7% il tutoraggio dell’iniziativa e l’assistenzatecnica per la nascita dell’impresa.Questi ultimi due tipi di agevolazione promuovonole occasioni di incontro con altrerealtà imprenditoriali, fattore questo ritenutodi primaria importanza in un contestoeconomico in via di lenta ripresa a seguitodella crisi economica. Un rafforzamentodegli interventi in questo ambito sarebbeauspicabile;• il giudizio sulle agevolazioni è nella maggiorparte dei casi positivo. Inoltre, l’utilizzodelle agevolazioni sembra incidere favorevolmentesulla percezione dello stato disalute delle start up, dal momento che sitraduce in un’assistenza concreta alle impreseanche in termini di suggerimenti e diampliamento della conoscenza dei mercati;• le start up hanno evidenziato una buonaconoscenza di BIC Lazio (circa il 45% deltotale delle imprese), con il 13,5% che haavuto contatti diretti con la rete degli uffici.Data la numerosità delle start up si trattadi un numero di contatti annuali elevato,sostenuto dalla diffusione regionale degliuffici BIC Lazio;• si è ritenuto importante incrociare i datisull’utilizzo dei servizi di BIC Lazio e la valutazionecirca il proprio stato di salute daparte delle start up. Più della metà delle impreseche usufruiscono dei servizi BIC Lazioreputa positivo il proprio stato mentremeno del 5% lo valuta molto negativo (circail 20% delle imprese che non conosconoo non si rivolgono a BIC Lazio reputala propria condizione negativa e circa il30% la considera positiva). Si è in presenzaquindi di un cosiddetto selection bias,ovvero di un’autoselezione che porta le impresepiù dinamiche a utilizzare maggiormentei servizi;• lo studio ha preso in considerazione i giudizicirca i contatti diretti avuti dalle impresecon BIC Lazio. Il 65,9% ha espressoun giudizio positivo (56%) e molto positivo(9,9%). Tuttavia il 34,2% non è rimastosoddisfatto (30,7% giudizio negativo e3,5% molto negativo).Le nuove imprese nel Lazio rappresentanoquindi una realtà di assoluto rilevo quantitativoe qualitativo che richiede approfondimentida effettuare con sistematicità e anche su basipiù estese di quella qui presentata (comunquesignificativa).Il quadro emerso ha espresso diverse sorpresepositive per quanto riguarda comportamenti,rilievo e attitudini delle start up regionali,associate a una domanda di policy a duefacce: da un lato si insiste su strumenti tradizionali(in primo luogo supporti finanziari egaranzie sul credito), da un altro si sottolineala necessità di servizi qualificati e moderni chenon sempre il mercato dei privati è in grado digarantire per le dimensioni di impresa particolarmentepiccole che caratterizzano il tessutoproduttivo nazionale e regionale.Le azioni del policy maker, in questo contesto,sono complesse ma possibili. Se la situazionedella finanza pubblica obbliga a misureselettive e in grado di scegliere in modo correttogli obiettivi specifici tali che l’orientamentosegua con ragionevole precisione le sceltedi politica economica, diviene essenziale chele procedure di accesso, selezione, verifica e pagamentosiano riviste e analizzate con cura perrenderle più efficaci (per non penalizzare propriole attività di maggiore interesse) e tempestive.I dettagli dei processi amministrativi sonoessenziali per ammettere o escludere tipologiedi attività imprenditoriali decisive per lamoderna conduzione anche delle piccole imprese(si pensi al modo ancora parziale e deltutto inadeguato in cui gli aiuti agiscono neiconfronti di molti investimenti immateriali determinantiper il successo aziendale).BIC Notes – numero 1 – Focus 15


La componente di servizio, infine, andrebbemolto valorizzata e orientata alle esigenzeproprie delle aziende e in modo particolare diquella fascia di operatori che, pur essendo relativamenteminoritaria, cerca di modernizzarsie trasformarsi per seguire le esigenze deimercati internazionali e che può rappresentareil futuro della crescita regionale.1. Elementi di scenario per il LazioL’obiettivo di questo capitolo è quello di proporreuna breve disamina di alcune grandezzemacroeconomiche e delle caratteristiche del sistemaindustriale regionale al fine di delineareil quadro complessivo relativo alle condizioniche presenta il Lazio a ridosso della crisi economicanel 2008. Si propongono quindi alcuneevidenze per l’anno terribile, il 2009 e peril 2010.L’analisi dell’andamento della produzione aggregatae settoriale è funzionale al collocamentodell’economia regionale nel quadro congiunturaledell’economia italiana. L’approfondimentorelativo alla struttura dimensionale deisistemi economici regionali, alla sua evoluzionee ai saldi di natalità e mortalità delle imprese ponel’accento sulle principali grandezze e quantitàdi riferimento che si osservano quando si cercadi studiare i sistemi produttivi.1.1 Un quadro sinteticoNel paragrafo che segue vengono svolte alcuneconsiderazioni sulla situazione economicaitaliana sia a livello nazionale che a livello regionale(1) a seguito della crisi economica. Nel2010, il PIL italiano è cresciuto dell’1,3%, ilche rappresenta una netta inversione di tendenzarispetto al 2009, anno di maggiore incidenzadella crisi, nel corso del quale il PIL èdiminuito di oltre il 5%. Lo stesso andamentosi osserva per quanto riguarda il Valore AggiuntoIndustriale (VAI) diminuito del 5,65%nel 2009 e aumentato dell’1,8% nel 2010.Guardando all’andamento del VAI nei varisettori dell’economia (figura 1) si osserva cheil settore industriale è quello che ha maggiormenterisentito della crisi economica, nonostanteil rimbalzo più marcato rispetto ad altrisettori a partire dalla seconda metà del 2009.In constante declino invece è il settore dellecostruzioni, l’unico che non ha ancora registratoun’inversione di tendenza. Il meno colpitodalla crisi è stato il settore dei servizi alleimprese.105Figura 1 – Variazioni del PIL e del Valore Aggiunto Industriale per i principali aggregati settoriali(valori concatenati anno di riferimento 2000) in Italia (1987=100).100959085802007200820092010Servizi alle imprese Commercio, alberghi, ristoranti Costruzioni Industria in senso strettoPRODOTTO INTERNO LORDO AI PREZZI DI MERCATOFonte: elaborazioni BIC Lazio su dati ISTAT.1. I dati disponibili sono: PIL e Valore Aggiunto Industriale per l’Italia fino al 2010; PIL e Valore Aggiunto Industriale perle regioni italiane al 2009.16BIC Notes – numero 1 – Focus


Tra il 2005 e il 2008 l’Italia è cresciuta a untasso medio annuo dello 0,9% per quel che riguardail PIL e dello 0,5% per il Valore AggiuntoIndustriale evidenziando quindi unacrescita globale molto modesta con una stasisostanziale della produzione industriale. La crisidel 2008 ha provocato una diminuzionedell’1,32% del PIL.Nel 2009, la fase recessiva ha toccato i suoimassimi livelli e il calo della produzione ha riguardatotutte le regioni italiane e gran parte deicomparti produttivi. La diminuzione del PIL èstata pari al 5,98% nelle regioni Nord Occidentali,al 5,57% nel Nord Est, al 3,95% nel Centroe al 4,25% nel Mezzogiorno. Complessivamentein Italia, il PIL è diminuito del 5%.Per quanto riguarda il Valore Aggiunto Industriale,i dati relativi al 2009 mostrano tassidi diminuzione marcati. Nell’Italia Nord Occidentaleil VAI ha registrato una diminuzionedel 14,9% rispetto al 2008. Anche nel Nord Estla diminuzione è notevole (-13,5%). Leggermenteinferiore le diminuzioni per il Centro eil Mezzogiorno, che rimangono tuttavia preoccupantie rispettivamente pari al 10,4% e 11,8%.Il VAI per l’Italia è diminuito del 13,2%.Nel 2010 il PIL (2) è cresciuto dell’1,3%,mentre i consumi finali sono aumentati solodello 0,4%. Gli investimenti fissi lordi registranouna ripresa pari al 2,7%, trainati dallacrescita degli investimenti in macchinari/attrezzature(8,8%) e dagli acquisti in mezzi ditrasporto (3,4%). Gli investimenti riguardantil’edilizia invece rimangono decrescenti (-1,8%).A livello territoriale, il PIL è cresciuto dell’1,7%nel Nord Ovest, del 2,1% nel Nord Est,dell’1,2% nel Centro e dello 0,2% nel Mezzogiorno.In particolare nelle regioni del Centro,dove gli effetti della crisi sono stati più leggeri,si registra una ripresa più lenta, trainata soprattuttodal settore industriale (2,3%).Si riportano di seguito i tassi di variazionepercentuale del PIL e del Valore Aggiunto Industrialeper gli anni 2007-2009.Tabella 1 – Tassi di crescita medi annui del PIL e del Valore Aggiunto Industriale in Italia, nel Lazio e in alcune regioniitaliane (valori concatenati anno di riferimento 2000).ITALIALazioPiemonteLombardiaLiguriaVenetoEmilia RomagnaUmbriaToscanaAbruzzoMoliseBasilicataCampaniaPIL 2007-2008-1,32-0,39-1,50-1,71-0,67-0,79-1,50-1,34-0,77-1,00-0,30-0,90-2,65PIL 2008-2009-5,00-3,30-6,18-6,28-3,35-5,90-5,89-5,94-4,25-6,80-3,58-4,50-5,22VAI 2007-2008-3,33-2,45-6,14-3,75-2,96-0,78-4,12-0,67-2,40-4,97+0,31-5,23-6,36VAI 2008-2009-13,16-7,19-15,98-15,00-15,00-14,00-13,74-12,87-12,60-14,00-9,90-4,77-13,80Fonte: elaborazioni BIC Lazio su database ISTAT.Nel 2009, a livello regionale, la Lombardiaha registrato un calo del PIL più marcato rispettoal dato nazionale (-6,3%) a fronte di unadiminuzione dell’1,7 l’anno precedente. Anchein Piemonte la diminuzione è stata di oltre il6%, mentre l’anno prima era stata dell’1,5%.Migliore rispetto alla media invece la Liguria,con una diminuzione del PIL del 3,3% (0,7%2. Dati ISTAT, valori concatenati (milioni di Euro anno di riferimento 2000), dati destagionalizzati, corretti per gli effettidi calendario.BIC Notes – numero 1 – Focus 17


nel 2008). Nel Mezzogiorno l’Abruzzo ha registratouna diminuzione molto marcata del6,8%, diversamente da quanto accaduto all’iniziodella crisi, dove il rallentamento era statomeno vistoso rispetto alla media nazionale. Incontrotendenza il Molise dove il calo del PILè stato del 3,6% e dello 0,3% nel 2008.I dati relativi al Lazio nell’ultimo triennio ciindicano tassi di variazione del PIL e del VAIin entrambi i casi superiori ai dati nazionali,pur se in diminuzione.Nella figura 2 si riportano le variazioni delPIL e del VAI sia nel lungo periodo (1996-2009) che nel breve (2007-2009) per ripartizioneterritoriale e per il Lazio (nel grafico lamedia per l’Italia è stata riportata all’originedegli assi per facilitare il confronto).Figura 2 – Variazioni VAI e PIL (1997-2009 e 2007-2009) e profili regionali e di ripartizione.Variazione del PIL8642Variazione del VAI-4 -3 -2 -1 1 2 3 4 5 6-2-4-6-8LAZIOCentroNord Est MezzogiornoNord Ovest96-0907-09Fonte: elaborazioni BIC Lazio su dati ISTAT.ITALIAPer quel che riguarda la posizione del Lazio,si osserva che le dinamiche del PIL e del VAIsono migliori rispetto alla media nazionale, sianel lungo che nel breve periodo (rilevazioniposizionate nel secondo quadrante in alto a destra).Nel triennio 2007-2009 si ha un miglioramentorelativo delle variazioni del VAI, mentreil PIL, pur mantenendosi superiore alla medianazionale si contrae (spostamento a sinistrasullo stesso quadrante). Il Centro presenta unadinamica analoga, pur se a livelli inferiori rispettoal Lazio. Le regioni del Nord Ovest registranoinvece degli andamenti peggiori rispettoalla media nazionale, sia per quanto riguardail PIL che per il VAI (collocazione nelprimo quadrante in basso a sinistra). Per ilMezzogiorno, nel lungo periodo si registra unandamento del VAI inferiore alla media nazionalee una variazione del PIL di poco superiore.Nel periodo 2007-09, le dinamiche del PILe del VAI registrano un leggero miglioramentorispetto ai dati nazionali (passaggio dal primoal secondo quadrante in alto a destra). Lacrisi colpisce invece in maniera più grave le regionidel Nord Est, che nel periodo 1996-2009 avevano andamenti del PIL e del VAI18BIC Notes – numero 1 – Focus


nettamente superiori alla media nazionale. Neltriennio 2007-2009 si registra una marcata diminuzionedel VAI (che rimane sempre superiorerispetto al valore nazionale) e una drasticacontrazione del PIL (rilevazione che si spostadal secondo quadrante in alto a destra al primoquadrante in alto a sinistra).1.2 Il Lazio nello scenario internazionaleIl primo dato da prendere in considerazioneper inquadrare l’industria laziale nei suoi rapporticon i mercati esteri, è il peso poco significativodelle esportazioni sul Prodotto InternoLordo regionale Nel 2009 l’export della regionerappresenta l’8,9% del PIL, in flessionerispetto al 2008, contro il 24,2% registrato alivello nazionale.Il dato è particolarmente significativo seconfrontato con quello delle altre regioni dell’Italiacentrale (Toscana 27,9%, Marche24,8%, Umbria 15,9%), tutti decisamente piùorientati alla presenza sui mercati esteri rispettoa quello laziale, anche quando presentanolivelli di export inferiori alla media nazionale.353029,427,92520 19,315,91510Figura 3 – Esportazioni su Prodotto Interno Lordo 2008-2009 (valori in percentuale).31,524,828,510,48,924,250ToscanaUmbriaMarche Lazio ITALIA2008 2009Fonte: elaborazioni BIC Lazio su dati ISTAT.Nel 2009, anno di massima incidenza dellacrisi, il crollo delle esportazioni verificatosi a livellonazionale ha interessato anche il Lazio. Lacontrazione dei valori esportati è netta (-17,9):il valore delle esportazioni passa dai 14,5 Mlddi Euro agli 11,9 Mld del 2009. Il calo a livelloregionale è stato tuttavia meno intenso deldato nazionale (-19,4%). La quota dell’exportlaziale sul totale nazionale quindi cresce, confermandola tendenza alla crescita iniziata nel2006: dal 2008 al 2009 la quota regionale crescedal 3,9% al 4,1% sul totale nazionale.Nel 2010 (3), si assiste a una ripresa delleesportazioni che interessa tutte le regioni italiane.Considerando i valori delle esportazionisi registra una crescita del +15,7%. L’Italiacentrale e quella meridionale registranoaumenti superiori alla media nazionale (rispettivamente+17,2% e +15,9%). Guardandoalla ripartizione regionale, i maggiori incrementidelle esportazioni riguardano la Sardegna(+59,4% aumento dovuto soprattuttoalla ripresa delle esportazioni di prodotti petroliferi),la Sicilia (+47,6%), il Lazio (+24%),la Puglia (+20,2%). È invece inferiore allamedia regionale la crescita delle esportazioninelle Marche (+11,2%) e in Lombardia(14,1%).3. Dati ISTAT aggiornati al IV trimestre 2010.BIC Notes – numero 1 – Focus 19


Tabella 2 – Esportazioni per ripartizione territoriale in Italia e in alcune regioni, 2009 e 2010.RipartizioniterritorialiItalia Nord OccidentalePiemonteLombardiaLiguriaItalia Nord OrientaleVenetoEmilia RomagnaItalia CentraleToscanaUmbriaMarcheLazioItalia MeridionaleAbruzzoCampaniaPugliaBasilicataItalia InsulareItalia2009 – milionidi Euro118.17829.71782.2695.73691.06439.23936.47845.58722.9982.6428.00111.94621.1645.2297.9185.7491.5239.521291.7332009quote40,510,228,22,031,413,512,515,67,90,92,74,17,31,82,72,00,53,31002010 – milionidi Euro134.84334.47393.9035.845105.70045.63442.33653.44526.5903.1448.90014.81224.5316.2129.3426.9131.31514.442337.5842010quote39,910,227,81,731,313,512,515,87,90,92,64,47,31,82,82.00,44,3100Variazioni %2010/200914,116,014,11,915,416,316,117,215,61911,224,015,918,818,020,2-13,651,715,7Fonte: elaborazioni BIC Lazio su database ISTAT.Nonostante il perdurare del rallentamentoeconomico, si assiste quindi nel 2010 a una ripresadelle esportazioni. In questo contesto la situazionenel Lazio appare buona. La quota delleesportazioni del Lazio sul totale delle esportazioniitaliane passa dal 4,1% del 2009 al 4,4%nel 2010, con un aumento pari al 24%. Si evidenzianodi seguito gli andamenti settoriali delleesportazioni nel Lazio tra il 2009 e il 2010.20BIC Notes – numero 1 – Focus


Tabella 3 – Esportazioni per settore di attività economica Italia Centrale e Lazio 2009-2010.Italia centraleLazioSettori di attività economicaA Prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e dellapescaB Prodotti dell'estrazione di minerali da cave eminiereC Prodotti delle attività manifatturiereCA Prodotti alimentari, bevande e tabaccoCB Prodotti tessili e dell'abbigliamento, pelli eaccessori13 Prodotti tessili14 Articoli di abbigliamento (anche in pelle e inpelliccia)15 Articoli in pelle e similiCC Legno e prodotti in legno; carta e stampa16 Legno e prodotti in legno e sughero (esclusi imobili); articoli in paglia e materiali da intreccio17+18 Carta e prodotti di carta; prodotti della stampa edella riproduzione di supporti registratiCD Coke e prodotti petroliferi raffinatiCE Sostanze e prodotti chimiciCF Articoli farmaceutici, chimico medicinali ebotaniciCG Articoli in gomma e materie plastiche, altriprodotti della lavorazione di minerali nonmetalliferi22 Articoli in gomma23 Altri prodotti della lavorazione di minerali nonmetalliferiCH Metalli di base e prodotti in metallo, esclusimacchine e impiantiCI Computer, apparecchi elettronici e otticiCJ Apparecchi elettriciCK Macchine ed apparecchi n.c.a.CL Mezzi di trasporto291 AutoveicoliCM Prodotti delle altre attività manifatturiere310 MobiliD Energia elettrica, gas, vapore e aria condizionataE Prodotti delle attività di trattamento dei rifiuti erisanamentoAltri prodotti n.c.a.TotaleQuote 2010 Var. %2010(b) (c) 201911,0 1,2 13,117,916,110,626,921,418,240,122,312,824,614,314,641,611,210,612,015,414,614,710,611,510,918,615,10,011,97,615,80,497,34,418,73,65,110,03,00,32,63,96,110,94,32,41,911,33,25,312,07,42,46,62,20,00,30,8100,026,517,912,516,516,113,818,017,622,217,066,726,520,512,116,66,832,115,119,73,27,337,419,77,7(a)103,2-10,517,22009 20103,9 3,71,84,02,11,11,51,01,03,50,74,111,47,927,02,72,72,61,48,72,70,94,57,02,01,243,11,84,94,1Quote(a) Dati provvisori (b) Quote calcolate sul totale nazionale del settore (c) Quote calcolate sul totale della ripartizioneFonte: ISTAT, Statistiche del commercio estero.1,44,42,21,41,71,31,23,51,04,110,67,831,22,62,72,41,47,92,81,34,77,81,91,3-3,45,34,4Var. %201020193,71,44,42,21,41,71,31,23,51,04,110,67,831,22,62,72,41,47,92,81,34,77,81,91,3-3,45,34,4BIC Notes – numero 1 – Focus 21


Dalla tabella sopra riportata si possono farele osservazioni seguenti per il periodo 2009-2010:• le esportazioni dell’Italia Centrale sono aumentatedel 17,2%, quelle del Lazio cresconoin misura nettamente superiore allamedia (+24%);• il Lazio è passato da una quota pari al 4,1%al 4,4% del totale delle esportazioni italiane.In termini di contributo alla variazione (variazionetendenziale per il peso delle esportazionisettoriali regionali sul totale nazionale delsettore) vi sono stati degli incrementi significativinei seguenti comparti: prodotti delle attivitàdi trattamento dei rifiuti e risanamento(+195,7%); legno e prodotti legno e sughero(esclusi i mobili), articoli in paglia e materialida intreccio (+76,4%); macchinari e apparecchi(+51,2%), articoli in pelle (+42,9%); articolifarmaceutici, chimico medicinali e botanici(+33,2%); autoveicoli (+32,9%).1.3 La crescita delle imprese registrateSecondo i dati di Unioncamere, nel 2010, ilsaldo delle società iscritte al registro delle impreseè aumentato di 72.530 unità, +1,19% rispettoal 2009. Il totale delle imprese è di6.109.217. Si tratta del dato più alto dal 2006(il saldo in quell’anno fu di 73.333 unità). Lerilevazioni effettuate hanno rilevato 410.736nuove iscrizioni a fronte di oltre 338.200 cancellazioni.Questo incremento non ha tuttaviariguardato le imprese artigiane che nel 2010 sisono ridotte di 5mila unità (il picco negativoera stato raggiunto nel 2009 con una diminuzionedi 15.914 unità). A fine anno risultanoiscritte a questo comparto 1.470.942 società(il 24,1% del totale), circa 26.000 in meno rispettoal 2009.Sulle 72.530 imprese nuove del 2010,50.509 sono società di capitali, 3.838 sonocooperative e 13.291 sono società individuali(18,4% dell’intero saldo annuale). SecondoUnioncamere queste ultime rappresentanoper la maggior parte società costituite da immigratiche ricorrono a forme di auto impiegoper inserirsi nel mercato del lavoro italiano.Dal punto di vista delle dinamiche territoriali,nel Mezzogiorno e nel Centro Italia il bilanciotra nuove iscrizioni e cessazioni di attività harappresentato il 62,8% della crescita totale dell’anno.In termini assoluti, sono stati Sud e Isolead aver maggiormente contribuito alla crescita(24.848 unità in più). Seguono il Centro(20.702 imprese in più), il Nord Ovest(19.226) e il Nord Est (7.754). In particolare,il Lazio ha registrato un aumento del 2,11%. Sitratta di un dato più elevato rispetto a quello registratoin altre regioni quali: la Toscana(1,19%), le Marche (1,14%), l’Umbria (1,33%),l’Abruzzo (1,47%). Nel Mezzogiorno il primatospetta alla Calabria (1,67%), Campania e Puglia(oltre l’1,3%). Nel Nord la regione il cuicontributo alla crescita delle imprese è statomaggiore è la Lombardia (1,49%). La Sardegnaregistra un aumento dell’1,24%. Le altre regionisi attestano su aumenti inferiori all’1%.Si confermano le tendenze di lungo periododel sistema industriale italiano. Si registra infattiuna ulteriore diminuzione delle aziende agricole(-13.431), rimane negativo il saldo delleimprese manifatturiere (-2.061) impegnate inuna ripresa molto selettiva, che vede in nettovantaggio le imprese orientate alla domandaestera. Continuano a crescere le imprese nelsettore dei servizi, del commercio (16.975unità in questo settore, oltre il 70% nell’ambitodelle vendite al dettaglio). In aumento ancheil settore del turismo con 13.029 società.Volendo confrontare, nel lungo periodo, ledifferenze nei trend di crescita delle impresetra l’Italia nel suo complesso e nel Lazio, è statocalcolato il tasso di variazione delle impreseregistrate come rapporto tra il saldo tra impreseiscritte ed imprese cessate, diviso lo stockdi imprese registrate di inizio periodo per glianni 2003-2010. Si possono fare le seguentiosservazioni a riguardo:• nel periodo 2003-2004 il tasso di variazionedelle imprese registrate in Italia è passatodall’1,43% all’1,75%;• a partire dal 2005 il tasso di variazione è diminuitosempre passando dall’1,39% nel22BIC Notes – numero 1 – Focus


2005 allo 0,29% del 2009, livello minimonel periodo considerato;• nel 2010 si è avuta una netta ripresa con iltasso di crescita che passa dallo 0,29%all’1,19%;• nel Lazio il trend di crescita delle impreseregistrate è sempre superiore alla media nazionaletranne che nel 2004 dove è leggermenteinferiore (1,61% rispetto all’1,75%);• in particolare nel 2009 quando il tasso dicrescita delle imprese tocca il suo minimoa livello nazionale (0,29%) quello del Lazioè dell’1,07%. Nel 2010 passa all’1,53%.Figura 4 – Tasso di crescita delle imprese registrate in Italia e nel Lazio nel periodo 2003-2010.3,02,52,01,51,00,50,020032004200520062007200820092010LazioITALIAFonte: elaborazioni su dati Unioncamere.Nel 2010, guardando alla situazione del Lazio(4), le imprese complessivamente registrateper settore di attività economica sono600.816. Il terziario impegna il 67,4% delleimprese a fronte di una media nazionale del58%. Infatti rispetto alla media nazionale (chesi riporta tra parentesi) il 29,5% opera nel commercio(27%), il 7,3% nelle attività di ricezionealloggio e ristorazione (6,7%), il 4,2% nelleattività di noleggio e servizi alle imprese(2,7%), il 3,6% nei servizi di informazione e assicurazione(2,2%). Superiore rispetto alla medianazionale (15,8%) anche il comparto dellecostruzioni, nel quale è attivo il 16,1% delleimprese. Si rileva invece un peso inferiore rispettoalla media nazionale (10,9%) nel settoremanifatturiero, dove sono attive il 7,2% delleimprese laziali e nell’agricoltura (15% la quotaa livello nazionale e 8,9% nel Lazio).1.4 La struttura dimensionale ela specializzazione produttivain Italia e nel LazioL’analisi dell’andamento della produzione aggregatae settoriale è funzionale al collocamentodell’economia regionale nel quadrocongiunturale dell’economia italiana. L’approfondimentorelativo alla struttura dimensionaledei sistemi economici regionali e alla suaevoluzione svolto in questo paragrafo (5), pone4. Unindustria, Atlante di Roma e del Lazio, Settori e territori nel confronto europeo, marzo 20115. Si tratta di una sintesi di quanto presentato nel rapporto Creaimpresa 2010.BIC Notes – numero 1 – Focus 23


l’accento sulle principali grandezze e quantitàdi riferimento che si osservano quando si cercadi studiare i sistemi produttivi.In Italia, il 42,8% degli addetti (6) è impiegatoin micro imprese (da 1 a 9 dipendenti); gli addettinelle imprese tra i 10 e i 49 addetti rappresentanoinvece poco più di un quinto(21,4%) del totale, mentre poco più di un terzosono gli addetti nelle imprese sopra i 50 addetti(34,9%) (7). L’incidenza delle imprese relativamentepiù grandi sull’occupazione aumentanotevolmente se si restringe il campo dianalisi al solo settore manifatturiero (43,3% sultotale degli addetti nell’industria in senso stretto)(8). In questo caso aumenta anche la quotadi addetti delle imprese piccole e medie(31,5%), mentre quasi si dimezza quella relativaalle micro imprese (25,3%).50403020100Figura 5 – Addetti per classe dimensionale, Italia 2007; quadro complessivo e dettaglio del manifatturiero(valori in percentuale).42,825,315,311,11,110,316,234,943,31-910-19 20-49≥50Tutti isettoriSolo manufatturieroFonte: elaborazioni BIC Lazio su database ASIA-ISTAT.Dal punto di vista settoriale la composizioneper dimensione degli addetti è eterogeneacon riferimento ai vari segmenti della produzioneindustriale. Nel grafico che segue sonoindicate le percentuali di addetti nelle micro (1-10) e nelle grandi aziende (+50), nei settori (2-digit) dell’industria manifatturiera italiana.Abbastanza netta (e prevedibile) la prevalenzadella grande impresa nella produzionedi mezzi di trasporto (81,8% degli addetti inimprese al di sopra di 50 dipendenti); dellachimica (77,7%) e dell’industria petrolifera(77,8%). In questi tre settori la percentuale diaddetti in micro imprese è ampiamente inferioreal 10% (mezzi di trasporto 5,6%; chimica6,0%; prodotti petroliferi 4,6%). All’estremoopposto della scala dimensionale si collocal’industria del legno (dove le micro impreseimpiegano il 50,4% degli addetti totali); di trasformazionealimentare (39,9% gli addettinelle micro) e delle altre industrie manifatturiere(9) (34,9%).6. Quando si fa riferimento a tutti i settori si prendono in considerazione i settori dal 10 al 93 (classificazione Ateco 2002)esclusi i seguenti settori: costruzioni (45), istruzione (80), intermediazione monetaria e finanziaria (65), attività dell’intermediazionemonetaria e finanziaria (67), attività immobiliari (70).7. Fonte: Banca dati ASIA-ISTAT anno 2007 – ultimo anno disponibile per tale database – divisione in settori Ateco2002.8. Settori da 15 a 37; classificazione Ateco 2002.9. Si tratta nel dettaglio di attività della gioielleria, di giochi e giocattoli, articoli sportivi, articoli musicali.24BIC Notes – numero 1 – Focus


La presenza di piccole e medie imprese (trai 10 e i 50 dipendenti) risulta maggioritarianell’industria del cuoio, pelli e calzature(44,9% del totale degli addetti) ed è sempre soprala media “manifatturiera” nei settori delMade in Italy (tessile 36,5%; legno 34,0%; altreindustrie manifatturiere 35,9%). Fuori dalleproduzioni tradizionali è consistente la presenzadi imprese tra 10 e 50 dipendenti nellaplastiche (36,7%) e nei metalli (39,7%).Figura 6 – Addetti micro (1-10) e grandi imprese per comparti (2-digit) dell’industria manifatturiera 2007 (valori in percentuale).DN – Altri manifatt.29,234,9DM – Mezzi di trasporto5,681,8DL – Elettr.23,050,0DK – Meccanica15,456,1DJ – MetalliDI – Min. non metalliDH – Plastiche13,732,627,725,043,049,6DG – ChimicaDF – Petrolio6,04,677,777,8DE – CartaDD – LegnoDC – Cuoio15,527,928,226,939,750,4DB – Tessile28,934,6DA – Agroalimentare34,739,90 10 20 30 40 50 60 70 80 90Addetti grandi (+50)Addetti micro (-10)Fonte: elaborazioni BIC Lazio su database ASIA-ISTAT.BIC Notes – numero 1 – Focus 25


In un contesto segnato da divergenze internenei tassi di sviluppo, nelle specializzazionisettoriali, nei principali aggregati economici, èsignificativa una lettura regionale delle strutturedimensionali d’impresa.Per quel che riguarda il solo settore manifatturiero,le differenziazioni regionali sono piuttostonette (10). La divisione in quartili per percentualidi addetti impiegati nelle varie classid’imprese (1-9; 10-19; 20-49; oltre 50 addetti)ci permette di individuare alcune aree geograficheomogenee per struttura dimensionale:1) Piemonte, Lombardia, Friuli VeneziaGiulia ed Emilia Romagna (forte presenzadi grandi imprese, debole presenzadi micro imprese): quest’area rappresentail territorio dove ha più incidenza sull’occupazioneil peso delle imprese al di sopradei 50 dipendenti. In queste regioni il numerodi addetti impiegati nella grande impresamanifatturiera al 2007 rappresentauna quota che si aggira intorno al 50% deltotale manifatturiero, con un dato particolarmenteelevato in Piemonte (57,09%) e inFriuli Venezia Giulia (51,75%) e valori pocoinferiori alla metà degli addetti in EmiliaRomagna (47,4%) e Lombardia (49,3%).Allo stesso tempo nell’area, il peso delle micro(1-9 dipendenti) e delle piccole imprese(10-49 dipendenti) risulta inferiore al livellonazionale.2) Lazio, Basilicata, Abruzzo, Liguria, TrentinoAlto Adige (forte presenza di grandie micro imprese, debole presenza nelleclassi intermedie): sono invece regioni conuna struttura del tessuto industriale fortementepolarizzata sulle classi estreme. Ilnumero degli addetti impiegati sia nelle microsia nelle grandi imprese è superiore allamedia nazionale (Lazio 44,2%; Basilicata43,6%; Abruzzo 45,5%; Liguria 48,8%;Trentino 44,7%). Stiamo parlando quindidi realtà industriali connotate dallapresenza importante di strutture industrialidi grandi dimensioni (industria automobilisticain Basilicata e in Abruzzo; chimicanel Lazio; siderurgia in Liguria) checonvivono con un tessuto molto esteso etalvolta crescente di imprese industriali piccolee piccolissime.3) Veneto, Toscana, Marche, Umbria, Molise,Campania e Puglia (forte presenza dipiccole e medie imprese): rappresentanoregioni caratterizzate da un peso superiorealla media nazionale delle dimensionid’impresa intermedie (10-49 addetti). Sitratta in alcuni casi anche di regioni accomunateda alcune tipologie di produzionespecifiche (tessile e abbigliamento perVeneto, Toscana e Molise; cuoio, tessile edalimentare per la Campania; cuoio e mobiliper la Puglia e le Marche). Al suo internoil gruppo presenta tuttavia una certaeterogeneità: mentre nelle regioni meridionalie in Toscana (vedi figura grandiimprese) il peso delle imprese al di sopradei 50 dipendenti sul numero degli addettiè poco significativo (Puglia 22,9%; Campania28,6%; Molise 29,8%; Toscana28,0%), per quel che riguarda le altre regioniil dato relativo alle grandi impreseindustriali, seppur inferiore, non si discostamolto dalla media nazionale (Veneto42,5%; Umbria 39,9%; Marche 37,0%).4) Calabria, Sicilia, Sardegna: dal punto divista dimensionale questo gruppo presentaallo stesso tempo una preponderantepresenza di micro imprese sull’occupazioneregionale (in Sardegna il 47,0% degliaddetti industriali è occupato in imprese al10. Sono state prese in considerazione le percentuali di addetti per ogni classe dimensionale e per regione e poi è stataeffettuata la divisione in quartili per ogni classe dimensionali considerata (1-9; 10-19; 20-49; oltre 50 addetti). All’aumentaredell’intensità del colore, aumenta l’incidenza percentuale di quella classe dimensionale (figura 7).26BIC Notes – numero 1 – Focus


di sotto dei 10 dipendenti; in Sicilia è il51,4%, in Calabria il 57,8%), e un peso trascurabiledella grande impresa (Sardegna25,2%; Sicilia 16,6%; Calabria 12,2%).Dai risultati dell’analisi svolta nel RapportoCreaimpresa 2010 si evince che dal 1971 al1991 vi è un profondo cambiamento nel numerodi addetti per classe dimensionale d’impresa:le imprese al di sopra dei 50 dipendentiche nel 1971 occupano il 61,7% degli addettiindustriali, nel 1991 impiegano solo il 45,5%,mentre cresce la capacità di assorbimento delledimensioni di impresa più piccole (le impreseda 1 a 9 dipendenti passano dal 19,1% al24,4%; quelle dai 10 ai 19 dal 7,9% al 14,7%;le imprese 20-49 dall’11,8% al 15,3%). Successivamente,durantegli anni novanta e nellaprima parte degli anni duemila, tale tendenzava perdendo progressivamente intensità. Nel2007 la suddivisione degli addetti per classe dimensionalenell’industria italiana, infatti, nonsi discosta di molto da quella registrata nel1991. Se di tendenza si può parlare, questa ènel senso di un ulteriore ma leggero calo dellaclasse dimensionale maggiore.Nel Lazio nel 2007 il 51,9% degli addetti (11)risulta impiegato in imprese con oltre 50 dipendenti,il 34,8% in imprese con meno di 10dipendenti, mentre la classe d’impresa tra i 10e i 49 dipendenti assorbe il 13,3% degli addettitotali. La composizione dimensionale risultaparticolarmente sbilanciata verso le classi dimensionalimedio-grandi, mentre sono sottorappresentatele classi d’impresa sotto i 50 dipendenti.Nella figura che segue si è confrontatala composizione dimensionale della regione,con altre realtà regionali di riferimento,molto eterogenee fra loro per tipologia e ruolodelle rispettive strutture produttive: una conuna prevalenza delle dimensioni medio-piccole(Marche), una con una leggera maggior incidenzadelle dimensioni grandi e micro (Piemonte),l’ultima fortemente squilibrata versole micro imprese (Calabria).11. I settori considerati sono quelli dal codice 10 al 93 della classificazione Ateco 2002, con l’esclusione dei seguenticomparti: costruzioni (45), istruzione (80), intermediazione monetaria e finanziaria (65), attività dell’intermediazione monetariae finanziaria (67), attività immobiliari (70).BIC Notes – numero 1 – Focus 27


Figura 7 – Addetti per classe dimensionale in rapporto alla media nazionale 2007, Lazio e regioni benchmark(valori in numeri indice; Italia=1).1-100,8LAZIO10-1920-490,60,650 e oltre1,51-101,1Marche10-1920-491,31,450 e oltre0,71-101,1Piemonte10-1920-490,90,950 e oltre1,11-101,6Calabria10-1920-490,90,850 e oltre0,40,00,51,01,52,0Fonte: elaborazioni BIC Lazio su database ASIA-ISTAT.La regione che presenta una struttura dimensionalesimile a quella laziale è il Piemonte.In quest’ultimo caso con una notevole differenzadal punto di vista settoriale: mentre legrandi imprese piemontesi sono concentrate inalcuni settori del manifatturiero (complessivamenteil 60% degli addetti sono impiegati nelsettore manifatturiero ed in particolare nellaproduzione di veicoli e nella meccanica), nelLazio gli addetti alla grande impresa sono localizzatinei servizi (tutti i settori dei servizi impieganopiù dell’80% degli addetti nella grandeimpresa laziale).Un approfondimento sulle dimensioni piùpiccole (al di sotto dei 10 dipendenti) ci consentedi inquadrare il contesto di fondo relativoal target d’impresa di BIC Lazio (start up;micro imprese).28BIC Notes – numero 1 – Focus


Come già accennato in precedenza, il pesodegli addetti nelle imprese al di sotto dei 10dipendenti sul totale dell’occupazione nel Lazioè inferiore a quanto registrato a livello nazionale(34,8% nel 2007 nel Lazio; contro il42,8% dato medio nazionale). Tale quota si rivelamaggiore nei settori dei servizi (12), pari al37,1%, rispetto all’industria manifatturiera,dove il peso degli addetti nelle micro impreserappresenta il 30,9% del totale addetti nell’industriamanifatturiera.Si registra tuttavia, un ruolo crescente neltempo del peso delle micro imprese nell’occupazioneche interessa l’intera struttura produttivaitaliana. A partire dal 1991, scontandoun ritardo di più di un decennio rispetto altrend nazionale, la quota relativa degli addettinelle micro imprese laziali inizia a crescerecostantemente, passando dal 27,4% di inizioanni novanta al 34,8% attuale.Dal punto di vista settoriale la gran partedegli addetti delle micro imprese laziali (sempretutti i settori considerati) è impiegata neiservizi e in particolare nel Commercio (il37,4% degli addetti nelle micro imprese), nelleprofessioni e nei servizi alla persona, mentreil settore manifatturiero riveste un ruolomarginale.50Figura 8 – Addetti nelle micro imprese nel Lazio (1-9 dipendenti) nei settori manifatturiero e servizi, 1971-2007(valori in percentuale).4548,7403530252031,926,721,839,521,631,627,423,234,431,327,237,134,830,919711981199120012007Addetti serviziAddetti manifatturieroADDETTI TOTALIFonte: elaborazioni BIC Lazio su database ASIA-ISTAT.Una conferma di tali evidenze ci viene fornitadai dati relativi alle specializzazioni settoriali.Definendo come specializzati i settoriin cui la percentuale di addetti nelle micro impreseregionali è superiore al dato medio nazionalemoltiplicato per 1,25, al 2007 gli unicicomparti tra quelli considerati in cui il Laziosupera la soglia di specializzazione sonoquelli relativi al commercio (sia al dettaglioche all’ingrosso), alla riparazione, manutenzione,vendita di auto, moto e carburante ein quello relativo e dei servizi alle famiglie (13).12. Nel settore dei servizi non sono ovviamente compresi i settori esclusi dalla nostra analisi: istruzione (80), intermediazionemonetaria e finanziaria (65), attività dell’intermediazione monetaria e finanziaria (67), attività immobiliari (70).13. Settore 93 – servizi alle famiglie.BIC Notes – numero 1 – Focus 29


Figura 9 – Numero di addetti nelle micro imprese (1-10 dipendenti) del Lazio, composizione per macro-settori(valori in percentuale).Alberghi e ristoranti 11,4Trasporto e comunicazioni 4,6Altriservizi 35,2Estraz. min./produzione energia 0,1Commercio 37,4Manifatturiero 11,2Fonte: elaborazioni BIC Lazio su database ASIA-ISTAT.2. Le start up del Lazio:caratteristiche e fabbisognipercepiti dagli imprenditoriPer analizzare le caratteristiche e i bisogni dellestart up regionali, nonché per avere un primoquadro del ruolo della Regione e in modoparticolare di BIC Lazio, si è proceduto arealizzare un’indagine campionaria riferita inmodo specifico alle imprese nate nell’ultimotriennio.L’indagine analizza le caratteristiche e le attivitàdelle start up laziali con l’obiettivo di rilevarnele principali caratteristiche in termini diforma giuridica, settori di attività, numero didipendenti. Il questionario rivolto agli imprenditorisi propone di valutare le loro esigenze ele effettive difficoltà incontrate nell’avvio e nellosvolgimento nel tempo della loro attività.Quest’ultimo approfondimento consente inparticolare di definire il sistema di interventi asostegno delle nuove attività imprenditoriali valutandonegli elementi di forza e le debolezze.2.1 La rilevazione di campoNell’ambito della rilevazione sono state definitestart up le attività imprenditoriali avviatenel Lazio nel triennio 2008-2010 (nate dal2008 e sopravviventi nel 2011).L’universo è costituito da 101.993 imprese,il 47,5% delle quali nate nel 2008, il 37,3% nel2009 e il 15,2% nel 2010. A partire dall’universo,si è scelto un campione rappresentativodelle aggregazioni settoriali relative a 5 raggruppamentinelle province laziali definiti sullabase della classificazione ATECO 2007 e allaluce delle politiche di interesse di BIC Lazio.I 5 raggruppamenti sono i seguenti:• la manifattura;• l’edilizia-impiantistica (che include anche leimprese dedicate all’installazione dei sistemi,del risparmio energetico e degli impiantiche utilizzano fonti rinnovabili);• il commercio-alberghi e servizi alla persona:si tratta, come è noto, del settore piùdiffuso in termini di numero di nuove imprese,nel quale sono state incluse le attivitàdi commercio, alloggio e ristorazione,immobiliari, agenzie di viaggio, vigilanza,cura edifici e paesaggio, servizi alla persona,attività ricreative e di divertimento;• i servizi alle imprese e le attività professionaliche comprendono i trasporti e comunicazione,il noleggio e i servizi di supporto, leattività professionali e scientifiche, la sanità;30BIC Notes – numero 1 – Focus


• l’ICT e i servizi socio-culturali che includonooltre all’ICT i servizi di comunicazionee di informazione, le attività artistiche(ad esempio il restauro) e l’istruzione.Nel periodo dal 21 al 25 febbraio 2011, sonostate effettuate delle interviste telefoniche,300 delle quali andate a buon fine (78,4%).Il questionario rivolto alle imprese del campioneconteneva delle domande specifiche riguardanti:• l’anno di avvio dell’impresa;• la sua forma giuridica;• il settore economico dove l’impresa svolgeprevalentemente la sua attività. Sono statiesclusi l’agricoltura, la pesca e la caccia; iservizi finanziari e assicurativi; l’amministrazionepubblica e organismi territoriali;• le modalità con le quali è nata l’iniziativaimprenditoriale (ad esempio se è stata unaprosecuzione di una attività familiare,un’attività svolta dopo precedenti esperienzelavorative, ecc.);• il numero di addetti attuale e quello previstoa regime;• il mercato di riferimento prevalente (comune,provincia, regione, pluri regionale,territorio nazionale, mercati esteri);• la valutazione dei vantaggi competitivi dell’impresa,come ad esempio l’alta qualitàdei servizi offerti, la localizzazione, i collegamenticon altre imprese, la possibilità dioffrire prezzi più bassi rispetto alla concorrenza,i prodotti e servizi innovativi e larete distributiva;• l’esistenza di rapporti strategici con altreimprese locali;• gli eventuali incentivi pubblici utilizzati perl’avvio dell’attività e la valutazione di taliincentivi;• la valutazione circa lo stato attuale di salutedell’impresa rispetto alle aspettative originarie:i giudizi sono stati formulati secondola scala seguente: critico, abbastanzanegativo, né positivo né negativo, abbastanzapositivo e molto positivo;• la descrizione delle principali difficoltà incontrate,come ad esempio l’accesso al creditoo la gestione manageriale, la scarsità dicapitale;• le principali fonti finanziarie utilizzate, comead esempio il patrimonio personale ofamiliare e gli eventuali fidi bancari;• la forma di sostegno pubblico auspicata, aldilàdel mero sostegno finanziario, come adesempio eventuali garanzie per l’accesso alcredito e consulenze legali;• il grado di conoscenza di BIC Lazio e l’indicazionedei servizi BIC utilizzati;• la valutazione dei contatti diretti avuti conBIC. Per le diverse opzioni di risposta, gliintervistati hanno espresso il loro gradimentosu una scala con quattro possibilità:molto negativo, negativo, abbastanza positivo,molto positivo.2.2 Le start up del Lazio:caratteristiche dell’universodi riferimento e del campioneLa tabella 4 evidenzia la distribuzione per settoreeconomico dell’universo e del campione.Oltre il 57% delle nuove attività imprenditorialiè attivo nel raggruppamento commercio-alberghie servizi alla persona, il 20,4% nell’ambitodell’edilizia-impiantistica, il 13% nei servizialle imprese e nelle attività professionali.Sono circa il 5% le start up nei due raggruppamentidel manifatturiero e dell’ICT e servizisocio-culturali. Il campione è stato scelto inmisura non proporzionale alla distribuzionedelle imprese per settore, per assicurare una sogliadi significatività ai raggruppamenti menorappresentativi in termini di numerosità dellestart up.BIC Notes – numero 1 – Focus 31


Tabella 4 – Universo di riferimento e numerositàcampionaria, per settore economico.Tabella 5 – Numerosità del campioneper provincia di localizzazione.ManifatturaEdilizia-impiantisticaCommercio-alberghi eservizi alla personaServizi alle imprese eattività professionaliICT e servizi socio-culturaliTotaleFonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.Universo Campione Provincia Campione4.9745520.8865658.5475513.2514.354101.9935480300FrosinoneLatinaRietiRomaViterboTotale50503013832300Fonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.Figura 10 – La distribuzione delle start up per anno di costituzione (valori in percentuale).200937,3201015,2200847,5Fonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.Il questionario somministrato è articolato in6 sezioni per altrettanti argomenti di rilievo:• dimensione e localizzazione;• mercati di riferimento;• caratteristiche imprenditoriali;• fattori competitivi e reti di imprese;• criticità e domanda di policy;• start up, Regione Lazio e BIC Lazio.Dimensione e localizzazioneL’indagine ha evidenziato che la dimensionemedia delle start up laziali è di poco inferioreai 3 addetti e che, in linea di massima, a regimele imprese pensano di aumentare il numerodi addetti. Le imprese di maggiori dimensionisono quelle attive nell’ambito del manifatturiero,dell’ICT e servizi socio-culturali edell’edilizia impiantistica.La tabella 6 e la figura 11 indicano il numeromedio di addetti attuali e quelli previstia regime per settore di attività. Le impreseintervistate hanno un numero medio di addettipari a 2,85. Guardando alla ripartizionesettoriale, solo le imprese attive nel settoremanifatturiero hanno un numero di addettiappena superiore a 5 (5,24). Le imprese attivenei raggruppamenti dell’ICT e dei servizisocio-culturali e dell’edilizia impiantistica32BIC Notes – numero 1 – Focus


hanno in media poco più di 4 addetti (rispettivamente4,53 e 4,38). Poco inferiori a4 gli addetti delle attività di servizi alle impresee attività professionali. Circa 2 (1,77)sono gli addetti al commercio-alberghi e servizialla persona (dato questo che risente dellanumerosità dei negozi gestiti da una solapersona). Si nota che in tutti i settori di attivitàè previsto un aumento del numero di addetti.L’aumento auspicato a regime è maggiorenei raggruppamenti del commercio-alberghie servizi alla persona (+16,3%), nonchénella manifattura e nell’edilizia impiantistica(oltre il 14%), segnale questo di una certafiducia nella ripresa della crescita economicada parte degli intervistati.Tabella 6 – Numero medio di addetti attuali e previsti a regime.ManifatturaEdilizia-impiantisticaCommercio-alberghi eservizi alla personaServizi alle imprese eattività professionaliICT e servizi socio-culturaliTotaleAttuale5,244,381,773,794,532,85Previsionea regime6,025,002,064,185,013,26Fonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.Figura 11 – Numero medio di addetti attuali e previsti a regime.Manifattura5,246,02Edilizia-impiantistica4,385,00Commercio-alberghie servizi alla persona2,061,77Servizi alle impresee attività professionaliICT e servizi socio-culturali4,183,794,535,01TOTALE3,262,85012 34 56 7Previsto a regimeAttualeFonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.BIC Notes – numero 1 – Focus 33


Mercati di riferimentoLa maggioranza delle imprese ha evidenziato unmercato di vendita soprattutto locale, vista anchel’incidenza di imprese attive nel raggruppamentocommercio-alberghi e servizi alla persona.Guardando alla relazione tra dimensioned’impresa e mercato di vendita si conferma cheal crescere del mercato geografico da locale a nazionalecresce anche il numero di addetti.Si rileva che la maggioranza delle impresedel campione (57,9%) prevede di essere attiva,a regime, a livello locale (comune quartiereo città). Il 29,8% prevede a regime di essereattivo su un area provinciale o regionalee il 10,8% in altre regioni o sull’intero territorionazionale. Solo l’1,5% prevede di diventareattivo all’estero in misura significativa(figura 12).Figura 12 – Mercato di vendita prevalente previsto a regime (valori in percentuale).Area provinciale/regionale 29,8Anche in altre regioni/intero territorio nazionale 10,8All’estero in misura significativa 1,5Comune, quartiere, città 57,9Fonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.Guardando ai settori di attività (tabella 7),come è prevedibile, oltre il 90% delle start upnell’ambito del commercio-alberghi e servizialla persona è attivo al massimo in ambito regionale(oltre il 76% di queste attività è nato inambito locale). Mercati di vendita al massimoregionali si ritrovano nei raggruppamenti dell’ediliziaimpiantistica (oltre l’80% delle start upin questi raggruppamenti). Solo nell’ambito delmanifatturiero, dei servizi alle imprese e dell’ICTle percentuali di nuove attività imprenditorialianche multiregionali o nazionali sonosuperiori al 20% (nell’ICT poco meno di 1/3delle imprese è attivo su tali mercati).Tabella 7 – Mercato di vendita prevalente previsto a regime, quote sul fatturato, valori percentuali.ManifatturaEdilizia-impiantisticaCommercio-alberghi eservizi alla personaServizi alle imprese eattività professionaliICT e servizisocio-culturaliTotaleComune,quartiere, città32,730,476,435,238,8Area provinciale/regionale38,253,618,240,730,057,929,8Fonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.Anche in altreregioni /intero territorio23,616,13,624,127,510,8All’estero inmisurasignificativa5,50,01,80,03,81,534BIC Notes – numero 1 – Focus


I dati raccolti hanno consentito di analizzarele dimensioni di impresa previste in funzionedei mercati di riferimento (figura 13). In lineagenerale i dati confermano l’intuizioneche, nella maggior parte dei casi, a un mercatolocale corrisponda una start up di piccole dimensioni.Infatti, le start up attive a livello localehanno in media due addetti, le imprese attivein ambito provinciale o regionale ne hannoin media quattro, mentre quelle attive supiù regioni o a livello nazionale ne hanno 7,69.In controtendenza sembra essere il dato relativoalle imprese attive prevalentemente suimercati esteri (3). Tuttavia ciò può essere dovutoal fatto che, le imprese intervistate abbianointeso quale mercato di vendita esterouna clientela rappresentata prevalentemente daturisti. In questo caso il basso numero di addettirisente della presenza di start up attive nelsettore del commercio orientato ai turisti.Figura 13 – Addetti attesi a regime a seconda del mercato prevalente previsto dalle imprese, valori medi.Comune, quartiere, città 2,02Area provinciale/regionale4,05Anche in altre regioni/intero territorio nazionale7,69All’estero in misura significativa3,000 1 2 3 4 5 6 7 8 9Fonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.Caratteristiche imprenditorialiL’indagine ha evidenziato che quasi la metàdelle start up nasce da una precedente esperienzalavorativa come dipendente nello stessosettore di attività. Sono invece poco numerosicoloro che intraprendono un’attività imprenditorialein assenza di precedenti attività.Come si rileva dalla figura 14, il 46,3% dellestart up nasce da una precedente esperienzacome lavoratore dipendente nello stesso campo.Il 21,7% ha proseguito o è subentrato adun’attività familiare. Il 6,9% ha iniziato un’attivitàimprenditoriale a seguito di un lavoro dipendentein altri campi di attività, oppure a seguitodi iniziative imprenditoriali nello stessoambito.Alcune informazioni aggiuntive si possono ricavareguardando all’origine dell’iniziativa imprenditorialesuddivisa per settori di attività.Nell’edilizia-impiantistica e nei servizi alle imprese-attivitàprofessionali, il 50% ha avviato l’attivitàdopo esperienze di lavoro dipendente nellostesso campo. Tale percentuale è del 61,3 nell’ICTe nei servizi socio-culturali. Nel segmentomanifatturiero il 70% delle start up ha originein precedenti esperienze nello stesso campoo nella prosecuzione di un’attività familiare.Pochi (4,3%) gli imprenditori che hannocambiato campo di attività e ancora meno coloroche hanno intrapreso un’attività senzaprecedenti esperienze (3,8%). Tuttavia pare interessanteche gli imprenditori che cambianocampo di attività siano distribuiti soprattuttonei raggruppamenti della manifattura, dell’edilizia-impiantisticae dell’ICT e servizi socioculturali.I raggruppamenti che richiamanomaggiormente le iniziative imprenditoriali intrapresesenza precedenti esperienze e non inlinea con il percorso di studio sono soprattuttocommercio-alberghi e servizi alla persona(12,7%), servizi alle imprese e attività professionali(11,1%) e manifatturiero (9%).BIC Notes – numero 1 – Focus 35


Figura 14 – Origine dell’iniziativa imprenditoriale e precedente condizione professionale, valori percentuali.Iniziativa imprenditoriale dopo esperienze dilavoratore dipendente nello stesso campo46,3Prosecuzione o subentro ad una attività familiare 21,7Iniziativa imprenditoriale intrapresa senza precedentiesperienze lavorative e non coerente con il percorso di studio 10,1Iniziativa imprenditoriale dopo esperienze dilavoratore dipendente in altri campi 6,9Nuova iniziativa imprenditoriale dopo esperienzeimprenditoriali nello stesso campo 6,9Nuova iniziativa imprenditoriale dopo esperienzeimprenditoriali in altri campi 4,3Iniziativa imprenditoriale intrapresa senza precedentiesperienze lavorative, ma che è coerente 3,8con il percorso di studi0 10 20 30 40 50 60Fonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.Fattori competitivi e reti di impreseLa percezione della proprie forze/debolezzesui mercati di riferimento fornisce delle indicazioniinteressanti, sia osservando le risposteper tutti i raggruppamenti, sia considerandoseparatamente ciascuno di essi. Nel paragrafoche segue verranno quindi analizzati i vantaggicompetitivi percepiti, l’appartenenza a retilocali, la valutazione circa il proprio stato di salutee le debolezze competitive.Un’ampia maggioranza di start up ha indicatotra i principali vantaggi competitivi la cortesia/capacitàdi ascolto, l’efficienza organizzativae la qualità dei prodotti offerti. La valutazionecirca i propri vantaggi competitivi variaperò molto in funzione dei diversi raggruppamentidi attività considerati. Ad esempionell’ICT e servizi socio-culturali è importantel’offerta di prodotti/servizi innovativi maanche la superiorità delle conoscenze tecniche.Nel raggruppamento servizi alle imprese, oltrebeninteso ai collegamenti con altre imprese,sono ritenuti importanti anche la personalizzazionedel prodotto e la rete distributiva.La figura 15 riporta la percezione dei vantaggicompetitivi da parte delle start up. L’importanzadi tale vantaggio poteva essere graduatada 1 a 5. Sono state considerate solo lerisposte che fornivano la valutazione massimadel vantaggio competitivo. Come ci si potevaattendere, la cortesia e la capacità di ascolto sonoimportanti in oltre l’80% dei casi. Seguonol’efficienza organizzativa (67,3%), l’alta qualitàdei prodotti offerti (65,9%), la possibilità di offrirei prodotti a prezzi più bassi rispetto allaconcorrenza (60,5%), la localizzazione vantaggiosa(54,6%). La personalizzazione delprodotto è importante per meno della metàdelle imprese (40,9%), seguono quindi le conoscenzetecniche (34,1%) e con soglie tra il29 ed il 27% i collegamenti con altre imprese,la rete distributiva e il marketing, la capacità dioffrire un prodotto/servizio innovativo.La tabella 8 indica i vantaggi competitivi relativiper settore rappresentati da un numeroindice: vengono considerati rilevanti gli indicisuperiori a 115. Nel manifatturiero sono piùimportanti le conoscenze tecniche, i collegamenticon altre imprese, la personalizzazionedel prodotto, il suo grado di innovazione e larete distributiva rispetto alla cortesia/disponibilitàe al livello dei prezzi. Nell’edilizia-impiantisticacontano più la personalizzazione, leconoscenze tecniche e l’innovazione rispetto alresto. Nel commercio il vantaggio ritenuto piùimportante è la localizzazione, seguita daiprezzi più bassi rispetto alla concorrenza e alladisponibilità del personale. Nell’ICT e neiservizi socio-culturali sono ritenuti rilevanti,come ci si può attendere, il prodotto/servizioinnovativo e la superiorità nelle conoscenzetecniche. Infine, nei servizi alle imprese, oltre36BIC Notes – numero 1 – Focus


eninteso ai collegamenti con altre imprese,sono ritenuti importanti l’offerta di un prodotto/servizioinnovativo, le conoscenze tecnichesuperiori e la rete distributiva.Figura 15 – Vantaggi competitivi delle imprese, valori percentuali.Cortesia, disponibilità, capacità di ascolto 81,1Organizzazione efficiente 67,3Alta qualità dei prodotti e servizi offerti 65,9Possibilità di offrire prezzi più bassirispetto alla concorrenzaLocalizzazione vantaggiosa 54,6Personalizzazione del prodotto rispettoalle preferenze dei clientiConoscenze tecniche superioririspetto agli altri produttoriCollegamenti con altre imprese 29,6Prodotto/servizio innovativo 27,1Rete distributiva e marketing 27,634,140,960,50 10 20 30 40 50 60 70 80 90Fonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.Tabella 8 – I vantaggi competitivi relativi nei diversi raggruppamenti.Alta qualitàprodotti/serviziOrganizzazioneefficienteLocalizzazionevantaggiosaPrezzi più bassiDisponibilità,capacità di ascoltoCollegamenti conimpreseProdotto/servizioinnovativoConoscenzetecniche superioriRete distributivamarketingPersonalizzazioneprodottoManifatturiero115.8102.639.987.187.4141.1134.4149.2118.5142.1Edilizia –impiantistica102.998.258.891.581.4108.4125.4141.390.5135.2Commercio(b) (c)99.3102.6126.4111.1109.879.773.969.392.184.4Servizi eattivitàprofessionali87.190.877.973.493.6156.2143.7135.7134.190.5ICT e servizisocioculturali20102009117.598.477.886.790.9113.9157.0150.2126.7122.1Totale100100100100100100100100100100Fonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.BIC Notes – numero 1 – Focus 37


I rapporti strategici con altre imprese sonoemersi come un fattore importante per le startup oggetto dell’indagine. Nell’ambito delle indaginesono stati distinti i rapporti strategici inrelazioni di fornitura (rete semplice) e relazionipiù complesse quali ad esempio gli accordiper la produzione, lo sviluppo e la commercializzazione(rete complessa). La grande maggioranzadelle intervistate appartiene a una rete,il 58,4% ha indicato di appartenere a una retesemplice e il 12% a una rete complessa. Pocomeno del 30% non appartiene a nessuna retedi imprese. Guardando alle informazioni persettore, si rileva tuttavia che in alcuni di essi ilcollegamento strategico con altre imprese rientranell’ambito della stessa attività produttiva(come ad esempio nell’ambito del commercio,dell’edilizia-impiantistica e dei servizi socio-culturali).Interessanti i dati relativi all’appartenenzastrategica a reti avanzate rilevata per il30% delle imprese attive nel settore manifatturieroe per il 20% delle start up nell’ICT e servizisocio-culturali, per i servizi alle imprese-attivitàprofessionali e nell’edilizia-impiantistica.Figura 16 – Appartenenza a reti locali, per settore economico, valori percentuali.ManifatturaEdilizia-impiantisticaCommercio-alberghie servizi alla personaServizi alle impresee attività professionaliICT e servizi socio-culturaliTOTALE30,9 38,2 30,919,6 57,1 23,230,9 65,5 3,637,0 40,7 22,231,3 47,5 21,329,458,412,10204060 80100Nessuna rete Rete semplice Rete avanzataFonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.38BIC Notes – numero 1 – Focus


2.3 Debolezze e domanda di policySi rileva che nonostante il triennio consideratodall’indagine includa i due anni di maggiore incidenzadella crisi economica (2008 e 2009),la maggioranza delle imprese intervistate ritieneil suo stato di salute, anche rispetto alle previsionifatte all’avvio dell’attività sia né negativoné positivo (48,3% ) che abbastanza positivo(32,6%) (figura 17). Un problema rilevatodai nuovi imprenditori risiede nella necessità difarsi conoscere e ampliare il proprio mercato diriferimento (figura 18). Per quanto riguarda leforme di sostegno pubblico richieste, circa il20% delle start up non ha richiesto alcuna formadi intervento. Le richieste hanno invece riguardatogaranzie per l’accesso al credito in piùdel 40% dei casi (figura 19). Le principali fontifinanziarie dell’impresa sono l’autofinanziamento(oltre il 55%) e l’investimento del patrimoniopersonale (18,7%) (figura 20). Solo il 5%delle start up ha usufruito di contributi pubbliciper l’avvio: l’82,4% ha utilizzato il sostegno all’autoimpiegogestito dalla Regione (figura22). Tra le forme di agevolazione oltre il 65%riguarda i contributi a fondo perduto (figura23). Il giudizio sulle agevolazioni è nella maggiorparte dei casi positivo. Inoltre, l’utilizzodelle agevolazioni sembra incidere favorevolmentesulla percezione dello stato di salute dellestart up. Anche l’appartenenza a una retesemplice di imprese comporta una percezionepiù positiva della propria attività.La percezione circa lo stato di salute dellapropria iniziativa imprenditoriale è riportatonella figura 17. Il settore dove si sono rilevatele valutazioni più negative sono il manifatturiero(il 30% circa ha valutato il suo stato abbastanzanegativo o critico) e l’edilizia impiantistica,dove circa il 15% delle start up intervistateha indicato uno stato di salute critico o abbastanzanegativo. Minima la percentuale diimprese che ha dichiarato uno stato di salutemolto positivo (4,6%) concentrata soprattuttonei raggruppamenti manifatturiero, commercio-alberghie servizi alla persona, servizi alleimprese-attività professionali.Figura 17 – Stato di salute delle imprese anche rispetto alle previsioni originarie, per settore economico,valori percentuali.ManifatturaEdilizia-impiantisticaCommercio-alberghie servizi alla personaServizi alle impresee attività professionaliICT e servizi socio-culturaliTOTALE8,1 6,348,332,6 4,6020406080100CriticoAbbastanza negativoNé negativo né positivoAbbastanza positivoMolto positivoFonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.BIC Notes – numero 1 – Focus 39


Tra i fattori di difficoltà percepiti dagli imprenditori,il 30,8% ha indicato l’ampliamentodel mercato. L’accesso al credito è il secondoproblema sia per finanziare ulteriori investimenti(22,9%) che per finanziare la gestione(17,4%). Meno rilevanti la scarsità di capitaleper l’avvio (10,8%) e il reperimento di personalequalificato (9,6%).Guardando ai dati suddivisi per settore, nelcampo dell’edilizia-impiantistica, la conoscenzadella propria iniziativa e l’ampliamento delmercato rappresentano in assoluto la preoccupazionepiù rilevante (35,7% degli intervistati)seguita dall’accesso al credito per gli investimenti(32,1%). Nel settore manifatturiero l’accessoal credito è stato considerato un problemarilevante per oltre la metà delle start up(54,5%) sia per quanto riguarda il finanziamentodi nuovi investimenti che per l’attivitàdi gestione. Il reperimento di personale qualificatoè un fattore di preoccupazione soprattuttoper l’ICT e i servizi socio-culturali(16,3%) e per l’edilizia-impiantistica (14,3%).Per i servizi alle imprese e le attività professionalisono più rilevanti, come ci si può attendere,i problemi relativi al finanziamento della gestionee all’ampliamento del mercato.Figura 18 – Principali fattori di difficoltà percepiti dagli imprenditori, valori percentuali.Farsi conoscere, ampliare il mercato 30,8L’accesso al credito delle banche perfinanziare ulteriori investimentiL’accesso al credito delle bancheper finanziare la gestioneLa scarsità del capitale socialeper la fase di avvio10,817,422,9Reperire personale qualificato9,6La gestione legale, contabile, amministrativaL’adeguatezza dei locali e degli spazi6,98,6La gestione manageriale dell’azienda2,30 5 10 15 20 25 30 35Fonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.La figura 19 riporta le forme richieste di interventopubblico in valori percentuali. Il40,4% degli imprenditori intervistati richiedegaranzie per l’accesso al credito. Il 15,7% delleimprese domanda consulenze legali ed amministrativeper la costituzione e lo sviluppodell’impresa (questo tipo di consulenza è importantesoprattutto nel campo dell’edilizia-impiantisticadove è richiesto dal 19,6% delle imprese)e il 10,4% chiede consulenza managerialeper la gestione. Seguono le richieste disupporto per le relazioni strategiche (9,7%), perlo sviluppo di progetti ad alto contenuto tecnologico(8%) e per la partecipazione a fiere inaltri territori (7,4%). Poco rilevanti le richiestedi sostegno per la formazione del personale(5,3% del totale delle imprese intervistate concentratesoprattutto nel settore manifatturieroe nell’ICT e servizi socio-culturali). È interessantenotare che una start up su cinque non richiedealcune forma di sostegno pubblico. Inparticolare, non richiedono alcun sostegnopubblico il 27,8% delle start up attive nel settoredei servizi alle imprese e il 25% delle impreseattive nell’ICT e nei servizi socio-culturali.40BIC Notes – numero 1 – Focus


Figura 19 – Forme di sostegno pubblico richieste, valori percentuali.Garanzie per l’accesso al credito 40,4NessunaConsulenze legali e amministrative per lacostituzione o lo sviluppo dell’impresaConsulenza manageriale perla gestione dell’aziendaSupporto per creare relazionistrategiche con altre impreseSupporto per sviluppare progetti ad altocontenuto tecnologico dell'aziendaSupporto per partecipare a fieree mostre in altri territoriFormazione del personaleAssistenza per software,computer, internet, ecc.0,810,49,78,07,45,315,720,10 5 10 15 20 25 30 35 40 45Fonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.La figura 20 riporta le principali fonti finanziariedell’impresa in valori percentuali. Oltre il55% delle imprese nasce grazie all’autofinanziamento.Si fa ricorso al patrimonio personalee familiare nel 27,8% dei casi (18,7% patrimoniopersonale e 9,1% familiare). I fidi bancarirappresentano poco più del 25% delle fonti difinanziamento (13,3% sono garantiti con patrimoniopersonale o familiare e il 12,1% hanno agaranzia il patrimonio aziendale). Solo il 2,6%ricorre al finanziamento pubblico agevolato(soprattutto nel settore dell’edilizia impiantisticadove è richiesto dal 5,4% delle imprese).Particolarmente rilevante l’autofinanziamentoper le start up nel settore dell’ICT e servizi socio-culturali(65%) e nel settore dei servizi alleimprese-attività professionali (57,4%). Il patrimoniopersonale viene utilizzato dal 24% delleimprese attive nei servizi professionali e dal 20%di quelle attive nel settore commercio-alberghie servizi alla persona. Nell’ambito del manifatturieroil 30% ricorre ai fidi bancari (20% garantiticon il patrimonio personale e il 14,5%con patrimonio aziendale).Figura 20 – Principali fonti finanziarie dell’impresa, valori percentuali.Autofinanziamento azienda 55,5Patrimonio personaleFidi bancari garantiti conpatrimonio personale/familiareFidi bancari garantiti con patrimonio aziendalePatrimonio familiare18,713,312,19,1Finanziamento pubblico a tasso agevolato2,60 10 20 30 40 50 60 70Fonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.BIC Notes – numero 1 – Focus 41


La figura 21 illustra le imprese che hannobeneficiato di incentivi pubblici per l’avvio ripartiteper settore economico in valori percentuali.L’indagine mostra che circa il 5% dellestart up ha usufruito di tali incentivi. Tuttavianel settore manifatturiero un’impresa sudieci ha avuto incentivi per l’avvio, mentrequesta percentuale è molto più bassa nel settoredell’edilizia-impiantistica (1,8%). Negli altriambiti di attività la percentuale di impreseche ha avuto aiuti pubblici è di circa il 5%.Figura 21 – Imprese che hanno beneficiato di incentivi pubblici per l’avvio, per settore economico, valori percentuali.Manifattura10,9Edilizia-impiantisticai i i Commercio-alberghie servizi alla personaServizi alle impresee attività professionaliICT e servizi socio-culturaliTOTALE1,85,55,65,05,002 4 68101214Fonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.La figura 22 illustra la ripartizione percentualedelle tipologie di agevolazioni utilizzate.L’82,4% delle start up ha utilizzato il sostegnoall’autoimpiego gestito dalla Regione. Il sostegnoall’autoimpiego gestito da Invitalia rappresental’8,1% di tutte le tipologie di agevolazione.Il 2,9% ha invece utilizzato altri strumentiper l’avvio di start up. Il 6,6% ha dichiaratodi non ricordare la tipologia di agevolazioniutilizzate.Guardando alle forme di agevolazione utilizzate,riportate di seguito nella figura 23, sinota che la grande maggioranza ha riguardatole risorse a fondo perduto (65,9%). Seguonoa una certa distanza i mutui a tassoagevolato (38,6% delle imprese) e in percentualipari al 28,7% il tutoraggio dell’iniziativae l’assistenza tecnica per la nascita dell’impresa.Figura 22 – Tipologia di agevolazioni utilizzate, valori percentuali.Sostegno all’autoimpiego gestito dalla Regione 82,4Sostegno all’autoimpiego gestito da Invitalia 8,1Non ricorda 6,6Altri strumenti per la nascita di nuove imprese 2,90 20 40 60 80 100Fonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.42BIC Notes – numero 1 – Focus


Figura 23 – Forme di agevolazione utilizzate, valori percentuali.Risorse a fondo perduto 65,9Mutuo a tasso agevolato38,6Assistenza tecnica per la nascita dell’impresaTutoraggio dell’iniziativa28,728,70 10 20 30 40 50 60 70 80Fonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.Ai fini dell’indagine è importante rilevare ilgiudizio circa le agevolazioni pubbliche utilizzate.Tali dati sono riportati nella figura 24 infunzione della misura del proprio gradimento(agevolazione valutata molto negativamente,negativamente, positivamente, molto positivamente).Oltre l’89% delle start up agevolate haespresso un giudizio positivo circa l’agevolazionepubblica utilizzata. La percentuale digradimento positivo sale a oltre il 92%, se siconsiderano anche le imprese che hannoespresso un giudizio molto positivo. Solo il7,7% delle imprese ha invece un giudizio negativo,mentre non vi sono imprese che hannoritenuto molto negative le agevolazionipubbliche utilizzate.Guardando invece ai problemi specifici rilevatidalle imprese nell’ambito delle agevolazionipubbliche, la maggior parte dei giudizinegativi ha riguardato la complessità amministrativa(76,8%) e la scarsa intensità del contributo(62,9%). Il 23,2% ha lamentato il ritardonei pagamenti e la non ammissibilità dispese rilevanti.Figura 24 – Giudizio sulle agevolazioni pubbliche utilizzate (valori in percentuale).Negativamente 7,7Molto positivamente 2,9Positivamente 89,4Fonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.BIC Notes – numero 1 – Focus 43


Alcune informazioni interessanti si ricavanodall’incrocio dei dati relativi allo stato di salutedelle imprese con quelli relativi alle impreseche hanno usufruito di agevolazioni pubbliche(figura 25). Nell’ambito delle imprese non agevolate,circa il 50% considera la propria situazionené positiva né negativa e circa il 30% laconsidera abbastanza positiva. Poco meno del15% reputa il proprio stato abbastanza negativoo critico – quasi il 10% lo definisce critico.Meno del 5% lo ritiene al contrario molto positivo.I giudizi si modificano sostanzialmentenel caso delle imprese agevolate: più del 60%delle imprese trova abbastanza positivo il propriostato e quasi il 10% molto positivo. Circail 20% non lo considera né negativo né positivoe poco meno del 2% lo reputa critico. L’utilizzodelle agevolazioni sembra quindi averedegli effetti molto positivi sulla percezione delproprio stato di salute da parte delle start up.Figura 25 – Agevolazioni ricevute e stato di salute delle imprese, valori percentuali.AgevolateNon agevolate02040 6080100CriticoAbbastanza negativoNé negativo né positivoAbbastanza positivoMolto positivoFonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.Anche l’appartenenza alle reti sembra inciderein maniera significativa sullo stato di salutedelle nuove imprese. Nell’ambito dei soggettiche non appartengono ad alcuna rete sirileva che oltre 40% delle imprese considera lapropria situazione né positiva né negativa epoco meno del 30% la reputa abbastanza negativao critica. I giudizi positivi o molto positivisono di poco inferiori al 30%. Per le impreseche appartengono a reti semplici la situazioneappare né positiva né negativa percirca il 50% e abbastanza positiva per il 40%.Si riducono sotto la soglia del 10% i soggettiche reputano la propria situazione abbastanzanegativa o critica. La situazione si modificaulteriormente considerando le imprese cheappartengono a reti complesse. Rispetto allasituazione precedente la percezione circa ilproprio stato di salute appare più negativa:quasi il 15% reputa critico o abbastanza negativoil proprio stato, a scapito dei soggetti chelo reputano né negativo né positivo. Sostanzialmenteinvariata la percentuale di impresesoddisfatte della propria situazione e in leggeradiminuzione quella delle imprese moltoottimiste. Si potrebbe ipotizzare che in una situazionecongiunturale difficile l’appartenenzaa reti complesse non migliori la percezionedel proprio stato da parte delle nuove imprese,semmai il contrario.44BIC Notes – numero 1 – Focus


Figura 26 – Appartenenza a reti locali e stato di salute delle imprese, valori percentuali.Rete avanzataRete sempliceNessuna rete02040 6080100CriticoAbbastanza negativoNé negativo né positivoAbbastanza positivoMolto positivoFonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.2.4 Caratteristiche delle micro impreselaziali: principali evidenze emersenell’indagine campionaria del 2009In questo paragrafo si riassumono gli elementiriconducibili ai principali fattori di debolezzae alla domanda di policy di tutte le microimprese del Lazio che emergono dall’indaginecampionaria svolta nel 2009, con riferimentoesclusivo alle imprese con un numerodi addetti compreso tra 1 e 9 unità. Si trattaquindi di offrire un confronto tra le start up,prima analizzate e le imprese dimensionalmentepiù vicine al di là della data di costituzionee sulla base di un campione molto esteso(Rapporto Creaimpresa 2010). Il quadro è,come si vedrà, coerente e offre robustezza alleconsiderazioni sopraesposte.L’idea alla base dell’analisi è che, oltre allapresenza dei tradizionali fallimenti del mercato(tipicamente legati alle attività di R&S), esistanoaltri campi nei quali il livello di produzioneo di utilizzo delle risorse sia sub ottimaleper la presenza, anche temporanea, di freni oostacoli allo sviluppo. In particolare, sono staticonsiderati eventuali ostacoli all’utilizzo dellerisorse (realizzazione di investimenti), allosvolgimento di attività di ricerca, allo sviluppodi innovazioni, accanto a quelli connessicon la disponibilità di risorse (debolezze finanziariee difficoltà nell’accesso al credito, disponibilitàe qualificazione del personale).Le diverse questioni affrontate possono essereraggruppate in un elenco delle principalitematiche affrontate:• diffusione e criticità di alcuni caratteri ritenutirilevanti: ricerca, innovazione e internazionalizzazione;• capitale umano;• debolezze finanziarie e fattori di limitazionealle strategie di crescita;• strategie nel modo di affrontare la crisi eruolo delle reti;• modalità di accesso alle agevolazioni e relazionicon l’Amministrazione regionale.I risultati descritti nelle pagine successivefanno riferimento, se non diversamente indicato,alle micro imprese (1-9 addetti) del Lazio;per arricchire il quadro informativo vengonoinoltre indicati i valori relativi al campionenazionale (per alcuni fenomeni di interessesi riporta anche il risultato di alcune regionidi benchmark).BIC Notes – numero 1 – Focus 45


2.5 Ricerca, innovazione einternazionalizzazioneLa ricerca di elementi di debolezza delle microimprese del Lazio può fare riferimento inprima istanza alla diffusione e agli elementi dicriticità relativi ad alcuni fattori che comunementevengono considerati come chiave per lacrescita e il successo delle imprese, vale a direle attività di R&S, i percorsi dell’innovazionee il grado di internazionalizzazione.La tabella 9 mostra le frequenze relative a unavariabile di dinamismo nelle strategie di sviluppo,che considera contemporaneamente sia leattività relative alla realizzazione di investimentiche quelle che fanno riferimento alla R&S.Il primo dato che emerge è quello relativo alforte ridimensionamento nella diffusione delleattività R&S nell’ultimo anno tra le imprese industriali,sia a livello nazionale (dal 5,6% al3,8%) che tra le aziende laziali, dove la percentualedi imprese che ha svolto programmidi ricerca si è più che dimezzata nell’ultimo anno(dal 5,2 al 2,4%). Anche nell’aggregato deiservizi alle attività produttive, dove si registrauna maggiore diffusione delle attività di ricercarispetto ai settori dell’industria, si registra uncalo nell’ultimo anno. Nel Lazio si passa da un7,7% di imprese che svolgevano R&S nel 2008al 5,5% dell’ultimo anno, a fronte di un calo alivello nazionale dal 7 al 6,6%.Tabella 9 – Grado di dinamismo relativo alle attività di ricerca e alla realizzazione di investimenti, industriain senso stretto e servizi alle imprese, 2008 e 2009, valori percentuali.IndustriaServiziNé investimenti né R&SInvestimentiR&S (e investimenti)Né investimenti né R&SInvestimentiR&S (e investimenti)LazioItalia2009 2008 2009 200867,829,92,464,430,15,569,425,45,271,720,67,767,928,33,861,531,86,667,427,05,663,130,07,0Fonte: Indagine MET 2009.Il dato relativo alla realizzazione di investimenti,al contrario, appare più stabile a livellonazionale, e addirittura in crescita nel Lazio, soprattuttonei servizi, che nel 2008 avevano segnalatoun gap piuttosto consistente nella realizzazionedi progetti di investimento; si passainfatti da una percentuale del 20,6% nel 2008(Italia 30%) al 30,1% nella rilevazione dell’ultimaindagine (Italia 31,8%). Anche nel compartodell’industria nel Lazio si assiste a unacrescita degli investimenti, il valore aumenta infattidal 25,4 al 29,9% (Italia dal 27 al 28,3%).Vale la pena di evidenziare alcuni aspetti soprattuttocon riferimento alle attività di ricerca.Le scelte per così dire moderne (ovvero dichi opera nell’ambito della concorrenza suimercati mondiali) sono più diffuse percentualmentetra le imprese di maggiore dimensione,ma le quote, anche apparentemente modeste,delle imprese piccole rappresentano unfenomeno da non trascurare che merita più attenzionee analisi per approfondirne aspetti disuccesso e punti di debolezza. In regioni particolarmentedinamiche la quota di micro impreseattive nel campo della ricerca appare particolarmenterilevante: con riferimento al compartoindustriale si registrano percentuali del7,7% in Piemonte, del 5,5% in Emilia Romagnae del 5,9% nelle Marche, per citare i casidi eccellenza.Il secondo aspetto da sottolineare è il caratteredi marcata fragilità che si associa a questeattività nelle imprese di piccolissime dimensioni;debolezza che trova piena manifestazionein un periodo caratterizzato da una congiunturaeconomica negativa. La fragilità in-46BIC Notes – numero 1 – Focus


trinseca di queste strategie è strettamente connessacon le modalità con le quali viene svoltala ricerca dalle micro imprese. Tendenzialmenteinfatti nei comparti dimensionali piccolie piccolissimi è maggiore il ricorso ad un tipodi attività di ricerca che si basa principalmentesu relazioni esterne all’impresa stessa(imprese, laboratori, università).La tabella 10 evidenzia in maniera chiara ilfenomeno: viene infatti rappresentata la quotamedia di ricerca realizzata all’esterno sul totaledelle attività svolte nel campo. È possibilenel dettaglio osservare due aspetti: una relazioneindiretta con la dimensione delle imprese,con le micro imprese che effettuano attivitàdi ricerca prevalentemente all’esterno; un calomolto accentuato nell’ultimo anno. Si puòsupporre che la crisi abbia portato in generalea una riduzione delle spese in R&S e che taleriduzione abbia colpito in maniera relativamentemaggiore le imprese con attività di ricercameno strutturate, dove il peso dei programmidi ricerca svolti attraverso relazioniesterne è più rilevante.Tra le micro imprese laziali la quota mediadi ricerca svolta all’esterno si è ridotta in manieraevidente nel 2009 al 36,5%, valore cheresta comunque superiore alla media Italia chenello stesso anno è calata al 31,8%. Vale la penadi notare come al contrario la quota tra leimprese laziali delle fasce dimensionali intermediesia rimasta sostanzialmente stabile.Tabella 10 – Quota di ricerca svolta esternamente (fatto 100 il totale delle attività R&S), per classe dimensionale,valori medi 2008 2009.Classedi addetti1-910-4950-249250 e oltreTotaleLazioItalia2009 2008 2009 200836,537,823,618,736,253,037,926,05,551,431,825,722,512,930,443,937,223,718,741,5Fonte: Indagine MET 2009.Un’ulteriore area di interesse per l’analisi deicomportamenti delle imprese riguarda i fenomenirelativi all’internazionalizzazione. Comesegnalato nei capitoli precedenti nell’ultimoanno si è assistito a un aumento, seppur modesto,delle imprese che dichiarano di avererapporti con l’estero: nel Lazio la percentualedi imprese è infatti passata dall’8,1 al 12,2%, afronte di un andamento rilevato sul campionenazionale rispettivamente del 12,2 e del 15,0%.La spiegazione di una maggiore diffusione dellerelazioni internazionali in un periodo di fortecontrazione del commercio mondiale puòessere attribuita proprio alla necessità di trovarenuovi mercati di sbocco in periodi di rallentamentodell’economia.Tabella 11 – Imprese che hanno rapporti con l’estero (incluse esportazioni e importazioni), valori percentuali, 2008 e 2009.IndustriaServiziTotaleLazioItalia2009 2008 2009 200812,612,112,29,27,88,116,814,215,013,611,512,2Fonte: Indagine MET 2009.BIC Notes – numero 1 – Focus 47


La crescita del grado di apertura internazionale,pur in un anno di crollo in valore delcommercio mondiale e anche delle stesseesportazioni regionali, è infatti da attribuire aun aumento delle imprese che esportano, chepassa, tra le micro imprese laziali, dal 7,5% registratonel 2008 all’11,2% dell’ultimo annoconsiderato (tabella 12). Il grado di aperturainternazionale risulta inferiore a quello che sirileva per la media nazionale, dove la percentualedi imprese che esportano è pari al 13,1%(10,4% nel 2008). Le forme di internazionalizzazioneavanzata (accordi commerciali, relazioniper attività di R&S, produzione all’esteroe partecipazioni in imprese straniere) appaionoin crescita, restando tuttavia un fenomenomarginale (1% tra le imprese laziali e2,0% per il campione nazionale). Anche in questocaso occorre sottolineare come l’articolazioneregionale del fenomeno segnali situazionidi eccellenza, come nel caso dell’Emilia Romagnae del Veneto, dove la quota di microimprese internazionalizzate supera il 3,5%.L’approfondimento relativo ai mutamentiavvenuti nell’ultimo anno, attraverso l’analisidelle imprese intervistate in entrambe le rilevazioni,segnala un intensa instabilità (tabella13).Tabella 12 – Forme di internazionalizzazione, valori percentuali, 2008 e 2009.Export e fiereInternazionalizzazione avanzataLazioItalia2009 2008 2009 200811,21,07,50,613,12,010,41,8Fonte: Indagine MET 2009.Tabella 13 – Matrice di transizione delle forme di internazionalizzazione,valori percentuali, 2008 e 2009, micro imprese del campione nazionale.2008Non internazionalizzateExport e fiereInternazionalizzazione avanzataNoninternazionalizzate94,637,936,12009Export e fiere4,359,617,9Internazionalizzazioneavanzata1,02,546,1Fonte: Indagine MET 2009.2.6 Capitale umanoIn questo paragrafo vengono approfonditi gliaspetti relativi al capitale umano. Un primoelemento informativo riguarda la diffusione dipersonale altamente qualificato, rappresentatonel nostro caso attraverso la percentuale di laureatisul totale degli addetti.I risultati, riportati nella figura 27 segnalanoun quadro ancora meno favorevole di quantoera naturale attendersi (soprattutto per l’aggregatoindustria dove la componente artigianale èprevalente per le dimensioni aziendali considerate):tra le micro imprese laziali la percentualemedia di addetti laureati è del 2,8% nel settoreindustria, e del 6,8% nel comparto dei servizi allaproduzione, a fronte di valori per la media nazionalerispettivamente del 3,2 e 10,5%. La percentualedi micro imprese con almeno un addettolaureato è del 7,6% nelle aziende industrialie del 16,4% nei servizi (Italia 10,7 e 22,1%).48BIC Notes – numero 1 – Focus


Figura 27 – Percentuale di laureati sul totale degli addetti per settore e percentuale di imprese con almeno un addetto laureato (2009).LazioIndustriaServizi2,87,66,816,4ITALIAIndustriaServizi3,210,710,522,1051015 2025% di imprese con almeno un addetto laureatoaddetti laureati sul totale (media)Fonte: Indagine MET 2009.A un grado di istruzione modesto si affiancaanche uno scarso impegno per il rafforzamentodelle competenze; infatti soltanto lo0,5% delle imprese industriali e il 2,0% di quelledei servizi ha dichiarato di aver realizzato investimentiper la formazione del personale, inlinea con le evidenze che emergono a livellonazionale (rispettivamente 0,3 e 2,2%). Relativamentepiù favorevole è la situazione cheemerge con riferimento agli investimenti inICT (strumenti e servizi informatici, siti internet,etc.) che ha riguardato il 4% circa (Italia3,1%) delle micro imprese manifatturiere el’8,3% di quelle dei servizi (Italia 12,3%).Figura 28 – Imprese che hanno realizzato investimenti in formazione, valori percentuali.Lazio0,52,0ITALIA0,32,20,0 0,51,01,52,02,5Industria ServiziFonte: Indagine MET 2009.BIC Notes – numero 1 – Focus 49


Dettagli d’interesse emergono dall’analisidei fattori di limitazione alla realizzazione diinvestimenti. Per il 5,5% delle imprese laziali lacarenza di risorse umane qualificate ha rappresentatoun elemento di criticità, a fronte diun 4,3% che ha invece segnalato una carenzanelle competenze manageriali; rispetto al quadronazionale sembra manifestarsi una situazionedi minore debolezza, le percentuali delcampione complessivo sono infatti rispettivamentedel 5,6 e del 7%.Tuttavia non sembra assente la percezioneche le competenze aziendali siano un fattorechiave per lo sviluppo dell’impresa. Circa il15% delle imprese ha infatti dichiarato che occorrerebbeun rafforzamento nel campo dellerisorse umane, e il 10% circa in quello delle risorsemanageriali (Italia 13,6 e 17,8%).Figura 29 – Imprese per le quali la carenza di risorse umane e/o quella di risorse managerialiha rappresentato un fattore di limitazione agli investimenti.Lazio4,35,5ITALIA5,67,00123 45678Carenza risorse manageriali Carenza risorse umaneFonte: Indagine MET 2009.Figura 30 – Imprese che considerano necessario un rafforzamento nel campo delle risorse umanee in quello delle risorse manageriali, valori percentuali.Lazio9,614,4ITALIA13,617,805101520Risorse managerialiRisorse umaneFonte: Indagine MET 2009.50BIC Notes – numero 1 – Focus


La propensione alla realizzazione di interventivolti al rafforzamento del capitale umanoappare rilevante. L’elemento di maggiorerilievo è legato ad un forte interesse per azionidi formazione del personale. Il 16,4% delleaziende laziali pensa infatti di sviluppare le capacitàdelle risorse umane attraverso interventidi training on the job, percentuale che risultasensibilmente superiore al valore medio nazionale,pari all’11,5%. Tale opzione, naturalmente,è particolarmente diffusa tra le aziendeche hanno segnalato elementi di debolezzanell’area delle risorse umane: in questo segmentola percentuale di imprese disposte a interventiformativi rivolti ai propri addetti è del25,8% (Italia 18,4%).Una seconda opzione che appare non marginaleè quella di acquisire ulteriori figure altamentequalificate, non sostitutive del personaleattuale. Si tratta di una strategia percorribileper l’11% delle imprese del Lazio (Italia8,9%), valore che passa al 26% se si consideranoquelle che hanno evidenziato la necessità dirafforzare le risorse umane dell’azienda (Italia23,2%). Solo il 3% delle imprese ha manifestatol’intenzione di acquisire nuovo personale altamentequalificato a sostituzione degli addettiattualmente impiegati.Figura 31 – Principali strategie di rafforzamento nel campo delle risorse umane, valori percentuali (in parentesi dati Italia).Formazione del personale attuale16,4 (11,5)25,8 (18,4)Acquisizione di personalegià qualificato aggiuntivogiuntivo11,6(8,9)26,0 (23,2)Acquisizione di personale già qualificatosostitutivo rispetto all’attualeAcquisto di servizi esterni e di consulenzaAlleanze e cooperazione con altri soggetti3,0(4,4)3,1 (1,9)4,5 (3,2)4,9 (2,6)3,3 (6,7)4,8 (4,6)05 101520253035Imprese che hanno segnalato elementi di debolezza nel campo delle risorse umaneTUTTE LE IMPRESEFonte: Indagine MET 2009.BIC Notes – numero 1 – Focus 51


2.7 Debolezze finanziarie e fattori dilimitazione alle strategie di crescitaLa capacità di realizzare strategie di sviluppo èfortemente limitata quando le condizioni economichedel mercato sono critiche. L’attenzioneal contenimento dei costi e la ricerca dimercati di sbocco divengono le strategie principali,mentre la possibilità di implementarepiani e programmi di risposta più attivi (maggioreapertura internazionale, intensificazionedi investimenti e attività di ricerca, ricerca di alleanze,ecc.) risultano di difficile attuazione esembrano essere comportamenti caratteristicidelle imprese più dinamiche. La disponibilitàdi risorse e gli aspetti di natura finanziaria assumonoun carattere di maggiore criticità.Se si analizzano i fattori di limitazione allarealizzazione di investimenti indicati nelle dueindagini qui riassunte, infatti, si osserva un aumentomarcato delle voci relative al rapportocon le banche e alla modesta capitalizzazione.Le difficoltà di accesso al credito hanno rappresentatoun ostacolo alla realizzazione degliinvestimenti programmati per il 18,8% delleimprese laziali; la modesta capitalizzazione societarianel 2009 risulta essere stata un fattorelimitante per il 20% circa delle imprese intervistate.La percentuale di imprese che ha dovutorinunciare a progetti potenzialmentevantaggiosi per mancanza di risorse risulta nel2009 del 23,7%.Figura 32 – Principali fattori di limitazione alla realizzazione di investimenti, 2008-2009, valori percentuali.Mancanza progetti8,013,9Difficoltà accesso al credito11,818,8Costi energia10,216,0Mancanza di spazi5,912,2Modesta capitalizzazione8,419,4Difficoltà acquisizionecompetenze tecnologiche5,38,9Complessità amministrative6,210,9Progetti non avviati15,223,70510152025302008 2009Fonte: Indagine MET 2009.52BIC Notes – numero 1 – Focus


Figura 33 – Imprese che riterrebbero utile per le loro prospettive di sviluppo una maggiore disponibilitàdi capitale proprio e/o di credito concesso, valori percentuali.Lazio20,154,4ITALIA29,245,50102030405060Più credito Più capitale proprioFonte: Indagine MET 2009.Il quadro relativo alla struttura finanziariadelle imprese e al rapporto con le banche assumecaratteristiche di maggiore debolezza seassociato allo scenario della crisi economica.L’indagine sembrerebbe segnalare nel Lazioun relativo minore impatto della crisi sullecondizioni economiche, almeno sulla basedella percezione degli imprenditori. Il graficosuccessivo riassume i risultati con riferimentoall’impatto sul fatturato, sui tempi dipagamento dei clienti, sulla relazione con lebanche, sull’occupazione e sui prezzi praticati.Per tutte le voci la percentuale di impreseche ha indicato un impatto negativo è minorenel Lazio rispetto alla media nazionale.Nel dettaglio il 30,5% delle aziende nel Laziosegnala un impatto sui tempi di pagamentodei clienti, a fronte di un valore nazionaledel 36,6%; il 29,7% indica una riduzione significativadel fatturato, contro il 33,2% Italia.Un peggioramento dei rapporti con le bancheè segnalato dal 29,3% delle imprese nel Lazio,mentre sul campione complessivo si registrauna percentuale del 32,2%. L’impatto sull’occupazionee quello sul livello dei prezzi praticatiappare relativamente meno diffuso, conpercentuali rispettivamente del 18,6 e 22,2%(Italia 20,8 e 24,4%).Figura 34 – Impatto della crisi su alcune grandezze, valori percentuali.Impatto sulla relazione con le bancheImpatto sui tempi di pagamento29,332,230,536,6Impatto sul volume di affari29,733,2Impatto sull’occupazioneImpatto sui prezzi praticati18,620,822,224,4051015 202530354045LazioITALIAFonte: Indagine MET 2009.BIC Notes – numero 1 – Focus 53


I risultati segnalano come il peggioramentodelle condizioni del credito, almeno a livellonazionale, abbia riguardato in maniera moltoaccentuata la fascia di imprese più dinamichenelle strategie di crescita, vale a dire quelle chead esempio svolgono attività di ricerca, camponel quale, come abbiamo visto in precedenza,la concessione di credito sconta l’elevato gradodi rischiosità dei potenziali investimenti. Daquesto punto di vista nel Lazio sembra emergereuna discreta capacità di sostegno del sistemabancario ad accompagnare alcune tipologiedi progetti di sviluppo delle imprese, conparticolare riferimento al campo della ricerca.Il peggioramento delle condizioni finanziarieapplicate dalle banche, dove c’è stato,sembra abbia riguardato una maggiore richiestadi garanzie, nel 35% dei casi (Italia35,7%), più della riduzione del credito concesso,che ha comunque riguardato una parterilevante delle imprese laziali, pari al 33,3%(Italia 33,8%). Nonostante un costo del denarosu livelli particolarmente bassi, il 31,8%delle imprese ha dichiarato che nell’ultimoanno ha registrato un aumento dei tassi applicati,valore che risulta leggermente inferiorea quello che si registra sul campione nazionale(32,6%). Si segnala infine come nel27,8% dei casi il peggioramento del clima dell’accessoal credito si sia manifestato in rifiutinell’apertura di nuove posizioni (Italia28,2%).Figura 35 – Impatto della crisi sui comportamenti delle banche, valori percentuali.Riduzione del credito concesso33,333,8Maggiori garanzie richieste35,035,7Aumento tassi d'interesse31,832,6Rifiuto apertura di nuove posizioni27,828,20 51015202530354045LazioITALIAFonte: Indagine MET 2009.54BIC Notes – numero 1 – Focus


2.8 Strategie nel modo di affrontare lacrisi e ruolo delle retiNella figura 36 sono rappresentate le più diffusestrategie imprenditoriali per fare fronte alledifficoltà economiche: il 36,9% delle impreselaziali non sta adottando nessuna strategia inparticolare, contro il 46,9% registrato per lamedia nazionale. Da questo punto di vista leimprese regionali mostrano un maggiore dinamismonella capacità di rispondere alle difficoltàdel mercato. La strategia più diffusa è quella relativaalla riduzione dei costi, per il 38,9% degliintervistati (Italia 34,6%).L’altra strategia di un qualche rilievo è quellarelativa al mercato: il 10,9% delle imprese stariducendo il grado di apertura, l’8,2% all’oppostosta adottando nuove azioni commercialiper l’apertura a nuovi mercati. Soltanto il5,6% ha intenzione di realizzare nuovi investimentiper migliorare il grado di efficienza,mentre il 4,7% pensa di intensificare i rapporticon altre imprese.Figura 36 – Strategie adottate in risposta alla crisi: imprese che adottano nessuna strategiae quelle che riducono i costi, valori percentuali.Nessuna azione in particolare36,946,9Riduzione dei costi34,638,901020304050LazioITALIAFonte: Indagine MET 2009.Figura 37 – Strategie adottate in risposta alla crisi (altre modalità), valori percentuali.Riduzione dell’apertura internazionale econcentrazione sulle produzione nazionale 10,9Azioni commerciali per nuovi mercati8,2Nuovi investimenti per migliorare l’efficienza5,6Alleanze con altre imprese4,7Riduzione dei margini per essere più competitiviConcentrazione e/o trasferimento insettori più redditivi o diversificazioneRiduzione delle attività di ricerca e innovazioneIntensificazione dell’attivitàdi ricerca e innovazioneTrasferimento all’estero della produzione0,21,51,51,83,00 2 4 6 8 10 12Fonte: Indagine MET 2009.BIC Notes – numero 1 – Focus 55


L’analisi delle relazioni con altre imprese ela diffusione delle reti locali rappresentano argomentidi grande rilievo. Abbiamo ipotizzatoche sulla base delle informazioni disponibilidall’indagine fosse possibile costruire un indicatoresintetico relativo alla presenza e all’intensitàdei network locali d’impresa. Alleimprese senza relazioni vengono contrappostequelle che hanno reti semplici, vale a dire relazionibasate su meri rapporti di acquisto-vendita,e quelle che appartengono a reti avanzate,nelle quali è possibile individuare relazionipiù complesse, relative cioè ad alleanze per laprogettazione e la ricerca, o per la commercializzazione,la condivisione di azioni all’esteroo l’utilizzo di servizi in comune.La diffusione delle reti nel Lazio appare leggermenteinferiore a quella che si registra nellamedia nazionale, nel dettaglio 33,4% controil 35,6%. Appare soprattutto deficitaria la consistenzadelle reti avanzate che riguarda il13,6% delle imprese del Lazio a fronte del 16%del campione complessivo (nelle Marche si arrivaal 19%, e in Emilia Romagna al 21,1%).L’analisi relativa alla variazione rispetto aidati del 2008 segnala un arretramento rilevante:nell’indagine precedente la percentualedi imprese con reti locali era in linea con le evidenzenazionali, con una presenza di reti avanzatedel 17,3%. Tale risultato lascia ipotizzareelementi di debolezza che andrebbero ulteriormenteapprofonditi (si pensi al possibile sfilacciamentodelle filiere produttive dovuto all’uscitadi imprese particolarmente colpite dallacrisi).Almeno attraverso delle analisi descrittivesembra possibile individuare un effetto rete. Leprevisioni relative all’andamento del fatturatoper l’anno seguente appaiono chiaramente piùfavorevoli tra le imprese appartenenti a reti locali,sia in termini di diffusione maggiore diprevisioni di aumento dei ricavi, che di minorepresenza di situazioni di contrazione del fatturato.Nel dettaglio: prevedono una ripresadei volumi il 13,1% delle imprese prive di rilevantirapporti con altri soggetti locali, il 16%di quelle appartenenti a reti semplici e il 17,7%di quelle che operano in reti di tipo avanzato.Figura 38 – Diffusione delle reti locali, 2008 e 2009, valori percentuali.2008Lazio17,417,3ITALIA17,518,165,264,32009LazioITALIA20,713,619,416,065,764,66010 20304050607080Nessuna rete locale Rete semplice Rete avanzataFonte: Indagine MET 2009.56BIC Notes – numero 1 – Focus


Figura 39 – Previsione del fatturato per il biennio 2009-2010 e presenza di reti locali, valori percentuali.Nessuna rete localelRete sempliceRete avanzata3,0 16,4 67,5 12,2 0,92,7 10,6 70,7 16,02,9 10,3 69,0 16,3 1,4020 406080100Forte calo (oltre il 15%)Calo (-5/15%)Sostanziale stabilità (+/-5%)Aumento (+5/15%)Forte aumento (oltre il 15%)Fonte: Indagine MET 2009.3. Le start up e BIC Lazio3.1 Il livello di conoscenza di BIC LazioL’indagine del 2011, riferita alle sole start upregionali, ha consentito di cogliere elementi dianalisi specifici relativi al ruolo di BIC Lazio.L’indagine è rivolta anche ad analizzare la valutazionedelle imprese circa l’attività svolta daBIC Lazio (sezione del questionario riferita astart up, Regione e BIC Lazio). Tra le impreseche hanno avuto contatti diretti con BICLazio, oltre il 65% si è dichiarato soddisfatto.La conoscenza dell’attività di BIC Lazio incidefavorevolmente sulla percezione dello statodi salute delle start up.Nell’ambito dell’indagine è stato chiestoalle imprese di indicare il proprio grado diconoscenza di BIC Lazio. Oltre il 55% ha dichiaratodi non conoscerlo, circa il 45% ne hasentito parlare e il 13,5% ne ha una conoscenzadiretta.Figura 40 – Conoscenza di BIC Lazio, valori percentuali.No, non lo conosco 55,6Sì, ma ne ho sentito solo parlare19,4Sì, ed ho avuto contatti diretti13,5Sì, ma non ho avuto contatti diretti11,50 10 20 30 40 50 60 70Fonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.BIC Notes – numero 1 – Focus 57


3.2 Le tipologie dei servizi BIC LazioutilizzatiGuardando invece alla tipologie dei servizi utilizzati,si riscontra una netta prevalenza diquelli di orientamento alle agevolazioni pubblichedisponibili (44%). Il 35,4% ha richiestoassistenza iniziale per sviluppare al meglio lapropria iniziativa imprenditoriale. Il 29,5% harichiesto informazioni generali sulle diverse tipologiedi servizi offerti e il 10,7% ha usufruitodi servizi di monitoraggio. L’incubatore hariguardato solo l’8,4% delle imprese aiutate.Figura 41 – Servizi di BIC Lazio utilizzati, valori percentuali.Orientamento alle agevolazionipubbliche disponibiliAssistenza iniziale per svilupparel’iniziativa (business plan, ecc.)Informazioni generali sulle attività previste29,535,444,0Tutoraggio10,7Incubatore8,40 10 20 30 40 50Fonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.È stato richiesto alle imprese intervistate diformulare dei giudizi circa i contatti direttiavuti dalle imprese con BIC Lazio. Il 65,9% haespresso un giudizio positivo (56%) e moltopositivo (9,9%). Tuttavia il 34,2% non è rimastosoddisfatto (30,7% giudizio negativo e3,5% moto negativo).Figura 42 – Giudizi espressi su BIC Lazio (solo le imprese che hanno avuto contatti diretti) valori percentuali.Molto positivo 9,9Molto negativo 3,5Abbastanza positivo 56,0Negativo 30,7Fonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.58BIC Notes – numero 1 – Focus


Si è ritenuto importante incrociare i dati sull’utilizzoo meno dei servizi di BIC Lazio e lavalutazione circa il proprio stato di salute daparte delle start up. Più della metà delle impreseche usufruiscono dei servizi BIC reputapositivo il proprio stato mentre meno del 5%lo valuta molto negativo. Invece circa il 20%delle imprese che non conoscono o non utilizzanoBIC Lazio reputa la propria condizionenegativa o critica e circa il 30% la considerapositiva o molto positiva.Lo studio ha preso in considerazione i giudizicirca i servizi offerti dal BIC Lazio.Figura 43 – Utilizzo dei servizi BIC Lazio e stato di salute delle imprese, valori percentuali.Non ha utilizzato servizi BIC LazioHa utilizzato servizi BIC Lazio010 20 30405060 708090 1000CriticoAbbastanza negativoNé negativo né positivoAbbastanza positivoMolto positivoFonte: MET – Indagine sulle start up del Lazio, 2011.4. Alcune considerazioni circai fattori di successo e gli elementidi debolezza delle imprese lazialiAl fine di comprendere in che modo le impresestiano affrontando la difficile congiunturaancora in corso, si riassumono di seguito i principalirisultati dell’indagine campionaria sulleimprese laziali svolta nel 2009 (14). Il campionedi imprese del Lazio si inserisce all’internodi una rilevazione più vasta, relativa all’interoterritorio nazionale, con oltre 47.000 impreseintervistate (circa 25.000 nel 2008, e 22.340nel 2009) che sono state stratificate al fine dipermettere una stima rappresentativa dei parametridell’universo in funzione dei territori (21regioni e province autonome) e delle classi dimensionali(4 classi: 1-9, 10-49, 50-249 e>250 addetti) (15).L’indagine considera un insieme ampio diindicatori, quali le scelte di investimento, lapropensione a innovare, le attività di ricerca, lecollaborazioni locali con altre imprese.14. L’indagine campionaria di dimensioni particolarmente ampie, ha coinvolto oltre 5.500 imprese laziali, intervistate trail 2008 (3.000 interviste tra aprile e inizio settembre) e il 2009 (2.538 interviste tra settembre e novembre), vale a direimmediatamente prima del fallimento della banca americana Lehman Brothers e poi ad un anno circa dall’esplosionedella crisi economica internazionale.15. I settori di attività economica presenti nel piano di campionamento fanno riferimento a quelli dell’industria in sensostretto e dei servizi alle imprese al netto delle attività finanziarie e immobiliari.BIC Notes – numero 1 – Focus 59


4.1 Dinamismo e strategie di crescitadelle imprese del LazioDinamica dimensionale e propensioneall’innovazioneNella tabella 14 vengono mostrate le percentualidi imprese innovative relative alle diverseclassi dimensionali. Complessivamente nel Lazioil 25,5% delle imprese dichiara di aver introdottoalmeno una forma di innovazione,con una percentuale lievemente superiore rispettoalla media nazionale (20,6%). Tale dinamicaè spiegata per lo più dal buon comportamentoinnovativo di micro e piccole impreseche presentano una percentuale significativamentesuperiore al dato italiano.Rispetto a quanto fatto registrare nel 2008si evidenzia una forte contrazione delle attivitàinnovative sia a livello regionale che su scalanazionale. Il dato stimato nella rilevazione2008 faceva emergere una percentuale di impresecon almeno una forma di innovazionepari al 34,7%, mentre il dato relativo al campioneitaliano era del 31,2%; lo scarto rispettoal 2009 è attribuibile alle differenti performancedi tutte le tipologie di imprese diviseper classe dimensionale. Sia a livello nazionaleche regionale, le medie e grandi imprese sonoquelle che hanno reagito alla crisi economicariducendo maggiormente il processo innovativo(rispettivamente con una riduzione di 27,7e 24,2 punti percentuali per ciò che concerneil dato italiano; 26,7 e 48, rispettivamente, peril Lazio).Tabella 14 – Percentuali di imprese che hanno introdotto almeno una forma di innovazione, dettaglio dimensionale e regionale, 2009.LazioItaliaLazioItalia1-934,029,225,219,8Classe dimensionale10-49 50-249 250 e oltre Totale200845,253,664,864,781,076,234,731,2200930,127,738,137,0Fonte: Indagine MET 2009.33,052,025,520,6Nel periodo 2008-2009 si è assistito a unagenerale e drastica riduzione della percentualedi imprese che svolgono innovazione (specialmenteper ciò che concerne le innovazionidi prodotto principali). Nella maggior partedelle variabili prese in considerazione tale riduzioneè stata tuttavia inferiore a quanto mostratoa livello nazionale, confermando comein media le imprese innovative laziali abbianoreagito meglio alla crisi rispetto a quelle dellealtre regioni.Investimenti e attività di Ricerca eSviluppoSi è proceduto ipotizzando che le imprese possanoessere suddivise in tre categorie sulla basedi alcuni comportamenti rappresentativi dellestrategie aziendali: una prima che includecoloro che non compiono alcuna azione rilevantedi crescita, una seconda che raggruppachi effettua investimenti di vario tipo ed infineuna terza, la più dinamica, che include leimprese più attive per ciò che concerne gli investimentiad alta intensità di capitale umanocome quelli relativi alla ricerca e sviluppo. Laripartizione ordinale così delineata consente dielaborare sinteticamente una misura del gradodi dinamismo – anche strategico – del settoreproduttivo.La figura 44 consente qualche considerazionesu questa misura in relazione alle dimensioniaziendali.60BIC Notes – numero 1 – Focus


Figura 44 – Realizzazione di investimenti e attività di R&S, valori percentuali, 2009.1-965,1 30,0 4,910-4945,5 43,4 11,1Lazio50-249250 e oltreTOTALE47,7 30,4 21,99,4 73,2 17,364,1 30,6 5,31-963,5 30,8 5,8ITALIA10-4950-24948,2 39,3 12,536,0 37,5 26,5250 e oltreTOTALE21,0 31,9 47,162,131,4 6,5020406080100Né investimenti, né R&SInvestimentiR&S (e investimenti)Fonte: Indagine MET 2009.Per quello che riguarda la dinamica nazionale,si può notare come il grado di dinamismoaziendale cresca di pari passo con la dimensionedell’impresa stessa: la percentuale di impreseche nell’ultimo triennio non ha realizzatoinvestimenti, né ha svolto attività di R&S,passa dal 63,5% delle micro imprese (1-9 addetti)a poco più del 20% delle grandi (oltre250 addetti). Nonostante ciò va sottolineatol’importante peso attribuito alle unità produttivedi dimensioni micro che, per la loro diffusionenel sistema produttivo regionale, influenzafortemente il livello e la performancemedia registrata.Rispetto al dato del 2008 a livello nazionalesi è riscontrata una contrazione della percentualedi imprese che svolgono attività di ricercae sviluppo e investimenti (che passano dal7,9% al 6,5%). Tale fenomeno è principalmenteimputabile al comportamento di piccole emedie imprese; specialmente queste ultimehanno subito una riduzione di 14,1 punti percentuali,passando dal 40,6% di imprese chesvolgevano R&S nel 2008 al 26,5% nel 2009.Nel dettaglio regionale del Lazio, tale tendenzasembrerebbe essere confermata, evidenziandotuttavia una percentuale maggiore perciò che riguarda le imprese che non hanno ef-BIC Notes – numero 1 – Focus 61


fettuato alcun tipo di investimento (+2 puntipercentuali rispetto al dato nazionale); il risultatoè conseguenza diretta della maggiore staticitàevidenziata dalle micro e medie imprese.Tale fenomeno produce inevitabilmente valoriinferiori per ciò che concerne le altre due formedi dinamismo (investimenti e R&S). In particolarela dinamica regionale associata allaR&S mostra significative differenze rispetto alcomportamento delle imprese nelle altre regioni:oltre a una sistematica inferiorità dell’attivitàdi ricerca per tutte le classi dimensionali,il dato che maggiormente pesa sulle performanceregionali di R&S è rappresentato dallapercentuale delle grandi imprese laziali (conuno scarto di 29,8 punti percentuali rispetto aldato Italia). Nonostante le grandi imprese lazialiabbiano reagito alla crisi meglio delle corrispondentiimprese nazionali (con un incrementodell’attività di R&S tra il 2008 ed il2009 di oltre 8 punti percentuali rispetto al +3italiano) permane una distribuzione anomaladella ricerca tra le varie classi dimensionali delleimprese del Lazio. La figura 45 mostra comeil Lazio presenti un comportamento in dissonanzacon una tendenza nazionale che mostrauna relazione strettamente positiva tra ladimensione aziendale e il livello di R&S.Figura 45 – Percentuale di imprese che svolgono R&S, dettaglio dimensionale.1-94,910-4911,1Lazio50-24921,9250 e oltre17,3TOTALE5,31-95,810-4912,5ITALIA50-24926,5250 e oltre47,1TOTALE6,505101520253035404550Fonte: Indagine MET 2009.62BIC Notes – numero 1 – Focus


La tabella 15 mostra come la percentualedelle imprese laziali che svolge attività di R&Ssia sistematicamente inferiore al dato nazionalein tutti i settori evidenziando gli scarti maggiorinei settori della meccanica, e nella fabbricazionedei mezzi di trasporto e nella chimica.Buone performance relative (anche seancora una volta inferiori al valore nazionale)si riscontrano per il settore delle macchine elettrichee apparecchiature elettroniche (9,3%contro 11,1%) e per la voce altri servizi alle imprese(6,5% contro il 7,7% italiano).Tabella 15 – Percentuale di imprese che hanno attività di R&S, dettaglio settoriale 2009.Filiera dell’alimentareFiliera dell’abbigliamentoLegno e mobiliCarta, stampa ed editoriaGomma, plastica e chimicaMetalliFabbricazione di mezzi di trasportoMeccanicaMacchine elettriche e apparecchiature elettronicheAltre industrie manifatturiereTrasporti, poste e comunicazioniAltri servizi alle impreseTotaleFonte: Indagine MET 2009.Lazio0,44,22,15,45,90,75,80,69,32,61,46,55,3Italia3,14,94,23,415,44,414,510,311,14,72,07,76,54.2 Le scelte di internazionalizzazionedelle impreseDalla rilevazione del 2009 emerge come il gradodi apertura internazionale del sistema produttivoregionale abbia sostanzialmente tenutorispetto alla grave crisi che ha colpito i mercatiinternazionali. In particolare, si evidenziacome sia aumentata la percentuale di impreseche hanno rapporti con l’estero (13,0% rispettoal 8,7% del 2008) grazie soprattutto a unaumento degli esportatori diretti (+3,8 puntipercentuali), mentre è rimasta sostanzialmenteimmutata la percentuale di imprese che svolgonoforme più avanzate di internazionalizzazione.Guardando al dettaglio dimensionale sipuò notare come le buone performance sianoda attribuire principalmente al contributo dimedie e grandi unità produttive (54,4% contro15,0% rispettivamente nelle rilevazioni del2009 e del 2008).BIC Notes – numero 1 – Focus 63


Tabella 16 – Le forme di internazionalizzazione delle imprese nel Lazio, dettaglio dimensionale, valori percentuali.Attivitàeconomichecon l’esteroEsportazionidiretteAttivitàcommerciali(fiere, mostreall’estero)AccordicommercialiProgetti diricercaImportazioniLazioItaliaLazioItalia1-910-4950-249250 eoltreTotale1-910-4950-249250 eoltreTotale1-910-4950-249250 eoltreTotale1-910-4950-249250 eoltreTotale8,116,346,415,08,712.232.062.661,914.112,224,943,555,813,015,034,556,374,216,88,015,944,615,08,511,430,660,459,213,011,623,342,554,412,313,832,755,072,115,6200820091,51,610,12,31,61.94.613.517,02.21,02,22,23,61,01,32,56,810,31,40,21,46,52,10,31.52.87.713,31.70,72,53,62,70,81,41,85,06,11,40,20,11,11,90,20,10,31,24,20,10,10,00,22,20,10,20,30,91,80,21,60,64,516,11,62,33,78,415,52,5Fonte: Indagine MET 2009.È opportuno sottolineare come, in un momentodi crisi in cui la domanda internazionaleè fortemente soggetta a incertezza, le variabiliassociate alle diverse tipologie di internazionalizzazionesono caratterizzate invece da instabilitàelevatissima. In particolare per ciò cheriguarda gli investimenti diretti all’estero, gliaccordi commerciali per i mercati esteri e i programmidi ricerca la percentuale di imprese chenon conferma il proprio impegno appare impressionante(rispettivamente 80%, 74% e60%), anche in considerazione del fatto che idati laziali sono sistematicamente più stabili diquelli nazionali.4.3 Impatto della crisi e fattori dilimitazioneLe evidenze che emergono dall’indagine segnalanoper il Lazio un quadro economico generaleabbastanza favorevole rispetto alla situazionedell’intero territorio nazionale e mostranocome l’impatto della crisi sulle condizionidelle imprese laziali abbia avuto conseguenzemeno violente.Nella figura 46 vengono fornite le previsionidelle imprese con riferimento alla variazionedel fatturato nel biennio 2009-2010. Nonostanteil numero di imprese laziali che dichiaradi prevedere incrementi di fatturato sia inferiore64BIC Notes – numero 1 – Focus


alla media nazionale di 0,7 punti percentuali, ilgrafico mostra chiaramente come la realtà regionaledel Lazio presenti una maggiore percentualedi imprese con prospettive di stabilitàe una quota molto inferiore di imprese con previsionipessimistiche sul fatturato futuro. In particolareè da sottolineare come la percentualedi grandi imprese laziali che hanno aspettativenegative sulle entrate future sia inferiore al datoitaliano di circa 18 punti percentuali. Questatendenza sembra confermata per tutte leclassi dimensionali, anche se con valori menopronunciati (per un totale di -3,7).Il dettaglio settoriale evidenzia come la crisiabbia colpito maggiormente il settore deimetalli (con il 26,5% di imprese che prevedonocali del fatturato), della filiera dell’abbigliamento(29,3%) e il settore carta, stampa ededitoria (22,8%). La situazione di maggiore instabilitàsi riscontra per la fabbricazione dimezzi di trasporto, il settore apparentementepiù esposto alle maggiori variazioni di fatturato(sia in positivo che in negativo). La categoriadella gomma, plastica e chimica sembrerebbeessere la meno colpita dalla crisi con unapercentuale di oltre il 20% di imprese che haaspettative di incrementi di fatturato per ilbiennio 2009-2010.Figura 46 – Previsione del fatturato per il biennio 2009-10, per classe dimensionale, Lazio e Italia (valori percentuali).1-92,9 14,4 68,4 13,4 0,810-493,2 7,6 73,2 15,6 0,4Lazio50-249250 e oltreTOTALE1 8,3 66,1 24,3 0,23,4 60,4 34,1 22,9 14,168,5 13,7 0,71-95,1 15,5 64,5 13,8 1,11ITALIA10-4950-2494,7 16,4 61,9 15,8 1,114 13,7 58,8 22,3 1,2250 e oltreTOTALE5,6 16,1 49,5 27,3 1,65,1 15,6 64,214 1,110204060801000Forte calo (oltre il 15%)Calo (-5/15%)Sostanziale stabilità (+/-5%)Aumento (+5/15%)Forte aumento (oltre il 15%)Fonte: Indagine MET 2009.BIC Notes – numero 1 – Focus 65


Figura 47 – Alcune delle strategie adottate in condizioni di crisi, per classe dimensionale,valori percentuali (in parentesi i valori Italia).Riduzione dei costi38,8 (34,7)Nessuna azione36,4 (47,1)Riduzione apertura internazionale11,0 (6,4)Azioni commerciali8,3 (6,9)Nuovi investimenti per l'efficienza5,8(3,8)01020 30405060701-9 10-49 50-249 250 e oltre TOTALEFonte: Indagine MET 2009.Uno degli elementi di maggiore interesseper l’interpretazione dei cambiamenti dell’ultimoanno è senza dubbio rappresentato dall’analisidelle strategie adottate in condizionicritiche del mercato.Il primo dato da evidenziare (figura 47) èrelativo alla quota di imprese che non ha adottatoalcuna strategia in particolare, pari al36,4%: valore piuttosto elevato, ma che risultaabbondantemente al di sotto del dato nazionale(47,1%). Sul dato pesa fortemente ildiverso comportamento delle piccole imprese;mentre il 50,4% di queste ultime sceglie atteggiamentipassivi a livello nazionale, nel Laziola percentuale si riduce al 25,5%, mostrandochiaramente come si tendano a privilegiarestrategie attive per affrontare la crisieconomica.La strategia in assoluto più diffusa è rappresentatadalla riduzione dei costi, indicata dal38,8% delle imprese nel Lazio a fronte del34,7% della media nazionale. Questo tipo di66BIC Notes – numero 1 – Focus


strategia è adottata soprattutto dalle imprese digrandi dimensioni, la categoria in cui lo scartocon il dato italiano diviene più ampio (+11punti percentuali). Tra le strategie più adottatec’è da notare anche che l’11% di imprese lazialiopta per una riduzione del grado di aperturainternazionale e l’8,3% si impegna in nuoveazioni commerciali. Solo il 5,8% tende invecea rispondere alla crisi con nuovi investimentiper migliorare l’efficienza; valore basso,ma comunque maggiore rispetto al dato medionazionale.Queste azioni sono distribuite in maniera eterogeneatra le diverse classi dimensionali. È dasottolineare che, mentre a livello nazionale lapercentuale di imprese che sceglie strategie passivedi attesa presenta una stretta relazione inversacon l’ampiezza della classe dimensionale,nel Lazio ciò non è più vero. Sono le medie impresequelle più passive (45,4% vs 42,6% nazionale),mentre piccole e grandi imprese presentanouna percentuale molto inferiore rispetto aldato italiano (con scarti rispettivamente di -23,7e -24,9 punti percentuali), mostrando come nelcomplesso il Lazio sia caratterizzata da unamaggiore propensione alle strategie di tipo attivorispetto alle altre regioni italiane.Questi comportamenti variano notevolmenteal variare della dimensione aziendale. Legrandi imprese in particolare sono caratterizzateda diverse strategie attive per reagire alladepressione economica: il 60,8% mira ad unareazione basata sulla riduzione dei costi, il27,8% percorre la via delle azioni commerciali(con un valore di 7,5 punti percentuali superioreal rispettivo dato nazionale), mentresolo l’8,8% spinge per azioni rivolte all’incrementodegli investimenti tesi ad aumentarel’efficienza (rispetto all’11,2% italiano). È dasottolineare inoltre come nessuna delle grandiimprese laziali intervistate abbia dichiaratostrategie basate sulla riduzione dell’attività dellaR&S.Le reazioni basate sulla riduzione del gradodi apertura internazionale sono maggiormentediffuse tra le imprese di micro e piccole dimensioni,con percentuali sistematicamente superioriai valori italiani. È da sottolineare, infine,come sia proprio la categoria delle piccoleimprese che a livello regionale abbia mostratola maggiore percentuale di unità produttive chesvolgono investimenti per incrementarne l’efficienza(10,5% contro il 4,5% italiano).In ogni modo le strategie in assoluto piùadottate sono rappresentate dal contenimentodei costi e da atteggiamenti passivi (mentre iltrasferimento all’estero della produzione assumeuna rilevanza nulla nel contesto laziale);questi comportamenti tuttavia sono maggiormentediffusi tra le imprese di dimensione microe medie, e tra quelle non dinamiche. I risultatisono stati infatti ulteriormente approfonditicon alcuni incroci relativi alla dimensionedell’impresa, al grado di apertura internazionalee al grado di dinamismo, attraversoun indicatore che tiene conto della realizzazionedi investimenti e dello svolgimentodi attività di R&S.Analizzando separatamente le imprese stratificateper dimensione e dinamismo è possibilenotare che, le micro e piccole imprese chenon svolgono né investimenti né R&S e chesono caratterizzate da bassi gradi di aperturainternazionale, sono caratterizzate in assolutodalla maggiore propensione a strategie passivedi risposta alla crisi. Al crescere della dimensioneaziendale e del grado di dinamismo ilquadro si arricchisce.Le strategie di riduzione dei costi e degli investimentivolti ad aumentare l’efficienza sembrerebberoessere crescenti all’aumentare delgrado di dinamismo delle imprese. Da segnalareinoltre che il rilievo delle reti e delle alleanzecon altre imprese è molto maggiore perle imprese che svolgono attività di ricerca e sviluppo.Sembrerebbe che le medie imprese più dinamiche(attività con l’estero e attività di R&S)abbiano prevalentemente operato sulla riduzionedei costi senza tuttavia ridurre né i marginidi profitto, né le attività di ricerca e soloin parte sul grado di apertura internazionale(spostandosi semmai su altri mercati esteri). Lepiccole imprese più dinamiche hanno intensificatole attività di R&S (9,9%) mentre la strategiadi ridurre il proprio grado di apertura appareancora una volta una strategia piuttostodiffusa (10,3%).BIC Notes – numero 1 – Focus 67


Sono in particolar modo le grandi imprese adoptare per strategie attive alternative; svolgonoattività di ricerca e stanno reagendo alla crisi, oltreche attraverso la riduzione dei costi (31,7%)e delle azioni commerciali (34,7%), con un nettoincremento degli investimenti volti ad aumentareil grado di efficienza (29,7%).A livello settoriale è possibile notare come isettori relativamente più passivi siano quellidella filiera alimentare (65,7% di imprese chenon compiono alcun tipo di azione in particolare),della fabbricazione dei mezzi di trasporto(68,8%) e dei metalli (65,2%). Per quelloche concerne i settori più dinamici, il settoredelle macchine elettriche ed apparecchiatureelettroniche e quello della carta, stampa ededitoria sono caratterizzati dalle maggiori percentualidi imprese che effettuano nuovi investimentivolti ad incrementare l’efficienza(11,5% e 9,7% rispettivamente).La riduzione dei costi è più diffusa nei settorialtri servizi alle imprese (42,4%), nella meccanica(37,7%) e nel comparto delle macchineelettriche ed apparecchiature elettroniche(36,1%), mentre la riduzione dei margini di profitto(per essere più competitivi) è attuata in manierasignificativa esclusivamente dalla filiera dell’abbigliamento(10,1%). Si segnala infine comei settori altri servizi alle imprese e carta stampaed editoria siano stati quelli che hanno reagitoin modo più forte con una diminuzione relativadell’apertura internazionale (13,3% e 10,3%).In figura 48 viene presentata l’analisi dell’impattodella crisi su alcune delle principaliaree di attività delle imprese laziali. Le indicazioniche emergono segnalano come la crisieconomica internazionale abbia avuto effettinegativi rilevanti su una percentuale di impreseche va, a seconda delle grandezze analizzate,dal 33,1 al 45,9% delle imprese (16). Il ritardonei tempi di pagamento dei clienti(45,9% contro 51,8% Italia) e il peggioramentodelle relazioni con le banche (45,1% controil 47,6% medio nazionale) rappresentano iprincipali effetti negativi della crisi. Altrettantorilevante sembra essere l’impatto sul volumedegli affari (45,3%) e sul livello dei prezzipraticati, che ha riguardato circa il 36% delleimprese laziali (40,3% Italia); l’effetto sull’occupazioneappare relativamente meno diffuso,ma ha riguardato in ogni modo più del 33%delle imprese nel Lazio (percentuale inferiorerispetto al dato italiano del 36,5%).Il dettaglio per classe dimensionale evidenziaun quadro di maggiore sofferenza (in relazionea quasi tutte le variabili considerate) perle imprese delle fasce dimensionali intermedie,con un impatto particolarmente rilevante sulvolume di affari e sui rapporti con le banche.È da sottolineare come le grandi imprese sianoquelle che soffrono maggiormente l’incrementodei tempi di pagamento dei clienti.16. Si è chiesto alle imprese intervistate di indicare gli effetti della crisi su alcune grandezze, attraverso una scala 1-10, dove 1 rappresenta un impatto negativo assente e 10 impatto negativo massimo. Le percentuali rappresentate fannoriferimento alle imprese che hanno indicato un valore pari o superiore a 6. Nel grafico sono rappresentate le classi 6 –impatto medio, 7-8 – impatto alto e 9-10 – impatto molto alto.68BIC Notes – numero 1 – Focus


Figura 48 – Impatto della crisi su alcuni dei principali aspetti dell’attività aziendale, per classe dimensionale,valori percentuali.1-910-49Relazione50-249banche250 e oltreTOTALE16.0 21,27,9Tempi dipagamento1-910-4950-249250 e oltreTOTALE15,4 21,59,0Volumeaffari1-910-4950-249250 e oltreTOTALE15,9 21,08,4Occupati1-910-4950-249250 e oltreTOTALE14,5 14,93,6Prezzipraticati1-910-4950-249250 e oltreTOTALE14,8 17,1 4,90102030 40506070Medio (6) Alto (7-8) Molto alto (9-10)Fonte: Indagine MET 2009.BIC Notes – numero 1 – Focus 69


Figura 49 – Fattori di limitazione alla realizzazione di investimenti, indagine 2009, valori percentuali.Prospettive di mercato sfavorevoli26,933,5Mancanza di progetti8,111,8Difficoltà accesso al creditoCosti elevati delle risorse energetichee11,910,112,918,4Mancanza di spazi o locali adattiModesta capitalizzazioneCarenza di risorse umaneCarenza di risorse managerialiiDifficoltà di acquisizionecompetenze tecnologiche5,87,68,49,75,67,14,35,75,26,5e e Complessità autorizzazioniamministrativei6,27,70510152025303540LazioITALIAFonte: Indagine MET 2009.70BIC Notes – numero 1 – Focus


Il peggioramento del quadro economico generalenell’ultimo anno ha avuto effetti importantisulle strategie di crescita. Si è registratoinfatti un aumento dei fattori che hannolimitato la capacità di realizzare investimenti.In assoluto le prospettive di mercatosfavorevoli (per il 26,9% delle imprese controil 33,5% italiano) e le maggiori difficoltà nell’accessoal credito (per il 11,9% a fronte del18,4% del campione nazionale) hanno rappresentanoil principale ostacolo, delle imprese nelLazio (17). C’è da sottolineare come le principalidifficoltà siano state riscontrate per le impresemaggiormente dinamiche. Circa il 33%delle imprese che svolgono attività di R&S dichiaranoinfatti di avere forti limitazioni di crescitaproprio a causa della difficoltà di accessoal credito (con difficoltà che sembrano ridursidi pari passo con la riduzione del grado di dinamismo).Sebbene la situazione regionalemostri certamente dinamiche migliori rispettoa quelle delle altre regioni non va sottovalutatoil dato relativo all’accesso al credito, abbondantementeinferiore alla media nazionale,sintomo che la realtà regionale laziale ha mostratomigliori segni di tenuta alla crisi.Dall’indagine emergono numerosi segnaliche inducono a pensare a un forte peggioramentodei rapporti tra imprese e banche e sonocoerenti con i risultati dei diversi ambiti dianalisi. Nella figura successiva (50) si approfondisceil tema analizzando con maggioredettaglio il quadro dell’accesso al credito.Il quadro attuale mostra un irrigidimentomolto marcato dell’accesso al credito e dellecondizioni applicate dalle banche, con un impattorilevante sulle strategie di crescita.Lo scenario italiano e, in modo particolaredel Lazio, al di là dei dati aggregati sui volumidi credito, appare particolarmente serio:• la crescita degli operatori più dinamici apparefrenata dai limiti sul credito (circa unterzo dei casi (32,5% a fronte del 37,8% relativoal dato nazionale);• le imprese più dinamiche sono quelle maggiormentecolpite dall’incremento dei tassidi interesse (38% contro 36,4% italiano);• gli operatori meno dinamici hanno subitoun incremento complessivo degli oneri finanziariunitari con un’apprezzabile contrazionedelle disponibilità;• le imprese con minori gradi di dinamismohanno scontato la richiesta di un maggiorlivello di garanzie (probabilmente proprioa causa dei minori investimenti fissi da portarecome eventuale garanzia alle banche);• in tutti i casi le aree problematiche del creditosono sottolineate da una percentualeelevatissima di aziende;.• l’evidenza più preoccupante si riscontra perle imprese più innovative e dinamiche. Taliimprese rappresentano infatti la categoriapiù colpita in relazione all’aumento deglioneri finanziari con forti impatti anchesulla riduzione del credito e sul rifiuto diapertura di nuove posizioni.In periodi di crisi in cui l’attività innovativarappresenta una delle spinte fondamentali permettere in moto processi virtuosi di crescita,l’inasprimento del rapporto tra le banche e leimprese più dinamiche rappresenta una limitazioneche difficilmente non produrrà effettipersistenti sulla crescita. Contrariamente a chiritiene che l’unico aspetto positivo della crisi risiedanell’autoselezione del mercato delle impresepiù meritevoli, l’evidenza dell’analisi mostra,al contrario, una dinamica preoccupanteche rischia di colpire proprio le imprese più dinamichee danneggiare pesantemente i processidi crescita di lungo periodo. Un duro colpoper chi confidava nelle proprietà taumaturgichedel libero mercato.17. Anche in questo caso i risultati fanno riferimento ad una variabile espressa su scala ordinale 1-10: il valore 1 indicache la grandezza analizzata non ha rappresentato un fattore di limitazione alla realizzazione di investimenti, 10 rappresentaal contrario il massimo impatto negativo. Le percentuali indicate fanno riferimento ai valori superiori o uguali al 7.BIC Notes – numero 1 – Focus 71


Figura 50 – Impatto della crisi nei rapporti con le banche, per classe dimensionale, valori percentuali (tra parentesi i valori Italia).Solo imprese con debiti bancari.37,5 (40,2)41,2 (42,0)Riduzione credito 57,0 (47,9)35,0 (47,8)37,8 (40,4)Maggiori garanzie richiesteAumento tassi d’interesseRifiuto apertura di nuove posizioni41,1 (43,4)42,3 (47,4)35,2 (42,8)41,2 (43,7)37,8 (39,9)38,0 (41,0)32,2 (42,7)37,9 (40,0)31,8(33,3)30,7(33,7)40,9 (35,2)30,1(37,6)31,8(33,4)55,4 (49,7)53,5(42,2)0 102030405060701-9 10-49 50-249 250 e oltre TOTALEFonte: Indagine MET 2009.4.4 Il ruolo delle reti: una spinta per ildinamismoÈ utile infine approfondire un aspetto finoratenuto in disparte, il grado di appartenenza allereti. La variabile in considerazione ha l’obiettivodi discriminare tre diverse tipologie diconnessioni tra imprese: assenza di reti locali,presenza di reti semplici e appartenenza a retiavanzate. Nel presente contesto si tenterà diriesaminare alcune delle conclusioni emersedalla precedente analisi alla luce di questa nuovacategorizzazione.A livello distributivo, analogamente a quantoavviene a livello nazionale, le imprese delLazio sembrerebbero propendere per reti dicomplessità crescente al crescere della dimensioneaziendale.La figura 51 sintetizza i valori percentualidelle imprese che affermano di aver subito unforte impatto della crisi sulle variabili prese inconsiderazione. Dall’analisi appare evidentecome al crescere della complessità della rete diappartenenza le imprese dichiarino un peggioramentorilevante del rapporto con le banche.Nel complesso, passando dall’assenza totaledi reti all’appartenenza a una qualsiasi tipologiadi rete, si assiste a un peggioramentodella maggior parte della variabili in considerazione.In particolar modo la differenza piùmarcata si riscontra per ciò che concerne i rap-72BIC Notes – numero 1 – Focus


porti con le banche (si passa dal 28,7% delleimprese che non appartengono a nessuna retelocale, al 37,8% delle reti avanzate). Da sottolineareanche lo scarto tra assenza e presenzadi reti in relazione all’effetto sui tempi di pagamentodei clienti; tale fenomeno è probabilmentedovuto ad effetti a catena derivantidalla stessa natura delle reti.Figura 51 – Impatto della crisi su alcune variabili di interesse, per complessità della rete, valori percentuali.Relazione con le banche28,729,137,8Tempi di pagamento dei clienti30,6Volume degli affari29,4Livello degli occupati18,6Volume degli ordini24,1Prezzi praticati22,0051015202530354045Nessuna rete locale Rete semplice Rete avanzata TOTALEFonte: Indagine MET 2009.L’analisi sulla previsione del fatturato 2010(in figura 52) mostra chiaramente come al cresceredel grado di complessità della rete di appartenenza,le imprese tendano ad incrementarele aspettative favorevoli sul fatturato futuro.Nel dettaglio la percentuale di imprese conattese positive passa dal 13,1% delle impresenon appartenenti ad alcuna tipologia di rete,al 16,1% delle reti semplici fino ad arrivare al18,3% delle imprese con rapporti di rete avanzate.In maniera del tutto speculare le aspettativenegative sono strettamente decrescentiall’aumento della complessità dei rapporti direte. Alla luce di quanto mostrato è pertantopossibile affermare come l’appartenenza allereti possa rappresentare una variabile di interesseper ciò che concerne la reazione alla crisie le aspettative sul fatturato futuro.BIC Notes – numero 1 – Focus 73


Figura 52 – Previsione del fatturato, per complessità della rete, valori percentuali.Nessuna rete locale 3,0 16,2 67,7 12,2Rete semplice 2,8 10,2 70,9 16,0Rete avanzata 2,8 10,1 68,8 17,0TOTALE2,9 14,1168,513,7020406080100Forte calo (oltre il 15%)Calo (-5/15%)Sostanziale stabilità (+/-5%)Aumento (+5/15%)Forte aumento (oltre il 15%)Fonte: Indagine MET 2009.Per quello che riguarda le strategie di reazionealla crisi il quadro appare variegato. Sonospecialmente le imprese che non appartengonoad alcuna tipologia di rete a preferire atteggiamentipassivi che non prevedono alcun tipodi azione in particolare (39% contro circa il32% delle imprese con una qualche appartenenzaalle reti). Le strategie più dinamiche alcontrario sembrano essere per lo più crescential crescere della complessità della rete. Eccezionefatta per la strategia di riduzione dei costi(messa in atto principalmente dalle impresenon appartenenti ad alcuna rete), la figura 53mostra che le strategie più virtuose (alleanze,nuovi investimenti per incrementare l’efficienzaed incrementi nell’attività di R&S) sonomesse in atto principalmente dalle imprese conun grado maggiore di complessità della rete.Figura 53 – Strategie di risposta alla crisi, per complessità della rete, valori percentuali.Riduzione dei costi31,840,438,7Nessuna nuova azione30,434,039,0Intensificazione R&S1,51,52,3Nuovi investimenti per l’efficienza4,68,27,8Azioni commerciali6,410,713,80 51015202530354045Nessuna rete localeRete semplice Rete avanzataFonte: Indagine MET 2009.74BIC Notes – numero 1 – Focus


Figura 54 – Grado di dinamismo, per complessità della rete, valori percentuali.Nè investimenti, nè R&S67,260,654,764,1Investimenti28,934,4433,030,6R&S (e investimenti)3,94,95,312,301020304050 607080Nessuna rete locale Rete semplice Rete avanzata TOTALEFonte: Indagine MET 2009.I principali fattori di limitazione agli investimentisembrerebbero colpire in maniera sistematicamentemaggiore le imprese con retiavanzate.In particolar modo le prospettive di mercatosfavorevoli e la difficoltà di accesso al creditosembrerebbero, oltre agli elevati costi dellerisorse energetiche, i fattori di maggior impattosu questa categoria di imprese.Analizzando il rapporto con le banche la situazioneappare ancor più problematica: la categoriadi imprese più dinamiche, più innovativee con il maggior grado di internazionalizzazione(quelle appartenenti a reti avanzate)sembrerebbe quella più penalizzata a livello finanziario.Sarebbe pertanto opportuno, per riavviareun processo di crescita in questo periodo di crisiinternazionale, andare a valutare singolarmentele posizioni finanziarie delle diverse impresein modo da favorire i finanziamenti versole aziende più meritevoli e dinamiche. Questoprincipio si scontra tuttavia con le restrizioniimposti alle banche dalla sempre maggiorestringenza dei vincoli di Basilea 2.BIC Notes – numero 1 – Focus 75


Figura 55 – Fattori di limitazione all’investimento, suddivisione per appartenenza alle reti, dettaglio regionali, valori percentuali.Prospettive di mercato sfavorevoliMancanza di progettiDifficoltà nell’accesso al creditoCosti elevati delle risorse energeticheMancanza di spazi o locali adattiModesta capitalizzazione della societàCarenza di risorse umane qualificateCarenza di risorse managerialiDifficoltà di acquisizionecompetenze tecnologicheComplessità autorizzazioniamministrative7,69,46,57,18,15,45,64,56,25,76,15,89,213,212,213,915,713,125,032,00 5 10 15 20 25 30 35 40Nessuna rete localeRete semplice Rete avanzataFonte: Indagine MET 2009.76BIC Notes – numero 1 – Focus


Figura 56 – Rapporto con le banche, Lazio, valori percentuali.Riduzione credito31,539,0Maggiori garanzie35,232,8Aumento tassi d’interesse30,234,1Rifiuto apertura di nuove posizioni27,028,70 5 10 15 20 25 30 35 40 45Nessuna rete localeRete avanzataFonte: Indagine MET 2009.4.5 Alcune considerazioni di sintesi esuggerimenti di policyIl quadro che emerge dai risultati dalle indaginisvolte evidenzia una figura altamente variegatadel sistema industriale, con forti differenziazioniregionali nelle quali spiccano (a paritàdi altre condizioni come la specializzazioneproduttiva o la struttura dimensionale) sceltestrategiche caratteristiche degli operatori chein molti casi risultano come le principali determinantidei successi o degli insuccessi dei sistemieconomici locali. Alla luce della recentecrisi, inoltre, la pressione generata dalla selezionedel mercato e l’acuirsi di fenomeni generalizzatidi limitazione e ostacoli agli investimentie indirettamente alle prospettive dicrescita, sembra poter amplificare queste differenze,premiando in maniera ancor più marcatale scelte strategiche virtuose.In primo luogo si può osservare che la propensioneall’innovazione delle imprese lazialinel corso dei due anni si sia fortemente ridotta,con un dato particolarmente negativo fattoregistrare dalle innovazioni di prodottoprincipali, quelle cioè più esposte alle turbolenzedella domanda. Tuttavia la contrazionedelle attività innovative sembrerebbe in molticasi inferiore a quanto mostrato a livello nazionale,evidenziando come in media le impreseinnovative laziali abbiano reagito meglioalla crisi rispetto a quelle delle altre regioni.Anche le attività di R&S sembrerebbero esserestate colpite dalla crisi, con una contrazionetuttavia molto inferiore a quella fatta registrareper la propensione all’innovazione. Taletendenza è principalmente imputabile al comportamentodelle piccole e medie imprese. Lariduzione degli investimenti fatta in R&S puòessere spiegata dal fatto che una buona partedell’attività di ricerca nelle piccole dimensioniviene effettuata attraverso collaborazioni esterneall’impresa. Questa tipologia di attività, definitacome ricerca esterna, tende ad essere mediamentepiù flessibile rispetto alle attività piùstrutturate svolte internamente all’impresa. Èfacile presumere che in un periodo di crisi leimprese innovative che intendono ridurre leesposizioni rischiose delle proprie attività decidonoin un primo momento di tagliare quellespese non direttamente associate a costi fissi giàBIC Notes – numero 1 – Focus 77


implementati (e altrimenti non più recuperabili)come quelle associate ad collaborazioni di ricercacon altre imprese o enti.Sia a livello regionale che nazionale, infatti,l’attività di ricerca svolta esternamente all’impresasembrerebbe in generale molto diffusanelle piccole dimensioni. Il Lazio mostra percentualisuperiori al dato medio italiano (36,2%di attività di ricerca svolta esternamente controil 30,4% nazionale), soprattutto grazie all’apportodi micro e piccole imprese (rispettivamente36,5% e 37,8%). È da sottolineare, inoltre,come il Lazio presenti una buona propensioneallo svolgimento dell’attività di R&S all’esteropresso università, imprese e/o laboratoridi ricerca (4,5% contro il 2,4% italiano).La scelta di internazionalizzazione, nonostantela forte contrazione del commercio internazionalecausata dalla crisi globale, sembraconfermarsi come scelta strategica fondamentaledelle imprese.Tra il 2008 e il 2009 si registra addiritturaun lieve incremento del grado di internazionalizzazionedelle imprese nel Lazio. Il gap sfavorevolerispetto alla media italiana, sembrainoltre essersi ridotto grazie principalmente alforte incremento del grado di internazionalizzazionedelle grandi imprese del Lazio che passanodal 15% al 55,8% del 2009. Questa sostanzialetenuta del sistema regionale rispettoall’apertura internazionale dello stesso è da attribuiresoprattutto ad un aumento degliesportatori diretti (+3,8 punti percentuali). Èemersa quindi una tendenza diffusa, seppurnon maggioritaria, per la quale la scelta strategicadettata dall’opzione estero non è semplicementelegata al forte traino generato dalladomanda internazionale, ma anche dalla consapevolezzache la proiezione verso l’esternopossa garantire alle imprese delle prospettive diincremento di produttività legato allo sfruttamentodi economie esterne su larga scala.In quest’ottica, infatti, è interessante sottolinearecome, seppure in un anno di grandedifficoltà economica, le imprese internazionalizzateabbiano ulteriormente accresciuto l’impegnoinnovativo, a fronte di una riduzioneper le imprese non internazionalizzate. Vieneconfermato quindi lo stretto legame tra internazionalizzazionee propensione all’innovazione,che come per un circolo moltiplicativovirtuoso rende le imprese che si internazionalizzanosempre più produttive, efficienti ed innovative.Al di fuori di queste evidenze si registra inoltreuna larga porzione di imprese che scegliestrategie più passive in termini di contenimentodella crisi. A livello nazionale la percentualedi imprese che sceglie strategie di attesa èstrettamente legato alla dimensione aziendale(le micro imprese tendenzialmente sono menoattive delle grandi). Nel Lazio tuttaviaemerge una situazione polare per la quale leimprese nella classe dimensionale media sembranoquelle ad avere implementato solamentestrategie difensive, mentre piccole e grandiimprese presentano prospettive più dinamiche,con differenziazioni positive molto marcate rispettoalle corrispettive classi dimensionali delcampione nazionale.Molte evidenze dell’indagine sembrano confermareun irrigidimento molto marcato relativoalla problematica dell’accesso al credito edelle condizioni applicate dalle banche, con unimpatto rilevante sulle strategie di crescita. Inparticolare nel Lazio ci sono segnali di fortecriticità tra gli operatori più dinamici (cioèquelli che fanno investimento e R&S) con particolarirestrizioni generata dalla riduzione deicrediti concessi e dall’incremento dei tassi d’interesse(in un periodo nel quale tra l’altro il costodel denaro si è ridotto sensibilmente).In tutti i casi le aree problematiche del creditosono sottolineate da una percentuale elevatissimadi aziende, con evidenze più preoccupantiper l’impatto sulle categorie più innovativee dinamiche, che a parità di altre condizionisembrerebbero quelle maggiormentepenalizzateLe principali evidenze macroeconomiche equelle riguardanti la struttura produttiva regionalesegnalano come il Lazio sia entrato nellacrisi economica con condizioni iniziali relativamentepiù favorevoli rispetto ad altre regioni ealla situazione dell’Italia nel suo complesso.In tale contesto, il tessuto imprenditorialecostituito dalle start up laziali si compone di unnumero di soggetti elevato (oltre 100.000 im-78BIC Notes – numero 1 – Focus


prese) e vitale. Considerando che l’analisi ha rilevatoche in media ogni start up impiega pocomeno di tre addetti si può stimare che talecomparto imprenditoriale impieghi nel Laziocirca 300.000 persone confermandosi un contributodi tutto rilievo per il sistema economicoregionale. Le imprese inoltre hanno dichiaratodi voler crescere a regime, fattore indicativodi buone prospettive circa l’evoluzionedella propria attività.La maggioranza delle imprese ha indicato unmercato di vendita soprattutto locale vista anchel’incidenza di imprese attive nel raggruppamentocommercio-alberghi e servizi alla persona.Guardando alla relazione tra dimensioned’impresa e mercato di vendita, si conferma cheal crescere del mercato geografico da locale anazionale cresce anche il numero di addetti.L’indagine ha evidenziato che circa la metàdelle start up nasce da una precedente esperienzalavorativa come dipendente nello stessosettore di attività. Questo tipo di evoluzioneprofessionale è particolarmente frequentenei raggruppamenti dell’ICT e dei servizi socio-culturali,nonché nell’edilizia impiantistica.Un nuovo imprenditore su cinque prosegueun’attività familiare. Sono invece poco numerosicoloro che intraprendono un’attività imprenditorialein assenza di precedenti attività,tali iniziative nascono soprattutto nell’ambitodel raggruppamento commercio-alberghi eservizi alla persona.I vantaggi competitivi dichiarati dalle startup sono principalmente la cortesia/capacità diascolto, l’efficienza organizzativa e la qualitàdei prodotti offerti. Tuttavia tali valutazionicambiano in funzione del raggruppamento diattività considerato. Nell’ICT e servizi socioculturalisono più importanti l’offerta di prodottie di servizi innovativi e la superiorità delleconoscenze tecniche. Nel raggruppamentoservizi alle imprese, oltre beninteso ai collegamenticon altre imprese, sono ritenuti importantianche la personalizzazione del prodottoe la rete distributiva. La maggior parte dellestart up appartiene ad una rete, il 58,4% ha indicatodi appartenere ad una rete semplice edil 12% ad una rete complessa. L’appartenenzaad una rete semplice sembra incidere positivamentesulla percezione del proprio stato di saluteda parte delle start up.Nonostante il triennio considerato dall’indagineincluda i due anni di maggiore incidenzadella crisi economica, la maggioranzadelle imprese ritiene il suo stato stabile (48,3%)o, meglio ancora, abbastanza positivo (32,6%).L’analisi delle problematiche ritenute più rilevantidalle nuove imprese si è rivelata particolarmenteutile ai fini di una riflessione circale politiche di sostegno più adeguate. Il problemamaggiormente indicato risiede nell’accessoal credito per il finanziamento sia di nuoviinvestimenti (22,9%) che della gestione(17,4%). È tuttavia interessante notare che perquasi la metà delle imprese sono importanti leproblematiche connesse all’ampliamento delproprio mercato e alla necessità di farsi conoscere.Circa un’impresa su dieci lamenta la scarsitàdi capitale per l’avvio della propria attività.Per quanto riguarda le forme di sostegnopubblico richieste, è interessante rilevare checirca una start up su cinque non ha richiestoalcuna forma di intervento. Le richieste hannoinvece riguardato garanzie per l’accesso alcredito in più del 40% dei casi. Poco più del15% ha richiesto delle consulenze legali ed amministrativeper l’avvio ed il 10% ha avuto necessitàdi consulenze manageriali per la gestionedell’azienda.Le principali fonti finanziarie dell’impresasono l’autofinanziamento (oltre il 55%) e l’investimentodel patrimonio personale o familiare(27,7%). Il 25% ricorre ai fidi bancari garantitisia con il patrimonio personale/familiareche con quello dell’impresa. Solo il 2,6%delle start up ha usufruito di contributi pubbliciper l’avvio: l’82,4% ha utilizzato il sostegnoall’autoimpiego gestito dalla Regione. Trale forme di agevolazione oltre il 65% riguardai contributi in conto capitale.Le imprese che hanno beneficiato di incentivipubblici per l’avvio sono il 5% del totale,concentrate soprattutto nel settore manifatturierodove sono stati richiesti da una start upsu dieci.Per quanto riguarda invece la tipologia diagevolazioni utilizzata, l’indagine ha evidenziatoche l’82,4% delle start up che ha avutoBIC Notes – numero 1 – Focus 79


enefici pubblici ha richiesto il sostegno all’autoimpiegogestito dalla Regione.Il 65,9% delle forme di agevolazioni utilizzateha riguardato le risorse a fondo perduto,38,6% il mutuo agevolato ed il 28,7% il tutoraggiodell’iniziativa e l’assistenza tecnica perla nascita dell’impresa.Il giudizio sulle agevolazioni è nella maggiorparte dei casi positivo. Inoltre, l’utilizzodelle agevolazioni sembra incidere favorevolmentesulla percezione dello stato di salutedelle start up.La parte finale dello studio ha considerato irapporti esistenti tra le start up e BIC Lazio.La diffusione territoriale delle sedi BIC Lazioha inciso positivamente sulla conoscenza dellestruttura dal momento che oltre il 44% dellestart up conosce BIC Lazio. Nell’ambito deiservizi utilizzati il 44% ha chiesto un orientamentoalle agevolazioni pubbliche disponibilie più del 35% assistenza iniziale per svilupparela propria iniziativa.Lo studio ha preso in considerazione i giudizicirca i contatti diretti avuti dalle impresecon BIC Lazio. Il 65,9% ha espresso un giudiziopositivo (56%) e molto positivo (9,9%).Infine, più della metà delle imprese che usufruisconodei servizi BIC Lazio reputa positivoil proprio stato di salute mentre meno del5% lo valuta molto negativo. Invece circa il20% delle imprese che non conoscono o nonutilizzano BIC Lazio reputa la propria condizionenegativa o critica e circa il 30% la considerapositiva o molto positiva.80BIC Notes – numero 1 – Focus

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