Interrogatori: Herbert Kappler, Guenter Amonn, Wilhelm Kofler - Anpi

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Interrogatori: Herbert Kappler, Guenter Amonn, Wilhelm Kofler - Anpi

Le stragiLe Fosse ArdeatineHerbert Kappler, il comandante della polizia nazista di Roma – con sede in via Tasso, luogo di tortura edi morte – e massacratore delle Fosse Ardeatine, venne interrogato a lungo anche dalle commissionid’inchiesta alleate. Si trattava di organismi che indagavano sui crimini di guerra nazisti e che lavoravanoin base alle procedure legali anglosassoni. Ecco il testo di uno dei primi interrogatori di Kappler daparte degli alleati. Forse per la prima volta, il comandante della polizia nazista di Roma, racconta, indiretta, la propria partecipazione al massacro delle Ardeatine. Non solo: fa anche i nomi degli ufficialialle sue dipendenze che parteciparono alla strage. Insomma, Kappler racconta Kappler nelle ore delmassacro. Emergono dettagli e particolari di assoluta importanza.L’interrogatorio proviene dagli atti del processo contro l’alto ufficiale da parte del Tribunale militareitaliano.Interrogatorio di Herbert KapplerTraduzioneCSDIC – CMF4 agosto 45Deposizione del SS Obersturmbannführer (Ten. Col.)Herbert KAPPLER,BdS (incaricato per la P.S.) Italia Aussenkommando(Comando Esterno) ROMA,nato a Stoccarda il 23 sett. 1907Sono stato avvertito che non mi incombe l’obbligodi deporre. Per il caso però che desideri fare unadeposizione sono stato avvertito che tale deposizioneverrà usata come verbale e servirà come prova.firmato: KapplerSono stato membro delle SS sin dal 1 dicembre1932. Dal febbraio 1939 fino all’8 settembre 1943avevo le funzioni di Addetto di Polizia presso l’Ambasciatadi Germania a Roma e dal 10 settembre1943 ero Capo dell’Aussenkommando Roma, delBdS. In tale funzione ero capo di uno stato maggioredel quale facevano parte circa settanta membridella Sicherheitspolizei e del SD (Servizio di P.S.).Il 23 marzo 1944 circa alle ore 14 e 30 fu compiutoun attentato dinamitardo a Via Rasella a Roma inseguito al quale vennero uccisi e feriti degli appartenentialla polizia tedesca. Di tale fatto fui informatoper telefono nei miei uffici presso l’Ambasciatadi Germania. Lasciai immediatamente l’ufficio emi portai sul luogo dell’attentato nella mia macchinapersonale. Poco prima di arrivare incontrai ilConsole Moellhausen, il sostituto dell’ambasciatore,che mi informò che il generale Maeltzer si trovavasul luogo del delitto. Maeltzer era eccitato edesiderava far saltare in aria quell’intero quartieredella città. In quel momento già erano in pieno corsole perquisizioni e lo sgombero delle case nellevicinanze della scena dell’azione. Maeltzer mi informòche egli stesso aveva impartito i relativi ordini.La scena era indescrivibile: cadaveri, feriti emacerie. La confusione generale era grandissimamalgrado la presenza di un certo numero di agentidella polizia tedesca ed italiana. Sulla scena delcrimine notai anche l’Oberführer (colonnello) Dollmann.Circa alle ore 17 mi recai agli uffici del generaleMaeltzer, comandante tedesco di Roma. Durante lamia permanenza nel suo ufficio ebbi occasione diascoltare una conversazione telefonica tra il Maeltzere l’AOK14 (Comando Superiore 14 a Armata). Aquanto riuscii a capire l’oggetto della conversazioneerano le misure di rappresaglia per I’attentatodinamitardo. Quando Maeltzer ebbe finito mi passòl’apparecchio ed io parlai col comandante in capodella 14 a Armata, Colonnello Generale von Mackensen.Mackensen si mostrò favorevole a delle azionidi rappresaglia purché la decisione definitiva riguardotali azioni fosse stata lasciata a lui. Suggeriial Mackensen che considerando il gran numerodelle vittime il rapporto abituale di 1 a 10 avrebbepotuto essere pubblicato nella stampa ma che d’altrolato non vi era necessità di fucilare il numerointero. Mackensen si mostrò d’accordo. Potevo ritenerecome sicuro che esattamente come in trecasi precedenti il rapporto 1 a 10 sarebbe statoconfermato a mezzo di ordini della 14 a Armata.Herbert Kappler ed Erich Priebke.patria indipendente l 22 aprile 2012 l 29


Le Fosse ArdeatineCirca alle ore 20 e 30 il maggiore Boehm, IA (Comandotattico) di Maeltzer, m’informò per telefonoche un ordine era stato ricevuto dal OBSW (ComandoSuperiore sud-ovest) in seguito al quale un numerodecuplo di italiani avrebbe dovuto essere fucilatoil 24 marzo 1944. Quest’ordine verbale nonvenne confermato da un ordine scritto e ciò era lamaniera usuale per impartire gli ordini. Quest’ordineinfatti non era indirizzato a me personalmentema mi fu comunicato soltanto a titolo informativo.Dato che avevo preso precedentemente accordi conMackensen per la fucilazione di un numero minoredi persone, richiesi la comunicazione telefonicacon il OBSW e parlai, a quanto riesco a ricordarmi,con il IA, colonnello conte Ingelheim. Egli mi confermòl’autenticità dell’ordine e mi fece capire cheproveniva da un’autorità superiore.In seguito, alle ore 21,00 esattamente, mi misi incomunicazione telefonica col SS Gruppenführer(Magg. Generale) Harster a Verona. Gli feci rapportodell’accaduto descrivendo le indagini e l’informaiche l’ordine per la rappresaglia era stato impartitodall’OBSW. L’informai che le persone da fucilare sidovevano scegliere fra i prigionieri nelle nostremani. Se il loro numero non fosse stato sufficiente,allora 57 ebrei che erano in attesa di essere trasportatiin campi di concentramento tedeschi eranoanche a disposizione.A quest’epoca il numero degli agenti di poliziadeceduti era ventotto. Benché non avessi ricevutoordini diretti del Maeltzer ritenni necessario sceglierele persone da fucilarsi nella maniera decisaprima.A causa della brevità del tempo a nostra disposizionelavorai durante tutta la notte senza andare a letto.Innanzi tutto diedi l’ordine di rilasciare tutte ledonne ed i bambini arrestati nelle case adiacenti lascena del delitto. Avevo già dato ordine durante ilgiorno, al momento di giungere sul luogo del delitto,che queste persone venissero affidate alla poliziaitaliana.L’identità degli uomini arrestati veniva controllatacoll’aiuto del funzionario della polizia italiana CA-RUSO.Telefonai poi all’Oberkriegsgerichtsrat (Ten. Col.della Giustizia Militare) Winden, capo della CorteMarziale di Roma, domandandogli il numero dellepersone a sua disposizione condannate a morte edanche il numero delle persone condannate ai lavoriforzati per i periodi di 8, 10 e 15 anni. Gli spiegaiil motivo della mia domanda. Lo pregai anche di restituirciquei prigionieri che erano stati precedentementeconsegnati alla Corte dal mio reparto indicandonei nomi. Winden, dopo essersi messo d’accordocol Giudice Capo dell’OBSW, consentì.Rivedetti le liste dei prigionieri insieme ai miei ufficialie col loro aiuto e coordinando con il casellariodei prigionieri scelsi i seguenti:176 per i quali era stato definitivamente provato inbase ad indagini la reità in atti che d’accordocon le leggi militari tedesche in vigore eranosoggetti alla pena di morte.122 per i quali il procedimento era stato chiusod’accordo con le suesposte considerazioni.117 condannati a dei lunghi periodi di lavori forzati(questi furono scelti dal Winden).114 condannati a morte.114 arrestati nelle vicinanze della scena del delitto.Sono convinto che queste cifre siano corrette.Disponevo ora di 223 persone.Più tardi il numero delle vittime aumentò a 32 edecisi di aggiungere i 57 ebrei.Via Rasella subito dopo l’attentato.Circa alle ore 11 del 24 marzo i funzionari di poliziaCaruso e Koch dopo precedenti accordi col Vice-Capo della Pubblica Sicurezza Italiana, Cerrutti, sipresentarono da me per scegliere un ulteriore numerodi persone da quelle arrestate dalla poliziaitaliana. Queste dovevano scegliersi con gli stessicriteri suesposti e la responsabilità per la sceltadoveva pesare su Caruso.30 l patria indipendente l 22 aprile 2012


Le Fosse ArdeatineAlle ore 12 o poco primariferii il nostro progressoal Maeltzer che si dichiaròd’accordo con tutte le misureche avevamo preso:quantunque però si mostròsorpreso che soltantoquattro delle persone arrestatein Via Rasella eranostate ritenute.Mentre che mi trovavo colMaeltzer arrivò il maggioredi polizia Dobrik, comandanteil battaglioneche aveva subìto le perdite.Su richiesta del Maeltzersi mostrò disposto aprocedere lui all’azione repressiva.Discutendo però idettagli il Maeltzer ed ilDobrik decidettero di nonusare gli uomini di Dobrik.Egli insistette che non poteva aspettarsi che i suoiuomini, che erano di sentimenti religiosi, avesseropotuto procedere all’esecuzione nel breve tempo adisposizione. Maeltzer capì queste ragioni ed in nostrapresenza si mise in comunicazione col 14 AOKe parlò con il Col. Hauser, Capo di SM di Mackensen.La sua richiesta di truppe fu però rifiutata(truppe per I’esecuzione) e Hauser disse: “dato cheera stata la polizia a subire la perdita, spettava allapolizia di porre in effetto l’ordine di rappresaglia”.Maeltzer allora mi significò che toccava a noi dieseguire l’ordine. Questo sviluppo non mi piacqueaffatto ma non mi rimase alcuna scelta.In giornata von Borg mi telefonò. Borg era uno degliaddetti alla stampa presso I’Ambasciata, e milesse le parole del comunicato pubblicato dal Ministerodegli Esteri. Questo comunicato confermavache il caso aveva raggiunto il punto più alto, nel governodel Reich.Poiché ora era stato deciso che i miei uomini dovevanoprocedere all’esecuzione, io chiamai i miei ufficialie li informai del fatto. Io li informai che, inconseguenza del grande numero dei condannati ein riguardo alla morale e disciplina, tutti i miei uomini,anche i miei ufficiali avrebbero dovuto partecipare.Come località per l’esecuzione, mi sembravaadatta una delle numerose fosse nelle vicinanzee così diedi ordine all’Hauptsturmführer (capitano)Koehler di scegliere una di esse. Egli rapportavapoi che aveva scelta una fossa insieme con un ufficialedel genio. Questa fossa è ora conosciuta come“Fosse Ardeatine”. L’Hauptsturmführer Priebke, eforse anche Schuetz dovevano controllare che tuttele persone in questione fossero trasportate dallaprigione sul posto dell’esecuzione.Il rastrellamento in via Quattro Fontane dopo l’attentato.Verso le due il primo trasporto si mise in moto ed iocon una parte dei miei uomini andai alle fosse.Quando ogni autocarro arrivava sul posto le personein questione, sempre cinque alla volta e ognunoaccompagnata da un SS venivano portate alla finedella caverna. Tutte le persone avevano le mani legatedietro la schiena. Alla fine della caverna i cinquedovevano inginocchiarsi insieme e l’SS che liaccompagnava all’ordine dato doveva sparare allanuca a breve distanza. I successivi cinque furonofucilati da ufficiali. Io ero uno di questi. Dopo l’esecuzionedi ogni cinque, i cinque SS uscivano mentrealtri cinque SS portavano nella caverna le successivevittime. Dopo aver sparato il mio colpo usciiper controllare quello che accadeva fuori: la cancellazionedei nomi operata da Priebke sull’elenco;i preparativi dei pionieri per far saltare in aria la caverna,e le misure prese per sbarrare la zona. Poiritornai in macchina al mio Quartiere Generale, ritornandoalla caverna verso le 18.00 h.Trovai al mio ritorno che l’Hauptsturmführer Wetjennon aveva ancora sparato il suo colpo. Parlai conlui in una maniera amichevole e entrai insieme conlui nella caverna per sparare un altro colpo al suofianco insieme con lui.Non avevo ancora ricevuto l’elenco di Caruso e cosìmandai l’Obersturmführer (tenente) Tunath al suoufficio in modo che egli potesse aiutare Caruso nell’accelerareil trasporto delle persone elencate daCaruso stesso.L’esecuzione era finita verso le ore 20.30. Io lasciaila Caverna prima della fine dell’esecuzione verso leore 19,00.patria indipendente l 22 aprile 2012 l 31


Le Fosse ArdeatineNel pomeriggio il MaggioreBoehm telefonò al mio ufficio desiderandosapere cosa era successoal rapporto che doveva confermareche l’esecuzione era statacompiuta regolarmente. Fuiseccato di questo, ma Boehm midisse che aveva bisogno del rapportoper mandarlo alle autoritàsuperiori. Mi fece capire, che questaAutorità Superiore era il14.A.O.K. (Comando Generale del14. Corpo d’Armata). Io mandai unrapporto scritto sugli avvenimentiad Harster il, o intorno al 29 marzo1944. Prima io gli avevo fattoun rapporto verbale in Cernobbio.I seguenti dei miei ufficiali parteciparonoall’esecuzione:Sturmbannfuehrer (maggiore)Hass“ DomizlaffHauptsturmfuehrer (capitano) Koehler“ Schuetz“ Priebke“ ClemensObersturmfuehrer (Tenente) Schubernig“ TunathUntersturmfuehrer (S. Ten.) KahrauHauptsturmfuehrer (capitano) WetjenDopo, credo la mattina seguente, nel mio QuartiereGenerale, Priebke mi ha raccontato che egli avevacalcolato che 336 persone erano state uccise.Fin dal primo momento mi resi conto tanto dellaL’agghiacciante immagine del ritrovamento delle vittime dell’eccidio.mostruosità delle misure prese come della loroimportanza dal punto di vista morale per tutti quelliimplicati. Le misure, come tali, mi sembravanogiustificate a quell’epoca, e ancora oggi così misembrano, secondo le leggi di guerra. Soltanto dalpunto di vista del diritto internazionale più tardi ebbidei dubbi.F/to KAPPLERHo letto questa dichiarazione e l’ho trovata correttae vera secondo quanto so e credo.F/to KAPPLERDichiarazione fatta dal Capitano N.E. Middleton, HQSIB, AFHQ, coll’aiuto del Capitano F.G. Sutton, M.C.Bedfs & Herts Regt, e autenticata la firma il 4agosto 1945.Ecco come vennero ritrovate le vittime: con le mani legate dietro la schiena.Ed ecco due deposizioni rese agliufficiali alleati della commissioned’inchiesta che indagava suicrimini nazisti. Sono quelle diGuenter Amonn, alle dipendenzedi Kappler – che racconta come ilsuo superiore, dopo la stragedelle Ardeatine, ordinasse a tuttidi ubriacarsi – e quella di WilhelmKofler.Anche queste due deposizioniprovengono dagli atti del processodel Tribunale militare italianoche processò Kappler. Tutti gli interrogatori,anche quelli degli alleati,confluirono infatti negli attidel processo italiano.Nelle deposizioni, precise fino al-32 l patria indipendente l 22 aprile 2012


Le Fosse Ardeatinela pignoleria, non c’è mai una parola per le vittimedella strage né un minimo di comprensione, dipietà o di dubbio sul massacro.Interrogatorio Guenter Ammon TRADUZIONE“U” POW Camp,CMF13 ottobre 1945Dichiarazione diAMONN Guenter di anni 38, sottotenente (Untersturmfuehrer)Sicherheitspolizei U des S.D. in Italien(PDG)Sono stato avvisato che non mi incombe l’obbligo didire alcunché fino a quando io non lo desideri e cheogni cosa che io dirò sarà scritta epotrà costituire prova.F/to Guenter AmonnIo sono originario di Unterin,presso Bolzano, nord Italia. I mieigenitori sono austriaci di nascita.Io parlo correntemente tedesco eitaliano. Nel 1939 mi naturalizzaitedesco.Il 25 settembre 1943 io fui assegnatoalla Sicherheitspolizei. Alcunigiorni dopo fui destinato all’Aussenkomandodi Roma. L’ufficialecomandante di quel comandoera a quel tempo il ten. Col.delle ss Kappler. Il mio comandantedi compagnia era il capitanoDomizlaff che comandava il 3°reparto. Il nostro Quartier generaleera a Villa Massima, in ViaBoiardo 16 vicino alla prigione divia Tasso. Il mio compito era di investigare le condizionieconomiche e le necessità della popolazionecivile di Roma. Poco dopo il mio arrivo a Roma fuipromosso sonderfuehrer. Altre persone del 3° repartocoi quali collaborai erano il tenente Wetjens,i sonderfuehrer Koeler, Rausch e Vonier, gli hauptschaarfuehrerHuber e Loesch. II comandante supremodella Sicherheitspolizei e della S.D. in Italiaera in quel tempo il generale Harster.Il 23 marzo 1944 verso le ore 18 mi trovavo nel mioufficio in villa Massimo quando si ebbe comunicazionetelefonica che 32 poliziotti della ss tedescaerano stati uccisi da patriotti italiani in Via Rasella,Roma. Non posso ricordare se Domizlaff, ora maggiore,fosse in quel momento nell’ufficio o no. Ritengoche egli abbia visitato la via Rasella la serastessa. Io non andai in Via Rasella. Vi fu tra il personaledel 3° reparto una serie di opinioni controverseriguardo alla forma della rappresaglia daeseguirsi per l’uccisione dei 32 tedeschi.Il giorno seguente (24 marzo 1944), verso le ore 13stavo consumando la mia colazione, nel ristorantedella villa Massimo, insieme con altri ufficiali eduomini della Sicherheitspolizei U DES S.D., e conmembri del comando delle prigioni di Via Tassoquando il ten. col. Kappler si alzo dalla sua tavola esi rivolse a noi. Kappler usava mangiare nella stessasala da pranzo con noi ma a una tavola differente.Ci impose di prendere le nostre armi immediatamentee tenerci pronti poiché lo stesso pomeriggionoi saremmo andati a vendicare la morte deinostri camerati uccisi in Via Rasella. Il capitanoSchutz che il mio compito era di accompagnare iprigionieri dalle prigioni di via Tasso con la scorta.Insieme con numerosi altri membri del 3° repartoio uscii dalla villa Massimo in Via Boiardo dove iovidi un autocarro chiuso che dopo aver osservato,L’avviso che alcune volte il Comando tedesco inviava alla famiglia dell’ucciso.mi accorsi conteneva civili italiani. Io esaminai taleautomezzo che fu poi condotto alle fosse Ardeatine,il luogo scelto per l’esecuzione della rappresaglia.Nel vagone erano circa 20 prigionieri, ed avevano leloro mani legate dietro la schiena. Erano circa leore 15.Dopo circa 30 minuti arrivammo alle fosse Ardeatinequesto è il nome dato a una serie di grotte neidintorni di Roma. All’arrivo alle fosse Ardeatine iprigionieri erano fatti scendere dal veicolo. Io fuiquindi messo come sentinella in via Ardeatina, conl’ordine di non lasciare passare persone non autorizzate.Non vidi che cosa accadde ai prigionieri che ioavevo scortato. Io ero posto dalla parte delle fosseArdeatine verso Anzio e perciò non vidi i trasportiprovenienti da Roma. In quella località io non udiicolpi di arma da fuoco.patria indipendente l 22 aprile 2012 l 33


Le Fosse ArdeatineVerso le ore 17 fui informato dal capitano Koehlerche non era più richiesta la mia sorveglianza. Lasciaiil mio posto e ritornai alle fosse Ardeatine. Allorchémi avvicinai alle cave vidi circa 20 civili sorvegliatida soldati tedeschi vicino all’entrata dellacava. Il capitano Schutz vedendomi mi chiese seero stato dentro. Quando gli risposi in senso negativomi ordinò di entrare subito. Io entrai nelle cavee procedetti lungo i tunnel. Quando io raggiunsi lacongiunzione con un altro tunnel vidi un mucchio dicorpi apparentemente morti giacenti uno su l’altroper terra. Tutti avevano le mani legate dietro laschiena ed erano bocconi. Vi erano quattro o cinquetedeschi accanto all’ammasso dei corpi. Riconobbilo Scharfuehrer Schutze fra i tedeschi. Secondo mevi erano circa 200 morti nel mucchio. Pochi minutidopo io vidi altri cinque civili scortati lungo i tunnelda cinque tedeschi. Questi civili avevano anche lorole mani legate dietro la schiena, essi erano costrettiad inginocchiarsi accanto al mucchio dei corpi. Aquesto punto il capitano Clemens che era presente,mi ordinò di pormi dietro ad uno dei prigionieri persparargli. Quattro altri tedeschi si misero dietro glisuo comando nella sala da pranzo di villa Massimo.Egli disse: “La rappresaglia è stata eseguita, io soche è stato molto duro per qualcuno di voi, ma incasi come questi la legge di guerra deve essereapplicata. La miglior cosa per voi da fare è di ubriacarsi”.Mentre mi trovavo alle fosse Ardeatine durante l’esecuzionedella rappresaglia vidi il seguente personaletedesco che era sia dentro che fuori dellecave: Domizlaff, Hass, CIemens, Priebke, Wethen,Kappler, Koehler, capt. Schutz; Tunath, Banneck,Loesch, Steinbrick, Wesemann, Hotop, dr. Meyer,Unterweger, Fruehling, Rausch, Vonier, Bodenstein,Hurn, Kaspar, Perathoner, Schutze.Ho riletto questa dichiarazione ed ho avuto la possibilitàdi cambiarla e di farvi delle aggiunte ove necessario.È vera ed è fatta volontariamente.F/to Guenter AmonnDichiarazione scritta in italiano e firma autentificatada Fabroni Vasco interprete, alla presenza delCSM Crawley e del serg. Patrick, tutti della 78ª SezioneS.I.B., in Ancona, il 13 ottobre 1945.Certifico che questa traduzione dall’italiano è verae corretta secondo la mia migliore capacità.Dichiarazione stesa in italiano a firma autentificatada Fabroni Vasco, interprete, alla presenza delC.S.M. CrawIei e del sergente Cart-Wright, tuttidella 78ª sezione S.I.B., il 13 settembre 1945 inRoma.Certifico che questa traduzione dall’italiano è verae corretta e fatta secondo le mie migliori capacità.F.to Fabroni VascoInterrogatorio Kofler WilhelmLe esequie delle vittime dopo il riconoscimento.altri quattro prigionieri. Il capitano Clemens ci diedequindi l’ordine di alzare i nostri mitra e di spararesui prigionieri. Io alzai il mio mitra ma ero troppospaventato di far fuoco. Gli altri quattro tedeschispararono un colpo ognuno alla nuca degli altriquattro prigionieri che caddero in avanti. Vedendolo stato in cui mi trovavo un altro tedesco mi spinsevia e sparò sul prigioniero sul quale avrei dovutosparare io. Io quindi uscii fuori delle cave dove rimasiper circa un’ora. Durante questo periodo ditempo arrivarono altri due autocarri pieni di prigionieri.Questi prigionieri erano presi cinque alla voltae portati dentro le cave sotto la scorta di cinquetedeschi.La fucilazione era finita alle ore 19 circa, quando ioritornai alla villa Massimo. La stessa sera alle ore22, nuovamente Kappler si rivolse a tutti quelli delTRADUZIONEU.P.O.W. CAMPC.M.F.12 ottobre 1945Dichiarazioni di:KOFLER Wilhelm di anni 32, sottotenente(Untersturmfuehrer Sicherheitspolizei U des SD inItalien)P.D.G.che dice:Sono stato avvertito di non essere obbligato a direalcunché, fin quando non lo desideri, ma che tuttociò che io dirò sarà steso per iscritto e potrà costituireprova.F/to Wilhelm Kofler34 l patria indipendente l 22 aprile 2012


Il sacrario dedicato alle vittime della strage.Le Fosse ArdeatineFui arruolato nella Sicherheitspolizeiin Bolzano il 20 settembre1943. Parlo e scrivo correntementel’italiano.Il 26 settembre 1943 fui assegnatoall’Aussen Komando di Roma.Fui impiegato all’ufficio III, sotto ilcomando del capitano Domizlaff,delle SS, alla Villa Massimo in ViaMatteo Boiardo.La mia attività era di indagare lecondizioni politiche e le necessitàdella popolazione di Roma. Nelmese di dicembre dello stessoanno fui promosso Sonderfuehrer.Lavoravano pure con me all’ufficioIII in quel periodo di tempo iltenente delle ss. Wetjen, sottufficialiRausch, Vonier, Unterwegner,Amonn, e soldati Losch,Gasser e Pretz. Tutti costoro eranodelle ss.Il 23 marzo 1944 verso le ore 16, stavo lavorandoalla Villa Massimo con Domizlaff, che era alloramaggiore, quando quest’ultimo ricevette una telefonatache comunicava l’uccisione di 32 membridella Schutzpolizei da parte di patrioti italiani in ViaRasella Roma. Domizlaff si arrabbiò terribilmentea questa notizia e immediatamente mi ordinò di accompagnarlosul luogo dell’attentato. Vi ci recammocon la sua automobile.Al nostro arrivo in Via Rasella vidi il generale Maelzer,comandante tedesco di Roma, il colonnellodelle ss. Dollmann, il ten. col. delle ss Kappler, ilmaggiore della Gestapo Hass, il capitano della GestapoScutz e numerosi altri ufficiali impiegati alleprigioni di Via Tasso. Non posso ricordarmi i nomidi questi ultimi. Vidi i corpi dei membri morti dellaScutzpolizei, distesi per terra. Polizia italiana e tedescae milizia, stavano rastrellando civili italianidalle case vicine. Questi civili erano allineati controun muro e sorvegliati da sentinelle tedesche. Vidipure il corpo di un bambino morto giacente nellastrada. Vi era gran confusione dappertutto e i soldatitedeschi continuamente sparavano con le loroarmi contro i civili che si affacciavano alle finestredelle case prospicienti via Rasella.Domizlaff mi ordinò di confondermi coi civili in ViaRasella per cercare di ascoltare qualche informazione.Successivamente i civili arrestati dai nostriagenti furono portati in alcuni accantonamenti inRoma e qui detenuti. Questi civili, salvo poche eccezioni,furono rimessi in libertà il giorno dopo.Il giorno seguente (24.3.1944) Domizlaff mi informòche il feld Maresciallo Kesselring aveva ordinatoche dieci italiani civili dovevano essere uccisi perognuno dei 32 membri della Schutzpolizei che avevanoperso la loro vita nell’attentato di Via Rasella.Secondo Domizlaff l’ufficiale comandante degli uominiche erano morti era stato incaricato di eseguirela rappresaglia, ciononostante l’ufficiale in questioneaveva fatto notare che i suoi uomini non eranoin condizioni adatte per eseguire la rappresagliastessa. Domizlaff continuò dicendo che era stataaccettata questa ragione e che il reparto ora incaricatoper l’esecuzione dei 320 civili era la SichereizpolizeiU des SD sotto il comando del ten. col.Kappler.Domizlaff disse che Kappler aveva ordinato che tuttii membri del suo comando compreso l’ufficio IIIassistessero all’esecuzione. I 320 civili erano dascegliersi fra i prigionieri di Via Tasso e delle prigionidi Regina Coeli in Roma.Domizlaff ci istruì sulla natura del compito che noidovevamo eseguire. Io insieme con altri pochimembri dell’ufficio III mi recai in Via Tasso e agendosecondo le disposizioni di Domizlaff, scelsi i civilie li trasportai via procedendo lungo quella stradaprincipale (?). Dopo pranzo, quello stesso giorno(24.3.44) mentre continuava il lavoro in Via Tasso,vidi circa 100 italiani civili, tutti uomini scortati eportati via dalle prigioni di Via Tasso e caricati sunumerosi autocarri chiusi.Fra il personale tedesco che scortava i civili io riconobbiKappler, Domizlaff, capitano Clemens, capitanoSchutz, tenente Thunat, sottufficiale Kahrau eun largo numero di soldati del comando delle prigionidi Via Tasso. I prigionieri erano condotti vianegli autocarri verso Piazza S. Giovanni. Gli ufficialitedeschi e la truppa, ad eccezione del tenenteThunnat, presero posto in altri veicoli che si diresseronella stessa direzione dei veicoli che portavanoi prigionieri.Il tenente Thunnat mi ordinò di accompagnarlo alleprigioni di Regina Coeli, per raccogliervi il numeronecessario di prigionieri. Vi andammo con l’automobiledi Thunnat. Al nostro arrivo ci recammo supatriaindipendente l 22 aprile 2012 l 35


Le Fosse Ardeatinebito al terzo braccio della prigione, che era sotto ilcontrollo germanico. Thunnat era in possesso diuna lista dei nomi dei prigionieri richiesti. Egli diedequesta lista alla guardia tedesca nell’ufficio diquel braccio, dicendogli di far uscire i prigionieridalle loro celle. La guardia e i suoi assistenti cominciaronoa chiamare i nomi dei prigionieri scelti,e quando questi rispondevano venivano presi fuoridelle loro celle e riuniti in un gruppo. Il primo gruppodi prigionieri ammontava a circa ottanta in tutto.Thunnat ordinò quindi che le mani di tutti i prigionierifossero legate dietro la loro schiena. Ciò fufatto da uomini della ss. Quindi il gruppo di prigionierifu scortato nel cortile della prigione. Contemporaneamenteun altro gruppo di prigionieri venivariunito nel terzo braccio. Questo gruppo assommavaa circa 70 persone e i membri di questo gruppoerano trattati nello stesso modo dei membri delprimo gruppo.A questo punto Thunnat mi disse di telefonare aCaruso, che allora era il capo della questura italiana,per accelerare la consegna di altri cinquantaprigionieri che Caruso aveva messo a disposizionedelle autorità germaniche. Questi prigionieri dovevanoessere pure fucilati. Quando ebbi la comunicazionecon Caruso egli mi informò di aver istruitoil direttore della prigione di mettere i prigionieri anostra disposizione. Thunnat quando gli comunicaila risposta di Caruso si arrabbiò molto e mi fecetornare con lui all’ufficio del direttore. Il direttore,non ricordo il suo nome, disse a Thunnat che ci sarebbevoluto un certo tempo per riunire i 50 prigionieri.Saputo ciò Thunnat telefonò a Caruso e quest’ultimodisse che stava mandando uno dei suoiufficiali alla prigione per accelerare la faccenda.Poco dopo l’ufficiale arrivò con la lista di Caruso.Mentre io ero nell’ufficio del direttore arrivarononumerose telefonate per la persona che aveva portatola lista dei cinquanta prigionieri. Costui apportònumerose alterazioni alla lista in questione, cancellandoalcuni nomi e sostituendone degli altri. Inconseguenza di ciò ebbi l’impressione che ci dovevaessere della corruzione in giro. Quando la listafu pronta i rimanenti cinquanta prigionieri furonocondotti fuori della prigione sotto scorta; i gruppidei prigionieri furono fatti uscire da una porta lateraledella prigione e caricati in autocarri chiusi, chestavano aspettando.Io ritornai con Thunnat all’ufficio del direttore nellaprigione, dove vidi Thunnat firmare qualche cosache sembrava una ricevuta per i prigionieri portativia dai nostri uomini. Dopo di ciò io accompagnaiThunnat sul luogo della località scelta per la esecuzionedei prigionieri. Questa località era conosciutacome le fosse Ardeatine, e consisteva in unaserie di gallerie nei dintorni di Roma. Quando noiarrivammo lì stava facendosi buio. All’arrivo allecave io vidi un gruppo di cinque prigionieri riunitinello spiazzo davanti all’entrata delle cave. Vidi ilten. col. Kappler che parlava ai cinque prigionieri.Thunnat riferì a Kappler che il trasporto dei prigionieriera finito.Vidi pure i seguenti tedeschi alle fosse Ardeatine:Domizlaff, Clemens, Schutz, Hass, Wetjen, Priebke,Hahrau e molti dei sottufficiali delle prigioni di viaTasso. Non ricordo i nomi di questi ultimi; io vidi isuddetti prigionieri essere portati nella cava daqualcuno dei sottufficiali in questione. Non possoricordare i nomi di questi ufficiali.Mentre mi trovavo vicino alle Fosse Ardeatine udii icolpi delle pistole mitragliatrici venire dall’internodelle cave.Thunnat se ne andò poco dopo ed io me ne andaicon lui. Egli mi accompagnò con la sua automobilea Villa Massimo e mi lasciò lì.Verso le ore 20 dello stesso giorno (24.3.44), a tuttoil personale del reparto III fu ordinato di riunirsinella sala da pranzo della villa Massimo. Qui il ten.col. Kappler, si rivolse a noi, e ci ordinò di ubriacarciper far sì di dimenticare gli eventi di quellagiornata.Io seppi da Domizlaff che 320 civili, tutti uomini,erano stati fucilati per rappresaglia. In questo numeroerano compresi circa cinquanta ebrei.Io non presi parte alla fucilazione delle vittime, mase me lo fosse stato ordinato io avrei eseguito l’ordine.Al tempo di quelle rappresaglie il ten. col. Kapplerera il capo della Sichereipolizei U des SD in Roma.Dopo aver letto queste dichiarazioni desidero apportarealcune correzioni.1°) Domizlaff non era terribilmente arrabbiatoquando seppe della morte dei 32 poliziotti;2°) i civili alle finestre delle case di Via Rasellaerano uomini della Gestapo in uniforme e nonitaliani;3°) non sono sicuro che fu Kappler a ordinare chetutto il personale dell’ufficio III assistesse allerappresaglie;4°) Kappler si rivolse a tutti gli uomini sotto il suocomando la sera dopo la rappresaglia, e nonsolamente al personale dell’ufficio III.5°) tutti i membri dell’ufficio III, ad eccezione diDomizlaff, erano impiegati civili.F/to Wilhelm KoflerHo riletto queste dichiarazioni e ho avuto la possibilitàdi apportare correzioni o aggiunte dove necessario.È vera ed è fatta volontariamente.F/to Wilhelm KoflerDichiarazioni stese in Italiano firma autentificata daFabroni Vasco, interprete, alla presenza del C.S.M.Crawley e del serg. Patrich, tutti della 78ª sezioneS.I.B. in Ancona il 12 ottobre 1945.Certifico che questa traduzione dall’italiano è correttae vera secondo le mie migliori capacità.F/to Fabroni Vasco36 l patria indipendente l 22 aprile 2012

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