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I SANTI HANNO CAMMINATOSULLE NOSTRE STRADE...“Da chi andremo Signore?Tu hai parole di vita eterna”211Giugno 2012


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SOMMARIO2 Anagrafe Parrocchiale3 EditorialeDiario Comunità4 Solennità della Madonna delle Vigne9 Celebrazione delle Prime Comunioni11 Celebrazione delle Prime Confessioni12 Celebrazione degli anniversari di matrimonio1314Celebrazione delle Sante CresimeProgramma dell’11 a Sagra di San PietroDiario Oratorio15 La Via Crucis del Venerdì Santo16 Festa di primavera: che giornata!18 Il Coro Giovani19 Giovanni Paolo II e i giovani: un amore senza fine22 Campeggi estivi a Trabuchello23 Camminata della famiglia24 Tornei di calcio di primavera25 Calendario torneo notturno di calcio 201226 Generosità per l’oratorioScuola dell’infanzia27 Bambini in visitaGruppi / Associazioni30 UNITALSI / Gruppo Missionario31 C.A.I. Bergamo - Gruppo MissionarioRubriche33 Eventi46 a Giornata Mondiale delle ComunicazioniOrdinazioni Presbiteriali 2012Passaggio del Testimone39 Angolo Libri40 In Viaggio41 Cronache parrocchiali42 Arte e fede45 Salute e Benessere46 Angolo Humor47 Zio Barba Pellegrino48 ‘N Dialètwww.parrocchiaditagliuno.itMESSE FESTIVE E PREFESTIVE CHE SI CELEBRANO NELLE PARROCCHIE DEL VICARIATOPARROCCHIA MESSE PREFESTIVE MESSE FESTIVETELGATEFRATI DI CIVIDINOCALEPIO18.3019.0018.007.30 - 9.30 - 10.45 - 18.307.00 - 11.00 - 19.008.00 - 10.00 - 18.00CALCINATE 18.00 7.00 - 8.30 - 10.00 - 11.1516.30 (OSPEDALE) - 18.00CIVIDINO 18.00 8.00 - 9.00 (QUINTANO)10.30 - 18.00GRUMELLO16.00 CASA DI RIPOSO17.30 SAN PANTALEONE18.30 PARROCCHIA7.00 PARROCCHIA8.30 PARROCCHIA8.30 BOLDESICO10.00 PARROCCHIA10.00 S. PANTALEONE11.00 ISTITUTO18.30 PARROCCHIANumeri UtiliParrocchia San Pietro ApostoloVia Sagrato 13Parroco: don Pietro NataliTel. e Fax 035 - 847 026Cell. 340.787 04 79E-mail: info@parrocchiaditagliuno.itOratorio S. Luigi GonzagaVia XI febbraio 31Curato: don Matteo PeriniTel. e Fax 035. 847119Cell. 333.673 48 01E-mail: oratorio@parrocchiaditagliuno.itScuola Parrocchiale dell’infanziaVia Benefattori 20Tel. e Fax 035 - 847 181Servizi di pubblica utilitàCarabinieri Tel. 112Polizia di Stato Tel. 113Emergenza Infanzia Tel. 114Vigili del fuoco Tel.115Guardia di Finanza Tel.117Emergenza sanitaria Tel. 118Comune Tel. 035 4494111Polizia Municipale Tel. 035.4494128Poste Italiane - Tagliuno Tel. 035.4425297Carabinieri - Grumello del MonteTel. 035.4420789 / 830055Corpo Forestale - Sarnico Tel. 035.911467INPS - Grumello d.M.Tel. 035.4492611ENEL Tel. 800 900 806Interruzione energia elettrica e perdite di gasSERVIZI COMUNALI Tel. 800 134 781Raccolta rifiutiUNIACQUE Tel. 800 123 955Segnalazione perdite acquaCHIUDUNO 18.00 7.308.30 MADONNA DELLA CAMPAGNA9.30 - 10.45 - 18.00BOLGARE 18.00 6.30 - 8.00 - 9.30 - 11.00 - 18.00TAGLIUNO 18.00 8.00 - 10.00 - 18.00 (ESTIVA ORE 19.00)ASL e sanità pubblicaMariano CabidduDon Matteo PeriniDon Pietro NataliRedazioneLaura QuadrelliSergio LochisEzio MariniIlaria PandiniDaniela PominelliBruno PezzottaCal Center Regionale Tel. 800 638 638Distretto ASL - Grumello d.M.Tel. 035.8356320Guardia medica Tel. 035.830782Indialogo n. 2111


ANAGRAFE PARROCCHIALEdon Pietro NataliDefunti“In verità, in verità vi dico:chi ascolta la mia Parolae crede a Colui che mi ha mandato,ha la vita eterna e non va incontro al giudizio,ma è passato dalla morte alla vita.E’ venuto il momentoin cui i morti udranno la voce del Figlio Dioe quelli che l’avranno ascoltata, vivranno”.(Gv. 5, 24-25)26/032012Antonio Rinaldidi anni 28via Dante 2228/04/2012Bortolomea Manentidi anni 80via Roma 5110/05/2012Ines Manfredidi anni 81via Roma 32BattesimiCari genitori, padrini e madrinea voi il compito di educare nella fede i vostri bimbiche sono rinati dall’acqua e dallo Spirito Santoperché la vita divina che hanno ricevuto in donosia preservata dal peccatoe cresca di giorno in giorno.07/04/012Alessandro Giovanni Teresidi Francescoe Consoli Eleonora Irisvia Cantonada 17Simonpietro Frattaridi Carloe Piccirillo Annavicolo Mascagni 9Camilla Martina Giovanellidi Marcoe Bonafè Elenavia dei Mille 14013/05/012Pietro Legutidi Darioe Ruggeri Monicavia A. Moro 48Stefano Ioredi Andreae Donati Giuseppinavia Bergamo 6Luca Trufolodi Salvatore e Rizzi Elenavia Bergamo 32Indialogo n. 211


EDITORIALEa cura di don Matteo PeriniI Santi hanno camminatosulle nostre strade…“Da chi andremo Signore? Tu hai parole di vita eterna”“Camminiamo sulla stradache han percorso i santi tuoi;Tutti ci ritroveremo dove eterno splende il sol.E quando in ciel - dei santi tuoi -la grande schiera arriverào Signor come vorreiChe ci fosse un posto per me!”Le parole di questo canto ci ricordano che i cristianisono un popolo in cammino verso la pienezza delRegno. Gli Atti degli Apostoli chiamano il Cristianesimo“la strada, il cammino”. Sì, noi siamo sempre in camminoe, in particolare, siamo in viaggio con chi ci ha precedutosul percorso: i Santi.Una domanda torna alla mente: chi sono i Santi? Sonouomini e donne “normali”, per i quali l’incontro conCristo, iniziato nel Battesimo, è diventato la luce del vissutoquotidiano; sono uomini e donne che, ogni giorno,hanno accolto l’azione dello Spirito Santo e sonostati plasmati secondo l’immagine di Gesù.Simone, chiamato Pietro, è uno di loro, anzi, SimonPietro è tra i primi nella grande schiera dei Santi che siè lasciato affascinare dal Signore, decidendo di abbandonaretutto per seguirlo. Tante cose si potrebberodire su questa straordinaria figura, ma vorrei evidenziareun aspetto che possa essere di aiuto a vivere lasequela verso Cristo: San Pietro ha avuto tempo per ilSignore, e perciò ha avuto tempo per le persone a luiaffidate da Cristo stesso. “Pasci le mie pecorelle”, diràGesù a Pietro nell’affidargli la Chiesa nascente. Sia cosìper noi: l’amore per Cristo e per i fratelli accompagni ilnostro cammino, e l’Apostolo Pietro ci insegni a fartesoro del tempo, a vivere i nostri giorni seguendo ilsuo esempio.Per la Festa Patronale vorrei chiedere due cose alSignore: il dono dell’umiltà e il dono della speranza.Innanzitutto l’umiltà, da cui nasce la consapevolezza deinostri limiti, la disponibilità a lasciarsi “completare” daDio, il desiderio di diventare “terra buona e feconda”,dove il Signore semina i progetti che vuole realizzarecon noi. San Pietro, proprio perché umile pescatore,arriverà ad esclamare: “Da chi andremo Signore? Tu haiparole di vita eterna”. Pietro riconosce nel Signore laParola di Vita e, per questo, sceglie di dare senso alla suaesistenza vivendo in Lui, senza ripensamenti.La speranza, poi, è l’impegno a restare fedeli anchequando i nostri progetti sembrano fallire. Nel mantenerela speranza, affidiamo al Signore la nostra vita nonda persone inerti, ma da collaboratori attivi, che silasciano guidare. San Pietro, in virtù di questa speranzae del suo totale affidamento al Signore, nonostantel’infedeltà, il rinnegamento e la debolezza, ha guidatocon forza e coraggio la Chiesa, fino al martirio.La festa Patronale è vicina. San Pietro Apostolo èdiscreto, non vuol far parlare di sé. Egli è un martire, untestimone, uno che parla dell’Altro, di Gesù Cristo, diColui che gli ha fatto gustare la bellezza di amare e diessere libero. San Pietro, primo Papa, e San Paolo,Apostolo delle genti, ci accompagnino non solo nellestrade di Tagliuno, ma anche in quelle della vita.Indialogo n. 2113


DIARIO COMUNITÀa cura della RedazioneLunedì 16 aprileSolennità della Madonna delle VigneIn occasione della Solennità della Madonna delle Vigne, abbiamo vissuto alcuni momenti particolarmente significativi,durante i quali sono stati approfonditi sia la figura di Maria, esempio di Fede senza riserve, sia il valoreattuale della Festa. Oggi le nostre vigne non sono più rovinate dai bruchi ma, come disse il Vescovo Francescol’anno scorso, altri “bruchi” disturbano la nostra vita e la nostra spiritualità. Solo alla scuola di Maria possiamoimparare a tenerli lontani. Il triduo di preparazione alla Festa è stato predicato da Padre Luca Zanchi, Superioredei Sacramentini di Ponteranica. Monsignor Maurizio Gervasoni ha invece presieduto le due solenni Concelebrazionidi lunedì 16 aprile, alle 10.30 e alle 16.00. Di seguito riportiamo le riflessioni che Padre Luca e MonsignorGervasoni hanno proposto, con l’invito a rileggerle, per una meditazione personale che ci aiuti a rinnovare ladevozione alla Madonna Santissima e il desiderio di imitare le Sue virtù.Triduo di preparazione predicato da Padre Luca ZanchiPrimo giorno, mercoledì 11 aprile: IL SILENZIO DI MARIATra i tanti appellativi attraverso i quali la fede, la poesia e la pietà popolare hanno raccolto l’eredità dellaMadonna, c’è anche quello di Maria, donna del silenzio.E infatti è così. Maria non è stata una che ha fatto rumore, che si è fatta notare, o che ha preteso chissà qualiattenzioni; possiamo però dire che è stata, ed è, una donna presente, silenziosamente e discretamentepresente.Maria è una donna di poche parole. Nel Vangelo parla solo quattro volte:• all’Annunciazione, nel breve ma intenso dialogo con l’Angelo;• quando intona il Magnificat, incontrando la cugina Elisabetta;• quando ritrova e rimprovera Gesù adolescente nel Tempio, mentre parla con i dottori;• a Cana di Galilea, quando fa presente a Gesù che il vino è finito, e dice ai servi:“qualsiasi cosa vi dica fatela!”Il silenzio di Maria non va però inteso solo come assenza di parole, pensieri, desideri; è il silenzio davanti almistero che si apre e ci apre a Dio, ma anche a noi stessi; è un silenzio che ci rende capaci di accogliere, diriconoscere, di stupirci, di non dare nulla per scontato; è il silenzio della meraviglia, dell’essere colti di sorpresa.È il silenzio “buono”, che ci convocae raccoglie davanti a Dio, nella pacedel cuore. Il silenzio ci sospinge, così,all’unione e alla comunione con Dio,e al desiderio e bisogno dell’altro.È un silenzio che non ti chiude all’incontrocon l’altro, anzi ti schiude, tipermette di cogliere l’originalità, labellezza, la profondità dell’altro.Quando si sta in silenzio davanti alSignore, certo si crea un certo turbamento,un senso di vuoto, chepuò essere però riempito e rasserenatodal fuoco dell’amore che siaccende nel cuore, perché senti cheDio c’è, ti sfiora e ti avvolge con ilsuo abbraccio di Padre. Non è quin-Foto Vezzoli4Indialogo n. 211


DIARIO COMUNITÀdi un silenzio vuoto, ma un silenzio ricolmo,traboccante di senso, di pienezza, divita. E’ come il silenzio del sabato Santo,da poco sperimentato, che è solo preludio,anticipo, preparazione al canto e algrido della libertà e della vita.Il cardinale Martini scrive che “il silenzioè il grembo della Parola”. Ed è vero!Solo quando impareremo a tacere, Diopotrà parlare. A volte diciamo che Dionon ci ascolta; la verità è che non lolasciamo parlare, perché lo soffochiamocon le nostre parole. A volte siamoforse come i due discepoli protagonistidel vangelo di oggi: ascoltiamo, nel sensoche sentiamo chi ci parla, ma senza interiorizzare,così quello che ci viene detto non trova pienaaccoglienza in noi, ed è come il seme delseminatore che cade, ma non trova terrenobuono per portare frutto.Maria, ci ricorda la Scrittura, “serbava nel suo cuoretutto quello che accadeva nella vita del figlio suo emeditava senza pretendere di comprendere tutto”,ma ridicendo ogni giorno il sì di Nazareth. C’è unabella meditazione di Chiara Lubich che a riguardo delsilenzio di Maria dice: “è la donna che attraverso ilsuo silenzio ha parlato più di tutti…Ha taciuto perchéin due non potevano parlare, o parlava lei o ilfiglio… ecco il silenzio che nasce e cresce nell’umiltà,e la sua voce si è fatta sentire attraverso la voce delFiglio, non è stato quindi un silenzio vuoto il suo, perchéè stato riempito dal parlare di Gesù, l’unicaParola che mai fallisce, e lei, come Madre, condivideva,e faceva suo tutto quello che Gesù annunciava epredicava nel suo pellegrinare incontro ad ogniuomo e donna che cercava un senso nuovo per lasua vita”.Ci sono silenzi che parlano e parole che non dicononulla. Capita, a volte, di dire tante parole, ma non ciòche dobbiamo o vorremmo dire e, quindi, si parla,ma è come se si tacesse. Ci sono, invece, silenzi carichidi parole. Ecco il silenzio di Maria. Un silenziofecondo e generoso, che ha generato la fede deisemplici e dei piccoli, di quelli che il mondo ritienegente che non conta, ma che per Dio sono i veri pilastridella storia e della vita.Foto VezzoliSecondo giorno, giovedì 12 aprileLA FEDE DI MARIANon è facile parlare della fede, perché la fede non èuna nozione da ripetere a memoria tutti i giorni peressere a posto con la coscienza, e non è nemmenosolo un trattato di teologia, peraltro non sempre facileda capire, o destinato spesso solo agli “esperti studiosi”.È utile chiarire subito allora che la fede non èsolo qualcosa da imparare, ma è soprattutto qualcunoda incontrare, conoscere, amare e seguire. Parlaredi fede oggi, in questo contesto umano un po’ scivolosoe non sempre fortemente motivato, dove troppospesso la fede è più subita per dovere che vissutaper scelta, mi stimola a richiamare l’aspetto dellasperanza che nasce dalla nostra fede in Gesù Cristo.La fede non si definisce, ma si crede e si vive. Infatti,quando si racconta un’esperienza di fede, si raccontafondamentalmente come si è creduto e quanto siè vissuto.La prima beatitudine riportata nel Vangelo è, non perniente, quella della fede, ed è riferita a Maria: “Beatacolei che ha creduto” (Lc 1,45). Queste parole, pronunciateda Elisabetta, pongono in rilievo il contrastofra l’incredulità di Zaccaria e la fede di Maria.La fede per noi credenti è una persona, è GesùCristo, e Maria ce lo insegna con la sua vita; si è tiratada parte e, da madre del figlio di Dio, è divenutadiscepola del figlio di Dio.La fede che professiamo non è mera adesione intellettualea concetti su Dio o di Dio, ma è serena efiduciosa esperienza di comunione e di condivisioneIndialogo n. 2115


DIARIO COMUNITÀcon un uomo che, assumendo lanostra natura umana, ci ha aiutatoe ci sta aiutando a cogliere la bellezzadi credere e di vivere ciòche crediamo.La nostra speranza è una persona,ha un nome proprio: Gesù Cristo.La necessità di “credere alla speranza”nasce dal sentire e riconosceredi aver bisogno che Cristo ciparli di Dio e del suo amore,soprattutto nei momenti piùdeboli e fragili della vita. Tuttoquesto per non lasciarci tentaredal mito dell’onnipotenza umana,che offusca e limita la visione diDio e appiattisce la vita, ma perlasciarci affascinare da uno stile divita semplice, spontaneo, che dàspessore e vitalità alla speranzache già è in noi dal momento incui abbiamo incontrato Cristo. Ciaiuta Mons. Tonino Bello a nonequivocare sulla speranza, chespesso è vista come un “ripostigliodei desideri mancati”, come unarivalsa del nostro limite che cercacompensazioni allungando la testatra le nuvole, o indugiando nellazona pericolosa dei sogni ad occhiaperti. La speranza non è un “tiramisù”psicologico a cui rifarsi pernon lasciarci travolgere dalle tristezzedella vita, e nemmeno èsolo la soluzione giusta al momentogiusto... La speranza, invece, èparente stretta del realismo, il realismodella fede: una fede vissuta,celebrata e pregata, che ci stimolaa tenere gli occhi aperti sulla vita,per cogliere il passaggio di Gesùed essere da lui rincuorati erafforzati.Con una piccola storia vorrei cercaredi capire con voi che la fedeè sperare non solo in qualcosa main qualcuno. I campi erano arsi escrepolati dalla mancanza di pioggia.Le foglie pallide e ingiallitependevano penosamente dairami. L’erba era sparita dai prati.La gente era tesa e nervosa, mentrescrutava il cielo di cristallo blucobalto. Le settimane si succedevanosempre più infuocate. Damesi non cadeva una vera pioggia.Il parroco del paese organizzòun’ora speciale di preghiera nellapiazza davanti alla chiesa perimplorare la grazia della pioggia.All’ora stabilita la piazza era gremitadi gente ansiosa, ma piena disperanza. Molti avevano portatooggetti che testimoniavano la lorofede. Il parroco guardava ammiratole Bibbie, le croci, i rosari. Manon riusciva a distogliere gli occhida una bambina seduta compostamentein prima fila. Sulle ginocchiaaveva un ombrello rosso.(da: Bruno Ferrero, La Vita è TuttoCiò che Abbiamo).Quella bambina, nella sua candidainnocenza, aveva capito quello chenoi dimentichiamo con facilità:Foto Vezzoli6Indialogo n. 211


DIARIO COMUNITÀnon si deve solo pretendere daDio, si deve attendere da Dio.Tuttiavevano in mano croci e rosari, leiun ombrello, sicura che Dio avrebbeesaudito le loro attese, certa dipotere confidare su un Padreattento e premuroso.Mi viene allora naturale domandarmi:Dio è con noi solo nellenostre preghiere, nelle nostreliturgie, nelle nostre catechesi? ODio è con noi anche nella nostravita, nelle nostre famiglie, neinostri progetti, nei nostri ideali difede e di carità, nella nostra ricercadi bene per noi e per chi è vicinoo lontano da noi?Non possiamo amare Dio, e poi inLui i fratelli, senza fare spazio aDio nella nostra vita. Sembraimpossibile questo, eppure a voltesuccede così: Dio è pregato, manon sempre è accolto, Dio è invocatoe cercato, ma non sempre èriconosciuto, Dio è ringraziato, manon sempre è ricambiato.Non possiamo credere allasperanza senza avere fatto esperienzadiretta di questa speranza,che nasce solo quando Dio è connoi. Niente e nessuno può separarcidall’amore di Cristo. Quandoabbiamo fatto esperienza direttadi questo amore, niente e nessunoci fa più paura, ci turba o creain noi angoscia. Faremo ancoraesperienza di debolezza, ma giungeremoal traguardo della vita vittoriosi,perché abbiamo credutoin Colui che ci è stato vicino e ciha dato forza, ci ha liberato e continuaa salvarci. Questa è la veritàdel Vangelo, è la verità della fede,è la certezza della speranza.Eccomi: l’abbandono fiduciosonell’obbedienza, nella fedeltà adun progetto.Terzo giorno, venerdì 13 aprile: LA FEDELTÀ/OBBEDIENZA DI MARIAQuando la Vergine Maria comprende che Dio ha posto lo sguardo sudi lei, perché si fida di Lei, e che ha un progetto di vita per lei e per l’umanitàintera… Maria si affida, si abbandona, crede e cresce nellafedeltà a Dio. Quell’eccomi pronunciato a Nazareth, non vuol dire altroche, qualunque cosa accada, io non mi tiro indietro, non mi rimangio laparola, non tradisco la fiducia che è stata riposta in me: fedele fino allafine, senza tentennamenti e dubbi di alcun tipo. Maria ci invita ad averequesto spirito di affidamento, la capacità di porsi fiduciosamente nelle“mani di Dio”: il “fiat” ci rivela la vera natura dell’obbedienza, che non èpassivo azzeramento della mia volontà; Maria non fa solo ciò che vuoleDio, ma fa anche quello che in quel momento della sua vita ritiene giustoper lei il suo bene. Chi obbedisce non annulla la sua libertà, ma laesalta. Non mortifica i suoi talenti e i suoi doni, ma li mette a servizio,nella logica del dono, della gratuità. Oggi non è facile fare passare questomessaggio, perché ormai sembra che tutto si basi sulla logica delloscambio: ti dò se mi dai, altrimenti non se ne fa nulla.L’obbedienza di Maria la possiamo paragonare all’obbedienza di tantinella storia della salvezza di ieri e di oggi, ma in modo particolare all’obbedienzadel profeta Samuele che, chiamato da Dio, risponde: “parlache il tuo servo ti ascolta”. Capiamo allora come l’autentica natura dell’obbedienzasuppone uno che parli e l’altro che risponda. Uno che facciala proposta con rispetto, e l’altro che vi aderisca con amore.Ecco l’obbedienza e la fedeltà di Maria. Dicendo “sì”, si è abbandonataa Dio liberamente ed è entrata nella storia della salvezza in modocosciente e responsabile.L’obbedienza di Maria può essere la mia obbedienza oggi.«Ecco, io vengo […] per fare, o Dio, la tua volontà» (Eb 10,7).Così afferma il card. Martini: Il cammino dell’imitazione di Cristo nellaChiesa comprende tre gradi:• quello del sì incondizionato alla legge di Dio e dell’attenta osservanzadi tutte le norme, che regolano la vita di una Comunità cristiana;• quello di una libertà del cuore, che cerca sinceramente, anche al di làdelle norme, la volontà di Dio per il momento presente, così come indicatodalle urgenze del tempo e dall’ispirazione dello Spirito Santo;• quello della sequela incondizionata del Cristo.Santa Maria, donna obbediente, tu che hai avuto la grazia di«camminare al cospetto di Dio», fa' che anche noi, come te,possiamo essere capaci di «cercare il suo volto». Aiutaci a capireche solo nella sua volontà possiamo trovare la pace. E anchequando egli ci provoca a saltare nel buio per poterlo raggiungere,liberaci dalle vertigini del vuoto e donaci la certezza che chiobbedisce al Signore non si schianta al suolo, ma cade sempre nelle suebraccia.Indialogo n. 2117


DIARIO COMUNITÀDomenica 15 aprileCelebrazione delle Prime ComunioniFoto VezzoliHanno ricevuto la Prima ComunioneAdamini MartinaAlborghetti GiorgiaBaldelli ChiaraBelotti PietroBelotti StefanoBertoli LauraBilanzuoli GiovanniBonetti DavideBonetti DavideBrigati GiorgioCalissi CamillaCarrara GabrieleCattaneo RiccardoCitaristi AndreaCosta MatteoCrocetti LucaFerri EmmaFesta SamuelFinazzi GaiaGioachin IsabellaManenti AndreaManenti ElenaManenti GiorgioMarenzi StefanoMarini ValentinaMicheletti FrancescaModina RiccardoNovali MarcoOldrati GiuliaPatelli MirkoPedercini AsiaPellicioli CristianaRossi LucaScarfone FrancescaValli FrancescaViscardi AlessioZini ViolaIndialogo n. 2119


DIARIO COMUNITÀRimanete nel mio amore“Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero” (Lu, 24:30-31)Il gesto dello spezzare il pane è ungesto quotidiano, che ogni giornosi ripete nelle nostre case. E’ ungesto che richiama la convivialità ela bellezza della condivisione. E’grazie a questo semplice gesto,che i nostri bambini hanno riflettuto,compreso e vissuto il significatodell’Eucarestia.“Rimanete nel mio amore”: questele parole evangeliche chehanno guidato la celebrazione;cosa c’è di più dolce di un Papàche ti chiede di rimanere nel Suoamore, di lasciarti abbracciare e digodere della sua compagnia?“Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimanein me e io in lui, fa molto frutto”:che bello per i nostri bambinisapere di potersi fidare di Gesù, dipoter contare su un amico che tipromette gioia e vita vera. Il giornodella Prima Comunione è ungiorno davvero speciale, per ibambini, i genitori, le famiglie e,penso, per tutta la comunità.E’ un giorno preceduto da freneticipreparativi: si cerca di organizzaretutto perché la festa sia perfetta,perché tutti si arrivi pronti aquesto appuntamento. E’ statomolto emozionante vedere inostri figli accogliere Gesù, vestitidi bianco, attorno al TavoloEucaristico. La gioia che trasparivadai loro sorrisi, ci parlava di unentusiasmo che veniva dal cuore.Sono stati i protagonisti della giornata,e penso che la loro esperienza,sia stata per noi genitori piùesaustiva di una catechesi.Personalmente ho visto mio figlioattendere questo momento inmodo trepidante; è stato per luiun momento desiderato e atteso,come un incontro che immagini,sogni e non vedi l’ora di vivere.Ho visto mio figlio crescere, fareun passo avanti nel suo camminodi fede. ”Adesso sei tu che ti accostia Gesù”, pensavo, ”Sei tu chenelle tue mani lo accogli e lo faituo”. Non possiamo restare indifferenti!Noi genitori e tutta lacomunità siamo chiamati a daretestimonianza ai nostri ragazzi chequanto hanno ricevuto non è “unacosa da bambini”: questo pane equesto vino sono realmente ilCorpo e il Sangue di Gesù.Questo è grandioso, dovrebbefarci esplodere di gioia e, al tempostesso, tremare di paura. Siamo ingrado di custodire un regalo cosìgrande? Fare la Comunione significaessere in intimità profonda conDio e con i fratelli; cosa comportaquesto? Sicuramente un continuoconfronto con la Parola e con inostri limiti.Comunicarsi non può essere ungesto di routine legato alla Messa,ma deve essere un momento direlazione profonda con Dio Padree con la comunità.Credo che, nella semplicità che siaddice ai bambini, questi pensierisiano entrati nel cuore dei nostrifigli.E poi….e poi, la festa è semprefesta! Anche la pioggia non è riuscitaa fermarla: gli addobbi, il corteo,la banda, i fiori, i parenti, iregali, il pranzo, fanno parte delbellissimo contorno alla splendidaimmagine dei nostri bambini chesi nutrono del Pane della Vita.Allora, rappresentando i genitori,voglio ringraziare il Signore, che sirende presente, si fa riconoscerenello spezzare il pane e ci ha datola possibilità di accompagnare inostri figli a questo incontro.Grazie a Don Pietro e Don Pietroper la loro presenza attenta.Grazie alle catechiste e alle assistentiper la grandissima pazienzae l’amorevole vicinanza che hannoavuto nel preparare i bambinia questo appuntamento tantoatteso.Laura Rossi10Indialogo n. 211


DIARIO COMUNITÀSabato 28 aprileCelebrazione delle Prime ConfessioniFoto VezzoliHanno ricevuto la Prima ConfessioneBaars AnnaBelotti AlessandroBertoli CristinaBracchi DavideBronzieri RiccardoCamotti FabioCarini Luca GabrieleCarrara MariaVittoriaCornago AndreaCurnis AlessandroDavena StellaEsposito LorisGambarini AndreaGay ViolaIngimati EdoardoLochis FilippoMaietta GiuliaManenti NicolòMarenzi SimonaMarku DennisModina FedericoMorotti MirkoPagani CristinaPagani GiuliaPerletti ThomasSangiorgi GabrieleSantus KevinSerughetti ClaraTambini AndreaTrapletti AlessandroDavvero grande era l’emozioneche si respirava sabato 28 apriletra i banchi della nostra ChiesaParrocchiale. Emozione dei genitoriche accompagnavano i figli allaFesta del Perdono, ed emozione,ancor più viva, dei bambini che siaccostavano per la prima volta,da veri protagonisti, ad unSacramento, vissuto da loro congrande consapevolezza. Il percorsoformativo li ha accompagnati fino aquel giorno, preparando i lorocuori alla riconciliazione con Dio,con il desiderio di capire la bellezzae l’importanza di dare il perdono achi li offende, e di chiedere e ricevereperdono per le loro mancanze.Impossibile non cogliere la “leggerezza”dei bambini dopo la PrimaConfessione, una leggerezza che sipoteva quasi toccare, e che trasparivadai loro occhi radiosi e dai lorosorrisi felici.Insegna, o Signore, ai nostri bambini,alle loro famiglie e a noi educatori,ad aver sempre sete di quella“leggerezza” che solo la riconciliazionecon Te ci può donare, edaiutaci ad essere orgogliositestimoni della tua Croce, come ibambini hanno dimostrato diesserlo nel giorno della loro PrimaConfessione.don MatteoIl perdono in donoQuanto siamo felici quando riceviamo un abbraccio! Il cuore, il volto, tutto sprigiona la nostra gioia.Credo proprio sia questa l’immagine più bella che rimarrà nei miei ricordi preziosi quando riguarderò lafoto della giornata Prima Confessione dei nostri bambini; erano davvero molto contenti!Da genitore spero rimanga sempre “con i bambini” l’immagine del Padre che attende il figlio a braccia aperte,e lo fa sentire amato, voluto e prezioso.Raffaella ManentiIndialogo n. 21111


DIARIO COMUNITÀSabato 28 aprileCelebrazione degli anniversari di matrimonioFoto VezzoliDomenica 6 maggio la nostraParrocchia ha organizzato l’annualeritrovo delle coppie chefesteggiano l’anniversario dimatrimonio. Come da tradizione,ci siamo ritrovati inOratorio, per poi incamminarciin corteo verso la ChiesaParrocchiale, accompagnatidalla Banda. E’ sempre emozionanteentrare in Chiesa unpo’ da “protagonisti”, con lagente che ti guarda incuriositae, forse, anche con ammirazione,sicuramente non per gliabiti, ma per il messaggio che,con semplicità, possiamotrasmettere: un esempio difedeltà, sacrificio e amore reciproco.Purtroppo, ho notatoche ogni anno il numero dellecoppie presenti diminuisce e,soprattutto, c’è un’evidenteassenza di coppie giovani.Quest’anno nessuna coppiache festeggiava il 25° erapresente. Colpa della crisi deimatrimoni, oppure solo desideriodi festeggiare in privato?Scelta legittima, ma senza dubbioun segnale dell’individualismoche caratterizza questoperiodo storico, un individualismoche supera la voglia diritrovarsi con altre coppie, perfesteggiare insieme e confrontarsianche con persone che siconoscono solo di vista.E’ stata davvero una bellafesta. Dopo la Celebrazione inChiesa, il Sindaco ci hainvitato in Comune per unrinfresco, ed ha omaggiato lesignore con una rosa. La giornataè proseguita in Oratorio,dove ci aspettava un pranzodegno del miglior ristorante.Abbiamo mangiato, bevuto,chiacchierato e brindato piùvolte in allegria. Ci hanno fattocompagnia i nostri sacerdoti,don Pietro e don Matteo che,a ricordo della festa, hannoregalato a tutte le coppie un’iconadella Sacra Famiglia,impressa su cristallo.Grazie di cuore a Lia, Maria,Piera, Rosaria e Aurel, chehanno garantito il servizio aitavoli.Il cuoco Mario Paris hasuperato se stesso con unmenù davvero delizioso.Concludo sperando diritrovarci tra cinque anni,ancora tutti insieme in allegriae, soprattutto in salute.Arrivederci a tutti!Luciana12Indialogo n. 211


DIARIO COMUNITÀDomenica 20 maggioCelebrazione delle Sante CresimeFoto VezzoliHanno ricevuto la Santa CresimaAcerbis ElisabettaAcerbis PaoloBelotti MartaBelotti RobertaBernacchi LorenzoBertoli FedericaBonomelli JasonCancelli SaraCatania JessicaCogoli FedericaCurnis MatteoDanesi SerenaDelisi ClaudiaFico EdoardoFratus CarloGarrone FedericoGioffrè RiccardoIngimati SophieLochis MartinaMalighetti LeonardoManenti GianlucaManfredi LeonardoMercandelli VeronicaMicheletti AndreaNembrini AliceNovali GiuliaOldrati ValentinaPagani GiuliaPagani StefaniaPinessi MartaPlebani Maria ChiaraRossi NicolòRuggeri MarcoSangiorgi GiordanoToti ElisabettaZanotti PaoloBasta un raggio di soleIl sole proclama a tutti che l’opera di Dio è stupendaIl nostro cammino di Fede è iniziato inconsapevolmente con il Battesimo, che i nostri genitori hanno chiesto per noi.Ora siamo stati chiamati personalmente a rinnovare le promesse battesimali, e a scegliere il ruolo chevogliamo avere nella Comunità Cristiana in cui viviamo. Il cammino di preparazione alla Cresima è statodifficoltoso e impegnativo, ma la meta che ci attendeva ci ha dato la forza per vincere, tutti insieme, le nostredebolezze.La parte più coinvolgente del nostro percorso è stata sicuramente quest’ultimo anno, durante ilquale abbiamo cercato di capire il significato dello Spirito che ci veniva donato. Le esperienze di Assisi e diGromo sono state emozionanti, ed hanno rafforzato i rapporti di amicizia che ci legano.Ora, dopo aver ricevuto il sacramento della Cresima, desideriamo che la luce dello Spirito continuiad illuminare la nostra vita e la vita di coloro che ci circondano.Roberta, Federica, Lilly, Leo, SophieIndialogo n. 21113


DIARIO COMUNITÀProgramma dell’11 a Sagra di San PietroDal 27 giugno al 1° luglio 2012MERCOLEDÌ 27 GIUGNO20.30 Anteprima e presentazione 11° SAGRA DI SAN PIETRO nel teatro parrocchiale.Commedia dialettale “ ME TE L’ERE DICC” con la Compagnia ISOLABELLA di VillongoGIOVEDÌ 28 GIUGNO20.30 “GRANDE SPIEDO” (su prenotazione:130 posti)Invitiamo, chi lo desidera, a partecipare con abiti della tradizione contadina bergamascaFunzionerà anche il servizio OSTERIA22.00 TOMBOLA PER TUTTIVENERDÌ 29 GIUGNO: SOLENNITÀ DEI SS. PIETRO E PAOLO20.00 S.MESSA SOLENNE animata dalla Corale Parrocchiale.Al termine, processione con la statua del Santo Patrono per le vie del paeseAPERTURA UFFICIALE DELLA 11°SAGRA DI S.PIETRO22.00 GARA DI TIRO ALLA FUNE A SQUADRE (previa iscrizione)Funzionerà il servizio di OSTERIA22.30 TOMBOLA PER TUTTISABATO 30 GIUGNO17.00 Apertura degli stand hobbisti, artisti, enogastronomici e servizio OSTERIAMOSTRA VIDEO-FOTOGRAFICA: “IL PRESEPE DI TAGLIUNO NEGLI ANNI”17.30 Consegna ufficiale dei salami alla giuria per il 6° concorso “ol salam piò bù de Taù”18.00 S. MESSA prefestiva19.00 Apertura della “CUCINA BERGAMASCA” e dell’ENOTECA VALCALEPIO“GLI ARTISTI DI STRADA ALLA SAGRA DI SAN PIETRO”Giocolieri, funamboli e clown di strada: questa sera Marco Raparoli e Luca Bellezze22.00 Premiazione 6° concorso “ol salam piò bù de Taù”22.30 TOMBOLA PER TUTTIDOMENICA 1 LUGLIO09.30 Campane a festa10.00 S.MESSA (dopo la Messa, tradizionale aperitivo con brindisi sul sagrato)17.00 Apertura degli stand hobbisti, artisti, enogastronomici e servizio OSTERIAMOSTRA VIDEO-FOTOGRAFICA: “IL PRESEPE DI TAGLIUNO NEGLI ANNI”18.00 S.MESSA19.00 Apertura della “CUCINA BERGAMASCA” e dell’ENOTECA VALCALEPIO20.00 “GLI ARTISTI DI STRADA ALLA SAGRA DI SAN PIETRO”Giocolieri, funamboli e clown di strada: questa sera Davide Fontana e Giancaclown22.00 Estrazione dei biglietti vincenti della “LOTTERIA 2012”22.30 TOMBOLISSIMA FINALE E ARRIVEDERCI ALLA 12° SAGRA DI SAN PIETRO !!!14Indialogo n. 211


DIARIO ORATORIOGiovanni ParisLa Via Crucis del Venerdì SantoLa rappresentazione della ViaCrucis del Venerdì Santo è sicuramenteuna tradizione consolidatae ben riuscita all’interno deigruppi adolescenti e giovanidell’Oratorio.Preparare una processione cosìimportante e così partecipata alivello comunitario richiede moltotempo, nonché un lavoro di allestimentoserio e impegnativo daparte di noi animatori degli adolescenti,coordinati da don Matteo.Ci sono state riunioni per decidereil tema e rappresentarlo conbrani di Vangelo, riflessioni e preghiere.Inoltre, sono serviti incontripiù “pratici” per stabilire dovecollocare e come realizzare leStazioni, assegnare i ruoli airagazzi, preparare i materiali,chiedere ai parrocchiani diesporre le radio alle finestre.Diversamente dagli anni precedentiin cui i testi per la Via Cruciserano tratti dai quattro Vangeli,quest’anno abbiamo scelto ilVangelo di Giovanni, dandorilievo particolare al tema dellacrocifissione, che ci ha accompagnatoper tutta la Quaresima. Disettimana in settimana, infatti,abbiamo ricostruito la croce,riflettendo sulle diverse parti delCristo crocefisso (lo sguardo, lemani, i piedi, il costato, il viso),dando a ciascuna un significatoparticolare nel contesto dell’interaopera di salvezza.Per rendere concreti i testi delVangelo abbiamo scelto cinqueStazioni che, durante il cammino,aiutassero i fedeli e a meditare suquella stessa croce che Gesù haportato sul Golgota, soffrendo insilenzio.Noi, camminando per le strade diTagliuno e rivivendo la Sua passione,abbiamo trovato Gesù derisoe umiliato, che portava la crocenon come un condannato amorte costretto a subire il supplizio,ma come uno strumentoprivilegiato per la salvezzadell’umanità intera. Sempre accantoal Figlio, abbiamo trovato Maria,la Madre per eccellenza, che nonha mai abbandonato Gesù; l’abbiamoincontrata sotto la croce,silenziosa, mentre trasmetteva alFiglio la forza che solo una madrepuò dare nei momenti difficili. Eancora, accanto a lei, abbiamoritrovato Giovanni, il discepoloamato che rappresenta un po’tutti noi, e tutti coloro che sotto lacroce si sono lasciati raggiungeredall’amore di Gesù, accompagnandolonella passione.I nostri adolescenti e giovani, conimpegno serio e costante, hannomesso in scena tutto questo.Oltre a loro, un ringraziamentoparticolare va alla “grande macchinaorganizzativa”, che a volte passainosservata. Grazie alle sarteimpegnate per la realizzazione deicostumi, alle famiglie che hannoofferto lo spazio per la rappresentazionedelle Stazioni, a chi hapreparato l’impianto di amplificazione(quest’anno particolarmenteefficace), alla Corale ed al CorpoBandistico cittadino che, conil canto e la musica, hannosolennizzato la processione,aiutando tutti a viverla conl’intimità richiesta da questotempo liturgico forte.Indialogo n. 21115


DIARIO ORATORIOGigi PerlettiDomenica 22 aprileFesta di primavera: che giornata!!!Domenica 22 Aprile, Festa diPrimavera in Oratorio: che giornata!Al mattino freddo, pioggia e grandine,ma nel pomeriggio, con grandestupore, uno splendido e caldo sole.E’ stato proprio un SALUTOall’inverno ed un BENVENUTO allaPrimavera!!! Quest’ anno, il gruppogenitori ha organizzato la secondaedizione di ORATO-KART, una garaa squadre di go-kart spinti a mano;è stato un successo, perché anchequesta volta siamo riusciti a farscendere in pista i più grandi, presidall’euforia di dare il meglio di sé edimostrare che, anche con qualcheanno in piu’, si possono fare “miracoli”,spingendo un go-kart e correndoa gambe levate!!! I bambinisono stati bravissimi, agili, scattanti e,soprattutto, con il sorriso sul volto ela voglia di divertirsi: gli ingredientigiusti per vivere una bella giornatacon gli amici !!! Don Matteo haaperto ufficialmente la gara guidandoun go-kart, spinto (a fatica) datutti i bambini presenti!!! C’è statopoi un breve momento di esibizione diun go-kart a motore, all’internodell’Oratorio. Subito dopo, via allagara!!! La musica di Mario ha fatto dasottofondo, mentre in cucina edietro il bancone, mamme e papàdisponibili e volenterosi, preparavanola merenda.!!! Verso le 17.00,la premiazione: hanno vinto“I GIOVANI “ , squadra compostada Federica, Luca, Davide, Matteoe Marco, con il tempo record di1 minuto e 23 secondi. Si sonoaggiudicati un salame! Nella categoriabambini ha vinto la squadra dellaAVVIO UFFICIALE DELLA GARAI VINCITORIclasse 5 elementare, “I MITICI 5 “,composta da Fidan, Mattia,Francesco, Nicolas e Davide, con iltempo record di 1 minuto e 56secondi. Per loro, un gustoso paninoe salamella!!!! CHE BELLA GIOR-NATA! Un GRAZIE sincero a tutti ivolontari che si rendono disponibilie aiutano a realizzare questeiniziative affinché l’Oratorio sia VIVO !!!!16Indialogo n. 211


DIARIO ORATORIOOrato-Kart: alcuni momenti della garaIndialogo n. 21117


DIARIO ORATORIOGloria TascaIl Coro GiovaniLa stagione canora è giunta ormaiagli sgoccioli per "noi del corogiovani" e, in particolare quest'anno,è stata ricca di aspettative esoddisfazioni. Per far parte delcoro non è necessario averel'ugola di Katia Ricciarelli e,proprio per questo, c'è stataofferta la possibilità di parteciparea un corso di canto. Per ottoserate il nostro lavoro si èconcentrato su nozioni teoriche,ma soprattutto sulla gestione el'uso della voce con vocalizzi edesercizi, spesso molto buffi edivertenti, che ci sembravanoimpossibili. Dai risultati, però,sembra che la nostra fatica abbiaportato i suoi frutti; i complimentiper l’evidente miglioramentosono stati numerosi, portandocosì una ventata di entusiasmo,grandi attese e buoni propositiper il futuro. In particolar modo èmolto forte la speranza diacquisire nuovi membri e riuscirecosì ad allargare il gruppo.Già, dico gruppo perché èproprio questo ciò che siamo!L'appuntamento settimanale conle prove, infatti, non è solo ilmomento in cui s’imparano nuovicanti, ma è soprattutto aggregazione,stare in compagnia efarsi due risate che, molto spesso,prendono il sopravvento ecostringono il nostro pazientedirettore a riprenderci perriportare un po’ di serietà.Far parte del coro è quindi unabellissima esperienza, che cipermette di condividere imomenti importanti con lacomunità: grazie alla musica,infatti, gioiamo alla S. Messa diNatale, accompagnano unasposa all'altare, animiamo leCelebrazioni delle PrimeComunioni e delle Cresime.Proprio per questo, vi invitiamoa condividere queste emozionicon noi, e vi ricordiamoche “la porta è sempreaperta”.Foto Vezzoli18Indialogo n. 211


DIARIO ORATORIOLaura QuadrelliGiovanni Paolo II e i giovani:un amore senza fineKarol Josef Wojtyla nacque il 18maggio 1920 in una città non lontanada Cracovia, in Polonia. Ebbeun’infanzie difficile e travagliata,segnata dalla perdita della madreper motivi di salute, quando luiaveva solo 9 anni, e dalla scomparsa,tre anni più tardi, del fratello. AKarol rimase solo il padre, ex-ufficialedell’esercito e uomo moltoreligioso, che aveva a cuore l’educazionedel figlio. I due si trasferironoa Cracovia, dove Karol intrapresel’Università presso la facoltàdi filologia, lingua e letteraturapolacca. Nel frattempo lavoròcome bibliotecario volontario,fece l'addestramento militareobbligatorio nella legione accademicae iniziò lo studio delle lingue,che lo portò poi a conoscere eparlare 11 idiomi diversi.Nel settembre del 1939 laGermania invase la Polonia e lanazione fu occupata prima dalleforze naziste, e poi da quellesovietiche. Allo scoppio dellaseconda guerra mondiale, Karol esuo padre, insieme a migliaia dialtri polacchi, fuggirono daCracovia verso est. Durante lamarcia dovettero a volte rifugiarsidentro i fossi, per nascondersi daibombardamenti; dopo avere camminatoper 200 chilometri furonotuttavia obbligati a ritornare aCracovia. Due anni più tardi, la suascelta di entrare in seminario furafforzata da una sorta di segnodivino che colse nella sua totaleripresa dopo due settimane diricovero in ospedale in stato disemi coscienza dopo che erastato investito da un camion.Scampato alle persecuzioni naziste,alla fine della guerra, nel 1946,fu ordinato sacerdote. Da quelmomento iniziò il suo operatoche lo portò a ricoprire diversiruoli: da quello di Cardinale, aquello di Arcivescovo e, infine,quello di Papa, che svolse con passionee dedizione, pur nella sofferenzaper i molti problemi di salute,dal 16 ottobre 1978 al 2 aprile2005.L’iniziale diffidenza verso il Papastraniero, primo dopo più di quattrosecoli di pontefici italiani, crollòfin da subito per la sua simpatiae il suo sorriso solare: appenaeletto, affacciandosi alla loggia diPiazza San Pietro, Giovanni PaoloII improvvisò un breve discorso initaliano, e pronunciò una frasedestinata a suscitare gli applausie a rimanere nel tempo: “se misbaglio mi corriggerete”.Il pontificato di Giovanni Paolo II siè distinto per il continuo dialogocon le istituzioni e la politica, l’attenzionea ogni tipo di problemadella società e, soprattutto, per iviaggi apostolici. Nessun Papa haincontrato tante persone comeGiovanni Paolo II, nessun Papa haparlato con tanti potenti e leaderpolitici, si è avvicinato nel dialogoa tanti capi di religioni diverse;nessuno, infine, ha accarezzatotanti bambini, ha visto tanti fedelinelle numerose visite pastorali ecelebrazioni, e ha parlato al cuoredi tanta gente con straordinariadolcezza. Il pontificato di GiovanniPaolo II è stato esemplare, condottocon passione, dedizione eIndialogo n. 21119


DIARIO ORATORIOfede straordinarie.Wojtyla è statoper tutta la sua vita un costruttoree sostenitore della pace, unostraordinario comunicatore, unuomo dalla volontà d’acciaio, unesempio per tutti, soprattutto peri giovani.I GIOVANI, appunto... PapaWojtyla nutriva un affetto specialeper i giovani ai quali si sentiva particolarmentevicino, e dai qualitraeva energia spirituale. Fin daquando era un giovane sacerdote,egli fu un punto di riferimento perle nuove generazioni, che lui stesso,del resto, cercava in un rapportoreciproco di affetto. I ragazziscoprirono presto che quel preteera diverso dagli altri: non parlavasolo di chiesa, di religione, maanche delle questioni esistenzialicome l’amore, il lavoro, il matrimonio;offriva loro i suoi insegnamenti,li esortava a non accontentarsima a cercare Dio in ognicosa. Fu in quel periodo che ilPapa inventò l’”apostolato dell’escursione”,portando i ragazzi e leragazze in montagna, in campeggio,ai laghi. Per non dare nell’occhiosi vestiva con abiti civili, e glistudenti lo chiamavano zio.Divenuto Papa, questo rapportospeciale con i giovani si è ulteriormenteevoluto e radicato; con iragazzi ha sempre scherzato, parlatoa braccio, costruendo unanuova immagine di ponteficeromano, lontana da quella solennee lontana di molti dei suoi predecessori.Giovanni Paolo II amava i giovani,li considerava la speranza e l’unicasalvezza per l’umanità: “Se saretequello che dovete essere, incendiereteil mondo!”,“Si deve puntaresui giovani. Io lo penso sempre,a loro appartiene il TerzoMillennio”. Ai due milioni e mezzodi giovani radunatisi a Roma inoccasione della prima giornatamondiale della gioventù nel 1983,rivolse le famosa e bellissimaimmagine delle sentinelle a guardiadel futuro: “Cari amici, vedo invoi le sentinelle del mattino inquest’alba del terzo millennio”. Eancora: “Abbiamo bisogno dellagioia di vivere che hanno i giovani:in essa si riflette qualcosa dellagioia originaria che Dio ebbecreando l’uomo”; “A me piacesempre incontrare i giovani; nonso perché, ma mi piace, i giovanimi ringiovaniscono”.Fu proprio per consolidare questorapporto con i giovani chepapa Wojtyla, a partire dal 1984,ha costituito le famose GiornateMondiali della Gioventù, un incontroa cadenza biennale tra il papae i giovani cattolici di tutto ilmondo, che in fondo altro non è,in termini molto più vasti, chequell’ ”apostolato dell’escursione”adottato negli anni di parroco aCracovia. Si è rivelato un successostraordinario, al di là di ogni aspettativa:dal 1987 al 2002 centinaiadi migliaia di ragazzi lo hannoaccolto a Buenos Aires, a Santiagode Compostela, a Czestochowa inPolonia, a Denver, a Manila nelleFilippine, a Parigi, a Roma eToronto, dopo giorni di preghiera,raccoglimento, ma anche feste,canti e balli. E i giovani hanno semprericambiato questo profondosentimento per il papa polacco:impossibile dimenticare i tanti giovaniaccorsi a Roma il 2 aprile2005 per dare l’ultimo saluto alPapa; impossibile non emozionarsidi fronte alle immagine dei migliaiadi giovani che a una voce cantavanoe pregavano durante leGiornate Mondiali dellaGioventù.20Indialogo n. 211


DIARIO ORATORIOIn quelle occasioni Giovanni PaoloII non ha mai lusingato i giovanipronunciando loro discorsi facili.Tutt’altro. A Roma ha spronato isuoi giovani interlocutori ad unimpegno coraggioso e militante:”Voi non vi rassegnerete ad unmondo in cui altri esseri umanimuoiono di fame, restano analfabeti,mancano di lavoro.Voi difenderetela vita in ogni momentodel suo sviluppo terreno, vi sforzeretecon ogni vostra energia direndere questa terra sempre piùabitabile per tutti'', ha detto difronte all'immensa platea di TorVergata. Ma in quelle occasioni ilPapa ha saputo anche avvicinarsiai ragazzi nel vero senso dellaparola: è stato con loro, ha parlatocon loro, ha cantato, danzato, siè lasciato trasportare, seppurmalato e quasi spossato sulla suasedia, e così, vivendo vicino a loro,ha potuto rivolgere ai giovaniparole sublimi, ha indicato loro la“stella polare” dell’esistenza: GesùCristo. Così facendo ha offerto uninteressante “metodo” educativo,predicando la coraggiosa ricercadi Dio nel mondo e nell’impegnoin esso, un messaggio tanto piùconvincente se pronunciato conaffetto, sincerità e vicinanzaconcreta, lontano dalla cattedraepiscopale.Sono parole, quelle di papaWojtyla, che hanno segnato lavita di un’intera generazione digiovani cambiando radicalmente illoro rapporto con la Chiesa.Sono parole d’amore e di fiduciain quei ragazzi che spesso gliadulti sottovalutano, parole chequei giovani non devonodimenticare.Riportiamo di seguito un bellissimo estratto della lettera letta dal Papaai giovani del Kazakhistan in occasione della sua visita pastorale nelpaese asiatico“Cari amici, voi intuite che nessuna realtà terrestre vi potrà soddisfare pienamente.Voisiete coscienti che l'apertura al mondo non è sufficiente a colmarela vostra sete di vita e che la libertà e la pace possono venire solo daun Altro, infinitamente più grande di voi, eppure a voi familiarmente vicino.Sappiate riconoscere di non essere i padroni di voi stessi, e apritevi a Coluiche vi ha creati per amore e vuole fare di voi persone degne, libere e belle.Io vi incoraggio in questo atteggiamento di fiduciosa apertura: imparate adascoltare nel silenzio la voce di Dio, che parla nell'intimo di ciascuno; datebasi solide e sicure alla costruzione dell'edificio della vostra vita; non abbiatepaura dell'impegno e del sacrificio, che richiedono oggi un grande investimentodi forze, ma che sono garanzia del successo di domani. Scoprirete laverità su voi stessi e nuovi orizzonti non cesseranno di aprirsi davanti a voi.Cari giovani, questo discorso vi può forse apparire inconsueto. Io ritengo inveceche sia attuale ed essenziale per l'uomo moderno, che talvolta si illudedi essere onnipotente, perché ha realizzato grandi progressi scientifici e riescein qualche modo a controllare il complesso mondo tecnologico. Ma l'uomoha un cuore: se l'intelligenza dirige le macchine, il cuore pulsa per la vita!Date al vostro cuore risorse vitali, permettete a Dio di entrare nella vostraesistenza: essa sarà allora rischiarata dalla sua luce divina”.Indialogo n. 21121


DIARIO ORATORIOCampeggi estivi a TrabuchelloI, II e III media: dal 21 al 28 luglioAdolescenti: dal 28 luglio al 4 agostoLa proposta del campeggio estivoè una bella occasione di vita insieme,e fa parte a pieno titolo delcammino formativo dell’Oratorio.In montagna facciamo molte cose:si cammina, si vedono paesaggimagnifici, si gioca, si sta insieme, cisi diverte con serate e momenticomuni, si impara a diventare piùresponsabili di sé e degli altri, siprega, si imparano cose nuove.In montagna c’è la presenza delCurato, degli animatori adolescentie giovani, di alcunemamme; tutti hanno compitidiversi, ma con un unico obiettivo:garantire ai ragazzi la possibilità diun’esperienza memorabile, di cuiparleranno anche dopo molti anniper due motivi principali:- l’esperienza li lega sicuramentetra loro, ma anche con le figureeducative;- la proposta di vita e di preghierarende i nostri bambini e ragazzipiù saldi e più grandi. Doveandremo la prossima estate?A Trabuchello, una frazione delcomune di Isola di Fondra, in ValleBrembana, poco lontano daFoppolo.Il 25 aprile, con alcuni animatori,Foppolo sotto la neve il 25 aprilesono andato a vedere la casa chel’Oratorio ha affittato per i campeggi2012 (quanta neve abbiamotrovato!).Ragazzi, la casa ci aspetta, contanta voglia di divertirci e di stareinsieme!!!don Matteo25 aprile 2012 a Trabuchello22Indialogo n. 211


DIARIO ORATORIOa cura della RedazioneDomenica 27 maggioCamminata della FamigliaQuest’anno, la Camminata della famiglia organizzata dal Gruppo Genitori Oratorio Tagliuno,ha assunto ancora più significato, perché è stata vissuta in preparazione al VII incontro mondialedelle famiglie con il Papa. Il tema dell’evento, presieduto dal Santo Padre, è stato: “La famiglia: illavoro e la festa” .Nonostante le fatiche di ogni giorno, la famiglia esiste e resiste, sfidando mutamenti economicie sociali. La famiglia esiste ancora, perché fondata su valori veri, cristiani, profondamente umani.Di questo siamo convinti, nella consapevolezza che il futuro appartiene a questa famiglia.Noi crediamo nella famiglia come luogo dove l’amore è possibile, amore al quale ogni uomo aspira,e per il quale è nato.Preghiera per il VII Incontro mondiale delle famiglie Milano 2012Padre del Signore Gesù Cristo, e Padre nostronoi ti adoriamo, Fonte di ogni comunionecustodisci le nostre famiglie nella tua benedizioneperché siano luoghi di comunione tra gli sposie di vita piena reciprocamente donatatra genitori e figli.Noi ti contempliamoArtefice di ogni perfezione e di ogni bellezzaconcedi ad ogni famiglia un lavoro giusto e dignitosoperché possiamo avere il necessario nutrimentoe gustare il privilegio di essere tuoi collaboratorinell’edificare il mondo.Noi ti glorifichiamo, Motivo della gioia e della festaapri anche alle nostre famigliele vie della letizia e del riposoper gustare fin d’ora quella gioia perfettache ci hai donato nel Cristo risorto.Così i nostri giorni laboriosi e fraternisaranno spiraglio aperto sul tuo misterodi amore e di luceche il Cristo tuo Figlio ci ha rivelatoe lo Spirito Vivificante ci ha anticipato.E vivremo lieti di essere la tua famigliain cammino verso di Te Dio Benedetto nei secoli.Amen(Dionigi card.Tettamanzi)Indialogo n. 21123


DIARIO ORATORIOa cura del Gruppo SportivoMaggio 2012Tornei di calcio di primavera24Indialogo n. 211


DIARIO ORATORIOTorneo notturno di calcio 2012CALENDARIO TORNEO NOTTURNO DI CALCIO 2012Organizzato dall'Oratorio Tagliuno in collaborazione con il C.S.I. di BergamoABCDEGIRONE 1 GIRONE 2AL VECCHIO POZZO G BAR VIA DEI MILLECOSTA E BELLEZZE HRAJACASTELLESEIM.C.M.MOVEXLTODA JOYABENIMERMTAGLIUNO CITYFASE ELIMINATORIAGiovedì 21.00 A- AL VECCHIO POZZO B- COSTA E BELLEZZE07 giugno 21.50 C- CASTELLESE D- MOVEXVenerdì 21.00 G- BAR VIA DEI MILLE H- RAJA08 giugno 21.50 I- M.C.M. L-TODA JOYALunedì 21.00 B- COSTA E BELLEZZE C- CASTELLESE11 giugno 21.50 D- MOVEX E- BENIMERMercoledì 21.00 H- RAJA I- M.C.M.13 giugno 21.50 L-TODA JOYA M- TAGLIUNO CITYVenerdì 21.00 A- AL VECCHIO POZZO C- CASTELLESE15 giugno 21.50 B- COSTA E BELLEZZE E- BENIMERMartedì 21.00 G- BAR VIA DEI MILLE I- M.C.M.19 giugno 21.50 H- RAJA M- TAGLIUNO CITYMercoledì 21.00 A- AL VECCHIO POZZO D- MOVEX20 giugno 21.50 C- CASTELLESE E- BENIMERVenerdì 21.00 G- BAR VIA DEI MILLE L-TODA JOYA22 giugno 21.50 I- M.C.M. M- TAGLIUNO CITYLunedì 21.00 B- COSTA E BELLEZZE D- MOVEX25 giugno 21.50 A- AL VECCHIO POZZO E- BENIMERMartedì 21.00 H- RAJA L-TODA JOYA26 Giugno 21.50 G- BAR VIA DEI MILLE M- TAGLIUNO CITYQUARTI DI FINALE (a eliminazione diretta)Lunedì 21.00 X 1^ Class. GIRONE 1 4^ Class. GIRONE 22 luglio 21.50 Y 2^ Class. GIRONE 1 3^ Class. GIRONE 2Martedì 21.00 Z 1^ Class. GIRONE 2 4^ Class. GIRONE 13 luglio 21.50 K 2^ Class. GIRONE 2 3^ Class. GIRONE 1SEMIFINALIGiovedì 21.00 VINCENTE X VINCENTE K5 luglio 21.50 VINCENTE Y VINCENTE ZVenerdì 21.006 luglio 22.00FINALIFINALE 3° e 4° POSTOFINALE 1° e 2° POSTOIndialogo n. 21125


DIARIO ORATORIOGenerosità per l’Oratorio"Vi è più gioia nel dare che nel ricevere" (Atti 20,35). Non si tratta di un semplice richiamo morale, né di unimperativo che giunge all'uomo dall'esterno. L'inclinazione al dono è insita nel fondo genuino del cuoreumano: ogni persona avverte il desiderio di entrare in contatto con gli altri, e realizza pienamente se stessaquando agli altri liberamente si dona”.(Beato Giovanni Paolo II)INIZIATIVE FEBBRAIO - MAGGIO 2012OFFERTE RACCOLTEQuaresima MissionariaI ragazzi del catechismo hanno raccolto le offerteper le Missioni diocesane a Cuba, Costa d’Avorio e Bolivia. Euro 1.129,73Fondo di carità Dottor Luigi FerriLa disponibilità del fondo ci ha permesso di aiutare,anche in questi mesi, alcune famiglie bisognose. Euro 550,00Pesca di Beneficenza Euro 5.961,00Grazie di cuore:• alle volontarie ed ai volontari che lavorano tutto l’annoper allestire la “Pesca” in occasione della Solennità della Madonna delle Vigne;• a quanti hanno donato il materiale e gli oggetti per la “Pesca”;• a tutti coloro che sono passati in Sala Parrocchiale a “pescare”Offerta per spese di gestione dell’Oratorio (G.M. e F.M.) Euro 500,00Offerta del gruppo vedove Euro 135,00Offerta di domenica 29 aprile del gruppo AVIS Euro 223,90Alla riconoscenza per la generosità dimostrata nelle singole iniziative, desidero aggiungere un grazie di cuorea chi dona sempre, con semplicità e gioia.Grazie per le offerte ricevute dagli ammalati, che sono stati generosianche la Domenica delle Palme, quando i ragazzi del catechismo sonopassati a salutarli e gli hanno donato l’ulivo benedetto.Grazie alla Ditta PA.VE., che ha realizzato tre nuove croci per laProcessione del Venerdì Santo.Grazie alle mamme, che hanno cucito i nuovi costumi per le stazioni dellaVia Crucis del Venerdì Santo, animata dagli adolescenti e dai giovani.Grazie ad Anna Zerbini, Dolores Zerbini e Lucia Rossi, per averconfezionato gratuitamente le nuove tuniche per la Prima Comunione ele tovaglie utilizzate durante la Celebrazione.Grazie ai Genitori dei ragazzi che hanno ricevuto i Sacramenti: con le loroofferte, ordinarie e straordinarie, hanno permesso di sostenere tutte leLa Peonia: simbolo di generositàspese per le Celebrazioni.Grazie a chi lavora instancabilmente per l’Oratorio: baristi, catechisti, assistenti,animatori,membri del gruppo sportivo e del gruppo genitori, responsabili della segreteria, delle feste,della cucina e volontari tutti.Le spese per la gestione dell’Oratorio e l’organizzazione delle varie iniziative (attività formative per ragazzi,adolescenti e giovani, ritiri, uscite di gruppo, CRE, campeggi, Celebrazioni, feste, manutenzione ordinaria,eventi sportivi, spese per cancelleria e fotocopie, consumo di acqua, gas, energia elettrica, ecc.,) sonoelevate, ma grazie al volontariato ed alla generosità di tutti, ogni anno riusciamo a “non toccare” i risparmi, emettiamo da parte qualcosa per il futuro. Grazie.don Matteo26Indialogo n. 211


SCUOLA DELL’INFANZIAa cura delle Insegnanti e del Coordinatore DidatticoBambini in visitaL'ultima parte di quest'annoscolastico ha portato tre visitedidattiche, una per ogni fasciad'età.Venerdì 27 aprile i “mezzani”sono andati a Bergamoalla mostra dedicata aCarlo Ceresa, pittore delSeicento lombardo, presenteanche nella nostra ChiesaParrocchiale con una delle sueopere. I “piccoli” sono stati inuna fattoria didattica a Bolgarevenerdì 4 maggio. I “grandi”hanno raggiunto il Parco deiColli di Bergamo, in localitàMaresana presso la Cà Mattalunedì 7 maggio.In tutti e tre i casi abbiamoavuto la fortuna di contare sugiornate di bel tempo.I MEZZANII MEZZANILa visita didattica dei mezzani.Abbiamo pensato di proporreuna mostra di pittura ai bambinimezzani perché ci sembravainteressante creare uncollegamento con il laboratoriografico-pittorico realizzatoa scuola tra gennaio e marzo,a cura delle maestre Filly eIlaria. La nostra visita è iniziataal Museo diocesano AdrianoBernareggi, sito in via Pignolo;è proseguita e si è conclusaverso le ore 12.30 alla GalleriaGamec. I bambini sono statisuddivisi in due gruppi ed ognigruppo è stato affidato ad unaguida che ha proposto due tipidi interventi diversi: un visitaguidata vera e propria selezionandopoche opere del pittoree un laboratorio. In entrambii casi la metodologia interattivautilizzata ha sollecitatol'attenzione dei bambini, harichiamato la capacità diosservare che va oltre il semplice“vedere”. L'osservazioneè un allenamento preziosissimoper conoscere e per pensare.Nel laboratorio ai bambiniè stato chiesto di osservareanche con le mani: sonostati toccati e manipolati idiversi materiali che riproponevanoi tessuti e gli elementidi abiti, armature e gioielliindossati dai personaggi ritrattidal Ceresa.Terminata la visita, ci siamospostati per il pranzo pressol'Oratorio di Borgo S.Caterina. Dopo un brevemomento di gioco, siamo rientratia scuola. L'insegnanteMaria Pia e il coordinatoreAndrea si sono aggiunti allemaestre Filly e Ilaria nell'accompagnamentodei bambini.Indialogo n. 21127


SCUOLA DELL’INFANZIALa visita dei piccoli.I bambini piccoli sono ancoramolto affascinati dagli animali:a casa normalmente hanno ungrande campionario di peluche,riproduzioni in plastica e,a volte, figurine o altri tipi diimmagini. In alcuni casi c'è lapresenza di un animale dacompagnia.Abbiamo così pensato diproporre ai piccoli una gitain una fattoria didattica,scegliendone una nellevicinanze in modo tale dacontenere i tempi del tragittoe preferendo una strutturache ci garantisse di esseregli unici visitatori durantela nostra permanenza.Le maestre Paola e Orietta,la collaboratrice ausiliariaTeresina e il coordinatoreAndrea, hanno accompagnatoi bambini ad un'azienda agricoladi Bolgare. Ad accoglierci,oltre al titolare, c'era una educatriceche nel corso dellagiornata ha mostrato gli animalipresenti in fattoria e haproposto due attività estrapolatedalla vita contadina: illaboratorio del pane e lasgranatura delle pannocchie dimais.L'ultima proposta si è trasformatain un'attività di esplorazionesensoriale; i bambini,una volta tolte le scarpe,si sono mossi su “dune” dimais.I PICCOLII PICCOLILa visita dei grandi.Ai bambini grandi abbiamoproposto una visita all'internodel Parco dei Colli diBergamo, a poco più di 500metri di altezza sul livello delmare. La Cà Matta è una strutturagestita dal ConsorzioSolco Città Aperta, e pensataanche per realizzare interventidi educazione ambientale perbambini e ragazzi. Le insegnantiGiovanna, Maria Pia eIlaria, la collaboratrice ausiliariaStella e il coordinatoreAndrea hanno accompagnato ibambini che, al loro arrivo,sono stati suddivisi in tre28Indialogo n. 211


SCUOLA DELL’INFANZIAI GRANDII GRANDIgruppi. Ogni gruppo ha vissutotre esperienze affidate a treeducatori diversi: una passeggiataguidata nel bosco incompagnia dell'asino Maipiù, larealizzazione di un “disegno”speciale, e l'incontro “ravvicinato”con l'asina Kangu e conla sua cucciola Maya di solidue giorni.La realizzazione del disegno“speciale” è avvenuta conun'arteterapeuta che ha propostoai bambini di disegnarein modo diverso dal solito.Come supporto non più unfoglio di carta, bensì una roccia,il manto erboso oppure ilselciato coperto di sassolini. Ibambini si sono mossi inmezzo al prato ricercando eraccogliendo elementi naturali– foglie secche, rami, sassi,semi, fili d'erba, fiori – coiquali comporre il proprio quadro.Abbiamo conosciuto l'asinaKangu osservando come muovevale orecchie, come controllavapremurosamente lasua piccolina tenuta semprenei paraggi, come la allattava,come si lasciava spazzolare ilpelo e come si lasciavaabbracciare sul dorso da ognibambino.La giornata si è conclusa con ilpranzo al sacco e con unbreve momento di gioco.“Andare in gita” è un'esperienzaricca di potenzialità peri bambini: lo spostamento daun luogo familiare ad un luogonuovo, compiuto insieme aicoetanei, sollecita uno spostamentocognitivo che integral'insieme delle esperienze vissutequotidianamente nel contestoscolastico. Spostarsi ècambiare il proprio avampostodal quale osservare, sentire,toccare il mondo. E' un esercizioche aiuta anche, coltivandocome valori il rispettoe l'accoglienza dell'altro,a guardare le stesse cose conocchi diversi.E' l'occhio che salta il muro.Indialogo n. 21129


GRUPPI / ASSOCIAZIONIUNITALSIUNITALSI Tagliuno - CalepioPellegrinaggio a Lourdes dal 26 aprile al 2 maggio 2012Anche quest’anno da Bergamo intreno e in pullman, e da Orio alSerio in aereo, sono partiti oltre1.000 pellegrini per recarsi allagrotta di Lourdes.Del nostro gruppo sono partiti seivolontari, quattro ammalati e undicipellegrini.A Lourdes la Vergine Maria èapparsa 18 volte e nella 13°apparizione del 2 Marzo 1858 hadetto a Bernadette “ Va a dire aisacerdoti che si venga qui inprocessione e che si costruisca unacappella”.Più di sei milioni di pellegrini vanno aLourdes tutti gli anni e molti viritornano. Ci si chiede: perché ?Perché ogni persona che va aLourdes, dopo aver attraversato lestrade commerciali della città, traauto, pullman e tanto inquinamento,entra poi nel Santuario e, lì, tuttocambia. Poco rumore, persone chepregano, e cantano inni alla VergineMaria, processioni molto benorganizzate; persone sane, malati odisabili, ma nessuno nota le diversità.Volontari che aiutano, che spingonocarrozzine, volti sorridenti e unasensazione di pace e di gioia che tilibera il cuore e la mente da tutti iproblemi e le preoccupazioni dellavita quotidiana.Tutti chiedono a Maria speranza,gioia, guarigione del cuore edell’anima.Lunedì 30 Aprile siamo statiraggiunti dal nostro Vescovo Mons.Francesco Beschi, che ha celebratola S. Messa davanti alla grotta. Hapranzato alla mensa del nostro Salus(casa di accoglienza dell’UNITALSI),e molti del nostro gruppo hannoavuto la fortuna di parlargli ericevere da lui una benedizione.Il ritorno in treno è stato un po’lungo e faticoso ma, dopo un breveperiodo di riposo, tutti hannoespresso il desiderio di poterripetere il viaggio.Ringraziamo tutti i nostri amicisostenitori; anche quest’ anno, conle offerte e i contributi raccolti,abbiamo potuto offrire il viaggioa due piccoli disabili e a treragazze consacrate che aiutano lacomunità Shalom di Palazzolosull’Oglio.Gruppo MissionarioBilancio anno 2011Il Gruppo Missionario Parrocchiale ricordache si può sempre entrare a far parte della“Catena della Solidarietà” contattandoi componenti del Gruppo Missionario eimpegnandosi, oltre a sostenere con lepreghiere i nostri Missionari e tutte lepersone che operano in missione, a versareuna quota mensile di euro 3,00 peril sostegno concreto ai bisogni dellemissioni.30Indialogo n. 211


GRUPPI / ASSOCIAZIONISandro Patelli - C.A.I. BERGAMO - GRUPPO VALCALEPIOVi racconto i miei “8 mila”Non sò se è stata la curiosità,oppure il destino, a portarmi avivere quella, che secondo, me ètra le più belle esperienze divolontariato. Tutto è iniziato adottobre 2009, guardando suBergamo TV la trasmissione daltitolo “Le Orobie e le cime delmondo”. Io, buon escursionista,ero affascinato dalle immagini dimontagne raccontate, viste e scalatedai nostri alpinisti bergamaschi,che fino ad allora conoscevosolo di fama, per la loro capacità ebravura, e dei quali seguivo leimprese con grande interesse.Abituato a percorrere sentieriabbastanza sicuri, o al massimofare piccole scalate di 1° o 2°grado, volgevo il mio sguardo piùche agli “8 mila”, alla parte di trasmissioneche trattava della sicurezzain montagna, ed alla descrizionedei sentieri che rendonouniche le nostre Orobie. Duranteuna trasmissione, la cronista, interrogandol’accompagnatore C.A.I.(Club Alpino Italiano) di turnosulle caratteristiche del sentieroche veniva proposto, ha ampliatola conversazione, chiedendo diquali iniziative il C.A.I. bergamascofosse promotore.La risposta è arrivata non priva divelato ma, in questo caso, sanoorgoglio: “Le attività che il C.A.I.svolge sono molteplici. Mi premeperò qui sottolinearne una in particolare,svolta dalla Commissioneper l’Impegno Sociale. Si devesapere che da anni è in corsoun’esperienza che ci impegnadiversi giorni alla settimana,nell’accompagnare sui sentieridelle nostre montagne tanti ragazzidiversamente abili, frequentatoridi alcuni CDD (Centri Diurni perDisabili) della Provincia”. E aggiunge:“Approfitto dell’occasione perlanciare un invito a chi è libero daimpegni di lavoro di farsi avantiper darci una mano”.Questo messaggio, ho pensato èrivolto anche a me: sono iscritto alC.A.I. di Bergamo da 32 anni, sonosocio co-fondatore del GruppoC.A.I. Valcalepio, e di questainiziativa non avevo mai saputoniente o, forse, non ne avevovoluto sapere niente. Da gennaiodel 2010 sarei andato in pensione.Sicuramente non avrei lasciatocompletamente il lavoro; a giugnosi sarebbe sposato il mio ultimofiglio; inoltre, avevo tante cose dafare, tra l’altro, mi era stato propostodi entrare a far parte delCentro Missionario Diocesanocome volontario. Ho deciso pertantodi rimandare la scelta, evedere un po’ come sarebbe statala mia vita da pensionato.Passano 7-8 mesi, si sposa miofiglio, mi abituo alla nuova “vita”,ma questa proposta continua atormentarmi e, finalmente, midecido a telefonare alla segreteriadel C.A.I. per chiedere unincontro e conoscere più neldettaglio il progetto.C’era in me grande entusiasmo,misto a paura. Ero attratto e spaventato:sapevo che stavo entrandoin un campo dove la mia ignoranzaera pressoché totale. Non ero allaprima esperienza di volontariato edi impegno sociale, ma quello chemi si prospettava era così“particolare” da non poter esseresottovalutato.Alcuni giorni dopo ero alPalamonti (sede del C.A.I. diBergamo) per un colloquio. Hodefinito i miei due interlocutoriAlberto e Nino “semplici saggi”,che mi hanno messo subito a mioagio, sminuendo le mie paure epreoccupazioni. Più li martellavocon domande, più le risposte siIndialogo n. 21131


GRUPPI / ASSOCIAZIONIfacevano rassicuranti, incoraggianti,convincenti.Ci siamo lasciati con la promessadi risentirci dopo una pausa diriflessione; ci avrei pensato un po’e, poi, mi sarei fatto sentire. Miviene ancor da ridere: il giornodopo ho richiamato per dare lamia disponibilità, e due giornidopo ero già alla mia prima gita aPradalunga con i ragazzi delgruppo di Villa d’Almè.Che emozione! Dopo un’ora eracome se li conoscessi da sempre:la loro gioia era anche lamia…Ho avuto come compagno unragazzo in carrozzina, e subitosiamo entrati in sintonia. Neltardo pomeriggio, alla fine dall’escursioneho chiesto ad Alberto eNino di entrare a far parte delloro gruppo. Sono stato accolto abraccia aperte, e da allora faccioparte a pieno titolo degli accompagnatori.Sono uno dei piùgiovani come età, ma vi assicuroche tutti hanno un cuore giovanissimo.Da un anno e mezzo ormaisvolgo attività settimanale, eancora non ho conosciuto tutti iragazzi e tutti i Centri Diurniper Disabili che partecipanoall’ iniziativa.La costante presenza dei volontarinon è sufficiente a soddisfare lerichieste, sempre in aumento.Per finire aggiungo solo che,quando rientro a casa dopo ogniuscita, mi sento arricchito dellaspontanea e sincera dimostrazionedi gioia e affetto che i ragazzitrasmettono, e sono contento diconoscere volontari che tra i loroimpegni trovano il tempo per unanobile attività come il nostro “8mila” settimanale.Ora vi racconto due episodi perdimostrarvi come queste personehanno abilità diverse dalle nostre.Aldo, 40 anni, è affetto daSindrome di Down e si esprimesolo a gesti e con suoni gutturali; èmolto affettuoso ed ha un suostile tutto particolare: cammina“stinco” e porta sempre il cappelloe gli occhiali da sole anchequando piove; per questo io l’hochiamato “barone”. Nell’uscita aMontisola era la prima volta chelo incontravo ed abbiamo raccoltole castagne; il “barone” nonpoteva abbassarsi a raccoglierle,pertanto dovevo farlo io, ma luime le indicava a versi. A pranzoc’erano maccheroni un po’ grossie non li mangiava: a gesti mi hafatto capire che, se glieli avessitagliati, li avrebbe mangiati. Dabuon servitore l’ho fatto e così il“barone” ha mangiato. Sul traghettodel ritorno abbiamo cantato,anche lui a modo suo. Poi, in suoonore ho cantato sull’aria dell’innodell’Atalanta “Aldo, Aldo e e -Aldo Aldo o o - Aldo Aldo e e –Aldo Aldo alè alè”. Tutto ad untratto, dimenticando il suo stilecompassato, mi si è avvicinato emi ha dato un lungo ed affettuosobacio. Io mi sono sentito come unre, appagato come non mai.Orietta è una donna sui 50 anni,che viaggia solo su una carrozza,o meglio una carrozzina con dueruote grandi dietro, e davanti duepiù piccole e pivotanti; per avanzare,questo mezzo di trasportonecessita di una spinta, quindiviene scherzosamente chiamata 4(ruote) +1 (uomo che spinge).Orietta ha sempre un sorriso dolcissimostampato sul volto, e questogià fa sentire il +1, cioè la spintaumana, a suo agio. Nell’ultimagita alla Madonna della Castagna,io mi subito offerto come +1, e leimi ha accettato con un sorriso, piùradioso del solito. Il giro su unastrada sterrata comincia beninopoi, in su una salita abbastanza,dura vengo aiutato dai miei sociaccompagnatori con un traino(corda e +2, cioè doppia trazioneumana); naturalmente dopo lasalita arriva la discesa, ed il frenatoredeve avere un peso sufficienteper mantenere una velocità disicurezza. Orietta, nonostante ilrischio di essere catapultata fuoridalla sua carrozza, rideva divertitamentre ci guardava indaffarati. Adun certo punto, la strada ormaipianeggiante, è ostruita completamenteda una pozzanghera fangosae, dopo l’attraversamento e laconseguente inzaccheratura, mi hapreso in giro sempre sorridendo :”Com’è che tu hai le scarpe sporchee bagnate, mentre le miesono lucide ed asciutte?”Mi sono girato con gli occhi lucidied ho guardato negli occhi i miei+2 e, non riuscendo a trattenerel’emozione, siamo scoppiati in unafragorosa risata.Anche stavolta lei ce l’avevafatta.32Indialogo n. 211


RUBRICHEa cura della RedazioneEventi“Cari fratelli e sorelle,all’avvicinarsi della GiornataMondiale delle ComunicazioniSociali 2012, desidero condividerecon voi alcune riflessioni su unaspetto del processo umano dellacomunicazione che a volte èdimenticato, pur essendo moltoimportante, e che oggi appareparticolarmente necessario richiamare.Si tratta del rapporto trasilenzio e parola: due momentidella comunicazione che devonoequilibrarsi, succedersi e integrarsiper ottenere un autentico dialogoe una profonda vicinanza tra lepersone. Quando parola e silenziosi escludono a vicenda, la comunicazionesi deteriora, o perchéprovoca un certo stordimento, operché, al contrario, crea un climadi freddezza; quando, invece, siintegrano reciprocamente, lacomunicazione acquista valore esignificato.Il silenzio è parte integrante dellacomunicazione e senza di essonon esistono parole dense di contenuto.Nel silenzio ascoltiamo econosciamo meglio noi stessi,20 maggio 201246 a Giornata Mondialedelle Comunicazioni SocialiPer la Giornata Mondiale delle Comunicazioni, il Papa ha inviato un messaggio sul rapporto tra Silenzio e Parola.E’ controcorrente la sfida di Benedetto XVI: per parlare bisogna anche saper fare silenzio. Il Papa invita al silenzionon per mortificare la parola o limitare la comunicazione, ma per renderle più espressive ed efficaci. Vi proponiamola lettura del messaggio del Santo Padre, per riflettere sul silenzio come parte integrante della comunicazioneperchè senza di esso non esistono parole dense di contenuto.Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI: “Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione"Indialogo n. 21133


RUBRICHEnasce e si approfondisce il pensiero,comprendiamo con maggiorechiarezza ciò che desideriamodire o ciò che ci attendiamo dall’altro,scegliamo come esprimerci.Tacendo si permette all’altra personadi parlare, di esprimere sestessa, e a noi di non rimanerelegati, senza un opportuno confronto,soltanto alle nostre paroleo alle nostre idee. Si apre così unospazio di ascolto reciproco ediventa possibile una relazioneumana più piena. Nel silenzio, adesempio, si colgono i momenti piùautentici della comunicazione tracoloro che si amano: il gesto, l’espressionedel volto, il corpocome segni che manifestano lapersona. Nel silenzio parlano lagioia, le preoccupazioni, la sofferenza,che proprio in esso trovanouna forma di espressione particolarmenteintensa. Dal silenzio,dunque, deriva una comunicazioneancora più esigente, che chiamain causa la sensibilità e quellacapacità di ascolto che spessorivela la misura e la natura deilegami. Là dove i messaggi el’informazione sono abbondanti, ilsilenzio diventa essenziale perdiscernere ciò che è importanteda ciò che è inutile o accessorio.Una profonda riflessione ci aiuta ascoprire la relazione esistente traavvenimenti che a prima vistasembrano slegati tra loro, a valutare,ad analizzare i messaggi; e ciò fasì che si possano condividere opinioniponderate e pertinenti,dando vita ad un’autentica conoscenzacondivisa. Per questo ènecessario creare un ambientepropizio, quasi una sorta di “ecosistema”che sappia equilibraresilenzio, parola, immagini e suoni.Gran parte della dinamica attualedella comunicazione è orientatada domande alla ricerca di risposte.I motori di ricerca e le retisociali sono il punto di partenzadella comunicazione per moltepersone che cercano consigli, suggerimenti,informazioni, risposte.Ai nostri giorni, la Rete sta diventandosempre di più il luogo delledomande e delle risposte; anzi,spesso l’uomo contemporaneo èbombardato da risposte a quesitiche egli non si è mai posto e abisogni che non avverte. Il silenzioè prezioso per favorire il necessariodiscernimento tra i tanti stimolie le tante risposte che riceviamo,proprio per riconoscere efocalizzare le domande veramenteimportanti. Nel complesso evariegato mondo della comunicazioneemerge, comunque, l’attenzionedi molti verso le domandeultime dell’esistenza umana: chisono? che cosa posso sapere? checosa devo fare? che cosa possosperare? E’ importante accoglierele persone che formulano questiinterrogativi, aprendo la possibilitàdi un dialogo profondo, fatto diparola, di confronto, ma anche diinvito alla riflessione e al silenzio,che, a volte, può essere più eloquentedi una risposta affrettata epermette a chi si interroga discendere nel più profondo di sestesso e aprirsi a quel cammino dirisposta che Dio ha iscritto nelcuore dell’uomo.Questo incessante flusso didomande manifesta, in fondo, l’inquietudinedell’essere umanosempre alla ricerca di verità, piccoleo grandi, che diano senso e speranzaall’esistenza. L’uomo nonpuò accontentarsi di un semplicee tollerante scambio di scetticheopinioni ed esperienze di vita: tuttisiamo cercatori di verità e condividiamoquesto profondo anelito,tanto più nel nostro tempo in cui“quando le persone si scambianoinformazioni, stanno già condividendose stesse, la loro visione delmondo, le loro speranze, i loroideali” (Messaggio per la GiornataMondiale delle ComunicazioniSociali 2011).Sono da considerare con interessele varie forme di siti, applicazionie reti sociali che possono aiutarel’uomo di oggi a viveremomenti di riflessione e di autenticadomanda, ma anche a trovarespazi di silenzio, occasioni di preghiera,meditazione o condivisionedella Parola di Dio. Nella essenzialitàdi brevi messaggi, spesso nonpiù lunghi di un versetto biblico, sipossono esprimere pensieriprofondi se ciascuno non trascuradi coltivare la propria interiorità.34Indialogo n. 211


RUBRICHENon c’è da stupirsi se, nelle diversetradizioni religiose, la solitudinee il silenzio siano spazi privilegiatiper aiutare le persone a ritrovarese stesse e quella Verità che dàsenso a tutte le cose. Il Dio dellarivelazione biblica parla anchesenza parole: “Come mostra lacroce di Cristo, Dio parla ancheper mezzo del suo silenzio. Il silenziodi Dio, l’esperienza della lontananzadell’Onnipotente e Padre ètappa decisiva nel cammino terrenodel Figlio di Dio, Parola incarnata.(…) Il silenzio di Dio prolungale sue precedenti parole. Inquesti momenti oscuri Egli parlanel mistero del suo silenzio”(Esort. ap. postsin. VerbumDomini, 30 settembre 2010, 21).Nel silenzio della Croce parla l’eloquenzadell’amore di Dio vissutosino al dono supremo. Dopo lamorte di Cristo, la terra rimane insilenzio e nel Sabato Santo, quando“il Re dorme e il Dio fattocarne sveglia coloro che dormonoda secoli” (cfr Ufficio delle Letturedel Sabato Santo), risuona la vocedi Dio piena di amore perl’umanità.Se Dio parla all’uomo anche nelsilenzio, pure l’uomo scopre nelsilenzio la possibilità di parlare conDio e di Dio.“Abbiamo bisogno diquel silenzio che diventa contemplazione,che ci fa entrare nelsilenzio di Dio e così arrivare alpunto dove nasce la Parola, laParola redentrice” (Omelia,S. Messa con i Membridella Commissione TeologicaInternazionale, 6 ottobre 2006).Nel parlare della grandezza diDio, il nostro linguaggio risultasempre inadeguato e si apre cosìlo spazio della contemplazionesilenziosa. Da questa contemplazionenasce in tutta la sua forzainteriore l’urgenza della missione,la necessità imperiosa di “comunicareciò che abbiamo visto eudito”, affinché tutti siano incomunione con Dio (cfr 1 Gv1,3). La contemplazione silenziosaci fa immergere nella sorgentedell’Amore, che ci conduce versoil nostro prossimo, per sentire ilsuo dolore e offrire la luce diCristo, il suo Messaggio di vita, ilsuo dono di amore totale chesalva.Nella contemplazione silenziosaemerge poi, ancora più forte,quella Parola eterna per mezzodella quale fu fatto il mondo, e sicoglie quel disegno di salvezza cheDio realizza attraverso parole egesti in tutta la storia dell’umanità.Come ricorda il Concilio VaticanoII, la Rivelazione divina si realizzacon “eventi e parole intimamenteconnessi, in modo che le opere,compiute da Dio nella storia dellasalvezza, manifestano e rafforzanola dottrina e le realtà significatedalle parole, mentre le parole proclamanole opere e illustrano ilmistero in esse contenuto” (DeiVerbum, 2). E questo disegno disalvezza culmina nella persona diGesù di Nazaret, mediatore e pienezzadi tutta la Rivelazione. Egli ciha fatto conoscere il vero Volto diDio Padre e con la sua Croce eRisurrezione ci ha fatti passaredalla schiavitù del peccato e dellamorte alla libertà dei figli di Dio.La domanda fondamentale sulsenso dell’uomo trova nel Misterodi Cristo la risposta capace di darepace all’inquietudine del cuoreumano. E’ da questo Mistero chenasce la missione della Chiesa, edè questo Mistero che spinge i cristiania farsi annunciatori di speranzae di salvezza, testimoni diquell’amore che promuove ladignità dell’uomo e che costruiscegiustizia e pace.Parola e silenzio. Educarsi allacomunicazione vuol dire impararead ascoltare, a contemplare, oltreche a parlare, e questo è particolarmenteimportante per gli agentidell’evangelizzazione: silenzio eparola sono entrambi elementiessenziali e integranti dell’agirecomunicativo della Chiesa, per unrinnovato annuncio di Cristo nelmondo contemporaneo.A Maria, il cui silenzio “ascoltae fa fiorire la Parola” (Preghieraper l’Agorà dei Giovani a Loreto,1-2 settembre 2007), affidotutta l’opera di evangelizzazioneche la Chiesa compie tramitemezzi di comunicazionesociale”.Indialogo n. 21135


RUBRICHEa cura della RedazioneCattedrale di Sant’Alessandro martire in BergamoOrdinazioni Presbiterali 2012Sabato 26 maggio alle ore 17.00, durante una solenne Celebrazione Eucaristica in Cattedrale, il VescovoFrancesco ha ordinato tredici nuovi sacerdoti.Per la Chiesa di Bergamo:Don Claudio Avogadri, della Parrocchia di VerdellinoDon Gianpaolo Baldi, della Parrocchia di LocateDon Giorgio Carobbio, della Parrocchia di Alzano MaggioreDon Tommaso Frigerio, della Parrocchia di Somana (LC)Don Tiziano Legrenzi, della Parrocchia di Villa d’OgnaDon Mattia Magoni, della Parrocchia di Trescore BalnearioDon Matteo Marcassoli, della Parrocchia di Celadina in BergamoDon Emiliano Poloni, della Parrocchia di Cologno al SerioDon Andrea Pressiani, della Parrocchia di Villa d’AddaDon Mattia Tomasoni, della Parrocchia di DorgaPer la diocesi di Latacunga (Ecuador):Don Davide Marchio, della Parrocchia di OlginateDue Padri Passionisti:Don Alessandro Cancelli, della Parrocchia di CalepioDon Andrea Redaelli, della Parrocchia di MeroneLa Comunità Parrocchiale di Tagliuno è grata al Signore per questo dono, e nel fare gli auguri, si unisce alpensiero scritto da un loro confratello:“Carissimi, nel vostro nuovo modo di essere uomini nella Chiesa, continuate a “decidere di lasciarvi nascere”.Spesso l’umanità vi farà paura; abitatela fino in fondo, nello stupore riconoscente di chi scopre che Dio stapreparando, qui, il Suo Regno; così, tutte le volte che il vostro essere prete ricostruirà umanità, compresa lavostra, sarà opera dello Spirito, e sarà umanità non posseduta, ma affidata…..E l’avete già visto. Perfetti?NO! Uomini. AUGURI.” (da “ALERE”, rivista del Seminario Vescovile di Bergamo, numero speciale 3/2012)36Indialogo n. 211


RUBRICHEfra Silvestro Arosio o. f.m.Passaggio del TestimoneUna presenza viva, costante esempre attuale, con 400 anni distoria. È la lunga storia e presenzadi noi frati francescani nel conventodi Cividino. Siamo arrivati quinel 1620, chiamati dalla gente diCastelli Calepio; da allora siamosempre vissuti tra voi cercando diservirvi in diversi modi, secondo idoni ed i carismi ricevuti.Non voglio fare il nome dei fratipassati in questo bel convento,per non correre il rischio didimenticarne qualcuno. Sonoinfatti numerosi quelli che, con laloro presenza, hanno aiutato,sudato, insegnato, predicato, solidarizzatocon la gente di Cividinoe della zona circostante.Erano frati semplici, erano fratidotti, tra loro ci sono stati grandiinsegnanti e grandi lavoratori dellaterra e, come insegnavaFrancesco, il Santo di Assisi, hannosempre cercato di vivere in semplicitàe letizia la loro vocazione difrati minori. In passato, i fratihanno condiviso tantissimo; ricordosemplicemente le varie soppressionie la tenacia costante aprotezione del convento, le vicendedella grande guerra con i bombardamentidel famoso pontedella ferrovia, l'insegnamento deglianni del dopoguerra, che ha formatotantissimi frati alla vita religiosae ministeriale; ricordo infine itanti questuanti che, dopo avergirato in lungo e in largo questezone, raccoglievano con unamano, e con l'altra erano capaci diaiutare le famiglie in difficoltà cheincontravano sul cammino.ORA.... da qualche anno i frati parlanodi unione delle province francescanedel nord Italia per varimotivi; non solo per il venir menodelle vocazioni religiose, ma anchee, soprattutto, per un maggior rinnovamentodelle vita fraternafrancescana, tenendo conto delmutare dei tempi e delle situazionireligiose e sociali. La conseguenzadi ciò è un ridimensionamentodelle strutture, e quindi, la chiusuradi alcuni conventi (forse unaventina in tutto il nord Italia), tracui il nostro di Cividino. I criteridelle scelte sono vari, forse nonsempre condivisibili da tutti, macertamente stabiliti con fatica,discernimento e confronto tra ivari gruppi, commissioni di studiocomposte da frati che, bene omale, possiedono una visione globaledella mappatura generaledelle nostre presenze nel nordItalia. Sicuramente Cividino è unodei più bei conventi che abbiamo,con una ricca storia e tradizione,ma, se mi consentite una battuta,siamo in terra bergamasca, unaterra ancora ricca di religiosità,con un buon servizio pastorale ereligioso/liturgico; altre zone delnord Italia sono più povere, piùsguarnite; forse, anche per questomotivo, si è scelto la chiusura delconvento.Una cosa che mi rende sereno è il“PASSAGGIO DEL TESTIMONE”alle sorelle Carmelitane, chehanno chiesto e ottenuto dalVescovo il permesso di prenderepossesso della struttura, e servirein modo nuovo la gente diCividino e dintorni. Inizialmente iIndialogo n. 21137


RUBRICHEfrati non avevano le idee chiare sucome gestire il futuro; si pensavaanche all'eventualità di una venditadello stabile, comunque sempretenendo presente i motivi per cuiè nato il convento e il servizio afavore della gente della zona; poi,come per ispirazione dello SpiritoSanto (per chi ci crede), abbiamoincontrato questo gruppo disuore che cercavano casa; sonovenute a visitarlo e, da subito sisono “innamorate” del convento edi tutta la zona circostante; edecco la proposta dei frati: “Se viinteressa, possiamo cedervi lo stabilee tutto il terreno gratuitamente...”.Ecco in breve come sono andatele varie vicende che portano i fratial “passaggio di consegne”. Lemonache Carmelitane sono suoredi clausura, e ciò è per me un'altrasfida o, meglio, una lettura deisegni dei tempi: siamo nel 2012 equeste donne si mettono a totaledisposizione di nostro Signore,vivendo del loro lavoro scanditodalla preghiera in clausura. Pensosarà bello partecipare alle lorofunzioni delle lodi, dei vespri e,naturalmente, della S. Messa quotidiana;il tutto sempre ben animatoe curato. Forse è questo ciò dicui ha bisogno l'Uomo dei nostrigiorni: fermarsi di più e goderedella preghiera a nostro Signore.Le monache Carmelitane aiuterannola gente di Cividino,Quintano e dintorni a pregaremeglio.Un ringraziamento a tutti per labontà sempre dimostrata nei confrontidei frati, ed una speranzache tutto quello che avete fattocon noi, voi abitanti della zona, lopossiate fare con le monacheappena arrivate; "il resto vi saràdato in più".In questi giorni mi vengono allamente un passo del NuovoTestamento e un capitoletto dellanostra regola francescana, che miaiuta a vivere con fede e serenitàil difficile momento; li offro a voi,nella speranza che vi possano servireora e sempre per tutta lavita......N.T. 1 TIMOTEO Capitolo 6, versetti6-10. “Certo, la pietà è ungrande guadagno, congiunta però amoderazione! Infatti non abbiamoportato nulla in questo mondo enulla possiamo portarne via.Quando dunque abbiamo di chemangiare e di che coprirci, contentiamocidi questo.Al contrario coloroche vogliono arricchire, cadono nellatentazione, nel laccio e in molte bramosieinsensate e funeste, chefanno affogare gli uomini in rovina eperdizione. L'attaccamento al denaroinfatti è la radice di tutti i mali;per il suo sfrenato desiderio alcunihanno deviato dalla fede e si sonoda se stessi tormentati con moltidolori.”Regola Bollata, Capitolo VI “CHE IFRATI DI NIENTE SI APPROPRI-NO, E DEL CHIEDERE L'ELEMO-SINA E DEI FRATI INFERMI.” Ifrati non si approprino di nulla, nécasa, né luogo, né alcuna altra cosa.E come pellegrini e forestieri (Sal38,13; 1Pt 2,11) in questo mondo,servendo al Signore in povertà edumiltà, vadano per l'elemosina confiducia. Né devono vergognarsi, perchéil Signore si è fatto povero (Cfr.2Cor 8,9) per noi in questo mondo.Questa è, fratelli miei carissimi, l'eccellenzadell'altissima povertà, chevi costituisce eredi e re del regno deicieli, facendovi poveri di cose e ricchidi virtù. Questa sia la vostra porzioneche vi conduce alla terra dei viventi(Cfr. Sal 141,6). E a questapovertà, fratelli carissimi, totalmenteuniti, non vogliate aver altro sotto ilcielo, per sempre, nel nome delSignore nostro Gesù Cristo.....Un augurio che nasce dal miocuore, è il saluto francescano pervoi e le vostre famiglie:IL SIGNORE VI DIA PACECividino, Aprile 201238Indialogo n. 211


RUBRICHEMarina FratusAngolo libriPer grandi…L’ESTATE ALLA FINE DEL SECOLOFabio Geda - Ed. DalaiL’estate di cui si parla è quella del1999 quando Zeno, un ragazzino,teenager appassionato di fumetti –da leggere e ridisegnare – incontraper la prima volta un nonno di cuinon conosceva l’esistenza. Lamamma di Zeno aveva rotto conquella figura assente ma ora lamalattia del marito ha reso necessarioil riavvicinamento e tutta lafamiglia è costretta a trasferirsidalla Sicilia al Piemonte.Qui la storia diventa a due voci: dauna parte, il nonno ebreo che riviveil suo passato, costretto a fuggireper non essere deportato e conla costante sensazione di nonessere autorizzato a vivere;dall’altra parte, il nipote cheracconta la sua vita di preadolescentecon i problemi tipici dellasua età. Il rapporto tra i due, a trattiscontroso e brusco, pian pianocresce d’intensità, con domande acui seguono risposte, racconti diluoghi in cui rifugiarsi, silenziche non pesano.Le vicende dei due protagonistiscorrono parallele, il ragazzo dioggi e quello di ieri, due adolescentiin due diversi spazi temporali: nelmomento in cui si incrociano, moltiaspetti della vita di entrambipossono finalmente chiarirsi.SHERLOCK,LUPIN E IO Il trio della dama neraIrene Adler / Alessandro GattiEd. Piemme – Il Battello a VaporeCosa sarebbe successo se SherlockHolmes e Arsène Lupin fosserostati amici da ragazzini, prima didiventare l'investigatore e il ladropiù famosi di tutti i tempi? Ce loracconta Irene Adler, l'intelligentissimacompagna di tutte le loroavventure.In questo primo titolo della serie itre amici si incontreranno per laprima volta in vacanza a Saint-Malo, in Francia, nel 1870 e risolverannoun intricato caso in cui simescolano fughe sui tetti, partite dibridge e un cadavere portato dall'altamarea.Lo pseudonimo Irene Adler -nome appartenuto a uno dei personaggidi "A Scandal in Bohemia"di Sir Arthur Conan Doyle, pubblicatonel 1891 - nasconde lo zampinodi Pierdomenico Baccalario,acclamato autore di romanzi perragazzi, in collaborazione conAlessandro Gatti.A rendere il libro ancor più gradevoleconcorrono le illustrazioni diIacopo Bruno, che grazie ai coloritenui della copertina e alle immaginiin seppia con caratteri giornalisticidi inizio Ottocento, sanno attirareimmediatamente l’attenzionedei giovani lettori (e non solo laloro!)…e picciniIndialogo n. 21139


RUBRICHEDaniela PominelliIn ViaggioSabato 5 maggioGita / pellegrinaggio a PadovaLa foto di gruppo rende bene l’ideadi quanto sia stata condivisa e graditala giornata trascorsa a Padova.Trentadue persone hanno aderitoalla proposta dell’Oratorio, inizialmentepensata per i catechisti, e poiestesa a tutti i volontari, proprio pervalorizzare il contributo di tutti e lostare insieme con l’obiettivo di sempre:fare Comunità, per essereComunità nel quotidiano.Il programma della giornata, pur consemplicità e senza troppe forzatureorganizzative, ha permesso di viverequello che la città offre in tema dispiritualità, cultura e tempo libero.La visita guidata alla Basilica diSant’Antonio e la Messa Solenne,concelebrata da don Matteo con ilRettore del Santuario, che ha accoltonoi e un altro gruppo di pellegrini,hanno dato il valore spirituale all’iniziativa:nel pellegrinaggio, la preghierapersonale e comunitariadiventano infatti il respiro di un camminareinsieme per entrare nellaCasa del Signore. Sant’Antonio èstato un pellegrino esemplare: dalPortogallo al Marocco, dalla Siciliaalla Romagna, dalle regioni dellaLombardia e del Veneto alla Franciameridionale, ha vissuto un'esistenzatutta itinerante al servizio delVangelo, annunciando la Parola.Dopo il pranzo, c’è stata la possibilitàdi un percorso culturale che, daPiazza delle Erbe e Piazza dellaFrutta, ci ha portato in Piazza deiSignori, per arrivare poi al Duomo eal Battistero. Camminando, abbiamovisto la tomba di Antenore (leggendariofondatore della città), il Palazzodella Ragione, la Loggia del Consiglioe la Torre dell’Orologio, quest’ultimacollocata sopra l’arco trionfale delPalazzo del Capitanio.Nel tempo libero, qualcuno è tornatoin Basilica a pregare, altri hannoscelto il tour delle bancarelle, altriancora hanno preferito un caffè allostorico “Caffè Pedrocchi”. Il tuttosenza problemi, in assoluta libertà,secondo le esigenze di ognuno.Prima del rientro a Tagliuno, un altromomento spirituale significativo: lavisita al Santuario di San LeopoldoMandic, un frate cappuccino arrivatoin Veneto dalla Dalmazia, morto 70anni fa (30 luglio 1942) e canonizzatonel 1983 da Giovanni Paolo II.A Padova San Leopoldo ha trascorsopiù di 30 anni, passando lamaggior parte del tempo inconfessionale.Si racconta che le sue fossero confessionisemplici: poche parole, l'esortazionead avere Fede, un fermoe chiaro richiamo quando propriooccorreva, e l'assoluzione.Eccezionali erano l'amabilità,l'accoglienza e l'esperienza dellapresenza di Dio che facevanoquanti si inginocchiavano davantia lui per ricevere il perdono.Poco dopo le 17.00, partenza versocasa, tutti convinti che, almeno unavolta l’anno, si possa ripetere l’esperienza.40Indialogo n. 211


RUBRICHEBruno PezzottaCronache parrocchiali“Le straordinarie e solennissime feste che si celebraronoa Tagliuno il 15 - 16 - 17 agosto 1931in onore della Madonna dei BruchiIl titolo di queste brevi note è ilmedesimo che venne posto in unarelazione di tre pagine distribuita allapopolazione di Tagliuno l’indomanidelle tre giornate che celebrarononella nostra parrocchia i 150 anni delprodigio dei bruchi. Ne era autoreDon Luigi Camotti, oratore eccellentee autore, solo un anno prima,di una celeberrima omelia più voltericordata e ripubblicata dalla nostraParrocchia, a beneficio dei fedeli dioggi. Don Luigi ebbe l’incarico nel1931 di presiedere il comitato deifesteggiamenti, cosa che fece spendendooltre un anno del suo tempoper arrivare all’appuntamento con ilpiù ampio risalto possibile. Nel resoconto,piuttosto enfatico e corredatoda particolari minuti, oltre che daun puntuale riferimento ai dati finanziari,c’è un’espressione degna di unoscrittore di fama: “Tagliuno ideò,Tagliuno volle” e, ancora,“Le feste sidovevano celebrare e si celebrarono”.Vileggo come una sorta di soddisfazionepersonale, forse a conclusionedi un percorso di difficoltàorganizzative (teniamo conto deitempi), magari di qualche disaccordo,visto che qualche riga più sottocita “Le obbiezioni dei timidi,dei pessimisti,degli indifferenti che furonodisarmate”, ma in quel “volle” ci statutta la fierezza di questo sacerdote,ben evidente anche nei tratti delviso che di lui ci rimangono nellefotografie del tempo.Tornando al resoconto, vengonodescritti i lavori di restauro dellasagrestia, del trono della Madonna,(gli ultimi prima di quelli di qualcheanno fa); addirittura si parla di unacollaborazione con l’amministrazionecomunale per sistemare alcuniproblemi viari. Il tutto, scrive donLuigi, superando gravissime difficoltà.La presenza di fedeli anche dallaprovincia di Brescia, di gente dellacittà e di tutti i paesi vicini, vennecontata in 100.000 persone e, sepensiamo che oggi il nostroComune non ha nemmeno 11.000abitanti, si ha un’idea della partecipazione(ci permettiamo tuttavia diesprimere un piccolo dubbio sullacifra, che sarebbe stata davveroimponente ed anche difficilmentegestibile dentro gli spazi dell’areaparrocchiale del tempo). Con il parrocodon Pietro Mazzoleni e altrisacerdoti, celebrarono: i Vescovi diBergamo Luigi Marelli, di ComoAlessandro Macchi e di CremaMarcello Mimmi, che ebbe l’incaricodi consacrare al Cuore di Gesù lapopolazione, dinnanzi ad una statuafatta preparare per l’occasione, etuttora presente nella nostra Chiesa.Il pontificale del 15 agosto fu celebratodal cardinale Achille Locatelli.Per alcune predicazioni importantifu chiamato il Vicario dei PadriDomenicani di Bergamo, e alla guidadi una corale che arrivava da S.Maria Maggiore di Bergamo, fuposto a direttore il maestro chiuduneseGuido Gambarini, che torneràa dirigere la nostra attuale ScholaCantorum negli anni 70, su richiestadi don Giacomo Belotti. Il serviziobandistico fu garantito, oltre chedalla nostra formazione locale, daaltre due di Ranica e Chiari; gliaddobbi in Chiesa e in paese furonoassicurati dalle ditte Bianchetti diBergamo e Daminelli di Stezzano, laprima tuttora in attività. Ai fuochi diartificio nella serata del 17 agosto,che durarono più di mezzora, provvideroi Martinelli di Mariano diDalmine, allora tra i più famosi. Glistessi si erano occupati anche dellospettacolo pirotecnico presentato inVaticano diversi anni prima per i 90anni di papa Leone XIII. Lasciamo daultimo il resoconto finanziario. Lespese furono poco meno di 25.000Lire dell’epoca, con un potere d’acquistoche oggi corrisponde a circa40.000 Euro, e furono interamentecoperte da offerte per 27.342 Lire,con un saldo positivo di 2.400 Lire,così destinate: 1.500 Lire al restaurodella sagrestia, 500 Lire alla targaancora oggi visibile sui muri esternidella Chiesa e 400 Lire ad unSantuario. Don Luigi esprime, nelleparole finali, tutto il suo ringraziamentoa chi dovette lavorare per labuona riuscita delle celebrazioni, mafu soprattutto contento che in tuttaquella calca non fosse avvenutoalcun incidente.Indialogo n. 21141


RUBRICHEGaia ViganiArte e fedePietro: il “pescatore” di uominiSappiamo poco della vita di Pietro prima del suo incontro con Gesù, ma, in fondo, ciò che ci interessa di più,èla sua vita dopo l’incontro con Cristo sulle rive del lago di Galilea quando, da semplice pescatore, diviene“pescatore” di uomini. Da quel momento la sua vita non sarà più la stessa, e quella scelta coraggiosa di lasciaretutto per seguire un perfetto sconosciuto, lo porterà a diventare il primo Papa della storia, la prima guidadella neonata comunità cristiana, colui a cui Gesù ha affidato la Sua Chiesa.Forse proprio per questa sua missione di guida, la figura di Pietro è una delle più rappresentate tra quelle deisanti, soprattutto nei primi secoli del cristianesimo, e a lui sono dedicati molti edifici religiosi.Tra i dipinti, lamaggior parte rappresenta gli episodi della vita di Pietro tratta dagli Atti degli Apostoli, che narrano le vicendedelle prime comunità cristiane. Il più famoso esempio è l’opera di Masaccio che si trova nella cappellaBrancacci in Santa Maria del Carmine a Firenze. Nonostante quest’opera sia ricca di spunti, per ripercorrerealcune tappe salienti della vita del Santo patrono della nostra Parrocchia, prenderemo in esame, come siamosoliti fare, dipinti di epoche ed autori diversi.La prima tappa del nostro viaggio è lachiamata di Pietro.“Mentre camminava lungo il mare diGalilea vide due fratelli, Simone, chiamatoPietro, e Andrea suo fratello, che gettavanola rete in mare, poiché erano pescatori.E disse loro: "Seguitemi, vi farò pescatoridi uomini". Ed essi subito, lasciate le reti,lo seguirono.” (Mt 4,18-20)Nulla di più e nulla di meno è presentatoda Duccio di Buoninsegna nellasua versione della “Vocazione di Pietroe Andrea” (1308-11); ci sono solo glielementi essenziali della vicenda (lariva, il mare, le reti e, ovviamente, ipesci) e i personaggi citati dall’evangelista;nessuna folla di curiosi, nessunintruso a disturbare il momento piùimportante della vita dei due fratelli.Gesù chiama con un gesto i due pescatoried è interessante la diversa rispostadei fratelli a quella chiamata: Pietro (in abito azzurro che caratterizzerà sempre, insieme al manto giallo, lasua iconografia) si volta verso la riva, fissa Gesù e risponde alla chiamata con un gesto, tenendo quasidistrattamente la rete; Andrea invece regge saldamente la rete con entrambe le mani, e sembra accorgersi amalapena di ciò che sta accadendo, sebbene poi anch’egli diventerà un Apostolo.42Indialogo n. 211


RUBRICHELa seconda tappa fondamentale è il rinnegamento di Pietro:annunciato durante l’Ultima Cena da Gesù, tristemente poidivenuto realtà nel cortile del palazzo del pretorio, e che portaPietro a piangere amaramente. Il dipinto che, a mio avviso, rappresentameglio tutta la vicenda è “Le lacrime di Pietro” (o “Ilpentimento di Pietro”) di George de La Tour (1646-48). Pietroè solo, il suo sguardo guarda nel vuoto, la bocca è semiapertaper lo stupore che ha suscitato in lui l’avverarsi delle parole, disolo poche ore prima, di Gesù; le mani sono giunte non insegno di preghiera, ma sembrano dire a gesti ciò che il viso nonriesce a dire; sembrano dire “Cos’ho fatto? Come ho potutorinnegare il maestro?”. Accanto a lui è appollaiato il gallo, checon il suo canto ha rammentato a Pietro le parole di Gesù. E’questo il simbolo chiave per capire l’evento raccontato dall’artista;non ci sono altri elementi per farci capire dove siamo. Solouna lanterna illumina il buio della scena, una lanterna che, posataai piedi di Pietro, potrebbe simboleggiare la speranza cherisiede nella luce di Cristo, che guiderà i passi dell’Apostoloanche dopo il suo rinnegamento.Un’altra tappa della storia di Pietro è rappresentata nell’opera di Raffaello “Pasce oves meas” (o “La consegnadelle chiavi”) e riassume due momenti della vita del santo: uno prima e una dopo la resurrezione diCristo. In entrambi i casi Gesù affida a Pietro la sua Chiesa.“Gesù disse a Simon Pietro: "Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?". Gli rispose: "Certo, Signore, tu losai che ti voglio bene". Gli disse: "Pasci i miei agnelli". Gli disse di nuovo: "Simone di Giovanni, mi vuoi bene?". Gli rispose:"Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene". Gli disse: "Pasci le mie pecorelle". Gli disse per la terza volta: "Simonedi Giovanni, mi vuoi bene?". Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi vuoi bene?, e gli disse:"Signore, tu sai tutto; tu sai che ti vogliobene". Gli rispose Gesù: "Pasci le miepecorelle”.” (Gv 21,15-17)“Disse loro: "Voi chi dite che io sia?".Rispose Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, ilFiglio del Dio vivente". E Gesù: "Beatote, Simone figlio di Giona, perché né lacarne né il sangue te l'hanno rivelato,ma il Padre mio che sta nei cieli. E ioti dico:Tu sei Pietro e su questa pietraedificherò la mia chiesa e le portedegli inferi non prevarranno contro diessa. A te darò le chiavi del regno deicieli, e tutto ciò che legherai sulla terrasarà legato nei cieli, e tutto ciò cheIndialogo n. 21143


RUBRICHEscioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli".” (Mt 16, 15-19)L’opera di Raffaello (1508-11) è un cartone preparatorio per un arazzo, e la sua particolarità consiste proprionel rappresentare, oltre alle chiavi visibili tra le braccia di Pietro, le pecore, simbolo del popolo di Dioche Gesù affida a Pietro. La figura di Gesù presenta i segni della passione, e risulta parzialmente isolata rispettoa quelle degli Apostoli, ammassati l’uno all’altro come ammassate sono le pecore del gregge che sta dietrodi lui. Cristo, indicando con una mano il gregge e con l’altra Pietro, investe solennemente il discepolo delsuo compito e lo eleva rispetto agli altri apostoli., nel suo ruolo privilegiato di primo Papa. A tal proposito èinteressante notare come, nel momento in cui Pietro diviene il “più grande” tra gli Apostoli, sia raffiguratocome il più piccolo, perché in ginocchio; questa sottigliezza dell’artista potrebbe rimandare alle parole di Gesùnell’Ultima Cena.L’ultima tappa del viaggio non poteva essere che il martirio di Pietro. Una delle opere più belle che la rappresentanosi trova a Rom,a nella chiesa di Santa Maria del Popolo: è la “Crocifissione di San Pietro” diCaravaggio (1600-01).Roberto Longhi, celebre storico dell’arte, la definìuna tela di carattere volutamente antieroico eantiaulico; in essa, i gesti dei "serventi" sono più da"operai" indaffarati, che non di carnefici, tanto dadare alla scena un senso d’incolpevole evidenza,dove ognuno attende al suo compito. Nel quadrola luce investe la croce e il santo, entrambisimbolo della fondazione e della costruzionedella Chiesa attraverso il martirio del suo fondatore.La luce investe altresì i carnefici, qui raffiguratinon come aguzzini che agiscono in manierabrutalmente gratuita, ma come uomini semplici,costretti a un lavoro faticoso. San Pietro, comesappiamo, si fa crocifiggere a testa in giù perumiltà nei confronti di Cristo.La figura di Pietro ci ricorda come nella vita tuttopuò cambiare se si ha il coraggio di seguire il progettoche Dio ha per noi. Nonostante gli sbagli, ilSignore è sempre pronto a darci un’altra possibilità,e ci ricorda che anche un semplice uomo, unumile pescatore, può fare grandi cose. Oggi,ognuno di noi può essere Pietro e, se qualchevolta ce lo scordiamo, basta andare nella nostraChiesa, guardarci intorno, alzare lo sguardo versole tante opere che rappresentano le storie dellavita di Pietro e, semplicemente, lasciarci ispirare.44Indialogo n. 211


RUBRICHERenato BertoliSalute e BenessereDiventare mamma di corsa:l’attività fisica durante la gravidanzaFino a qualche anno fa era impensabileche una donna in gravidanza svolgesseattività fisica, perché si pensavache potesse ulteriormente sovraccaricarel’organismo femminile; oggi lecose sono cambiate, e l’attività fisica èaddirittura incentivata. La donna ingravidanza è sottoposta a notevolicambiamenti morfologici, anatomici efisiologici; si assiste ad un aumento delvolume di sangue del 40/50%,aumenta la frequenza cardiaca ariposo, aumenta il consumo d’ossigenodal 16 al 32%, cambia notevolmentela postura poiché lo sviluppodel feto comporta uno spostamentoin avanti del centro di gravità, provocandoun’accentuata lordosi lombareche può causare dolore; vi sonoinoltre possibili perdite di equilibrio e,naturalmente, l’aumento di peso chein media si aggira intorno ai 12/14 kg.L’attività fisica deve essere tenutasotto controllo dal medico, cosìcome il regolare proseguo della gravidanza,soprattutto in personesedentarie non abituate a stare inallenamento; detto questo, però,nessuna deve sentirsi “privata” dell’attivitàfisica durante questi mesiperché i benefici che si ottengonosono molteplici: controllo del peso edelle complicanze quali, prevenzionedel diabete gestazionale e controllodell’ipertensione arteriosa. A frontedi questi dati confortanti, sonoancora poche le donne che svolgonoattività fisica durante la gravidanza:solo 1 donna su 5 continua a fare fitnessdopo aver scoperto di essereincinta.Da un ulteriore studio, risulta poi chenon solo l’attività diminuisce durantela gravidanza, ma 27 settimane dopoil parto non è ancora stata ripresa.Il motivo principale per cui svolgerefitness durante la gravidanza (naturalmentese non vi sono controindicazioni),è la possibilità di mantenereuna crescita di peso controllata, diconservare un buon tono muscolaree mantenere l’umore positivo. Lelinee guida per chi vuole intraprendereattività, sono abbastanza semplici, eda tempo, definite:1) svolgere unapratica regolare di allenamento per2/3 giorni alla settimana, con lezioni di30/40 minuti al massimo; 2) mantenerela frequenza cardiaca controllatae,,quindi, lavorare ad un’intensità del60-70 % al massimo (per le personepiù allenate); 3) non svolgere attivitàche possano causare perdita diequilibrio; 4) non allenarsi in ambienticaldo-umidi e mantenere un buonstato di idratazione; 5) aumentarel’introito calorico (ad esempio 300kcal in più); 6) riprendere gradualmentel’ attività fisica 4/ 6 settimanedopo il parto. Controindicazioni particolarinon ce ne sono, e non esistenessuna evidenza scientifica per cuil’esercizio possa provocare malformazionial feto. E’ necessario perònon sottovalutare alcuni sintomicome mal di testa, fiato corto, dolorial petto, contrazioni uterine dolorose,perdite di liquido amniotico e diminuzionedel movimento fetale; in questicasi è necessario fermarsi e rivolgersial medico per eventuali accertamenti.E’ chiaro che le donne già abituateal movimento non avranno problemia continuarlo durante la gravidanza,ma è necessario che ci si avviciniall’attività fisica seguendo sempre ilbuon senso ,e tenendo in considerazionealcune regole fondamentali: evitaregli sforzi eccessivi, i traumi addominali,leattività ad alto impatto comela corsa o l’aerobica, ed evitare, dopola 20° settimana, la posizione supinapoiché comporta un restringimentodel flusso di sangue verso il feto.Tra leattività consigliate c’è quindi il lavoroaerobico, che si può svolgere concamminate, pedalate su di una biciclettastazionaria e non in movimento(per problemi di equilibrio), ilnuoto e, particolarmente, il fitness inacqua. L’acqua infatti permette dilavorare nel migliore dei modi: evitatraumi diretti alla persona e garantisceottimi risultati per quanto riguardail tono muscolare ed il dispendioenergetico. L’ultima considerazioneriguarda il post-parto. La donna deveriprendere il prima possibile a fareattività fisica per prevenire il sovrappeso,promuovere l’esercizio aerobico,aumentare la densità mineraledelle ossa e prevenire la perdita dicalcio associata all’allattamento.La quantità e la qualità di eserciziofisico non modificano in alcun modola quantità di latte e la suacomposizione, perciò anche durantel’allattamento è compatibile fareattività fisica. Non ci sono piùscuse care mamme, per lavostra salute e la salute dei vostrifigli: “pancione in spalla” e…si corre…Indialogo n. 21145


RUBRICHEAlessandro PezzottaAngolo HumorVia Crucis del Venerdì Santo:i retroscena e gli imprevistiLa nostra comunità vive semprecon devozione la Via Crucis delVenerdì Santo, organizzata daigruppi Adolescenti e Giovani. Iragazzi ci mettono molto impegnoperché tutto sia perfetto, ma infase di allestimento e di preparazionedelle singole Stazioni, si creaun retroscena che, talvolta, puòrivelare momenti di ilarità…Per allestire la Stazione nei pressidi via D’Annunzio, un gruppo dianimatori (Filippo, Federica,Beatrice, Fabio ed il sottoscritto) siè recato sul posto perché la croce,già piantata nel terreno adiacente,aveva il poggiapiedi troppo alto, edera necessario abbassarlo per farsì che Gesù potesse restarvi appeso.Purtroppo, il poggiapiedi eraavvitato al legno della croce contre viti lunghe 15 cm, e noi nonavevamo un avvitatore. Passandodirettamente alle maniere forti,visto che il tempo stringeva, abbiamopreso uno scalpello ed unamazza di ferro, tentando di staccarloa mazzate, ma………. nienteda fare, non ne voleva sapere.Quando lo scalpello si è incastratodefinitivamente tra la croce ed ilpoggiapiedi, senza possibilità diessere sbloccato, l’abbiamo presoa calci! Una pedata ciascuno, ed ilpoggiapiedi è caduto a pezzi sottoi nostri colpi. Tra i tentativi vari edisparati, uniti ad imprecazioni(non di cattiva natura, s’intenda..),non è mancata una bella testatatra me e Filippo, mentre un signoredi passaggio guardava la scenaattonito; chissà cosa avrà pensato!Immaginatevi lo “spettacolo”: cinqueragazzi che si passavano lamazza per colpire una croce dellaVia Crucis; la gente per strada cheguardava “stupita”, tappandosi leorecchie per il forte rumoremetallico provocato dai colpi ripetuti;poi, la croce è stata presa“rabbiosamente a calci” (con unosguardo al cielo per paura di esserefulminati da un momento all’altro…)e, quando finalmente ilpoggiapiedi si è staccato, un gridodi soddisfazione è esploso permetà paese!!!Un'altra scena divertente si èverificata nelle prime file del corteo,dove Renato, armato di unwalkie-talkie, era in collegamentocon me in sagrestia, e con Cristianal centro del corteo, vicino allaBanda. Il collegamento era necessarioper definire con ordine itempi dedicati alle letture, ai cantied alle preghiere. Il collegamento,ahimè, era talvolta molto disturbato,per cui continuavo a chiederedi ripetere ciò che mi venivadetto, per essere sicuro di avercapito bene… I fedeli in corteovicino a Renato sentivano tutto;ogni volta sembrava di essere inuna base militare:“Parti con le preghiere”.“Non capisco…”. “Par-ticon le pre-ghie-re”. “Scusa manon ho capito niente”. “PARTICON LE PREGHIERE!”. “OK, alloraparto con le preghiere…”. Così,per tutta la durata della processione.Un ultimo fatto divertente, è successopresso un’altra Stazionedella Via Crucis; il ragazzo chedoveva interpretare Gesù, curiosodi sapere a che punto si trovava ilcorteo, è sceso dalla croce e si èdiretto a cercarlo, dirigendosi purtroppoverso la parte sbagliata. Laprocessione, infatti, si stava avvicinandodal lato opposto, era già neipressi della Stazione, ma Gesù nonc’era!!! Quando ormai era troppotardi per richiamare il Gesù fuggitivo,abbiamo fatto spogliare unragazzo del gruppo che interpretavala folla, e lo abbiamo fatto saliresulla croce in fretta e furia!!!!Nonostante tutto, la Via Crucis è ilmomento in cui i nostri ragazzi sipresentano a tutta la comunità edimostrano il loro impegno e laloro voglia di fare, anche se qualcheimprevisto è sempre dietrol’angolo…. Ma fino a quando sipuò fare un bella risata nel ripensarci,non c’è nulla di male!46Indialogo n. 211


RUBRICHEEzio MariniZio Barba PellegrinoI funghi, il letame e l’Inno alla GioiaBARBATA DI VAL DEL RISO Io non sono maicosì contento come quando prendo su e vado lontano a cercarcampanili. Prendo su, proprio: uno zaino. Che parte pesante e diventaleggero ad ogni chilometro.Tiro fuori un panino, tiro fuori un pensiero,tiro fuori un patimento, a sera è vuoto. I nomi, poi, fanno ilresto. Come il nome del paese che ha battezzato di ottimismo tuttauna valle: Riso, frazioncina di Gorno.Ci arrivo dall’arco verde curvato addosso ai versanti della valle, traOneta e Scullera, Cantoni d’Oneta e Chignolo d’Oneta attraversola Madonna del Frassino che si china su un fazzoletto macchiatocon tre lacrime di sangue, per risalire da Riso il ripido sentiero checollega alla Valle Seriana passando da Barbata ancora invisibile dietroi fitti boschi. Compare in sella ad un poggio trafitto di vento. Sulsagrato della chiesetta, dedicata alla Madonna della Mercede, noncoriandoli di nozze da spazzare via prima di chiudere la porta, maun’ordinata famiglia di legna accatastata ai lati della porta il cui spiraglioaperto invita ad entrare. Mi affaccio e quasi svengo all’incrociarsidi profumo di funghi e profumo d’incenso: al centro della navata,in perfetto trionfante allineamento con l’altare, una tavolata di pregiatofresco Ben di Dio appena raccolto. Da chi? E perché portato lì? Prego più a lungo del solito, in una chiesa, in unacasa, in un bosco, ecco dove mi sento allo stesso tempo. Ma dietro la parete laterale sinistra cominciano a tenermi compagniavoci e rumori di cucina. Busso alla porticina:’Scusi, è il sagrestano lei?’, domando sommesso. E mi ritrovo seduto abere un caffè offerto al pellegrino dalla padrona di casa: ‘ ormai d’inverno Barbata ha soltanto sette abitanti, ma la Messace l’abbiamo ancora’, precisa il Barbabianca degno del nome del paese. ‘Con i funghi?’, vorrei chiedere, ma non oso, forsemancherei di rispetto. Resterà un segreto tra Dio e il popolo di Barbata.BONDO DI COLZATE Gli ultimi prati di Barbata sidistendono su un dolce dossello pianeggiante, accompagnandomi adiscendere verso la Valle Seriana. Prima di piegare ai margini delbosco che piomba sopra Bondo di Colzate, i profumi di funghi edincenso che ho lasciato a Barbata si rinnovano in un’altra coppia diprofumi: fiori di campo chiazzano di lillà un semispoglio calvariettoalto trenta centimetri, dal quale si erge un crocefisso stagliato sullosfondo di una cumulo di letame: è quel Gesù morto per le bellezzee per le miserie? Dei tanti crocifissi che ho incontrato in centinaiadi chiese, questo qui mi prende di sorpresa: quella montagnadi letame verrà distribuita a mucchietti da inforcare in grumi sparsi tutt’intorno, anche sotto il calvario, quasi a mescolarsicol sangue del Redentore.Alzo lo sguardo all’alto orizzonte di quell’incanto, lo riabbasso al terreno bruno e lillà. E’il momento di raccogliere i pensieri gioiosi del camminatore, che mi fanno ricordare il giorno in cui imparai da un librodi latino che il letame ha la stessa radice della letizia, perché gli antichi vedevano le brune distese di campi concimatisorridere come donne incinte,‘letate’ dal letame che le rendeva madri. E nel vento che riprende a soffiare mi porto giùverso Bondo di Colzate il rimescolarsi di morte e vita.Indialogo n. 21147


RUBRICHECASSIGLIO Sorpreso da un’altra letizia, di riso in letizia,di letizia in gioia - ne ho conosciuta una a Cassiglio, in altavalle Brembana,che mi aspettava come a un appuntamento,per farmi un regalo meraviglioso nella chiesa parrocchiale diSan Bartolomeo. Il buon Dio sa che sto per giungervi bisognosodi ristoro fisico e spirituale, al termine di una sgroppata adanello Ornica-valle dell’inferno-Valtorta, e mi accoglie in unraggio di sole che si effonde dall’altare ai banchi deserti e freschi.Mi sento un esploratore e m’infilo persino tra le cordepenzolanti dal ventre del campanile, dentro una cella deliziosamenteombrosa. Che voglia di attaccarmi ad una corda e farrisuonare la campana più grossa nella gola della montagna.Trattengo le palme e mi limito ad una carezza lungo le corde, attento a non rompere il silenzio. Ma qualcuno sta entrandoin chiesa. E io che faccio, nascosto in questa cella? Sento scricchiolare, frusciare, salire gradini di legno. E iniziare, soloper me, non un concerto di campane, ma una sinfonia di Beethoven, in una variazione dell’Inno alla Gioia con effettidi campanelli, alternanze di registri concertanti e ripieni e un ottavino sprizzante e chiaro, in una susseguirsi di prove eriprove talmente commoventi da farmi accucciare estasiato per appoggiare i gomiti sulle ginocchia e sorreggermi conle mani il volto sul quale l’ultimo tratto di una corda del campanile scende a sfiorarmi una lacrima di clandestina felicità,lasciata ad asciugare finchè la scala di legno non ha ripreso a scricchiolare e la porta della chiesa non si è richiusadietro quel fratello mandato dal Signore a suonare per un viandante sconosciuto.RUBRICHEEzio Marini‘N DialètGóha, góta e negótaL’ho ritrovato al Boldesico, ol Sandro Dotti.Tra gli ospiti delricovero, lui si coltiva una bella libertà. Esce ancora al bar,anche per dare una mano nel sistemare i tavolini, o magariper bere soltanto vino mescolato con acqua:‘öna góha’,una goccia, non si sa bene se è la parte di acqua o la partedi vino, ma comunque ‘öna góha’, una goccia. Quella che inbergamasco in generale si dice ‘góta’. Sempre meglio cheneanche una goccia, cioè ‘ne-góta’, proprio la parola che indialetto significa niente. Il Sandro insomma si accontenta:una sigaretta, un goccino, e via con i suoi passetti a scattoe le dita annerite dal fumo e il cappello elegante.La macchina sportiva, naturalmente, è lì per caso.48Indialogo n. 211


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