**Survival 2004 - TEXT - Survival International

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STORIE DI VITAPOPOLI TRIBALI DEL 21° SECOLOSURVIVAL È UN’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DI SOSTEGNOAI POPOLI TRIBALI. DIFENDE IL LORO DIRITTO DI DECIDEREDEL PROPRIO FUTURO E LI AIUTA A PROTEGGERE LE LOROVITE, LE LORO TERRE E I LORO DIRITTI UMANI.INDICENel mondo vivono oggi 300 milioni diindigeni, che abitano in più di 60 paesidiversi. Di questi, oltre 150 milioniappartengono ai popoli tribali, la cui voce,troppo spesso, non viene ascoltata. Survivallavora per aiutare i popoli tribali (80 in questomomento) a difendere i loro diritti sulle terreancestrali. Senza questi riconoscimenti, laloro fine sarebbe inevitabile. In alcuni casi,i popoli indigeni si ritrovano a combatterecontro le forze del “progresso” economico ele conseguenti invasioni da parte di allevatori,disboscatori o compagnie minerarie, percitarne solo alcune. In altri casi, devonolottare contro governi che li considerano“primitivi” perché vivono in armonia con laloro terra, secondo uno stile di vita che hasempre garantito loro l’autosufficienzae si è rivelato sostenibile per migliaia di anni.In altre circostanze, infine, devono cercaredi resistere agli eserciti dei guerriglieri, allebanche, alle malattie del mondo “sviluppato”o all’aggressiva omogeneizzazione culturaledell’occidente. I popoli tribali hanno incomune il fatto di essere piccole comunità,spesso marginalizzate o isolate, in lotta per laloro sopravvivenza contro giganti dalla forzasmisurata. In molti, moltissimi casi, tuttavia,i popoli tribali hanno avuto la meglio e, graziealle migliaia di persone che sostengonoSurvival in ogni parte del mondo, potrannofesteggiare in futuro molti altri successi.INDIAJARAWA 3BRASILEGUARANÍ-KAIOWÁ 7AUSTRALIAABORIGENI MARTU 11PARAGUAYAYOREO 15INDONESIATRIBÙ DI PAPUA 19CANADAINNU 23BOTSWANABOSCIMANI GANA E GWI 27BRASILEYANOMAMI 33© Survival International, 2004Survival n° 51, anno XXII.Editore/redazione: Survival InternationalVia Morigi 8, 20123 Milano. Tel: 02-8900671Direttore resp: Casella Carolina FrancescaStampa Grafiche Mek, Via Watt 37, Milano Aut.nº 122 del 13/03/1993


POPOLI TRIBALI DI PAPUATRIBÙ CHE VIVONOANCORA NEL TERROREDELL’INDONESIABiakPAPUA NUOVA GUINEAJayapuraTimikaPAPUA OCCIDENTALEAUSTRALIANew York, USASeduto al Deluxe Café di Broadway, pochimetri a sud della Columbia University,nell’Upper West Side di Manhattan, JohnRumbiak è lontano dalla sua terra natale.La sua casa è il Papua, una provinciadell’Indonesia grande come la Francia cheda circa quarant’anni è teatro di violenze.E la situazione sembra destinata apeggiorare.Rumbiak appartiene a uno dei gruppiindigeni che popolavano il Papua giàda molto tempo prima dell’arrivo degliIndonesiani. Il suo popolo è originariodi Biak, un’isola poco distante dalle costedel Papua che, dopo il Brasile, ospitaalcune tra le più remote tribù del mondo.Secondo il capo tribù, il PapuaOccidentale, originariamente Irian Jaya,versa in una “situazione di vita o di morte”.Rumbiak, che oggi insegna alla ColumbiaUniversity, è a capo di una organizzazionepapuasa per la salvaguardia dei dirittiumani dei popoli indigeni denominata“Istituto per la Ricerca e la Difesa dei DirittiUmani” (ELSHAM). Il suo scopo principaleè quello di portare la pace in una regioneche lotta per la libertà fin dal 1962, quandoi suoi primi colonizzatori, gli Olandesi,la cedettero al controllo dell’Indonesia.Gli osservatori dei diritti umani stimanoche la repressione militare messa in attodall’Indonesia per soffocare i motiindipendentisti sia costata la vita adalmeno 100.000 civili. E, ad aggravarela situazione, si deve aggiungere anchel’ingordigia connivente di aziende straniereinteressate al legname e ai minerali delpaese.Il Papua è la metà occidentale dell’Isoladella Nuova Guinea; la parte orientaleè invece costituita dalla nazioneindipendente del Papua Nuova Guinea.Nonostante ospiti solo lo 0,01% dellapopolazione mondiale, in Papua si parlanoil 15% di tutte le lingue conosciute nelLA REPRESSIONEMILITARE MESSAIN ATTODALL’INDONESIAPER SOFFOCAREI MOTIINDIPENDENTISTIÈ COSTATA LAVITA AD ALMENO100.000 CIVILI.“Puoi uccidermi, tagliarmila testa, se vuoi, ma il miocorpo tornerà in quellaterra. Perché è nostra”.Un uomo papuaso incarceratoper una controversiaterritoriale.19


mondo. La sua terra è anche riccadi legname, rame e oro. Quando gliOlandesi cedettero il Papua Occidentaleall’Indonesia, imposero come condizionela proclamazione di un referendumsull’indipendenza. Le votazioni avvenneronel 1969, ma furono pilotate dalle autoritàcon il risultato di lasciare il PapuaOccidentale nelle mani dell’Indonesia.La conseguente frustrazione diede originea un gruppo indipendentista armatoconosciuto con il nome di “OrganisasiPapua Merdeka” (OPM, ovvero Movimentodi Liberazione del Papua).La risposta dell’esercito indonesianofu brutale. Nel frattempo, il governo diJakarta, con l’aiuto della Banca Mondiale,avviò la politica della “trasmigrazione”incoraggiando diversi gruppi etniciprovenienti da altre isole dell’arcipelagoa stabilirsi nel Papua Occidentale.L’intenzione era quella di privare lepopolazioni indigene locali del controllopolitico ed economico. Contemporaneamente,invitò le multinazionali stranieread attingere alle ricchezze del territoriodando ospitalità anche a due infamicompagnie: l’americana FreeportMcMoRan e l’inglese Rio Tinto, cheestraggono oro e rame.Un recente studio della Yale Universityafferma che “nei confronti dellapopolazione indigena del PapuaOccidentale, il governo indonesiano hamostrato un’incallita indifferenza versoi fondamentali principi del rispetto delladignità umana”.L’associazione per i diritti umani SurvivalInternational è andata in soccorso dellapopolazione locale per fermare unprogetto per la produzione di polpadi legno della società Scott Paper cheavrebbe devastato l’ambiente. SurvivalInternational, inoltre, è stata trale associazioni che sono riuscitea convincere la Banca Mondialea sospendere i finanziamenti al processodi trasmigrazione.Nel 1998, con la caduta del Presidenteindonesiano Suharto, le tensionicominciarono lentamente a attenuarsi.Nel 2001, alla regione venne offertal’autonomia politica e una maggiorepartecipazione alle rendite dell’attivitàmineraria. Ma il governo del PresidenteMegawati Sukarnoputri ha invertitonuovamente la rotta. Il suo progetto èquello di dividere il Papua Occidentale intre province allo scopo, pare, di indebolireil movimento indipendentista. Il fatto cheTimor Est sia finalmente riuscito aconquistare l’Indipendenza dopo immanispargimenti di sangue e grazieall’intervento internazionale, non promettenulla di buono per Papua.“L’indipendenza di Timor Est ha alimentatouna certa paura …” spiega Rumbiak. “Nonpermetteranno che altri parti del paeseseguano il suo esempio”.Nel 2004, Timbul Silaen è stato nominatonuovo capo della polizia del PapuaOccidentale. L’incarico è lo stesso cheaveva a Timor Est durante il sanguinosocammino verso l’indipendenza (Silaenha recentemente fatto causa a Rumbiake alla ELSHAM per alcune affermazioniriguardanti recenti omicidi e ilcoinvolgimento della polizia).Ancora più allarmanti sono i rapporti dellaELSHAM sul recente arrivo nel PapuaOccidentale di Eurico Guterres, il leaderdella milizia anti-indipendentista accusatodi molti spargimenti di sangue a Timor Est.Rumbiak sa che dovrà tornare nel PapuaOccidentale. Ma da alcuni mesi staaffrontando un’altra intimidazione: unaminaccia di morte nei suoi confronti.Di David Usborne © The IndependentTitolo originale: “Papua’s tribes live in fearof death and extortion by invaders.”I popoli tribali di Papuastanno rivendicando convoce sempre più forte ildiritto di decidere del lorofuturo, di essereindipendenti dall’Indonesiae di vivere in pace sulleloro terre.NONOSTANTE VIABITI SOLO LO0,01% DELLAPOPOLAZIONEMONDIALE,NELLA NUOVAGUINEA SIPARLANO IL 15%DELLE LINGUECONOSCIUTENEL MONDO.20


“Ogni volta che ilgoverno, l’Indonesiae le società stranierestringono degliaccordi sull’uso dellenostre terre, noi nonveniamo maiconsultati, nessunochiede il consensodei popoli indigenidel PapuaOccidentale. Daquesto, noi capiamoche gli stranieri civedono non comeesseri umani, macome creature chedevono ancoraevolvere verso lacondizione di uomini.Di conseguenza,queste persone,in special modole compagnie e ilgoverno indonesiano,ci trattano comeanimali.”Tom Beanal, leader Amungme,durante un discorso tenuto difronte alla Commissione DirittiUmani dell’ONU.21

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