FRATRUM MINORUM - OFM

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378AN. CXXVII – SEPTEMBRIS-DECEMBRIS 2008 – N. 35. Ebbene, la tradizione cristiana haspesso posto in parallelo la Parola divinache si fa carne con la stessa Parola che si falibro. È ciò che emerge già nel Credo quandosi professa che il Figlio di Dio «si è innetranella trama della storia col suo tessutodi vicende ed eventi: «Ho osservato lamiseria del mio popolo in Egitto e ho uditoil suo grido…, conosco le sue sofferenze.Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egittoe per farlo salire da questa terra versouna terra bella e spaziosa…» (Es 3,7-8).C’è, dunque, una presenza divina nelle vicendeumane che, attraverso l’azione delSignore della storia, vengono inserite in undisegno più alto di salvezza, perché «tuttigli uomini siano salvati e giungano alla conoscenzadella verità» (1Tm 2, 4).3. La parola divina efficace, creatrice esalvatrice, è quindi in principio all’essere ealla storia, alla creazione e alla redenzione. IlSignore viene incontro all’umanità proclamando:«Ho detto e ho fatto!» (Ez 37,14).C’è, però, una tappa ulteriore che la voce divinapercorre: è quella della parola scritta, laGraphé o le Graphaí, le Scritture sacre, comesi dice nel Nuovo Testamento. Già Mosèera sceso dalla vetta del Sinai reggendo «inmano le due tavole della Testimonianza, tavolescritte sui due lati, da una parte e dall’altra.Le tavole erano opera di Dio, la scritturaera scrittura di Dio» (Es 32,15-16). E lostesso Mosè imporrà a Israele di conservaree riscrivere queste “tavole della Testimonianza”:«Scriverai su pietre tutte le parole diquesta legge, con scrittura ben chiara» (Dt27,8). Le Sacre Scritture sono la “testimonianza”in forma scritta della parola divina,sono il memoriale canonico, storico e letterarioattestante l’evento della Rivelazionecreatrice e salvatrice. La Parola di Dio precede,dunque, ed eccede la Bibbia, che pureè “ispirata da Dio “ e contiene la parola divinaefficace (cf. 2Tm 3,16). È per questo chela nostra fede non ha al centro solo un libro,ma una storia di salvezza e, come vedremo,una persona, Gesù Cristo, Parola di Dio fattacarne, uomo, storia. Proprio perchél’orizzonte della parola divina abbraccia e siestende oltre la Scrittura, è necessaria la costantepresenza dello Spirito Santo che «guidaa tutta la verità» (Gv 16,13) chi legge laBibbia. È questa la grande Tradizione, presenzaefficace dello “Spirito di verità” nellaChiesa, custode delle Sacre Scritture, auten-ticamente interpretate dal Magistero ecclesiale.Con la Tradizione si giunge alla comprensione,all’interpretazione, alla comunicazionee alla testimonianza della Parola diDio. Lo stesso san Paolo, proclamando il primoCredo cristiano, riconoscerà di “trasmettere”quello che egli «aveva ricevuto» dallaTradizione (1Cor 15,3-5).II. Il volto della Parola: Gesù Cristo4. Nell’originale greco sono solo tre parolefondamentali: Lógos sarx eghéneto, «ilVerbo/Parola si fece carne». Eppure, questoè l’apice non solo di quel gioiello poetico eteologico che è il prologo del Vangelo diGiovanni (1,14), ma è il cuore stesso dellafede cristiana. La Parola eterna e divina entranello spazio e nel tempo e assume unvolto e un’identità umana, tant’è vero che èpossibile accostarvisi direttamente chiedendo,come fece quel gruppo di Greci presentia Gerusalemme: «Vogliamo vedere Gesù»(Gv 12,20-21). Le parole senza un voltonon sono perfette, perché non compionoin pienezza l’incontro, come ricordavaGiobbe, giunto al termine del suo drammaticoitinerario di ricerca: «Io ti conoscevoper sentito dire, ora i miei occhi ti vedono»(42,5).Cristo è «il Verbo che è presso Dioed è Dio», è «l’immagine del Dio invisibile,generato prima di ogni creatura» (Col1,15); ma è anche Gesù di Nazaret che camminaper le strade di una marginale provinciadell’impero romano, che parla una lingualocale, che rivela i tratti di un popolo,l’ebraico, e della sua cultura. Il Gesù Cristoreale è, quindi, carne fragile e mortale, èstoria e umanità, ma è anche gloria, divinità,mistero: Colui che ci ha rivelato il Dioche nessuno ha mai visto (cf. Gv 1,18). IlFiglio di Dio continua a essere tale anche inquel cadavere che è deposto nel sepolcro ela risurrezione ne è l’attestazione viva ed efficace.

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