Per i parenti delle vittime delle stragi naziste dalle carte ... - Anpi

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IntervisteLE DURE ESPERIENZE DELL’AVVOCATO ANDREA SPERANZONIPer i parenti delle vittimedelle stragi nazistedalle carte ancora doloreSi è occupato, come parte civile, di Marzabotto, Casalecchio di Reno,Monchio e di tanti altri massacri. La sentenza dell’Aja. Necessariauna risposta concreta dei governi italiano e tedescoSiamo ormai quasigiunti al terminedella recente stagioneprocessuale suicrimini di guerra compiutida reparti tedeschiin Italia durantela seconda guerramondiale, riapertasigrazie al ritrovamentonel 1994 – nel corsodelle indagini relativeal processo Priebke –di un’imponente raccoltadi documentid’inchiesta sui crimininazifascisti; indebitamentetrattenuti nel1947 presso PalazzoCesi, sede della Procuramilitare generale aRoma, e in seguito illegalmentearchiviati 1 .La riscoperta di 695fascicoli giudiziari relativia stragi, omicidie violenze commesse nel corso delconflitto da reparti militari appartenentiall’esercito occupantetedesco o alla Repubblica socialeitaliana, ha offerto la possibilità aoltre cinquant’anni di distanza diistruire una nuova serie di processidi grande importanza: sia per larilevanza penale dei delitti commessifra il 1943 e il 1945; sia perla definizione di una storia nazionalecondivisa. In qualità di avvocatodi parte civile, protagonistaPatria indipendente gennaio 2013Emilia), Castagnod’Andrea (Firenze),Mommio (Massa Carrara),Borgo Ticino(Novara) e infine Fragheto-Casteldelci(Rimini-Forlì).Tra le particivili che ho assistito visono stati numerosi familiaridelle vittime,enti pubblici territorialie l’ANPI nazionale.Lungo questi otto annidi esperienza giudiziariatardiva per criminidi enorme portata hoavuto modo di misurarmi,oltre che su unnumero considerevoledi problematiche processualipenali di nonfrequente verificazionenella vita professionaledel penalista, conaspetti deontologici edesistenziali riconducibiliai familiari delle vittime di prima eseconda generazione, che hanno generatoin me numerose domandeaprendo ambiti di riflessione inaspettatie complessi. In molti casi,infatti, i superstiti e i familiari dellevittime non erano mai tornati a misurarsicon il ricordo di quei fatti onon erano più stati nei luoghi deglieccidi. Si trattava quindi di chiedereai miei assistiti di compiere un percorsodi ricostruzione della propriaesperienza traumatica, indispensadiToni RovattiL’avvocato Andrea Speranzonidi alcuni dei procedimenti di questafase, qual è il suo giudizio suquesta particolare esperienza professionale?Ho iniziato a occuparmi deiprocessi per crimini nazifascistiin Italia tra il 2004 eil 2005, rappresentando le parti civilinei dibattimenti penali per lestragi di Marzabotto, Casalecchiodi Reno (Bologna), Monchio(Modena), Cervarolo (Reggio8


Intervistebile per il processo, ma per nullasemplice e indolore in una dimensionesoggettiva. Queste le domandepiù frequenti che mi ponevo: «ègiusto chiedere a una persona che èstata dimenticata dalla Giustiziaper più di sessant’anni di ripercorrereesperienze così lontane, in cuitutti gli affetti più cari e la vita familiareera stata sconvolta da crudeliomicidi? Qual è il significatopiù profondo che le vittime ricercanonel processo? È doveroso o noraccontare ai miei assistiti pezzi diverità giudiziaria emergenti dallevecchie istruttorie, che riguardanola morte dei loro cari? Come possoconiugare il dovere deontologicod’informazione del cliente con l’enormitàdelle crudeltà che vannoemergendo dalla lettura delle carte?»E ancora: «La dimensione deldolore e della riemersione di untrauma in persone tanto anzianenon può forse costituire un pericolodal punto di vista psicologico?».Le risposte a queste domande sonoarrivate pian piano ed hanno richiestodelicatezza, sensibilità e rispettoper il diverso modo personaledi vivere la dimensione delricordo su quei fatti. Mentre lachiave di lettura dell’esperienzaprocessuale si andava via via formando,mi rendevo conto pertantodi come fosse intimamente legataalle esigenze di verità e giustiziache le parti civili manifestavano; ecome trovasse completa attuazioneproprio nel racconto dentro l’aulagiudiziaria di quello che era accadutoe di ciò che era stata la vitadopo gli eccidi.Non tutti i casi giudiziari sono tuttaviaassimilabili tra loro. Diversiinfatti i contesti territoriali, diversoil grado di rielaborazione localedella memoria sui fatti di eccidio,diverso l’approccio con le fratturesociali determinate dai fatti accadutiin un momento storico connotatoda importanti fenomeni diviolenza politica. La disumanizzazionedelle vittime da parte degliautori dei massacri nazifascisti ha,però, comunque ottenuto in ognunodei procedimenti una rispostadi giustizia basata sulla centralitàdel testimone di quei fatti.Da un punto di vista personale eumano questa esperienza è stata distraordinaria importanza: per irapporti sviluppati con i miei assistiti,per la forza e i valori che mihanno comunicato, e per tutto ciòche hanno espresso fuori e dentrole aule giudiziarie; per i racconti suifatti e sulla vita precedente a essi, esulle speranze riposte nella Giustiziacome momento ricompositivo edi verità.Quali sono stati concretamente irisultati ottenuti a favore dellevittime in oltre dieci anni di indaginie procedimenti dibattutipresso i Tribunali militari?Idieci anni di processi, molti deiquali conclusisi con delle condannealla pena dell’ergastolo,hanno portato a importanti risultatiper quanto concerne l’accertamentodi fatti e responsabilitàperlopiù sconosciute o solo parzialmenteconosciute. Circa la concretezzadello sconto delle pene detentiveda parte degli imputaticondannati e dei risarcimenti deldanno posti a loro carico (e, in alcuni,casi anche a carico della RepubblicaFederale di Germania)ottenuti con le sentenze, l’esperienzagiudiziaria li ha stabiliti e sanciti.Successivamente tuttavia nonrisulta che sia stata data una rispostapositiva né alle richieste diestradizione dei condannati formulatedalla Giustizia militare italiana,né tanto meno che sia statodato seguito alla detenzione inGermania dei condannati. Sul versantedei risarcimenti invece, con lasentenza pronunciata dalla Corteinternazionale dell’Aja il 3 febbraiodel 2012, i Giudici internazionali –chiamati a esprimersi sull’interpretazionedi alcune norme pattizie internazionali– hanno dichiarato cheanche di fronte ad un crimine control’umanità commesso da un eser-Marzabotto - I resti dell’Oratorio di Cerpiano incendiato dai nazisti9Patria indipendente gennaio 2013


Intervistecito occupante, vale il principio diimmunità dello Stato cui appartengonoi militari che hanno perpetratoil crimine. In altre parole: nonpossono essere disposti dei risarcimentia carico dello Stato per ilquale i militari agirono. Vale la penaricordare che davanti a questa Corteper Statuto gli unici soggetti legittimatia discutere della questione eranoi due Stati, non le vittime. E osservarecome i giuristi che hannorappresentato l’Italia davanti allaCorte in questa occasione abbianospeso argomenti ricchi e convincenti,nonostante l’esito.Dunque, in sintesi, l’esperienzagiudiziaria militare interna è giuntacon grande fatica a fornire dellerisposte e a stabilire responsabilitàe importanti principi di civiltà giuridica.Gli interventi giudiziari internazionalisuccessivi (o i non interventinel caso dell’esecuzionedelle condanne) suggeriscono, daun lato, la prevalenza dello scudoprotettivo rappresentato dall’immunitàdello Stato – nel caso specificola Repubblica Federale di Germania– rispetto alla Giustizia;dall’altro, il primato della volontàpolitica. Un campo assai complessoin cui l’avvocato di parte civile nonha potuto avere più voce in capitolo.Il Monumento ai Martiri delle Fosse ArdeatinePatria indipendente gennaio 2013Quali possibili strategie di risarcimentoauspica possano essere intrapresein futuro attraverso ladefinizione di accordi bilateralifra Italia e Germania? E quali invece,a suo parere, potranno esserei rischi di una soluzione diplomaticadella vicenda processuale?La vicenda processuale ha giàtrovato una sua definizione.È bene aver le idee chiare suquesto. La politica e la diplomazianon potranno incidere sugli accertamentidefinitivi interni di ordinepenale. Invece l’invito formulatodalla sentenza dell’Aja ai due Statia trovare una definizione del problemadei risarcimenti penso saràgestito, nella sostanza, dalle diplomazieitaliana e tedesca. È opportunoche la responsabilità di unarisposta adeguata a un tema di cosìcruciale importanza se la assuma, aquesto punto, chi governa la politicaestera e della giustizia dei duePaesi in questo momento. La rispostaconcreta della politica alle vittimedel nazifascismo credo debbacostituire, infatti, un pilastrodell’identità europea. La soluzionediplomatica, se si concretizzerà neiconfronti dei familiari delle vittime,sarà certamente una opportunitàper loro; non un problema.Quali sono a suo parere i punti diforza, da un lato, e le contraddizioni,dall’altro, di questa inusitataconvergenza fra definizionedi una verità giudiziaria e definizionedi una verità storica?10Il rapporto fra storia e processopenale in queste vicende costituisceun intreccio di problematicadefinizione. Bisogna tuttaviapartire da un dato di fattoineludibile: la trattazione delle responsabilitàpenali per crimini nazifascistinegli ultimi dieci anni rientranella categoria del giudiziario,non dello storico. Le verità costruitenelle aule dei Tribunali sono perl’appunto giudiziarie, in quantogovernate dalle regole del codice diprocedura penale e dalle normesulla formazione della prova. Veroè che i magistrati che hanno investigatosu tali fatti di eccidio e stragesi sono avvalsi di consulenti storicial fine di inquadrare i fenomenie gli accadimenti; ma, mentre nelprocesso penale lo storico si devearrestare di fronte alle responsabilitàindividuali, non è soggetto aquesto vincolo né a molti altriquando valuta le fonti nel proprioambito. Le due verità – processualee storica – in queste vicende spessoconvergono, ma dobbiamo semprericordarci che giungono a confluireattraverso due percorsi intrinsecamentediversi. Un atto processualmenteirrilevante o inutilizzabileperché tardivo, può ad esempio risultareinvece di cruciale importanzaper la ricostruzione storica.Quale è stato, a suo parere, ilcoinvolgimento in questo tipo diprocedimenti dell’opinione pubblicanon specializzata?Credo che l’opinione pubblicaitaliana in questi anni siastata adeguatamente informatasu quello che avveniva nelleaule giudiziarie. Numerosissimisono stati gli articoli di stampa, letrasmissioni televisive e le occasionidi divulgazioni organizzate dalle associazionidei familiari delle vittime,anche mediante siti internetspecializzati. Nonostante questo, lapercezione di ciò che si è fatto e ottenutocredo non sia stata né piena,né corretta. Le cause sono numerose:la frammentarietà delle informazioni;l’affermata straordinarietàdell’esperienza; l’età dei criminali; laconfusione continua tra l’idea dellagiustizia e l’idea del perdono; il luogocomune della necessità di “voltarpagina”; la non esatta percezioneche un crimine contro l’umanità lasciai propri effetti sulle vittime perl’intero corso della loro vita. Moltodi utile è stato, però, fatto. Penso, adesempio, ai documentari Lo stato dieccezione, Il violino di Cervarolo eLa Malora che hanno scelto di mostrarei testimoni nelle aule di giustizia,amplificando la loro voce e iloro racconti.Che effetto ha avuto sull’opinionepubblica costatare che da parte di


Intervistecollegi giudicanti dei due paesi visiano stati giudizi sui medesimiimputati, accusati dei medesimicrimini, per mezzo degli stessi elementidi prova non solo diversi,ma addirittura divergenti?La sentenza di archiviazione tedescasui fatti di Sant’Annanon ho avuto modo di leggerla.Mi interrogo, però, su come possanoessere dichiarati non processabiliin Germania per carenza diprove imputati tra i quali eranocompresi anche dei rei confessi.Nell’opinione pubblica italiana questaarchiviazione ha prodotto dubbie sconcerto. A livello nazionale lavicenda giudiziaria di Sant’Anna ha,infatti, avuto ben tre vagli di giudizioe una mole di indagini assai imponentecon chiari accertamenti diresponsabilità concorsuali. La sentenzatuttavia per essere criticata andrebbestudiata. E qualora sussistesseromezzi di impugnazione, gliavvocati tedeschi che difendono lì levittime dovrebbero impugnarla.Essendo Lei anche coautore di unimportante testo su questo temauscito nel 2012, le chiedo infine dioffrirci una chiave di accesso aquesto progetto editoriale (apparentementedi profilo strettamentetecnico-giuridico) che ha sviluppatoa fianco del procuratoreMarco De Paolis e della professoressaSilvia Buzzelli.La ricostruzione giudiziale deicrimini nazifascisti in Italia.Questioni preliminari, pubblicatodall’editore Giappichelli di Torino,costituisce un primo passo dianalisi su un fenomeno giudiziariosu cui la comunità scientifica si èpoco o per nulla occupata. Il lavoroprende le mosse da una necessità: stabilireun baricentro a questa peculiareesperienza di giustizia, analizzandoalcune sue specifichecaratteristiche, la centralità dellanarrazione da parte delle vittime e ilrapporto tra investigazione giudiziariae ostacoli frapposti alla stessa.Tra le pieghe di un processo, oltrealle problematiche di ordine giuridico,spesso si nascondono chiavi diLa traslazione dei resti delle vittime della strage di S.Anna di Stazzema verso il MonumentoOssario, avvenuta nella primavera del 1948lettura che fuoriescono dallo spaziodell’aula e dei codici e si rivolgono aprincipi di civiltà e di convivenza tragli uomini, suggerendo verità ineditee disvelando risposte nuove ai problemicontemporanei. È ora necessarioestrapolare da questa esperienzadi giustizia categorie concettuali utiliallo sviluppo del diritto e al progressodella società democratica. Da questopunto di vista penso ci siano ancoramolte porte da aprire.NOTE:1) Si vedano, tra gli altri: MimmoFranzinelli, Le stragi nascoste. L’armadiodella vergogna: impunità erimozione dei crimini di guerra nazifascisti1943-2001, Mondadori,Milano 2002; Franco Giustolisi,L’armadio della vergogna, Nutrimenti,Roma 2004.Andrea Speranzoni è avvocato delForo di Bologna. Ha svolto studi edapprofondimenti in materia di tutela11della vittima del reato, specializzandosiin diritto penale dei minori e dirittopenale militare. Collabora con la cattedradi procedura penale europea esovranazionale della professoressa SilviaBuzzelli presso l’Università di Milano-Bicoccae dal 2010 con il WarCrimes Studies Center dell’Universitàdi Berkeley (California). Tra il 2005 eoggi ha difeso numerose parti civili –parti private ed enti pubblici – neiprocessi per crimini di guerra perpetratida militari nazisti tra il 1943 e il1945 ai danni della popolazione civileitaliana.PUBBLICAZIONI:Contesti di strage, Biesse, Venezia,1996; Le stragi: i processi e la storia,Biesse,Venezia, 1999; Fenomeni di terrorismo.Il terrorismo in Grecia nel periodo1967-1974, Proskenio, Atene,2003; La ricostruzione giudiziale deicrimini nazifascisti in Italia, Giappichelli,Torino, 2012 [con Marco DePaolis e Silvia Buzzelli]Patria indipendente gennaio 2013

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