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enrico pulsonilaura roratoclaudio brancaleoniboccardini a tutto tondodomande e risposte nell’opera di luciano boccardiniaguaplano


enrico pulsoni // laura rorato // claudio brancaleoni


occardini a tutto tondodomande e risposte nell’opera di luciano boccardinia cura di claudio brancaleoniAguaplano


indice //p. 7 enrico pulsoni // luciano boccardini. pensieri liberi su alcuni lavori dell’artistap. 13 laura rorato // tra fantasticazione e realtà: l’impegno di luciano boccardinip. 37 claudio brancaleoni / luciano boccardini // intervista d’artista


enrico pulsoni // luciano boccardini. pensieri liberi su alcuni lavori dell’artista


Mi chiedo spesso cosa ci si aspetta guardando unquadro. Mi rispondo: a volte ritrovare la confermadi un pensiero, il riconoscersi in una comuneesperienza esistenziale; altre volte semplicementeperdersi tra tonalità e stesure che ti portanoaltrove, alla stessa maniera della musica. Tuttii quadri raccontano storie, storie non necessariamentedi senso compiuto, quelle con un inizioe una fine. Sono storie che annullano il rapportospazio-tempo e la loro conseguenza: un po’ quelloche succede nei sogni.Di certo nei quadri di Luciano Boccardini ricordiamoe riconosciamo il nostro quotidiano, fattodi oggetti, di figure, di animali che si insinuanonella nostra mente e navigano in un morbido fondalefatto della stessa materia delle nuvole. I suoiquadri sono popolati di tanti elementi ed è piacevoleperdersi in quella luce soffusa che, a tratti,confonde i contorni di tutti quegli oggetti, comese fossimo in un continuo stato di dormiveglia.Quando l’editore mi ha mostrato il lavoro diLuciano Boccardini mi è immediatamente venuto inmente un testo di Giorgio De Chirico—che immaginoegli debba amare molto—in cui si lamentava di certicritici che invece del soggetto rappresentato dalquadro, rivolgevano il loro vivo interesse a particolaried elementi posti in secondo e in terzopiano.


Per Luciano Boccardini questa frase deve esseretotalmente rovesciata: nei suoi lavori il soggetto,in primo piano, non è meno importante di tutti glialtri oggetti che si stagliano dietro o accanto adesso. Credo, anzi, che proprio il loro coesistere,il loro rimandarsi e rilanciarsi ammiccamenti, sial’essenza stessa del lavoro dell’artista.Aggiungerei che lo sfumato dei contorni, la visione,a volte, non perfettamente a fuoco dellecose rappresentate, è con gli improvvisi squarcidi luce riconducibile all’idea stessa del ricordo—oall’appannamento dello stesso—nella nostra memoria.E, forse, veramente è la malinconia legataall’atto stesso del ricordare che emerge nei lavoridell’artista.Ma a volte, nelle sue tele, ci sorprende il silenziodella natura. Dapprima ci spaventa un po’,come l’albero squadrato—una specie di fondale teatrale—mabasta poco a tranquillizzarci perché ritroviamoVladimir ed Estragon in un idillio campestree ciò che siamo abituati a pensare dell’angosciaesistenziale di Samuel Beckett ci spariscein un amen.Un sentimento mesto ci assale e ci immergiamoin un teatro muto di parole ma straordinariamenteprolisso nel comunicarci storie, legami e interrogativiche ci poniamo ogni minuto.Ed ecco un gatto di spalle, forse per farci undispetto, presumibilmente è il gatto del Cheshire,lo stregatto che ha stregato l’uccello in modo datenerlo buono buono sulla sua testa.Anche gli altri uccelli trampolieri, sicuramenteparenti e amici di quello stregato, sono forieri diun misterioso Egitto; non quello degli storici, maquello degli archeologi che si addentrano in piramidistracolme di papiri per iniziati.// 10// enrico pulsoni //


E tra gli spazi dei quadri si delineano fondalichitarra, quinte di fondo con proiezioni di figuredanzanti che all’improvviso conquistano la terzadimensione.Danzano, danzano, ma cosa danzano?Milonga, si direbbe d’acchito, ma no, si trattadi musique nègre, un pezzo di Gershwin, un motivomagari un po’ stonato da Porgy and Bess.E tante figure femminili: belle tonde, saporiteavrebbe detto Riccardo Bacchelli, ma anche quellamalinconia scura e amara che la troppa bellezzaporta sempre con sé.Perché Elena è così seria, cosa nasconde dietroi suoi occhi socchiusi? Uno, due, tre scattantidestrieri, montati dai suoi principi azzurri scomparsida tempo, svaniti nel tempo. Della loro presenzanon restano che palafrenieri che ai caroselliequestri hanno preferito le contorsioni degli umaniacrobatismi.Mi chiedo ancora quale sia il ruolo giocato dallacultura quando vedo quei libri che separano duepersone di profilo. Ciascuno di essi porta lo sguardonella direzione opposta all’altro.Come hanno potuto ritrovarsi, d’un tratto, cosìlontani?Ma lontani da dove? Lontani da quello spaventapasseriche vuole per forza attirare la mia attenzione.Non è uno spaventapasseri, è il fantasmadel padre di Amleto: di lui percepisci tutte leinquietudini.Ma sto sbagliando ancora: sento una musica dentro,una musica viva. Che stupido, come non averlocapito prima: è proprio Petruška, la marionettatriste per amore. Sì, è proprio lui e gli sta vicinola provocante ballerina, mentre alle sue spallec’è il perfido moro, che ha scambiato la sua scimitarracon una spada.Fin qui quello che ho pensato io, lascio a voiosservatori continuare queste storie da narrare,narrare, narrare…luciano boccardini. pensieri liberi su alcuni lavori dell’artista11 //


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